“NON TEMERE PERCHE’ IO SONO CON TE” Is 43,5
COMUNICARE SPERANZA e FIDUCIA NEL NOSTRO TEMPO 21-29 maggio 2017 – Cesena
www.settimanadellacomunicazione.it
“NON TEMERE PERCHE’ IO SONO CON TE” Is 43,5
COMUNICARE FIDUU FIFIDU ZA e FIDUCIA ANZA RAN ERAN PER SSPERANZA SP NEL NOSTRO TEMPO 21-29 maggio 2017 / Cesena
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Mensile Bibliografico n. 3/2017 – Aprile 2017 Direttore responsabile: Nicola Baroni Numero speciale a cura di Cristina Beffa Copertina Marco Zanchi Editore DISP Diffusione San Paolo Piazza Soncino, 5 20092 Cinisello Balsamo (MI) Tel. 02.660.75.410 E-mail: disp.pagineaperte@stpauls.it Grafica e stampa Arti Grafiche Cuneo Madonna dell’Olmo (CN) Fotografie Archivio San Paolo Archivio Agam © Fotolia Aut. Trib. di Alba n. 449 11-12-86 IVA corrisposta a cura dell’Editore. Art. 74/c D.P.R. 633 del 26.10.72 e successive modifiche e integrazioni Avviso ai lettori Grazie ai lettori che ci segnalano eventuali errori o doppioni di indirizzo e ci rimandano l’etichetta con la quale ricevono la rivista, debitamente corretta.
sommario 3
Paolini e Paoline: per una comunicazione costruttiva di Dolores Melis e Eustacchio Imperato
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Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo di papa Francesco
Quei fari nel buio del mondo di Ivan Maffeis
Leggere la presenza di Dio in ogni tempo di Francesca Pratillo
Abbracciare la via della santità di Giusto Truglia
Intercettare la bellezza di questa contemporaneità di Massimiliano Padula
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Sentirsi artefici di nuove forme di fiducia di Johnny Dotti
Ma le relazioni autentiche sono quelle interpersonali di Marco Deriu
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Lasciare una traccia duratura di noi
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La speranza, una storia buona e giusta
di Domenico Barrilà
Scegliere l’autostrada piuttosto che la mulattiera di Mariangela Tassielli di Arianna Prevedello
Non temete... comunicate speranza e fiducia a tutti di Bruna Fregni
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Raccontare il bene attraverso storie di speranza di Beatrice Salvioni
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Una bussola per il futuro Due registri, un solo obiettivo di Simone Bruno
150 eventi a ingresso gratuito Terra di papi e di commediografi di Francesco Zanotti
Programma Festival della Comunicazione Le vie del comunicare di Silvia D’Altri
ifeelCUD lascia il posto a Tuttixtutti di Maria Grazia Bambino
Editoriale
P aolini e Paoline: per una comunicazione costruttiva I
l messaggio di papa Francesco per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (28 maggio 2017) invita tutti coloro che, nell’ambito professionale e relazionale, “macinano” informazioni, a puntare su una comunicazione costruttiva che favorisca la cultura dell’incontro e porti a guardare la realtà con consapevole fiducia. Con papa Francesco crediamo nella necessità di arginare la spirale della paura, che scaturisce da una eccessiva attenzione alle “cattive notizie”, e di fare spazio a narrazioni contrassegnate dalla logica della “buona notizia”; logica che spinge a superare malumore e rassegnazione per ricercare uno stile comunicativo aperto e creativo, ma non disposto a concedere al male un ruolo da protagonista. Come Paoline e Paolini ci facciamo promotori dell’incoraggiamento del Papa, contrassegnando fortemente gli eventi e le iniziative della Settimana della Comunicazione (21-28 maggio 2017) e del Festival della Comunicazione, che si celebra negli stessi giorni in collaborazione con la comunità diocesana di Cesena e Cesenatico, con il tema della “speranza e della fiducia nel nostro tempo”, che sarà declinato in vari modi. Papa Francesco ci ricorda che la speranza «è la più umile delle virtù, perché nascosta nelle pieghe della vita», ed è il filo attraverso cui lo Spirito Consolatore tesse la storia sacra dell’umanità. Tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati ad alimentare la speranza, imparando a leggere − e a raccoglierne il fermento − quel Vangelo “ristampato” e vissuto da tante persone «che lasciandosi condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, sono come fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e di speranza». Una nuova speranza per tutti può scaturire unicamente dalla “buona notizia” del Vangelo che è Gesù stesso: in lui Dio si è reso solidale con ogni situazione umana, portando la consolante parola che nessuno è mai solo. «In questa luce ogni nuovo dramma che accade nella storia del mondo diventa anche scenario di una buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire». Dalla speranza nasce la consapevolezza che il Regno di Dio è già in mezzo a noi. Esso è come un seme nascosto che cresce nel silenzio. Lo “vede” germogliare solo chi ha occhi «resi limpidi dallo Spirito Santo e non si lascia rubare la gioia del Regno a causa della zizzania sempre presente». don Eustacchio Imperato Superiore provinciale Società San Paolo – Italia
sr Dolores Melis Superiora provinciale Figlie di San Paolo – Italia PA 3/17
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Il messaggio del Papa per la 51ª Giornata mondiale di papa Francesco
C omunicare speranza e fiducia nel nostro tempo “Non temere, perché io sono con te” (Is 43,5)
L’
accesso ai mezzi di comunicazione, grazie allo sviluppo tecnologico, è tale che moltissimi soggetti hanno la possibilità di condividere istantaneamente le notizie e diffonderle in modo capillare. Queste notizie possono essere belle o brutte, vere o false. Già i nostri antichi padri nella fede parlavano della mente umana come di una
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macina da mulino che, mossa dall’acqua, non può essere fermata. Chi è incaricato del mulino, però, ha la possibilità di decidere se macinarvi grano o zizzania. La mente dell’uomo è sempre in azione e non può cessare di “macinare” ciò che riceve, ma sta a noi decidere quale materiale fornire (cfr Cassiano il Romano, Lettera a Leonzio Igumeno).
Vorrei che questo messaggio potesse raggiungere e incoraggiare tutti coloro che, sia nell’ambito professionale sia nelle relazioni personali, ogni giorno “macinano” tante informazioni per offrire un pane fragrante e buono a coloro che si alimentano dei frutti della loro comunicazione. Vorrei esortare tutti ad una comunicazione costruttiva che, nel rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favorisca una cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia. Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la ell aspirale della paura, frutto dell’ane bitudine a fissare l’attenzione sulle “cattive notizie” (guer-re, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane). Certo, non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si o lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite. Del resto, in un sistema comunicativo dove vale la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione. Vorrei dunque offrire un contributo alla ricerca di uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo
da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia. Vorrei invitare tutti a offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo narrazioni contrassegnate dalla logica della “buona notizia”. La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado di selezionare e raccogliere i dati più importanti. La realtà, in sé stessa, non ha un significato un univoco. Tutto dipende dallo sg sguardo con cui viene colta, dag gli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa. Da dove dunque possiamo partire per leggere la realtà con “occhiali” giusti? Per noi cristiani, l’occhiale adeguato per decifrare la realtà non può che es essere quello della buona notizia, a partire da la Buona Notizia per eccellenza: il «Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). Con queste parole l’evangelista Marco inizia il suo racconto, con l’annuncio della “buona notizia” che ha a che fare con Gesù, ma più che essere un’informazione su Gesù, è piuttosto la buona notizia che è Gesù stesso. Leggendo le pagine del Vangelo si scopre, infatti, che il titolo dell’opera corrisponde al suo contenuto e, soprattutto, che questo contenuto è la persona stessa di Gesù. Questa buona notizia che è Gesù stesso non è buona perché priva di sofferenza, ma perché anche la sofferenza è vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre PA 3/17
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e per l’umanità. In Cristo, Dio si è reso solidale con ogni situazione umana, rivelandoci che non siamo soli perché abbiamo un Padre che mai può dimenticare i suoi figli. «Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5): è la parola consolante di un Dio che da sempre si coinvolge nella storia del suo popolo. Nel suo Figlio amato, questa promessa di Dio – “sono con te” – arriva ad assumere tutta la nostra debolezza fino a morire della nostra morte. In Lui anche le tenebre e la morte diventano luogo di comunione con la Luce e la Vita. Nasce così una speranza, accessibile a chiunque, proprio nel luogo in cui la vita conosce l’amarezza del fallimento. Si tratta di una speranza che non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5) e fa germogliare la vita nuova come la pianta cresce dal seme caduto. In questa luce ogni nuovo dramma che accade nella storia del mondo diventa anche scenario di una possibile buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di com-
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muoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire. Per iniziare i suoi discepoli e le folle a questa mentalità evangelica e consegnare loro i giusti “occhiali” con cui accostarsi alla logica dell’amore che muore e risorge, Gesù faceva ricorso alle parabole, nelle quali il Regno di Dio è spesso paragonato al seme, che sprigiona la sua forza vitale proprio quando muore nella terra (cfr Mc 4,1-34). Ricorrere a immagini e metafore per comunicare la potenza umile del Regno non è un modo per ridurne l’importanza e l’urgenza, ma la forma misericordiosa che lascia all’ascoltatore lo “spazio” di libertà per accoglierla e riferirla anche a sé stesso. Inoltre, è la via privilegiata per esprimere l’immensa dignità del mistero pasquale, lasciando che siano le immagini – più che i concetti – a comunicare la paradossale bellezza della vita nuova in Cristo, dove le ostilità e la croce non vanificano ma realizzano la salvezza di Dio, dove la debolezza è più forte di ogni potenza umana, dove il fallimento può essere il preludio del più grande compi-
mento di ogni cosa nell’amore. Proprio così, infatti, matura e si approfondisce la speranza del Regno di Dio: «Come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce» (Mc 4,26-27). Il Regno di Dio è già in mezzo a noi, come un seme nascosto allo sguardo superficiale e la cui crescita avviene nel silenzio. Chi ha occhi resi limpidi dallo Spirito Santo riesce a vederlo germogliare e non si lascia rubare la gioia del Regno a causa della zizzania sempre presente. La speranza fondata sulla buona notizia che è Gesù ci fa alzare lo sguardo e ci spinge a contemplarlo nella cornice liturgica della festa dell’Ascensione. Mentre sembra che il Signore si allontani da noi, in realtà si allargano gli orizzonti della speranza. Infatti, ogni uomo e ogni donna, in Cristo, che eleva la nostra umanità fino al Cielo, può avere piena libertà di «entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi
attraverso il velo, cioè la sua carne» (Eb 10,19-20). Attraverso «la forza dello Spirito Santo» possiamo essere «testimoni» e comunicatori di un’umanità nuova, redenta, «fino ai confini della terra» (cfr At 1,7-8). La fiducia nel seme del Regno di Dio e nella logica della Pasqua non può che plasmare anche il nostro modo di comunicare. Tale fiducia che ci rende capaci di operare – nelle molteplici forme in cui la comunicazione oggi avviene – con la persuasione che è possibile scorgere e illuminare la buona notizia presente nella realtà di ogni storia e nel volto di ogni persona. Chi, con fede, si lascia guidare dallo Spirito Santo diventa capace di discernere in ogni avvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità, riconoscendo come Egli stesso, nello scenario drammatico di questo mondo, stia componendo la trama di una storia di salvezza. Il filo con cui si tesse questa storia sacra è la speranza e il suo tessitore non è altri che lo Spirito Consolatore. La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta. Noi la alimentiamo leggendo sempre di nuovo la Buona Notizia, quel Vangelo che è stato “ristampato” in tantissime edizioni nelle vite dei santi, uomini e donne diventati icone dell’amore di Dio. Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza. dal Vaticano, 24 gennaio 2017
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Riconoscersi partecipi di una comunità desiderosa di riscatto di Ivan Maffeis, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali
Q uei fari nel buio del mondo «L
a realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli ‘occhiali’ con cui scegliamo di guardarla». Così scrive papa Francesco. Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può correre sui social o in televisione a sfogare la propria indignazione. Occhi polemici tengono sempre pronta la lista dei ritardi e dei colpevoli da consegnare al ludibrio della piazza. C’è una miopia
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arrogante e denigratoria, che non esita a usare le vittime e specula sul dolore, fino a sporcare la neve con il fango della propaganda. Poco importa se in questo modo si allarga il fronte della tragedia, s’aumentano smarrimento e sfiducia, si getta il discredito su tutti. Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può – incuranti delle condizioni proibitive – rimboccarsi le maniche, mettere mano a una pala, in silenzio, insieme, mossi dalle lacrime e dal coraggio, avvolti dall’abbraccio di
ranun intero Paese. Il miracolo più grancode, forse, sta proprio in questo riconoscersi parte di un comune destino, no, partecipi di una comunità, animata da un desiderio di riscatto e rinascita. ta. to. Ben oltre l’emergenza del momento. Occhiali. Sguardi diversi conduucono a diverse risposte, destinate te a rimanere distanti. Quanto lontana na è l’indifferenza dal coinvolgimento, o, l’accidia dal servizio, l’accusa dal al metterci del proprio. Nel contesto in cui viviamo abbia-mo già visto tutto, raggiunti come e siamo da una mole di informazionii che non sappiamo come gestire e che spesso non aiuta a vedere, conoscere, capire. Si distingue e ci affascina il tratto di chi sa riconoscere come la storia dell’uomo – troppe volte scritta con la voce dei guerrieri – sia attraversata anche da un altro filo. È speranza che intesse capolavori; come fa capire il Papa, parla “in tantissime e edizioni nelle vite dei santi”, che rendondono questa stessa storia una storia sacra. Per il cristiano, lo sguardo sulla realtà nasce dal Vangelo: non sgorga a comando, richiede umile e paziente fedeltà per leggere ciò che accade con gli occhi e il cuore del Risorto, fino a scorgere nella stagione invernale il grano di domani. È sapienza che nulla ha a che spartire con «un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male»; anzi, alla sua luce contraddizioni e responsabilità diventano ancor più visibili e pesanti. Educa a distinguere, a chiamare per nome le cose, a superare gli stereotipi che impediscono di avvicinarsi agli altri. Non alza muri, costruisce ponti. Non a caso, la comunicazione immaginata e proposta da papa Francesco è a servizio di una cultura dell’incontro.
Dice di un andare verso l’altro, ma anche disponibilità a fargli spazio e ad accoglierne il mistero. Dice di un donare e di un ricevere. Più semplicemente, dice reciprocità. Piattaforme e dispositivi digitali ampliano a dismisura la possibilità di ascolto, parola, condivisione. Quanti accettano di uscire dalla quiete del porto e di esporre la vela al vento dello Spirito, pongono le condizioni per ritrovarsi “fari nel buio di questo mondo”. Grazie a loro, come oggi nel cuore del Gran Sasso, ogni nuovo dramma diventa «scenario di una possibile buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire». Q PA 3/17
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La Bibbia genera e sostiene la speranza tra le prove della vita di Francesca Pratillo, fsp, biblista
L eggere la presenza di Dio in ogni tempo P
apa Francesco getta nel mondo della comunicazione la rete della speranza, chiedendo alla Chiesa di ogni luogo di diventare sempre più epifania del «Dio con noi». Dare speranza significa raggiungere «il cuore di ogni tu» con parole creatrici di relazione: «Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Questo è talmente vero che il profeta Isaia, il cui nome ebraico significa il Signore salva, ha creato un artifizio letterario straordinario, riducendo tutto a due semplici parole che non possono essere mai divise: «CON TE−IO» (in ebraico si
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legge come se fosse un’unica parola) e il maqqef, piccolo trattino orizzontale collocato in alto, “collega” per sempre il tu di ciascuno all’io di Dio che diventano un’unica e inscindibile realtà: «con te-io». Questo, infatti, è il nuovo nome di Dio che diventa anche il nome nuovo della persona che entra in amicizia con Lui. Ma c’è ancora una sfumatura da poter cogliere. Nella lingua ebraica ogni parola ha il suo accento e quando una parola entra in relazione con un’altra, attraverso il maqqef, la prima perde l’accento e lo cede alla seconda. Questa strategia lin-
guistica in realtà trasmette un significato più profondo: l’accento del «con te» o del «tu» in questione va ad appoggiarsi esistenzialmente sull’Io roccioso di Dio. Il «con te-io», nel suo contesto biblico immediato, evidenzia come il redattore finale abbia incastonato Is 43,5 in un testo di ritorno dall’esilio e di liberazione dai pericoli. Si tratta di Is 43,1-7; sette versetti di rara bellezza che emanano continuamente luce e consolazione, aprendo a Israele la prospettiva del futuro. Il popolo non deve dimenticare tre cose: a) che Dio non elimina i pericoli ma aiuta ad attraversarli, impegnandosi ad accompagnare personalmente i suoi figli nelle difficoltà. «Se passerai nell’acqua io sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno. Se camminerai sul fuoco non ti scotterai, la fiamma non ti brucerà»; b) che Dio sconfigge i nemici e difende Israele con immenso amore: «Sei prezioso ai miei occhi, tu vali molto per me ed io ti amo»; c) che Dio offre a ciascuno se stesso donando il proprio nome: «Ognuno si chiami con il mio nome» (Is 43,7). In un certo senso Dio rivendica la propria qualità di autore dell’opera, ricordando a Israele che il popolo è stato creato e formato da Lui. Il profeta Isaia con le parole «con te-io» offre a tutti un mantra da ripetere nella preghiera quotidiana, per nutrire la mente con la presenza salvifica di Dio. Quando Dio dice: «Non temere perché io sono con te» si accende la speranza della compagnia nel buio delle solitudini, speranza basata sulla certezza che «non siamo più soli!» e che la storia non sfugge dalle sue mani. L’apostolo Paolo rivolgendosi ai cristiani di Roma afferma: «Tutto ciò che è stato scritto prima, è stato scritto per nostra istruzione, affinché per mezzo della perseveranza e della consolazione delle Scritture, abbiamo davvero la speranza» (Rm 15,4). Si tratta di un principio ermeneutico
fondamentale. La Bibbia è davvero finalizzata a generare e a sostenere la speranza tra le prove della vita. La speranza biblica si pone in ascolto di ogni cuore affranto: «Ho considerato il pianto degli oppressi e ho visto che nessuno li consola» (Qo 4,1), ma non scavalca la sofferenza, anzi la speranza giunge al culmine di una traiettoria aperta nientemeno che dalle tribolazioni (cfr Rm 5,3-5). L’attesa degli oppressi non sarà delusa (cfr Sal 9,19) perché solo da Dio proviene la speranza (cfr Sal 62,6). Ciò che stupisce è che nella Bibbia ebraica il lessico della disperazione è assente, tranne qualche irrilevante eccezione. Invece sono ben quattro le radici verbali che costituiscono il lessico della speranza biblica. La storia sacra depone in favore della speranza perché l’uomo biblico ha imparato a leggere la presenza di Dio in ogni tempo, elaborando “una memoria di salvezza”: promesse fatte ai patriarchi, alleanze concluse al Sinai, uscita dall’Egitto, liberazione da Babilonia. Ciò che fonda la speranza è la parola di Dio che sempre salva e libera. Parola che nella pienezza dei tempi è divenuta carne (cfr Gv 1,14). In Gesù la speranza cammina tra le strade di tutti i tempi e illumina le notti più oscure, squarcia le tenebre e Q splende sul mondo.
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Un perno della spiritualità e dell’apostolato di Giusto Truglia, direttore di Gazzetta d’Alba
A bbracciare la via della santità L
a pericope di Isaia 43,5, citata da papa Francesco per invitare a essere comunicatori di speranza e di fiducia, richiama immediatamente una frase che il beato don Giacomo Alberione volle fosse scritta nelle cappelle di tutte le comunità della Famiglia paolina da lui fondata. È lui stesso, sia pure in terza persona, che racconta: «In momenti di particolari difficoltà per la Famiglia paolina, il sac. Alberione riesaminando tutta la
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sua condotta, se vi fossero impedimenti all’azione della grazia da parte sua, parve che il divin Maestro volesse rassicurare l’istituto incominciato da pochi anni. Nel sogno, avuto successivamente, gli parve di avere una risposta. Gesù maestro infatti diceva: “Non temete, io sono con voi. Di qui voglio illuminare. Abbiate il dolore dei peccati”. Ne parlò col direttore spirituale notando in quale luce la figura del Maestro fosse avvolta. Gli rispose: “Sta sereno; sogno o altro,
ciò che è detto è santo; fanne come un programma pratico di vita e di luce per te e per tutti i membri”». Nei numerosi scritti del fondatore della Famiglia paolina il nolite timere riecheggia con insistenza su due fronti che si coniugano inscindibilmente: quello della spiritualità e dell’apostolato. Con molta insistenza, infatti, don Alberione esorta i suoi figli e figlie a non aver paura dei propri limiti e delle proprie insicurezze e ad abbracciare con decisione la via della santità. Ma, insieme, spinge a decidersi per un apostolato nuovo, che richiede coraggio e grande energia. Alle Figlie di San Paolo scriveva: «Pregate il Signore che vi moltiplichi e vi renda capaci a questa missione. Qualcuna obietterà:
Ma io sono così ignorante!... Non temete: il Signore è il Dio della predicazione. Gesù, dice il Vangelo, è venuto per insegnare agli uomini la verità. E se il Figliuolo di Dio è partito dal cielo per venirci a dire: “Andate, ammaestrate tutte le genti”, non un popolo solo, ma tutte le genti, egli ci darà la grazia di effettuare questo comando». Q
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Caratteristiche sociali e culturali del nostro tempo di Massimiliano Padula, sociologo, Pontificia Università Lateranense, presidente AIART
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ntercettare la bellezza di questa contemporaneità
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a complessità del contemporaneo si riflette anche su una sua potenziale definizione. Cosa vuol dire il tempo presente? Come configurarlo, esprimerlo, incasellarlo in cliché concettuali? Zygmunt Bauman ci ha provato tutta la (lunga) vita applicando lo schema del suo pensiero (liquido) a ciò che lo circondava. Particolarmente esemplificativa fu l’espressione individualmente insieme (il libro omonimo, edito da Diabasis, è del 2008) che sintetizza, in un certo senso, la disgregazione della cultura dell’oggi, la decomposizione di una società sempre più impercettibile. Il sociologo scomparso a inizio 2017,
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scelse, quindi, un ossimoro apparente per criticare uno scenario socio-culturale che (secondo lui) individualizza e scarnifica le relazioni, genera legami prêt-à-porter, usa e getta le emozioni come se fossero articoli dallo scarso appeal. Tra le cause di questa decadenza c’è l’esplosione della tecnologia digitale che destruttura le certezze identitarie del passato, alimentando la labilità e la mutevolezza delle nostre vite e le pratiche del consumo, sempre più esasperate, tanto da caratterizzarci cartesianamente attraverso un altro celebre slogan baumaniano: consumo, dunque sono (Laterza, 2008).
Ma non tutto è perduto. Anzi, è sufficiente ribaltare la prospettiva e provare a intercettare la bellezza di questa contemporaneità così triturata da logiche tanto divisive quanto rassicuranti. Se riuscissimo, infatti, a evadere dai labirinti autoreferenziali delle pratiche e delle posizioni (e delle contrapposizioni) dominanti, forse torneremmo a guardarci in modo originario e originale. Capiremmo così che la liquidità è soltanto una condizione ideale che ci rincuora perché ci colloca in una campana di vetro che non fa che legittimare il nostro disimpegno. E che forse la realtà sociale è sempre stata anche un po’ liquida (panta rei, diceva Eraclito secoli fa) a dispetto di quanto professano, in modo totalizzante, i cosiddetti cantori della post modernità (non solo Bauman).
La sfida è, quindi, quella di svelare la bellezza che si cela, da sempre, nell’uomo, nel suo essere in relazione, nella sua capacità di creare bellezza, di essere intelligente e cosciente, senza soffocare differenze e difficoltà. E per far questo non può che (ri)emergere una funzione socio-culturale che sembra ormai dimenticata: l’educazione. Insegnanti, genitori, sacerdoti, educatori tout court devono riappropriarsi della loro funzione originaria, oserei dire ontologica: non soltanto quella di essere formatori formati e perfetti ma quella difettosa e rischiosa (usando le parole di Emile Durkcheim) che impone agli uomini «modi di modi di vedere, di sentire e di agire a cui non sarebbero pervenuti spontaneaQ mente».
Le immagini di papa Francesco Nel suo Messaggio per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali papa Francesco invita i comunicatori ad assumere lo stile e il linguaggio di Gesù, che faceva ricorso alle parabole o comunque alle immagini della vita quotidiana, per esprimere i misteri del Regno. Egli stesso usa 7 ”coppie” di simboli, molto pregnanti: 1. Già i nostri antichi padri nella fede parlavano della mente umana come di una macina da mulino che, mossa dall’acqua, non può essere fermata. Chi è incaricato del mulino, però, ha la possibilità di decidere se macinarvi grano o zizzania. 2. La realtà, in se stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa. Da dove dunque possiamo partire per leggere la realtà con “occhiali” giusti? 3. Gesù faceva ricorso alle parabole, nelle quali il Regno di Dio è spesso paragonato al seme, che sprigiona la sua forza vitale proprio quando muore nella terra (cfr Mc 4,1-34). Ricorrere a immagini e metafore per comunicare la potenza umile del Regno non è un modo per ridurne l’importanza e l’urgenza, ma la forma misericordiosa che lascia all’ascoltatore lo “spazio” di libertà per accoglierla e riferirla anche a se stesso. 4. Il filo con cui si tesse questa storia sacra è la speranza e il suo tessitore non è altri che lo Spirito Consolatore. 5. La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta. 6. Noi la alimentiamo leggendo sempre di nuovo la Buona Notizia, quel Vangelo che è stato “ristampato” in tantissime edizioni nelle vite dei santi, uomini e donne diventati icone dell’amore di Dio. Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi; 7. attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia, e sono come dei fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza». a cura di Bruna Fregni
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Per curare e governare i beni comuni di Johnny Dotti, pedagogista, imprenditore sociale
S entirsi artefici di nuove forme di fiducia C
omunicare speranza e fiducia nel nostro tempo, prendendo sul serio il compito, significa anche provare a non avere paura, o quantomeno a non avere paura della paura. Attraversare questo tempo, osservarlo con occhi nuovi. Provare a mettere in discussione paradigmi che ci costringono dentro visioni e azioni soffocanti e senza senso. Si tratta quindi di sperare nell’invisibile che costitutivamente abita la realtà e di avere fiducia in una relazione sempre più piena e autentica con la realtà. Sperare nell’impossibile e avere fiducia nell’altro sono due movimenti dell’animo indispensabili per affrontare con concretezza in tempi di post-individualismo il tema del bene comune. Una delle vie è sentirsi artefici, sotto varie forme, di nuove azioni per curare, produrre e governare i beni comuni, che sono la declinazione visibile e plurale del bene comune. Forme al di là della dicotomia pubblico (pubblica amministrazione)/ privato (mercato capitalista) a cui ci costringe il paradigma attuale. È sotto gli occhi di tutti che questi beni preziosi (dall’acqua alla salute, dai beni culturali/paesaggistici ai mezzi di
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comunicazione) riguardano l’insieme della comunità e non possono essere appannaggio esclusivo di nessun individuo o gruppo. Ma in una economia in contrazione sono i beni che più vengono sottoposti a processi di privatizzazione selvaggia. È tempo che il popolo (persone comuni) si riattribuisca un potere (verbo) in grado di rigenerare pensieri e azioni per dare un futuro a questi indispensabili beni per la vita buona delle persone. C’è un grande e profondo spazio per pensare ad inedite forme di cura, produzione e governo di questi beni. Spazio e tempo proficuo per dar vita ad esperienze istituenti nuove forme di democrazia (accanto a quella rappresentativa) e di economia (accanto a quella capitalista). Così si prende sul serio la speranza e si rigenera fiducia. Così si arricchisce un immaginario in cui l’innovazione è solo tecnologia digitale. Così si apre un futuro di responsabilità comunitaria alle nuove generazioni. Q
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Condividere le emozioni attraverso i media digitali di Marco Deriu, docente di Teoria e tecnica della comunicazione, Università Cattolica
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a le relazioni autentiche sono quelle interpersonali
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uali effetti ha la crescita esponenziale delle possibilità di comunicare, attraverso il continuo sviluppo dei media di nuova generazione, sugli atteggiamenti psicologici delle persone? E come cambia – se cambia – in particolare il modo di trasmettere e condividere le emozioni? Definite dalla scienza come reazioni psicofisiche piacevoli o spiacevoli dell’individuo davanti a eventi esterni e interni rilevanti per i suoi scopi, le emozioni sono costituite da un insieme di risposte alla percezione di uno stimolo
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con cui l’organismo interagisce. Tramite parole, gesti, espressioni e comportamenti, le persone trasmettono e ricevono la connotazione delle proprie emozioni anche attraverso forme espressive facilmente decifrabili, connesse alle situazioni che le hanno generate. Fra sistema cognitivo, sistema emotivo e sistema espressivo esiste dunque uno strettissimo rapporto, che si estende inevitabilmente al sistema mediatico. I media hanno una funzione decisiva nella condivisione delle emozioni, in ragione della loro capacità di fissare o
amplificare – secondo le peculiarità di ciascuno strumento – ogni singolo vissuto proposto al pubblico. I mezzi di comunicazione sono, inoltre, un fertile set di rappresentazione delle emozioni stesse, che trovano in essi un “luogo” diverso dalla soggettività personale per essere rielaborate pubblicamente. I new media hanno ridefinito la declinazione tradizionale dei rapporti personali e delle relazioni sociali, ampliando le possibilità di contatto anche a distanza e implementando progressivamente lo stesso linguaggio tecnico per aumentare le possibilità di “condividere” le emozioni. Valga per tutti l’esempio di Facebook, il social network più diffuso e utilizzato, per entrare nel dibattito tra chi vede la rete soltanto come strumento di contatto e chi, invece, vi trova inedite potenzialità come veicolo di sentimenti. Il caso degli emoticon è emblematico di come gli utenti dei media digitali sentano il bisogno di comunicare all’interlocutore in modo rapido ed efficace uno stato d’animo, una sensazione o un aspetto personale attraverso un lin-
guaggio ri-codificato nei suoi elementi essenziali. E così, partendo dalla punteggiatura e da segni grafici che solo in rari casi sono anche lettere, si costruiscono le “faccine” che connotano gioia [ :-) ], tristezza [ :-( ], stupore [ :-O ], ricerca di complicità [ ;-) ] e molti altri stati d’animo. Le emozioni virtualizzate veicolate dai media digitali hanno dunque conquistato uno spazio preciso nella fruizione individuale e nell’immaginario collettivo. Ma le relazioni comunicative vere e autentiche sono – e restano – un ambito che trova la sua espressione privilegiata nella comunicazione interpersonale diretta e immediata. Q
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Il bisogno universale, struggente e insopprimibile di oggi di Domenico BarrilĂ , analista e scrittore
L asciare una traccia duratura di noi R
oma, pochi giorni fa. Durante una pausa del mio lavoro visito il cimitero acattolico, presso il quartiere del Testaccio, ad un paio di decine di metri dalla piramide Cestia. Le sepolture appartengono quasi tutte a persone note, per lo piĂš artisti, comunque individui che nel corso della loro vita ebbero ruoli di un certo rilievo. Molti sono stranieri.
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In quello stesso cimitero sono sepolti anche dei connazionali insigni, come Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano; Carlo Emilio Gadda, tra i piĂš grandi scrittori del nostro Novecento; Bruno Pontecorvo, uno dei ragazzi di via Panisperna che, guidati da Enrico Fermi, segnarono una delle vette piĂš alte della storia della scienza moderna del Paese.
Mi prendo del tempo, non c’è fretta, mi fermo davanti alla tomba di August von Goethe, figlio del grande Johann Wolfgang, morto a 41 anni durante un viaggio a Roma. Ognuna di quelle esistenze produsse energia, la stessa che ancora oggi promana dai loro monumenti funebri, la stessa che si sprigiona dalle nostre vite e in quelle di ogni essere vivente. Tutti, nessuno escluso, assorbiti dal grande progetto che segna ogni esistenza, ossia lasciare una traccia duratura di noi. Il mondo in realtà non è dominato dalla finanza ma proprio da questo bisogno, universale, struggente e insopprimibile, che non risparmia nessuno, lasciare un segno del nostro passaggio. Semmai la finanza, dietro alla quale vi sono individui con le stesse finalità di tutti i loro simili, sfrutta cinicamente tale bisogno incorporandoci nei suoi disegni, rendendoci soldati, spesso inconsapevoli e impotenti, di un gioco che quasi sempre finisce per diventare fine a se stesso. Una sorta di ossessione in cui si smarriscono gli scopi, se non quello, unico, di incrementare quantità numeriche, come colui che nel Piccolo Principe conta le stelle illudendosi di possederle. La grande crisi dei mercati finanziari di qualche anno fa, i cui effetti sconteremo ancora a lungo, nasce da questo desiderio di quantità, abbattutosi rovinosamente sulla vita di interi popoli, alterando milioni di destini individuali. Fare più cose in meno tempo. Si può, senza dubbio, ma costa e non sappiamo esattamente quanto, almeno fino a quando qualcuno ci presenta il conto. Noi possiamo incrementare il numero di eventi contenuti in un certo lasso di tempo, non siamo però in grado di dilatare il tempo stesso, dunque dobbiamo operare una selezione che, tuttavia, si presenta problematica quando non im-
possibile. Dunque, non potendo diminuire il numero di eventi, siamo costretti a incrementare le nostre prestazioni. Accade in tutti gli ambiti, a cominciare dallo sport, dove il doping è un fatto strutturale, sebbene tutti fingiamo di stupirci quando intere delegazioni sportive vengono squalificate, com’è accaduto alla Russia nel corso delle ultime olimpiadi brasiliane. Accade nel mondo delle professioni, dove la rincorsa alla prestazione, sollecitata dalla finanza e tradotta dall’economia, altera la personalità degli individui, costringendoli a difendersi con la chimica, l’altra faccia del doping, stavolta a base di antidepressivi (in Europa se ne consumano ogni anno centinaia di milioni di confezioni) e ansiolitici (ne scorrono a fiumi, dappertutto), senza contare le droghe vere e proprie, che sostengono quando si vive un piano sopra quello consentito, come la cocaina. La finanza progetta l’incremento del PA 3/17
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profitto, ma il fatto è che si avvale di eserciti di esseri umani per raggiungere l’obiettivo, a scapito delle relazioni, dei legami, a cominciare da quelli affettivi e compresi quelli educativi. Dato questo modello di sviluppo, è illusorio pensare che la situazione possa migliorare. Oggi, la quasi totalità dei pazienti che transitano negli studi di psicoterapia sono persone sfigurate dalla velocità e dalla conseguente perdita di percezione del valore dei legami, peraltro impossibili da coltivare quando il numero di eventi cui riadattarsi supera la nostra capacità di sopportazione. Gli effetti collaterali sono drastici, soprattutto per i bambini, la cui sofferenza tendiamo a sottovalutare. Siamo animali sociali, privati di questa dimensione, incompatibile con l’ossessione della velocità, regrediamo e ci incattiviamo, ma soprattutto non riusciamo più a posare
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lo sguardo sulla vita del nostro prossimo, sempre più concorrente, sempre più nemico, soprattutto quando viene a turbare le nostre abitudini o pretende di rallentarci. Così, si incrementa il rischio di essere sommersi da interrogativi che preferiamo tenere lontani. Allora domandarsi quale fiducia è possibile nella vita e nell’altro, significa tornare all’essenza della nostra presenza sul Pianeta, alla ragione per la quale siamo ciò che siamo, da quando, circa 10 mila anni fa, passata l’ultima glaciazione, abbiamo capito una volta per tutte che senza interazione coi nostri simili, il livello sarebbe rimasto per sempre quello di scimmie antropomorfe incapaci di generare progresso, che avrebbero trascorso la maggior parte del tempo a cercare cibo. Ricominciare dall’altro, dal nostro prossimo, dal vicino di casa, dal collega di lavoro, non è soltanto un imperativo etico, ma una necessità della vita perché senza cooperazione e compartecipazione non c’è vita. Una fiducia come quella che innescò il progresso, rendendolo vertiginoso e portandoci dove siamo, deve essere appresa dall’infanzia in quella famiglia di cui invochiamo la rinascita ma che possiede un senso solo se risveglia nel bambino la nostalgia per la sua profonda vocazione comunitaria. Oggi accade sempre più spesso di dovere costatare che dalle famiglie giungono ai minori impulsi egoistici, che inaridiscono le fonti della solidarietà, ponendo le basi per creare lupi solitari piuttosto che cooperatori contenti di stare al mondo. Ma non è un sentimento trasmissibile con semplici parole, i bambini sono molto sensibili ai giudizi di valore che arrivano dal mondo degli adulti, e dalla scarsa attenzione non possono che giungere giudizi di valore negativi.
Un bambino viziato e trascurato nello stesso tempo, non può che maturare un’idea di sé distorta, piegando sulla propria persona ogni linea di interesse, così riceverà rifiuti dal suo prossimo e finirà per incrementare le proprie inclinazioni all’egoismo. Molti genitori non si rendono conto che, sia pure nell’ansia di salvare i propri figli, finiscono così per farne degli individui inadatti alla vita sociale, quindi candidati a rapporti non improntati alla fiducia ma alla diffidenza. Pessima notizia per loro stessi e per i partner sociali. Uno dei sintomi più rilevanti della sofferenza psicologica è nella rarefazione delle relazioni sociali, ma è anche vero il contrario, ossia che la scarsa inclinazione all’altruismo porta la persona ad ammalarsi.
Respiriamo tutti la stessa aria tossica e non potremo ripulirla badando solo al nostro cilindro, lo spazio che occupiamo proiettato fino in cielo, perché non ci sono paratie stagne che tengano. La battaglia contro l’inquinamento, una delle tante che abbiamo di fronte, si può vincere solo tornando allo spirito cooperativo di 10 mila anni fa. Tuttavia, sebbene uniti, non la vinceremo mai se non ci facciamo carico dell’ingiustizia intollerabile insita nell’attuale distribuzione del benessere, asimmetrica e assassina, che mischia, nello stesso segmento di tempo, morte e abbondanza nei membri della medesima specie e, per chi crede, figli dello stesso Padre. L’ingiustizia genera risentimento, nemico giurato della cooperazione. Q PA 3/17
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Valorizzare le tecnologie tenendo viva la relazione umana di Mariangela Tassielli, autrice, editor Paoline
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cegliere l’autostrada piuttosto che la mulattiera
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e tecnologie prenderanno il nostro posto? Dall’intelligenza artificiale alla robotica, passando per la realtà aumentata quale sarà il posto degli esseri umani? Si inizia a ipotizzare che tra 50 anni potrebbero esserci le prime coppie formate da umani e robot. Chi ne parla
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le presenta in termini ottimistici, come relazioni affettive ottimali, purificate da quei malintesi o inconsapevoli “nondetti”, da quei bisogni affettivi o meccanismi di esistenza legati a un qualche passato pesante che a volte rendono difficili le relazioni. E così, apocalittici e integrati riappaiono all’orizzonte pre-
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Le tecnologie amplificano ciò che già esiste e rendono possibile un incontro già desiderato. I social arricchiscono non indeboliscono
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sentando ognuno le proprie posizioni. Ma a prescindere da ciò, che accadrà davvero fra 50 anni, la domanda può a buon diritto essere posta oggi: cosa sono le tecnologie per la persona? Come stanno modificando le relazioni? È davvero oggettiva l’affermazione di chi accusa i social di spersonalizzazione delle relazioni? In un’ottica educativa: è davvero così negativo un Ipad nelle mani di un bambino? Rispetto alla nuova evangelizzazione, è così poco pastorale ed ecclesiale un cristianesimo vissuto anche in ambienti digitali? La questione è complessa e andrebbe affrontata in tutte le sue infinite sfaccettature, che proprio perché infinite necessitano di pluralità,
integrazione, profezia e lungimiranza. Forse l’unica verità da cui non si può prescindere è la persona: condizione necessaria perché una relazione si attivi. Una persona con le sue strutture psico-affettive, con la sua storia, con i
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suoi orizzonti di riferimento. Una persona che, nei suoi limiti e potenzialità, le tecnologie amplificano, potenziano. Una consapevolezza che dovrebbe maturare in tutti noi è la reale esistenza di quegli ambienti che troppe volte sono stati definiti non-luoghi e la reale incidenza che anche il virtuale ha sulle relazioni. Continuare a opporre mondi – fisici virtuali – sarebbe come ostinarsi a non voler prendere l’autostrada preferendo le mulattiere. Le tecnologie amplificano ciò che
già esiste, rendono possibile un incontro già desiderato. Non sono un cinico deus ex machina, non disintegrano, non annientano, non indeboliscono, non impoveriscono. Non sono la voce, ma un sistema di amplificazione. Voce è la persona che forte di una coscienza libera, consapevole e responsabile, dovrebbe in ogni istante scegliere chi essere e cosa costruire in un mondo indubbiamente sempre più potente, caratterizzato da infinite risorse, e proprio Q per questo più vulnerabile.
Dal pulpito alla rete: seminare senza pretese Qual è la prima idea che dovrebbe venire in mente a un cristiano che si trovasse nelle condizioni ottimali di comunicare con tutto il mondo, a qualsiasi latitudine della terra, in qualsiasi lingua? Vangelo! Ma non diventando un copista di versetti. Assolutamente, no! Neppure un evangelista oggi si accontenterebbe di questo. Un vero discepolo del Vangelo, in rete, non potrebbe far altro che essere “vangelo”, essere una buona notizia che penetra nel mondo attraverso commenti, post, articoli condivisi, pensieri e frammenti scelti di esistenza messi in comune, riflessioni umili e ponderate, parresia nel denunciare abusi, trasparenza nel costruire informazione, responsabilità nel verificare ciò che vi si immette, capacità di ascolto e di rispetto delle posizioni altrui. Essere “vangelo” negli ambienti digitali è coltivare in ogni istante una reale e intelligente apertura verso il mondo che, senza filtri e senza muri, può raggiungerti ed essere raggiunto. È comprendere di cosa il mondo abbia bisogno e provare a offrirglielo. È riuscire a capire quale sia la vera sete per dare gratuitamente qualcosa che potrebbe dissetare. Gli ambienti digitali hanno il potere di unire i mondi, non solo di disintegrarli; ma perché ciò sia possibile hanno bisogno di chi semini senza pretendere di raccogliere, di chi irrighi senza arrogarsi il merito dell’opera, di chi investa senza verificare i reali profitti o le perdite (anche di tempo): di chi la viva con gratuità. Il cristiano potrebbe attuare in rete, proprio grazie alle logiche della rete (caratterizzate dalla condivisione), una sorta di rivoluzione che, anche architettonicamente (ma non solo), sarebbe più lenta e difficile negli ambienti fisici delle nostre chiese: passare cioè dal pulpito di chi insegna alla piazza dove ci si incontra e alla casa dove ci si accoglie; dal possedere una verità al cercare insieme di comprenderne le sue infinite sfaccettature. Mariangela Tassielli
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Cinema d’autore con lo sguardo paziente e sincero di Arianna Prevedello, consulente cinema, comunicazione e formazione
L a speranza, una storia buona e giusta C
ercare speranza nelle opere cinematografiche significa andare alla ricerca prima di tutto di un cinema d’autore capace di spostare l’asticella dal livello del desiderio a quello appunto della virtù teologale suggerita nel messaggio per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Un cinema capace di uno sguardo aderente all’esodo paziente e sincero verso una realtà di completezza della persona. Come, allora, non riconoscere il lungo lavoro di Martin Scorsese durato quasi trent’anni, già esso stesso anelito di speranza, per portare alla luce il suo Silence “dedicato ai cristiani giapponesi e ai loro padri” e tratto dal libro Shusaku Endo del 1966.
Silence
Nel XVII secolo il protagonista padre Sebastian Rodrigues (interpretato da Andrew Garfield) alla ricerca in Giappo-
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Io, Daniel Blake
Captain Fantastic
ne del suo mentore padre Christovao Ferreira, entrambi gesuiti e portoghesi, abiurerà come fece quest’ultimo per conservare la vita e sfuggire alle torture a cui erano destinati i cristiani in quel tempo buio. Pienamente partecipe della quiete del paesaggio orientale il regista rovista, tra pietà e mistero, in questa scelta suggerendo quanto «la prova più grande della speranza sia costituita dalla stanchezza, dal ritardo della manifestazione del Signore e, insieme, dalla recrudescenza del potere del male». (F. Compagnoni, G. Piana, S. Privitera, Nuovo dizionario di Teologia Morale, Milano, San Paolo, 1990 pp.1491). Al contempo Scorsese induce a considerare quanto la speranza si accompagni inevitabilmente alla questione della verità, dimensione sempre sfuggente in
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questo caso anche rispetto alla scelta stessa di padre Sebastian continuamente sorvegliato dalle autorità giapponesi. Il silenzio di Dio è il suo tormento e la sua forza: nel vuoto riluce la speranza seppellita con lui stesso, soltanto forse, “perduto a Dio”. Un autore dichiaratamente più laico e politico come Ken Loach, nel recente Io, Daniel Blake (Palma d’Oro a Cannes nel 2016), aiuta a mettere in luce quanto invece «una realtà sublime, futura ma non più valutata come possibile fondi tristezza, delusione, rabbia, rancore, disperazione, non certo speranza» (idem, pp. 1489). È ciò che capita a Daniel realmente vittima di un cattivo stato di salute, ma anche altrettanto preda di una burocrazia senza misericordia, di uno stato senza autentiche misure di inclusione. Si può arrivare come Daniel ad ammalarsi senza speranza perché la solitudine relazionale e materiale si impadronisce di noi: ci si sente soli nel cammino verso un’utopia che non interessa anche altri. Eppure Loach ci fa amare e desiderare l’ebbrezza (la speranza, appunto) di un mondo migliore che porta alla perfezione della persona, alla sua libera realizzazione. Quello che a suo modo cerca anche Ben, il padre di Captain Fantastic (Matt Ross, Usa 2016) che assieme alla moglie tenta un’educazione alternativa al consumismo imperante. Sperare, la vera lotta del protagonista interpretato da Viggo Mortensen, induce a credere in una realtà buona per sé e per chi ci sta a cuore. È una bontà che vive del vaglio di chi ci sta accanto (in particolare dei parenti e dei figli di Ben) e che per questo vive di relazione e conflitto per divenire, nella fedeltà al proprio ideale, strada per una pace più vera e duratura. Q
Una proposta di animazione e di preghiera di Bruna Fregni, fsp, responsabile sito web Paoline.it
N on temete… comunicate speranza e fiducia a tutti I
l tema scelto quest’anno da papa Francesco per il suo Messaggio della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Non temere perché io sono con te (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”, può aiutarci a rileggere, in forma attualizzata, alcuni aspetti della domenica dell’Ascensione, data nella quale ricorre la Giornata stessa. D’altro canto, le letture proposte nell’anno liturgico A per questa solennità, focalizzano l’impegno missionario della Chiesa come comunità di testimoni-comunicatori della bella notizia, grazie alla promessa dello Spirito e all’assicurazione della presenza costante del Risorto, che scaccia ogni timore. Questi elementi possono essere valorizzati in alcuni momenti di animazione e di preghiera all’insegna dell’evangelizzazione nel mondo di oggi: una celebrazione della Parola, una “consegna della Parola” da offrire come segno al termine delle eucaristie domenicali e una iniziativa di annuncio del Vangelo.
1. Celebrazione della Parola Questa celebrazione può essere realizzata in gruppo alcuni giorni prima della solennità dell’Ascensione, come preparazione alla liturgia domenicale, durante la Settimana della Comunicazione. Nella sala predisposta per la condivisione viene posto un leggìo con il Vangelo aperto, da cui scendono una serie di nastri colorati sopra un mappamondo, posto alla base del leggìo e alcuni dispositivi di comunicazione (uno smartphone o un tablet, alcuni giornali…) disposti attorno al mappamondo, e una copia del Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (Gmcs). Invocazione allo Spirito Guida: Nella solennità dell’Ascensione la Chiesa celebra non solo la gloria del Risorto, elevato nei cieli alla destra del Padre, ma anche quella dell’umanità, assunta dal Verbo, redenta e introdotta nel Regno. Mentre torna da Colui che lo ha inviato, Cristo rassicura i suoi che sarà comunque presente, grazie al suo Spirito, in tutto il corso della PA 3/17
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storia, fino al suo compimento, e li invia a sua volta a portare il lieto annuncio ai popoli, perché tutti possano accedere alla vita nuova, dono della Trinità. Ci mettiamo in atteggiamento di ascolto e di condivisione della sua Parola, tratta dalla prima lettura e dal Vangelo della domenica dell’Ascensione, perché Egli faccia di noi persone capaci di comunicare nel mondo di oggi la fiducia e la speranza che scaturiscono dalla sua Risurrezione.
2. Consegna della Parola
Lettura dagli Atti degli Apostoli (At 1,111). Segue un momento di risonanza, da parte dei partecipanti, della parola o della frase che li ha colpiti maggiormente.
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Lettura dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20). Segue un momento di condivisione su cosa significa per ciascuno, oggi, il mandato che Gesù consegna ai suoi discepoli. Preghiera Padre di misericordia, che vuoi accogliere nella tua famiglia tutti i popoli della terra, rendici testimoni del tuo amore, capaci di tessere reti di solidarietà e di comunione nella società e nella cultura di oggi.
O
Signore Risorto, che hai promesso di essere sempre con noi, fino alla fine del mondo, fa’ che riponiamo solo in Te la nostra fiducia e diventiamo così messaggeri di speranza per gli uomini e le donne del nostro tempo.
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Spirito di sapienza, che susciti sempre nella storia nuove forme di progresso e di sviluppo, nuovi linguaggi e nuove tecniche, illumina le nostri menti, perché sappiamo valorizzare le risorse della comunicazione sociale e digitale a servizio del bene comune, nella giustizia e nella solidarietà. Seguono interventi spontanei Canto finale a scelta
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Al termine della messa della solennità dell’Ascensione, il celebrante consegna ai fedeli una bustina contenente un po’ di sale e di lievito e un cartoncino piegato in modo da formare un quartino, che riporta: sulla prima facciata: il tema della 51ª Gmcs. “Non temere perché io sono con te (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”;
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sulla seconda: un brano ripreso dall’epistola del giorno, evidenziando le parole «per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati». Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (1,17-23): Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, ci doni lo Spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore;
O sulla terza, questa preghiera del Beato don Giacomo Alberione: O Dio, che per comunicare agli uomini il tuo amore hai mandato sulla terra il tuo unico Figlio, Gesù Cristo, e lo hai costituito Maestro, Via e Verità e Vita dell’umanità, concedi che gli strumenti della comunicazione sociale: stampa, cinema, radio, televisione e tutti gli audiovisivi, siano sempre adoperati per la tua gloria e per il bene delle anime. Suscita vocazioni per questo multiforme apostolato, e ispira tutti gli uomini di buona volontà a contribuire con la preghiera, con l’azione e con l’offerta, perché la Chiesa possa predicare con questi mezzi il Vangelo a tutte le genti. Amen.
Durante la consegna, il celebrante invita i fedeli a essere sale della terra e lievito evangelico nel proprio ambiente, portando a tutti la Parola della speranza che hanno ricevuto, e con tutte le forme di comunicazione a loro possibili. 3. Annuncio della Parola Nella lettera Misericordia et misera, pubblicata al termine del Giubileo della Misericordia, papa Francesco esprimeva l’auspicio che ogni comunità ecclesiale, in una domenica dell’Anno liturgico, rinnovasse «l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Non mancherà la creatività per arricchire questo momento con iniziative che stimolino i credenti ad essere strumenti vivi di trasmissione della Parola» (n. 7).
Questa solennità dell’Ascensione, che celebra il mandato missionario degli apostoli e, contemporaneamente, la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, può essere un’occasione propizia per sottolineare l’impegno dell’annuncio e realizzare: O una esposizione di Bibbie, Vangeli e sussidi per il loro approfondimento, che i fedeli possono acquistare per sé o regalare ad altri, tenendo conto particolarmente di coloro che soffrono: malati, carcerati, immigrati... O una serie di messaggi-testimonianze, ispirati al Messaggio del Papa, e segnalazioni di altre risorse, da rilanciare sul sito web della parrocchia o dei vari gruppi presenti e sui loro social network. Tra queste si può valorizzare anche la preghiera dei navigatori di Facebook e il Cantico dei media (vedi “Tracce di preghiera” sul sito Settimana della comunicazione.it [QRcode con il link]: http://www. settimanadellacomunicazione.it/categoQ ry/sussidi/tracce-di-preghiera/). PA 3/17
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La missione delle Paoline di Beatrice Salvioni, fsp, eventi Paoline
R accontare il bene attraverso storie di speranza I
l tema della 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (28 maggio 2017) è un invito a raccontare la storia del mondo e le storie degli uomini e delle donne secondo la logica della ‘buona notizia’ (cfr Nota di Radio Vaticana del 29/9/2016), quella del Dio di Gesù Cristo che cammina con noi e porta la storia a compimento. Il Beato Giacomo Alberione, pioniere dell’evangelizzazione attraverso la comunicazione e fondatore della Famiglia Paolina, vedeva nella comunicazione un potente mezzo per raccontare la storia a partire dal Vangelo, il cui messaggio è incarnato da donne e uomini che in tutti i tempi cercano giustizia, verità, pace e dialogo.
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Proprio in questa ottica una ricca linea editoriale delle edizioni Paoline è appunto quella che raccoglie testimonianze di donne e uomini che hanno percorso strade di solidarietà, di denuncia, di condivisione, offrendo speranza e alimentando fiducia nel futuro. Alcuni titoli del catalogo Paoline documentano storie di attenzione e di coraggio, a partire da due dolorose emergenze del nostro tempo che i media raccontano come cronaca non sempre adeguata. Nawal, l’angelo dei profughi con la sua testimonianza pubblicata nell’omonimo libro, è stata ascoltata al Parlamento Europeo sul tema delle terribili condizioni dei profughi e dei migranti. L’esperienza di Blessing, una donna nigeriana uscita dall’inferno della tratta grazie al suo coraggio e a quello di sr. Rita Giaretta, è raccontata in prima persona e dice la disperazione, ma anche la speranza alimentata dalla solidarietà (Il coraggio della libertà, di Blessing Okoedion e Anna Pozzi). Dove dormi stanotte? di Renzo Agasso, racconta la storia del Sermig (servizio missionario giovani) e del suo fondatore Ernesto Olivero, che ha realizzato tante esperienze di accoglienza, solidarietà e pace. Raccontare storie di speranza, ma anche alimentare la ricerca e la riflessione
sugli interrogativi di sempre: Chi sono? Dove vado? Che senso ha la vita? La comunicazione, nelle sue variegate modalità, può moltiplicare la riflessione di studiosi e di appassionati ricercatori e alimentare la riflessione sulle domande antiche e sempre nuove dell’umanità. Raccontare storie buone e cercare
parole di sapienza che alimentino la ricerca di senso: è questo l’obiettivo della nuova collana Ritrovare le radici, curata dalla teologa Antonietta Potente. I primi tre volumi indicano percorsi per riscoprire la sapienza antica e sempre nuova a cui attingere per superare il frastuono e ascoltare il Mistero. Q
Mettere in musica i temi della fede e dell’amicizia Musica e teatro per raccontare il fascino inesauribile di Gesù e del suo messaggio nell’opera rock in tre cd: L’Atteso, Il Risorto, Il Messia di Daniele Ricci. Anche i più piccoli possono entrare in dialogo con un capolavoro della letteratura, Il Piccolo Principe che racconta una storia di amicizia, fedeltà e fiducia nel futuro. Daniela Cologgi e Vittorio Giannelli hanno rielaborato questa parabola sulla vita attraverso lo spettacolo musicale: Il Viaggio del Piccolo Principe.
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L’impegno di Cattolica Assicurazioni per il sociale
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na bussola per il futuro
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attolica Assicurazioni dà valore al territorio, oltre che con la sua attività produttiva, anche attraverso iniziative di carattere sociale. L’uomo e il suo benessere sono gli obiettivi primari delle attività della Fondazione Cattolica, costituita nel 2006 per riunire funzione erogativa e spinta educativa, a partire dai valori della Dottrina Sociale della Chiesa. In breve, l’assistenza sociale, le attività culturali, quelle formative e
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la ricerca sono gli ambiti di intervento di una Fondazione che, in dieci anni, ha erogato milioni di euro attraverso 2.477 iniziative. Sempre nella direzione dell’impegno sociale va Progetto di Vita. Cattolica per i giovani. Un’iniziativa intrapresa dalla Compagnia, ormai cinque anni fa, per aiutare giovani dai 18 ai 35 anni ad orientarsi nel mondo dello studio e del lavoro. Nella sede di Corso Porta Nuo-
va 11/b di Verona, i servizi offerti, tutti gratuiti, includono percorsi di orientamento e sviluppo pensati per fornire a studenti e giovani professionisti tutti gli strumenti necessari per fare scelte più consapevoli, mettere a fuoco obiettivi e competenze, promuovere i propri talenti e inserirsi efficacemente nel mondo del lavoro. Progetto di Vita è una bussola per il futuro. Cattolica, inoltre, è l’unica Compagnia ad avere una Business Unit interamente dedicata al mondo della Chiesa, del volontariato e del non profit. Non a caso, nell’ambito dell’ultimo Festival della Dottrina Sociale, ha presentato Il volto nuovo del volontariato-Un cammino da fare insieme, un workshop che ha fatto il punto sull’argomento, tracciando una mappa concreta per interpretare mutamenti e esigenze del Terzo settore a partire dal quadro socio-economico, dalle strategie messe in campo, dai rapporti con le associazioni.
La Business Unit Enti Religiosi e Non Profit lega, in una saldatura armonica e funzionale, il mondo delle assicurazioni alle realtà della Chiesa, dell’associazionismo religioso e del non profit assolvendo il compito di fornire nuovi strumenti di formazione al servizio delle linee interne e della rete agenziale della Compagnia. È la “qualità del servizio” il concetto forte intorno al quale ruota l’attività di una Unità dedicata da Cattolica a un mondo al quale è saldamente congiunta per storia e cultura e in cui esprime da sempre una leadership indiscussa. Così, è in questa linea che Cattolica si inserisce come sponsor nel Festival della comunicazione. Q
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Il Gruppo Editoriale San Paolo di Simone Bruno, direttore editoriale Gruppo San Paolo
D ue registri, un solo obiettivo C
omunicare fiducia e speranza.. Ecco lo snodo simbolico contenuto nel messaggio del Papa per la 51ª Giornata delle comunicazioni sociali. Il Gruppo Editoriale San Paolo si muove in questa direzione. La produzione di volumi, riviste e video, oltre che il riferimento alle fanpage di Facebook e ai siti istituzionali, ha alla base una spinta inarrestabile attivata dalla gioia della “buona notizia”. Solo questo fondamento può garantire la trasmisgli sione della speranza e della fiducia agli uomini e alle donne del nostro tempo. Esempi in tal senso dell’Area libri sono i principali progetti di collana del 2017: Vittime della mafia inaugura l’attenzione specifica a uomini che con la perdita violenta della loro vita hanno lasciato una traccia indelebile nel passato e hanno inciso una direzione originale al futuro. Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa da un lato (nel loro 35° anniversario), Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dall’altro (nel loro 25° anniversario), vengono raccontati dai familiari nella loro dimensione quotidiana Psicologia con l’anima intende favorire la conoscenza di sé, la costruzione
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di relazioni positive, la comprensione delle difficoltà e delle risorse individuali, e il raggiungimento del benessere personale e comunitario. Tra i volumi che portano in sé i contenuti della speranza e della fiducia nei legami quello su Shahbaz Bhatti, scritto dal fratello Paul (Shahbaz. La voce della giustizia). Per ricordare i primi 4 anni di pontificato di Francesco, Andrea Tornielli e Domenico Agasso hanno dato vita a un libro originale e prezioso: Consigli di un papa amico. Accanto a Francesco, non possiamo dimenticare il nostro papa emerito, Benedetto XVI, che il 16 aprile scorso ha solcato il
traguardo dei 90 anni. In Joseph Ratzinger – Benedetto XVI Immagini di una vita, i lettori vengono accompagnati in un viaggio che ricostruisce i momenti salienti della sua vita. La riflessione teologica amplia il respiro con Il Vangelo celebrato di Enzo Bianchi e Goffredo Boselli, L’iradiddio di Marco Pozza, Oltre la morte di Dio di Robert Cheaib e Il Dio mite di Armando Q Matteo.
Pregare con semplicità ■
Il Padre ritrovato – Padre nostro tra cielo e terra dii Fratel MichaelDavide Semeraro: il volume spazia dal dissol-vimento attuale della figura paterna al ritrovamento di una paternità adulta presente in Dio attraverso Gesù. ■ L’angelo custode di Ezio Aceti e Stefania Cagliani: un libro per aiutare i più piccoli e i loro genitori a pregare con semplicità. ■ La Bibbia dei Ragazzi: un frizzante progetto editoriale e grafico. ■ La Terra è la nostra casa di Laura Salvi e la Nuova Pasticceria Euforbia di Luigi Ballerini: due storie adatte ai ragazzi. ■ Io accolgo te del cardinale Gianfranco Ravasi: un commento di tutte le l letture l previste i nel rito attuale del matrimonio rivolto alle coppie che stanno per sposarsi.
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Torna dal 18 al 28 maggio il Festival Biblico in Veneto
150 eventi a ingresso gratuito I
ncontrare la Bibbia in modo nuovo: questa la proposta del Festival Biblico a cristiani, non credenti e osservanti di altre religioni. Approfondimento, confronto, (ri)scoperta delle Scritture attraverso conferenze, incontri, spettacoli, itinerari in città. Il libro più importante della storia dell’umanità presentato con linguaggi comprensibili e in luoghi vicini alle persone. Undici giorni, oltre 150 appuntamenti sul tema del viaggio – Felice chi ha la
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strada nel cuore il titolo della rassegna – a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Vittorio Veneto, Trento. Tra gli ospiti, voci autorevoli del mondo religioso e figure popolari del mondo dello spettacolo e della cultura. Parteciperanno Giacomo Poretti, JeanLouis Ska, Licia Colò, Marc Augè, Massimo Recalcati, José Tolentino Mendonça, Pupi Avati, Paolo Ricca, Chiara Galiazzo. Il Festival Biblico è promosso da Società San Paolo e Diocesi di Vicenza. Informazioni su www.festivalbiblico.it. Q
dal 18 al 28 maggio 2017 un modo nuovo per incontrare la Bibbia
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a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Trento, Vittorio Veneto
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Cesena-Sarsina, una diocesi dalla storia antica di Francesco Zanotti, direttore Corriere Cesenate
T erra di papi e di commediografi È
una Diocesi medio-piccola. Con oltre 170 mila abitanti, di cui 167 mila cattolici, il territorio (si contano 14 Comuni) in cui è presente la comunità cristiana di Cesena-Sarsina si estende dalle sorgenti del Tevere fino al mare che bagna la nota località di Cesenatico. Dal 12 dicembre 2010 il vescovo è monsignor Douglas Regattieri, già vicario generale a Carpi (Modena). La Diocesi è nata nel 1986 dalla fusione delle due diocesi distinte. Nella valle del Savio si trova quella di Sarsina, città romana che diede i natali al com-
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mediografo latino Tito Maccio Plauto. Sarsina vanta una storia antica, risalente al Trecento. Il primo vescovo è Vicinio, il santo taumaturgo tanto invocato contro il maligno anche ai nostri giorni. La diocesi di Cesena dal canto suo annovera due papi per nascita, Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti, e due vescovi saliti al soglio pontificio, Benedetto XIII (Vincenzo Maria Orsini) e Pio VIII (Francesco Saverio Castiglioni). Al vescovo Mauro, divenuto poi santo, è da attribuire la nascita del monastero benedettino del Monte. Da allora,
Santa Maria del Monte è il santuario mariano cui fanno riferimento molti fedeli della Romagna. Nel suo interno è custodita una delle più ricche e costantemente aggiornate raccolte di ex voto, a testimonianza di quanto i fedeli ricorrano all’intercessione della “Madonna del Monte”, come viene chiamata in maniera popolare. Oggi la Diocesi di Cesena-Sarsina è suddivisa in sei zone pastorali e 20 unità pastorali. Il clero è formato da 110 sacerdoti incardinati a cui si aggiungono 6 preti stranieri. Sono presenti 37 religiosi e 76 religiose. Nel seminario maggiore regionale studiano sei giovani in cammino verso il presbiterato. Negli ultimi decenni sono cresciute le vocazioni al diaconato permanente: al momento i diaconi sono 41, tutti coniugati, mentre ce ne sono altri 7 in cammino. Di recente il vescovo ha individuato un diacono per ogni zona pastorale affinché venga-
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Negli ultimi decenni sono cresciute le vocazioni al diaconato permanente. Oggi i diaconi sono 41. Si prevede un diacono per ogni zona pastorale
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no avviate le cosiddette “diaconie della carità”. Sono attive associazioni e movimenti laicali. Se ne contano 32. Tra i più folti si possono citare l’Azione cattolica, gli Scout, Comunione e liberazione. Molto presenti sono anche i Focolarini, la San Vincenzo De’ Paoli, l’Unitalsi, il Cvs, il Rinnovamento nello Spirito, i Neocatecumenali, Retrouvaille, Incontro matrimoniale, le Misericordie, il Movimento per la vita e il Centro di aiuto alla vita. La città di Cesena costituisce il centro
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di gran lunga maggiore con i suoi 97 mila abitanti. Nel suo territorio operano aziende di fama nazionale o internazionale: la Technogym fondata da Nerio Alessandri ideatore del Wellness; la Trevi leader al mondo per le costruzioni nel sottosuolo, Orogel per i surgelati, Amadori famosa per le carni bianche e il gruppo Apofruit che commercializza il noto marchio di frutta biologica Almaverdebio. Negli ultimi anni si è avvertita molto forte la crisi che ha investito in maniera particolare il settore dell’edilizia locale. Continua a tenere una diffusa rete di aziende medio-piccole, specie nel settore metalmeccanico.
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Nella valle del Rubicone, a Gambettola si trova la parrocchia più popolosa della Diocesi (7.500 anime su oltre 10 mila abitanti). Stupenda la posizione della chiesa parrocchiale di san Giacomo, sul porto canale leonardesco, a Cesenatico (oltre 22 mila residenti). Sono oltre 6.500 le anime che formano quella comunità parrocchiale, nel centro storico di una cittadina turistica molto viva anche nel periodo invernale. Tra i più fotografati al mondo, il presepe sulle barche del museo della marineria lungo il porto canale costituisce ogni anno un’attrazione per migliaia di Q visitatori.
Il saluto del vescovo
Ospitiamo e salutiamo molto volentieri, come Chiesa che vive in Cesena-Sarsina, la XII edizione del Festival della comunicazione che si terrà dal 21 al 29 maggio prossimi. E lo facciamo anche perché convinti della valenza della comunicazione nel mondo di oggi, delle opportunità e dei rischi che la connessione continua offre a ogni latitudine e a ogni età. Papa Francesco ci ha chiesto per quest’anno di ragionare su “Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”. Lo faremo nei giorni fitti di appuntamenti che il programma propone. Ma lo faremo anche alla luce di quanto il Santo Padre il 22 settembre scorso ha richiamato all’Ordine nazionale dei giornalisti. «Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società – ha detto il Pontefice – come quella del giornalismo. Il giornalista riveste un ruolo di grande importanza e al tempo stesso di grande responsabilità. In qualche modo voi scrivete la “prima bozza della storia”, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi. E questo è tanto importante». Inoltre ha richiamato tutti gli operatori del settore ad «amare la verità, a vivere con professionalità e a rispettare la dignità umana». Penso ci sia tanto su cui riflettere insieme per poi agire di conseguenza, vista l’importanza di una professione così delicata. Auguri infiniti di buon lavoro. ✠ Douglas Regattieri
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A Cesena, dal 21 al 29 maggio 2017
“Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo” PROGRAMMA
Il programma che qui presentiamo potrebbe essere soggetto a variazioni. Per maggiori informazioni scrivere a: segreteria@festivaldellacomunicazione.org oppure consultare il sito www.festivaldellacomunicazione.org
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Apettando il Festival Lunedì 15 maggio, ore 21.00 Palazzo del Ridotto “Cyberbullismo e navigazione responsabile”. Intervengono Paolo Picchio, padre di Carolina; senatrice Elena Ferrara. Modera Alessandro Rondoni, giornalista, in collaborazione con l’associazione “Valori e libertà”. Venerdì 19 maggio, ore 10.00 Palazzo del Ridotto – Sala Sozzi Emanuele Fardella, blogger, “Insider, dentro la setta” – Edizione Leima. Introduce Francesco Zanotti, direttore Corriere Cesenate. Appuntamento in collaborazione con Associazione culturale “MicaPoco”.
DOMENICA 21 MAGGIO ore 17.00 Inaugurazione della Mostra “Dalle origini della Olivetti fino agli anni ’60” presso Palazzo del Ridotto. Sala Sozzi. A cura di Cristiano Riciputi, giornalista. ore 17.30 Convegno “Adriano Olivetti comunicatore di speranza. La sua visione per una società più equa, la terza via tra comunismo e capitalismo” con Gastone Garziera, informatico italiano co-inventore del primo personal computer. Palazzo del Ridotto.
LUNEDÌ 22 MAGGIO ore 17.30 “Comunicare la solidarietà”. Incontro con don Maurizio Patriciello, opinionista, parroco di Parco Verde di Caivano (NA) e l’ufficio C.E.I. Sovvenire. Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana. ore 20.30 Film “La masseria delle allodole” ultimo di una rassegna di quattro film presso il Cinema Eliseo di Cesena.
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MARTEDÌ 23 MAGGIO ore 21.00
Spettacolo con Roberto Mercadini e Cecilia Dazzi, proposto con Lions Club di Cesena. Teatro Verdi di Cesena.
MERCOLEDÌ 24 MAGGIO ore 09.30
“La responsabilità del giornalista: tutto è permesso?”. Intervengono: Marco Tarquinio – Direttore di Avvenire; Giorgio Tonelli, giornalista RAI; Gianfranco Fabi, giornalista, ex direttore di Radio 24 e vice-direttore del Sole 24 Ore; con il saluto di Antonio Farnè, Presidente dell’OdG dell’Emilia Romagna. Coordina Monica Mondo, giornalista e conduttrice di Tv2000. Palazzo del Ridotto.
pomeriggio Visita guidata in collaborazione con Ufficio Turistico Comune di Cesena.
GIOVEDÌ 25 MAGGIO ore 18.00
“Comunicare per non dimenticare”. Incontro con Antonia Arslan, saggista e scrittrice. Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana. Incontro proposto con l’Associazione Fidapa, sezione di Cesena.
ore 21.00
Spettacolo “Comunicare con la musica” con Marco Balestri e “Il corone”. Teatro Comunale di Cesenatico.
VENERDÌ 26 MAGGIO ore 09.30
Convegno “Comunicare fiducia e speranza”. Intervengono: Giovanna Chirri, vaticanista Ansa; Andrea Tornielli, vaticanista La Stampa; Vincenzo Morgante, direttore Tg regionali Rai; Lucio Brunelli, direttore informazione Tv2000; presso l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana.
ore 21.00
“Comunicare dietro le sbarre”. L’ergastolano Carmelo Musumeci dialoga con Francesco Zanotti, direttore del settimanale Corriere Cesenate. Sala Lignea Biblioteca Malatestiana.
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SABATO 27 MAGGIO ore 10.30
“La comunicazione tra generazioni”. Incontro con don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e don Antonio Sciortino, ex direttore di Famiglia Cristiana. Aula Magna della Facoltà di Psicologia – Università di Bologna, sede di Cesena. In collaborazione con Cattolica Assicurazioni.
pomeriggio Convegno “Gli ex voto dell’Abbazia del Monte. Fede ed espressione comunicativa”. Interviene Elisabetta Bovero, direttrice Biblioteca Malatestiana. Proposto con Società Amici del Monte. Sala Pio VII dell’Abbazia di Santa Maria del Monte. pomeriggio Visita guidata in collaborazione con Ufficio Turistico Comune di Cesena.
DOMENICA 28 MAGGIO ore 11.00
Celebrazione Eucaristica – Cattedrale.
LUNEDÌ 29 MAGGIO ore 09.30
“La comunicazione, della comunità cristiana e non solo, nell’era digitale”. Vania De Luca, presidente Ucsi; Vincenzo Corrado, direttore agenzia Sir; Antonio Rizzolo, direttore Famiglia Cristiana; Paolo Ruffini, direttore di rete Tv2000; Adriano Bianchi, presidente Fisc; è stato invitato anche Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Palazzo del Ridotto.
ore 21,00
Stiamo organizzando una serata sui pericoli del web. È stato contattato Paolo Picchio di Novara per portare la sua testimonianza.
Tutti gli eventi godono del patrocinio del Comune di Cesena e del Comune di Cesenatico, della Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena, della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi)
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Cesena città malatestiana. Un ponte fra presente e passato di Silvia D’Altri, ufficio turistico di Cesena
Le vie del comunicare C
esena, col suo centro storico posto «fra ‘l piano e ‘l monte», come scrisse Dante Alighieri nel XXVII canto dell’Inferno, è una delle più suggestive fra le città che si allungano sulla via Emilia. Di origini umbro-etrusche, Cesena conobbe un’epoca di magnificenza al tempo dei Malatesta (1378-1465), che diedero al centro storico il volto odierno, e regalarono ai cittadini la splendida Biblioteca Malatestiana, dal 2005 riconosciuta dall’Unesco Memoria del mondo.
Unica e affascinante, dove dal 1452 nulla è cambiato, è stata costruita per volontà del Signore di Cesena Domenico Malatesta Novello su progetto di Matteo Nuti (1447-1452). È la prima biblioteca comunale d’Italia e l’unica al mondo, di tipo umanistico-conventuale, a essersi conservata perfettamente in ogni sua parte. La sua visita è un vero e proprio tuffo nel passato. Cesena deve alla signoria dei Malatesta anche la sua Rocca, una delle più imPA 3/17
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ponenti della Romagna con la sua “corte”, gli spalti panoramici e due torrioni centrali: il maschio e la femmina. Allestito in quest’ultimo, il Museo di Storia dell’Agricoltura offre ai visitatori uno spaccato sul mondo rurale romagnolo nel corso dei tempi. Di sicuro fascino sono i misteriosi camminamenti interni alle mura. Alta sul Colle Spaziano, sorge la millenaria Abbazia di Santa Maria del Monte, celebre soprattutto per la collezione di ex-voto (tavole votive per grazia ricevuta risalenti anche a oltre cinque secoli fa) tra le più ricche d’Europa, per l’imponente cupola dipinta da Giuseppe Milani e per il Laboratorio del restauro
del libro antico ancora oggi in funzione. A dieci minuti di auto dal centro storico, è visitabile Musicalia, il museo della musica meccanica, unico in Italia, ospitato a Villa Silvia-Carducci. La splendida villa settecentesca fu dimora abituale del poeta Giosuè Carducci. Una visita a Cesena non può prescindere da una passeggiata lungo le vivaci vie del centro storico, da Piazza del Popolo (Fontana Masini, Palazzo Municipale, Loggetta Veneziana e Torrione del Nuti) a Palazzo del Ridotto (dominato dalla statua bronzea di Pio VI), dalla Cattedrale di S. Giovanni Battista (con la Cappella della Madonna del Popolo, il museo di arte Sacra con il prezioso dipinto della Madonna della Pera del Francia) al Teatro Alessandro Bonci, vero gioiello neoclassico. Edifici religiosi e civili testimoniano l’importanza che nei secoli ha avuto la città e, con essa, gli antichi borghi dei comuni limitrofi. Cesena è anche città viva di tradizioni enogastronomiche, da scoprire nei numerosi ristoranti e chioschi che offrono l’immancabile piadina, accompagnata da gustosi piatti locali per buongustai. Q
Per saperne di più Per approfondimenti, il sito CESENATURISMO: www.cesenaturismo.it E i link specifici… Pacchetti con ingresso e visite guidate gratuite ai principali musei della città: http://www.comune.cesena.fc.it/ cesenaturismo/ospitalita-pacchettituristici Cosa visitare: http://www.comune.cesena.fc.it/cesenaturismo/scopriilterritorio-cesena Calendario eventi: http://www.comune.cesena.fc.it/cesenaturismo Scopri il territorio: http://www.comune.cesena.fc.it/cesenaturismo/territorio
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Da non perdere ... in sintesi ■ ■ ■ ■ ■ ■
Biblioteca Malatestiana Rocca Malatestiana Basilica di Santa Maria del Monte Piazza del Popolo con fontana Masini Villa Silvia-Carducci e museo Musicalia Teatro cittadino Alessandro Bonci
Eventi principali: Festival internazionale del cibo di strada, Cesena in fiera, festival Piazze di Cinema Da gustare: piadina, crescioni e vino rosso Sangiovese
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Conferenza episcopale italiana: premi in palio di Maria Grazia Bambino, Comunicazione formativa
ifeelCUD lascia il posto a Tuttixtutti
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uest’anno vincono tutti” è la promessa del nuovo concorso rivolto alle parrocchie “Tuttixtutti” che prende il posto di ifeelCUD (ifeelcud.it) e sempre promosso dal Servizio promozione sostegno economico della Conferenza episcopale italiana. Tra le novità i premi in palio che salgono da 8 a 10 (da mille a quindicimila euro) e il vincolo per la partecipazione relativo all’organizzazione di un corso di formazione parrocchiale sul “sovvenire” (sostegno economico alla Chiesa). Le parrocchie per partecipare, infatti, dovranno iscriversi esclusivamente online sul sito www.tuttixtutti.it, creare una squadra, ideare un progetto di solidarietà e, questa la novità rispetto alle edizioni passate di ifeelCUD, organizzare un corso di formazione sul sovvenire. Questo farà sì che si possa già ricevere un contributo di mille euro. Ecco perché nello slogan si legge che “Quest’anno vincono tutti”. Il concorso terminerà il 31 maggio 2017.
L’obiettivo principale di questo bando nazionale rimane però uguale al vecchio ifeelCUD: promuovere le attività sociali delle parrocchie, premiando sia la creatività progettuale sia la creatività pastorale, «perché non si può scindere l’evangelizzazione dal promuovere il bene comune», dichiara il responsabile del Servizio promozione Cei, Matteo Calabresi. «Premieremo, quindi, quei progetti che, rispondendo al Vangelo, da un lato avranno la capacità di andare incontro ai bisogni del territorio e, dall’altro, a criteri di sostenibilità tali da permettere al progetto stesso di proseguire il suo cammino anche dopo l’erogazione del contributo Cei. «Questo per mettere in luce i valori civili ed ecclesiali che ci sono alla base del sostegno economico alla Chiesa. In altre parole sarà importante che le nostre parrocchie si mostrino aperte all’ascolto, creative, capaci di fare qualcosa di bene e di buono rimboccandosi, comunque, le Q maniche».
La Settimana della Comunicazione (21-28 maggio 2017) ha il patrocinio di: Pontificium Consilium de Cultura Pontificia Universitas Lateranensis Pontificia Universitas Sanctae Crucis Università Pontificia Salesiana LUMSA – Libera Università Maria Santissima Assunta CEI – Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali Copercom – Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione ACEC – Associazione Cattolica Esercenti Cinema MED – Associazione Italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione GSLG – Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile FISC – Federazione Italiana Settimanali Cattolici AIART – Associazione cittadini mediali
Il Festival della Comunicazione (21-29 maggio 2017) è promosso da: Figlie di San Paolo • Società San Paolo • Diocesi di Cesena-Sarsina
Media partner
Si ringraziano
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Anno XXXI - N. 3 - Aprile 2017 - P. I. SPA-S.A.P. - D.L. 353/2003 L. 27/02/04 N.46 - a. 1 c. 1 DCB/CN. ₏ 1,00
Parola preghiera
I.P.
www.settimanadellacomunicazione.it
Piazza della cittĂ di Cesena