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Thiene MesePlus

Periodico di informazione dell’Alto Vicentino

n. 41 - luglio 2026

La salute non è un lusso grazie alla “visita sospesa” - p.6 ◆ Trecento anni di fede nel Museo d’Arte Sacra- p.12

Da Thiene a Hollywood: “Tengo sempre un piede per terra e uno in cielo”
Paolo Agostini è compositore di colonne sonore: ha diretto la Hollywood Studio Symphony Orchestra, scritto musiche per Disney e collaborato con il regista Dennis Dellai.

ICopertina

mmaginiamo di guardare un film d’amore senza nessuna musica di sottofondo. Sullo schermo girano le immagini e si sentono le parole, ma non c’è nessun crescendo musicale che accompagna le emozioni. È quello che succede sempre a Paolo Agostini, 53 anni di Thiene, compositore di colonne sonore per il cinema, arrangiatore e produttore anche per il piccolo schermo e il teatro. È a lui che spetta il compito di trovare la musica giusta per esaltare un bacio hollywoodiano, per sottolineare la disperazione in una scena tragica, o ancora per agitare la mente davanti a un thriller. Nel giro di pochi anni Agostini ha composto musiche per le pellicole realizzate dal regista thienese Dennis Dellai, è al cinema con le sue musiche per diversi film, ha composto anche per la Disney, diretto la Hollywood Studio Symphony Orchestra a Los Angeles ed è diventato membro della Society od Composers and Lyricists con sede sempre nella metropoli americana. Ritornando in Altovicentino e al sodalizio con il regista conterraneo, “800 Giorni”, “Oscar”, “Terre Rosse” i titoli più recenti curati insieme. Nel 2022 gli viene conferito per meriti professionali il Leone d’Oro del Gran Premio Internazionale di Venezia. Un piede a Thiene, l’altro nella mecca del cinema mondiale, in un percorso sudatissimo carico di sogni, ma soprattutto di determinazione.

Paolo Agostini, come ha iniziato a fare musica? “Ho cominciato ascoltando ogni genere musicale, lasciando spazio alla passione. Ho spaziato in tutti i generi, dall’heavy metal alla musica classica e lasciandomi attirare dal melodico, che per la mia indole è il mio genere preferito. Poi mi sono affi-

Da Thiene a Hollywood: “Tengo sempre un piede per terra e uno in cielo”

Paolo Agostini è compositore di colonne sonore: ha diretto la Hollywood Studio Symphony Orchestra, scritto musiche per Disney e collaborato con il regista Dennis Dellai.

dato a maestri competenti per imparare la tecnica. Ho studiato tanto, perché per un compositore è fondamentale anche il lato tecnico”.

Come è riuscito a diventare un compositore? “Mi definisco un piccolo che si dà molto da fare. In questi anni ho lavorato veramente tanto, tessuto relazioni. Ho conosciuto persone importanti che mi hanno dato lezioni, come ad esempio Mogol, e mi sono interfacciato per confrontarmi con maestri nel mio campo”.

La sua esperienza a Los Angeles ha lasciato il senso. E non penso sia finita qui.

“È stata un’esperienza grandiosa. Ho composto e orchestrato la musica di una scena di ‘Cinderella’ di Walt Disney, realizzando il sogno di sempre. Era il momento in cui Cenerentola deve andare a palazzo, incontra la fata, si trasforma in una principessa, la zucca diventa una carrozza e lei sale e inizia la sua favola. Tempo fa avevo composto una musica che ritenevo adatta ad un film Disney. L’ho ripresa, adattata alla scena e orchestrata. Ho diretto la Hollywood Orchestra negli studi della 20th Century Fox, con settanta elementi. Mi sono sentito

come un calciatore di parrocchia che finisce in Champions League”.

Il suo ultimo film è ‘Il criminologo’.

“È la storia di un giovane avvocato spronato dal padre ad essere sempre giusto e onesto. L’abbiamo portato a Hollywood al Chinese Theater per l’Italian Film Festival e ha ricevuto un riconoscimento anche dal presidente Sergio Mattarella. Tra una cosa e l’altra vado a Los Angeles almeno una volta l’anno e mi piace molto”.

Qual è la cosa più bella del suo lavoro?

“Io amo l’emozione che mi viene evocata dalla storia. Ma la composizione di una colonna sonora è principalmente una questione di fiducia tra il regista e il compositore. Deve esserci una connessione tra le parti per captare quello che il regista vuole trasmettere con il film e nelle scene”. Quanto c’è del compositore in un film?

“C’è moltissimo. Ma bisogna tenere presente che il compositore è al servizio della storia. Il compositore non deve mettere in risalto se stesso, deve sapersi fare da parte per realizzare musiche che siano a servizio del film, della storia che deve essere raccontata. Va messo da parte il proprio ego.

E nonostante questo, deve sapersi emozionare. È un lavoro fatto di intrecci e condivisioni con chi ha pensato il film”. Come compone una musica o una colonna sonora per un film?

“Guardo un film più e più volte, sia in fase di montaggio che quando è terminato. Per una persona abituata a guardare un film con le musiche è difficile immaginarlo senza. Io guardo le scene, prendo appunti, analizzo cosa mi trasmettono le scene, gli sguardi, l’intensità delle emozioni dei protagonisti. Prendo appunti, scrivo pezzi musicali. Lavoro sul tono, sul mood, sulle emozioni. La musica deve seguire l’andamento del film, deve accompagnarlo. Viene scritta fotogramma per fotogramma. È un lavoro molto complesso”.

C’è qualcosa che non le piace in questo lavoro?

“È un lavoro fatto di confronti e discussioni e a volte capita di dover ricostruire alcuni passaggi. Ma ogni confronto è crescita. Per cui alla fine è tutto parte di un lavoro che amo e che costruisco con grande impegno e dedizione giorno per giorno”.

Cos’è una bella musica da film?

“Una colonna sonora è bella quando è parte integrante del film. Quando non si fa notare, lo accompagna. La musica deve emozio-

nare, deve essere un sottofondo. E il compositore deve capire e sapere quando la musica deve ‘uscire’ dal film. Deve scrivere i toni giusti, crescendi e diminuendi”.

Lei ha scritto musiche per Dennis Dellai, regista thienese. C’è una bella alchimia…

“È un percorso in cui siamo cresciuti insieme. Stiamo facendo cose stupende. Sono i classici piccoli passi che portano sempre più alto e con sempre maggiore professionalità”.

Che ruolo ha o può avere l’intelligenza artificiale nel lavoro del compositore?

“Dal punto di vista generativo trovo immorale l’uso dell’intelligenza artificiale. L’IA genera cose che non sono pensate dall’uomo. Trovo invece che possa essere funzionale nel caso in cui si vogliano ricreare delle campionature con strumenti che non ho ma per i quali ho scritto la musica. La grande musica è sempre suonata dal vivo, l’umanità dà un tocco magico che l’intelligenza artificiale non può replicare. Con l’IA c’è un problema etico. Sta assottigliando i confini, ma per fortuna c’è ancora chi crede nella genuinità. Servono persone che educhino le prossime generazioni a etica e dignità e alla valorizzazione del lavoro dell’essere umano”.

Qual è la caratteristica del musicista Paolo Agostini?

“Tengo sempre un piede per terra e uno in cielo. Sono concreto, non mi monto la testa, studio e mi impegno con costanza. Ma guardo sempre in alto, sogno e lascio sfogare la mia passione. Bisogna sempre seguire il cuore, sarebbe folle non farlo”.

Attualità

Raffaella Calgaro

“Vi

racconto la vita delle donne che la storia ha dimenticato”

’è un filo conduttore invisibile ma potentissimo che unisce le boscaiole bellunesi che scendevano dai monti con le gerle piene di legna, le fritolare che cercavano di sfuggire alla fame portando a Venezia le loro padelle per cucinare e guadagnare qualche spicciolo e le donne eritree in fuga nel deserto per salvarsi la vita. Sono le vicende toccate a donne normali, quelle di cui la storia, nella sua costante celebrazione degli eroi, non parla. Donne fragili ma resistenti, che lottano con tutte le loro forze e sulle cui spalle poggia la sopravvivenza dei figli e della famiglia. Le racconta Raffaella Calgaro, insegnante e scrittrice, che ha fatto della ‘microstoria’ il suo personale filo conduttore. Con uno studio rigoroso ed un metodo scientifico, infatti, ha fatto emergere da angoli sconosciuti figure che mai si trovano sfogliando i manuali. Persone normali, custodi silenziose della storia vera.

‘Dove sei madre’, ‘Tutta un’altra storia. La guerra raccontata dalle donne e dai bambini’, ‘Una maestra ribelle’, ‘Adele Pergher profuga’ e infine ‘Non abbiamo più paura. Storie di donne e di montagna’ sono i titoli dei suoi libri.

La storia raccontata attraverso i documenti e con il cuore. Raffaella Calgaro, come è cominciato tutto?

Nei libri della scrittrice thienese, la microstoria diventa uno strumento per riportare alla luce esistenze dimenticate e mostrare come il passato si costruisca anche attraverso chi non ha mai trovato posto nei racconti ufficiali.

“È cominciato con la mia tesi di laurea su Tarpea, una donna romana che fu accusata di avere aperto le porte di Roma per far entrare il nemico dopo essersi lasciata corrompere con oro e gioielli. La realtà è che i romani, per conto loro, persero contro il nemico. Ma siccome era scomodo ammetterlo, hanno preferito dare la colpa ad una donna. Tarpea, appunto. Non solo le hanno dato la colpa, ma le hanno fatto perdere la dignità. Il racconto della storia fatto in questo modo mi ha spinta verso la microstoria”.

Cos’è la microstoria?

“È una corrente di ricerca storiografica nata in Italia negli anni Settanta che ha focalizzato la sua ricerca sul valore delle culture regionali o locali, quelle che non vengono considerate nella narrazione trionfalistica della civiltà occidentale moderna. È la storia che si occupa delle persone normali, di donne, anziani e bambini e non degli eroi. Carlo Ginzburg ha segnato la direzione in questo ambito”.

È una femminista?

“Non si tratta di femminismo, ma di rispetto. Spesso nelle famiglie c’è una profonda mancanza di rispetto tra pari. È un filone importante ed estremamente attuale, ma non ci sono considerazioni ‘pop’ da parte mia. Non affronto argomenti perché sono di moda, li affronto perché provo rispetto e dignità per per l’essere umano. Le mie donne sono donne semplici, emarginate, silenziate, spesso analfabete, sono donne al margine. Una marginalità subita, a volte anche voluta”.

Dalla colpevolizzazione di Tarpea ha iniziato un percorso a tappe sulla consapevolezza dei diritti femminili...

“Racconto di vari tipi di donne. In ‘Dove sei madre’ c’è la storia di una donna eritrea fuggita attraverso il deserto. Io già studiavo l’Eritrea, paese poco o per nulla conosciuto dove le donne fanno il servizio militare a vita. L’Eritrea è uno degli stati maggiormente evidenziati da Amnesty International. Io racconto questo tipo di storie, quelle che non si trovano nei libri, che mettono in risalto gli eroi. Dobbiamo tenere presente che siamo tutti parte del mosaico della storia, anche le figure che sono in ultimo piano ne fanno parte. Abbiamo letto di tutto delle guerre ma nei manuali non c’è mai il punto di vista degli anziani, o dei bambini”. Che metodo usa per analizzare la storia?

“Sono una storica, il metodo scientifico è sempre stato nelle mie corde. Scrivo da oltre 10 anni, da quando cioè, dopo essere diventata madre, ho cominciato ad avere più tempo. Ho sempre fatto ricerche e ho accumulato tantissimo materiale. Il mio fil rouge della ricerca lo porto dai tempi dall’università. Sono appassionata di ricerca. Mi piace raccontare gli aspetti meno noti. Per quanto riguarda la guerra ad esempio, ho voluto farla conoscere dalla voce di bambini e anziani. Quelle figure che sono scomode se parlano di certi temi, quelli che non sono considerati pronti per farlo. Far parlare della guerra agli emarginati, ai deboli, è scomodo per chi vuole raccontare la storia a modo suo, in modo trionfalistico. Le persone di cui scrivo io non delineano la storia ufficiale, ma la storia vera. Da questo emerge una narrazione più personale, diversa”. È facile raccontare la storia attraverso questo punto di vista?

“No. È difficile e non è banale. Bisogna fare tanta ricerca e bisogna farla con criterio scientifico e con rigore. Serve la competenza di incrociare fonti e materiale iconografico. E serve una narrazione alla portata di tutti, serve un linguaggio comprensibile. La conoscenza è per tutti e le informazioni, o la storia, devono essere comprese da tutti. Bisogna essere portatori di conoscenza”. Com’è la nostra società di oggi per le donne?

“Presenta parecchie fragilità ed è dissonante al suo interno. Si parla di rispetto e dignità da un lato e di inclusione, paroloni giganteschi, ma poi assistiamo a eventi in-

credibili. Femminicidi, ma anche violenze verbali, fisiche. Questo argomento l’ho trattato in “Ali spezzate”, una pièce teatrale che sta girando nel Veneto. L’ho fatta per sensibilizzare i giovani e far loro capire che frasi violente, o foto postate in un certo modo, sono forme di violenza molto pesanti. C’è molto lavoro da fare”.

Oggi, rispetto al passato, la donna è più evoluta o è regredita?

“Si viaggia in due direzioni. La donna in certi settori diventa un’esibizione. Pensiamo ad esempio alle trasmissioni di calcio. Lì non è importante se la donna è preparata, è importante che si manifesti esteriormente, con la sua fisicità, l’avvenenza, la giovinezza. Queste sono le qualità che le vengono richieste. Qualità che non c’entrano nulla con quella trasmissione. È un manifestarsi ambiguo della figura femminile, che diventa valletta che aiuta a rendere gradevole la trasmissione, ma non è gradevole da un punto di vista di contenuti, la donna non è protagonista”.

Com’è stata l’evoluzione della figura della donna?

“Le norme hanno accompagnato l’evoluzione femminile. Pensiamo allo ius corrigendi che oggi non c’è più. Ci rendiamo conto di cosa significava essere donna: la donna era un oggetto sottomesso. Mano a mano ha acquisito consapevolezza, abbiamo visto le tappe. Ha cominciato a comprendere i diritti, a realizzare il suo ruolo. Ci sono ancora molte tappe da percorrere, e obiettivi da raggiungere. È necessaria una presa di coscienza profonda, che non vuol dire rivoluzionare. Io credo nell’acquisizione di sé e dei propri diritti. La storia ci aiuta in questo, si capiscono meglio le tappe che queste donne hanno fatto, il coraggio che hanno avuto, che oggi non saremmo in grado di affrontare”. Oggi la tecnologia cambia velocemente. La storia sta al passo?

“La società ha sempre vissuto cambiamenti repentini, già dalla seconda rivoluzione industriale, quando è stata inventata la corrente elettrica. La storia ci racconta di operai che spaccavano le macchine perché vedevano che toglievano forza lavoro. Oggi però c’è un passo ulteriore, pericoloso dal punto di vista storico: stiamo entrando nel pensiero dell’uomo”.

Da storica cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale?

“Con l’intelligenza artificiale io non posso più sapere se un’immagine è reale o no. Lo stesso vale per un video. Fino a poco tempo fa foto e video erano documenti storici importantissimi. Rappresentavano in altre parole una certezza. Ora mi devo chiedere: è tutto vero? È reale? O è generato con l’intelligenza artificiale? L’incertezza dei documenti rende la documentazione difficile. Regna il dubbio, non ci sono più punti fissi che danno delle certezze”.

Il suo ultimo libro ‘Non abbiamo più paura. Storie di donne e di montagna’ parla di donne forti... “Parla delle donne di montagna bellunesi, che indossavano le friulane di pezza o gli zoccoli. Donne sole con i mariti all’estero, che mandavano avanti la famiglia. Donne semplici e nascoste, in un’epoca in cui si moriva di fame. In mezzo a loro c’erano la mamma di Giovanni Paolo I, la balia di Luchino Visconti, la donna che volle il ponte di Roana. C’era la contrabbandiera che si spostava con il coltello, la boscaiola, la fritolara che andava a fare le frittelle a Venezia. Un piccolo universo di determinazione e coraggio, donne che hanno salvato sé stesse e i loro figli”. ◆

C’Attualità

è un gesto, radicato nella cultura napoletana, che sa di accoglienza e calore umano: il “caffè sospeso”. Pagare un caffè per chi verrà dopo ma non può permetterselo, rappresenta un atto di gentilezza e dignità. Oggi, questo antico rito si trasforma e si rinnova a Thiene, dove il concetto di solidarietà abbandona il bancone del bar per entrare negli ambulatori medici. Dopo essere passato per Milano e Bergamo, ad esempio, dove iniziative analoghe si sono moltiplicate di recente. Prende il via a luglio in Altovicentino la “Visita sospesa”, idea resa oggi realtà e carica di alto valore sociale. Promossa dall’Associazione “Età Serena”, è stata studiata in sinergia con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune. L’obiettivo è nobile quanto urgente: garantire (sempre) l’accesso a visite specialistiche ed esami diagnostici a chi, a causa di una temporanea fragilità economica, rischia di dover rinunciare alla cura della propria salute. Il progetto nasce in una ricorrenza significativa: il trentesimo anno di attività di “Età Serena”. Per celebrare questo traguardo, l’associazione ha scelto di non guardarsi indietro, ma di investire nel futuro della propria comunità, stanziando un plafond di 5 mila euro dedicato proprio al benessere dei cittadini più fragili. “Abbiamo deciso di destinare queste risorse a chi vive un disagio economico – spiega il Presidente Gianluigi Busellato – per salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo: la salute”. La bellezza di “Visita sospesa” risiede nella sua

Errata corrige

Un lapsus decisamente poco... fortunato ha portato nel numero di giugno a una svista a cui è d’obbligo rimediare. All’interno dell’articolo dedicato ai sindaci thienesi che si sono alternati in Municipio a partire dal 1948 e fino ai giorni nostri, sono stati confusi due primi cittadini sì “vicini di casa” e che condividono lo stesso cognome, ma non certo il nome di battesimo.

Ci scusiamo quindi con Raffaello Fortuna, per circa vent’anni protagonista della vita politico amministrativa thienese nei ruoli di consigliere, assessore e sindaco dal 1991 al 1995. Egidio Fortuna, erroneamente citato nel testo, era stato invece eletto per

La salute non è un lusso grazie alla “visita sospesa”

L’iniziativa prende corpo a Thiene su impulso dell’associazione “Età serena” e grazie a un primo platfond di 5 mila euro.

estrema semplicità operativa, che tutela la riservatezza di ogni beneficiario. Il Comune di Thiene si fa garante dell’equità, individuando attraverso i suoi uffici le persone che versano in condizioni di fragilità documentata. Una volta ottenuta la segnalazione, il cittadino può rivolgersi direttamente all’associazione, che fornirà un apposito “coupon” per accedere alla prestazione medica presso le strutture convenzionate. La convenzione resterà attiva per tutto il 2026, o fino all’esaurimento dei fondi.

due mandati coinsecutivi nel paese confinante di Montecchio Precalcino, quasi in “staffetta” con il collega, indossando la fascia tricolore dal ‘95 al 2004. [O.D.M.]

Thiene non è sola in questo percorso. L’iniziativa si inserisce in un panorama nazionale in fermento, dove il privato sociale sta cercando di colmare le crepe lasciate spesso dalle lunghe liste d’attesa e dal costo proibitivo della medicina specialistica privata. Realtà come “Welcomed” a Milano o le reti della “Banca delle Visite” in altre zone d’Italia dimostrano che un modello di sanità solidale e dal basso è possibile e necessario. Il sindaco Giampi Michelusi e l’assessore Anna Maria Savio hanno accolto con entusiasmo il progetto, sottolineando come questa sinergia tra pubblico e terzo settore sia la chiave per costruire una città a misura d’uomo. In un’epoca segnata da incertezze economiche, la collaborazione tra l’amministrazione e l’Associazione Età Serena si pone come una risorsa vitale, ricordandoci che una comunità è solida solo se nessuno è lasciato indietro nel momento del bisogno.

“Visita sospesa” non è solo un fondo economico; è una dichiarazione d’intenti. Ci ricorda che la salute è un diritto universale e che, quando il sistema politico economico e sanitario mostra delle crepe o perde di vista la sua funzione primaria, la solidarietà locale può — e deve — fare la differenza. Per i cittadini di Thiene, la cura passa ora attraverso un gesto di vicinanza, un “sospeso” che ha il sapore della speranza. ◆

Attualità

Un “sì” alla vita, una speranza che si rinnova ogni giorno da ormai quarant’anni. Nel 2026, la sezione Aido (Associazione Italiana Donatori di Organi) di Zanè celebra un traguardo significativo: il quarantesimo anniversario dalla fondazione, avvenuta nel 1986. Per segnare questa ricorrenza e lasciare un segno tangibile nella comunità, l’associazione ha voluto donare un simbolo profondo, installando un’opera commemorativa a due passi dal Municipio.

Nel parco antistante, proprio accanto alla ciclabile che conduce al sottopasso verso le scuole, due rose colorate rivelano un’immagine simbolica da tenere a mente. Questa pianta rappresenta, nel verde del parco, la missione di tutti coloro che in quattro decenni hanno scelto di aderire all’Aido. Il messaggio, impresso su una targa che raffigura le pagine di un libro, è chiaro: come da una rosa spezzata possono nascere nuovi germogli, così dal gesto generoso di un donatore può sbocciare una nuova vita.

“Un monumento fatto non solo di pietra, ma soprattutto di memoria”, è stato sottolineato durante la cerimonia ufficiale che si è tenuta nei primi giorni di giugno. L’intento è quello di ricordare, in questo angolo di Zanè, ogni donatore e ogni famiglia che hanno saputo trasformare il dolore in dono. Un atto di coraggio immenso, capace di attraversare le emozioni più contrastanti:

A Zanè sboccia la speranza nel segno dell’Aido

Installato un monumento a due passi dal Municipio: una rosa spezzata e una che riprende vita simboleggiano l’attività del gruppo sorto nel 1986.

dalla sofferenza per la perdita prematura di un proprio caro alla gioia di poter regalare, a un/a figlio/a, un padre o una madre o ancora un fratello o sorella, la possibilità di continuare a camminare nel mondo.

La celebrazione è stata aperta dalla Santa Messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel centro del paese altovicentino. Al termine, il corteo si è incamminato verso via

Mazzini, accompagnato dai gonfaloni del Comune e dell’associazione. Una splendida giornata di sole primaverile ha fatto da cornice a un momento toccante, che non è solo una celebrazione del passato, ma un invito a guardare al futuro con fiducia, ricordando quanto il gesto di donare sia, in fondo, l’espressione più alta di civiltà e amore per il prossimo. ◆ [O.D.M.]

L’arte dei murales abbraccia la Protezione Civile

Volontari e studenti sono stati a stretto contatto per un’esperienza di formazione: realizzata alla fine la pittura su una parete nella sede.

Non è solo un’opera d’arte, ma un vero e proprio patto generazionale quello sbocciato tra le pareti della Protezione Civile di Thiene. Inaugurato sabato 30 maggio, il murale realizzato dagli studenti dell’Istituto “Scotton” di Breganze segna il traguardo creativo di un percorso compiuto: il progetto “Scuola e Territorio” del Pnrr, pensato per dare ai giovani nuovi stimoli, elaborare competenze e fornire una bussola per il proprio futuro professionale.

Prima di impugnare i pennelli, i ragazzi hanno “vissuto” la sede della Protezione

Civile locale, conoscendone così sia gli spazi che la missione. Tra lezioni sulla sicurezza, analisi dei rischi e l’importanza vitale del gioco di squadra, l’opera poi realizzata – e piaciuta! - è diventata lo specchio concreto dell’esperienza formativa. È giunto poi puntuale il plauso da parte dell’amministrazione comunale e del coordinamento dei volontari, celebrando un ponte che unisce la freschezza creativa delle nuove leve alla dedizione di chi, ogni giorno, si prende cura del territorio. Il messaggio è chiaro: la prevenzione è una cultura che si impara insieme e non

solo tra i banchi di scuola. E un tocco di colore, come quello lasciato dai ragazzi dello Scotton, non può che “dipingere” un futuro in cui chi sa regalare un pezzetto del proprio tempo al prossimo lo inizi a fare, perché no, sin da questa giovane ed energica età. Che lo si chiami avvicendamento generazionale o responsabilità civica, non cambia nulla. ◆ [O.D.M.]

Attualità

orse non tutti sanno che nel cuore di Thiene, nel sottotetto della canonica del Duomo, c’è uno spazio il cui contenuto trabocca di storia, opulenza, raffinatezza, religione e bellezza. È il Museo d’Arte Sacra, un luogo dall’alto valore storico e spirituale dove sono raccolti suppellettili e arredi liturgici accumulati in tre secoli, custoditi fino a pochi anni fa nella Sagrestia del Duomo. Inaugurato il il 15 marzo 1999 e fortemente voluto dall’allora arciprete Monsignor Angelo Rigoni, il Museo custodisce oggetti di incredibile valore e di rara manifattura. Il sacerdote individuò lo spazio adatto nel sottotetto della Canonica restaurata da poco, un luogo antico reso suggestivo dall’intreccio di vecchie e robuste travi di noce e castagno. Un museo dove, da subito, è ben visibile l’appartenenza culturale di Thiene al Veneto e alla Repubblica della Serenissima. Ma si percepisce allo stesso tempo l’azione fondamentale di arcipreti e mecenati thienesi che hanno saputo scegliere con gusto artisti e artigiani di fama, costituendo a poco a poco un’eredità importante.

“Il museo di arte sacra del duomo di Thiene rappresenta un tesoro artistico di cui la città deve essere orgogliosa – sottolinea Ludovica Sartore, assessora alla Cultura –. Ci sono pezzi di altissimo valore artistico, penso ai calici e agli ostensori in argento cesellati dai maggiori argentieri italiani, oppure alle icone. Oggetti che rappresentano anche una pagina di storia di Thie -

Trecento anni di fede nel Museo d’Arte Sacra

Inaugurato nel 1999 a Thiene per intuizione di monsignor Rigoni, lo spazio custodisce arredi liturgici di rara manifattura. “Un vero tesoro artistico”, così lo definisce l’assessora alla Cultura Ludovica Sartore.

ne, un racconto di come in un’epoca non più recente fosse vissuta la fede e la religiosità”.

Il Museo si distribuisce in una sala principale e in due salette, dove le opere sono esposte in base a tipologie e riti. In un’ampia vetrina occupa il posto d’onore un baldacchino in seta ricamato con fili d’oro, tessuto a Venezia nel 1771 e simbolo del culmine dell’artigianato tessile della Serenissima. Nella prima saletta è esposta una serie di icone russe e orientali, che si allontanano dall’arte locale ma testimoniano gli scambi culturali e la ricchezza di varie collezioni private che sono confluite nel patrimonio parrocchiale. Esposta anche la biancheria liturgica finemente ricamata dalle monache.

Per questo genere, il Museo risulta unico nella provincia di Vicenza ed è tra i pochi nella regione. Racchiude pezzi rari che raccontano secoli di storia ecclesiastica, sociale e artistica della gente di Thiene. Il tutto in una atmosfera calda, grazie alle travi di legno e alle vetrine illuminate. A momenti sembra di trovarsi tra le volte di una cattedrale gotica, altre volte nello sfarzo del cerimoniale delle ricche chiese barocche. All’ingresso un grande baldacchino del 1700 in tessuto d’oro, confezionato dalle suore di un monastero di Brescia con sostegni rivestiti di lamine d’argento sbalzate, introduce a un grande ostensorio, al piviale e ai paramenti solenni ricamati in oro per le messe “in terzo”.

Il percorso continua tra candelieri, croci astili in argento, completi rossi, stole, pianete e veli del calice ricamati a mano. È un tuffo indietro nel tempo osservare il bastone del cerimoniere, le vecchie vesti dei chierichetti, le insegne dei paggetti “Cavalieri dell’Immacolata Concezione” del Natale del 1949 o il manto della Madonna. Tra brocche, piatti e calici d’argento e oro del ‘600 e ‘700, colpisce una pisside per le ostie consacrate, dorata, dove emerge a sbalzo una piccola ma ben cesellata “Ultima cena”.

Ciò che rende il museo una “chicca” imperdibile non solo per chi visita Thiene ma anche per chi vuole immergersi nel territorio della Pedemontana Veneta, oltre alla collocazione insolita, sono anche le opere dal profondo valore emotivo, come l’icona della Madonna delle Rose, legata alla protezione di Thiene durante la Grande Guerra, simbolo di fede e resilienza. Manufatti che raccontano i profondi legami tra il clero, le associazioni e le famiglie che commissionavano arredi e paramenti per arricchire la memoria della comunità.

“Personalmente, nel visitare il Museo di Arte Sacra sono rimasta affascinata dai tessuti con cui sono realizzati i paramenti liturgici – conclude Ludovica Sartore –. Materiali preziosi e ricami certosini li rendono vere e proprie opere d’arte oggi irripetibili. Mi piacerebbe che il museo fosse più fruibile per consentire ai thienesi e non di godere di tanta bellezza”. ◆

e tra le pedine hai in mano un... pedone, significa che è arrivata l’ora di armarsi di pazienza e concentrazione, dando fondo a tutte le doti strategiche per puntare al celebre scacco matto. Se siano un po’ “matti”, nel senso bonario del termine, gli amici dell’associazione “Scacchi Thiene e dintorni” a dedicare ore su ore a una singola partita del gioco da tavolo per eccellenza — in tempi in cui tutto è fast o mordi e fuggi — non è dato a sapersi. Ma vale la pena di conoscerli da vicino per provare a intuire cosa li accomuna e li appassiona.

Il gruppo è guidato da un presidente assai giovane, Mattia Lovato, 29enne di Montecchio Precalcino. Impiegato tecnico di professione, di... tecnica applicata al gioco se ne intende per davvero, dopo aver riscoperto durante la pandemia una passione coltivata nell’adolescenza. Insieme (o contro, a volte) a lui, poco meno di una quarantina di vicentini (una decina in più nell’ultimo anno) di tutte le età che hanno imparato a sferrare quello “scacco matto” ormai entrato nel linguaggio comune, anche di chi non ha mai afferrato una pedina tra le 64 caselle bicolori. Per chi si sta incuriosendo, basta annotarsi il nome di Mattia e presentarsi a Thiene al sabato.

“Ci troviamo nella sala del centro per anziani Età Serena in Conca, dalle 15 alle 18.30 circa, a parte nei mesi di luglio e agosto e con una breve pausa nelle festività natalizie. In estate però non stiamo fermi: cerchiamo location al fresco, anche in birreria!” Le attività standard? Gioco libero e il torneo sociale a tempo lungo, che occupa quasi due mesi consecutivi, riservato ai soci ma aperto anche agli esterni. Ampio il range d’età: si va dai 9 anni del piccolo Nicola, nato nel 2017, fino agli 84 di Mario Rossi, classe 1942, il veterano e “appassionato genuino” del gruppo. Latitano le donne, anche se — precisa Lovato — “un paio di giocatrici si sono alternate alla scacchiera, con una corsista che ha partecipato all’ultima edizione”.

Gli “alfieri” della scacchiera giocano a Thiene (e dintorni)

L’associazione è in crescita nei numeri e fa da punto di riferimento per gli appassionati. Il circolo ha oltrepassato i 10 anni di vita ed è guidato da un Under 30.

“Io mi sono avvicinato agli scacchi grazie a un professore delle superiori – racconta il presidente – partecipando ai tornei scolastici e frequentando il circolo, che agli albori aveva sede a Madonnetta di Sarcedo, per poi trovare casa a Thiene dal 2015. Dopo il diploma avevo abbandonato, finché durante la pandemia ho deciso di riprendere, cimentandomi online. Qui a Thiene mi sono rimesso in gioco e ho dato la disponibilità a prendere le redini dell’associazione”. Non solo Thiene, anche se buona parte delle adesioni provengono dalla città che ospita il club: tra gli iscritti ci sono appassionati da Zanè, Schio e altri comuni limitrofi. Il circolo fa parte della quindicina di realtà attive nel Vicentino e propone annualmente un corso base dedicato ai neofiti, per insegnare regole e “mosse” ai principianti che si mettono volentieri alla prova. Degno di menzione è il torneo “Spartacus”, evento di primavera che si svolge a tappe

dall’ultimo sabato di marzo: una competizione a “cadenza rapida”, ovvero con meno tempo per muovere. Funziona come in Formula 1, con punti guadagnati ad ogni “corsa” per poi sommarli e decretare i più bravi e costanti. E poi ci sono i ragazzi, che si stanno distinguendo alla grande: “Due fratelli, Nicola e Matteo Molo, si sono ben classificati agli assoluti italiani a Terrasini, in Sicilia. A fine agosto li attende la Sardegna, a Cagliari, dopo aver ottenuto la qualificazione per l’edizione 2026”. Per chi volesse cimentarsi in “proprio”, quanto costa iniziare? “Per acquistare un oggetto in legno intarsiato andiamo sul centinaio di euro, se invece ci accontentiamo di un modello in plastica bastano 15 euro. La forbice è ampia, pezzi da collezione possono valere oltre il milione di euro”. Un mondo affascinante, in cui si incrociano storie e aneddoti che spesso il cinema ha raccontato con successo. Nella realtà solo i campioni più iconici – si pensi a Kasparov – diventano milionari; per tutti gli altri, la moneta è il mix di divertimento, socializzazione e soddisfazione. E non è poco. “Anche nel mio caso – conclude Lovato – la serie Netflix La regina degli scacchi ha contribuito a farmi rivivere le emozioni dell’adolescenza. E credo che mi abbia dato la spinta decisiva per ricominciare e trovarmi qui, oggi, a raccontare di noi e di questa grande passione”. ◆

Il presidente Mattia Lovato

Attualità

L’aeroporto “Ferrarin” di Thiene si è trasformato, per il terzo anno consecutivo, in un laboratorio di inclusione a cielo aperto. Grazie all’iniziativa “Fly Therapy”, promossa dai club Lions Thiene Host insieme ad altre associazioni e scuole superiori, il volo è diventato lo strumento attraverso cui superare i limiti fisici e mentali, offrendo ai partecipanti una nuova prospettiva di libertà. Un cielo che non ammette limiti e che mai disegna confini, seguendo l’esempio brillante della pattuglia acrobatica Wefly Team, attiva fin dal 1996, dove a guidare i velivoli adatti si alternano piloti portatori di diverse forme di disabilità.

In un sabato baciato dal sole cinque studenti degli istituti superiori Itt “Chilesotti” e Itet “Aulo Ceccato” hanno avuto l’opportunità di vivere l’esperienza del volo. Si è trattato di un momento di crescita che è andato ben oltre il semplice intrattenimento. Il fatto che questi adolescenti siano saliti sui velivoli — sia biposto che quadriposto — senza la presenza di insegnanti o genitori, ha rappresentato un salto di qualità nel loro percorso di sviluppo e di interazione in un ambiente nuovo e stimolante per loro. I piloti professionisti, appositamente formati, hanno saputo accogliere ogni partecipante con un mix perfetto di professionalità e sensibilità, rendendo il volo un momento indimenticabile e coinvolgendo ciascuno di loro nelle manovre di

Al “Ferrarin” la Fly Therapy abbatte ogni barriera

L’edizione 2026 ha portato cinque studenti che frequentano due diversi istituti superiori cittadini a vivere un’esperienza unica, a fianco di piloti professionisti formati ad hoc.

routine, in regime di massima sicurezza. In questo contesto, il cielo sopra l’aeroporto thienese si è trasformato in uno spazio dove la disabilità perde i propri confini, lasciando posto al contrario alla “parità”, e alle emozioni da vivere tutto d’un fiato e da raccontare poi a parenti a casa ed agli amici di scuola. Un’esperienza che ha toccato profondamente anche le famiglie, commosse nel vedere i propri figli “conquistare” il cielo in totale autonomia. Anche

l’amministrazione comunale ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa che si ripete. Il sindaco di Thiene, Giampi Michelusi, ha ringraziato le associazioni coinvolte, sottolineando come l’iniziativa non sia solo un gesto di solidarietà, ma un dono capace di regalare sorrisi e ricordi indelebili. Vedere un sogno prendere il volo resta una delle immagini più significative del lavoro costante che la città porta avanti sul fronte dell’accessibilità. ◆ [O.D.M.]

Riqualificati gli impianti sportivi di Zugliano

Polo sportivo più moderno, accessibile e funzionale già pronto per l’estate 2026. Tra le novità, un nuovo ascensore e gli spogliatoi completamente rinnovati.

Doppio intervento concluso proprio alle soglie dell’estate agli impianti sportivi di via Maso, a Zugliano, dove si sono ultimati i lavori di riqualificazione che hanno interessato il polo del tempo libero nei mesi scorsi. Un investimento importante, dell’ammontare di oltre 600 mila euro, finalizzato a rendere la struttura più moderna e accessibile a tutti gli utenti e alla comunità locale, sempre in gran fermento da queste parti tra appassionati di tennis, padel, arti marziali e le altre attività ospitate tra palestra e spazi circostanti. Circa due terzi della somma impiegata sono stati finanziati con fondi comunali, come spiegato al “varo” ufficiale. Il cantiere si

è sviluppato in due fasi: la prima ha puntato sull’inclusività, con l’installazione di un nuovo ascensore che consente alle persone con difficoltà motorie di accedere al piano di gioco. Parallelamente, è stato completato il rifacimento integrale di servizi igienici e spogliatoi, che necessitavano di un intervento urgente. La seconda parte dei lavori ha riguardato la creazione di un nuovo spazio-magazzino per le attrezzature. Una breve ma significativa cerimonia di inaugurazione ha segnato simbolicamente la conclusione dell’opera, anticipando al contempo gli impegni futuri: sono infatti già in programma la sostituzione dei serramenti al piano terra e una rivisitazione

degli spazi esterni. Al momento di condivisione erano presenti i tecnici dell’ufficio Lavori Pubblici, la ditta esecutrice, i rappresentanti della società Olimpia, i gestori del Bar Salo, le associazioni sportive (con il Tennis Club in prima fila) e l’amministrazione comunale, rappresentata dal vicesindaco Silvia Bozzetto.◆ [O.D.M.]

ine scuola all’insegna della musica per l’istituto “La Grande Quercia” di Thiene, con un entusiasmante concerto e con il varo ufficiale – con esibizione dal vivo – di un inedito album in vinile. “Icaro”, il primo disco, è stato presentato al teatro comunale di Vicenza. Un album nato da un intero anno vissuto a tempo di musica, con i ragazzi che hanno potuto imparare che cosa significa davvero realizzare una propria composizione. Non solo canto, suoni e note, ma anche registrazione, esibizione, prove e decisioni da prendere. Il progetto ha coinvolto otto classi, dalla prima elementare alla terza media, ognuna delle quali è stata affiancata dalla figura esperta e qualificata di un musicista professionista. A coordinare questa straordinaria macchina creativa, sotto la direzione artistica di Taketo Gohara, celebre produttore cinematografico e musicale già al fianco di artisti del calibro di Vinicio Capossela e Brunori Sas, sono stati nomi di spicco della scena locale e nazionale: Lamante (Giorgia Pietribiasi), Tobia Lanaro, Lorenzo Fattambrini, Roberto Dalla Vecchia, Elli De Mon, Davide Peron con Davide Repele, Antonio Bettini e i Delicatoni. Il risultato di questo percorso è stato un album polifonico, con otto canzoni per raccontare il mondo dei ragazzi, successivamente stampato in vinile e reso di recente disponibile anche sulle piattaforme digitali. Otto tracce, ognuna a rappresentare l’artista ed il suo legame costruito con la classe abbinata. La musica, una volta entrata in aula, è diventata esperienza concreta, creatività condivisa e crescita personale. “Non avevamo scelto un tema unico, ma ciò che è emerso è stato davvero interessante – ha raccontato Davide Peron, insegnante di musica e ideatore del progetto insieme alla

La Grande Quercia diventa scuola a indirizzo musicale e già “vola” Icaro

L’anno scolastico si è concluso con la presentazione del primo album realizzato da alunni e musicisti professionisti. Un progetto che ha anticipato la svolta imminente dell’avvio dell’indirizzo musicale.

dirigente scolastica Silvia Turra –. Abbiamo chiamato questo lavoro ‘Icaro’ pensando non tanto alle ali che si sciolgono quando si avvicinano al calore del sole, quanto al fatto che Icaro vola coraggiosamente verso di esso. I bambini e i ragazzi si sono messi le ali della musica per andare verso un sogno più grande, superando le proprie paure”. Un rimando alla mitologia greca antica, insomma, che porta spunti da rielaborare in ottica educativa per i più piccoli, in età moderna. “I bambini sono veri, non ti perdonano nulla”, ha spiegato Peron, sottolineando quanto autenticità e coinvolgimento siano stati fondamentali per la riuscita del progetto. Anche per gli artisti coinvolti però “Icaro” si è trasformato in un’occasione per riscoprire la spontaneità e la libertà creativa tipiche dell’infanzia. I brani del disco spaziano tra generi e mes-

saggi differenti: si va dall’inizio del percorso scolastico al valore della squadra e dello stare insieme, fino a un viaggio intorno al mondo attraverso stili sonori diversi. I ragazzi della quinta primaria hanno scelto di cantare la fantasia e il suo immenso potere, invitando a non perderla di vista mai, nemmeno una volta divenuti persone adulte. Non mancano nell’opera delle riflessioni profonde sui temi della pace, della casa come rifugio sicuro e del futuro. E, infine, la cruciale domanda: “Chi sarò io?”. Per gli studenti è stata un’esperienza formativa a 360 gradi che ha insegnato loro anche come si vive dietro le quinte della professione del musicista. Non si è trattato infatti solo di cantare o suonare, ma di seguire passo dopo passo l’intera filiera di produzione di un vero disco: dalla scrittura dei testi alla registrazione, fino alla cura della grafica per la stampa della copertina. Un percorso che ha mostrato ai ragazzi come la musica non rappresenti solo un hobby, ma possa trasformarsi in una professione vera e propria che richiede studio, dedizione e passione.

L’entusiasmo generato da “Icaro” è comunque solo il preludio a una grande novità per l’istituto thienese. Il successo dell’iniziativa ha infatti gettato le basi per il prossimo anno scolastico, quando la scuola secondaria di primo grado “La Grande quercia” diventerà ufficialmente un istituto a indirizzo musicale, consolidando la vocazione artistica e formativa della struttura. ◆

Foto Studio Stella

HOmar Dal Maso

anno chiuso la stagione sportiva e salutato quella primaverile davvero col botto i bimbi del pallone rossonero della categoria Pulcini 2015, tornati da Cattolica con un trofeo da esibire e, soprattutto, con un’esperienza memorabile da raccontare. Un bagaglio di viaggio riportato in Altovicentino dalla sede dell’annuale grande festa dedicata dal Milan a tutti club gemellati sparsi in giro per l’Italia, ricordando che la società del Thiene Calcio 1908 porta avanti fa tempo ormai il progetto di affiliazione come Milan Academy, condividendo con la gloriosa società professionistica lombarda, tra l’altro, non solo il pallone ma anche i colori sociali.

La Banco BPM Milan Cup non è solo una competizione sportiva, come si sottolinea nella promozione dell’edizione da poco andata in archivio, ma la “casa” intesa come punto di approdo comune delle Academy rossonere sparse per l’Italia e all’estero, prima di augurarsi buone vacanze. L’obiettivo principale, promosso congiuntamente dal club rossonero e dal main sponsor, è quello di trasmettere il principio che, nel percorso di crescita di un giovane atleta, i valori etici e personali contano quanto la prestazione sportiva. Si è trattato della 12esima edizione, improntata sui valori del fair play in linea con l’iniziativa #MilanGentile, che ha assegnato vari premi in parallelo, tra cui la maglietta autografata da Luka Modric, impegnato ai Mondiali.

Una tre giorni ad alta intensità quella che ha visto i campioncini thienesi cimentarsi nel torneo, in compagnia di altri 700 amici e coetanei, per un totale di 52 squadre al via nelle varie categorie junior. Sedici, invece, quelle che si sono affrontate nella competizione riservata ai baby nati nel 2015, uniti come non mai per raggiungere l’ultimo obiettivo di un’annata già positiva. Ovvia-

Pulcini rampanti a Cattolica nella Milan Cup

Successo nella kermesse junior riservata ai vivai “gemellati” con il club del calcio pro. La dedica va tutta a mister Simone Costa a quasi due anni dalla scomparsa.

mente, oltre allo staff composto dai tecnici che li preparano - Giacomo Simonato e Pietro Saccardo – e dalla dirigente Martina Foltran -, al seguito in Romagna è sbarcato anche un nutrito gruppo di genitori. Calcio giovanile protagonista insomma a Cattolica, con i portacolori di Thiene e dintorni a guadagnarsi l’onore di arrivare fino in fondo, giocando di più e divertendosi di più, come dimostrano i sorrisi incontenibili nelle fotografie con la coppa denominata appunto Milan Cup. Superato lo scoglio del quadrangolare iniziale nel primo giorno di match, la domenica ha riservato poi la salita sul gradino più alto del podio. Una dedica speciale non poteva mancare per far brillare ancor più il successo nel torneo sulle sponde dell’Adriatico: quella a Simone Costa, allenatore del vivaio Calcio Thiene 1908, mancato il 13 agosto del 2024 a soli 31 anni di età, indimenticata colonna dello staff del settore giovanile rossonero. Allenava proprio la categoria Pulcini, e a ciascuno ha regalato un tratto di cammino condiviso inestimabile. Chi porta avanti il suo appassionato lavoro, lo fa anche in suo nome.

“Al sabato abbiamo giocato tre partite, qualificandoci da primi per il girone oro superando la concorrenza delle squadre Luino,

Concesio e CB Academy – racconta un raggiante mister Giacomo Simonato -”. Nel girone finale esordio alla domenica un 3-1 emozionante e in rimonta che ha lanciato i ragazzi verso il successo. “Sono emersi i valori di squadra, dal punto di vista della mentalità, della compattezza e della disponibilità a giocare in modo propositivo e coraggioso. Questi bambini, di età Under 11, si sono dimostrati davvero molto maturi e si è percepito un ‘noi’ forte, che ci ha dato soddisfazione. Questa Milan Cup è la classica ciliegina che chiude una stagione straordinaria per tutti, anche ai primi di giugno a Villafranca, in un altro torneo importante, avevamo fatto bene”.

E poi la dedica speciale, appunto, a chi è stato non solo il loro allenatore, ma anche papà di uno dei piccoli protagonisti rossoneri, Gioele. “Si può dire che si è chiuso il cerchio – continua Simonato -, l’essere affiatati e dimostrare di volersi bene tra di loro è ancor più il migliore modo per rendere omaggio a Simone. È molto significativo, ricordandolo come loro allenatore e come padre di uno di loro; tutti insieme abbiamo scritto un bel finale al termine del ciclo dei Pulcini, che aiuterà a mantenere un legame nel tempo, al di là dei percorsi che ciascun ragazzo intraprenderà in futuro”. ◆

Cultura

Arte, poesia, letteratura, musica, disegno, ma anche dialogo e... ciacole tra i tavoli. L’appuntamento di inizio estate con una versione moderna di cultura attiva e partecipata è “sceso” puntuale alla stazione di Marano Vicentino, festeggiando l’arrivo della calda – anzi, caldissima – stagione estiva al “Bàrnabo”. Un’iniziativa originale, pensata e vissuta intensamente per quattro serate in una location tanto fisica quanto ricca di significati ideali: lo scalo dei pendolari, nel cuore dell’Altovicentino, a metà strada tra Thiene e Schio.

Tra la pianura e le soglie delle Piccole Dolomiti, è naturale fantasticare ricordando proprio la storia di Bàrnabo delle montagne, il primo romanzo di Dino Buzzati, ispiratore del festival. Un viaggio speciale che ha accomunato centinaia di vicentini di tutte le età, i quali hanno scelto Marano per toccare con mano, osservare con gli occhi e dedicare un pizzico di cuore a uno o più tra gli eventi proposti dal comitato.

“La chiusura del nostro Bàrnabo si riassume in una sola parola: gratitudine”, affermano gli organizzatori. L’associazione di promozione sociale S-Ciao (Centro Studi Internazionale Altre Origini) ha tenuto le fila dell’evento grazie all’impegno profuso dai tanti volontari, che si sono alternati tra

La stazione dei treni diventa palcoscenico estivo

Quattro serate culturali assai frequentate a Marano Vicentino, ispirate a Bàrnabo, protagonista di un romanzo di Dino Buzzati.

mostre, laboratori, mercatini di scambio di abbigliamento usato e occasioni mirate di svago e dialogo aperto. Aprendo le porte, la mente e il cuore a ogni forma d’arte e di pensiero.

La proiezione di film, i concerti, le sessioni di musica dal vivo e i dialoghi con attori, scrittori e registi hanno portato aria nuova e frizzante nel giardino di quella che si è trasformata in una stazione delle arti, non solo

L’inglese si migliora in... Officina Giovani

Laboratori teatrali per i ragazzi e conversazioni in stile aperitivo per gli adulti: ecco la proposta estiva gratuita per imparare la lingua divertendosi.

Inglese? Yes, ma con il sorriso e tanta creatività. L’Officina Giovani di via Vanzetti a Thiene si è preparata a dovere per offrire un’estate dal respiro internazionale, trasformandosi in un hub per l’apprendimento linguistico non convenzionale. Start a giugno e si prosegue per tutto il mese di luglio luglio, in uno spazio divenuto teatro di iniziative curate dall’esperto Spencer Moores di Oakfield Formazione Linguistica. Un modello fuori dagli schemi tradizionali, pensato per abbattere le bar-

riere della timidezza e superare l’approccio puramente scolastico.

“Vogliamo trasformare la pratica dell’inglese in un’esperienza d’insieme stimolante”, spiega Andrea Dal Bianco, Consigliere Delegato alle Politiche Giovanili per il Comune locale. Il progetto si articola in due binari. Per i più giovani, spazio al teatro: giochi di ruolo, improvvisazione e movimento per sciogliere la lingua senza l'ansia della prestazione. I laboratori in corso, inoltre, sono stati suddivisi per fasce d'età

dei treni. Rendendo, tutti insieme, l’edizione 2026 del “Piccolo Festival sul Paesaggio” — titolo che accompagna Bàrnabo — una gemma preziosa. Un festival ispirato da Dino Buzzati, maestro nel dare vita alla natura che si staglia intorno all’uomo. O, forse, è meglio dire: la natura all’interno della quale noi stessi ci stagliamo. Non uno sfondo, ma uno spazio in cui crescere, sognare, vivere e consapevolmente evolvere. ◆ [O.D.M.]

(secondaria di primo e secondo grado) e si svolgono nelle mattinate del lunedì e del mercoledì.

Per gli under 35, invece, arrivano gli appuntamenti “English Conversation”: incontri serali informali, in stile aperitivo, dove la lingua si vive nel contesto della conversazione reale. Gli appuntamenti si terranno tutti i mercoledì a partire dal primo luglio, nella fascia oraria serale dalle 18.30 alle 19.30. Non c’è obbligo di frequenza costante, rendendo il percorso flessibile. Tutte le attività sono gratuite, previa iscrizione obbligatoria, dato il numero limitato di posti per garantire qualità. Le sessioni sono in programma terranno tutti i mercoledì a partire dal 1 luglio, nella fascia oraria serale dalle 18.30 alle 19.30. ◆ [O.D.M.]

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