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IL GIORNALE DELL'INGEGNERE LOMBARDIA - SPECIALE COVID 19

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Lombardia

Edizione Regionale

aprile 2020

Milano | Bergamo | Brescia | Como | Cremona | Lecco | Lodi | Mantova | Monza | Pavia | Sondrio | Varese

IN CONVENZIONE CON

PERIODICO D’INFORMAZIONE PER GLI ORDINI TERRITORIALI Fondato nel 1952

E EMERGENZA

Supplemento al n.3 de Il Giornale dell’Ingegnere

COVID-19 |

EDITORIALE |

La cima

di Augusto Allegrini* Papa Francesco ci ha detto che quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti ma il cambiamento di un’epoca. Siamo sottoposti a una trasformazione molto veloce sia del nostro modo di vivere e di relazionarci, che di comunicare e di programmare azioni. Conseguenza di questa situazione: ci troviamo catapultati verso una nuova concezione di società, che ci impone di pensare in un modo completamente nuovo. Prima si capisce la necessità di elaborare il pensiero in maniera diversa, prima inizieremo a dare un contributo utile alla società civile. La categoria degli ingegneri, per competenza e capacità, è forse quella maggiormente abituata ad affrontare complessità e sono convinto che in una situazione come questa, di grande difficoltà, potremmo offrire un utile e significativo contributo. Siamo quelli del “problem solving”, che discretizzano le situazioni complesse per ricondurle a sistemi semplici più agevolmente affrontabili: è una questione di metodo. Un approccio che noi abbiamo nell’ indole, nel “DNA” della nostra formazione. E proprio perché abbiamo una consuetudine alle situazioni “non facili ”, riusciamo in qualche modo anche ad attenuare gli effetti di quell’emotività imprescindibile che purtroppo ci accompagna in questo periodo e che rischia, talvolta, di compromettere la nostra lucidità. La gente è preoccupata, si trova ad affrontare incognite: l’ incognita della situazione sanitaria a cui segue quella della difficile ripresa. CONTINUA A PAG. II

“Non perdere la lucidità della ragione e la forza della passione” Di Luca Bertoni*

“Quello che vedevo era impossibile. Ho pensato che a quel punto l’ impossibile non poteva essere escluso. Non mi restava che entrare nell’ ignoto.” Sono le parole con cui Annalisa Malara, 38 anni, dirigente medico nel reparto di terapia intensiva in servizio all’Ospedale di Codogno lo scorso 20 febbraio, ha raccontato il momento esatto in cui tutta l’Europa, e direi l’ intero mondo occidentale, ha avuto coscienza della presenza, ormai dilagante, del coronavirus. Una splendida lezione di come intuizione, preparazione e razionalità siano le migliori armi da mettere in campo contro il Covid-19. Anche per noi ingegneri. 10 Comuni della nostra provincia, Lodi, sono stati identificati come focolaio, Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d’Adda i centri più colpiti, e isolati dal resto del mondo per due settimane. In questi Comuni risiedono 107 ingegneri (circa un quinto del totale degli iscritti al nostro Ordine Provinciale), di cui 45 liberi professionisti, che dalla sera del venerdì 21 febbraio non hanno più potuto allontanarsi dal Comune di residenza. Ci siamo chiesti come poter contribuire, da ingegneri, alla possibile soluzione del problema, ed abbiamo offerto il nostro contributo alle Istituzioni, anzitutto per rafforzarne il ruolo e le azioni. Ci siamo chiesti inoltre cosa fosse possibile fare per i nostri colleghi confinati nei propri Comuni di residenza. Abbiamo anzitutto cercato, e di questo ringrazio davvero per l’ impegno i Consiglieri e la Segreteria dell’Ordine, di intensificare la comunicazione con tutti i nostri iscritti – di questi tempi è sufficiente dire che sei di Lodi che la nostra presenza diventa di troppo! -

e in particolare con i 107 colleghi bloccati al loro domicilio, cercando di confermare, in questi momenti difficili, lo spirito di squadra. Siamo intervenuti a supporto dei colleghi che hanno raccolto la disponibilità di supporto offerta dal nostro Ordine. Abbiamo così provveduto a consegnare a una collega di Codogno, attraverso uno dei check point presidiati dalle forze dell’Ordine, la chiavetta per firma digitale (la vecchia chiavetta “scadeva” il 28 febbraio); siamo intervenuti presso la Prefettura per cercare di capire se le attività di Direttore Lavori e/o Coordinatore Sicurezza fossero riconducibili alle ipotesi di deroga al blocco degli spostamenti; grazie all’ incessante lavoro di cui si è fatto straordinariamente carico il Presidente della CROIL, Augusto Allegrini, con il sostegno caloroso e appassionato dei Presidenti Lombardi, abbiamo rappresentato a Regione Lombardia e per suo tramite al Governo la difficoltà dei nostri colleghi, in giorni in cui la facevano da padrone le grandi organizzazioni imprenditoriali (Industria, Commercio e Artigianato) e l’unica misura di sostegno, rimborso di 500 euro mensili, era prevista per i soli professionisti che versavano i contributi alla gestione separata dell’INPS. Soprattutto i liberi professionisti hanno bisogno di urgenti certezze, per fare fronte da un lato agli impegni economici con i propri dipendenti e le spese di gestione del proprio studio e dall’altro ad un calo del fatturato per incarichi annullati (capita anche questo!) o rimandati. Abbiamo anche messo

a punto una proposta concreta, per i nostri colleghi incaricati delle funzioni di Direttori dei Lavori e/o Coordinatori per la Sicurezza allora bloccati nel Comune di residenza, ma che riteniamo essere ancora valida al fine di ridurre gli spostamenti in questi giorni difficili: la costituzione di Uffici di Direzione Lavori, per affiancare al Direttore dei lavori impossibilitato a muoversi (e quindi ad eseguire l’attività professionale) altri colleghi (liberi di muoversi a vicini ai luoghi di esecuzione delle opere) con la funzione di direttore operativo od ispettore di cantiere. Preziosissima e insostituibile si è rivelata l’attività silenziosa prestata dai nostri colleghi biomedici che operano all’ interno delle strutture ospedaliere, in prima linea, alle spalle di quegli autentici eroi che sono i medici e il personale infermieristico: hanno dovuto e saputo in pochi giorni rivoluzionare assetti organizzativi e layout tecnologici. Straordinaria l’attività dei nostri colleghi del terzo settore che hanno saputo predisporre, quando richiesti, tutte le infrastrutture necessarie a consentire alle aziende lodigiane un telelavoro davvero efficace. Sto scrivendo queste righe a poche ore dell’entrata in vigore del DPCM del 9 marzo 2020 che ha “liberato” l’area rossa dei 10 Comuni lodigiani ed esteso a tutto il territorio nazionale le misure emergenziali previste in origine solo per la Lombardia ad altre 14 province. Un pensiero quindi alla preziosa opera dei nostri colleghi responsabili di processi produttivi che devono essere condotti con una particolare attenzione alle protezioni sanitarie di tutte le persone che vi operano. Ci è però richiesto, in questo drammatico momento, di non perdere la lucidità della ragione e la forza della passione, i veri motori della nostra professione.Dobbiamo essere pronti, quando ci leccheremo le ferite e conteremo i danni dopo aver pianto tutte le persone della cui assenza ci renderemo davvero conto, a far tesoro di questo drammatico tempo che ci è dato di vivere responsabilmente. Allora dovremo essere in grado di esprimere il meglio di noi, offrendo a tutte le Istituzioni le nostre competenze ma soprattutto un metodo, che sappia fare tesoro di quanto successo e cerchi di migliorare da subito le armi organizzative con cui combattere le prossime epidemie. L’ impossibile non può essere escluso e non ci resterà che entrare nell’ ignoto. *Presidente Ordine Ingegneri di Lodi

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Covid-19

Lombardia

Edizione Regionale aprile 2020

EDITORIALE | SEGUE DA PAG. I

D’altro canto, se non si riprendono le attività, non ci potranno essere le risorse e gli spunti necessari per poter rigenerare questa società, che abbiamo scoperto, purtroppo all’ improvviso, non essere così dinamica ed efficiente come credevamo. “Il metodo dell’ ingegnere” permette di contemperare una certa flessibilità con la giusta dose di prudenza e questo dovrebbe porci in vantaggio anche sui tempi che diventeranno più sobri e ponderati. La vera sfida è quella dei mesi avvenire: dovremo convivere ancora con questa emergenza, ma dovremo anche riprendere il nostro lavoro,

E EMERGENZA

non solo come prima, ma in un modo ancora più incisivo, significativo e capace. Infatti, la debolezza del sistema produttivo di oggi ci imporrà di essere ancora più attenti e tenaci domani. Questo significherà anche progettare e programmare con meno sprechi, utilizzare al meglio le risorse disponibili e, dunque, fare focus su questo imprescindibile bisogno di efficienze. Basta con gli sprechi. Soprattutto quelli accompagnati – purtroppo – a delle cattive politiche decisionali, che ci hanno portato tra l’altro a non essere pronti per questa emergenza. Questa è la lezione

che ci sta dando il Covid-19. Adesso siamo chiamati ad ammettere che prima qualcosa non ha funzionato. A tutto ciò si aggiungono, le incertezze delle politiche nazionali e internazionali e i problemi sociali causati dalla tensione da lockdown. Quando ci sono queste situazioni, “la cima” della tradizione marinara andrebbe tirata da tutti in un’unica direzione, parallela alla stessa e, soprattutto, in un unico verso. È evidente che, se tutti continuano ad andare “più o meno” in una certa direzione, e peggio senza un unico verso, la cima non potrà essere messa

a segno adeguatamente. Il rischio è quello di perdere risorse importanti, e tempo sostanziale. Basta con l’ individualismo, con il protagonismo, con la troppa voglia che ognuno ha di affermare la propria opinione considerata fine e non mezzo. Bisogna, forse, avere il coraggio di fare talvolta un passo indietro se intendiamo tirare questa cima nel modo corretto. Dobbiamo renderci conto che, direttamente e indirettamente, quello che sta accadendo ci sta mettendo all’ incasso tutte le leggerezze e le superficialità del nostro recente passato, in termini decisionali, politici,

I DATI |

Covid-19, la situazione in Lombardia

Totale positivi: totale (cumulativo alla data) delle persone con tampone risultato positivo sia ospedalizzate che in isolamento domiciliare. Totale deceduti: persone decedute (in attesa di verifica ISS). Casi positivi per Provincia: totale persone risultate positive e attuali positive per Provincia. Province (grafico seriale): grafico che riporta l’andamento provinciale dei nuovi risultati positivi. Nota I valori dei positivi giornalmente acquisiti dai laboratori incrementano il valore del campo “Totale positivi” e vengono distribuiti nel tempo sui grafici seriali in base alla data ricevimento tampone dichiarata dal laboratorio: pertanto tale linea del tempo descrive un andamento diverso dal dato giornaliero riferito dalla Protezione Civile e comunicato giornalmente in Conferenza Stampa da parte di Regione Lombardia nel quale vengono riportati i dati dei nuovi positivi di cui si è venuti a conoscenza a prescindere dalla data in cui il laboratorio ha ricevuto il tampone.

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nonché la mancata risoluzione di problemi cronici che affliggono il nostro sistema produttivo e sociale, pubblico e privato. Non è più possibile rinviare la ricerca di soluzioni, dobbiamo assumerci con consapevolezza le nostre responsabilità al fine di poter tornare a una rinnovata quotidianità, diversa, ma si spera migliore, nel rispetto del drammatico insegnamento che i morti e i sacrifici dell’emergenza ci hanno insegnato e ci stanno insegnando e nelle aspettative dell’epoca nuova che ci attende. *PRESIDENTE CROIL


Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

III

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MILANO | DIALOGO CON GLI ISCRITTI

Una casa comune che non smette di operare

Condividere sia gli aspetti positivi che negativi della professione. È anche questo il compito di un Ordine

di Bruno Finzi

C

are e cari colleghi, Vi scrivo perché ritengo importante in questo periodo far sentire con costanza la presenza mia e dell’ intero Ordine. Certamente abbiamo vissuto una Pasqua diversa da tutti gli anni precedenti, ma mi auguro ugualmente serena per ognuno di noi con la propria famiglia o con chi condivide con noi questo isolamento forzato. Il primo pensiero va sempre a quanti ci hanno lasciato – e appena sarà possibile come Ordine organizzeremo un momento per ricordare quanti sono stati vittima di questo terribile virus – e chi si presta con abnegazione quotidiana a curare chi ne è colpito. A loro va il ringraziamento di tutti noi e lo stesso grazie va a chi continua a fare il suo dovere tenendo aperte e attive quelle strutture fondamentali per la continuazione della nostra vita quotidiana. La nostra “casa comune” non ha mai smesso di operare; pur nelle difficoltà che tutti dobbiamo affrontare quotidianamente gestendo la professione in modalità smart working, gli uffici dell’Ordine continuano a lavorare e a fornire i servizi. Ogni giorno gli ingegneri si sentono chiamati a intraprendere e lavorare per migliorare il Paese, ma gli stessi sono colpiti tanto quanto le altre attività da questo blocco legato all’emergenza Coronavirus. Eppure non smettono di aiutare: i lavori dell’Ospedale di Fieramilanocity ne sono una prova evidente, a cui è stato dedicato un articolo su Il Giornale dell’Ingegnere di questo mese. La situazione sta sempre più diventando drammatica e insostenibile, molti di voi hanno timori soprattutto rispetto alla “fase due”. Il Governo ha insediato un gruppo di lavoro ad hoc per studiare le modalità migliori per questa ripartenza. Non voglio dubitare sulle capacità e professionalità di ciascuno dei 17 componenti di questo gruppo, ma spiace tuttavia notare come – delle tante categorie chiamate a quel tavolo – manchi proprio almeno un rappresentante dell’ ingegneria italiana. Per far ripartire questo Paese mai come in questa occasione servirebbe l’esperienza, la capacità di analisi oltre che la conoscenza approfondita dei metodi di pianificazione e delle procedure che un ingegnere possiede e dimostra di avere ogni giorno sul campo. Non passa giorno che riceva da molti di voi messaggi che suonano come autentici sfoghi e richieste di aiuto. Prima di tutto vi ringrazio di questo: l’Ordine è – lo diciamo sempre – la nostra “casa” e in casa si condividono sia le cose belle,

sia quelle negative. Giusto, quindi, che mi facciate presente le difficoltà che state vivendo con la vostra professione. Vi assicuro che non manca momento che io, in qualità di Presidente dell’Ordine della Provincia di Milano, e i colleghi Presidenti riuniti all’ interno della CROIL manifestiamo le vostre esigenze e i vostri appelli a livello nazionale, in primis al CNI. Per questo motivo abbiamo deciso come CROIL di predisporre un documento intitolato “Sussidi e sostegno alla ripresa e alla competitività delle attività professionali ” che contiene proposte e richieste che possano trovare attenzione e ascolto da parte delle Istituzioni nazionali e locali. Queste proposte si basano in particolare sull’ immediata disponibilità di liquidità per far fronte alle spese correnti e sulla qualificazione di investimento incentivato alle spese sostenute dalle organizzazioni professionali per raggiungere la piena operatività con profitto attraverso il meccanismo del credito d’ imposta e delle deduzioni. Le proposte e le richieste formulate da CROIL vanno nel senso di un intervento di sostegno che permetta a tutti noi di non scomparire sotto il peso di questa drammatica crisi prima di tutto sociale ma anche economica. Inoltre, ci tengo a sottolineare il lavoro di quanto fatto da alcuni nostri colleghi che si somma, mi auguro, alle idee e ai suggerimenti di molti altri di noi. Il primo riguarda il documento “Emergenza Covid19, Spunti di riflessione” redatto congiuntamente dalla nostra Commissione Protezione Civile e dall’Associazione Ingegneri Prevenzione ed Emergenza Sezione Operativa di Milano, uno spunto utile agli organismi decisori per poter programmare gli interventi e gli investimenti necessari alle soluzioni tecniche e logistiche ipotizzate. Hanno analizzato criticamente diversi contesti tra i quali scuole e istituti di formazione, ospedali e sistema sanitario, aeroporti e porti, stazioni ferroviarie, metropolitane sino a giungere a uno studio del piano di emergenza comunale e centro operativo comunale; il secondo riguarda un’ iniziativa del nostro Gruppo Giovani il quale mette a disposizione di tutti i colleghi assistenza e supporto in caso di poca dimestichezza con gli strumenti informatici più comuni da utilizzare in smart working, sia per la gestione dei progetti, sia per l’ordinarietà dell’attività con i propri dipendenti, collaboratori, clienti e fornitori. Guardiamo al futuro con la fiducia che ci caratterizza, fiducia nel nostro essere ingegneri, donne e uomini del fare, del costruire e del realizzare. Ce la faremo con la nostra forza d’animo e il nostro ingegno. Presidente Bruno Finzi

I documenti sono scaricabili ai seguenti link: 1. Emergenza Covid-19, Spunti di riflessione: https://www. ordineingegneri.milano.it/ ordine/comunicazione/emergenza-covid-19/ordine/avvisi-agli-iscritti/CPC_IPEMI_documentoCovid-19_20200410.pdf 2. Gruppo Giovani, Supporto informativo smart working: https://www.ordineingegneri. milano.it/ordine/comunicazione/emergenza-covid-19/ supporto-informativo-smart-working

Elezioni Inarcassa Si sono concluse le elezioni per il rinnovo del Comitato Nazionale dei Delegati Inarcassa per il quinquennio 2020-2025. Il quorum è stato raggiunto per tutte le province/categorie d’Italia alla seconda tornata di votazioni mercoledì 8 aprile e le operazioni di voto sono terminate venerdì 10 aprile con lo scrutinio in diretta streaming. Per la provincia di Milano, il quorum è stato raggiunto durante la prima tornata di voto, confermandosi come delegati eletti Silvia Antonia Virginia Fagioli, che a livello nazionale ha raggiunto il numero più elevato di voti, e Arturo Franco Luigi Donadio.

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Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

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BERGAMO | POLIZZE

Postuma ai posteri. Quanto siamo tutelati da liberi professionisti?

Avendo più tempo a disposizione è bene pensare anche alla RC professionale di Michela Bendotti*

Q

uesto momento, è già storia... Eppure è ancora il nostro presente e sarà parte del nostro futuro. Un futuro a cui quasi non abbiamo voglia di pensare, forse per timore, travolti come siamo da questa nuova (non) routine: tutto questo tempo “libero” che tanto abbiamo agognato e che ora quasi non sappiamo gestire. Tempo che potremmo dedicare a tutte quelle incombenze per le quali non troviamo mai tempo; se pensiamo alla nostra professione, ad esempio, quante sono le cose per le quali non riusciamo mai a trovare tempo? Le questioni amministrative, i contratti per le utenze, l’archivio da sistemare e, ah sì: la polizza professionale! A quanti sarà capitato di dire: “beh quest’anno ormai è tardi... Stavolta la rinnovo così com’è... L’anno prossimo ci penserò per tempo!”. E l’anno dopo? Stesso copione! E ora il Covid-19, quante implicazioni! Ci “concede tempo”, costringendoci a casa. Siamo subissati di notizie: un collega che si è ammalato, ma l’ha superata; un altro che, purtroppo, è stato meno fortunato e ora non è più tra noi; gli aiuti dallo Stato, quelli dalla cassa di previdenza, le pensioni. Siamo tutelati? Non lo siamo? Quanta incertezza! Tutto questo ci fa riflettere e ci fa dare uno sguardo critico al futuro, mettendo a fuoco la nostra precarietà, come persone e come professionisti. E così, a un certo punto, forse pensi anche alla polizza professionale, quella che ti obbligano a stipulare, quella che non è mai chiara, quella che dovresti leggere e capire ma non hai mai tempo (né voglia), ma che comunque devi pagare puntuale ogni anno, anche se tanto (ti dici) non ti servirà mai. Adesso invece ci pensi e capisci che è importante! Perché in questo momento men che meno potresti sopportare una richiesta di risarcimento e la relativa azione legale, senza l’aiuto di una

RC Professionali – FAQ

Cosa significa “claims made”? Il termine “claims made” si può tradurre letteralmente come “a richiesta fatta”, ciò significa che la polizza risponde solo per le richieste di risarcimento effettuate da terzi all’assicurato e da questo notificate all’Assicuratore per la prima volta durante il Periodo di Assicurazione (durata della polizza) o durante il Maggior Termine per la notifica delle Richieste di Risarcimento (o Postuma) che facciano riferimento a errore professionale compiuto dall’assicurato nel periodo di assicurazione o nel periodo di retroattività previsto dalla polizza stessa. Qual è il periodo di validità di una polizza? È il termine intercorrente tra la data di inizio copertura e

adeguata copertura assicurativa. E tu che magari stai per andare in pensione, stai pensando come tutelare te stesso e i tuoi eredi, per il futuro. E riaffiorano i ricordi di un tal seminario dove qualcuno aveva detto che la responsabilità per i professionisti non termina con l’attività e nemmeno con la vita. Come è possibile? Ti eri detto.

— “Tutto questo ci fa riflettere e ci fa dare uno sguardo critico al futuro, mettendo a fuoco la nostra precarietà, come persone e come professionisti” —

MA ALLORA COME FARE?

Ed ecco che entra in gioco una di quelle garanzie salienti di una polizza di RC professionale, la Postuma (o Ultrattività o Maggior Termine per la notifica delle Richieste di Risarcimento). Tale garanzia mantiene in copertura le eventuali richieste di risarcimento che dovessero pervenire al professionista (o ai suoi eredi) successivamente alla cessazione dell’attività professionale dell’assicurato (volontaria o a causa di decesso avvenuto durante il periodo di validità del contratto stesso). Ogni polizza, ai sensi della L. n.124/2017, deve prevedere la possibilità di attivare tale garanzia su richiesta (scritta) dell’assicurato o degli eredi, entro un termine di tempo e con condizioni economiche precisate dalla polizza stessa. Diversamente, le richieste di risarcimento successive (postume, appunto) alla cessazione del contratto assicurativo non sarebbero in copertura e, quindi, ricadrebbero interamente sulle spalle del professionista o dei suoi eredi, perché (è il caso di ricordarlo) il libero professionista è tenuto a rispondere con il proprio patrimonio personale dei danni di cui dovesse essere riconosciuto responsabile. Quindi, ora che c’è più tempo per ogni cosa, il consiglio è quello di fare una telefonata al proprio assicuratore per accertarci che stia bene, oltre che per verificare le condizioni e i premi previsti dalla polizza per questa importante garanzia, che deve mantenere in copertura anche il periodo di retroattività previsto dalla polizza e non solo gli anni in cui il professionista è stato assicurato. *Ing. Ordine di Bergamo

quella di fine copertura indicate nel certificato di polizza (generalmente un anno). Che cos’ è la garanzia postuma? È la garanzia che garantisce la copertura assicurativa in caso di notifica di richieste di risarcimento successive alla scadenza del contratto che non sia rinnovato per scelta dell’assicurato o per cessazione dell’attività professionale (volontaria o a causa di decesso durante il periodo di validità del contratto stesso). È sempre inclusa nel contratto di assicurazione? Ai sensi della L. n. 124/2017 le polizze devono prevedere l’offerta di un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta

entro i dieci anni successivi e riferite a fatti generatori della responsabilità verificatisi nel periodo di operatività della copertura. Quanto dura tale garanzia e quanto costa? La durata e i costi variano a seconda della compagnia che propone la polizza; è molto importante che tali condizioni siano esplicitate nel testo di polizza, per trasparenza con l’assicurato che volesse provvedere all’attivazione. È sempre attivabile? La garanzia postuma è attivabile entro i termini temporali stabiliti dalla polizza stessa, da verificare attentamente (alcune polizze prevedono che la richiesta sia presentata almeno 30 giorni prima della scadenza della polizza).

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Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

V

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BRESCIA | RIFLESSIONI

Divagazioni sul Coronavirus

Questa vicenda porterà inevitabilmente a un cambio di atteggiamento: quali sono gli aspetti positivi?

Col cuore oltre l’epidemia di Laura Boldi* Improvvisamente l’epidemia da virus Sars Cov-2 ha profondamente cambiato la nostra vita, le nostre abitudini, il nostro modo di rapportarci col prossimo e forse il nostro modo di essere. Siamo passati da una vita in cui il tempo scarseggiava, dove eravamo sempre di corsa in ogni cosa (nel lavoro, negli affetti, nello sport) a un presente dove ci troviamo a riempire il tempo di contenuti. Stiamo imparando a vivere in una modalità diversa in un tempo sospeso e con una scala di priorità che non è più quella di prima e che forse come prima mai tornerà. Sembrava quasi impossibile, ma ora ci possiamo concedere il lusso di leggere, di imparare a utilizzare un nuovo programma, di fare dei corsi online non in vista di una scadenza, ma perché si sente la necessità o la curiosità di farlo. In questo periodo ci siamo trovati a caccia di mascherine introvabili perché per una convenienza squisitamente economica ne abbiamo delegato la produzione a discapito del nostro bene principale, la salute. Ed ecco che di fronte all’emergenza, di fronte alla carenza di dispositivi di sicurezza e salvavita come i respiratori, colleghi particolarmente attenti e coraggiosi aguzzano, è il caso di dirlo, l’ingegno, e si inventano di trasformare una basica maschera sub in un respiratore tramite una valvola stampata in 3D. È stato veramente commovente apprendere questa notizia, ma soprattutto leggere le impressioni del nostro collega “Quando ti arrivano queste foto, ti esplode il cuore di gioia e non capisci più niente”, accanto all’ingegno batte il cuore di un professionista che ha messo a frutto le proprie conoscenze con un profondo senso civico. La figura dell’ingegnere è anche questo: Ingegno e Cuore. Una riprova sono state le numerose adesioni alla richiesta urgente del Comune di Brescia di tecnici per l’eventuale allestimento di un ospedale nella Fiera di Brescia. Queste vicende fanno capire come l’interdisciplinarità tra le professioni sia fondamentale perché epidemie globali come il Covid-19 non possono essere risolte dal solo mondo sanitario, oltretutto scarnificato dai continui tagli. Si riscopre, sperando non ci si dimentichi troppo in fretta, l’importanza e il valore delle competenze professionali, del lavoro che negli ultimi anni è stato troppo spesso mal riconosciuto eliminando anche i minimi professionali, come se il lavoro non dovesse avere un minimo di dignità. Questa vicenda pur nella sua drammaticità ci permetterà sicuramente di costruire un mondo migliore, più civile ed evoluto, possiamo ripartire da un mondo 20.0 (il -19 lo lasciamo volentieri alle spalle).

— “La figura dell’ingegnere è anche questo: Ingegno e Cuore” —

di Brunello Camparada*

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on tutto il male vien per nuocere! È un proverbio ampiamente usato, e abusato, forse un po’ blasfemo se pronunciato in questi giorni. Siamo sicuri che qualcuno lo rispolvererà quando sarà passata la buriana del Coronavirus. Preso alla lettera, significa che dopo ogni evento spiacevole, poco o tanto catastrofico, si assisterà a vicende negative, ma anche a vicende positive. Quelle negative sono state ampiamente illustrate dai media di questo periodo: famiglie distrutte, sfacelo dell’economia globale e nazionale, aziende in profonda crisi, perdita di posti di lavoro, commerci ridotti, aumento della povertà, depauperamento dei capitali e così via; gli analisti ritengono che questi effetti dureranno due o tre anni prima di un ritorno alle condizioni precedenti il Coronavirus. In questa breve nota vogliamo invece puntare il dito sulle vicende positive, ossia sulle inevitabili modifiche di atteggiamento e di comportamento di tutti, singolarmente e collettivamente, nella vita privata e nelle attività lavorative. Date per scontate le future maggiori conoscenze in tema di virologia, vediamone alcune: 1. Ci sarà un incremento del

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telelavoro che verrà reso più diffuso, con collegamenti più comodi, rapidi ed affidabili; Il telelavoro avrà benefici effetti sull’unità della famiglia rafforzando i legami fra i componenti; Il telelavoro comporterà una riduzione degli incidenti stradali per la diminuzione dei percorsi casa-lavoro e viceversa; Ci sarà un incremento delle tele-docenze, almeno per taluni argomenti tecnico-professionali; Ci sarà un incremento dei collegamenti tra le Pubbliche Amministrazioni o parapubbliche e i soggetti che devono interloquire con loro (ad esempio, per visionare un documento non sarà necessario recarsi di persona presso l’ente che lo conserva); Qualcuno già ipotizza che il telelavoro non interesserà soltanto i colletti bianchi, ma potrà essere esteso anche ai lavori manuali mediante un maggior ricorso a robot radiocomandabili;

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Sarà migliorata, semplificata e maggiormente estesa l’organizzazione della consegna a domicilio di prodotti alimentari, farmaci, giornali e tanto altro, non soltanto in condizioni d’emergenza ma anche in condizioni ordinarie; 8. Saranno migliorate, semplificate e rese più sicure le modalità di pagamento elettronico anche per le persone meno acculturate; 9. Saranno meglio definiti i ruoli, i compiti ed i mezzi di coloro che, all’ interno delle strutture (aziendali, sanitarie, di altro genere), si occupano delle emergenze; 10. Saranno meglio conosciute, e quindi applicate, le misure di sicurezza contro il rischio biologico, oggi alquanto approssimative; 11. Saranno meglio definite le competenze dei soggetti che si occupano di sicurezza e salute sul lavoro, sia in ambito aziendale, sia in ambito cantieristico eliminando le diverse interpretazioni, tutte autorevoli, oggi

— “La fiducia non deve mancare e certamente non manca agli ingegneri” —

*Ing. Ordine Brescia

presenti sull’argomento del Coronavirus (ad esempio, alla comparsa di un’epidemia influenzale occorre o no modificare il documento di valutazione dei rischi o il piano di sicurezza e di coordinamento?); 12. Forse aumenterà il livello culturale medio della popolazione, dovuto alla comparsa o ricomparsa in molte persone del desiderio di leggere buoni libri.

SARÀ DAVVERO COSÌ?

Pensiamo proprio di sì, anche se in misura diversa per le varie voci dell’elenco di cui sopra. Il costo delle modifiche di atteggiamento e di comportamento appena viste qual è? Difficile dirlo. Cinicamente si può argomentare che tale costo è pari alla somma delle morti e dei

disagi provocati dal Coronavirus, calcolo che nessuno è in grado di fare. Insomma, a un evento catastrofico succede, dopo un periodo di transizione, una fase di benessere. In realtà è sempre successo così: così è stato dopo le due Guerre Mondiali (i più anziani ricordano il boom economico degli anni cinquanta, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale), così è stato dopo le celebri pesti ricordate dalla letteratura (l’Atene di Tucidide, la Firenze del Boccaccio, la Milano del Manzoni e tante altre), così è stato dopo terribili eruzioni e terremoti, così è stato dopo lo tsunami del 2004. La fiducia non deve mancare e certamente non manca agli ingegneri abituati da sempre ai sacrifici in vista di futuri successi. *Ing. Ordine Brescia

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Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

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CREMONA | INIZIATIVE

Smart working e riunioni da remoto

Così l’Ordine di Cremona affronta l’emergenza, ma non solo: un aiuto concreto anche per gli ospedali della provincia

di Bernardo Vanelli*

I

l Consiglio dell’Ordine, in questo periodo di emergenza dovuta all’epidemia Coronavirus, ha attivato tutte le procedure che consentono le riunioni tra i consiglieri in remoto, affinché vengano divulgate tutte le notizie urgenti agli iscritti. Oltre agli usuali canali informativi, quali mail e sito dell’Ordine, è stata opportunamente creata una pagina Facebook operativa e riportante notizie utili agli iscritti. Il Consiglio ha anche deliberato all’unanimità il contributo di una quota, unitamente all’Associazione dei Professionisti

di Cremona, in favore degli Ospedali di Cremona e Crema impegnati in prima linea per la cura di degenti affetti da Covid-19. L’importante iniziativa assunta ha raggiunto la ragguardevole somma di € 64.000,00. che sono stati donati e saranno utilizzati dalle amministrazioni degli ospedali per l’acquisto dei materiali necessari a combattere questa guerra. In particolare il contributo è stato immediatamente utilizzato per l’acquisto di un’apparecchiatura necessaria per intubare i pazienti in terapia intensiva dell’Ospedale di Cremona e per l’acquisto di attrezzature e presidi sanitari per l’Ospedale

MANTOVA | RIFLESSIONI

VICINI AGLI OPERATORI DELLA SANITÀ

Un piccolo e prezioso aiuto per esprimere solidarietà al personale sanitario impegnato contro l’epidemia Nel contesto regionale lombardo drammaticamente colpito dalla diffusione del Covid19, anche la provincia di Mantova registra ancora una crescita importante dei contagi. Un prezioso aiuto, materiale e morale, sta arrivando senza sosta dalla comunità mantovana ad ASST - Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Mantova, che nelle tre strutture ospedaliere e in quelle ambulatoriali sta affrontando con difficoltà l’emergenza epidemiologica. Il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Mantova, per esprimere solidarietà al personale sanitario impegnato quotidianamente con grande spirito di sacrificio, ha deciso di sostenere l’ASST con una donazione, finalizzata all’acquisto di attrezzature per le terapie intensive.Si è anche voluto offrire un contributo alla Croce Verde di Mantova, che è impegnata in servizi di emergenza, trasporto sanitario e di telesoccorso, rimodulato in questo periodo in teleassistenza, e nel ritiro dei tamponi in diversi ospedali lombardi, per aiutare a far fronte alle accresciute spese di gestione che sta sostenendo. In questa situazione di emergenza l’Ordine, nel rispetto delle disposizioni delle Autorità competenti nazionali e regionali, ma anche per senso di responsabilità verso gli iscritti, ha provveduto a sospendere tutte le attività in presenza, mantenendo però l’operatività degli uffici in modalità di lavoro a distanza. Le sedute di Consiglio si svolgono in videoconferenza, come pure le attività delle Commissioni consultive. Gli iscritti sono informati tempestivamente, tramite il sito dell’Ordine e la posta elettronica, degli aggiornamenti, di tutti i provvedimenti normativi, delle attività del CNI e di quelle della CROIL.

di Crema. Ancora una volta gli ingegneri dell’Ordine hanno voluto contribuire a questa importante iniziativa sociale. Inoltre, Cremona e Crema hanno poi visto la realizzazione, in tempi ristrettissimi, di ospedali e triage da campo allestiti nelle aree a parcheggio, con verifiche tecniche ingegneristiche preventive per l’implementazione dei sottoservizi, nonché la realizzazione delle parti impiantistiche che hanno coinvolto sia le maestranze esperte locali sia i tecnici, di cui gli ingegneri sono stati i capofila. *Consigliere Ord. ing. Cremona, addetto stampa

LECCO | ICT

TELEDIDATTICA: GLI INGEGNERI A SERVIZIO DELLE SCUOLE

Per sopperire alla carenza di piattaforme adeguate gli esperti ICT hanno messo a disposizione le proprie competenze di Massimiliano Cassinelli*

Numerose scuole, come ben sanno i genitori, hanno attivato attività di teledidattica, ovvero lezioni e interrogazioni online per gli studenti. Questi servizi, però, non sempre funzionano in modo ottimale, anche perché alcune scuole e alcuni docenti non possiedono le competenze tecniche necessarie per scegliere e utilizzare al meglio le numerose piattaforme disponibili sul mercato. Per sopperire a tale carenza, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecco ha messo a disposizione gratuitamente le competenze dei propri iscritti per supportare le scuole del territorio in questa difficile fase. A metà marzo è stata inviata una mail ai dirigenti scolastici del territorio per segnalare che le commissioni ICT e Gestionale dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecco hanno creato un elenco di professionisti con esperienza nell’utilizzo delle piattaforme di videoconferenza più note. L’iniziativa, ancora attiva, è stata subito sfruttata da alcuni istituti scolastici del territorio. La segreteria dell’Ordine di Lecco, infatti, ha immediatamente attivato lo smart working, garantendo i servizi agli iscritti e una pronta risposta alle scuole. Sulla base di una griglia delle competenze, le richieste sono state smistate ai singoli esperti delle Commissioni, che hanno preso contatto con i dirigenti scolastici per erogare formazione gratuita ai docenti, oltre a guidare la scelta e la configurazione da remoto di piattaforme e funzionalità. Attraverso questo servizio, reso possibile dalla disponibilità di numerosi iscritti, l’Ordine di Lecco ha dimostrato una notevole sensibilità in questa particolare fase. Ma, soprattutto, ha ribadito come la gestione delle infrastrutture e dei servizi ICT debbano essere affidati a professionisti del settore. *Consigliere Ordine Ingegneri Lecco e Coordinatore Commissione ICT

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Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

VII

Edizione Regionale aprile 2020

PAVIA | PROGETTI

L’innovazione che aiuta

Un’autoclave per decontaminare e riutilizzare le mascherine usate L’azienda De Lama di Pavia in prima linea per aiutare gli ospedali grazie a una partnership speciale tra aziende, enti e Università

di Augusto Allegrini*

Il territorio pavese resta nel centro della pandemia: sesta provincia di Lombardia e, in Italia, nella prima dozzina. Una posizione per nulla invidiabile. L’Ordine degli ingegneri di Pavia ha affrontato l’emergenza, a partire dalla fine di febbraio, cercando di star vicino agli iscritti il più possibile nel rispetto delle regole vigenti nazionale e regionali. Abbiamo informato, abbiamo aggiornato, stiamo iniziando a fornire un po’ di formazione a distanza. Il Consiglio ha deciso di dare un contributo economico alla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, a titolo emblematico, aiutando così un centro sanitario di eccellenza che tanto sta facendo per la salute del nostro territorio in questo momento di grave emergenza sanitaria. Abbiamo inoltre attivato con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Pavia un’azione di supporto e assistenza per l’implementazione di strumenti per la Formazione a distanza negli istituti scolastici. Un contributo gratuito svolto dai colleghi delle Commissioni dell’Ingegneria dell’informazione e dell’Industria e dell’Innovazione che aiuterà la scuola a razionalizzare le lezioni a distanza – vista la prossima introduzione dell’obbligo di questa modalità. Con la dirigenza dell’Ufficio si è anche iniziato a valutare un possibile contributo relativo al tema dell’organizzazione – modalità e contenuti – di laboratori virtuali per gli Istituti professionali e Tecnici che maggiormente risentono della perdita della frequenza fisica dei laboratori spesso riferimenti centrali o addirittura professionalizzanti del percorso formativo degli allievi. *Presidente Ordine Ing. Pavia

battendo la battaglia più difficile: in prima linea. In particolare le famose mascherine con fattore di protezione FFP2 e FFP3 sono diventate un bene raro quanto preziosissimo.

IL PROTOCOLLO DI DECONTAMINAZIONE

In questi giorni gli enti sopra elencati hanno costituito con grande rapidità un team di lavoro interfunzionale e interdisciplinare che, insieme agli esperti di De Lama, è arrivato a stilare un “Protocollo di decontaminazione delle semimaschere filtranti di tipo FFP2 e FFP3” che verrà seguito con l’obiettivo di effettuare la decontaminazione delle maschere già utilizzate e per il loro ripristino per i reparti ospedalieri. L’idea è stata quella di elabo© È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione rare un ciclo di decontaminazione che permettesse di sanitizzare le mascherine usate dagli operatori per il pronto riutilizzo delle stesse. Un compito non semplice: si trattava innanzitutti di studiare un ciclo efficace e sicuro al 100%, ma che allo stesso tempo non andasse a deteriorare la capacità protettiva (la resistenza della forma, della e Lama, azienda di San struttura, della capacità di filtragMartino Siccomario, in progio) di questi presidi nel momento vincia di Pavia, leader nella in cui fossero riutilizzate. produzione di sterilizzatori I tempi erano molto ristretti, ma con per l’industria farmaceutica, con una vera e propria staffetta che ha un’esperienza di oltre 70 anni, ha coinvolto ingegneri di tutti gli enti dato vita a una squadra di eccelcoinvolti e gli specialisti e tecnici lenza, un team multidisciplinare di De Lama, si è arrivati alla tanto che ha lavorato e collaborato con sospirata “luce verde”: la consegna grande intensità per ottenere ridella macchina all’ospedale di sultato nobile quanto urgente. Genova, per proseguire gli ultimi De Lama, assieme all’Ospetest per percorso. Un grande dale Policlinico San Martino di lavoro di squadra che finalmente Genova, all’Università di Pisa, in tempi record ha generato oggi al Politecnico di Torino, a Berun risultato importantissimo: cella S.r.l. e all’Ordine dei Medici alcuni giorni fa De Lama ha condi Genova è riuscita a studiare segnato la prima macchina (a un apposito ciclo per la decontitolo gratuito) al Policlinico San taminazione e il riciclo delle Martino di Genova. Da qui scatmascherine usate. Giorni di terà la seconda fase di test. lavoro intenso, test, modifiche, Una volta conclusi tutti i pronuove correzioni e continui test tocolli di validazione sarà sufdi laboratorio hanno portato al ficiente un ciclo di un’ora circa tanto agognato risultato finale. per decontaminare centinaia Le mascherine: una delle poche di mascherine usate, e renderle barriere che hanno gli operatori perfettamente sanificate e riutisanitari (medici, infermieri) che lizzabili. Questo permetterà non combattono in prima linea contro solo di risparmiare costi imporil virus, lottando duramente per tanti sulle forniture e di evitare assistere pazienti malati anche sprechi, ma quanto più è imporgravi, in particolare quelli ricovetante: di evitare che gli operarati nei reparti intensivi riservati tori sanitari, rimangono privi di al Covid-19. uno dei presidi più importanti Le mascherine, oggi, sono un per combattere il virus in prima bene fondamentale e che sta scarlinea. La speranza è che questo seggiando sempre di più, sia nelle testo positivo possa essere allarfabbriche, che nella società civile gato a supporto di altre strutture in ma soprattutto laddove si sta comItalia e nel mondo.

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Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

Edizione Regionale aprile 2020

SONDRIO | UN RUOLO STRATEGICO

Le tecnologie ai tempi del Coronavirus

Gli ingegneri sono ormai da tempo pronti ad affrontare il cambiamento, ma si può dire la stessa cosa per la Pubblica Amministrazione? “La nostra categoria in questo senso è preparata – assicura Scaramellini – ma non possiamo dire lo stesso delle amministrazioni pubbliche con le quali abbiamo a che fare e che invece si devono ancora attrezzare. Sotto questo aspetto c’è ancora molto da fare”.

SERVIZI ONLINE E ORDINE

a cura di Riccardo Carrugo

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na sfida durissima. E per vincerla è imprescindibile il contributo di tutti. Per la prima volta nella storia, la pandemia da Coronavirus ha messo i governi di tutto il mondo di fronte alla necessità di adottare dei provvedimenti per fermare il contagio che richiedono la partecipazione in prima persona di tutti i cittadini. Facendo appello al senso di responsabilità di ognuno, si chiede a chiunque di rispettare tutte le misure precauzionali grazie alle quali l’avanzata del virus può essere contenuta. Non solo potenziali vittime, dunque, ma anche attori dell’unica strategia potenzialmente vincente. Dalla chiamata alle armi più massiccia di sempre non potevano essere esentati non solo i singoli, ma anche tutte le categorie professionali. Quella degli ingegneri sembra avere un ruolo strategico, operando su più fronti in supporto alle prime linee, operatori sanitari e forze dell’ordine su tutti. “L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Sondrio ha già provveduto a effettuare alla società Pro Valtellina una donazione in denaro da devolvere agli ospedali locali”, premette Marco Scaramellini, impegnato a fronteggiare questa difficile situazione nel suo doppio ruolo di presidente dell’Ordine sondriese e di sindaco del capoluogo di Valtellina e Valchiavenna. I professionisti però non si fermano alla beneficenza vera e propria, andando oltre e mettendo a disposizione di chi ne ha bisogno le proprie competenze in campo tecnologico, ingrediente fondamentale per consentire il funzionamento di gran parte delle istituzioni vitali per la società, a partire dalla scuola. “Accogliendo l’ invito del Croil (la Consulta Regionale degli Ordini degli Ingegneri),

abbiamo immediatamente provveduto a invitare tutti i nostri iscritti la richiesta di rendersi disponibili a supportare gli istituti scolastici nell’attivazione delle piattaforme telematiche necessarie per poter proseguire nell’attività didattica da remoto” ancora Scaramellini.

DIDATTICA A DISTANZA

Il problema non è da poco. Colto alla sprovvista, l’intero sistema dell’istruzione si è trovato completamente spiazzato di fronte alla necessità di chiudere materialmente le porte di tutte le scuole, lasciando a casa milioni di studenti. Dopo un primo comprensibile momento di spaesamento, la scuola ha

cercato di reagire, invitando gli insegnanti a proseguire nella propria attività didattica sfruttando le opportunità offerte dalla rete e dalla possibilità di comunicare con efficacia anche senza la necessità di un ritrovo nel medesimo luogo fisico. “Le scuole, gli studenti e la maggior parte degli insegnanti erano già in possesso dei dispositivi tecnologici necessari, ma non tutti erano preparati al loro utilizzo” spiega il presidente Scaramellini. Piattaforme come WeSchool, G-Suite, Skype, Webex, Whereby, Zoom etc permettono tranquillamente di gestire con efficacia le lezioni a distanza, ma necessitano, naturalmente, di un minimo di pratica per la loro completa e sicura fruizione.

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Dal canto suo, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Sondrio, ha messo in atto in modo praticamente immediato tutte le contromosse necessarie per fare fronte all’improvvisa situazione di emergenza. È lo stesso presidente a fare il punto della situazione: “Tutti i nostri iscritti stanno lavorando quasi interamente in remoto, ma anche la nostra segreteria è fisicamente chiusa, pur garantendo gli stessi servizi a distanza. Grazie alle moderne tecnologie, riusciamo ad effettuare online anche le riunioni del Consiglio. Lo stesso vale per i corsi di aggiornamento. Per quanto riguarda la nostra categoria, sotto questo aspetto non ci siamo fatti trovare impreparati. La vera sfida, ripeto, è quella degli enti e delle istituzioni che invece non sono altrettanto pronti”. Direttive in questo senso, d’altra parte, arrivano direttamente dal Ministero dell’Innovazione, che ha già attivato imprese private e centri di ricerca pubblici e privati per la realizzazione dei migliori strumenti tecnologici possibili per garantire l’erogazione a distanza di servizi essenziali per il cittadino come quelli dell’assistenza e del monitoraggio medico. L’esigenza di implementazione dei servizi a distanza e online, però, va ben oltre, investendo praticamente tutti i settori e le attività della Pubblica Amministrazione. L’impatto delle nuove tecnologie nella vita delle persone sembra così destinato a subire una forte accelerazione, previsione fatta propria fin dalla prima ora da parte dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Sondrio.


Covid-19

E EMERGENZA

Lombardia

aprile 2020

SONDRIO | TECNOLOGIA

Digital Helmet, guidare i tecnici passo dopo passo

Uno strumento “semplice”, accessibile e di moderna collaborazione per il lavoro da remoto all’interno di cantieri e aziende

L

a possibilità di agire da remoto, in qualsiasi settore, apre nuove prospettive al mondo del lavoro. Ci credono fermamente i due ingegneri della provincia di Sondrio che hanno appena messo a punto uno speciale casco da lavoro che consente a un tecnico di essere guidato a distanza e in tempo reale durante l’esecuzione di qualsiasi intervento di manutenzione. L’idea – spiegano Giuliano Faini e Klaus Pini, titolari della Digitalnology, l’azienda con sede a Nova Milanese a cui si deve la realizzazione del progetto – nasce come sempre dall’esigenza di risolvere un problema pratico. Chiunque conosca il mondo del lavoro nell’ambito delle aziende legate alla produzione si è scontrato inevitabilmente con la necessità di avere un tecnico sul posto in cui si sia verificato un guasto o qualsiasi altro inconveniente che possa rallentare o bloccare la produzione. Spesso il dipendente si trova a dover fronteggiare uno scenario del tutto imprevisto e a dover richiedere a sua volta indicazioni, con inevitabili perdite di tempo destinate a tradursi in un danno economico per l’azienda.

IL CASCO DIGITALE

Edizione Regionale

È qui che interviene il Digital Helmet, letteralmente “casco digitale”, realizzato dal team di professionisti le cui aziende hanno sede anche a Caiolo e ad Ardenno, in provincia di Sondrio. Una volta indossato, il casco permette al tecnico di essere guidato passo passo da un operatore a distanza attraverso un piccolo display. I vantaggi sono diversi. In primo luogo il professionista più vedere esattamente lo scenario che il tecnico si trova di fronte ed è così in grado di dargli le opportune

indicazioni attraverso un microfono incorporato allo strumento. In secondo luogo l’operatore è in grado di agire in sicurezza e nella massima libertà, potendo sempre contare sul fatto di avere le mani libere. Il display, infatti, gli consente di consultare anche manuali di istruzioni e di vedere foto e immagini per capire come debba essere realizzato in concreto l’intervento. In tempi di lockdown imposto dall’epidemia del Coronavirus l’utilizzo del nuovo strumento acquista anche un inevitabile motivo di interesse ulteriore: quello di ridurre il numero di dipendenti in movimento. La portata dell’innovazione, però, va al di là della situazione contingente, rappresentando casomai l’ulteriore esempio di come l’emergenza mondiale causata dalla diffusione del contagio stia imprimendo una violenta accelerazione all’innovazione e all’utilizzo delle più moderne tecnologie. “L’obiettivo di invenzioni come questa è quello di semplificare il lavoro – spiega Giuliano Faini. Con il casco digitale vogliamo portare uno strumento di moderna collaborazione all’interno di cantieri e aziende”. In effetti, l’impego del digital helmet non è riservato in via esclusiva ai tecnici veri e propri, ma anche a operai e lavoratori generici, quando la loro opera necessiti di un’attenta supervisione. Tutto questo, ovviamente, senza contare la che, in alcune particolari situazioni, la presenza in loco del progettista o di chi sovrintende alla realizzazione di un’opera non è neanche semplice da un punto di vista pratico. Si pensi, per esempio, a realtà come quelle delle gallerie o dei cantieri per la metropolitana e in generale a tutte quelle situazioni che richiedo l’impiego di personale in grado di operare in ambienti dif-

ficili. “Più volte in passato abbiamo avuto bisogno di inviare sul posto, per conto di un cliente, del personale specializzato – ricorda Klaus Pini – e sappiamo bene cosa questo significhi in termini di costi: ci sono le spese per lo spostamento dei tecnici e le perdite derivanti dal temporaneo stop dell’impianto. L’idea del casco è nata da lì. Dopo averla provata noi in prima persona ci siamo resi conto di quanto fosse effettivamente utile”. Un ulteriore vantaggio economico, per le aziende, è rappresentato dagli sgravi fiscali concessi ai professionisti e alle aziende che si dotino delle tecnologie in grado di favorire lo smart working. Il pacchetto Industry 4.0, in Lombardia, garantisce un credito di imposta del 40% ai soggetti che investono in strumenti come il digital helmet. Inevitabilmente, l’attenzione nei confronti dello strumento realizzato dall’azienda che fa capo agli ingegneri di Sondrio sta facendo registrare una costante crescita.

LA SICUREZZA

Un tema di importanza non secondaria, in materia di apparecchiature tecnologiche, è quello relativo alla sicurezza e alla loro reale efficienza. Per questo è stata realizzata anche una valigetta per poter trasportare il casco in modo tale da proteggerlo dagli urti grazie a una speciale imbottitura in gomma preformata. Non solo: la valigetta contiene anche un router Wi-Fi con tre sim per garantire la connettività e un power bank che può essere collegato a una presa della corrente, così da assicurare la carica necessaria per il funzionamento del dispositivo. Proprio nell’ottica di spostamenti di lavoro che devono svolgersi in modo sempre più rapido ed efficace, la valigetta è stata realizzata in modo da rientrare nelle misure previste per il bagaglio a mano degli aerei. Tecnologia sì, ma nella direzione di una crescente semplificazione delle procedure, piuttosto che dell’introduzione di elementi più complessi. “Personalmente mi sono occupato

a fondo di nuove tecnologie anche all’epoca della mia collaborazione con il Politecnico di Milano e conosco bene il mondo della cosiddetta realtà aumentata – dice Faini. È un tipo di realtà molto complessa, che ha delle enormi potenzialità, ma che non è ancora possibile utilizzare su larga scala. In questo caso siamo andati nella direzione opposta: quella di cercare di rendere il più semplice possibile la tecnologia”. L’uovo di Colombo, insomma, che combina in sé alcuni elementi che già erano disponibili per le aziende. “Lo scopo era proprio questo – conferma l’ingegnere sondriese – creare uno strumento molto semplice, tutto sommato banale nella sua concezione, che però è in grado di semplificare molto il lavoro all’interno nelle aziende. È stato Klaus, alle prese con un problema di manutenzione per una delle sue aziende che aveva un cliente all’estero, a parlarmi dell’esigenza di disporre di uno strumento del genere. Detto fatto, essendoci resi conto che il progetto era attuabile, lo abbiamo realizzato materialmente. Teoricamente tutto quello che permette di fare il casco digitale, o quasi, potrebbe essere fatto anche con WhatsApp. Peccato però che in quel modo non si possano avere le mani libere e che non si possa lavorare consultando contemporaneamente un manuale o guardando disegni e fotografie. Non solo, ma la telecamera incorporata nel caschetto è in grado di registrare delle immagini, richiedendo per l’attivazione un semplice comando vocale. In questo modo il tecnico o l’operaio addetto al montaggio può realizzare un video, un vero e proprio tutorial, nel quale spiega come si effettua un montaggio o come si esegue una determinata procedura. È così, per esempio, che di recente abbiamo realizzato una sorta di manuale di manutenzione con tanto di dimostrazione pratica”. Il casco digitale, in realtà, è stato messo a punto per la prima volta già alcuni mesi fa, ma in periodo di lockdown da Coronavirus le richieste hanno fatto registrare un’autentica impennata. “Sono aumentate molto – conferma Faini. Sono le stesse aziende che ci richiedono un

sistema per poter avere l’assistenza di un tecnico pur rispettando i divieti di movimento delle persone. Questo caschetto ha aiutato a superare l’ostacolo”. Qualsiasi innovazione, per essere realmente utile, deve avere riflessi positivi anche sotto il profilo economico. I costi, insomma, devono essere accessibili. “Il prezzo del caschetto e di tutte le apparecchiature di cui è dotato, attorno agli 8mila euro, può sembrare elevato per un privato, ma questo è uno strumento di lavoro che interessa a imprese o professionisti per i quali una cifra del genere ha un valore notevolmente più basso – spiega Pini. Il risparmio sugli spostamenti dei dipendenti e le mancate perdite per lo stop dell’impianto fanno il resto. Considerati tutti questi aspetti assieme, il prezzo a cui siamo riusciti a rendere disponibile il caschetto è assolutamente basso rispetto ai vantaggi che il dispositivo offre”. Se l’avvento delle nuove tecnologie, fin dagli albori, è stato salutato come il miracolo che avrebbe permesso di abbattere la barriera delle distanze, forse non è un caso che questo contributo pratico all’applicazione materiale degli strumenti tecnologici arrivi dalle idee e dal lavoro di due ingegneri della decentrata provincia di Sondrio. “Anche in prospettiva, l’impiego di uno strumento come questo rende possibile un collegamento molto più rapido tra le realtà più lontane e i grandi centri - commenta Pini -. Terre come la nostra sono quelle che ne possono beneficiarne maggiormente. Penso per esempio alla necessità di provvedere a interventi di manutenzione o di assistenza in loco da parte di aziende che hanno sede in una grossa città. Di recente, per esempio, abbiamo ricevuto delle richieste dall’Argentina da un’azienda che doveva effettuare dei lavori di manutenzione in zone decisamente poco agevoli”. Il campo di applicazione dello strumento messo a punto dai professionisti valtellinesi, però, va oltre il pur fondamentale campo dell’assistenza tecnica. “Mi viene in mente per esempio alla necessità di fare ispezioni e sopralluoghi in zone difficili da raggiungere” aggiunge Pini, facendo riferimento alle situazioni di dissesto idrogeologico, tutt’altro che infrequenti in province montane come quella di Sondrio, che richiedono un monitoraggio costante da parte di tecnici e geologi in zone spesso impervie e intrinsecamente pericolose. Lo studio e lo sviluppo delle nuove tecnologie, oltretutto, per sua stessa natura, necessita, molto meno di altri settori, della vicinanza con i grandi centri industriali. Anche le realtà più periferiche, quindi, possono recitare un ruolo da protagonista in questo campo. Non a caso due delle aziende che fanno capo a Klaus Pini hanno sede proprio in Valtellina. “Nel nostro settore in effetti è possibile tranquillamente lavorare bene da qui, senza la necessità di trasferirsi per esempio a Milano” conferma l’ingegnere di Sondrio.

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