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di Giovanni Micera
in un mercato che cambia velocemente, il valore dell’informazione non sta nella quantità, ma nella capacità di costruire connessioni. Preziosa Magazine è questo: non solo un giornale, ma un sistema.
Un network fatto di carta, digitale, social, video e relazioni costruite nel tempo con aziende, territori e istituzioni. Il cartaceo ne è una parte, forse la più visibile, ma non l’unica. È il punto di sintesi di un lavoro continuo che vive ogni giorno su più livelli. Questo numero nasce esattamente da questo approccio.
Non come semplice raccolta di contenuti, ma come risultato di un dialogo costante con il settore. Dalle storie di impresa ai trend, fino ai territori che continuano a rappresentare un motore fondamentale del comparto. È lì che si misura la solidità di un sistema. Nel lavoro quotidiano di realtà come Assocoral e del centro produttivo Oromare, che stanno contribuendo a rafforzare identità e prospettiva del distretto, dimostrando come collaborazione e visione possano generare valore concreto.
Allo stesso tempo, guardare alle aziende significa riconoscere percorsi che segnano il settore. Unoaerre, che in questo anno celebra il suo centenario, rappresenta un esempio di continuità e capacità evolutiva che merita attenzione e rispetto .
Fare giornalismo oggi significa questo: non inseguire le notizie, ma interpretarle. Dare profondità, selezionare, costruire un racconto che abbia un senso nel tempo.
È su questa linea che continuiamo a lavorare.
Buona Pasqua
In a fast-changing market, the value of information lies not in quantity, but in the ability to build connections. Preziosa Magazine is just that: not only a magazine, but a system. A network of print, digital, social media, video, and long-term relationships with companies, territories, and institutions. The print edition is the most visible part, but only one piece of a larger, ongoing effort. This issue is born from that approach. It’s not just a collection of content, but the result of constant dialogue with the industry - from business stories to trends, and the territories that drive the sector. Organizations like Assocoral and the Oromare production center strengthen the district’s identity, showing how collaboration and vision create real value.
Looking at companies also means recognizing paths that define the sector. Unoaerre, celebrating its centenary this year, exemplifies continuity and adaptability worthy of respect. Today, journalism is about interpreting news, giving depth, and building stories that matter over time.
This is the approach we continue to follow.
Happy Easter

Preziosa Magazine
è un network fatto di carta, digitale, social, video e relazioni costruite nel tempo con aziende, territori e istituzioni.


preziosamagazine.com

anno XVIII marzo 2026 tiratura 10.000 copie Spedizione in abbonamento postale
COVER: SOVRANI www.sovrani.com
Reg. Tribunale di Napoli n. 77 del 01/10/2008 iscrizione al ROC n. 31958 del 20 settembre 2018 edito da Iosonopreziosa srls Via Lepanto, 46 - 80125 Napoli
◗ direttore responsabile Giovanni Micera direttore@preziosamagazine.com
◗ art director Luigi Esposito grafici@preziosamagazine.com
◗ caporedattore Maria Rosaria Petito petito@preziosamagazine.com
◗ redazione centrale Iosonopreziosa srls Via Lepanto, 46 80125 Napoli tel. +39 081 18194228 segreteria@preziosamagazine.com
◗ stampa Stampa Sud Via P. Borsellino 7/9 74017 Mottola (TA)
hanno collaborato: Martino Belmanto, Fiammetta Benetton, Marilina Curci, Giuseppe De Silva, Luigi Esposito, Roberta Maiolini, Michele Mengoli, Maria Rosaria Petito, Lucietta Vinciguerra, Pietro Zuccotti




Questa rivista è stampata su carta certificata FSC® a tutela dell’ambiente perchè le materie prime di legno provengono da fonti sostenibili, controllate e le foreste sono ben gestite.
22 Baby Blue 24 Un tocco di cipria 26 Bridgerton
28 Objects

Stories
34 Sara Errani firma “Unica” per Kiklo
40 Maria Cristina Squarcialupi, la sua Unoaerre festeggia cent’anni
32 More is more: è tempo di gioielli maxi
36 Sovrani
Watches
46 Italians do it better. L’indiscusso ruolo dell’Italia nell’orologeria vintage mondiale
140 Venezianico. Redentore Utopia II
Jewels
54 Govoni
94 Dana L’Or 9 Carati
96 Fratelli Dinacci
138 Liu Jo luxury
Speciale Bridal
97 Il bridal tra tradizione e nuove Visioni
101 Meravigliosa, irrazionale, spettacolare istituzione
102 Il diamante, una superba dichiarazione d’eternità
104 La fede. Un cerchietto che veste l’anima
106 Unica. Personalizzazione e valore della fede
107 Aurum. La fede come non l’avete mai vista
108 I Gioielli del Sole oltre la tradizione
110 Nella sobrietà della perla la vera classe
112 Akoya l’eleganza che attraversa il tempo
116 Modern Love
118 Bijou. Specchio, specchio delle mie brame
120 Modern Muse. Unveiling the new bride
132 Veiled Secrets. Bridal Couture
Editorial
56 Nymphaea
86 Unveled
180 Remembering
50 Da Torre Del Greco a Suva. L’avventura di Giuseppe Rajola
Consorzio Golden & Silver Italian Group
52 Ronco. Puntare sull’identità senza rinunciare all’innovazione
168 Un volume rende accessibile la normativa italiana su punzoni e marchiatura dei metalli preziosi
Speciale Industry
142 Diamondsonline.it
145 Oroarezzo accelera: identità chiara, buyer mirati e visione internazionale
146 Oroarezzo: il primo congresso internazionale su export e scenari geopolitici
148 Oroarezzo 2026: la forza dell’industry batte l’instabilità geopolitica e trasforma gli equilibri
152 Gemgenève “plasmare la materia, valorizzare la bellezza”
154 Made in Italy a Las Vegas. La gioielleria italiana conquista il mercato usa alla JCK 2026
156 Il mercato del gioiello USA vale oltre 69 miliardi di dollari
157 JCK Las Vegas: Il bel paese protagonista con l’italian pavilion
158 Hong Kong accende i riflettori sulle gemme colorate: Informa Markets svela le novità 2026
160 Bangkok Gems & Jewelry Fair 2026
162 HKTDC alle fiere gemelle tante incertezze ma anche ottimismo per i mercati di Corea e Asean
164 Fashion Link Milano
166 Quarant’anni di IJS
172 Oromare. Il rilancio passa dalla manifattura d’eccellenza
176 Corallo del Mediterraneo. Nasce l’alleanza Italia-Tunisia per una filiera sostenibile

178 Easygold marketing e precisione per il retailer che evolve
Borsa Diamanti Italia
170 Guerra, energia e dollaro
L’azienda, con sede al Centro Orafo Il Tarì di Marcianise, è da 30 anni nel settore dell’oreficeria all’ingrosso. Se di classico ha la caratura del metallotratta solo oro 18K -, per il design propone il nuovo che si può immaginare in una gamma vasta ed esclusiva (oltre 20.000 articoli differenti a catalogo, tra lavorazioni innovative e tendenze contemporanee). Per ogni pezzo prezzi competitivi, l’ideale per rivenditori e professionisti che cercano un vantaggio sul mercato. L’esperienza pluriennale rappresenta quel “quid” che riconosce a livello internazionale il partner ideale e non un semplice rivenditore. È rivolto a professionisti del settore (non ai privati) con la volontà di supportare il cliente in ogni fase (anche nel digitale attraverso un sito online intuitivo e di facile utilizzo), con assistenza e ascolto costante. L’obiettivo è soddisfare ogni esigenza con un eccellente servizio pre e post vendita che trasforma la collaborazione in un rapporto dai risultati tangibili.
leonardo18carati.com


“Polvere di Stelle”, un’opera immersiva per celebrare i cento anni
Una collisione primordiale. È nell’abbraccio di due stelle di neutroni che nasce l’oro, materia generata dal nulla in un evento dove scienza e meraviglia si fondono. “L’oro è figlio del sole”, intuiva Leonardo. Sulla terra, questa origine cosmica diventa realtà ad Arezzo con Unoaerre Spa, fondata nel 1926 da Carlo Zucchi e Leopoldo Gori, oggi guidata dalla famiglia Squarcialupi, che ha trasformato l’oro in cultura, lavoro e identità. Il 19 marzo si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della video installazione immersiva “Polvere di Stelle” dell’artista Felice Limosani, dedicata al centenario dell’azienda. Per l’anniversario, Limosani firma un’opera che rende l’oro “simbolo collettivo, fatto di arte, di cura, di tempo”. Come sottolinea Maria Cristina Squarcialupi, “Commemorare i cento anni di UNOAERRE significa guardare alla nostra storia…”. Dal 9 maggio all’8 giugno 2026, il Palazzo della Fraternita dei Laici diventa uno spazio di luce e visioni, con un’estensione in realtà virtuale per scuole e ospedali, unendo innovazione, memoria e valore umano.

Eclettica: il lusso diventa arte tra Milano e Roma
Bvlgari svela Eclettica, una collezione che ridefinisce il lusso contemporaneo con circa 650 creazioni che intrecciano alta gioielleria, orologeria, accessori e profumi in un’unica narrazione sensoriale. L’evento, tra la grandiosità di Villa Arconati e l’intimità di Villa Necchi Campiglio a Milano, ha trasformato architettura, pittura e scultura in palcoscenico per gioielli trasformabili, pezzi multimilionari e nove Capolavori audaci. Tra gli ospiti, volti internazionali come Dua Lipa e Anne Hathaway hanno incarnato lo spirito cosmopolita e audace della Maison, che fonde heritage romano e energia creativa milanese.
The Colors of Joy per festeggiare i 25 anni di Nudo
Per il suo venticinquesimo anniversario, la collezione iconica Nudo di Pomellato si rinnova con The Colors of Joy: creazioni che usano il colore come linguaggio universale dell’emozione, con tagli unici e accostamenti cromatici audaci. Nuove collane Rivière in oro rosa e bianco, orecchini e parure con topazi, ametiste e peridoti celebrano luminosità, movimento e allegria, esaltando la versatilità e l’eleganza senza tempo di Nudo.



Ariana Grande
A pochi mesi dalla prima collaborazione, Ariana Grande torna a firmare una capsule collection con Swarovski, presentata ufficialmente il 17 marzo 2026. La collezione comprende 29 gioielli ispirati a un “Giardino delle Meraviglie”, con fiori, libellule, cristalli iridescenti e perle. Il progetto, nato dalla collaborazione creativa con Giovanna Engelbert, punta a evocare magia, trasformazione e leggerezza, entrando in un universo più sognante rispetto alla precedente linea firmata dalla popstar.
SS26 SPORTMAX. Credits: it.sportmax.com

Occhiali da sole con montatura in acciaio ultraleggero e lenti in cristallo. EYEPETIZER
Credits: Courtesy of Press Office
Cintura in pelle stampata a fuoco con motivo floreale. CUOIERIA FIORENTINA
Credits: cuoieriafiorentina.it
Burro labbra pigmentato Rouge Coco Flash. CHANEL
Credits: chanel.com

Christian Dior soleva definirlo «uno dei colori più belli». E come non essere d’accordo con il geniale couturier parigino? In equilibrio tra cielo e mare, l’azzurro baby porta con sé tutta la leggerezza che accompagna l’inizio della bella stagione. La moda lo accoglie e lo rilegge tra contrasti calibrati e delicate armonie ton sur ton Charme celestiale.
Christian Dior used to describe it as “one of the most beautiful colors.” And how could one disagree with the brilliant Parisian couturier? Balanced between sky and sea, baby blue carries with it all the lightness that accompanies the beginning of the warm season. Fashion embraces it and reinterprets it through carefully calibrated contrasts and delicate tone-on-tone harmonies. Celestial charm.
Nel beauty case come nell’armadio, non se ne può fare a meno. Il rosa più delicato della palette cromatica è la base che non tradisce mai, quella che illumina, valorizza e mette d’accordo tutto il resto. Leggero e impalpabile, si posa con naturalezza su sneakers di raso e orecchini preziosi, disegna i profili di mini bag dal finish mat, sfuma tra foulard di seta e sandali a stiletto, svelando il suo côté ultra femminile. Mai più senza.
Eau de Parfum floreale con note di giglio Baiser Volé. CARTIER (Credits: cartier.com)

Molletta per capelli in acetato con decorazione floreale e cristalli Swarovski. ALEXANDRE DE PARIS (Credits: fr.alexandredeparis-store.com)

Bandana in twill di seta con stampa. CELINE (Credits: celine.com)

Sneaker in satin. MIU MIU (Credits: miumiu.com)

Pouch con coulisse. BIAGINI (Credits: biagini1968.com)



Sandalo gabbia in vernice con tacco. ALEVÌ (Credits: alevimilano.com)
Borsa a mano in raso effetto glitter. CHARLES & KEITH (Credits: charleskeith.eu)
Orecchini in argento sterling placcati oro rosa 18kt con quarzo rosa. MONICA VINADER (Credits: monicavinader.com)

In a beauty case as in a wardrobe, it’s simply indispensable. The softest pink in the color palette is the base that never fails - the one that brightens, enhances, and brings everything else together. Light and airy, it settles naturally on satin sneakers and precious earrings, defines the contours of matte-finish mini bags, and fades delicately across silk scarves and stiletto sandals, revealing its ultra-feminine side. Never without it.


Dalle sale da ballo di Mayfair al guardaroba odierno. La bella stagione si concede una parentesi romantica e riporta in auge il fascino civettuolo della moda ottocentesca tra crinoline, nastri svolazzanti e vezzi bon ton. A guidare il trend - prontamente ribattezzato #Regencycore - guanti in pizzo a tinte sorbetto, bijoux “infiocchettati” e stivali-corsetto che sembrano usciti da un aristocratico boudoir. Noblesse oblige. (M.C.)
From the ballrooms of Mayfair to the modern wardrobe. The warm season indulges in a romantic interlude, bringing back the coquettish charm of 19thcentury fashion, with crinolines, fluttering ribbons, and refined bon ton flourishes. Leading the trend - promptly dubbed #Regencycore - are lace gloves in sorbet shades, “bow-adorned” bijoux, and corset boots that seem to have stepped out of an aristocratic boudoir. Noblesse oblige.
1. Guanti in pizzo con rouches. Valentino (Credits: valentino.com) | 2. Orecchini in metallo con finitura oro. Dior (Credits: dior.com) | 3. Tazza da tè e piattino in porcellana con motivo butterfly e dettagli oro. Fortnum & Mason (Credits: eu.fortnumandmason.com) | 4. Stivaletto lace-up in pelle stampa croc. Trenta7 (Credits: shop.trenta7.com) | 5. Orecchini in argento 925 e zirconi con cammei ovali in conchiglia Sardonica. Collezione Flora. Russo Cammei (Credits: russocammei.it) 6. Borsa con coulisse, fiocchi e strass. Jimmy Choo (Credits: mytheresa.com) | 7. Sfilata SS26 Giambattista Valli (Credits: giambattistavalli.com) | 8. Anello limited edition Bridgerton in argento sterling 925 con cristalli e pietre di zirconia cubica. Pandora (Credits: it.pandora.net) | 9. Collana con strass. Alessandra Rich (Credits: farfetch.com) | 10. Decolleté in pelle laminata con fiocco. Ferragamo (Credits: ferragamo.com) | 11. Choker in tessuto. J’Amemme (Credits: jamemme.com)

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Secondo il report, il comparto globale della gioielleria si prepara a toccare nel 2026 quota 391,28 miliardi di dollari, confermando la solidità di un mercato in espansione. Le stime indicano inoltre una crescita media annua del 4,96% nel periodo 2026–2029, segnalando un trend di sviluppo costante e strutturale per l’intero settore.

michael Kors li definisce la “punteggiatura di uno stile”. E se fino a poco fa avremmo parlato di virgole, che danno ritmo al testo senza cambiarne completamente il significato, oggi li definiremmo punti esclamativi. Si tratta dei gioielli, quelli che per la scrittrice britannica George Eliot parlano da soli e che, secondo i défilé delle ultime stagioni, sono tornati protagonisti indiscussi della moda.
seasonal trend per Celine, Ferragamo e perfino Marco Rambaldi, tra perle e cerchi bold gli orecchini assecondano la tendenza del massimalismo nelle sue innumerevoli declinazioni. E se la maggior parte sceglie materiali preziosi, o apparentemente tali, qualcuno cambia rotta: è il caso dei bracciali in plexiglass di Emporio Armani e Niccolò Pasqualetti che raccontano un’altra faccia di una tendenza ormai indiscutibile.
Sotto i flash delle scintillanti passerelle di Milano e Parigi nessuno riesce a resistere al fascino della gioielleria massimalista. Ai polsi delle modelle del nuovo Chanel firmato Matthieu Blazy spiccano doppie C che avvolgono il braccio, mentre da Zimmerman i maxi bracciali hanno un sapore etnico così come i collier d'antan che hanno sfilato sulla passerella milanese di Roberto Cavalli. Preziosi e imponenti sono anche gli orecchini floreali del Dior by J.W. Anderson e non solo. Da Saint Laurent a Givenchy passando
Che il ruolo del gioiello sia sempre più centrale nel mondo della moda non è solo una questione di stile, a confermarlo è un’analisi di mercato condotta da Statista nel 2025. Secondo il report le entrate del settore dei gioielli in tutto il mondo raggiungeranno l’incredibile cifra di 391,28 miliardi di dollari nel 2026 con un tasso di crescita, tra il 2026 e il 2029, pari al 4,96%. Numeri che confermano un particolare interesse per il mondo della gioielleria e nello specifico per quella non di lusso. Secondo lo stesso report, infatti, si
Dai mosaici della Basilica di San Vitale a Ravenna alle passerelle dell’ultima fashion week per approdare nei portagioie dei trend setter. Il jewelery trend del 2026 è il massimalismo e nasconde origini molto lontane.
prevede che il 75% delle vendite del settore saranno attribuite alla fascia dei gioielli accessibili.
Non per nulla su Tik Tok spopolano i video unboxing di mistery box di bigiotteria che, guarda caso, non propongono punti luce minimal e sottilissimi bracciali tennis. A dominare questi barattoli di bijoux arrivati da Vinted, che tanto sorprendono le creators, sono bracciali a fascia, collane con pendenti maxi, orecchini bold e bracciali incastonati di gemme (tutto rigorosamente falso). Il tempo dei gioielli che completano il look senza appesantirlo è chiaramente finito: il minimalismo ha ufficialmente passato il testimone al massimalismo. Less is more non funziona più: oggi la moda grida “more is more”.
A fare da sfondo a questo trionfale ritorno del maxi, ribattezzato chunky, è una certa riscoperta del passato. Tik Tok, le indagini di mercato, le passerelle: tutto fa capo a qualcosa di più lontano. Ancora una volta la
moda certo non si è inventata nulla, piuttosto ha ripescato dalla storia. Escluso il plexiglass dall’aria futurista delle passerelle di Emporio Armani e Niccolò Pasqualetti, infatti, i maxi bijoux che stanno dominando i portagioie dei trend setter hanno un sapore a metà tra l'antico egitto e l’epoca bizantina.
Volendolo tradurre in linguaggio Tik Tok potremmo parlare di #byzantiumcore o #egyptiancore. Un ritorno ad un passato decisamente più lontano degli spesso citati anni ’70, ’80 o ’90 del secolo scorso. Cascate di gioielli nei toni dell’oro, bracciali armcuff e maxi gemme incastonate in collane che paiono talismani sono i must have della goielleria del 2026. Sembra proprio che le fashion icon della stagione siano da cercare tra le pitture geroglifiche o tra i tasselli dorati dei mosaici della Basilica di San Vitale a Ravenna.
E allora, se vi va di seguire il trend, è

il momento di mettere sotto chiave i vostri delicati punti luce impercettibili per fare spazio a tutto ciò che è bold. Ma attenzione a non eliminarli perchè prima o poi, si sa, potrebbero tornare utili come quelli nascosti nei tesori della regina Cleopatra.

È la riproduzione della tradizionale successione di diamanti, che abbandona l’impostazione rigida per trasformarsi in una struttura elastica in oro 18 carati, progettata per essere fluida e adattarsi con armonia ai movimenti del corpo.
il tennis bracelet, prima di diventare un’icona, è stato un imprevisto. Proprio così. Sulla superficie nervosa della terra rossa, durante un match agli US Open, nel 1987, un bracciale si spezza, il gioco si arresta, il tempo si contrae nella febbrile ricerca. In quell’istante sospeso, attraversato da adrenalina e silenzio, un gesto intimo si trasforma in memoria collettiva che eleva quel gioiello da dettaglio privato a simbolo condiviso di lusso discreto.
“Unica” nasce da questa traccia e la supera, senza nostalgia. Non c’è replica, ma evoluzione - il classico susseguirsi di brillanti si libera dalla rigidità della linea per prendere vita nuova in una struttura in oro bianco 18 carati, elastica perché possa seguire il ritmo del corpo. Al posto della tipica sequenza ininterrotta, emerge una teoria di segni, una forma aperta e dinamica che intreccia la luce viva dei diamanti su un terreno di scambio. Tutto ruota su un elemento, la E capovolta - iniziale del cognome della Errani, che richiama anche il quantificatore esistenziale, un concetto matematico per dire che “ne basta uno soltanto”. E il punto esclamativo che ne segue è l’affermazione di unicità. Da questo segno evocativo derivano moduli e variazioni che si diffondono lungo l’intera collezione.
di Maria Rosaria Petito

È in questa tensione tra controllo, precisione e istinto, che prende forma “Unica”, frutto della collaborazione tra Sara Errani, GD3 Italia, la designer Linda Gambero, e KIKLO, brand valenzano che unisce ricerca tecnica alla capacità di raccontare qualcosa di diverso. Qui l’estetica è conseguenza di un pensiero progettuale profondo, è il risultato di un equilibrio ben calibrato in cui la leggerezza è sostenuta da una struttura invisibile, programmata per resistere e adattarsi. Proprio la medesima alchimia del gesto atletico, dove la complessità si dissolve in un’apparente semplicità.
Non è un caso che “Unica” emerga in un momento significativo del percorso della pluripremiata campionessa Sara Errani, dopo la vittoria in doppio al China Open 2025 accanto a Jasmine Paolini, un match fatto di fiducia, ascolto e sincronizzazione - valori che si riflettono poi nella natura stessa della collezione.
Presentata alla Hong Kong International Jewellery Show, “Unica” segna anche un movimento più ampio, quello di un Made in Italy che si misura con il rinnovamento, mettendo in gioco la tradizione come proprio fondamento.
Indossarla significa accettare una sollecitazione sottile. Non quella dell’ostentazione, ma della coerenza. È la forza silenziosa che attraversa ogni allenamento, ogni sfida. Un bagliore che chiede di essere riconosciuto, nell’eleganza più autentica che non ha bisogno di dichiararsi.
Sara Errani designs “Unica” for Kiklo, redefining the classic Before becoming iconic, the tennis bracelet was an accident. During a 1987 US Open match, a bracelet snapped on the clay court, freezing time in a shared moment of tension and discovery. From this intimate gesture, a symbol of discreet luxury was born. “Unica” continues this legacy without nostalgia. Diamonds break free from rigid lines within an 18-karat white gold structure, elastic to follow the body. The design alternates open forms and dynamic spaces, letting light and diamonds interact with the wearer. The collection arises from the balance between control and instinct, precision and freedom. Created by Sara Errani, GD3 Italia, designer Linda Gambero, and KIKLO of Valenza, it blends technical research with contemporary sensibility. Every detail is engineered to harmonize lightness and resilience, echoing the fluidity of athletic movement. “Unica” coincides with a peak in Errani’s career - after her 2025 China Open doubles win with Jasmine Paolini- a victory built on trust, listening, and synchronization, values mirrored in the collection. Debuting at the Hong Kong International Jewellery Show, “Unica” embodies Made in Italy’s renewal: tradition as a foundation, innovation as expression. Wearing it signals subtle consistency and quiet strength - a glow recognized through authentic elegance, not declaration.
di Maria Rosaria Petito
trent’anni di stile e passione per la donna contemporanea


Da oltre trent’anni, a Recanati, nelle Marche, Sovrani trasforma l’accessorio in una dichiarazione di indipendenza, intrecciando artigianalità, geometrie essenziali e silhouette decise - una combine che gli ha assicurato un posizionamento alto su tutto il territorio nazionale e nelle principali città nel resto del mondo.
Il percorso è fatto di design, studio delle proporzioni, attenzione ai materiali. E rispetto assoluto per il cliente.
Le sue creazioni virano istintivamente verso i momenti diversi della giornata, con il solo fine di dialogare con chi le indossa e non essere semplicemente un supplemento al look. Ci sono poi occasioni che seguono il dogma del “piccolo e prezioso”, ma quel confine tra tradizione e audacia, un tempo invalicabile, oggi si attraversa con un salto liberatorio, indossando il buonumore con l’unica regola di non avere regole. Quando l’abito sceglie la via della sobrietà, ancora una volta sono i dettagli a cambiare la narrazione, a trasformare i cliché in qualcosa di indelebile. E i bijoux firmati Sovrani sanno distinguersi senza rinunciare alla raffinatezza. Non ornamenti, ma veri alleati di stile, capaci di valorizzare sia una mise impegnativa, sia dalle linee basilari.
Quello di Sovrani è un universo trasversale che si esprime in collezioni dal carattere definito. Non semplici ornamenti, ma accessori di stile capaci di valorizzare con naturalezza sia una mise più ricercata sia un look essenziale




Sovrani è un universo complementare e trasversale che prende vita in collezioni dal carattere ben definito. Tra le tante, Cristal Magique, esalta le sfumature intense delle pietre naturali per un’eleganza urbana e luminosa. Luce Collection, in argento 925 e Cubic Zirconia, gareggia con trasparenze e riflessi celestiali che evocano la purezza della luce sulla pelle. Moonlight, in argento placcato oro 24 kt con perle di fiume e pietre semipreziose, interpreta la soavità di curve che seguono quelle del corpo con sensualità morbida. Fashion Mood è l’espressione dell’anima più dinamica e contemporanea e si muove tra volumi e dettagli di forte impatto.
Ogni pezzo celebra la vanità femminile come eleganza consapevole con un’offerta che incontra linee minimal e proposte più ricercate, capaci di sorprendere senza
“Sovrani Bijou Forever. The contemporary woman chooses her style.”
For thirty years, in the Marche region, Sovrani has been transforming accessories into a statement of independence, intertwining essential geometries and bold silhouettes. A journey of design, study of proportions, attention to materials, and respect for the customer. Its creations accompany the different moments of the day without being a simple complement to the look. They are not ornaments, but style allies, capable of enhancing both a demanding outfit and one with essential lines. A transversal universe that takes shape in collections with a defined character. Cristal Magique enhances the intense shades of natural stones. The Luce Collection, in 925 silver and cubic zirconia, plays with transparencies and luminous reflections. Moonlight, in 24-karat gold-plated silver with river pearls and semiprecious stones, sensually follows the curves of the body. Fashion Mood expresses the brand's most dynamic and contemporary soul.
Each piece celebrates feminine vanity as conscious elegance, with minimalist lines and more refined designs. Even on your wedding day, with necklaces that frame the décolleté, earrings that illuminate the eyes, and bracelets that accentuate your gestures.
Before saying “I do,” let's forget about family heirlooms for a moment and choose something vibrant to dare with shapes and volumes, with bright metals and accents of color. Behind every piece of jewelry there are expert hands and almost tailor-like care. Technology supports the production process, but it is human know-how that guarantees uniqueness and quality finishes.
Wearing Sovrani means carrying with you a spark capable of illuminating every step. Because frivolity, after all, is a serious matter.
eccessi, ma pronte a diventare protagoniste se l’occasione lo richiede. Quando? Sicuramente, anche nel giorno delle nozze. Non solo come accento finale, ma attrattiva disegnata da collane che incorniciano il décolleté, orecchini che illuminano lo sguardo, bracciali che scandiscono il gesto.
Prima di dire “Sì”, quindi, proviamo a dimenticare per un istante il gioiello di famiglia e regaliamoci qualcosa di vibrante, che profumi di divertissement. Con un pizzico di irriverenza giochiamo al “chi butteresti giù dalla torre”: il rigore, la tradizione, il total white? Tutti e tre, ovviamente! Per osare con forme
e volumi, per spezzare la monotonia con metalli luminosi e accenti cromatici capaci di infondere energia. Perché, si sa, il colore è la più grande dichiarazione di vita, un raggio di luce per chi vuole emozionarsi davvero. Per chi cerca ricordi da vivere, non da riporre nel portagioie.
Dietro ogni suo lavoro ci sono mani esperte e una cura quasi sartoriale, perché la manualità resta il tratto distintivo del marchio. La tecnologia, sì, affianca il processo produttivo, ma è il saper fare umano a garantire unicità, controllo dei dettagli, qualità delle finiture. Nulla è lasciato al caso, dai materiali
alla vestibilità, tutto è pensato per assicurare finezza e armonia.
Se a volte basta poco per scrivere una storia fuori dalle convenzioni, Sovrani sa come interpretare un lifestyle contemporaneo che restituisca quella leggerezza che l’etichetta spesso sacrifica. Perché indossare un bijoux significa accompagnarsi a quella scintilla che illumina ogni passo. Non dimentichiamo che la frivolezza è una cosa seria, ma va raccontata con un sorriso perché resti negli occhi di chi guarda e nella memoria di una fotografia.
In ogni settore, ricerca e innovazione sono il punto di partenza per trasformare un’idea in qualcosa capace di distinguersi. È un processo creativo che Sovrani sa bene quanto vada alimentato e sostenuto per restare competitivo sul mercato. Con la collezione “Lurex” ha regalato al bijou un tocco di lusso offrendo un’alternativa ai materiali preziosi - e molto costosi. La sua qualità più sorprendente è l’estrema leggerezza - solo al tatto senti la consistenza delicata come di tessuto, un dettaglio inaspettato che ne esalta il comfort. Indossare Lurex è come posare sulla pelle un filato dalla texture vaporosa, splendente, indeformabile eppure così simile a metallo. A sottolinearne il carattere sofisticato, ma dalla disinvoltura del day-to-night, è la finitura in oro 18 carati.

di Maria Rosaria Petito
mettendo su un percorso che riflette una demarcazione netta tra casualità e volontà, e perché no, anche necessità, sollecitazione e tanto altro ancora, Maria Cristina Squarcialupi ha deviato dalle linee disegnate da bambina ed ha cercato più in là di quello che ci si può aspettare di trovare ed ha imboccato la via che porta su, ai ruoli apicali. Un mero progetto di arricchimento, personale e dell’azienda di famiglia.

Sì, certo, con babbo Sergio - un uomo che ha camminato a grandi passi senza mai voltarsi, e che ad Arezzo ha dedicato tanta parte della sua vita regalandole una realtà come la Chimet e rilanciando la Unoaerre - ha condiviso tutto senza mai dubitare, anche quel carattere deciso e impermeabile. Figlia di tanto padre, quel passo lungo Maria Cristina lo ha conformato al suo, pronta ad incassare amarezze e a raccogliere successi, arginando e superando ostacoli e contrarietà. È tanta roba e lascia supporre che già da piccola avesse un qualche talento imprenditoriale, che inconsapevolmente quel lavorare di testa lo avesse già fatto suo. Di fianco a suo padre c’è sempre stata e se ha preso il controllo lo ha fatto con la capacità di fare squadra, dando compimento con acume relazionale. Ha creato condizioni di lavoro che sostenessero e sviluppassero la crescita dei propri collaboratori - che sono una galassia - e ha scelto la via della sostenibilità come criterio guida. In una società in cui la parità di genere è più un concetto formale che una condizione sostanziale (il potere è tuttora pensato un affare da maschi), ha modificato gli assetti semplicemente ridando significato alle scelte. Con consequenzialità.
Se dovesse raccontare tre momenti significativi della Unoaerre - dal 1926 a oggi -, quali sceglierebbe e perché?
“Se penso ai suoi cento anni di storia, il primo passaggio fondamentale che mi viene in mente è il 1926, anno della fondazione, quando Carlo Zucchi e Leopoldo Gori introdussero un approccio industriale in un settore ancora profondamente manifatturiero, adattando tecnologie e macchinari alla lavorazione orafa. Decisivo, poi, negli anni Settanta, la nascita del distretto orafo aretino, che rende questo territorio un riferimento per l’oreficeria italiana e apre una nuova fase anche per l’azienda, ulterior mente rafforzata nel 2012, quando mio padre, Sergio Squarcialupi, sceglie di credere nel rilancio di Unoaerre avviando un percorso di rinnovamento e sviluppo. Infine non posso non citare il 2026, anno del centenario, un traguardo che rappresenta insieme memoria e responsabilità verso il futuro”
Maria Cristina Squarcialupi incarna più profili professionali: Presidente di LASI, specializzata in con-

Guardando ai cento anni di Unoaerre, sento forte il legame tra la nostra storia e la responsabilità di guardare al futuro, continuando a innovare pur restando fedeli alle nostre radici.
sulenza ambientale, sicurezza, sistemi di gestione e formazione; Consigliere delegato di CHIMET, operativa primariamente nel recupero e affinazione di metalli preziosi da materiali industriali di scarto (il fratello Andrea è consigliere delegato e azionista di controllo); Presidente del Club degli Orafi Italia; Presidente di UNOAERRE Industries, presente in oltre 40 Paesi ed è prossima a celebrare il secolo di vita, una delle principali aziende mondiali della gioielleria e dell’oreficeria. Un mosaico di ruoli e di responsabilità a cui si è aggiunto un nuovo incarico di grande rilievo, quello di presidente nazionale di Confindustria Federorafi (al cui interno era già vicepresidente con delega alla sostenibilità) per il quadriennio 2025-2029. Niente che si sovrapponga, tutto che si completa raccontando un profilo di una donna che esamina visioni, obiettivi e scenari prospettici per decisioni immediate e ottimali. La persona giusta al posto giusto, se si tiene conto che la nomina è stata sancita in una fase congiunturale affatto favorevole - l’oro ai massimi storici e dazi USA che complicano la strategia. La visione di Maria Cristina Squarcialupi e la sua determinazione sono, dunque, strumenti chiave per consolidare la posizione dell'industria orafa italiana nel contesto globale ed aprire nuovi orizzonti commerciali, riducendo la dipendenza dai tradizionali mercati occidentali, come quello statunitense.
Ed è proprio guardando al contesto attuale che viene da chiedersi: è un pezzo di identità aretina che dialoga con il mondo e con altri distretti. Allora, quanto conta fare sistema

tra territori (Arezzo, Vicenza, Valenza), e quali collaborazioni vorrebbe vedere nel prossimo futuro?
“Il dialogo tra distretti è fondamentale ed è anche uno degli aspetti più importanti del mio impegno come presidente di Federorafi. Arezzo, Vicenza e Valenza custodiscono competenze diverse ma complementari che rendono la manifattura orafa italiana un unicum riconosciuto nel panorama internazionale. Oggi questo sistema si sta ampliando anche ad altre realtà, come Milano o Napoli, contribuendo a rafforzare il valore del Made in Italy. In una fase in cui la supply chain è sempre più complessa, la collaborazione tra territori diventa un fattore strategico per rafforzare competitività, identità e visione futura del settore”.
Fondamentale poi la sfida del ricambio generazionale. Il suo obiettivo è attrarre i giovani verso un settore che, pur ancorato alla tradizione, è in continua trasformazione.
Il nome dell’azienda lo ha preso dal primo marchio di fabbrica provinciale - 1AR - nel tempo trasformato nel logo che conosciamo.
Il nome Unoaerre richiama un record storico. Essere “primi” oggi è una questione di qualità, affidabilità, innovazione o cultura d’impresa?
“Qualità e affidabilità restano i valori fondamentali. Oggi però essere “primi” significa soprattutto coniugare innovazione, cultura d’impresa e visione. Credo molto anche nel senso di responsabilità che questo primato comporta: Unoaerre è un riferimento non solo per il distretto orafo di Arezzo, ma per tutta la filiera dell’oreficeria italiana”.
In un secolo avete attraversato cambi di mode e di tecnologie. Quali mutamenti hanno spinto di più all’evoluzione? E quali i driver di crescita su cui pensate di costruire i pros-



simi anni (fasce di prezzo, mercati, canali, servizi al retail)?
“Il cambiamento più evidente riguarda il consumatore, oggi più consapevole e più attento alle proprie scelte. Questo ci ha portato a sviluppare un’offerta capace di coprire fasce diverse di mercato, affiancando proposte accessibili a collezioni d’eccellenza. Oggi infatti, il gioiello non è più percepito soltanto per il suo valore simbolico, ma anche per quello materico, sempre più vicino all’idea di investimento. Allo stesso tempo, l’evoluzione tecnologica e produttiva resta fondamentale per continuare a garantire innovazione e precisione nella manifattura”.
In questo percorso di valorizzazione delle radici e di apertura al futuro, un ruolo centrale lo riveste anche la dimensione culturale dell’azienda - il Museo Unoaerre è il suo fiore all’occhiello e guardando alle prossime sfide della conoscenza e della memoria aziendale, è inevitabile volgere lo sguardo all’immenso patrimonio storico accumulato.
Il 17 gennaio è stato il primo grande appuntamento del centenario, a Vincenzaoro. Una tappa simbolica come messaggio a retailer e operatori?
“Vicenzaoro ha rappresentato per noi una tappa dal forte valore simbolico. È il momento in cui incontriamo retailer, partner e buyer internazionali, il contesto naturale per condividere un traguardo importante come i cento anni di Unoaerre. Abbiamo scelto di raccontare questo percorso anche attraverso il magazine del centenario, pensato proprio per rinnovare il linguaggio con cui presentiamo la nostra storia e il nostro patrimonio manifatturiero. La manifestazione ha inoltre segnato l’avvio di un calendario di celebrazioni che proseguirà nel corso dell’anno con altri momenti dedicati alla nostra comunità di partner e professionisti del settore”.

Si tratta del primo museo aziendale orafo italiano, e custodisce la memoria storica dell'intero distretto aretino. Qui rivive oltre un secolo di attività artigianale e industriale, presentato in un percorso espositivo cronologico che va dagli anni Venti del Novecento fino ai tempi attuali. Espone anche creazioni nate da collaborazioni con artisti internazionali come Giò Pomodoro, Salvador Dalí, Emilio Greco, Giacomo Manzù, Pietro Cascella, Massimo Lippi, Orlando Orlandini, Tomoko Nakasu, Dora Grieco, Roberto Politi…, perché nella Unoaerre l’arte non è una presenza occasionale, ma un filo conduttore del suo cammino.
Bracciale Chicco di riso, oro, diamanti e rubini. Collezione Unoaerre anni Cinquanta


Unoaerre come simbolo del matrimonio
Emblema dell’azienda sono le vere nuziali. È un dato di fatto che ogni anno, più di 200.000 matrimoni in Italia vengono celebrati con le fedi UNOAERRE, confermando il primato assoluto del marchio nel settore. ‘Cerchietto’ è una descrizione attribuibile a qualsiasi altro anello, ma non ai suoi perché nella loro semplicità non c’è niente di semplice, derivano, infatti, da un processo produttivo unico che impiega oro dalla filiera tracciabile in una lega senza alcuna impurità, e lavorate in modo continuo per renderle prive di saldature o giunture.
Maria Cristina Squarcialupi. A Woman-Driven Entrepreneurship Maria Cristina Squarcialupi has built her entrepreneurial path with rare determination, combining willpower, talent, and vision, carrying forward the legacy and example of her father, Sergio Squarcialupi. By working alongside him in the development of companies fundamental to the Arezzo gold district, such as Chimet and Unoaerre, she has channeled her energy into a project of personal and corporate growth, facing obstacles and challenges with pragmatism and resilience. Her leadership stands out for her ability to create strong teams, empower people, and integrate sustainability as a guiding principle, reshaping corporate structures in a sector still marked by significant gender imbalances. In addition to leading Unoaerre Industries, active in over forty countries and approaching its centenary, she holds prominent positions at LASI, Chimet, the Club degli Orafi Italia, and, from 2025, Confindustria Federorafi, promoting strategic vision and effective decision-making even in complex contexts. She identifies three key moments in Unoaerre’s history: its founding in 1926 with the introduction of an industrial approach to goldsmithing, the development of the Arezzo gold district in the 1970s, and the 2012 relaunch. Today, the company faces a more discerning consumer and a complex global supply chain, pushing it to combine tradition, innovation, quality, reliability, and business culture. Current priorities include strengthening dialogue between Italian gold districts, attracting young talent, developing diverse markets and channels, and enhancing the company’s historical and cultural heritage, such as the Unoaerre Museum, during the centenary year and beyond, consolidating Italy’s role in the international goldsmithing industry.

L’indiscusso ruolo dell’Italia nell’orologeria vintage mondiale italians do it betteR
di Michele Mengoli
era il 1986 quando Madonna, nel video della super-hit “Papa Don’t Preach”, indossava una t-shirt nera con la celeberrima scritta bianca “Italians Do It Better”. Va detto che anche una decina di anni prima quello slogan era già perfetto per identificare un fenomeno del tutto nuovo che stava prendendo piede proprio in Italia grazie a un manipolo di nostri connazionali visionari. Era il nascente collezionismo di orologi d’epoca da polso (difatti fino a quegli anni il collezionismo orologiero era rivolto soltanto a quelli da tasca).
Il Sole di questa galassia, all’epoca inesplorata, è ovviamente il fiorentino Sandro Fratini, gaudente e simpatica rockstar del collezionismo orologiero mondiale. Nei decenni ha saputo costruire una collezione unica nel suo genere di oltre 2mila esemplari per un valore di mercato che si favoleggia possa arrivare al miliardo di euro.
“In un mondo feroce e veloce, l’Italia resta un punto di riferimento mondiale in una nicchia preziosa”
Per fare solo un esempio: è tuttora il proprietario di uno dei quattro mitologici crono-perpetui Patek Philippe Ref. 1518 in acciaio esistenti. Ricapitolando: la Referenza 1518 è la più rara della storia dell’orologeria, con una produzione complessiva di 281 esemplari tra il 1941 e il 1954, di cui i più ambiti sono in oro rosa, oltre ai quasi unici in acciaio. E l’ultimo di questi in vendita è stato aggiudicato privatamente - ossia non in asta pubblica - da Monaco Legend Group a un collezionista nei primi mesi del 2025 per una cifra ben superiore ai 20 milioni di euro. Ma non solo, Sandro Fratini ha addirittura il monopolio o quasi di interi segmenti di modelli ultra-rari, come nel caso dello “Stelline”. Il suo soprannome deriva dagli originalissimi indici, appunto, a forma di stelline. Stiamo parlando della Referenza 6062, triplo calendario con fasi lunari in cassa Oyster, prodotto da Rolex tra il 1948 e il 1953. Fratini ha girato il mondo in lungo e in largo per acquistare i suoi amati vintage, ma il commerciante

Con oltre 2.000 esemplari rari, Sandro Fratini ha trasformato il collezionismo italiano in leggenda mondiale.
che più ha contribuito a supportarlo in questa maestosa caccia al tesoro è Davide Parmegiani. Leggenda per leggenda, parliamo del dealer specializzato più famoso al mondo, oggi alla guida di Monaco Legend Group (la casa d’aste che ha venduto l’ultimo Patek 1518 in acciaio l’anno passato).
Un’altra figura apicale del collezionismo delle origini - e di oggi - è il bolognese Auro Montanari, conosciuto su Instagram con l’alias di John Goldberger. Raffinato, eclettico e trasversale, è uno dei protagonisti assoluti per il segmento dei Cartier e dei Longines (e non solo)! Inoltre è autore di undici libri di orologeria, nonché testimonial della campagna pubblicitaria di Zegna per la collezione maschile primaveraestate 2025.




In un mondo sempre più accelerato, che spesso vede l’Italia relegata ai margini, resta, con orgoglio, la certezza che in alcuni ambiti continuiamo a rappresentare l’eccellenza e ad essere un riferimento per il mondo.
Nominato il vertice della “catena alimentare” del settore, oltre a Parmegiani, sono tanti i commercianti degli albori che meriterebbero una citazione.
nella pagina accanto:
1. Alaska III. Uno dei tre esemplari conosciuti dello Speedmaster Alaska III con contatori radiali (© Andrea Foffi).
2. “Stelline”. Rolex Oyster Ref. 6062 in oro rosa del 1950 della collezione Fratini.
3. Cartier Tank Cintrée. In foto il primo Tank Cintrée acquistato da Auro Montanari (© Revolution).
4. Sub-Aqua. Rarissima versione del Submariner Ref. 6204 realizzata per il British Sub-Aqua Club (© Stefano Mazzariol).
E almeno dobbiamo nominare altri due grandissimi specialisti (di ieri e di oggi): Stefano Mazzariol e Andrea Foffi, il primo livornese e il secondo romano. Stefano Mazzariol, uno dei massimi esperti di Rolex al mondo, è uno straordinario divulgatore della materia, attraverso la “Library” del suo sito ufficiale e i periodici approfondimenti tematici sui social. Senza dimenticare il suo libro “Rolex Daytona dalla nascita al mito” (scritto nel 2006 insieme a Carlo Pergola e Giovanni Dosso), che ancora adesso è il testo definitivo sul cronografo più famoso della storia dell’orologeria. Mentre Foffi, tra
i primi a credere nella potenza commerciale del web, è uno dei più grandi conoscitori dello Speedmaster di Omega. In questo senso è anche l’autore della monumentale monografia intitolata “Magister. Andrea Foffi Speedmaster Selection”, 416 pagine, 370 fotografie, peso del libro di quasi 4 kg, presentato a suo tempo anche nelle boutique italiane di Omega insieme a una selezione di Speedmaster della collezione privata di Foffi.
In conclusione, in un mondo feroce che corre veloce e dove l’Italia è sempre più defilata ai margini, fa piacere sapere che in qualche nicchia siamo stati e siamo ancora un punto di riferimento mondiale!




In the 1980s, Italy established itself as the cradle of an emerging phenomenon: the collection of vintage wristwatches, which until then had been almost exclusively focused on pocket watches. Among the pioneers stands Florentine Sandro Fratini, whose collection of over 2,000 pieces includes absolute rarities such as the steel Patek Philippe Ref. 1518 and the Rolex “Stelline” Ref. 6062, reaching an extraordinary total market value estimated at up to one billion euros. A key figure in supporting his acquisitions was dealer Davide Parmegiani, now head of Monaco Legend Group, who assisted in obtaining the most sought-after references.
Other leading figures in Italian watch collecting include Auro Montanari (John Goldberger), a refined expert on Cartier and Longines and author of eleven horology books; Stefano Mazzariol, a foremost Rolex authority and educator through his website and landmark publications such as Rolex Daytona: From Birth to Legend; and Andrea Foffi, one of the first to promote online collecting and author of the monumental monograph Magister Andrea Foffi Speedmaster Selection.
These collectors and dealers, pioneers and still today absolute points of reference, have solidified Italy’s role as a niche global leader in the vintage watch market, demonstrating creativity, vision, and passion in an intensely competitive sector.
1926: belle signore eleganti, con cappellini a falda larga, passeggiano al braccio di gentiluomini in Sahariana di cotone Avana, cravatte Regimental, pantaloni di tela bianca, borsalino di paglia in testa.
No, non siamo a via Caracciolo a Napoli, e nemmeno sulla Promenade des Anglais a Nizza. Siamo sulla Main Street di Suva, la capitale delle Isole Fiji. Qui da pochi mesi ha aperto il suo atelier Giuseppe Rajola. I gioielli in corallo e cammei esposti sono quelli prodotti dalla fabbrica del Commendatore Vincenzo Piscopo, fornitore di Real Casa Savoia: il papà di sua moglie Marianna.

Ma cosa ci fa un giovanotto di belle speranze a Suva? Una intuizione: le isole Fiji sono sulla rotta dei grandi piroscafi Americani, crociere riservate ai ricconi Usa.
Il successo fu immediato. Era il 1926. In quello stesso anno la ditta Giuseppe Rajola di Suva, Isole Fiji, vince la medaglia d’oro alla Esposizione Universale di Dunedin, Nuova Zelanda. Giuseppe vuole fare di più, di meglio: forte del successo del negozio di Suva, si reca alle Hawaii per replicare. Trova il locale nel quale aprire l’attività, lo blocca, chiede i permessi e li ottiene, ritorna a Suva per organizzare il trasferimento a Honululu. A Suva lo attende una brutta notizia: la mamma di Marianna, sua moglie, sta male e chiede di rivedere la figlia. In quattro e quattr’otto fanno le valigie e partono. A Suva non torneranno più. La situazione mondiale precipita, le grandi navi non partono più per le loro magnifiche crociere: i ricconi hanno le loro gatte da pelare dopo il martedì nero di Wall Street del 1929. Come è strana la vita, a volte… Se non ci fosse stata la malattia della madre di Marianna forse non ci sarebbe stata, cent’anni dopo, la Rajola.
Invece un po’ alla volta, grazie alla fantasia e alla abilità di Vincenzo (secondogenito di Giuseppe e Marianna) le cose cominciano a funzionare. Ma dura poco: la seconda guerra mondiale spazza via tutte le attività. L’intera famiglia si trasferisce a Roma e vi resta fino all’armistizio.
La fine della guerra segna anche il passaggio dell’azienda
From Torre del Greco to Fiji: The Rajola Family’s Journey of Craft, Crisis, and Reinvention
The story of the Rajola family begins in 1926, when Giuseppe Rajola opens a jewelry atelier in Suva, Fiji, strategically targeting wealthy American cruise passengers. His coral and cameo creations quickly gain success, earning international recognition. However, family circumstances and the 1929 economic crash force him to abandon expansion plans and return to Italy.
After World War II, the business is revived by his son Vincenzo, who adapts to changing fashion trends by creating innovative jewelry and accessories using natural materials, collaborating with prominent designers like the Fontana Sisters. During Italy’s economic boom of the 1960s, the company grows but initially struggles to keep up with increasing demand.
A new generation - Giuseppe Jr. and his brothers - modernizes the company, expanding production, forming partnerships with major jewelry brands, and opening new markets, including Milan. Later, Giuseppe and his wife Grazia lead a strategic transformation, shifting from traditional products to high-end design and quality-focused collections, ensuring competitiveness against global rivals.
Today, the company is run by the latest generation, Vincenzo and Mariella, who further innovate through design, international expansion, and a strong brand identity. Despite challenges such as the COVID19 pandemic, the Rajola legacy continues as a symbol of Italian craftsmanship, resilience, and evolution.


nelle mani di Vincenzo. La moda chiede prodotti di materiali naturali e Vincenzo disegna e realizza gioielli e oggetti per l’abbigliamento che vanno alla grande. È il periodo in cui dalla collaborazione con l’atelier delle Sorelle Fontana vengono realizzati straordinari bottoni-gioiello e spille da appuntare sui tailleur. Le sorelle Fontana escono con collezioni che spopolano.
I turisti stanno ricominciando a girare il mondo e chiedono cose nuove, naturali: Marcella Olschki, che ha in mano il mercato dei Grandi Magazzini Usa, si rivolge a Vincenzo per disegnare e realizzare tutta una serie di oggetti per la casa scicchissimi e molto esclusivi. Arrivano gli anni ’60 e il boom economico. Torre del Greco vive un momento magico: importatori da tutto il mondo vengono a strapparsi l’uno contro l’altro lotti di corallo lavorato a collane fatte da piccoli coralli, le famose Frange e Cupolini. La piccola azienda artigianale non è pronta a sfruttare l’occasione, non ha i mezzi e non ha il know how. Ma qualcosa sta cambiando: la nuova generazione porta un vento nuovo, nuove forze, nuove idee. Giuseppe jr, primo figlio di Vincenzo, insieme ai fratelli Roberto e Riccardo stanno per scendere in campo. Completati gli studi con la laurea, si danno anima e corpo. Con notevole sforzo economico l’azienda comincia a produrre e sfornare colle-
zioni nuove in corallo e cammei ad ogni stagione. Non solo: cominciano le collaborazioni con le maggiori aziende orafe che si contendono gli elementi in corallo da inserire nelle loro collezioni. L’azienda cresce e cresce il numero dei dipendenti.
Per essere più vicini alla clientela del nord Italia, e non solo, viene aperta la filiale di Milano. Gli inizi sono duri, ma un po’ alla volta i numeri aumentano. I tre fratelli decidono di dividere le loro strade. Giuseppe continuerà a guidare la Rajola mentre i fratelli seguiranno i negozi al dettaglio che erano stati aperti. E siamo arrivati alla fine degli anni Settanta. In azienda entra Grazia, moglie di Giuseppe, la quale lascia l’insegnamento di matematica nei Licei e viene a dare il suo contributo. Giuseppe e Grazia si rendono conto che l’azienda sta cominciando a soffrire troppo la concorrenza di produttori dell’estremo Oriente. Cosa fare? Consultano esperti di marketing che rivoltano come un calzino l’azienda e alla fine sentenziano: si deve fare un salto di qualità: lasciare il prodotto tradizionale e uscire con un nuovo design, una modellistica ex novo, una severa selezione del prodotto, una cura maniacale nel conservare standard qualitativi molto alti. È uno stravolgimento totale, molto rischioso. Vengono assunti designers che creano nuove affascinati linee, viene pubblicizzato il nome dell’azienda su mezzi di comu-

Nel 1926 a Suva, nelle Isole Fiji il giovane Giuseppe Rajola coglie un’intuizione decisiva: intercettare il lusso dei crocieristi americani lungo le rotte del Pacifico. Con i gioielli in corallo e cammei della tradizione familiare, conquistò un mercato esclusivo.

nicazione al consumatore finale. È un successo! Intanto è arrivato il momento nel quale scende in campo la nuova generazione: Vincenzo e Mariella, completati gli studi, vengono inseriti in azienda. Nasce il Centro Studi e Design sotto la guida di Mariella, gemmologa Gia, mentre Vincenzo è il nuovo Amministratore della SpA. Cresce il fatturato, aumentano le maestranze e gli impegni. Vengono inaugurati i nuovi locali a Torre del Greco, cinquecento mq modernissimi e viene trasferita la Direzione Commerciale al Centro Orafo Tarì di Marcianise. Non basta: nasce la Rajola Inc. con sede a Miami, società che curerà la distribuzione negli Usa e nel Centro America. E siamo arrivati ai giorni nostri. Il Covid segna l’uscita dal management di Giuseppe e Grazia, cinquant’anni alla guida di questa azienda alla quale hanno dato tutto. Lo fanno con gioia e con la consapevolezza che Vincenzo e Mariella sono in gamba e sapranno guidare questa splendida “fuoriserie”. Ad majora!
Investire sul design e le tecnologie per promuovere strategie diversificate dell’offerta

romuovere l’arte orafa, la gioielleria, il “Made in Italy” nel mondo: è la “mission” del consorzio “Gold & Silver Italian Group” che nasce a Vicenza e raggruppa circa cento aziende.
Elena Ronco di Ronco Srl membro del Consiglio Direttivo del Consorzio Gold & Silver Italian Group parla a “Preziosa Magazine”.
Quanto è importante per un’azienda aderire al consorzio? È fondamentale. Consente alle imprese di condividere competenze, risorse e visione, aumentando la capacità di affrontare i mercati. Il consorzio supporta le aziende nella partecipazione ai bandi, che distribuiscono risorse per chi sviluppa la propria internazionalizzazione o rafforza le competenze digitali, il che consente di accedere a opportunità economiche e formative.
Le contingenze internazionali influiscono sulla diffusione e sulla vendita dei prodotti realizzati dalla sua azienda e sulle attività del Consorzio?
Le dinamiche internazionali incidono molto. Fattori geopolitici, oscillazioni mai viste prima del prezzo dell’oro e dell’argento e politiche commerciali possono determinare rallentamenti e, paradossalmente, nuove opportunità. In questo contesto, il ruolo del consorzio diventa ancora più rilevante, poiché consente di monitorare i cambiamenti e condividere informazioni strategiche.
Avete trovato contromisure ai dazi del presidente degli Usa Donald Trump?
Da un lato diversificando i mercati di riferimento per ridurre la dipendenza da singole aree geografiche; dall’altro, rafforzando il posizionamento del prodotto attraverso qualità, design e valore del brand.
Ronco: Focusing on Identity Without Giving Up Innovation The Gold & Silver Italian Group consortium, founded in Vicenza and composed of around one hundred companies, has the mission of promoting goldsmith art, jewelry, and Made in Italy worldwide. According to Elena Ronco of Ronco Srl, a member of the consortium’s Board of Directors, joining the consortium is essential for sharing expertise, resources, and vision, accessing internationalization grants, and strengthening digital skills. International dynamics - including geopolitics, fluctuations in precious metal prices, and trade policies - affect the sector, making the consortium’s role in monitoring and sharing strategic information crucial. To address tariffs, companies diversify their markets and focus on quality, design, and brand value.Ronco Srl has consolidated its international presence through a strategy that emphasizes tradition, innovation, and product diversification: the “Vezzaro” line targets retail in Italy and Europe, while the classic “Ronco” line caters to Arab and American markets. Both lines have achieved global success, thanks to increasingly uniform international tastes.For the development of the sector, the consortium supports lower carats, artisanal training, internationalization, and the promotion of Made in Italy, fostering collaboration between companies, consortia, and institutions.



“Far parte del consorzio è fondamentale: ci permette di accedere a bandi che sostengono l’internazionalizzazione e lo sviluppo delle competenze digitali, creando nuove opportunità di crescita e formazione”.
Elena Ronco
La Sua Azienda ha consolidato la presenza sui mercati internazionali: con quali strategie?
Il percorso si è fondato su una visione basata su qualità, identità e capacità di evoluzione. Accanto alla valorizzazione della tradizione orafa vicentina e all’investimento continuo in design e innovazione, abbiamo sviluppato una strategia di diversificazione dell’offerta attraverso due linee complementari.
La linea “Vezzaro” si caratterizza per una proposta in argento placcato oro - inclusa la doratura vermeil certificata per mercati specifici come quello statunitense - e rodiato, con possibilità di realizzazioni in oro di varie carature. Si tratta di una linea che stiamo spingendo con decisione nel canale retail, in particolare nei negozi in Italia ed Europa.
Accanto a questa, la linea classica “Ronco” rappresenta un’espressione più tradizionale e preziosa, particolarmente apprezzata nei mercati arabo e americano.
Entrambe le linee hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento e apprezzamento a livello globale. Questo è anche il riflesso di un progressivo uniformarsi ai gusti internazionali, un occasione per proporre collezioni coerenti ma trasversali ai diversi mercati.
Interventi per uno sviluppo del comparto?
Proporre carature più basse per avere più appeal con i consumatori; investire nella formazione, per il ricambio generazionale e preservare le competenze artigianali. Fondamentale supportare le attività di internazionalizzazione e promozione del Made in Italy, attraverso politiche mirate e una maggiore sinergia tra imprese, consorzi e istituzioni.
per differenze sedimentate in milioni di anni, il diamante naturale resta un’eredità nobile, geneticamente irraggiungibile dal ripetibile, e quando entra nella vita di qualcuno è solo per renderlo felice. Nella sfera delle emozioni, è la sua più evidente funzione. Questa nuova collezione, “Full White”, firmata Govoni, ne è l’apice di bellezza. Qui, la scelta precisa di usare solo pietre non trattate - montate su oro bianco 18 carati - eleva ogni pezzo a un inno all’amore raccontato in chiave bridal ed engagement. Ogni gioiello sa di lusso, di classe, di luce, è il posto più prezioso dove posare un sentimento vero.
Ogni pietra, scelta con cura e lavorata con maestria, racconta storie di terre lontane e diventa un simbolo perenne di bellezza e artigianalità

Se i diamanti di alta caratura sono per pochi, questi ne evocano l’effetto meraviglia, popolando lo spazio fitti e vicini, accostati uno all’altro per trasformarsi in qualcosa di più potente. Nessun respiro tra una pietra e l'altra, solo luce limpida, solo bagliori che danzano sulla pelle per imprimersi nella memoria. I diamanti, così montati, creano un effetto di continuità che genera riflessi cangianti con il movimento del polso o del collo, da molteplici angolazioni per massimizzare il ritorno e l’emissione della luce. L’oro bianco, lucidato a mano, avvolge le pietre senza rubarne la scena, garantendo che il metallo resti un supporto invisibile, ma prezioso. Ogni dettaglio è curato secondo le antiche tecniche orafe - dai tagli (baguette e brillante) alle dimensioni differenziate.

Le pietre sono selezionate da esperti, rifiniti da maestri tagliatori di tale abilità e incasto-
nati con precisione chirurgica per catturare l’occhio, per invitare a rallentare lo sguardo, ad abbandonare la frenesia della vita per perdersi in un mosaico di scintille destinate a illuminare storie di fedeltà e di desiderio.
“Se l’azienda è arrivata dove è arrivata è perché gode di credibilità. Scegliamo esclusivamente diamanti naturali non trattati, puri al 100%, provenienti dalla filiera etica del Kimberly Processspiega Roberto Govoni, gemmologo e seconda generazione dell’azienda di famiglia, al fianco di papà Fabio -. Sono il nostro marchio per le occasioni più belle della vita, con una dedizione particolare al fidanzamento e al matrimonio. Ogni pietra racconta una storia di terre lontane, estratta con rispetto per l’ambiente e le comunità prima di arrivare sui nostri gioielli. Le selezionano esperti allenati da anni di attività e di passione, mani sicure li incastonano e li rifiniscono minuziosamente, trasformando cristalli grezzi in simboli perenni. In un mondo di ‘usa e getta’, incarniamo l’eccellenza del Made in Italy, dove ogni dettaglio è un atto di devozione alla durabilità. Un anello, un collier, un paio di orecchini, un bracciale devono essere pensati per passare di madre in figlia, devono poter regalare il piacere di portare con sé ricordi che il tempo non può spegnere. Creiamo design delicati e di classe da indossare in un domani anche lontano perché immuni da ogni attacco di mode e tendenze effimere. Coltiviamo un’estetica radicata nella bellezza che resiste”.

Se immagini un gioiello come garanzia di bellezza e di un valore che si accresce nel tempo, la sua qualità si misura dalla superiorità delle materie prime, eccellenti. Leggilo come un patrimonio scolpito dalla luce pura dei diamanti naturali, gemme nate dal cuore della Terra con una brillantezza ineguagliabile, e dall’oro 18 carati, metallo nobile che resiste all’ossidazione e ai secoli senza perdere un briciolo di regalità. Queste due forze titaniche non sono solo lusso, incarnano una forma di saggezza profonda che preserva il valore intrinseco di ogni pezzo. Trasformano un semplice ornamento in un anello di congiunzione tra passato e futuro. Un’eredità da trasmettere con orgoglio alle generazioni a venire.
Govoni signs its Made in Italy collection with eternal diamonds
Natural diamonds are a noble heritage. In Govoni’s “Full White” collection, only untreated stones set in 18-karat white gold are used, turning each piece into a hymn to love through bridal and engagement jewelry. While highcarat diamonds are rare, these stones evoke the same wonder, arranged side by side to create continuity and iridescent reflections with the movement of the wrist or neck. Hand-polished white gold frames the stones subtly, acting as an invisible yet precious support. Every detail, from baguette and brilliant cuts to varying sizes, is crafted using ancient goldsmithing techniques. Stones are selected by experts, finished by master cutters, and set with surgical precision.
Roberto Govoni, gemologist and second-generation family member, explains: “Our credibility comes from exclusively choosing 100% pure, natural diamonds from the ethical Kimberley Process. They mark life’s most beautiful occasions, especially engagements and weddings. Each piece is meticulously finished by skilled hands, embodying Made in Italy excellence. Every detail reflects devotion to durability, creating rings, necklaces, earrings, and bracelets meant to be passed from mother to daughter, cultivating an aesthetic of enduring beauty.”
COSMO PETRONE
Linea Bizantina, in argento 925 con acquamarine, perle naturali e smalto www.cosmopetrone.it
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Parure “Thalus” in ottone placcato oro 24kt e smalto a freddo. www.aibijoux.com
dress: andorno skirt: cettina bucca


SOVRANI Fashion Mood anello in ottone con finitura oro 18kt con zirconi luminosi www.sovrani.com

SOVRANI Cristal Magique collana in ottone con finitura oro 18kt con occhio di gatto verde www.sovrani.com



KURSHUNI
distribuito da Aibijoux
Parure “Serenity” in argento 925 rodiato, con perle d’acqua dolce di grado AAAA. www.aibijoux.com



iGOLD-IO SONO ORO
Anello in oro 9 carati e zirconi www.igold-gioielli.it
dress: balestra
CRUSADO
Collezione Gibilterra in oro e smeraldi www.crusado.it
OROVERDE
Girocollo in oro 18 carati www.oroverde.it
total look: collini


FAB GOBBETTI
Parure con fiori
stilizzati in oro giallo
www.alicegioielli.it
dress: aleph


www.russocammei.it
total look: sleepnomore

RUSSO CAMMEI
Anello in oro 9kt con girasole in madreperla www.russocammei.it
RUSSO CAMMEI
Spilla in oro bianco 18tk e diamanti con cammeo in conchiglia sardonica. www.russocammei.it
CRUSADO
Collezione Gibilterra in oro e smeraldi www.crusado.it






www.crusado.it


FAB GOBBETTI
Parure con cuori in oro giallo e bianco diamantato www.alicegioielli.it








www.magnoliagioielli.it





L’accessibilità del 9 carati si afferma come leva centrale per il gioiello contemporaneo: ne preserva il valore simbolico e materiale senza intaccare qualità e percezione di preziosità avviando nuove opportunità di acquisto con l’apertura a pubblici più ampi e diversificati.
Recognizability and Accessibility in the Dana L’Or 9 Carati Project: Danilo Cecere’s Strategy
Today’s consumer navigates between desire and possibility, and Danilo Cecere’s project interprets this shift through the concreteness of Dana L’Or 9 Carati, combining experience and commercial strategy.
He brings a solid product culture and industry expertise to the table, reflected in stylistic consistency and meticulous design. The goal is to offer jewelers a recognizable collection that stands out in store windows and speaks to a broad audience, bringing the values of gold closer to people. Recognizability is one of its pillars, achieved through a stylistic signature that goes beyond design to create continuity between the brand and the retail location, strengthening the identity of both. Accessibility is the central element for maintaining the symbolic and material significance of the jewelry, with a lower entry threshold compared to traditional alloys, without compromising on quality or the perception of preciousness. In other words, new purchasing opportunities and different customer segments; for the jeweler, a collection that strategically complements 18-karat gold creations. Everything is based on transparency and a direct relationship with partners, featuring clear pricing, concrete support - including aftersales service - and a production process that complies with quality and regulatory standards.
nel panorama della gioielleria contemporanea, dove in un mercato sempre più competitivo il consumatore si muove tra desiderio e possibilità, il progetto di Danilo Cecere interpreta il cambiamento con la concretezza di Dana L’Or 9 Carati, brand che unisce esperienza e strategia commerciale.
Ha alle spalle una solida cultura del prodotto e maturità nel settore, che si riflettono nella coerenza stilistica e nella cura progettuale di ogni collezione. La direzione è precisa e l’obiettivo chiaro, offrire ai gioiellieri una proposta riconoscibile, capace di distinguersi all’interno delle vetrine e di dialogare con un pubblico ampio, avvicinando i valori dell’oro alle persone.
Proprio la riconoscibilità rappresenta uno dei suoi pilastri, e si esprime attraverso proporzioni equilibrate e dettagli distintivi, in sintesi, una firma stilistica che va oltre il design creando continuità tra il marchio e il punto vendita, rafforzando l’identità di entrambi.

L’accessibilità è poi l’elemento centrale perché permette di mantenere il significato simbolico e materiale del gioiello, ma con una soglia di ingresso più ampia rispetto alle leghe tradizionali, senza rinunciare alla qualità e alla percezione di preziosità. Questo significa aprire nuove opportunità di acquisto e intercettare fasce di clientela diverse; per il gioielliere, invece, una proposta capace di affiancare in modo intelligente le creazioni in oro 18 carati.
Per costruire fiducia, tutto si fonda sulla trasparenza e su un rapporto diretto con i partner attraverso prezzi chiari, assistenza concreta anche nel post-vendita, processo produttivo controllato e conforme agli standard qualitativi e normativi.
Anche la distribuzione segue una logica specifica. La rete di rivenditori è selezionata per preservare il posizionamento del marchio e garantire un adeguato livello di distintività.
Riconoscibilità e accessibilità.



Ha saputo trasformare una realtà familiare in una struttura imprenditoriale solida e moderna e con montature per l’alta gioielleria, il valore di un saper fare artigianale tramandato di generazione, capace però di evolversi nel tempo con determinazione e visione strategica. Oggi la guida della factory è affidata alla terza generazione della famiglia, con il CEO Flavio Dinacci, affiancato dalla sorella Tiziana e dal fratello Alessandro che insieme portano avanti un percorso di manifattura, di ricerca continua e il cui principio resta immutato fin dalle origini: il cliente al centro di ogni scelta aziendale.

“Ogni giorno, competenza e dedizione trasformano la montatura da semplice struttura tecnica nel cuore creativo da cui nasce il nostro gioiello”
Flavio Dinacci
Fratelli Dinacci è oggi operativa su due poli produttivi, in grado di duplicare servizi, qualità e attenzione. Da un lato il Tarì, dove l’azienda è presente da tempo e dove ha consolidato un’importante rete di collaborazioni, dopo una lunga storia iniziata al Borgo Orefici di Napoli. Dall’altro Oromare, il secondo grande polo orafo campano, dove l’azienda ha aperto più recentemente una sede evoluta e funzionale.
Una scelta strategica che guarda alla logistica e alla vicinanza con il mercato.
“Presidiare anche Oromare rappresenta per noi un passaggio importante”, spiega

Flavio Dinacci. “Significa essere più vicini a molte aziende che operano in questo distretto e offrire loro servizi e opportunità. È un investimento che rafforza la nostra presenza sul territorio e ci consente di lavorare con maggiore efficienza anche dal punto di vista logistico”.
E sempre più marcata è la vocazione internazionale. Le collaborazioni con partner esteri crescono anche grazie alla partecipazione a importanti eventi fieristici, su tutti Vicenzaoro. “Questi momenti sono fondamentali per il nostro lavoro - sottolinea -, e ci permettono di entrare in contatto con segmenti di mercato che spesso non frequentano le fiere più orientate al solo pubblico nazionale”. Dietro il percorso di crescita c’è soprattutto il lavoro quotidiano di un team affiatato: “Competenza e dedizione, contribuiscono ogni giorno a mantenere alto il livello qualitativo della nostra produzione, dove la montatura non è solo una struttura tecnica, ma l’incipit, da cui si forma il gioiello”. Conclude Dinacci, che sta dando sostanza anche a comunicazione e brand identity con una campagna pubblicitaria che ha il volto della showgirl Romina Pierdomenico, testimonial della maison.

Fratelli Dinacci: Two Hubs, One Artisanal Heart Fratelli Dinacci has evolved from a family business into a modern high-end jewelry company, preserving artisanal craftsmanship across generations. Led by CEO Flavio Dinacci with siblings Tiziana and Alessandro, it operates two production hubs: Il Tarì, with historic roots in Naples, and Oromare, a modern facility enhancing regional presence and efficiency. The dual locations optimize logistics and client proximity, while international partnerships grow through trade fairs like Vicenzaoro. The brand also invests in communication, recently launching a campaign featuring showgirl Romina Pierdomenico.



Il settore bridal continua a rappresentare uno dei comparti più solidi del Made in Italy, capace di coniugare creatività, artigianalità e visione internazionale. In un momento in cui il mondo del matrimonio sta evolvendo rapidamente - tra nuove sensibilità estetiche, cambiamenti sociali e un crescente dialogo con il fashion system contemporaneo - anche il settore della moda sposa è spinto a rinnovarsi, intercettando linguaggi e aspettative delle nuove generazioni che pur non perdendo di vista la tradizione si rivolgono verso innovazione e nuove sinergie.
In questo scenario, Si Sposaitalia Collezioni si conferma come uno degli appuntamenti di riferimento a livello internazionale per brand, buyer e operatori della filiera Abbiamo chiesto a Filomena Sannino, Exhibition Manager della manifestazione, di raccontarci lo stato attuale del mercato bridal, le principali tendenze emergenti e il ruolo strategico di una piattaforma fieristica dedicata a un comparto che continua a rappresentare un asset importante per l’economia della moda italiana.
Nel 2024 l’ecosistema globale dei servizi legati al matrimonio ha raggiunto una stima di circa 650 miliardi di dollari, consolidando un trend di crescita costante. In questo scenario, il segmento del wedding wear, comprendente abiti da cerimonia maschili e femminili, ha registrato un valore di mercato pari a 82,4 miliardi di dollari, con prospettive di espansione fino a 109,9 miliardi entro il 2030, sulla base delle previsioni di settore. 65o mld di dollari


Il comparto bridal è da sempre uno dei segmenti più identitari del Made in Italy, e negli ultimi anni il matrimonio ha vissuto una profonda trasformazione culturale ed estetica. In che modo questi cambiamenti stanno influenzando il linguaggio creativo e le strategie delle aziende del settore bridal?
Il mondo bridal sta cambiando velocemente, guidato da valori nuovi: sostenibilità, personalizzazione e apertura a culture diverse. Le aziende rispondono con collezioni più varie, materiali più consapevoli e un dialogo diretto con le spose di oggi. Le ricerche mostrano una crescita costante nella richiesta di abiti personalizzati ed eco-friendly, con più utilizzo di tessuti riciclati e processi sostenibili. Anche il linguaggio creativo sta evolvendo: l’idea di “abito da sposa” diventa più autentica, personale e contemporanea, con scelte meno tradizionali soprattutto tra le generazioni più giovani.
Le nuove generazioni sembrano vivere il matrimonio con uno spirito diverso rispetto al passato, privilegiando autenticità e personalizzazione. Come si traduce questa evoluzione nelle collezioni e nelle proposte presentate nella recente edizione della fiera?
La personalizzazione è ormai centrale. Gen Z e Millennials cercano un abito che parli di loro: silhouette non convenzionali, colori alternativi, maggiore comfort. In fiera abbiamo visto chiaramente questo cambiamento: più proposte custom-made, abiti modulari o trasformabili, pensati per diversi momenti della giornata e stili contemporanei influenzati dalle tendenze moda globali. Proprio per questo la manifestazione si svolge in contemporanea con altre fiere del fashion system internazionale: Sì Sposaitalia Collezioni è parte, infatti, di Fashion Link Milano.
Nel panorama fieristico internazionale, Si Sposaitalia Collezioni si conferma come uno dei principali appuntamenti dedicati alla moda sposa. Qual è oggi il valore strategico della manifestazione per i brand e per l’intera filiera del wedding? Quanto è importante per una piattaforma fieristica come questa favorire il dialogo tra tradizione sartoriale e nuove visioni creative? Le aziende oggi cercano visibilità globale e nuovi canali di distribuzione. Le fiere restano uno dei mezzi più efficaci per creare contatti, incontrare buyer qualificati e seguire l’evoluzione del mercato: il 90% degli espositori considera ancora gli eventi fisici indispensabili. Abbiamo lavorato per portare in fiera un pubblico di operatori internazionali da Giappone, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania, Sudafrica e Corea, e continueremo a investire su questo aspetto.
In un’epoca sempre più digitale, in cui relazioni e business passano anche attraverso piattaforme online, quale ruolo continua a rivestire l’incontro fisico tra aziende, buyer e operatori durante una fiera di settore? Il digitale aiuta a informarsi, ma non può sostituire l’esperienza reale. Gli espositori continuano a dare grande valore ai momenti fisici perché permettono il dialogo diretto e costruzione immediata di fiducia e allo stesso tempo, permettono di incontrare decisionmaker che generano contatti più qualificati. Dopo anni di interazioni prevalentemente online, gli operatori sentono il bisogno di confrontarsi dal vivo con prodotti e fornitori.
Il mondo della sposa oggi coinvolge un intero ecosistema fatto di accessori, gioielleria, cerimonia e servizi legati al matrimonio. Quanto pesa questo indotto nel mercato complessivo del wedding?
Il wedding oggi rappresenta un ecosistema ampio e in continua crescita, che supera i confini del solo bridal fashion e comprende tutto ciò che ruota intorno alla cerimonia: gioielli, accessori, servizi creativi, fotografia, contenuti digitali e molto altro. Nel 2024 il mercato globale dei servizi legati al matrimonio è stato stimato intorno ai 650 miliardi di dollari, un dato che conferma un settore in espansione, trainato dalla crescente personalizzazione dell’esperienza e da un’offerta sempre più diversificata (fonte Wedding Services Market Size and Future Outlook, Fortune Business). All’interno di questo contesto, anche il mercato del wedding wear, che include gli abiti da cerimonia per uomo e donna, mostra una crescita costante. Nel 2024 ha raggiunto un valore stimato di circa 82,4 miliardi di dollari e, secondo le previsioni, potrebbe arrivare intorno ai 109,9 miliardi entro il 2030. A sostenere questa evoluzione contribuiscono l’aumento del potere d’acquisto e uno stile di vita più orientato a prodotti curati, personalizzati e di fascia alta, elementi che spingono sempre più persone a investire in capi pensati per valorizzare momenti speciali (fonte Grand View Research) Innovazione, sostenibilità e artigianalità sono temi sempre più centrali nella moda. Quanto stanno incidendo questi valori anche nel settore bridal? Sono tre i pilastri che oggi guidano il bridal, sia per i brand sia per le clienti finali. Il primo è la sostenibilità, con una richiesta sempre più forte di tessuti riciclati e processi produttivi responsabili. Molti marchi stanno infatti introducendo collezioni eco minded per rispondere a questa sensibilità crescente. Accanto a questo, l’artigianalità continua a essere un valore distintivo: le spose apprezzano dettagli realizzati a mano e lavorazioni sartoriali, elementi che rappresentano l’essenza del Made in Italy. Infine, l’innovazione gioca un ruolo decisivo. La tecnologia sta trasformando il design, la custo-
mer journey - dalle prove virtuali ai contenuti social - e persino i processi produttivi. Le nuove generazioni cercano infatti minimalismo, comfort e soluzioni che uniscano moda e bridal in modo fluido e contemporaneo.
Tutti questi fattori stanno ridefinendo il posizionamento dei brand e il modo in cui costruiscono la loro identità competitiva.
Guardando al pubblico dei buyer internazionali, quali sono oggi i mercati più dinamici e strategici per il comparto della moda sposa italiana?
Innovazione, sostenibilità e artigianalità sono temi centrali e rappresentano i tre i pilastri che oggi guidano il bridal, sia per i brand sia per le clienti finali. La tecnologia ha poi trasformato il design, la customer journey e persino i processi produttivi.
I dati mostrano che diverse aree del mondo stanno vivendo un forte dinamismo, sia dal punto di vista demografico sia da quello culturale. Il Nord America continua a essere uno dei mercati più solidi e rilevanti, in particolare per
le proposte di fascia alta. Nell’Asia Pacifico cresce l’interesse di Paesi come Corea, Giappone e Cina, dove le spose mostrano una grande apertura verso stili fusion e soluzioni altamente personalizzate. In Europa il mercato rimane stabile, ma si nota un’attenzione sempre più marcata per il minimalismo e la sostenibilità, tendenza particolarmente evidente in Francia. Il Medio Oriente si conferma un’area vivace e orientata al lusso, con una forte richiesta di collezioni dal grande impatto estetico. Anche l’America Latina mostra un ritmo dinamico, sostenuto da una cultura del matrimonio molto radicata e da un crescente interesse verso la moda bridal internazionale.





“s
e non c’è rischio non c’è gusto”, recita un proverbio complice delle temerarietà umane. E, puntuale, qualcuno - sedotto dal fascino delle cerimonie memorabili - si lancia nel più emblematico degli azzardi, il ‘matrimonio’.
meravigliosa,
L’organizzazione è disciplina chiamata a tenere insieme requisiti spesso inconciliabili - abito sobrio ma sontuoso, location poetica eppure strategica, lista degli invitati generosa e insieme contenuta... Altro che sentimento, è diplomatica logistica di un grande spettacolo che promette incanto.
Anestetizzati dagli incensi, dalle luci delle candele, dai fruscii delle sete, le madri versano lacrime come se non ci fosse un domani, intanto che padri impettiti sfoderano virile contegno, e gli amici si scambiano sorrisi di rassegnata complicità. Tutti, nessuno escluso, consapevoli di assistere a un’incoerente coerenza.
E il tempo scorre senza pietà. Qualcuno (chi sia lo riveleranno le foto), con un lieve cenno del capo indica che è il momento. Lo sposo afferra la penna che sbanda appena, mentre trasferisce quel tratto d’inchiostro - la firma - in un progetto a tempo indeterminato. Commozione? Verosimile. Piuttosto, la sottile vertigine di chi sta convertendo una poesia in un giuramento celando le palpitazioni di un cuore poco incline al protocollo.
Il nero su bianco ha creato una nuova realtà. Senza possibile redenzione.
E dopo il fatidico sì? Il confine tra “mio” e “tuo” si fa scivoloso. Tutto deve rientrare in un forzoso “nostro”, in un arrischiante frazionamento di aria, spazi, oggetti che, inevitabilmente, mutano destinazione d’uso.
L’azzardo, allora, non è più brivido occasionale, ma ostinata scelta di restare, di provarci, di spiegare, perché le possibili crepe non si dilatino in complesse voragini.
di Maria Rosaria Petito
Quand’è così, a chi biasima va spiegato che scegliere di condividere con qualcun altro la propria esistenza (con annessi e connessi) non è una rinuncia.
Anche se?…..
Sì, anche se…! Perché la convivenza sarà scuola di diplomazia. E il lessico si affina - “vediamo” richiederà un piccolo supplemento di verifica, “come preferisci” nasconderà un delicato negoziato, “nessun problema” arriverà come una certezza. Eppure, proprio tra queste sottigliezze verbali si costruisce un linguaggio comune, più solido di qualsiasi voto che nel tempo si mostrerà nelle attenzioni invisibili, nella puntualità di un come è andata?, nella disponibilità di ascoltare un sogno (noioso per natura), nell’assaggiare senza esitazione un esperimento culinario.
Si procede per aggiustamenti, compromessi sottili, risate improvvise nel mezzo di discussioni epiche che da questioni vitali virano, senza preavviso, sulla gestione della differenziata. Vallo a capire!
Il fatto è che la passione non è una fiamma perenne. È vero, è una candela che può spegnersi con un respiro ma si può riaccendere all’infinito, come per incanto.
Sì, il matrimonio è un salto nel vuoto che richiede diplomazia, memoria selettiva, elasticità morale e tanta disponibilità. Prima di essere un contratto, è una narrazione. E le narrazioni, si sa, seducono anche i più scettici. È un nuovo capitolo con un finale che ha il sapore di certe abitudini che non vogliamo cambiare. Nonostante le cadute vale sempre la pena rialzarsi.
‘E vissero felici e contenti’ è la forza delle fiabe che ci insegnano a credere che quella luce all’orizzonte non è un lampione, ma il castello incantato e che il “per sempre”, in fondo, è una entusiasmante possibilità.

CRUSADO (www.crusado.it)
Collana in oro bianco 18kt e diamanti
Bormio

EMOTIONS (www.emotions.it)
Tennis a tre fili in oro bianco 18 kt, con diamanti naturali per un totale di 18 carati, selezionati nelle qualità F VS- VVS
sovrano silenzioso dell’high jewelry, restituisce con impeccabile protagonismo i bagliori del sole come se li avesse inventati lui. Non ha bisogno di attenzione, è nato star. Punto.
Ascoltalo. Senti come pronuncia “per sempre”. Lo fa con l’aplomb di chi è in confidenza con l’immortalità.
Brillare non è un atto di vanità, ma un senso di responsabilità per cui non ammette filtri. Purezza, quella sì, con quel filo di austera consapevolezza che distingue le grandi storie dalle semplici infatuazioni. Brilla per gli amori indissolubili e indossarlo è un privilegio.
(MRP)
LUX GIOIELLI (www.luxgioielli.com)
Collezione Alma, veretta in oro 18kt con diamanti naturali
GOVONI (www.govonigioielli.it)
Orecchini in oro bianco 18kt, con diamanti naturali. Collezione Full White
Ma perché lui e non un rubino o un topazio? Perché non uno smeraldo? La risposta è già nel nome greco, adamas, (indomabile) più che un’etimologia, un biglietto da visita.
Tecnicamente è la sostanza naturale più dura sulla Terra - può graffiare, ma non concede a nessuno di ricambiare -, una metafora che, nel giorno delle nozze, suona come una promessa formulata con estrema precisione. Anche per celebrare i sessant’anni di matrimonio non è una scelta casuale. Perché quando l’amore ha attraversato quelle (inevitabili) rivoluzioni domestiche, serve un simbolo capace di sostenerlo. E francamente, immaginare una metafora più azzeccata mi pare complicato assai.
E poi ci sono loro, le 4 C., un tempo arcani per pochi ora guida per chiunque acquisti con criterio. Carat, perché il peso è parte della sua presenza scenica. Uno per tutti? il Koh-i-Noor, 105 ct per pagine di storia tutt’altro che ordinarie. Cut, e qui si entra nell’alta sartoria della luce. È il momento in cui il diamante cancella gli echi della vita precedente per interpretare lo splendore. Clarity, perché non vuole inclusioni, e se qualche imperfezione c’è smette di essere difetto per diventare carattere. Color, preferisce la trasparenza assoluta, senza segreti, eppure sa sorprendere anche in giallo, in blu, in verde, in rosa, persino in un rosso di inafferrabile rarità.
E pensare che è carbonio. Come la punta del lapis (che si spezza sempre sul più bello), niente di più. Però purissimo.
Nasce nel tempo epico di abissi estremi, nel muto silenzio dove la pressione è una disciplina senza scorciatoie, e la sua potente trasformazione evoca una sensazione di magia. Praticamente, della vita di prima si porta dietro solo l’unicità. Il solitario è la conferma di una leadership che non accetta parità. Giusto per chiarire le gerarchie: se si fa accompagnare da altre pietre è solo per farsi reggere lo strascico. Non ha bisogno di stratagemmi. Il diamante è una condizione di perennità.
Perfetto per la sposa che cerca un simbolo che possa dire “per sempre” senza nessun fraintendimento.
CONTE DIAMONDS (www.contediamonds.com)
Anello fascia in oro bianco 18kt con diamanti di alta qualità, forma ovale e round e taglio brillante

UNOAERRE (www.unoaerre.it). Collezioni Fedi Persempre nate da un’unica fusione di metallo prezioso, pura e priva di impurità, realizzate senza saldature. È la prima linea Unoaerre certificata tramite blockchain

è una forma che, più di ogni altra, ha deciso di prendersi carico della grande promessa. Senza nessun eccesso, un cerchio, essenziale, che si accomoda all’anulare senza riserve. All’inizio fu il ferro, talvolta l’argento. Soluzioni dignitose, ma non esattamente nate per non portare i segni del tempo. E a un certo punto qualcuno deve aver pensato che se il voto è “per sempre”, conviene scegliere un materiale che prenda più sul serio quel vincolo. Ed ecco che il più nobile, il più incorruttibile e il più decisamente ‘fotogenico’, diventa il portavoce ufficiale dell’endless love. L’oro. E il dito? Qui le teorie si moltiplicano. Gli antichi romani vedevano nella “vena amoris” il filo diretto tra l’anulare sinistro e il cuore, una sorta di sentimentale fibra ottica ante litteram. In Inghilterra qualcuno osa il pollice, mentre in Russia e in Spagna lo si porta con sicurezza alla mano destra. I pragmatici, archiviando il romanticismo, sentenziano che all’anulare sinistro si consuma meno. Credibile. E i mancini? Evidentemente non se ne fanno un problema.
Unoaerre è la fede
Esistono storie che sono già storia prima ancora di nascere.Tra queste c’è quella di UNOAERRE, che ha costruito la propria identità attorno al simbolo per eccellenza dell’amore. La fede nuziale. Il motivo di questo, riconosciuto, successo risiede nella qualità dell’oro - puro e privo di impurità, proveniente da una filiera tracciabile -, e nella sua lavorazione, davvero unica perché segue un processo produttivo esclusivo che vede il metallo nobile modellato senza alcuna saldatura, intoppo o giuntura. UNOAERRE ha scelto di non cedere alla spettacolarizzazione della preziosità, ma di mantenere “fede”, nel senso più autentico del termine, al concetto di indissolubilità. È così che l’azienda aretina ha legato per sempre la propria identità al sentimento vero e sincero. Una metodologia che, a ben vedere, ha cambiato tutto. Infatti, oggi la UNOAERRE rappresenta la scelta di oltre 200.000 sposi ogni anno in Italia, che celebrano il proprio matrimonio con le sue fedi, creando una sorta di dimensione rituale nel rapporto con questo gioiello.
Una sola condizione che non ammette deroghe, deve essere rotondo, ovvero, senza inizio, senza fine, senza interruzioni. La completezza pura del cerchio ha sempre messo tutti d’accordo riconoscendolo un piccolo talismano. Nel corso dei secoli questo simbolo ha vissuto momenti di rigorosa sobrietà e improvvisi slanci decorativi che portarono la Chiesa a pretendere compostezza assoluta. Poi il Rinascimento fece ciò che gli riusciva meglio, aggiungere lì dove c’era linearità, e giù con fregi, disegni e frasi di buon augurio, ben in vista o più segretamente dove l’occhio curioso non arriva. Qualunque sia stato lo stile, il materiale e il periodo, in sostanza è tuttora un simbolo di impegno morale e sentimentale. Oggi è dominata dalla personalizzazione. Benedetta in chiesa o scambiata davanti all’ufficiale di stato civile, custodisce date, nomi e chi più ne ha più ne metta. Per gli audaci addirittura charm, diamanti e gemme incastonate, perché l’amore vuole brillare. La tradizione affida l’acquisto al testimone di nozze, un incarico prestigioso che glissa però sull’esborso di budget significativo. E sì, le varianti sono davvero tante, nel peso - dai 3 ai 16 grammi -, e nel design. Classica - bombata fuori e piatta dentro, rassicurante; Mantovana - più presente, impossibile ignorarla; Francesina - un sussurro che sa farsi ascoltare; Comoda - perché in amore non si creino attriti; Sarda - con piccole sfere come granelli di buon auspicio; Turca - i fili intrecciati sono metafora dell’unione; Etrusca - lineare, spesso incisa con parole apotropaiche; Unica - con diamante, per chi desidera che la sua lealtà arrivi anche a distanza. Comunque sia, per la sposa la fede è soltanto il primo capitolo perché non sia mai sprovvista di bellezza, e allora via libera a orecchini, dai minimalisti punti luce agli scenografici chandelier in dialogo con la luce. A collane sottili che accarezzano il décolleté oppure laccetti preziosi con pendente per accompagnare l’abito, senza mai sovrastarlo. E al polso? Mai rinunciare a un bracciale, magari un bangle dal design geometrico, o una catena morbida che segua i gesti con grazia studiata.
Griffate, coordinate, classiche, contemporanee, queste piccole architetture, insieme alle fedi, continuano a trasformare un sentimento in materia tangibile. Con stile, certo, consapevolezza, e quella punta di solennità che rende qualsiasi impegno sorprendentemente portabile. La vera eleganza, tuttavia, sta nell’equilibrio, nel valorizzare senza eccedere, nel brillare senza competere. Il protagonista resta l’impegno che si celebra, tutto il resto è bella scenografia. In ogni modo irrinunciabile.
DIANA PREZIOSI (www.dianapreziosi.com). Fedine in oro 18kt (dai 2gr. fino ai 15gr.) illuminate da diamantature fatte a mano

COSIMO VINCI (www.cosimovincidesign.it).
V Prisma Fides in argento 925 “frozen silver”
UNICA (www.unicaunica.it). Fedi passo dopo passo due strade unite in oro rosa e diamanti
ARTLINEA (www.artlineagioielli.it). Fede in oro 18kt con inserto in titanio lavorato con texture a nido d’ape e con diamante bianco naturale centrale incastonato.
DANA L’OR 9 CARATI (www.danalor9carati.com). Fede comoda 4 mm in oro 9 carati
AURUM (www.aurumsrl.com). Fedi in oro giallo 750 lavorate dalla particolare diamantatura a piramide. Disponibili anche in oro bianco, in oro rosa o champagne.

rappresenta un simbolo nella vita di una coppia, eppure, per molti retailer questo segmento continua a essere percepito come un ambito poco dinamico dal punto di vista commerciale: un acquisto quasi automatico, legato alla tradizione e a modelli consolidati, con poco spazio per l’innovazione. Ma è davvero così?
UNICA (marchio registrato), rimette al centro l’esperienza del cliente e trasforma la scelta della fede in un percorso creativo. In questo approccio non è più soltanto un modello da preferire tra quelli standard. Il gioielliere assume così un ruolo nuovo: non solo venditore, ma consulente e interprete dei desideri degli sposi, accompagnandoli nella realizzazione di un gioiello personale ed esclusivo.
Per il punto vendita significa valorizzare la propria professionalità e differenziarsi concretamente sul mercato. L’adesione al progetto UNICA richiede costi di attivazione contenuti, ma consente al gioielliere di acquisire un approccio consulenziale e una expertise distintiva in un segmento che, nonostante le evoluzioni


del mercato, continua a essere centrale per l’intero settore, anche in un momento di rialzo del prezzo dell’oro, come quello attuale.
Gli sposi che arrivano in gioielleria oggi sono informati, consapevoli, hanno spesso esplorato e raccolto idee anche on line. In tanti desiderano partecipare fattivamente alla creazione del simbolo che accompagnerà tutta la loro vita. La fede non ha perso di fatto il suo valore simbolico e, al contrario, la possibilità di personalizzarla, scegliendone materiali, finiture e dettagli ci parla di una nuova sensibilità, di una differenza che oggi, non è data solo dal prodotto, ma da un racconto altrettanto simbiotico quanto l’esperienza creativa che gli dà il via.

UNICA opera attraverso una rete selezionata di gioiellerie autorizzate, e garantisce esclusività territoriale così da massimizzare il ruolo del punto vendita. Se vuoi distinguerti nel mercato delle fedi nuziali, diventa concessionario UNICA e offri ai tuoi clienti un’esperienza di acquisto che nessun altro può replicare. Scansiona il QR e verifica subito se la tua zona è disponibile.

UNICA wedding rings: personalization and value
The wedding ring represents an important symbol in a couple’s life. yet, for many retailers, this segment is still perceived as commercially static: an almost automatic purchase tied to tradition and established models, with little room for innovation. But is this really the case?
UNICA (registered trademark) places the customer experience at the center and transforms the choice of the wedding ring into a creative journey.
In this approach, it is no longer just about selecting a model from standard options. The jeweler takes on a new role: not only a seller, but also a consultant and interpreter of the couple’s wishes, guiding them in creating a personal and exclusive piece of jewelry.
For the store, this means enhancing professional expertise and truly differentiating itself in the market. Joining the UNICA project requires relatively low activation costs, yet it allows jewelers to develop a consultative approach and distinctive expertise in a segment that remains central to the entire industry - even during periods of rising gold prices, like the current one.
Today, differentiation lies not only in the product itself but also in the story and the creative experience behind it.
in un ambito tradizionale come quello delle fedi nuziali, dove a contare sono materiali consolidati e forme immutabili nel tempo, innovare non è cosa da tutti. Aurum ci è riuscita e con ottimi risultati.
L’azienda di Trissino, nel vicentino, alla prima edizione dei VO Awards 2026, durante Vicenzaoro January, ha conquistato con le sue fedi animalier il premio Best in CreationSilver Manufacturing, un riconoscimento che ne ha premiato il design, ma anche la capacità della factory di rivisitare un classico della gioielleria con uno sguardo non convenzionale.
E considerando l’esperimento di Aurum, il segmento ha tutte le carte in regola per cavalcare l’onda della rivalsa, in barba ad ogni immobilismo, utilizzando un linguaggio e un codice estetico moderno che parlino più alle nuove generazioni che alle convenzioni.
La rivoluzione di Aurum è partita dalla materia.
Da alcuni anni l’azienda ha infatti introdotto Argento960, una lega innovativa che rappresenta una vera evoluzione, con la sua formula
esclusiva e protetta da brevetto. La particolarità di questo materiale è nella sua composizione: un argento arricchito con una percentuale di platino che ne migliora caratteristiche estetiche e tecniche. Il risultato è un metallo dal bianco naturale estremamente luminoso, dalla brillantezza intensa e dalla piacevolezza al tatto sorprendente. A differenza dell’argento 925 comunemente utilizzato in gioielleria, non necessita di rodiatura né di trattamenti chimici per mantenere nel tempo il proprio colore. Una qualità che ne garantisce stabilità, durevolezza e una purezza visiva immediatamente riconoscibile.

La fede come non l’avete mai vista. Il brand premiato anche ai VO Awards
Il design si ispira alla tendenza modaiola dell’animalier, che riproduce sulle superficie degli anelli, pattern ispirati al serpente, alla giraffa, alla zebra, alla tartaruga, al pitone, imprimendogli una buona dose di carattere. Ogni modello è proposto in due larghezze, 5 mm e 8 mm.
Una fede diversa. Forse proprio quella che il mercato stava aspettando.

Aurum: Wedding Rings Like You’ve Never Seen Before - Awarded at the VO Awards
Ai VO Awards 2026 di Vicenzaoro January, l’azienda di Trissino ha conquistato il Best in Creation - Silver
Manufacturing con le sue fedi animalier: un classico reinterpretato con design audace e contemporaneo
The company, based in Trissino in the Vicenza area, won the Best in Creation - Silver Manufacturing award at the first VO Awards 2026, held during Vicenzaoro January. Its animalier wedding rings stood out for their distinctive design and for the company’s ability to reinterpret a jewelry classic with a bold, unconventional approach. Aurum’s experiment suggests that this segment could reinvent itself by adopting a modern aesthetic language that speaks more to new generations than to traditional conventions. Aurum’s innovation begins with the material. In recent years the company introduced Argento960, an innovative alloy with a patented formula. This silver is enriched with a percentage of platinum, enhancing both its technical and aesthetic properties.
The design of Aurum’s rings draws inspiration from the animalier trend, featuring surface patterns reminiscent of snake, giraffe, zebra, tortoise, and python textures, giving the rings a strong and distinctive character. Each model is available in two widths: 5 mm and 8 mm. A different kind of wedding rin, perhaps exactly what the market has been waiting for.


il comparto della gioielleria nuziale sta vivendo un cambio di paradigma strutturale. Il consumatore moderno ha superato la concezione della fede come adempimento rituale per orientarsi verso preziosi che sintetizzino identità individuale, design e valore patrimoniale. In questo contesto, la classica vera in oro cede il passo a creazioni di alta gamma dove la struttura metallica scompare per esaltare la purezza della gemma.
E tra rigore tecnico e nuove estetiche si colloca la collezione Eternity Circle de I Gioielli del Sole, l’azienda che sta ridefinendo i canoni del settore attraverso un mix di expertise artigianale e posizionamento mediatico di alto livello. L’efficacia della strategia di brand desirability è stata recentemente confermata in occasione dell’ultima edizione del Festival di Sanremo. La scelta di far indossare a Sal Da Vinci un anello della linea “Eternity Circle” durante la sua performance non ha rappresentato una semplice operazione di product placement, ma un esempio di endorsement organico. Per il retail di fascia alta, questa visibilità si traduce in uno strumento di vendita estremamente potente. Il gioiello è stato percepito dal pubblico come un autentico status symbol. Questo facilita il compito del dettagliante, fornendo uno storytelling già validato dal prestigio del contesto.
Se il fascino del brand attrae il cliente, è l’eccellenza costruttiva a consolidare la vendita.
La linea Eternity Circle sfida i limiti della manifattura tradizionale come un’opera di precisione gemmologica.
I Gioielli del Sole: Beyond
The bridal jewelry sector is undergoing a profound transformation: consumers no longer see the wedding band as a mere ritual, but as an expression of identity, design, and lasting value. In this context, the traditional ring gives way to high-end creations that highlight the gem’s purity.
The Eternity Circle collection by I Gioielli del Sole fits into this scenario with a blend of craftsmanship and strategic positioning. Visibility at the Sanremo Festival, thanks to Sal Da Vinci’s endorsement, strengthened the perception of the jewelry as a status symbol, providing retailers with a ready-made, authoritative storytelling.
Technical excellence complements brand strength: at the Centro Orafo Il Tarì laboratories, rigorous diamond selection and advanced setting techniques minimize the presence of gold, maximizing both light reflection and everyday comfort. The introduction of solitaires with unconventional cuts meets the market’s need for differentiation while requiring exceptional construction precision. Supported by certifications and recognized corporate solidity, the collection represents a balance between tradition and innovation in contemporary bridal jewelry.

Presso i laboratori del Centro Orafo “Il Tarì”, i maestri incastonatori della famiglia Cardola operano una selezione rigorosa dei diamanti taglio brillante, garantendo una perfetta uniformità di diametro, colore e purezza lungo l’intera circonferenza. L’utilizzo di tecniche di incassatura al microscopio permette di ridurre al minimo la presenza dell’oro 18k, massimizzando la rifrazione della luce e assicurando, al contempo, un comfort superiore per l'indosso quotidiano.
L’inserimento della collezione Eternity Circle nell’assortimento di una boutique risponde a precise logiche di business e fidelizzazione, spostando l’attenzione su un investimento emozionale e durevole. Con questa visione, il marchio estende i confini del comparto bridal introducendo una selezione di solitari d’autore caratterizzati da diamanti con tagli non convenzionali, da quello brillante a geometrie complesse, come il taglio Oval, Cushion o Emerald, che risponde a una precisa logica di mercato: offrire al dettaglio uno strumento di differenziazione netta rispetto alla
standardizzazione. Sotto il profilo tecnico, inoltre, l’utilizzo dei “fancy cuts” rappresenta una sfida realizzativa non indifferente richiedono una purezza costruttiva della montatura ancora più rigorosa, poiché le linee allungate o angolari della gemma non perdonano minime imperfezioni nell’incastonatura.
I Gioielli del Sole supporta i propri partner con un ecosistema di garanzie che include certificazioni rigorose e una solidità aziendale riconosciuta a livello internazionale. Nel mercato del 2026, dove l’omologazione non è più premiata, la collezione si distingue come una soluzione di continuità tra l’eccellenza del passato e le ambizioni del futuro.
L’introduzione della collezione Eternity Circle mira a consolidare la fidelizzazione e a valorizzare l’investimento emozionale del cliente. Il marchio amplia il segmento bridal con solitari d’autore, caratterizzati da diamanti dai tagli non convenzionalidal brillante a Oval, Cushion ed Emerald - offrendo ai retailer uno strumento di differenziazione rispetto alla standardizzazione del mercato.

COSCIA (www.coscia.it)
Collana con perle Fresh Water Edison graduate 4-8 mm e chiusura in oro bianco 750. Collezione Coscia Couture Light.

lAUCELLA (www.aucella.com)
Anello in oro giallo 750 con diamanti naturali e perla naturale South Sea. Collezione “Flowers”
a marcia nuziale lancia le prime note, solenni, un filo teatrali. Un invito alla commozione. Non fa da sottofondo, proclama. Sta arrivando!
L’aria si tende come seta sul telaio. I sussurri si assottigliano fino a diventare velo acustico mosso dai respiri. Gli smartphone si sollevano simili a droni in formazione, pronti a catturare l’istante prima ancora di essere vissuto.
Avanza. Lenta. Con l’incedere di chi sa esattamente che il mondo la aspetta. La luce - complice raffinata - si posa senza clamore sul suo oriente. Nessuna regia invadente. Le cose preziose non alzano la voce per farsi notare.
“Eccola”. La gente si dà di gomito. “Eccola”, si sente ripetere di banco in banco. E la perla fa il suo ingresso. Non è sola, sono tante disposte in un choker d’altri tempi - eredità della nonna, custode di promesse vergate a mano e di fotografie sbiadite - non raccontano una moda, ma la continuità della grazia, un’attitudine innata.
Eppure, che strano, è un capolavoro nato per errore, da un granello molesto che l’ostrica, con tatto, accoglie e riveste di madreperla, strato dopo strato, anno dopo anno, nell’inviolabile silenzio del mare, facendo, inconsapevolmente, di un piccolo impiccio una meraviglia che sa di sole, di luna e di altre infinite inimmaginabili tonalità. Che emozionante lezione di inclusione.
I capricci? Li lascia sfilare con indulgente distacco. Non si affanna a reinventarsi, persevera nel suo placido cammino, nella sua pura identità. Una ostinazione affine alla ribellione.
Una damigella ridà volume al velo, un’altra sposta la ciocca di capelli che copre il collier che, al centro, vanta una goccia più generosa che indugia, come trattenuta dal desiderio di lasciar cogliere il sapore della sua essenza. È il baricentro perfetto di chi non teme confronti.
Nel silenzio saturo d’attesa, quella curva luminosa riposa sul collo della sposa come un dettaglio di classe. È lì che l’occhio ritorna.
Il suo è un ingresso solenne, da prima donna. La perla irradia con la più aristocratica delle virtù - una potentissima sobrietà che diffonde un chiarore quasi intimo. Nessuna è identica all’altra, cambia nelle sfumature, nella rotondità, nelle minime (a volte grandi e stravaganti) imperfezioni di un ricco spartito.
Anche moltiplicate in fili sovrapposti restano discrete. Non sanno cosa sia l’eccesso. Esistono, ed è sufficiente. Non stupisce che abbiano sedotto intellettuali e spiriti irrequieti.
Si attribuisce a Coco Chanel il merito di averle sdoganate dai salotti austeri (una democratizzazione in coincidenza temporale con il metodo di coltivazione inventato da Kokichi Mikimoto). “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla!” - lo so, è abusata, ma per la perla trovo che calzi a pennello. Proprio perché troppo indipendente, in nessuna epoca è mai stata confinata, esclusa o limitata. Per la sposa sarà sempre il gioiello ideale.

George Kakuda, presidente della Japan
Pearl Association, racconta il ruolo della perla nel bridal contemporaneo tra cultura, identità e nuove strategie di mercato

Orecchini in AU750 bianco, perle AKOYA 9/9.5 mm. e diam. 0.43
Coscia www.coscia.it collezione Coscia Basic
George Kakuda, President of the Japan Pearl Association, shares with Preziosa Magazine a deep reflection on the role of pearls in contemporary weddings and global luxury. According to Kakuda, the symbolic strength of the pearl lies in the fact that “it is not simply a gem to display, but an object that embodies character, life milestones, and memory.” Unlike the diamond, the pearl communicates a more intimate language, tied to purity, dignity, and ritual, and in Japan it accompanies the entire life cycle, from formal ceremonies to funerals.
In recent years, the role of the pearl in bridal jewelry has evolved significantly: “The contemporary bride wants to tell something about herself,” Kakuda notes, and Akoya pearls perfectly adapt to modern tastes, remaining versatile while maintaining their identity. Their value can be understood on three levels: authenticity, connected to Japanese tradition and the history of the IseShima and Toba seas; versatility, as pearls accompany many moments in life beyond the wedding; and heritage, serving as a symbol of family continuity.
From a commercial perspective, Kakuda emphasizes that “pearls allow building a long-term relationship,” offering jewelers the opportunity to enhance client value through storytelling and meaning. Looking to the future, he predicts that pearls will continue to grow as an identity symbol, sustainable and narrative, telling not only the story of the wedding but also “continuity, elegance, and maturity” in contemporary bridal jewelry.
Un dialogo raro con uno dei protagonisti assoluti della cultura perlifera giapponese. George Kakuda, presidente della Japan Pearl Association e figura di riferimento internazionale nella produzione di perle Akoya, apre a Preziosa Magazine una riflessione profonda sul significato della perla nel matrimonio contemporaneo e nel lusso globale.
Dalle radici culturali del Giappone, dove la perla accompagna l’intero ciclo della vita, fino alle nuove dinamiche del mercato bridal e del retail internazionale, emerge una visione che supera il concetto di gioiello come semplice ornamento. La perla Akoya diventa così simbolo di identità, continuità e valore narrativo, capace di parlare alle nuove generazioni senza perdere il legame con la tradizione.
Perché, nel linguaggio del gioiello e nella cultura giapponese, la perla continua a rappresentare uno dei simboli più forti del matrimonio?
Se dovessimo sintetizzare, la forza simbolica della perla risiede nel fatto che non è semplicemente una gemma da esibire, ma un oggetto che racchiude carattere, tappe della vita e memoria. A differenza del diamante, che comunica soprattutto eternità e impegno, la perla parla un linguaggio più intimo, fatto di purezza, dignità, femminilità e ritualità. Questo significato, già consolidato nella cultura occidentale, diventa ancora più profondo in Giappone. Qui la perla non è limitata al matrimonio, ma accompagna l’intero ciclo della vita: viene indossata nelle cerimonie, nei momenti formali e persino nei riti funebri. Un semplice filo di Akoya,

Le perle non si esauriscono nel giorno del matrimonio, ma accompagnano la persona in molti altri momenti della vita, dalle cerimonie agli anniversari. Questo le rende un acquisto più consapevole e significativo
quindi, non è un accessorio occasionale, ma un elemento che attraversa l’esistenza. È proprio questa continuità a renderla così potente: la perla non rappresenta solo una promessa d’amore, ma anche la maturità e la consapevolezza che iniziano con il matrimonio. Il suo lustro, morbido e profondo, non riflette la luce come un diamante, ma sembra nascere dall’interno, suggerendo un’eleganza discreta che valorizza la persona senza sovrastarla.
Oggi come sta evolvendo il ruolo della perla nel gioiello bridal, alla luce dei nuovi gusti e dello stile contemporaneo?
Negli ultimi anni il ruolo della perla è cambiato in modo evidente. Se in passato era associata quasi esclusivamente alla sposa tradizionale e a un’idea di formalità, oggi si inserisce in un contesto completamente diverso, dove l’abito e gli accessori diventano strumenti di espressione personale. La sposa contemporanea non cerca più solo coerenza con un codice estetico, ma vuole raccontare qualcosa di sé. In questo scenario, la perla ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento: può essere classica o contemporanea, minimale o audace, sempre mantenendo la propria identità. Per questo motivo non è corretto dire che le perle sono rimaste rilevanti perché “tradizionali”. Al contrario, sono state riscoperte proprio per la loro versatilità.
Riescono a dialogare con le nuove tendenze senza perdere il loro valore simbolico, diventando un ponte tra passato e presente.
Le perle Akoya sono da sempre sinonimo di eleganza: quali caratteristiche le rendono ancora attuali per la sposa di oggi?
Il valore delle perle Akoya oggi può essere letto su tre livelli distinti. Il primo è quello dell’autenticità. Sono profondamente legate al Giappone, ai mari di Ise-Shima e Toba, alla tradizione delle ama e alle tecniche di coltivazione. Questo significa che non sono solo un prodotto, ma portano con sé una storia e un’origine riconoscibile, sempre più apprezzata anche a livello internazionale. Il secondo elemento è la versatilità. Le perle non si esauriscono nel giorno del matrimonio, ma accompagnano la persona in molti altri momenti della vita, dalle cerimonie agli anniversari. Questo le rende un acquisto più consapevole e significativo, perché non legato a un solo evento. Infine, c’è il tema dell’eredità. Le perle si prestano naturalmente a essere tramandate, diventando simbolo di continuità familiare e legame tra generazioni.
In questo senso, rappresentano perfettamente quel concetto di “lusso narrativo” che oggi è sempre più centrale.

Pendente con catena in AU750 bianco, perla AKOYA 9/9.5 mm. e diam. 0.20
Coscia www.coscia.it
collezione Coscia Basic
Dal punto di vista commerciale, quanto può essere strategico per un gioielliere rafforzare l’offerta bridal con le perle?
Per un retailer, le perle rappresentano una grande opportunità perché non si limitano a generare una vendita singola, ma permettono di costruire una relazione nel tempo. Non sono legate solo al matrimonio, ma a tutte le fasi che lo precedono e lo seguono: dal fidanzamento agli anniversari, fino al passaggio generazionale.
Questo le rende una categoria capace di aumentare il valore del cliente nel lungo periodo. Inoltre, a differenza di altri prodotti più standardizzati, le perle offrono un margine narrativo molto più ampio. Elementi come il lustro, l’origine, la qualità della nacre o l’abbinamento diventano parte integrante dell’esperienza d’acquisto. Naturalmente, tutto questo funziona solo se il gioielliere è in grado di interpretare e raccontare il prodotto. Non basta esporlo: bisogna saper spiegare cosa rende una perla speciale, perché scegliere un’Akoya, come indossarla e come tramandarla. Oggi il cliente è disposto a pagare per il significato, non solo per il valore materiale.
Guardando al futuro, quale ruolo avranno le perle nella nuova narrazione internazionale del matrimonio? È molto probabile che il ruolo delle perle cresca ulteriormente. Stiamo assistendo a un cambiamento importante: da simbolo puramente cerimoniale, la perla sta diventando sempre più un simbolo identitario. Non rappresenta più solo la sposa “ideale”, ma anche la sua personalità. Allo stesso tempo, si inserisce perfettamente nel tema della sostenibilità e della tracciabilità, sempre più centrale nel mondo del lusso. Essendo il risultato dell’incontro tra natura e intervento umano, permette di costruire una narrazione autentica e credibile. Infine, le perle incarnano in modo naturale il concetto di heritage. In un mercato che tende a privilegiare qualità e valore duraturo, rispetto alla semplice tendenza, diventano un punto di riferimento. In definitiva, più che celebrare il matrimonio in modo spettacolare, le perle ne raccontano il significato più profondo: continuità, eleganza e maturità. Ed è proprio questa capacità narrativa a renderle sempre più centrali nel bridal contemporaneo.

Anello in AU750 bianco, perla AKOYA 8/8.5 mm. e diam. 0.04
Coscia www.coscia.it
collezione Coscia Basic

Anello aperto a fascia bombata con bagno in argento 925. Unoaerre
Credits: unoaerre.it
bombato in tulle e perle. The Beatriz
Credits: thebeatriz.com

Stivaletti stringati in pelle con finiture in pizzo floreale. Christian Louboutin
Credits: mytheresa.com
Choker multifilo con perle di vetro e spille da balia. Justine Clenquet
Credits: justineclenquet.com
Borsa a mano ricamata con perline. Clio Peppiatt
Credits: cliopeppiatt.co.uk
Credits: alexandermcqueen.com
Pochette con perle sintetiche e cinturino da polso. Simone Rocha Credits: farfetch.com
Earcuff dorato in argento sterling con cristalli. Panconesi
Credits: farfetch.com

Per il giorno del sì gli accessori abbandonano regole e cliché per flirtare con silhouette inattese e dettagli fuori copione. Così, accanto all'abito bianco, entrano in scena borsette a forma di wedding cake, lunghi guanti da diva, sneakers immacolate pronte a scivolare con disinvoltura dall'altare alla pista da ballo. E poi earcuff scintillanti, cerchietti bombati dal piglio couture, fili di perle imprevedibilmente punk. Piccoli coup de théâtre tra romanticismo e ironia, destinati a far scattare un immediato “lo voglio”.
For the big “I do” day, accessories leave behind rules and clichés to flirt with unexpected silhouettes and off-script details. Alongside the white dress, we now see wedding cake–shaped clutches, long diva-style gloves, and pristine sneakers ready to glide effortlessly from the altar to the dance floor. Then come sparkling ear cuffs, couture-inspired padded headbands, and strands of pearls with an unexpectedly punk edge. Small coups de théâtre balancing romance and irony, destined to spark an instant “I want it.”

SOVRANI (www.sovrani.com)
non nasce per starsene chiuso in cassaforte, non frequenta caveau, né si misura in carati (in realtà di questi nemmeno ne conosce l’esistenza), ma in fantasia. È libero per statuto, un vero camaleonte che ama interpretare resine che flirtano con metalli, cristalli che conversano con tessuti, plastiche che si concedono versioni inattese. Un gran miscuglio dici? Assolutamente no, piuttosto lo definirei un manifesto stilistico che legge nel “non esagerare!” un consiglio da archiviare.
C’è chi gli rimprovera l’“impermanenza”, come se la longevità rientrasse nei criteri della dignità estetica. Ma l’eternità, diciamolo, è un concetto che a volte sa di naftalina. Più che secoli, il bijou può promettere leggerezza, brio, trasformazione. Sia chiaro, anche la sua audacia a volte merita memoria, eccome, in tal caso sa ben mettersi in mostra nelle vetrine museali.
C’è poi quella faccenda dei gioielli “veri”. Ma non è mica un’imitazione! Non è gioielleria vs bigiotteria, e non ci sarà mai nessun ponte tra di loro perché il bijou non è un sosia in cerca di identità. Giocano su terreni opposti, tutto qui, in uno dei due il talento vale più del lignaggio, e viceversa. Non è mai stato attratto da valori che non gli appartengono, eppure così diversi a volte si assomigliano da mandare in crisi anche un occhio severoper talento, beninteso, non per mimetismo.
Ah, bisogna concedergli anche un altro merito, la leggerezza. Il bijou si indossa senza tensioni, nessuna paura di smarrire un tesoro, o ansia da assicurazione. È un lusso agile che accompagna senza gravare né sulla tasca né sul sonno.
Non sorprende, quindi, che sia complice di stilisti e presenza costante sulle passerelle più glamour. In questa società che cambia ritmo, mescola codici e ridefinisce le regole, il bijou fa ciò per cui è stato inventato, cioè, riflettere il suo tempo. Con spirito, con grazia, e con quella punta di divertimento che è l’essenza della sua spontaneità.
Ecco perché, non più custodi obbligate di parure ereditarie, le spose contemporanee lo scelgono con vera convinzione per essere autrici del proprio stile. Lo preferiscono per raccontare qualcosa di loro in piena libertà, con ironia, personalità. Nessun compromesso. Accanto all’abito bianco non si nasconde, non chiede il permesso, non arrossisce. Non deve dimostrare nulla, se non fantasia.


















www.my-dea.it

www.scoccapapillon.com


GIUSI MUNAFÒ BRIDAL DESIGN
www.giusimunafo.com



non è solo elegante e contemporanea come il linguaggio a cui il brand ci ha abituato da sempre, ma riesce a calarsi stavolta anche in una dimensione più profonda, intima e simbolica. Il fulcro della collezione è rappresentato dal cuore sacro, delicato, ma consapevole, proposto in forma di charm o inciso su piccole targhe metalliche. La SS collection richiama l’aspetto religioso dell’amore: un sentimento di devozione romantica, capace di celebrare il santuario dell’anima propria e altrui. Non solo estetica, dunque, ma anche significato ed emozione da indossare. Accanto al cuore sacro compaiono anche stelle e quadrifogli, portafortuna più scaramantici.




Le collanine a filo sottile, intervallate da perline colorate, anticipano il brio delle atmosfere estive e si prestano a combinazioni fresche e divertenti, perfette per le serate al mare. Grazie agli abbinamenti con perle, choker e catenine essenziali con il logo del brand impreziosito da zirconi brillanti, gli stessi gioielli possono trasformarsi in accessori più raffinati anche per occasioni eleganti. Le cromie seguono la palette classica: argento, oro giallo e oro rosé.
Stessa simmetria di essenzialità e ritmo si ritrova negli orologi della collezione, caratterizzati da quadranti madreperlati illuminati da punti luce e da sofisticati cinturini a bracciale. Una spring summer che con garbo si spinge oltre l’apparenza, prediligendo la sostanza e il messaggio.
Devotion and Light in the Liu Jo Luxury SS26 Collection
The SS26 collection by Liu Jo Luxury blends contemporary elegance with symbolic depth. At its heart is the Sacred Heart motif, featured as charms and engravings, representing devotion and inner emotion. Stars and four-leaf clovers add a playful sense of luck, while colorful beaded necklaces evoke a vibrant summer mood, easily styled from casual seaside looks to more refined combinations with pearls, chokers, and zirconia-adorned chains. The palette remains true to the brand’s identity: silver, yellow gold, and rose gold.
This harmony extends to the watches, with mother-of-pearl dials, subtle light details, and elegant bracelet straps - creating a collection that emphasizes meaning, emotion, and refined design beyond aesthetics.

Ogni orologio equipaggiato con calibro V5001 viene assemblato manualmente nel suo Atelier in Italia da Daniele Zorzetto, maestro orologiaio con una lunga esperienza nella regolazione di bilancieri a inerzia variabile con masselottes e spirale libera
Utopia II - l’eccellenza

Con un fatturato che ha superato i 15 milioni di euro a chiusura 2025, il brand consolida la crescita della sua orologeria indipendente italiana, testimoniando un impegno costante verso i massimi standard qualitativi.
Ogni suo segnatempo è un modello di eccellenza, come l’Utopia I, che è andato anche oltre evolvendosi nel Redentore Utopia II, ma conservando lo stesso spirito innovativo. Il movimento, interamente progettato e realizzato da Venezianico con Oisa, è un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava impossibile, e che dà pieno significato al nome “Utopia”. Le sue linee omaggiano il neoclassicismo della Basilica Palladiana in assoluto equilibrio tra estetica veneta e precisione ingegneristica.

“Il successo del primo Utopia ci ha dato una certezza: il movimento Made in Italy non era un esercizio di stile, ma un punto di partenza. Con Utopia II abbiamo scelto di non limitarci a replicare quel risultato, ma di spingere il progetto più in profondità, elevando ulteriormente il livello delle decorazioni e applicando una galvanica in oro 24 carati, per rendere il movimento non solo il cuore tecnico, ma anche il protagonista estetico dell’orologio”. Alberto Morelli, CEO di Venezianico
Utopia II custodisce il calibro V5001 di soli 3,5 mm, con 60 ore di riserva di carica e precisione di ±3 secondi al giorno, parte delle scelte tecniche ed estetiche che definiscono l’identità del marchio: ogni componente, anche il più nascosto, unisce rigore meccanico e sensibilità artigianale.
Ad ispirarlo è la Laguna della Serenissima, che si rispecchia nel nuovo pattern Marea inciso a mano su torni rose engine ottocenteschi, senza ausili elettrici. La tradizionale lavorazione guilloché crea un gioco di luce che evoca le dolci onde lagunari. Il quadrante è declinato in due versioni: Alpha – con finitura galvanica oro e cinturino in pelle di vitello nera a grana naturale; Beta - con finitura grafite e cinturino saffiano lavorato a mano.

Tra le altre sue caratteristiche ci sono ruote con doppia finitura a spirale, ponti e platina galvanizzati in oro 24 carati, Côtes de Genève radiali, perlage fine, ponte del bilanciere a doppio ancoraggio con finitura étirage e bilanciere a inerzia variabile in lega rame-berillio, protetto dal sistema KIF Elastor®
Venezianico - Redentore Utopia II: Italian watchmaking excellence inspired by the Lagoon
With over €15 million in revenue in 2025, Venezianico strengthens its independent watchmaking vision and commitment to quality. Following Utopia I, the Redentore Utopia II continues its innovative path.Developed with Oisa, the ultra-thin V5001 caliber (3.5 mm) offers a 60-hour power reserve and ±3 seconds per day accuracy, blending engineering precision with artisanal craftsmanship. Its design echoes the neoclassical elegance of the Basilica del Redentore. The dial, inspired by the Venetian Lagoon, features the hand-engraved Marea guilloché pattern and comes in two versions: Alpha (gold-plated, black calfskin strap) and Beta (graphite, Saffiano strap). The movement is finished with high-end decorations, including Côtes de Genève, perlage, 24k gold-plated components, and a copper-beryllium balance wheel with KIF Elastor® protection.
Si può trasformare un’idea in un marchio di successo? Sì, come dimostrano i fratelli Alberto e Alessandro Morelli, che con Venezianico hanno unito tradizione orologiera e identità veneziana. In pochi anni l’azienda è cresciuta rapidamente, attirando giovani talenti e puntando su qualità, ricerca e innovazione. Tra i risultati principali: il premio Orologio dell’Anno 2025, lo sviluppo del calibro proprietario V5000 e l’ingresso di Alberto Morelli nell’Academy del Grand Prix d’Horlogerie de Genève, il riconoscimento internazionale più prestigioso del settore.



nel mercato globale dei preziosi, sempre più orientato alla digitalizzazione e alla trasparenza, si consolida il percorso di Diamondsonline.it, una piattaforma internazionale con headquarter in Italia, specializzata nella compravendita di diamanti certificati, naturali e lab grown, un progetto capace di coniugare tecnologia, affidabilità e supporto diretto ai professionisti del settore.
Una tecnologia a misura d’uomo che senza tradire le relazioni personali evolve con certezza a passi da gigante
*Diamanti disponibili: 1,5 milioni
Crescita ordini (ultimi 2 anni): +50%
Crescita clienti (ultimi 2 anni): +35%
Quota mercato Italia: 70%
Quota mercato estero: 30% (in crescita)
Dopo un 2025 particolarmente positivo, la piattaforma evolve con numeri rilevanti e prospettive di ulteriore espansione. Oggi sono circa 1,5 milioni i diamanti certificati disponibili per l’acquisto, provenienti dai principali mercati internazionali, a conferma di un’offerta ampia e diversificata. Un ecosistema digitale che punta a ridurre le inefficienze tipiche del commercio tradizionale, garantendo al contempo elevati standard di sicurezza e tracciabilità. Il valore aggiunto risiede nell’esperienza d’uso: l’interfaccia intuitiva consente una ricerca rapida e precisa, mentre la trasparenza nelle transazioni contribuisce a rafforzare la fiducia di una clientela sempre più esigente. Una combinazione che ha favorito una crescita significativa della base utenti professionale a livello globale, con un incremento degli ordini e degli accessi alla piattaforma.
Accanto all’offerta di prodotto, Diamondsonline.it ha sviluppato un sistema di servizi integrati pensati per retailer e operatori del settore con una tecnologia a “misura d’uomo”. Dalla disponibilità alla logistica, fino al supporto formativo per il punto vendita, la piattaforma si propone pertanto come partner operativo oltre che commerciale.
I dati confermano il trend di crescita: negli ultimi due anni gli ordini sono aumentati del 50%, mentre la base clienti ha registrato un +35%, con una prevalenza del mercato italiano (70%) e una quota internazionale in espansione, soprattutto in ambito europeo dove, la creazione di nuovi HUB favorisce ed incrementa i costanti sviluppi del progetto. I diamanti naturali rappresentano ancora l’80% delle richieste, ma cresce l’interesse verso i lab grown, che oggi incidono per il 20% degli ordini.
Diamondsonline.it, an international platform headquartered in Italy, strengthens its position in the digital market for certified, natural, and lab-grown diamonds. Following a successful 2025, the platform offers approximately 1.5 million diamonds, with orders growing by 50% and its client base by 35% over the past two years. The Italian market accounts for 70% of its customers, while the international share - particularly in Europe - is expanding. With an innovation-driven approach and integrated services for industry professionals, Diamondsonline.it aims to further strengthen its presence in 2026, consolidating trust and transparency in the digital diamond trade.

Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore rafforzamento della propria presenza, anche attraverso nuove assunzioni strategiche e il lancio di funzionalità avanzate per migliorare ulteriormente l’esperienza utente. L’obiettivo è chiaro: consolidare il proprio posizionamento tra i principali player del commercio digitale di diamanti, mantenendo al centro un approccio orientato all’innovazione e alla relazione diretta con il cliente.
In un settore storicamente legato a dinamiche tradizionali, Diamondsonline.it rappresenta così un esempio di evoluzione digitale capace di ridefinire processi e modelli operativi, senza rinunciare a quella dimensione di fiducia e prossimità che resta fondamentale nel commercio dei beni di valore.




Matteo Farsura racconta l’impegno di IEG per il settore: focus su manifattura Made in Italy e tecnologie, analisi dello scenario attuale e differenziazione dei mercati di provenienza per l'incoming dei buyer, un congresso internazionale per offrire strumenti concreti alle imprese
oroarezzo ha imboccato una traiettoria di crescita consapevole, basata su un posizionamento chiaro ben definito e su elementi di strategia modulabili per rispondere con la necessaria flessibilità ai cambiamenti dei mercati internazionali. A spingere gli investimenti di Italian Exhibition Group sulla manifestazione, spiega Matteo Farsura Global Exhibition Manager Jewellery&Fashion Division IEG, è stato un lavoro strategico avviato dal 2023, fondato sull’offerta distintiva di Oroarezzo quale piattaforma specializzata nella manifattura Made in Italy e nelle tecnologie per il settore. Da qui è derivata una selezione sempre

più mirata dei buyer internazionali, una maggiore leggibilità dell'offerta e un progetto di sviluppo che siamo in grado di adattare alle esigenze delle aziende a seconda del contesto. In particolare, per l’edizione 2026 gli elementi centrali saranno: da un lato, la differenziazione dei paesi di provenienza dei buyer, dall’altro un’offerta di contenuti di alto valore che si traducono in strumenti concreti per gli imprenditori. Per questo rinforzeremo il palinsesto eventi con The Global Outlook 2026, un nuovo congresso internazionale dedicato ai mercati ad alto potenziale.
Dunque una Oroarezzo che si adatta alle condizioni di mercato. Come si realizza?
Da tre edizioni - quindi dall’inizio del 2023 - abbiamo avviato un percorso di evoluzione strutturato per servire meglio le aziende, andando a sviluppare diversi elementi che interagiscono tra loro. Il punto di partenza è stato chiarire con precisione che Oroarezzo è la piattaforma focalizzata su manifattura Made in Italy e tecnologie. Un posizionamento così definito, comunicato anche a livello internazionale, aiuta i buyer a capire perché essere presenti: qui si dialoga con i produttori e si costruiscono rapporti industriali che poi fanno la differenza.
Negli ultimi anni gli espositori sono rimasti abbastanza stabili, ma i buyer sono cresciuti molto. Come avete ottenuto questo risultato?
Grazie al posizionamento mirato siamo stati più efficaci nel lavoro di scouting e di selezione delle delegazioni incoming che facciamo anche con il supporto di ICE: analizziamo costantemente i dati export per individuare i mercati di maggiore interesse e con maggiore potenziale per gli operatori.
Quindi la crescita buyer è figlia di una scelta strategica, in particolare a fronte dell’incertezza dei mercati.
Esatto. Un esempio concreto: lo scorso anno a guidare la strategia di incoming sono state dinamiche molto forti legate alla Turchia. A distanza di qualche mese lo scenario internazionale è cambiato: i mercati di riferimento rallentano, altri emergono. E per offrire il miglior supporto alle aziende noi adeguiamo il focus e attiviamo lo scouting mirato su Paesi emergenti.
Spesso sottovalutiamo l’Europa, ma i buyer europei ci sono. Che riscontri avete?
L’Europa è una componente importante della nostra delegazione incoming,
e il nostro obiettivo è garantirne la presenza per dare l’opportunità agli espositori di intercettare nuovo business.
Quanti espositori avete avuto nelle ultime edizioni e dove volete arrivare?

La differenziazione delle rotte dell'export è alla base della strategia di incoming di IEG in collaborazione con ICE
Nelle ultime 3 edizioni il numero di espositori è aumentato di quasi il 10%. Il nostro obiettivo di medio periodo è superare i 500 espositori: è una soglia “ideale” per attrarre buyer che cercano una selezione ampia e davvero qualificata.
Come pensate di raggiungere questo traguardo?
Continuando a far crescere la qualità della domanda, ovvero dei buyer, e impegnandoci per offrire certezze agli espositori più scettici e a chi non considera ancora Oroarezzo una piattaforma adatta al proprio business. Siamo convinti che un posizionamento chiaro renda più efficaci il tempo e gli investimenti dedicati. Nelle precedenti edizioni siamo riusciti a garantire un rapporto 1:1 tra espositori e buyer ospitati e il nostro impegno è di mantenere questo assetto. Storicamente la manifestazione ha guardato ai mercati di export consolidati del distretto aretino. Oggi, alla luce della situazione internazionale, siamo consapevoli di dover puntare su una differenziazione ancora più forte per dare alle aziende l'opportunità di confrontarsi con mercati alternativi come ad esempio l'Europa, ma anche l’India, il Sud America, l’Africa. È la differenziazione il primo driver che guida la strategia della composizione della delegazione di buyer ospitati a cui stiamo lavorando assieme a ICE.
E per tipologia di buyer?
Coerentemente con la vocazione manifattura/tecnologie, la componente principale è fatta da grossisti e catene di negozi. Nelle ultime edizioni abbiamo visto crescere la quota dei retailer che trovano in Oroarezzo una piattaforma ideale per realizzare collezioni proprie. C’è anche una quota cash & carry e, sul fronte tecnologie, una parte di operatori internazionali interessati al padiglione dedicato.
Le aziende non arrivano solo da Arezzo: come rispondono gli altri distretti?
Il lavoro fatto finora sul layout con l’obiettivo di raccontare al meglio l’oreficeria, segmentando l’offerta in semi-lavorati, oreficeria in oro e argento, gioielleria unbranded, pietre semi-preziose, tecnologie, ci ha permesso di bilanciare la presenza dei distretti italiani. Arezzo e Vicenza sono assoluti protagonisti, ma abbiamo introdotto anche aziende del distretto valenzano per il segmento della manifattura gioielliera (il padiglione Petrarca). Trovando tutti una collocazione ben precisa all’interno dell’offerta di Oroarezzo, gli espositori dimostrano di apprezzare, ma soprattutto i buyer riescono ad analizzare l’offerta in maniera più efficace, orientandosi meglio. Inoltre, da qualche edizione stiamo investendo nel progetto Precious Fashion rivolto alla filiera dell’accessorio moda che esprime un’altra eccellenza toscana. In un’ot-
tica di ampliamento dell’offerta debutterà a maggio anche un’area espositiva dedicata.
Vicenzaoro e Oroarezzo: come convivono nel calendario italiano?
Vicenzaoro rappresenta l’intera filiera. Oroarezzo, con il suo focus su manifattura e tecnologie, ci permette di coinvolgere buyer interessati specificatamente a questa parte della filiera.
Temete le fiere concorrenti?
Più che guardare ai competitor, guardiamo ai buyer. Cerchiamo di leggere e cogliere le loro esigenze in modo da far evolvere la manifestazione di conseguenza.
Serve una seconda edizione di Oroarezzo?
Al momento il calendario fieristico è molto equilibrato e tiene conto delle esigenze di acquisto dei buyer internazionali.
Avete lanciato un appuntamento importante: un congresso internazionale. Qual è l’obiettivo?
The Global Outlook 2026 è un congresso con una dimensione realmente internazionale, pensato per posizionare Arezzo sempre più come piattaforma globale. L’obiettivo è dare strumenti concreti alle imprese sulle opportunità nei mercati esteri: non solo “raccontandoli”, ma aiutando l’imprenditore a prendere decisioni strategiche.
Che tipo di contenuti porterete sul palco?
Focus geografici su mercati come Francia, Svizzera, India, USA, Canada, America Latina e continente africano. Sul tema India, ad esempio, la domanda che vogliamo affrontare è pratica: “è un’opportunità e devo attrezzarmi per entrarci, oppure è un rischio e devo proteggermi”? Prevediamo in aggiunta un blocco dedicato agli strumenti operativi per le imprese: accesso al credito, copertura rischi, strumenti finanziari, con il coinvolgimento di partner qualificati come Confindustria Assafrica & Mediterraneo, SACE, IC&Partners che ringrazio, assieme a chi con IEG ha reso possibile l’evento: Confindustria Federorafi, Afemo, MAECI e ICE.
C’è un messaggio che vuoi lasciare agli imprenditori?
Due messaggi. Il primo: l’impegno di IEG su Oroarezzo è concreto e continuativo. Vogliamo investire e far crescere la piattaforma e lavoriamo sul territorio per rassicurare istituzioni, associazioni e imprese. Il secondo: crediamo fortemente in un approccio di squadra, che coinvolga associazioni di settore e istituzioni locali e imprese. È da qui che nasce ciò che ho raccontato: investimento e collaborazione.

Al centro, le opportunità di export e l’analisi dei complessi equilibri geopolitici che incidono sullo sviluppo delle imprese
Il primo congresso internazionale di Oroarezzo 2026, promosso da IEG insieme a Federorafi Confindustria punta a consolidare il ruolo della manifestazione come hub strategico per l’oreficeria italiana.
l primo congresso internazionale di Oroarezzo 2026, organizzato da Italian Exhibition Group (IEG), dal titolo: “Mercati globali, scenari geopolitici e strumenti concreti per la crescita delle imprese” si terrà lunedì 11 maggio 2026 presso Arezzo Fiere e Congressi. Un’occasione per un focus sull’internazionalizzazione e la crescita delle imprese orafe. L’evento è organizzato in collaborazione con Federorafi Confindustria, puntando a rafforzare il distretto aretino nel contesto competitivo internazionale.
L’appuntamento mira a rafforzare il ruolo di Oroarezzo come piattaforma strategica per la manifattura orafa italiana, focalizzandosi sulle opportunità di export e sulla comprensione dei complessi scenari geopolitici attuali.
“Questo congresso rappresenta un interessante appuntamento per i visitatori e per gli espositori - dice Maria Cristina Squarcialupi, presidente nazionale Confindustria Federorafi -. L’attuale contesto internazionale particolarmente critico, oltretutto nei mercati che assorbono il 40% dell’export gioielliero italiano, impone all’imprenditore orafo un ulteriore sforzo per capire come orientarsi tra le sfide macroeconomiche (prezzi, dazi,
geopolitica) e le opportunità pratiche di internazionalizzazione. L’intento dell’incontro è di fornire non solo informazioni ma anche soluzioni pratiche per approcciare, nel medio periodo, nuovi mercati come quelli africani e per applicare gli strumenti ICE e SACE oggi già a disposizione delle imprese”.
“L’imprevedibilità degli scenari che stiamo affrontando in questi mesi rende ancora più ineludibile la necessità di conoscere con quali strumenti oggi possiamo arginare i mutamenti in atto - afferma Giordana Giordini presidente sezione Orafi Confindustria Toscana Sud -. Questo congresso è un appuntamento da non mancare. Arezzo è tra i distretti orafi più colpiti dall’attuale contingenza ma la manifestazione fieristica così come le ini-
ziative già disponibili di ICE e SACE possono e devono rappresentare possibili soluzioni per uscire dall’impasse. Il Convegno ha questi ambiziosi obiettivi così come quelli di iniziare a presidiare i mercati africani oggi appannaggio di altri Paesi nostri competitor”.
“Alla luce delle recenti crisi e tensioni internazionali, molte imprese italiane stanno cercando di diversificare le proprie catene di approvvigionamento, guardando con maggiore interesse al continente africano - spiega Patrizia Mauro, Direttore Generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo -. Visione di lungo periodo, presenza in loco, contatti istituzionali e imprenditoriali affidabili, coordinamento con il Sistema Paese e strumenti finanziari, questi sono alcuni elementi indispensabili per chi si affaccia e comincia ad operare nei mercati africani. Serve una presenza strutturata, costruita attraverso un forte coordinamento con tutti gli attori del Sistema Paese”.


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Gli espositori rispondono con scelte selettive e design evoluto.
Squarcialupi: “Più che di mercati, in Unoaerre oggi preferiamo parlare di clienti”

““Stiamo riposizionando i materiali utilizzati e la nostra flessibilità tecnica ci consente di esplorare un numero infinito di combinazioni adattando il prodotto alle esigenze di mercato più accessibili o più alte”
Maria Cristina Squarcialupi Unoaerre
D“al 9 al 12 maggio torna Oroarezzo, il salone internazionale di Italian Exhibition Group ad Arezzo Fiere e Congressi. Un appuntamento che, negli anni, ha consolidato la propria identità di fiera “boutique”, capace di valorizzare il saper fare manifatturiero italiano in un contesto altamente qualificato.

“La presenza di aziende come la nostra è un segnale importante per Oroarezzo e per tutto il distretto, in un contesto non semplice, segnato da tensioni e rallentamento dei mercati internazionali”
Giordana Giordini Giordini
E proprio questa dimensione, più elitaria, ma strategica, emerge con forza dalle parole degli espositori, che confermano come, nonostante le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati, la fiera aretina continui a rappresentare un faro per il settore.
“La presenza di aziende come la nostra è un segnale importante per Oroarezzo e per tutto il distretto, in un contesto non semplice, segnato da tensioni e rallentamento dei mercati internazionali”, sottolinea Giordana Giordini, Owner di Giordini, evidenziando il ruolo della manifestazione come leva per valorizzare il principale distretto orafo europeo e mantenere vivo il dialogo con i clienti.
E Mariacristina Squarcialupi, (Unoaerre) conferma: “È un appuntamento speciale, perché significa presentare il nostro lavoro a casa nostra”, ricordando il legame storico con il distretto aretino. Una funzione ribadita anche da Roberto Govoni, guida della Govoni Gioielli: “Partecipiamo da circa 20 anni con l’obiettivo di consolidare i rapporti esistenti e svilupparne di nuovi”. Anche la Moraglione 1922 presente da diversi anni in fiere di settore internazionali, partecipa ad OroArezzo che si inserisce nel percorso intrapreso come evento chiave nel panorama italiano ed europeo.
E se il contesto internazionale resta complicato, il comparto
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continua a dimostrare una resilienza significativa, sostenuta da una domanda che, seppur maggiormente selettiva, non si arresta.
“Nonostante le flessioni del mercato internazionale, il settore continua a mostrare un andamento positivo”, osserva Govoni. “Il gioiello viene ancora percepito come un investimento stabile, soprattutto nei mercati con forte cultura del lusso e attenzione alla qualità”. Gli Stati Uniti si confermano un pilastro, mentre emergono nuove direttrici di sviluppo, come evidenzia Fabrizio Falcinelli, direttore creativo Gold Art: “Gli Stati Uniti restano un punto di riferimento, ma guardiamo con interesse anche al Sud-Est asiatico, che mostra segnali di crescita”.
Anche l’Export Manager di Zen Diamond, Can Erdogdu, rafforza questa visione: “Operiamo in 23 Paesi con 175 negozi e vediamo un potenziale particolarmente elevato in Europa e Medio Oriente, mentre la nostra presenza negli Stati Uniti resta una priorità strategica”. E una consolidata vocazione internazionale, è anche quella della Moraglione 1922 guidata da Giovanni Bonzano e Fabio Amelotti: “la nostra capacità di coniugare
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““La situazione più critica si registra in particolare a Dubai, mentre altri mercati come quello statunitense reggono meglio, nonostante i dazi”
Enrico Peruffo
Fratelli Bovo
tradizione artigianale e design contemporaneo rappresenta un vantaggio competitivo importante che ci favorisce l’ingresso nei mercati più promettenti, quelli dove il cliente ricerca unicità, qualità delle pietre naturali e identità di marca”
Non mancano però le criticità, soprattutto nelle zone attualmente interessate dal conflitto come evidenzia Enrico Peruffo, Fratelli Bovo: “La situazione più critica si registra in particolare a Dubai, mentre altri mercati come quello statunitense reggono meglio, nonostante i dazi”. In questo scenario, la parola chiave diventa diversificazione.

““Il gioiello viene ancora percepito come un investimento stabile, soprattutto nei mercati con forte cultura del lusso e attenzione alla qualità”
Roberto Govoni
Govoni Gioielli
Così sintetizza laconicamente
Squarcialupi: “Più che di mercati, in Unoaerre oggi preferiamo parlare di clienti. Le partnership solide sono sempre più strategiche per affrontare quella che possiamo definire oggi una vera e propria ‘tempesta perfetta’. Stiamo riposizionando i materiali utilizzati e la nostra flessibilità tecnica ci consente di esplorare un numero. infinito di combinazioni adattando il prodotto alle esigenze di mercato più accessibili o più alte”.
Accanto alla geografia dei mercati e al portafoglio evolve però anche il linguaggio estetico e cambiano le tendenze del gioiello. Alla domanda

““La nostra capacità di coniugare tradizione artigianale e design contemporaneo rappresenta un vantaggio competitivo importante che ci favorisce l’ingresso nei mercati più promettenti”
Giovanni Bonzano e Fabio Amelotti Moraglione 1922

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su quali siano le novità da tenere d’occhio, Zen Diamond, vede in equilibrio grandi classici e design più audaci e con l’uso di pietre colorate come smeraldi, zaffiri e rubini. “La portabilità è un fattore chiave”- commenta. Fratelli Bovo, invece, evidenzia il successo del filone bon ton: “Fiocchi e fiori stanno funzionando molto bene, ma convivono insieme a geometrie audaci e alle catene, un accessorio tra i più apprezzati” Gold Art vede un cambio di passo verso l’essenzialità: “Si afferma uno stile contemporaneo, fatto di linee pulite, volumi definiti e grande attenzione alla versatilità”. La contaminazione tra classico e contemporaneo è invece un equilibrio che rappresenta da sempre il DNA della Moraglione 1922, che punta sulla centralità delle pietre naturali e volumi leggeri che consentono maggiore versatilità. Ma il vero protagonista di questo

“Gli Stati Uniti restano un punto di riferimento, ma guardiamo con interesse anche al SudEst asiatico, che mostra segnali di crescita”
Fabrizio Falcinelli Gold Art

““Operiamo in 23 Paesi con 175 negozi e vediamo un potenziale particolarmente elevato in Europa e Medio Oriente, mentre la nostra presenza negli Stati Uniti resta una priorità strategica”
Can Erdogdu Zen Diamond
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momento storico resta l’oro e i suoi balzi che stanno spingendo le aziende a ripensare profondamente le strategie produttive. “Notiamo sempre più collezioni in titanio abbinato ai diamanti”, spiega Peruffo, “una soluzione che permette di contenere i costi senza rinunciare al valore percepito”. Anche Squarcialupi evidenzia un cambio di paradigma: “Abbiamo introdotto collezioni in acciaio
Made in Italy accanto alla produzione tradizionale. La nostra forza è la flessibilità tecnica, che ci consente di adattare il prodotto a diverse esigenze di mercato”. Una duttilità operativa che è prima strategica e gestionale. “È fondamentale mantenere una visione di medio-lungo periodo, ma anche essere flessibili nel breve, se necessario”, commenta Peruffo, “per affrontare scenari in mutamento”.


Una mostra sulla diversità dei materiali e il gesto dei maestri artigiani
per la sua 8^ mostra in situ, GemGenève va alla scoperta del gesto nell’incontro con la materia, il passaggio che valorizza la bellezza di un oggetto d’arte.
Dal 7 al 10 maggio prossimi, la manifestazione mette questo muto dialogo al centro di una mostra inedita, promossa da Mathieu Dekeukelaire, con il sostegno di Fondazione Baur, Museo d’arte dell’Estremo Oriente e Museo d’arte e di storia di Ginevra (MAH), sotto la curatela di Pauline d’Abrigeon (che parallelamente all’esposizione condividerà il suo punto di vista e le sue conoscenze nell’ambito di una tavola rotonda per un approfondimento sulle opere esposte), conservatrice presso la Fondazione Baur, ed Estelle Fallet, conservatrice del MAH di Ginevra.
La mostra “Plasmare la materia, valorizzarne la bellezza” si immerge nel cuore di materiali di origine minerale o organica, la maggior parte oggi soggetta a rigorosa regolamentazione per le specie protette. Al Palexpo, la Fondazione Baur, Museo d’arte dell’Estremo Oriente (l’unico museo in Svizzera dedicato esclusivamente alle arti dell’Estremo Oriente) offre una esposizione fuori sede con quasi 40 oggetti d’arte provenienti dalla fondazione che ospita una delle più notevoli collezioni europee di arte cinese e giapponese che com-
prende circa 9 000 oggetti raccolti dal collezionista svizzero Alfred Baur (1865-1951).
Pauline D’Abrigeon, quale materiale avete voluto mettere in risalto, e perché?
“In risonanza con le gemme al centro dell’evento, la scelta è ricaduta innanzitutto sulle giade della collezione Baur, che costituiscono il gruppo più importante dei prestiti, in quanto rappresentano oltre la metà delle circa 40 opere esposte. Sono state proprio le giade a ispirare il tema della mostra. La loro eccezionale durezza richiede infatti un paziente lavoro di abrasione della superficie per far emergere forme e decorazioni”.
Quali sono i pezzi più spettacolari che avete scelto di esporre?
“Plasmare la materia, valorizzarne la bellezza è l’occasione per presentare opere eccezionali realizzate nei laboratori imperiali, che rivelano il gusto dell’imperatore Qianlong (che regnò dal 1736 al 1795) per le giade bianche traslucide e la cultura letteraria”.
In base a quali criteri avete selezionato le giade che saranno esposte in mostra?
“Abbiamo selezionato pezzi dei colori più diversi, in modo che i visitatori possano apprezzare la straordinaria varietà cromatica del materiale, che spazia dal bianco latteo ai verdi più intensi delle giade dette «spinacio», estratte dalle rive del lago Baikal per essere poi lavorate in Cina”.

In mostra ci sono circa 100 opere provenienti da collezioni istituzionali e private, sono le protagoniste di questa panoramica sulla straordinaria diversità dei materiali, lavorati dai mestieri manuali lungo tutti i periodi storici.
a GemGenève 7 > 10 MAY 26

For its 8th in situ exhibition, GemGenève highlights the creative gesture that reveals the beauty of materials. From May 7 to 10, the event, promoted by Mathieu Dekeukelaire and supported by the Fondation Baur, the Museum of Far Eastern Art, and the MAH of Geneva, is curated by Pauline d’Abrigeon and Estelle Fallet, who will also host a roundtable on the works displayed. “Shaping Matter, Revealing Beauty” features mineral and organic materials, many now regulated for protected species. At Palexpo, the Fondation Baur presents nearly 40 works from its Chinese and Japanese collection, one of Europe’s most significant, assembled by Alfred Baur (18651951). The exhibition focuses on jade, representing over half the loans and inspiring the theme, as its hardness requires patient craftsmanship to reveal forms and decorations. Highlights include pieces from Chinese imperial workshops, reflecting Emperor Qianlong’s taste for translucent white jade and literary culture. The selected jades display a remarkable color range, from milky whites to deep “spinach” greens, sourced from Lake Baikal and worked in China, allowing visitors to admire both the material’s beauty and the artisans’ mastery.

di Giuseppe De Silva
“Il nostro lavoro valorizza le aziende italiane e apre nuove opportunità negli USA”
lFilippo Fusaro
direttore di ICE Houston

a fiera JCK di Las Vegas (Stato del Nevada, Usa) dal 29 maggio al 1 giugno 2026, è l’appuntamento mondiale più importante per la gioielleria di lusso. Per il direttore di “ICE Houston” Filippo Fusaro, che coordina le attività per garantire supporto alle imprese italiane, quest’anno c’è un boom di presenze.
Quanto lavoro c’è per la costruzione di questo evento da parte dell’Ice Houston?
L’Ufficio ICE di Houston lavora in stretto raccordo con l’Ufficio ICE di Roma, per tutte le attività legate alla presenza delle aziende italiane nel Padiglione Italia, dalla selezione delle imprese alla gestione logistica del padiglione nazionale.
In particolare, il lavoro comprende: selezione e assistenza alle aziende che partecipano alla collettiva; organizzazione dello spazio espositivo e del padiglione italiano, inclusi allestimenti, servizi tecnici e comunicazione; promozione dell’evento e del Made in Italy

presso buyer e operatori statunitensi; supporto durante la fiera, anche con attività di networking.
Si tratta quindi di un lavoro che richiede mesi di preparazione, coordinamento internazionale e una presenza operativa durante l’evento, perché l’obiettivo è valorizzare al meglio le aziende italiane e facilitare nuove opportunità commerciali sul mercato nordamericano.
Perché per un’azienda italiana è strategico partecipare alla Jck di Las Vegas?
La Fiera è la più importante del settore della gioielleria negli Stati Uniti. Si svolge da venerdì 29 maggio a lunedì 1 giugno 2026 al centro fieristico The Venetian Resort and Hotel
Categorie: Gadget, Gioielleria di lusso, Orologi e Sveglie, Orologi di lusso, Orologi, Festa, Artigianato.
Alla fiera i visitatori trovano la più ampia esposizione su oro, argento, diamanti, pietre preziose, perle, platino, antiquariato e regali di lusso.
La più vasta ed importante fiera del settore che si svolge in Usa.
A questo Show partecipa anche l’Italia con la presenza fattiva di Ice Houston con la direzione di Filippo Fusaro.
L’ufficio è al 777 post Oak Blvd Suite 320 Houston.
Perché rappresenta la principale porta d’ingresso al mercato americano della gioielleria, uno dei più importanti al mondo. Essere presenti a questa fiera permette alle imprese di rafforzare i rapporti con buyer internazionali, trovare nuovi clienti, aumentare la visibilità del Made in Italy; consente di capire nuove tendenze posizionandosi in modo competitivo negli Stati Uniti.
Quanto è importante il lavoro dell’ICE per creare giuste relazioni tra aziende e mercato USA?
Il nostro lavoro aiuta a creare un ponte concreto tra le aziende italiane e il mercato degli Stati Uniti. ICE facilita i contatti giusti e aiuta le

imprese a capire meglio il mercato americano, le sue dinamiche e le opportunità di crescita. In questo modo le aziende italiane possono entrare o rafforzarsi negli Stati Uniti con maggiore efficacia.
Quale riscontro ricevete dalle aziende italiane che partecipano alla fiera?
Generalmente molto positivo. Le imprese apprezzano la visibilità internazionale della fiera e l’opportunità di incontrare buyer qualificati provenienti da tutto il mondo. Anche quest’anno il Padiglione Italia conta più di 100 aziende a conferma degli ottimi risultati delle precedenti edizioni e seppur in un contesto internazionale del settore più cauto.
I dazi imposti dal presidente Trump influiscono sul mercato del gioiello italiano in Usa?
I dazi rappresentano un elemento di attenzione per il Made in Italy, inclusa la gioielleria. Tariffe aggiuntive che possono arrivare intorno al 10–15% rendono i prodotti importati più costosi sul mercato statunitense e possono incidere sulla competitività delle aziende italiane. L’incertezza legata anche alla recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti contribuisce a creare un contesto meno prevedibile per il com-
mercio internazionale. Nonostante ciò, il settore del gioiello italiano continua a mantenere un forte posizionamento negli Stati Uniti.
In venti anni le aziende italiane alla Jck sono passate da 60 ad oltre 120: il trend è ancora in crescita?
Sì, molte imprese considerano la presenza a Las Vegas un investimento fondamentale per il mercato degli Stati Uniti, che resta tra i più
importanti per il gioiello italiano. Nonostante la congiuntura e nel pieno delle incertezze legate alla minaccia di tariffe, 124 aziende hanno partecipato a JCK Las Vegas 2025 e ad oggi 115 aziende hanno aderito alla edizione del 2026.
Quali sono gli orientamenti del consumatore americano che acquista un prodotto italiano di alta gioielleria?
Il consumatore americano è generalmente molto attento a qualità, design e valore del marchio.
Il Made in Italy è apprezzato per artigianalità, creatività e tradizione, elementi che distinguono la gioielleria italiana nel mercato internazionale.
Molti consumatori cercano prodotti esclusivi e riconoscibili, spesso legati a una storia o a una lavorazione particolare. Negli ultimi anni c’è crescente attenzione verso sostenibilità, tracciabilità dei materiali e autenticità del prodotto.
Si può dire che negli USA il Made in Italy è brand di successo tra i più apprezzati anche per il comparto dell'alta gioielleria?
Assolutamente sì.
Il prodotto italiano continuerà ad avere penetrazione nel mercato USA? Sì, la gioielleria italiana ha la possibilità di continuare a distinguersi grazie ad eleganza senza tempo, artigianalità d’eccellenza e un design che armonizza tradizione e innovazione. Sarà fondamentale saper affrontare le nuove sfide legate a una generazione di consumatori con gusti e priorità diversi, capace di valorizzare non solo la qualità, ma anche sostenibilità e rispetto di standard etici e dei diritti umani lungo tutta la filiera produttiva.
“Made in Italy in Las Vegas: Italian Jewelry Conquers the U.S. Market at JCK 2026”
The JCK Las Vegas fair (May 29 - June 1, 2026) is the leading global event for luxury jewelry. ICE Houston, in coordination with ICE Rome, manages the presence of Italian companies in the Italy Pavilion, including company selection, exhibition space organization, promotion of Made in Italy, and operational support during the fair. This work requires months of preparation and international coordination, aiming to facilitate business opportunities in the United States. For Italian companies, participating in JCK is a strategic investment: it strengthens relationships with international buyers, increases visibility, and allows competitive positioning in the U.S. market. ICE support is essential to create targeted contacts and understand U.S. market dynamics. Over the past twenty years, Italian participation has grown from 60 to over 120 companies; for 2026, 115 participants are expected. Despite additional tariffs (10–15%) and trade uncertainties, Made in Italy retains strong appeal thanks to quality, design, craftsmanship, and values linked to sustainability and authenticity. American consumers seek exclusive, recognizable products, appreciating Italian excellence and the blend of tradition and innovation. The Italian high-jewelry sector continues to be a successful brand in the U.S., with future growth and market penetration prospects, provided it adapts to new demands for sustainability, ethics, and traceability throughout the production chain.


on un valore di oltre 69 miliardi di dollari e un trend in forte crescita, nonostante le turbolenze internazionali e i dazi del presidente Trump, il mercato del gioiello negli Stati Uniti è il più grande al mondo, ed è pari al 20 per cento del mercato globale. Le vendite on line trascinano l’espansione del settore. Quest’anno i dati “stampano” un aumento stimato tra il 12 e il 15 per cento. Grande richiesta per l’alta gioielleria, e i beni di lusso.
Anche negli Stati Uniti le dinamiche d’acquisto sono simili a quelle della “vecchia Europa”: i momenti di maggiore spesa sono Natale, San Valentino ed in particolare può sorprendere il dato relativo alle compere realizzate per la festa della mamma. Infatti l’acquisto di gioielli si realizza in special modo per regali ai familiari: il dato raggiunge l’85 per cento del monte totale della spesa. Come si accennava in precedenza, le vendite on line sono in forte aumento, ma chi decide di acquistare in negozio si affida alla reputazione del venditore e alla sua esperienza nel campo. Vengono quindi privilegiati i negozi con più tradizione e più longevità professionale e commerciale.
Boom online e alta domanda di lusso trainano le esportazioni italiane
The jewelry market in the United States is worth over $69 billion, accounting for 20% of the global market, with an estimated growth of 12% to 15%. 85% of spending is on gifts for family members, peaking at Christmas, Valentine’s Day, and Mother’s Day. Italian exports represent 9% of total Italian exports and remain strategic despite uncertainty caused by tariffs and political fluctuations.
Alla crescita del comparto “on line” ovviamente contribuiscono i “Millenials” orientati ad acquistare via web grazie ai grandi canali di distribuzione, o riferendosi direttamente a marchi conosciuti e famosi, ritenuti sinonimo di qualità e garanzia.
Per ciò che attiene alle aziende italiane: il prodotto è sempre molto apprezzato negli “States” e i trend di crescita delle esportazioni avevano indici positivi fino al momento dell’avvio della politica dei dazi del presidente Trump. Oggi si registra tra gli operatori italiani, ma anche tra i buyer internazionali, così come riportato dall’ Ice Houston, un “sentiment” di incertezza poiché l’instabilità determinata dalle decisioni politiche influisce e non poco nelle fluttuazioni del mercato. Ad esempio la decisione della Corte Suprema di dichiarare illegittimi i dazi del presidente Trump ha avuto una risposta negativa dal mercato, creando incertezza, proprio quando le aziende cominciavano a trovare contromisure alle scelte del presidente degli Stati Uniti d’America, dove in pratica gioielli e gemme preziose provenienti da tutti i paesi entravano a “tariffa zero”.
Va considerato che il mercato americano è molto importante per le aziende italiane che complessivamente rappresenta il 9 per cento di tutto il mercato italiano delle esportazioni.

Secondo gli operatori però - dato registrato da Ice Houston -, il mercato americano saprà superare questa tempesta perfetta tra dazi e guerre e potrà rappresentare sempre un buon investimento per chi intende, nel settore dell’alta gioielleria, entrare negli “States” per piazzare prodotti di comprovata qualità e alta artigianalità. (GDS)
JCK Las Vegas confirms its role as a leading trade show in the jewelry sector, attracting around 30,000 professionals from over 130 countries. For the third consecutive year, Agenzia ICE is organizing the Italian Pavilion (May 29–June 1, 2026) with 115 companies across 1,300 sqm, promoting Made in Italy through the brand “The Extraordinary Italian Jewellery.” Italian participation, growing since 2023, is supported by integrated communication and digital activities, strengthening both the presence in the U.S. market and Italy’s global role in the sector.

La Presenza Italiana a JCK è cresciuta del +115% in venti anni: da 60 (2006) a 129 Aziende (2025)
Gli USA rappresentano il quarto mercato dell’export orafo italiano con una quota dell’8,3%, ma sono considerati il mercato strategico per qualità del consumatore e valore medio del prodotto 8,3%
Fonte: ISTAT/Federorafi, elaborazione Promositalia, settembre 2025 (Dati Gen-Mag 2025)
JCK Las Vegas si conferma la più importante fiera della gioielleria del Nord America e una delle principali manifestazioni a livello mondiale, contesa solo dalla HKIJS -– Hong Kong International Jewellery Show per il primato globale del settore. Ogni anno la manifestazione richiama circa 30.000 professionisti provenienti da oltre 130 Paesi, consolidandosi come uno degli appuntamenti più strategici per il mercato internazionale del gioiello.
In questo contesto, Agenzia ICE organizza per il terzo anno consecutivo l’Italian Pavilion all’interno della manifestazione, in programma dal 29 maggio al 1° giugno 2026 presso il Venetian Expo Convention Center di Las Vegas.
Il padiglione italiano, posizionato strategicamente nell’area Shoreline 2, ospita 115 aziende e si estende su una superficie complessiva di circa 1.300 metri quadrati, con stand espositivi modulari da 9 mq e un’area istituzionale dedicata.
L’iniziativa rientra nella strategia di promozione internazionale del settore orafo-gioielliero italiano, con l’obiettivo di consolidare la presenza delle aziende già attive sul mercato statunitense e favorire l’ingresso di nuovi brand. L’immagine del Padiglione, coordinata sotto
il marchio “The Extraordinary Italian Jewellery”, valorizza l’eccellenza manifatturiera e creativa del Made in Italy attraverso un allestimento elegante e riconoscibile.
486mln di euro
Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni verso gli USA si sono attestate a 486 milioni di euro, con una contrazione del -18,9% rispetto allo stesso periodo del 2024
Il Padiglione italiano, posizionato al cuore dell’area Shoreline 2, ospita 115 imprese su 1.300 metri quadrati, esprimendo l’eccellenza del settore orafo italiano.
La partecipazione italiana alla JCK ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni: dalla prima edizione organizzata da Agenzia ICE nel 2023 con 63 aziende (a fronte di oltre 150 richieste di adesione), si è passati a 130 espositori nel 2024 e a 126 nel 2025, confermando il forte interesse delle imprese italiane verso il mercato statunitense.
A supporto della presenza italiana è stata inoltre pianificata un’articolata attività di comunicazione che include la
realizzazione di un catalogo dedicato alle aziende partecipanti, una pagina sul sito
The Extraordinary Italian Jewellery, campagne email rivolte a buyer, operatori del settore e stampa specializzata, oltre a banner pubblicitari e contenuti editoriali diffusi tramite i canali ufficiali della manifestazione e campagna social tramite la collaborazione con influencer esperti nel settore della gioielleria.
Con la partecipazione alla JCK 2026, l’Italia ribadisce il proprio ruolo di protagonista sulla scena internazionale del gioiello, presentando al pubblico globale un’offerta che unisce tradizione artigianale, innovazione e design.
Arezzo guida l'Export Nazionale ma Sente il Peso dei Dazi sul Mercato USA. Gli USA si confermano il primo mercato di sbocco per Vicenza, assorbendo una quota significativa dell'export nonostante la leggera flessione recente. Per il distretto valezano invece, nel primo semestre 2024, le esportazioni verso gli USA sono diminuite del -8,2% (90,4 mln ) con un trend negativo anche nel 2025.
Fonti: Intesa Sanpaolo; Camera di Commercio Alessandria-Asti; Il Denaro, gen. 2026
Tra JGA di giugno e JGW di settembre debutta un programma che punta su business, creatività e nuove generazioni con ICA Plus, NextGen Awards e la Gender-Fluid Design Challenge.


Hong Kong Shines the Spotlight on Colored Gemstones: Informa Markets Unveils 2026 Highlights
Informa Markets Jewellery has announced the 2026 highlights for its Hong Kong events: Jewellery & Gem ASIA (June) and Jewellery & Gem WORLD (September). Both events will showcase the diversity and vibrancy of the colored gemstone community through three key initiatives: ICA Plus, an international conference focused on the Asian market; the NextGen Coloured Gem Excellence Awards, supporting young talent in the industry; and the Gender-Fluid Coloured Gem Jewellery Design Challenge, promoting inclusivity and creativity in design. The goal is to create new market opportunities, elevate colored gemstone design, and foster the sustainable growth of the next generation of professionals. ICA Plus will debut in Hong Kong, bringing together ICA members from nearly 50 countries and exploring the evolving colored gemstone trade in Asia. The design challenge and awards aim to drive innovation, inclusivity, and generational transition in the luxury sector. Celine Lau, Event Director, emphasizes that these initiatives serve as a catalyst for dialogue, creativity, and future market growth.
Gender-Fluid Coloured Gem Jewellery Design Challeng 2026. l’Asia cerca talenti creativi
Gli studenti di design di gioielleria di tutta l’Asia hanno ora l’opportunità di partecipare alla sfida organizzata da Informa Markets Jewellery. Il concorso, attivo fino ad aprile, premierà progetti innovativi che celebrano l’espressione personale attraverso le pietre preziose colorate. I progetti vincitori saranno realizzati dagli sponsor del concorso e presentati al Jewellery & Gem WORLD Hong Kong (JGW) 2026 a settembre. Tra i premi: viaggio completamente sponsorizzato per il JGW (volo, alloggio e diaria), trofeo alla cerimonia del 17 settembre, proprietà del gioiello finito e ampia copertura editoriale.
informa Markets Jewellery anticipa novità e highlights per l’edizione 2026 della Jewellery & Gem ASIA Hong Kong (JGA), a giugno, e della Jewellery & Gem WORLD Hong Kong (JGW), prevista a settembre. I programmi di entrambi gli eventi metteranno contemporaneamente in risalto la diversità e lo spirito vivace della community attraverso tre iniziative dedicate al segmento delle pietre colorate: ICA Plus, una conferenza di tre giorni organizzata congiuntamente dall’International Colored Gemstone Association (ICA) e da Informa Markets Jewellery; la premiazione dei NextGen Coloured Gem Excellence Awards; e la Gender-Fluid Coloured Gem Jewellery Design Challenge.
“Questi eventi hanno diversi obiettivispiega Celine Lau, direttrice delle fiere del gioiello di Informa Marketssbloccare nuove opportunità in mercati come la Cina e il Sud-Est asiatico, celebrare il design come mezzo potente e versatile per valorizzare le gemme colorate e sostenere la nuova generazione di talenti che guiderà il settore verso il futuro. Vogliamo fare da catalizzatore per un dialogo costruttivo”. E proprio ICA Plus, al suo debutto a Hong Kong, si candida a diventare uno dei principali eventi asiatici di networking del 2026 per il settore. L’appuntamento, dal 19 al 21

settembre, riunirà a JGW i membri ICA provenienti da quasi 50 Paesi. A differenza di altri incontri dell’associazione, questo esplorerà come il commercio delle gemme colorate possa adattarsi a scenari economici in evoluzione e cogliere nuove opportunità di crescita, con un focus particolare sull’Asia.
“ICA Plus si concentrerà sulle dinamiche specifiche del mercato asiatico, dalle prospettive della domanda ai canali di vendita diretta, fino ai cambiamenti nelle abitudini di acquisto della nuova generazione di consumatori rispetto alle precedenti”, sottolinea Lau.
I NextGen Coloured Gem Excellence Awards, spingeranno invece i nuovi professionisti delle pietre colorate.
“È fondamentale supportarli - aggiunge
Gli eventi mirano a esplorare nuovi mercati come Cina e Sud-Est asiatico, valorizzare il design delle gemme colorate e sostenere la nuova generazione di talenti del settore, favorendo un dialogo costruttivo.

Lau - per favorire una transizione fluida della leadership in un mercato del lusso in forte trasformazione e garantire così una crescita sostenibile”.
La Gender-Fluid Coloured Gem Jewellery Design Challenge sarà invece un’iniziativa articolata su due fronti: da un lato amplierà il mercato del gioiello rendendolo più universale e inclusivo, superando gli stereotipi tradizionali; dall’altro muoverà i giovani oltre i confini creativi, valorizzando il potere narrativo del gioiello e delle pietre. I progetti finalisti della challenge saranno presentati durante JGA, dove verranno valutati attraverso un doppio sistema di punteggio con giuria e voto del pubblico. I prototipi dei gioielli vincitori saranno poi realizzati dagli sponsor e presentati in mostra a JGW nel mese di settembre. “Con il lancio di queste nuove iniziativeconclude la direttrice - i nostri prossimi mesi promettono di essere davvero interessanti”. (RM)



svolta storica per la 73^ edizione del Bangkok Gems and Jewelry Fair che ha animato il Queen Sirikit National Convention Center dal 22 al 26 febbraio. Tra pezzi unici proposti dall’alta gioielleria e pietre preziose, passando per i macchinari di ultima generazione, la fiera ha generato un valore commerciale superiore a 4,75 miliardi di baht (circa 130 milioni di euro) battendo ogni record. “Non siamo una piattaforma di trading ma offriamo conoscenza, condivisione, esperienze business e di networking davvero uniche” ha detto Nisabud Virabutr, direttore Ufficio Lifestyle trade Promotion DITP (ente coorganizzatore della fiera). “Per questo Bangkok Gem and Jewelry Fair rappresenta una piattaforma di negoziazione, di informazione e di scambio molto qualificata. Siamo conosciuti e apprezzati ma ancora poco visitati dagli operatori italiani. La nostra volontà è quella di guardare sempre più a quel lato del mondo: l’80% delle aziende produttrici thailandesi sono presenti in Fiera e per la maggior parte hanno mantenuto la vocazione artigianale risultando attraenti per la manifattura mondiale che richiede specifiche

di Fiammetta Benetton
The 73rd Bangkok Gems & Jewelry Fair, held at the Queen Sirikit National Convention Center from 22–26 February 2026, achieved record results with over 4.75 billion baht (€130 million) in trade value.
The event hosted 1,222 companies and more than 40,700 visitors from 118 countries, with strong international participation.
Thailand confirmed its global leadership in the jewelry sector, ranking first in exports of semiprecious stones and silver jewelry, second in precious stones, and third overall in precious exports. The fair showcased colored gemstones, Thaidesigned silver jewelry, high jewelry, diamonds, and advanced machinery, while also promoting emerging Thai designers and the exhibition “Treasure of Dreams.”
Key trends included growing attention to sustainability, traceability, and technological innovation. For Italian high-jewelry brands, Bangkok is becoming an important hub for partnerships, market opportunities, and monitoring global trends.
The next edition will take place 8–12 September 2026.
capacità di lavorare il metallo prezioso e di intagliare le pietre”.
40.721 visitatori da 118 Paesi hanno scoperto 1.222 aziende su 2.794 stand in 53.000 m², con il 61% di buyer internazionali
Ben 40.721 persone hanno visitato le 1222 aziende distribuite in 2794 stand: una superficie espositiva di 53.000 m² che ha accolto buyer, giornalisti, dettaglianti (il 61% internazionali) provenienti da 118 Paesi con predominanza da India, Myanmar, Cina, Giappone e Sri Lanka. Tra le categorie che hanno riscosso maggiore interesse ci sono le pietre colorate, la gioielleria in argento dal design tipicamente thailandese ma anche l’alta gioielleria, i diamanti e i macchinari per l’industria orafa. La Thailandia, infatti, è al terzo posto del podio mondiale in termini di export di preziosi. Un posizionamento prestigioso che, se analizzato nel dettaglio, la vede primo Paese al mondo nell’export delle pietre semipreziose e dei gioielli in argento e secondo per l’export delle pietre preziose. Coorganizzata dal GIT, Bangkok Gem and Jewelry Fair ha dato anche spazio ai designer thailandesi emergenti con un’area dedicata alle nuove proposte, e ha brillato con la mostra di alta gioielleria contemporanea “Treasure of Dreams”, inaugurata alla presenza della principessa Sirivannavari Nariratana Rajakanya. Dalle tendenze emerse in fiera si conferma una crescente attenzione a tracciabilità e sostenibilità. Anche le innovazioni tecnologiche hanno avuto un ruolo centrale, con soluzioni per controllo qualità e lavorazioni di precisione che promettono di ridefinire efficienza e creatività produttiva.
Per i brand dell’alta gioielleria italiana, Bangkok rappresenta oggi non solo un mercato di sbocco ma una piattaforma per osservare trend e innovazioni alternative a quelle europee, ma anche per stringere partnership e testare collezioni in un contesto internazionale attento ai dettagli e alla qualità della proposta. La 74ª edizione del Bangkok Gems and Jewelry Fair è già fissata per l’8-12 settembre 2026 presso il QSNCC.

L’HKTDC ha condotto un sondaggio in loco su 1.509 espositori e buyer. I risultati indicano che entrambi sono cautamente ottimisti riguardo alle prospettive economiche e hanno le idee molto chiare su quale sarà la chiave del futuro anche nella gioielleria.
*HONG KONG INTERNATIONAL JEWELLERY SHOW FAIR SURVEY
I mercati con buon/ottimo potenziale di crescita (prossimi 2 anni)

Hong Kong si conferma un vero value-adder per l’industria del gioiello grazie ai due eventi targati HKTDC, che hanno attirato circa 80.000 buyer, registrando una crescita significativa dei visitatori provenienti in particolare da ASEAN e Corea.
Come sottolinea Kenny Koo, Vice Direttore Esecutivo dell’HKTDC: “Le due fiere della gioielleria hanno ospitato circa 4.000 espositori provenienti da oltre 40 Paesi e regioni. La presenza di buyer da Filippine, Corea, Australia e Svizzera ha registrato un aumento significativo, a testimonianza della forte rilevanza internazionale delle due manifestazioni. Durante le fiere si sono svolti oltre 30 seminari ed eventi di settore dedicati alle ultime tendenze del mercato e dell’industria. Siamo stati inoltre lieti di accogliere tre nuovi padiglioni al loro debutto: l’Hard Pure Gold Pavilion, lo Zhushan Turquoise Pavilion e l’Hong Kong Watch Manufacturers Association Pavilion, ognuno dei quali ha riscosso grande successo e interesse”.
Per i mercati con maggiore potenziale di sviluppo, gli intervistati intendono concentrarsi su: Europa (20,8%) / ASEAN (16,8%) / Cina continentale (15,3%) Giappone (15,3%) / Taiwan (10,8%)
Fonte: HKTDC Research - Fair Survey, Hong Kong International Jewels Show

Alle dichiarazioni di Koo fanno eco le parole di Roland Wang, CEO regionale, che ha sottolineato quanto il commercio dell’oro puro sia oggi strategico per il successo delle due fiere gemelle:
“Attualmente ci stiamo concentrando sui mercati del Sud-Est asiatico, Medio Oriente e India, dove l’interesse per i prodotti in hard gold è in costante crescita. I pezzi più leggeri e accessibili sono invece particolarmente apprezzati dai giovani consumatori della classe media”
Il formato ibrido EXHIBITION+ ha combinato eventi in presenza e strumenti digitali basati su IA. L’HKTDC ha aperto il mercato cinese tramite Taobao Tmall e, per la prima volta, Douyin, coinvolgendo 10 espositori e 30+ influencer, con 35 milioni di visualizzazioni e 20 milioni di dollari in vendite
Ma non solo l’oro ha registrato risultati positivi durante le manifestazioni. Buona la performance dei diamanti, che hanno superato le aspettative di numerosi espositori, con la sezione Hall of Fame cresciuta di oltre il 40%.
Emre Can, Export Sales Manager di Zen Diamond, ha spiegato che, sebbene il loro l’obiettivo iniziale fosse espandersi nei mercati

asiatici, buyer da Regno Unito e Stati Uniti hanno mostrato interesse fin dal primo giorno dello show. Anche clienti provenienti da Europa e Sud America hanno partecipato agli incontri di persona, dimostrando il forte richiamo globale della manifestazione. La domanda per diamanti bianchi da 5-10 carati ad alta purezza e colore è rima-
KONG
The twin jewelry fairs organized by the Hong Kong Trade Development Council in Hong Kong attracted about 80,000 buyers and 4,000 exhibitors from over 40 countries, with strong growth in visitors from ASEAN countries and South Korea.
Key highlights included rising demand for hard gold jewelry in Southeast Asia, the Middle East, and India, as well as strong performance in the diamond sector, particularly for high-quality 5–10 carat white diamonds. Designer jewelry and customization also gained attention among younger consumers. The fairs combined physical and digital formats through AI-powered matchmaking and online meetings, while partnerships with Taobao, Tmall, and Douyin helped promote sales and visibility in the Chinese market, generating over 35 million views and more than $20 million in sales.
sta forte. Cresce inoltre il gioiello di design, particolarmente apprezzato dalle nuove generazioni, che mostrano interesse anche per la personalizzazione. Le fiere hanno ospitato oltre 50 designer, tra cui 10 coreani al debutto, e ben tre concorsi dedicati: la 27ª Hong Kong Jewellery Design Competition, la Hong Kong International Fashion Chuk Kam Jewellery Design Competition e la prima International Fei Cui Jewellery Design Competition.
A conferma di un evento sempre più globale e inclusivo, per i buyer impossibilitati a viaggiare sono stati organizzati oltre 100 incontri online. A causa della situazione geopolitica, per chi

non ha potuto partecipare fisicamente l’HKTDC ha fornito supporto logistico e organizzativo, inclusi aiuti per la riprogrammazione di voli e alloggi. Il formato ibrido EXHIBITION+ ha integrato la consolidata formula in presenza con quella digitale. Attraverso la HKTDC Marketplace App, gli operatori hanno potuto utilizzare strumenti di business matching basati sull’intelligenza artificiale.
L’HKTDC ha inoltre promosso l’accesso al mercato cinese tramite e-commerce. Quest’anno Taobao Tmall e, per la prima volta, Douyin hanno collaborato con la fiera coinvolgendo 10 espositori e oltre 30 influencer e KOL. La campagna ha generato oltre 35 milioni di visualizzazioni online e vendite superiori ai 20 milioni di dollari. Un esempio su tutti: un influencer coreano invitato alla fiera ha facilitato acquisti presso diversi espositori per quasi 700.000 dollari.

La sinergia dell’accessorio moda accelera business e filiera globale


si è chiuso con numeri solidi e prospettive ambiziose la prima edizione di Fashion Link Milano, il progetto che a febbraio 2026 ha messo a sistema alcune delle principali manifestazioni dedicate all’accessorio moda, posizionandosi già al suo primo appuntamento come un potente motore di sviluppo e un potenziale acceleratore di business per l’intero comparto.
Visitatori totali: 46.000
Brand espositori: 1.777
Percentuale brand esteri: 45%
Manifestazioni coinvolte (2026): 5
Il dato più significativo è quello delle presenze: 46.000 visitatori complessivi, con una considerevole partecipazione internazionale. In particolare buyer e operatori provenienti da Francia, Spagna, Germania, Belgio e Grecia, mentre sul fronte extra europeo hanno spiccato Giappone e Stati Uniti, a testimonianza della forte attrattività globale dell’evento.
The first edition of Fashion Link Milano closed with strong results. The project, launched in February 2026, brought together the leading trade shows dedicated to fashion accessories, immediately positioning itself as a strategic platform for the industry’s business. The event recorded 46,000 visitors, with a strong international presence, particularly from Europe, Japan, and the United States, confirming its global appeal.
A key factor in its success was the synergy among five exhibitions - MICAM Milano, Milano Fashion & Jewels, MIPEL, Sì Sposaitalia Collezioni, and The One Milanowhich provided an integrated vision of the sector. The 1,777 brands present (45% international) animated Fiera Milano, fostering meetings, new relationships, and a cross-sector reading of trends, highlighting the importance of collaboration across the entire supply chain.
Looking ahead, the project is set to grow further: starting in September 2026, it will expand with the addition of LINEAPELLE and Simac Tanning Tech, bringing the total to seven exhibitions and completing the representation of the entire supply chain.
Al centro del successo, la sinergia tra cinque manifestazioni:
MICAM Milano, Milano Fashion & Jewels, MIPEL, Sì Sposaitalia Collezioni e The One Milano, che hanno saputo dialogare tra loro in modo complementare, offrendo una visione integrata dell’accessorio moda. Una collaborazione che ha valorizzato le singole identità, ma che ha anche creato un ecosistema capace di generare nuove opportunità e relazioni di valore. ll numero degli espositori, 1.777 brand presenti, di cui il
45% esteri, ha contribuito ad animare gli spazi di Fiera Milano, favorendo l’incontro tra buyer e operatori lifestyle in un contesto ampiamente dinamico in cui la contaminazione tra segmenti diversi ha favorito la lettura delle nuove tendenze e ha messo in evidenza chiaramente come la collaborazione tra comparti sia oggi un elemento chiave per indirizzare l’evoluzione del settore. La sinergia tra le diverse vocazioni della filiera può diventare, pertanto, leva competitiva in cui ogni anello contribuisce a costruire un sistema più innovativo e connesso. Lo sguardo è già rivolto alla prossima edizione. A partire da settembre 2026, il progetto si rafforzerà ulteriormente con l’ingresso in contemporanea di LINEAPELLE e Simac Tanning Tech, portando a sette le manifestazioni coinvolte e completando così il racconto dell’intera filiera.




Dal 1986 a oggi siamo riusciti a diventare una tra le cinque maggiori fiere al mondo nel nostro settore. Avere un marchio fieristico così forte in Turchia, in un mercato globale tanto ampio, è la prova concreta non solo del nostro dinamismo, ma anche della solidità economica del Paese.
Sermin Cengiz
informa Markets, con le sue piattaforme dedicate a settori e mercati specializzati, è sinonimo a livello globale di innovazione e crescita. Sulla stessa linea si colloca uno dei suoi principali hub: l’Istanbul Jewelry Show, che nella prossima edizione di aprile punterà su tecnologia e internazionalizzazione. L’evento, che celebra peraltro il suo 40° anniversario, ospiterà oltre 1.300 aziende provenienti da 15 Paesi diversi. Situato strategicamente all’incrocio tra i mercati europeo, mediorientale, nordafricano e asiatico, si prepara ad accogliere in visita circa 30.000 operatori professionali.
Un posizionamento quello di IJS che è strategico non solo dal punto di vista geografico, ma anche nel calendario e nel novero globale della gioielleria, come sottolineato dalla cofondatrice Şer min Cengiz: “Dal 1986 ad oggi siam riusciti a diventare una tra le cinque maggiori fiere al mondo nel settore. Avere un marchio fieristico così forte in Turchia, all’interno di un mercato globale così vasto, dimostra sia il nostro dinamismo sia la forza economica del nostro Paese. Insieme a tutti i nostri stakeholder, abbiamo
Istanbul Jewelry Show: 40 Years of Innovation and Global Growth Informa Markets, a global leader in specialized industry platforms, continues to drive innovation and expansion. One of its key hubs, the Istanbul Jewelry Show (IJS), will celebrate its 40th anniversary this April with a strong focus on technology and internationalization. The event will host over 1,300 companies from 15 countries and expects around 30,000 professional visitors, thanks to its strategic position connecting Europe, the Middle East, North Africa, and Asia. Since its founding in 1986, IJS has become one of the top five jewelry exhibitions worldwide. Co-founder Şermin Cengiz highlights how the event reflects both Turkey’s economic strength and its growing influence in the global jewelry industry.
A central highlight of the upcoming edition is IJS Tech (Machinery Hall), a platform dedicated to advanced technologies for jewelry production. It will showcase innovations aimed at improving efficiency and modernizing manufacturing processes, while also serving as a meeting point for knowledge, business, and technology.
contribuito e contribuiremo ancora a indirizzare la gioielleria di domani”. La prossima edizione accenderà in particolare i riflettori su IJS Tech, conosciuta anche come “Machinery Hall”. “IJS Tech è una piattaforma strategica pensata per rafforzare la competitività”, ha sottolineato Cengiz. “Si tratta di uno spazio che offrirà una panoramica completa delle tecnologie e delle soluzioni per la produzione di gioielli. I visitatori avranno l’opportunità di scoprire le ultime innovazioni e per modernizzare le linee produttive e accedere direttamente a sistemi in grado di migliorare l’efficienza dei processi”.
IJS Tech si configura non solo come area espositiva, ma come piattaforma in cui conoscenza, tecnologia e business si danno appuntamento, fornendo alle aziende strumenti concreti per accrescere la propria competitività.
Un vero osservatorio sul “backstage” della lavorazione orafa, cruciale in un Paese come la Turchia che, insieme a India e Cina, è tra i maggiori produttori mondiali, con oltre 300 tonnellate di oro lavorate ogni anno. A rafforzare il respiro internazionale dell’evento contribuiscono anche contenuti di alto livello e protagonisti del settore. Tra questi WGSN, leader globale nella previsione delle tendenze, che terrà un seminario dedicato ai codici del design contemporaneo e il “Designer Club”, un progetto congiunto della Jewelry Exporters’ Association e dell’Istanbul Jewelry Show, dove designer e artigiani presenteranno le loro collezioni in un’area appositamente dedicata.


per rafforzare il percorso di valorizzazione e tutela del comparto orafo italiano il Consorzio Gold & Silver Italian Group pubblica il volume: “La Legislazione Italiana sul Controllo e la Marchiatura degli Oggetti in Metalli Preziosi” che raccoglie la disciplina sul sistema dei punzoni in Italia. (Quadro normativo principale definito dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 150, che regolamenta il D. Lgs. 22 maggio 1999, n. 251).
Il Consorzio, con sede a Vicenza, raggruppa circa cento aziende che offrono l’intera gamma della produzione orafa: dal prodotto semilavorato al gioiello finito in oro e in argento; con diamanti e altri preziosi; nonché prodotti, accessori e servizi complementari al settore orafo.
«In un contesto in cui l’export rappresenta una componente strategica per il settore - spiega Alberto Quadri, presidente del Consorzio -, poter trasmettere un riferimento normativo ai clienti internazionali, che spesso non conoscono i vincoli vigenti nel nostro paese, significa consolidare trasparenza e tutela del valore delle produzioni italiane».
L’iniziativa di questa seconda pubblicazione dopo il successo del libro
sfoglia la pubblicazione

“Elenco dei Marchi Orafi di Vicenza e del Veneto”, nasce dall’ascolto diretto delle imprese che hanno manifestato l’esigenza di disporre della normativa in una versione completa, immediatamente consultabile e priva di rinvii ad altri testi.
«Il sistema di controllo italiano è un unicum a livello internazionale - spiega l’autore della pubblicazione, il professor Claudio Tomassini, esperto di Diritto del Settore Orafo, Gioielliero e Argentiero e di Tutela della Proprietà Intellettuale - pertanto, poco conosciuto dagli operatori stranieri che, spesso, lo guardano con sospetto. Questo volume, fortemente voluto dal Gold & Silver Italian Group, potrà contribuire ad eliminare molti pregiudizi circa l’efficacia dei controlli sulla qualità dei prodotti orafo-gioiellieri italiani».

Avere a portata di mano un documento ufficiale e condivisibile, utile anche da trasmettere ai clienti internazionali che spesso non conoscono i vincoli normativi del nostro paese, significa consolidare trasparenza e tutela del valore delle produzioni italiane.
Alberto Quadri Presidente
Un volume rende accessibile la normativa italiana su punzoni e marchiatura dei metalli preziosi
Il libro, disponibile anche in inglese, sarà distribuito gratuitamente nelle fiere di settore.
The Gold & Silver Italian Group Consortium has published the volume Italian Legislation on the Control and Hallmarking of Precious Metal Objects, compiling and making accessible the Italian regulations on hallmarking, primarily based on D.P.R. May 30, 2002, No. 150. The publication responds to the needs of companies in the Italian goldsmith sector for a complete and easily consultable text, particularly useful for international clients. The book presents a uniquely Italian control system designed to ensure transparency and protect the value of Italian craftsmanship, and it will be distributed free of charge at industry trade fairs.

le tensioni geopolitiche tornano a influenzare il mercato dei diamanti.
L’escalation del conflitto tra Israele e Iran ha immediatamente sollevato interrogativi sull’impatto che la situazione potrebbe avere sull’industria, soprattutto considerando il ruolo di due importanti hub commerciali della regione come Dubai Multi Commodities Centre e la borsa diamanti dell’Israel Diamond Exchange. Tuttavia, al di là delle possibili interruzioni operative nei centri di trading, il vero elemento di attenzione riguarda le conseguenze economiche più ampie che un conflitto prolungato potrebbe generare. Uno dei primi effetti riguarda il mercato dell’energia. Il petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile, alimentando pressioni inflazionistiche a livello globale. Per il settore dei diamanti ciò significa costi più elevati lungo tutta la filiera: dall’estrazione mineraria alla lavorazione, fino alla logistica e al trasporto. L’aumento dei costi operativi finisce inevitabilmente per comprimere i margini, in particolare nel segmento intermedio della filiera, già alle prese con una domanda internazionale più prudente.
L’aumento dei costi operativi finisce inevitabilmente per comprimere i margini, in particolare nel segmento intermedio della filiera, già alle prese con una domanda internazionale più prudente.
A questo si aggiunge un altro fattore tipico delle fasi di instabilità geopolitica: il rafforzamento del dollaro statunitense. Poiché i diamanti sono scambiati globalmente in dollari, una valuta americana più forte rende automaticamente più costosi gli acquisti per gli operatori che lavorano in altre valute, contribuendo spesso a rallentare la domanda di diamanti tagliati anche in presenza di un interesse dei consumatori che rimane strutturalmente stabile.
tensioni, con possibili ripercussioni sui flussi turistici e sulla spesa nella regione, potrebbe quindi avere effetti indiretti anche sulle vendite di diamanti di fascia alta.


Parallelamente, il settore continua a confrontarsi con trasformazioni strutturali che stanno ridefinendo l’equilibrio del mercato globale. Le sanzioni del G7 sui diamanti russi stanno modificando i flussi commerciali internazionali e accelerando lo sviluppo di sistemi di tracciabilità sempre più rigorosi lungo la filiera. Allo stesso tempo cresce l’attenzione degli operatori sul futuro di De Beers, il cui possibile riassetto proprietario potrebbe avere implicazioni importanti per l’equilibrio del mercato dei diamanti grezzi e per le strategie di marketing dell’intero settore. Sul fronte della domanda, la debolezza del mercato cinese continua a pesare sulle dinamiche globali, mentre il comparto dei diamanti sintetici, dopo anni di crescita rapidissima, sembra entrare in una fase più matura caratterizzata da una forte pressione sui prezzi e da un modello di sviluppo sempre più basato sui volumi.
In questo contesto, emerge con maggiore chiarezza anche una differenziazione tra i modelli di mercato. Al contrario, molti gioiellieri focalizzati sui diamanti naturali hanno sostenuto i ricavi puntando su una strategia di maggiore valorizzazione del prodotto, con prezzi medi più elevati ma volumi di vendita più contenuti, facendo leva sulla rarità e sull’unicità di gemme che, per loro stessa natura, non sono replicabili.

Il Medio Oriente rappresenta inoltre un mercato sempre più rilevante per il lusso e per l’alta gioielleria. Negli ultimi anni la crescita economica della regione e l’importanza di hub turistici come Dubai hanno contribuito a sostenere la domanda di gioielli di alto valore. Un eventuale prolungamento delle
Nel breve periodo le eventuali interruzioni operative nei centri di scambio sembrano quindi gestibili. Il vero interrogativo riguarda piuttosto la durata delle tensioni internazionali e le loro ricadute economiche. Se i prezzi dell’energia dovessero restare elevati e l’incertezza finanziaria aumentare, il rischio è che la domanda di gioielli con diamanti possa subire un rallentamento. Allo stesso tempo, proprio in un contesto di maggiore volatilità economica e di trasformazione strutturale dell’industria, il valore legato alla rarità, alla naturalità e alla storia dei diamanti potrebbe continuare a rappresentare uno degli elementi distintivi più forti per il futuro del settore.




ennaro Mincione, amministratore delegato di Oromare, a Marcianise dal 2019, ha rilanciato questo centro dell’artigianato orafogioielliero della Campania, dove nasce una delle manifatture di eccellenza del Made in Italy. Nel centro ci sono oltre 200 imprese artigiane e società, con una occupazione dei moduli-laboratorio di oltre l’86% su 394 totali. Mincione prevede di raggiungere la saturazione dei locali entro il prossimo anno.
Come nasce Oromare?
Nel 2001 Massimo Pica Ciamarra, architetto attento alle tematiche eco-ambientali, realizzò nei pressi della zona industriale di Marcianise (Caserta), questa struttura dallo stile architettonico ineguagliabile, finita nel 2007. Nel 2008 il via all’insediamento delle aziende dal Borgo Orefici di Napoli e da Torre del Greco; le difficoltà iniziali di “messa a regime” del centro si acuirono anche a seguito della crisi economica e finanziaria di quel periodo.
Le caratteristiche del Centro?
Oromare richiama la resilienza che nei secoli gli artigiani Orafi napoletani hanno saputo imprimere alle loro “preziose” lavorazioni, senza mai desistere. Entrare in uno dei tanti moduli-laboratori di oreficeria e gioielleria del centro orafo Oromare è sempre una esperienza straordinaria e ricca di emozioni. Gli odori dei materiali utilizzati, i suoni degli attrezzi, il luccichio delle pietre preziose e il sottile bisbiglio tra il Maestro orafo e gli addetti alle lavorazioni sono la testimonianza di un’arte unica e straordinaria tramandata da secoli di storia. Ricordiamoci che Omero definiva gli ‘orefici’ i
soli artisti in grado di “produrre oggetti al culmine dell’ingegnosità tecnica e della perfezione stilistica”.
Le linee guida che ha seguito per rilanciare Oromare?
Il Centro si è sempre caratterizzato per l’ampia presenza di artigiani e aziende a vocazione artigianale-manifatturiera, aggregando l’eccellenza produttiva ereditata dagli antichi mestieri degli Orafi e Gioiellieri campani. Allo stesso tempo ha creato una rete dei “saperi”, animando quel dualismo che contrassegna le imprese del comparto, tra moderne tecniche di produzione e preziosa tradizione artigianale. Tutta questa “Mission” andava riordinata e ridefinita in maniera inequivocabile.
Oromare è centro orafo produttivo. Con quali peculiarità e risultati?
Oltre 200 imprese, una rete integrata di competenze e una visione chiara: fare di Marcianise il cuore produttivo dell’oreficeria campana.
Gennaro Mincione punta ora alla saturazione completa del centro entro il prossimo anno.
Il nostro centro ha un’attitudine specifica per l’attività manifatturiera. Il fatturato aggregato del Centro conferma che l’89% del valore di produzione complessivo deriva dalle varie fasi di lavorazione dei gioielli realizzati nella struttura. Un terzo resta nei confini nazionali, gli altri due terzi sono distribuiti in Europa, in America, negli Emirati Arabi, in Asia.
Necessario quindi un programma di sviluppo di una vera e propria identità?
Bisognava affermare una ‘Corporate Identity’, raccontando
Il Centro unisce tradizione orafa campana e tecniche moderne, consolidando una mission chiara di eccellenza manifatturiera.
agli stakeholder e ai terzi la caratterizzazione del centro come “polo manifatturiero”, con una diffusa presenza di realtà produttive. Le aziende che operano qui sono un mosaico di tipicità e specializzazioni a sostegno dell’intera filiera produttiva. Differenze che ritroviamo nei prodotti realizzati ad Oromare; quindi: stili diversi (classico, retrò o contemporaneo), diversa manifattura (gioielleria tradizionale, fine jewelry o alta gioielleria), differenti materiali utilizzati (oro, argento, platino, con diamanti, gemme di colore, perle, coralli e cammei).
Avete creato una rete che consente al gioiello di essere realizzato in tutte le sue fasi?
Abbiamo realizzato un network in cui si integrano le abilità di esperti maestri orafi, artigiani gioiellieri, designer, incassatori e pulitori, incisori di cammei, tagliatori di gemme e coralli, gemmologi, addetti al trasporto e servizi logistici, la progettazione e prototipazione con stampa 3D, i servizi di marketing e comunicazione. Le nostre produzioni si arricchiscono ogni giorno di contenuti innovativi. Salvaguardiamo mestieri tradizionali che quotidianamente si contaminano con le competenze e le tecniche più avanzate del settore, per concorrere insieme alla divulgazione della cultura del “bello e ben fatto”. Questo ha attirato aziende di notevole spessore nazionale, ad esempio nel 2022 la Mattioli S.p.A. ha aperto qui un nuovo hub produttivo.
Efficientamento energetico e tecnologico: come avete operato?
Con un Revamping tecnologico, un’organizzazione snella ed efficiente. Sulla propensione all’innovazione. Sulla spinta della digitalizzazione, possiamo denominare “Oromare 4.0” il progetto di ammodernamento delle infrastrutture del centro: sistema illuminotecnico a led, digitalizzazione del sistema di videocontrollo, nuovo sistema di controllo accessi e protezione perimetrale, efficientamento energetico con un impianto fotovoltaico.
Insomma Oromare vuole far parlare di sé.
Certamente. Abbiamo creato i profili ‘Oromare’ su Facebook, Instagram e Linkedin per la comunicazione istituzionale. Inoltre, Oromare ha preso parte al progetto Preziosa Award Jewelry Retail 2026 e sarà tra gli sponsor di questa importante iniziativa per il settore la cui premiazione avverrà durante edizione di settembre 2026 di Vicenza Oro. Infine, il 3 marzo 2026
Tg2 Costume e Società ha trasmesso il servizio che racconta delle attività manifatturiere di Oromare. (GDS)

OROMARE: Insediamento a Marcianise nella zona industriale attivo dal 2008
Attività: manifattura orafa artigianale
Superficie: 69mila metri quadrati
Ingressi giornalieri: mille ingressi tra visitatori (circa trecento) e lavoratori (circa settecento)
Moduli laboratorio occupati da aziende: 86 per cento (oltre 200 su 394 moduli)
Promuove servizi alle aziende ponendosi all’attenzione nazionale ed internazionale del settore artigianale ed industriale di pregio per la lavorazione dei “preziosi”.
The Oromare goldsmith center in Marcianise today represents one of the most significant hubs of Campanian goldsmith and jewelry craftsmanship and of the Made in Italy tradition. Since 2019, under the leadership of CEO Gennaro Mincione, the facility has embarked on a path of renewal that has restored its manufacturing vocation and strengthened the value of the region’s goldsmithing traditions. More than 200 artisan companies and firms operate within the complex, with an occupancy rate of the workshop modules exceeding 86% of the 394 available, a figure expected to reach full capacity within the next year.
Designed by architect Massimo Pica Ciamarra and completed in 2007, Oromare has gradually established itself as a true network of expertise, integrating master goldsmiths, designers, specialized craftsmen, and advanced services in design, logistics, and communication. The center represents a complete production chain in which tradition and innovation coexist, also thanks to the introduction of digital technologies and energyefficiency processes. Most of the value produced derives from manufacturing activities, with a strong international outlook toward Europe, the Americas, Asia, and the United Arab Emirates.
Gennaro Mincione: We have created a network in which the skills of expert master goldsmiths, jewelry artisans, designers, stone setters and polishers, cameo engravers, gem and coral cutters, gemologists, transport and logistics operators, as well as design and prototyping with 3D printing, and marketing and communication services all come together. Our productions are enriched every day with innovative content. We preserve traditional crafts that constantly interact with the most advanced skills and techniques in the sector, contributing together to the promotion of the culture of the “beautiful and well made.”


Siglato a Torre del Greco un protocollo tra imprese, ricerca e cluster tecnologici per mappatura, tracciabilità e sviluppo del corallo rosso. Aucella: “È il primo passo verso una rete internazionale di stakeholder”

er la valorizzazione del Corallo torrese, la crescita del settore e la ricerca di nuovi partner e di percorsi innovativi anche internazionali è stato firmato il 26 febbraio nell’ Auditorium della Banca di Credito Popolare (Palazzo Vallelonga, Torre del Greco) a margine di un convegno con interventi di esperti italiani e tunisini, un protocollo d’intesa tra Consorzio Corallo e Cammeo Torrese, Cluster BIG, ForMare, Cluster Marittimo Tunisino e Institut National des Sciences et Technologies de la Mer INSTM.
“Non si è trattato semplicemente di un incontro con operatori tunisini, ma di qualcosa di più significativo - spiega Vincenzo Aucella, presidente di Assocoral e del Consorzio Corallo e Cammeo Torrese -. È stato, infatti, un primo passo verso la costruzione di una rete di stakeholder con l’obiettivo di promuovere iniziative comuni attorno a un tema preciso: il corallo rosso del Mar Mediterraneo. Al tavolo che ha portato alla firma del relativo protocollo d’intesa non erano presenti soltanto operatori economici come noi, ma anche centri di ricerca e cluster tecnologici legati alle risorse marine”.
“Un protocollo che segue una logica di costruzione fatta di ricerca e sviluppo, con ricadute importanti legate al mondo del corallo - dice Fabrizio Monticelli, Ceo di ForMare - che comporta anche una valorizzazione dei territori con una costruzione di nuovi paradigmi che vengono richiesti dal cambiamento del mondo che ci sta intorno che si evolve velocemente. Ci dobbiamo far trovare pronti e per fare questo bisogna dotarci di competenze, di persone di qualità, di strumenti funzionali a questo percorso che deve svilupparsi anche attraverso una modalità sostenibile ed etica”

Il valore di questo accordo nasce dalla natura dei soggetti firmatari. Stakeholder diversi tra loro: scientifici, economici e tecnologici, una pluralità di competenze che rende particolarmente solido il protocollo offrendo prospettive concrete.
Al tavolo che ha portato alla firma del protocollo d’intesa, quindi, non soltanto operatori economici, ma anche università, centri di ricerca e cluster tecnologici legati alle risorse marine. Questa diversificazione di competenze coinvolte è una peculiarità aggiunta per l’intesa.
“Il valore di questo accordo nasce proprio dalla natura dei soggetti firmatari - spiega Aucella -. Come detto, si tratta di stakeholder diversi tra loro, scientifici, economici e tecnologici, selezionati per qualità ed eccellenza nei rispettivi ambiti. Questa pluralità di competenze rende il protocollo particolarmente solido e con prospettive concrete”

Abbiamo siglato un protocollo fondato su attività di ricerca e sviluppo, con impatti rilevanti nella filiera del corallo, orientato alla valorizzazione dei territori e all’adozione di nuovi paradigmi in risposta alla rapida evoluzione del contesto globale.
Fabrizio Monticelli Ceo di ForMare
Nel breve periodo l’intesa prevede la progettazione di iniziative comuni di ampio respiro, con l’obiettivo di intercettare fonti di finanziamento pubblico che permettano di sviluppare progetti condivisi.
“Tra i temi già individuati ci sono, ad esempio, la mappatura dei banchi di corallo, progetti legati alla sostenibilità della risorsa, intesa non solo in senso ambientale ma anche umano e sociale, e il miglioramento dei processi produttivi - aggiunge Vincenzo Aucella -. Un sistema che migliora sotto il profilo della sostenibilità genera inevitabilmente nuove opportunità di lavoro. Questo nuovo paradigma è sempre più apprezzato non solo dal mondo scientifico e da chi definisce le politiche di tutela del Mediterraneo, ma soprattutto dai grandi brand internazionali, per i quali la sostenibilità e la tracciabilità della filiera sono ormai elementi fondamentali. Migliorare questi aspetti significa quindi attrarre nuove richieste e favorire una crescita occupazionale”.
“La mappatura delle zone con più presenza di banchi coralliferi si può effettuare in modo biologico, scientifico, ecosostenibile per garantire un prodotto di filiera che sia certificato, tracciato in modo da soddisfare tutte le esigenze del consumatore ma anche di garantire una
Mediterranean Coral: Italy-Tunisia alliance launched for a sustainable supply chain
Il protocollo introduce anche una dimensione strategico-politica, affrontando sfide comuni ai Paesi del Mediterraneo: dalla tutela degli ecosistemi marini colpiti dai cambiamenti climatici al rafforzamento della tracciabilità per contrastare la pesca illegale del corallo e proteggere i consumatori.
produzione corretta e lineare. I soggetti istituzionali e scientifici che sono con noi, come la stazione Anton Dhorn - spiega Fabrizio Monticelli, Ceo di ForMare - rappresentano anche la garanzia che questo percorso sia approcciabile in modo etico e sostenibile” “L’intero accordo è costruito attorno al principio della sostenibilità della risorsa corallo - aggiunge Vincenzo Aucella, presidente di Assocoral e del Consorzio Corallo e Cammeo TorreseQuesto concetto non riguarda solo la tutela ambientale, ma anche il miglioramento dei processi produttivi. L’obiettivo è ottimizzare l’utilizzo della materia prima e salvaguardare il lavoro degli artigiani, valutando anche l’introduzione di tecnologie che possano ridurre i tempi di lavorazione e migliorare la selezione del materiale, senza snaturare il valore dell’artigianalità. Quest’accordo porterà benefici non solo agli operatori, ma anche al mondo scientifico che vi gravita intorno e che ne è parte integrante. Questa una ulteriore innovazione prevista da questo protocollo. Anche centri di ricerca e università potranno trarre vantaggio da queste collaborazioni: intercettare finanziamenti per studi, sperimentazioni e nuovi progetti significa generare opportunità di lavoro anche nel settore scientifico”. La firma di questo protocollo propone anche una visione “politica” ovvero affrontare sfide che accomunano i Paesi del Mediterraneo: dal degrado degli ecosistemi marini causato dai cambiamenti climatici e che vanno tutelati, alla necessità di una maggiore tracciabilità del prodotto per contrastare la pesca illegale del corallo e tutelare i consumatori.
Come ricordato da Fabrizio Monticelli, “ricerca ecosostenibilità e rispetto dell’ambiente sono parte integrante di questo accordo e rappresentano un modus operandi imprescindibile per tutti i soggetti coinvolti. Pesca sostenibile e commercializzazione responsabile sono punti non trascurabili dell’impegno preso a Torre del Greco con l'obiettivo, non trascurabile, di tramandare l'empowerment di donne e giovani e valorizzando un patrimonio culturale e artigianale che deve essere preservato per garantire il futuro del settore e opportunità di sviluppo per le generazioni future creando ponti anche con le istituzioni europee”.
The signing of the memorandum of understanding on February 26 in Torre del Greco marks a strategic step toward enhancing the value of Mediterranean red coral, with the aim of strengthening the sector’s competitiveness and fostering international collaboration among companies, research centers, and technological clusters. The agreement, signed by Italian and Tunisian stakeholders, seeks to build an integrated supply chain based on innovation, sustainability, and access to public funding. According to Vincenzo Aucella, the agreement represents “a first step toward building a network of stakeholders […] to promote joint initiatives around Mediterranean red coral,” highlighting the importance of combining scientific, economic, and technological expertise. Within this framework, planned activities include mapping coral beds, improving production processes, and developing sustainable models capable of generating new employment opportunities and attracting international demand.
From an operational standpoint, Fabrizio Monticelli emphasized that it is “a protocol based on a construction logic driven by research and development,” aimed at creating new production paradigms aligned with global transformations. Sustainability is central, understood in environmental, social, and economic terms, with particular attention to supply chain traceability and the fight against illegal fishing.
The agreement also takes on a broader Mediterranean strategic and political dimension, addressing shared challenges such as the degradation of marine ecosystems and the need for common standards. In this context, collaboration among institutions, businesses, and the scientific community emerges as a key driver for innovation, resource protection, and job creation, with positive spillovers for research and education as well.

Easygold è un sistema internazionale, presente in Svizzera, Spagna ed Italia: questo ci permette di confrontarci con mercati diversi, di crescere costantemente e di anticipare le evoluzioni del settore, non inseguirle.
Mario Panconi
nel mondo della gioielleria, il negozio fisico è da sempre sinonimo di stabilità. Vetrine curate, relazioni costruite nel tempo, rituali che si consolidano giorno dopo giorno. Un equilibrio che, per molti, rappresenta un punto di arrivo.
Eppure, proprio questa stabilità può trasformarsi, nel tempo, nel limite più difficile da riconoscere.
resta nello stesso perimetro”, continua Panconi. “E quando il mercato accelera, ci si trova senza nuove competenze e senza una visione aggiornata. In altre parole, si perde la capacità di interpretare il futuro della propria azienda”.
È qui che entra in gioco un cambio di paradigma. Oggi la crescita imprenditoriale passa dalla capacità di leggere il proprio business in profondità, trasformando i dati in uno strumento decisionale. Easygold nasce esattamente in questo spazio.

Non è una crisi. Non è un calo. È una fase più sottile, in cui il lavoro continua a funzionare, ma smette di evolvere. “Il vero rischio non è smettere di funzionare, ma continuare a farlo senza cambiare, fino a perdere progressivamente il proprio vantaggio competitivo”, osserva Mario Panconi, fondatore di Easygold.
In questo scenario, il punto non è più lavorare meglio, ma cambiare il modo in cui si guarda il proprio negozio. Se le attività quotidiane restano le stesse di quando l’azienda era più piccola, significa che qualcosa si è fermato. “Il negozio cresce, ma il suo titolare
Sistema internazionale (Svizzera, Italia, Spagna): aggiornato e sempre avanti.
Progettato per la gioielleria di lusso: ogni funzione nasce dall’esperienza reale del settore.
Assistenza reale e rapida: persone vere, risposte veloci, problemi risolti.
Controllo totale: inventari impeccabili, riparazioni tracciate, CRM dedicato al lusso.
Marketing integrato: strumenti che trasformano dati in vendite e clienti in estimatori.
Perfezione svizzera: rigore, affidabilità, libertà per l’imprenditore.
Non come semplice gestionale, ma come sistema progettato per rendere il negozio leggibile, misurabile e governabile nel tempo. Non si limita a registrare operazioni, ma porta alla luce: la marginalità reale, la rotazione del magazzino, la produttività del team, il valore dei clienti nel tempo...
Informazioni che, una volta rese visibili, smettono di essere numeri e diventano leve concrete su cui costruire decisioni. Gli acquisti diventano più consapevoli, l’assortimento più coerente, l’organizzazione più efficiente.
Per il retailer che evolve, il passaggio non è più tra stabilità e cambiamento, ma tra gestione e visione. Ed è proprio in questo ambito che si gioca il futuro. Perché il rischio più grande non è che il negozio smetta di funzionare, ma che continui a farlo senza evolvere, fino a perdere la propria direzione.
In the world of jewelry, the physical store has always been a symbol of stability, but this security can become a limitation in a rapidly changing market. “The real danger is not stopping, but continuing without changing, losing your competitive edge,” says Mario Panconi of Easygold. Today, entrepreneurial growth depends not only on the ability to work well, but on the capacity to analyze store data. Easy Gold turns invisible information into strategic levers, revealing true profitability, inventory turnover, team productivity, and customer value over time.
“If daily operations remain the same as when the store was smaller, the business grows, but the owner does not,” Panconi continues. Without new skills and an updated vision, the ability to interpret the future of the business is lost.
Easy Gold enables a shift from intuitive management to conscious leadership, helping retailers move beyond today’s stability and evolve toward tomorrow’s change.



JEWELS


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