

WIKIMILANO
IL MAGAZINE DEI PROTAGONISTI METROPOLITANI
ORGANO UFFICIALE
DELL’OSSERVATORIO
METROPOLITANO DI MILANO
Palazzo Italia dopo Expo 2015 torna a nuova vita presso MIND come sede di Human Technopole

A ricordarci che Milano è da secoli “città della scienza” un severo Leonardo da Vinci sovrasta i passanti in piazza della Scala. Leonardo operò soprattutto a Milano e, come molti milanesi odierni fu richiamato dalla ricchezza della città dove visse nel XVI secolo. Contribuendo con la sua opera a consacrare Milano come centro di innovazione di portata mondiale.
INDICE | ESTATE 2026
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Direttore Responsabile
Andrea Jarach
Hanno collaborato
Laura Bajardelli, Anna Maria Bardone, Giacomo Canossa, Gustavo Cioppa, Bruno Dapei, Enrico Dapei, Carla De Albertis, Cristina Dell’Acqua, Fabio Di Venosa, Carla Dotti, Cristina Garbini, Chiara Giudici, Joy Lacanlale, Massimiliano Lisa, Dario Luna.
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La Serigrafica Arti Grafiche, Buccinasco (MI)
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Tutti ricordiamo Palazzo Italia, simbolo di Expo 2015. Ora è la sede di Human Technopole, il nuovo cuore scientifico di Milano.
>> 29 maggio 2026, il Governatore Attilio Fontana e il Presidente del Senato Ignazio La Russa conferiscono a Osservatorio
Metropolitano di Milano la menzione della Rosa Camuna 2026. Ritirano il Presidente Camillo de Milato, la Responsabile Cultura-Sociale Carla De Albertis e il Direttore generale Bruno Dapei.

3 EDITORIALE MILANO, LA CITTÀ DELLA SCIENZA GIOVANNA IANNANTUONI
4 LEONARDO DA VINCI SCIENZIATO A MILANO MASSIMILIANO LISA
10 MUSEO MILANO IL MUSEO NAZIONALE DI SCIENZA E TECNOLOGIA
10 MIND, MILANO INNOVATION DISTRICT
16 POLITECNICO: DAL 1863 PIONIERI DELLO SVILUPPO
22 BREVETTI ANNA MARIA BARDONE
24 ECOSISTEMA LOMBARDO DELLA INNOVAZIONE LAURA
BAJARDELLI
28 BIOETICA COME CONDIZIONE DEL VERO PROGRESSO GUSTAVO CIOPPA
31 IL PIO ALBERGO TRIVULZIO E IL FUTURO CARLA DOTTI

32 PROTAGONISTE E PROTAGONISTI AMALIA ERCOLI FINZI, FRANCESCA CHEMI, GIOVANNA CAMERINO, BRUNO MURARI, FEDERICO FAGGIN, MARIO TCHOU
36 SCIENZA E MITO CRISTINA DELL’ACQUA
38 LA CITTADELLA DEGLI ARCHIVI
40 NEWS DALL’OSSERVATORIO
44 I VOLTI DELL’OSSERVATORIO METROPOLITANO
Nei precedenti numeri abbiamo parlato di:
1) Osservatorio Metropolitano di Milano
2) Welfare ambrosiano
3) La città che sale
4) Intelligenza artificiale
5) Energia
6) Sport
7) Salute
8) Economia circolare
9) I numeri della Città metropolitana
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MIND Milano Innovation District è il nuovo distretto cittadino dedicato a scienza, ricerca e innovazione. Una vera e propria città nella città che guarda al futuro con una visione che coniuga l’aspetto scientifico, accademico e di cura dell’ambiente. Insieme all’IRCCS Galeazzi e all’Università Statale di Milano, Human Technopole è uno dei principali attori di MIND.
PALAZZO ITALIA PRESSO MIND

MILANO, LA CITTÀ DELLA SCIENZA
DI GIOVANNA IANNANTUONI
Milano è, oggi più che mai, una città della scienza. Non solo per la densità delle sue università, dei centri di ricerca e delle imprese innovative, ma per la capacità, profondamente radicata nella sua storia, di trasformare la conoscenza in motore di sviluppo, coesione e futuro. In questo contesto, la scienza esce dai luoghi tradizionali e diventa parte integrante dello spazio urbano, contribuendo a ridisegnare la città e il modo in cui la viviamo. È una scienza che dialoga con l’ambiente, che si misura con le sfide della sostenibilità e che mette al centro la qualità della vita delle persone. Progetti come MUSA – Multilayered Urban Sustainability Action, l’ecosistema dell’innovazione promosso nell’ambito del PNRR – rappresentano in modo emblematico questa visione: un’alleanza tra università, istituzioni e sistema produttivo per costruire un modello di sviluppo urbano sostenibile, inclusivo e basato sulla conoscenza. Allo stesso modo, interventi come la nuova Piazza
della Scienza dell’Università di MilanoBicocca raccontano come anche lo spazio pubblico possa diventare un luogo di sperimentazione, un laboratorio a cielo aperto in cui tecnologia, ambiente e comunità si incontrano.
Milano dimostra così che è possibile costruire un ecosistema in cui ricerca, formazione e innovazione si alimentano reciprocamente, generando valore non solo economico ma anche sociale e culturale. È una visione che richiama una tradizione profondamente milanese, capace di tenere insieme sapere scientifico e impatto sulla vita quotidiana. Le università hanno un ruolo decisivo: non soltanto produrre conoscenza, ma renderla accessibile, metterla in circolo, trasformarla in opportunità concreta per le persone e i territori.
Milano, in questo senso, non è soltanto un luogo in cui la scienza si fa: è un laboratorio aperto, in cui il sapere prende forma nello spazio pubblico e diventa esperienza condivisa, costruendo ogni giorno il proprio futuro.

>> Giovanna Iannantuoni, già rettrice dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, presidente onorario dell’Osservatorio Metropolitano di Milano, nella foto sopra con il Direttore di WikiMilano Andrea Jarach

Palazzo Lombardia, 29 maggio 2026, l’Osservatorio Metropolitano di Milano riceve da Attilio Fontana la menzione del Presidente - Rosa Camuna 2026.
LEONARDO DA VINCI Scienziato a Milano e la sua eredità
DI MASSIMILIANO LISA

>> Massimiliano Lisa dirige dal 2013 il Leonardo3 Museum, situato in Galleria Vittorio Emanuele II.
Presso il Museo si possono trovare numerosi modelli costruiti sulla base dei disegni di Leonardo da Vinci. Inoltre si possono consultare le opere leonardesche su grandi schermi interattivi. Il Museo è meta di centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.
Numerose opere editoriali sono state pubblicate da Leonardo3. Qui sotto il Codice Atlantico.
WikiMilano Magazine ha chiesto a Massimiliano Lisa una breve introduzione a questo numero dedicato a Milano città della scienza.

Definire Leonardo da Vinci soltanto “da Vinci” è riduttivo se si considera il legame profondo con Milano. Nei due soggiorni, dal 1482 al 1499 sotto gli Sforza e dal 1506 al 1513 durante la dominazione francese, visse qui per circa 24 anni. Un arco di tempo tale da giustificare l’appellativo di “Leonardo da Milano”, città che fu per lui insieme laboratorio artistico, officina tecnica e terreno di sperimentazione scientifica.
Giunto nella primavera del 1482, trentenne, lasciò Firenze per inserirsi alla Corte di Ludovico il Moro. Nel 1483 ricevette la commissione della Vergine delle Rocce, mentre nel 1487 partecipò al concorso per il tiburio del Duomo. Nel 1490 curò la spettacolare Festa del Paradiso per Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona. Nel 1493 presentò il modello del Gran Cavallo in occasione delle nozze tra Bianca Maria Sforza e Massimiliano I: il monumento equestre a Francesco Sforza fu anche un’impresa scientifica, perché Leonardo progettò macchine e tecniche per una fusione in bronzo in un’unica colata, la più ambiziosa mai tentata, mai realizzata anche a causa dell’invasione francese. Il 9 febbraio 1498 il Cenacolo risultava compiuto.
I luoghi milanesi raccontano la sua attività. Presso l’area dell’attuale Palazzo Reale, allora Corte Vecchia, organizzò la bottega lavorando alla macchina volante e al monumento equestre. Al Castello Sforzesco fu scenografo, dunque ideatore di macchine teatrali, e decoratore, dalla Festa del Paradiso alla Sala delle Asse. Nel refettorio di Santa Maria delle Grazie dipinse il Cenacolo a secco, sperimentando una tecnica che gli consentisse di superare i limiti dell’affresco e ottenere effetti simili alla pittura a olio su tavola.
Milano fu anche il centro della sua ricerca scientifica. Nel 1483 si propose come ingegnere ducale dopo la morte di Bartolomeo Gadio. Nel 1489 avviò il trattato De figura humana, mentre nel 1490 intraprese studi su ottica e luce. Nel 1495 fu ufficialmente riconosciuto ingegnere ducale insieme a Bramante. L’anno successivo
iniziò il sodalizio col matematico Luca Pacioli, culminato nel De Divina Proportione. Nel 1498 partecipò a un confronto scientifico a Corte e nel 1499 progettò sistemi idraulici per Isabella d’Aragona.
La città fu anche laboratorio di ingegneria applicata. Alla Conca dell’Incoronata ideò un sistema a portelli battenti per regolare il dislivello del Naviglio presso il Ponte delle Gabelle. Frequentava Piazza Cordusio e Brera per libri e studi, e ricevette una vigna nella zona di San Vittore come ricompensa ducale. Nella celebre lettera di presentazione al Moro si definì soprattutto ingegnere militare: a quegli anni risalgono progetti come la balestra veloce e il carro falciante, testimonianza di una ricerca continua tra teoria e applicazione.
Dopo la caduta sforzesca, tornò a Milano nel 1506 grazie a Charles d’Amboise, che gli assegnò una dimora nell’area dell’attuale San Babila. Nel 1508, temporaneamente a Firenze, dissezionò un centenario traendo celebri disegni anatomici poi riportati a Milano; nel 1509 risolse un problema sulle lunule geometriche, mentre nel 1510 avviò la collaborazione con Marcantonio della Torre. Il 25 marzo 1513 è registrato per l’ultima volta tra gli architetti della Fabbrica del Duomo. Il 24 settembre lasciò definitivamente la città.
Leonardo fu unico perché seppe essere scienziato nell’arte e artista nella scienza. Nella pittura applicò prospettiva, chiaroscuro e studio del movimento, come nel Cenacolo, dove fissa l’istante dell’annuncio del tradimento con intensità drammatica e innovazione tecnica. Non inventò tutto: molte macchine erano rielaborazioni, altre intuizioni non realizzabili. Tuttavia, anticipò principi moderni, dallo studio dell’aria sulle ali all’idea di strumenti come l’orizzonte artificiale. Anche i suoi fallimenti, dalla tecnica del Cenacolo ai tentativi di volo, definiscono la sua grandezza. A Milano Leonardo ha lasciato soprattutto un metodo: sperimentare senza paura, superare i limiti e trasformare l’errore in conoscenza. È questa eredità, ancora più delle opere, che continua a renderlo attuale.

Il cosiddetto Uomo Vitruviano, perfetta sintesi tra Arte e Scienza del grande Leonardo da Vinci.
STORIA DI MILANO
LEONARDO DA VINCI SCIENZIATO A MILANO
Quando Leonardo da Vinci arriva a Milano intorno al 1482, non si presenta come pittore, ma come ingegnere. Nella celebre lettera a Ludovico il Moro elenca macchine belliche, ponti mobili, sistemi idraulici e architetture: la pittura compare solo alla fine, quasi come un “di più”. È un dettaglio rivelatore. A Milano, Leonardo non è soltanto artista: è soprattutto ricercatore, sperimentatore, progettista. In una parola, scienziato.
INGEGNERIA E TECNOLOGIA
A Milano Leonardo progetta macchine per la difesa e l’assedio, ma anche soluzioni civili: gru, argani, sistemi di sollevamento e dispositivi per aumentare la produttività nei cantieri. I suoi codici sono pieni di studi su attrito, resistenza dei materiali, trasmissione del moto: osservazione, ipotesi, verifica — un metodo sorprendentemente moderno.
IDRAULICA E CITTÀ DELLE ACQUE
Il sistema dei navigli milanesi diventa per Leonardo un campo di studio privilegiato. Analizza correnti, vortici, sedimentazioni; propone migliorie per chiuse e canali, immagina deviazioni fluviali e persino una visione di “città ideale” a più livelli, dove traffico, acque e funzioni urbane siano separati per igiene ed efficienza. Nei suoi appunti, l’acqua è “veicolo della natura”: capirla significa governare la città.
ANATOMIA E SCIENZE DELLA VITA
Durante il secondo soggiorno milanese intensifica le dissezioni e i disegni anatomici. Studia muscoli, ossa, organi e il funzionamento del cuore con una precisione che anticipa scoperte successive di secoli. L’idea è chiara: il corpo umano è una macchina complessa, e la sua comprensione richiede osservazione diretta e rappresentazione accurata.
OTTICA, PROSPETTIVA, MATEMATICA
La collaborazione con Luca Pacioli alimenta ricerche su proporzioni e geometria. La prospettiva non è solo strumento artistico: è una scienza della visione. Leonardo indaga luce, ombra, rifrazione, con applicazioni che vanno dalla pittura all’ingegneria.
PERCHÉ LEONARDO È (ANCHE)
UNO SCIENZIATO
Chiamare Leonardo “scienziato” non è un anacronismo, se guardiamo al metodo. Pur operando prima della formalizzazione della scienza moderna, applica sistematicamente:
• osservazione empirica (natura, corpo umano, fenomeni fisici);
• formulazione di ipotesi (come funzionano acqua, luce, muscoli);
• sperimentazione (prove tecniche, dissezioni, modelli);
• rappresentazione e misurazione (disegni, schemi, proporzioni).

TRA ARTE E SCIENZA:
IL CASO DEL CENACOLO
Nel refettorio di Santa Maria delle Grazie Leonardo realizza tra il 1495 e il 1498 il Cenacolo. Anche qui l’approccio è sperimentale: studia i moti dell’animo, la fisiognomica, la composizione matematica dello spazio. Tenta una tecnica pittorica innovativa (tempera su intonaco asciutto) per ottenere effetti luminosi nuovi.
LA CITTÀ DI LEONARDO
Possiamo ritrovare testimonianze
dell’opera di Leonardo a Milano in più luoghi, a partire dal Cenacolo dipinto presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie, o la Sala delle
Asse al Castello Sforzesco, il Codice Atlantico, conservato presso la Biblioteca Ambrosiana in originale, e poi i modelli delle sue opere meccaniche presso il Museo della Scienza e Tecnologia nelle splendide gallerie leonardesche (a pag. 9) Troviamo poi un concentrato delle opere di Leonardo, reso più completo dalle riproduzioni digitali dei vari
disegni e dai modelli funzionanti delle tecnologie da lui progettate, presso il Leonardo 3 Museum, inaugurato nel 2013 in Galleria Vittorio Emanuele II.
VANTAGGI PER I NOSTRI LETTORI
Presentandovi entro il mese di ottobre 2026 con una copia di questo magazine alla cassa del Leonardo3 Museum avrete uno sconto del 10% sui libri in vendita al bookshop. E un prezzo speciale al museo con ingresso a 10 euro invece di 16.


Appunti di anatomia che ancora oggi colpiscono per la loro precisione.
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
Nel cuore di Milano, tra le antiche mura del complesso monastico di San Vittore al Corpo, sorge uno dei luoghi simbolo della cultura scientifica italiana: il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Inaugurato nel 1953, il museo è oggi il più grande museo tecnico-scientifico del Paese e uno dei più importanti d’Europa, con oltre 50.000 metri quadrati dedicati alla scoperta, alla conoscenza e all’innovazione.
Ogni anno accoglie più di 600.000 visitatori, confermandosi una delle istituzioni culturali più frequentate di Milano. Le sue collezioni raccontano l’evoluzione della scienza, della tecnologia e dell’industria italiana attraverso oltre 21.000 oggetti che testimoniano quasi due secoli di progresso, dall’Ottocento fino ai giorni nostri.
Il percorso espositivo accompagna il pubblico tra invenzioni, macchine, strumenti e grandi imprese dell’ingegno umano. Particolarmente celebre è la sezione dedicata a Leonardo da Vinci, che ospita la storica raccolta di modelli realizzati a partire dai disegni del genio rinascimentale. Accanto a questa trovano spazio le gallerie dedicate allo Spazio, alle Telecomunicazioni, all’Energia, ai Materiali, alla Fisica delle particelle, ai Trasporti e all’Alimentazione, con installazioni interattive, contenuti multimediali e attività pensate per coinvolgere visitatori di ogni età.
Tra i pezzi più iconici figurano il sottomarino Enrico Toti, visitabile nelle aree esterne del museo, e il lanciatore spaziale



Vega, testimonianze tangibili delle sfide tecnologiche affrontate dall’Italia nel mare e nello spazio.
Il museo custodisce inoltre un importante patrimonio documentale costituito da una biblioteca specializzata con oltre 52.000 volumi, un ricco archivio storico e una vasta raccolta fotografica che rappresentano una preziosa risorsa per studiosi, ricercatori e appassionati.
Più che un museo, il Leonardo da Vinci è un grande laboratorio permanente dove passato, presente e futuro dialogano ogni giorno, raccontando come la scienza e la tecnologia abbiano contribuito a trasformare la società e la vita quotidiana.

Le Gallerie Leonardesche

La più grande esposizione permanente al mondo dedicata a Leonardo ingegnere e umanista.
Una spettacolare scenografia ti accompagna in un viaggio che, a partire dalla Firenze del Quattrocento, ripercorre la formazione di Leonardo e il contributo degli ingegneri toscani fino al soggiorno nella Milano degli Sforza.
Un percorso tra l’arte della guerra, il lavoro e la produzione, il volo, le vie d’acqua e l’architettura che si conclude con uno sguardo sull’influenza di Leonardo nella pittura lombarda del Rinascimento e un’installazione immersiva dedicata ai disegni degli ultimi anni.
Oltre 1.300 mq e 170 tra modelli storici, opere d’arte, volumi antichi e installazioni fanno rivivere la narrazione attraverso l’evoluzione del pensiero di Leonardo in un’esperienza coinvolgente nella dimensione emotiva, intellettuale e fisica.
Le Nuove Gallerie rinnovano lo storico allestimento con cui il Museo apriva al pubblico nel 1953 e rappresentano una risorsa culturale unica per ispirare le nuove generazioni, il mondo della ricerca e appassionati di ogni età.
La figura di Leonardo è indagata all’interno del suo contesto storico mettendo in relazione la sua opera di

>> Portelli di chiusa del Naviglio della Martesana Recuperati dalla storica Conca di San Marco, questi portelli lignei testimoniano l’ingegneria idraulica dei Navigli milanesi. Sistemi analoghi furono studiati e perfezionati da Leonardo da Vinci per consentire alle imbarcazioni di superare i dislivelli dei canali, contribuendo allo sviluppo della navigazione e dei commerci nella Milano rinascimentale.
ingegnere e umanista con la storia della scienza, dell’arte, della tecnica e del pensiero del Rinascimento. La visione è coerente con gli studi più recenti della storiografia leonardesca, ponendo l’accento sulla sua curiosità e sulla capacità di osservare e interpretare la natura insieme all’attenzione al lavoro dei suoi contemporanei con cui è in continuo dialogo.
Significati universali come il desiderio di conoscere, la capacità di osservare e il pensare in modo trasversale sono una preziosa eredità del metodo di lavoro di Leonardo alla società contemporanea.

Fiorenzo Galli, direttore del Museo
Le Gallerie Leonardesche del Museo offrono suggestive esperienze immersive nel mondo di Leonardo
MIND MILANO INNOVATION DISTRICT

>> Mappa di MIND che sta sorgendo sull’area ben nota dell’EXPO 2015 e comprende: Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio all’estremità nord-ovest del distretto, un polo sanitario d’eccellenza sviluppato in verticale.
Human Technopole, il centro di ricerca per le scienze della vita situato nell’area centrale, nei pressi di Palazzo Italia.
Campus Università Statale, posizionato nella
zona est del distretto, un polo universitario con laboratori, aule e studentati.
MIND Village & Westgate, l’area a ovest dedicata agli uffici, alle aziende private, alle residenze e alle aree commerciali.
Albero della Vita & MIND Live Theatre, principali punti di riferimento per eventi e spettacoli all’aperto lungo l’asse centrale.

>> Igor De Blasio, a capo di Principia fino a maggio 2026, illustra il progetto MIND al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Con lui Marina Brambilla e Gianmario
Verona, rettrice dell’Università Statale di Milano e presidente della Fondazione Human Technopole. Due protagonisti di MIND
Dalle architetture effimere di Expo 2015 a uno dei più ambiziosi distretti dell’innovazione in Europa. Nell’area che ha ospitato l’Esposizione Universale, Milano sta dando forma a un progetto destinato a ridefinire il proprio ruolo nel panorama scientifico internazionale: il Milano Innovation District (MIND).
Qui, su oltre un milione di metri quadrati, prende corpo una vera e propria città della conoscenza, in cui ricerca, impresa e formazione convivono in un ecosistema integrato. Non un semplice parco tecnologico, ma un quartiere pensato per produrre innovazione e attrarre talenti da tutto il mondo.
La regia pubblica dell’operazione è affidata ad Arexpo, oggi Principia, mentre lo sviluppo urbanistico è portato avanti dal gruppo internazionale Lendlease. Una collaborazione che rappresenta uno dei più rilevanti esempi italiani di partenariato tra pubblico e privato.
Il cuore di MIND è costituito da istituzioni di eccellenza. Lo Human Technopole si sta affermando come uno dei principali centri europei nelle scienze della vita, mentre il nuovo campus dell’Università degli Studi di Milano porterà nell’area migliaia di studenti e ricercatori. Accanto a questi, l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio rappresenta un punto di riferimento per la sanità ad alta specializzazione. Ma MIND è anche molto di più. È un laboratorio urbano dove si sperimentano nuovi modelli di vita e lavoro: spazi pubblici, residenze, servizi e infrastrutture digitali si intrecciano in un disegno pensato per favorire la contaminazione tra discipline e competenze. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’innovazione in motore di sviluppo economico e sociale. In questo senso, il distretto non è soltanto una grande operazione di rigenerazione urbana, ma una dichiarazione di identità. Milano, storicamente capitale economica
La sede di Human Technopole nel nuovo complesso della scienza di MIND ricavato nell’area di Expo 2015
Anche l’Albero della Vita è in fase di restauro da parte del gruppo di Marco Balich, il centro creativo del Balich
Wonder Studio ha sede in Brera è uno dei principali attori mondiali per i grandi eventi con ben 16 cerimonie olimpiche nel proprio curriculum

del Paese, punta a consolidarsi come hub europeo della ricerca e della tecnologia. È qui, tra laboratori, università e imprese, che prende forma una nuova idea di città: non più solo luogo di produzione e servizi, ma piattaforma aperta in cui la scienza

MIND, il Milano Innovation District, è un polo di ricerca e innovazione dove università, aziende e startup collaborano su progetti scientifici e tecnologici. Ospita laboratori avanzati e infrastrutture che attirano decine di migliaia di visitatori e professionisti ogni giorno. Il modello Federated Innovation favorisce collaborazioni tra soggetti pubblici e privati, coinvolgendo oltre 250 tra aziende, startup e partner della business community. Questo approccio consente di condividere conoscenze e sviluppare progetti innovativi in ambiti come biotecnologie, ospedali digitali e ricerca industriale. Qui si possono studiare e scoprire molecole, usare gli strumenti di Human Technopole per svilupparle, affittare un ufficio per fare ricerca e proporla all’ospedale e ad AstraZeneca che è davanti», racconta Stefano Minini, direttore generale di
Lendlease e Federated Innovation. È un modello che punta a trasformare la prossimità fisica in acceleratore industriale. MIND nasce infatti da una partnership pubblico-privata tra Principia, la società

>> Pietro Gatti, direttore scientifico di Human Technopole
>> Stefano Minini, direttore Lendlease e Federated Innovation, capo progetto MIND
diventa infrastruttura del futuro.
FOCUS

controllata dal Mef insieme a Comune di Milano, Regione Lombardia e altri enti pubblici, e il gruppo australiano Lendlease, responsabile dello sviluppo privato del distretto. «Il successo è proprio l’unione pubblico e privato», spiega Marco Rabitti, managing director di Principia. «Il primo tassello è stato trovare a livello mondiale un partner che potesse aiutarci e quindi è arrivato Lendlease. Poi sono arrivate le grandi ancore pubbliche: Galeazzi, Human Technopole, Statale e ora il Cnr». I numeri aiutano a capire la scala del progetto: un milione di metri quadrati complessivi, 4,5 miliardi di euro di investimenti previsti, oltre sessanta aziende già presenti e più di cento progetti di innovazione e ricerca avviati. Oggi MIND è sviluppato per circa il 30%, ma l’obiettivo è trasformarlo entro il prossimo decennio in un pezzo di città frequentato da oltre 60 mila persone tra studenti, ricercatori, medici, manager e residenti. Nel distretto hanno già trovato spazio realtà molto diverse tra loro. Human Technopole, ospitato dentro Palazzo Italia. L’Università Statale trasferirà qui il suo grande campus scientifico con oltre ventimila studenti, mentre il Cnr ha appena annunciato la realizzazione di una nuova area della ricerca che riunirà otto istituti oggi distribuiti in sedi differenti. Ma il
punto interessante è che, accanto ai grandi nomi, si sta formando anche un ecosistema di startup e imprese specializzate.
LE SCIENZE DELLA VITA
Dentro Palazzo Italia, il simbolo dell’Expo milanese del 2015, oggi lavora uno dei progetti scientifici più ambiziosi
d’Europa. Human Technopole, guidato dal direttore Marino Zerial e dal presidente Gianmario Verona, è il principale istituto italiano dedicato alle scienze della vita e punto di riferimento globale nella ricerca biomedica avanzata. «Per lavorare oggi sulla salute bisogna saper studiare dall’estremamente piccolo al grande», spiega Pietro Gatti, chief scientific operations officer di Human Technopole. Fondato nel 2019, Human Technopole ha visto prima l’arrivo dei ricercatori da tutto il mondo, poi la costruzione dei laboratori. Oggi il centro conta oltre 500 persone, di cui più di 400 scienziati provenienti da 39 nazionalità, con sei centri di ricerca che spaziano dalla genomica alla neurogenomica, dalla biologia computazionale alla health data science. I programmi scientifici affrontano temi strategici come cancro, malattie cardiovascolari e neurodegenerative, immunogenomica e intelligenza artificiale applicata alla ricerca. La nuova sfida è rafforzare il rapporto con il mondo industriale e con il trasferimento tecnologico.
La sfida, in fondo, è tutta qui. L’Italia ha spesso prodotto ottima ricerca scientifica, ma con più difficoltà è riuscita

>> A oggi HT conta una comunità di 401 ricercatori di 39 nazionalità, di cui 84 italiani rientrati dall’estero; 678 pubblicazioni scientifiche.
>> Gianmario Verona a destra, e Marino Zerial, rispettivamente presidente e direttore di Human Technopole dal 2022 e dal 2023.
a trasformarla rapidamente in impresa, brevetti e tecnologie industriali. MIND prova a ridurre quella distanza costruendo un luogo in cui incontrarsi diventi quasi inevitabile.
La Fondazione Human Technopole è l’istituto di ricerca per le scienze della vita situato nel cuore di MIND. La sua missione è di migliorare la salute e il benessere delle persone attraverso la ricerca di frontiera nelle scienze della vita, lo sviluppo di nuovi approcci di medicina personalizzata e preventiva, la creazione e gestione di infrastrutture scientifiche aperte alla comunità nazionale, la formazione della prossima generazione di scienziati e la promozione dell’innovazione tramite il trasferimento tecnologico.
A quattro anni dall’apertura dei primi laboratori, Human Technopole non è più soltanto una start-up: è oggi una vera e propria scale-up della ricerca italiana nel campo delle scienze della vita. La Fondazione, pensata come un investimento strategico del Paese nell’ambito della medicina e della salute, è in piena espansione e sta introducendo un nuovo modo di fare ricerca, interdisciplinare e sinergico con l’ecosistema italiano delle scienze della vita.
COSTRUIRE IL FUTURO DELLA
SALUTE UMANA: LA RICERCA IN HT
Accanto alle aree di ricerca già sviluppate dedicate a genomica, neurogenomica, health data science, biologia strutturale e computazionale, dal 2024 la Fondazione ha ampliato il proprio perimetro scientifico con 3 nuove aree strategiche: biologia molecolare e cellulare, simulazione e modellazione biofisica e intelligenza artificiale. Inoltre, attraverso cinque programmi interdisciplinari che mettono a sistema competenze e tecnologie per affrontare alcune delle principali sfide biomediche contemporanee, la Fondazione studia le malattie cardiometaboliche, oncologiche e neurodegenerative e contribuisce allo sviluppo della medicina preventiva e di precisione. Il presidente della Fondazione Human Technopole Gianmario Verona dichiara: “Siamo entrati in una nuova fase di maturità e ci stiamo posizionando come modello italiano innovativo per l’intera Europa. Un approccio capace di integrare ricerca di frontiera, formazione avanzata e tecnologie all’avanguardia in grado di sviluppare sinergie con tutto il sistema Italia per realizzare applicazioni in prevenzione, diagnosi e terapie”. Sottolinea il direttore


della Fondazione Human Technopole Marino Zerial: “Human Technopole sta sviluppando una capacità unica di comprendere la complessità dei sistemi viventi attraverso un modello strutturato di ricerca interdisciplinare su più scale biologiche”.
Tra i progetti approvati figurano: studi su larga scala per l’analisi del DNA di migliaia di individui per determinare fattori di rischio associati a diversi tipi di tumori, ricerche su malattie rare e neurodegenerative, e indagini sui processi biologici fondamentali e sull’evoluzione.
STRATEGIA
Il Piano Strategico 2024-2028 fornisce un quadro aggiornato della visione strategica di Human Technopole, che incorpora le modifiche introdotte alla legge istitutiva di HT e a seguito della Convenzione tra HT e i suoi Ministeri fondatori.
La missione di Human Technopole è migliorare la vita umana e sviluppare tecnologie investendo nella ricerca sulla salute e sulla prevenzione e sviluppando un approccio multidisciplinare nelle aree della medicina, della genomica, della nutrizione e della scienza dei dati. Inoltre, HT si impegna a diffondere le proprie conoscenze scientifiche e tecnologiche attraverso programmi di formazione completi. L’obiettivo è anche quello di canalizzare la traduzione dei risultati della ricerca in prodotti e applicazioni innovative attraverso il trasferimento tecnologico. Attraverso una combinazione sinergica di ricerca innovativa e infrastrutture di ricerca
>> L'IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio è una struttura ospedaliera privata accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) situata a Milano, all'interno dell'area MIND (Milano Innovation District, ex area Expo). L'ospedale è nato dalla fusione dello storico Istituto Ortopedico Galeazzi e dell'Istituto Clinico Sant'Ambrogio. Rappresenta un polo d'eccellenza in particolare per l'ortopedia, la cardiologia, la neurochirurgia e la chirurgia bariatrica.
FOCUS
condivise, HT si propone di: Promuovere una cultura istituzionale basata sull’eccellenza e l’integrità scientifica, insieme a valori fondamentali quali la trasparenza, l’inclusione, l’apertura e la collaborazione tra il personale di HT e in sinergia con la più ampia comunità di ricerca; esercitare un’influenza e contribuire alla definizione delle politiche sanitarie, sfruttando la ricchezza delle conoscenze generate dalla ricerca all’avanguardia per informare e plasmare le agende della sanità pubblica; sostenere l’importanza della ricerca di base tra i cittadini, mettendoli in condizione di impegnarsi attivamente nella discussione pubblica sulla scienza. HT crede che team altamente diversificati
producano i risultati migliori e più innovativi.
Tutte le attività di HT sono portate avanti in modo aperto e collaborativo, coinvolgendo accademici, clinici, industria e altre parti interessate per promuovere la ricerca e l’innovazione nel campo delle scienze della vita. L’ambiente di lavoro di HT si basa sulla collaborazione, sull’interdisciplinarità e su un forte lavoro di squadra.
Inoltre, HT si impegna in attività scientifiche rivolte verso l’esterno, a beneficio della comunità di ricerca nazionale e internazionale, come l’offerta di servizi attraverso infrastrutture condivise, opportunità di formazione e sviluppo professionale e iniziative di sensibilizzazione.
Delitti ad alta innovazione
OMICIDIO A MIND. OMICIDIO A HUMAN TECHNOPOLE. QUANDO I LUOGHI DEL FUTURO DIVENTANO SCENARI DI RACCONTO. DI LAURA BAJARDELLI
No, Milano non è precipitata in un noir futuristico: è la penna di Giovanni Azzone, uno dei protagonisti dell’innovazione milanese che ama sorprendere portando il mistero proprio nei luoghi dove la città immagina il suo futuro. Laboratori, centri di ricerca, startup, corridoi dell’innovazione: tutto si trasforma in scenari narrativi pulsanti, dove scienza, ambizione e fragilità umane si intrecciano. Il risultato è un mix inedito e irresistibile: rigore tecnico, immaginazione narrativa, conoscenza profonda dell’ecosistema dell’innovazione. Ingegnere visionario, già Rettore del Politecnico, oggi Presidente di Fondazione Cariplo, Azzone è anche un giallista che trasforma Milano in un palcoscenico
narrativo fatto di tensioni, scoperte, ambizioni e inevitabili zone d’ombra. Milano, nelle sue pagine, non è solo lo sfondo: è un personaggio vivo, complesso, magnetico. Un luogo dove tutto può accadere — perfino un delitto. Narrativo, ovviamente.

La promozione dell’importanza della ricerca di base e dell’innovazione basata sulla conoscenza come pre-requisito per l’applicazione è al centro di tutte le nostre attività di divulgazione scientifica. Queste attività contribuiscono ad aumentare il profilo di HT e a sensibilizzare la società sull’importanza della scienza di base nel fare scoperte fondamentali per la salute umana e per il progresso della società in generale.
La missione di Human Technopole è migliorare la vita delle persone e promuovere connessioni. Far progredire la scienza significa non solo generare nuove scoperte, ma anche diffondere una cultura di apertura, collaborazione e curiosità che superi i confini dei laboratori e raggiunga la società.
>> Giovanni Azzone, presidente Fondazione Cariplo, già rettore del Politecnico di Milano e sorprendentemente giallista.


Un distretto scientifico nel centro di Milano
Lo scorso 23 maggio il nostro Territorio ha vissuto una giornata per molti versi storica nel segno della Scienza e del futuro, con la coincidenza degli Open Day di due istituzioni storiche. L’Università degli Studi di Milano ha accolto in sede ragazze e ragazzi, futuri studentesse e studenti di domani.
L’Ospedale Policlinico di Milano ha presentato a cittadine e cittadini i nuovi spazi che saranno inaugurati dopo l’estate e che sono stati visitati dal presidente della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Marco Giachetti, e dal direttore generale Matteo Stocco, insieme alla Rettrice Marina Brambilla che ha dichiarato: “al Policlinico ci lega il passato, dal momento che la Statale ha sede in quello che era l’antico Ospedale Maggiore di Milano, il presente, con la stretta collaborazione tra Ateneo e Ospedale per la ricerca e la didattica, ma anche il futuro: il legame e la vicinanza fisica tra Statale e Policlinico disegnano, infatti, un vero e proprio distretto dell’innovazione nel cuore della città.
Spesso pensiamo ai distretti dell’innovazione come a progetti che

sorgono in nuove aree della città. Pensiamo alla stessa area di MIND, dove sta nascendo il nostro campus scientifico”. La vicinanza tra Statale e Policlinico che, letteralmente, “si guardano” da un lato all’altro di via Francesco Sforza, costituisce di per sé un distretto (interamente pubblico) dell’innovazione. È una porzione di città che si sta riqualificando – con il Nuovo
Policlinico e i tanti servizi annessi e con i nostri spazi che si stanno a loro volta rinnovando, come la grande Biblioteca di Studi giuridici e umanistici, la famosa ‘Crociera’, oggetto di importanti lavori – e che testimonia come Milano sia, certo, la città del design e della moda, ma anche – nel suo cuore - la città della conoscenza, della ricerca, dell’innovazione e della cura.

>> Sopra, il nuovo Policlinico di Milano.
Qui a sinistra, Marina Brambilla, rettrice della Università Statale, con Matteo Stocco, alla sua destra, direttore generale del Policlinico e Marco Giachetti, il presidente della Fondazione Ca’ Granda Policlinico
DAL 1863 PIONIERI DELLO SVILUPPO

Donatella Sciuto
Rettrice del Politecnico di Milano, dove è Professoressa Ordinaria di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni. Laureata in Ingegneria Elettronica presso lo stesso ateneo, ha conseguito il PhD in Electrical and Computer Engineering presso la University of Colorado, Boulder (USA) e il Master in Business and Administration presso l’Università Bocconi.
Membro del Consiglio Superiore della Banca d’Italia, fa parte di numerosi e importanti CDA e Comitati Scientifici. È coautrice di oltre 400 articoli scientifici e di 4 brevetti internazionali. È stata Presidente di IEEE Council of Electronic Design Automation, società scientifica internazionale. È membro dell’Academia Europaea. È stata nominata IEEE Fellow, IBM Women Leader in Artificial Intelligence e Inspiring Fifty Italy.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Donatella_Sciuto
Oltre 160 anni di storia, di tecnologia e creatività. Un passato che raccoglie innovazione e bellezza. Un presente che si apre a nuove sfide.
IL PRIMO POLITECNICO NELLA STORIA
D’ITALIA
Fondato da Francesco Brioschi, il Politecnico di Milano ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo scientifico e tecnologico del Paese. Nel corso del tempo, ha ampliato la sua presenza territoriale, stabilendo un contatto diretto con le comunità locali. Parallelamente, ha instaurato rapporti e alleanze con le principali università tecnologiche internazionali. Oggi, il Politecnico di Milano è riconosciuto come centro di eccellenza per l’Ingegneria, l’Architettura e il Design.
ARCHITETTI
E INGEGNERI NELLA
STORIA
Nell’antichità e per buona parte del Medioevo i costruttori si chiamavano architetti o meccanici. Il nome di ingegnere compare verso il dodicesimo secolo: coloro che sono addetti alla manutenzione delle strade e dei corsi d’acqua e alla realizzazione dei primi catasti vengono chiamati “pubblici aestimatores, libellatores aquarum, inzigneri”. Un decreto di Ludovico il Moro stabilisce una distinzione fra i “magistri fabrorum”, ingegneri e architetti e i “periti aestimatores”, geometri, fissando per questi ultimi una tariffa meno elevata.
IL COLLEGIO DEGLI INGEGNERI
Dalla metà del XVI secolo nello Stato di Milano il conferimento della “patente” di ingegnere spetta al Collegio degli Ingegneri, un organo corporativo al quale compete la tutela della professione e la verifica del possesso dei requisiti professionali (il tirocinio) e di nascita

>> Francesco Brioschi, ingegnere idraulico, uomo politico e intellettuale, fu il fondatore del Politecnico di Milano nel 1863

>> Giuseppe Colombo fu rettore del Politecnico alla fine dell’800. Fu imprenditore di successo anche grazie alla elettrificazione di Milano

Il campus di Bovisa

(l’appartenenza a una famiglia socialmente distinta) richiesti per l’esercizio della professione. Con l’arrivo di Napoleone, il Collegio degli Ingegneri viene soppresso e la formazione degli ingegneri avviene in ambito universitario per la parte scientifica e presso lo studio di un ingegnere abilitato per la parte pratica.
LA NASCITA DELL’ISTITUTO TECNICO
SUPERIORE
Il fermento evolutivo che si manifesta in Lombardia a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, induce gli intellettuali più attenti a quanto avviene in Europa a considerare l’intelligenza un fattore economico al pari dei capitali, della manodopera, delle infrastrutture. A favore di uno sviluppo dell’istruzione tecnicoscientifica, indicata come “una delle principali fonti di progresso”, si esprimono sia i gruppi imprenditoriali più consapevoli delle esigenze della nuova agricoltura e delle attività manifatturiere in fase di crescita, sia gli intellettuali e gli economisti impegnati nel promuovere il processo di modernizzazione del Paese. Con la
fondazione del Politecnico, esso diviene il fulcro di tutte le iniziative formative e divulgative in ambito tecnico-scientifico, il centro propulsore della ricerca applicata e il luogo di sperimentazione e di prove per conto terzi al quale ricorrono gli imprenditori.
Il 29 novembre 1863 Francesco Brioschi, uomo politico, illustre matematico e idraulico, già Rettore dell’Università di Pavia e Segretario Generale del Ministero della Pubblica Istruzione, nel suo duplice ruolo di Presidente del Consiglio direttivo dell’Accademia Scientifico-Letteraria, nucleo originario della futura Università degli Studi e di fondatore e Direttore dell’Istituto Tecnico Superiore, il primo Politecnico d’Italia, inaugura i due atenei sottolineandone gli “scopi comuni e speciali” e la loro rispondenza ai “bisogni intellettuali e materiali del paese”. Nella stessa occasione Francesco Brioschi indica i due elementi caratterizzanti l’Istituzione nel coordinamento fra gli insegnamenti scientifici di base e gli insegnamenti tecnici e nella specificità di questi ultimi, un principio che prefigura l’articolazione del
corso di studi in specializzazioni. L’Istituto Tecnico Superiore si ispira al modello dei politecnici di area tedesca e svizzera e promuove una cultura tecnico-scientifica imperniata sulla specializzazione e in grado di contribuire allo sviluppo del Paese. Inizialmente limitato al triennio di applicazione e ai due indirizzi in Ingegneria Civile e Industriale, l’Istituto nel 1865, per iniziativa di Camillo Boito e attraverso l’interazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera, si arricchisce della Scuola per Architetti e nel 1875 si completa con la Scuola preparatoria biennale.
Giuseppe Colombo, successore di Brioschi alla direzione del Politecnico, ricorda il suo predecessore come un grande studioso che alla matematica “la vera, la grande passione della sua vita […] consacrava tutti i ritagli di tempo; cui attendeva nella tarda notte, trovando nei suoi studi prediletti, i più ardui che la mente umana possa concepire, un vero riposo, un compenso alle noie, alle difficoltà, alle traversie della vita, ritemprandovisi, anzi, e attingendo alla pura fonte della scienza la forza per superarle.”
FOCUS
“L’ASILO BRIOSCHI”
Per la severità con la quale è diretto e per le rigide disposizioni disciplinari, l’Istituto Tecnico Superiore è ben presto ribattezzato dagli studenti “Asilo Brioschi”. La frequenza è obbligatoria e le assenze devono essere giustificate dai genitori o dal medico la cui firma deve essere autenticata dal sindaco del paese di residenza. Gli studenti sono tenuti a seguire le lezioni, che si svolgono dal lunedì al sabato pomeriggio, a partecipare ai laboratori, definiti “manipolazioni”, alle esercitazioni pratiche, alle verifiche scritte e alle “corse scientifiche”, viaggi di istruzione che hanno come meta sia gli opifici, i centri industriali e le costruzioni civili, sia le esposizioni industriali internazionali e le città d’arte. Nel corso di queste visite gli studenti osservano i processi produttivi più innovativi per discuterne successivamente durante le lezioni.
All’inizio il corso di studi è limitato al triennio di applicazione e per esservi ammessi è necessario aver frequentato e superato gli esami del biennio di una Facoltà universitaria di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali, mentre dal 1875, con l’attivazione del biennio preparatorio, l’immatricolazione avviene subito dopo la maturità. Nel primo anno di attività dell’Istituzione “per circostanze straordinarie” le lezioni iniziarono il primo dicembre, ma di norma l’anno accademico andava da metà novembre alla fine di luglio “limitando le vacanze ai giorni di festa e ad altri dieci giorni nel Carnevale e in prossimità delle feste di Pasqua”. Gli esami di profitto si svolgevano tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto e quelli di laurea nella parte centrale del mese di agosto. Essi si svolgevano all’ombra del pronao della cappella del palazzo della Canonica, dove “su semplici panche sedevano in abito da cerimonia –stiffelius e cilindro – i docenti esaminatori. Al centro Francesco Brioschi teneva davanti a sé un cilindro colmo di foglietti arrotolati su cui erano scritte le domande d’esame. Nel cortile, al sole, su identiche panche stavano gli esaminandi in attesa

di essere chiamati in ordine alfabetico a estrarre un certo numero di foglietti e fare in seguito su di essi – più o meno –sfoggio della propria erudizione. Dopo un breve conciliabolo tra professori, l’allievo in piedi davanti agli esaminatori, veniva giudicato e, se il caso, laureato”. Alla laurea seguiva il rito del ritratto, una fotografia di gruppo dei laureati dell’anno che veniva prima esposta nelle vetrine dei negozi del centro di Milano, poi, secondo la testimonianza dell’ingegnere “elettricista” Carlo Emilio Gadda, era collocata nel corridoio della segreteria, nella sede di piazza Cavour, o “nella sala [del Consiglio] in grandissimo onore” nella nuova sede di piazza Leonardo da Vinci.
I PRIMI STUDENTI E LE POCHE
STUDENTESSE
Nel primo anno di funzionamento, gli iscritti sono una trentina più sette uditori, studenti ammessi a singoli corsi “allo scopo di acquistare quelle condizioni, per difetto delle quali non poterono essere accettati quest’anno come scolari, e prepararsi così a divenirlo nell’anno prossimo”. I primi laureati sono del 1865 e sono 25. Negli anni seguenti iscritti e laureati crescono
progressivamente fino alla Prima Guerra Mondiale. Verso la fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, in concomitanza con l’avvio del processo di industrializzazione, il numero degli ingegneri industriali (fino ad allora minoritario) comincia ad aumentare e alla fine del secolo uguaglia e poi sopravanza quello degli ingegneri civili. Questi stessi anni fanno registrare le prime presenze femminili: la prima iscritta, Tatiana Wedenison, è del 1888, ma per avere la prima laureata, Gaetanina Calvi, ingegnere civile, si deve attendere il 1913; qualche anno dopo, nel 1918, si laurea in Ingegneria Industriale Maria Artini, la prima elettrotecnica italiana. Nel settore dell’Architettura, le prime laureate, Carla Maria Bassi e Elvira Morassi, sono del 1928. Negli anni seguenti la presenza femminile al Politecnico diviene una costante, seppur numericamente esigua e alla metà degli anni Quaranta su circa novemilacinquecento laureati, le donne sono un centinaio.
Più in generale, la crescita del numero dei laureati nel corso del XX secolo è irregolare: all’incremento nel periodo giolittiano, seguito dall’impennata degli anni 1919-22, dovuta alle agevolazioni


concesse agli studenti reduci di guerra, segue un periodo di regresso imputabile sia all’applicazione della legge Gentile sull’ordinamento universitario, che limita l’accesso all’istruzione superiore ai provenienti dal liceo e introduce l’obbligo dell’esame di Stato per l’esercizio della professione, sia alla crisi economica dei primi anni Trenta. Il “boom” delle iscrizioni e, seppur in misura minore, dei laureati è, tuttavia, da ascrivere alla seconda metà degli anni Sessanta, una crescita consolidata caratterizzata da una presenza femminile complessivamente contenuta a Ingegneria, più consistente ad Architettura, dove nei primi anni Novanta si verifica il cosiddetto “sorpasso rosa” e pari al 50% degli iscritti a Disegno Industriale alla fine degli anni Novanta.
LE PRIME SEDI
Inizialmente l’Istituto Tecnico Superiore è ospitato nel Collegio Elvetico in via Senato, attualmente sede dell’Archivio di Stato e per l’attività didattica si avvale delle collezioni tecnico-scientifiche di altri centri formativi e di ricerca lombardi con i quali instaura una simbiotica collaborazione: dal Museo di Storia naturale all’Istituto
Lombardo di Scienze, Lettere e Arti, dotato di un ricco gabinetto tecnologico, all’Università di Pavia, all’Orto Botanico. I contatti più duraturi si instaurano con la Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri che in un primo momento mette a disposizione i propri laboratori di Meccanica e di Chimica tecnologica per lezioni ed esercitazioni, ma nei primi anni del Novecento promuove forme di collaborazione più intense che portano alla creazione della Scuola Laboratorio di Elettrotecnica per Operai (SLEO) frequentata, durante il giorno dagli allievi ingegneri e di sera dagli operai. Dopo i primi due anni di funzionamento, per interessamento dell’allora sindaco di Milano, il commendator Antonio Beretta, l’Istituto trova collocazione “in più degna sede” e viene trasferito nel palazzo della Canonica, in piazza Cavour. Il Palazzo della Canonica, già casa degli Umiliati di Brera, si sviluppa lungo l’attuale via del Vecchio Politecnico e, fino al 1888, ospita anche l’Accademia Scientifico-Letteraria che con il Politecnico ha in comune gli insegnamenti di Italiano, di Economia e di Lingue.
Nel frattempo l’Istituto Tecnico Superiore si
>> 11 maggio 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ospite del “Laboratorio dell’Arte del Costruire”, il corso tenuto dall’architetto Renzo Piano al Politecnico di Milano, all’interno della Fondazione Renzo Piano presso il Campus Leonardo del Politecnico di Milano
Da sinistra: il prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia; l’architetto Renzo Piano; la rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto; il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana; il sindaco di Milano, Beppe Sala
Renzo Piano mostra al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella i modelli dei progetti da lui realizzati, esposti all’interno della Fondazione Renzo Piano nel Campus Leonardo del Politecnico di Milano (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione)
dota di collezioni proprie di Fisica tecnica, di Geodesia, di disegni e di modelli. Questo incremento delle dotazioni avviene anche grazie ai contributi degli imprenditori lombardi e non solo lombardi. La prima donazione, nel 1871, è dell’industriale cotoniero Eugenio Cantoni ed è finalizzata alla realizzazione di un corso di Economia aziendale. Nel 1886 con il ragguardevole contributo dell’imprenditore farmaceutico Carlo Erba si crea “una scuola speciale di elettricità”, l’Istituzione elettrotecnica Carlo Erba; nel 1893, per iniziativa di Cesare Saldini e di Giuseppe Ponzio, rispettivamente docenti di Tecnologie meccaniche e di Meccanica industriale e con l’apporto finanziario e in macchinari di un gruppo di industriali, si allestisce il primo Laboratorio italiano di Meccanica applicata, sul modello dei laboratori delle scuole tecniche americane. Nel 1897 si costituisce un consorzio fra i principali fabbricanti di carta che sostiene un Laboratorio per le ricerche sulla carta, trasformato poi in Stazione sperimentale per l’industria della carta e delle fibre tessili. Nel 1902, a sostegno della specializzazione in chimica, attivata nel 1899 e con un cospicuo contributo della Cassa di
FOCUS
Risparmio delle Provincie Lombarde, sorge la Scuola di Elettrochimica “Principessa Jolanda”, mentre nel 1908 vede la luce la Scuola laboratorio per l’industria degli olii e dei grassi.
La crescita richiede spazi aggiuntivi e i nuovi laboratori sorgono su una porzione dell’adiacente giardino della Villa Reale concesso in uso alla scuola dal re Vittorio Emanuele III. Con questo sviluppo il Politecnico arriva a occupare un’area di quasi 10.000 metri quadrati di cui 6.500 coperti.
LA NUOVA SEDE IN ZONA CASCINE DOPPIE
Nel 1913 viene stipulata una convenzione tra lo Stato, il Comune e la Camera di Commercio di Milano, con il concorso della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, per decentrare e per accorpare in un unico luogo gli istituti di istruzione superiore sparsi per la città. La scelta dell’ubicazione cade sull’area periferica delle Cascine Doppie, “nella distesa dei prati di Lambrate”, come dice Gadda, dove nel 1927, a lavori ultimati, dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il Politecnico si trasferisce, nel complesso che ancora oggi è la sua sede centrale. Il complesso degli edifici destinati all’Ateneo, progettato da Gaetano Moretti e da Augusto Brusconi, docenti

dell’Ateneo e realizzato da un Ufficio tecnico composto dagli ingegneri
Francesco Belloni, Giannino Ferrini e Vittorio Verganti, tutti laureatisi al Politecnico, comprende sei fabbricati distribuiti con perfetta simmetria e collegati tra loro da caratteristiche pensiline e da ampi sotterranei comunicanti attraverso gallerie, occupando un’area di 50.000 metri quadrati. Al vertice della palazzina destinata ad accogliere gli uffici del rettorato e la sala del Consiglio, viene collocato un orologio da torre che batte le ore su due campanelle provenienti dal palazzo della Canonica, una delle quali reca incisa la data: 1863. Nella nuova sede vengono allestiti ampi laboratori la cui dotazione iniziale e parte degli oneri del funzionamento sono assicurati dalla Fondazione Politecnica Italiana, un ente costituito da società industriali e banche per “promuovere gli studi, gli insegnamenti e le ricerche in tutti i campi dell’ingegneria civile, industriale ed elettrotecnica”. Sul modello della Fondazione Politecnica e con scopi analoghi, si costituiscono la Fondazione Ing. Giorgio Enrico Falck, la Fondazione Gianfranco ed Eugenio Tosi, la Fondazione Ing. Carlo Vanzetti e numerose altre che, a partire dalla metà degli anni Venti, contribuiscono ad arricchire la proposta didattica con la creazione delle Scuole di specializzazione post-lauream: alla prima, quella in ingegneria stradale del 1925, seguono la Scuola di specializzazione per le costruzioni in cemento armato, quella in ingegneria delle assicurazioni, quella in ingegneria gasistica, in ingegneria agraria, in metallurgia, in elettrochimica, in chimica-fisica e in siderurgia. Nel 1934 viene attivata la Facoltà di Architettura, ne è fautore e primo preside Gaetano Moretti. Nel 1937 l’Ateneo assume ufficialmente la denominazione di Regio Politecnico di Milano.
Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale si verifica un rapido incremento delle iscrizioni e uno sviluppo degli indirizzi dei corsi di studio: ai tradizionali corsi di laurea in Ingegneria Civile (edile, idraulica e dei trasporti) e Industriale
(meccanica, elettrotecnica e chimica) si affiancano quelli in Ingegneria Nucleare, Elettronica, Aeronautica, per la Difesa del Suolo, oltre a un indirizzo Economico Organizzativo; parallelamente, anche gli insegnamenti della Facoltà di Architettura si specializzano e si moltiplicano (composizione, discipline umanistiche, urbanistica) rendendo urgente un adeguamento degli spazi. L’espansione avviene verso il lato est e il lato nord del quadrilatero di Città degli Studi. Oltre la via Ponzio sorgono gli edifici per gli Istituti (dal 1982 Dipartimenti) di Elettronica, di Aeronautica e il Centro di Studi Nucleari “Enrico Fermi” (CeSNEF). Quest’ultimo Centro, dovendo ospitare il reattore nucleare, il primo reattore universitario italiano, richiede un edificio con particolari accorgimenti tecnici. Oltre la via Bonardi, su progetto di un gruppo di architetti, tra i quali Gio Ponti, si realizza la sede della Facoltà di Architettura, ampliata in seguito (1982-86) verso la via Ampère con un edificio progettato da Vittoriano Viganò e i palazzi denominati Trifoglio e Nave per i Dipartimenti di Matematica e di Meccanica.
I CAMPUS
Nel 1987 è partito un processo di diffusione territoriale dell’Ateneo, il Politecnico Rete, che ha portato all’apertura dei poli territoriali di Cremona (1987), Como (1987, attivo fino al 2018), Lecco (1989), Mantova (1994) e Piacenza (1997), con lo scopo di stabilire un rapporto più diretto con gli studenti e di interagire con le comunità e con le realtà produttive locali.
Inoltre, nella zona di Milano Bovisa, dove c’erano alcuni capannoni dismessi e i vecchi gasometri, sono sorti a partire dal 1989 un campus universitario con le nuove Facoltà di Architettura Civile, di Design e di Ingegneria Industriale e una serie di laboratori tra i più avanzati e innovativi d’Europa: la Galleria del Vento, per lo sviluppo della ricerca in ambito fluidodinamico; il Laboratorio di Sicurezza dei Trasporti, con le spettacolari prove di crash; i Laboratori del Design.
Nel 2021 è stato inaugurato, a Milano
Il campus di Bovisa

Leonardo, il nuovo campus di Architettura nell’area di via Bonardi, da un’idea di e con la progettazione di Renzo Piano, che ha portato a un incremento degli spazi aperti e di studio a disposizione degli studenti e a un miglioramento della qualità ambientale attraverso la creazione di ampi spazi verdi.
IL NUOVO ORDINAMENTO DEGLI
STUDI E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE
Il Politecnico è stato uno dei primi atenei italiani ad attuare la riforma del sistema universitario che ha portato alla struttura “tre più due” dei corsi di studio: laurea e laurea magistrale.
I corsi di laurea, a partire dall’anno accademico 2000-2001, sono raggruppati in facoltà tematiche (oggi denominate Scuole), in base alla loro appartenenza a una medesima area. Il Politecnico attiva ogni anno anche numerosi Master (di primo e di secondo livello) e corsi di dottorato di ricerca su un ampio spettro di aree tematiche e disciplinari
dell’Ingegneria, dell’Architettura e del Design. Dall’anno accademico 2000-2001 è istituito, inoltre, il corso di laurea in Ingegneria Informatica online, primo nel suo genere in Italia. Il Politecnico offre oggi numerosi programmi di mobilità internazionale. Il programma T.I.M.E. è dedicato a studenti di Ingegneria che, frequentando per due anni corsi in una università straniera, conseguono una doppia laurea. Il progetto Unitech, invece, è dedicato alla formazione di top manager. Promosso, oltre che dal Politecnico, da altre sette università tecniche europee, è supportato finanziariamente da industrie internazionali e permette a un numero limitato di laureandi di Ingegneria del Politecnico di Milano di frequentare l’ultimo anno presso una delle Università partner e un periodo di stage presso una delle imprese aderenti al progetto.
All’inizio del 2005 nasce ASP, l’Alta Scuola Politecnica, un progetto dei Politecnici di Milano e di Torino che offre a 150 studenti
>> Il Rettorato in piazza Leonardo da Vinci a Milano.
all’anno selezionati tra i talenti iscritti al primo anno di Laurea Magistrale in uno dei due Politecnici, una doppia laurea e un diploma ASP. Di questi 150 studenti, almeno il 25% proviene dall’estero.
I NUMERI DEL “POLI”
Il Politecnico di Milano è una grande comunità che comprende 48.383 studenti iscritti, di cui 7.482 architetti, 4.694 designer, 36.207 ingegneri, e 2.398 dottorandi.
Gli studenti internazionali sono 8.802, così suddivisi: 1.966 iscritti ai corsi di laurea (primo livello), 6.174 ai corsi di laurea magistrale e di ciclo unico, 662 ai corsi di dottorato.
Lo staff è costituito da 1.812 docenti di ruolo e 1.335 collaboratori di ruolo (personale tecnico e amministrativo) Dati studenti aggiornati a novembre 2024.
NUMERI E STORIA DEI BREVETTI
DI ANNA MARIA BARDONE

Quando si parla di innovazione in Italia, Milano rappresenta da sempre uno dei principali motori del Paese.
più domande e comparire più volte nelle statistiche.
Consulente in marchi e design presso
Barzanò & Zanardo S.p.A., uno dei principali studi italiani specializzati nella tutela della proprietà intellettuale e nella valorizzazione degli asset immateriali d’impresa, con una consolidata esperienza nell’assistenza strategica a realtà nazionali e internazionali. Ricopre, tra gli altri incarichi istituzionali, la carica di Presidente nazionale dell’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale e di Vicepresidente nazionale del C.U.P. – Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali, contribuendo attivamente alla promozione della cultura della proprietà intellettuale, dell’innovazione e del ruolo delle professioni regolamentate e ordinistiche quali presidio di competenza, etica, tutela dell’interesse pubblico e garanzia della qualità dei servizi professionali.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Anna_Maria_Bardone
La cultura del brevetto — intesa come tutela dell’ingegno e leva strategica per la crescita economica — affonda qui radici profonde, già a partire dall’Ottocento industriale, quando la città si affermava come cuore produttivo nazionale. Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla nascita, nel 1884, dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che ha contribuito a strutturare il sistema di proprietà industriale in Italia. Pur non essendo sede istituzionale centrale, Milano si è rapidamente imposta come principale polo operativo grazie alla concentrazione di imprese, studi professionali e centri di ricerca, diventando nel tempo uno snodo essenziale per la tutela dell’innovazione. Oggi questa centralità si riflette anche nei numeri, che tuttavia richiedono una lettura attenta.
A livello nazionale, i depositi di domande di brevetto e di modelli di utilità sono stati 11.978 nel 2024 e sono saliti a 14.069 nel 2025, mentre nel 2026 — considerando i dati disponibili a oggi — si contano già 4.086 domande. Si tratta di un andamento in crescita che segnala una maggiore attenzione verso la protezione dell’innovazione, ma che non può essere interpretato come una semplice conta delle nuove invenzioni. I dati comprendono infatti non solo i primi depositi di domande di brevetto per invenzione, ma anche i modelli di utilità e le domande che rivendicano la priorità di richieste precedenti, anche estere: una stessa innovazione può quindi generare
Se si amplia lo sguardo all’intero perimetro delle attività gestite dall’UIBM — includendo convalide e altre procedure — il volume complessivo arriva a circa 32.834 operazioni annue, restituendo l’immagine di un sistema molto più articolato della sola produzione di nuove idee. A ogni modo, questo dato è in calo rispetto al 2024 (in cui si erano registrati 33.499 depositi presso l’UIBM) per via del minor numero di convalide depositate.
All’interno di questo quadro, il peso del territorio resta significativo.
La Lombardia si conferma l’area con il maggior numero di depositi di domande di brevetto per invenzione e per modello di utilità, con circa 3000 depositi nel 2024 e circa 4.000 nel 2025, mentre nel 2026 il dato parziale si attesta intorno a 1.050.
In questo contesto, si può stimare che Milano incida per circa il 30% del totale nazionale, confermandosi un punto di riferimento per l’innovazione.
Anche questo dato, però, va interpretato correttamente: la distribuzione geografica si basa sul domicilio elettivo del richiedente, cioè l’indirizzo indicato nella domanda, che può coincidere con la sede legale dell’impresa o con lo studio professionale incaricato, e non necessariamente con il luogo in cui l’invenzione è stata sviluppata. Milano emerge quindi non solo come centro produttivo, ma anche come snodo amministrativo e professionale della proprietà industriale.
Il dinamismo del sistema si riflette anche nei marchi, i cui volumi risultano significativamente più elevati: 42.554 depositi nel 2024, 45.799 nel 2025 e già
Anna Maria Bardone

17.446 nel 2026. Anche in questo caso la Lombardia guida la classifica, con oltre 9.500 depositi nel 2024. La differenza rispetto ai brevetti è strutturale: i marchi tutelano segni distintivi come nomi, loghi e brand, e sono utilizzati da una platea molto più ampia di imprese, con requisiti meno complessi rispetto alle invenzioni tecniche.
Il tessuto innovativo milanese si distingue per la sua varietà e per la capacità di coniugare tradizione e alta tecnologia.
Accanto ai settori storici — meccanica, chimica e manifattura — emergono con forza ambiti come il biomedicale, la farmaceutica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie legate alla transizione energetica.
In questo contesto, il Politecnico di
Milano svolge un ruolo di primo piano nella ricerca applicata e nella produzione di brevetti accademici, contribuendo a rafforzare il legame tra università e industria.
A consolidare ulteriormente il ruolo internazionale della città è la presenza di una sede del Unified Patent Court, il nuovo Tribunale Unificato dei Brevetti europeo, che ha assegnato a Milano competenze in settori strategici come chimica, farmaceutica e scienze della vita, affiancando Parigi e Monaco di Baviera nel nuovo assetto della giustizia brevettuale europea. Nel complesso, ciò che emerge è un ecosistema sempre più maturo, in cui le imprese tendono a proteggere le proprie innovazioni direttamente a livello europeo o internazionale e in cui
>> La sede del nuovo Tribunale Europeo dei Brevetti, in via San Barnaba di fronte al grande Palazzo di Giustizia
i brevetti assumono un ruolo crescente come asset strategici, fondamentali per attrarre investimenti e accedere ai finanziamenti.
I numeri, letti correttamente, raccontano quindi molto più di una semplice crescita quantitativa: restituiscono l’immagine di una città che, oltre a essere capitale economica, si conferma uno dei principali laboratori europei dell’innovazione, dove ricerca, impresa e competenze specialistiche contribuiscono a disegnare il futuro.
VIAGGIO NELL’ECOSISTEMA DELL’INNOVAZIONE LOMBARDA
DI LAURA BAJARDELLI

Laura Bajardelli
(Milano, 1974) manager in una primaria compagnia di assicurazione è membro di board di altri organismi, con ruoli in organi amministrativi e di indirizzo, in organizzazioni leader in Italia, profit e non, come Fondazione Cariplo.
È giornalista ed autrice di numerosi articoli di approfondimento sui temi della sostenibilità, cultura e memoria storica.
Ha pubblicato “Economia circolare per le PMI. Dalla Progettazione ai finanziamenti, dall’eco-design alla comunicazione” Franco Angeli editore (2024) e “Visioni e artefici del futuro. I protagonisti del Novecento raccontano” (2024) e “Passaggio di testimone. Il futuro nelle parole dei boomer” (2025), Mursia editore.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Laura_Bajardelli
AMilano l’innovazione non è uno slogan: è un paesaggio. Lo incontri nei coworking pieni di laptop e accenti diversi, nei corridoi delle università, nei capannoni rigenerati che ospitano laboratori, nelle call che collegano startup e investitori dall’altra parte del mondo. È un ecosistema che cresce perché è fatto di connessioni, di luoghi che accolgono idee disruptive e le trasformano in imprese capaci di stare sul mercato.
La Lombardia ospita oltre un quarto delle startup innovative italiane. È un primato che non nasce per caso: qui si è costruita, negli anni, una rete che accompagna i progetti dalla scintilla iniziale fino alla crescita internazionale.
La Lombardia si conferma, ancora una volta, la regione che conta il maggior numero di startup innovative: 3.389, pari al 27,46% del totale nazionale. Milano rimane la provincia con il maggior numero

Progettato da Renzo Piano, il Parco dei Gasometri è un’iniziativa del Politecnico di Milano che ospiterà la sede del TEF: un campus di 30.000 metri quadrati inserito in un più ampio distretto tecnologico di 100.000 metri quadrati, circondato da 22 ettari di spazi verdi.

Ferruccio Resta, Presidente TEF Tech Europe Foundation, classe 1968, è un ingegnere meccanico e accademico italiano, Professore ordinario di Meccanica applicata alle macchine al Politecnico di Milano, ne è stato Rettore dal 2017 al 2022 e Presidente della CRUI dal 2020 al 2022. È attualmente Presidente della Fondazione Politecnico di Milano e della Fondazione Bruno Kessler.

Alberto Grando, Vice Presidente TEF è un economista e accademico italiano, Professore Ordinario di Operations & Supply Chain Management presso l’Università Bocconi e docente senior alla SDA Bocconi School of Management. Ha ricoperto ruoli di vertice nell’ateneo, oggi è Presidente di Arexpo oltre a componente del board di diverse fondazioni e realtà aziendali

Carlo Mango, Consigliere Delegato e CEO di Cariplo Factory. Ha iniziato la carriera nel 1991 nel trasferimento tecnologico tra università e imprese; è Direttore dell’Area Ricerca Scientifica e Tecnologica di Fondazione Cariplo e dal 2016 è Consigliere Delegato e CEO di Cariplo Factory

Renato Cerioli, presidente Cariplo Factory, Laureato in Economia Aziendale, ha poi conseguito l’abilitazione come Dottore Commercialista; la sua carriera si sviluppa all’interno del Gruppo Ospedaliero San Donato, dove ricopre numerosi ruoli di vertice. È stato inoltre Presidente di Confindustria Monza e Brianza e attualmente siede anche nel CdA di Isybank e in altri organismi associativi e filantropici

Marco Francesco Bocciolone è Presidente di PoliHub, l’Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano. Ha conseguito la laurea in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano. Ha iniziato la sua carriera accademica nel 1989, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità nel Dipartimento Meccanica. Dal 2012 è Professore Ordinario di Meccanica Applicata.

Federico Colombo è Amministratore Delegato di PoliHub. Laureato nel 1994 in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bergamo, ha iniziato la sua carriera ricoprendo ruoli nell’ambito amministrativo, delle operations e commerciale in aziende del settore bancario e dei servizi. È Direttore Generale della Fondazione Politecnico di Milano.
FOCUS

>> Nico Valenti Gatto è il Direttore Operativo di B4i – Bocconi for innovation, con una esperienza internazionale in Venture Capital, consulenza strategica e sviluppo di nuovi prodotti e mercati a livello multinazionale.
di startup innovative in Italia: alla fine del secondo trimestre 2025 erano 2.463, il 19,96% del totale nazionale.
Non dimentichiamo un attore fondamentale dell’innovazione: le PMI innovative, cioè tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione o dall’oggetto sociale. Oltre il 30% del totale nazionale si trova in Lombardia.
Dove tutto inizia: incubatori e acceleratori come “case delle idee” Ogni startup ha una storia che comincia in un luogo preciso: un’aula universitaria, un garage, un laboratorio, un bar. Ma per trasformarsi in impresa serve un ambiente che la aiuti a crescere. È qui che entrano in gioco incubatori e acceleratori, le vere infrastrutture dell’innovazione.
Gli incubatori sono come officine protette: spazi dove si sperimenta, si sbaglia, si impara. Qui le idee trovano mentor, strumenti, competenze amministrative e tecniche. Gli acceleratori, invece, sono piste di lancio: programmi intensivi che in pochi mesi preparano le startup a correre, incontrare investitori, entrare nel mercato.
Secondo gli ultimi dati comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dei 73 incubatori certificati sul territorio nazionale ad aprile, 15 si trovano in Lombardia, dei quali Milano ne ospita ben 12; e se allarghiamo la visuale e non consideriamo solo quelli certificati, le principali mappature elencano oltre 30 tra incubatori, acceleratori corporate, hub universitari e innovation center operativi a Milano.
I luoghi simbolo dell’innovazione milanese
TEF - TECH EUROPE FOUNDATION
Politecnico di Milano e Bocconi hanno unito le forze sull’innovazione conferendo i rispettivi rami imprenditoriali, PoliHub e B4i a TEF - Tech Europe Foundation. È il primo polo italiano del deep tech di scala europea, un’infrastruttura unica che accorpa sotto lo stesso tetto l’intera filiera dell’innovazione: dalla ricerca scientifica alla nascita e crescita di nuove imprese. La fondazione è stata voluta da Bocconi e Politecnico insieme a Ion Foundation di Andrea Pignataro, Fsi guidata da Maurizio Tamagnini e alla Camera di Commercio di Milano. Una piattaforma no profit, permanente, pensata per colmare un vuoto strutturale del sistema italiano. Qualche numero dal loro sito: da febbraio 2025
* 85 scienziati finanziati
• 73 iniziative imprenditoriali supportate
• 610 giovani imprenditori sostenuti
• 120 milioni di euro raccolti
POLIHUB
PoliHub è l’Innovation Park del Politecnico di Milano, specializzato in deep tech. Lavora a stretto contatto con ricercatori, laboratori e imprese per trasformare tecnologie avanzate in startup scalabili. È riconosciuto tra i migliori incubatori universitari al mondo e supporta progetti in robotica, AI, industria 4.0, medtech, space tech, energia. Offre mentorship tecnica, accesso a investitori, percorsi di
trasferimento tecnologico e un ecosistema che ha già generato realtà come D-Orbit, Energy Dome e PhononicVibes.
CARIPLO FACTORY
Cariplo Factory è un crocevia. Un hub che unisce startup, grandi aziende, università, istituzioni. Qui si lavora su sostenibilità, digital transformation, life sciences, circular economy. È un luogo dove l’innovazione non è solo tecnologica, ma anche sociale: si formano talenti, si costruiscono partnership, si sperimentano modelli di open innovation che coinvolgono imprese come Eni, Terna, Fastweb, Novartis. Cariplo Factory è una delle “porte d’accesso” più importanti per chi vuole crescere attraverso collaborazioni industriali.
Gli investitori: chi dà ossigeno alle idee Un ecosistema non vive solo di creatività: servono capitali, competenze, visione finanziaria. A Milano si muovono tutti gli attori della filiera dell’investimento.
B4I BOCCONI FOR INNOVATION
B4I è l’hub imprenditoriale della Bocconi, con un approccio business-first e una forte apertura internazionale. Unisce competenze manageriali, tecnologia e una rete globale di mentor, alumni e investitori. I suoi programmi – preaccelerazione e accelerazione con investimento – aiutano le startup a validare il modello di business, strutturare la strategia e prepararsi al fundraising. Ha già supportato centinaia di team e favorito raccolte significative.
PERCHÉ MILANO FUNZIONA
Perché qui l’innovazione non è isolata: è un ecosistema. Università, imprese, startup, investitori, istituzioni: tutti parlano tra loro. E quando un territorio riesce a far dialogare mondi diversi, l’innovazione diventa inevitabile.
Milano e la Lombardia non sono solo un luogo dove nascono startup: sono un ambiente dove le idee imparano a camminare, a correre, a diventare imprese che cambiano settori e abitudini.

IL NUOVO CAMPUS
“Mi piace pensare al nostro campus come alla “Fabbrica del Duomo”, un’idea tipicamente milanese: come il Duomo di Milano non sarà mai veramente “completato”, poiché una meraviglia del genere necessita di un continuo, costante rinnovamento che le consente però di mantenere la propria identità”. Francesco Billari, Rettore Università Bocconi
BIOETICA COME CONDIZIONE DEL VERO PROGRESSO
DI GUSTAVO CIOPPA

Gustavo Cioppa
(Napoli, 1942) è un magistrato italiano, docente presso l’Academy “Psicologia in Tribunale”, editorialista per il settimanale “Il Ticino” e per l’Osservatorio Metropolitano di Milano. È stato Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Gustavo_Cioppa
“L’essere umano contemporaneo è inquietante”: questa una celebre affermazione del filosofo Heidegger al giornale tedesco “Der Spiegel”, di quasi un secolo fa. Heidegger temeva il dominio della tecnica, in forma di “tecnocrazia”, nella quale egli ravvisava la “morte dell’Essere”, ossia la cessazione di quei valori di umanità, solidarietà e altruismo, sui quali si era fondata la civiltà umana. Ma è davvero così? Certo... il progresso non deve essere visto solo sotto il profilo tecnico e scientifico, ma in primo luogo sotto il profilo umano e morale. Non si deve invertire cioè il rapporto tra l’essere umano (soggetto) e la macchina (complemento di mezzo) (Galimberti). Eppure la scienza è un processo inarrestabile, come inarrestabile è il processo di sviluppo dell’intelligenza artificiale e lo stesso progredire di ogni ordinamento giuridico. È importante dunque imparare a convivere con questi processi, impegnandoci a renderli “umani”. Così, centrale è ancora una volta la bioetica, la quale armonizza lo sviluppo scientifico con inderogabili e non cedevoli principi etici e morali. La scienza, infatti, nel momento in cui è strumento di conoscenza (non già essa fonte di conoscenza tout court, cfr. sul punto Kant e Popper), non deve limitarsi a “conoscere” in senso meramente intellettivo, ma anche a “ragionare”, in senso morale, posto che la ragione è intelligenza orientata al perseguimento del bene comune (San Tommaso D’Aquino). In ciò sta il significato profondo di norme costituzionali come l’art. 2 Cost., secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La stessa Costituzione, nello statuire (art. 33 comma 1), che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, intende tale libertà non già in senso assoluto, ma siccome
orientata entro principi razionali. In tale prospettiva merita allora di essere ricordata una celebre frase di Hegel, che spiega in uno la funzione del diritto e della bioetica, siccome “bussole orientative” della scienza: “ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale”. Con tale auspicio, Hegel stava infatti a indicare che la scienza non può mai essere scissa dall’etica, per funzionare correttamente. Di più: non solo ciò che è reale è razionale, ma è anche, necessariamente, “relazionale”, poiché la relazione tra gli esseri umani, come pure quella tra i vari settori del sapere, è fondamentale e postulato di ogni ordinamento organico, ossia “completo”. Così, Milano, città inclusiva e cosmopolita per antonomasia, è espressione suprema di questa “ragione” intellettuale e relazionale al tempo stesso, accogliendo molteplici e lodevoli progetti, per la messa a confronto e in dialogo di nuove idee e prospettive. Milano, sotto questo profilo, costituisce quasi il luogo simbolico ove l’intreccio tra scienza, tecnica, diritto ed etica si manifesta con particolare capacità di sintesi e di sinergia. Come anticipato, con la nozione di “progresso” non si indica un mero “andare avanti”, bensì un “andare oltre”, siccome lo spirito delle norme giuridiche deve andare oltre la mera tecnica redazionale con cui sono state scritte. Negli ultimi anni, Milano ha assunto un rilievo crescente nel panorama delle scienze della vita, non soltanto per il numero e il livello delle ricerche sviluppate, ma anche e soprattutto per la capacità di dar vita a un tessuto scientifico e culturale nel quale università, ospedali, centri di ricerca e luoghi di alta formazione entrano costantemente in dialogo tra loro, secondo la filosofia cosmopolita e internazionale che caratterizza questa realtà metropolitana. Basti pensare a realtà come Human Technopole, sorto nell’area dell’ex Expo, o al ruolo svolto da atenei quali l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Milano-Bicocca, i quali contribuiscono non solo alla formazione di nuove competenze, ma altresì all’edificazione


Nei laboratori scientifici di tutto il mondo si affrontano nuove sfide che richiedono una nuova etica
PUNTI DI VISTA
di un’idea della scienza sempre meno chiusa entro sintagmi predefiniti, di modo da rendere onore alla sua etimologia latina, da “scio”, ossia “conoscere” e “discernere”. D’altro canto, le trasformazioni più rilevanti del nostro tempo non nascono quasi mai all’interno di un solo ambito disciplinare, ma si collocano al crocevia tra più rami del sapere, siccome solo le foglie e gli arbusti possono prendere parte alla costituzione di un possente albero. Il progresso dunque non appare più come un moto lineare e autosufficiente, ma come una trama complessa, nella quale ogni passo in avanti esige un supplemento di coscienza. La medicina di precisione, le terapie geniche e cellulari, l’impiego crescente dell’intelligenza artificiale nei procedimenti diagnostici e terapeutici aprono, senza dubbio, possibilità straordinarie e fino a pochi anni fa impensabili. Pur tuttavia, proprio per questo è necessario riflettere su un ordine non solo tecnico, ma anche e soprattutto umano e morale. Sequenziare il genoma di un individuo, ad esempio, non significa unicamente ampliare l’orizzonte della diagnosi e della cura, bensì entrare in una regione estremamente sensibile, nella quale vengono in rilievo la protezione della riservatezza, la custodia dei dati, il rischio di nuove discriminazioni, la possibilità stessa che il sapere si trasformi, se male orientato, in forma di dominio. Analogamente, l’uso di algoritmi in campo sanitario non si esaurisce nell’introduzione di strumenti più rapidi o più sofisticati, poiché esso chiama in causa una questione essenziale, che nessuna civiltà giuridicamente ordinata può permettersi di eludere: a chi spetta, in ultima istanza, la responsabilità della decisione, quando la decisione stessa viene preparata, condizionata o suggerita da un apparato tecnico? È qui che la bioetica mostra la propria funzione più alta e nobile, e si comprende come essa non costituisca affatto un sapere marginale, né una remora esterna chiamata a frenare lo slancio della ricerca, ma un “quid” necessario, volto piuttosto a essere l’alpha e l’omega dell’orientamento umano. La bioetica, infatti, interviene là dove il progresso rischierebbe di ridursi a mera “esecuzione”, ricordando che non tutto ciò che è tecnicamente possibile, per ciò solo, è anche moralmente accettabile o giuridicamente sostenibile. Da ciò deriva anche il compito del diritto, il quale, in una società complessa, non può limitarsi a
registrare passivamente i mutamenti prodotti dalla tecnica, ma è chiamato a tradurre in norme effettive ed efficaci quei lineamenti razionali (cfr la nozione di “rationes” in San Tommaso D’Aquino) entro i quali il progresso può restare conforme alla dignità umana. Nel nostro ordinamento, il fondamento di tale opera di traduzione continua risiede anzitutto nella Costituzione, la quale pone al centro la persona (art. 1 Cost., art. 2 Cost.), la sua inviolabilità (art. 13 Cost., art. 14 Cost., art. 15

>> Il genoma umano, una frontiera raggiunta dalla scienza e la necessità di creare una nuova etica al passo con i miracolosi progressi.
Cost.), il diritto alla salute (art. 32 Cost.), la solidarietà (art. 2 Cost.), e offre così il criterio supremo alla luce del quale leggere anche le questioni più nuove e apparentemente più lontane dalle forme tradizionali del giuridico. Da questi princìpi discendono discipline specifiche in materia di sperimentazione clinica, consenso informato, trattamento dei dati sanitari, decisioni sul fine vita; e tuttavia, in un contesto come quello milanese, stabilmente inserito entro reti di ricerca internazionali, il solo livello nazionale non appare più sufficiente a reggere l’intera complessità del fenomeno. Le normative
europee, specie in materia di protezione dei dati e di regolazione dell’intelligenza artificiale, intervengono infatti in modo sempre più incisivo, dando luogo a un quadro stratificato, mobile, per molti aspetti ancora “in fieri”, nel quale il diritto è costretto a inseguire innovazioni che procedono con una rapidità spesso superiore alla sua capacità di disciplinarle in modo definitivo. Pur tuttavia, questa tensione, lungi dal costituire una patologia del progresso, ne rappresenta forse la condizione più seria e più feconda. Da una parte, infatti, vi è l’urgenza dell’innovazione, la necessità di sperimentare, di elaborare nuove risposte terapeutiche, di partecipare a una competizione scientifica ormai globale; dall’altra, vi è l’altrettanto necessaria esigenza di non smarrire il senso del limite, che non coincide affatto con una censura irrazionale della scienza, ma con la forma più alta della sua responsabilità. Fino a che punto è lecito intervenire sul corpo umano? In quale misura una tecnologia pensata per curare può finire, se non governata, per aumentare le disuguaglianze? In che modo si può custodire l’autonomia del paziente in un contesto sanitario sempre più affidato a sistemi automatizzati, opachi, difficilmente sindacabili? Sono domande che non ostacolano il progresso, ma lo costringono, per così dire, a giustificarsi dinanzi all’uomo, e dunque a diventare non solo più potente, ma anche più giusto. Per tale ragione, la bioetica non è un limite, ma una condizione preliminare del vero progresso, poiché soltanto una scienza che accetti di misurarsi con il ruolo centrale della persona può dirsi davvero umana. Milano, in questo senso, offre un esempio evidente, quasi paradigmatico, di ciò che oggi il progresso scientifico è chiamato a essere: non un processo isolato dalle inferenze con altri rami del sapere e indifferente alle proprie conseguenze, ma un cammino che deve costantemente essere pensato, orientato, limitato e, proprio per questo, reso più efficiente. Scienza, diritto ed etica non costituiscono, allora, tre ambiti separati, ma tre dimensioni complementari di una medesima realtà, come Iride dalle multiformi facce (Platone). Soltanto dunque nel loro equilibrio è possibile impedire che l’innovazione degeneri in potenza cieca, o che la tecnica dimentichi il dato umano e finisca davvero col rovesciarsi contro il suo stesso postulato esistenziale.
IL PIO ALBERGO TRIVULZIO E IL FUTURO

Carla Dotti
Carla Dotti è medico specialista in Igiene, Sanità Pubblica e Tecnica Ospedaliera, ha diretto numerosi ospedali e i processi di accreditamento delle strutture regionali, è tra i massimi esperti dei sistemi sanitari e sociosanitari, ricopre oggi diversi incarichi all’interno di istituzioni, comitati tecnico-scientifici ed enti di formazione
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Carla_Dotti
La Scienza ha vinto: il rischio di morte è diminuito fortemente a tutte le età anche in quelle più avanzate. Continuare ad offrire i copiosi frutti della ricerca scientifica a persone sempre più anziane sicuramente contribuirà ad un ulteriore aumento della vita media ma questo non sembra ulteriormente influenzare il benessere complessivo di una popolazione sempre più fragile, né la conservazione della sua autonomia. È possibile prolungare questo benessere e questa autonomia?
Il Pio Albergo Trivulzio conosce bene questa popolazione, da sempre. Anziani e grandi anziani ricevono ogni giorno assistenza per tutelare la quotidianità e cure specialistiche per recuperare le abilità perdute o mantenere quelle rimaste.
Ma qualsiasi azione si scelga per affrontare i bisogni legati alla straordinaria longevità della popolazione milanese, occorre affiancare un approccio più francamente preventivo a quello clinico-assistenziale. Il nuovo Trivulzio vuole fare sintesi, integrare le frontiere della qualità della vita con la fragilità, intesa come uno stadio precoce della disabilità, che, a differenza della disabilità, può essere reversibile. Il modello organizzativo che si propone è un “laboratorio epidemiologico” aperto alle persone più anziane che siano sufficientemente autonome nella vita quotidiana ma che avvertano sintomi o abbiano segni che condizionano lo stato di benessere in diversi ambiti: attività fisica, nutrizione, memoria, orientamento, umore, vista, udito e relazioni sociali in genere. Incontreranno un medico geriatra, un infermiere ed un educatore professionale con l’eventuale
coinvolgimento di altre figure: fisioterapista, assistente sociale, dietista… L’obiettivo è parlare del futuro a ognuno e con ognuno individuare i rischi di perdita dell’autonomia e le risorse per contrastarli. Ne seguirà un programma condiviso di intervento sanitario o sociale, in base alla natura prevalente del rischio.
Da una prima sperimentazione si sono individuati tre grandi filoni di azioni preventive: contrasto della sedentarietà, contrasto della malnutrizione e contrasto dell’isolamento sociale. Più saranno i partner che il progetto conquisterà, maggiore sarà la gamma di interventi che potremo offrire e più sgombro da nubi sarà l’orizzonte dei nostri anziani e delle nostre famiglie.
Il nuovo risultato a cui tendiamo è dunque un allungamento dell’aspettativa di vita sana ovvero “The extension of healthy life expectancy and not just increased longevity…not simply a burden on others”, come annunciava Gary Andrews inaugurando il Congresso internazionale di Gerontologia ad Adelaide nel 1997!
Milano è anche la città dove le scienze vengono messe al servizio della qualità della vita rispondendo alle mutate condizioni della società. Dal Trivulzio una modalità di approccio alla condizione degli anziani che fa di Milano un luogo di sperimentazione delle scienze applicate
DI CARLA DOTTI
PROTAGONISTE E PROTAGONISTI

FRANCESCA CHEMI: DA SCALEA
ALLO HUMAN TECHNOPOLE
Lei è Francesca. E la sua storia comincia a Scalea, sulla costa tirrenica della provincia di Cosenza, in una terra sospesa tra mare e montagne dove il senso delle radici è qualcosa che si impara presto. Fin da bambina Francesca Chemi cresce con una doppia anima: da una parte l’amore per le lingue, per le parole e per tutto ciò che permette di entrare in relazione con gli altri; dall’altra una curiosità tenace, quasi ostinata, per ciò che accade dentro il corpo umano, per i meccanismi invisibili che regolano la vita.
IN MEMORIA
DI GIOVANNA CAMERINO
Giovanna Camerino ha dato un contributo fondamentale alla genetica della determinazione del sesso.
Nata a Milano il 27 agosto 1952. Nominata professore ordinario a quarantadue anni, ha insegnato Biologia nelle Università di Sassari e di Pavia.
All’inizio degli anni ’80 Giovanna Camerino cominciò i suoi studi sul cromosoma X che portarono all’identificazione del gene responsabile della disabilità intellettiva associata a X fragile.
All’inizio degli anni ‘90, quando non si conosceva la sequenza del DNA umano e si avevano nozioni molto scarse della sua organizzazione, Giovanna Camerino cominciò a interessarsi a una casistica molto particolare di pazienti che presentavano alterazioni dei cromosomi X e Y e caratteri sessuali non coordinati con il corredo cromosomico.
Fu così che in quegli anni venne identificato da Peter Goodfellow a Oxford il gene SRY che determina il sesso maschile e nel laboratorio di Giovanna Camerino a Pavia il gene DAX coinvolto nella determinazione del sesso femminile.
Al liceo linguistico è convinta che il suo futuro passerà proprio attraverso le parole. Immagina viaggi, traduzioni, culture diverse. Poi arriva un’insegnante di chimica capace di cambiare il corso delle cose. Le fa capire che la chimica non è soltanto formule scritte alla lavagna o esercizi da imparare a memoria: è un linguaggio per interpretare il mondo, una chiave per leggere ciò che non si vede. È lì che Francesca comprende che la sua strada sarà la scienza.
Dopo il diploma sceglie Farmacia all’Università della Calabria. Sono anni di studio intenso, di sacrifici e intuizioni, ma anche di incontri decisivi. Quando bussa alla porta della professoressa Stefania Catalano per chiedere una tesi, qualcosa accelera davvero. Da quel momento il percorso prende una direzione precisa: la ricerca.
Si laurea con lode, intraprende il dottorato in Biochimica cellulare e rafforza il legame con la Fondazione Lilli Funaro. Nel 2014 arriva un riconoscimento importante: vince il premio “Irene Mancuso” per la migliore comunicazione in scienze oncologiche. Non è soltanto una soddisfazione personale. È l’occasione concreta per finanziare la sua prima esperienza all’estero, quella che le aprirà le porte della ricerca internazionale. A Manchester scopre cosa significhi davvero fare scienza ad altissimo livello. Nei laboratori di Breast Biology perfeziona tecniche avanzate, lavora in un ambiente competitivo e multidisciplinare, firma una pubblicazione sulla rivista
Questi due studi sono stati fondamentali per tutte le ricerche sulle alterazioni dello sviluppo dei caratteri sessuali causate da interruzioni o mutazioni in geni che determinano lo sviluppo di ovaie o testicoli. Mutazioni di questo tipo sono rare, invalidanti e spesso associate ad altre patologie. Dopo il grande successo della ricerca su DAX, Giovanna Camerino identificò un altro gene, RSPO1, in una famiglia in cui era presente un’inversione del sesso non legata ai cromosomi sessuali. Nel 1996 Giovanna Camerino è stata nominata membro della prestigiosa European Molecular Biology Organization (EMBO). Giovanna Camerino è mancata il 26 marzo 2025.

Oncotarget e nel 2016 entra al Cancer Research UK Manchester Institute. Qui prende parte al progetto TRACERx, uno dei più importanti programmi di ricerca oncologica europei, dedicato allo studio dell’evoluzione dei tumori. Francesca si occupa delle cellule tumorali circolanti nel sangue, contribuendo a dimostrare che possono diventare indicatori preziosi per prevedere recidive e metastasi. È il campo della biopsia liquida: un semplice prelievo di sangue capace di raccontare come il tumore cambia nel tempo, quasi fosse una mappa dinamica della malattia. Una frontiera destinata a trasformare la medicina oncologica e il modo di personalizzare le cure.
Nel 2018 presenta i suoi risultati al congresso AACR di Chicago. Ormai è pienamente inserita nella comunità scientifica internazionale: una giovane ricercatrice italiana che dialoga con i grandi centri mondiali della ricerca sul cancro. Eppure, dopo anni all’estero, nel 2022 sceglie di tornare in Italia. Non come ripiego, ma come scelta consapevole e profondamente etica: riportare a casa ciò che ha imparato e metterlo al servizio del proprio Paese. Approda così allo Human Technopole di Milano, nel Sottoriva Group, dove continua a lavorare sul DNA tumorale circolante nel sangue per comprendere come i tumori sviluppino resistenza ai farmaci e come rendere le terapie sempre più personalizzate ed efficaci.
Dietro il camice della ricercatrice c’è anche una donna che vive pienamente la dimensione familiare. Francesca è madre di una bambina di tre anni, con un secondo figlio in arrivo, e racconta spesso quanto sia fondamentale avere accanto un compagno capace di condividere responsabilità e sostegno. Per questo immagina una scienza che sappia davvero accompagnare la genitorialità e ridurre il divario di genere che ancora attraversa il mondo accademico e della ricerca.
Crede profondamente che i luoghi di lavoro migliori siano quelli in cui uomini e donne collaborano in modo autentico, perché la diversità di sguardi rende il lavoro scientifico più ricco, più umano e persino più creativo.
Ai giovani che sognano la ricerca ripete sempre che talento e intelligenza da soli non bastano. Servono tenacia, passione, disciplina e soprattutto un ambiente che non faccia sentire soli. E alle ragazze ricorda che esiste anche un modo femminile di fare scienza: fatto di empatia, precisione, capacità di ascolto e di una forza silenziosa che troppo spesso viene sottovalutata.
C’è però un sogno che continua ad accompagnarla, da sempre. Un sogno che ha il colore del Mediterraneo e il vento della Calabria: tornare un giorno al Sud per costruire laboratori d’eccellenza, creare opportunità, permettere a ragazzi e ragazze di non dover necessariamente partire per inseguire la ricerca. Offrire alle nuove generazioni la possibilità di coltivare, sotto quel cielo, la stessa doppia anima che ha guidato lei: quella umanistica e quella scientifica, quella delle parole e quella delle cellule.
AMALIA ERCOLI
LA SIGNORA DELLE COMETE

Il 26 maggio 2026 a Palazzo Marino, Amalia Ercoli Finzi ha ricevuto il premio “Campione della Gente” dei City Angels dalle mani del prefetto Sgraglia.
Nel suo ringraziamento, l’illustre scienziata prima donna a laurearsi in Ingegneria aeronautica in Italia, ha rivolto ancora una volta un messaggio di incoraggiamento alle ragazze a impegnarsi nelle materie STEM.
Amalia Ercoli Finzi è entrata nella storia con la missione spaziale Rosetta. Lanciata nel 2004, la sonda dell’Agenzia spaziale europea (ESA) ha viaggiato per dieci anni nel Sistema solare per allineare la sua traiettoria a quella della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, che ha
raggiunto dopo aver percorso più di otto miliardi di chilometri. Per due anni, ha poi accompagnato ‘Chury’ fotografandola, scansionandola e fiutandola da ogni parte. Ha in seguito inviato il robot Philae, che si è infilato in un crepaccio dopo due rimbalzi sulla superficie. Amalia Ercoli Finzi è stata la responsabile scientifica dello strumento SD2 (Sample Drilling and Distribution) a bordo del lander Philae nella missione. Il suo compito era progettare e gestire il sistema di perforazione della cometa, fondamentale per raccogliere campioni di suolo cometario.
Alla scienziata è stato intitolato un asteroide: 24890 Amaliafinzi

Di seguito, la motivazione dell’Ambrogino d’Oro (2023)
Che si aggiunge a numerosi altri riconoscimenti della Repubblica Italiana.
Ambrogino d’oro, Medaglia d’oro «Prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica in Italia nel 1962, consulente della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea, docente di meccanica orbitale e direttrice del dipartimento di Ingegneria Aerospaziale al Politecnico. La sua casa ha i confini dell’universo. Partecipa alla progettazione di una trivella per comete che viaggia a 500 milioni di chilometri dalla Terra e descrive gli astri come “qualcosa di così bello che quando li ha creati il Padre Eterno deve aver sorriso”. Da anni promuove il coinvolgimento delle donne nelle discipline Stem, spronandole allo studio di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica e, per la sua carriera e il suo entusiasmo, è mentore di centinaia di ragazze. Come dimostra la sua storia, di scienziata e di madre di cinque figli, sono le scelte controcorrente a combattere il pregiudizio e aprire la strada al cambiamento.»
>> Sotto, a sinistra “Campionessa” dei City Angels. A destra, il 7 dicembre 2023 Amalia Ercoli Finzi riceve l’Ambrogino d’Oro dal Sindaco Beppe Sala e dalla Presidente del Consiglio Comunale Elena Buscemi.

FINZI,
PROTAGONISTE E PROTAGONISTI
QUANDO L’ITALIA GENERAVA RIVOLUZIONI TECNOLOGICHE
DI LAURA BAJARDELLI
La storia di Bruno Murari attraversa sessant’anni di microelettronica, ma soprattutto attraversa un’idea molto italiana di innovazione: concreta, ingegnosa, capace di trasformare intuizioni in tecnologie che entrano nella vita di tutti. Quando arriva alla SGS — la futura STMicroelectronics — nei primi anni Sessanta, il settore dei semiconduttori sta vivendo la sua accelerazione più vertiginosa. La legge di Moore non è ancora un dogma, ma già si intravede la corsa a raddoppiare periodicamente il numero di transistor nei chip, rendendoli sempre più piccoli, più veloci, più accessibili. Murari entra in questa traiettoria con una naturalezza sorprendente, contribuendo a darle forma dall’interno.
La sua formazione non è quella dell’ingegnere “puro” che si immagina
oggi nei laboratori di microelettronica. Murari nasce a Treviso nel 1936, cresce in un’Italia che sta ricostruendo se stessa, e porta con sé un’attitudine artigianale, quasi rinascimentale, verso la tecnica: la curiosità per il funzionamento delle cose, la manualità, la capacità di vedere un oggetto non solo per ciò che è, ma per ciò che potrebbe diventare. Racconterà più volte che da ragazzo ha iniziato a progettare e realizzare aeromodelli con quello che trovava, magari con le ali rotte da riparare: un gesto semplice, ma rivelatore di un modo di pensare che non lo abbandonerà mai.
Il suo lavoro in ST si muove lungo due direzioni complementari. Da un lato segue l’evoluzione “classica” della microelettronica, quella che passa attraverso il CMOS, la tecnologia che ha permesso di integrare

milioni, poi miliardi di transistor in spazi minuscoli, riducendo consumi e aumentando affidabilità. Dall’altro anticipa ciò che oggi chiamiamo More than Moore, l’idea che l’innovazione non passi solo dal miniaturizzare, ma dall’aggiungere nuove funzioni ai chip: sensori, attuatori, capacità di percezione. È in questo spazio ibrido che Murari lascia il segno più profondo. I suoi oltre duecento brevetti raccontano questa doppia anima. Gli smart power IC integrano logica e potenza, aprendo la
> sotto, Laura Bajardelli moderatrice di un evento unico. L’incontro milanese tra due pionieri della microelettronica: Federico Faggin, sviluppatore del primo microprocessore e Bruno Murari, grande scienziato e inventore.

> Bruno Murari ritratto nell’esercizio della sua passione di aeromodellista. Tutto cominciò da qui. Oggi Murari ha depositato centinaia di brevetti che ognuno di noi indossa ogni giorno, ad esempio l’accelerometro negli orologi digitali. Partecipò in Olivetti al progetto ELEA. E conobbe per l’occasione Federico Faggin anche lui giovane ricercatore in Olivetti a Castelletto (a sud di Milano).


>> Federico Faggin, inventore del microprocessore, passò anche lui a Milano negli anni della formazione. Tra le sue invenzioni anche il “touch screen”.
strada a sistemi più compatti ed efficienti.
I MEMS, invece, trasformano il silicio in un materiale capace di “sentire”: minuscole strutture meccaniche integrate nei chip che misurano accelerazioni, vibrazioni, rotazioni. Oggi sono ovunque — negli smartphone, nelle auto, nei droni, nei dispositivi medici — ma quando Murari iniziò a lavorarci sembravano quasi fantascienza. La sua intuizione era semplice e radicale: l’elettronica non deve solo elaborare, deve percepire il mondo.
Chi lo conosce ricorda un tratto distintivo: la capacità di spiegare concetti complessi
MARIO TCHOU
PROTAGONISTE E
con una chiarezza disarmante, spesso accompagnata da schizzi improvvisati ma precisissimi, come fossero disegnati con AutoCAD. Disegnare è per lui un modo di pensare, non solo di comunicare. E accanto alla precisione tecnica, emergeva un’ironia asciutta, veneta, che rendeva più leggero anche il lavoro più impegnativo. Non ha mai amato l’idea del “genio solitario”: ha sempre insistito sul valore dei team, sulla necessità di formare giovani ingegneri, sul fatto che un’innovazione è tale solo se diventa utile per molti.
Il riconoscimento più prestigioso arriva nel 2017, quando riceve l’Elmer A. Sperry Award, uno dei massimi premi internazionali per l’ingegneria. È l’unico italiano ad averlo ottenuto, grazie al contributo decisivo delle sue tecnologie all’efficienza e alla sicurezza dei sistemi di mobilità. Un premio che non celebra solo un’invenzione, ma una visione coerente e duratura.
Questa visione ha trovato un luogo ideale nella sede ST di Castelletto, alle porte di Milano, a due passi da storiche sedi Olivetti. Qui Murari ha guidato laboratori, formato generazioni di ingegneri, costruito un metodo che unisce rigore, immaginazione e una certa ostinazione creativa. Castelletto è diventato un laboratorio di futuro: un posto dove la ricerca non è un esercizio astratto, ma un lavoro quotidiano che trasforma idee in dispositivi reali.
E questo ruolo si è rafforzato ulteriormente con l’annuncio di marzo 2026:
Mario Tchou (1924–1961) ingegnere italo-cinese cresciuto tra Roma e gli Stati Uniti, esperto di elettronica, nel 1955 fu chiamato da Adriano Olivetti a progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano, in collaborazione con l’Università di Pisa; si trasferì poi nel 1960 a Borgolombardo, frazione di San Giuliano Milanese. Nel 1957 Tchou convinse Adriano Olivetti a creare in Italia un’azienda per la produzione di componenti elettronici allo stato solido e nello stesso anno Olivetti e Telettra fondarono, ad Agrate Brianza, la Società Generale Semiconduttori (SGS), primo nucleo dell’attuale STMicroelectronics.
Tchou morì in un tragico incidente d’auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni
STMicroelectronics ha confermato un nuovo piano di espansione che prevede la nascita, proprio a Castelletto, di un centro di ricerca dedicato ai digital twin, modelli digitali avanzati che permettono di progettare, simulare e ottimizzare chip e sistemi complessi prima ancora che vengano prodotti. È un salto di qualità che porta Castelletto nel cuore della progettazione del futuro, integrando simulazione, fisica dei materiali, architetture CMOS, fotonica, smart power e MEMS in un unico ecosistema digitale. Il piano prevede anche l’ingresso di centinaia di nuove figure STEM entro il 2030, confermando il ruolo strategico del polo Agrate–Castelletto nella microelettronica europea.
Mentre la legge di Moore mostra i suoi limiti fisici, Castelletto incarna lo spirito della More than Moore e dei digital twin: la convinzione che si possa sempre andare oltre, se non miniaturizzando, allora integrando, combinando, reinventando. È la stessa energia che ha animato Murari per tutta la sua carriera, e che ancora oggi permea la cultura di ST. Raccontare Murari e Castelletto significa raccontare un’Italia che non ha mai smesso di innovare. Significa riconoscere che dietro ogni sensore, ogni chip, ogni tecnologia che usiamo senza pensarci, c’è una storia fatta di intuizioni, tentativi, errori, pazienza e visione. Una storia che continua, giorno dopo giorno, nei laboratori dove il futuro della microelettronica prende forma.

Mario Tchou, il padre del primo computer milanese.
CULTURA
SCIENZA E MITO
DI CRISTINA DELL’ACQUA

Cristina Dell’Acqua
Laureata in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Milano, insegna greco e latino al Collegio San Carlo di Milano e Attualità della cultura classica all’Università IULM di Milano. Appassionata di sperimentazione didattica, si è specializzata in Arts Integration negli USA (Annapolis, Maryland). Cura la nuova collana di Classici Roi Edizioni e scrive articoli culturali per il «Corriere della Sera». Va in scena al Teatro degli Angeli di Milano con «Che mito sei?», una serie di incontri dedicati all’attualità del mito. Ha pubblicato con Mondadori Una Spa per l’anima (2019), Il nodo magico (2021) e La formula di Socrate (2023), con Solferino Il desiderio di volare (2022).
All’origine di ogni progresso umano c’è una domanda. Prima ancora di diventare una formula matematica, un esperimento scientifico o un algoritmo, quella domanda ha avuto il volto del mito. La parola “mito” deriva dal greco mythos, significa racconto: il racconto del modo in cui gli uomini hanno tramandato per secoli storie sacre capaci di spiegare il mondo. E poi il mito è stato la prima tecnologia della mente, un laboratorio narrativo in cui l’umanità ha immaginato possibilità, paure e desideri. Prometeo che ruba il fuoco agli dèi per donarlo a noi uomini non commette solo un atto di ribellione: accende la scintilla della conoscenza. Dedalo che costruisce ali per sfuggire dal labirinto, è l’archetipo di un moderno ingegnere e anticipa il sogno del volo, il desiderio di andare oltre i nostri limiti.
E Apollo, dio della luce, dell’armonia e della razionalità, rappresenta l’ordine che emerge dal caos. È il simbolo di una conoscenza che illumina, che rende visibile ciò che prima era oscuro. Nella sua dimensione oracolare, Apollo incarna anche la tensione verso la verità, la necessità di interpretare i segni del mondo. E proprio in questo senso, anticipa lo spirito della scienza: osservare, comprendere, portare alla luce leggi nascoste.
Un filo invisibile che ci connette a un momento, all’origine della conoscenza umana, in cui non c’erano confini tra ciò che oggi chiamiamo scienza e ciò che definiamo umanesimo. C’era il mito con il suo linguaggio complesso e simbolico e in quelle narrazioni prendeva forma la stessa curiosità che oggi alimenta le STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), raccontandoci che il sapere, nella sua essenza più profonda, è sempre stato unico.
Mito, scienza e tecnologia non sono ambiti separati, ma tappe di un unico percorso umano. Riscoprire l’unità del sapere significa, dunque, riconnettere ciò che è stato diviso. Significa comprendere che dietro ogni formula c’è una domanda, e dietro ogni risposta c’è una storia. Ed è proprio in questo intreccio tra mito, scienza e umanesimo che si costruisce il futuro della conoscenza.
Per consultare la pagina completa: www.wikimilano.it/wiki/ Cristina_DellAcqua
E ancora Atena, che invece è la dea dell’intelligenza strategica, della tecnica e dell’ingegno applicato. Non è solo la dea della sapienza astratta, ma della capacità di agire con metodo, di pianificare, di risolvere problemi complessi. E poi Atena è la protettrice degli artigiani e degli inventori, incarnazione di una conoscenza operativa che trova nella tecnologia la sua espressione più concreta. Se Apollo illumina, Atena costruisce: insieme, rappresentano l’equilibrio tra teoria e pratica, tra intuizione e applicazione.
Il mito accende la curiosità, la scienza la struttura, la tecnologia la realizza. In questo ciclo virtuoso, è importante che l’essere umano continui a esplorare e a creare, in nome di quella stessa antica scintilla che, ancora oggi, illumina il cammino della conoscenza. E soprattutto continui a interrogarsi. Senza accontentarsi di verità che funzionano, ma cercando verità che resistono. Come quelle dei miti greci, dove ogni verità è nascosta, stratificata, e si rivela solo a chi attraversa il dubbio.
E il dubbio non paralizza, ma mette in cammino.
È così che prende forma il viaggio di Ulisse, un viaggio che non è semplice spostamento, ma una necessità interiore di proseguire, magari perdersi per poi ritrovarsi, ma sempre animati dalla curiosità. E, come l’eroe greco, imparare strategia, resilienza, saper apprendere dall’esperienza.
Per affrontare sempre territori ignoti, passo dopo passo.
>> Prometeo ruba la scienza agli dei per donarla agli uomini (creata con AI).

IL MITO COME ARCHETIPO
Il mito è un archetipo narrativo: esplora scenari, anticipa bisogni, mette alla prova possibilità. Come un laboratorio creativo, permette di “testare” idee prima che diventino realtà concreta. Nell’Iliade Omero ci parla di porte automatiche che si aprono da sole per far passare la
IL DONO DEL MITO
Cristina Dell’Acqua
Ogni volta che leggiamo un mito, è come se fosse la prima. Fonti inesauribili di saggezza e introspezione, i miti sono la dimostrazione del fatto che è possibile non invecchiare mai. Paura, rabbia, desiderio, lutto, gioia: in queste storie incontriamo figure che danno senso alle nostre emozioni, ci riflettono e ci interrogano. Veri e propri doni provenienti dal passato, i miti continuano ad arricchirci, e a ogni rilettura impariamo qualcosa di più su chi siamo. Questo libro di doni ne contiene nove. Nove miti che hanno il potere di prendersi cura di quello che da sempre muove ogni nostra azione: le emozioni. La forza di Andromaca, che difende l'amore anche nella perdita, diventa la nostra quando affrontiamo la
dea Era quando entra nella sala degli dèi. Le ha create Efesto, il dio del fuoco che ha delle gambe talmente sottili e deformi che fatica a reggersi da solo in piedi: per questo ci sono sempre con lui delle ancelle d’oro che si muovono come se fossero in carne e ossa. Fanciulle meccaniche, veri assistenti antropomorfi,
oggetti che sembrano usciti da una moderna Intelligenza artificiale. Prototipi di robot che, se ci pensate, ci raccontano il nostro desiderio innato di imparare e di imparare a costruire e inventare.
DALLA NARRAZIONE ALL’INNOVAZIONE
Ogni grande salto tecnologico è stato preceduto da un immaginario. Le idee, prima di diventare strumenti, sono storie: racconti che ispirano, orientano e motivano la ricerca. Coltivare l’immaginazione significa, quindi, alimentare il progresso.
Il mito greco non ha solo immaginato salti tecnologici, ha anche elaborato una riflessione più articolata su di essi grazie alla figura di Prometeo. Il mito di Prometeo si fa voce della nostra voce che immagina un domani diverso, forse migliore, forse soltanto altro, ma una voce che non cessa di domandare: Prometeo ha rubato il fuoco per donarcelo, noi quale uso sappiamo farne? Ogni innovazione, però, porta con sé conseguenze imprevedibili. A noi, donne e uomini di ogni epoca, la responsabilità di far buon uso di ogni innovazione.
fine di una storia; la furia di Achille, che cede il passo alla magnanimità, ci può insegnare il coraggio dell'empatia; quando siamo in balia di un attacco di panico ci può aiutare conoscere lo stato d'animo incarnato dal dio Pan, perché ciò che viene nominato può essere contenuto; mentre la nostra parte più vitale e inafferrabile appartiene a Dioniso, è lui che cura ciò che sfugge al controllo della razionalità. Questi nove racconti «terapeutici» ci consegnano altrettante parole chiave; ognuna di esse ci invita a un'introspezione profonda, aprendo nuovi spazi di guarigione. Perché se a prima vista questi miti parlano di dèi, eroi ed eroine, in realtà raccontano quello che gli antichi sapevano di noi: le passioni che ci animano, le trasformazioni che siamo chiamati a compiere, e come le ferite possano diventare il luogo stesso della cura.


>> La copertina dell’ultimo libro di Cristina Dell’Acqua in uscita in questi giorni. L’autrice è specializzata sul tema del mito e ha scritto numerose opere pubblicate da Mondadori.
LA CITTADELLA DEGLI ARCHIVI
A NIGUARDA NASCE IL PIÙ GRANDE
ARCHIVIO CITTADINO D’EUROPA:
MILANO INAUGURA LA NUOVA
CITTADELLA DEGLI ARCHIVI
Milano compie un salto di scala nella gestione della propria memoria documentale. Con l’inaugurazione del nuovo impianto meccanizzato della Cittadella degli
Archivi di via Gregorovius 7, nel quartiere Niguarda, la capacità complessiva del polo archivistico comunale raggiunge i 200 chilometri lineari di documenti, collocando Milano al primo posto in Europa tra gli archivi cittadini, seconda soltanto all’archivio di Parigi, che ha però natura nazionale. All’inaugurazione erano presenti il Sindaco Giuseppe Sala, gli assessori Gaia Romani e Tommaso Sacchi, il direttore della Cittadella Francesco Martelli e il presidente di MM Elio Franzini. Ansperto, il robot archivista che porta il nome di un vescovo medievale
Protagonista del nuovo impianto è “Ansperto”, robot archivista di ultima generazione che affianca il predecessore “Eustorgio”. La scelta del nome non è
casuale: Ansperto fu vescovo di Milano nel IX secolo e figura centrale nella conservazione del sapere dell’epoca, avendo chiamato in città i monaci irlandesi per ampliare lo Scriptorium Ambrosianum, uno dei grandi centri medievali di copiatura e trasmissione dei testi antichi. Un richiamo che lega idealmente la missione contemporanea della Cittadella a una tradizione millenaria di custodia della conoscenza.
Tecnologia ai massimi livelli: azoto, NFC, RFID e scanner ad alta definizione Sul piano tecnologico, il nuovo impianto si colloca tra i più avanzati a livello internazionale. La conservazione dei documenti è garantita da sistemi di climatizzazione controllata e da ambienti deossigenati con azoto, che eliminano il rischio di incendi e la formazione di muffe. Vasche di raccolta dell’acqua progettate per resistere ad alluvioni e allagamenti completano il sistema di protezione fisica. La movimentazione automatizzata dei faldoni avviene ad alta velocità con elevata precisione, mentre scanner ad altissima risoluzione, sistemi di tracciatura NFC e RFID consentono una gestione trasparente e avanzata dei

flussi documentali. La collaborazione con le università milanesi è parte integrante del progetto, orientata alla valorizzazione del patrimonio e al dialogo tra ricerca e innovazione.
Dal comune al metropolitano: la Cittadella apre i propri spazi alle istituzioni del territorio
L’ampliamento consente al Comune di considerare sostanzialmente risolta la gestione dei propri archivi cartacei, aprendo una fase nuova: la messa a disposizione di spazi e competenze per l’intero territorio metropolitano. Le richieste provengono da istituzioni culturali, fondazioni, enti e realtà associative che custodiscono patrimoni documentali di grande valore storico ma non dispongono di spazi adeguati per conservarli. Un fenomeno che gli addetti ai lavori già descrivono come “boom archivistico”, con i poli di conservazione sempre più al centro della vita culturale contemporanea.
Da deposito a presidio culturale: la trasformazione della Cittadella nel quartiere Niguarda
“Abbiamo aperto la Cittadella alla città, trasformandola da luogo esclusivamente dedicato agli archivi in uno spazio vivo, animato da mostre, progetti artistici e iniziative civiche”, ha dichiarato l’assessora ai Servizi civici Gaia Romani, sottolineando il ruolo della struttura come presidio riconosciuto per il quartiere. L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ha inquadrato l’inaugurazione in una tendenza più ampia: “Quelli che un tempo venivano immaginati come spazi polverosi oggi diventano luoghi dinamici, attraversati dalla digitalizzazione e da nuovi strumenti di accesso”. Il Sindaco Sala ha definito il risultato motivo di orgoglio per la città, evidenziando come l’innovazione tecnologica sia diventata strumento abilitante del sapere e della conoscenza.

Diamo i numeri

PIL della
Città Metropolitana di Milano in rapporto al PIL italiano
Imprese attive nella Città Metropolitana di Milano


Comuni della Città Metropolitana di Milano
Centro studi al servizio del territorio della Città Metropolitana di Milano, dal 2014 aiuta pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini a capire il presente e a progettare il futuro. CONOSCERE PER
Ponti sulla rete stradale extraurbana
PREVENZIONE DEI TUMORI
Il progetto innovativo ideato da SIED e Osservatorio Metropolitano di Milano, con il sostegno di Fondazione Bambini Nel Cuore, per promuovere la prevenzione in merito a uno dei tumori col più alto tasso di mortalità in Italia, il tumore al colon.
Una serie di esperienze immersive per entrare virtualmente nel corpo umano, osservarne i meccanismi biologici e comprendere l’impatto di comportamenti sani o a rischio, favorendo un apprendimento attivo e duraturo. Attraverso l’uso di visori, il progetto “Colon VR-Prevention Lab. Oltre lo schermo, dentro la vita” permette un viaggio nella realtà virtuale interattiva alla scoperta del microbiota e delle trasformazioni del colon. Due i percorsi proposti: uno per gli
studenti con focus sulla prevenzione primaria, alimentazione, attività fisica e stili di vita e uno per gli adulti che prosegue con la prevenzione secondaria: screening, formazione ed estrazione del polipo fino alla eventuale formazione del tumore. Il progetto, che è stato presentato in anteprima giovedì 14 maggio in Regione Lombardia, in occasione degli ESGE Days, l’appuntamento annuale della European Society of Gastrointestinal Endoscopy, è ideato da SIED, Società Italiana di Endoscopia Digestiva e Osservatorio Metropolitano di Milano con l’obiettivo di migliorare, partendo dalla sensibilizzazione delle nuove generazioni, la prevenzione del tumore del colon-retto (KCR), uno dei big killer, tra i tumori con il più alto tasso di mortalità che in Italia fa registrare oltre 20mila nuovi decessi all’anno con


un tasso altissimo vicino al 50% e con un incremento anche nei giovani.
Il progetto di realtà virtuale sarà messo a disposizione delle istituzioni affinché possano utilizzarlo nelle loro iniziative educative e culturali.
Si tratta, dunque, di un progetto di prevenzione che integra educazione alla salute, innovazione tecnologica e promozione di stili di vita sani. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio oncologico, come alimentazione scorretta, sedentarietà, abitudine al fumo o all’alcol, si sviluppano già in età adolescenziale, rendendo fondamentale un intervento precoce, efficace e coinvolgente.
“Regione Lombardia sta investendo con grande determinazione sul fronte
In basso a sinistra Giuseppe Galloro, presidente di SIED, Carla De Albertis per Osservatorio Metropolitano e Fondazione Bambini nel Cuore e Costanza Alvisi di SIED le responsabili del progetto. Introduce l’assessore regionale Elena Lucchini.

il Predidente di Regione Lombardia Attilio Fontana prova il visore con le responsabili del progetto Carla De Albertis , per Osservatorio, e Costanza Alvisi per SIED.


Un’esperienza immersiva e interattiva aiuta a comprendere gli stili di vita corretti per prevenire i tumori del colon.
della prevenzione, perché crediamo che informazione, educazione sanitaria e diagnosi precoce siano strumenti fondamentali per salvare vite umane e migliorare la qualità della vita dei cittadini – afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana – Iniziative innovative come “Colon VR-Prevention Lab” rappresentano un esempio concreto di come tecnologia e sensibilizzazione possano parlare in modo efficace soprattutto alle giovani generazioni, promuovendo corretti stili di vita e una maggiore adesione agli screening. Ringrazio SIED, Osservatorio Metropolitano di Milano, Fondazione Bambini Nel Cuore e tutti gli organizzatori per l’impegno e la qualità di un progetto che contribuisce a rafforzare la cultura della prevenzione sul nostro territorio”.
“Il KCR è in realtà una delle neoplasie che meglio risponde alla politica degli screening (attraverso lo strumento della colonscopia) - sottolinea il presidente SIED, Giuseppe Galloro - con una riduzione dei nuovi casi tra il 21 e il 33% e della mortalità di circa il 35% all’anno. Le armi che

Il Presidente della Regione

abbiamo a disposizione per combattere questa malattia sono lo screening, appunto, e la prevenzione primaria. In Italia purtroppo c’è un grande problema di efficacia degli screening che non riguarda, però, soltanto l’efficacia del sistema sanitario perché gli inviti allo screening raggiungono ormai oltre il 90% della popolazione (secondo i più recenti dati dell’Osservatorio nazionale screening) ma riguarda soprattutto le scelte di adesione dei cittadini (in Italia ferme al 35,8%) ed è quindi un problema di natura educativa e culturale”.
“Grazie alla collaborazione con SIED –spiega Carla De Albertis, coordinatrice del progetto per Osservatorio Metropolitano di Milano – nasce questo progetto che utilizza in questo ambito un linguaggio innovativo adatto anche ai giovani tra i quali questo tumore è in preoccupante crescita a livello globale. L’obiettivo è illustrare in modo chiaro, immediato e ad alto impatto emotivo, gli effetti delle scelte quotidiane sulla salute e l’importanza degli screening e della diagnosi precoce. Nel frattempo stiamo studiando
l’inserimento di “Colon VR-Prevention Lab” in progettualità già in essere e in altre allo studio. Questo è inoltre il primo step di un progetto di Osservatorio in collaborazione con SIED sugli screening, con dati che saranno valutati e presentati a breve.”
“Promuovere la prevenzione significa investire concretamente nel futuro delle nuove generazioni – commenta Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia - Progetti innovativi come ‘Colon VR-Prevention Lab’ testimoniano quanto sia importante utilizzare strumenti apprezzati dai più giovani per diffondere la cultura della salute e dei corretti stili di vita. La realtà virtuale rappresenta un’opportunità straordinaria per coinvolgere studenti e famiglie in un percorso educativo consapevole, capace di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e dell’adesione agli screening, fondamentali per contrastare il tumore del colon-retto. Grazie a chi ha costruito questa alleanza sociale rivolta ai ragazzi”.
Lombardia Attilio Fontana
Renato Mannheimer e a destra Camillo de Milato, presidente dell’Osservatorio

Motivazione della Menzione del Presidente Fontana per la Rosa Camuna all’Osservatorio Metropolitano di Milano: Per il rilevante contributo offerto, sin dal 2014, alla conoscenza, all’analisi e allo sviluppo del
territorio della Città metropolitana di Milano. Si è distinto per l’impegno costante nella produzione di approfondimenti, ricerche e proposte capaci di orientare il dibattito pubblico e sostenere decisioni consapevoli a beneficio della collettività.
Con competenza, autonomia e spirito di servizio, rappresenta un punto di riferimento qualificato per istituzioni, cittadini e stakeholder, contribuendo in modo significativo alla crescita culturale, sociale ed economica del territorio lombardo.

Evento finale del progetto Mini Maratona della prevenzione promosso da Osservatorio Metropolitano di Milano e Women Care
Nell’Aula Magna dell’Istituto Spiga PortaNuova
Solferino si sono ritrovati a chiudere il percorso di giornate dedicate alla prevenzione gli specialisti che hanno parlato del progetto
Evelina Flachi (alimentazione) Carlo Antonio
Liverani (papilloma virus) Riccardo Bettiga (relazioni ed emozioni) e Daniele Gilardoni (Sport)
Partner anche Lions Club Missione Sport e Fondazione Bambini nel Cuore che hanno donato wheelchairs sportive ai Dragons Wheelchair rugby e AUSportiva scherma in carrozzina.
Dopo una giornata di Sport organizzata da
Shoot and Run per i quasi 500 ragazzi, molti studenti hanno potuto provare l’esperienza degli sport in carrozzina insieme agli atleti paralimpici delle due associazioni
Dalle relazioni degli specialisti è stato estratto un vademecum della prevenzione www. osservatorio.milano.it


Sì è svolta l’8 Giugno presso la Scuola Militare Teuliè la undicesima edizione della cerimonia dei Paladini delle
Memorie organizzata da Osservatorio Metropolitano, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo, Associazione Nazionale delle Voloire. Tra i premiati la nostra presidente onoraria, Giovanna Iannantuoni e il nostro caro amico Andrea Cherchi. Gran Paladino delle Memorie 2026: il Milite Ignoto.

Concorso letterario per studenti ‘La mia città’ Osservatorio, insieme a Lions Club Missione Sport, Fondazione Bambini nel Cuore, Unvs e Panathlon, fa parte della Giuria Speciale del concorso promosso da Fondazione di Comunità Milano, Fondazione Mondadori, Fondazione EOS e Amici di Edoardo. L’evento di premiazione si è svolto nell’Auditorium della Biblioteca
Valvassori Peroni
Dai racconti e dalle interviste si è potuto estrapolare un quadro di ciò che i ragazzi vivono, desiderano e sognano della loro città. Dai lavori dei ragazzi del Master in Comunicazione della Università Cattolica che hanno intervistato i ragazzi è stata realizzata una mappa dei ‘luoghi del cuore’ di Milano
Nasce nel 2016 quando i fondatori Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo, forti di partnership e incontri con i direttori artistici della World Fringe Community, decidono di organizzare il primo Fringe a Milano. Il Milano Off Fringe Festival è ormai giunto alla sesta edizione.
Il termine “fringe” si riferisce a spettacoli prodotti al di fuori dei circuiti istituzionali e consente agli artisti l’opportunità di esibirsi in modo indipendente. Letteralmente significa “frangia,” o ai margini, termine che venne coniato agli albori dell’Edinburgh Festival (1947). Negli anni il modello dei Fringe Festival si è diffuso in tutto il mondo.
Tutta Milano diventa un palcoscenico
Dall’1 all’11 ottobre
È una festa del teatro, delle arti performative e dell’arte contemporanea, diffusa in spazi performativi anche inusuali, che propone una mappa di turismo culturale collegando tutta la città.
È una vetrina per artisti e compagnie indipendenti. https://milanooff. com/it/

MILANO OFF FRINGE FESTIVAL
I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO
"Conoscere per deliberare". Le parole del Presidente Luigi Einaudi sono il motto che riassume la vocazione con cui è nato nel 2014 l’Osservatorio Metropolitano di Milano: offrire strumenti di riflessione e analisi alle istituzioni, al mondo produttivo, delle professioni e dell’associazionismo. Un centro studi indipendente premiato con l’Attestato di Benemerenza Civica dal Comune di Milano nella tradizionale cerimonia di conferimento degli Ambrogini d’oro.

Giovanna Iannantuoni Presidente onoraria
Rettrice uscente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Presidente uscente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Economista, ha pubblicato i suoi studi sulle più importanti riviste internazionali ed è membro di numerosi CdA di prestigiose fondazioni ed aziende pubbliche e private.

Bruno Dapei
Direttore Generale
Editore, manager, già Presidente del Consiglio provinciale di Milano. Esperto informatico, è ideatore e cofondatore di WikiMilano. È amministratore di diverse aziende dedite allo sviluppo immobiliare, socio fondatore di J Tools, startup innovativa nel settore AI, e socio dell’azienda di famiglia, operante a livello internazionale nel settore chimico cosmetico da oltre mezzo secolo.

Camillo de Milato Presidente
Generale di divisione (riserva), commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica, è stato Comandante dell’Esercito - Lombardia, sub commissario all’Ambiente di Roma Capitale, Presidente della Fondazione Asilo Mariuccia di Milano. Ambrogino d’Oro nel 2009. È Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano.

Carla De Albertis Presidente Associazione Amici dell'Osservatorio
Imprenditrice e filantropa, è responsabile Cultura e Sociale dell’Osservatorio. Già Consigliera e Assessore del Comune di Milano, presidente di associazioni e onlus nel settore sociale e sportivo. È organizzatrice del concorso letterario internazionale "Ceresio in Giallo", siede nel comitato organizzatore di liberaMente ODV ed è fondatrice del Fondo Bambini del Cuore.

Filippo Grassia Vicepresidente
Giornalista, scrittore e dirigente sportivo, è Presidente del Panathlon Club Milano. Voce e volto del giornalismo sportivo italiano, è stato Presidente nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Italiana. Anconetano di nascita ma milanese di adozione, è stato Assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia in un esecutivo tecnico e Presidente del CONI provinciale di Milano. Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e Stella d’Oro del CONI.

Rossella Vitali Vicepresidente Associazione Amici dell'Osservatorio
Avvocato giuslavorista esperta in diritto societario e della crisi di impresa, è Presidente nazionale del Consiglio dei Governatori Lions e Presidente di AITD Onlus, associazione con status consultivo presso l’ONU sul tema della lotta alla violenza di genere. Svolge attività di volontariato e consulenza legale presso la Fondazione Asilo Mariuccia, dove è Presidente del Comitato dei Benemeriti.

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO
Manager, è componente della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo: ricopre anche ruoli di amministratore di società. Attualmente è Consigliere di Concessioni Autostradali Lombarde e nel Collegio dei probiviri di City Angels Lombardia. Mentore in programmi di sviluppo al femminile. Autrice di testi dedicati a innovazione sociale, ambiente e sostenibilità.

Adriano Bassi Comitato Scientifico
Musicologo, concertista di pianoforte, compositore e direttore d’orchestra, è Presidente del Comitato di Milano della Società Dante Alighieri. Autore di numerosi saggi e biografie di musicisti, è un appassionato divulgatore della storia culturale di Milano.



Manager, Direttrice amministrativa con esperienza nel settore di organizzazioni non profit e di bandi europei. È Direttore tecnico del Gruppo Cooperativo CGM. È stata Direttore Generale dell’Asilo Mariuccia di Milano.


Rachele Capristo
Commercialista, Revisore dei conti, è docente di Discipline Giuridiche ed Economiche, Presidente di FIDAPA BPV ItalyDistretto Nord Ovest, Direttrice dell’Award al Merito e Presidente di "Insieme con Merito".

Avvocato, esperto di politiche pubbliche di area vasta, ex amministratore locale del Comune di Milano e della Città metropolitana, è stato scelto dal sindaco Giuseppe Sala come suo Capo di gabinetto.
Imprenditore e manager di un gruppo societario operante nel real estate a livello nazionale, le cui principali piazze di sviluppo sono Milano e Firenze. Presidente del Forum Battanta, centro studi nato nel 2017 per offrire un contributo alla cultura politica ed economica italiana. Esperto di urbanistica e sviluppo immobiliare.
Giurista e dirigente penitenziario. Dal 2019 al 2022 è stata vicedirettrice della Casa di Reclusione di Opera a Milano e direttrice dell’Istituto penitenziario minorile Cesare Beccaria. Concluso il mandato presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, da maggio 2023 è tornata a dirigere l’Ipm Cesare Beccaria insieme alla Casa Circondariale di Monza.
Segretario Generale del Forum ANIA – Consumatori, fondazione promossa dall’Associazione Nazionale tra le imprese Assicuratrici, di cui è dirigente. Componente dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti promosso dal CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale).
Laura Bajardelli
Comitato Scientifico
Filippo Barberis Comitato Scientifico
Comitato Scientifico
Giacomo Carbonari Consiglio Direttivo
Cosima Buccoliero Comitato Scientifico
Fabrizio Battanta Comitato Scientifico
Sabina Bellione
Comitato Scientifico
I VOLTI DELL'OSSERVATORIO METROPOLITANO DI MILANO

Gustavo Cioppa
Editorialista
Magistrato e docente, è stato
Procuratore Capo della Repubblica di Pavia e Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia. Autore di interessanti e seguitissimi articoli per il sito dell’Osservatorio, oltre che per la nostra e per altre testate giornalistiche.


Paolo Del Nero Consiglio Direttivo
Studi informatici, esperto di formazione e politiche del lavoro, è stato amministratore locale con il ruolo di Assessore allo Sviluppo economico, Formazione professionale e Lavoro della Provincia di Milano.
Dal 2016 al 2021 è stato Direttore di "Città dei Mestieri” di Milano e della Lombardia".

Imprenditore attivo nell’ambito delle investigazioni e della protezione personale, nonché titolare di licenza per svolgere indagini civili e penali.
Dal 2023 è responsabile Area Sicurezza dell’Osservatorio Metropolitano.

Ingegnere, libero professionista e amministratore locale a livello comunale e provinciale. Esperto di urbanistica, di tutela paesisticoambientale e in materia di Sicurezza e Salute.
Scienziata di fama internazionale, è co-fondatrice e Presidente Onorario di “Women in Aerospace Europe” e Direttore di Space Economy Evolution Lab presso la SDA dell’Università Bocconi di Milano. Ha diretto l’Ufficio per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico delle Nazioni Unite (UNOOSA) dal 2014 al 2022.

Giornalista, è Direttore del quotidiano Il Mattino. Sotto la sua guida si è sviluppata l’area multimediale dell’Ansa, di cui è stato Caporedattore per molti anni della sede di Milano e della Lombardia, e poi Caporedattore centrale.

Direttore dell’Ordine degli Avvocati di Milano, è anche Presidente del Comitato MI’mpegno, associazione apartitica e senza scopo di lucro impegnata sui temi della cultura e della solidarietà, e Consigliere di amministrazione della Fondazione Don Gnocchi.

Docente, giornalista e formatore, fondatore e Presidente dei City Angels dal 1994. Coach motivazionale per primarie aziende nazionali, ha scritto numerosi libri sul tema.
Carmelo Ferraro Comitato Scientifico
Simonetta Di Pippo Consiglio Direttivo
Mario Furlan Comitato Scientifico
Mauro De Simone Consiglio Direttivo
Vincenzo Di Vincenzo Consiglio Direttivo
Fabio Di Venosa
Comitato Scientifico

I VOLTI DELL'OSSERVATORIO
Esperta di turismo e cultura, autrice di numerosi libri e saggi. Vicepresidente del Comitato Turismo OECD, è docente di Tourism Management presso l’Università degli Studi di Bergamo.


Medico specializzato in chirurgia oncologica dal 1982, dal 1998 dirige la struttura di chirurgia colo-rettale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2003 è stato nominato dal Ministero della Salute esperto del Consiglio Superiore di Sanità. Nel 2004 il Presidente Ciampi gli ha conferito, al Quirinale, la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica.

Fabio Massa Comitato Scientifico
Giornalista, scrittore e imprenditore nella comunicazione, è Presidente della Fondazione Stelline, Direttore responsabile della testata “True” e coproprietario di Affaritaliani.it. Ideatore e coordinatore dell’evento ItaliaDirezione Nord, è cofondatore di WikiMilano.

Giacomo Lev Mannheimer Coordinatore del Comitato Scientifico


Jole Milanesi
Magistrato, già Consigliere di Corte d’Appello e giudice penale. Esperta in materia di tutela vittime di maltrattamenti e violenze, sia donne che minori. Nominata commendatore. Già Presidente dell’associazione Piri Piri. Oggi consigliere di Società Umanitaria, Terre des Hommes e Fondazione Negroni Prati Morosini.

Editore, imprenditore, è tra i fondatori di WikiMilano e responsabile Turismo dell’Osservatorio Metropolitano. Esperto di comunicazione multicanale. Nel 2012 ha fondato l’Associazione Culturale Milano Loves You e dal 2020 è Presidente dell’Associazione degli Amici Italiani della Ben Gurion University del Negev (Israele).
Dirigente d’azienda, imprenditore e ricercatore, ha guidato le relazioni istituzionali di importanti aziende tecnologiche quali Glovo, TikTok, e Apple. Co-founder di FutureProofSociety, oggi segue a livello europeo Tools for Humanity, una startup fondata da Sam Altman per distinguere umani e agenti AI. Il suo ultimo libro è “I mercanti nel palazzo” (Il Mulino, 2025).
Dirigente Medico presso l’ASST Fatebenefratelli-Sacco è pediatra e reumatologa pediatrica, responsabile scientifica della “Casa senza dolore”.
Generale di divisione, ha svolto svariate missioni in Italia e all’estero. Prima di assumere il Comando dell’EsercitoLombardia è stato addetto militare all’Ambasciata d’Italia a Mosca. Da qualche mese nella Riserva, è grande esperto di politica internazionale.
Alfonso Miro Comitato Scientifico
Angela Mauro Comitato Scientifico
Comitato Scientifico
Roberta Garibaldi Comitato Scientifico
Andrea Jarach Consiglio Direttivo
Ermanno Leo Comitato Scientifico
A ricordarci che Milano è da secoli “città della scienza” un severo Leonardo da Vinci sovrasta i passanti in piazza della Scala. Leonardo operò soprattutto a Milano e, come molti milanesi odierni fu richiamato dalla ricchezza della città dove visse nel XVI secolo. Contribuendo con la sua opera a consacrare Milano come centro di innovazione di portata mondiale.






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