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Libro Verde sul futuro delle Indicazioni Geografiche

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LIBRO VERDE SUL FUTURO DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE

VII FORUM QUALIVITA Siena, 5-6 dicembre 2025

Contesto

Il Libro Verde sul futuro delle Indicazioni Geografiche, presentato al VII Forum Europeo della Qualità Alimentare di Siena, è un documento di indirizzo strategico nato dalla collaborazione tra le principali organizzazioni internazionali del sistema IG – oriGIn, oriGIn EU, Origin Italia, Origen España, oriGIn France e QualificaoriGIn Portugal – con il contributo scientifico e metodologico della Fondazione Qualivita . Pubblicato a pochi mesi dall’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1143, propone una visione comune per la fase di attuazione della riforma europea, offrendo una lettura unitaria delle sfide che i sistemi DOP e IGP dovranno affrontare in un contesto globale in rapido cambiamento: transizione ecologica, digitalizzazione, tutela online, evoluzione dei mercati internazionali.

Le Indicazioni Geografiche si sono affermate in Europa come uno degli strumenti più efficaci di sviluppo rurale: generano valore economico, salvaguardano paesaggi e saperi, rafforzano coesione sociale e identità dei territori. Per questo, oggi, le IG devono essere collocate a pieno titolo nel quadro della strategia comunitaria per l’agricoltura e nella revisione della PAC, non come misura accessoria ma come leva strutturale per competitività, sostenibilità e qualità. La loro natura di beni collettivi – costruiti su regole condivise, controlli, trasparenza e legame con l’origine – le rende tra gli asset più riusciti dell’UE: capaci di orientare le filiere verso pratiche più eque e responsabili dal punto di vista ambientale, di presidiare la biodiversità agricola, di migliorare la bilancia commerciale con l’estero e di attrarre investimenti, lavoro qualificato e turismo consapevole. Questo Libro Verde nasce per indicare le scelte di policy oggi necessarie per consolidare e ampliare tale successo: integrazione coerente delle IG negli strumenti della PAC, rafforzamento della

governance dei Consorzi e delle amministrazioni pubbliche dei Paesi membri competenti per il settore, sostegno all’innovazione e alla formazione, tutela sui mercati internazionali. È il momento di elevare le IG a infrastruttura strategica dell’Europa rurale che vogliamo: competitiva, inclusiva, sostenibile.

Presentato come contributo corale del mondo produttivo, il Libro Verde segna una tappa politica: propone all’Unione europea una piattaforma di riflessione per le future politiche della qualità e riafferma la centralità delle IG come infrastruttura strategica dell’Europa rurale che vogliamo – competitiva, inclusiva, sostenibile. Da qui discendono scelte operative chiare: integrazione delle IG negli strumenti della PAC, rafforzamento della governance dei gruppi di produttori, sostegno all’innovazione e alla formazione, tutela efficace sui mercati internazionali.

Organizzazione culturale e scientifica, si occupa di tutelare e valorizzare i prodotti DOP, IGP e STG

Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, riunisce

90 Consorzi dei prodotti DOP IGP

Alleanza globale delle Indicazioni Geografiche (IG) che rappresenta 700 associazioni e istituzioni legate alle IG di 40 paesi

Riunisce la comunità europea di stakeholder del settore IG, tra cui organizzazioni nazionali e gruppi di produttori

Associazione che riunisce i gruppi di produttori delle Indicazioni Geografiche francesi

Associazione Spagnola delle Denominazioni di Origine che riunisce i produttori spagnoli di DOP e IGP

Associazione che valorizza, promuove e tutela i prodotti a Indicazione Geografica portoghesi

LE INDICAZIONI GEOGRAFICHE

Contesto e evoluzione normative in Europa

Introduzione

IG NEL MONDO

Le Indicazioni Geografiche sono segni distintivi che identificano prodotti originari di un’area specifica quando qualità, reputazione o altre caratteristiche dipendono da tale origine; sono riconosciute a livello internazionale come diritti di proprietà intellettuale.

La maggior parte dei Paesi le tutela come diritti autonomi tramite sistemi sui generis, che garantiscono una protezione più solida dei nomi e un maggiore coinvolgimento dei produttori nei processi di riconoscimento. Oltre al profilo giuridico, le IG sono strumenti di sviluppo locale inclusivo e sostenibile per produttori e comunità. Esistono circa 18.000 nomi tutelati come IG a livello mondiale.

IG EUROPA

Le principali organizzazioni internazionali nel campo delle IG:

WIPO: L’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, un sistema di registrazione e protezione internazionale delle IG che copre oggi 70 Paesi.

FAO: L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, promuove le IG come strumento di sviluppo sostenibile in agricoltura.

WTO: L’Organizzazione Mondiale del Commercio, amministra l’Accordo TRIPs, che fissa i criteri minimi di protezione delle IG a livello mondiale.

In Europa le Indicazioni Geografiche sono uno strumento di proprietà intellettuale pensato per tutelare prodotti la cui qualità o reputazione dipende in modo essenziale dal territorio d’origine. Nel perimetro agroalimentare rientrano DOP e IGP per alimenti e vini : nelle DOP l’intera filiera si svolge nell’area delimitata; nelle IGP è sufficiente che una fase sostanziale del processo – o una componente significativa delle materie prime – abbia lì la sua origine, a garanzia di un legame autentico con il luogo. Per le bevande spiritose l’UE utilizza la categoria IG, che tutela in modo analogo il nesso tra qualità e territorio ed è oggi integrata nel nuovo quadro europeo sulle IG. A completare il sistema c’è la STG, “Specialità Tradizionale Garantita” , che non difende un’area geografica ma valorizza ricette e metodi codificati. Oltre all’agroalimentare, l’Unione ha introdotto le IG per i prodotti artigianali e industriali (come vetro, ceramica, coltelleria, tessili), estendendo la protezione ai saperi manifatturieri locali e agli ecosistemi produttivi territoriali. Nel loro insieme, queste vie della qualità compongono l’architettura europea che difende i prodotti tipici, sostiene le economie locali e offre ai consumatori una bussola chiara di autenticità.

IG registrate in Europa

3.484

PAESI UE

1.867 673

271

PAESI EXTRA UE

3.751 TOTALE

856

Indicazioni Geografiche

La politica europea sulle Indicazioni Geografiche

L’evoluzione europea delle Indicazioni Geografiche è la storia di un’idea diventata politica pubblica matura: proteggere il legame tra prodotto e territorio e trasformarlo in valore economico, culturale e civile.

Dal 1992, quando l’UE istituisce i regimi DOP e IGP, la “qualità” entra a pieno titolo nell’architettura della politica agricola. Con Franz Fischler prende forma una PAC che premia l’origine, i saperi e la reputazione territoriale; con Mariann Fischer Boel l’Europa si apre al mondo, avvia il Libro Verde e pone le basi del “Pacchetto Qualità”, concependo le IG come strumenti di competitività e sviluppo rurale. La stagione di Dacian Cioloș consolida il sistema con il Regolamento 1151/2012, la tutela ex officio e la programmazione produttiva dei formaggi DOP, riconoscendo ai Consorzi un ruolo di governance economica. Poi Phil Hogan e Vytenis Andriukaitis rafforzano i controlli e consolidano la proiezione internazionale con l’adesione all’Atto di Ginevra, trasformando le IG in un linguaggio condiviso a livello globale.

Negli ultimi anni, il sistema evolve ulteriormente. Nel 2023, con l’iniziativa del Commissario al Mercato interno Thierry Breton, nasce il Regolamento (UE) 2023/2411 che istituisce le IG artigianali e industriali, estendendo il modello di tutela oltre l’agroalimentare e valorizzando il saper fare manifatturiero europeo sotto la regia dell’EUIPO. È la prima apertura ufficiale verso un concetto di qualità “trasversale” tra agricoltura e industria. Nel 2024 arriva il passo decisivo con il Regolamento (UE) 2024/1143, guidato dal Commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski e dal relatore Paolo De Castro: un vero testo unico che per la prima volta norma in modo integrato cibo, vino e bevande spiritose, introducendo principi di sostenibilità, educazione, turismo e tutela digitale.

SINTESI VISIVA EVOLUTIVA

FONDAZIONE 1992-2004 Franz Fischler Reg. 2081/1992

INTERNAZIONALIZZAZIONE 2004-2010 Mariann Fischer Boel Reg. 510/2006

CODIFICAZIONE 2010-2014 Dacian Cioloș Reg. 1151/2012

CONSOLIDAMENTO 2014-2019 Phil Hogan Reg. 787/2019

MODERNIZZAZIONE 2020-2024 Janusz Wojciechowski Reg. 1143/2024

TURISMO E SOSTENIBILITÀ Paolo De Castro (relatore)

VALORIZZAZIONE 2024-2029 Christophe Hansen

Franz Fischler

2024-2029

Dacian Cioloș

FONDAZIONE INTERNAZIONALIZZAZIONE CODIFICAZIONE

Reg. 2081/92

2014-2019

Phil Hogan Mariann Fischer Boel

CONSOLIDAMENTO

Reg. 2019/787

Reg. 510/2006

2020-2024

Janusz Wojciechowski

Reg. 1151/2012

Christophe Hansen

Paolo De Castro (relatore)

MODERNIZZAZIONE TURISMO E SOSTENIBILITÀ

Reg. 2024/1143

VALORIZZAZIONE

Evoluzione normativa europea delle IG (1992–2025)

1992 - 2004 | FONDAZIONE

Commissario all’Agricoltura: Franz Fischler

• Reg. (CEE) 2081/92 – Primo quadro comunitario per DOP e IGP alimentari.

• Guida la fase di consolidamento della riforma MacSharry e promuove la politica di qualità come pilastro della PAC.

• Introduce la prima protezione unitaria per DOP e IGP, basata sul legame tra prodotto e territorio.

• Impulso politico: avvio della strategia “From quantity to quality”, che riconosce le denominazioni come strumento di sviluppo rurale.

• Avvia anche i lavori preparatori per l’ OCM Vino 1999 (Reg. 1493/1999) , primo tentativo di armonizzare il linguaggio tra vino e alimentare.

2004 - 2010 | INTERNAZIONALIZZAZIONE

Commissario all’Agricoltura: Mariann Fischer Boel

• Reg. (CE) 510/2006 sostituisce il 2081/92 → apertura ai Paesi terzi : le Indicazioni Geografiche non europee possono essere registrate nel registro UE.

• Avvia il Green Paper on Agricultural Product Quality (2008) e la Communication on Agricultural Product Quality Policy (2009): - consultazione paneuropea sulla qualità alimentare, - impulso politico al “ Pacchetto Qualità ”.

• Reg. (CE) 479/2008 – OCM Vino: introduce formalmente DOP e IGP anche nel settore vitivinicolo.

• Visione politica: creare un “ marchio Europa della qualità ”, con loghi uniformi e tutela internazionale.

2010 - 2014 | CODIFICAZIONE

Commissario all’Agricoltura: Dacian Cioloș

• Porta a compimento il “Pacchetto Qualità”:

- Reg. (UE) 1151/2012 unifica DOP, IGP e STG in un unico testo;

- introduce la tutela ex officio e i termini facoltativi di qualità (“prodotto di montagna”, ecc.);

- valorizza il legame tra IG e sostenibilità rurale.

• Gestisce il Pacchetto Latte (post crisi 2009):

- introduce la programmazione produttiva per formaggi DOP e prosciutti DOP, poi recepita nell’art. 150 della OCM Unica (Reg. 1308/2013).

• Coordina la OCM Unica 1308/2013 che integra definitivamente le IG del vino nel diritto comune.

• 2014 - 2019 | CONSOLIDAMENTO

Commissario all’Agricoltura: Phil Hogan

• Reg. (UE) 2017/625 : riforma dei controlli ufficiali su tutta la filiera agroalimentare, includendo DOP/IGP/STG.

• Reg. (UE) 2019/787 : nuovo quadro per le bevande spiritose IG .

• Decisione 2019/1754 + Reg. 2019/1753 : adesione dell’UE all’ Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona (WIPO) → riconoscimento internazionale delle IG.

• Orientamento politico: rafforzare l’“ export of values ” e la dimensione multilaterale delle IG nei trattati di libero scambio.

• Accordo UE – Canada (CETA) - protezione di 170 IG europee (2017).

• Accordo UE- Giappone (EPA) - protezione di oltre 200 IG europee e oltre 100 IG giapponesi (2018).

2020 - 2024 | MODERNIZZAZIONE

Commissario all’Agricoltura: Janusz Wojciechowski

Relatore Reg. 2024/1143: Paolo De Castro (TURISMO E SOSTENIBILITÀ)

• Reg. (UE) 2023/2411: nuovo regime per le IG artigianali e industriali (gestione EUIPO, applicazione dal 1° dicembre 2025).

• Reg. (UE) 2024/1143: Testo Unico delle IG europee per alimentari, vini e spiriti → abroga 1151/2012, modifica 1308/2013 e 2019/787.

- Introduce strumenti su sostenibilità, Turismo DOP, uso come ingrediente, protezione online e nomi a dominio.

- Rafforza i gruppi di produttori riconosciuti e la gestione collettiva.

• Reg. delegato e di esecuzione 2025/26 e 2025/27: completano il nuovo impianto attuativo.

• Visione politica: integrare IG, ambiente e digitale nella strategia “Farm to Fork” e nella transizione verde europea.

• Accordo UE–Cina - protezione di 100 IG europee e 100 IG cinesi (2020).

2024 - 2029 | VALORIZZAZIONE

• Commissario all’Agricoltura: Christophe Hansen

In fase di elaborazione:

• Regolamenti attuativi del Reg. (UE) 2024/1143 .

• Approvazione delle linee guida EUIPO per la registrazione dei marchi.

• Nuovi accordi commerciali (Mercosur e altri).

• Action Plan europeo sulle Indicazioni Geografiche.

Accordi commerciali UE 2025

Aggiornato il 14/11/2025

* Spazio Economico Europeo (SEE) / Paesi e Territori d’Oltremare (PTOM).

** Accordo di Libero Scambio (ALS), Accordo di Libero Scambio Approfondito e Completo (DCFTA), Accordo Rafforzato di Partenariato e Cooperazione (EPCA), Accordo di Partenariato e Cooperazione con elemento preferenziale (PCA).

+ Gli accordi aggiornati con la Tunisia e con l’Africa orientale e meridionale sono attualmente in fase di revisione; l’accordo aggiornato con il Cile è in fase di ratifica. Il DCFTA con la Georgia non si applica in Ossezia del Sud e Abkhazia.

Le denominazioni usate e la presentazione dei materiali su questa mappa non implicano in alcun modo l’espressione di un’opinione da parte dell’Unione Europea riguardo allo status giuridico di alcun paese, territorio, città o area, né delle loro autorità, né riguardo alla delimitazione delle loro frontiere o confini.

VISIONI E AZIONI

Il futuro delle Indicazioni Geografiche

1. Geopolitica del cibo e sovranità alimentare: le IG come infrastruttura democratica del futuro

Descrizione di scenario

Conflitti geopolitici, instabilità commerciale e concentrazione delle risorse stanno ridefinendo le logiche del cibo a livello globale.

In questo contesto, le Indicazioni Geografiche rappresentano una rete di micro-sovranità territoriali, capaci di garantire diversificazione produttiva e presidio delle risorse locali. Le IG possono diventare strumenti fondamentali per la costruzione di un nuovo modello europeo di sicurezza e giustizia alimentare.

In quanto modello democratico e partecipativo, le IG europee rivestono un ruolo centrale anche nel sostenere le aree marginali e i territori con ritardi di sviluppo, contribuendo a contrastare le diseguaglianze economiche e sociali interne all’Unione.

Domanda guida

Come rafforzare il ruolo delle IG nella costruzione di una sovranità alimentare europea fondata su identità territoriali, biodiversità e autonomia produttiva?

VISIONE

Le Indicazioni Geografiche rappresentano oggi uno dei modelli più avanzati di “democratizzazione” alimentare, intesa come “l’insieme di pratiche e istituzioni che restituiscono capacità di decisione agli attori locali e ai cittadini sulla produzione, distribuzione e consumo del cibo”, poiché mettono in relazione governance tra gli attori della filiera, identità territoriale e sostenibilità. Il Regolamento (UE) 2024/1143 rafforza questa dimensione, configurando i gruppi di produttori come vere e proprie istituzioni democratiche: entità fondate su regole di partecipazione, rappresentatività e trasparenza, che agiscono per conto di tutti i produttori, impediscono la concentrazione del potere e garantiscono una distribuzione equa del valore lungo la filiera. I gruppi di produttori emergono così non solo come garanti e promotori della qualità, ma anche come attori chiave di processi democratici, capaci di intrecciare relazioni strutturate con enti territoriali – comuni, regioni e altri soggetti pubblici o privati – nella gestione delle risorse locali, nella pianificazione territoriale e nelle politiche di sviluppo rurale.

In questa prospettiva, le IG assumono il ruolo di micro-sovranità territoriali: veri e propri laboratori dove le comunità esercitano un potere decisionale diretto, orientato alla diversificazione produttiva e alla qualità.

Grazie a questa struttura partecipativa, le IG contribuiscono a costruire un sistema agroalimentare fondato sulle esigenze della società, capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini e di integrare le dimensioni economiche, sociali e ambientali in un modello di sviluppo condiviso. Le IG non si limitano alla produzione del cibo, ma coinvolgono tutte le dimensioni del sistema alimentare – dall’educazione dei consumatori alla distribuzione dei prodotti, fino alla promozione del territorio –secondo un modello partecipativo costruito insieme alle comunità locali. La sovranità alimentare si traduce così in una pratica concreta, che coinvolge comunità, istituzioni e cittadini nella costruzione di un sistema agroalimentare più giusto e partecipato.

AZIONI

Le linee di intervento per rafforzare il ruolo delle IG come elementi strategici di un modello di sovranità alimentare europea devono riguardare:

1. Armonizzazione e coordinamento europeo

• Diffondere uniformemente il modello di governance IG negli Stati membri privi di una formale articolazione delle P.A. dedicata al settore, partendo dal riconoscimento dei gruppi di produttori.

• Promuovere un’azione politica coordinata che incentivi collaborazioni transfrontaliere tra IG per la condivisione di standard qualitativi comuni, favorendo uno sviluppo armonizzato dei gruppi di produttori nell’UE

2. Rafforzamento democratico dei gruppi di produttori

• Nel rispetto delle specificità nazionali, promuovere criteri uniformi per una gestione democratica dei gruppi a livello dell’Unione.

• Incoraggiare, in tutti gli Stati membri, il riconoscimento dei gruppi di produttori come le uniche entità autorizzate a svolgere le funzioni legate alle rispettive IG, sottolineando il loro ruolo di amministratori democratici di un bene comune coinvolgendo l’intera filiera.

3. Gruppi di produttori come “hub” di relazioni territoriali

• Promuovere protocolli di collaborazione tra gruppi di produttori, enti territoriali e stakeholder locali per la gestione congiunta di beni comuni, infrastrutture logistiche e attività di promozione turistica o educativa.

• Riconoscere formalmente la rappresentanza dei gruppi di produttori nei tavoli di pianificazione territoriale, garantendo il loro contributo alla definizione di politiche agricole locali, piani di sviluppo rurale e strategie di valorizzazione del territorio.

2. IG e commercio mondiale: resilienza delle filiere tipiche nello scontro tariffario globale

Descrizione di scenario

Nel nuovo scenario di ritorno dei protezionismi e dei conflitti tariffari tra blocchi economici, le filiere agroalimentari IG si trovano esposte a pressioni crescenti. Le barriere doganali e le incertezze normative mettono a rischio export, competitività e continuità produttiva. Le IG possono però trasformarsi in soggetti attivi della diplomazia economica, capaci di resistere e negoziare anche nei contesti di crisi commerciale.

Domanda guida

Quali strategie possono adottare le IG per affrontare le tensioni tariffarie globali, mantenendo intatto il valore economico e simbolico delle filiere?

VISIONE

Il cambiamento degli equilibri mondiali e il ritorno di politiche protezionistiche mettono in luce la crisi del multilateralismo e il progressivo indebolimento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi fenomeni si pongono in evidente contrasto con i principi ispiratori della normativa comunitaria sulle Indicazioni Geografiche, che ha costruito un sistema economico e culturale radicato nei territori, capace di generare valore condiviso senza ricorrere a chiusure commerciali. Tale modello è stato sostenuto da strumenti di protezione internazionale, sia attraverso procedure dirette di registrazione, sia mediante accordi bilaterali e multilaterali – come l’Atto di Ginevra – che hanno rafforzato la presenza delle IG sui mercati mondiali e accresciuto la resilienza delle filiere.

Tuttavia, l’attuale scenario globale e l’utilizzo dei dazi come leva negoziale espongono le IG a tensioni che ne compromettono la competitività e l’accesso ai mercati, aggravate dalla limitata consapevolezza del loro valore culturale e territoriale. Inoltre, la mancanza di un riconoscimento uniforme e la frammentazione normativa a livello internazionale favoriscono il proliferare di fenomeni di contraffazione, amplificati dall’espansione dei mercati digitali e dalle difficoltà nell’applicazione di strumenti di tutela efficaci.

In questo contesto, le IG devono valorizzare il carattere distintivo che le contraddistingue, proponendosi come modello di resilienza economica, competitività territoriale e sicurezza alimentare, replicabile in ogni contesto, anche nei mercati più complessi. Sempre più Paesi riconoscono i vantaggi di tale sistema: attualmente 167 Stati riconoscono le IG come diritti di proprietà intellettuale e 111 dispongono di un quadro normativo dedicato. Le IG si configurano quindi quali strumenti di trasparenza commerciale, tutela dei consumatori e valorizzazione delle economie locali, e non – come talvolta erroneamente ritenuto – barriere doganali.

AZIONI

Per affrontare le tensioni tariffarie globali e allo stesso tempo preservare il valore economico e simbolico delle filiere IG, si possono delineare diverse azioni concrete:

1. Revisione delle politiche commerciali

• Integrare il riconoscimento reciproco delle IG come elemento imprescindibile nella negoziazione e conclusione degli accordi commerciali dell’UE.

• Promuovere il concetto di “moratoria dai dazi” o “zero duty” per il commercio internazionale delle IG, come riconoscimento dei principi culturali e antispeculativi ad esse connessi.

2. Protezione

e multilateralismo

• Sostenere la creazione di un sistema multilaterale efficace e trasparente per la protezione delle IG, valorizzando l’attuazione dell’Accordo di Lisbona del 1958, rivisto con l’Atto di Ginevra del 2015, quale strumento chiave per una tutela multilivello.

• Destinare risorse pubbliche europee allo sviluppo di una strategia di protezione delle IG sui mercati globali, con particolare attenzione alle piattaforme digitali, ai marketplace internazionali e alla gestione dei nomi di dominio corrispondenti a denominazioni IG.

3. Cooperazione internazionale

• Promuovere le IG come strumenti globali di sviluppo agricolo e rurale sostenibile, capaci di coniugare crescita economica, coesione sociale e tutela ambientale, riconoscendone il valore di patrimonio collettivo a livello locale e internazionale.

• Sostenere programmi di cooperazione internazionale volti a diffondere il modello IG, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, rafforzando il ruolo dell’UE come attore di riferimento nella condivisione di esperienze e buone pratiche.

3. IG e flussi migratori: inclusione, lavoro e nuove cittadinanze rurali

Descrizione di scenario

Gran parte della forza lavoro agricola nelle IG è oggi rappresentata da migranti, spesso invisibili ma essenziali. Le IG, se ben governate, possono diventare strumenti di inclusione, formazione e partecipazione economica, attivando modelli virtuosi di cittadinanza rurale e coesione sociale.

Domanda guida

Come misurare e valorizzare il contributo complessivo delle IG?

Come trasformare la presenza migrante nelle filiere IG in una risorsa per la rigenerazione economica, culturale e sociale dei territori?

VISIONE

La sostenibilità sociale rappresenta oggi un tema rilevante sia per i cittadini sia per il legislatore. Il Reg. (UE) 2024/1143 ne sottolinea l’importanza nell’ambito della transizione verso un sistema socialmente responsabile. Tra le pratiche sostenibili che i gruppi possono adottare, il miglioramento delle condizioni di lavoro può generare effetti positivi nel contrasto allo spopolamento rurale e riflette l’obiettivo di garantire la competitività delle filiere sul mercato.

Le IG rappresentano strumenti strategici non solo per valorizzare i prodotti, ma anche per promuovere inclusione sociale e opportunità economiche nelle aree rurali. L’esperienza italiana documenta questa trasformazione: dove imprese, Consorzi e amministrazioni hanno investito in formazione professionale e inserimento stabile, i lavoratori stranieri sono diventati parte integrante della comunità rurale. Questi modelli dimostrano che la qualità del prodotto dipende dalla qualità del lavoro, e viceversa. Le certificazioni di sostenibilità adottate in alcuni territori mostrano come una filiera che tutela i lavoratori generi reputazione, competitività internazionale e incremento del valore aggiunto locale. In questa prospettiva, lo studio “The Potential of Geographical Indications for advancing the Realisation of Farmers’ Rights” evidenzia come le IG possano fungere da strumento concreto di garanzia dei diritti degli agricoltori. L’esperienza delle IG dimostra che la migrazione può diventare risorsa e non fragilità: quando i lavoratori accedono a percorsi di formazione, contratti trasparenti e partecipano alla vita economica e sociale delle comunità, il territorio non produce solo beni di qualità, ma anche coesione sociale, capitale umano e continuità generazionale. Per questo, la governance delle IG può e deve assumere un ruolo di presidio: nel governo delle filiere, nel trasferimento di competenze e nella creazione di nuove cittadinanze rurali, con un prodotto che rappresenta anche una garanzia sociale.

AZIONI

Le linee di intervento per trasformare la presenza migrante nelle filiere IG in una risorsa per lo sviluppo rurale devono riguardare:

1. Governance efficiente

• Sostenere l’adozione di pratiche sostenibili concordate dai gruppi di produttori, in modo da garantirne il rispetto uniforme tra tutti gli attori della filiera.

• Mappare le esigenze specifiche delle filiere tra le imprese aderenti ai gruppi di produttori, al fine di promuovere percorsi mirati di inserimento e valorizzazione dei lavoratori migranti.

2. Formazione e sviluppo di competenze

• Promuovere la raccolta annuale dei dati per analizzare regolarmente il contributo delle Indicazioni Geografiche allo sviluppo sostenibile, includendo anche il ruolo dei lavoratori migranti.

• Promuovere e finanziare percorsi di formazione e aggiornamento professionale per i lavoratori migranti, incrementando competenze e opportunità di accesso a ruoli qualificati nelle filiere IG, generando figure professionali stabili e non facilmente sostituibili.

• Individuare e promuovere opportunità di lavoro qualificato collegate ad attività complementari alle IG, favorendo la partecipazione di più membri della famiglia dei lavoratori. Ciò rafforza il legame con il territorio, facilita la permanenza stabile e promuove l’integrazione sociale e culturale nella comunità locale.

3. Valorizzazione economica

• Concedere incentivi finanziari e fiscali alle imprese che adottano pratiche socialmente sostenibili e investono nella formazione e integrazione dei lavoratori migranti nelle filiere IG.

• Promuovere strategie di comunicazione che evidenzino l’impegno delle filiere IG nella sostenibilità sociale e nell’inclusione dei lavoratori migranti, rafforzandone la reputazione e attraendo i consumatori.

4. Il valore economico delle IG nel futuro: ricchezza generativa e strategia di sistema

Descrizione di scenario

Le IG generano valore oltre il solo fatturato: creano occupazione, attrattività territoriale, reputazione, sostenibilità e innovazione. Serve oggi una visione evoluta del valore economico, che tenga conto del loro impatto sistemico e generativo.

A differenza dei modelli di business ad alto margine e breve durata, le IG creano valore nel lungo periodo grazie ai vincoli di origine, alle regole produttive e al radicamento nei territori. È per questo che il confronto competitivo non deve limitarsi alle performance annuali, ma considerare la sostenibilità economica pluriennale, come dimostrano indicatori assimilabili al valore attuale netto (VAN) nel medio-lungo termine. È il momento di riformulare indicatori, metriche e strategie che ne riconoscano il pieno potenziale.

Domanda guida

Come misurare e valorizzare il contributo complessivo delle IG all’economia reale, includendo dimensioni sociali, ambientali e culturali?

VISIONE

La capacità di generare impatto economico è un dato consolidato che ha contribuito al successo delle IG. Il Regolamento (UE) 2024/1143 ne delinea i punti di forza tra i suoi obiettivi: condividendo il valore aggiunto lungo l’intera filiera, le IG garantiscono una remunerazione adeguata, permettendo di investire in qualità, reputazione e sostenibilità, e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo rurale. Si evidenzia quindi come, anche grazie all’organizzazione collettiva, esse contribuiscano al perseguimento di obiettivi economici, sociali e ambientali. Secondo studi europei e internazionali, le IG producono un effetto moltiplicatore sui territori: ogni euro speso nelle filiere certificate genera valore diffuso, incrementando redditi, occupazione e capacità d’impresa. Le imprese a denominazione, rispetto ai concorrenti non certificati, registrano salari medi più alti (+32 %), un maggiore impiego di forza lavoro (+13 %) e migliori performance export in termini di valore e prezzo unitario. Le IG, dunque, si configurano come beni collettivi ad alto rendimento territoriale, capaci di trasformare la qualità in leva di sviluppo sostenibile e di consolidare la resilienza economica dei sistemi rurali. Tuttavia, misurare questo valore richiede strumenti nuovi: non basta analizzare i margini annuali o il valore alla produzione. Serve una visione sistemica e pluriennale, che consideri il contributo delle IG alla ricchezza complessiva dei territori, includendo dimensioni sociali, ambientali e culturali. Come osserva la dottrina giuridica recente, l’uso di indicatori economici deve evitare derive di “miopia gestionaria”: la quantificazione non può sostituire la comprensione della complessità territoriale. Gli indicatori vanno dunque interpretati come strumenti dinamici, capaci di leggere la pluralità dei valori generati dalle IG e di orientare le politiche pubbliche verso obiettivi di lungo periodo.

In questa prospettiva, il valore economico evoluto delle IG non coincide più solo con la somma dei ricavi, ma con la capacità di generare benessere durevole, equità territoriale e capitale relazionale.

AZIONI

1. Sviluppo di indicatori integrati di performance territoriali

• Creare indicatori multidimensionali in grado di misurare non solo i ricavi e i margini aziendali, ma anche l’impatto sociale (occupazione, formazione, inclusione), ambientale (uso sostenibile delle risorse, biodiversità, emissioni) e culturale (valorizzazione del patrimonio locale e identità territoriale). Tali indicatori consentono di quantificare il valore aggiunto di bene pubblico delle IG, considerando gli effetti economici, sociali, ambientali e culturali.

• Applicare metodi di misurazione pluriennali e dinamici, per cogliere l’evoluzione nel tempo del contributo delle IG allo sviluppo dei territori, evitando derive di “miopia gestionaria” basate solo sui risultati annuali.

2. Monitoraggio e comunicazione del valore generato

• Raccogliere e analizzare dati sistematici sulle filiere IG, evidenziando effetti moltiplicatori su redditi, occupazione, competitività e coesione sociale nei territori.

• Diffondere i risultati attraverso report, certificazioni e campagne di comunicazione, per valorizzare l’impatto delle IG presso istituzioni, consumatori e mercati, rafforzando la reputazione dei prodotti e la percezione del loro valore integrato.

3. Supporto a politiche pubbliche e strumenti di incentivazione

• Integrare i dati sul valore delle IG nelle strategie di sviluppo rurale, nei piani regionali e nelle politiche agricole comunitarie, orientando interventi pubblici verso la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

• Prevedere incentivi mirati (finanziari, fiscali o formativi) per le imprese che dimostrano capacità di generare impatto positivo complessivo, favorendo la diffusione di pratiche sostenibili e innovative lungo l’intera filiera.

• Riconoscere le IG come prodotti prioritari nell’ambito della revisione della normativa europea sugli appalti pubblici nel 2026.

5. Rigenerazione urbana: il ritorno delle IG in città

Descrizione di scenario

Le città stanno riscoprendo il cibo locale come leva di rigenerazione urbana, inclusione sociale e sostenibilità. Le IG possono contribuire a ridisegnare mercati, orti pubblici, laboratori del gusto e nuove economie di prossimità, riportando la cultura del cibo nei luoghi della vita quotidiana.

Domanda guida

In che modo le IG possono essere protagoniste di nuovi modelli urbani sostenibili, contribuendo alla transizione ecologica e sociale delle città?

VISIONE

Il rapporto tra cultura e sostenibilità nelle Indicazioni Geografiche emerge dal Regolamento (UE) 2024/1143, che le riconosce come patrimonio culturale e gastronomico vivente consacrandone il valore nella promozione delle filiere corte della distribuzione, con effetti sull’inclusione sociale. In questo contesto, le Indicazioni Geografiche agiscono come ambasciatrici del territorio e promotrici di sistemi alimentari locali: favoriscono filiere corte, garantiscono tracciabilità e offrono prodotti certificati con identità culturale. La loro presenza in mercati rionali, scuole, centri culturali e cucine didattiche può trasformare questi luoghi in infrastrutture sociali dove educazione alimentare, consumo responsabile e sviluppo economico locale si rafforzano.

I gruppi di produttori, in Italia i Consorzi di tutela, ne costituiscono l’anello operativo in quanto garantiscono standard qualitativi, coordinano iniziative promozionali e percorsi formativi e dialogano con amministrazioni, scuole, imprese e comunità. Questa capacità partecipativa facilita la progettazione condivisa di spazi, percorsi didattici e infrastrutture turistiche che connettono produzione territoriale e vita urbana, valorizzando paesaggio e cultura.

Evidenze scientifiche e pratiche mostrano che integrare le IG nelle politiche urbane del cibo, tramite pianificazione, programmi educativi e partenariati pubblico-privati, rafforza resilienza alimentare, biodiversità e coesione sociale. Perciò le IG non sono solo etichette d’origine ma piattaforme di governance che attivano collaborazione tra produttori, cittadini e istituzioni e orientano le scelte locali verso modelli alimentari sostenibili.

In sintesi, IG e gruppi hanno una valenza politica e operativa: sono attori strategici della transizione urbana, capaci di coniugare obiettivi pubblici e interessi comunitari e di trasformare la cultura agroalimentare in un’infrastruttura sociale che migliora la qualità della vita urbana. Per queste ragioni sono risorse ideali per promuovere sistemi alimentari urbani sostenibili, inclusivi e radicati nei territori.

AZIONI

Le linee di intervento per rendere le IG protagoniste della rigenerazione urbana e della transizione ecologica e sociale devono operare su più livelli, combinando governance, economia e progettazione dello spazio pubblico.

1. Integrazione delle IG nella pianificazione urbana e climatica

• Integrare obiettivi espliciti relativi alle IG nei principali strumenti di policy urbana (piani del cibo, piani d’azione per la biodiversità, piani climatici), affinché la valorizzazione delle produzioni certificate diventi un criterio guida per la pianificazione e la protezione del suolo periurbano.

• Riconoscere nei piani urbanistici corridoi verdi e aree produttive periurbane connesse alle IG, introducendo misure di salvaguardia contro la frammentazione del suolo e la perdita di connettività ecologica.

2. Governance multilivello e partenariato urbano-rurale

• Costituire tavoli permanenti di governance in cui gruppi di produttori, amministrazioni locali e soggetti della società civile definiscano strategie integrate di rigenerazione urbana e transizione ecologica.

• Promuovere convenzioni pubblico-private e accordi di filiera tra gruppi di produttori e amministrazioni locali per la gestione condivisa di servizi pubblici, mercati e programmi formativi.

3. Accesso agevolato ai mercati urbani e promozione di economie di prossimità

• Semplificare le procedure amministrative per la vendita diretta e la presenza dei prodotti IG nei mercati rionali, eventi urbani e iniziative temporanee (pop-up), garantendo al contempo requisiti di tracciabilità e qualità.

• Incentivare la creazione di circuiti economici urbani di prossimità, che favoriscano la distribuzione di prodotti IG e il rafforzamento della relazione diretta tra produttori e comunità cittadine.

• Promuovere la creazione di itinerari locali che colleghino mercati, ristoranti e siti culturali.

6. Giovani, nuovi consumi e cittadinanza alimentare: le IG nell’orizzonte delle nuove generazioni

Descrizione di scenario

Le nuove generazioni – giovani fino a 25 anni – cercano nel cibo senso, coerenza valoriale e identità. Le IG possono parlare il linguaggio dei giovani, ma devono rinnovare narrazioni, strumenti educativi e modalità di coinvolgimento, per diventare riferimento culturale e politico nel loro modo di abitare il mondo.

Serve inoltre una strategia per incoraggiare le giovani generazioni ad avvicinarsi ai mestieri legati alle IG, non solo in ambito agricolo, ma anche nella trasformazione, comunicazione e tutela dei prodotti, valorizzando le competenze tradizionali come leve per l’occupazione del futuro.

Domanda guida

Come costruire un nuovo patto culturale tra IG e giovani, che coniughi consumo consapevole, sostenibilità e partecipazione?

VISIONE

L’attenzione del legislatore comunitario alla sostenibilità risponde anche alle istanze della società: prodotti più sostenibili attraggono le nuove generazioni, sensibili ai temi ambientali e sociali, e incentivano filiere che garantiscano trasparenza e tracciabilità. Un sistema informativo affidabile, come previsto dal Regolamento (UE) 2024/1143 soprattutto per i prodotti trasformati, rafforza la fiducia dei consumatori e risponde a queste istanze, grazie a un’etichettatura chiara e coerente. Il regolamento riconosce anche l’importanza del ricambio generazionale, attribuendo ai gruppi di produttori un ruolo attivo nel favorire l’ingresso dei giovani agricoltori, facendo leva su attrattività economica e su aspetti ambientali e sociali.

Le indicazioni geografiche possono diventare un linguaggio culturale e politico con cui le nuove generazioni ricostruiscono la propria cittadinanza alimentare: non solo marchi di qualità, ma perimetri di senso che connettono identità, sostenibilità e opportunità.

Le IG possono rendere il lavoro agricolo più attraente combinando occupazione, innovazione sostenibile e radicamento territoriale. Sono inoltre strettamente associate a paesaggi e patrimoni culturali che i giovani valorizzano: analisi territoriali mostrano una chiara sovrapposizione tra produzioni IG e valori socio-ecologici, offrendo un racconto in sintonia con la sensibilità giovanile. Per dialogare con la Generazione Z è però necessario rinnovare narrazioni, strumenti educativi e modalità di coinvolgimento.

La ricerca indica che la certificazione accompagnata da informazioni chiare e da comunicazione educativa e territoriale aumenta la propensione all’acquisto. Da ciò derivano due priorità: educazione alle IG e politiche attive per l’occupazione giovanile nelle filiere certificate. Nonostante le potenzialità, oggi solo il 12% degli agricoltori UE ha meno di 40 anni, segnalando un ampio margine d’intervento per rendere il settore più attrattivo e sostenibile per le nuove generazioni.

AZIONI

Le azioni qui proposte sono pensate per costruire un nuovo patto culturale tra IG e giovani, coniugando consumo consapevole, sostenibilità e partecipazione.

1. Educazione e consapevolezza sulle IG

• Integrare nei percorsi scolastici, professionali e universitari moduli dedicati alle IG, alla qualità territoriale, alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare, utilizzando materiali didattici condivisi e approcci esperienziali.

• Promuovere linee guida comuni per la comunicazione educativa, come etichette didattiche, QR code e contenuti multimediali, che raccontino origine, impatti sostenibili e valore culturale dei prodotti.

2. Alleanze per la promozione consapevole delle IG

• Attivare partnership tra gruppi di produttori e reti di ristorazione con clientela giovane, per inserire nei menù prodotti DOP e IGP, comunicandone in modo trasparente origine, sostenibilità e peculiarità.

• Coinvolgere influencer e community digitali in percorsi di cocreazione di contenuti che diffondano cultura alimentare e sensibilizzino sui valori delle IG, valorizzandone il contributo alla sostenibilità e all’identità territoriale.

3. Lavoro giovanile nelle filiere

• Aumentare l’attrattività del settore attraverso incentivi, sostegni complementari al reddito e percorsi formativi efficaci per i giovani, con l’obiettivo di raggiungere il 30% della quota di giovani attivi in agricoltura, in linea con la Strategia UE per il ricambio generazionale.

• Introdurre, all’interno dei gruppi di produttori, meccanismi partecipativi dedicati ai giovani, per garantire rappresentanza, rinnovamento narrativo e coinvolgimento attivo nelle governance delle IG.

7. Intelligenza artificiale, vita digitale e IG: nuove sfide per l’identità e

la narrazione del cibo

Descrizione di scenario

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui conosciamo, scegliamo e raccontiamo il cibo. Le IG devono abitare questo nuovo ecosistema digitale senza perdere autenticità e senso, diventando protagoniste attive nella costruzione di narrazioni aumentate, tracciabilità intelligente e strumenti di promozione etica.

Domanda guida

Come guidare l’incontro tra IG e intelligenza artificiale per rafforzare la trasmissione dei saperi e l’identità culturale del cibo?

VISIONE

L’avvento delle nuove tecnologie ha spinto il legislatore europeo a intervenire in materia di protezione delle Indicazioni Geografiche sulle piattaforme di commercio elettronico e nei nomi di dominio, estendendo la tutela ex officio e introducendo un alert system. Tuttavia, per garantire informazioni affidabili e favorire la diffusione delle conoscenze, è necessario considerare le potenzialità e le implicazioni dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto non solo per i consumatori, ma anche per i gruppi di produttori e le imprese. In tale prospettiva, il Regolamento (UE) 2024/1143 richiama la responsabilità dei gruppi di produttori nel diffondere conoscenze legate al progresso tecnicoscientifico e alla digitalizzazione, come previsto dall’articolo 32.

L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento fondamentale per gestire la complessità delle attività dei gruppi di produttori e del settore. L’aumento delle funzioni previste dal regolamento, i rapidi mutamenti dei mercati e dei comportamenti dei consumatori e le esigenze operative della filiera non rappresentano più ostacoli insormontabili, ma costituiscono un’opportunità, soprattutto per le realtà meno organizzate e caratterizzate da risorse limitate. Con investimenti contenuti, i gruppi possono sviluppare modelli basati sull’IA per la gestione dei dati, l’analisi di mercato e il monitoraggio della tutela. Ad esempio, l’IA può essere utilizzata per la raccolta e l’analisi dei dati necessari alla redazione della relazione di sostenibilità introdotta dal regolamento, semplificando l’applicazione di pratiche sostenibili e migliorando la comunicazione delle azioni dei produttori. Il potenziale delle nuove tecnologie richiede un approccio strategico e integrato da parte dei gruppi di produttori, supportati da istituzioni e imprese, che consenta di rendere più efficiente il loro operato, ridurre i divari tra piccole e grandi realtà e favorire una crescita innovativa e virtuosa del settore agroalimentare legato alle produzioni di qualità.

AZIONI

Le azioni proposte per guidare l’incontro tra IG e intelligenza artificiale, valide su scala europea e adattabili ai diversi territori, sono:

1. Ottimizzazione della gestione operativa dei gruppi di produttori

• Promuovere l’utilizzo di soluzioni basate su intelligenza artificiale per supportare le attività dei gruppi di produttori, migliorando l’efficienza del loro operato.

• Sostenere iniziative volte a rendere efficace l’impiego dell’IA, includendo percorsi formativi per gli operatori, strumenti di assistenza digitale e progetti pilota.

2. Finanziamenti e incentivi all’adozione dell’IA

• Creare strumenti di finanziamento specifici per supportare i gruppi di produttori nell’adozione e implementazione di soluzioni basate sull’IA lungo l’intera filiera, inclusi gli ambiti di tutela, vigilanza e controllo e contrasto alla contraffazione.

• Introdurre criteri premiali nei finanziamenti pubblici previsti a favore dei gruppi di produttori e delle imprese, favorendo i progetti che impiegano strumenti di IA per migliorare l’efficienza progettuale.

• Promuovere l’uso dei big data sulla produzione tra i produttori, in particolare quelli più giovani.

3. Cooperazione tra realtà e sviluppo di competenze

• Favorire reti collaborative tra gruppi di produttori, promuovendo lo scambio di buone pratiche e l’adozione condivisa di soluzioni basate su intelligenza artificiale.

• Organizzare laboratori, mentoring e workshop all’interno dei gruppi di produttori per lo sviluppo collettivo delle competenze digitali, aumentando la capacità dei membri di sfruttare l’IA in maniera coordinata e sostenibile.

8. Turismo DOP e potere narrativo del cibo: le IG come ambasciatrici del territorio

Descrizione di scenario

Il cibo è linguaggio universale e patrimonio culturale. Le IG possono essere strumenti di soft power, diplomazia culturale e rappresentare l’identità europea nel mondo, promuovere coesione e dialogo interculturale. Ma servono strategie narrative e istituzionali capaci di sostenere questo ruolo in modo coerente e riconoscibile.

Domanda guida

Come rafforzare il ruolo delle IG come ambasciatrici culturali dell’Europa nei contesti internazionali, educativi e diplomatici, anche attraverso iniziative di turismo enogastronomico sostenibile?

VISIONE

Le Indicazioni Geografiche sono oggi un vantaggio economico per l’Europa e una risorsa d’identità culturale. Il Regolamento (UE) 2024/1143 riconosce il loro ruolo nella tutela della diversità culturale e del patrimonio immateriale. Attività collegate, come il turismo enogastronomico, ampliano la portata delle IG trasformandole in strumenti di diplomazia territoriale che connettono economia locale, turismo e cultura. Le IG vanno considerate ambasciatrici culturali: portano saperi, pratiche e memorie collettive che superano le barriere linguistiche. Valorizzate nelle politiche pubbliche e nelle relazioni internazionali, funzionano come leve di soft power, traducendo l’identità europea in narrazioni condivise e favorendo coesione sociale e sviluppo sostenibile. Il Turismo DOP è un modello integrato che fa delle IG motore di attrattività e di educazione culturale. Esperienze nei luoghi di produzione, percorsi formativi e iniziative culturali evidenziano il legame tra prodotto, paesaggio e patrimonio immateriale, trasformando la visita in atto di conoscenza e cittadinanza. Così le IG assumono una funzione educativa e civica, diffondendo autenticità, sostenibilità e diversità dell’identità europea. La gastrodiplomazia promuove l’immagine di un Paese attraverso cucina e prodotti simbolici, costruendo fiducia e dialogo tra popoli e istituzioni. Le IG, espressione radicata dei territori, rendono questa pratica credibile. In sinergia con il Turismo DOP, la gastrodiplomazia diventa strumento di educazione alla diversità culturale, favorendo la conoscenza dei territori tramite esperienze turistiche e formative che uniscono patrimonio gastronomico e sostenibilità. Per rafforzare questi ruoli è necessario integrare le IG nelle strategie culturali e diplomatiche europee: promuovere il patrimonio, tutelare la diversità alimentare e costruire una narrazione comune. Il coordinamento tra politiche culturali, turistiche, commerciali e di cooperazione è essenziale per evitare omogeneizzazioni e fare delle IG piattaforme d’incontro tra memoria e innovazione, mercato e cultura.

AZIONI

Per consolidare il ruolo delle Indicazioni Geografiche come ambasciatrici culturali dell’Europa, si propongono tre linee di intervento trasversali e adattabili ai diversi territori dell’Unione:

1. Consolidare la dimensione culturale, educativa e diplomatica delle IG

• Integrare nei quadri normativi e nelle politiche di promozione elementi che riconoscano il valore culturale e immateriale delle IG, includendo storie, saperi, pratiche produttive e patrimoni comunitari.

• Integrare i prodotti IG nella diplomazia pubblica europea: eventi delle rappresentanze estere, reti culturali, programmi di scambio e percorsi educativi legati alla cucina e al patrimonio alimentare europeo.

• Includere le Indicazioni Geografiche nella strategia europea sul turismo sostenibile, che sarà pubblicata nel 2026.

2. Rafforzare reti, narrazioni e strumenti di accesso

• Promuovere piattaforme culturali, digitali e turistiche che raccontino le IG attraverso itinerari, archivi multimediali nonché eventi e iniziative volte a favorire esperienze dirette nelle aziende produttrici.

• Sostenere reti di collaborazione tra imprese territoriali legate alla cultura del cibo e reti transnazionali tra produttori, enti culturali, operatori turistici e istituzioni diplomatiche, finalizzate alla progettazione di campagne comuni, scambi professionali e percorsi formativi dedicati alla gastrodiplomazia europea.

3. Garantire pluralità, partecipazione e tutela etica

• Adottare modelli di governance inclusivi che coinvolgano comunità locali, gruppi di produttori e istituzioni scientifiche, assicurando rappresentatività, trasparenza e rispetto del patrimonio territoriale.

• Promuovere narrazioni plurali che restituiscano la complessità culturale dei territori, evidenziando la differenza con i marchi commerciali e valorizzando la diversità come garanzia di credibilità nel dialogo internazionale.

Memorandum di Siena

ALLEGATO AL “LIBRO VERDE SUL FUTURO DELLE INDICAZIONI GEOGRAFICHE”

Siena - 6 Dicembre 2025

Il presente Libro Verde, elaborato congiuntamente dalle organizzazioni oriGIn, Origin Europa, Origin Italia, Origen España, oriGIn France e Qualifica–oriGIn Portugal, con il supporto scientifico e metodologico della Fondazione Qualivita, viene consegnato al Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Christophe Hansen quale contributo strategico del sistema delle

Indicazioni Geografiche alla fase di attuazione del Regolamento (UE) 2024/1143 e al futuro delle IG europee.

Il documento offre una lettura condivisa delle principali sfide che attendono tutte le IG europee – dalla sostenibilità alla digitalizzazione, dalla tutela internazionale anche online alla valorizzazione turistica dei territori, fino alla promozione di regole di libero commercio transnazionali ed al rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela e delle organizzazioni di produttori – e formula una serie di proposte operative per consolidare il modello europeo delle Indicazioni Geografiche nei prossimi anni.

Attraverso questo Libro Verde, i rappresentanti del sistema IG chiedono alla Commissione europea di:

1. Avviare un percorso strutturato di follow-up che, a partire dal Regolamento (UE) 2024/1143, definisca un vero e proprio Action Plan europeo sulle Indicazioni Geografiche, con obiettivi, strumenti, risorse e tempi chiari.

2. Rafforzare il coordinamento tra politiche di qualità, commercio, digitale, ambiente, sviluppo rurale e turismo, valorizzando le IG come leva trasversale di sviluppo sostenibile per i territori rurali europei.

3. Coinvolgere stabilmente le organizzazioni del sistema IG nei processi decisionali e nei tavoli di confronto europei e internazionali, riconoscendone il ruolo di interlocutori tecnici e istituzionali per la tutela delle filiere e dei consumatori.

Il Libro Verde sul futuro delle Indicazioni Geografiche intende così mettere a disposizione della Commissione europea una piattaforma di lavoro concreta e condivisa, nata dal dialogo tra i protagonisti del sistema delle Indicazioni

Geografiche, per accompagnare la nuova stagione delle politiche europee della qualità.

Riccardo Deserti

oriGIn

Charles Deparis oriGIn Europe

Cesare Baldrighi Origin Italia

Dominique Chambon

oriGIn France

Federico Moncunill Origen España

Teresa Pais Coelho

Qualifica–oriGIn PT

Cesare Mazzetti Fondazione Qualivita

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15. Lisbon Agreement for the Protection of Appellations of Origin and their International Registration, adopted in Lisbon on 31 October 1958, revised in Stockholm on 14 July 1967 and amended on 28 September 1979.

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