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Finalmente TANEXPO! È arrivato il momento di vivere a pieno l’esperienza full immersion della tre giorni di fiera a Bologna. In questo numero le ultimissime news, tutti gli espositori, il programma dettagliato e tutte le ultime curiosità sulla fiera funeraria e cimiteriale più importante d’Europa.
News aziende e prodotti: Infortunistica Tossani, intervista al nuovo responsabile commerciale dell’Emilia-Romagna; Urciuoli Global si conferma eccellenza grazie a spirito imprenditoriale e visione globale; Architettura +, la Casa funeraria diventa un progetto di sostenibilità integrata; Ciroldi, partner unico per la cremazione tra tecnologia ed esperienza; Taddia Group, assistenza qualificata al fianco delle imprese e delle famiglie.
Inoltre, parliamo di: urne in casa, non solo una scelta privata; diritto alla privacy post mortem, cosa dice la legge; piccoli dolenti, l’operatore funebre come guida per il lutto nei bambini; morte dei pet, come gestire la perdita degli amici pelosi.
Infine: curiosità dal Giappone, i riti funebri per gli oggetti, l’addio a Walter Savelli, storico pianista di Claudio Baglioni.



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DIFFUSIONE
Diffusione in 8.000 copie, inviato a tutti gli operatori italiani del settore.
FIERE
Finalmente TANEXPO
FIeRE
Espositori e Programma TANEXPO
FIERE TANEXPO TECH
INTERVISTA A...
Infortunistica Tossani. Intervista al dottor Nicola Gatti
news aziende
Urciuoli Global. Spirito imprenditoriale e visione globale
news aziende
Architettura+. La Casa Funeraria, un progetto di sostenibilità integrata
news aziende Ciroldi. Esperienza, tecnologia e assistenza: un partner unico per la cremazione
INTERVISTA A...
Taddia Group. Al fianco delle imprese e delle famiglie
PARLIAMO DI...
Urne in casa: libertà o solitudine? legale, fiscale La privacy non muore
PSICOLOGIA
Piccoli dolenti, grandi assenti
PARLIAMO DI...
Quando muore un animale domestico curiosità Il funerale degli oggetti
in ricordo DI... Walter Savelli, una vita per la musica 4 14 34 36 42 30 6 24 18 46 54 60 66 70
Registrazione: Tribunale di Bologna n° 7053 del 23/10/2000
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impaginazione:
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Ci siamo! Il momento più atteso della stagione fieristica è arrivato: si apre TANEXPO 2026, la nuova edizione della fiera internazionale funeraria e cimiteriale più importante d’Europa!
A due anni dal successo dell’edizione 2024 e dopo mesi di grande preparazione e lavoro, la kermesse bolognese torna in grande spolvero: oltre 220 espositori nazionali e internazionali, tre padiglioni per un totale di 23mila metri quadrati di esposizione, una previsione di grandissimo afflusso di operatori e visitatori dall’Italia e dall’estero.
TANEXPO ci ha abituati, negli anni, a un’altissima qualità sia di prodotti esposti che di brand presenti in fiera, oltre che a programmi ricchi di dibattiti, incontri, appuntamenti. Anche quest’anno l’offerta proposta non delude. Sono numerose le aziende e i produttori del settore che hanno infatti riconfermato la propria presenza, dimostrando fiducia e apprezzamento per l’evento. A questi si aggiungono inoltre, i tanti nuovi nomi in catalogo che saranno presenti in questa edizione 2026, aziende storiche o start up che hanno voluto assicurarsi un posto in quello che si appresta ad essere
l’appuntamento dell’anno per l’intero settore.
Da sempre TANEXPO è luogo di incontro irrinunciabile per i principali attori di questo business ed è qui che il presente e il futuro del settore prendono forma. In un mix di lavoro, convivialità e innovazione, la fiera bolognese è un vero crocevia di professionalità, di confronto tra domanda e offerta, contribuendo così allo sviluppo di un settore che si riafferma fondamentale per la società moderna.
TANEXPO inoltre, è anche garanzia di proposte culturali e dibattiti che aiutano a tenere vivo il continuo scambio di informazione e formazione, temi cruciali per gli operatori del settore, grazie alla presenza dei principali enti e associazioni di categoria. E lo fa mettendo a disposizione del proprio pubblico aree dedicate alla divulgazione: a partire dalla TANEXPO Plaza, che anche quest’anno ospiterà una serie di incontri sui temi più attuali, fino all’area TECH, dedicata alle ultimissime novità, tecnologie e applicazioni per la funeraria anch’essa dotata del suo palco dove le aziende si avvicenderanno per presentare i propri prodotti.
Già dal primo giorno di fiera, i visitatori potranno assistere a talk e dibattiti: dopo la consueta inaugurazione alla presenza delle autorità e delle associazioni di categoria, sarà possibile partecipare alle numerose iniziative dedicate agli operatori funerari.
Grande trepidazione e attesa suscita poi la cerimonia dei TANEXPO Awards, appuntamento ormai imperdibile giunto alla sua terza edizione, che richiama una sentita partecipazione da parte delle aziende e dei produttori presenti in fiera e grande curiosità da parte dei visitatori.
Anche quest’anno il contest vede sei categorie in gara, all’interno delle quali i candidati si contenderanno il primo posto per Innovation, Quality & Design, Green Sustainability, Tech, Pet, Best Stand Experience. La cerimonia, che si terrà proprio nella centralissima Plaza, sarà seguita dal Golden Party, un aperitivo musicale nel giardino interno tra i padiglioni 21 e 22 per brindare ai vincitori.
Potete trovare il programma dettagliato della manifestazione nelle prossime pagine della rivista, all’interno dello speciale dedicato a TANEXPO.






A.F. MARINI
Hall 16 Stand B39-C40
AF CESAREO Hall 22 Stand C1-3
AFFRESCO
Hall 16 Stand A5-B10
AFTERCARE.WORLD (Olanda) Hall 16 Stand F19
AFTERLIGHT (Slovenia)
ALAIDA, LEGADO NATURAL (Spagna)
Hall 22 Stand C17
Hall 22 Stand C68
ALBA DISTRIBUZIONI Hall 16 Stand A30-32
ALEA ITALIA
Hall 16 Stand E25-F28
ALGORDANZA (Svizzera) Hall 21 Stand A16
ALTAIR FUNECAP ITALIA Hall 21 Stand A50-B53
ANNUNCIFUNEBRI.IT Hall 21 Stand A92-C93
ANSARI BROTHERS (Pakistan) Hall 22 Stand C63
APIEMME ENGINEERING Hall 22 Stand A43-B46
APM Hall 21 Stand C59
ARCHITETTURA+ Hall 21 Stand B10-C11
ARGEMA Hall 16 Stand A12-14
ARGENTI Hall 22 Stand A61
ARREDI FUNEBRI FRASA Hall 16 Stand F10-12
ARS NOVA
ARTE URNA
ASF (Romania)
ASSOFUNERAL
AZZANO 1928
Hall 16 Stand F7-9
Hall 22 Stand C27
Hall 22 Stand C96
Hall 16 Stand B33-35
Hall 22 Stand C69
B-CP Hall 21 Stand B50-C55
B.L.
B.S.Z. TECHNICAL CERAMICS
BALESTRINI URNE CINERARIE
BALTEA D.C.
Hall 21 Stand A92-C93
Hall 21 Stand B68-C69
Hall 16 Stand F43-45
Hall 21 Stand C66-70
BELL'S CAR Hall 22 Stand C21-27
BERTELLI
BIEMME SPECIAL CARS
BORN TO SCENT
BOSISIO
Hall 22 Stand A87-B92
Hall 16 Stand B11-D18
Hall 21 Stand C73
Hall 22 Stand A31-B32
BRUCKER FORNOS CREMATORIOS (Brasile) Hall 16 Stand E45-F44
CAR FIBREGLASS
CEABIS
CFAM CORPORATION (Portogallo)
CIAO AMICO MIO
CIELO
CINISAFE (Olanda)
CIROLDI
CLARIUS
CLS AUTOMOTIVE
CM GRAFICA
COCCATO & MEZZETTI
CODE01
COMMERCIALISTA.IT
COREPLAST
CREATIVA
CREAZIONI DANY
CREMTEC (Germania)
CRONIMET Cremetal (Germania)
DECORDEL
DELTORA SERVIZI
DFW EUROPE (Olanda)
DIGITALIA
DONO
DUEBI
E.M.
ECHO GESTIONE DANNI
EFI - ECCELLENZA FUNERARIA ITALIANA
ELJTE
ELLEGI IMBOTTITURE
ELLENA
ETIC
ETICK (Spagna)
EUROACT WEB
EVOLUTION - TECNOLOGIA
FUNERÁRIA (Brasile)
F.C. CASTALDO
Hall 22 Stand C87
Hall 22 Stand A1
Hall 16 Stand A48-52
Hall 16 Stand A39-B46
Hall 21 Stand C22
Hall 22 Stand B29-C32
Hall 16 Stand A12-14
Hall 16 Stand E45-F44
Hall 22 Stand A55-B56
F.I.C. FEDERAZIONE ITALIANA PER Hall 21 Stand C32
LA CREMAZIONE
F.LLI CARILLO TRADE Hall 22 Stand C31
FABICH WOOD-PLAST INDUSTRY (Romania) Hall 22 Stand C95
FACULTATIEVE TECHNOLOGIES Hall 22 Stand A73-B76
FADEDSFYA (Argentina) Hall 16 Stand B1
FCM FOTOCERAMICHE MARCHIANI Hall 22 Stand C58
FE.N.I.O.F. Hall 21 Stand B86-C89
FEDER.CO.F.IT.
22 Stand C47-51
FEDERCELEBRANTI Hall 21 Stand C32
FEIRA FUNERÁRIA BRASIL (Brasile) Hall 16 Stand E45-F44
FENICETEK Hall 21 Stand A84-B89
FER STRUMENTI
FIAT-IFTA (Olanda)
FIMAS GROUP
22 Stand B95
22 Stand C73
22 Stand B58
FOR.TEC. Hall 22 Stand B55-57
FOTOLUX Hall 22 Stand A49-51
FUNER24
FUNERAL PRODUCTS (Olanda)
16 Stand C4-6
21 Stand B50-C55
FUNERAL TRADE Hall 22 Stand B49-C52
FUNERALGLOBE Hall 21 Stand A18-B19
FUNERALPASS Hall 21 Stand B47
FUNERALS
FUNERART
FUNERMOSTRA (Spagna)
Hall 22 Stand B75-C76
Hall 21 Stand A2-C8
Hall 22 Stand C43
Hall 22 Stand A2
Hall 22 Stand C91
Hall 22 Stand C75
Hall 21 Stand A86-B91
Hall 22 Stand A17-B20
Hall 21 Stand C12-18
Hall 21 Stand C54-56
Hall 22 Stand B17-C20
Hall 22 Stand C24
Hall 16 Stand B5-7
Hall 22 Stand A67
Hall 22 Stand C67
Hall 21 Stand A10-B13
Hall 22 Stand B91-C92
Hall 16 Stand F37-39
Hall 21 Stand C58
Hall 21 Stand A30-B31
Hall 21 Stand B74-C75
Hall 16 Stand F25
Hall 16 Stand A5-B10
Hall 22 Stand C29
Hall 21 Stand A36-B39
Hall 22 Stand C59
21 Stand B30
22 Stand A43-B46
16 Stand A1
GIESSE RISARCIMENTO DANNI Hall 22 Stand A23-C26
GIOVINARTE Hall 16 Stand D1
GLASS SOUL (Repubblica Ceca) Hall 16 Stand E10
GOLD IMAGE FOTOCERAMICA Hall 21 Stand A2-C8
GOLD SYSTEM (Brasile) Hall 16 Stand E45-F44
GOODWAY TECHNOLOGIES Hall 22 Stand A69
GRUPO ZELO (Brasile)
16 Stand E45-F44 HOFI
HOLY VERRE (Germania)
16 Stand D17-F18
21 Stand B60 I GIARDINI DI ALE
IFZW (Germania)
16 Stand B33-35
22 Stand B91-C92
IL CENTRO SERVIZI Hall 22 Stand C45 IL COMMIATO
IL GERMOGLIO
IL PORTACHIAVI DI DONE & CONSERVA
IM MEDICAL SOLUTIONS
IMBOX IMBOTTITURE
IMPRONTA DIGITALE
INCORDA
22 Stand C71
16 Stand A15-19
21 Stand C92
16 Stand E43-F42
22 Stand B89
16 Stand B14-18
21 Stand C61
INFORTUNISTICA TOSSANI Hall 16 Stand D23-E28
INVOL AMBIENTAL (Brasile) Hall 16 Stand E45-F44
KERACHROM Hall 21 Stand B20
L'ATELIER MARIE MIRAILLES (Francia) Hall 16 Stand F13


In oltre 30 anni di attività abbiamo risarcito con successo più di 7.000 casi di perdite di congiunti: nessun altro in Italia ha raggiunto una simile competenza.
LA BOTTEGA DI DEDO
Hall 21 Stand A42-B45
LA CASA DELLA DIVISA Hall 22 Stand C13
LA ERREVIEFFE Hall 16 Stand C23-D28
LA GINESTRA PET LAB Hall 22 Stand C77
LA GRANITI SERVICE Hall 16 Stand B23-C24
LA MAJESTIC Hall 21 Stand C60-62
LA PRINCIPESSA MARMI Hall 21 Stand C90
LARENZIA Hall 16 Stand A42-44
LASA Hall 22 Stand B62-64
LASEF Hall 22 Stand A87-B92
LEM SOLUTIONS Hall 21 Stand C50
LGM SOFTWARE Hall 21 Stand A42-B45
LIFE COLOR Hall 21 Stand B58
LIFERCERAMICS, L'ARTE DELLA Hall 21 Stand C52 FOTOCERAMICA
LIMOV'S PROFESSIONAL UNIFORM Hall 16 Stand B45-C46
LIV'S MEMORIES (Austria)
Hall 22 Stand B87-C88
LUBRANO DESIGN FUNERARIO Hall 22 Stand B50-52
MANIFATTURA FODERAMI CIMMINO
MAP ASSISTANCE (Canada)
MARIANI SOLUZIONI
MATTCARD
MAXICARD Group
MED-DOM
MEMORIAE
MEMORIAL PARADISE (MP001) (Colombia)
MEMORIUM.IT
MICHELETTI FORNITURE
MICHELIZZI MARMI RENO
MODACOM
MODIT Group
MODULAPIDE
MORPHEUS HELLAS (Grecia)
MSC Articoli Funebri
MY LOVELY PET
NAFD (Gran Bretagna)
NECROPOLIS (Russia)
NFDA (Stati Uniti)
NGM LEONARD (Romania)
NORDISK UGNSTEKNIK (Svezia)
NORMORS (Norvegia)
OLIVETTI
OLTRE MAGAZINE
ONORANZE ECCELLENTI
ONORANZE FUNEBRI CLOUD
OPTIFORM by FLOKI
ORTHOMETALS (Olanda)
OSCAR MARTA
PALLADINI MILANO
PANDORA ARREDI FUNEBRI (Bulgaria)
Hall 21 Stand A46
Hall 16 Stand D4-6
Hall 22 Stand C7
Hall 22 Stand C57
Hall 21 Stand C82
Hall 21 Stand A78-C81
Hall 21 Stand C28
Hall 21 Stand C29
Hall 21 Stand C26
Hall 21 Stand B18-C17
Hall 16 Stand E12
Hall 16 Stand F32
Hall 16 Stand D11-13
Hall 16 Stand C5-7
Hall 16 Stand A6
Hall 22 Stand B1-2
Hall 21 Stand A2-C8
Hall 22 Stand C11
Hall 22 Stand A63
Hall 16 Stand E1
Hall 22 Stand C56
Hall 21 Stand C48
Hall 22 Stand B67
Hall 16 Stand D49-F50
Hall 21 Stand B17
Hall 16 Stand A5-B10
Hall 21 Stand A92-C93
Hall 22 Stand C5
Hall 16 Stand A18-20
Hall 21 Stand A2-C8
Hall 21 Stand C76-78
Hall 16 Stand A2
PAOLO IMERI ART FUNERAL ITALY Hall 22 Stand A17-B20
PAPO FUNERÁRIO (Brasile) Hall 16 Stand F1-3
PAVONI AUTOMAZIONI Hall 16 Stand A33-B34
PBK CERAMICS (Grecia)
PBSGEO (Germania)
PILATO
PINO SPAGNOLETTI
Hall 21 Stand B32-C31
Hall 21 Stand B23
Hall 16 Stand C33-E44
Hall 16 C51-D61
PLASTITECH Hall 16 Stand F27
PREGHIERA Hall 16 Stand A5-B10
PRIMA BOTTEGA Hall 16 Stand A5-B10
PRIMA BOTTEGA BIO Hall 16 Stand A5-B10
PRIMA TECH (Polonia)
Hall 22 Stand C53-55
PROSAN
PUBBLIPEL RICCIARELLI
QUADRI E QUADRI
RADIV
RECREM (Germania)
REGISTRO ITALIANO CREMAZIONI
RestInCloud
REVENANT VASI
RICORDI DI VITA
Hall 16 Stand F31-33
Hall 16 Stand B32-34
Hall 22 Stand C79
Hall 16 Stand E33-F38
Hall 22 Stand B68
Hall 22 Stand B70
Hall 21 Stand B24
Hall 22 Stand C89
Hall 22 Stand C41
RIP – SMART MEMORIAL LIGHT Hall 21 Stand C86
RIP.MEMORIAL
ROTASTYLE
ROYAL PLATE
SAR RECYCLING (Svizzera)
SARTORIA AEFFE FILOTTRANO SRL
SCACF
SCRIGNO DEL CUORE
SCUOLA SUPERIORE DI FORMAZIONE
Hall 21 Stand C19
Hall 16 Stand D5-F6
Hall 21 Stand C84
Hall 16 Stand F15
22 Stand A57
16 Stand C51-D61
16 Stand A5-B10
CINGOLANI - PODIUM
T.G. ITALIARREDA
(Rep. San Marino)
UNICOLOR PROFESSIONAL
21 Stand A54-B61 URNE DESIGN
21 Stand B72 URNHUB
V.T.U. (Olanda)
22 Stand C1-3
16 Stand F2
VDB URN (Polonia) Hall 22 Stand C93
VECOTRAS
22 Stand A5-C14 VERZOLINI
VEZZANI
VEZZANI FORNI
VIO EUROPE (Spagna)
VITA NOVA
WATCHING STARS
16 Stand A36-38
21 Stand A2-C8
21 Stand C88
22 Stand B61-C64
16 Stand E12
21 Stand B21-22 WORKLINESTORE
22 Stand B73-C74
YOUEVER Hall 21 Stand C23-25
ZANI ROCCO URNE CINERARIE Hall 16 Stand F21
ZOOMARK Hall 16 Stand C1
ZORSOL
21 Stand A72-B75 Elenco aggiornato al 10/04/2026








Alla presenza delle autorità e delle associazioni di settore
Presentazione Progetto “Bee Cool”
Gli italiani, il commiato, la memoria. I risultati della prima indagine sull’uso dei cimiteri in Italia
Presentazione dell’indagine ORME commissionata da Utilitalia-Sefit
Legge 182/2025, digitalizzazione e semplificazione al servizio delle imprese funebri. Implicazioni imprenditoriali e di


La ritualità in ambito funebre: dalle onoranze alla cremazione come percorso per onorare l’ultimo saluto e la memoria. Tavola rotonda a cura di Utilitalia-Sefit

11:30 Con te ovunque. Il Valore della presenza nelle relazioni umane
A cura di Studio3A - Valore S.p.A.
Assocrematori, nasce la nuova Associazione Nazionale dei Gestori di Impianti di Cremazione
A cura di Assocrematori
Come conquistare la nuova generazione che cambia il mercato
A cura di National Funeral Directors Association - USA

Cerimonia di premiazione Tanexpo Awards
Golden Party. Cocktail aperitivo Garden Hall 21-22
9 MAGGIO
Case history: trasformare il supporto al lutto con i servizi Aftercare
A cura di Atanas Naydenov e Aftercare World





























In occasione dell’importante restyling del brand Mater-Bi®, Novamont® (player internazionale del gruppo Versalis® nel settore delle bioplastiche biodegradabili) ha scelto di rinnovare la nostra storica collaborazione ultratrentennale, confermando Industria Coccato & Mezzetti come “Premium Partner”. Un traguardo che ci riempie di fiducia e che darà vita a nuovi impulsi di mercato, con un focus speciale sulle soluzioni per il settore funerario. Questa solida sinergia ci ha già permesso di progettare prodotti di grande successo: dai dispositivi di protezione Barriera® e Barriera2® fino a Urna16, la rivoluzionaria urna cineraria che, nella sua esclusiva versione Bio®, è progettata per essere smaltita in totale sicurezza in mare o nei laghi. Siamo pronti ad accogliere le innumerevoli opportunità che ci riserverà il domani, continuando a investire in progetti “green”, sostenibili e in piena armonia con l’ambiente.


La Cultura della Morte e i suoi Professionisti Itinerari Formativi e Valori Condivisi
Incontri informativi mirati a di ondere la “cultura” della dignità della morte e il “valore” della professionalità per gli operatori del settore funebre.
END CAFÈ
14.00 - 14.30 Presentazione Percorsi Didattici della SSFF. Parliamo di… Ritualità e Comunicazione.
A cura di M. A. Gelati e L. Persico Pezzino
14.30 - 15.00 Il Cerimoniere Funebre: chi è e cosa fa Accompagnare i Giovani in Lutto: parlare di morte ai bambini e ai ragazzi
M. A. Gelati conversa con G. Landini e A. Storchi
15.00 - 15.30 Ritualità e Cultura del Commiato per gli Animali
M. A. Gelati conversa con G. Landini e A. Storchi
15.30 - 16.30 La Comunicazione E cace per i Professionisti della Funeraria
Trovare le parole per parlare di morte
M. A. Gelati conversa con A. Colombo, F. P. Monaco, L. Persico Pezzino, L. Polverino
VENERDÌ 8 MAGGIO
END BREAKFAST
11.30 - 12.00 Presentazione Percorsi Didattici della SSFF. Parliamo di… Tanatoestetica, Dignità e Cura del Defunto.
J. Chiavez Inzunza conversa con S. Bigliardi, L. Brunori, M. A. Gelati, A. Murrocu, A. Pellegrini, V. Pillepich, M. Valenti
LIFE AND DEATH CAFÈ
14.00 - 15.30 Femmina come la morte? Riconoscersi. Ritrovarsi. Allearsi. Forum Donne della Funeraria
A cura di G. Landini, S. Ferrari, L. Persico Pezzino
Con la vivace partecipazione di grandi donne e… anche qualche uomo…
15.30 - 16.30 Come Cambiano i Riti e i Significati del Morire. Nuovi ruoli dell'impresa funebre nella transizione. Incontro con il Prof. A. Colombo - Sociologo Università degli Studi di Bologna
SABATO 9 MAGGIO
END BREAKFAST
10.30 - 11.30 5 Passi con la morte: Il programma esperienziale per i professionisti e gli operatori del fine vita.
A cura di I. Braca, S. Guidotto, S. Di Geronimo
11.30 - 12.00 Presentazione Percorsi Didattici della SSFF. Parliamo di… Tanatoestetica, Dignità e Cura del Defunto.
J. Chiavez Inzunza conversa con S. Bigliardi, F. Bonomi, A. Murrocu, V. Pillepich, M. Valenti

Il Service
Vezzani Forni è supportato da ufficio tecnico specializzato, magazzino ricambi dedicato e tecnici con competenze meccaniche, elettriche e di processo, pronti a intervenire con rapidità ed efficacia su ogni componente dell’impianto.
Attraverso programmi di manutenzione programmata, Vezzani Forni sviluppa piani di manutenzione preventiva e predittiva pensati per ridurre il rischio di guasti e ottimizzare le prestazioni.
Gli impianti sono inoltre dotati di sistemi di teleassistenza e telecontrollo, che permettono ai nostri tecnici di monitorare il funzionamento in tempo reale, diagnosticare rapidamente eventuali anomalie e intervenire tempestivamente anche da remoto. Vezzani Forni offre diverse soluzioni di contratti di manutenzione, dalla manutenzione ordinaria agli interventi di revamping, fino al contratto onnicomprensivo, una soluzione completa che include manutenzioni ordinarie e straordinarie con l’obiettivo di ridurre al minimo i fermi impianto.
Contatti: service@vezzaniforni.it | 0522 946036
Vezzani Forni, azienda leader nella progettazione e produzione di impianti di cremazione, offre un servizio di assistenza tecnica specializzato per garantire continuità operativa, sicurezza e massima efficienza degli impianti. Grazie a un ufficio Service dedicato, a tecnici qualificati e a strumenti digitali, Vezzani Forni è in grado di intervenire con rapidità sugli impianti.





Da oltre 20 anni Kerachrom è un punto di riferimento internazionale nel settore della fotoceramica memoriale. Oggi nasce MemorAI, una piattaforma tecnologica che semplifica e trasforma il modo in cui vengono realizzati i mockup commemorativi.
L’obiettivo è ridurre i tempi di lavo-

razione, migliorare la qualità delle immagini e offrire strumenti digitali avanzati per la creazione di targhe commemorative, placche fotografiche e progetti memoriali personalizzati
Grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale di ultima generazione, la piattaforma consente di:
- migliorare automaticamente fotografie anche molto datate
- ricostruire parti mancanti o deteriorate delle immagini
- rimuovere o sostituire sfondi in modo realistico
- inserire il soggetto in cornici, pergamene e composizioni memoriali
- generare mockup professionali in pochi secondi
Il sistema è progettato per essere
Più che una semplice tecnologia, è l’evoluzione del ricordo e della memorializzazione terapeutica.
In un mondo in costante mutamento, il settore funerario non può restare indietro. REINO presenta MP001, un ecosistema digitale progettato per trasformare il modo in cui onoriamo
utilizzato direttamente da laboratori fotografici, marmisti, onoranze funebri e rivenditori, consentendo di mostrare immediatamente al cliente una simulazione realistica del risultato finale.
MemorAI non è soltanto un software, ma una piattaforma SaaS pensata per digitalizzare il settore memoriale, rendendo il processo di creazione più rapido, accessibile e scalabile.
A TANEXPO, Kerachrom presenterà ufficialmente MemorAI con dimostrazioni dal vivo che mostreranno come sia possibile trasformare una semplice fotografia in un progetto memoriale completo in pochi passaggi.
i nostri cari defunti. Attraverso un dispositivo situato nei parchi cimiteriali più moderni del mondo, gli utenti vivranno un'esperienza immersiva che li aiuterà ad affrontare un percorso di lutto sano. MP001 dispone già di un brevetto di utilità nell'Unione Europea e negli Stati Uniti. Una nuova visione del commiato inizia qui.
















Watching Stars è la piattaforma italiana che consente alle onoranze funebri di gestire i ricordi offrendo il memoriale digitale a costo zero, trasformando un singolo momento di vicinanza in una relazione duratura con la famiglia.
Il meccanismo è semplice: per ogni servizio gestito, l'onoranza crea un memoriale in pochi secondi direttamente dal cellulare e lo condivide con la famiglia già durante la ceri-
monia o al termine del servizio funebre. Da quel momento, il memoriale diventa uno spazio vivo dove raccogliere fotografie, video, ricordi, dediche e messaggi.
È proprio questa crescita a fare la differenza. Il memoriale non si esaurisce con il funerale: la famiglia torna per aggiungere una foto ritrovata, un parente lontano lascia una dedica o spedisce un mazzo di fiori. In occasione di anniversari e compleanni, la piattaforma invia automaticamente un'email alla famiglia, un segno di vicinanza che porta con sé il nome dell'onoranza.
L'intelligenza artificiale è alla base dell'intero sistema: genera biografie, migliora le fotografie, gestisce le comunicazioni, lavorando al posto dell'operatore.



La piattaforma integra editor santini, streaming live delle cerimonie, gestione cimitero digitale e molto altro, per adattarsi a realtà di ogni dimensione.
Tra le novità 2026: Sito web moderno in omaggio ai nostri Partner del ricordo, la Carta delle Dediche, un contenuto social che affianca il manifesto tradizionale, e la possibilità di piantare un albero in memoria del defunto.
Come ogni anno, Watching Stars è presente al TanExpo: venite a trovarci al Padiglione 21, stand B21-22 per una dimostrazione dal vivo.
Per informazioni: b2b@watchingstars.it watchingstars.it - +39 329 562 8915





DI Tanja Pinzauti
Il nuovo responsabile commerciale per l’Emilia
ci parla del suo ruolo all’interno dell’infortunistica bolognese.
Il dottor Nicola Gatti è il nuovo Responsabile Commerciale per l’Emilia-Romagna della Infortunistica Tossani S.r.l.
La storica azienda bolognese ha deciso di arricchire il proprio staff con un collaboratore prezioso come Gatti, laureato in Economia Aziendale e con un percorso professionale di oltre quindici anni nel settore assicurativo e della tutela della persona.
Gatti è un professionista altamente preparato che nel corso della propria carriera ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità, sviluppando una solida esperienza nella gestione e nello sviluppo di reti distri-
butive, nella formazione e nell’affiancamento di professionisti del settore, nonché nel coordinamento di strutture complesse e nello sviluppo strategico del business. La sua preparazione su più tematiche gli ha permesso di operare su contesti territoriali articolati. Nel tempo, ha approfondito in modo significativo i temi legati alla protezione della persona, con particolare attenzione agli ambiti infortunistici e alla responsabilità civile, maturando una visione completa delle dinamiche legate al danno degli assistiti. Alla Tossani porta “un patrimonio di competenze che integra visione commerciale, conoscenza tecnica e spiccata ca-
pacità relazionale” come dichiarato dalla proprietà.
Lo abbiamo intervistato in merito al suo ruolo all’interno dell’azienda, ai progetti di espansione della Tossani e per farci dare qualche anticipazione sulla loro presenza a TANEXPO 2026.
Dottor Gatti, lei è il nuovo responsabile commerciale Emilia Romagna per la Tossani: come è avvenuto l’incontro con la storica realtà bolognese?
«L’incontro con Infortunistica Tossani rappresenta un naturale punto di convergenza del mio percorso professionale. Tossani è, a

tutti gli effetti, una realtà pionieristica nel campo dell’infortunistica: il Prof. Michele Tossani fu il primo a sistematizzare questa disciplina, definendola inizialmente “infortunologia”. La solidità, la reputazione e il posizionamento di Tossani, non solo in Emilia-Romagna ma a livello nazionale, costituiscono elementi distintivi di assoluto rilievo. Si tratta di un’organizzazione a cui nel tempo sono state riconosciute autorevolezza e credibilità, grazie a competenze altamente specialistiche nella gestione del danno alla persona e nella tutela dei diritti dei danneggiati.
Quando mi è stata prospettata l’opportunità di entrare in azienda, ho immediatamente riconosciuto una forte coerenza con il mio background. La mia esperienza nel settore assicurativo mi ha consentito di sviluppare una conoscenza approfondita di tematiche quali responsabilità civile, danno patrimoniale e non patrimoniale, polizze infortuni e malattia, nonché delle dinamiche liquidative. A questo si aggiunge l’esperienza nella gestione e nello sviluppo di reti distributive, che rappresenta un elemento chiave per il ruolo che oggi ricopro. Entrare in Tossani significa per me mettere a sistema competenze già consolidate e applicarle in un contesto altamente specializzato, con l’obiettivo di contribuire attivamente alla crescita dell’azienda e al benessere dei nostri assistiti».
Lavorare per la Tossani è sicuramente un incarico di grande responsabilità: come affronta questa nuova sfida?
«Lo affronto appunto con grande responsabilità e con un approccio fortemente orientato alla collaborazione e al risultato. Ritengo che il valore aggiunto che posso apportare sia una combinazione di compe-
tenze tecniche, capacità relazionale e visione strategica. Intendo mettere a disposizione dell’azienda non solo il mio know-how, ma anche un approccio improntato alla condivisione, alla formazione continua e al supporto costante della rete.
Nel settore dell’infortunistica, la competenza tecnica, la dedizione e la professionalità devono necessariamente integrarsi con una forte componente umana. Il rapporto con il cliente – spesso in situazioni di particolare fragilità – richiede empatia, ascolto attivo e capacità di gestione delle relazioni. Allo stesso modo, il lavoro con collaboratori e partner si fonda su fiducia, trasparenza, rispetto e spirito di squadra.
Un ulteriore elemento che considero centrale è la crescita professionale continua. Pur provenendo da un ambito affine, sono consapevole che l’infortunistica presenta specificità normative, medico-legali e liquidative che richiedono un aggiornamento costante. Questo rappresenta per me uno stimolo importante, oltre che un’opportunità di arricchimento professionale. Inoltre, desidero sottolineare come il primo impatto con la realtà Tossani sia stato estremamente positivo: ho riscontrato un ambiente di lavoro coeso, dinamico e orientato alla collaborazione, in cui le persone dimostrano grande disponibilità e professionalità. Sono convinto che questo contesto favorisca il raggiungimento di obiettivi ambiziosi, sia a livello individuale che collettivo».
Avete progetti di sviluppo specifici per il territorio dell’Emilia-Romagna?
«L’Emilia-Romagna rappresenta un territorio strategico per Infortunistica Tossani, sia per la storica presenza dell’azienda sia per le opportunità di ulteriore sviluppo. Uno degli obiettivi prioritari è l’ampliamen-

to e il consolidamento della rete di consulenti sul territorio. Il mio ruolo si inserisce proprio in questa direzione: coordinare, sviluppare e valorizzare una rete qualificata, in grado di presidiare efficacemente le diverse aree e garantire un servizio di elevato standard qualitativo.
Parallelamente, stiamo lavorando all’individuazione di nuove modalità operative e servizi innovativi, che consentano di migliorare ulteriormente l’esperienza del cliente. L’obiettivo non è solo aumentare la presenza sul territorio, ma anche rafforzare la qualità dell’assistenza, attraverso un approccio sempre più consulenziale e personalizzato.
Un altro ambito di sviluppo riguarda l’ampliamento delle relazioni e delle partnership strategiche. Collaborare con professionisti, strutture e realtà complementari consente di offrire un servizio integrato e di intercettare in modo più efficace i bisogni dei clienti. È importante ricordare che Tossani vanta oltre 70 anni di esperienza nel settore: questo patrimonio rappresenta una base solida su cui costruire il futuro, integrando





competenze storiche con nuove risorse e nuove visioni. Infine, continueremo a investire nella visibilità e nel posizionamento del brand attraverso i nostri canali social, la partecipazione a eventi di settore, lo sviluppo di progetti consolidati – come l’iniziativa “Tossani per lo Sport” – e il lancio di nuove iniziative coerenti con i valori aziendali».
Perché un’agenzia di onoranze dovrebbe scegliere di affiliarsi alla Tossani? Quali sono i vostri punti di forza?
«La collaborazione tra agenzie di onoranze funebri e Infortunistica Tossani si fonda su una complementarità naturale di servizi, entrambi orientati alla tutela e al supporto delle persone in momenti di particolare difficoltà.
I nostri punti di forza sono molteplici e distintivi. In primo luogo, la storicità: Tossani è la prima realtà di infortunistica in Italia e in Europa, un elemento che testimonia autorevolezza, esperienza e capacità di evoluzione nel tempo. In secondo luogo, le competenze tecnico-specialistiche: i nostri consulenti operano con un elevato livello di preparazione in ambito giuridico, assicurativo e medico-legale, garantendo una gestione accurata e completa delle pratiche di risarcimento.
Un ulteriore elemento distintivo è la capacità di gestione del danno nella sua complessità. Ogni sinistro è unico e richiede una valutazione personalizzata, che tenga conto non solo degli aspetti economici, ma anche delle implicazioni umane, familiari e sociali. Il nostro approccio supera la logica meramente liquidativa per concentrarsi sulla tutela integrale del danneggiato.
Dal punto di vista operativo, mettiamo a disposizione delle agenzie partner un modello di collaborazione strutturato, trasparente e

orientato alla creazione di valore reciproco. Questo consente alle agenzie di ampliare la propria offerta di servizi, offrendo ai propri clienti un supporto qualificato anche in ambito risarcitorio. Il nostro metodo si basa su un principio chiave: accompagnare il cliente lungo tutto il percorso, dalla fase iniziale fino alla definizione della pratica, garantendo assistenza continua, chiarezza informativa e tutela dei diritti. Affidarsi a Tossani significa scegliere un partner affidabile, competente e orientato alla qualità del servizio, capace di coniugare rigore tecnico e attenzione alla persona».
Sarete presenti a TANEXPO 2026: può darci qualche anticipazione?
«Confermo con entusiasmo la partecipazione di Infortunistica Tossani a TANEXPO 2026, uno degli eventi di riferimento a livello internazionale per il settore funerario e cimiteriale. Per me sarà la prima esperienza in questo contesto, e rappresenta un’importante occasione di confronto e di crescita. TANEXPO è un momento privilegiato per incontrare operatori del settore, consolidare relazioni esistenti e svilupparne di nuove, in un ambiente altamente qualificato.
La presenza di Tossani in fiera si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento del network e di valorizzazione del brand. Lo stand aziendale sarà progettato per rappresentare al meglio l’identità di Tossani e vedrà la combinazione di elementi storici ed elementi nuovi, a simboleggiare una realtà che unisce una lunga tradizione a una forte spinta verso l’innovazione. Abbiamo scelto di combinare elementi che richiamano la nostra storia con soluzioni espositive moderne, a simboleggiare un percorso evolutivo che guarda al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. Saremo presenti nel Padiglione 16, Stand D23-E28: un’occasione per incontrarci, conoscerci e approfondire le opportunità di collaborazione».




DI RAFFAELLA SEGANTIN
Sono questi i princìpi che hanno consentito alla Urciuoli Global di confermarsi, dopo oltre ottanta anni di attività, un’eccellenza del panorama funerario.
In questi ultimi anni le dinamiche nel mercato produttivo del settore funebre sono profondamente cambiate.
Delocalizzazione, congiunture economiche, politiche dei prezzi al ribasso e l’ingresso di prodotti esteri di scarso livello hanno messo in crisi molte aziende e determinato
nuovi equilibri.
Non tutti hanno saputo rispondere in modo adeguato alle nuove sfide. Lo ha fatto con successo Urciuoli Global, storica realtà di Avellino, che, in controtendenza, ha scelto di puntare tutto sull’alta qualità e sull’unicità delle sue proposte.


Come molte imprese italiane, anche Urciuoli Global poggia su solide tradizioni di famiglia. Una storia iniziata nei primi anni ’40 del secolo scorso, quando il capostipite Costantino, animato da tanta passione e da assoluta dedizione, avvia una produzione artigianale di cofani funebri. Anno dopo anno e generazione dopo generazione, quello che era poco più di un laboratorio si trasforma dapprima in una piccola ma solida società che alla produzione affianca il commercio di articoli funebri, per diventare più tardi, grazie a strategie e ad investimenti mirati, una delle aziende leader del settore.
L’assetto societario odierno è composto dal fondatore Fulvio Urciuoli con i figli Fabio e Costantino (co-fondatori), rappresentanti della quarta generazione. Abbiamo avuto il piacere di incontrare proprio quest’ultimo - Costantino Urciuoli - che dal capostipite non ha ereditato solo il nome, ma anche l’intraprendenza, l’entusiasmo e la tenacia. Ed è lui che, rispondendo alle nostre domande, ci racconta la Urciuoli Global di oggi.
Etica, artigianalità e sostenibilità sono i princìpi alla base della vostra filosofia aziendale. Come vengono applicati in ciò che fate?
«Etica, artigianalità e sostenibilità non sono per noi concetti astratti o strumenti di comunicazione, ma criteri operativi che orientano scelte industriali e commerciali ogni giorno.
L’etica si traduce innanzitutto nella trasparenza della filiera e nella responsabilità verso i nostri interlocutori: fornitori, collaboratori e imprese

funebri. Operiamo con logiche di lungo periodo, evitando scorciatoie che possano compromettere la qualità del prodotto o la credibilità del nostro lavoro. In un mercato spesso esposto a dinamiche di compressione dei costi, riteniamo che la correttezza industriale e commerciale rappresenti un fattore distintivo e non negoziabile.
L’artigianalità è parte integrante del nostro modello produttivo, ma viene interpretata in chiave contemporanea. Non è nostalgia del passato, bensì capacità di mantenere controllo qualitativo, cura del dettaglio e valore estetico anche all’interno di una struttura organizzata e orientata all’efficienza. Questo approccio ci consente di offrire prodotti riconoscibili, con un’identità precisa, evitando l’omologazione tipica delle produzioni standardizzate.
La sostenibilità, infine, è un impegno concreto che riguarda l’origine delle materie prime, i processi produttivi e la visione complessiva dell’impresa. Utilizziamo legni provenienti da piantagioni controllate e sviluppiamo modelli produttivi che puntano alla tracciabilità e alla riduzione dell’impatto ambientale. In un settore legato a valori profondi e simbolici, riteniamo che la responsabilità verso l’ambiente sia parte integrante del rispetto dovuto alla persona e alla comunità.
In sintesi - conclude Costantino Urciuoli - questi tre princìpi costituiscono un sistema coerente che orienta il nostro posizionamento: non produrre semplicemente beni, ma contribuire a qualificare culturalmente e professionalmente il comparto in cui operiamo».
L’attenzione nei confronti dell’ambiente è al centro di una nuova importante iniziativa. Ce ne vuole parlare?
«Abbiamo sviluppato il progetto “Le Radici del Futuro”, allo scopo
di trasformare la sostenibilità in un nuovo parametro di eccellenza nel panorama funerario. Attraverso il “Bollino Green” garantiamo una filiera tracciabile che parte dalla coltivazione del teak in piantagioni di nostra gestione fino alla realizzazione del cofano. In questa prospettiva, la sostenibilità non rappresenta una riduzione del valore percepito, ma un suo ampliamento in quanto introduce elementi concreti di responsabilità, qualità costante e obiettivi di lungo periodo. Ogni pezzo certificato è inoltre collegato ad un intervento reale di riforestazione
All’interno di questo percorso nasce anche il riconoscimento “Eccellenza Sostenibile”, assegnato alle imprese funebri che scelgono di aderire a questa visione e di promuovere attivamente una cultura del rito responsabile e consapevole. Le imprese che partecipano al progetto entrano inoltre a far parte della Community “Bollino Green”, una rete di operatori che condividono valori comuni di qualità, etica e rispetto dell’ambiente. La community rappresenta uno spazio di confronto, crescita e riconoscibilità nel mercato, dove la sostenibilità diventa un elemento distintivo e qualificante dell’offerta. In questo modo il rito non si limita a custodire la memoria, ma contribuisce concretamente a generare nuova vita, trasformando il ricordo in un impegno reale a salvaguardia del futuro».
Un punto di forza che vi contraddistingue?
«La capacità di integrare visione industriale e cultura del prodotto Questo si traduce in controllo diretto della filiera, attenzione al posizionamento qualitativo e volontà di differenziarsi da logiche puramente incentrate sul prezzo. Il nostro obiettivo non è solo competere, ma contribuire a elevare gli standard percepiti dell’intero settore».

Sappiamo che vi state preparando con grande impegno a TANEXPO. Cosa troveremo nel vostro stand?
«Il nostro stand sarà concepito come uno spazio di relazione e di racconto, più che come una semplice area espositiva. Presenteremo nuove interessanti proposte, approfondimenti sul tema della sostenibilità e un approccio progettuale orientato al futuro del sistema funerario. L’intento è quello di offrire agli operatori non solo prodotti, ma spunti concreti di evoluzione culturale e commerciale».
Un successo che si protrae nel tempo non è frutto del caso. Urciuoli Global è una realtà che si pone sul mercato con una prospettiva globale, il giusto spirito per affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso e competitivo.





DI Arch. Massimo Vibrioni
La trasformazione strategica del settore: da impresario a imprenditore funebre.
Nel nostro primo contributo abbiamo esplorato come il metodo debba precedere la forma.
Oggi, l’evoluzione del mercato ci impone come progettisti di fare un passo ulteriore: analizzare la Casa Funeraria non più solo come un’opera architettonica, ma come un organismo complesso funzionalmente sostenibile. Per lo studio di progettazione Architettura+ parlare di Casa Funeraria significa orchestrare un equilibrio sapiente tra tre direttrici fondamentali: la sostenibilità architettonica, quella finanziaria e quella organizzativa delle competenze.
La sostenibilità architettonica: il progetto come scelta etica
L'architettura sostenibile non è un semplice stile estetico o un insieme di soluzioni tecniche, ma una vera scelta etica che ridefinisce il ruolo del progettista verso la committenza, la società e il pianeta. Progettare in modo sostenibile significa assumersi la responsabilità delle conseguenze ambientali e sociali di un edificio per l'intero suo ciclo di vita.
Architettura+ condivide questi principi in ogni suo progetto prestando
la massima attenzione a temi fondamentali quali:
• sostenibilità territoriale: consumo di suolo, recupero dell’esistente, rapporto con il contesto, con i servizi e l’identità del luogo.
• sostenibilità ambientale: riduzione dei consumi energetici, uso della luce naturale, ventilazione, orientamento corretto dell’edificio, isolamento, riduzione delle emissioni, materiali a basso impatto.
• sostenibilità come durata: ciò che dura è più sostenibile di ciò che si consuma in fretta. Un edificio ben progettato, flessibile, adattabile e capace di invecchiare bene evita



demolizioni, sprechi e obsolescenza.
• sostenibilità percettiva e del benessere: luce, aria, temperatura, acustica, rapporto con la natura, qualità sensoriale degli spazi. Una casa funeraria sostenibile deve generare benessere anche in una situazione di dolore, deve avere la capacità di ridurre il carico emotivo negativo attraverso lo spazio. L’architettura sostenibile non è soltanto un edificio che consuma meno, ma un’opera capace di durare, adattarsi, dialogare con il luogo e migliorare la vita delle persone.
La sostenibilità finanziaria: il progetto come investimento
Il rispetto del budget è per noi un imperativo etico e professionale. La sostenibilità finanziaria dell'impresa non è un dato astratto, ma il risultato di un equilibrio tra la storicità sul territorio e le minacce del mercato. Siamo consapevoli che lo scenario può mutare bruscamente: l'ingresso di un concorrente che anticipa la realizzazione di una struttura analoga può spostare gli equilibri.
Per questo motivo il nostro team di professionisti lavora per rendere la Casa Funeraria un investimento che risponde a rigide logiche di bilancio. La progettazione di Architettura+ parte da un’accurata analisi dei numeri: costi di realizzazione certi, previsione dei ricavi e, soprattutto, tutela della marginalità
L'accesso al credito è garantito per mezzo di un business plan tecnico-architettonico coerente. Attraverso i nostri consulenti finanziari, strutturiamo l'opera affinché il pre-dimensionamento degli spazi sia speculare al potenziale di crescita dell'impresa.
Un progetto solido è un progetto bancabile Evitare il sovradimensionamento significa non soffocare il cash-flow con ammortamenti insostenibili, evitare il sottodimensionamento significa non perdere quote di mercato. Un progetto sovradimensionato è un errore finanziario, un progetto sottodimensionato è un’occasione persa.
Non progettiamo monumenti all'ego, ma strumenti di business proporzionati alle reali capacità di investimento e alle potenzialità di
ritorno economico del territorio.
La sostenibilità finanziaria è la garanzia che l'opera generi valore nel tempo
La Casa Funeraria è per definizione un contenitore di servizi complessi. Ogni metro quadrato deve avere una funzione logica che valorizzi e ottimizzi il lavoro del personale. Per raggiungere questo obbiettivo Architettura+ lavora sulla distribuzione razionale degli ambienti, sulla separazione tra aree pubbliche, aree tecniche e aree riservate, sulla fluidità dei percorsi, riduzione dei tempi improduttivi, sul miglioramento del lavoro degli operatori, sulla gestione ordinata delle attività amministrative e di accoglienza.
Una buona architettura riduce sprechi di tempo, errori, sovrapposizioni e stress gestionale.
Questa è sostenibilità reale, non teorica.
Quando i numeri dell'attività crescono, l'edificio deve supportare
questa espansione senza generare caos operativo.
Qui il ruolo del progettista evolve in quello di un consulente strategico che accompagna l'impresario in una metamorfosi cruciale: la trasformazione in imprenditore funebre. Questa figura non si limita solo alla gestione del rito, ma coordina una struttura che richiede competenze multidisciplinari. Il
Direttore Tecnico di una Casa Funeraria moderna deve oggi muoversi con disinvoltura tra medicina legale, giurisprudenza, psicologia del lutto e bioetica, rispettando al contempo la pluralità delle sensibilità religiose e spirituali. Il progetto architettonico deve riflettere questa complessità, offrendo spazi che siano, allo stesso tempo, tecnicamente ineccepibili per gli operatori e profondamente accoglienti per le famiglie.
Semantica e atmosfera: quale linguaggio per il commiato?
L'estetica della Casa Funeraria deve essere figlia del suo contesto, evitare monumentalità eccessiva, retorica e ostentazione. La sua forza sta nella sobrietà, nella chiarezza e nella capacità di offrire un ambiente umano e rispettoso.
Non crediamo in modelli standardizzati: utilizziamo forme, materiali, luci e suggestioni che parlano al territorio e alle aspettative della comunità locale. Il progetto deve saper anticipare le trasformazioni del mercato, come la crescente richiesta di spazi per cerimonie laiche o il desiderio di una maggiore privacy, trasformandole in soluzioni spaziali concrete.
La Casa Funeraria deve essere in grado di ospitare il dolore con dignità, inserendosi con equilibrio nel contesto urbano e sociale che l’accoglie.

La Casa Funeraria sostenibile è quella che riesce a coniugare l'efficienza di un impianto tecnico d'avanguardia con la coerenza e sensibilità di un luogo della memoria. È un organismo che produce efficienza operativa, libera tempo per la relazione umana e consolida il posizionamento dell'impresa sul mercato.
Per Architettura+ progettare una Casa Funeraria significa offrire all’impresario funebre lo strumento che non sia solo un luogo di lavoro, ma elemento propulsivo della propria continuità imprenditoriale.
Architettura+ Progettazione Case Funerarie - tel. 030 300643, www.architetturapiu.it


DI UFFICIO STAMPA CIROLDI SPA
Da oltre 60 anni operiamo con competenza, continuità e visione in un settore che richiede affidabilità, specializzazione e capacità di affrontare ogni progetto con un approccio concreto.
Oggi siamo riconosciuti come leader nel settore della cremazione, con un’esperienza consolidata sia nella cremazione salme sia nella cremazione animale
Negli ultimi anni abbiamo installato oltre 200 impianti, confermando sul campo la solidità della nostra tecnologia, del nostro metodo e della nostra organizzazione.

Non forniamo solo impianti: seguiamo l’intero progetto
Il nostro punto di forza è semplice ma decisivo: affianchiamo il cliente in ogni fase. Dalla progettazione iniziale alla consulenza tecnica specializzata, fino alla presenza diretta sul campo quando necessario. Lavoriamo al fianco del committente con un obiettivo preciso: offrire una soluzione completa, efficace e affidabile.
Un aspetto fondamentale del nostro lavoro riguarda anche il supporto durante tutta la fase autorizzativa Accompagniamo il cliente fino all’ottenimento delle autorizzazioni, offrendo assistenza tecnica e competenza in un percorso sempre più delicato e strategico.
Ogni progetto viene sviluppato per rispondere alle reali esigenze operative del cliente. Per questo, realizziamo impianti chiavi in mano, progettati per garantire efficienza, affidabilità e continuità di esercizio, con la possibilità di offrire anche soluzioni customizzate. Per noi, personalizzare significa costruire impianti che funzionino davvero nel contesto per cui sono pensati.
Oggi non è possibile parlare di cremazione senza affrontare con serietà il tema ambientale.
Per questo poniamo grande attenzione al rispetto dell’ambiente e alla realizzazione di impianti conformi alle normative italiane ed europee sulle emissioni in atmosfera
La qualità impiantistica, per noi, passa anche dalla capacità di garantire controllo, efficienza e piena
attenzione agli standard richiesti dal mercato e dalla normativa.
La qualità di un impianto si misura anche - e soprattutto - dopo l’avviamento.
Per questo disponiamo di un servizio di manutenzione e assistenza altamente specializzato, con un team di circa 15 manutentori qualificati e una squadra di refrattaristi. Questo ci permette di garantire un supporto costante e una conoscenza appro-
fondita di ogni impianto installato. Ed è anche per questo che tutti i nostri impianti vengono manutenuti direttamente da noi e dal nostro staff
Il nostro è un Made in Italy fatto di esperienza, progettazione, competenza tecnica e presenza reale sul campo.
Non solo tecnologia, quindi, Ma un sistema completo di know-how, assistenza e affidabilità.
Perché oggi il mercato non cerca solo impianti
Cerca partner capaci di esserci prima, durante e dopo.

DI RAFFAELLA SEGANTIN
Taddia Group, esperto nell’assistenza agli eredi di sinistri mortali, è il partner ideale per le imprese che vogliono offrire un valido aiuto alle famiglie.
Negli ultimi decenni sono entrate a far parte della galassia funeraria nuove tipologie di attività, che riguardano sia i prodotti che i servizi.
Tra le varie “new entry” hanno fatto il loro ingresso, affermandosi rapidamente, le agenzie che si occupano di risarcimento danni alle famiglie che hanno perso un parente per incidente stradale, malasanità
o infortunio sul lavoro.
Il tutto ha avuto inizio una ventina di anni fa grazie all’intuizione e alla sensibilità di Alessandro Taddia, patron dell’omonimo gruppo fondato nel 1990, che oggi, con 120 agenzie e numerosi Taddia Point dislocati in tutta Italia e con oltre 700 imprese funebri affiliate, è uno dei maggiori player del settore.



Signor Taddia ci vuole raccontare com’è andata?
«Sono nato come assicuratore e svolgendo questo lavoro mi sono trovato più volte coinvolto in situazioni molto delicate. Quando poi un caro amico ha perso un genitore per un infortunio mortale ho constatato direttamente tutti i disagi e gli ostacoli che dall’oggi al domani i superstiti si trovano ad affrontare
in simili circostanze, inclusa quella di far valere i propri diritti su chi ha causato la morte del proprio caro. Sono casi che mi hanno toccato e mi sono chiesto se si poteva fare qualcosa per sostenere queste persone, almeno dal punto di vista economico e pratico.
Ho avuto così l’idea di avviare una collaborazione con gli impresari funebri, che sono i primi e i prin-
cipali interlocutori con la famiglia, e attraverso loro poter offrire tutto l’aiuto necessario ottimizzando le tempistiche di intervento».
In che cosa consiste questa collaborazione?
«Quando l’onoranza funebre affiliata ci segnala un caso, ci facciamo carico della pratica della gestione del sinistro, tramite il nostro pool di avvocati ed esperti, al fine di ottenere il giusto risarcimento. Nel frattempo eroghiamo un anticipo delle spese funerarie fino a 10.000 euro, come pure dei costi per l’acquisto di un loculo e garantiamo un’assistenza totale nel disbrigo di tutti gli adempimenti burocratici. All’impresa non è richiesto alcun tipo di pagamento, in quanto i nostri onorari vengono liquidati direttamente dalle compagnie assicuratrici delle controparti, anzi, una volta che la pratica si conclude positivamente vi è anche un riconoscimento economico. Non solo: da qualche anno all’impresa che ci fa acquisire la gestione di un sinistro mortale possiamo concedere in comodato d’uso gratuito un’auto funebre Maserati per la durata di 6 mesi».

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L’anticipo alla famiglia della somma per il servizio funebre è un fattivo sostegno. Ma siamo a conoscenza che fornite anche altre forme di benefici… «Sì è proprio così! A me sta veramente a cuore poter tutelare coloro che si trovano in difficoltà. Non lo dico così per dire: è vero, sono un imprenditore e sono fiero di esserlo - afferma con decisione Alessandro Taddia - ma si può ottenere il giusto profitto senza sacrificare il nostro lato umano. Dopo aver visto diverse situazioni dove la morte improvvisa di un padre, unica fonte di reddito di un intero nucleo familiare, comportava l’interruzione di mezzi di sostentamento per moglie e figli, ho deciso di fare qualcosa di concreto per colmare quel lasso di tempo che intercorre dall’istruzione della pratica di risarcimento all’effettiva liquidazione del danno. Abbiamo pertanto creato un fondo previdenziale ad hoc che eroga ai superstiti lo stesso importo mensile che guadagnava il loro congiunto con il suo lavoro, così da non aggiungere al dolore della perdita anche una grave situazione economica.
Anche questo servizio viene formalmente proposto dall’impresa funebre che ha così l’opportunità di non essere più identificata solo come “quelli che fanno il funerale”, ma piuttosto come un gruppo di professionisti che si prendono cura a tutto tondo delle persone in un momento di grande vulnerabilità. Un cambio di paradigma che rafforza l’immagine e la credibilità dell’impresa e che porta ad una conseguente fidelizzazione del cliente».
Rimanendo in tema di imprese ci risulta che siete impegnati in un importante progetto informatico.
Di che cosa si tratta?
«È da due anni che con altri soci abbiamo realizzato il portale


Oltrestella, nato con una duplice finalità: da un lato riunire in un unico ambiente digitale le migliori onoranze funebri italiane, dall’altro facilitare la ricerca da parte dell’utente finale (che, non dimentichiamolo, già si trova in uno stato di forte stress) garantendogli al contempo la serietà dell’agenzia scelta. Fino ad ora abbiamo fatto un grosso lavoro per creare un database che coprisse tutto il territorio nazionale, mettendo in evidenza le imprese virtuose. Per questo si è proceduto a verificare in modo capillare l’affidabilità di ogni singola agenzia richiedendo di attenersi ad un codice deontologico ben preciso e di dimostrare di gestire il lavoro in modo professionale. L’intento è che questo sito possa funzionare come una sorta di Trip Advisor in questo ambito, monitorando costantemente le varie imprese ed eliminandole dall’elenco, previa verifica, qualora siano oggetto di critiche o di giudizi negativi. Tengo inoltre a precisare che essendo Oltrestella anche un’onoranza funebre, il portale può svolgere anche attività di intermediazione tra la domanda e l’offerta, condizione che in caso contrario
per legge non sarebbe possibile».
Avremo il piacere di incontrarvi a TANEXPO?
«Posso dire con un certo orgoglio che sono stato il primo del mio settore a partecipare a questa fiera che ci ha fatto conoscere una realtà per noi completamente inesplorata, aprendoci le porte a nuove possibilità. Non posso quindi mancare questo imprescindibile appuntamento che sarà l’occasione per incontrare vecchi amici e avviare nuovi rapporti, ma anche per presentare interessanti novità che stiamo sviluppando con il supporto dell’intelligenza artificiale. Mi fermo qui perché non voglio spoilerare troppo, mostreremo e spiegheremo ogni cosa a che ci viene a trovare nel nostro stand».
Merita certamente una visita lo spazio espositivo di Taddia Group e scoprire tutti i vantaggi di diventare partner per essere partecipi di un importante progetto e condividere un valore fondamentale: quello di poter dare un aiuto concreto a tante famiglie in un momento particolarmente difficile.

Il sistema MODULAP permette la realizzazione di molteplici strutture ossario, di loculi e di cinerari, con estrema facilità e praticità. Grazie a questo design flessibile, è possibile realizzare moduli di qualsiasi dimensione e adattabili ad ogni esigenza.



• Possibilità di costruzione in qualsiasi spazio cimiteriale
• Montaggio facile, veloce e pulito
• Progettata e calcolata per ogni esigenza
• Fornitura chiavi in mano
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DI Daniele Fogli
Non solo scelta privata, ma alternativa che tocca il futuro dei cimiteri e la memoria della comunità.
La cremazione ha rivoluzionato il rapporto con la morte.
Ha eliminato, innanzitutto, l’antico problema igienico-sanitario legato alla necessità di seppellire in fretta i cadaveri per evitare rischi alla collettività: una preoccupazione che, tra Settecento e Ottocento, aveva spinto a bandire le sepolture nelle chiese. Con il tempo lo Stato si è sostituito alla Chiesa, assumendosi il compito di registrare nascite e decessi e di garantire il diritto alla sepoltura.
Oggi, dove i crematori sono maggiormente presenti (soprattutto al Nord e in parte del Centro Italia), la cremazione è diventata una scelta diffusa: in media riguarda il 38% dei funerali, con punte del 50-70% nelle grandi città settentrionali. Una volta
cremate, le ceneri possono seguire tre strade:
• tornare al cimitero, in una sepoltura nuova o già disponibile;
• essere affidate a un familiare, custodite in un’urna con regole precise;
• essere disperse, ma solo se il defunto ha espresso chiaramente questa volontà. Su questo punto la legge è severa: l’art. 411 del Codice penale prevede la reclusione da 6 a 24 mesi per chi disperde le ceneri senza autorizzazione o in modo difforme da quanto stabilito.
L’ascesa dell’affidamento familiare
Negli ultimi vent’anni l’affidamento delle urne ai familiari è cresciuto molto: oggi (dati rilevamento
Sefit 2024) riguarda circa il 19% delle cremazioni. Sempre più persone vogliono conservare le ceneri dei propri cari in casa. Le motivazioni? La vicinanza quotidiana, la riduzione dei costi, la sfiducia verso le strutture cimiteriali tradizionali, la mancanza di spazi architettonicamente dignitosi nei cimiteri e, non da ultimo, un bisogno crescente di spiritualità personale. Questa scelta riflette però anche due tendenze sociali:
• un rapporto sempre più individualizzato con la morte;
• l’indebolimento del cimitero come luogo di memoria condivisa.
Quella di conservare le ceneri dei propri cari all’interno delle abitazioni non è però una scelta priva di problemi.
• Per l’individuo: la permanenza dell’urna in casa può rendere più difficile l’elaborazione del lutto. È una delle ragioni per cui, ad esempio, in Francia l’affido familiare è vietato.
• Per la collettività: si perde il valore comunitario del cimitero, luogo di memoria e condivisione. Con il tempo, inoltre, non è raro che urne affidate vengano dimenticate in cantina o, peggio, gettate.
Il lutto rischia così di diventare un fatto privato, vissuto in solitudine, che impedisce ad amici e parenti di avere un luogo accessibile dove ricordare il defunto.
Un fenomeno figlio dell’individualismo
Affido e dispersione delle ceneri sono scelte che si inseriscono in un più ampio processo di crescita dell’individualismo. Oggi la società urbana tende a rifiutare i luoghi collettivi della memoria, le famiglie sono ridotte numericamente e spesso disperse; cresce il bisogno di
rituali “su misura”. Tutto questo, però, a scapito della dimensione comunitaria del ricordo.
Il cimitero, da spazio di appartenenza collettiva (“qui riposano i nostri padri” ), rischia di ridursi a luogo residuale, frequentato solo quando mancano alternative. Ma il lutto non è solo una questione privata: è anche un processo sociale. Le persone trovano conforto nel sapere che esiste un luogo fisico, riconosciuto, dove tornare a ricordare i propri cari.
Un cimitero non è un semplice deposito di resti. È:
• un luogo simbolico che rende presente l’assenza;
• uno spazio sociale che permette di non vivere il lutto in solitudine;
• un patrimonio di memoria collettiva che tiene insieme la storia di una comunità.
La rinuncia a questo spazio in favore di soluzioni individuali priva la società di una importante risorsa psicologica e culturale.
C’è infine un aspetto meno discusso: quello economico. In Italia esistono oltre 16.000 cimiteri, di proprietà dei Comuni, che devono essere mantenuti e resi accessibili ai cittadini. Se calano le entrate legate alle sepolture, aumenta la spesa a carico delle casse comunali. Allo stesso tempo, se diminuisce l’uso e la domanda di tombe private, si pone il problema della manutenzione del patrimonio costruito negli ultimi due secoli. Una proposta concreta potrebbe essere quella di estendere il bonus fiscale del 36% per la manutenzione delle abitazioni anche alle tombe, che – in fondo – rappresentano l’ultima casa, riducendo così l’onere per il loro mantenimento, che si ricorda è un espresso obbligo previsto dall’articolo 63 del DPR 285/1990. È anche garantendo la fruibilità delle tombe già costruite, che si mantiene nel tempo la funzione dei cimiteri: in fin dei conti la vita dei cimiteri sono i morti e senza morti, il cimitero rischia a sua volta di morire! Cosicché, alla fine, la decisione su come conservare le ceneri non è solo una questione privata. È una scelta che tocca la nostra cultura, il futuro dei cimiteri e la memoria delle comunità.








DI Avv. Alice Merletti
Cosa dice la legge in merito alla disciplina e agli eventuali conflitti che possono sorgere dopo il decesso.
Quando muore una persona, non muore ciò che la riguarda.
Muore il soggetto, restano le tracce: account, mail, fotografie, cronologie, referti, contratti, cloud, cartelle cliniche, conversazioni. E resta soprattutto una domanda che, in studio come in famiglia, torna sempre uguale ma cambia pelle ogni volta: chi può mettere le mani su quei dati, per farci cosa, e fino a dove può spingersi senza calpestare altri diritti?
Qui conviene partire da un punto
Il GDPR, cioè il Regolamento (UE) 2016/679, non si applica ai dati personali delle persone decedute: lo dice il Considerando 27, e lo dice con una formula che non lascia molto spazio a interpretazioni creative. Questo però non significa affatto che, con la morte, la protezione dei dati diventi irrilevante o che si apra un far west informativo. Significa, più tecnicamente, che l’Unione rimette agli Stati membri la scelta legale, fiscale
fermo, perché altrimenti si ragiona “di pancia” e ci si perde.


se e come disciplinare la materia. L’Italia la scelta l’ha fatta e l’ha fatta in modo abbastanza netto: ha creato una disciplina post mortem che non trasforma gli eredi in titolari del dato, ma consente a determinati soggetti di esercitare, nei confronti del titolare del trattamento, i diritti che normalmente spettano all’interessato vivo.
Orbene, la norma chiave è l’art. 2-terdecies del d.lgs. 196/2003 (Codice Privacy), introdotto nella stagione di adeguamento nazionale al GDPR. Lì troviamo l’architettura. I diritti previsti dagli artt. 15-22 del GDPR (accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, portabilità, opposizione, decisioni automatizzate) possono essere esercitati anche se la persona cui i dati si riferiscono è deceduta.
Non da “chiunque”, segnatamente da tre categorie: chi ha un interesse proprio, chi agisce a tutela dell’interessato in qualità di mandatario, chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione. Queste tre formule sembrano semplici, ma sono volutamente elastiche e, proprio per questo, fanno litigare.
L’“interesse proprio” non è una curiosità travestita: deve essere un interesse concreto, personale, non meramente esplorativo. La tutela “familiare” non equivale a “sono parente, quindi voglio vedere tutto”: deve essere una ragione familiare meritevole, cioè capace di reggere un vaglio di serietà e proporzionalità. Il mandato, infine, è la fattispecie più lineare sul piano teorico (il defunto aveva incaricato qualcuno di occuparsi anche dei profili digitali o documentali), ma spesso è la più rara nella vita vera, perché pochi pianificano davvero la gestione dei dati in previsione del decesso.
Fin qui, sembrerebbe che l’ordinamento abbia “aperto” la porta. Inve-

ro, la porta non è spalancata: è una porta con serrature. L’art. 2-terdecies prevede che l’esercizio dei diritti non è ammesso nei casi previsti dalla legge e, limitatamente all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione, non è ammesso se l’interessato lo ha espressamente vietato con dichiarazione scritta, presentata o comunicata al titolare. Anche qui, niente formule generiche: la dichiarazione deve essere inequivoca, specifica, libera, informata; può riguardare solo alcuni diritti; è revocabile o modificabile in ogni momento. Detto altrimenti, il legislatore ammette un “no” post mortem, ma pretende che sia un “no” serio, consapevole, circoscritto, non un capriccio buttato lì. E c’è un passaggio che, per chi fa contenzioso o comunque vive di cose concrete, è il vero ago della bussola: il comma 5.
Il divieto non può produrre effetti pregiudizievoli per l’esercizio, da parte dei terzi, dei diritti patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato né del diritto di difendere in giudizio i propri interessi. Questa clausola è il punto in cui la privacy smette di essere un discorso solo identitario e torna a essere diritto “di sistema”: non puoi usare il muro dei dati per impedire una successione, paralizzare un accertamento patrimoniale, o rendere impossibile una difesa in giudizio. Per converso, non puoi invocare la successione come pretesto per pescare nel mare dei dati senza una ragione definita e senza limiti.
Ora, la difficoltà vera – quella che non si risolve citando l’articolo – è che i dati del defunto, nella stragrande maggioranza dei casi, contengono dati di vivi. Le chat sono dialoghi, le email sono corrispondenza, le foto sono relazioni, i referti coinvolgono medici e strutture, le pratiche assicurative e bancarie coinvolgono beneficiari, coobbligati, aventi causa. Qui la “privacy dopo la morte” si gioca sul terreno del bilanciamento tra diritti: non solo tra famiglia e memoria, ma anche tra accesso e riservatezza di terzi.
Non a caso, anche a livello europeo si ribadisce che l’accesso ai dati di un defunto è materia rimessa ai diritti nazionali e che, nel concedere informazioni, il titolare deve comunque proteggere i diritti e le libertà altrui (si pensi banalmente alla corrispondenza del defunto, dove i terzi viventi sono spesso il contenuto stesso del dato). Questo bilanciamento non è teoria. Ha due scenari tipici, quasi archetipici, che si ripetono: il digitale “affettivo” (smartphone, cloud, social) e il digitale “patrimoniale” (banca, assicurazione, posizioni contrattuali).
Sul primo versante, il caso che molti richiamano è quello deciso dal Tribunale di Milano il 10 febbraio 2021 in sede d’urgenza: i genitori di un ragazzo deceduto chiedevano l’accesso ai dati conservati in cloud (iCloud) per recuperare fotografie e contenuti, cioè pezzi di memoria, con l’ansia – per nulla irrazionale – che l’inattività o le policy di servizio rendessero irreversibile la perdita. Il giudice ha valorizzato proprio la legittimazione post mortem del Codice Privacy e, soprattutto, la meritevolezza della ragione familiare, disponendo che la società prestasse assistenza tecnica nella procedura idonea a consentire il recupero. È una pronuncia interessante non perché “dà le password ai genitori” (questa semplificazione piace ai titoli), ma perché fa capire la direzione: non è detto che la tutela passi sempre dall’accesso pieno all’account; può passare da un obbligo di cooperazione del titolare, da un export selettivo, da una procedura che minimizzi rischi e interferenze con dati di terzi, purché sia effettiva e non meramente dilatoria.
Sul secondo versante, quello patrimoniale, la questione diventa più spigolosa perché spesso il dato richiesto non è “del defunto” in senso stretto, ma riguarda terzi che entrano nella sua sfera per effetto di contratti o designazioni. Il caso scuola è quello delle polizze vita e dei beneficiari. Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto con un provvedimento interpretativo (n. 520 del 26 ottobre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° dicembre 2023) proprio per chiarire come gestire le richieste di accesso degli eredi o dei chiamati all’eredità rispetto ai dati connessi a polizze stipulate dal de cuius, segnatamente quando la conoscenza del beneficia-

rio è strumentale a far valere diritti successori (si pensi, senza girarci intorno, alle azioni di riduzione o alle contestazioni sulla lesione di legittima). Qui la compagnia assicurativa si trova tra due fuochi: da un lato la riservatezza del beneficiario (terzo vivente), dall’altro la necessità per l’erede di avere informazioni per impostare una tutela effettiva. La linea che emerge è, a mio avviso, la più ragionevole possibile: niente automatismi.
Il titolare non può rispondere sempre “no” per riflesso condizionato, ma neppure può consegnare dati sensibili di terzi come se fossero un allegato standard. Deve verificare la posizione del richiedente (erede o chiamato), deve verificare che l’interesse sia concreto e attuale, deve valutare se l’accesso è davvero funzionale alla tutela di un diritto (patrimoniale o di difesa), e deve applicare la regola di salvaguardia dei diritti altrui, anche attraverso soluzioni tecniche di minimizzazione (estratti, oscuramenti, comunicazioni limitate a ciò che serve). In questo senso, il Garante parla – e la prassi ormai lo replica – di un controllo che non è un giudizio di merito sull’azione successoria, ma un controllo “in negativo”: l’istanza non deve essere manifestamente pretestuosa. La fondatezza del diritto successorio si decide in giudizio; l’accesso serve a non rendere quel giudizio un salto nel buio.
Su questo punto, anche la giurisprudenza ha iniziato a ragionare con maggiore finezza: quando l’accesso è richiesto per preparare una difesa o per agire in giudizio, il sindacato non deve diventare una pre-sentenza. Il rischio, altrimenti, è perverso: se per ottenere il dato devo già dimostrare nel merito ciò che quel dato mi serve a dimostrare, la tutela diventa circolare e, in concreto, impossibile. Di guisa che la soglia


corretta resta quella della plausibilità e della non pretestuosità, non quella della prova piena della lesione.
Tutto questo discorso, però, resta astratto se non si entra nella meccanica della richiesta. Ed è qui che, spesso, le istanze falliscono.
Molte richieste post mortem sono scritte come se il titolare fosse obbligato a “consegnare la vita digitale” in blocco: “datemi l’account ”, “datemi tutto”, “datemi le chat”. È il modo più rapido per sentirsi rispondere che non si può, che ci sono terzi, che servono ulteriori documenti, che la policy non lo consente. Una richiesta tecnicamente sensata, invece, deve fare tre cose in modo limpido: qualificare la legittimazione (chi sei rispetto al defunto e in base a quale titolo), descrivere l’interesse (che cosa devi fare con quei dati e perché non puoi farlo senza), delimitare l’oggetto (quali dati, quale periodo, quale account o rapporto contrattuale). Se chiedi “tutto”, stai chiedendo anche ciò che non ti serve; e ciò che non ti serve è spesso ciò che mette a rischio i diritti di altri, offrendo al titolare l’alibi perfetto per un rifiuto totale.
Sotto altro profilo, va detto che il titolare del trattamento non è un mero “esecutore” della richiesta: è responsabile, deve rispettare accountability, sicurezza, minimizzazione, e deve poter dimostrare perché ha consegnato o negato Questo significa che, soprattutto nei casi dove i dati intrecciano terzi, la risposta può legittimamente non coincidere con ciò che il richiedente immagina. Il diritto di accesso, anche nel GDPR, non è un diritto a ottenere la chiave universale dell’account; è un diritto a ottenere informazioni e copia dei dati personali, nei limiti in cui ciò non leda diritti altrui. Nel post mortem, la stessa grammatica si ripropone: accesso sì, ma calibrato. Talvolta sarà un export;
talvolta sarà un set di documenti; talvolta sarà un supporto tecnico; talvolta, infine, sarà un diniego parziale motivato, con oscuramento delle parti che riguardano terzi viventi.
Rimane l’ultima questione, forse la più “civile” più che giuridica: si può decidere in vita cosa accadrà ai propri dati dopo? Sì, ma bisogna uscire dalla retorica delle password.
La disciplina italiana consente una dichiarazione di divieto (nei limiti che ho detto), consente di nominare un mandatario, consente di lasciare istruzioni. La scelta intelligente non è “chiudo tutto” o “apro tutto”. La scelta intelligente è distinguere: ciò che è memoria e può essere consegnato a chi resta, ciò che è strettamente personale e può essere limitato, ciò che è patrimoniale e deve restare accessibile perché altrimenti si creano contenziosi e danni.
Nondimeno, anche quando si vuole vietare, bisogna ricordare che i diritti patrimoniali e di difesa dei terzi non possono essere sterilizzati. Quindi una pianificazione seria non è un veto assoluto, ma un assetto coerente che riduca conflitti, chiarisca chi può chiedere cosa, e soprattutto eviti che la famiglia si trovi, nel mezzo del lutto, a combattere contro procedure, call center e tempi tecnici.
In definitiva, dire che “la privacy sopravvive alla morte” è vero solo se si capisce cosa si intende per sopravvivenza. Non è la sopravvivenza di un diritto personale identico a quello del vivente; è la sopravvivenza di una disciplina di equilibrio, che riconosce legittimazioni mirate, che esige interessi seri, e che impone al titolare una gestione proporzionata e motivata dell’accesso, senza trasformare la riservatezza in uno strumento di opacità patrimoniale o di ingiustizia processuale. Infine, se c’è una lezione che il digitale ci sta imponendo - con una certa brutalità - è che la morte non è più solo un fatto biologico o anagrafico: è anche un evento informazionale. E come tutti gli eventi informazionali, o lo governi con regole chiare e richieste ben scritte, oppure lo subisci, lasciando che la tecnica ( policy, automazioni, retention, cancellazioni) decida al posto del diritto e, alla fine, al posto delle persone.








psicologia
DI Elisa Mencacci
Introduzione: il dilemma sulla soglia.
C'è una domanda che risuona spesso negli uffici delle imprese funebri, pronunciata sottovoce mentre si organizzano i dettagli della cerimonia: "Non so cosa fare per il bambino... è meglio che lo lasciamo a casa, vero? Non è un posto per lui"
In quella richiesta di conferma non c'è solo un dato sociologico, ma l'angoscia viva di un genitore che cerca di proteggere l'infanzia dal dolore. Spesso l'operatore, per timore
di gestire pianti "fuori programma" o per una malintesa idea di protezione, è tentato di assecondare l'esclusione. Eppure, la psicologia del lutto ci invita a una riflessione diversa. Escludere i più piccoli dal rito di passaggio non significa salvarli dal trauma, ma privarli degli strumenti per elaborarlo. L'operatore funebre, in questo frangente, non deve trasformarsi in un pedagogo, ma in un facilitatore dell'addio: una figura tecnica capace di trasformare la paura dell'ignoto in un'esperienza di commiato sicura.



Il corpo che parla: i rischi del "doppio lutto"
Perché l'esclusione è rischiosa? I bambini sono sismografi emotivi: anche se tenuti lontani, percepiscono il cambio di atmosfera, i silenzi, la tensione muscolare degli adulti. Se allontaniamo fisicamente il bambino dal luogo del rito, lo esponiamo a quello che in psicologia si definisce "doppio lutto": alla perdita del defunto si somma l'allontanamento dai genitori, che sono assorbiti dalle incombenze funebri. Il pensiero magico infantile, lasciato solo nel buio del non-detto, genera mostri. "È colpa mia?", "Il nonno è stato rapito?". Il rischio clinico è che la morte rimanga un evento astratto e indicibile, un fantasma che non trova pace perché non ha avuto un luogo per essere salutato. Il funerale, con la sua concretezza, argina queste fantasie: vedere che il corpo è lì, immobile e sereno, valida la realtà della perdita e permette al bambino di iniziare il processo di lutto insieme
alla sua "tribù": questo è un aspetto anche legato al senso di appartenenza, a un bisogno fondamentale di tutti noi, a qualsiasi età.
Qui entra in gioco la competenza specifica dell'operatore funebre. Il bambino che entra in una casa funeraria non guarda solo il defunto; guarda tutti coloro che sono lì. Cerca negli occhi e nei gesti dell'operatore – il "Guardiano della Soglia" – i segnali di pericolo o di sicurezza. È un meccanismo biologico antico: i suoi neuroni specchio leggono la vostra tensione o la vostra calma. Se l'operatore è rigido o sbrigativo, il bambino registrerà "minaccia". Se invece si muove con lentezza consapevole, tocca il feretro con rispetto e accoglie i dolenti con voce ferma, il bambino riceverà un messaggio fondamentale: "Questo è un luogo triste, ma è un luogo sicuro".
La comunicazione non verbale può diventare il primo strumento di lavoro:
• Abbassare la prossemica: Quando ci si rivolge a un bambino, piegare le ginocchia per portare gli occhi allo stesso livello non è solo "dolcezza", è un segnale etologico di non-aggressione che abbatte le difese della paura.
• Normalizzare l'ambiente: Spiegare con parole semplici cosa sta accadendo ("Ora chiudiamo questa scatola speciale perché il corpo del nonno stia in pace" ) smonta la paura dell'ignoto attraverso la tecnica.
L'architettura dell'accoglienza: strumenti pratici per l'impresa
Come rendere gli ambienti funerari uno spazio che non respinga i "piccoli dolenti"? Non serve trasformare la sala del commiato in un asilo, ma bastano piccoli accorgimenti di

"design emotivo" che l'operatore può suggerire:
• Il Kit di espressione: Un'impresa sensibile può tenere a portata di mano fogli e colori. Non per distrarre il bambino (come si fa al ristorante), ma per permettergli di lavorare. Invitare un bambino a fare un disegno o scrivere una lettera da mettere dentro il feretro o appesa vicino ad esso, gli conferisce un ruolo attivo. Da spettatore passivo e spaventato, diventa attore del rito.
• La verità delle parole: L'operatore può essere un modello per i genitori nell'uso del linguaggio. Evitare eufemismi pericolosi come "si è addormentato" (che può generare fobie del sonno). Usare parole semplici e vere: "Il corpo ha smesso di funzionare, non sente più dolore né freddo". La chiarezza biologica, paradossalmente, è molto più rassicurante per i bambini delle metafore confuse.
Boris Cyrulnik, neuropsichiatra e padre del concetto di resilienza, ci ricorda che nessun trauma è un destino, a patto che non sia vissuto in solitudine.
Un funerale a cui un bambino ha potuto partecipare, sentendosi protetto, accolto e libero di fare domande, cessa di essere un evento traumatico per diventare una lezione di vita
L'operatore funebre che favorisce questa inclusione sta offrendo un servizio dal valore etico inestimabile: sta aiutando quella famiglia a tessere una trama di condivisione che sosterrà il bambino nella sua crescita.
Permettere a un bambino di portare un fiore o toccare il legno di una bara significa insegnargli che la perdita fa parte della vita, e che anche di

fronte al mistero più grande, la comunità si stringe e nessuno viene lasciato solo. Il nostro compito è aprire quella porta, non chiuderla.
• Ariès, P. (1978). Storia della morte in Occidente. Milano: Rizzoli.
• Cyrulnik, B. (2000). Il dolore meraviglioso. Diventare adulti sereni superando i traumi dell'infanzia. Firenze: Frassinelli.
• Gorer, G. (1965). Death, Grief, and Mourning. New York: Doubleday.
• Mencacci, E. (2015). Dalla malattia al lutto. Bologna: Zanichelli.
• Rizzolatti, G., & Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Milano: Raffaello Cortina Editore.
• Worden, J. W. (2018). Grief Counseling and Grief Therapy (5th Edition). New York: Springer Publishing.
L. 182/2025: le modifiche scaturite dagli articoli 36 e 37
Autorizzazioni per sepolture, cremazione, trasporti funebri
Le linee di indirizzo SEFIT sulle concessioni cimiteriali Normativa, giurisprudenza e prassi
Una esperienza di gestione integrata di ser vizi cimiteriali di area vasta Best practice e norme di riferimento

LL a a c c o o n n d d u uzzi i o o n n e e tte e c c n niic c a a d d e ell ffo orrn n o o c crre e m m a atto orri i o o
IIm m p piia a n ntti isst tiic c a a,, m m a a n n u utte e n nzzi i o o n n e e e e ssi i c c u urre ezzz z a a
O O p p e erra azzi i o o n nii c ciim miit t e erri i a alli i
C C o o m m e e o o p p e erra arre e c c o orrr r e ettt t a a m m e e n ntte e,, e e iin n ssi i c c u urre ezzz z a a,, d d e e n nttr r o o a all c ciim miit t e erro o
II sse errvvi izzi i ffu u n n e erra arri i d d e e d diic c a atti i a aggl lii a a n niim m a alli i d d o o m m e esst tiic cii
A A ssp p e ettt tii rre eggo olla atto orri i,, o o p p e erra atti ivvi i e e rre ella azzi i o o n n a alli i n n e elll l e e p prra atti i c c h h e e d dii sse ettt t o orre e
II ffo o n n d d a a m m e e n ntti i d dii gge esst tiio o n n e e d d e eii S S e errvvi izzi i C Ciim miit t e erri i a alli i
N N o orrm m a atti ivve e,, a assp p e ettt tii p prro o c c e e d d u urra alli i e e b b u u o o n n e e p prra atti i c c h h e e o o p p e erra atti ivve e
II sse errvvi izzi i ffu u n n e erra arri i d diig giit t a alli i
TTe e c c n n o ollo oggi i e e e e m m e errg g e e n ntti i e e IIn ntte elll liig g e e n nzza a A Arrt tiifi fi c ciia alle e
G Glli i iim m p piia a n ntti i d dii c crre e m m a azzi i o o n n e e p p e err a a n niim m a alli i d d o o m m e esst tiic cii
C C a arra attt t e erri isst tiic c h h e e,, p prro o c c e e d d u urre e e e n n o orrm m a atti ivve e
LL a a gge esst tiio o n n e e d d e elll l’’a attt tiiv viit t à à o o b biit t o orri i a alle e
A A p p p prro offo o n n d diim m e e n ntti i ssu u a allc c u u n nii c c a assi i ssp p e e c ciifi fi c cii

IIn nttr r o oiit tii p p

DI Linda Savelli
La morte di un animale da compagnia, soprattutto quando ha vissuto molti anni in seno a una famiglia, può rappresentare per molte persone una perdita profonda e molto dolorosa, spesso paragonabile sul piano emotivo a quella di un familiare o un amico umano.
Ciò avviene perché l’animale domestico, nel tempo, diventa un vero e proprio membro del nucleo familiare, con il quale si viene a instaurare una relazione significativa, fatta di
scambi quotidiani di cura, di gioco, ma anche di conforto e svago. Ogni famiglia o individuo che accoglie un animale instaura routine quotidiane specifiche e personali legate alla gestione del proprio animale d’affezione, le quali, come tutte le altre routine quotidiane, strutturano la vita e lo scorrere del tempo di quel nucleo familiare o di quella persona. Si può, quindi, parlare di lutto anche nel caso di decesso del proprio animale domestico. Tuttavia, questo tipo di lutto è ancora poco


riconosciuto socialmente e culturalmente, rimanendo spesso invisibile o venendo minimizzato da chi non ha mai avuto un amico a quattro zampe con cui condividere giorno per giorno l’esistenza, costruendo ricordi indelebili ed emotivamente pregnanti.
Cani, gatti, conigli, cavie e molti altri tipi di animali domestici diventano, per chi li accoglie con amore e sollecitudine, delle stabili presenze relazionali, che condividono (spesso per molti anni) anche i ritmi emotivi, i momenti gioiosi, ma anche quelli segnati dalla solitudine o dal dolore, con i loro compagni umani. L’animale da compagnia, dunque, può
diventare una significativa figura di attaccamento, non soltanto per i bambini o gli anziani rimasti soli, ma per tutti i membri del nucleo familiare di cui l’animaletto entra a far parte. Il decesso del proprio pet, perciò, può innescare un forte senso di perdita nei suoi compagni umani, che possono provare tutta una gamma di emozioni e sentimenti destabilizzanti, come un profondo senso di vuoto (amplificato dall’assenza delle manifestazioni d’amore quotidiane espresse dal proprio animale); pungente nostalgia per i momenti condivisi; tristezza; rabbia (soprattutto se il decesso è stato improvviso o se l’animale era ancora giovane) e senso di colpa (in caso di eutanasia
per una condizione patologica non trattabile e fonte di grande sofferenza per l’animale).
Questi vissuti di dolore e profonda tristezza rimandano al lutto, così come lo conosciamo per la perdita di congiunti o amici, ma quello per gli animali, nonostante possa essere causa di grande sofferenza, non è sempre legittimato o riconosciuto in seno alla società (disenfranchised grief ): frasi quali “era solo un animale”, buttate lì da amici e conoscenti, sebbene dette in buona fede nel tentativo di fornire un qualche conforto, possono finire, invece, per aumentare il senso di isolamento

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e vergogna di chi soffre per la perdita del proprio pet, perché minimizzano e svalutano la sofferenza dell’altro, rendendo così il processo di elaborazione del lutto più complesso e facendo sentire la persona inadeguata o “esagerata” a causa delle emozioni che prova. La scarsità di rituali condivisi codificati, efficaci per “chiudere” pubblicamente il ciclo di vita dell’animale domestico deceduto, rende più difficile il distacco e una prima elaborazione della scomparsa. Il rito, infatti, permette il riconoscimento e la legittimazione del dolore, che può essere espresso davanti agli altri perché riconosciuto, quindi “ostentabile”; il rito, poi, permette di creare uno spazio per l’ultimo saluto e per la condivisione dei ricordi, che, ripercorsi insieme alle altre persone presenti, possono venire ristrutturati in una nuova narrazione dotata di senso.
Poter usufruire di un funerale per il proprio animale domestico, di una cremazione o poter allestire un luogo simbolico dedicato al ricordo è anche un atto di cura verso il lutto. Le realtà funerarie che offrono servizi funebri per gli animali domestici si inseriscono, quindi, nella cura di una perdita che può essere profondamente sentita e che necessita di una ritualizzazione codificata che possa favorire il distacco. È possibile pensare agli operatori funebri come “mediatori di senso” anche in caso di decesso di un’animale d’affezione proprio perché offrono rituali personalizzati e accompagnano il dolente nel percorso che sancisce la definitiva dipartita; un buon ascolto e la capacità di rispettare i tempi emotivi della persona contribuiscono a restituire identità e dignità a un dolore spesso invisibile o minimizzato a livello sociale.
Riconoscere apertamente la dignità del lutto per la morte di un animale da compagnia significa ammettere che i legami affettivi non sono definiti dalla specie, ma piuttosto dalla qualità della relazione. Si tratta di un atto culturale che amplia i concetti di famiglia e di appartenenza, includendo forme di amore che non si basano sul linguaggio verbale, ma sulla presenza, sulla reciprocità e sulla cura quotidiana. Offrire spazio, dignità e ritualità a questo tipo di lutto significa anche promuovere una società più capace di accogliere la sofferenza senza giudicarla, di riconoscere l’interdipendenza come elemento fondante delle relazioni e di valorizzare la cura come dimensione centrale della vita di ciascuno di noi.

Riferimenti bibliografici
Cameron, D. (2025). Disenfranchised grief and meaning recostruction in the wake of animal loss
Omega: Journal of Death and Dying, 10.1177/00302228251410992. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41440243/.
Doka, K. J. (1989). Disenfranchised grief: Recognizing hidden sorrow. Lexington, MA: Lexington Books.
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DI Raffaella Segantin
Per
la filosofia giapponese gli oggetti sono dotati di un’essenza spirituale
e al termine del loro utilizzo vengono salutati con riti particolari: i mono kuyo.
Il Giappone è davvero un mondo a sé dove le tecnologie più avanzate coesistono con rituali antichi e credenze che ai nostri occhi risultano alquanto bizzarre.
È una società che pur nella sua modernità si discosta molto dai parametri occidentali, rimanendo in parte misteriosa ed è forse per questo che molti di noi ne sono irrimediabilmente attratti.
Tra le consuetudini proprie della cultura del Paese del Sol Levante che per noi sono di difficile comprensione, ce n’è una che farebbe di sicuro
rizzare i capelli a coloro che ancora storcono il naso quando si parla di funerali per gli animali, ritenendoli una pratica esagerata. Parliamo infatti del mono kuyō, ossia del funerale degli oggetti.
Prima di bollare l’argomento con sorriso di scherno, cerchiamo di capirne un po’ di più, perché per i giapponesi è una cosa seria e va trattata con il dovuto rispetto. Il mono kuyō è una tradizione che ha origini remote e che lo shintoismo e il buddhismo, le due religioni

maggiormente praticate in Giappone, hanno accolta e diffusa. Alla base di tutto c’è l’adorazione dei Kami, un termine di difficile traduzione e comprensione perché espressione di un concetto complesso. Kami può riferirsi ad una divinità in particolare ma, più in generale, allo spirito che governa le forze e gli elementi della natura e della nostra vita e non vi sono confini tra esseri umani, animali, piante e cose: sono tutti coinvolti in un ciclo infinito di nascita, morte e rinascita. Kami è l’energia che ci connette con l'universo. L’acqua, la montagna, gli alberi hanno un’anima, ma ne sono dotati anche il luogo dove si vive, la casa e persino gli oggetti, quelli che ci accompagnano nella nostra quotidianità, che rendono possibile il nostro sostentamento o che ci danno gioia e conforto. È con il loro utilizzo che acquisiscono un’energia spirituale (Tsukumogami), come se l’assorbissero dal proprietario con cui si instaura un ideale legame Si crede che anche le cose molto vecchie, quelle che hanno raggiunto i 100 anni di età, ricevano un'anima e se ignorate o gettate come un rifiu-
to, quest’anima potrebbe diventare un’entità malevola capace di giocare brutti scherzi ai vivi. Pertanto quando giunge il momento di disfarci di oggetti perché rotti, rovinati o vecchi e oramai inservibili, si deve prima liberare il loro spirito. E come lo si fa? Con una speciale cerimonia funebre
I funerali degli oggetti vengono celebrati da sacerdoti buddhisti. Si tratta solitamente di funzioni collettive dedicate a una stessa tipologia di oggetto che i vari templi organizzano in date ben precise, e sono pertanto molto partecipate. Il rituale prevede prima di tutto la purificazione dell’oggetto che avviene passando più volte sopra di esso un tamagushi, un manufatto costituito da un ramo di sakaki (un albero sempreverde considerato sacro) decorato con strisce di carta bianca, chiamate shide Successivamente lo si ringrazia per il suo servizio con un canto o una danza, accompagnati da offerte di fiori, incenso, cibo e denaro e ci si
augura che il suo spirito non vada perduto ma che possa trovare una nuova via. A conclusione della cerimonia l’oggetto viene quasi sempre bruciato, o comunque distrutto; in alcuni casi viene dato in beneficenza e in altri seppellito. Analogamente a quanto avviene per i funerali umani, le cerimonie possono essere più o meno elaborate, e come quest’ultimi anche i mono kuyō hanno una funzione catartica e danno un senso alla fine delle cose.
Questi speciali servizi funebri riguardano un’incredibile varietà di oggetti. Possono essere cose che ci hanno regalato momenti felici, come giocattoli, fumetti, fotografie, ventagli e persino puntine di giradischi perché ci hanno permesso di ascoltare la musica; oppure oggetti che sono stati necessari nella vita di tutti i giorni come biciclette, kimono, occhiali, scarpe, teiere, bacchette, lanterne, orologi, telefoni cellulari, e addirittura patenti di guida! Molto spesso si tratta di utensili funzionali nello svolgimento della propria attività quali coltelli, pennelli, pennini, forbici e attrezzi di vario tipo.
Una delle celebrazioni funebri più popolari e stravaganti è sicuramente l'Hari kuyō, il funerale degli aghi, che si tiene l’8 febbraio o l’8 dicembre a seconda delle regioni. Aghi da cucito e spilli, soprattutto, ma anche aghi usati da tatuatori, o per l’agopuntura che nel corso dell’anno precedente si sono spuntati, curvati o spezzati. È una commemorazione che viene compiuta principalmente da casalinghe e dalle persone che lavorano nel campo della moda. I partecipanti ringraziano gli aghi per il loro lavoro e, recitando una preghiera, li conficcano in panetti
di tofu o di altra sostanza morbida e gelatinosa per rendere confortevole il loro ultimo viaggio. Al temine del rito vengono solitamente seppelliti. È tradizione che il giorno dedicato a rendere omaggio agli aghi non venga eseguito nessun lavoro di cucito. L' hari kuyō più famoso è quello che si svolge nel tempio Sensō-ji di Tokyo dove spesso non manca la presenza di turisti incuriositi da questa antica usanza.
Nel tempio di Sensō-ji si tiene anche un altro celebre funerale rituale, quello delle bambole, il ningyō kuyō che qui cade nel mese di ottobre. La cerimonia segue lo schema tradizionale del mono kuyō. Bambole, come pure statuette e pupazzetti di ogni tipo, vengono ordinatamente esposte e dopo che i proprietari hanno rivolto loro sentimenti di gratitudine e preghiere di addio, vengono cremate oppure, qualora il tempio si trovi in una zona costiera, possono venire sistemate su delle barchette lasciate andare nel mare alla deriva. L'aumento di giocattoli in stile occidentale costruiti con materie plastiche ha sollevato un problema nei confronti della loro incinerazione a causa dell’emissione di sostanze tossiche. È pertanto divenuta pratica comune non bruciarli, ma riciclarne il materiale o, se ancora in buono stato di conservazione,

donarli in beneficenza dopo essere stati purificati, pronti a ricevere una nuova anima grazie al rapporto con un nuovo proprietario.
Buona parte dei mono kuyō sono organizzati da proprietari di piccole imprese o da associazioni commerciali: il funerale degli aghi che si svolge a Tokyo, ad esempio, è promosso da un'organizzazione professionale di cucito, quello delle scarpe da produttori locali di articoli di pelletteria. I promotori possono decidere lo stile del rito che, pur mantenendo l’iter tradizionale, può presentare differenze uno dall’altro. Capita anche che vi sia la richiesta di funzioni a domicilio, soprattutto nelle aziende di una certa dimensione situate nelle grandi città dove sarebbe problematico spostare un gran numero di persone. In questi casi sono i sacerdoti a recarsi nei luoghi di lavoro e a celebrare i mono kuyō sul posto.

Le stesse unioni di commercianti a volte organizzano anche festival destinati a particolari oggetti o erigono monumenti in loro onore, come quello dedicato agli occhiali rotti di tutto il mondo che si trova a Ueno, un sobborgo di Tokyo.
È davvero curioso osservare come nell’epoca contemporanea in cui tutto cambia velocemente, questa antica pratica sia rimasta inalterata nei secoli, testimone di una sensibilità diversa nei confronti di tutto ciò che ci circonda e di profondo senso di apprezzamento anche per le piccole cose, oggetti compresi.
DI CAMILLA SAVELLI
Se n’è andato a 77 anni Walter Savelli, storico pianista di Claudio Baglioni che per oltre 30 anni ha accompagnato il noto cantautore romano nei suoi concerti sui palchi di teatri, stadi e show televisivi in tutta Italia.
Savelli, nato il 14 novembre a Firenze, cresce in una famiglia di appassionati di musica. Il padre Ettore era trombettista mentre il fratello Umberto, più grande di 18 anni, suonava la fisarmonica. Dopo un lungo percorso di studi musicali classici in cui l’aveva incoraggiato la madre Giacinta, soprano stabile del coro parrocchiale, Walter viene introdotto dal fratello al mondo della musica rock fiorentina.
La sua carriera si sviluppa attraverso quel fervente movimento artistico di gruppi che animavano le notti toscane, tra locali storici come l’SMS di Rifredi, la Siesta e la Rari Nantes, dove Savelli si esibisce dapprima con i Telestars prima band che lo vede alle tastiere nel 1965, poi con i Guerrieri, infine con gli Antenati e gli Extra negli anni ‘70.
È proprio quando gli Extra si fanno notare dal già famoso Claudio Baglioni, nel 1979, che Savelli ha la possibilità di entrare a far parte del mondo della musica a livello professionale, divenendo pianista e braccio

destro di Baglioni in un sodalizio artistico che dura fino al 2003, ma che si trasforma in un’amicizia profonda durata per tutta la vita. Sono infatti frequenti gli inviti di Baglioni al musicista fiorentino che, anche dopo aver lasciato i tour, partecipa spesso come ospite nei concerti di Baglioni. Savelli costruisce inoltre negli anni una sua carriera parallela grazie alla sua scuola di musica moderna, dove crescono artisti del calibro di Marco Masini e Paolo Vallesi, e alla sua corposa produzione di album solisti e libri didattici.
Musicista dotato di un talento fuori dal comune e di una sensibilità unica, Savelli era molto amato nell’ambiente musicale e dai suoi tantissimi fans e followers che seguivano ogni suo video ed esibizione sui social. Il suo ultimo live è stato lo scorso dicembre all’ospedale Santo Stefano di Prato dove aveva suonato per beneficenza a favore del reparto oncologico, dove
si stava curando per un tumore che lo aveva colpito da alcuni mesi.
Savelli lascia un enorme vuoto nel mondo della musica italiana: “Sarai sempre un grande maestro di musica e di vita…un mirabile saltimbanco a cui si vuole un bene sconfinato” scrive lo stesso Baglioni nel suo personale ricordo pubblicato sulle sue pagine social ufficiali.
Savelli lascia la moglie Patrizia, i figli Linda, Camilla, Simon, la sorella Annamaria e i tanti nipoti.
La famiglia Savelli ha scelto un’urna Art Funeral Italy di Paolo Imeri in blu profondo, colore preferito dal Maestro Savelli, realizzata su misura con legni pregiati
Le iniziali WS sono state incise sul manufatto, come richiesto dalla famiglia.



Quattro strutture innovative e professionali a disposizione di tutte le imprese funerarie italiane, per servizi di alta qualità. Gianni Gibellini Fondatore di Terracielo FH

