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WikiMilano Magazine - Inverno 2026

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ORGANO UFFICIALE DELL’OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO

WIKIMILANO

>> L’Alluminio: Un Materiale Eternamente Riciclabile

Nell’immagine i lingotti di alluminio trattato da Intals (pagina 26)

La nostra Terra, con quasi 10 miliardi di abitanti umani ha raggiunto il limite di consumo di aria, acqua, materie prime. L’economia circolare consente di ridurre lo spreco delle risorse. Si tratta di una rivoluzione concettuale profonda. Ma sempre più necessaria per la sopravvivenza dell’Umanità.

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Testata registrata al Tribunale di Milano in data 13 giugno 2023 al n. 77

Periodico trimestrale di cultura organo ufficiale dell'Osservatorio Metropolitano di Milano www.osservatorio.milano.it

Abbonamenti

40 euro (4 numeri) abbonamenti@wikimilano.it L'abbonamento è gratuito per gli iscritti all'Associazione Amici dell'Osservatorio Metropolitano di Milano amici@osservatorio.milano.it

Direttore Responsabile

Andrea Jarach

Hanno collaborato

Umberto Avanzi, Laura Bajardelli, Giacomo Canossa, Gustavo Cioppa, Raffaella Cosentino, Bruno Dapei, Enrico Dapei, Carla De Albertis, Fabio Di Venosa, Pietro Freschi, Cristina Garbini, Chiara Giudici, Gabriele Grandini, Joy Lacanlale, Dario Luna, Riccardo Pase, Lorenzo Perrone, Simona Perrone, Andrea Verdi

Si ringraziano

Riccardo Argentino, Giornalisti Digitali

Fotografie degli eventi Sergio Frezzolini per Album Italia Stampa

La Serigrafica Arti Grafiche, Buccinasco (MI)

Pubblicità info@wikimilano.it

EDITORIALE

3 ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILITÀ A MILANO

FOCUS

4 ECONOMIA CIRCOLARE

8 VOLTI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

10 A2A: GIGANTE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

12 AMSA: DAL 1907 AL SERVIZIO DELLA GRANDE MILANO

14 DIRITTO E PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

16 DECRETO RONCHI LA PIETRA MILIARE

17 IL SISTEMA CONSORTILE

24 DA “FARE LA DIFFERENZIATA” A “FARE LA DIFFERENZA”

25 A MILANO UN MODERNO IMPIANTO PER TRATTARE LA PLASTICA

PROTAGONISTI

26 UN SECOLO DI INNOVAZIONE NELL’ALLUMINIO

29 LA MISSIONE DELL’ACCOGLIENZA

30 SCARTI ALIMENTARI: DA RIFIUTO A PREZIOSA RISORSA

36 IL PROTAGONISTA: ANTONINO LA LUMIA

39 ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MILANO PARTNER

40 PERCHÉ IL MARE COMINCIA DAL TOMBINO SOTTO CASA

42 IL FUTURO SI COSTRUISCE DIALOGANDO 44

>> L’Alluminio: Un Materiale Eternamente Riciclabile

Nell’immagine i lingotti di alluminio trattato da Intals (pagina 26)

Nei precedenti numeri abbiamo parlato di: 1) Osservatorio Metropolitano di Milano

2) Welfare ambrosiano

3) La città che sale

4) Intelligenza artificiale

5) Energia

6) Sport

7) Salute

Per richiedere arretrati: info@wikimilano.it

Per restare aggiornati con le news della Grande Milano: desk.wikimilano.it

A pagina 36 un confronto sulla Giustizia con Antonino La Lumia, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano.

L’Umanità sta prendendo coscienza di aver usato le risorse del pianeta mirando solo al benessere di una minima parte degli esseri viventi. Ci siamo dimenticati di rispettare l’ecosistema, la biodiversità e i bisogni della parte restante degli abitanti della Terra, compresi gli animali e le piante, agendo in un’ottica egoistica ed egocentrica,

legata solo a interessi di mercato. Le sculture di LibriBianchi cercano proprio di ricucire questo strappo per riavvicinare l’uomo alla Natura che diviene, così, fonte di ispirazione.

L’albero esiste da prima di noi, sopravviverà a noi, la sua forza sta nell’adattarsi, nel resistere, inoltre è altruista perché ci regala l’ossigeno, il respiro, la vita.

Ed è grazie a tutto questo che il libro, in quanto espressione del pensiero dell’uomo, decide di tornare alle origini per essere nuovamente parte dell’albero.

Lorenzo e Simona Perrone, Metamorfosi, 2020 Gesso, vernice acrilica, tronchi d’albero 62x50x30 cm

>> Lorenzo e Simona Perrone, creatori di Libri Bianchi

ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILITÀ A MILANO

L’Italia è molto avanzata nell’ambito dell’economia circolare industriale. Tanto da risultare ai primi posti mondiali nel riciclo di alcune materie prime, ad esempio dell’alluminio, come raccontiamo nella nostra storia di copertina. A Milano la gestione dei rifiuti è assicurata dal Gruppo A2A tramite le sue controllate tra cui spicca AMSA. Ne parliamo in questo numero. L’adozione di elaborate metodologie organizzative fin dagli anni ‘80 del secolo scorso ha portato al coinvolgimento attivo di Comuni e cittadinanza. Si tratta della organizzazione di Consorzi privati per la gestione della filiera dei rifiuti in cui il produttore accompagna il prodotto a fine vita sotto la sua responsabilità (vedi alle pagine successive). I Consorzi ormai coinvolgono con la raccolta differenziata buona parte della popolazione. Generando una mole significativa di materia prima-seconda sempre più apprezzata dal mercato dei consumatori, che da decenni ormai ha imparato a valorizzare gli sforzi per la sostenibilità ambientale.

In fondo si tratta della sopravvivenza

stessa dell’umanità che ha da tempo raggiunto il livello di guardia per il consumo di risorse naturali. A Milano abbiamo un esempio virtuoso di sostenibilità con Intals, fra i leader nel riciclo dell’alluminio.

La partecipazione agli sforzi di ottimizzazione del ciclo dell’economia circolare deve dunque essere condivisa ad ogni livello, dal singolo cittadino, alle imprese, e ovviamente agli Enti pubblici.

La scarsità di materie prime nel nostro Paese ci ha costretto a trovare soluzioni funzionali ed economicamente vitali. Purtroppo però alcune regolamentazioni troppo stringenti si confrontano con un mercato globale deregolato e stanno rendendo la materia prima seconda, in tutta Europa, molto costosa. Talvolta più costosa della materia prima originale. Se ne sentono i segnali proprio in Lombardia dove molte aziende della filiera del trattamento dei rifiuti incontrano difficoltà crescenti. Su questo numero di WikiMilano Magazine cerchiamo di offrire una panoramica di questo fenomeno e di presentare i protagonisti del settore. Anche con diverse opinioni sul tema.

>> Il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, firma il Libro d’onore degli ospiti presso la sede dell’Osservatorio Metropolitano di Milano con Direttivo e Comitato Scientifico.

ECONOMIA CIRCOLARE un necessario cambiamento di approccio alle risorse scarse

L’economia circolare rappresenta un passo avanti rispetto al tradizionale modello lineare “prendi-producismaltisci”, riconosciuto come non sostenibile nel lungo termine. Per affrontare questa sfida, il sistema nazionale sta attuando una serie di strategie per abbracciare l’economia circolare, che mirano a una maggiore sostenibilità ambientale. Ciò si realizza prolungando la durata utile dei prodotti (come nel caso del fluido idraulico) e riciclando i materiali di scarto per reintegrarli nel ciclo produttivo.

Le linee guida

L’introduzione del concetto di circolarità delle risorse è importante perché l’utilizzo delle materie prime in un’ottica di economia lineare è inefficiente e dispendioso.

L’adozione di un approccio circolare offre sicuramente una parte della soluzione che, seppur non definitiva, rappresenta il principio di una maggior sostenibilità delle imprese.

I sistemi di economia circolare e lineare, infatti, differiscono l’uno dall’altro nel modo in cui il valore viene creato o mantenuto. Come si diceva poco sopra, l’economia lineare segue tradizionalmente il percorso “prendi-produci-smaltisci”. Ciò significa che le materie prime vengono estratte o raccolte e quindi trasformate in prodotti che vengono utilizzati fino a quando non vengono buttati come rifiuti. In questo sistema economico, il valore viene creato producendo e vendendo quanti più prodotti possibile.

L’economia circolare, al contrario, si basa sul principio delle “5 R”: ridurre, riutilizzare, rinnovare, riparare e riciclare. Con l’economia circolare il mondo industriale può cogliere l’opportunità di creare prodotti concorrenziali e di lunga durata. L’adozione di modelli circolari di produzione e consumo emerge come una necessità urgente, non

solo per preservare l’ambiente, ma anche per favorire la crescita economica e la competitività delle imprese in un contesto di ripresa economica. In questo modello, massimizzare l’efficienza energetica e l’utilizzo ottimale delle risorse diventano obiettivi che guidano tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione fino alla gestione dei rifiuti. Si punta a minimizzare l’impiego di materie prime a favore del riutilizzo di prodotti o componenti, garantendo un riciclo di alta qualità. L’adozione di modelli di produzione e consumo circolari è un passo fondamentale per coniugare sviluppo economico, sostenibilità e competitività.

Quali sono i benefici?

L’interesse per l’economia circolare sta crescendo tra imprenditori, produttori e leader governativi, principalmente a causa delle molteplici opportunità che offre questo approccio. Queste includono:

• crescita economica;

• produzione cost-saving

• maggior innovazione

La transizione verso un modello circolare porta con sé vantaggi significativi non solo in termini di sostenibilità ambientale, ma anche di riduzione dei costi e di soddisfazione delle esigenze dei clienti. Riducendo il consumo di materie prime, ottimizzando l’uso dei prodotti e promuovendo la rigenerazione dei materiali, le organizzazioni possono contribuire in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi climatici globali.

Le risorse del PNRR

Con il decreto ministeriale numero 7 del 10 gennaio 2024, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha definito le sue priorità politiche per il 2024 e il triennio successivo. Tra queste,l’economia circolare assume un ruolo di primo piano

per la crescita economica e la tutela dell’ambiente.

All’interno dell’Atto di indirizzo sulle priorità politiche per il triennio 2024-2026 vengono presentati i piani per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, in linea con gli accordi europei e internazionali.

Tenendo conto del quadro politico attuale, la terza priorità del MASE riguarda proprio l’economia circolare e la prevenzione dell’inquinamento atmosferico. Ecco i principali punti del piano operativo: Gestione dei rifiuti - attuazione del Programma Nazionale Gestione dei Rifiuti (PNGR), il quale prevede azioni focalizzate come il recupero delle materie prime seconde, il supporto finanziario ai comuni per migliorare la raccolta differenziata, l’incoraggiamento al riutilizzo e al riciclo e la riduzione dei divari territoriali. Economia circolare - creazione di una Strategia Nazionale per la plastica per prevenire la dispersione, promuovere la raccolta differenziata e raggiungere gli obiettivi di riciclo europei. Sarà favorito lo sviluppo tecnologico del riciclo meccanico e chimico delle plastiche, con un’attenzione particolare alla filiera delle bioplastiche. In parallelo, verrà promosso l’uso dello schema nazionale Made Green in Italy per ridurre l’impronta ambientale dei prodotti, mentre gli strumenti di supporto per lo sviluppo di filiere circolari saranno potenziati per incoraggiare la valutazione e il miglioramento delle prestazioni sostenibili. Tutela dell’ambiente - attuazione del Programma Nazionale Controllo Inquinamento Atmosferico (PNCIA) per ridurre le emissioni inquinanti entro il 2030. Questo includerà azioni per migliorare la qualità dell’aria, nonché il contenimento dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico. La strategia promuove anche la riqualificazione delle aree urbane, la tutela dei Parchi nazionali e la rigenerazione

degli habitat naturali. L’Italia si impegna anche a sostenere lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di CO2, come ad esempio attraverso il progetto “Hydrogen Valleys”. I concetti dell’ economia circolare L’economia circolare è un nuovo approccio industriale che mira a trasformare in profondità il modo in cui utilizziamo le risorse sostituendo i sistemi di produzione aperti esistenti, ovvero i sistemi basati su un modello di economia di consumo lineare, in cui le materie prime vengono estratte, trasformate in prodotti finiti e diventano rifiuti dopo che sono stati consumati, con sistemi di produzione chiusi, in cui le risorse vengono riutilizzate e mantenute in un ciclo di produzione e riutilizzo, consentendo di generare più valore e per un periodo più lungo.

È questa la definizione “ufficiale” di economia circolare.

Il problema da affrontare è quello della scarsità delle risorse e della incompatibilità tra la crescita della domanda di beni e servizi e la capacità di soddisfarla. Basti pensare che dall’inizio degli anni ‘90 ad oggi, a fronte di una crescita di 4,5 volte della popolazione,

il consumo di risorse naturali è invece aumentato di ben 12,5 volte e con un trend ancora più marcato per il futuro nella proiezione statistica a fattori invariati. L’economia circolare propone una ricetta, non ovviamente l’unica possibile, che si basa su un interessante cambio di prospettiva. Si pone, infatti, l’obiettivo di mantenere i prodotti il più a lungo possibile nell’economia attraverso l’estensione della loro vita, la ridistribuzione, il riutilizzo, la rigenerazione e, soltanto alla fine, il riciclo. In questa maniera, anche connettendo più filiere che possono trarre beneficio e condividere parte delle risorse (la cosiddetta “simbiosi industriale”), risulta possibile sostenere la medesima domanda di beni e servizi con un minor prelievo di risorse naturali. Non si tratta quindi di una ricetta di austerity (tanto in voga, ad esempio, nel periodo delle crisi energetiche del secolo scorso), bensì di una ricetta espansiva della domanda. La principale differenza tra l’economia circolare e gli altri paradigmi sostenibili sta proprio qui, ossia nel fatto che l’idea di base non è solo l’efficienza, il ridurre le risorse impiegate per un bene o servizio, ma la riduzione – a

parità di contenuto – del “prelievo” di risorse dalla natura, attraverso il recupero e la massimizzazione del valore e dell’utilità degli stock di materiali e beni in uso.

Risorse. L’economia circolare sposta il focus dal prodotto (inteso come bundle o aggregato di componenti) alle componenti stesse che lo costituiscono (quindi alle risorse e ai materiali), che tendenzialmente hanno un ciclo di vita più lungo rispetto al prodotto stesso e quindi sono dotate di un valore intrinseco recuperabile quando il prodotto giunge alla fine del suo ciclo di vita (ad esempio l’acciaio o la batteria di un’auto rispetto all’auto stessa, le fibre di un abito rispetto all’abito stesso).

Re-design. L’economia circolare chiama le imprese a ridisegnare o riprogettare i loro processi di produzione e i loro prodotti ricorrendo sui primi a interventi di efficienza energetica e sui secondi a pratiche di design di prodotto al fine di renderli facilmente assemblabili, dis-assemblabili, e trasportabili, quindi modulari, con materiali riusabili e riciclabili.

Generato con AI

FOCUS

Proprietà. Mentre nell’economia lineare vi è un completo passaggio di proprietà del prodotto quando questo viene trasferito dal produttore al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, e il cliente paga per il suo utilizzo o prestazione, attraverso meccanismi di pay-per-use o pay-perperformance.

Solo in questo modo, infatti, si garantisce al produttore, che ha riprogettato i prodotti attorno alle risorse, di poterne rientrare nel pieno godimento.

Questo processo può interessare sia i materiali e le componenti “biologiche”, ossia che partono da materie prime organiche di origine naturale e sono in grado di ritornare nel loro stato originario (come ad esempio le biomasse, eventualmente impiegate per la valorizzazione energetica), sia i materiali e le componenti “tecniche”, che invece comportano lavorazioni che sono almeno in parte irreversibili e che hanno come ultima opzione il riciclo (come ad esempio i metalli o le plastiche).

L’economia circolare mira a mantenere “in circolo” all’interno del sistema produttivo quanto più possibile sia l’una che l’altra tipologia di risorse, generando cicli virtuosi di ri-uso, ri-lavorazione, recupero

Appare evidente, quindi, che questa definizione di economia circolare sia, da un lato, molto più completa, ma, dall’altro lato,

anche molto più complessa rispetto alla semplice equazione economia circolare = economia dei rifiuti.

La riduzione degli sprechi e il recupero dei rifiuti (o per la parte biologica la valorizzazione energetica) è una parte dell’economia circolare, ma è la parte meno “nobile”, ossia a minor valore aggiunto, e come tale va tenuta come ultima delle opzioni possibili. Le altre “R” dell’economia circolare, il ri-uso e la ri-lavorazione sono assai più desiderabili, ma richiedono sforzi e investimenti ben differenti. Al riciclo siamo già abituati, e ci ha abituato l’economia lineare, ma per arrivare all’economia circolare la strada da percorrere è ancora lunga.

La situazione in Italia Il quadro complessivo mostra un ecosistema in evoluzione, in cui l’economia circolare sta passando da una fase di sperimentazione a una fase di consolidamento.

Negli ultimi anni, si registra un aumento della maturità delle imprese, con un crescente numero di aziende che ha già introdotto pratiche circolari, e un’ulteriore quota che intende farlo nel prossimo futuro. La diffusione delle pratiche varia tra i settori, con i comparti Waste-to-Energy & Biomassa, imballaggi, arredamento, tessile e autoveicoli più avanzati, mentre altri settori, come alimentare e materiali da costruzione, presentano ancora margini di crescita.

Le pratiche adottate spaziano dal design sostenibile ai servizi circolari, fino al ciclo tecnico e biologico, segnalando un approccio sempre più integrato lungo l’intera filiera produttiva.

Gli investimenti si stanno spostando verso fasce intermedie, i tempi di ritorno si concentrano su orizzonti sostenibili (entro tre anni per la maggior parte delle aziende) e si registrano risparmi economici e ambientali in costante crescita. Tra le imprese che hanno introdotto pratiche circolari, la maggior parte ha investito tra 50.000 e 150.000 €, mentre investimenti più consistenti restano ancora limitati, concentrati soprattutto nelle grandi aziende o nei settori capital-intensive. La diffusione di strumenti di misurazione delle performance è in forte crescita, passando dall’8% del 2024 al 30% nel 2025, a conferma del ruolo strategico della misurazione nel guidare l’adozione di pratiche circolari.

La diffusione dell’economia circolare in Italia: Cresce l’utilizzo di consulenza, certificazioni e piattaforme digitali, mentre restano ancora poco sfruttati i servizi finanziari e legali, che potrebbero diventare leve strategiche per abbattere le barriere economiche e contrattuali. Le piattaforme digitali, in particolare, emergono come uno degli abilitatori più importanti della transizione: consentono di creare valore attraverso lo scambio, la condivisione e la rigenerazione di beni e risorse, generando efficienza e riducendo l’impatto ambientale. L’analisi mostra una diffusione crescente delle piattaforme, con una significativa presenza italiana e un’attenzione sia ai modelli B2B che B2C. La sfida dei prossimi anni sarà favorirne l’adozione anche nei settori ancora poco coperti, come elettronica e gestione delle risorse aziendali, e integrare maggiormente i dati sui prodotti per massimizzare il loro potenziale di recupero e riutilizzo.

Startup

L’analisi conferma che l’ecosistema italiano

dell’economia circolare è in crescita, ma fortemente concentrato nel Nord Italia, con la Lombardia come principale polo di innovazione. Il biennio 2020–2021 ha rappresentato il momento di massima espansione, dovuto alla maggiore consapevolezza ambientale e alla spinta post-pandemica. Oggi il settore sta entrando – forse prematuramente – in una fase di maturazione e consolidamento.

Le startup del ciclo tecnico mostrano grande eterogeneità settoriale, con focus

su riciclo, moda/tessile ed elettronica, mentre quelle del ciclo biologico si concentrano su agroalimentare e chimica verde, indicando aree di sviluppo strategiche per la bioeconomia.

A livello organizzativo prevalgono strutture snelle, spesso senza dipendenti diretti, ma capaci di attivare collaborazioni esterne e generare innovazione.

Il venture capital emerge come la fonte di finanziamento dominante, mentre la presenza di equity crowdfunding e debt

funding resta marginale. I programmi di accelerazione si confermano fondamentali per l’accesso a competenze e network, più che per il capitale.

La propensione all’innovazione è evidente: oltre 20 startup hanno già depositato brevetti, principalmente legati al recupero di materiali, alla valorizzazione di scarti agricoli e allo sviluppo di nuovi biomateriali.

Le PMI protagoniste della transizione circolare

Non è decrescita né rinuncia allo sviluppo, ma pone le basi per creare nuove e migliori opportunità di crescita. L’economia circolare è un modello economico e industriale pensato per potersi autorigenerare ed è ormai noto che rappresenta una prospettiva cruciale per affrontare le sfide legate alla sostenibilità e alla gestione delle risorse. Questa transizione sistemica verso il paradigma dell’economia circolare vede l’Italia e la Lombardia come player di riferimento. Nell’attuale contesto geopolitico il potenziale dell’economia circolare è ancora più importante per le nostre imprese in termini di creazione di valore, recupero di competitività e riduzione dei rischi derivanti per l’approvvigionamento di materie critiche che si trovano in questi ultimi anni in zone turbolente o in Paesi concorrenti.

In questo quadro, il settore manifatturiero e le piccole e medie imprese (PMI) rivestono un ruolo di particolare importanza. Questo perché possono guidare l’innovazione e la competitività attraverso l’efficienza delle risorse, diventando così esempi di resilienza e adattabilità.

Tanto più che l’Italia ha (dati Istat 2022) circa 4,4 milioni di imprese non agricole, il numero più alto d’Europa. Le piccole e medie imprese, che hanno da 10 a 249 addetti, sono circa 290 mila. Sono la spina dorsale del Paese, da sole rappresentano oltre il 40% del PIL nazionale.

Quali risorse e competenze sono necessarie affinché le PMI possano intraprendere un percorso di transizione verso modelli di economia circolare? E quali attori abilitanti ne sostengono l’acquisizione e lo sviluppo, facilitando l’evoluzione del sistema produttivo verso una maggiore sostenibilità?

La ricerca “CIRCULAR

ECONOMY MONITORL’economia circolare nelle PMI Lombarde: il punto” condotta dall’Università

LIUC di Castellanza sostenuta da Intesa Sanpaolo, mira a rispondere a queste domande, ed emerge che le piccole e medie imprese lombarde e piemontesi hanno avviato percorsi di economia circolare, ma la transizione resta parziale e frammentata. Nel 2024 con Aldo Bolognini Cobianchi ci eravamo posti sostanzialmente le stesse domande pensando a una sorta di manuale o di mappa che potesse condurre le imprese in questa transizione. Abbiamo condensato riflessioni, analisi, confronti con imprenditori e altri operatori economici in Economia circolare per le PMI. Dalla progettazione ai finanziamenti, dall’ecodesign alla comunicazione, editore Franco Angeli. Un testo semplice e concreto, senza

dogmi né ideologie, che si propone di fare chiarezza, anche grazie a numerosi esempi e casi, su che cosa è oggi l’economia circolare, sulle prospettive che offre alle PMI, sugli strumenti per valutare, sviluppare e finanziare un piano di transizione circolare. Senza tralasciare le indicazioni per comunicare che cosa si sta facendo ad autorità, finanziatori, clienti e stakeholder.

E, quindi si possono trovare quali sono i concetti chiave di questo settore, che cosa sono la simbiosi industriale, il Life cycle costing e la responsabilità del produttore. Focus su filiere, distretti, reti e come si integrano i vari attori del sistema. Come si articola un piano strategico-operativo in ottica di eco-design, quali KPI deve considerare un’impresa e a quali consulenti o partner può rivolgersi per avviare un percorso di circolarità. Ma è un testo che può suscitare interesse anche in chi non è imprenditore ma un cittadino curioso che vuole essere consapevole e informato, che potrebbe così scoprire come questo paradigma affonda le radici in molte pratiche comuni e di buon senso, il riciclo in primis, nelle quali l’Italia è maestra. Basti pensare alle antiche vestigia romane che spesso fanno capolino nei palazzi delle epoche successive.

VOLTI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE IN LOMBARDIA

>> Attilio Fontana presso l’Osservatorio

Metropolitano e la redazione di WikiMilano. Il massimo responsabile della regione suggerisce di estendere l’area di interesse di WikiMilano all’intera Lombardia. Nella foto: A destra del Presidente Fontana, il Presidente dell’Osservatorio

Metropolitano, generale Camillo de Milato, e a sinistra, la nostra prestigiosa collaboratrice

Laura Bajardelli, coautrice della ricerca sulle PMI e l’economia circolare di cui parliamo alla pagina precedente.

Giorgio

>> Elena

>> Paolo Festa, Consigliere Delegato di Città Metropolitana di Milano
>> Roberto Laffi, Direttore Generale Ambiente e Clima di Regione Lombardia
Grandi, Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano
>>
Maione, Assessore all’Ambiente e Clima di Regione Lombardia

>> Renato Mazzoncini

Amministratore delegato A2A

>> Marcello Milani amministratore delegato di AMSA

Come Amministratore Delegato di AMSA lei guida operativamente un’azienda di straordinario successo come protagonista della economia circolare. Quali sono gli aspetti che ritiene essere stati determinanti in questo successo?”

Con una raccolta differenziata che supera il 63%, Milano è tra le metropoli europee più avanzate nella gestione dei rifiuti: un traguardo che conferma la forza di un modello capace di anticipare i trend, innovarsi e adattarsi in coerenza con i nuovi stili di vita. In questa realtà, dove AMSA serve oltre 1.400.000 abitanti e 800.000 city users, è imprescindibile la collaborazione dei cittadini che contribuiscono concretamente ai risultati raggiunti, per migliorare ulteriormente.

L’operatività quotidiana si accompagna alle attività di sensibilizzazione, in particolare dedicate alle nuove generazioni, solo nell’ultimo anno abbiamo incontrato 13mila tra insegnanti e studenti. Fondamentale è anche essere parte del Gruppo A2A, che gestisce in maniera integrata l’intero ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al recupero di materia e alla produzione di energia, grazie alle infrastrutture presenti sul territorio come il termovalorizzatore Silla2, l’impianto di trattamento dei rifiuti organici di Lacchiarella o della plastica di Muggiano (vedi pagina 25). Da anni il conferimento in discarica è stato azzerato: il 100% dei rifiuti urbani raccolti a Milano da AMSA è avviato a recupero di materia (nel 2025 circa 400.000 tonnellate) o di energia.

>> Carlotta Ventura
Presidente AMSA
UNA DOMANDA A MARCELLO MILANI

A2A: GIGANTE DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

TORRE FARO DI A2A

Il progetto dell’edificio è stato ideato dallo studio di architettura di Antonio Citterio e Patricia Viel. La torre sarà una delle più alte della città, raggiungendo i 145 metri, avrà una base ovoidale e pareti in vetro per un totale di 37mila metri quadrati (compresi gli immobili alla base). I primi dodici piani saranno destinati a uffici, mentre intorno al ventesimo piano, situato a circa 60 metri d’altezza, verrà creato un autentico giardino accessibile da uno dei suoi lati. Al di sopra di questo livello, saranno presenti ulteriori otto piani adibiti a uffici, coronati da un “belvedere” aperto al pubblico. Complessivamente, la nuova torre sarà in grado di ospitare circa 1.500 dipendenti dell’azienda.

A2A è una società multi servizi quotata alla Borsa di Milano, che opera nei settori ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti. È attiva nella produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica (seconda in Italia per capacità installata), gas, gestione rifiuti, nei servizi ambientali e nello sviluppo di prodotti e nei servizi per l’efficienza energetica, l’economia circolare, la mobilità elettrica.

Ha sede a Milano e Brescia ed è stata costituita nel 2008.

A2A ha presentato nel dicembre del 2025 il suo primo Piano di Transizione Climatica che definisce target, leve operative e strumenti finanziari per guidare il percorso di decarbonizzazione del Gruppo verso l’obiettivo del Net Zero al 2050. Il documento strategico, pensato come strumento dinamico e trasparente, verrà aggiornato annualmente.

“La mitigazione dei cambiamenti climatici rappresenta una condizione imprescindibile per la stabilità dei sistemi

ambientali, sociali ed economici. Dal 2000 a oggi, gli eventi climatici estremi hanno generato danni per oltre 3.600 miliardi di dollari e le stime indicano che i costi dell’inazione potrebbero raggiungere i 1.200 trilioni di euro, quasi il doppio degli investimenti necessari a rispettare gli Accordi di Parigi.” – ha dichiarato Roberto Tasca, Presidente di A2A - “In questo scenario, i piani di transizione climatica delle imprese rivestono un ruolo essenziale nella mobilitazione dei capitali: permettono di valutare preventivamente i rischi, individuare nuove opportunità di investimento, rafforzare la fiducia del mercato e favorire un migliore accesso al credito, contribuendo alla riduzione dei costi di finanziamento. Essi costituiscono inoltre la base delle strategie di finanza sostenibile, un ambito nel quale il nostro Gruppo è stato pioniere, con l’emissione del primo European Green Bond e del primo Blue Bond in Italia. Iniziative che confermano come la transizione verso modelli di business più responsabili possa generare valore finanziario per l’azienda e per tutti gli stakeholder.”

“La crisi climatica richiede visione, coerenza e la capacità di agire con responsabilità nel lungo periodo.

Renato Mazzoncini
>> La Torre A2A, detta anche Torre Faro, è un grattacielo in costruzione a Milano, facente parte del progetto di riqualificazione dello storico scalo di Porta Romana.

Affrontiamo questa sfida facendo leva sulle nostre competenze industriali, sull’innovazione tecnologica su cui stiamo investendo e su un modello di business che integra dimensione ambientale, economica e sociale.” - ha dichiarato Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A - “Il nostro obiettivo è chiaro: raggiungere il Net Zero su tutti gli Scope emissivi entro il 2050. Il Piano di Transizione Climatica chiarisce come intendiamo farlo, definisce tappe intermedie ambiziose e amplia la nostra visione oltre l’orizzonte del Piano Industriale al 2035, pur nella consapevolezza che, per gli scenari in grande cambiamento, dovremo costantemente aggiornare traiettoria e azioni. In questo quadro, abbiamo già previsto circa 7 miliardi di investimenti dedicati a specifiche leve di decarbonizzazione: 5 per la Transizione Energetica e 2 per l’economia circolare.”

Il Piano si fonda su uno scenario energetico che prevede per l’Italia il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050, con un ruolo rilevante delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) e una crescita della domanda elettrica legata all’elettrificazione dei consumi a cui si aggiunge il recente sviluppo dei data center.

La strategia del Gruppo ruota attorno a due pilastri:

Elettrificazione dei consumi, sostenuta da un forte incremento delle fonti rinnovabili e dal contributo del gas naturale in impianti termoelettrici ad alta efficienza nel breve-medio periodo; Economia circolare, attraverso la valorizzazione dei rifiuti e degli scarti come materia o energia, contribuendo così a una significativa riduzione delle emissioni del Paese.

Nel 2024, AMSA – società del Gruppo A2A - si è aggiudicata l’affidamento della gestione dei servizi ambientali a Milano. Tra le attività volte all’efficientamento delle infrastrutture esistenti nel 2024 sono stati installati nell’impianto di Muggiano per il recupero delle plastiche nuovi nastri e macchine per aumentare i quantitativi di

>> Il Termovalorizzatore di Brescia un esempio di rispetto ambientale visibile anche dai piani alti di Palazzo Lombardia

alluminio e plastica recuperati e una cella robotica per lo smistamento automatico della plastica al fine di aumentare il grado di purezza dei flussi raccolti

I termovalorizzatori al servizio dell’economia circolare

Il termovalorizzatore di Brescia opera dal 1998 (sopra in foto) e recupera ogni anno energia elettrica e termica da circa 730.000 tonnellate di rifiuti non riciclabili come materia, evitando il loro smaltimento in discarica.

L’impianto, grazie alla valorizzazione dei rifiuti, produce ogni anno più di 500.000 megawattora di energia elettrica (corrispondente al fabbisogno di circa 200.000 famiglie). Inoltre, con una produzione annua di quasi 900.000 megawattora e il suo collegamento alla rete di teleriscaldamento, rappresenta la prima fonte di generazione di calore per la città di Brescia.

Termovalorizzatore Silla 2

Il termovalorizzatore di Milano “Silla 2”, che

si trova nella zona nord-ovest di Milano, rappresenta un perfetto esempio di economia circolare: dalla combustione dei rifiuti non riciclabili come materia, infatti, viene generato vapore per produrre energia elettrica e termica per la chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti.

Le tre linee dell’impianto sono in grado di trattare annualmente circa 550.000 tonnellate di rifiuti provenienti in larga parte dalla città di Milano e dai comuni limitrofi, evitando l’emissione di oltre 400.000 tonnellate di anidride carbonica da fonti fossili.

La produzione di calore permette di alimentare la rete di teleriscaldamento che serve diversi quartieri di Milano ovest ed il polo Fiera Rho-Pero.

L’impianto di Silla 2 entra in esercizio nel 2001; dall’inizio della sua vita operativa il termovalorizzatore ha trattato circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti, corrispondenti approssimativamente alla dimensione di tre grosse discariche, il ricorso alle quali è stato evitato proprio grazie all’attività di termovalorizzazione.

AMSA: DAL 1907 AL SERVIZIO DELLA GRANDE MILANO

AMSA è una società del gruppo A2A che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani della città di Milano e di vari comuni dell’Area Metropolitana Milanese.

Nel 1910 il Comune di Milano, che tre anni prima aveva municipalizzato il servizio di pulizia delle strade, decise di individuare un unico luogo per il deposito dell’immondizia milanese. Fu scelto un terreno nella località detta “delle Rottole”, non lontano dall’attuale Cascina Gobba, dove si trova ancora oggi il quartier generale di AMSA.

Nel 1929 nacque SPAI - Servizi Pubblici Anonima Italiana - l’azienda antenata di AMSA. La raccolta veniva effettuata direttamente negli scantinati delle abitazioni, adibiti ad accogliere i rifiuti domestici. Gli operatori raccoglievano i rifiuti in una cesta - la gerla - che portavano sulle spalle e che successivamente svuotavano nell’unico mezzo disponibile: un carro con cassone trainato da un cavallo. Già allora esisteva un servizio di cernita dei rifiuti che veniva effettuato dagli operatori della società sia meccanicamente sia a mano, direttamente nelle aree di stoccaggio. La qualità di questa “raccolta differenziata” era ad ogni modo molto buona: negli anni ‘50 del 900 la raccolta di rifiuti della città di Milano si attestava a circa 240.000 tonnellate l’anno e si riuscivano a recuperare alcune decine di tipologie di materiali diversi.

Nel 1952 il servizio fu affidato alla G.S.I. (Gestione Servizio Immondizie), che divenne S.I.D. (Servizio Immondizie Domestiche) nel 1954. Nel 1968 venne inaugurato in via Zama un forno di incenerimento dei rifiuti, il primo termovalorizzatore in Italia in grado di produrre energia da cedere alla rete elettrica. Due anni dopo l’Azienda venne denominata AMNU (Azienda Municipale Nettezza Urbana) e nel 1975 venne

>> Foto d’epoca degli anni del dopoguerra: i Rueé (spazzini in dialetto milanese) conferiscono la “ruera” (immondizia) al termine del turno di lavoro.

realizzato un secondo impianto di incenerimento in via Silla. L’acronimo AMSA - Azienda Municipale Servizi Ambientalivenne utilizzato a partire dal 1985. Nel gennaio del 2008 AMSA è entrata a far parte del gruppo A2A, la multiutility nata dalla fusione tra AEM e ASM, le due aziende storiche di Milano e di Brescia. Oggi la raccolta rifiuti della città di Milano si attesta a circa 660.000 tonnellate all’anno di cui circa il 50% raccolte in modo differenziato.

Da più di 100 anni al servizio dell’ambiente

AMSA offre alle città e ai territori in cui opera un modello di eccellenza nella gestione dei servizi ambientali, anche grazie all’aiuto dei cittadini. AMSA adotta un sistema di gestione integrata dei rifiuti, che consente di riciclare o destinare alla produzione di energia il 100% dei rifiuti urbani. Grazie al servizio di raccolta porta a porta nessun rifiuto primario finisce in discarica.

AMSA gestisce i servizi ambientali in un’area di 420 km2 dove vivono o lavorano circa 1,8 milioni di persone.

• Bresso

• Buccinasco

• Cormano

• Corsico

• Gerenzano

• Lacchiarella

• Novate Milanese

• Paderno Dugnano

• Pero

• Pioltello

• San Donato Milanese

• San Giuliano Milanese

• Saronno

• Segrate

• Settimo Milanese

• Uboldo

Trattamento rifiuti elettrici ed elettronici nel Carcere di Bollate

All’interno della Seconda Casa di Reclusione di Milano - Bollate è stato costruito un impianto di trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), gestito dal 2018 dalla società LaboRAEE, società controllata al 100% da AMSA.

Con LaboRAEE viene promosso un modello virtuoso di economia circolare, recuperando e valorizzando tutte le materie prime presenti nei RAEE, la maggior parte delle quali è data da materie prime critiche (MPC), come terre rare e metalli ricercati che sono essenziali per la transizione ecologica.

I RAEE costituiscono una vera e propria “miniera urbana” di particolare interesse per via dell’elevata concentrazione di materiali preziosi e critici, offrendo così un grande potenziale strategico per migliorare i risultati della raccolta differenziata.

Il progetto LaboRAEE adotta una logica di sostenibilità allargata che punta non solo a coniugare valore in ambito economico con i vantaggi ambientali che ne derivano, ma anche a rappresentare un modello di inclusione socio-lavorativa di persone in difficoltà, grazie a un percorso concreto di formazione professionale per i detenuti che partecipano attivamente alle attività.

I-DAYS concerti sostenibili presso l’ippodromo La Maura e San Siro Il Comune di Milano, in collaborazione con quattro partner - Live Nation, AMSA, CORIPET e CIAL - hanno realizzato l’iniziativa “concerti sostenibili”, una serie di azioni per ridurre l’impatto ambientale degli show da maggio a settembre presso l’ippodromo La Maura e l’ippodromo San Siro.

Le azioni comprendono la raccolta selettiva bottiglie in PET in collaborazione con CORIPET, la raccolta selettiva di lattine di alluminio in collaborazione con CiAl, la raccolta del cartone, il test di litter-picking in area dopo concerto grazie allo staff I-Recycle e il presidio delle aree riciclo.

Associazioni di volontari

Spicca dal 2023 la Associazione Angeli del Bello Milano che, con l’attiva cooperazione di AMSA, opera in varie aree urbane di Milano e Città metropolitana con gruppi di volontari e anche di persone “Messe alla Prova” dal Ministero della Giustizia.

Solo nel corso del 2025 gli Angeli del Bello di Milano hanno operato per più di 500 interventi. Tra cui rivestono particolare significato quelli settimanali presso gli enormi spazi aperti dell’Ospedale di Niguarda e dell’Ospedale Sacco.

Per informazioni: www.angelidelbellomilano.org

La partecipazione dei cittadini volontari che affiancano AMSA trova un buon esempio negli Angeli del Bello di Milano ODV. Nella foto, primo a destra in piedi Roberto De Micco, uno dei fondatori, e i membri del Consiglio direttivo: al centro in piedi Andrea Jarach, nella prima fila seconda da destra Maria Dolores Vergani, Presidente della Associazione, e primo da sinistra in ginocchio Matteo De Paolis, anima del progetto “Messi alla Prova”, fiore all’occhiello della Associazione.

Dopo ogni concerto all’Ippodromo, AMSA, con il progetto I-DAYS e il coinvolgimento dei volontari, si occupa del recupero dei rifiuti

>> Angeli del Bello a Niguarda

DIRITTO E PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

DI GUSTAVO CIOPPA

Gustavo Cioppa

(Napoli, 1942) è un magistrato italiano, docente presso l’Academy “Psicologia in Tribunale”, editorialista per il settimanale “Il Ticino” e per l’Osservatorio Metropolitano di Milano. È stato Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia.

Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Gustavo_Cioppa

Alla luce dei criteri della salvaguardia delle risorse e dell’ambiente è d’uopo soffermarsi su come l’impresa, espressione per antonomasia dell’iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), vada a porsi in dialettica con il quadro normativo, soprattutto con quello sanzionatorio, costituito dall’impianto del d.lgs. 152/2006 (c.d. “Codice dell’ambiente”) e dai “delitti contro l’ambiente” (Titolo VI bis del Codice penale, introdotto dall’art. 1 della l. n. 68/2015). Si tratta di un “corpus” di reati dalle sanzioni severe, come è giusto che sia, considerata la lesione al primario bene giuridico, di portata collettiva e patrimonio di tutti, che è l’ambiente: così, per il reato di “disastro ambientale” (art. 452 quater c.p.) è prevista la pena della reclusione da cinque a quindici anni; per il reato di “traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività” (art. 452 sexies c.p.) è prevista la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 10.000 a euro 50.000 e per il reato di “inquinamento ambientale” (art. 452 bis c.p.) è prevista la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 10.000 a euro 100.000. A completare il quadro sanzionatorio vi sono le disposizioni del Codice dell’ambiente, d.lgs. n. 152/2006. Così, tale normativa, di carattere generale, ancorché contenuta in una disciplina specifica, a partire dall’art. 300 del Codice, norma di ampio risalto dottrinale e giurisprudenziale, relativa al c.d. “danno ambientale”, prevede, all’art. 255, il reato di “abbandono di rifiuti”, all’art. 256 il reato di “gestione di rifiuti non autorizzata”, all’art. 256 bis il reato di “combustione illecita di rifiuti” e all’art. 259 il reato di “traffico illecito di rifiuti”, solo per citare le ipotesi delittuose più ricorrenti. Si tratta di reati che si verificano sovente, per la

verità, a testimonianza di come, da ormai un secolo, la criminalità vada assumendo nuove forme, per fondersi e confondersi nell’economia lecita e nelle attività lecite. Di qui l’insufficienza, in sede di accertamento probatorio, dell’antico criterio del “versari in re illicita”, ossia dell’essersi verificato il fatto in un contesto puramente illecito. A intervenire in questo quadro, in attuazione della direttiva 2024/1203, è il d.l. n. 116 dell’8 agosto 2025. Con tale misura, vengono a inasprirsi le pene previste per il reato di “abbandono di rifiuti” (che viene “spacchettato” in tre distinte ipotesi criminose), per il reato di “gestione illecita di rifiuti” e di “traffico illecito di rifiuti” e vengono a enuclearsi nuove ipotesi criminose, come l’art. 259 bis e l’art. 259 ter del Codice. Il reato, tuttavia, che funge da “trait d’union” tra sistema delineato dal d.lgs. n. 152/2006 e il Codice penale è certamente quello di cui all’art. 452 quaterdecies c.p. (“attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”), reato, integrato da tre elementi, quali (1) la sussistenza dell’organizzazione, (2) la pluralità delle operazioni e (3) gli ingenti quantitativi, che vede al centro della disciplina sanzionatoria la mano oscura delle organizzazioni criminali, le quali, sfruttando fenomeni produttivi leciti, come la filiera produttiva della carta e dei metalli, possono insinuarsi nell’economia, danneggiandola e danneggiando l’ambiente. Unitamente a ciò, la novella normativa introduce anche i reati ambientali nel novero dei “reati presupposti” di cui al d.lgs. n. 231/2001, normativa relativa alla responsabilità penale delle persone giuridiche. Proprio su tale ultimo contesto operativo, quello del d.lgs. n. 231/2001, ci si deve soffermare. E infatti, proprio l’elaborazione

di efficaci, trasparenti, completi e analitici “modelli 231” può consentire all’azienda di prevenire l’integrazione di numerose ipotesi illecite. L’inasprimento delle sanzioni, infatti, è misura che, senza un adeguato paradigma preventivo, risulterebbe inefficace. Ed ecco dunque, in tal senso, il ruolo fondamentale e imprescindibile della “compliance” e della “due diligence”. Come ricorda infatti l’Osservatorio Metropolitano di Milano, è doveroso “conoscere, per deliberare” (Einaudi) ed in tal senso un modello 231 completo, chiaro, trasparente, a un tempo sintetico e analitico, nonché conforme a una normativa in continua evoluzione, può fare la differenza, per un’azienda, tra il vedersi irrogare una sanzione o “parare il colpo”. Ma non è tutto. Sono molti i temi di cui è prolifica la normativa in tema di inquinamento ambientale, di traffico illecito di rifiuti e in generale di lesione, anche solo in punto di pericolo, del bene giuridico “ambiente”, che è patrimonio di tutti, sia perché già i latini lo consideravano “res communis omnium”, sia perché, ora l’art. 9 della Costituzione contempla, accanto al “paesaggio” e al “patrimonio culturale e artistico” della Nazione, anche l’autonomo e autoevidente bene giuridico “ambiente”. Siamo allora tutti chiamati e tenuti a proteggere questo prezioso e delicato bene materiale e giuridico, a tutela soprattutto delle nuove generazioni, in ossequio al principio, giuridico e metagiuridico, di matrice comunitaria, di “equità intergenerazionale”, recepito peraltro negli allegati al d.lgs. n. 118/2011. Di qui la frequenza con la quale la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha richiamato il principio “chi inquina paga”. “Paga” sia sul piano civile (art. 300 del d.lgs. n. 152/2006, art. 2043 c.c.) sia sul piano penale, siccome detto. Ma chi è davvero “tenuto” (art. 1173 c.c., art. 1218 c.c.) a rispondere di un inquinamento, magari grave e diffuso?

Secondo la giurisprudenza nazionale e comunitaria, di esso risponde il responsabile in concreto, ossia chi, al di là degli schemi della forma giuridica, è colui

>> La legislazione italiana sui reati ambientali è molto articolata e sempre più soggetta al recepimento di regole dell’UE.

che ha dato causa al danno. E allora, non pochi problemi si pongono con riferimento alle ipotesi di gestione da parte di terzi dei materiali inquinanti, ove è ravvisabile una responsabilità solidale (artt. 1292 e ss. c.c.) degli esecutori materiali, di chi aveva in custodia i materiali e di chi governava con signoria causale la gestione dell’operazione. Del pari, in ipotesi, non poco frequente, di fallimento della ditta, essa non può esentarsi dalla propria responsabilità, attribuendone l’onere esclusivamente alla curatela, la quale sì subentra nella posizione sostanziale e processuale della ditta fallita, ma non la esime da propria responsabilità, sovvertendo, in ipotesi, gli schemi dell’imputazione causale in concreto. E in effetti, proprio perché l’ambiente, quale bene pubblico, è “affare di tutti”, è giusto e doveroso che proprio in tal contesto siano predicabili i paradigmi dell’obbligazione di garanzia (art. 1936 e ss. c.c.; art. 40 comma 2 c.p.) e della responsabilità solidale (art. 1292 e ss. c.c.). Troppo comodo è infatti l’asserire “non sapevo”: ebbene, se non hai saputo, è perché non ti sei preoccupato di chiedere, di avere informazioni, di esigere

report e documentazione, di indagare, insomma, hai omesso un doveroso controllo! Ecco dunque che, siccome ne va del rating di legalità di un’azienda, che, per la commissione di illeciti ambientali, a mente dell’art. 95 del d.lgs. n. 36/2023, potrebbe essere esclusa dalla gara, è bene che tali errori, colposi o dolosi, vengano prevenuti, e ciò per la protezione di plurimi beni: quello dell’azienda, essa quale “istituzione” e “valore pubblico”, quello dei cittadini, dei giovani, delle nuove generazioni, dei bambini, degli anziani, della comunità tutta. Se vi è un perimetro giuridico entro cui la portata pubblicistica della comunità, dello Statocomunità, trova massima espressione, questo è probabilmente quello afferente alla tematica ambientale, ove vengono in rilievo interessi pubblici e privati e ove trova piena potenziale manifestazione il precetto e principio di sussidiarietà orizzontale, secondo cui “Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale (…)” (art. 118, ultimo comma, della Costituzione).

PUNTI DI VISTA

DECRETO RONCHI, LA PIETRA MILIARE

Con il D. Lgs n. 22 del 5 febbraio 1997, conosciuto come – decreto Ronchi – la legge italiana ha iniziato a preoccuparsi del corretto processo di gestione dei rifiuti. Infatti, fino a quel momento, lo smaltimento in discarica era la modalità più diffusa e la legislatura in merito era lacunosa e poco chiara.

il decreto Ronchi ha avuto il merito di modificare e disciplinare radicalmente i modelli di recupero e smaltimento dei rifiuti. Ha trasformato il concetto di rifiuto da problema a risorsa, introducendo, per la prima volta, nozioni e azioni che hanno segnato una svolta legislativa importante:

• incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti;

• definire una gerarchia di gestione dei rifiuti;

• introdurre il concetto di gestione integrata;

• incentivare la riduzione della produzione di rifiuti;

• risvegliare la coscienza ambientale di cittadini e istituzioni;

• incentivare la riduzione dello smaltimento in discarica;

• introdurre un sistema di tassazione equo, basato sulla quantità di rifiuti prodotti e sul tipo di attività svolta;

• sviluppare sinergie e collaborazioni tra imprese e comuni.

La riforma iniziata con il decreto Ronchi ha permesso al settore della gestione dei rifiuti di crescere esponenzialmente. Oggi, grazie alle successive riforme della legge sullo smaltimento dei rifiuti, l’Italia detiene il primato come modello di economia circolare. Un traguardo importante, nonostante ci sia ancora molto da fare.

La volontà di strutturare un sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti ha portato alla nascita del CONAI, a cui oggi aderiscono circa 800 mila imprese. Il Consorzio Nazionale Imballaggi ha segnato il

passaggio da una gestione dei rifiuti basata sulla discarica a un sistema integrato basato sulla prevenzione.

Il CONAI indirizza l’attività di riciclo dei 6 Consorzi di filiera (RICREA, CIAL, COMIECO, RILEGNO, CORPLA e COREVE), garantendo il recupero dei materiali da imballaggio, come: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Inoltre, coordina le attività e le comunicazioni dei Consorzi con la Pubblica Amministrazione.

Le aziende aderenti finanziano il CONAI con un contributo obbligatorio che consente di sostenere le attività di raccolta differenziata e di riciclo dei rifiuti di imballaggio. Infine, collabora con i Comuni per garantire ai cittadini che i materiali provenienti dalla raccolta differenziata siano trattati con processi di recupero e riciclo corretti.

Dal decreto Ronchi al testo unico ambientale TUA

La riforma della gestione dei rifiuti introdotta ha aperto la strada verso la consapevolezza di azioni mirate a un miglioramento continuo. Purtroppo, come spesso accade, un consistente numero di provvedimenti attuativi, previsti dal d.lgs 22/97, non sono mai stato adottati. Dunque, nel 2006, abbiamo assistito a una nuova profonda trasformazione della normativa nazionale sui rifiuti. Il d.lgs 152 del 3 aprile 2006 – Testo Unico in materia Ambientale – conosciuto anche come TUA, o Codice dell’ambiente, ha ridisegnato il decreto Ronchi, recependo altre 8 direttive comunitarie.

Il Testo Unico Ambientale è composto da 318 articoli e accende i riflettori in 5 settori specifici:

• danno ambientale;

• rifiuti e bonifiche;

• Via (valutazione ambientale strategica) e Vas (valutazione d’impatto ambientale);

• difesa del suolo e tutela delle acque;

• tutela dell’aria.

Le norme in materia di gestione dei rifiuti sono contenute, in dettaglio, nella “Parte quarta” del d.lgs 152 del 3 aprile 2006.

Classificazione dei rifiuti

Le misure introdotte dal TUA sottolineano l’importanza della prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, a cui seguono le attività di recupero e, come estrema soluzione, lo smaltimento. Ci soffermiamo in particolare sull’art. 184 del d.lgs 152/06 che classifica e distingue i rifiuti secondo:

• origine – rifiuti urbani o rifiuti speciali;

• caratteristiche di pericolosità – rifiuti pericolosi o rifiuti non pericolosi.

• destinazione finale – non riutilizzabili, da avviare a smaltimento, o riutilizzabili, da avviare a smaltimento o a recupero, in base ai casi.

La classificazione dei rifiuti è un punto chiave per una corretta gestione degli scarti, poiché permette di incanalarli verso il percorso idoneo per trasformarli in una risorsa.

Un altro punto fondamentale è l’articolo 184-ter – Cessazione della qualifica di rifiuto. Un concetto che è stato rivisto e integrato di recente, con l’entrata in vigore dell’art. 14-bis della legge n. 128/2019 –Decreto crisi aziendali e tutela del lavoro. La disciplina che regola la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), permette agli scarti differenziati e recuperati di essere considerati prodotti da reimmettere sul mercato. Ormai, la strada è tracciata e gli effetti del decreto Ronchi hanno aperto l’Italia al recepimento nell’ordinamento nazionale delle Direttive europee in materia di rifiuti e di economia circolare.

IL SISTEMA CONSORTILE

CONAI è il Consorzio Nazionale Imballaggi – un consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia attraverso il Dlgs. 152/06 e di coordinare i 6 Consorzi dei materiali: Acciaio, Alluminio, Carta, Legno, Plastica e Vetro.

I materiali da imballaggio costituiscono circa l’8 % del totale dei rifiuti prodotti in Italia. Tra i rifiuti di imballaggio prodotti, una quota molto alta viene riciclata o recuperata: ad esempio, nel 2024 l’Italia ha avviato al riciclo circa il 76,7 % dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo, con una percentuale maggiore se si considera anche il recupero energetico.

Nel 2024 il sistema CONAI ha prodotto 3,8 miliardi di euro di valore economico, contribuendo per 2 miliardi di euro al PIL nazionale e sostenendo oltre 24 mila posti di lavoro lungo l’intera filiera del riciclo.

“Lo vediamo nei numeri ma anche nel ruolo più ampio che il sistema svolge: non gestiamo semplicemente i materiali di imballaggio post consumo, ma attiviamo filiere, abilitiamo settori strategici, generiamo lavoro e riduciamo la dipendenza dalle risorse naturali”, commenta Ignazio Capuano, Presidente CONAI. “Ogni euro di Contributo Ambientale genera valore che si moltiplica nel Paese, dimostrando che la sostenibilità può essere non solo doverosa, ma anche straordinariamente produttiva. Ambiente e competitività non sono in contrasto: il riciclo è una vera infrastruttura industriale nazionale, capace di produrre benefici economici, occupazionali e ambientali”.

Il riciclo si conferma anche un attore essenziale nella transizione verso un modello circolare che produce benefici ambientali sempre più importanti.

Grazie al riciclo degli imballaggi l’Italia

ha risparmiato nel 2024 12,2 milioni di tonnellate di materie prime vergini, ossia il peso di oltre 830 Torri di Pisa; ha evitato l’utilizzo di energia primaria, pari ai consumi domestici della metà delle famiglie italiane. Dal Report di CONAI emerge così la crescente interdipendenza tra sostenibilità, innovazione e competitività. Le analisi relative alle imprese soggette a schemi EPR (Extended Producer Responsibility) mostrano infatti come alti tassi di riciclo e modelli collaborativi producano nel tempo maggiore efficienza, fiducia degli investitori e valore finanziario.

“Sostenibilità significa capacità di trasformare una visione ambientale in valore industriale. Ogni cifra del rapporto non è solo un dato, ma il racconto di un impegno che coinvolge imprese, comunità e territori, e che rende visibile ciò che spesso rimane nascosto: le storie dei materiali, delle persone e delle filiere che lavorano insieme come in un film a più livelli”, sottolinea

Fontana, Direttore Generale CONAI. “La qualità delle filiere, l’innovazione tecnologica e la collaborazione con i territori sono i pilastri che ci consentono di ottenere risultati concreti e di rafforzare la competitività del Sistema Paese, consolidando il ruolo dell’Italia nella transizione circolare europea. In un contesto storico-economico segnato da dinamiche tecnologiche, geopolitiche e di mercato sempre più complesse, CONAI ha promosso un dialogo tra istituzioni, imprese e operatori finanziari che ha portato all’individuazione di un insieme di priorità strategiche fondamentali per rafforzare la resilienza e la competitività del sistema. È emersa, innanzitutto, la necessità di regole chiare, orientate ai risultati e capaci di consolidare fiducia e pianificazione industriale. Una maggiore stabilità normativa rappresenta infatti un presupposto imprescindibile per creare condizioni favorevoli agli investimenti.

Ignazio Capuano Presidente CONAI
Simona Fontana Direttore Generale CONAI
Simona
L’attività di CONAI ha consentito di ridurre enormemente i conferimenti di rifiuti in discarica, recuperandone le preziose materie prime

FOCUS

ACCIAIO, RICREA

Presidente: Domenico Rinaldini

Direttore Generale: Federico Fusari

Il riciclaggio dei materiali ferrosi (e dei metalli in genere) è praticato sin dai tempi più remoti, in quanto tali materiali possiedono un valore economico ed è più conveniente produrre metalli fondendo rottami metallici invece che materie prime vergini.

Attualmente, la raccolta differenziata e il riciclaggio degli imballaggi in acciaio in Italia è gestita a livello nazionale dal Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio (RICREA), parte del sistema CONAI.

Nel 2023 il Consorzio RICREA ha permesso il riciclaggio di 428.043 tonnellate di imballaggi in acciaio, pari all’87,8% della quantità immessa al consumo nel territorio nazionale. Il Consorzio è attualmente convenzionato con 5.968 comuni italiani, il 76% del totale, rappresentanti l’85% della popolazione italiana.

ALLUMINIO, CIAL

Presidente: Carmine Bruno Rea

Direttore Generale: Stefano Stellini

La riduzione del consumo di risorse e di emissioni risulta oggi l’obiettivo primario in qualsiasi settore in un’ottica di sostenibilità ambientale. In questo senso il riciclo virtuoso dell’alluminio costituisce uno dei massimi esempi di come si possono combinare insieme economia circolare e decarbonizzazione, punti strategici della transizione ecologica ed energeticasostenuta dall’Unione Europea. Conosciuto nell’Ottocento come “Il metallo dei re” e considerato all’epoca più pregiato dell’oro, sebbene oggi abbia perso questo lussuoso primato, l’alluminio vanta il titolo di metallo più utilizzato, dopo il ferro, per la fabbricazione di milioni di prodotti nei più svariati settori.

Oggi l’intera produzione di alluminio in Italia proviene dal riciclo dello stesso e questo ha consentito una riduzione non solo dei costi economici legati

alla sua produzione, ma anche un minor impatto a livello ambientale. Secondo quanto riportato dal Consorzio Nazionale Imballaggi alluminio il riciclo dell’alluminio ha permesso un risparmio energetico di oltre 159 mila tonnellate equivalenti di petrolio.

Riciclo dell’alluminio: come avviene?

L’alluminio è un metallo che viene ricavato dalla bauxite, un minerale presente in natura in grandi quantità. Si attesta che, dopo l’ossigeno e il silicio, è il terzo elemento più abbondante andando a costituire circa l’8% della superficie terreste. Nonostante questo, come tante altre materie prime non è una fonte inesauribile e, pertanto, la possibilità di riciclare l’alluminio lo rende un materiale vantaggioso sotto diversi punti di vista. L’alluminio, infatti, possiede delle caratteristiche che lo rendono ottimale per il riciclo. È 100% riciclabile per cicli multipli e può essere riutilizzato all’infinito senza perdita delle sue proprietà distintive.

Una volta giunto al termine della fase di utilizzo, l’alluminio viene raccolto, smistato e pressato in imballaggi che vengono avviati al riciclo in fonderia. Giunto in fonderia, il materiale viene inizialmente pre-trattato a 500° per epurarlo da altre sostanze e, successivamente, fuso a circa 800°. L’alluminio liquido viene in seguito lavorato andando così ad ottenere diverse tipologie di semilavorati e nuovi manufatti adatti sia per l’industria automobilistica, per l’edilizia e per altri comparti. Attraverso il riciclo e la fusione, l’alluminio viene trasformato con la reimmissione della materia all’interno del ciclo produttivo senza penalizzazioni qualitative. Nonostante i numerosi ricicli infatti le proprietà strutturali quali leggerezza, conduttività, duttilità, plasmabilità, resistenza alla corrosione, riflettanza e amagnetismo rimangono inalterate. Proprio per questa peculiarità l’alluminio è considerato un modello esemplare di economia circolare. L’alluminio può dunque essere definito

il materiale circolare per eccellenza in quanto dal suo riutilizzo, riciclo e fusione può essere poi impiegato nuovamente nell’industria automobilistica, nell’edilizia, nei casalinghi e per nuovi imballaggi, generando un considerevole  risparmio in termini di produzione e costi ambientali.

CARTA, COMIECO

Presidente Amelio Cecchini

Direttore Generale Carlo Montalbetti

COMIECO è il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, e raggruppa cartiere, produttori, trasformatori e importatori di carta e cartone per imballaggio. È stato istituito nel 1985 come ente privato dalla volontà di un gruppo di aziende del settore cartario interessate a promuovere il concetto di “imballaggio ecologico” e dal 1997 è diventato Consorzio nazionale per il riciclo di questo tipo di materiale, in ottemperanza del d.lgs. 22/97, successivamente d.lgs. 152/06. Fa parte del sistema CONAI.

I Consorziati di COMIECO sono produttori, importatori e trasformatori di materiale e di imballaggi cellulosici, possono aderire anche i recuperatori. Il Consorzio stipula con le Amministrazioni locali convenzioni per la raccolta differenziata, e tramite questi soggetti gestisce volontariamente, d’intesa con CONAI, il sistema della raccolta e dell’avvio a riciclo dei rifiuti di carta e cartone provenienti dalla raccolta comunale.

Ad oggi COMIECO, in qualità di consorzio, raggruppa circa 3.330 aziende tra cartiere, trasformatori di materiale e di imballaggi cellulosici e impianti di recupero.

COMIECO si impegna, inoltre, in attività che vanno dalla prevenzione, mediante il sostegno di studi mirati alla realizzazione di imballaggi sostenibili, alla promozione della raccolta differenziata mediante attività di comunicazione e altre iniziative che hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul rispetto dell’ambiente e sull’importanza di una corretta raccolta differenziata

Stefano Stellini, Direttore Generale CiAL
Federico Fusari, Direttore Generale RICREA
Carlo Montalbetti, Direttore Generale COMIECO
Marco Gasperoni Direttore Generale di RILEGNO
Roberto Saettone, Direttore Generale COREVE
Nicola Semeraro Presidente RILEGNO
Domenico Rinaldini, Presidente RICREA
Amelio Cecchini, Presidente COMIECO
Carmine Bruno Rea, Presidente di CiAL
Giovanni Cassuti, Presidente COREPLA
Giovanni Bellomi, Direttore Generale COREPLA
Gianni Scotti, Presidente COREVE

FOCUS

PLASTICA, COREPLA

Presidente Giovanni Cassuti

Direttore Generale Giovanni Bellomi

COREPLA – Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica – è un consorzio privato senza scopo di lucro e con finalità di interesse pubblico, istituito per legge nel 1997, regolato dal decreto legislativo 152/2006 e successive modifiche.

Nel 2024 hanno aderito a COREPLA 2.426 imprese operanti nelle diverse fasi del ciclo di vita degli imballaggi in plastica. Esse sono suddivise in 4 categorie, salvo che non adempiano agli obblighi di legge secondo una delle modalità alternative previste.

“Produttori”: adesione obbligatoria da parte di imprese produttrici o

importatrici di materia prima per la fabbricazione di imballaggi in plastica; “Trasformatori”: adesione obbligatoria di imprese produttrici o importatrici di imballaggi in plastica;

“Autoproduttori”: adesione facoltativa da parte di imprese utilizzatrici che fabbricano i propri imballaggi in plastica o importano merci imballate;

“Riciclatori e recuperatori”: adesione facoltativa di imprese che riciclano e/o recuperano rifiuti di imballaggi in plastica.

Il Consorzio opera nell’ambito del sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio coordinato da CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), assicurando il ritiro degli imballaggi in plastica di competenza raccolti

>> La salvaguardia della natura si persegue anche attraverso il riciclo delle materie prime

sul territorio italiano, il loro riciclo e recupero.

COREPLA assicura la piena compatibilità ambientale della gestione degli imballaggi in plastica per raggiungere gli obiettivi di riciclo e recupero previsti dalla Direttiva comunitaria 94/62 CE, secondo criteri di efficienza, efficacia, economicità e trasparenza.

Il Consorzio supporta i 7396 Comuni aderenti nell’attivare e sviluppare adeguati sistemi di raccolta differenziata, riconoscendo loro o agli operatori da essi delegati i corrispettivi previsti dall’Accordo Quadro ANCI-CONAI a

supporto dei maggiori oneri sostenuti per lo svolgimento della raccolta.

COREPLA contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di recupero del materiale di competenza proveniente da raccolta differenziata, destinato prioritariamente al riciclo meccanico e, in subordine, al recupero energetico facendosi carico di tutte le necessarie operazioni preliminari. Il Consorzio svolge un’azione sussidiaria al mercato a favore delle imprese riciclatrici per il ritiro dei rifiuti d’imballaggio in plastica provenienti da attività economiche su superfici private.

LEGNO, RILEGNO

Presidente Nicola Semeraro

Direttore Generale Marco Gasperoni

RILEGNO opera all’interno del sistema Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e ha il compito di garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati per legge per il recupero complessivo degli imballaggi legnosi post consumo quali pallet, cassette, casse, gabbie e bobine per cavi provenienti sia dalla raccolta differenziata messa in atto

dalle Amministrazioni Comunali, sia dalla raccolta effettuata da operatori privati presso le industrie e la grande distribuzione.

RILEGNO è un ente consortile senza fini di lucro che garantisce il raggiungimento di una serie di obiettivi d’interesse nazionale.

VETRO, COREVE

Presidente Gianni Scotti

Direttore Generale Roberto Saettone

CoReVe, ovvero il Consorzio Recupero Vetro, è nato nel 1997, a seguito del d.lgs. 22/97, integrato con il d.lgs 152/2006. Hanno l’obbligo di aderirvi i produttori e gli importatori, sia industriali che commerciali, di imballaggi in vetro. Dal 2020, hanno l’opportunità di sottoscrivere l’adesione anche i recuperatori ed i riciclatori, su base volontaria e previo accordo con gli altri consorziati. CoReVe aderisce a sua volta a CONAI,

CoReVe ha personalità giuridica di diritto privato ma persegue finalità di

LE REGOLE DEL RICICLO DEL VETRO

Separa sempre il vetro dal sacchetto

Risparmi un sacco di vetro, se lo fai. Separa sempre tappi e coperchi da bottiglie e vasetti

Anche se nel tuo Comune alluminio e vetro devono essere conferiti nello stesso contenitore!

Dividi sempre i falsi amici: Ceramica, cristallo, vetro borosilicato e rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non vanno nel vetro ma rispettivamente nell’indifferenziata e con i rifiuti RAEE.

interesse pubblico e non ha fini di lucro. Inoltre, è tenuto a garantire l’equilibrio della propria gestione finanziaria con un approccio di gestione imprenditoriale.

Per garantire il ritiro e l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta urbana nazionale, CoReVe sottoscrive con i Comuni, o con i loro

Gestori delegati, apposite Convenzioni che disciplinano le modalità di ritiro e i corrispettivi economici da riconoscere loro per i maggiori oneri che comporta la raccolta differenziata del vetro.

L’entità di tale corrispettivo, erogato direttamente da CoReVe ai Comuni o Gestori della raccolta a ciò delegati, è proporzionale alla quantità raccolta e alla riciclabilità o qualità della stessa. Minori sono le impurità presenti, più alto è il corrispettivo spettante.

Il valore dei corrispettivi economici per la raccolta e la loro modulazione sono concordati, ogni cinque anni, con un Accordo nazionale siglato tra CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

Ma perché bisogna dividere e separare?

Tutte le volte che le macchine di selezione espellono con un soffio d’aria compressa le frazioni estranee (ovvero i frammenti di materiale diverso dal vetro) eliminano contemporaneamente anche tutti i frammenti di vetro perfettamente riciclabili al suo contorno.

E questo vale per tutto: sacchetti, tappi, coperchi e falsi amici. Ecco perché è così importante rispettare la raccolta differenziata e le regole di riciclo del vetro, dividendo e separando: si evita che venga sprecato vetro riciclabile al 100% e all’infinito.

FOCUS

CORIPET

BOTTIGLIE IN PET, CORIPET CORIPET, consorzio alternativo al più generalista COREPLA – che si occupa dell’insieme degli imballaggi in plastica – nasce da un dato che colloca l’Italia al primo posto mondiale per consumo di acqua minerale in bottiglia. Un primato che si traduce nell’utilizzo di oltre dieci miliardi di bottiglie in PET ogni anno. Per rispondere a questa realtà, CORIPET ha messo in rete produttori e riciclatori all’interno di un modello di economia circolare che coinvolge Comuni, grande distribuzione e cittadini. Un sistema che funziona attraverso tre azioni essenziali: raccolta, riciclo, rinascita. CORIPET è un consorzio volontario senza scopo di lucro, riconosciuto in via definitiva dal Ministero dell’Ambiente, che pone al centro del proprio operato le bottiglie in PET. Il consorzio raccoglie le bottiglie a fine vita, le avvia a riciclo e restituisce ai produttori associati rPET di qualità, destinato alla realizzazione di nuove bottiglie.

Un processo virtuoso noto come “Bottle to Bottle”, progettato per trasformare il fine vita dell’imballaggio in una risorsa, riducendo l’impatto ambientale e la necessità di plastica vergine.

Il sistema si fonda su gesti semplici, già noti e integrati da strumenti innovativi, che permettono di dare nuova vita a una bottiglia vuota. Come spesso accade, la differenza è data dalla disponibilità degli strumenti adeguati, dalla collaborazione tra soggetti diversi e dalla volontà di agire.

Il consorzio riunisce 63 imprese e nasce dalla collaborazione tra aziende con competenze complementari.

LA BOTTIGLIA IN PET E LA DIRETTIVA SUP

La bottiglia in PET (Polietilene Tereftalato) rappresenta una delle soluzioni più sostenibili per gli imballaggi alimentari. È resistente, leggera, igienica e adatta alla conservazione delle bevande. Inoltre, si presta a un riciclo meccanico efficiente, con costi ambientali ed economici contenuti.

Dal 27 marzo 2008 il PET riciclato può essere utilizzato per produrre nuove bottiglie. Il suo riciclo è oggi un requisito previsto dalla Direttiva SUP (Single Use Plastic), che rientra nella strategia dell’Unione Europea per la regolamentazione delle plastiche monouso.

Corrado Dentis

LE DUE MODALITÀ DI RACCOLTA E RICICLO

Il ciclo “Bottle to Bottle” si basa su una raccolta selettiva delle bottiglie in PET, realizzata tramite ecocompattatori installati presso Comuni o punti vendita della grande distribuzione convenzionata. Questa modalità consente di intercettare bottiglie già separate dagli altri imballaggi, permettendo un riciclo diretto con maggiore efficienza e minore impatto ambientale.

A questa modalità si affianca la raccolta tradizionale, gestita dai Comuni nell’ambito dell’accordo ANCI, che oggi conta oltre 737 convenzioni attive con le amministrazioni pubbliche. In entrambi i casi, il ruolo dei cittadini resta centrale.

LA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA

Sul territorio nazionale sono attivi oltre 1.500 ecocompattatori e le collaborazioni coinvolgono più di 118 insegne della GDO. L’obiettivo è concreto e misurabile: raccogliere bottiglie usate in PET, avviarle a riciclo e garantire rPET italiano ai produttori associati.

CORIPET gestisce più di 1500 compattatori presso la GDO

Rifiuti elettronici

I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) rappresentano oggi il flusso di scarti da gestire in più rapida crescita a livello mondiale, ridefinendo le dinamiche di mercato dell’intero settore del riciclo. L’aumento del volume di apparecchiature dismesse è accompagnato da una crescente domanda di materiali riciclati, trasformando i RAEE in un mercato sempre più competitivo. Il mercato richiede materiali riciclati, e la tendenza si sta spostando dall’estrazione mineraria all’urban mining. Anche i produttori stanno cercando sempre più di integrare materiali riciclati nei loro prodotti.

Il rialzo dei prezzi dei metalli preziosi, in particolare dell’oro, sta spingendo l’adozione di tecniche avanzate di recupero. Per rispondere a questa esigenza, sono stati sviluppati nuovi processi capaci di separare i metalli preziosi dalle frazioni molto fini, che in passato venivano spesso persi.

La spinta verso riciclati di alta qualità sta accelerando l’innovazione nella selezione, nel riconoscimento e nel controllo dei processi.

La trasformazione digitale avanzata sta modificando anche le operazioni degli impianti. Oggi è possibile non solo creare bilanciamenti di massa durante lo sviluppo dei processi, ma anche determinarli in modo completamente automatico e in tempo reale con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

Questi soggetti sono tra quelli riconosciuti come sistemi collettivi di responsabilità estesa del produttore (EPR) per specifiche categorie di rifiuti (olio, batterie, pneumatici, PET, ecc.)

CONOU – Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati Gestisce la raccolta e la rigenerazione degli oli lubrificanti usati.

CONOE – Consorzio Nazionale Raccolta e Trattamento degli Oli e Grassi Vegetali Esausti Si occupa di oli e grassi vegetali esausti.

CONSORZI COBAT – Sistema nazionale di raccolta, trattamento e riciclo:

• COBAT RIPA per pile e accumulatori esausti;

• COBAT RAEE, per rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche;

• COBAT TYRE per pneumatici fuori uso;

• COBAT COMPOSITI, per rifiuti in materiali compositi;

• COBAT TESSILE per i prodotti tessili giunti a fine vita.

CORIPET – Consorzio volontario per la raccolta e riciclo delle bottiglie in PET secondo un modello “bottle-to-bottle”.

CO.N.I.P. – Consorzio Nazionale Imballaggi Plastica (autonomo, per casse e pallet in plastica in closedloop).

POLIECO / ECOPOLIETILENE –Consorzi per la gestione di rifiuti in polietilene non imballaggio.

RENOILS – Consorzio/sistema per trattamento e recupero degli oli.

ALIPLAST/PARI – Sistema autonomo / consorzio per filiere di imballaggio alternativi a CONAI.

>> I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) rappresentano oggi il flusso di scarti da gestire in più rapida crescita a livello mondiale,

DA “FARE LA DIFFERENZIATA” A “FARE LA DIFFERENZA”

Riccardo Pase

(Bollate, 1973) è un imprenditore del settore energia e Consigliere regionale, Vicepresidente della VI Commissione “Ambiente e Protezione Civile” di Regione Lombardia.

Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Riccardo_Pase

Da molti anni grazie anche al mio ruolo istituzionale, prima come Presidente della Commissione Ambiente di Regione Lombardia, e ora come Vicepresidente, ho avuto l’onere e l’onore di trattare tematiche ambientali per la mia Regione e ove possibile incidere nelle scelte strategiche.

Non è stato semplice, come prima cosa, capire che alcune delle mie certezze e che sono le certezze di molti cittadini si basano su dati forvianti o quantomeno su aspetti culturali non corretti.

Ho sempre chiesto a tutti, al di là della parte politica o del ruolo ricoperto, di mettere da parte ogni ideologia quando ci si approccia, in modo particolare, a tematiche ambientali, che storicamente sono terreno di scontro ideologico e che oggi come tutti sanno sono alla base delle scelte politiche che incidono pesantemente sulle nostre vite.

L’esempio più calzante per fare capire questo concetto è forse la questione dei rifiuti: è incredibile come la gestione degli stessi, a seconda delle zone geografiche o dei Paesi, sia completamente diversa nel concreto.

I termovalorizzatori per esempio, che in alcune città sono funzionali alla gestione ambientale corretta dove si trasforma un problema in opportunità, in altre parti sono visti come un nemico che distrugge il territorio e che deve essere bloccato a ogni costo.

Dalla gestione si è poi passati a demonizzare la materia: prendiamo per esempio la plastica, che negli ultimi anni è diventata il nemico pubblico numero uno. È ovunque: nei mari, nelle campagne, perfino nei nostri corpi sotto forma di microplastiche. Di fronte a immagini scioccanti e dati allarmanti, la reazione è spesso istintiva: la plastica è il male e va eliminata. Ma la realtà è più complessa.

Ritengo ipocrita scaricare su un prodotto così versatile ed economico che ci ha accompagnato nel nostro percorso di crescita economica e sociale la responsabilità della nostra incapacità di gestirlo.

Demonizzare la plastica in sé rischia di semplificare troppo la realtà e paradossalmente, di rallentare le soluzioni.

La plastica diventa un problema solo quando viene usata in modo irresponsabile e smaltita male. Altrimenti, al contrario, può essere una grandissima risorsa.

Un esempio assurdo legato all’utilizzo mal gestito della plastica è quello rappresentato dall’obbligo del sistema di fissaggio per i tappi delle bottiglie, che ha costretto le aziende produttrici a sostenere spese ingenti per creare degli appositi stampi. In realtà però, non tutti sanno che i tappi, già prima di questo obbligo imposto dall’Unione Europea, venivano raccolti per il 94%, avvitati alle bottiglie e il poco restante comunque recuperato in altre forme.

Anche il concetto stesso del riciclo delle bottiglie di plastica per farle tornare ad essere sempre bottiglie è di per sé fuorviante, perché l’importante non è che dalla bottiglia riciclata si ricavi un’altra bottiglia, ma che quella plastica venga davvero recuperata, senza che venga utilizzata materia vergine. Un altro aspetto importante è quello dell’usa e getta. La convinzione generale è che la sostituzione degli oggetti in plastica usa e getta con i prodotti compostabili sia la soluzione del problema. Anche in questo caso la realtà è ben diversa. In questo modo,

infatti, si crea un ulteriore problema perché mentre il piattino, la forchettina o il bicchierino di plastica erano prodotti riciclabili nella filiera della plastica, oggi i prodotti biodegradabili compostabili in realtà non hanno una filiera di sbocco reale.

Non tutti sanno che la plastica nella raccolta differenziata ha un valore in positivo che può arrivare fino a 300 € a tonnellata, riconosciuto al Comune e scalato dalla TARI, mentre il prodotto biodegradabile smaltito nell’umido, al contrario, può costare dai 60 ai 100 € a tonnellata per il suo smaltimento. Questo in parole povere significa che, il medesimo prodotto acquistato al supermercato se è di plastica costa meno e ha un valore nel momento in

cui viene fatta una corretta differenziata. Mentre il prodotto biodegradabile non solo costa di più, ma ha pure insito in sé un costo per il suo smaltimento.

La beffa è che poi finirà nel rifiuto decadente degli impianti di selezione e andrà ad alimentare i termovalorizzatori o peggio nelle discariche.

Questa demonizzazione sta portando molti problemi.

Innanzi tutto, è bene sapere che a livello mondiale ogni anno la plastica immessa sul mercato aumenta comunque del 4%, che rappresenta di per sé un volume impressionante.

La riduzione voluta dall’ Europa sta portando costi economici e sociali sempre maggiori senza comunque

incidere sui volumi immessi a livello globale.

Per giunta questa politica europea ha portato ad un abbattimento dei costi della materia prima vergine rendendo non più sostenibile la filiera del riciclo.

È necessario abbandonare completamente il sistema basato sulla ideologia e iniziare invece ad essere pragmatici e dare risposte concrete, osservando e prendendo ad esempio anche le aziende leader del nostro territorio, che hanno permesso di raggiungere anche in maniera anticipata tutti gli obiettivi sfidanti che l’Europa ci ha posto in merito alla gestione dei rifiuti e che generano ricchezza e lavoro.

A MILANO UN MODERNO IMPIANTO PER IL TRATTAMENTO DELLA PLASTICA

L’impianto di recupero della plastica di Muggiano, a Milano sulla tangenziale ovest, si inserisce nella strategia industriale di A2A, che vede nell’economia circolare e nel recupero della materia uno dei suoi pilastri.

Qui arrivano gli imballaggi in plastica e metallo provenienti dal servizio di raccolta differenziata dei rifiuti.

Capacità di trattamento dell’impianto: 49.450 tonnellate all’anno(pari a circa 160 t/giorno)

Oltre 23.000 tonnellate all’anno di CO2 evitate grazie al trattamento e recupero della plastica.

L’impianto, applicando una serie di tecnologie avanzate, separa i rifiuti plastici per peso, forma e polimeri, per poterli poi avviare al recupero e riciclo.

A Muggiano non si spreca nemmeno la pioggia. Viene infatti raccolta e riutilizzata.

Sul tetto dell’edificio, un grande impianto fotovoltaico da 300kW permette di risparmiare ben 330.000 kWh all’anno.

Il suo compito è contribuire alle necessità energetiche del sito produttivo con una quota pari al 15% circa.

>> Linea di selezione dei rifiuti di plastica presso l’impianto di Muggiano.

Un consiglio da WikiMilano: Fare una visita virtuale agli impianti di A2A e AMSA sul sito Internet virtualtour.gruppoa2a.it

PROTAGONISTI

UN SECOLO DI INNOVAZIONE NELL’ALLUMINIO

Tra i protagonisti dell’economia circolare a Milano spicca Intals, azienda che opera con tecnologie di avanguardia nel recupero dell’alluminio senza mai dimenticare la propria storia.

La storia di Intals S.p.A., originariamente Vedani Carlo Metalli, rappresenta una narrazione di crescita, innovazione e visione imprenditoriale che attraversa quasi un secolo di attività nel settore delle leghe di alluminio.

Le origini e l’espansione del Dopoguerra Nata nel lontano 1902 come piccola fonderia, dagli anni ‘50, insieme alla ripresa economica italiana, l’azienda compie un passo decisivo trasferendosi in via Schievano, su un’area di 30.000 metri quadrati: uno spazio venti volte più grande rispetto al precedente stabilimento. Questo ampliamento simboleggia un’ambizione che guarda oltre i confini regionali. L’espansione geografica avviene rapidamente: dal mercato regionale l’azienda si proietta su quello nazionale e poi sui mercati esteri, consolidando una presenza internazionale destinata a diventare un tratto distintivo.

Il contributo della seconda generazione Negli anni ‘60, l’ingresso di Vincenzo ed Edoardo, figli di Carlo Vedani, si rivela determinante per lo sviluppo dell’impresa. Sotto la loro guida, la Vedani Carlo Metalli continua a crescere con ritmo sostenuto, investendo costantemente nell’aggiornamento e rinnovamento degli impianti produttivi per mantenersi all’avanguardia nel settore. Diversificazione e nuovi investimenti

Nel 1988 si verifica un’importante evoluzione: la Somet, società nata per gestire la parte commerciale dell’attività, acquisisce una fonderia ad Ambivere, in provincia di Bergamo. Questa mossa strategica rappresenta un passo significativo verso la diversificazione del

Marinella e Nicola Vedani con Andrea Jarach per il podcast dei protagonisti metropolitani lamiamilano.wikimilano.it

gruppo. Il 1997 segna un altro capitolo fondamentale con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Parona, in provincia di Pavia. Costruito su un’area di 140.000 metri quadrati, questo impianto all’avanguardia sostituisce quello storico di Milano.

Il nuovo millennio: crescita sostenibile e certificazioni

Con l’ingresso nel nuovo millennio, Vedani Carlo Metalli e Somet proseguono su un doppio binario di crescita. I due stabilimenti raggiungono capacità produttive impressionanti: 140.000 tonnellate all’anno per Vedani Carlo Metalli e 60.000 tonnellate per Somet. Sul piano qualitativo, l’innovazione tecnologica e il rispetto ambientale diventano le linee guida fondamentali. Questo impegno si concretizza nell’ottenimento di un sistema di gestione integrato, basato su certificazioni internazionali: ISO 9001 per la qualità, ISO

14001 per l’ambiente, ISO 45001 per la salute e sicurezza dei lavoratori, e ISO 50001 per l’energia.

Solidità finanziaria e resilienza

Un elemento distintivo della strategia aziendale è la solidità della struttura finanziaria, basata prevalentemente sui mezzi propri. Questa scelta, che evita le tentazioni dell’indebitamento facile, permette a Vedani Carlo Metalli e Somet di continuare a crescere anche durante gli anni di rallentamento dell’economia mondiale, dimostrando notevole resilienza.

La terza generazione e l’economia circolare

Nel 2005 entra in scena Marco, figlio di Edoardo, rappresentante della terza generazione della famiglia Vedani. Sotto la sua guida, l’azienda affronta con successo i periodi difficili della crisi del 2008 e compie una trasformazione significativa, diventando un pilastro fondamentale nell’economia circolare. L’internazionalizzazione e la diversificazione delle iniziative accelerano le trasformazioni degli ultimi anni. Le due aziende si configurano come una grande realtà multinazionale con rapporti commerciali in tutto il mondo. La struttura diventa sempre più manageriale grazie al contributo di capaci professionisti esterni alla famiglia Vedani, che tuttavia mantiene la proprietà al 100%.

Il futuro: Intals

Nel giugno 2013, per dare un segnale esplicito di questa continua evoluzione, la Vedani Carlo Metalli modifica la propria denominazione in Intals. Questo cambio rappresenta la volontà di un’azienda che, pur forte di una lunga storia di successi, vuole quotidianamente guardare al futuro alla ricerca di nuove sfide e opportunità, con l’atteggiamento di un’impresa giovane e dinamica, pronta a rimettersi continuamente in gioco nei mercati globali.

>> Nella foto in alto, Vincenzo Vedani, capostipite e fondatore dell’impresa di famiglia. Sopra, via Orefici a Milano a inizio ‘900, sede del primo laboratorio. In basso, l’atto costitutivo del 1902. Nella pagina di sinistra, lingotti di alluminio prodotti da Intals nella massima sostenibilità.

>> Immagini di varie fasi della lavorazione dell’alluminio presso Intals.

INTALS LEADER IN SOSTENIBILITÀ

In un modello di sostenibilità industriale, il riciclo dell’alluminio ha un ruolo fondamentale in quanto è un processo sostenibile, con un basso impatto ambientale. Infatti, la produzione di alluminio riciclato da oggetti esausti richiede solo il 5% dell’energia necessaria

rispetto al processo per estrarre materiale vergine dal minerale e produrre nuovo alluminio. Quindi, non è solo vantaggiosa in quanto riduce le nuove estrazioni di bauxite, ma permette una diminuzione del 95% del costo energetico necessario per l’estrazione e la produzione di alluminio primario. A ciò si aggiunge un

cospicuo abbattimento delle emissioni inquinanti.

L’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse è da sempre nel DNA di Intals, che svolgendo l’attività di recupero dei rottami di alluminio riesce a valorizzare materiali che altrimenti sarebbero rifiuti da smaltire. E da sempre Intals svolge questo lavoro migliorando continuamente l’efficienza dei processi e l’utilizzo delle fonti energetiche, con il duplice vantaggio di poter ottenere un prodotto a costi più bassi e un maggiore rispetto per l’ambiente. Perché ottimizzare la gestione dell’energia significa utilizzare meno e meglio le fonti energetiche e conseguentemente limitare al massimo le emissioni e quindi l’impatto ambientale.

>> Intals premiata con il Sustainability Award 2025

La missione dell’accoglienza

CasAmica e Intals condividono radici comuni, nate dalla visione e dai valori della famiglia Vedani. Nel 1986, Vincenzo ed Edoardo Vedani decisero di onorare la memoria del padre Carlo creando “La Casa dell’Accoglienza”, oggi CasAmica ODV. L’obiettivo era offrire sostegno a chi doveva affrontare cure lontano da casa. La missione era semplice ma potente: creare un ambiente accogliente in un momento di fragilità. Negli anni, l’associazione è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento nazionale nell’accoglienza durante il viaggio per la cura.

La centralità della persona

“Circa un milione e mezzo di persone ogni anno si spostano per motivi di cura, di cui 700.000 i parenti accompagnatori e 800.000 le persone malate che devono sottoporsi alle cure.” Con questo dato, Marinella Vedani ha messo in luce la dimensione umana di un fenomeno che coinvolge pazienti e famiglie in momenti delicati.

In questo contesto, l’accoglienza offerta da CasAmica assume un valore decisivo.

Le Case non sono semplici alloggi. Sono luoghi familiari e rispettosi della dignità di ogni persona. Offrono sostegno concreto a chi si trova lontano da casa durante un percorso di cura complesso.

Marinella Vedani ha ricordato che la relazione è il cuore dell’associazione. È un impegno quotidiano che coinvolge volontari, operatori e professionisti. Li unisce un forte senso di appartenenza. Le Case diventano così spazi in cui recuperare equilibrio e serenità, offrendo un supporto umano essenziale durante il viaggio per la cura.

Una cura nella cura

Uno degli aspetti più importanti emersi nell’intervista riguarda il rapporto tra CasAmica e i territori in cui opera. Ogni

Casa è inserita in una rete di collaborazioni locali che permette di rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone accolte. La presenza sul territorio non è solo organizzativa, ma anche culturale e profondamente umana.

Disporre di uno spazio accogliente in cui tornare la sera è un sostegno fondamentale

Un ambiente che ricorda, per quanto possibile, l’atmosfera della propria casa aiuta a ridurre lo stress e a recuperare energie. Offre equilibrio nelle fasi più difficili del trattamento.

Come sottolinea Marinella Vedani, “il ruolo dei volontari è essenziale”. Sono loro a trasformare gli spazi in luoghi realmente abitati. Offrono ascolto, presenza e piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza. Grazie a questo impegno condiviso, CasAmica è riconosciuta come un presidio di solidarietà, un punto di riferimento in cui la comunità si esprime attraverso vicinanza e sostegno concreto.

Un modello in evoluzione continua

In quarant’anni di attività, CasAmica ha saputo evolvere senza perdere il cuore della sua missione. Oggi l’associazione è strutturata in tre anime complementari: la fondazione, l’organizzazione di volontariato e l’impresa sociale. Questo modello integrato unisce visione strategica, operatività quotidiana e capacità di innovazione. Il risultato è un supporto più solido e organizzato per le famiglie.

La crescita è evidente anche nell’espansione delle strutture

Dai 16 posti letto degli inizi, CasAmica è passata a 150 posti distribuiti in 6 Case attive in Italia. Milano, Roma e Lecco rappresentano le presenze principali. A questa rete si aggiungerà presto una

>> Vincenzo Vedani (1935-2025) e il fratello Edoardo Vedani (1939), fondatori della Casa dell’Accoglienza, oggi CasAmica. Nella foto ricevono a Palazzo Marino il Premio Volti della Metropoli 2025 dalle mani del generale dei Carabinieri Pierluigi Solazzo e dal generale Andrea Fiducia della Guardia di Finanza.

nuova Casa a Segrate, vicino all’ospedale San Raffaele, con quasi 80 posti letto. È un passo importante che rafforza ulteriormente il ruolo dell’associazione come riferimento nazionale nell’accoglienza durante il viaggio per la cura.

I numeri di CasAmica a Milano

Le case di Milano offrono oltre 100 posti letto aumentabili secondo le necessità. Le persone accolte come anagrafica sono circa 3000 a Milano, per un totale di circa 30.000 pernottamenti l’anno. Il fenomeno della migrazione sanitaria coinvolge ogni anno circa 200.000 persone più l’indotto dei parenti accompagnatori nella nostra città. La permanenza media è di una settimana consecutiva per quanto riguarda gli adulti ma di periodi spesso molto più lunghi per quanto riguarda la malattia dei bambini ai quali è dedicata un’intera casa che ha la possibilità di accogliere contemporaneamente 12 nuclei familiari. C’è da considerare che le persone spesso tornano più volte l’anno per le lunghe terapie.

SCARTI ALIMENTARI: DA RIFIUTO A PREZIOSA RISORSA

UMBERTO AVANZI

Psicologo e specialista di ricerche di mercato

Ogni giorno nelle nostre case ci occupiamo degli scarti alimentari separandoli dagli altri rifiuti in modo da ottenere una raccolta differenziata utile al comune di Milano per riciclarli al meglio. Ma che fine fanno questi scarti alimentari? Come milanesi possiamo essere orgogliosi che la nostra città attraverso l’AMSA sia una delle più virtuose in Europa per la trasformazione dei rifiuti organici in un compost da utilizzare per concimare il terreno, attraverso un lungo processo di trattamento di tipo aerobico (consumo di ossigeno) che consiste nella putrefazione della materia organica.

Si può fare di più? Sì, attraverso un processo di tipo anaerobico (senza consumo di ossigeno) grazie ai microorganismi effettivi. Gli EM (Effective Microorganism) sono stati creati da Teuro Higa, professore all’Università del Ryukyus in Giappone; sono un armonioso mix di tre componenti di base, batteri fotosintetici, batteri lattici e lieviti che

grazie a un processo di fermentazione trasformano gli scarti organici in un compost di alta qualità.

Il compostaggio anaerobico fermentativo grazie agli EM sotto forma di Bokashi, una crusca fermentata con gli EM da aggiungere agli scarti alimentari, presenta notevoli vantaggi rispetto al tradizionale compostaggio putrefattivo:

- tempi di trasformazione molto più rapidi; - non decompone la materia organica ossidandola fino allo stato inorganico fine (mineralizzazione), ma la trasforma in una forma solubile in acqua, facilmente assimilabile dalle piante; - aumenta anziché diminuire il valore energetico del compostaggio; - last but not least, non produce cattivi odori.

Cosa può fare ognuno di noi?

È possibile effettuare questo compostaggio con gli EM anche in casa immettendo gli scarti alimentari e il Bokashi in un apposito bidoncino con un doppio fondo per la raccolta del percolato. Potremo utilizzare il compostaggio così ottenuto nel giardino o per le piante in vaso e il liquido opportunamente diluito per innaffiare le piante.

Personalmente ho scoperto gli EM più di 10 anni fa in occasione della presentazione presso il vivaio di Marina Coccetti a Lisanza (VA) fatta da Vanni Ficola che può essere considerato il “papà” degli EM in Italia; da allora oltre a un orto rigoglioso sono riuscito a far fiorire due volte in casa il tronchetto della felicità dal profumo intensissimo. Purtroppo l’attuale legislazione non permette il trasporto da parte dei singoli cittadini degli scarti alimentari

così trattati poiché vengono ancora considerati rifiuti e come tali potenzialmente pericolosi; a Milano solo l’AMSA è autorizzata al trasporto della frazione umida della raccolta differenziata. L’unica eccezione è il cosiddetto “compostaggio di comunità” che permette di trattare gli scarti alimentari in loco senza trasporto, per esempio nel giardino di un condominio. Attualmente stiamo realizzando un progetto formulato dal Rotary Milano Arco della Pace, al quale appartengo, che prevede di realizzare il compostaggio di comunità all’interno di due importanti realtà milanesi: Oklahoma, un centro per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, e Palazzo Cusani sede del Presidio militare e Circolo Ufficiali dell’Esercito; entrambe hanno una mensa attraverso la quale raccogliere e compostare in loco gli scarti alimentari, e spazi verdi (orto o giardino) dove interrare il compost. Siamo fiduciosi che questa prima iniziativa milanese possa portare a un ripensamento da parte del Comune per consentire di realizzare questo tipo di compostaggio anche a Milano superando i vincoli legislativi. Così come fatto da vari comuni italiani, ad esempio Campo Tures in Alto Adige.

Per maggiori informazioni: www.emita.it

Vanni Ficola (papà degli EM in Italia) www.pulitisenzachimica.com

Umberto Avanzi

Psicologo, Ricerche di mercato www.social-qualitative.com

>> Nella pagina a sinistra, la presentazione a Palazzo Isimbardi dello studio sul ruolo sociale dello Sport il 12 novembre scorso. Nell’ordine in foto Martina Riva (Comune di Milano), Dario Bolis (Fondazione Cariplo), Federica Picchi (Regione Lombardia), Filippo Grassia (Osservatorio Metropolitano di Milano) e gli altri prestigiosi relatori ed ospiti nella Sala Consiglio della Città Metropolitana.

In questa pagina, nella Sala Belvedere di Palazzo Lombardia il 10 novembre scorso Carla De Albertis illustra con il prof. Renato Mannheimer la ricerca di Osservatorio Metropolitano di Milano sulle abitudini in cucina dei cittadini lombardi ed italiani e sull’importanza di una corretta educazione alimentare. Nelle immagini, l’Assessore regionale Elena Lucchini apre i lavori e, oltre ai già citati, i relatori Annarosa Racca (Federfarma Lombardia), Costanza Alvisi (ASST Pavia), Evelina Flachi (FEI) e Rosaria Iardino (Fondazione The Bridge).

>> Nella pagina a sinistra e in questa, alcuni eventi recenti che hanno coinvolto l’Osservatorio Metropolitano di Milano e i suoi protagonisti.

Oltre alla visita del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana al Direttivo dell’Osservatorio, si distinguono nelle varie immagini la Presidente Onoraria dell’Osservatorio Giovanna Iannantuoni, il Presidente Camillo de Milato, il Past-President Andrea Orsini, il Vicepresidente Filippo Grassia, la Responsabile Cultura e Sociale Carla De Albertis, l’autrice Laura Bajardelli, il giornalista ed editore Fabio Massa, Presidente della Fondazione Stelline e cofondatore della testata WikiMilano, il magistrato Gustavo Cioppa, nostro editorialista e altre personalità di primo piano.

Gli scenari in cui sono impegnati vanno dall’Istituto dei Ciechi di Milano, al Palazzo Reale di Milano, alla Scuola Militare Teulié per il Premio Paladini delle Memorie, a Palazzo Lombardia, al corso di cultura politica presso l’auditorium

Claudio De Albertis di Assimpredil-Ance, alla sede dell’Osservatorio

Metropolitano di Milano.

ANTONINO LA LUMIA Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano

Antonino La Lumia

(Palermo, 1978) è un avvocato italiano, ad oggi il più giovane presidente alla guida dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Presidente del CdA della Fondazione Forense di Milano e Vicepresidente dell’Unione Lombarda degli Ordini Forensi.

Milano è una città che cambia velocemente e che, nel cambiamento, ridisegna anche il perimetro della giustizia, delle professioni e dei diritti. L’avvocatura, storicamente radicata nella vita civile e istituzionale della città, si trova oggi a misurarsi con nuove sfide: sostenibilità economica, transizione digitale, internazionalizzazione, riforme processuali, giovani generazioni, welfare della professione e rapporti con le istituzioni. Ne parliamo con Antonino La Lumia, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano dal 14 febbraio 2023, impegnato in questi mesi anche sul fronte nazionale e nella battaglia referendaria per la separazione delle carriere.

diritti. A Milano abbiamo promosso una linea non ideologica: non rifiuto, non entusiasmo acritico, ma governo del fenomeno. La Carta dei Principi “HOROS”, approvata dall’Ordine, nasce da questa esigenza: orientare l’uso dell’AI con valori chiari di accountability, supervisione umana e integrità dei processi. L’innovazione non deve comprimere il giudizio professionale: deve amplificarlo. La tecnologia può accelerare il lavoro, ma il senso del diritto resta umano.

D. A proposito di “governo del fenomeno”: le aggregazioni professionali hanno assunto un ruolo sempre più rilevante. Perché?

Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Antonino_La_Lumia

D. Presidente La Lumia, quali sono le direttrici del suo mandato alla guida dell’Ordine degli Avvocati di Milano? R. Il nostro mandato ha una bussola chiara: sostenere la professione con strumenti concreti e collocarla nel suo tempo storico. Sostenibilità economica, innovazione, formazione, internazionalizzazione e valorizzazione dei giovani non sono capitoli separati, ma parti di un’unica strategia. L’avvocatura non è una categoria, ma una funzione sociale che media conflitti, garantisce diritti e presidia l’equilibrio della giurisdizione. Per farlo, deve essere forte, preparata e capace di leggere la complessità. L’obiettivo è dotare l’avvocatura milanese delle condizioni per esercitare pienamente questo ruolo e, per questo, ringrazio tutti i Consiglieri e le Consigliere dell’Ordine, insieme a tutti i nostri collaboratori, per il loro fondamentale impegno quotidiano.

D. Quanto incide la dimensione tecnologica? L’intelligenza artificiale sta cambiando la professione?

R. È già cambiata. La tecnologia non è un accessorio, è un’infrastruttura cognitiva. La sfida è tenerla dentro una cornice di responsabilità, trasparenza e tutela dei

R. Perché la competizione contemporanea non si vince da soli. Gli studi legali oggi devono organizzarsi, integrare competenze, offrire servizi complessi e multidisciplinari, dialogare con mercati sempre più globalizzati. Milano è un laboratorio vivissimo in tal senso: dalle reti tra studi boutique alle partnership con fiscalisti e consulenti, fino ai modelli consulenziali integrati. Le aggregazioni non ridimensionano l’identità dell’avvocatura, ma ne aumentano la capacità d’impatto. In questo scenario, l’Ordine non può essere un osservatore: deve facilitare e accompagnare, avendo cura di coniugare crescita delle opportunità e tutela dei valori fondanti della professione.

D. Internazionalizzazione: è un asse strutturale del suo mandato. Qual è il senso di questo investimento?

R. Milano è una città internazionale per natura: nel diritto, nell’economia, nella cultura e nella finanza. È evidente che l’avvocatura milanese debba dialogare con le altre giurisdizioni, confrontarsi con le esperienze straniere, aprire canali per i giovani e per gli studi. La nostra Commissione Rapporti Internazionali, guidata da Francesca Zanasi, ha un ruolo

centrale: le collaborazioni con gli Ordini e le Law Societies europee e extraeuropee, le iniziative con tante realtà, tra cui Hong Kong, Tokyo, Seul, Parigi, Londra e Stati Uniti, come lo stage negli studi esteri, sono strumenti per creare competenze e occasioni. Ma soprattutto sono una forma di posizionamento: l’avvocatura non può rinchiudersi nella dimensione domestica, perché il diritto non è più domestico.

D. Lei insiste molto sulla formazione e sulle nuove competenze. Perché sono centrali?

R. Perché senza competenze non c’è

giurisdizione credibile. La formazione non è un adempimento, è un atto identitario. La professione si regge sulla conoscenza del diritto, certo, ma anche sull’organizzazione dello studio, sulla managerialità, sulle soft skills, sui dati e sull’uso degli strumenti tecnologici. È per questo che, all’ultimo Congresso Nazionale Forense di Torino, abbiamo promosso la cosiddetta Agenda dell’Innovazione Forense, che colloca l’avvocatura dentro le trasformazioni normative, economiche e tecnologiche

in corso. Il futuro non va previsto, va preparato.

D. Veniamo ai giovani. Come si sostiene davvero chi entra nella professione?

R. Restituendo opportunità, mobilità e dignità. I primi anni sono i più difficili: si costruisce il proprio orizzonte professionale senza la forza economica, relazionale e organizzativa degli studi consolidati. I nostri progetti dedicati ai giovani avvocati nascono per offrire strumenti nuovi: formazione multidisciplinare, opportunità

Antonino La Lumia

internazionali, stage all’estero e programmi di mentoring. È una grande sfida per l’avvocatura: o investe sui giovani, o si impoverisce.

D. C’è poi la dimensione istituzionale dell’avvocatura. Lei parla spesso di funzione sociale. Che cosa significa oggi? R. Significa presidiare il diritto nei luoghi dove il diritto si misura davvero: nelle aule dei tribunali, negli uffici giudiziari, negli istituti penitenziari, nei rapporti tra cittadino e istituzione. L’avvocatura tutela diritti, rappresenta interessi legittimi, assicura il contraddittorio e media conflitti. È una funzione essenziale per la democrazia costituzionale, perché senza difesa non c’è giustizia.

Ma funzione sociale significa anche guardare alle fragilità. Mi riferisco alle carceri: un luogo dove lo Stato è più esposto e dove i diritti sono più vulnerabili. La condizione carceraria non è un capitolo secondario della civiltà giuridica. Riguarda la dignità umana, la rieducazione, la salute, la sicurezza e il senso stesso della pena. L’avvocatura ha il dovere di tenere aperta quella finestra. Milano, in questo campo, ha una tradizione seria di collaborazione con magistratura e amministrazione penitenziaria. È un metodo ambrosiano: lavorare insieme, per problemi reali, senza retorica e senza conflitti inutili.

D. In parlamento è in discussione la riforma della legge professionale. Qual è il suo giudizio?

R. È una riforma necessaria. La professione deve essere letta nella sua dimensione contemporanea: indipendenza, accesso, sostenibilità, innovazione e internazionalità. È importante che il legislatore ascolti l’avvocatura reale e non quella immaginaria. La riforma deve servire a costruire una professione più forte e più utile al Paese.

D. Dal 2022 al 2025 lei è stato Tesoriere dell’Organismo Congressuale Forense. Quanto ha inciso questa esperienza nazionale?

R. Moltissimo. È stata un’esperienza di profondità e responsabilità, nella

quale ho potuto lavorare su temi fiscali, previdenziali, organizzativi e istituzionali, misurandomi con la complessità del rapporto tra politica, istituzioni e avvocatura. Il Congresso Nazionale Forense è il luogo nel quale si definiscono le linee strategiche della professione. È anche una palestra di pluralismo, che considero indispensabile.

D. Parliamo del referendum sulla giustizia e sulla separazione delle carriere. Lei, a titolo personale, è impegnato con un Comitato per il Sì. Qual è il cuore della questione?

R. Il cuore è l’articolo 111 della Costituzione: la terzietà del giudice, l’equilibrio del processo penale, la credibilità della giurisdizione. La separazione delle carriere non è un tema corporativo, riguarda i cittadini. Un processo equo richiede che chi accusa e chi giudica abbiano una collocazione ben distinta e seguano percorsi professionali divisi. È una riforma che guarda alla qualità della democrazia costituzionale, non all’interesse di una parte. Il referendum consentirà ai cittadini di pronunciarsi su una questione che attraversa la nostra civiltà giuridica.

D. Milano: che rapporto deve instaurare l’Ordine con la città?

R. Un rapporto di appartenenza, dialogo e responsabilità. Milano non è solo il luogo dove si esercita la professione: è il punto in cui si incrociano innovazione, economia, università, cultura, impresa, terzo settore e democrazia urbana. È una città che produce valore e civiltà. Milano ha sempre tenuto insieme due dimensioni che altrove si considerano alternative: competitività e coesione sociale. Il tema oggi è far convivere sviluppo e diritti, crescita e dignità sociale. Penso alla casa, alla mobilità, ai servizi, alla qualità del lavoro, all’inclusione, alla salute e all’istruzione. I diritti sociali non sono costi, sono infrastrutture: servono a tenere unita la città.

C’è poi il capitolo dei giovani: Milano è attrattiva, ma serve renderla vivibile e sostenibile per chi vuole costruire qui il proprio futuro. Università, ricerca,

professioni, industria culturale e tecnologia vanno saldati in un ecosistema che dia occasioni, non ostacoli. Infine, Milano è una città internazionale, e lo è sempre stata. È naturale che dialoghi con l’Europa e con il mondo, che sperimenti politiche urbane avanzate e che sia un player globale nel campo della cultura giuridica, economica e dei diritti. In questo quadro, l’avvocatura può offrire un contributo decisivo: presidiare la legalità economica, facilitare l’internazionalizzazione, difendere le fragilità e costruire ponti tra istituzioni e cittadini.

Ho sempre in mente le parole di Hannah Arendt: la libertà è una forma di azione nel mondo, non un esercizio solitario. Milano è una città che agisce: lavora, innova e costruisce. Qui la libertà si traduce in responsabilità e in diritti, e l’avvocatura ne è parte integrante.

D. Se dovesse racchiudere in una frase la direzione di questi anni, quale sarebbe?

R. Che l’avvocatura non deve mai smettere di essere utile al Paese. Utile alla giustizia, ai cittadini, alle imprese, alla democrazia. Milano ha una responsabilità particolare in questo quadro: è un luogo dove il diritto incontra l’economia, la cultura incontra il lavoro e la modernità incontra la civiltà giuridica. L’avvocatura deve stare dentro questa trama per contribuire a migliorarla. Un’avvocatura che guarda al futuro, una città che continua a cambiare, una professione che rivendica il proprio ruolo costituzionale e una sfida che intreccia diritti, innovazione, giovani e internazionalizzazione.

In queste coordinate si muove il mandato di Antonino La Lumia, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, con un approccio che unisce responsabilità istituzionale e visione civica. La domanda che resta sullo sfondo è semplice e ambiziosa: come costruire una Milano capace di crescere senza perdere le proprie radici, di competere senza escludere e di innovare senza sacrificare la dignità sociale? Le risposte arriveranno nei prossimi anni. L’avvocatura, intanto, è intenzionata a condurre il percorso.

ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MILANO

È un ente pubblico non economico che, per legge, ha la rappresentanza dell’Avvocatura a livello locale e al quale sono demandate le funzioni per il corretto esercizio dell’attività professionale: tiene l’Albo degli Avvocati, promuove la formazione continua e vigila sul rispetto delle regole deontologiche. Un presìdio a tutela della qualità e dell’indipendenza dell’avvocatura. Le radici di questa istituzione affondano nell’Ottocento, quando in Italia prendono forma gli ordini professionali moderni: da un lato l’influenza del modello francese, diffuso in età napoleonica; dall’altro una tradizione più antica, quella delle corporazioni e delle organizzazioni di mestiere che nei Comuni hanno segnato per secoli la vita civile.

L’Ordine di Milano è anche una “macchina di servizi”: supporto e aggiornamento per i professionisti, strumenti di orientamento per cittadini e imprese, e una rete di sportelli e progetti sul territorio.

Negli ultimi anni ha rafforzato la dimensione pubblica con iniziative su temi sociali cruciali, dalla violenza di genere al cyberbullismo, e con servizi gratuiti di primo orientamento legale, come “Avvocati in Municipio”, che ha assistito migliaia di cittadini nei 9 Municipi. Per il tessuto produttivo offre percorsi di orientamento e strumenti come l’OCC (Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento).

Consiglio dell’Ordine:

Antonino LA LUMIA — Presidente

Francesca Maria ZANASI — Vice Pres.

Marco ACCOLLA — Segretario

Giovanni BRIOLA — Tesoriere

Maria Maddalena ARLENGHI,

Massimo AUDISIO

Patrizia CAPODICASA

Antonio CATERINO

Alessandro DAL MOLIN

Giovanna FANTINI

Antonio FINELLI

Enrico Maria GIARDA

Maria Laura GUARDAMAGNA

Michele IUDICA

Loredana LEO

Corrado LIMENTANI

Valentina MASI

Alessandro MEZZANOTTE

Matteo PICOTTI

Beatrice SALDARINI

Giulia SAPI

Ernesto Savio SARNO

Ettore TRAINI

Giorgio TREGLIA

Giovanni TUCCI

Direttore Generale

Carmelo FERRARO

32 Commissioni e Comitati tematici oltre al Tavolo

Istituzionale Intelligenza

Artificiale e Giustizia

Totale iscritti (al 31/12/2025):

25.812 di cui 3.675 praticanti (presenza femminile 49,7%)

Riconoscimenti

2016 - Ambrogino d’oro “per il servizio reso alla Giustizia”

2024 - Ambrogino d’oro “per l’attività dell’OCC”

PARTNER

PERCHÉ IL MARE COMINCIA DAL TOMBINO SOTTO CASA

DI GABRIELE GRANDINI PER MARE NOSTRUM

1869: è un anno storico per gli elefanti grazie al primo passo verso la creazione della plastica. Si perché sino a quel momento le palle da biliardo erano fatte con l’avorio delle loro zanne ricavandone solo una dozzina per ogni esemplare. Dopo molti tentativi i fratelli Newyorkesi Hyatt, mescolando e usando prodotti

vegetali come il cotone e la canfora, riuscirono a realizzare un materiale che riproduceva perfettamente l’avorio e che può essere considerato l’antesignano della bioplastica.

Oggi questo materiale, evoluto, è l’acetato di cellulosa con cui si producono tantissimi oggetti di uso comune come le penne stilografiche, i tasti dei pianoforti, le palle da biliardo, gli occhiali , i pettini e così via. 1907 : il chimico Americano Baekerland inventa una resina termoindurente ricavata dalle fonti fossili cui dá il nome di Bakelite. Ricordate i vecchi telefoni neri col disco selettore frontale ?

La diffusione della Bakelite fu enorme con innumerevoli oggetti in tutti i campi, molti dei quali tutt’ora in uso.

1954 : arriva l’Ingegnere chimico Italiano Giulio Natta che, proprio a Milano, inventa il polipropilene, che gli varrà il Premio Nobel.

Inizia così l’era della plastica moderna le cui straordinarie caratteristiche ne decreteranno un rapido e planetario successo in migliaia di applicazioni;

AERA - ROTARY INTERNATIONAL

Il Rotary International è l’organizzazione che riunisce tutti i Rotary Club, oggi oltre 33.000, in quasi tutte le nazioni del mondo, con complessivamente oltre 1.200.000 soci. In Italia i soci sono circa 40.000 operanti in più di 900 club.

L’Associazione Europea Rotary per l’Ambiente “A.E.R.A.” è nata nell’ambito del Rotary italiano nel 1990. Il suo scopo è quello di promuovere la tutela e la conoscenza dell’ambiente in Italia ed in Europa. A.E.R.A. è un’Associazione riconosciuta dal Rotary International.

Ad oggi i tipi di plastica si contano in qualche migliaio per rispondere a tutte le esigenze dei mercati.

La produzione esplode in tutto il mondo in maniera esponenziale arrivando a centinaia di milioni di tonnellate, tutt’ora in crescita.

La plastica entra nella nostra vita e ne diviene indispensabile ma essendo un materiale indistruttibile emergono rapidamente i problemi di fine vita del prodotto e il trattamento degli scarti; nessun Paese riusciva a smaltire l’enorme quantità della plastica di risulta. Intervenne la Cina che, nel giro di qualche anno, divenne il più grande importatore mondiale di scarti di plastica, risolvendo un grosso problema ai Paesi produttori quali l’Europa, gli USA, l’Australia, il Canada ed altri che poterono così continuare ad incrementare la loro produzione.

2019 : è l’anno in cui la Cina decise di cessare le importazioni di plastica di scarto, creando il caos ed il panico in tutti quei paesi che nel frattempo non si erano strutturati per smaltirla e riciclarla in casa. Ci fu una corsa ad “accordi “ con paesi

>> Pietro Freschi, Presidente di AERA

Asiatici quali Malesia, Thailandia, Vietnam, Indonesia e altri ai quali furono inviate migliaia di tonnellate di plastica di scarto per essere smaltite “secondo le normative dei paesi esportatori“.

Purtroppo nessuno dei paesi riceventi aveva la capacità industriale di trattare questi enormi volumi col risultato della creazione di illegali discariche a cielo aperto, di incenerimento selvaggio e della formazione di immense isole di plastica galleggianti negli oceani.

Ultimamente i Paesi Asiatici hanno emesso norme restrittive per l’import di scarti di plastica, rimandando la soluzione del problema degli smaltimenti ai paesi produttori.

Si stanno incrementando in Europa gli impianti di termovalorizzazione che allo stato attuale delle conoscenze sono il mezzo migliore per trattare la plastica ricavandone energia elettrica e calore per il riscaldamento delle abitazioni. Molte sono le Organizzazioni non governative che si occupano di plastica e ambiente; una di queste è Mare Nostrum, fondata all’interno del mondo del Rotary Club appartenente ad A.E.R.A. (Associazione Europea Rotary Ambiente) per svolgere azioni che contribuiscono a difendere i nostri sistemi acquatici. In particolare il Mare Mediterraneo dalle tonnellate di rifiuti che ogni anno i fiumi vi scaricano,

GIULIO NATTA, NOBEL MILANESE E SVILUPPATORE DELLA PLASTICA

Giulio Natta, fu insignito del premio Nobel per la chimica nel 1963 per la realizzazione di vari polimeri e in particolare del polipropilene isotattico. A Milano, anche grazie alla sinergia che Natta riuscì per primo a stabilire in Italia fra università, enti di ricerca pubblici (fra cui, il CNR) e privati e industria, creò una delle più rinomate scuole di chimica industriale in cui si formarono numerosi allievi poi divenuti, a loro volta, importanti docenti universitari, ricercatori e dirigenti d’azienda. Alcuni di tali polimeri sono stati poi commercializzati e resi noti in tutto il mondo dalla Montecatini e da altre aziende dello stesso gruppo, con il nome di Moplen (articoli in plastica) e Meraklon (fibra tessile).

Presso il Museo della Scienza e Tecnologia di via San Vittore è conservato il banco da lavoro di Natta.

rendendo i fondali del nostro mare tra i più inquinati del mondo.

Gli imballaggi alimentari rappresentano l’80% di tali rifiuti plastici, tra cui spiccano le bottiglie di plastica.

In Italia , ai primi posti nel mondo per consumo di acqua minerale in bottiglia, la quantità prodotta annualmente è stimata in 12 miliardi di bottiglie: quante sono conferite correttamente nella raccolta differenziata e quante disperse sui territori, nelle acque superficiali e quindi arrivate in mare?

In questo quadro generale non brillantissimo è confortante rilevare come

L’ALTRA FACCIA

DELLA MEDAGLIA

L’indispensabile plastica è anche indistruttibile e crea vere e proprie isole galleggianti negli oceani. Messe tutte insieme avrebbero le dimensioni di un continente. Ecco perché è ineludibile

l’apporto di tutti per smaltimento e il riciclo delle plastiche.

la Lombardia e Milano rappresentino un punto di riferimento non solo per l’Italia ma anche per l’Europa.

In Italia ci sono 37 Termovalorizzatori di cui ben 13 in Lombardia.

Milano ne ha due 2 che permettono alla città di trattare i rifiuti che non possono essere riciclati, e di produrre calore ed energia per decine di migliaia di famiglie.

E poiché l’ 80 % dell’inquinamento plastico dei mari deriva dall’entroterra: “il mare comincia dal tombino sotto casa“

www.marenostrum.life

Giulio Natta

IL FUTURO SI COSTRUISCE DIALOGANDO

Formazione, divulgazione e

nuove

geografie della negoziazione nel 2026 di ISN

Ci sono luoghi in cui la negoziazione non è solo una tecnica, ma una cultura. È il caso dell’International School of Negotiation, realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento autorevole nel panorama italiano della formazione negoziale.

Reduce dal grande successo del convegno “Negoziare con i mercati asiatici: relazioni strategiche oggi” tenutosi lo scorso 25 novembre con il patrocinio dell’Osservatorio Metropolitano al Centro Svizzero di Milano, la ISN apre il 2026 con un’agenda che va ben oltre la formazione tradizionale: una proposta capace di leggere il presente e anticipare le competenze necessarie per muoversi in un mondo sempre più complesso e interconnesso.

L’evento ha rappresentato una naturale continuità con i primi dieci anni di attività di ISN, incentrati sulla internazionalizzazione e sulla interculturalità, ma anche un momento

Da sinistra: Giovanna Laforgia, Alessandra Callegari, Francesca Pedrazza Gorlero, Flavia Milesi, Giuseppa Cavolo, Vittoria Poli, Jack Cambria, Gianna Todisco, Giuseppina Orenz Soprani, Raffaella Perino, Liliana Ursu Pugnetti, Laura Molteni, Valentina Drago, Filippo Martini.

CICLO DI INCONTRI SUI MERCATI ASIATICI STRATEGICI

Opportunità e alleanze nei nuovi scenari economici internazionali

International School of Negotiation

S.r.l., in collaborazione con AICE

– Associazione Italiana per il Commercio Estero, inaugura il 2026 con un ciclo di incontri dedicati alle negoziazioni con i mercati asiatici, con focus su Corea del Sud, Giappone e Cina.

Tre contesti complessi e tre diverse

culture del dialogo, in cui la negoziazione efficace richiede la capacità di comprendere i codici relazionali oltre alle dinamiche economiche.

Date

• Mercoledì 15 aprile 2026

• Mercoledì 13 maggio 2026

• Lunedì 15 giugno 2026

Per maggiori informazioni: sito ISN o eventi@isn-negotiation.it

di introduzione del Gruppo Ricerca e Studio e dei suoi protagonisti: una fucina di pensiero che porta alla luce il suo lavoro di analisi e approfondimento, restituendo alla negoziazione una dimensione scientifica, umanistica e strategica.

Nel nuovo anno il confronto sui cambiamenti geopolitici ed economici globali resterà centrale, con un’attenzione particolare alla complessità dei contesti internazionali e alla:evoluzione dei mercati, nuove tecnologie, transizione ecologica e politiche di genere e inclusione, con il contributo di esperti del mondo diplomatico, imprenditoriale,accademico e media.

Accanto alla dimensione internazionale, il 2026 darà particolare rilievo al progetto Wo&Men Negotiation, dedicato alle donne imprenditrici e professioniste che vivono la negoziazione come pratica quotidiana di leadership, dialogo e costruzione di relazioni.

Il progetto culminerà in autunno con un evento residenziale di tre giorni, dedicato al confronto e alla crescita condivisa.

Prosegue, inoltre, l’attività continuativa degli ISN Lab, percorsi intensivi progettati su misura per organizzazioni e professionisti, affiancati dai Negotiation Training Building, occasioni in cui ISN offre un’esperienza concreta e diretta del proprio modello formativo.

Tutte le informazioni sul sito: internationalschoolofnegotiation.it

Vittoria Poli con il “re” dei negoziatori Jack Cambria

INTERNATIONAL SCHOOL OF NEGOTIATION

International School of Negotiation (ISN) è una scuola di alta formazione italiana specializzata nello studio, nella pratica e nella diffusione delle competenze negoziali applicate ai contesti professionali, imprenditoriali e organizzativi: un centro di ricerca, formazione e networking dedicato alla negoziazione intesa come abilità umana, strategica e collaborativa.

STORIA

La International School of Negotiation (ISN), fondata nel 2015 da tre professioniste con un percorso di studi e di esperienza lavorativa molto diverse (Vittoria Poli avvocato, Giovanna Todisco, imprenditrice nel settore comunicazione e marketing, Elena Grassi, psicologa), nasce come scuola, con tutto il valore cognitivo e formativo del termine, ma anche come palestra e laboratorio di apprendimento.

Fin dalla sua fondazione, ISN opera in una prospettiva fortemente orientata all’internazionalizzazione, accompagnando persone e organizzazioni nell’interazione con contesti culturali, economici e professionali diversi. In uno scenario globale sempre più interconnesso e complesso, ISN riconosce nella negoziazione una competenza chiave e trasversale, indispensabile per operare in modo efficace nei mercati internazionali.

Attraverso un approccio interdisciplinare e orientato alla pratica, ISN forma professionisti in grado di muoversi con consapevolezza e competenza nei contesti globali, contribuendo a generare valore, cooperazione e

crescita nei sistemi economici e organizzativi in cui operano.

VALORI

ISN promuove il rispetto delle diversità culturali e linguistiche, della libertà di espressione e delle molteplici modalità con cui essa si manifesta, valorizzando ogni individuo nella sua unicità. A questi principi si affiancano la passione per la conoscenza, intesa anche come dimensione umana della relazione tra docenti e partecipanti, fondata sul dialogo e sullo scambio di esperienze personali e professionali, e la ricerca continua, quale motore dell’apprendimento e dell’innovazione, individuale e di gruppo, in un contesto orientato all’ascolto, alla sperimentazione e all’evoluzione costante.

MISSIONE E VISIONE

La missione di ISN è diffondere la cultura della negoziazione professionale, fondata sulla responsabilità individuale, sull’ascolto e sulla capacità di trasformare il conflitto in opportunità di dialogo e costruzione di soluzioni condivise e sostenibili nel lungo termine, che generino relazioni cooperative. ISN interpreta la negoziazione come una Human Ability, una competenza che attraversa ogni ambito della vita e del lavoro, e che richiede allenamento continuo, riflessione critica e applicazione pratica: uno strumento strategico che favorisce l’apertura e lo sviluppo delle relazioni, supportando i processi di interscambio economico, la creazione di partnership durature e la valorizzazione delle diversità culturali.

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO

"Conoscere per deliberare". Le parole del Presidente Luigi Einaudi sono il motto che riassume la vocazione con cui è nato nel 2014 l’Osservatorio metropolitano di Milano: offrire strumenti di riflessione e analisi alle istituzioni, al mondo produttivo, delle professioni e dell’associazionismo. Un centro studi indipendente premiato con l’Attestato di Benemerenza Civica dal Comune di Milano nella tradizionale cerimonia di conferimento degli Ambrogini d’oro.

Giovanna Iannantuoni Presidente onoraria

Rettrice uscente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Presidente uscente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Economista, ha pubblicato i suoi studi sulle più importanti riviste internazionali ed è membro di numerosi CdA di prestigiose fondazioni ed aziende pubbliche e private.

Bruno Dapei

Direttore Generale

Editore, manager, già Presidente del Consiglio provinciale di Milano. Esperto informatico, è ideatore e cofondatore di WikiMilano. È amministratore di diverse aziende dedite allo sviluppo immobiliare, socio fondatore di J Tools, startup innovativa nel settore AI, e socio dell’azienda di famiglia, operante a livello internazionale nel settore chimico cosmetico da oltre mezzo secolo.

Camillo de Milato Presidente

Generale di divisione (riserva), commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica, è stato Comandante dell’Esercito - Lombardia, sub commissario all’Ambiente di Roma Capitale, Presidente della Fondazione Asilo Mariuccia di Milano. Ambrogino d’Oro nel 2009. È Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano.

Carla De Albertis Presidente Associazione Amici dell'Osservatorio

Imprenditrice e filantropa, è responsabile Cultura e Sociale dell’Osservatorio. Già Consigliera e Assessore del Comune di Milano, presidente di associazioni e onlus nel settore sociale e sportivo. È organizzatrice del concorso letterario internazionale "Ceresio in Giallo", siede nel comitato organizzatore di liberaMente ODV ed è fondatrice del Fondo Bambini del Cuore.

Filippo Grassia Vicepresidente

Giornalista, scrittore e dirigente sportivo, è Presidente del Panathlon Club Milano. Voce e volto del giornalismo sportivo italiano, è stato Presidente nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana. Anconetano di nascita ma milanese di adozione, è stato Assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia in un esecutivo tecnico e Presidente del CONI provinciale di Milano. Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e Stella d’Oro del CONI.

Rossella Vitali Vicepresidente Associazione Amici dell'Osservatorio

Avvocato giuslavorista esperta in diritto societario e della crisi di impresa, è Presidente nazionale del Consiglio dei Governatori Lions e Presidente di AITD Onlus, associazione con status consultivo presso l’ONU sul tema della lotta alla violenza di genere. Svolge attività di volontariato e consulenza legale presso la Fondazione Asilo Mariuccia, dove è Presidente del Comitato dei Benemeriti.

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO

Manager, è componente della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo: ricopre anche ruoli di amministratore di società. Attualmente è Consigliere di Concessioni Autostradali Lombarde e nel Collegio dei probiviri di City Angels Lombardia. Mentore in programmi di sviluppo al femminile. Autrice di testi dedicati a innovazione sociale, ambiente e sostenibilità.

Musicologo, concertista di pianoforte, compositore e direttore d’orchestra, è Presidente del Comitato di Milano della Società Dante Alighieri. Autore di numerosi saggi e biografie di musicisti, è un appassionato divulgatore della storia culturale di Milano.

Manager, Direttore amministrativo con esperienza nel settore di organizzazioni non profit e di bandi europei. È Direttore tecnico del Gruppo Cooperativo CGM. È stata Direttore Generale dell’Asilo Mariuccia di Milano.

Commercialista, Revisore dei conti, è docente di Discipline Giuridiche ed Economiche, Presidente di FIDAPA BPV ItalyDistretto Nord Ovest, Direttrice dell’Award al Merito e Presidente di "Insieme con Merito".

Avvocato, esperto di politiche pubbliche di area vasta, ex amministratore locale del Comune di Milano e della Città metropolitana, è stato scelto dal sindaco Giuseppe Sala come suo Capo di gabinetto.

Imprenditore e manager di un gruppo societario operante nel real estate a livello nazionale, le cui principali piazze di sviluppo sono Milano e Firenze.

Presidente del Forum Battanta, centro studi nato nel 2017 per offrire un contributo alla cultura politica ed economica italiana. Esperto di urbanistica e sviluppo immobiliare.

Giurista e dirigente penitenziario. Dal 2019 al 2022 è stata vicedirettrice della Casa di Reclusione di Opera a Milano e direttrice dell’Istituto penitenziario minorile Cesare Beccaria. Concluso il mandato presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, da maggio 2023 è tornata a dirigere l’Ipm Cesare Beccaria insieme alla Casa Circondariale di Monza.

Segretario Generale del Forum ANIA – Consumatori, fondazione promossa dall’Associazione Nazionale tra le imprese Assicuratrici, di cui è dirigente. Componente dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti promosso dal CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale).

Laura Bajardelli Comitato Scientifico
Adriano Bassi Comitato Scientifico
Filippo Barberis Comitato Scientifico
Rachele Capristo Comitato Scientifico
Giacomo Carbonari Consiglio Direttivo
Cosima Buccoliero Comitato Scientifico
Fabrizio Battanta Comitato Scientifico
Sabina Bellione Comitato Scientifico

I VOLTI DELL' OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO

Gustavo Cioppa Editorialista

Magistrato e docente, è stato Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia. Autore di interessanti e seguitissimi articoli per il sito dell’Osservatorio, oltre che per la nostra e per altre testate giornalistiche.

Paolo Del Nero

Consiglio Direttivo

Studi informatici, esperto di formazione e politiche del lavoro, è stato amministratore locale con il ruolo di Assessore allo Sviluppo economico, Formazione professionale e Lavoro della Provincia di Milano.

Dal 2016 al 2021 è stato Direttore di "Città dei Mestieri di Milano e della Lombardia".

Imprenditore attivo nell’ambito delle investigazioni e della protezione personale, nonché titolare di licenza per svolgere indagini civili e penali.

Dal 2023 è responsabile Area Sicurezza dell’Osservatorio Metropolitano.

Ingegnere, libero professionista e amministratore locale a livello comunale provinciale. Esperto di urbanistica, di tutela paesisticoambientale e in materia di Sicurezza e Salute.

Scienziata di fama internazionale, è co-fondatrice e Presidente Onorario di “Women in Aerospace Europe” e Direttore di Space Economy Evolution Lab presso la SDA dell’Università Bocconi di Milano. Ha diretto l’Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico delle Nazioni Unite (UNOOSA) dal 2014 al 2022.

Giornalista, è Direttore del quotidiano Il Mattino. Sotto la sua guida si è sviluppata l’area multimediale dell’Ansa, di cui è stato Caporedattore per molti anni della sede di Milano e della Lombardia, e poi Caporedattore centrale.

Direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, è anche Presidente del Comitato MI’mpegno, associazione apartitica e senza scopo di lucro impegnata sui temi della cultura e della solidarietà, e Consigliere di amministrazione della Fondazione Don Gnocchi.

Docente, giornalista e formatore, fondatore e Presidente dei City Angels dal 1994. Coach motivazionale per primarie aziende nazionali, ha scritto numerosi libri sul tema.

Carmelo Ferraro Comitato Scientifico
Simonetta Di Pippo Consiglio Direttivo
Mario Furlan Comitato Scientifico
Mauro De Simone Consiglio Direttivo
Vincenzo Di Vincenzo Consiglio Direttivo
Fabio Di Venosa
Comitato Scientifico

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO

Esperta di turismo e cultura, autrice di numerosi libri e saggi. Vicepresidente del Comitato Turismo OECD, è docente di Tourism Management presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Ermanno

Medico specializzato in chirurgia oncologica dal 1982, dal 1998 dirige la struttura di chirurgia colo-rettale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2003 è stato nominato dal Ministero della Salute esperto del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 2004 il Presidente Ciampi gli ha conferito, al Quirinale, la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica.

Fabio Massa Comitato Scientifico

Giornalista, scrittore e imprenditore nella comunicazione, è Presidente della Fondazione Stelline, Direttore responsabile della testata “True” e coproprietario di Affaritaliani.it. Ideatore e coordinatore dell’evento ItaliaDirezione Nord, è cofondatore di WikiMilano.

Giacomo Lev Mannheimer Coordinatore del Comitato Scientifico

Mauro Comitato Scientifico

Jole Milanesi

Magistrato, già Consigliere di Corte d’Appello e giudice penale. Esperta in materia di tutela vittime di maltrattamenti e violenze, sia donne che minori. Nominata commendatore. Già Presidente dell’associazione Piri Piri. Oggi consigliere di Società Umanitaria, Terre des Hommes e Fondazione Negroni Prati Morosini.

Editore, imprenditore, è tra i fondatori di WikiMilano e responsabile Turismo dell’Osservatorio Metropolitano. Esperto di comunicazione multicanale. Nel 2012 ha fondato l’Associazione Culturale Milano Loves You e dal 2020 è Presidente dell’Associazione degli Amici Italiani della Ben Gurion University del Negev (Israele).

Dirigente d’azienda e research fellow dell’Istituto Bruno Leoni, ha guidato le relazioni istituzionali di importanti aziende quali Glovo, TikTok ed Apple. Oggi si occupa della startup Future Proof Society, di cui è tra i soci fondatori. Scrive regolarmente per diversi quotidiani, tra cui “Il Foglio” e “Il Giornale”.

Dirigente Medico presso l’ ASST Fatebenefratelli-Sacco è pediatra e reumatologa pediatrica, responsabile scientifica della “Casa senza dolore”.

Generale di divisione, ha svolto svariate missioni in Italia e all’estero. Prima di assumere il Comando dell’EsercitoLombardia è stato addetto militare all’Ambasciata d’Italia a Mosca. Da qualche mese nella Riserva, è grande esperto di politica internazionale.

Alfonso Miro Comitato Scientifico
Angela
Comitato Scientifico
Roberta Garibaldi Comitato Scientifico
Andrea Jarach Consiglio Direttivo
Leo Comitato Scientifico

DI MILANO

Fabrizio

Medico cardiologo, è Presidente Nazionale ANMCO (Medici Cardiologi Ospedalieri). Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Milano-Bicocca. Revisore del British Medical Journal, dell’European Journal of Heart Failure e del Giornale Italiano di Cardiologia.

Membro della Commissione

Cardiocerebrovascolare di Regione Lombardia.

Marco

Ingegnere urbanista, dal 2005 coordina piani territoriali per diverse province, studi e piani per regioni e comuni. Ha promosso numerose pubblicazioni, convegni e iniziative culturali sui temi di governo del territorio. In precedenza, dirigente Provincia di Milano, progettista del Gruppo ENI.

Psicologa e psicoterapeuta, esperta in diritti umani, dell’infanzia, dell’adolescenza e diritti di genere, è Consigliera dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia. Ha lavorato con UNICEF in Bolivia sui temi della difesa dei minori e contro la violenza di genere. È Presidente di ReDiPsi, rete di psicologi per i diritti umani.

Chirurgo, già Viceministro della Sanità nel periodo della pandemia, è Presidente della Commissione Didattica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Dopo oltre 15 anni di esperienza imprenditoriale nei ruoli di amministratore delegato e presidente, si è dedicato al mondo della cooperazione internazionale in diversi Paesi africani, in qualità di esperto dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo) del MAECI. Da sempre attivo in attività associative e di volontariato, è stato tra le altre cose Direttore Generale di Fondazione Asilo Mariuccia.

Consulente aziendale e Presidente di Active Ageing Academy, è stato direttore delle risorse umane in importanti multinazionali.

Professore di Reward Management presso Luiss Business School e Vicepresidente di Adam Smith Society, è stato Consigliere della Provincia di Milano e membro del CDA di AMSA.

Divulgatrice, giornalista, manager ed ex amministratrice locale italiana. È la referente per l’Asia dell’Osservatorio. È stata Assessore al marketing territoriale del Comune di Genova. Cura blog molto seguiti su social e siti di informazione. Collabora, tra l’altro, con la tv israeliana I24News e la tv India Today.

Docente universitaria ed esperta di Economia dei mercati energetici, è professoressa ordinaria di Scienza delle Finanze presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di cui è stata membro del CDA e delegata allo Sport Universitario.

Gabriella Scaduto Comitato Scientifico
Elisa Serafini Comitato Scientifico
Pompilio
Comitato Scientifico
Oliva Comitato Scientifico
Pierpaolo Sileri Comitato Scientifico
Thomas Parma Comitato Scientifico
Lucia Visconti Parisio Comitato Scientifico
Gianbattista Rosa Consiglio Direttivo

Diamo i numeri

PIL della

Città Metropolitana di Milano in rapporto al PIL italiano

Imprese attive nella Città Metropolitana di Milano

Ponti sulla rete stradale extraurbana

Comuni della Città Metropolitana di Milano

Centro studi al servizio del territorio della Città Metropolitana di Milano, dal 2014 aiuta pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini a capire il presente e a progettare il futuro.

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