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Preziosa Magazine_luglio_02_2026

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Investire nel FutuRo

Ci sono investimenti che vanno oltre il valore economico. Il nuovo Padiglione 2 di Vicenzaoro è uno di questi. Non rappresenta soltanto l’ampliamento del quartiere fieristico, ma una scelta strategica che consolida il ruolo della manifestazione come principale piattaforma internazionale del gioiello. Un’infrastruttura moderna, pensata per migliorare i collegamenti tra le diverse community, favorire gli incontri d’affari e rendere ancora più competitivo un evento che da anni è il punto di riferimento mondiale per il settore.

Prima ancora di parlare dell’opera, però, credo sia doveroso riconoscere il lavoro di Italian Exhibition Group, dei progettisti e di tutte le maestranze che hanno reso possibile questo risultato. Realizzare un intervento di queste dimensioni nel cuore del quartiere fieristico, rispettando tempi e costi e senza compromettere lo svolgimento delle edizioni di Vicenzaoro, è stato un risultato tutt’altro che scontato. Per espositori e visitatori il cantiere è rimasto quasi invisibile, ed è forse questo il miglior indicatore della qualità del lavoro svolto.

È anche un segnale di fiducia per la manifattura orafa italiana. In un momento in cui i mercati sono chiamati a confrontarsi con nuove sfide internazionali, investire significa rafforzare la competitività del Made in Italy e offrire alle imprese uno strumento in più per continuare a crescere.

L'edizione di settembre avrà un significato speciale anche per Preziosa Magazine. Sarà infatti il palcoscenico della prima edizione del Preziosa Retail Award, un progetto nato all'interno della nostra redazione ma concepito, fin dal primo giorno, come un'iniziativa di sistema. Un premio che vuole valorizzare le migliori gioiellerie italiane, coinvolgere associazioni, istituzioni e operatori e contribuire, insieme a tutti i protagonisti della filiera, alla crescita della cultura del retail nel nostro Paese. È con questo spirito che ci prepariamo a vivere una Vicenzaoro che si annuncia, ancora una volta, come un appuntamento fondamentale per il futuro del gioiello italiano.

Vicenzaoro’s new Hall 2 is far more than an expansion of the exhibition venue. It represents a strategic investment that strengthens the show’s position as the leading international platform for the jewellery industry, creating new opportunities for business, networking and growth across the entire supply chain. Successfully delivered by Italian Exhibition Group without disrupting the event, the project stands as a remarkable achievement and a clear demonstration of long-term vision.

Beyond its architectural value, Hall 2 sends a strong message of confidence in Italy's jewellery manufacturing sector. At a time of growing international challenges, investing in infrastructure means reinforcing the competitiveness of Made in Italy and providing companies with an even stronger platform to reach global markets.

The September edition will also mark the launch of the Preziosa Retail Award, an initiative created by Preziosa Magazine to recognise Italy’s finest jewellery retailers and foster a stronger retail culture by bringing together associations, institutions and industry professionals. Together, these milestones make Vicenzaoro 2026 a pivotal moment for the future of Italian jewellery.

Per espositori e visitatori il cantiere è rimasto quasi invisibile, ed è forse questo il miglior indicatore della qualità del lavoro svolto

preziosamagazine.com

anno XIX luglio 2026 tiratura 10.000 copie Spedizione in abbonamento postale

COVER: SOVRANI www.sovrani.com

Reg. Tribunale di Napoli n. 77 del 01/10/2008 iscrizione al ROC n. 44579 del 27 marzo 2026 edito da Iosonopreziosa srls Via Lepanto, 46 - 80125 Napoli

◗ direttore responsabile Giovanni Micera direttore@preziosamagazine.com

◗ art director Luigi Esposito grafici@preziosamagazine.com

◗ caporedattore Maria Rosaria Petito petito@preziosamagazine.com

◗ redazione centrale Iosonopreziosa srls Via Lepanto, 46 80125 Napoli tel. +39 081 18194228 segreteria@preziosamagazine.com

◗ stampa Stampa Sud Via P. Borsellino 7/9 74017 Mottola (TA)

hanno collaborato: Martino Belmanto, Fiammetta Benetton, Claudia Carletti Camponeschi, Raffaele Ciardulli, Marilina Curci, Giuseppe de Silva, Luigi Esposito, Roberta Maiolini, Michele Mengoli, Maria Rosaria Petito, Lucietta Vinciguerra

Questo prodotto è composto da materiale che proviene da foreste ben gestite certificate FSC®, da materiali riciclati e da altre fonti controllate

30 NEwS

33 SEASONAL TRENd 50 COVER: Sovrani

STORIES

52 Rajola. Oltre il corallo

56 The diamonds Girl

60 Custom&Colors

112 Famiglia Russo

236 Akoya. Il futuro nasce dalla tradizione

WATCHES

64 L’arte di Collaboration Models

EDITORIAL

68 Just for Fun

92 Sweet Temptations

122 Game. My Turn

JEWELS

106 Maman et Sophie

108 JJewels Milan

110 Clesi

116 Tessitore 1888

118 Gioielleria Brunelli

132 Giuseppe Conte

134 Mattia Mazza

136 Timeless

138 Orogatti

140 Elena donati

142 Fab Gobbetti

224 Ayalabar

226 Aeffe Creazioni

228 dana L’Or 9 Carati

230 Joidart

266 Emotions

INDUSTRY

234 d&Sign

240 JCK2026

254 Borsa diamanti Italia

260 Filostil

268 EasyGold

270 XOX Group

274 Consorzio Physis

276 Legor

278 Fondazione Mani Intelligenti

280 Gold&Silver Italian Group

282 Istanbul Jewelry Show

som ma rio

ASTE

146 Quando la rarità non basta

150 La storia degli Arslanian

154 Il corallo alla prova del mercato

158 Aste. Il mercato globale

160 Pietre con il vizio della rarità

164 Affide. Intervista al direttore Andrea Rotunno

ITALIAN EXHIBITION GROUP

169 Hall 2 una leva di sviluppo per l’intero ecosistema fieristico

172 Maurizio Ermeti: “Il nuovo padiglione garantisce una solida casa alla community del gioiello”

174 Corrado Peraboni: “La Hall 2 è l’investimento che rafforza Vicenzaoro e apre una nuova stagione di crescita”

VICENZAORO

178 Vicenzaoro parla sempre più internazionale

182 Il business internazionale riparte dalle community

186 T.Gold debutta nel quartiere fieristico

188 VO Vintage

190 Jewelry Technology Forum

192 Cibjo a cento anni guida la transizione globale dell’industria del gioiello

LUSTRU

194 In Sicilia. Speciale Regone Siciliana a Vicenzaoro Settembre

MILANO FASHION&JEWELS

246 Creatività, sostenibilità e le nuove geografie del fashion retail

248 Moda e gioiello cambiano linguaggio: il trend è smettere di inseguire i trend

MADE IN NAPLES

250 Con la Camera di Commercio di Napoli il made in Naples sbarca alla Milano Fashion&Jewels

filostil

Cattelan: “Un gioiello non è solo una sequenza di lavorazioni è un sistema di competenze”

Dietro la perfezione di un gioiello si nasconde un universo di saperi, precisione e tradizione. Giorgia Cattelan racconta perché il futuro dell’oreficeria passa dalla valorizzazione del tempo, dell’artigianalità e del lavoro umano.

 Nell’alta gioielleria osserviamo il risultato finale, ma esiste un percorso molto più complesso, fatto di attese, mani, tecnica, tecnologia, sensibilità e responsabilità.

Qual è, oggi, la vera sfida per chi crea e produce?

“Riuscire a raccontare il valore di ciò che normalmente non si vede.

Un gioiello non è solo una sequenza di lavorazioni, è un sistema di competenze che si costruisce lentamente e che vive nelle persone”.

 L’innovazione digitale e nuovi macchinari hanno ridefinito la manifattura. Qual è il ruolo della tecnologia e dove si inserisce, invece, l’insostituibile tocco umano?

“La tecnologia ha cambiato profondamente il nostro settore. Ha reso i processi più strutturati e capaci di rispondere a progetti complessi.

Ma non sostituisce lo sguardo di chi sa leggere una proporzione, riconoscere un limite tecnico, rispettare un materiale, scegliere quando intervenire e quando fermarsi. È lì che il mestiere fa la differenza.

Nella capacità di trasformare un’idea in qualcosa con una identità.

Nella cura di quei dettagli che, spesso, non saranno immediatamente visibili, ma determineranno la qualità finale del gioiello”.

 Come si protegge e tramanda tutto ciò in un’epoca dominata dall’istantaneità e dal ricambio generazionale?

“Parlare di manifattura oggi significa anche parlare di trasmissione. Non basta conservare un sapere, bisogna renderlo comprensibile, riconoscibile, desiderabile per le nuove generazioni. Molte competenze si imparano al banco. Richiedono tempo, presenza e passione. In un mondo veloce, l’artigianalità ci ricorda il valore della lentezza come condizione per costruire qualità, consapevolezza e futuro”.

 Guardando al domani, quale crede sia la missione più profonda per le aziende e gli artigiani della gioielleria?

“Il compito di chi opera in questo campo è anche culturale, far capire che la manifattura orafa non è solo produzione, ma patrimonio vivo.

Un sapere fatto di gesti, occhi, mani, esperienza e responsabilità. Un’eredità che deve continuare a vivere, dentro le aziende, dentro le persone e dentro ogni gioiello che porta con sé una forma e una storia”.

trent’anni de il tarì

La forza della visione di Gianni Carità

Il trentennale del Centro Orafo Il Tarì rappresenta una ricorrenza che celebra la lungimiranza di un gruppo di imprenditori che, all’epoca, comprese come il futuro del settore passasse attraverso la collaborazione e la capacità di fare impresa insieme. Da quella visione è nato uno dei più importanti poli europei dedicati alla gioielleria, punto di riferimento per il Made in Italy.

Tra i principali artefici di questo percorso spicca Gianni Carità, fondatore e primo presidente del Tarì. La sua abilità di trasformare un progetto ambizioso in una realtà concreta, aggregando le migliori energie imprenditoriali del territorio, è stata determinante per la nascita e lo sviluppo del Centro Orafo. La sua visione ha contribuito a rafforzare l’intero comparto orafo campano.

Celebrarne i trent’anni significa rendere omaggio non solo a un’importante realtà imprenditoriale, ma soprattutto ai suoi fondatori che, con coraggio e spirito innovativo, hanno costruito un patrimonio di competenze, relazioni e valori destinato a lasciare un segno duraturo nella storia dell’oreficeria italiana.

the gentleman

Stile e gioielli al maschile di Mara Cappelletti

Un saggio dedicato all’evoluzione del gioiello maschile come espressione di identità, stile e linguaggio sociale. Attraverso un'ampia ricerca, Mara Cappelletti ripercorre la storia degli ornamenti da uomo - dalle spille ai gemelli, dagli anelli sigillo agli accessori contemporanei - evidenziandone il ruolo tra tradizione, design e nuove interpretazioni estetiche. Il volume mostra come il gioiello abbia progressivamente superato i confini di genere, affermandosi come strumento di espressione personale e culturale. Nelle sue 192 pagine offre una ricca documentazione, arricchita da riferimenti storici, curiosità e spunti sull’evoluzione dei codici del gusto maschile. (edizione Whitestar)

Tiffany & Co.Spilla con opali neri, zaffiri, perle, madreperla, diamanti e rubini. Al centro, zaffiro ovale proveniente dallo Sri Lanka da 34,48 carati

Damiani. Arte Maestra, bracciale Malìa, in oro con diamanti black e brown, alessandriti e rubini

tiffany & co.

Il mito del Bird on a Rock

Nella storia dell’Alta Gioielleria di Tiffany & Co., da oltre sessant’anni, il Bird on a Rock continua a reinventarsi come icona della Maison. L’uccellino posato su una gemma, per il 2026 torna protagonista con un unico esemplare svelato durante la settimana dell’Haute Couture di Parigi. l suo nome è Legendary Bird: The Sapphire Edition e mette al centro l’incanto dello zaffiro, due pietre naturali provenienti dallo Sri Lanka, entrambe non trattate, una di oltre 34 carati.

buccellati

Serenissima, nelle trame dell’oro la Venezia della

Maison

Nel suo mondo l’oro è una superficie da scolpire e modellare fino a raggiungere una dimensione quasi impalpabile. Questa ricerca della leggerezza trova una nuova interpretazione in Serenissima, la collezione di alta gioielleria che dialoga con Venezia, un legame che affonda le radici nella sensibilità di Mario Buccellati, che nei delicati merletti di Burano aveva riconosciuto un equilibrio tra fragilità e perfezione, un modello di ispirazione per lavorare l’oro con la tecnica del traforo.

damiani

L’omaggio prezioso all’Arte Maestra

Celebra la grande pittura con ‘Arte Maestra’ la nuova collezione di Alta Gioielleria che rende omaggio ai protagonisti della storia di quest’arte. Otto creazioni che raccontano il patrimonio artistico che continua a ispirare nuove forme di bellezza che attraversano epoche e stili. Il filo conduttore è il processo creativo che trasforma un’idea in materia, come Malìa che esplora la drammaticità della Medusa di Caravaggio attraverso una struttura che richiama i serpenti della Gorgone.

Buccellati. Bangle in oro giallo e bianco con diamanti. Traforato a nido d’ape radiale e inciso a mano con tecnica rigato.

invetrina

CRUSADO

La Maison partenopea si distingue nel panorama dell’alta gioielleria per una proposta che coniuga eccellenza manifatturiera, selezione gemmologica e attenzione al dettaglio. Lo smeraldo occupa un ruolo centrale nelle collezioni di Crusado, che lo interpreta attraverso creazioni in oro che ne valorizzano l’intensità cromatica e l’unicità, la luminosità e il pregio naturale. L’eleganza del suo linguaggio estetico esprime una visione del gioiello sofisticata e fortemente identitaria che reca con sé tutti i valori dell’high jewelry

Collezione Barcellona
Collezione Tropea
Collezione Sorrento
Collezione Gibilterra
Collezione Valencia
Collezione Formentera
Collezione Mondello
Collezione Sanremo
Collezione Cadice

Bracciale “Crystal” in argento 925 placcato oro rosa 18kt e cristalli bianchi

Orecchini cuore “Crystal” in argento 925 placcato oro giallo 21kt e cristalli rosa

Orecchini medi “Crystal” in argento 925 placcato oro giallo 21kt e cristalli Paraiba

Orecchini pendenti “Crystal” in argento 925 placcato oro giallo 21kt e cristalli bianchi

Set 3 orecchini “Crystal” in argento 925 placcato oro rosa 18kt e cristalli bianchi

Collana “Crystal” in argento 925 placcato oro rosa 18kt e cristalli bianchi

invetrina

KURSHUNI

Orecchini goccia “Crystal” in argento 925 placcato oro giallo 21kt e cristalli Paraiba

Bracciale “Crystal” in argento 925 rodiato e cristallo Paraiba

Orecchini punto luce “Crystal” in argento 925 placcato oro giallo 21kt e cristalli rosa

Nato a Istanbul nel 2002, Kurshuni traduce il gioiello in un linguaggio sofisticato, dove artigianalità, ricerca estetica e valore simbolico convivono in perfetto equilibrio. Fondata da Elif Esra Kurşunlu e Lokman Kurşunlu, la maison offre collezioni in argento 925 sterling, impreziosite da cubic zirconia Excellence Star Cut, pietre naturali e placcature in oro di alta qualità, espressione di un savoir-faire rigoroso e contemporaneo. Ogni gioiello veicola un messaggio che parla d’Amore, Fortuna, Protezione, Identità e Splendore. Il brand è distribuito da Aibijoux

Anello “Glint” in argento 925 placcato oro rosa 18kt e zirconi bianchi

Orecchini “Baroque Pearls” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con perle barocche

Anello “Timeless” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano

Bracciale “Timeless” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con perle di vetro

Orecchini “Baroque Pearls” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con perle barocche e inserti di smalto

Bracciale “Timeless” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano

Collana “Timeless” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con perle di vetro

invetrina

HOUSE OF TUHINA

Orecchini “Mirror Gold” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con inserti di specchio

Bracciale “Glass Pearls” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano

Orecchini “Timeless” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano

Il brand interpreta il gioiello come racconto di cultura, artigianalità e femminilità contemporanea. Fondato da Tuhina Goyal, il brand unisce il patrimonio decorativo indiano a un’estetica raffinata e senza tempo, trasformando suggestioni in creazioni dal forte valore identitario. Ogni pezzo è realizzato a mano da donne artigiane attraverso tecniche di intreccio e lavorazione, con l’impiego di perline, specchi, smalti e metalli skin-friendly, per dare vita a gioielli autentici, sofisticati e profondamente narrativi. Il brand è distribuito da Aibijoux

Bracciale “Mirror Gold” realizzato in leghe di metallo e cotone lavorato tradizionalmente a mano con inserti di specchio

Oscilla tra le sfumature più zuccherine del giallo e le note balsamiche del verde. Come il celebre liquore da cui prende il nome, lo chartreuse custodisce una formula difficile da decifrare, eppure assolutamente irresistibile. Un’alchimia speciale che gli accessori assecondano senza riserve: sacchetti in nylon e slingback effetto glossy, tote bag dal retrogusto geometrico e sottili cinture intrecciate, ballerine rasoterra e orecchini punteggiati di cristalli. La leggenda narra che lo chartreuse fosse un elisir di lunga vita. Di certo, ha tutte le carte in regola per diventare l'ossessione cromatica della stagione.

It shifts between the sweetest shades of yellow and the fresh, balsamic notes of green. Like the iconic liqueur from which it takes its name, chartreuse conceals a formula that is difficult to decipher, yet utterly irresistible. A unique alchemy that accessories embrace effortlessly: nylon pouches and glossy slingback pumps, geometric tote bags and delicate woven belts, flat ballet flats and crystal-studded earrings. Legend has it that chartreuse was once considered an elixir of long life. One thing is certain: it has everything it takes to become the season’s ultimate color obsession.

Orecchini con perline di vetro e cristalli. Anni Lu Credits: anni-lu.com
Tote bag in suede con doppi manici. Radley Credits: radley.co.uk
Ballerina in satin. Spelta Milano Credits: speltamilano.it
Borsa a sacchetto in nylon. Prada Credits: prada.com
Slingback in vernice. Poeve
Credits: poeve.it
Portacarte in pelle grana riso. Trussardi
Credits: trussardi.com

elisir di stile

Credits: levisionnaireparis.com

Credits: retori.com

Occhiali da sole con montatura in acetato. Le Visionnaire
di Marilina Curci
Cintura in pelle intrecciata con dettagli in ottone dorato. Retori
Sfilata FW 26/27. Elie Saab Credits: Courtesy of Press Office
Collana Fashion Mood in ottone, finitura oro 18kt con cristalli crysolite. Sovrani Credits: sovrani.com

aria fresca

Wardrobe reset. La moda di stagione riparte dai fondamentali: l’inossidabile shopping bag, un pendente d’argento ridotto ai minimi termini, il rigore misurato di una bella cintura. E ancora, un paio di occhiali dall’attitudine decisa o la nota imprevista di un mocassino colorato. Basta il dettaglio giusto per cambiare subito mood.

wardrobe Reset. This season’s style starts with the essentials: the timeless shopping bag, a minimalist silver pendant, the understated refinement of a beautifully crafted belt. Then there’s a pair of boldly styled sunglasses or the unexpected twist of a pair of colorful loafers. Sometimes, all it takes is the right detail to transform your entire mood. (Marilina Curci)

1. Mocassino in pelle con suola impermeabile. Sebago Credits: sebago.com / 2. Occhiali da sole con montatura aviator in acetato e ponte in metallo. Saint Laurent Credits: ysl.com / 3. Rossetto satinato in edizione limitata, col. Brun Sunset. Hermès Credits: hermes.com / 4. Cappello con visiera e ricamo. Lovechild 1979 Credits: lovechild1979.com / 5. Collana con pendente in argento sterling. Missoma Credits: missoma.com / 6. Orologio con cinturino in pelle e cassa in acciaio. Hamilton Credits: hamiltonwatch.com / 7. Borsa in pelle bubble double con manici e chiusura magnetica. Gianni Chiarini Credits: Courtesy of Press Office / 8. Sfilata FW 26/27. Ami Paris Credits: amiparis.com / 9. Cintura effetto croc con fibbia in metallo. Cordera Credits: cordera.es / 10. Anello a fascia in oro giallo 18Kt collezione Donna Oro, Superior, Iconic. Songa Credits: songa.it

GLAMOUR VS GRUNGE

L’eleganza cambia pelle. E si lascia contaminare da dettagli dal sapore underground. Così le perle convivono con borchie appuntite, il satin dialoga con il denim sdrucito o consumato ad arte, mentre i tacchi a stiletto cedono al ruvido richiamo di fibbie e occhielli metallici. Una dicotomia solo apparente, che scardina le convenzioni e riscrive i codici dello stile. Gli opposti, dopotutto, si attraggono. (M.C.)

Elegance sheds its skin, embracing the influence of underground-inspired details. Pearls coexist with sharp studs, satin meets artfully distressed denim, while stiletto heels give way to the rugged appeal of buckles and metal eyelets. An only seemingly contradictory duality that breaks conventions and rewrites the rules of style. After all, opposites attract.

Orecchini a cerchio
Mini bag in tela e pelle con placca logo ricoperta di cristalli e bordi sfrangiati. Diesel Credits: it.diesel.com
Ballerine T-bar in vernice. The Attico Credits: mytheresa.com
Foulard in seta stampata. Acne Studios Credits: mytheresa.com

Orecchini clip-on in vermeil. Agmes

Credits: agmesnyc.com

Credits:

Credits: thereformation.com

Collana multifilo con perle d’acqua dolce e in vetro. Sita Nevado

Credits: sitanevado.com

Pump con lacci alla caviglia e occhielli in metallo. Patrizia Pepe

Credits: Courtesy of Press Office

Borsa in pelle con finiture ottone. Balenciaga

Credits: balenciaga.com

Pouch in camoscio con catena dorata. Amato Daniele
Courtesy of Press Office
Mule a punta in satin. Reformation

Coordinate di stile

LA MAPPA DELLE TENDENZE AUTUNNO INVERNO 2026

Nostalgia, ossessioni high tech ed eleganza ribelle: ecco i pezzi chiave che orienteranno desideri e guardaroba nei mesi a venire.

HERITAGE

Foulard

In testa, annodato al collo o al polso, legato alla borsa. Il foulard si reinventa e diventa un alleato di stile per tutti i giorni.

Foulard in seta stampata. Hermès

Credits: hermes.com

Seconda pelle

Da accessorio d’antan a complemento quotidiano: i guanti si affermano come uno dei grandi comeback della stagione.

Guanti in pelle. J’amemme

Credits: Courtesy of Press Office

Spille

I gioielli d’archivio tornano protagonisti. E si trasformano in strumenti di styling con cui personalizzare capispalla, bluse e maglieria.

Sfilata FW 26/27. Etro

Credits: Courtesy of Press Office

East-West bag

Silhouette allungata ed estetica vagamente rétro guidano il successo della borsa più desiderata delle ultime stagioni.

Borsa a spalla in pelle. Longchamp

Credits: longchamp.com

Borse intrecciate

Effetti woven e lavorazioni manuali riportano l'accento sul valore del savoir-faire e dell'autenticità. Per un lusso sobrio e senza tempo.

Tote bag in nappa intrecciata attraverso la lavorazione Mosaico. Serapian

Credits: serapian.com

Tech bijoux

Tra funzione e ornamento, la tecnologia hackera il linguaggio del gioiello. E dà vita a una nuova categoria di accessori ibridi.

Auricolari con finitura in argento elettroplaccato e charms in lega di zinco. Diesel

Credits: it.diesel.com

Nuove visioni

L’influenza sportswear continua a plasmare i codici del vestire contemporaneo. A partire dai nuovi occhiali must have, con linee aerodinamiche e vestibilità avvolgente.

Occhiali da sole a mascherina. Canada Goose

Credits: Courtesy of Press Office

Sneakerine

A metà strada tra sneaker e ballerina, le nuove it shoes incarnano il desiderio di comfort senza rinunciare alla femminilità.

Scarpa Taekwondo Mei in pelle stampata con lacci e suola in gomma. Adidas

Credits: adidas.it

Vita in primo piano

Focus sul punto vita. La cintura supera la sua funzione meramente pratica e si arricchisce di dettagli preziosi. Cintura in pelle con fibbia e dettagli in metallo. Amanu

Credits: mytheresa.com

Colpi di testa

Con cerchietti, fermagli bold e scrunchies dal mood ‘90s l’hairstyle si fa dichiarazione di stile.

Hair clip in argento sterling placcato oro 18kt. Bottega Veneta

Credits: bottegaveneta.com

Body language

Suggestioni body art e dettagli piercing-inspired ridefiniscono il concetto di ornamento contemporaneo. Un mix audace di provocazione e raffinatezza.

Orecchini asimmetrici con pendenti in ottone placcato palladio. Justine Clenquet

Credits: justineclenquet.com

Giochiamo?

L’effetto wow passa attraverso complementi capaci di sorprendere e divertire.

Sfilata FW 26/27. Vivetta

Credits: Courtesy of Press Office

di Marilina Curci

Credits: agmesnyc.com

Credits:

Credits: pierrehardy.com

Sfilata FW 26/27. Chanel
Credits: chanel.com
Slingback con tacco kitten. Pierre Hardy
Mascara Lash Clash tenuta 24 ore col. Uninhibited Brown. Yves Saint Laurent Credits: yslbeauty.it
Orecchini in vermeil con perle d’acqua dolce. Agmes
Borsa a secchiello in pelle scamosciata. Alaïa
maison-alaia.com

Dal tramonto all’alba (e oltre)

Tic tac, tic tac. Le lancette corrono, ma il dress code resta lo stesso. I nuovi accessori non conoscono limiti d’orario e seguono il ritmo dell'agenda muovendosi con disinvoltura tra impegni quotidiani e inviti last minute, senza perdere un briciolo del loro aplomb. Alleati versatili e pronti a tutto, da tenere sempre a portata di mano - pardon, di armadio - per stare al passo con giornate che sembrano non finire mai. Tick tock, tick tock. // The hands keep moving, but the dress code remains the same. The latest accessories know no time limits, keeping pace with even the busiest schedules as they transition effortlessly from daily commitments to last-minute invitations without losing an ounce of their poise. Versatile allies, always ready for anything, they deserve a permanent place within easy reach - pardon, in your wardrobe - to keep up with days that seem to never end.

di Marilina Curci
Cintura in pelle con fiocco. Givenchy Credits: mytheresa.com
Tote bag in pelle stampa snake. Khaite
Credits: farfetch.com
Bracciale a catena in metallo e resina. Marni
Credits: marni.com
Blush illuminante Glassy con formula pH reagente. Espressoh
Credits: Courtesy of Press Office
Ballerine a punta in pelle. Neous Credits: neous.co.uk
Hair pin in metallo dorato. Lié Studio
Credits: lie-studio.de

Cristiana J by J-Tech

Gioia Collection. Bracciali in oro e pietre www.j-techsrl.com/

Vezzaro

Collezione Cupole - Architetture Celesti In argento con filo sapientemente avvolto, danno vita a composizioni armoniose. www.vezzarojewels.it

Daniela Coaro

Collezione Primavera” in oro giallo 18kt con pietre naturali blu london e blu topazio. www.coaro.it

Speggiorin Silvano

Bracciale Ovale con lavorazione a tubo vuoto e chiusura a scomparsa, disponibile in oro e argento. www.speggiorinsilvanosrl.it

Aurum

Fedi in oro 18kt. Disponibili con pavè di diamanti naturali, in oro bianco, in giallo e rosa, 18kt, 14kt, 9kt e platino. www.aurumsrl.com

Comero group

Collezione Mosaico. Anello in argento 925 dorato giallo impreziosito da cubic zirconia color champagne www.comerogroup.it

Re Sole

Collezione Orbit. Un tubogas reinventato: un’idea esclusiva, dalla luminosità inedita www.resole.biz

Gold & Silver

Italian Group

Un consorzio di eccellenze che condividono elevati standard di qualità, affidabilità e capacità innovativa

Plata Viva

Collezione Sfera Light. Bracciali in argento e zirconi creano una sinfonia di brillantezza. www.plataviva.com

DG Precious

Specializzati in pietre preziose e semipreziose di alta qualità www.distribuzionegemme.com

Lusi Gioielli

Collezione Astrale

Anello in oro giallo (disponibile anche in 9 e 18kt) e diamanti www.lusigioielli.it

sovrani

cristal magique il colore è materia

Cristal Magique trasforma il colore da elemento decorativo a principio costruttivo del gioiello, dando vita a una collezione in cui luce, materia e trasparenze si fondono in un linguaggio vivo, contemporaneo e in continua evoluzione

un lavoro di sottrazione che emancipa il colore dal suo tradizionale ruolo decorativo per trasformarlo in un principio costruttivo del gioiello. Si chiama “Cristal Magique” e sviluppa il proprio linguaggio attraverso la luce, che irrompe nelle profondità delle pietre naturali, ampliandone le sfumature in campiture cangianti prive di confini rigidi.

Il progetto traduce in moderna finezza un’indagine sul rapporto tra materia, trasparenze e percezione cromatica, nella quale ogni dettaglio contribuisce alla dichiarazione della sua identità estetica. La cromia diventa stratificazione e profondità, generando un sistema dinamico in cui le tonalità mutano con la distanza e il punto di osservazione. Le singole pietre custodiscono una vibrazione autonoma, lasciata volutamente aperta a più interpretazioni, a un dialogo continuo con l’immaginazione. Il metallo - ottone e galvanica - assume una funzione quasi architettonica accompagnando il passaggio tra superfici opache e riflessi traslucidi in una figurazione morbida fatta di cabochon, volumi arrotondati e forme che evocano ciottoli levigati dall’acqua.

Cristal Magique si rappresenta come una sequenza di relazioni ottiche e sensoriali tra accostamenti e nuove risonanze. Il multicolor degli zirconi si dissolve nei riflessi dell’occhio di gatto, caratterizzati da una fluidità quasi liquida. Il quarzo verde incontra la corniola e l’opale in una transizione continua, priva di cesure nette. Madreperla e quarzi a rondella introducono pause visive più leggere, mentre la giada magenta emerge come accento che ridefinisce gli equilibri dell’intera composizione. La collezione sfugge a una lettura stagionale e, come da tradizione del brand, è concepita per seguire una traiet-

toria libera e trasversale, una tavolozza in costante trasformazione per adattarsi a sensibilità, occasioni e stili differenti in piena coerenza.

In questa ottica si riflette uno dei principi che, secondo la proprietà di Sovrani, rappresenta la forza del marchio - “La capacità di interpretare sensibilità differenti attraverso un vocabolario sempre riconoscibile, nel quale vivacità e versatilità convivono con misura. Una formula che, unita all’accessibilità, ha consentito al brand di dialogare con mercati diversi, consolidando il proprio temperamento e confermando la flessibilità creativa come uno dei suoi tratti più distintivi”. Cristal Magique è tra le espressioni più compiute di questa filosofia, una collezione in cui luce, materia e colore si fondono in un organismo vivo, mutevole e attuale.

Sovrani è a Vicenzaoro.

Sovrani. Cristal Magique: Color Is Matter

Cristal Magique by Sovrani explores color as the essential element of jewelry design through the interplay of light, transparency, and natural gemstones. Materials, finishes, and stones come together in a fluid balance of shapes and hues, creating dynamic compositions free from rigid chromatic boundaries. designed beyond seasonal conventions, the collection embodies the brand’s philosophy: a distinctive visual language that combines creativity, versatility, and accessibility. with Cristal Magique, Sovrani reaffirms its ability to interpret diverse sensibilities through a contemporary vision in which light, material, and color merge into an ever-evolving aesthetic experience. Sovrani is at Vicenzaoro

oltre il corallo Rajola, la dinastia delle gemme tra il Vesuvio e Dubai

Ci si trova immersi in un’atmosfera di pace, circondati dal verde. Non è tuttavia il luogo ideale per immaginarsi un incontro ravvicinato con il corallo. Qui, alle falde del Vesuvio, si è molto lontani dal mare, eppure proprio in questo potente territorio l’oro rosso, da oltre un secolo, ha trovato una delle sue espressioni più importanti in Rajola.

“La tradizione vesuviana è la nostra radice, ma da sempre qui si lavora ogni tipo di pietra esistente al mondo”.

Giuseppe Rajola

Sì, ma sfatiamo subito un mito, altrimenti si finisce per dare un'informazione parziale. Rajola non è affatto solo corallo. “La tradizione vesuviana è la nostra radice, ma da sempre qui si lavora ogni tipo di pietra esistente al mondo”. La precisazione arriva netta, ancor prima di iniziare.

Vista da fuori è un’azienda. Da dentro è una casa. O forse è il contrario. Perché basta riunirsi attorno al tavolo con Giuseppe, Grazia, Vincenzo e Mariella per capire che qui impresa e famiglia parlano la stessa identica lingua. La parola che viene spontanea è rispetto. Si legge negli sguardi, nei silenzi, nel modo in cui si lascia posto all’altro. Nessuno prevale, sapendo che il valore del marchio sta nella somma delle differenze.

“In una famiglia, come in un’azienda, nessuno è più importante”, dice Giuseppe. “Ognuno porta qualcosa, riceve qualcosa, consegna qualcosa”. È una filosofia che va oltre i rapporti domestici, vale per i fornitori, per i clienti, per gli artigiani che trasformano l’idea in un gioiello. Qui la parola data continua ad avere un peso specifico che nessuna mail potrà mai sostituire.

“La fiducia si costruisce lentamente”, aggiunge, “ci vuole pazienza. Bisogna scegliere le soluzioni giuste per lavorare meglio, ma anche senza lentezze che penalizzano i risultati”. La sintesi del suo carattere lungimirante!

Accanto c’è Grazia, sua moglie. Ex insegnante di matematica, ha portato in ditta precisione e disciplina. Una presenza delicatamente risolutiva. “Le imprese familiari funzionano così, nessuno pensa al proprio ego. Ci diamo del NOI”, dice divertita. Parla con eleganza, quasi sottovoce, accennando con pudore alla grandezza della loro realtà. Per un istante la voce si incrina e scappa una lacrima, subito ricomposta. È un attimo profondo, che svela cura emotiva.

Le fondamenta furono gettate quattro generazioni fa, dal suocero del nonno di Giuseppe, quando Torre del Greco era già la capitale mondiale dell’oro rosso e il mestiere si tramandava come una lingua madre. Il simbolo scelto richiama il territorio d’origine, ma racconta anche solidità e capacità di guardare lontano. Basi che Giuseppe ha potenziato dialogando costantemente con l’innovazione. “Non devi mai fermarti se vuoi conservare la tradizione”.

Oggi quella torre non guarda più solo il golfo di Napoli. Le radici sono ben salde nel cuore produttivo del meridione, con la sede presso Il Tarì a Marcianise, e conquistato i mercati strategici globali, portando il Vesuvio a brillare tra i grattacieli di Miami e Dubai, e le fiere più esclusive.

Un’evoluzione che parte da lontano. Quando il mondo ancora spediva lettere in buste sottili bordate di rosso e di blu - per sottolineare l’dea della distanza, di un viaggio che all’epoca era privilegio di pochi - Giuseppe aveva già intuito che il valore competitivo era il tempo. E scelse di investire sulle prime tecnologie di comunicazione, acquistando strumenti rivoluzionari per l’epoca, prima il telex e poi il fax. “Allora”, dice con orgoglio, “queste macchine, qui a Torre, le avevamo solo in tre: la banca, l’ufficio postale e io”.

Tutto ciò che poteva migliorare l’efficienza aziendale era il benvenuto. Non proprio tutto, però. Nei confronti del computer, infatti, Giuseppe ha sempre nutrito una forte diffidenza. È il figlio Vincenzo a precisarlo, sottolineando con affetto la testardaggine del padre - “Il computer per noi è un motore fondamentale, dall’automazione della contabilità alla gestione dei dati. Ma per mio padre è diventato un amico solo dopo, quando ha capito che avrebbe velocizzato perfino il piacere di scrivere libri, il suo hobby - trattati sulle perle e sul corallo, ma anche favole, quelle che ha dedicato prima a noi figli e poi ai quattro nipoti”.

“Giuseppe è un uomo sensibile”, interviene Grazia che aggiunge “ma molto pratico. Per lui aggiungere valore significa anche illustrare cosa c’è dietro ogni creazione”. E gli suggerisce “Dille del packaging!”, parlandogli più da vicino. E Giuseppe si riaggancia spiegando che “le nostre creazioni meritano il vestito buono, il packaging, che è un altro piccolo gioiello. In ognuno abbiamo anche riservato un angolino dove inseriamo un libricino che esplicita pregi e qualità di ogni creazione. È un documento che ne racconta la storia e la materia. Un passaporto”. Un passaporto per tutte le gemme. Come si diceva all'inizio, il corallo è stato il punto di partenza, mai quello d’arrivo. Negli anni la SPA (si è una SPA) ha costruito una conoscenza straordinaria di pietre preziose e dure provenienti da tutto il mondo.

E questo è il regno di Mariella, gemmologa.

“È vero, è il mio luogo dell’anima ed è ben protetto nel caveau”, racconta mentre supera una porta corazzata. All’interno, centinaia di piccoli cassetti ordinati custodiscono le pietre divise per colori, forme e materiali. “Quando ho bisogno di rilassarmi vengo qui. Vivo in simbiosi con loro, disegno le composizioni interpretandone le caratteristiche senza snaturarle. È un delicato equilibrio tra competenza tecnica e sensibilità creativa”. Ricorda poi che “per la buona riuscita a scuola, mi portavano a visitare il Macef che per altri bambini sarebbe stata come una punizione”. Per lei era una scoperta. Tra quei padiglioni scopriva il design, i materiali, la fantasia che accendevano. Forse è lì che è nata la sua passione, o forse è lì che ha capito che doveva farle spazio, perché era già nel DNA.

Vincenzo segue il discorso con l’espressione di chi apprezza, ma, per dirla in breve, non scambierebbe il suo mondo con quello dell’immaginazione. Lui è pura tecnologia, è il cervello organizzativo dell’azienda.

Grazia, Vincenzo, Giuseppe e Mariella Rajola Maria Rosaria Petito con Giuseppe Rajola

Mariella racconta di colori e sfumature. Lui di pianificazione. Lei di immaginazione. Lui costruisce il percorso perché quell’idea diventi realtà. Lei parla di emozione. Lui di numeri. Sono complementari.

“Qualcuno deve pur mettere ordine nella fantasia”, scherza. Vincenzo guida la trasformazione digitale introducendo nuovi processi aziendali. “Innovare significa trovare modi migliori per fare quello che abbiamo sempre fatto”. Una frase che potrebbe appartenere a suo padre, e che dimostra la continuità della famiglia, non copiare il passato, ma trasformarlo in presente.

Questo equilibrio maturo funziona perché Giuseppe e Grazia hanno saputo dare spazio ai giovani al momento giusto, permettendo alle nuove leve di prendere il timone senza il fiato sul collo. A conferma di questo clima sereno arriva Ferdinando, il figlio maggiore di Mariella. Un sorriso, una carezza sfiorata, il piacere evidente di ritrovarsi, anche se probabilmente si sono lasciati appena qualche ora prima. È l’immagine di una famiglia unita da qualcosa che va oltre il semplice lavoro.

Parlando con loro emerge un dettaglio che raramente compare nei bilanci, la gratitudine. Verso chi ha iniziato, verso chi continua e verso i collaboratori storici - molti sono entrati in Rajola da giovanissimi, alcuni sono andati in pensione, eppure danno la piena disponibilità attiva propria di chi non vuole riconoscere i limiti di età.

“Non sono dipendenti”, spiegano concordi, “sono espressione di un capitale costruito lentamente che si chiama fiducia. Quella che permette di delegare sapendo che ciascuno custodirà il lavoro con la tua stessa cura e amore”.

Questa fiducia è lo stesso valore che ha spinto Giuseppe a essere tra i pionieri e i fondatori di Assocoral. Ha creduto fin dal primo giorno nella missione dell’associazione, contribuendo in modo determinante alla tutela, alla valorizzazione e alla promozione dell'intero comparto a livello internazionale. Non si trattava di difendere un marchio, ma di codificare un'arte e proteggerla dalle imitazioni.

“Se si vuole che una tradizione sopravviva, le imprese devono imparare a fare squadra”, afferma. “Competere non esclude la collaborazione”

Ascoltandoli potrebbe sembrare che portare avanti un’impresa sia quasi una cosa semplice, un passaggio spontaneo da una generazione all’altra. In realtà è un equilibrio millimetrico costruito piano piano, fino a diventarne patrimonio. Oggi Giuseppe e Grazia osservano i figli guidare l’azienda con la serenità di chi sa di aver trasmesso molto più di un mestiere. Hanno depositato una cultura. E mentre già si affaccia la quinta generazione, l'azienda si muove con il passo saggio delle storie che durano da un secolo.

Uscendo, si torna nel silenzio del verde, alle pendici del Vesuvio. Ora non è più difficile immaginare che proprio qui, lontano dal mare, continui a battere uno dei cuori autentici dell’artigianato italiano. La vera preziosità della famiglia Rajola non è una pietra rara custodita nel caveau. È la stima di chi guida l’azienda e investe nel suo futuro. Sono i cento anni di storia che consegnerà alle prossime generazioni.

Mariella e Vincenzo Rajola

Oggi una pietra autentica, con personalità e carattere, può risultare molto più desiderabile di una grande gemma sintetica perfetta dal punto di vista cromatico. I consumatori stanno comprendendo sempre di più che autenticità, rarità e storia hanno un valore che va oltre l’aspetto estetico

The diamonds girL

la voce che ha cambiato il racconto della gioielleria sui social

di Maria Rosaria Petiuto

Inun diamante non vede una pietra, una quotazione o una certificazione. Tracey Ellison vede una storia. Forse è questa la ragione per cui, in un settore che per decenni ha raccontato soprattutto il valore economico dei gioielli, è riuscita a costruire una delle comunità più seguite e autorevoli del panorama internazionale riportando al centro il fascino della scoperta.

Dalle miniere africane agli allevamenti di perle giapponesi, dagli atelier dell'alta gioielleria alle grandi fiere internazionali, il suo sguardo ha seguito il viaggio delle gemme prima ancora che diventassero oggetti desiderabili. Un percorso che le ha permesso di osservare da vicino le trasformazioni che stanno ridefinendo il settore, dall’esplosione dei social media all’avvento dell'intelligenza artificiale. Eppure, dietro ogni cambiamento, continua a riaffiorare la stessa domanda: che cosa rende davvero prezioso qualcosa?

Preziosa Magazine ha parlato con lei.

 Prima di diventare The Diamonds Girl, hai costruito una carriera nel mondo aziendale. Quando hai capito che la tua passione per i gioielli poteva trasformarsi in una professione e quanto quella scelta ha cambiato la tua vita?

Quando ho lanciato il mio brand, nel 2014, fotografavo perfetti sconosciuti che incontravo negli aeroporti, nei centri commerciali o per strada

mentre indossavano gioielli interessanti. All’epoca, ogni volta che chiedevo a una gioielleria il permesso di fotografare i suoi pezzi, venivo accolta con un sorriso cortese e accompagnata verso l’uscita.

I marchi erano molto protettivi nei confronti delle proprie creazioni e non avevano ancora compreso il potenziale dei social media. Nel giro di un anno, tutto cambiò. La crescita dell’account attirò l’attenzione di maison e organizzatori di fiere internazionali. Case visionarie come Moussaieff mi aprirono le porte dei loro atelier, permettendomi di fotografare alcune delle gemme più rare al mondo. Fu allora che capii che la mia passione poteva diventare una professione. Quando dissi a mio marito che avrei lasciato il lavoro per dedicarmi completamente a The Diamonds Girl, la sua prima risposta fu: “Ma abbiamo due figli in una scuola privata!”. Io, però, non ho mai avuto dubbi. Sentivo che il pubblico era pronto a vedere i gioielli da una prospettiva diversa. Oggi guardo a quella scelta con gratitudine, soprattutto per il sostegno di mio marito e dei follower che mi accompagnano fin dall’inizio.

 Dalle miniere agli atelier dell'alta gioielleria, il tuo lavoro ti ha portata nei luoghi più esclusivi del comparto. Qual è stata la soddisfazione più grande di questo percorso e quale il sacrificio più difficile da affrontare?

Ciò che amo di più è andare alla fonte. Ho visitato miniere di smeraldi in Zambia e Colombia, miniere di diamanti in Canada e Sierra Leone, miniere di zaffiri in Sri Lanka e allevamenti di perle in Giappone. Vedere come questi tesori prendono forma in natura e comprendere il loro impatto sulle comunità locali è un’esperienza straordinaria. Ogni visita rafforza la mia convinzione nel valore delle gemme naturali. La loro

The Diamonds Girl: The Voice That Changed the Way Jewelry Is Told on Social Media

For Tracey Ellison, better known as The diamonds Girl, a diamond is more than just a gemstone - it's a story. This vision has made her one of the most influential voices in the jewelry world on social media, sharing the industry through authenticity, culture, and discovery. From mines and highjewelry ateliers to the world's leading trade shows, she has witnessed firsthand the changes reshaping the industry. Throughout her journey, one question has remained constant: what truly makes something precious? When did you realize your passion for jewelry could become a profession? Ellison reflects on the early days of The diamonds Girl, when luxury brands still viewed social media with skepticism. As her platform grew, it became clear that audiences were looking for a different way of experiencing jewelry-one that focused on people, craftsmanship, and the stories behind every creation. What has been the greatest reward of your journey, and what has been the greatest sacrifice? Traveling to gemstone mines and places of origin has deepened her appreciation for the unique value of natural gems, the result of geological processes spanning millions of years and closely connected to the lands from which they come. It has been an extraordinary career, but one marked by significant personal and family sacrifices.

storia inizia milioni, e talvolta miliardi, di anni prima di arrivare nelle nostre mani. È una storia che nessuna fabbrica potrà mai replicare. Anche le fiere internazionali continuano a emozionarmi, scoprire nuovi designer, osservare l’evoluzione del gusto e vedere nascere nuove idee è una fonte continua di ispirazione. Naturalmente, il prezzo da pagare esiste: tempo lontano dalla famiglia, compleanni mancati, vacanze annullate e molta stanchezza. Il momento più doloroso arrivò quando lasciai mia madre, gravemente malata in Sudafrica, per partecipare a una fiera negli Stati Uniti. Le sue condizioni peggiorarono improvvisamente e, nonostante fossi rientrata immediatamente, non riuscii a salutarla un’ultima volta. È stata una ferita profonda. Tuttavia, sapeva quanto amassi questo lavoro e sono certa che non avrebbe mai voluto vedermi rinunciare al mio sogno.

 Il confronto tra diamanti naturali e sintetici continua a dividere il mercato. Come immagini il ruolo delle due categorie nei prossimi anni e quali elementi continueranno a rendere unico il diamante naturale?

Non ho mai avuto dubbi. Sentivo che il pubblico era pronto a vedere i gioielli da una prospettiva diversa. Oggi guardo a quella scelta con gratitudine, soprattutto per il sostegno di mio marito e dei follower che mi accompagnano fin dall’inizio

Ho idee molto chiare su questo tema. Credo che i momenti più importanti della vita - fidanzamenti, anniversari, lauree e grandi traguardi personalimeritino di essere celebrati con un diamante naturale. Queste pietre racchiudono miliardi di anni di storia e diventano parte della storia di una famiglia. Recentemente, durante una fiera a Las Vegas, ho visto sneakers e cappellini decorati con diamanti sintetici. Mi è sembrato un utilizzo perfetto, divertente, creativo e accessibile. Quando però si parla di gioielli destinati a durare nel tempo, la mia preferenza resta per le pietre naturali. Rarità, provenienza, storia e valore simbolico sono caratteristiche che continuano a renderle speciali. Trovo molto interessante anche il crescente apprezzamento per diamanti naturali più piccoli e dai colori più caldi. Oggi una pietra autentica, con personalità e carattere, può risultare molto più desiderabile di una grande gemma sintetica perfetta dal punto di vista cromatico. I consumatori stanno comprendendo sempre di più che autenticità, rarità e storia hanno un valore che va oltre l'aspetto estetico.  Sei stata tra le prime a dimostrare che Instagram poteva diventare uno strumento autorevole per raccontare l'alta gioielleria. Come si è evoluto il rapporto tra brand, creator e pubblico negli ultimi dieci anni e quali errori dovrebbero evitare oggi le aziende del lusso?

Hanno compreso il valore che i creator possono apportare nel raccontare i gioielli in modo autentico e coinvolgente, ed hanno capito che visibilità e credibilità possono tradursi in risultati concreti. Il pubblico tende a fidarsi delle persone che segue e, nel mondo della gioielleria, questa fiducia è fondamentale. Gli acquisti sono spesso emotivi e richiedono competenza e autorevolezza. La mia regola è sempre stata semplice, non promuovo nulla che non indosserei personalmente. Collaboro soltanto con marchi che condividono i miei valori, utilizzano pietre naturali, investono nell'artigianalità e propongono design autentici. Il consiglio che darei alle aziende del lusso è di puntare sulla trasparenza. I consumatori vogliono sapere chi siete, da dove provengono le vostre gemme e come vengono realizzati i vostri gioielli. In un'epoca dominata dai social media, l'autenticità non è più un'opzione, è una necessità.

 L’intelligenza artificiale sta trasformando la comunicazione e la creazione di contenuti. Come immagini l’evoluzione dello storytelling nel mondo della gioielleria nei prossimi cinque anni e quale sarà il valore aggiunto della voce umana?

Devo ammettere che alcuni aspetti dell'intelligenza artificiale sui social media mi mettono un po' a disagio. Forse sto mostrando la mia età, ma sento la mancanza di un'epoca in cui i creator scrivevano personalmente i propri contenuti. Oggi molte pubblicazioni sembrano uguali, stesso tono, stesso linguaggio, stessa struttura. Viviamo già in un mondo in cui non sempre è possibile distinguere una modella reale da una generata artificialmente. Più la tecnologia evolve, più l'autenticità acquisisce valore. Per questo continuo a mostrare gioielli indossati da persone vere, con le loro imperfezioni, le loro espressioni e la loro unicità. È così che la maggior parte delle donne vive realmente il gioiello. Nei prossimi anni l'intelligenza artificiale diventerà uno strumento straordinario per l'educazione, la visualizzazione e la comunicazione. Tuttavia, le voci che emergeranno saranno quelle supportate dall'esperienza reale, persone che hanno visitato miniere, incontrato artigiani, osservato da vicino le pietre e vissuto il settore in prima persona. L’intelligenza artificiale può creare immagini e testi. Non può però sostituire la passione, l’esperienza e la connessione umana. Ed è proprio questo che continuerà a fare la differenza nel racconto del lusso.

How do you see the future relationship between natural and laboratory-grown diamonds? According to Ellison, the two categories can coexist, but each has a different role to play. Laboratory-grown diamonds have found their place in fashion and more accessible creations, while natural diamonds continue to stand apart for their rarity, provenance, authenticity, and symbolic value - qualities that make them irreplaceable when celebrating life's most meaningful milestones.

How has the relationship between brands, creators, and audiences evolved? Over the past decade, social media has transformed the way luxury is communicated. For Ellison, credibility comes from consistency: sharing only the brands and jewelry she genuinely believes in. Her advice to companies is to embrace transparency, as today's consumers want to know where gemstones come from, how jewelry is crafted, and which values define a brand.

What role will artificial intelligence play in jewelry storytelling? while acknowledging AI's enormous potential, Ellison believes that the true differentiator will remain human experience. Technology can support communication, but it cannot replace passion, firsthand knowledge of the industry, or the ability to tell authentic stories. In luxury, as in jewelry, it is people who will continue to make the difference.

custom & colors una storia di pennelli di cuori e di verità

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iorgio e Cristina sanno perfettamente quale sia l’essenza del lusso.

Lo sanno perché da decenni respirano l’aria delle Maisons più esclusive e perché hanno due rare virtù.

Una è la capacità di osservare e di ascoltare con profonda empatia tutto ciò che si muove attorno a loro.

L’altra è il coraggio di sostenere, con flessibile caparbietà, le proprie intuizioni.

Lo so perché li conosco e li conosco da tanto.

Quando Cristina ed io eravamo vicini di stanza, vicini d’ufficio se vuoi, Richemont Italia si chiamava ancora LMC, l’Italia andava ancora ai mondiali di calcio, l’algoritmo non aveva ancora preso il potere e lei già esprimeva la sua creatività per le varie marche del Gruppo.

Poi non ha mai smesso di creare e di disegnare per gli amanti delle cose belle a prescindere dal logo che portano.

Perché il logo è certamente importante ma quello che davvero conta è l’anima.

È la strada della personalizzazione artistica grazie alla quale gli accessori più preziosi, anche quelli che hanno già vissuto, acquisiscono una nuova, unica, personalità: quella di chi li possiede

E la creatività, in fondo, potrebbe essere anche considerata come quel dono che consente ad un oggetto di incontrare e rivelare la propria anima nascosta.

Giorgio e Cristina, negli ultimi mesi del 2017, creando Custom & Colors decidono di specializzarsi in questo; diventano catalizzatori d’anime.

Si reinventano come messaggeri di sentimenti e di sensazioni, mettono in contatto l’anima degli oggetti, specie degli oggetti in pelle o in tessuto, con l’anima dei loro proprietari. Come fanno? Personalizzandoli. Esercitando quello che coloro che parlano bene chiamerebbero “upcycling creativo”. Si ma nel concreto come fanno? Con l’intelligenza della mano. In questo caso della mano che regge un pennello. In sintesi Custum & Colors, è un’officina creativa, che dipingendoli a mano, trasforma accessori d’abbigliamento in espressioni di sé.

È la strada della personalizzazione artistica grazie alla quale gli accessori più preziosi, anche quelli che hanno già vissuto, acquisiscono una nuova, unica, personalità: quella di chi li possiede.

I Clienti di Custom & Colors partecipano attivamente al processo creativo; dialogano con i creativi fino a condividere la scelta del disegno, della frase, della parola e dello stile grafico che meglio esprime quel tratto delle loro emozioni che vogliono riportare sull’oggetto al quale hanno scelto di dare una nuova vita. Fatta la scelta, sapienti mani italiane (non stampanti, mani vere!) dissolvono la noia massificante del troppo uguale.

Ma perché parlarne su Preziosa Magazine? Su un hub di comunicazione dedicato principalmente alla gioielleria? Ci sono almeno due buoni motivi

Cristina Corazza

Il primo è che magari leggendo la storia di Custom & Colors potrebbe venirti l’idea di contattarli per lanciare dei progetti in comune o anche solo per ridare una vita e una nuova personalità a quella borsa alla quale tieni così tanto (nel caso l’indirizzo è info@customandcolors.com)

Il secondo è che Custom & Colors ha usato, e con successo, alcuni ingredienti che potrebbero essere davvero utili ai gioiellieri e alla gioielleria italiana.

Ingredienti come Ascolto, Coraggio, Etica & Sostenibilità, “Multicanalità”, Artigianalità, Verità. Tutti con la maiuscola.

 Ascolto. Non solo ascolto delle tendenze, non solo ascolto delle esigenze profonde del Cliente, ma proprio ascolto del Cliente. Quello che ha un nome e un cognome, quello con il quale parli, quello che è felice quando si riconosce nel lavoro che avete fatto assieme. Custom & Colors ha rotto le barriere dei ruoli, ha reso l’acquisto un atto attivo di cocreazione.

 Coraggio. C’è voluto molto coraggio per rimettersi in discussione, per inventarsi un nuovo presente e non è stato certo facile. I risultati sono arrivati ma per avere un buon raccolto è stato necessario crederci. Crederci davvero e seminare e seminare molto e seminare anche andando a cercare i terreni più fertili. Con fatica.

 Etica & Sostenibilità. Ma non per moda, per convinzione.

Partendo dal principio che un oggetto di lusso è sostenibile se vive molte vite (e se è stato fatto bene si può fare) ed applicando questo principio fin nei dettagli. Due esempi. La ricerca di colori atossici e rispettosi dell’ambiente. La decisione che non ci saranno mai due personalizzazioni uguali per due diversi clienti.

 “Multicanalità”. All’inizio è stato il web. Poi si è aggiunto il “passaparola”. Poi si è aggiunta la presenza alle fiere dove incontrare clienti e partners di settori vicini (esempio nel “fuori salone” a Milano). Poi la partecipazione ad eventi di Maisons e di Retailers con personalizzazioni “dal vivo”. E certamente Giorgio e Cristina stanno già pensando ad altri canali.

 Artigianalità. Quella fatta da persone che hanno studiato (e anche tanto), che hanno messo in pratica quello che hanno studiato e che lo fanno con un pennello o con un aerografo ma comunque con le loro mani. Vere mani italiane.

 Verità. Uno straordinario punto di forza: persone vere, che dicono cose vere. E questo non è poco.

N.B.

per scrivere queste righe non è stato maltrattato alcun artifizio intelligente; il testo aveva bisogno di un cuore umano.

L’operazione Royal Pop di Swatch e Audemars

Piguet riapre il capitolo dei “collaboration models”: dal Cartier

Tortue Monopoussoir all’MB&F LM1 Silberstein, le partnership che hanno fatto scuola

ZENITH G.F.J. Calibre 135 Double Signed con Naoya Hida & Co. Collaborazione che inaugura il nuovo “Double Signed Program” di Zenith, con il rinato movimento Cal. 135 G.F.J. (dalle iniziali del fondatore di Zenith Georges Favre-Jacot). (foto: watchinsanity.it)

SWATCH x Audemars Piguet Bioceramic Royal Pop. Otto orologi da tasca con movimento meccanico in versione Lépine (con la corona di carica a ore 12) e in versione Savonnette (con la corona di carica a ore 3). In foto il modello denominato Ocho Negro.

ennesima colossale operazione di marketing di Swatch, stavolta sviluppata con Audemars Piguet, attraverso l’amata-odiata collezione Bioceramic Royal Pop di otto orologi da tasca con movimento meccanico Sistem51, lanciata lo scorso 16 maggio (con relative risse e spintoni nelle vie del lusso di mezzo mondo, Milano su tutte, ça va sans dire), ci consente di approfondire l’argomento sui cosiddetti “collaboration models”, che nell’orologeria d’alta gamma degli ultimi decenni hanno dato vita a modelli realmente degni di nota. Di cosa si tratta è presto detto: due o più realtà consolidate dell’orologeria internazionale - di solito un marchio “storico-istituzionale” e un maestro indipendente - realizzano insieme un modello che sappia attirare il portafogli o l’attenzione dei rispettivi appassionatiacquirenti. Quella che segue è una geografia minima di un poker di “collab” significative dalla fine degli anni Novanta a oggi.

Partiamo dall’operazione di Zenith insieme all’orologiaio indipendente giapponese

Un pezzo incredibile e relativamente poco conosciuto arriva direttamente dai ruggenti anni Novanta con un fascino non solo immutato, ma cresciuto a dismisura: il Cartier Tortue Monopoussoir, appartenente alla Collection Privée Cartier Paris (CPCP), sul mercato dal ’98 al 2008 in due versioni: cassa in oro giallo e cassa in platino, ciascuna in 200 esemplari, dalle dimensioni identiche e perfette di 34 mm per 43 mm. Oltre alla deliziosa cassa Tortue, sviluppata da Louis Cartier nel 1912, qual è la sua particolarità? Il suo movimento - il manuale Cal. 045MC - è stato progettato da François-Paul Journe, Denis Flageollet e Vianney Halter all’interno della loro THA Ébauche (Techniques Horlogères Appliquées), ovvero tre dei più grandi maestri orologiai di tutti i tempi, per uno dei cronografi monopulsanti più affascinanti di sempre.

Dopo questi nomi entrati nella leggenda dell’orologeria, possiamo citare l’imprescindibile figura di Max Büsser, che

doppia firma, doppio fascino: l’arte dei “collaboration models”

Naoya Hida. È la più recente - 10 esemplari (prezzo: 65.900 euro) presentati il 2 giugno e immediatamente esauriti - e, dal punto di vista della “brand identity”, anche la più estrema, visto che a parte il doppio nome a ore 12 e il movimento manuale di manifattura Zenith Cal. 135, l’orologio è esteticamente a tutti gli effetti un Naoya Hida & Co. (nello specifico il modello NH Type 2A). Cassa in platino di 39 mm di diametro, quadrante in argento massiccio, indicazioni incise a mano e riempite con lacca giapponese “urushi” blu intenso. C’è poco da aggiungere: siamo all’eccellenza assoluta del “solo tempo” ultra rifinito.

nel settore ha creduto più di tutti in questo genere di partnership, prima come Managing Director di Harry Winston Rare Timepieces, realizzando la collezione Opus - ogni anno una Limited Edition pazzesca in sinergia con nomi del calibro di Journe (ancora lui), Felix Baumgartner e Martin Frei (Urwerk), Robert Greubel e Stephen Forsey (Greubel Forsey) e Andreas Strehler, tanto per citarne alcuni - e poi dal 2005 con il suo marchio, MB&F (sigla di Maximilian Büsser & Friends, dove i friends di volta in volta sono orologiai e designer di livello assoluto). Sia come manager sia come imprenditore, la sua filosofia è sempre stata quella di realizzare orologi - incredibili -

insieme ai più bravi orologiai del mondo.

Praticamente tutti i suoi modelli appartengono a questa categoria. Ne proponiamo uno: l’MB&F Legacy Machine No.1 Silberstein (12 esemplari in oro rosso, 12 in titanio e 12 in titanio trattato PVD nero). È del 2016, realizzato con l’architettoorologiaio Alain Silberstein, fondatore di uno dei primi marchi indipendenti della storia moderna, riconoscibile per i colori rosso, blu e giallo e per le forme geometriche di triangolo, rettangolo e cerchio. Qui gli stilemi di Silberstein sposano

l’originale architettura dell’LM1, con il suo grande bilanciere centrale sospeso da un ponte singolo in vetro zaffiro trasparente al centro del quadrante e con movimento tridimensionale sviluppato da JeanFrançois Mojon con la collaborazione estetica di Kari Voutilainen. Sulla cassa è incisa anche una frase attribuita a Flaubert: “Le vrai bonheur est d’avoir sa passion pour métier” (“La vera felicità consiste nel fare della propria passione un mestiere”).

Louis Erard, storico marchio svizzero di Le Noirmont con prezzi

da entry level dell’alta gamma orologiera e dall’eccellente rapporto qualità-prezzo, è un altro punto di riferimento della categoria, che negli anni ha saputo valorizzare uno dei suoi cavalli di battaglia: il “régulateur” (ovvero un orologio in cui ore, minuti e secondi sono indicati su quadranti distinti, con i minuti come indicazione principale al centro). Tante le partnership di rilievo. Come quella ripetuta con Alain Silberstein. Qui il “solo tempo” La Semaine Blanche del 2022. La segnaliamo perché è interessante la declinazione di un’estetica riconoscibile su fasce di prezzo totalmente diverse (rispetto a MB&F e alla sua meccanica di altra categoria), senza mai scadere nella banalità. Questa versione ha la peculiarità di avere un indicatore a faccina che passa da triste a felice dal lunedì al fine settimana!

Cinque collaborazioni, quattro epoche e una stessa lezione: nell’alta orologeria le firme che restano sono quelle in cui entrambi i nomi hanno qualcosa da dire.

CARTIER Tortue Monopoussoir. Prodotto dal ’98 al 2008. Al suo interno il crono-monopulsante manuale Cal. 045MC, progettato da Denis Flageollet (co-fondatore di De Bethune) e da Journe e Vianney Halter, rispettivamente fondatori degli omonimi marchi. (foto: watchesbysjx.com)

LOUIS ERARD x Alain Silberstein - La Semaine Blanche. Il marchio svizzero di Le Noirmont è un punto di riferimento dei “collaboration models” con prezzi da entry level dell’alta gamma orologiera. Qui il “solo tempo” interpretato da Alain Silberstein e intitolato La Semaine Blanche.

MB&F Legacy Machine No.1 Silberstein. Spicca la strepitosa architettura del movimento tridimensionale sviluppato da Kari Voutilainen e Jean-François Mojon con il ponte singolo in vetro zaffiro trasparente del bilanciere al centro del quadrante, con lo stile di Alain Silberstein.

Le collaborazioni raccontano una verità semplice: nell’alta orologeria l’eccellenza nasce dall’incontro tra personalità complementari. Quando tradizione, indipendenza e creatività si fondono in un progetto comune, prendono forma gli orologi destinati a diventare icone

Double Signature, Double Appeal: The Art of Collaboration Models

The recent collaboration between Swatch and Audemars Piguet, which generated widespread media attention, is yet another confirmation of the success of collaboration models, a phenomenon that has become a defining feature of high-end watchmaking over the past few decades. These partnerships-typically between an established watchmaking maison and an independent master watchmaker-bring together different skills, identities, and creative languages to produce exclusive timepieces capable of captivating enthusiasts and collectors alike.

Among the most remarkable examples is the recent Zenith x Naoya Hida, a collaboration in which the Japanese watchmaker’s understated design philosophy and exceptional craftsmanship blend seamlessly with Zenith’s renowned mechanical expertise. Equally iconic is the Cartier Tortue Monopoussoir from the Collection Privée Cartier Paris, whose movement was created by three of the greatest names in independent watchmaking: François-Paul Journe, denis Flageollet, and Vianney Halter.

A pivotal role in shaping this collaborative approach has been played by Max Büsser, first through Harry winston’s groundbreaking Opus collection and later with MB&F, a brand founded on the idea of creating extraordinary timepieces alongside the world's finest watchmakers and designers. A perfect example is the Legacy Machine No.1 Silberstein, which combines MB&F’s technical vision with Alain Silberstein’s unmistakable aesthetic language. The same designer has also enjoyed successful collaborations with Louis Erard, demonstrating how a strong creative identity can be reinterpreted with consistency even within a more accessible price segment. These collaborations show that the true value of haute horlogerie lies not only in the prestige of the brands involved, but above all in their ability to create an authentic dialogue between tradition, innovation, and creativity. The collaborations that leave a lasting mark on the history of watchmaking are those in which each partner contributes a distinctive vision, resulting in timepieces that are far greater than the sum of their parts.

Collezione Positano, in argento 925 e oro rosa 9 carati con cabochon di quarzi idrotermali, realizzata a mano in Italia, de’ Nobili (denobili.com)

Shorts: Random Identities

JUST FOR FUN

Photography: Andrea Mauro Styling: Chiara Naretto | MUAH: Caterina Centrone
Parure in argento 925, paste vitree e zirconi, placcata in oro 18 carati, Cosmo Petrone (cosmopetrone.it)
Dress: Alma Sanchez

Collezione Positano, in argento 925 e oro rosa 9 carati con cabochon di quarzi idrotermali, realizzata a mano in Italia, de’ Nobili (denobili.com)

Shorts: Random Identities

Parure Cherie, corallo rosso, ematite dorata, oro e argento, Rajola (rajola.it) Body: Alma Sanchez
sopra: Collezione Cristal Magique, parure in ottone, galvanica dorata con giada magenta e occhio di gatto, Sovrani (sovrani.com) Dress: Sagio
a sx: Gioielli in oro giallo 18 carati con diamanti naturali, Govoni Gioielli (govonigioielli.it)
a dx: Parure in oro giallo 18 carati con sfere decorative lucide e satinate, Oroverde (oroverde.it) Dress: Babylon

Collezione Materia, in oro 18 carati e diamanti naturali multi-taglio, I Gioielli del Sole (igioiellidelsole.com) Gilet: Labo.Art. Skirt: Marea

Anelli in oro bianco e giallo 18 carati con diamanti Freelight e zaffiri gialli, Freelight Diamond (freelightdiamond.it)
Anelli in oro bianco 18 carati con diamanti Freelight e zaffiro blu taglio cuore, Freelight Diamond (freelightdiamond.it) Dress: forte_forte

Parure in ottone, galvanica dorata con quarzo verde burattato,corniola e opale burattato.

Total look: Collini. Parure in ottone, galvanica dorata con zirconi a perline multicolor azzurri e occhio di gatto. Collezione Cristal Magique, Sovrani (sovrani.com)

Dress: Atelier Eme. Tights: Pierre Manteaux. Shoes: Atelier Eme

Bracciale rigido in oro giallo 18 carati con struttura interna alleggerita da traforatura geometrica, orecchini esagonali in oro giallo 18 carati con profilo interno traforato e gancio a scatto, Oroverde (oroverde.it) Dress: Babylon
Parure in oro 9 carati, iGOLD io sono oro (igold-gioielli.it) Blazer: Babylon

Collezione Polvere di Stelle 15th anniversary in oro rosa e argento realizzati a mano in Italia, de’ Nobili (denobili.com)

Blazer: Random Identities. Hat: Trippat

Bracciale rigido in argento con placcatura in oro giallo 18 carati con charm perla coltivata e medaglietta con conchiglia. Collezione Legami. Unoaerre (unoaerre.it)

Dress: Marea

Collezione SS26 in acciao inossidabile con talismani portafortuna e piccoli amuleti, Liu Jo (liujo.com) Dress: forte_forte. Shoes: Patrizia Pepe

Collezione Materia, in oro 18 carati e diamanti naturali multi-taglio, I Gioielli del Sole (igioiellidelsole.com)

Gilet: Labo.Art. Skirt: Marea

Parure in argento 925 e zirconi placcata oro 18 carati, Cosmo Petrone (cosmopetrone.it) Dress: Alma Sanchez
Completo Shine con zaffiri, rubini, smeraldi, perle bianche e oro. Orecchini Nudi, perle bianche e oro, Rajola (rajola.it) Body: Alma Sanchez. Skirt: Andorno. Shoes: Kilesa
Parure in oro 9 carati, iGOLD io sono oro (igold-gioielli.it)
Blazer: Babylon
Gioielli in oro giallo
18 carati con diamanti naturali, Govoni Gioielli (govonigioielli.it)
Catsuit: Kasai. Blazer: Federica Bonifaci
1. Gioielli in oro giallo 18 carati con diamanti naturali, Govoni Gioielli (govonigioielli.it) Catsuit: Kasai. Blazer: Federica Bonifaci / 2. Collezione Materia, in oro 18 carati e diamanti naturali multi-taglio, I Gioielli del Sole (igioiellidelsole.com) Gilet: Labo.Art. Skirt: Marea. /. 3 Parure in oro bianco 18 carati con diamanti Freelight e zaffiri blu, Freelight Diamond (freelightdiamond.it) Dress: forte_forte / 4. Parure in oro 18 carati, Oroverde (oroverde.it) Dress: Babylon
Parure in argento 925 con placcatura in oro giallo
carati, con elementi ovali lucidi e corallo. Collezione in argento Boule, Unoaerre (unoaerre.it) Dress: Marea
Collezione SS26 in acciao inossidabile con talismani portafortuna e piccoli amuleti, Liu Jo (liujo.com) Dress: forte_forte

Anelli Crystal Magic in ottone con finitura oro e pietra occhio di gatto, Sovrani (sovrani.com) Orecchini in corallo montato in oro 18 carati, Bruno Mazza (brunomazza.com)

Sweet Temptations

Creative direction: Chiara Naretto | Photography: Alessia Barontini | Set designer: Zainab Sabirh @zainabsabirh
Collezione Sveva. Anello in oro 18 carati con diamanti naturali (1,23 cts) e smalto nero. Orecchini in oro 18 carati, diamanti naturali (2,07 cts) e smalto nero, JJewels (jjewels.it)
Anello con tanzanite a forma cushion (4,07 ct.) e diamanti naturali. Anello con zaffiro rosa del Madagascar di forma ovale (3,91 ct.) e diamanti naturali (1,18 ct.), linea Giuseppe Conte, Conte Diamonds (contediamonds.com)
Linea Giuseppe Conte: collana della, collezione Dual Beauty, con Tanzanite (2,75 ct.), zaffiro rosa del Madagascar (1,14 ct.) e diamanti naturali (2,20 ct.); anello con zaffiro rosa del Madagascar di forma ovale (3,91 ct.) e diamanti naturali (1,18 ct.); anello con tanzanite a forma cushion (4,07 ct.) e diamanti naturali / Collezione Conte: anello a fascia con diamanti round rubini ovali (ct 2,70); anello Trilogy con diamanti (disponibile in carature differenti), Conte Diamonds (contediamonds.com)

Pendente in corallo rosa pelle d’angelo (20,5 gr.) montato in oro rosa e brillanti (0,23 ct.). Orecchini in corallo rosa pelle d’angelo (13,8 gr.) in oro rosa e brillanti (0,16 ct.), pezzi unici, Antonino De Simone (antoninodesimone.it)

Pendente in corallo rosso (5,6 gr.) montato in oro bianco e brillanti (0,23 ct.). Orecchini in corallo rosso (8,4 gr.) in oro bianco e brillanti (0,08 ct.), pezzi unici, Antonino De Simone (antoninodesimone.it)
Anelli Crystal Magic in ottone con finitura oro e pietra occhio di gatto, Sovrani (sovrani.com)
Parure con perle australiane da 12 mm in oro bianco 18 carati con brillanti taglio diamante e taglio navette (orecchini 1.26 ct, anello 1.40 ct, collana 1.57 ct), Mattia Mazza (mattiamazza.it).
Anello a fascia con diamanti round rubini ovali (ct 2,70); anello Trilogy con diamanti (disponibile in carature differenti), Collezione Conte, Conte Diamonds (contediamonds.com)
Anelli collezione Urban in titanio con viti in oro bianco rodiato e in oro giallo 18 carati. Anelli collezione Tennis in titanio con rubini naturali (0.30 ct) e diamanti bianchi naturali (0.30 ct). Bracciali (con chiusura a tre posizioni allungabile), collezione Urban in itanio con viti in oro bianco rodiato 18 carati, viti in oro giallo 18kt; collezione Tennis in titanio con diamanti bianchi naturali (0.15 ct), rubini naturali (0.45 ct), Borsari (borsarigioielli.com)

Orecchini in corallo montato in oro 18 carati, Bruno Mazza (brunomazza.com). Collana e bracciale in argento 925 placcato oro, con pietre dure: avventurina, giada tinta, agata verde, Katy Bijoux (katybijoux.com)., Katy Bijoux (katybijoux.com).

Orecchini in argento 925 placcato oro con sodalite, giada tinta e giada tinta rondella. Bracciale in argento 925 placcato oro, con pietre dure: avventurina, giada tinta, agata verde, Katy Bijoux (katybijoux.com). Anelli Crystal Magic in ottone con finitura oro e pietra occhio di gatto, Sovrani (sovrani.com)

Orecchini in corallo montato in oro 18 carati, Bruno Mazza (brunomazza.com)
Collezione Atena. Anello in oro 18 carati con diamanti naturali (1,70 cts) e smalto nero. Bracciale in oro 18 carati, diamanti naturali (4,70 cts) e smalto nero, JJewels (jjewels.it)
Photo
Ass: Ylenia Nesi
| Set designer Ass.: Elisa Serratoni

La leggerezza di un’emozione preziosa

maman et sophie e

ntusiasta, ottimista, piena di sole. Elisabetta Carletti lavora d’istinto, governando i volumi senza mai oltrepassare il limite della soavità. Perché il piacere di indossarli deve rimanere leggero, intimo. Forse è proprio da questa energia che nascono gioielli dalle dimensioni del cuore e dal peso dell’anima. È un brand che non ha più bisogno di presentazioni, ma ogni storia merita di essere riletta, perché alcuni passaggi, più di altri, raccontano ciò che è diventata. Si è rivelato un destino. Ed ecco la storia di Maman et Sophie nascere da una trasformazione, dal desiderio di costruire qualcosa che facesse parte del personale tesoro, e che non voleva permettersi ritardi. Questa visione dà forma a un universo di simboli, segni nei quali riconoscersi e attraverso cui esprimere qualcosa di sé. Gioielli che non impongono un’immagine, ma lasciano spazio all’interpretazione.

Anche la nuova stagione FW 26-27 nasce da questo doppio movimento, dal legame con le origini e la capacità di guardare avanti.

In oro 18 carati, con “Aurum” il racconto torna alle radici del brand e agli emblemi che ne hanno costruito l’identità. Primo fra tutti la stella, presenza costante nell’universo di Elisabetta Carletti, che qui cambia forma, acquista profondità e una nuova forza tridimensionale. Non una figura perfetta, perché un punto di luce brilla di emozioni. Stessa poesia per il Diamante Cometa, che sembra librarsi in una scia luminosa. Le Ali, altro elemento identitario del brand, vengono sottratte al superfluo per rivelare un tratto più essenziale, senza perdere il valore simbolico di protezione e libertà.

La polvere, firma riconoscibile di Maman et Sophie, attraversa anche questa stagione esaltando alcune creazioni. E poi il colore, in nuove sfumature per le collezioni Drops e Pietre Nude, con gemme che tornano a essere energia e suggestione.

“La bellezza è l’essenza delle cose, l’eleganza dei dettagli, la forza della semplicità”.

E se l’oro rivela la memoria e la luce delle origini, l’argento è l’elemento giusto per accompagnare altre e differenti narrazioni, volutamente non definite, per lasciare spazio al cambiamento, alla possibilità di prendere forma anche attraverso lo sguardo e la sensibilità di chi lo indossa. È il caso delle collane di perle e spinelli, in cui i degradé creano un effetto scenografico ma indelebilmente autentico ed elegante. Frammenti di ricordi, desideri, sogni e traguardi sono invece i charm, piccole metafore da mescolare liberamente per la capacità di entrare nella storia di chi li porta, senza regole, per il solo piacere di condividere qualcosa che le parole saprebbero dire con meno grazia.

“Non voglio creare un’immagine da seguire. Voglio creare possibilità. Ogni gioiello nasce per essere interpretato, vissuto e trasformato da chi lo sceglie. Io creo per voi, voi create per voi stesse”.

il lusso che porta il made in Italy nel mondo d jjewels milano

esign, innovazione e alta manifattura italiana trovano casa nell’alta gioielleria JJewels Milano, una delle espressioni più esclusive del Gruppo Blue White, storica realtà familiare fondata nel 1974 e oggi riferimento internazionale del settore. Nato nel 2006 dalla visione di Jacov Joshach, il brand ha costruito un’identità riconoscibile, dove il classico si è evoluto e convive in perfetto equilibrio con la sperimentazione. Le sue creazioni sono un gioco di chiaroscuri raffinati, di materiali preziosi e forme innovative per gioielli elegantissimi e dal carattere deciso. Oro 18 carati e diamanti naturali sono uniti a titanio, ebano, ceramica e materiali inediti, con un linguaggio estetico nuovo. Come in Sveva, dove l'interazione tra volumi architettonici, angoli netti e curve, rende ogni gioiello una struttura innovativa, o Atena, dove il contrasto dello smalto nero definisce i dettagli e la silhouette.

Ogni anno JJewels presenta nuove collezioni e realizza tra le 13 e le 20 creazioni uniche, veri pezzi da collezione realizzati a mano dopo un’attenta selezione delle gemme più rare al mondo, a testimonianza dell’esclusività delle pietre, della complessità progettuale e della maestria esecutiva che li caratterizzano. La vocazione internazionale rappresenta uno dei pilastri della crescita del brand. JJewels è presente a Vicenzaoro (al Padiglione 7, Stand 643), oltre a partecipare regolarmente a eventi di riferimento come JCK Las Vegas, Gem Genève, Jewellery Geneva, Jewels of the World di Riyadh e Watch & Jewellery Middle East Show di Sharjah, potenziando una presenza sempre più significativa nei principali mercati internazionali del lusso.

JJewels Milano, the high jewellery maison of the Blue white Group, embodies the excellence of Made in Italy through a refined balance of contemporary design, innovation, and exceptional craftsmanship. Its collections combine 18-karat gold, natural diamonds, and unconventional materials to create jewels with a distinctive aesthetic identity, complemented each year by unique masterpieces crafted with some of the world's rarest gemstones. Showcased at the industry's leading international exhibitions and honoured with prestigious awards, JJewels has established itself as a leading name in contemporary high jewellery.

L’originalità creativa del marchio ha ricevuto anche significativi riconoscimenti internazionali. Nel 2026 il bracciale Abbraccio ha conquistato il prestigioso The Muse Originality Award ai The Unique Show Awards di Monte Carlo. In precedenza, JJewels aveva ottenuto il secondo posto ai Couture Design Awards di Las Vegas nella categoria Best in Diamonds Below 20K e il primo premio al Tahiti Pearl Trophy per la collana Kage, dimostrando la capacità di portare più in là il linguaggio dell'alta gioielleria.

Sveva Collection. Oro giallo 18kt, diamanti naturali e smalti

studio e ricerca hanno portato alla conoscenza, e la conoscenza consente di saper tirare fuori l’anima dalla materia preziosa per renderla insostituibile, a prescindere dal suo valore. Un processo questo tutt’altro che semplice, che Francesco Clesi, fondatore e amministratore delegato del marchio, affronta con consapevolezza e profonda padronanza del proprio lavoro. La sua è una sapienza maturata nel cuore della tradizione orafa siciliana, a Palermo, attraverso quasi trent’anni di attività durante i quali, il marchio

Clesi, partendo dalle tecniche storiche (la filigrana, l’incisione, il cesello) si è evoluto verso linee dal respiro moderno e sempre più internazionale.

Il 1999 è l’anno decisivo, quando la famiglia Clesi, mossa dal desiderio di condividere la propria sapienza manifatturiera, ha cominciato a firmare pezzi interamente disegnati e lavorati a mano dai maestri artigiani dell’azienda, e realizzati facendo uso delle tecniche produttive più avanzate del lusso Made in Italy.

clesi a Vicenzaoro una storia di eccellenza e di manifattura siciliana

In azienda tutto è ispirato ai valori dell’etica del lavoro, della custodia e trasmissione del sapere e i tanti collaboratori - designer, tecnici, artigiani - che partecipano alla realizzazione delle collezioni utilizzano la tecnologia come strumento di precisione e supporto alla progettazione. Perché da Clesi la priorità resta ancora il fatto a mano. Ogni gioiello richiede competenze specifiche, maestria e soprattutto tempo, il tempo necessario affinché il gioiello possa esprimere l’essenza dell’arte manifatturiera.

Un principio guida che ha sempre orientato anche la scelta delle materie prime - oro, diamanti, perle e pietre preziose. “Devono rispondere a una precisa filosofia produttiva, afferma Clesi, per cui sono scelte sia per il loro valore intrinseco, sia per la capacità di inserirsi in un’eleganza d’insieme”

Rooted in the rich tradition of Sicilian goldsmithing while embracing a contemporary aesthetic, Clesi combines nearly three decades of research, fine craftsmanship and innovation. Founded by Francesco Clesi, the brand creates jewellery entirely designed and handcrafted in-house, reinterpreting historic techniques such as filigree, engraving and chasing through the most advanced technologies of Italian luxury manufacturing. Built on steady growth and an unwavering commitment to quality, Clesi places artisanal expertise, the careful selection of gold, diamonds, pearls and precious gemstones, and a production philosophy centred on excellence at the heart of its identity. At Vicenzaoro, the company will showcase its collections as an authentic expression of Made in Italy, where tradition, design and innovation come together in timeless creations destined to endure.

Un’espansione rapida ma ponderata, per cui la riconoscibilità del marchio si è consolidata di pari passo con l’espansione della rete distributiva nelle principali gioiellerie italiane. Il segreto di questo posizionamento sta nella cura del dettaglio: “Quando si parla di ben fatto tutto va preso alla lettera”. spiega Francesco Clesi e aggiunge: “Ecco perché il nostro percorso è stato organizzato senza inseguire risultati immediati, piuttosto puntando a un incremento progressivo fondato sulla riconoscibilità e sulla solidità del nome”.

Fedele al suo modello produttivo e alla sua cultura, l’azienda sarà a Vicenzaoro, tappa strategica di sviluppo orientato al consolidamento della rete distributiva e all'esplorazione di nuovi scenari di mercato. Consapevole che la kermesse rappresenta un punto di incontro internazionale per il settore, oltre che vetrina d’eccezione, presenterà le proprie collezioni a buyer, retailer e operatori provenienti dai principali mercati nazionali ed esteri, onorando la promessa di un'eredità artigiana che si fa impresa contemporanea, nel segno del Made in Italy più puro e della dedizione umana. Il risultato sono creazioni dall’eleganza innata, concepite per essere vissute, amate e custodite nel tempo.

marco Russo è il CEO della “Russo Cammei”, storica azienda campana specializzata nella produzione di cammei artigianali e gioielleria di altissimo livello. Insieme al fratello Ciro, rappresenta la quarta generazione alla guida del brand, fondato originariamente a Napoli a fine Ottocento da Nunzio Russo.

“L’evoluzione da laboratorio artigianale a impresa con una presenza internazionale rappresenta per noi il risultato di un percorso di crescita costruito nel tempo, fondato su competenze, investimenti e valorizzazione del capitale umano, un tema che inorgoglisce la nostra famiglia e i nostri collaboratori, perché è grazie all’operato di tutti se oggi ci viene riconosciuto il valore e la professionalità nel nostro settore”. Così racconta Marco Russo che aggiunge come anche il forte radicamento sul territorio “rappresenti un elemento strategico attraverso una collaborazione fattiva con alcune delle principali famiglie storiche di Torre del Greco - come Garofalo, Mandile, Ottaviano ed Esposito - con le quali operiamo in un rapporto di stretta sinergia che contribuisce a preservare e sviluppare l’eccellenza dell’arte del cammeo, trasformando una tradizione secolare in un patrimonio di competenze distintive riconosciuto sui mercati internazionali”.

Dal 2017 il luogo rappresentativo diventa il Palazzo del Corallo a Portici, dove l’azienda consente anche visite guidate a studenti e gruppi di turisti provenienti da tutto il mondo, che voglio capire come l’artigianato di qualità si sposi con l’innovazione

È un percorso di crescita costante quello della “Russo Cammei” che nel 2007 apre al Centro orafo Oromare di Marcianise e poi, nel 2017 elegge come suo luogo rappresentativo il Palazzo del Corallo a Portici (edificio del 1929 alle pendici del Vesuvio e per decenni punto di riferimento della lavorazione del corallo e del cammeo) un vero e proprio spazio di interazione dove, attraverso visite guidate a studenti e gruppi di turisti provenienti da tutto il mondo, si racconta di come l’artigianato di qualità sposi l’innovazione. “Registriamo sempre più un maggiore interesse per le nostre attività - continua Marco Russo. Nel palazzo abbiamo una serie di postazioni dalle quali i nostri Maestri illustrano e spiegano l’evoluzione del cameo nel corso della storia anche attraverso dimostrazioni in tempo reale del lavoro svolto”. Credendo molto nel trasferimento delle competenze, sempre nel 2017, in occasione della riapertura del Palazzo, la famiglia Russo, ha dato vita ad una sorta di “academy”, che consente a giovani apprendisti di imparare dai maestri artigiani l’arte dell’incisione su conchiglia e della montatura di cammei e pietre preziose. Nel 2023 poi è la volta della fondazione de L’Arteca Museum (Museo delle Arti e Tecniche del Cammeo) uno spazio di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e manifatturiero legato alla tradizione del cammeo. Ospitato sempre all’interno del Palazzo del Corallo, il percorso museale raccoglie una colle-

famiglia russo

Quattro generazioni che hanno trasformato il cammeo in un’eccellenza globale

Dalle botteghe napoletane di fine Ottocento ai mercati di Stati Uniti, Cina e Giappone: la storia di un'impresa familiare che unisce tradizione, innovazione e valorizzazione dei maestri incisori del territorio

zione di cammei e manufatti in corallo che documenta l’evoluzione di questa eccellenza artigianale dall’età vittoriana fino alla produzione contemporanea, offrendo una lettura della trasformazione tecnica, stilistica e culturale di una delle più significative tradizioni del Made in Italy.

In azienda la parola cultura è quindi centrale ed è sempre più spesso associata all’innovazione ed al management, un connubio che ha permesso alla Russo Cammei la sua espansione internazionale. Dapprima con un focus verso gli Stati Uniti da sempre amanti del “Made in Italy” di qualità ed oggi con un’attenzione rivolta soprattutto verso l’estremo Oriente dove principalmente la Cina rappresenta un mercato di particolare interesse e ricettività. Infatti, proprio in questo Paese, l’azienda ha partecipato regolarmente a grandi fiere globali, tra tutte la China International Import Expo (CIIE) di Shanghai.

“L’apertura verso i mercati asiatici è stata una scelta strategica, nata dall’esigenza di diversificare la clientela e cogliere nuove opportunità di crescita. Grazie anche alla collaborazione con Angelo e Vincenzo Morano di Insider China, ci rechiamo in Cina più volte l’anno, circostanza che ci fa constatare quanto il Made in Italy e il nostro savoir-faire siano molto richiesti”. L’interesse è tale che il Palazzo del Corallo ospita regolarmente troupe televisive cinesi per la realizzazione di documentari dedicati alla tradizione del cammeo e dell’artigianato italiano, un ulteriore motivo d’orgoglio per l’azienda.

Grazie a questo tenace e progressivo investimento verso l’Oriente, l’azienda (che non ha mai interrotto le sue participazioni alle fiere orientali, neppure durante il travagliato periodo delle quarantene del Covid) ha consolidato la sua presenza anche con la distribuzione dei propri cam-

Da sinistra, Marco, Renato e Ciro Russo
di Giuseppe De Silva ph. Udalrigo Massimo

mei artigianali in alcuni punti vendita in Cina: un’attività diffusa che ha favorito collaborazioni artistiche di rilievo, come l’esposizione permanente di cammei italiani presso il rinomato Museo del Gioiello di Shenzhen (inaugurata il 31 ottobre 2025). Tra gli altri riconoscimenti, l’azienda con soddisfazione annovera il “China Awards” (una collaborazione tra Milano Finanza e ICCF - Italian China Council Foundation), che giunto all sua XIX edizione, ha premiato come “Eccellenza italiana” insieme a sole altre due aziende. Ultimissimo in ordine temporale è il

Russo

L’inaugurazione il 31 ottobre scorso al Museo di Shenzhen, della mostra permanente dedicata all’arte della lavorazione del cammeo e curata dalla Russo Cammei “La nostra collaborazione con il Museo del Gioiello di Shenzen è il simbolo di un ponte culturale e commerciale tra due grandi tradizioni orafe”

Premio “La notte dei Talenti” assegnato con la motivazione: “Custode ed ambasciatore internazionale dell’arte del cammeo” consegnato a Sant’Arpino il 9 luglio da Eccellenze Campane, Federitaly e Bag formazione.

Come più volte ricordato, è centrale nell’azienda il ruolo della famiglia dove sono suddivisi nettamente i ruoli per garantire sia l’eccellenza commerciale che quella manifatturiera: Marco Russo gestisce l’azienda come CEO focalizzandosi sull’internazionalizzazione e di tutti i processi associati. Ciro Russo è invece il capo della produzione ed anche un maestro orafo, spe-

cializzato nel disegno e nella creazione delle preziose montature che accolgono le opere. I membri storici della famiglia come Nunzio e Renato, Maestri orafi della tradizione, contribuiscono con la loro lunga esperienza a supervisionare le produzioni che devono sempre garantire la qualità ed i valori espressi dall’azienda. Ogni singola creazione infatti, è affidata storicamente ad una squadra selezionata di maestri incisori indipendenti e locali, una sinergia che consente di unire l’arte incisoria millenaria a un design del gioiello contemporaneo.

The Russo Family: Four Generations That Turned the Cameo into a Global Excellence From its origins as a late nineteenth-century artisan workshop to its evolution into a company with a well-established international presence, Russo Cammei embodies a model of growth that combines manufacturing excellence, innovation, and the development of human capital. Led by the fourth generation of the Russo family, the company has complemented its commercial expansion with a significant cultural initiative, transforming Palazzo del Corallo into a center dedicated to education, the promotion, and the preservation of the art of cameo carving through the creation of the Academy and the Museum of the Arts and Techniques of the Cameo. Its internationalization strategy, with a particular focus on Asian markets and China, has strengthened the brand's global positioning, as reflected in institutional partnerships, international awards, and the growing appreciation of Italian craftsmanship in the high-end jewelry sector.

China Awards 2024 Russo Cammei tra i premiati come “Eccellenza Italia”
Il Palazzo del Corallo
La famiglia
con parte dello staff

Dalla radice manifatturiera di Napoli al mercato globale,

tessitore 1888

trasforma in un asset strategico internazionale un’icona dell’oreficeria, il Tubogas è

una realtà che ha fatto della specializzazione radicale e del ritorno alla fabbrica artigianale il proprio fattore trainante, mentre il mondo rincorre l’automazione. Tessitore 1888 è una dinastia di maestri orafi napoletani che da cinque generazioni declina, innova e protegge un grande emblema, il Tubogas Oggi questa eredità è guidata da Enrico insieme ai figli Achille, dedito al potenziamento del business e alla commercializzazione internazionale, e Andrea, responsabile della gestione tecnica, del laboratorio e dell’evoluzione stilistica del prodotto. Una transizione generazionale virtuosa orientata alla crescita. Questa scelta lungimirante è stata avviata alla fine degli anni Ottanta da Enrico - “Ho riportato l’azienda alla sua radice tradizionale di fabbrica”, afferma l’imprenditore. “Il nostro segreto è stato specializzarsi su un unico prodotto, investendo nel recupero delle lavorazioni puramente manuali”.

“Il nostro segreto è stato specializzarsi su un unico prodotto, investendo nel recupero delle lavorazioni puramente manuali”

Il Tubogas, pur essendo una maglia intrinsecamente meccanica per via della sua elasticità, può mantenere i suoi standard di eccellenza solo se eseguito a mano, secondo un lavoro d’ingegneria orafa. La complessità comincia dalla trafilatura, quando le lamine d’oro vengono ridotte in fili e fasce sottilissime, successivamente avvolte su se stesse con precisione millimetrica attorno a un’anima di rame o di ferro, spira dopo spira, senza l’ausilio di alcuna saldatura - dettaglio che consente al gioiello di flettersi e aderire perfettamente al corpo.

Questa perizia orafa non si impara a scuola, si tramanda direttamente nei laboratori napoletani dell'azienda, dove si formano le nuove leve in un ecosistema produttivo in cui il ricambio generazionale diventa l’unica via per garantire la sopravvivenza del saper fare, vissuta “fianco a fianco” permettendo al brand di presentarsi sui mercati come un partner sicuro e autorevole, capace di unire l'affidabilità di una filiera certificata e trasparente a una produzione di Tubogas in mille varianti contemporanee. La maglia viene infatti declinata in spessori inediti, accostata a pietre preziose o sviluppata in oro bicolore e tricolore, trasformandosi da classico a design d’avanguardia.

Il posizionamento di Tessitore 1888 è dichiaratamente rivolto a un mercato globale ma di nicchia proprio perché non dimentica le proprie radici. Pilastro di questa strategia è la presenza costante nei più importanti hub fieristici mondiali, da Vicenzaoro ad Hong Kong, fino al JCK di Las Vegas e al JA di New York.

Specialisation, generational continuity and manufacturing excellence are the pillars on which Tessitore 1888 has built its international positioning. The historic Neapolitan jewellery company, now led by Enrico Tessitore together with his sons Achille and Andrea, has chosen to focus its business on Tubogas craftsmanship, restoring its entirely hand-made production as a defining element of the brand. A body of expertise passed down through generations combines tradition, stylistic innovation and the training of new artisans, resulting in contemporary collections created for the global high-end market. A consistent presence at the world's leading international trade fairs further strengthens a strategy based on quality, specialisation and the promotion of authentic Made in Italy excellence.

Cinquant’anni in una mostra

gioielleria brunelli Quando un esperimento riesce si chiama successo u

n pensiero che accetta di attraversare il dubbio, prove che non lasciano registro, errori che insegnano più delle conferme, percezioni che attendono di trovare dimora in architetture futuribili. È questo il punto di partenza, l’idea, perché tutto in questa narrazione comincia proprio da lì. Ma serve anche una premessa, una chiave di accesso. Quella di Maurizio Brunelli non è né un luogo né una data, è la disposizione di una mente intuitiva, spontanea. Acuta.

E poi la materia, per sua natura incline ad opporsi.

Una trama quasi clandestina, costruita per deviazioni, tentativi e ostinazioni, che nel tempo ha condotto a conquiste autentiche, dal primo spazio nel Ghetto di Padova alla sede in via del Santo. Tutto interno a una continuità artigianale assoluta, gestita con intransigenza, pur sapendo che il risultato non è mai garantito e che il successo è soltanto un equilibrio provvisorio tra illuminazione e tecnica che, quando accade, resiste.

Ogni oggetto richiede tempo e, nelle sue mani, anche i gioielli non necessariamente tra i più costosi nascono

Maurizio Brunelli, nel ’94, nelle miniere di rubini a Mogok (Birmania)
di Maria Rosaria Petito

da continui aggiustamenti e verifiche, esigendo una dedizione che dilata il programma oltre ogni logica commerciale. Nulla è immediato, tutto si costruisce per approssimazioni successive, inseguendo asimmetria ed ergonomia, i principi strutturali del progetto

Una cronologia dettagliata, dunque, qui conta relativamente. Le date non spiegano, al massimo indirizzano. Maurizio Brunelli non procede per successione lineare, per tappe da annotare, né per elenchi ordinati. Cammina su due solchi, emozione e raziocinio, assecondando le debite oscillazioni. Il lampo affiora prima della dimostrazione, precede la verifica e ne riconosce la direzione. È la condizione propria di chi artista è. Il tempo si lascia sistemare in date soltanto se osservato da fuori.

Le origini sono quelle di una famiglia di creativi legata all’ambito musicale, e di un primo laboratorio nato quasi in sordina, nella soffitta di casa. Quella dimensione domestica è solo una fase di passaggio, ma già capace di tracciare la direzione. Un mondo a parte, ancora privo di definizioni, dove infinite sono le sperimentazioni e il primo nome dell’attività è “Ricerca orafa”, che già contiene regole. Anche il logo, venuto fuori da un dettaglio minimo e rivelatore - il truciolo d’argento generato da una lavorazione - viene da subito elevato a segno identitario.

Forse, più della bellezza dei 197 lavori esposti, è proprio questo disaccordo che la mostra “Gioielleria Brunelli 1976-2026, 50 anni di stile e passione” - allestita al Centro Culturale Altinate - San Gaetano, a Padova dal 31/10 al 29/11 2026 e inserita nella programmazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova - prova a rendere visibile su cinque aree tematiche. Una di queste è dedicata a un one piece, l’unicum realizzato espressamente per l’evento, un anello in oro bianco, tanzanite e diamanti.

La resistenza, tutto ciò che anticipa l’oggetto compiuto, le fatiche conservate nella memoria di ogni forma riuscita e che avrebbe potuto non diventare, si offrono come guida nell’attraversamento di mezzo secolo di impegno e di severa responsabilità.

Maurizio Brunelli non segue una successione cronologica ordinata, ma un percorso guidato da emozione e ragione, in cui l’intuizione precede la verifica.

Dai gioielli degli anni Settanta ai pezzi one-of-a-kind, tra premi e collaborazioni, il corpus restituisce visibilità a ciò che solitamente sfugge allo sguardo, a ciò che l’opera trattiene in silenzio - i viaggi, le scelte, le visioni, la vita dei materiali, il legame tra oro ed economia globale e quei momenti in cui un’intuizione, ancora senza il suo preciso perché, trova il modo di farsi creazione. L’intesa tra disciplina e libertà costituisce il filo conduttore di questa adunanza di fatti e di ricordi, restituendo al pubblico la testimonianza illuminante di una investigazione ancora aperta.

“Nei gioielli ero attratto, più che dall’apparire o dal valore venale, dalla singolarità dell’idea, dalla lievità della realizzazione, dal distinguersi dalla produzione di serie. […] Continuavo con piacere a seguire l’evoluzione delle sue invenzioni, in particolare quando rivelavano un minimalismo non fine a se stesso, ma teso a esaltare le qualità dell’idea, del disegno e della materia”.

Lo scrive l’ex direttore dei Musei Civici di Padova, Davide Banzato, condensando le peculiarità di un uomo incurante delle convenzioni, che intercetta possibilità prima ancora che intenzioni. Visionario fino all’insofferenza per l’ovvio, Brunelli si muove col talento speciale di ve-

Brunelli, un anello per il mezzo secolo di attività

“Questo anello celebra la rarità e l’alto artigianato eleggendo la tanzanite a simbolo perfetto di una storia rara. Una gemma ‘giovane’, scoperta alla fine degli anni ’60, dal blu intenso e sfumature viola, proveniente da un solo luogo al mondo, insolita anche nelle vetrine, una pietra esclusiva, di nicchia, incredibilmente ambita. Il design del gioiello è un’architettura di luce frutto di mesi di studio per esaltare la maestosità della pietra, un magnifico esemplare dal taglio ovale di ben 7,31 carati, contornata da sette diamanti taglio taper per un totale di 2,40 carati, ognuno di caratura e proporzioni differenti per un gioco di riflessi irripetibile. Siamo arrivati a un disegno dagli equilibri perfetti, dove la disposizione di ogni singolo elemento è affidata a variazioni millimetriche e impercettibili, capaci però di fare la differenza tra un gioiello e un’opera d’arte. Questo anello racchiude due raffinate particolarità in una sola creazione: la rarità assoluta della tanzanite e l’ingegneria orafa della montatura su misura. È il nostro manifesto d’amore per l'arte orafa, il nostro modo di ringraziare chi ha camminato con noi finora e di guardare al futuro nel segno dell’eccellenza e dell’esclusività”.

Maurizio Brunelli

dere una destinazione diversa da quella apparente. Perfino un difetto diventa il principio di una possibilità plastica.

Una riflessione condivisa anche da Mirella Cisotto Nalon, studiosa e storica del gioiello contemporaneo, secondo cui […] “Il processo creativo porta ad una demistificazione del gioiello in quanto anche la gemma più preziosa, pur mantenendo il suo importante valore intrinseco, diventa indossabile in ogni occasione”.

Nella sua Padova, si fa tutto lì, nel laboratorio, con intelligenza umana, fissando l’idea sul foglio, ancora oggi a matita. Il valore del gioiello si sposta dalla materia al concetto che la organizza. Non esiste automatismo che possa sostituire la determinazione, le perplessità, la correzione maniacale propria dell’artigianalità opposta all’anestetizzante serialità. Tecniche e sofisticati strumenti di ricerca avanzati coadiuvano, niente di più, mani e testa, come quelle di Nicola Di Benedetto, maestro orafo, da oltre vent’anni prezioso e partecipe collaboratore e tecnico, nonché forza del lavoro di squadra.

Su questo principio se ne innesta un altro, altrettanto cruciale, oggi chiamato sostenibilità, ma per Maurizio un’innata scelta di coerenza, consapevolezza della natura e della persona, attenzione al ciclo delle cose, alla loro origine e alla destinazione che quell’origine già contiene. Dunque, in primis, l’importazione diretta di quasi tutte le gemme per un assoluto controllo della qualità e della provenienza Esclusivamente diamanti da filiere conformi al Kimberley Process. Nessuna pietra sintetica viene proposta o richiesta. I clienti di Brunelli cercano un linguaggio nel quale riconoscersi.

Il carato non è il metro di giudizio, la purezza sì, quella di gemme straordinarie che impongono una relazione. Un sistema di virtù che il tempo ha consolidato fino a farlo corrispondere con uno stile, anzi, con un ribaltamento di prospettiva che vede il gioiello nascere attorno alla gemma. Perché sì, è il progetto che si adatta a uno smeraldo, a un

rubino, a un opale australiano - pietra imprevedibile, un capitolo a sé che impone venerazione, che proietta scintille obbligando a una forma di ascolto. Un vero interlocutore.

Negli anni Ottanta, quando era ancora quasi sconosciuto in Italia, d’anticipo sul mercato, Brunelli ne intuisce il carattere. Lo va a cercare là dove nasce, tra le polveri del deserto, direttamente dai minatori, come se tra lui e la pietra non dovessero esistere intermediari. La importa, ma impara anche a tagliarla per svelarne la forte personalità, magari più di una.

Brunelli legge, interpreta e magnifica dialogando con la natura, così come con linee astratte talvolta dominanti, oppure cattura il respiro di forme che sembrano modellate dal vento. Infinite variazioni che lasciano intatti i tratti originari, la forza di ciò che ad altri può apparire utopia, ma che lui fa concordare con lo stupore e l’incanto.

È ancora molto giovane quando, con l’Anello Quadrato anatomico a sezione piatta in oro bianco e diamante - qualcosa di molto distante dal consueto, altro fertile argomento di conversazione - Brunelli ottiene nel 1977 (assieme a nomi come Damiani e Scavia) il Diploma d’Onore per il miglior design nella categoria “Gioielleria con Diamanti” al concorso Diamanti Oggi, organizzato dal Centro d’Informazione Diamanti di Milano e con il patrocinio della De Beers. Un traguardo eccezionale per quell’età, che precorreva il futuro in modo sorprendente. Non è un caso che, tutt’oggi, quel design, matrice di numerose altre declinazioni, continui a essere un pezzo di punta della sua produzione.

Pura intuizione e antitetica coerenza definiscono l’identità più profonda di un lavoro indirizzato a un domani anche molto lontano, perché prima dell’oggetto finito c’è la materia nuda e cruda, che Maurizio Brunelli guarda come qualcosa da comprendere prima che da dominare. Gli studi di geologia e l’incontro con le opere di Mario Pinton lo aprono a una visione in cui la struttura non coincide con l’abbellimento. E l’asimmetria diventa una scelta quasi inevitabile. Si riconosce nell’“ordine dinamico” di Paul Klee, cerca un equilibrio acceso che suggerisce movimento e trasformazione. Le geometrie della Bauhaus, il pensiero progettuale di Bruno Munari, l’arte contemporanea e finanche la musica entrano e restano nel suo modo di agire.

“Il gioiello è come la musica: deve piacere a chi lo indossa e a chi lo osserva”, afferma.

Capogrossi, Moore, Kandinskij, la scoperta dei “mobile” di Calder. La sottrazione è continua. Restano la funzione, la proporzione, l’ergonomia. Ogni contatto lascia una traccia, nutrendo un terreno fertile in cui ha potuto germogliare anche la tecnica dell'Oro Armonico (introdotta negli anni ’70). Su richiesta proprio di Davide Banzato, una sua creazione - un collier elastico in oro bianco, cristallo di rocca, diamante e onice, appositamente realizzato - è entrata nella collezione permanente del Museo di Arti Applicate e Decorative a Palazzo Zuckermann.

Del resto, per Brunelli non esiste gerarchia dell’ispirazione. Una parete a secco può insegnare quanto un trattato di ingegneria, un truciolo metallico può contenere la stessa promessa di una configurazione rara, il meccanismo di un componente elettronico, il salvagocce a dischetto…, ogni cosa può diventare ‘preziosa’.

Tutto può farsi gioiello. La meraviglia, in fondo, è soprattutto una questione di attenzione. Perfino una lampada osservata a Marrakech o la più quotidiana delle forchette possono avere un finale più felice - le ha tradotte rispettivamente in spilla e orecchini.

A raccogliere questa grande eredità è Leonardo Brunelli, arrivato prendendosi il tempo di crescere perché il suo ingresso non fosse una scontata continuità biologica, ma la quadratura di un cerchio disegnato intorno a questo mondo, intesa come precisa strategia formativa, scandita da tre tappe logiche - Firenze, per assimilare le leggi del design e l’identità dell’alta scuola orafa toscana, e poi i due nodi cruciali del mercato globale delle pietre, Tel Aviv, per comprendere la filiera del diamante alla fonte, e Anversa, per blindare le competenze con l’HRD Certified Diamond Grader. Leonardo ha portato una preparazione scientifica sulle gemme che colloquia con l’esperienza sul campo e l’intuito del padre Maurizio. È proprio l’incrocio tra la tradizione del fondatore e questa rigorosa specializzazione internazionale a garantire che ogni pezzo mantenga uno standard qualitativo e una ricerca tecnica di livello assoluto. Il senso del suo percorso.

Oggi maneggia un patrimonio di conoscenze che non ha intenzione di trasformare in repertorio, piuttosto lo aggiorna. Non c’è frattura tra le due generazioni, ma conversazione. Come accade nelle opere più riuscite, il passaggio è avvenuto per stratificazione e il suo contributo è il fulcro tra ciò che è stato e ciò che può ancora diventare, una mutazione controllata tra lessici differenti. Nulla è arbitrario, nulla è separato dal contesto che lo genera. Come ieri, ogni gioiello è il risultato di una riflessione che passa nelle mani e si costruisce lentissimamente nella conoscenza. La meno visibile, ma anche la più decisiva per dare alle cose ancora altre possibilità, misurando la distanza in cui si costruisce la qualità del risultato. È un progetto che si adatta, ogni volta, alla fattibilità.

Una figura che, pur non comparendo nei cataloghi e senza aver mai firmato un gioiello, ha rappresentato un punto di raccordo tra l’esperienza orafa della famiglia e la vita culturale della città è la madre di Leonardo, Fiorenza Scarpa. Il suo impegno nelle istituzioni e nel mondo della cultura ha favorito una rete di relazioni, stimoli e prospettive che si è rivelata determinante nella realizzazione della mostra. Il segreto custodito da cinquant’anni nel laboratorio di via del Santo è non imporre, ma riconoscere ciò che sta cercando di emergere. Perché ogni esperimento riuscito, prima di chiamarsi successo, è stato un dialogo. E in quel dialogo, come ricorda Leonardo Brunelli: “Lavorare significa accettare che la materia abbia sempre l’ultima parola. E se la materia insegna l’umiltà, le persone insegnano l’ascolto. Serve empatia per entrare in sintonia con loro”.

Leonardo Brunelli, ritratto al Guggenheim (Venezia) durante una visita alla personale dell’artista Marina Apollonio, sullo sfondo
Creative direction: Chiara Naretto | Photography: Andrea Mauro | Set designer: Zainab Sabirh sopra: Collezione Alma, anello, solitario, trilogy e verette in oro 18 carati e diamanti naturali certificati. LuxGioielli (luxgioielli.com)
sopra: Collezione SS26 in acciao inossidabile con talismani portafortuna e piccoli amulet. Liu Jo (liujo.com)
a sinistra: Lucky bracelet in oro giallo 18 carati con diamanti bianchi (0,30 ct) diamanti a goccia (0,60 ct) e corni di corallo. Dome ring in oro rosa 18 carati, con ebano, diamanti bianchi (0,46 ct), giadeite e quarzo bianco Elena Donati (elenadonati.eu). Parure in oro 375 con zirconi bianchi e verdi disponibile anche con zirconi rossi o blu, Gierreoro375 (gierreoro375.it)
Parure in oro 375 con zirconi bianchi e verdi disponibile anche con zirconi rossi o blu, Gierreoro375 (gierreoro375.it)

Violetta ring, in oro giallo 18 carati con ametista ovale cabochon e smeraldi (0,15 ct). Dome ring in oro rosa 18 carati, con ebano, diamanti bianchi (0,46 ct), giadeite e quarzo bianco Elena Donati (elenadonati.eu). Collezione Alma, anello, solitario, trilogy e verette in oro 18 carati e diamanti naturali certificati. LuxGioielli (luxgioielli.com)

Collana rigida in argento placcatura in oro giallo 18 carati con charm perla coltivata e ramo di corallo rosso. Collezione Legami, Unoaerre (unoaerre.it)
Gioielli in argento con cammei e mosaici in turchese, corallo e e pietre dure. Ondiva capsule collection, Aucella (aucella.com)
Parure in argento 925 con placcatura in oro giallo 18 carati, con elementi ovali lucidi e corallo. Collezione Boule, Unoaerre (unoaerre.it)
Photo Ass.: Simone Biagini
Set designer Ass.: Elisa Serratoni
Collezione Polvere di Stelle 15th anniversary
oro rosa e argento realizzati a mano in Italia, de’ Nobili (denobili.com)

Stiamo costruendo una nuova identità, riconoscibile anche negli spazi espositivi dei nostri clienti partner. Tutto sarà una scoperta, dalla nuova immagine del brand alle scelte dedicate al punto vendita, fino ai dettagli di ciò che porteremo sul mercato

giuseppe conte

“Il futuro della gioielleria prende forma” in

casa Conte Diamonds si sta scrivendo un nuovo capitolo. La parola chiave è trasformazione, un progetto che ripensa il modo di presentarsi al mercato, dalle collezioni alla comunicazione fino all’esperienza dedicata ai partner. Vicenzaoro rappresenta il primo passo di un percorso che troverà piena espressione nel 2027, quando il brand presenterà la propria nuova identità.

 Vicenzaoro è la vetrina d’elezione per le anteprime e i trend di stagione. Quali sono le novità principali o le nuove collezioni che Conte Diamonds presenta in questa edizione?

La manifestazione è sempre un momento di confronto con il mercato, le tendenze e soprattutto con i nostri clienti. Per la prima volta, però, viviamo questa edizione di settembre 2026 come uno spartiacque importante tra ciò che eravamo e ciò che stiamo per diventare.

È un’edizione di transizione perché anticipa un cambiamento profondo che coinvolgerà ogni aspetto del mondo Conte, dal brand ai prodotti, alla strategia di comunicazione. Una squadra ampliata e rinnovata sta lavorando a un progetto che verrà svelato pienamente a gennaio 2027 e che nasce da quattro principi chiave: innovazione, audacia, visione e futuro.

 La vostra offerta comprende diverse anime, dall’alta gioielleria in edizione limitata di Giuseppe Conte alla linea personalizzabile Conte Diamonds, fino al prêt-à-porter accessibile di Conte Prime. Come convivranno nella nuova visione del brand?

Il rinnovamento ci porterà verso una scelta strategica e coraggiosa anche in questo senso. Il brand continuerà ad avere un portfolio che soddisfi persone ed esigenze diverse, anche dal punto di vista del prezzo, ma queste anime, senza perdere la propria identità, si riuniranno sempre più sotto un unico marchio, Conte.

Cambieremo tutto. Del vecchio Conte Diamonds non esisterà più nulla perché era troppo omologato a molti altri player della gioielleria. Stiamo costruendo una nuova identità, riconoscibile anche negli spazi espositivi dei nostri clienti partner. Tutto sarà una scoperta, dalla nuova immagine del brand alle scelte dedicate al punto vendita, fino ai dettagli di ciò che porteremo sul mercato.

 La possibilità di configurare e personalizzare i gioielli, con oltre 36 combinazioni di colore, purezza e caratura, è uno dei vostri tratti distintivi. Quanto conta oggi questa flessibilità?

Il consumatore finale vuole essere l’unico vero designer di ciò che indossa. E Conte crede profondamente che la donna sia il soggetto della propria scena.

Il gioiello non è qualcosa da conservare, ma un simbolo potente per raccontare chi sei. Mettiamo la nostra maestria al servizio di una donna che sceglie di essere protagonista sul proprio palcoscenico, secondo il suo personale stile. Non possiamo svelare molto, ma ci sono progetti rivoluzionari in questo senso, gioielli capaci di raccontare la storia unica di chi li indossa. Così come la donna Conte sarà regina nel proprio modo di presentarsi, viversi e raccontarsi, il nuovo brand Conte sarà protagonista di una storia completamente riscritta del modo di fare brand, gioielli e gioielleria.

Il CEO Giuseppe Conte

 Il mercato sta vivendo una fase complessa, tra forte fluttuazione delle materie prime e nuove dinamiche internazionali. Come affrontate questa evoluzione mantenendo l’eccellenza del Made in Italy?

Lo vedrete a partire da gennaio 2027. Sveleremo dove vogliamo essere e dove saremo.

 Quindi grande fermento in casa Conte, tra investimenti, visione e spirito imprenditoriale. Qual è l’obiettivo di questo percorso?

In un settore dominato da codici classici e spesso immobili, Conte vuole essere una forza trainante del cambiamento, offrendo una chiave di lettura inedita dell’alta gioielleria, offrire qualcosa di realmente innovativo al mercato e a tutti i partner, in Italia e all’estero. Il successo non dipenderà soltanto dal valore del prodotto in sé, che resta imprescindibile e sul quale continueremo a investire attraverso design, materiali e ricerca. Sarà fondamentale anche la capacità del brand di trasformare il gioiello in un progetto di comunicazione integrata, di amplificarne visibilità, desiderabilità e valore, fino a rendere naturale che il consumatore finale entri in gioielleria e dica: “Voglio un Conte”.

Giuseppe Conte:

The Future of Jewelry Takes Shape

A new chapter is beginning at Conte. Transformation is the driving force behind a project that redefines the brand’s identity, collections, communication, and partner experience. Vicenzaoro marks the first step in a journey that will culminate in January 2027. Vicenzaoro is the ideal stage for previews and new trends. What are you presenting this year? This edition represents a decisive turning point between who we were and who we are becoming. A strengthened team is developing a project based on four pillars - innovation, boldness, vision, and the future - that will be fully unveiled in January 2027.

Your portfolio ranges from Giuseppe Conte’s limited-edition high jewelry to customizable pieces and the ready-to-wear Conte Prime line. How will these coexist? we have made a strategic decision to unite all our collections under a single brand: Conte. we will continue to serve different customers and price segments while building a distinctive identity. The former Conte diamonds was too similar to many competitors. Our goal is a recognizable brand, from its image and retail concept to the collections themselves.

Customization has always been a hallmark of Conte. How important is it today? Consumers increasingly want to design jewelry that reflects their own identity. Conte believes every woman should be the protagonist of her story, and jewelry is one of its strongest expressions. This philosophy also inspires the new brand, which aims to redefine how jewelry brands communicate and create value.

How are you responding to market challenges while preserving Made in Italy excellence? The answer will come in January 2027, when we reveal our long-term vision and positioning.

What is the ultimate goal of this transformation? Conte wants to become a catalyst for change in an industry often shaped by tradition. Product quality remains fundamental, with continued investment in design, materials, and research, but success will also depend on turning every jewel into a powerful communication project - one that builds visibility, desirability, and brand recognition, so customers naturally walk into a jewelry store asking for “a Conte”.

omattia mazza un futuro che nasce dalle radici

gni gioiello custodisce più di una storia, tra le tante quella della materia da cui nasce e quella di chi la trasforma. Mattia Mazza le tiene insieme, entrambe radicate nella sua terra, Torre del Greco, dove il corallo è molto più di una lavorazione. È da qui che prende avvio una conversazione sul presente della gioielleria, tra identità, nuove sensibilità e prospettive internazionali. Più di cento anni possono essere un'eredità impegnativa oppure una risorsa. Per il marchio rappresentano un patrimonio da reinterpretare con continuità, perché solo ciò che sa rinnovarsi può parlare al presente e guardare oltre. E custodire una tradizione, spiegano dall'azienda, non significa scegliere tra conservazione ed evoluzione. Le due dimensioni convivono. La storia di Mattia Mazza nasce dalla tradizione artigianale e familiare di Torre del Greco, ma non avrebbe attraversato il tempo senza il coraggio e la capacità di rinnovarsi. Da qui gli investimenti nella ricerca stilistica, nell’innovazione e nello sviluppo di nuove collezioni, sempre nel rispetto di quei valori di qualità e manifattura che continuano a rappresentarne l'identità.

 Corallo, cammei e perle stanno vivendo una nuova stagione. Che cosa è cambiato?

Soprattutto lo sguardo. Oggi questi materiali non vengono più interpretati soltanto come espressione della tradizione, ma come protagonisti di una gioielleria nuova. Abbiamo ampliato la nostra proposta perché Mattia Mazza non è più solo sinonimo di corallo, perle e cammei, ma anche di ricerca, sperimentazione e nuove linee di prodotto, pensate per dialogare con un pubblico più ampio, e sempre con l’eccellenza qualitativa.

 Oggi chi acquista desidera conoscerne la storia, la provenienza, il percorso che lo ha portato fino alle proprie mani. Quindi, un'evoluzione che passa anche da un diverso modo di intendere il valore del gioiello?

Assolutamente sì, per questo dedichiamo grande attenzione alla qualità delle materie prime, alla loro selezione e alla costruzione di rapporti trasparenti con i clienti, perché ogni progetto sia espressione di competenza, serietà e affidabilità.

 Da sempre lavorate con i mercati internazionali. Dove guardate oggi?

I nostri gioielli raggiungono clienti in molti Paesi e continuiamo a rafforzare questa presenza. Uno degli obiettivi più importanti dell’anno è consolidare il mercato del Regno Unito, con il quale avevamo costruito relazioni solide già prima della Brexit e che oggi vogliamo sviluppare ulteriormente. Parallelamente stiamo investendo nel rafforzamento della rete vendita, per seguire i clienti in ogni fase del rapporto, dalla scelta delle collezioni ai servizi personalizzati, fino all'assistenza post-vendita.

 E se dovesse scegliere un’immagine che la rappresenta?

Più che un’immagine, il marchio sceglie un simbolo del proprio percorso, il riconoscimento di Impresa Storica d’Italia, che racchiude una continuità familiare, di lavoro e di legame con il territorio che per tutti noi è un invito a proseguire sulla stessa strada. Perché una tradizione rimane viva solo quando non guarda solo al passato.

Mattia Mazza is a fine jewelry brand rooted in the goldsmithing tradition of Torre del Greco, reinterpreting over a century of heritage through research, innovation, and new collections. Originally specialized in coral, cameos, and pearls, the brand has evolved toward a contemporary vision based on experimentation, material quality, and transparency. Today, the value of each jewel is closely linked to its history and origin, central to the company’s philosophy. Active in international markets, it is strengthening its presence - particularly in the United Kingdom-while developing its sales network and aftersales service. Recognized as “Impresa Storica d’Italia,” the brand embodies a living tradition that evolves without losing its roots.

Timeless

il lusso di ciò

che resta

The Luxury of What Remains

ci sono oggetti che accompagnano una stagione e altri che attraversano una vita, come sa fare un gioiello quando nasce per custodire un momento. Una promessa, una conquista, un anniversario, una nascita, ogni occasione importante che trova in una creazione preziosa una forma capace di durare oltre l'istante in cui viene donato.

Se nel tempo il suo valore cambia è perché è realizzato con materie nobili e selezionate e perché si arricchisce delle storie di chi lo indossa. Diventa parte di te, accompagna i ricordi, attraversa le generazioni. È un oggetto che conserva memoria, oltre che bellezza.

Scegliere un gioiello Timeless è un gesto che privilegia la qualità dell’esecuzione, il tempo della

lavorazione artigianale e l'autenticità di una creazione pensata per essere vissuta.

Nascono in Sicilia, dove la tradizione orafa incontra un linguaggio contemporaneo e ogni dettaglio è il risultato di un sapere antico - il Made in Sicily è un modo di fare attenzione ai materiali, di dedicarsi alle proporzioni e privilegiare l’artigianalità.

Un gioiello Timeless racconta chi lo ha creato e soprattutto chi lo sceglie perché faccia parte della propria storia. In un mondo in cui tutto passa velocemente, il lusso più autentico è ciò che resta, che si sedimenta, diventando presenza nella memoria. Un segno che continua a parlare anche quando tutto il resto cambia forma.

There are objects that mark a season, and others that span a lifetime - just as a piece of jewelry does when it is crafted to preserve a moment. A promise, an achievement, an anniversary, a birth - every important occasion finds in a precious creation a form capable of enduring beyond the moment it is given. If its value changes over time, it is because it is crafted from fine, carefully selected materials and because it is enriched by the stories of those who wear it. It becomes a part of you, accompanies your memories, and spans generations. It is an object that preserves memory as well as beauty. Choosing a Timeless piece of jewelry is a gesture that prioritizes the quality of craftsmanship, the time invested in artisanal work, and the authenticity of a creation designed to be lived with. They are born in Sicily, where the goldsmithing tradition meets a contemporary aesthetic, and every detail is the result of ancient know-how - “Made in Sicily” is a way of paying close attention to materials, dedicating oneself to proportions, and prioritizing craftsmanship. A Timeless piece of jewelry tells the story of who created it and, above all, of those who choose it to be part of their own story. In a world where everything passes quickly, the most authentic luxury is what remains, what settles into the heart, becoming a presence in memory. A mark that continues to speak even when everything else changes form.

orogatti un valore che non si misura (solo) in carati

arriva il momento in cui un'azienda deve decidere se seguire il mercato o restare fedele a se stessa. Oggi quel momento coincide con le quotazioni dell’oro e delle pietre preziose, così volubili da mettere in discussione progetti, strategie e certezze.

Ma mentre molti osservano i listini con apprensione, SJF Company continua a guardare altrove, guidata dal passo vellutato di creature enigmatiche che abitano una dimensione fatta di istanti rubati, di fermo immagini capaci di restituire un'autentica essenza. Gli Orogatti, sorprendentemente complici.

Sono disegnati da Maria Pia ed Eva, fondatrici del brand, e non sono pet da cartolina. In loro non c’è traccia dell’animale addomesticato, piuttosto forme che rinunciano al superfluo. Una linea, una curva, un gioco arioso di volumi, quanto basta per suggerirne la presenza e sussurrarne l'indipendenza, senza imprigionarla in didascaliche descrizioni.

Anelli, pendenti e creazioni work in progress destinate a trasformarsi in una vera parure nascono dalla volontà di proseguire un percorso creativo che non si esaurisce in una collezione, ma si amplia tra dettagli, interpretazioni e sfumature. Ogni nuovo gioiello aggiunge un capitolo a una storia ancora molto lontana dalla sua conclusione.

A value that isn’t measured (only) in carats

Naturalmente la realtà presenta il conto. Il valore al grammo del metallo prezioso ha alzato l’asticella in un mercato dinamico anche per le pietre preziose. Semplici oscillazioni di listino? No, sono variabili che incidono pesantemente sulle scelte produttive, sulle proporzioni, sui materiali e, inevitabilmente, sul prezzo di vendita al dettaglio.

Uno scenario che Maria Pia ed Eva non ignorano. Valutano e apprezzano anche soluzioni a minor contenuto d’oro, ma non sono le diverse percentuali a indicarne la direzione. Esistono, infatti, elementi che appartengono alla natura stessa degli Orogatti e che difficilmente potrebbero essere sacrificati. Tra questi proprio l’oro 18 carati, il materiale più in sintonia con il carattere e l’eleganza della collezione, che resiste a ogni intoppo e può parlare alle persone attraverso affinità profonde, facili da intuire, impossibili da spiegare. E così, su richiesta, gli Orogatti possono assumere forme ancora più preziose, accogliendo diamanti rosa, gemme rare o lavorazioni speciali che ne esaltano l'unicità e confermano il ‘pedigree’ di ogni esemplare. In fondo, il costo della materia prima non rappresenta un ostacolo quando il desiderio rivendica qualcosa di diverso, di più personale, di irripetibile. Se il mercato chiede esclusività, Maria Pia ed Eva raccolgono la sfida, lasciando gli Orogatti liberi di muoversi leggeri lungo percorsi non tracciati, inattaccabili dalle mode.

Senza compromessi sulla qualità.

Gold and gemstone prices are reshaping the jewelry market, but SJFCOMPANY chooses to remain true to its vision. Instead of following fluctuations, it draws inspiration from the OROGATTI - enigmatic creatures created by founders Maria Pia and Eva, whose sculptural forms express freedom and individuality.

Rings, pendants, and new creations are gradually expanding this distinctive universe into a complete collection. Although rising gold prices have increased production costs, Maria Pia and Eva refuse to let the market define OROGATTI’s identity

For them, 18-karat gold remains an essential value.

For clients seeking greater exclusivity, OROGATTI pieces can be enhanced with pink diamonds, rare gemstones, and bespoke finishes. The result is a collection that follows its own creative path, beyond fleeting trends, without compromising on quality.

Regole della gioielleria tradizionale? Dimenticale. Simmetria? Una noia mortale. Entrare nel mondo di Elena Donati significa accettare una sfida visiva, un corpo a corpo tra design audaci e raffinatezza disarmante. Qui il lusso è sfrontatamente dinamico e ha un nome, una forma e, soprattutto, un’anima in movimento. Ogni sua creazione è un esemplare da vivere sulla pelle, senza alternative.

Prendi la Collezione Mood. L’idea è di un’eleganza impeccabile perché ribalta il principio più rigido, quello di ‘subire’ un gioiello preconfezionato. Sei tu il designer del tuo presente. L’oggetto da statico diventa sostenibile, vivo, fluido. Funziona come un battito tra un anello base in oro giallo 18 carati, e quattro perle di crisoprasio che si comportano da vere sorgenti di luce ammaliatrice. Poi, il colpo di genio. Un sistema invisibile, immediato, basato su binari nascosti nella struttura che permettono uno scorrimento perfetto. Facile. Ti basta un gesto per cambiare il volto dell’anello e assecondare il suo e il tuo istinto, innestando la barretta in oro giallo che preferisci. Corallo o turchese per un impatto cromatico netto e viscerale; ametista incastonata se cerchi un tono più intimo e profondo; un pavé di diamanti da 0,32 ct quando hai semplicemente voglia di far parlare la più pura brillantezza.

Poi c’è Link, della collezione Flow. Qui entriamo in un territorio dove le etichette si azzerano per fare spazio a uno spirito indomito. Il genere è decisamente superato e Link è un manifesto che celebra la libertà assoluta. Bracciale o collana? Lo decidi tu. Diventi parte attiva dello schema stabilendo quante maglie alternare e quante aggiungerne nel tempo, come a voler scrivere la tua storia passo dopo passo. E se adesso il gioco si consuma tra l’indole industrial, fredda e contemporanea del titanio grigio e il calore eterno dell’oro giallo, in autunno la designer promette che si farà ancora più

elena donati

se cerchi il “già

visto”,

sei nel sbagliato.posto

prezioso con elementi tempestati di diamanti.

Ma è nei Pezzi Unici che la firma di Elena Donati diventa assoluta, con materiali naturali ed esclusivi che si incontrano e si scontrano senza alcuna incertezza.

Il Dome Ring è una dichiarazione d’amore per i contrasti primordiali. C’è qualcosa di ancestrale nel modo in cui il calore profondo del legno d’ebano sfida la fredda, geometrica perfezione della giadeite e del quarzo bianco. Una fusione che si sviluppa su una montatura in oro rosa 18 carati, graffiata - nel senso più poetico del termine - dai raggi taglienti di un pavé di diamanti bianchi da 0,46 ct. E se il Dome è materia, il Violet Ring è pura estasi del colore saturo. La montatura in oro giallo sostiene un’ametista taglio oval cabochon dalla presenza ipnotica, quasi sciamanica. Ma il dettaglio davvero spinto, sfacciato, è l’accostamento tonale con gli smeraldi che la circondano, un urlo verde che accende l’intensità purple della pietra centrale. Indossare una creazione così non è da tutti. Richiede carattere e totale indipendenza. Guardati allo specchio, oggi di che contrasto sei?

Elena donati redefines contemporary jewelry by challenging traditional conventions with creations that are dynamic, customizable, and deeply expressive. The “Mood Collection” transforms the wearer into the designer through an intuitive interchangeable system that allows the ring to evolve with different gold bars and gemstones. The “Flow Collection” celebrates versatility with the “Link” piece, which can become either a bracelet or a necklace, adapting over time through modular elements. Her “One-of-a-Kind” creations highlight the dialogue between precious materials, bold contrasts, and refined craftsmanship, as seen in the “dome Ring”, where ebony, jadeite, quartz, and diamonds coexist in harmony, and the “Violet Ring”, where the vibrant interplay of amethyst and emeralds creates a striking visual statement. Each piece embodies individuality, movement, and the freedom of personal expression.

Dome Ring. Oro rosa 18 ct, con ebano, giadeite, quarzo bianco e diamanti
Violetta Ring. Oro giallo 18 ct con ametista ovale cabochon e smeraldi
Moods - The Mood Ring. Oro giallo 18 ct con crisoprasio e corallo
Link. Sistema componibile. Maglie in titanio grigio e in oro giallo 18ct, misura 2cm ognuna

Fab Gobbetti tra collezioni e private label i

il mercato come progetto

l successo di un gioiello non coincide sempre con la firma che porta. Dietro molte collezioni esiste un lavoro meno visibile fatto di progettazione e capacità produttiva. Un ambito nel quale Fab Gobbetti opera da quasi sessant’anni - nel distretto orafo di Vicenza dove ha sede - alternando le proprie linee a creazioni destinate a grossisti e retailer alla ricerca di una propria identità.

In questo contesto la materia preziosa, oro e argento, diventa strumento di lavoro per la maestria artigianale e il design contemporaneo.

The Market as a Project: Fab Gobbetti Between Collections and Private Labels

“Before designing a space, I immerse myself in the client’s world. I listen, observe, and understand. Because an authentic project stems from empathy and takes shape from the client’s desires.” Fabio Antonuzzi, CEO & Creative director, d&sign

For nearly sixty years, Fab Gobbetti has combined its own jewelry collections with private label production for wholesalers and retailers, transforming gold and silver into contemporary, finely crafted creations.

Its in-house collections reflect different styles while sharing the same attention to detail, wearability, and quality. Every stage of production, from design to finishing, is managed internally, with expert craftsmanship and nontoxic, hypoallergenic enamels ensuring meticulous quality control.

Alongside its branded lines, Fab Gobbetti has developed strong expertise in private label. As demand for exclusive, distinctive collections grows, the company creates tailor-made designs based on each client’s identity, translating ideas into coherent, market-ready collections. More than a manufacturer, Fab Gobbetti acts as a design partner, combining creativity, technical expertise, and production know-how to develop jewelry that stands out and retains its appeal over time.

La varietà di questo approccio emerge già dalle collezioni interne. “Alice” interpreta il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza con gioielli che uniscono colore, spontaneità e attenzione al dettaglio.

Le linee firmate “Fab Gobbetti” seguono direzioni differenti, ma condividono la stessa cura per il segno, la portabilità e la capacità di integrarsi nella quotidianità.

Il processo è totalmente interno, dall’idea al gioiello finito. Mani esperte modellano, rifiniscono e decorano utilizzando smalti atossici e anallergici, in un percorso che restituisce la continuità di una lavorazione interamente controllata. È però quando il nome in vetrina non coincide con quello dell’azienda che emerge una delle sue competenze più distintive.

In un mercato in cui esprimersi è diventato più complesso che realizzare, cresce la richiesta di progetti esclusivi. E qui si inserisce la private label, attività per la quale Fab Gobbetti sviluppa soluzioni costruite attorno alle specificità del cliente.

Le richieste possono essere diverse, ma condividono un obiettivo preciso, esprimere una chiara identità. Per questo il lavoro non parte dal gioiello, ma da ciò che dovrà rappresentare. Forme, proporzioni e materiali vengono definiti fino a costruire esemplari capaci di emergere senza artifici.

Un gioiello non si conclude con la produzione. È nel momento in cui entra in negozio che viene messo alla prova, nella capacità di posizionarsi e di mantenere la propria attrattiva. Oltre alla qualità conta la sua permanenza nello spazio espositivo, la coerenza con l’assortimento e la tenuta della sua efficacia. Tra cultura del prodotto, esperienza manifatturiera e lettura delle dinamiche di mercato, Fab Gobbetti si colloca come interlocutore progettuale in grado di trasformare un’esigenza in una collezione compiuta.

Diamanti eccezionali, aste selettive e il prezzo reale del desiderio

quando la rarità

sChristie’s Ginevra 14 maggio 2025

Live Auction 23916

Magnificent Jewels Auction

Golconda Blue, 23,24 carati

Fancy Vivid Blue stima di 35-50mln di dollari

Fu ritirato prima dell’asta, con l’indicazione che il proprietario aveva optato per una vendita privata

Exceptional Diamonds, Selective Auctions and the True Price of Desire

In the market for exceptional diamonds, rarity is an essential prerequisite, but it is no longer enough to guarantee success. Recent auction seasons have shown that even the most extraordinary stones, boasting exceptional gemological characteristics and multi-million-dollar estimates, must contend with an increasingly discerning market, one that rewards only those gems in which quality, desirability and price are in convincing balance. It is precisely within this space - between a diamond’s theoreti-

ono tra le pietre più rare al mondo. Hanno grading impeccabili, dimensioni fuori scala, colori che appartengono alla fascia più esclusiva del mercato e, spesso, stime a sette o otto zeri. Eppure, quando arrivano in asta, il loro destino non è mai scritto in anticipo. Le ultime stagioni d’asta hanno ricordato quanto il vertice del mercato sia selettivo, anche davanti a pietre di qualità assoluta. Nel mercato dei diamanti d’eccezione, la rarità è una condizione necessaria, ma non sempre sufficiente. Un diamante può essere straordinario sul piano gemmologico e, allo stesso tempo, incontrare un mercato più cauto, più selettivo, più attento al rapporto tra qualità assoluta, provenienza, timing e prezzo. È in questo spazio sottile - tra il valore teorico di una pietra e la disponibilità concreta dei collezionisti a competere per possederla - che l’asta rivela la sua funzione più interessante: non soltanto celebrare il record, ma misurare il desiderio.

Nel colore di un diamante, anche la più lieve sfumatura può ridefinire il valore della gemma: è nell'equilibrio tra tonalità, saturazione e intensità che si riconosce un esemplare davvero eccezionale.

Per i fancy colour diamonds, la gerarchia del valore è particolarmente complessa. Il colore non è una semplice qualità estetica, ma un sistema di gradazioni in cui tonalità, saturazione e intensità possono modificare radicalmente la percezione di una pietra. Nei diamanti colorati, una differenza apparentemente minima può separare una gemma rara da una gemma eccezionale. Quando poi si entra nel territorio dei Fancy Vivid - soprattutto nelle tonalità più rare, come il blu e il rosa - il mercato non valuta più soltanto

cal value and collectors’ genuine willingness to compete for it - that the auction reveals its true purpose: not merely to set records, but to measure desire. Fancy colour diamonds provide the clearest illustration of this dynamic. In this segment, value is determined not simply by carat weight, but by a combination of factors in which colour, saturation, intensity, clarity and overall visual harmony can carry greater significance than size alone. Recent international sales have demonstrated that considerably smaller diamonds, distinguished by superior colour grades, have achieved prices comparable to those of much larger stones, confirming that at the highest level of the market, quality ultimately prevails over sheer scale. Alongside gemological characteristics, provenance and history have become equally decisive. A distinguished collection, a signed setting, a connection to royal families or renowned maisons, as well as impeccable documentation or a museum exhibition history, all contribute to shaping the

non basta

i carati, ma una combinazione molto più sofisticata di presenza, equilibrio, certificazione, storia e unicità. La dimensione, da sola, non basta. È una delle lezioni più chiare emerse dalle recenti stagioni d’asta. Il 9 giugno 2026, Christie’s New York ha offerto l’Azure Blue, un diamante Fancy Blue da 31,62 carati, taglio a pera, potenzialmente puro internamente, con una stima di 6,5-8,5 milioni di dollari. La pietra è stata aggiudicata per 8.371.000 dollari, nella parte alta della stima. Nella stessa vendita, un diamante Fancy Vivid Blue da 5,04 carati, taglio marquise, ha realizzato 8.127.000 dollari: una pietra oltre sei volte più piccola, ma quasi equivalente nel prezzo finale. Il confronto è eloquente. Ai vertici del mercato, la caratura impressiona, ma il grado di colore può decidere.

L’Azure Blue racconta anche un’altra dinamica. La stessa pietra era già passata in asta da Christie’s nel dicembre 2022, quando, montata in collana, aveva realizzato 11,84 milioni di dollari. Tre anni e mezzo dopo, rimontata ad anello, ha trovato nuovamente un compratore, ma a un prezzo inferiore.

Non si tratta di un insuccesso: la pietra è stata venduta, e bene, rispetto alla stima dichiarata. Tuttavia, la sua traiettoria suggerisce che anche una vendita riuscita può registrare un mutamento di scenario. Il mercato non è immobile. I prezzi raggiunti nel momento di massima euforia non sempre diventano automaticamente il nuovo pavimento del valore.

Christie’s New York

9 giugno 2026

Live Auction 24491

Magnificent Jewels featuring the Azure Blue

the Azure Blue

Fancy Blue 31,62 carati stima di 6,5-8,5mln di dollari aggiudicata per 8.371.000 dollari

identity that makes a diamond truly unique. At the top end of the market, a diamond is no longer viewed solely as a rare natural treasure, but as a cultural object capable of embodying memory, prestige and meaning. Recent auctions therefore reflect a more mature and sophisticated market, in which even a successful sale may represent a correction from previous record prices, while some exceptional stones ultimately find their buyers through private transactions or in different international contexts. The lesson is clear: a diamond's value is never static, but evolves alongside market conditions, collectors' expectations and the strength of its story. Today, more than ever, the auctioneer's hammer does more than determine a price. It marks the precise moment when rarity becomes desire, and desire is transformed into value.

di Claudia Carletti Camponeschi ph. ©Christie’s | ©Sotheby’s

La storia recente delle aste di diamanti offre altri esempi di questo equilibrio instabile tra eccezionalità e assorbimento del mercato. Il Pink Star, 59,60 carati di Fancy Vivid Pink, internamente puro, è uno dei casi più celebri. Nel 2003, ancora come Steinmetz Pink, era stato esposto allo Smithsonian nella mostra “The Splendor of Diamonds”, accanto ad alcune delle pietre più straordinarie al mondo. Nel novembre 2013, da Sotheby’s a Ginevra, venne aggiudicato per 83 milioni di dollari, stabilendo un record mondiale. Ma l’acquirente non completò il pagamento e la pietra tornò di fatto sul mercato. La vicenda si concluse felicemente nell’aprile 2017, quando Chow Tai Fook la acquistò a Hong Kong per 71,2 milioni di dollari, ribattezzandola CTF Pink Star. Il record rimase, ma solo dopo un secondo passaggio, in un diverso contesto e con un compratore capace di trasformare la pietra in un simbolo.

Il caso del Lesedi La Rona appartiene a una categoria diversa, ma altrettanto significativa. Scoperto in Botswana, il grezzo da 1.109 carati era, al momento del ritrovamento, il secondo diamante grezzo di qualità gemma più grande mai rinvenuto. Nel giugno 2016 fu presentato da Sotheby’s a Londra con una stima intorno ai 70 milioni di dollari. L’asta non raggiunse la reserve. Più di un anno dopo, Laurence Graff lo acquistò privatamente per 53 milioni di dollari. Da quella pietra nacque il Graff Lesedi La Rona da 302,37 carati, il più grande diamante di più alto colore e purezza mai classificato dal GIA, insieme a decine di pietre minori. Anche qui, la rarità non era in discussione. Il punto era un altro: non sempre il formato dell’asta pubblica è il canale più adatto per una pietra di scala eccezionale, soprattutto quando il valore finale dipende anche da competenze di taglio, rischio industriale e capacità di trasformazione.

Altre volte, il nodo è la provenienza. Il Raj Pink, 37,30 carati di Fancy Intense Pink, arrivò in asta da Sotheby’s Ginevra nel novembre 2017 con una

stima di 20-30 milioni di dollari. Dopo la vendita, il dealer ginevrino Eric Valdieu offrì a Reuters una lettura molto chiara: la pietra era moderna, recente, non perfetta per colore e forma, e soprattutto “non aveva storia”. In poche parole, mancava quella dimensione narrativa che, per un collezionista, può trasformare una gemma importante in un oggetto irripetibile.

La provenienza non è un dettaglio romantico. È una componente del valore. Un diamante può essere raro per natura, ma diventare memorabile attraverso la sua storia: una collezione celebre, una maison storica, una provenienza reale o aristocratica, un passaggio museale, una montatura firmata, una documentazione solida. Nel segmento più alto del mercato, la pietra non è mai soltanto materia. È identità, memoria, racconto, posizione culturale. Lo dimostra anche il destino di alcuni diamanti ritirati prima della vendita. Non tutti i momenti decisivi avvengono sotto il martello. A volte una pietra non raggiunge la sala perché il proprietario sceglie un’altra strada: una trattativa privata, una ricollocazione familiare, un cambio di strategia, oppure semplicemente la decisione di conservare il gioiello. Il Golconda Blue, 23,24 carati Fancy Vivid Blue in montatura JAR, doveva essere offerto da Christie’s Ginevra nel maggio 2025 con una stima di 35-50 milioni di dollari. La sua provenienza attraversava i Maharaja di Indore, Harry Winston e il Maharaja di Baroda. Fu ritirato prima dell’asta, dopo un tour internazionale, con l’indicazione che il proprietario aveva optato per una vendita privata a un membro della famiglia. L’Allnatt, 101,29 carati Fancy Vivid Yellow montato da Cartier, fu invece ritirato da Sotheby’s Ginevra nel maggio 2024 dopo che il consignor aveva scelto di conservarlo. In entrambi i casi, l’assenza dalla sala non cancella il valore della pietra. Semmai, ricorda quanto sia delicato il momento in cui un oggetto eccezionale viene esposto al giudizio pubblico del mercato. Ed è proprio qui che l’asta conserva la sua forza. La trattativa privata può

proteggere la discrezione, modulare il prezzo, ridurre il rischio reputazionale. L’asta, invece, mette in scena la domanda. Quando più offerenti competono, il risultato può superare ogni previsione. Quando la competizione non si accende, la sala restituisce un segnale altrettanto importante. Non dice necessariamente che una pietra vale meno. Dice che, in quel preciso momento, a quel prezzo, in quel contesto, il desiderio non ha trovato abbastanza profondità.

Per questo, nei diamanti d’eccezione, parlare di valore significa parlare anche di tempo. Una pietra può essere troppo grande per il pubblico presente, troppo moderna per chi cerca storia, troppo costosa per un mercato in fase di riposizionamento, troppo complessa per essere letta in pochi minuti di bidding. Può trovare il suo compratore più tardi, privatamente, in un altro continente, attraverso un altro racconto. Oppure può tornare nella cassaforte di chi l’ha consegnata, in attesa di condizioni migliori.

La rarità resta il punto di partenza. Ma il mercato, soprattutto al vertice, chiede qualcosa di più: chiede coerenza tra qualità e stima, tra eccezionalità e desiderabilità, tra prezzo e racconto. Chiede una pietra che non sia soltanto rara, ma necessaria agli occhi di chi la compra. È questa la lezione più interessante delle aste recenti. I diamanti straordinari continuano a sedurre. I collezionisti continuano a competere per le pietre giuste. Ma il record non è più un automatismo, e l’eccezionalità gemmologica non garantisce da sola l’esito della vendita. Nel segmento più alto del mercato, il martello non misura soltanto il valore di un diamante. Misura il momento esatto in cui la rarità diventa desiderio.

Sotheby’s Ginevra 13 November 2013

Live Auction GE1305

Pink Star, 59,60 carati

Fancy Vivid Pink aggiudicato per 83mln di dollari

Sotheby’s Londra 29 giugno 2016

Lesedi La Rona (grezzo) 1.109 carati. In asta non raggiunse la reserve. Più di un anno dopo Laurence Graff lo acquistò privatamente per 53mln di dollari. Da quella pietra nacque il Graff Lesedi La Rona da 302,37 carati

Sotheby’s Ginevra 15 novembre 2017

Live Auction Magnificent Jewels and Noble Jewels

Fancy Intense Pink, 37,30 carati stima di 20-30mln di dollari. Dopo la vendita, il dealer ginevrino Eric Valdieu offrì a Reuters una lettura molto chiara: la pietra era moderna, recente, non perfetta per colore e forma, e soprattutto “non aveva storia”

Sotheby’s Ginevra 14 maggio 2024

Live Auction GE2402

Allnatt, 101,29 carati

Fancy Vivid Yellow Stima 6,2-7,2mln di dollari ritirato dal consignor

da sinistra in senso orario

prima che l’ocean dream avesse un nome: la storia degli arslanian

il14 maggio 2026, l’Ocean Dream - un diamante Fancy Vivid Blue-Green di 5,50 carati e il più grande della sua categoria mai classificato dal Gemological Institute of America - è stato venduto all’asta Magnificent Jewels di Christie’s a Ginevra per 13,5 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 17,3 milioni di dollari.

Il risultato ha stabilito un nuovo record mondiale per un diamante blu-verde all’asta. In una stagione in cui un diamante Fancy Vivid Blue da 6 carati non aveva trovato acquirenti da Sotheby’s la sera precedente, i venti minuti di gara al rialzo per l’Ocean Dream hanno ricordato con forza che la rarità - quella autentica, geologica, irripetibile - continua a dominare la sala. Il mondo delle aste conosce ciò che accadde quella sera a Ginevra. Ciò che probabilmente non ha mai sentito raccontare è come l’Ocean Dream sia arrivato a esistere come pietra tagliata.

La storia non comincia in una sala d’asta ginevrina, ma nella Repubblica Centrafricana, dove il Gruppo Arslanian - una delle dinastie più affermate nel taglio e nella lavorazione dei diamanti - ha mantenuto per decenni una rete di uffici di acquisto. Furono gli Arslanian ad acquisire il grezzo da 10,70 carati, a inviarlo allo zio di Sahag, Ara Arslanian - che mezzo secolo prima, nel 1976, aveva fondato l’attività di taglio della famiglia a New York, la Cora Diamond Corporation - perché ne seguisse il taglio, e a vedere un anno di lavoro paziente, condotto da un solo maestro artigiano, trasformare quello stesso grezzo nella pietra che il GIA avrebbe subito riconosciuto come senza precedenti. Quando, nel 2003, lo Smithsonian allestì la sua storica mostra Splendor of Diamonds, l’Ocean Dream fu invitato a figurare accanto al De Beers Millennium Star, allo Steinmetz Pink e al Moussaieff Red. Oggi Sahag Arslanian guida l’azienda di famiglia. In questa intervista, racconta delle decisioni, dei ricordi e delle emozioni dietro a un diamante che è partito da un’acquisizione da 200.000 dollari a un record da 17,3 milioni - e di cosa significhi vedere una pietra che si è contribuito a portare alla luce tornare sotto i riflettori dopo oltre due decenni.

La decisione alla base del taglio

 Il grezzo pesava 10,70 carati e la pietra finita ne pesa 5,50: quasi metà del peso è stata sacrificata. Può raccontarci il processo decisionale dietro al taglio? Quali opzioni prese in considerazione suo zio Ara, e che cosa rese la scelta finale così difficile - o così chiara?

I diamanti fancy colour estremamente rari, come l’Ocean Dream, sono eccezionalmente difficili da tagliare. Il principio alla base del taglio e della lucidatura è duplice: rivelare il colore e preservare il peso. La forma del diamante tagliato ha seguito quella del grezzo, ed è per questo che presenta una silhouette più organica rispetto a un taglio tradizionale.

Nel 2002, la tecnologia di cui disponiamo oggi non esisteva. Il processo era guidato in modo molto marcato dall’esperienza umana, a differenza di oggi, dove la tecnologia svolge un ruolo centrale nella mappatura e nella lucidatura. Un unico maestro artigiano ha modellato la pietra dall’inizio alla fine, e gli è servito oltre un anno di lavoro - avanzando lentamente, con sicurezza, e valutando dopo ogni taglio in che modo il colore fosse stato influenzato.

Solo quando si effettua la prima apertura si comprende davvero che cosa si cela sotto la superficie. Oltre al colore e al peso, il modo in cui una pietra viene tagliata rivela il fuoco al suo interno. Troppe impurità compromettono una visione nitida del diamante. In un territorio così inesplorato, solo quando il lavoro è terminato si sa che è davvero finito - che non c’è più nulla da rimuovere per valorizzare quel tesoro nascosto.

Il primo momento del riconoscimento

 Quando il grezzo emerse dal terreno nella Repubblica Centrafricana, la sua famiglia comprese immediatamente che cosa aveva davanti? Oppure la vera natura della pietra si rivelò solo gradualmente, durante il taglio?

Mio nonno, Melanchton, fu un vero precursore: aprì una vasta rete di uffici di acquisto in tutto il continente africano. Il coinvolgimento della mia famiglia nella Repubblica Centrafricana è stato pressoché costante dal 1960 a oggi. Quando si tiene in mano una pietra del genere, non tutti riescono a comprenderne il potenziale allo stato grezzo. Noi lo capimmo immediatamente e per questo la inviammo a New York, dove mio zio Ara era diventato l’esperto nella lavorazione di grandi diamanti fancy colour - uno dei primi a specializzarsi in questo campo, a partire dagli anni Ottanta.

Before the Ocean Dream Had a Name: The Story of the Arslanian Family

The Ocean dream’s world-record sale - a 5.50-carat Fancy Vivid Blue-Green diamond that achieved $17.3 million at Christie’s Geneva - is the culmination of a story that began long before the gem entered the auction spotlight. In this interview, Sahag Arslanian, President of Cora diamond Corporation and a member of the Arslanian family, retraces the journey behind one of the rarest diamonds ever graded by the GIA. It was his family that acquired the 10.70carat rough diamond in the Central African Republic, immediately recognized its extraordinary potential, and entrusted its cutting to Ara Arslanian, one of the pioneers in the cutting of large fancy colour diamonds.

Arslanian explains how more than a year of work by a single master cutter, at a time when today's mapping technologies did not yet exist, revealed a colour unlike any seen before while preserving the stone's maximum value. The result was a diamond so exceptional that it was exhibited at the Smithsonian's Splendor of diamonds exhibition in 2003 alongside some of the world's most celebrated gems, helping reshape the industry's perception of blue-green diamonds.

Christie’s Ginevra

14 maggio 2026

Live auction 1403

Geneva Magnificent Jewels

The Ocean Dream

Fancy vivid blue-green con taglio triangolare da 5,50 carati, diamanti fancy shape, oro bianco 18 kt; corredato da un ulteriore castone ad anello impreziosito da cristallo di rocca scolpito, diamanti taglio brillante rotondo e diamanti rosa

The interview also reflects on the cultural significance of the world's rarest natural diamonds. According to Arslanian, they continue to stand apart in a market increasingly influenced by synthetic stones because of their geological uniqueness and the human story embedded within each one.

Why was cutting the Ocean Dream such a complex challenge? Because the goal was to achieve the perfect balance between preserving as much weight as possible while revealing a truly unique colour, relying entirely on the experience and sensitivity of a master cutter.

What do extraordinary diamonds such as the Ocean Dream represent today? They are not only assets of exceptional value, but genuine cultural objectssymbols of nature's rarity and of the extraordinary craftsmanship that brings such treasures to light.

Lo Smithsonian e il contesto storico

 L’Ocean Dream fu esposto allo Smithsonian nella mostra ‘Splendor of Diamonds’ del 2003, accanto al Millennium Star, allo Steinmetz Pink e al Moussaieff Red. Che cosa significò per la sua famiglia - e per una pietra acquisita per 200.000 dollarifigurare in tale compagnia? Quella mostra cambiò il modo in cui l’industria percepiva l’Ocean Dream? Inutile dirlo, il GIA era molto entusiasta della pietra. Ci raccomandarono caldamente di prestarla allo Smithsonian. La mostra fece certamente una differenza significativa nel modo in cui l’industria percepiva i diamanti blu-verdi: era un colore che non si era mai visto prima.

Il ritorno della pietra

 Lei ha scritto che rivedere l’Ocean Dream è stato profondamente emozionante. Dopo oltre due decenni, e dopo che la pietra è passata attraverso diverse mani, che cosa ha provato nel ritrovarla, ora con una stima vicina ai 13 milioni di dollari? Un tagliatore riesce mai davvero a separarsi da una pietra come questa?

Non solo ricordo molto bene di aver avuto la pietra - sia grezza sia tagliata - quando ero giovane, ma ero anche fisicamente presente alla prima vendita di Christie’s a Ginevra nel 2014. Rivederla oggi, con la mia esperienza nel settore, ha soltanto rafforzato la consapevolezza di quanto questo diamante sia davvero eccezionale. Non ci si separa mai da una pietra come questa. Si continua sempre a desiderare di rivedere quel colore.

Il futuro delle pietre eccezionali  La sua famiglia ha avuto tra le mani alcuni dei diamanti fancy più rari al mondo. In un mercato sempre più influenzato dalle pietre sintetiche e dal mutamento dei valori dei consumatori, quale ruolo vede per diamanti naturali straordinari come l’Ocean Dream - non soltanto come beni, ma come oggetti culturali? Nel corso degli anni abbiamo avuto colori straordinari - vivid pink e blu oltre i 10 carati, gialli notevoli. Ci sentiamo incredibilmente fortunati ad aver trovato, tagliato e dato vita a tesori simili. Il reale è davvero raro. Nel mondo di oggi, dove i valori

stanno cambiando, ci sentiamo molto rassicurati quando bellezze come queste vengono celebrate e prevalgono - non soltanto come beni, ma come oggetti culturali che contribuiscono a plasmare la grande storia di diamanti meravigliosi. Essere proprietari di una pietra simile significa essere un vero conoscitore e appassionato del tesoro più difficile, e più ipnotico, da contemplare.

Una pietra che ricorda

Il risultato da record ottenuto dall’Ocean Dream a Ginevra ha confermato ciò che il mercato già sospettava: tra i diamanti fancy colour, questa pietra occupa una categoria a sé. Nessun diamante Fancy Vivid Blue-Green paragonabile per dimensioni esiste in alcuna collezione nota, pubblica o privata. La sua traiettoria di valore - da un grezzo acquistato per 200.000 dollari in Africa Centrale ai 17,3 milioni di dollari realizzati da Christie’s - racconta la storia di tre generazioni di una famiglia la cui competenza ha trasformato un improbabile evento geologico in uno dei diamanti colorati più celebrati al mondo.

Ciò che il racconto di Sahag Arslanian rivela è la dimensione che i cataloghi d’asta, per quanto meticolosi, non possono cogliere: l’anno trascorso da un solo artigiano a far emergere il colore da un grezzo il cui potenziale soltanto gli Arslanian avevano riconosciuto; l’orgoglio di vedere una pietra acquistata per una frazione del suo valore finale esposta accanto ai più grandi diamanti dell’era moderna; e quella particolare nostalgia che nasce nel vedere qualcosa che si è contribuito a plasmare attraversare il mondo e tornare trasformato - non nelle sue sfaccettature, ma nel suo significato.

In un mercato sempre più popolato da ciò che è progettato e replicabile, l’Ocean Dream resta a ricordarci che le cose più preziose sono spesso quelle che non potrebbero mai essere create di nuovo - e che le storie dietro di esse contano quanto le pietre stesse.

Van Cleef & Arpels demi-parure trasformabile in corallo, oro giallo, turchese e diamanti (particolare). Composto da una collana con un ciondolo staccabile, indossabile anche come spilla e da un paio di orecchini. Cabochon e perline di corallo di forma ovale e rotonda, cabochon e perline di turchese di forma ovale e rotonda, diamanti rotondi, marchi di controllo francesi per oro giallo 18 carati (750‰), firmato Van Cleef & Arpels, marchio del produttore francese (Péry & Fils), numerato

Christie’s, 127.000 euro

I risultati di ‘Joaillerie Paris’ da Christie’s mostrano che il corallo non è scomparso dal desiderio dei collezionisti:

ha solo bisogno del contesto giusto

Il corallo alla prova del mercato

Buccellati Clip-broche

Corallo intagliato a forma di rosa, marchio di garanzia francese per oro giallo 18 carati (750‰), firmato M. Buccellati

Christie’s, 21.590 €

ilmercato lo considera difficile, talvolta persino scoraggiante. Il corallo, materia organica dalla forte identità cromatica e culturale, sembra oggi attraversare una fase di prudenza: pesa la sensibilità ambientale, pesano le restrizioni alla circolazione internazionale, pesa anche un gusto contemporaneo che tende a privilegiare materiali percepiti come più neutri o più immediatamente commerciabili. Eppure, i risultati della vendita online Joaillerie Paris di Christie’s raccontano una storia più sfumata. È la storia di una domanda selettiva, capace di riaccendersi quando il materiale incontra firma, qualità, disegno e provenienza.

La vendita, chiusa il 26 giugno 2026, ha totalizzato oltre 10,5 milioni di euro. All’interno di un catalogo ampio, composto da 265 lotti, i gioielli in corallo hanno offerto un osservatorio particolarmente interessante perché si sono mossi in direzioni diverse. Alcuni hanno superato le stime in modo netto, altri sono rimasti più vicini alla fascia stimata o hanno chiuso con maggiore cautela. Proprio questa discontinuità rende il risultato significativo: il corallo non viene premiato come categoria generica, ma quando la sua presenza è sostenuta da elementi capaci di trasformarlo da materiale complesso a materia collezionabile.

Il lotto più eloquente è stato la demi-parure trasformabile Van Cleef & Arpels in corallo, turchese e diamanti. Stimata 30.000-50.000 euro, ha realizzato 127.000 euro. Il risultato è notevole non solo per il rapporto con la stima, ma per il tipo di gioiello: un insieme firmato, composto da una collana con pendente

Set Nardi composto da due collane in corallo e diamanti, accompagnato da una collana in corallo e diamanti non firmata. Perline di corallo rotonde e di forma arrotondata di dimensioni comprese tra circa 20,10 e 9,50 mm, diamanti rotondi, marchi di controllo francesi di importazione per oro giallo e bianco 18 carati (750‰), due collane firmate Nardi, una non firmata

Christie’s, 76.200 euro

staccabile indossabile anche come spilla e da un paio di orecchini, in cui il corallo dialoga con la turchese e con il diamante secondo una grammatica cromatica immediatamente riconoscibile e che richiama gli anni ‘70. In questo caso, il corallo appare come parte essenziale dell’identità del gioiello. La firma Van Cleef & Arpels, la trasformabilità, la costruzione materica e il linguaggio cromatico hanno reso il lotto competitivo anche in presenza della nota relativa al materiale da specie protette, con possibili restrizioni all’esportazione.

Ancora più sorprendente, per rapporto tra stima e risultato, è stato l’ensemble Nardi composto da due collane in corallo e diamanti, accompagnate da una terza collana non firmata. Stimato 10.000-15.000 euro, ha raggiunto 76.200 euro. Il lotto riuniva tre collane con sfere in corallo di dimensioni importanti, diamanti per un peso complessivo approssimativo tra 15,50 e 19 carati e un report del German Diamond Institute che indicava corallo naturale, senza indicazioni di trattamento, Corallium Rubrum. La presenza di una collana non firmata non ha indebolito la risposta del mercato. Al

Fouquet bague. Acquamarine rettangolari e trapezoidali, pannelli rettangolari di corallo, marchi di garanzia francesi per il platino (850‰), firmata Fouquet

Christie’s, 22.860 €

contrario, l’insieme ha probabilmente beneficiato della quantità e della qualità percepita del materiale, della documentazione gemmologica e della forza decorativa complessiva.

Diversa, ma altrettanto indicativa, è la performance della clip-broche Buccellati in corallo scolpito a forma di rosa, proveniente dalla collezione di Claudia Cardinale. Stimata 5.000-7.000 euro e proposta senza riserva, ha realizzato 21.590 euro. Qui il corallo assume una dimensione quasi scultorea: non perla, non cabochon, ma fiore intagliato, materia lavorata in forma naturalistica. La firma Buccellati e la provenienza cinematografica hanno aggiunto livelli di lettura che il mercato ha riconosciuto. Il gioiello non è stato valutato soltanto per il materiale, ma per il modo in cui quel materiale concentrava manifattura, immagine e memoria.

La conferma arriva anche da Bulgari, con la demiparure “Parentesi” in corallo e onice, composta da collana e orecchini. Stimato 15.000-20.000 euro, il lotto ha realizzato 69.850 euro. In questo caso, il corallo entra in un vocabolario pienamente riconoscibile della Maison romana: non più soltanto materia organica dalla forte identità cromatica, ma elemento di contrasto grafico, accostato all’onice e inserito nella geometria modulare di Parentesi. La firma Bvlgari, le due custodie originali, il report gemmologico che indicava corallo naturale senza tracce di trattamento e la forza di un disegno iconico hanno probabilmente contribuito a superare con decisione la stima. È un risultato particolarmente utile alla lettura complessiva dell’asta, perché mostra come il corallo possa performare molto bene quando non è presentato come materiale isolato, ma come parte integrante di un linguaggio stilistico riconoscibile.

Più misurata, ma comunque solida, la risposta alla bague Fouquet in acquemarine e corallo, stimata 15.00025.000 euro e realizzata a 22.860 euro. In questo caso il risultato si colloca all’interno della stima, confermando un apprezzamento meno spettacolare ma coerente per un gioiello firmato, costruito su un contrasto raffinato tra l’azzurro dell’acquamarina e il rosso-arancio del corallo.

Bulgari Demi-Parure “Parentesi”

Composta da una collana e un paio di orecchini

Elementi in corallo e onice, marchi di garanzia francesi per oro giallo 18 carati (750‰), firmata

Bvlgari

Christie’s, 69.850 €

È un dato utile perché impedisce una lettura euforica: il mercato non premia ogni lotto in corallo con la stessa intensità. Lo seleziona.

Altri risultati confermano questa prudenza. Un collier Nardi in corallo, stimato 8.000-12.000 euro, ha realizzato 7.620 euro, mentre un collier a tre fili in corallo e smeraldi, stimato 20.000-30.000 euro, ha chiuso a 17.780 euro. Il confronto con i risultati più forti è rivelatore. Le collane a più fili composte da elementi in corallo, anche quando documentate o abbinate a pietre preziose, sembrano incontrare una domanda più sensibile al prezzo e meno disposta a superare con decisione la stima. Diversamente, quando il corallo entra in un gioiello firmato, trasformabile, scultoreo o stilisticamente molto riconoscibile, diventa parte di una narrazione più ampia e la competizione si riaccende.

Da questa vendita emerge quindi un’indicazione chiara: il corallo richiede contesto. Le possibili restrizioni all’esportazione, la maggiore attenzione alla sostenibilità e la necessità di certificazioni non cancellano il desiderio, ma lo rendono più selettivo. Il compratore sembra chiedere garanzie, ma anche personalità. Vuole un materiale leggibile, documentato, inserito in un oggetto con identità forte. Il corallo come semplice componente decorativa può incontrare resistenze; il corallo come colore, volume, memoria mediterranea e firma stilistica continua invece a produrre risultati importanti.

‘Joaillerie Paris’ suggerisce così una lettura meno pessimista del mercato. Il corallo non ha perso la sua capacità di attrarre, ma ha cambiato le condizioni della propria desiderabilità. La domanda non si muove più automaticamente verso il materiale in sé: si concentra su provenienza, qualità, marchio, disegno e documentazione. Per questo i risultati Christie’s sono interessanti, perché spiegano la prudenza degli operatori, più che contraddirla. E dimostrano che, nel segmento giusto, il corallo conserva ancora un potere commerciale e simbolico molto forte.

Christie’s Joaillerie Paris results show that coral has not disappeared from collectors’ desire; it simply needs the right context.

Coral is often regarded as a challenging material in today’s jewellery market due to sustainability concerns, trade restrictions and changing consumer preferences. However, the results of Christie’s Joaillerie Paris online sale reveal a more balanced picture. while demand has become increasingly selective, exceptional coral jewels continue to achieve outstanding prices when supported by prestigious signatures, iconic design, superior craftsmanship, documented provenance and gemmological certification. The strongest performances came from creations by Van Cleef & Arpels, Nardi, Buccellati and Bulgari, all of which significantly outperformed their estimates, demonstrating that coral remains highly desirable when integrated into distinctive, collectible designs. By contrast, more conventional coral necklaces attracted more cautious bidding, confirming that the market no longer rewards coral as a material alone, but values the narrative, identity and artistic language surrounding it. The auction suggests that coral has not lost its commercial or symbolic appeal; rather, the criteria for its desirability have evolved. Today, collectors seek authenticity, documentation, provenance and strong design, making context the decisive factor in transforming coral from a complex organic material into a highly sought-after collectible.

Tre fili di perline di corallo di dimensioni comprese tra circa 19,50 e 12,50 mm, smeraldi a cabochon, marchio di garanzia francese per oro giallo 18 carati (750‰).

Christie’s, 17.780 €

aste: qualità e unicità guidano il mercato globale

Tra nuovi record, ritorno della domanda asiatica e crescente attenzione alla provenienza, il mercato internazionale conferma la solidità crescente delle aste di preziosi di Luigi Esposito

Bulgari Colored Diamond and Diamond Ring Fancy vivid yellow taglio marquise brillante di 2,62 carati, con diamanti taglio pera, marquise e brillante rotondo, montatura in platino, 1961, non firmato.

The Rockefeller Kashmir Zaffiro Kashmir taglio cabochon “Sugarloaf” con base sfaccettata di 17,66 carati, diamanti a taglio singolo, montatura in platino, circa 1925, firmato Cartier (firma parzialmente illeggibile).

Anello con zaffiro e diamanti Montato con uno zaffiro taglio cuscino del peso di 12,56 carati, affiancato da due diamanti taglio trapezio, montatura in platino, misura 5½.

nel primo semestre 2026 il mercato internazionale dei gioielli all’asta conferma la sua forza. Dopo la crescita registrata nel 2024 (+51% rispetto al 2023) e il successivo consolidamento del 2025 (+7% con vendite globali di 6,2 miliardi di dollari), il settore continua a mostrare segnali di solidità, ma con una trasformazione significativa: la domanda si concentra sempre più sulla qualità, sulla rarità e sulla provenienza, mentre il segmento medio del mercato mantiene un andamento più stabile.

Le aste della primavera 2026 offrono un quadro particolarmente indicativo. A maggio, Christie’s Magnificent Jewels di Ginevra ha totalizzato oltre 66,5 milioni di dollari (diritti d’asta inclusi), con il 99% dei lotti venduti e aggiudicazioni che in alcuni casi hanno superato del 186% le stime minime. Nella stessa vendita, The Ocean Dream è stato aggiudicato per 17,37 milioni di dollari, diventando il diamante fancy vivid blue-green più caro mai venduto all’asta. Pochi giorni dopo, Sotheby’s Ginevra ha realizzato 30,09 milioni di dollari, con il 93% dei lotti venduti e oltre il 60% delle aggiudicazioni superiori alle stime massime. Questi risultati confermano come i collezionisti internazionali siano sempre più orientati verso gemme eccezionali e gioielli difficilmente sostituibili. Accanto alla rarità, assume un ruolo crescente anche la provenienza, un elemento che avvicina sempre più il mercato dei preziosi a quello dell’arte.

Nella vendita newyorkese di Christie’s del dicembre 2025, infatti, il Rockefeller Kashmir, anello Cartier Art Déco con zaffiro Kashmir da 17,66 carati appartenuto a John D. Rockefeller III e successivamente ai suoi eredi, è stato aggiudicato per 2,637 milioni di dollari. Nella stessa asta, un anello Bulgari con diamante fancy vivid yellow proveniente dalla collezione di Elizabeth Taylor ha raggiunto 215.900 dollari. La provenienza non sostituisce la qualità intrinseca del gioiello, ma ne amplifica il valore, trasformandolo anche in una testimonianza storica e culturale. Un altro elemento determinante nell’evoluzione del mercato tra il 2025 e il 2026 è il ritorno della forte domanda asiatica. Hong Kong si conferma il principale hub regionale per il lusso e le pietre preziose, sostenuto dall’attività di collezionisti provenienti da tutto il continente. Nel 2025 Sotheby’s ha registrato nella città la sua migliore vendita di high jewelry dal 2022: tra i top lot un anello con zaffiro taglio cuscino da 12,56 carati aggiudicato per circa 2,4 milioni di dollari. Nello stesso periodo, Christie’s ha realizzato la sua più importante asta autunnale dal 2017, con il 92% dei lotti venduti e numerose aggiudicazioni oltre le stime.

Le aste del 2026 hanno confermato questa tendenza, mantenendo elevati tassi di vendita e una forte partecipazione internazionale. La domanda globale continua a privilegiare le grandi firme della gioielleria (Cartier, Van

Cleef & Arpels, Bulgari, Tiffany & Co., Buccellati e Boucheron…), le gemme di provenienza prestigiosa e le pietre rare, considerate sempre più spesso beni rifugio in un contesto economico caratterizzato da volatilità e incertezza. Da questa evoluzione emerge anche una nuova geografia del collezionismo. Gli Stati Uniti mantengono una posizione centrale nel mercato delle provenienze illustri, dei diamanti importanti e dei gioielli firmati. L’Europa, con Ginevra, Parigi e Londra, continua a svolgere un ruolo di riferimento culturale e di validazione del mercato, attirando una domanda altamente selettiva.

Il primo semestre 2026 conferma un mercato sempre più selettivo, in cui rarità, qualità e provenienza determinano il valore e orientano le scelte dei collezionisti internazionali.

In Asia, Hong Kong e Singapore guidano gli acquisti di diamanti fancy e alta gioielleria, mentre il Medio Oriente rimane particolarmente attivo nel segmento delle pietre di grande caratura e dei pezzi unici.

Anche la composizione della clientela sta cambiando. Nel 2025 il 46% dei bidder e degli acquirenti registrati apparteneva alla generazione dei Millennial o a fasce ancora più giovani, un dato che conferma il progressivo ricambio generazionale all’interno del mercato del lusso da collezione.

In un contesto segnato dall’aumento del prezzo dell’oro e dall’incertezza economica internazionale, il gioiello in asta, si conferma quindi sempre più come hard luxury asset. Tuttavia, i risultati del primo semestre 2026 mostrano chiaramente che non tutte le categorie beneficiano allo stesso modo di questa tendenza; ad essere premiati sono soprattutto i gioielli rari, firmati, documentati e dotati di una forte identità storica. I record registrati negli ultimi mesi non indicano infatti una crescita indiscriminata dei prezzi, ma la disponibilità dei collezionisti a investire cifre sempre più elevate per oggetti eccezionali, la cui rarità e qualità risultano difficilmente replicabili.

The Ocean Dream Diamante taglio triangolare di 5,50 carati, fancy vivid blue-green, affiancato da diamanti di varie forme, montatura in oro bianco 18 carati

pietre con il vizio della rarità, altre trasversali

sappiamo ancora poco dei nostri progenitori, ma abbastanza da sospettare che in quelle caverne il romanticismo sia nato con il piede sbagliato. Certo, erano più impegnati a sopravvivere che a interrogarsi sui sentimenti. Ma, se mai avessero accarezzato l’idea del sentimentalismo, è plausibile che sassolini e conchiglie, oltre che status symbol, siano stati tra i primi - e probabilmente meno riusciti - strumenti di corteggiamento.

Dove iniziano gli inizi è complesso stabilirlo, ma vuoi vedere che l’irriducibile discrasia tra chi i regali li fa e chi li riceve ce la trasciniamo da laggiù? Non è escluso. Ma almeno quegli antenati non avevano tante alternative.

A modo suo, però, il Sapiens avrà pur incominciato a dirozzarsi, a farsi più selettivo, magari andando per colore, per forma appena diversa. Materiale grezzo, sia chiaro, come la terra lo restituiva. Ma all’epoca piaceva così. Era gente semplice. Gente di grotta che puntava sul volume e che d’istinto seguiva il principio “meglio pesante che insignificante”. Incredibile, ragionava già in carati! Più acute, le femmine quei ciottoli li soppesavano, li testavano coi denti, li rigiravano controluce, verosimilmente cercando manco sapevano cosa. Ragazze, era ghiaia, tutto qui.

Vista la banalità dell’oggetto, è immaginabile che li buttassero via - anche Venere faceva così con i diamanti di Vulcano nel Barone di Münchhausen - ed è ancora più immaginabile che il maschio ottuso li recuperasse per nuove iniziative galanti. Chi avrebbe dovuto dirgli che a fregarlo era proprio la quantità? Ce n’erano a vagonate. In sintesi, quello che mancava era la particolarità.

The Desert Rose Diamante Fancy Vivid Orangy Pink a forma di pera. 31,68 ct ©Sotheby’s

Nulla perde carisma più rapidamente dell’esclusività quando smette di sorprendere. Ciò che per secoli è stato raro finisce per apparire familiare, e ciò che era rimasto nell’ombra acquista improvvisamente lo charme della rivelazione

Il fatto è che, allo stato grezzo, si assomigliano tutti, persino il diamante ha un ascendente sorprendentemente modesto, lontano da quei parametri che oggi polverizzano le stime di partenza alle aste. La pomice, ecco, con quello strano fatto di restare a galla, potrebbe, sì, aver suscitato qualche interesse, risultare alquanto stupefacente. E tanto basta.

Poi, quando meno te lo aspetti, succede qualcosa. Succede che, dopo qualche migliaio di anni (per la geologia una distrazione, per l’umanità un discreto investimento di tempo), una mente più curiosa e ostinata affina lo sguardo, sperimenta. Cosa? Boh. Comunque spezza, frantuma, rompe, insomma interviene sulla materia. Fino a che la luce si insinua, si riflette, si scompone, rimbalza come una pallina da flipper. È di scena il gioco ottico! E ora le gemme sanno che, sapientemente tagliate, possono avere più di una faccia!

Tra formule, indici di rifrazione e classificazioni, più tardi entra in scena anche un mineralogista che decide di misurarne la durezza con un metodo destinato a portare il suo nome: la scala di Mohs. Secondo cui un materiale più duro scalfisce uno più tenero. Al decimo posto, manco a dirlo, il diamante con il suo indifendibile divismo, al primo il talco, ingenuamente convinto di giocarsi il podio.

Nel parapiglia dell’accaparramento alcune sgusciano dalle mani private per appartenere ad altro, (solo visivamente) più condiviso - reliquiari, chiese, musei, collezioni reali. Altre si incastrano nella storia portandosi dietro, senza ordine né giustizia, incanto, oscurità, fortune, superstizione, e attorno ci costruiscono la propria fama, proprio come il Koh-i-Noor Marketing ante litteram? Può darsi, nel mercato del lusso, del resto, la narrazione ha sempre raggiunto livelli altissimi. Oggi è nella Jewel House, mentre India, Pakistan e Afghanistan ne rivendicano la restituzione, che l’understatement inglese respinge senza appello.

Dunque, ricapitolando, i diamanti si indossano, evidentemente, ma anche si temono e si tramandano come fossero essi stessi dinastie. Gli oltre tremila carati del Cullinan la dicono lunga, sia prima sia dopo essere stati ridotti in pietre da capogiro e in una miriade di meno inconsuete. Tutte di proprietà della monarchia britannica. Tutte lì!

Seducono, ipnotizzano, identificano. In realtà non fanno che assecondare i nostri capricci. Strategicamente sfoggiano potenza attente a mantenere un certo contegno, senza mai sembrare troppo disponibili. Giocando su un’alchimia di ferro e titanio dal blu profondo come un mistero, è finito nella memoria collettiva lo zaffiro dello Sri Lanka, icona delle icone, incastonato da Garrard nell’anello donato dall’allora principe Carlo a Diana Spencer. Non è il più raro e ha pure un destino ingombrante ma somiglia molto a un sogno e, come i sogni, vive di emozioni prima ancora che di materia.

Personalmente preferisco il rosso passione, senza pensare che è la chimica a cambiargli colore e nome. Già, con qualche traccia di cromo si fa chiamare rubino, anche se non sempre funziona così. Il Rubino del Principe Nero non è mai stato un rubino, eppure ha attraversato la storia con quell’etichetta. Segno che anche nel regno minerale l’identità è spesso una questione di reputazione più che di classificazione - che qualcuno ignora del tutto. Chi? Lo smeraldo, così controintuitivo nel lasciarsi “profanare” dai jardin pur di mostrarli. Un tipo tosto.

Possiamo dirlo a voce alta, il mondo mineralogico è molto effervescente, abilmente rivoltato dalla tecnologia che lo maneggia come slime, ora riportando in superficie varietà dimenticate, ora con rivalutazioni improvvise o nuove ossessioni. In questo spazio “elastico” nessuna accenna ad arretrare e tatticamente si accomodano anche pietre con tutt’altri requisiti, come l’occhio di tigre, che sfuma il confine tra ciò che vedi e ciò che credi di vedere, oppure insistendo su un colore, il verde, unicamente verde, fortissimamente verde,

Rubino a forma di cuscino. 6,49 ct ©Sotheby’s
Tormalina Paraiba del Mozambico ovale. 22,383 ct ©Christie’s
Smeraldo taglio a gradini. 10,36 ct ©Sotheby’s
Coppia di orecchini con diamanti a taglio brillante di 5,06 e 5,04 ct
©Sotheby’s

anche no, come fa la giadeite quando decide di essere viola, nera o arancio. Con un certo eufemismo le chiamano pietre dure, come se le altre fossero marshmallow!

Tutte, con l’aria innocente e una buona dose di finta bonomia, aspirano al momento di gloria. Nessuna accetta di starsene sotto terra. Una concorrenza sleale per chi era convinto di essere nato per occupare il centro della vetrina, come i tre mostri sacri - rubino, smeraldo e zaffiro (il diamante, per spocchia, si chiama fuori da queste gerarchie) - che invece si ritrovano a spartire il palcoscenico con una schiera sempre più ampia di aspiranti protagoniste, pietre senza blasoni ma comunque così seducenti da conquistare collezionisti e mercato. È proprio vero, nulla perde carisma più rapidamente dell’esclusività quando smette di sorprendere. Ciò che per secoli è stato raro finisce per apparire familiare, e ciò che era rimasto nell’ombra acquista improvvisamente lo charme della rivelazione. La tormalina Paraíba, con il suo colore da acqua tropicale, è arrivata dal margine della scena e ha sbaragliato i blasonati.

A ben pensarci, il desiderio ha una memoria cortissima e una curiosità inesauribile. A forza di attribuire prestigio e potere, abbiamo finito persino per interrogarle, certi di cogliere nel loro mutismo messaggi di positività. Le abbiamo caricate di energie, vibrazioni dal presunto potere benefico e così abbiamo aperto il capitolo della cristalloterapia, che prova a spiegare ciò che le pietre non hanno mai promesso di fare. Ma questo era prima.

Prima che spuntasse una crepa che ha inghiottito molte convinzioni.

Udite udite, la Natura non è più l’unica autrice!

Le pietre sintetiche sono entrate nel suo mondo sgomitando. Le analisi gemmologiche ci assicurano stessa composizione chimica, stessa struttura cristallina, stesse proprietà, e una precisione che la terra, va detto, non ha mai considerato una priorità. Si sa, in laboratorio non si imita, si replica. E con poca simpatia per la lentezza. Un

terreno scivoloso, perché sembrano la stessa cosa ma non lo sono.

Allora perché le compriamo?

Perché siamo gazze ladre attratte dai bagliori. Perché ci piace regalare o sfoggiare carature che altrimenti non potremmo permetterci. O semplicemente per venire incontro a un desiderio. Acceleriamo processi millenari senza chiederne il permesso e senza domandarci se, a parità di bellezza, cambi tutto o niente sapere che è uguale a un'infinità di altre. E se il risultato è identico, cosa stiamo valutando davvero, la materia o la sua storia? Compriamo attesa o cosa? È la purezza a fare la quotazione o il difetto? Intanto che decidiamo se è questione di pazienza geologica o, per contro, della sua assenza, il prezzo smette di coincidere con la sostanza. Tutto è il contrario di tutto. E finiamo per sbattere il naso contro una delle questioni più attuali, il rapporto tra origine e valore percepito. Le gemme naturali si portano addosso incidenti di percorso, come se la sorte avesse lasciato piccoli sgarbi, cicatrici, eccezioni, una firma. Del tutto assenti nelle lab-grown. Perfette. Troppo. E, perso il difetto, si perde anche la vertigine.

Perché le scegliamo allora? Per etica, che di romantico ha ben poco ma un peso che fa pendere il piato della bilancia verso sensibilità oggi più diffuse. Nessuna miniera, nessuna estrazione invasiva, nessuna geopolitica da negoziare, nessun intermediario che ne opacizzi il percorso, in poche parole, una filiera compatta e lineare. Il rovescio della medaglia, perché un rovescio c’è sempre, è che però le lab-grown non

sono mai davvero a impatto zero, né tantomeno è facile immaginare un percorso mine-to-market diretto, senza tante fermate. La linea di separazione non è affatto netta. Probabilmente non lo sarà mai, perché il dibattito non riguarda davvero la chimica, né la cristallografia, né tantomeno la tecnologia. Riguarda noi. Che adoriamo le contraddizioni.

Ed ecco scattare la nostalgia per l’attesa, proprio ora che abbiamo imparato a farne a meno. Sosteniamo di amare la perfezione, salvo poi appassionarci alle inclusioni che raccontano di incidenti geologici di milioni di anni addietro. Inseguiamo l’unicità e finiamo per scegliere la serialità. Un piccolo paradosso, quasi una nostra specialità. Il valore è davvero in ciò che è raro, difficile, improbabile, irripetibile, oppure si è spostato altrove, nel potere umano di controllare la materia, replicarla, renderla disponibile a piacimento?

Il lusso risiede nella sostanza o nella reazione emotiva che riesce ancora ad accendere?

Nessuno sembra avere risposte pronte e le domande rimangono aperte. Quel concetto di unicità che con tanta sicurezza volevamo insegnare ai trogloditi si è rivelato meno solido di quanto immaginassimo. Abbiamo addomesticato la materia, le abbiamo imposto di raccontare chi siamo e chi vorremmo essere, salvo poi scoprire di non avere ancora deciso che cosa chiamiamo autenticoe quale prezzo siamo disposti a riconoscergli.

Non illudiamoci, siamo ancora in quella caverna, nemmeno tanto lontana, siamo quei progenitori che raccoglievano conchiglie, sassolini e frammenti colorati senza sapere bene perché e continuiamo a fare le stesse cose, solo con strumenti più precisi, linguaggi più eleganti e gusti più sofisticati, convinti che un pezzetto di meraviglia - possibilmente unica - possa raccontare qualcosa di noi.

Diamante rosa fancy con taglio brillante a forma di pera. 4,12 ct ©Sotheby’s
Alessandrite di forma a cuscino. 29,41 ct ©Sotheby’s

andrea rotunno

Affide, per il direttore generale le aste online e la pelletteria di alta gamma accelerano sul lusso circolare

dopo aver superato i 46 milioni di euro di preziosi aggiudicati nel 2025, Affide amplia il proprio raggio d’azione con l’ingresso nella pelletteria di lusso, investe nella digitalizzazione delle vendite all’incanto e rafforza il credito su pegno come strumento di valorizzazione patrimoniale, puntando sulla crescita del mercato pre-loved e sull’economia circolare. Preziosa Magazine incontra il direttore generale Andrea Rotunno.

 Il 2025 è stato un anno positivo per Affide, con più di 46 milioni di euro di preziosi venduti e l’affermazione delle aste online. In che modo la digitalizzazione sta cambiando la percezione delle aste di gioielleria e del credito su pegno in Italia, specialmente tra i consumatori più giovani?

Il 2025 ha confermato la solidità del nostro modello, ma più dei numeri conta il salto culturale in atto: la digitalizzazione sta democratizzando le aste e modernizzando il credito su pegno. La transizione online ha infatti scardinato la vecchia percezione elitaria dell’incanto pubblico, abbattendo barriere all’ingresso e timori storici legati alla partecipazione fisica, per aprirsi a chiunque in modo semplice, trasparente e sicuro.

Questo cambiamento sta guidando un profondo ricambio generazionale, tanto che oggi il 20% dei nostri acquirenti è under 40. I giovani hanno superato i vecchi tabù e vedono nel gioiello pre-loved una scelta intelligente ed etica, capace di coniugare sostenibilità ambientale e valore economico. Parallelamente, il digitale ha trasformato anche il credito su pegno, permettendo di gestire pratiche come il rinnovo delle polizze direttamente da smartphone. Questo approccio “phygital”, che integra la nostra rete di filiali in tutta Italia con l’evoluzione smart, si traduce così in una soluzione di finanza realmente inclusiva e moderna.

 Il credito su pegno rappresenta storicamente una soluzione di liquidità rapida che oggi si posiziona anche come uno strumento moderno e flessibile per la gestione patrimoniale. Come sta evolvendo il profilo del cliente medio di Affide e quali garanzie di trasparenza e sicurezza offrite a chi decide di affidarvi i propri preziosi?

Il credito su pegno sta vivendo una profonda evoluzione, affermandosi come uno strumento dinamico per la gestione della liquidità e la valorizzazione del patrimonio in preziosi. Oggi intercettiamo un profilo di cliente estremamente trasversale e consapevole: accanto a chi affronta esigenze immediate, cresce la quota di chi utilizza il valore “dormiente” dei propri beni come leva per realizzare nuovi progetti. Il fatto che il 95% dei pegni venga regolarmente riscattato è la prova centrale del nostro posizionamento: il pubblico non vede in Affide un canale di dismissione, ma un alleato strategico e un custode temporaneo.

Sul fronte della sicurezza e della trasparenza, le nostre garanzie poggiano su pilastri rigorosi. Affide è un istituto vigilato da Banca d’Italia, il che assicura il rispetto dei più alti standard normativi. Chi decide di affidarci un bene prezioso sa che questo è protetto all’interno di caveau blindati al-

l’avanguardia. Ma la vera svolta del nostro modello di custodia professionale risiede nella perizia dei nostri stimatori e gemmologi, che trasferisce il rischio economico dal cliente ad Affide: il bene viene infatti coperto da una garanzia assicurativa pari al valore stimato incrementato del 25%. Questo azzera alla radice ogni incertezza, trasformandola in serenità.

 I vostri incanti spaziano dall’alta orologeria ai gioielli vintage. Che ruolo giocano le gioiellerie tradizionali in questo ecosistema? Le considerate principalmente competitor nell’acqui-

di Maria Rosaria Petito

Per Affide l’economia circolare rappresenta un vero e proprio pilastro strategico. Stiamo guidando una profonda trasformazione culturale in cui il prezioso non viene più interpretato come un bene rifugio statico da tenere chiuso in un cassetto, ma come un asset dinamico, etico e sostenibile

sizione di preziosi oppure potenziali partner strategici?

Nel nostro mondo non vediamo le gioiellerie tradizionali come competitor, ma come realtà che contribuiscono, insieme a noi, a valorizzare il patrimonio di gioielli e orologi di pregio. L’esperienza dell'asta è diversa: è coinvolgente, dinamica e offre la possibilità di scoprire ogni giorno pezzi unici, vintage o contemporanei, provenienti da epoche, maison e stili differenti.

L’ampiezza e il continuo rinnovamento dei nostri cataloghi permettono a un pubblico sempre più ampio di avvicinarsi all'alta gioielleria e all’alta orologeria, spesso con l'emozione della scoperta e della competizione per aggiudicarsi un oggetto speciale. È un modello che si inserisce perfettamente nei principi dell’economia circolare: beni preziosi vengono rimessi in circolazione, trovano nuovi proprietari e continuano a raccontare la loro storia, preservando il loro valore nel tempo.

Per questo crediamo che gioiellerie e case d’asta possano essere alleati più che concorrenti: condividono l’obiettivo di valorizzare il patrimonio del “bello”, promuovere una cultura dell’acquisto consapevole e contribuire a un mercato del lusso pre-loved sempre più dinamico, trasparente e sostenibile.

 Oltre all’aspetto finanziario, il modello del credito su stima e delle aste favorisce intrinsecamente l'economia circolare nel settore del lusso. In che misura la sostenibilità e il recupero di gioielli e orologi di secondo polso stanno influenzando le vostre strategie di crescita?

Per Affide l’economia circolare rappresenta un vero e proprio pilastro strategico. Stiamo guidando una profonda trasformazione culturale in cui il prezioso non viene più interpretato come

un bene rifugio statico da tenere chiuso in un cassetto, ma come un asset dinamico, etico e sostenibile. Questo paradigma del “lusso circolare” risponde perfettamente alle preferenze dei consumatori più giovani: i dati dell’ultimo report che abbiamo realizzato con BVA Doxa mostrano chiaramente come l’interesse per l’acquisto di preziosi tramite aste online coinvolga ormai oltre la metà degli italiani, con un picco del 55% proprio tra gli under 39. È la conferma di come le nuove generazioni cerchino trasparenza, valore reale e un modello di consumo consapevole, capace di coniugare l’unicità del pezzo vintage al rispetto ambientale. Questa sensibilità sta plasmando concretamente le nostre strategie. Ne è un esempio il lancio di format dedicati come l’Asta Young, nata proprio per abbattere le barriere d’ingresso e avvicinare i nuovi acquirenti al mondo degli incanti attraverso lotti selezionati con basi d'asta più accessibili.

 State introducendo anche il segmento della pelletteria. Come verrà gestito e quale sarà il suo posizionamento all’interno dell'offerta Affide?

L’ingresso nel segmento delle borse di lusso rappresenta un’evoluzione naturale per Affide e si inserisce pienamente nella nostra visione strategica del lusso circolare, consolidandoci come l’hub di riferimento a 360 gradi per la valorizzazione del patrimonio di pregio. Il posizionamento sarà rigorosamente nella fascia dell'alta gamma: non parliamo più di semplici accessori di moda, ma di veri e propri asset patrimoniali mobili ricercati. Basti pensare alle borse iconiche dei grandi marchi internazionali che mantengono e incrementano il loro valore nel tempo, esattamente come un gioiello o un orologio di lusso. Anche l’ultimo Monitor Altagamma-Bain certifica che le ricerche online

Il credito su pegno di Affide è una soluzione affidabile per ottenere liquidità senza rinunciare ai propri beni preziosi, custoditi in totale sicurezza. Il fatto che il 95% dei pegni venga regolarmente riscattato è la prova centrale del nostro posizionamento

di borse vintage sono più che raddoppiate rispetto al 2025 e che circa la metà dei consumatori del lusso consulta il mercato dell'usato prima di acquistare un prodotto nuovo. È un trend potentissimo guidato dalle nuove generazioni, che considerano questi articoli anche come forme di investimento. Dal punto di vista operativo, ci avvarremo di stimatori ed esperti qualificati anche in questa categoria merceologica e la gestione replicherà lo stesso modello di rigore, sicurezza e trasparenza che definisce la nostra leadership nel settore dei preziosi.  Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi di espansione in Italia? Prevedete l’introduzione di nuovi servizi o nuove categorie merceologiche per rispondere alle mutevoli esigenze dei consumatori e degli investitori?

Abbiamo avviato una nuova fase volta ad accelerare la crescita. I nostri obiettivi si muoveranno lungo una chiara direttrice in cui l’efficienza della nostra tradizione incontra una prospettiva più dinamica, orientata all’innovazione e all’ampliamento dell’offerta. Continueremo a puntare sulla nostra capillarità, che oggi conta 39 filiali, investendo in strutture e sistemi di protezione all'avanguardia, come dimostra la recente filiale di Roma in via Battistini. La sfida strategica resta quella di consolidare la nostra posizione come partner naturale per le famiglie nella gestione e nella valorizzazione attiva dei loro asset patrimoniali mobili. Tuttavia, lo faremo rispondendo alle evoluzioni del mercato: dall'esplorazione di nuove categorie merceologiche, come l’introduzione delle borse di lusso, allo sviluppo di nuove tecnologie a supporto del business. Inoltre, dal punto di vista dei servizi, faremo evolvere le nostre piattaforme digitali e valorizzeremo formule come l’Asta Conto Vendita, potenziando parallelamente l'offerta di custodia e valutazione professionale, con l’obiettivo di costruire un’organizzazione capace di crescere in modo solido e sostenibile.

Vicenzaoro PADIGLIONE 2

IL NUOVO

MOTORE DELLA

CRESCITA

RUOLO STRATEGICO

Crocevia del quartiere fieristico Nuovo hub di collegamento tra i padiglioni

DIMENSIONI

23.000 m² Superficie complessiva

2 livelli Sviluppo dell’edificio

21 metri Altezza totale

9 metri Altezza di ciascun livello

SERVIZI

1 ristorante

Area ristorazione

3 bar

Punti ristoro

4 scale mobili

Collegamenti verticali

SOSTENIBILITÀ

2 MW di fotovoltaico

Produzione di energia rinnovabile e autosufficienza energetica

INVESTIMENTO

60 milioni di euro Investimento interamente autofinanziato da IEG

2,5 anni

Cantiere concluso nel rispetto del cronoprogramma

L’ampliamento del quartiere vicentino dà una solida casa all’oro e al gioiello, garantendo il futuro a questa community, al territorio, alle generazioni a venire. E aprendo le porte a nuovi eventi, fiere e congressi.

Nel pieno rispetto dei tempi

hall 2 una leva di sviluppo per l’intero ecosistema fieristico

v“Vogliamo rappresentare in maniera chiara e intuitiva l’intera filiera”

entitremila metri quadrati destinati a ridisegnare l’esperienza fieristica e, soprattutto, a rafforzare la capacità competitiva di Vicenzaoro sui mercati internazionali. La nuova Hall 2, progettata dallo Studio GMP di Amburgo nella persona del Prof. Volkwin Marg, che Italian Exhibition Group inaugurerà in occasione dell’edizione di settembre 2026, è un opera di grande rilievo, realizzata nei tempi e in totale autofinanziamento, che va a valorizzare non solo le manifestazione dell’oro, ma l’intero quartiere fieristico che diventerà più attrattivo per nuovi eventi e settori.

Non si tratta soltanto di un ampliamento degli spazi, ma di un investimento strategico capace di incidere sull’organizzazione dell’offerta, sulla qualità delle relazioni commerciali e sull’efficienza dell’intera filiera.

“Non vogliamo essere enormi, ma vogliamo rappresentare in maniera chiara e intuitiva l’intera filiera. Questo passaggio era indispensabile per rafforzare ulteriormente un format unico al mondo come il nostro The Boutique Show”, sottolinea Matteo Farsura, Global Exhibition Manager della divisione Jewellery & Fashion di IEG.

La Hall 2 segna così un rilancio dell’esperienza di visita e introduce un nuovo modello di organizzazione espositiva, maggiormente orientato al business e al dialogo tra i diversi segmenti produttivi. Per posizione e funzione, il padiglione diventerà l’agorà del quartiere fieristico: un punto di connessione tra aziende, buyer, tecnologie, produzione e servizi.

“Sono stati ricreati un Cardo e un Decumano che, attraverso lo snodo del padiglione 2, permetteranno di raggiungere tutti gli altri padiglioni”, spiega Mario Vescovo, New Building, Facility & Infrastructure Director di Italian Exhibition Group e Direttore della sede vicentina del Gruppo.

“Ad arricchire l’architettura, garantendo la massima accessibilità, c’è un ascensore panoramico, eredità contemporanea delle storiche scale della Chiocciola”.

Ampiezza degli ambienti, altezze importanti e soluzioni costruttive avanzate definiscono un’infrastruttura

Matteo
di Fiammetta Benetton

Per posizione e funzione, il padiglione diventerà l’agorà del quartiere fieristico: un punto di connessione tra aziende, buyer, tecnologie, produzione e servizi.

progettata per accompagnare l’evoluzione futura della manifestazione. “Non abbiamo costruito semplicemente un nuovo fabbricato, ma un nuovo modo di vivere Vicenzaoro, più vicino alle nostre aspettative e, ci auguriamo, anche a quelle dei visitatori”, prosegue Vescovo. Il cambiamento più immediato riguarderà proprio la fruibilità dell’offerta, una riorganizzazione che produrrà benefici diretti anche per T.Gold, che per la prima volta sarà inserita in maniera stabile all’interno della manifestazione.

I produttori di gioielleria presenti nei padiglioni 7, 4 e nelle altre aree della fiera sono gli stessi che acquistano tecnologie a T.Gold. Il visitatore potrà muoversi con maggiore facilità, trovare connessioni chiare tra i padiglioni e confrontare in modo più immediato le diverse proposte.

La nuova Hall 2 diventa quindi una leva di sviluppo per l’intero ecosistema fieristico. Riunire nello stesso perimetro ogni livello della catena del valore significa aumentare le occasioni di incontro, ridurre le distanze tra domanda e offerta e favorire nuove opportunità commerciali.

In questa prospettiva si inserisce il trasferimento di T.Gold, che lascia il padiglione 9, esterno al nucleo centrale del quartiere, per entrare nel cuore di Vicenzaoro e debuttare, per la prima volta, anche nella sua edizione autun-

nale.“Non è un semplice trasloco logistico, ma un passo decisivo nel percorso di crescita dell’esposizione”, afferma Matteo Pollini, Exhibition Manager di IEG.

Il nuovo assetto segna anche un salto dimensionale. T.Gold riunirà quasi 200 aziende internazionali, selezionate tra i principali protagonisti mondiali delle tecnologie per l’oreficeria.

“Stiamo compiendo un passaggio decisivo per la crescita di T.Gold e per la sua piena inte-

“Il visitatore potrà muoversi con maggiore facilità, trovare connessioni chiare tra i padiglioni”

Mario Vescovo

New Building, Facility & Infrastructure director di Italian Exhibition Group e direttore della sede di Vicenza

grazione con l’offerta di Vicenzaoro”, aggiunge Pollini. “Potremo rafforzare la logica dell’ecosistema fieristico, rendendolo più efficace per le aziende espositrici, per i buyer e per tutti i professionisti internazionali presenti”. La tecnologia rappresenta oggi uno dei principali fattori di trasformazione della filiera. Riunire produzione, innovazione e manifattura nello stesso spazio consentirà di accelerare il matching tra chi realizza il gioiello e chi sviluppa macchinari, processi e soluzioni tecno-

Vicenzaoro Redesigns the Future with the New Hall 2 and the Relaunch of T.Gold with 23,000 square metres dedicated to new spaces and services, the new Hall 2 by Italian Exhibition Group represents a strategic milestone in the evolution of Vicenzaoro and its The Boutique Show format. The project is not simply aimed at expanding the exhibition area, but at creating a more integrated, intuitive and business-oriented exhibition ecosystem, capable of connecting companies, buyers, technologies and the entire jewellery supply chain.

As explained by Matteo Farsura, Global Exhibition Manager Jewellery & Fashion at IEG, the goal is to further strengthen a unique format worldwide, presenting the entire value chain in a clear and effective way. The new architecture, illustrated by Mario Vescovo, New Building, Facility & Infrastructure director at IEG, introduces smoother visitor flows, enhanced accessibility and a new layout, with the Creation community located on the ground floor and the other product segments on the upper level.

A key element of the project is also the relocation of T.Gold, which will move from Hall 9 to the heart of Vicenzaoro, making its debut at the September 2026 edition. A strategic decision that, according to Matteo Pollini, Exhibition Manager at IEG, represents a decisive step in the growth of the event and in its full integration within the Vicenzaoro ecosystem. with nearly 200 international companies, T.Gold will strengthen the connection between technology, innovation and manufacturing, creating new business opportunities for industry professionals.

The new Hall 2 will also host the Smart Hub, a dedicated area for training, knowledge sharing and discussion, while the renewal of the three-year partnership with Afemo will further consolidate Vicenzaoro’s role as an international platform for innovation and the development of the jewellery supply chain.

logiche. Anche per gli espositori il vantaggio sarà concreto. “Le aziende di T.Gold potranno contare su una superficie più ampia e su una collocazione completamente integrata nel quartiere, senza più la necessità di uscire dal percorso principale”, conferma Vescovo.

Farsura inserisce la novità in una strategia di più ampio respiro: “Da settembre avremo la possibilità di proporre una seconda edizione di T.Gold, manifestazione leader internazionale nel settore delle tecnologie, direttamente nel cuore di Vicenzaoro” Una decisione che assume un valore ancora maggiore nell’attuale scenario economico. “Viviamo una fase caratterizzata da forti incertezze, tra dazi, aumento dei costi delle materie prime e crisi internazionali”, evidenzia Pollini. “L’integrazione di T.Gold nella Hall 2 è una delle risposte che mettiamo in campo per offrire alle aziende strumenti più efficaci con cui competere sui mercati globali”

Volkwin Marg, la mia sfida per Italian Exhibition Group: spazio, visione e continuità

Vicenzaè,findalRinascimento,unaperladell’architetturaitaliana.Icapolavori diAndrea Palladio - la Basilica Palladiana,Villa La Rotonda e il Teatro Olimpico - riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, ne testimoniano il valore storico e culturale.Allo stesso modo,Vicenzaoro rappresenta la perla internazionale dell’oreficeria e della gioielleria,puntodiriferimentomondialeperilsettoreeluogod’incontro privilegiato per aziende,operatori e innovazione.

Da molti decenni abbiamo l’onore, come architetti, di affiancare Italian ExhibitionGroupnelsuopercorsodicrescitaedisuccesso:dallanascita del nuovo quartiere fieristico di Rimini fino all’importante progetto di riqualificazione del quartiere fieristico diVicenza. Ilnuovopadiglione,sviluppatosuduelivelliespositivi,costituisceuntassellofondamentaleperilfuturodellamanifestazione.Lasuarealizzazione ha rappresentato una sfida straordinaria,paragonabile a un trapianto di cuoreeseguitosenzainterromperelefunzionivitali:ilavorisonostatiinfatticompletatigarantendolapienacontinuitàdell’attivitàfieristica.Ilrisultatoèunospaziopiùampio,funzionaleeaccogliente,capacedioffrire aespositorievisitatorimaggioriservizi,unamigliorefruibilitàeunorientamento più intuitivo.

Auguriamo a Vicenzaoro di proseguire il suo percorso di crescita e di successo,continuando ad attrarre l'attenzione del mondo.Da parte nostra,guardiamoconentusiasmoalfuturo,prontiacontinuareadaccompagnarne lo sviluppo con la nostra esperienza e il nostro impegno di architetti.

Prof. Volkwin Marg. Studio GMP di Amburgo

Il trasferimento porterà anche alla nascita dello Smart Hub, nuova area dedicata al confronto e alla formazione, che a settembre ospiterà il Jewellery Technology Forum organizzato da Legor, con un focus sull’additive manufacturing. A consolidare il progetto contribuisce infine il rinnovo triennale, per il periodo 2026-2028, della partnership con Afemo, l’associazione dei costruttori di macchine per l’oreficeria. Un’alleanza strategica che rafforza il ruolo di Vicenzaoro come piattaforma internazionale capace di integrare manifattura, innovazione, conoscenza e business.

Building the Future of Vicenzaoro: A Challenge Successfully Met Without Interrupting the Present

A symbol of Italian excellence, Vicenzaoro continues to evolve while preserving its role as a global reference point for the jewellery industry. The redevelopment of the Vicenza Exhibition Centre, including the creation of the new two-level pavilion, marks a major milestone achieved through a complex project carried out without interrupting exhibition activities. A transformation comparable to a “heart transplant” while keeping the system fully operational, resulting in a more functional, accessible and welcoming venue designed to support the future growth of the event and its international community.

l’architetto
Volkwin Marg ph. ©Wilfried Dechau

maurizio ermeti

Presidente di Italian Exhibition Group

“Il nuovo padiglione garantisce una solida casa alla community del gioiello”

uOggi il quartiere, dal punto di vista tecnico e strutturale, è una perfetta casa per l’industria orafa e gioielliera internazionale

no spazio funzionale che dà una nuova visione al quartiere. È così che Maurizio Ermeti, Presidente di Italian Exhibition Group descrive la Hall 2, il padiglione che da settembre ridisegnerà la geografia del quartiere fieristico di Vicenza rendendo tangibile l’interpretazione di temi cari a IEG come le connessioni, la sostenibilità e il dialogo con il territorio. Due livelli da nove metri d’altezza ciascuno, un’area con tecnologie e servizi, un ristorante e tre bar aggiuntivi rispetto a quelli già presenti nel quartiere fieristico vicentino che, con il nuovo padiglione, arriverà a misurare complessivamente 80mila metri quadrati. E poi una nuova logica di visitazione perché la Hall 2 diventa il crocevia del quartiere fieristico IEG di Vicenza.

 Cosa rappresenta per voi il raggiungimento, nei termini previsti, di questo traguardo?

“Un grandissimo impegno da parte di tutti, oltre a questo, coincidendo con il decimo anno della fusione tra la fiera di Vicenza e quella di Rimini, quindi con la nascita di IEG, ha un significato ancor più profondo che parla di posizionamento e di reputazione del brand. Questo progetto è un po’ un dono che ci siamo concessi, perché Vicenza possa avere un quartiere fieristico sempre più all'altezza delle manifestazioni che ospita, in particolare delle più caratterizzanti come Vicenzaoro”

 Perché parlate di “cuore nuovo”?

“Perché è esattamente questo. Il vecchio padiglione era diventato il punto meno rappresentativo del quartiere, pur essendo al centro: era giusto dargli una connotazione moderna e, insieme, una disposizione logistica completamente nuova che valorizzasse gli espositori, aprendo a nuove opportunità e a nuove connessioni e, contemporaneamente, valorizzasse visitazione dei buyer. La Hall 2 sarà il crocevia di tutta il quartiere perché garantirà il passaggio verso gli altri padiglioni. Oggi il quartiere, dal punto di vista tecnico e strutturale, è una perfetta casa per l’industria orafa e gioielliera inter nazionale”.

 Un investimento anche a favore del presidio del settore e della valorizzazione di Vicenza come città dell’oro?

“Esatto. La nuova Hall rappresenta un investimento strategico che rafforza la leadership di Vicenzaoro come punto di riferimento inter nazionale per il settore della gioielleria. Significa consolidare il ruolo di Vicenza, territorio d’eccellenza e storico distretto produttivo, valorizzandone il patrimonio di competenze, creatività e manifattura che da sempre la rendono la casa del gioiello. Il nostro obiettivo è offrire alla filiera un luogo sempre più innovativo e competitivo, capace di accompagnarne l’evoluzione e di creare nuove opportunità di crescita per le imprese, affinché questo patrimonio continui a svilupparsi e a generare valore per il territorio, le nuove generazioni e per l’intero comparto”.

 Le altezze di nove metri sono una grande opportunità anche per il settore…

“Nove metri di altezza non sono indispensabili per gli espositori che rappresentato il prodotto finito ma lo diventano per i macchinari, per l’innovazione e, inoltre, nel progetto di crescita che perseguiamo per Vicenza, altre manifestazioni legate alla tecnologia e ad altri settori industriali beneficeranno di queste dimensioni ambiziose. Posso dire che con questo investimento ci siamo preparati a rispondere anche a quella domanda”.

 E il capitolo sostenibilità?

“Il nuovo padiglione aggiunge un megawatt di potenza fotovoltaica a quella esistente e questo ci porta alla totale autosufficienza energetica dell’intero quartiere per i 365 giorni all’anno. Un’eccezione va fatta per il picco dell’evento Vicenzaoro ma la parte di energia utilizzata, non autoprodotta, è davvero esigua. Questo traguardo, considerati i tempi, è un elemento molto importante”.

 Un cantiere complesso che, però, non ha mai impattato negativamente sullo svolgimento delle edizioni di Vicenzaoro… “Siamo riusciti, in appena due anni - l’equivalente di quattro edizioni di Vicenzaoro - a rispettare i tempi di realizzazione di un’opera complessa e di grandi dimensioni, costruita nel cuore del quartiere fieristico. Un risultato di cui siamo particolarmente orgogliosi perché, pur con un cantiere di questa portata in piena attività, siamo riusciti a garantire a buyer, aziende e visitatori un’esperienza all’altezza degli standard di eccellenza che contraddistinguono Vicenzaoro, assicurando la piena continuità della manifestazione e della sua capacità di attrarre operatori da tutto il mondo”.

 C’è ora una tappa a cui si guarda con trepidazione: la fermata del treno AV. Che vantaggi porterà?

“La aspettiamo con trepidazione: non solo faciliterà il raggiungimento del quartiere, ma collegherà le persone con un mezzo molto più sostenibile”. (FB)

corrado peraboni

Amministratore delegato di Italian Exhibition Group

“La Hall 2 è l’investimento che rafforza Vicenzaoro e apre una nuova stagione di crescita”

non una “costruzione” ma una nuova experience fieristica che garantirà collegamenti fluidi, nuove manifestazioni fieristiche e ampio spazio di crescita. E se c’è una cosa che IEG ci ha insegnato è che nulla è impossibile. “Prima di oggi” spiega Corrado Peraboni, AD di Italian Exhibition Group, “avevamo collegamenti insufficienti tra una parte e l’altra del quartiere fieristico vicentino, spazi che rispondevano a vecchi standard e ormai non più adeguati e una geografia che ci impediva di rappresentare tutta la business community legata al gioiello ‘sotto lo stesso tetto’. Questo padiglione, oltre a servire al meglio Vicenzaoro e la sua crescita, consentirà di allargare il portafoglio delle manifestazioni che si fanno a Vicenza: un impatto benefico non solo sulle kermesse ma anche sull’attrattività della città come sede di eventi fieristici di qualità”.

 Il cantiere è stato chiuso in tempi rapidi. Un caso raro, in Italia. “Sarà forse perché ospitiamo anche gli orologi che la precisione svizzera ci ha contagiati (scherza l’Ad Peraboni, ndr). La posa della prima pietra è avvenuta a dicembre 2024: in un anno e mezzo è stata realizzata un’opera di queste dimensioni rispettando costi e tempi. Un’impresa che va oltre l’orgoglio aziendale di IEG: è un bel segnale all’Italia, perché dimostra che le opere importanti in questo Paese possono essere fatte in tempi ragionevoli. È stato, senza dubbio, un grande lavoro di squadra, dei nostri uffici tecnici e degli espositori, soprattutto di coloro

che, in 300, hanno accettato lo spostamento nei Padiglioni temporanei mentre si operava a cuore aperto alla costruzione della Hall 2. Un plauso va fatto anche all’amministrazione comunale di Vicenza: senza uffici pubblici che remano insieme al privato nella stessa direzione, opere di questo impatti non si realizzano in questi tempi”.

 Quante nuove manifestazioni potrà attrarre IEG a Vicenza?

“Stiamo accrescendo in modo considerevole il numero delle fiere in calendario: in dodici mesi ne avremo due nuove. Già questo settembre arriva la manifestazione sul solare (SSEC Storage & Solar Expo Conference), l’anno prossimo ci sarà una grande fiera sul trattamento industriale delle acque (Fluidtech Expo), evento che nasce da Ecomondo. Aggiungendovi anche ABS, il salone legato alle colle viniliche siamo già a quota tre nuove esposizioni in un anno. L’idea è lanciare almeno una manifestazione fieristica nuova all’anno, a livello nazionale. La Hall 2 va anche in questo verso perché sarebbe stato impensabile affrontare un investimento simile a servizio di una sola manifestazione”

 L’inaugurazione di settembre della nuova Hall arriva in un periodo non semplice per la community del gioiello. Qual è il segnale che IEG vuole lanciare?

“Non è a sé stante che questo ampliamento del quartiere fieristico di Vicenza, città dell’oro, arrivi in un periodo complesso per tutta

La nostra parte la facciamo e continueremo a farla, lavorando e vantaggio degli operatori per raccontarli e rappresentarli al meglio

la filiera. Consegnare a questa industry un’opportunità come quella intrinsecamente legata al nuovo padiglione, che porta con sé una nuova logica di filiera, la valorizzazione del format The Jewellery Boutique Show e la presenza di T.Gold in un’area centrale, dovrebbe essere letta come un'iniezione di fiducia: siamo fermamente convinti che il settore continuerà ad essere una delle eccellenze del Made in Italy e recupererà il terreno perso sull’export in questi mesi. La nostra parte la facciamo e continueremo a farla, lavorando e vantaggio degli operatori per raccontarli e rappresentarli al meglio, siamo sicuri che la stessa scelta la faranno anche aziende e associazioni”.

 In via previsionale che tipo di feedback vi aspettate durante Vicenzaoro September?

“Ci aspettiamo numeri consueti, nonostante il periodo, ma confidiamo in un aumento delle visite sul salone autunnale anche grazie allo svolgimento del centesimo congresso annuale di CIBJO che si terrà proprio a Vicenza dal 4 al 7 settembre. La concomitanza dei due eventi in città è un’occasione imperdibile per tutti gli operatori del settore di incontrarsi durante Vicenzaoro e di essere accolti all’interno di un’opera di notevole impatto. Accenderemo dunque i riflettori e l’interesse di tutti sui temi principali e sulla nostra business community”.

vicenzaoro accelera: il nuovo hub mondiale del gioiello parla sempre più internazionale

Matteo Farsura: «Con 1.300 espositori e visitatori da oltre 130

Paesi, il salone è diventato un ecosistema mondiale dove si fa business, si anticipano i trend e si costruisce il futuro della filiera»

Un decennio di crescita: i numeri chiave del 2015-2025

1.300+

BRAND ESPOSITORI

Presenza costante per ogni edizione invernale (Gennaio 2023-2025), consolidando il ruolo di leadership

60%

QUOTA ITALIANA

Rappresentanza della filiera Made in Italy, radicata nei principali distretti produttivi storici nazionali

145

PAESI VISITATORI

Record assoluto raggiunto nell’edizione VOJ 2025, a testimonianza dell’attrattiva globale

40%

QUOTA ESTERA

Componente internazionale stabilizzata, con oltre 30 paesi rappresentati in ogni edizione fieristica

Matteo Farsura, Global Exhibition Manager della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group (IEG) ci parla della prossima edizione di Vicenzaoro, che si tiene, quest’anno nella prima decade di settembre ed è “punto di riferimento della community globale della gioielleria”.

 Quest’anno è il decimo anno di una crescita strutturale di Vicenzaoro: quali sono, a suo avviso, i motivi di questa crescita?

L’ingresso di Italian Exhibition Group e l’inserimento di nuove figure manageriali hanno coinciso con l’avvio di una stagione di crescita di Vicenzaoro, sia dal punto di vista dei buyer e quindi dei flussi di visita, sia come rafforzamento dell’offerta espositiva. Non solo in termini numerici, ma soprattutto di internazionalità: con 1.300 espositori da 38 Paesi e visitatori provenienti stabilmente da oltre 130 Paesi del mondo (con il record di 145 Paesi registrato nell’edizione di gennaio), Vicenzaoro si conferma il punto di riferimento della community globale della gioielleria.

Tra gli elementi chiave di questo percorso c’è sicuramente un posizionamento competitivo fondato non sui metri quadrati, ma sulla capacità di trasferire valore lungo l’intera filiera orafa, rappresentata a Vicenzaoro attraverso il format distintivo The Boutique Show.

L’offerta copre l’intera supply chain ed è organizzata in community omogenee per posizionamento di mercato, così da ottimizzare tempi ed efficacia del business matching. È il DNA della manifestazione, introdotto oltre dieci anni fa e consolidato nel tempo. Per noi significa conoscere a fondo il mercato globale e le aziende, per offrire ai buyer internazionali una selezione sempre più qualificata di eccellenze.

 La fiera di Vicenza diventa sempre più un appuntamento internazionale: perché le aziende, in particolare quelle estere, scelgono Vicenzaoro?

La dimensione internazionale di Vicenzaoro è un elemento determinante. A ogni edizione si aggiungono nuove aziende, italiane ed estere, con un altissimo livello di fidelizzazione grazie all’apertura verso i mercati di tutto il mondo: una leva strategica che non si improvvisa e che abbiamo costruito nel tempo.

Vicenzaoro è anche “lo show dei trend”: chi partecipa sa di trovare le tendenze che influenzeranno la gioielleria nei successivi 12-18 mesi.

Qui si incontrano i principali key opinion leader del settore, si affrontano i temi più rilevanti per l’industria e vengono presentati contenuti di valore, come i forecast del Trendbook 2028+ sviluppato da Trendvision Jewellery + Forecasting, l’osservatorio indipendente di Vicenzaoro diretto da Paola DeLuca. Tutto questo rende Vicenzaoro un luogo dove fare business, aggiornarsi, fare networking e acquisire

Matteo Farsura, Global Exhibition Manager della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group

gli strumenti necessari per prendere decisioni strategiche.

 Uno degli slogan di quest’anno è “Il Made in Italy orafo si racconta a Vicenza”. Quali sono le ragioni di questo primato?

Con oltre 70 anni di storia, Vicenzaoro nasce in uno dei principali distretti manifatturieri italiani, raccogliendone la tradizione e accompagnandone la proiezione internazionale. Quando si parla di gioiello Made in Italy, il mondo riconosce valori come design, creatività, innovazione, tecnica e tecnologia. È un patrimonio di eccellenza che viene esportato in tutto il mondo e che il salone contribuisce a valorizzare, raccontando la storia, la tipicità e l’unicità dei nostri distretti. Lo facciamo attraverso aziende italiane fortemente proiettate sui mercati di tutto il mondo, che arricchiscono il format del salone assieme a circa il 40% di espositori internazionali.

 A trainare la presenza degli espositori esteri sono Turchia, Germania e Belgio, seguiti dai Paesi dell’Est del mondo. C’è la volontà di ampliare ulteriormente questa presenza?

Non puntiamo a una crescita dimensionale, ma qualitativa. Il format di Vicenzaoro è apprezzato proprio per la selezione accurata degli espositori, che vengono inseriti quando rispondono a esigenze di mercato non ancora coperte, in termini di design, capacità produttiva, posizionamento oppure

specializzazione. Tra le più recenti novità possiamo citare espositori provenienti anche da mercati emergenti come Corea e Uzbekistan.

 In questa edizione 2026 inaugurate nuovi spazi e garantite più servizi. Prevedete un’ulteriore crescita? Ci può illustrare le novità di quest’anno e le caratteristiche del nuovo padiglione?

A settembre inauguriamo il nuovo Padiglione 2, su due livelli e interamente rinnovato. Collocato al centro del quartiere fieristico, sostituisce la storica “chiocciola”, nucleo originario da cui è nata la Fiera di Vicenza. È il risultato di un investimento di IEG pari a 60 milioni di euro, con un cantiere avviato nel 2024. Durante la fase di transizione abbiamo riorganizzato i flussi di visita per garantire la piena operatività di quattro edizioni di Vicenzaoro. È importante sottolineare che, proprio in questo periodo, il salone ha continuato a crescere, confermando la fiducia di aziende, buyer e stakeholder. Il nuovo Padiglione 2 diventa il cuore della manifattura orafa internazionale in oro e argento e collega, anche fisicamente, i 1.300 espositori dell'intera filiera, comprese le tecnologie di T.GOLD, che per la prima volta a settembre sarà ospitato nel Padiglione 4, all'interno del quartiere fieristico, anziché nel Padiglione 9 esterno. In questo modo rafforziamo la leadership di T.GOLD nella tecnologia applicata al settore e consolidiamo il ruolo di Vicenzaoro come hub strategico

La presenza dei top paesi espositori si consolida dopo il 2022 con nuovi ingressi asiatici

LEADERSHIP TURCA

La Turchia è l'unico paese a mantenere una presenza "TOP" in tutte le edizioni analizzate, confermandosi partner storico.

IL RITORNO DELL’ASIA

Cina e Hong Kong sono passate da una presenza moderata a un posizionamento "TOP" a partire dal 2023, guidando la ripresa asiatica.

CONSOLIDAMENTO EUROPEO

La Germania ha rafforzato la sua presenza, risultando "TOP" nelle ultime 4 edizioni, trainata dai settori tecnologia e orologeria.

L’IMPATTO del 2021

L'edizione VOS 2021 mostra la contrazione più evidente, in particolare per i paesi asiatici, a causa delle restrizioni sanitarie.

ALLARGAMENTO GEOGRAFICO

dal 2023 si registra un progressivo ampliamento della mappa espositiva, con l'ingresso di nuovi paesi emergenti. fonte:

Il salone si fonda su pilastri ben definiti: qualità dell’offerta, formazione attraverso talk, workshop e speaker internazionali, e networking.

della community internazionale della gioielleria. Un riconoscimento confermato anche dalla scelta di CIBJO di organizzare a Vicenzaoro, dal 4 al 7 settembre, il Congresso del Centenario, riunendo a Vicenza i principali protagonisti dell'industria mondiale della gioielleria per un networking di altissimo livello.

 In termini di crescita la fiera sembra non risentire della congiuntura internazionale, tra dazi e tensioni geopolitiche. Come avete affrontato questa situazione?

Pensiamo a Vicenzaoro come a un ecosistema collaborativo che coinvolge istituzioni, ICE, associazioni italiane e internazionali, per offrire una risposta di sistema alle sfide di uno scenario globale sempre più complesso e interconnesso. Il salone si fonda su pilastri ben definiti: qualità dell’offerta, formazione attraverso talk, workshop e speaker internazionali, e networking. È questa combinazione che rende Vicenzaoro, anche nei momenti più complessi, “the place to be”, il luogo in cui la filiera si incontra per confrontarsi, creare connessioni di valore e mantenere la propria competitività.

Matteo Farsura: “With 1,300 exhibitors and visitors from more than 130 countries, the show has become a global ecosystem where business is done, trends are anticipated, and the future of the jewelry supply chain is shaped” Matteo Farsura, Global Exhibition Manager of the Jewellery & Fashion division at IEG, explains the reasons behind the growth of Vicenzaoro, now a global benchmark for the jewelry industry, with 1,300 exhibitors from 38 countries and visitors from more than 130 nations. “we are not aiming for quantitative growth, but qualitative growth”, says Farsura, highlighting how The Boutique Show format enhances the entire supply chain while enabling increasingly effective business matching. “Vicenzaoro is also the show where trends emerge”, he adds, as it is here that the trends that will shape the market over the next 12 to 18 months are identified.

“This September we will inaugurate the new Hall 2, a fully renovated, two-level pavilion located at the heart of the exhibition center. It replaces the historic spiral-shaped building, the original core from which the Vicenza Fair was born. It is the result of a €60 million investment by IEG, with construction having started in 2024. It will become the heart of international gold and silver jewelry manufacturing and, together with T.GOLd, will bring the entire supply chain together in a single exhibition route”. “Vicenzaoro is a collaborative ecosystem”, Farsura concludes, bringing together companies, institutions and international stakeholders, and confirming its role - even in a complex global environmentas “the place to be” for the jewelry industry.

Per questo anno che festeggiamo il Centenario, la nostra presenza in fiera assume un valore ancora più significativo: rappresenta l’occasione per celebrare l’eccellenza manifatturiera italiana e, al tempo stesso, testimoniare la capacità di questa eredità di rinnovarsi e guardare al futuro.

le aziende scelgono ancora vicenzaoro

Le aziende confermano la fiducia nell’evento firmato da Italian Exhibition Group che quest’anno, complice l’inaugurazione dei nuovi spazi fieristici, promette numeri senza precedenti. Il nuovo layout valorizzerà infatti ulteriormente il format ormai consolidato delle community, che saprà, come sempre, dare voce e forma alle diverse anime dell’industria del gioiello.

Nel Jewellery Boutique Show di settembre gli espositori saranno organizzati per categoria merceologica, con una segmentazione che renderà la visita ancora più intuitiva e agevole.

La nuova Hall 2 garantirà inoltre un accesso immediato a tutte le diverse aree di Vicenzaoro, collegate tra loro da passaggi coperti sui quattro lati del nuovo padiglione.

Maria Cristina Squarcialupi, Presidente di Unoaerre, sottolinea come per la sua azienda Vicenzaoro continui a rappresentare un appuntamento imprescindibile:

“È un luogo di incontro, confronto e dialogo con i nostri partner, retailer e buyer provenienti da tutto il mondo. In questo anno del Centenario, la nostra presenza in fiera assume un significato ancora più speciale: è l’opportunità di celebrare un secolo di eccellenza manifatturiera italiana, ma anche di raccontare come questa eredità continui a evolversi attraverso nuove collezioni, ricerca, innovazione e una costante attenzione alle esigenze del mercato. Guardiamo al futuro con la stessa passione che da cento anni guida il nostro lavoro, rafforzando il dialogo con una comunità internazionale che continua a riconoscere in Unoaerre un punto di riferimento per il settore.”

Che questo hub continui a essere la piattaforma di riferimento per lo sviluppo internazionale di lungo periodo lo confermano anche le presenze costanti di grandi marchi, che anno dopo anno scelgono lo show dei trend come piazza di incontro con il pubblico internazionale. Tra gli obiettivi principali della manifestazione c’è infatti il matching mirato tra brand, buyer qualificati, retailer e operatori dei principali mercati mondiali, che trasforma ogni incontro commerciale in un momento di business ma anche di relazione.

Marco Gerbella, Owner e Creative Director dell’omonimo brand: sottolinea come Vicenzaoro sia un momento topic del settore per intercettare e anticipare i linguaggi del lusso. “Per

Unoaerre. Collana in argento con finitura dorata in maglia tubogas con dettaglio in onice nera. Lunghezza 43 cm. Collezione Premium.

il business internazionale riparte dalle community

noi dal 2014 è un’opportunità di visibilità enorme, ci permette di incontrare buyer da tutto il mondo e potenziali partner. In questi anni abbiamo osservato un’evoluzione nel profilo dei visitatori, molto più esigenti e attenti all’autenticità del design e sensibili ad argomenti come la tracciabilità e la sostenibilità. Attualmente, il nostro mercato di riferimento è l’Italia ma stiamo rafforzando la nostra presenza in Europa, in particolare in Germania e Austria, e per il 2027 entreremo in nuove aree come la Francia Per questa edizione, il nostro obiettivo è consolidare la nostra presenza e rafforzare il nostro brand con i nostri partner che continuano a darci fiducia e, come sempre, avere la possibilità di presentare in anteprima le nuove collezioni alla rete vendita oltre che ai media del settore”.

La community ICON che di consueto riunisce i luxury brand con una spiccata vocazione internazionale, vedrà il ritorno di Pasquale Bruni, accanto a nomi del calibro di Damiani, Roberto Coin, Schreiner Fine Jewellery, FOPE, Gorgoglione, Recarlo e Annamaria Cammilli

Nelle Hall 7, 7.1 e 6 sarà presente l’alta gioielleria Made in Italy, rappresentata da player apprezzati nel mondo per il loro design: da Busatti Milano a Leo Pizzo, da Nanis a Palmiero, passando per Picchiotti, Roberto Demeglio e Serafino Consoli. In fiera sarà presente anche Morellato Group, uno dei principali player europei, attivo non soltanto nella gioielleria e nell’orologeria, ma anche attraverso un modello vincente e capil-

lare che integra multibrand, retail e distribuzione internazionale.

Accanto alle maison consolidate, Vicenzaoro valorizzerà anche la ricerca progettuale con The Design Room, dove esporranno Alessio Boschi, Annelie Fröhling, Antonini Milano, Cedille Paris, Karen Suen, Lobortas Classic Jewelry House, Mattia Cielo, Misani, Mousson Atelier, Netali Nissim, New Italian Art, Vicky Shaw e il collettivo della Scuola di Design di Pechino.

La nuova Hall 2, sviluppata su due piani, invece, sarà il cuore della manifattura e il punto di interconnessione tra tutte le community di espositori, lungo un percorso che si sviluppa su due direttrici principali. Le aziende della community CREATION saranno suddivise tra CREATION Mountings, dedicata a semilavorati, componenti, montature e chiusure, e CREATION International, che riunirà aziende dei principali distretti manifatturieri mondiali specializzate nella produzione di gioielli in oro e argento impreziositi da diamanti e pietre.

La posizione centrale e lo sviluppo su due livelli faranno della manifattura il centro nevralgico della manifestazione, con aziende storiche che rappresentano l’eccellenza dei distretti Made in Italy, come Alessi e Chrysos di Vicenza, Karizia, Unoaerre e Giordini di Arezzo, insieme a realtà internazionali come la turca Arpas, la statuni-

In questi anni abbiamo osservato un’evoluzione nel profilo dei visitatori, molto più esigenti e attenti all’autenticità del design e sensibili ad argomenti come la tracciabilità e la sostenibilità.

Gerbella Owner e Creative Director Marco Gerbella

Marco
Marco Gerbella. Collezione Flow. Anello con doppio nodo in oro giallo 18kt.

tense Richline e le tedesche Acredo e Schofer The Chain Company Ampia anche l’offerta asiatica, in particolare da India, Hong Kong e Thailandia, con gruppi quali KGK Jewellery, Renaissance, Ariha Diamonds, Uni Design, Hari Krishna Export, KP Sanghvi, KBS Creation, Fine Euro, Eji, Camex, Advan, SIGI Group, Smart Arts, Continental Jewellery, The Jewellery & Co. ed East Arts Jewellery.

Al piano superiore, Hall 2.1, troverà spazio la community EXPRESSION, dedicata al packaging, con un’offerta completa di strumenti che valorizzano l’immagine del marchio e del gioiello, trasformando la vendita in un’esperienza immersiva.

La Hall 1 sarà dedicata a LOOK, che riunisce l’offerta easy to wear in oro e argento, caratterizzata da una forte identità creativa. Tra i marchi presenti figurano John Richmond, Pianegonda, Marco Gerbella Orafo, Nomination, Bronzallure, Rosato, Amen, Graziella Braccialini, Rue des Mille, Unoaerre e Coeur de Lion.

Mena Marano, CEO di Arav Fashion, proprietario del marchio John Richmond, crede fortemente in questo segmento: “Rappresenta una naturale estensione del mondo John Richmond. Ogni gioiello nasce con l’obiettivo di essere vissuto, non semplicemente indossato: chi sceglie il nostro marchio in ogni momento della giornata cerca identità. Vicenzaoro è un appuntamento imperdibile per incontrare partner e mercati, ma soprattutto per presentare la nostra nuova collezione in cui è il dettaglio che racconta carattere, identità e attitudine: un simbolo di quell’estetica rock, libera e anticonvenzionale che da sempre distingue la nostra Maison”.

All’interno di LOOK, The Glamroom è l’area dedicata ai designer emergenti e ai nuovi brand che stanno dettando le nuove regole del gioiello contemporaneo attraverso creatività, sperimentazione e innovazione.

Sempre in Hall 1 trova spazio anche TIME, dedicata ai marchi indipendenti dell’orologeria contemporanea, alle aziende specializzate in accessori e componentistica per il settore orologiero. Tra gli espositori figurano il gruppo italiano Diffusione Orologi, la danese Copenhagen Watch Group e la spagnola Marea.

Vicenzaoro è un appuntamento imperdibile per incontrare partner e mercati, ma soprattutto per presentare la nostra nuova collezione in cui è il dettaglio che racconta carattere, identità e attitudine: un simbolo di quell’estetica rock, libera e anticonvenzionale che da sempre distingue la nostra Maison.

Mena Marano CEO di Arav Fashion, proprietario del marchio John Richmond

Vicenzaoro Settembre ripropone ancora un insieme armonico e variegato di produzioni, di espressioni, e, come in ogni edizione, riesce a misurare il polso della gioielleria e dell’orologeria, dando il giusto spazio a ogni sfaccettatura del settore e a ogni linguaggio del gioiello Made in Italy e internazionale. Perché se il prodotto perfetto non esiste, esiste quello giusto, per ogni esigenza, per ogni cliente e per ogni mercato.

John Richmond, gioielli con diamanti lab grown

t.gold debutta nel quartiere fieristico

Matteo Pollini: “Non un semplice cambio di mappa, ma il frutto di un intervento strutturale che risponde alla logica contemporanea della riduzione del time to market”

T.Gold cambia collocazione, raddoppia la propria presenza nel calendario fieristico e debutta a settembre in contemporanea con Vicenzaoro. Una scelta che va oltre la riorganizzazione degli spazi e che rappresenta uno dei passaggi centrali del piano strategico sostenuto da Italian Exhibition Group attraverso un investimento complessivo di 60 milioni di euro. Per la prima volta, il salone internazionale dedicato alle tecnologie e ai macchinari per la lavorazione di gioielli, preziosi e orologi entrerà nel cuore del quartiere fieristico vicentino, trasferendosi nella nuova Hall 2.

Una collocazione pensata per accompagnare la crescita del comparto e rafforzare il rapporto tra manifattura, innovazione e mercato.

“Non è soltanto una modifica della mappa o una novità logistica, ma una leva strategica per la competitività dell’intera industry”, spiega Matteo Pollini, Exhibition Manager di T.Gold. “È il risultato di un intervento strutturale con importanti implicazioni commerciali, perché consente di intercettare nuovi mercati e, allo stesso tempo, risponde all’esigenza delle imprese di ridurre il time to market”.

L’integrazione con Vicenzaoro permetterà infatti alle aziende tecnologiche di entrare in contatto diretto con una platea più ampia di produttori, buyer e decision maker internazionali, accorciando le distanze tra chi sviluppa le soluzioni e chi le utilizza nei processi produttivi. Saranno circa 170 le aziende presenti, in rappresentanza dell’eccellenza mondiale della meccanica orafa. Tra i protagonisti italiani figurano Sisma, Fasti, Orotig, DWS, Legor Group, Ikoi, Tera Automation, Italimpianti Orafi e Progold. A queste si affiancheranno importanti operatori internazionali come Helmut Fischer, Willemin-Macodel, Starrag Vuadens, Indutherm, Lampert Werktechnik, Ransom & Randolph, Aczet e Flashforge 3D Technology.

Un’offerta che restituisce la dimensione globale di T.Gold e che comprende anche tecnologie dedicate alla sostenibilità e all’economia circolare. B.T.T. Italia, Balestri

Technologies ed Eurotecniche presenteranno soluzioni per il recupero dei metalli preziosi, l’affinazione e il trattamento degli scarti industriali, ambiti sempre più strategici per l’efficienza produttiva e la riduzione dell’impatto ambientale.

“La partnership con Afemo, l’Associazione Fabbricanti Esportatori Macchine Orafe, recentemente rinnovata con un accordo triennale, resta un punto fermo per il successo di T.Gold”, sottolinea Pollini. “Ci garantisce la presenza del meglio dell’industria, mentre la divisione ICE dedicata alla meccanica ci supporterà attraverso un programma di incoming rivolto ai buyer internazionali”.

Il rafforzamento della presenza estera rappresenta uno degli elementi chiave del nuovo posizionamento. L’obiettivo è ampliare il bacino commerciale della manifestazione e sostenere l’internazionalizzazione delle imprese tecnologiche, mettendole in relazione con mercati e interlocutori ad alto potenziale.

Tra gli appuntamenti più

“La tecnologia è oggi il motore propulsore della nostra filiera, per questo abbiamo messo in campo più azioni concrete per supportarla al meglio”

attesi dell’edizione 2026 figura il Jewellery Technology Forum, in programma il 7 settembre nello Smart Hub, la nuova area eventi realizzata all’interno della Hall 2. “La tecnologia è oggi il motore propulsore della nostra filiera e abbiamo messo in campo azioni concrete per supportarne lo sviluppo», prosegue Pollini. «La prima è stata estendere la presenza delle aziende dell’innovazione a due edizioni annuali, con un vantaggio evidente per buyer e visitatori”. Il secondo elemento distintivo è rappresentato dalla qualità dell’offerta. T.Gold proporrà una

panoramica aggiornata sulle principali evoluzioni in materia di automazione dei processi, additive manufacturing, digitalizzazione e nuove tecniche produttive.“Siamo una delle più grandi manifestazioni al mondo nelle quali è possibile vedere i macchinari dal vivo e in funzione. È un valore aggiunto che ci rende unici sul mercato», evidenzia Pollini”. La nuova edizione si rivolgerà a una platea non soltanto più numerosa, ma anche più qualificata e trasversale: decision maker della filiera internazionale, direttori di produzione, responsabili ricerca e sviluppo delle grandi maison della gioielleria e dell’orologeria, CEO delle manifatture orafe, specialisti della sostenibilità, la-

boratori, raffinerie, designer 3D, distributori di tecnologie e operatori dell’alta gioielleria.

Un pubblico diversificato, accomunato dalla necessità di innovare processi, prodotti e modelli organizzativi per sostenere la competitività in un mercato globale sempre più complesso. Con il debutto autunnale e il trasferimento nella Hall 2, T.Gold rafforza dunque il proprio ruolo di piattaforma industriale della gioielleria. Una manifestazione nella manifestazione, capace di collegare tecnologia e produzione, accelerare le relazioni commerciali e rendere l’innovazione un fattore strategico accessibile a tutti gli stakeholder della filiera.

Vicenzaoro: T.Gold Debuts in the Exhibition District T.Gold enters a new phase in 2026, relocating to Hall 2 and making its September debut alongside Vicenzaoro as part of Italian Exhibition Group's €60 million investment plan. The new location places the international exhibition for jewelry manufacturing technologies and machinery at the heart of the Vicenza venue, reinforcing the connection between production and innovation. As Matteo Pollini explains, the move is "far more than a logistical change": it is a strategic decision aimed at strengthening the competitiveness of the entire industry, attracting new international markets and helping companies reduce time-to-market. Around 170 exhibitors, including many of the world's leading manufacturers, will present the latest advances in automation, additive manufacturing, precious metal recovery and sustainable technologies. The programme will also feature the Jewellery Technology Forum, hosted in the new Smart Hub within Hall 2, offering insights into the technological trends shaping the future of jewelry production. By bringing together machinery manufacturers, jewelry companies, watch brands, R&d managers, sustainability experts and international buyers, T.Gold further consolidates its position as the leading global platform for innovation across the jewelry supply chain.

dvo vintage

Matteo Pollini: “Una scommessa vinta di IEG”. L’appuntamento conferma il proprio allure tra pezzi iconici, preview di aste e JTalk”

VO Vintage returns to Vicenzaoro with a growing community of collectors and watch lovers

From 4 to 7 September, Hall 8.1 of Vicenzaoro will host the new edition of VO Vintage, the public event dedicated to vintage watches and jewellery, bringing together specialised operators, collectors and enthusiasts. The event will feature a rich programme of talks and meetings with experts and key opinion leaders, offering visitors opportunities for discovery, education and deeper knowledge.

Matteo Pollini highlights the success of a format launched in 2020, built around a unique combination of beauty, expertise and passion. Thanks to careful scouting and the involvement of highly qualified partners, VO Vintage has grown in prestige and will welcome 53 dealers, including 24 watch specialists. The event confirms its role as a meeting point where exhibition, education and exploration come together, attracting a new audience of vintage watch and collectible jewellery enthusiasts.

Among the highlights will be the preview of The One, the experiential auction organised by Spangaro & Co., while the JTalk programme will address topics ranging from the vintage market and appraisal techniques to brand history and new collecting trends. with contributions from leading experts and figures such as Irene Baiardi, known online as Irene B watchmaker, VO Vintage continues to promote collecting as a contemporary cultural phenomenon, engaging both established collectors and younger generations.

urante Vicenzaoro, nella Hall 8.1, dal 4 al 7 settembre i visitatori potranno nuovamente visitare VO Vintage, l’evento aperto al pubblico dedicato all’orologeria e alla gioielleria d’annata, rivolto a operatori specializzati e watch lover, che sarà arricchito da un palinsesto di eventi con esperti e key opinion leader che condivideranno con il pubblico esperienze e competenze. Matteo Pollini si pronuncia sull’evento con determinazione e una punta di orgoglio: “Quando nel 2020 aprivamo per la prima volta un BtoC con un cluster così ristretto e specifico come quello degli appassionati e dei collezionisti, non ci aspettavamo di arrivare dove siamo oggi, con un format vincente dove la bellezza e il sapere, la voglia di conoscenza si ritrovano e rinnovano ad ogni edizione. È una scommessa vinta!”

“Il punto di forza - prosegue - è stato nello scouting, nella ricerca di partner qualificati, nella capacità di portare in fiera pezzi di altissimo pregio e dal valore straordinario, che sono stati in grado di attirare un target prima poco rappresentato in fiera, quello dei cultori degli orologi vintage e della gioielleria da collezione. La manifestazione, che è notevolmente

cresciuta in volume e prestigio in questi sei anni, a settembre conterà su 53 dealer totali, di cui 24 saranno orologieri”.

La forza di questa nicchia si percepisce risiede in un calibrato mix di expo, education, exploration, che consentono di vedere, ma anche di imparare qualcosa di nuovo e di approfondire talvolta tematiche specifiche, grazie agli eventi e ai dibattiti che gravitano attorno all’evento.

“Tra gli appuntamenti che posso anticipare”, svela Matteo Pollini, “la preview di The One, l’asta esperienziale organizzata da Spangaro & Co. - casa d’aste italiana specializzata in orologi di lusso e gioielli, fondata da Jacopo Spangaro dopo anni di esperienza nel settore dell’orologeria e delle aste -. VO Vintage è senz’altro il luogo ideale per presentare eventi come questi ed è una bella opportunità per chi lo visita di poter vedere dal vivo orologi di rara bellezza”.

La componente formativa si concretizza nel format dei Talk, dove saranno affrontati argomenti che spaziano dal mercato del vintage alle tecniche di perizia, dalla storia dei marchi alle nuove tendenze del collezionismo. Negli anni hanno partecipato relatori come, Michele Mengoli, Jacopo Giudici, Dody Giussani, Ugo Pancani, Andrea Foffi. “Domenica 6 settembre ci sarà un interessante incontro con Irene Baiardi, nota sui social come Irene B Watchmaker, astro nascente dell’orologeria italiana contemporanea, che con i suoi interessanti Reel riporta l’attenzione su una domanda fondamentale: come funziona davvero un orologio e perché ha valore?”.

Un ulteriore segnale forte di come VO Vintage punti su un collezionismo non come un retaggio polveroso del passato, bensì come un fenomeno in fieri, contemporaneo e destinato anche e soprattutto alle nuove generazioni.

evento consacra l’hub Vicentino del gioiello a presidio di innovazione. Nel suo ventunesimo anniversario il JTF, in programma il 7 settembre durante il secondo appuntamento 2026 di Vicenzaoro, si prepara ad aprire un capitolo completamente nuovo della storia della tecnologia orafa. Il forum sarà infatti completamente dedicato all’additive manufacturing, l’ultima frontiera tecnologica in fatto di produzione di gioielli e accessori e si focalizzerà anche sul ruolo del design nell’era della stampa 3D. Case history e best practice del mondo del lusso saranno il centro del dibattimento del rinnovato format che ai temi metallurgici e chimici per l’industria orafa aggiunge nell’edizione di settembre anche un contributo di peso alla ricerca e alla presentazione scientifica delle tecnologie additive applicate alla gioielleria, un settore in cui attualmente la stampa 3D sta ridefinendo paradigmi progettuali e produttivi. Massimo Poliero, Ceo

Legor Group, tra i promotori del Forum, sottolinea che l’evento “cambia per rispondere ad un’evoluzione tecnologica: l’additive manufacturing non è più soltanto una scienza di processo, ma uno strumento strategico per ripensare progettazione, produzione e modelli di business”.

Legor Group in partnership con Italian Exhibition Group, Vicenzaoro e T.Gold, dà un volto nuovo al meeting che sarà rivolto ad una platea di riferimento più ampia che in precedenza, coinvolgendo non soltanto ricercatori, tecnici e specialisti del process, ma anche brand, designer, imprenditori e decision maker che misureranno l’impatto dei nuovi modelli produttivi lungo l’intera filiera e ne tracceranno anche le opportunità future.

“Vogliamo dare vita a una piattaforma capace di mettere in dialogo competenze, visioni e tecnologie che potrebbero ridefinire il domani della gioielleria e del lusso - conclude Poliero. -

“Vogliamo dare vita a una piattaforma capace di mettere in dialogo competenze, visioni e tecnologie che potrebbero ridefinire il domani della gioielleria e del lusso”

Il nostro obiettivo è creare un luogo internazionale di confronto, aperto a tutta la filiera, dove innovazione e applicazione industriale possano incontrarsi in modo concreto”

Inserito all’interno del T.GOLD, che quest’ anno consolida il proprio positioning in uno spazio integrato, dedicato e più ampio, inserito com’è nel perimetro fieristico della Hall4, il JTF è la tessera che completa il contesto rinnovato di una Vicenzaoro che aspira ad essere sempre più tecnologica e sempre più sfidante, un territorio di confronto dedicato alle tecnologie che stanno forgiando il futuro del settore con anche tutte le implicazioni strategiche, economiche e di business necessarie ad attuare un cambiamento senza soste.

jewelry technology forum

Vicenzaoro,

una nuova era dedicata all’additive manufacturing

Building on the legacy of the Vicenza Symposium and the Santa Fe Symposium, the Jewelry Technology Forum (JTF) reinforces Vicenza's role as a global hub for jewellery innovation. Celebrating its 21st anniversary on 7 September during Vicenzaoro September 2026, the Forum will introduce a renewed format entirely dedicated to additive manufacturing, exploring how 3d printing is transforming jewellery and luxury accessories through new design, production and business models. Organized by Legor Group in partnership with Italian Exhibition Group, Vicenzaoro and T.Gold, the event will bring together researchers, engineers, designers, brands, entrepreneurs and decision-makers to discuss case studies, scientific research and industrial applications shaping the future of the sector. Fully integrated within the expanded T.Gold exhibition, the JTF further strengthens Vicenzaoro's positioning as the international platform where technology, innovation and business converge to drive the next evolution of the jewellery industry.

Massimo Poliero, Ceo Legor Group

gaetano Cavalieri:

“CIBJO a cento anni guida la transizione globale

dell’industria del

gioiello”

Vicenzaoro si prepara a ospitare uno degli appuntamenti più significativi della storia recente del gioiello mondiale. Nel cuore della manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group andrà infatti in scena il Congresso del Centenario di CIBJO, la World Jewellery Confederation. Un traguardo che va ben oltre la ricorrenza simbolica e che offre l'occasione per riflettere sul ruolo che la Confederazione ha svolto nel costruire regole condivise, standard internazionali e una visione comune per l’intera filiera, dalle miniere al retail. A Vicenza convergeranno i principali rappresentanti dell'industria mondiale per confrontarsi sui grandi temi che stanno ridisegnando il settore: sostenibilità, fiducia dei consumatori, trasformazioni geopolitiche, evoluzione dei diamanti naturali e impatto dell’intelligenza artificiale. Il presidente di CIBJO, Gaetano Cavalieri ripercorre il cammino della Confederazione e delinea le sfide che attendono il comparto nel prossimo futuro.

A Vicenzaoro il Congresso del Centenario di CIBJO riunirà i rappresentanti di oltre 50 Paesi per discutere di sostenibilità, diamanti naturali, intelligenza artificiale e fiducia dei consumatori, i temi che guideranno il futuro dell’industria mondiale del gioiello

 Presidente, partiamo da un bilancio di questo storico traguardo dei 100 anni di attività. Con quale visione CIBJO intende muoversi nel breve e medio termine?

Raggiungere i 100 anni di storia rappresenta un punto di svolta straordinario per il nostro settore. CIBJO è la più antica organizzazione al mondo, fondata all'indomani della Prima Guerra Mondiale, capace di raggruppare l'intera filiera: dalle miniere fino al commercio al dettaglio. Oggi la Confederazione rappresenta più di 50 Paesi e, attraverso le sue organizzazioni e i commercial member, porta avanti gli interessi di oltre 7.200.000 imprese e 120 milioni di lavoratori. Non è certamente una cosa comune. Siamo l’unica organizzazione del comparto che, dal 2006, siede stabilmente nel Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Fin dal 1926 CIBJO ha introdotto regole e un linguaggio comune basato sulle reali esigenze del mercato. Di fatto, codifichiamo quegli usi e consuetudini commerciali che, pur non essendo leggi statali, vengono riconosciuti dal mercato come norme di riferimento a tutela di tutti. Le nostre sfide future si rinnovano ogni giorno. Lavoriamo per incrementare la consumer confidence (la fiducia del consumatore) e difendere l'industria attraverso un'attività di divulgazione capillare fatta di congressi, seminari e newsletter. Inoltre, tutti i nostri standard, le normative e i documenti di riferimento sono scaricabili gratuitamente dal nostro sito web.

 Quanto è stato difficile ottenere questo riconoscimento formale da parte dell’ONU e quali benefici concreti ha apportato alla filiera?

Entrare all’ONU è un’impresa difficilissima, quasi impossibile. Abbiamo impiegato sei anni di continui viaggi a New York, presentando montagne di documenti. Lo screening è stato una vera e propria radiografia costante: ogni singola affermazione doveva essere supportata da prove di fatti reali, foto e testimonianze, non da semplici parole. Siamo felici di averlo fatto

Oggi la Confederazione rappresenta più di 50 Paesi e, attraverso le sue organizzazioni e i commercial member, porta avanti gli interessi di oltre 7.200.000 imprese e 120 milioni di lavoratori

perché il nostro commitment verso la responsabilità sociale d’impresa sposa appieno i Millennium Development Goals e, successivamente, i Sustainable Development Goals promossi dalle Nazioni Unite. Questo percorso ci ha spinti a creare nel 2007 la World Jewellery Confederation Education Foundation per diffondere competenze e standard etici a livello globale. Oggi CIBJO ha l’onore e la grande responsabilità di essere l’unica ONG del settore ammessa annualmente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una propria delegazione. Lì presentiamo un report, sia verbale che scritto, sullo stato di salute dell'intero comparto. Attraverso le nostre dichiarazioni vengono spesso adottate risoluzioni internazionali cruciali su temi come il Kimberley Process, la tutela dell'ambiente, la gender equality e la salute. All’ONU non si partecipa come all'interno di un club: si agisce attivamente ogni giorno per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

 È appena rientrato da Jaipur dopo aver siglato un accordo molto importante con il National Gem and Jewelry Council. Cosa rappresenta il mercato indiano oggi?

Il National Gem and Jewelry Council rappresenta il mercato interno dell’India, un subcontinente che conta un miliardo e mezzo di persone e che costituisce la più grande democrazia al mondo. È un mercato impossibile da sottovalutare, dove convivono enormi ricchezze e una cultura millenaria profondamente legata al nostro settore. Nel contesto indiano il gioiello ha un valore sociale e antropologico unico. Basti pensare ai matrimoni: i festeggiamenti durano più giorni e la sposa indossa l’oro e i preziosi della famiglia anche come forma di tu-

tela economica e sostenibilità autonoma in caso di ripudio. Proprio grazie alla credibilità internazionale di CIBJO, molti grandi gruppi industriali indiani si sono associati come commercial member. Questo legame ha dato vita a una straordinaria operazione umanitaria e ambientale nel Gujarat. Un nostro membro industriale ha deviato parzialmente il corso di un fiume per oltre 60 chilometri, creando un sistema di 170 laghi artificiali e trasformando un'area semidesertica in una zona agricola fertile. Questo progetto ha cambiato radicalmente la vita di 550.000 persone, affidando la gestione delle acque e dei terreni alle popolazioni locali. Come segno di profonda gratitudine e rispetto, hanno voluto intitolare il bacino più grande “CIBJO Lake”. Portiamo avanti iniziative simili anche in Africa, offrendo strumenti e formazione alle donne imprenditrici della regione subsahariana.

 Parliamo di diamanti. Come si ricostruisce la narrativa di un prodotto così iconico in un momento storico ed economico così complesso?

Il diamante naturale è un elemento essenziale nella storia e nella cultura dell’umanità. Se visitiamo i più grandi musei del mondo, dal Louvre agli Uffizi, notiamo come i maestri del Rinascimento e del Medioevo - italiani, fiamminghi o orientali - abbiano sempre dipinto i gioielli, e in particolare i diamanti, come sim-

boli centrali di decorazione e prestigio. Il diamante naturale è da sempre un faro per la civiltà. Oggi la situazione geopolitica globale è complessa e instabile, e questo crea inevitabili ripercussioni sulle economie. Il mondo dei diamanti non è immune da questi disturbi e ne subisce le conseguenze. Tuttavia, ci tengo a precisare che si tratta di una situazione congiunturale e non strutturale. Se guardiamo il trend storico, il valore dei diamanti continua a salire rispetto al passato, nonostante le forti pressioni odierne. La bellezza e la rarità di ciò che genera la natura non possono essere replicate dall'intelligenza artificiale; il pianeta, pur sfruttato, continua a donarci frutti straordinari.

 Ha menzionato l’Intelligenza Artificiale. Come pensa che influirà concretamente nel mondo orafo e della gioielleria?

L’Intelligenza Artificiale è un grandissimo strumento e, come tale, richiede di essere governata in modo intelligente. Il tema centrale è saperla usare, e per farlo serve qualcuno che lo insegni. L’impatto complessivo sarà sicuramente più positivo che negativo, ma tutto dipende dall'intelligenza naturale dell’operatore.  Un’ultima domanda più personale: quale messaggio le piacerebbe che rimanesse impresso nella memoria collettiva dopo questo Congresso del Centenario a Vicenza?

A Vicenza si riunisce la leadership mondiale del settore. Il messaggio forte è che la comunità di CIBJO è una realtà vera, unita, trasparente e capace di autocritica. Pur provenendo da ogni angolo del globo, con culture, religioni e opinioni diverse, questa comunità possiede una straordinaria capacità di aggregazione e decide tutto per consenso, non per imposizione. Tutti partecipano attivamente portando proposte ad alta voce. Siamo un sistema dinamico che segue un preciso “filo rosso”: sappiamo perfettamente da dove veniamo, sappiamo dove stiamo andando e camminiamo verso il futuro senza alcuna paura, consapevoli del ruolo economico, culturale e geopolitico cruciale che ricopriamo per il nostro pianeta.(GM)

At Vicenzaoro, the CIBJO Centenary Congress will bring together representatives from more than 50 countries to discuss sustainability, natural diamonds, artificial intelligence and consumer confidence - the key issues that will shape the future of the global jewellery industry.

On the occasion of the CIBJO Centenary Congress, scheduled to take place at Vicenzaoro, President Gaetano Cavalieri looks back on one hundred years of the world Jewellery Confederation, highlighting its role in defining international standards and representing the global jewellery supply chain at the United Nations. The interview explores the key issues reshaping the industry - from sustainability to consumer confidence, from the growing importance of emerging markets to the future of natural diamonds and the impact of artificial intelligence - outlining the vision with which the Confederation aims to support the sector in addressing the challenges of the coming years.

What assessment does he make of CIBJO’s first one hundred years, and what are the priorities for the future? Cavalieri describes the Centenary as a turning point for the Confederation, which today represents more than 50 countries and is the only jewellery industry organisation accredited with the United Nations Economic and Social Council (ECOSOC). Among its main priorities, he highlights the strengthening of consumer confidence, the promotion of shared standards and the continued commitment to sustainability, ethics and education. What message would he like to deliver at Vicenzaoro on the occasion of the Centenary Congress? For the president, Vicenza will be the place where the global jewellery leadership reaffirms the value of an international community that is united, transparent and inclusive, capable of reaching decisions through consensus and confidently addressing the economic, cultural and geopolitical transformations shaping the future of the sector.

MAGILIE / magilie.shop
(look Ironica)

sici l ia

Photography: Eugenio d ’Orio
Miriam Altomonte
Styling: Mario Cavallaro
MUAH: Federica
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CLESI / clesigioielli.it

Fondata a Palermo nel 1999, Clesi rappresenta da quasi trent’anni l’eccellenza della manifattura orafa siciliana. Nel proprio laboratorio interno, maestri artigiani, designer e tecnici trasformano oro, diamanti e pietre preziose in collezioni dove il lavoro manuale resta protagonista. Gioielli concepiti per durare nel tempo, espressione di un Made in Italy autentico, destinati a chi riconosce il valore della qualità oltre le tendenze del momento (look Ironica)

MAGILIE / magilie.shop

Fondata a Palermo nel 2004 da Giulia Viola D’Amore e Manlio Costa, Maison Magilie è un atelier di alta gioielleria artigianale che interpreta l’eccellenza del Made in Italy attraverso creazioni in oro 18 carati e un’accurata selezione di gemme preziose. Ogni gioiello nasce dall’incontro tra ricerca estetica, maestria artigianale e design contemporaneo, dando vita a pezzi unici e realizzazioni su misura. Il Quadrifoglio, composto da quattro cuori, è l’iconico simbolo della Maison e racchiude l’essenza del suo stile: raffinato e senza tempo. (look Ironica)

SELAVY’ / selavyjewels.com

L’eleganza del Made in Italy prende forma nelle creazioni del brand che da oltre sessant’anni interpreta l’eccellenza dell’arte orafa italiana attraverso un design esclusivo e contemporaneo. Ogni gioiello nasce dalla maestria artigianale, dalla cura dei dettagli e da una costante ricerca stilistica, dando vita a collezioni iconiche dal forte carattere, come Adularia, ispirata al fascino senza tempo della luna. Forte di una storia costruita sulla qualità e sull’innovazione, il brand guarda con determinazione ai mercati internazionali. Dopo la partecipazione alle principali fiere di settore, da Vicenzaoro a JCK Las Vegas e SIJESingapore International Jewelry Expo, Selavy’ Jewels prosegue il proprio percorso di espansione interpretando le tendenze senza rinunciare alla propria identità. Un percorso che continua a raccontare l’eccellenza orafa italiana, coniugando tradizione, innovazione ed eleganza senza tempo.

GIVAL / gival.com

LUXURY / magmaluxury.com

GIULIANAdiFRANCO gioielli / giulianadifranco.com È un brand di alto artigianato nato nel 2004 a Leonforte (Enna), che trasforma la cultura e l’antropologia siciliana in gioielli d’autore concepiti come estensione dell’anima. La narrazione prende vita nella collezione Tarocchi, un viaggio tra archetipi millenari dove le figure dei Re e delle Regine diventano amuleti per celebrare l’equilibrio tra gli opposti. Il percorso continua poi con le Cementine, evoluzione della storica linea Maduni Pinti, che sposta lo sguardo dal calore della ceramica alle geometrie ottocentesche, esaltando l'autenticità e l'imperfezione artigianale contro la serialità.

MAGMA
LIDIA LUCCHESE GIOIELLI / lidialucchesegioielli.it Metamorfosi è il nome dell’ultima collezione, dove la farfalla simbolo di trasformazione e rinascita campeggia su tutte le creazioni. Una mutazione che non è solo puro concetto, ma che si rende concreta quando con inattesa versatilità i pezzi, interamente realizzati a mano, da spille si trasformano in ciondoli o si indossano sui bracciali. Con catene in titanio, o con un chocher in velluto come supporto, qualunque sia la scelta, ogni combinazione dà il la ad uno stile diverso per momenti diversi. Metamorfosi ben rappresenta l’estro della designer siciliana, fantasiosa, poliedrica e di carattere. (look Mikela C)

FRANCO PADIGLIONE GIOIELLI / padiglionegioielli.com

Dal 1958, custodisce in Sicilia talento e passione orafa. Le sue produzioni sono il frutto di un bagaglio di esperienze e di passione per l’oreficeria che, di generazione in generazione, ha saputo consolidarsi e raggiungere livelli di rara bellezza. Le collezioni valorizzano corallo, pietre preziose e pietre dure, ispirandosi alla natura e alle civiltà del Mediterraneo e soprattutto alle civiltà che hanno dominato la Sicilia come quella Greca, Fenicia, Saracena. Il suo carattere è tutto nella contaminazione di questi elementi diversi. Oggi il marchio porta la propria eccellenza sui mercati inter nazionali, promuovendo il valore del Made in Italy nelle principali fiere di settore.

FORNIERI COCÒ GIOIELLI DI NATURA/ forniericocogioielli.com

Il brand nasce dall’incontro tra perizia artigianale, ricerca progettuale e materiali naturali. Ogni creazione è il risultato di un attento equilibrio tra materia e forma, che trova nell’ebano la propria espressione stilistica e il proprio tratto distintivo, e nelle perle naturali e nell’argento i materiali che ne completano l’identità. Le collezioni si caratterizzano per geometrie audaci, volumi architettonici e un design essenziale, pulito e mai gridato. Ogni gioiello è il risultato di un processo produttivo interamente hand made, dove ricerca, cura del dettaglio e maestria artigianale danno una perfetta dimostrazione dell’eccellenza del Made in Italy.

FATI JEWELS / fatijewels.com

collezione figlia dell'arte orafa e manifatturiera siciliana che rievoca la storia dal costume del cinema muto ai giorni nostri: danzanti e filiformi, protagoniste

Frange”. Frutto di un'accurata precisione artigianale, ogni elemento d’argento viene assemblato singolarmente creando cascate di morbidezza all'insegna di una sofisticata eleganza. Non è un'incassatura, è libertà regale. Ad ogni passo, ad ogni salto, diventano fruscianti e avvolgenti: sono proprio i suoi fili a dar vita

Una
“Le
alla nuova collezione Fati.
(look Ironica)

MAGILIE / magilie.shop

MAGNOLIA / magnoliagioielli.it

Nasce dalla tradizione della famiglia Bonaccorsi per trasferire emozioni in un gioiello. Propone collezioni dal design contemporaneo, per valorizzare lo stile quotidiano con eleganza e versatilità. Estetica, qualità e attenzione alle tendenze sono il motore della sua produzione colorata, multiforme e easy, adatta ad ogni età.

GIVAL / gival.com

Grazie alla sua lunga storia e alla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato, Gival è diventata un punto di riferimento importante nel panorama orafo italiano ed internazionale. Si distingue per la lavorazione artigianale dei gioielli e per un’attenta selezione dei diamanti e delle pietre preziose. Tra i primi in Italia ad usare l’incastonatura al microscopio, adotta controlli accurati step by step su ogni fase della lavorazione. Oltre alle proprie collezioni, che si possono declinare in base alle necessità specifiche del cliente, riesce a realizzare in tempi brevi ogni richiesta particolare con un eccellente assistenza postvendita. Da sempre, ogni gioiello Gival, realizzato esclusivamente nei propri laboratori italiani, è corredato da certificato gemmologico identificativo che ne garantisce qualità e valore.

(look Ironica)

MARCELA SALVADOR / marcelasalvador.com

(look Alberta Ferretti )

MAGMA LUXURY / magmaluxury.com

È il primo brand al mondo a realizzare orologi e gioielli di lusso in pietra lavica, combinandola con oro, platino, diamanti e pietre preziose. Ares, il segnatempo disegnato dal fondatore e designer Andrea Giarrizzo, abbina alla leggerezza della cassa da 41 mm in titanio un design deciso che richiama la forza primordiale del vulcano, creando continuità tra materia e forma. La stessa maestria artigianale si ritrova nel pendente brevettato dedicato a Santa Rosalia, dove la pietra lavica è incorniciata nell’oro 24 carati: un gioiello che unisce innovazione, tradizione e un profondo legame con la storia della Santuzza di Palermo.

CLESI / clesigioielli.it

SICYLUÌ / @Sicylui

Con Itaca, la nuova collezione autunno/inverno 2026-2027, Sicyluì si ispira al mito omerico e alle suggestioni de “L’Odissea” di Christopher Nolan, che ha scelto tra le altre anche Favignana come sfondo per il suo kolossal. Le amazzoniti, protagoniste della composizione, custodiscono nelle loro trasparenze verdi e azzurre i colori delle calette dell’isola, unite a zirconi, perle e agata botswana. Un incontro tra forme, colori e materiali dove ogni elemento racconta una tappa del lungo viaggio di Ulisse.

MARCELA SALVADOR / marcelasalvador.com

Dal mondo della moda al design del gioiello, il passo è scandito da un’intuizione tecnica e poetica: trasferire le competenze dell’alta moda nell’universo orafo, sostituendo il filato con un ordito in argento 925. Nasce così una materia inedita, la cui flessibilità asseconda i movimenti del corpo femminile con una morbidezza squisitamente sartoriale. Questa tecnica sfida la natura stessa del metallo, ridefinendo il concetto di lusso: non più la perfezione geometrica e seriale delle macchine, ma l’imperfezione vibrante dell’opera d’arte umana. Ne è un esempio la collezione Esclava, gioielli confortevoli come un tessuto sulla pelle e personalizzabili, declinati in cinque varianti galvaniche nate per racchiudere e riflettere l’intensità della luce e le calde sfumature della terra siciliana.

TIMELESS GIOIELLI / timelessgioielli.com

/ @Sicylui (look Valeria Mazza

ELLARGENTO / ellargento.com

Nasce da una storia che attraversa oltre un secolo di tradizione e cultura del gioiello. Una continuità fatta di conoscenze, sensibilità e visione, che nel tempo si è evoluta mantenendo intatta la propria autenticità. Le sue creazioni sono interpretazioni originali ispirate ai grandi gioielli della storia. Forme iconiche, volumi importanti e un linguaggio estetico colto che richiama la bellezza e la forza dell’alta gioielleria. La scelta dell’argento rappresenta un valore distintivo e consapevole: una materia nobile che consente libertà creativa, presenza e carattere, dando vita a gioielli senza tempo

TIMELESS GIOIELLI / timelessgioielli.com È il marchio che rappresenta l’anima di Bellia Preziosi. Il brand guarda al classico con gli occhi della contemporaneità, creando gioielli che non seguono le mode, piuttosto le attraversano. Lavorazione manuale di alta qualità e una vision commerciale orientata al partner distributivo, con un apposito programma di fidelizzazione per le gioiellerie, completano il ritratto di un’azienda in grado di soddisfare i desideri di un ampio target: dal pubblico più giovane e attento ai trend, a quello più maturo che predilige linee più classiche ed eleganti.

CARLO IZZO / izzocarlojewelry.it

Un gioiello firmato Carlo Izzo è una full immersion in un mondo antico e nobile, quello della Sicilia, culla di civiltà e tradizione, abitata da creature fantastiche che vivono nei preziosi coralli di Sciacca, nelle perle australiane e nelle pietre di colore come acquamarine, morganiti, turchesi che svettano nei gioielli firmati da questo eclettico designer. Ogni pezzo è una creazione esclusiva, che spesso prende il via dalla natura generosa come nella collezione “tesori del mare”, dove deliziosi cavallucci marini danzano tra l’ oro e i diamanti.

(look Ironica)

Choker “Ocean Abyss | Hip Collection”, realizzata artigianalmente con leghe metalliche, cristalli, vetro, resine ed inserti di tessuto.

ayala bar. winter rhapsody, una stagione da indossare

Ayala Bar’s studio is a place where reclaimed materials and everyday fragments are transformed into one-of-akind jewelry, distinguished by refined craftsmanship, a masterful use of color, and a compositional balance that feels effortlessly natural. This philosophy comes to life in “winter Rhapsody”, a collection that reimagines the winter season through five color palettes inspired by nature, the play of light, and the evocative moods of the season. The collection's signature pieces are its chokers - true wearable works of art that reveal new details with every glance. distributed by Aibijoux, the brand stands out for its understated sophistication, combining creativity, material exploration, and timeless femininity.

Il suo laboratorio è un microcosmo affollato di frammenti di specchi, ritagli di tessuti abbandonati, carte stampate, perline vagabonde e fili metallici che la sua curiosità scova e colleziona per una autentica wunderkammer

La designer possiede un’ossessione gentile, raccogliere disordinati resti della quotidianità per piccoli miracoli di trasformazione, in cui la materia è invitata a partecipare a nuove narrazioni.

Chi si accosta per la prima volta al suo mondo sperimenta una sorta di vertigine visiva. I gioielli abitano un territorio dove il dettaglio è il cuore di infiniti inizi. La precisione è millimetrica nel modo in cui ogni pezzo si compone in leghe di ottone che accolgono elementi protetti sotto la lente trasparente di cabochon in resina. È un’arte, è il segreto di una femminilità elegante e sofisticata che attraversa i continenti.

Se il colore è la parola chiave del suo codice stilistico, la vera magia risiede nell’abilità di trovare un’armonia così perfetta da apparire spontanea.

Questa filosofia si celebra oggi in Winter Rhapsody, la collezione che riscrive la stagione fredda privandola di ogni prevedibilità. Le note sono quelle di una sinfonia che spoglia l’inverno dalle sue atmosfere plumbee perché il gelo arretri e le suggestioni sfumino l’una nell’altra.

Ci si ritrova a camminare nel silenzio ovattato di Forest Reflection, tra la luce che filtra tra muschi e legni umidi facendo di ogni riflesso una scoperta; per poi essere proiettati sotto il cielo magnetico di Moonlight Shimmer, un tributo alle notti di luna piena attraversate da morbidi grigi e blu come onde liquide. E poi nel buio vibrante di Mystic Lantern, dove il nero si fa iridescente e il bronzo affiora per rischiarare la notte senza spegnerne l’incanto; e fino a immergersi nelle profondità color petrolio di Ocean Abyss, esplorate dalla fragile barriera di una lastra di ghiaccio. E infine, ecco, il tepore delle tonalità dorate e delle texture palpitanti di Vintage Gold, che trattengono il calore vivo di una brace mai spenta.

Focalizzare l’attenzione su un gioiello di Ayala Bar significa accettare che non esiste un unico punto di vista. Un frammento ne accende un altro, una superficie ne riflette un’altra prima invisibile, un colore ne richiama un secondo… La materia si moltiplica all’infinito per una bellezza generosa che non si svela mai del tutto al primo sguardo.

I choker, protagonisti assoluti della collezione, sono la sintesi perfetta di questa promenade, composizioni artigianali, autentiche opere d’arte da indossare.

La vera firma di Ayala Bar è la capacità di sorprendere attraverso una meraviglia che non ha alcun bisogno di essere ostentata.

Ayala Bar è distribuito da Aibijoux

Orecchini “Forest Reflection | Radiance Collection”, realizzata artigianalmente con leghe metalliche, cristalli, vetro e resine.

Aeffe. Energy Jewels: The Beauty of Natural Stones and Good Vibes

How many times have we heard that not everything that matters is visible? The belief that certain objects can transmit positive energy and foster well-being exists across cultures and today also inspires contemporary design. Aeffe draws on the wonders of nature to reveal the hidden qualities of stones and crystals through jewelry that goes beyond aesthetics. Each mineral is carefully selected for the symbolic meanings traditionally associated with it - protection, inner peace, balance. At the heart of the collection lies the concept of intrinsic energy. Natural stones preserve the memory of their long geological transformation, a vitality that Aeffe celebrates by placing each unique gemstone at the center of the design. Energy Jewels is the expression of this philosophy: an evolving collection where gemstones and wearer establish a personal connection, transforming every jewel into an object of beauty, meaning, and emotional resonance.

Aeffe Creazioni

“Energy

Jewels” la bellezza delle pietre naturali e buone vibrazioni

quante volte abbiamo sentito dire che non tutto ciò che conta è visibile.

L’idea che alcuni oggetti possano trasmettere ‘buone vibrazioni’ e influire sul benessere e sull’armonia attraversa culture diverse. E oggi trova spazio anche nel design.

In questo orizzonte di significati si inserisce la visione di Aeffe, che osserva le meraviglie della natura e invita a cogliere ciò che una pietra o un cristallo trattiene nella propria parte più profonda, in gioielli che vanno oltre la sola lettura razionale. Il suo lavoro si fonda sulla selezione di minerali da sempre associati a effetti intuitivi specifici - senso di protezione, quiete interiore, equilibrio - per creare oggetti che agiscono su ciò che evocano e che, per chi li sceglie, diventano riferimenti capaci di orientare lo stato emotivo.

Alla base c’è l’idea di una energia intrinseca. Infatti, scegliere una pietra vuol dire essere in connessione con la sua forma originaria, in contatto diretto con madre terra. Più che un gesto estetico, è un riconoscimento della sua complessità, fatta di bellezza e di qualità che da sempre le vengono attribuite.

Le pietre naturali attraversano lunghi processi di trasformazione che stratificano materia e memoria. E proprio in questa continuità Aeffe riconosce quella vitalità che rimane nella sostanza. Riportare questa dimensione latente in una forma contemporanea - dove il gioiello non è solo oggetto ma esperienza - è il centro della ricerca del brand, che invita a considerare i suoi pezzi come un rituale.

La collezione Energy Jewels è il frutto di questa prospettiva, attraverso pietre che instaurano un rapporto immediato con chi le indossa, che attivano una risonanza unica. Ogni gioiello prende forma da pietre specifiche e non sostituibili - metallo e struttura si organizzano attorno ad esse. Il centro, perciò, resta invariato, perché è la pietra a definire identità e ritmo del gioiello. Energy Jewels è uno studio continuo e senza rigidità formali perché la coerenza estetica ne garantisca evoluzione e riconoscibilità. E alla fine, ciò che resta è ciò che cercavamo, un bell’oggetto in cui pietre e persona entrano in relazione.

confermando un percorso di crescita che in meno di due anni ha portato il brand a conquistare uno spazio sempre più rilevante nel panorama orafo italiano, Dana L’Or 9 Carati sarà presente a Vicenzaoro, Hall 1 - Stand 144

Se lo scorso gennaio la partecipazione è stata resa possibile dal sostegno della Regione Campania, oggi Dana L’Or 9 Carati affronta questo importante appuntamento in piena autonomia, a testimonianza della solidità raggiunta e del progressivo consolidamento del marchio. E la presenza a questa edizione assume un significato particolare.

Alle spalle del brand c’è un patrimonio di competenze costruito in oltre trent’anni di attività da Leonardo 18 Carati, realtà di riferimento nel settore dell’ingrosso orafo. Da questa esperienza è nata l’idea di sviluppare un’offerta dedicata al 9 carati, per interpretare le nuove esigenze del consumatore senza rinunciare alla qualità, all’identità e all’affidabilità che caratterizzano il gioiello in oro. La sinergia tra le due aziende rappresenta oggi un importante punto di forza per i rivenditori, che possono contare su un partner in grado di offrire risposte complete e concrete alle diverse sfide del mercato.

La mission è chiara, riportare le persone in gioielleria, rendendo l’acquisto di un gioiello in oro un’esperienza nuovamente accessibile. Un obiettivo perseguito attraverso collezioni in oro 9 carati che mantengono intatti fascino, riconoscibilità, qualità, e una proposta più vicina ai budget e alle abitudini di acquisto contemporanee.

Questa visione si è tradotta in una crescita costante dell’assortimento. Accanto alle collezioni dal design distintivo, il catalogo si è progressivamente arricchito dei grandi classici dell’oreficeria che continuano a rappresentare una quota significativa della domanda. L’assortimento si concentra sulla fascia di prezzo medio-bassa, cuore della domanda di mercato, garantendo ai rivenditori un’offerta dinamica e ad alta rotazione, affiancata da una selezione di referenze premium per presidiare anche le fasce di prezzo più elevate La strategia di-

stributiva segue la stessa filosofia di equilibrio e sostenibilità. Il brand ha scelto infatti un modello di distribuzione selettiva che preserva il proprio posizionamento, evitando la saturazione del mercato e garantendo ai propri partner commerciali condizioni di lavoro più serene e profittevoli nel lungo periodo.

L’attenzione al rivenditore non si limita però all’assortimento. L’offerta è stata sviluppata come un progetto completo, che comprende strumenti espositivi, supporti alla vendita e packaging curati nei dettagli.

Un approccio che consente alle gioiellerie di valorizzare immediatamente il prodotto e la propria immagine, senza sostenere costi collaterali né affrontare complessità operative aggiuntive.

Tra le principali novità presentate a Vicenzaoro c’è la nuova selezione di fedi da anniversario firmata Dana L’Or 9 Carati. La collezione amplia una linea composta da tre modelli che si sono affermati autentici best seller negli ultimi dodici mesi, superando le aspettative iniziali e confermando il forte interesse del mercato per questa categoria.

La partecipazione alla fiera rappresenta quindi una vetrina commerciale, ma anche l’occasione per raccontare un progetto che continua a crescere per rendere il gioiello in oro sempre più accessibile, valorizzando il ruolo delle gioiellerie e avvicinando nuovi consumatori.

dana l’or 9 carati torna a Vicenzaoro con una identità sempre più definita

dana L'Or 9 Carati will exhibit at Vicenzaoro (Hall 1 - Stand 411), reaffirming the brand’s remarkable growth, which has established it as an increasingly significant player in the Italian jewelry industry in less than two years. Following its debut with the support of the Campania Region, the company is now participating independently, reflecting the strength and stability it has achieved. Built on more than thirty years of expertise from Leonardo 18 Carati, the brand aims to make gold jewelry more accessible through its 9-karat gold collections while maintaining high standards of quality and design. The offering is primarily focused on the mid-to-entry price segment, complemented by premium pieces, a selective distribution strategy, and dedicated sales support tools for retailers. Among the highlights at this year’s exhibition is the expansion of the anniversary wedding band collection, building on the success of the bestselling designs launched over the past year. Vicenzaoro provides an important opportunity to further strengthen the brand’s market presence and promote a new vision of gold jewelry - one that is more accessible and better aligned with the needs of today’s consumers.

Dalí Jewelry

Pochi artisti hanno lasciato un segno nell’immaginario profondo quanto Salvador Dalí. Orologi dal tempo liquido, figure in mutazione, oggetti sospesi in paesaggi dove la realtà perde consistenza sono un codice che ancora sfida le convenzioni.

Ma Dalí Jewelry by Joidart non nasce per tradurre in gioiello le immagini più celebri del maestro catalano. La sua è una strada più sottile e moderna che intercetta lo spirito inquieto di Salvador, la capacità di non guardare mai da un punto fisso e di trasformare l’imprevisto in linguaggio.

L’incontro tra Joidart e Dalí è prima di tutto una questione di appartenenza. Entrambi hanno le proprie radici nella Catalogna, terra aspra e luminosa che ha alimentato l’inventiva dell’artista e continua a ispirare il linguaggio del brand. Da Figueres a Portlligat si concretizza un delicato cortocircuito emotivo che attraversa l'intera collezione, dalla lavorazione artigianale e in dialogo con il mondo dell’arte - alimentato negli anni da collaborazioni con artisti provenienti da ogni parte del mondo - e si traducono in forme fluide e prive di citazioni letterali.

Le linee si allungano, si piegano, cambiano natura. Ogni gioiello cattura un momento in movimento e rivela uno dei tratti distintivi di Joidart, un linguaggio unico e raffinato che non rinuncia alla forza evocativa delle proprie fonti d’ispirazione.

Non è un dettaglio secondario che Joidart detenga l’accordo esclusivo per le sue creazioni ispirate all’opera di Dalí, riconoscimento che ne certifica l'autenticità. La collezione fa parte di Iconic, la linea che il marchio dedica ai grandi protagonisti dell’arte catalana, da Dalí a Miró fino a Gaudí. Disponibile in ottone con bagno in oro 24 carati oppure con bagno in argento 925, rappresenta una delle espressioni più riuscite del dialogo tra patrimonio culturale e design contemporaneo.

Miró Jewelry

Se Salvador Dalí ha esplorato l’inconscio attraverso la provocazione, il paradosso e la continua metamorfosi delle forme, Joan Miró ha costruito un mondo poetico di simboli sospesi e costellazioni immaginarie. Due personalità profondamente diverse, accomunate dalla capacità di superare i confini della rappresentazione tradizionale e di trasformare l’arte in un idioma universale.

Con Miró Jewelry by Joidart il racconto prosegue lungo una traiettoria differente e complementare. La collezione nasce grazie alla collaborazione con la Successió Miró, che ha individuato nel marchio catalano il produttore ufficiale dei gioielli ispirati alle creazioni dell'artista.

Anche qui la Catalogna ritorna come filo conduttore. Stelle, lune, occhi e figure archetipiche emergono dalle opere di uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento per diventare elementi di una gioielleria leggera e ricca di

Joidart, poesia e metamorfosi

Joidart celebrates Catalan artistic heritage through two exclusive jewelry collections inspired by Salvador dalí and Joan Miró, created under official licenses and handcrafted in Barcelona. Part of the brand’s Iconic line, the collections transform the artists’ creative visions into contemporary jewelry, combining craftsmanship, culture, and design. distributed by Aibijoux.

riferimenti culturali. Le forme mantengono la spontaneità del segno mironiano, e il caratteristico cromatismo rivive attraverso lo smalto applicato a mano, che restituisce le emblematiche tonalità di blu, rosso e nero.

La collezione entra così in dialogo con l’opera dell'artista senza limitarne la complessità, trasformando simboli nati per abitare tele e sculture in oggetti destinati alla quotidianità. Anch’essa parte della linea Iconic, Miró Jewelry interpreta il patrimonio creativo catalano attraverso un equilibrio tra ricerca artistica, manifattura e design contemporaneo, espressione di una filosofia che da sempre porta Joidart a confrontarsi e collaborare con artisti e creativi internazionali.

Disponibile in ottone con bagno in oro 24 carati oppure con bagno in argento 925, la collezione conferma la capacità di Joidart di portare l'arte in oggetti da indossare. Non sorprende che le creazioni della linea Iconic siano presenti nei bookshop e negli store ufficiali di alcuni tra i più importanti musei internazionali, dove il valore culturale dell'opera continua a dialogare con il pubblico.

Joidart è distribuito da Aibijoux

Anello “Circles | Miró, Jewelry by Joidart” in ottone dorato con bagno oro 24k e smalto a freddo.
Orecchini “Watch| Dalí, Jewelry by Joidart” in ottone dorato con bagno oro 24k.

d&sign lo spazio diventa emozionE

nel retail di alta gamma non esistono spazi neutri. Ogni superficie, ogni passaggio, ogni variazione di luce concorre a determinare il modo in cui il prodotto viene percepito. Per questo l’approccio di D&sign non parte dall’arredo, ma dalla costruzione delle dinamiche che ne rendono significativo l’attraversamento, definendo le condizioni che guidano il percorso senza che sia mai casuale.

Il punto vendita, in questa prospettiva, non può essere un contenitore da organizzare, piuttosto una sequenza di distanze, densità visive, traiettorie e pause coerentemente orchestrate per costruire un’esperienza calibrata sul ritmo del visitatore.

Dietro questa continuità estetica si sviluppa una struttura operativa completamente integrata. Dalla fase concettuale allo sviluppo esecutivo, dalla produzione fino all’installazione finale, tutto avviene all’interno di un unico flusso. Una filiera che riduce le distanze tra ideazione ed esecuzione, garantendo una coesione particolarmente rilevante quando il sistema deve rispondere a linguaggi estremamente definiti.

“Prima di disegnare uno spazio, entro nel mondo del cliente. Ascolto, osservo, comprendo. Perché un progetto autentico nasce dall’empatia e prende forma dai suoi desideri”.

Fabio Antonuzzi

A guidare questo approccio è Fabio Antonuzzi, CEO e Creative Director, secondo cui ogni intervento nasce da una relazione diretta con il cliente. Lo spazio, in questa prospettiva, non è mai un risultato autonomo, ma l’esito di un dialogo tra funzione, identità e percezione.

“Prima di disegnare uno spazio, entro nel mondo del cliente. Ascolto, osservo, comprendo. Perché un progetto autentico nasce dall’empatia e prende forma dai suoi desideri”. Spiega Fabio Antonuzzi.

Una concezione da cui deriva il payoff che accompagna il brand e ne sintetizza l’orientamento: “We transform spaces into emotions”.

È proprio questa impostazione ad aver favorito relazioni solide e durature, costruite sulla fiducia e nel tempo, collaborazioni che tendono a proseguire oltre il singolo incarico. Molti clienti, infatti, dopo il primo intervento, scelgono di riaffidare nuovi sviluppi allo stesso metodo, facendo evolvere il rapporto in una continuità operativa più che in una semplice fornitura. Per D&sign, il 2025 ha rappresentato un punto significativo di questo cammino, soprattutto nel settore dell’alta orologeria. Tra i progetti più rilevanti figurano gli interventi realizzati per i concessionari Rolex Wargas Sisti, Piccinini e Iannicelli, contesti in cui lo spazio deve confrontarsi con linguaggi già fortemente codificati, traducendoli in un’esperienza capace di preservare riconoscibilità, valore e brand identity.

D&sign. Space Becomes Emotion

In high-end retail, every surface, every passageway, and every variation in light contributes to shaping how the product is perceived. This is why d&sign’s approach begins with crafting the dynamics that give meaning to the visitor’s journey, defining the conditions that guide the path without ever making it feel random.

From this perspective, the retail space cannot simply be a container to be organized; rather, it is a coherently orchestrated sequence designed to create an experience tailored to the visitor’s rhythm.

From the conceptual phase to execution, from production to final installation, everything takes place within a single, seamless workflow. This integrated process bridges the gap between conception and execution, ensuring a level of cohesion that is particularly crucial when the design must respond to highly defined aesthetic languages.

Leading this approach is Fabio Antonuzzi, CEO and Creative director, who believes that every project stems from a direct relationship with the client. From this perspective, the space is never an independent outcome, but rather the result of a dialogue between function, identity, and perception.

“Before designing a space, I immerse myself in the client’s world. I listen, observe, and understand. Because an authentic project stems from empathy and takes shape from the client’s desires,” explains Fabio Antonuzzi.

This philosophy gives rise to the brand’s tagline, which encapsulates its core focus: “we transform spaces into emotions.”

mazioni del retail del lusso e sulle nuove modalità dell’esperienza nello spazio commerciale.

This approach has fostered strong, lasting relationships built on trust over time. After the initial project, many clients choose to entrust new developments to the same team, allowing the relationship to evolve into an ongoing partnership.

E di D&sign si rafforza anche la dimensione internazionale, che guarda a nuove occasioni di confronto nel settore. Tra queste, la partecipazione a Vicenzaoro 2026 (4-8 settembre), dove sarà presente con una nuova collocazione strategica (Stand 370-341, Hall 2.1), in un contesto che supera la semplice presenza espositiva per diventare osservatorio sulle trasfor-

A guidare questo approccio è Fabio Antonuzzi, CEO e Creative Director, secondo cui ogni intervento nasce da una relazione diretta con il cliente. Lo spazio, in questa prospettiva, non è mai un risultato autonomo, ma l’esito di un dialogo tra funzione, identità e percezione. Da questa concezione deriva il payoff che accompagna il brand e ne sintetizza l’orientamento: “We transform spaces into emotions”.

In the fine watchmaking sector, among its most significant projects are the designs created for the Rolex dealers wargas Sisti, Piccinini, and Iannicelli—contexts in which the space must engage with already highly codified design languages, translating them into an experience that preserves recognizability, value, and brand identity.

On the international front, the firm is exploring new opportunities for engagement. Among these is its participation in Vicenzaoro 2026 (September 4–8), where it will be present at Booth 370–341, Hall 2.1, in a setting that goes beyond a simple exhibition presence to serve as an observatory on the transformations in luxury retail and new ways of experiencing commercial spaces.

Fabio Antonuzzi, CEO e Creative Director
Da Vicenzaoro parte una nuova narrazione internazionale della perla giapponese: qualità, sostenibilità e cultura al centro della strategia della Japan Pearl Exporters’ Association

lapartecipazione della Japan Pearl Exporters’ Association (JPEA) a Vicenzaoro September 2026, attraverso il proprio stand istituzionale (Hall 1 - Colonnato, Stand 252), rappresenta molto più della presenza di una collettiva nazionale all’interno della principale manifestazione europea dedicata al gioiello. È il punto di partenza di un articolato progetto internazionale di valorizzazione della perla Akoya che unisce promozione commerciale, cultura, design e divulgazione.

Per rafforzare questo percorso, l’associazione ha infatti promosso anche la realizzazione di una pubblicazione editoriale dedicata al futuro della perla Akoya, curata da Paola De Luca, che sarà presentata nel corso delle giornate di Vicenzaoro in un incontro con i principali protagonisti della filiera internazionale. Per la prima volta l’associazione giapponese affianca all’attività commerciale un articolato progetto di comunicazione internazionale fatto di esposizioni, incontri, contenuti editoriali e momenti di approfondimento destinati ai professionisti della filiera. Un cambio di paradigma che testimonia come, nell'industria del lusso, il valore di un prodotto non sia determinato esclusivamente dalla sua rarità, ma dalla capacità di raccontarne la storia, l’origine e i valori.

akoya il futuro nasce dalla tradizione

Le perle Akoya rappresentano da oltre un secolo uno degli emblemi del Made in Japan. Nate dall’intuizione che ha rivoluzionato la coltivazione delle perle all’inizio del Novecento, sono diventate sinonimo di perfezione estetica grazie a una combinazione difficilmente replicabile: acque marine particolarmente favorevoli, competenze tramandate per generazioni e una rigorosa selezione qualitativa. Dietro ogni collana Akoya esiste infatti un processo produttivo che richiede anni di lavoro. La coltivazione delle ostriche, l’innesto del nucleo, il controllo continuo delle condizioni ambientali, la raccolta e la selezione finale costituiscono una filiera ad altissima intensità di competenze, nella quale il fattore umano continua ad avere un ruolo determinante.

Negli ultimi anni questo patrimonio si è trovato ad affrontare sfide senza precedenti. L’innalzamento delle temperature marine, la maggiore vulnerabilità delle ostriche alle patologie e il progressivo

Akoya, the future born from tradition

“La nostra missione è quella di esaltare la bellezza naturale delle perle attraverso una fusione armoniosa tra la forza della natura e l’abilità umana”

George Kakuda Presidente di JPEA

invecchiamento della popolazione degli allevatori stanno mettendo sotto pressione uno dei sistemi produttivi più iconici del Giappone. In questo scenario la qualità diventa ancora più preziosa. La riduzione dell’offerta ha contribuito ad accrescere il valore delle migliori produzioni, rafforzando il posizionamento della perla Akoya nel segmento dell’alta gioielleria, dove la ricerca dell’eccellenza prevale sulla logica dei grandi volumi. La risposta della Japan Pearl Exporters’ Association non si limita tuttavia agli aspetti produttivi. Fondata con l’obiettivo di garantire la qualità delle perle destinate ai mercati internazionali, l’associazione opera oggi come organismo di riferimento

per la tutela dell’intera filiera export giapponese. La sua missione comprende la promozione della qualità, la tutela della fiducia dei consumatori, il supporto ai propri associati e la definizione di regole condivise che assicurino trasparenza negli scambi commerciali internazionali.

La governance dell’organizzazione riflette questa impostazione.

Guidata dal presidente George Kakuda, la JPEA riunisce le principali aziende esportatrici del Paese e promuove una gestione collegiale delle attività attraverso un consiglio direttivo impegnato tanto nella promozione internazionale

The participation of the Japan Pearl Exporters’ Association (JPEA) at Vicenzaoro September 2026 marks the beginning of a new international journey to promote the Akoya pearl, through a project combining commercial promotion, culture, design and communication. Alongside its exhibition presence, the association will present a publication dedicated to the future of the Japanese pearl, curated by Paola de Luca, strengthening dialogue with designers, industry professionals and global jewellery stakeholders.

A symbol of Made in Japan for more than a century, the Akoya pearl embodies a highly specialised supply chain based on marine environments, generational expertise and rigorous quality selection. This heritage is now facing new challenges, from climate change to declining production, factors that are enhancing its value within the high jewellery segment.

Founded to protect the quality and transparency of Japanese pearl exports, JPEA promotes shared standards, consumer trust and responsible practices throughout the entire supply chain. Its commitment also extends to sustainability: pearl cultivation, closely connected to the balance of marine ecosystems, represents a model where environmental protection, innovation and the preservation of craftsmanship move forward together.From Vicenzaoro, a new narrative for the Akoya pearl takes shape: not only a gem of exceptional beauty, but a contemporary symbol of authenticity, traceability and sustainable luxury.

quanto nella vigilanza sul rispetto degli standard qualitativi e delle corrette pratiche commerciali. L’associazione interviene inoltre nella gestione delle controversie tra operatori e nell'applicazione di rigorosi principi etici, elementi sempre più determinanti per consolidare la reputazione internazionale della perla giapponese.

Accanto agli aspetti economici emerge con forza anche il tema della sostenibilità. La perla è una delle poche gemme che nasce senza attività estrattiva e il suo valore dipende direttamente dall’equilibrio dell’ecosistema marino. Proteggere la qualità delle acque significa quindi proteggere il futuro stesso della produzione. Per questo motivo ricerca scientifica, monitoraggio ambientale, selezione genetica delle ostriche e sviluppo di pratiche di allevamento sempre più responsabili rappresentano oggi priorità strategiche dell'intero comparto.È una sostenibilità concreta, misurabile, che non riguarda soltanto l'ambiente ma anche la conservazione delle competenze artigianali e la continuità delle comunità costiere che da generazioni vivono della coltivazione delle perle.

La partecipazione a Vicenzaoro assume dunque un significato che va ben oltre la presenza espositiva. Il progetto presentato dalla Japan Pearl Exporters' Association punta infatti a costruire un dialogo stabile con designer, produttori, retailer e operatori internazionali, riaffermando il ruolo della perla Akoya come materiale contemporaneo capace di interpretare il nuovo linguaggio del lusso.

In un mercato che premia autenticità, tracciabilità e responsabilità, la perla Akoya torna così a raccontare non soltanto la propria bellezza, ma anche il valore delle persone, dei territori e delle tradizioni che la rendono possibile. Ed è proprio questa la sfida che parte da Vicenzaoro: trasformare una gemma senza tempo in un simbolo moderno di eccellenza sostenibile.

A Vicenzaoro la Japan Pearl Exporters' Association presenta un progetto che va oltre la dimensione espositiva: costruire un dialogo con designer, produttori, retailer e operatori internazionali per riaffermare la perla Akoya come protagonista del lusso contemporaneo.

La cultura della perla Akoya

Più che una gemma, la perla Akoya rappresenta uno dei simboli dell’identità culturale del Giappone. La sua storia moderna prende avvio alla fine dell'Ottocento, quando la ricerca sulla coltivazione delle perle rese possibile la nascita di una filiera destinata a cambiare per sempre il mercato mondiale della gioielleria.

Coltivata principalmente nelle baie di Mie, Ehime, Nagasaki e Kumamoto, la perla Akoya nasce dall’ostrica Pinctada fucata martensii, allevata in ambienti marini caratterizzati da un delicato equilibrio tra temperatura, salinità e qualità delle acque. Ciò che rende unica una Akoya è il suo straordinario orient, il riflesso profondo e specchiante della superficie, insieme alla perfetta rotondità e alla brillantezza che l’hanno resa il riferimento mondiale per le collane classiche di alta gioielleria. Ogni perla è il risultato di un processo che richiede dai due ai quattro anni e centinaia di operazioni manuali eseguite da tecnici altamente specializzati. Per questo motivo, in Giappone la coltivazione delle perle viene considerata non soltanto un’attività economica ma un patrimonio di conoscenze da tramandare alle nuove generazioni. Oggi la JPEA promuove questo valore nel mondo con programmi di formazione, iniziative culturali, attività di divulgazione e rigorosi standard qualitativi, con l’obiettivo di preservare il prestigio internazionale della perla Akoya e rafforzarne il valore come autentica espressione della cultura giapponese.

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ncora una volta JCK ha rappresentato un osservatorio privilegiato per misurare lo stato di salute del mercato globale della gioielleria. L'edizione 2026, ospitata dal 29 maggio al 1 giugno al Venetian Expo di Las Vegas, si è chiusa con un clima di fiducia che lascia intravedere prospettive incoraggianti per il comparto. A sostenere la presenza italiana è stata, come di consueto, la collettiva organizzata da ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, che da anni accompagna numerose aziende nel più importante appuntamento fieristico statunitense dedicato alla gioielleria.

I numeri dello scorso anno confermano il peso crescente del Made in Italy negli Stati Uniti. Tra gennaio e maggio del 2025 le esportazioni italiane di gioielleria verso il mercato americano hanno raggiunto 1,54 miliardi di dollari, con un incremento del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L’Italia mantiene così una quota di mercato del 13,85% nel segmento dei gioielli, confermandosi seconda soltanto all'India. Filippo Fusaro, direttore dell'Ufficio ICE Houston, analizza i risultati della manifestazione e le prospettive del mercato americano.

 JCK 2026 ha chiuso con un aumento delle presenze e un clima di ottimismo. Qual è la sua valutazione complessiva dell'ultima edizione? “La mia valutazione è estremamente positiva. La manifestazione ha confermato il proprio ruolo di principale appuntamento internazionale per il settore della gioielleria, registrando un aumento delle presenze e un livello di attività commerciale particolarmente dinamico. Secondo gli organizzatori, JCK e Luxury hanno accolto circa 17.500 operatori provenienti da tutto il mondo, con un incremento rispetto all'edizione precedente e un forte coinvolgimento di buyer, retailer e brand internazionali. Per quanto riguarda il Padiglione Italia, il bilancio è altrettanto incoraggiante. Le aziende italiane hanno beneficiato di un flusso costante di visitatori qualificati che continuano a riconoscere nel Made in Italy un punto di riferimento per design, qualità manifatturiera, creatività e innovazione. Al di là dei risultati commerciali immediati, ciò che considero particolarmente significativo è il clima di fiducia che si è respirato durante tutta la manifestazione. Nonostante le incertezze dello scenario economico internazionale, buyer e operatori hanno dimostrato una concreta volontà di investire e sviluppare nuove collaborazioni”.

Tra le categorie più apprezzate in fiera si è distinta la gioielleria in oro, che ha attratto buyer e retailer. Come spiega Fusaro, “Continua a rappresentare uno dei segmenti più apprezzati grazie alla combinazione di design, qualità manifatturiera e valore percepito, oltre alle possibilità di personalizzazione. I buyer americani ricercano sempre più prodotti capaci di raccontare una storia e di trasmettere autenticità, elementi che il Made in Italy è in grado di offrire in maniera eccellente.”

Jck2026 il madE in italy

Convince a las vegas

Filippo Fusaro:

JCK 2026 ha confermato che il Made in Italy continua a essere un punto di riferimento per il mercato americano grazie a design, qualità manifatturiera, creatività e capacità di innovare.

“Gli Stati Uniti restano un mercato strategico per la gioielleria italiana”

Al di là dei risultati commerciali, il vero valore della presenza italiana a JCK è il clima di fiducia che il Made in Italy continua a generare tra buyer e operatori internazionali, pronti a investire e sviluppare nuove collaborazioni

L’offerta italiana continua, dunque, a mantenere una quota significativa del mercato americano e le ragioni di questo successo, secondo il direttore di ICE Houston, sono molteplici: “In primo luogo, il patrimonio di competenze manifatturiere sviluppato nei nostri distretti rappresenta un vantaggio competitivo unico. A questo si aggiungono la capacità di innovare, l'eccellenza del design e una forte identità stilistica riconosciuta a livello internazionale. Le imprese italiane hanno dimostrato negli anni una notevole capacità di interpretare l’evoluzione dei gusti del mercato, mantenendo elevati standard e grande flessibilità”.

Ma nelle scelte dei buyer americani non è soltanto l’estetica del Made in Italy a fare la differenza. Sempre più determinanti risultano infatti gli aspetti legati alla sostenibilità e alla responsabilità della produzione: “La trasparenza della filiera, la provenienza delle materie prime e l’adozione di pratiche produttive so-

stenibili sono entrate stabilmente nei criteri di selezione dei fornitori. Sono aspetti sempre più decisivi ed è un fenomeno particolarmente evidente tra le nuove generazioni di consumatori”.

 JCK ha visto anche il debutto della nuova area dedicata all’orologeria, segnale di una crescente integrazione tra jewelry e watches. È una direzione destinata a consolidarsi? “Riteniamo che si tratti di un'evoluzione naturale del mercato. Gioielleria e orologeria condividono il posizionamento nel segmento lifestyle e luxury, la ricerca della bellezza, l’attenzione alla qualità e la capacità di esprimere identità attraverso il prodotto. Come ICE monitoriamo costantemente l'evoluzione del mercato e valutiamo tutte le opportunità che possano favorire la competitività delle imprese italiane. Se questa tendenza continuerà a rafforzarsi, sarà certamente presa in considerazione nelle future strategie promozionali dedicate al mercato nordamericano”. Guardando al prossimo futuro, Fusaro conclude antici-

JCK 2026: Made in Italy Strengthens Its Leadership in the U.S. Market

JCK 2026 once again confirmed its position as the leading international event for the jewelry industry, reinforcing the strategic importance of the U.S. market for Made in Italy. The Las Vegas edition concluded with increased attendance and a widespread sense of optimism, supported by the participation of the Italian Pavilion organized by ICEthe Italian Trade Agency.

The figures highlight the strength of Italy’s position in the United States. Between January and May 2025, Italian jewelry exports to the U.S. reached $1.54 billion (+2.7%), allowing Italy to maintain a 13.85% market share, second only to India.

According to Filippo Fusaro, director of the ICE Houston Office, “the show once again confirmed its role as the industry’s premier international event, «recording» a particularly dynamic level of business acti-

L’Italian Pavilion alla JCK Las Vegas 2026
Aperitivo networking all’Italian Pavilion. JCK Las Vegas 2026
Il team di Italian Trade Agency Houston con la content creator Manon Crespi

pando le prossime iniziative dell’Agenzia che puntano alla digital innovation: “L’obiettivo di ICE è continuare a sostenere il Made in Italy attraverso iniziative promozionali mirate, attività di networking e progetti che favoriscano l'incontro tra aziende italiane e operatori qualificati. A metà novembre 2026 organizzeremo a New York la seconda edizione di The Edit, nell'ambito della NYC Jewelry Week, con la partecipazione prevista di circa 40 aziende italiane. Parallelamente stiamo investendo nella promozione digitale del settore. Abbiamo recentemente presentato il nuovo logo e il rebranding del progetto Extraordinary Italian Jewelry. Da settembre sarà online il nuovo portale dedicato, che non sarà soltanto una vetrina istituzionale, ma un vero hub di contenuti, informazioni e aggiornamenti destinati a buyer, retailer, giornalisti e operatori. L’identità della gioielleria italiana sui mercati internazionali sarà sempre più forte e chiara”.

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Come ICE monitoriamo costantemente

l’evoluzione del mercato e valutiamo tutte le opportunità che possano favorire la competitività delle imprese italiane. Se questa tendenza continuerà a rafforzarsi, sarà certamente presa in considerazione nelle future strategie promozionali dedicate al mercato nordamericano.

vity” and, above all, “an atmosphere of confidence” that reflected buyers’ and industry professionals’ willingness to invest and develop new business partnerships despite ongoing economic uncertainty.

Among the most sought-after product categories was gold jewelry, appreciated for its “combination of design, manufacturing excellence and perceived value” Fusaro noted that American buyers are increasingly looking for products “that tell a story and convey authenticity” - qualities that remain among the greatest strengths of Made in Italy.

Italy’s success continues to be driven by the manufacturing expertise of its production districts, its capacity for innovation, outstanding design, and the flexibility to respond to changing consumer preferences. At the same time, sustainability and supply chain transparency are becoming increasingly important, with these factors having “become firmly established among supplier selection criteria”, particularly for younger generations of consumers.

Another highlight of JCK 2026 was the debut of the new watchmaking area, reflecting the growing convergence between the jewelry and watch sectors. According to ICE, this represents “a natural evolution of the market” that could play an increasingly important role in future promotional strategies for North America.

Looking ahead, Fusaro announced a further expansion of international promotional initiatives, including the second edition of The Edit during NYC Jewelry week and the launch of the new Extraordinary Italian Jewelry digital platform, designed to become a key online hub for buyers and industry professionals. “The identity of Italian jewelry in international markets will become even stronger and clearer”, he concluded.

Filippo Fusaro - Director Italian Trade Agency Houston

la vision di milano fashion&jewels 2026

Creatività, sostenibilità e le nuove geografie del fashion retail

dal 12 al 14 settembre 2026 Fiera Milano torna a ospitare il fashion system internazionale nella nuova edizione di Milano Fashion&Jewels. Inserita ormai stabilmente in Fashion Link Milano, la manifestazione dedicata agli accessori e al gioiello moda, si svolgerà in contemporanea con MICAM, MIPEL, TheOneMilano, Lineapelle, Simac Tanning Tech e FILO, con un format che si è già dimostrato ampliamente vincente e che mette in connessione l’intera filiera della moda.

L’edizione settembrina punta ancora con decisione sull’internazionalizzazione. Accanto alla consolidata presenza di aziende europee, con un’attività di scouting che ha coinvolto Paesi rodati come Spagna, Francia e Grecia, cresce la partecipazione di realtà extraeuropee, come il Brasile, che porterà in fiera linguaggi e visioni alternativi del gioiello, contribuendo a vivacizzare il confronto culturale. L’apertura ai mercati globali passa anche attraverso Bijorhca Who’s Next, che in

partnership con Fiera Milano rinsalda il dialogo Italia - Francia, e attraverso progetti come Milan Loves Seoul, dedicato alla scena fashion coreana, oggi tra le più dinamiche a livello mondiale. Grazie a quest’ultima iniziativa, alcuni brand presenti a Milano Fashion&Jewels potranno partecipare alla Fashion Week di Seoul e approdare al mercato asiatico in un concept store dedicato nel quartiere di Gangnam.

La manifestazione milanese continua, inoltre, a investire sul futuro attraverso il sostegno continuo ai giovani talenti. Il XXXVI Concorso Nazionale Professione Moda Giovani Stilisti, promosso da CNA Federmoda, rappresenta da anni una vetrina per i creativi emergenti. A questo si affianca anche lo spazio dedicato al Master IED Fashion Design Haute Couture. Debutterà in fiera anche FABULA, The New Fashion Generation, un’iniziativa dedicata a brand indipendenti e alle eccellenze artigianali italiane, con un focus sul guardaroba multifunzionale e sul total look. Il key topic della sostenibilità sarà ancora cruciale con lo Slow Fashion Lab, spazio dedicato a materiali innovativi e a modelli di

business orientati alla trasparenza ambientale. E completerà il percorso Splendida Puglia, un nuovo hub per valorizzare il patrimonio manifatturiero del territorio attraverso una selezione di creazioni jewellery ispirate alla tradizione artigiana regionale. Tante sfide aperte, dunque, tra ricerca, sostenibilità e con il consueto spirito cosmopolita anche contraddistingue il board di Milano F&J, per leggere l’evoluzione dei consumi e le nuove geografie della moda nei prossimi anni a venire.

L’internazionalizzazione resta uno degli assi strategici della manifestazione. Oltre alle presenze consolidate di Spagna, Francia e Grecia, debutta con maggiore forza il Brasile, portando in fiera nuovi linguaggi e prospettive sul gioiello contemporaneo.

The 2026 Vision of Milano Fashion&Jewels: Creativity, Sustainability and the New Geographies of Fashion Retail

From 12 to 14 September 2026, Milano Fashion&Jewels returns to Fiera Milano as part of Fashion Link Milano, alongside MICAM, MIPEL, TheOneMilano, Lineapelle, Simac Tanning Tech and FILO, reaffirming a format that successfully connects the entire fashion supply chain.

Internationalisation remains a key priority. Alongside exhibitors from established European markets such as Spain, France and Greece, participation from nonEuropean countries is expanding, with Brazil bringing new creative perspectives to contemporary jewellery. The event also strengthens its global reach through Bijorhca who’s Next, reinforcing the Italy-France partnership, and Milan Loves Seoul, which offers selected brands the opportunity to showcase at Seoul Fashion week and enter the Asian market through a concept store in Seoul’s Gangnam district.

The exhibition continues to support emerging talent through the 36th National Professione Moda Young designers Competition, promoted by CNA Federmoda, and the IEd Fashion design Haute Couture Master’s programme. New for 2026 is FABULA - The New Fashion Generation, dedicated to independent brands and Italian craftsmanship. Sustainability remains central with the Slow Fashion Lab, focused on innovative materials and transparent business models, while Splendida Puglia highlights the region’s jewellery heritage through creations inspired by its artisanal traditions. Together, these initiatives reflect Milano Fashion&Jewels’ commitment to innovation, sustainability and the evolving global fashion landscape.

milano fashion & jewels

Moda e cambianogioiellolinguaggio: il trend è smettere di inseguire i trend

Milano Fashion & Jewels è un punto di osservazione sui cambiamenti del gusto e delle tendenze, dove spesso si intravedono in anticipo le direzioni che prenderanno la moda, il bijoux e gli accessori nelle stagioni successive. E oggi il cambiamento più significativo riguarda proprio il concetto di trend. Il consumatore non cerca più di omologarsi a una moda dominante, cerca invece qualcosa che lo rappresenti, che abbia un significato. Il lusso contemporaneo non coincide più tanto con il prezzo o con il marchio, ma con l’esclusività, l’autenticità e la capacità di creare una connessione. Gioielli, accessori e abbigliamento smettono di essere semplici oggetti per diventare mezzi di espressione personale. Questo è il sottile filo rosso, a sentire molti dei brand protagonisti della prossima edizione dell’evento di Fiera Milano. Nisha Gir, CEO di Aibijoux, spiega che oggi il mercato è guidato da una maggiore consapevolezza. “Mi sembra che oggi ci sia più attenzione alla qualità e alla durata nel tempo, nel mondo del bijoux; si acquista scegliendo gioielli da indossare nel tempo e non solo per una stagione. Oggi i buyer sono molto più selettivi rispetto a qualche anno fa, e lo sono anche i clienti finali. Cercano collezioni con una forte identità, riconoscibili e coerenti nel tempo, ma anche prodotti che abbiano una buona rotazione e sappiano distinguersi all'interno del punto vendita”.

È il ritratto di un mercato in cui il “non trend” diventa il trend: non più rincorrere ciò che è di moda, ma scegliere ciò che resta. Una visione condivisa anche da Lello Raiola, designer di Corallium Gioielli, brand fondato insieme alla moglie Carla Sirabella: “Vedo crescere l’interesse verso i pezzi unici, le lavorazioni artigianali e la personalizzazione. Penso sia arrivata al capolinea la logica del gioiello seriale, quello uguale in tutto il mondo. Oggi il cliente, soprattutto quello internazionale, vuole portare con sé un’esperienza, un ricordo autentico del luogo che ha visitato, e non semplicemente un accessorio”. E che il lusso coincida sempre meno con un logo, ma più con la riconoscibilità del pensiero

Nisha Gir. Aibijoux
Lello Raiola. Corallium Gioielli
Giulia Nicchi, DEA Gioielli Giorgia Fratta
Dea Gioielli. Collezione No Rules
Relazioni, qualità e un’idea capace di parlare al cuore prima che al look. I brand raccontano un mercato che vende emozioni e costruisce un dialogo sempre più stretto tra accessori e moda

creativo è la stessa convinzione che guida anche Giulia Nicchi, Designer & Creative Director di DEA Gioielli: “Io parto quasi sempre da un viaggio, da un dettaglio architettonico, da una luce, da una strada percorsa a piedi o da uno schizzo realizzato su un taccuino. Solo dopo nasce il gioiello. Più che inseguire ciò che va di moda, cerco sempre di osservare come cambiano le persone. È lì che nasce il vero design”.E se il gioiello cambia, anche la moda vive in una trasformazione analoga. Entrambi i mondi stanno abbandonando la logica dell’acquisto di impulso come racconta Giorgia Fratta, founder dell’omonimo brand di abbigliamento: “C’è molta attenzione ai materiali, alla confezione e alla durata del prodotto, ma anche a un corretto equilibrio tra qualità e prezzo. Il cliente finale è disposto a investire, purché percepisca un reale valore nel capo”. Ne sono la dimostrazione i suoi blazer, diventati un bestseller capace di rinnovarsi anno dopo anno. “Hanno un design contemporaneo, che ha molto della sartorialità italiana, una grande attenzione alla qualità dei tessuti e una ricerca costante sui dettagli. Ogni collezione nasce con l’obiettivo di offrire capi longevi, per ogni stagione”. E che sia un bene che la grammatica della moda cambi è palese nelle affermazioni di Nisha Gir: “Penso che siano cadute molte regole che un tempo sembravano intoccabili. - afferma - Si mescolano materiali, colori e influenze diverse e questo rende il gioiello più libero. Credo che questa libertà sia uno degli aspetti più interessanti del mercato di oggi. La moda sa raccontare uno stile di vita e creare un immaginario; oggi anche il gioiello svolge questo ruolo: non è più solo un complemento, ma parte del linguaggio personale di chi lo indossa”. Una riflessione che trova un’ulteriore conferma anche nelle parole di Giulia Nicchi. “Oggi un buyer non mi chiede semplicemente una collezione. Mi chiede una visione. In un mercato

che corre velocemente, credo che il vero valore sia avere il coraggio di fermarsi, osservare e creare qualcosa che lasci il segno”. Non più semplici prodotti, dunque, ma racconti, che inevitabilmente oggi passano anche dal digitale. Ma per tutti gli intervistati il futuro non è in una contrapposizione tra ecommerce e negozio fisico, bensì in un’integrazione che fa pendere l’ago della bilancia prepotentemente sulla relazione. Lello Raiola racconta come il suo negozio di Sant’Angelo d’Ischia continui a essere un punto di riferimento per il cliente. “Il nostro punto vendita si affaccia su un luogo incantevole, conosciuto nel mondo per la sua eleganza e frequentato da una clientela internazionale molto attenta alla qualità. Chi entra da noi trova un laboratorio dove può osservare la lavorazione del corallo e del cammeo, vede nascere il gioiello e può confrontarsi direttamente con chi lo realizza, può richiedere anche creazioni su misura, anche fatte al momento. L’e-commerce e i social ci stanno senz’altro dando soddisfazioni inattese e rappresentano un’estensione del nostro operato, ma, il primo incontro, nella maggior parte dei casi, nasce ancora dall’esperienza vissuta di persona”. Nel B2B, anche Nisha Gir ribadisce come il rapporto umano resti un valore

aggiunto. “Il contatto diretto, attraverso le fiere e la nostra rete di agenti, è fondamentale. Abbiamo strumenti che rendono il lavoro più veloce e per questo abbiamo sviluppato la nostra piattaforma B2B che permette di consultare le collezioni e inserire gli ordini in modo pratico e intuitivo. Il digitale ci aiuta, ma non sostituisce il rapporto umano”. Un’affermazione condivisa anche da Giorgia Fratta che spiega: “Il contatto diretto con il capo permette alle persone di apprezzarne la qualità dei tessuti, la vestibilità e la cura sartoriale, aspetti che rappresentano il cuore del nostro brand e che online sono più difficili da trasmettere. Lì il lavoro da fare è sulla community e sulla sua estensione anche in altre parti del mondo”. E Giulia Nicchi conclude: “L’e-commerce è il luogo della scoperta. Permette a chiunque di entrare in contatto con un marchio e con la sua visione. Ma il gioiello continua ad avere bisogno dell'esperienza fisica. Va indossato, osservato, sentito sulla pelle. Il digitale incuriosisce, ma è il negozio che emoziona”.

in alto: Corallium, orecchino con rami di corallo e ametista a destra: Ayala Bar distribuito da Aibijoux
Camicia Selene oversize in 100% cotone di Giorgia Fratta

il made in naples sbarca alla milano fashion&jewels

La Camera di Commercio di Napoli punta su internazionalizzazione e competitività

tradizione manifatturiera, creatività e apertura ai mercati esteri sono gli asset con cui le imprese napoletane si preparano alla prossima edizione di Milano Fashion&Jewels. La collettiva promossa dalla Camera di Commercio di Napoli, attraverso Si Impresa, nasce per rafforzare la competitività delle aziende del fashion, del gioiello e dell'accessorio, favorendo nuovi rapporti commerciali e consolidando il posizionamento del Made in Naples. Il presidente Ciro Fiola racconta obiettivi e prospettive dell'iniziativa.

 Presidente Fiola, quali sono le motivazioni strategiche che hanno spinto la Camera di Commercio di Napoli a promuovere una collettiva di imprese a Milano Fashion&Jewels e quali obiettivi vi siete posti con questa iniziativa?

Per la Camera di Commercio le fiere rappresentano uno degli strumenti più efficaci per sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Non sono semplici eventi, ma occasioni concrete di confronto e crescita.

Rafforzare la competitività delle nostre imprese attraverso la pormozione delle eccellenze produttive del territorio. E’ questo l’obiettivo della partecipazione della Camera di Commercio di Napoli alla “Milano Fashion&Jewels”, attraverso la sua Azienda speciale Si Impresa. Moda, gioielleria e accessori rappresentano comparti nei quali Napoli esprime una tradizione manifatturiera riconosciuta a livello internazionale, frutto di competenze artigianali, creatività e capacità di innovazione. Con questa collettiva vogliamo offrire alle aziende uno strumento concreto per ampliare le opportunità di business, favorire nuovi contatti commerciali e consolidare la loro presenza sui mercati nazionali ed esteri. Allo stesso tempo, grazie a un selezionato gruppo di imprese, intendiamo rafforzare l’immagine del sistema produttivo napoletano, presentandolo come una realtà dinamica, competitiva e capace di interpretare le nuove tendenze del mercato.

 Il comparto del gioiello, della moda e dell’accessorio rappresenta una delle eccellenze del territorio napoletano. In che modo questa partecipazione può contribuire ad accrescere la competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali?

Il nostro territorio custodisce un patrimonio imprenditoriale unico, dove il valore della tradizione si integra con la ricerca, il design e l’innovazione. Oggi, però, la qualità del prodotto da sola non basta: è fondamentale essere presenti nei luoghi in cui si sviluppano relazioni commerciali, si intercettano nuovi buyer e si costruiscono partnership internazionali. La “Milano Fashion&Jewels” rappresenta una vetrina privilegiata per raggiungere questi obiettivi. Le imprese hanno l’opportunità di confrontarsi con operatori qualificati provenienti da numerosi Paesi, comprendere l’evoluzione dei mercati e promuovere il proprio marchio in un contesto altamente competitivo. È così che si rafforza la capacità delle aziende di crescere, innovare e conquistare nuovi spazi commerciali.  La presenza in manifestazioni fieristiche di rilievo internazionale è

Ciro Fiola
Presidente della Camera di Commercio di Napoli

sempre più uno strumento di sviluppo per le PMI. Qual è il valore che la Camera di Commercio attribuisce a questi momenti di promozione e quali opportunità possono offrire alle aziende partecipanti?

Per la Camera di Commercio le fiere rappresentano uno degli strumenti più efficaci per sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Non sono semplici eventi espositivi, se ben organizzati, ma occasioni concrete di internazionalizzazione, confronto e crescita. Partecipare a manifestazioni di questo livello consente alle aziende di presentare le proprie collezioni a un pubblico altamente qualificato, individuare nuovi canali distributivi, avviare collaborazioni e acquisire informazioni preziose sull’evoluzione della domanda. Il nostro ruolo è proprio quello di creare le condizioni affinché anche le realtà di dimensioni più contenute possano competere sui mercati globali, riducendo gli ostacoli all’accesso e valorizzando il loro potenziale.

 Guardando al futuro, quale ruolo intende svolgere la Camera di Commercio di Napoli per accompagnare la crescita delle imprese del comparto fashion e jewellery, favorendo innovazione, internazionalizzazione e valorizzazione del Made in Naples?

La Camera di Commercio continuerà a investire con determinazione nelle politiche di sostegno alle imprese, accompagnandole nei processi di innovazione, digitalizzazione e apertura ai mercati internazionali. Il nostro impegno è quello di costruire un ecosistema favorevole alla crescita, mettendo a disposizione strumenti, incentivi, formazione e occasioni di promozione come questa. Crediamo fortemente nel valore del Made in Naples, che non rappresenta soltanto un’origine geografica, ma un marchio di qualità, creatività e competenza riconosciuto nel mondo. Il nostro obiettivo è fare in modo che sempre più imprese possano trasformare queste caratteristiche distintive in un vantaggio competitivo stabile, creando valore, occupazione e sviluppo per l’intero territorio. Sostenere le eccellenze significa rafforzare il sistema economico napoletano e consolidarne il ruolo all’interno delle filiere nazionali e internazionali della moda e della gioielleria.

Made in a day of beauty and style
Photography: Eugenio d’Orio | Styling: Mario Cavallaro | MUAH: Federica di dato
Model: Evita - Fashion Art wise | Location: Palazzo della Camera di Commercio di Napoli
CALYPSO GIOIELLI
@calypsogioielli
FIFÌ ET MOI
@fifi.et.moi
MARIA ANNA DEL GATTO
@delgatto_bijoux_
ELUA elua.it
DARIO GARGIULO GIOIELLI dariogargiulo.it
dall’alto in senso orario:
ZIRRE lezirrenapoli.shop

Cfilostil

AURELIA, il manifesto orafo debutta a Vicenzaoro

Una parure che gioca sull’estetica del “non-finito” per portare alla luce il dietro le quinte della manifattura

reare un gioiello diverso non significa sovvertire le regole, ma esaltare i canoni del ben fatto. Significa trasformare la lavorazione in un’opera di trasparenza, applicando quell’approccio sartoriale che svela l’impeccabile architettura interna di una creazione. È la massima espressione di ciò che, normalmente, resta nascosto, perché la pura meraviglia risiede nell’equilibrio assoluto delle fasi costruttive. Un’armonia che nasce nei passaggi tecnici più rigorosi e nel contatto intimo tra la mano e la materia, dal bozzetto iniziale alla ricerca dei volumi, fino all’ingegneria della struttura. A questa profonda consapevolezza Filostil ha dato il nome di AURELIA, una parure di alta gioielleria composta da collana, orecchini e anello che a Vicenzaoro racconta il vero lusso, quel patrimonio invisibile che affonda le radici nel silenzio dei laboratori e nella discrezione delle grandi realtà B2B.

Il progetto rompe gli schemi attraverso un concept dalla forte coerenza visiva, ideato per portare alla luce il dietro le quinte della manifattura.

La parure gioca sull’estetica del “non-finito”, i gioielli non si presentano nella loro veste tradizionalmente conclusa, ma cristallizzano visivamente

i diversi stadi della lavorazione per mostrarne i passaggi chiave. Partendo dall'anima in filo d’oro - omaggio alla lavorazione iconica del brand, capace di delineare geometrie leggere e resistenti - si assiste alla progressiva trasformazione. Il set esibisce le fasi dell’incassatura ancora in divenire, fino a raggiungere, solo in alcuni dettagli, il compimento dell’opera. In AURELIA, l’alternanza tra il visibile e l’invisibile diventa il vero motore narrativo, palesando l’anatomia nascosta in una continua liaison tra l’oggetto compiuto e la sua struttura grezza. È la celebrazione di ciò che normalmente scompare nel risultato finale.

Le mani e i gesti sono quelli dei maestri orafi e degli artigiani di Valenza, donne e uomini che trasformano un’intuizione creativa in un manufatto prezioso. Attraverso competenze costruite nel tempo, esperienza manuale e profonda conoscenza scientifica, l’azienda dà forma a una vera e propria responsabilità produttiva, scandita dalla precisione che dalla concezione tecnica in ambiente CAD passa alla nascita del prototipo, per poi giungere al sapiente gesto dell’incastonatura, dove la disposizione delle pietre è calibrata per esaltare la luce e la forma.

AURELIA non vuole essere esercizio stilistico ma un manifesto di alta manifattura. Un tributo alla cultura del fare bene che svela la straordinaria complessità del processo orafo e pone al centro il valore umano - fatto di maestria, dedizione, tecnica e sensibilità - che precede, ispira e rende possibile ogni pezzo. AURELIA è molto più di un gioiello. Per Filostil è il punto di contatto tra sapienza tradizionale e sguardo al futuro. Un’espressione concreta dell’eccellenza valenzana che parte dall’azienda per farsi portavoce di un intero distretto, dove la vera arte orafa continua a vivere attraverso la cura, la dedizione e la capacità di plasmare la bellezza.

“Con AURELIA abbiamo voluto raccontare il nostro lavoro da vicino, ma nel rispetto della riservatezza che da sempre accompagna la nostra attività”, spiega Giorgia Cattelan, CEO di Filostil. “La nostra produzione per i clienti non può essere mostrata in questo modo. Per questo abbiamo scelto di creare una parure ad hoc, capace di rendere visibile il metodo, la precisione e la cultura manifatturiera che fanno parte della nostra identità”.

Ancora una volta Filostil - genuina custode della bellezza di domani - si conferma partner strategico dei più importanti brand e operatori del lusso globale, mettendo in campo artigianalità avanzata, assoluta affidabilità e una rigorosa etica professionale.

ndiamanti: i segnali di un nuovo equilibrio

ell’ultimo periodo ho avuto l’opportunità di partecipare a diversi incontri internazionali della World Federation of Diamond Bourses e la sensazione che emerge con sempre maggiore chiarezza è che il settore del diamante naturale stia attraversando una fase di trasformazione molto profonda.

Certamente le difficoltà non mancano. La domanda globale rimane debole in alcuni segmenti, la concorrenza dei diamanti sintetici continua a influenzare il mercato e le incertezze economiche e geopolitiche pesano sulle decisioni di acquisto. Tuttavia, accanto a queste criticità, stanno emergendo alcuni segnali che meritano attenzione e che potrebbero rappresentare le basi di un nuovo equilibrio per l’intera filiera.

Questa impressione si è rafforzata durante il recente Summit internazionale della WFDB tenutosi a Gaborone, in Botswana, al quale ho avuto il privilegio di partecipare personalmente. In quell’occasione è apparso evidente come i Paesi produttori africani non intendano più limitarsi al ruolo di fornitori di materia prima, ma desiderino partecipare in maniera sempre più attiva alle scelte strategiche che riguardano il futuro del settore. Botswana e Angola, oggi membri della WFDB, rappresentano probabilmente gli esempi più concreti di questa evoluzione. Il loro crescente coinvolgimento nelle dinamiche commerciali e istituzionali del comparto testimonia una volontà di contribuire non soltanto alla produzione, ma anche alla costruzione di una filiera più moderna, equilibrata e sostenibile. Un percorso che potrebbe avere riflessi importanti anche sul futuro assetto di De Beers, tema che continua a essere al centro dell’attenzione internazionale. Un altro elemento che emerge con forza è la crescente attenzione verso la trasparenza e la tracciabilità. In un mercato sempre più orientato alla fiducia del consumatore, iniziative come l’integrazione tra Tracr e GIA rappresentano un passo significativo verso la possibilità di documentare in modo sempre più preciso il percorso del diamante dalla miniera fino al gioiello finito. La provenienza e la storia di una pietra stanno diventando parte integrante del suo valore. Allo stesso tempo, il settore sembra aver finalmente preso coscienza della necessità di investire nuovamente nella promozione del diamante naturale. Per troppo tempo si è dato per scontato il fascino di un prodotto che per gene-

Il valore del diamante naturale risiede sempre più nella sua storia e nel suo significato. Oggi appare chiaro che questi valori devono essere raccontati e comunicati alle nuove generazioni con strumenti e linguaggi adeguati ai tempi.

razioni ha rappresentato il simbolo universale dell’amore, dell’impegno e della celebrazione dei momenti più importanti della vita. Oggi appare chiaro che questi valori devono essere raccontati e comunicati alle nuove generazioni con strumenti e linguaggi adeguati ai tempi.

Anche il dibattito relativo ai diamanti sintetici sta entrando in una fase nuova. Sempre più Paesi produttori e organizzazioni internazionali sottolineano l’importanza di una comunicazione chiara e trasparente che permetta al consumatore di comprendere le differenze tra un diamante naturale e un prodotto ottenuto in laboratorio. Non si tratta di contrapporre due mercati, ma di garantire una corretta informazione e preservare l’identità di un bene la cui rarità deriva da un processo naturale sviluppatosi nel corso di miliardi di anni.

Ciò che più mi ha colpito durante gli incontri degli ultimi mesi è però il crescente spirito di collaborazione che sembra accomunare i diversi protagonisti della filiera. Produttori, centri di commercio, associazioni di categoria e retailer appaiono oggi più consapevoli che le sfide attuali non possono essere affrontate singolarmente. In questo contesto il prossimo World Diamond Congress di Singapore, che vedrà nuovamente riunite WFDB e IDMA in un unico grande appuntamento internazionale, assumerà un significato particolare. Sarà l’occasione per verificare se questa nuova volontà di cooperazione saprà tradursi in iniziative concrete capaci di rafforzare la fiducia dei consumatori e sostenere il valore del diamante naturale.

Le sfide restano importanti e nessuno può prevedere con certezza i tempi della ripresa. Tuttavia, dopo aver ascoltato le posizioni dei principali protagonisti del settore e aver partecipato direttamente agli incontri internazionali degli ultimi mesi, ritengo che esistano motivi concreti per guardare al futuro con moderato ottimismo. Il diamante naturale continua a possedere caratteristiche uniche di rarità, autenticità e valore emozionale che nessuna tecnologia può replicare. La vera sfida sarà quella di comunicarle con efficacia alle generazioni future.

pagina a cura di Borsa Diamanti d’Italia
sergio sorrentino “Il nostro futuro non è solo proporre naturale o sintetico, ma offrire al gioielliere tutti gli strumenti per competere”

Da oltre vent’anni Emotions rappresenta uno dei principali punti di riferimento italiani nella distribuzione di diamanti. Oggi l’azienda ha ampliato il proprio raggio d’azione affiancando ai diamanti naturali nuove soluzioni dedicate ai diamanti sintetici, ai marketplace internazionali e ai servizi digitali per il retail, grazie anche all’ingresso in azienda della seconda generazione che ha favorito l’apertura verso la Gen Z. Ne abbiamo parlato con il fondatore Sergio Sorrentino, tra i protagonisti dell’evoluzione del mercato diamantifero italiano.

 Il mercato del diamante sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Come la sta vivendo Emotions?

Il mercato è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Non parliamo soltanto dell’ingresso dei diamanti sintetici, ma di una trasformazione molto più ampia che coinvolge il modo in cui il gioielliere acquista, vende e dialoga con il cliente finale. Oggi il nostro ruolo non è semplicemente quello di fornire una pietra, ma di accompagnare il professionista mettendogli a disposizione strumenti, competenze e opportunità commerciali. È questa la direzione che abbiamo scelto di seguire.

 Emotions nasce come azienda specializzata nei diamanti naturali. Quanto resta centrale questa attività?

Rappresenta ancora il cuore della nostra identità. Da oltre vent’anni operiamo al Tarì affiancando centinaia di gioiellieri italiani nella selezione di diamanti sciolti, certificati e non certificati, oltre che di lotti destinati alla produzione. La fiducia costruita nel tempo nasce proprio dalla capacità di selezionare il prodotto giusto e garantire un servizio personalizzato. Il diamante naturale continua a rappresentare un riferimento imprescindibile per una parte importante del mercato.

 Parallelamente avete investito anche nel segmento dei diamanti sintetici attraverso il marchio Easy Diamonds. Come è maturata questa scelta? Non crediamo nelle contrapposizioni ideologiche. Naturale e sintetico rispondono a esigenze differenti e possono convivere serenamente all’interno della stessa gioielleria. Il consumatore oggi è molto più informato rispetto al passato e desidera poter scegliere. Il nostro compito è fornire ai rivenditori entrambe le opportunità, con la massima trasparenza e con un supporto tecnico adeguato. Easy Diamonds nasce proprio con questo obiettivo, e l’ingresso in azienda dei miei figli ne sta favorendo oltremodo lo sviluppo.

 Il mercato internazionale è sempre più digitale. Quanto conta oggi poter accedere rapidamente all’offerta mondiale di diamanti? È diventato fondamentale. I gioiellieri non possono più limitarsi allo stock presente in negozio o nel proprio laboratorio. Devono poter cercare rapidamente la pietra richiesta, confrontare disponibilità, caratteristiche e prezzi. Per questo partecipiamo attivamente

allo sviluppo di Diamondsonline, una piattaforma internazionale che consente di accedere a un catalogo globale, ed Emotions rappresenta il punto di riferimento per il mercato italiano, aiutando le gioiellerie a utilizzare questo strumento con competenza e sicurezza.

 Uno degli aspetti meno conosciuti della vostra attività riguarda i servizi digitali dedicati alle gioiellerie.

È probabilmente il settore destinato a crescere di più nei prossimi anni. Abbiamo sviluppato soluzioni che permettono anche alle piccole e medie gioiellerie di offrire un servizio di livello internazionale senza dover sostenere investimenti eccessivi. Penso, ad esempio, al database di diamanti integrabile direttamente nel sito del cliente, completamente personalizzato con il marchio della gioielleria e già configurato con il margine commerciale desiderato. Oppure ai sistemi touchscreen che consentono al consumatore di esplorare migliaia di pietre direttamente in negozio, trasformando l’esperienza d’acquisto.

 Avete sviluppato anche un sistema dedicato alla vendita degli anelli di fidanzamento.

Sì, attraverso kit dedicati e montature intercambiabili il cliente può configurare il proprio anello scegliendo pietra e montatura, senza che il negozio debba immobilizzare capitale in un magazzino molto ampio. È un approccio che migliora il servizio e ottimizza gli investimenti.

 Che cosa chiedono oggi i gioiellieri italiani?

Soprattutto velocità, affidabilità e consulenza. Il prodotto rimane importante, ma da solo non basta più. Il rivenditore cerca un partner capace di aiutarlo a interpretare il mercato. È su questo che stiamo concentrando gran parte dei nostri investimenti.

 Guardando ai prossimi anni, quale sarà la missione di Emotions?

Continuare a essere un punto di riferimento per il mercato italiano del diamante, mantenendo la competenza costruita nel naturale e accompagnando i gioiellieri verso le nuove opportunità offerte dall’innovazione. Crediamo che il futuro appartenga a chi saprà integrare tradizione, tecnologia e servizio. È questa la visione che guida ogni nostra scelta.

da gestionale a osservatorio del mercato: easygold racconta la nuova gioielleria italiana

Dall’analisi dei dati di migliaia di boutique emerge una convinzione: la tecnologia ha valore quando diventa invisibile, semplifica il lavoro e restituisce centralità alla relazione tra gioielliere e cliente.

easygold nasce nel 1997 come software gestionale verticale per rendere più performante il “sistema gioielleria”. Oggi è un osservatorio su un settore che sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia. “Ogni giorno entriamo, digitalmente, nelle boutique. Vediamo come vengono gestiti gli acquisti, come ruota il magazzino, quali collezioni funzionano, come cambiano le abitudini dei clienti, quali difficoltà incontrano i titolari e quali strategie producono risultatispiega Paola Tazzini, CEO di Easygold -. Questo patrimonio di esperienza, accumulato in migliaia di giornate di lavoro condivise con i gioiellieri, è probabilmente il valore più importante che Easygold possiede”.

Nella visione di Mario Panconi, Founder & CTO di Easygold, il software più è invisibile, meglio sta svolgendo bene il proprio lavoro. La tecnologia deve liberare tempo, eliminare complessità e consentire al personale di dedicarsi a ciò che nessun algoritmo potrà mai sostituire: la relazione umana. “In oltre trent’anni trascorsi al fianco dei gioiellieri, abbiamo avuto il privilegio di assistere ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, alla crescita delle boutique indipendenti e all’affermazione. Questa esperienza ci permette di cogliere dinamiche che spesso emergono solo osservando il settore nel suo insieme”.

Founded in 1997, Easygold was created as a specialized management software to improve jewelry retail operations. Today, it has become a unique observatory on an industry undergoing one of the most significant transformations in its history.

“ Vorremmo che Easygold fosse riconosciuta non solo come un’azienda che sviluppa software, ma come un interlocutore capace di interpretare il cambiamento e stimolare riflessioni utili per tutto il comparto”, spiegano Paola Tazzini e Mario Panconi, alla guida di Easygold.

“Every day, we enter jewelry boutiques digitally. we see how purchases are managed, how inventory moves, which collections perform best, and how customer habits are evolving”, says Paola Tazzini, Sales Manager at Easygold. “This experience, built through decades of working alongside jewelers, is our greatest asset”.

Easygold believes that the best software is the one users hardly notice. Technology should simplify processes, save time, and allow retailers to focus on what technology can never replace: human relationships.

“Our long-standing experience enables us to identify trends that become visible only when observing the market as a whole”, Tazzini adds. “Our goal is to be recognized not only as a software company, but as a trusted partner able to interpret change and contribute valuable insights to the jewelry industry”.

MarioPanconi e PaolaTazzini
“L’intelligenza

artificiale entra in una nuova fase: meno sperimentazione e più integrazione nei processi aziendali, con un impatto diretto su produttività e organizzazione”

intelligenza artificiale è in continua trasformazione. Ogni giorno ridefinisce potenzialità e traguardi che fino a poco prima sembravano definitivi. Un’evoluzione costante in cui Babylon, piattaforma di AI privata e agentica sviluppata da XOX Group, torna protagonista a Vicenzaoro September nove mesi dopo il debutto ufficiale.

L’appuntamento con il marchio è fissato per il 7 settembre, dalle 17.00 alle 18.00, presso l’Educational Hub (Ingresso Ovest 3), dove l'azienda presenterà il percorso di crescita compiuto dalla piattaforma e tutte le nuove prospettive di applicazione nel mondo dell'impresa. Non un secondo lancio, bensì la naturale evoluzione di un progetto che in dodici mesi ha conquistato il mercato. “Vicenzaoro sarà il contesto ideale per raccontare la nuova fase di Babylon”. - sottolinea Danilo Alagi, CEO di XOX Group.

“Vogliamo mostrare cosa è successo dopo la presentazione, quali riscontri abbiamo raccolto e in che modo l’AI privata agentica può diventare sempre più centrale nella gestione aziendale. Sarà un’occasione per

parlare meno di promessa e più di adozione, meno di AI come concetto e più di AI come strumento operativo”.

Il cuore di Babylon risiede proprio nel concetto di intelligenza artificiale agentica, che non si limita a fornire risposte, ma vuole interpretare l’obiettivo, e tradurlo in una sequenza di attività operative. Le decisioni rimangono in campo all’intelletto, ma l’AI ne accelera i processi e lo supporta concretamente nel lavoro quotidiano.

“Babylon non vuole sostituire le persone, ma ampliare la capacità produttiva di un team”, prosegue Alagi. “Affianca alle competenze umane una rete di agenti AI specializzati, in grado di intervenire su analisi, sviluppo, automazioni, reportistica, dashboard, controlli e gestione dei processi. Così anche strutture snelle possono esprimere una capacità operativa molto superiore rispetto alla loro dimensione reale, trasformando più rapidamente le decisioni in azioni”.

Un aspetto importante riguarda anche il patrimonio informativo delle imprese. La crescita esponenziale dei dati non è più soltanto una sfida quantitativa, ma diventa

babyLon

L’IA agentica torna a Vicenzaoro. Un anno dopo è tempo di cambiamento

un'opportunità grazie alla capacità del sistema di apprendere e migliorare continuamente.

Learnability e usability costituiscono infatti due fondamentali di Babylon, interpretabili e funzionali alle esigenze operative dell'azienda.

“Molte organizzazioni arrivano a noi con una consapevolezza molto chiara”, conclude Alagi. “Hanno già dati, software e infrastrutture digitali. Vedono in Babylon un modo nuovo per valorizzare ciò che hanno già costruito. Questo cambia completamente la prospettiva. Nessun imprenditore confonde davvero la parola spendere con la parola investire quando il valore è evidente. E Babylon è senza dubbio un investimento sul futuro dell’impresa”.

Babylon Returns to Vicenzaoro with the Next Evolution of Private Agentic AI

Artificial intelligence is constantly evolving. Every day it redefines capabilities and milestones that, until recently, seemed definitive. In this ongoing transformation, Babylon, the private agentic AI platform developed by XOX Group, returns to the spotlight at Vicenzaoro September, nine months after its official debut.

The company will present its latest developments on September 7, from 5:00 pm to 6:00 pm, at the Educational Hub (west Entrance 3), showcasing the platform’s growth journey and the new opportunities it offers for business applications. This is not a second launch, but rather the natural evolution of a project that has successfully established itself in the market over the past twelve months.

“Vicenzaoro will be the ideal setting to present Babylon’s next phase”, says danilo Alagi, CEO of XOX Group. “we want to show what has happened since its launch, the feedback we have received, and how private agentic AI can play an increasingly central role in business management. It will be an opportunity to talk less about promises and more about adoption, less about AI as a concept and more about AI as an operational tool”.

At the core of Babylon lies the concept of agentic artificial intelligence. Rather than simply providing answers, it interprets objectives and translates them into a sequence of operational tasks. decision-making remains firmly in human hands, while AI accelerates processes and provides tangible support in everyday work.

“Babylon is not designed to replace people, but to expand a team’s productive capacity”, Alagi continues. “It combines human expertise with a network of specialized AI agents capable of handling analysis, development, automation, reporting, dashboards, quality control, and process management. As a result, even lean organizations can achieve an operational capacity far beyond their actual size, turning decisions into action much faster”.

Another key aspect concerns companies’ information assets. The exponential growth of data is no longer simply a quantitative challenge, but an opportunity made possible by Babylon’s ability to continuously learn and improve. Learnability and usability are two of the platform's defining principles, enabling it to adapt effectively to each organization’s operational needs.

“Many organizations come to us with a very clear understanding”, Alagi concludes. “They already have data, software, and digital infrastructures in place. They see Babylon as a new way to unlock the value of what they have already built. That completely changes the perspective. No entrepreneur truly confuses spending with investing when the value is evident. And Babylon is undoubtedly an investment in the future of the business”.

Danilo Alagi, founder e CEO di XOX Group e Giulia Crivellin Marketing & Communication Strategist, durante la presentazione di Babylon a Vicenzaoro January 2026

alessandro pacenti “La sostenibilità è competitività, non burocrazia”

Il presidente del Consorzio Physis racconta il ruolo della rete che riunisce 50 imprese della filiera degli accessori metallici per il lusso: supporto normativo, innovazione, economia circolare e un dialogo sempre più stretto con le istituzioni per difendere il Made in Italy.

alessandro Pacenti è il Presidente del Consorzio Physis, un’importante rete di imprese con sede a Firenze dedicata alla sostenibilità e all’economia circolare nella filiera produttiva degli accessori metallici per il settore del lusso e della moda. Nato per guidare la transizione ecologica del comparto, il consorzio opera come un laboratorio permanente di ricerca e sviluppo. Punti chiave dell'organizzazione: supportare le aziende nell'affrontare le sfide tecnologiche, ambientali e normative. Aggrega circa 50 aziende, superando i 2 miliardi di euro di fatturato complessivo e oltre 4.000 addetti. Partecipa attivamente ai tavoli normativi internazionali, in particolare all'interno dei comitati tecnici ISO e UNI per definire gli standard degli accessori metallici.

 Quale tipo di opportunità offre il consorzio alle aziende che aderiscono?

Abbiamo una serie di servizi che eroghiamo direttamente o mediante partnership con specifiche aziende terze. Spaziamo dalla consulenza per ottenimento di certificazioni di processo o di impatto ridotto, per bilanci di sostenibilità, per il passaporto digitale di prodotto a responsabilità estesa del produttore (EPR). Inoltre offriamo consulenze per quei

servizi che si rivolgono alla parte che si occupa della sostenibilità delle aziende. No a consulenze e servizi ordinari. Non facciamo buste paga, per intenderci.

 Il consorzio offre anche consulenza per la ricerca e l’attivazione di finanziamenti: in che modo avviene questa procedura?

Abbiamo una partnership con tre aziende: una sul territorio nazionale una di livello più territoriale, e una multinazionale, cosicché le aziende consorziate possano scegliere quali misure adottare per le proprie richieste e necessità Per tutti consorziati offriamo su finanzia agevolata consulenze gratuite e soprattutto nessuna azienda prende una parte fissa a carico dell’azienda che decide di intraprendere un bando. Il Consorzio Physis offre esattamente un servizio di monitoraggio e Alert specifico “tagliato su misura” per il singolo consorziato.

E Grazie alla sua struttura di hub tecnico e legale per la filiera degli accessori moda e del lusso, non ci limitiamo ad inviare circolari generali, ma operiamo una vera e propria azione di intelligence normativa e industriale mirata: un vero e proprio Alert Normativo e di Conformità (Compliance).

 Si parla sempre molto di sostenibilità e ci sono sempre nuove regole che possono diventare molto stringenti per le aziende: Il consorzio offre soluzioni e consulenze, in che modo si affianca alle aziende in questo delicato settore?

“Attuare temi di sostenibilità, secondo noi, non vuole essere un mero esercizio di aderenza alle norme e ad uno standard ma fare emerge anche le best practices che loro praticano internamente”.

Alessandro Pacenti, presidente Consorzio Physis

Noi la sostenibilità la intendiamo in senso ampio e quindi sediamo ai tavoli internazionali di regolamentazione; ad esempio siamo consulenti tecnici di Efrag che si occupa di fare le norme tecniche della Comunità europea per la rendicontazione aziendale; sediamo ai tavoli per le regolamentazioni su sostenibilità e qualità. Cerchiamo di supportare le aziende tramite momenti formativi per far sì che possano trarre benefici dall’implementazione. Attuare temi di sostenibilità, secondo noi, non vuole essere un mero esercizio di aderenza alle norme e ad uno standard ma fare emerge anche le best practices che loro praticano internamente. Crediamo che la sostenibilità sia soprattutto sociale cioè economica e che sia figlia di un patto che una generazione fa con quella successiva… insomma è

inutile piantare alberi e licenziare dipendenti se poi finiamo fuori dal mercato.

 Come ogni anno il consorzio organizza un convegno sulle problematiche della filiera: quali risultanza sono venute fuori?

Il convegno è stato un momento nel quale abbiamo reso pubblico l’impegno di questi anni, volto sia al presidio della parte normativa sia alla parte propositiva di normative nuove. Abbiamo di fatto ragionato su vari argomenti per portare innovazione nella filiera. Ad esempio l’abbattimento del cianuro è un grande tema e va affrontato in una ottica di innovazione ma senza soluzioni che finiscano col danneggiare filiera e mercato. Nella parte più organizzativa e strategica è venuta fuori

l’esigenza di stare tutti uniti per andare a cercare nuovi settori di attivazione. Va considerato che c’è un gap di conoscenza del Made in Italy soprattutto delle giovani generazioni. Dobbiamo compiere uno scatto culturale nel far comprendere ai giovani perché i grandi brand vengono a lavorare da noi. Dobbiamo coinvolgere di più i giovani.  Qual è il rapporto con le istituzioni?

Noi sediamo al tavolo della Moda al Mimit (ministero delle imprese e del Made in Italy) quella è la sede dove riteniamo di dover far valere le nostre ragioni. Qui abbiamo fatto un grande lavoro sul mondo dei metalli facendoci portatori di iniziative politiche, istituzionali e di studio molto precise proprio per superare i limiti storici legati alla frammentazione dei codici ATECO del metallo e della moda ed il riconoscimento della filiera; va detto che il dialogo con le istituzioni è fondamentale a tutti i livelli. Faremo sicuramente di più con l’Unione europea: dobbiamo capire come arrivare ad una serie di provvedimenti che sostengano il settore. Stiamo valutando diverse opzioni, una può essere quella di fare rete con altre nazioni che hanno il nostro stesso problema per portare alla unione un progetto condiviso. Per capirci: ci sono alcune nostre eccellenze che non vengono comprese nel made in Italy. Una borsa firmata può essere Made in Italy ma la fibbia che la caratterizza, no. Ecco stiamo lavorando per colmare questa lacuna.

Ester Falletta, direttrice tecnica Consorzio Physis. Alcuni momenti dell’Annual Summit

“Questa partnership rappresenta una tappa strategica nello sviluppo del nostro 3D Metal Hub. Diventare il partner di riferimento di Tritone per il mercato della gioielleria e del lusso ci permette di contribuire direttamente allo sviluppo dei materiali e delle soluzioni che sostengono questa evoluzione”

Poliero, CEO di Legor

legor e Tritone Technologies firmano una partnership tecnologica strategica finalizzata a espandere le possibilità della manifattura additiva in metallo prezioso nel settore dell’alta gioielleria, dell’orologeria e del lusso.

La collaborazione tra Legor e Tritone nasce da un’ambizione condivisa: accelerare l’adozione delle tecnologie di manifattura additiva nei settori della gioielleria e del lusso, creando nuove opportunità per designer, maison e produttori che desiderano integrare la stampa 3D nei propri processi di sviluppo prodotto e produzione.

legor, con tritone technologies una partnership per la manifattura additiva in oro e platino

Legor and Tritone Technologies Announce Strategic Technology Partnership

Legor and Tritone Technologies have entered into a strategic partnership to expand the use of precious metal additive manufacturing in the high-end jewelry, watchmaking, and luxury sectors. The collaboration aims to accelerate the adoption of 3d printing technologies, creating new opportunities for designers, maisons, and manufacturers looking to integrate additive manufacturing into their product development and production processes.Through its 3d Metal Hub, Legor strengthens its role as a technology partner, helping companies explore new design and manufacturing possibilities. By integrating Tritone's patented MoldJet® technology, the Hub now adds 3d printing in gold and platinum to its existing HP Metal Binder Jet platform, which already supports stainless steel, silver, and bronze applications. This expanded capability enables the production of high-value jewelry with complex geometries while reinforcing Legor's leadership in additive manufacturing. As part of the agreement, Legor becomes Tritone's official manufacturing service partner for the jewelry and luxury markets.

Attraverso il proprio 3D Metal Hub, Legor si posiziona come partner tecnologico capace di accompagnare le aziende nell’esplorazione di nuove possibilità progettuali e produttive, contribuendo a un futuro della produzione orafa più innovativo, flessibile e personalizzato. Integrando la tecnologia brevettata MoldJet® di Tritone, il 3D Metal Hub di Legor, centro di eccellenza dell’azienda per la manifattura additiva, amplia ulteriormente le proprie capacità produttive introducendo la stampa 3D in oro e platino, offrendo al mercato una soluzione innovativa per la creazione di gioielli ad alto valore e geometrie complesse.

L’integrazione della tecnologia MoldJet® rafforza ulteriormente l’offerta di Legor nell’ambito della manifattura additiva, aggiungendo capacità di stampa 3D in oro e platino alla piattaforma HP Metal Binder Jet già operativa all’interno del 3D

Metal Hub per applicazioni in acciaio, argento e bronzo.

Legor così diventa official manufacturing service partner di Tritone per il mercato della gioielleria e del lusso.

Il futuro del gioiello nasce dalle competenze

La sfida è trasformare la tradizione in opportunità

er Alessia Crivelli, presidente della Fondazione Mani Intelligenti, realtà impegnata nella formazione delle nuove generazioni e nella valorizzazione del patrimonio manifatturiero italiano, il domani della gioielleria si costruisce partendo dalle persone, dalle competenze e dalla capacità di far dialogare tradizione e innovazione. Attraverso progetti che mettono in relazione scuole, imprese e territorio, la Fondazione lavora per garantire il ricambio generazionale e rafforzare un settore chiamato oggi ad affrontare cambiamenti profondi senza perdere la propria identità.

 Quali sono oggi le principali sfide che il comparto deve affrontare?

 Quali sono le leve più efficaci per avvicinare le nuove generazioni alle professioni orafe?

“Offrire esperienze concrete è la strada vincente. I giovani hanno bisogno di conoscere questo mestiere dall’interno, entrando nei laboratori, osservando il lavoro quotidiano e confrontandosi con professionisti capaci di trasmettere passione e competenze. È altrettanto importante superare gli stereotipi che ancora accompagnano il mondo dell’artigianato. Oggi lavorare nella gioielleria significa sviluppare competenze trasversali, utilizzare strumenti innovativi, confrontarsi con mercati internazionali e partecipare a processi creativi di alto livello. Raccontare questa realtà con un linguaggio vicino alle nuove generazioni è fondamentale per renderla nuovamente attrattiva”.

Formazione internazionale e confronto tra imprese

La formazione di alto livello rappresenta uno degli assi strategici della Fondazione. L'International Fine Jewellery Academy, nata dalla collaborazione tra CIBJO, Confcommercio, Fondazione Mani Intelligenti e CAPAC Politecnico del Commercio e del Turismo, propone a Milano un percorso che unisce tradizione artigianale, innovazione tecnologica, sostenibilità e standard etici internazionali. A questa visione si affianca il Valenza Gem Forum, appuntamento annuale che riunisce imprese, gemmologi e istituzioni per approfondire le principali sfide della filiera, promuovere il confronto e favorire nuove opportunità di sviluppo per il distretto orafo.

“La sfida più importante consiste nell’accompagnare il cambiamento senza disperdere il patrimonio di competenze che rende unico il nostro territorio. Oggi è necessario rendere il sapere vivo, accessibile e capace di confrontarsi con le esigenze contemporanee. La Fondazione opera proprio per creare un collegamento concreto tra il mondo della formazione e quello dell'impresa, offrendo ai giovani occasioni reali di crescita professionale. È fondamentale far comprendere che il mestiere orafo non appartiene al passato, ma rappresenta una professione altamente qualificata nella quale convivono manualità, progettazione, innovazione tecnologica e sensibilità creativa. La nostra responsabilità è costruire un ecosistema che favorisca questo incontro e renda il settore sempre più attrattivo per le nuove generazioni”.

 Come immagini l’evoluzione del gioiello nei prossimi anni, dal punto di vista creativo e produttivo?

“Sarà sempre più espressione di una cultura del progetto. Accanto all'estetica acquisteranno un ruolo centrale temi come la sostenibilità, la tracciabilità dei materiali, la responsabilità produttiva e la capacità di raccontare un’identità. Sul piano manifatturiero assisteremo a un’integrazione sempre più stretta tra il sapere artigianale e le nuove tecnologie. La progettazione digitale e i processi innovativi entreranno stabilmente nella produzione, mentre il vero valore continuerà a risiedere nelle competenze delle persone. La tecnologia sarà uno strumento a supporto della creatività e della manualità, non un elemento destinato a sostituirle”.

 Perché nel tempo l’apprendistato ha perso parte della sua efficacia?

“In realtà rimane uno degli strumenti più importanti per trasmettere competenze, ma bisogna ammettere che negli anni ha perso centralità. In alcuni casi l’attenzione si è spostata sugli aspetti burocratici, facendo passare in secondo piano il valore educativo del percorso e quella relazione di fiducia tra maestro e apprendista che ha sempre caratterizzato i mestieri artigianali. Recuperarne il significato significa tornare a investire nella formazione come processo di crescita, riconoscendo che le competenze si costruiscono con il tempo, l'esperienza e l’affiancamento. Solo così l'apprendistato potrà tornare a essere una leva strategica per il futuro del settore”.

 Tra i progetti della Fondazione quali ritieni più significativi?

“Sono particolarmente legata alle iniziative che hanno saputo creare relazioni durature tra scuola, imprese e territorio. Ogni progetto che consente ai giovani di avvicinarsi concretamente al mestiere orafo rappresenta un investimento sul futuro della nostra manifattura. La soddisfazione più grande arriva però dalle persone. Vedere ragazzi che scoprono una passione, acquisiscono fiducia nelle proprie capacità e trasformano un percorso formativo in una professione è il risultato che dà senso al lavoro della Fondazione. Quando una comunità cresce condividendo competenze, opportunità e valori significa che stiamo costruendo basi solide per il futuro”.

Alessia Crivelli, presidente della Fondazione Mani Intelligenti

Gold & Silver Italian Group diventa marchio collettivo a tutela dell’eccellenza orafa Made in Italy

Alberto Quadri:
“È l’evoluzione naturale di un percorso costruito in trent’anni di attività al fianco delle imprese del settore”

una rete di quasi cento aziende, capace di rappresentare nel suo insieme l’intera filiera orafa e un patrimonio di competenze, specializzazioni e cultura manifatturiera, che da oggi si presenta ai mercati internazionali sotto un unico simbolo: Gold & Silver Italian Group diventa marchio collettivo, a garanzia e per la valorizzazione dell’eccellenza orafa Made in Italy.

Da rete di imprese a marchio collettivo: Gold & Silver Italian Group rafforza la riconoscibilità internazionale dell'eccellenza orafa italiana, valorizzando qualità, affidabilità e identità condivisa sui principali mercati globali.

Gold & Silver Italian Group Launches Collective Trademark to Promote Italian Jewellery Excellence

Gold & Silver Italian Group has officially become a collective trademark, strengthening the international identity of nearly 100 Italian jewellery companies united by shared values of quality, craftsmanship and reliability. The new trademark, unveiled at Oroarezzo and JCK Las Vegas, represents the natural evolution of the consortium’s 30-year commitment to supporting the Italian jewellery industry. According to President Alberto Quadri, the initiative aims to enhance the global recognition of a network of companies that combine individual expertise with a common culture of excellence.

Presentata in anteprima nel corso di Oroarezzo e di JCK Las Vegas, l’iniziativa del Consorzio è già realtà e ne segna un nuovo corso, con il marchio che diventa fattore strategico per le imprese aderenti, accomunate da elevati standard di qualità, affidabilità e cultura del “ben fatto”. “Il nostro obiettivo è rafforzare la riconoscibilità internazionale di una rete che riunisce aziende diverse per dimensione e vocazione produttiva, ma accomunate dalla cultura dell’eccellenza. Vogliamo offrire ai buyer uno strumento semplice e immediato per riconoscere la forza di un sistema che sa fare squadra, mantenendo intatta l’identità di ogni singola impresa” ha dichiarato Alberto Quadri.

Identità individuale e forza collettiva rappresenteranno, quindi, uno dei principali vantaggi per le aziende affiliate. Il marchio sarà riconoscibile, ma accrescerà la credibilità e la fiducia delle imprese orafe sui mercati, matchando il dialogo con il pubblico professionale nei principali

The collective trademark will provide international buyers with an immediate guarantee of Made in Italy quality while preserving the unique identity of each member company. It also serves as a strategic tool to increase visibility, credibility and market positioning in an increasingly competitive global environment shaped by economic uncertainty, volatile precious metal prices and geopolitical challenges.

The consortium will continue promoting the new brand at major international trade fairs, including Vicenzaoro September and JIS Miami, reinforcing the competitiveness and prestige of the Italian jewellery industry worldwide.

appuntamenti internazionali del settore. Uno strumento di promozione e di posizionamento al tempo stesso, che risponde una ricchezza di specializzazioni che oggi richiedono strumenti sempre più efficaci per essere riconosciute, tutelate e potenziate sui mercati globali. Il settore orafo italiano, infatti, seppure non tema confronti sul piano della qualità, della competenza artigianale, del design e del saper fare, opera in uno scenario dinamico, condizionato dalle fluttuazioni dei mercati, dall’andamento delle materie prime e dai disequilibri geopolitici, che incidono in modo significativo sulle dinamiche internazionali.

Il percorso di consolidamento del marchio Gold & Silver Italian Group proseguirà anche nei prossimi appuntamenti internazionali del settore, a Vicenzaoro September in primis e a successivamente al JIS Miami, con l’obiettivo di rendere ulteriormente visibile e attrattivo il nostro sistema orafo come asset competitivo nel mondo.

Alberto Quadri, presidente
Gold & Silver

istanbul jewelry show

ijs 2026

La sessantesima edizione

punta

i riflettori sull’innovazione a guida del futuro della gioielleria

la tecnologia sarà uno dei principali motori di IJS Istanbul Jewelry Show, in programma dal 30 settembre al 3 ottobre 2026 presso l’Istanbul Expo Center. Organizzata da Informa Markets, la più grande manifestazione fieristica della gioielleria in Turchia, riconosciuta tra le cinque fiere internazionali di riferimento del settore, si prepara ad accogliere quasi 1.000 aziende e marchi provenienti da 15 Paesi e circa 18.000 operatori professionali attesi da oltre 120 nazioni, rinsaldando il suo ruolo come uno tra i principali hub mondiali per il business del gioiello. Crocevia tra Europa e Asia, IJS celebra inoltre quest’anno il 40° anniversario con un’edizione che si svilupperà su 50.000 metri quadrati, offrendo una panoramica completa delle nuove collezioni di gioielleria, delle creazioni in oro, dei diamanti e delle proposte dei principali marchi turchi e internazionali.

Tra le aree più attese l’IJS Tech, la vetrina delle soluzioni destinate a migliorare efficienza, qualità e competitività delle imprese. Questo spazio è destinato a diventare uno dei punti di maggiore attrattiva per aziende e professionisti. Saranno presentati macchinari, impianti, strumenti e attrezzature di ultima generazione per la lavorazione e l’automazione nella creazione di gioielli, offrendo agli operatori una carrellata delle evoluzioni che

“La 60ª edizione di IJS, coincide con un momento cruciale in cui produttori e buyer definiscono i propri programmi per la nuova stagione. Questo calendario consentirà alle aziende di delineare la progettazione e la produzione per il 2027 prima della fine dell’anno, instaurare contatti diretti con gli acquirenti internazionali e accelerare la conclusione di nuovi accordi commerciali”.

Sermin Cengiz

Founding Partner della fiera

stanno trasformando i processi produttivi del settore. Accanto all'area tecnologica, il Designer Club, che riunirà designer provenienti da diversi Paesi, mentre Art for Jewellery: Inspiration Hub proporrà seminari, installazioni artistiche e momenti di confronto dedicati alla creatività, all’ispirazione progettuale e al dialogo tra arte e gioielli.

L’edizione autunnale ha una funzione fondamentale anche sotto il profilo commerciale, poiché coincide con il periodo in cui produttori e buyer pianificano le collezioni e gli investimenti per la stagione successiva. Lo sottolinea Şer min Cengiz, Founding Partner della fiera, che ne parla come piattaforma di incontro tra domanda e offerta internazionale, capace di anticipare le tendenze e orientare le strategie della filiera. Un appuntamento che resta centrale per l’innovazione tecnologica e per lo sviluppo del business globale di tutta l’industry della gioielleria.

The 60th edition of the IJS Istanbul Jewelry Show, taking place from September 30 to October 3, 2026, will celebrate the exhibition's 40th anniversary, reinforcing its position as one of the world's leading jewelry trade hubs, with nearly 1,000 exhibitors from 15 countries and 18,000 industry professionals expected from more than 120 nations. The spotlight will be on IJS Tech, the exhibition area dedicated to jewelry manufacturing and automation technologies, alongside the designer Club and Art for Jewellery: Inspiration Hub, both focused on design, creativity, and education. The event also represents a strategic business platform where manufacturers and buyers plan collections and investments for 2027, further strengthening the show's role as a global driver of innovation and growth in the jewelry industry.

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