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PROMETEOInforma N18 - Dicembre 2010

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DICEMBRE 2010

PROMETEO


Credere nella ricerca. Editoriale Vincenzo Mazzaferro

DICEMBRE 2010

PROMETEO Consiglio direttivo Presidente Laura Gangeri Vice Presidente Marco Arnone Segretario Generale Guido Arrigoni Consigliere Carlo Battiston Consigliere Giuse Dellavesa Consigliere Giancarlo Esposti Consigliere Francesca Riontino Consigliere Patrizia Sassoon

Comitato scientifico

EDITORIALE pag. 03 Credere nella ricerca.

GIORNO PER GIORNO pag. 04 Cosa abbiamo fatto, cosa stiamo facendo ma soprattutto... cosa vogliamo fare per il futuro. pag. 06 Un buon raccolto parte da una semina di qualità. pag. 08 Il potere dei più buoni. pag. 10 Una storia di successo: nuovo cinema Prometeo pag. 15 Il giorno più lungo. pag. 16 Dicembre 2010. Quest’anno abbiamo fatto. pag. 17 Dicono di noi.

CONOSCENZA pag. 18 Istituto Tumori: Inaugurate le nuove sale operatorie.

Presidente Dott. Vincenzo Mazzaferro Direttore S. C. Chirurgia Generale 1 (Apparato Digerente e Trapianto di Fegato) Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Membri Prof. Massimo Colombo Dipartimento Gastroenterologia ed Endocrinologia Università degli Studi di Milano IRCSS Ospedale Maggiore di Milano Dott. Pietro Majno Dipartimento di Chirurgia Ospedale Universitario di Ginevra Dott. Marco Pierotti Direttore Scientifico Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Dott. Enrico Regalia Dirigente Medico S. C. Chirurgia Generale 1 (Apparato Digerente e Trapianto di Fegato) Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori Prof. Alessandro Tagger Istituto di Virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Milano Redazione PrometeoInforma Direttore - Vincenzo Mazzaferro Vice Direttore - Laura Gangeri

pag. 22 L’esperienza personale: Il familiare colpito da tumore. Comitato di redazione Laura Gangeri - Paola E. Rossi - Chiara Castellini

LA VOCE DI TUTTI pag. 25 Il mio viaggio a Capo Nord

Coordinamento redazionale Simona Denti Progetto grafico Stefano Piccardo

CURIOSANDO pag. 30 Il cuore e la Musa

Segreteria Chiara Castellini Redazione Via Venezian 1 - 20133 Milano Tel. 02.2390.28.78 - Fax 02.2390.32.57 e-mail prometeo@istitutotumori.mi.it www.onlusprometeo.org

La prima edizione del premio FIRC, che dopodomani viene consegnato dal Presidente della Repubblica in occasione della giornata nazionale della ricerca sul cancro, si tenne in una piovosa serata del 1996 a Milano, in una sala del museo Poldi-Pezzoli. Quella sera Guido Venosta in persona, grande esempio di lungimiranza sul no-profit in Italia e acuto mecenate della ricerca a cui oggi il premio FIRC è intitolato, era giunto al termine di un trentennio alla guida dell’Associazione e della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro. Al piccolo pubblico convenuto disse che era tempo che non fossero solo i calciatori e la moda a dare lustro al nostro Paese ma che anche il lavoro delle imprese e le intelligenze delle persone avessero il giusto riconoscimento. Invitò sul podio un giovane chirurgo a cui strinse entrambe le mani in un caldo saluto e gli disse con sincero affetto: “Bravo! Mi raccomando, continui così, continui a credere nella ricerca”. Dopo la cerimonia, dopo gli applausi, il medico cercò un nuovo incontro con il grande vecchio dalla stretta affettuosa, ma non ci riuscì mai: troppo complesso il suo mestiere, troppo poco il tempo che rimaneva a entrambi, troppo stretta la via “dell’arte lunga e della vita breve” che a titolo diverso avevano deciso di percorrere. Quell’invito a credere nel valore della ricerca come strumento di concreto miglioramento della medicina rimane però oggi come allora a segnare profondamente i giorni dell’assistenza, della solidarietà, della sconfitta e del successo di quel medico, come di tutti i medici impegnati con le proprie mani o con gli strumenti della tecnologia o con i farmaci, a curare gli ammalati di tumore.

La ricerca che allora valse il tumorale del fegato, a differenza premio FIRC era una “ricerca di quella normale, guidano la clinica” ovvero condotta sulle sua incontrollata tendenza a persone malate di cancro e non proliferare e a diffondersi, sulle numerose condizioni della dimenticandosi al contempo di malattia surrogate in laboratorio. morire. In quello studio pubblicato su Dodici anni dopo, nel 2008, un “top Journal” come il New l’enorme sforzo della ricerca England Journal porta a un nuovo of Medicine si diretto beneficio Orientare dimostrava che sui pazienti con il trapianto affetti da tumore le intuizioni si poteva guarire epatico. Il “New e le scoperte dal cancro England” torna epatico e si al servizio delle persone a occuparsi di d e f i n i v a n o i malate o predisposte noi e pubblica i criteri da risultati positivi alla malattia applicare nella di un grande tumorale. scelta delle s t u d i o persone da cooperativo di indirizzare al trapianto per cui l’ormai non più giovane ottenere con alta probabilità la chirurgo fa ancora parte e in loro guarigione. cui per la prima volta un farmaco a bersaglio molecolare, Q u e i c r i t e r i f u r o n o totalmente diverso dai progressivamente applicati in chemioterapici tradizionali, si t u t t o i l m o n d o , s i n o a dimostra attivo contro il tumore trasformare il trapianto di epatico: un risultato storico che f e g a t o p e r t u m o r e d a ancora una volta rivoluziona i n d i c a z i o n e n e g l e t t a e l’approccio alla cura e permette improponibile a strumento di orientarla ad approcci indispensabile p e r “integrati” in cui varie programmare al meglio le cure combinazioni di trattamenti e disponibili per il carcinoma di nuove classi di “farmaci a epatico. Per effetto di quel bersaglio molecolare” vengono risultato e degli altri che selezionate sulla base delle seguirono il carcinoma del caratteristiche del paziente e fegato, la del tumore. I quinta causa di ricercatori e i morte per clinici sanno Solo cancro nel infatti da molto nell’ultimo biennio mondo, si è tempo che i trasformato da pazienti non sono stati attivati m a l a t t i a sono tutti uguali almeno 12 studi “orfana” ovvero per il solo fatto priva di cure internazionali del grado di essere affetti efficaci a una dallo stesso tipo più sofisticato. delle aree di di tumore e che lavoro e anzi molte, progresso più vitali del moltissime sono le variazioni panorama dell’oncologia. dell’assetto genetico delle Come per molti altri tumori, i cellule malate, dell’ambiente progressi degli anni successivi che le circonda, della presenza a quel primo salto di qualità di meccanismi di attivazione e nella gestione clinica dei di recettori che le rendono pazienti con epatocarcinoma sensibili o resistenti alle cure. furono dovuti ai progressi della ricerca sui meccanismi genetici Sull’infinito spettro delle e molecolari che nella cellula differenze individuali, sui “bio-

marcatori”, sulla prevedibilità del risultato delle cure, sia i clinici che i ricercatori hanno deciso di focalizzare questi anni di sforzo comune. A solo titolo di esempio e solo per il tumore del fegato, per effetto di tutto ciò, nel mondo, solo nell’ultimo biennio sono stati attivati almeno 12 studi internazionali di fase III, ovvero del grado più sofisticato e informativo della ricerca clinica, coinvolgendo migliaia di pazienti, decine di laboratori di ricerca e di Centri di eccellenza e ovviamente centinaia di milioni di dollari di investimenti pubblici e privati. La sfida sta nel ricercare ciò che davvero conta nel determinare il successo di ogni terapia, eliminando i fattori di confondimento e i rumori di fondo. Per fare questo non possono che essere i clinici con i loro pazienti e il carico della realtà della malattia, a rientrare nella complessa rete della ricerca, orientandone le intuizioni e le scoperte al servizio delle persone malate o predisposte alla malattia tumorale: un processo che rende la ricerca davvero “traslazionale”, ovvero piegata al suo fine più nobile, che è quello del trasferimento delle conoscenze al servizio dei bisogni di ciascuno. In quell’invito di Guido Venosta a “credere nella ricerca” il medico ricercatore di ieri e quello di oggi trova conforto ai suoi sforzi spesso vani, per le perdite, per sconfitte e per i tanti passi indietro: perché nulla è facile, soprattutto nella ricerca medica e perché oggi tutto si fonda non tanto sull’idea e sull’intuizione (peraltro indispensabili) ma sulla perseveranza nel seguirle. Celebriamo e aiutiamo dunque concretamente chi a questo obiettivo ha dedicato la vita.

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GIORNO PER GIORNO

Cosa abbiamo fatto, cosa stiamo facendo ma soprattutto... cosa vogliamo fare per il futuro. Laura Gangeri

Ci siamo lasciati con un premio, quello ricevuto dalla Provincia di Milano nella primavera di quest’anno e mi piace ritrovarvi con un altro riconoscimento consegnato a Prometeo dall'Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli, all’interno dell'ottava edizione del 'Sodalitas Social Award'. Sodalitas Social Award è il Premio che ogni anno dal 2002 la Fondazione Sodalitas, braccio sociale di Assolombarda assegna ad imprese, associazioni imprenditoriali, distretti industriali ed organizzazioni che si siano concretamente impegnate in progetti di Responsabilità Sociale d'Impresa e di Sostenibilità, coerentemente con i valori dichiarati. Prometeo si è aggiudicata il premio per la migliore iniziativa di responsabilità sociale con il progetto ALIAS: cento notti in CasaPrometeo. con l’obiettivo di permettere l’ospedalizzazione domiciliare a pazienti che devono sottoporsi al trattamento di nutrizione artificiale enterale e non in grado di gestire la deospedalizzazione presso il loro domicilio poichè lontani dalla propria Regione. L’ospedale si fa carico della sicurezza del paziente coprendo gli aspetti medico/tecnologici del trattamento; l’Associazione Prometeo si occupa invece di individuare i casi più critici, coprendo le spese relative e fornendo un alloggio nelle immediate vicinanze dell’ospedale, in CasaPrometeo. Ad oggi sono stati portati a termine con successo 3 trattamenti di nutrizione enterale; ogni trattamento ha previsto un minimo di un mese (30 notti) in CasaPrometeo, oltre al noleggio delle apparecchiature specifiche e l'acquisto delle sacche per la nutrizione.

Un progetto che insieme a molti altri fa parte dell’iniziativa “Adotta un Progetto” presentata durante l’ultima giornata dell’Associazione, iniziativa che vi chiede di essere protagonisti “In Prima Persona” della vita e della crescita di Prometeo. Molta attenzione e impegno continuiamo a dare e a chiedere per lo sviluppo dell’Associazione e dei progetti a sostegno delle persone che vivono l’esperienza della malattia e dei loro familiari. Grazie se deciderete di essere portavoce dell’Associazione e dei suoi progetti aiutandoci ad aumentare il numero dei sostenitori, a valorizzare le relazioni ed i contatti e ad accrescere la visibilità dell’Associazione. Il coinvolgimento di tutti è l’elemento fondamentale della coesione sociale termine che la sociologia usa per definire l’insieme dei comportamenti e dei legami di affinità e solidarietà tra individui, tesi ad attenuare, in senso costruttivo, disparità legate a situazioni sociali, economiche, culturali, etniche. Nella visione originale della società di Emile Durkheim, padre fondatore della sociologia, l'esperienza collettiva non corrisponde alla somma delle esperienze individuali ma alla loro sintesi e come tale risulta intrinsecamente diversa. Durkheim, per meglio spiegare che l'azione sociale non equivale alle singole azioni dei componenti della società, ricorre all'esempio della "durezza del bronzo" che non corrisponde alle caratteristiche dei suoi componenti rame, stagno e piombo ma "si trova nella loro mescolanza".

le varie realtà associative collegate all’Istituto dei Tumori sia tra quelle che sul territorio milanese si occupano di tematiche affini a quelle di Prometeo. In questa ottica, quella della coesione sociale nel suo più stretto significato di cohaerere “essere strettamente unito”, Prometeo ha ideato e si è fatta capofila di un progetto di ricerca sul tema della migrazione sanitaria e dell’accoglienza. Un fenomeno non nuovo, dai costi economici, umani e sociali rilevanti e che Prometeo incontra da 6 anni attraverso la gestione di CasaPrometeo.

Hanno dato vita al progetto di ricerca.

Le notti trascorse in CasaPrometeo da malati e familiari nell’anno 2009.

• descrivere e stimare le dimensioni del fenomeno di migrazione sanitaria all’interno di differenti strutture ospedaliere della città di Milano, • descrivere le caratteristiche delle persone che accedono ad alcune case di accoglienza (bisogni sociali e psicologici), • costruire un osservatorio permanente sul fenomeno della migrazione sanitaria, • costruire una rete di collegamento tra le strutture sanitarie cittadine e le associazioni presenti sul territorio milanese attualmente impegnate nella gestione dell’accoglienza ai malati provenienti da altre regioni, • organizzare un centro unico di informazione sui servizi disponibili sul territorio.

Mezzo milione i malati che hanno scelto la Lombardia per ricevere assistenza registrati nel 2007. Una migrazione documentata in aumento, almeno del 4-5 per cento l'anno. La maggior parte dei ricoveri extra-regione è generata da persone adulte con una prevalenza di ricoveri medio-lunghi dai 3 giorni a periodi anche molto prolungati per attività di riabilitazione con una presenza di accompagnatori la cui permanenza in città è uguale o superiore a due giorni. La scelta del pernottamento è orientata all’insegna del maggiore risparmio. Le persone tendono, quando è possibile, a farsi ospitare da parenti e amici (e a soggiornare presso Case di Accoglienza o dormire in un letto accanto al degente. Le considerazioni che Prometeo ha fatto alla luce della personale esperienza di accoglienza e dei dati raccolti su questo fenomeno (considerazioni che riguardano la necessità di coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti (istituzionali, pubblici e privati), di ottimizzazione della comunicazione e dell’informazione sui servizi di accoglienza attraverso uno sforzo meta-comunicativo che renda visibili i servizi di accoglienza)

Un progetto che prevede il coinvolgimento di altre Associazioni (per un totale di 15 strutture ospedaliere di Milano) che sul territorio milanese sono impegnate nell’organizzazione e gestione di servizi di accoglienza ai malati e i familiari provenienti da altre regioni d’Italia.

Il progetto si propone i seguenti obiettivi:

Appuntamento a primavera per conoscere i primi risultati della ricerca. Grazie di cuore.

Su questa visione si basa molto dell’impegno dell’Associazione Prometeo sia quando promuove l’integrazione delle risorse interne e vicine all’Associazione per esempio attraverso l’iniziativa “Adotta un Progetto”, sia quando Prometeo comunica con le Associazioni che condividono in Istituto Nazionale Tumori il progetto di umanizzazione dell’ospedale attraverso proposte diverse. È, infatti, sempre più sentita da Prometeo la necessità di costruire una rete di comunicazione e coordinamento sia tra

Sodalitas Social Award

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GIORNO PER GIORNO

Un buon raccolto parte da una semina di qualità. Paola E. Rossi

Semina pensieri e mieterai azioni. Semina azioni e mieterai abitudini. Semina abitudini e mieterai un destino antico proverbio cinese

coltivare, sviluppare. Chi si occupa da sempre di raccolta fondi, come noi dell’Associazione Prometeo Onlus, sa bene che lo scopo è appunto piantare e far crescere su un buon terreno tanti piccoli semi che prima o poi faranno timidamente capolino dalla terra fertile e piano piano cresceranno, si svilupperanno, e diventeranno alberi, piante, fiori.

Il tutto, ovviamente, senza guadagnarci un centesimo. Le organizzazioni no profit si basano proprio su questo: il loro compito è raccogliere fondi che, a differenza di quanto accade in una normale società, non andranno ad accumularsi nelle tasche dei loro soci ma saranno reinvestiti per lo sviluppo delle proprie finalità sociali.

Il termine “raccolta fondi” tradotto in inglese (fund raising) esprime appieno il suo significato: il verbo to raise significa infatti sorgere, crescere,

Solo dopo si provvede alla vera e propria raccolta. Sta infine alla singola onlus decidere cosa fare di questa raccolta, a chi donarla, come e perché.

Se la società moderna vede nascere, giorno dopo giorno, nuovi corsi di laurea e di conseguenza nuove professioni e nuovi lavori da svolgere nelle aziende

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o in proprio, anche il mondo delle organizzazioni no profit si è evoluto. Le onlus si stanno dando da fare assumendo un vero e proprio fundraiser o aggiornando l’intero staff sulle nuove e più efficaci modalità per fare raccolta fondi (direct marketing, telemarketing, e-mailing, web marketing, face to face, ecc.). Bisogna inoltre saper gestire la relazione con i donatori, stendere un piano strategico di raccolta fondi e gestirne ovviamente gli aspetti operativi attraverso strumenti quali mailing, eventi, sponsorizzazioni, investimenti sociali, attività di tipo commerciale o presentazione di progetti a bandi di concorso. Henry Rosso, fondatore della prima scuola di fundraising al mondo, ha definito la raccolta fondi “l'arte di insegnare alle persone la gioia di donare”. Per questo oggi, il tentativo di ogni organizzazione no profit è quello di allontanarsi dal concetto di “carità” e di diffondere a macchia d’olio quello di responsabilità sociale: il donatore deve sapere che i suoi soldi contribuiranno a creare dei benefici sociali. Per diffondere questo messaggio bisogna ovviamente garantire la

sostenibilità della causa sociale per cui si raccolgono fondi e della onlus stessa. Soprattutto in campo sanitario, il concetto di “raccolta fondi” sta cambiando. Non è più lo Stato a doversi “sobbarcare” tutte le funzioni di tutela sanitarie (o per lo meno ci si comincia a rendere conto che, anche se dovrebbe, non può farcela): siamo noi cittadini a doverci sentire corresponsabili della nostra salute e, perché no, di quella degli altri! Per questo, da qualche anno, le aziende ospedaliere si stanno muovendo per arricchire le loro proposte di fundraising che, piano piano, vengono comunicate con maggiore efficacia e sono sempre più chiare, coinvolgenti ed entusiasmanti. Per non parlare della fase di rendiconto, sempre più fondamentale nel rapporto con i donatori. Ecco perché noi di Prometeo ci teniamo ad essere trasparenti e a tenervi costantemente aggiornati attraverso e nostre campagne informative, i nostri eventi, i nostri mercatini solidali e i nostri strumenti di comunicazione (come il sito internet www.onlusprometeo.org o questo giornale) su tutto ciò che riusciamo a creare grazie ai fondi raccolti in questi anni. Gli amici, i soci,

i sostenitori e i volontari di Prometeo devono poter ricevere tutte le informazioni e gli aggiornamenti sui risultati ottenuti e sui nostri progetti futuri. Le attività continuative condotte da Prometeo stanno riscuotendo un grande successo: il punto di accoglienza nel reparto di degenza Chirurgia Apparato Digerente e Trapianto di Fegato dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano offre la sicurezza di una presenza e un sostegno costante di volontari qualificati, mentre la bacheca, che da quest’anno viene circolata via mail e pubblicata sul sito, aggiorna mensilmente su tutti gli aspetti dell’attività dell’Associazione. Ma anche i nuovi progetti in fase di “adozione” (l’allargamento di CasaPrometeo, la casa di accoglienza per pazienti e familiari in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori, l’utilissimo manuale “Il trapianto del fegato” la libreria che vuole diventare una audio-libreria, o ancora il progetto di Nutrizione Enterale Domiciliare), non possono che entusiasmare chi ci segue, dimostrando ancora una volta cosa siamo in grado di pensare, cosa siamo in grado di progettare, ma soprattutto cosa siamo in grado di fare.

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GIORNO PER GIORNO

Il potere dei più buoni. Intervista a cura della redazione a Nicoletta Rizzato direttrice Carcano

Prometeo, Lella Costa e il Teatro Carcano insieme per una raccolta fondi a suon di sorrisi. Non è la prima volta che Prometeo organizza un evento di raccolta fondi a supporto delle attività dell’Associazione, e non è la prima volta che il Teatro Carcano mette a disposizione la sua struttura, il suo nome, i suoi artisti e il suo prestigio semplicemente per il gusto di... per dare una mano.

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Il 1 dicembre il sipario del Carcano si aprirà sul sorriso della grande Signora del Teatro Brillante, Lella Costa. “RAGAZZE – Nelle lande scoperchiate del fuori” è il nome dello spettacolo, moderna favola ironica e intelligente ispirata ad Orfeo ed Euridice che andrà in scena da martedì 30 novembre a domenica 5 dicembre con la regia di Giorgio Gallione: il devoluto dei biglietti acquistati tramite Prometeo aiuterà l’Associazione a realizzare i tanti progetti di assistenza e accoglienza dedicati ai pazienti che si fanno curare presso la Fondazione IRCCS e ai loro familiari.

“Siamo partiti da ‘L'altra Euridice’ di Italo Calvino, che è una rappresentazione estrema del punto di vista femminile, per riflettere sulla questione femminile” ci racconta Massimo Cirri, autore insieme a Lella Costa e Giorgio Gallione dello spettacolo “Una di quelle questioni centrali di questi tempi ed al contempo costantemente dimenticata. Forse proprio per la sua importanza. E fin qui era tutto chiaro. Almeno così mi sembra. Perché scrivendo con Lella Costa i temi si incrociano, le storie si susseguono, le suggestioni chiamano altre suggestioni e poi io alla fine non ci capisco più nulla. Ma Lella Costa e Giorgio Gallione, autore pure lui e regista, in un attimo rimettono le cose a posto. Lo spettacolo va in scena e tutto torna. Succede ad ogni spettacolo ma io non ci ho ancora fatto l'abitudine. Forse perché sono un uomo, quindi un essere semplice e con poca anima. Le ragazze son diverse”.

anche se Nicoletta Rizzato ci tiene a sottolineare che il Carcano non si limita certo ad organizzare iniziative a scopo benefico solo durante le Feste: “Per molti anni ho collaborato e sostenuto la Fondazione De Marchi con la quale ho fatto una serie di campagne” racconta “Per esempio, in una delle tante repliche del ‘Piccolo Principe’, abbiamo venduto le locandine dello spettacolo e i fondi raccolti sono andati a favore della Fondazione De Marchi che lotta contro le emopatie e i tumori dell’infanzia. Abbiamo messo a disposizione anche delle pagine gratuite sul nostro programma, spesso ci capita di affittare la sala a delle organizzazioni benefiche, ma sono solo esempi delle tante iniziative svolte a favore delle onlus in questi anni. Soprattutto, cerchiamo, come nel caso di questa collaborazione con Prometeo, di partecipare emotivamente e affettivamente all’organizzazione della serata”.

Nicoletta Rizzato, amministratore unico della F.M.N. s.r.l., società di gestione del Teatro Carcano, spiega come è nata l’idea: “Il progetto è nato grazie ad un rapporto che ho con Prometeo ormai da qualche anno. Tempo fa abbiamo organizzato in collaborazione con l’Associazione una serata speciale in occasione della quale è stata messa a disposizione la sala a una tariffa simbolica per solidarietà nei confronti di Prometeo e partecipazione alla loro attività”. Una collaborazione che ha lasciato il segno, tanto che quest’anno Nicoletta ha deciso di ripetere quella bella esperienza: “Nel momento in cui mi è stato chiesto di fare un’iniziativa con loro (anche se leggermente diversa e meno impegnativa per Prometeo dal punto di vista organizzativo e gestionale) ovviamente ho dato la mia totale disponibilità. Non solo sono stati messi a d i s p o s i z i o n e dell’Associazione dei biglietti ad una tariffa agevolata (in modo che gli acquirenti possano devolvere il resto del costo del biglietto a Prometeo, ndr), ma anche uno spazio nel foyer in cui verrà allestito un punto di accoglienza e informativo che sarà attivo durante lo spettacolo. Lo scopo? Allargare l’iniziativa anche a chi Prometeo ancora non lo conosce”. Sotto Natale siamo tutti più buoni? Può darsi,

Imprese, enti pubblici e aziende si limitano spesso parlare di responsabilità sociale, beneficenza e iniziative benefiche solo sotto Natale, ma chi si occupa di teatro, come Nicoletta Rizzato, si assume una responsabilità sociale a prescindere. “Tutte le mattine, quando apro quello che io ironicamente definisco ‘il mio negozio’, mi assumo un onere sociale e civile” spiega “È un qualcosa che andrebbe fatto quotidianamente, non in maniera occasionale quando qualcuno ce lo chiede. Il mio obbligo morale nei confronti degli altri lo vedo nella vita di tutti i giorni, e non quando, magari sotto Natale, ci viene in mente che dobbiamo essere tutti più buoni! C’è una canzone che cito sempre di Gaber che dice ‘È il potere dei più buoni, son già iscritto a più di 100 associazioni’, nel senso che ci sono dei periodi dell’anno in cui siamo tutti apparentemente più disponibili. Ma il momento di grande difficoltà che stiamo vivendo a causa della crisi mette in difficoltà chi vorrebbe dare visibilità a questo tipo di iniziative. Servono quindi la partecipazione e la solidarietà di tutti se è un progetto al quale si crede. Insomma perché no?”. Giusto. Perché no?

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GIORNO PER GIORNO

Presentato il progetto: “appuntamento al cinema!” Fatti, circostanze e un'intervista a Sergio Oliva di Anteo SpazioCinema

Una storia di successo: nuovo cinema Prometeo

Finalmente, ce l'abbiamo fatta!

Fulvio Campagnano

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Oltre un anno fa a noi di Prometeo è venuta l'idea di arricchire significativamente il nostro programma di umanizzazione a beneficio non solo dei degenti dell'Unità Operativa Chirurgia Apparato Digerente e Trapianto di Fegato, ma anche dei ricoverati negli altri reparti dell'Istituto Nazionale Tumori. E abbiamo pensato ad un grande progetto, assolutamente innovativo quanto meno nel comparto ospedaliero di Milano e dintorni. Dando un'occhiata alle bacheche delle Associazioni che, come Prometeo, offrono ampia disponibilità di assistenza e di intrattenimento ai ricoverati e alle loro famiglie, abbiamo notato la mancanza di un'offerta di spettacoli cinematografici. E ci siamo domandati: perché non cercare donatori disposti ad aiutarci per aprire un “cineforum” nell'Aula Magna dell'Istituto, magari con una regolare programmazione calendarizzata nell'arco dell'anno ? L'idea poteva sembrare un po' velleitaria: noi invece abbiamo provato a pensare come svilupparla, facendo dei conti e cercando di individuare degli interlocutori disponibili quantomeno ad ascoltarci. Innanzitutto, guardandoci in casa, ci siamo informati sulle condizioni di agibilità dell'Aula Magna stessa. Poi abbiamo cercato un ente esterno che potesse offrirci un impianto di videoproiezione adeguato. Quindi abbiamo sondato l'area dei gestori cinematografici per trovare chi potesse organizzare in modo sistematico la programmazione. Infine, abbiamo cercato una realtà onlus che potesse condividere i costi e gli aspetti operativi per un'offerta gratuita agli utenti. Ne abbiamo parlato con diversi “addetti ai lavori”: l'idea è piaciuta, il progetto è stato valutato positivamente e ci è stato generosamente offerto aiuto in questa impresa. Dopo fasi non semplici, nel mese di novembre un comunicato stampa ha reso noto il risultato finale del lavoro comune.

Il giorno 30 novembre 2010, alla presenza di autorità, operatori e cittadinanza, è avvenuta la cerimonia di inaugurazione, a cui è seguita la proiezione del celebre film “Il concerto” realizzato nel 2009 dal regista franco-romeno Radu Mihaileanu. Il progetto prevede la proiezione di film di alta qualità il martedì alle ore 19.30 nell'Aula Magna dell'Istituto Nazionale Tumori (piano terra) secondo una programmazione che sarà resa nota con appositi comunicati. Alle proiezioni saranno invitati i degenti ed i loro familiari.

La realizzazione è stata possibile grazie a: • Meeting Project di proprietà di Fulvio Giovannelli, che ci ha donato il videproiettore • Anteo SpazioCinema, che ci offre assistenza tecnica, interfaccia con i distributori cinematografici, direzione artistica per organizzare la programmazione con la calendarizzazione di film opportunamente scelti • LILT Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che mette a disposizione il proprio Ufficio Stampa per le comunicazioni e le proprie risorse umane per i servizi di sala e l'assistenza ai degenti che desiderino assistere alle proiezioni • Uffici tecnici dell'Istituto Nazionale Tumori, per gli adempimenti tecnici e di sicurezza connessi all'effettuazione delle proiezioni

Fin qui i fatti: ma per capire meglio gli sviluppi è opportuno dare spazio e voce al motore dell'iniziativa: Anteo SpazioCinema il cui interlocutore principale è stato, per noi, uno dei suoi responsabili, il signor Sergio Oliva, che in questa intrapresa si è speso con grande entusiasmo e, alle nostre domande, ha fornito risposte esaustive e incoraggianti.

Signor Oliva, Lei ha sempre sostenuto questa nostra “pazza idea”: le erano capitate precedenti esperienze del genere in altri contesti? Posso dire che l’Anteo da sempre è aperto ad ogni tipo di esperienza nuova. Questa ci è sembrata un’iniziativa di particolare importanza e ci è sembrato doveroso mettere a disposizione il nostro lavoro perché l’idea si concretizzasse.

Questa iniziativa è in linea con la filosofia del pianeta Anteo? Come dicevo prima per noi è importante fare nuove esperienze e instaurare delle relazioni con le diverse realtà cittadine.

La programmazione che ci sarà offerta a quali criteri risponderà? Sarà un po' come venire al cinema nelle vostre sale? Naturalmente sono stati scelti dei film che abbiamo visto e ci sono piaciuti, abbiamo solo cercato tra questi dei film di qualità che trattino dei temi importanti con una certa leggerezza.

Potrà esserci qualche spettacolo anche per i più piccoli? Perché no? Sperando che i distributori si dimostrino ancora una volta disponibili e sensibili a questo bel progetto come hanno fatto fino ad ora.

Sarebbe utile un sondaggio di opinioni al termine della prima stagione? L'Associazione Prometeo, da parte sua, costituisce l'interfaccia organizzativa, assume i costi di gestione, collabora, con i propri volontari, agli adempimenti in capo alla Lega Tumori.

È sempre importante avere un riscontro da parte delle persone sulle iniziative che vengono loro proposte. Oltretutto un sondaggio mirato potrebbe permetterci di migliorare la nostra proposta.

Qui Prometeo: obiettivo raggiunto.

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A proposito di Meeting Project.

Meeting Project nasce nel 1994 come naturale evoluzione di un ricco percorso professionale nell'ambito della comunicazione congressuale, pubblicitaria ed editoriale. Service Audio Video impiegato nel supporto e nella proiezione degli eventi, è sponsor tecnico del Teatro alla Scala di Milano (di cui ha anche allestito la Sala di Regia), gestisce allestimenti

multimediali per eventi di grandi imprese (es. IBM Italia, Edison Energia, Unicredit Group, Assicurazioni Generali, INA Assitalia). Realizza impianti in prestigiose sedi congressuali. Nel 2009 è stata la prima azienda italiana a vincere il prestigioso “InAvation Award” nell'ambito del ISE (Integrated System Europe) di Amsterdam.

Ha ritirato il premio Fulvio Giovannelli, fondatore della società, da anni imprenditore nel mondo della comunicazione e dell'immagine. Alla sua sensibilità in ambito sociale si deve la generosa donazione dell'impianto di videoproiezione che sarà utilizzato nel contesto del p r o g e t t o “ A P P U N TA M E N T O A L CINEMA”.

A proposito di Anteo Spaziocinema.

Era il 1979 quando Lionello Cerri, Raimondo Paci e Maurizio Ballabio cominciarono a cercare un locale a Milano per poterlo trasformare secondo il nuovo concetto culturale che si andava affermando in quegli anni, stimolati dall'apertura di altri locali d'avanguardia. I tre futuri fondatori dell'Anteo, grandi amici ed esperti organizzatori culturali, entrano nel clima vivo della cultura milanese, dove si diffondono proposte innovative in campo teatrale e musicale e attorno a cui il pubblico milanese, estremamente ricettivo e aperto a nuove esperienze, si raccoglie desideroso di aggregarsi e riconoscersi. Nasce così l'idea di aprire uno spazio che rappresenti le tendenze di questo nuovo pubblico e sappia, con un'accurata selezione e programmazione, rispondere alle sue nuove esigenze e caratterizzarne il gusto. I tre ottengono la disponibilità di un locale di terza visione (che proiettava con scarso successo, film d'essai) e danno inizio all'avventura

di Anteo che nel giro di pochi anni, con molto impegno e tante buone intuizioni, diventa cinema di prima visione e lancia autori quali Wenders, Fassbinder ed Herzog, fino ad allora mai visti in Italia. Anteo si caratterizza così come unico cinema a Milano a proporre film d'autore, diventando la meta preferita dei cinefili di città e provincia. Le iniziative si moltiplicano: si organizzano concerti,convegni,rassegne e festival. Nascono in questo periodo le rassegne di cinema in lingua originale Sound & Motion Pictures, e Arianteo, le arene estive all'aperto. Il pubblico, sempre numerosissimo, da anni individua l'Anteo non come semplice luogo di fruizione cinematografica ma come spazio umano e momento sociale aperto al confronto, in una sorta di “centro culturale a pagamento”. Nel 1997 nasce Anteo SpazioCinema con tre sale, una libreria, un bar, un

ristorante e uno spazio mostre. Nuove e importanti iniziative di questi ultimi anni: Lezioni di Cinema, affidate a registi di fama internazionale, Giorno di Festa, la rassegna domenicale dedicata ai più piccoli, Assaggi di Cinema , fortunato connubio di grande cinema e lezioni di cucina, in collaborazione con la Scuola de La cucina Italiana. Anteo allarga le sue iniziative a Milano, Monza e Cremona. Le sale SpazioCinema di Milano e Monza aderiscono ad Europa Cinemas, organizzazione internazionale finalizzata ad incrementare la programmazione europea nelle sale cinematografiche e ad accrescerne il pubblico, con un'attenzione particolare rivolta alle iniziative per gli spettatori più giovani. Nel dicembre 2003 Anteo è stato premiato a Praga come miglior cinema europeo per la sua programmazione di qualità.

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Il giorno più lungo. a cura della Redazione

Resoconto con qualche aneddoto (più alcuni momenti di puro panico!) della giornata di riprese dello spot “10 euro per Prometeo” in compagnia di Mr. Forest e di un gruppo di volenterosi e inesauribili professionisti che si sono prestati per realizzarlo.

DACCI UNA MANO Con solo 10 euro aiuti l’Associazione Prometeo Onlus ad aprire una nuova Casa Accoglienza per ospitare i malati di fegato ed i loro familiari in cura presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Per conoscere il progeto Casa Prometeo e fare su bito la tua donazione www.onlusprometeo.org IBAN IT 68 H 0845301600 000000730192

Che sarebbe stato caldo, molto caldo, l’avevano preannunciato tutti. Luglio 2009, come ormai da qualche anno ogni luglio milanese, destinato a farsi ricordare per afa e calura. Quel giorno è stato il più caldo di tutto il mese, naturalmente. Ma nessuno si è perso d’animo. Location un piccolo ma accogliente teatro in zona Piazza Firenze attivo tutto l’anno tranne che durante l’estate. Per questo ha aperto i battenti per consentirci le riprese dello spot destinato ad essere trasmesso sulle reti Mediaset a fine agosto. Obiettivo: raccogliere fondi per acquistare una nuova Casa Prometeo ed accogliere così un numero maggiore di malati e familiari in cura presso l’Istituto dei Tumori.

Ore 13. Puntuale arriva Michele (alias Mr.Forest). In teatro, per fortuna, è attiva l’aria condizionata, ma i benefici effetti sono attenuati dalle potenti luci dei riflettori che illuminano il palco. Il resto della troupe è in teatro ormai dalla mattina per montare le scenografie ed essere pronti così a girare dopo il “truccoparrucco”, ovvero la preparazione di Mr. Forest. Michele, gentilmente, ha portato i vestiti di scena direttamente da casa: fanno parte della sua collezione privata, così come le incredibili scarpe che acquista personalmente scovandole in negozi improbabili.

Il simpatico pubblico. Convocati anche amici e parenti perché la “storia” dello spot prevede che Mr. Forest si esibisca davanti ad un pubblico.

Coraggiosamente (ma la parte più faticosa sarà quella di Michele, del regista Donato e dei tecnici), rimarranno in sala fino alle ore 22 circa, momento dell’applauso finale a tutti e dei saluti definitivi.

La storia. Mr. Forest, durante una sua esibizione in teatro, starnutisce. Cercando un fazzoletto e trovando invece un biglietto da 10 euro lo sfila dalla tasca. A quel punto Forest “si sdoppia”: il secondo Forest invita il primo ad utilizzare i 10 euro in modo benefico, destinandoli a Prometeo per l’acquisto della nuova casa di accoglienza. Anche il primo Forest si convince della bontà del suggerimento. Applausi!

Ore 17. Il guasto. Nel momento di massima calura “salta tutto”: gli interruttori centrali non sono più riattivabili, e qui inizia il vero panico. Niente corrente elettrica, niente luci, niente condizionatore, etc. Pausa forzata quindi, con incognita sulle possibilità di ripresa del lavoro. Per fortuna gli uomini presenti si sono dati da fare contattando l’elettricista della zona e dopo circa un’ora è stato possibile riattivare l’impianto. Purtroppo il condizionamento da allora ha funzionato... a singhiozzo! Caldo, caldo, stanchezza ma con tanta energia. Per fortuna che c’era... ...Michele. Un “grande” che non si smentisce mai! Una battuta per tutti, gentilissimo, sempre pronto a sdrammatizzare anche i guasti all’impianto elettrico, è stato il vero mattatore dello spot, fino all’ultimo minuto. Instancabile, perfezionista come Donato Di Bello il regista, ha girato ciak su ciak senza farci percepire stanchezza o malcontento. Nonostante il caldo dei pesanti abiti di scena. E la fatica di essere l’unico “animale da palcoscenico”. Di questo, tutti quelli che c’erano, lo ringraziano ancora. E un grazie anche... A chi ha scelto di regalare a Prometeo energia, passione, tempo, dedizione, lavoro.

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Dicono di noi...

GIORNO PER GIORNO

Editoriale Vincenzo Mazzaferro

Dicembre 2010. Quest’anno abbiamo fatto. CasaPrometeo

CasaPrometeo... si allarga

Cento Notti in CasaPrometeo

Sono oltre 1400 le notti trascorse quest’anno da malati e familiari nella casa di accoglienza di Prometeo. CasaPrometeo è una realtà abitativa aperta nel 2005 grazie al generoso contributo dei soci e dei donatori. Al numero 18 di Piazzale Gorini a Milano vivono, spesso per lunghi periodi, persone che hanno lasciato la loro città e i loro affetti nella speranza della guarigione.

Ancora troppo grande è il numero delle richieste di alloggio inevase per via della ridotta capacità ricettiva di Piazzale Gorini; almeno due volte al giorno ci capita di dover rifiutare domande di alloggio. Proprio da ciò nasce l’ambizioso progetto, a cui Prometeo lavora già da qualche anno, di allargare l’offerta di accoglienza di CasaPrometeo, sia acquistando o gestendo nuovi appartamenti, sia mettendosi in rete con altre organizzazioni affini del territorio.

Dal 2006 l’Associazione si occupa di coprire le spese di alloggio in CasaPrometeo in casi di accertato stato di bisogno. Nel 2010 sono stati ospitati 4 pazienti trapiantati e i loro familiari a titolo gratuito o agevolato.

1400 le notti trascorse quest’anno da malati e familiari

2 volte al giorno ci capita di dover rifiutare domande di alloggio

4 pazienti e i loro familiari a titolo gratuito o agevolato

Fonte ANSA

Appuntamento al Cinema

Borse di Studio 2010

come negli anni passati, Prometeo aiuta i malati che sono costretti ad alimentarsi artificialmente per settimane attraverso una sonda (Nutrizione Enterale) a trascorrere questo tempo nello spazio sicuramente più confortevole della casa; quella di un amico, di un parente o in CasaPrometeo, la sua casa di accoglienza. Prometeo garantisce il proseguimento della nutrizione artificiale a domicilio facendosi carico dell’organizzazione del servizio e coprendo gli interi costi per le famiglie economicamente disagiate. Nel 2010 1 paziente ha usufruito del progetto con un trattamento a domicilio della durata di 1 mese.

In collaborazione con ANTEO spazioCinema e LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sezione milanese - Prometeo ha organizzato un ciclo di 12 proiezioni fra i migliori film della stagione cinematografica in corso. Con il supporto dei volontari di Prometeo e della LILT, ogni martedì ai pazienti della Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e ai loro familiari è offerto uno spazio di socialità e di relazione per il miglioramento della loro qualità di vita.

Prometeo che da anni promuove la ricerca scientifica nell’ambito delle malattie epatiche in oncologia, ha dedicato il suo contributo economico alla realizzazione di un contratto di ricerca della durata di un anno ad un medico chirurgo interno al reparto, per la gestione organizzazione e revisione dell’archivio clinico (database di reparto) relativo ai trattamenti dei tumori gastro-epato-biliopancreatici.

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12 proiezioni fra i migliori film della stagione

Una decina di progetti in cantiere, sei borse di studio di ricerca. E una «Casa», la casa di, l’associazione nata all’Istituto dei Tumori di Milano, l’Ist, il cui scopo è sostenere i pazienti trapiantati di fegato e i loro familiari. CasaPrometeo, da quando è nata nel 2005, ha ospitato 117 nuclei familiari, vale a dire 234 persone. Quattrocento, in una ventina d’anni, i trapianti di fegato all’Ist, 35 nel 2009. Il punto sui trapianti di fegato in Italia sarà fatto sabato 5 giugno al Museo della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci. Tema dell’incontro: «In prima persona. Una scelta responsabile e di condivisione». Non un meeting scientifico ma una giornata «umana», all’insegna della comunità che si è creata tra malati, personale sanitario e volontari. «La musica e l’arte, gli incontri e l’accompagnamento lungo i percorsi burocratici che i pazienti e le loro famiglie devono affrontare fanno parte di quel processo di umanizzazione delle strutture sanitarie in cui noi medici siamo coinvolti in prima persona», dice Carlo Battiston, del team dell’Unità Operativa Chirurgia Apparato Digerente e Trapianto di Fegato dell’Ist, centro d’eccellenza per le patologie addominali e delle vie biliari, dove si esegue il maggior numero in Italia di interventi per tumori del fegato. Fonte Corriere.it

Nutrizione Enterale Domiciliare

Prometeo garantisce la nutrizione artificiale a domicilio

TUMORI: FEGATO; “ADOTTA PROGETTO” CON ASSOCIAZIONE PROMETEO Un tumore al fegato sconvolge la vita del paziente, ma anche della famiglia che lo accompagna. Lo sa bene l'associazione Prometeo, che dal 2000 all'Istituto nazionale tumori di Milano sostiene i malati e i loro famigliari, ospitandoli in una casa accoglienza quando serve, ma anche sostenendo la ricerca scientifica e l'umanizzazione in ospedale…. Ad oggi, nella CasaPrometeo (vicina proprio all'Istituto tumori) è stato possibile ospitare più di mille persone tra malati e famigliari, anche se la stessa associazione sottolinea che almeno altre 2.500 persone hanno dovuto provvedere da sé alla ricerca di un alloggio. Con l'acquisto di un nuovo appartamento, invece, sarebbe possibile ospitare ulteriori 200 pazienti e famigliari ogni anno. Secondo gli esperti, il tumore del fegato colpisce sempre più persone: ogni anno si registrano 600 mila casi nel mondo, di cui 12 mila solo in Italia, con una prevalenza per il sesso maschile.

Prometeo da anni promuove la ricerca scientifica

TRAPIANTO DI FEGATO, L'IMPEGNO SOCIALE DI PROMETEO Intervista a Laura Gangeri. Avete progetti per il futuro? "Diversi sono i progetti dell’Associazione, sia quelli legati agli aspetti di umanizzazione, sia quelli legati alla ricerca. Tra i progetti attualmente in atto quello più ambizioso riguarda l’ampliamento della disponibilità di alloggio ai malati che provengono da regioni diverse dalla Lombardia per trovare nuove speranze di cura e guarigione. Dal 2005 l’Associazione gestisce una casa di accoglienza, “CasaPrometeo”, che rappresenta una delle poche strutture di accoglienza nelle immediate vicinanze dell’Istituto dei Tumori. Ad oggi sono stati ospitati più di 1000 persone tra malati e familiari ma sono ancora troppe le richieste insoddisfatte raccolte dall’Associazione (una media di 2 al giorno). 2500 sono le persone che hanno dovuto provvedere alla ricerca di un alloggio alternativo. L’imponente avanzo di domanda viene assorbito da due altre case di accoglienza più lontane o da hotel, residence e privati che offrono appartamenti a prezzi spesso molto elevati. Per soddisfare questo grande bisogno l’Associazione Prometeo si pone come principale obiettivo l’acquisto di un secondo appartamento in grado di ospitare 200 malati e familiari ogni anno".

Per capire meglio le origini, il percorso e lo sviluppo dell’Associazione Prometeo Onlus, che ha organizzato l’evento, rivolgiamo alcune domande alla Presidente dell’Associazione Laura Gangeri.

Fonte Affatitaliani.it

Fonte Nonprofitonline.it

Quali sono gli obiettivi che intendete raggiungere nei prossimi anni? “CasaPrometeo … si allarga”: acquisto e gestione di una casa di accoglienza. La richiesta di strutture di accoglienza dedicate ai pazienti e ai loro famigliari, durante il periodo di ricovero o di terapia, è ad oggi ancora superiore all’offerta. Nel 2005 l’Associazione Prometeo ha risposto a questo bisogno con l’acquisto e l’apertura di CasaPrometeo. Fino ad oggi CasaPrometeo ha potuto ospitare circa 1000 pazienti e famigliari. 1800 le richieste insoddisfatte (una media di 2 al giorno), altrettante le persone che hanno dovuto provvedere alla ricerca di un alloggio alternativo sostenendo spese onerose in un momento economicamente ed emotivamente già difficile come quello della malattia. Nel 2011 l’Associazione prometeo intende rispondere a questo bisogno sviluppando e promuovendo il progetto “CasaPrometeo si allarga”, progetto che prevede l’acquisto e la gestione di una casa in grado di ospitare un maggior numero di pazienti.

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CONOSCENZA

Istituto Tumori: Inaugurate le nuove sale operatorie.

Cresce con la tecnologia la capacità di umanizzare le cure. Dottor Carlo Battiston

Dal 1 luglio 2010 sono in funzione presso l’Istituto dei Tumori cinque nuove sale operatorie dotate di strumentazioni all’avanguardia che vanno ad aggiungersi alle sale già attive. Il potenziamento e la ristrutturazione delle sale operatorie, che hanno richiesto una spesa di circa cinque milioni di euro, permetteranno di svolgere circa 500 interventi in più all’anno e rispondono all’esigenza di accorciare i tempi di attesa per i pazienti anche perché la domanda crescente proviene per il 40% da fuori regione, dove spesso non ci sono alternative, come invece fortunatamente ci sono in Lombardia. Si deve sottolineare come due di queste nuove sale sono totalmente integrate, con un'attrezzatura altamente tecnologica, gestita da un sistema computerizzato che permette notevoli vantaggi in termini di ottimizzazione dei tempi, del lavoro del personale e soprattutto della qualità dell’intervento chirurgico. Negli ultimi anni con l’evoluzione della tecnica e con l’introduzione di apparecchiature sofisticate e sempre più ad alto livello tecnologico la sala operatoria si è radicalmente trasformata. Essa è diventata sotto tutti gli aspetti un organismo complesso, autonomo e soprattutto standardizzato, in questo ambiente così complesso la parte impiantistica costituisce un tema fondamentale, richiedendo continui adeguamenti. Si tratta di sale operatorie integrate per interventi di videochirurgia (laparoscopia e toracoscopia) che permettono di migliorare la qualità delle operazioni chirurgiche miniinvasive con un approccio multidisciplinare nell’ambito della chirurgia dell’apparato digerente, urologica, ginecologica e toracica. In Istituto, presso la nostra Unità viene praticata ormai da anni la laparoscopia applicata alla diagnostica e alla terapia dei tumori del fegato, dello stomaco, delle vie biliari e del pancreas. La chirurgia laparoscopica può essere definita semplicemente un accesso mini-invasivo alla cavità addominale grazie ad un apparato tecnologico sofisticato che permette in numerosi e

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determinati casi una evoluzione della tradizionale laparotomia. I vantaggi principali di questa tecnica risiedono nella riduzione del trauma chirurgico e del dolore postoperatorio, con una ripresa generale e funzionale più rapida rispetto agli interventi tradizionali. Alcuni studi della letteratura riportano inoltre un vantaggio in termini di minor depressione dell’immunità nel periodo postoperatorio. Per quanto riguarda i tumori al fegato (principalmente l’epatocarcinoma), la tecnica viene utilizzata associando all’esplorazione visiva del fegato l’ecografia epatica laparoscopica mediante l’introduzione di sonde ecografiche dedicate attraverso piccole incisione di circa un centimetro. Questo consente di effettuare, oltre a una valutazione molto precisa dell’estensione di un tumore e dei suoi rapporti con le strutture anatomiche (i vasi ed i dotti biliari), anche trattamenti veri e propri, dalla termoablazione a resezioni epatiche. Tale metodica si è rivelata particolarmente utile nei pazienti candidabili a trapianto di fegato perché consente in un unico tempo di porre una diagnosi precisa e di effettuare un trattamento del tumore per impedire la sua crescita in attesa del trapianto. Nei tumori dello stomaco e del pancreas la laparoscopia è principalmente utilizzata a scopo diagnostico. La stadiazione, ovvero la definizione dell’estensione locoregionale e a distanza di una neoplasia maligna, rappresenta un passo fondamentale al fine di scegliere la strategia terapeutica ottimale per ciascuna categoria di pazienti. In particolare una stadiazione accurata consente di ridurre al minimo il numero di laparotomie esplorative a fronte di un maggiore tasso di resezioni curative, considerando anche che le metodiche mini-invasive di palliazione (endoscopia, radiologia, chirurgia laparoscopica) sono oramai da considerare come valide alternative alla chirurgia tradizionale. Il sistema integrato installato nelle sale operatorie consente la gestione ed il controllo di tutte le apparecchiature nell’ambito dell’intervento chirurgico sia da parte del personale in area non sterile, che direttamente dal chirurgo in campo sterile. Le nuove sale operatorie sono dotate di un moderno sistema informatico di gestione, che da un lato consente il controllo centralizzato delle tecnologie presenti in sala – in zona sterile tramite appositi monitor touch screen e presso postazioni a parete dedicate – e dall’altro permette il governo agevole delle

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bioimmagini e dei video, che fungono sempre più da supporto indispensabile all’attività chirurgica. In particolare, l’équipe chirurgica ha il completo controllo sulle apparecchiature di sala (come il tavolo operatorio, l’elettrobisturi, le apparecchiature di videochirugia), sull’illuminazione ambientale e sulle lampade scialitiche. È possibile gestire il miglioramento qualitativo delle immagini e video acquisiti mediante la pressione dei tasti del monitor e controllare alcuni parametri dell'immagine quali guadagno, luminosità, contrasto, etc.. Finito l'intervento immagini e video salvati possono essere salvati e diventare documentazione facente parte della cartella clinica del paziente. È inoltre possibile gestire tutti i flussi video prodotti nella sala e distribuirli verso l’esterno per mezzo di appositi sistemi di videoconferenza a scopi congressuali ed educazionali. In pratica toccando un solo tasto si può a esempio richiamare

una configurazione degli apparecchi individualmente predefinita per una determinata procedura chirurgica. Una sorta di “modo d’uso” del cellulare applicato alla sala operatoria. Si tocca il tasto per la “colecistectomia” e la sala predispone tutti gli apparecchi per quella precisa operazione, dall’illuminazione alle telecamere ed a tutta la strumentazione elettro-medicale. Inoltre il sistema è capace di autodiagnosticare i guasti o problemi delle apparecchiature e segnalarli in tempo reale al personale della sala ed a quello dell’assistenza tecnica. Il nostro reparto ha fortemente voluto queste innovazioni, che avranno un sicuro impatto per i nostri pazienti in termini di interventi più puntuali, meno dolorosi, più attenti e in qualche modo più umani: un esempio davvero virtuoso di come la tecnologia, spesso approcciata come un entità fredda e in qualche modo non comprensibile, possa diventare concreto strumento per l’umanizzazione e di maggiore vicinanza alle persone malate e alla loro gestione nell’ambiente dell’Ospedale.

Grazie a coloro che hanno scelto, o che lo faranno, Prometeo Onlus, per la destinazione del proprio 5 x mille.

Un piccolo gesto per un grande dono.

Ricordati di Prometeo quando compilerai o farai compilare la tua dichiarazione dei redditi CUD, 730, Modello Unico.

1. 2.

firma nello spazio “Sostegno del volontariato...” Scrivi il nostro codice fiscale

97243270150

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www.onlusprometeo.org


CONOSCENZA

L’esperienza personale: Il familiare colpito da tumore. Luca Barroni è figlio di Rosanna Tossi, Amica e Socia di Prometeo trapiantata nel gennaio del 2007.

L’esperienza del familiare colpito da epatocarcinoma al fegato iniziò nel luglio del 2005 da un attacco di appendicite che ci permise di scoprire la malattia.

invece una massa tumorale di 5 cm con un valore dell’alfa-feto-proteina fortemente superiore alla norma. Il familiare fu quindi operato una prima volta per l’asportazione della massa senza che i medici ritenessero opportuno ricorrere alla chemioterapia né prima né dopo l’operazione. A fine estate, però, a seguito di un’ecografia di controllo si accertò che la massa tumorale si era riformata e da una erano diventate ben tre ognuna di poco superiore al centimetro.

Dopo l’operazione chirurgica, in un’ecografia di controllo, i medici si resero conto della presenza di una massa tumorale nel fegato. La diagnosi fu di epatocarcinoma primitivo maligno del fegato.

Per la seconda volta il mondo ci crollò addosso: volevamo rifiutarci di credere ai risultati diagnostici. La collera e la rabbia presero il sopravvento su di noi. I medici dell’ospedale ci consigliarono di recarci in un centro più attrezzato e specializzato preferibilmente all’estero. Il familiare, deciso a combattere con tutto se stesso il suo male e resosi comunque conto della sua situazione decise autonomamente di consultare altri specialisti. Più volte ci disse che sperava di trovare un centro che gli permettesse di migliorare la durata e la qualità della vita. In una di queste visite specialistiche si aprì una speranza, una vera e propria possibilità di guarigione: la visita sostenuta nel periodo natalizio del 2005 a Milano presso l’Istituto Nazionale dei Tumori.

La comunicazione della notizia da parte dei medici ci sconvolse. Non ritenemmo possibile, infatti, che il familiare, da sempre attivo nello sport (nuoto, ballo, corsa etc.), privo di vizi come il fumo da sigaretta e l’alcool, con un’alimentazione adeguata ricca di frutta e verdura e con nessun precedente familiare di malattie simili, si fosse improvvisamente ammalato. Nessuno di noi immaginava che la malattia si potesse sviluppare su un fegato sano; gli stessi medici stentarono a crederlo basandosi sui dati statistici in loro possesso e sull’età della persona, relativamente giovane. La parte più difficile fu comunicare al familiare la diagnosi dei medici. D’altra parte non c’erano dubbi: se esteriormente non manifestava alcun sintomo, l’ecografia prima, la T.A.C. poi e le correlate analisi del sangue, rivelarono

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I medici consultandosi tra di loro, giudicarono il caso del familiare inusuale e da studiare con attenzione: si trattava infatti di un tumore maligno di tipo pediatrico su paziente adulto con fegato sano. Al principio del 2006 ci fu il ricovero in Istituto e dopo una serie infinita di esami

Le condizioni di salute del familiare fortunatamente non peggiorarono ma la tensione, la paura, l’attesa snervante crescevano in noi. L’Istituto offrì la possibilità di ricorrere alle cure di una psicologa per affrontare nelle migliori condizioni possibili questo periodo di attesa. Le sedute furono sia individuali che di gruppo. La psicologa ci fornì un valido aiuto per affrontare in modo positivo la situazione e offrire sostegno al familiare e a noi stessi. Poi, nel gennaio 2007, la chiamata tanto desiderata... Il familiare affrontò l’operazione con

grande forza e coraggio... L’operazione avvenne nella notte del 30 gennaio, e durò ben 12 ore. Successivamente, una volta che si stabilizzarono i valori post-operatori, cominciò la fase del recupero. Per oltre un mese il familiare rimase a Milano per controlli generali (il pericolo incombente era il rigetto) mentre lentamente riprendeva una vita quasi normale: riassaporò il piacere del mangiare, camminare prima con presidi e poi in modo autonomo, curare la propria persona, fare progetti.

Ancora oggi il familiare si reca a Milano per controlli periodici: ogni 6 mesi viene sottoposto ad ecografia e T.A.C. di controllo ed ogni 3 ad analisi del sangue. Per tutta la vita dovà assumere farmaci orali anti-rigetto in orari prestabiliti che ne abbassano le difese immunitarie. Non è ancora completamente fuori pericolo, in quanto, basandosi su dati statistici di simili esperienze, è necessario attendere cinque anni dalla data dell’intervento per considerare il familiare “guarito” ma siamo fiduciosi in quanto siano arrivati quasi a quattro. L’esperienza di vita è stata importante:

venne sottoposto a un primo ciclo massiccio di chemioterapia della durata di quattro giorni consecutivi. L’età relativamente giovane, l’ottimo stato di salute generale sia fisico che psicologico permisero una terapia molto efficace ma dagli effetti devastanti che in due tre giorni dalla fine del primo ciclo di cure il familiare perse tutti i capelli, fu soggetto a svenimenti e ad attacchi di vomito. I cicli di chemioterapia furono ripetuti per altre tre volte sempre con gli stessi metodi di cura aggressivi, tanto che tra un ciclo e l’altro fu spesso necessario ricorrere a iniezioni per ristabilire il numero dei globuli bianchi necessari per affrontare un’altra seduta. Dopo l’ultimo ciclo i controlli evidenziarono un crollo dell’alfa-fetoproteina che rientrò nei limiti della norma e che la massa tumorale era rimasta invariata. A questo punto i professori dell’Istituto decisero di intervenire chirurgicamente, ricorrendo però ad un trapianto di fegato. Come condizione preliminare era necessario che fino al trapianto, non si verificassero aumenti delle masse e dei marker tumorali. Il nominativo del familiare venne inserito nella lista dei malati in attesa di trapianto d’organo. Il periodo che precedette l’intervento fu probabilmente il più difficile per me e i familiari. Passarono i giorni, le settimane, i mesi ma non c’erano donatori disponibili...

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LA VOCE DI TUTTI

Il mio viaggio a Capo Nord

25 luglio - 13 agosto 2010

Silvio Chiappin - Ex paziente, trapiantato nel 1999, appassionato ciclista

È difficile riassumere in un breve scritto tutte le emozioni e i vari eventi vissuti risalendo con la mia bicicletta a pedalata assistita la penisola scandinava. La meta da raggiungere era Capo Nord, estremo punto geografico del continente europeo, situato a Nord 71°10’21”. A distanza di oltre un mese dal mio ritorno, rivivo ancora nel sonno particolari vicissitudini collegate a quel fantastico viaggio.

mi ha fatto capire che oltre alla caparbia volontà del familiare di guarire, è fondamentale in queste fasi che le varie equìpe sanitarie mettano a disposizione ognuno per la propria parte di competenza, professionalità e approcci operativi che aiutino il malato e lo sostengano in questo difficile percorso terapeutico che purtroppo ancora oggi può avere un esito infausto e crudele. Questi pazienti dipendono veramente dal personale sanitario a tutti i livelli (dal professore all’ultimo operatore Asa) per cui specie a livello di contatti quotidiani e di routine è fondamentale

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mettersi in relazione con loro, essere in sintonia con i loro desideri, paure, speranze, timori, dolori e gioie. Entrare nella loro intimità e nella loro dignità senza umiliarli ma con rispetto e serietà. L’approccio deve essere sempre positivo, concreto, professionalmente efficiente e operativamente efficace. L’esperienza del familiare mi ha fatto riflettere pure sull’importanza della donazione degli organi e nel supremo atto di buona volontà che è quello di donare una parte di sé a qualcuno che altrimenti morirebbe.

Premetto che il progetto di raggiungere Capo Nord in bici lo meditavo da più di un anno. La sensazione che quel luogo avesse qualcosa di magico da scoprire e da vivere era fortissima, al punto che continuavo ad attrezzarmi di tutto ciò che mi sarebbe potuto servire per affrontare un percorso lungo ed impegnativo. L'idea iniziale era di partire con la mia normale bici da trekking dotata di borsoni posteriori e zaino in spalla. Compagno di viaggio avrebbe dovuto essere un cicloturista conosciuto a Santiago di Compostela anni prima e che, tardivamente, pensò bene di desistere da una simile avventura. Deciso comunque a partire anche in totale solitudine, contro il parere dei familiari molto preoccupati per la mia incolumità, mi trovai a dover decidere quasi su due piedi di effettuare il viaggio con una bicicletta a pedalata assistita. Un mezzo di cui non conoscevo bene le caratteristiche, l'uso e le prestazioni.

Il testo di questo articolo è tratto dalla tesina "IL TUMORE DEL FEGATO" redatta da Luca Barroni per l’ottenimento della qualifica di operatore socio-sanitario

Nuovo compagno di viaggio sarebbe stato un personaggio insolito, che mi fece da subito una buona impressione e di cui avevo intravisto in internet le sue ottime performance in viaggi di lunga percorrenza quali Patagonia, Santiago di Compostela, Danimarca, ecc... Intuii immediatamente che le condizioni per realizzare quel sogno da lungo tempo accarezzato stavano per avverarsi. Quel compagno di viaggio aveva pressapoco la mia età. Sui video pubblicati in internet lo vedevo pedalare in modo del tutto originale, non convenzionale e fuori da ogni stile. Veramente singolare la sua andatura come poi ho constatato di persona nel lungo percorso! Il suo nome è Umberto Marchese. È così che il 25 luglio, raggiunta l'abitazione di Umberto e trasbordato il mezzo con materiale vario, siamo partiti alla volta di Rostock (Germania), raggiunta in serata.

L'indomani alle 17, l'imbarco sul traghetto per Trelleborg (Svezia) ed al mattino successivo lo sbarco e l'inizio della bella avventura. Mi sono trovato subito a mio agio in sella a quella bicicletta dalle caratteristiche per me ancora sconosciute. La trovavo stabile, scorrevole, con un ottimo cambio ed una buona frenata. Pur gravata di un carico di bagaglio di 54 Kg. la sentivo agile e la pedalata assistita consentiva una velocità media sostenuta. Alla sera raggiunto Karlhamn, il ciclocomputer segnava 210,38 Km. E la cosa mi inorgoglì non poco, essendo la prima volta che con una bici superavo i 150 Km. giornalieri senza dispendio di grandi energie. La cosa si sarebbe ripetuta più di una volta nel corso del viaggio, anche se alcuni problemi si sarebbero puntualmente verificati nel nostro cammino. L'amico Umberto, esperto e saggio qual'era, più di una volta commentava:”...è ben presto prima di cantare vittoria!” Non intendo dilungarmi in modo eccessivo sulle varie tappe effettuate. Ci sarebbe da scrivere troppo. Le emozioni sono state tantissime: nel vedere paesaggi stupendi, nell'incontrare personaggi particolari, anche nel superare difficoltà di varia natura. Ad esempio, all'inizio del viaggio sul finire di una lunga tappa sotto la pioggia, l'erogazione di energia alla pedalata assistita venne a cessare pur essendo la batteria in piena efficienza. Guaio riparato da Umberto in serata. Capitò poi di dover sostituire i pattini dei freni anteriori della mia bici e un raggio della ruota posteriore, nonché due raggi di quella del mio amico. Mi capitò anche qualche scivolone: Una prima volta successe allorquando la mia scarpa sinistra restò incastrata nel pedale al momento di fermarmi. In un secondo caso, dopo una brusca fermata alzai la gamba destra sul retro per scendere, dimenticando di avere i borsoni sopra la ruota posteriore che mi impedirono lo scavalco. Altro imprevisto a Pajala. Il Wanderheim (ostello della gioventù), che in internet figurava aperto era invece chiuso e abbiamo dovuto quindi piantare le tende per passare la notte. Trovate due ultime briosche in un negozietto abbiamo cenato con queste e due panini di scorta. Il problema principale era sempre quello di poter ricaricare le

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batterie cammin facendo.. In questo caso l'attento occhio di disponibilità e cortesia da parte di tutti nell'avere indicazioni Umberto non si lasciò sfuggire la presenza di alcune prese utili sulle giuste direzioni da prendere. esterne sui muri dell'ostello e ciò ci consentì di superare l'ostacolo. Risalendo il nord della Svezia, dopo centri importanti quali Abbiamo quindi goduto di una nottata in tenda, dopo esserci Soderhamn, Gavle, Hudiksvall, Sundsvall, Ornskoldsvik, Pitea, riscaldati accanto ad un bel fuoco attizzato con legna raccolta Lulea, Kalix, il territorio presentava sempre meno centri abitati nei dintorni. e di ridotte dimensioni. Fra le tante cose belle intraviste nel lungo andare, abbiamo Si andava abbandonando una lunga corsa effettuata in gran assaporato la magnifica visione della capitale Stoccolma parte su percorsi autostradali della Svezia. Autostrade dove il detta anche la “Venezia del Nord” o anche “la città che transito delle biciclette è consentito, e dove qualche galleggia sull'acqua”, perché costruita automobilista ci dimostrava simpatia su 14 isole. Attraversammo lunghi salutandoci con brevi colpi di clacson La strada che scorreva ponti trafficati e abbiamo avuto da noi graditi. sotto i nostri pedali, sembrava Superata Kalix, cominciava la lunga qualche difficoltà nel trovare la giusta direzione per il prosieguo del viaggio. risalita della penisola scandinava quasi appiattirsi nel nord Un sacerdote cattolico casualmente nell'entroterra, dopo aver abbandonato interpellato, ci accolse presso la sua del nostro emisfero terrestre.... il costeggiare delle strade lungo il golfo chiesa e ci fornì una utile mappa. di Botnia. Bellissima sensazione! Risalendo a nord trovammo cominciava a sentirsi più vicina ed compagnia con un giovane ciclista di Stoccolma che ci ebbi la netta sensazione nel percorrere la strada lungo il confine introdusse in un ostello internazionale in prossimità di una con la Finlandia, che si stesse scavalcando la curva terrestre insolita moschea con svettante alto minareto nella città di oltre il circolo polare artico...La strada che scorreva sotto i Uppsala. Con lui cenammo in centro città, raggiunto con le nostri pedali sembrava quasi appiattirsi nel nord del nostro nostre bike prive di borse. Trovammo una città animata da emisfero terrestre....Bellissima sensazione! tante giovani persone e ricca di vita. L'architettura delle Superata la città di Overtornea, siamo passati dalla Svezia alla strade e delle abitazioni appariva stranamente fredda e del Finlandia, attraversando un lungo ponte sul fiume che segna tutto insolita. il confine fra i due Stati. Abbiamo subito avvertito una maggior Durante il viaggio abbiamo sempre riscontrato grande presenza di centri abitati e quindi di servizi. L'uso della moneta

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europea ci ha molto facilitato nei pagamenti per i nostri acquisti sotto una pioggia abbastanza leggera. Così non è stato il 4 di e pernottamenti. agosto. Partiti da Ornskoldsvik , il tempo volgeva al peggio e la Il territorio si andava differenziando sempre più dalle infinite pioggia cominciò di buon mattino. Ben coperti con le nostre foreste della Svezia. Le piante mutavano di colore e altezza tute antipioggia, si pedalava alla grande nella speranza di un diradandosi sempre più. Giù in Svezia avevamo incontrato miglioramento delle condizioni atmosferiche. Cosa che non piccoli gruppi di renne lungo le strade in mezzo a chilometri successe mai. Anzi, oltre la pioggia si levò nel pomeriggio anche e chilometri di fitti boschi. Ora quelle deliziose creature si il vento, tanto da sembrare bufera vera e propria. Impossibile vedevano più di frequente. fermarci! Si era in autostrada e nessun paese o villaggio poteva Quale tenerezza nel vedere le renne madri accudire e prestare accoglierci in quel percorso. Si doveva arrivare per forza dove attenzione ai piccoli che, spaventati il pernottamento era stato prenotato al nostro passaggio, si allontanavano Raggiungere quel luogo magico il giorno prima. Dovemmo così attraversando la strada! Numerose foto ben 216 km. interamente dove si sperimenta un senso percorrere meritavano di immortalare quei sotto l'acqua prima di arrivare a di libertà indefinibile e dove Lovangen dopo 10 ore e un quarto di deliziosi animali così ben inseriti in quei paesaggi di favola. intervallate solo da qualche si avverte una realtà del Creato pedalate Avvicinandosi sempre più alla meta sosta ai margini della strada, al riparo per me impensabile finale, la stanchezza accumulata, per del tettuccio delle fermate del bus, che me cominciava a farsi sentire ed il di tanto in tanto si trovavano. Arrivati e del tutto sconosciuta. ritmo delle pedalate di conseguenza col buio pesto, fu pure difficile trovare si era ridotto. I chilometri cominciavano ad essere tanti. Oltre in mezzo a tante, la casetta che ci avrebbe ospitato per la notte. i duemilacinquecento in soli 15 giorni!. Anche queste difficoltà rientrano nel novero delle cose da Paesaggi surreali si presentavano anche nella parte finale del ricordare con un certo orgoglio. Si tratta di fatti che hanno viaggio. Strade tortuose scorrevano sotto le nostre ruote in mezzo arricchito e dato sapore al nostro cammino, rendendo ancor ai monti, costeggiando laghi lunghissimi e con un cielo di un più affascinante l'avventura di un viaggio che giorno dopo azzurro sempre intenso. giorno diventava sempre più straordinario. Il tempo per nostra fortuna ci è stato nell'insieme abbastanza Viaggio che a partire dalla città di “Alta” in Norvegia, si sentiva favorevole. Il secondo e terzo giorno di viaggio abbiamo pedalato volgere verso la conclusione.

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La meta era sempre più vicina e uno strano senso di appagamento cominciava a farsi sentire. Non mi sembrava vero che quel grande sogno da tempo vagheggiato si potesse concludere positivamente. Ricordo tutte le volte che prima di partire guardavo la carta geografica per studiarmi il percorso. Quando il mio sguardo si posava su quella città, mi dicevo: Arrivato lì, sarà cosa fatta, sarà vittoria raggiunta!. E questo si stava verificando......! Che forte emozione trovarmi in quel luogo! Ebbene sì. La meta era sempre più vicina, ma altre emozioni mi aspettavano ancora. Olderfjord, poco più di 100 km. a nord di Alta, si presentava come un bellissimo villaggio con porto e un bel centro dotato di albergo, e grande negozio “butikk” ricco di tanti oggetti da regalo, capi di abbigliamento, souvenir... Fatti acquisti per regali, cominciai a scrivere le prime cartoline. Bisognava prendersi avanti. Il tempo per l'arrivo si riduceva sempre più e quei momenti bisognava viverli intensamente. Così il giorno successivo sarebbe stato la penultima tappa: Honningsvag ci aspettava e per raggiungerla bisognava percorrere più di qualche galleria, fra le quali un tunnel sottomarino di circa otto km. Chissà come sarebbe andata! Effettivamente un po' di timore incuteva quel passaggio. Amici di Torino già conosciuti all'andata a Kautokenio e incontrati poi sulla via del ritorno dopo Olderfjord, avevano detto che quel tunnel era stretto, umido e poco illuminato. Fu così infatti! Già all'inizio, pur dotati di potenti fari collegati alla batteria, nel passaggio dalla luce al buio del tunnel, non distinguendo bene il cordolo del marciapiede dalla striscia bianca del limite strada, andai a toccare con la ruota anteriore il cordolo, facendo un bel scivolone. Niente di grave, avendo la frenata immediata e i borsoni posteriori attutito la caduta, ma un po' di spavento sì. Infatti un forte rumore simile a quello di un grosso tir alle spalle si faceva sentire. Ma si trattava fortunatamente di uno dei vortici di aspirazione che di tanto in tanto disintossicano l'aria che i mezzi in transito inquinano. Superato il tunnel, il bellissimo porto di Honningsvag ci accolse ed un ottimo pranzo in hotel coronò il penultimo arrivo prima della meta finale. L'indomani, partiti alle sette del mattino con bel tempo cominciammo la lunga salita verso il tanto ambito punto di arrivo. Ancora renne lungo la strada in salita. Salite lunghissime, intervallate da falsipiani si inerpicavano su quel monte dove la vegetazione era spazzata via dal vento continuo. Solo muschi e licheni crescevano per nutrire quelle renne che sembravano le vere regine di quel paesaggio lunare. Finalmente dopo trentaquattro km. e due ore e un quarto di pedalate, la segnaletica indicava l'approssimarsi di Capo Nord, falesia che si trova sull'estrema punta nord dell'isola di Mageroya In lontananza si videro le sbarre appresso il casello dove si doveva pagare l'entrata per accedere al bellissimo “centro visitatori” disposto su quattro piani e che domina la falesia alta 307 metri sul mare sottostante: caratteristico strapiombo che si affaccia sul Mar Glaciale Artico. Persone da tutto il mondo trascorrono giorni e settimane di viaggio per raggiungere quel luogo magico dove si sperimenta un senso di libertà indefinibile e dove si avverte una realtà del Creato per me impensabile e del tutto sconosciuta..... Proprio come speravo di scoprire...! Alcune foto al casello e finalmente l'arrivo!!!

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Appoggiata la bici ad un muro non potei non avvicinarmi al mio compagno di viaggio e in fortissimo abbraccio e con viva commozione ringraziarlo per avermi aiutato e sostenuto in più occasioni. Esprimevo così tutta la mia gratitudine ad un uomo generoso che mi aveva consentito di realizzare un sogno che, affrontato da solo, ben difficilmente sarei stato in grado di portare a termine in tempi rapidi e senza grosse difficoltà nel superare i vari ostacoli incontrati. Con i nostri settant'anni sulle spalle, avevamo percorso ben duemilanvecentodue (2.902) chilometri in solo diciotto giorni con una velocità media di 24,59 chilometri orari e con una media giornaliera di km. 161,22. Media considerevole tenuto conto dei nostri bagagli e anche della nostra età. Ora ci potevamo godere lo straordinario panorama che si apriva davanti ai nostri occhi. Un mare infinito sotto la mitica rupe di Capo Nord, dove svetta il grosso mappamondo metallico. Luogo simbolo dell'estrema punta del continente europeo.Il sogno era diventato finalmente una indimenticabile fantastica realtà. Una favola da poter raccontare al mio ritorno oltre che a parenti ed amici, anche in futuro al mio nipotino che in data 10 agosto, tre giorni prima del nostro arrivo, era venuto alla luce. E questo mentre il nonno scorazzava in sella alla sua indomita bici sulle strade della penisola scandinava verso Capo Nord in compagnia di un fuori classe, come io lo considero, di nome Umberto Marchese.

NATALE IN FAMIGLIA NATALE IN CASAPROMETEO

Vicenza, 24 settembre 2010 In occasione del Natale, Prometeo ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Natale in famiglia, Natale in CasaPrometeo”, rivolta a tutti i soci e agli amici che l’Associazione ha incontrato durante i suoi dieci anni di attività. Fra i tanti progetti dell’Associazione, abbiamo scelto di concentrare questa campagna sul Progetto CasaPrometeo. Sempre più spesso, infatti, ci capita di incontrare famiglie che, non potendo permettersi i costi della permanenza a Milano, sono costrette a lasciare soli i propri parenti malati proprio nel

momento di maggiore difficoltà. Con questa campagna, l’Associazione ha invitato i propri sostenitori a impegnarsi in prima persona, non solo con una donazione natalizia al Progetto CasaPrometeo, ma anche e soprattutto facendo conoscere Prometeo ad altri amici e nuovi potenziali donatori. Ogni destinatario ha ricevuto 11 volantini e l’invito è quello di distribuirne 10 ad amici e conoscenti sensibili alla causa.

sempre più alloggi economici alle famiglie che si rivolgono a noi, garantendo un servizio di qualità e accogliente.

La raccolta fondi per il Progetto CasaPrometeo, naturalmente, non si esaurisce con il Natale. Il nostro obiettivo è di continuare a offrire

Grazie!

Per questo motivo, anche al di là di questa campagna natalizia, ti invitiamo sentitamente a continuare a sostenere il Progetto CasaPrometeo, così da permetterci di offrire questo importante servizio per tutto il corso dell’anno.

Quanto vale per un malato il calore della propria famiglia? Non fare solo a Natale un regalo speciale. Il socio Silvio Chiappin con la sua bicicletta ha già compiuto altre imprese come il Cammino di Santiago e la Via Francigena raccontate nei passati numeri di PrometeoInforma Per conoscere il progeto Casa Prometeo e fare su bito la tua donazione www.onlusprometeo.org IBAN IT 68 H 0845301600 000000730192

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CURIOSANDO

La prima domanda sorge spontanea: perché un uomo in cui germoglia il seme della Musa sceglie un percorso professionale che non consente astrazioni?

Il Cuore e la Musa intervista di Fulvio Campagnano a Luca Grancini, cardiologo e poeta

Curiosando curiosando nella Milano che conta, noi di Prometeo siamo approdati ad un centro cardiologico di eccellenza e abbiamo incontrato... un poeta. Non sembri paradossale questa storia ai lettori di Prometeo Informa. Chi vi scrive, infatti, causa l'incedere degli anni e degli acciacchi e (come dice un famoso slogan pubblicitario) contro il logorio della vita

moderna, ha dovuto ricorrere alle cure di un affermato professionista specializzato nella diagnosi e nella cura delle malattie cardiovascolari, con particolare riferimento alle patologie delle coronarie. Ma noi di Prometeo sapevamo che il medico in questione è anche discepolo della più sublime delle Muse: per cui chi di mestiere fa anche il curioso ha sentito la necessità di saperne di più in proposito e di rendere partecipi voi lettori delle esperienze e delle confidenze del dottor Grancini, poeta.

Luca Grancini Cardiologo e Poeta nasce a Milano il 17 Settembre 1962 Dopo studi classici si laurea in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in seguito in cardiologia. Attualmente svolge la propria attività in qualità di cardiologo interventista presso il Centro Cardiologico Monzino di Milano. Ha incominciato a comporre testi poetici nel corso dell'adolescenza. Recentemente ha pubblicato la sua opera prima “Dialogo con Dio”, per la collana “solodieci POESIE” della Casa Editrice LietoColle.

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Leggendo le sue poesie ed analizzando i più significativi commenti critici alla sua Opera Prima, è parso singolare scoprire un animo sensibile al trascendente in una persona che – per mestiere – deve essere concreta, agire risolutamente e non farsi prendere dal dubbio. Però, per evitare che il discorso si ingarbugli, a questo punto forse è meglio ascoltare direttamente il pensiero del poeta Grancini, che gentilmente ha accettato di rispondere alle seguenti domande.

Perché no? Potrebbe essere la prima risposta, la più semplice... E chi l’ha detto che la Medicina non sia un varco verso il pensiero irrazionale, uno stimolo all’astrazione? La Medicina è il culmine dell’avventura umanistica dell’uomo, il vertice delle conoscenze tecnologiche e non, un enorme e pesante pachiderma che si sposta goffamente per pura imbibizione di tutte le forme di sapere esistenti. Quando penso che contemporaneo di Michelangelo e di Copernico era un certo Paracelso, che invadeva le aule universitarie vestito da minatore e proclamandosi il Martin Lutero della medicina bruciava sulla pubblica piazza di Basilea i tomi della Medicina ufficiale, definendoli inutili e antiquati... tra 500 anni cosa rimarrà del nostro sapere medico attuale, delle nostre classificazioni, dei farmaci moderni? È per questo che considero la Medicina una materia umanistica, perché il margine di errore e di imprecisione è talmente elevato da consentirti di pensare che da qualche parte, nelle segrete di un corpo, possa albergare addirittura l’anima. Perché la sua Opera Prima è incentrata sulla ricerca di Dio? Questa opera prima in realtà dovrebbe essere l’opera ultima, dal punto di vista cronologico intendo dire... Perché qui non si cerca Dio, bensì ci si pone al suo cospetto, lo si incontra, gli si parla. Il diaframma attraverso il quale avviene questa operazione è la morte, la mia morte... non la morte fisica, quella che procura sofferenza, non alludo alla cronachistica delle emozioni e del dolore contro cui si incaglia la vita. La mia poesia ha delle ambizioni molto più alte perché chi parla fa il medico, è questo il mio privilegio rispetto ad un letterato, ad un intellettuale. Io la morte la conosco bene, l’ho vista molto spesso comparire sulle labbra esangui dei miei pazienti e nonostante ciò tutte le volte non ha mai cessato di stupirmi. Mi sorprende pensare che da quel muto feretro nulla trapeli, non una luce, un segno, un’intelligenza. Mi sorprende

pensare che improvvisamente il tutto di un’esistenza diventi il nulla di un’assenza. E poiché la morte è di tutto il capolinea, anche dei discorsi sulla morte, io ho voluto immaginare la morte e l’oltrepassamento della morte ed il colloquio con il sublime Architetto, con colui che tutto sottende. Purtroppo, per non deludere eventuali futuri lettori, devo premettere che questo libro non è che una piccola parte dell’opera completa, tuttora inedita, una anticipazione o, per usare una espressione del mio editor Diana Battaggia, un biglietto da visita, e di questo chiedo venia. E quindi la selezione di queste poesie, ‘solo dieci poesie’ secondo le intenzioni dell’Editore, ha privilegiato l’antefatto e non la trama compiuta. Un qualificato commentatore della sua Opera Prima sottolinea come, nei suoi versi, lei sia “spesso in bilico tra l'agnosticismo dell'uomo di scienza e la caparbia aspirazione ad una sfera più elevata di quella animale”. Concorda con questa interpretazione del suo pensiero? In effetti le poesie qui pubblicate percorrono la parabola agnostica di un bambino proiettato nel mondo delle cause e degli effetti che a un certo punto della sua vita non riesce a chiudere il sillogismo finale, quello dell’esistenza di Dio. E credo anche che la stessa fede da lui riposta nel pensiero razionale provochi contemporaneamente rigurgiti di spiritualismo. Comunque di fede si parla.

Il suo Dialogo con Dio trae ispirazione da fonti letterarie (ad esempio: il romanticismo di Goethe), oppure è frutto esclusivo di sensazioni ed esperienze personali? Se devo fare un nome che non mi ha ispirato ma che sicuramente mi ha scosso dal punto di vista poetico è Rainer Maria Rilke. Dire che è stato un genio è limitativo. Lui ha dato espressione letteraria ai sensi, alla mente, al corpo. Muore di leucemia acuta, all’età di 51 anni, e l’ultima poesia composta nella dimora di Val-Mont recita: “Rinunzia. Non è come nell’infanzia/ la malattia. Un rimando. Un pretesto per crescere./ E sussurri e richiami da ogni parte./ Ciò che a quel tempo primo ti

stupì, non mischiarlo/ a questo che ora vivi.” Non esiste poesia più profonda che spieghi che cos’è la malattia, la malattia vera, terribile, quella che anticipa la morte. Per me che sono medico queste parole sono le lunghe canne d’organo del dolore, il senso della nostra relatività, la consapevolezza della finitudine. È corretto cogliere nei suoi versi una visione pessimistica della vita? Presi singolarmente si, nella loro totalità sono un inno alla vita. A quali fonti potranno ispirarsi i suoi prossimi versi? Direi che nella mia vasta collezione di poesie inedite ormai ho trattato di tutto, ma alcuni temi ritornano in continuazione, sono i temi del mio quotidiano. Come ogni buon pittore ripete ossessivamente lo stesso quadro alla ricerca della perfezione così la mia mente tende al sublime e continuamente cerca di acuire il fuoco della sua lente. La poesia allora diventa inno, rapimento, estraniazione. Quale ruolo e quanto spazio potrà avere la Poesia nel suo domani? Io purtroppo non comando la Poesia ma è Lei a comandare me. Sono solito attenderla paziente, senza alcuna fretta, consapevole che presto o tardi tornerà a scuotere la mia esistenza. Nel frattempo cerco di vivere intensamente, accettando lo stupore, la sorpresa, la meraviglia. Solo dopo avere assimilato la semplicità della bellezza, tutto diventa ovvio e giusto e mi stupisce constatare che molta gente ricerca la perfezione immaginando un mondo oltre i confini del mondo.

Rinunzia. Non è come nell’infanzia la malattia. Un rimando. Un pretesto per crescere. E sussurri e richiami da ogni parte. Ciò che a quel tempo primo ti stupì, non mischiarlo a questo che ora vivi.

Rainer Maria Rilke

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Con solo 10 euro aiuti l’Associazione Prometeo Onlus ad aprire una nuova Casa Accoglienza per ospitare i malati di fegato ed i loro familiari in cura presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Per conoscere il progeto Casa Prometeo e fare su bito la tua donazione www.onlusprometeo.org IBAN IT 68 H 0845301600 000000730192


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PROMETEOInforma N18 - Dicembre 2010 by PROMETEO onlus - Issuu