

WIKIMILANO

Primi del ‘900: Corso Vittorio Emanuele (già Corsia dei Servi), i primi tram elettrici percorrono la città condividendo la strada con cavalli e carrozze. La città conta circa 500.000 abitanti. Un balzo clamoroso della popolazione grazie alle grandi industrie.
INDICE | PRIMAVERA 2026
Milano “capitale del volontariato”
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Direttore Responsabile
Andrea Jarach
Hanno collaborato
Giacomo Canossa, Andrea Cherchi, Gustavo Cioppa, Bruno Dapei, Enrico Dapei, Carla De Albertis, Camillo de Milato, Fabio Di Venosa, Gabriele Fava, Cristina Garbini, Chiara Giudici, Giovanna Iannantuoni, Joy Lacanlale, Dario Luna, Francesco Paolo Tronca, Folco Vaglienti, Marco Zanobio.
Si ringraziano
Benedetta Angiari, Giancarlo Panico, Andrea Rebaglio.
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La Serigrafica Arti Grafiche, Buccinasco (MI)
Pubblicità info@wikimilano.it

Tramonto sul Naviglio Grande. La via d’acqua che per secoli ha accompagnato lo sviluppo di Milano. Che proprio in quei decenni raggiunse una punta di 200.000 abitanti. Numeri da record per l’epoca.
Oltre 800.000 cittadini lombardi svolgono attività di volontariato, di cui circa 300.000 nel territorio metropolitano di Milano (fonte ISTAT - Censimento permanente delle istituzioni non profit).
Nell’immagine gli Angeli del Bello in via Paolo Sarpi, con la presidente Maria Dolores Vergani, in prima fila al centro del gruppo. Ogni settimana dell’anno gli Angeli ripristinano il decoro della via e dei dintorni, oltre che di altre 20 zone della città, coinvolgendo volontari e persone «messe alla prova» dal Tribunale.

3 EDITORIALE ANDREA JARACH
6 DATI DEMOGRAFICI
10 ANZIANI A MILANO
14 IL PIO ALBERGO TRIVULZIO
18 UN NUOVO CAPITOLO PER IL TRIVULZIO FRANCESCO PAOLO TRONCA
22 LA DEMOGRAFIA RACCONTA IL FUTURO GUSTAVO CIOPPA
26 LA SFIDA DA VINCERE GIOVANNA IANNANTUONI
28 IL FENOMENO DEI NEET
30 INPS AL SERVIZIO DEI CITTADINI GABRIELE FAVA
32 BONVESIN DE LA RIVA UN DEMOGRAFO ANTE LITTERAM FOLCO VAGLIENTI
34 MILANO, 1897

36 PUGLIESI A MILANO CAMILLO DE MILATO
38 LA COMUNITÀ EBRAICA DI MILANO
41 PROTAGONISTI GIUSEPPE FERRARO
42 NEWS DALL’OSSERVATORIO
44 I VOLTI DELL’OSSERVATORIO METROPOLITANO
Nei precedenti numeri abbiamo parlato di:
1) Osservatorio Metropolitano di Milano
2) Welfare ambrosiano
3) La città che sale
4) Intelligenza artificiale
5) Energia
6) Sport
7) Salute
8) Economia circolare
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Per restare aggiornati con le news della Grande Milano: desk.wikimilano.it

>> Dal film Totò Peppino e la malafemmina (1956) un indimenticabile dialogo in Piazza del Duomo tra i due forestieri e il “ghisa”
“Scusi lei è di qua?”
“Perché m’ha ciapà per un tedesco?”
“Excuse mi”
“Se ghe?
“Noions voulevon savuar l’indiriss …”
“Dovete parlare italiano”
“Ah… parla italiano?”
“Dove credete di essere? Siamo a Milano”
“Da dove venite voi? Dalla val Brembana?”
Una situazione paradossale che ben rappresenta la Milano del dopoguerra, un grande miscuglio di genti e di culture.
GENTE DI MILANO

BBenvenuti a questo numero del WikiMilano Magazine dedicato alla evoluzione demografica della Grande Milano. Troverete i punti di vista di grandi protagonisti milanesi ma anche nazionali.
Quanti sono gli studenti universitari?
Quanti invece risiedono a Milano ma sono nati fuori dall’Italia? Stanno diminuendo i giovani? Come risponde la città al tema dell’invecchiamento della popolazione? A queste domande e a molte altre cerchiamo di dare risposta nelle pagine che seguono. Questa è la missione dell’Osservatorio
Metropolitano di Milano, offrire strumenti di conoscenza sulla realtà, viaggiando tra storia e previsioni che aiutino i decisori e i cittadini della Città metropolitana a muoversi in un ambiente di continui mutamenti.
Benvegnüü a quest numer del WikiMilano Magazine, dedicàa a l’evoluzion demografica de la Gran Milan.
Chì troveree i punt de vista de grand protagonist milanes, ma anca nazionai.
Quant hinn i student universitarij?
Quant inveci hinn quell che viven a Milan ma hinn nassüü foeura de l’Italia?
I giovin stan caland?
Come la rispònd la città al tema de l’inveciament de la popolazion?
A quest domand e a tant alter cerchem de dàgh ona risposta in di pagin che vegnan incoeu. Questa l’è la mission de l’Osservatori
Metropolitann de Milan: offrì strument de cognossenza su la realtà, viagiand tra storia e prevision, per aiutà i decisor e i cittadin de la Città metropolitana a movess in on ambient de cambiament continui.
Milano e la città Metropolitana viste da Brunate (Como) attraverso le immagini di Andrea Cherchi.
Questa immagine in particolare accompagna l’Osservatorio
Metropolitano da più di tre anni. Anche se nel frattempo lo skyline è cambiato siamo affezionati e affascinati da questo scatto che potete trovare nella nostra comunicazione istituzionale.
Dentro questi edifici abitano e lavorano più di tre milioni di cittadini. Nelle pagine seguenti analizzeremo le caratteristiche demografiche della Gente di Milano.
DI ANDREA JARACH
ON GRAN MES’CIÀ DE GENT
“On gran mes’cià de gent.” Così, in milanese, si può riassumere la cifra profonda di Milano: un intreccio continuo di persone, provenienze, età, storie e aspettative. Non è solo un’immagine suggestiva. È una realtà misurabile nei numeri e leggibile nella storia della città e della sua area metropolitana.
Dal boom industriale alla città globale Nel secondo dopoguerra, il Comune di Milano conosce una crescita impetuosa. Dai circa 1,3 milioni di residenti dei primi anni Cinquanta si arriva al picco storico di oltre 1,7 milioni nei primi anni Settanta. È l’effetto congiunto dell’industrializzazione, dell’attrattività occupazionale e delle grandi migrazioni interne: centinaia di migliaia di italiani dal Sud e dal Nord-Est scelgono Milano come luogo di lavoro e di riscatto sociale. La città si espande, nascono nuovi quartieri, si rafforza il ceto medio urbano.
Poi, tra anni Ottanta e Novanta, la popolazione comunale diminuisce: suburbanizzazione, costo della casa, trasformazioni produttive spingono molte famiglie verso l’hinterland. Mentre il Comune perde residenti, cresce l’area vasta. Oggi la Città metropolitana di Milano supera i 3,2 milioni di abitanti, confermandosi uno dei principali poli demografici ed economici del Paese. Il Comune, dopo aver toccato un minimo intorno a 1,2 milioni, è tornato a crescere stabilizzandosi attorno a 1,4 milioni negli ultimi anni, con oscillazioni legate anche agli effetti della pandemia.
L’apporto delle migrazioni internazionali Se nel Novecento il motore fu soprattutto la mobilità interna italiana, dagli anni Novanta in avanti il volto demografico di Milano cambia grazie all’immigrazione internazionale. Oggi gli stranieri residenti nel Comune sono nell’ordine del 20% della popolazione; nell’area metropolitana si attestano intorno al 15%. In valore assoluto parliamo di centinaia di migliaia di persone.
Le comunità più numerose provengono da Filippine, Egitto, Cina, Perù, Sri Lanka, Romania, Ucraina e altri Paesi dell’Europa orientale e dell’America Latina. Non si tratta solo di presenze numeriche: molte di queste comunità hanno
radicato attività economiche, reti associative, luoghi di culto, contribuendo in modo strutturale alla vita cittadina. Milano è oggi uno dei contesti più internazionali d’Italia, con una popolazione scolastica in cui in molte classi oltre un terzo degli alunni ha cittadinanza non italiana o un background migratorio. Il “mes’cià” non è quindi una formula retorica, ma un dato oggettivo: pluralità linguistica, religiosa, culturale che convive con una forte identità urbana.
Una città che invecchia (ma non solo) Come l’intero Paese, anche Milano è attraversata dal tema dell’invecchiamento. L’indice di vecchiaia è cresciuto negli ultimi vent’anni: la quota di residenti con più di 65 anni supera il 23% nel Comune e si avvicina o supera il 24–25% nell’area metropolitana. Parallelamente, la fascia 0-14 anni resta sotto il 15%. La componente in età attiva (15-64 anni) rimane maggioritaria, ma è sotto pressione per l’equilibrio tra occupazione, welfare e ricambio generazionale. Eppure Milano presenta anche tratti controcorrente rispetto ad altre grandi città italiane: l’attrattività universitaria e lavorativa porta ogni anno migliaia di giovani e studenti fuori sede. I grandi atenei, dall’Università Statale degli Studi di Milano al Politecnico di Milano, dalla Bocconi all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Università Statale di Milano-Bicocca, rappresentano un magnete formativo di livello nazionale e internazionale. La presenza studentesca, insieme a quella dei giovani professionisti, contribuisce a mantenere dinamico il tessuto urbano, anche se non sempre si traduce in residenzialità stabile nel lungo periodo.
Trasformazioni sociali e familiari
Un altro dato rilevante riguarda la composizione delle famiglie. Aumentano i nuclei unipersonali: oggi oltre il 40% delle famiglie milanesi è composto da una sola persona. Crescono le coppie senza figli e si riduce la dimensione media familiare. Sono cambiamenti legati a fattori culturali, economici e abitativi: l’aumento dei costi immobiliari, la precarietà lavorativa giovanile, il rinvio della genitorialità incidono direttamente sulle scelte di vita.
Nel contempo, le famiglie di origine straniera presentano spesso una struttura più giovane e
una maggiore presenza di minori, contribuendo a riequilibrare, almeno in parte, la dinamica demografica complessiva.
Un equilibrio delicato
Milano si trova così in una condizione peculiare: città anziana ma attrattiva per i giovani; metropoli italiana ma con una forte proiezione internazionale; territorio che ha perso popolazione nel nucleo centrale per poi ritrovarla in forma diversa, più mobile e più plurale.
Il tema non è soltanto quantitativo. È qualitativo: quali competenze, quali aspettative, quali bisogni esprime questa popolazione? Come si ridisegnano i servizi, il welfare, le politiche abitative e quelle educative?
In che modo il ricambio generazionale può essere governato, evitando fratture tra chi è arrivato ieri e chi abita la città da sempre?
“On gran mes’cià de gent” significa anche questo: una continua negoziazione tra memoria e futuro. Le ondate migratorie interne del Novecento hanno costruito la Milano industriale e terziaria; le migrazioni internazionali stanno contribuendo a definire la Milano globale; l’invecchiamento impone nuove risposte sul piano sanitario e assistenziale; l’università e l’innovazione ridisegnano il profilo dei quartieri. Nei contributi che seguono, Francesco Paolo Tronca ci racconta della più importante e antica istituzione del welfare milanese, il Pio Albergo Trivulzio; Giovanna Iannantuoni affronterà il nodo della formazione e dei giovani, cuore strategico della competitività milanese; Gabriele Fava, presidente dell’INPS, analizzerà il ricambio generazionale come questione economica e sociale; Gustavo Cioppa ripercorrerà l’evoluzione della città dal secondo dopoguerra a oggi, mettendo in relazione trasformazioni urbane e dinamiche demografiche, Folco Vaglienti ci porta alla fine del 1200 ricordando Bonvesin de la Riva e la sua “statistica” delle meraviglie di Milano.
Questo editoriale vuole essere la cornice: i numeri raccontano una città complessa, stratificata, capace di attrarre e di reinventarsi. Milano non è mai stata una comunità chiusa. È, da sempre, un laboratorio aperto. Un grande, vitale, talvolta faticoso ma straordinariamente produttivo mes’cià de gent.

>> Il frenetico passaggio davanti alla Stazione Garibaldi, uno snodo vitale della città con le torri di Porta Nuova e la vicina piazza sopraelevata Gae Aulenti
Foto di Andrea Cherchi
DATI DEMOGRAFICI Città metropolitana di Milano
Popolazione residente
Città metropolitana
Anno 2025: 3.246.455
Anno 2011: 3.035.443
Comune di Milano
Anno 2025: 1.365.698
Anno 2011: 1.240.173
Il censimento del 1971 fotografa la città di Milano al suo massimo di popolazione con 1.732.000 abitanti, numero destinato a diminuire fino al 2011. Dopo una nuova fase di crescita (+62.068 nel solo anno 2013) l’aumento della popolazione ha progressivamente rallentato raggiungendo 1.406.242 residenti nell’anno 2020 e registrando successivamente una nuova lieve diminuzione.
La Provincia di Milano raggiunse invece l’apice di 4.018.108 abitanti nel censimento del 1981. Nel confrontare il dato con quello attuale va considerato che allora la Provincia comprendeva i territori delle provincie di Lodi e di Monza e Brianza.
Distribuzione percentuale
Il Comune di Milano rappresenta oggi il 42,3% della popolazione della Città metropolitana di Milano.
Densità demografica (confronto tra Città metropolitane)
Milano 2.059 abitanti/kmq
Roma 787 abitanti/kmq
Napoli 2.520 abitanti/kmq
Media nazionale 457 abitanti/kmq
Stranieri residenti % su popolazione
Milano 487.100 15,0%
solo capoluogo 269.397 19,6%
Roma 517.456 12,2%
solo capoluogo 351.872 12,8%
Torino 219.139 9,9
solo capoluogo 129.951 15,3%
Napoli 132.083 4,4%
solo capoluogo 58.044 6,4%
Firenze 130.700 13,2%
solo capoluogo 55.451 15,3%
Totale 14 aree metropolitane italiane: 1.968.885 stranieri 9,2%
solo capoluoghi 1.112.796 12,1%

>> La Stazione di Milano Cadorna. Ogni giorno Milano accoglie circa 900.000 pendolari, due terzi dei quali provenienti da fuori provincia.
Età media e struttura demografica
Città metropolitana di Milano:
Nel 2002 l’età media era di circa 42,8 anni.
Nel 2025 ha raggiunto i 46,1 anni.
Oltre il 20% dei residenti ha più di 65 anni.
Nascite e decessi
Costante la decrescita dei nuovi nati nella
Città metropolitana di Milano:
Anno 2024: 21.441 (decessi 31.866)
Anno 2020: 23.254 (decessi 41.261)
Anno 2011: 29.303 (decessi 27.843)
Famiglie
Città metropolitana
Anno 2025: 1.584.210
Dimensione media familiare: 2
Comune di Milano
Anno 2025: 743.276
Dimensione media familiare: 1,8
Media nazionale 2,2
Il 57% dei nuclei famigliari è composto da single.
Studenti
Milano è uno dei principali poli universitari italiani con circa 220.000 studenti universitari presenti ogni anno, distribuiti in numerosi atenei e centri di studio (vedi pagina 27).
Gli studenti internazionali nelle università milanesi sono oltre 20.000 studenti.
Lavoro e occupazione
Città metropolitana
Occupati: 1.507.000 occupati 815.000 uomini e 692.000 donne
Tasso di occupazione (15-64 anni): 71,7%
Tasso di disoccupazione: 4,6%
Comune di Milano
Tasso di occupazione (15-64 anni): 73,9%
Tasso di disoccupazione: 5,1%
Gli occupati sono 652.998: 337.368 uomini e 315.630 donne
Occupati che lavorano in Milano città (inclusi non residenti): oltre 1.090.000. (*dati anno 2024)
Dati completi sul sito Internet osservatorio.milano.it/demografia
Popolazione della Città metropolitana per età e sesso*

Popolazione straniera della Città metropolitana per età e sesso*



>> A sinistra la mappa della Città metropolitana di Milano per zone omogenee con gli indici di vecchiaia delle stesse. L’indice di vecchiaia è un indicatore statistico dinamico che descrive il peso della popolazione anziana in una determinata popolazione. Esso si definisce come il rapporto di coesistenza tra la popolazione anziana (65 anni e oltre) e la popolazione più giovane (0-14 anni); valori superiori a 100 indicano una maggiore presenza di soggetti anziani rispetto ai giovanissimi. Su 133 comuni, solamente Carpiano (96,86) risulta avere un indice sotto quota 100 cioè con una prevalenza di giovani sotto la soglia sopra citata, superiore alla popolazione più “anziana”. Al contrario i comuni decisamente maturi sono davvero molti. Quello con l’indice più alto risulta essere Nosate con 285,25, (quasi tre anziani ogni giovane). Dati completi sul sito Internet osservatorio.milano.it/demografia

*maschi in blu - femmine in rosa - al 1° gennaio 2023

POPOLAZIONE STRANIERA COMUNE DI MILANO (2025)
Totale stranieri residenti:
270.000 persone (circa il 20% del totale della popolazione)
Principali comunità straniere (dati 2024)
• Egitto 42.023
• Filippine 35.906
• Cina 33.465
• Perù 15.884
• Sri Lanka 15.076
• Romania 13.543
• Bangladesh 12.151
• Ucraina 8.766
• Marocco 7.789
• Ecuador 7.781
• El Salvador 6.169
• Albania 4.515
• Francia 4.048
• Russia 2.964
• Iran 2.814
>> L’area di Via Paolo Sarpi, la nostra Chinatown, ha origine intorno al 1920


Milano fu capitale dell’Impero romano d’Occidente de facto (286 d.C. - 402 d.C.), in questo periodo fu promulgato dall’Imperatore Costantino l’Editto di Milano (313 d.c.), che concesse a tutti i cittadini, quindi anche ai cristiani, la libertà di onorare le proprie divinità. La città contava allora circa 100.000 abitanti.
EVOLUZIONE NEGLI ANNI DELLA POPOLAZIONE MILANESE
ANTICHITÀ E MEDIOEVO
• III secolo – ca. 40.000
• IV secolo – ca. 100.000: indicazione di crescita durante il periodo tardo-antico.
• XII secolo (1100–1200) –ca. 75.000-90.000: espansione nel tardo Medioevo.
• XIII secolo (1200) – ca. 90.000: città ancora centro commerciale e politico locale.
• Fine XIII–XIV secolo (1280–1300) – ~200.000: una delle punte massime medievali.
• XV secolo (1400) – ca. 125.000: diminuzione per guerre, pestilenze e crisi economiche.
ETÀ MODERNA E XIX SECOLO
• 1500 – ca. 100.000: stima per primo Cinquecento.
• 1630 – ca. 48.000: netto calo dovuto peste e crisi
• 1800 – ca. 142.000: ripresa alla fine dell’Ancien Régime e inizio dell’industrializzazione.
• 1861 – 240.000 (primo dato ufficiale post-unitario - i «Corpi Santi» ovvero alcuni futuri quartieri all’epoca censiti autonomamente).
• 1881 – 355.000: crescita legata a sviluppo urbano e industriale.
XX SECOLO
• 1901 – 538.000: primo Novecento, forte aumento.
• 1911 – 700.000: crescita continua.
• 1931 – 960.000: espansione urbana.
• 1936 – 1.115.000
• 1951 – 1.275.000: inizia il boom demografico del dopo-guerra.
• 1961 – 1.580.000: picco dell’immigrazione interna e industrializzazione.
• 1971 – 1.732.000: massimo storico di popolazione urbana nel Comune.
FINE XX – XXI SECOLO
• 1981 – 1.600.000: inizio di riduzione urbana verso aree suburbane.
• 1991 – 1.370.000
• 2001 – 1.250.000
• 2011 – 1.240.000
• 2021 – 1.350.000
• 2025 – ca. 1.366.000

NON TUTTI SANNO CHE...
Un interessante dato demografico delle principali città italiane all’epoca dell’unità d’Italia (dati Censimento-Istat): Napoli 440.000 abitanti
Milano 240.000 (città+Corpi Santi)
Roma 240.000
Torino 170.000
FOCUS
ANZIANI A MILANO
La società milanese, come molte metropoli europee, sta attraversando una profonda trasformazione demografica: l’età media della popolazione aumenta costantemente, e la componente anziana diventa sempre più significativa nella struttura sociale. Secondo i dati più recenti, nel Comune di Milano gli over 65 rappresentano circa il 20% della popolazione residente, con un’età media complessiva attorno ai 46 anni, in crescita rispetto al passato. La città è inoltre caratterizzata da numeri record di longevi: si contano oltre 750 centenari, perlopiù donne, con casi di ultracentenari che superano i 110 anni di età.
Questa tendenza all’invecchiamento si riflette non solo nel numero assoluto di persone anziane, ma anche nella relazione intergenerazionale e nella struttura delle famiglie urbane: la quota di anziani che vivono da soli a Milano è salita notevolmente negli ultimi anni, con molte persone over 65 che affrontano la quotidianità in autonomia in contesti metropolitani densamente popolati.
Per comprendere appieno questi fenomeni nell’area metropolitana milanese, l’Osservatorio Metropolitano di Milano — centro studi indipendente dedicato allo studio delle dinamiche economiche, sociali e territoriali della città — analizza l’evoluzione demografica, le reti di servizi e le politiche pubbliche necessarie per una governance consapevole delle trasformazioni urbane. Attraverso i suoi rapporti e pubblicazioni, l’Osservatorio contribuisce a mettere in luce le sfide legate all’invecchiamento e a proporre approcci integrati nelle strategie di sviluppo metropolitano.
Una delle principali sfide riguarda l’accessibilità ai servizi urbani per gli anziani, soprattutto alle cure primarie e alle strutture socio-sanitarie. Studi statistici mostrano che, pur essendoci una buona distribuzione di ambulatori e centri medici nella zona centrale, nell’anello periurbano e suburbano molti anziani affrontano livelli di accessibilità a volte non ottimali ai servizi sanitari essenziali, un elemento cruciale per le persone con mobilità ridotta.
Sono 866.682 i cittadini over 65 nella Città metropolitana di Milano. Di questi, più di 750 sono centenari.

Per rispondere a queste esigenze, Milano ha sviluppato un ampio sistema di servizi sociali e assistenziali rivolti alla popolazione over 60. Tra questi spiccano i centri diurni integrati per anziani (CDI), strutture che combinano assistenza sanitaria, supporto alle attività quotidiane, attività sociali e
sostegno psicologico per favorire il mantenimento dell’autonomia e contrastare la solitudine. Sono inoltre attivi Centri di Psicologia per l’Anziano e l’Alzheimer (CPAA), che offrono supporto specifico ai bisogni emotivi e cognitivi degli anziani e alle loro famiglie, con un significativo numero di interventi erogati.
Accanto alle strutture di assistenza, la città promuove progetti di inclusione attiva e stili di vita sani per la popolazione anziana. Programmi sperimentali dedicati alla promozione della salute, dell’attività fisica e della socializzazione – come percorsi di ginnastica dolce, passeggiate assistite e incontri sulla corretta alimentazione –favoriscono il benessere globale degli anziani e la partecipazione alla vita collettiva.
Milano si distingue inoltre per l’attenzione alle politiche attive di cittadinanza: attraverso servizi di assistenza domiciliare, accompagnamento, progetti di animazione sociale e sportelli informativi dedicati agli over 60, l’amministrazione cittadina cerca di rispondere alle diverse esigenze di una popolazione sempre più longeva e variegata.
Nonostante questo, permangono sfide importanti: povertà e isolamento sociale restano problemi rilevanti per una porzione significativa di anziani, come dimostrato da indagini regionali che evidenziano difficoltà economiche e carenze di reti di supporto per molti over 55. Inoltre, questioni come la fragilità abitativa, le reti familiari più deboli, i costi dell’assistenza non autosufficiente e la sostenibilità delle politiche sociali richiedono risposte integrate e innovative da parte delle istituzioni locali e della società civile.

>> Una coppia di anziani a passeggio nel grande parco dell’Idroscalo di Milano. Foto di Dario Luna
Diamo i numeri 133
Comuni della Città Metropolitana di Milano

Ponti sulla rete stradale extraurbana
La Grande Milano in uno scatto di Andrea Cherchi. Veduta invernale, da Brunate (Como). Obiettivo Canon Zoom 100/400.
PH ANDREA CHERCHI - WIKIMILANO IMMAGINI

Centro studi al servizio del territorio della Città Metropolitana di Milano, dal 2014 aiuta pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini a capire il presente e a progettare il futuro.
www.osservatorio.milano.it
IL PIO ALBERGO TRIVULZIO Una storia che appartiene a Milano

>> Il principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio. Grazie alla sua eredità fin dal diciottesimo secolo Milano poté dare vita a uno dei più importanti luoghi di assistenza per persone fragili dell’epoca.
Sorto per volontà testamentaria del principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio (1692-1767), il più celebre filantropo milanese del Secolo dei Lumi, il Pio Albergo è una delle istituzioni d’assistenza più conosciute e amate del capoluogo lombardo. I motivi che spinsero il Principe a donare il proprio patrimonio per la costruzione di una casa per i poveri e “impotenti per difetto corporale e infermità” a Milano sono in parte personali e in parte legati alla tradizione filantropica familiare della famiglia Trivulzio.
Il suo gesto, inoltre, si inserisce in un quadro storico di evoluzione che riguarda l’assistenza pubblica e la
beneficenza: un processo avviato dalla riforma di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa d’Austria. Il Pio Albergo fu inaugurato nel 1771, quattro anni dopo la scomparsa del Principe, al termine dei lavori di ristrutturazione di quella che, fino a qualche anno prima, era stata la dimora del Principe Trivulzio, in Contrada della Signora, nel cuore di Milano all’angolo con Largo Augusto, a pochi minuti dal Duomo. La struttura, che inizialmente ospitava 150 persone in condizioni di povertà e impotenza fisica, era organizzata sulla base delle attente disposizioni testamentarie del Principe, che non aveva lasciato nulla al caso. Nel Testamento, Antonio Tolomeo Trivulzio aveva non solo definito con estrema dovizia e precisione i destinatari della sua opera e le figure che a vario titolo avrebbero dovuto prendersi cura degli ospiti della casa, ma anche gli obblighi di questi ultimi nei confronti di coloro che gli stavano più a cuore: i poveri impotenti.
Oggi la missione del Pio Albergo Trivulzio si avvale delle più moderne strutture,
tecnologie e conoscenze applicate alla cura e all’assistenza sociosanitaria, per la tutela della persona. Dopo la fusione con altri enti storici della solidarietà milanese, gli Istituti Martinitt e Stelline, il Trivulzio è diventato dal 2003 una grande Azienda di Servizi per la Persona (ASP), specializzata nella cura degli anziani e nella tutela dei giovani con difficoltà sociali.
Con i suoi servizi, multidisciplinari e all’avanguardia, per le persone anziane non autosufficienti, il Trivulzio rappresenta il più importante polo geriatrico in Italia e uno dei più grandi in Europa. Le comunità alloggio per i minori sono un punto di riferimento fondamentale sul territorio di Milano, un luogo sicuro per l’accoglienza e la crescita dei bambini rimasti senza la protezione dei genitori. Dopo 250 anni, quella struttura, tanto voluta dal Principe, continua a essere la casa di tante persone fragili, alle quali offre servizi di assistenza e riabilitazione, sostenendole ogni giorno nel loro svantaggio.


>> Sopra, sede del Pio Albergo Trivulzio dalla fine del ‘700 al 1910. Era il palazzo del principe Trivulzio (immagine a sinistra in alto), situato sulla cerchia dei Navigli nei pressi dell’attuale Largo Augusto.
A destra, il Palazzo Trivulzio come si presentava a inizio ‘900. Visibile l’attuale biblioteca Sormani, oggi all’angolo con via della Signora sorge un nuovo edificio dove ha sede A2A.

FOCUS

Nel 1910, al mutare delle esigenze e al crescere del numero degli ospiti, fu inaugurata la nuova sede, realizzata con le più moderne tecniche e che rappresentava un modello di struttura all’avanguardia per l’epoca. Il 22 maggio 1910, si aprirono per la prima volta i cancelli del Pio Albergo Trivulzio nella sua nuova sede. Fu un giorno di festa popolare, in cui i «Veggiòni», come affettuosamente i milanesi chiamavano gli anziani ospiti dell’istituto, lasciarono la storica sede di contrada della Signora, nell’antico palazzo del Principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio, per essere accompagnati con gioia e affetto verso quella che fu la più moderna struttura dell’epoca. Situata lungo la strada per
Baggio, la nuova sede fu ben presto ribattezzata «Baggina» dal popolo meneghino, secondo l’inesauribile vena di ironia e tenerezza della lingua milanese. Era un evento solenne e partecipato, che segnava un punto di svolta nella storia dell’assistenza pubblica in città. Una folla brillante di invitati formicolava ovunque: le autorità dell’istituto, guidate dal presidente avv. De Capitani d’Arzago, erano al completo, affiancate da personalità di grande rilievo. C’era il Duca di Genova in rappresentanza del Re, il Ministro Fani per il Governo, il Prefetto, l’Arcivescovo Andrea Carlo Ferrari, figura amatissima dalla cittadinanza, il Comandante del Presidio militare, il Sindaco Bassano
>> 1910: il Trivulzio si trasferisce per far fronte alle nuove esigenze
Gabba e numerosi altri rappresentanti civili, militari e del mondo medico, tra cui il dottor Bordoni-Uffreduzzi, medico capo del Comune, e la professoressa Luisa Anzoletti. Fuori, il popolo milanese, accorso numeroso, viveva l’evento con entusiasmo e curiosità, consapevole di assistere a una pagina di storia cittadina. Dopo il discorso del Presidente De Capitani, prese la parola il ministro Fani, che riuscì a infiammare l’uditorio con una vibrante orazione. Elogiò la generosità ambrosiana che aveva permesso la nascita e la vita di questo istituto, ricordò la figura di Gaetana
Agnesi, scienziata e benefattrice che aveva lasciato un segno profondo nella Milano caritatevole, celebrò l’impegno del presidente d’Arzago e concluse salutando con ammirazione la città, definendola «sempre al primo posto sulla via del progresso umano». Con queste parole, dichiarò ufficialmente aperta la nuova sede. La scelta della data del 22 maggio non fu casuale: essa coincideva con l’anniversario della nascita del Principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio, avvenuta nel 1692. Fu proprio grazie alla sua ultima volontà, con cui lasciava l’intero patrimonio
all’Albergo dei poveri nel 1771, che nacque il Pio Albergo Trivulzio. Il testamento del Principe parla chiaro: la sua istituzione doveva accogliere «gli impotenti per età, per difetto corporale ed infermità» di entrambi i sessi. Non un ricovero qualsiasi, ma un luogo laicale di dignità, cura e rispetto, che nel tempo divenne rifugio per la vecchiaia milanese povera e onesta, donando a tanti uomini e donne un tramonto di calma e serenità. Quel 22 maggio del 1910 segnò dunque non solo l’inaugurazione di un edificio, ma l’inizio di una nuova stagione dell’assistenza pubblica
IL TRIVULZIO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Durante la Prima Guerra Mondiale, il Pio Albergo Trivulzio di Milano ha svolto un ruolo cruciale come principale ospedale militare di riserva della città, accogliendo e curando più di 35.000 militari.
I registri storici della struttura testimoniano il ricovero di oltre trentacinquemila soldati feriti nel corso degli anni del conflitto. La struttura ha convertito parte dei suoi spazi per far fronte alle esigenze sanitarie legate alla guerra.
HEMINGWAY A MILANO
Il 6 aprile 1917 anche gli Stati Uniti erano entrati nel conflitto ed Ernest Hemingway, come molti giovani aspiranti scrittori appena usciti dalle università (William Faulkner, Francis Scott Fitzgerald) si era presentato volontario per andare a combattere in Europa. Quando fu escluso dai reparti combattenti per un difetto alla vista, si arruolò nei servizi di autoambulanza e partì per il fronte
italiano. Il suo unico desiderio era vedere la guerra da vicino, così fece di tutto per raggiungere le trincee sul Piave, con l’incarico di distribuire generi di conforto, sigarette e cioccolata ai soldati alleati che fermavano a prezzo della propria vita l’avanzata austriaca.
La storia d’amore con la crocerossina Agnes von Kurovsky, americana con origini tedesche, raccontata in seguito da Hemingway in Addio alle Armi, inizia quando il giovane volontario viene ferito alle gambe durante un attacco notturno e trasportato all’Ospedale della Croce Rossa americana a Milano. I tre mesi di convalescenza che seguirono all’operazione gli permisero di conoscere Agnes e di innamorarsi di lei, ricambiato. Nonostante il proposito di sposarsi, i due non si incontrarono mai più. Il figlio di Hemingway, Jack, definì la perdita di Agnes “la più grande tragedia” della vita di suo padre. Nell’immagine tratta dal primo film del 1932 ispirato dal romanzo Gary Cooper interpreta il grande scrittore.
milanese, in linea con la modernità di una città che cresceva industrialmente, culturalmente e socialmente, senza dimenticare i più fragili. Oggi, a oltre un secolo da quell’inaugurazione, il Pio Albergo Trivulzio, insieme ai Martinitt e alle Stelline, rimane un simbolo vivido e autentico del millenario e glorioso assistenzialismo milanese.



>> Gary Cooper in Addio alle armi (1932).
UN NUOVO CAPITOLO PER IL TRIVULZIO

Nel 2003 nacque l’ASP IMMeS e PAT, a seguito della fusione tra il Pio Albergo Trivulzio e due istituzioni storiche di pubblica assistenza, gli orfanotrofi dei Martinitt e le Stelline: un passaggio che ebbe l’obiettivo di integrare ed ampliare la capacità di risposta dell’Ente, affiancando alla cura degli anziani dei percorsi di accoglienza, educazione e avviamento al lavoro per minori in difficoltà.
Nella visione di Francesco Paolo Tronca, oggi Commissario Straordinario del Trivulzio, questa storia va custodita senza che a prevalere sia la nostalgia: il Trivulzio ha attraversato anche fasi complesse, dalle vicende di Mani Pulite negli anni ’90 del secolo scorso alla pandemia Covid-19, che hanno segnato profondamente la struttura e la comunità. È in questi momenti che il
significato del Trivulzio si è rinnovato e la sua missione si è rafforzata lungo un percorso di crescita e proiezione verso il futuro. Un esempio concreto di come Milano riesca sempre ad assumersi una responsabilità verso la città e i suoi cittadini.
IL RILANCIO DELLA MISSIONE
SANITARIA E SOCIO-ASSISTENZIALE
La grave crisi economico gestionale esplosa nel 2023 ha reso necessario un intervento straordinario per salvare l’Ente da un gravissimo dissesto finanziario. Di fronte a questo scenario, l’8 agosto 2023 la Giunta regionale della Lombardia ha sciolto gli organi amministrativi del Trivulzio e nominato il Prefetto Francesco Paolo Tronca Commissario Straordinario. La priorità era chiara: avviare un piano urgente di risanamento, garantendo la continuità ai
Francesco Paolo Tronca
Francesco Paolo Tronca (nato a Palermo il 31 agosto 1952), ex Prefetto di Milano, avvocato cassazionista e professore straordinario di Diritto pubblico, è attualmente Commissario straordinario del Pio Albergo Trivulzio. Con una carriera lunga e prestigiosa nelle istituzioni italiane, Tronca ha maturato esperienza nella gestione delle emergenze, nella sicurezza urbana e nella tutela dei diritti dei cittadini. Oggi guida una delle istituzioni storiche più importanti per Milano, affrontando sfide complesse legate alla trasparenza, alla qualità dei servizi e al benessere degli anziani.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Francesco_Paolo_Tronca
servizi e riportare l’Ente al cuore della sua missione sociosanitaria, scongiurando il collasso.
Tronca, già Prefetto di Milano, avvocato cassazionista e professore straordinario di Diritto pubblico, porta con sé una lunga esperienza istituzionale nella gestione di contesti complessi, nella sicurezza urbana e nella tutela dei diritti. Al Trivulzio ha impostato il lavoro su tre assi: rigore amministrativo, trasparenza e innovazione. L’incarico del Commissario è vissuto come una continuità naturale del proprio percorso, seguendo il principio per cui prendersi cura degli anziani non coincide con la sola assistenza sanitaria, ma significa riconoscere bisogni complessi, fragilità quotidiane e criticità spesso non espresse. Nella sua visione, la società non deve limitarsi a garantire la sopravvivenza, deve rispettare la

dignità. La dignità come cura e come ascolto, ma anche come capacità di offrire soluzioni moderne, fondate su un’organizzazione efficiente e una gestione innovativa.
I RISULTATI DEL PERCORSO DI RISANAMENTO
In meno di due anni di gestione commissariale, il Trivulzio ha raggiunto importanti risultati misurabili, accompagnati da un rafforzamento dei presìdi di controllo e da una riorganizzazione interna orientata all’efficienza. Sul piano economico-finanziario, sono state azzerate le perdite pregresse, riequilibrato il patrimonio, ridotto in modo significativo l’indebitamento complessivo, estinti i mutui ipotecari.
Un passaggio decisivo di questo percorso è stato il piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ente avviato con INVIMIT (acronimo di Investimenti Immobiliari Italiani SGR S.p.A., una società di gestione del risparmio interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, istituita per valorizzare e razionalizzare il patrimonio immobiliare pubblico).
L’accordo è stato perseguito con una logica chiara: nessuna operazione di dismissione identitaria, nessuna speculazione, ma un utilizzo trasparente e pubblico del patrimonio immobiliare per ridurre l’indebitamento e generare reddito utile a sostenere e migliorare i servizi di assistenza socio-sanitaria offerti.
Parallelamente, la gestione commissariale
ha potenziato l’offerta socio-sanitaria in collaborazione con ATS e istituzioni, attraverso, tra le altre cose, l’attivazione di nuovi reparti di Cure Intermedie, il potenziamento della riabilitazione specialistica e geriatrica, il rafforzamento dei nuclei dedicati alle demenze e all’Alzheimer. Il totale dei posti letto è stato incrementato del 16%, a conferma del percorso di rafforzamento strutturale e della maggior capacità di risposta ai bisogni del territorio. In questo quadro si inseriscono anche la riapertura dell’ambulatorio di riabilitazione semiresidenziale, chiuso dal 2020, e l’incremento del budget sociosanitario, con inoltre una conseguente crescita dei ricavi. È stata inoltre ristabilita la collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, che invia specializzandi in Geriatria a formarsi in struttura: il segnale di un Ente che vuole essere anche presidio di competenza, didattica e ricerca.
IL NUOVO CORSO: UN TRIVULZIO CHE
RIPARTE E SI APRE ALLA CITTÀ
La fotografia del Trivulzio oggi non restituisce solo dei numeri positivi e in continua crescita, ma anche un’offerta concreta che testimonia come la permanenza degli ospiti non debba ridursi a un tempo di attesa, ma possa diventare, per quanto possibile, un’esperienza di partecipazione attiva all’interno di una comunità che valorizza competenze ed esperienza, oltre che qualità della vita
quotidiana. Anche nei servizi “ordinari” che sono stati riattivati per restituire normalità: riapertura di palestre e spazi comuni, ripartenza del bar interno e dell’auditorium, cura degli ambienti e attenzione alla ristorazione come parte integrante del benessere.
Il rilancio del Trivulzio passa anche attraverso iniziative culturali e sociali che aprono l’istituto al territorio, trasformandolo in uno spazio di relazione oltre che di assistenza. In questa prospettiva si inseriscono progetti che portano arte, musica e sport negli ambienti di cura. Tra questi, ad esempio, il concerto lirico di Opera in Corsia nell’auditorium, dove la musica è diventata strumento di benessere emotivo e di dialogo con pazienti e familiari. Oppure, l’iniziativa insieme alla Federazione Italiana Scherma Lombardia e sostenuta da Regione Lombardia, che ha proposto ai pazienti oncologici in riabilitazione un’attività capace di coniugare recupero psicofisico e fiducia in sé, trasformando lo sport in una metafora concreta di resilienza. Inoltre, il Trivulzio si sta aprendo a progetti di respiro internazionale, come la mostra multimediale “Sport Movies & TV - Culture Through Sport”, curata dalla FICTS in collaborazione con il Comitato Olimpico Internazionale, che ha confermato la volontà di fare del Trivulzio un luogo aperto al dialogo intergenerazionale, in cui i valori dello sport trovano spazio anche all’interno di una struttura di cura.
>> Ingresso del Pio Albergo Trivulzio
Al Trivulzio il verde diventa terapia per i più fragili
AMilano la cura degli anziani passa anche dal paesaggio.
Al Pio Albergo Trivulzio, storica istituzione cittadina dedicata alla terza età, ha preso forma il Giardino Alzheimer, uno spazio terapeutico progettato per migliorare la qualità della vita delle persone affette da demenza attraverso il contatto diretto con la natura.
L’Healing Garden, inaugurato nei mesi scorsi e pienamente operativo con l’arrivo della primavera, è stato premiato il 20 febbraio nell’ambito del Premio La città per il verde, confermandosi come uno degli esempi più significativi di innovazione sociale e sanitaria in ambito urbano.
Un progetto condiviso tra pubblico, privato e università
Il giardino nasce grazie al sostegno della Fondazione Amici del Trivulzio, Martinitt e Stelline, che ne ha finanziato la realizzazione e curerà la manutenzione nei primi anni. Fondamentale anche la collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, che ha seguito la progettazione e il coordinamento dei lavori.
Il risultato è uno spazio verde di circa 1.500 metri quadrati, adiacente al nucleo Alzheimer del Trivulzio, pensato non come
semplice area ornamentale ma come vero e proprio strumento di cura non farmacologica.
Il verde come alleato contro il decadimento cognitivo
«Il giardino è stato concepito con un obiettivo terapeutico preciso», spiega Marco Zanobio, presidente della Fondazione. «Numerosi studi dimostrano che il contatto con il verde – così come la musica –favorisce il rilassamento, riduce l’aggressività e contribuisce al benessere degli anziani». Ogni elemento è stato progettato con attenzione: percorsi senza barriere, pendenze adatte anche alle carrozzine, spazi protetti e riconoscibili. Nulla è lasciato al caso, perché tutto concorre a creare un ambiente sicuro, stimolante e accogliente.
Attività, relazioni e benessere
Nel Giardino Alzheimer gli ospiti, insieme a familiari e operatori sanitari, possono partecipare ad attività come ortoterapia, pet therapy e musicoterapia. Sono presenti anche installazioni sonore, come grandi xilofoni a forma di fiori metallici, che trasformano il giardino in un luogo di esperienza sensoriale.
Il nucleo Alzheimer del Trivulzio conta 125 posti, e il giardino è pensato come un’estensione quotidiana della cura, un
luogo dove passeggiare, incontrarsi, ritrovare relazioni e momenti di serenità.
Il “Giardino degli abbracci”
Più che un’infrastruttura sanitaria, il progetto ambisce a essere uno spazio vivo e condiviso. «Mi piace chiamarlo il Giardino degli abbracci», osserva Zanobio, «perché è nato per accogliere, far incontrare le persone e restituire centralità alla relazione. È come se Milano, attraverso questo progetto, avesse voluto abbracciare i suoi anziani più fragili».
Un modello riconosciuto a livello nazionale ed europeo
In occasione dell’inaugurazione, il professor Giulio Senes, docente e tra i massimi esperti di Healing Gardens, ha sottolineato il valore del progetto come esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato e come espressione concreta della “terza missione” dell’università: portare la ricerca fuori dall’accademia, al servizio della comunità. Il percorso è stato anche partecipato, coinvolgendo operatori e familiari degli ospiti attraverso questionari e incontri. Un approccio che ha contribuito al riconoscimento del progetto in contesti nazionali e internazionali, fino al premio “La città per il verde”.

>> Un ambiente dove natura, cura e relazione si incontrano

Il Giardino degli Abbracci al Trivulzio
PROTAGONISTI
Marco Zanobio, nato a Milano il 20 marzo 1964, svolge l’attività professionale di dottore commercialista e ricopre incarichi in consigli di amministrazione, collegi sindacali e organismi di vigilanza di società di capitali.
Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Istituzioni e Organizzazioni presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ove ha collaborato all’attività didattica per le Facoltà di Economia e di Giurisprudenza.
Impegnato nel terzo settore, è consigliere dell’Associazione
Angeli del Bello Milano OdV ed è Presidente della Fondazione
Amici del Trivulzio, Martinitt e Stelline Onlus, che - da dieci anni - affianca le tre storiche Istituzioni milanesi, promuovendo iniziative volte a favorire il benessere degli Ospiti del Pio Albergo Trivulzio e l’integrazione dei Ragazzi e delle Ragazze delle Comunità Martinitt e Stelline.
Giulio Senes, progettista dello Healing Garden del Trivulzio, è professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DiSAA) dell’Università degli Studi di Milano, dove insegna, nei corsi di Laurea Magistrale, “Land planning”, “Soft mobility
infrastructures for sustainable tourism”, “Progettazione delle aree verdi per il benessere”, e “Pianificazione del territorio”. È
Referente del Servizio Disabili e DSA per il DiSAA.
Svolge attività di ricerca sui temi legati alla pianificazione territoriale, alla progettazione del paesaggio e delle aree verdi; alla mobilità dolce e attiva, con particolare riguardo alla pianificazione e progettazione di greenways; alla valutazione dei servizi ecosistemici legati al verde e alle greenways, e al rapporto tra benessere umano e contatto con la natura. È reviewer per diversi enti, nazionali e internazionali, e riviste scientifiche internazionali. È Presidente della European Greenways Association (EGWA) e Vicepresidente dell’Associazione Italiana Greenways; “Accademico corrispondente” dell’Accademia dei Georgofili, membro dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (AIAPP), dell’Associazione Italiana di Ingegneria Agraria (AIIA), della Academy of Neuroscience for Architecture (ANFA). È socio Fondatore e membro del Comitato di Gestione Ristretto dell’Alleanza per la Mobilità Dolce.


Marco Zanobio
Giulio Senes
LA DEMOGRAFIA RACCONTA IL FUTURO
DI GUSTAVO CIOPPA

Gustavo Cioppa
(Napoli, 1942) è un magistrato italiano, docente presso l’Academy “Psicologia in Tribunale”, editorialista per il settimanale “Il Ticino” e per l’Osservatorio Metropolitano di Milano. È stato Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Gustavo_Cioppa
C’è un modo concreto per leggere Milano, città leader nel panorama economico e culturale nazionale: partire dai numeri, tanti, positivi, che danno il segno di una crescita continua e fiorente, e lasciarli guidare il racconto, senza cadere nella retorica facile dei superlativi o delle nostalgie. Perché questa città non è mai stata statica, immobile o prevedibile, ma un sistema vivo che si ridisegna continuamente attraverso i flussi di persone, merci e idee che la attraversano, modellandola come argilla sotto pressione o schiacciata con una morsa. Pensiamo al secondo dopoguerra, quando diventa il cuore pulsante della ricostruzione nazionale: tra gli anni ’50 e ’60 la popolazione supera 1,7 milioni di abitanti: un’esplosione demografica che assorbe migliaia di lavoratori dalle campagne lombarde e dal Sud profondo, Sicilia, Puglia, Calabria, arrivando in treno con valigie di ventura per riempire le fabbriche e le officine, che promettono una mobilità sociale tangibile, concreta, non astratta. Quartieri come Bovisa, con le sue officine meccaniche, o Lorenteggio, con i caseggiati operai, si riempiono in fretta: la densità urbana schizza alle stelle, la composizione sociale si ribalta da borghese a proletaria in una generazione. E proprio lì, in quelle periferie fumose, la Costituzione italiana del 1948 trova la sua prima verifica reale sul campo, perché uguaglianza formale e diritto al lavoro smettono di essere principi scritti sulla carta e diventano conquiste da strappare con turni massacranti, scioperi selvaggi e “colombaie”: non un paradiso perfetto, ma un terreno di lotta concreta, dove i diritti si costruiscono mattone su mattone, sudore nel sudore.
Poi cambia tutto, inesorabile. Tra gli anni ’70 e ’90, con la crisi industriale
che colpisce come un terremoto, le grandi fabbriche chiudono, licenziano, delocalizzano. Milano si assottiglia, scende sotto 1,4 milioni di abitanti; il centro storico si svuota di residenti, mentre l’hinterland, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, si gonfia di pendolari. Non è solo un calo numerico arido, ma una trasformazione identitaria profonda: la città rallenta il suo ritmo frenetico, cambia economia, da manifatturiera a terziaria, e muta persino il suo battito culturale, con piazze meno affollate, teatri che faticano e un senso di sospensione, rarefazione quasi malinconica, come se la metropoli trattenesse il fiato aspettando il prossimo atto.
Nel nuovo millennio, soprattutto dopo l’Expo 2015, che imprime una sferzata di ottimismo e cantieri, Milano ritrova slancio e vitalità. Torna a crescere, non per natalità interna ma per pura attrazione magnetica: oggi conta circa 1,4 milioni di abitanti entro i confini comunali, poco più di 1,398 milioni secondo ISTAT 2025, e oltre 3,3 milioni nell’area metropolitana vasta. Un mosaico umano, con più di 268 mila residenti stranieri che rappresentano il 19,6% della popolazione: comunità come quella egiziana, la più numerosa, seguita da filippini, cinesi e peruviani, che non sono più presenze transitorie ed effimere ma stabili, strutturali, con negozi, famiglie e riti religiosi che intrecciano il tessuto urbano.
La città si divide quasi in blocchi distinti: una quota rilevante di stranieri integrati; una componente forte e giovane di studenti universitari, che animano i Navigli e le zone universitarie; una popolazione anziana in espansione, che occupa i quartieri storici. Un equilibrio composito, dinamico, ma che si regge con fatica su basi instabili, perché qui emerge il nodo demografico più profondo e rivelatore:
Negli anni del dopoguerra Milano vede l’afflusso di migliaia di immigrati dalle regioni più povere d’Italia

IL FENOMENO DELLA IMMIGRAZIONE INTERNA
Non esiste un dato unico perfetto, ma le stime storiche più accreditate indicano che:
Tra il 1951 e il 1971 arrivarono a Milano città oltre 800.000 nuovi residenti, in gran parte provenienti dal Sud e dal Nord-Est rurale.
Nel solo decennio 1958-1968, gli arrivi dal Mezzogiorno verso l’area milanese sono stimati tra 400.000 e 500.000 persone.
Negli anni di picco (1961-1963) erano ogni anno decine di migliaia i nuovi iscritti all’anagrafe, con punte superiori ai 60.000.
L’IMPATTO SULLA CITTÀ
La popolazione del Comune di Milano passò da circa 1,27 milioni nel 1951 a 1,73 milioni nel 1971.
Quartieri come Gratosoglio, Quarto Oggiaro, Gallaratese, Comasina
si svilupparono rapidamente per accogliere la nuova forza lavoro.
Molti arrivavano alla Stazione Centrale di Milano con le celebri valigie di cartone, simbolo di un’Italia che si spostava per lavorare nelle fabbriche Alfa Romeo, Pirelli, Falck, Breda.
Tanti “grandi milanesi” di oggi hanno radici in questo fenomeno (vedi pag. 36 e 41.
>>

gli under 25 diminuiscono progressivamente, le nascite restano basse, con un tasso di fecondità intorno a 1,3 figli per donna, mentre gli over 65 aumentano, raggiungendo il 22% della popolazione. La classica piramide demografica si appiattisce, si deforma in una struttura irregolare, bulbosa, dove generazioni diverse convivono gomito a gomito senza sostituirsi in un ciclo naturale. La crescita demografica esiste, è innegabile, ma è trainata quasi interamente da chi arriva da fuori, dall’Italia, dall’Europa, dal mondo, non da chi nasce e cresce qui dentro, radicandosi nel suolo.
Scuola e università rendono questo cambiamento visibile, palpabile, ogni singolo giorno: nelle aule elementari uno studente su cinque è di origine straniera, mescolando accenti, lingue e culture; negli atenei, come il Politecnico o la Statale, una quota crescente arriva dall’estero, talenti da Cina, India, Egitto che Milano attrae, forma, utilizza per il suo motore economico, “high-tech, fashion e design” ma non sempre trattiene,
perché dopo la laurea partono verso Londra, Berlino, Zurigo, portando via competenze. Si crea così una popolazione fluida, volatile, essenziale per tenere acceso il sistema produttivo ma incerta nel radicamento profondo, affettivo e generazionale.
Eppure, proprio in questa instabilità si gioca una questione più profonda e costituzionale, perché la Carta del 1948 non è un riferimento distante e polveroso, ma una promessa concreta, viva: uguaglianza sostanziale, non formale; tutela effettiva della famiglia; possibilità reale di costruire un futuro stabile, con figli, casa e lavoro. E allora la demografia smette di essere mera statistica fredda e diventa metro di giustizia sociale, di coesione e di vitalità autentica. Una città è davvero vitale non quando cresce solo nei numeri, gonfiati dall’arrivo continuo, o produce ricchezza effimera, ma quando rende naturale il gesto di restare, di costruire, di generare legami, famiglie, comunità che durano nel tempo. Milano oggi si trova esattamente in questo punto di tensione: cresce,
ANTONIO GREPPI, IL SINDACO DELLA RICOSTRUZIONE
Antonio Greppi (1894-1982), fu il sindaco della Liberazione, che si oppose alla resa dei conti dopo il 25 aprile, nonostante i fascisti della legione Ettore Muti gli avessero assassinato il figlio Mariolino. Da sindaco, in tempi record, riedificò la Scala distrutta dalle bombe e riaprì Brera con la eroica direttrice Fernanda Wittgens.
Innamorato del teatro e della cultura, fu anche tra gli autori della nascita del Piccolo Teatro.
Dopo di lui la città fu pronta per il boom economico che sarebbe seguito di lì a breve.
attrae, produce una ricchezza procapite da primato europeo, si adatta reinventandosi come ha sempre fatto, dai navigli medievali al boom industriale, all’era digitale e resta in un equilibrio precario ma dinamico, come spesso è accaduto nella sua storia millenaria. Però la domanda resta aperta, sospesa e ineludibile: sarà solo una città di velocità, pura attrazione magnetica e flussi incessanti, o saprà diventare e ritornare anche comunità profonda, appartenenza radicata, solidarietà generazionale?
Perché, alla fine, più che nei suoi indicatori economici luccicanti, è proprio nella sua demografia, nei suoi flussi umani reali, che si misura davvero la direzione della città e, quindi, in fondo, anche il suo futuro possibile. Milano descrive bene la nozione di “progresso”, di crescita economica, di inarrestabile avanzamento verso nuovi orizzonti, quelli dell’economia circolare più avanzata, dell’intelligenza artificiale, delle nuove frontiere dell’iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), della partecipazione al progresso materiale e morale del Paese (art. 4 Cost.).

LA SFIDA DA VINCERE Investire sui giovani in una Italia che invecchia
DI GIOVANNA IANNANTUONI

Giovanna Iannantuoni
Giovanna Iannantuoni è una economista con una vasta esperienza di studio e lavoro anche negli Stati Uniti, è stata rettrice della Università Bicocca e Presidente della Conferenza dei Rettori Italiani. È Presidente di MUSA e componente di numerosi Consigli di Amministrazione.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Giovanna_Iannantuoni
L’Italia è oggi uno dei Paesi più anziani al mondo. Il calo delle nascite da un lato, e l’aumento dell’aspettativa di vita dall’altro, hanno prodotto uno squilibrio demografico evidente. Questa trasformazione incide profondamente sul sistema economico, sul welfare e sulle opportunità delle nuove generazioni. In questo contesto, la vera sfida per i nostri giovani ruota attorno a due parole chiave: formazione e innovazione. L’invecchiamento della popolazione comporta una riduzione della forza lavoro attiva e un aumento della spesa pensionistica e sanitaria. Ciò significa che una platea sempre più ristretta di lavoratori deve sostenere un numero crescente di pensionati. Per i giovani questo si traduce in una chiara emergenza che è sotto i nostri occhi quotidianamente, che si sostanzia nella difficoltà nel costruire un percorso di autonomia stabile. Ormai è diventato luogo comune il fatto che, a differenza del passato, le prospettive per i nostri figli siano peggiori delle prospettive che noi avevamo alla loro età in termini di stabilità economia ed autonomia. Non possiamo arrenderci di fronte a questo. Altra ragione di preoccupazione riguarda il peso elettorale dei giovani, sempre meno motivati ad interessarsi della cosa pubblica, che rischia di orientare le politiche pubbliche verso esigenze immediate, lasciando in secondo piano investimenti strategici per il futuro.
rappresenta la leva decisiva. L’Italia presenta ancora criticità significative: dispersione scolastica superiore alla media europea in alcune aree del Paese, divari territoriali marcati tra Nord e Sud, e un numero di laureati inferiore rispetto a molti partner europei.
Rafforzare il sistema educativo significa investire non solo in infrastrutture e docenti, ma anche in orientamento, qualità dei percorsi e connessione con il mondo produttivo. Su questo molto si è agito
Milano è la seconda città al mondo, dopo Boston, con più studenti universitari in rapporto alla popolazione. Un primato poco noto, che però spiega meglio di molti altri indicatori la sua vitalità.
negli ultimi anni, basti pensare al numero di laureati, passato da poco più del 20% al 30% in un decennio, ma molto ancora deve essere fatto. Le competenze richieste dal mercato del lavoro stanno cambiando rapidamente. La transizione digitale e quella ecologica impongono nuove professionalità legate all’intelligenza artificiale, alla cybersicurezza, all’analisi dei dati, alle energie rinnovabili e alla sostenibilità. Promuovere percorsi STEM e incentivare la formazione continua sono strumenti essenziali per colmare questo divario. Accanto alla formazione, l’innovazione è il secondo pilastro. In un Paese che invecchia e cresce poco, aumentare la produttività diventa fondamentale. Digitalizzazione delle imprese, investimenti in ricerca e sviluppo, sostegno alle start-up e semplificazione burocratica possono creare un ecosistema favorevole ai giovani imprenditori.
In questo scenario, la formazione
Un ulteriore nodo è la fuga dei talenti. Negli ultimi anni molti giovani qualificati hanno scelto di trasferirsi all’estero in cerca di stipendi più alti, carriere più

>> Cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico | Università degli Studi di Milano-Bicocca
meritocratiche e maggiore stabilità. Questo fenomeno priva il Paese di capitale umano prezioso e accentua lo squilibrio demografico. Per invertire la tendenza servono politiche strutturali: investimenti stabili in università e ricerca, percorsi professionali trasparenti, retribuzioni adeguate e un contesto che premi competenze e innovazione. Infine, la questione generazionale non può essere affrontata contrapponendo giovani e anziani. Occorre costruire un nuovo patto sociale fondato sulla solidarietà e sulla sostenibilità. Politiche a sostegno della natalità, servizi per l’infanzia, conciliazione tra lavoro e famiglia e accesso agevolato alla casa sono condizioni indispensabili per restituire fiducia alle nuove generazioni.
L’Italia si trova dunque davanti a un bivio. Se saprà investire con decisione in formazione di qualità e innovazione diffusa, potrà trasformare la sfida demografica in un’occasione di rilancio. In caso contrario, il rischio è un progressivo declino economico e sociale. Il futuro del Paese dipende dalla capacità di valorizzare i suoi giovani oggi.
LA FORZA GIOVANE DI MILANO
Università Statale
58.016 studenti (58% donne)
Politecnico
48.124 (36% donne)
Università Cattolica del Sacro Cuore
41.867 (66% donne)
Università di Milano-Bicocca
36.215 (61% donne)
Università Bocconi
14.000 (43% donne)
Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
7.833 (78% donne)
Libera Università Vita-Salute San Raffaele
5.841 (69% donne)
Humanitas University
2.195 (58% donne)
Accademie di Belle Arti, Conservatorio e altri corsi AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) oltre 15.000 studenti
dati aggiornati all’anno accademico 2024/2025
UN POLO ACCADEMICO CON OLTRE 230.000 STUDENTI (PER IL 55% DONNE)
IL FENOMENO DEI NEET
Si parla sempre più spesso di NEET quando si discute di lavoro giovanile, istruzione e futuro sociale del Paese. Ma chi sono i NEET, quanti sono, e perché questa categoria è diventata un indicatore centrale dei problemi strutturali di un’intera generazione?
Che cosa significa “NEET”?
L’acronimo NEET proviene dall’inglese
Not in Education, Employment or Training — cioè giovani che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione o tirocinio. Questo indicatore non misura solo disoccupazione, ma una forma più ampia di disconnessione sociale ed economica di una fascia d’età cruciale: tipicamente i 15–29 anni.
I numeri in Italia
Secondo i dati più recenti:
Nel 2024 circa il 15,2% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni risultava NEET — ovvero circa 1,3 milioni di persone in questa fascia d’età.
Negli anni precedenti la percentuale era molto più alta: nei primi anni 2010 aveva superato il 26%, con un picco tra il 2013 e il 2015.
Il calo degli ultimi anni è in parte legato a un lieve miglioramento del mercato del lavoro e alle spinte di politiche attive e formazione professionale, ma restano numeri ben superiori alla media europea. Un ulteriore studio indica che la quota di NEET tra i 25 e i 29 anni può superare il 22% in Italia, evidenziando come la disconnessione non riguardi solo gli adolescenti, ma anche giovani adulti in piena transizione verso il lavoro.
Confronti europei
L’Unione Europea ha nel suo mirino la riduzione dei NEET come obiettivo per il 2030. Nel 2024/2025:
L’11,1–11,2% dei giovani UE (15–29 anni) risultano NEET, con ampie differenze tra Paesi.
Paesi come Paesi Bassi e Svezia mantengono tassi sotto il 7%, mentre nel Sud e Sud-Est Europa i valori sono più elevati: ad esempio Romania (~19–19,4%), Italia (~15–15,2%) e Grecia (~14,2%).
Perché il fenomeno è così diffuso in Italia?
Le cause della forte incidenza italiana sono molteplici e interconnesse. Fragilità del mercato del lavoro giovanile: alta precarietà, contratti part-time involontari e difficoltà di inserimento stabile.
Transizione scuola-lavoro prolungata: percorsi educativi e professionalizzanti spesso scollegati dalle richieste del mercato.
Barriere strutturali regionali: il fenomeno è particolarmente marcato nel
Mezzogiorno, dove opportunità formative e occupazionali sono storicamente più deboli.
Fattori socio-economici e culturali: livelli di istruzione, background familiare e condizione sociale incidono fortemente sulla probabilità di essere NEET.
Implicazioni sociali ed economiche
Non è solo una questione statistica, l’essere NEET ha conseguenze profonde; Perdita di competenze e capitale umano, con effetti duraturi su carriera e reddito futuro;
Spreco di potenziale produttivo, con impatti negativi su crescita economica e innovazione;
Rischio di vulnerabilità sociale, con maggiore esposizione a precarietà, esclusione e disuguaglianze.
Quali risposte politiche?
Per affrontare il fenomeno, politiche attive e progetti si concentrano su:
Incentivi alla formazione e apprendistato, per favorire competenze utili al mercato. Youth Guarantee e programmi di inserimento lavorativo, per ridurre il tempo di disconnessione.
Partenariati territoriali tra imprese, scuole e istituzioni, soprattutto nelle aree più svantaggiate.
Significato lo sforzo portato avanti da grandi realtà del nostro territorio, come con il progetto Zeroneet di Fondazione Cariplo, di cui parliamo a pag. 29.
Stima dei NEET in Lombardia
Si stima che nel 2024 circa 150.000 giovani lombardi tra i 15 e i 29 anni fossero NEETcioè non inseriti in percorsi di studio, lavoro o formazione. Questo corrisponde a circa il 10,1% dei giovani della regione in quella fascia d’età.
Il dato lombardo è inferiore alla media nazionale (circa 15,2%) e si colloca al di sotto della media europea (intorno all’11%), pur restando un fenomeno significativo.
NEET a Milano
Per la Città di Milano le stime più recenti indicano in circa il 10,6% i giovani (15–29 anni) nella categoria dei NEET, cioè poco al di sopra della media regionale e comunque al di sotto di quella nazionale. Significa comunque parlare di decine di migliaia di giovani milanesi.
Trend e contesto locale
In Lombardia il tasso di NEET risulta in calo rispetto agli anni precedenti, segnalando un progressivo miglioramento.
Il dato è inferiore sia alla media nazionale sia a quella di molte altre regioni italiane, ma rimane solo in parte rassicurante, poiché indicativo di una questione persistente di disconnessione giovanile.
LA SFIDA DI FONDAZIONE CARIPLO: ZERONEET
La Fondazione Cariplo ha inserito il tema dei NEET tra le sue “sfide di mandato”. In Italia si contano circa 1,3 milioni di NEET nella fascia tra i 15 e i 29 anni, e in Lombardia circa 150mila giovani si trovano in questa condizione.
La sfida ZeroNeet si propone di accompagnare e attivare 20.000 giovani oggi disconnessi da studio e lavoro, contribuendo a raggiungere e superare l’obiettivo indicato dall’Unione Europea di ridurre il tasso di NEET sotto il 9 % entro il 2030.
Per affrontare il problema in modo strutturale, Fondazione Cariplo ha destinato 20 milioni di euro alla sfida ZeroNeet, che è parte di un programma più ampio di oltre 215 milioni di euro complessivi per attività filantropiche nel 2025.
Questa azione è realizzata in alleanza con altri partner significativi. Regione Lombardia ha tra l’altro stanziato ulteriori 40 milioni di euro e Intesa Sanpaolo ha aggiunto risorse pari a 10 milioni di euro, rafforzando così il budget complessivo della strategia a 50 milioni di euro.
L’obiettivo condiviso è costruire reti territoriali stabili che mettano insieme istituzioni, imprese, enti del terzo settore e servizi educativi per offrire percorsi di accompagnamento personalizzati ai giovani NEET.
Le principali direttrici di intervento della sfida ZeroNeet riguardano:
• Prevenzione dell’abbandono scolastico
• Supporto alla formazione e orientamento professionale Accompagnamento all’inserimento lavorativo
• Sviluppo di competenze richieste dal mercato del lavoro Creazione di una rete integrata fra scuole, servizi sociali, imprese ed organizzazioni non profit
• Gli interventi mirano quindi non solo a sostenere i giovani già in condizione di NEET, ma anche ad agire a monte, riducendo i fattori di rischio che portano alla disconnessione da studio e lavoro.
Esperienze pregresse: il progetto NEETwork
Prima della vasta iniziativa ZeroNeet, Fondazione Cariplo aveva già promosso progetti dedicati ai NEET, come NEETwork, attivo tra il 2016 e il 2023. Questo progetto si focalizzava sui segmenti più vulnerabili della popolazione giovane, soprattutto con basso livello di istruzione e disoccupazione prolungata, offrendo orientamento, formazione digitale e tirocini retribuiti presso enti del terzo settore per favorire la riattivazione e l’inserimento lavorativo.
I risultati di NEETwork includono centinaia di giovani attivati e oltre 700 opportunità di tirocinio in collaborazione con enti partner, fornendo un modello operativo di presa in


NEET, Not in Education, Employment or Training cioè giovani che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione
carico individualizzata che ora viene ampliato attraverso ZeroNeet.
Impatto e prospettive
Il lavoro della Fondazione Cariplo nel contrasto al fenomeno NEET si svolge su un fronte multilivello:
• Risposta strutturale e finanziaria attraverso investimenti significativi.
• Partenariati pubblico-privati per massimizzare impatto e sostenibilità.
• Modelli di intervento collaudati come NEETwork, ora estesi con ZeroNeet
• Monitoraggio e adattamento delle azioni grazie alla produzione di conoscenza mirata sulle cause e sulle dinamiche della disconnessione giovanile.
Questa strategia riflette una visione di lungo periodo: non solo contrastare numeri e percentuali, ma costruire percorsi reali che consentano ai giovani di entrare o rientrare nella formazione, nella comunità lavorativa e nel progetto di vita personale.

>> Andrea Rebaglio - Direttore Attività Filantropiche Trasversali e Sfide di Mandato, Fondazione Cariplo
>> Benedetta Angiari - Coordinatrice Sfida ZeroNeet, Fondazione Cariplo
GABRIELE FAVA: INPS AL SERVIZIO DEI CITTADINI

Gabriele Fava
Avvocato, fondatore dello Studio legale Fava & Associati dal 18 aprile 2024 è Presidente di INPS. È professore di Diritto del lavoro presso la Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È stato Commissario straordinario di Alitalia e Presidente della Società Autostrade Alto Adriatico Spa. Dal 2018 al 2023 è stato componente del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, in cui ha ricoperto anche l’incarico di Vicepresidente.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Gabriele_Fava
WikiMilano ha Intervistato Gabriele Fava, Presidente INPS, il più grande ente italiano al servizio dei cittadini.
Secondo previsioni recenti la percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori attivi è in forte crescita, stimata attorno al 65 per cento entro il 2040, ma con un trend già critico nel 2030. Presidente, lei sin dall’inizio del suo mandato ha puntato sui giovani. L’INPS cosa sta facendo?
La previdenza è una materia che non tollera illusioni. È fatta di proporzioni, di equilibri che si reggono solo quando i numeri e la realtà camminano insieme. Se il numero di chi va in pensione cresce più rapidamente del numero di chi lavora, la bilancia si inclina. Ho voluto sin dall’inizio del mio mandato che l’INPS cambiasse sguardo. Non bastava essere la casa di chi lascia il lavoro. Dovevamo diventare anche il luogo in cui si immagina come entrarci e come crescere dentro una comunità produttiva. Il primo nodo di questa equazione sono i giovani. Un sistema regge quando i giovani vi entrano con stabilità e dignità. Se una carriera è intermittente, anche la fiducia diventa intermittente, e un sistema logorato dalla sfiducia si incrina prima di ogni conto pubblico. Il secondo riguarda il lavoro delle donne. È una ricchezza che il Paese non ha ancora pienamente liberato. Ogni incremento dell’occupazione femminile aumenta la contribuzione, rafforza la produttività, stabilizza la società. Infine ci sono i lavoratori senior. Chi possiede esperienza e buona salute deve poter restare attivo – se lo desidera – con modalità flessibili e rispettose. È la strada tracciata dal
bonus Giorgetti. Occorre superare un pregiudizio ancora vivo. Come indicato dai dati Eurostat, la presenza dei più anziani non toglie spazio ai giovani. Dove l’economia cresce e l’organizzazione del lavoro è intelligente, le generazioni si sostengono e si rafforzano. Ecco perché serve un nuovo patto tra generazioni.
Cosa state facendo concretamente per i giovani, la famiglia, le donne che lavorano?
Nei primi venti mesi abbiamo avviato un’operazione che è allo stesso tempo tecnica e culturale. Vogliamo rendere il sistema più semplice, più vicino, più leggibile. La leva è quella della digitalizzazione e, più di recente, dell’Intelligenza Artificiale. L’obiettivo però è profondamente umano. Avvicinare le persone all’Istituto, ridurre la distanza tra il cittadino e i propri diritti. Per parlare ai giovani abbiamo scelto strumenti che appartengono al loro quotidiano come le app e i social network, ma anche la forza simbolica della cultura e dell’arte. La nuova App INPS rappresenta in modo molto chiaro questo cambio di passo. Nel suo primo anno di vita ha raggiunto 4,5 milioni di download e 300 milioni di accessi autenticati. Consente di verificare in tempo reale l’estratto conto contributivo, lo stato delle domande, i pagamenti, l’ISEE, i bonus e, a breve, anche la NASpI. Per i più giovani abbiamo creato il Portale Giovani, il primo spazio digitale italiano dedicato agli under 35 con oltre 50 servizi. Oltre 2 milioni gli utilizzatori dei primi sei mesi. Non è soltanto un contenitore di pratiche amministrative. È un luogo di orientamento, un modo per dire alle nuove generazioni che l’INPS non le incontra solo al momento della pensione,

ma le accompagna mentre costruiscono il proprio percorso lavorativo e di vita. Pochi giorni fa, insieme a Palazzo Chigi, abbiamo compiuto un ulteriore passo con il Portale delle Famiglie e della Genitorialità. Si tratta di un cambiamento storico. In un unico punto di accesso abbiamo riunito decine di prestazioni dell’INPS per la famiglia e i genitori e centinaia di servizi di altre amministrazioni. È la traduzione concreta di un’idea semplice e impegnativa. Riorganizzare i servizi dell’INPS intorno agli eventi della vita. Nascita, gioventù, famiglia, lavoro, anzianità, attività d’impresa.
E per le imprese cosa state facendo?
Per l’INPS le imprese non sono soltanto destinatari di adempimenti e controlli. Sono uno degli snodi fondamentali attraverso cui passa il presente e il
ALCUNI NUMERI DI INPS
L’INPS interviene su tutto il welfare del Paese, dai giovani alle famiglie, dai lavoratori alle persone con disabilità, fino ai servizi alle imprese.
• 52 milioni di cittadini serviti
• 5 milioni di imprese (di tutte le categorie: piccole, medie, grandi e individuali)
• 27 milioni di assicurati (chi paga i contributi)
futuro del Paese. Attraverso il tessuto produttivo transitano i contributi di decine di milioni di assicurati. Dalle scelte delle imprese dipendono la quantità e la qualità dei nuovi posti di lavoro. Un sistema previdenziale può definirsi solido solo se poggia su un’economia che crea occupazione di buona qualità.
L’INPS mette già a disposizione numerosi servizi che coinvolgono imprese e lavoratori. Oggi però stiamo costruendo un rapporto più strutturale con il mondo produttivo. La direzione è chiara. Vogliamo coniugare rigore e collaborazione.
Il primo fronte riguarda la vigilanza. Abbiamo ripensato il Piano della Vigilanza in senso più collaborativo, spostando il peso da controlli condotti soltanto dopo le violazioni a una logica di prevenzione e accompagnamento. L’introduzione del
>> Gabriele Fava nel convegno organizzato dall’Osservatorio Metropolitano presso la Società Umanitaria.
Da sinistra Carmelo Ferraro, direttore dell’Ordind degli avvocati di Milano, , Giovanna Iannantuoni presidente onorario dell’Osservatorio, Aberto Jannuzzelli presidente della Società Umanitaria, Gabriele Fava, Camillo de Milato presidente dell’Osservatorio Metropolitano di Milano.
Pre-DURC risponde a questa logica. Il secondo fronte riguarda le situazioni di crisi. Applicando il correttivo Ter al Codice della crisi d’impresa, stiamo orientando la nostra azione verso un obiettivo chiaro. Distinguere le realtà strutturalmente compromesse da quelle che restano sane, ma attraversano una difficoltà temporanea. Il terzo fronte riguarda la tutela dell’integrità del sistema. Le frodi nelle prestazioni sociali, assistenziali e previdenziali non sono un fenomeno marginale. Ogni risorsa sottratta impropriamente è una risorsa in meno per l’intera collettività, in particolare per chi ha più bisogno. Per questo abbiamo rafforzato la cooperazione con la Corte dei conti, con la Procura della Repubblica di Milano e con l’Agenzia delle Entrate, costruendo un’azione più coordinata e più efficace. A tutto questo si affianca l’attivazione di uno sportello dedicato ai grandi contribuenti, per offrire un canale di interlocuzione adeguato a chi sostiene in modo particolarmente rilevante il sistema.
• 16,3 milioni di pensionati
• 9,8 milioni di figli che ricevono Assegno unico
• 6,5 milioni di nuclei familiari
• 5 milioni di utenti ricevono pensioni sociali o assistenziali.
• 7 milioni di utenti della nuova
APP INPS MOBILE
In contatto con INPS
Portale giovani: https://www.inps.it/it/it/inps-per-igiovani.html
Portale famiglie: https://www.inps.it/it/it/portale-dellafamiglia-e-della-genitorialita.html
APP INPS Mobile su Apple Store e Google Play
BONVESIN DE LA RIVA Un demografo ante litteram
DI FOLCO VAGLIENTI

Folco Vaglienti
Docente di Storia Medievale dell’Università degli Studi di Milano, è autore di numerose pubblicazioni e, dal 2008, studia i Registri dei Morti della città di Milano (1452-1535), con particolare attenzione agli strumenti politico-istituzionali volti a governare le dinamiche sociali di inclusione e di difesa dei marginali e dei fragili.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Folco_Vaglienti
IL BAÜSCIA INNAMORATO
Alungo è stato considerato dalla paludata storiografia novecentesca, di matrice positivista, un ‘baüscia’, un mitomane millantatore, tifoso sfegatato troppo innamorato della sua città, la Milano di fine Duecento, per renderne testimonianza attendibile.
Perdutamente infatuato di Milano, Bonvesin de la Riva lo era di certo quando, nel 1288, ne descrisse le meraviglie nel De magnalibus Mediolani Secondo l’epitaffio, un tempo collocato nel chiostro dell’ora perduta chiesa di S. Francesco, era doctor in gramatica , cioè insegnante di istruzione media e, intorno al 1304, dirigeva una scuola privata presso la sua abitazione, in Ripa di Porta Ticinese, nella parrocchia di S. Vito, poco lontano dalla basilica di S. Lorenzo: una zona in pieno fermento demografico dopo che il Naviglio era stato approntato alla navigazione commerciale (1270).
Tessere l’elogio di una città era, nella tarda antichità, un esercizio scolastico. La descrizione prodotta da Bonvesin si inserisce dunque in una precisa tradizione retorica e letteraria, quella delle laudes urbium, un genere di origine antica che a Milano vantava precedenti importanti. Come tutte le sue opere, anche il De magnalibus presenta la struttura caratteristica di un componimento destinato alla recitazione e al canto.
Non si tratta di una cronaca, quanto piuttosto di un’esaltazione della città e, rispetto alle forme abituali di questo
genere letterario, con caratteristiche del tutto peculiari. Bonvesin non si accontenta di tessere un tradizionale encomio retorico, ma vi affianca una più concreta dimostrazione argomentativa, basata su un elenco di dati materiali non immaginari, come a lungo sostenuto da certi suoi detrattori, ma ricavati dall’osservazione e dall’indagine sul campo, su elementi verificabili, tratti dalla realtà quotidiana.
Il De magnalibus si rivela dunque una preziosissima testimonianza per ricostruire la Milano del Duecento, da cui poter attingere, con le cautele del caso, informazioni di carattere anche quantitativo. Per cercare ciò che gli serve, Bonvesin rilegge le cronache medievali, fruga nei libri ufficiali dell’Arcivescovato, studia le raccolte di diritto canonico, consulta i registri del Comune, ma soprattutto gira, osserva, misura, domanda. Un metodo molto moderno per una descrizione che, nel Medioevo, ha pochissimi paralleli e nessuno pari a questo per completezza e precisione. Contrariamente a coeve espressioni figurative, quale gli Effetti del buon governo del Lorenzetti a Siena, manca qualsiasi intento allegorico: l’esposizione non procede per tipi, non traccia quadri emblematici, ma più semplicemente enumera, descrive persone, case, fatti, merci, risorse e con questi elenchi alla mano Bonvesin procede nella sua dimostrazione di eccellenza.
L’attitudine alla ricerca evidente in questo magister di periferia era peraltro sostenuta dalla nuova amministrazione viscontea, che aveva proceduto a un aggiornamento dei catasti in funzione
fiscale, e dall’intraprendenza dell’ordine degli Umiliati, cui l’autore apparteneva, che aveva avuto in gestione per lungo tempo l’appalto dei dazi e dei tributi cittadini. La genialità di Bonvesin risiede nell’aver compreso che questi dati numerici potevano in qualche misura parlare da soli e che, piccoli indicatori e spie della prosperità cittadina, potevano collegarsi in un mosaico complessivo per celebrare la grandezza di Milano.
Inoltre, Bonvesin è consapevole della differente affidabilità imputabile alle diverse tipologie di fonte utilizzate. Si perita così di segnalare quando la sua indagine, seppur accurata, non è stata esaustiva, o quando la notizia gli è stata fornita da terzi, più o meno identificati; procede poi spesso in modo induttivo, desumendo, sulla base di dati noti, altri elementi che non possono essere misurati: dai 1.200 moggi di grano (1 moggio milanese = 146 kg, ossia circa 175 tonnellate) che, secondo gli esattori delle tasse sul macinato, vengono quotidianamente importati in città, deduce che gli abitanti di Milano ammontino a circa 200.000 unità, che
avrebbero reso la città la più popolosa, insieme a Parigi, delle metropoli europee, con Firenze, Genova e Venezia attestate sui 100.000 abitanti e Londra ferma a 35.000. Involontariamente, fornisce un dato parimenti interessante: il consumo medio minimo di farina era stimato di 875 gr. pro capite al giorno, di che ricavare almeno una dozzina di michette!
I milanesi restituirono la lode e, nel suo epitaffio, noto attraverso alcune trascrizioni secentesche, così celebrarono il cantore della loro città:
« Hic iacet frater Bonvicinus de Ripa de ordine tertio Humiliatorum, doctor in gramatica, qui construxit Hospitale de Ligniano, qui composuit multa vulgaria, qui primo fecit pulsari campanas ad Ave Maria [Qui giace frate Bonvesin da la Riva, del Terzo Ordine degli Umiliati, maestro di grammatica, che costruì l’ospedale di Legnano, compose molte opere in volgare e promosse l’uso di suonare le campane all’Ave Maria]».

I VISCONTI, UNA GRANDE SIGNORIA
Furono Signori di Milano dal 1277 al 1395. In quell’anno Gian Galeazzo Visconti ottenne da Venceslao di Lussemburgo, re dei Romani e sovrano del Sacro Romano Impero, il titolo di Duca di Milano, insieme alla nomina di vicario imperiale. Il ramo principale della casata mantenne un ruolo dominante nella politica dell’Italia settentrionale fino al 1447, quando Filippo Maria Visconti morì senza eredi legittimi. A succedere ai Visconti furono gli Sforza, grazie al matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, figlia legittimata dell’ultimo duca.

>> Nel 1228, il Comune di Milano delibera la realizzazione di otto grandi arterie di traffico dirette dal Broletto Nuovo, nel cuore della città, alle sei principali Porte urbiche, più due destinate a facilitare l’accesso al centro degli abitanti di Porta Vercellina e di Porta Nuova, determinando quell’assetto radiale così caratteristico del capoluogo ambrosiano sino all’età industriale.
FOCUS
MILANO, 1897
Dati statistici e demografici del 1897 (Dalla pagina Facebook Milano scomparsa)
Nell’ottobre del 1898 venne pubblicato il volume “Dati statistici del 1897”, tomo di oltre 300 pagine, redatto dall’Ufficio Statistica del Comune di Milano. Tra i capitoli in cui era divisa la ricerca, ve ne era uno dedicato all’immigrazione in città, con il focus sull’occupazione di coloro che si trasferivano.
Nel 1897 erano arrivate a Milano 12.294 persone, 6.302 maschi e 5.992 donne. Erano invece emigrati da Milano 1.955 uomini e 1.850 donne, con un saldo attivo di 8.489 persone.
Tra le oltre dodicimila persone immigrate i “contadini, bifolchi, mandriani e famigli” furono 1.299.
Era poi sottolineato come ben 1.421 donne fossero “casalinghe, parola che
può esprimere sia l’agiatezza borghese, quanto la miseria larvata dai pregiudizi, o la corruzione mascherata di apparenza”. Gran scalpore per le 474 donne e 454 uomini “senza professione”, cioè “ben 928 disgraziati disposti a qualunque cosa pur di vivere”.
A riprova di come il problema dell’immigrazione fosse legato allo studio, oltre mille erano i giovani studenti che si trasferirono in città per completare gli studi inferiori o quelli superiori, “in ricerca di un pane meno avaro e amaro che può dare la scienza”.
Di ambo i sessi erano i 484 “esercenti, merciai e commessi”, ben 456 operai “cioè persone che non sono molto distanti dai senza professione”, 212 “sarte, modiste, fioraie”, 190 tra domestiche e cuoche; 130 cuochi e camerieri, paggi e maggiordomi; 142 calzolai e zoccolai; 142 “appartenenti

al personale inferiore di guida dei treni e dei tram”, 141 “addetti alle arti murarie”, 140 cucitrici; 135 agenti di commercio e di studio; 94 falegnami e carpentieri; 90 cocchieri; 81 fabbri e maniscalchi; 78 “tessitrici e passamanaie”, 70 sarti; 63 stiratrici; 56 facchini; 54 meccanici. La ricerca continuava con: “L’immigrazione non si verifica solo tra le professioni più umili e modeste, ma anche fra quelle più elevate. Della migliore delle professioni, cioè quella dei possidenti, ne giunsero 244, di cui 144 donne”. (Ricordiamo che il possidente era inteso allora come il latifondista, generalmente nobile, che aveva ereditato senza particolari meriti e sforzi grandi appezzamenti che poi affittava ai contadini).
I negozianti furono 93, gli industriali solo 9, mentre tra le categorie delle alte professioni, ingegneri, ragionieri, architetti, notai e avvocati, gli arrivi furono 73. Con somma piaggeria e adulazione, il volume conteggiò i giornalisti immigrati assieme ai professori, ai docenti superiori e ai musicisti, per un totale di 39.
Le maestre erano 29, scultori e pittori solo 9, mentre gli attori di teatro 27.
Chiudevano l’articolo gli impiegati nel settore privato e pubblico, a prescindere dalla loro formazione e mansione, con un totale di 272.
Dei 12.294 immigrati, ben 5.403 avevano un’età compresa tra i 16 e i 35 anni e ben 2.996 al di sotto dei 15 anni. Solo 1.197 avevano più di 50 anni.
Era sottolineato come ormai da diversi anni l’immigrazione fosse per lo più individuale, con un netto calo delle famiglie.
Un altro paragrafo era dedicato alla provenienza degli immigrati.
>> Milano all’inizio dell’800, come rappresentato in questa mappa, conta circa 145.000 abitanti Gli abitanti aumentano enormemente dopo l’Unità d’Italia tanto che alla fine del secolo sono quasi 200.000, la terza città d’Italia dopo Napoli e Torino, testa a testa con Roma.

Il 4,5% era nato a Milano, emigrato in gioventù e di ritorno dopo aver fatto fortuna.
Il 46% era nativo della Provincia di Milano, che all’epoca era molto più vasta dell’attuale, comprendendo anche tutta la Provincia di Monza e Brianza, quella di Lodi e l’intera parte meridionale delle Province di Varese, Como e Lecco.
Il 47% era nativo di “altre Province”, senza dare alcun altro dato geografico.
Da sottolineare come il 2% provenisse dall’estero e “che alcuni considerano quasi come un invasore”.
Da altre fonti si evince come l’immigrazione di quel 47% proveniente da “altre Province” vedeva prevalere nettamente l’arrivo dal resto della Lombardia, dalle aree interne e rurali di Veneto, Toscana, Emilia, Piemonte e Marche. Dal Sud Italia l’immigrazione era
ancora minoritaria e proveniente per lo più dalle Puglie.
L’immigrazione era comunque ancora modesta rispetto ai numeri di pochi anni dopo, quando gli arrivi a Milano, soprattutto dal Sud Italia, raggiunsero picchi di oltre 10.000 persone al mese, comportando così la nascita di baraccopoli, di tuguri abitati da famiglie numerosissime, di stanze condivise da decine di persone, di fame vera e miseria assoluta.
Non bisogna poi dimenticare che proprio nel maggio 1898 scoppiarono a Milano i Moti del Pane, una rivoluzione popolare dettata dal costo della vita troppo alto, dal prezzo della farina alle stelle, terminata con un violentissima repressione voluta dal Presidente del Consiglio Antonio Starabba, marchese di Rudinì e dal “re buono” Umberto I. Il generale Bava Beccaris fece

>> Piazza del Duomo nel 1800 si presentava molto diversamente da oggi: sulla sinistra vediamo il “Coperto del Figini” e sulla destra il “Rebecchino”, un isolato popolare. Ambedue gli edifici vennero poi abbattuti per creare un grande spazio di fronte alla cattedrale. Fu anche abbattuta un’ala (la cosiddetta “Manica Lunga”) di Palazzo Reale per fare posto al Palazzo dell’Arengario, oggi sede del Museo del ‘900
sparare coi cannoni sui manifestanti, con un centinaio di morti, migliaia di feriti e quasi 700 milanesi condannati ad anni di carcere e lavori forzati.
E proprio nello stesso anno, il droghiere e massone Edoardo Banfi fondò a Milano il Pane Quotidiano, perché a ogni milanese non mancasse sul tavolo almeno una michetta a pranzo.
>> Le truppe al comando del Generale
Bava Beccaris sedano nel sangue i moti del 1898, causati dall’aumento del costo della vita nell’Italia post unitaria.
Alla fine dell’800 a Milano esplose la mania delle biciclette. In breve Milano divenne una delle capitali mondiali per la produzione di biciclette.

PUGLIESI A MILANO
DI CAMILLO DE MILATO

Camillo de Milato
Il Generale Camillo de Milato è laureato in Scienze Strategiche e Scienze delle Relazioni Internazionali e Diplomatiche. Presidente dell’Osservatorio Metropolitano di Milano è Croce d’Argento al Merito dell’Esercito, Ambrogino d’oro del Comune di Milano, Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Camillo_De_Milato
L’Associazione Regionale Pugliesi di Milano è presente a Milano dal 1921.
A Milano i pugliesi residenti sono numericamente la prima comunità regionale, ben rappresentati anche a livello istituzionale. Basta leggere le statistiche.
Un calcolo effettuato già nel 1930 aveva fatto emergere un dato eloquente: i pugliesi a Milano erano circa 50mila e il capoluogo lombardo era soprannominato “Città di Puglia”.
A rafforzare questo concetto, gli ultimi dati ISTAT secondo i quali dal 2008 al 2020 circa, sono arrivati dalla Puglia oltre 40mila giovani under 30.
Vi è un detto a Bari, che recita “se Milano avessi lu mer, sarebb’ napiccola Ber” (se Milano avesse il mare sarebbe una piccola Bari). Da notare l’orgoglio che definisce Milano “piccola” rispetto a Bari. E le osterie, negli anni ‘30 a Milano si
chiamavano Trani. perché il vino arrivava da lì.
“Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi” è un film italiano del 1982 interpretato da Teo Teocoli, nato a Taranto.
Si calcola che i milanesi di origine pugliese oggi superino le 200.000 unità, formando nell’arco di un secolo una delle più grandi comunità pugliesi d’Italia, seconda solo a quella di Bari.
Inoltre, quella pugliese è la seconda comunità studentesca nelle università milanesi, dopo quella lombarda.
Se Milano è diventata la capitale dell’industria e dell’innovazione, della moda e del design, della cultura e del terzo settore, economica e sportiva, una considerevole parte del merito è da ascrivere alla comunità più numerosa, con professionisti ed artisti che hanno fatto le loro fortune e la storia in questi campi.
L’Ambrogino d’oro assegnato dal
>> Basilica di San Nicola a Bari. Qui riposano le spoglie della duchessa di Milano Bona Sforza.

Consiglio Comunale di Milano, nel corso degli anni, all’Associazione Regionale Pugliesi e, individualmente, a decine di uomini e donne di origine pugliese, sono un riconoscimento tangibile di tale importanza. Il ricordo va ai professionisti e commercianti che hanno creato il sodalizio 100 anni fa, come Alfredo Violante, giornalista e avvocato, morto a Mauthausen nel 1944, fondatore di vari giornali, o Leonardo Dragonetti, o Giuseppe De Napoli, Consigliere di Corte d’Appello, ma anche a chi, in oltre un secolo, ha voluto dare un solido contributo socio-culturale per mantenere
un legame stretto tra Puglia e Lombardia, sempre in aderenza alle esigenze e alle contingenze che sono mutate e muteranno nel tempo, e sempre abbinate al sostegno reciproco e all’amicizia. Possiamo menzionare, perché ancora ricordato, il penultimo Presidente dell’Associazione, Dino Abbascià (19422015), che ha diretto il sodalizio dal 2002 al 2015, imprenditore, Vicepresidente di Confcommercio Milano, Presidente nazionale di Fida (Federazione italiana del dettaglio alimentare), medaglia d’oro del Comune di Milano. Tra l’altro nato a Bisceglie (vi è una fermata Metro con il

nome della città sul mare).
L’attuale Presidente è il generale della riserva Camillo de Milato, in carica dal 2015, anch’esso medaglia d’oro del Comune di Milano, Presidente dell’Osservatorio Metropolitano di Milano.
L’Associazione è attenta alle attività del presente, tendenti a creare vincoli sempre nuovi ed attuali, come per esempio il Premio “Ambasciatore di Terre di Puglia”, il teatro, gli incontri con personaggi ed esponenti del mondo accademico, letterario ed imprenditoriale. Tali attività serviranno anche come “passaggio di testimone” alle prossime generazioni, ai figli, ai nipoti o a nuovi arrivati, quale elemento storico e di conoscenza di corregionali che hanno dimostrato capacità di crescita, di volersi mettere in gioco, di voler essere un valore aggiunto, di voler raggiungere i propri sogni. Milano, capitale anche “dei sogni”, ha garantito questo, aprendo le braccia a chi aveva voglia di lavorare, dando opportunità a tutti di tagliare traguardi non in base all’accento, ma allo spirito di iniziativa.
>> Isabella d’Aragona, moglie di Gian Galeazzo Sforza, con la quale Milano e Bari furono gemellate sotto un comune governo. Pochi sanno che Isabella, assieme alla figlia Bona di Savoia, governò il Ducato di Bari nel ‘500, prima donna nella storia a capo della città. Incrementò il commercio, favorì la pubblica istruzione e fece di tutto affinché i baresi ottenessero gratuitamente il sale delle Regie Saline, esentando anche i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Durante il suo regno Bari vide il massimo splendore, e Isabella ne era innamorata. Perfino le spoglie della figlia (Bona di Savoia) sono collocate nella famosa basilica di San Nicola, sul mare, dopo che fu avvelenata dal suo amante (vedi pagina sinistra).
La loro corte era frequentata anche da molti nobili e importanti commercianti milanesi. Ne conseguirono parecchi matrimoni che diedero vita a generazioni di pugliesi-milanesi.
LA COMUNITÀ EBRAICA DI MILANO
La Comunità ebraica di Milano, la seconda d’Italia per numero di componenti, circa 6000, ha una storia recentissima poiché quella precedente (risalente all’epoca del dominio Romano) ebbe inderogabilmente fine il 23 giugno 1597, dopo un decreto di espulsione emanato dall'autorità spagnola, per il quale gli ebrei avrebbero dovuto lasciare Milano e il Ducato. Il ritorno nel capoluogo lombardo fu lento e graduale e, comunque, avvenne alla spicciolata: i più numerosi ad arrivare furono gli ebrei provenienti da Mantova, i quali, dai tempi dei Gonzaga, godevano in città di un certo benessere; qualche famiglia giunse dal Piemonte, così come alcune famiglie di commercianti di tessuti, dal Tirolo. I primi nomi registrati portano la data del 1805-06, come risulta dai dati, assai interessanti, contenuti nella Rubrica degli Israeliti conservata presso l'Archivio Storico di Milano, dai quali si sa anche che attorno al 1840 gli ebrei erano poco più di 200. Solo nel 1866 si costituì a Milano un "Consorzio israelitico" autonomo e non più dipendente da Mantova. Circa vent'anni dopo, il 12 luglio 1888 con la fondazione dell'Opera del Tempio Israelitico di Milano, si diede inizio alla costruzione del Tempio in Via Guastalla 19, secondo il progetto del celebre architetto Luca Beltrami. L'edificio fu inaugurato solennemente il 28 settembre 1892 e il suo primo rabbino fu Alessandro da Fano, che coprì il prestigioso incarico fino alla morte, nel 1935.
l'inaugurazione del Tempio segnò l'inizio di una nuova epoca fiorente per l'ebraismo milanese: durante la prima metà del '900, infatti, continuarono ad affluire ebrei prima dalle altre città d'Italia e poi, fino all'emanazione delle leggi antiebraiche italiane del 1938, dall'Europa Orientale e, in particolare, dopo l'avvento di Hitler, dalla Germania.
In questo periodo la Milano ebraica acquistava sempre più prestigio, tanto che la società Israelitica di Beneficenza nel novembre del 1909 la scelse come sede per organizzare il primo congresso delle Comunità Israelitiche d'Italia, al quale partecipano rappresentanti di 22 Comunità che decisero la costituzione di una federazione di tutte le Comunità. Nacquero varie istituzioni di carattere

>> La Sinagoga di via Guastalla a Milano è spesso aperta alla cittadinanza per occasioni di confronto e cultura.
ebraico: dalle scuole elementari di Via Disciplini, allo storico centro di Via degli Amedei, 3: qui in un signorile appartamento trovarono posto negli anni Venti praticamente tutte le istituzioni ebraiche milanesi.
Nel frattempo, mentre molti ebrei occupavano ancora posti di prestigio in campo culturale, industriale, finanziario, si addensavano le nubi del nazismo e si creavano organizzazioni per assistere i profughi.
Nel settembre 1938 la promulgazione delle leggi antiebraiche provocò un terremoto in seno alla Comunità; tra i molti disastri che ne conseguirono vi fu l'espulsione dalle scuole di scolari e insegnanti.
Fu così che sulla base delle scuole elementari di via Eupili 6-8, fondate nel 1929, venne creata una grande istituzione che coprì tutte le scuole di ogni ordine e grado. Fu un'impresa grandiosa, voluta dal presidente Federico Jarach e dal vicepresidente professor Mario Falco e realizzata con straordinaria efficienza dal professor Yoseph Colombo.
La vita della Milano ebraica si protrasse così in modo triste e sommesso fino alla tragedia dell’autunno del 1943.
Dopo la liberazione, nel 1945, gli ebrei milanesi e quelli provenienti da ogni dove poterono di nuovo incontrarsi e contarsi nell'edificio di Via Unione 5: qui si ricominciò a vivere, qui si trasferirono tutte le istituzioni ebraiche, a cominciare dal Tempio, (quello di Via Guastalla era stato distrutto in un bombardamento); qui si ritrovarono i sopravvissuti dei campi di sterminio e di concentramento e si diede vita all'organizzazione dell'"'Alià Beth", ossia alla partenza clandestina per l'allora Palestina.
La ripresa fu faticosa; la Milano ebraica odierna ha acquistato un'altra fisionomia grazie all'introduzione di tanti gruppi provenienti da Egitto, Libano, Iran, Siria. Oggi le istituzioni si sono moltiplicate; è stata creata la scuola di Via Sally Mayer, ora anche sede della Comunità, così come si sono moltiplicate le sinagoghe accanto a quella - completamente restaurata - di Via Guastalla, i luoghi d'incontro e di discussione, i gruppi giovanili e culturali. E come nel passato gli ebrei milanesi sono una componente attiva e vivace della cittadinanza di Milano.

>> Famiglia ebrea milanese alla fine del 1800. La Comunità Ebraica era già inserita nella “nuova Italia” post unitaria.

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GIUSEPPE FERRARO
Milano è fatta da tanti protagonisti che aggiungono ricchezza alla città qualsiasi sia la loro origine geografica e il loro status economico. Giuseppe Ferraro arriva nel dopoguerra a Milano da ragazzino, con una valigia e la sua testa brillante. La vita lo porta a diventare il barbiere più anziano d’Italia e ad accumulare le più prestigiose onorificenze, fino al cavalierato concesso dal Presidente della Repubblica.
Così lo ricorda il figlio Carmelo, direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano nella prefazione del libro Frammenti di Memoria
Tutto è cominciato con nonna Giuseppina, una madre di 7 figli di un paesello dell’interno della Sicilia (Sommatino) quando, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, dice al quinto figlio, Giuseppe, giovanissimo garzone di paese, di andare con suo fratello nella lontana e grande Milano. “Lì sono sicura realizzerai la tua vita al meglio, perché ne hai le capacità e perché a Milano ci sono le possibilità”, così ricordava Giuseppe le parole della mamma. Giuseppe arriva a Milano solo con una valigia, un sorriso, tanti progetti e il volto e la promessa dell’amata mamma che lo accompagnano. È tutta qui la vita: una missione, una speranza, non c’è bisogno di altro. Non c’è stato bisogno di altro. Il resto della storia si è dipanato con intensità e bellezza. Arriva l’amore, la famiglia, il sogno che si realizza di un lavoro tutto suo, scommessa di vita e di futuro. Dalla sua bottega inizia un racconto meraviglioso che ha attraversato anni, persone, 4 generazioni di clienti, riconoscimenti e persino la pandemia. Giuseppe è stato l’unico parrucchiere di 90 anni che il famoso 4 novembre 2020 ha riaperto la bottega per accogliere i clienti che lui diceva “mi aspettano da quasi una anno”. Giuseppe non si limitava a svolgere ogni giorno il suo lavoro, non
era solo un taglio di capelli, ma andare da lui era un momento di incontro al quale non si sottraeva nessuno, dai bambini agli anziani, dai dirigenti agli operai dell’Alfa, dagli extracomunitari ai turisti. La bottega era un luogo incredibile di cultura, musica, accoglienza e amicizia: era, come diceva lui, “il secondo Loggione della Scala”. Mio papà ascoltava, sorrideva, raccontava e intanto faceva con maestria barba e capelli. Un punto fermo per tutti, una presenza certa nel quartiere. I tantissimi riconoscimenti che ha avuto sono testimonianza di quanto ha realizzato con la sua bottega: prima l’attestato di Bottega Storica, poi l’Ambrogino e infine il titolo di Cavaliere della Repubblica. Eppure, sono convinto che non sarà per i titoli che lo ricorderemo, ma per quello che ha realizzato partendo da una semplice bottega: ha costruito relazioni fatte di affetto e amore, ha donato sorrisi e presenza, ha dato un esempio, non facendo cose straordinarie - se mai esistano le cose straordinarie - ma facendo il proprio lavoro e donando tutto se stesso. D’altro canto, lui diceva “Milano mi ha dato tutto, io devo restituire a tutti”, era soddisfatto della sua vita e quindi felice di raccontarla nella sua bottega per oltre 60 anni. Il racconto del siculo-milanese, così si definiva. Come non parlare anche di quei suoi occhi azzurri, profondi, luccicanti, che non lasciavano nessuno indifferente, perché da soli sapevano esprimere tutta la carica della sua vita...(omississ)... Infine, vorrei sottolineare la significatività certamente non casuale del luogo in cui ha percorso l’ultimo tratto del suo percorso terreno: l’Istituto Palazzolo, una “nuova casa” che l’ha accolto e curato con estrema professionalità e dedizione. Non poteva esserci ambito più significativo, quale la grande comunità della Fondazione Don Gnocchi, per accompagnarci nei suoi ultimi giorni e guidarci verso una nuova luce. ...(omississ)...
Ciao papà.
Carmelo, figlio colmo di gratitudine

>> Pubblicato nel marzo 2026, il libro Frammenti di Memoria da cui è tratta la prefazione qui riprodotta, a firma del figlio Carmelo.


>> Giuseppe Ferraro nella sua bottega storica al Portello (viale Certosa, Piazzale Accursio) con un cliente illustre, il sindaco Beppe Sala.
>> Giuseppe Ferraro con il figlio Carmelo, direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
MINI MARATONA DELLA PREVENZIONE
Milano sceglie di puntare sulla prevenzione partendo dai più giovani. In una città che guarda allo sport olimpico e paralimpico come motore di valori e inclusione, prende forma la Mini Maratona della Prevenzione, un progetto pilota che coinvolge 400 studenti tra gli 11 e i 14 anni e le loro famiglie in un percorso strutturato su corretti stili di vita, benessere psicofisico e prevenzione oncologica, con particolare attenzione al Papillomavirus (HPV).
L’iniziativa è promossa da Osservatorio Metropolitano di Milano e Women Care ETS, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale Milano Spiga e una rete articolata di partner istituzionali e associativi. La presentazione ufficiale si è svolta nella sede della Regione Lombardia, alla presenza del presidente Attilio Fontana e dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini
Un progetto a 360 gradi: alimentazione, sport, salute mentale e prevenzione oncologica.
La Mini Maratona della Prevenzione si sviluppa da gennaio a maggio 2026 come un vero e proprio percorso educativo integrato. Non un ciclo di conferenze isolate, ma un programma multidisciplinare che affronta quattro pilastri fondamentali: corretta alimentazione, attività fisica e movimento, benessere psicologico, prevenzione oncologica con focus sull’HPV.
L’obiettivo è trasformare la prevenzione in una pratica quotidiana, rendendola accessibile e comprensibile anche ai più giovani, con un linguaggio diretto e strumenti interattivi. Secondo il presidente Fontana, il futuro della sanità si gioca proprio sulla capacità di investire nella prevenzione e nella consapevolezza dei


ragazzi rispetto all’impatto degli stili di vita sulla salute fisica e mentale.
Dalla teoria alla pratica: quiz, sport inclusivo e laboratori Il progetto si distingue per l’approccio operativo. In classe sono previsti quiz interattivi curati dalla Fondazione FEI, pensati per coinvolgere attivamente gli studenti e stimolare il confronto anche in famiglia. Grande spazio è dedicato allo sport come strumento educativo e inclusivo. Grazie al contributo del Lions Club Missione Sport e di Fondazione Bambini nel Cuore, sono state donate carrozzine sportive alle associazioni Dragons e AUSportiva, i cui atleti realizzeranno dimostrazioni di wheelchair
>> A Palazzo Lombardia presentazione della nuova iniziativa in cui la nostra Carla De Albertis con il Presidente Attilio Fontana e l’Assessora Elena Lucchini lancia la maratona per la prevenzione e le buone pratiche tra i giovani.
rugby e scherma in carrozzina.
Una mattinata interamente dedicata al movimento si svolgerà inoltre negli spazi di Play More, con il supporto di Shoot and Run: un’esperienza pratica per avvicinare i ragazzi a uno stile di vita attivo e inclusivo. Il 28 maggio è previsto l’evento conclusivo nell’Aula Magna dell’Istituto Spiga, con la partecipazione di studenti, genitori, docenti, relatori e testimonial. In quell’occasione verranno consegnati attestati e materiali informativi.
Emergenza sovrappeso: i numeri che preoccupano
Il progetto nasce anche dalla necessità di affrontare dati allarmanti. In Italia,
nel 2025, il 26,7% dei minori tra i 3 e i 17 anni risulta in sovrappeso o obeso, con percentuali che in alcune aree del Paese arrivano a 4 ragazzi su 10. Le cause principali restano sedentarietà e abitudini alimentari scorrette. Il sovrappeso in età pediatrica aumenta significativamente il rischio, in età adulta, di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Intervenire in adolescenza significa ridurre il peso sanitario e sociale negli anni futuri.
Vaccino HPV: progressi, ma il traguardo è lontano
Ampio spazio anche alla prevenzione oncologica legata al Papillomavirus.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato l’obiettivo “90-70-90” entro il 2030, ma i dati mostrano un divario significativo: nel mondo solo il 31% delle ragazze ha
ricevuto la prima dose e meno del 7% dei maschi è vaccinato.
In Italia la situazione è migliore, con il 66% delle ragazze e il 55,8% dei ragazzi che hanno avviato o completato il ciclo vaccinale. Regioni come la Lombardia risultano tra le più virtuose, ma nessuna ha ancora raggiunto il target del 90%.
Il progetto punta quindi a rafforzare informazione, consapevolezza e dialogo tra scuola e famiglie su un tema spesso ancora sottovalutato.
Sport e valori: educare attraverso il movimento
Tra i testimonial anche l’undici volte campione del mondo di canottaggio Daniele Gilardoni, che ha ribadito il valore educativo dello sport: disciplina, resilienza
Buone letture al Piccolo Teatro

>> Proseguono gli incontri organizzati da Carla De Albertis, Responsabile Cultura e Sociale del nostro Osservatorio, che presso il Piccolo Teatro di Milano, insieme a Emanuela Carcano, ha presentato le ultime opere di importanti autori, in concorso al premio letterario Ceresio in Giallo, che si è affermato come uno dei più prestigiosi eventi nel mondo della letteratura. Ogni incontro apre agli spettatori nuove conoscenze e spunti di riflessione.


e capacità di rialzarsi dopo una sconfitta sono competenze fondamentali per la crescita personale. La Mini Maratona della Prevenzione nasce proprio con questa ambizione: allenare i ragazzi non solo al movimento, ma alla consapevolezza.
Come spiegano le promotrici Carla De Albertis, responsabile Cultura e Sociale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano, e Olga Cola, presidente di Women Care, l’iniziativa è stata progettata come modello misurabile e replicabile, fondato su un’alleanza stabile tra istituzioni, scuola, sanità e terzo settore. L’obiettivo è chiaro: rendere la prevenzione una cultura condivisa, capace di generare impatto duraturo e costruire una generazione più informata, inclusiva e responsabile delle proprie scelte di salute


I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO
"Conoscere per deliberare". Le parole del Presidente Luigi Einaudi sono il motto che riassume la vocazione con cui è nato nel 2014 l’Osservatorio Metropolitano di Milano: offrire strumenti di riflessione e analisi alle istituzioni, al mondo produttivo, delle professioni e dell’associazionismo. Un centro studi indipendente premiato con l’Attestato di Benemerenza Civica dal Comune di Milano nella tradizionale cerimonia di conferimento degli Ambrogini d’oro.

Giovanna Iannantuoni Presidente onoraria
Rettrice uscente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Presidente uscente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Economista, ha pubblicato i suoi studi sulle più importanti riviste internazionali ed è membro di numerosi CdA di prestigiose fondazioni ed aziende pubbliche e private.

Bruno Dapei
Direttore Generale
Editore, manager, già Presidente del Consiglio provinciale di Milano. Esperto informatico, è ideatore e cofondatore di WikiMilano. È amministratore di diverse aziende dedite allo sviluppo immobiliare, socio fondatore di J Tools, startup innovativa nel settore AI, e socio dell’azienda di famiglia, operante a livello internazionale nel settore chimico cosmetico da oltre mezzo secolo.

Camillo de Milato Presidente
Generale di divisione (riserva), commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica, è stato Comandante dell’Esercito - Lombardia, sub commissario all’Ambiente di Roma Capitale, Presidente della Fondazione Asilo Mariuccia di Milano. Ambrogino d’Oro nel 2009. È Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano.

Carla De Albertis
Presidente Associazione Amici dell'Osservatorio
Imprenditrice e filantropa, è responsabile Cultura e Sociale dell’Osservatorio. Già Consigliera e Assessore del Comune di Milano, presidente di associazioni e onlus nel settore sociale e sportivo. È organizzatrice del concorso letterario internazionale "Ceresio in Giallo", siede nel comitato organizzatore di liberaMente ODV ed è fondatrice del Fondo Bambini del Cuore.

Filippo Grassia Vicepresidente
Giornalista, scrittore e dirigente sportivo, è Presidente del Panathlon Club Milano. Voce e volto del giornalismo sportivo italiano, è stato Presidente nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana. Anconetano di nascita ma milanese di adozione, è stato Assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia in un esecutivo tecnico e Presidente del CONI provinciale di Milano. Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e Stella d’Oro del CONI.

Rossella Vitali
Vicepresidente Associazione Amici dell'Osservatorio
Avvocato giuslavorista esperta in diritto societario e della crisi di impresa, è Presidente nazionale del Consiglio dei Governatori Lions e Presidente di AITD Onlus, associazione con status consultivo presso l’ONU sul tema della lotta alla violenza di genere. Svolge attività di volontariato e consulenza legale presso la Fondazione Asilo Mariuccia, dove è Presidente del Comitato dei Benemeriti.

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO
Manager, è componente della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo: ricopre anche ruoli di amministratore di società. Attualmente è Consigliere di Concessioni Autostradali Lombarde e nel Collegio dei probiviri di City Angels Lombardia. Mentore in programmi di sviluppo al femminile. Autrice di testi dedicati a innovazione sociale, ambiente e sostenibilità.

Adriano Bassi
Comitato Scientifico
Musicologo, concertista di pianoforte, compositore e direttore d’orchestra, è Presidente del Comitato di Milano della Società Dante Alighieri. Autore di numerosi saggi e biografie di musicisti, è un appassionato divulgatore della storia culturale di Milano.



Manager, Direttore amministrativo con esperienza nel settore di organizzazioni non profit e di bandi europei. È Direttore tecnico del Gruppo Cooperativo CGM. È stata Direttore Generale dell’Asilo Mariuccia di Milano.


Rachele Capristo
Commercialista, Revisore dei conti, è docente di Discipline Giuridiche ed Economiche, Presidente di FIDAPA BPV ItalyDistretto Nord Ovest, Direttrice dell’Award al Merito e Presidente di "Insieme con Merito".

Avvocato, esperto di politiche pubbliche di area vasta, ex amministratore locale del Comune di Milano e della Città metropolitana, è stato scelto dal sindaco Giuseppe Sala come suo Capo di gabinetto.
Imprenditore e manager di un gruppo societario operante nel real estate a livello nazionale, le cui principali piazze di sviluppo sono Milano e Firenze. Presidente del Forum Battanta, centro studi nato nel 2017 per offrire un contributo alla cultura politica ed economica italiana. Esperto di urbanistica e sviluppo immobiliare.
Giurista e dirigente penitenziario. Dal 2019 al 2022 è stata vicedirettrice della Casa di Reclusione di Opera a Milano e direttrice dell’Istituto penitenziario minorile Cesare Beccaria. Concluso il mandato presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, da maggio 2023 è tornata a dirigere l’Ipm Cesare Beccaria insieme alla Casa Circondariale di Monza.
Segretario Generale del Forum ANIA – Consumatori, fondazione promossa dall’Associazione Nazionale tra le imprese Assicuratrici, di cui è dirigente. Componente dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti promosso dal CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale).
Laura Bajardelli
Comitato Scientifico
Filippo Barberis Comitato Scientifico
Comitato Scientifico
Giacomo Carbonari Consiglio Direttivo
Cosima Buccoliero Comitato Scientifico
Fabrizio Battanta Comitato Scientifico
Sabina Bellione
Comitato Scientifico
I VOLTI DELL' OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO

Gustavo Cioppa
Editorialista
Magistrato e docente, è stato
Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia. Autore di interessanti e seguitissimi articoli per il sito dell’Osservatorio, oltre che per la nostra e per altre testate giornalistiche.


Paolo Del Nero
Consiglio Direttivo
Studi informatici, esperto di formazione e politiche del lavoro, è stato amministratore locale con il ruolo di Assessore allo Sviluppo economico, Formazione professionale e Lavoro della Provincia di Milano.
Dal 2016 al 2021 è stato Direttore di "Città dei Mestieri di Milano e della Lombardia".

Imprenditore attivo nell’ambito delle investigazioni e della protezione personale, nonché titolare di licenza per svolgere indagini civili e penali.
Dal 2023 è responsabile Area Sicurezza dell’Osservatorio Metropolitano.

Ingegnere, libero professionista e amministratore locale a livello comunale provinciale. Esperto di urbanistica, di tutela paesisticoambientale e in materia di Sicurezza e Salute.
Scienziata di fama internazionale, è co-fondatrice e Presidente Onorario di “Women in Aerospace Europe” e Direttore di Space Economy Evolution Lab presso la SDA dell’Università Bocconi di Milano. Ha diretto l’Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico delle Nazioni Unite (UNOOSA) dal 2014 al 2022.

Giornalista, è Direttore del quotidiano Il Mattino. Sotto la sua guida si è sviluppata l’area multimediale dell’Ansa, di cui è stato Caporedattore per molti anni della sede di Milano e della Lombardia, e poi Caporedattore centrale.

Direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, è anche Presidente del Comitato MI’mpegno, associazione apartitica e senza scopo di lucro impegnata sui temi della cultura e della solidarietà, e Consigliere di amministrazione della Fondazione Don Gnocchi.

Docente, giornalista e formatore, fondatore e Presidente dei City Angels dal 1994. Coach motivazionale per primarie aziende nazionali, ha scritto numerosi libri sul tema.
Carmelo Ferraro Comitato Scientifico
Simonetta Di Pippo Consiglio Direttivo
Mario Furlan Comitato Scientifico
Mauro De Simone Consiglio Direttivo
Vincenzo Di Vincenzo Consiglio Direttivo
Fabio Di Venosa
Comitato Scientifico

Roberta Garibaldi Comitato Scientifico
I VOLTI DELL'OSSERVATORIO
Esperta di turismo e cultura, autrice di numerosi libri e saggi. Vicepresidente del Comitato Turismo OECD, è docente di Tourism Management presso l’Università degli Studi di Bergamo.


Ermanno Leo Comitato Scientifico
Medico specializzato in chirurgia oncologica dal 1982, dal 1998 dirige la struttura di chirurgia colo-rettale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2003 è stato nominato dal Ministero della Salute esperto del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 2004 il Presidente Ciampi gli ha conferito, al Quirinale, la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica.

Fabio Massa Comitato Scientifico
Giornalista, scrittore e imprenditore nella comunicazione, è Presidente della Fondazione Stelline, Direttore responsabile della testata “True” e coproprietario di Affaritaliani.it. Ideatore e coordinatore dell’evento ItaliaDirezione Nord, è cofondatore di WikiMilano.

Giacomo Lev Mannheimer Coordinatore del Comitato Scientifico


Jole Milanesi
Comitato Scientifico
Magistrato, già Consigliere di Corte d’Appello e giudice penale. Esperta in materia di tutela vittime di maltrattamenti e violenze, sia donne che minori. Nominata commendatore. Già Presidente dell’associazione Piri Piri. Oggi consigliere di Società Umanitaria, Terre des Hommes e Fondazione Negroni Prati Morosini.

Editore, imprenditore, è tra i fondatori di WikiMilano e responsabile Turismo dell’Osservatorio Metropolitano. Esperto di comunicazione multicanale. Nel 2012 ha fondato l’Associazione Culturale Milano Loves You e dal 2020 è Presidente dell’Associazione degli Amici Italiani della Ben Gurion University del Negev (Israele).
Dirigente d’azienda e research fellow dell’Istituto Bruno Leoni, ha guidato le relazioni istituzionali di importanti aziende quali Glovo, TikTok ed Apple. Oggi si occupa della startup Future Proof Society, di cui è tra i soci fondatori. Scrive regolarmente per diversi quotidiani, tra cui “Il Foglio” e “Il Giornale”.
Dirigente Medico presso l’ ASST Fatebenefratelli-Sacco è pediatra e reumatologa pediatrica, responsabile scientifica della “Casa senza dolore”.
Generale di divisione, ha svolto svariate missioni in Italia e all’estero. Prima di assumere il Comando dell’EsercitoLombardia è stato addetto militare all’Ambasciata d’Italia a Mosca. Da qualche mese nella Riserva, è grande esperto di politica internazionale.
Alfonso Miro Comitato Scientifico
Angela Mauro Comitato Scientifico
Andrea Jarach Consiglio Direttivo
MILANO


Marco Pompilio Comitato Scientifico

Medico cardiologo, è Presidente Nazionale ANMCO (Medici Cardiologi Ospedalieri).
Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Milano-Bicocca. Revisore del British Medical Journal, dell’European Journal of Heart Failure e del Giornale Italiano di Cardiologia. Membro della Commissione Cardiocerebrovascolare di Regione Lombardia.
Ingegnere urbanista, dal 2005 coordina piani territoriali per diverse province, studi e piani per regioni e comuni. Ha promosso numerose pubblicazioni, convegni e iniziative culturali sui temi di governo del territorio. In precedenza, dirigente Provincia di Milano, progettista del Gruppo ENI.
Psicologa e psicoterapeuta, esperta in diritti umani, dell’infanzia, dell’adolescenza e diritti di genere, è Consigliera dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Ha lavorato con UNICEF in Bolivia sui temi della difesa dei minori e contro la violenza di genere. È Presidente di ReDiPsi, rete di psicologi per i diritti umani.

Chirurgo, già Viceministro della Sanità nel periodo della pandemia, è Presidente della Commissione Didattica presso l’Università VitaSalute San Raffaele di Milano.


Rosa


Architetto e docente universitario, è esperto di progettazione, ricerca e didattica. Opera sui temi della città e del patrimonio culturale. Si occupa da anni di importanti realtà del Terzo settore a livello nazionale e internazionale.
Dopo oltre 15 anni di esperienza imprenditoriale nei ruoli di amministratore delegato e presidente, si è dedicato al mondo della cooperazione internazionale in diversi Paesi africani, in qualità di esperto dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo) del MAECI. Da sempre attivo in attività associative e di volontariato, è stato tra le altre cose Direttore Generale di Fondazione Asilo Mariuccia.
Consulente aziendale e Presidente di Active Ageing Academy, è stato direttore delle risorse umane in importanti multinazionali. Professore di Reward Management presso Luiss Business School e Vicepresidente di Adam Smith Society, è stato Consigliere della Provincia di Milano e membro del CDA di AMSA.
Divulgatrice, giornalista, manager ed ex amministratrice locale italiana. È la referente per l’Asia dell’Osservatorio. È stata Assessore al marketing territoriale del Comune di Genova. Cura blog molto seguiti su social e siti di informazione. Collabora, tra l’altro, con la tv israeliana I24News e la tv India Today.

Docente universitaria ed esperta di Economia dei mercati energetici, è professoressa ordinaria di Scienza delle Finanze presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di cui è stata membro del CDA e delegata allo Sport Universitario.
Gabriella Scaduto Comitato Scientifico
Elisa Serafini Comitato Scientifico
Fabrizio Oliva Comitato Scientifico
Pierpaolo Sileri Comitato Scientifico
Alberto Soci Comitato Scientifico
Thomas Parma Comitato Scientifico
Lucia Visconti Parisio Comitato Scientifico
Gianbattista
Consiglio Direttivo

A MILANO, LA NEGOZIAZIONE DIVENTA UN ASSET STRATEGICO.
Nasce il Negotiation Business Club by ISN
Oltre la teoria, un ecosistema esclusivo dove affinare l'arte della negoziazione attraverso l'allenamento esperienziale.

I NOSTRI PILASTRI


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DIFFERENZE CULTURALI


EMPATIA E ASCOLTO
PERSONALITA’ E LINGUAGGI

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Abbiamo trasformato la formazione in una "palestra di competenze integrate": uno spazio protetto dove testare scenari reali e perfezionare il proprio stile negoziale.
