ISSN n. 1974-7144
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DIAGNOSTICA DEGLI EDIFICI STORICI pag. 16 • LINEA DIRETTA CON IL TERRITORIO E CON IL CNI pag. 18-21 • CONVEGNI E APPUNTAMENTI pag. 20
INCHIESTA
SPECIALE
FATTORE ACQUA
IL PROTOCOLLO ENVISION
alle pagg. 811
www.giornaleingegnere.it
di PAOLO MAZZANTI
I
ngegneri, architetti e gli altri professionisti diventeranno “consulenti stabili” della prossima amministrazione comunale per contribuire a progettare la Milano del futuro, per aiutare a semplificare le procedure amministrative, per costruire una città sempre più innovativa ed ecosostenibile. E’ questo l’impegno assunto dai candidati sindaci Giuseppe Sala (Pd) e Gianluca Corrado (Movimento Cinquestelle) che lunedì 18 aprile hanno partecipato nella sede del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano a un incontro con i progettisti milanesi. Era stato invitato anche il candidato del centrodestra Stefano Parisi che all’ultimo momento ha comunicato che non avrebbe potuto partecipare. Interrogati dal presidente dell’Ordine degli ingegneri Stefano Calzolari, dalla presidente dell’Ordine degli Architetti Valeria Bottelli, dal presidente del Collegio Eugenio Radice Fossati e dalla Coordinatrice della Consulta interprofessionale Giovanna Rosada, sia Sala sia Corrado hanno dichiarato che intendono utilizzare in pieno l’aiuto offerto dalle categorie professionali. “È il momento di avviare un piano strategico per immaginare la città tra 20-25 anni – ha detto Sala - E per questo è necessaria anche la corresponsabilità degli Ordini professionali e dei loro esponenti. Anche l’attuazione della nuova legge sugli appalti, che supera il criterio delle gare al massimo ribasso, sarà un passaggio molto delicato, che richiederà un miglioramento qualitativo e quantitativo del lavoro degli uffici chiamati a valutare le offerte. Un coinvolgimento delle categorie sarà poi necessario per aumentare i concorsi di progettazione, come quello per la ristrutturazione di piazza Castello. Dunque sono assolutamente favorevole a creare un tavolo di confronto permanente per ripensare la città, le procedure e i tempi di discussione e azione amministrativa”. “Nel nostro programma – ha detto Corrado – abbiamo previsto la creazione di un “Assessorato alla legalità, al buon andamento dell’amministrazione e all’imparzialità”, che avrà il compito di semplificare l’amministrazione in un’ottica di responsabilizzazione degli uffici. Vogliamo creare delle Tabelle di riferimento per indicare i tempi medi dei diversi procedimenti per verificare poi anno per anno l’efficienza degli uffici. Per realizzare queste Tabelle di riferimento la collaborazione dei progettisti sarà essenziale. Istituiremo anche un Albo pubblico per indicare con la massima trasparenza quanti progetti verranno approvati ai singoli professionisti e in che tempi e quali appalti verranno assegnati alle diverse imprese”. segue a pag. 3
Entrate in calo, debiti con le banche e inarrestabile invecchiamento della categoria
Gli immobili salvano Inarcassa TAX&LEGAL
di MATTEO PALO
Come allungare una nave
U
n monte crediti verso gli iscritti che resta altissimo, circa 800 milioni di euro. E un indebitamento verso le banche che aumenta. Nonostante una situazione patrimoniale solidissima, la Corte dei conti trova qualche problema nel bilancio 2014 di Inarcassa. I contributi non pagati sono una piaga difficile da estirpare. Alla quale si aggiunge una situazione strutturale: l’età media degli iscritti aumenta e, quindi, il rapporto tra pensionati e professionisti attivi tende a peggiorare, rendendo i conti più difficili da sostenere. La premessa è che la situazione generale della cassa di previdenza di architetti e ingegneri è solida: non c’è nulla da temere per le loro pensioni.
Nuovo Codice appalti, dal Bim alla questione del cosiddetto “Dm parametri” a pag. 17
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ELEZIONI AMMINISTRATIVE
N. 4 - Aprile 2016
Dal 1952 periodico di informazione per ingegneri e architetti
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Ingegneri e architetti “consulenti” della futura amministrazione
alle pagg. 2223
di PAOLO STEFANATO
a pag. 14
segue a pag. 5
ATTUALITÀ
XXI Triennale Internazionale di Milano Una quarantina di partecipazioni nazionali, decine di università ed enti culturali e di ricerca, 20 mostre in una dozzina di location tra Milano e Monza, una serie ricchissima di eventi artistici, musicali e di intrattenimento in tutta la città
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ono previsti 500 mila visitatori alla ventunesima Triennale Internazionale dedicata al tema “21 Century, Design after design” (21 secolo, il design dopo il design, ma anche il design contro il design) che dopo vent’anni è tornata a Milano il 2 aprile scorso e rimarrà aperta fino al 12 settembre. Sull’onda del successo di Expo, che riaprirà eccezionalmente il primo maggio, Milano è tornata protagonista sulla scena mondiale nel settore del de-
sign, che significa anche industria, cultura, produttività, stile. A segnare la continuità tra l’Expo del 2015 e la Triennale del 2016, il segretario generale del Bie Vicente Loscertales, che ha partecipato all’inaugurazione ufficiale venerdì 2 aprile e ha parlato del tema della nuova edizione. “XXI Secolo Design after Design - ha detto dal palco del Teatro dell’Arte - ha un significato che va oltre l’oggetto e pone domande sul significato ulteriore. / segue a pag. 4
TRASPORTI E MOBILITÀ
La piastra della Stazione Termini Il parcheggio e la galleria dei servizi
L’Orient Express delle Dolomiti 1,2 miliardi di lavori linea DobbiacoCalalzo
La rappresentanza di categoria incide sulla politica?
Salerno-Reggio C.
L’ing. Borgonovo, presidente dell’Ordine Ingegneri di Monza e Brianza ha voluto socializzare con il nostro giornale una relazione inviata a tutti i presidenti degli ordini territoriali, nella quale propone alcuni interessanti spunti di riflessione sull’evoluzione della figura dell’Ingegnere. / a pag.20
L’autostrada del Sud verrà completata quest’anno alle pagg. 12-15
LA TRIVELLA
Il sonno della ragione genera norme Come l’esondazione dei fiumi provoca un dissesto idrogeologico, quella burocratica provoca il dissesto critico della progettualità. Il possibile argine sta solo nel buonsenso.
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n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
ATTUALITÀ 1563
Dal 1952 periodico di informazione per ingegneri e architetti
Direttore responsabile: Eugenio Radice Fossati Confalonieri Presidente del Collegio Ingegneri e Architetti di Milano Condirettore: Maurizio Vannucchi Direttore editoriale: Giovanna Rosada Comitato d’onore: Fabio Semenza, Gianni Verga, Riccardo Pellegatta, Adolfo Colombo, Adriano De Maio, Carlo Valtolina, Bruno Finzi Publisher: Marco Zani Redazione: Sandra Banfi (Caporedattore), Davide Canevari, Roberto di Sanzo Direzione, redazione, segreteria Palazzo Montedoria Via G.B. Pergolesi, 25 - 20124 Milano tel. +39 02.76011294 / 02.76003509 fax +39 02.76022755 redazione@giornaleingegnere.it http://www.giornaleingegnere.it Testata registrata - Tribunale di Milano n. 229 - 18/05/2012 COMITATO SCIENTIFICO CULTURALE Presidente Onorario: Giulio Galli AREA STRATEGICA Pirangelo Andreini, Pierfrancesco Gallizzi AREA FORMAZIONE, RICERCA E INNOVAZIONE Umberto Bertelè, Vittorio Carnemolla, Vittorio Coda, Maurizio Cumo, Giuseppe Lanzavecchia, Aldo Norsa, Lucio Pinto, Michele Presbitero, Alberto Quadrio Curzio, Umberto Ruggiero, Massimo Saita, Claudio Smiraglia, Cesare Stevan. AREA TECNICA, ECONOMICA, NORMATIVA E PROFESSIONALE Guido Arrigoni, Gianmario Bolloli, Sergio Brofferio, Giuseppe Callarame, Franco Cianflone, Sergio Clarelli, Piercarlo Comolli, Antonio De Marco, Mario Ghezzi, Gian Carlo Giuliani, Leopoldo Iaria, Giovanni Manzini, Ernesto Pedrocchi, Michele Rossi, Alberto Rovetta, Giorgio Simeone, Franco Sironi, Andrea Sommaruga, Francesco Tozzi Spadoni. CONSULTA ORIENTAMENTO Collegio ingegneri e architetti di Pavia: Giuseppe Maggi. Collegio ingegneri di Venezia: Maurizio Pozzato. Ordini ingegneri: Alessandria: Marco Colombo; Aosta: Edgardo Campane; Bergamo: Emilia Riva; Caserta: Vittorio Severino; Catanzaro: Salvatore Saccà; Como: Franco Gerosa; Cremona: Adriano Faciocchi; Cuneo: Adriano Gerbotto; Imperia: Domenico Pino; Lecco: Antonio Molinari; Lodi: Luca Bertoni; Mantova: Tommaso Ferrante; Milano: Stefano Calzolari; Monza e Brianza: Piergiorgio Borgonovo; Napoli: Luigi Vinci; Novara: Maurizio Riboni; Parma: Angelo Tedeschi; Pavia: Augusto Allegrini; Reggio Emilia: Carlo Rossi; Sondrio: Marco Scaramellini; Torino: Remo Vaudano; Treviso: Vittorino Dal Cin; Varese: Roberta Besozzi; Verbano, Cusio, Ossola: Alberto Gagliardi; Vercelli: Francesco Borasio. Hanno collaborato a questo numero: Silvia Ciraci, Roberto Di Sanzo, Vincenzo Giovine, Daniele Guarneri, Lorenzo Jurina, Paolo Mazzanti, Matteo Palo, Paolo Stefanato, Maurizio Vannucchi.
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Il Premio Pritzker assegnato il 4 aprile al Palazzo di Vetro dell’Onu
Al cileno Alejandro Aravena il “Nobel dell’architettura” Sarà curatore della prossima Biennale di Architettura a Venezia. Tra le sue opere la ricostruzione della città di Constitution dopo il terremoto e lo tsunami del 2010, edifici per l’università di Santiago e 2.500 alloggi sociali e popolari, le cosiddette “mezze belle case” che gli inquilini possono completare e personalizzare
È
l’architetto cileno Alejandro Aravena, 49 anni, curatore della prossima Biennale dell’Architettura di Venezia, il vincitore del Premio Pritzker 2016, considerato il Nobel dell’architettura, che gli è stato consegnato il 4 aprile scorso durante una cerimonia al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York. Il premio è assegnato dalla Hyatt Foundation di Chicago, perché di Chicago era l’ideatore del Premio, l’imprenditore e filantropo Jay Pritzker, creatore della catena alberghiera Hyatt, morto settantasettenne nel 1999. Appassionato di architettura, Pritzker fondò il premio insieme alla moglie Cindy nel 1979 per “onorare annualmente un architetto vivente le cui opere realizzate dimostrano una combinazione di talento, visione e impegno, che ha prodotto contributi consistenti e significativi all’umanità e all’ambiente attraverso l’arte dell’architettura”. I vincitori ricevono centomila dollari, un attestato e, dal 1987, una medaglia di bronzo la cui effige si ispira al lavoro dell’architetto Louis Sullivan, mentre l’iscrizione inglese, firmness, commodity, delight (decisione, utilità, bellezza) sul verso della medaglia richiama i tre principi dell’architettura secondo l’architetto dell’antica Roma Vitruvio: firmitas, utilitas, venustas. Prima del 1987, invece della medaglia di bronzo, i vincitori ricevevano una scultura ad edizione limitata dello Era attesa a Salerno a fine aprile per inaugurare la nuova Stazione marittima che aveva progettato. Ma l’architetto Zaha Hadid non ci sarà, perché è scomparsa per in farto il 31 marzo scorso all’ospe dale di Miami, dove era ricoverata per una polmonite. Prima donna a vincere nel 2004 il Pritzker Prizer, considerato il Nobel dell’architet tura, Hadid era nata a Badhdad, in Iraq, 65 anni fa e aveva studiato matematica all’Università ameri cana di Beirut prima di comple tare la sua formazione alla presti giosa Architectural association di Londra, dove si era diplomata nel 1977 e dove era tornata in seguito a insegnare. Il suo studio d’ archi
Le “mezze belle case” di Villa Verde Housing, Constitución (Chile)
scultore Henry Moore. Aravena lavora a Santiago ed è il primo architetto cileno a ricevere il Pritzker e il quarto latinoamericano, dopo Luis Barragan, Oscar Nimeyer e Paulo Mendes da Rocha. “La giuria – ha detto il presidente della Hyatt Foundation, Tom Pritzker – ha scelto un architetto che approfondisce la nostra comprensione di ciò che è il vero progetto. Le sue realizzazioni danno nuove
opportunità ai meno privilegiati, mitigano gli effetti dei disastri naturali, riducono il consumo energetico e creano spazi pubblici accoglienti. Innovativo e ispirato, Aravena ci dimostra come la migliore architettura è in grado di migliorare la vita”. Il presidente della giuria, lord Peter Palumbo, ha dichiarato che esaminando i progetti di Aravena i giurati hanno provato una sensazione di “stu-
pore e rivelazione”, per la sua capacità di legare innovazione e grande architettura. Tra i lavori di Aravena ci sono la ricostruzione della città cilena di Constitution colpita nel 2010 dal terremoto e dallo tsunami, per la quale l’architetto ha realizzato anche strutture d’emergenza. Importanti anche le opere realizzate per l’Università Cattolica del Cile di Santiago: la facoltà di Matematica del 1999, le fa-
Cordoglio per la morte dell’archistar Zaha Hadid progettista del Maxxi a Roma e di Citylife a Milano tettura londinese, fondato nel 1979 è considerato oggi, con 250 professionisti associati, tra i primi cinquanta al mondo. In Italia ave va lavorato moltissimo: suo l'edi ficio del Maxxi, il museo delle arti del XXIesimo di Roma, che è con siderato un punto di svolta nella sua “poetica”, dall’astrattismo allo studio degli spazi fluidi. Non a ca so il Maxxi s’ispira alle stratifica zioni della Città Eterna e alle anse sinuose del Tevere, da cui dista poche decine di metri. È grazie al Maxxi che Hadid vinse il primo
dei due premi Stirling (dal nome del grande architetto inglese) as segnato annualmente dal Royal Institute of British Achitects all’ opera più significativa. "La scom parsa di Zaha Hadid è un lutto per il mondo della cultura e per l`Italia ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del tu rismo, Dario Franceschini L`uso innovativo dei volumi e degli spazi che ha caratterizzato la sua archi tettura si è espresso al meglio al Maxxi di Roma, per il quale ha se guito in ogni fase dalla progetta
coltà di Medicina e Architettura del 2005, la Torre Siamese del 2005 e l’Innovation Center Anacleto Angelini del 2014, tutti edifici ad alta efficienza energetica, illuminati da luce naturale, con ampi spazi dedicati alla socializzazione e alla convivialità. Negli Stati Uniti Aravena ha realizzato nel 2008 le residenze per studenti dell’Università di Austin e sta attualmente realizzando a Shanghai la sede della multinazionale farmaceutica Novartis, con spazi per uffici multifunzionali, adatti al lavoro singolo, collettivo, formale e informale. Insieme ai colleghi della società di architettura Elemental di Santiago, di cui è direttore esecutivo, Aravena ha infine progettato oltre 2.500 alloggi di edilizia popolare, definite “mezze belle case”, perché prevedono che gli inquilini possano completarle e personalizzarle secondo le proprie necessità e i propri gusti. “Guardandomi indietro – ha detto Aravena dopo aver appreso di aver ottenuto il premio Pritzker - provo un senso di profonda gratitudine. Nessun risultato è individuale. L’architettura è un lavoro collettivo. Per questo devo ringraziare tutti i colleghi che hanno reso possibile questi risultati. Dal premio riceviamo l’energia per esplorare nuovi territori e affrontare nuove sfide. Il nostro programma è non avere programmi, affrontare l’incertezza, restare aperti all’inaspettato”. Per una singolare e felice coincidenza, Aravena era stato scelto dalla Biennale di Venezia come curatore della prossima Biennale dell’Architettura che si aprirà il 28 maggio e durerà fino al 27 noP.M. vembre. n zione alla costruzione, introdu cendo nuove tecniche e materia li". Una delle opere in cui era im pegnata attualmente, insieme alle altre archistar Daniel Libeskind e Arata Isozaki, e’ il quartiere mila nese Citylife, che sta sorgendo nell’area della vecchia Fiera. I suoi collaboratori italiani l’hanno sa lutata con una pagina del Corriere della Sera in cui riportano una sua grande fotografia e una sua fra se:”La gente pensa che l’edificio più appropriato debba essere ret tangolare, perché questa è la for ma migliore per utilizzare lo spa zio. Ma questo vuol dire che il paesaggio è uno spreco di spazio? Il mondo non è un rettangolo”. n
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
L’incontro con i candidati sindaci Sala (Pd) e Corrado (M5S) il 18 aprile scorso nella sede del Collegio
nale verso la città e se perdiamo tempo in chiacchiere rischiamo di perdere investimenti che poi magari si dirigono all’estero.
Aree dismesse, ambiente, traffico gli impegni dei candidati sindaci da pag. 1
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ienamente accolta la proposta di collaborazione avanzata dal presidente del Collegio Radice Fossati, dell’Ordine degli ingegneri Calzolari, dell’Ordine degli Architetti Bottelli e della Coordinatrice della Consulta Interprofessionale Rosada, i candidati sindaci di Milano Giuseppe Sala (Pd) e Gianluca Corrado (Cinquestelle) hanno affrontato nell’incontro del 18 aprile presso la Consulta degli Ingegneri e Architetti i maggiori temi dello sviluppo urbano rispondendo ai quesiti elaborati dalle categorie attraverso una consultazione tra gli iscritti. Di seguito gli impegni programmati assunti dai candidati per le quattro principali categorie di argomenti. AREE DISMESSE Giuseppe Sala – Nelle aree dismesse dobbiamo realizzare interventi utili alla città e puntare su uno sviluppo delle aree verdi non finte, come quelle di San Cristoforo. Abbiamo oggi un’offerta residenziale medio-alta più che buona, mentre manca l’offerta per la fascia medio bassa di popolazione, per questo sarà necessario potenziare l’housing sociale prevedendo in ogni sviluppo immobiliare una quota di offerta di abitazioni a prezzi contenuti. Dobbiamo trasformare Milano in una città sempre più attrattiva per i giovani:
anche il Salone del Mobile ha confermato le grandi potenzialità della città. E tutto questo deve andare insieme all’aumento delle vere aree verdi: l’impegno di ogni sindaco dovrebbe essere quello di lasciare la città con più metri quadrati di verde di come l’ha trovata. Gianluca Corrado – Il nostro obbiettivo è quello di creare un polmone verde attorno a Milano utilizzando le aree dismesse e gli scali ferroviari, per i quali occorre invertire gli indici di edificabilità. Nella convenzione predisposta dalla vecchia giunta e non approvata dal consiglio comunale si prevedeva il 65% di edificato e il 35% di verde. Noi faremo il 65% di verde e il 35% di edificato per ridare ossigeno a Milano. Poi vogliamo interconnettere le aree verdi con piste ciclabili perché la salute dei cittadini deve diventare la prima responsabilità del Comune ed è su questo parametro che valuteremo i progetti futuri. Si è detto che noi cinque stelle eravamo contrari alla MM4. Non è vero: volevamo una progettazione diversa per ridurre al minimo l’impatto dei cantieri sull’ambiente e sui milanesi: prevedere per esempio binari sovrapposti come si fa all’estero. AMBIENTE Giuseppe Sala – I cittadini milanesi si sono dimostrati disponibili a fare qualche piccolo
foto: Daniele Mascolo - Photoviews
PAOLO MAZZANTI
sacrificio per migliorare l’ambiente, sia attraverso l’utilizzo di auto e bici in sharing, sia attraverso la raccolta differenziata dei rifiuti. Per quel che riguarda il traffico il mio obbiettivo è ridurre le 6-700 mila auto che quotidianamente entrano a Milano e questo si può fare allungando le metropolitane lungo le direttrici di Monza e della Paullese, oltre Linate. Per quel che riguarda il riscaldamento domestico dovremo spingere il cambiamento delle caldaie che già godono dell’incentivo governativo del 65%: pensiamo di coinvolgere le banche per consentire di finanziare a basso costo la differenza del 35%. Un altro progetto importante può essere il teleriscaldamento che può essere aumentato dall’attuale 10% al 30% della popolazione attraverso il collegamento con la centrale di
A2A di Cassano con un investimento di 4-500 milioni. Gianluca Corrado – Milano è una delle città più inquinate d’Europa e richiede interventi drastici. Per la riqualificazione energetica degli edifici si possono utilizzare i fondi europei per aumentare dal 65% al 90% l’incentivo governativo, cominciando ovviamente dagli edifici comunali. Per il traffico prevediamo di trasformare l’area C in Ztl (Zona a traffico limitato) dove potranno circolare solo mezzi elettrici o a idrogeno non inquinanti, prevedendo percorsi fissi per i residenti, il potenziamento del trasporto pubblico in centro e una cintura attorno al centro di auto, bici e moto elettriche in sharing. SEMPLIFICAZIONE Giuseppe Sala – La macchina comunale va riorganizzata. Lo
sportello unico va bene, ma se dietro lo sportallo la macchina organizzativa resta la stessa rischia di essere solo un’illusione. Faremo un confronto con i sindacati anche per mettere più vigili per strada: oggi sono 3200, ma solo la metà sono in strada anche perché molti di loro per ragioni di salute debbono restare in ufficio e c’è il blocco delle assunzioni. Utilizzando al meglio la digitalizzazione potremo far fare all’efficienza dell’amministrazione dei veri “salti quantici” di efficienza: per esempio per rendere finalmente possibile la tracciabilità delle diverse pratiche. Adegueremo il Pgt, anche se sono contrario a rifarlo da capo come propone il centrodestra col rischio di perdere un sacco di tempo in discussioni, invece di agire. Milano è su un’onda virtuosa: c’è interesse nazionale e internazio-
Gianluca Corrado – Negli ultimi anni abbiamo dato inizio a numerosi procedimenti penali per cattiva amministrazione e anche recentemente abbiamo rilevato un buco di 204 milioni di canoni non incassati negli ultimi cinque per immobili comunali affittati ad attività commerciali. Nei primi mesi definiremo i tempi medi dei vari procedimenti e poi valuteremo gli uffici, i dirigenti e i dipendenti in base alla loro capacità di rispettare questi tempi. Siamo favorevoli a incentivare i cambi di destinazione d’uso, visto che già oggi il 1520% degli immobili hanno destinazioni diverse. Non abbiamo volontà restrittiva: tutto ciò che non sarà necessario impedire per ragioni di utilità generale non lo impediremo. Daremo un grande impulso alle piattaforme telematiche e siamo certi che abbatteremo in due anni la spesa informatica del Comune, così come diffonderemo il wi-fi anche utilizzando la rete elettrica cittadina. Favoriremo un regolamento edilizio omogeneo all’interno dell’area metropolitana, ma senza imposizioni agli altri Comuni. Vogliamo rilanciare l’edilizia popolare perché dobbiamo dare risposta alle 25 mila famiglie che attendono una casa popolare, ma non venderemo il patrimonio pubblico edilizio o aziendale che vogliamo invece far fruttare di più. Oggi il patrimonio comunale vale 2,5 miliardi e rende 120 milioni l’anno. Siamo convinti di portare i dividendi a 300 milioni l’anno da investire in migliori servizi ai cittadini. n
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appresenta una grande opportunità per i visitatori e i partecipanti per reinterrogarsi proprio sulla definizione del design e sul suo ruolo in un mondo che cambia rapidamente”. Il ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini ha invece sottolineato il ruolo di Milano e ha ribadito uno dei punti forti del proprio operato: la necessità di continuare a investire sulla cultura, soprattutto sul contemporaneo. “Milano - ha detto Franceschini - spesso ha indicato la strada al Paese, in questi anni davvero Milano ha dimostrato che investire in cultura, in futuro, in innovazione, significa davvero dare un grande contributo alla crescita economica del Paese. E l’Italia deve riuscire a seguire questa strada”. “Con questa manifestazione, con questo ritorno della Triennale dopo tanti anni – ha detto il sindaco di Milano Pisapia - parliamo a tutti i cittadini del mondo. Perché il design è bellezza, è economia, innovazione, ricerca, sviluppo e arte”. “L’attenzione verso la manifestazione - ha detto il presidente della Triennale Claudio De Albertis - è cresciuta in maniera enorme, non solo in città e nel Paese, ma anche fuori Italia. Speriamo che la città sappia cogliere questo sforzo e lo sappia apprezzare. Non soltanto gli addetti ai lavori, noi ci auguriamo che queste mostre e questi momenti di incontro possano trovare soddisfazione e riscontro nella gente comune, che si avvicini a questo design inteso come progetto, capendone anche la forza, la portata: questo design e questo progetto sono ciò che ha fatto superare le grandi crisi del mondo”. Uno sforzo che, secondo le stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, patria dei mobili e del design di qualità, dovrebbe portare un indotto per le piccole e medie imprese del territorio di oltre 140 milioni. Ma il segretario generale della CamCom brianzola Renato Mattioni si è sbilanciato anche sulla partecipazione di pub-
Fino al 12 settembre la manifestazione milanese dedicata al design
Partita nel segno di Penelope la Triennale Internazionale Una quarantina di partecipazioni nazionali, decine di partecipazioni di università ed enti culturali e di ricerca, 20 mostre in una dozzina di location tra Milano e Monza, una serie ricchissima di eventi artistici, musicali e di intrattenimento in tutta la città COLLEGIO DEGLI INGEGNERI E ARCHITETTI DI MILANO 1563
VISITE GUIDATE ALLA TRIENNALE CON RILASCIO DI CFP
foto: Giandomenico Pozzi
segue da pag. 1
n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
blico. “Le previsioni - ha detto - in base ai dati delle prenotazioni e a stime attendibili, parlano di almeno 500 mila visitatori per la durata dell’evento”. Decisivo il sostegno del ministero degli Esteri, che ha sottolineato l’attenzione al tema del design come biglietto da visita del saper fare italiano, del Made in Italy e del nostro stile nel mondo. All’inaugurazione hanno partecipato anche il presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli, il cardinale Angelo Scola e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni che ha annunciato che il 1 maggio ci sarà un’ apertura straordinaria del sito di Expo in corso di smantellamento, per un concerto, con la riattivazione anche dell’Albero della Vita. In attesa che da fine maggio apra anche la sezione della Triennale prevista proprio nell’area del Cardo
dell’Expo. Per quel che riguarda le location, oltre al Palazzo della Triennale di viale Alemagna e al suo Museo del Design, mostre, convegni ed eventi si tengono anche nello spazio BASE di via Bergognone, all’HangarBicocca della Pirelli, alla Fabbrica del Vapore, nelle Università Iulm e Politecnico, al Mudec (il nuovo Museo delle Culture) al Museo Diocesano, al Museo nazionale della Scienza e della Tecnica, al Palazzo della Permanente, alla Villa Reale di Monza. Come per Expo, il Comune di Milano ha organizzato anche una serie di eventi disseminati nella città. Tre le categorie di espositori: gli Stati, che hanno allestito propri padiglioni ufficiali con proprie mostre e propri eventi; gli enti e le istituzioni culturali, a partire dalle Università, e numerosi giovani progettisti fino a 35 anni, che sono stati
In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, dal titolo 21st Century. Design After Design, il Collegio de gli Ingegneri e Architetti di Milano organizza visite guidate per tutti i Collegi e Ordini di Italia, con rilascio di Crediti Formativi Professio nali. La grande Esposizione Internazionale è iniziata lo scorso 2 aprile e si svolgerà fino al 12 settembre 2016. Si articolerà in un ric co programma di mostre diffuse in diverse e prestigiose sedi: la Triennale di Milano, il Museo Diocesano, il MUDEC, l’Expo Gate, il Pirelli Hangar Bicocca, il Campus del Politecnico di Milano e molte altre. Il Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Milano può attivare visite con l’accompagnamento di guide specializzate, a breve sarà disponibile un programma con varie date per garantire la flessibili tà dell’evento.
selezionati attraverso un bando che ha raccolto le migliori idee e i migliori progetti. Il Palazzo dell’Arte accoglie i visitatori in uno spazio nel quale domina l’idea di Penelope, metafora della tessitura tanto fisica quanto relazionale della mostra “Women in Italian Design”. “Questa edizione – spiega la direttrice del museo Silvana Annicchiarico cerca di colmare un vuoto, cerca di mettere luce dove c’erano grandi coni d’ombra, cerca di fare emergere il sommerso della creatività progettuale femminile nel Novecento, secolo nel quale è avvenuta una “grande rimozione”. Emerge sicuramente una creatività differente. Siamo in una totale assenza di testosterone, non siamo assolutamente in una prova di forza e muscoli. Siamo invece in presenza di una creatività più diffusa, più leggera, soffusa, capillare, magari anche mag-
matica, caotica, anche un po pazzerella. Però esce fuori comunque un’attitudine di freschezza e di capacità di accoglienza Sempre al Palazzo della Triennale si possono ammirare i progetti di 10 maestri dell’architettura e dell’arte contemporanea di fama internazionale per la prima volta insieme in un progetto inedito,”Arch and Art”, promosso Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza e realizzato e curato da Domus. Il progetto, che testimonia il legame trasversale che unisce reciprocamente l’opera architettonica all’opera d’arte abbina le opere di David Chipperfield e Michelangelo Pistoletto; Michele De Lucchi ed Enzo Cucchi; Hans Kollhoff e Mimmo Paladino; Eduardo Souto de Moura e Jannis Kounellis; Francesco Venezia ed Ettore Spalletti.
Uno sconfinamento nel territorio dell’arte per aiutare a comprendere meglio il senso dell’architettura è anche l’obiettivo della mostra “Architecture as Art”, allestita in Pirelli Hangar Bicocca. “Quello che vedrete entrando - ha detto l’ideatore Pierluigi Nicolin - sono pezzi di architettura, collocati in uno spazio che sostanzialmente è quello delle mostre d’arte attuali, una dark room, uno spazio in penombra dove sono illuminati i singoli pezzi. L’architettura è una cosa che riguarda il corpo, ci vivi dentro, calpesti il pavimento, senti degli odori, dei rumori, eccetera. Tutto questo la mostra vuole dirlo, non vuole trasferire l’architettura sul piano dell’immagine, con una foto, un filmato o anche un racconto scritto, ma vuole coinvolgere il corpo in questa multisensorialità”. Tra le mostre più interessanti c’è infine l’esposizione “New Craft” nei grandi spazi postindustriali della Fabbrica del Vapore, dove si possono ammirare stampanti letterpress e biciclette, abiti e mobili, gioielli e protesi. Il tutto con un’idea di rispetto per la grande tradizione, ma anche con una già consolidata presenza economic: “In questa mostra - spiega. Stefano Micelli, curatore dell’evento - abbiamo davvero fatto capire che oggi buona parte della qualità manufatturiera di Paesi come l’Italia, ma anche la Francia, l’Olanda, come gli Stati Uniti in qualche caso, dipende da uno sforzo che in parte sta nella tradizione e in parte sta nella saldatura tra la tradizione e le nuove tecnologie. Esiste una nuova manifattura che non vive più di economie di scala, ma vive di economia di varietà e personalizzazione, che trova nella matrice artigianale la forza per dialogare con i clienti finali, siano essi persone fisiche o aziende. L’insieme di questi percorsi legati a tante materie diverse, a tante tecnologie diverse dà l’idea veramente di una economia che sta cambiando profondamente. Non di una frontiera generica, ma di un percorso che, in Italia, è già da tempo avviato”. E adesso, la parole è ai P.M. visitatori. n
Antisismica, per gli edifici esistenti nessuna denuncia integrativa Il CROIL si esprime sulla zona sismica di nuova classificazione
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a Commissione Strutture C.R.O.I.L. (Consulta Regionale degli Ordini Ingegneri della Lombardia) esprime il proprio giudizio in merito alla non applicabilità dell’art. 104 del dpr 380 del 2001 per tutti gli interventi in essere sulle costruzioni esistenti di cui all’art. 8.4 delle NTC2008. Infatti nel richiamo indicato nella DGR X/2489 del 10/X/2014, al comma 3 del deliberato, si legge: “omissis ...tutti i progetti delle strutture
riguardanti nuove costruzioni ... omissis”. Inoltre nell’allegato I alla DGR X/5001/2016, si legge: “tutti coloro i quali, in una zona sismica di nuova classificazione, abbiano iniziato e non ancora ultimato una costruzione ... omissis”. Pertanto, per gli interventi in corso relativamente agli edifici esistenti, non è necessario presentare alcuna denuncia integrativa con la compilazione dei moduli 3 e 4 della
DGR X/5001. Per tutti gli altri di interventi relativi invece a nuove costruzioni in corso alla data del 10 aprile 2016 la Commissione Strutture C.R.O.I.L ricorda come entro il prossimo 26 aprile vanno compilati i moduli 3 e 4 previsti dal DGR 30/3/2016 oltre ad una dichiarazione su carta semplice del DL strutture che le strutture fino ad oggi realizzate sono conformi al progetto autorizzato. n
MODULISTICA: Fino alla fine del 2016 è possibile ancora presentare il protocollo cartaceo presso lo sportello unico. La modulistica è allegata alla delibera di Giunta Regionale n°5001 del 30 marzo 2016, pubblicata sul B.U.R.L. S.O. n.14 del 7 aprile 2016 e disponibile sul sito della Direzione Generale Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione al seguente link: http://www.protezionecivile.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Page&childpagename=DG_Protezio neCivile%2FDGHomeLayout&cid=1213276891326&pagename=DG_PPPWrapper Sono anche disponibili i modelli editabili per gli adempimenti relativi all’art.104 del DPR 380/2001 e art.12 della LR 33/2015., facilmente scaricabili al seguente link: http://www.protezionecivile.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Pro tezioneCivile%2FDetail&cid=1213795785654&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menutoren der%3D1213276891326&pagename =DG_PPPWrapper# 1213797047499 Nei prossimi giorni verrà completata la messa a disposizione di tutti moduli in formato editabile.
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PROFESSIONE Nel 2014 l’avanzo economico ha milioni di euro raggiunto l’ammontare di 901,6 milioni di euro, registrando un incremento di oltre 114 milioni di euro rispetto a quello conseguito nell’esercizio precedente
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Il patrimonio è passato dai 7,3 milioni di euro miliardi del 2013 agli 8,2 miliardi del 2014. Un impatto molto positivo è arrivato dal conferimento degli immobili dell’Ente al Fondo Inarcassa RE
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Le entrate contributive sono in calo: % pur avendo superato il miliardo di euro, scendono del 5,16% rispetto all’anno precedente
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Per effetto della crisi dei mercati i rendimenti netti del patrimonio mobiliare sono in % calo al 2,99 per cento. Una tendenza che ha portato un aumento dell’indebitamento verso le banche, “pari a euro 109,2 milioni di euro relativi alla quota parte di perdite da cambio
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Il patrimonio immobiliare salva Inarcassa nonostante l’invecchiamento della categoria e la pesante esposizione bancaria Nella morsa della crisi i professionisti non pagano i contributi. Il lieve aumento degli iscritti non compensa i mancati incassi MATTEO PALO
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el 2014 – spiega la relazione - l’avanzo economico ha raggiunto l’ammontare di 901,6 milioni di euro, registrando un incremento di oltre 114 milioni di euro rispetto a quello conseguito nell’esercizio precedente che, come da Statuto, viene destinato all’aumento del patrimonio netto”. Questo ha portato il patrimonio a crescere ancora, passando dai 7,3 miliardi del 2013 agli 8,2 miliardi del 2014. In questo quadro, un impatto molto positivo è arrivato dal conferimento degli immobili del-
l’ente al Fondo Inarcassa RE. Detto questo, ci sono degli elementi che generano preoccupazione nella magistratura contabile. Le entrate contributive, infatti, sono in calo: pur avendo superato il miliardo di euro, scendono del 5,16% rispetto all’anno precedente. Il leggero aumento degli iscritti non è riuscito a compensare una tendenza legata alla crisi: i fatturati in calo, che riguardano sia gli ingegneri che gli architetti. L’altro fenomeno strutturale è l’invecchiamento della categoria, progressivo e inarrestabile. Se nel 2013 c’erano 7,2 iscritti
GIUSEPPE SANTORO: Per noi la Relazione della Corte dei Conti è un punto di riferimento. Anche per il 2014 è stato espresso un giudizio positivo per l’equilibrio finanziario e la gestione del patrimonio. (Fonte: inarcassa.it) per ogni pensionato, adesso questo rapporto è sceso a 6,5 e non ci sono segnali che la tendenza sarà invertita in futuro. Per questo, peggiora anche l’indice che misura il rapporto tra contributi incassati e prestazioni fornite. Ma le notizie peggiori sono altre. Se, infatti, la redditività del patrimonio immobiliare lascia tranquilla la Corte dei conti,
non si può dire lo stesso per il patrimonio mobiliare: i rendimenti netti, per effetto della crisi dei mercati, sono in calo al 2,99 per cento. Una tendenza che ha portato un aumento dell’indebitamento verso le banche, “pari a euro 109,2 milioni di euro relativi alla quota parte di perdite da cambio”. Così la Corte chiede di “proseguire nell’at-
tività di monitoraggio degli investimenti mobiliari, selezionando strumenti finanziari in grado di ridurre al minimo i rischi per il patrimonio della Cassa”. C’è, infine, un problema che attanaglia l’ente da anni e che, in qualche modo, il nuovo presidente Giuseppe Santoro ha provato a risolvere per il futuro, cambiando le regole
sugli interessi di mora: il monte crediti verso gli iscritti. “Sia l’attività di recupero crediti, sia l’attività di controllo della morosità non hanno ottenuto risultati significativi – spiega la magistratura contabile –. La consistenza del monte crediti è rimasta, dunque, elevata e non si riduce significativamente”. Nel 2013 eravamo a 631,2 milioni di euro, nel 2014 siamo scesi a 619 milioni. Anche se bisogna considerare nel computo il fondo svalutazione crediti, l’ammontare delle risorse che ormai la cassa conta di non recuperare: vale 179,8 milioni e non accenna a scendere. Il totale, allora, è di poco inferiore agli 800 milioni di euro, sette in più del 2013. Per la Corte dei conti, quindi, c’è “la necessità di ricercare altre soluzioni per definire nuove procedure di recupero dei crediti dirette ad ottimizzare i risultati”. n
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n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
C’è un fabbisogno di almeno quattromila laureati e tecnici all’anno
Il neo presidente argentino Macri: “Ingegneri italiani, venite da noi” Infrastruttura ed edilizia, energia e petrolio, agroindustria i settori più promettenti per decine di miliardi di dollari di investimenti di PAOLO MAZZANTI
iamo pronti a dare lavoro a migliaia di ingegneri italiani. Noi argentini siamo 40 milioni, ma il nostro Paese è grande dieci volte l’Italia. Da noi c’è posto per tutti”. Lo ha dichiarato il neopresidente argentino Mauricio Macri a fine febbraio nella sua visita in Italia durante la quale ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi oltre a Papa Francesco, una vecchia conoscenza visto che Macri è stato sindaco di Buenos Aires di cui il Pontefice è stato arcivescovo prima di essere eletto al soglio di Pietro. Macri è un liberale di origini italiane e intende riallacciare le relazioni con l’Europa e in particolare con il nostro Paese. Non a caso Renzi è stato il primo capo del governo a fargli visita alla testa di un centinaio di imprenditori l’8 febbraio scorso, che tra l’altro era il giorno del suo compleanno. “Credo che sia Renzi sia la comunità italiana – ha detto Macri durante la visita in Italia – abbiano capito che esiste una nuova opportunità per ricreare un flusso migratorio tra noi e voi dopo 12 anni di gelo. Noi abbiamo le migliori materie prime del mondo. Voi avete un’imprenditoria medio-piccola che ha grande esperienza e professionalità In più c’è una naturale confluenza culturale che condividiamo solo con Italia e Spagna. Ci servono professionisti e tecnici. Ce ne mancano a migliaia e voi li avete. Ogni anno abbiamo quattromila ingegneri in meno di quelli che servirebbero. E la sola industria petrolifera ed energetica è pronta ad assorbirne settemila. Gli italiani sono i benvenuti.” Ma quali sono i settori più promettenti dell’economia argentina? C’è in primo luogo il settore delle infrastrutture e dell’edilizia, che sarà uno dei punti chiave della politica economica del presidente Macri. L’Argentina ha un sistema infrastrutturale abbastanza sviluppato, ma molte aree del Paese sono ancora mal collegate e richiedono grandi investimenti in autostrade, strade, ferrovie, aeroporti, energia, logistica e edilizia residenziale. Solo il Piano Belgrano che ha l’obbiettivo di collegare meglio le provin-
Foto: Presidencia de la Nacion Argentina
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MAURICIO MACRI: Noi abbiamo le migliori materie prime del mondo. Voi avete un’imprenditoria medio-piccola che ha grande esperienza e professionalità. Ci servono professionisti e tecnici e la sola industria petrolifera ed energetica è pronta ad assorbirne settemila. Gli italiani sono i benvenuti ce settentrionali del Paese prevede 16 miliardi di dollari di investimenti. Poi c’è bisogno di almeno 2-3 milioni di alloggi sociali e popolari e delle relative infrastrutture. Infine, la liberalizzazione delle tariffe dei servizi pubblici avvierà un nuovo ciclo di investimenti nel settore della distribuzione dell’elettricità, del
gas e dell’acqua. C’è poi l’enorme settore dell’energia, dove l’Argentina intende sviluppare l’industria dello shale gas per sfruttare gli immensi giacimenti nazionali collocati soprattutto nella provincia di Neuquen, anche se con gli attuali bassi prezzi del petrolio questi programmi, che prevedono investimenti per circa
Bacino Paraná Bacino Nauquen Bacino San Jorge
Bacino Australe Magellano
100 miliardi di dollari, subiranno probabilmente dei rallentamenti. Positive sono anche le prospettive delle energie rinnovabili per le quali il Parlamento ha varato una legge di promozione nell’ottobre scorso. Si prevede che nel 2025 il 20% della produzione di energia elettrica dovrà provenire da fonti rinno-
vabili e questo richiederà la generazione di circa 8 mila megawatt da centrali fotovoltaiche ed eoliche. Infine, l’Argentina con i suoi 34 milioni di ettari di terra fertile e coltivabile è una delle grandi potenze agricole del mondo che ricava dall’agroindustria il 20% del proprio Pil annuale ed è l’ottavo produt-
Il Governo argentino intende sviluppare l’industria dello shale gas per sfruttare gli immensi giacimenti nazionali. Il Paese sudamericano è il secondo produttore di gas naturale e quarto produttore di petrolio del continente americano. Conta su una disponibilità teorica di 27 miliardi di barili di petrolio e 22.700 miliardi di metri cubi di shale gas che lo collocano al secondo posto nella classifica delle più grandi riserve di shale gas al mondo e al quarto in quella di shale oil. IL BACINO DI NAUQUEN: Con i suoi due giacimenti (Los Molles e Vaca Muerta) è il più ricco di tutto il Sud America e sarebbe in grado di sod disfare per 150 anni l’attuale fabbisogno argentino. VACA MUERTA Shale oil: 16,2 miliardi di barili Shale gas: 8.700 miliardi di m3
LOS MOLLES Shale oil: 3,7 miliardi di barili Shale gas: 7.800 miliardi di m3 (Dati: US EIA)
tore al mondo di cereali, soia e carne d’allevamento. Il governo intende raddoppiare nei prossimi dieci anni la produzione di cereali raggiungendo i 200 milioni di tonnellate. Per raggiungere questo obbiettivo si prevedono riduzioni delle tasse all’esportazione e incentivi agli investimenti nell’intera filiera, dalla modernizzazione delle tenute agricole all’industria di lavorazione delle materie prime (trasformazione dei cereali, biodisel…), dalla produzione di prodotti di largo consumo (carne, latticini) fino all’industria delle macchine agricole e dei servizi all’agricoltura. Per realizzare questi ambiziosi progetti d’investimento, che richiederanno anche un forte intervento di capitali privati, il presidente Macri intende utilizzare tutte le disponibilità offerte dalla Banca Mondiale e dalle altre istituzioni finanziarie internazionali e riportare l’Argentina al centro delle strategie d’investimento delle grandi imprese mondiali. Per questo sta imprimendo un’accelerazione alla soluzione dei contenziosi sui vecchi titoli di Stato argentini, i cosiddetti “Tango Bond” (che riguardano anche alcune migliaia di risparmiatori italiani), sta riaprendo collaborazioni con gli Stati Uniti anche nel delicato capitolo della lotta al narcotraffico e sta riallacciando rapporti con i circuiti finanziari internazionali. Non a caso uno dei suoi primi viaggi da presidente è stato per presenziare al Forum economico di Davos dove si danno appuntamento uomini di Stato, banchieri e manager di multinazionali e dove ha incontrato il primo ministro inglese David Cameron col quale ha intenzione di intavolare trattative per porre definitivamente fine anche all’annoso conflitto sulle isole FalklandMalvine ancora non del tutto risolto. Dal punto di vista economico, il 15 dicembre scorso il governo ha abolito le restrizioni valutarie rischiando una fuga di capitali verso il dollaro, il crollo del valore del peso e la ripresa dell’inflazione. “I timori – ha detto Macri – si sono rivelati infondati. È vero che abbiamo un’inflazione alta, ma è quella che ci aspettavamo di trovare. In un paio d’anni arriveremo ad avere l’inflazione ad una cifra come nei Paesi del resto del mondo”. Un altro provvedimento che sta provocando proteste di piazza è l’avvio del licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici anche per ridurre la spesa dello Stato. “Io credo – ha commentato Macri - credo nella meritocrazia, mentre il governo precedente aveva trasformato lo Stato in un bastione di militanti. Non riusciremo mai a raggiungere obiettivi come quello di cancellare la povertà, senza uno Stato che funziona”. n
il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
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INCHIESTA
Fattore Acqua
Milano diventa l’hub italiano delle competenze professionali per il riequilibrio ambientale
W4W, un progetto formativo multidisciplinare Creare opportunità imprenditoriali e occupazione secondo un approccio umanitario di DANIELE GUARNERI
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er una buona cooperazione l’etica è importante ma da sola non basta. Ancor più fondamentale è che l’approccio non sia settoriale ma multidisciplinare. È il messaggio emerso chiaramente in occasione dell’incontro “Acqua: la sfida del millennio” tenutosi a Milano lo scorso 13 aprile. Un tema non casuale secondo l’ingegner Silvio Bosetti, presidente della Fondazione dell’Ordine degli ingegneri di Milano, iniziato due anni fa con l’avvio del progetto formativo Water for the World (W4W), sviluppatosi da una emergenza sempre più palese: l’indisponibilità di acqua per uso domestico o irriguo rappresenta, in molte parti del mondo, una delle maggiori cause di povertà e di scarso sviluppo socio-economico. Ne conseguono il mancato benessere di intere comunità, alcune malattie infettive e la bassa speranza di vita, e naturalmente le problematiche sociali e geopolitiche. W4W si pone come obiettivo primario la diffusione della conoscenza specialistica di questo tema. Ma soprattutto, nell’ottica dell’approccio multidisciplinare, la proposta è quella di inserire l’area di Milano nella grande rete internazionale e creare un Hub di competenze diplomatiche, scientifiche, tecniche, economiche e gestionali in grado di formare operatori che sappiano affrontare “la sfida del millennio”. Il fil rouge della giornata caratterizzato dall’importanza che nell’ambito della cooperazione arrivino spunti professionali di ogni tipo per riuscire a intervenire in modo preciso e puntuale “come avviene in tutti i paesi attigui al nostro, serve l’esperienza e il lavoro di tutti per fare della buona cooperazione”, sottolinea il Presidente FOIM. “L’approccio non deve essere settoriale ma multidisciplinare. C’è bisogno che il settore dell’ingegneria, della finanza e del business entrino in modo concreto nella cooperazione”, ha specificato Rossella Monti (Landau Network fondazione Volta e Associazione idrotecnica italiana) che poi ha spiegato: “Se si interviene per garantire l’accesso al cibo di una comunità si soddisfano sì le necessità vitali di quella popolazione. Però se oltre al cibo, questa comunità viene dotata di energia elettrica, di sistemi di comu-
nicazione, di tecnologia come la semplice catena del freddo per la conservazione dei cibi, allora essa riuscirà a penetrare il mercato globale e a trovare in esso l’alimento per svilupparsi autonomamente. C’è bisogno di governance, di capacità integrate, di visione, di programmazione delle attività sul campo. Noi ingegneri abbiamo le competenze per contribuire a ridurre i gap esistenti o le incapacità e inefficienze dei governi locali”. Al tema dell’acqua ha voluto dedicare il proprio intervento Grammenos Mastrojeni (coordinamento cooperazione decentrata del Ministero degli Affari esteri) uno dei pochi non ingegneri presenti in sala. “L’acqua serve alla vita dell’ecosistema: è importante per
Disponibilità di acqua dolce nel mondo
Migliaia di m3 per persona annui Nessun dato
Fonte: FAO, UN, WRI 2008
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l’agricoltura, la sicurezza alimentare, la salute, l’energia, la manifattura, lo sviluppo. L’acqua è dunque una questione di giustizia, di stabilità, di pace. Per questo va considerata nell’ambito di correlazioni”. Il problema della mancanza dell’acqua o della
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sua irreperibilità è secondo Mastrojeni una concausa dei vari conflitti che stanno devastando Africa e Medio Oriente. Una concausa della nascita di fanatismi o movimenti terroristici che gestiscono traffici illeciti e provocano migrazioni. In sostanza:
L’indisponibilità di acqua per uso domestico o irriguo rappresenta, in molte parti del mondo, una delle maggiori cause di povertà e di scarso sviluppo socio-economico. Ne conseguono il mancato benessere di intere comunità, alcune malattie infettive, la bassa speranza di vita e problematiche sociali e geopolitiche non c’è servizio ecosistemico che funzioni senza il suo appropriato equilibrio idrico. La questione dell’acqua emerge quindi come strumentale all’intera questione del riequilibrio ambientale: “Senza tutelare l’equilibrio idrico a livello mondiale noi
non riusciremo a risolvere la questione ambientale e nemmeno tutte le situazioni di grande instabilità già in atto che potrebbero contagiare altre parti del mondo, anche i paesi industrializzati”. Emilio Ciarlo (responsabile relazioni esterne della neo-
Il Rapporto 2015 dell’Ispra, l’autorità di controllo del Governo
Sette milioni di italiani vivono in aree a rischio idrogeologico di PAOLO MAZZANTI
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ono oltre sette milioni, il 12 per cento della popolazione complessiva di circa 60 milioni, gli italiani residenti in aree a rischio frane e alluvioni. Di questi sette milioni, oltre un milione vive in aree mappate nei piani di assetto idrogeologico (Pai) a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (perimetrale nell’ambito della Direttiva Alluvioni). Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in EmiliaRomagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è invece a rischio l’88,3% dei comuni italiani. E’ questa l’allarmante fotografia delle fragilità idrogeologiche italiane che emerge dal Rapporto 2015 dell’Ispa (l’autorità pubblica di settore) intitolato “Dissesto
Per la prevenzione stanziati 750 milioni di cui 245 già utilizzati. A rischio anche 80 mila fabbriche, officine, negozi e circa 40 mila beni culturali Idrogeologico in Italia”. “La fotografia scattata da Ispra - ha commentato Mauro Grassi, responsabile della Stuttura di missione di Palazzo Chigi Italiasicura contro il dissesto idrogeologico - dimostra, una volta di più, che intervenire per la prevenzione di frane e alluvioni è l’unico percorso capace di ridurre il rischio che in futuro altre vittime e altri danni si aggiungano al già smisurato elenco di tragedie del nostro passato.
Il Governo ha scelto la strada della prevenzione, finanziando con oltre 750 milioni di euro i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città, dove maggiore è il numero di persone, attività economiche e beni culturali esposti al rischio di finire sommersi da un’alluvione o sepolti da una frana. Entro questa estate saranno completati lavori per circa 254 milioni”. Il Rapporto dell’Ispa censisce
7.145 Comuni a rischio frane e/o alluvioni: di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni. Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle d’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, si aggiungono Calabria, Provincia di Trento,
Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni, mentre i livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2. Pesanti anche gli impatti sul mondo delle imprese. In Italia, quasi 80.000 fabbriche, officine o sedi di imprese (circa l’1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico. I beni culturali architettonici, monumentali e archeologici potenzialmente soggetti a fe-
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nata Agenzia italiana cooperazione allo sviluppo che fa sempre riferimento al Mae) ha presentato la nuova struttura: “La cooperazione è parte integrante della politica estera del Governo e l’Agenzia è a disposizione di tutti gli attori che si vogliono coinvolgere”. Ciarlo ha poi sottolineato come non sia vero che il problema della cooperazione sia la mancanza di risorse economiche: “Oggi l’Italia investe 3,3 miliardi di euro ma entro il 2017 il premier Renzi ha dichiarato di voler raddoppiare l’apporto economico per presentarsi al prossimo G7 come quarto paese per investimento in cooperazione (oggi è il settimo, ndr)”. E per per portare contributi o semplicemente per seguire le future evoluzioni del progetto Water for the World basta rivolgersi alla Commissione Ambiente dell’Ordine Ingegneri di Milano, in particolare al team che ha progettato questo evento e che coordina il progetto: Carlo Carrettini e Stefano Mambretti. n
nomeni franosi sono invece 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata. Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento. Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato, secondo il Rapporto Ispra, a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio “Integrare e mettere a sistema tutte le conoscenze a disposizione, come viene fatto oggi con gli ultimi Rapporti elaborati da Ispra, è fondamentale - ha affermato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio alla presentazione del rapporto Ispra -. Così come determinante è che i dati non siano semplicemente resi pubblici, ma contestualizzati, semplificati e spiegati ai cittadini in una visione più complessiva di politiche di riduzione dei rischi: solo così le comunità
A colloquio con Adriano Gerbotto, presidente dell’Ordine di Cuneo
“Col rischio bisogna convivere: non si eliminerà mai del tutto” A
driano Gerbotto è il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cuneo. È titolare di un studio specializzato in impiantistica, sicurezza, prevenzione e padre di due figlie, Erica ed Elena, entrambe ingegneri. Fa parte del Consiglio dell’Ordine dal 1984 ed è presidente della Consulta delle professioni presso la Camera di Commercio di Cuneo. A lui abbiamo rivolto alcune domande relative al dissesto idrogeologico. Il dissesto idrogeologico per quanta parte è colpa dell’uo mo e per quanta della natura? “Il dissesto idrogeologico è in buona parte da attribuire all’uomo perché, se da un lato assistiamo a un’eccessiva pressione antropica, vedi il
non solo potranno meglio comprendere e seguire le attività di prevenzione strutturale e di protezione civile decise sui territori, ma potranno fornire davvero anche un attivo contributo nella mitigazione dei rischi”. Nel corso della presentazione del Rapporto Ispra, è stata presentata anche la nuova piattaforma web di #italiasicura, con una nuova grafica per il sito web italiasicura.governo.it basata sulle linee guida del Governo per i siti web della pubblica amministrazione, responsive e leggibile su tutti i più diffusi device. La piattaforma permette l’aggiornamento dei dati e della grafica della mappa d’Italia, navigabile, che unisce frane, alluvioni, emergenze, cantieri, progetti, interventi per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, il tutto completamente open data e integrato con i social network. Testimonianza diretta dell’opera di riqualificazione dell’edilizia scolastica è “Il Cantiere del Giorno”, rubrica che quotidianamente dà notizia di un intervento attivato sul territorio. Fotografie, dati del cantiere e una breve descrizione informano i cittadini su quanto si sta facendo per la scuola di quel determinato Comune. Un viaggio virtuale dal Nord al Sud Italia, che ad oggi conta circa quattrocento tappe: tanti sono i cantieri on line dei 3.766 aperti negli ultimi 24 mesi, di cui 2.435 già chiusi. Il materiale è pubblicato quotidianamente nell’apposita sezione del sito web e sulle pagine Facebook e Twitter. n
Il dissesto idrogeologico è in buona parte da attribuire all’uomo. In Italia manca una seria programmazione degli interventi e un’attenta opera di monitoraggio
caso della Liguria, dall’altro è avvenuto l’abbandono da parte dell’uomo di vaste aree, soprattutto montane e collinari, con conseguente mancanza di manutenzione da parte dei residenti. L’ambiente naturale abbandonato a sé stesso crea condizioni di instabilità aggravate dal cam-
biamento in atto delle condizioni climatiche. Come si può stabilire dove e quando intervenire? “Come in molti casi in Italia, manca una seria programmazione degli interventi dando di volta in volta ascolto a troppi “cosiddetti esperti”. Gli interventi devono essere ef-
fettuati prima di tutto a monte, cioè nelle zone collinari e montane, perché è da quelle zone che si innescano i disastri”. L’Italia è un Paese particolar mente esposto: le leggi in vi gore sono sufficienti o occor rerebbero altre norme? “L’Italia è oberata da troppe
leggi e regolamenti spesso inapplicabili, per cui, anziché continuare a sovrapporre nuove normative, sarebbe necessario sfoltire quelle in vigore con emanazione di regolamenti chiari ed applicabili senza assurdi preconcetti”. L’esempio di altri Paesi può essere d’aiuto? “Senza copiare pedestremente quanto si fa in altri Paesi, perché bisogna ricordare che ogni situazione ambientale è diversa, è bene osservare e adattare alle nostre necessità quanto realizzato al di fuori dell’Italia per cogliere il meglio di ogni situazione”. Con i rischi bisogna imparare a convivere? E come? “La mutazione evidente delle condizioni climatiche e di quelle abitative degli uomini, fa pensare che i dissesti possano ripetersi per cui è necessaria un’attenta opera di monitoraggio e di prevenzione, con la consapevolezza che con il rischio occorre convivere in quanto lo stesso può essere minimizzato ma P.S. non eliminato”. n
Su sette Regioni coinvolte quattro incasseranno quasi tutte le risorse
Al via i cantieri per contrastare il dissesto idrogeologico Palazzo Chigi rende per la prima volta noti i dati sull’andamento dei bandi e aperture cantieri di MATTEO PALO
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l 2016 sarà l’anno dei primi cantieri del piano aree metropolitane per il contrasto al dissesto idrogeologico di Palazzo Chigi. Lo dicono i dati dell’Unità di missione “Italia Sicura”: nell’anno in corso si metteranno in moto lavori per circa 400 milioni di euro. E un pezzo importante di questi (circa 250 milioni) sarà attivato già prima dell’estate. Tra questi compaiono anche alcuni interventi localizzati a Milano, sul Seveso e il Lambro. Anche se c’è una cattiva notizia: guardando al programma da 800 milioni, c’è una quota importante di opere che non partirà prima del 2017 inoltrato. E una parte che resterà ferma anche più a lungo. Il piano in questione è il più importante programma nazionale messo in campo dal Governo Renzi per la messa in sicurezza del territorio. In un’ottica di contenimento del rischio nelle aree più popolose, Palazzo Chigi ha scelto di finanziare un pacchetto di opere considerate prioritarie nelle aree metropolitane del paese. Ne è ve-
nuto fuori un elenco di 33 interventi, da sostenere con 654 milioni di euro di risorse statali e circa 150 milioni di euro di cofinanziamento regionale, per poco più di 800 milioni complessivi. L’iter che sta
quelle che incasseranno quasi tutte le risorse: Liguria (315 milioni), Lombardia (145 milioni), Veneto (109 milioni) e Toscana (104 milioni). Il valore medio delle opere è di oltre 24 milioni di euro. Fatto
In un’ottica di contenimento del rischio nelle aree più popolose, Palazzo Chigi ha scelto di finanziare un pacchetto di opere nelle aree metropolitane del paese. 33 interventi, da sostenere con 654 milioni di euro dallo Stato e circa 150 milioni di euro di cofinanziamento regionale portando ai cantieri in queste settimane è stato lunghissimo. È servita prima una delibera del Cipe, poi la pubblicazione di un Dpcm e, infine, la sottoscrizione di una serie di accordi di programma con le Regioni. Dopo oltre un anno, il piano è stato licenziato lo scorso novembre. Le Regioni coinvolte sono complessivamente sette: Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Abruzzo. Sono, però, quattro
questo quadro generale, Palazzo Chigi rende per la prima volta noti i dati sull’andamento dei bandi e sulle successive aperture di cantieri. Entro questa estate saranno avviati lavori per circa 254 milioni. Alcuni interventi sono già in corso. Si tratta di quelli sul Fereggiano a Genova (45 milioni) e sul Seveso a Milano (30 milioni). Oltre a questi, si prevede già a partire dal mese di marzo l’intervento sul litorale di Cesenatico
(21 milioni) e quello sul Lambro a Milano (6,5 milioni) e a seguire ancora sul Bisagno a Genova (95 milioni), su alcuni lotti del Lusore a Venezia (10 milioni) e dell’Astico per Vicenza (31,3 milioni). E infine su alcuni, più piccoli, interventi nell’area di Carrara e Pisa (3,6 milioni). Entro la fine dell’anno, l’obiettivo è di arrivare intorno a quota 400 milioni di euro, circa metà della spesa complessiva. Per poi coprire una quota dell’8090% entro la metà del 2017. Bisogna precisare che, una volta aperti i cantieri, per il completamento delle opere bisognerà aspettare diversi anni: il cronoprogramma prevede di andare avanti almeno fino al 2021. La cattiva notizia, comunque, è che una parte dei lavori non partirà nemmeno per la metà dell’anno prossimo. Nonostante gli sforzi del Governo, resta viva la questione della lentezza nel completare i progetti delle opere da mandare in gara. Sul punto l’Unità di missione ha in preparazione un fondo apposito, dal valore di 100 milioni di euro, dedicato a finanziare la realizzazione degli elaborati. Salvo sorprese, partirà nei prossimi mesi, seguendo un ordine di priorità simile a quello già utilizzato per il piano aree metropolitane. n
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INCHIESTA
Fattore Acqua
Costi, tempi, disagi e nessun beneficio. Intervista a Beatrice Majone, ingegnere, esperta di idraulica
Perché a Milano i Navigli non riapriranno
Intorno al 1930 si cominciò a chiudere i corsi d’acqua a Milano, e furono tombati anche il Seveso, il Lambro e l’Olona. Il sistema è compesso, costruito sulle connessioni tra corsi naturali e canali artificiali. Si tratta di un sistema idrografico non pulito, che riceve contributi da tutto il tessuto industriale di Milano e
del Nord della provincia. Va considerato che dell’acqua sporca veicolata in vari corsi, finirebbe in città. E questo è un serio problema che dovrebbe essere adeguatamente gestito”. Perchè furono chiusi i Navigli in città, negli anni Trenta? “Soprattutto per problemi
igienico-sanitari e di viabilità. Quando i Navigli derivati dalla Martesana – 7,5 chilometri da Gioia fino alla Conca – furono chiusi e interrati. Accanto alla sede del Naviglio fu posta la fognatora principale, con un cunicolo tecnologico per i sottoservizi. Negli anni Settanta, però, all’aumentare dell’intensità e del peso del traffico veicolare, ci furono numerosi casi di cedimenti e di voragini. Fu un problema serio. Il Comune incaricò una commissione e si finì per riempire tutto. Oggi la Cerchia interna è un ex alveo, riempito e coperto”. Come si presenta questo sot tosuolo? “Si tratta di materiale vario, compattato, sul quale è stato colato un tappo di calcestruzzo”.
Trenta milioni di euro per sanare il Seveso secondo i dati del Governo
Le vasche di laminazione potrebbero limitare le esondazioni e riqualificare l’ambiente dazione del Seveso (quartieri di Niguarda e Isola). Dopo anni di discussioni, opere progettate e realizzate con tempistiche talmente lunghe da rendere anacronistico e poco efficace il progetto stesso (canale scolmatore di nord ovest 1954 - 1980), si è arrivati alla scelta delle “vasche di laminazione”. In sostanza si prevede la realizzazione in 5 aree libere dislocate lungo il corso del fiume e identificate come idonee, di altrettanti bacini artificiali scavati allo scopo di costituire aree di espansione in grado di ricevere e far decantare le acque di piena del fiume. Tralasciando le vasche in progetto, ubicate nei comuni a nord del capoluogo, (Lentate sul Seveso, Varedo, Paderno Dugnano e Senago) ci soffermiamo, esclusivamente, sulla vasca da realizzarsi nel territorio di competenza del Comune di Milano all’interno del Parco Nord. L’area del Parco nella quale è prevista lo scavo della vasca (vedi mappa) è collocata ad est del cimitero di Bruzzano nei pressi del confine con il comune di Bresso. La scelta del sito è finalizzata alla riduzione della portata del fiume prima dell’immissione nel tratto tombinato di attraversamento di Milano
Vi aF ina nz ier i via Moro
Parco Nord Milano
d’ Ita lia
Area di intervento
Vasca di laminazione di Milano
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l fiume Seveso con le sue periodiche esondazioni costituisce ormai da decenni una criticità ancora da risolvere per il settore nord della città di Milano. Le esondazioni generano, per i residenti, problemi di ordine pratico di viabilità e di allagamento di box e scantinati e, per tutti gli altri, politici, tecnici e cittadini, durante i periodi di assenza di eventi alluvionali, discussioni e contrasti sulle scelte e sulle modalità di realizzazione del sistema da adottare per risolvere la situazione. La situazione in cui versa il Seveso è il frutto dell’espansione territoriale dei comuni disposti lungo l’asta fluviale a nord di Milano. La forte urbanizzazione è avvenuta in maniera frammentaria, seguendo più l’esigenza del momento che non una programmazione finalizzata ad una espansione sostenibile che seguisse una visione d’insieme razionale e che tenesse in debito conto gli aspetti ambientali. Si è assistito così in pochi anni alla riduzione dello spazio a disposizione del corso d’acqua con l’eliminazione delle aree libere di espansione, vincolando il fiume a scorrere quasi totalmente all’interno di un alveo a sezione obbligata. Tale condizione ha reso di fatto impossibile la dispersione delle acque di piena lungo il corso del fiume e ha trasferito il problema a valle direttamente sulla città di Milano. La mappa evidenzia l’area milanese soggetta all’eson-
seggeri e merci, e rappresentano un sistema unico in Europa, che ha fatto la storia della città. L’idea originaria era quella di portare acqua ai campi per lo sviluppo dell’economia agricola. Il disegno fu potenziato nei secoli, e grazie al Canale Villoresi, aperto nel 1890, l’acqua arrivò a tutta la pianura padana.
H Ospedale Niguarda
Vi ale Fu lvi o
di VINCENZO GIOVINE
Non è del tutto corretto parlare di ‘riaprire’ i Navigli: perchè ormai non esistono più. I vecchi alvei sono stati completamente riempiti, si tratterebbe di scavare e costruire un nuovo sistema
Area soggetta a esondazione
Viale Mar che
Seveso Non iterrato Iterrato
Vi ale Za ra
eriodicamente, torna l’idea di riaprire i Navigli a Milano. Qualche anno fa una commissione di esperti, su incarico del Comune, ha realizzato uno studio ponderoso. Nel 2011, in occasione di un referendum, circa 400mila milanesi si sono espressi a favore della riapertura di quelle vie d’acqua, forse nella convinzione di poter recuperare un’immagine nostalgica e pittoresca della città. Uno studio di fattibilità stimò i costi in oltre 400 milioni di euro. Ora, il candidato sindaco Giuseppe Sala ha rifatto sua la proposta durante la campagna per le primarie sostenendo che “non è un’utopia”. Ma molti si chiedono: ha senso sventrare la città per ridarle dei corsi d’acqua or-
Via Do na te lli
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mai archiviati dalla storia? Oltre che una struttura di costi, è prevedibile, nel caso, un elenco di benefici? Abbiamo posto il tema a Beatrice Majone, ingegnere, esperta in idraulica e vicepresidente dell’Associazione idrotecnica italiana, fondata nel 1923. “Innanzitutto – precisa Beatrice Majone – non è del tutto corretto parlare di ‘riaprire’ i Navigli: perchè ormai non esistono, l’acqua della Martesana non entra più a Milano e non scorre più sotto la Cerchia. I vecchi alvei sono stati completamente riempiti, si tratterebbe di scavare e costruire ex novo un sistema che non c’è più. Credo che la maggioranza dei milanesi questo non lo sappia”. “I Navigli - spiega - risalgono all’XI secolo, nacquero sull’esigenza di trasportare pas-
Via Va las sin a
di PAOLO STEFANATO
Viale Lunig iana
mentre il volume dell’invaso è stato stimato per contenere circa 250.000 m3 di acqua. La presenza di un lago artificiale all’interno del Parco si prefigurerebbe come un’opera di riqualificazione ambientale dell’area, oggi fortemente degradata, con un ecosistema adatto alla nidificazione degli uccelli. Anche la realizzazione di tale vasca, come anche le altre esterne alla città di Milano, è avversata da comitati di cittadini, istituzioni ecc con motivazioni di carattere ambientale, tecnico e sanitario. Comunque, per dare un contributo ed offrire uno spunto di riflessione credo sia doveroso evidenziare alcuni aspetti. Innanzitutto va sottolineato che la condizione a cui si è arrivati non permette soluzioni alternative alle vasche di laminazione. Nessuno vuole le vasche sul proprio territorio ma la situazione di Milano senza queste opere non è risolvibile. Al progetto a livello generale sono state mosse critiche in merito al dimensionamento delle vasche considerate a seconda dei casi troppo grandi e impattanti come nel caso di Senago o troppo piccole e ininfluenti come quella del Parco Nord. Probabilmente senza adden-
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Quindi per riaprire i Navigli si dovrebbe scavare e smaltire tutto il materiale. “Appunto. Credo che questo non sia chiaro a tutti. Non so se siano stati effettuati dei carotaggi adeguati. Non è detto nemmeno che nei vari tratti i materiali siano gli stessi”. Riaprire i Navigli provoche rebbe nuovi problemi per la viabilità. “Se c’è un corso d’acqua, ci devono essere dei ponti per attraversarlo. Un ponte in città è funzionale se a raso, perchè una salita e una discesa provocherebbero dei rallentamenti al traffico. Ma se si dovesse prevedere il passaggio di battelli, specialmente a scopo turistico, si dovrebbe scavare più in basso. Ne conseguirebbe che dalla barca si vedrebbero più che altro degli alti muri di sponda. Sul Naviglio grande ci sono ponti alti, come si vede, perchè passavano imbarcazioni di una certa dimensione. Non è immaginabile che ponti simili possano esserci in zone centrali come Fatebenefratelli o San Marco?” trarci in considerazioni e analisi troppo dettagliate una soluzione con spazi di espansione minori per estensione ma più numerosi dislocati lungo l’intero corso del fiume sarebbe risultata una soluzione sicuramente più equa e meno penalizzante di quella con 4/5 vasche di grossa volumetria realizzate solo in pochi comuni. L’area del Parco Nord costituisce, tuttavia, l’unico contributo possibile in termini di aree allagabili lungo il corso del Seveso che la città di Milano possa offrire per contribuire a mitigare il rischio nei quartieri soggetti agli allagamenti. Anche le critiche
Il materiale sottostante po trebbe risultare contaminato? “Ci sono buone probabilità, e le bonifiche sono un altro tema da mettere in conto”. Andrebbero riorganizzati i sottoservizi. “Sì, e tra gas, acqua, fibre ottiche, telefonia, c’è una grande quantità di linee da gestire”. Sarebbe un cantiere complesso. “Soldi, tempi, disagi. La cantierizzazione avrebbe un impatto pazzesco su Milano. Se anche i soldi fossero immediatamente disponibili, e non sono pochi, occorrerebbero almeno 5-6 anni. L’aspetto legato ai disagi per il traffico è stato studiato da Giorgio Goggi, ex assessore ai trasporti”. Il suo responso? “Gli scompensi per la circolazione sarebbero enormi. Poi non ci sono solo le conseguenze sul traffico. Pensi a quelle sui negozi, e gli indennizzi che andrebbero pagati. E poi l’eperienza insegna che certi cantieri si sa quando copiù radicale e definitiva con la realizzazione dei sistemi di depurazione delle acque già previsti nel progetto generale preventivamente o contestualmente con la realizzazione delle vasche. Inoltre se il problema della qualità delle acque è così evidente e datato occorre evidenziare come la causa vada ricercata nella carenza di controllo da parte degli Enti preposti sulla conformità degli scarichi e sulla qualità delle acque di scarico rilasciate dai fabbricati industriali dislocati lungo il corso del fiume. Per quanto riguarda infine l’utilità della vasca del Parco Nord caratterizzata da di-
La scelta del sito per la vasca di laminazione di Milano è finalizzata alla riduzione della portata del fiume prima dell’immissione nel tratto tombinato di attraversamento della città mentre il volume dell’invaso è stato stimato per contenere circa 250.000 m3 di acqua legate alla qualità scadente delle acque del Seveso che potrebbero andare a danneggiare una zona a verde come il parco e creare problemi di cattivi odori per le acque stagnanti con potenziali casi di rischio sanitario per gli abitanti residenti nei pressi della vasca può e deve trovare una soluzione. Innanzitutto non solo curando la manutenzione dell’area del bacino artificiale ma agendo in maniera
mensioni ridotte rispetto alle altre vasche, è possibile ritenere che la sua piena efficienza sia strettamente connessa con i tempi di esecuzione dei lavori di realizzazione dell’intero progetto. Eventuali tempi lunghi e distanziati di entrata in funzione delle diverse opere potrebbero comportare un aggravio per l’opera più piccola con una riduzione di efficacia della stessa. n
Nel 2011, in occasione di un referendum, circa 400 mila milanesi si sono espressi a favore della riapertura di quelle vie d’acqua, forse nella convinzione di poter recuperare un’immagine nostalgica e pittoresca della città. Uno studio di fattibilità stimò i costi in oltre 400 milioni di euro minciano, ma non quando finiscono. Per il Passante ci
abbiamo messo vent’anni. Per non parlare dei parcheggi”.
Lei vede dei benefici in quest’opera? “Potrebbe forse esserci una valorizzazione turistica per il centro di Milano. Questioni legate allo sfruttamento energetico, alla geotermia, mi sembrano invece tutte da dimostrare”. Poi ci sono i problemi legati all’acqua... “Per rendere i Navigli navigabili l’acqua di piena in arrivo dalla Martesana andrebbe regolata. La Martesana non è navigabile e ha un notevole dislivello rispetto al re-
sto. Sarebbe poi costosissimo mantenerli, dragare il fondo regolarmente: sarebbe un nuovo costo di manutenzione della città. Occorrerebbero monitoraggi idrometereologici per capire quanta acqua arriva e quando. Andrebbe previsto un sistema di chiuse a monte...”. In conclusione, secondo lei si riapriranno i Navigli in città? “Milano ha altre priorità, a cominciare dall’inquinamento atmosferico. E’ meglio che la città si concentri sulle vere esigenze”. n
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3 1.500 circa 10 12 6 80 30 30 14.500 m2 2,30 m 16.000 m3 10.000 t 10.000 m2 500 kW
piani posti auto e moto ascensori gruppi scale accessi in entrata e uscita telecamere per videosorveglianza casse automatiche biglietterie automatiche ferroviarie superficie utile per piano altezza utile di calcestruzzo di acciaio pannelli fotovoltaici potenza dall’impianto fotovoltaico
foto: romatermini.com
foto: romatermini.com
IL PARCHEGGIO IN NUMERI
Roma vuole diventare un modello di riferimento europeo per il confort del viaggiatore
Una nuova “galleria dei servizi” sopra i binari di Stazione Termini Previsto anche un parcheggio per 1.400 automobili. Investimento complessivo di 125 milioni da parte di Grandi Stazioni. Soluzioni ingegneristiche innovative. Il sopralluogo del ministro Delrio di PAOLO MAZZANTI
5.200 m
dedicati ai servizi ferroviari, al ristoro e ai dehors
600
sedute in un contesto di assoluto confort
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ascensori panoramici
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due nuovi gruppi di scale mobili
foto: romatermini.com
opra i binari di testa della Stazione Termini sta sorgendo una galleria di negozi e servizi per i viaggiatori e parcheggi per 1.400 automobili. La nuova “Piastra servizi” sarà inaugurata a giugno ed è stata recentemente visitata dal ministro per le Infrastrutture e trasporti Graziano Delrio. Nei circa 6.500 metri quadrati complessivi, sono già funzionanti scale mobili, ascensore, display informativi, illuminazione e toilette; Al termine dei lavori, 5.200 m2 dedicati ai servizi ferroviari, al ristoro e ai dehors si andranno ad aggiungere ai 30 mila m2 di servizi e spazi commerciali già presenti a Roma Termini. Affacciata sui binari, l’intera area sarà climatizzata e le zone attrezzate con i punti di ristoro e servizi avranno la peculiarità di essere “aperti alla luce naturale” come in un open space aeroportuale, il tutto in un contesto confortevole e totalmente integrato con i flussi di passaggio dei viaggiatori. La nuova Piastra servizi restituirà la bellezza e la spazialità originari alla galleria centrale della stazione che verrà liberata da tutti gli ingombri: dall’area di cantiere e dai chioschi commerciali che si trasferiranno “al piano superiore”. “Grazie a questi interventi ha dichiarato Paolo Gallo amministratore delegato di Grandi Stazioni - la stazione Termini sarà ancora più ricca di servizi e riconfermerà il suo ruolo di modello di riferimento per funzionalità ed eleganza tra le stazioni europee”. “Sviluppare a Roma Termini nuovi servizi per i viaggiatori è fondamentale per il ruolo che la stazione riveste sia per il trasporto pubblico locale sia per i treni a media e lunga percorrenza - ha sottolineato Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Fer-
foto: FS italiane
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roviaria Italiana - L’obiettivo è quello di realizzare una struttura più funzionale per i viaggiatori e per chi frequenta abitualmente la stazione”. “Questa struttura – ha detto il ministro Delrio – è un esempio del tipo di investimenti che dobbiamo realizzare per migliorare la vita dei cittadini e dei turisti con spazi confortevoli e sicuri. Con l’istituzione dei varchi controllati verso i binari, dove ora possono accedere solo i viaggiatori muniti di biglietto, la piaga dei reati si è per esempio ridotta del 30%. E posso assicurarvi che c’è grande interesse degli investitori per entrare in Grandi Stazioni”. Proprio a metà marzo gli azionisti di Grandi Stazioni (Ferrovie dello Stato Italiane
ed Eurostazioni, che raggruppa soci privati come Benetton, Caltagirone e Pirelli) hanno definito la short list dei gruppi selezionati per accedere alla seconda fase del processo di cessione della società che oltre a Termini gestisce anche Milano Centrale, Torino Porta Nuova, Gevona Brignole e Piazza Principe, Venezia Mestre e Santa Lucia, Verona Porta Nuova, Bologna Centrale, Firenze Sante Maria Novella, Roma Tiburtina, Napoli, Palermo e Bari Centrale. Sette gruppi sono stati invitati alla fase della “due diligence”: la cordata Deutsche Asset Management, il fondo pubblico danese Atp, e Poste Vita che avrebbe offerto 850 milioni; il fondo americano Lone Star
GRAZIANO DELRIO: Questa struttura è un esempio del tipo di investimenti che dobbiamo realizzare per migliorare la vita dei cittadini e dei turisti, con spazi confortevoli e sicuri (750 milioni); il fondo Antin Infrastructure, la francese Icamap e BG Asset Management del Gruppo Borletti (730 milioni); la cordata del gruppo francese Altaraea, Apg e Predica-gruppo Credit Agricole (700 milioni); il fondo Terra Firma (680 milioni); il fondo Pamplona (650 milioni) e il fondo BC Partners (650 milioni). A maggio si dovrebbe conoscere il vincitore. Nel 2015 di Grandi Stazioni ha avuto ricavi per 231 milioni di euro, con un incremento di oltre 21 milioni (+10 %) rispetto al 2014, trainati dagli affitti dei negozi, e con un utile netto di 23 milioni, in rialzo del 16% rispetto al 2014.Tornando a Termini, quello della Piastra servizi è un cantiere estrema-
mente complesso, di grandi dimensioni e posizionato nell’area più affollata della stazione dove transitano quotidianamente quali 500 mila persone: una vera e propria sfida ingegneristica affidata a progettisti tutti italiani. L’opera, pur realizzata al di sopra della stazione esistente, ha infatti fondazioni proprie, una specie di enorme scatola di acciaio isolata, anche sismicamente, dal complesso storico. Le lavorazioni sono svolte in uno spazio ridotto e senza alcuna interruzione dell’esercizio ferroviario. Tutti i materiali, dalle travi in acciaio ai materiali di risulta degli scavi, vengono trasportati di notte - a stazione chiusa attraverso uno speciale treno di cantiere che circola sui bi-
nari. Grandi Stazioni sta anche realizzando anche un parcheggio sopra i binari di circa 1.400 posti. L’investimento economico complessivo per la realizzazione della piastra servizi e del parcheggio è di 125 milioni di euro, finanziato da fondi pubblici e da Grandi Stazioni. Il cantiere interessa la parte nevralgica della stazione: la testata binari. Qui è concentrato il traffico ferroviario, di passeggeri e di servizio. I servizi dedicati al viaggiatore sono distribuiti longitudinalmente lungo un percorso articolato su cui si sviluppano gli spazi che si affacciano sui binari; nella nuova piastra sarà disponibile per i passeggeri un’area di attesa attrezzata in un contesto di assoluto confort, anche grazie alla climatizzazione, con soluzioni di design innovative, con punti di ristoro e servizio totalmente integrati nei flussi di passaggio e aperti alla luce naturale. Quattro nuovi ascensori panoramici - che collegheranno i tre piani di stazione (Forum e linee della metropolitana, piano binari e nuova piastra) - due nuovi gruppi di scale mobili e altrettante fisse, garantiranno la totale accessibilità al nuovo spazio che sarà dotato di un sistema di videosorveglianza collegato alla Control Room e di un impianto di diffusione sonora e di informazione al pubblico. Al termine dei lavori la storica Galleria Centrale (cosiddetta galleria gommata), che unisce Via Giolitti a Via Marsala, si presenterà libera da occupazioni preesistenti e di cantiere, consentendo così il recupero e il ripristino dei volumi e delle architetture originali. La nuova struttura, staticamente autonoma rispetto all’edificio di stazione esistente grazie a isolatori sismici che la sosterranno, ha finiture di livello arricchite da materiali leggeri e trasparenti. n
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Protocollo d’intesa tra Governo, Regione Veneto e Provincia di Bolzano
Sarà l’Orient Express delle Alpi Rinasce il treno delle Dolomiti Saranno necessari 1,2 miliardi e cinque anni di lavori per arrivare puntuali ai Mondiali di sci del 2021. La ferrovia, che collegherà Dobbiaco e Calalzo è stata in funzione dal 1921 al 1964
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otrebbe diventare l’Orient Express delle Dolomiti e rivaleggiare con il “trenino rosso” delle Ferrovie Retiche svizzere che collega Saint Moritz e Zermatt tra cime innevate e strapiombi mozzafiato. È un progetto storico il ripristino della ferrovia tra la Val Pusteria e il Cadore, per riportare il treno a Cortina d’Ampezzo, la Perla delle Dolomiti - La ferrovia potrebbe rivedere la luce fra cinque anni, in tempo per i Mondiali di sci del 2021 che si terranno a Cortina, con un investimento di 1,2 miliardi finanziato in parte dalla Banca europea degli investimenti. Il protocollo d’intesa per la realizzazione dell’opera è stato siglato il 13
febbraio scorso a Cortina tra il ministro delle Infrastrutture e trasporti Graziano Delrio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher alla presenza del sindaco di Cortina Andrea Franceschi. Erano le 18:20 del 17 maggio 1964 quando partì l’ultimo treno della Ferrovia delle Dolomiti a scartamento ridotto che dal 1921, per 43 anni, aveva collegato Dobbiaco e Calalzo. Ma alla fine degli Anni Cinquanta, con l’aumento della motorizzazione privata, iniziò il declino a causa del calo del traffico, delle ri-
duzioni di personale e della mancanza di fondi che limitarono la manutenzione e gli investimenti. Anche a causa della carente manutenzio-
vettura si rovesciò. Il bilancio fu di 2 morti e 27 feriti. L’incidente di Acquabona fu il colpo di grazia per la ferrovia, che in tanti anni non aveva
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ESTERI
Ingegneria italiana per l’alta velocità in Iran Chiuso l’accordo Il sistema ferroviario italiano partner per lo sviluppo della rete ferroviaria, il ministro Graziano Delrio e il suo omologo iraniano Abbas Akhoudi hanno siglato il protocollo d’intesa. La revoca delle sanzioni internazionali che dagli anni ’70 vietavano al Paese gli acquisti di beni e servizi occidentali oggi diventa una op portunità per l’Italia, in particolare per rinnovare la loro antiquata infrastruttura ferroviaria. L’ingegneria italiana è in prima linea bat tendo sul filo di lana inglesi e francesi; una maxi commessa che po trebbe valere sino a 5 milardi di euro e lavori sino al 2025. A Italferr il progetto della linea alta velocità TeheranQomIsfahan e la elettrificazione della TeheranMashhad, a Italcertifer la progetta zione preliminare del Test Center delle ferrovie iraniane oltre ad essere già considerata preferred bidder per l’appalto della metropo litana di Mashhad.
Aperta a Ground Zero la nuova stazione di Calatrava Polemiche per i costi: 4 miliardi per 35 mila pendolari al giorno È stato inaugurato a New York tra molte polemiche un nuovo gioiello architettonico nato sulle rovine delle Torri Gemelle del World Trade Center: la nuova stazione della metropolitana, progettata dall’archistar Santiago Ca latrava, che assomiglia a un grande uccello d’acciaio che dispiega le ali sopra il memoriale delle vittime dell’11 settembre 2001. “È anche migliore di come lo immaginavo – ha detto entusiasta Calatrava La luce di New York è magica, trasforma ogni cosa: la stazione è più bella di quanto sperassi”. I costi però sono stati faraonici e la consegna dell’opera è avvenuta in ritardo: doveva costare 1,4 miliardi di dollari, ma il prezzo è lievitato fino a 4 miliardi; doveva essere pronta nel 2009 ma è stata inaugurata solo a fine febbraio scorso. La stazioneuccello di Calatrava è uno dei simboli di rinascita dell’area colpita dai terroristi di al Qaeda. Ma per coprire i costi, l’Autorità Portuale di New York, proprietaria dell’opera, è stata costretta ad effettuare drastici tagli sui progetti di ristrutturazione delle linee della metropolitana newyorkese. n
Lo studio di fattibilità prevede una ferrovia a scartamento ordinario che utilizzerà 32 chilometri del vecchio sedime ferroviario e una nuova tratta di 18 chilometri sotto le spettacolari Tre Cime di Lavaredo
ne, l’11 marzo 1960 ci fu un grave incidente: ad Acquabona un treno passeggeri, per la rottura di una boccola del bagagliaio, uscì dai binari e una
mai lamentato incidenti, e che da tre anni era già stata affiancata da un servizio di autobus. Da allora, dove passavano i trenini delle Dolomiti, sfrec-
La stazione di S. Vito nell'inverno del 1951
ciano gli sciatori di fondo d’inverno e i cicloturisti d’estate. La nuova ferrovia sarà un moderno servizio di trasporto locale interregionale. Lo studio di fattibilità prevede una ferrovia a scartamento ordinario di una settantina di chilometri, che utilizzerà 32 chilometri del vecchio sedime ferroviario, poi si prevede una nuova tratta di 18 chilometri, che passerà da Auronzo e quindi sotto le spettacolari Tre Cime di Lavaredo, che costerebbe dai 500 ai 700 milioni. Da Cortina a Dobbiaco si utilizzerebbe ancora il vecchio tracciato, per altri 28 chilometri, per un costo da 500 milioni. I treni dovrebbero avere una velocità minima di percorrenza attor-
no agli 80-90 chilometri orari e una velocità massima di circa 100 chilometri orari, raggi di curvatura di 300-400 metri e pendenze con un massimo del 35 per mille, secondo i parametri internazionali. Il tempo di percorrenza dovrebbe oscillare tra i 45 e i 60 minuti. “Il progetto è ambizioso ma realistico – ha detto il sindaco Franceschi durante la cerimonia della firma del protocollo d’intesa - con un enorme potenziale per lo sviluppo delle Dolomiti e la valorizzazione di quest’area, patrimonio mondiale Unesco. Ora possiamo guardare al futuro, con la prospettiva del collegamento transfrontaliero con la SvizP.M. zera”. n
14 LOGISTICA E MOBILITÀ lla fine dello scorso anno si è completato, dopo 14 mesi di lavori, un progetto incredibile che è stato Rinascimento. Fincantieri ha tagliato e allungato quattro grandi navi da crociera della compagnia Msc, che poi hanno ripreso il largo più accoglienti e più capienti. Ciascuno di quei colossali transatlantici è stato tagliato verticalmente in due pezzi, come uno strudel; le due parti sono state staccate e lì in mezzo è stata inserita e saldata una fetta nuova di zecca per allungare lo scafo. Un’operazione così elementare per un manufatto tanto grande e complesso sembra a prima vista impossibile, un’azione da Gulliver, surreale come spostare la tour Eiffel o l’Empire State building. Eppure, l’ingegneria, la progettazione, la logistica, l’organizzazione, le tecniche costruttive hanno reso una materia antica come la cantieristica tanto evoluta da permettere quello che all’apparenza è un miracolo. In Europa ci sono solo due cantieri in grado di farlo al massimo livello: uno è in Germania, l’altro è in Italia e porta il marchio di Fincantieri. A Palermo, si è materializzato – fra settembre 2014 e novembre 2015 – il progetto Rinascimento. Nel ruolo di committente Msc crociere, la “multinazionale familiare” di proprietà della famiglia Aponte, con sede in Svizzera, navi panamensi, organizzazione italiana, cuore napoletano e porti in 46 Paesi. Quattro navi gemelle della flotta costruite nei cantieri di Saint Nazare, presso Nantes, in Francia, tra il 2003 e il 2005 - sono state allungate dai 251 metri precedenti a 275, con l’aggiunta di un troncone lungo 24 metri contenente 193 nuove cabine per la clientela più ulteriori 59 per l’equipaggio; l’altezza è rimasta di 35 metri, cioè 12 ponti, la stazza è passata da 60 mila a 65mila tonnellate, la capacità di carico è cresciuta da 2.200 passeggeri a 2.680. L’intervento ha una notevole razionalità economica: l’incremento complessivo equivale a una nuova nave di circa 800 cabine, ma questa sarebbe costata molto di più dei 200 milioni del “taglia-eincolla” e avrebbe comportato un tempo di lavoro di almeno due anni, mentre il progetto Rinascimento è stato comple-
Come tagliare e allungare una nave da crociera
By courtesy of FINCANTIERI S.p.A. - All rights reserved
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L'intervento di Fincantieri sui transatlantici di Msc
tato nell’arco di 14 mesi, con un fermo per ciascuna nave di 11 settimane soltanto. Le navi da più di vent’anni vengono costruite a moduli e il loro allungamento è un’operazione quasi di routine. Questi lavori vengono realizzati su mercantili o navi cisterna, che sono molto più semplici, perché gli scafi sono praticamente vuoti. Nell’ambito cargo, in Corea esistono officine specializzate nella costruzione dei soli tronconi da aggiungere, fatti in serie. Ma un intervento come quello di Fincantieri, nell’arco di soli 14 mesi complessivi, nessuno lo aveva fatto prima. L’aspetto più importante riguarda la robustezza e la sicurezza delle strutture: poiché 251 metri e 275 non sono esattamente la stessa cosa, i calcoli sono stati rivolti a irrobustire lo scheletro principale dello scafo, là dove il carico sforza di più, in modo che tutto poi risultasse irrobustito; a sua volta, il troncone di allungamento, costruito a parte, alle sue estremità deve raccordarsi con la due parti della nave, in termini strutturali e funzionali. L’aspetto strutturale domina la progettazione di questi interventi soprattutto nelle navi passeg-
geri, il cui scheletro è più delicato in virtù della forma e degli spessori delle lamiere, che non devono essere troppo elevati per non aggravare il peso complessivo. Poi c’è l’aspetto impiantistico: una nave è fatta di impianti che corrono da prua a poppa, chilometri di cavi, fili, tubi di ogni tipo, al servizio dell’elettricità, dell’idraulica, dei servizi, della
tutto nella pulizia della linea di taglio, dove le superfici sono state riportate al ferro: all’interno quindi via pannelli, sale, cabine, fino allo scafo al vivo, con tutto il suo fascino metallurgico; all’esterno vernici scrostate e metallo denudato. Disegnata la linea verticale per fare il taglio dritto, si è passati alla fiamma, come in una carrozzeria; sulle
propulsione: sono arterie, vene, capillari, irradiazioni nervose, che permettono alla nave di vivere in tutta la sua fiera opulenza, con le dimensioni di un falansterio ma dando ai passeggeri lo sfarzo e il comfort di un grand hotel. All’inizio delle 11 settimane di lavori, ciascuna nave è stata sottoposta alle attività propedeutiche, consistenti soprat-
fiancate, che sono regolari, i cannelli sono stati montati su robot e hanno agito guidati a distanza, ma negli interni il lavoro umano. Il perchè è interessante: come spiegano gli uomini di cantiere, durante la sua vita una nave accumula tensioni invisibili, perché è un involucro elastico, non statico. Queste tensioni, quasi in un gioco d’ingegneria natu-
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di PAOLO STEFANATO
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rale, bilanciano i loro sforzi dando un equilibrio alla struttura che va oltre i numeri, i computer, i progetti: è un po’ come se la nave assorbisse il moto del mare e le sue misteriose dinamiche adattandosi alle esigenze della navigazione. Separando le lamiere con un taglio da un centimetro, questi equilibri si interrompono e le tensioni possono deformare la struttura. Nelle fasi di taglio e di saldatura ingegneri e carpentieri devono tenerne conto perchè lo scafo non deve alterarsi. Ciascuna nave è stata appoggiata su blocchi di cemento e legno per farle scaricare il peso su elementi portanti che, tenendola sollevata, hanno consentito a uomini e mezzi di passarci sotto; l’appoggio di poppa è fisso, quello di prua siede su elementi mobili: una volta completato il taglio, la sezione anteriore, che pesa 14mila tonnellate, è stata spostata in avanti di circa trenta metri, creando lo spazio per inserire il troncone nuovo. Quest’ultimo è arrivato trasportato da carrelli multiruota, che permettono di muoverlo avanti, indietro e in verticale, com’è necessario per l’aggiustamento della posizione esatta che tiene conto del-
Il Comune di Porto Venere la trasformerà in meta turistica
Diventerà la “Capri del Nord” l’isola di Palmaria ceduta dalla Marina Potrebbe diventare la Capri del Nord Italia: l’isola di Pal maria, nel golfo di La Spezia, da area militare protetta e inavvicinabile, diventerà meta internazionale del turismo green. Lo storico accordo della cessione di Palmaria, con una cinquantina di immobili e terreni di proprietà della Marina Militare, al Comune di Porto è stato firmato dal Presidente della Regione Liguria Toti, dal capo di Stato Maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, dal direttore
dell’Agenzia del Demanio, Ernesto Alemanno e dal sin daco di Porto Venere, Matteo Cozzani. “La restituzione all’autorità civile di un pezzo tra i più belli del nostro Paese e dell’intero Mediterraneo ha sottolineato Toti è un bel momento di collaborazione tra istituzioni. Di mostra che le forze armate ben comprendono il loro ruolo in questo Paese che si deve modernizzare e ora tocca all’autorità civile fare di tutto per valorizzare questo
gioiello. Sulla Palmaria non verrà costruito un centimetro quadrato in più rispetto all’esistente, ma verrà valorizzato tutto quello che già c’è per farne un’oasi di sviluppo e benessere per tutte le popolazioni di questa regione e per le persone che vorranno visitare l’isola”. Tra i beni
le altezze dei ponti e dello spessore delle lamiere (18-20 millimetri). Prima si è saldato il troncone alla poppa, poi la prua è stata fatta tornare indietro, e via con la seconda sutura. Anche nella saldatura vanno assecondate le tensioni della struttura: gli esperti dicono che la nave “non deve accorgersi” che qualcuno le sta mettendo le mani addosso. L’esperienza è fondamentale e solo i tecnici esperti conoscono l’anima delle lamiere. In questa fase vengono coinvolti gli operai più anziani, quelli che con le navi hanno passato la vita: e proprio la necessità di questo patrimonio umano fa sì che molti cantieri non siano in grado di svolgere lavori come questo. Palermo sì. Sulle fiancate, anche la saldatura è opera dei robot: ma sui ponti interni no, è tutto fatto a mano. Tale è l’importanza dei saldatori, che per questi interventi devono essere in possesso di una certificazione rilasciata da un ente terzo internazionale. Il troncone, una volta unito, al suo interno è già arredato fin dove è possibile: le cabine, complete di armadi e letti, vengono chiuse a chiave; i saloni pubblici sono uniformati al resto per ultimi. Il cantiere di Palermo, per le 11 settimane del “rinascimento” di ciascun transatlantico, è parso un formicaio, con i 200 lavoratori sovrastati dall’immensità della nave (che, non va dimenticato, è in assoluto il più grande prodotto industriale del mondo). Il troncone ha vita di cantiere a sè e viene completato in precedenza, altrove, così da essere pronto all’arrivo della nave in bacino. Per costruire un troncone si parte dalle lamiere del fondo appoggiate su blocchi, movimentate con gru e carri ponte; si arriva così fino al ponte 9, vale a dire a quasi trenta metri d’altezza, poi il pezzo viene messo a galleggiare e completato in bacino fino al livello 12. Poichè le 2.300 tonnellate di un troncone completato non sono sollevabili da nessuna gru, esso viene spostato nell’acqua. All’arrivo della nave, sia essa sia il nuovo pezzo sono in acqua; poi il bacino viene svuotato e tutti i movimenti di allineamento e di messa a punto avvengono a secco. L’acqua torna a lavori ultimati, per la grande festa del varo. n
di maggior pregio di Palmaria ci sono il Forte Cavour, co struzione di carattere militare e di forte interesse storico attualmente in stato di abbandono, la ex Batteria spe rimentale e il complesso di Villa Smith. A questi vanno aggiunti altri beni che rimarranno nella disponibilità della Marina ma saranno comunque oggetto di interventi di manutenzione straordinaria e recupero attraverso pro grammi di sviluppo sostenibile. Una volta riqualificati, la maggior parte degli immobili ceduti alla cittadinanza di Porto Venere verranno trasformati in alberghi e in altre strutture ricettive e commerciali, senza però intac care, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale e della giunta regionale, l’identità e la bellezza naturale e ambientale della Palmaria. n
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
Renzi si impegna a inaugurare l’autostrada del Sud prima di Natale
Appuntamento al 22 dicembre per la Salerno-Reggio Calabria Mancano tre tratti per 58 chilometri per i quali si prevede un piano di manutenzione straordinaria senza corsie d’emergenza e senza nuove costruzioni. I costi ridotti da tre a un miliardo di PAOLO MAZZANTI
A
ppuntamento il 22 dicembre prossimo, che potrebbe diventare una data storica, da segnare sul calendario: se Renzi manterrà la promessa, quel giorno dovrebbe essere completato il rifacimento della SalernoReggio Calabria, l’autostrada infinita, simbolo delle nostre inefficienze, dei ritardi e anche della corruzione, visto che alcuni appalti relativi alla Salerno-Reggio sono finiti nell’inchiesta sulle tangenti Anas. Nel frattempo, il presidente del Consiglio ha presenziato il 10 marzo scorso all’abbattimento del diaframma dell’ultima galleria dell’autostrada a Mormanno. Ma come faranno i tecnici dell’Anas e le imprese costrut-
mette tempi di avvio rapidi, tempi di esecuzione dimezzati rispetto ai progetti originari, ma anche ricadute economiche immediate e un minore impatto ambientale. Le lavorazioni sui 58 chilometri interessati saranno effettuate tramite cantieri mobili e non incideranno in modo significativo sulla viabilità”. L’Anas sottolinea infine che queste tratte sono già in regola con le norme tecniche e sono quelle a minor traffico, il che consente di non avere la corsia d’emergenza. In questo modo, oltre ai tempi, si risparmieranno anche molti quattrini. I progetti originari di rifacimento dei 58 chilometri residui prevedevano infatti una spesa di oltre 3 miliardi, di cui solo 795 milioni già finanziati. Il nuovo Piano
Il Piano concordato nel settembre 2015 tra il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Delrio e il presi dente dell’Anas Armani consiste in inter venti sul tracciato esistente e tramite la ricostruzione delle carreggiate auto stradali attuali con impatti limitati sul l’esercizio autostradale trici a completare nei prossimi 9 mesi i 58 chilometri di tracciato che mancano, sui 443 complessivi, che ci sono già costati circa 8 miliardi? La soluzione è quella di concentrarsi sulla manutenzione delle carreggiate attuali, lasciando perdere le demolizioni e i rifacimenti di viadotti e gallerie e i lavori fuori tracciato, con realizzazione di nuove tratte a minore pendenza e con raggi di curvatura più “dolci”, compresa la realizzazione delle corsie d’emergenza. Il Piano di manutenzione concordato nel settembre 2015 tra il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Delrio e il presidente dell’Anas Armani consiste in interventi sul tracciato esistente effettuati senza alcuna demolizione e tramite la ricostruzione delle carreggiate autostradali attuali con impatti limitati sull’esercizio autostradale e con tempistiche ridotte. “L’adozione di questo Piano – specifica l’Anas - per-
costerà invece circa un miliardo, per di più spalmato su 5 anni e praticamente già finanziato. In realtà, anche il nuovo Piano accelerato prevede qualche nuova realizzazione: ma si tratterà di strade complanari che si affiancheranno all’attuale autostrada per favorire soprattutto il traffico dei Tir e dei camion. Si prevede, per esempio, la realizzazione di una complanare tra Cosenza e Altilia, dove il tracciato è particolarmente impervio: sarà una specie di “corsia di arrampicamento” per i veicoli pesanti che in questo modo non intralceranno e non rallenteranno il traffico veicolare normale. Per il resto, i 58 chilometri residui, che comprendono i tronchi di Pizzo CalabroSant’Onofrio, a nord di Vibo Valentia (per 10,8 chilometri), di Cosenza-Altilia a sud di Cosenza (26,3 chilometri) e Morano Calabro-Firmo (21,5 chilometri), verranno ammodernati con il rifacimento del-
la pavimentazione e dei calcestruzzi deteriorati, la rimozione delle attuali barriere di sicurezza che verranno sostituite con barriere metalliche, il rifacimento della segnaletica verticale e orizzontale, nuove barriere fonoassorbenti e reti di protezione sui viadotti, adeguamento degli impianti tecnologici di illuminazione e ventilazione delle gallerie, nuove illuminazioni degli svincoli e la realizzazione di nuove piazzole di sosta.
A questo punto, pur con il “trucchetto” di trasformare il rifacimento in manutenzione straordinaria, rispettare l’appuntamento con l’inaugurazione del 22 dicembre diventa un impegno politico fondamentale per il governo e per la sua “filosofia”. “Questo è un Paese - ha detto il premier Renzi, intervenendo all’abbattimento dell’ultimo diaframma della galleria di Mormanno - che va rimesso in moto e costi quel che costi
lo rimetteremo in moto. E questo è solo l’inizio della ripartenza dell’Italia. Noi vogliamo che l’Italia torni a credere in se stessa. Ci vuole l’Italia che corre, non l’Italia che ricorre, un’Italia che fa le cose, che non ingrassa sulle cause. Perché i nostri tecnici e le nostre aziende lavorano in giro per il mondo? Perché i nostri ingegneri, i nostri architetti, tecnici e manovali sono i più bravi e non hanno paura della concorrenza. È
stato fatto passare un messaggio non vero, per colpa della politica, secondo cui non riusciamo a completare le opere pubbliche. Qui c’è un’Italia straordinaria di chi lavora con competenza e capacità e fa cose che altri Paesi spesso non riescono a fare. Non voglio più parlare della Salerno-Reggio: dobbiamo finirla e poi guardare in faccia quei giornalisti stranieri che ridevano quando alla Stampa Estera di Roma ho annunciato che l’avremmo inaugurata il 22 dicembre e dire ‘Prego? Potete ridere di me, non dell’Italia”. Il presidente del Consiglio ha anche ribadito l’idea di rilanciare il Sud anche con la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, per consentire all’alta velocità ferroviaria di arrivare fino a Palermo. “Noi il Sud lo riprendiamo punto per punto, centimetro per centimetro – ha detto Renzi - e lo riportiamo alla guida del Paese. Il ponte Messina si farà, ma prima dobbiamo terminare le opere incompiute e sistemare le ferrovie e le strade in Calabria e Sicilia. Bisognerà andare con l’alta velocità da Milano a Venezia, da Napoli a Bari e a Reggio Calabria, e in prospettiva anche a Palermo”. n
16 PROGETTAZIONE
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La diagnostica per l’analisi statica degli edifici storici Metodi di indagine per le caratteristiche geometriche, materiche e di degrado
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di LORENZO JURINA
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Ampiezza
a prima fase per una corretta progettazione su un manufatto esistente è rappresentata dall’attività diagnostica, attraverso la quale il progettista diviene consapevole delle caratteristiche geometriche, materiche e del degrado dell’oggetto investigato. Nelle poche righe che seguono vengono forniti brevi commenti puntuali derivanti da campagne diagnostiche condotte dallo scrivente su edifici storici, riguardanti tre temi: il rilievo geometrico, la caratterizzazione meccanica dei materiali, l’identificazione dinamica. Riguardo al tema del rilievo, sono disponibili oggi tecniche innovative che consentono la restituzione di sezioni orizzontali, verticali e prospetti con un elevato grado di precisione. Le applicazioni sono basate su modelli vettoriali oppure su nuvole di punti acquisite mediante laser-scanner, integrati da fotopiani ad alta risoluzione. Ciò permette non solo la navigazione tridimensionale dell’oggetto con grande semplicità, ma anche la misurazione geometrica, con precisione millimetrica. Una recente applicazione di rilievo laser-scanner, basato su una nuvola di oltre 200 milioni di punti, è stata sviluppata per il Duomo di Cremona. Il risultato finale 3D ha consentito la restituzione di tutte le facciate con passo 1x1 cm e relativa mappatura materica, oltre ai profili della muratura, compresa la rappresentazione mediante curve di livello che ha evidenziato la presenza di forti fuori piombo delle pareti, in corrispondenza degli arconi della navata centrale (Foto 1). Tali informazioni, ottenute anche con l’uso di droni, sono risultate estremamente utili nella successiva progettazione e realizzazione degli interventi di consolidamento. Interessante sottolineare che negli ultimi anni si sta assistendo a una forte riduzione dei costi, il che rende competitivo il metodo rispetto a sistemi tradizionali. Una specifica campagna diagnostica sui materiali, propedeutica all’intervento di restauro e consolidamento strutturale, è stata condotta presso la Chiesa di San Pietro all’Olmo, nel Comune di Cornaredo (MI). La particolare tessitura muraria originaria della Chiesa, caratterizzata da file di ciottoli e di
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Grafico 1 Asse parallelo alla navata
mattoni legate da malta di calce, risalente al X secolo, non offriva garanzie adeguate dal punto di vista strutturale, a causa della disomogeneità dei materiali scarsamente coesi. L’interpretazione del quadro fessurativo aveva evidenziato una pericolosa situazione statica della Chiesa, tale da rendere indispensabile
fasi, ossia prima e dopo le prove di iniezione. La velocità media del suono nella parte bassa del campanile risultava allo stato di fatto, di 225 m/s, mentre, a seguito dell’iniezione, le velocità medie sono cresciute a 293 m/s. Poiché le velocità soniche risultano correlate alla densità e quindi alla resisten-
Foto 2
una campagna diagnostica strutturale ed un successivo intervento di consolidamento. Oltre alle prove tradizionali, tra cui carotaggi, martinetti piatti, stratigrafie, endoscopie e caratterizzazione meccanica dei terreni in fondazione, la presenza di una muratura interna in ciottoli/mattoni e malta discontinua, sciolta e disaggregata ha richiesto alcune indagini aggiuntive riguardanti l’iniettabilità delle murature, eseguita tramite pompaggio di boiacca fluida, volta a determinare l’efficacia delle iniezioni strutturali, previste nel progetto di consolidamento. La caratterizzazione strutturale delle muratura è stata eseguita attraverso indagini soniche ripetute in due
za delle murature, è stato possibile quantificare un incremento di sicurezza dell’ordine del 30%. Sempre in termini di caratterizzazione meccanica delle murature esistenti, sono state testate dallo scrivente alcune prove di pull-out secondo differenti modalità. Un’estesa campagna di prove è stata condotta presso l’ex-convento di San Cristoforo a Lodi, sede della Provincia. Sono state testate 12 barre φ14 + 12 barre φ20, inghisate nella muratura con l’asse perpendicolare alla parete, ed altrettante 12 φ14 + 12 φ20 inghisate con asse inclinato di 30° rispetto al piano, se singole, oppure con apertura di 60°, se binate. L’obiettivo era
la misurazione dello spostamento dell’estremità del tirafondo in funzione del carico, fino allo sfilamento, così da verificare l’effetto positivo dell’inclinazione della barra (Foto 2). Le prove hanno fornito risultati più che soddisfacenti in termini di curve carico-spostamento, sia per le barre singole inclinate a
Un’estesa campagna di prove è stata condotta presso l’ex convento di San Cristofo ro a Lodi. L’obiettivo era la misurazione dello spostamento dell’estremità del ti rafondo in funzione del carico, fino allo sfi lamento, così da verificare l’effetto positivo dell’inclina zione della barra Le prove hanno fornito risultati più che soddisfacenti in termini di curve caricospostamento 30°, sia per quelle binate. Le prove con barre diritte φ14 e profondità 40 cm hanno fornito valori di carico corrispondente all’incipiente sfilamento pari mediamente a 1900 daN. Il sistema barre doppie ha restituito valori medi pari a 4025 daN, registrando un apprezzabile incremento di duttilità. Ancora in tema di materiali, si vuole accennare ad una specifica e poco conosciuta modalità di esecuzione della prova con martinetto piatto singolo, che consiste nella misura della convergenza del taglio durante tutta la sua esecuzione, al fine di verificare la distribuzione delle pressioni all’interno della muratura. Il taglio viene eseguito a passi succes-
sivi di 5 cm, e per ognuno di essi viene misurata la distanza tra le basi di misura. Nel caso di un carico centrato sulla muratura, ossia di una distribuzione uniforme delle pressioni, la relazione tra l’affondamento del taglio e la convergenza della fessura è di tipo lineare, e la pressione letta da manometro coincide con il valor medio. Se invece la muratura è soggetta a un carico eccentrico, esiste il rischio di una sotto-valutazione o di una sovra-valutazione della pressione massima presente. In tal caso, le curve affondamento-convergenza risultano di tipo non lineare e presentano concavità opposte, ciò che consente di mettere in evidenza la anomalia del carico. Infine, si vogliono riportare due particolari applicazioni delle tecniche di identificazione dinamica, di cui una condotta sul Duomo di Cremona ed una sul Duomo di Colorno (PR). Gli interventi di consolidamento strutturale del Duomo di Cremona, in corrispondenza degli arconi della navata centrale e a livello dei matronei, prevedevano la realizzazione di profonde perforazioni per l’inghisaggio di barre in acciaio. Alcune perforazioni erano collocate in prossimità di pareti affrescate e si temevano distacchi degli intonaci a causa delle vibrazioni. Si è quindi proceduto ad eseguire alcuni rilievi vibrazionali in situ, in tre situazioni: in assenza di attività, durante perforazioni di prova e durante l’utilizzo dell’organo. I risultati ottenuti evidenziano valori misurati in assenza di
attività nell’ordine di 20 mm/s2, nell’ordine di 120-130 mm/s2 durante il funzionamento dell’organo e valori di compresi tra 100 e 150 mm/s2 (con alcuni brevi picchi massimi) durante le perforazioni. In definitiva, le vibrazioni indotte dalle perforazioni sono risultate confrontabili con quelle della normale attività del Duomo e dunque non dannose per gli affreschi, ciò che ha consentito di procedere con le lavorazioni. Una recente applicazione di prove di identificazione dinamica ha riguardato le murature del Duomo di Colorno, vicino a Parma. Durante la campagna diagnostica propedeutica agli interventi di consolidamento strutturale sono state eseguite 9 rilevazioni dei microtremori, indotti da rumore bianco di tipo ambientale, investigando vari elementi strutturali: le volte, la facciata, la base e la sommità del campanile. Sono stati ricavati i rapporti spettrali H/V (Horizontal / Vertical), individuando la risposta dinamica delle strutture in termini di modi di vibrare, filtrando il segnale da qualsiasi rumore non sismico. Con la medesima finalità, sono stati analizzati anche gli spettri direzionali, utili a individuare gli effetti amplificativi indotti dall’altezza della struttura rispetto al suolo. Analoghe prove sono state ripetute dopo il consolidamento delle volte, realizzato mediante la tecnica dell’ “Arco Armato”, e dopo il rinforzo della copertura, individuando le nuove frequenze e confrontandole con quelle pre-consolidamento (Grafico 1). La nuove misure ha individuato uno spostamento delle frequenze verso valori più alti, in particolar modo in corrispondenza delle volte consolidate, confermando l’efficacia dell’intervento di consolidamento, già prevista mediante la modellazione numerica. Gli sviluppi di questa tecnica di “monitoraggio dinamico” ripetuto nel tempo consentiranno di segnalare eventuali decadimenti della struttura, a seguito di sopraggiunte variazioni delle condizioni al contorno, ad esempio a seguito di un sisma. Sul tema della diagnostica il Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano organizzerà un seminario a metà maggio. Nel prossimo numero qualche cenno alle fondazioni negli edifici storici, analisi dei dissesti e strategie di intervento. n
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
TAX & LEGAL Dopo due anni chiusa dal Consiglio dei Ministri la partita sui Codice degli appalti
Alle stazioni appaltanti mano libera sugli importi da porre a base di gara Durissima sentenza che colpisce i professionisti e la qualità del progetto, perduta la battaglia di MATTEO PALO
L’
utilizzo di parametri di riferimento per la composizione degli importi da porre a base delle gare di progettazione resta facoltativo. È questa la durissima sentenza che esce dal Consiglio dei ministri con il quale il Governo, dopo un lavoro di quasi due anni, ha chiuso la partita del Codice appalti. Per i professionisti arriva quella che, a conti fatti, pare una mezza sconfitta. Sono state, infatti, accolte due delle tre richieste di modifica avanzate dalle diverse categorie: è stata cancellata la cauzione del 2%, da portare a corredo dell’offerta ed è stato abbattuto il tetto per fare ricorso alla trattativa privata, da 209mila a 100mila euro. Il cambiamento più importante e atteso, però, non è arrivato. La questione del cosiddetto “Dm parametri” è ormai antica. Chiusa la stagione delle tariffe, il Governo Monti ha aperto alla possibilità di fissare dei parametri di riferimento per determinare gli importi da porre a base delle gare pubbliche: si tratta di tabelle e coefficienti che consentono di stabilire la remunerazione base per le diverse prestazioni. L’idea è che, almeno nel settore pubblico, bisogna evitare la rincorsa al prezzo più basso che caratterizza il settore privato; meglio pensare alla qualità. Finora questi riferimenti sono sempre stati facoltativi. Le stazioni appaltanti, però, hanno sfruttato il loro potere, in molti casi, ai danni dei professionisti e hanno scelto di non prendere i parametri come riferimento per i loro bandi. Il livello di utilizzo, al momento, si aggira intorno al 50 per cento. A rafforzare in maniera consistente la posizione dei progettisti è stata l’Anac che, con la determina in ma-
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teria di servizi di ingegneria (n. 4/2015), ha detto chiaramente che le amministrazioni non hanno scelta: devono utilizzare il Dm parametri se non hanno motivazioni valide per fare diversamente. In questo caos, la prima bozza del Codice appalti ribadiva che i parametri di riferimento sono solo facoltativi. Ordini e Consigli nazionale di ingegneri, architetti, geometri e geologi avevano così chiesto in coro una correzione, in direzione di quello che aveva già stabilito l’Anac. La versione finale del Codice, però, ha tradito le attese: le stazioni appaltanti continueranno ad avere mano libera sugli importi da porre a base di gara. Una scelta sulla quale già si annunciano clamorose azioni
Il testo finale ha esentato i progettisti dall’obbligo di versare la cauzione a corredo dell’offerta e ha fissato il limite massimo per la procedura negoziata a 100mila euro di protesta della Rete delle professioni tecniche, come ad esempio impugnative a pioggia dei bandi. A fronte di questa sconfitta,
comunque, vanno registrare due novità positive. La prima riguarda la cauzione a corredo dell’offerta. Il Codice, andando contro il sistema at-
tuale, aveva fissato per i professionisti l’obbligo di versarla: una scelta che poneva una seria ipoteca sulla possibilità che i piccoli progettisti, senza
grandi fondi a disposizione, hanno di accedere al mercato di bandi pubblici. Il testo finale ha esentato i progettisti. Esattamente come avviene adesso. La seconda vittoria è relativa alla trattativa privata. Nella prima versione del Codice, il tetto per la procedura negoziata era salito a dismisura: dagli attuali 100mila euro era stato portato fino a 209mila. Un raddoppio che significava la fine delle gare per quasi il 90% del mercato italiano. Rispetto a quella scelta, il Governo ha deciso di fare un passo indietro. Si torna così al passato e il limite massimo per la procedura negoziata resta di 100mila euro. Tutto a beneficio della concorrenza. n
Introduzione progressiva del BIM ma senza obbligo
N
iente obbligo, per ora. Ma una fase sperimentale alla quale, in un futuro prossimo, dovrebbe seguire l’introduzione di un sistema più vincolante, a partire dalle opere sopra la soglia comunitaria di 5,2 milioni di euro. Il Codice appalti è stato approvato a inizio marzo dal Governo, in prima lettura. E, in materia di progettazione, ha portato soprattutto una novità: l’introduzione nel nostro paese del Building information modeling, il sistema che, tramite l’utilizzo di software, anticipa gli effetti del cantiere alla fase di definizione degli elaborati. La battaglia sul Bim, svoltasi in larga parte dietro le quinte, ha avuto il suo culmine a metà febbraio. In una delle bozze di Codice circolate in quella fase era emersa una scelta che aveva fatto saltare molti tecnici del settore sulla sedia: il building information modeling sarebbe diventato obbli-
gatorio, nel giro di sei mesi, per tutte le opere sopra la soglia comunitaria (5,2 milioni di euro) e per tutte le stazioni appaltanti. In altre parole, le grandi opere sarebbero dovute transitare in blocco dall’innovativa tecnica di progettazione. Nel corso dei giorni il ministero delle Infrastrutture, che aveva promosso questa scelta così drastica, si è però rapi-
tro, il mancato inserimento del Bim nella documentazione di gara avrebbe potuto comportare una sanzione durissima: la mancata emissione del codice identificativo gara da parte dell’Anac. Insomma, per evitare di trasformare la riforma in un bagno di sangue, il Governo ha aggiustato il tiro. Dopo diverse limature, allora, siamo
La speranza di rendere obbligatorio il sistema, però, non è stata abbandonata. Un decreto del ministero delle Infrastrutture, infatti, potrà indi viduare i tempi di progressiva introduzione dell’ob bligatorietà del Bim, “valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e tenuto conto dei relativi importi” damente reso conto che avrebbe rappresentato una fuga in avanti eccessiva. Il rischio di blocco del mercato era concreto. Da un lato, le stazioni appaltanti non sarebbero state, in larghissima maggioranza, pronte. Dall’al-
giunti alla formulazione finale del Codice. Qui si prevede che le stazioni appaltanti “possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori com-
plessi” l’uso del Bim. Quindi, siamo passati da un obbligo a una facoltà. Non potranno farlo tutte le amministrazioni, però: “L’uso dei metodi e strumenti elettronici – spiega la legge - può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato e che dispongono di idonei sistemi di monitoraggio”. Soltanto le Pa in grado di gestire il Bim potranno utilizzarlo. Ma non è tutto. Il Codice risponde anche indirettamente alle polemiche di chi, in una certa fase, aveva ipotizzato una spinta favorevole alla lobby delle software house. “Tali strumenti – spiega allora il decreto - utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e di non limitare il coinvolgimen-
Dal 1952 periodico di informazione per ingegneri e architetti
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to di specifiche progettualità tra i progettisti”. I diversi sistemi utilizzati dalle amministrazioni, in altre parole, dovranno essere tutti perfettamente intercambiabili, per evitare che, con il tempo, sul mercato si formino situazioni di oligopolio o di monopolio. La speranza di rendere obbligatorio il sistema, però, non è stata abbandonata. Un decreto del ministero delle Infrastrutture, infatti, potrà individuare i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà del Bim, “valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e tenuto conto dei relativi importi”. Una definizione che apre a un approccio differenziato, a seconda delle tipologie di opere. Per quelle di maggior valore (presumibilmente, sopra la soglia comunitaria da 5,2 milioni), una volta che il sistema si sarà appropriato delle novità, sarà introdotto M.P. un obbligo secco. n
18 LINEA DIRETTA CON IL TERRITORIO
n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
di ROBERTO DI SANZO
L'auspicio di Stefano Calzolari, Presidente dell'Ordine di Milano, in merito alle prossime elezioni amministrative
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“Gli ingegneri partecipino al 'concept' della città del futuro”
li ingegneri sono una risorsa importante per la collettività e quindi dovranno essere coinvolti nelle future decisioni che riguarderanno gli aspetti economici, sociali ed infrastrutturali della città di Milano. È questo l’auspicio di Stefano Calzolari, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano, in merito alle prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno anche il capoluogo lombardo. Un’esortazione alle istituzioni pubbliche che governeranno la città nei prossimi anni, concetti ben sviluppati in questa intervista che il Presidente Calzolari ha voluto rilasciare al nostro giornale.
Infrastrutture, edilizia, occupa zione e progetti urbanistici. Quali sono le priorità per la ri presa economica e sociale di Milano da parte dell’Ordine de gli Ingegneri? Gli ambiti indicati sono tutti importanti e tra di loro correlati. Quindi ne faccio una questione di metodo: bisogna che Milano torni ad essere la città della imprenditoria virtuosa, cioè un laboratorio di idee e di realizzazioni che potranno poi risultare d’esempio all’intero paese. Per questo mi aspetto dalla nuova Amministrazione regole meno legate a presup-
posti ideologici e una vera iniezione di “gradi di libertà”. In particolare, nell’ambito della gestione del territorio, un PGT che permetta la costruzione delle opere veramente utili alla città, siano essi parchi o grattacieli o servizi per i cittadini. Sotto questo aspetto bisognerà che il passaggio di Milano a “città metropolitana” non sia vissuto come una pura traslazione di confini amministrativi ma sia invece l’occasione concreta per ripensare il territorio e ciò che oggi veramente manca. Milano può e deve diventare molto più bella.
Quale dovrebbe essere il primo provvedimento del nuovo sin daco della città? Inutile fare una classifica di priorità dei progetti e insisto ancora sul metodo: regole più snelle nella collaborazione pubblico-privato, fondate sul presupposto verificato della competenza dei “dialoganti”, sia all’interno dell’Amministrazione che presso i cittadini, i Professionisti, le Aziende e le Imprese che offrono i loro servizi. E poi, soprattutto, una buona pianificazione del futuro, che oggi è ancora insufficiente, per riuscire finalmente a progettare
lo sviluppo di lungo termine della città. In questa prospettiva gli Ordini professionali dovrebbero sedere in forma permanente al “tavolo del confronto”, poichè rappresentano una ricchezza inestimabile di cultura e di idee che l’Amministrazione cittadina non dovrebbe più ignorare. Eredità Expo: quale sarebbe la destinazione d’uso migliore per l’area che ha ospitato l’Esposi zione Universale? Proprio l’EXPO rappresenta un problema di mancata o non sufficiente pianificazione. È sta-
ta un successo dal punto di vista del pubblico che l’ha visitata, non c’è dubbio, ma tutti ricorderanno che è stato complicatissimo costruirla e che ora nessuno sembra possedere l’idea vincente per riutilizzarla. Ci sono tanti progetti, quasi tutti orientati a costituire un “polo” per una qualche attività strategica: innovazione, ricerca, università ... Tutte destinazioni nobili ma che, prese singolarmente, non mi convincono perché appartengono alla visione un po’ datata del creare “cittadelle” o “dipartimenti”. Personalmente, invece, prefe-
A colloquio con Carla Cappiello, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Roma
“Professionisti a disposizione per rendere sempre più vivibile la Capitale”
I
professionisti sono a disposizione della prossima Amministrazione Comunale per intraprendere un percorso comune che possa portare la città a diventare sempre più vivibile, al passo con i tempi e finalmente funzionale alle esigenze dei suoi abitanti e dei milioni di turisti che annualmente la ammirano. E' questo il messaggio che lancia Carla Cappiello, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Roma, al prossimo sindaco che dovrà amministrare la Città Eterna. Infrastrutture, edilizia e pro getti urbanistici: quali sono per l'Ordine degli Ingegneri le priorità per la ripresa eco nomica e sociale di Roma? Roma è una città che deve essere migliorata, poiché versa in una situazione di alto degrado, che investe la manutenzione ordinaria, la viabilità, l'emergenza abitativa, la pulizia dei quartieri, il verde pubblico, le strutture sanitarie e scolastiche, le attività produttive. E più si vive in condizioni poco favorevoli allo sviluppo, più subentra un senso di abbandono per la cittadinanza, che può trasformarsi in ulteriori comportamenti negativi nei confronti della città. L'edilizia è forse il settore che ha subito di più la crisi economica degli ultimi anni. Basti considerare che nel Lazio negli ultimi cinque anni si sono persi più di 50 mila posti di lavoro. Per ricominciare bisognerebbe far ripartire il settore, partendo da nuove logiche, che il mercato impone: costruire meglio e rivalutare l'esistente. E' diventato importante offrire strutture con alta durabilità, alta gamma di servizi, alta efficienza energetica. Si richiedono immobili di qualità immersi in un contesto urbano fatto di servizi alla persona: scuole, parchi, mezzi di trasporto, reti wireless. In quest’ottica, allora, l’efficienza energetica del costruito non
diventa solo un elemento di "coscienza ecologica", ma anche una leva economica. Si inserirebbe così anche il concetto di Smart City, che altro non è che una politica lungimirante di rigenerazione urbana. E nel nuovo “urbanesimo” si dovrebbe pensare seriamente all'housing sociale. "Edilizia popolare" non deve più significare "bassa qualità" e bassi costi di costruzione. Una migliore qualità del costruito e dell'ambiente permetterebbe un miglioramento della qualità della vita delle persone. Più servizi a disposizione liberano risorse alle famiglie, aumentano la propensione al consumo e, quindi, alla ripresa dell'economia”. Quale dovrebbe essere il pri mo provvedimento del nuovo sindaco della città? “Sono tante le azioni che, a mio avviso, il prossimo Sindaco di Roma dovrà intraprendere. Forse bisognerebbe partire dalle “cose più semplici” che riguardano il decoro urbano: pulizia delle strade (e in alcune aree si dovrebbe addirittura provvedere alla disinfestazione); il risanare il manto stradale anche nelle periferie; maggior controllo del traffico per una corretta viabilità urbana; incentivare l'uso dei mezzi pubblici; aumentare la sicurezza per le strade e nei luoghi di maggior affollamento. Viviamo in uno dei luoghi più belli del mondo. Roma è un museo a cielo aperto, dove i turisti di ogni nazionalità durante le loro passeggiate, appaiono davvero rapiti dalla sua “grande bellezza”. E come ogni museo, patrimonio della cultura e dell’umanità, Roma avrebbe bisogno di più rispetto e più attenzione da parte di tutti, amministratori, professionisti e cittadini. Purtroppo, la forbice sociale in questa città sta aumentando sempre di più. Pertanto si dovrebbero nel contempo affrontare con grande impegno
di rivitalizzazione dell’esistente e di nuove costruzioni”.
Gli ingegneri al centro di un processo di rigenerazione urbana e sociale, potrebbero offrire al nuovo Sindaco un contributo per progetti di urbanistica, razionalizzazione dei processi e realizzazione di una PA moderna le questioni sociali più cogenti attraverso: progetti per l'inclusione sociale, attività formative per i giovani, sostegno per le fasce più deboli. A mio avviso non esistono ricette assolute per la “felicità”. Di certo è necessario utilizzare il buon senso”. Qual è il messaggio che gli in
gegneri romani intendo lan ciare al nuovo sindaco per rendere la città sempre più adeguata alle esigenze della cittadinanza? “Roma, al momento, si presenta come una città dove c’è tanto da fare, per migliorarne la vivibilità di cittadini e turisti. L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma con i suoi
circa 23 mila iscritti mette a disposizione del prossimo Sindaco le proprie competenze, che spaziano in numerosi ambiti. Possiamo essere davvero utili nel processo di rigenerazione urbana, offrendo il nostro contributo per progetti di urbanistica, di viabilità, di messa in sicurezza, di razionalizzazione dei processi,
Quale può essere l'apporto degli ingegneri al buon fun zionamento dell'Amministra zione Pubblica? “Sappiamo che il buon funzionamento di una nazione dipende dal corretto andamento della PA. Conosciamo, anche troppo bene, i fenomeni che dilaniano la Pubblica Amministrazione italiana, burocrazia e tempi lunghi primi su tutto. Credo che gli ingegneri possano dare un grande apporto alla Pubblica Amministrazione del Paese, poiché per formazione ed esperienza lavorativa, sono specializzati nella progettazione, organizzazione e gestione di imprese ed enti. Hanno una conoscenza approfondita sia dell’approccio modellistico-quantitativo ai
Il parere del Presidente dell’Ordine sardo, Gaetano Nastasi
Roberta Besozzi, Presidente dell'Ordine di Varese
“Cagliari, maggior condivisione dei progetti per lo sviluppo della città”
“Viabilità e infrastrutture, questioni da risolvere”
Coinvolgimento e condivisione dei progetti per la città. È questa la richiesta che i professionisti di Cagliari rivolgono al futuro sindaco della città isolana. Ad esternarla a gran voce è proprio il Pre sidente dell’Ordine degli Ingegneri locale, Gaetano Nastasi, che professa maggior concretezza pro gettuale per il rilancio di Cagliari. “È necessario che cambi l’approccio dell’Amministrazione Comunale ai problemi e alle iniziative cittadine – spiega Nastasi ; ciò che è mancato sino ad oggi è stato un metodo vincente ed un’organizzazione adeguata della macchina pubblica”. Ecco perché diventa fondamentale coinvolgere tutte le forze vive del tessuto economico, professionale e sociale della città, nell’elaborazione di progetti e linee guida chiari e funzionali al fine di dare una nuova prospettiva di sviluppo al territorio. “Bisogna lavorare tutti insieme – specifica il Presidente Nastasi – affinché venga riorganizzato in maniera efficiente l’apparato amministrativo, coinvol gendo direttamente i dipendenti nelle decisioni governative. Solo con questo metodo di lavoro, costruendo una squadra, tutti gli attori coin volti si sentiranno parte unica di un progetto qualitativamente elevato”. Su quale dovrà essere il primo intervento da parte del nuovo sindaco cagliaritano, il professionista sardo non ha dubbi: “È necessario dar vita ad un Ufficio di accoglienza per tutti i cittadini, con personale in grado di rispondere alle loro esigenze, dando gli strumenti utili per realizzare progetti ed attività. Sino ad oggi il Comune ha dato vita ad investimenti infrastrutturali senza un criterio condiviso, sprecando tante occasioni e non coinvolgendo i professionisti e gli esperti del settore. È giunto il momento di dare una svolta, per il bene di Cagliari e di tutta la Sardegna”. n
Gli ingegneri verranno coinvolti sistematicamente nelle questioni e decisioni che riguardano lo svi luppo e il benessere della città. È questa l'esorta zione che Roberta Besozzi, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Varese, rivolge ai candidati sindaci della città lombarda. “Per trop po tempo noi professionisti siamo stati chiamati in causa solo quando ormai le decisioni erano state già prese – spiega l'ingegner Besozzi ; un chiaro esempio è l'approvazione del Pgt varesino, per il quale le istituzioni pubbliche ci hanno consultato ad una sola set timana dalla sua approvazione. È giunto il momento di cambiare de cisamente modo di operare e di approccio, da parte della Pubblica Am ministrazione, nei confronti delle forze attive del tessuto cittadino”. Proprio per questo, nei prossimi giorni gli ingegneri di Varese predi sporranno un documento programmatico, composto da una decina di punti salienti, che – integrato da quello stilato dagli architetti e dai rap presentanti dei costruttori – costituirà una sorta di vademecum delle priorità da eseguire per rendere la città più vivibile e fruibile. L'ingegner Besozzi anticipa alcune delle questioni improrogabili e che dovranno essere messe nell'agenda dei lavori del futuro sindaco. A cominciare dall'annosa polemica sulla viabilità: “Per arrivare a Varese esiste un'unica autostrada che termina ad un semaforo proprio in città. Davvero in credibile, vi lascio immaginare i problemi di traffico. Inoltre è necessario prolungare la circonvallazione interna: chi arriva da sud e vuole andare verso nord, direzione Luino, è obbligato ad attraversare tutta la città. Un vero disagio. Le istituzioni dialoghino con tutte le realtà economiche e sociali del territorio, consorziandosi e aprendosi anche alla provincia. Altrimenti rimarremo sempre isolati, coltivando il nostro orticello”. n
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
risco pensare a un mix di funzioni, che trasformi l’ex territorio EXPO in un vero pezzo di città, includendo attività culturali ma anche ricreative e di svago, tutte di elevato livello qualitativo e dotate di un’alta capacità di attrazione. Un problema annoso di Mila no riguarda l’edilizia residen ziale pubblica, con molti im mobili fatiscenti, problemi di assegnazione degli alloggi e notevoli emergenze sociali e di ordine pubblico. Quali sa ranno gli interventi da mette re in cantiere da parte della nuova Amministrazione Co munale? Milano può diventare più bella valorizzando ciò che già esiste - se ne vale la pena - o, in alproblemi decisionali sia delle strategie d’impresa. E sanno essere molto concreti. Le attività che possono svolgere all’interno della PA sono molteplici: analizzare costi e prestazioni di singoli dipendenti, squadre di lavoro o settori; progettare, pianificare e controllare la qualità e la sicurezza dei processi; gestire progetti innovativi; progettare e seguire la ristrutturazione di settori della PA; analizzare la convenienza di diverse possibilità di investimento o di finanziamento; analizzare i mercati di approvvigionamento. Il nostro supporto potrebbe contribuire alla realizzazione di una PA moderna e più Europea, al vero servizio dei cittadini, che, dobbiamo ricordare, giudicano l’efficienza dello Stato proprio attraverso il comportamento della PA”. Esiste una "questione mora le" ancora aperta con la quale tutti i cittadini e in primis gli amministratori pubblici de
Milano torni ad essere la città dell’imprenditoria virtuosa, cioè un laboratorio di idee e di realizzazioni che potranno poi risultare d’esempio all’intero Paese ternativa, mutando il volto di aree (e ce ne sono molte) che non possono più svolgere il compito originario e dovrebbero essere destinate a nuove funzioni innovative. La programmazione degli investimenti pubblici non può che vono fare i conti per un'esi stenza civile e per il bene del la collettività? “Ritengo che il compito degli amministratori pubblici dovrebbe essere quello di ricercare l’“utilità generale”, individuando per il meglio cosa giovi maggiormente alla comunità. Compito della politica, dovrebbe essere la “scelta delle soluzioni”. Cosa ben diversa è, invece, il cercare l’ “utilità del singolo” o di una cerchia ristretta di persone. I cittadini, nel contempo, hanno il pieno diritto e il preciso dovere di valutare le decisioni prese dall’autorità. Il bene comune dovrebbe essere perseguito tramite la collaborazione di tutta la società civile. Si dovrebbe creare un rapporto di mutuo supporto tra amministratori della res publica e cittadini. Per tale motivo chi opera nel pubblico avrebbe l’obbligo, e qui subentra la “morale”, di lavorare per ingenerare nei cittadini la più ampia fiducia nei propri R.D.S. confronti”. n
Menotti Imbrogno, Presidente dell'Ordine calabrese
Riqualificazione del centro storico priorità per la rinascita di Cosenza Riqualificazione edilizia, attenzione ai servizi sa nitari e maggior trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica. Sono questi i capisaldi per far ripartire lo sviluppo economico e sociale di Cosenza. Tematiche analizzate dal Presidente del l'Ordine degli Ingegneri calabrese, Menotti Im brogno. “Gli amministratori, per dare immediate e concrete risposte ai bisogni dei cittadini, devono affrontare con la necessaria attenzione e con professionalità la pianificazione e la gestione del territorio”. Altro capitolo fondamentale per il Presidente Imbrogno è la sanità locale: “È improrogabile l’esigenza di realizzare un nuovo ospedale che possa dare risposte all’incremento dell'utenza che sovraccarica l'attuale com plesso sanitario”. Senza dimenticare la riqualificazione del centro storico, che versa in gravi condizioni di degrado . Una ripresa dell’attività edilizia potrebbe partire proprio dal recupero del centro storico e quindi occorrerà trovare i giusti attrattori per rivitalizzare la presenza dei residenti e delle attività economiche. “Credo sia giusto mettere in evidenza, a tal proposito, quanto sta promuovendo l’Ordine degli in gegneri di Cosenza insieme all’Ordine regionale dei Geologi. Proprio per incentivare il dialogo istituzionale fra il Comune di Cosenza ed il limitrofo Comune di Rende, abbiamo avviato la nascita dell’Urban Center “Area Metropolitana CosenzaRende”. Su quale dovrebbe essere, infine, il primo provvedimento del nuovo sindaco della città, Imbrogno risponde senza esitazioni: “Rendere trasparente e partecipata l'attività amministrativa. Trasparenza e partecipazioni possono diventare cose concrete e non enunciazioni di principio se si è realmente predisposti al dialogo ed al confronto”. n
partire da una classifica per importanza degli obiettivi da conseguire, compresi quelli di protezione sociale, ma non vedo contraddizione nel cercare di mettere insieme l’utile con il bello e con il conveniente. Per questo le scelte politiche, che
indicano in primis le priorità, dovranno meglio armonizzarsi con le valutazioni di tipo tecnico, affinché sia più chiaro e più credibile il rapporto costibenefici degli investimenti pubblici e ne sia dimostrata la vera “convenienza” per lo sviluppo
armonico della città. Gli Ordini professionali, Ingegneri e Architetti (ma non solo), potrebbero dare un forte contributo proprio sull’adeguatezza di questa analisi, da svolgere assolutamente nella fase - oggi carente - della pianificazione. Poi, naturalmente, gli Ordini stessi potranno continuare a fornire il tradizionale supporto all’Amministrazione su problemi tecnici specifici, come la messa in sicurezza degli edifici pubblici e tanti altri. Qual è il messaggio che l’Ordi ne degli Ingegneri di Milano intende lanciare al nuovo sin daco per rendere la città sem pre più europea e rispondente alle esigenze dei cittadini? Fateci partecipare al “concept”
della città del futuro! L’Ordine degli Ingegneri rappresenta la ricchezza di quasi 12000 professionisti che operano in tutti i settori e ruoli dell’Ingegneria e, per definizione, nelle attività che risultano più cruciali per lo sviluppo del territorio. È giusto che una tale ricchezza culturale non venga dispersa e sia invece presente al “tavolo delle idee” del quale parlavo in precedenza. Inutile ripetere che è proprio dal confronto competitivo delle idee che potranno emergere i progetti innovativi di cui Milano ha bisogno e, inoltre, gli elementi concreti di sussidiarietà pubblico-privato dai quali far nascere una macchina amministrativa più snella ed efficiente di quella attuale. n
BIM | SISTEMI DI SCARICO E DI RISCIACQUO
Informazioni dalle aziende
Valsir é (BIM) ready Sempre più spesso il BIM (Building Information Modeling) entra nell’uso comune degli operatori legati all’industria delle costruzioni. Il processo di digitalizzazione del ciclo di vita di un’opera consiste nello sviluppo e nell’uso integrato di modelli informatici per l’ottimizzazione della pianificazione, della progettazione, della costruzione e dell’utilizzo di un’opera. Valsir mette a disposizione dei progettisti gli strumenti per lavorare con questo sistema, realizzando famiglie e applicativi per il software Autodesk Revit. La scelta è ricaduta su questo software per le numerose possibilità offerte in termini di progettazione impiantistica (MEP). Sul sito dell’azienda — www.valsir.it — sono ora disponibili per il download le famiglie dei sistemi di scarico Triplus – Silere – PP3 – HDPE, le cassette di risciacquo Tropea S e il sistema di ventilazione Ariapur, i sifoni e pozzetti e il sistema di drenaggio sifonico Rainplus. I modelli dei sistemi di scarico sono stati pensati per semplificare e velocizzare il processo di progettazione degli impianti all’interno dell’ambiente Revit, sfruttando le caratteristiche di automazione del disegno offerte dal software. Questo “instradamento automatico” permette di tradurre istantaneamente il disegno del tracciato di una tubazione in un impianto completo di raccordi e dettagli, definito da “oggetti parametrici” e non più da linee e punti come nei software CAD. Queste famiglie di raccordi sono definite da un alto grado di parametrizzazione che permette di riunire un elevato numero di articoli in pochi modelli, così da avere meno
settaggi per l’instradamento automatico dei tubi e file di progetto più leggeri. I modelli vengono forniti con le relative tabelle di ricerca (file .csv) e un file modello pronto all’uso con le opzioni di instradamento settate e con le famiglie di raccordi precaricate. Inoltre dal sito Valsir è possibile scaricare anche un manuale dettagliato che guida l’utente nelle fasi di installazione, settaggio e uso delle famiglie Revit. Le famiglie di sifoni e pozzetti sono state realizzate facendo attenzione a ingombri e livelli di collegamento per gestire al meglio le diverse situazioni di installazione all’interno delle solette (sifone T-58 e sifoni LINEA) o nei controsoffitti (pozzetto sifonato T-Trap). I modelli dei sistemi di risciacquo presentano parametri che rispecchiano le diverse combinazioni di installazione offerte dai sistemi a Murare, Fixsystem e Block, dando
la possibilità di cambiare altezza e profondità di installazione, angolo della curva di scarico e placche di comando. Il sistema si completa con le famiglie del sistema di areazione Ariapur, anch’esse editabili secondo le diverse combinazioni di installazione. Anche in questo caso una guida aiuta l’utente a riconoscere e utilizzare questi parametri. Le famiglie dei sistemi di drenaggio sifonico Rainplus riprendono parte dei modelli HDPE, con l’aggiunta dei modelli dei pozzetti e dei sistemi di fissaggio. In questo caso il disegno dell’impianto è velocizzato grazie alla compatibilità tra Revit e il software di calcolo del sistema. Tutte le famiglie sono caratterizzate da una serie di dati tecnici e commerciali per poter computare e caratterizzare al meglio il sistema che si sta progettando in ambiente BIM. Ad esempio troviamo Codice Articolo e Descrizione Prodotto di ogni singolo elemento; materiale, caratteristiche meccaniche e fisiche, standard di riferimento e tipi di applicazione di ogni tipologia di prodotti.
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n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
CONVEGNI E APPUNTAMENTI Dubai, UAE 1st & 2nd August 2016
Business and Management 2016 (ICESBM 2016) 5th International Conference on Engineering, Science, Business and Management 2016 (ICESBM 2016) is a premier event that addresses the new advancements and challenges in the field of Engineering, Science, Business and Management. ICESBM 2016 aims to provide an opportunistic forum and vibrant platform for researchers and industry practitioners to share their original research work and practical deve lopment experiences on specific new challenges and emerging issues. This Multidisciplinary Conference will be held in Hyatt Place Hotel, Al Rigga, Dubai UAE during 1st & 2nd August 2016. www.icesbm.org ________________________________________________________ Bologna Fiere mercoledì 19 venerdì 21 ottobre 2016
ExpoTunnel Salone italiano dedicato alle tecnologie del sottosuolo e alle grandi opere, Expo Tunnel 2016 si concentra sulle reti di infrastrutture quali gallerie, sistemi per energia e telecomunicazioni, trattamento delle ac que, energie rinnovabili, fondazioni speciali, sistemi fognari e di con tenimento del suolo, oltre che di trasporto merci e persone. La mani festazione si svolge sotto il patrocinio della Società Italiana Gallerie, che compone il ComitatoScientifico dell’evento, affiancandosi al Comitato Promotore formato da alcune delle aziende leader del settore quali Anas, Astaldi, Impregilo, Milano Serravalle Milano Tangenziali, Trevi. L’obiettivo di ExpoTunnel è fare il punto sulle innovazioni più importanti del settore a livello internazionale in un clima di scambio e dialogo proficuo per la crescita e l’integrazione della “cultura del sottosuolo”. www.expotunnel.it ________________________________________________________ Lione ITECH – École d’ingénieurs
MASTER EUROPEO Nuove specializzazioni: plastica e materiali tessili ora disponibili Oltre alla specializzazione in chimica delle formulazioni, la scuola di ingegneria francese ITECH ha introdotto due nuovi corsi nel suo Master europeo. Costruito per rispondere direttamente alle esigenze del set tore, questo programma unico offrirà dei corsi in plastica e materiali tessili a partire da settembre 2016. Dispensato interamente in lingua inglese, il programma forma professionisti pienamente operativi subito dopo la laurea, fornendo alle aziende leader del settore un bacino di reclutamento di tecnici specializzati motivati a intraprendere una car riera internazionale nel campo delle scienze dei polimeri. STAGE: Il programma di stage prevede un minimo di 11 mesi di espe rienza lavorativa in una società partner, gli studenti potranno svolgere il loro stage in Francia o all'estero. Durante gli stage, i laureati occupano posti diversi, dalla ricerca e lo sviluppo, alla vendita, passando per il marketing e la produzione. AMMISSIONI: Durata: 3 anni; inizio del Master: Settembre 2016 Iscrizioni possibili fino al 17 giugno 2016 : inscription.itech.fr www.itecheuro.eu ________________________________________________________ Convegno Nazionale Società Italiana di Geologia Ambientale Roma, 18 novembre 2016
Tecnica di idraulica antica Call for abstracts A distanza di 10 anni dal Primo Convegno “Tecnica di Idraulica Antica” SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) propone un secondo convegno sullo stesso tema. La data prevista è quella del 18 novembre 2016, a Roma nell’ Aula Ruiz del CNR, Piazzale Aldo Moro. In questi 10 anni molte cose sono cambiate e la ricerca è andata avanti non solo riguardo ai temi allora trattati e sviluppati ma nell’individuare nuovi campi di ricerca. Gli studi e le ricerche oggetto del convegno ri guarderanno gli acquedotti, il castellum aquae relativo agli stessi, i cu nicoli drenanti e i procedimenti di captazione delle acque, le dighe e lo svuotamento dei laghi attraverso vari sistemi, i sistemi di bonifica idraulica, i sistemi irrigui ed i mulini. A questi si aggiungono, inoltre, i sistemi di riscaldamento delle terme e delle case, i processi industriali (armi, lavorazione di metalli, ecc.), la regimazione delle acque piovane lungo le vie di comunicazione, gli impianti idraulici delle città e delle ville. La data di scadenza per l’invio degli abstracts è il 30 giugno 2016. Per informazioni e comunicazioni: idraulica.antica2016@sigeaweb.it www.sigeaweb.it ________________________________________________________
Sinergie tra Collegio di Milano ed EXPO Ferroviaria Mercoledì 6 aprile 2016 il Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano ha visitato EXPO Ferroviaria a Torino, fiera dedicata ai prodotti e alle nuove tecnologie del settore treni, durante la quale il Convegno orga nizzato dal CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani) ha esposto i futuri impegni finanziari per lavori di ammodernamento e nuova costruzione delle linee ferroviarie: più di 20 miliardi di Euro entro il 2030 da investire in Italia. CIFI e il nostro Collegio continueranno ed accresceranno la collaborazione e il reciproco sostegno per la diffusione delle rispettive iniziative culturali.
NOTIZIE
La rappresentanza di categoria può incidere sulla politica? Il Presidente del CNI e il Presidente dell’Ordine di Monza e Brianza si confrontano sul ruolo delle professioni nella politica e nella programmazione legislativa
L’
ing. Borgonovo, Presidente dell’Ordine di Monza e Brianza, partendo dagli effetti dei provvedimenti inerenti la Riforma delle Professioni che tutti noi conosciamo, come ad esempio quelli della Legge 4 del 2012 che consente il riconoscimento di qualsiasi attività professionale regolamentata attraverso l’organizzazione di specifiche associazioni, propone di individuare iniziative mirate all’adeguamento ed al rinnovo dell’organizzazione ordinistica al fine di meglio presidiare le azioni di coloro i quali tentano di trasformare “il lavoro professionale in lavoro di impresa”. È indubbio che anche le professioni ordinistiche stanno subendo gli effetti di molti pregiudizi della classe politica (Governo e Parlamento), e non solo, nei confronti delle “rappresentanze intermedie”. L’idea di costruire un rapporto diretto tra governo e cittadini è in linea con il disegno ultimo di indebolire associazioni di categoria, sindacati, istituzione ed anche gli Ordini professionali. Noi siamo impegnati nella formazione professionale continua obbligatoria (e ben venga!), ma di fatto il nostro lavoro è già un aggiornamento continuo e costante perché i nostri incarichi non sono mai uguali ai precedenti, la normativa è in continua evoluzione e la pubblica amministrazione ogni giorno inventa nuove regole del gioco. Bene, ma riusciremo a vedere tutelata ancora in futuro la professionalità di chi ha concluso un percorso formativo universitario come quello delle facoltà di ingegneria, ed anche postlaurea e maturato esperienza con aggiornamento continuo quando vengono aperte a tutti attività professionali complesse per le quali sono richieste competenza, espe-
rienza, applicazione e l’affidamento spesso avviene unicamente in base al fattore “prezzo”? In questo contesto l’ing. Borgonovo indica alcuni aspetti di “un’auspicata” riforma del ruolo degli Ordini e del C.N.I., tra i quali:
Non sempre gli ingegneri vengono coinvolti a partecipare nelle fasi decisionali. La categoria deve entrare nei posti chiave dell’apparato pubblico, partecipando alla stesura del progetto politico, mettendo in campo tutto il suo peso e la sua competenza n L’individuazione di nuovi compiti e di nuove funzioni delle due strutture; n L’istituzione dell’Assemblea Nazionale dei Presidenti quale organo legalmente riconosciuto per il controllo e l’indirizzo del C.N.I.; n Il riconoscimento delle Federazioni quali interlocutori privilegiati delle Regioni; n Programmazione biennale del congresso nazionale. Ci è sembrato corretto e costruttivo chiedere al Presidente Zambrano di commentare il documento: “si tratta di temi molto complessi - ci dichiara - che
prevedono importanti modifiche che riguarderebbero, a cascata, anche le altre categorie, ma che soprattutto, per aspetti di rappresentanza, dovevano rientrare in una programmazione legislativa di competenza politica. Il C.N.I. ha operato in discontinuità con il passato collaborando con altre categorie professionali per costruire passo dopo passo una rappresentanza autorevole e forte nell’interesse degli iscritti, partendo dal ruolo che gli ingegneri svolgono per la società con il loro coinvolgimento in tutti gli ambiti tecnici, dall’espletamento di semplici pratiche operative all’elaborazione dei processi di innovazione ed ammodernamento del paese. Sappiamo anche che non sempre veniamo coinvolti a partecipare all’ultima fase decisionale. È qui che la categoria degli Ingegneri deve entrare nei posti chiave dell’apparato pubblico, partecipando alla stesura del progetto politico, mettendo in campo tutto il suo peso e le sue competenze. Come punto di partenza si deve considerare che, nonostante le difficoltà, il C.N.I. è riuscito, tra l’altro, a far approvare i decreti sui parametri giudiziali e per le opere pubbliche, a bloccare l’apertura al mercato privato delle società di ingegneria ed a tenere indenne la categoria da provvedimenti ANAC, del jobs act e dei lavoratori autonomi”. Il Presidente Zambrano ha poi concluso evidenziando che rispetto al mondo esterno il C.N.I. con la propria autorevolezza si pone l’obbiettivo di essere sempre più vicino alle esigenze della categoria attraverso un crescente impegno di sussidiarietà allo Stato ed alla crescita del Paese, mentre nel rapporto con gli Ordini territoriali, anche attraverso l’azione delle fondazioni e delle associazioni, è in corso un processo che porterà ad assicurare agli iscritti un servizio più organico ed operativo come ad esempio i recenti accordi con UNI e CEI. n Questa riflessione riguarda anche il Libero Pro fessionista singolo e/o associato (per scaricare il documento integrale http://www.giornalein gegnere.it/index.php/lineadiretta/anno2016).
CIRCOLARI 07/04//2016 – Circolare XVIII Sessione N. 710 – CNI Pubblicazioni in materia di sicurezza
07/04/2016 – Circolare – XVIII sessione N. 709 – CNI Premio Scintille – Ordini
07/04/2016 Circolare – XVIII sessione N. 707 – CNI
Proposta di modifica al D.LGS 81/08, “Inchiesta pubblica” aperta agli Ordini provinciali
30/03/2016 Circolare – XVIII sessione N. 705 – CNI
Snam Rete Gas: campagna informativa “chiama prima di scavare”
24/03/2016 Circolare – XVIII sessione N. 704 – CNI Protocollo d’intesa CNIGSE – Nuovo conto termico
17/03/2016 – Circolare XVIII Sessione N.697 – CNI
Linee guida all’applicazione del D.M. 20/12/2012 “Decreto Impianti”
14/04/2016 – Circolare XVIII sessione N. 714 – Cni Istanza di interpello trasmessa dal Cni ai sensi dell’art. 12 del D.lgs n. 81/2008 – Quesiti in materia di salute e sicurezza del lavoro – Art. 90, commi 9 e 10, D lgs n. 81 /2008 Documento unico di rego larità contributiva – significato della dizione “assenza del DURC” – Conseguenze – sospensione efficacia del titolo abilitativo – risposta della Commissione per gli interpelli – Interpello n. 1/2016 – Prot. CNI n. 1686
31/03/2016 Circolare XVIII sessione N. 706 – CNI
Integrazione degli elenchi dei professionisti antincendio tra il portale vigilfuoco.it e gli albi unici nazionali delle categorie delle professioni interessate. Nota inviata al Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco
17/03/2016 Circolare XVIII sessione N. 696 – CNI Attestazione di prestazione energetica (A.P.E.). Descrizione dei ser vizi, della documentazione da produrre e degli obblighi per il pro fessionista
Le circolari sono fruibili attraverso il portale del CNI http://circolari.tuttoingegnere.it
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
Ingegneri iunior, il Consiglio di Stato fissa i limiti per la partecipazione alle gare di appalto di ROBERTO DI SANZO
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mportante decisione del Consiglio di Stato per quanto concerne le competenze degli ingegneri iunior. La sentenza n. 776 del 25 febbraio 2016, ha definito i limiti per la loro partecipazione alle gare di appalto, precisando che l’ingegnere iunior ha la possibilità di partecipare a progettazioni complesse sotto la direzione ed il controllo di un ingegnere iscritto nella sezione “A”. L’obiettivo è evitare che nella concreta fase di realizzazione delle stesse possano essere commessi, per inesperienza legata alla mancata conclusione del ciclo di studi completo, errori che potrebbero portare a gravi conseguenze. Il Consiglio di Stato si è espresso in merito ad una gara relativa a soluzioni migliorative per il completamento della rete fognaria e di un impianto di depurazione. L’aggiudicazione dell’opera erano stati impugnati in quanto gli elaborati dell’offerta tecnica sarebbero stati redatti e sottoscritti da un ingegnere iunior, non abilitato a redigere i progetti richiesti dal bando di gara, di competenza esclusiva degli ingegneri appartenenti alla Sezione “A”. Una sentenza che certamente
sta suscitando polemiche e discussioni nel mondo delle professioni. A commentare la decisione del Consiglio di Stato l’ingegner Ania Lopez (nella foto), consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. “L’interpretazione delle competenze degli ingegneri di primo livello è arduo e complesso. Purtroppo il percorso universitario triennale non ha sortito gli effetti sperati. I laureati di primo livello in ingegneria non hanno trovato, come si auspicava, uno sbocco professionale nell’Industria. Tuttavia, i nostri colleghi sono riusciti a portare avanti la professione, anche in autonomia”. Un percorso irto di difficoltà, reso ancora più impervio dalla crisi economica, come riconosce Ania Lopez: “Le ricerche del Centro Studi del CNI presentate nell’ultima Assemblea Nazionale, lo scorso 4 marzo a Bologna, indicano come ci sia stato un rallentamento dell’incremento degli iscritti della sezione B. È altamente probabile che a questa flessione abbia influito la crisi degli ultimi anni, innescando un effetto di scoraggiamento ad iscriversi all’Albo. Nonostante il livello quantitativo dell’insegnamento nei corsi di Ingegneria in Italia continui ad essere elevato, occorre fare i
Il commento di Armando Zambrano, Presidente del Cni, ad una recente sentenza del Consiglio di Stato
Minimi tariffari, gli ingegneri prendono le distanze dagli avvocati Reintroduzione dell'obbligo dei minimi tarif fari? Gli Ingegneri non ci stanno e lo ribadi scono a gran voce, prendendo le distanze dagli avvocati e appoggiando la recente sen tenza del Consiglio di Stato, il quale ha con fermato la multa di quasi un milione di euro inflitta al Consiglio Nazionale Forense dall'An titrust in merito alla riproposizione della vin colatività dei minimi tariffari contenuta in una circolare del Consiglio nazionale forense. Il motivo della sanzione era stato la violazione delle regole sulla concorrenza dovuta all'adozione di due decisioni volte a limitare l'autonomia dei professionisti: il parere con il quale il Cnf avrebbe limitato l'impiego di un canale di diffusione delle informazioni (Amica Card); una circolare con la quale sarebbe stata reintrodotta la vincolatività dei minimi tariffari. In seguito il TAR del Lazio aveva in parte accolto il ricorso degli avvocati, dimezzando la sanzione. Il Consiglio di Stato ha invece poi deciso di ripristinare la sanzione originaria. A commentare la decisione ecco Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: “Non c’è dubbio che sul mercato privato noi professionisti abbiamo un problema. Se nel settore pubblico la normativa consente di stabilire un corretto rapporto tra l’attività professionale prestata e il rispettivo valore economico, in quello privato l’abolizione delle tariffe ci ha privati di punti di riferimento. In tal senso è necessario un intervento e noi professionisti tecnici siamo pronti a fare la nostra parte”. “Tuttavia – ag giunge Zambrano – non chiediamo il ripristino dell’obbligatorietà dei corrispettivi, semplicemente perché allo stato occorre una forte apposizione anche ideologica a questa ipotesi, basata su un contestabile principio di 'libera' concorrenza. A nostro avviso la soluzione sta nella definizione di standard di prestazione e di corrispettivi economici, in modo da orientare e garantire adeguatamente la committenza privata. Ciò proprio sulla scorta dell’esperienza già maturata nel settore pubblico e nel pieno rispetto della normativa sulla concorrenza e del R.D.S. principio di parità di trattamento”. n
conti con un mercato che lascia meno spazio, rispetto al passato, ai professionisti. È complicato immaginare di costruire percorsi esattamente tarati sulle domande provenienti dal mercato, perché nei fatti questa richiesta non solo è ridotta e impalpabile, ma anche molto mutevole in termini di ‘know-how’ specifico richiesto. A nostro avviso, occorre affrontare la questione con flessibilità e, soprattutto, con un confronto aperto tra tutte le parti interessate, non escludendo di poter apportare correttivi al sistema attuale”. Urge, dunque, intervenire in maniera sistematica sui percorsi universitari, come
tra l’altro sta ipotizzando proprio il CNI: “L’obiettivo è dar vita ad una diramazione del percorso triennale in due distinti indirizzi: laurea di primo livello ‘professionalizzante’, per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione; laurea di primo livello ‘propedeutica’, per coloro che, invece, fossero intenzionati a proseguire il percorso formativo universitario per conseguire la laurea magistrale. Del resto oggi l’Europa ci richiama ad una revisione dei percorsi formativi universitari in sintonia con le politiche comunitarie”.
STRUMENTI
Accordo CEICNI per la consultazione della banca dati delle norme tecniche La raccolta delle Norme CEI comprende più di seimila pubblicazioni in costante e continuo aggiornamento, per un valore di copertina complessivo pari a € 362.678,00. L’abbonamento annuale alla rac colta completa ha un prezzo di riferimento, per singolo utente, pari a € 7.800,00. Grazie alla convenzione stipulata dal CNI con il CEI agli ingegneri viene offerta la straordinaria possibilità di accedere all’intera banca dati delle norme CEI a soli 45 euro + IVA all’anno. Questo abbonamento permette di consultare e stampare tutte le norme tecniche attualmente in vigore in materia di elettronica, elettrotecnica e telecomunicazioni. Non è viceversa possibile sca ricare le norme in formato digitale. La consultazione delle norme è illimitata per i dodici mesi di vigenza dell'abbonamento. Inoltre, per rafforzare il legame CEICNI, agli ingegneri che sotto scriveranno l’abbonamento sarà possibile l’utilizzo di ProDis (va lutazione rischio da fulminazioni) al costo di € 10,00 per consul tazione, invece del costo vigente pari ad € 15,00. Per maggiori informazioni: abbonamenticni@ceiweb.it
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n. 4 - Aprile 2016 | il GIORNALE dell’INGEGNERE
Speciale di ING. SILVIA CIRACI
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IL COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ: LEADERSHIP Affinché un progetto possa essere ritenuto sostenibile non basta che sia efficiente da un punto di vista energetico, in quanto la valutazione necessita di una visione più ampia. La categoria Leadership valorizza le azioni che evidenziano un reale e continuativo coinvolgimento della comunità e degli stakeholder principali nella pianificazione di un’infrastruttura e un’attenzione del team di progetto e della committenza a tutti gli aspetti della sostenibilità. Maggiore sarà il numero degli attori coinvolti nel processo progettuale, maggiori saranno i benefici che questi potranno apportare alla definizione finale della progettazione, permettendo in questo modo al team di progetto di ottimizzare e soddisfare una grande varietà di interessi e di aspetti strettamente correlati all’infrastruttura da realizzare. Le tre sottocategorie che rientrano nella macro area Leadership sono Collaboration, Management e Planning. COLLABORAZIONE
Nello sviluppo del progetto di un’infrastruttura, dati i molti ambiti tecnici e sociali che impatta, è importante che sia presente un approccio collaborativo tra i diversi attori coinvolti: i progettisti, la committenza, le comunità, i soggetti economici e gli enti pubblici. La categoria Collaboration prende in considerazione questi aspetti, valutando come il progetto sia in grado di assimilare e integrare gli input derivanti dai diversi stakeholder
Il protocollo Envision: primo sistema di rating delle infrastrutture sostenibili Prosegue l’approfondimento del protocollo Envision presentato sul numero di marzo. Dopo aver analizzato la prima categoria di crediti, Quality of Life, in questo numero entriamo nel merito della seconda e della terza: Leadership e Resource Allocation. Does the project minimize the use of fossilfuel based energy?
Does the project pursue synergies with both products and other systems?
Does the project utilize local materials?
n Leadership n Resource Allocation
Does the project consider the life cycle of the materials used, and plan for their endoflife? Are all stakeholders adequately involved?
How is waste from the project handled?
Does the project protect freshwater availability by minimizing its potable water use?
Does the project plan for longterm monitoring and maintenance? Does the project use sustainable materials, such as recycled, refused, or certified materiale?
e il modo in cui queste nuove sinergie accrescano le opportunità di innovazione, risparmio e sostenibilità. Affinché sia efficace, però, la collaborazione deve far sì che i diversi soggetti siano pienamente coinvolti, possano incontrarsi, comunicare e lavorare insieme. Per favorire tutto ciò deve esserci una nuova forma di
How long is the useful life of the system?
leadership forte e propositiva che, tramite l’implementazione di un sistema di gestione della sostenibilità sin dai primi step della progettazione, indirizzi e incentivi azioni progettuali volte al raggiungimento degli obiettivi prefissati. GESTIONE E PIANIFICAZIONE
Durante il processo proget-
tuale di un’infrastruttura il team di progetto può scontrarsi con problematiche legate alla complessità del progetto stesso e ad aspetti tecnici o operativi di non semplice gestione, come per esempio l’inserimento dell’infrastruttura all’interno del contesto urbano e infrastrutturale esistente e quali conseguenze questa in-
Is there a sustainbility management system in place?
tegrazione produca. La categoria Management premia la capacità del progetto di creare nuove sinergie con le filiere esistenti e di integrarsi con l’ambiente urbanizzato circostante, secondo una visione più ampia e globale dell’opera che permetta sia di valorizzare i punti di forza, sia di migliorare quelli di debo-
lezza dell’infrastruttura stessa e del contesto circostante. Questo modo nuovo di vedere il progetto nella sua completezza permette di espanderne la vita utile minimizzando possibili problematiche future e di incrementarne la sostenibilità. Una delle questioni focali della pianificazione di un’infrastruttura è la sua vita utile, per cui dovremmo chiederci quanto il progetto sia stato pianificato secondo una visione a lungo termine. Il ruolo della leadership è quindi quello di adottare piani e fornire risorse sufficienti per monitorare che questo avvenga, per far sì che le performance di sostenibilità implementate tramite i piani di gestione possano essere mantenute nel tempo. In questo modo le misure di protezione ecologica e di mitigazione incorporate nel progetto possono essere gestite e controllate durante tutta la vita utile dell’infrastruttura. Il protocollo Envision fa propri i concetti della resilienza dell’opera, premiando con la sottocategoria Planning i progetti che mostrano maggior flessibilità e che sono in grado di essere riconfigurati e riqualificati in relazione a cambiamenti climatici e di scenario. L’adozione di una visione dell’infrastruttura a lungo termine e di concetti come vita utile, resilienza e monitoraggio, la comprensione della normativa ambientale esistente e dei trend di crescita e sviluppo dell’area permettono al team di progetto di conoscere in anticipo eventuali problematiche che potrebbero presentarsi in futuro, anticipandone le soluzioni nell’ottica di una sostenibilità misurata e programmata.
Un vivaio “gold” in Alaska
Livello platinum a Grand Bend
Il progetto del vivaio sportivo William Jack Hernandez in Alaska è stato il primo ad aver raggiunto l’award secondo il protocollo Envision, ottenendo il livello Gold. L’opera, voluta dal Dipartimento dei trasporti e delle strutture pubbliche dell’Alaska, è una struttura di 13mila metri quadri e si configura come il più grande vivaio di pesca sportiva al coperto del Nord America. Grazie alla presenza di più di 100 vasche per l’allevamento di una grande varietà di pesci, aumenta e diversifica la produzione di pesca sportiva in modo sostenibile ed economicamente conveniente. Il team di progetto ha implementato una serie di strategie virtuose che, tramite l’utilizzo di parametri propri del sistema di rating Envision, hanno permesso di definire ogni aspetto del vivaio e del sito circostante secondo i principi della so stenibilità. Grazie a sistemi di ricircolo tecnologicamente avanzati e alta mente efficienti, sono stati ottenuti risparmi fino al 95 per cento nei consumi di acqua dolce e nel fabbisogno energetico rispetto a quelli di un vivaio tradizionale, oltre che una notevole riduzione dei costi di gestione e manutenzione dell’intero impianto di allevamento. La collocazione del l’opera ha poi giocato un ruolo importante a livello ambientale. Il team di progetto ha infatti favorito l’utilizzo di aree precedentemente urbanizzate, i cosiddetti brownfields, permettendo in questo modo la preservazione di siti non ancora edificati. Le aree selezionate, ex zone militari dismesse, sono state quindi riqualificate e bonificate dai contaminanti presenti nel suolo. L’attenzione posta verso l’ambiente circostante e il mondo naturale più in generale si evidenzia anche nelle scelte di architettura del paesaggio,
Il progetto del nuovo impianto di trattamento delle acque di scarico nella zona del Grand Bend è il primo progetto canadese ad aver ricevuto l’awar ding secondo il sistema di rating promosso dal protocollo Envision. L’im pianto si trova sulle rive del lago Huron in Ontario, un’area conosciuta per la pulizia delle spiagge e la limpidezza dell’acqua. La realizzazione dell’opera, voluta dalle municipalità interessate a causa del malfunzionamento della struttura esistente, ha previsto la riconversione di 4 lagune presenti nel sito in un nuovo impianto di trattamento delle acque di scarico (che im pedisca emissioni di effluenti e impatti sulla qualità dell’acqua di falda) e di una zona umida in riserva naturale. Il team di progetto ha adottato da subito il protocollo Envision per con sentire l’introduzione di pratiche sostenibili coinvolgendo la committenza pubblica e i principali stakeholder interessati. Riadattando la struttura esi stente il team di progetto ha cercato di estendere la vita utile dell’impianto migliorandone le prestazioni, la durabilità e la resilienza in funzione dei bisogni delle comunità limitrofe e della salvaguardia dell’ambiente, grazie soprattutto alla collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. La ricostruzione delle zone umide ha poi permesso il ripristino delle con dizioni naturali preesistenti, mentre l’adozione di misure di controllo degli odori e dell’inquinamento hanno garantito la riduzione degli impatti negativi sul turismo delle spiagge e la qualità dell’acqua, migliorando la qualità di vita degli utenti. Nell’ottica della conservazione delle risorse, il nuovo progetto ha previsto la possibilità di riutilizzare sul sito il terreno
Vivaio sportivo William Jack Hernandez, Alaska.
grazie all’utilizzo di piante e specie autoctone adatte al clima dell’Alaska, nell’ottica di una riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti dannosi per l’ecosistema e gli habitat preesistenti. Il progetto ha anche migliorato la qualità della vita delle comunità inte ressate: minimizzando gli impatti negativi, migliorando l’accessibilità del sito e delle aree circostanti, potenziando gli spazi pubblici e le strutture di ricreazione. Inoltre l’ottimale gestione di tutto il processo e l’attuazione di sinergie di sottoprodotto hanno permesso di coinvolgere altre realtà all’interno del processo, favorendo ad esempio il riutilizzo dell’acqua calda di scarto degli impianti da parte di stabilimenti vicini, invece di smaltirla. Infine, la creazione di connessioni con le piste ciclabili presenti ha permesso un miglioramento delle infrastrutture esistenti, grazie alla realizzazione di passerelle pedonali, sentieri e cartellonistica informativa.
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il GIORNALE dell’INGEGNERE | n. 4 - Aprile 2016
Il protocollo Envision L’UTILIZZO DELLE RISORSE: RESOURCE ALLOCATION Nella progettazione, costruzione e gestione di un’infrastruttura le risorse impiegate giocano un ruolo fondamentale in termini di influenza sulla sostenibilità complessiva. È quindi necessario innanzitutto chiedersi quali sono le risorse fisiche, energetiche e idriche di cui abbiamo bisogno all’interno del progetto per poi valutare come possono essere ottenute minimizzando gli impatti sull’ambiente, il depauperamento delle fonti, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti. Il protocollo Envision, attraverso i crediti della sezione Resource Allocation e le tre sottocategorie Materials, Energy e Water, affronta le tematiche del consumo di energia, dell’acqua e dei materiali in generale, fornendo una metodologia operativa sul loro utilizzo e sfruttamento nel rispetto della conservazione delle risorse non rinnovabili e del contenimento dei consumi idrici ed energetici.
mini di impoverimento delle risorse non rinnovabili, sia di energia netta utilizzata, la cosiddetta embodied energy, ovvero la somma di tutte le quote energetiche legate ai processi che permettono di ottenere il prodotto finito. Attraverso la sottocategoria Materials il protocollo Envision pone l’accento su questi principi, mettendo in evidenza come, a parità di prestazioni come durabilità e sicurezza, è possibile utilizzare materiali alternativi, riciclati o con un elevato contenuto di riciclato, recuperati e/o riutilizzati alla fine del loro ciclo di vita, o provenienti da siti non troppo distanti dal cantiere, i cosiddetti materiali regionali. Queste best practice sono premiate dal sistema di rating poiché permettono di minimizzare o ridurre lo sfruttamento di risorse vergini, di limitare le emissioni di Co2 legate al trasporto e di diminuire e diversificare la quantità di rifiuti destinati a discarica legati sia alle attività produttive che allo stesso cantiere.
LA SCELTA DEI MATERIALI
All’interno dei processi progettuali e costruttivi di un’infrastruttura, il consumo di energia e la tipologia di fonti utilizzate per il soddisfacimento del bisogno energetico richiesto sono altrettanto importanti. Il progetto dell’opera deve avere come obiettivo prioritario la riduzione del consumo complessivo di energia per la realizzazione, la gestione e la manutenzione dei propri sistemi energetici, utilizzando fonti rinnovabili sia on site che off site, a scapito di quelle comunemente impiegate legate ai combustibili fossili. La sottocategoria Energy riconosce proprio questi aspetti dando anche una notevole importan-
L’UTILIZZO DI ENERGIA
La realizzazione di un’infrastruttura, come di un edificio, prevede l’utilizzo di una notevole varietà di materiali, in relazione alle scelte progettuali e alle direttive della committenza. Le modalità di scelta dei materiali e la consapevolezza delle loro prestazioni e caratteristiche giocano quindi un ruolo sostanziale nel bilancio complessivo della sostenibilità dell’opera. Uno degli aspetti fondamentali dei materiali è il loro ciclo di vita, legato allo sfruttamento delle risorse naturali. L’estrazione, il trasporto e la lavorazione di una materia prima generano notevoli impatti sull’ambiente, sia in ter-
Grand Bend Area Wastewater Treatment Facility, Canada.
scavato, riducendo la necessità di reperirlo esternamente all’area di in tervento e quindi limitando gli impatti ambientali ed economici legati al trasporto. A questi aspetti si aggiunge anche l’installazione di sistemi ener getici e idrici altamente efficienti che hanno eliminato l’utilizzo di acqua potabile nei processi. Grazie all’adozione del protocollo Envision è quindi stato possibile indirizzare le scelte progettuali verso la sostenibilità, ripri stinando le condizioni ambientali prima danneggiate e realizzando un pro getto flessibile e adattabile alle future configurazioni e funzionalità.
za all’efficienza dei sistemi energetici. Un’ottimale progettazione e l’installazione di impianti altamente efficienti e performanti deve essere mantenuta costante nel tempo cercando di prevenire e ridurre guasti o malfunzionamenti; diventa quindi fondamentale il concetto di commissioning, ovvero la verifica della conformità e dell’efficienza degli impianti energetici rispetto agli intenti progettuali e alle prestazioni volute. IL RISPARMIO DI ACQUA
Oltre all’energia anche l’acqua
entra di diritto nel panorama delle risorse da preservare, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e dell’incremento demografico. La riduzione dell’acqua consumata, soprattutto potabile, diventa quindi uno degli obiettivi basilari nella progettazione di un’infrastruttura. Così come per l’energia, per le risorse idriche deve essere preso in considerazione l’utilizzo di fonti alternative come ad esempio l’acqua piovana o le acque grigie (greywater), che possono essere riciclate e riutilizzate per diverse funzioni come l’ir-
rigazione. Non solo, il monitoraggio degli stessi sistemi idrici diventa oggetto di controllo perché permette sia di ridurre i costi di gestione e manutenzione, sia di minimizzare gli impatti sui bacini e sulla disponibilità e il consumo di acqua. Il protocollo Envision attraverso la sezione Resource Allocation pone quindi un forte accento sulle risorse del nostro pianeta, sulla loro disponibilità e sfruttamento, offrendo ai progettisti una varietà di alternative e di prassi che permettano, a parità di prestazio-
ni, di realizzare un’infrastruttura più sostenibile e attenta all’ambiente. Un’opera in grado di inserirsi in maniera ottimale nel contesto ambientale e sociale in cui è collocata è anche in grado di dialogare con esso, esaltandone le peculiarità e le risorse alternative e limitando gli impatti negativi. Nei prossimi numeri de Il Giornale dell’ingegnere continueremo con l’approfondimento delle ultime due categorie del protocollo, Natural World e Climate and Risk.