Periodico di informazione dell’Alto Vicentino n. 38 - aprile 2026
Nonne in sfilata per la Festa della Donna - p.6 ◆ La fiamma dei Giochi che scalda e illumina - p.8
Ottant’anni di commercio a Thiene:
“Il mercato corre, noi dobbiamo essere l’apripista”
Il direttore di Ascom Thiene delinea il ruolo dell’associazione tra il 1946 e il 2026, con focus sulle sfide odierne tra tecnologia che “galoppa”, qualità dei servizi e necessità di saper intuire e interpretare i segnali del mercato. “Non lasciamo spegnere la luce delle vetrine”
Copertina
Ottant’anni di commercio “Non lasciamo spegnere la luce delle vetrine”
Il direttore di Ascom Thiene delinea il ruolo dell’associazione tra il 1946 e il 2026, con focus sulle sfide odierne tra tecnologia che “galoppa”, qualità dei servizi e necessità di saper intuire e interpretare i segnali del mercato.
OAnna Bianchini
ttant’anni a ritmo del commercio. Ottant’anni di sfide, di saracinesche che si alzano e si abbassano, di un tessuto sociale cittadino che ruota attorno a un mondo che affascina sempre come allora. Thiene come città del commercio, che ha sempre avuto a cuore i suoi commercianti. Era il 29 marzo 1946 quando nel dopoguerra a Thiene gli operatori si unirono
in associazione, che nel 2026 celebra i suoi primi 80 anni. Un traguardo che per il presidente Andrea Retis non è un traguardo, ma un trampolino.
“Questo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma un punto di partenza per nuove sfide e nuovi sogni – dichiara –. Guardiamo avanti con la stessa passione che ha animato i nostri fondatori, consapevoli che il nostro valore più grande è la comunità che ci sostiene”.
Gli 80 anni di Ascom rappresentano la longevità dell’organizzazione, ma anche la solidità dei valori che da sempre ne guidano l’operato. Decenni di impegno al fianco delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico e sociale del territorio, in una città negli anni considerata un cardine commerciale. In uno scenario di bilanci, emerge il valore di un impegno silenzioso ma costante, capace di trasformare le sfide della digita-
lizzazione e i mutamenti dei consumi in opportunità concrete per il tessuto economico del territorio. Non si tratta solo di celebrare una storia e un compleanno importante, ma di valorizzare quel capitale umano che, con competenza e lungimiranza, traghetta le imprese verso un futuro sempre più complesso e interconnesso. “Confcommercio Thiene ha accompagnato la crescita di questo territorio, affrontando con determinazione i cambiamenti del mercato e sostenendo gli imprenditori nelle sfide di ogni epoca – sottolineano dall’associazione – In questi ottant’anni, Confcommercio Thiene ha rappresentato un punto di riferimento per migliaia di attività, promuovendo innovazione, formazione e tutela delle imprese”.
Mentre l’associazione festeggia l’importante compleanno, andiamo a fare due chiacchiere con il direttore Sergio Terzo, che quotidianamente muove i fili della macchina associativa per rispondere alle esigenze di un mercato difficile e in continua mutazione.
Com’è cambiato il mercato e che ruolo ha un’associazione come Ascom oggi?
“Una volta il mondo ci metteva decenni per cambiare, oggi cambia molto più rapidamente e noi dobbiamo adeguarci ed interagire con lui. Parlo in particolare del mondo del nord-est, che è quello con cui mi interfaccio costantemente. Oggi ad essere in maggiore difficoltà è il settore della piccola e media impresa. La piccola distribuzione, come ad esempio il “casolino”, funziona perché si rivolge ad una
La sede di Ascom Thiene in una foto degli anni ’80
clientela mirata e ha una capacità rapida di adattamento. La grande distribuzione va perché è sostenuta dai numeri. La media distribuzione è in difficoltà perché si trova nel mezzo ed ha come riferimento quella classe media che oggi non esiste più”.
Si percepisce da come parla che lei ama il suo lavoro. Qual è il suo ruolo come direttore?
“Io mi interrogo costantemente sul mercato e su come si evolve. Io devo vedere e comprendere le difficoltà dei nostri soci e devo dare loro il motivo per iscriversi all’associazione. È un lavoro fatto di analisi, di studio, di confronto, di intuizione”. Che cosa fa la differenza tra un’impresa commerciale che funziona e una che non funziona?
“La differenza la fa la capacità imprenditoriale del titolare dell’impresa, la sua bravura ad intuire l’evoluzione del mercato, la capacità di organizzare il lavoro e dare un buon servizio. Se osserviamo con attenzione diverse realtà che appartengono allo stesso settore, vediamo che ci sono aziende che funzionano molto bene, altre mediamente bene e altre che non funzionano per niente. Le imprese oggi devono avere come punti fermi la qualità e il servizio, ma alla fine la differenza tra chi funziona e chi no è data dalla capacità imprenditoriale”. È più facile fare impresa oggi con tutta la cultura e le informazioni che ci sono o era più facile una volta?
“Penso che prima fosse più facile. Una volta bastava iscriversi ad un’associazione per diventare professionisti. Ci si organizzava per mettere in piedi un’attività e si partiva. Oggi invece ci vuole formazione. Una volta il mercato era anche meno saturo, oggi c’è tanta offerta. E oggi, soprattutto nel mondo dei servizi e in generale con chi offre prodotti da mangiare o bere o lavora
con l’intrattenimento delle persone, settori come ad esempio la ristorazione, c’è un imponente controllo dovuto alla necessità di dare sicurezza e rispondere ai requisiti di legge”.
Che cosa ha minato il mondo del commercio nei tempi più recenti?
“Ci sono vari fattori. Sicuramente la grande distribuzione ha portato via con sé fette di mercato. E poi c’è l’online, prediletto dai giovani ma che prende sempre più piede anche tra i meno giovani. Un segmento che sta diventando abitudine per molti”. Cosa deve fare un’associazione come Ascom per affrontare questo contesto così delicato?
“Dobbiamo partire dal presupposto che noi non inventiamo nulla. Noi dobbiamo leggere la situazione attuale e capire l’evoluzione del mondo del commercio e del mercato. Dobbiamo saper fare analisi, saper prevedere le sfide che arriveranno nel futuro. Partiamo da un punto: il contesto globale è instabile, di conseguenza è instabile il mercato, quindi il mondo del commercio non avrà a breve una stabilità ma sarà ancora in balìa dell’instabilità. Le guerre non aiutano di certo”.
Le associazioni di categoria serviranno ancora in futuro?
“Le associazioni hanno una grande responsabilità e un grande ruolo. La chiave è evolvere e farlo in accordo con l’evoluzione del mondo e della società. Non basta più dare servizi, dobbiamo evolvere nel comparto delle consulenze, dobbiamo intuire le innovazioni, fare da apripista. Dobbiamo sforzarci per aiutare gli imprenditori a crescere. Tornando ai controlli per il rispetto di sicurezza e legge, il nostro compito come associazione è anche quello di formare i nostri imprenditori in questo ambito. E dare una mano a chi ha in corso qualche procedimento”.
Di cosa si occupa Ascom nello specifico?
“Ascom si occupa del comparto terziario in generale. Il commercio non si genera da solo, il commercio vive di luce riflessa, noi non produciamo la ricchezza, noi la distribuiamo. Noi collaboriamo con i fornitori, con i dipendenti, siamo bravi se facciamo crescere la ricchezza di altri e distribuiamo servizi e prodotti”.
È una bella responsabilità…
“Assolutamente, perché il nostro lavoro, la nostra abilità, si riflette non solo in chi ruota attorno al mondo del commercio, ma si riflette anche nei centri cittadini, nel benessere delle città. Quando una vetrina si spegne è un danno per l’intero paese. E oggi, con l’esperienza data dagli anni, sappiamo che quando una luce si spegne non si riaccende. Per questo per noi è importante fare formazione, non solo ai dipendenti, ma anche agli stessi imprenditori. Il mondo cambia, evolve, cambiano regole, richieste, leggi. E gli imprenditori devono essere aggiornati con i nuovi sistemi, le nuove norme, la nuova tecnologia”.
I soci sono in crescita o in diminuzione?
“Una volta i soci si misuravano in migliaia, oggi si misurano in centinaia. Sono in calo ma è un calo fisiologico, che segue l’andamento del mercato. Come ho già detto, noi non inventiamo nulla, sappiamo leggere quello che accade. È il mercato che fa selezione”. Oggi cosa manca ai commercianti?
“Andando sul pratico, oggi manca soprattutto il ricambio generazionale. Questo succede in particolar modo nel mondo della ristorazione, ma non solo. Accade anche in altri settori, anche in settori che funzionano molto bene. Conosco tanti commercianti che hanno attività che lavorano, che non hanno problemi. Ma magari i figli hanno studiato altro, non sono interessati a portare avanti l’attività di famiglia, qualche figlio si è trasferito all’estero. Una volta era quasi automatico per i figli proseguire l’attività di famiglia, ma il mondo di oggi è diverso da quello di anni fa”.
Un’immagine ormai d’epoca scattata nel corso di una partecipata assemblea degli associati
Sergio Terzo, direttore di Ascom Thiene
IOmar Dal Maso
funghi sanno... fungere, con un gioco di parole, da filo invisibile capace di intrecciare cucina, scienza e natura. Rappresentano un ponte simbolico tra la micologia, la disciplina che ne studia le innumerevoli specie, e la passione di migliaia di cercatori o fungaioli, più o meno esperti, pronti a sacrificare ore di sonno per trovarsi nel bosco nel posto e al momento giusti. Luoghi quasi misteriosi, quelli dei ritrovamenti, da tenere tassativamente segreti o condivisi solo con pochi intimi, da visitare con il cesto sotto braccio e i permessi in regola. Ma se la passione è tanta, non deve mai mancare la prevenzione, che insieme alla divulgazione rappresenta uno dei due pilastri del Gruppo Micologico di Thiene, affiliato alla prestigiosa associazione “Bresadola”.
Sebbene la conformazione del territorio thienese non sia naturalmente ricca di funghi, la voglia di conoscerli e apprezzarli è in costante aumento, tanto che il Gruppo conta oggi 96 iscritti. Il “club” si riunisce nella Casa delle Associazioni in via 1 Maggio, dove neofiti e veterani si ritrovano ogni lunedì. Andare oltre un buon risotto o un piatto di porcini significa sentirsi accolti in un regno silenzioso, un universo di forme e profumi che travalica il piacere della tavola. Per orientarsi in questo mondo complesso è necessaria una bussola sicura, fornita sin dal 1974. Da allora il cammino è proseguito con l’adesione ufficiale all’Associazione Micologica Bresadola (Amb) di
Micologia, una passione che cresce (come i funghi)
Il 2026 sarà l’anno della 50ª mostra a Thiene. A maggio il via al corso per neofiti che si stanno appassionando. Essenziale è la prevenzione.
Trento e, nel 1996, con l’onore di annoverarsi tra i fondatori della Federazione Gruppi Veneti (Fgv).
L’occhio esperto dei soci permette di segnalare immediatamente eventuali esemplari tossici, e riconoscere gli altri funghi, ma senza andare per così dire “oltre”. Lo spiega nel dettaglio la vicepresidente Linda Leodari. “Noi svolgiamo un’attività di riconoscimento – dice - della specie raccolta, di norma al lunedì sera in sede salvo altre esigenze, ma va precisato che non diamo indicazioni relative all’effettiva commestibilità, prerogativa questa che spetta all’Ulss. Se individuiamo una specie tossica, però, lo facciamo presente. In questo senso facciamo prevenzione, ma anche formazione”. Lo stesso avviene anche a scuola? “Una volta all’anno ci rechiamo all’istituto alberghiero di Tonezza a fornire consigli mirati agli apprendisti cuochi. Non diamo ricette, sia chiaro, ma spieghiamo come gestire il fungo: le modalità corrette di raccoglierlo, pulirlo, curarlo, tagliarlo, cucinarlo e gli abbinamenti adatti. Un fattore importante, poi, è come conservarlo”. Non tutti sanno che un fungo buono, come ad esempio il chiodino, può diventare indigesto se cotto in
maniera sbagliata. “Sempre per le superiori – continua Leodari -, ogni anno visitano la mostra micologica al Padiglione Fieristico di via Vanzetti delle classi dell’Itet Ceccato, seguendo un percorso guidato. Siamo stati in passato anche alle primarie di Molina e a Thiene, esperienze da ripetere, qui con concetti più semplici: facendo vedere forme e colori dei funghi, insegnando ai bambini a rispettarli”.
Iscriversi a una delle 31 realtà micologiche venete significa insomma acquisire consapevolezza che la conoscenza rappresenta la prima forma di prevenzione. In un mondo naturale popolato da centinaia di migliaia di specie, la raccolta superficiale può nascondere insidie perfino fatali, come riportano le cronache. Attraverso i corsi, s’insegna un metodo di classificazione basato sull’osservazione delle caratteristiche morfologiche e sul rispetto dell’ecosistema, acquisendo gli strumenti di sicurezza utili. Il Gruppo continua a proporre due momenti espositivi annuali. A giugno, è presente alla Fiera degli Uccelli e della Natura a Marano. Ma è in autunno che batte forte il cuore della sua tradizione, con la Mostra Micologica di Thiene, prossima al 50° anniversario.
La mostra al Padiglione Fieristico attira ogni anno numerosi visitatori
Un’escursione didattica organizzata dal gruppo
Durante le rassegne i visitatori possono vivere un’esperienza sensoriale nell’“Angolo degli odori”. Qui, grandi e piccini sono accompagnati a riconoscere gli aromi — come l’aglio, la candeggina o il geranio — imparando quanto l’olfatto sia fondamentale per l’identificazione scientifica. Si terrà poi a partire dai primi di maggio il corso di micologia base (prima parte), tenuto dal Pieremilio Ceccon, docente nazionale. Sarà ospitato all’ospedale di Santorso in un locale messo a disposizione dall’Ulss 7. Articolato in cinque tappe ravvicinate, da lunedì 4 a lunedì 18 maggio, si terrà dalle 20.30 con costo di iscrizione popolare, gratuito per gli studenti. Per info 334.3731153/328.1054795, email: ambthiene@gmail.com
L’associazione thienese, presieduta da Corrado Gasparella, non vive solo di eventi periodici, ma di un impegno costante. Ogni lunedì sera, la sede di via I Maggio apre le porte: chiunque abbia raccolto dei funghi e abbia dubbi sulla loro natura può portarli in visione agli esperti. Il martedì è invece dedicato allo studio approfondito, con percorsi differenziati tra neofiti ed esperti, mentre le escursioni didattiche portano i fungaioli sul campo, per applicare dal vivo le conoscenze teoriche dell sottobosco. Diventare soci significa poi accedere a una
ricca biblioteca e consultare riviste di settore, entrando a far parte di una comunità che ama e protegge la natura. L’associazione di cui fa parte il Gruppo è intitolata a Giacomo Bresadola, un sacerdote originario di Ortisei che nel tempo libero studiava i funghi, da pioniere in materia assurgendo a uno tra i maggiori micologi in Italia del secolo scorso.
Chi sono gli associati di Thiene? In prevalenza di sesso maschile e over 50, provenienti anche da paesi non confinanti, ma non mancano giovani che partecipano ai corsi e c’è chi s’iscrive poi al Gruppo. Tra loro più di un “figlio d’arte”, abituato fin da bimbo ad apprezzare il fascino dei boschi, prima ancora che gustarsi la forchettata golosa a base di funghi quando si siede a tavola. “C’è chi andava con il papà o con il nonno, ed è così che la passione spesso viene trasmessa, lo stesso vale per le conoscenze”. E per Linda Leodari come fu il “primo amore”? “Quasi per caso, una quindicina d’anni fa. Mi trovavo in montagna con la mia famiglia, abbiamo visto un signore con i cannocchiali. Gli abbiamo chiesto cosa facesse, ci ha mostrato delle mazze di tamburo e altri esemplari appena raccolti. Da questo incontro casuale abbiamo iniziato ad informarci e appassionarci. Né io
Un esemplare di amanita muscaria,
né mio marito, fino a quel giorno, avevamo mai provato grande interesse verso questo mondo”. Un interesse approfondito e, insieme agli altri amici del gruppo thienese, curato e condiviso. Come un buon piatto a tavola! ◆
tossico per l’uomo
Attualità
IAnna Bianchini
l rossetto, una piega perfetta e l’emozione di sentirsi ancora bellissime. Non è stata una sfilata qualunque quella che ha animato l’Ipab “La Pieve” di Breganze per la Festa della Donna. In un originale gioco di squadra, gli studenti della Scuola professionale Saugo di Thiene hanno scelto e curato il look delle anziane ospiti, mentre i “nonnini” della struttura, emozionati e riconoscenti, preparavano dediche e pensieri gentili per le signore. Più che di un evento estetico e di una prova di abilità tecnica, si è trattato di un vero e proprio ponte tra passato e futuro, nato per regalare un ricordo indelebile a chi ha ancora tanto da raccontare.
La bellezza come strumento di solidarietà, insomma. L’obiettivo era ambizioso: preparare le “nonnine” per una sfilata speciale rendendole ciascuna bella e sicura di sé come quando il volto non era ancora solcato dalle righe dell’età. Sotto le mani esperte e delicate di ragazzi e ragazze che le hanno “coccolate”, i volti segnati dal tempo che scorre si sono illuminati in sorrisi radiosi e la timidezza si è sciolta. Tra un colpo di pennello e una piega ai capelli, è nato presto un dialogo silenzioso fatto di sguardi e rispetto. I giovani hanno donato la loro professionalità; le ospiti dell’Ipab che sorge nei pressi di piazza Mazzini hanno ricambiato con sorrisi ed emozione, riscoprendo il piacere di vedersi belle e curate. Una sfilata che è stata un vero e proprio omaggio alla vita e alla storia personale delle donne, oggi in età anziana e che trascorrono le giornate condividendo confidenze e ambienti nella struttura convenzionata con l’Ulss 7 Pedemontana. Di-
Nonne in sfilata per la Festa della Donna
A pettinare e truccare con cura le ospiti dell’Ipab “La Pieve” sono stati studenti e studentesse del Cfp Saugo di Thiene.
ventate protagoniste anche nella loro bellezza in una giornata riuscita e speciale per tutti i componenti, risaltata da mani sapienti e da quei giovani che le hanno, per così dire, rimesse a nuovo con un gusto “alla moda”. E mentre le signore sfilavano, gli ospiti uomini, ricordando la loro vita e celebrando le mogli, mamme, sorelle e amiche che hanno fatto parte della loro storia, hanno recitato una poesia e condiviso intimi ricordi. “Oggi festeggiamo le nostre donne: le compagne di vita, le mamme, le sorelle”, hanno esordito gli uomini dell’Ipab, rievocando ricordi d’altri tempi. Ecco alcune testimonianze.
Giovanni racconta: “Io festeggiavo la mia mamma e mia sorella con un mazzo di fiori del campo.” Un gesto semplice, ma pieno d’amore. Una volta non c’erano tanti soldi. Ottorino invece dice sorridendo: “Io regalai un pacchetto di sigarette a mia zia che
aveva 86 anni”. Vincenzo, per non essere da meno del genero nel giorno della Festa della Donna, prese un “bussolotto di latta”, andò nel campo e raccolse lingue de vaca, ortiche e barbadocchi... E fece fare a sua moglie una bella risata!.
Le donne più importanti della nostra vita sono state le nostre mogli e le nostre mamme. Di loro ricordiamo lo spirito di servizio, la forza silenziosa, l’amore instancabile. Le donne sostengono tre pilastri della casa: sono le prime ad alzarsi, quelle che preparano pranzi e cene, e spesso le ultime ad andare a letto. Ma cosa rende davvero grande una donna? La spontaneità, la tenerezza, la pazienza. La capacità di relazione. La forza di “mordersi la lingua” quando serve. Perché, diciamolo: guai se la donna manca! Le donne sono come i fiori: rendono il mondo più bello, più profumato, più colorato. E oggi i fiori siete voi. Truccate, pettinate, curate con amore dai ragazzi futuri parrucchieri ed estetiste... pronte a sfilare non solo con eleganza, ma con la storia, la dignità e la bellezza di una vita intera. E permetteteci, come anziani, di dire una cosa che ci viene dal cuore: un ringraziamento immenso”.
Alla Scuola Professionale Saugo, che ha subito accettato l’invito per la realizzazione della sfilata, tutti gli ospiti della struttura hanno voluto dire “grazie per l’affetto, la sensibilità e il rispetto che ancora sapete donare a noi anziani. La vostra presenza oggi non è solo collaborazione: è un abbraccio tra generazioni, è la dimostrazione che il futuro sa ancora ascoltare e prendersi cura della memoria”. ◆
Nella foto di apertura la “passerella” speciale allestita nella casa di riposo, qui sopra la fase di preparazione delle modelle per un giorno
Attualità
Sorrisi, applausi e anche, perché no, orgoglio e batticuore hanno contraddistinto il passaggio dei tedofori paralimpici tra le vie del centro storico ai primi di marzo. Thiene è diventata, per una giornata probabilmente irripetibile, cuore pulsante dello spirito paralimpico, accogliendo quel fuoco che non si limita a bruciare, ma illumina: la Fiamma dei Giochi di Milano Cortina 2026. È stato un passaggio vibrante, un filo rosso che ha legato i portici storici alle speranze e ai sogni degli atleti convogliati poi all’Arena di Verona, il giorno dopo. Qui dove si è celebrata la cerimonia ufficiale d’inaugurazione dei Giochi, per poi dirigersi infine nelle varie location di gara tra Veneto e Lombardia. Toccate anche le città vicentine di Bassano del Grappa e il capoluogo Vicenza, tra le altre insieme a Thiene, con il Corso Garibaldi colorato di bandiere ed entusiasmo per salutare i testimonial del grande evento planetario dedicato agli sportivi con disabilità fisico-cognitive e allo stesso da abilità incredibili da sfoderare nelle rispettive discipline invernali. “Thiene ha vissuto un momento speciale” ha commentato il sindaco locale Giampi Michelusi -. “La Fiamma Paralimpica è passata per la nostra città, accolta con entusiasmo e partecipazione da tanti cittadini, studenti e famiglie. Thiene
Il passaggio di uno dei tedofori designati in Corso Garibaldi, tra gli applausi
La fiamma dei Giochi che scalda e illumina
Il passaggio in centro dei tedofori alla vigilia delle Paralimpiadi di Milano Cortina ha portato un carico di entusiasmo e valori positivi.
ha risposto con calore e orgoglio al passaggio dei tedofori, dimostrando ancora una volta quanto lo sport sappia unire, emozionare e trasmettere valori importanti come
Servizio civile, sei opportunità per i giovani
Promozione turistica, la cultura e il sociale gli ambiti proposti a candidati dai 18 ai 28 anni. È previsto un compenso.
Il futuro di una comunità si costruisce attraverso l’impegno concreto delle nuove generazioni e Thiene sceglie di creare percorsi mirati e investire sui suoi cittadini più giovani. Si è chiuso il bando per la selezione dei volontari di Servizio Civile Universale 2026, un’opportunità che invita i ragazzi/e tra i 18 e i 28 anni a diventare protagonisti attivi della vita cittadina. Il Comune partecipa all’iniziativa con quattro diversi progetti e un totale di 6 posti disponibili, pensati per chi desidera mettersi in gioco in ambiti che spaziano dalla cultura alla promozione sociale e territoriale. Entrando nel dettaglio delle posizioni of-
ferte, la Biblioteca Civica accoglierà due volontari che si occuperanno di gestione del patrimonio documentario e di iniziative per la promozione della lettura. Per chi ha una vocazione per l’organizzazione di eventi e la pianificazione artistica, è previsto un posto in Ufficio Cultura e al Teatro comunale. Anche il settore del Turismo offre una posizione dedicata alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico e ambientale locale attraverso l’organizzazione di iniziative promozionali. Infine, due “slot” sono destinate alle Politiche Giovanili per la gestione di “Officina Giovani”, il laboratorio che punta a creare comunità
inclusione, coraggio e determinazione. Un piccolo grande momento che ci avvicina allo spirito delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026”. ◆
e coesione attraverso eventi e attività sui canali social; in questo ambito, un posto è specificamente riservato a figure con minori opportunità o basso reddito. L’esperienza richiede una disponibilità da garantire di 25 ore settimanali con un riconoscimento economico mensile. Oltre al valore formativo, il percorso intitolato “Destinazione Comune” offre una certificazione delle competenze e un servizio di orientamento al lavoro. Un incentivo significativo è rappresentato dalla riserva del 15% dei posti nei futuri concorsi pubblici per chi porta a termine con successo il servizio. Le candidature sono state raccolte digitalmente con scadenza ai primi di aprile. ◆
Itala ed Edoardo salutano i clienti-amici con un sorriso
Attualità
C’Anna Bianchini
è chi il lavoro lo sceglie un po’ come capita e chi lo trasforma invece in un’estensione della propria anima. Per Itala Grando ed Edoardo Leoni è il secondo caso, per loro il lavoro è passione pura, e quando il cerchio si chiude e arriva l’ora della pensione non si chiude qui solo un ristorante ma un capitolo della loro stessa esistenza. Con il buen retiro di Itala e Edoardo chiudono definitivamente “Le Marchesante” a Fara Vicentino, locale che rappresenta un pezzo di storia dell’Alto Vicentino e che ha accolto generazioni di clienti attraversandone la vita. Partiamo dall’inizio. La storia professionale di Itala ed Edoardo è cominciata nel 1985 sull’Altopiano di Asiago ed è approdata infine alle Marchesante dopo una serie di spostamenti e la realizzazione di tanti progetti, che hanno in comune tutti un filo conduttore: buon cibo in tavola e servizi di alta qualità per residenti e turisti. Alla base, una solida storia d’amore: tra loro ma anche per le persone, per la natura e per i rapporti umani.
Oggi, con un misto di nostalgia e la consapevolezza di una meritata serenità, la coppia annuncia il passaggio alla pensione, chiudendo il cerchio di cui si accennava sopra, durato circa quarant’anni. Tutto ebbe inizio a Gallio nel 1985. Appena sposati, Edoardo e Itala si lasciarono guidare dalla passione di lui per i cavalli. Presero in affitto il Col del Vento, un luogo che lei definisce ancora oggi “magico”. Lì, nel 1986, aprirono il loro primo agriturismo dell’Altopiano dei Sette Comuni. Senza esperienza ma con un intuito fuori dal comune per quei tempi, furono precursori del turismo esperienziale. Quel turismo che non cerca solo una buona cucina e un posto raffinato dove andare a dormire, ma vuole vivere un’esperienza. Così Italia e Edoardo realiz-
I... Leoni delle ex Marchesante vanno in pensione
Chiude i battenti lo storico locale di ristorazione sulle colline di Fara, ribattezzato “La Frasca” nell’ultima gestione ai tempi del Covid-19. I proprietari: “Abbiamo ricevuto ma anche dato molto ai nostri clienti, divenuti amici”.
zarono il primo noleggio di mountain bike, il tiro con l’arco, fino ai bersagli tridimensionali nel bosco. Gestivano allevamenti di maiali allo stato brado e le maestose mucche Scottish Highlander, offrendo ai visitatori uno stile di vita autentico e sportivo. Dopo vent’anni a Gallio e altri tredici trascorsi nella suggestiva radura del Prunno ad Asiago, sempre in montagna, nel 2019 la famiglia si sposta a Breganze. L’apertura dell’osteria “La Frasca” coincide con l’arrivo della pandemia, una sfida che i ristoratori vicentini hanno saputo trasformare in opportunità, certo, ma che ha anche imposto dei cambiamenti per adattarsi a tempi difficili. Nel 2021, la scelta decisiva: trasferirsi alle Marchesante, rinominata appunto “La Frasca”. “Cercavamo un posto con spazio esterno per rispondere alle restrizioni del Covid – sottolinea Itala Grando –. Quel luo -
go è diventato subito il fuori porta ideale, un punto di riferimento per i bikers, amici di mio marito. Attirati dalla collezione di moto di Edoardo”. “La Frasca” è diventata subito il posto adatto per chiunque cercasse un’accoglienza genuina. È qui, tra queste mura, è nata anche l’idea del film “Terre Rosse” del regista vicentino Dennis Dellai. Anni di lavoro, di impegno, di gioie. “Amo il mio lavoro, l’ho sempre amato – continua Itala senza esitazioni – Amo la gente, il contatto con le persone”. Ma il tempo della pensione arriva per tutti e con esso esigenze e ritmi diversi e lei, con la sua proverbiale solarità, riconosce che è tempo di cambiare ritmo: “Mi mancherà moltissimo il mio lavoro e mi mancheranno i clienti, che negli anni sono diventati amici. Ma sento che oggi mi manca il weekend libero, la serata sul divano, il tempo da dedicare alla famiglia. A volte il lavoro ci ha impedito di godere dei figli come avremmo voluto, ora vogliamo recuperare”.
Itala Grando e Edoardo Leoni se ne vanno in pensione con la consapevolezza di aver dato tanto, ma con la certezza di aver ricevuto altrettanto affetto. “Ho trascorso momenti bellissimi grazie al mio lavoro e conosciuto persone splendide – conclude Itala – Ho ricevuto molto ma ho anche dato molto, perché ho sempre considerato giusto ricambiare l’affetto che mi è stato dimostrato”. ◆
Jessica mostra orgogliosa le quattro medaglie conquistate a Roma
C’Attualità
Anna Bianchini
è una cosa che accomuna la piega perfetta per affrontare la curva sull’asfalto in sella alla propria moto alla pennellata perfetta sull’unghia di una cliente. Alla base di queste due azioni apparentemente contrapposte c’è la determinazione. E a dimostrarlo ci ha pensato Jessica Brazzale, 35 anni di Montecchio Precalcino, che con un passato da biker sulle spalle ha trionfato, vincendo 4 gare su 5 e salendo sul podio al Campionato Internazionale Nail Cup (una delle maggiori competizioni mondiali di ricostruzione unghie e nail art) che si è tenuto a Roma lo scorso febbraio. Un risultato straordinario che premia un percorso fatto di studio, sacrifici e una costante voglia di sfidare i propri limiti. Quel che traspare ascoltando le parole di Jessica Brazzale è proprio la voglia di non accontentarsi, di cercare sempre nuovi stimoli.
A raccontare la sua storia è la protagonista, che spiega come il senso di responsabilità verso la sua famiglia e il suo lavoro l’abbia portata a scendere dalle due ruote per concentrarsi sulla sua professione di estetista e “nail star”.
Jessica Brazzale, ci parli di sé.
“Io sono grafico pubblicitario. Nel 2009 ho finito le superiori e per i 18 anni mi sono fatta regalare dai miei genitori il corso di ricostruzione unghie. Era un interesse personale. Mi è piaciuto e finita la scuola ho cercato lavoro nei centri estetici, ma con l’idea di aprire qualcosa di mio in futuro. Dopo i 5 anni necessari di lavoro come dipendente ho preso l’abilitazione e aperto il mio negozio a Thiene, nel 2015. Durante il Covid, per necessità, mi sono spostata a Montecchio Precalcino. Non mi sono più fermata e da poco ho festeggiato gli 11 anni di attività”.
Le unghie di Jessica brillano alla Nail Cup
Grafica per studi e appassionata di moto, la 35enne si è distinta in una gara di rilevanza mondiale nel campo della ricostruzione delle unghie.
Salire sul podio per un secondo posto ai Campionati Internazionali non è da tutti.
“Le prime gare le ho fatte nel 2013 e 2014, poi ho un po’ abbandonato, per necessità. Preparare una gara richiede molto tempo. Quest’anno ho deciso di riprovarci e mi ci sono dedicata e ho ottenuto un bel risultato. Ci vuole tanta preparazione dietro, serve almeno un anno di allenamento intenso”. Come ci si allena per un campionato di “unghie”?
“Ci si allena su modelle ogni fine settimana. Le unghie da competizione non sono quelle che si fanno nei centri estetici, ci sono parametri diversi. Quello che si fa per lavoro è professionismo ed è bagaglio per le gare, ma i parametri sono completamente diversi. Nelle competizioni le gare sono a tempo, c’è un regolamento con dei criteri da rispettare. A Roma c’erano cinque gare, ognuna con il suo stile, dal french alla decorazione. Le gare di ricostruzione unghie sono una disciplina di nicchia, estremamente rigorosa. Nel mio centro estetico faccio unghie ma faccio anche altro, faccio anche corsi di formazione per chi vuole imparare e nel 2022 ho proposto anche la mia linea di prodotti per la ricostruzione”. E la passione per la moto come si concilia? “È una passione che ho ereditato da mio papà e ho coltivato fin da piccola. L’ho mes-
sa da parte per un periodo poi a 28 anni l’ho ripresa. Ho usata la motocicletta anche dopo avere avuto un figlio. Ma mi sono resa conto subito che è un’attività rischiosa e ho deciso di fermarmi. È stata una bella parentesi della mia vita, ma oggi ho delle responsabilità sia famigliari che professionali, sono cose importanti che mi hanno portata a lasciare la moto in garage. Ce l’ho ancora, non l’ho venduta, ma è in garage”. La sua famiglia che cosa ne pensa?
“Dietro di me c’è una squadra ed è la mia famiglia. Mio marito mi sostiene da sempre, vede che ci metto l’anima e mi supporta. Mia mamma è la mia modella, ed è un’ottima modella anche se non ha la pelle giovane e tirata come una ventenne. Nelle gare l’età non è un problema, perché i giudici guardano la tecnica, non le rughe. E avere mia mamma vicina per me è il supporto più bello”.
Cosa le dà maggiore soddisfazione nel suo lavoro?
“La cosa che mi dà più soddisfazione è che la mia clientela storica mi segue da sempre, è un rapporto di fiducia concreto nel quotidiano. Anche rifare le gare mi ha dato e mi dà soddisfazione però, perché per il mio stesso carattere sento il bisogno di sfidare me stessa per capire dove posso arrivare”. ◆
Attualità
Villaverla più verde grazie al dono di 460 piante
In Piazza delle Fornaci il bando supera le attese. Ai primi di marzo la consegna degli esemplari del progetto “Alberi per la Pianura Veneta”.
ambientale: la consegna ufficiale ai cittadini di ben 460 piante, tra esemplari ad alto fusto e arbusti. L’iniziativa, che si inserisce nel più ampio e ambizioso progetto regionale “Alberi per la Pianura Veneta”, ha visto una risposta entusiasta da parte della cittadinanza, segno di una sensibilità ecologica sempre più... radicata, appunto, nel cuore della comunità.
Il “passamano” di uno degli alberi da piantumare
Villaverla guarda al futuro e lo fa partendo dalle proprie radici, in senso letterale. In un sabato mattina uggioso per il meteo, la cornice storica dei portici del Municipio in Piazza delle Fornaci ha ospitato un evento che segna un passo concreto verso la sostenibilità
File ordinate di giovani fusti, protetti con cura e contrassegnati da etichette numerate, attendevano di essere affidati alle mani dei residenti che hanno aderito al bando. Sotto i portici, trasformati per l’occasione in un vivaio a cielo aperto, è avvenuta la distribuzione di mano in mano. Non si è trattato di una semplice consegna formale, ma piuttosto di un momento di condivisione collettiva: uno scambio di sorrisi, strette di mano e preziosi consigli pratici su come mettere a dimora queste nuove vite “verdi” che, crescendo, andranno ad arricchire il paesaggio urbano e rurale di Villaverla.
Quattro punti “cardinali” per navigare tra insidie e chance del digitale
Il mondo digitale corre veloce e su disparate direzioni, trasformando il modo in cui i nostri figli crescono, imparano e interagiscono. Per fornire alle famiglie gli strumenti necessari a orientarsi in questo scenario complesso, il Comune di Zanè promuove un ciclo di incontri dal titolo “Educhiamoci al Digitale”. Quattro serate di approfondimento aperte a tutta la cittadinanza locale ma in realtà a tutti, anche da fuori paese, per riflettere sulle sfide e le opportunità delle nuove tecnologie, ma anche sulle insidie che si celano dietro un utilizzo non consapevole o immaturo di app e social media.
Il percorso si aprirà martedì 21 aprile con un focus neuroscientifico: le dottoresse Elena Bottignolo e Laura Brusaterra analizzeranno l’impatto delle tecnologie sul cervello, dal bambino all’adolescente. Il 28 aprile, il sociologo Fabio Storti ci guiderà invece tra i meccanismi dei social (da Instagram a TikTok), l’intelligenza artificiale e l’universo dei videogiochi. Il mese di maggio vedrà la continuazione del ciclo: il 5 maggio si tornerà a parlare di salute psicologica con un incontro dedicato al cyberbullismo, curato nuovamente dalle dottoresse Bottignolo e Brusaterra. Infine, il 12 maggio, la chiusura sarà affidata agli esperti del Cosc Veneto (Polizia Postale),
“Ogni albero piantato oggi è un investimento sulla salute, sulla biodiversità e sulla bellezza di Villaverla per le generazioni future” ha scritto il sindaco locale Enrico De Peron, presente insieme ad assessori e consiglieri “armati” di pollice verde. In un’area geografica come la Pianura Padana, spesso soggetta a criticità legate alla qualità dell’aria e all’urbanizzazione, l’apporto di 460 nuovi esemplari non può che fungere da simbolo concreto di risposta responsabile alle sfide che l’ambiente da preservare impone. Le essenze consegnate, selezionate per adattarsi al meglio al clima e al suolo locale, contribuiranno non solo a mitigare le temperature estive e a catturare l’anidride carbonica, ma diventeranno pure un rifugio per la fauna locale, potenziando la rete ecologica del paese. A ritirare la “loro” pianta sono state tante famiglie, e poi giovani e persone anziane, con una partecipazione ben oltre le aspettative iniziali. ◆ [O.D.M.]
che illustreranno i rischi concreti della rete web e le strategie di prevenzione. Tutti gli appuntamenti si terranno presso il Centro Socio Culturale di Piazzale Aldo Moro a Zanè, con inizio alle ore 20.30. L’ingresso è libero e gratuito: un’occasione preziosa per genitori, educatori e cittadini che desiderano abitare il mondo digitale con maggiore consapevolezza e sicurezza. ◆ [O.D.M.]
Attualità
LAnna Bianchini
a Comunità Energetica Rinnovabile (Cer) Alto Vicentino entra nella sua fase operativa e oltre agli incentivi economici sta predisponendo un progetto sociale per il territorio. “Siamo pronti a crescere insieme a cittadini e imprese”, spiega Lisa Colmetti, ingegnere energetico e vice presidente in carica della Cer, che descrive come questo progetto costituisca molto più di un semplice accordo tecnico: è un patto di solidarietà e sostenibilità. Dopo la fase di costituzione e l’assetto tecnico-amministrativo, la Cer è ufficialmente pronta a cambiare il modo in cui il territorio produce e consuma energia.
Ma che cos’è una Cer?
“Una Cer è una comunità energetica rinnovabile che nasce con l’obiettivo di scambiare energia tra i membri, vale a dire produttori e consumatori – sottolinea Colmetti – Contemporaneamente produrre e consumare energia rinnovabile”.
I termini utilizzati non sono affatto casuali. La parola ‘Comunità’ evidenzia che i servizi all’interno della Cer si sviluppano in un ambito collettivo. L’obiettivo primario, infatti, è organizzare e mettere in atto progetti che hanno ricadute positive sul territorio sul territorio dove esercita, da un punto di vista sociale e ambientale. ‘Energetica’ e ‘rinnovabile’ sono parole che si spiegano da sole: la Cer opera con energie prodotte da fonti che non si esauriscono, da impianti fotovoltaici nello specifico. Nata a fine 2024 per volontà di 15 enti pubblici soci fondatori (oggi diventati 16 e altre future nuove adesioni sono previste a breve termine), la Cer Alto Vicentino punta ora a creare una vera rete tra pubblico e privato. Come funziona una Cer? Il funzionamento è piuttosto semplice e prevede vantag-
La Cer “unisce” e premia chi consuma di giorno
Attivati i nuovi servizi associati anche per i cittadini di 16 Comuni aderenti. Così si è deciso di fare squadra per rispondere a carenze di personale e alle complessità amministrative moderne.
gi di tipo economico, sociale e ambientale. Da un punto di vista economico, grazie alla condivisione dell’energia, il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) eroga un incentivo economico alla Cer. Questo contributo viene poi redistribuito tra i membri, sia produttori che consumatori, secondo un preciso regolamento interno. Da un punto di vista sociale la Cer dà supporto a chi ha meno possibilità combattendo attivamente la povertà energetica, cioè l’incapacità da parte di alcuni di accedere a servizi energetici essenziali a causa del basso reddito e dei costi elevati. C’è infine un grande vantaggio ambientale, grazie alla riduzione delle emissioni dovuta all’uso di fonti solari locali.
Chi può entrare a far parte di una Cer?
“La Cer è aperta a tutti i consumatori residenziali – spiega Lisa Colmetti –. Non è solo per chi ha il fotovoltaico. Chi ne usufruisce in proprio può entrare anche come produttore, chi non ce l’ha può entrare come consumatore. Ai questi ultimi non cambierà nulla in termini di bolletta o gestore. Continueranno a pagarla al loro fornitore, beneficiando al contempo, quando arriverà l’incentivo, della ridistribuzione”.
Entrare nella Cer è gratuito.
“Al momento non ci sono altri progetti di questo tipo nel territorio, c’è solo Citi -
zen-Led Renovation (efficientamento guidato dai cittadini) che coinvolge anche la nostra Cer – continua Colmetti –. La nostra Cer si affida al supporto tecnico di esperti per pre-analisi e pre-scelta della qualità dei prodotti e gruppo di acquisto. Con un questionario rivolto agli utenti, inoltre, sondiamo la modalità migliore nel nostro territorio per proporre questo servizio e progetto, così lo tareremo nel modo appropriato”.
Nel 2026 la Cer Alto Vicentino può contare oggi su 130 membri effettivi, tra cittadini, Comuni e imprese. Il 2025 è stato l’anno invece delle adesioni: 16 i Comuni della nostra provincia in veste di fondatori, con “regia” affidata al presidente della Fondazione collegata, Sandro Maculan, sindaco di Zugliano. E una serie di incontri pubblici che si sono tenuti in più località per spiegare a cittadini e imprenditori l’attivazione, la funzione e gli obiettivi della Cer, che cerca in particolare Piccole e Medie Imprese e attività commerciali che consumano energia prevalentemente di giorno. “Il consiglio per tutti i soci è di spostare i consumi nelle ore diurne, quando il sole produce energia – conclude Colmetti – Anche per i negozi e le piccole imprese il rientro economico sarà significativo”. ◆
Sandro Maculan e Lisa Colmetti
C’Omar Dal Maso
è chi corre per tenersi in forma e chi, da atleta, lo fa per misurarsi con gli avversari o contro il cronometro. Anche a chi procede in andamento lento, poi, capita di affermare il classico “sono sempre di corsa” come un mantra. Sempre? Ma no, per nessuno. Eccetto uno: un thienese di nascita, di 45 anni e che qui è cresciuto prima di trasferirsi altrove con la famiglia dopo le scuole medie. Lui sì che davvero ha “sgambettato” (nel 2025) ogni santo giorno dal 1 gennaio al 31 dicembre. Tassello di una drastica dieta? La risposta la dà Marco, protagonista di un’avventura che per la distanza percorsa forse non ha nulla di trascendentale rispetto alle imprese degli ultramaratoneti, ma è contraddistinta da una costanza invidiabile. L’ha rivelata lui stesso, con un post su Facebook poi rimosso per ragioni di riservatezza professionale. Zero pause, chissene del meteo o del luogo in cui si trovasse, ogni giorno 10 km di corsa fatti e archiviati, in quattro continenti. E sempre all’aperto, senza il comfort di un tapis-roulant. Ma chi – o cosa – glielo ha fatto fare? “Nessuna dieta, e non sono mai stato un atleta – ci confida –. Non credo di aver fatto niente di speciale, per amore questo e altro”. E, qui, si viene a conoscere una storia che va oltre il “correre dietro” a una ragazza o a una donna. Sulla biografia di Marco ci si deve accontentare di cenni. Ha condotto per 20 anni la carriera militare e dalla pandemia ha accettato un incarico in un’agenzia che si occupa di sicurezza di alto livello. Un matrimonio alle spalle, un figlio e, da un anno ormai, una compagna che gli ha aperto un nuovo capitolo affettivo che sa di rinascita. “Dopo un’unione finita, il rischio di cadere in depressione era vicino: non riuscivo a trovare stimoli per riprendermi. Anziché correre veloce, in senso lato, come ho sempre fatto, mi ero bloccato, riversandomi a 360° nel lavoro. Credo che la mia storia personale sia quella di tanti altri uomini”. E poi? “A Roma ho conosciuto una donna, mi ha conquistato. Mi ha apprezzato per quel che sono, intravedendo in me ciò che non ero più. La incrociavo al mattino presto, lei faceva footing, io mi dirigevo in metro. Ho iniziato a puntare la sveglia”. Fino a quando è scattata la molla di mettere pantaloncini e t-shirt. Alle prime corsette i saluti educati tra runner, poi due parole sotto casa: “Fu in quell’incontro che mi buttai in que-
365 giorni per 3650 km: Marco corre per amore
Lo sport e un incontro casuale hanno contribuito a rigenerare un uomo cresciuto a Thiene. Ex militare e giramondo, Marco ha portato a termine una scommessa singolare.
sta mezza pazzia”. In cosa consisteva? “Lei mi disse che correre la aiutava a scacciare brutti pensieri, io le risposi con una battuta che allora era il caso che ci andassi tutti giorni, per almeno 10 km. Detto fatto: è andata così, l’ho resa un voto d’amore, e anche grazie a questa idea tra noi è nato il legame in breve tempo”. Un po’ per gioco, un po’ per stupire, e via via per stare bene con se stesso. Marco di una battuta ne ha fatto sia una promessa che una scommessa. Correndo all’alba, al tramonto, e a volte pure a notte fonda. Ovunque, documentando ogni step. “È vero – continua -, fa ridere ora, ma dopo un volo di 14 ore mi sono ritrovato a cambiarmi in aeroporto, far recapitare il bagaglio in hotel e correre per Seul al buio per rispettare il limite di 24 ore tra una corsa e l’altra. In Canada invece con -15°. Sono uscito con la febbre un paio di volte, lo so che è maniacale ma sono fatto così. Non fa ridere inve-
ce dire che ho corso anche il giorno del funerale di mio padre, mi è stato utile come sfogo prima di salutarlo”.
Un rigore “militare” che lo ha spronato a portare a termine l’impresa: tradotta nei 3650 km percorsi in 365 giorni. Ah, ci va il circa? “Sì, certo, di più in realtà: il mio smartwatch lo certifica. Ora esco per due o tre giorni di fila al massimo. Vorrei correre una maratona, pensiamo di farlo insieme”. Siete già allenati no? “Beh all’inizio impiegavo più di un’ora per i 10 km, dopo l’estate scorsa, se andavo di fretta abbassavo la mia media a 4’40’’ al km. Ho vinto una competizione amatoriale di recente, ma il mio traguardo l’ho già raggiunto”. E a Thiene mai macinato qualche km? “A dire il vero no, non ho parenti in Veneto e ci torno di rado, sento degli amici di qui, ex compagni di scuola. Mi invitano alla festa dei coscritti, prima o poi ci andrò”. Di corsa, naturalmente. ◆
Cultura
Un confine non rappresenta un muro, semmai una soglia, un luogo di scambio dove le storie si intrecciano e le diversità diventano ricchezza. Con questo spirito si rinnova l’appuntamento con “Parole a Confine”, il festival letterario che dall’8 al 23 aprile 2026 animerà i comuni di Carrè, Caltrano, Chiuppano e Piovene Rocchette. Giunta alla sua XXII edizione, la rassegna si conferma un pilastro della vita culturale dell’Altovicentino, capace di unire letteratura, musica, fotografia e teatro in un dialogo serrato con il territorio. Il programma di quest’anno si distingue per una straordinaria varietà di linguaggi. Ad aprire le danze l’8 aprile a Caltrano sarà Simone Torino, fresco vincitore del Premio Calvino, con il suo “Macaco”, un romanzo che esplora con ironia e profondità il mondo rurale. Ma il festival non è solo parola scritta: la musica sarà protagonista con il trio di Erica Mou (10 aprile) e il concerto di Maldestro (18 aprile), mentre la forza delle immagini troverà voce negli scatti di Fabio Bucciarelli, fotogiornalista di fama internazionale impegnato nel racconto delle crisi umanitarie.
Uno dei momenti più attesi è fissato per il 14 aprile con Andrea Segrè, che presenterà “Globesity”, un’indagine tra saggio e thriller sui paradossi alimentari globali. Grande curiosità desta anche la “Biblioteca Vivente” (11 aprile a Carrè), un’esperienza unica in cui i “libri” sono persone in carne ed ossa che si mettono a disposizione dei lettori
“Parole a Confine” sfoglia il capitolo 22
Letteratura ma non solo nel calendario di aprile, denso di eventi. Le proposte in quattro Comuni dell’Alto Vicentino
per abbattere pregiudizi attraverso il racconto della propria vita.
Non manca lo spazio per l’infanzia e l’illustrazione, con laboratori sui Silent Book curati da Carlo Corsini e l’incontro finale con l’irriverente creatività di Laurina Paperina. Il festival, nato dalla sinergia tra le Amministrazioni Comunali e le Biblioteche Civiche, dimostra come la cultura possa essere
un motore di coesione sociale, portando nomi di rilievo nazionale in contesti intimi come auditorium e sale parrocchiali. Info utili: molti eventi sono a ingresso libero, mentre per i concerti e gli spettacoli teatrali è prevista la prevendita online su liveticket.it. Per il programma completo consultare il portale www.paroleaconfine. it. ◆ [O.D.M.]
I soldati deportati da Zané nel Terzo Reich
Una conferenza a tre voci viene dedicata ai prigionieri inviati nei campi di lavoro dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Non un freddo elenco di 73 nomi e cognomi che “suonano” familiari a chi risiede a Zanè, ma uno spaccato – triste e doloroso – della storia di una comunità che ha atteso, pregato e pianto per i propri giovani inviati al fronte. Catturati, deportati, privati di ogni libertà e diritto: tra questi, solo alcuni tornarono alle loro case dopo la Seconda Guerra Mondiale, segnati per sempre dalle barbarie dell’irrazionale impulso all’autoflagellazione del genere umano.
Un “conto” amaro che la storia ha presentato in ogni città e paese, Zané tra questi, varcando la porta di troppe famiglie. Genitori e fratelli che attendevano, ad ogni ora, una di quelle cartoline dalla trincea che costituivano l’unica àncora di speranza per un ritorno. La conferenza, curata con rigore e profonda sensibilità da Sergio Borgo, Mario Caretta e Gianpietro De Rossi, si terrà martedì 21 aprile alle 15 in Biblioteca Civica per raccontare questo e altro, partendo dai cognomi “di casa”.
Il focus è orientato sul tragico biennio post-armistizio del ‘43, quando migliaia di militari italiani vennero disarmati e deportati nei campi del Terzo Reich. Attraverso lo studio di documenti d’epoca, lettere e cartoline della Kriegsgefangenenpost, i relatori ricostruiranno le tappe di questo esilio forzato, mappando i campi di detenzione dei concittadini di allora. La locandina, con il suo lungo elenco di nomi — dai nati a fine Ottocento fino ai ragazzi del 1926 — funge da monito e omaggio: una sorta di “anagrafe del dolore” da onorare con il ricordo.◆ [O.D.M.]
Un approccio orientato alla prevenzione, che non si concentra solo sul singolo sintomo ma sulla persona nel suo insieme, particolarmente utile per chi avverte stanchezza persistente, difficoltà digestive, stress prolungato o cali di concentrazione.
Ogni percorso è costruito su misura e può integrare, quando indicato, diverse competenze mediche e terapeutiche: valutazioni metaboliche e ormonali, supporto nutrizionale, terapie infusionali e altri interventi mirati.
L’obiettivo è aiutare la persona a ritrovare e mantenere l’equilibrio, prevenendo gli squilibri che nel tempo possono compromettere la salute.