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9788855536806

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Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti: geolocalizzazione e censimento delle opere

a cura di

Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti: geolocalizzazione e censimento delle opere

ISBN 9788855536806

Casa Editrice Prof. Riccardo Pàtron & c. S.r.l. Via Badini 12, 40057, Quarto Inferiore, (Bo) E-mail: info@patroneditore.com - Sito: www.patroneditore.com Stampato da DigitalTeam, Fano (PU) nel mese di dicembre 2025 per conto della Pàtron Editore

7.7 Rete

7.8 Documenti

disponibili (½ SKL8, SKL9, SKL10, ½ SKL11)

7.9 Documenti disponibili inerenti alle condizioni di rischio idrogeologico

Indice delle figure

Fig. 1-1

Fig. 1-2 Effetto, sulla capacità R, degli interventi di riparazione o di manutenzione straordinaria

Fig. 1-3 Approccio multilivello e relazioni tra i diversi livelli di analisi .....................................

Fig. 5-1 Correlazione tra fogli SKL, fogli SKA, fogli SKA con dati aggiuntivi (rinumerati)

Fig. 7-1 SKL1: Anagrafica, Localizzazione, Informazioni generali

Fig. 7-2 SKA1A: Anagrafica opera - Dati opera.........................................................................

Fig. 7-3 SKA1B: Anagrafica opera - Localizzazione

Fig. 7-4 SKL2: Dati di progetto, Tutela, Stato dell’opera, Classificazione di collegamento e

Fig. 7-5 SKA2A: Anagrafica opera - Dati di

Fig. 7-6 SKA2B:

Fig. 7-7 SKL3: Dati geomorfologici e geometrici, tipologia strutturale, spalle, pile-materiale costruttivo ..........................................................................................

Fig. 7-8 SKA3A: Anagrafica opera - Caratteristiche geometriche

Fig. 7-9 SKA3B: Anagrafica opera - Caratteristiche geometriche

Fig. 7-10 SKA3C: Anagrafica opera - Elementi di vulnerabilità e Tipologia strutturale ...........

Fig. 7-11 SKA3D: Anagrafica opera - Tipologia elementi strutturali

Fig. 7-12 SKA3E: Anagrafica opera - Spalle

Fig. 7-13 SKA3F: Anagrafica opera - Pile .....................................................................................

Fig. 7-14 SKL4: Pile, Impalcato, Sistemi di protezione e d’ appoggio, Giunti, Interventi strutturali

Fig. 7-15 SKA4A: Anagrafica opera – Sistemi di protezione

Fig. 7-16 SKA4B: Anagrafica opera – Apparecchi

Fig. 7-17 SKA4C: Anagrafica opera – Giunti

Fig. 7-18 SKL5: Interventi strutturali, Interventi di manutenzione ...........................................

Fig. 7-19 SKL6: Ispezioni pregresse, Attività di monitoraggio pregresse e in corso

Fig. 7-20 SKL7: Attività di monitoraggio pregresse e in corso, Rete stradale

Fig. 7-21 SKL8: Classi di conseguenze, Documenti progettuali disponibili ..............................

Fig. 7-22 SKL9: Documenti progettuali disponibili ...................................................................

Fig. 7-23 SKL10: Documenti progettuali disponibili

Fig. 7-24 SKL11: Documenti disponibili inerenti alle condizioni di rischio idrogeologico

Prefazione

Il quaderno “Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti: geolocalizzazione e censimento delle opere” nasce nell’ambito della collaborazione di ricerca e sviluppo tra Anas Spa e il Consorzio Fabre, con la quale è stato avviato un processo di applicazione sperimentale delle “Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti” approvate dal Consiglio Superiore dei LL. PP. (nel seguito: “Linee Guida Ponti”). Le attività sono state svolte in sinergia, con l’obiettivo di analizzare i rischi rilevanti per i ponti gestiti da ANAS e hanno consentito di realizzare una ampia sperimentazione sul campo e di proporre una valutazione critica delle procedure di censimento, ispezione e classificazione dei ponti e viadotti esistenti, nonché una analisi sistematica degli esiti.

Il quaderno illustra, in particolare, gli obiettivi delle operazioni di raccolta dati previste al Livello 0 dell’approccio multi-livello, definisce le modalità con le quali condurle e chiarisce le ragioni che motivano e giustificano tali modalità, allo scopo di rendere la raccolta dati il più omogenea possibile, indipendentemente dalla figura del compilatore, che è spesso diverso da opera ad opera.

Dalla prima emissione della “Scheda di censimento di Livello 0”, avvenuta nel 2020 e poi definitivamente formalizzata nel 2022 (Allegato A - Appendici ed Allegati, LG ponti), gli enti gestori (ASPI, ANAS, ...) hanno effettuato le campagne di geolocalizzazione e censimento di Livello 0 utilizzando schede di rilevamento basate su di essa, ma con numerose integrazioni e modifiche, variabili da ente gestore a ente gestore. Il quaderno, mettendo a frutto l’esperienza congiunta maturata sul campo con Anas, presenta e discute i contenuti e caratteristiche della Scheda L0 delle LG Ponti (SKL) e della versione modificata a cura di ANAS Spa (SKA), analizzandone sistematicamente in parallelo le peculiarità applicative ed evidenziando gli elementi.

1. Premessa

Le Norme Tecniche delle Costruzioni del 2008 (NTC08, [‎1]) e relativa CIRcolare del 2009 (CIR09, [‎2]) e le Norme Tecniche delle Costruzioni del 2018 (NTC18, [‎3]) e relativa CIRcolare del 2019 (CIR19, [‎4]) introducono nel corpo normativo italiano il concetto di Vita Nominale di progetto di un’opera “convenzionalmente definita come il numero di anni nel quale è previsto che l’opera, purché soggetta alla necessaria manutenzione, mantenga specifici livelli prestazionali” (v. NTC18, § 2.4.1).

La Vita Nominale, VN, è “un parametro convenzionale correlato alla durata dell’opera al quale viene fatto riferimento in sede progettuale per le verifiche dei fenomeni dipendenti dal tempo (ad esempio: fatica, durabilità, ecc.), rispettivamente attraverso la scelta ed il dimensionamento dei particolari costruttivi, dei materiali e delle eventuali applicazioni di misure protettive per garantire il mantenimento dei livelli di affidabilità, funzionalità e durabilità richiesti” (v. CIR19, §C2.4.1).

Quindi, VN è un parametro intrinsecamente associato alle modalità di progettazione e di realizzazione, condizionato dalle scelte effettuate in fase di concezione dell’opera e di sua verifica, ma anche da quelle effettuate in fase di realizzazione e di collaudo, a cominciare da quelle legate alla qualità dei materiali e alle tecniche costruttive utilizzate.

Attribuire una VN finita ad un’opera nuova, significa attribuire all’opera una durata, ossia prendere coscienza del fatto che, al trascorrere del tempo, l’opera vede peggiorare il complesso delle sue proprietà intrinseche, sintetizzato dal termine capacità (R). Peraltro, la capacità deve sempre essere tale da soddisfare il complesso di richieste, espresse in termini di proprietà, che l’ambiente esterno e l’uso pongono all’opera, sintetizzato dal termine domanda (S).

Fig. 1-1 Andamento temporale della capacità R e della domanda S (v.1)

1 La figura reinterpreta liberamente la fig.1.7 del Melchers “Structural reliability analysis and prediction”.

La Figura 1-1. La rappresenta schematicamente l’andamento temporale attribuito alla capacità (R, curva blu) e alla domanda (S, curva rossa); ovviamente, si vuole che R sia sempre maggiore di S, ossia che la struttura abbia una capacità sempre maggiore della domanda e si indica con VN il tempo intercorrente tra il collaudo dell’opera e il momento nel quale l’eccedenza della capacità rispetto alla domanda non è più considerata sufficiente (l’opera non è più considerata “sicura” in termini di norma).

Attribuendo a VN un valore finito si prende atto del fatto che, al trascorrere del tempo, la capacità diminuisce, mentre la domanda cresce o, nella migliore delle ipotesi, rimane costante; dunque, la struttura invecchia e la misura di tale invecchiamento è data dal progressivo avvicinarsi della domanda alla capacità. In buona sostanza la struttura, come l’essere umano, nasce con un preciso DNA e un conseguente preciso valore di VN; tale valore, al trascorrere del tempo, nella migliore delle ipotesi (assenza di qualunque forma di degrado, a parte il naturale invecchiamento) resta costante, ma si divide in “vita spesa”, ossia già trascorsa, e “vita residua”, ossia che ancora deve trascorrere.

Non è immediato associare a una costruzione esistente un valore di VN, perché essa è stata progettata con normative (oggi superate) che non contemplavano la definizione del VN e, in particolare, non soddisfacevano i moderni requisiti di robustezza, resilienza, durabilità e non prevedevano un piano di manutenzione

Per consuetudine, alle costruzioni veniva comunque associata una “vita utile” di 50 anni e per le costruzioni esistenti si è soliti fare riferimento alla “vita spesa” e alla “vita residua” dell’opera; seguendo questa logica, la grande maggioranza delle opere presenti sulla rete autostradale, realizzate negli anni ’60 e ’70, ha una vita spesa almeno pari a VN ossia oggi, nominalmente, è “a fine vita”. Per comprendere meglio il rapporto implicito esistente tra le strutture e il tempo, sono utili le considerazioni che la CIR19 (§C2.4.1), introduce in merito al mantenimento delle prestazioni minime di una opera di nuova progettazione nel corso del tempo, specificando che:

“l’effettiva durata del periodo d’uso di una costruzione esce dalle possibilità di previsione progettuali, venendo a dipendere da eventi futuri fuori dal controllo del progettista; inoltre, la grande maggioranza delle costruzioni ha avuto e ha, anche attraverso successivi interventi di ripristino manutentivo, una vita effettiva molto maggiore della vita nominale di progetto quantificata nelle norme.

Va rilevato che i livelli di affidabilità, funzionalità e durabilità richiesti sono maggiori dei livelli minimi accettabili, e sono tali da far sì che l’inevitabile degrado che si verifica nel tempo non comporti riduzioni inaccettabili dei predetti livelli.

Pertanto, nelle previsioni progettuali, se le condizioni ambientali e d’uso si mantengono, nel corso di VN, nei limiti previsti, sarà possibile utilizzare l’opera senza interventi significativi di riparazione o di manutenzione straordinaria.

Peraltro, una volta effettuati detti interventi, la vita nominale di progetto originaria sarà sostanzialmente ripristinata, cosicché risulta possibile che, grazie a interventi successivi, la vita effettiva della costruzione possa essere molto maggiore della vita nominale di progetto.

La vita nominale di progetto perde così ogni connotazione di carattere “biologico”, perché essa si rinnova a seguito degli interventi di riparazione o di manutenzione straordinaria”.

Quando la capacità (R) scende al disotto di un minimo prefissato Rmin, il valore di R (e con essa di VN) può essere ripristinato attraverso interventi di riparazione o di manutenzione straordinaria, ottenendo la situazione di Fig. 1.2 (curve nere che si staccano dalla curva blu).

Fig. 1-2 Effetto, sulla capacità R, degli interventi di riparazione o di manutenzione straordinaria.

A tale riguardo, a partire dal 2020, sono stati pubblicati due importanti decreti del MIMS e un documento correlato di ANSFISA:

• Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti” (LG ponti, [5]).

• Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio delle gallerie esistenti lungo le strade statali o autostrade gestite da Anas S.p.A. o da concessionari autostradali (LG gallerie, [6]).

• Istruzioni Operative per l’applicazione delle Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti (IO ANSFISA, [7]).

I primi due documenti, nella piena consapevolezza che il problema avrà bisogno di decenni per giungere a una definitiva conclusione, lo affrontano in un’ottica di classificazione del rischio o, meglio, di stima della Classe di Attenzione (CdA) da attribuire a ciascuna opera; ciò si inquadra in un approccio generale multilivello che, partendo dalla geolocalizzazione e censimento delle opere da analizzare, arriva alla stima di una CdA sulla base della quale si perverrà, nei casi previsti dalla metodologia, alla verifica di sicurezza. Il terzo documento illustra le idee sottese dai primi due, fornendone le più ampie spiegazioni.

Gli esiti della classificazione e della verifica costituiscono utili informazioni per una eventuale successiva valutazione dell’impatto trasportistico, tramite un’analisi della resilienza della rete.

Nel dettaglio, sono approfondite le metodologie necessarie per sviluppare l’approccio proposto, quali la geolocalizzazione e il censimento delle opere, l’esecuzione su di esse delle ispezioni, iniziali e speciali finalizzate alla redazione delle schede di difettosità dell’opera e, conclusivamente, alla stima della CdA, collegandola ai possibili rischi rilevanti: strutturale (statico e fondazionale), sismico, idraulico e da frana.

Tali rischi, inizialmente analizzati separatamente in termini di pericolosità, vulnerabilità, esposizione, dalla CdA sono poi riuniti in un’unica classificazione generale.

L’impiego di un approccio multilivello per la gestione delle opere esistenti è giustificato, come già detto, dal loro numero; la complessità e, quindi, l’onerosità delle ispezioni, delle indagini, dei controlli, dei monitoraggi e delle verifiche da effettuare, è calibrata valutandone di volta in volta, seppur in modo approssimato e qualitativo, l’effettiva necessità e urgenza; ciò avviene in funzione dello stato attuale dell’opera, pervenendo ad un metodo di valutazione della CdA che è omogeneo ed uniforme al variare delle tipologie di infrastruttura.

L’approccio multilivello proposto prevede:

• Valutazioni speditive, estese a tutte le opere, raccolte in un gruppo articolato su tre Livelli rappresentati dalla geolocalizzazione e dal censimento (VAL0), dalle ispezioni e dalle schede di difettosità (VAL1), dalla classificazione (VAL2).

• Valutazioni puntuali, di complessità maggiore, ma concentrate su singole opere, raccolte in un gruppo articolato su due Livelli rappresentati dalle valutazioni preliminari (VAL3) e dalle valutazioni accurate (VAL4).

Infine, l’approccio multilivello prevede un sesto Livello che nel seguito non verrà esaminato; si rimanda chi fosse interessato all’esame del sesto Livello, alle IO ANSFISA [7].

Più in dettaglio, il gruppo articolato su tre Livelli comprende:

• Il Livello 0, esteso a tutte le opere, che prevede la geolocalizzazione e il censimento di ciascuna opera (VAL0) mediante la raccolta delle informazioni e della documentazione al riguardo disponibili.

• Il Livello 1, esteso a tutte le opere (già censite a Livello 0), che prevede l’esecuzione di ispezioni e la redazione di schede di difettosità di ciascuna opera (VAL1) mediante l’esame visivo diretto e il rilievo speditivo dell’opera e delle caratteristiche geo-morfologiche ed idrauliche dell’area in cui l’opera sorge, tese a individuarne lo stato di degrado e le principali caratteristiche strutturali e geometriche, nonché potenziali condizioni di rischio associate a eventi franosi o ad azioni idrodinamiche.

• Il Livello 2, esteso a tutte le opere (già censite a Livello 0 ed esaminate a Livello 1), che consente di valutare il livello di rischio di ciascuna opera, sulla base di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione stimate elaborando i dati raccolti a Livello 0 e a Livello 1, dunque di attribuirgli una tra le cinque CdA previste (Alta, Medio-Alta, Media, Medio-Bassa, Bassa).

Sin qui sono state esaminate tutte le opere, attribuendo ad ognuna una CdA e, di conseguenza, stabilendo una classificazione; in funzione di tale classificazione, si procede con uno dei due Livelli successivi, che non riguardano tutte le opere, ma solo quelle con CdA Alta, Medio-Alta, Media.

Più in dettaglio, il gruppo articolato su due Livelli comprende:

• Il Livello 3, obbligatorio per le opere con CdA Medio-Alta e Media, che prevede l’esecuzione di valutazioni di sicurezza preliminari (VAL3) atte a comprendere, unitamente all’analisi della tipologia ed entità dei dissesti rilevati nelle ispezioni eseguite al Livello 1, se sia comunque necessario procedere ad approfondimenti mediante l’esecuzione di verifiche di sicurezza accurate di Livello 4.

10 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

• Il Livello 4, obbligatorio per le opere con CdA Alta, che prevede l’esecuzione di valutazioni di sicurezza accurate (VAL4) sulla base di quanto indicato dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC18) vigenti.

Dal Livello 0 al Livello 4, la complessità, il livello di dettaglio e l’onerosità di indagini e analisi aumentano, il numero di opere su cui applicarle e il livello di incertezza dei risultati ottenuti, si riducono.

In buona sostanza la CdA attribuisce alle opere un ordine di priorità (le priorizza2, così da individuare quali opere esaminare prima e quali dopo); in questo modo si esaminano prima, più approfonditamente e con analisi più impegnative, solo le opere più preoccupanti che sono significativamente meno numerose del totale delle opere.

In tal modo, si prefigura una possibile soluzione alla pesante sproporzione esistente tra numero di opere da esaminare (su cui, eventualmente, intervenire) e ridotte risorse disponibili, anno per anno, per esami e interventi.

Complessivamente, il flusso logico che definisce le condizioni che regolano il passaggio da un Livello al Livello successivo e la VAL che compete a ciascun Livello, sono mostrati in Fig. 1.3.

La assegnazione a ogni opera della CdA che la caratterizza e la conseguente priorizzazione delle opere è l’obiettivo principale dell’intera operazione e, come tale, deve essere sempre presente ai tecnici che all’operazione partecipano operando a Livello 0 (VAL0) e a Livello 1 (VAL1).

Dunque, i dati raccolti sono destinati a stimare la CdA (sulla base dell’entità del rischio stimata) e i dati che concorrono alla stima di tale rischio sono:

• Dati di pericolosità (caratteristiche dell’ambiente in cui l’opera sorge e dei carichi che la interessano, in conclusione utili per stimare la domanda).

• Dati di vulnerabilità (caratteristiche meccaniche e stato di conservazione dell’opera, in conclusione utili per stimare la capacità).

• Dati di esposizione (caratteristiche dell’uso che dell’opera si fa, in conclusione rapporto capacità/domanda desiderato che, a seconda dell’uso, varia).

2 La priorizzazione delle attività è bene illustrata al § 1.5 delle IO ANSFISA.

Fig. 1-3 Approccio multilivello e relazioni tra i diversi livelli di analisi.

2. Contesto, obiettivi e struttura del quaderno

Il presente quaderno, operando in accordo con quanto illustrato nel Cap. 1 e riferendosi, in particolare (v. § 1.1 delle LG ponti), a “ponti e viadotti esistenti (nel seguito semplicemente “ponti” o “opere”), ove per ponti e viadotti si intendono le costruzioni, aventi luce complessiva superiore ai 6.0 m, che permettono di oltrepassare una depressione del terreno o un ostacolo, sia esso un corso o uno specchio d’acqua, altro canale o via di comunicazione o una discontinuità naturale o artificiale”, illustra (v. § 3) gli obiettivi delle operazioni di raccolta dati previste dal Livello 0 e definisce (v. § 4) le modalità con le quali condurle e le ragioni che motivano e giustificano tali modalità, al dichiarato scopo di rendere la raccolta dati il più omogenea possibile, indipendentemente dalla figura del compilatore, di necessità spesso diversa da opera ad opera.

Per la geolocalizzazione e il censimento si compila la “Scheda di censimento di Livello 0” (v. Allegato A, Appendici ed Allegati, LG ponti, [5]) che è articolata in 11 fogli; nel seguito, ci si riferirà ad essa utilizzando l’acronimo SKL seguito dal numero progressivo di quello, tra gli 11 fogli, che al momento si sta esaminando.

Nel periodo intercorso tra la prima comparsa della SKL (2020) e la sua definitiva formalizzazione (2022, [5]) dagli enti gestori (ASPI, ANAS ecc.), sono state intraprese campagne di geolocalizzazione e censimento di Livello 0 utilizzando schede di rilevamento ricavate dalla SKL, ma apportandole numerose integrazioni e modifiche, variabili da ente gestore a ente gestore.

Nel seguito (v. § 5), in forza della convenzione tra FABRE e ANAS nella quale rientra la stesura del presente quaderno, si esamineranno insieme la SKL e la sua versione modificata a cura di ANAS Spa, riferendosi con la sigla SKA alla SKL così integrata.

3. Obiettivi della geolocalizzazione e del censimento

La geolocalizzazione e il censimento delle opere, previsti dal Livello 0 dell’approccio multilivello, consistono nel catalogare tutte le opere presenti sul territorio, per conoscerne le caratteristiche principali espresse in termini di:

• Geolocalizzazione, dunque ambiente nel quale sorgono (dal che la stima della domanda e, quindi, della pericolosità).

• Geometria e caratteristiche strutturali, dunque comportamento in presenza di carichi e azioni (dal che la stima della capacità e, quindi, della vulnerabilità).

• Rete stradale in cui sono inserite e uso che se ne fa (dal che la stima della esposizione).

Come già detto, pericolosità, vulnerabilità e esposizione sono i tre parametri che concorrono alla stima del rischio cui ciascuna opera è soggetta e alla conseguente attribuzione ad essa di una CdA.

La geolocalizzazione e il censimento permettono di creare un database delle opere finalizzato a catalogare il vasto patrimonio infrastrutturale esistente; a tal fine è importante che, ogni volta che si acquisisce nuova documentazione, i dati preesistenti vengano aggiornati e allineati ad essa

Le informazioni del Livello 0 consentirebbero di suddividere i ponti in macro-classi e individuare un ordine di priorità delle ispezioni visive e di redazione delle schede di difettosità previste dal Livello 1. Tale ordine sarebbe stato utile per programmare le attività successive, ma non è stato mai definito e impiegato, visto che anche le valutazioni di Livello 1 (VAL1) sono state svolte a tappeto.

Inoltre, i dati raccolti nella geolocalizzazione e nel censimento (Livello 0) e nelle successive ispezioni visive in cerca dei difetti presenti sulle strutture (Livello 1), da effettuare sempre su tutte le opere, passando per la fase di classificazione e attribuzione della CdA (Livello 2), da effettuare sempre su tutte le opere, permettono di individuare i casi con CdA Alta, Medio-Alta, Media in cui è obbligatoria l’effettuazione di una verifica della sicurezza, preliminare (Livello 3) se CdA è Medio-Alta o Media, approfondita (Livello 4) se la CdA è Alta.

4. Modalità

di

acquisizione e di rappresentazione dei dati

La struttura della SKL e le informazioni in essa contenute sono coerenti con quanto previsto dal D.M. n. 430, 08.10.2019, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la formazione dell’Archivio Informatico Nazionale delle Opere Pubbliche (AINOP).

La maggior parte delle informazioni richieste sono documentali; di conseguenza, per la necessità di accedere agevolmente agli archivi, è opportuno iniziare la compilazione della SKL operando in ufficio, prima di qualunque attività sul campo. Una successiva verifica, operata sul campo, valuterà la correttezza dei dati d’archivio, accertando che il dato documentale non confligga con il dato reale.

Le informazioni raccolte richiedono le competenze di più specialisti (architetto, ingegnere strutturista, geologo, ingegnere geotecnico, ingegnere idraulico); in ragione di ciò è opportuno conservare traccia dell’operato delle diverse competenze, allegando le relative valutazioni alla scheda compilata; anche questo fatto suggerisce di iniziare la compilazione della SKL in ufficio e non sul campo.

Inoltre, anche se non richiesto espressamente, è evidente che ciascuna SKL sarà agevolmente riconducibile ai suoi compilatori e ciò suggerisce l’opportunità che ciascuna valutazione sia riconducibile a chi l’ha formulata, dunque l’utilità di conservare chiara traccia di tutta la mole di documenti che ha portato a compilare una SKL nella sua versione finale. La compilazione della SKL in ufficio avviene sulla base dell’analisi delle informazioni e della documentazione disponibili, nonché impiegando sistemi di mappatura informatizzati; il reperimento della documentazione tecnica ed amministrativa è cruciale per raccogliere le informazioni necessarie alla successiva valutazione preliminare dei fattori di rischio (pericolosità, vulnerabilità, esposizione).

Pertanto, si sottolinea l’importanza di eseguire una ricerca documentale accurata e approfondita, condotta sia sui documenti tecnici (consentono di ricostruire progetto, appalto, esecuzione, successivi interventi e quant’altro), sia sui documenti amministrativi (consentono di ricostruire gli aspetti formali delle fasi realizzative e di trasformazione subìte dall’opera nel corso degli anni).

L’attendibilità e correttezza dei dati reperiti (Livello 0) è poi verificata nella ispezione e rilievo dei difetti operata in situ (Livello 1)

Vengono raccolti anche dati sul ruolo che il manufatto ha nel sistema di trasporti, definendone la rilevanza rispetto al soddisfacimento di bisogni di mobilità e trasporto, quindi dal punto di vista socioeconomico (per individuare l’esposizione). Al riguardo, si debbono analizzare, in termini di volumi di traffico giornaliero e tipologia di traffico, le reti stradali o di trasporto di appartenenza delle opere censite, e raccogliere le informazioni che permettono di stimare la presenza, lunghezza e percorribilità delle alternative stradali disponibili, in caso di eventuali limitazioni o chiusure, al transito dei veicoli, dei ponti classificati.

Tali informazioni possono essere acquisite, ad esempio, raccogliendo i risultati di studi trasportistici specifici già condotti o, in mancanza di questi, essere fornite dall’ente amministrativo di competenza.

5. La SKL e la sua versione integrata SKA

Come già detto ANAS Spa, nell’avviare la geolocalizzazione e il censimento, ha integrato la SKL con l’inserimento di ulteriori informazioni, a suo avviso utili, producendo la SKA. Si tratta di una esperienza di grande interesse e rappresentatività, considerando l’ampiezza e varietà del patrimonio infrastrutturale gestito e la struttura organizzativa dell’ente, che costituisce indubbiamente un riferimento di grande importanza nel contesto italiano, anche per enti e gestori di dimensione minore, pur con le loro peculiarità.

La SKA è articolata in 29 fogli; nel seguito, come già per la SKL, ci si riferirà ad essa con la sigla SKA seguita dal numero progressivo di quello, tra i 29 fogli, che al momento si sta esaminando.

In linea di principio, la SKA tratta gli stessi argomenti trattati dalla SKL e nello stesso ordine; peraltro, per molti argomenti, la SKA raccoglie più dati della SKL e formalizza la raccolta in modo diverso, dal che il rapporto circa pari a tre tra il numero di fogli della SKA e il numero di fogli della SKL.

La relazione, in termini di argomenti trattati, tra fogli SKL e fogli SKA è illustrata dalle prime due colonne della tabella di Fig. 5.1 che mostrano quali fogli della seconda vadano messi in relazione con ciascun foglio della prima e come l’ordine di trattazione sia, sostanzialmente, lo stesso.

Peraltro, le informazioni raccolte dalla SKA, pur sovrapponibili (argomento per argomento) a quelle della SKL, sono più numerose di queste ultime; dunque, a un unico foglio SKL corrispondono più fogli SKA, ma le informazioni aggiuntive sono presenti solo in alcuni di questi ultimi.

Nel seguito, si è ritenuto utile identificare i fogli di SKA contenenti informazioni aggiuntive aggiungendo, alla sigla SKA e al numero di foglio SKL cui tali informazioni si riferiscono, una lettera in ordine alfabeticamente crescente. I fogli SKA contenenti informazioni aggiuntive, così rinumerati, sono indicati nella terza colonna della tabella di Fig. 5.1.

SKL SKA SKA rinumerati

SKA1

SKA2 SKA1A

SKA3

SKL1

SKL2

SKA4 SKA1B

SKA5

SKA6

SKA7 SKA2A

SKA8

SKA9 SKA2B

SKA10 SKA3A

SKA11 SKA3B

SKA12 SKA3C

SKL3

SKL4

SKA13 SKA3D

SKA14 SKA3E

SKA15 SKA3F

SKA16

SKA17 SKA4A

SKA18 SKA4B

SKA19 SKA4C

SKL5

SKA20 SKA21

SKL6 SKA22

SKA23

SKL7

SKA24

SKA25

SKL8 SKA26

SKL9 SKA27

SKL10 SKA28

SKL11 SKA29

Fig. 5-1 Correlazione tra fogli SKL, fogli SKA, fogli SKA con dati aggiuntivi (rinumerati).

6. La logica sottesa dalla SKL

Nel compilare i vari fogli della SKL è bene avere una idea chiara dell’organizzazione logica che è dietro l’ordine nel quale essi sono presentati; infatti, una migliore comprensione di tale organizzazione consentirà di cogliere la logica che la ha guidata e aiuterà a compilare i fogli allineandosi ad essa.

I primi fogli di SKL, da 1 a 4 compreso, sostanzialmente descrivono la situazione dell’opera all’atto della sua entrata in servizio, dunque raccolgono, a volte in pagine distinte e distanti, Informazioni generali, Localizzazione, Dati Geomorfologici, Caratteristiche geometriche, Tipologia strutturale e Materiali di Spalle, Pile, Impalcato, per concludere con Sistemi di protezione, Apparecchi di appoggio, Giunti. Completata così la descrizione dell’opera alla nascita, la si ricollega alla situazione attuale attraverso lo Stato dell’opera per descrivere poi, con i successivi fogli 5, 6 e prima metà del 7 di SKL, le modifiche subite dall’opera, dall’entrata in servizio ad oggi, a causa degli Interventi strutturali, nonché le attività finalizzate a mantenerne il livello di efficienza richiesto attraverso Interventi di manutenzione, Ispezioni pregresse, Attività di monitoraggio (pregresse o in corso). Dunque, i primi 6,5 fogli della SKL descrivono l’ambiente nel quale l’opera sorge e l’opera stessa, seguendone l’evoluzione, dalla costruzione ad oggi, per illustrare poi le attività ispettive, manutentive e di monitoraggio destinate a valutare e controllare il suo stato di conservazione. In altri termini, si sono raccolti dati utili a individuare la pericolosità e la vulnerabilità dell’opera. Mancano ancora informazioni sull’uso che dell’opera si fa, così da stimarne l’esposizione. A ciò provvedono la seconda metà del foglio 7 e la prima metà del foglio 8 della SKL che descrivono, rispettivamente, la Rete stradale cui l’opera appartiene (la descrizione è estesa e particolareggiata3) e le Classi di conseguenze prevedibili in caso di eventuale collasso. I dati così forniti sono sufficienti per una prima valutazione dell’esposizione. Conclusivamente, dunque, si è a questo punto in grado di fornire una prima stima della entità del rischio cui l’opera è soggetta. Peraltro, mancano informazioni in merito all’attendibilità delle valutazioni sin qui svolte. A ciò provvedono la seconda metà del foglio 8 e i fogli 9, 10 e prima metà dell’11 della SKL, che raccolgono, dettagliandone origini e contenuti, tutta la documentazione disponibile in merito a: Progetto, Direzione Lavori, Realizzazione, Varianti in corso d’opera, Collaudo, Manutenzione, Segnalazioni di criticità, Progetti e Interventi per incrementare il grado di sicurezza. Questa ampia e dettagliata documentazione, per la quale si prevede o meno (Sì, No) la disponibilità, precisandone l’origine (Fonte) e raccogliendo i possibili documenti a supporto (Allegati), andrebbe poi organizzata in modo sistematico, almeno valutandone credibilità e utilità sulla base di regole chiaramente enunciate e valide per tutti. Tutto ciò, purtroppo, manca ed è lasciato alla sensibilità del singolo rilevatore.

La raccolta documentale si conclude con la seconda metà del foglio 11 che raccoglie Documenti disponibili inerenti alle condizioni di rischio idraulico e frane e, assai generiche, Altre documentazioni Sostanzialmente, si tratta di un rinvio alle valutazioni di Livello 1 (VAL1), che non sono trattate in questo quaderno.

3 Un esame, anche superficiale, della seconda metà del foglio 7 e dell’inizio del foglio 8 giustifica ampiamente tale valutazione.

7. Puntuale illustrazione della SKL

Le informazioni raccolte dalla SKA, oltre a essere più numerose di quelle raccolte dalla SKL, manifestano qualche ambizione in più.

Infatti, mentre la SKL punta a definire le caratteristiche di ciascuna opera in termini medi e, a fronte di parametri appartenenti alla stessa opera, ma significativamente variabili (ad es. luce delle campate, altezza delle pile, ecc.), lascia al rilevatore il compito di individuarli, la SKA, nelle stesse situazioni, affianca al valore medio il valore massimo/minimo, ossia chiede al rilevatore di precisare anche la dispersione, non solo il valore medio, tipici dell’opera.

Inoltre, per molte informazioni con riflessi diretti di ordine amministrativo e regolatorio (ad es. Ente vigilante, ecc.) o di ordine normativo (ad es. presenza o assenza di marciapiedi e loro dimensione, ecc.), la SKA è più circostanziata ed esauriente della SKL

In conseguenza di ciò, nella successiva illustrazione dei fogli SKL, si è ritenuto utile evidenziare quali siano le informazioni ulteriori raccolte dalla SKA e in quale foglio ciò avvenga, contemporaneamente creando un riferimento diretto al foglio SKL con cui si correlano.

Le informazioni aggiuntive, oltre ad essere evidenziate, verranno valutate in termini di utilità e opportunità, così da suggerire possibili modifiche per una futura revisione della SKL.

Inoltre, quanto a possibili modifiche e a future revisioni della SKL, è bene segnalare come, sia la SKL che la SKA (più la prima che la seconda, come già detto), tendano a effettuare il rilevamento in termini di caratteristiche medie e come questo comportamento sia generalizzato, interessando tutte le situazioni, anche quelle nelle quali il rilevamento della variabilità sarebbe utile, opportuno e non particolarmente più gravoso (ad es. sistemi di protezione, apparecchi d’appoggio, giunti ecc.).

In una futura possibile revisione di SKL sarebbe utile descrivere meglio tali situazioni, trattando più puntualmente la variabilità di uno stesso parametro su una singola opera, così da fornire un quadro d’insieme dell’opera più efficace e fedele alla realtà.

Nelle presentazioni che seguono, ogni foglio SKL sarà illustrato separatamente, insieme ai fogli SKA (uno o più) che ad esso si correlano, ma solo a condizione che questi ultimi aggiungano informazioni e tali informazioni siano giudicate utili e opportune.

Anche le figure seguiranno lo stesso ordine di presentazione; in particolare, le figure mostreranno ciascun foglio SKL nella forma ancora da compilare, mentre, dei fogli SKA (uno o più) che ad esso utilmente si correlano, si fornirà un esempio compilato.

Ovviamente, la divisione della SKL in fogli è legata a ragioni grafiche, non concettuali; di conseguenza, gli stessi argomenti saranno talora presenti su più fogli e verranno trattati, necessariamente, in forma frammentaria.

Per contenere al massimo gli effetti di tale frammentarietà si segnalerà sempre quali siano i fogli i SKL da considerare insieme e quali le informazioni contenute in un singolo foglio siano da abbinare al foglio immediatamente precedente o immediatamente successivo.

analisi di livello 0 per i ponti esistenti 19

Infine, è bene segnalare come le ulteriori informazioni raccolte da SKA, anche se utili e opportune, esplichino a pieno la loro utilità solo se impiegate sistematicamente nell’espletamento delle attività previste a Livello 1 (VAL1) e a Livello 2 (VAL2).

Nell’esecuzione di ispezioni e nella redazione di schede di difettosità di ciascuna opera (VAL1), le informazioni aggiuntive saranno utili per motivare le differenze riscontrate tra le diverse pile e le diverse campate, altrimenti difficili da comprendere, disponendo di informazioni meno dettagliate.

Nell’attribuzione della CdA a ciascuna opera (VAL2), le informazioni aggiuntive saranno utili purché impiegate per articolare meglio l’attribuzione alle classi Alta, Medio Alta, Media (le uniche che comportino la necessità del successivo passaggio per VAL3 e VAL4), se del caso rivedendo le indicazioni delle LG ponti.

7.1 Anagrafica, Localizzazione, Informazioni generali (SKL1, SKA1A, SKA1B)

Il foglio di competenza (SKL1, v. Fig. 7.1) inizia con l’Anagrafica dell’opera (Codice IOP, Nome Ponte/Viadotto4 , Strada di appartenenza, Progressiva chilometrica iniziale e finale).

Si passa poi alla Localizzazione, che inizia dai dati relativi alla toponomastica (Regione, Provincia, Comune, Località in cui l’opera ricade), per proseguire con la geolocalizzazione (Coordinate geografiche e cioè altezza sul livello del mare, latitudine, longitudine di Centro, Inizio e Fine dell’opera). Si deve precisare se le coordinate sono le ETRS89 (European Terrestrian Reference System del 1989) nella versione del 2008 (convenzionalmente indicate come ETRF2000) o le WGS84 (World Geodetic System del 1984). Il sistema di riferimento è datato perché le placche tettoniche si spostano e la geolocalizzazione varia con esse 5 .

In particolare l’Italia, con Il Decreto 10 Novembre 2011 “Adozione del Sistema di Riferimento geodetico nazionale”, ha previsto che il Sistema di Riferimento geodetico nazionale adottato dalle amministrazioni sia costituito dalle ETRF2000; la materializzazione delle ETRS89 è stata fatta dall’IGM (Istituto Geografico Militare) tramite una serie di stazioni permanenti di cui si misura, con grande precisione e metodi satellitari, la posizione e che formano la RDN (Rete Dinamica Nazionale).

Il decreto precisa anche che tutti i dati cartografici devono essere convertiti al nuovo riferimento ma, da parte di alcune regioni, c’è un forte di ritardo nella gestione del proprio repertorio cartografico; ciò spiega la necessità della precisazione.

La Localizzazione si conclude con l’indicazione della Sismicità dell’area (espressa in termini di accelerazione di riferimento del suolo ag, adimensionalizzata (ag /g) e riferita a suolo A e TR = 475 anni) e degli eventuali Fenomeni erosivi e di alluvionamento e Fenomeni franosi, articolati in Assenti, Già valutati, Da verificare. Si passa poi alle Informazioni generali sull’opera (Proprietario, Concessionario, Ente vigilante).

4 È un ponte, se l’opera scavalca un corso d’acqua, un viadotto, in caso contrario.

5 Si parla sempre di quantità molto contenute, dell’ordine dei millimetri all’anno.

20 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

I fogli SKA corrispondenti a SKL1 sono in totale 6 (da 1 a 6 compreso) e raccolgono i dati in ordine lievemente diverso da quello proposto da SKL. Sostanzialmente, le informazioni raccolte sono le stesse raccolte da SKL; a ciò fanno significativa eccezione solo il foglio 2 e il foglio 4 di SKA.

Il foglio SKA1A (foglio 2, v. Fig. 7.2), oltre ad attribuire all’opera un ulteriore codice (Codice Opera), articola meglio l’Ente vigilante (sono possibili 10 fattispecie, che mutuamente si escludono) e richiede il Gestore viabilità (sono possibili 10 fattispecie, che mutuamente si escludono).

Infine, lo SKA1A aggiunge alle informazioni richieste la Autorità distrettuale, così che si precisi un ente cui necessariamente riferirsi nei casi (ponti) in cui si abbiano corsi d’acqua attraversati e, a seguire, propone di aggiungere (foglio 3) una fotografia d’insieme dell’opera, per facilitarne il successivo riconoscimento.

L’integrazione (SKA1A) è opportuna perché connette meglio il quadro informativo alla realtà italiana, evidenziando la necessità di distinguere tra Ente vigilante e Gestore viabilità; ciò è utile per segnalare:

• La possibilità che Ente vigilante e Gestore viabilità siano due entità distinte;

• Le numerose variazioni possibili sul tema (10), indicando in modo univoco quali variazioni considerare, così da rendere omogenea la compilazione della scheda, anche se ad opera di operatori diversi;

• I riflessi autorizzativi che ciò comporterebbe, qualora si dovessero eseguire lavori.

Il foglio integrativo SKA1B (foglio 4, v. Fig. 7.3), completa la geolocalizzazione con le coordinate CTR (Cartografia Tecnica Regionale), chiedendone Scala e Numero toponimo6 Infine, lo SKA1B individua meglio la Sismicità del sito chiedendo sia la Categoria di sottosuolo (A, B, C, D, E), sia la Categoria topografica (T1, T2, T3, T4); tutti e due i gruppi di dati sono stimati in accordo con le definizioni delle NTC18, § 3.2.3.

L’integrazione (SKA1B) è opportuna perché completa le caratteristiche del sito nel quale l’opera sorge consentendo di definire, in accordo con la norma, la sua pericolosità sismica

Le informazioni richieste da SKL1 (integrato da SKA1A e SKA1B), con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, caratterizzano l’opera e il sito nel quale essa sorge. Ciò avviene attraverso:

• Anagrafica e Informazioni generali, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile, chiariscono i referenti a cui ricorrere nelle eventuali fasi autorizzative che si dovessero rendere necessarie (Ente vigilante, Gestore viabilità, Autorità distrettuale), localizzano temporalmente l’opera e gli eventuali interventi su di essa (Anno di costruzione/ristrutturazione) così da consentire di attribuirla correttamente alla normativa di competenza e di stimare, conclusivamente, la capacità dell’opera e, quindi, la sua vulnerabilità.

6 Una tavola della CTR è identificata attraverso un nome (il toponimo della principale località presente nella tavola), e un codice numerico di sei cifre. Le prime tre cifre del codice sono il numero identificativo del foglio corrispondente della Carta d’Italia (da 001 a 652); le successive due cifre identificano la sezione nella griglia 4×4, numerando ciascuna delle 16 caselle da ovest e da nord (da 01 a 16); l’ultima cifra vale 0 se si fa riferimento all’intera sezione o 1-4 se si fa riferimento a uno dei quattro elementi (di quattro caselle ciascuno) numerati in senso orario, a partire da quello a nordest.

Fig. 7-1 SKL1: Anagrafica, Localizzazione, Informazioni generali.

Fig. 7-2 SKA1A: Anagrafica opera - Dati opera.

22 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Fig. 7-3 SKA1B: Anagrafica opera - Localizzazione.

Localizzazione, che individuando il sito nel quale l’opera sorge permette di definire la pericolosità ambientale e i parametri fisici e qualitativi al riguardo disponibili (Sismicità dell’area, Categoria di sottosuolo, Categoria Topografica) e segnala eventuali fenomeni pericolosi già avvenuti (Fenomeni …) che è sempre bene conoscere per gli inevitabili riflessi che essi hanno nel definire le azioni ambientali e l’eventuale superamento delle azioni di norma, così da stimare, conclusivamente, la domanda sull’opera e, quindi, la pericolosità cui essa è esposta.

7.2 Progetto, Tutela, Stato e Classificazione (SKL2, SKA2A, SKA2B))

Il foglio di competenza (SKL2, v. Fig. 7.4) inizia con i Dati di progetto (Progettista, Norma di progetto, Ente approvatore, Anno di progettazione dell’opera, espresso in termini di Data inizio, Data fine, Data approvazione), formulando le date in anni e precisando se l’anno sia Effettivo o Presunto

Si passa poi alla Tutela ai sensi del D.L. 22 gennaio 2004, n. 427 , iniziando con i Provvedimenti di tutela dell’opera, per proseguire precisando chi sia l’Autore della progettazione di tale tutela e concludere confermando o meno l‘Inserimento del ponte nell’ambito dei piani paesaggistici vigenti/adottati.

7 Il D.L. citato, del quale si consiglia la consultazione, è liberamente scaricabile dal link sotto riportato: https://www.bing.com/ck/a?!&&p=999131119e25442a1ca59105159052da419557cce8a47831c64374f49 d663669JmltdHM9MTczMjgzODQwMA&ptn=3&ver=2&hsh=4&fclid=1c6eeb26-9612-608b-1798ff5897cf612b&psq=dl+22+gennaio+2004&u=a1aHR0cHM6Ly93d3cuaXNwcmFtYmllbnRlLmdvdi5pdC9maWxlcy9tdXNlby9kLmxnczQyLTIwMDQucGRm&ntb=1

Occorre premettere che, riferendosi il D.L. citato al “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, emanato ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 ed entrato in vigore il 1° maggio 2004, le prescrizioni di salvaguardia dei piani paesaggistici riguardano i territori nei quali l’opera ricade (dunque indirettamente, non direttamente, l’opera).

Venendo ora alle specifiche prescrizioni, il D.L., all’Art. 3 Tutela del patrimonio culturale, afferma quanto riportato ai successivi commi 1 e 2:

1. La tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.

2. L’esercizio delle funzioni di tutela si esplica anche attraverso provvedimenti volti a conformare e regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.

Il D.L. prosegue poi con l’Art. 4 Funzioni dello Stato in materia di tutela del patrimonio culturale che, ai successivi commi 1 e 2, afferma:

1. Al fine di garantire l’esercizio unitario delle funzioni di tutela, ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione, le funzioni stesse sono attribuite al Ministero per i beni e le attività culturali, di seguito denominato “Ministero”, che le esercita direttamente o ne può conferire l’esercizio alle regioni, tramite forme di intesa e coordinamento ai sensi dell’articolo 5, commi 3 e 4. Sono fatte salve le funzioni già conferite alle regioni ai sensi dei commi 2 e 6 del medesimo articolo 5.

2. Il Ministero esercita le funzioni di tutela sui beni culturali di appartenenza statale anche se in consegna o in uso ad amministrazioni o soggetti diversi dal Ministero.

Il D.L. prosegue poi con l’Art. 5 Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale che, ai successivi commi da 1 a 7, afferma:

1. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le province, di seguito denominati “altri enti pubblici territoriali”, cooperano con il Ministero nell’esercizio delle funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I della Parte seconda del presente codice.

2.   OMISSIS

3.   OMISSIS.

4. Nelle forme previste dal comma 3 e sulla base dei principi di differenziazione ed adeguatezza, possono essere individuate ulteriori forme di coordinamento in materia di tutela con le regioni che ne facciano richiesta.

5. Gli accordi o le intese possono prevedere particolari forme di cooperazione con gli altri enti pubblici territoriali.

6. Le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici sono conferite alle regioni secondo le disposizioni di cui alla Parte terza del presente codice.

7. Relativamente alle funzioni di cui ai commi 2, 3, 4, 5 e 6, il Ministero esercita le potestà di indirizzo e di vigilanza e il potere sostitutivo in caso di perdurante inerzia o inadempienza.

24 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Pertanto, i provvedimenti di tutela, che sono l’oggetto del ns. interesse, sono di competenza del Ministero per i Beni e le attività culturali che può delegarli alle regioni, nei termini precisati dall’Art.4 e ulteriormente chiariti nell’Art. 5.

Si passa ora alla PARTE SECONDA – Beni culturali che al TITOLO 1 Tutela, Capo I Oggetto della tutela, Art. 10 Beni culturali, afferma:

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13: Dlgs 42/04 Pagina 4 di 67 a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1; … OMISSIS d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose; e) OMISSIS.

5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

Dunque, si definisce il Bene culturale, precisando (combinato disposto degli articoli 1,3 e 5) che lo è qualunque cosa immobile, a chiunque appartenga, che presenti interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, senza eccezioni (gli art. 64 e 178 non si riferiscono a ponti e gallerie) purché la sua esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni.

Si passa poi alla PARTE TERZA Beni paesaggistici che al TITOLO I Tutela e valorizzazione, Capo I Disposizioni generali, art 134 Beni paesaggistici afferma:

1. Sono beni paesaggistici:

b) gli immobili e le aree indicati all’articolo 136, individuati ai sensi degli articoli da 138 a 141;

c) le aree indicate all’articolo 142;

d) gli immobili e le aree comunque sottoposti a tutela dai piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156.

Si prosegue poi con il Capo II Individuazione dei beni paesaggistici che, all’Art. 136 Immobili ed aree di notevole interesse pubblico, li individua e nei successivi Artt. 137 – 141 stabilisce i provvedimenti necessari per pervenire al Provvedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico che viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel Bollettino Ufficiale della regione.

L’Art. 142 Aree tutelate per legge precisa che:

1. Fino all’approvazione del piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 156, sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo per il loro interesse paesaggistico:

a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;

Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti 25

b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;

c) i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;

d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;

e) i ghiacciai e i circhi glaciali;

f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;

g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall’articolo 2, commi 2 e 6, del decreto Dlgs 42/04 Pagina 49 di 67 legislativo 18 maggio 2001, n. 227;

h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;

i) le zone umide incluse nell’elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448;

j) i vulcani;

k) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente codice.

2. Le disposizioni previste dal comma 1 non si applicano alle aree che alla data del 6 settembre 1985:

a) erano delimitate negli strumenti urbanistici come zone A e B;

b) limitatamente alle parti ricomprese nei piani pluriennali di attuazione, erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 come zone diverse da quelle indicate alla lettera a) e, nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai sensi dell’articolo 18 della legge 22 ottobre 1971, n. 865.

3. La disposizione del comma 1 non si applica ai beni ivi indicati alla lettera c) che, in tutto o in parte, siano ritenuti irrilevanti ai fini paesaggistici e pertanto inclusi in apposito elenco redatto e reso pubblico dalla regione competente. Il Ministero, con provvedimento adottato con le procedure previste dall’articolo 141, può tuttavia confermare la rilevanza paesaggistica dei suddetti beni.

Con le poche eccezioni precisate ai punti 2 e 3, i territori sopraelencati sono tutelati per legge (dal che qualche ovvia deduzione, ad es. che i ponti, scavalcando corsi d’acqua, sono quasi certamente paesaggisticamente tutelati e così i ponti e viadotti, se situati in zone boschive colpite da incendio).

In ogni caso, per accertare l‘Inserimento del ponte nell’ambito dei piani paesaggistici vigenti/adottati, principalmente ci si deve riferire a documenti reperibili in ambito regionale. Così inquadrata l’opera, in termini di tutela e di modalità d’intervento possibili, si definisce lo Stato dell’opera distinguendo cinque8 possibili situazioni:

8 La foglio 8 delle SKA suggerisce di aggiungere una sesta situazione, la F. Fuori servizio

26 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

a. Pienamente agibile,

b. Agibile, ma con scadenze di lavori di manutenzione ordinaria,

c. Agibile, ma con scadenze di lavori di manutenzione straordinaria,

d. Condizioni critiche e agibile parzialmente/lavori di manutenzione urgenti, e. Inagibile.

Si tratta di informazioni documentali, semmai da sottoporre a successiva verifica sul campo per controllare che lo stato documentale non confligga con lo stato reale Infine, si passa alla Classificazione del collegamento e alla Classificazione d’uso stradale, tra loro chiaramente distinte.

1. Il Tipo di collegamento è articolato in sette tipologie:

2. Ponte su corso d’acqua, distinguendo se il corso d’acqua appartiene a un reticolo principale o a un reticolo secondario,

3. Ponte su specchi d’acqua marini,

4. Viadotto su zona edificata,

5. Viadotto su zona urbanizzata,

6. Viadotto su altra via di comunicazione,

7. Ponte/Viadotto su discontinuità orografica (vallata, piccoli canali, ecc.)

8. Ponte su ferrovia,

La Classificazione d’uso stradale è articolata in sei classi:

1. Autostrada o Ferrovia.

2. Strada extraurbana principale.

3. Strada extraurbana secondaria.

4. Strada urbana di scorrimento.

5. Strada urbana di quartiere.

6. Strada locale.

I fogli SKA corrispondenti a SKL2 sono in totale 3 (da 7 a 9 compreso) e raccolgono i dati in ordine lievemente diverso da quello proposto da SKL. Sostanzialmente, le informazioni raccolte sono le stesse raccolte da SKL, con l’omissione dei dati relativi al Tipo di collegamento (dati da inserire necessariamente) ma l’aggiunta di alcuni dati, presenti nel foglio 7 e nel foglio 9 di SKA.

Il foglio integrativo SKA2A (foglio 7, v. Fig. 7.5) aggiunge il Periodo di costruzione, così da cogliere eventuali discordanze con l’Anno di progettazione, nonché la Categoria di progetto (I categoria, II categoria) e i Criteri di progetto (sismici o non sismici), così da evidenziare immediatamente i carichi variabili di progetto.

Il foglio integrativo SKA2B (foglio 9, v. Fig. 7.6), aggiunge un’utile informazione in merito alla Tipologia corso d’acqua articolandola in Principale (arginato o non) e Secondario (arginato o non); contiene inoltre Dati geomorfologici presenti, sostanzialmente, in SKL3, al quale si rimanda.

Le informazioni richieste da SKL2 (integrato da SKA2A e SKA2B), con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, caratterizzano l’opera e l’uso che se ne fa. Ciò avviene attraverso:

• Dati di progetto, Tutela ai sensi del DL 22.01.2004, Stato dell’opera, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile, chiariscono i vincoli gravanti sull’opera (Provvedimenti di tutela), la localizzano temporalmente in termini normativi (Norma di progetto, Periodo di costruzione) così da consentire di attribuirla alla normativa di competenza, valutano lo stato di conservazione così da stimare, conclusivamente, la capacità dell’opera e, quindi, la sua vulnerabilità.

Fig. 7-4 SKL2: Dati di progetto, Tutela, Stato dell’opera, Classificazione di collegamento e uso stradale.

Fig. 7-5 SKA2A: Anagrafica opera - Dati di progetto.

Fig. 7-6 SKA2B: Anagrafica opera - Classificazione collegamento, Dati geomorfologici.

• Classificazione del collegamento e classificazione d’uso stradale, che, tenendo anche conto dello stato di danneggiamento dell’opera (Stato dell’opera), consentono di valutare le conseguenze che esso può avere sulle linee di collegamento attraversate e sul traffico di diretta competenza, così da stimare, conclusivamente, l’esposizione dell’opera.

7.3 Geomorfologia, Geometria, Tipologia, Spalle, Pile (SKL3, DA SKA3A A SKA3F)

Il foglio di competenza (SKL3, v. Fig. 7.7) inizia con i Dati Geomorfologici, che definiscono la Morfologia del sito, in termini qualitativi/quantitativi, attraverso sei diverse accezioni:

1. Cresta.

2. Pendio dolce (compreso tra 0 e 10° di pendenza).

3. Pendio moderato (compreso tra 10° e 25° di pendenza).

4. Pendio ripido (superiore a 25° di pendenza).

5. Pianura.

6. Pianura alla base dei versanti.

Si tratta di dati che, logicamente, si ricongiungono a quelli forniti in SKL1 e caratterizzano il sito nel quale l’opera sorge, ossia di dati collegati alla stima della pericolosità.

Il foglio SKL3 passa poi a descrivere l’opera, caratterizzando il ponte in termini di geometria, tipologia strutturale, spalle, pile; sono tutti dati cui ricondurre la vulnerabilità dell’opera, anche se spesso il legame tra parametro rilevato e parametro d’arrivo non è particolarmente chiaro.

Si parte descrivendo l’opera in termini di Caratteristiche geometriche e di Tipologia strutturale; i dati raccolti, in parte quantitativi e in parte qualitativi, sono così semplici da essere autoesplicativi.

Le Caratteristiche geometriche sono:

• Luce complessiva (Estensione), in metri,

• Larghezza totale impalcato, in metri,

• N° campate,

• Luce campate, in metri,

• Tracciato, distinto tra rettilineo e in curva.

La Tipologia strutturale è articolata in tredici diverse categorie che si suggerisce di pensare raccolte in cinque Gruppi, ciascuno formato di una o più categorie, come appresso mostrato.

Gruppo 1

Il Gruppo 1. raccoglie categorie per le quali il funzionamento è sostanzialmente legato a sforzi di compressione/trazione (ponti ad arco, strallati, sospesi) caratterizzandoli in base al materiale:

a. Arco in muratura.

b. Arco in c.a.

c. Arco in acciaio.

d. Strallato o sospeso.

Gruppo 2

Il Gruppo 2. raccoglie categorie per le quali il funzionamento è sostanzialmente legato a sforzi di flessione e taglio che si sviluppano prevalentemente in direzione parallela all’asse stradale (ponti a travata appoggiata, Gerber, continua) focalizzandosi sullo schema statico, non sul materiale:

a. Travate appoggiate.

b. Travate Gerber.

c. Travate continue.

Gruppo 3

Il Gruppo 3. raccoglie categorie per le quali il funzionamento è sostanzialmente legato a sforzi di flessione e taglio che si sviluppano prevalentemente in direzione parallela all’asse stradale, ma con sforzi di flessione e taglio di significativa entità anche in direzione ortogonale all’asse stradale (solette, sezioni tubolari), caratterizzandoli in base al materiale:

a. Soletta in c.a.

b. Sezione tubolare in c.a.

c. Sezione tubolare in acciaio.

30 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Gruppo 4

Il Gruppo 4. raccoglie tutte le categorie non chiaramente riconducibili ai tre gruppi precedenti:

a. Altro.

Gruppo 5

Il Gruppo 5. raccoglie tutte le opere che, oltre ad appartenere al Gruppo 2, siano anche caratterizzate dall’essere in c.a.p. a cavi post-tesi; tale doppia appartenenza si giustifica con il peculiare stato di degrado che le opere in calcestruzzo precompresso post-teso spesso manifestano:

a. Travate in c.a.p. a cavi post-tesi.

b. Cassone in Precompresso.

La suddivisione in gruppi vuole facilitare il tecnico incaricato della compilazione evidenziandogli, attraverso tale suddivisione, le diverse modalità di funzionamento che caratterizzano ciascuna tipologia giustificandone l’attribuzione a un preciso gruppo e focalizzandone successivamente l’attenzione, nelle operazioni di Livello 1, su difettosità peculiari tipicamente riconducibili al gruppo di appartenenza.

Si passa poi a caratterizzare gli elementi costruttivi dell’opera iniziando dalle Spalle e dalle Pile – Materiale costruttivo.

Le Spalle sono caratterizzate in termini di Tipologia (Spalla iniziale e Spalla finale) e di Fondazioni (Spalla iniziale e Spalla finale).

Le Pile sono caratterizzate in termini di sei Materiali (Legno, Muratura, C.A., C.A.P., Acciaio, Misto (C.a./acciaio), Altro).

Si tratta di dati che si ricongiungono logicamente a quelli di SKL4 e, letti tutti insieme, concorrono a stimare la vulnerabilità dell’opera.

I fogli SKA corrispondenti a SKL3 sono in totale 6 (da 10 a 15 compreso) e raccolgono i dati in ordine lievemente diverso da quello proposto da SKL3. Le informazioni raccolte non si limitano a sovrapporsi a quelle raccolte da SKL3, bensì tutti e 6 i fogli SKA raccolgono più dati di quanto faccia SKL3, e in modo più particolareggiato e ordinato.

Il foglio integrativo SKA3A (foglio 10, v. Fig. 7.8), integra le Caratteristiche geometriche con alcuni dati (Luce massima e media campate, Lunghezza sbalzo soletta, Altezza massima e minima pile, Altezza impalcato dal fondo alveo).

L’integrazione (SKA3A) è opportuna perché evidenzia possibili variabilità di comportamento tra una campata e l’altra e una pila e l’altra (variabilità di sollecitazione e di degrado), altrimenti difficili da comprendere e giustificare, disponendo di un solo valore per la luce delle campate e per l’altezza delle pile, nelle successive Indagini di Livello1

Il foglio integrativo SKA3B (foglio 11, v. Fig. 7.9), integra ulteriormente le Caratteristiche geometriche prevedendo una terza fattispecie per il Tracciato (Altro) e cogliendo la necessità di segnalare la presenza/assenza del Marciapiede (Sì/No, se Sì precisando se da un lato o su entrambi i lati, aggiungendo anche Larghezza marciapiede e Altezza marciapiede).

L’integrazione (SKA3B) è particolarmente utile per cogliere sia l’eventuale diversità tra larghezza totale del ponte e larghezza del ponte interessata dai carichi variabili, dunque stimare meglio la vulnerabilità del ponte, sia per stimarne più correttamente l’esposizione.

Il foglio integrativo SKA3C (foglio 12, v. Fig. 7.10) ridisegna la Tipologia strutturale prefigurando ventitré categorie invece delle tredici previste da SKL3, peraltro definendole in modo diverso, ossia legandole al solo schema statico e non anche al materiale utilizzato. Pertanto, le ventitré categorie sono attribuibili solo ai primi tre Gruppi già visti per SKL3; i tre Gruppi, che conservano le ragioni di divisione in precedenza illustrate, si presentano nel modo appresso mostrato.

Gruppo 1

a. Arco Massiccio.

b. Arco incastrato a via superiore.

c. Arco a spinta eliminata a via inferiore.

d. Arco a due cerniere a via superiore.

e. Arco a tre cerniere a via superiore.

f. Strallato con schema a ventaglio.

g. Strallato con schema ad arpa o misto.

h. Sospeso classico.

Gruppo 2

a. Trave appoggiata agli estremi

b. Trave appoggiata con sella Gerber sui pulvini.

c. Travate Gerber con cerniere interne.

d. Travate Gerber con cerniere esterne.

e. Travata appoggiata con soletta continua.

f. Trave continua.

g. Stampella con travi tampone.

h. Stampella senza travi tampone.

i. Cavalletto semplice.

j. Telaio unico a piedritti verticali.

k. Telaio unico con travi tampone.

l. Telaio multiplo con travi tampone.

m. Telaio multiplo con sbalzi collegati a pendoli.

Gruppo 3

a. Soletta appoggiata.

b. Soletta incastrata.

Inoltre, SKA3C chiede di indicare lo Schema statico (articolandolo in isostatico e iperstatico) e la presenza di eventuali Elementi di vulnerabilità sismica (articolandola in Presenti e Assenti) e fornendone una sommaria Descrizione costituita da cinque fattispecie (Pile a singola colonna, Pile con altezza molto disuniforme, Impalcati sghembi, Impalcati in curva, Appoggi in metallo). Si tratta di indicazioni sostanzialmente qualitative, ma comunque utili per stimare la vulnerabilità. L’integrazione (SKA3C) è opportuna (nonché preferibile alla proposta SKL3, almeno ad avviso degli scriventi) perché individua chiaramente lo schema statico, anziché mescolare

32 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

schema statico e materiali come fatto da SKL3 e dà il necessario risalto alla presenza della ridondanza (Schema statico iperstatico) e alla descrizione di eventuali Elementi di vulnerabilità sismica.

Il foglio integrativo SKA3D (foglio 13, v. Fig. 7.11), individua ulteriormente la Tipologia strutturale richiedendo di precisare il materiale utilizzato unitamente al numero di elementi strutturali (Spalle, Pile, Impalcato) che lo utilizzano, prevedendo sette materiali diversi (C.A., C.A.P., Acciaio, Acciaio-Calcestruzzo, Muratura, Legno, Altro). La raccolta dei dati, organizzata in forma matriciale (sulle colonne gli Elementi strutturali, sulle righe i Materiali), consente di cogliere a prima vista l’abbinamento di materiali diversi presente nell’opera ed è, ad avviso degli scriventi, più efficace del metodo adottato da SKL3 e SKL4 che raccolgono all’incirca gli stessi dati, ma mescolandoli ai dati tipologici e fondazionali di ciascun Elemento strutturale (Spalle, Pile, Impalcato). Nell’ottica di sistematica separazione tra materiali e dati tipologici e fondazionali si collocano anche il foglio integrativo SKA3E (foglio 14, v Fig. 7.12) e il foglio integrativo SKA3F (foglio 15, v. Fig. 7.13)

Il primo esamina le Spalle, precisandone la Tipologia (articolata in Muro a parete sottile, Muro a gravità, Telaio) e le Fondazioni (articolate in Superficiali, Profonde, Profonde a pozzo, Non rilevabili), sia della Spalla iniziale, sia della Spalla finale; il secondo esamina le Pile, precisandone inutilmente, perché già precisato in precedenza, il Materiale, ma aggiungendo le Note sul Materiale e la Tipologia di sezione, nonché la Tipologia fondazioni (articolata in Superficiali, Profonde, Profonde a pozzo, Non rilevabili) oltre a richiedere informazioni che saranno poi presenti all’inizio di SKL4 e cioè Geometria sezione, Numero fondazioni, Altezza pile, Evoluzione eventuale rispetto a fondo alveo

Le integrazioni proposte, da SKA3E e SKA3F, sono utili e opportune perché, precisando le Tipologie strutturali e fondazionali cui riferirsi, rendono almeno in linea ipotetica i dati rilevati più omogenei tra loro, indipendentemente dal rilevatore.

Le informazioni richieste da SKL3 (integrate da SKA3A, SKA3B, SKA3C, SKA3D, SKA3E, SKA3F), con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, caratterizzano il sito nel quale l’opera sorge, l’opera stessa e l’uso che se ne fa. Ciò avviene attraverso:

• Dati geomorfologici, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile con la chiara necessità di verificarne la correttezza sul campo, contribuendo a identificare meglio il sito nel quale l’opera sorge e quindi a stimare meglio la sua pericolosità

• Caratteristiche geometriche, Tipologia strutturale, Spalle, Pile – Materiale costruttivo, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile con la chiara necessità di verificarne la correttezza sul campo, contribuendo a identificare meglio l’opera e quindi a stimare meglio la sua vulnerabilità

• Marciapiede, che attraverso la presenza, da un solo lato o da ambedue, la larghezza e l’altezza, consente di valutare la facilità e sicurezza d’uso dell’opera e, quindi, a stimarne meglio l’esposizione.

Fig. 7-7 SKL3: Dati geomorfologici e geometrici, tipologia strutturale, spalle, pile-materiale costruttivo.

Fig. 7-8 SKA3A: Anagrafica opera - Caratteristiche geometriche.

e analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Fig. 7-9 SKA3B: Anagrafica opera - Caratteristiche geometriche.

Fig. 7-10 SKA3C: Anagrafica opera - Elementi di vulnerabilità e Tipologia strutturale.

7-11 SKA3D: Anagrafica opera - Tipologia elementi strutturali.

7-12 SKA3E: Anagrafica opera - Spalle.

Fig.
Fig.

Fig. 7-13 SKA3F: Anagrafica opera - Pile.

7.4 Pile, Impalcato, Sistemi di protezione, Appoggi, Giunti (SKL4, DA SKA4A A SKA4C)

Il foglio di competenza (SKL4, v. Fig. 7.14), completata la descrizione delle Pile (Tipologia sezione, Geometria sezione, Tipologia fondazioni, Numero fondazioni, Altezza pile, Evoluzione eventuale rispetto al fondo alveo), passa poi a descrivere l’Impalcato.

L’Impalcato, già definito in termini geometrici in SKL3, viene ora definito in termini di:

• Materiale costruttivo, articolato in 6 materiali (Muratura, C.A., C.A.P., Acciaio, Legno, Altro).

• Tipologia soletta, così definita riferendosi al materiale costruttivo (C.A., C.A.P., Misto (c.a./acciaio), Acciaio, Legno, Altro) e non alla tipologia strutturale, come era forse lecito attendersi.

• Sistemi di protezione ed apparecchi di appoggio articolato in modo abbastanza improprio in quanto si mescolano caratteristiche geometriche (Larghezza carreggiata) a caratteristiche tipologiche (Tipo sistemi di protezione, Tipologia apparecchi di appoggio, Tipologia dispositivi antisismici ).

• Giunti, definiti in termini di Tipologia, Numero totale, Lunghezza giunto spalla, Lunghezza giunto pila9 .

Infine, si richiede la Descrizione degli eventuali interventi strutturali eseguiti, che inizia con SKL4 ma viene poi trattata, ben più estesamente, in SKL5 al quale, di conseguenza, si rimanda.

9 Il termine Lunghezza sembra usato impropriamente e da intendersi piuttosto come Ampiezza

In modo analogo, è necessario segnalare che SKL3 e SKL4, caratterizzando il ponte in termini di geometria, tipologia strutturale, spalle, pile, impalcato, sistemi di protezione, apparecchi d’appoggio e giunti, per ragioni di coerenza e unicità d’impostazione, vanno lette e compilate insieme.

Sono tutti dati sulla cui base stimare la vulnerabilità dell’opera, anche se spesso il legame tra parametro rilevato e parametro d’arrivo non è particolarmente chiaro.

I fogli SKA corrispondenti a SKL4 sono in totale 4 (da 16 a 19 compreso) e raccolgono i dati in ordine lievemente diverso da quello proposto da SKL4. Sostanzialmente, le informazioni raccolte sono le stesse raccolte da SKL, ma adottando una esplicita articolazione dei dati che rende le informazioni relative a Sistemi di protezione (SKA4A, foglio 17, v. Fig. 7.15), Apparecchi d’appoggio (SKA4B, foglio 18, v. Fig. 7.16), Giunti (SKA4C, foglio 19, v. Fig. 7.17), più omogenee e significative, perché più indipendenti dalle decisioni dell’operatore che le raccoglie.

Il foglio SKA4A (foglio 17, v. Fig. 7.15), articolati i Sistemi di protezione in Presenti o Assenti, ne elenca poi cinque fattispecie (Neoprene, Neoprene armato, Acciaio, Acciaio/teflon, Altro) cui aggiunge, un po’ impropriamente, Strutture continue, per concludere con Note sui sistemi di protezione. Definisce poi la Tipologia dei dispositivi antisismici articolandola in cinque fattispecie (Isolatore a scorrimento, Isolatore elastomerico, Dissipatore di tipo isteretico, Dissipatore viscoso, Shock transmitter), per concludere con Note sui dispositivi antisismici.

Il foglio SKA4B (foglio 18, v. Fig. 7.16), articolati gli Apparecchi di appoggio in Presenti o Assenti, richiede poi il N° totale di apparecchi e il N° di apparecchi rilevabili, prefigurando l’ipotesi di Nessun apparecchio visibile articolata in Sì/no. Definisce poi il Tipo di apparecchio articolandolo in nove fattispecie (Neoprene, Neoprene armato, Pendolo semplice in acciaio, Pendolo doppio in acciaio, Rullo singolo, Doppio rullo, A cremagliera, Cerniera in acciaio, Acciaio/teflon).

Il foglio SKA4C (foglio 19, v. Fig. 7.16), articolati i Giunti in cinque fattispecie (A pettine, A piastra, In gomma armata, In acciaio e neoprene, A tampone/di sottopavimentazione) che, tradendo la linea sin qui seguita, mescolano tipologia strutturale e materiale impiegato, conclude richiedendo Numero totale giunti e Lunghezza giunto pila e giunto spalla.

Tutti e tre gli SKA sono utili e opportuni in quanto, prefigurando le tipologie cui riferirsi, rendono la raccolta dati più omogenea e significativa, perché più indipendente dalle decisioni dell’operatore che la esegue. Peraltro, mescolano, sotto il termine tipologia, tipologie vere e proprie e materiali e non forniscono un quadro d’insieme dell’opera, perché non specificano come i diversi sistemi di protezione e i diversi apparecchi d’appoggio siano disposti su ciascuna pila e, più in generale, siano organizzati per collaborare fattivamente sull’intera opera.

Dunque, il non fornire un quadro d’insieme dell’opera è un difetto che accomuna SKL4 e i fogli integrativi corrispondenti SKA4, anche se i fogli integrativi forniscono più informazioni e le organizzano meglio di quanto fatto dai fogli di riferimento.

Le informazioni richieste da SKL4 (integrato da SKA4A, SKA4B e SKA4C), con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, e pur con il difetto innegabile sopra richiamato e cioè l’assenza di una visione d’insieme, caratterizzano l’opera.

38 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Ciò avviene attraverso:

• Pile, Impalcato, Sistemi di protezione, Apparecchi d’appoggio, Giunti, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile e chiariscono i vincoli meccanici e le protezioni agenti sull’opera così da stimare, conclusivamente, la capacità dell’opera e, quindi, la sua vulnerabilità.

Fig. 7-14 SKL4: Pile, Impalcato, Sistemi di protezione e d’ appoggio, Giunti, Interventi strutturali.

Fig. 7-15 SKA4A: Anagrafica opera – Sistemi di protezione.

7-16 SKA4B: Anagrafica opera – Apparecchi d’appoggio.

7-17 SKA4C: Anagrafica opera – Giunti.

Fig.
Fig.

40 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

7.5 Interventi strutturali eseguiti, Interventi di manutenzione (SKL5)

Il foglio di competenza (SKL5, v. Fig. 7.18) completa la descrizione degli Interventi strutturali eseguiti (iniziata da SKL4 parlando impropriamente di Volte in muratura, ossia specificando la tipologia strutturale, non il relativo intervento) illustrando, più correttamente, i diversi Tipi di intervento considerati, ciascuno accompagnato da una Descrizione dell’intervento stesso.

Gli Interventi strutturali eseguiti si esplicano o in elevazione, o in fondazione, o sono Altri; più in dettaglio:

• Gli interventi in elevazione sono articolati in tre fattispecie (Riparazione/Sostituzione di elementi strutturali, Ampliamento di carreggiata e delle strutture, Elementi strutturali aggiuntivi/consolidamento).

• Gli interventi in fondazione sono articolati in due fattispecie (Interventi di carattere geotecnico in fondazione e/o in corrispondenza delle spalle, Interventi di mitigazione/protezione dall’erosione di spalle e pile).

È evidente l’importanza che, di necessità, viene ad assumere la Descrizione e come la sua qualità sia totalmente condizionata dalla qualità e competenza del singolo rilevatore. L’assenza di indicazioni sul come condurre la Descrizione, quali siano le caratteristiche da evidenziare, come quantizzarle, rende l’operazione troppo dipendente dal rilevatore che la esegue generando, di conseguenza, un’ampia dispersione dei dati cui sarebbe bene porre rimedio attraverso istruzioni operative più dettagliate.

Il foglio SKL5 prosegue descrivendo gli Interventi di manutenzione, distinti in Presenti, Assenti, Non noti, cui segue un Piano di manutenzione, da identificare in termini descrittivi e da precisare in termini di Numero di interventi manutentivi effettuati, Data ultimo intervento, Periodicità (se più di 1 intervento).

Anche in questo caso è bene segnalare l’inevitabile dispersione legata alla descrizione del Piano di manutenzione effettuata dal singolo rilevatore, in assenza di indicazioni al riguardo, generando, di conseguenza, un’ampia dispersione dei dati cui sarebbe bene porre rimedio attraverso istruzioni operative più dettagliate.

La descrizione degli Interventi di manutenzione viene completata precisando il Tipo di manutenzione (individuato attraverso un numero d’ordine progressivo, una data, una descrizione, nonché attraverso la Documentazione relativa, costituita da Allegati numerati in ordine progressivo).

I fogli SKA di competenza sono due (foglio 20 e foglio 21), il primo dedicato agli Interventi Strutturali eseguiti, il secondo dedicato agli Interventi di manutenzione; essi raccolgono le stesse informazioni di SKL5, nello stesso ordine e con lo stesso formato. L’unica informazione aggiuntiva (rispetto a SKL5) è la richiesta (foglio 21) di precisare le Azioni che accompagnano ciascun intervento di manutenzione.

Le informazioni richieste da SKL5, con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, e pur con il difetto sopra richiamato e cioè l’eccessiva libertà di descrizione lasciata al singolo rilevatore e la conseguente, prevedibile, dispersione dei dati raccolti, caratterizzano meglio l’opera, già in precedenza definita, individuando gli interventi strutturali e i cicli manutentivi di cui è stata oggetto, ossia focalizzandosi sulle modifiche intervenute a valle del collaudo. Ciò avviene attraverso:

Fig. 7-18 SKL5: Interventi strutturali, Interventi di manutenzione.

• Interventi strutturali eseguiti e Interventi di manutenzione, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile, chiariscono se gli interventi sono stati di tipo strutturale (dunque riconducibili a difetti costruttivi o a modifiche nelle richieste di norma) o di tipo manutentivo (dunque riconducibili a processi di degrado) così da stimare meglio, in quanto ci si riferisce alla situazione attuale, la capacità dell’opera e, quindi, la sua vulnerabilità.

7.6 Ispezioni pregresse (SKL6), Attività di monitoraggio (SKL6, ½ SKL7)

I fogli di competenza (SKL6, v. Fig. 7.19 e prima metà di SKL7, v. Fig. 7.20) si focalizzano sulle attività ispettive e conoscitive effettuate sull’opera, esplicitandole in termini di Ispezioni pregresse e Attività di monitoraggio pregresse e in corso.

Il foglio SKL6 si occupa, principalmente, delle Ispezioni pregresse (Presenti, Assenti, Non note) precisandone Programma, numero, Data, Periodicità. Il quadro viene poi completato richiedendo, di ciascuna ispezione, Metodologia, Documentazione, Ente ispettivo, nonché i Risultati significativi.

È evidente l’importanza che, di necessità, viene ad assumere l’esplicitazione dei Risultati significativi e come la sua qualità sia totalmente condizionata dalla qualità e competenza del singolo rilevatore. L’assenza di indicazioni sul come valutare la significatività, quali siano le caratteristiche da evidenziare, come quantizzarle, rende l’operazione troppo dipendente dal rilevatore che la esegue generando, di conseguenza, un’ampia dispersione dei dati cui sarebbe bene porre rimedio attraverso istruzioni operative più dettagliate.

42 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

Il foglio SKL6 prosegue poi iniziando a descrivere le Attività di monitoraggio pregresse o in corso (Presenti, Assenti, Non note) e precisando Tipo rilevamento, Metodologia, Data (Inizio, Ultimo aggiornamento, Fine). Il quadro viene poi completato dalla prima metà di SKL7 che richiede, di ciascun monitoraggio, Tipologia strumentazione e Grandezze misurate, nonché i Risultati significativi, per completare, infine, l’informazione con il Livello allerta e la Documentazione relativa, completa di Allegati.

Per la richiesta dei Risultati significativi valgono le obiezioni già sopra formulate.

Il foglio SKA di competenza è il foglio 22 che manca di molte delle informazioni presenti nelle due SKL. L’unica informazione aggiuntiva è la richiesta di precisare le Azioni conseguenti alle Ispezioni pregresse.

Le informazioni richieste da SKL6 e prima metà di SKL7, con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, e nonostante il difetto sopra richiamato e cioè l’eccessiva libertà di valutazione lasciata al singolo rilevatore e la conseguente, prevedibile, dispersione dei dati raccolti, poiché illustrano le attività ispettive e conoscitive in corso sull’opera, consentono di valutare la qualità della conoscenza di cui si dispone, dunque la sua attendibilità. Ciò avviene attraverso:

• Ispezioni pregresse e Attività di monitoraggio pregresse e in corso, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile, chiariscono le modalità ispettive, la loro sistematicità, in termini di numero e frequenza, i risultati significativi conseguiti (ad esempio nel segnalare e caratterizzare eventuali criticità) illustrano le eventuali conseguenze in termini di monitoraggi (pregressi o in corso) e ciò che ne deriva in termini di grandezze misurate, eventuali livelli di allerta, risultati significativi conseguiti individuando e segnalando criticità. Tutto ciò comporta una migliore conoscenza dell’opera, così da stimare meglio, in quanto ci si riferisce alla situazione attuale, la capacità dell’opera e, quindi, la sua vulnerabilità

Fig. 7-19 SKL6: Ispezioni pregresse, Attività di monitoraggio pregresse e in corso.

Fig. 7-20 SKL7: Attività di monitoraggio pregresse e in corso, Rete stradale.

7.7 Rete stradale (½ SKL7) e Classi di conseguenze (½SKL8)

I fogli di competenza (seconda metà di SKL7, v. Fig. 7.20 e prima metà di SKL8, v. Fig. 7.21) si focalizzano sull’uso presumibile dell’opera e sulle possibili conseguenze di un suo eventuale collasso, operando attraverso la descrizione della Rete stradale cui l’opera appartiene e l’attribuzione, all’opera stessa, di una delle possibili Classi di conseguenze (secondo definizione EN 1990:2002) che, presumibilmente, accompagnano il collasso.

La seconda metà del foglio SKL7 si occupa della Rete stradale specificandone in modo puntuale le attribuzioni (Si, No) nei termini propri della rete di appartenenza (Itinerario internazionale, Rete TEN, Rete emergenza), ma aggiungendo caratteristiche progettuali (N° di carreggiate, N° di corsie /carreggiata, Presenza di curve) e trasportistiche (Traffico medio giornaliero, totale e di veicoli commerciali, eventuali Limitazioni di carico, Presenza di alternative stradali). L’inizio del foglio SKL8 completa la descrizione delle alternative stradali precisando la Categoria di percorso alternativo e la durata della deviazione espressa in minuti e chilometri, per concludere chiedendo se siano disponibili Studi trasportistici specifici (Si, No) e gli eventuali Allegati

Il foglio SKL8 illustra poi le tre classi di conseguenza considerate (in ordine di gravità decrescente CC3, CC2, CC1) quantizzandole in termini di perdita di vite umane e perdite economiche, sociali, ambientali, ma chiedendo di giustificare l’attribuzione solo qualora al ponte non si attribuisca la CC3

Chiedendo al rilevatore di giustificare l’attribuzione della classe di conseguenze solo qualora non attribuisca la CC3, lo spinge a indicare sempre la CC3, se non altro per una comprensibile autotutela.

44 Le analisi di livello 0 per i ponti esistenti

La formulazione andrebbe modificata, almeno chiedendo al rilevatore di giustificare sempre l’attribuzione, qualunque sia la classe di conseguenze indicata; diversamente, si finisce per facilitare l’innalzamento della CdA attribuita all’opera, in ciò contraddicendo le finalità dell’approccio multilivello e multirischio che vuole invece ridurre il numero delle opere presenti in CdA Alta, Medio Alta, Media, non aumentarlo.

I fogli SKA di competenza della seconda metà diSKL7 sono i fogli 23, 24, 25; il foglio SKA di competenza della prima metà di SKL8 è il foglio 26. Essi raccolgono i dati in ordine lievemente diverso da quello proposto da SKL ma, sostanzialmente, le informazioni raccolte sono le stesse raccolte da SKL; a ciò fa eccezione solo il foglio 24 di SKA, chiedendo di segnalare il Passaggio frequente di persone (Si, No).

Le informazioni richieste dalla seconda metà di SKL7 e dalla prima metà di SKL8, con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, e nonostante il difetto sopra richiamato e cioè la spinta ad attribuire all’opera, quasi di default, la classe di conseguenze CC3, illustrano l’uso presumibile dell’opera e le possibili conseguenze di un suo collasso. Ciò avviene attraverso:

• Rete stradale e Classi di conseguenze, che spingono a rintracciare la documentazione d’archivio disponibile, chiariscono le peculiarità della rete stradale di competenza, aiutano ad attribuirle la classe di conseguenze corretta. Tutto ciò comporta una migliore conoscenza dell’uso che si fa dell’opera e delle sue possibili conseguenze, così da stimare meglio l’esposizione dell’opera.

Fig. 7-21 SKL8: Classi di conseguenze, Documenti progettuali disponibili.

7.8 Documenti progettuali disponibili (½ SKL8, SKL9, SKL10, ½ SKL11)

I fogli di competenza (seconda metà di SKL8, v. Fig. 7.21, SKL9, v. Fig. 7.22, SKL10, v. Fig. 7.23, prima metà di SKL11, v. Fig. 7.24) si focalizzano sui Documenti progettuali disponibili.

Inizialmente il termine “progettuali” viene utilizzato in senso proprio, in quanto il documento cui si fa riferimento, e di cui si chiede sistematicamente di precisare (Sì, No) se sia descrittivo (una relazione), grafico (un disegno), inerente l’iter approvativo (un documento contrattuale o contabile) aggiungendo Fonte e Allegato di provenienza, può riferirsi, indifferentemente, a Documentazione iniziale, Progetto preliminare/di massima, Progetto definitivo/esecutivo, Progetto esecutivo/cantierabile. Si passa poi, utilizzando sempre il formato testé descritto, a documenti nient’affatto progettuali e cioè Inerenti la direzione dei lavori, la realizzazione, le varianti in corso d’opera, il collaudo.

Infine, sempre con la stessa denominazione e con lo stesso formato, si riportano Interventi di manutenzione, Segnalazioni di criticità, Progetti di incremento del grado di sicurezza, Incrementi del grado di sicurezza. La raccolta di tutta la documentazione disponibile per l’opera è attività senz’altro necessaria, ma la sua utilità viene limitata dalla mancata formulazione di regole di interpretazione e valutazione uniche, così da consentire, indipendentemente dal rilevatore incaricato, una attendibile stima della loro credibilità e affidabilità.

I fogli SKA di competenza dei fogli SKL appena illustrati sono i fogli 27, 28 e 29. Essi raccolgono i dati in ordine identico a quello proposto da SKL e utilizzando lo stesso formato.

Fig. 7-22 SKL9: Documenti progettuali disponibili.

Fig. 7-23 SKL10: Documenti progettuali disponibili.

Fig. 7-24 SKL11: Documenti disponibili inerenti alle condizioni di rischio idrogeologico.

Le informazioni richieste dalla seconda metà di SKL8, SKL9, SKL10 e la prima metà di SKL11, con approccio sostanzialmente basato su dati d’archivio, illustrando tutta la documentazione disponibile sull’opera, pur con il difetto sopra segnalato di mancare di regole di valutazione uniche, consentono di stimare la qualità della conoscenza conseguita, dunque la sua attendibilità.

Ciò avviene attraverso:

• Documenti progettuali disponibili, che spingono a rintracciare tutta la documentazione d’archivio disponibile, determinano la qualità delle informazioni sulla base della documentazione di supporto, ricostruiscono l’intera vita dell’opera e i vari episodi che l’hanno caratterizzata. Tutto ciò comporta una migliore conoscenza dell’opera, così da stimare meglio e più affidabilmente la sua capacità e, quindi, la sua vulnerabilità.

7.9 Documenti disponibili inerenti alle condizioni di rischio idrogeologico (½ SKL11)

Il foglio di competenza (seconda metà di SKL11, v. Fig. 7.24) si focalizza sui Documenti disponibili inerenti possibili condizioni di rischio idrogeologico. Come già detto, non si intende illustrare tali richieste in quanto verranno con certezza trattate, e in modo decisamente più approfondito, nelle valutazioni di Livello 1 (VAL1).

8. Bibliografia

MIT - D.M. 14 Gennaio 2008: Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni.

CONSUP –2 febbraio 2009: CIRCOLARE n. 617 Istruzioni per l’applicazione delle ‘Nuove norme tecniche per le costruzioni’ di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008.

MIT – D.M. 17 gennaio 2018: Aggiornamento delle “Norme tecniche per le costruzioni”

CONSUP 21 gennaio 2019: CIRCOLARE, n. 7 Istruzioni per l’applicazione dell’«Aggiornamento delle “Norme tecniche per le costruzioni”» di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018.

MIMS – D.M. 1° luglio 2022: Adozione delle “Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti”.

MIMS – D.M. 1° agosto 2022: Approvazione delle “Linee Guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio delle gallerie esistenti lungo le strade statali o autostrade gestite da Anas S.p.A. o da concessionari autostradali”.

ANSFISA, Settembre 2022: Istruzioni Operative per l’applicazione delle linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti previste dall’articolo 1, comma 3, del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili 1° luglio 2022, pubblicato nella GURI del 23.08.2022.

ISPRA 65.5/2010: L’inserimento paesaggistico delle infrastrutture stradali: strumenti metodologici e buone pratiche di progetto.

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