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Aicarr Journal n.97 marzo-aprile 2026

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LA RIVISTA PER I PROFESSIONISTI DEGLI IMPIANTI HVAC&R

CAM 2025: LE NOVITÀ DI INIZIO ANNO

MANUTENZIONE PREDITTIVA NEGLI IMPIANTI HVAC

CASE STUDY

COME PROGETTARE LA VENTILAZIONE IN MODO INTEGRATO

SRI, RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE IN ITALIA

FOCUS

MISURE DI PREVENZIONE INCENDI IN EDIFICI COMPLESSI

MCE EXCELLENCE AWARDS 2026

HVAC

ANNO17 - MARZO-APRILE 2026

SERIE PRG

Massime prestazioni, minimo impatto: la scelta ecologica avanzata per ogni ambiente.

potenze da

50 a 145 kW

con refrigerante naturale R290 con GWP pari a 3 e compressori scroll ottimizzati

elevata efficienza stagionale: prestazioni superiori e consumi contenuti produce acqua calda fino a 75°C

MCE Milano 24 - 27 Marzo 2026 | Pad. 9 Stand E29-G30

La Serie PRG offre la flessibilità necessaria per ogni esigenza climatica.

L’impiego del refrigerante R290 definisce un nuovo riferimento nel riscaldamento e raffreddamento a basso impatto ambientale. Progettate per un utilizzo annuale, le pompe di calore PRG possono servire ambienti con qualsiasi profilo di occupazione, in conformità alla EN 378-1, grazie a un contenuto di refrigerante inferiore a 5 kg per circuito.

Valvole elettroniche, sistemi di rilevamento perdite, doppie valvole di sicurezza e robuste griglie di protezione completano una soluzione efficiente, sicura e affidabile.

aermec.com

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Periodico

Organo ufficiale AiCARR n. 97 marzo-aprile 2026 www.aicarrjournal.org

EDITORS IN CHIEF

Francis Allard (France)

Claudio Zilio (Italy)

HONORARY EDITOR

Bjarne Olesen (Denmark)

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William Bahnfleth (USA)

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Marco Dell’Isola (Italy)

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Boris Palella (Italy)

Federico Pedranzini (Italy)

Fabio Polonara (Italy)

Piercarlo Romagnoni (Italy)

Francesco Ruggiero (Italy)

Giovanni Semprini (Italy)

Jorn Toftum (Denmark)

Timothy Wentz (USA)

MANAGEMENT BOARD

Giorgio Albonetti, Luca Alberto Piterà, Erika Seghetti, Claudio Zilio

EDITORIAL BOARD

Umberto Berardi, Filippo Busato, Marco Noro, Massimiliano Pierini, Luca Alberto Piterà, Giuseppe Romano

REDAZIONE

Giorgio Albonetti | Direttore Responsabile

Chiara Scelsi | Responsabile Periodici

Erika Seghetti | Coordinamento Editoriale

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE

Marco Nigris

IMMAGINI

Shutterstock

COLLABORATORI

Roberto Barro, Laura Canale, Elisa Caracci, Giuliano Dall’O, Biagio Di Pietra, Giorgio Ficco, Marco Filippi, Alessandra Gugliandolo, Luca La Notte, Gennaro Loperfido, Luigi Martirano, Cristina Moscatiello, Alessandro Lorenzo Palma, Luca Alberto Piterà, Giuseppe Romano, Alessandro Temperini, Davide Truffo

PUBBLICITÀ

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Ilaria Tandoi | Ufficio Traffico – i.tandoi@lswr.it – cell. 3452453804

SERVIZIO ABBONAMENTI

abbonamenti.quine@lswr.it – tel. 02 864105

Abbonamento annuale (6 fascicoli): 55 €

PRODUZIONE

Antonio Iovene | Procurement Specialist – a.iovene@lswr.it – cell. 349 1811231 Stampa: New Press Edizioni Srl – Lomazzo (CO)

EDITORE

Edra Edizioni srl

Giorgio Albonetti | Presidente

Sede legale | Viale Forlanini, 21 – 20134 Milano www.quine.it – info@quine.it – tel. 02 864105

Edra Edizioni è iscritta al Registro Operatori della Comunicazione n° 12191 del 29/10/2005. Tutti i diritti di riproduzione degli articoli pubblicati sono riservati. Manoscritti, disegni, foto e altri materiali non si restituiscono.

TESTATA ASSOCIATA

AiCARR journal è una testata di proprietà di AiCARR – Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento e Refrigerazione Via Melchiorre Gioia 168 – 20125 Milano Tel. +39 02 67479270 – Fax. +39 02 67479262 www.aicarr.org

Gli articoli presenti all’interno di AiCARR Journal sono il risultato di una libera e personale interpretazione dei relativi autori. In nessun caso le idee espresse dall’autore possono essere considerate come parere di AiCARR. Nel caso in cui qualche diritto di autore sia stato involontariamente leso, si prega di contattare l’autore dell’articolo, al fine di risolvere ogni possibile conflitto.

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Gentile Socia, Caro Socio, desidero dedicare questo spazio editoriale, che mi è stato riservato per tre anni, per congedarmi dal ruolo di Editor in Chief della rivista. Vi aspetto invece tutti in presenza all’Assemblea Generale di AiCARR per un saluto come Presidente e per il passaggio di consegne al nuovo Presidente e al nuovo Consiglio Direttivo.

Tre anni, 18 numeri, numerosi articoli scientifici e contributi relativi alle diverse attività di AiCARR. Sfogliando questi 18 numeri è possibile ripercorrere molti dei temi che hanno caratterizzato questo triennio dal punto di vista tecnologico, scientifico e normativo. È stato un lavoro di squadra con il Comitato Editoriale, con il supporto degli Editors, del Comitato Scientifico e della Segreteria AiCARR, ciascuno per le proprie competenze. A loro va il mio personale e sentito ringraziamento. Grazie al contributo di tutti è stato possibile dare spazio e risalto a contenuti scientifici, tecnici e normativi, attingendo spesso da quanto presentato durante i convegni internazionali e nazionali di AiCARR, insieme a contributi originali forniti dai soci progettisti e industriali o redatti dalla Segreteria Tecnica di AiCARR. Mi piace sottolineare anche gli articoli molto interessanti scritti dai giovani laureati vincitori del Premio AiCARR per le migliori tesi di laurea. Tra questi 18 numeri desidero ricordare il numero 92, lo special issue pubblicato sia in italiano che in inglese e dedicato a Clima 2025, il congresso mondiale che ha messo AiCARR al centro dell’attenzione degli esperti del settore provenienti da più di quaranta Paesi. La rivista, arricchita

dai contributi di molti membri del Comitato Scientifico del congresso, è stata distribuita alle centinaia di partecipanti, che hanno così potuto conoscere più da vicino l’Associazione.

A tutti i numerosi autori che hanno condiviso le proprie competenze e i risultati delle loro ricerche o delle loro attività professionali va il mio sentito “Grazie”! Questo spirito di condivisione gratuita delle conoscenze è stato il principale motore e stimolo alla crescita dell’Associazione fin dalla sua nascita.

Personalmente ritengo che l’aver cercato di armonizzare, all’interno dell’offerta editoriale della rivista, contributi provenienti da tutte le diverse componenti dell’Associazione – accademia, professione, industria, giovani – sia stata l’esperienza che più mi ha arricchito e che porterò con me come prezioso bagaglio culturale. La speranza è che ciascuno di voi abbia potuto apprezzare almeno una parte di quanto proposto! Quindi a voi, care lettrici e cari lettori, va il mio “Grazie” più grande!

Concludo rinnovando il mio invito a partecipare all’Assemblea Generale del prossimo aprile: sarà l’occasione per presentare una relazione sulle attività del triennio appena trascorso, ma sarà soprattutto per me un privilegio poter stringere la mano a ciascuno di voi e passare il testimone a Fabio Minchio, a cui auguro fin d’ora di raccogliere almeno un terzo delle soddisfazioni che ho avuto io nel mio mandato.

Ad maiora

Claudio Zilio, Presidente AiCARR

#97

NORMATIVA

22

Criteri Ambientali Minimi Edilizia 2025: le novità di inizio anno

Con i CAM 2025 vengono risolte le ambiguità applicative della versione precedente. Vediamo nel concreto cosa cambia per il settore della progettazione e degli impianti

L.A. Piterà

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

28

La manutenzione predittiva negli impianti HVAC

Con il supporto dell’IA è possibile migliorare ulteriormente la gestione dei sistemi analizzando enormi quantità di dati per prevedere guasti, offrendo informazioni sulle prestazioni del sistema e consigliando strategie di manutenzione efficaci

M. Filippi, D. Truffo

CASE STUDY

34

Applicazione della UNI EN 16798-1 e della UNI EN 16798-3 in una struttura residenziale assistita

Il caso studio mostra che la progettazione della ventilazione va affrontata in modo integrato, considerando come aspetti interdipendenti qualità dell’aria, distribuzione delle portate, organizzazione dei flussi, filtrazione, recupero energetico e configurazione delle aperture esterne

L.A. Piterà, G. Romano

SRI

42

Prime evidenze della sperimentazione dello Smart Readiness Indicator in Italia

Il presente lavoro analizza l’applicazione dello SRI nel contesto italiano attraverso casi di studio residenziali e non residenziali

L. La Notte, A. L. Palma, A. Gugliandolo, B. Di Pietra, E. Caracci, L. Canale, G. Ficco, C. Moscatiello, L. Martirano

FOCUS PREVENZIONE INCENDI

48

Progettare le Misure di Prevenzione Incendi per sistemi ed edifici complessi: perché serve una visione d’insieme

Nei progetti complessi, la qualità e la sicurezza nascono non dai singoli contributi ma dalla capacità di integrare discipline, impianti e scelte progettuali in una visione unitaria e sistemica

R. Barro, G. Loperfido, A. Temperini

MCE

58

Quando l’innovazione industriale incontra il progetto MCE Excellence Awards 2026 come piattaforma tecnica per l’evoluzione dell’impiantistica

G. Dall’O’

Anteprima MCE 2026

VMC CON SANIFICAZIONE DELL’ARIA

Fantini Cosmi presenta RHINOCOMFORT 3, la nuova unità di VMC decentralizzata che segna un punto di svolta nel ricambio d’aria domestico. Frutto di due anni di ricerca e sviluppo, l’unità integra un sistema di sanificazione dell’aria, offrendo in un unico dispositivo ventilazione, recupero di calore e aria più sicura. Cuore dell’innovazione è la tecnologia brevettata basata su nanotecnologie, che combina LED UV-C e UV-A ad alta potenza con un processo di fotocatalisi a zero emissioni di ozono. L’aria in ingresso viene così sanificata, con l’eliminazione fino al 99,6% di virus e batteri, la riduzione di polveri sottili PM2,5 e PM10 e dei Composti Organici Volatili (VOC), oltre alla prevenzione di muffe e umidità. La sanificazione è attivabile direttamente dall’app

Intelliclima+, che consente anche il controllo del sistema. RHINOCOMFORT 3 garantisce così un microclima salubre e confortevole, unendo elevate prestazioni di ventilazione a una protezione attiva della qualità dell’aria, per ambienti più sani e sicuri ogni giorno. www.fantinicosmi.it

TECNOLOGIA PER L’ACQUA

Stand E19

Watts vanta un’esperienza pluriennale nello sviluppo di soluzioni tecnologicamente avanzate per il comfort, la sicurezza e l’efficienza degli edifici, integrando sistemi per la climatizzazione e per una gestione efficiente e sostenibile delle risorse energetiche.

Dal 24 al 27 marzo, Watts sarà presente alla 44ª edizione di MCE a Milano con uno spazio espositivo dedicato al tema “Tecnologia per l’acqua”; un’occasione per scoprire da vicino le novità del 2026 e confrontarsi direttamente con i tecnici e gli ingegneri Watts.

Dalle soluzioni per la protezione degli impianti, come la valvola antigelo, ai sistemi per l’efficienza e la regolazione – tra cui il nuovo OneFlow Ge-Mini e le valvole di bilanciamento – fino alla domotica e all’innovativo sistema Robifix, progettato per un’installazione semplice e sicura della rubinetteria su pareti in cartongesso, ogni proposta nasce per ottimizzare le prestazioni, ridurre consumi e sprechi e promuovere un utilizzo più responsabile dell’acqua. Ogni prodotto racconta una storia di competenza, attenzione e sostenibilità. www.watts.eu/it

RUBINETTO GALLEGGIANTE IN ACCIAIO INOX

Dall’esperienza F.A.R.G. nasce il nuovo rubinetto a galleggiante 555 interamente realizzato in acciaio inossidabile AISI 304 comprensivo di sfera in acciaio inossidabile AISI 316 e dotato di asta regolabile. Ideale sia per utilizzi nell’industria alimentare, sia in quella agricola (abbeveratoi) o per acque particolarmente dure e corrosive. Si distingue per la sua lunga durata. Pressione massima d’esercizio consigliata 3/8"G 10 bar - 1/2"G 6 bar. Temperatura massima dell’acqua consigliata 100 °C. Materiali: AISI 304 – Epdm – POM Filettatura ISO 228/1. www.farg.it

Pad. 3
Pad. 3
Stand E01
Pad. 4
Stand A13

ZEPHIR4, la pompa di calore per aria primaria full inverter con filtrazione ad alta efficienza e controllo preciso di temperatura e umidità in immissione.

Compatta e autonoma, semplifica progettazione, installazione e gestione, con bassi consumi e portate da 2.300 a 19.000 m³/h.

Scopri le soluzioni per il comfort naturale su clivet.com

Anteprima MCE 2026

SISTEMA A PRESSARE IN ACCIAIO AL CARBONIO

Rubinetterie Bresciane presenta FRABOPRESS MAX, il nuovo sistema a pressare in acciaio al carbonio con raccordi zinco-nichelati, ideale per tubi a parete normale. Le guarnizioni in EPDM o FKM includono un dispositivo di sicurezza che consente di individuare i raccordi non pressati, garantendo controlli affidabili. Grazie all’elevata resistenza dei materiali, il sistema è indicato per impianti antincendio, circuiti chiusi di riscaldamento e raffrescamento, aria compressa e gas inerti. La linea Fra.Bo offre inoltre soluzioni pressfitting in diversi materiali: Frabopress 316, C-Steel, Turbo Cuni, Kombi e il nuovo FRABOPRESS 304. Completano l’offerta il sistema

Turbo Press e il Turbo Drain di Bonomi Group. Grazie alla vasta gamma di figure disponibili, all’installazione senza fiamma e alla rapidità di posa, FRABOPRESS MAX rappresenta una soluzione efficiente nel rispetto delle normative internazionali per chi cerca velocità d’installazione e affidabilità Made in Italy. www.rubinetteriebresciane.it

Pad. 4 Stand A32/27, B28

EFFICIENZA

E COMFORT AVANZATI

Si amplia la gamma di pompe di calore di GREE Italia con Versati V in R290. Dotata di tecnologia DC inverter di ultima generazione, Versati V garantisce un funzionamento efficiente in ogni condizione climatica, assicurando riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria con una capacità che varia da 6 kW a 16 kW. La possibilità di erogare acqua fino a 80 °C di mandata amplia ulteriormente il campo di applicazione, rendendo la PdC compatibile sia con impianti a pavimento radiante e ventilconvettori, sia con sistemi più tradizionali come i radiatori. Un elemento distintivo è l’impiego del refrigerante naturale R290, che con un GWP pari a 0,02 riduce l’impatto ambientale. Il comfort acustico è un ulteriore punto di forza. Versati V garantisce comfort acustico con soli 40 dB(A) in modalità silent, ideale per residenze, piccoli condomini e ambienti di lavoro. La funzione cascata permette di collegare fino a 6 unità per applicazioni complesse, ottimizzando consumi ed efficienza. Il display LCD da 5" con interfaccia user-friendly rende semplice e immediato il controllo di tutte le funzioni. www.gree.com

RISCALDARE IN MODO INTELLIGENTE

Con il riscaldamento intelligente Homematic IP è possibile mantenere una casa sempre accogliente, ottimizzando allo stesso tempo i consumi. I termostati intelligenti per radiatori regolano automaticamente la temperatura in ogni stanza e utilizzano l’energia solo quando gli ambienti sono realmente occupati. In caso di assenza o di apertura delle finestre per il ricambio d’aria, la temperatura viene ridotta in modo automatico. I profili di riscaldamento personalizzati si adattano alla routine quotidiana e, in combinazione con i contatti per finestre, consentono un risparmio fino al 33% sui costi di riscaldamento. La stessa tecnologia avanzata è disponibile anche per il riscaldamento a pavimento. Grazie a regolatori intelligenti e valvole di controllo motorizzate, il sistema assicura un comfort uniforme, compensa automaticamente le diverse condizioni idrauliche e realizza il bilanciamento idraulico direttamente sul circuito di riscaldamento, proteggendo il generatore di calore. Il controllo avviene comodamente tramite l’app gratuita Homematic IP, anche da remoto. homematic-ip.com

Pad. 5 Stand C09/D04
Pad. 5 Stand L04

Le soluzioni Galletti puntano a ridurre le emissioni inquinanti che contribuiscono ad aumentare l’effetto serra globale, sia quelle dirette legate all’utilizzo di refrigeranti con elevati GWP, che quelle indirette dovute alla generazione di energia elettrica da fonti non rinnovabili.

Questo percorso ha portato alla nascita di PLN, nuova gamma di unità aria acqua in versione solo freddo, pompa di calore reversibile e polivalente con recupero totale caratterizzata dall’utilizzo di refrigerante naturale R290 e soluzioni multiscroll concepite per ottimizzare le prestazioni durante il funzionamento ai carichi parziali. È possibile, infatti, raggiungere indici di efficienza stagionali tra i più alti del mercato HVAC: SCOP fino a 4,00 e SEER fino a 5,00.

La gamma si compone di 7 modelli con potenze in raffrescamento che vanno da 50 a 150 kW ed il campo di lavoro estremamente esteso (acqua prodotta fino a 78°C) combinato a performance elevate in ogni condizione operativa, la rendono la risposta perfetta all’esigenza di abbandonare gradualmente l’utilizzo di energia proveniente da fonti fossili per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici.

Non solo, con un GWP (Global Warming Potential) pari a soli 3, l’R290 è uno dei refrigeranti più ecologici sul mercato. Questo valore rende la gamma PLN conforme alla rigorosa normative F-GAS, contribuendo attivamente alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Anteprima MCE 2026

APPLICAZIONI VERSATILI

Pad. 5 Stand E29/G22e

CONNETTIVITÀ AL CENTRO

Samsung ha sviluppato una gamma di prodotti connessi e con AI avanzata per la creazione di sistemi completi in ambito climatizzazione, ventilazione e pompe di calore, sia per applicazioni residenziali che commerciali. Da quest’anno il portfolio si è ulteriormente ampliato includendo soluzioni avanzate per la ventilazione e chiller, garantendo un approccio integrato e completo. Un elemento chiave di queste soluzioni è la connettività, resa possibile per le applicazioni residenziali dall’app SmartThings, che permette di gestire e controllare il clima domestico anche da remoto. Per le esigenze commerciali, SmartThings Pro rappresenta la risposta avanzata, offrendo funzionalità di gestione centralizzata e analisi dettagliate. Tra le novità di Samsung figurano anche soluzioni innovative come il climatizzatore WindFree Première, icona di comfort e design, e la nuova pompa di calore EHS Quint, un sistema 4 tubi aria-acqua e aria-aria con tecnologia di recupero di calore. samsung-climatesolutions.com

POMPA DI CALORE CON R290

Da INNOVA tre nuove applicazioni per Water Loop Heat Pump (WLHP) che ampliano le potenzialità di questo sistema di riscaldamento, raffrescamento e produzione di ACS negli edifici civili. Senza la necessità di opere murarie invasive, WLHP favorisce il passaggio dal tradizionale impianto di riscaldamento a un sistema in pompa di calore. Utilizza il circuito di distribuzione ad anello già esistente per veicolare solo acqua a temperatura neutra (tra i 20° e i 30°) verso i terminali in pompa di calore. L’acqua è prodotta dalla pompa di calore “centralizzata” che, a parità di comfort termico, riduce notevolmente il fabbisogno di energia necessaria per riscaldare e raffrescare gli ambienti. La gamma si amplia con tre nuovi terminali in pompa di calore: la versione per l’incasso nel controsoffitto, i terminali per circuito aperto (acqua a perdere come acquedotto, acqua di falda) e le unità per produzione di acqua calda sanitaria che si affiancano a quelli già esistenti, consentendo a WLHP di adattarsi a ogni esigenza di progettazione.

www.innova.it

Pad. 5 Stand P29/S18

Pad. 5 Stand P09/S04

Tadiran presenta una gamma completa e strategica di pompe di calore aria-acqua per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Questa offerta, con capacità termiche che spaziano da 4 a 16 kW, si posiziona come strumento flessibile e tecnologicamente avanzato per il progettista, capace di coprire sia le nuove costruzioni ad alta efficienza sia le complesse sfide della riqualificazione energetica. Il modello Hydro Split (costituito da unità esterna e interna a pavimento con serbatoio integrato da 200 L) offre un vantaggio progettuale non trascurabile in termini di sicurezza. Le connessioni tra unità interna ed esterna sono esclusivamente idroniche. Questo significa che il refrigerante R290, pur essendo in quantità limitate, è confinato interamente nell'unità esterna. Questa configurazione semplifica l'installazione e riduce i rischi, in linea con le severe disposizioni di sicurezza relative ai sistemi splittati contenenti gas infiammabili. www.tadiran.it

CASSETTE INNOVATIVE

Le cassette Pucci si sono evolute costantemente nel tempo grazie a tecnologie innovative e funzionali, capaci di facilitare l’installazione e l’utilizzo in ogni contesto, ampliando al contempo i concetti di sostenibilità e accessibilità. L’attenzione alle nuove esigenze del pubblico e al lavoro degli installatori ha portato allo sviluppo di cassette che hanno aperto nuove prospettive; tra queste la Eco a doppio tasto, la Sfioro a sensori e la Tronic programmabile via app. Tutte disponibili a corpo ridotto con uno scarico massimo di 6 litri, garantiscono massima funzionalità e igiene del bagno, anche pre-montate sui sistemi Rapido e Modulo che facilitano l’installazione del WC sospeso. Le elettroniche da 6 litri sono inoltre in linea con le più recenti normative europee e nazionali in tema di risparmio idrico, che ne promuovono l’installazione in tutte le nuove ristrutturazioni. www.pucciplast.it

NUOVA GENERAZIONE DIGITALE

POMPE DI CALORE

EVOLUTE

Da MAXA Heating & Cooling le novità di prodotto dedicate al riscaldamento e al raffrescamento ad alta efficienza per applicazioni residenziali, commerciali e industriali. In primo piano l’evoluzione della gamma di pompe di calore elettriche con gas ecologico R290, con una gamma da 6 a 170 kW. La gamma HWA2, di recente introduzione, copre le medie potenze e utilizza compressori scroll a giri fissi, impiegando, come le versioni più piccole, il gas ecologico R290. Una proposta sviluppata e prodotta interamente in Italia, pensata per il mercato internazionale e orientata a competenza progettuale e affidabilità applicativa. L’impiego del gas naturale R290 è accompagnato da soluzioni di sicurezza avanzate, grazie alla progettazione antispark e all’utilizzo di sensori ad alta sensibilità. La gamma garantisce il funzionamento anche in condizioni climatiche estreme, da –20 °C a +46 °C, e raggiunge classi di efficienza energetica fino ad A+++. La progettazione con filosofia Easy Plug semplifica l’installazione e riduce i tempi di messa in servizio. www.maxa.it

Belimo porta in scena la sua nuova generazione digitale, sviluppata per semplificare un settore sempre più complesso. Con l’idea di Building today for tomorrow, l’azienda mostra come aria, acqua e dati possano convergere in un ecosistema HVAC connesso e intuitivo. Al centro dello stand spicca il nuovo sensore digitale di pressione differenziale dPA: preciso anche a basse pressioni, semplice da configurare tramite l’app Belimo Assistant 2 via NFC, rapido da installare e facilmente integrabile nei BMS. Funzioni smart, robustezza costruttiva e display TFT opzionale lo rendono ideale per il controllo di filtri, ventilatori e canali. La manifestazione diventa anche l’occasione per scoprire l’intero portafoglio Belimo: attuatori, valvole intelligenti, sensori, contatori di energia e soluzioni per data center, tutti progettati per dialogare tra loro, ridurre i consumi e aumentare l’affidabilità degli impianti. www.belimo.com

Pad. 6 Stand C19/D28
Pad. 7 Stand A01–A09
Pad. 7

WindFree

Migliaia di microfori e AI, per il massimo comfort, senza getti d’aria diretti(1)

Cassetta360

Design circolare, massimo comfort. Il primo sistema di climatizzazione a 360°

EHS

Pompe di calore EHS: l’alternativa al riscaldamento tradizionale, elettrica e connessa

DVM & EHM

VRF con Intelligenza Artificiale nativa e Chiller modulari in pompa di calore

Venite a trovarci a

Le migliori soluzioni Samsung uniscono comfort, connettività e facilità d’installazione per rendere unico ogni ambiente domestico o lavorativo.

Comfort WindFree

Diffusione omogenea senza getti d’aria diretti(1)

Connettività(2)

Gestione e monitoraggio energetico tramite AI e App

Efficienza Energetica(2)

Alta efficienza energetica e prestazioni elevate

(1) Definizione identificata dall’ente terzo Ashrae. Per maggiori informazioni, consultare il sito https://www.ashrae.org/about. (2) Le specifiche tecniche possono variare a seconda del modello (3)Sigillo rilasciato dall’Istituto Tedesco ITQF sulla base di un sondaggio online, rappresentativo della popolazione italiana, condotto tra luglio e agosto 2025 che ha raccolto 332.958 giudizi di clienti su 2.240 aziende, dietro pagamento di una licenza. Per maggiori informazioni consultare www.istituto-qualita.com

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Unità a PareteCassetta 4 VieCassetta 1 Via

Anteprima MCE 2026

UNITÀ ESTERNE A BASSO IMPATTO AMBIENTALE

A MCE 2026, Mitsubishi Electric presenta la nuova generazione di unità esterne CITY MULTI VRF YXM, soluzioni VRF a basso impatto ambientale con refrigerante R32, ideali per anticipare le future normative sui gas fluorurati. Il nuovo chassis compatto (-6%) integra tecnologie come l’innovativo scambiatore VFT e la funzione di sbrinamento ottimizzata, aumentando capacità, efficienza e comfort. Il sistema permette di collegare fino a 50 unità interne per unità esterna e gestire contemporaneamente riscaldamento e raffrescamento, adattandosi a diverse destinazioni d’uso, dal residenziale centralizzato agli edifici pubblici. Il controllo integrato, la riduzione dei consumi, le emissioni di CO2 e la conformità alle norme IEC60335 ed EN378 garantiscono sostenibilità e sicurezza. Anche i sistemi HYDRONIC HVRF beneficiano di queste innovazioni, offrendo una valida alternativa ibrida e flessibile al tradizionale VRF. it.mitsubishielectric.com/it/

CLIMATIZZAZIONE INTELLIGENTE

TCL si conferma tra le principali aziende globali nell’export di climatizzazione, con oltre 20 milioni di unità vendute nel 2024 e un incremento del 29,6% rispetto all’anno precedente. La sua leadership si rafforza anche grazie al nuovo ruolo di Partner Olimpico Mondiale e alla partnership con la FIGC per le Nazionali Italiane di calcio fino al 2026. Con nove tecnologie leader e 4.264 brevetti, TCL contribuisce alla definizione di 71 standard nazionali e industriali, puntando su innovazione AI per comfort, efficienza, manutenzione predittiva e gestione smart. I modelli di punta come FreshIN C8 e VoxIN P9, presentati tra CES e IFA 2025 e in esposizione a MCE insieme ad altri modelli della linea residenziale e commerciale, testimoniano questa visione. www.tcl.com

SOSTENIBILITÀ E COMFORT

AERMEC presenta una gamma di novità progettate nel rispetto delle più rigorose normative eco-design e ambientali, con l’obiettivo di garantire sostenibilità, comfort e qualità. Tra le soluzioni per il trattamento dell’aria troviamo FCZ_ASW, ventilconvettore con umidificatore adiabatico a ultrasuoni integrato e primo con serbatoio estraibile. Omnia Slim, spesso solo 130 mm e abbinato al termostato DSKTS, integra uno switch rotativo ergonomico per un controllo della temperatura semplice e preciso. Completa l’offerta FCY, ventilconvettore canalizzato a incasso orizzontale, dotato della griglia frontale estraibile GKY che facilita ispezione e manutenzione. Nel segmento rooftop, RTG utilizza il refrigerante R32 riducendo le emissioni dirette di oltre il 70% ed è pensato per ambienti a medio ed elevato affollamento. ANG, refrigeratore ad alta efficienza da 12 a 45 kW con R32, opera tra −20 °C e +50 °C producendo acqua refrigerata da −10 °C a +20 °C. Ampio spazio anche alle pompe di calore: PRG con refrigerante naturale R290 e compressori scroll in tandem e trio per circuito massimizza l’efficienza stagionale; NGW è la pompa di calore ad acqua reversibile lato frigorifero e idraulico (106–745 kW frigoriferi e 125–881 kW termici); PRGIH produce acqua calda fino a 80 °C, mentre PNP, polivalente a R290, opera in condizioni estreme (−20 °C inverno, +48 °C estate) con acqua calda fino a 75 °C. Completa la gamma il refrigeratore NSMJ, con tecnologia full inverter e refrigerante R513A, copre potenze da 293,1 a 1416,1 kW operando fino a 50 °C esterni. www.aermec.com

Pad. 7
Pad. 7 Stand T11-U20
Pad. 9
PAD.5 STAND P09/S04

Anteprima MCE 2026

PER LA VENTILAZIONE RESIDENZIALE

Con RadiCal in scroll housing, EBM-PAPST ha creato il concetto perfetto per un futuro sostenibile, sia nel campo della ventilazione residenziale che per le applicazioni industriali. Oggi l’azienda fa un ulteriore passo avanti e dimostra come il ventilatore centrifugo, pronto per l’installazione con sensori e controllo integrato della portata d’aria, possa essere utilizzato come soluzione completa, da un unico fornitore. La girante RadiCal 2 viene presentata anche in versione tecnologicamente avanzata senza housing, aprendo nuove possibilità per l'integrazione dei dispositivi. Rispetto al suo predecessore, RadiCal 2 genera una portata d’aria fino al 20% superiore con un livello sonoro inferiore di 3 dB(A). Nel diametro 190, consente un notevole risparmio energetico fino al 18% allo stesso punto di lavoro. Una soluzione plug & play che può essere installata rapidamente in unità di ventilazione residenziali, pompe di calore e altre applicazioni. www.ebmpapst.com

Pad. 9 Stand P21/P29

VENTILATORI PER IL RETROFIT

Pad. 9 Stand C21-C29

Ridurre i consumi degli impianti esistenti è una priorità per l’HVAC, sempre più orientato a efficienza e sostenibilità. In questo scenario, ZIEHL-ABEGG propone il retrofit per aggiornare sistemi obsoleti senza interventi invasivi, applicabile a UTA, condensatori, dry cooler, torri evaporative e impianti di ventilazione. La modernizzazione si basa sulla sostituzione di ventilatori tradizionali con ventilatori assiali o centrifughi ad alta efficienza, azionati da motori EC con elettronica integrata e sistemi di regolazione avanzati.

L’azienda offre, inoltre, un supporto completo: dalla valutazione tecnica dell’impianto alla scelta dei componenti più idonei, fino all’assistenza in fase di installazione e collaudo. Il retrofit consente di ottenere prestazioni ottimizzate, riduzione dei consumi energetici e maggiore affidabilità operativa, per ottimizzare i consumi attraverso il funzionamento a carichi parziali. Questo approccio valorizza l’intero ciclo di vita dell’impianto, migliorando l’efficienza e riducendo il TCO senza interventi strutturali complessi. www.ziehl-abegg.com

PILETTA CON FINITURE ELEGANTI

Pad. 10 Stand A47/B40

Lira presenta la Piletta Basket Bagno PVD Color Collection. Installabile su lavabi e bidet con foro scarico da 45 mm, è realizzata in polipropilene, materiale caratterizzato da duttilità, resistenza termica e alle sostanze chimiche, e in ottone cromato. È corredata di tappo chiusura “No Problem”: un dispositivo manuale che permette la chiusura con una semplice pressione digitale e l’apertura mediante il sollevamento del tappo dalla particolare conformazione, evitando così fastidiosi problemi di inceppamento nelle fasi di apertura e chiusura. Inoltre, il tappo può essere facilmente rimosso per favorire le operazioni di pulizia. È disponibile in una ricca varietà di eleganti finiture: satinate, lucide e perlate nelle tinte PVD Chrome, Anthracite, Bronze, English Bronze, Copper, Iron, Nickel, Gold, Gold 24K e White Gold offrendo una possibile opzione di personalizzazione e una scelta estetica aggiuntiva consentendo ai consumatori di adattare il prodotto alle proprie preferenze di stile. www.lira.com

Anteprima MCE 2026

ALL-IN-ONE

Pad. 11 Stand K01/M16

FULLNESS è la risposta di Clivet alle esigenze abitative del futuro; la soluzione 4-in-1 senza unità esterna che rivoluziona il concetto di comfort domestico. Progettata per le abitazioni Nearly-Zero Energy, unisce efficienza, sostenibilità e una qualità dell’aria senza precedenti, racchiudendo tutte le funzioni in un’unica unità interna, che elimina completamente l’unità esterna. La sua peculiarità risiede nella gestione totale dell’ambiente interno, con benefici tangibili per chi vive la casa. La Ventilazione Meccanica Controllata assicura un ricambio d’aria costante con l’esterno, mentre il filtro elettronico iFD permette che sia di qualità superiore, garantendo una purificazione eccezionale, che cattura il 90% del particolato PM1 dall’esterno, e grazie al ricircolo neutro, un filtraggio anche dell’aria interna all’abitazione. www.clivet.com

CHILLER, POMPE DI CALORE E POLIVALENTI

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Uno di protagonisti indiscussi dello stand Galletti sarà la PLN, gamma di unità aria acqua in versione solo freddo (PLN C), pompa di calore reversibile (PLN H) e polivalente con recupero totale (PLN P) caratterizzata dall’utilizzo del refrigerante naturale R290 con un GWP pari a 3. L’integrazione del refrigerante naturale su tutti i sette modelli della gamma (che coprono un range di potenze frigorifere da 50 a 150 kW) non solo riduce l’impatto ambientale in termini di gas serra, ma garantisce all’intera linea il rispetto dei vincoli imposti dal Regolamento F-Gas. Le unità sono in grado di coprire un range di temperature del fluido che spazia dai –10 °C ai 78 °C. Sul fronte delle condizioni ambientali, la gamma garantisce la piena operatività a pieno carico con temperature esterne comprese tra –20 °C e +48 °C. Di particolare rilievo è la capacità di mantenere performance elevate anche in climi rigidi, assicurando la produzione di acqua calda a 50 °C con una temperatura dell’aria esterna di –20 °C. La gamma adotta configurazioni multi-scroll ottimizzate per il funzionamento a carico parziale, posizionandosi ai vertici dell’efficienza stagionale nel settore HVAC con valori fino a SCOP 4,00 e SEER 5,00. www.galletti.com

SCALDACQUA A POMPA DI CALORE

Da Cordivari il nuovo BOLLYTERM ® HOME R290, scaldacqua a pompa di calore che produce acqua calda sanitaria sfruttando il calore presente naturalmente nell’aria. Grazie all’impiego del refrigerante ecologico R290, a basso impatto ambientale, il sistema assicura una produzione di acqua calda sanitaria fino a 70 °C, con una classe energetica A+ e un C.O.P. pari a 3.0, riducendo i consumi e le emissioni. Dotato di controller WiFi, centralina elettronica di serie e design brevettato, lo scaldacqua consente il controllo remoto tramite l’app SmartLife®, offrendo una gestione semplice, intuitiva e completamente digitale del sistema. www.cordivari.it

Pad.

A RIOSAV

La VMC per le grandi superfici

Ariosa V è la macchina VMC centralizzata a doppio flusso progettata per garantire massime prestazioni in edifici residenziali, uffici e piccoli locali commerciali.

La struttura in polipropilene espanso (EPP) assicura grande leggerezza, eccellente isolamento termo-acustico e perfetta fluidità della circolazione dell’aria. Grazie ai due ventilatori a portata costante, Ariosa V è in grado di gestire portate di 600 m³/h, con un ricambio d’aria continuo ed efficiente in ambienti fino a 450 m².

Perfetta per locali tecnici o cavedi, unisce potenza e semplicità. Sensori integrati di temperatura e umidità, bypass totale automatico e pannello LCD touchscreen con Wi-Fi permettono la gestione smart del comfort abitativo e il monitoraggio della qualità dell’aria anche da remoto, tramite app dedicata: il tutto di serie!

Ariosa V è dotata di filtri ad altissime prestazioni, in grado di rimuovere polveri, smog, batteri, allergeni, particolati e gas radon, e di garantire i più alti livelli di qualità dell’aria.

Inoltre è silenziosissima, con una pressione sonora di soli 23 dB(A)

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Criteri Ambientali Minimi Edilizia 2025: le novità di inizio anno

Con i CAM 2025 vengono risolte le ambiguità applicative della versione precedente. Vediamo nel concreto cosa cambia per il settore della progettazione e degli impianti

L.A. Piterà*

Lo scorso 2 febbraio 2026 è entrato in vigore il Decreto 24 novembre 2025 [1], relativo all’adozione dei criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e per l’affidamento di lavori negli interventi edilizi, che sostituisce il Decreto Ministeriale 23 giugno 2022 n. 256 [2]. Come noto, fin dalla loro prima adozione, nel 2008, i criteri ambientali minimi, noti come CAM, hanno avuto una funzione “operativa” nei processi di procurement pubblico, in quanto definiscono requisiti e verifiche che devono essere recepiti nei documenti di gara e tradotti in scelte progettuali coerenti, con l’obiettivo di indirizzare gli appalti verso prestazioni ambientali più elevate. In questa ultima versione, il collegamento al quadro del “Codice dei contratti pubblici” è stato reso più esplicito.

Con i CAM 2025 sono risolte le ambiguità applicative della versione precedente e rendono più trasparente la catena “requisito–capitolato–verifica”, dando alla Relazione CAM una valenza superiore rispetto al passato, ed evidenziano la necessità di governare con attenzione la fase transitoria: per alcune procedure avviate entro tre mesi dall’entrata in vigore del Decreto, e al ricorrere di specifiche condizioni, restano applicabili i CAM 2022; l’obiettivo è limitare incertezze nella fase di avvio e garantire coerenza tra bando, progetto e verifiche,

soprattutto quando parte della documentazione tecnica di gara è già stata impostata secondo il quadro precedente. Per chi opera sugli impianti e sui servizi energetici dell’edificio, gli effetti più immediati del Decreto consistono nella richiesta di una dimostrazione più robusta delle prestazioni, da effettuarsi anche tramite metodi dinamici di calcolo e valutazioni integrate, e la definizione di target e verifiche su sistemi di ventilazione, manutenibilità e prestazione energetica, riferiti anche alla stagione estiva: in altre parole, il “baricentro”si sposta ulteriormente dalla

sola dichiarazione di conformità alla qualità della prova tecnica e documentale.

Campo di applicazione e struttura del provvedimento

L’ambito di applicazione del CAM 2025, come detto, riguarda in generale le procedure di affidamento per interventi edilizi tipologie quali nuova costruzione, ristrutturazioni, demolizione e ricostruzione, restauro/risanamento e interventi di manutenzione; le condizioni di applicabilità specifiche sono invece riportate in ciascun criterio. Particolare attenzione è data alla non applicabilità dei criteri: un esempio ricorrente è l’esclusione della manutenzione ordinaria per requisiti che presuppongono scelte progettuali o verifiche tipiche di interventi più strutturati.

Dal punto di vista dell’impianto, i requisiti sono organizzati secondo la logica delle fasi di procurement: una parte dedicata all’affidamento del servizio di progettazione, contenente clausole contrattuali, specifiche tecniche e criteri premianti, una parte dedicata all’affidamento dei lavori e una parte dedicata all’affidamento congiunto di progettazione e lavori, nella quale vengono richiamati i criteri premianti applicabili e le specifiche tecniche pertinenti.

Rispetto ai CAM 2022, nei quali l’obbligatorietà è ricondotta all’art. 34 del D.Lgs. 50/2016 [3], nei CAM 2025 il richiamo è all’art. 57, comma 2 del Codice dei contratti pubblici [4].

Cosa cambia per progettazione e impianti

Clausole contrattuali per l’affidamento del servizio di progettazione

La novità più rilevante, perché trasversale a molti criteri, riguarda la Relazione CAM, che diventa non solo

documento funzionale alla dimostrazione del rispetto dei CAM, ma una clausola contrattuale. La relazione deve contenere un resoconto sintetico dell’applicazione dei CAM al caso in esame, l’evidenza dei criteri applicati e un elenco motivato dei criteri non applicati, supportato da esempi di casi tipici. È annunciato un modello ministeriale di riferimento, che rafforza l’idea di una relazione “standardizzabile” e, quindi, più facilmente verificabile.

Per quanto riguarda i sistemi di valutazione e rating, nei CAM 2025 tali strumenti risultano ammissibili solo se i documenti di gara definiscono l’equivalenza tra requisiti del protocollo e CAM, e solo per la quota effettivamente equivalente, laddove nei CAM 2022 mancava una esplicita regola sulle equivalenze con i rating. Il cambiamento si legge quindi come requisito riformulato e rafforzato, con una ricaduta pratica evidente: la Relazione CAM non è più un allegato descrittivo, ma diventa la traccia principale su cui si innestano controlli e verifiche.

Un altro passaggio operativo, di grande importanza per chi redige capitolati e raccoglie evidenze, riguarda i mezzi di prova. Nei CAM 2025 si esplicita che le asseverazioni ambientali auto-dichiarate ai sensi della UNI EN ISO 14021 (UNI, 2021) non sono ammissibili come mezzo di prova, pur prevedendo che alcuni mezzi di prova rilasciati prima dell’entrata in vigore del Decreto possano essere utilizzati fino alla loro scadenza. L’effetto è un maggior rigore sulla documentazione ammessa, che comporta la necessità di scegliere fin dall’inizio quali evidenze siano accettabili e di impostare il capitolato e la raccolta prove in modo coerente.

Infine, cambia il posizionamento del BIM: nei CAM 2022 il BIM era trattato

come criterio premiante per l’affidamento della progettazione, mentre nei CAM 2025, quando ricorrono le condizioni di applicabilità del Codice dei contratti pubblici, la progettazione BIM entra nelle clausole contrattuali e il modello informativo deve includere anche le informazioni ambientali e i riferimenti richiamati dal testo, da consolidare nel piano di gestione informativa. Il passaggio è quindi un rafforzamento: da leva opzionale di qualità a requisito contrattuale, laddove previsto.

Specifiche tecniche per edifici, opere e manufatti: energia, sistemi HVAC e verifiche

Il capitolo delle specifiche tecniche è stato riorganizzato e i temi energetici e impiantistici hanno assunto maggiore importanza, già a partire dal sommario, in cui sono esplicitamente introdotte la “prestazione energetica in fase estiva” e la “radiazione solare”.

Per quanto riguarda gli aspetti di interesse di AiCARR, il cambiamento più impattante riguarda la diagnosi energetica in regime “dinamico” (criterio 2.3.1) a supporto del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, PFTE, per interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione importante di primo e secondo livello: l’obbligo si applica a edifici con superficie utile pari ad almeno 1000 m2, contro i 5000 m² previsti dai CAM 2022, con conseguente significativo ampliamento dei casi in cui l’analisi deve essere sviluppata con maggiore dettaglio e solidità metodologica e con ricadute dirette sulla modellazione HVAC e sulla coerenza tra involucro e impianti. In particolare, la diagnosi energetica richiesta dai CAM 2025 è impostata su calcoli dinamici orari per riscaldamento e raffrescamento e deve essere accompagnata da una valutazione costi-benefici basata sui costi del ciclo di vita, la LCC. Il testo chiede anche di considerare i cosiddetti benefici non energetici degli interventi, come benessere termico, manutenzione e altri aspetti qualitativi, e richiama la necessità di lavorare, per quanto possibile, sui consumi effettivi resi disponibili dalla stazione appaltante. Resta inoltre fermo che il criterio non si applica agli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria e che, in presenza di ampliamenti connessi all’edificio principale, la valutazione deve tenere conto anche dell’ampliamento.

Il criterio sulla prestazione energetica in fase estiva (criterio 2.3.2) è stato riformulato e reso più “ingegneristico”, passando dall’ammissibilità di diverse modalità alternative, che comprendevano opzioni prescrittive e un approccio

basato sulle ore di benessere termico, previste dai CAM 2022, alla necessità di applicare il metodo dinamico orario più coerente con “condizioni operative variabili e con la valutazione dei sistemi tecnici per l’edilizia”, richiesta dai CAM 2025. In particolare, in assenza di impianto di raffrescamento, per nuova costruzione, demolizione e ricostruzione e ristrutturazione importante di primo livello, nel periodo 20 giugno - 21 settembre va verificata la prestazione estiva ambiente per ambiente, controllando che nelle ore di occupazione la differenza tra la temperatura operativa e una temperatura di riferimento resti entro una soglia prefissata per una quota elevata di ore, con evidente riferimento al cosiddetto criterio “adattivo” previsto dalla norma UNI EN 16798-1. Questa impostazione riduce la “elasticità” delle strade dimostrative e aumenta la centralità della qualità del modello, delle assunzioni di input e della coerenza tra strategie passive in termini di radiazione, ombreggiamento, inerzia e ventilazione, e soluzioni impiantistiche.

A questo si collega il criterio 2.3.3 sul benessere termico, che rafforza il passaggio dalla conformità “di principio” a una verifica prestazionale. Per nuove costruzioni, demolizione e ricostruzione e ristrutturazioni importanti di primo livello, il progetto deve garantire negli ambienti occupati i livelli di benessere termico coerenti con la categoria richiesta tramite gli indici PMV/PPD e le condizioni di discomfort locale. Nei casi in cui l’edificio non sia dotato di impianto di raffrescamento, il testo richiede di valutare e dichiarare anche la categoria dell’intervallo di temperatura operativa interna secondo il criterio chiamato “adattivo”. È previsto che eventuali scostamenti debbano essere giustificati nella documentazione di progetto e riportati in modo trasparente nella Relazione CAM.

Sul fronte della manutenibilità e delle verifiche in campo, il criterio su ispezionabilità e manutenzione (2.3.5), qui richiamato per completezza del quadro impiantistico, è stato riformulato, esplicitando che non si applica alla manutenzione ordinaria; rimane la necessità, in fase esecutiva, di verificare che l’impresa che installa o manutiene impianti di condizionamento sia in possesso della certificazione F-Gas, se necessaria, [5] e viene confermata la necessità dell’ispezione tecnica iniziale degli impianti aeraulici secondo la norma UNI EN 15780 (UNI, 2025). La differenza più evidente rispetto al testo precedente sta nella maggiore chiarezza applicativa, che riduce gli spazi interpretativi e rende il requisito più controllabile nelle fasi di esecuzione e collaudo.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria interna, nei CAM 2025 il criterio 2.3.6 chiarisce l’ambito di applicazione e rende più esplicito il legame tra obiettivi di IAQ e prestazioni dei sistemi di ventilazione. Oltre a richiamare la necessità di garantire un’adeguata aerazione nei locali potenzialmente occupati, il testo richiede che il progetto assicuri il raggiungimento di livelli di ventilazione coerenti con la UNI EN 16798-1 (UNI, 2019) e conferma la Classe II come riferimento minimo nelle casistiche principali, ammettendo la Classe III solo in presenza di impossibilità tecnica in alcuni interventi, quali ristrutturazioni importanti di secondo livello o riqualificazioni energetiche limitate alla ristrutturazione dell’impianto termico. Il criterio non si limita a intervenire sulla portata d’aria, ma chiede attenzione anche all’utilizzo di materiali a basse emissioni, alla compatibilità dei valori di temperatura dell’aria immessa con i requisiti di benessere termico e all’adozione di tecnologie di monitoraggio dei parametri di IAQ e dell’efficienza della filtrazione, così da rendere controllabile nel tempo la prestazione attesa.

Sul piano strettamente impiantistico, il criterio 2.3.6 entra nel merito della qualità progettuale dei sistemi VMC, richiedendo soluzioni che minimizzino le perdite di carico, così da contenere lo Specific Fan Power, SFP, entro il valore indicato. È inoltre richiesto il recupero di calore con efficienza elevata nel periodo di riscaldamento e la presenza del bypass nel periodo di raffrescamento, con logiche di gestione che consentano, quando opportuno, l’immissione diretta di aria esterna filtrata per favorire lo smaltimento dell’energia accumulata dall’involucro. Se, in tutto o in parte, non è tecnicamente possibile ottemperare agli obblighi sulla

qualità dell’aria interna, l’impossibilità deve essere motivata dal progettista nella relazione tecnica e le risultanze devono essere riportate nella Relazione CAM di progetto.

Infine, sul tema energia da rinnovabili e soluzioni di area o quartiere, rispetto ai CAM 2022 i CAM 2025 includono combinazioni che coinvolgono FER in loco o nelle vicinanze, comunità energetiche e sistemi efficienti di riscaldamento/raffreddamento di quartiere, con definizioni più articolate. Anche questa modifica è interpretabile come requisito rafforzato e precisato, con ricadute sulla strategia impiantistica e sulle scelte di integrazione edificio-rete.

Criteri premianti nell’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi

Nel caso di affidamento congiunto, l’impostazione dei CAM 2025 conferma la logica generale già presente nella versione precedente, anche se più essenziale: ai criteri premianti previsti per la progettazione e per i lavori si affianca un “pacchetto” di 4 crediti dedicato (capitolo 4.3). Infatti, l’attuale capitolo fa riferimento a sole quattro leve considerate “distintive” per qualificare l’offerta: ottimizzazione ambientale tramite LCA, prestazione energetica migliorativa, attenzione al fine vita degli impianti e sviluppo delle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. Questa scelta non elimina necessariamente contenuti, perché il testo rinvia esplicitamente ai criteri premianti dei capitoli di progettazione e lavori, ma concentra l’affidamento congiunto su pochi obiettivi ad alto impatto e, soprattutto, più facilmente “agganciabili” a evidenze verificabili di progetto.

Nel merito, il criterio premiante sulla LCA punta a valorizzare le proposte

migliorative rispetto al progetto posto a base di gara, chiedendo che il miglioramento sia dimostrato in modo comparabile e tracciabile, anche in termini di dati e modello di calcolo messi a disposizione negli atti di gara, così da evitare che l’innovazione si riduca a una dichiarazione non misurabile. In parallelo, il criterio premiante sulla prestazione energetica migliorativa utilizza come riferimento la prestazione riportata nel progetto di gara, ma collega il “bonus energetico” alla coerenza ambientale nel ciclo di vita, richiedendo che l’eventuale miglioramento non produca peggioramenti sul profilo ambientale complessivo. Il criterio premiante sul fine vita degli impianti, invece, introduce in modo molto diretto un approccio di circolarità applicato ai building services, premiando scelte che facilitino disassemblaggio e separazione delle componenti, supportate da una documentazione dedicata che renda la prestazione controllabile anche oltre la fase di progetto. Infine, il criterio premiante sulle infrastrutture di ricarica

WEBGRAFIA

introduce nell’affidamento congiunto un tema che incide sulle scelte impiantistiche e sulle predisposizioni elettriche e di canalizzazione, incentivando soluzioni che rendano concretamente realizzabili, o immediatamente installabili, punti di ricarica, con requisiti modulati sulle caratteristiche dell’edificio e del parcheggio.

Nel complesso, il capitolo 4.3 è diventato più “selettivo” rispetto al passato, ma avrà effetto solo se la stazione appaltante tradurrà i criteri in documenti di gara coerenti, definendo per tempo i requisiti delle proposte migliorative, modalità di prova, criteri di valutazione e controlli, e se disporrà delle competenze necessarie per valutare in modo consistente LCA, prestazioni energetiche e scelte impiantistiche. In caso contrario, l’effetto può essere opposto a quello desiderato: si avranno criteri premianti formalmente ambiziosi ma difficili da misurare, con aumento del rischio di contenzioso e scarsa trasferibilità dei miglioramenti dall’offerta al progetto esecutivo e alla fase realizzativa.

[1] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/12/03/25A06516/SG

[2] https://gpp.mase.gov.it/sites/default/files/2024-07/DM_23_06_2022_cam_arredi.pdf

[3] https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2016-04-18;50@originale

[4] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/04/13/23A02179/sg

[5] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202400573

BIBLIOGRAFIA

• UNI. 2010. Etichette e dichiarazioni ambientali - Dichiarazioni ambientali di Tipo III - Principi e procedure. Norma UNI EN ISO 14025. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2019. Prestazione energetica degli edifici - Ventilazione per gli edifici - Parte 1: Parametri di ingresso dell’ambiente interno per la progettazione e la valutazione della prestazione energetica degli edifici in relazione alla qualità dell’aria interna, all’ambiente termico, all’illuminazione e all’acustica - Modulo M1-6. Norma UNI EN 16798-1. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2021. Etichette e dichiarazioni ambientali - Asserzioni ambientali auto-dichiarate (etichettatura ambientale di Tipo II). Norma UNI EN ISO 14021. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2025. Ventilazione per gli edifici - Condotti - Pulizia dei sistemi di ventilazione. Norma UNI EN 15780. Milano: Ente Italiano di Normazione.

Conclusioni

Il passaggio dai CAM 2022 ai CAM 2025 segna un cambio di passo soprattutto sul piano dell’applicazione concreta: sono state ridotte le aree grigie tra requisito, capitolato e verifica, spostando l’attenzione dalla semplice dichiarazione di conformità alla robustezza della prova tecnica e documentale. In questo quadro la Relazione CAM assume un ruolo più strutturale e contrattualmente centrale, che aumenterà nel caso in cui ci il Ministero ne metterà davvero a disposizione un modello, e con regole più chiare sull’eventuale uso di sistemi di rating, ammissibili solo se l’equivalenza con i CAM è esplicitata negli atti di gara e limitata alla quota effettivamente equivalente. Coerentemente, anche i mezzi di prova vengono irrobustiti: la stretta sulle asserzioni ambientali auto-dichiarate impone a stazioni appaltanti e progettisti di impostare fin dall’inizio una strategia delle evidenze più rigorosa e verificabile, evitando di arrivare tardi a chiarire che cosa sia accettabile in sede di controllo.

Anche il pacchetto dei criteri premianti nella fase di gara e, in particolare, nell’affidamento congiunto, pur non essendo una novità, è oggi ben chiaro e concentrato su pochi punti fondamentali. Questa impostazione può innalzare la qualità delle soluzioni, ma funzionerà solo se i documenti di gara tradurranno correttamente i criteri in requisiti valutabili e in verifiche effettivamente eseguibili, altrimenti il rischio è trasformare un criterio pensato per qualificare l’offerta in un adempimento ambiguo o difficilmente controllabile.

Per il mondo dell’energia e dei sistemi HVAC i cambiamenti sono importanti. L’estensione e la qualificazione delle verifiche prestazionali, l’ampliamento del perimetro di applicazione della diagnosi energetica dinamica, la richiesta dell’analisi LCC, la prescrizione della verifica dinamica oraria per il calcolo della prestazione energetica estiva, ma anche l’utilizzo dei requisiti di comfort termico e di qualità dell’aria interna come riferimento minimo per le scelte impiantistiche rendono i CAM 2025 uno strumento attuale di progettazione, coerente con le più recenti norma europee attualmente in vigore.

In sintesi, la principale opportunità offerta dai CAM 2025 è anche la principale responsabilità: progettazione, capitolato e verifica devono essere pensati come un unico percorso tecnico, fin dalle prime fasi. n

* Luca A. Piterà, Segretario Tecnico AiCARR

PER COMOLI FERRARI, IL FUTURO DELL’IMPIANTISTICA PASSA DALL’INTEGRAZIONE

Soluzioni, Servizi e Competenze sono i tre pilastri su cui il Gruppo

Comoli Ferrari ha costruito il proprio progetto di Integrazione di Sistemi, finalizzato allo sviluppo di soluzioni avanzate per l’impiantistica nei settori Home, Building, Industry, City e Marine

L’obiettivo? Identificare per ciascun cliente e stakeholder la migliore Soluzione Impiantistica Integrata in risposta ai nuovi bisogni emergenti da un mercato in continua evoluzione, offrendo un supporto a 360°: dalla fase di progettazione, alla consulenza nella scelta e gestione delle tecnologie, fino all’assistenza post-vendita.

In questo scenario, l’integrazione tra impianti elettrici e idrotermosanitari non è più un’opzione, ma una necessità. Da qui l’esigenza di Comoli Ferrari di arricchire la propria proposta con l’ingresso in un ulteriore segmento strategico del nostro mercato, quello idrotermosanitario, e offrire al proprio end user soluzioni impiantistiche interconnesse, avanzate, sostenibili. In una parola, complete.

“Da tempo, la nostra Azienda è impegnata in un’attenta e profonda analisi del mercato dell’idrotermosanitario (ITS). Un lavoro capillare che ha coinvolto lo studio dei principali marchi e competitor, l’osservazione dei comportamenti d’acquisto e l’ascolto diretto dei bisogni di clienti.” Dichiara Paolo Ferrari, Amministratore Delegato di Comoli Ferrari “Un impegno che nasce da una visione chiara e dalla necessaria coerenza con il percorso ormai intrapreso da anni, che mira sempre più all’essere riconosciuti come produttori di soluzioni. Da qui l’esigenza di arricchire la nostra ‘proposta di valore’ con l’ingresso in un ulteriore segmento strategico del nostro mercato, attraverso un’offerta sempre più integrata. L’obiettivo resta chiaro, essere un partner di riferimento per i nostri clienti.”

Con l’evoluzione del concetto di impiantistica, evolve anche il mestiere stesso. Gli interlocutori aumentano, il network si estende: il settore è oggi composto da progettisti, installatori, committenti e professionisti. “Da tutte queste realtà emerge con forza la necessità di essere preparati ad affrontare sfide e opportunità sempre più complesse e connesse tra loro.” Commenta Ferrari “Un numero crescente di clienti sceglie di adottare strumenti e strategie che permettano di rispondere, in modo completo, alle esigenze dei loro committenti, offrendo soluzioni integrate e di qualità.” E aggiunge “Riteniamo sarebbe perciò anacronistico e poco efficace una gestione differenziata: professionisti che oggi hanno più fornitori per i loro acquisti troveranno in questo modo, nella nostra Azienda, un interlocutore capace di offrire soluzioni complete. Sappiamo che la vera sfida del prossimo futuro sarà quella di semplificare il lavoro dei nostri professionisti, accorciando i tempi, migliorando l’efficienza e offrendo soluzioni affidabili e trasversali.” Conclude Ferrari. Il settore dell’idrotermosanitario è un comparto che in Italia cuba circa dieci miliardi di euro per la distribuzione, e sarà protagonista di una trasformazione profonda nei prossimi anni. Le prospettive di investimento sono importanti. Qualche esempio? Alcune delle direttive Europee come la Direttiva “Casa Green”, e ancora la spinta data dalla Transizione 5.0, o il pacchetto di incentivi – tra cui bonus caldaia, bonus condizionatori e bonus fotovoltaico – che nel complesso genererà un potenziale di circa ulteriori cinquanta miliardi di euro. Sono numeri

che parlano chiaro e confermano quanto questo mercato sia non solo in crescita, ma anche sempre più integrato con quello elettrico.

“È in questa direzione che si colloca la nostra proposta integrata. L’integrazione dell’idrotermosanitario non è solo una scelta strategica, ma una risposta concreta a un’opportunità di mercato significativa” spiega l’Ad del Gruppo.

Comoli Ferrari ha pertanto previsto, per i prossimi anni, l’adozione di un modello evoluto, grazie al quale le proprie strutture già esistenti – 113 su otto regioni d’Italia - potranno accogliere nuove categorie di prodotto, garantendo così continuità, efficienza, completezza e competenza nell’approccio al cliente e alle soluzioni proposte. Il primo passo operativo interesserà, nei primi mesi dell’anno, cinque dei punti vendita dislocati tra il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Sardegna, a cui si aggiunge quello di Viareggio, specializzato unicamente in ITS, che integrerà invece la componente elettrica.

L’obiettivo è quello di rendere l’80% dei nostri punti vendita pienamente attrezzati, per offrire l’intera proposta entro il centenario dell’attività.

Per l’azienda novarese l’ingresso nel mercato idrotermosanitario non è quindi un semplice “ampliamento di gamma”, ma una scelta strategica per rafforzare la propria competitività.

“L’integrazione tra elettrico e idrotermosanitario è un’evoluzione culturale, prima ancora che commerciale. Richiede visione, formazione, nuove competenze e un’idea forte di servizio.

Abbiamo pertanto scelto di investire oggi, per costruire il domani. E, come ogni volta, lo facciamo puntando su ciò che ci ha sempre distinti: la qualità, l’affidabilità e la relazione.

Perché solo chi conosce davvero il proprio cliente può essere, a tutti gli effetti, un Trusted Solution Partner” conclude Ferrari

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M. Filippi, D. Truffo*

Èil 14 novembre 2036. Leonardo varca i cancelli dello stabilimento farmaceutico alle 08:00 con passo leggero, mani in tasca, niente telefono incollato all’orecchio. Una serenità che dieci anni fa, per un Facility Manager, era pura utopia.

Mentre sale verso il suo ufficio, sorride pensando al collega che ha sostituito nel 2026 e ai suoi racconti di “guerra”: sveglie notturne e weekend rovinati da impianti critici in blocco. A quei tempi regnava la prassi della manutenzione preventiva: scaffali pieni di elaborati cartacei, componenti sostituiti quando erano ancora perfettamente funzionanti solo perché “era scaduto il tempo” e, paradossalmente, guasti improvvisi sempre in agguato.

Oggi quel mondo è preistoria. Leonardo entra nel suo ufficio vetrato. «Buongiorno, Leonardo», lo accoglie una voce sintetica nell’ambiente. È Sibilla, l’intelligenza artificiale che governa il gemello digitale dell’edificio. «Ciao Sibilla. Fammi il punto».

«Parametri ambientali conformi, comfort e produzione ottimali. Stanotte ho ricalibrato i setpoint del gruppo frigo

2 in base al carico reale: consumi elettrici ridotti del 5% rispetto alla media». Leonardo annuisce: l’efficienza non è più un calcolo a posteriori, ma un adattamento continuo. «E gli asset?» chiede sedendosi. «Nessuna criticità immediata. Tuttavia, sulla pompa P-104 l’analisi vibrazionale indica un’usura incipiente. Prevedo un possibile guasto tra 4 mesi. Ho già inserito la sostituzione nel fermo di marzo. Niente stop oggi: sfruttiamo il componente per tutta la sua vita utile residua». Ecco la rivoluzione: il fault detection anticipato trasforma l’emergenza in semplice pianificazione.

«Inoltre – aggiunge l’IA – ho notato un’anomalia sulla UTA 3. Pressione non conforme ai giri. Sospetto un filtro posizionato male ieri da Alberto, che è nuovo. Ho già inviato Giovanni a verificare.

Risolviamo il problema all’insorgere, a costo zero».

Leonardo si rilassa sulla poltrona. Niente urgenze, niente sprechi. Oggi le macchine analizzano il proprio stato, programmano la manutenzione e ottimizzano i turni delle squadre. Il Facility Manager non è più un pompiere che spegne incendi, ma un direttore d’orchestra che osserva da remoto una sinfonia di dati perfetta. Si interviene solo dove serve, quando serve.

Il lunedì mattina di Leonardo sembra un sogno lontano, ma le tecnologie per realizzarlo sono già disponibili, pronte per essere specificate nei capitolati relativi ai nuovi progetti e introdotte nei contratti di facility management. La “magia” che gli permette di arrivare in ufficio sereno non è fantascienza, ma

il risultato di un cambio di paradigma nel settore del facility management: la transizione dalla manutenzione preventiva alla Manutenzione Predittiva supportata dall’intelligenza artificiale.

Diagnosi e prognosi

Come è noto, la diagnosi è il processo di identificazione di una condizione patologica attraverso l’analisi di sintomi e segni, mentre la prognosi è la previsione del futuro decorso di quello stato patologico e del relativo esito. Nel contesto impiantistico spesso si confondono ancora diagnosi e prognosi; mentre, invece, la distinzione è cruciale per definire l’architettura di una proficua procedura manutentiva.

Il rilevamento e la diagnosi dei guasti (Fault Detection & Diagnosis – FDD) è il processo che consente di identificare, tramite sensori in campo, la condizione di anomalo funzionamento di un componente e di determinarne le cause (diagnosi). Esso risponde a una domanda del tipo: perché oggi l’efficienza dello scambiatore di calore è calata?

La Manutenzione Predittiva (Predictive Maintenance – PdM), guidata dai dati rilevati e dotata di un sistema di supporto alle decisioni, proietta lo stato di anomalo funzionamento nel futuro e stima il tempo utile rimanente del componente (Remaining Useful Life –RUL), prima che esso non riesca più a svolgere la sua funzione (prognosi). Essa risponde a una domanda del tipo: tra quanto tempo il cuscinetto del compressore raggiungerà una vibrazione critica?

Applicare il concetto della Manutenzione Predittiva ai sistemi HVAC significa passare da una logica reattiva o a calendario, propria delle procedure di manutenzione preventiva, a una logica basata sulla misura della condizione

reale. Ad esempio: non si tratta più di sostituire un filtro aria perché sono passate 2.000 ore, ma di farlo perché il differenziale di pressione ha superato una soglia dinamica correlata alla portata d’aria effettiva.

La Manutenzione Predittiva in quanto tale non è una novità concettuale: in una centrale energetica di potenza, ad esempio, l’analisi vibrazionale di una turbina è prassi da decenni. Tuttavia, in passato era un processo analogico, costoso e discontinuo, che richiedeva tecnici specializzati che periodicamente effettuavano “ronde” con strumenti portatili per scattare una “fotografia” istantanea della salute della macchina.

L’odierna rivoluzione è la democratizzazione del dato e l’accesso ad esso senza soluzione di continuità nel tempo. L’avvento dei sensori MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems) a basso costo e la connettività IoT con i relativi protocolli MQTT, LoRaWAN e 5G hanno reso economicamente sostenibile monitorare anche macchine e componenti impiantistici “poveri” come ventilatori, pompe di circolazione o filtri aria.

Oggi non si scatta più una fotografia al mese, ma si registra un filmato in alta definizione 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana e la sensibilità riguardante la valutazione dei dati acquisiti non è più solo nella mente del tecnico esperto. I dati acquisiti vengono elaborati, analizzati e archiviati localmente, direttamente sul dispositivo o su un piccolo server vicino ad esso per avere rapidi tempi di risposta, essenziali per applicazioni in tempo reale, oppure vengono inviati a server centralizzati nel cloud per utilizzare risorse informatiche più complesse presenti in rete, dove algoritmi di machine learning elaborano una grande mole di dati e, imparando dai

dati acquisiti, effettuano azioni migliorative senza essere esplicitamente programmati per ogni compito specifico, ma creando dei modelli di funzionamento e facendo delle previsioni grazie all’IA.

L’efficacia della Manutenzione Predittiva non risiede, dunque, soltanto nella tecnologia del sensore che acquisisce i dati, quanto piuttosto nell’architettura complessiva di gestione dei dati dal loro utilizzo in sede locale (edge computing) al loro trasferimento dal campo al sistema di supporto alle decisioni centrale (cloud computing) e la struttura risulta della procedura manutentiva risulta articolata su tre livelli logici: un livello di campo, un livello di connettività e un livello di analisi.

Il livello di campo è la fase di acquisizione fisica del dato. Vengono impiegati sensori in grado di rilevare in continuo i valori delle grandezze fisiche caratteristiche che danno informazioni sullo “stato di salute” della macchina o del componente impiantistico come, ad esempio: sonde di temperatura e umidità, accelerometri per l’analisi vibrazionale, sonde di pressione differenziale sui filtri, flussimetri per la misura di portate di aria e acqua, sonde di pressione del refrigerante in un circuito frigorifero, pinze amperometriche per la misura della corrente assorbita dai motori, analizzatori di rete per la firma elettrica (corrente assorbita, sfasamenti), sensori di qualità dell’aria (CO₂, VOC, particolato).

Il livello di connettività è la fase di aggregazione e trasporto dei dati. I dati grezzi devono essere aggregati e allo scopo entrano in gioco i protocolli standard del mondo dei sistemi di gestione degli edifici (BMS), come BACnet e Modbus, integrati sempre più spesso da protocolli IoT nativi come MQTT o LonWorks, capaci di trasmettere le informazioni a sistemi centralizzati o piattaforme cloud con bassa latenza.

Il livello di analisi è la fase in cui i dati grezzi vengono processati (raccolti, puliti, trasformati e analizzati) per scoprire informazioni, modelli e tendenze utili per comprendere i fenomeni e anticipare le esigenze di azioni correttive. Come si vede nello schema di Figura 1, i primi algoritmi impiegati furono del tipo knowledge-based, che utilizzavano come strumenti di predizione i dati di guasto storici, oppure del tipo model-based, che utilizzavano un approccio deterministico di tipo fisico-matematico. Successivamente sono arrivati i modelli data driven con sviluppi di machine learning e deep learning [1] [2]. Le tecniche di analisi spaziano dunque dai processi

lineari non stazionari come la regressione multivariata dei modelli ARIMA (AutoRegressive Integrated Moving Average) delle serie temporali fino alle reti neurali per il riconoscimento di pattern complessi di guasto. Con l’avvento dell’IA è poi divenuto possibile analizzare migliaia di dati relativi a diversi parametri operativi e ambientali e prevedere con precisione quando un componente necessita di manutenzione mediante modelli di deterioramento specifici per ogni tipologia di impianto.

Nei casi più avanzati, si ricorre a un modello digitale dinamico (Digital Twin) che simula il comportamento ideale del sistema impiantistico e lo confronta costantemente con quello reale per evidenziare deviazioni impercettibili all’operatore umano.

L’obiettivo che si persegue è quello di trasformare il facility manager da controllore a pianificatore strategico.

Applicazioni tipiche

Nello specifico dei sistemi impiantistici HVAC si interviene nel monitorare i parametri critici (parametri sentinella) dei principali componenti quali i compressori dei gruppi frigoriferi, le pompe di circolazione, gli elettroventilatori, i filtri dell’aria, gli scambiatori di calore, le valvole e gli attuatori.

Le procedure di analisi più diffuse sono le seguenti:

• L’analisi vibrazionale. Nella diagnostica di organi rotanti

viene impiegata la trasformata di Fourier per scomporre i segnali vibrazionali acquisiti nel dominio del tempo in segnali nel dominio delle frequenze. Poiché ogni componente meccanico caratterizzato dalla rotazione (cuscinetto, ingranaggio, girante) ha uno spettro in frequenza noto, la comparsa di picchi a frequenze specifiche rivela sbilanciamenti, disallineamenti o difetti.

• L’analisi della firma elettrica. Analizzando le armoniche della corrente assorbita da un motore elettrico è possibile diagnosticare non solo l’esistenza di problemi elettrici (barre di rotore rotte, eccentricità statica/ dinamica), ma anche l’emergere di problemi riguardanti il componente meccanico trainato del motore stesso.

• Le analisi termografica e ultrasonica. La termografia può essere utilizzata per valutare lo stato di un quadro elettrico attraverso il rilevamento dei suoi punti caldi (hotspot), così come

per individuare le perdite di fluidi in pressione; mentre i difetti di lubrificazione, provocando attriti ad alta frequenza, possono essere rilevati come ultrasuoni.

• L’analisi termodinamica. Confrontando i dati di campo (pressioni, temperature, portate) con il modello termico di un componente di scambio termico o con il modello termodinamico di una macchina termica si possono identificare derive di efficienza, come, ad esempio l’incremento del fattore di sporcamento (fouling factor) di uno scambiatore di calore o il calo di rendimento di un gruppo frigorifero. Il compressore di un gruppo frigorifero richiede un monitoraggio intensivo: le vibrazioni meccaniche sono il primo indicatore di usura dei cuscinetti o di squilibrio dei rotori e a queste si affiancano le pressioni di aspirazione/mandata, la temperatura dell’olio e l’efficienza volumetrica in quanto Intercettare un surriscaldamento o una lubrificazione insufficiente previene blocchi irreversibili.

Per le pompe di circolazione del fluido termovettore, oltre alle vibrazioni e all’assorbimento elettrico, è cruciale monitorare anche il rumore idraulico per rilevare fenomeni di cavitazione, spesso distruttivi per le giranti. I ventilatori delle unità di trattamento aria sono soggetti a usura continua e vengono monitorati tramite analisi vibrazionale per individuare gli squilibri meccanici della girante. A tale monitoraggio si aggiunge, per il motore, quello della temperatura degli avvolgimenti e quello dell’assorbimento elettrico che, anche se non incide direttamente sulla funzionalità del componente, incide sul consumo energetico ed è spesso sintomo di attriti meccanici e problemi sugli avvolgimenti. Per i filtri dell’aria è necessario

FIGURA 1 Algoritmi di Manutenzione Predittiva [1]

superare la prassi del semplice monitoraggio del differenziale di pressione fra monte e valle del filtro. Affidarsi soltanto al valore di tale differenziale può essere infatti fuorviante in quanto il progressivo intasamento del filtro modifica la resistenza del circuito aeraulico, costringendo il ventilatore a spostare il proprio punto di lavoro sulla curva caratteristica; se la curva è “ripida” l’intasamento può causare una drastica riduzione della portata d’aria mantenendo il differenziale quasi costante e mascherando il problema. Correlando il segnale del differenziale di pressione con la portata d’aria effettiva è possibile determinare la reale permeabilità del mezzo filtrante, indipendentemente dalle variazioni del punto di lavoro dell’elettroventilatore.

Negli scambiatori di calore, sia batterie di scambio termico che condensatori di gruppi frigoriferi, il problema manutentivo consiste nell’accumulo di depositi sulle superfici di trasferimento del calore e nel conseguente incremento del fouling factor. Monitorando le temperature di ingresso/uscita dei fluidi e le portate dei fluidi interessati è possibile controllare l’efficienza di scambio termico e programmare la pulizia esattamente quando esso scende sotto i livelli di guardia.

Le valvole e gli attuatori, responsabili della regolazione fine, sono spesso trascurati. Tempi di corsa anomali o discrepanze tra la posizione comandata e quella reale sono segnali predittivi di guasti che causano pendolamenti e instabilità nelle prestazioni degli impianti di climatizzazione.

I driver del valore

L’adozione della Manutenzione Predittiva è diretta a risolvere le inefficienze proprie della gestione tradizionale. Prevedere l’evento critico alcuni mesi prima

del suo accadimento, trasformando un potenziale fermo impianto in un’attività pianificabile, permette di programmare le manutenzioni solo quando necessario, eliminando interventi programmati inutili e riducendo i costi operativi.

L’impiego di algoritmi predittivi che identificano anticipatamente i malfunzionamenti, monitorando il comportamento dei componenti e dei subsistemi e ponendo a confronto, in tempo reale, i dati rilevati con le prestazioni previste, consente di effettuare la loro riparazione/sostituzione in orari ottimali, senza interruzioni del servizio e con disponibilità garantita dei ricambi necessari.

Per i fornitori dei servizi di manutenzione ciò significa una riduzione dei costi attraverso l’eliminazione dei fermi impianto non programmati, la riduzione delle chiamate di emergenza, l’ottimizzazione dell’uso dei ricambi, la pianificazione efficiente delle risorse tecniche e il prolungamento della vita utile dei componenti, tutti fattori che aumentano le marginalità. Mentre i fruitori dei servizi beneficiano di maggiore affidabilità, di minori costi di manutenzione straordinaria e di consumi energetici ottimizzati.

Con la Manutenzione Predittiva si hanno, in sintesi, i seguenti vantaggi:

1. Riduzione dei costi di manutenzione

Se la manutenzione programmata genera sprechi intrinseci quali la sostituzione di componenti ancora funzionanti e ispezioni visive inutili, la Manutenzione Predittiva comporta un intervento just-in-time che mobilita l’operatore solo se l’algoritmo rileva una deriva dei parametri caratteristici, eliminando quindi i costi connessi alla manodopera e ai materiali non necessari.

2. Incremento dell’efficienza energetica e conseguente riduzione dei

consumi

Un componente meccanico che si degrada (ad esempio un cuscinetto usurato o uno scambiatore sporco) inizia a consumare più energia di quanto previsto molto prima di rompersi; mentre il monitoraggio della firma elettrica o del comportamento termico permette di ripristinare l’efficienza nominale riducendo i consumi occulti, in una logica di continuous commissioning.

3. Estensione della vita utile dei componenti

Per un motore elettrico intercettare un disallineamento dell’asse in fase precoce evita che questo danneggi irreparabilmente l’intero motore; con la Manutenzione Predittiva si sposta l’intervento dalla sostituzione del motore alla sostituzione del componente usurato, massimizzando il ritorno sull’Investimento, cioè il guadagno ottenibile rispetto al costo iniziale.

4. Continuità di servizio

In contesti critici come gli ospedali, gli aeroporti, l’industria farmaceutica, i centri elaborazione dati ecc. la ridondanza impiantistica non è l’unica difesa contro le interruzioni di servizio in quanto la Manutenzione Predittiva consente di ridurre drasticamente il rischio di guasti catastrofici imprevisti, garantendo una disponibilità degli impianti che si avvicina al 100% della loro operatività.

Un interessante studio [3], in cui si confronta, con l’ausilio di casi di studio e dati empirici, una strategia di Manutenzione Predittiva di un sistema HVAC basata sull’intelligenza artificiale con strategie di manutenzione convenzionali, evidenzia che la prima ha effetti positivi misurabili sul consumo energetico, sui costi e sull’affidabilità dei sistemi. In letteratura si legge che utilizzare un componente fino a quando non si rompe può costare a un’azienda fino a dieci volte di più in riparazioni e perdita di produttività rispetto a un’azienda con una politica di manutenzione preventiva pianificata.

Conclusione

Tradizionalmente, la manutenzione HVAC si è basata su ispezioni di routine, diagnostica manuale e approcci reattivi ai guasti del sistema; questi metodi spesso comportano tempi di fermo non pianificati, costi operativi elevati e una inefficienza energetica.

Con edifici sempre più intelligenti e interconnessi, cresce la necessità di adeguare le modalità di manutenzione adottando strategie in grado di affrontare proattivamente

i problemi e ottimizzare le prestazioni.

L’IoT, con la sua capacità di connettere dispositivi e raccogliere dati in tempo reale, è in prima linea in questa trasformazione. Integrando sensori e connettività nei sistemi HVAC, i facility manager possono monitorare costantemente le condizioni, rilevare tempestivamente anomalie e rispondere rapidamente a potenziali problemi.

L’analisi dei dati svolge un ruolo cruciale elaborando e interpretando i dati raccolti dai dispositivi IoT e consente una comprensione più approfondita del comportamento del sistema, aiuta a identificare tendenze e modelli e supporta i processi decisionali per migliorare la gestione complessiva del sistema. Con il supporto dell’IA è possibile migliorare ulteriormente questa capacità analizzando enormi quantità di dati per prevedere i guasti prima che si verifichino, offrendo informazioni sulle prestazioni del sistema e consigliando strategie di manutenzione efficaci.

Queste tecnologie convergono per formare un nuovo paradigma nella manutenzione dei sistemi HVAC.

Le procedure di manutenzione sono attualmente oggetto di un processo evolutivo (Figura 2).

Alla procedura di manutenzione “reattiva” che interviene sulle apparecchiature solo dopo il verificarsi del guasto seguono quella “preventiva” e quella “predittiva” con e senza il supporto dell’IA. Ulteriori strategie emergenti sono poi quelle basate sulle condizioni e incentrate sull’affidabilità (Condition-Based CBM e Reliability-Centered RCM) che combinano dati sulle condizioni in tempo reale con analisi del rischio a livello di sistema. La CBM adatta le azioni all’usura effettiva o al calo delle

prestazioni, mentre la RCM assegna priorità alla manutenzione in base alla criticità degli asset, alle conseguenze dei guasti e alle implicazioni per la sicurezza.

Sebbene la letteratura tecnica relativa alle procedure di Manutenzione Predittiva dei sistemi HVAC sia ancora in una fase di consolidamento rispetto al settore industriale manifatturiero [5], in questi ultimi anni tali procedure stanno prendendo piede anche nel settore civile. Nel mercato europeo alcuni costruttori di macchine offrono soluzioni proprietarie “chiuse”, del tipo “plug & play”, ma non risultano ancora diffuse soluzioni universali adattabili alla pluralità dei componenti impiantistici

BIBLIOGRAFIA

costituenti i sistemi HVAC e integrabili nei BMS.

Di fronte alla ormai indiscussa necessità di progettare un sistema HVAC guardando al suo futuro funzionamento, la sfida del progettista è quella di ragionare in termini di manutenzione predittiva, specificando l’infrastruttura di acquisizione e analisi dei parametri di funzionamento, prescrivendo componenti impiantistici predisposti alla comunicazione (IoT ready) e prevedendo sia una sensoristica adeguata che una piattaforma di gestione dei dati aperta in cui sia possibile implementare procedure di machine learning affidabili. I moderni sistemi HVAC non devono soltanto “funzionare”, ma devono anche “comunicare” con il facility manager per tenerlo aggiornato sulla qualità delle funzioni svolte dagli impianti e sugli interventi che devono essere effettuati per evitare guasti inaspettati. È prevedibile che si arrivi in pochi anni a uno scenario in cui le macchine in campo dicano cosa fare, quando farlo e come farlo, liberando il facility manager dalla sequenza di emergenze e restituendogli il ruolo di gestore strategico. n

* Marco Filippi, Politecnico di Torino, past president AiCARR Davide Truffo, Airzone

[1] Es-sakali N., Cherkaoui M., Mghazli M. O., Naimi, Z. (2022). Review of predictive maintenance algorithms applied to HVAC systems. Energy Reports, 8, pp. 1003–1012

[2] Whitaker R.S. (2025). Predictive and Intelligent HVAC Systems: Integrative Frameworks for Performance, Maintenance, and Energy Optimization, International Journal of Modern Computer Science and IT Innovation, Volume 02, Issue 10, pp. 108-113

[3] Tejani A. (2024). AI-Driven Predictive Maintenance in HVAC Systems: Strategies for Improving Efficiency and Reducing System Downtime, ESP International Journal of Advancements in Science & Technology, volume 2, Issue 3, pp. 6-19

[4] Bitam T., Yahiaoui A., Boubiche D.E., Martínez-Peláez R., Toral-Cruz H., Velarde-Alvarado P. (2025). Artificial Intelligence of Things for Next-Generation Predictive Maintenance. Sensors, 25, 7636

[5] Tsallis C., Papageorgas P., Piromalis D., Munteanu R.A. (2025). Application-Wise Review of Machine Learning-Based Predictive Maintenance: Trends, Challenges, and Future Directions, Applied Sciences, 15, 4898

FIGURA 2 Evoluzione delle strategie manutentive [4]

WATTS: LE NOVITÀ 2026 A MCE

Dal 1874, Watts progetta e realizza soluzioni tecnologiche per la gestione dell’acqua negli impianti civili, residenziali e industriali. La nostra missione è sviluppare soluzioni tecnologicamente avanzate per il comfort, la sicurezza e l’efficienza degli edifici, integrando sistemi per la climatizzazione e per una gestione efficiente e sostenibile delle risorse energetiche.

Dal 24 al 27 marzo 2026, saremo presenti alla 44ª edizione di MCE –Mostra Convegno Expocomfort a Fiera Milano, la biennale leader del settore. Un’occasione unica per approfondire le strategie e le soluzioni all’avanguardia nel mondo HVAC+R e dell’energia industriale.

Il nostro spazio espositivo sarà dedicato al tema “Tecnologia per l’acqua”. Per Watts, l’acqua non è solo una risorsa, ma un elemento essenziale da proteggere e preservare attraverso soluzioni tecnologiche avanzate.

Da anni l’azienda sviluppa sistemi e componenti progettati per garantire sicurezza, efficienza e affidabilità negli impianti idrici e termoidraulici, rispondendo alle esigenze di edifici residenziali, commerciali e industriali.

Dalla regolazione della pressione e della temperatura ai dispositivi di sicurezza e ai sistemi di trattamento, ogni soluzione Watts è pensata per migliorare le prestazioni degli impianti, ridurre consumi e sprechi e contribuire a una gestione dell’acqua più sostenibile. Innovazione ingegneristica, attenzione all’ambiente e visione orientata al futuro si traducono in tecnologie affidabili che aumentano comfort, sicurezza ed efficienza negli edifici di oggi e di domani.

Lo spazio espositivo è progettato come un percorso che accompagna i visitatori attraverso soluzioni integrate, pensate per migliorare prestazioni, affidabilità e comfort: dalle soluzioni per la protezione degli impianti ai sistemi per l’efficienza e la regolazione, fino alla domotica e all’innovativo sistema Robifix®

Tra i protagonisti in evidenza, ci sarà la nuova valvola antigelo, studiata per garantire la protezione degli impianti dalle basse temperature. In un contesto climatico sempre più variabile, prevenire i danni da gelo significa tutelare gli edifici ma anche garantire una continuità di servizio. All’abbassarsi delle temperature, infatti, il sistema interviene in modo automatico per ridurre il rischio di rotture e costosi interventi di manutenzione straordinaria. Affidabilità costruttiva e semplicità di installazione ne fanno una risposta concreta alle esigenze di progettisti e installatori.

Grande attenzione sarà dedicata anche ai sistemi per l’efficienza e la regolazione degli impianti idrotermosanitari, come OneFlow® Ge-Mini, la nuova soluzione compatta e innovativa per il trattamento anticalcare dell’acqua, progettata per migliorare le prestazioni degli impianti e preservarne l’efficienza nel tempo. Anche le valvole di bilanciamento rappresentano un elemento chiave per assicurare la corretta distribuzione dei flussi,

riducendo sprechi energetici e garantendo comfort uniforme negli ambienti. Nello stand di Watts sarà possibile vedere anche gli ultimi modelli, che rappresentano un importante ampliamento della gamma.

Il percorso espositivo prosegue con le soluzioni modulari Watts per la gestione intelligente del comfort domestico. In particolare, grazie al monitoraggio e al controllo anche da remoto, si offre all’utente finale una maggiore sicurezza e personalizzazione dell’impianto, un vero e proprio strumento di prevenzione, analisi dei consumi e ottimizzazione delle prestazioni.

A completare l’offerta, Robifix®, il sistema Watts pensato per semplificare e rendere più sicura l’installazione della rubinetteria sulle pareti di cartongesso. Precisione, rapidità di montaggio e affidabilità nel tempo sono i tratti distintivi di una soluzione che risponde concretamente alle esigenze operative del cantiere moderno, riducendo tempi e margini di errore.

La presenza di Watts a MCE non sarà soltanto una vetrina di prodotti, ma uno spazio di dialogo e confronto con progettisti, installatori, distributori e partner internazionali. Approfondimenti applicativi e consulenze dedicate permetteranno di esplorare nel dettaglio i vantaggi delle soluzioni proposte, per ribadire ancora una volta l’impegno dell’azienda verso innovazione, qualità e sostenibilità e confermare la propria missione nello sviluppare tecnologie evolute per una gestione delle risorse sempre più efficiente, sicura e intelligente.

Applicazione della UNI EN 16798-1 e della UNI EN 16798-3 in una struttura residenziale assistita

Il caso studio mostra che la progettazione della ventilazione va a rontata in modo integrato, considerando come aspetti interdipendenti qualità dell’aria, distribuzione delle portate, organizzazione dei ussi, ltrazione, recupero energetico e con gurazione delle aperture esterne

L.A. Piterà, G. Romano*

Abstract

La progettazione della ventilazione in una struttura residenziale assistita richiede un approccio che non si limiti al semplice ricambio d’aria, ma integri qualità dell’aria interna, differenziali di pressione, benessere termico, igiene

impiantistica e flessibilità di esercizio. Nel caso studio esaminato, il sistema HVAC è articolato in sette zone termiche e cinque unità di trattamento aria per il rinnovo ordinario, cui si aggiunge

un sistema dedicato alle degenze speciali “isolati” con doppio regime di differenziali di pressione. L’articolo propone una lettura progettuale del caso alla luce della UNI EN 16798-1 (UNI, 2019),

utilizzata per la definizione dei parametri di qualità dell’aria interna e per il calcolo delle portate, e della UNI EN 16798-3 (UNI, 2025), richiamata per interpretare il comportamento del sistema aeraulico, le tipologie e i percorsi dell’aria e le logiche di distribuzione. L’attenzione è posta sulle tipologie di aria, sulla distinzione tra zone termiche e zone occupate, sulla scelta del metodo di calcolo e sulla definizione della filtrazione minima del sistema. Il progetto è stato realizzato prima dell’entrata in vigore dell’allegato nazionale della UNI EN 16798-1.

Inquadramento normativo e impostazione del problema

La UNI EN 16798-1 fornisce i parametri ambientali interni da assumere come input di progetto per ventilazione, riscaldamento, raffrescamento e valutazione energetica; non è quindi una norma di progettazione o dimensionamento della rete, ma una norma che definisce le condizioni obiettivo dell’ambiente interno. La UNI EN 16798-3 si colloca invece sul lato impiantistico: riguarda i requisiti degli impianti, la prestazione e l’implementazione dei sistemi di ventilazione meccanica e room-conditioning per edifici non residenziali. La stessa norma precisa che la ventilazione meccanica residenziale in senso

stretto non rientra nel suo campo di trattazione. In un caso come quello in esame, caratterizzato da UTA centralizzate, reti dedicate, locali collettivi, aree assistenziali e camere con requisiti differenziati, la combinazione tra Parte 1 e Parte 3 risulta particolarmente efficace: la prima governa i criteri ambientali interni obiettivo e le portate minime di aria esterna, la seconda aiuta a leggere il sistema dal punto di vista dei flussi, delle sezioni funzionali e dell’esercizio.

Questa lettura va però usata con discernimento. In una struttura residenziale assistita la ventilazione meccanica non può essere interpretata solo come adempimento tabellare: deve anche rispondere a esigenze di presidio igienico, separazione dei flussi, controllo dei trasferimenti d’aria tra locali e continuità del servizio. Il dimensionamento è stato riferito non solo alla serie UNI EN 16798, ma anche alla normativa sanitaria specifica e alle linee guida di settore.

Il caso studio: struttura, zonizzazione e architettura impiantistica

Il caso studio riguarda una struttura residenziale assistita di nuova realizzazione, servita da un impianto di climatizzazione con aria primaria e terminali ambiente a espansione diretta. L’edificio

è stato suddiviso in sette zone termiche, corrispondenti ai nuclei funzionali dell’organismo edilizio. Per il rinnovo dell’aria sono previste cinque unità di trattamento aria centralizzate, ciascuna dedicata a gruppi di ambienti omogenei per destinazione d’uso e orari di funzionamento: una a servizio dei nuclei E+F+D1, una dei nuclei G+H+D2 e tre dedicate rispettivamente ai nuclei A, B e C.

La scelta progettuale distingue chiaramente tre livelli di organizzazione. Il primo è quello termico, che governa la regolazione dei carichi; il secondo è quello aeraulico, che aggrega ambienti con medesime esigenze di ventilazione; il terzo è quello funzionale, che tiene conto dell’effettiva occupazione e dei diversi cicli d’uso. Le scelte progettuali sottolineano esplicitamente che questa suddivisione consente gestione indipendente, attenuazione o spegnimento notturno di alcune sezioni e migliore razionalizzazione dei consumi.

Alle cinque UTA si affianca un impianto dedicato alle sei degenze speciali “isolati”, pensato per funzionare con regime ordinario a pressione positiva oppure con regime infettivi a pressione negativa, selezionabile dall’operatore. Questo elemento rende il caso studio particolarmente utile per mostrare come il progetto della ventilazione meccanica, in contesti assistenziali, debba tenere insieme qualità dell’aria e controllo dei gradienti di pressione.

Tipologie di aria e lettura dei flussi secondo UNI EN 16798

In questa sede è utile richiamare le principali tipologie di aria usate nel lessico progettuale:

• ODA (outdoor air): aria esterna;

• SUP (supply air): aria di mandata negli ambienti;

• ETA (extract air): aria estratta dai locali;

• EHA (exhaust air): aria espulsa all’esterno;

• TRA (transfer air): aria trasferita da un locale all’altro;

• RIA (recirculated air): aria ricircolata, se presente.

Dal punto di vista del sistema aeraulico, la UNI EN 16798-3 è la norma che aiuta a interpretare e classificare questi percorsi di flusso nei sistemi di ventilazione meccanica, mentre la Parte 1 resta aiuta a determinare i parametri ambientali e per le categorie prestazionali.

Nel caso studio il percorso principale è leggibile in modo piuttosto netto. L’ODA viene captata all’esterno e inviata alle UTA; dopo filtrazione e trattamento termo-igrometrico diventa SUP, immessa nelle camere, negli spazi di soggiorno, negli uffici, negli ambulatori e nei locali collettivi.

L’aria viene poi ripresa o estratta come ETA da servizi igienici, locali di supporto o zone appositamente dedicate, per essere infine espulsa all’esterno come EHA. Le scelte progettuali evidenziano inoltre che il recupero termico è realizzato con sistema a doppia batteria ad acqua, quindi con separazione fisica dei flussi, scelta coerente con un impianto che vuole evitare contaminazioni crociate tra aria espulsa e aria immessa.

Molto importante è anche il ruolo della TRA. Nelle distribuzioni ordinarie il trasferimento d’aria avviene tra i locali mediante sottopassi, griglie o percorsi di collegamento, in particolare tra camere e servizi; nelle stanze isolati, invece, la TRA diventa una vera variabile di progetto perché concorre alla costruzione della gerarchia pressoria tra stanza paziente, filtro sanitario e bagno. Vien utilizzato infatti un funzionamento in cui l’aria può trasferirsi tra questi ambienti attraverso elementi dedicati, così da garantire sovrapressione o depressione a seconda del regime selezionato.

Zone termiche, zone occupate e ambienti serviti

Nel linguaggio corrente si tende spesso a sovrapporre “zona termica” e “locale ventilato”, ma il caso studio mostra bene che si tratta di concetti distinti. La zona termica è l’unità con cui si gestiscono i carichi e la regolazione energetica; la zona occupata è invece il volume nel quale si valutano il benessere termico e la qualità dell’aria; la zona aeraulica è il sottoinsieme di ambienti serviti da una stessa catena di distribuzione dell’aria.

Nel progetto le sette zone termiche rispecchiano i nuclei dell’edificio, mentre le UTA raggruppano ambienti omogenei per funzione e uso. Gli spazi serviti comprendono camere singole e doppie, servizi igienici di camera, bagni assistiti, aree soggiorno, salette da pranzo, locali per attività informali, ambulatori, uffici e vari locali di supporto. Le tavole architettonico-impiantistiche (Figura 3) mostrano, ad esempio, camere doppie dell’ordine di 20 m², camere singole di superficie inferiore, servizi dedicati e spazi collettivi di dimensioni sensibilmente maggiori.

Questa distinzione non è solo teorica. In termini progettuali significa che non basta fissare una portata totale per nucleo: occorre capire dove l’aria viene immessa, dove viene estratta, quali ambienti sono effettivamente occupati, e quali locali svolgono invece il ruolo di collettori di estrazione o di trasferimento. Per questo motivo

il dimensionamento delle portate, pur basato sulla UNI EN 16798-1, non coincide automaticamente con i valori normativi minimi: nel passaggio dal calcolo alla distribuzione intervengono bilanciamento, perdite di rete, relazioni pressorie e logica d’esercizio.

Metodo di calcolo delle portate

Il rinnovo dell’aria è stato determinato secondo la UNI EN 16798-1, adottando il Metodo 1, cioè l’approccio basato sulla qualità percepita dell’aria da parte di

persone non adattate, ossia sulla prima impressione percepita all’ingresso in un ambiente. La ventilazione di progetto è stata scomposta in due contributi: quello necessario a diluire gli inquinanti di origine umana, in particolare i bioeffluenti, e quello necessario a diluire gli inquinanti provenienti dall’edificio e dai sistemi. Per i valori riferiti agli occupanti è stata assunta la Categoria I, mentre per i parametri d’edificio è stato assunto LPB-1, in quanto oltre l’80% dei materiali da costruzione e delle forniture è certificato a bassa emissione.

FIGURA 2 Schema funzionale dell’UTA con individuazione dei flussi ODA, SUP, ETA ed EHA
FIGURA 3 Esempio di camera doppia e relativo schema distributivo della ventilazione

Questo passaggio è essenziale perché sposta la logica progettuale da un’impostazione “a ricambi/ora” a un’impostazione prestazionale: la portata richiesta non nasce da un numero fisso applicato indistintamente a tutti i volumi, ma dalla combinazione tra le emissioni a carico delle persone e dell’edificio. La norma, in tal senso, fornisce un quadro più raffinato e più coerente con la qualità dell’aria interna richiesta in edifici occupati continuativamente. La Parte 1 resta il riferimento per i parametri ambientali, mentre la Parte 3 consente di traslare questa esigenza in un sistema di ventilazione meccanico a doppio flusso, mandata ed estrazione correttamente organizzato.

Dalla portata di norma alla portata di progetto

Uno degli aspetti più interessanti del caso studio è che la tabella di calcolo distingue chiaramente tra valori ottenuti dalla UNI EN 16798 e valori adottati in progetto. Le colonne Qap(16798) e Q ext(16798) rappresentano infatti le portate normative calcolate; le colonne Qap-pr e Qext-pr rappresentano invece le portate effettivamente assegnate alla distribuzione. Infatti queste ultime possono risultare superiori ai minimi normativi per garantire il corretto funzionamento della rete e compensare le perdite lungo le condotte.

Il dato emerge con chiarezza nelle camere. Le stanze doppie presentano un valore di portata minimo dell’ordine di 113,6 – 117,6 m3 h-1 e portate di progetto tipicamente pari a 120 m3 h-1, con alcuni casi a 125 m3 h-1; le stanze singole si collocano intorno a 63 – 66 m3 h-1 come requisito minimo normativo ma sono servite, nella pratica, da 105 – 110 m3 h-1. I relativi servizi igienici di camera hanno estrazioni di progetto tipicamente comprese

tra 105 e 120 m3 h-1.

La differenza tra portata minima da norma e portata di progetto diventa ancora più evidente nei locali collettivi e nei servizi speciali. I bagni assistiti/speciali hanno estrazioni di progetto pari a 535 m³ h-1 a fronte di valori calcolati intorno a 511 m³ h-1; i gruppi composti da ufficio coordinatore, corridoio, sala soggiorno, saletta da pranzo e attività informali raggiungono portate di mandata comprese tra circa 1.570 e 1.585 m³ h-1, mentre l’estrazione viene modulata a valori inferiori, così da costruire il corretto assetto dei flussi interni. Anche nei locali di socializzazione e nelle aree riunioni o culto compaiono portate significative, coerenti con la presenza di occupazione più intensa e variabile.

La stessa logica si ritrova a livello di UTA. Le cinque unità ordinarie sono dimensionate rispettivamente per 15.600 – 13.200 m³ h-1, 13.200 – 12.800 m³ h-1, 2.850 – 2.850 m³ h-1, 6.200 – 6.200 m³ h-1 e 5.000 – 5.000 m³ h-1 tra mandata e ripresa. Le portate nominali tengono conto delle perdite di rete, e la prevalenza dei ventilatori è stata scelta con un margine utile a compensare scostamenti tra layout di progetto e layout realizzato.

Focus sulle stanze “isolati”: qualità dell’aria e gerarchia pressoria

Le degenze speciali costituiscono il punto nel quale la progettazione della ventilazione assume il maggiore grado di articolazione. Ogni stanza è dotata di un impianto dedicato che consente due diversi regimi: Regime 1 ordinario, in cui l’obiettivo è la sovrapressione della stanza paziente immunodepresso, e Regime 2 infettivi, in cui l’obiettivo è la depressione rispetto agli ambienti adiacenti.

Nella stanza degenza speciale vengono immessi 480 m³ h-1 in entrambi i regimi; l’estrazione dalla stanza varia invece da 420 m³ h-1 in Regime 1 a 530 m³ h-1 in Regime 2. Il filtro sanitario riceve 120 m³ h-1 di immissione, mentre il bagno ha 110 m³ h-1 di estrazione costante. Il bilancio risultante costruisce i differenziali di pressione necessari, al fine di avere in regime ordinario la stanza leggermente in sovrapressione, mentre in modalità infettivi passa in depressione.

Dal punto di vista della terminologia UNI EN 16798, questo schema è molto leggibile. La stanza riceve SUP; il bagno funziona come nodo di ETA; tra filtro, stanza e bagno si sviluppa una TRA controllata che permette di stabilire la direzione prevalente del moto dell’aria. In altre parole, la ventilazione non serve solo a rinnovare l’aria, ma a organizzare in modo intenzionale i flussi tra i locali. È un passaggio particolarmente importante in ambito assistenziale, dove il valore progettuale del sistema non si misura soltanto in m³ h-1, ma anche nella sua capacità di governare la relazione tra ambienti contigui.

TABELLA 1 Esempio di confronto tra portate minime e di progetto

Verifica qualitativa della IAQ nelle camere

Il progetto sviluppa anche una verifica qualitativa della qualità dell’aria interna per una configurazione a due posti letto, considerata scenario più gravoso. Per una camera tipo sono riportati 120 m3 h-1 di aria primaria totale, volume utile di circa 50,82 m3 e un ricambio pari a circa 2,36 h-1. Si osserva che la portata per persona, pari a 60 m³ h-1 per occupante in caso di due presenze simultanee, è ampiamente superiore ai minimi usualmente necessari per una buona qualità dell’aria interna. La concentrazione interna stimata di CO2 in condizioni di equilibrio è dell’ordine di 700 ppm, quindi pienamente compatibile con un livello qualitativo elevato. Al di là della specifica stima numerica, il messaggio progettuale è chiaro: la qualità dell’aria non dipende soltanto dalla portata globale, ma dalla combinazione tra portata, distribuzione dei terminali (efficienza di ventilazione), posizione dei letti, assenza di correnti d’aria indesiderate e corretta estrazione dai servizi. In questo senso il caso studio mostra bene come benessere termoigrometrico e IAQ debbano essere considerati insieme, non come verifiche indipendenti.

Scelta della filtrazione minima del sistema

La definizione della filtrazione va affrontata distinguendo con chiarezza tra configurazione impiantistica adottata e verifica prestazionale rispetto alla qualità dell’aria esterna e alla qualità dell’aria di mandata desiderata. In questo paragrafo si descrive quindi la soluzione filtrante minima del sistema; la relativa verifica prestazionale sarà invece sviluppata nel paragrafo successivo.

Le unità di trattamento aria ordinarie risultano configurate con prefiltrazione e filtrazione fine in mandata, espresse nella documentazione come G4 + F9, e con G4 in ripresa. Per il sistema dedicato alle stanze “isolati” è invece prevista una filtrazione più spinta, con filtro assoluto H13, coerente con il diverso livello di presidio richiesto da tali ambienti. La documentazione tecnica evidenzia inoltre la separazione tra i flussi di mandata e di estrazione, nonché l’ispezionabilità delle sezioni funzionali delle UTA, aspetti coerenti con una progettazione orientata al controllo igienico del sistema aeraulico.

Poiché la classificazione oggi correntemente utilizzata per i filtri di ventilazione generale è quella della UNI EN ISO 16890-1 (UNI, 2017), la lettura delle classi originariamente espresse secondo la precedente UNI EN 779 (UNI, 2012) richiede una conversione solo indicativa. Nell’articolo

tale equivalenza è già stata assunta in forma prudenziale: il G4 è interpretato come filtro di tipo ISO Coarse, mentre l’F9 è letto come filtro fine con prestazioni riconducibili, in termini orientativi, a ISO ePM1 85–90%. Questa trasposizione ha valore esclusivamente interpretativo e non sostituisce la classificazione certificata del filtro effettivamente installato. In termini progettuali, il significato della soluzione adottata è chiaro. Per le UTA, la configurazione minima può essere descritta come prefiltrazione grossolana + filtrazione fine di mandata, con un livello finale idoneo a garantire una significativa riduzione del particolato immesso negli ambienti serviti. Sul ramo di ripresa/estrazione ordinario, la filtrazione più semplice risponde prevalentemente a finalità di protezione della macchina e delle sezioni a valle. Nei locali a maggiore criticità, invece, il ricorso a un H13 conferma la volontà di innalzare il livello di protezione e di contenimento.

Ne consegue che questo paragrafo deve essere letto come la sede in cui si definisce la soluzione filtrante minima di progetto: UTA con doppio stadio di filtrazione in mandata e filtrazione semplice in ripresa; sistema dedicato alle stanze isolati con filtrazione assoluta. La domanda successiva, sviluppata nel paragrafo seguente, non è più quale filtrazione sia stata scelta, ma se tale scelta sia prestazionalmente coerente con il rapporto tra qualità dell’aria esterna disponibile e qualità dell’aria di mandata richiesta.

Classificazione della ODA e determinazione dell’efficienza minima di filtrazione

Definita nel paragarfo precedente la configurazione minima del sistema filtrante, è ora possibile verificarne la congruenza prestazionale secondo la

logica della UNI EN 16798, articolata in tre passaggi: classificazione dell’aria esterna (ODA), scelta della categoria dell’aria di mandata (SUP) e determinazione dell’efficienza minima di filtrazione necessaria a colmare il divario tra le due condizioni. In questo paragrafo le Tabella 1 e Tabella 2 mantengono un ruolo centrale e vanno conservate, poiché costituiscono la sintesi più efficace dei dati di ingresso e dei criteri di scelta adottati.

La Tabella 1 mostra che, per il sito di Pordenone, il PM10 restituisce nella maggior parte degli indicatori una condizione riconducibile a ODA1. Ciò vale per la media annua (18 µg m-3), per la media incrementata della deviazione standard (29,86 µg m-3), per il valore medio mensile più elevato (30,96 µg m-3) e per il numero di superamenti del limite giornaliero di 50 µg m-3, pari a 7 giorni/anno. Solo il valore massimo giornaliero (85,6 µg m-3) restituisce una condizione episodica riconducibile a ODA3. Per il PM 2,5 il quadro risulta in linea con l’andamento del PM10: sia la media annua (12,65 µg m-3) sia il valore di 21,49 µg/m³, ottenuto come media incrementata della deviazione standard, conducono a ODA1. Il profilo del sito può quindi essere considerato non particolarmente critico sia sul PM10, sia sul PM2,5, quest’ultimo costituisce nel presente caso il parametro guida per la verifica dell’efficienza minima di filtrazione. Il secondo passaggio consiste nella scelta della qualità dell’aria di mandata desiderata. Nella Tabella 2 è stata assunta la categoria SUP1 (P), corrispondente ad aria con concentrazioni molto basse di particolato. In tale prospetto, per il PM2,5 la categoria SUP1 è associata a una concentrazione media annua obiettivo ≤ 1,25 µg m-3, mentre per il PM10 il valore obiettivo è

PMx VL D.Lgs 155/2010 Riferimento

40 μg/m3 Limite annuale sul valore medio

PM10

50 μg/m3 Limite annuale: non più di 35 giorni 7 giorni di sforamento del limite 50 μg/m3 5 nel mese di febbraio, 1 in novembre e 1 in dicembre.

PM2,5 25 μg/m3 Limite su valore medio

TABELLA 2 – Classificazione SUP1 UNI EN 16798-3

Categoria SUP (P)

Descrizione

SUP 1 (P)

più elevato

max giornaliero

PM2,5 Medio annuale PM10 Medio annuale Fattore su linee guida OMS Ambiti di Applicazione Tipici Criteri di Scelta Progettuale

Aria con concentrazioni molto basse di PM ≤ 1,25 µg/m³ ≤ 3,75 µg/m³ 0,25

Ambienti sensibili: camere bianche, sale operatorie

qualora si assumesse invece il limite annuo del D.Lgs. 155/2010 [3] pari a 25 µg m-3, si otterrebbe un valore di 6,25 µg m-3. Nel presente lavoro si mantiene il ≤ 3,75 µg m-3. Il testo di supporto alla tabella chiarisce che il valore di 1,25 µg m-3 deriva dall’applicazione del fattore 0,25 al valore delle linee guida OMS [2];

FIGURA 4 Andamento medio giornaliero del PM10 e PM2,5 per l'anno 2025

Quando è necessario assicurare la massima protezione da particelle. Richiede filtri (≥ ePM1 70% 90% a seconda della ODA con filtro finale almeno ePM1 50%).

riferimento più restrittivo, coerente con la scelta di una mandata di categoria SUP1.

Definite la qualità dell’aria esterna e la qualità dell’aria di mandata desiderata, l’efficienza minima di filtrazione può essere espressa in termini prestazionali mediante la seguente relazione:

ISO ePM2,5,min = 100 · (1 − CSUP CODA ) (Eq. 1)

dove ISO ePM 2,5 min è l’effi cienza minima di fi ltrazione richiesta al sistema, CSUP è la concentrazione di particolato ammessa nell’aria di mandata, coerente con la categoria SUP scelta, e CODA è la concentrazione di particolato assunta per l’aria esterna di progetto.

Nel caso in esame, ai fini della verifica cautelativa sul PM2,5, si assumono:

CSUP = 1,25 µg m-3, corrispondente alla categoria SUP1; CODA = 21,49 µg m-3, pari al valore di PM2,5 ottenuto come media incrementata della deviazione standard e assunto nel testo come dato di progetto per il calcolo dell’abbattimento richiesto.

Sostituendo tali valori nella Eq. (1), si ottiene:

ISO ePM2,5,min = 100 (1 − 1,25 21,49 ) ≈ 94,2%

L’efficienza minima teorica richiesta al sistema risulta quindi pari a circa 94,2% sul PM2,5. Questo risultato consente

TABELLA 1 – Elaborazione dati PM10 e PM2,5 Stazione di Via Marconi – Pordenone [1]

di leggere in modo corretto il rapporto tra questo paragrafo e il precedente. Il paragrafo precedente descrive infatti la soluzione filtrante adottata; questo paragarfo ne verifica invece la congruenza prestazionale, dimostrando che la scelta di una mandata di categoria SUP1 comporta la necessità di una filtrazione complessiva ad alta efficienza, coerente con la vulnerabilità degli occupanti e con la destinazione d’uso dell’edificio.

Specific Fan Power e recupero di calore

Nella UNI EN 16798-3 lo Specific Fan Power (SFP) rappresenta uno degli indicatori fondamentali per leggere l’efficienza del trasporto dell’aria all’interno dei sistemi di ventilazione e di trattamento aria. La norma la collega direttamente alla configurazione dell’unità, alle perdite di carico dei componenti interni, agli elementi addizionali e alla rete di distribuzione, distinguendo il contributo lato mandata da quello lato estrazione e inquadrando la prestazione del sistema anche attraverso i parametri PSFP riferiti all’edificio e alla singola UTA. In questa prospettiva, la SFP non è soltanto un dato energetico, ma una vera chiave di lettura del progetto aeraulico, perché sintetizza il rapporto tra qualità del trattamento, perdite di carico e potenza richiesta ai ventilatori.

Nel caso studio, questa impostazione si traduce in una serie di scelte progettuali molto chiare. Le unità di trattamento aria sono infatti descritte con ventilatori plug fan dotati di inverter, regolati in funzione della portata di mandata e di ripresa, e con prese dinamiche in aspirazione e in mandata per la misurazione continua delle perdite di carico. A ciò si affianca la scelta di ridurre la velocità di attraversamento dell’aria nelle UTA, così da contenere le perdite di carico interne e, con esse, la potenza elettrica richiesta ai ventilatori. Le portate d’aria delle macchine sono state incrementate per compensare le perdite lungo le condotte; per le cinque UTA, la prevalenza di selezione è stata assunta pari a 420 Pa lato mandata e lato ripresa.

Ne emerge un sistema nel quale il controllo della portata, la riduzione delle perdite e la stabilità del funzionamento sono parte integrante della strategia progettuale.

Il tema della SFP si intreccia in modo diretto con quello del recupero di calore, che la UNI EN 16798-3 colloca tra gli elementi centrali della prestazione energetica dei sistemi bidirezionali. La norma richiama il ruolo del recupero non soltanto come dispositivo di efficienza, ma come sezione funzionale da leggere in relazione alla temperatura, ai

consumi elettrici associati, alle perdite di carico e alle modalità di esercizio del sistema. In questo quadro, il progetto adotta per le UTA un sistema di recupero a doppia batteria ad acqua, soluzione indiretta che consente di recuperare energia dall’aria estratta mantenendo la separazione tra i flussi. Questo aspetto assume particolare rilievo in una struttura residenziale assistita, dove la qualità dell’aria e il controllo dei flussi rivestono un ruolo centrale.

La sezione di recupero si inserisce inoltre in una configurazione più ampia che comprende free-cooling, sonda antigelo, monitoraggio continuo della temperatura di mandata, delle condizioni di preriscaldamento e raffrescamento, nonché rilevamento dell’umidità relativa sia sulla mandata sia sulla ripresa. Le UTA sono realizzate con interni in acciaio inox pulibili e sanificabili; sono inoltre presenti silenziatori in mandata ed espulsione, a conferma di un approccio che integra efficienza energetica, igiene e benessere acustico.

Un ulteriore aspetto significativo è la relazione tra recupero di calore e assetto delle portate. Le UTA del progetto non sono tutte identiche dal punto di vista del bilancio tra mandata e ripresa: UTA 01 e UTA 02 presentano portate di mandata superiori a quelle di ripresa, mentre UTA 03, UTA 04 e UTA 05 risultano sostanzialmente bilanciate. Questa articolazione è coerente con la logica distributiva dell’edificio e con la necessità di adattare il funzionamento delle singole macchine alle caratteristiche dei nuclei serviti. In questo senso, la lettura del recupero di calore non può essere separata dalla lettura complessiva del sistema aeraulico: portate, perdite, ventilatori, recupero, controllo e regolazione concorrono insieme alla definizione della prestazione d’insieme.

Prese di aria esterna ed espulsione

La UNI EN 16798-3 dedica un’attenzione specifica alle prese di aria esterna e alle espulsioni, riconoscendo in queste aperture uno dei punti più delicati dell’intero sistema di ventilazione. L’Annex C inquadra infatti intake ed exhaust non come semplici terminali di facciata o di copertura, ma come elementi che incidono direttamente sulla qualità dell’aria in ingresso, sul rischio di cross-contamination tra i flussi e sulla protezione del sistema rispetto a pioggia, neve, detriti e altre sorgenti di contaminazione. In questa prospettiva, la posizione reciproca delle aperture e la loro configurazione costruttiva diventano parte integrante del progetto aeraulico. Nel caso studio, le prese di aria esterna sono realizzate mediante griglie afoniche modulari a sezione componibile in lamiera zincata, con alette parapioggia inclinate a 45° e rete antivolatile. Le espulsioni sono a loro volta affidate a griglie afoniche modulari con alette parapioggia inclinate e rete antivolatile, secondo una soluzione omogenea e chiaramente orientata alla protezione delle aperture dagli agenti atmosferici e all’integrazione con il sistema distributivo. Tutti i terminali sono corredati di plenum e di serranda di regolazione, mentre i canali con percorsi esterni sono completati da guaina impermeabilizzante e gli attraversamenti dei solai esterni sono realizzati a collo d’oca con converse. Il disegno complessivo è dunque quello di una rete che tratta con particolare attenzione il passaggio tra ambiente esterno e sistema aeraulico.

Le prese di aria esterna e le espulsioni sono collocate in posizione diametralmente opposta, secondo una disposizione che organizza in modo netto i

percorsi dell’aria sulla copertura e riduce l’interferenza reciproca tra i due flussi. Le aperture risultano inoltre collocate in aree prive di sorgenti immediate di esalazioni o di altre emissioni localizzate. Questa scelta conferisce chiarezza al progetto del sistema e rafforza la lettura della copertura come vero spazio tecnico nel quale i percorsi dell’aria sono ordinati secondo una logica precisa di separazione tra aspirazione ed espulsione.

Completano il sistema le canalizzazioni di presa aria esterna a sezione rettangolare in pannelli sandwich, i condotti di espulsione dedicati e le soluzioni costruttive specifiche per i tratti esterni, con attenzione alla reazione al fuoco, alla tenuta e alla manutenzione. Ne risulta un sistema in cui intake, exhaust e canali connessi sono pensati come un insieme continuo, e non come componenti isolati. È proprio questa continuità tra apertura, canale, regolazione e involucro a restituire il carattere tecnico del progetto.

Letto nel suo complesso, il progetto delle prese di aria esterna e delle

WEBGRAFIA

espulsioni restituisce quindi una precisa idea di impianto: aperture protette e ispezionabili, integrazione con i tratti esterni delle canalizzazioni, separazione fisica dei flussi, ordine compositivo sulla copertura e attenzione alla qualità dell’aria aspirata. In un edificio assistenziale, dove il trattamento dell’aria svolge un ruolo decisivo non solo sul benessere ma anche sulla qualità ambientale, questa parte del sistema assume un valore che va oltre il dettaglio costruttivo e diventa parte della logica generale del progetto HVAC.

Conclusioni

Il caso studio analizzato evidenzia come, in una struttura residenziale assistita, la progettazione della ventilazione debba essere affrontata secondo una logica integrata, nella quale qualità dell’aria interna, distribuzione delle portate, organizzazione dei flussi, filtrazione, recupero energetico e configurazione delle aperture esterne costituiscono aspetti tra loro strettamente interdipendenti.

Uno degli elementi di maggiore

[1] https://www.arpa.fvg.it/temi/temi/aria/sezioni-principali/qualita-dellaria

[2] https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/29a515e7-4810-48f6-b52f-d239df142708/content

interesse emersi dall’analisi riguarda la distinzione tra valore normativo e valore di progetto. Le portate adottate non si configurano infatti come mera trasposizione dei minimi calcolati, ma come esito di un processo di adattamento che tiene conto dell’equilibrio tra locali, delle perdite di distribuzione, delle esigenze di esercizio e delle relazioni pressorie tra ambienti contigui. Tale aspetto risulta particolarmente evidente sia nei nuclei ordinari, sia nei locali speciali, sia nelle stanze a regime differenziato, dove la ventilazione assume una funzione che va oltre il semplice rinnovo dell’aria e diviene strumento di organizzazione funzionale dei flussi interni.

Un secondo elemento rilevante riguarda il rapporto tra qualità dell’aria esterna, qualità dell’aria di mandata e prestazione del sistema filtrante. In questa prospettiva, la classificazione della ODA, la scelta della categoria SUP e la definizione della filtrazione minima non rappresentano fasi isolate, ma passaggi di una medesima catena decisionale. Il caso esaminato conferma, più in generale, che la qualità di un progetto di ventilazione in ambito assistenziale non dipende da un singolo parametro, ma dalla coerenza tra scelte distributive, criteri di calcolo, configurazione dei flussi e requisiti dell’edificio. È proprio questa coerenza sistemica a costituire il principale elemento di interesse del caso studio. n

* Luca A. Piterà, Segretario Tecnico AiCARR Giuseppe Romano, Partner e Direttore Tecnico Manens

[3] https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta = 2010-09-15&atto.codiceRedazionale = 010G0177&atto.articolo.numero = 0&atto.articolo.sottoArticolo = 1&atto.articolo.sottoArticolo1 = 0&qId = 86cd04f6-591d-4bfb-937d-c1a4306cdd35&tabID = 0.3913563573575569&title = lbl.dettaglioAtto

BIBLIOGRAFIA

• UNI. 2012. Filtri d’aria antipolvere per ventilazione generale - Determinazione della prestazione di filtrazione. UNI EN 779. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2017. Filtri d’aria per ventilazione generale - Parte 1: Specifiche tecniche, requisiti e sistema di classificazione dell’efficienza basato sul particolato (ePM). UNI EN ISO 16890-1. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2019. Prestazione energetica degli edifici - Ventilazione per gli edifici - Parte 1: Parametri di ingresso dell’ambiente interno per la progettazione e la valutazione della prestazione energetica degli edifici in relazione alla qualità dell’aria interna, all’ambiente termico, all’illuminazione e all’acustica - Modulo M1-6. Norma UNI EN 16798-1. Milano: Ente Italiano di Normazione.

• UNI. 2025. Prestazione energetica degli edifici - Ventilazione per gli edifici - Parte 3: Per gli edifici non residenziali - Requisiti prestazionali per i sistemi di ventilazione e di condizionamento degli ambienti (Moduli M5-1, M5-4). UNI EN 16798-3. Milano: Ente Italiano di Normazione.

Prime evidenze della sperimentazione dello Smart Readiness Indicator in Italia

Il presente lavoro analizza l’applicazione dello SRI nel contesto italiano attraverso casi di studio residenziali e non residenziali

L. La Notte, A. L. Palma, A. Gugliandolo, B. Di Pietra, E. Caracci, L. Canale, G. Ficco, C. Moscatiello, L. Martirano*

Introduzione e quadro normativo L’ultima versione della Direttiva Europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV) sottolinea la necessità di migliorare l’efficienza energetica degli edifici e di accelerare la digitalizzazione degli impianti e dei sistemi di gestione. In Europa, gli edifici pesano per circa il 40% dei consumi energetici totali e per il 36% delle emissioni di gas serra [1]. In questo scenario, le tecnologie smart acquisiscono un

ruolo centrale poiché possono migliorare la prestazione energetica, aumentare la flessibilità operativa e garantire un maggiore comfort all’interno degli edifici. L’introduzione ufficiale del ruolo delle tecnologie smart nella normativa europea è arrivata con la revisione EPBD del 2018, che ha introdotto lo

Smart Readiness Indicator (SRI). Lo SRI è un indicatore pensato per valutare quanto un edificio sia “pronto” a usare tecnologie digitali (ICT, Information and Communication Technologies) ai fini di ridurre i consumi, migliorare il funzionamento in condizioni reali, adattarsi alle esigenze degli utenti e interagire con

la rete elettrica rispondendo a segnali esterni e offrendo flessibilità energetica. La EPBD IV rafforza ulteriormente questo approccio, incoraggiando l’applicazione dello SRI soprattutto negli edifici non residenziali di grandi dimensioni. La direttiva pone inoltre maggiore attenzione a requisiti di governance del dato e interoperabilità. L’obiettivo è favorire lo sviluppo di edifici in grado di comunicare dati in modo sicuro e di interfacciarsi efficacemente con le reti energetiche, anche attraverso sistemi di automazione e controllo (e.g., come i BACS, Building Automation and Control Systems).

Metodologia di calcolo dello SRI

La metodologia di calcolo dello SRI si basa su un catalogo di 54 servizi smart, che sono raggruppati in nove domini tecnici (i.e., riscaldamento, acqua calda sanitaria, raffrescamento, ventilazione, illuminazione, involucro dinamico, elettricità, ricarica dei veicoli elettrici, monitoraggio e controllo). Questi servizi smart vengono valutati in base a sette criteri di impatto (i.e., efficienza energetica, flessibilità energetica e stoccaggio, comfort, praticità, salute, benessere e accessibilità, manutenzione e previsione guasti, e informazione agli occupanti). Ogni servizio smart viene classificato in base a diversi livelli di funzionalità (da 0 a 4). All’aumentare del livello, aumentano anche le capacità di automazione e controllo.

Nel catalogo SRI i servizi smart sono definiti considerando tre funzionalità chiave: mantenere l’efficienza energetica (edificio), adattare il funzionamento alle esigenze dell’utente (utente) e garantire flessibilità della domanda elettrica in relazione alla rete (rete).

La valutazione può essere condotta attraverso tre approcci: metodo

A (semplificato con 27 servizi) adatto a edifici di piccole dimensioni, metodo B (dettagliato con 54 servizi) specifico per valutazione tecnica svolta da esperti, e, infine, metodo C (automatizzato) basato sui dati generati direttamente dai sistemi di controllo dell’edificio (BACS). I punteggi assegnati ai singoli servizi vengono sommati per ciascuno dei domini e divisi per i punteggi individuali massimi in modo da ottenere un “punteggio di impatto del dominio”. Per ciascun criterio di impatto, il punteggio totale è calcolato come somma ponderata dei punteggi di impatto per settore. Lo SRI è quindi ottenuto come somma ponderata dei punteggi di impatto totali.

I singoli Paesi possono personalizzare alcuni elementi, tra cui catalogo e pesi dei servizi, in base al proprio contesto climatico e al patrimonio edilizio.

Tuttavia, allo stato attuale, il foglio di calcolo ufficiale fornito dall’Unione Europea (versione 4.5) costituisce lo strumento di riferimento principale.

Prime risultanze dalla letteratura scientifica

L’analisi bibliografica inerente all’implementazione della metodologia dello SRI rileva alcune criticità ricorrenti. In particolare, il catalogo dei servizi non risulta sempre pienamente adattabile a climi e contesti differenti [2] e le procedure di valutazione possono risultare soggettive e poco automatizzate [3]. Inoltre, i punteggi sono spesso contenuti per le funzionalità legate alla flessibilità energetica e all’interazione edificio-rete [4], evidenziando margini di miglioramento nella capacità degli edifici di adattarsi alle esigenze del sistema energetico e di dialogare efficacemente con la rete.

Le applicazioni dello SRI riguardano prevalentemente edifici non residenziali

(uffici, edifici pubblici, ecc.), che spesso dispongono già di impianti evoluti e sistemi di controllo avanzati. Il settore residenziale, tuttavia, risulta centrale, poiché rappresenta circa il 75% della superficie costruita europea ed è sempre più interessato dalla diffusione di tecnologie smart home. Nonostante ciò, gli studi disponibili indicano che negli edifici residenziali lo SRI è generalmente più basso, principalmente per vincoli strutturali e impiantistici e per la frequente assenza, soprattutto nelle abitazioni di piccole dimensioni, di sistemi di automazione e gestione centralizzata [5].

In modo trasversale alle diverse tipologie edilizie, il confronto tra differenti metodi di valutazione (Metodo A con 27 servizi e Metodo B con 54 servizi) evidenzia scostamenti significativi, sottolineando la necessità di una maggiore armonizzazione e standardizzazione [6]. Nel complesso, emerge l’esigenza di metodi più solidi e basati su dati più completi, in grado di valutare congiuntamente smartness, efficienza e consumi reali, considerando tipologie edilizie, climi e livelli di ristrutturazione differenti. Nel complesso, lo SRI risulta come uno strumento promettente, ma ancora in fase di consolidamento metodologico, soprattutto riguardo alla standardizzazione delle valutazioni.

Fase di test condotta dagli Stati membri

L’articolo 8 del Regolamento di esecuzione 2020/2156 della Commissione Europea stabilisce che gli Stati membri possono avviare una fase di test non vincolante dello SRI a livello nazionale. Sono 16 gli Stati membri ad aver aderito a questa fase; alcuni, come Francia, Bulgaria, Cipro, Finlandia e Danimarca l’hanno già terminata. Sulla base dei risultati della fase di test, la Commissione Europea redigerà un report entro il 2026 propedeutico all’emanazione di nuovi regolamenti sullo SRI.

A supporto di questa fase di sperimentazione sono partiti anche sette progetti (Easy SRI, SRI2Market, SRI-ENACT, Smart2, iEPB, SmarterEPC e tunES), finanziati dal programma LIFE Clean Energy Transition (CET), che fanno attività di ausilio alle policies, implementazione della metodologia, programmi di training, sviluppo di tool e investigazione dell’interoperabilità con altri strumenti.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con il supporto tecnico del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA, ha avviato la sperimentazione del nuovo indicatore in Italia avviando nel marzo

2025 una fase di test di 12 mesi. A tal fine sono stati coinvolti diversi stakeholder tra enti di normazione, associazioni di categoria, aziende, università e ordini professionali. Con queste realtà sono partite collaborazioni intese a selezionare casi studio per l’asseverazione SRI, organizzare workshop e convegni sul tema e raccogliere feedback sull’adozione del nuovo indicatore. Tra le attività previste dalla fase di test nazionale, c’è anche lo sviluppo di un portale ENEA che fungerà da tool di calcolo e database per gli asseveratori. Per quanto riguarda l’applicazione della metodologia, è stato scelto di utilizzare il metodo B, quello più completo, per garantire comparabilità con i risultati degli altri Stati membri e sono stati considerati obbligatori, anche se assenti, tutti i domini.

La selezione dei casi studio è stata indirizzata prevalentemente al settore non-residenziale con potenza termica nominale >290 kW, in considerazione dei primi obblighi di applicazione SRI per questo comparto, previsti dall’EPBD IV a partire dal 2027. L’analisi, inoltre, si è focalizzata su edifici dotati di Building Management Systems (BMS) di livello medio-alto al fine di indagare il limite superiore del valore dello SRI. I primi risultati mostrano, ad esempio, valori medi nel campo degli edifici a uso uffici intorno al 40% (Figura 1). La percentuale è limitata soprattutto dalla funzionalità chiave “Rete” che si assesta intorno al 15% in quanto non sono abilitati quei servizi tecnologici che

prevedono un’interazione attiva con la rete elettrica.

Di seguito, si riportano due esempi di applicazione dello SRI in un caso studio residenziale e uno non-residenziale.

Esempio di applicazione –Residenziale

Ai fini della valutazione dell’applicazione dello SRI a un caso studio in ambito

residenziale, si presentano i dati di una residenza universitaria, “Janula Residence” (Figura 2), situata a Cassino (FR). La struttura ospita complessivamente 37 appartamenti distribuiti su 3 livelli. Ogni unità abitativa presenta una superficie media di 50 m2 e una capacità massima di 3 occupanti per unità abitativa. Ciascun appartamento è dotato di un sistema di climatizzazione autonomo

Dominio

Riscaldamento

Acqua calda sanitaria

Raffrescamento

dei domini e degli impianti presenti

Descrizione

Controllo individuale locale (ad es. valvole termostatiche o regolatore elettronico);

Controllo della temperatura del fluido sulla base della domanda; Controllo variabile della capacità del generatore di calore in funzione del carico o della domanda (ad es. bypass del gas caldo, controllo della frequenza dell’inverter).

Controllo manuale del caricamento dell’accumulo di acqua calda sanitaria (con riscaldamento elettrico diretto o pompa di calore elettrica integrata).

Controllo individuale del locale;

Interblocco totale (il sistema di controllo impedisce il riscaldamento e il raffreddamento simultanei).

Ventilazione ---

Illuminazione

Involucro dinamico ---

Elettricità

Ricarica dei veicoli elettrici

Monitoraggio e controllo

Gestione manuale del tempo di funzionamento dei sistemi HVAC; Nessuna indicazione centrale dei guasti e degli allarmi rilevati.

FIGURA 2 Residenza universitaria “Janula residence”, Cassino (FR)
TABELLA 1 Esempio di edificio residenziale e caratterizzazione
FIGURA 1 Risultati SRI globale e SRI delle tre funzionalità chiave per edifici a uso ufficio dotati di BMS

SRI totale: 19%

Punteggi di dominio Punteggi di impatto Funzionalità chiave

Riscaldamento 24,3% Efficienza energetica 26,4% Edificio 20,7%

Acqua calda sanitaria 0% Flessibilità energetica e stoccaggio

Illuminazione 0% Salute, benessere e accessibilità 28,6%

Involucro dinamico 0% Manutenzione e previsione dei guasti 15%

Elettricità 0% Informazione agli occupanti 35,4%

Ricarica dei veicoli elettrici 0%

Monitoraggio e controllo 19,6%

composto da unità interne (split) e un’unità esterna con pompa di calore, in grado di fornire sia riscaldamento che raffrescamento. Per un utilizzo efficiente, è stato implementato un sistema di controllo individuale in ogni stanza, corredato da un interblocco totale che impedisce l’attivazione simultanea delle modalità di riscaldamento e raffrescamento. La produzione di acqua calda sanitaria è garantita da un generatore elettrico supplementare.

L’intero edificio è stato progettato per garantire la massima efficienza energetica: l’illuminazione utilizza esclusivamente luci a LED, mentre le cucine sono dotate di piani a induzione, rendendo l’elettricità l’unico vettore energetico utilizzato. In Tabella 1 vengono descritte le caratteristiche dei domini e degli impianti presenti nell’edificio.

Il punteggio totale di SRI raggiunto dall’edificio è pari a 19%. Il dominio con punteggio maggiore è relativo al dominio riscaldamento (24,3%), seguito dal monitoraggio e controllo (19,6%) e raffrescamento (12%), come mostrato in Tabella 2. Con riferimento ai criteri di

impatto, i punteggi maggiori sono stati raggiunti da Informazione agli occupanti (35,4%), seguito da salute, benessere e accessibilità (28,6%) ed efficienza energetica (26,4%). In termini di funzionalità chiave, i risultati mostrano prestazioni relativamente migliori nelle componenti legate all’edificio e all’occupante, mentre la componente rete risulta più limitata, in linea con il basso valore ottenuto per la flessibilità energetica.

Esempio di applicazione – Non-Residenziale

Ai fini della valutazione dell’applicazione dello SRI a un caso studio in ambito non residenziale, si presentano i dati del Dipartimento di Ingegneria Elettrica (DIEE) dell’Università La Sapienza di Roma (Figura 3), situato in Via delle Sette Sale, in prossimità del Colosseo. L’edificio si sviluppa complessivamente su due piani rispettivamente di 1200 e 1000 m2, per una superficie totale di circa 2200 m2, ed è destinato prevalentemente ad attività di didattica, ricerca e uffici. La struttura ospita due aule per la didattica frontale, laboratori di ricerca, uffici per docenti e ricercatori, oltre a spazi comuni quali sale riunioni e aree di servizio. L’edificio è caratterizzato da differente variabilità dei profili di utilizzo nel corso della giornata a seconda della destinazione se a uso didattico o di ricerca, con una significativa concentrazione di occupanti nelle fasce orarie mattutine e pomeridiane, tipicamente associate alle attività accademiche.

Tali caratteristiche rendono il caso studio particolarmente rappresentativo per l’analisi dello SRI in ambito terziario, consentendo di valutare l’impatto delle funzionalità smart sulla gestione energetica, sul comfort degli occupanti e sull’interazione con la rete elettrica in un contesto reale ad alta intensità di utilizzo.

Nello scenario ante intervento, il DIEE presenta una dotazione impiantistica di tipo tradizionale, caratterizzata da una pressoché assenza di automazione e integrazione tra i diversi sistemi tecnologici. La gestione degli impianti di illuminazione, riscaldamento e ventilazione meccanica avviene prevalentemente in modalità manuale, senza un

FIGURA 3 Dipartimento di Ingegneria Elettrica DIEE – Sapienza Università di Roma

impianti e architettura del sistema di automazione; c) Building Energy Management System (BEMS) integrato in un’unica piattaforma gestionale; d) flessibilità tramite V2G; e) Servizi energetici di flessibilità

sistema centralizzato di supervisione. Il riscaldamento invernale è realizzato tramite un sistema di termosifoni alimentati da una caldaia centralizzata di Facoltà che serve anche altri dipartimenti. La mandata è a portata costante e non ci sono regolazioni di emissione sui termosifoni. La climatizzazione estiva è realizzata tramite monosplit locali.

Mancano sistemi di controllo accessi integrati e un cablaggio strutturato coerente.

L’assenza di funzionalità smart comporta una ridotta capacità di adattamento ai reali profili di occupazione e alle condizioni ambientali, con conseguenti inefficienze energetiche e un utilizzo non ottimale delle risorse. Inoltre, non

sono presenti meccanismi strutturati di monitoraggio dei consumi in tempo reale né strategie di demand response o interazione con la rete elettrica.

Gli interventi realizzati hanno rivoluzionato tutta la parte impiantistica introducendo una massiva presenza di digitalizzazione e supervisione su tutti i domini. Sono stati progettati e realizzati sistemi di automazione di edificio (riscaldamento, climatizzazione, ventilazione, illuminazione, gestione

accessi) classificati in classe A secondo la normativa BACS. Per il riscaldamento invernale e la climatizzazione estiva è stato adottato un impianto VRF a elevata efficienza con l’installazione di sei pompe di calore e fancoil gestiti tramite un sistema di termoregolazione presente in ogni ambiente. Il sistema è gestito durante l’inverno in combinazione con l’impianto a termosifoni, in modo da garantire un preriscaldamento tramite termosifoni sfruttando l’inerzia del sistema per riscaldare i muri. I setpoint locali sono stati customizzati in funzione della destinazione d’uso dei locali, prevedendo temperature di economy e di comfort gestite manualmente e tramite impostazioni orari, stagionali e sensori di presenza. L’illuminazione è gestita in automatico con setpoint di luce predefiniti sfruttando luce naturale e effettiva presenza di attività. La ventilazione meccanica è gestita tramite sensori di qualità dell’aria presenti negli ambienti dove è previsto affollamento (aule e laboratori). Tutti i sottosistemi sono supervisionati e tele gestiti attraverso un BEMS centralizzato e integrato. In particolare, l’impianto elettrico, ridisegnato secondo la CEI 64-8 con approccio MESH, è stato realizzato adottando per ogni quadro integrazioni di ausiliari comunicanti per fornire informazioni relative allo stato degli interruttori e ai principali parametri elettrici ed energetici. È stato realizzato un sistema di monitoraggio dei consumi energetici disaggregati in funzione degli usi finali significativi in accordo alle linee guida Enea.

All’interno del Dipartimento è attivo il laboratorio sperimentale LAMBDA di microgrid che include una sezione di impianto dedicata a sistemi e servizi di flessibilità energetica, contenente accumuli, microgrid in continua e un

FIGURA 4 a, b) Digitalizzazione degli

TABELLA 3 Punteggi SRI ottenuti per l’edificio non residenziale analizzato

SRI totale: 45%

Punteggi di dominio Punteggi di impatto

Riscaldamento 42,3% Efficienza energetica

Acqua calda sanitaria 23,3% Flessibilità energetica e stoccaggio

Raffrescamento

Illuminazione 83,1% Salute, benessere e accessibilità

Involucro dinamico 0% Manutenzione e previsione dei guasti

Elettricità 51,6% Informazione agli occupanti 66,7%

Ricarica dei veicoli elettrici 75%

Monitoraggio e controllo 53,9%

sistema di ricarica di veicoli elettrici. In Figura 4, sono rappresentati alcuni elementi legati alla digitalizzazione degli impianti attraverso l’applicazione del BEMS integrato in un’unica piattaforma gestionale e i servizi energetici di flessibilità, anche tramite V2G, implementati nel DIEE.

Funzionalità chiave

Edificio

Il sistema integra un emulatore di automobile con batteria da 30 kWh gestita attraverso una piattaforma PLC integrata nel BEMS che consente di realizzare logiche di V2B/V2G. Il sistema è predisposto alla integrazione con sistemi di demand response gestiti dal distributore. È presente anche una

BIBLIOGRAFIA

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sezione di microrete in corrente continua con funzione di power sharing di parte dell’energia prodotta dal sistema fotovoltaico.

Il profondo rinnovamento del DIEE ha permesso il raggiungimento di un elevato valore di SRI (45%), rispetto alle medie rilevate per la medesima categoria di edificio. In particolare, l’adozione di un Building Management System (BMS) avanzato, in grado di garantire, da parte del gestore del sistema, un elevato controllo dei flussi energetici e sui dispositivi in campo e, al contempo, dotato di un’interfaccia utente intuitiva e di immediata consultazione, ha consentito di ottenere un elevato punteggio di impatto riguardo a criteri “Informazione agli occupanti”, “manutenzione e previsione dei guasti” e “salute benessere e accessibilità” (Tabella 3). A quest’ultimo aspetto hanno contribuito in modo significativo anche le soluzioni implementate per il controllo della climatizzazione e della ventilazione meccanizzata, basate sull’impiego di sensori di presenza e di concentrazione di CO2

Inoltre, il rinnovamento degli impianti di climatizzazione e di illuminazione ha avuto un ruolo determinante nel raggiungimento di elevati livelli di efficienza energetica complessiva dell’edificio.

Nonostante il BMS e la relativa componentistica sia attualmente in grado di accogliere, elaborare e trasmettere segnali provenienti dalla rete, rendendo l’edificio tecnicamente predisposto a conseguire alti livelli di impatto in termini di “Flessibilità energetica e stoccaggio” e di funzionalità chiave “Rete”, le attuali normative nazionali non prevedono ancora l’abilitazione dei servizi inerenti, lato distributore, come ad esempio quelli di flessibilità di generazione e carichi di edificio in base a input di rete (e.g., Demand Side Management). Tale limitazione normativa, pertanto, impedisce, anche a edifici tecnologicamente avanzati come quello in esame, di raggiungere i livelli più elevati di punteggio SRI per tali ambiti. n

* Luca La Notte, Alessandro Lorenzo Palma, Alessandra Gugliandolo, Biagio Di Pietra, ENEA Elisa Caracci, Laura Canale, Giorgio Ficco, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale Cristina Moscatiello, Luigi Martirano, Sapienza Università di Roma

Progettare le Misure di Prevenzione Incendi per sistemi ed edifici complessi: perché serve una visione d’insieme

Nei progetti complessi, la qualità e la sicurezza nascono non dai singoli contributi ma dalla capacità di integrare discipline, impianti e scelte progettuali in una visione unitaria e sistemica

R. Barro, G. Loperfido, A. Temperini*

La prevenzione incendi sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella progettazione degli edifici, arrivando a influenzare non solo le scelte tecniche ma anche quelle architettoniche, funzionali e gestionali. L’evoluzione delle normative, l’aumento delle prestazioni richieste alle strutture e la crescente attenzione verso la sicurezza delle persone e del patrimonio

contenuto negli immobili hanno reso evidente che la prevenzione incendi non può più essere considerata come un capitolo separato nell’ambito della progettazione di un immobile o un semplice adempimento procedurale. Al contrario, essa deve rientrare pienamente

nella visione d’insieme del progetto: una visione integrata, multidisciplinare e anticipatoria, capace di connettere ogni elemento dell’opera — dal concept architettonico agli scenari emergenziali — in un quadro coerente. La prevenzione incendi, quindi,

non è più un ambito “a latere”, ma una componente strategica che trova pieno senso solo se inserita all’interno di una visione complessiva e integrata del progetto. Da questa esigenza nasce il collegamento con il tema principale dell’articolo: riconoscere che anche la prevenzione incendi è parte integrante della visione complessiva che orienta un progetto ben concepito.

Visione

d’insieme

In ogni progetto complesso, sia esso un edificio, un’infrastruttura o un impianto ad alta integrazione tecnologica, esiste sempre una dimensione che non appare nei disegni, nelle relazioni o nei modelli tridimensionali, ma che ne determina profondamente l’esito: la visione d’insieme.

La visione d’insieme è una qualità immateriale, difficile da definire e ancora più difficile da spiegare, ma è ciò che distingue un’opera che raggiunge tutti gli obiettivi prefissati da un insieme di parti che si limitano a funzionare correttamente ma senza realmente integrarsi. E che può garantire il mantenimento degli obiettivi nel tempo e nei diversi scenari di utilizzo, anche quelli emergenziali.

Questa considerazione vale su qualunque scala. Vale per la progettazione di un grattacielo, ovviamente, ma vale allo stesso modo anche per la progettazione di un impianto di climatizzazione: anch’esso un insieme articolato di componenti a sua volta parte di un sistema più grande con il quale interagisce. Ogni progetto è sempre, simultaneamente, parte di qualcosa e insieme di tal altre. E valutarne tutte le possibili interazioni fa parte della (si scusi il gioco di parole) “visione d’insieme”.

Quando parliamo di progetti multidisciplinari abbiamo l’abitudine di pensare

a un insieme di specializzazioni: strutture, architettura, impianti meccanici, impianti elettrici, antincendio, acustica, efficienza energetica, sistemi di controllo, informatica. Ognuna di queste discipline padroneggia il proprio linguaggio, le proprie norme e la propria logica interna. Ogni specialista applica le proprie conoscenze specifiche con elevata professionalità; tuttavia, la qualità complessiva e, in particolare, la sicurezza di un’opera non dipendono esclusivamente dalla preparazione dei singoli tecnici, bensì dalla capacità dell’edificio, nel suo insieme, di soddisfare efficacemente tutte le esigenze progettuali.

È proprio nel coordinamento delle interazioni che si gioca la partita. Non è sufficiente che ogni disciplina ottimizzi il proprio elaborato: ciò che conta è capire come le scelte locali modificano il comportamento globale del sistema.

Se parliamo di Prevenzione Incendi, una variazione apparentemente innocua — un diverso schema di ventilazione, un controsoffitto abbassato, una logica di comando spostata, una modifica nei materiali può alterare la velocità di sviluppo di un incendio, la propagazione dei fumi, l’efficacia dei sistemi di protezione, la manutenibilità, ecc. In un edificio, nulla è davvero isolato: tutto influenza tutto.

Per spiegare questa complessità, la metafora dell’orchestra è più che mai calzante.

Ogni impianto, ogni struttura, ogni componente è uno strumento: può essere suonato magistralmente, ma se non è sincronizzato, se non è accordato con gli altri, se il suo ritmo non si integra con quello del resto dell’ensemble, l’effetto complessivo sarà disarmonico. In musica, il compito di garantire il sincronismo e l’equilibrio è del direttore d’orchestra.

Nel mondo dei progetti edilizi e impiantistici, questa figura corrisponde più a un ruolo che a una professione codificata. Non coincide automaticamente con il progettista, perché quest’ultimo è focalizzato sul contenuto tecnico della propria disciplina. Non coincide con il direttore dei lavori, il cui compito è vigilare sull’esecuzione. E spesso non coincide nemmeno con il project manager, che è eccellente nel governare tempi, costi e processi, ma può non avere la capacità — o l’opportunità — di “vedere” l’opera nel suo insieme. Non coincide, infine, con la Commissioning Authority perché questa ha un ruolo di controllo, e non dovrebbe trovarsi nella condizione di individuare e criticare scelte non corrette. Il direttore d’orchestra di un progetto complesso è colui che possiede la visione sistemica: non un esperto di tutto, ma un esperto delle relazioni.

Ed è proprio qui che nasce la principale difficoltà: i progetti contemporanei sono sempre più specialistici, mentre la necessità dominante è quella di trasformare l’insieme delle specializzazioni in un sistema coerente. In altre parole, siamo immersi in un paradosso: più aumenta il livello tecnico delle singole discipline, più diventa raro trovare qualcuno che sappia vedere oltre l’orizzonte della propria competenza.

Per affrontare questo squilibrio, non basta appoggiarsi all’intuito o alla buona volontà del singolo professionista. Serve una struttura di lavoro che renda naturale — e inevitabile — la collaborazione multidisciplinare. Serve un ambiente nel quale le discipline non procedano in parallelo, ma in dialogo continuo. Serve, soprattutto, un gruppo di lavoro che non sia solo un insieme di specialisti, ma un organismo coordinato, capace di elaborare strategie condivise.

Creare gruppi di lavoro così strutturati significa introdurre una nuova forma di leadership tecnica: non una leadership gerarchica, ma una leadership di integrazione. Significa riconoscere che il progetto non è solo la somma delle soluzioni tecniche, ma anche — e soprattutto — il risultato della relazione tra queste soluzioni.

È però fondamentale, per non dire indispensabile, coinvolgere questa nuova funzione già dalle prime fasi di impostazione di un progetto: solo in questo modo si possono valorizzare appieno le sue potenzialità e trasformarla in un’opportunità invece che in un costo aggiuntivo. Questa trasformazione non riguarda soltanto l’organizzazione del lavoro, ma anche il modo in cui pensiamo

FOCUS Prevenzione incendi

la progettazione tecnica. Implica un cambio di mentalità: dal “io mi occupo del mio” al “come il mio si inserisce nel tutto”. Implica la capacità di immaginare non solo ciò che si progetta, ma ciò che quel progetto farà succedere agli altri. Implica una sensibilità nuova, capace di simulare e di prevedere ciò che potrebbe succedere. È un’abilità più vicina alla composizione che al semplice calcolo.

Questo focus vuole essere quindi una porta d’ingresso per una rifl essione più ampia: la progettazione contemporanea richiede competenze tecniche elevate, ma richiede anche la capacità di orchestrare tali competenze in una visione unica, integrata, coerente.

Nei progetti complessi, la vera qualità non nasce dal dettaglio, ma dalla relazione tra i dettagli. E chi riesce a vedere e a guidare queste relazioni diventa, di fatto, il direttore dell’orchestra progettuale.

Nei contributi di questo focus sono illustrati alcuni esempi indicativi delle problematiche accennate relativi, in particolare, agli aspetti impiantistici.

Considerazioni di Prevenzione incendi per gli Impianti HVAC

Nella realizzazione di un edificio, anche le caratteristiche degli Impianti HVAC concorrono al raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi: sicurezza della

vita umana, incolumità delle persone, tutela dei beni e dell’ambiente.

L’inserimento di nuove richieste prestazionali, per motivazioni varie certamente condivisibili, cui consegue l’introduzione di nuove tecnologie e, talvolta, l’accresciuta complessità delle soluzioni impiantistiche adottate, può comportare la necessità di tenere in considerazioni aspetti ed esigenze che non sempre risultano analizzati adeguatamente dalle specifiche disposizioni legislative e normative vigenti che, in alcuni casi, potrebbero essere non esaustive e in altri dovrebbero essere ormai superate.

Le caratteristiche o specifiche di apparecchiature come ad esempio le modalità di controllo periodico delle serrande tagliafuoco o, per i materiali, la reazione al fuoco, nella maggioranza delle situazioni non dovrebbero essere più suscettibili di scelta in quanto i vantaggi in termini di sicurezza sono di gran lunga superiori ai risparmi economici ottenibili. Altri aspetti, invece, devono essere oggetto di adeguate valutazioni

come nell’esempio illustrato di seguito. Anche in questo ambito, ma in generale per tutto l’edificio, la visione d’insieme, la valutazione del rischio – in altre parole l’analisi dettagliata della attività stessa – e i criteri fondamentali da tenere presente per raggiungere gli obiettivi primari della prevenzione devono essere la guida imprescindibile alla progettazione. Alcuni dei criteri sono:

a. limitare la probabilità di costituire causa di incendio o di esplosione;

b. limitare la propagazione di un incendio all’interno degli ambienti di installazione e contigui;

c. non rendere inefficaci le altre misure antincendio, con particolare riferimento agli elementi di compartimentazione;

d. consentire agli occupanti di lasciare gli ambienti in condizione di sicurezza;

e. consentire alle squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza;

f. essere disattivabili, o altrimenti

gestibili, a seguito di incendio. In ambito HVAC l’esempio più attuale e pertinente viene fornito dall’impiego, ormai sempre più frequente nel contesto di installazioni applied e del terziario industriale, di macchine frigorifere e pompe di calore in cui sono utilizzati gas refrigeranti classificati A2L, A2 o A3 secondo norma ISO 817 “Refrigerants – Designation and safety classification” che prescinde dall’ambito HVAC e ha ricadute su alcune delle caratteristiche generali dell’edificio interessato. Le disposizioni vigenti consentono l’impiego di apparecchiature con tali fluidi, ma le modalità di progettazione, installazione e manutenzione per il raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi, non sono tutt’oggi univocamente definite.

La progettazione deve, quindi, basarsi necessariamente sull’analisi e sulla valutazione del rischio condotta analizzando dettagliatamente almeno i seguenti punti che sempre sono richiamati dalle disposizioni vigenti e che

valgono, in generale, per tutto l’edificio, soprattutto per gli aspetti di dettaglio:

a. individuazione dei pericoli d’incendio;

b. descrizione del contesto e dell’ambiente nei quali i pericoli sono inseriti;

c. determinazione di quantità e tipologia degli occupanti esposti al rischio d’incendio;

d. individuazione dei beni esposti al rischio d’incendio;

e. valutazione qualitativa o quantitativa delle conseguenze dell’incendio su occupanti, beni e ambiente;

f. individuazione delle misure preventive che possano rimuovere o ridurre i pericoli che determinano rischi significativi.

Affinché il progettista possa assolvere al suo compito, l’individuazione dei pericoli di incendio è fondamentale: devono essere ben note le caratteristiche costruttive e funzionali delle macchine che si intende installare.

In particolare, in relazione al tipo di refrigerante utilizzato – A2L, A2 e A3 – il

costruttore dovrà (Norma UNI EN 378-2:2021) aver valutato che, in caso di perdita, il refrigerante non fluisca, investa, o crei rischio di incendio o esplosioni in zone all’interno dell’unità frigorifera stessa dove possono esserci fonti di innesco. In base al tipo di refrigerante utilizzato, questa analisi potrebbe evidenziare che, in caso di perdita dal circuito frigorifero, si crea una zona Atex (normalmente classificata di tipo 2) che esce dai confini dell’unità.

Per quanto sopra, il costruttore, nel rispetto delle disposizioni definite dai regolamenti e norme vigenti, deve indicare, all’interno del manuale di installazione, uso e manutenzione delle unità, gli spazi di sicurezza da rispettare per un corretto posizionamento in riferimento a ogni potenziale fonte d’innesco, come fiamme o sorgenti di calore, e da altri possibili fonti di pericolo come trappole di refrigerante o altro.

Quanto sopra è frutto di analisi che portano a definire l’adozione di dispositivi di sicurezza, la definizione di procedure di intervento nonché test di verifica.

Il costruttore, inoltre, deve specificare il funzionamento della catena di sicurezza all’interno del manuale di installazione, uso e manutenzione, elencando anche i dispositivi interessati e presenti all’interno della macchina o forniti a corredo di essa, come accessori obbligatori od opzionali; ad esempio, la tipologia di sensore per la perdita di refrigerante, la caratteristica della zona (es. Zona Atex 2) e la

periodicità di taratura.

Tali informazioni sono imprescindibili perché permettono al progettista di effettuare la propria valutazione di infiammabilità e classificazione del sito di installazione (Norma UNI EN 378-3)

Vale la pena di ricordare che una delle prescrizioni vigenti per alcune delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015 e s.m.i) impone che il refrigerante non debba mai venire a contatto con gli utenti.

Nel caso di macchine asservite a sistemi idronici occorre implementare, a livello di impianto, soluzioni che garantiscano, in caso di guasto con passaggio nel circuito idronico del refrigerante, che il fluido sia evacuato all’esterno con appositi dispositivi. Altre soluzioni quali circuiti disaccoppiati o di altro genere che impediscano al refrigerante di raggiungere gli spazi occupati dagli utenti sono altrettanto valide.

Nel caso di sistemi di climatizzazione ad aria, dovrà comunque essere valutato che l’eventuale perdita di refrigerante sia opportunamente gestita affinché non venga distribuita e non diventi un pericolo per gli spazi occupati o per gli occupanti stessi. Sistemi basati su una corretta diluizione del refrigerante, o per quantità di carica o per apporto di aria di rinnovo, sono normalmente utilizzati. Tali soluzioni quindi diventano elementi fondamentali per la sicurezza delle persone.

L’installatore deve analizzare i dati di progetto, verificare che non siano intervenute modifiche alle condizioni di progetto e poi procedere con i lavori.

È auspicabile che, così come previsto per i sistemi di protezione attiva contro l’incendio (Sistemi di Rilevazione Incendi, Sistemi di controllo del fumo, ecc.), sia predisposto un elenco delle prove e delle verifiche da eseguire prima della messa in servizio, la cui esecuzione debba essere formalizzata mediante la compilazione e sottoscrizione di apposite Liste di riscontro. Quando previsto, l’installatore dovrà avvalersi della collaborazione del Centro assistenza deputato alla messa in servizio della macchina.

In esercizio, il proprietario dovrà vigilare che non siano introdotte modifiche e assegnare la manutenzione delle apparecchiature e dell’impianto a personale qualificato. Anche per la manutenzione è opportuno che siano predisposti dei programmi di verifica nel rispetto delle indicazioni dei vari manuali di uso e installazione dei componenti/prodotti utilizzati nel sistema.

IMPIANTI

CHE COMPRENDONO MACCHINE FRIGORIFERE EQUIPAGGIATE CON REFRIGERATE A2L, A2 O A3.

Il Costruttore della macchina:

• progetta la macchina a nché parti o componenti della macchina stessa non siano un potenziale pericolo in caso di perdita;

• valuta se in caso di perdita di refrigerante dal circuito frigorifero, si genera una zona Atex che esce dai con ni dell’unità e, in caso a ermativo, ne dà evidenza indicandone l’estensione e le prescrizioni da rispettare;

• riporta nei documenti a corredo della macchina tutte le suddette informazioni necessarie per la valutazione del rischio dell’installazione e per i successivi approfondimenti.

Il Progettista:

• acquisisce gli elementi forniti dal costruttore;

• analizza il sito di installazione, i suoi dati ambientali, le installazioni presenti;

• valuta e classi ca il sito prescrivendo le dotazioni necessarie;

• analizza la tipologia impiantistica prescrivendo ulteriori dotazioni necessarie.

L’installatore:

• veri ca che non risultino variazioni rispetto alla situazione di progetto;

• procede con l’installazione a regola d’arte;

• esegue le prove e veri che preliminari per la messa in servizio, compilando apposite Liste di riscontro.

Il Committente:

• vigila che non vengano introdotte modi che;

• assegna la manutenzione a personale specializzato.

Interazioni e influenze su e tra sistemi di protezione attiva

Una visione d’insieme è fondamentale per controllare e governare, per gli aspetti di prevenzione incendi, l’interazione degli impianti di protezione attiva con le caratteristiche costruttive, strutturali e architettoniche e con gli altri sistemi tecnologici dell’edificio servito e, in definitiva, la loro efficacia. Diversamente, una visione compartimentata che isola la progettazione antincendio dagli altri ambiti ingegneristici potrebbe generare vulnerabilità sistemiche.

Edifici ad alta efficienza energetica, dotati di involucri a elevata tenuta, sistemi di recupero del calore e gestione automatizzata dei flussi d’aria, presentano condizioni di propagazione dei

fumi profondamente diverse rispetto agli edifici tradizionali. La stratificazione dei fumi, la velocità di saturazione dei compartimenti e l’efficacia dei sistemi di evacuazione fumo e calore (SEFC) devono essere valutati considerando queste specificità.

Gli impianti di protezione attiva dipendono criticamente dall’alimentazione elettrica. La conformità dei gruppi di continuità, degli alimentatori di sicurezza e dei circuiti privilegiati secondo le norme CEI è vincolante, ma non garantisce automaticamente la resilienza in condizioni incidentali. La vulnerabilità degli apparati elettrici al calore, ai fumi corrosivi e alle sollecitazioni meccaniche deve essere oggetto di una analisi specifica.

La tecnologia impiantistica, per quanto sofisticata, rappresenta solo uno degli elementi del sistema di sicurezza. L’efficacia operativa dipende in misura determinante dai fattori umani e organizzativi, spesso ai margini dell’attenzione progettuale.

Un impianto complesso richiede una gestione competente. La formazione del personale addetto, le procedure di ispezione e manutenzione, la gestione degli allarmi e delle emergenze sono elementi che il progettista deve considerare già in fase di concezione del sistema, dimensionandolo anche sulla base delle realistiche capacità gestionali dell’organizzazione destinataria.

È ormai una consapevolezza acquisita dal mercato che se un’opera non nasce manutenibile già dalla fase

progettuale difficilmente lo sarà nel corso della sua vita. La manutenzione non è un vincolo accessorio ma un requisito progettuale primario. Sistemi tecnicamente avanzati ma di difficile ispezionabilità, con componenti critici collocati in posizioni inaccessibili o con procedure manutentive onerose, inevitabilmente degradano nel tempo, compromettendone l’affidabilità. È bene ricordare che anche il Codice degli appalti prevede l’obbligatorietà di un progetto di manutenzione già nella fase PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico Economica). Purtroppo allo stato attuale la cosa non è ancora recepita e realizzata, complice purtroppo la guerra al ribasso economico anche per le opere intellettuali. Ciò però è in controtendenza con quanto il professionista è tenuto a rispondere da un punto di vista giuridico.

Sistemi di Controllo del Fumo e del Calore: la Complessità delle Interferenze Impiantistiche

Tra tutti i sistemi di protezione attiva, i sistemi di controllo del fumo e del calore rappresentano forse l’ambito più complesso e delicato, dove le interazioni con altri impianti antincendio possono determinare il successo o il fallimento della strategia di protezione complessiva. Tali sistemi perseguono obiettivi multipli e spesso in equilibrio delicato tra loro:

• Mantenimento delle condizioni di vivibilità nelle vie di esodo.

L’estrazione dei fumi consente di mantenere uno strato d’aria respirabile a quota utile, consentendo l’evacuazione degli occupanti in condizioni di visibilità e temperatura compatibili con la sopravvivenza.

• Facilitazione delle operazioni di soccorso. Le squadre di intervento e i Vigili del Fuoco operano in condizioni significativamente migliori quando la stratificazione dei fumi è controllata e la visibilità è mantenuta, permettendo interventi più rapidi ed efficaci.

• Limitazione dei danni da fumo.

La rimozione dei prodotti della combustione riduce l’esposizione delle strutture, delle finiture e dei contenuti agli effetti corrosivi e contaminanti dei fumi.

• Controllo della propagazione dell’incendio.

L’estrazione del calore e dei gas caldi può contribuire a limitare la propagazione dell’incendio per convezione e irraggiamento termico.

La progettazione di questi sistemi impiantistici, in particolare quelli finalizzati a mantenere uno strato libero da fumo per favorire l’esodo degli occupanti (SEFC — Sistemi di Evacuazione Fumo e Calore), secondo le rispettive norme UNI 9494-1 (per i sistemi naturali) e UNI 9494-2 (per i sistemi forzati) fornisce parametri dimensionali standardizzati: superfici utili di evacuazione, portate volumetriche, caratteristiche dei ventilatori, criteri di distribuzione degli evacuatori.

Tuttavia, la fluidodinamica reale degli incendi presenta complessità che le formule semplificate non possono catturare. In questo viene di grande aiuto la norma UNI 9494-4 di recente pubblicazione.

È opportuno ragionare valutando anche che il plume convettivo che si sviluppa sopra il focolaio ha caratteristiche (velocità di trascinamento, temperatura, composizione) che dipendono dalla potenza termica rilasciata, dalle caratteristiche del combustibile e dalle condizioni di ventilazione. La stratificazione dei fumi al di sotto della copertura o del soffitto non è mai perfettamente stabile, ma soggetta a turbolenze, ricircoli e instabilità convettive.

Ogni parametro imposto dalle tabelle normative, invece, è basato sul concetto di Layer Stabile. I pesanti vincoli imposti sull’aria di reintegro sono legati proprio al mantenimento di tali condizioni.

Per queste tecnologie, dunque, è necessario valutare cosa impatta sulla funzionalità, come, per esempio, la peculiare geometria del sito di installazione: edifici di grande altezza, atri, vani scala e vani ascensore creano effetti camino che possono amplificare o contrastare l’evacuazione forzata dei fumi, le pressioni differenziali indotte dai SEFC (Sistemi di Evacuazione Fumo e Calore) devono essere compatibili con la tenuta delle porte, con i sistemi di pressurizzazione dei vani scala e con le sovrappressioni generate da eventuali esplosioni di fumo (backdraft, flashover).

La complessità degli ambienti come magazzini con scaffalature alte, capannoni con geometrie articolate,

presenza di mezzanini, ponti gru, impianti tecnologici sospesi, creano ostacoli alla migrazione dei fumi che le modellazioni semplificate non considerano. Zone morte, accumuli localizzati e ricircoli possono compromettere l’efficacia del sistema e dunque, la sua funzionalità.

Anche se la conformità alle norme di riferimento assicura la realizzazione di sistemi a regola d’arte, è però fondamentale valutare, o almeno conoscere, tutti gli altri aspetti che entrano in gioco nel raggiungimento degli obiettivi di progetto.

Un aspetto che le norme non definiscono sono le interazioni con gli altri sistemi presenti. Restando nell’esempio del SEFC è interessante focalizzare l’attenzione sulla sua interferenza con un sistema sprinkler, anch’esso presente e progettato a norma.

L’interazione tra SEFC e impianti sprinkler rappresenta un aspetto da valutare in maniera molto approfondita alla luce di una progettazione antincendio integrata. Questi sistemi sono progettati per concorrere allo stesso obiettivo di protezione, ma la loro coesistenza deve essere oggetto di attento coordinamento per poter operare in maniera ottimale.

L’impianto sprinkler funziona sulla base dell’attivazione delle testine, solitamente sotto l’azione termica dei fusibili: il calore generato dall’incendio, propagandosi verso il soffitto, raggiunge e attiva gli sprinkler che distribuiscono acqua sul focolaio e nell’area circostante. Questo meccanismo richiede che il calore si accumuli al di sotto della copertura fino a raggiungere la temperatura di attivazione (tipicamente 68 °C, 93 °C o 141 °C a seconda della classificazione della testina installata).

Il SEFC, al contrario, ha come

obiettivo l’estrazione del calore e dei fumi dal compartimento, riducendo la temperatura dello strato superiore e impedendo l’accumulo di calore sotto il soffitto.

Uno dei dilemmi progettuali che più frequentemente si presenta in una progettazione integrata è legato alla sovraeffi cienza di uno dei due impianti. Un sistema di controllo del fumo eccessivamente efficiente può estrarre il calore prima che questo possa attivare gli sprinkler, ritardando o impedendo l’intervento del sistema di spegnimento. Viceversa, l’attivazione degli sprinkler raffredda i gas di combustione, aumentandone la densità e provocando il “logging” (collasso dello strato di fumo stratifi cato), con conseguente perdita di visibilità a tutte le quote e vanificazione dell’obiettivo del SEFC.

Per questi impianti è utile richiamare, a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcuni scenari in cui è fondamentale che il professionista possieda la percezione reale della mitigazione del rischio di incendio data dal corretto coordinamento dei due sistemi.

Scenario 1 – Ritardo nell’attivazione sprinkler.

In un capannone industriale dotato di Sistema di Evacuazione Forzata di Fumo e Calore (SEFFC) con elevata capacità estrattiva e impianto sprinkler con testine a 68 °C, l’evacuazione forzata può mantenere la temperatura al di sotto del soffitto insufficiente per l’attivazione tempestiva degli sprinkler. L’incendio continua a svilupparsi senza essere controllato dal sistema di spegnimento, mentre l’evacuazione dei fumi, pur rallentando la propagazione termica, non è sufficiente a sopprimere il focolaio.

Scenario 2 – Logging indotto da sprinkler.

In un atrio di centro commerciale con Sistema di Evacuazione Naturale di Fumo e Calore (SENFC) dimensionato per mantenere uno strato libero da fumo a 3 metri dal pavimento, l’attivazione degli sprinkler nebulizza l’acqua e raffredda i fumi caldi. Il raffreddamento aumenta la densità dei gas, che precipitano verso il basso mescolandosi con l’aria respirabile. Le vie di esodo vengono invase dal fumo proprio nel momento in cui l’evacuazione è in corso, compromettendo la salvaguardia della vita umana.

Scenario 3 – Desincronizzazione temporale.

In un magazzino automatizzato, il sistema di rivelazione precoce attiva il SEFC al primo stadio di sviluppo dell’incendio. Gli sprinkler, dimensionati per attivarsi a temperature più elevate, restano inattivi. Il ritardo nell’attivazione dello spegnimento permette

all’incendio di propagarsi alle scaffalature adiacenti, trasformando un incendio controllabile in un evento maggiore.

Scenario 4 – Spostamento orizzontale dei fumi.

In un’autorimessa provvista di un Sistema di Ventilazione Orizzontale Forzata (SVOF), con ventilatori induttivi di tipo Jet-Fan, l’attivazione comporta uno spostamento di masse di aria e fumo che veicola gas a temperatura elevata verso l’esterno o in un pozzo di accumulo. Il sistema sprinkler riceve la rottura di un numero di testine maggiore e soprattutto spostate rispetto alla posizione del veicolo in cui è avvenuto l’innesco. La mancanza della portata può comportare l’insufficienza di capacità estinguente o controllante dell’incendio.

Strategie di Coordinamento e Integrazione

La risoluzione di questo conflitto intrinseco richiede un approccio progettuale

integrato che consideri congiuntamente i due sistemi, non come entità separate ma come componenti di un sistema unificato di gestione dell’incendio. Il panorama normativo presenta un ventaglio di soluzioni trattate anche in documentazioni tecniche a respiro internazionale.

Una strategia di comune utilizzo prevede il ritardo nell’attivazione del SEFC (tipicamente 60-180 secondi dopo la rivelazione incendio) per consentire l’attivazione prioritaria degli sprinkler. Questa soluzione, pur teoricamente efficace, deve essere valutata attentamente in funzione delle tempistiche di evacuazione e delle caratteristiche di crescita dell’incendio.

In edifici complessi, può essere opportuno segregare funzionalmente le aree protette da sprinkler da quelle dove prevale il SEFC. Ad esempio, nelle aree di stoccaggio ad alta densità si privilegia lo spegnimento automatico, mentre negli atri, nelle vie di esodo e nelle aree pubbliche si privilegia l’evacuazione fumi per facilitare l’esodo. Il dimensionamento del SEFC deve considerare l’effetto degli sprinkler. Le portate di estrazione possono essere calibrate per mantenere la stratificazione senza impedire l’accumulo termico necessario all’attivazione degli sprinkler. Questo richiede simulazioni fluidodinamiche avanzate (CFD) che considerino congiuntamente il rilascio termico

FOCUS Prevenzione incendi

dell’incendio, l’effetto di raffreddamento degli sprinkler e le portate di estrazione.

SEFC adattativi e intelligenti

L’evoluzione tecnologica consente oggi di implementare sistemi di gestione del fumo con controllo modulante, capaci di adattare le portate di estrazione in funzione delle condizioni reali rilevate (temperatura, concentrazione di fumi, pressioni differenziali). Sensori distribuiti e algoritmi di controllo avanzati permettono di ottimizzare il funzionamento in tempo reale, minimizzando le interferenze con gli sprinkler.

L’utilizzo di modelli CFD accoppiati con modelli di attivazione sprinkler consente di valutare preventivamente le interazioni tra i sistemi. Simulazioni parametriche con diverse configurazioni di incendio, velocità di crescita e condizioni ambientali permettono di identificare configurazioni ottimali per il coordinamento.

L’interazione con Altri Sistemi di Protezione

Attiva

Oltre agli aspetti già esposti per la corretta convivenza tra sistemi di evacuazione fumo e sprinkler, i SEFC devono essere coordinati con l’intera gamma di sistemi di protezione attiva presenti nell’edificio.

Sistemi di pressurizzazione dei vani scala: i sistemi di pressurizzazione mantengono una sovrappressione nei vani scala e nei filtri a prova di fumo per impedire l’ingresso dei fumi. Il bilancio delle pressioni deve essere attentamente calibrato: il SEFC estrae massa dall’ambiente incendiato, creando potenzialmente depressioni che possono richiamare aria di compensazione dai vani scala pressurizzati, variandone le prestazioni, che dovranno quindi essere rivalutate alla luce di questa ingerenza.

Sistemi di estinzione a gas: in locali tecnici protetti da sistemi di estinzione a gas, l’attivazione del sistema di estrazione del gas può interferire con l’obiettivo primario di controllo dell’incendio. È fondamentale che l’estrazione sia disattivata automaticamente prima dello scarico del gas e per tutto il periodo di mantenimento della concentrazione (soak time). Solo successivamente alla certezza di avvenuta estinzione, si può mettere in esercizio l’impianto di ventilazione per ridurre i tempi di ingresso delle squadre di intervento.

Impianti di ventilazione ordinaria: il coordinamento con i sistemi HVAC è cruciale. La ventilazione ordinaria

deve essere interrotta all’attivazione del sistema antincendio per evitare di alimentare l’incendio con aria pulita o di interferire con la strategia di controllo dei fumi. Tuttavia, in edifici complessi con zone multiple, può essere necessario mantenere attive alcune sezioni della ventilazione per creare fl ussi d’aria controllati che guidino la migrazione dei fumi verso i punti di estrazione. Altri ambienti possono presentare l’impossibilità di spegnere i sistemi HVAC in aree specifiche (impianti a servizio di ambienti a contaminazione controllata, aree ospedaliere e similari).

L’importanza di considerare tutte le condizioni al contorno

La progettazione dei sistemi di controllo del fumo è particolarmente sensibile a condizioni al contorno che devono essere attentamente valutate congiuntamente ai calcoli di dimensionamento standard. Basti pensare banalmente alle condizioni meteorologiche ove vento, temperatura esterna e pressione atmosferica influenzano significativamente le prestazioni dei sistemi naturali (SENFC).

L’apertura incontrollata di porte e finestre da parte degli occupanti in fase di evacuazione altera completamente i flussi d’aria previsti dal progetto. Le vie di ingresso dell’aria di compensazione non sono più quelle progettate, con possibili effetti imprevedibili sulla migrazione dei fumi e sul mantenimento della stabilità del Layer che ricordiamo essere una condizione di progetto imprescindibile. È opportuno ricordare che i calcoli progettuali sono normalmente basati su incendi stazionari o con curve di crescita semplificate (t², t³). Gli incendi reali presentano evoluzioni complesse, con possibili transizioni improvvise (flashover), collassi strutturali che alterano le

geometrie, aperture improvvise che modificano le condizioni di ventilazione, di qui la necessità di un apporto progettuale certamente specialistico ma integrato con il resto.

La complessità delle variabili in gioco e la criticità delle interferenze impongono un approccio progettuale che superi l’applicazione meccanica delle formule normative. Il mondo intellettuale e le competenze raggiunte dal professionista consentono anche un’analisi prestazionale multiobiettivo, a prescindere dal requisito minimo imposto dalla normativa. Per una garanzia di funzionalità è indispensabile definire esplicitamente gli obiettivi di prestazione (mantenimento di altezza libera da fumo, temperatura massima nello strato caldo, tempo disponibile per l’esodo, condizioni operative per i soccorritori) e verificarne il raggiungimento attraverso simulazioni numeriche.

A disposizione dei professionisti ci sono anche un gran numero di prove sperimentali e commissioning avanzato da poter eseguire.

Molto utile può essere prevedere test funzionali complessi al termine dell’installazione, non limitati alla verifica della conformità dimensionale e dell’azionamento, ma estesi alla valutazione delle portate effettive, delle pressioni differenziali, dei tempi di risposta e dell’integrazione con gli altri sistemi. Come ormai ben chiaro, la comunicazione di queste scelte e la divulgazione dei dati gioca un ruolo preponderante nel concorrere al raggiungimento dell’obiettivo. Per questo è indispensabile predisporre una documentazione operativa estremamente dettagliata. È importante fornire ai gestori una documentazione che spieghi chiaramente la logica di funzionamento integrato dei sistemi, le condizioni che

IL CONTRIBUTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

NELLA

PROGETTAZIONE ANTINCENDIO

Nella pratica professionale, l’intelligenza arti ciale non è più un tema astratto: è uno strumento che sta cambiando tempi, metodi e aspettative di chi progetta. Ci aiuta a gestire informazioni con maggiore rapidità, rende le veri che più sistematiche e, se integrata correttamente nei processi, può innalzare la qualità complessiva del lavoro.

Anche nella progettazione antincendio, l’IA può diventare un alleato straordinario. Può ordinare e confrontare rapidamente grandi quantità di dati, supportare l’esplorazione di scenari “what if”, evidenziare incoerenze tra elaborati e aiutare nelle veri che di conformità. In altre parole: accelera, amplia la capacità di controllo e libera tempo per attività ad alto valore. Sarebbe un errore sottovalutarne il potenziale ma, di contro, sarebbe molto grave utilizzarla in modo super ciale, distratto e non consapevole.

Nelle grandi strutture complesse, infatti, la sicurezza antincendio dipende spesso da interazioni non ovvie tra sottosistemi: HVAC/BMS e gestione fumi, controllo accessi e porte controllate, continuità elettrica e logiche di priorità, trasporto verticale e modalità operative reali dell’edi cio. In questi contesti l’IA può faticare a cogliere relazioni emergenti ed “e etti domino” che non sono esplicitate nei dati o nei modelli e che vengono spesso individuate da professionisti esperti attraverso sopralluoghi, confronto interdisciplinare e ragionamento causale.

Un sistema IA avanzato può certamente contribuire a produrre soluzioni formalmente corrette e coerenti con requisiti e norme, ma la robustezza reale resta legata a un giudizio tecnico maturato sul campo.

È qui che l’esperienza ha un valore insostituibile: nel leggere l’edi cio come un sistema, cogliere interazioni non ovvie e riconoscere criticità non codi cate.

Per questo l’IA non può essere considerata autonoma nel progettare edi ci e impianti realmente sicuri. La direzione giusta non è automatizzare la progettazione, ma potenziare il progettista: usare l’IA come supporto avanzato, sotto controllo, con veri che e tracciabilità, lasciando la decisione nale e la responsabilità a professionisti esperti.

potrebbero comprometterne l’efficacia e le procedure di ispezione specifiche per verificare l’integrità delle condizioni progettuali (tenuta dei compartimenti, funzionalità delle intercettazioni, stato degli evacuatori).

La Cultura della Sicurezza Sostanziale

La sicurezza antincendio non può essere ridotta a un esercizio di conformità burocratica. Le norme tecniche costituiscono una base essenziale, un patrimonio di conoscenze consolidate e best practices ma non possono sostituire il

giudizio ingegneristico qualificato, la comprensione profonda dei fenomeni fisici coinvolti e la valutazione critica delle specificità del caso.

Il progettista antincendio del ventunesimo secolo deve coltivare una visione sistemica, integrare competenze multidisciplinari (termodinamica degli incendi, fluidodinamica, resistenza al fuoco delle strutture, ergonomia dell’esodo, affidabilità impiantistica), utilizzare strumenti avanzati di simulazione e, soprattutto, mantenere costantemente al centro della propria attività l’obiettivo primario della protezione delle persone.

L’interazione critica tra sistemi di controllo del fumo e del calore e impianti di spegnimento automatico rappresenta un esempio paradigmatico della complessità che caratterizza la progettazione antincendio contemporanea. Due sistemi, entrambi conformi alle rispettive normative, possono, se non adeguatamente coordinati, interferire reciprocamente, riducendo l’efficacia complessiva del sistema di protezione. Solo attraverso un approccio olistico, che consideri l’edificio e i suoi impianti come un sistema integrato e non come una giustapposizione di componenti autonome, è possibile progettare soluzioni veramente efficaci.

Solo attraverso questo approccio olistico, che vede nella norma un punto di partenza e non di arrivo, è possibile progettare sistemi di protezione attiva veramente efficaci, capaci di funzionare quando richiesto, nelle condizioni reali e non solo in quelle teoriche dei manuali. È questo il passaggio dalla compliance formale alla sicurezza sostanziale, dall’adempimento burocratico alla responsabilità professionale piena.

La sfida che attende la comunità professionale degli ingegneri antincendio è quella di promuovere questa cultura della sicurezza reale, educando committenti, imprese e autorità di controllo alla comprensione che un investimento superiore al minimo normativo in sicurezza non è un costo superfluo, ma un valore etico ed economico fondamentale. Perché quando si progetta la sicurezza antincendio, si progetta per salvare vite umane: non esiste obiettivo professionale più nobile e responsabilizzante.

Il richiamo di queste problematiche ricorda al professionista che il fuoco è un problema complesso e la soluzione di un problema complesso è a sua volta complessa.  n

* Roberto Barro, Libero professionista, partner di Safexpertise

Gennaro Loperfido, Libero professionista, partner di Safexpertise

Alessandro Temperini, AerNova s.r.l.

Si ringrazia Edoardo Di Piero, Co-founder di Aiscanner per il contributo sull’Intelligenza Artificiale

Articolo realizzato con il contributo del Comitato Tecnico Sicurezza e Prevenzione Incendi di AiCARR

Quando l’innovazione industriale incontra il progetto

MCE Excellence Awards 2026 come piattaforma tecnica per l’evoluzione dell’impiantistica

La transizione energetica è ormai un elemento costitutivo delle strategie progettuali, industriali e normativo-politiche in Europa e nel mondo.

Con il Green Deal europeo, che mira alla neutralità climatica entro il 2050, e l’ultima revisione della Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV – Direttiva (UE) 2024/1275), il ruolo degli impianti – nel settore edilizio come in quello industriale – si è trasformato da complemento nel sistema edificio-impianto ad asse portante prioritario del progetto di sostenibilità e decarbonizzazione.

Ciò avviene non solo per ragioni prestazionali, ma anche per motivazioni economiche e operative: gli interventi impiantistici consentono infatti, soprattutto nel patrimonio edilizio esistente, di ottenere significativi miglioramenti energetici con investimenti più contenuti e minori livelli di invasività, incidendo in modo determinante anche sulla fase gestionale e sulle prestazioni reali in esercizio.

Questa evoluzione richiede uno sguardo sistemico, in cui efficienza energetica, digitalizzazione, interoperabilità e sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita non sono più optional ma criteri tecnici imprescindibili. In tal senso, la comunità HVAC+R si trova ad affrontare non solo scelte progettuali complesse, ma anche sfide industriali di competitività e posizionamento globale.

In questo scenario, MCE Mostra Convegno Expocomfort, che si svolgerà a Fiera Milano Rho dal 24 al 27 marzo 2026, conferma il suo ruolo di piattaforma internazionale leader

e laboratorio permanente per l’innovazione nel mondo HVAC+R, efficienza energetica, rinnovabili e tecnologie per l’acqua. Da oltre sessant’anni MCE è il luogo in cui produzione, progettazione e filiera impiantistica si incontrano, si confrontano e costruiscono alleanze strategiche, con un programma che abbraccia dalla componentistica ai sistemi smart e alla building automation, con oltre 1.800 espositori attesi nella sua 44ª edizione.

All’interno di questo contesto, MCE Excellence Awards 2026 – Efficiency & Innovation for Transition Goals assume un significato che va ben oltre il riconoscimento per soluzioni eccellenti. Introdotti nel 2024 come evoluzione del “Percorso Efficienza & Innovazione”, si confermano punto di riferimento per le aziende e i professionisti che innovano il settore, promuovendo soluzioni all’avanguardia in linea con la transizione energetica e la tutela ambientale.

Nel corso delle edizioni, l’iniziativa si è infatti progressivamente consolidata come uno specchio tecnico dell’innovazione applicata, capace di leggere e

mettere in relazione le principali traiettorie tecnologiche che stanno orientando l’evoluzione dell’impiantistica professionale.

Le tecnologie candidate all’Award non sono semplici prototipi: si tratta di prodotti, sistemi e soluzioni già disponibili sul mercato che dimostrano un contributo concreto agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in coerenza con le priorità fissate dai regolamenti europei e dai principali framework internazionali. La richiesta, per chi partecipa, di dichiarare esplicitamente a quali SDGs (Sustainable Development Goals) la soluzione contribuisce ribadisce la centralità di un approccio integrato, che tiene insieme performance energetiche, impatto ambientale, qualità del comfort e responsabilità industriale.

Un altro elemento che distingue questa edizione dell’Award è la valutazione della capacità di interfacciarsi con tecnologie digitali avanzate: integrazione con sistemi di building automation, interoperabilità dei protocolli, disponibilità di modelli BIM e algoritmi per il

G. Dall’Ò*
Progetto

monitoraggio predittivo sono ormai criteri di qualità progettuale e industriale. Questi aspetti non solo migliorano l’efficienza in esercizio, ma aprono anche scenari di innovazione nei servizi correlati, nella manutenzione intelligente e nella gestione ottimizzata dei dati.

I criteri adottati nel bando di MCE Excellence Awards 2026 riflettono un approccio prestazionale e sistemico alla valutazione delle tecnologie impiantistiche.

I prodotti dovranno descrivere l’effettivo contributo al processo di transizione energetica e ambientale in atto in coerenza con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (17 SDG) e il Green New Deal Europeo, individuando quali peculiarità effettive rispettano i seguenti obiettivi:

• effettiva innovazione introdotta dal prodotto rispetto al mercato esistente, anche in ambito intelligenza artificiale o combustibili alternativi (idrogeno p.e.);

• prestazioni garantite dal prodotto/ sistema;

• sostenibilità del prodotto in termini di riusabilità, riciclabilità e riduzione di CO2 nella produzione;

• sostenibilità ambientale in termini di risparmio energetico ottenibile e riduzione di CO2 nell’uso;

• capacità del prodotto/sistema a interfacciarsi con sistemi di regolazione e controllo esterni (building automation) e/o IoT;

• disponibilità di file di informazioni in codifica IFC2X3 nei diversi LOD da utilizzare in ambito BIM.

• eventuale integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella gestione del prodotto/sistema per monitoraggio in tempo reale, analisi predittiva e automazione dei processi.

La Tabella 1 ne propone una sintesi,

riletta in chiave progettuale HVAC+R e orientata agli impatti su progetto, esercizio e affidabilità degli impianti stessi.

La selezione dei prodotti nell’ambito di MCE Excellence Awards 2026 si traduce anche in una presenza qualificata all’interno di un’area espositiva dedicata della fiera, al Padiglione 18, pensata per offrire ai professionisti HVAC&R una lettura guidata dell’innovazione tecnologica disponibile.

Per i produttori e per i progettisti, la partecipazione all’Award significa posizionarsi all’interno di un ecosistema che interpreta e anticipa le tendenze di mercato globali. L’evento rappresenta quindi non solo una vetrina per il lancio di nuove soluzioni, ma soprattutto una piattaforma per rafforzare relazioni industriali e competenze tecniche, confrontarsi con pari livello e comprendere le direzioni evolutive della domanda tecnologica.

La partecipazione è ovviamente volontaria: sono gli espositori stessi a segnalare i prodotti che reputano maggiormente innovativi e strategici per la transizione energetica, compresi quelli

che stanno per essere immessi sul mercato avendo superato la fase prototipale.

I prodotti/sistemi presentati saranno analizzati dalla Giuria Tecnica, presieduta da un rappresentante del Politecnico di Milano, con la partecipazione di rappresentanti delle Associazioni di categoria e di studi di progettazione, che valuterà sulla base di criteri che valorizzeranno gli aspetti tecnologici più innovativi e garantiranno una copertura di tutte le categorie merceologiche.

La 44ª edizione di MCE amplia inoltre il suo sguardo verso aree trasversali come acqua, digitalizzazione e soluzioni integrabili nei processi industriali legati all’efficienza energetica, confermando il legame con un settore in cui la qualità impiantistica è sempre più elemento chiave per la competitività delle imprese e per la sostenibilità nel lungo periodo.

In questo quadro delineato dalle politiche europee del Green Deal e dalla revisione della Direttiva EPBD IV, ma inserito in uno scenario internazionale orientato agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, MCE Excellence Awards 2026 si configura come uno strumento di orientamento tecnico e culturale per il settore HVAC+R, capace di mettere in dialogo industria e progettazione e di contribuire in modo concreto a una transizione energetica fondata su soluzioni mature, misurabili e realmente applicabili. n

* Giuliano Dall’Ò, Politecnico di Milano

TABELLA 1 Criteri tecnici di valutazione previsti dal bando MCE Excellence Awards 2026

Ambito di applicazione del criterio Riferimento tecnico

Efficienza energetica globale

Integrazione con fonti rinnovabili

Regolazione e controllo

Digitalizzazione e monitoraggio

Intelligenza artificiale

Integrazione BIM

Rendimenti di generazione, COP/EER/SCOP/SEER, perdite di distribuzione

Accoppiamento con FER, sistemi ibridi, gestione delle priorità energetiche

Logiche di regolazione, sistemi BMS, controllo modulante e adattivo

Sensori, acquisizione dati, monitoraggio continuo delle prestazioni

Algoritmi predittivi, fault detection, manutenzione predittiva

Modelli MEP, dati di prestazione, interoperabilità dei formati

Sostenibilità del ciclo di vita LCA, durabilità dei componenti, riciclabilità

Contributo agli SDGs

Allineamento agli obiettivi Agenda 2030

Impatto su progetto, esercizio e affidabilità

Riduzione dei carichi energetici e dei consumi in esercizio

Maggiore copertura dei carichi con fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni

Stabilità delle condizioni di comfort e ottimizzazione dei carichi parziali

Individuazione precoce delle inefficienze e supporto al Commissioning

Incremento dell’affidabilità e continuità di servizio

Coerenza tra progetto, costruzione ed esercizio

Riduzione dell’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita

Coerenza con strategie di sostenibilità di progetto e di filiera

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AiCARR a MCE 2026: uno spazio di incontro, innovazione e futuro

In occasione di MCE – Mostra Convegno Expocomfort 2026, in programma dal 24 al 27 marzo 2026 presso Fiera Milano Rho, AiCARR conferma la propria presenza con un ricco programma di novità e iniziative, pensate per valorizzare al meglio le opportunità offerte da uno degli appuntamenti fieristici più importanti del settore.

Una prima significativa novità riguarda la nuova collocazione dello stand dell’Associazione, che sarà situato nel padiglione 11, stand U11. Lo spazio sarà progettato come un vero e proprio punto di incontro e di confronto per i Soci, favorendo lo scambio di idee, il networking e il dialogo sui temi più attuali legati all’innovazione tecnologica, alla sostenibilità e all’evoluzione del settore impiantistico.

All’interno del calendario di MCE 2026 si inserisce anche un appuntamento di particolare rilievo per la comunità tecnica e scientifica: il 54° Congresso Internazionale AiCARR, dal titolo “Decarbonizzare il nostro futuro: aspetti energetici, economici e sociali di edifici e città più intelligenti e digitalizzati ”, che si terrà presso il Centro Congressi “Stella Polare” Milano-Rho fiera il 25 e 26 marzo 2026.

Il Congresso rappresenterà un momento centrale di approfondimento e confronto sui grandi temi che stanno guidando la trasformazione del settore, attraverso un programma articolato che affronterà, in particolare:

• Dalla EPBD alla pratica progettuale – Il nuovo quadro normativo europeo tradotto in strumenti pratici per progettisti e operatori

• Decarbonizzazione dei servizi di costruzione e integrazione energetica – Tecnologie e strategie per la realizzazione di edifici a zero emissioni

• Qualità dell’aria interna, comfort e salute –Dimensionamento, progettazione e monitoraggio dei sistemi per la ventilazione indoor

• Digitalizzazione e gestione intelligente delle prestazioni – Utilizzo di strumenti digitali per l’ottimizzazione delle prestazioni dell’edificio

• Innovazione nei materiali e nelle soluzioni per i servizi edilizi – Dai nuovi refrigeranti a basso GWP alle tecnologie avanzate di scambio termico, con un focus sulle più recenti innovazioni in ambito HVAC

• Progettazione integrata e collaborazione interdisciplinare – Un approccio alla progettazione che integri architettura, servizi edilizi e gestione Grande attenzione sarà inoltre dedicata al coinvolgimento delle nuove generazioni. Nel corso della manifestazione sono infatti previste visite guidate agli stand delle aziende della Consulta: protagonisti gli studenti di Istituti tecnici e professionali e di alcune delle principali università del settore. Un’iniziativa che mira a rafforzare il legame tra mondo della formazione e mondo produttivo, offrendo ai giovani un’occasione concreta di orientamento e approfondimento professionale.

Nel pomeriggio del 24 marzo, presso l’area MCE Excellence Awards (Pad. 18), si svolgerà la cerimonia di premiazione degli studenti vincitori del Premio Tesi di Laurea 2025. L’evento rappresenterà un momento dedicato alla valorizzazione del merito e dell’impegno accademico, durante il

Performance ambientali misurabili: AiCARR Educational certificata ISO 14064-1

AiCARR Educational Srl -SB ha ottenuto la certificazione ISO 14064-1, lo standard internazionale di riferimento per la quantificazione, il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), in particolare della CO 2

Questo importante riconoscimento, ottenuto a seguito della verifica indipendente condotta da CSQA, testimonia l’impegno dell’azienda verso la sostenibilità ambientale, la trasparenza e una gestione responsabile del proprio impatto climatico. La certificazione attesta l’affidabilità e la conformità dei processi adottati per la quantificazione e il monitoraggio delle emissioni dirette e indirette connesse alle proprie attività, garantendo solidità metodologica e credibilità dei risultati. La norma ISO 14064-1 fornisce infatti un quadro riconosciuto a livello internazionale per la quantificazione, il monitoraggio e la rendicontazione delle emissioni e delle rimozioni di gas a effetto serra a livello organizzativo, rappresentando uno strumento strategico per migliorare le performance ambientali, supportare le politiche ESG, rafforzare la credibilità aziendale verso clienti, stakeholder e istituzioni, oltre a contribuire attivamente agli obiettivi di decarbonizzazione.

“L’ottenimento della certificazione ISO 14064-1 - dichiara Mariapia Colella, Amministratore Unico di AiCARR Educational Srl-SB - rappresenta un passo fondamentale nel nostro percorso di sostenibilità. Non è solo un traguardo formale, ma un impegno concreto verso una gestione più responsabile dell’impatto ambientale delle nostre attività. Attraverso questo percorso la Società conferma la volontà di integrare la sostenibilità nella propria strategia aziendale, promuovendo un modello di sviluppo orientato all’innovazione, all’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni climalteranti”.

AiCARR Formazione vi aspetta a MCE

AiCARR Formazione sarà presente a Mostra Convegno Expocomfort 2026, in programma dal 24 al 27 marzo, insieme ad AiCARR.

L’appuntamento è a Fiera Milano Rho, presso il padiglione 11, stand U11, dove potrete conoscere l’ampia offerta formativa e i corsi in partenza nei prossimi mesi, progettati per accompagnare i professionisti del settore in ogni fase del loro percorso: dai giovani tecnici e neo-laureati che si affacciano alla professione, ai progettisti junior che desiderano consolidare le proprie competenze, fino agli esperti che puntano su formazione continua e aggiornamento.

Se siete titolari o HR di aziende, oppure responsabili della formazione di Enti, questo è il momento ideale per approfondire le opportunità di sviluppo delle competenze dei vostri collaboratori. AiCARR Formazione progetta infatti piani formativi su misura e percorsi personalizzati, costruiti sulle reali esigenze organizzative e tecniche dei clienti. Per dedicare il giusto tempo all’incontro, vi invitiamo a fissare un appuntamento contattando la Segreteria di AiCARR Formazione: sarà l’occasione per valutare insieme le soluzioni più efficaci per la vostra realtà.

Prosegue il percorso Sanità

Dopo l’avvio a febbraio con il modulo Fondamenti, prosegue l’edizione 2026 del percorso in diretta web dedicato alla progettazione degli impianti meccanici in ambito ospedaliero, uno dei “fiori all’occhiello” di AiCARR Formazione nell’aggiornamento professionale specializzato. In programma, a partire da aprile, i due moduli Base e Specializzazione.

Il modulo Base chiarisce il ruolo degli impianti HVAC in ambito ospedaliero e le condizioni di progetto, approfondendo poi temi quali l’integrazione edificio–impianto, la ventilazione e il controllo della contaminazione, il controllo della legionellosi, i requisiti dei componenti, il collaudo, la gestione e la manutenzione degli impianti, con riferimento alle principali norme di settore.

Il modulo Specializzazione, dedicato a professionisti esperti o a professionisti junior che hanno già frequentato il modulo Base, illustra le soluzioni impiantistiche per blocco operatorio, reparti speciali e laboratori, includendo impianti VCCC e altri impianti tecnologici (gas medicali, antincendio, idricosanitari), con attenzione alla prevenzione incendi e all’efficienza energetica.

CFP per ingegneri.

Il calendario

10-13-20-21-27-29 aprile: Corso Base 6-7-12-19-26-28 maggio e 3 giugno: Modulo Specializzazione

Affrontare con sicurezza l’esame EGE

Prepararsi in autonomia per un esame di certificazione mentre si gestiscono impegni professionali può essere una sfida.

Per supportare al meglio i professionisti che intendono ottenere la certificazione come Esperto in Gestione dell’Energia, AiCARR Formazione propone anche quest’anno i tre moduli pensati per permettere di affrontare l’esame con metodo e sicurezza, in linea con la norma UNI CEI 11339:2023.

Il programma prevede il corso base da 16 ore, dedicato ai fondamenti di gestione ed efficientamento energetico, 4 ore di analisi di casi studio, con esercitazioni pratiche per la seconda prova scritta, e il modulo da 4 ore sul sistema di gestione dell’energia secondo la norma internazionale ISO 50001.

CFP per ingegneri Il calendario

6-7-12-13 maggio: Corso Base

19 maggio: Analisi di casi studio 25 maggio: Norma UNI CEI EN ISO 50001

AiCARR informa www.aicarr.org

quale saranno celebrati i migliori lavori di ricerca distintisi per qualità, innovazione e contributo scientifico al settore.

Infine, la partecipazione di AiCARR a MCE 2026 sarà anche l’occasione per rendere omaggio ai

Regolamentazione

degli impianti ad acqua, la normativa senza più dubbi

La normativa che caratterizza gli impianti di riscaldamento ad acqua con potenza termica al focolare superiore

Soci che hanno raggiunto i 25 anni di iscrizione all’Associazione, riconoscendo il valore della loro continuità, del loro contributo professionale e del loro impegno nel tempo all’interno della comunità AiCARR.

PNRR 2026, nuovi fondi per CER, agrivoltaico e biometano

Per il 2026, il PNRR prevede azioni e incentivi rivolti a diverse fasce di utenti.

Il decreto stanzia complessivamente oltre 4 miliardi di euro per tre settori strategici della transizione energetica:

• 795,5 milioni di euro per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER);

• 1,099 miliardi di euro per impianti agrivoltaici;

• 2,236 miliardi di euro per progetti biometano. Questi fondi arrivano dopo il taglio di 1,4 miliardi dal bonus 40% per le CER nel 2025, che aveva creato forte incertezza nel settore.

Per le CER, il decreto istituisce un programma specifico di sovvenzione con contributi in conto capitale. La gestione passa dal Ministero al GSE (Gestore Servizi Energetici), mentre le decisioni sui finanziamenti saranno affidate a un comitato tecnico indipendente per garantire trasparenza e imparzialità.

La scadenza per accedere ai fondi è il 30 giugno 2026 (termine ultimo per firmare gli accordi di

finanziamento) e, a 24 mesi dalla firma, deve avvenire il completamento e l’attivazione degli impianti, pena la decadenza dagli incentivi. Novità anche per gli installatori di impianti rinnovabili. Il decreto introduce l’obbligo di seguire corsi di aggiornamento professionale per almeno 24 ore, che genereranno attestati standardizzati a livello nazionale utili affinché le Camere di Commercio possano aggiornare automaticamente la qualifica professionale dell’impresa. Per quanto riguarda i settori agrivoltaico e del biometano, sono previsti programmi di sovvenzione specifici con contributi a fondo perduto. Come per le CER, la gestione operativa viene affidata al GSE. Un comitato tecnico terzo valuterà le domande per garantire procedure trasparenti e imparziali nell’assegnazione delle risorse. Le tempistiche rimangono identiche: firma degli accordi di finanziamento entro il 30 giugno 2026 e realizzazione degli impianti entro 24 mesi, pena la perdita degli incentivi.

Bonus casa, attivo il portale ENEA per la comunicazione dei lavori

Dal 22 gennaio è online il portale aggiornato bonusfiscali.enea.it per l’invio dei dati relativi agli interventi validi per accedere alle detrazioni fiscali di Ecobonus e Bonus Casa. Con l’apertura del sito parte il conteggio dei 90 giorni per trasmettere le comunicazioni obbligatorie. La scadenza (22 aprile) riguarda in particolare i lavori conclusi tra il 1° gennaio e il 22 gennaio 2026, oltre agli interventi terminati nel 2025 ma con spese sostenute quest’anno. Per gli altri casi, il termine

AiCARR informa www.aicarr.org

dei 90 giorni decorre dalla data di fine lavori.

L’accesso al portale è possibile solo tramite SPID di persona fisica o Carta d’Identità Elettronica. L’invio è obbligatorio per tutti gli interventi di efficienza energetica (Ecobonus), mentre per ristrutturazioni e bonus mobili la comunicazione è richiesta esclusivamente per i lavori che comportano risparmio energetico (come l’installazione di climatizzatori con pompa di calore o la sostituzione di finestre e infissi).

297 milioni di euro dal MASE per l’efficienza energetica degli edifici pubblici

Il bando “Comuni per la Sostenibilità e l’Efficienza Energetica 2025” si è concluso con l’esaurimento completo del plafond disponibile - oltre 297 milioni di euro per interventi di efficienza energetica e sostenibilità negli edifici pubblici italiani - approvando e finanziando un totale di 1.522 domande presentate dai Comuni. I fondi, messi a disposizione dal Programma Operativo Complementare 2014-2020 e gestiti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, copriranno l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici, pompe di calore, soluzioni ibride, infissi ad alta efficienza e nuovi sistemi di illuminazione. La prima fase ha già approvato 1.119 progetti per 221,8 milioni di euro, mentre un nuovo decreto direttoriale del 20 gennaio, attualmente in corso di registrazione, permetterà di finanziare ulteriori 403 domande per 75,4 milioni.

Il programma ha destinato l’80% delle risorse alle regioni del Sud: 345 progetti in Calabria, 326 in Campania, 282 in Sicilia e 161 in Puglia. Le richieste dei Comuni si sono concentrate

principalmente su infissi e sistemi di schermatura solare (41,68% delle domande) e impianti a pompa di calore per la climatizzazione (25,89%).

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato il successo dell’iniziativa: “È un risultato che racconta il successo di questo strumento e l’interesse riscontrato presso le amministrazioni, che vogliono puntare sull’efficienza come viatico di riqualificazione e risparmio energetico”.

In merito alla strategia energetica nazionale, il ministro ha dichiarato che “rinnovabili e neutralità tecnologica sono le direttrici che l’Italia sta seguendo per garantire un’energia sempre più pulita e potenzialmente meno costosa per cittadini e imprese ”, ribadendo inoltre come l’affermazione delle rinnovabili sia già delineata nel PNIEC e sia stata rafforzata dai provvedimenti adottati negli ultimi anni.

In questa fase di incertezze internazionali, ha concluso Pichetto Fratin, l’Europa deve esplorare tutte le soluzioni disponibili: dall’idrogeno ai biocarburanti per il trasporto, fino al nucleare di nuova generazione.

a 35 kW, già complessa, può rivelarsi anche più ostica alla luce delle numerose novità emerse nel corso degli anni. “La regolamentazione degli impianti di riscaldamento ad acqua: la Raccolta R INAIL, la direttiva PED, il D.M. 11/04/2011, l’applicativo CIVA” è il corso, organizzato da AiCARR Formazione in diretta web, che offre una panoramica completa su questo tema, con l’obiettivo di chiarire tutti i dubbi dei professionisti che operano nelle imprese di gestione e manutenzione di impianti termici, dei tecnici delle aziende ospedaliere, del personale di ASL e di altre istituzioni con compiti di vigilanza e controllo, dei progettisti di impianti e dei responsabili tecnici delle imprese installatrici di impianti termici.

Più in particolare, il modulo inquadra l’ambito applicativo della Raccolta R in relazione alle diverse tipologie impiantistiche, fornisce le nozioni di base per l’accessoriamento degli impianti di riscaldamento, illustra la corretta compilazione della modulistica di denuncia, prima verifica e verifica periodica, e analizza l’applicativo INAIL-CIVA.

CFP per ingegneri

Il calendario

21 e 22 aprile

Quattro corsi sul cuore dell’impianto

Il percorso Fondamenti propone a giugno quattro moduli formativi dedicati a quello che può essere considerato il vero “cuore” di un impianto: la centrale termofrigorifera. Si tratta di appuntamenti in diretta streaming, pensati per offrire contenuti tecnici chiari e applicabili a giovani professionisti del settore HVAC, tecnici edificio-impianto, energy manager e gestori di strutture pubbliche e private.

4 e 5 giugno - Centrali termiche

Questi gli argomenti sviluppati dal modulo: combustione, generatori di calore, sicurezza antincendio, impianti a gas e componenti principali.

10 e 11 giugno - Centrali e impianti idrici - Sistemi di scarico acque reflue

Dimensionamento, pressurizzazione, stoccaggio e trattamento dell’acqua per usi termici e sanitari sono i principali argomenti trattati da questo corso.

16 e 17 giugno - Macchine frigorifere e pompe di calore: fondamenti

Il modulo illustra i principi fisici, i componenti delle macchine, il calcolo delle prestazioni stagionali e come eseguire valutazioni sulle prestazioni stagionali delle macchine che utilizzano l’aria esterna come sorgente o pozzo.

22 e 23 giugno - Centrali frigorifere

Il corso è incentrato sulla progettazione delle centrali frigorifere, con focus su regolazione, contenuto d’acqua, layout d’impianto, acustica e criticità di installazione.

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Tutte le informazioni relative ai corsi sono pubblicate sul sito www.aicarrformazione.org

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