Skip to main content

SchioMese 982

Page 1

SchioMese

Periodico di informazione dell’A lto Vicentino

anno XV n. 147 - settembre 2026

L’occasione del secolo Stavolta si parte. La nebbia intorno all’area ex Lanerossi si va diradando, facendo intravedere il futuro dello storico quadrilatero rossiano, abbandonato da decenni. Ma il piano di attuazione presentato dalla proprietà e adottato dal consiglio comunale è al centro di un’animata discussione.

pag. 10

Stavolta l’ecocentro parte davvero

pag. 14

Vita da rifugiati

pag. 20

Il Film festival sta diventando grande


Di mese in mese

Appello a Marigo e Cestaro: usate bene un’occasione storica

L

Stefano Tomasoni

a nebbia intorno all’area ex Lanerossi si va diradando, facendo intravedere il futuro dello storico quadrilatero rossiano, abbandonato da decenni. Due le novità di rilievo registrate nelle ultime settimane: in agosto hanno preso il via i lavori di bonifica del suolo e a inizio settembre si è tenuta a Casa San Giacomo una serata organizzata da LCAA (Laboratorio collettivo architetti Altovicentino), Legambiente e Aipai (Associazione italiana per il patrimonio archeologico) dedicata alle osservazioni raccolte tra professionisti, associazioni, Sovrintendenza e cittadini dopo l’adozione del PUA (il Piano urbanistico attuativo di iniziativa privata denominato “Area ex Lanerossi”) da parte del consiglio comunale. Partiamo dalla serata, perché è stata un’autentica sorpresa. Nel senso che l’incontro, che pure si annunciava piuttosto tecnico per contenuti e relatori, ha fatto il tutto esaurito in sala già mezz’ora prima dell’inizio e ha visto continuare ad arrivare gente per un’altra mezz’ora dopo il via, fino a

SchioMese

Periodico di informazione dell’Alto Vicentino

Supplemento mensile di

Lira&Lira Direttore Stefano Tomasoni Redazione Elia Cucovaz Mirella Dal Zotto Camilla Mantella Grafica e impaginazione Alessandro Berno Per inviare testi e foto: schiothienemese@gmail.com Per le inserzioni pubblicitarie Pubblistudio tel. 0445 575688

occupare corridoi, scale e ogni altro spazio. Alla fine i presenti hanno superato abbondantemente le duecento persone. È stata una dimostrazione plastica di quanto gli scledensi abbiano ormai piena consapevolezza del fatto che il futuro dell’area dove s’è fatta la storia della lana e dell’industria scledense sia il tema cruciale della Schio di oggi e dei prossimi decenni. E, in effetti siamo davvero arrivati al dunque. Dopo l’adozione del PUA (che nei prossimi mesi dovrà essere votato e approvato in consiglio comunale), nel corso dell’estate si è svolta la raccolta delle osservazioni sui contenuti del Piano, e infine – un po’ a sorpresa - è partita la “fase uno”, ovvero la bonifica dei terreni da parte della proprietà, la società Emme2 Immobiliare che fa capo alla famiglia Cestaro. Proprio le modalità con cui è iniziata la bonifica hanno fatto nascere subito una discreta polemica, legata all’abbattimento di alcune decine di alberi, contro il quale hanno protestato in particolare Legambiente e il consigliere regionale Carlo Cunegato, chiedendo di sospendere i tagli e di aspettare l’esame delle osservazioni al PUA. L’amministrazione comunale ha chiarito che la proprietà aveva titolo per eseguire i lavori: perché la bonifica era stata approvata in Conferenza dei servizi con Provincia, Comune, Ulss e Arpav e già nel 2024 il consiglio comunale aveva approvato all’unanimità l’individuazione del perimetro funzionale alla bonifica. Cunegato ha risposto che in quel caso si era votata la necessità di fare la bonifica, ma non il tipo di bonifica: “Nella Conferenza dei servizi si è dato la possibilità al privato di scegliere o la bonifica integrale o una ‘messa in sicurezza permanente’, che consiste nel mettere un telo e coprirlo con 50 centimetri di terra. La bonifica integrale è una soluzione definitiva, la messa in sicurezza è una soluzione tampone”. Il Comune ha affermato che, in tutti i casi, per gli alberi dell’area c’era poco da fare, sostenendo che la “messa in sicurezza permanente” dei terreni sia una soluzione “incompatibile con la conservazione della maggior parte degli alberi adulti pre-

senti nell’area”, ma che anche una bonifica profonda comporti scavi destinati a coinvolgere gli apparati radicali degli alberi. Alla fine, prima che la situazione si incartasse già in partenza, la proprietà e l’amministrazione comunale hanno concordato di procedere con la bonifica profonda, intervento più complesso e ovviamente costoso. Una decisione saggia e oculata. L’impegno sarà maggiore, sia in termini economici che di tempo, ma partire al risparmio su una “partita” del genere non sarebbe stato un grande affare. Insomma, la positiva conclusione della vicenda della bonifica ha dato un segnale incoraggiante circa la disponibilità dei fratelli Cestaro a discutere del progetto tenendo conto delle sensibilità della comunità. Un segnale che, però, è stato poi stemperato da alcuni passaggi della recente intervista da loro rilasciata al Giornale di Vicenza. In uno di questi hanno detto che si sarebbero aspettati “che il Comune dicesse: ‘progetti visti e piaciuti’, si va avanti”. È un po’ irrealistico, però, pensare che l’ente pubblico possa dare un placet immediato e incondizionato a un piano urbanistico redatto da un privato per un settore di città così importante e strategico: servono analisi, verifiche, approfondimenti. In un altro punto, riferendosi ai “signori che dicono sempre no”, Marcello e Mario Cestaro hanno osservato che “in casa d’altri non si possono fare progetti”, e questa assertività sorprende un tantino, perché rivendicare apertamente come casa propria l’ex area Lanerossi è sì un dato di fatto, ma anche un’affermazione che non aiuta a rasserenare gli animi, considerato che non stiamo parlando di un qualsiasi lotto di terreno ma di un’area che è nel Dna degli scledensi. Infine, nell’intervista si è suonato il de profundis per la casa colonica all’ingresso di via XX Settembre, perché “sta cadendo a pezzi ed è pure pericolosa”, e tuttavia non è detto che un edificio con queste caratteristiche abbia come unico destino la demolizione, altrimenti dopo la nevicata dell’85 si sarebbe potuto pensare di abbattere anche il Teatro Civico. In questo caso, va ricordato, si parla di


Di mese in mese un casale di fine 700, ultima testimonianza della campagna che esisteva a ridosso della città storica, dunque non proprio quattro mura decrepite. Intendiamoci, si comprende bene che la proprietà abbia acquisito l’ex Lanerossi non per fare beneficenza e avendo su di essa determinati e legittimi progetti. Per contro, l’amministrazione comunale ha il doveroso compito di rappresentare l’interesse pubblico nei confronti di un’area che segnerà il futuro di Schio per i prossimi decenni, e che è fondamentale prenda vita nel consenso più allargato possibile, o quantomeno nella maggiore consapevolezza possibile. Il punto d’incontro tra l’interesse pubblico e quello privato va raggiunto senza forzature, ma anche senza scorciatoie. E allora ci permettiamo di fare un appello sia alla proprietà che all’amministrazione comunale: siamo rimasti per decenni con quest’area abbandonata nel cuore storico di Schio, non c’è motivo adesso di fare le cose in fretta. Cambia poco se si mette in conto qualche mese in più di condivisione, di approfondimento e di analisi e si formula un progetto che trovi il miglior punto d’incontro possibile tra le ragioni della proprietà e quelle della collettività, a ga-

ranzia dell’identità della città. Un progetto che inserisca al meglio l’area ex Lanerossi nel tessuto del centro storico di cui fa parte. E che ascolti le osservazioni degli addetti ai lavori. Perché quella che si è meritoriamente deciso di cogliere, va ribadito, è un’occasione unica per il futuro della città. Una di quelle che si presentano ogni cinquanta o cent’anni. E infatti regge il paragone soltanto con la scelta politica che negli anni Sessanta portò alla nasci-

ta della zona industriale. L’amministrazione dell’allora sindaco Gramola la si ricorda ancora oggi soprattutto per quell’intuizione strategica. Dunque l’invito rivolto alla sindaca Marigo e ai fratelli Cestaro è ad ascoltare il più possibile e, nel caso, a correggere quel che c’è da correggere. Giocate al meglio questa carta storica, pensando a chi c’è stato prima di noi e a chi ci sarà dopo. Vi si ricorderà soprattutto per questo. ◆


[4] ◆ SchioMese Copertina

“C

Stefano Tomasoni

osì com’è adesso, il Piano per l’area ex Lanerossi rischia di realizzare una periferia in centro città”. Ad affermarlo sono nove architetti scledensi che da un paio d’anni hanno dato vita a un gruppo di lavoro con l’intento di offrire un contributo al dibattito sulla Schio del futuro. Si sono dati come nome “Laboratorio Collettivo Architetti Alto Vicentino”, ovvero LCAA. Loro sono Alberto Bottene, Andrea De Serio, Michele Faoro, Giovanni Fontana, Emanuele Mondin, Luca Pellegrini, Brenno Sonego, Massimo Zampieri e Angelo Zanella. Per quanto il termine “collettivo” ricordi esperienze aggregative di sinistra, ci tengono a mettere in chiaro un aspetto: “Non abbiamo nessun interesse politico o partitico, siamo dei professionisti che si mettono al servizio della città; il termine ‘collettivo’ indica collettività e con ‘Alto Vicentino’ diciamo di voler allargare l’oggetto del nostro dibattito al di fuori dell’ambito cittadino”. E il primo “servizio” su cui si sono impegnati è l’analisi del Piano Urbanistico Attuativo per l’area ex Lanerossi, dal quale dipende la forma che prenderà l’attesa rinascita del quadrilatero storico dove è nata l’industria rossiana.

Come LCAA avete presentato una serie di osservazioni al Piano che di fatto lo mettono in discussione dalle fondamenta. A cominciare dalla questione della bonifica del suolo, inizialmente prevista con un metodo più superficiale e infine accolta nella forma più completa. Partiamo da qui…

L’adozione della bonifica profonda è un risultato importante. Avere 20 mila metri quadrati totalmente impermeabili vorrebbe dire creare un sistema idraulico artificiale che non accoglie l’acqua quando piove in modo intenso, anziché avere un terreno che possa bere l’acqua, in cui alberi possano diffondere le proprie radici. Ormai il clima alterna siccità ad alluvioni e con la tecnica della ‘messa in sicurezza permanente’ nel primo caso avremmo avuto terreno secco e cretato, nel secondo caso un acquitrino. Ma il problema di fondo creato dall’avvio della bonifica rimane. E qual è?

Il vulnus dell’intero processo - di cui non s’era accorto nessuno, nemmeno l’opposizione - è che andare ad approvare una bonifica prima di approvare un piano, come è stato fatto, è un’assurdità: una cosa del

“L’ex Lanerossi non diventi una periferia in centro” Nove architetti scledensi riuniti nel gruppo di lavoro LCAA hanno presentato una serie di osservazioni e critiche al progetto presentato per l’area ex Lanerossi: “È un piano fatto con la logica di una qualsiasi lottizzazione residenziale, senza la qualità urbanistica che meriterebbe”.

genere non esiste in nessun piano urbanistico nazionale. La bonifica andava subordinata al piano, il quale è fatto di vari strumenti: la mobilità e la viabilità, la bonifica, il rapporto con il centro storico… tutti compresi all’interno di una pianificazione. In questo caso aver separato i due percorsi, con la motivazione reale che fanno riferimento a due normative diverse, ha fatto venir meno il confronto nel merito delle tipologie degli edifici e del verde, di cosa salvare e cosa no. Ma questo, in concreto, cosa comporta?

Comporta che la bonifica, approvata prima del piano, ha inficiato l’organizzazione di tutta l’area. Perché, prima di intervenire, un piano deve definire i criteri, i pesi, i valori. In pratica, aver separato le due cose e aver fatto passare la bonifica per un livello di approvazione precedente, ha autorizzato la sistematica demolizione degli edifici. Come sarebbe a dire?

Per assurdo, potrebbe accadere che adesso la Sovrintendenza riconosca un valore archeologico a determinati fabbricati, che quindi non potrebbero essere demoliti, ma che potrebbero essere già stati demoliti perché è stata autorizzata la bonifica. E poi c’è un altro elemento: prima di demolire, normalmente si fa una verifica di ido-

neità statica. Qui è partita la demolizione, autorizzata con SCIA, con l’espianto degli alberi fatto in pieno agosto, con la gente in ferie. Una tempistica non molto elegante. Il taglio degli alberi era inevitabile, dicono le spiegazioni tecniche del Comune.

Potevano essere fatti altri tipi di intervento, ci sono tecnologie che potevano essere usate. Gran parte degli alberi esistenti, contrariamente a quello che è stato detto, erano alberi maturi, con una profondità di radici di otto metri; una parte di essi, attraverso i loro impianti radicali, aveva già bonificato il volume di terra sottostante. Allarghiamo il discorso: questo piano deve trovare il punto di incontro tra l’interesse privato della proprietà che ha acquisito l’area e l’interesse pubblico a garantirne una rinascita inserita in una visione di città. Temete che questo non stia avvenendo?

Non c’è dubbio che ogni piano urbanistico che ha che fare con la città debba contemperare due interessi, quello privato e quello pubblico. Soltanto se questi due pesi della bilancia più o meno si equivalgono, il piano avrà un buon esito, altrimenti prima o poi i nodi verranno al pettine e il piano non avrà gli effetti auspicati. I Cestaro sono cittadini di Schio, si presume – del resto lo hanno detto loro stessi nella re-


SchioMese ◆ [5] cente intervista al quotidiano locale - che desiderino lasciare un segno importante in città attraverso l’area Lanerossi.

Copertina

Bisogna distinguere il soggetto persona fisica e il soggetto giuridico. Sono due cose che si sovrappongono, ma che non necessariamente hanno gli stessi interessi, gli stessi valori e obiettivi. I Cestaro sicuramente mirano a lasciare un buon ricordo di sé, la società immobiliare persegue interessi più prettamente commerciali. Quindi la vostra preoccupazione qual è, adesso?

La viabilità, in particolare l’ingresso e l’uscita del supermercato su via XX Settembre. E salvare qualche edificio. Più in generale, il timore è che, una volta approvato un Piano che prevede la tutela di certi edifici, ci si ritrovi con quegli edifici già demoliti. Cosa c’è da tutelare all’interno dell’area?

Si consideri un fatto: uno spazio come l’attuale Shed dell’ex lanificio Conte, a suo tempo recuperato e oggi usato per mostre e manifestazioni varie, è un edificio di inizio 900 e con un Piano come quello di cui stiamo parlando sarebbe stato demolito. Ecco, edifici analoghi allo Shed ce ne sono, nell’area Lanerossi. Il più eclatante è l’edifico che ospita l’Archivio storico Lanerossi, di cui era prevista inizialmente la demolizione. Insieme con il prof. Giovanni Luigi Fontana abbiamo fatto presente che non soltanto l’Archivio storico ha un valore, ma anche l’edificio, che è una tipologia architettonica unica. Un confronto su tutto questo sarebbe stato interessante, ma era l’amministrazione che avrebbe dovuto proporlo, nell’interesse della città e della sua storia. Questo non è stato fatto. Al di là delle possibili demolizioni, cosa manca, secondo voi, nel progetto attuale?

Manca un vero piano. Quello che c’è è diviso in sei “Unità Minime di Intervento”, la prima è quella del supermercato, la seconda è quella del parco, tutto il resto è residenza e terziario la cui progettazione è demandata al dopo, alla fase esecutiva. Non c’è una analisi dell’esistente da cui derivino indicazioni guida per il progetto, manca un progetto paesaggistico, la Roggia Maestra è dimenticata, non esistono le connessioni con la città, manca completamente la viabilità ciclopedonale e lo schema del trasporto pubblico, per quanto di massima. È un progetto al contrario. Hanno progettato quello che interessava, il capannone del centro commerciale e i parcheggi. Ma il resto? Così si rischia di ottenere un corto circuito per la città. Lo stesso parco di 20 mila metri quadrati rischia di diventare uno spazio senza identità contornato da abitazioni. Non è previsto che la Roggia sia scoperta, quindi non diventerebbe più

Il gruppo dei professionisti riuniti nel Laboratorio Collettivo Architetti Alto Vicentino

un’asse portante del percorso. Insomma, è un piano fatto con la logica di una qualsiasi lottizzazione residenziale, senza la qualità urbanistica che meriterebbe, per tener conto della storia. Un’obiezione è che se l’area non fosse stata acquistata da Cestaro sarebbe rimasta abbandonata ancora chissà per quanto.

Non è vero. Sembra che senza Cestaro saremmo rimasti altri cinquant’anni fermi. C’era un’alternativa, un gruppo di Padova che era pronto a subentrare in fase di acquisto del terreno. Ma un gruppo lontano da Schio che garanzia avrebbe dato?

Era un progetto sicuramente migliore di questo, interessato all’archeologia industriale. Qui l’obiettivo principale sembra quello di fare un supermercato in sostituzione di quello esistente. Qual è, invece, l’obiettivo realistico che vi proponete voi?

Noi non siamo contro il piano, siamo convinti che ci vuole, ma serve correggerlo e migliorarlo. Abbiamo raccolto le nostre osservazioni in quattro punti macroscopici, oltre alla critica di metodo che abbiamo detto. I punti sono la mobilità (viabilità e parcheggi), l’ambiente e il verde, il patrimonio edilizio, la roggia maestra che è la spina dorsale della nostra struttura urbanistica, il patrimonio storico e anche il perimetro.

Il perimetro?

Sì, le mura. Il progetto sembra prevedere la demolizione del muro di via XX Settembre, compreso il filare dei tigli. Due elementi fondamentali che noi puntiamo a conservare in quanto testimoni dei confini tra le due proprietà Rossi e Conte. Su questo c’è un’azione legale in corso, una diffida, perciò se dovessero abbattere il muro storico o il filare dei tigli o il capannone della filatura donne prima dell’adozione del Piano, si bloccherebbe tutta l’operazione. Che messaggio finale volete dare a chi si sta occupando, da privato e da pubblico, di questa “partita”?

Siamo stati e siamo disponibili a un’interlocuzione diretta. Il futuro della città sarà pesantemente influenzato dalla “rigenerazione” di quest’area, che è considerata centro storico e non può essere trattata come una periferia o una zona priva di qualsiasi interesse da tutelare. Occorre tener conto delle preesistenze, che sono la nostra storia. Abbiamo la straordinaria occasione di coniugare un patrimonio materiale riconosciuto di storia e lavoro con la nuova imprenditoria che il territorio continua a esprimere. Dobbiamo attingere alle nostre radici per indicare la strada a coloro che verranno dopo di noi. Cerchiamo, finché siamo in tempo, di non realizzare una periferia in centro città, cancellando il nostro passato. ◆

Ma ai grandi alberi delle proprietà private chi ci pensa? La sollevazione per gli alberi abbattuti nell’ex area Lanerossi dà il destro per dire che varrebbe la pena allargare lo sguardo anche alle tante piante all’interno di proprietà private che sono importanti per età e per grandezza, ma non al punto da avere i requisiti per essere tutelate e protette. Si assiste non di rado all’abbattimento di alberature sane, dal fusto forte e dalla chioma rigogliosa, tagliate per i motivi più vari dai proprietari. Il Comune non ha titolo per impedire che succeda, e ovviamente i

privati hanno diritto di riprogettare spazi e funzioni delle loro proprietà. E tuttavia servirebbe che ci fosse un qualche maggior vincolo e che non sia tutto permesso, quantomeno non sarebbe male che ogni taglio di un albero di determinate dimensioni debba passare per una valutazione dell’ufficio ambiente comunale, tenendo conto dell’importanza che sempre più hanno gli alberi nell’equilibrio ambientale generale, già abbastanza compromesso dalla cementificazione e dai cambiamenti climatici. [S.T.]


[6] ◆ SchioMese A sinistra i festeggiamenti per i 102 anni di Giuseppina De Toni. Qui sotto un primo piano di Maria Chemello, che con i suoi 107 anni (quasi 108) è la persona più anziana di Schio.

Attualità

È record di ultracentenari F

Camilla Mantella

ino a qualche anno fa gli ultracentenari erano uno sparuto gruppo di casi isolati che, a livello provinciale, si contavano sulle dita di una mano. Oggi i cittadini over 100 sono 30 solamente a Schio. Di questi, ben 27 sono donne, contro 3 uomini. La longevità parla al femminile, dunque, anche se va sottolineato che spesso a una maggiore età anagrafica non corrisponde un miglior stato di salute: la letteratura medica sottolinea che se è vero che le donne vivono più degli uomini, nella stragrande maggioranza delle situazioni si trovano a convivere con patologie croniche e non autosufficienze di vario tipo. Non è il caso di Maria Chemello, classe 1918, che a fine 2025 ha raggiunto l’eccezionale traguardo dei 107 anni: è lei la cittadina più longeva di Schio e fino a quasi 100 anni ha vissuto autonomamente nella propria abitazione. Oggi è ospite di Casa Annunziata. “Sono nata il 17 dicembre 1918 a New York, poco più di un mese dopo la fine della Prima guerra mondiale – racconta Maria –. I miei genitori erano emigrati da San Vito di Leguzzano negli Stati Uniti, come tante famiglie italiane di quell’epoca. La nostra permanenza oltreoceano però non durò molto: soffrivo spesso di problemi respiratori e, su consiglio del medico, quando avevo circa 18

La notizia è di quelle che, per una volta, sollevano lo spirito: a Schio ci sono attualmente trenta cittadini over 100. Sono quasi tutte donne (27). La longevità parla dunque al femmibile, e allora siamo andati a sentire la voce di Maria Chemello, la persona più anziana della città con i suoi 107 anni.

mesi mia madre decise di tornare in Italia con me e con mia sorella maggiore Teresa. Durante la traversata in nave scoprì di aspettare un altro bambino, che poi si sarebbe chiamato Carlo. Mio padre rimase negli Stati Uniti e non l’ho più rivisto”. Sul fronte dei numeri, il quadro che emerge dall’anagrafe è ricco di dettagli. Sono tredici i cittadini nati nel 1926 che nel corso dell’anno compiono i loro primi 100 anni, mentre altri diciassette hanno già superato il secolo di vita. Di questi, dieci arrivano a 101, tre a 102, altre tre a 103, e una sola – Maria Chemello, appunto – toccherà quota 108. Diciassette su trenta, il 56,7% del totale, hanno dunque già oltrepassato la soglia del secolo e appartengono a generazioni nate prima del 1926. “Tornati dagli Stati Uniti – continua Maria - mia madre si stabilì di nuovo a San Vito di Leguzzano, dove avevamo a disposizione una parte della casa, due mucche e un maiale. Non erano tempi facili e lei si trovò a crescere da sola i suoi tre figli. Io frequentai la scuola fino alla terza elementare: la

maestra avrebbe voluto che continuassi, diceva che avevo delle capacità, ma la situazione della famiglia non lo permetteva. A soli 9 anni cominciai a lavorare nella filanda di San Vito, dove già era impiegata mia sorella Teresa. Si lavoravano i bozzoli della seta con le mani immerse nell’acqua bollente, poi in quella fredda per trovare un po’ di sollievo”. “Trenta persone che raggiungono o superano i cent’anni sono un dato significativo per la nostra città e raccontano, attraverso tante storie personali e familiari, una parte importante della comunità – commenta la Sindaco Cristina Marigo –. Dietro a ciascuno di questi numeri ci sono vite che hanno attraversato epoche molto diverse, cambiamenti profondi e momenti cruciali della storia del nostro territorio. È bello poter riconoscere e valorizzare questa presenza, mantenendo un legame tra le generazioni e dedicando attenzione alle persone più anziane e alle loro famiglie”. → segue a pag. 8


Dir. San. Dott. Carollo B. Giovanni, Dott. Cionfoli Mario, Dott. Dal Lin Carlo, Dott.ssa Kohlscheen Eva, Dott. Pasetto Italo, Dott. Zerbo Fabio

Schio: Via Veneto 2, Via Paraiso 60 0445 37 22 05 poliambulatorisangaetano.it

ECOGRAFIE A SCHIO PRENOTA SENZA ATTESE REFERTO IMMEDIATO

gli esami ecografici ed Scopri gii ecocolordoppler Ecocolordoppler È possibile effettuare Ecografie ed Ecocolordoppler di elevata qualità diagnostica, anche senza prescrizione medica. Gli ecografi di ultima generazione, con software avanzato, esaltano le competenze dei medici ottenendo diagnosi precise ed approfondite. Ecografie Addome

Ecografia Muscolo-scheletrica

Ecografia Tronchi sovraortici (TSA)

Ecografia Parti molli con ev. Ecocolordoppler

Ecografia Parete addominale

Ecocolordoppler Arti superiori (AASS)

Ecografia Vasi splanici

Ecografia Cardiaca

Ecografia Tiroidea (Capo e Collo)

Ecografia Arterie renali

Ecografia Seno

Ecocolordoppler Arti inferiori (AAII)

Ecografia Scrotale-testicolare

Sai che puoi effettuare gli esami ecografici tramite fondi sanitari integrativi o welfare aziendale? Verifica le modalità di accesso previste dal tuo piano sanitario. Per informazioni e prenotazioni contatta l’Ufficio Convenzioni al numero 379 25 53 546.


[8] ◆ SchioMese Attualità ← segue da pag. 6 E mentre la Sindaco parla di legame tra generazioni, Maria torna con la memoria ad un episodio preciso, rimasto scolpita nei ricordi di famiglia: “Ricordo ancora bene una sera d’inverno, tornando dalla filanda insieme a Teresa: vidi la luce accesa nella nostra casa. Grazie ai primi guadagni nostri, di noi due ragazze, mia madre era riuscita a far installare l’elettricità. Non dimenticherò mai quella sera”. Continuò a lavorare in filanda per tanti anni, prima a San Vito e poi a Magrè. E fu proprio a Magrè che la sua vita prese una nuova direzione: “Conobbi Enrico Dalla Vecchia. Avevo 17 anni quando iniziò la nostra storia. Poi arrivò la Seconda guerra mondiale a interrompere tutto: Enrico partì militare, era paracadutista. Quando tornò, ci sposammo e ci stabilimmo proprio a Magrè”.

Sul dato della forte presenza femminile tra i centenari scledensi interviene anche la vicesindaco Barbara Corzato: “Colpisce in particolare la forte presenza femminile tra i centenari. Si tratta di donne che hanno avuto una grande capacità di adattamento, che negli anni hanno costruito relazioni familiari solide e che hanno espresso un concreto senso della cura, coltivato e trasmesso anche a figli e nipoti”. Per Corzato, i nostri centenari rappresentano una memoria preziosa della città, ma sono anche il segno di un contesto familiare e sociale che si prende cura dei più anziani. Prosegue Maria: “Nel 1953 nacque la nostra unica figlia, Maria Maddalena. Anche quando ero incinta continuai, finché potei, ad andare al lavoro in bicicletta. Dopo la nascita di mia figlia lasciai piano piano la filanda per dedicarmi alla famiglia, alla casa, ai campi e all’orto: cose che hanno riempito le mie giornate per moltissimi anni”. Tornando ai numeri dell’anagrafe, un’ultima curiosità riguarda il calendario: la concentrazione maggiore di compleanni tra i

trenta ultracentenari si registra in agosto, con 7 persone che festeggiano il secolo o un anniversario successivo, seguito da dicembre con 6 – proprio il mese del compleanno di Maria. Giugno ne conta 4, luglio 3, ottobre 2; negli altri mesi il numero è più contenuto. A chiudere il racconto è ancora Maria, con gli anni più recenti della sua lunga vita: “Nel 2005 è morto mio marito Enrico, aveva 90 anni. Io sono rimasta a vivere in autonomia in casa mia fino a 99 anni, occupandomi di tutto da sola, nonostante le scale. Poi una caduta mi ha fatto rompere il femore, e da lì sono dovuta andare a vivere a Casa Annunziata. Dopo l’operazione, per un po’, sono riuscita a camminare di nuovo con l’aiuto di un deambulatore. Oggi ho 107 anni e mi dicono che ho ancora il carattere deciso e indipendente di sempre”. La sua è una vicenda personale lunga più di un secolo, ma è anche un pezzo della storia di Schio e di questo territorio, con tutti i suoi cambiamenti e le trasformazioni vissute nel tempo: cambiamenti e miglioramenti che hanno reso possibile, oggi, pensare di poter vivere anche oltre i 100 anni. ◆

VISTO DAL CASTELLO / 36

Quando c’era Menin

U

Mariano Castello

na volta c’era il “Numero unico”. Lo pubblicava il tipografo Menin, che io ho sempre considerato più che un imprenditore un filantropo. In quella pubblicazione c’era di tutto: articoli fatti da specialisti, infarciti di note (fin troppo seriosi) e articoli fatti tanto per rìdere (ai quali credo di aver concorso anch’io già dal ’68). Menin non rifiutava mai niente (come i nostri vecchi che rancuravano tutto e non buttavano niente) e così negli ultimi anni c’è stato chi si è preso d’imperio un numero spropositato di pagine, che ha riempito di cose che interessavano solo a lui. A quel tempo non c’era solo il “Numero unico” che raccoglieva cose su Schio, ma anche altri foglietti e periodici. Credo che oggi cose simili siano pubblicate on line: non costano niente e possono essere lette sul computer o sullo smartphone. Ma a parte che bisogna sapere dove andare a cercare, siamo sempre lì: i ragazzi non hanno problemi e trovano tutto, i vecchi vorrebbero avere in mano un pezzo di carta, invece

che le evanescenti pagine web, che da un momento all’altro ti si possono sfarinare in mano, perché lì le parole non sono vere, sono impulsi, che come vengono possono anche andare senza un motivo apparente. Dicono che bisognerebbe salvarle, prima che decidano di ritornare nel nulla dal quale provengono. E se la pagina ti sparisce, dove vai a cercarla? Se vai a caso, non metterti neanche. O sai come fare o è meglio lasciar perdere. Ai tempi di Menin sì che avevi un supporto solido, con gli articoli sempre lì inchiavardati alle pagine a ricordarti anche dopo decenni le stupidaggini che avevi sparato. Da Menin abbiamo pubblicato anche il giornaletto studentesco “Il Faro”. Al primo numero abbiamo preso un sacco di insulti dai professori, perché avevamo fatto qualche modestissimo accenno di ironia sul corpo insegnante, il quale a quel tempo era pochissimo portato a ridere e men che meno su se stesso. Comunque la cosa più importante era che questo giornaletto bisognava pagarlo al Menin che lo aveva fatto. “Saria diesemile franchi”. “Osti, tuti quei schei lì xe vignù

fora?”. “Eh ciò, i òmini che lavora bisogna pagarli. Quanti schei gavio lì?”. “Tremile più mile de reclan”. “No me pago gnanca la carta, ma insoma se no gavì altro deme quei lì”. Con Menin ci si metteva sempre d’accordo anche sulle questioni di soldi, dei quali eravamo sempre scarsi. “Magari st’altra volta serchemo de tirar su più reclan”. “Eco sì provè a tirar su se si boni, parché anca i botegari che fa reclan e xe tirà come àstici de fionda, ma se metaremo d’acordo i-stesso, no stè gnanca a avere in mente”. Non so se i professori del liceo Zanella ce l’avessero su anche con Menin, che ci pubblicava cose ritenute eversive (a quel tempo non c’era neanche l’idea di cosa fosse l’eversione, quella vera con la faccia feroce). La domanda che mi sono fatto spesso in questi ultimi anni è se sarebbe possibile riportare in vita una rivista come “Il Numero Unico”. Non so, credo che sarebbe vista come un’operazione nostalgia e sarebbe applaudita dai vecchi, che vorrebbero maneggiare roba di carta, ma che probabilmente lascerebbe indifferenti, se non ostili, i nostri ragazzi. Però qualche volta anche avere un occhio di riguardo per i vecchi, non sempre è da considerare cosa peregrina e totalmente priva di un ritorno economico. Ci vorrebbe un Claudio Menin. ◆


[10] ◆ SchioMese

Una sezione del nuovo ecocentro di via Cazzola

Attualità

A

Camilla Mantella

rriva l’ecocentro. Finalmente. A fine mese - il 28 settembre, per l’esattezza - apre in via Cazzola, poco lontano dall’impianto di termovalorizzazione, il nuovo ecocentro comunale di Schio. Va a sostituire l’area di via Campagnola, sul retro delle piscine, destinata a essere definitivamente chiusa. E si integra con l’ecocentro di Magré, che rimane aperto ma con orari ridotti. Il nuovo polo per lo smistamento dei rifiuti è costato oltre un milione di euro, buona parte finanziati con fondi provenienti dal PNRR, ed è stato concepito come “Parco del riuso e del riciclo”, una formula che intende definire un vero e proprio parco urbano dove, oltre al conferimento dei rifiuti, sia possibile incontrarsi ed educare alle buone pratiche ambientali. Il progetto, annunciato già ad aprile 2023, ha avuto una gestazione piuttosto lunga: lo scorso dicembre erano stati organizzati una serie di eventi che preannunciavano un’imminente apertura, che poi però è slittata di quasi un anno. Il ritardo sarebbe è stato dovuto, a quanto dichiarato da ViAmbiente, ente gestore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, alla necessità di effettuare ulteriori controlli tecnici e di sicurezza sulle strutture. Il nuovo centro è funzionale, accessibile e senza barriere architettoniche. Gli utenti possono accedervi H24 per il conferimento di alcuni materiali (carta, sfalci e ramaglie) identificandosi mediante tessera sanitaria. Contando che, secondo le stime di ViAmbiente, negli ecocentri si conferiscono circa il 30% dei rifiuti totali, poter disporre di un’area di questo tipo migliorerà, sulla carta, la quantità e la qualità dei conferimenti. “Il Parco del Riuso rappresenta un nuovo e più moderno servizio per i cittadini – dichiara l’assessore all’ambiente di Schio, Alessandro Maculan, che ha seguito fin dagli esordi il progetto -. Accanto al nuovo ecocentro e alla possibilità di conferimento H24, restano attive le raccolte a chiamata per ingombranti e grandi elettrodomestici e sfalci e ramaglie per la categoria over 65. La continuità dell’operatività dell’ecocentro di Magré garantirà più possibilità di conferimento e un servizio capillare”. Di avviso diverso Giovanna Deon e Erica Marconato, le due consigliere comunali di minoranza per Coalizione Civica. “Pur riconoscendo gli indubbi aspetti positivi dell’opera, che al termine dei lavori è tuttavia costata 1,7 milioni di euro, è necessario

Stavolta l’ecocentro parte davvero Dopo l’inaugurazione avvenuta a dicembre ’25, il nuovo ecocentro di via Cazzola non aveva aperto davvero le porte per una serie di intoppi. Adesso è arrivato finalmente il momento del via.

sottolineare che la chiusura dell’area Campagnola e la riduzione degli orari di Magrè riducono la distribuzione territoriale e per una parte dei cittadini questo significa dover percorrere una distanza maggiore per conferire i rifiuti. Gli orari, inoltre, non sono necessariamente più favorevoli: l’H24 riguarda solo poche e ristrette tipologie di materiali. Si dovrà capire se l’investimento produrrà un miglioramento effettivo del servizio per tutti i cittadini di Schio e sarà necessario vigilare sull’attuazione del ‘Parco del Riuso’, che al momento sembra più

una dichiarazione di intenti che una realtà effettiva. Infine, è inevitabile porsi delle domande sui rapporti tra l’amministrazione comunale e l’ente che gestisce il Parco, rapporti piuttosto contrastanti che potrebbero anche aver influito sullo slittamento dell’apertura dell’area. Risulta quantomeno stridente l’inaugurazione di un nuovo ecocentro gestito da ViAmbiente, società dalla quale il Comune di Schio ha votato il recesso nel dicembre 2025, recesso ancora oggetto di procedimento da parte dell’Autorità di bacino”. ◆

Parco giochi o parco rifiuti? Questa foto è stata scattata vicino al bel parco giochi di Sant’Ulderico, proprio di fronte alla stradina che accede al cimitero. “La fa ben a far ‘na fotografia”, ha approvato una residente, specificando che lo spettacolo dei rifiuti che fermentano al sole si verifica dopo tutti i fine settimana di bel tempo. Però, osservando tra i sacchi di immondizia abbiamo notato contenitori di detersivo, un cuscino, pezzi di ferro e altro, che nulla hanno a che fare con un pic nic all’aria aperta di famiglie con bimbi al seguito. “Qua i mete xo de tuto”, ha continuato la signora esasperata, “la scriva, che magari in Comune i la scolta pi’ de ‘naltri”. Suggeriamo pertanto una pulizia adeguata

e più frequente nei mesi estivi, un aumento dei cassonetti e l’installazione di un bel cartello con la scritta “Chi ama la montagna si porta a casa i propri rifiuti”. Considerata la scarsità del senso civico, meglio ricordare le buone regole di convivenza. [M.D.Z.]


[14] ◆ SchioMese Attualità

Q

In quest’immagine e nella foto a pag. 16 alcune attività svolte dai volontari del Mondo nella Città con rifugiati e migranti da loro seguiti

Mirella Dal Zotto

uello della presenza di richiedenti asilo e rifugiati nelle comunità locali è un tema sempre di attualità, che porta con sé luci e ombre. Le luci sono quelle delle tante storie di grande capacità e volontà di riscatto, le ombre sono quelle che arrivano da certe situazioni problematiche e di non semplice gestione. A Schio c’è chi si occupa di accogliere, preparare e inserire queste persone da oltre trent’anni: è il “Mondo nella Città”, un’associazione nata nel 1990 grazie ai volontari del Comitato per la Pace e l’Accoglienza, e diventata nel 2000 “Il Mondo nella Città onlus”. Dal 2001 è attivo il Progetto Oasi, che rientra nei Progetti SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione) approvati dal Ministero dell’Interno. Si tratta di una realtà consolidata che coinvolge tredici Comuni dell’Alto Vicentino, fra cui Schio. Attualmente il Comune capofila è Santorso.

Spillere: “Il lavoro si trova, il problema è la casa” Giovanni Spillere, coordinatore dell’associazione, che ha sede in via Btg. Val Leogra, ci ha parlato di questa realtà, facendoci incontrare tre ex ospiti, ora ben integrati nel tessuto economico-sociale locale. “Il Mondo nella Città – spiega Spillere – può contare su una quindicina di dipendenti, tra operatori sociali, legali e insegnanti di italiano L2 (seconda lingua); in supporto gravita un buon numero di volontari ed è attivo un programma per coinvolgere la cittadinanza in un percorso di conoscenza reciproca. Attualmente accogliamo 85 persone, in regola con la documentazione necessaria”. Come avviene l’accesso? Quali sono i tempi di permanenza?

“Arrivano richiedenti asilo e rifugiati segnalati dal Ministero dell’Interno; si tratta di persone che hanno tutti i requisiti per essere protette, ma che non sono economicamente autonome. Noi siamo in grado di fornire corsi di lingua, supporto legale, aiuto nella ricerca di un’occupazione; informiamo in merito ai servizi sociosanitari pubblici, teniamo i rapporti con la Questura e altri organi dello Stato. La permanenza media al Mondo nella Città è di circa un anno. Il nostro SAI è il più grande del Veneto: ospitiamo donne, uomini, minori (attualmente questi sono 28)”.

Vita da rifugiati Da trent’anni gli operatori e i volontari del “Mondo nella città” si occupano dell’accoglienza e dell’inserimento dei migranti e rifugiati che arrivano in città e negli altri comuni del territorio su indicazione del Ministero dell’Interno. Ecco cosa fanno e alcune testimonianze di chi è riuscito a trovare la sua strada. Il primo problema da risolvere sarà l’apprendimento dell’italiano, poi verrà la ricerca di un lavoro e di una casa…

“Esatto. Noi possiamo contare su tre insegnanti di italiano L2 che garantiscono 15 ore settimanali di lezione per ogni ospite, prevedendo livelli diversi di apprendimento. Siamo convenzionati con l’Università per stranieri di Siena per far avere una certificazione sul livello linguistico raggiunto: prepariamo le persone, che poi sostengono un regolare esame. Per quanto concerne il lavoro, fortunatamente il territorio è ricettivo e riusciamo a inserire i nostri ospiti in varie ditte, anche suggerendo corsi di formazione; dopo la scuola di lingua, sono in grado di muoversi autonomamente, presentando il loro curriculum. Difficoltosa, e parecchio, è invece la ricerca di un’abitazione in affitto, ma lo è anche per tanti italiani; spesso i rifugiati trovano un posto letto in stanze condivise, o sono in affitto irregolare. Risulta un po’ più facile trovar casa fuori Schio, ma garantire un tetto è un grosso problema; succede spesso che l’imprenditore per cui il rifugiato lavora si faccia da garante, così la ricerca è meno complessa. Tengo a precisare che queste persone partecipano alla vita economica e sociale dei Comuni in cui si trovano: sono supportate dallo Stato, arrivano in regola con i documenti, lavorano e ricercano stabilità e inclusione”.

Tre storie di chi ce l’ha fatta Le persone seguite dal “Mondo nella Città” raccontano storie di vita dura, ma ancora ricca di speranza. Ne abbiamo ascoltate tre. Tre odissee narrate con parole semplici e occhi pieni di desiderio di un futuro pacifico e migliore, nel mondo che è di tutti. Storia di H., siriano “Io odio la guerra, scappo da dove c’è. Sono fuggito dal regime di Assad per rifugiarmi in Libano, dove sono rimasto per anni, ma le cose non andavano bene nemmeno lì. Volevo andare in Germania, dove ho parenti, e mi è stato suggerito di arrivare a Lampedusa, da dove poi sarei stato mandato lassù. Invece, per il Regolamento di Dublino, che non conoscevo, sono dovuto rimanere in Italia; ho dormito in strada, ma poi sono stato accolto dalla Charitas e destinato qui, al Mondo nella Città, dove ho imparato l’italiano e ho potuto richiedere asilo politico. Ho fatto un tirocinio di lavoro in una ditta di Thiene e ci sono rimasto; sono nel settore della ferramenta e, siccome in Siria anche la mia famiglia aveva un’attività simile, il mio sogno è quello di tornare nel mio Paese, ora che la situazione è migliorata, e avviare un’attività in collaborazione con l’Italia. Qui sono riuscito a formarmi una famiglia e → segue a pag. 16


[16] ◆ SchioMese

ho due bimbe piccole; è stato difficoltoso e costoso trovare casa, ma il mio titolare ha garantito per me. Se rifarei il viaggio verso Lampedusa? No, assolutamente. Ho visto troppi morti. Sono fortunato a essere vivo”.

Io non avevo soldi, ma forse ho fatto pena e dopo qualche giorno sono potuto salire lo stesso. Quando sono arrivato in Sicilia, dopo un viaggio molto difficile, sono stato destinato al Comune di S.Vito di Leguzzano, poi a Bassano e ora vivo a Santorso con mia moglie, mia cognata e le piccole. Mi trovo bene, lavoro, il mio titolare mi ha dato una mano per cercare casa, che spero di poter comprare. Per il momento non penso di tornare nel mio paese: non c’è libertà, solo povertà”.

Storia di A., ivoriano “Sono orfano, vivevo in Costa d’Avorio con uno zio, facevo il venditore ambulante, guadagnavo pochissimo. Un amico mi ha consigliato di andare in Tunisia, dove non era difficile trovare lavoro come saldatore. Appena ho potuto sono andato là e ho anche frequentato per due anni una scuola professionale: il terzo anno non me lo sono potuto permettere, avevo una moglie e una bimba piccola; con noi c’era anche mia cognata, anche lei con una bimba piccola. Sono rimasto in Tunisia tre anni, ma c’era tanta intolleranza contro i subsahariani come me, che venivano bersagliati con lanci di pietre. Vicino a Sfax un amico mi ha consigliato di rifugiarmi in un uliveto, per sfuggire alle violenze; lì noi cinque siamo rimasti per giorni, insieme a molti altri nelle nostre stesse condizioni. Ogni notte un camion passava e caricava chi voleva andare a Lampedusa.

Storia di A, afghana “Ero una ciclista della nazionale afghana. Nel 2021, quando gli americani hanno lasciato il paese, avevo solo 16 anni e grazie ad Alessandra Cappellotto (di Sarcedo, prima campionessa del mondo di ciclismo su strada, promuove questo sport fra le donne dei paesi sottosviluppati – ndr), sono riuscita a scappare in aereo, con un volo da lei organizzato. Sono stata destinata al Mondo nella Città, ho imparato l’italiano e ho anche conseguito la licenza media. Finché studiavo lavoravo in un panificio, poi ho lavorato in un magazzino e ora sarò assunta a tempo indeterminato nel primo panificio in cui ho lavorato. All’inizio vivevo a Santorso con altre amiche, cicliste come me; ora sono ospitata da una famiglia di Schio che mi considera come una figlia, stiamo bene insieme e sto bene a Schio, perché è una città media, né grande né piccola, tranquilla. Chiederò la cittadinanza italiana e

Attualità ← segue da pag. 14

Detto tra noi

spero poi di liberare qualcuna delle mie sorelle dalla condizione in cui si trova, che qui non si può nemmeno immaginare. Io non voglio più tornare in Afghanistan”. ◆

Per inviare lettere e contributi a SchioMese, scrivere a: schiothienemese@gmail.com Si prega di inviare i testi soltanto via posta elettronica e di contenere la lunghezza:

testi troppo lunghi non potranno essere pubblicati a prescindere dai contenuti.

Ma l’ubicazione della stazione delle corriere doveva essere provvisoria

Lo “slargo” dove si fermano gli autobus, adiacente alla stazione ferroviaria

Nel 1986 io ero in Commissione Edilizia, che ha approvato l’attuale stazione delle corriere nel Piazzale Divisione Acqui, con la prescrizione che quella era un’ubicazione provvisoria. Quella definitiva doveva essere adiacente a quella dei treni per creare

un polo di interscambio e poter passare dal treno all’autobus in brevissimo tempo. Non è sostenibile la motivazione secondo la quale la stazione servirebbe le scuole superiori. La stazione delle corriere deve servire e facilitare il trasporto di tutta la città e dei comuni limitrofi. La vicinanza delle due stazioni del trasporto su gomma e ferro è presente a Bassano del Grappa, Vicenza,Verona, Padova ecc. Inoltre con lo spostare la stazione di Piazzale Acqui si eliminerebbe una notevole criticità viabilistica: una strada che fa come in un “velodromo” intorno alla stazione. Spostandola si semplificherebbe, non poco il traffico veicolare nella zona. Peccato che le precedenti Amministrazioni pubbliche non abbiano affrontato que-

sto problema pur avendo la prelazione di acquisto dello Spaccio Orteco ubicato a ridosso dei binari. Francesco Piazza

Verissimo, la stazione delle corriere rientrava in un piano di interscambio gomma-rotaia rimasto a oggi sulla carta. L’idea in sé era e rimane strategica, e tuttavia, personalmente, non ho mai ben capito da dove potesse saltar fuori lo spazio per una vera stazione delle corriere in quel minuscolo piazzaletto accanto allo spaccio Orteco, anche qualora si fosse acquisito lo stabile commerciale. Vero poi che l’attuale stazione delle corriere è un bell’inghippo viario, ma anche un “via vai” di corriere che entrano ed escono dal Fagiolone sarebbe un cruccio non da poco per la viabilità ordinaria. Ben venga una vera intermodalità gomma-rotaia, ma perché funzioni bisogna che possa contare su spazi adeguati, oggi e in prospettiva. [S.T.]


[18] ◆ SchioMese Attualità

I

Elia Cucovaz

l Piacere del gelato naturale diventa più inclusivo. «Dopo 20 anni di soddisfazioni e sacrifici, oggi passiamo il testimone. Ed è una delle cose più belle che ci sia capitata, perché lasciamo la nostra eredità al sostegno delle persone fragili». Così Franco Boscato, titolare della gelateria “Il Piacere” di via Btg. Val Leogra, ha sancito ufficialmente il cambio di gestione in favore della Cooperativa sociale Cogita, già da due anni impegnata nella gestione della vicina libreria Ubik, che ha come obiettivi lo sviluppo di spazi di socialità e cultura e l’inserimento lavorativo di persone con disabilità . Il passaggio è stato simbolico - perché già da qualche settimana la coop aveva iniziato la sua gestione della gelateria - ma non meno sentito, con tanto di taglio del nastro della sindaca Cristina Marigo e la presenza di decine di amici e affezionati clienti. Boscato, che aveva deciso di lasciare l’attività per godersi la meritata pensione, ora ha già iniziato a trasmettere i segreti del suo gelato naturale “come forma d’arte” ai nuovi apprendisti. Continuerà ancora per un anno a sostenere l’attività con la sua presenza in qualità di socio lavoratore insieme alla moglie Alison, anima british del locale. Durante l’inaugurazione è stato reso noto che a breve Cogita prenderà in gestione anche la prospicente yogurteria. La piazzetta con le tre attività, oltre a una sala polivalente gestita dalla stessa cooperativa sociale, diventerà quindi un angolo di centro città tutto dedicato alla cultura dell’inclusione sociale. «La nostra missione è creare “posti buoni dove fermarsi”, dove bere un caffè o un tè, mangiare un gelato, leggere un libro, incontrare amici o conoscerne di nuovi: questo è il futuro che vogliamo costruire», spiega il giovane presidente della cooperativa, Matteo Turcato, 26 anni. Cogita è una realtà giovane, nata nel 2024

Qui e sotto, due momenti dell’inaugurazione della nuova gelateria presa in gestione dalla cooperativa Cogita, già attiva in piazzetta con la libreria.

Piazzetta Cogita Dopo aver rilevato la libreria Ubik con una logica di inclusione, inserimento lavorativo di persone con disabilità e diffusione di cultura, la cooperativa Cogita ha ora preso in gestione anche la vicina gelateria, e presto farà altrettanto con la yogurteria, dando vita a una novità per Schio: una vera e propria “piazzetta” dove tutti lavorano all’insegna dell’inclusione sociale.

da un gruppo di persone impegnate nel volontariato sociale che si sono poste la sfida di subentrare alla gestione uscente della libreria Ubik con un progetto finalizzato a creare opportunità di lavoro per ragazzi fragili e aiutarli nel loro percorso di autonomia. Da allora l’impresa sociale ha vissuto una fase di crescita. «Siamo partiti in 12, oggi tra volontari, sovventori e lavoratori siamo 85 – spiega Turcato –. Oltre alla libreria e alla gelateria gestiamo il chiosco al parco inclusivo di Magrè e il punto libri ad Arsiero». Tanti i progetti in cantiere, con un’idea ambiziosa proprio riguardo il parco inclusivo. «Per aumentare l’attrattività dell’area ci stiamo confrontando col Comune per realizzare un campo da baskin (una variante del basket che prevede la partecipazione di persone con disabilità) e uno da beach volley, oltre ad altri miglioramenti – continua Turcato –. Vogliamo promuovere l’idea che sia il lavoro che si adatta alle persone, non viceversa, mettendo al centro le relazioni. Ciascuno, con le sue scelte d’acquisto, può sostenere questo obiettivo e imprese con finalità che vanno oltre il profitto».

«Non stancatevi mai di cogliere opportunità e pensare al domani», ha sollecitato il sindaco Marigo in occasione dell’inaugurazione della nuova attività, esprimendo il plauso e l’attenzione dell’amministrazione al progetto «con l’auspicio di poter collaborare a tante iniziative simili, con grande valore e grande anima». All’inaugurazione è stata invitata anche Marta Rigo, responsabile del progetto Sanga-Bar di Thiene, altra esperienza di gestione sociale e inclusiva di un pubblico esercizio, oggi esteso anche a una guest house con sei camere a Villa Fabris, che ha supportato la cooperativa Cogita nella pianificazione di questo nuovo, importante passo. «Da oggi, oltre ai soliti gusti di gelato, possiamo trovarne cinque in più – ha annunciato Rigo –: ‘coraggio’ di scommettere in imprese che danno speranza; ‘potere’ di aiutare anche le persone con disabilità a determinare la propria vita; ‘rivoluzione’ per cambiare le cose e trovare strade nuove; ‘unicità’ perché, se andiamo al di là dei concetti di normale e diverso, siamo tutti ‘pezzi unici’; e infine ‘futuro’ per un mondo più ricco di possibilità per tutti». ◆


Dir. San. Dott. Carollo B. Giovanni, Dott. Cionfoli Mario, Dott. Dal Lin Carlo, Dott.ssa Kohlscheen Eva, Dott. Pasetto Italo, Dott. Zerbo Fabio

Via Paraiso 60, Schio (VI)

DIAGNOSTICA A SCHIO ECOGRAFIE

RADIOGRAFIE

ATTREZZATURE TOP DI GAMMA REFERTO IMMEDIATO

OGNI DISTRETTO ANATOMICO TECNOLOGIA DIGITALE AVANZATA

RMN APERTA

ECOCOLORDOPPLER

NO EFFETTO CLAUSTROFOBIA ZERO TEMPI DI ATTESA

RAPIDO E NON INVASIVO ARTERIOSO E VENOSO

Via Paraiso 60, Schio (di fronte Tana del Luppolo)


[20] ◆ SchioMese Spettacoli

L

Emma Dante sarà al Civico in maggio con lo spettacolo “Extra moenia”. Sotto, Alessandro Bergonzoni, di scena in dicembre all’Astra

Mirella Dal Zotto

a Fondazione Teatro Civico e il Comune di Schio, in collaborazione con Arteven e Asolo Musica, propone trenta appuntamenti, dal 3 ottobre al 16 maggio, tra Teatro Civico, Teatro Astra e Sala Calendoli. La direzione artistica è affidata a Federico Corona e Stefania Dal Cucco e delinea un percorso per riflettere sulla memoria, sul potere, sulla cura e sulla bellezza.

La stagione teatrale Saranno dieci gli spettacoli di Schio Grande Teatro, tre dei quali in doppia replica al Civico. A inaugurare la rassegna come evento speciale fuori abbonamento, il Civico ospiterà, sabato 17 ottobre alle 18, “Pinocchio – che cos’è una persona?”, firmato dal regista Davide Iodice, alla guida della Scuola Elementare del Teatro; si tratta di una rilettura della fiaba collodiana, che vede Pinocchio come un simbolo della diversità. Giovedì 26 novembre, al Civico, inizieranno gli spettacoli serali e la prima è affidata alla regista e autrice Fabiana Iacozzilli, a Schio con “Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande”: verrà utilizzato il linguaggio evocativo del teatro di figura, con marionette e voci registrate dei superstiti del celebre incidente aereo del 1972. Domenica 6 dicembre, alle 17, fuori abbonamento all’Astra, ci sarà Francesco Mandelli in “Baby Reindeer / Piccola Renna”, con la regia di Francesco Frangipane: un one man show adrenalinico, tradotto per i palcoscenici italiani dopo il successo mondiale su Netflix. Sempre all’Astra farà il suo ritorno Alessandro Bergonzoni (sabato 12 dicembre, ore 21) con “Arrivano i Dunque (Avannotti, Sole Blu e la storia della giovane Saracinesca)”, in cui le acrobazie linguistiche diventano un’insurrezione alla ricerca di un futuro di pace. Il nuovo anno si aprirà al Civico con una doppia replica (sabato 23 gennaio e dome-

Riparte la stagione di teatro e musica Da ottobre a maggio la Fondazione Teatro Civico e il Comune, con Arteven e Asolo Musica, propongono trenta appuntamenti distribuiti come di norma tra Teatro Civico, Astra e Sala Calendoli. Saranno dieci gli spettacoli di Schio Grande Teatro.

nica 24) affidata alla compagnia vicentina Stivalaccio Teatro: dopo il trionfo di Arlecchino, Marco Zoppello dirigerà “Scaramuccia”, una travolgente Commedia dell’Arte. A febbraio si tornerà al Civico (giovedì 11) con un intenso monologo di teatro civile: Gaia Nanni, con la regia e drammaturgia di Giuliana Musso, interpreterà “La Notte dei Bambini”, racconto che farà scoprire la forza solidale di una comunità. A chiudere il mese, sabato 27 e domenica 28, tornerà al Civico Tindaro Granata con “Vorrei una voce”, spettacolo toccante e delicato costruito sulle indimenticabili canzoni di Mina e nato dall’esperienza teatrale con le detenute della Casa Circondariale di Messina. A marzo la programmazione approderà nuovamente all’Astra con due serate di forte impatto civile e satirico. Lunedì 8 la voce di Elio Germano e le musiche dal vivo di Teho Teardo daranno vita a “La guerra com’è”, reading scenico tratto dal libro “Una persona alla volta”, di Gino Strada. Giovedì 18 Valerio Aprea interpreterà “Lapocalisse”, assolo satirico e graffiante scritto da Makkox per esorcizzare con assurda comicità le paure e le contraddizioni del nostro tempo. Maria Paiato, affiancata da Carlo Valli e Alessandro Mor, sarà al Civico con “Il delirio del particolare” (martedì 6 aprile), testo metafisico di Vitaliano Trevisan, che rievoca l’enigma creativo e umano dell’architetto Carlo Scarpa.

Il gran finale di stagione si terrà al Civico: sabato 15 maggio e domenica 16 la celebre regista Emma Dante porterà in città in prima regionale “Extra moenia”, una potente ballata corale che ritrarrà le solitudini, le ferite e le speranze di una comunità in cammino nel nostro presente.

Tempo Presente e Schio Musica Spazio all’indagine del contemporaneo, e all’inclusione, nella rassegna “Tempo Presente”: tre gli appuntamenti al Civico con il collettivo Elevator Bunker, Michelangelo Canzi-Federica Cottini e Chiara Stoppa. Si arricchirà l’offerta di “Schio Musica”, in sinergia con Asolo Musica e con il supporto del gruppo Imprese e Cultura: sei i concerti in abbonamento tra Teatro Civico e Sala Calendoli, e tre appuntamenti fuori abbonamento, che spaziano dal concerto inaugurale con l’Orchestra Giovanile Regionale Filarmonia Veneta, al prestigioso evento con l’Orchestra di Fondazione Arena di Verona, all’anteprima nazionale di “Una Notte per Faber”, con Andrea Filippi e I Notturni. Completeranno il programma musicale il tradizionale Concerto di Capodanno e altri appuntamenti cameristici e jazzistici. È confermata anche la collaborazione con il Festival Danza in Rete per la primavera 2027. Il cartellone offrirà inoltre sei appuntamenti per le famiglie con “Civico da Favola” e un progetto specifico per la prima infanzia. ◆


Thiene

Mercantile

10 Secoli di Storia 3-4 Ottobre 2026 Centro storico

31


[22] ◆ SchioMese I protagonisti dell’Isff, con la vicesindaca Corzato e il presidente dei Commercianti Xoccato, alla Mostra del Cinema di Venezia

Spettacoli

P

Mirella Dal Zotto

artito nel 2025 in via sperimentale, quest’anno l’International Scledum Film Festival ha dimostrato di essere un potenziale volano per far decollare in città una proposta di livello internazionale. In piena calura estiva, nei primi giorni di agosto, ha comunque contato su un buon numero di spettatori attenti ed emotivamente coinvolti nelle proposte, che ruotavano attorno al tema della mente umana, fortemente voluto dal direttore artistico Alessandro Carrieri e dal coorganizzatore Filippo Dorigato. Sono stati premiati i migliori cortometraggi (“A New Day” dell’iraniano Darius Rezaei e “I Dead to Irpin” dell’ucraina Anastasia Falileieva), le eccellenze venete (la costumista Catherine Buyse, la soprano Katia Ricciarelli, il free climber Tom Perry, la creativa Venucia De Russi e il designer Paolo Gnutti). Momenti clou? La proiezione al Civico di “Come il vento”, film di Valeria Golino, presente in sala e poi allo Jacquard e nell’anfiteatro del Toaldi Capra; lo spettacolo di Schio Teatro 80 “Nei pensieri di Alda”, dedicato alla Merini e apprezzato anche dalla figlia, Emanuela Carniti, anche lei in città con la giovane e brava attrice Sofia D’Elia, che ha interpretato la poetessa nella fiction televisiva a lei dedicata; la mostra degli splendidi costumi firmati da Stefano Nicolao per “Elizabeth”, “Marco Polo” e “Farinelli”. È stato piacevole incontrare, in modo cor-

Il Film festival sta diventando grande Partito nel 2025 in via sperimentale, quest’anno l’International Scledum Film Festival ha dimostrato di essere un potenziale volano per far decollare in città una proposta di livello internazionale. diale e informale, Valeria Golino e Mark Grosy. “ISFF è stato una bella sorpresa e ho sentito tanto entusiasmo – ci ha detto la regista e attrice -; mi sembra proprio un’occasione per far conoscere e apprezzare la vostra città. Il tema di fondo, poi, mi ha alquanto coinvolto; come regista, ho girato film sulla malattia (“Miele”, “Euforia”), sono lavori che tuttora amo molto. Mi è piaciuto stare qui”. “Ho scoperto una figura, l’imprenditore Alessandro Rossi – ha affermato Mark Grosy, il pirata Sarkar nel recente “Sandokan” televisivo -, che non conoscevo e

Cineforum, 33 film in cartellone

A

settembre, al Cinema Pasubio, è ricominciata la rassegna del Cineforum Alto Vicentino, giunta alla sua 47esima edizione. Fino a maggio, saranno trentatré i film da vedere sul grande schermo: opere prime, ma anche di registi affermati, con un’attenzione particolare ai festival internazionali (Cannes e Venezia in primis) e ai titoli premiati; alcuni film saranno disponibili in versione originale, con sottotitoli in italiano. La rassegna del CAV è un’ottima occasione per fare del grande cinema un appuntamento fisso, emozionandosi di fronte alle immagini. Per partecipare è necessario abbonarsi, direttamente al Cinema Pa-

subio nei giorni di proiezione: sono previste riduzioni per gli studenti e per gli over 65; si può scegliere l’orario tra cinque fasce (lunedì alle 20.30, martedì alle 16 e alle 20.30, mercoledì alle 20, giovedì alle 21). Oltre agli abbonamenti classici è disponibile la formula CineLovers, che prevede l’aggiunta di un carnet da cinque ingressi per le proiezioni dal venerdì alla domenica. Da ottobre prenderanno poi il via anche numerose rassegne collaterali, tra cui Pasubio Kids, l’appuntamento con il cinema d’animazione dedicato ai più piccoli, e Altitudini, con film che raccontano la montagna e l’ambiente. ◆ [M.D.Z.]

sono rimasto stupito da ciò che è riuscito a realizzare qui. Avete una grande tradizione tessile, da valorizzare ancora. E poi, tanti hanno lavorato in maniera entusiasta per l’ISFF: la partecipazione convinta fa la differenza”. Gli organizzatori, ospiti con una delegazione alla recente, prestigiosa Mostra del Cinema di Venezia, hanno svelato proprio là il tema del prossimo anno: il futuro. A Schio non resta che cavalcare l’onda di un festival in crescita, che si è dimostrato in grado di fornire qualità culturale, sociale, artigianale. ◆

Arriva il British Day Il weekend del British Day è fissato per il 10-11 ottobre e protagonista sarà Freddie Mercury, nell’80° della nascita. Voce inconfondibile dei Queen, verrà celebrato con concerti, performance dal vivo e momenti speciali. Novità importante di quest’anno, il gemellaggio culturale con Barga, in provincia di Lucca, considerata la città più “scozzese” d’Italia, che dal 4 al 6 settembre ha ospitato con il consueto successo lo “Scottish Weekend”. Si ampliano dunque gli orizzonti del BD scledense, con un ponte tra realtà diverse, ma unite dalla stessa passione per la cultura britannica. Il programma, come di consueto, è curato dall’associazione British Day APS e da SchioLife. [M.D.Z.]


pagina da sostituire


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
SchioMese 982 by Pubblistudio Pubblicità srl - Issuu