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Catechisti parrocchiali - Marzo 2026 - Estratto

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LA TUA CROCE

Pasquale Dargenio

DALLA TUA CROCE

La tua croce, Signore, è segno della vita che riceviamo in te.

La tua croce, Signore, è segno di salvezza, del tuo amore per noi.

Attiri tutto il mondo nel tuo abbraccio.

Con l’acqua, dal tuo fianco, lavi l’uomo e liberi il suo cuore dal peso del peccato e dal potere della morte. Rit.

Il seme che è gettato nella terra solo morendo porterà il suo frutto: Gesù, la tua Parola, ci svela la sua verità, la sua potenza di vita. Rit.

Signore, dal tuo trono di vittoria spalanchi a noi le porte del tuo Regno e nella tua dimora ci chiami a condividere la vita eterna di Dio. Rit.

Paoline, Roma - Cd - € 14,00 • Spartito - € 12,00

Dieci canti per accompagnare la celebrazione e la contemplazione del Mistero pasquale di Gesù. Brani che seguono l’itinerario liturgico della Settimana santa e consentono di rivivere gli eventi della Pasqua cristiana.

QUALE GRANDE AMORE!

Carissimi/e catechisti e catechiste, con il mese di marzo, siamo introdotti, pienamente e profondamente, nel percorso battesimale-pe nitenziale della Quaresima: la Liturgia della Pa rola delle domeniche focalizza il dono dell’ac qua viva, nell’incontro di Gesù con la samaritana; il passaggio dalla cecità alla luce, nella guarigione del cieco nato; la vita che vince la morte, nel ritorno alla vita di Lazzaro; l’esultanza nell’accoglienza del Messia Gesù che entra a Gerusalemme, per vivere «la sua passione di amore» per noi, fino al dono della vita.

Continua ad accompagnarci e a illuminarci, nel nostro cammino, l’Itinerario di Quaresima, ritmato sul Poster «Cristiano diventa ciò che sei» (CP n. 5, febbr. 26, pp. 24-30). Suggeriamo di ingrandire le formelle e di presentarle, ogni domenica a Messa, leggendo «il pensiero» del/della ragazzo/a. Si può anche ingrandire il poster, incollarlo su cartoncino, ritagliare le formelle e, ogni domenica, inserire quelle proprie.

La Quaresima è un tempo prezioso, tempo di grazia, che ci sintonizza, più intensamente e intimamente con Gesù che salva, guarisce, dona vita e intraprende il cammino che lo conduce a compiere la sua Pasqua, attraverso gesti e parole, che diventano il suo testamento per tutti noi, suoi discepoli: il dono del suo Corpo e Sangue, nello spezzare il Pane; la lavanda dei piedi; la condanna e la morte in croce. Sono gesti concreti, vitali che coinvolgono tutto il suo Corpo e, attraverso la sua consegna e, poi la sua risurrezione, egli immette in noi e nel mondo la vita nuova, inaugurando il passag-

nostro cuore e tutto il nostro essere di fronte alla sua offerta per amore e quale ringraziamento a Dio Padre per il dono del suo unico Figlio. Non ci sono parole per esprimere il nostro stupore e la nostra gratitudine nel contemplare e ricevere tanta bontà e misericordia! Non abituiamoci a questi eventi straordinari ma, nella preghiera, chiediamo luce allo Spirito Santo, per coglierne sempre più profondamente il significato e la grandezza!

In tale clima di sintonia con Gesù, di ascolto e condivisione, ci immettono: gli itinerari che focalizzano l’affidamento reciproco tra la Madre e il discepolo amato, da cui nasce una nuova famiglia, un’unità nuova (cfr. Gv 19,2330); il percorso sulla Settimana santa, con simboli e gesti (cfr. pp. 28-31), e sul Triduo pasquale, culmine della vita e dell’amore di Gesù per noi (cfr. pp. 44-45); la Celebrazione penitenziale che conduce ad accogliere la benedizione delle nostre mani, così da compiere gesti di bene e di pace (cfr. pp. 25-27); l’invito a connettere evangelizzazione e promozione umana (pp. 42-43). Il Dossier per i ragazzi «… in questa società» orienta ad assumere la propria fragilità e a riconoscere il proprio valore, per situarsi nella realtà con occhi nuovi.

Buon cammino di amore e condivisione, in intimità profonda con Gesù e Dio Padre, nella luce dello Spirito Santo!

itinErario PEr i bambini

Gesù ci dona tutto! 16

Anna Teresa Borrelli

itinErario PEr i ragazzi

Gesù ci ama fino a dare la vita 18

Isabella Tiveron

cElEbrarE la vita in famiglia

Sulla strada della croce con Gesù ...... 20

Isabella Tiveron

Primi Passi nElla vita cristiana • incontro a gEsù

Gesù spezza il pane e ci insegna a condividere 21

Laura Salvi

SUSSIDI LITURGICI E PASTORALI

cElEbrazionE PEnitEnzialE

Mani vivificate dall’amore di Gesù 25

Veronica Bernasconi

cElEbrazioni PEr la sEttimana santa

La nostra Pasqua con Gesù 28

Roberto Laurita

il vangElo dElla domEnica

II Domenica di Quaresima

Domenica delle Palme - A 32

P. della Peruta - A.M. Pizzutelli

APPROFONDIAMO E ATTIVIAMOCI

in cammino con la chiEsa

Come sta la catechesi in Italia? 42

Valentino Bulgarelli

l’anno liturgico

Seguiamo Gesù nel suo amore 44

Roberto Laurita

catEchisti Protagonisti

Memoria del battesimo 46

Celebrazione di accoglienza 47

Redazione

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PERCORSO DI MARZO

Gesù giunge al culmine del suo messaggio e della sua vita, donando tutto se stesso nel gesto di chi si lascia trafiggere… Egli offre un’ultima dichiarazione, una sorta di rivelazione: l’accoglienza della Madre, da parte del discepolo amato, come se fosse un nuovo figlio, così instaura una nuova famiglia, che realizza un’unità nuova

mes (Presi per mano) -

La differenza nel modo di raccontare di Giovan ni, rispetto ai Sinottici, è nella sua intenzionalità. In Gv l’orario della morte di Gesù (cfr.19,14) coincide con il momento in cui nel Tempio di Gerusalemme sono sgozzati gli agnelli per la Pasqua, a evidenziare che Gesù è il vero Agnello pasquale, «l’Agnello di Dio» (Contesto biblico…).

Per voi catechisti. Nel presentare il Crocifisso ai bambini, è bene aiutarli a guardare le ferite, come segno di condivisione della nostra fragilità e della redenzione di ogni dolore e lacrima.

Colora il disegno: «Mani ferite per amore».

L’itinerario per i genitori invita, tramite dinamiche, a vivere il tempo di Quaresima come occasione per aprire cuore e mani al dono di sé, nella vita di famiglia, ispirandosi all’amore di Gesù crocifisso; per i bambini orienta, con attività, a celebrare la Pasqua come l’evento da cui nasce la Chiesa, comunità dei battezzati chiamati, sull’esempio anche di Maria, a essere luogo di carità operosa; per i ragazzi conduce, tramite dinamiche, a comprendere l’amore grande di Gesù per noi e che, sotto la croce, nasce la comunità dei credenti con l’affidamento a Giovanni della Madre di Gesù; per i piccoli collega, attraverso dialogo e attività con «le mani e i cuori», il Pane spezzato alla loro esperienza, per aprirsi a ricevere e a offrire i doni. Si completa il «Libro di preghiera».

Celebrare la vita in famiglia. Attività e celebrazione che mirano a testimoniare ai figli il dono della carità, come dono di tempo, ascolto e vicinanza.

Sussidi. Settimana santa, per entrare con Gesù nella sua passione; Celebrazione penitenziale che orienta ad aprire le mani per accogliere e operare il bene.

Gli altri contributi focalizzano: l’adesione di fede a Gesù da parte dei genitori; l’udito, senso dell’ascolto, che orienta a scegliere; Vangelo della domenica, con riflessioni, giochi, dinamiche, preghiere; Triduo pasquale, ritmato da gesti e segni; lo «stato» della catechesi in Italia: esperienze dalle parrocchie.

COME FAR RISCOPRIRE LA FEDE AI GENITORI

CHE CHIEDONO I SACRAMENTI?

Carissimo don Michele, nella nostra società secolarizzata, come possiamo accompagnare la domanda dei sacramenti da parte dei genitori, perché riscoprano la fede? (Rita, Parr. Regina degli Apostoli - Roma).

Carissima Rita.

1 Il momento di richiesta dei sacramenti da parte dei genitori per i figli è un’occasione delicata e molto preziosa. Anche faticosa, a volte, perché ci sembra che i genitori chiedano riti, cerimonie, legati alla tradizione. In questo breve video cerco di condividere alcuni spunti, per orientare a scoprire i tratti della «fede da adulti».

2 I genitori, che domandano i sacramenti per i figli, spesso vivono una situazione di fragilità strutturale rispetto alla Chiesa e di estraneità verso la comunità credente… Come rendere questo momento occasione di riscoperta della fede? Indico tre passaggi…

3 Nessuno esce indenne da momenti di dialogo coinvolgenti, né i genitori, né i catechisti. Dio, infatti, continua a operare in quelle famiglie e in noi… Mostrare come anche noi siamo trasformati dall’azione della grazia…

GUARDA IL VIDEO sul canale YouTube Paoline:

«Come far riscoprire la fede ai genitori che chiedono i sacramenti? In dialogo con i catechisti», playlist Catechisti parrocchiali.

Per una fede «incarnata»

L’UDITO: ASCOLTARE E SCEGLIERE

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé… Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito (Gv 19,25-27.30).

La scena della crocifissione, se la leggiamo tutta, sembra avvolgere i personaggi in un silenzio assordante o, perlomeno, ridurre il caos della folla a sottofondo ovattato dalla costernazione di chi è sotto la croce. Un caos silenzioso, rotto dalle parole che Gesù trova ancora la forza di pronunciare. Qui è amplificata una dinamica consueta per l’udito: quella di essere costantemente sollecitato da tanti suoni e rumori, di fronte ai quali si è posti nella condizione di scegliere quelli a cui prestare attenzione. Siamo in grado, addirittura, di captare suoni prima ancora di sapere da dove provengano, di modificarli e padroneggiarli tecnicamente; ma non è detto che i rumori più forti siano quelli che si incidono nel cuore, come capita, invece, per una melodia entusiasmante, per una parola pronunciata dolcemente, per una frase carica d’amore.

Dipende molto dall’ascolto autentico di suoni e silenzi, dalla disposizione alla scoperta di sé e dell’altro, dalla reciprocità con cui ascolto e, al tempo stesso, sono ascoltato.

La Scrittura dice che «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17) e questo implica lasciar risuo-

nare dentro di sé la parola di Dio, perché dimori in noi e plasmi le nostre azioni: anche la Madre di Gesù e il discepolo che egli amava avrebbero potuto sentire cosa diceva Gesù, ma non ascoltarlo; invece «da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,27).

L’ascolto nella fede, a cui la catechesi vuole condurre, è la capacità profonda di scegliere-di-ascoltare le parole di Gesù, che non vanno mai separate dai suoi gesti. Quando un cristiano sente il Messia in croce dire che tutto “è compiuto”, percepisce anche il leggero suono del soffio dello Spirito di Cristo, reso al Padre e offerto in dono all’umanità intera. Lì il cristiano intuisce che si può parlare e recepire suoni, ma è importante, poi, quanto essi diventino vita. Lì capisce che il grido di Gesù sulla croce (cfr. Mt 27,50; Mc 15,37) può bucare il suo cuore, perché il suo costato, i suoi piedi e le sue mani sono ferite d’amore e sono vita per ogni persona.

(Per approfondire: cfr. R. Lopez Hinarejos, Catechesi e udito, in G. Ruta e P. Stippe Schmitt [edd.], Catechesi in tutti i sensi, Elledici, Leumann [TO] 2025, pp. 15-32)

Calvario , de Luis Tristán, Museo del Prado, Madrid

Presi per mano

«CON LE MANI FERITE PER AMORE» PAROLE DALLA CROCE

Abbiamo seguito Gesù di Nazareth lungo il disegno di salvezza, voluto dal Padre, abbiamo ascoltato le sue parole e sperimentato con lui la novità del Vangelo, attraverso il percorso realizzato insieme. Ora giungiamo al culmine del suo messaggio e della sua vita. Gesù che,

tante volte, aveva aperto le mani per accogliere e donare, ora dona tutto se stesso nel gesto di chi si lascia trafiggere, consegnandosi sino all’ultimo, per amore. Il mistero della Pasqua sta in questa offerta fedele, per amore del Padre, ai fratelli e alle sorelle.

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (19,23-30)

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

NEL RACCONTO DELLA PASSIONE

Il racconto della passione di Gesù costituisce nei quattro Vangeli un blocco unico e compatto rispetto alle fluttuanti narrazioni evangeliche, tanto che M. Kähler afferma, in modo certamente semplicistico, ma suggestivo, che i Vangeli sono «racconti della passione con una lunga intro duzione» (cfr. Il cosiddetto Gesù storico e l’autentico Cristo biblico, Introd. e trad. di S. Sorrentino, D’Auria, Napoli 1992 (or. tedesco 1898). I racconti della passione nei quattro Vangeli e negli

apocrifi rappresentano un complesso ben interrelato, con precise caratteristiche: sono racconti ad alta intensità drammatica, in cui la memoria dei fatti, la loro interpretazione e la volontà di comunicarla restano profondamente intrecciate fra di loro. Giovanni, rispetto ai Sinottici, fa cominciare il suo racconto dall’arresto di Gesù. Lo schema giovanneo (18,1 - 19,42) è il seguente: un’introduzione con Gesù e i suoi nemici nel giardino (8,1-11); l’interrogatorio davanti ad Anna (18,12-27); il processo dinanzi a Pilato (18,28 - 19,16a); il Golgota con la crocifissione la sepoltura nel giardino (19,38-42). Il testo, qui proposto, riguarda la morte di Gesù.

UN SIMBOLO DI UNITÀ

Giovanni ci presenta Gesù crocifisso, ma di sfuggita. A differenza di tanta arte, di tante riflessioni spirituali e della versione cinematografica The Passion di Mel Gibson, non vediamo in primo pia no le mani di Gesù sotto il martello che infila i chiodi con violenza inaudita. Diversamente dagli altri evangelisti Giovanni ha pochissimi riferimenti al supplizio (v. 18b); dei ladroni non dice che erano tali, ma sono presentati come due uomini che subiscono la stessa condanna di Gesù. L’ac cento cade sull’iscrizione, in ebraico, latino e greco, motivo di ironica proclamazione multilingue, che ha molteplici destinatari. Più che occasione solo di sofferenza, la croce diventa luogo di manifestazione dell’autentica identità di Gesù: Verbo di Dio, rivelatore del Padre. I soldati, esecutori materiali della sentenza comminata da Pilato, sono protagonisti di un’azione prevedibile: spartirsi, come bottino, i miseri vestiti (cfr. Mt 27,14: Mc 15,39; Lc 23,47), che vengono tagliati, ma tirano a sorte la tunica (in greco chitōn), ossia l’indumento principale sotto il mantello, senza cuciture, realizzata «dall’alto», quasi a dire che ciò che accade sulla croce fa parte tutto dell’arazzo del di segno redentore di Dio, è un solo pezzo (cfr. un solo gregge, un solo pastore in Gv 10,16), segno di quel raduno che con l’innalzamento in croce si doveva realizzare.

TRE PAROLE COME UN TESTAMENTO D’AMORE

Mentre i soldati fanno questo (v. 24), dall’altra parte (19,25a) c’è un altro gruppo di persone, le donne indicate con i nomi (vi è incertezza sul numero, 3 o 4, e sull’identità): «la madre, una sorella di sua madre, che sembra essere Maria di Cleofa, Maria Maddalena, e il discepolo ama to». La tradizione lo collega a Giovanni figlio di Zebedeo, ma qui il nome non è detto. Gesù sembra lasciare un’ultima dichiarazione che è una sorta di rivelazione; essa consiste in una trasformazione delle relazioni tra la Madre e il discepolo. In genere leggiamo questo testo come se il Maestro morente consegnasse la Madre al discepolo per un accudimento. In realtà si configura una relazione nuova. L’accoglienza della Madre, da parte del discepolo amato, come se fosse un nuovo figlio, instaura una nuova famiglia. Gesù realizza un’unità nuova, basata sul criterio della relazione con lui. Chi ha Gesù per figlio, ha un figlio anche nel discepolo di lui, chi ha Gesù per Maestro, ha come Madre la Madre di lui.

La seconda parola, dopo che il narratore ci dice che Gesù sapeva che tutte le cose erano compiute (il participio eidōs ricorre in altri due contesti precedenti in Gv) è: «Ho sete». Il richiamo è alla sete che contraddistingue Gesù (4,7), non solo a livello fisico, ma spirituale. Due forme di sete si incontrano nel momento culminante della vita di Gesù: la sete di Dio da parte di ogni essere vivente e la sete degli uomini da parte di Dio, affinché si lascino raggiungere dalla potenza del suo amore.

L’ultima parola di Gesù, dopo aver preso l’aceto, attesta che la sua missione è compiuta; il desiderio umano di Gesù di attuare, come Figlio, la volontà di salvezza del Padre è giunto al suo compimento.

Angela Iantosca - Nove Caring Humans (Postfaz.)

DONNE. RESISTENZA. LIBERTÀ

Storie di ventuno afghane in lotta per la vita

Paoline, Milano 2026 - pp. 208 - € 16,00

Ventuno interviste ad altrettante donne afghane costrette a fuggire dal loro Paese. Ventuno storie di donne che, nonostante tutto, continuano a combattere per rivendicare la parità di diritti, la pace, l’uguaglianza, la libertà, la possibilità di professare la religione che si preferisce o anche semplicemente di viaggiare o andare in bicicletta. Sono storie di resistenza. Per questo, pur con le differenze di tempi e di luoghi, viene proposto un parallelismo con le ventuno Madri Costituenti della nostra Repubblica: stessa forza, stesso coraggio, stesse battaglie, stessa determinazione delle ventuno donne che, ottant’anni fa, furono elette nell’Assemblea Costituente.

Paolo De Martino

TENEREZZA Il lieve tocco di Dio

Paoline, Milano 2026 - pp.128 - € 14,00

Che cos’è la tenerezza? È la docilità che rende umani, è l’amabilità, la compassione che il cuore avverte e include in sé, è un modo di pensare, di amare, di relazionarsi perché siamo immagine di Dio che è misericordia. In un mondo dominato dalla competizione è possibile vivere la tenerezza? Sembrerebbe che la forza di un amore umile non abbia spazio. Eppure siamo circondati di tenerezza nascosta: nell’affetto per un vicino di casa, nella cura per un familiare. L’Autore ci guida in un viaggio attraverso i Vangeli per scoprire che l’amore di Gesù – espresso attraverso parole, occhi, mani – è stato una continua espressione di tenerezza; e quanto ci sfida in gesti concreti da generare.

Bernard Bastian SPIRITUALITÀ

OCCULTE

Cosa sono. Come difendersi. Come liberarsi Paoline, Milano 2025 - pp. 192 - € 16,00 All’età di sedici anni, quando un’improvvisa paralisi agli arti inferiori lo costringe a letto senza molte speranze di guarigione, Bernard Bastian vede la sua vita stravolta. Un amico lo introduce alle pratiche dell’occultismo: percorso che gli procurerà grande inquietudine. A partire da questa esperienza analizza le spiritualità occulte. Esplora spiritismo, telepatia, ipnosi, radiestesia, magnetismo e vite passate, che lo fanno vivere nella paura costante. Solo l’incontro con Gesù lo libererà dall’angoscia, abbandonando quel cammino di tenebre. Attingendo, poi, alla sua formazione scientifica di medico e teologica di sacerdote, offre criteri di discernimento per inquadrare i fenomeni dell’occulto e fornire suggerimenti per tenersene a distanza o liberarsene.

Tonino Bello - Renato Brucoli e Luigi Ferraresso (Edd.) - Mons. Antonio Riboldi (Presentaz.)

L’ALFABETO DELLA VITA

Paoline, Milano 2025 - pp. 184 - € 12,00

Quarta edizione, rinnovata graficamente, del volume che raccoglie il vocabolario «essenziale» di don Tonino. «Dalla A alla Zeta, le certezze più salde e feconde su cui poggia l’annuncio, la testimonianza e la profezia di don Tonino Bello, il suo alfabeto giovane: le parole centrali da articolare, i verbi fondamentali da coniugare per rinascere alla fede e legarla alla vita. Ecco un vademecum per diventare contemplattivi, uomini e donne, giovani e adulti di preghiera e di azione, capaci di frequentare la Bibbia e il giornale… Ecco la parola di un vescovo speciale. È parola di uomo. A stretto confronto e contatto con la parola di Dio» (Dall’Introduzione).

MANI VIVIFICATE DALL’AMORE DI GESÙ

CELEBRAZIONE PENITENZIALE

Si predispone al centro della sala – se si svolge in chiesa: al centro della navata – un cartellone con il contorno della mappa del mondo e pennarelli. Si preparano i disegni delle mani (vedi immagine) ritagliati e posti in un cestino, penne e fogli con l’esame di coscienza, qui riportato, suffi cienti per tutti. È bene invitare anche i genitori alla celebrazione.

Canti: Gabriella Marolda, Il Signore è con me, Paoline

Canto: I CIELI RACCONTANO

S. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. • T. Amen. Catechista. Le nostre mani raccontano, con i loro gesti, quello che abbiano nel cuore. Oggi ci lasciamo aiutare da questo organo del nostro corpo per accogliere Gesù e il suo perdono. Ciascuno può avvicinarsi al cestino e prendere «una mano».

1. IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Matteo 27,22-26

Canto: ALLELUIA IL SIGNORE È CON NOI

S. Il Signore sia con voi. • T. E con il tuo spirito.

S. Dal Vangelo secondo Matteo • T. Gloria a te, o Signore. Chiese Pilato [ai capi dei sacerdoti e agli anziani]: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Mentre il sacerdote o il diacono proclama il Vangelo, si possono rappresentare due scene: Pilato che si lava le mani; una guardia che picchia un uomo.

risonanza. Si invitano i ragazzi a raccontare, con le loro parole, il brano ascoltato: cosa è successo e perché, e a descrivere le scene presentate.

Canto: O SIGNORE NOSTRO DIO (Prima strofa)

MI CONFRONTO CON GESÙ: mani indiffErEnti E mani chE fEriscono

Catechista. Pilato si lava le mani. Questo gesto significa che Pilato non vuole assumersi decisioni, non gli importa di cosa succederà a Gesù, e non vuole scontentare i capi. Le sue mani diventano indifferenti rispetto a ciò che faranno a Gesù. «Provate a pensare a quante volte vi capita di dire: “Non sono stato io! Non ne so niente!”» quando accade qualcosa.

Duccio Di Boninsegna, Pilato si lava le mani, Pittura a tempera,1308-1311, Siena

Ma, oltre alle mani indifferenti di Pilato, ci sono le mani dei presenti che si alzano per dire: «Crocifiggilo!». Sono mani che feriscono, pronte a tenere in mano bastoni e a usarli contro Gesù, sono pugni che colpiscono il suo corpo; ma anche parole violente che fanno male.

Noi siamo fortunati: siamo nati con due mani, con cui realizziamo tante cose. Come le usiamo?

sEgno. Ognuno scrive, su un dito della «mano che ha preso», un gesto di indifferenza che ha compiuto e uno che ha ricevuto; su un altro dito un gesto con cui ha colpito e uno con cui è stato colpito.

Catechista. Nel brano ascoltato Gesù non parla e sembra non fare niente. Ma spesso Gesù ci ha mostrato come sono le sue mani: sono mani che hanno lavorato assieme al papà Giuseppe, mani che toccano e guariscono le persone, mani che aiutano, che rialzano, che danno da mangiare. «Cosa ricordate delle mani di Gesù? Gesù ha mani aperte: è pronto ad accogliere il nostro pentimento ed è desideroso di darci una sua carezza. Chiediamo a lui di far diventare le nostre mani come le sue…».

Mettiamoci, ora, davanti a Gesù, in silenzio, riflettendo sulle domande riportate sul foglietto. Scriviamo, poi, sulle altre tre dita della «nostra mano di carta» tre mancanze per cui desideriamo chiedere perdono. Il catechista distribuisce a ciascuna/o il foglio con l’esame di coscienza e una penna.

EsamE di cosciEnza

… Si lavò le mani. Mi prendo la responsabilità dei miei gesti? Sono disposto a mettermi in gioco per difendere qualcuno? Mi lascio interrogare dalla parola di Dio? Ho il coraggio di dichiarare la mia fede in Dio? Quando ho girato le spalle all’amicizia con Gesù e con gli altri?

«Sia crocifisso!». Le mie parole sono positive o negative? A volte ferisco le persone con le mie frasi? Come vivo il dolore che hanno procurato a Gesù? E il dolore per il male e le violenze che si commettono nel mondo?

… Dopo aver fatto flagellare Gesù. Mi capita di innervosirmi con qualcuno? Ho fatto del male a qualcuno?

Mani. Come sono le mie mani? Le uso per rivolgermi a Dio? Sono tese per aiutare gli altri? Sono mani che rispettano la natura e le cose? Metto le mie mani a servizio per fare qualche attività? Sono mani che accolgono e condividono?

Canto: PIETÀ DI ME O SIGNORE

2. RICONCILIAZIONE CON CONFESSIONE

Catechista. Il Signore ci perdona, continua a benedire le nostre mani e i nostri gesti, e ci invita a valorizzare le mani per compiere il bene. Dopo la confessione il sacerdote benedirà le nostre mani. Tornati al posto possiamo scrivere sulla parte bianca del foglietto della mano, sul palmo, un modo con cui ci impegniamo a usare bene «il dono della mano».

I bambini/ragazzi si accostano ai sacerdoti per le confessioni individuali. Alla fine il sacerdote benedice le mani, tracciando un segno di croce sul palmo. Poi i ragazzi scrivono, sul retro del foglio, un impegno. Musica di sottofondo.

mani tEsE E mani unitE

Catechista. Quando ci sentiamo perdonati e amati da Dio, le nostre mani si aprono a stringere le mani di chi ci sta intorno e a compiere gesti di bene. Tanti piccoli gesti di amore rendono più bello il mondo. Con le mani benedette ci scambiamo tutti un segno di pace e poi andiamo per offrire al mondo le nostre mani, compiendo i gesti con cui ci impegniamo a fare più bella la nostra terra.

Canto: ACCLAMATE AL SIGNORE

3. RINGRAZIAMENTO E BENEDIZIONE

S. Ti ringraziamo, Signore Gesù, perché le tue mani sono sempre aperte per donarci il tuo perdono, per abbracciarci con affetto e guarirci. Aiutaci a modellare le nostre mani sulle tue, per donare al mondo gesti di bene e di pace. • T. Amen.

S. Riconciliati con Gesù, con i fratelli e le sorelle, cantiamo insieme, con le mani rivolte verso l’alto:

T. Padre nostro.

S. Il Signore sia con voi. T. E con il tuo Spirito.

S. La benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, scenda su di voi e con voi rimanga sempre. • T. Amen.

Canto: TI BENEDIRÒ SIGNORE

DOSSIER

in questa societa. Nel nostro tempo molti ragazzi si sentono smarriti, arrabbiati o invisibili. La società propone modelli di forza e successo, ma non insegna ad affrontare la fragilità o a riconoscere il proprio valore. Da questo vuoto nascono violenza e ribellione… Attraverso le canzoni si orientano i ragazzi in un cammino di ricerca di sé e consapevolezza (Musica e fede). I genitori sono chiamati a ricercare, assieme a loro, il senso anche delle scelte disfunzionali, che sono risposte al bisogno di esserci e appartenere, per individuare modi più efficaci e funzionali (Io - Tu - Noi). Nell’intreccio di relazioni, in presenza o mediate, i ragazzi, tramite i laboratori, comprendono chi sono e le nuove regole delle mediazioni elettroniche, per essere riconosciuti (Infosfera e Vangelo). Nel film, grazie al difficile sodalizio tra «due esclusi», si focalizza la difficoltà di vivere, la solidarietà, il rifiuto della violenza e l’opportunità di unirsi per il bene comune (Ciak si gira). Una parrocchia di Brescia accoglie i ragazzi, che avevano infestato il quartiere con rapine e violenze anche in oratorio, all’interno di un processo educativo coordinato (A tu per tu con…). È la logica del seminatore, che ci insegna Gesù: con tutti i mezzi, sfruttando ogni occasione, superando gli insuccessi, è necessario «uscire a seminare», per aiutare i ragazzi a diventare terreno buono e dare frutti di vita (Bibbia nella vita). Così ha operato don Oreste Benzi che non è stato solo un benefattore degli ultimi, ma un grande educatore dei preadolescenti, tossicodipendenti, ragazzi abbandonati (Testimone). «Tu ti senti parte attiva in questa società in continuo cambiamento? Verificati con il Test. Nella Celebrazione lasciati invadere dalla pace di Gesù per donarla agli altri».

In ascolto dei ragazzi di oggi (12-16 anni), attenti al loro disagio esistenziale e alle loro paure, si cerca di orientarli, alla luce del Vangelo, a scoprire la propria identità in relazione all’Altro-Dio e agli altri, per una formazione integrale così da vivere con gioia, nella libertà e responsabilità. L’utilizzo dei diversi linguaggi, che li coinvolge da protagonisti, rende il percorso fruibile nella catechesi, in ritiri, campiscuola e a scuola.

MARCO MORI

A tu per tu con…

Rosario Carello

In un quartiere periferico di Brescia un gruppo di ragazzini piomba in oratorio, tira fuori i coltellini, spaventa i fedeli, aggredisce il parroco. Se fosse successo nella vostra parrocchia come avreste reagito? Qui vi raccontiamo quello che ha fatto lui, don Marco Mori, parroco delle parrocchie San Luigi Gonzaga e Conversione di San Paolo, con don Filippo Zacchi, viceparroco della parrocchia Sant’Angela Merici.

Partiamo dal fatto.

R. Siamo nel quartiere di San Polo, che non è proprio una zona criminale, ma che un po' di problemi li ha. Due anni fa un gruppo di 13-14enni è diventato il terrore di famiglie, ragazzi, fedeli che venivano a Messa. Aggrediscono anche te, si comportano da piccoli boss?

R. Ho percepito la logica della gang. Rapine e violenza in oratorio, in un luogo che andava preservato. Come avete reagito?

R. In modo molto duro. Per quattro mesi abbiamo avuto con noi carabinieri e polizia. Li abbiamo denunciati, sono stati avviati procedimenti penali e alcuni di quei ragazzi sono stati mandati in diverse comunità. Ma questa era solo la prima fase, quella più emergenziale. Poi?

R. Volevamo fare un passo in avanti, più educativo, partendo dalla convinzione che non potevamo tenere quei ragazzi fuori dall’oratorio. Così ci siamo mossi in due direzioni: nel procedimento penale abbiamo dato la disponibilità per la messa in prova da noi, in comunità.

Cioè, avete accolto quelli che avevate denunciato?

R. Sì, un gruppo è tornato, ma con impegni e motivazioni diverse, all’interno di un processo educativo. Il messaggio è stato: noi non ti cacciamo, vogliamo il bene per te. Quindi abbiamo affiancato loro un educatore e abbiamo cercato di fare insieme qualcosa, anche poco, magari un torneo di calcio, ma questa opportunità li ha fatti sentire accolti.

L’altra direzione?

R. È quella che ha coinvolto i ragazzi non denunciati, che hanno iniziato a rispettare le regole. E sai perché? Perché se vengono e trovano il campo chiuso, io lo apro. Ma se usano male le cose comuni, se sono violenti, li mando fuori e chiudo tutto: «E ci vediamo domani». Questa determinazione è servita, com’è servito dire: «No, non lo puoi fare». E, poi, abbiamo imparato altro.

Cosa?

R. Che i problemi non si devono nascondere, ma affrontare. Ho scoperto che, prima ancora che in parrocchia, quella violenza era praticata già nel quartiere con i ragazzini: questi uscivano sempre di meno per paura, dopo una notte in cui erano stati picchiati per strada. E poi la rete: abbiamo affrontato tutto questo con il Comune, i servizi sociali, una psicologa bravissima della polizia locale.

E cosa vi dicono oggi questi ragazzi finalmente accolti?

R. Poco, c’è una certa povertà espressiva; non è un giudizio, ma una constatazione. Molti problemi nascono dalla famiglia, dalle situazioni che vivono, dal disagio che, in qualche modo, subiscono. Qualcuno, però, mi ha detto che in oratorio ci viene volentieri e da qui capisci che, se tu hai la pazienza e l’intelligenza di accompagnarli, questi ragazzi alla fine in parrocchia si sentono a casa.

SPECCHI DIGITALI E INCONTRI REALI

Infosfera e Vangelo

Marco

Uno studio risalente al 2011, condotto dai ricercatori Patti Valkenburg e Jochen Peter dell’Università di Amsterdam ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che la dimensione digitale è parte costitutiva dell’esperienza quotidiana degli adolescenti. I ragazzi, secondo questa ricerca, costruiscono il proprio senso di sé in una continua interazione e mediazione tra esperienza online e offline, in una dimensione che i due studiosi hanno definito «virtualità ibrida»; essa rappresenta una fusione tra due aspetti del quotidiano, che plasmano in maniera radicale lo sviluppo identitario. Oggi l’identità si plasma attraverso una dimensione sociale fatta di relazioni, conferme, confronti e appartenenze, che transitano anche tramite gli schermi digitali: si viene considerati, ignorati, approvati, fraintesi, liberati o limitati. In questo intreccio di relazioni, in presenza o mediate, i ragazzi comprendono chi sono, ma anche quali sono le nuove regole delle mediazioni elettroniche, che consentono loro di essere riconosciuti e valorizzati. La comunità cristiana sul territorio, in tale contesto, può ripensarsi come luogo di relazione autentico, in grado di offrire antidoti e tempi consoni rispetto alle deformazioni e ai tempi accelerati delle mediazioni digitali.

LABORATORI

1. SPECCHIO DIGITALE - SPECCHIO REALE

Obiettivo. Far riflettere i ragazzi su come la percezione di sé sia influenzata dalle relazioni mediate dagli schermi digitali.

Svolgimento. Si può partire spiegando cosa si intende per «virtualità ibrida», ovvero la costante coesistenza nella loro vita di una dimensione in presenza e di una mediata dal digitale.

Chiediamo, poi, a ciascuno di dividere un foglio in tre colonne: nella prima scrivono: «Come mi percepisco io»; nella seconda: «Come mi percepiscono gli altri nei rapporti in presenza»; nella terza: «Come mi percepiscono gli altri attraverso gli schermi digitali». Per esemplificare ulteriormente:

Io Rapporti in presenzaRapporti mediati dal digitale

Timido e a volte insicuroSocievole ma non troppoSpavaldo perché condivido meme

Prima di condividere le tabelle prodotte da ciascuno, ognuno può mostrare, a turno, la prima colonna, chiedendo agli altri di indovinare come si è percepito nei rapporti in presenza e in quelli mediati.

Al termine un momento di confronto assembleare può aiutare a comprendere se e quale distanza ci sia tra la propria percezione dell’identità e quanto, invece, essa possa essere distorta nei rapporti con gli altri.

2. RELAZIONI CHE NUTRONO

Obiettivo. Far sperimentare che costruire relazioni autentiche in presenza può alimentare e definire la propria identità.

Svolgimento. La prima parte del laboratorio prevede un’attivazione emotiva. La guida del gruppo divide la stanza in due parti e chiede di spostarsi nella metà corrispondente quando enuncia alcune frasi: chi preferisce un complimento su WhatsApp a destra, chi un abbraccio sincero a sinistra; chi preferisce un apprezzamento in chat a destra, chi qualcuno che guarda negli occhi a sinistra, e così via.

L’attività principale consisterà nel definire «la catena dei valori che ci definiscono». I ragazzi, con cinque foglietti adesivi ciascuno e una penna, girano attorno a un grande cartellone. Quando il catechista dà il segnale, si fermano e scrivono un gesto altrui che definisce la propria identità (es. X mi chiama sempre per nome, Y mi valorizza per come sono, Z gioisce con me per i successi, ecc.) e lo incollano sul cartellone. Si formerà, così, una rete di comportamenti e valori che potranno anche essere collegati e commentati in gruppo al termine dell’apposizione dei 5 foglietti consegnati a ciascuno.

Brano guida: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli» (Mt 16,13b-17).

IL TUO POSTO NEL MONDO

Test

Maria Teresa Panico mt.pan@iol.it

Il mondo cambia alla velocità della luce, la società è caratterizzata da regole sempre più fluide, da nuove sfide e nuovi modi di comunicare. Sei al passo con i tempi? Osservi i cambiamenti da lontano o ti senti perso come nella nebbia?

Una mela:

a. da mordere.

b. marcia.

c. biologica.

Una foto da incorniciare:

a. un panorama mozzafiato.

b. il tuo selfie migliore.

La tua opinione è diversa da quella degli altri:

a. non dici nulla per evitare giudizi.

b. spieghi le tue ragioni e cerchi un confronto.

c. sai di avere sempre ragione!

Bandiera:

a. bianca.

b. della pace.

c. uno scatto di gruppo con i tuoi amici.

c. dei pirati (Jolly Roger).

Segui le news (i TG):

a. praticamente mai.

b. in occasione di grandi eventi.

c. tutti i giorni.

La povertà nel mondo:

a. riguarda tutti e ognuno dovrebbe impegnarsi per affrontarla.

b. è una questione che ti riguarda da lontano.

c. sono problemi troppo grandi, non credi di poterli risolvere.

Alzare la mano per:

a. andare in bagno.

9 8 7 4 5 6 3 2 1

b. intervenire e dire la tua.

c. chiedere un’informazione.

da 9 a 14 punti:

OSSERVATORE INDIFFERENTE

La società si trasforma velocemente intorno a te, ma il tuo sguardo resta distaccato, quasi indifferente: pensi che i cambiamenti, i problemi e le novità non ti riguardino. Non ti fai coinvolgere dalle sfide per il futuro o dai grandi temi sociali. Il rischio è di perdere tante occasioni importanti, di non vivere le tue potenzialità e di limitare la tua sensibilità.

Se pensi al futuro:

a. sei ottimista.

b. sarà quel che sarà…

c. cerchi di essere pronto a tutto.

da 15 a 21 punti:

OLTRE L’INCERTEZZA

Ti senti spesso confuso o impreparato di fronte alla società che muta velocemente e preferisci farti da parte, per timore di non essere all’altezza del cambiamento. Non lasciare che la paura e l’incertezza ti blocchino! La società si trasforma, ma è fatta di persone, come te. Prova a fare piccoli passi, mettiti in gioco per diventare protagonista del tuo tempo.

Indossi spesso:

a. vestiti comodi, prodotti in modo etico.

b. solo ciò che è di moda.

c. qualcosa di nuovo, ti piace cambiare spesso.

da 22 a 27 punti:

COSTRUTTORE DI OPPORTUNITÀ

Sei ottimista e riesci ad adattarti bene ai cambiamenti, vedendoli come nuove opportunità. Le grandi sfide sociali sono pane per i tuoi denti: sei una persona che non si accontenta di guardare, ma desidera agire e fare la differenza; pensi che il tuo contributo sia importante. Essere parte attiva della società e del tuo tempo rende la tua vita più ricca e significativa.

UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE

Celebrazione

Francesca Langella fransua80@libero.it

Si prepara l’angolo della preghiera: Bibbia aperta, icona di Gesù, lampada accesa. Ci si dispone in cerchio. Al centro si mette un cestino che contiene cartoncini con scritte dei Paesi in guerra per cui pregare: Ucraina, Palestina, Siria, Etiopia…

Canto: LA PACE VERA

(Daniele Ricci, Amati da te, Paoline)

PREGHIERA. Spirito Santo, donami un cuore semplice che sa amare gratuitamente; fa’ che, ascoltando le ispirazioni del Signore, accolga le sue sollecitazioni al bene per compiere la sua volontà. Spirito Santo, aiutami a comprendere l’altro, a costruire ponti e ad abbattere i muri di divisione; dona a tutti noi il frutto della pace. Amen.

Catechista. In questa preghiera invochiamo il dono della pace per il mondo, per i popoli segnati dall’odio e dalla guerra. Siamo chiamati a essere, con la nostra testimonianza di vita, operatori di pace lì dove viviamo: in famiglia, a scuola, in parrocchia, con gli amici…, pace da costruire, giorno dopo giorno, attraverso l’incontro, il dialogo e l’accoglienza.

dona la sua pace che è ben diversa da quella del mondo, intesa come assenza di guerra. La pace è un valore primario e positivo che pone al centro la dignità della persona, rispettandola in tutti i suoi diritti. La pace è una scelta consapevole ed è possibile attraverso il rifiuto di ogni forma di violenza fisica e verbale. Ognuno è responsabile nel portare la pace nella sua realtà, nella società in cui vive; possiamo essere portatori di pace solo se nei nostri cuori abita la pace e siamo in pace fra noi.

1 Ragazzo. Signore, quando litigo con i miei amici, fa’ di me uno strumento della tua pace. 2 Ragazzo. Signore, quando le mie parole offendono e le mie azioni fanno male al prossimo, fa’ di me uno strumento della tua pace.

3 Ragazzo. Signore, quando voglio avere ragione solo io ed escludo gli altri, fa’ di me uno strumento della tua pace.

IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Gv 14,27-29

Catechista. Siamo nel contesto dell’ultima Cena di Gesù; egli saluta gli apostoli e fa loro una consegna: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». Papa Leone XIV nella sua prima benedizione Urbi et orbi (8-5-’25) ci ha ricordato: «Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Gesù ci

GESTO. Ogni ragazzo pesca dal cestino un cartoncino con scritto il nome e l’immagine del Paese per il quale implorare dal Signore il dono della sua pace.

PREGHIERA. Dacci, Signore, quella pace strana che germoglia in piena lotta come un fiore di fuoco; che sorge in piena notte come un incontro nascosto; che giunge quando si muore come un abbraccio atteso. Dacci la pace di coloro che vanno sempre spogli di ogni vantaggio, vestiti dal vento della speranza. La pace del povero, che ha già vinto la paura. La pace del libero che si aggrappa alla vita. La pace che si condivide in uguaglianza fraterna come l’acqua o il pane della tua cena; la pace del Regno dei cieli, improbabile eppure reale. Dacci, oggi, la tua pace! Tu che sei la nostra pace. Amen. (don Pedro Casaldáliga)

Canto: CAMMINIAMO CON TE (Ivi)

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