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Catechisti parrocchiali - Febbraio 2026 - Estratto

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Itinerario per la Quaresima «CRISTIANO, DIVENTA CIÒ

Itinerario per i genitori

Dossier • Ragazzi 12-16 anni #chisonoio?… … con chi amo

Marina Valmaggi

Tu Gesù sei la risposta alla sete del mio cuore.

CAMMINERÒ VERSO LA FONTE

Camminerò verso la fonte della vita che non muore.

Sei la sorgente a cui l’anima tende anche se non conosce il perché dell’arsura.

Sei tu la fonte della quale hai detto: Chi beve di quest’acqua non avrà più sete.

Dammi, Signore, l’acqua viva: mostrami la strada per saziare la mia sete; non cercherò altre vie di salvezza, se non il tuo amore senza confini.

Aa.vv

TEMPO DI GRAZIA

Canti per il tempo di Quaresima

Paoline, Roma - Cd € 13,00 – Spartito € 7,50

La Quaresima è un tempo che coinvolge i cristiani in un cammino che conduce al centro del mistero pasquale. La Chiesa, attraverso la liturgia e la catechesi, guida i credenti a recuperare il senso del proprio battesimo e a percorrere un cammino penitenziale e di conversione. I 10 canti, contenuti in quest’ope -

ra, sono composti da diversi autori e ne rispecchiano gli stili musicali. Ci sono canti d’ingresso, litanie penitenziali, acclamazioni e altri brani che riformulano i temi quaresimali con un linguaggio attento e rispettoso della dignità dei riti e, insieme, vicino alla sensibilità dei giovani.

I POVERI: UN FARO DI LUCE NELLA QUARESIMA!

stiani di ogni tempo. In quanto è Corpo di Cristo, la Chiesa sente come propria “carne” la vita dei poveri, che sono parte privilegiata del popolo in cammino. Per questo l’amore ai poveri è la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio» (cfr. n. 103).

«I poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo… Il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (cfr. n. 110).

del in tà… trat variega for socia

arissimi catechisti e catechiste, nel mese di febbraio, che ci introduce alla Quaresima, ci lasciamo interpellare, nel nostro cammino battesimale-penitenziale, dall’Esortazione apostolica Dilexi te di papa Leone XIV, sull’amore verso i poveri, per immetterci nel cuore del mistero della Chiesa. «La condizione dei poveri», afferma il Santo Padre, «rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre socieDovremmo parlare dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti esistono molte forme di povertà»: materiale, morale, spirituale, culturale e sociale… Per cui all’impegno concreto per i poveri occorre associare una trasformazione di mentalità che incida a livello culturale (cfr. n. 11).

La predilezione di Dio per i poveri attraversa tutto l’AT e «trova in Gesù di Nazaret la sua piena realizzazione. Nella sua incarnazione, egli “svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, divenendo simile agli uomini…” (Fil 2,7) e in quella forma portò la salvezza. Si tratta di una povertà radicale, fondata sulla sua missione di rivelare il vero volto dell’amore divino (cfr. Gv 1,18; 1Gv 4,9) (cfr. n. 18). Da Gesù promana «la bimillenaria storia di attenzione ecclesiale verso i poveri e con i poveri. La cura dei poveri fa parte della grande Tradizione della Chiesa, come un faro di luce che, dal Vangelo in poi, ha illuminato i cuori e i passi dei cri-

«L’amore cristiano», rileva infine il Papa, «supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili. Per sua natura l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti…

Una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno» (cfr. n. 120).

In tale prospettiva di amore inclusivo e gratuito ci orientano: gli itinerari, con l’invito di Gesù a essere tutti fratelli, perché figli dell’unico Padre che è Dio, e discepoli di lui, unico Maestro (cfr. Mt 23,8-10); il percorso di Quaresima «Cristiano diventa ciò che sei!», quale chiamata a riscoprire il battesimo, fonte dell’autentica vocazione cristiana ad amare tutti; il tempo di Quaresima, occasione preziosa per rivitalizzarsi nell’amore e ricevere forza dallo Spirito Santo; la proposta su lasciare andare nel rispetto e nella libertà dei catechizzandi, fidandosi di loro e affidandoli ad altri animatori. Il Dossier per i ragazzi «… con chi amo» conduce a coltivare la capacità di amare e a promuovere una cultura dell’affettività sana.

Buon cammino di Quaresima, nella riscoperta del battesimo e nell’amore verso tutti, soprattutto verso i poveri!

Proprietà: Istituto Pia Società Figlie di San Paolo

Direttrice responsabile: M. Rosaria Attanasio

Consiglio di redazione: A.T. Borrelli, G. Collesei, B. Corsano, T. Lasconi, E. Salvatore, M. Tassielli

Progetto grafico e impaginazione: Bard Ziadivi

Copertina Catechisti parrocchiali: Alida Massari

Foto Catechisti parrocchiali: A. Massari, pp. 3, 4-5, 26-31; F. Zubani, pp. 5, 8, 12-13; Dragon Images/Shutt.com, p. 7; PeopleImages/Shutt.com, pp. 14-15; inspiring.team/Shutt.com, pp. 17, 19; sr-art studio - morenina/Shutt. com, p. 19; PDWN Creative/Shutt.com, p. 20; Sergey Mironov/Shutt.com, p. 28; F. Velasco, pp. 32, 34, 36, 38; Drazen Zigic/Shutt.com, p. 43; Archivio Paoline, pp. 44-46; Luca Santilli/Shutt.com, p. 45.

Copertina Dossier: Ground Picture/Shutterstock.com

Foto Dossier: R. Vinerba, p. 3; Kiselev Andrey Valerevich/Shutt.com, pp. 4-5; Prostock-studio/Shutt.com, pp. 8-9; Pixabay, p. 12; inspiring.team - xiaobaiv/Shutt.com, p. 13; Ekaterina Efstathiadi/Shutt.com, p. 15.

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febbraio 2026

Indice

CONFRONtIAMOCI

EditorialE

I poveri: un faro di luce nella Quaresima ............................................3

M. Rosaria Attanasio in dialogo con i catEchisti Come annunciare agli adulti «stremati» la vicinanza di Dio? ............6

Michele Roselli

ItINERARI DI VItA E DI FEDE

PEr una fEdE «incarnata» I sensi: via alla fraternità ...........................7

Samuele Ferrari

PrEsi PEr mano

«Uno solo è il Padre vostro e voi siete tutti fratelli» ..............................8

Emilio Salvatore

contEsto biblico storico - gEografico

I farisei tra pregiudizi e verità storica ........................................... 10

PEr voi catEchisti

Sincerità per vivere nella fraternità 12

Emilio Salvatore

colora il disEgno «Le nostre mani intrecciate alle tue, Gesù» .....................13

Redazione

itinErario PEr i gEnitori Mani in rete ..................................................14

Barbara Corsano

itinErario PEr i bambini

Siamo fratelli e sorelle! ..........................16

Anna Teresa Borrelli

itinErario PEr i ragazzi

Chi è il Maestro? ........................................18

Isabella Tiveron

cElEbrarE la vita in famiglia

«Non di solo pane vive l’uomo» ........ 20

Isabella Tiveron

Primi Passi nElla vita cristiana • incontro a gEsù

Gesù chiama i suoi amici per nome! .. 21

Laura Salvi

SUSSIDI LItURgICI E PAStORALI

itinErario PEr la QuarEsima

«Cristiano, diventa ciò che sei!» .......... 24

Emilio Salvatore

il vangElo dElla domEnica

IV Domenica del Tempo Ordinario

I Domenica di Quaresima - A ............... 32

P. della Peruta - A.M. Pizzutelli

APPROFONDIAMO E AttIVIAMOCI

l’anno liturgico

Nello slancio della Fede

Percorso verso la Pasqua ...................... 40

Roberto Laurita

formazionE dEi catEchisti

Credere nel lasciare andare ................42

Gigi Cotichella

fEsta di carnEvalE

Lo zaino della festa .................................44

VISUALIZZA LE RUBRIC hE ONLINE SU

PERCORSO DI FEbbRaIO

Gesù invita i discepoli a differenziarsi da scribi e farisei, per non cadere nei loro errori… Non devono farsi chiamare maestri, perché Gesù è l’unico Maestro e non chiamare nessuno Padre, perché l’unico Padre è quello celeste… Noi siamo tutti fratelli, raggi di una stessa ruota, che ha al centro il Cristo e il Padre suo (Presi per mano). Il fariseismo, che sfociò, poi, nel rabbinismo, e il movimento dei seguaci di Gesù sono come due rami di uno stesso albero: hanno, infatti, molti elementi in comune fra cui l’impegno a cercare la «giustizia» come volontà divina (Contesto biblico…).

Per voi catechisti. È bene evitare giudizi negativi verso i farisei, per far cogliere, invece, come l’in-sincerità alteri l’autenticità della fede, che consiste nel vivere la relazione profonda con Dio, i fratelli e le sorelle.

Colora il disegno: «Mani che si intrecciano».

L’itinerario per i genitori invita, tramite dinamiche, a interrogarsi sulla propria chiamata a essere «tutti fratelli e sorelle», a riconoscere e a testimoniare ai figli che Gesù è l’unico Maestro ed è fonte della fraternità; per i bambini orienta, attraverso attività, ad accogliere Gesù, l’unico Maestro, che ci invita ad amare le sorelle e i fratelli, come figlie e figli dell’unico Padre, e a servirli con gesti di carità fraterna; per i ragazzi conduce, tramite dinamiche, a non ritenersi, come insegna Gesù, superiori agli altri, per amare, invece, non solo a parole, ma con le azioni quotidiane; per i piccoli collega, attraverso il dialogo e l’attività sui nomi, il legame tra Gesù e gli apostoli con l’esperienza di amicizia dei bambini fra loro. Si va completando il «Libro di preghiera».

Celebrare la vita in famiglia. Attività e celebrazione per introdursi alla Quaresima, tramite l’esperienza del «deserto».

Sussidi. Itinerario quaresimale come percorso battesimale, in 7 tappe, ritmato sui Vangeli delle domeniche e sul poster. Festa di carnevale con celebrazione e giochi.

Gli altri contributi focalizzano: il kerigma: l’annuncio dell’amore di Gesù, per ridare vitalità ai genitori; i sensi per riscoprirsi fratelli e sorelle; Vangelo della domenica, con riflessioni, giochi, dinamiche, preghiere; Tempo di Quaresima che apre a uno slancio nuovo; «lasciare andare» nella catechesi, cioè fidarsi e affidare.

COME ANNUNCIARE AGLI ADULTI

« STREMATI » LA VICINANZA DI DIO?

Carissimo don Michele, come annunciare ai genitori, e in generale agli adulti, che anche nei momenti in cui ci sentiamo messi a terra dalla vita, possiamo sperimentare la forza di Dio che viene a risollevarci? (Maria, Parr. Regina degli Apostoli - Roma).

Carissima Maria,

1 Qui tocchiamo il cuore della fede: il kerigma, Ecco la buona Notizia: siamo amati da Gesù anche nei momenti di crisi esistenziale, sempre. Quindi non siamo soli: egli è accanto a noi, è in noi.

2 I cristiani portano iscritto nella propria carne il segno della croce, fin dal battesimo. Siamo segnati sulla fronte dal segno dell’amore di Dio, che è più forte della morte.

3 Come orientare concretamente? Non esistono ricette particolari: suggerisco tre piste…

GUARDA IL VIDEO sul canale YouTube Paoline: «Come annunciare agli adulti “stremati” la vicinanza di Dio? In dialogo con i catechisti», playlist Catechisti parrocchiali.

Disponibile online Da febbraio

Per una fede «incarnata»

I SENSI: VIA ALLA FRAtERNItÀ

«Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo» (Mt 23,8-10).

I sensi sono la nostra interfaccia con il mondo e si situano sul confine tra ciò che sono io e ciò che è altro da me. Sono quella «membrana» che permette lo scambio di informazioni tra ciò che c’è fuori di me e ciò che percepisco dentro di me. Sono la nostra porta sul mondo. È grazie ai sensi che possiamo sperimentarci diversi dagli altri e, allo stesso tempo, meravigliosamente unici. Non è possibile assumere il corpo e i sensi di un’altra persona; non ci possiamo sostituire ad altri, pretendendo di prenderne il nome, come chi volesse sostituirsi a Gesù Maestro o al Padre celeste o a Cristo come Guida.

Si può rimanere, però, aperti agli altri: «I sensi nella loro materialità sono ciò che ci mantiene aperti all’alterità, mantenendoci aperti all’esteriorità. È attraverso l’esteriorità e l’alterità cui i sensi ci danno accesso che noi non ci rinchiudiamo in una spiritualità intimista, individualista e di mera interiorità. I sensi sono la via sensibile all’alterità» (L. Manicardi, Il corpo, Qiqajon, Magnago 2005, p. 51).

Ma c’è di più, perché, tramite i sensi, scopriamo che non viviamo senza entrare in relazione con ciò che è altro da noi: siamo interdipendenti, anche quando non ce ne rendiamo conto e vorremmo far finta che non sia così. Un esempio emblematico è la fraternità; sia-

mo, infatti, tutti fratelli e sorelle (cfr. Mt 23,8), perché fra noi c’è un legame sensibile, forte, carnale che supera e precede il nostro prendere coscienza di tale legame: «Come l’essere donati a noi stessi nella nascita precede la coscienza del dono, così il legame con l’altro precede la coscienza della fraternità» (S. Currò, Giovani, Chiesa e comune umanità. Percorsi di teologia pratica sulla conversione pastorale, Elledici, Torino 2021, p. 286).

Le mani che «si intrecciano» sono il segno evidente di un cammino comune, dove ciascuno procede, sì con le proprie gambe, ma sa che ha bisogno dell’altro per conoscere se stesso, gli altri, Dio e il mondo. Le mani intrecciate esprimono, quindi, il desiderio della catechesi di rendere i cristiani sempre più sensibili, mantenendosi aperti all’Altro e agli altri, e riconoscendo la ricchezza di essere tutti unici, diversi e interdipendenti, tutti fratelli e sorelle.

Presi per mano

«UNO SOLO È IL PADRE VOSTRO E VOI SIETE TUTTI FRATELLI»

Le mani, che ci stanno guidando come un filo rosso nell’itinerario di quest’anno, esprimono tante realtà. Il filosofo Aristotele (De partibus animalium) afferma che la mano può diventare artiglio, arma; ma, nello stesso tempo, la mano è uno dei primi strumenti di relazione con l’altro, ciò che ci aiuta a entrare nel mondo, a lasciarci guidare, accompagnare e a costruire legami di fraternità. Sono, inoltre, estensioni del-

la mente e del cuore: per mezzo di esse noi trasmettiamo fiducia, delicatezza, amore e anche distruzione; strumenti per mezzo dei quali scriviamo storie, creiamo melodie, facciamo uso di oggetti e tecnologie, stringiamo, comunichiamo, svelando la nostra interiorità agli altri. Le mani che si intrecciano, in una grande danza, dicono tutto questo nel segno della fraternità, rivelazione piena della vera umanità.

Ma voi non fatevi chiamare «rabbì», perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. DAL VANgELO SECONDO MAttEO (23,8-10)

DENtRO UNA SERIE DI «gUAI»

Il cap. 23 del Vangelo secondo Matteo presenta non un vero e proprio discorso, in quanto manca la configurazione presente negli altri (l’introduzione solenne e la formula di conclusione), ma una serie di interventi di Gesù molto forti. Il genere letterario è propriamente quello dei «guai». Nella letteratura profetica i guai (termini ebraici:  ’ôy oppure  hôy) sono seguiti dall’indicazione dei destinatari, da una descrizione del loro comportamento colpevole e, spesso, da un annuncio di disastro (cfr. Is 1,4-9; 5,8-10; Am 5,18-20; 6,1-7). Il senso originale dei guai è da collegare alle esclamazioni di lamento per un morto nel contesto di un funerale (cfr. 1Re 13,30; Ger 22,18; 34,5). Gesù si inserisce nella tradizione profetica: i destinatari prima sono i discepoli (vv. 23,2-12), poi i farisei (a partire dal v. 13). Il breve passo indicato è rivolto ai discepoli.

MA VOI NO!

Per capire cosa Gesù dice ai discepoli di non fare occorre comprendere quanto è espresso nei vv. 1-7. I farisei citati sono un gruppo religioso di origine popolare, molto attento all’osservanza di una molteplicità di precetti della Tōrāh, scaturiti dalla loro interpretazione; gli scribi, di origine farisaica, trascrivevano nel Tempio (vedi Contesto..., pp. 10-11) i testi sacri, diventandone interpreti. Matteo non accusa i farisei di essere falsi maestri, ma di dire e non fare: di insegnare correttamente, senza avere una prassi corrispondente. Naturalmente non si rivolge a tutti i farisei, ma a quelli che hanno atteggiamenti scorretti, incentrati su minuzie (come le frange), e sul riconoscimento della loro grandezza e sulla stima da parte degli uomini.

UNO SOLO È IL MAEStRO

Gesù parla ai discepoli, dicendo loro che devono differenziarsi dagli scribi e dai farisei per non ca dere nei loro errori: come trarre vantaggio di fama dal proprio servizio. Essi non devono farsi chia mare rabbi cioè maestri, perché Gesù è l’unico Maestro. Di per sé il termine rab nella Bibbia è onori fico e non necessariamente collegato con l’insegnamento. Anche alcuni grandi maestri come Hil lel (60 a.C. - 7 d.C.) o Shammai (50 a.C. - 30 d.C.), coevi di Gesù, solo in seguito saranno chiamati con questo titolo. Dopo l’affermazione del fariseismo sarà centrale per i rabbini una sorta di prima dell’esercizio di questa funzione. La relazione più importante è, dunque, quella tra il Maestro Gesù e i discepoli, senza figure che possano offuscare o ridimensionare questo ruolo. Il bersaglio polemico sembrano non solo i rabbini e gli scribi dei farisei, ma anche maestri e scribi cristiani che abusavano del loro ruolo. Qualcosa di simile si ritrova in Gc 3,1: «Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo».

UNO SOLO È IL PADRE VOStRO

Secondo Gesù non bisogna neanche chiamare qualcuno Padre sulla terra, perché il nostro Padre è uno solo, quello celeste. Una precisazione anche qui polemica verso coloro che accampano diritti simili a quelli del padre nella cultura antica dell’ambito del Mediterraneo. Se facciamo riferimento agli obblighi del figlio verso il padre, il principale tra tutti consisteva nell’onorarlo così come prescritto nel Decalogo (Es 20,12 e Dt 5,16). Filone di Alessandria spiega i cinque doveri più importanti: rispettarlo in quanto persona più grande; ascoltarlo come maestro; corrispondergli come a un benefattore; obbedirgli come a un governante; temerlo come signore (cfr. Sulle Leggi speciali 2,234; Sul Decalogo 106-120). Il titolo aramaico «Abbà», padre, era usato per gli anziani e anche per i defunti in segno di rispetto (cfr. Il trattato rabbinico ‘Abot, «Detti dei Padri»). Per Matteo il titolo dev’essere riservato soltanto a Dio.

UNA SOLA È LA VOStRA gUIDA

Secondo Gesù non bisogna riporre eccessiva fiducia nelle guide umane, come se potessero da sole donarci la salvezza. L’unica nostra guida, katēghētēs (il termine è presente solo qui in tutto il Nuovo Testamento) è il Cristo. Questo versetto ha lo stesso significato del versetto 8. L’affermazione di Gesù sembrerebbe utopica: una comunità in stile egalitario senza ruoli precisi. Il titolo di «rabbi, maestro» è venuto meno nelle chiese cristiane, mentre ha resistito quello semitico di «padre», più improntato a una dimensione generativa, per i sacerdoti e le guide. Matteo si pone contro ogni forma di divisione e disuguaglianza: siamo tutti fratelli, raggi di una stessa ruota che ha al centro il Cristo e il Padre suo.

«CRIStIANO, DIVENtA CIÒ CHE SEI!»

Itinerario per la Quaresima

LaSacrosanctum Concilium, costituzione sulla liturgia del Concilio Ecumenico Vaticano II, al n. 109, sottolinea che nella Quaresima vi è un duplice itinerario: battesimale e penitenziale. Essi sono strettamente congiunti. Durante la Quaresima il catecumeno (dal greco katēchoúmenos, «colui che viene istruito»), adulto o ragazzo che non ha ricevuto il battesimo, continua il percorso di fede con l’elezione e, poi con il tempo di purificazione e illuminazione, per essere ammesso al battesimo; mentre il battezzato (come sono, in genere, i nostri ragazzi della catechesi) è chiamato a rinnovare la grazia battesimale, liberandosi dal peccato, grazie all’itinerario penitenziale. La Quaresima, dal punto di vista liturgico, è un vero catecumenato nella Chiesa, segnato dalla conversione e dalla riscoperta del battesimo, come fonte dell’autentica vocazione cristiana.

Le prime due domeniche dell’Anno A sono incentrate: sulle tentazioni di Gesù nel deserto, la prima; sul mistero della trasfigurazione sul Tabor, la seconda; le altre tre propongono una linea battesimale esplicita, che riprende il Vangelo secondo Giovanni: l’incontro con la samaritana con il dono dell’acqua viva, la guarigione del cieco nato con il dono della luce che vince la cecità, la risurrezione di Lazzaro con il dono della vita che vince la morte; infine: la domenica delle Palme e il Giovedì santo con la lavanda dei piedi.

1° Step. MI FERMO!

Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

Si propone una visualizzazione del percorso attraverso il poster con indicazioni di momenti da vivere in parrocchia o a casa, in 7 tappe. Ogni tappa ha una sua articolazione e prevede:

passo del Vangelo di una delle domeniche dell’Anno A; riflessione dal punto di vista di una ragazza o un ragazzo di oggi; domande da rivolgere agli adulti del proprio nucleo familiare; preghiera conclusiva da recitare insieme.

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo (v. 1).

Pensieri di un ragazzo

Siamo sempre di corsa. Prima c’è la scuola, dopo il calcio o la danza, quindi il dentista, poi il

Emilio Salvatore

week-end da passare da nonna, a volte la pizza per il compleanno. Desidero fermarmi, ma non davanti alla tv o al cellulare; sarebbe bello rallentare e ritagliarsi un po’ di tempo per respirare con calma, per stare con gli amici in parrocchia, per pensare e ascoltare le ispirazioni che sento dentro di me. A volte ne ho paura, altre volte mi fanno compagnia. Desidero imparare a riconoscere la voce dello Spirito che mi invita a scegliere il bene e non il male, la fedeltà al Signore e non la disobbedienza. Non dobbiamo aver paura di affrontare il male fuori e dentro di noi.

Domande ai genitori

Voi, che siete grandi, perché non avete mai tempo per fermarvi e ascoltare la voce del cuore?

Che cos’è per voi la Quaresima? Voi sentite la tentazione del male?

Cosa potete raccontarci sulla bellezza dell’interiorità?

Segno. Si consegna a ognuno un cartoncino con la scritta: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105), per ricordarsi di leggere e vivere il Vangelo.

PREGhIERA

Dacci tempo, Signore, per fermarci, riflettere, ascoltare te e scegliere di vivere da cristiani.

Con il battesimo abbiamo deciso di dire «NO» alle suggestioni del male, aiutaci a vivere da figli di Dio! Amen. parlan

2° Step. «MI ILLUMINO DI tE!»

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-8)

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce… Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (vv.1-2.5).

Pensieri di una ragazza

Mamma mi dice sempre di non espormi al sole, altrimenti mi scotto. In realtà è bello porsi davanti alla luce che illumina e riscalda. Qualcosa di simile è accaduto ai discepoli che stavano con Gesù: una

Formazione dei catechisti

Gigi Cotichella

CREDERE NEL LASCIARE ANDARE

Ogni incontro o percorso di catechesi ha un fine: fare eco della parola di Dio, a partire da tutti i luoghi dove risuona: Bibbia, Magistero, Tradizione, vita dei santi. Ma tutti i cicli di catechesi per età hanno anche una fine, cioè una conclusione.

Nel percorso di catechesi dell’iniziazione cristiana occorre prevedere una fine; questa consapevolezza ci aiuta a capire quanto ci siamo avvicinati di più al fine. Anche nella mistagogia, che dura tutta la vita, si rilevano diverse dimensioni o livelli, perché la vita cambia nel tempo. Come dice San Paolo: «Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino» (1Cor 13,11). Ci sono, perciò, periodi di tempo che finiscono. E ogni periodo che finisce ci chiede di lasciar andare, di fidarci del lavoro compiuto, dei nostri ragazzi e ragazze, ma soprattutto di Dio. «Lasciare andare» comporta innanzi tutto un lavoro su noi stessi. È essere consapevoli che possiamo dare la vita per loro, ma non decidere della loro vita. È comprendere che, anche se diamo tutto di noi, siamo chiamati a lasciare spazio e a fidarci dei loro passi. Lasciare andare è prendere sul serio il tempo che ci è dato: sapendo che finirà, ci impegniamo per viverlo al meglio.

UN VERBO CHE tRASFORMA

«Lasciare andare» è impegnativo e difficile. Per attuarlo bisogna declinarlo nei suoi diversi significati, individuando altri verbi che aiutano a capire che cosa realizzare e come operare.

Consegnare è la prima declinazione del «lasciare andare». È la dimensione dell’affidare ragazze e ragazzi ad altri adulti che si possano dedicare a loro: animatori di oratorio, operatori di attività di servizio e di carità… È la prova del nove per cogliere quanto noi siamo davvero «uomini e donne di comunità». Spesso ci diciamo disponibili a parole, lo celebriamo nei riti (il catechista riceve un mandato comunitario), ma vivere l’interazione comunitaria è impegnativo e difficile. Per affidare i ragazzi e le ragazze, infatti, è importante conoscere altri adulti animatori, aver creato relazioni autentiche di comunità. Ma occorre anche conoscere bene i nostri ragazzi, così bene da poterli bene-dire, cioè dire bene di loro. Non è opportuno evidenziare solo i problemi e le loro mancanze, occorre puntare sulle dimensioni po-

sitive, quali la bellezza, la creatività, la meraviglia. Ciò richiede di non improvvisare la valutazione alla fine, ma aver stabilito rapporti veri in precedenza, relazioni autentiche, intessute durante tutti gli incontri realizzati.

Da qui emerge che «lasciare andare» è anche fidarsi. Fidarsi dei ragazzi e fidarsi del cammino fatto. Fidarsi di loro perché crediamo in loro; fidarsi del cammino perché siamo certi di aver dato il meglio di noi stessi. Fidarsi che abbiamo seminato bene perché, durante tutto il percorso, seminare era il nostro obiettivo principale. Fidarsi significa mostrare loro che, se anche il cuore un po’ ci trema, se anche vogliamo sempre gestire tutto, sono loro i protagonisti. Ed essi contano più di noi, soprattutto, contano più delle nostre paure, delle nostre ansie. Fidarsi significa credere, noi per primi, che essi sono pronti. In tal modo, infatti, ognuno di loro vedendo i nostri occhi, lo coglie, lo comprende e ci crede.

«Lasciar andare» significa anche affidare Affidarsi a Dio e affidarli a Dio. Capire che, una volta che abbiamo fatto tutto il possibile, affidiamo l’impossibile a Dio. Per questo preghiamo per loro. Un vero catechista non prega perché l’incontro «vada bene», prega per ogni singolo volto che incontra e che ha incontrato. Potremo, infatti, smettere di esercitare il compito di catechisti, ma nessuno ci potrà esimere dall’accompagnare nella preghiera tutti i ragazzi e le ragazze che abbiamo «lasciato andare».

Queste tre dimensioni ci riportano a quelle considerate nello stare. «Lasciare andare» è la

forma più alta dello stare. Maria sotto la croce stava, proprio nel momento in cui ha dovuto lasciare andare il figlio.

C’è un’ultima dimensione da considerare riguardo al «lasciare andare». È il mostrare. Mostrare in noi il volto di un adulto che crede e si dona con il sorriso. Mostrare futuri possibili e belli perché ci fidiamo dei nostri interlocutori. Mostrare anche i volti di ex partecipanti ai percorsi di catechesi che, oggi, sono diventati giovani in gamba, per far comprendere che è possibile vivere in maniera evangelica. Mostrare che ci siamo e mostrare loro che devono e possono mollare gli ormeggi.

ALLENAMENTI PER CATECHISTI

Ed ecco due attenzioni pratiche per allenarci a «lasciare andare». Attesta le bene-dizioni. Prepara un cartoncino A5 per ogni ragazzo. Su una facciata scrivi il nome in alto; di seguito riporta gli aspetti positivi che individui man mano che lo incontri. Quando rimane troppo spazio bianco, è ora di osservare meglio quel ragazzo o quella ragazza specifica. Gli attestati li puoi valorizzare anche nella preghiera per loro e l’attestato può essere un regalo bellissimo da fare a fine percorso. Il giro adulti. Su un quaderno segna, per ogni adulto della comunità, le caratteristiche positive e quanto lo conosciamo. Ogni mese cerca di identificare altre persone: una rete di adulti, che sono stimati dalla comunità, è oro per i ragazzi e le ragazze in crescita.

DOSSIER

… RobeRtA VineRbA

L’inn A moRAmento: pe R ico L o o tApp A eVoLutiVA ? Io - Tu - Noi

Le meRAVig L ie deLL ’ ALtRo

LA be LLezz A de LL’A moRe

Vino deLL ’A moRe

L’incRoLLAbi L e fiduci A

Re b enedettA biAnchi poRR o

… con chi amo. Gli adolescenti di oggi amano in modo nuovo e diverso rispetto alle generazioni precedenti. L’intesa affettiva appare più importante dell’attrazione erotica. È importante aiutare i ragazzi a coltivare la loro capacità di amare, promuovendo una cultura dell’affettività sana, inclusiva e consapevole (Io - Tu - Noi). Attraverso le tre canzoni proposte, i ragazzi riconoscono come vivono l’amore: cosa li fa stare bene, cosa li spaventa nella relazione e cosa significa per loro amare in modo autentico (Musica e fede). I laboratori digitali orientano a scoprire e a narrare, attraverso il linguaggio simbolico, l’esperienza del loro coinvolgimento affettivo, valorizzando le emozioni e individuando come queste costruiscono la loro identità (Infosfera e Vangelo). Nell’educazione all’affettività, a scuola, occorre considerare la verità pedagogica, la totalità della persona nel senso corporeo-spirituale e coinvolgere le famiglie: si tratta di una presenza accanto; ma anche la parrocchia ha una sua responsabilità (A tu per tu con…). Il dipinto «Il bacio» esprime il valore assoluto dell’amore e come il rimanere saldi in esso impedisca di precipitare nel vuoto (Bibbia nell’arte). Da Gesù apprendiamo i passaggi che conducono all’amore autentico: la meraviglia dell’incontro, a partire dalla bellezza dell’altra/o; il rapporto di amicizia da esercitare nella verità, fedeltà, reciprocità, riservatezza, gratuità; la meraviglia del dono (Bibbia nella vita). La vita di Benedetta Bianchi Porro, anche nella malattia invalidante, è tutta intrisa d’amore (Testimone). «Tu hai scoperto la bellezza dell’amore, al ritmo del tuo cuore? Verificati con il Test. Nella Celebrazione condividi con Gesù e Maria la meraviglia di fronte al miracolo dell’amore».

In ascolto dei ragazzi di oggi (12-16 anni), attenti al loro disagio esistenziale e alle loro paure, si cerca di orientarli, alla luce del Vangelo, a scoprire la propria identità in relazione all’Altro-Dio e agli altri, per una formazione integrale così da vivere con gioia, nella libertà e responsabilità. L’utilizzo dei diversi linguaggi, che li coinvolge da protagonisti, rende il percorso fruibile nella catechesi, in ritiri, campiscuola e a scuola.

TEMA: #chisonoio?...

1. ... Allo specchio 2. ... in famiglia 3. ... con i miei amici 4. ... in classe 5. ... con chi amo 6. ... in questa società 7. ... nel creato 8. ... con l’Altro

ROBERTA VINERBA

A tu per tu con…

Iprimi batticuori, gli sguardi, i sorrisi. L’età giovanile è quella dei primi amori. Ed è con il carico di queste emozioni che le ragazze e i ragazzi vengono in parrocchia, nei gruppi, si rivolgono ai catechisti. Come possiamo aiutarli, in tempi in cui l’amore è scambiato, a volte, per possesso e violenza? Lo chiediamo a suor Roberta Vinerba, francescana diocesana, teologa ed educatrice. La vediamo su TV2000 commentare il Vangelo ed è l’autrice di Se questo è amore... ABC dell’affettività e della sessualità, pubblicato dalle Paoline.

Si può insegnare il rispetto per l’altra persona?

R. Si deve insegnare. Credo che «educare al rispetto» faccia parte dei doveri di tutti gli adulti. Ma il primo insegnamento è testimoniare. I bambini, i ragazzi osservano. Se vivi in un ambiente dove le persone sono maltrattate, si possono dire tante parole, ma saranno tutte inefficaci.

E in parrocchia, negli incontri di catechesi come possiamo affrontare un tema così delicato?

R. Innanzi tutto occorre educare i genitori a rispettare i catechisti: devono comprendere che c’è una gratuità del servizio, un amore verso i loro figli, che non è scontato. La parrocchia, poi, è un villaggio di relazioni e i bambini, i ragazzi devono essere aiutati a guardare l’altro come un amico, come un valore e a essere cortesi. Non si deve lasciar passare nessuna occasione: per esempio riguardo al linguaggio. Quello fra ragazzi e ragazze è estremamente aggressivo, oltre i limiti e non possiamo far finta di non sentire. A rischio di essere grandi scocciatori, ma sempre in modo ri-

spettoso, mai moralistico, è bene intervenire: «Che cosa significa quello che hai detto? E se lo dicono a te, che emozione ti provoca?». Siamo chiamati a essere estremamente esigenti, perché il linguaggio dà forma alla vita.

C’è un dibattito in corso sull’opportunità di insegnare l’educazione affettiva a scuola. Qual è il tuo punto di vista?

R. Se è un’educazione all’affettività, che tiene conto della verità pedagogica, della totalità della persona nel senso corporeo-spirituale e coinvolge le famiglie, perché no? Aggiungo, però, che non possiamo chiedere alla scuola di fare tutto. Può essere un’occasione di aiuto e di orientamento, se realizzata bene, tuttavia la scuola non è la prima agenzia educativa. Mi sembra l’ennesimo tentativo del mondo degli adulti di lavarsene un po’ le mani. L’affettività non si impara in un’ora alla settimana. È una presenza accanto, che ha bisogno anche di momenti particolari; la scuola può essere utile, ma anche la parrocchia ha una sua responsabilità; c’è bisogno del gruppo degli amici e, prima di tutto, della famiglia.

Tu sei una suora, i ragazzi, le ragazze si confidano, si confrontano con te su questi temi?

R. Sì, assolutamente sì, per il semplice fatto che sto in mezzo a loro. Le cose sono molto più semplici di quello che crediamo: noi pensiamo a tante strategie, ma la prima necessità è stare assieme a loro e il dialogo verrà, poi, naturalmente. Quando stai vicino ai giovani, è anche facile scambiarsi due chiacchiere ed è così che comincia un discorso.

STORIE DI EMOZIONI

Infosfera e Vangelo

L’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, nella Relazione biennale del 2018-2019, ha messo in evidenza come, già all’interno della scuola secondaria di primo grado, un ragazzo su due ritenga di intrattenere relazioni affettive, seppure con gradi di coinvolgimento molto variabili. Un’altra ricerca scientifica d’Oltreoceano, l’«Adolescent Romantic Relationships» di Sorensen, Feng & Schantz (2025), pubblicata da ACT for Youth, ha messo in evidenza come i 17enni affermino, nella quasi totalità, di avere avuto almeno un’esperienza significativa nell’ambi-

to affettivo, caratterizzata spesso da brevità e instabilità ma, nel contempo, determinante nella formazione della loro identità affettiva e sociale e in grado di influenzare il benessere emotivo e le competenze relazionali future. Proprio per questo peso specifico che le relazioni sentimentali possono assumere in questa fase della vita, è fondamentale offrire ai preadolescenti alcuni strumenti critici e, soprattutto, punti di riferimento sani e maturi che possano affiancarli e accompagnarli in queste prime esperienze. I laboratori che proponiamo sono solo una infinitesima parte del supporto che una comunità cristiana può (e dovrebbe) offrire loro.

LABORATORI DIGITALI SULL’AFFETTIVITÀ

1. LA STORIA DI UN’EMOZIONE SPECIALE

Obiettivo. Riconoscere, in maniera consapevole, e narrare l’esperienza di un coinvolgimento affettivo, valorizzando le emozioni. Svolgimento. Alla dinamica di questo laboratorio è da premettere che i preadolescenti, in questo ambito, potrebbero provare remore o vergogna nel raccontare una propria vicenda di coinvolgimento emotivo. Inoltre, vista la delicatezza del tema, spesso i ragazzi tendono a

ridicolizzare esercizi e laboratori su questo tema; la buona riuscita dipenderà molto dal clima di serietà che si riuscirà a creare e da come si introdurrà la proposta. Ciascun partecipante al laboratorio è invitato a raccontare, attraverso il linguaggio simbolico e senza riferimenti identificabili, una storia di coinvolgimento affettivo (cotta, innamoramento, ecc.) con immagini scaricate dal web o generate con l’IA, e inserite in un’applicazione che consenta la riproduzione consecutiva di slide, come PowerPoint, Keynote o Canva. Ogni immagine sarà corredata e completata da testi o, addirittura, da canzoni create appositamente con l’applicazione web, Suno.ai.

Nella sessione finale del laboratorio è prevista la condivisione delle diverse storie, con lo scopo di mettere in evidenza, in ciascuna, i valori emersi dalle emozioni sperimentate e, tramite l’aiuto della guida, il modo attraverso il quale queste possono contribuire alla definizione dell’identità personale.

2. MOODBOARD DELLE EMOZIONI E DELLE RELAZIONI

Obiettivo. Visualizzare, tramite programmi con funzioni specifiche (tool digitali) il ruolo delle relazioni affettive nell’ambito della propria identità.

Svolgimento. Tutti i partecipanti al laboratorio sono invitati a realizzare una moodboard (ovvero una raccolta di immagini che evochino uno stile, un’atmosfera o una sensazione) su Padlet o tramite un’applicazione che crei slide, se non è possibile operare connessi alla rete. La moodboard rappresenti: a) le emozioni più ricorrenti nei primi innamoramenti; b) cosa fa sentire ai ragazzi di essere amati; c) come immaginano l’amore ideale. Ognuna delle tre immagini è da corredare con alcune parole esplicative. Al termine dell’esercizio individuale, che potrebbe avvenire anche in famiglia, ciascuno è invitato a presentare la propria moodboard, spiegando le emozioni che ha rappresentato e come queste possano contribuire positivamente alla costruzione della sua identità.

Brano guida: «Chi ama è paziente e generoso. Chi ama non è invidioso, non si vanta, non si gonfia di orgoglio. Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse, non cede alla collera, dimentica i torti. Chi ama non gode dell’ingiustizia, la verità è la sua gioia. Chi ama è sempre comprensivo, sempre fiducioso, sempre paziente, sempre aperto alla speranza» (1Corinzi 13,4-7 - Versione TILC: Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente).

CUORE E BATTICUORE

Un’amicizia che diventa speciale, un sorriso che ti fa arrossire, una persona che ti fa battere forte il cuore. Ognuno, secondo i propri tempi e modi, scopre la bellezza dell’amore. Rispondi con sincerità.

Se pensi all’«amore», lo consideri…

a. cosa da grandi, non ci pensi molto.

b. qualcosa di complicato, ma interessante.

c. un sentimento bello che fa stare bene.

Quale canzone descrive i tuoi sentimenti?

a. Una canzone che ti fa ballare.

b. Una canzone romantica.

c. Una canzone che parla di sogni e amicizia.

Descrivi l’amore con una parola:

a. gioia.

b. novità.

c. confusione.

da 9 a 14 punti: UN CUORE

TUTTO DA SCOPRIRE

9 8 7 4 5 6 3 2 1

Se nei film e libri

ci sono storie d’amore:

a. ti emozioni e speri che finiscano bene.

b. le segui con interesse e partecipazione.

c. ti annoi.

Se ti dicono che piaci a qualcuno, come reagisci?

a. Non sai come comportarti.

b. Ti emozioni e ci pensi su.

c. Ridi e cambi argomento.

Se l’amore fosse un viaggio, dove ti troveresti?

a. Alla partenza, con un po’ di timidezza.

b. Alla stazione, in attesa del momento giusto.

c. In cammino, con un sorriso.

Preferisci vivere l’amicizia, la famiglia e il gruppo. Non senti il bisogno di innamorarti, Questo non significa che sei «indietro» nell’amore: ogni emozione ha il suo tempo. Intanto impegnati a costruire relazioni vere, sincere e pulite: questo è già un modo di amare.

da 15 a 21 punti:

SENTIMENTI: ISTRUZIONI PER L’USO

Stai imparando a conoscere te stesso, a distinguere tra simpatia, affetto, amicizia e amore vero. Provi ad ascoltare le tue emozioni, anche se non sempre le capisci. Non avere fretta, cerca di aspettare il momento giusto per vivere in pienezza i sentimenti.

Ti donano un cuore di carta con il tuo nome:

a. lo conservi con un sorriso.

b. ti imbarazza un po’, ma ti emozioni. c. lo metti via, senza pensarci troppo.

Come disegneresti l’amore?

a. Un cuore in un cielo pieno di stelle.

b. Un grande sole splendente.

c. Due cuori intrecciati.

Ti capita di sognare a occhi aperti?

a. No, preferisci tenere la testa sul collo.

b. A volte, ma torni subito coi piedi per terra.

c. Sì, e ti fa stare bene.

da 22 a 27 punti:

L’AMORE COMINCIA DAL CUORE

Per te l’amore è un sentimento bello, da vivere. Non scherzi con i sentimenti e sai che i primi batticuore insegnano a conoscere meglio te stesso e l’altro a cui vuoi bene. Quando ti affezioni a qualcuno, lo fai con sincerità, rispetto e desiderio di condividere momenti intensi.

i L Vino deLL’AmoRe

Celebrazione

Francesca Langella fransua80@libero.it

Si prepara l’angolo della preghiera: Bibbia aperta, icona di Gesù, lampada accesa. Ci si dispone in cerchio. Al centro si mette un’anfora e un cestino con foglietti e penne.

Canto: È FESTA CON TE , (F. Buttazzo - P. Dargenio, Sorgente di vita, Paoline)

PREGhIERA. Padre buono, datore della vita, il creato, il tempo, la storia ci parlano di te, del tuo amore per ognuno di noi. A te che semini in noi desideri grandi di felicità e di pienezza, chiediamo: manda il tuo Spirito a illuminare gli occhi del nostro cuore perché compiamo opere di bene. Fa’ che dalla tua Chiesa si riverberino i colori della tua bellezza e ognuno di noi partecipi dell’opera meravigliosa che compi nella storia. Te lo chiediamo per Gesù, tuo Figlio e nostro Signore. Amen.

Catechista. Fiumi di parole sono stati scritti sull’amore; esso è la chiave per comprendere la vita, è la relazione che fonda la nostra esistenza: l’amore tra due sposi, per i figli, nell’amicizia... Papa Francesco nella Dilexit nos ci ha ricordato l’amore di Gesù per ognuno di noi e come la vocazione cristiana si realizza nel rispondere a questo amore. L’evangelista Giovanni ci racconta l’amore celebrato nella festa di nozze a Cana, dove Gesù compirà il primo segno, il miracolo dell’acqua trasformata in vino.

IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Gv 2,1-11

Catechista. Gesù gioisce nel fare festa! È a Cana fra gli invitati alla festa di nozze di due suoi amici, con lui c’è sua Madre Maria e i discepoli. La presenza di Gesù è benedizione per gli sposi. Il matrimonio sigilla nell’amore la vita di due persone. Il vino, che rappresenta la gioia, viene a mancare. Maria se ne accorge perché è una madre attenta e premurosa verso i suoi figli, e sa che Gesù può supplire a tale mancanza… Ed

egli trasforma l’acqua in vino. Anche nella nostra vita può venire a mancare il vino dell’amore: chiediamo a Gesù di trasformare la nostra acqua, ciò che siamo, in vino nuovo, in amore. fonte di comunione e speranza.

1 Ragazza. Signore, quando viene a mancare il vino dell’amore nelle nostre famiglie, fa’ che ti offriamo la nostra acqua, ciò che siamo, e trasformala con la tua grazia in vino nuovo.

2 Ragazzo. Signore, quando manca il vino dell’amore con i nostri amici, donaci di superare gli screzi, e di relazionarci con bontà e rispetto.

3 Ragazza. Signore, quando viene a mancare il vino dell’amore nelle nostre comunità parrocchiali, trasformaci in te, per donarci, a vicenda, il tuo amore.

GESTO. Ogni ragazza/o scrive su un foglietto una situazione, che ha bisogno di essere risanata dall’amore di Gesù, presenta l’intenzione di preghiera e lo mette nell’anfora. Preghiera. Maria, madre attenta e premurosa, con il tuo sguardo penetri in profondità le nostre ferite e difficoltà. Tu conosci il nostro cuore, intercedi per noi, come hai fatto a Cana, perché in noi e nelle nostre famiglie ci sia pace, gioia, comunione. Donaci la tua sollecitudine perché ci accorgiamo della sofferenza di chi ci vive accanto, per dare consolazione. Aiutaci a vedere nelle situazioni più angoscianti Gesù, che ha versato il sangue per noi. Rinnova nelle nostre famiglie il miracolo di Cana: il miracolo dell’Amore! Amen.

Canto: È TEMPO DI ANNUNCIARE (Ivi)

Le nozze di Cana, Icona copta

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