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INTERVISTA

Rosanna Banfi

di Giorgio Mammoliti

Ho vinto la mia battaglia e dico a tutte le donne:

non arrendetevi mai

È

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ha messo la sua esperienza a disposizione di tutte le altre donne. Recentemente ha voluto farsi tatuare un verbo in latino “durabo”, ovvero “durerò”. Una sola parola che rappresenta l’enorme forza di volontà che l’ha aiutata a sconfiggere il male, per se stessa e per amore della sua famiglia. Signora Banfi, il filosofo Arthur Schopenauer sosteneva che tutta la nostra vita è una lotta ininterrotta

in se stessi. Per me poi è stata fondamentale anche la mia famiglia, i miei due figli e mio marito, che mi è stato sempre molto vicino, che mi ama e che amo, e che mi ha aiutata veramente giorno dopo giorno a superare questi anni difficili. Adesso li considero ormai alle mie spalle, pochi giorni fa ho superato il traguardo dei quattro anni dall’inizio di questo percorso doloroso, ne parlo nelle interviste, ma lo considero fortunatamente un capitolo concluso.

Il momento più felice invece qual è stato? Sicuramente la fine di tutto, la fine delle cure, la ripresa totale della forma fisica…

C’è qualcuno a cui sente di dover dire grazie? Come ho detto sicuramente a mio marito, e poi a me stessa. Ho sempre pensato, nel periodo in cui stavo male, che in realtà di fronte al dolore, alla malattia, alla morte, si è soli, si combatte soli. È una lotta che fai tu con te stessa.

Da paziente, cosa si sente di dire ai medici che l’hanno curata in questi anni? In linea di massima sono stata molto fortunata, probabilmente anche aiutata dal fatto di essere una persona nota, figlia di un attore molto conosciuto. Senz’altro questo mi ha aiutata. Sento molte persone che si lamentano, che impiegano mesi per ottenere una visita… io questo non l’ho vissuto, a me è andato tutto liscio, diciamo la verità. Ho riscontrato in alcuni medici, e in un oncologo che mi aveva in cura precedentemente, un po’ di freddezza. Forse questi medici sono abituati a vedere di tutto, e non si rendono conto della paura che può provare una persona per una cosa del genere. È un evento che ti può stravolgere la vita. Capisco che non è facile quando si combatte ogni giorno contro la morte, ma alcuni medici in questo dovrebbero essere

Quattro anni fa è iniziata la sua battaglia per sconfiggere il tumore al seno. Oggi è tornata alla vita. È una donna molto bella, con due grandi occhi chiari e un sorriso che le illumina il viso moglie, mamma di due splendidi ragazzi, Virginia di 19 anni e Pietro di 14, figlia dello straordinario attore Lino Banfi e sua partner nella fortunata serie televisiva “Un medico in famiglia 8”, attualmente in onda su Rai Uno, dove interpreta il personaggio di Tea Molinari. Rosanna è una persona squisita, gentile e soprattutto coraggiosa. Ha sempre parlato apertamente della sua malattia, e come testimonial della Komen Italia

Qual è stato il momento più difficile da superare, più duro? Senz’altro dopo la prima operazione, quando mi hanno detto che c’era una metastasi. Bisognava operare di nuovo e svuotare tutta l’ascella. La parola “metastasi” voleva dire chemioterapia e tutto quello che ne consegue... A quell’epoca non sapevo quasi nulla al riguardo, per me era un salto nel buio, e per questo avevo molta paura. Però devo dire una cosa: non ho mai avuto paura di morire.

un po’ più umani. Io ho avuto la fortuna poi di conoscere il professor Riccardo Masetti, Direttore del Centro di senologia del Policlinico Gemelli di Roma, del quale ora sono amica. Sono anche testimonial della Komen, un’organizzazione senza scopo di lucro basata sul volontariato, che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno. All’interno del Gemelli e di quest’associazione ho trovato veramente molta umanità, e l’ho vista anche nei confronti di donne qualunque, non donne dello spettacolo come me. L’aspetto psicologico è certamente uno dei più importanti, a prescindere dal buon esito dell’intervento chirurgico e delle terapie. In quei momenti si sente un grandissimo bisogno di comprensione, di condivisione, di umanità. Cosa le ha permesso davvero di trovare la forza per combattere la sua battaglia contro la malattia? Prima di tutto penso che la forza si trovi

Cosa le ha insegnato la malattia? Tanto, veramente tanto. Mi ha dato serenità, una sensazione di quiete dopo la tempesta. Mi ha dato sicurezza e fiducia in me stessa, nelle mie forze, nella mia volontà. Come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere. Il male mi ha nuociuto per un lungo periodo, però poi mi ha rafforzato, mi ha arricchita tanto. Oggi come sta? Bene, bene. Sono passati quattro anni, sto bene, da parecchio tempo ho ripreso la mia vita, la mia forma. Soffro di qualche disturbo che mi ha causato il fatto di essere entrata anticipatamente in menopausa.

Un messaggio alle nostre lettrici con ostacoli, che alla fine portano alla vittoria. Come si è accorta di avere un tumore al seno? Semplicemente toccandomi, facendo una doccia. Ho sentito un bozzetto. Dopo qualche giorno, non immediatamente perché era Natale ed ero impegnata nei preparativi per la festa, sono andata a farmi visitare. Dall’ecografia si è visto subito che era necessario intervenire chirurgicamente. Infatti due o tre giorni dopo sono stata operata.

Raccomando a tutte donne la prevenzione. Noi alla Komen lavoriamo anche e soprattutto per questo. Ogni anno svolgiamo diverse attività. La più importante è la Race for the Cure, una corsa che si svolge a Roma, Bari, Napoli e Bologna. A Roma nel 2012 eravamo 60.000 persone. Questa manifestazione, oltre a raccogliere fondi per la ricerca, si propone di sensibilizzare le donne alla prevenzione. Inoltre serve a mettere in contatto le donne colpite da tumore al seno, a farle interagire l’una con l’altra. Sono tutte donne legate da un “filo rosa”, ognuna con la propria storia, con la propria forza, con la propria vita, con

la propria personalità. Le donne sono forti. Ho conosciuto donne che hanno avuto la sfortuna di incontrare la malattia più di una volta, perché purtroppo può accadere, e sono riuscite a sconfiggerla. Molte di loro fanno le volontarie, aiutano altre donne, perché sanno che è importante non sentirsi sole, specialmente per le donne che magari risiedono in piccoli paesi di provincia. È fondamentale prendere in mano la propria vita, una volta l’anno pensare a se stesse e recarsi nella struttura più vicina per fare un controllo, che è una cosa fondamentale perché salva la vita. Di tumore al seno non si muore, se si prende in tempo. TopSalute

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