Intervista
L’importanza del monitoraggio dei farmaci antipsicotici INTERVISTA* A HEATHER READ-HARPER, SENIOR PRODUCT MANAGER EUROPEO PER LA CHIMICA CLINICA DI BECKMAN COULTER
Schizofrenia e disturbo bipolare: diffusione, diagnosi, terapia Il rapporto mondiale sulla salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato a giugno del 2022, indica che nel 2019 il 13% della popolazione mondiale era affetto da disturbi mentali. Fra questi, la schizofrenia, che colpisce 24 milioni di persone, è un problema di primaria importanza, mentre il disturbo bipolare, un’altra patologia complessa per i servizi di salute mentale di tutto il mondo, colpisce 40 milioni di persone1. Anche se gli studi non hanno ancora scoperto alcun marcatore genetico, squilibrio chimico o altre differenze nel funzionamento del cervello che possano predire o identificare in modo affidabile la malattia mentale2, le malattie mentali sono condizioni riconoscibili, diagnosticabili e trattabili. Dopo aver valutato la condizione del paziente, lo psichiatra può prescrivere dei farmaci o raccomandare altri trattamenti, come la consulenza psicologica o la terapia cognitivo-comportamentale. I farmaci prescritti per le malattie mentali sono diversi: antidepressivi, antipsicotici, benzodiazepine e stabilizzatori dell’umore. Per la gestione delle malattie mentali gravi, come la schizofrenia e il disturbo bipolare, gli antipsicotici sono comunemente prescritti per via orale o come farmaci iniettabili a lunga durata d’azione. Esistono due generazioni di farmaci antipsicotici. Per ridurre efficacemente i sintomi psicotici e migliorare la qualità generale della vita, è possibile prescrivere sia gli antipsicotici di prima generazione o “tipici”, sia i più recenti antipsicotici “atipici” di seconda generazione. Gli antipsicotici di seconda generazione sono associati a un rischio minore di sintomi neurologici rispetto ai farmaci di prima generazione. Gli antipsicotici possono avere effetti diversi sulle persone a causa della resistenza al trattamento, della scarsa tollerabilità o delle interazioni con altri farmaci. Per questo motivo, può rendersi necessario modificare il tipo di farmaco o il dosaggio.
Perché è utile il monitoraggio dei farmaci antipsicotici (TDM)? Fin dagli anni ’70 i dosaggi per il monitoraggio dei farmaci (TDM, dall’inglese Therapeutic Drug Monitoring) sono stati utilizzati per monitorare e mantenere i livelli dei farmaci entro uno specifico intervallo terapeutico3. L’intervallo terapeutico è l’intervallo
di misurazione analitico in cui un farmaco esercita il suo effetto clinico con effetti avversi minimi per la maggior parte dei pazienti4. Per alcuni farmaci mantenere stazionario questo stato può essere difficile perché ogni persona assorbe, metabolizza, utilizza ed elimina i farmaci in modo diverso. Inoltre, le percentuali di monitoraggio dei farmaci possono cambiare nel tempo a seconda degli stati della patologia e delle interazioni con altri farmaci. Il monitoraggio dei farmaci può essere d’aiuto anche per determinare la non aderenza o l’aderenza parziale del paziente alla terapia (ad esempio, quando il farmaco non viene assunto come prescritto) e l’effetto delle interazioni farmacologiche, che possono causare concentrazioni di farmaco più alte o più basse del previsto a un determinato dosaggio5. Il monitoraggio dei farmaci permette di personalizzare la dose in base alle esigenze specifiche del paziente. Se da un lato il monitoraggio dei farmaci è diventato lo standard di cura in psichiatria per il litio a causa del ristretto intervallo terapeutico2, l’uso di tale tecnica non è altrettanto consolidato per altri farmaci antipsicotici. Per offrire uno strumento di ottimizzazione della farmacoterapia, è stato pubblicato il documento Consensus Guidelines for Therapeutic Drug Monitoring in Neuropsychopharmacology6. Sebbene la prescrizione di farmaci per il trattamento dei pazienti psichiatrici comporti enormi vantaggi medici ed economici, i risultati terapeutici possono essere insoddisfacenti. Le linee guida raccomandano di monitorare regolarmente le concentrazioni di farmaci antipsicotici nel sangue almeno ogni 3-6 mesi come mezzo per prevenire ricadute e riospedalizzazioni. Nei casi in cui si sospetta una mancata aderenza alla terapia o nei casi in cui al paziente vengono prescritti degli altri farmaci che potrebbero influenzare la farmacocinetica di un farmaco prescritto, è possibile aumentare la frequenza delle richieste di monitoraggio dei farmaci3. Il monitoraggio dei farmaci è utile anche quando i farmaci passano da formulazioni orali a formulazioni iniettabili a lunga durata d’azione o viceversa7.
Cosa misurano i test dei farmaci antipsicotici? I dosaggi antipsicotici misurano la concentrazione di un farmaco antipsicotico nel sangue del paziente. Se la dose di farmaco è nota (dose in milligrammi, frequenza di dosaggio giornaliera e tempo trascorso