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Oltre Magazine n. 3 - Maggio-Giugno 2025

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Made in Italy


SOMMARIO

IN EVIDENZA Il numero di maggio/giugno ci porta numerose novità nel campo di prodotti e produttori, oltre a molti interessanti spunti di riflessione per tutti coloro che lavorano nel nostro settore. Tante le News aziende in questo numero primaverile della rivista! Infortunistica Tossani ci parla del suo sostegno al progetto Nexum del campione di motociclismo Max Sontacchi; B.L. si conferma sempre un passo avanti nelle stampe digitali di qualità; Prima Bottega presenta il Cofano Bio che rispetta la natura; Coccato&Mezzetti si riaffermano precursori dei tempi con il loro e-commerce per le imprese. Parliamo di case funerarie e sale del commiato con una breve analisi della situazione in Italia; Marketing aziendale: cos’è l’Intelligenza Artificiale e come si applica al nostro settore? Ne parliamo nel primo di alcuni articoli sul tema; ORME: le tracce digitali che lascia chi non c’è più nel mondo del web e dei social; focus donna con l’intervista ad Alessandra Terzi, impegnata nella gestione di un’Impresa e nella conduzione di gruppi di auto aiuto; l’analisi dei dati sull’anoressia nel nostro Paese, seconda causa di morte per le ragazze tra i 12 e i 25 anni. Infine, l’ultimo saluto a Papa Francesco, il Pontefice che ha cambiato la Chiesa, scomparso nel giorno di Pasquetta dopo un lungo periodo di malattia.

NEWS AZIENDE

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NEWS AZIENDE

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news prodotti

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news prodotti

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ATTUALITà

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marketing aziendale

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orme

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IN RICORDO DI...

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focus donna

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PARLIAMO DI...

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Coccato&Mezzetti. Primi nella vendita online

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Infortunistica Tossani. A sostegno di Nexum BL. Stampe digitali di assoluta qualità

Prima Bottega Bio. Il cofano che rispetta la natura

Case funerarie e sale del commiato

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IA: cos’è e come si è evoluta

Tracce digitali, la morte online Papa Francesco. Accanto agli ultimi fino alla fine

Tra competenza e passione Magri da morire

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w w w.o lt r e m a g a z i n e .c o m

Direzione, Redazione, Amministrazione: Bexpo srl Via Alfieri Maserati, 20 - 40128 Bologna tel. 051 282611 redazione@oltremagazine.com Direttore Responsabile: Alberto Leanza redazione@oltremagazine.com Segreteria di Redazione: Camilla Savelli camilla.savelli@oltremagazine.com Pubblicità: sales@oltremagazine.com DIFFUSIONE Diffusione in 8.000 copie, inviato a tutti gli operatori italiani del settore.

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Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XXV - n°3 Maggio-Giugno 2025


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Lo stand di Coccato & Mezzetti a TANEXPO 2024 OLTRE MAGAZINE


news AZIENDE

Primi nella vendita online

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La cura e l’attenzione al cliente, insieme all’efficienza dell'intera filiera produttiva, l’hanno posizionata ai vertici del proprio comparto. Ma la Coccato & Mezzetti si è sempre distinta anche per la propria

vena innovativa che l’ha portata ad assumere un ruolo di apripista sotto molti aspetti legati al mercato della funeraria. In questa ottica di innovazione, l’azienda piemontese ha ideato e lanciato più di 10 anni fa il proprio e-commerce, in tempi in cui era quasi impensabile per questo settore aprirsi alla vendita online. Ben strutturato, pratico e veloce, il carrello elettronico dell’azienda è stato 

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La Coccato & Mezzetti è un’azienda storica che in oltre 40 anni di attività nel settore funerario e sanitario si è sempre distinta per la qualità e l’affidabilità dei propri prodotti.

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NEWS AZIENDE

Come è nata l’idea di aprire un e-commerce per il settore funerario? «È stato il nostro Amministratore Delegato, Fabiano Coccato, ad avere l’idea, probabilmente ispirato dal successo di Amazon e Ebay. Amazon è un colosso del commercio online e vende qualsiasi tipo di articolo mentre noi siamo molto settoriali, ma l’idea è un po’ quella: dare la possibilità ai nostri clienti di poter acquistare i prodotti comodamente da casa. Siamo stati i primi a creare un vero negozio online per il mercato funebre, siamo attivi dal 2012 e ormai siamo una certezza per chi lavora in questo settore perché abbiamo un servizio efficiente e veloce che raggiunge ogni parte d’Italia e che funziona bene anche all’estero».

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pensato per agevolare tutti i clienti, sia quelli storici che quelli di nuova generazione. Ne abbiamo parlato con Pietro Coccato, responsabile della Comunicazione della Coccato & Mezzetti, che ci ha spiegato come è nato e come funziona questo e-commerce che è diventato negli anni una parte integrante del fatturato dell’azienda.

Come funziona nello specifico? «È molto semplice e ben strutturato: il nostro carrello elettronico è integrato all’interno del nostro sito internet coccatoemezzetti.com e

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basta registrarsi nell’area clienti per poter accedere all’acquisto. I clienti possono trovare i prodotti disponibili nell’area catalogo e acquistare quello che necessitano. Molti prodotti sono in pronta consegna, altri vengono fabbricati nel momento della richiesta; in ogni caso ci impegniamo a consegnare la merce in tutta Italia entro 9 giorni lavorativi. La consegna capillare in tutto il Paese con tempi certi e relativamente brevi è una garanzia che siamo orgogliosi di poter dare ai nostri clienti. Infatti, grazie alla serietà che ci contraddistingue, riusciamo a servire nei tempi stimati ognuno dei nostri clienti senza distinzione di località: che si tratti di una consegna in provincia di Catanzaro o di Milano, rispettiamo sempre il tempo massimo di nove giorni lavorativi». Come è strutturato un negozio online pensato per il settore funerario? «Ci siamo impegnati a realizzare un

e-commerce altamente performante e responsive che potessimo gestire in modo veloce e che fosse intuitivo per i nostri clienti. La piattaforma si interfaccia direttamente con il nostro magazzino tramite il gestionale, in modo che sia tutto costantemente aggiornato. Il cliente che deve fare l’ordine sa immediatamente quanti prodotti sono disponibili. Nel momento in cui ricevessimo un ordine per prodotti non disponibili, noi stessi saremmo in grado di saperlo in tempo reale e mettere in produzione gli articoli. Abbiamo un’anagrafica di circa 12mila clienti ma grazie agli automatismi della nostra piattaforma, il sistema riesce a generare automaticamente un certo tipo di scontistica sull’acquisto totale in base al fatturato e al tipo di cliente che sta facendo l’ordine. Questo è un servizio in più per le imprese che acquistano ed è un grande aiuto per noi, se si pensa che abbiamo clienti da tutto il mondo specialmente per quanto riguarda il materiale biodegradabile. Per il settore strettamente funerario però ci concentriamo sull’Italia e sugli stati confinanti». 


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Scegliere tra i nostri articoli è semplice e conveniente con la piattaforma online. Il nostro catalogo, facile da navigare, consente di selezionare rapidamente i prodotti desiderati visualizzando dettagli e disponibilità, consultando lo storico ordini e le condizioni di vendita, finalizzando l’ordine in pochi click. Gli articoli vi verranno consegnati tramite spedizione rapida senza stress, consentendovi di continuare a lavorare ...in completo relax!

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La modalità di acquisto on line è stata recepita in modo positivo dal settore? «Mi sento di dire di sì. Un quinto del nostro fatturato arriva dal carrello elettronico e abbiamo visto che ultimamente sono molte le aziende che cercano di “copiare” il nostro esempio. Il problema principale che trovano i competitor è mantenere i tempi di consegna stabiliti, ma noi ci riusciamo grazie alla nostra esperienza. Per quanto riguarda i clienti finali, all’inizio alcuni erano intimoriti dall’acquisto su web, ma i nostri agenti di commercio di riferimento ci hanno aiutato a far capire nella pratica come avviene l’ordine. Spesso si siedono insieme al cliente e gli mostrano come fare l’acquisto, perché per poter accedere ti devi registrare con la tua partita iva e può sembrare complicato. È necessario questo tipo di controllo perché dobbiamo escludere dall’acquisto curiosi e privati. In realtà è tutto molto semplice: quando ti registri ti arrivano le tue credenziali e puoi fare il tuo primo ordine. La ricerca dei prodotti da acquistare si può fare direttamente tramite il catalogo nel menù in barra oppure con una ricerca per parole chiave o codice prodotto. È tutto molto intuitivo. Negli anni abbiamo migliorato l’efficienza nel recupero della password perché spesso capitava che i clienti non la ricordassero, ma per il resto la piattaforma è sempre stata molto semplice e apprezzata. Inoltre, i nostri prodotti sono facilmente rintracciabili anche tramite Google e tramite la Seo implementata sul sito quindi anche i nuovi clienti possono trovarci e registrarsi sul carrello elettronico con semplicità». Sull’e-commerce di Coccato & Mezzetti si possono trovare e acquiOLTRE MAGAZINE

stare più di 2mila prodotti della storica azienda piemontese tra cui accessori, materiali ecologici, prodotti per la disposizione degli animali da affezione, attrezzature per la cremazione e urne. 

 Fabiano Coccato alla premiazione dei TANEXPO Awards 2024 nella categoria Green

Sustainability

Uno dei prodotti acquistabili sull’e-commerce di Coccato & Mezzetti è Mentofix® la mentoniera professionale monouso indispensabile per la preparazione della salma. Mentofix® viene prodotta con materiali ad alta elasticità e tenacia e offre una notevole resistenza meccanica adattandosi a qualsiasi dimensione di collo. Il design ergonomico la rende un accessorio utile e discreto nella normale attività di tanatoprassi.


news AZIENDE

Tossani a sostegno di Nexum d i Ta n j a P i n z a u t i

L’infortunistica bolognese insieme al campione Max Sontacchi per dare una seconda opportunità ai macro lesi.

Dal lontano 1952, anno in cui il fondatore prof. Michele Tossani decise di dare vita al primo servizio di risarcimento in Italia e in Europa, ad oggi l’infortunistica bolognese si occupa di fornire assistenza e di garantire il massimo indennizzo nel minor tempo possibile ai propri clienti. Ma l’Infortunistica Tossani, che conta filiali e agenti in tutta Italia, non è solo questo. La Tossani infatti si impegna attivamente a sostenere e promuovere progetti per l’integrazione e il ritorno attivo all’interno della società di chi ha subito uno

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La Infortunistica Tossani è da sempre un punto di riferimento nel mondo del risarcimento.

stop di percorso, ma che ha ancora molto da dire. Tra le iniziative di cui l’Infortunistica Tossani è sostenitrice c’è anche il Nexum Racing Team, l’ambizioso ed encomiabile progetto del campione di motociclismo Max Sontacchi che si propone di formare e aiutare giovani piloti. Abbiamo incontrato Max, Omar Scilli, uno dei giovanissimi centauri del suo team, e Alberto Cappai, Responsabile Marketing della Infortunistica Tossani, per capire come è nato e come si sviluppa Nexum. Max, come nasce il progetto Nexum? «Il progetto nasce l’anno scorso da

un’idea che ho avuto insieme al mio socio Manuel Grandi, anche lui pilota. Dopo dieci anni di attività in pista da professionista mi sono reso conto che per quanto corressi in maniera ufficiale per un team, alla fine il rientro era davvero minimo. Era inutile che i miei sponsor investissero su di me se i fondi finivano sempre nelle tasche delle scuderie e a me non rimaneva niente per poter aiutare gli altri. Così insieme a Manuel abbiamo deciso di aprire un team nostro. Per cominciare ci siamo messi in gioco noi, io come pilota di moto e lui come pilota di auto, poi abbiamo preso in squadra Francesco (Francesco Procopio, anche lui pilota di moto) che aveva già esperienza 


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ma che non aveva budget per affrontare la stagione di gare».

La vostra è quindi una scuola completa «Sì, una scuola di pensiero, di atteggiamento e di pratica. Omar (Scilli, ndr) ad esempio, è salito in moto lo scorso anno grazie a un corso organizzato dal campionato in cui gareggiamo, ma adesso siamo noi che continuiamo a seguirlo. Nel tempo ci siamo anche strutturati: ci siamo specializzati nel racing e nell’insegnamento del lavoro del pilota quindi i ragazzi imparano prima ad andare in moto nei corsi organizzati dal campionato, poi se vogliono davvero mettersi in gioco professionalmente, si rivolgono a noi per il proseguimento».

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Qual è il vostro ruolo verso i giovani che formate? «Quello che facciamo è insegnare a questi ragazzi come diventare dei veri piloti professionisti: come si corre, sì, ma anche come si fa a trovare gli sponsor e come si diventa campioni nella vita. Loro sono entusiasti perché gli regaliamo un sogno e imparano un lavoro e noi siamo soddisfatti perché riusciamo ad aiutare giovani che via via proseguono per la propria strada. Il fattore umano è sempre stato quello che mi ha spinto in questo percorso: 10 anni fa ho realizzato il progetto della moto da corsa per paraplegici e da quando ho iniziato la mia attività, lo scopo è sempre stato quello di condividere questa cosa con i ragazzi come me. Io e Manuel non prendiamo i nostri piloti in base a quanto forte vanno o alla loro età ma in base alle esperienze di vita che hanno vissuto e al loro merito come persone. Inoltre, diamo la possibilità ad altri piloti disabili di appoggiarsi a noi per correre: i nostri prezzi sono sempre molto bassi».

 Max Sontacchi

Da chi è composta la vostra squadra? «Io e Manuel ci siamo divisi così: lui si occupa della auto, perché con il nostro team partecipiamo anche a gare di automobili, e io delle moto. Oltre a noi, nella squadra c’è Francesco Procopio, pilota di moto nato con l’amputazione del braccio sinistro, che sta andando molto forte. Infine, a giugno si unirà alla nostra squadra una ragazza, Dalila, anche lei reduce da un’incidente stradale e che gareggerà per il nostro team. Il progetto Nexum è recentissimo perché siamo partiti a fine gennaio 2024 e in due mesi abbiamo messo su tutto. Abbiamo investito molto nel team, circa 150mila euro e quest’anno abbiamo preso anche il bilico per spostare mezzi e attrezzature. Puntiamo, l’anno prossimo, ad aprire un mutuo per comprare un capannone a Bologna dove stoccare moto e auto. Un grazie particolare va sempre ai nostri sponsor che ci permettono di investire queste somme, e una menzione speciale va alla Infortunistica Tossani che è ormai nostro partner storico e che non cambieremo mai perché c’è un’amicizia profonda 

 Omar Scilli


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NEWS AZIENDE

e una stima reciproca che ci legano». Tra i nuovi acquisti del team c’è Omar Scilli, entrato a far parte di Nexum da pochissimo e che ha appena ricominciato ad andare in moto dopo un gravissimo incidente di cui è stato vittima nel 2021.

Prima eri un amatore e ora stai diventando un professionista: cosa richiede questo cambiamento? «Ci devi mettere tanto impegno, tanta volontà. Ma la cosa più bella è che siamo come una famiglia. A maggio ho fatto il primo corso per ritornare in moto dopo l’incidente che ho subito nel 2021 e adesso sto iniziando a prendere lezioni per imparare a gestire una moto da corsa. Le emozioni che mi dà la moto sono uniche. Posso tornare a sentirmi libero».

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Omar come sei entrato nel progetto Nexum? «Quattro anni fa Max passava in centro a Bologna e mia mamma lo ha riconosciuto e lo ha fermato. Gli ha chiesto informazioni in merito a quello che fa con il suo team perché lei sa quanto sono appassionato di moto. L’incontro tra Max e mia mamma è stato fondamentale perché lui le promise che un giorno mi avrebbe portato in moto e quando ci siamo incontrati a dicembre a Montecatone, abbiamo parlato della nostra passione per le moto da corsa. Max ovviamente è un campione ma gli ho raccontato del mio interesse per le due ruote e lui mi ha chiesto se volevo entrare nel suo team: per me è stato come un sogno che si avvera!»

Il ruolo della Tossani all’interno di Nexum? Il ruolo della Infortunistica Tossani all’interno del progetto Nexum è di supporto e vicinanza ai piloti ma anche di informazione, come spiega Alberto Cappai: «Ormai c’è un rap-

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porto storico tra la Tossani e il lavoro di Max come pilota. Inoltre, da ormai 8 anni lui si è conquistato, non solo per le sue abilità di pilota ma anche per l’uomo che è, la fiducia della nostra presidente Francesca Marchesini Tossani e di tutti noi. La Tossani è sempre in prima linea per il sociale e per lo sport, quindi quale miglior modo di sostenere un campione, in pista e fuori, come Max nel suo progetto? Noi siamo i numeri uno dell’Infortunistica e ci piace poter aiutare anche a seguito a disgrazie avvenute, contribuendo attivamente per dare una seconda opportunità, per esempio, ai macro lesi. Per questo, durante le nostre manifestazioni fieristiche, abbiamo sempre esposto la moto di Max come trofeo, permettendo ai visitatori di ammirarla da vicino e scattare foto. Tuttavia, per chi non ha mai provato a salire su una moto da corsa, è difficile immaginare quanto impegno, tecnica e forza servano per guidarla davvero. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di portare un simulatore di guida che permetta di salire realmente sulla moto di Max e affrontare qualche curva. Dopo poche pieghe, chi prova capisce quanto sia complesso domare un mezzo così potente e quanto straordinario sia il lavoro che Max compie in pista. È anche grazie a esperienze come questa che si coglie fino in fondo il valore del progetto Nexum e la determinazione che lo anima». Infine, come ci tiene a ricordare Max: «La figura della Tossani è fondamentale per far conoscere cosa è l’infortunistica e cosa può fare per le vittime degli incidenti stradali come me e come gli altri ragazzi». Un connubio forte e consolidato quello tra l’Infortunistica Tossani e Maximilian Sontacchi, sempre in pista verso nuovi successi. 


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 La nuova stampante per ricordini dalle alte prestazioni

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news prodotti

Stampe digitali di assoluta qualità di raffaella segantin

C’è chi non ha molta dimestichezza con le tecnologie e potrebbe provare un senso di smarrimento di fronte a queste incombenze che non solo

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Spetta infatti a lui (o al suo staff) provvedere alla stampa di manifesti a lutto, ritoccare foto, realizzare ricordini, imprimere nastri, incidere targhe, riprodurre loghi, testi e immagini su oggetti di diversi materiali… tutti lavori che richiedono una specifica competenza e l’ausilio di strumentazioni adeguate.

sono necessarie, ma devono assolutamente essere portate a termine in tempi più che ristretti. Fortunatamente ci sono professionisti in grado di affiancare gli operatori, offrendo loro tutto l’aiuto necessario per assolvere questi compiti in modo brillante e agevole. B.L. srl di Cardano al Campo, in provincia di Varese, è sicuramente l’azienda leader nel settore della stampa digitale, e ne sono testimoni le tantissime imprese funebri che da anni, e da tutta Italia, si avvalgono con piena soddisfazione dei loro servizi. Una storia di successo che non conosce crisi, come ci racconta il titolare Luigi Bossi. 

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Tra le varie mansioni che l’impresario funebre deve adempiere nella sua attività quotidiana una parte rilevante riguarda la grafica.

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B.L. srl sempre un passo avanti nelle soluzioni per ogni esigenza di stampa.

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NEWS PRODOTTI

 La squadra di BL al completo

Qual è il vostro punto di forza che vi ha reso così popolari tra gli impresari funebri? «Questo contatto privilegiato ha portato alla luce problematiche e istanze di una categoria a cui mancava un valido supporto per portare a termine in modo impeccabile una serie di operazioni connesse alla stampa o alla riproduzione di materiale vario. Se all’inizio ci limitavamo alla sola fornitura di macchine per ufficio, abbiamo in seguito allargato il campo concentrandoci sui processi di lavorazione e in particolare sulla gestione del colore. I clienti che si rivolgono a noi sanno che possono ottenere risultati dai colori perfetti con qualsiasi tipo di attrezzatura».

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Signor Bossi, si nasconde forse un segreto dietro a questo ampio consenso? «Com’è noto il successo non è mai una questione di fortuna, o per lo meno lo è in minima parte. È frutto di tanto lavoro, di voglia di fare e di un grande impegno per essere sempre all’altezza delle aspettative in un mercato che si evolve con una rapidità impressionante. In realtà un piccolo segreto forse c’è, ed è quello di trattare unicamente il settore funerario, una scelta che ho fatto oltre 25 anni fa. Questo ci consente di comprendere perfettamente le loro esigenze e di studiare costantemente soluzioni che possano semplificare il loro lavoro garantendo risultati di alta qualità». Avete qualche nuova proposta a riguardo? «Uno degli articoli più richiesti è la stampante per i ricordini a lutto che disponiamo in varie tipologie. È invece di questi ultimi mesi l’uscita sul mercato di una nuova macchina assai performante che stampa su carta fotografica più spessa rispetto alla consueta grammatura (fino a 250 gr.). La riproduzione, con una velocità di 6 copie al minuto in formato 


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NEWS PRODOTTI

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10x15 cm, avviene in fronte/retro su materiale satinato lucido e/o opaco che non rende più necessaria la plastificazione. È una stampante competitiva anche per quanto riguarda i costi in quanto utilizza un tipo di inchiostro a basso impatto inquinante che viene fornito in contenitori molto capaci incidendo positivamente sul prezzo finale a copia che si aggira intorno a € 0,14. Notevole anche il vantaggio sugli oneri generali di gestione poiché, a differenza di altre strumentazioni, la stampa viene effettuata a freddo, con un conseguente risparmio di energia elettrica. Il tutto garantito da Epson, un grande marchio sinonimo di affidabilità e di attenzione alle problematiche ambientali, di cui siamo partner annoverati nella prestigiosa categoria “rubino”».

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Mi accennava a novità anche per i manifesti… «Abbiamo recentemente presentato una nuova carta per manifesti capace di coniugare pregi qualitativi con prezzi convenienti. Il problema principale dei manifesti» mi spiega il signor Luigi «è che essendo affissi all’esterno sono soggetti alle intemperie e in caso di pioggia quelli da 90 gr, ad oggi maggiormente utilizzati, possono presentare trasparenze che ne compromettono la lettura. Ne esistono anche di più pesanti, da 120 gr, in grado di ovviare a questa criticità, ma più costosi e meno agevoli da affiggere. Abbiamo finalmente trovato la soluzione migliore: una grammatura intermedia di 105 grammi a mq che assicura la giusta coprenza, un’ottima resistenza, assoluta praticità di affissione, un costo contenuto e, naturalmente, un’indiscussa precisione di stampa con la riproduzione fedele dei colori». In un mercato dove le proposte sono molteplici che cos’è che fa OLTRE MAGAZINE

propendere il cliente verso i vostri prodotti? «C’è da dire innanzitutto che nel settore ci siamo fatti un buon nome» afferma con orgoglio Luigi Bossi «e, come si sa, il passaparola ha la sua rilevanza. C’è poi da aggiungere che il nostro approccio non è quello del classico fornitore, ma ci poniamo piuttosto come dei partner capaci di ascoltare e di dare un effettivo aiuto nel semplificare il lavoro quotidiano. Ad esempio ci impegniamo ad istruire il cliente sull’uso di una data macchina, indipendentemente dal fatto che poi l’ordine venga perfezionato o meno. Garantiamo un’assistenza continuativa: siamo sempre presenti telefonicamente e se il cliente ha la possibilità di collegarsi in video riusciamo spesso a risolvere molte problematiche in tempo reale. La maggior parte delle attrezzature vengono concesse in affitto e interveniamo con la massima tempestività in caso di malfunzionamento, e qualora si verificasse la necessità  Raffronto coprenza della

carta bagnata tradizionale e della nuova carta BL da 105 gr

di una sostituzione, essa viene effettuata entro le 24 ore (o al massimo 48 nelle regioni più lontane) senza alcun aggravio di costi. Su richiesta organizziamo anche corsi formativi sia sulle macchine che sui software applicativi, come, ad esempio sulla profilazione colore o sulle tecniche di fotoritocco; corsi che possono tenersi presso la sede dell’impresa o presso la nostra, oppure online in videoconferenza. Lo facciamo con l’intento di far acquisire al cliente quelle competenze tali da poter usare le dotazioni al massimo delle loro potenzialità in modo autonomo e gratificante». Non più problemi di stampa con BL, che si conferma l’interlocutore ottimale per la gestione degli aspetti grafici dell’impresa funebre! 


TUTELIAMO IL DANNEGGIATO. INSIEME. In 30 anni di attività abbiamo risarcito con successo più di 6.800 casi di perdite di congiunti: nessun altro in Italia ha raggiunto una simile competenza.

LA FORZA DI CUI HAI BISOGNO.


news prodotti

Il cofano che rispetta la natura di raffaella segantin

Non conosce soste il team di creativi di Prima Bottega, l’azienda abruzzese che eccelle nel panorama funerario per le sue proposte inedite e di alta gamma, tanto da aver meritatamente ottenuto l’appellativo di “Manifattura di Innovazione”.

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Prima Bottega presenta il Cofano Bio per la transizione ecologica della funeraria italiana.

È recente il lancio di quello che potremo definire un green concept: si tratta di Prima Bottega Bio, una linea di cofani realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente con materie

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prime naturali eco-compatibili e biodegradabili. In mostra per la prima volta a Tanexpo 2024, il Cofano Bio risponde alla richiesta delle Onoranze funebri di offrire alle famiglie che hanno a cuore la questione ecologica un prodotto che risponda ai parametri di sostenibilità ambientale e che allo stesso tempo presenti quelle irrinunciabili caratteristiche di classe e di unicità. 


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NEWS PRODOTTI

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È Francesco Pacini, Ceo dell’azienda, a parlarci in prima persona della nuova collezione Prima Bottega Bio. «Il tema della salvaguardia ambientale è molto sentito nella nostra società, tanto che per molte persone è diventato un vero e proprio stile di vita. Tutti gli ambiti delle attività umane ne sono coinvolti e quello funebre non fa eccezione. Ci siamo quindi chiesti se e come anche noi avremmo potuto partecipare in modo concreto alla causa e ci siamo messi d’impegno a studiare un prodotto che fosse compatibile con il concetto di sostenibilità ambientale, veicolando al contempo il messaggio che anche l’ultimo gesto possa essere la manifestazione di una forma di amore per la terra. È così che è nato il nostro Cofano Bio, che racchiude in sé tecnica, bellezza e cuore».

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Ci può illustrare qualche dettaglio? «Lo definisco “un cofano che respira”» continua Pacini «perché per la sua costruzione sono usati solo materiali naturali. Il legname di abete che costituisce la struttura portante proviene da foreste dell’Alto Adige certificate e gestite responsabilmente, mentre il particolare rivestimento esterno ad intreccio è realizzato con fibre naturali. Inoltre abbiamo bandito totalmente vernici, componenti sintetici e solventi chimici».

I cofani Bio, oltre ad essere realizzati con materie prime naturali, presentano un’estetica molto caratteristica… «La collezione Bio si distingue proprio per i rivestimenti in fibre naturali, di cui ci assicuriamo che la raccolta avvenga in modo sostenibile. A disposizione abbiamo cinque texture di assoluta raffinatezza, ognuna con un carattere preciso. La fibra di banano, flessibile e robusta, ha una superficie semi-lucida e un’eleganza discreta. La fibra di


Un’altra sfida per Prima Bottega? «Ci conosciamo da tempo» conclude Francesco Pacini «e avrà ormai capito che Prima Bottega non smette mai di creare, aprire nuovi orizzonti, trovare idee e soluzioni a cui nessuno aveva ancora pensato. Sono contento di poter offrire alle imprese funebri l’opportunità di distinguersi anche per la transizione ecologica. Le più sensibili su questi temi hanno immediatamente compreso il valore della nostra proposta, e non hanno esitato a rivolgersi a noi con richieste di ordini (che ci giungono sia dall’Italia che dall’estero) per essere in grado di prospettare alle famiglie un servizio che parli anche di coscienza ambientale. I consensi che io e il mio staff riceviamo quotidianamente sono la conferma della bontà del nostro operato e il miglior stimolo per proseguire su questa strada». Una svolta green che Prima Bottega ha saputo interpretare con la classe e la maestria che contraddistingue ogni sua creazione. E nel fare la sua parte per rendere il nostro pianeta un luogo migliore, ha reso un grande servizio all’Impresario che guarda al futuro per il bene nostro e per quello delle prossime generazioni.  Per maggiori informazioni: www.primabottega.eu/bio OLTRE MAGAZINE

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Un manufatto così alternativo risponde alle rigide normative vigenti? «Certamente! Ogni Cofano Bio è progettato nel pieno rispetto delle normative italiane vigenti, in particolare del D.P.R. 285/1990, che stabilisce i requisiti tecnici, strutturali e igienico-sanitari dei cofani funebri. La struttura, robusta e certificata, è perfettamente compatibile con l’inserimento, ove previsto, della cassa interna in zinco garantendo così massima sicurezza e piena conformità alle disposizioni di legge».

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Siete riusciti a coniugare estetica e sostenibilità… «La cura dell’estetica sta alla base delle nostre creazioni, ma non è tutto perché l'essenza di questo nostro nuovo concept è la sostenibilità. Il cofano è biodegradabile, completamente privo di plastiche e realizzato con un processo produttivo a basso impatto ambientale. Ogni pezzo attraversa rigorosi controlli di qualità, assicurando autenticità e tracciabilità delle materie prime. E comunque non si tratta solo di materiali, ma di un pensiero. Produciamo ogni singolo pezzo con la consapevolezza

che sta diventando parte di un ciclo naturale. Ed è quanto vogliamo lasciare: un’impronta significativa per l'ambiente».

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cocco, più materica e strutturata, è perfetta per cerimonie dal tono più intenso. La fibra di carta sorprende per la sua morbidezza visiva, creando atmosfere intime e raccolte. La fibra di palma è molto apprezzata per la sua resistenza, flessibilità e bellezza genuina che dona al cofano un aspetto naturale e caldo. Infine, la fibra di erba acquatica, resistente all’umidità e dal tipico colore fango, di effetto elegante ed esclusivo. Inoltre tutti i cofani di questa linea sono dotati di sei maniglie portanti e otto alamari decorativi, pensati per coniugare funzionalità e stile, anch’essi realizzati con elementi naturali composti da legno e da fibre. A completamento possiamo fornire anche un’imbottitura altrettanto ecologica, in tessuto di canapa. Una collezione originale, che fa della sobrietà il suo punto di forza, perché crediamo che la vera bellezza si possa ravvisare proprio nella semplicità».

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ATTUALITà

Case funerarie e sale del commiato di DANIELE FOGLI

Gli approcci moderni al miglior modo di organizzare un funerale danno priorità alla personalizzazione, alla celebrazione e alla tecnologia, creando modi unici e significativi per onorare il defunto, fornendo allo stesso tempo conforto e sostegno alle persone in lutto. E così, dopo la cremazione, il fenomeno più importante che ha interessato il settore funerario italiano nell’ultimo ventennio è stata la realizzazione lungo lo stivale di diverse centinaia di case funerarie. È prevedibile che la disponibilità di una casa funeraria possa aumentare la clientela e gli affari, sia quantitativamente che qualitativamente, se

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Una breve analisi sull’evoluzione italiana per le attività funebri. ben gestita dall’impresa funebre che l’ha realizzata. Disporre di una casa funeraria è una importante opportunità, ma è anche un’altrettanta importante crescita dei costi di gestione di una impresa funebre da cui deriva la necessità di disporre di importanti capitali iniziali; e quindi, serve aumentare considerevolmente il giro d’affari per coprire quei costi aggiuntivi, ma non sempre è detto che ci si riesca, specie all’inizio dell’attività. Lo possiamo capire rapidamente costruendo una simulazione pluriennale di costi e ricavi gestionali di una casa funeraria, per la quale calcolare il Break Even Point, ovvero 


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Sala del commiato - Croce Verde Reggio Emilia

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ATTUALITà

il punto di pareggio di questa attività, se fosse svolta da sola. Si vedrà che è necessario, dal punto di vista economico, decidere di dotarsi di una casa funeraria quando si possa stimare un numero sufficiente di servizi funebri capace di garantire, in un certo numero di anni, il rientro dell’investimento. E i numeri sono importanti.

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Foto di Tompicka - Dreamstime

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Ma allora perché c’è questa corsa di così tante imprese funebri in Italia alla realizzazione di case funerarie e, in diversi casi, di sale del commiato? Lo svolgimento di un funerale in una casa funeraria determina principalmente un afflusso di persone presso la struttura di una impresa funebre; se il servizio e la qualità della casa funeraria sono validi, ciò si traduce in un aumento della

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reputazione dell’impresa funebre. Si accelera e aumenta così considerevolmente il passa parola, che è il meccanismo più importante per accrescere la presenza di una impresa funebre in un territorio. Questo è stato osservato e verificato nelle esperienze estere e confermato anche per l’Italia già dalle prime installazioni. Ma la casa funeraria e le sale del commiato possono fare ben altro. Rendono meno importante la “corsa al morto negli ospedali”, perché una famiglia che abbia assistito ad un servizio funebre in una casa funeraria sarà portata a sceglierla se la qualità del servizio che ha visto è stata soddisfacente e valgono molto meno le pressioni interessate a rivolgersi ad altre imprese funebri non

dotate di quella struttura. La casa funeraria consente di sintonizzarsi al meglio con i desideri, i più disparati, della clientela e, quindi, permette poi di effettuare una serie di servizi o vendite di prodotti aggiuntivi per l’IOF, prima fatti da altri soggetti della filiera, determinando una marginalità accessoria. Le tipologie di servizi attivabili in queste strutture, lo dico sommessamente e per chi leggendo questo articolo non è del mestiere, sono molteplici: • trasferimento del defunto dalla propria camera mortuaria alla casa funeraria, semplificando la gestione delle camere mortuarie delle RSA; • osservazione del cadavere prevista per legge, non in abitazione 


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privata, ma in struttura dedicata. Ciò viene incontro ad un desiderio di molte famiglie, alle prese con ambienti angusti e case “limitate”, talvolta con un senso di paura a convivere con un defunto per qualche ora nella abitazione, o ancora perché non si vuole che il defunto soggiorni in una casa dove si hanno persone che si intende preservare (anziani fragili, malati, bambini, ecc.); • ambienti di veglia, dove poter mantenere una intimità col defunto, nella riservatezza data da luoghi individuali (contrariamente a molte soluzioni pubbliche di strutture sanitarie), potendo – tra l’altro – scegliere il momento, l’ora e la durata di questo rapporto intimo dei dolenti col defunto. • tanatocosmesi, talvolta non fatta o mal fatta nelle camere mortuarie delle strutture sanitarie di decesso. • presenza di cerimonieri, figure professionalmente preparate e capaci di interpretare al meglio una ritualità dell’estremo addio, con conseguente organizzazione del funerale più fluida, con meno vincoli e rigidità di orario. • elaborazione di percorsi dell’ad-

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Foto di Pavel Losevsky - Dreamstime

ATTUALITà

dio, ovvero saluti al defunto personalizzati, in base all’età e ai desiderata dei parenti. • partecipazione a distanza all’evento funebre (in streaming) o registrazione della cerimonia da fornire ai più stretti familiari o anche resa libera sul web previa autorizzazione dei parenti del defunto. O, anche, la proiezione di video di momenti importanti di vita del defunto (montati a tempo di record da personale specializzato), o la diffusione di playlist o di colonne sonore scelte dai familiari o pezzi musicali in qualche modo legati all’esperienza in vita del defunto. • creazione di video commemorativi personalizzati, incorporando fotografie e messaggi delle famiglie, che può aiutare i cari ad elaborare il lutto con la scelta di ricordare momenti di vita con la persona defunta e non solo il funerale come momento di dolore. • servizio di rinfresco o catering, favorendo il rafforzamento dei legami familiari, ma anche utilizzando il tempo intercorrente tra la fine della cerimonia dell’addio e il tempo di consegna dal crematorio dell’urna cineraria – se la

cremazione fosse effettuata con una procedura accelerata dopo la cerimonia funebre. All’estero la funeral home (la nostra casa funeraria) è elemento che contraddistingue una impresa funebre da un’altra e può essere del tipo “aperta a tutti”, cioè neutrale, oppure del tipo “proprietaria”, ovvero in cui vanno solo i servizi della propria impresa funebre o di quelle convenzionate. Le funeral homes “proprietarie”, sono principalmente negli USA. In Francia, invece, i funerariums costruiti dall’Ente Locale, gestiti direttamente o in concessione a terzi, sono “neutrali”. La tendenza dell’imprenditoria privata francese punta invece a caratterizzare sempre più il servizio come “proprietario”. In altri termini il servizio delle funeral home “proprietarie” diviene un elemento in più per fare la scelta di una impresa anziché un’altra.

Norme regionali Poiché è la norma regionale che ha istituito in Italia la casa funeraria, le regole da applicarsi sono valevoli nel solo territorio della regione che lo ha consentito, individuabili in ciascuna legge regionale istitutiva. 


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ATTUALITà

Altra questione per niente irrilevante è l’attribuzione di una riserva di legge (leggi monopolio locale) per la realizzazione e la gestione della casa funeraria all’impresa funebre. È questione su cui registriamo ancor oggi alcune differenze di vedute poiché di diritto non dovrebbe esservi una riserva di legge a favore di una certa attività (l’impresa funebre) se non per motivi specifici e in base a norma statale, essendo lo Stato l’unico soggetto titolato ad intervenire in materia di concorrenza (e non le regioni). Di fatto la gran parte delle regioni ha invece stabilito che

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Se, cioè, la regione abbia imposto nel proprio territorio una casa funeraria di tipo “aperto” a tutti o se, invece, ha permesso una struttura principalmente “proprietaria”. In Emilia-Romagna, ad esempio, è la norma regionale che ha stabilito la neutralità della struttura per il commiato, prevedendo che l’accesso non sia discriminato. La scelta è anche economicamente utile, in quanto altrimenti tale struttura avrebbe potuto nascere soprattutto nelle aree metropolitane, che hanno le dimensioni in termini di mortalità per reggere economicamente l’iniziativa. In sostanza è più facile ammortizzare l’investimento iniziale e i costi di gestione, avendo un bacino di clientela più ampio su cui “spalmarli”. In altre regioni, invece, la scelta è per una struttura funeraria “chiusa”, cioè, legata all’impresa funebre che l’ha realizzata o, tutt’al più, a imprese funebri in qualche modo collegate a questa. Una visione più da dominio di mercato. È questione importante, su cui – se mai nascerà – dovrà esprimersi la riforma dei servizi funerari, come legge dello Stato. Da questa scelta discenderà il livello (in qualche modo obbligato) di aggregazione territoriale dell’imprenditoria funebre e il dominio o meno di poche imprese funebri sulle altre.

per la gestione di una casa funeraria occorre possedere i requisiti di impresa funebre. In sostanza, se con legge dello stato è legittimo e anche utile riservare la gestione all’impresa funebre, non si vede l’utilità di riservarne anche la costruzione a sole imprese funebri. Potrebbero esser altri i soggetti interessati e poi affittare l’uso della struttura. Questo renderebbe più accessibile la creazione di nuove case funerarie anche a imprese funebri con minori disponibilità di capitali. Poi, di recente, si è accesa anche la discussione se i requisiti di impresa funebre (per la gestione di casa funeraria) dovessero essere disponibili solo in proprio (cioè, da imprese funebri strutturate) o se da imprese funebri “ausiliate”, ovvero con parte dei requisiti forniti da terzi autorizzati a tale compito. Mi permetto di parteggiare per la scelta di imprese funebri strutturate. Di fatto, essendo il cliente “in mano” all’impresa funebre a cui si rivolge, è quest’ultima che lo indirizza, tranne casi speciali, verso la casa funeraria con la quale si intrattengono rapporti di fiducia (o contrattuali, come in Lombardia) e quindi di fatto chi ha il potere di disporre di una casa funeraria ha anche potere nei confronti di altre imprese funebri che di questa casa funeraria si vogliono servire, non avendo i capitali e/o le competenze per gestire una struttura complessa come questa.

Disegni di legge E non potrei concludere questo articolo senza accennare a come è trattata la questione nei disegni di legge presentati in questa legislatura in Parlamento. Per grande sintesi: • la proposta dell’On. le Vaccari AC 301 (PD) prevede case funerarie “neutrali” e senza possibilità di fornire anche servizi di cremazione con proprio forno al loro interno. La realizzazione della casa funeraria è consentita a chiunque ne abbia le possibilità e le capacità, mentre la gestione è riservata a imprese funebri. • la proposta dell’On.le Panizzut AC 1222 (Lega), prevede case funerarie

Elenco delle norme di riferimento in ciascuna regione per case funerarie/sale del commiato Abruzzo • D.G.R. 18/05/2018, n. 310 Basilicata • L.R. 31/05/2016, n. 11, L.R. 11/05/2018, n. 402 Calabria • L.R. 29/11/2019, n. 48 Campania • D.G.R. 20/02/2018, n. 90 • Allegato A ALLA D.R. 20/02/2018, n. 90 Emilia-Romagna • L.R. 29/07/2004, n. 19 Friuli-Venezia Giulia • L.R. 21/10/2011, n. 12 Liguria • D.G.R. 23/5/2024, n. 500• L.R. 10/07/2020, n. 15 Lombardia • L.R. 30/12/2009, n. 33 • R.R. 14/6/2022, n.4 Marche • Art. 20 del R.R. 09/02/2009, n.3 • Art. 1 della Legge Regionale 14/05/2018, n. 11 Molise • L.R. 24/01/2018, n. 1 Piemonte • D.G.R. 13/01/2014, n. 7014 Puglia • R.R. 11/03/2015, n. 8 Sardegna • L.R. 02/02/2018, n. 32 Toscana • L.R. 4/4/2007, n. 18 Umbria • D.G.R. 28/07/2017, n. 890 Veneto • D.G.R. 08/11/2011, n. 1807, Allegato A


Foto di Yana Lysenko - Dreamstime

Letto di trasferimento

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“proprietarie”, con possibilità di realizzarvi impianti di cremazione. Oltre alla privativa di gestione riservata alle imprese funebri, a queste ultime è riservata anche la realizzazione. • la recente proposta del Sen. Matera AS 1306 (FdI) è vicina come impostazione a quella dell’On.le Panizzut e non pare riservata alle sole imprese funebri la realizzazione delle case funerarie, ma solo la loro gestione. Prevede anch’essa la possibilità di installarvi impianti di cremazione. Circa le dotazioni strumentali e le regole generali, le due proposte alla Camera non differiscono molto; invece, quella al Senato lascia ampi spazi normativi alle Regioni (e non solo in materia di dotazioni strumentali). 

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IA: cos’è e come si è evoluta d i S e r e n a S p i ta l e r i

Se ne parla sempre di più, ma da quando su WhatsApp è comparso il simbolo che consente di avvalersi dell’aiuto della Meta AI, sono esplosi innumerevoli contributi sull’intelligenza artificiale.

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Primo di una serie di articoli sull’Intelligenza Artificiale e la sua applicazione per il lavoro delle imprese.

Anche chi non aveva mai mostrato curiosità verso il tema ha cominciato a prestare attenzione all'intelligenza artificiale, ma districarsi nel mare di interventi - più o meno tecnici - è dispendioso in termini di tempo ed energie. In questa pubblicazione e in quelle che seguiranno vorrei quindi poterti aiutare a comprendere

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la natura di questo concetto. Osserveremo cos’è, quali tipi di IA (sì, ce ne sono diverse!) si sono succedute, la sua storicità e i contesti ai quali si applica. Partiamo dalle basi.

Cosa si intende per Intelligenza Artificiale? Mi sono rivolta alla Treccani per avere una definizione che fosse immediatamente comprensibile a chi non è avvezzo a una terminologia più tecnica. Ecco cosa mi ha restituito la nota Enciclopedia in corrispondenza 


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della voce Intelligenza Artificiale: “[...] (IA) Disciplina che studia se e in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l'uso di un computer. Tale ricerca si sviluppa secondo due percorsi complementari: da un lato l'i. artificiale cerca di avvicinare il funzionamento dei computer alle capacità dell'intelligenza umana, dall'altro usa le simulazioni informatiche per fare ipotesi sui meccanismi utilizzati dalla mente umana [...]”.

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Ma quali sono gli ambiti di applicazione nei quali quotidianamente l’IA interviene? Facciamo alcuni esempi: le preferenze di Netflix, i prodotti correlati di Amazon, Alexa, etc. Devi però sapere che l’IA, per quanto si evolva in modo estremamente veloce (caratteristica connaturata a quasi tutte le tecnologie), è un concetto non proprio recente.

Gli albori dell’AI Artificial Intelligence La parola Artificial Intelligence compare per la prima volta nel 1956. È OLTRE MAGAZINE

questo il periodo in cui la disciplina scientifica inizia ad assumere forme più definite, concentrandosi sul funzionamento dei calcolatori. Siamo nel New Hampshire, gli studiosi del Darmouth College organizzano un convegno che ospita noti informatici con l’obiettivo di discutere e rintracciare la possibilità di replicare l’intelligenza umana all’interno di calcolatori e comprendere dunque come questi calcolatori avrebbero potuto ricalcare la nostra intelligenza. Furono numerosi i contributi discussi rispetto al tema durante il convegno, comprese le prime osservazioni sugli sviluppi futuri. Ma il contributo più rilevante fu quello di Alan Turing, matematico e filosofo passato alla storia come il padre della moderna informatica.

Il test di Turing Già dal 1936 Turing aveva studiato concetti come la computabilità e la calcolabilità, descrivendo le possibilità degli algoritmi computazionali. Mosso dalla volontà di rendere automatica una macchina da scrivere,

Turing studiò un sistema che, in base alla programmazione, rendeva possibile l’esecuzione di determinate operazioni. Questi studi resero ancora più concreto il suo pensiero nel 1950, quando grazie al famoso Test di Turing cercò di mostrare come una macchina potesse essere considerata “intelligente”. Nell’articolo “Computing machinery and intelligence” il matematico, descrivendo in un contesto sperimentale un gioco a tre partecipanti, mostrava che una macchina avrebbe potuto essere considerata intelligente se il suo comportamento osservato da un altro essere umano - fosse stato ritenuto non distinguibile da quello di una persona. Gli studi, dopo aver attirato il fermento della comunità scientifica attorno al concetto di Intelligenza Artificiale, diedero impulso ad ulteriori approcci. Negli anni Ottanta portarono per esempio alla creazione dei cosiddetti “sistemi esperti” dove l’approccio metteva insieme le conoscenze rispetto a un determinato settore da parte di un essere umano. In un 


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particolare esperimento le conoscenze di un determinato studioso vennero trasmesse a un altro essere umano - un programmatore - in grado di tradurre in algoritmo i flussi mentali e le informazioni di quella persona rispetto a quel determinato argomento. Il software che ne conseguì cercava dunque di replicare i ragionamenti umani in un settore specifico: così nacque “ELIZA”, l’imitazione di uno psicologo.

utenti in target, riconoscere oggetti, immagini e così via. Teniamo bene a mente che fino a questo punto gli studiosi si erano concentrati sulle possibilità di spiegare - traducendo tramite algoritmi al computer - come ragionare dal punto di vista umano. I tentativi successivi si concentrarono invece sui concetti di apprendimento del computer, sulla base di un set di dati.

Sono innumerevoli gli studi e le tecnologie che si sono succedute da allora fino a condurci alle applicazioni che ci supportano ai giorni nostri, ma un concetto fondamentale per comprendere i diversi approcci rispetto alle tecnologie relative all’intelligenza artificiale, deriva dai pionieri che si accostarono al tema nel 1956 e risiede nella distinzione tra Intelligenza Artificiale Generale e Ristretta. In sostanza la prima descrive un sistema in grado di replicare qualsiasi azione, che è potenzialmente capace di svolgere qualsiasi cosa. Una tecnologia parecchio ambiziosa! La seconda, l’intelligenza Ristretta, invece, rappresenta un modello in grado di eseguire un compito specifico, come ad esempio rintracciare

Le nuove applicazioni della IA

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Dopo aver fatto un po’ di chiarezza rispetto a concetti chiave legati al tema dell’IA e aver illustrato obiettivi di studi e ricerche possiamo restringere e contestualizzare in modo più specifico il concetto, dando una ulteriore definizione di IA. Possiamo descriverla come la disciplina che studia le tecnologie in grado di simulare abilità umane, comportamenti intelligenti; capaci quindi di compiere azioni (utili per risolvere problemi) che richiedono l’utilizzo di una intelligenza. Tipica degli umani. Quali possono essere questi comportamenti? La comprensione del linguaggio naturale, ossia la nostra lingua; riconoscere oggetti; comprendere audio. Il riconoscimento

facciale utilizzato per sbloccare i nostri dispositivi o il calcolo del percorso quando usiamo le app di navigazione rappresentano gli esempi nei quali ti imbatti ogni giorno. ELIZA fu il primo tentativo di comprendere il nostro linguaggio. Il suo utilizzo si basava su un pattern di parole, collegato a risposte corrispondenti. Se pensiamo a questi primi tentativi di simulazione di abilità umane e li confrontiamo con quelli attuali, appare chiaro il limite: tali sistemi integravano ciò che i ricercatori riuscivano a descrivere al calcolatore. L’approccio compie infatti un salto rilevante nel momento in cui cambia il modo di accostarsi alla programmazione delle tecnologie, quando si intuisce la possibilità di non dover dire ai sistemi come comportarsi, ma si offre loro la possibilità di apprendere grazie all’osservazione degli esempi di comportamento, sempre sulla base di un set di dati. Siamo così approdati al mondo delle applicazioni del Machine learning degli anni 2000. Nei prossimi numeri di Oltre Magazine spiegherò le sue applicazioni più recenti e le sfide che l’IA ci mette davanti. Alla prossima pubblicazione! 

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Tracce digitali, la morte online di Asher Colombo e Barbara Saracino

Nel suo straordinario libro La generazione ansiosa, che ricostruisce le dinamiche, e gli effetti, dell’avvento dei social media sulla salute mentale degli adolescenti, lo psicologo Jonathan Haidt ha parlato di una transizione, iniziata già alla fine de-

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gli anni Ottanta del secolo scorso, da una “infanzia basata sul gioco” a una “infanzia basata sugli smartphone”. Forse anche nel campo della cultura funebre l’esperienza diretta ha lasciato, o sta lasciando progressivamente, il posto a esperienze mediate da internet, dai social network, dagli smartphone.

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Non ci siamo ancora del tutto abituati ai cambiamenti innescati, fin nelle pieghe più minute della nostra vita quotidiana, da internet e in particolare dai social network.

Per certi versi la morte ai tempi dei social network è un territorio ancora largamente inesplorato, che suscita 

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Cosa succede ai nostri profili social e alla nostra “vita online” quando non ci siamo più?

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Foto di Sitthiphong Thadakun - Dreamstime

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curiosità, dubbi e talvolta disagio. Che cosa succede della “vita digitale” che ciascuno, certamente in misura assai variabile, ha dopo la sua morte? Qual è il destino di quelle “tracce digitali”, che per certi versi ricordano gli oggetti che ciascuno inevitabilmente ha sempre lasciato dietro di sé e che, finora, restavano generalmente nella disponibilità dei famigliari o degli affetti più stretti? Cosa succede agli account Facebook o Instagram di persone care dopo la loro scomparsa? Che effetto suscita la rilettura di vecchi post di amici o parenti defunti? E come giudichiamo chi continua a scrivere sul loro profilo o addirittura a gestirlo attivamente dopo la loro morte?

Uno dei primi risultati è decisamente inaspettato. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare volendo dare credito a quanto circola nel dibattito pubblico, queste pratiche restano decisamente minoritarie. Solo il 14% degli italiani afferma di aver mai letto vecchi post sui social network di qualcuno che non c'è più. La percentuale sale leggermente (27%) se si considera solo chi possiede un profilo social, ma rimane comunque lontano dall’essere maggioritaria. Ancora più rara (12,5%) è la pratica di continuare a scrivere sul profilo del defunto.

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La ricerca sulla morte in Italia presentata in Morire all’italiana (Bologna, 2022) ha cercato per la prima volta di rispondere a queste domande in modo sistematico, sulla base di un’indagine che ha esplorato, fra l’altro, come gli italiani affrontino il lutto in rete, concentrandoci su tre aspetti principali: leggere post di utenti scomparsi, continuare a scrivere sui loro profili e giudicare l'opportunità che qualcun altro ne gestisca l'account dopo la morte.

Questi comportamenti, poi, sono tutt’altro che distribuiti in modo omogeneo tra la popolazione. Fattori sociali e demografici sembrano avere un’influenza decisiva sulla loro diffusione. Consideriamo

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la pratica di leggere post dei defunti. Come ci si può ragionevolmente attendere, questa cresce al diminuire dell’età perché è tra le giovani generazioni che i social network sono più diffusi. Il salto più forte avviene a cavallo dei 65 anni, segno che è proprio la generazione che ha vissuto l’adolescenza prima dell’avvento 

Tab. 1 – Percentuale di italiani/e a cui è capitato di guardare o leggere sui social network i post di una persona cara che non c’è più, a seconda dell’età e del titolo di studio Età

%

18-34

24,9

35-54

16,5

55-64

13,2

65 e oltre

3,4

Titolo di studio Licenza elementare o meno

4,2

Licenza di scuola media

10,1

Diploma

18,8

Laurea

20,6

Tutti gli intervistati

14,0

Le tabelle sono tratte da: A. Colombo, a cura di, Morire all’italiana. Pratiche, riti, credenze, Bologna, Il Mulino, 2022


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di internet ad essere più lontana da queste pratiche. Inoltre, anche il titolo di studio esercita un effetto perché la diffusione di questa pratica cresce parallelamente al livello di istruzione. Al contrario, scrivere attivamente sul profilo di chi non c’è più appare un’attività influenzata da tre fattori: il luogo di residenza, la posizione sociale e gli atteggiamenti verso i morti. In primo luogo la quota di italiani a cui è capitato di scrivere su un social network di una persona defunta cresce passando da chi risiede al Centro-Nord a chi risiede al Sud e nelle Isole. In secondo luogo cresce passando da chi appartiene alla borghesia e alla classe media a chi appartiene, invece, alla classe operaia. Infine cresce tra coloro che hanno sperimentato altre forme di relazione con persone care che non ci sono più, come sognare una persona cara defunta, vederla, percepirne la presenza, sentire di riceverne la protezione, parlare o sentirsi toccare da essa.

Tab. 2 – Percentuale di italiani/e a cui è capitato di continuare a postare su un profilo social di una persona cara dopo la sua morte, secondo la classe sociale e a seconda che sia capitato loro o meno di parlare con una persona cara che non c’è più Classe sociale

%

Imprenditori, dirigenti e liberi professionisti

11,5

Classe media impiegatizia

11,5

Piccola Borghesia autonoma

7,0

Classe operaia

21,2

Gli è capitato di parlare con una persona cara che non c’è più No

9,1

Si

21,4

Tutti gli intervistati

14,0

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Commentando la pratica di mantenere attivo un profilo social, un’intervistata per la ricerca menzionata afferma: «Mi è capitato di andare sul profilo di un amico morto suicida ma per vedere delle foto vecchie. Mi infastidisce leggere tutti quei messaggi del tipo “XXX, mi manchi”. Ma per chi lo scrivi? Solo per gli altri. Solo per far sapere a tutti gli altri che ti manca. Io non trovo alcuna utilità in queste cose. Secondo me stai solo facendo la vittima». 

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Le interviste confermano che parte degli utenti abituati a visitare gli account di persone care defunte provano disagio, o valutano negativamente, la pratica di pubblicare foto o commenti su tali account da parte di altri utenti. La “discrezione” e il “rispetto” sono spesso contrapposti al “vittimismo” o alla “ipocrisia” di chi continua a postare sui social di altri anche dopo la loro morte.

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È interessante notare che solo una piccola parte degli utenti mette in pratica entrambi i comportamenti e che il profilo di chi legge i post di persone defunte sui social network è decisamente diverso dal profilo di chi scrive su questi social. Si tratta probabilmente di due modi distinti di relazionarsi al lutto online.


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La resistenza alle pratiche sui social cresce ulteriormente quando si tratta di valutare se sia giusto che altre persone gestiscano gli account dei defunti. Una parte degli intervistati ravvisa elementi di umanità dietro questa pratica, ed è disponibile a guardarla con indulgenza. Alcuni riconoscono che mantenere attivo il profilo può offrire conforto e aiutare chi resta ad affrontare il dolore della perdita, specialmente quando si tratta di genitori che cercano di mantenere vivi i legami con gli amici dei figli scomparsi. Ma larga parte degli intervistati trova inquietante e strano che i profili di persone defunte – spesso definiti “profili fantasma” – continuino a essere mantenuti, e arricchiti di contenuti, anche dopo la morte dei loro proprietari. Aspettative di chiusura, o almeno di “congelamento” di questi account, sembrano prevalere e il giudizio su chi li man-

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tiene in attività è prevalentemente di disapprovazione. Mantenere in vita tali profili è considerato una forma di negazione della morte o di esibizionismo o di un lutto patologico. Prevale l'idea che "i morti vadano lasciati andare" e che l’interruzione della pratica di postare contenuti su questi account sia una tappa obbligata di questo percorso. Anche quando queste pratiche sono comunque giudicate con indulgenza, emerge una gerarchia piuttosto chiara della legittimità nella gestione della memoria dei defunti. È solo nei confronti dei famigliari più stretti che tale pratica può essere accettata. Suscitano invece sospetti e disapprovazione rivendicazioni di un ruolo diretto avanzate da amici e conoscenti, per quanto stretti. Sfide al primato familiare sulla gestione del ricordo dei defunti sono raramente

accettate. Nonostante i molti cambiamenti in questo campo, la centralità della famiglia non sembra essere in discussione. Ma non sembra essere in discussione nemmeno il fatto che le tracce digitali possano sì rispondere a una domanda di condivisione di ricordi, ma non essere destinatarie di pratiche di manipolazione. Se un qualche ruolo legittimo viene attribuito ai social in questo campo, sembra essere molto più quello di mantenere viva la memoria dei defunti, assai meno quello di costituire la sede in cui allacciare, mantenere o, peggio ancora, esibire relazioni dirette con chi non c’è più. A emergere con forza è l'importanza attribuita al rispetto e alla discrezione, valori che molti sentono messi a rischio dal pericolo di falsificazione e di perdita di controllo così tipici delle piattaforme social. 


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Accanto agli ultimi fino alla fine di Raffaella Segantin

Venuto dalla fine del mondo, Papa Francesco ha rivoluzionato lo stile della Chiesa.

Una notizia certamente non inattesa, viste le precarie condizioni di salute del pontefice unite all’età avanzata, eppure giunta come un fulmine a ciel sereno lasciando il mondo attonito. Un senso di smarrimento che ha coinvolto credenti e non credenti, come quando si perde una persona di famiglia. Solo il giorno prima aveva impartito, con il poco fiato che gli rimaneva, la benedizione urbi et orbi e poi aveva voluto scendere in piazza tra la gente: il primo giro dopo il rientro dalla lunga degenza ospedaliera, l'ultimo della sua vita.

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L’annuncio che non avremo mai voluto sentire è arrivato in una serena mattina del lunedì di Pasqua. Erano le 9.53 del 21 aprile quando il cardinale Camerlengo Kevin Farrell ha comunicato la morte di Papa Francesco.

Un papa venuto da molto lontano, “quasi dalla fine del mondo”, come affermò egli stesso. Jorge Mario Bergoglio nasce infatti a Buenos Aires nel dicembre 1936, in una modesta famiglia di emigranti piemontesi: padre impiegato nelle ferrovie, madre casalinga. Si diploma come perito chimico, ma la vocazione al sacerdozio lo porterà sulla strada del seminario. Nel 1958 decide di entrare nella Compagnia di Gesù per il suo noviziato. Studia filosofia e teologia e si applica anche all’apprendimento di diverse lingue straniere (francese, italiano, tedesco, inglese, latino e greco). Il 13 dicembre 1969 viene ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni trascorsi in Spagna, nel 1973 torna nella sua terra dove diventa maestro dei novizi e professore di teologia e dove riceverà

la nomina di provinciale dei gesuiti dell'Argentina. Tra il 1980 e il 1986 è rettore del collegio di San Giuseppe, oltre che parroco a San Miguel. Successivamente lo troviamo nel collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi nella chiesa della Compagnia nella città di Córdoba come direttore spirituale e confessore. Nonostante le alte cariche ricoperte, rimane sempre una persona semplice, molto amata dai fedeli che visita regolarmente spostandosi in autobus. Sarà Giovanni Paolo II a nominarlo vescovo nel 1992 e cardinale nel 2001, alla morte del cardinale Quarracino di cui era stretto collaboratore. Nel 2005 partecipa al conclave per eleggere il successore di Papa Wojtyla. Il suo nome figura tra i favoriti assieme a quello di Ratzinger. Due candidati che sono espressione 


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Foto di Mihail Ivanov - Dreamstime


in ricordO DI...

Già dalla scelta del nome in onore del Poverello di Assisi (un vero e proprio manifesto programmatico) si era capito che sarebbe stato un papa fuori dagli schemi. Era un uomo cresciuto nelle periferie e ha fatto della sobrietà e della normalità la sua cifra. Detestava la ricchezza, l’ostentazione, gli appellativi altisonanti e la mondanità, non amava i potenti, gli arroganti e i toni aggressivi, odiava la guerra. Il suo sguardo è sempre stato rivolto agli ultimi, ai deboli, agli “scarti” della società. Voleva “una chiesa povera e per i poveri”. Allergico al lusso, preferì vivere nell’ostello di Santa Marta dove si sentiva certamente più a proprio agio rispetto all’elegante appartamento papale nel Palazzo Apostolico. “La mia gente è povera e io sono uno di loro” spiegò una volta a chi gli chiedeva conto di questa decisione. Si è speso fino all’ultimo per testimoniare la fede fuori dalle mura vaticane, sapeva che il suo posto era tra la gente, e un buon pastore deve "avere lo stesso odore delle pecore".

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di correnti contrapposte, una tradizionalista e un’altra progressista. Il clima di quel conclave si fa sempre più surriscaldato e a quel punto, per non alimentare tensioni e conflittualità, Bergoglio decide di fare un passo indietro decretando di fatto l’elezione di Benedetto XVI. Quando quest’ultimo inaspettatamente si dimette nel 2013 rendendo il soglio pontificio vacante, il nuovo conclave elegge il cardinale argentino al quinto scrutinio, che assumerà il nome di Francesco.

Papa Bergoglio ha impresso una profonda svolta in seno alla Chiesa apportando riforme strutturali e costituzionali in campo giudiziario e finanziario, effettuando la riorganizzazione del Conclave e promuovendo l’apertura alla presenza femminile in ruoli chiave. Ha in-

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tensificato la lotta contro la pedofilia e ha incoraggiato l’accoglienza nei confronti degli omosessuali. Riforme che gli hanno procurato anche molti nemici all’interno del clero, ma tanti consensi nell’opinione pubblica, tanto che a volte è stato apprezzato maggiormente dai laici che dai credenti. Durante il suo pontificato ha pubblicato quattro encicliche, tra cui Laudato si, un chiaro richiamo al cantico delle creature di San Francesco. Un invito alla cura del creato con un orientamento globale perché natura ed esseri umani sono intimamente connessi e pertanto l’approccio ecologico diventa inevitabilmente un approccio sociale. Credeva fermamente nel dialogo rapportandosi sempre in modo diretto e spontaneo. E fin dalla sua prima apparizione ufficiale, rivolgendosi al pubblico con un informale “buonasera”, ha conquistato immediatamente il cuore dei fedeli. Parlava con la medesima intensità sia con gli umili che con i potenti della terra. Il suo linguaggio ricco di metafore, di immagini e talvolta di ironia, arrivava a tutti. E con tutti si

è confrontato (storici gli incontri con gli alti rappresentanti di altre religioni) gettando le basi per costruire ponti, per unire nel segno della fratellanza e dell’amore universale. Non ha esitato di avvalersi anche della TV e dei social per avvicinare la gente comune. Diversi gli interventi sul piccolo schermo, l’ultimo all’inaugurazione dello scorso festival di Sanremo in cui ha sottolineato come la musica sia un linguaggio comune a tutti i popoli e un importante strumento di pace. Alternativo anche nella scelta delle mete dei suoi viaggi (47 in totale in 66 diversi Paesi), Papa Francesco ha sempre cercato di portare conforto e speranza a popolazioni martoriate e dimenticate in ogni angolo del pianeta e non a caso il primo viaggio lo ha compiuto tra i migranti di Lampedusa per denunciare quella che definì “la globalizzazione dell’indifferenza”. Bergoglio è stato in un certo qual modo il papa dei primati. Primo pontefice gesuita, primo a provenire da un altro continente, primo a portare il nome di Francesco, primo papa ecologista, primo a celebrare il 


in ricordO DI...

colari e recante un’unica iscrizione: Franciscus”. Un percorso di 6 km che ha toccato i luoghi più iconici di Roma e che si è snodato tra due ali di folla (circa 150mila persone) visibilmente commosse. E poi l’arrivo a Santa Maria Maggiore, dove ad attenderlo all’interno della basilica con una rosa bianca in mano c’era la “sua” gente: 40 persone scelte tra i poveri, gli emarginati, gli esclusi. Una cerimonia intima e privata, l’ultima presa di distanza dal clamore della mondanità. Qualcuno l’ha definito un secondo funerale, quello “vero”, quello che Francesco avrebbe voluto e che in fondo ha avuto.

In accordo con le nuove disposizioni sui funerali papali promulgate dallo stesso Bergoglio per rendere le procedure più agevoli e più sobrie (vedi Oltre Magazine n. 2/2025), dopo la constatazione della morte il corpo del Santo Padre è stato deposto in una essenziale bara di cipresso con indosso la mitra bianca, la casula rossa, le vecchie scarpe ai piedi, un rosario tra le mani e quindi portato in una cappella di Santa Marta. La traslazione nella Basilica di San Pietro per l’esposizione al pubblico è avvenuta il 23 aprile. Nei tre giorni che hanno preceduto il funerale si stima che 250mila persone abbiano reso omaggio alla salma. Nella serata di venerdì si è svolto il rito della chiusura della bara presieduto dal cardinale Kevin Joseph Farrell.

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funerale di un altro papa… Diceva che la Chiesa deve aprire le porte a tutti e infatti a piangerlo non sono stati solo i credenti poiché è stato universalmente percepito come un autentico uomo di pace e di speranza.

Le esequie hanno avuto luogo alle ore 10 di sabato 26 aprile, officiate dal cardinale Giovanni Battista Re. Una cerimonia solenne in una Piazza San Pietro blindata che, con

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la presenza di 162 delegazioni internazionali, ha visto riuniti gli uomini più potenti della terra. Al termine della funzione, come da volere espresso nel suo testamento, il feretro di Papa Francesco, posizionato sulla papamobile opportunamente adattata, ha raggiunto la Chiesa di Santa Maria Maggiore dove ha avuto luogo la tumulazione “nella terra, semplice, priva di ornamenti parti-

Desideriamo concludere con una frase estratta da un discorso del nostro Presidente Sergio Mattarella che con Papa Bergoglio ha condiviso la sensibilità e l’auspicio di una maggiore giustizia sociale: “La risposta a questo saluto da parte di tutti nel mondo non deve limitarsi al ricordo e alla riconoscenza, ma deve tradursi in responsabilità nel fare proprie nei comportamenti quotidiani le indicazioni del suo insegnamento”. 


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Alessandra Terzi OLTRE MAGAZINE


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Tra competenza e passione I n t e r v i s ta d i A l i c e S p i g a

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Nelle parole di Alessandra si percepisce una grande passione per il ruolo e per il lavoro che svolge, ma anche per le indubbie doti comunicative e di empatia. Approdata al settore funerario quasi per caso, ha

saputo fondere le competenze già acquisite, inerenti alla gestione e all’organizzazione aziendale, con la formazione funeraria specifica, essenziale per poter svolgere al meglio il ruolo assegnatole. Dal 2016, infatti, è responsabile dell’impresa Le Valli con sede a Felino e a Parma, con competenze che spaziano dall’organizzazione dei funerali alla gestione del personale fino alla conduzione di un gruppo A.M.A. - Auto Mutuo Aiuto 

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Abbiamo incontrato Alessandra Terzi, responsabile della conduzione di una ditta di onoranze funebri, per approfondire in che modo sia entrata in contatto con il settore funerario e quanto questa esperienza l’abbia cambiata.

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La preziosa testimonianza di Alessandra Terzi, donna impegnata a tutto campo nel settore funerario.

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Si può dire che abbia dato un’impronta femminile alla gestione dell’impresa funebre? «Chi lavora nel settore funebre, soprattutto chi “organizza” i funerali, deve essere dotato di sensibilità, competenza, deve essere in grado di immedesimarsi nel dolore dei familiari, comprenderli, consigliarli, ascoltarli e credo siano doti comuni sia alle donne e sia agli uomini. Vero, non è un lavoro per tutti e sono molto felice nel vedere che in questi ultimi anni le donne non svolgono soltanto mansioni d’ufficio, ma si occupano anche dell’allestimento dei cofani, della preparazione delle salme, guidano i carri funebri, dimostrando come questo non sia un mestiere prettamente maschile. Non ritengo comunque di aver dato una particolare impronta femminile all’impresa dove lavoro. Il nostro è un impegno di squadra e lavoriamo in sinergia facendo del nostro meglio per offrire un servizio di alta qualità».

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In che modo e perché si è avvicinata al settore funerario? «Nel 2015 avevo chiuso un’attività e mi sono trovata senza lavoro. Il mio ex marito, da anni nell’ambiente funerario, mi fece presente che nell’impresa dove lavoro tuttora avevano bisogno di organico. L’ho ritenuta una grande opportunità e l’ho accettata con estrema gioia».

Ha dovuto fare delle rinunce per dedicarsi a un lavoro che non conosce giorni di festa? «Se fai qualcosa che ti piace, il sacri-

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ficio viene comunque ripagato dall’aver soddisfatto chi si è affidato a te». Come donna, che accoglienza ha trovato da parte del settore e/o dei clienti? «Se quando ho iniziato in pochi credevano nelle mie possibilità, ora penso si siano ricreduti. Ho un rapporto molto amichevole sia con i miei colleghi, sia con chi lavora in altre imprese. Con i clienti mi ritengo fortunata e sono felice quando, alla fine della funzione religiosa o dopo una tumulazione o un’inumazione, i familiari mi abbracciano e mi ringraziano per il lavoro svolto. Negli anni mi è stato concesso lo spazio necessario a dimostrare le mie competenze, fino a diventare anche formatrice funeraria». 

Foto di Alessandra Terzi

per l’elaborazione del lutto, che lei stessa ha scelto di creare. Da quattro anni, infine, è diventata formatrice funeraria, un ruolo di cui va giustamente molto fiera. Abbiamo quindi voluto porle alcune domande, per raccogliere la sua esperienza nell’ambito del nostro settore.


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anni lo porto avanti da sola. La conduzione ti fa capire che quello che succede all’interno di un gruppo A.M.A. è qualcosa di straordinario: le persone, che stanno cercando di sopravvivere alla perdita di qualcuno che hanno amato profondamente, qui trovano un luogo di ascolto e di comprensione, che al di fuori di esso non riescono ad individuare».

Riesce a integrare la sua passione per la fotografia con il suo ruolo di funeral director? In che modo? «Quella della fotografia è una passione che non ho mai mollato, anche se è ovvio che non mi ci dedico in orario di lavoro. Il mio interesse fotografico è principalmente rivolto al genere Urbex, che consiste nell'esplorazione di edifici, o siti urbani in generale, deteriorati o in stato di abbandono. Ma, giusto per rimanere in tema, adoro fotografare anche le opere d’arte che si trovano all’interno dei cimiteri e lo faccio sempre nel rispetto dei defunti e soprattutto richiedendo i permessi quando occorrono». E ringraziando Alessandra Terzi per la disponibilità, è con piacere che presentiamo alcune delle sue foto più significative tra le molte scattate nei nostri incredibili cimiteri. 

Foto di Alessandra Terzi

Ci tengo a evidenziare che ha scelto di seguire il corso di “Facilitatore Gruppo Auto Mutuo Aiuto per elaborazione lutto”. Come mai? Si riunisce ancora il gruppo da lei creato? Che cosa significa condurlo? «Nel 2017 con la Dott.ssa Maria Angela Gelati, che conoscevo già da tempo e che mi ha sempre dato grande fiducia, abbiamo offerto alla popolazione del paese dove principalmente lavoro delle serate in cui si parlava di lutto. Da lì, visto il grande interesse riscontrato, è nata l’idea di aprire insieme un gruppo A.M.A. Auto Mutuo Aiuto, ma a me mancava la formazione. Un istituto della mia città decise di organizzare un corso per diventare facilitatore e ovviamente vi partecipai. Ho avuto docenti di tutto rispetto, da cui ho imparato molto e che ringrazio pubblicamente: il Dott. Nicola Ferrari, l’ideatore della metodologia di “Narrazione guidata”, Maria Angela Cavalli, esperta in lutti traumatici e la stessa Maria Angela Gelati, tanatologa, formatrice funeraria, scrittrice e death educator. Il gruppo è attivo dal 2018 e da alcuni

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Foto di Alessandra Terzi

Sente di essere cambiata da quando lavora a stretto contatto con i defunti e con i dolenti? «Sicuramente mi sento arricchita. In questi anni ho conosciuto tantissime storie d’amore, ho aumentato la mia capacità di ascolto e mi sento utile nel dare supporto in un momento così delicato».


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PARLIAMO DI...

Magri da morire di Raffaella Segantin

Lo scorso 15 marzo si è celebrata la Giornata del Fiocchetto Lilla dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, che ogni anno mietono 4.000 vittime tra i più giovani.

Ilaria ha smesso di mangiare in seguito ad un evento traumatico, quando un infarto fulminante si è portato via il suo papà. Paola invece, perfezionista ed esigente in tutte le cose, desiderava che anche il suo fisico fosse al top ma ha continuato a vedersi sempre troppo abbondante, anche quando è scesa sotto ai 40 chili. Per Martina tutto è cominciato con un viaggio in un Paese esoti-

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Le storie sono tante, tutte simili e tutte terribili.

co dove senza volerlo ha perso un paio di chili; felice di quel risultato inaspettato si è messa a seguire una dieta per migliorare ulteriormente il suo aspetto fino ad entrare in una spirale da cui non è ancora uscita. Anche Giulia Tavillia è stata una delle tante. Ne parliamo al passato, non perché sia guarita, ma perché purtroppo nel 2011 all’età di 17 anni Giulia di questa patologia ne è morta. È nel suo ricordo che il padre Stefano ha fondato l’associazione 


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PARLIAMO DI...

I dati forniti dalle strutture sanitarie e dallo stesso Ministero della Salute parlano chiaro: sempre più persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA) con un preoccupante incremento di oltre il 50% nell’ultimo triennio, quando il Covid ha impresso una brusca accelerata. Dai 3.000 casi individuati nel 2000, si è balzati ai circa 700.000 nel 2019, superando ampiamente il milione nel 2020. Un aumento costante tanto che oggi, tra i casi trattati e quelli sommersi, si stima che coloro che ne sono affetti siano almeno 3,5 milioni.

Sono manifestazioni di un grave disagio psicologico che sfocia in un rapporto conflittuale con il cibo. Il più conosciuto e il più critico è sicuramente l’anoressia nervosa, che comporta un rifiuto ad alimentarsi, seguito dalla bulimia nervosa, quando il soggetto si abbuffa per porvi poi rimedio con pericolosi sistemi (vomito autoindotto, abuso di diuretici, eccesso di lassativi…). Esiste anche il disturbo dell’alimentazione incontrollata e più recentemente sono entrati a far parte dei DCA l’ortoressia, ossia l’ossessione di cibarsi esclusivamente di alimenti sani, e la vigoressia, più diffusa nella popolazione maschile, caratterizzata dalla fissazione per l’allenamento fisico. Non è raro che lo stesso soggetto presenti contemporaneamente, o a fasi alterne, più di uno di questi disturbi.

Ma cosa sono e quali sono i disturbi del comportamento alimentare?

I più colpiti sono i giovani nel periodo adolescenziale. In netta

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maggioranza ne è interessato il sesso femminile (il 90%), ma stiamo assistendo ad una rilevante crescita anche della componente maschile. L’aspetto che desta maggiore preoccupazione è che l’età di esordio di queste manifestazioni patologiche si sta abbassando interessando anche bambine e bambini di 8 o 9 anni. I DCA sono disturbi di cui si può morire. Si calcola che nel nostro Paese per le conseguenze di anoressia e di bulimia (quest’ultima con un’incidenza decisamente minore) si verifichino circa 4.000 decessi all’anno. Cifre spaventose che rappresentano la seconda causa di morte per le ragazze nella fascia di età tra i 12 e i 25 anni. L’anoressia nervosa è la malattia psichiatrica con il più alto tasso di mortalità dovuta sia da complicanze dello stato di salute ma anche da suicidi. Per i malati di anoressia la vita si 

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Mi nutro di vita e un anno dopo è nata la Giornata del Fiocchetto Lilla, per sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, le istituzioni su queste malattie spesso ignorate o minimizzate.

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concentra tutta sul numero di calorie da assumere, che dovrebbe idealmente essere pari a zero. Un computo maniacale tanto che c’è chi rifiuta addirittura di essere abbracciato o sceglie di fare la doccia fredda per timore di poter accumulare anche solo un paio di calorie. E qualora venga ingerita una piccola quantità di cibo (molto spesso introdotto con l’alimentazione forzata) scatta subito la necessità di compensare lo “sgarro” con intense sessioni di esercizi fisici. Il digiuno prolungato o la malnutrizione hanno gravi effetti sullo stato di salute generale. Anemia, ipotensione, riduzione della massa cardiaca, gastrite, epatite, pancreatite, insufficienza renale, perdita dei capelli, scomparsa del ciclo nelle ragazze, deficit cognitivi… sono solo alcune delle tante e gravi conseguenze mediche che se non curate

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possono condurre alla morte. Ma perché così tanti giovani soffrono di questo disturbo? L’anoressia non è altro che l’esternazione tramite il corpo di un profondo stato di depressione dove il cibo è metafora della vita. Coloro che cadono in questo buco nero hanno spesso alle spalle esistenze apparentemente normali e appaganti, ma è evidente che qualcosa non è andato nel verso giusto. Non è sempre facile individuare il fattore scatenante che innesca la malattia e ancora più complesso è risalire alle cause più profonde, che con ogni probabilità si sono tacitamente radicate nella psiche in tempi insospettabili per esplodere quasi sempre durante l’adolescenza quando avvengono sostanziali mutamenti sia interiori che esteriori. Il corpo si modifica e si fatica a riconoscerlo e ad accettarlo; cambiano i rapporti con la famiglia

e con i coetanei; è il momento in cui si deve inevitabilmente uscire dalla comfort zone dell’infanzia e trovare il proprio spazio nella società, una società sempre più competitiva e tendente a modelli di perfezionismo irraggiungibili e in cui è facile sentirsi inadeguati. Non sempre si riesce a curare l’anoressia, la guarigione totale è rara e la maggior parte di chi supera il periodo critico deve comunque confrontarsi con questo disturbo per tutti i giorni a venire. Alcuni purtroppo non ce la fanno e mettono fine deliberatamente alla propria vita oppure si lasciano morire. La persona anoressica ha un rapporto particolare con la morte. Nonostante sia consapevole di quello che le sta succedendo, se osserva la sua immagine allo specchio non vede il riflesso di un corpo ridotto allo stremo, ma il più delle volte ritiene 


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psicologi e nutrizionisti che lavorino in sinergia e in costante relazione con la famiglia. Promuovere la consapevolezza dei disturbi del comportamento alimentare è fondamentale ed iniziative come la Giornata del Fiocchetto Lilla sono un importante strumento di prevenzione nella speranza di poter salvare giovani vite, come purtroppo non è avvenuto per Giulia e per migliaia di altri ragazzi. 

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Riconoscere la malattia non è semplice. Chi ne soffre, soprattutto nelle fasi iniziali, considera il proprio dimagrimento un successo, si sente bene e pieno di energia e chi gli sta intorno non ha alcun motivo di allarmarsi. Ma per un buon esito delle cure è essenziale comprendere i segnali il prima possibile e intervenire di conseguenza. Il percorso per uscirne è comunque lungo (almeno due anni di terapia se il disturbo viene intercettato precocemente!) e pieno di inciampi. Spesso necessita di ricovero in strutture specializzate che sfortunatamente sul territorio nazionale non sono sufficienti. La malattia va affrontata con un approccio multidisciplinare che coinvolga un team formato: medici internisti,

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di dover perdere ancora peso per raggiungere la forma ideale. È un consegnarsi spontaneamente alla morte, un andarle incontro inconsapevolmente ma inesorabilmente.

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