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La via dell'abbandono - estratto

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Antonella Lumini

via dell’ abbandono La

Arrendersi all’amore

PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Per le citazioni tratte da La Sacra Bibbia nella versione ufficiale a cura della Conferenza Episcopale Italiana © 2008, Fondazione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena Le citazioni bibliche presenti in questo volume sono tratte, oltre che dall’edizione CEI 2008, anche dalla versione CEI 1974; in diversi casi sono riviste a cura dell’autrice Per i testi citati dal magistero della Chiesa e dai documenti dei pontefici © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

PAOLINE Editoriale Libri © FIGLIE DI SAN PAOLO, 2026 Via Francesco Albani, 21 - 20149 Milano www.paoline.it s www.paolinestore.it edlibri.mi@paoline.it Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (MI) ISBN 978-88-315-5951-5 Stampa: GECA - Divisione Libri di Ciscra S.p.a. - 2026

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I.

Il richiamo

Tracce di un itinerario Veniamo adesso alla mia esperienza. Tutto ebbe inizio da un profondo richiamo al silenzio. Era il 1980 quando, dopo una grave malattia, cui fece seguito una profonda crisi esistenziale, fui spinta a cercare luoghi appartati nella natura dove potermi proteggere dalle voci del mondo. Abitando nel centro storico di Firenze, il primo importante rifugio lo trovai sul greto dell’Arno, proprio giù, vicino all’acqua che scorre. Lì il rumore della città quasi scompariva e la presenza della natura si faceva sentire con i suoi suoni vibranti, i suoi odori, i suoi colori. Stavo lì, immobile, guardando il fiume e pensando che, come scorre l’acqua, ugualmente sarebbe fluito via quell’insostenibile dolore che dentro mi attanagliava. Poi cominciarono le passeggiate attraverso le colline e allora la bellezza cominciò a trasparire 25 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


da tutto come un miracolo. Silenzio e solitudine mi portarono a scoprire una gioia inedita, mai conosciuta prima, come un lasciarsi portare fiducioso che supportava la pesantezza del dolore. Iniziarono così le peregrinazioni in campagna, in montagna, al mare d’inverno. Dopo ancora fui spinta sui siti archeologici del Mediterraneo alla ricerca delle radici. Anche a casa, chiuse porte e finestre, mi sedevo per terra. Un lume acceso, una croce di cartone rosso attaccata sul muro. Restavo lì per ore, come fossi in punto di morte. Sentivo un grande dolore, ma potevo restare, senza fuggire, avvolta in quella beatitudine che scaturiva dal silenzio. Stavo lì, come al di là del male e del bene, in una dimensione sospesa e beatifica. Non capivo. Gustavo, assaporavo, lasciando fluire le emozioni profonde che spesso suscitavano il pianto. Il tutto, nell’insieme, era come farsi prendere da una dimensione misteriosa, impalpabile ma presente, che chiamava fortemente a sé. Un’attrazione costante, sempre più pressante che poi, alla lunga, cominciò a procurarmi una certa inquietudine rispetto alla vita cosiddetta normale, suscitando in me un forte smarrimento: incomprensione di quanto mi accadeva, paura di aver preso un abbaglio, l’insor26 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


gere di dubbi che per molto tempo mi hanno duramente provata. Ho custodito questa esperienza nel nascondimento per oltre trent’anni attraversando lunghe notti oscure. Per me, il miglior modo di restare nascosta era fare una vita normale. Abitavo da sola, avevo il mio lavoro alla Biblioteca Nazionale, frequentavo persone. Apparentemente tutto scorreva entro i canoni consueti. Ma il silenzio prendeva sempre più campo, e più lo custodivo, più esso custodiva me rivelandosi, facendosi conoscere. Compresi che il silenzio è veicolo dello Spirito, che quella presenza che si faceva conoscere era lo Spirito Santo. Ugualmente mi resi conto che quello stare lì era una preghiera di abbandono in cui, nella totale resa, nel cedimento, potevo portare verso lo Spirito tutto quello che c’era dentro di me e che lentamente affiorava facendosi percepire per essere sofferto e offerto. Allo stesso modo potevo offrire il dolore delle persone a me care, di coloro che mi capitava di ascoltare, ma anche le situazioni del mondo, le sofferenze dei vicini e dei lontani. Dopo alcuni anni di questa esperienza travalicante, ma incompresa, non solo da coloro ai quali via via mi ero rivolta, ma soprattutto 27 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


da me stessa, ho trovato un importante riferimento nella pustinia1, parola che significa “deserto” in lingua russa. Vocazione al silenzio della tradizione ortodossa, non legata a istituzioni, caratterizzata dalla libertà dello spirito, molto diffusa anche a livello popolare in Russia e nel mondo slavo. Non esige di aderire a una regola, ma di rispondere cedevolmente quando un pressante richiamo al silenzio non può più essere soffocato o messo a tacere. Acconsentire o morire, si dice in quella tradizione, perché, quando la voce del silenzio si fa sentire in modo irrefrenabile, è Dio che chiama e possiamo solo lasciarci prendere, lasciarci portare. Si tratta allora di trovare un equilibrio fra l’attingere e il donare, fra la contemplazione e l’azione, fra l’ascolto di Dio e l’ascolto delle persone. Equilibrio fuggevole, sempre da rimettere in gioco perché vissuto senza protezioni, in mezzo alle correnti. Stare nel mondo senza appartenere al mondo è come stare in mezzo alla battaglia senza armi, riconoscerne i meccanismi e sentirne il peso, soffrirne la violenza. Allora, tornare dentro, sostare nel silenzio, offrire quei pesi, quegli sbilanciamenti. Mantenere l’equilibrio fra 1 Cfr. C. de Hueck Doherty, Pustinia. Le comunità del deserto per il mondo globale, Jaca Book, Milano 20193.

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dentro e fuori è stata, ed è tuttora per me, l’unica mia regola. Non forzare la marcia, accettare la sosta e continuare a vivere in diretta il qui e ora nella vita ordinaria. Il silenzio è una preghiera universale, che unisce tutti. Riconduce ogni contraddizione verso l’ordine divino, porta luce nelle tenebre. Divenire nascosti strumenti del silenzio significa fare da canali all’opera divina, offrire tutto quello che viene allo scoperto, operare per la consumazione e la purificazione di quanto grava nella storia. Centro di questo equilibrio è il cuore. Una postura che radica nel profondo e porta la stabilità che dona il contatto con l’amore puro. L’abbandono invita alla contemplazione, più che all’ascesi. La beatitudine che l’anima gusta quando si rivolge verso la profondità di sé stessa diviene il puntello che la radica nello Spirito. La richiama verso il luogo in cui scompare a sé stessa per rientrare nella realtà divina da cui proviene e alla quale interamente appartiene. Riscoprire questa appartenenza la dilata, risvegliando il suo originario desiderio di luce. La contemplazione, facendo gustare la vera beatitudine, distacca l’anima da ciò che la lega. Così l’abbandono diviene via di purificazione e liberazione che agisce più trova passività. 29 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Nel ritmo dei giorni Per quanto mi riguarda la giornata inizia sempre con la meditazione silenziosa alla quale, se possibile, dedico tutto il tempo di cui sento bisogno. Non ci vuole fretta, lo scendere in profondità richiede l’attraversamento di chiusure e resistenze che non possono essere demolite con la forza di volontà, ma al contrario accolte così con il loro ingombro, con il loro peso, per essere sottoposte allo sguardo amorevole della luce, offerte alla misericordia divina che nel silenzio si fa conoscere, si fa presente. Ho sempre cercato di concedermi questo tempo anche quando andavo al lavoro in biblioteca. Avendo l’orario scivolato, potevo regolarmi liberamente. Adesso che sono in pensione generalmente mi prendo tutto il tempo che sento necessario. La mattina di solito mi dedico a preparare i testi per gli incontri, scrivere articoli, ma soprattutto elaborare il materiale ricavato dalla trascrizione dei quaderni accumulati in più di quaranta anni, raccolti in diretta durante il silenzio, dai quali traggo i miei libri. Nel pomeriggio certe volte vado a trovare qualcuno, ma per lo più mi dedico all’ascolto di coloro che vengono da me. 30 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Sono tante le persone che hanno bisogno di aprire il loro cuore, di entrare nel profondo di sé stesse, di ricevere una parola, un’ispirazione, che possa orientare il loro cammino e soprattutto le aiuti ad affidarsi. Nel silenzio della pustinia ogni sofferenza viene offerta, portata verso la luce dello Spirito affinché sia lo Spirito ad agire nell’anima, a illuminare, a sostenere e consolare. Nel nostro mondo c’è tanta solitudine subita, rifiutata, considerata come fallimento. È giunto il tempo invece di aiutare le persone a valorizzarla come luogo di contatto con sé stesse e con Dio. Quando le relazioni umane sono in crisi è segno che dobbiamo tornare alla sorgente, intraprendere percorsi interiori. Una forma di nuovo monachesimo che chiede di aprirci all’esperienza del solo a Solo da vivere nelle nostre case, nelle nostre città. Ci sono poi le occupazioni ordinarie: pulire casa, fare la spesa, cucinare. Il cibo deve essere semplice e sano, poche cose ma curate, possibilmente biologiche e di stagione, prodotte nelle vicinanze. C’è inoltre da provvedere a tutte le incombenze burocratiche che oggi sono sempre più pressanti. Tutto quanto riguarda la vita attraverso l’esperienza del silenzio comincia ad armonizzarsi, a divenire a sua volta silenzio, cioè 31 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


azione conforme all’ordine divino. È così che la preghiera diviene vita e la vita preghiera, un tempo unificato che fluisce. Negli ultimi anni, comunque, grazie alla pubblicazione dei libri, alle interviste, sono spesso invitata a partecipare a incontri di meditazione o di spiritualità sia a Firenze, ma soprattutto in altre città. Il mio ritmo è cambiato. Quando ci abbandoniamo e ci lasciamo condurre dallo Spirito, bisogna costantemente essere disponibili a mettersi in gioco, a riassestare il passo secondo le urgenze che il richiamo interiore impone. Più che una eremita adesso mi sento di nuovo pellegrina, come all’inizio del mio percorso quando ero alla ricerca delle radici e mi spingevo verso luoghi dove mi sentivo chiamata, compresi eremi e monasteri. Anche la fine della giornata richiede l’abbandono al silenzio per offrire la fatica, le sofferenze incontrate, ma anche le piccole o grandi gioie, ringraziando di tutto.

Una modalità semplice Mi preme pertanto accennare alla modalità di meditazione e di preghiera interiore scaturita dalla mia esperienza. Da diversi decenni assistiamo a un certo ritorno verso la meditazio32 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


ne anche in ambito cristiano. Gran parte delle forme più conosciute e diffuse si basano sull’osservanza di certe regole, di certi insegnamenti o tecniche che richiedono l’impegno personale a osservare precise direttive che possono riguardare tempi, orari, posizioni del corpo, movimenti, recitazione di mantra, ascolto del respiro e così via2. Accanto a tanta sovrabbondanza e ampia possibilità di scelta, credo possa essere utile portare all’attenzione anche la modalità che ha caratterizzato il mio cammino. Una forma semplice, che non richiede sforzi, ma la resa, quel cedimento interiore capace di porci di fronte a noi stessi nella nudità, nella fragilità. Una via che fa sentire dal vivo, senza più coperture, come nel momento della morte, quel grido di aiuto, quel bisogno di lasciarci guardare fino in fondo senza più fuggire, né fingere, né nasconderci. Una forma di preghiera di grande liberazione che aiuta a essere quello che siamo senza più mascheA tale riguardo rinvio a due libri recenti che costituiscono un’ampia documentazione sulle varie tradizioni e pratiche sia di ambito cristiano che orientale: G. Bormolini, L’arte della meditazione, prefazione di G. Nardone, Ponte alle Grazie, Milano 2022 e R. Mangolini, Nel grembo della parola. Piccola guida alla preghiera contemplativa, prefazione di padre A. Gentili, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2024. 2

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re né imperativi dettati dal dover essere, senza dover rendere conto di nulla a nessuno se non a Dio solo. Una via che scaturisce dal cuore quando accettiamo di aderire alla verità. Richiede di fidarsi della vita che è memoria dell’eterno in noi, un affidamento totale alla presenza di Cristo nel cuore, alla presenza di Dio nel profondo. La via dell’abbandono prende a delinearsi quando iniziamo a lasciarci portare docilmente dentro il mistero della vita, che allora comincia a svelarsi nella sua meraviglia e bellezza. Quello che l’anima opera in questo stato di semplicità non presenta niente che non sia meraviglioso per gli occhi illuminati e gli spiriti intelligenti. Pur senza regole, nulla potrebbe essere meglio regolato; senza metodo, niente di meglio programmato; senza riflessione, niente di più approfondito; senza accortezza, niente di meglio disposto; senza sforzi, niente di più efficace3.

Per quanto mi riguarda, generalmente inizio con la lettura di un passo scritturale. A volte canto qualche salmo, ma non ho mai praticato la Liturgia delle Ore, per me troppo dispersiva e trop3 J.-P. de Caussade, L’abbandono alla Divina Provvidenza, p. 68.

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po lunga. Ho sempre preferito leggere lentamente libri interi della Bibbia, meditandoli nel silenzio, lasciando che la Parola scavasse in me, senza obblighi di niente. Può bastare un versetto per inchiodarmi lì, obbligandomi a sentire o a vedere qualcosa che prima non avevo mai visto, proprio come se quella parola fosse detta per me in quell’attimo di illuminazione. Altre volte invece posso andare avanti anche per un capitolo intero senza avvertire il bisogno di fermarmi. In ogni modo ho sempre amato intessere con la Scrittura una relazione dinamica, lasciandola penetrare nel profondo. Il silenzio ne porta alla luce l’infinito mistero attraverso una costante dilatazione di connessioni analogiche che di rimando in rimando affinano la percezione. Un rapporto, si potrebbe dire, psicologico prima ancora che spirituale. Questo mi ha subito fatto percepire come lo Spirito agisca nell’anima, chieda il coinvolgimento forte del piano emozionale, dei sentimenti, perché libera proprio impattandosi con il vissuto reale. Dopo la lettura, che posso fare anche seduta sulla sedia, mi inginocchio sul panchetto per entrare nel silenzio. Inizio con l’invocazione allo Spirito in ebraico: Rùaː Elohim4, Spirito di Dio, 4 Per le traslitterazioni dall’ebraico e dal greco si è adottato il criterio che privilegia la leggibilità. Su tutte le paro-

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ripetuto più volte. Poi, con il suono della campana tibetana entro nel silenzio, senza però porre tempi prestabiliti, senza obbligo di posizioni né di altre pratiche. Il corpo deve stare a suo agio, è importante una posizione comoda che aiuti la resa. Non ci devono essere forzature, ma al contrario la libertà di concedersi la massima naturalezza accettando via via di acconsentire a quegli assestamenti che il cedimento favorisce facendo cadere le tensioni del corpo, le ansie interiori. Si avverte piano piano come il silenzio stabilizzi, dia la postura anche al corpo, riportando ordine e vitalità. Comunque ognuno deve essere libero di misurarsi con sé stesso trovando le proprie posizioni, i propri assestamenti. Per intraprendere la via dell’abbandono non ci può essere un programma prefissato, le modalità cambiano definendosi piano piano, possono aiutare solo le tracce di chi, vivendo l’esperienza, può testimoniarne la forza trasformativa. Per questo scrivere un libro sull’abbandono non è facile. Non è infatti pensabile mettere a punto un itinerario, si può solo offrire un mosaico di frammenti raccolti goccia a goccia dal vivo, che possano le plurisillabe ebraiche e greche è stato dunque posto l’accento dove cade nella lettura. 36 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


servire a coloro che leggeranno per lasciarsi prendere e a loro volta poter sperimentare la meraviglia di questo solo a solo con sé stessi che immerge nel solo a Solo con Dio. Itinerario che aiuta a ritessere la sorprendente relazione fra parte e intero, particolare e universale, risvegliando la memoria di un’appartenenza ontologica alla vita nel suo fluire eterno. Esperienza che veicola attraverso l’amore, forza di coesione degli universi visibili e invisibili. Riferimento importante, naturalmente, la ben nota preghiera di abbandono di Charles de Foucauld, che sintetizza al meglio quanto accennato fino a qui e che nel libro cercherò di approfondire: Padre mio, mi abbandono a Te, fa’ di me ciò che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature. Non desidero nient’altro, mio Dio. Rimetto l’anima mia nelle tue mani, te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo. Ed è un bisogno del mio amore donarmi, rimettermi nelle tue mani senza misura, con una fiducia infinita, perché Tu sei mio Padre.

La preghiera di abbandono si basa su una profonda e intima relazione con Dio che avviene 37 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


nel solo a Solo ripristinando la familiarità originaria perduta. Ricrea la piena fiducia che fa superare il trauma interiore della frattura, della separazione dall’origine da cui proveniamo. Avrei però un’aggiunta da proporre. Inserirei nel finale « perché Tu sei mio Padre e mia Madre ». L’abbandono, come ho espresso in molti altri contesti5, mi ha portato a sperimentare sempre più intensamente una dimensione materna di Dio, centrata sull’accoglienza misericordiosa, sulla cura che fa conoscere dal vivo la tenerezza dell’amore che ci ha generati. Dio è corpo di appartenenza e pertanto è padre e madre. Tuttavia, poiché la nominazione di Dio come padre fatta da Gesù è sentita nel suo tempo come bestemmia6, sarebbe stato impensabile all’interno di una tale cultura patriarcale portarne in evidenza anche l’accezione materna. Questo non impedisce naturalmente di poterlo fare oggi.

Vedi a tale riguardo in particolare A. Lumini, Dio è madre, l’altra faccia dell’amore, Castelvecchi, Roma 20242 e Id., Spirito Santo, divina maternità, amore in atto, Paoline, Milano 2019. 6 « Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” » (Gv 10,33). 5

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La preghiera di Gesù Tutti i Vangeli attestano la consuetudine di Gesù a ritirarsi in preghiera in luoghi deserti e silenziosi. Mettono chiaramente in luce come egli desse grande valore al silenzio e alla solitudine, quindi alla dimensione contemplativa, da lui stesso definita « la parte migliore », e della quale si fa garante dicendo a Marta, riguardo alla sorella Maria seduta in contemplazione ai suoi piedi, che « non le sarà tolta » (Lc 10,42). Veramente necessario dunque concederci tempi di silenzio e solitudine per coltivare la dimensione contemplativa come di fatto faceva Gesù, che pur intrattenendosi in mezzo alle folle, non rinunciava a ritirarsi in solitudine in luoghi deserti. Gesù stesso testimonia in prima persona il valore della preghiera silenziosa, mette in evidenza l’importanza di mantenere l’equilibrio fra l’esterno e l’interno. La sua preghiera solitaria attesta la possibilità di vivere una profonda e personale comunione con Dio, mette in luce il desiderio di immergersi direttamente nella sorgente. Richiede tuttavia quello straordinario passaggio per la coscienza capace di incarnare realmente il senso della figliolanza divina: una novità che oltrepassa tutti i tempi, tutte le tradizioni. 39 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Meditazione Possiamo riconoscere nella preghiera personale di Gesù la più autentica testimonianza di quella che può definirsi preghiera di abbandono. Una via diretta a Dio, semplice, senza mediazioni. Gesù non osserva una particolare regola, non propone nessun metodo. La sua preghiera solitaria, che raggiunge il culmine nell’Orto degli ulivi, non può essere compresa se non come preghiera di abbandono e totale affidamento alla divina volontà: « Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta » (Lc 22,42). La preghiera di abbandono implica come suo fondamento una intensa relazione filiale, per questo non richiede particolari esercizi. Non serve infatti una tecnica prestabilita per vivere una relazione profonda. Non si può seguire uno schema nella relazione di coppia, né fra genitori e figli, e neppure fra amici, perché tutto si regola attraverso il dinamismo vitale. Allo stesso modo non ci può essere un piano predefinito per stabilire la nostra relazione intima con Dio. 40 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Tutte le indicazioni, le istruzioni, i metodi codificati, e ce ne sono tanti, possono essere d’aiuto all’inizio per dare continuità e stabilità all’esperienza, ma poi ognuno deve immergersi personalmente in questa avventura amorosa, paragonabile al rapporto primario che unisce il neonato alla propria madre. Può essere invece prezioso predisporre un angolo della casa in funzione di questa esperienza. Un luogo amico che sempre ci aspetta, una presenza che ci sostiene nei momenti difficili, ci protegge, ci offre un profondo riposo. Ci poniamo lì nella solitudine così come siamo, con la nostra stanchezza, la nostra angoscia, la nostra paura, il nostro dolore. Ci sediamo su un cuscino, sul panchetto, sulla sedia. Oppure se preferiamo ci possiamo distendere per terra su una stuoia, su un tappeto. Stiamo lì. Stiamo dove siamo, senza più nasconderci, senza più maschere, senza più infingimenti. Un immenso riposo per l’anima. Depositare lì ogni dover essere, ogni affanno, ogni apparire. Stare lì senza aspettative, senza pretendere risultati. Farsi guardare nel bisogno, nella fragilità, nell’errore. Stando lì si diventa pic41 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


coli, così piccoli da far pena a noi stessi. Ma è proprio questa pena a farsi così salutare, tersa, luminosa, fino a risplendere di una rara bellezza mai vista. La bellezza della verità nuda. Questo produce grande scioglimento, e lo genera proprio perché finalmente ci sentiamo visti nel profondo e sappiamo che ci guarda lo sguardo di Dio che in Gesù si è manifestato assumendo la nostra umanità. E sentiamo che quello sguardo è benevolo, amoroso, ci guarda dall’alto vedendoci intessuti come in una grande tela, nella tramatura del tempo con tutti i nodi e gli strappi di tante vite, con le loro ombre e le loro luci, i loro nomi fuggevoli nella memoria, ma sempre presenti e vivi. Sguardo dello Spirito che custodisce ogni ricordo fino al suo puro scioglimento e che vede nell’attimo presente tutto ciò che è apparecchiato senza sbarramenti tra passato e futuro, tra al di qua e al di là, colmando e svuotando con azione dolce, ma allo stesso tempo penetrante e decisa. Risveglia in noi le memorie antiche per permetterci di ritornare indietro a riprendere tutto quello che abbiamo lascia42 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


to incompiuto. Ci predispone già qui a vivere quello che vivremo dopo, ma che se già viviamo qui ci permette di pacificare il cuore, di renderlo capace di generare amore quanto e come più desidera. Vivere la relazione d’amore con l’amore puro è quanto più produce beatitudine, e la beatitudine, insieme alla grazia, è il fulcro del Vangelo: è la buona notizia. Non è la croce. La croce può sbocciare solo dal di dentro di questa beatitudine. Non si può né cercare né volere per propria volontà, né tanto meno imporre come osservanza. Scaturisce da sé naturalmente nell’anima offerta e abbandonata che vive la costante beatitudine dell’unione. È lì dentro che matura il desiderio dell’adesione totale all’amore che comprende tutto. Se Dio porta tutto nel suo infinito amore, porta ogni bellezza e ogni dolore, anche l’anima annichilata, che sempre più si fa prendere fino a scomparire in Dio, sentirà connaturato il desiderio di portare tutto quello che c’è, ma sentirà di portarlo in Dio, non in sé stessa. Allora cosa si può dire, quale indicazione si può dare? Solo e soltanto di intra43 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


prendere la via dell’abbandono. È l’abbandono che insegna, modula, dà i tempi, i ritmi, la postura. E li dà attraverso la spontaneità dello stare lì offerti, nella semplicità dell’essere che è, nell’adesione all’attimo che passa e porta l’eterno. Non è la regola che fa il monaco, è il monaco che fa la regola. È il forgiarsi della vita interiore che trasforma la vita di tutti i giorni, la rende ordinata, sempre più conforme all’autenticità dell’atto creativo che è il verbo e crea bellezza. Per questo ognuno non potrà avere che una propria regola, che sarà diversa da quella di ogni altro, che si modulerà nel tempo trasformandosi via via che lo Spirito opera e purifica. Affidarsi a una regola omologata per tutti non solo spegne lo Spirito, ma soffoca la fioritura dei carismi impedendo i tempi e i luoghi di ogni specifica maturazione.

Dinamica santificante Metabolizzare la relazione filiale richiede incarnazione, esperienza diretta. Non passa dalla mente perché troppo travalicante. Passa da tutto l’essere sensibile trasfigurandolo, santifican44 PAOLINE EDITORIALE LIBRI - © FSP Milano - All rights reserved - Estratto


Indice

Prefazione Introduzione

pag. »

5

I.

Il richiamo

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25

Tracce di un itinerario Nel ritmo dei giorni Una modalità semplice La preghiera di Gesù Meditazione Dinamica santificante Meditazione Doppia valenza dell’abbandono Psicologia spirituale Teologia mistica, sapienza amorosa Meditazione La resa Cercatori cercati Meditazione Eterna generazione del Verbo Il fondo dell’anima

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II.

Meditazione Maternità divina Meditazione

pag. 95 » 102 » 111

Lasciarsi amare dall’amore

» 113

Il resto Il silenzio della pustinia Meditazione Preghiera di abbandono e kenosi Meditazione Sul distacco L’amore che non lega Meditazione Dignità ontologica del cuore Mistica dei sensi L’esperienza dell’amore Meditazione L’amore rifiutato Meditazione Meditazione sull’abbandono Cristianesimo incarnato Meditazione

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