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SchioMese n 983

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SchioMese

Periodico di informazione dell’A lto Vicentino

anno XV n. 148 - ottobre 2026

“Dopo via Fogazzaro serve la rotonda alla stazione”

Lo dice Sergio Bassetto, lo scledense che da quasi vent’anni si batte per convincere Palazzo Garbin del fatto che occorra modificare la viabilità alla stazione ferroviaria. “Dopo l’apertura di via Fogazzaro con inversione del senso di marcia diventa prioritaria una rotonda alla stazione per permettere al traffico in entrata verso il centro di poter uscire più facilmente”.

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Xoccato: “Ora un progetto per rigenerare il centro”

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L’archeologia fa tappa a Poleo

Un team da Formula Uno


Di mese in mese

Il ritorno di Montalbano L

Stefano Tomasoni

a porta si sbarrancò con la solita rumorata che fici scantare Montalbano. “Domando pirdonanza, dottori, la mano mi sciddricò - fici Catarella -. Ci sarebbi qui fora Gesù Cristo che chiede di lei di pirsona pirsonalmente”. “Gesù Cristo? Ci stanno macari Giuseppi e Maria?”. “Nonsi dottori, solo è, meschino. Dissi ca avi bisogno urgentissimo di parlari con vossìa”. “Vabbè Catarè, fallo entrare”. Intrò un cinquantino ca nun assumigliava per nenti a Gesù. Sinza manco un capillo e con du baffi stritti stritti e arricciati all’insù. Pariva Salvador Dalì. “Buongiorno commissario, sono Giosuè Callisto”. “Buongiorno a lei, s’assittasse… mi dica”. “Commissario, sugno vinuto a signalari na camurria ca si ripresenta nel caseggiato indove abito, dintra il quartiere di SS.Trinità. Trattasi di escrementi di qualche armalo ca cumpaiono uno juorno sì e uno juorno no nel vialetto della palazzina”.

SchioMese

Periodico di informazione dell’Alto Vicentino

Supplemento mensile di

Lira&Lira Direttore Stefano Tomasoni Redazione Elia Cucovaz Mirella Dal Zotto Camilla Mantella Grafica e impaginazione Alessandro Berno Per inviare testi e foto: schiothienemese@gmail.com Per le inserzioni pubblicitarie Pubblistudio tel. 0445 575688

“Signor Callisto, e picché me vinni a cuntari chista farfanteria?”. “Picché ci sta uno dei condòmini, Beppe Maddalena, ca avi priso a minacciari tutti i residenti, macari a mìa chi non aiu manco nu canarino. Dissi ca si le merde non finiscono – mi scusasse il francisismo – lui committe qualche ammazzatina”. Aia, pinsò Montalbano: la jurnata cominciata con Catarella che annuncia Gesù Cristo proseguiva con chisto Maddalena. E che era, lu presepe con du misi di anticipo? “Quanti armali ci sono nel caseggiato?” “Tri cani. Uno nico, simpri al guinzaglio, e autri due più granni”. “E le cacche che dimensioni hanno?” “Niche pure isse. Una stampa e una misura con chille di nu gattu”. “Po esseri che il padrone del cane nico lo porti apposta a defecare in giardino o sul vialetto per fare arraggiare qualichiduno?” “Ma quanno mai, commissario? Chillu, il padrone del cane nico, porta lu cagnolino a camminare alle Piane du volte ogni santo juorno”. “Ma se gli autri du cani sugnu più granni, il cunto non torna: li loro escrimenti non possono esseri nichi como a quelli dei gatti. E quinni le cacche non possono esseri di pertinenza di un cane, ma di un gatto randagio, o di qualchi altro armalo”. “Macari io ce lo dissi a Maddalena, ma chillu fa voci e non si dà paci, commissario. Io mi scanto ca possi fari una pazziata”. “Facciamo accussì, signor Callisto. Domani mando una pattuglia a parlari con chisto Maddalena”. “Grazie commissario”. Callisto si susì e sinni niscì. Montalbano sospirò. Decise che avrebbi fatto na capatina da Enzo a mangiari du triglie allo scoglio, ca gli era spuntato tanticchia di pititto. Quanno arrivò viditti li tavoli della veranda tutti vacanti, non c’era nisciuno. Finita la camurrìa delle cacche, la jurnata si mittiva bona. S’assittò al so tavolo e in quel momento sonò il tilifono. Arrispose di malavoglia. “A dottori dottori, un catafero si presentò!”. “Ah sì? E che feci Catarè, tuppiò alla porta?” “Ma che dici dottori? Il catafero morto

stecchito è, commo fa a susirisi per tuppiare alla porta?”. “Lascia stare… Dimmi di questo cadavere”. “Trovasi in piazza Statuto, dintra la fontana sinza l’acqua. Il dottori Fazio già in loco è”. “Benissimo, allora dì a Fazio che sono occupato e che ci vediamo dopo in commissariato”. “Ma che fa, babbìa, dottori? Non ci vuole sapiri il nome del catafero?” Enzo arrivò con le triglie. A Montalbano venne l’acquolina in bocca. “Ma cìerto, Catarella. Chi è il morto?” “Non ci sta nisciun morto, dottori”. “Catarella, ma mi stai prinnendo pu u’ culu?”, arraggiò Montalbano. “Nonsi dottori, mai mi pirmitterei! Nun ci sta nisciun morto, trattasi di morta. Donna è. Chiamasi Madonnina”. Dopo Gesù e Maddalena ci mancava la Madonna, santiò Montalbano. “Tu sei sicuro ca si chiama accussì?” “Madonnina, dottori, preciso ‘ntifico”. “Vabbene, dì a Fazio che ci vediamo dopo in commissariato”. Attaccò la prima triglia, ma il tilifono sonò n’atra vota. “Pronto!”, urlò. “Commissario, Fazio sono. Ma perché grida così?”. “Oh Fazio. Nenti nenti... C’è cosa?” “Sissi, dovrebbe venire appena possibile. C’è stato un omicidio”. “Lo so Fazio. Hanno ammazzato una certa Madonnina”. “Ma ca quale Madonnina, dottore? Il morto si chiama Beppe Maddalena”. Montalbano strammò. “Maddalena?”. “Sissi. Ma c’è una cosa strana assai. L’assassino ha posizionato il corpo della vittima sulla piccola pedana che sta in mezzo alla fontana di piazza Statuto, quella…” “Sinza acqua, sì lo so”. “E poi ha circondato il cadavere di escrementi di cane. O di gatto. E che viene a significare?” Montalbano si sentì firriare la testa. Guardò le triglie e all’improvviso gli sembrarono du cacche lunghe e scure. Fu as-


Di mese in mese salito da un senso di nausea ca lo fici arrisbigliare di colpo e susirisi a metà sul letto. Aviva sugnato. Ci misi qualche secondo per arricordare dove si trovava. Andò alla finestra della cammara. Da quel lato dello Schio Hotel, dove aviva priso alloggio, vidiva un cantiere di un edificio in costruzione, indove gli avivano spiegato che avrebbi aperto un Burger King. Ormai dappertutto aprivano soltanto empori cinesi, all-you-can-eat e hamburgerie. Mai ca spuntassi na bella trattoria indove mangiari bona. Vide il profilo frastagliato delle montagne in lontananza. Era tornato a Schio. Arricordava quanno c’era venuto l’altra volta, più di dieci anni prima, per assistiri alla finale scudetto di baskette fimminile tra Ragusa e Schio. Aviva vinto Schio. (vedi SchioMese, maggio 2015). Ora era tornato perché lo aviva invitato la sindaca di quella città, una avvocata dai modi gentili e pacati, Cristina Marigo si chiamava. Aviva tanto insistito perché venisse a fare una confirinza sulla sicurezza, un tema che da quelle parti pariva chi

fosse una emergenza. Mischini, non accanoscevano cos’era na vira emergenza dalle parti so. Dopo la confirinza la sindaca lo aviva ricevuto in municipio e gli aviva fatto una proposta: un contratto di lavoro fatto e finito, che lo avrebbi tenuto a Schio per sei mesi, a collaborari con le forze dell’ordine e la polizia locale a un progetto per rendere più sicura la città. Aviva capito che il problema più grosso arriguardava una certa piazza Almerico, indove la situazione pariva divintata difficili da gestire, fra schiamazzi, rumorate notturne, azzuffatine e macari accultellate. Era andato a vidiri di pirsona la piazza, un quadrato di palazzi degli anni Sissanta ca parivi bastevolmente triste. Non sapiva chiffari. Ora che era in pensione potiva stari lontano da Vigata quanto voleva. Ma poi fici na pinsata: accapì che non potiva stari lontano dal so mari e da Marinella, dal profumo di un piatto di spaghetti allo scoglio come Dio cumanna e dalla caponatina di Adelina. Il pensiero della caponatina fu fatali. Decise che avrebbi detto di no alla sindaca. An-

che picché era a Schio sultanto da du jorni appena e alla prima notte aviva sugnato un’ammazzatina per una sciarra legata a delle cacche di cani o di gatti. Doviva essere nu sogno premonitore. L’inconscio gli stava dicenno che lui lì era spricato. Chiamò la sindaca e le riferì la decisione. Poi fici la valigia e sinni niscì dall’albergo. Si fermò a osservari il panorama e a respirare nu poca de aria bona. “Ch’el lì xe el monte Sumàn”, sentì dire da un passante che doviva averlo visto guardari la montagna con insistenza. “Nol xe mìa de qua, lù, vero? Da dove vienlo?”, gli chiese l’uomo. “Dalla Sicilia. Montalbano sono”. Il passante non parvi arriconoscerlo. “E mi son Bepi Dal Santo”. Montalbano strammò, sbarrancò l’uocchi e cursi alla macchina. In primisi il sogno e in secundisi la realtà gli stavano dicenno che Schio per lui non era cosa. Il falso Gesù, Maddalena, la Trinità e ora pure il santo. Lì non c’era abbisogno di lui. Quel posto era già abbastanza protetto. ◆


[4] ◆ SchioMese Copertina

“Con via Fogazzaro aperta serve la rotonda alla stazione” “D Stefano Tomasoni

opo l’apertura di via Fogazzaro con inversione del senso di marcia, la mossa logica successiva dovrebbe essere quella di realizzare la rotonda davanti alla stazione, per permettere al traffico in entrata verso il centro di poter uscire più facilmente. Adesso questa diventa una soluzione necessaria. Il risultato finale dell’operazione sulla viabilità del centro si potrà leggere soltanto quando via Fogazzaro dialogherà con la rotonda”. A parlare è Sergio Bassetto. E se a qualcuno questo nome suonasse nuovo, spieghiamo subito: si tratta della persona che da quasi vent’anni si sta dando da fare per convincere gli amministratori locali che la soluzione migliore per risolvere il problema del traffico e della viabilità nel delicato crocevia di via Baccarini-via Btg. Val Leogra-via S. Giovanni Bosco sia quella di realizzare una rotatoria davanti alla stazione. Quasi vent’anni, sì, perché correva l’anno 2008 quando Bassetto metteva nero su bianco il suo primo progettino, con tanto di analisi empirica sulle dinamiche del traffico di via Baccarini. Fin da allora su SchioMese abbiamo seguito le varie tappe di questa sua personale “crociata”, per due motivi: perché incuriositi dalla scrupolosità delle rilevazioni e dalla paziente perseveranza dimostrata nel tempo (“gutta cavat lapidem”, dicevano i latini: la goccia scava la pietra), ma anche perché convinti che l’idea di una rotonda alla stazione meriterebbe di tornare a essere presa in seria considerazione ai piani alti di Palazzo Garbin.

Lo dice Sergio Bassetto, lo scledense che da quasi vent’anni si batte per convincere Palazzo Garbin del fatto che occorra modificare la viabilità alla stazione ferroviaria. “Dopo l’apertura di via Fogazzaro con inversione del senso di marcia diventa prioritaria una rotonda alla stazione per permettere al traffico in entrata verso il centro di poter uscire più facilmente”.

A diciotto anni di distanza, dunque, le idee di Bassetto sono ancora tutte sulla carta, ma l’uomo non demorde. Anzi: l’apertura (con inversione di marcia) di via Fogazzaro lo ha rinvigorito, convincendolo del fatto che la proposta della rotonda sia diventata ora più utile che mai. Ecco allora che alcuni mesi fa è tornato alla carica e ha scritto una lettera alla sindaca Marigo per perorare nuovamente le sue tesi. E noi che abbiamo seguito tutti i capitoli di questa lunga storia, abbiamo deciso che non potevamo non seguire quella che ha tutta l’aria di essere la puntata decisiva. Nel senso che stavolta o la va (la rotonda) o la spacca. Ma per arrivare al finale e comprenderlo, serve ripercorrere brevemente le vicende accadute nelle puntate precedenti.

Due ipotesi: rotonda e “snodo” “Due sono stati i progetti alternativi da me presentati dal 2008 – ricorda Sergio Bassetto -. Uno era quello della rotonda vera e propria, l’altro prevedeva uno snodo viario davanti alla stazione, pensato per consentire a chi proviene dal monumento a Rossi di imboccare subito via San Giovanni Bosco, risolvendo una delle criticità di fondo, ovvero il fatto che le auto provenienti dal

centro per poter andare in direzione del ‘cono di luce’ devono girare dalla parte opposta, arrivare al monumento, circumnavigarlo, ripercorre via Baccarini e ripassare davanti alla stazione. Con la soluzione dello snodo si sarebbe potuto evitare tutto questo girotondo, permettendo ai veicoli in arrivo da via Btg. Val Leogra di imboccare subito via San Giovanni Bosco e di raggiungere il ‘cono’ attraverso via Fogazzaro, lasciata nel senso di marcia che aveva in origine, dal centro a uscire, ma aperta su via Martiri della Libertà”. Fino almeno al 2014, cioè finché rimase in carica l’amministrazione Dalla Via, le proposte di Bassetto non trovarono molto ascolto, perché cozzavano contro la “filosofia viaria” adottata dalla giunta di allora, che puntava a portare il traffico il più possibile fuori dal centro, mentre una rotonda o uno snodo alla stazione avrebbero contribuito a fare l’opposto, a riportarlo dentro. Con l’arrivo dell’amministrazione Orsi le cose cambiarono e andò prendendo consistenza la tesi opposta, tanto che all’inizio del 2018 una commissione del Comune prese seriamente in considerazione l’ipotesi dello snodo, ritenendolo meritevole di analisi. Poi a un certo punto sembrò con-


SchioMese ◆ [5] cretizzarsi la soluzione della rotonda, tanto che venne annunciata e data quasi per imminente: “I lavori sono già stati affidati, si stanno facendo i rilievi, devono proporci una soluzione - disse all’epoca l’assessore all’urbanistica Sergio Rossi in un’intervista proprio al nostro mensile -. Su via Baccarini ci sarà una corsia che permetterà di andare su via San Giovanni Bosco”. Finì che non se ne fece niente. Ogni intervento davanti alla stazione fu messo in stand by in attesa di capire tempi e progetti per la Destra Leogra, arteria destinata a rimettere in discussione tutti i carichi di traffico dal “cono di luce” a via Baccarini e via Maraschin.

Entra in scena via Fogazzaro In quello stesso 2018, intanto, l’amministrazione comunale cominciò a parlare per la prima volta di riaprire via Fogazzaro invertendo il senso di marcia, da via Martiri della Libertà verso il centro.Andava concretizzandosi il cambio di rotta rispetto agli indirizzi seguiti dall’amministrazione Dalla Via: niente più disincentivi all’ingresso delle auto in centro. Anzi, entrino pure. “Per noi è più corretto tornare alla riapertura del centro per consentire più movimento – spiegò l’assessore Rossi, sempre su queste colonne -. Entrando da via Martiri della Libertà su via Fogazzaro si alleggerisce il traffico sul ‘cono di luce’ e quindi sul nodo della stazione. Inoltre si scarica anche il flusso da via Btg. Val Leogra verso la stazione”. Anche la “patata” di via Fogazzaro è rimasta a bollire in pentola per una decina d’anni, prima di essere tolta dal fuoco. Soltanto l’anno scorso, come si sa, dopo aver chiuso ogni possibilità di entrare in centro da via

Copertina

Verdi, l’amministrazione Marigo ha rotto gli indugi, mettendosi alle spalle le proteste dei residenti fogazzariani, comprensibilmente contrari a rivedere la strada aperta a un traffico di attraversamento, e invertendo il senso di marcia di quella strada, in cui ora si entra da via Martiri della Libertà, appunto con l’obiettivo di arrivare in centro senza dover sorbirsi il mini-circuito “cono di luce”, Fagiolone e Salesiani.

E Bassetto torna alla carica Ed ecco che, con via Fogazzaro invertita e aperta (ancora in via sperimentale, ma con scarse probabilità che si torni indietro), arriviamo alla nuova puntata della “Bassetteide”.

Lo Schiocco Galleria Onte Già, qui siamo in Galleria Conte o in Galleria Onte? Quella nella foto è la scena che si è presentata, un paio di domeniche fa, a chi è passato per la suddetta galleria, entrando da piazza Conte. Qualcuno si era accucciato nell’angolo meno visibile e aveva tranquillamente fatto tutti i suoi bisogni corporali come se avesse sotto le terga un cesso alla turca. Ed ecco raggiunto così un nuovo record di indecenza, contro il quale non sembra esserci obiettivamente molto da fare, non potendo sguinzagliare agenti e vigili a ogni angolo né potendo installare videocamere ovunque. È una questio-

ne di ordinaria inciviltà, ormai dilagante. Di emarginazione morale, più ancora che sociale. Una questione di merdacce. [S.T.]

“Condivido le decisioni prese su via Fogazzaro, che torna a essere una via strategica per la città – osserva Sergio Bassetto -. Ma c’è un però: se le macchine entrano, devono anche poter uscire facilmente dal centro, ed ecco allora tornare di stretta attualità il progetto della rotonda davanti alla stazione: con via Fogazzaro aperta in direzione centro, diventa una soluzione necessaria e prioritaria. A me pare evidente che il vero risultato si potrà leggere soltanto quando via Fogazzaro dialogherà con la rotonda. Questa è la soluzione finale al problema viario in centro: via Fogazzaro più la rotonda alla stazione. Tra l’altro, andrebbe a risolvere una volta per tutte anche l’insostenibile e pericoloso utilizzo della scorciatoia di via Monte Ciove, alla quale ricorrono tanti veicoli che arrivano da via Maraschin, specie nelle ore di punta, intasando quella stretta via e il suo sbocco su via Btg. Val Leogra”. Bassetto propone dunque di abbinare alla sperimentazione in corso su via Fogazzaro, un’identica sperimentazione davanti alla stazione. Provare costerebbe poco, osserva, considerato che si potrebbe disegnare una rotatoria provvisoria con i classici elementi di plastica bianchi e rossi e vedere per sei mesi cosa succede. Vedremo se l’idea troverà un qualche ascolto. Bassetto, anche se gli anni trascorsi dall’inizio di questa vicenda cominciano a essere tanti, non si è ancora perso d’animo: “In fondo, se si è fatto un esperimento su via Fogazzaro, perché non si può fare anche davanti alla stazione?”. In effetti. ◆


[6] ◆ SchioMese Attualità

l

Camilla Mantella

l tema del decoro urbano e della vivibilità del centro di Schio è tornato al centro del dibattito pubblico. L’ultima ordinanza del sindaco che ha imposto, tra l’altro, la chiusura anticipata alle 20 per i negozi che vendono alcolici da asporto, pensata soprattutto per problematiche sorte nell’area di piazza Almerico, rappresenta solamente la punta dell’iceberg di una riflessione più ampia che riguarda lo stato di salute dei nostri spazi urbani, la sicurezza percepita e il futuro del commercio di vicinato. Questi provvedimenti restrittivi mirano a frenare gli eccessi della sera, ma potrebbero non bastare se non accompagnati da un serio progetto di rigenerazione urbana e commerciale. Rigenerazione, peraltro, a cui sembra chiamata la maggior parte dei centri storici nazionali, dove ci si confronta con una crescente desertificazione commerciale e una trasformazione radicale nelle abitudini di consumo e socialità.

Piazza Almerico, decoro e sicurezza Già nei mesi scorsi, l’Associazione Commercianti aveva segnalato all’amministrazione comunale alcune criticità legate a specifiche situazioni di degrado urbano, concentrate in particolare nell’area di piazza Almerico e di via Capitano Sella. Sporcizia, un uso non consono degli spazi pubblici e comportamenti rumorosi avevano fatto registrare episodi poco edificanti, finiti al centro delle cronache della stampa locale durante l’estate. Da qui la richiesta, avanzata con decisione dai Commercianti, di una maggiore attenzione e di un presidio più assiduo da par-

Guido Xoccato, presidente mandamentale di Ascom

Xoccato: “Ora un progetto per rigenerare il centro” ll tema del decoro urbano, dell’impoverimento e della vivibilità del centro storico è tornato al centro del dibattito dopo l’ordinanza comunale che ha imposto, tra l’altro, la chiusura anticipata alle 20 per i negozi che vendono alcolici da asporto. Sui temi del decoro e del futuro del centro abbiamo parlato con il presidente dei Commercianti, Guido Xoccato. te del Comune e delle forze dell’ordine. Su questo fronte pesa inevitabilmente una sensazione di insicurezza che spesso supera la realtà effettiva dei fatti, ma che finisce per incidere pesantemente su come i cittadini vivono, frequentano e percepiscono il centro storico. Si tratta, è bene ricordarlo, di fenomeni presenti su scala nazionale. “Quando si parla di sicurezza oggi è facile raccogliere adesioni totali, ma per chi fa impresa e vive ogni giorno il centro servono risposte concrete – osserva Guido Xoccato, storico presidente del mandamento scledense di Ascom -. Schio ha bisogno di essere maggiormente attenzionata e curata nell’immagine. La cura del dettaglio estetico e funzionale diventa cruciale in un momento in cui la città sta cercando di lavorare su una nuova e crescente attrattività turistica. Basti pensare al successo dell’International Scledum Film Festival (ISFF), kermesse dedicata al cinema e al costume che ha portato il nome di Schio anche alla Mostra del Cinema di Venezia. Per reggere il passo di questa visibilità, la città deve farsi bella. Si possono e si devono esplorare escamotage virtuosi già sperimentati altrove, come l’iniziativa delle cit-

tà fiorite in Francia, capaci di trasformare l’arredo urbano in un biglietto da visita. Parallelamente, occorre intervenire su aspetti quotidiani ma determinanti, come la gestione dei rifiuti: il porta a porta è un’ottima soluzione per assicurare una differenziata di qualità, ma occorre trovare soluzioni per il centro cittadino affinché i cumuli di spazzatura non stazionino in bella vista per tutta la notte prima della raccolta mattutina, compromettendo la pulizia e la gradevolezza degli spazi. Schio deve apparire pulita, bella e sicura. È innegabile che il decoro urbano sia fondamentale anche per dare un maggiore senso di sicurezza e cura. Personalmente non sento tutta questa insicurezza a Schio e cammino per strada anche con il buio senza particolari timori; certo, episodi isolati di criminalità sono accaduti e preoccupano, ma al momento non credo siano sistemici”.

Decine di negozi sfitti Altro fronte è quello delle vetrine dei negozi sfitti. I primi articoli sulla stampa locale che si occupavano del fenomeno data→ segue a pag. 8


[8] ◆ SchioMese Attualità ← segue da pag. 6 no oltre un decennio fa e negli ultimi anni la situazione non ha fatto che peggiorare. Gli ultimi monitoraggi del Comune hanno anche acceso i riflettori sulle decine di immobili inattivi e di edifici che necessitano di interventi di decoro. Siamo, anche in questo caso, di fronte a una tendenza alla desertificazione dei centri storici che accomuna molte realtà italiane (problemi simili si registrano persino a Milano), spinta dall’avanzata inesorabile degli acquisti online e da un generale calo del ricambio generazionale. Tuttavia, avere una sfilza di vetrine spente e abbandonate in pieno centro non fa che alimentare un senso di degrado e insicurezza. Il commercio di vicinato resta il vero e

proprio presidio per una città viva, vivace, sicura e illuminata. Attualmente l’amministrazione sta dialogando con decine di proprietari affinché mantengano decorose le vetrine vuote. Il nodo centrale, tuttavia, rimane normativo e strutturale: chi possiede negozi sfitti dovrebbe comunque farsi carico del decoro degli spazi e della pulizia dell’area antistante, ma per il Comune è complesso intervenire direttamente su proprietà private. “È importante che i proprietari dei negozi vuoti si facciano carico almeno della pulizia delle aree antistanti - suggerisce Xoccato -. Vedere sporcizia, cumuli di foglie e marciume è spiacevole, ma pure poco rispettoso nei confronti dei negozianti vicini che si impegnano nel tenere in ordine i loro spazi”.

L’occasione dell’area Lanerossi “Credo che la risposta a tematiche così complesse non possa essere soltanto commerciale - conclude il presidente dei Com-

mercianti -. È necessaria una vera e propria rigenerazione urbanistica del centro storico. In questa direzione, l’area dell’ex Lanerossi rappresenta una straordinaria e irripetibile occasione di sviluppo e ripensamento degli spazi, che Schio non può permettersi di perdere. Se ben progettata e gestita, consentirebbe al centro storico di espandersi naturalmente verso il suo polo culturale più importante. Ritengo sia indispensabile un dialogo fattivo tra tutti i principali attori coinvolti, proprio per non rischiare di non concretizzare un’opportunità irripetibile”. ◆

VISTO DAL CASTELLO / 37

Quella volta che ho cambiato banca

N

Mariano Castello

ella sede della mia vecchia banca, all’ingresso c’era uno stanzone, magari con un solo impiegato dentro; con due quando andava bene. Il problema per me era quello di pagare l’Imu per una casetta che avevo comperato ad Asiago. Quando ero giovane le difficoltà anche grosse le superavo di slancio, ma adesso sono diventato lento, un po’ anche di comprendonio, ho paura. Mi dicevano che per pagare l’Imu era molto semplice, bastava usare una macchina che era lì nello stanzone e, una volta inserito il modulo, lei si leggeva i codici e faceva tutto da sola. Alla fine ti veniva fuori l’Imu pagato. Ma vuoi che già allora ci fosse dentro fià di intelligenza artificiale? Parliamo di qualche anno fa, eh. In realtà la macchina leggeva i codici per modo di dire, perché spesso e volentieri li riportava sbagliati. E allora bisognava star lì a correggerli. Guai se andavano via sbagliati! Per la paura che succedesse, chiedevo all’omo se per piacere mi faceva lui questo lavoro. Diceva: “Va ben dai” ma poi lo faceva, supiando. Ha messo dentro il foglio e i codici gli venivano fuori quasi tutti sbagliati (per via che faceva tutto la mac-

china) e allora doveva star lì a correggerli. Continuava a supiare, porocan. Avrei voluto vedere te al suo posto.”St’altra volta bisogna che el se rangia lu, però”. Lì al momento ho risposto: “Va ben”, ma una volta a casa, ho mandato una lettera di protesta alla direzione. Dopo che ti prestavo i soldi e ti pagavo il cànone, dovevo anche farti il lavoro? Mi ha telefonato a casa la direttrice, dicendomi così, con buona maniera, che voglia o non voglia dovevo imparare ad usare la macchina, quella che sbagliava quasi tutti i codici. A quel punto ho deciso di cambiare banca. Quella nuova non aveva macchine che i clienti fossero obbligati a usare e gli impiegati non supiavano. Ma non è stata neanche questa (cioè il cambio di banca) una cosa facile. Magari questa vicenda ve la racconterò un’altra volta. Comunque alla fine tutto bene. Tutto bene, ma qualche mese fa mi è arrivata un’ingiunzione dal comune di Asiago, perché non avrei pagato una rata Imu nel 2020. Ah, osti! Vai a trovare tu una ricevuta del 2020 nel 2026. Invece la fortuna aiuta i vecchi confusionari e in un attimo ho ritrovato le due ricevute (l’Imu si paga in due rate). Però ho dovuto mettermi in nota per un appuntamento alla vec-

chia banca per chiedere dove erano andati i soldi del 2020 (al giorno d’oggi se non ti metti in nota non fai niente). ”Qua a noialtri ne risulta che el sia stà lu a pagare” mi ha detto a muso duro l’impiegata, “el savarà ben lu a chi che el ga pagà”. “Ma se no son gnanca bon doparar la machina” ho risposto io. “Noialtri da qua no podemo védar gninte, el vada a l’ufficio imposte a domandarghe” e si è girata per fare un altro mestiero. Ma l’ufficio imposte non è neanche più a Schio, ma a Valdagno. Ho avuto l’ispirazione di telefonare, prima di mettermi in un viaggio che prevedevo periglioso. Era uno di quei numeri telefonici moderni in cui ti dicono: “Prema uno, prema due, prema tre” e poi il più delle volte ti trovi con la comunicazione caduta (tempo scaduto, sveglia!). E invece mi ha risposto un napoletano molto gentile (ormai dalla parlata riconosco la provenienza). Mi ha detto che era stato sbagliato il codice che identificava il comune e che quindi i soldi erano andati al comune sbagliato. E di non pagare, ma avvertire il comune di Asiago. Anche se sono passati sei anni, posso dire con sicurezza di non essere stato io a sbagliare il codice, ma chi avrebbe dovuto evitarmi di sbagliare. ◆


Ruggito giallorosso: un poker al Campodarsego per ribadire quanto vale lo Schio!

Questo primo terzo di Serie D per lo Schio ha avuto a tratti il sapore di ‘Vorrei ma non posso’: i giallorossi, tuttora costretti a disputare le gare casalinghe in sedi alternative allo Stadio De Rigo, si erano resi protagonisti di stoiche prestazioni al confronto con alcune squadre di vertice in cui il successo s’é solo assaporato. Paradossalmente negli scontri diretti il campo ha emesso i più amari verdetti: nei successivi tre turni è arrivato un solo punto, per giunta maturato beffardamente con il pareggio della Rocca Al-

tavilla in pieno recupero; se ci si sommano i due netti K.O. con Bassano e Obermais si può intuire la complessità del momento, alleggerito comunque in parte dal passaggio ai sedicesimi di Coppa Italia (2-0 al Mestre a domicilio). La gara di domenica ha rispolverato la miglior versione dello Schio, travolgente e vittorioso per 4-1 sul nobile Campodarsego grazie ad un’autorete e i sigilli di Borgo, Fyda e Glamocanin. Giornata emozionante, che deve tradursi in un trampolino di lancio per Pozza e i suoi ragazzi!

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[10] ◆ SchioMese

Il Grumo dei Ravagni a Poleo, dove si è svolta in questi mesi un’importante campagna di scavi archeologici

Attualità Il “Grumo” di Poleo potrebbe essere stato un luogo destinato anche a riti religiosi. L’ipotesi lascia intravedere uno scorcio della Schio più antica: colli che, molti secoli prima delle attuali contrade, potevano essere luoghi di incontro, offerte e riti delle comunità che abitavano il territorio.

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Elia Cucovaz

orreva l’anno 1912 quando il falegname Giovanni Piccoli rinvenne per caso, tra le pietre di una cava sul colle del Castello di Magrè, alcune corna di cervo con misteriose iscrizioni. Gli scavi successivi rivelarono un santuario preromano, dove venivano deposte offerte alle divinità. Oltre un secolo dopo è un’altra collina, il Grumo dei Ravagni a Poleo, a riservare nuove sorprese. E anche stavolta potrebbe trattarsi di un antico luogo di culto. Ne sapremo di più il 27 novembre, quando saranno presentati i risultati degli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza con la direzione della dott.ssa Giulia Pelucchini. È cosa nota che il territorio scledense fosse frequentato ben prima del noto Campo romano risalente al III sec. a.C. Sul colle del Castello gli scavi dei primi del Novecento hanno suggerito una struttura difensiva dell’Età del bronzo o del ferro proprio nel cuore dell’odierna città. A Magrè, oltre alle corna iscritte, oggi conservate al Museo Nazionale Atestino di Este, sono emersi oggetti in bronzo, ceramiche e ossa animali in parte bruciate, probabilmente legate alla conduzione di riti sacrificali. Ora alla mappa dei luoghi antichi si aggiunge Poleo. I sondaggi compiuti nel 2025 hanno individuato materiali e strutture attribuibili, in via preliminare, all’Età del ferro. La frequentazione antica del colle è certa; resta da capire chi vi salisse e perché. La nuova campagna di scavi finanziata dal Ministero della Cultura, nata dalla segnalazione dell’ispettore onorario Michele Busato, condotta sul campo dalla cooperativa Nea Archeolo-

L’archeologia fa tappa a Poleo Al Grumo dei Ravagni una campagna di scavi della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio sta facendo luce su materiali e strutture che potrebbero essere attribuibili all’Età del ferro. Il 27 novembre saranno presentati i risultati degli studi sui nuovi reperti rinvenuti.

gia e resa possibile anche grazie alla disponibilità dei proprietari dell’area (C.A. e V.A.) è proseguita per tutto settembre. «I dati emersi ci portano a formulare varie ipotesi, tra cui non è da escludere la presenza di un sito d’altura a vocazione cultuale» ha spiegato il soprintendente Andrea Rosignoli. Ad oggi le informazioni in possesso degli studiosi lasciano quindi intravedere uno scorcio della Schio più antica: colli oggi familiari che, molti secoli prima delle attuali contrade, potevano essere luoghi di incontro, offerte e riti delle comunità locali. Andrea Raffaele Ghiotto, professore associato di Archeologia classica dell’Università di Padova, scledense, e da anni impegnato nello studio e divulgazione del patrimonio cittadino (da ultime lo studio e catalogazione della collezione di reperti di Guido Cibin e la cura delle successive mostre a Palazzo Fogazzaro), pur senza ruoli direttivi, ha seguito gli scavi fin dall’inizio. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a capirne l’importanza: «Gli archeologi impegnati sul campo avranno modo di ricavare nuovi importanti dati relativi alla frequentazione della nostra zona in un periodo di grande interesse storico: la seconda età del Ferro e il graduale passaggio verso la fase romana», spiega.

Le risposte però richiedono un lavoro di analisi indispensabile per fare in modo che i ritrovamenti sia correttamente interpretato e ci aiuti a comprendere davvero le antiche radici della storia scledense: «Il lavoro dell’archeologo non si esaurisce con lo scavo – chiarisce Ghiotto -. Lo studio degli strati di terreno e dei reperti chiarirà funzione, datazione ed evoluzione del sito». Poleo aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico che comprende il Castello di Magrè, quello di Schio, il Castellon di Cà Trenta e il Castellaro di Sessegolo. «Le indagini di Poleo stanno riscrivendo un pezzo della storia più antica del nostro territorio», osserva l’assessore alla Cultura Marco Gianesini, che sottolinea anche il valore pubblico del progetto, con una giornata di apertura degli scavi rivolta alla cittadinanza in occasione delle Giornate europee del Patrimonio e una serie di giornate dedicate alle scuole, in particolare alle classi dei licei che stanno approfondendo lo studio dell’epoca a cui risalgono i ritrovamenti. «Di una cosa sono certo - conclude il prof. Ghiotto - le ricerche in corso contribuiranno in modo determinante ad accrescere le conoscenze storiche sul territorio scledense nelle sue fasi più remote». ◆


[14] ◆ SchioMese Attualità

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La ‘Montagna Terapia’ è una nuova iniziativa del Serd in collaborazione con il CAI locale, che vede alcuni volontari portare a camminare persone in dipendenza, con benefici per il corpo e per la mente.

Mirella Dal Zotto

ono 1300-1400 le persone seguite dal Serd, il Dipartimento per le dipendenze dell’Ulss 7, che spazia nei Comuni dell’ex Distretto2, da Breganze a Valli del Pasubio. In quest’area i tossicodipendenti che richiedono consulenza e aiuto sono circa 700, gli alcolisti 400, i giocatori d’azzardo e i tabagisti un centinaio per categoria, una decina coloro che abusano di farmaci e una quindicina i dipendenti da tecnologie digitali. “Sono dati ormai consolidati nel tempo – spiega Susanna Dedola, psichiatra, responsabile del servizio -. Abbiamo utenti dai 15 agli 85 anni, ma l’età varia a seconda dei casi: le persone tossicodipendenti hanno dai 18 ai 70 anni, gli alcolisti mediamente 40 anni (ma ci sono anche giovani di vent’anni, per i quali opera un’apposita équipe), i giocatori possono essere sia ragazzini che adulti di 60 anni, i tabagisti vanno dai 35 ai 65 anni e coloro che abusano di farmaci si attestano in genere sui 30-40 anni”. C’è una dipendenza che preoccupa più di altre, dalle nostre parti?

“Direi l’alcolismo, perché l’alcool è disponibile a basso prezzo e pubblicizzato ovunque. Preoccupa però anche l’assunzione di cocaina e crack; oggi i tossicodipendenti utilizzano parecchio queste sostanze e fra loro va forte il mercato online di nuove droghe, con effetti devastanti”. A quali classi sociali appartengono le persone in dipendenza, e che titolo di studio hanno?

“Abbiamo 650 lavoratori stabili, 280 disoccupati, un numero variabile di lavoratori saltuari e casalinghe, una novantina di inattivi o pensionati e 65 studenti. 600 persone hanno un diploma di scuola media inferiore, 250 un diploma di scuola superiore e altrettante una qualifica professionale, mentre una sessantina sono i laureati; ci sono poi persone in dipendenza che hanno abbandonato la scuola prima di conseguire un titolo di studio”. Ci sono dipendenze di vecchio tipo, come l’alcool e la droga, ma altre sono un po’ una novità, come il gioco d’azzardo…

“...che in zona è molto diffuso, nascosto, poco percepito. Si inizia spesso con il ‘Gratta e vinci’ o con qualche piccola scommessa, e si arriva in molti casi a perdere lo stipendio. A livello mediatico c’è un abbassamento della percezione del rischio e scritte come ‘gioca responsabilmente’ si notano appena. Anche il tabagismo va considerato e, per chi vuol tentare di smettere di fu-

Droghe, alcol e scommesse: contro le dipendenze c’è il Serd Fra le dipendenze di cui si occupa il Serd dell’Ulss quella che preoccupa di più gli esperti è l’alcolismo (“perché l’alcool è disponibile a basso prezzo e pubblicizzato ovunque”), ma anche l’assunzione di cocaina e crack e il mercato online di nuove droghe, che hanno effetti devastanti. Ed è molto diffuso anche il gioco d’azzardo.

mare, noi siamo in grado di fornire sia l’agopuntura auricolare che, prossimamente, grazie a un progetto della Regione Veneto, la citisina, un farmaco in grado di inibire il desiderio della sigaretta”. Come si comporta una persona che viene da voi per essere aiutata?

“Solitamente, arriva mandata da qualcuno: familiari preoccupati o medici che allarmano il paziente per le conseguenze dell’abuso di sostanze. Se però l’utente arriva per sua precisa volontà, ha una marcia in più per riuscire a scrollarsi di dosso la dipendenza: racconta i suoi disturbi, sceglie deliberatamente di essere preso in carico da uno psicologo, capisce che il programma di cura non è solo farmacologico. Ovvio che, però, qui arriva anche il tossicodipendente che chiede solo metadone per le crisi di astinenza”. È attiva e fattiva la collaborazione con le famiglie, le scuole o altri enti?

“Certo, facciamo del nostro meglio per lavorare in sinergia. Solitamente, le famiglie segnalano, ma sono anche ben disposte a incontri e riunioni. Abbiamo poi parecchi progetti in corso con esterni: ‘Scuola aperta’ funziona ormai da vent’anni;

‘Porta aperta’ è un progetto di prossimità per favorire chi vive da solo: gli operatori fanno visita a chi sta a casa e lo aiutano in varie incombenze, non solo legate alla dipendenza; ‘Montagna Terapia’ è una nuova iniziativa realizzata dalla dott. Silvia Donà, psichiatra, in collaborazione con il CAI locale: ci sono volontari che portano a camminare persone in dipendenza, con indubbi benefici per il corpo e per la mente; ‘Playback Theatre’ è un’esperienza di teatro d’improvvisazione con un regista esperto, destinata soprattutto ad alcolisti e tossicodipendenti, che aiuta nella percezione e nella gestione delle emozioni. Siamo poi in stretto contatto con più comunità terapeutiche e collaboriamo con i Club alcolisti territoriali di Schio e dintorni e con gli alcolisti anonimi del territorio”. Avete sufficienti risorse?

“Ne abbiamo, ma il grosso problema è la scarsità di personale: per tutte le dipendenze, ad esempio, possiamo contare solo su due psicologi e due medici; teniamo aperti, oltre ai servizi di Schio e Thiene, anche due sedi ad Arsiero e a Malo, ma la gestione non è semplice. Complicato, poi, è rilevare il sommerso dei piccoli paesi, che c’è”. ◆


[16] ◆ SchioMese Attualità

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Camilla Mantella

n’avventura straordinaria, un tuffo nell’ingegneria del futuro e un risultato che porta la didattica dell’Alto Vicentino sui gradini più alti del panorama internazionale: i ragazzi dell’Itis “De Pretto” di Schio hanno vissuto un’esperienza indimenticabile alle World Finals di STEM Racing a Singapore, conquistando con il loro team, denominato Proioxis, un prestigioso quarto posto mondiale nella knockout competition e piazzando la loro monoposto tra le quattro più veloci del pianeta. La squadra sclendense era composta dagli studenti Samuele Vinante, Matteo Tasca, Michele Gasparini, Luca Ziroldi, Cristian Rebasti e Pietro Ottaviano Bassan, affiancati dal supporto esterno di Giulio e Andrea Minchio e guidati dai docenti accompagnatori Luca Zanrosso e Fabio Pesavento. STEM Racing, noto a livello globale come “F1 in Schools”, è la competizione scolastica internazionale più importante al mondo incentrata sulle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e richiede agli studenti di progettare, modellare, testare e far gareggiare una mini monoposto di Formula 1 propulsa ad aria compressa, replicando in tutto e per tutto la struttura di una vera scuderia automobilistica e rappresentando un ponte concreto tra i banchi di scuola e il mondo del lavoro. L’evento finale si tiene in concomitanza con una delle tappe del mondiale ufficiale di Formula 1. Padronanza delle lingue straniere, profondo gioco di squadra, spiccate capacità organizzative e un grande talento tecnologico sono le armi che hanno permesso ai giovani scledensi di ambire ai vertici mondiali, al termine di un lungo anno di preparazione con poche vacanze e ritmi serrati,

Un team da Formula Uno Il team degli studenti dell’Itis “De Pretto” che ha partecipato a Singapore alle World Finals di STEM Racing (la competizione scolastica internazionale più importante al mondo incentrata sulle discipline STEM) è tornata a casa con un prestigioso quarto posto mondiale nella “knockout competition”. vissuti come una vera startup. Il team si è allenato persino con l’aiuto di un personal trainer e la supervisione di una psicologa per gestire la pressione. La trasferta a Singapore ha infatti visto i ragazzi impegnati su molteplici fronti: dall’allestimento del pit display, lo stand espositivo che esprime l’identità del team, fino alla complessa presentazione orale di 15 minuti cronometrati davanti alla giuria e alla difesa dei rigorosi documenti di progetto. Nello specifico, Matteo e Samuele si sono occupati della sezione Design & Engineering, focalizzata sulla progettazione e sullo sviluppo ingegneristico della monoposto; Ottaviano ha coordinato il project management, documentando la pianificazione delle scadenze e la divisione dei ruoli; Michele e Luca hanno curato la parte Enterprise, dedicata alle strategie di business, al marketing, alla gestione dei social media e alla ricerca di partner e sponsor

Nella foto in alto, il team “Proioxis” dell’Itis De Pretto che ha ben figurato alle World Finals di STEM Racing a Singapore. Qui, la finale della competizione.

per finanziare il progetto, raccogliendo in totale poco meno di 40.000 euro. Il percorso di gara, racconta Michele, che abbiamo raggiunto di ritorno dalla trasferta, si è articolato in otto giornate intense. Dopo la consegna della vettura al primo giorno, il secondo ha visto il superamento delle severe verifiche tecniche con il punteggio di 95 su 100, seguito dal montaggio dello stand al terzo e dalle prove in pista con le discussioni dei portfolio al quarto e quinto giorno. Il sesto giorno è scattata la knockout competition tra 32 squadre, con gare a eliminazione diretta in batterie da quattro e sfide da poco più di un secondo in cui conta la somma tra tempo della vettura e reazione del pilota. Il settimo giorno si è tenuta la gara: superando ogni turno anche grazie ai riflessi del pilota Luca Ziroldi, il team Proioxis ha conquistato la finalissima chiudendo al 4° posto mondiale per velocità, per poi coronare l’avventura l’ottavo giorno con la cerimonia finale che ha assegnato il 27° posto su 91 nella classifica generale. Nonostante il desiderio di centrare la top 10 globale, il bilancio va oltre i numeri: “Chi si è fatto le ossa e ha costruito il proprio progetto da zero è il vero vincitore”, spiegano i ragazzi. Dietro al bolide c’è stata la gestione completa di una vera e propria piccola azienda con competenze sul campo che resteranno per sempre. Un doveroso ringraziamento va, da parte dei ragazzi, alla scuola, ai docenti, alle famiglie e alle aziende che hanno creduto nell’iniziativa, mentre la sfida continua: Proioxis è infatti già qualificato per la prossima finale mondiale e cercherà di dare il massimo anche nel 2027. ◆


[18] ◆ SchioMese Attualità

British Day nel nome di Freddy Mercury L’edizione ’26 dell’ormai tradizionale “anglo week end” è ruotata intorno al ricordo del leader dei Queen, ma ha anche visto il gemellaggio con la cittadina di Barga, la più “scottish” d’Italia.

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l British Day è arrivato anche quest’anno, molto atteso come sempre, con i suoi mercatini vintage, le cornamuse, la musica e l’arte di strada, le mostre, le degustazioni, le sfilate di levrieri e di gruppi culturali in costume, i vampiri a passeggio. Stavolta, però, tutto è ruotato attorno alla figura di Freddy Mercury, a ottant’anni dalla nascita. Peter Freestone, suo assistente personale negli ultimi anni di vita, lo ha raccontato al Lanificio Conte davanti a un folto pubblico di appassionati, non

lesinando particolari inediti della sua vita privata; era presente in sala anche in serata, all’Astra, dove la Compagnia del Villaggio, diretta da Luca Lovato, ha messo in scena “Bohemian Rhapsody”, un musical che ha fatto registrare il tutto esaurito: ottimi cantanti, musicisti, ballerini e scene di effetto, corredate da immagini risalenti agli anni d’oro dei Queen; la compagnia si è confermata una talento del territorio ed è stata alquanto applaudita. E ancora: la casa di Freddie raccontata dall’architetta Silvia Grana, Freddie dipinto su strada, Queen suonati dalla banda di Arsiero e cantati in Piazza Rossi da Giorgio Zuccolo, reduce dal successo a “Io canto senior”.

Altre novità da registrare: la prima data italiana del tour europeo dei Big Big Train, band di rock progressive che si è esibita all’Astra, e il gemellaggio con la cittadina toscana di Barga, la più “scottish” d’Italia, antico borgo di minatori molti dei quali trasferitisi in Scozia a fine Ottocento-inizi del Novecento, quando a Schio i Rossi iniziarono e portarono a compimento la loro avventura tessile; il legame si sta consolidando con scambi culturali reciproci ed è foriero di ulteriori sviluppi. Gran lavoro dunque, ma anche grandi soddisfazioni, per British Day APS e SchioLife, che si stanno già mettendo in moto per la prossima edizione. ◆ [M.D.Z.]

La rievocazione storica si fa grande La terza edizione della “Manchester d’Italia” ha preso corpo con una serie di eventi e incontri culturali diffusi.

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ell’ultimo fine settimana di settembre, Schio ha fatto un tuffo nel suo passato: si è svolta la rievocazione storica che già un paio di anni fa aveva ri-

chiamato tanta gente in piazza. Stavolta, però, le iniziative sono state parecchie e l’evento non si è limitato al corteo in costume, peraltro di grande effetto.

Lo stop usato come parcheggio All’inizio di via Fogazzaro entrando dalla “rotonda della polizia” – zona Canossiane, per capirsi – da qualche anno è stato realizzato uno stop davvero originale per chi deve girare su via della Pozza dando la precedenza a chi arriva dalla biblioteca. È uno stop più unico che raro, perché la striscia bianca di vernice che indica la linea di fermata è disegnata in verticale rispetto alla direzione di marcia, tanto da risultare di fatto una continuazione più larga della linea di mezzeria. L’effetto finale è quello di un rasoio da barbiere. Il risultato è talmente strano che lo spazio su cui un’auto in arrivo dalla rotonda

dovrebbe fermarsi in realtà è diventato un’ansa che viene costantemente usata come parcheggio. C’è chi arriva, vede l’angolo libero e lo usa come “scanso” per piazzarci l’auto, e tanti saluti allo stop. Un’infrazione bella secca, da multa sicura, perché occupa sede stradale e ostruisce la circolazione, costringendo chi deve veramente proseguire su via della Pozza ad anticipare l’inserimento sulla corsia opposta in una condizione di scarsa visibilità. E però a chi parcheggia sullo stop bisogna riconoscere le attenuanti generiche, dovute al fatto che quella fascia bianca in verticale è un’oggettiva anomalia e l’ansa che si viene a creare finisce con l’essere un invito a una sosta veloce. Forse il problema si può superare con una modifica della curvatura e dell’angolatura della linea dello stop, creando uno spicchio di aiuola o uno zoccolo che elimini lo “scanso” e la conseguente possibilità di parcheggiare. [S.T.]

Al Lanificio Conte ci sono state le esposizioni degli studenti del “Martini” e del “Garbin”, nonché un incontro con Annamaria Parise, ex piccola ospite dell’orfanotrofio di Villa Rossi: al teatro Civico le visite guidate all’edificio e, nel foyer, balli ottocenteschi in costume; in sala Calendoli uno spettacolo teatrale piacevole e originale sulla vita delle donne alla Lanerossi; allo Jacquard una dimostrazione di antichi mestieri e una caccia al tesoro per bambini e famiglie; nell’anfiteatro del Toaldi Capra un concerto dei ragazzi dell’Accademia Musicale; al Conte un incontro con lo storico Piero Casentini sulla storia industriale locale, con Livio Galla autore de “Il canto dei telai” edito da Mondadori e con Manuela Faccon, che per Feltrinelli ha firmato “La fabbrica delle donne”. La due giorni immersiva in un tempo-altro, che ha richiamato in città tanto pubblico partecipe ed entusiasta, è stata organizzata da “Progetto Ophélie”, che fa capo a due giovani “self-made women” con l’ambizioso obiettivo di valorizzare la memoria e il patrimonio culturale locale del XIX e del XX secolo. ◆ [M.D.Z.]


[20] ◆ SchioMese Cultura

Cassuti scava nell’animo Antonio Cassuti ha dato alle stampe un bel libro di intime poesie, e prose poeticamente svolte, intitolato “Il silenzio è ascolto”. Con un sottotitolo che colpisce: “Declinare crescendo”, una sorta di ossimoro testamentario.

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Mirella Dal Zotto

ntonio Cassuti ha recentemente dato alle stampe, per Ronzani Editore, un bel libro di intime poesie, e prose poeticamente svolte, intitolato “Il silenzio è ascolto”. Colpisce la pulizia della grafica di copertina e soprattutto quel sottotitolo, “Declinare crescendo”, che è una sorta di ossimoro testamentario, ma vitale: è “l’indicazione del nostro vivere profondo e non di superficie, che non conosce affatto limitazioni temporali determinate dall’età (…) Si declina crescendo sempre, per il semplice fatto che la coscienza dei limiti temporali impone la ricerca costante di nuovi oltre e altro”.

In questo lavoro, incentrato sul terzo tempo della vita, Cassuti trasforma la maturità in coscienza e sintesi di pace, servendosi di una scrittura poetica alquanto personale, essenziale, priva di punteggiatura e comunque scorrevole. Esplora il silenzio come ascolto, ricorda i luoghi dell’anima (Praga, il Quarnero, la Val Leogra), dialoga con quei “mortivivi” che ci accompagnano sempre, perché presenti nel cuore e nella memoria: per lui, in particolare, la moglie (“l’amata che sta altrove”) e il padre. È comunque la straordinaria bellezza dell’essere qui e ora che permea il libro, e niente più di qualche verso ne dà l’idea: “Sappi che il tempo / non si vince / con fughe o fantasie / d’occasione colte / Prendi pertanto / cura di te stesso / per quello che sei / ora”; “Piccini come siamo / oltre ogni dire / ma divina beltà / Noi/ proprio noi / che portiamo il pensiero / profondo / e il sentire creativo”; e ancora “Meglio pensare / e pensare ancora / Ancor meglio sentire / e sentire ancora / Il tempo non si vince / lo si vive”. Parole che riassumono efficacemente una tematica esistenziale comune a tanti, e possono risultare di riflessione e conforto. L’autore ci invita ad ascoltare, leggere, pensare nel profondo, amare il più possibile perché così, declinando, impareremo a crescere. Sempre. ◆ [M.D.Z.]

“Dalla Costa”, da San Francesco alla scienza

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li incontri d’autunno del Centro di cultura “Card. Elia Dalla Costa” si sono concentrati su S. Francesco, a ottocento anni dalla morte, e sull’intelligenza artificiale. La rappresentazione in parole e musica sulla figura del poverello di Assisi, programmata proprio il 4 ottobre al Civico in collaborazione con l’associazione Casa della Fraternità, ha fatto registrare il tutto esaurito; il pubblico ha apprezzato i testi e la regia di Mauro Lazzaretti, le musiche di Filiberto Zanella e la recitazione delle Carampane delle Ore Piccole, con gli amici benevoli e gli artisti fuori norma di Schio Solidale. Si è trattato di un significativo momento per ricordare il patrono d’Italia.

Al Lanificio Conte sono seguiti altri incontri: uno con Mario Raffaelli, esperto di relazioni internazionali e mediazione di conflitti, sul predicare e costruire la pace; il secondo, con il fisico Stefano Bonetti, in collaborazione con Fe.S.A.V. (Festival della Scienza Alto Vicentino), sull’ipotetica possibilità di sostituire le terre rare con materiali innovativi grazie all’intelligenza umana e artificiale. L’ultimo si terrà il 29 ottobre al Conte, sull’Enciclica “Magnifica Humanitas”: Giovanni Cucci, filosofo e psicologo, parlerà di come l’intelligenza artificiale possa essere al servizio dell’umano. ◆ [M.D.Z.]

Antonio Cassuti è filosofo, ex professore di storia e filosofia nei licei e preside. Studioso delle democrazie popolari centroeuropee, negli anni novanta è stato nominato dal Ministero degli Esteri, quale “esperto di chiara fama”, addetto culturale all’ambasciata italiana di Praga. Ha ricevuto la medaglia d’oro della città di Schio per i suoi meriti culturali.

“I delitti dell’undici undici” miglior giallo al Premio nazionale Città di Bolzano

Il romanzo “I delitti dell’undici undici” di Stefano Tomasoni, pubblicato da Piazza Editore, ha ottenuto di recente alcuni riconoscimenti letterari. Presentato in primavera al Festival del Libro di Torino, il romanzo ha vinto il premio speciale per il miglior giallo alla 2° edizione del Premio letterario nazionale Città di Bolzano, organizzato dalla sezione locale della società Dante Alighieri, concorso che vedeva tra i finalisti anche il più recente romanzo di Giovanni Grasso, consigliere per la comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il romanzo è stato premiato anche come finalista della 6° edizione del Premio letterario nazionale Città di Salsomaggiore e della 10° edizione del Premio letterario Argentario Caravaggio. [E.C.]


[22] ◆ SchioMese Spettacoli

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renderà il via venerdì 27 novembre la stagione organizzata all’Astra da Scoppiospettacoli di Max Capraro. Come di consueto, sarà dominata dal cabaret, per offrire al pubblico momenti di comicità, ma sono in programma anche due concerti e uno spettacolo di danza classica. La prima sarà affidata ad Antonio Ornano che con il suo ultimo lavoro, “(In)grato”, prenderà le distanze dalla gratitudine obbligatoria, con tagliente ironia; inviterà a guardarsi come esseri imperfetti e fragili, fuori tempo rispetto ai ritmi imposti dalla società. Domenica 3 gennaio, serata dedicata al balletto classico, con il Balletto di Siena diretto da Marco Batti, che proporrà “Il lago dei cigni” con la coreografia del russo Marius Petipa. Mercoledì 17 febbraio arriveranno Ale e Franz con “Capitol’ho”, spettacolo sui loro trent’anni di carriera, con personaggi surreali e dialoghi al fulmicotone. Sabato 6 marzo Fabio Concato sarà il protagonista di “Altro di me”, in cui metterà in musica le piccole, grandi storie della quotidianità, toccando con ironica eleganza anche tematiche ambientali, sociali, civili. Domenica 21 marzo il

Ale e Franz arriveranno all’Astra in febbraio

Otto “scoppi” tra cabaret e musica Al via la stagione di Scoppiospettacoli. Ci sono Ale e Franz e Paolo Ruffini, ma anche Fabio Concato e il balletto classico. trio Awed-Dadda-Dose coinvolgerà il pubblico nella rielaborazione di una Divina Commedia dantesca sui generis. Giovedì 25 marzo, Federico Buffa presenterà “Number 23 – Vita e splendori di Michael Jordan”: supportato al pianoforte da Alessandro Nidi, racconterà la carriera e la vita privata del grande cestista nell’NBA. Domenica 18 aprile tornerà Paolo Ruffini con “Il badan-

Sedona più Filarmonia, un incanto

te”; saranno con lui sul palco tre ospiti anziani, che lo accompagneranno in un viaggio sull’eredità emotiva e su ciò che resta in noi delle persone che amiamo e abbiamo amato. Sabato 24 aprile la rassegna si chiuderà con Davide Van de Sfross e la sua Folkestra, chiamata a dare una nuova veste alle ballate e ai brani più famosi del cantautore bergamasco. ◆ [M.D.Z.]

Perché i resti vegetali dentro i corsi d’acqua?

La stagione di Schio Musica è stata aperta con successo dall’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e dal violinista Vikram Francesco Sedona.

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n buon numero di appassionati ha accolto l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e il violinista Vikram Francesco Sedona, che, con un concerto fuori abbonamento, hanno aperto al Civico la stagione di Schio Musica, organizzata dalla Fondazione in collaborazione con il Comune e il sostegno di Imprese e Cultura.

Qualche aggettivo per i musicisti sul palco? Capaci, giovani, entusiasti.A guidarli il maestro Giovanni Costantini, noto agli scledensi perché da anni propone il seguitissimo concerto di Capodanno e ora collabora con la direzione artistica della Fondazione per approntare la stagione musicale al Civico. Il concerto, denominato “All’italiana” in omaggio all’ammirazione per il Bel Paese nutrita nell’800 dai musicisti che volevano seguire appunto lo stile italiano, ha proposto l’ouverture in do maggiore di Schubert (“Im italienischen Stile”), la quarta sinfonia in la maggiore opera 90 di Bartholdy (“Italiana”) e soprattutto il Concerto n°2 per violino e orchestra di Wieniawski, eseguito magistralmente da un talento del territorio, il violinista trevigiano Vikram Francesco Sedona, vincitore di numerosi premi internazionali e in partenza per la Polonia, dove parteciperà alle fasi finali del concorso dedicato proprio al compositore polacco. È stato lui, indubbiamente, la star della serata, e non ha lesinato bis: esecuzione impeccabile, passione, empatia. Un successo. ◆ [M.D.Z.]

La foto è stata scattata vicino a dove dovrebbe sorgere il bacino di laminazione per impedire che piogge alluvionali mandino sott’acqua il quartiere di SS.Trinità. Nell’attesa che si realizzi l’opera, sarebbe auspicabile ripulire il greto di questo torrente (già a suo tempo esondato), che oggi gode di una ricca e folta vegetazione. E sarebbe anche auspicabile che le cooperative che sfalciano non lascino i resti vegetali in strada o dentro i corsi d’acqua, come in questo caso. L’avevamo già scritto, ma ci è stato risposto che coloro che sfalciano non son gli stessi che raccolgono. Vabbé, ci penserà l’acqua, prossimamente, a dare una bella ripulita, anche entrando in cantine e garage. [M.D.Z.]


Dir. San. Dott. Carollo B. Giovanni, Dott. Cionfoli Mario, Dott. Dal Lin Carlo, Dott.ssa Kohlscheen Eva, Dott. Pasetto Italo, Dott. Zerbo Fabio

Via Paraiso 60, Schio (VI)

DIAGNOSTICA A SCHIO ECOGRAFIE

RADIOGRAFIE

ATTREZZATURE TOP DI GAMMA REFERTO IMMEDIATO

OGNI DISTRETTO ANATOMICO TECNOLOGIA DIGITALE AVANZATA

RMN APERTA

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NO EFFETTO CLAUSTROFOBIA ZERO TEMPI DI ATTESA

RAPIDO E NON INVASIVO ARTERIOSO E VENOSO

Via Paraiso 60, Schio (di fronte Tana del Luppolo)


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