Thiene MesePlus
Periodico di informazione dell’Alto Vicentino
n. 39 - maggio 2026
A Thiene la Medaglia d’Argento al Valore Militare - p.4 ◆ Thiene tra fiori e sapori nel segno del riciclo - p.18

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Periodico di informazione dell’Alto Vicentino
n. 39 - maggio 2026
A Thiene la Medaglia d’Argento al Valore Militare - p.4 ◆ Thiene tra fiori e sapori nel segno del riciclo - p.18

Oreste Graziani, ex professore di ginnastica, si appresta a tagliare il traguardo degli 80 anni. Di cui oltre 40 da docente e 60 da arbitro. “Quando lo si è per un giorno, è per sempre!”


Omar Dal Maso
uasi 80 anni di età, quasi 50 di matrimonio con Maria e - senza alcun “quasi” - le nozze di diamante (60 di tessera) già festeggiate con l’Aia nel 2024, l’Associazione Italiana Arbitri. Una passione ardente quella che lega un professore di educazione fisica (in pensione) al mondo del pallone. Quando infilò in bocca il primo fischietto, a meno di 18 anni di età, Oreste Graziani non portava ancora quel baffo caratteristico esibito perfino nelle foto in bianco e nero. Il classe 1946 residente “ora e sempre” a Marano non ha affatto riposto i cartellini colorati in un cassetto, nemmeno nel giorno in cui ci si è dati appuntamento, di buon mattino, per questa intervista. “Facciamo presto, che alle 11 mi aspettano in palestra per arbitrare una partita tra ragazzi delle scuole!”.
Parole e simpatia di Oreste, oggi si direbbe docente di scienze motorie, nel suo caso da definire con il più iconico “prof di ginnastica”. Da insegnante ha girato il Vicentino, dal Liceo Classico Corradini a Thiene all’Itis Rossi nella sede distaccata a Schio. Per poi entrare in ruolo nel paese dove è nato, cresciuto e ha piantato i semi della famiglia – e anche quelli nell’orto, altra passione dichiarata – dove è sempre rimasto, pur se in perpetuo movimento. Perché Oreste, garantisce chi lo ama, non sta mai fermo. Lo confermano la moglie Maria e i figli Alberto, Teresa e Anna, in ordine di apparizione. La chiacchierata inizia raccontando di loro, da cuor di papà (e di nonno), delle tre nipotine e delle altre due in attesa. “Siamo


Ex professore di ginnastica, si avvicina a tagliare il traguardo degli 80 anni, di cui 62 da tesserato dell’Associazione Italiana Arbitri. “Quando lo si è per un giorno, è per sempre!”
quasi pronti ad allestire una squadra di calcio a 5 femminile” dice sorridendo. Un uomo di spirito, dotato di una verve al di fuori degli schemi e di un carattere che definire gioviale è dir poco. A beneficiarne, poi, continuano ad essere gli apprendisti arbitri –tra i quali c’è stato un certo Daniele Orsato, giusto per gradire -, dei quali è formatore per la sezione Aia “Frezza” di Schio. Prima la scuola. La nomina d’esordio a Zanè, salendo in sella alla bici tutte le mattine nel primo dei 42 anni di carriera. In tempi in cui nessuno parlava di scienze motorie, e pochi di educazione fisica: era la ginnastica. “La scuola è stata la mia vita. Pensare – confida - che ho iniziato per sbaglio, col diploma da perito industriale. Ai tempi era così, mentre già insegnavo ho intrapreso gli studi Isef a Verona”. Questa la missione, poi la passione. “Sì, il calcio, da giocatore scarsotto fino a 16/17 anni, poi da arbitro. La mia volontà è sempre stata trasmettere i valori dello sport facendo divertire i ragazzi, ci ho prova-
to in ogni modo. Giocare, faticare, divertirsi i miei pilastri. Ci vuole la voglia di voler bene ai ragazzi e tanta empatia. Anche se all’inizio non è stato facile, posso dire che è stata una scelta di vita e, tornassi indietro, la rifarei”. Poi l’Aia. L’emozione di indossare la divisa è impossibile da scordare. Prima partita a Thiene, categoria Juniores, lo ricorda volentieri Oreste, allora 17enne. Partì in bicicletta da Marano. In campo anche un compagno di classe, che gli diede del lei per tutta la partita. Per poi tornare amiconi a fine gara. “Prima giocavo alla Juventina Marano, la squadra dell’oratorio, poi dopo un paio di panchine di troppo decisi di fare l’arbitro, dal 1964 al 1980. Poi, si sa, come accade ai cavalli da corsa negli ippodromi, quando non vincono più sono destinati o al macello o alla riproduzione. Per mia fortuna – la battuta è esilarante -, mi è toccato aiutare i nuovi fischietti. Anche se, e chi fa parte dell’Aia lo sa bene, quando si è arbitri per un giorno lo si è per tutta la vita”.
Un po’ come lo spirito d’appartenenza degli Alpini, viene da pensare, pur con altri contesti intorno. Qui niente monti, ma campi, tanti. Di calcio, però, salendo fino alla serie C e viaggiando per l’Italia. Anche in luoghi, ci confida il maranese, dove al benvenuto si associava la visione non casuale di una fondina “sospetta” sotto la giacca di chi ti tendeva la mano. C’era poco da ridere, qui, tanto in altre occasioni. Per spiegare da dove veniva così diceva: “Avete presente Schio? Thiene? Malo? Sono tre paesini vicini a Marano. Io sono un maranese doc, come mia moglie, e ne vado fiero, perdonatemi.”
Come si è ancora arbitro a 80 anni? “In sezione sono osservatore dei giovani e seguo il ripasso pre esami, dove non ci sono slide o altro di tecnologico. Sono più portato per la pratica – dice con ironia - ad esempio a ricordar loro di allacciarsi le scarpe e di non dimenticare a casa orologio e fischietto, i ferri del mestiere insomma”. Calcio e scuola s’intrecciano nella vita di Oreste. In tempi di cambiamenti epocali in Italia. A torto o a ragione, dice, “fino agli anni ‘60 quando si parlava di sport vigeva l’equazione con il calcio fuori dalla scuola, dove invece era bandito e si faceva atletica o ginnastica. Per quanto fossi io stesso un appassionato e ho presentato una tesi di laurea sulla preparazione fisica del giovane calciatore, ho introdotto altre discipline per coinvolgere tutti. Ricordo il mezzo scandalo quando portai alle medie il calcio e il rugby al femminile, esperienze più che positive. Poi lo squash, il ping pong, il baseball, il tiro con l’arco e altri. Mi sono divertito e spero di averli fatti divertire”. Un ricordo dei Giochi della Gioventù?
“L’introduzione negli anni ‘70 fu pensata per promuovere lo sport dalla porta principale, quella della scuola, in modo accessibile. Si voleva favorire la pratica gratuita, garantire il diritto di fare sport a tutti, non solo a chi era dotato o perché era dotato il portafoglio del papà. È stato un veicolo di promozione eccezionale ma, poi, altro ha preso il sopravvento. Si è purtroppo perso il senso di quell’idea, sconfinando in eccessi di agonismo. Infine, se xé rivà a far morire imbriaghi chi che xa beveva e se lassava morire de sen gli altri.”


La tua visione del fare sport? “La competizione è con se stessi, gli sforzi orientati a migliorarsi, a superare i propri limiti. Mi piace sempre ricordare la frase “o vinco o imparo”, e che si gioca con e mai contro gli avversari. È importante insegnare il fair play, vale a dire l’onestà e il rispetto del prossimo. Il problema a monte è che le decisioni le prendono i politici, non gli sportivi genuini. Sono in pensione da 15 anni ormai, ho nostalgia di quei tempi, e se vado più indietro rimpiango il gioco in strada e in oratorio”.
Visto che si citava il ping pong, si torna agli arbitri. Va di moda chiedere il momento top e quello flop. Quali sono nei 62 anni di appartenenza all’Aia?. “Rimasi deluso quando venni dismesso, nel 1980, ma con tante soddisfazioni già in tasca. La più grande? Mi viene in mente una gara a Santa Maria Capua Vetere, nel 1972: Gladiator-Frattese. La stessa domenica qui si disputava Thiene-Schio, diretta dal famoso Paparesta, con in palio la D. Se il derby altovicentino era di un coefficiente di difficoltà pari a 10, la mia partita era mille. Finì 1-0 per i padroni di casa casertani, mi ricordo che l’osservatore mi rimproverò per aver dato due minuti di recupero temendo per la mia incolumità e che

all’unico gol ci fu un’invasione di campo del pubblico: perfino il parroco mi trovai davanti. Lui non potevo espellerlo”. Un’affezione profonda e, per certi versi, rigorosa, che costò perfino un arresto sfiorato al “baffo” in giacchetta nera. “È una traversia sorta da un equivoco che oggi posso raccontare, ai tempi meno. Mi trovavo a Genzano, vicino a Roma, feci allontanare dal campo un signore che non era in distinta, come da regole. Peccato fosse un commissario di polizia, in borghese. Si accomodò fuori, ma all’intervallo venne in spogliatoio ad annunciarmi che a fine gara lo avrei dovuto seguire in commissariato. Rischiai di perdere l’aereo e mi fu notificata una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. Insomma, si offese al punto di trascinarmi in tribunale”. La vicenda si concluse con l’archiviazione, mesi dopo. Oreste Graziani insomma si è “distinto” anche lì. Ma a Marano esiste anima viva che non lo conosca? “Beh, adesso che sono in pensione direi di sì – dice -, semmai posso dire che sono io a conoscere l’albero genealogico di tutte le famiglie di qui. Questo significa far parte di una comunità, e quella di Marano la ritengo speciale: non ci sono frazioni in paese, c’è un’unica parrocchia, e ho insegnato a scuola per trent’anni.”.
Ultime battute d’attualità dopo aver sgranato aneddoti divertenti e significativi, sulla Nazionale del calcio e sul Lane promosso in B. “Beh, spero non la ripeschino l’Italia, è una questione di buon senso. Il Vicenza invece ha fatto bene, certo, ma calma, sento tanti che parlano di serie A. Un passetin a la volta”. Che dai fiaschi per festeggiare non si passi ai fischi, e non certo quelli che Oreste colleziona e conserva come tesori. ◆
TAnna
Bianchini
hiene scrive una nuova pagina della sua storia. All’indomani della festa della Liberazione la città ha ricevuto ufficialmente la Medaglia d’Argento al Valore Militare durante una cerimonia solenne in piazza Chilesotti. Davanti a cittadini e autorità civili e militari, il conferimento ha sancito il legame indissolubile tra il sacrificio dei partigiani e la responsabilità delle nuove generazioni.
“La medaglia sancisce il valore ed il coraggio di chi ha versato il sangue per la libertà di cui tutti noi godiamo oggi. Un’onorificenza – come ricordato dal sindaco Giampi Michelusi - che appartiene idealmente ai nostri nonni, ma la responsabilità di ciò che rappresenta ricade interamente su di noi, affinché continuiamo a difendere strenuamente la libertà”.
Imponente lo spiegamento di rappresentanti dello Stato, con i plotoni di Esercito, Marina, Aeronautica, Guardia di Finanza e Arma dei Carabinieri.Ad aprire la cerimonia le parole espresse in una lettera inviata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha descritto Thiene come “Custode di una memoria intensa. Una comunità che si distinse con coraggio e responsabilità”. Il ministro ha ricordato come a Palazzo Cornaggia nacque la Brigata Mazzini, uno dei cinque principali gruppi partigiani che parteciparono alla lotta di liberazione nazionale. Ma ha ricordato anche l’importanza della popolazione thienese nell’offrire alla Resistenza un supporto fondamentale e concreto.

In piazza Chilesotti la cerimonia solenne alla presenza delle massime autorità: il tributo della città al sacrificio dei Partigiani e l’appello del sindaco Michelusi per la difesa della libertà.
Intensa l’orazione di Carlo Fumian, professore di storia all’università di Padova, che ha spiegato il contesto storico in cui si colloca la medaglia d’argento di Thiene. “Molti temono che il 25 aprile sia una cerimonia ammuffita – ha esordito Fumian sottolineando il contesto mondiale attuale e l’incertezza dovuta alle tante guerre in corso –. Non sappiamo quando usciremo da questa situazione così pericolosa per la nostra democrazia. Dovremmo unire le forze come si fece 80 anni fa. Senza la Resistenza le liberazioni sarebbero state più lunghe e dolo -

rose”. L’ospite ha poi evidenziato “l’insostituibile contributo e valore delle donne nel percorso che ha portato alla democrazia”, suscitando un caloroso e sentito applauso. Il professore ha concluso il suo intervento con la poesia di Salvatore Quasimodo intitolata ‘Alle fronde dei salici’: “E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento”.
Toccante il discorso del sindaco, che ha definito la Medaglia d’Argento al Valore Militare a Thiene il sigillo di un episodio corale. “La nostra natura è di essere uomini creati liberi per la libertà”. Il primo cittadino ha ringraziato i “thienesi e non che gravitavano a Thiene e che sono stati anelli in quella cordata per la libertà che si chiama Resistenza”. Michelusi ha infine citato Piero Calamandrei: “Se volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Durante la presentazione della celebrazione, si era distinto con un intervento toccante Giannico Tessari, ex amministratore e ricercatore storico, che ha curato la mostra allestita a Palazzo Cornaggia. Per Tessari, la medaglia non è un oggetto inanimato ma un simbolo vivo. “Non rappresenta un qualcosa di freddo, ricorda i nostri padri, i nostri nonni, la nostra storia locale e nazionale”.
Tessari, che da anni organizza i viaggi della memoria nel campo di concentramento di Mauthausen accompagnando gli studenti delle scuole per far conoscere e vivere una pagina nera della storia con lo scopo di non ripetere gli errori del passato, ha sottolineato che il problema sarà il grande vuoto che si aprirà quando anche gli ultimi due partigiani ancora in vita se ne andranno per sempre. “Grazie al Signore noi siamo nati dopo la guerra, abbiamo raccolto il testimone da chi c’era prima di noi e dovremo passare il testimone ai più giovani. L’urgenza è la trasmissione della memoria. Quando la medaglia si muoverà accompagnata al gonfalone dovrà essere un momento che tocca al cuore, auspico che questo sia un momento coinvolgente per la città intera, per chi ci sarà. Oggi con-
tiamo solo due partigiani in vita, quando non saranno più con noi non potremo dimenticare e lasciar spegnere i ricordi. Sono gli ultimi partigiani, lasceranno un vuoto che noi vogliamo colmare, trasmettendo la passione per la nostra storia, che è una storia di guerra ma anche di riscatto per il nostro paese. Questo evento non è organizzato per noi, ma per chi verrà dopo di noi”. Non è sfuggita l’importanza della partecipazione all’evento straordinario di sindaci di diversi schieramenti politici: “Vedere sindaci di diversi schieramenti uniti in questa organizzazione dimostra che questi valori sono patrimonio di tutti”.
Andrea Zorzan, presidente del Consiglio Comunale di Thiene, nel suo intervento ha evidenziato come il percorso verso questo traguardo sia stato un esempio di coesione. “Thiene si è mossa all’unisono verso un obiettivo comune – ha evidenziato –. Abbiamo voluto creare il massimo della consapevolezza, arrivando a ogni singola famiglia. Thiene si conferma centro del territorio, aprendosi ai comuni limitrofi e ottenendo patrocini di prestigio da Regione, Provincia e Università. È un evento che abbraccia trasversalmente tutto il nostro mondo politico”. ◆


VOmar Dal Maso
ia le transenne e via libera ai selfie e alle foto da scattare alla restaurata Fontana di Bacco e Arianna, con sullo sfondo il palazzo che ospita il Municipio di Thiene. Torbide acque e gruppo scultoreo segnato da smog e dall’incedere del tempo rimangono solo nei grigi ricordi di residenti e visitatori, così come il perimetro recintato nel corso delle due fasi di cantiere, definitivamente concluso.
“Quest’acqua che ondeggia mitighi l’ardore del vino bevuto” recita il motto in lingua latina, che rimane scolpito e d’attualità anche come monito, a quasi 115 anni esatti dall’installazione del monumento in piazza Ferrarin, nell’oasi verde di fronte alla sede della politica e dell’amministrazione cittadine. Era infatti il 1911 quando l’opera dell’architetto Egisto Caldana fu donata alla municipalità, secondo gli archivi storici della città, come prodigo omaggio del Conte Guardino Colleoni. Edificata su pietre tenere prelevate dai Colli Berici tanto cari all’ideatore, nel suo zampillare d’acqua e luce ha trascorso ben oltre il secolo di “vita” in bello sfoggio nel centro storico di Thiene.
Ben più di un lifting quello a cui è stato sottoposto uno dei simboli più cari ai thienesi, un manufatto che ha fatto da testimone alla vita della città in questi 115 anni, vedendosi sfilare intorno bambini intenti a giocare nel parco, sindaci e amministratori della città borbottare e confabulare all’uscita dalle stanze del Comune, soldati in partenza (tanti) e al ritorno (desolatamente pochi) dai due conflitti bellici mondiali, e le signore thienesi del centro tra ciacolade di allora e gossip moderni. Con il mito di Bacco e Arianna e le statue, ammirabili tra gocce d’acqua “sparate” in aria e che ricadono nella vasca di 60 cm di altezza ora tornata ai fasti degli albori. Vasca che tornerà

Superate le pastoie della burocrazia e investiti circa 80 mila euro per restituire ai thienesi il monumento idrico di piazza Ferrarin. Pulizia, restauro e sostituzione degli impianti: ecco i lavori appena conclusi.
a contenere la fauna ittica prescelta, vale a dire pesci rossi, ospitando magari pure insetti e, magari, anche qualche lucertolina di passaggio.
L’intervento di pulizia generale aveva consentito di rimuovere incrostazioni, muschio e licheni. Via i residui di smog, restituendo quel decoro estetico che si confaceva alla fontana, uno dei biglietti da visita più gradevoli alla vista del centro. Ma non si è trattato di un mero restauro per gusto d’arte, vista la necessità pratica di rendere efficienti gli impianti idrici obsoleti – erano ingenti le perdite d’acqua nel sottosuolo – e prevenire l’infiltrazione di radici vegetali tra le pietre che ne minacciavano la stabilità. Un impegno, quindi, da 80 mila euro. A concorrere nel tribolato iter dei lavori la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, con le maestranze tecniche del Comune di Thiene a lavorare tra scartoffie e archivi e preventivi per venirne a capo.

Il complesso scultoreo ha ritrovato la luce a fine aprile e subito sono state scattate miriadi di foto. A seguire l’opera, passo dopo passo, l’assessore ai Lavori Pubblici Nazzareno Zavagnin, in regia di una squadra di tecnici e impiegati che hanno dovuto dribblare vari ostacoli burocratici. “Vedere la fontana in quelle condizioni prima era un colpo al cuore, e ora invece è uno splendore, i tempi non sono stati brevi come speravamo – spiega il sindaco Giampi Michelusi - ma la missione è stata compiuta. Con questo intervento abbiamo voluto non solo preservare un simbolo storico e identitario ma garantirne il futuro attraverso impianti più efficienti e sostenibili. Ringrazio tutti i professionisti coinvolti: riconsegniamo ai cittadini un monumento e un luogo rinnovato, che potrà continuare a raccontare la nostra storia e ad arricchire la vita della comunità”. Il secondo stralcio dei lavori ha riguardato la sistemazione della vasca e dei sistemi idraulici superati e difettosi, motivo di elevati dispendi energetici sia idrici che elettrici. D’ora in poi si assicura una più accurata ed efficace gestione dei giochi d’acqua e delle luci, abbattendo i consumi e i costi di manutenzione, adeguando l’opera alle norme di sicurezza vigenti. Infine, il sistema di illuminazione è composto da sei proiettori a led con colorazione bianca e varie gradazioni di colori. Che poi, quello che più conta, qui, è quello “trasparente”, quello dell’acqua che sgorga e zampilla catturando gli sguardi di chi passeggia verso Corso Garibaldi. ◆


Una “bussola” donata agli studenti di 12 anni e dintorni in procinto di intraprendere il proprio percorso futuro. Scolastico sì, ma in prospettiva anche professionale e di vita. Il Padiglione Fieristico di Thiene si è confermato ancora una volta luogo cruciale per le scelte scolastiche degli alunni che si accingono a concludere il ciclo della scuola dell’obbligo. Ospitando per un giorno intero il Mith 2026, forum di orientamento che negli anni è diventato punto di riferimento imprescindibile per centinaia di famiglie. L’acronimo, per chi non lo sapesse, sta per Meeting Istituti Thienesi. L’edizione di quest’anno ha segnato una svolta
Il consueto appuntamento dedicato agli studenti delle terze ha anticipato i tempi, rivolgendosi per la prima volta agli alunni di un anno più giovani.
significativa rispetto al passato: l’appuntamento è stato interamente dedicato alle classi seconde delle scuole medie. La scelta di rivolgersi ai ragazzi del secondo anno è nata da una visione strategica della Rete di Orientamento di Thiene, intenzionata ad anticipare i tempi della riflessione sul percorso post-diploma. “L’obiettivo è stato quello di dare agli studenti e alle loro famiglie il tempo necessario per una scelta consapevole, uscendo dalla logica dell’urgenza tipica dell’ultimo anno”, hanno spiegato gli organizzatori a margine dell’evento.
Spostando il focus da ottobre ad aprilemese tradizionalmente riservato alle terze medie, con alunni ormai già prossimi alle iscrizioni -, il Mith si è trasformato in un laboratorio di esplorazione strutturato e, per così dire, senza “l’acqua alla gola”. I giovani visitatori, provenienti dagli Istituti Comprensivi di un territorio vastissimo
Il settimo incontro ha concluso ad aprile un progetto di Ulss 7 Pedemontana e Comune orientato a favorire la costruzione di una comunità educante.
Essere genitori oggi non è una sfida solitaria, ma un cammino da condividere con l’intera comunità. Lo garantiscono le 140 “case” che hanno aderito al percorso condiviso intitolato “Creare Comunità nutrendo mamma e papà”, l’iniziativa a cadenza mensile (sette gli incontri in tutto) che si è conclusa con una marcia vir-
tualmente “mano nella mano” a cui hanno partecipato coppie di genitori e i loro figli, lo scorso sabato 18 aprile 2026. Partenza in prossimità della Biblioteca Civica, sfilando per il centro di Thiene dopo aver fatto tappa nelle piazze e nei parchi della città altovicentina, tra cui Villa Fabris. Con tante carrozzine portabebé al seguito. Una fe-
(che abbraccia Thiene, Villaverla, Montecchio Precalcino, Marano Vicentino, Carrè, Zanè, Sarcedo, Zugliano, Breganze, Colceresa, Lugo, Fara, Lusiana, Dueville e Malo), hanno potuto osservare l’offerta formativa senza la pressione delle scadenze imminenti. All’interno del Padiglione di via Vanzetti sono stati allestiti gli stand di tutti gli istituti superiori con sedi dislocate a Thiene, affiancati dalla presenza della Scuola Alberghiera Engim di Tonezza. Per garantire una panoramica davvero esaustiva, la Rete ha coinvolto anche diversi istituti “fuori rete”, presenti con postazioni informative dedicate a indirizzi peculiari non disponibili nell’offerta locale. Questa sinergia ha permesso a ogni studente di proiettarsi verso il domani con maggior consapevolezza, consentendo di “studiare”, appunto, tutti i possibili percorsi formativi capaci di valorizzare le proprie attitudini e i sogni individuali. ◆ [O.D.M.]
sta per tutti, e per di più ben riuscita, organizzata in corrispondenza di un traguardo collettivo a sette mesi dal via al progetto, giunto alla fine con una camminata “agile” di 3 km, intitolata “A spasso con mamma e papà”. Una passeggiata amichevole pensata per riscoprire il valore dell’incontro e del territorio.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra il Comune di Thiene e i Servizi Socio Sanitari dell’Ulss 7 Pedemontana, si era posto l’obiettivo di creare un supporto alle famiglie con bambini tra 0 e 6 anni. Il 18 ottobre scorso il primo step, attraverso un approccio non di “lezione dal palco” ma orientato al confronto aperto. Il punto di partenza sin dalle premesse? Un assioma tanto semplice quanto liberatorio: non esiste il genitore perfetto. Ogni coppia costruisce la propria strada attraverso prove, errori e la riscoperta delle proprie potenzialità, in un processo di crescita che coinvolge l’intero nucleo familiare. ◆ [O.D.M.]



Anna Bianchini
imentichiamo i giovani annoiati o quelli che cercano gli stimoli nel mondo tecnologico. Dimentichiamo anche quei ragazzi che passano il tempo in hobby passeggeri per immergerci nel mondo pop di Alessandro e Nicolas, 22enni ex studenti del Liceo Artistico di Schio, artisti che usano la tecnica della Graffiti art. Nel weekend di Pasqua, visto che con i loro coetanei non avevano avuto modo di organizzare la tradizionale grigliata pasquale, hanno deciso di fare un regalo a tema alla città di Thiene. Nel sottopasso di via San Giovanni Bosco hanno realizzato un graffiti allegro e con un tocco pop per festeggiare una giornata e condividerla con chiunque passasse di là. E come soggetto hanno scelto la leggerezza di Hello Kitty.
Dopo aver terminato il Liceo, oggi Nicolas prosegue il percorso di studio artistico in Design all’università mentre Alessandro ha scelto di cominciare a lavorare, anche per poter contare su una certa disponibilità economica. Artisti per passione, la loro graffiti art non è una ribellione politica ma una ricerca intima ed estetica.
“Dipingere murales è la nostra passione –spiegano raccontandosi in alternanza – È un hobby che abbiamo da un po’ di anni, ci piace apparire con i nostri disegni”.
Alessandro e Nicolas infatti non vogliono mostrarsi in viso e chiedono se sia possibile non menzionare il loro cognome. Una semplice forma di privacy, che esprime la loro intenzione di farsi conoscere solo attraverso il loro modo di dipingere.
“Ci piace creare arte un po’ fuori dagli standard – dicono – Ci abbiamo messo un po’ di

La coppia di amici 22enni trasforma il grigio dei muri di città in “tele” per disegnare. La loro è una una ricerca estetica fatta di studio ed esperienza, investimenti personali e tanta passione.
tempo a trovare la tipologia che ci rappresentasse, ora l’abbiamo trovata e la passione per questo tipo di forma di espressione ci coinvolge sempre di più”.
Dopo la jam invernale organizzata a Magrè e che ha fatto confluire a Schio oltre 30 artisti arrivati anche da fuori regione, e dopo qualche dipinto in diversi muri dell’Alto Vicentino, sono arrivati a Thiene alla ricerca di un muro libero. Un muro che non è il primo in città. Nicolas e Alessandro non dicono di dove sono, ma con la visione ampia che caratterizza la loro giovane età ci tengono a precisare che il loro comune è l’Alto Vicentino.
Formati in una scuola d’arte, Alessandro e Nicolas sottolineano di essere interessati

ed attratti dall’arte in generale e nonostante la loro forma espressiva sia la graffiti art, con qualche incursione nel mondo pop, non disdegnano nemmeno l’arte classica. “Noi facciamo graffiti art – spiegano – È un tipo di pittura diversa dalla street art. La street art lancia messaggi politici, prende posizioni, invece i nostri graffiti e la graffiti art in generale è pura forma artistica”. Osservarli mentre disegnano è emozionante. Professionale la loro attenzione ai dettagli, la condivisione delle scelte, i termino tecnici per definire segni e colori, la precisione nel segno, la tecnica. Loro spiegano: “Non improvvisiamo nulla. Siamo studenti di arte, sappiamo disegnare. Ogni disegno nasce da uno studio – mostrando il foglio che avevano preparato a casa e le varie fasi richieste dal lavoro – La tecnica si sviluppa con il tempo, prima di dedicarsi a un muro bisogna fare pratica, un sacco di pratica”.
Mentre realizzano la loro opera pasquale per Thiene, vicino a loro hanno una scaletta che li aiuta a dipingere nelle diverse altezze e due borsoni pieni di bombolette. Balza all’occhio che un hobby di questo tipo non può essere economico e richiede un grande rispetto per l’ambiente. “È un investimento economico importante – sottolineano, con Alessandro che spiega l’importanza di avere un lavoro per alimentare il suo hobby – Oltre a questo aspetto bisogna ricordare che le bombolette inquinano, per cui quando finiscono vanno smaltite nel modo corretto”. ◆
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Attualità
TOmar Dal Maso
radizione e traduzione s’incontrano, con la benedizione della filosofia. Materia che, insieme al greco e al latino, le cui versioni rappresentano da sempre la prova per eccellenza, a quanto pare si conferma humus fertile per chi a Thiene coltiva una consapevole predilezione per le materie umanistiche. A dimostrarlo de facto è il terzetto di studentesse del “Classico” cittadino, stavolta con l’iniziale maiuscola, tornate dalla trasferta di Torino con una pergamena tra le mani per ciascuna e un’esperienza da conservare nel cuore. Un tris d’eccezione, che ha messo in campo dedizione allo studio in abbinata a capacità innate e si presume pure un pizzico di passione. I loro nomi? Sveva Ferretto, Sveva Maria Artuso e Matilde Giovanardi. Terzetto “olimpico” che si è guadagnato riconoscimenti d’élite un concorso organizzato nell’ambito delle discipline classiche e della filosofia. Niente medaglie d’oro, argento e bronzo al collo come accade alle Olimpiadi dello sport, ma un carico di soddisfazioni che fa poetica rima con emozioni, provate a metà aprile nel corso della quinta edizione del Certamen Classicum Philosophicum.
Che rappresenti ormai un “classico”, vedere il Liceo Statale Corradini di Thiene “ai piani alti” tra le offerte formative a livello nazionale su più fronti, è una consuetudine assai consolidata. Qui insomma sta la tradizione, confermata. Fa ancor più piacere, poi, su un piano meno solenne, osservare i volti sorridenti di tre giovani liceali vicentine di 18 anni o poco più (le premiate frequentano il biennio conclusivo del ciclo di studi superiori). “Maghe” delle traduzioni o comunque nel proporre elaborati di alto pregio culturale.
Le allieve del Corradini sono state accompagnate dalla referente Maria Pia Beriotto, in una tre giorni che ha offerto momenti conviviali tra concorrenti e docenti, la visita guidata del capoluogo piemontese, un concerto serale e una tavola rotonda conclusiva, in attesa degli esiti del concorso. I piazzamenti da podio si configurano come una sorta di ciliegina – anzi tre – al termine dell’esperienza vissuta. Vincere un oro in greco o un bronzo in filosofia a livello nazionale non significa semplicemente conoscere le regole grammaticali di lingue definite “morte” da qualcuno, infatti, ma
Come in un podio olimpico: al centro Sveva, a sinistra Sveva Maria e, a destra, Matilde

Tre podi per altrettante studentesse thienesi che si sono cimentate in un concorso nazionale a Torino, dedicato alle materie latino, greco e filosofia.
dimostrare di saper dialogare a distanza di secoli con i giganti del pensiero antico, rintracciando nel passato – anche remoto - le radici delle sfide contemporanee.
Sveva Ferretto, di Marano, si è classificata al 1° posto per la sezione di Greco, traducendo e commentando in modo impeccabile un brano di Tucidide. Sveva Maria Artuso, di Thiene, ha conseguito il 2° posto nella sezione filosofica, producendo un elaborato originale, efficace e coinvolgente. Matilde Giovanardi, concittadina di quest’ultima, si è classificata terza nella sezione di Latino in virtù di una traduzione corretta ed efficace.
“La partecipazione al Certamen – commenta la dirigente scolastica Marina Maino- ha voluto offrire non solo un’occasione per la valorizzazione del percorso formativo degli studi classici, ma anche per conoscere ragazzi provenienti da tutta Italia con cui in modo spontaneo si sono instaurati legami di simpatia, condivisione e amicizia”. Traguardi “dentro” e fuori i libri di scuo -
la che testimoniano come il Liceo di Thiene non sia una teca di cristallo polverosa, ma un laboratorio di pensiero vivo. Vedere giovani menti del territorio altovicentino primeggiare in ambiti così elevati non può che rappresentare una risposta efficace a chi, troppo spesso, liquida gli studi liceali come distanti dalle necessità del mondo reale. Per il Corradini, infine, questi premi rappresentano una sorta di certificazione di qualità che va oltre i dati delle statistiche ministeriali. Raccontano di una scuola che sa farsi comunità educante, capace di attrarre studenti da tutto l’Altovicentino e di restituire loro una preparazione che apre le porte delle migliori università, non solo in Italia ma anche all’estero. Tornando alle protagoniste, tutte e tre le studentesse sono maturande, dunque ormai agli sgoccioli della loro esperienza “corradiniana” e in odore di diploma. In attesa di un futuro che, invece, viste queste premesse, “profuma” di tante altre soddisfazioni. ◆

Èstata presentata in occasione del nono anniversario dalla fondazione di Agritour la campagna di raccolta fondi per l’allestimento della nuova sede della cooperativa Mais Marano, in via Molette a Marano Vicentino. Un luogo che vuole diventare uno spazio condiviso con altre realtà locali, un punto di riferimento per il settore agricolo e di promozione del territorio rurale, insomma la futura “Casa degli agricoltori dell’Alto Vicentino”. Il progetto prevede la ristrutturazione e valorizzazione degli spazi di un capannone, in funzione di un miglioramento dei servizi per una rete di associazioni locali che condivideranno la struttura.
L’obiettivo è riuscire a realizzare la “Casa degli agricoltori”, che comprende un’area di magazzino e uno spazio per l’essiccazione del mais, una stalla per gli asini dell’associazione Gea, che si occupa di interventi assistiti con gli animali e un’aula didattica. Sono previsti anche una stanza da adibire a sede e deposito di Agritour e il Museo della Civiltà rurale della Val Leogra.
“Il nostro obiettivo prevede un raggruppamento di più forze che ora si trovano disperse sul territorio – ha spiegato Flavio Sartore, presidente della cooperativa Mais Marano –. Avere una sede unica ci aiuterà a crescere in termini di qualità e professionalità, non solo nei servizi e prodotti ma anche ai soci stessi che da anni investono su questo patrimonio. Uno spazio – conclude il portavoce - che ci aiuti a garantire un futuro anche ai giovani agricoltori”. Per il sindaco di Marano Vicentino Mar-

Presentata la raccolta fondi per la nuova sede: un progetto condiviso tra Mais Marano e altre realtà locali per valorizzare il territorio e le tradizioni agricole.
co Guzzonato, invitato alla presentazione dell’idea, si tratta di “una giornata speciale per il mais Marano e per i produttori, oltre che per il nostro Comune: inizia a prendere forma il percorso per una sede dedicata al mondo agricolo, punto di riferimento per l’Alto Vicentino e per la promozione
Il Silva Calcio organizza un evento musicale per sostenere due progetti benefici
Il calcio che non è solo strategia di attacco e difesa per fare gol, ma spirito di squadra e tanta solidarietà. Il Silva di Marano organizza al Parco della Solidarietà un evento con la Diapason Band che si esibirà in un concerto tributo a Vasco Rossi. Data da segnare è sabato 6 giugno. Il club non è nuovo a scendere in campo per la solidarietà e continua a giocare le due partite più importanti: quelle per aiutare il prossimo. “Prima Virtus Marano, dal 2004 siamo il Silva Calcio – spiega Fabio Rossi, socio fondatore –. Siamo più una fa-
miglia che una squadra, per noi la passione per il calcio è la vera priorità. Non c’è mai stato lo scopo di arricchirci, lavoriamo tutti insieme e per noi donare qualcosa al prossimo serve a riconoscere che lo sport fa bene a tutto tondo”. Il gruppo negli anni ha avuto alti e bassi, con i ‘bassi’ segnati dal dolore per la perdita di amici della squadra. “Siamo stati messi alla prova da lutti che ci hanno segnato, è stata proprio la perdita improvvisa di due persone nel 2008 ad avvicinarci alle adozioni a distanza”.
del mais Marano, un patrimonio storico da tutelare e tramandare insieme ad altri Comuni”.
Per sostenere il progetto è possibile fare una erogazione liberale alla società cooperativa agricola Mais Marano, Iban IT 82P0880760490000000895382. ◆ [A.B.]
Il contatto con Suor Lucia che opera in Angola e con l’ostetrica Laura De Munari è fondamentale per portare avanti progetti di solidarietà. “Sappiamo sempre dove devolviamo i soldi che doniamo – spiega Rossi –. Ad ogni torneo doniamo parte del ricavato a Suor Lucia e all’associazione Raggio di Sole, qui in ricordo di una cara amica mancata per un tumore al seno e che ha lasciato due bimbi”.
Il Silva ha un obiettivo: diffondere la cultura sportiva. Quello sport sano, ricco di principi, di spirito di squadra, intriso di fatica e di valori da condividere. “Giochiamo a livello amatoriale, gioiamo della vittoria ma per noi prima vengono i valori umani. Quelli della mia generazione sono quelli che avevano solo il pallone ed il pallone era tutto. Giocavamo finchè eravamo ko. E con quello spirito andiamo avanti”. ◆ [A.B.]

TAttualità
Anna Bianchini
hiene si veste di primavera e si colora e profuma di fiori e sapori. Un evento atteso che anche nell’edizione 2026 ha riempito il corso e le piazze di gente e allegria.
La grande festa, organizzata dall’associazione di volontariato Amici di Thiene, in collaborazione con il Comune e Confcommercio Mandamento di Thiene e con IAT e Pedemontana Veneta e Colli, è tornata a far fiorire ancora una volta il centro storico presentando belle novità.
L’edizione 2026 si è arricchita innanzitutto di una terza giornata rispetto al tradizionale week end di due giorni, con inizio venerdì 1 maggio e il termine domenica 3 maggio. Thiene come un’oasi verde e fiorita, ricca di colori, profumi e sapori. Dalle vetrine in fiore all’arte in piazza, dai laboratori creativi alla gastronomia tematica, dagli hobbisti alla ricca mostra mercato, tante proposte hanno abbellito le piazze, le vie e gli angoli del centro storico.
Bepi Restiglian, anima infaticabile e appassionata dell’associazione Amici di Thiene, ha sottolineato: “Abbiamo aperto il 1 maggio con l’esposizione delle auto Abarth e l’animazione a cura del gruppo folcloristico Majorette Malo, e alle 16.30, la passeggiata di mezzi a 2/3 ruote addobbati con elementi floreali”.
Restiglian ha ricordato gli esordi. “È cominciato tutto nel 1997 quando l’allora sindaco Marina Maino ci affidò la gestione del mercato franco, che abbiamo chiamato Thiene 1492. Abbiamo voluto che la manifestazione fosse fatta da thienesi. Da maggio a ottobre abbiamo realizzato 200 costumi. Poi è nata Thiene Fiori e Sapori. Una manifestazione per celebrare l’arrivo della primavera con allegria. È nata l’idea di allestire con allegria le rotonde, e sono nati gli spaventapasseri. L’idea di Mirella (moglie di Bepi Restiglian) era quella di utilizzare materiali da buttare per valorizzare il riciclo. Gli spaventapasseri fatti


Il centro storico trasformato in un’oasi verde con una giornata extra di festa. Tra auto d’epoca, spaventapasseri creativi e l’impegno degli Amici di Thiene, la città ha celebrato la primavera e la sostenibilità.
con materiale di riciclo sono il simbolo di questa stagione ma hanno anche un valore simbolico forte se pensiamo da che cosa sono fatti. Un anno avevamo un banchetto a Made in Malga ad Asiago ed è venuto un gruppo di ragazzi della Lega del Filo d’Oro per chiederci se potevamo insegnare loro a fare gli spaventapasseri. Sono venuti nel nostro laboratorio per imparare”.
Le grafiche della manifestazione hanno subito un restyling: “Abbiamo voluto rinnovare le grafiche della manifestazione, realizzate da Serena Scorrano, e aggiungere nuove proposte accanto a quelle consuete e che risultano molto gradite dal pubblico – ha concluso Bepi Restiglian – Ancora una volta le rotatorie della città abbellite con originalità e con attenzione per il riciclo e per l’ambiente, vogliono dare il nostro speciale “Benvenuto” a chi verrà a Thiene, comunicando allegria e serenità. Ringrazio i

Volontari per un impegno degno di plauso e di riconoscenza”.
Dichiara il Sindaco, Giampi Michelusi “L’Amministrazione Comunale esprime profonda gratitudine agli Amici di Thiene, ai Volontari e a tutte le innumerevoli realtà che collaborano e che permettono di realizzare questa magnifica sinfonia di primavera, una sinergia di generosità e impegno di cui la Città è orgogliosa. Confido in un vasto pubblico, soprattutto di famiglie: a Thiene troveranno serenità, svago e divertimento e il calore di un clima di amicizia e festa”.
“Non è facile organizzare eventi di questa portata – ha commentato l’assessora all’Animazione del Centro e al Turismo Marina Maino – Eppure, anno dopo anno, Bepi Restiglian e tutti gli Amici di Thiene rinnovano il loro impegno e il loro entusiasmo, riuscendo a stupirci per la freschezza delle idee, creative eppure semplici, proprio come la primavera, autentica protagonista della manifestazione, nella svariata molteplicità dei suoi colori e dei suoi sapori”. Sergio Terzo, Direttore Mandamentale ConfCommercio Thiene ha aggiunto: “Ringrazio quanti collaborano a questa storica manifestazione che apre a una serie di iniziative annuali. Ancora una volta Thiene si conferma capitale del commercio dell’Alto Vicentino: tutto quanto contribuisce a questo è ben gradito e apprezzato”. ◆

IOmar Dal Maso
l mondo dell’handbike e del ciclismo paralimpico si è “stretto le mani” a Villaverla per un giorno, in nome dello sport e della forza di volontà condivisa. Il cielo sopra la cittadina, in quella domenica 19 aprile 2026, si è presentato a tratti plumbeo e minaccioso, quasi a voler mettere alla prova, ancora una volta, la tempra di chi lo sport lo vive come una sfida continua contro il limite. Ma le nuvole non hanno fermato nessuno. Non hanno fermato gli atleti, non hanno scoraggiato il pubblico e, men che meno, hanno intaccato la macchina organizzativa gestita con maestria dal GS Villaverla. Via Papa Giovanni XXIII in particolare si è trasformata, per un’intera giornata, nel cuore caldo del paraciclismo internazionale, ospitando la settima edizione del Memorial Valter Corradin, manifestazione che ha superato i confini regionali per diventare un punto di riferimento nel calendario sportivo globale. Sette le categorie, con gare di diversi gradi di difficoltà e distanze, in una prova valida anche per i titoli regionali di classe C e B. Poco meno di un centinaio i paraciclisti iscritti, in gara seguendo l’esempio del più noto tra tutti loro, l’ex pilota di Formula Uno Alex Zanardi, oro alle Paralimpiadi nell’handbike di Londra 2012 e Rio 2016. Schieratisi al via di una competizione che di anno in anno si eleva nel panorama senza confini dello sport per tutti, anche per chi convive con una menomazione grave agli arti inferiori o con altre forme di disabilità. Lo dicono i numeri e, soprattutto, le provenienze dei quasi cento iscritti che hanno scelto il circuito vicentino come tappa della propria stagione. Non si è trattato di una sorta di “parata” dei migliori ma di un confronto serrato tra delegazioni arrivate da Corea del Sud, Brasile, Giappone, Svizzera, Francia e Germania. E ovviamente Italia, la compagine più nutrita.


La settima edizione del trofeo ha trasformato il centro di Villaverla in un circuito internazionale per atleti paralimpici. Ricordando Alex Zanardi, che tenne a battesimo l’evento nel 2019.
Nell’handbike ma anche tandem e tricycle. Per molti di questi atleti, il Memorial Corradin rappresenta molto più di una singola gara: è una vetrina strategica e un test fondamentale in vista della Coppa del Mondo. Pedalare con la forza delle braccia qui, lungo il circuito di 5,2 chilometri che si snoda tra le vie del centro, significa misurarsi con avversari di livello, testare la condizione fisica e affinare la tattica. Nessuna attenuante richiesta per la propria condizione, semmai solo una voglia feroce di competere, sorpassare e tagliare il traguardo. Il prestigio di questa manifestazione affonda le radici in una storia fatta di grandi nomi e tanta passione. La prima edizione del Memorial risale al 2019 sulle strade di Dueville e Montecchio Precalcino ma sempre con il GS Villaverla in prima linea. Quell’esordio vide brillare il compianto Alex Zanardi, l’uomo che più di ogni altro ha saputo raccontare al mondo la dignità e la forza del movimento paralimpico. Da quel debutto, lo spirito della gara è rimasto intatto. Dietro le quinte di questo successo risiede il lavoro instancabile degli organizzatori e di chi li supporta, per una società che da diverso tempo investe energie e risorse umane nel ciclismo giovanile e paralimpico.
Un impegno che perdura dal 1976, festeggiando ora il mezzo secolo di storia e di vita, oltre che di sport sano. A sostenerla nell’evento di metà aprile anche l’amministrazione comunale e un insieme di sigle del volontariato sociale. Il successo del Memorial Corradin non sarebbe stato possibile, infatti, senza il supporto di tanti amici. Lungo tutto il tracciato, la sicurezza e l’accoglienza sono state garantite da alpini, donatori di sangue, membri della Protezione Civile, della Pro Loco, dei motoclub, Aido, Fida, la parrocchia locale fino e anche singoli cittadini che hanno risposto sì alla chiamata. Un “ingranaggio collettivo”, oliato da anni di esperienza, che ha permesso a un Comune dalle dimensioni contenute di gestire un evento di portata internazionale.
In strada e in pista, le limitazioni fisiche sono rimaste un dettaglio di sfondo, quasi invisibili agli occhi di chi guardava la velocità delle handbike o il ritmo dei ciclisti. Il Memorial Valter Corradin ha dimostrato ancora che la disabilità non è un confine invalicabile, ma una condizione che la competizione agonistica può elevare in pura energia positiva. Ed esempio per chi, le proprie capacità e abilità, non le sfrutta appieno o le “rimanda” al domani. ◆


DElia Cucovaz
a troppi anni gli scledensi si interrogano su cosa fare della Fabbrica Alta. Il giornalista e scrittore Stefano Tomasoni ha preso l’iniziativa scegliendola come ambientazione per il suo ultimo romanzo: “I delitti dell’undici undici” (Piazza Editore, 292 pagine, 16 euro). Proprio nelle sale abbandonate del principale monumento dell’archeologia industriale scledense, infatti, comincia a intrecciarsi una trama insanguinata che collega la città di Alessandro Rossi prima a Brugine, nel padovano, e poi a Merano, Portorose in Istria, Reykjavík in Islanda, fino alla gemellata bavarese Landshut. A dipanare l’intricata matassa viene a trovarsi, quasi per caso, Teo Panebianco, affermato scrittore cinquantenne originario di Schio, da poco tornato a vivere nella città natale dove sta facendo i conti con un blocco creativo da cui non trova via d’uscita. È proprio per riempire questo vuoto professionale che il protagonista inizia a interessarsi all’omicidio compiuto nell’ex lanificio Rossi. Un delitto efferato che scuote l’intera comunità sia per le modalità dell’uccisione, sia per il macabro rituale compiuto dall’ignoto assassino sul corpo della vittima: la bruciatura dei genitali con l’acido. Sono una serie di fatti apparentemente slegati tra loro a trasformare l’iniziale interesse di Panebianco per il caso in una vera e propria indagine parallela. Dettagli che diventano un pungolo per uno che, come lui, ama ripetere: “non credo nelle coincidenze”.
“I delitti dell’undici undici” è il nuovo romanzo di Stefano Tomasoni. Un giallo-noir ambientato in buona parte a Schio. Il protagonista è uno scrittore che si trova a far luce su una serie di omicidi irrisolti e apparentemente privi di movente, che costringono a fare i conti con il passato e con una domanda di fondo: la vendetta è un male peggiore per chi la subisce o per chi la compie?
Eppure sono proprio le fatalità che lo guidano a scoprire una serie di omicidi irrisolti, inauditi per crudeltà, ma apparentemente privi di movente. L’investigazione si allarga per poi ritornare a convergere, rischiando di schiacciare lo stesso protagonista in un gioco - quello della vendetta - di cui non avrebbe mai voluto conoscere le regole. Ad aiutare lo scrittore a muovere i primi passi nelle ricerche intorno ai delitti “dell’undici undici” è l’amico redattore del Giornale di Vicenza, Diego Neri: uno dei “calchi” di persone reali presenti nel romanzo (un altro è il primo cittadino, Cristina Marigo). Tomasoni ripropone così l’elemento di stile divenuto una sua cifra: un calcolato mix di finzione e realtà, già sperimentato nel precedente romanzo del 2023, “Caccia al Sindaco”. Un sistema ibrido che contribuisce a rafforzare quella che tecnicamente si definisce “sospensione dell’incredulità” e che è il primo fondamento di ogni fiction ben riuscita.
Altro elemento di continuità, questa volta nella scelta tematica, è la rappresentazione delle relazioni inconfessate e inconfessabili che covano sotto l’apparente tranquillità, il conformismo e il benessere di una cittadina di provincia del Nordest. Un filone che richiama precedenti cinematografici quali
“Signore e Signori” di Pietro Germi e “Le indagini del commissario Pepe” di Ettore Scola. Tomasoni scava in questo filone con una sensibilità giornalistica affinata in una vita trascorsa nelle redazioni (tra cui quella di questo mensile, di cui è direttore), che gli consente di non perdere la delicatezza della prosa neanche nei passaggi più drammatici della narrazione.
Passaggi che non mancano certo in questo nuovo romanzo che porta l’autore a confrontarsi per la prima volta con un vero e proprio thriller senza omettere nessuno degli ingredienti fondamentali del genere: suspence, relazioni scabrose, momenti da brivido, voltafaccia, un detective privato in cerca di riscatto umano e professionale. Elementi classici combinati con l’originalità necessaria a far volare una pagina dopo l’altra mentre nel lettore si insinua la consapevolezza che quel desiderio - molto giornalistico - di andare fino in fondo nella verifica dei fatti stia conducendo il protagonista a perdere se stesso e ciò che ha di più caro.
E mentre tutto sembra andare in pezzi come i ruderi di un vecchio lanificio, la domanda che pretende di trovare risposta è una sola: la vendetta è un male peggiore per chi la subisce o per chi la compie? ◆
“Sammy, una vita da abbracciare”. È il titolo del libro scritto dai genitori Laura Lucchin e Amerigo Basso, con il contributo di Chiara Pellizzoni, pubblicato da Edizioni San Paolo. Una biografia “fatta di emozioni e di amici” in cui si racconta della vita straordinaria di Sammy, affetto da progeria – la sindrome da invecchiamento precoce -, nato a Schio e scomparso a 28 anni il 5 ottobre del 2024. Un ragazzo e poi un giovane uomo che ha dedicato la sua esistenza alla ricerca, affrontando la malattia con gli strumenti della scienza, per contribuire a debellar-
la. Insieme ai familiari e ad alcuni amici Sammy ha fondato l’associazione Aiprosab, per raccogliere fondi e fare divulgazione sui progressi della ricerca sulla malattia genetica. Laureato in Scienze Naturali e in Biologia Molecolare, Sammy nel 2015 salì sul palco del Festival di Sanremo. Il 7 maggio, al Teatro Comunale, la presentazione del volume, curata dal Lions Club Thiene. Presenti gli autori e la giornalista Rai Eva Crosetta insieme ad altri ospiti e amici dell’indimenticabile Sammy. La prefazione del libro è scritta dal cantante Jovanotti. [O.D.M.]

