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OSCAR MARTA
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SOMMARIO
IN EVIDENZA Il primo numero dell’anno porta novità e anteprime su TANEXPO, a Bologna dal 7 al 9 maggio. Torna la rubrica Aspettando TANEXPO, con altri numerosi brand presenti in fiera, e scopriamo l’area TECH, dedicata alle nuove tecnologie per il settore. News Aziende: intervista a Paolo Imeri di Art Funeral Italy, un successo ottenuto grazie a prodotti di qualità e ad una buona comunicazione.
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TANEXPO Tech. L'innovazione digitale per il settore
13 ATTUALITà Cosa cambia con la 24 FIERE
Aspettando TANEXPO
Parliamo della legge 185/2025 e le nuove regole per trasparenza e legalità di crematori, trasporti funebri, cimiteri e stato civile; facciamo chiarezza su Nis2 e importanza della cybersicurezza per le imprese. Convegno “Laici anche nell’oltre”, nuovi progetti inclusivi per la destinazione dei propri resti. Inoltre, parliamo dell’operatore funebre come custode della memoria. Infine, un piccolo focus su animali, cinema e lutto: gli animali comprendono la morte? Il tema è oggetto di studio; abbiamo visto “L’amico fedele”, storia di un cane che soffre per l’improvvisa mancanza del padrone; psicologia, quando la pellicola aiuta ad elaborare il lutto. Chiudiamo con l’addio alle gemelle Kessler che hanno scelto di andarsene insieme grazie al suicidio assistito.
NEWS AZIENDE
Art Funeral Italy. Perseguire il successo insieme
nuova legge 182/2025
30 ATTUALITà Laici anche nell’Oltre 36 PARLIAMO DI... L'operatore funebre 44 LEGALE, FISCALE
NIS2 per la cybersicurezza
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custode della memoria
PARLIAMO DI...
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PSICOLOGIA
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Gli animali comprendono la morte?
Il cinema e il rapporto con la morte
60 IN RICORDO DI... Nate e morte 66 cinema
L'amico fedele
La redazione di Oltre augura a tutti un sereno 2026! Brindiamo insieme a un nuovo anno di crescita, ispirazione e traguardi.
nello stesso istante
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Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XXVI - n°1 Gennaio-Febbraio 2026
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Direzione, Redazione, Amministrazione: Bexpo srl Via Alfieri Maserati, 20 - 40128 Bologna tel. 051 282611 redazione@oltremagazine.com
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Perseguire il successo insieme di Raffaella Segantin
A molti di voi non sarà sfuggita la partecipazione di Paolo Imeri al programma Tú sí que vales andato in onda su Canale5 lo scorso 8 novembre.
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Belle da meritare una presentazione in TV, le creazioni di Paolo Imeri a marchio Art Funeral Italy sono strumenti efficaci per elevare la qualità dell’impresa funebre.
Per i pochi che non lo conoscessero, ci stiamo riferendo alla trasmissione del sabato sera condotta da Maria De Filippi che raggiunge picchi d’ascolto di tutto rispetto (25% di share) superando spesso il numero di spettatori che seguono la prima serata di
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RAI1. Si tratta fondamentalmente di un talent show dove trovano spazio tutti coloro che eccellono in una particolare abilità, sia canto, ballo, recitazione o altro. Cinque giudici, quest’anno rappresentati da Rudy Zerbi, Luciana Lettizzetto, Sabrina Ferilli, Paolo Bonolis e la stessa De Filippi, assieme agli spettatori votanti decidono se quanto hanno visto “vale o non vale”.
Signor Imeri, ci vuole raccontare questa esperienza? «È stata un’avventura molto divertente! Mi sono presentato con le urne delle mie più recenti collezioni, che ho abbinato per caratteristiche e stile ad ognuno dei giudici (l’urna Rosa per la Ferilli, Arlecchino per la Lettizzetto, Piccolo Principe per Bonolis, Sfera per Zerbi ed infine la Zeta con incisa la rosa dei venti per
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costretti a confrontarci quotidianamente».
Un’ottima operazione a livello comunicativo! «Premetto che non è stata una mia iniziativa, ma sono stato invitato. La partecipazione al programma ha certamente avuto ripercussioni positive e all’indomani della messa in onda ho ricevuto tantissime richieste di informazioni sia da parte di privati cittadini che di impresari funebri. Credo comunque di non avere portato acqua solo al mio mulino, ma di aver reso un servizio all’intera categoria, perché l’argomento è stato trattato in modo corretto e compassato, pure
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l’inossidabile De Filippi). Ciò che più mi ha favorevolmente colpito è che nessuno dei cinque giudici ha capito di primo acchito di che cosa si trattasse. E le garantisco che non c’era nulla di preparato! C’è chi ha azzardato una lampada, chi una candela, chi un orologio, tutti comunque le hanno associate ad un complemento d’arredo, dimostrando ancora una volta di aver centrato il mio obiettivo, quello di creare un manufatto di pregio che non sia immediatamente riconducibile alla sua funzione così da poter essere collocato anche in un ambiente domestico, dove far bella mostra di sé».
nell’ambito di uno show di puro intrattenimento. Mi sono messo in gioco, poteva andare male, ho corso il rischio di venire deriso come quasi sempre accade a chi opera in questo settore. Invece, vuoi per la mia capacità di esporre le cose, vuoi per l’intelligenza degli interlocutori e, soprattutto, grazie alla raffinatezza dei pezzi presentati, il messaggio è stato compreso. Penso di aver contribuito, nel mio piccolo, ad abbattere un altro pezzettino di muro per far cadere questo pesante tabù con cui siamo
È indubbio che presentare prodotti di qualità, creati e realizzati con la massima cura, sia un aiuto per scardinare certi pregiudizi... «Le raccontavo delle numerose mail giunte da gente comune dopo che hanno visto le mie urne in TV: un apprezzamento che ha dimostrato il superamento dei soliti preconcetti e, allo stesso tempo, la conferma di quanto il bisogno di un qualcosa di diverso, originale e ricercato sia autentico. La responsabilità di soddisfare questa esigenza è naturalmente affidata agli impresari funebri. Sono loro il trait d’union tra chi produce e il cliente finale ed è quindi importante che essi per primi capiscano il valore del prodotto. Per questo all’interno della struttura aziendale ho creato una figura ad hoc - quella di Ambassador - incaricata di spiegare ogni fase del processo di lavorazione, perché è essenziale conoscere tutto quello che sta dietro ad ogni singolo articolo targato Art Funeral Italy. A cominciare dal design, in capo a Tino Resmini, maestro indiscusso e persona dalle grandi doti umane con cui ho avviato una
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Quindi massima collaborazione con le onoranze funebri… «Cerchiamo di coinvolgere l’impresario in ogni progetto accogliendo i suoi suggerimenti per dargli la possibilità di dotarsi di prodotti esclusivi e personalizzati. Vogliamo condividere la nostra filosofia e trasmettergli l’impegno e la passione che mettiamo in ogni manufatto affinché a sua volta possa presentarlo al cliente in modo adeguato. Grazie a questo lavoro di squadra offriamo alle imprese l’opportunità di fare un salto di qualità. Poter proporre ad una famiglia un cofano o un’urna Art funeral Italy, descrivendone i pregi e, se è il caso, citando i personaggi noti che li hanno scelti per il loro ultimo viaggio, è un modo per distinguersi dalla maggior parte dei colleghi che offrono solo soluzioni standard per lo più di livello medio basso. È un qualche cosa che va oltre ad una strategia di marketing, è la diffusione della consapevolezza del valore del proprio lavoro, è l’adozione di una nuova visione che mette al centro il rispetto e l’amore per il caro scomparso e l’importanza di instaurare un rapporto di fiducia ed empatia con i dolenti».
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fattiva partnership. È infatti lui che valuta la qualità del legno e che ne sovrintende la lavorazione per un risultato perfetto. Potrei poi continuare parlando dei preziosi intarsi, rigorosamente eseguiti a mano, o dell’attenzione che dedichiamo ad ogni dettaglio, tutte caratteristiche che ci collocano al top di una grande tradizione artigiana».
Ritornando ai prodotti, nella trasmissione di Canale5 ha presentato anche una piccola urna per animali. Avete una linea dedicata? «Siamo consapevoli che i pet non sono solo simpatici animaletti da vezzeggiare, ma fanno di fatto parte della vita di una persona o di una
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famiglia e la loro morte può destabilizzare anche l’individuo più razionale. Sono esseri per cui si può provare un affetto profondo e ricordarli nel migliore dei modi è una necessità sempre più sentita che deve trovare una risposta. È capitato più volte di realizzare urne per animali su richiesta e ciò è stato lo spunto per mettere in produzione una sezione interamente dedicata che sarà in mostra a TANEXPO 2026. Proponiamo sia una versione mignon delle urne destinate alle ceneri umane e sia una linea specifica per i piccoli amici, sempre all’altezza dei nostri standard qualitativi. Era un tassello che mancava e che ho voluto colmare, perché il bisogno di un ultimo gesto che esprima tutto l’affetto per chi ci ha lasciato non fa differenze». Salutiamo Paolo Imeri dandoci appuntamento a TANEXPO, che sarà anche l’occasione per festeggiare insieme i 20 anni di attività di Art Funeral Italy. E ancora una volta ci congratuliamo per l’alto valore artigianale ed artistico dei suoi prodotti e per il suo costante impegno volto ad innalzare la reputazione dell’intero settore.
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L’innovazione digitale per il settore
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È con grande entusiasmo che iniziamo agevolare il lavoro quotidiano. Alcuni esempi? ad introdurvi alcune delle aziende • Tecnologie per la gestione dell’imche parteciperanno a TANEXPO presa, del crematorio e del cimitero Tech. Un progetto che si rinnova dopo il successo della prima edizione del 2024 e che vede protagoniste le aziende informatiche che offrono servizi digitali per l’impresa, la casa funeraria, il cimitero, il crematorio e per la famiglia. Un unico luogo in cui scoprire le soluzioni più innovative pensate per OLTRE MAGAZINE
• Servizi per l’organizzazione e la personalizzazione della cerimonia • Funerali in streaming • App e servizi online di condivisione della memoria del defunto
te soltanto stand, ma molto di più. Sul palco della TANEXPO Tech Arena, durante le tre giornate di manifestazione, responsabili e sviluppatori delle aziende espositrici si alterneranno per presentare di persona al pubblico di Bologna i loro brand e il funzionamento delle tante tecnologie al servizio del settore.
Aziende e start-up presenteranno questi e molti altri servizi nell’area Tech, all’interno del padiglione 21. Nel grande spazio espositivo “blu” dedicato alla tecnologia, non trovere-
Di seguito una breve presentazione di alcune delle tech companies che saranno presenti in fiera. Vi aspettiamo a TANEXPO dal 7 al 9 maggio!
Funerals è la nuova piattaforma digitale che rivoluziona la comunicazione nei momenti più delicati. Nasce per supportare famiglie, amici e agenzie funebri, offrendo strumenti tecnologici pensati per dare dignità, discrezione e immediatezza alla condivisione del lutto, in modo
Funerals porta innovazione in un settore che raramente ha beneficiato della tecnologia, creando un ponte tra tradizione e digitale, offrendo alle agenzie un nuovo canale di visibilità e sollevando i parenti da comunicazioni emotivamente impegnative, mentre offre agli utenti un modo immediato e istituzionale per venire a conoscenza del lutto di un conoscente. OLTRE MAGAZINE
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L’app dedicata agli utenti, gratuita e intuitiva, favorisce una comunicazione rispettosa tra familiari e conoscenti, offrendo servizi aggiuntivi come commemorazioni, donazioni e la geolocalizzazione delle agenzie.
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Un nuovo modo tecnologico ed umano per comunicare il lutto.
Attraverso un sistema intelligente di notifiche, Funerals consente di comunicare il decesso a tutti coloro che conoscono il defunto: chi possiede l’app e ha il contatto in rubrica riceve automaticamente un avviso, evitando comunicazioni ripetitive e situazioni emotivamente faticose. Per le agenzie funebri, Funerals rappresenta un’opportunità di comunicazione e pubblicità a basso costo e alto valore, oltre a essere una piattaforma completa: permette di generare annunci personalizzati, gestire ordini di fiori o condoglianze e coordinare i ringraziamenti post cerimonia, digitalizzando processi
tradizionali complessi.
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più serio e istituzionale rispetto ai social media.
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Memorium: vivere, ricordare, tramandare Da sempre, uno dei tratti più profondi dell’essere umano è il desiderio di lasciare un segno, di essere ricordato. Viviamo le nostre vite costruendo relazioni, storie, legami, nella consapevolezza che il ricordo è ciò che continua a dare senso alla nostra esistenza anche oltre il tempo. Memorium nasce da questa dimensione profondamente umana del ricordo. È una piattaforma digitale
pensata per custodire, preservare e tramandare la memoria delle persone care, affiancando la tradizione commemorativa con uno strumento discreto e rispettoso. Attraverso un QR code elegante, applicabile a lapidi, monumenti o targhe commemorative, Memorium consente l’accesso a uno spazio digitale personalizzato che raccoglie fotografie, video, testi e testimonianze. La memoria custodita su Memorium è progettata per durare per sempre. Non si tratta di un archivio temporaneo, ma di un patrimonio stabile, pensato per accompagnare le famiglie nel tempo e per essere consulta-
to anche dalle generazioni future. In questa prospettiva si inserisce la integrazione di un albero genealogico, che collega persone e storie familiari, trasformando il ricordo individuale in una narrazione condivisa. Memorium si rivolge a famiglie, operatori funerari e gestori cimiteriali che desiderano offrire un servizio capace di dare continuità al valore del ricordo, senza alterare l’estetica e il rispetto dei luoghi della memoria. In un’epoca dominata dall’effimero, Memorium propone una visione opposta: utilizzare il digitale per rendere il ricordo più solido, più accessibile e più duraturo nel tempo.
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Un ponte tra addii fisici e archivi digitali
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“YouEver nasce dal desiderio di dare a ogni persona un luogo protetto dove la memoria possa continuare a vivere, trasformandosi in una presenza attiva e luminosa”, afferma D’Alessio.
Fondato da Sandra D’Alessio, YouEver è un progetto nato da una storia vera: un dolore personale trasformato in una visione capace di rompere il tabù della morte e riportare al centro la vita, la memoria e la continuità del legame.
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Un ponte tra addii fisici e archivi digitali. YouEver risponde a una delle più grandi fragilità del nostro tempo: quando qualcuno se ne va, i ricordi si disperdono tra telefoni, cloud e social che non comunicano tra loro. La piattaforma permette di unificare tutto questo in uno spazio intimo e protetto dove parenti e amici possono: condividere foto, video, lettere e ricordi preziosi; lasciare messaggi e
gesti simbolici; segnare date importanti; ritrovarsi come comunità; tramandare la storia alle nuove generazioni. Un ecosistema che unisce famiglie e professionisti. Accanto ai memoriali digitali, YouEver costruisce un ecosistema esclusivo che integra: imprese funebri, fioristi, psicologi e terapeuti del lutto, notai, associazioni, attivisti e movimenti sociali. Questo permette ai professionisti di offrire servizi digitali innovativi e accompagnare le famiglie anche dopo la cerimonia, colmando una mancanza storica nel settore funerario.
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ASPETTANDO
TANEXPO ALAIDA • BERTELLI • CEABIS • ETICK EM • FACULTATIEVE TECHNOLOGIES LA ERREVIEFFE • NGM LEONARD ONORANZE FUNEBRI CLOUD ORTHOMETALS • TADDIA GROUP TECNICA PRESS • VEZZANI VEZZANI FORNI
Eleganza in armonia con la natura Alaida, Legado Natural, marchio registrato di Ecosilic S.L., è l’azienda leader in Spagna nella progettazione e produzione di urne ceramiche biodegradabili e solubili in acqua. Realizzate con materiali 100% ecologici, certificati in modo indipendente da organizzazioni riconosciute, le urne si dissolvono completamente in 15–30 minuti in acqua e in circa 10 giorni nella terra, garantendo una totale armonia con la natura. Con oltre 30 anni di esperienza e una presenza globale, Alaida offre un’ampia gamma di urne eleganti e di alta qualità a prezzi competitivi, adatte alla conservazione in casa, nei colombari o per sepolture naturali. Le urne possono inoltre essere personalizzate secondo le richieste del cliente. Ogni prodotto è stato progettato per rispettare il corso della vita senza alterare le delicate leggi della natura, preservando la possibilità di completare il nostro ciclo con il miglior lascito per le generazioni future: un mondo migliore e intatto. Alaida è nata dalla crescente domanda di pratiche sostenibili, spinta dalla responsabilità verso l’ambiente e dal rispetto per i propri cari. Queste creazioni innovative assicurano che le ceneri trovino una destinazione rispettosa ed ecologica in qualsiasi contesto.
Qualità e servizio che fanno la differenza Da oltre 40 anni Bertelli srl opera nel settore fotografico dell’arte funeraria, consolidando nel tempo la forza del proprio marchio. L’azienda ha saputo unire la meticolosa cura artigianale a un costante sviluppo tecnologico, mantenendo sempre al centro qualità e servizio. Questo equilibrio tra tradizione e innovazione ha permesso di attraversare e sperimentare l’evoluzione di numerose tecnologie fotografiche applicate all’arte funeraria. I primi sistemi per la produzione di fotoceramiche erano completamente manuali e richiedevano molte fasi di lavorazione, dalla camera oscura alla cottura. In seguito sono arrivati il rivoluzionario sistema Cromalin e, più tardi, il Digitale Diretto. Oggi Bertelli ha sviluppato un nuovo impianto di stampa diretta su porcellana che, pur mantenendo la cottura a 900°C, permette di ottenere una qualità cromatica fotografica fino a ieri impensabile, superando nettamente gli standard precedenti. A TANEXPO 2026 potrete vedere dal vivo e toccare con mano la qualità delle stampe e la sorprendente resa dei colori ottenuti con questo nuovo processo produttivo. Perché l’ultima foto sia davvero la più bella, autentica e preziosa da ricordare.
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Soluzioni professionali per imprese funebri e ospedaliere Ceabis è un'azienda leader nelle forniture per imprese funebri e ospedaliere. Offre una gamma completa di prodotti e attrezzature per ogni fase del servizio funerario, dal recupero della salma alle attività cimiteriali, progettati per garantire elevati standard qualitativi e valorizzare la professionalità dei clienti. Tra i punti di forza di Ceabis vi sono la consulenza specializzata e l'assistenza completa offerte ai clienti dalla progettazione all'installazione, con soluzioni personalizzate e un'efficace assistenza post-vendita. Da sempre attenta alla qualità e all'innovazione, l'azienda investe in tecnologie all'avanguardia, soluzioni ecosostenibili e cura dei dettagli, a conferma del suo ruolo di partner globale di riferimento nel settore. In vista di TANEXPO 2026, Ceabis presenterà diverse novità nel campo della conservazione delle salme e delle attrezzature funerarie, frutto di una lunga esperienza e di una ricerca rivolta al futuro. L'appuntamento di Bologna sarà l'occasione per toccare con mano queste soluzioni all'avanguardia, testimonianza della leadership di Ceabis.
Tecnologia avanzata per una cremazione efficiente, sostenibile e innovativa eticK, parte del gruppo Kalfrisa, offre forni crematori avanzati per servizi umani e animali, combinando innovazione tecnologica, sostenibilità ed efficienza operativa. Forte della storia di 60 anni di Kalfrisa e di oltre 30 anni di esperienza specializzata nella cremazione, eticK fornisce un servizio completo che include progettazione, produzione, messa in servizio, formazione degli operatori, manutenzione predittiva e assistenza post-vendita, tutto personalizzato in base alle esigenze di ciascun cliente. eticK si impegna a garantire processi di cremazione sicuri, efficienti e rispettosi dell’ambiente, supportati da un’attenzione personalizzata e da soluzioni adattate ad ogni progetto. La tecnologia e la sostenibilità sono al centro della sua offerta. Attraverso programmi di ricerca e sviluppo, eticK sviluppa forni crematori ibridi capaci di funzionare con combustibili fossili, idrogeno o in modalità combinate, riducendo le emissioni di CO₂ e CO. I suoi modelli elettrici-ibridi favoriscono ulteriormente la digitalizzazione grazie ad automazione, connettività e controllo avanzato della combustione, massimizzando l’efficienza energetica. eticK riafferma la dedizione del gruppo Kalfrisa nel fornire soluzioni innovative e a basse emissioni, che aumentano il valore delle strutture funerarie e le preparano alle sfide energetiche e ambientali del futuro.
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Passione, qualità e design EM nasce a Cantù, nel cuore della Brianza comasca, rinomato distretto internazionale del mobile. “Il legno è la nostra vocazione, il nostro DNA.” Nelle urne cinerarie EM riversa passione, competenza, design e una costante attenzione ai dettagli, valorizzando il legno massello naturale e tinto da Tabu. Partendo da solide radici artigiane, stile distintivo e una visione contemporanea, EM mette il suo talento al servizio del settore funerario con uno sguardo sempre proiettato al futuro, per offrire alle imprese complementi di assoluta qualità e soluzioni dal design originale. EM progetta e realizza arredi funebri personalizzabili per case funerarie e sale del commiato. Linee essenziali ed eleganza raffinata si fondono in collezioni pensate per creare spazi sobri, accoglienti e funzionali, in armonia con la solennità e il valore del momento.
Tecnologia innovativa, affidabile da generazioni, naturalmente sicura. Facultatieve Technologies (FT) è leader mondiale nella produzione e nei servizi per la cremazione. Spinta dalla missione “guidare con integrità, innovare con uno scopo e dare priorità alla sostenibilità”, FT è riconosciuta a livello globale per la tecnologia dei suoi impianti di cremazione, con oltre 135 anni di esperienza e un impegno costante verso il miglioramento, la sostenibilità e l’innovazione. FT offre al cliente un processo completo end-to-end: dalle fasi preliminari e i pacchetti di assistenza e manutenzione, fino al supporto da remoto e ad un servizio clienti disponibile 24/7. I crematori scelgono FT per il suo impegno per la sicurezza, l’affidabilità e la qualità. Negli ultimi anni, la dedizione dell’azienda verso l’innovazione e la sostenibilità ha portato a numerosi miglioramenti nei prodotti come la cremazione ibrida, che utilizza soluzioni sia a gas che elettriche, FTConnect, l’app mobile di tracciamento per la gestione del servizio, e una gamma ampliata di pacchetti di assistenza e manutenzione.
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Stile inconfondibile La Errevieffe, con oltre quarant’anni di esperienza, è punto di riferimento nella produzione di articoli funebri innovativi e tutelati da brevetti internazionali. I prodotti si distinguono per forma, stile e per l’elevata qualità delle finiture, caratteristiche che hanno contribuito al successo dell’azienda sia in Italia che all’estero. Il catalogo, ampio e diversificato, comprende croci, maniglie, urne di metallo, legno e vetro di murano, arredi per camere ardenti, ornamenti e molto altro ancora, tutti prodotti realizzati con passione e dedizione. La continua ricerca nel design e l’attenzione alle esigenze dei clienti portano La Errevieffe a proporre soluzioni sempre nuove, capaci di coniugare tradizione artigianale e innovazione tecnologica. Lo stile inconfondibilmente italiano dei loro articoli rappresenta un valore aggiunto che li contraddistingue e rende riconoscibili nel settore. La Errevieffe è oggi sinonimo di affidabilità, creatività e cura dei dettagli. Oltre quattro decenni di studio del design e delle tecniche per offrire prodotti di alto livello, pensati per rispondere con eleganza e rispetto alle necessità del rito funebre.
Pizzi dal 1993 Fondata nel 1993 a Pascani, Iasi – Romania, NGM Leonard produce pizzi, pizzi per imbottiture funebri, veli coprisalma, abiti per defunti e tende per finestre. Grazie alla qualità dei materiali impiegati e al know-how degli operatori specializzati, l’azienda garantisce prodotti di alta gamma, curati nei dettagli e capaci di rispondere alle esigenze di ogni singolo cliente. Con oltre 30 anni di esperienza e una costante attenzione alla qualità, NGM Leonard si è affermata come punto di riferimento nel settore, conquistando un ampio mercato internazionale. I suoi articoli vengono infatti esportati con successo in Italia, Spagna, Germania, Inghilterra, Austria e in altri Paesi europei. L’obiettivo principale dell’azienda è la piena soddisfazione del cliente, offrendo soluzioni personalizzate e un servizio sempre attento. Lo staff di NGM Leonard vi aspetta in fiera a TANEXPO, per farvi toccare con mano la qualità dei tessuti e scoprire come tradizione e innovazione possano trasformarsi in prodotti unici.
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Rivoluzione digitale per le imprese OnoranzeFunebriCloud nasce per offrire alle imprese funebri strumenti digitali semplici, intuitivi e davvero utili per migliorare ogni fase del lavoro quotidiano. Al centro dell’ecosistema c’è Eterno, il gestionale modulare in cloud con oltre 40 moduli dedicati, che consente di scegliere solo ciò che serve, quando serve. Accanto a Eterno, Giotto e Giotto AI permettono di creare in pochi secondi materiali grafici professionali, rendendo immediate e accessibili lavorazioni complesse attraverso l’intelligenza artificiale. I necrologi digitali e i contenuti web potenziano invece la visibilità online dell’agenzia e migliorano l’esperienza delle famiglie. Oggi oltre 300 imprese in tutta Italia si affidano quotidianamente a OnoranzeFunebriCloud, riconoscendo nell’azienda un alleato affidabile e innovativo. Un software vivo, in continua evoluzione, con aggiornamenti costanti per restare al passo con il settore e con le tecnologie. OnoranzeFunebriCloud supporta agenzie funebri, case funerarie, centri servizi, fornitori, produttori e crematori, con soluzioni su misura e strumenti sempre connessi. Il team esperto offre formazione, supporto e consulenza dedicata, accompagnando ogni realtà nel proprio percorso di innovazione.
L’innovazione inizia con la conoscenza dell’arte. Orthometals è leader mondiale nel riciclo dei metalli specifico per i crematori. Un processo denominato dall'azienda crecycling. Ma il crecycling è più di un processo. È una convinzione, sostenuta da generazioni di maestria artigianale. È l’arte di trasformare i metalli in nuovo valore con precisione, rispetto e significato; l’arte del crecycling. Come funziona il Crecycling e perché è importante? Speciali contenitori vengono collocati in loco e il team di Orthometals effettua visite regolari per pesare e raccogliere i metalli recuperati dopo la cremazione. Il percorso è meticoloso: trasporto al centro di smistamento nei Paesi Bassi, selezione accurata e documentazione secondo i più recenti standard ISO. Una volta completato il processo, ogni struttura riceve una panoramica chiara dei metalli selezionati e del loro valore. Dopo la detrazione di una tariffa di lavorazione, i proventi netti vengono trasferiti al crematorio: semplice, trasparente e affidabile. Con centri di smistamento nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti, Orthometals supporta i crematori in sei continenti. Dal 1997 un principio guida il loro lavoro: tutto ciò che ha valore merita cura e rispetto. Vuoi saperne di più su Orthometals? Visita il sito www.orthometals.com o il loro stand a TANEXPO 2026.
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Fidelizza la tua clientela: diventa un point Taddia Group e incrementa i servizi della tua azienda Taddia Group, da oltre trent’anni, è un punto di riferimento in Italia nella gestione delle pratiche di risarcimento danni derivanti da incidenti stradali mortali, infortuni sul lavoro e casi di malasanità. L’azienda affianca le famiglie nel momento più delicato, sollevandole dalle incombenze burocratiche e garantendo tutela completa dei loro diritti. Grazie a un servizio dedicato alle imprese funebri, Taddia Group anticipa fino a 10.000€ per le spese funerarie, oltre al costo del loculo e alle spese di viaggio per parenti residenti all’estero in caso di funerale nel Paese d’origine. A conclusione della liquidazione è previsto un riconoscimento economico per l’impresa funebre. È importante sottolineare che tale compenso non incide in alcun modo sulla somma spettante alla famiglia: onorari e rimborsi sono infatti a carico della Compagnia assicuratrice. Diventare un Point Taddia Group significa ampliare i servizi offerti alla propria clientela, garantendo supporto professionale, trasparente e altamente specializzato. Per maggiori informazioni: www.taddiagroup.it
Eccellenza italiana nella lavorazione del metallo Tecnica Press è una moderna azienda, leader nella lavorazione del metallo per la produzione di accessori funebri come maniglie, croci, targhe, urne cinerarie e molti altri articoli personalizzati; nonché ricercati arredi funebri per camere ardenti, tutto orgogliosamente Made in Italy. Ad integrare la proposta, una vasta serie di accessori, attrezzi e utensili di prima scelta, dedicati agli operatori del settore funebre. L’intero processo produttivo di Tecnica Press è interno, costantemente amministrato e monitorato in modo diretto: dalla scelta delle materie prime, alla spedizione. Dal 1976 il nostro credo è sempre il medesimo, ovvero che i migliori risultati si possano ottenere solo grazie alla competenza, alla dedizione e all’affidabilità, qualità coltivate attraverso un orientamento costante alla ricerca, all’abbattimento dei costi e alla sostenibilità, senza mai scendere a compromessi con la qualità. Si potrebbero spendere intere pagine per raccontare la storia della Tecnica Press, ma se vogliamo essere estremamente concreti, basti sapere che in un mondo globalizzato dove “il giudice è il mercato”, non è passata inosservata questa piccola eccellenza italiana.
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Tradizione e innovazione nell’arte funeraria Fondata nel 1943, Vezzani S.p.A. è oggi un punto di riferimento internazionale nell’arte funeraria e cimiteriale. Una crescita costruita su valori solidi: competenza, creatività, serietà professionale e continua ricerca di soluzioni innovative. Grazie alla perfetta sintesi tra tecnologia e maestria artigianale, l’azienda offre un catalogo tra i più ampi del settore, capace di rispondere alle esigenze estetiche, tecniche ed emotive di clienti e professionisti. Le opere Vezzani sono realizzate con materiali pregiati – bronzo, porcellana, acciaio inox e stonat – e si distinguono per eleganza, cura del dettaglio e straordinaria durata nel tempo. Ogni creazione racconta una storia di memoria e bellezza, diventando un simbolo tangibile di raffinata commemorazione. A TANEXPO 2026 Vezzani presenterà con orgoglio nuove collezioni e soluzioni esclusive, invitando i visitatori a scoprire un mondo dove tradizione, innovazione e qualità Made in Italy si trasformano in arte.
Eccellenza tecnica nella cremazione Vezzani Forni è un’azienda italiana specializzata nella progettazione, costruzione e assistenza di impianti per la cremazione umana e animale, incenerimento e trattamento dei fumi. Con sede a Reggio Emilia, unisce tradizione, innovazione e competenza tecnica per offrire soluzioni ad alte prestazioni, sostenibili e conformi alle normative europee più restrittive. L’azienda affianca il cliente in tutte le fasi del progetto: studio tecnico, autorizzazioni ambientali, installazione, collaudo e manutenzione. I sistemi di filtrazione fumi, cuore tecnologico degli impianti, integrano filtri a maniche e tecniche di abbattimento avanzate per ridurre le emissioni e ottimizzare i consumi energetici. Ogni impianto nasce da un lavoro sinergico tra progettisti e ingegneri, per garantire modularità, recupero energetico, affidabilità e lunga durata. Presente in numerosi Paesi europei, Vezzani Forni collabora con partner e installatori locali per offrire impianti sicuri, performanti e adattabili a ogni contesto. Scegliere Vezzani Forni significa puntare su tecnologie Made in Italy, assistenza costante e un approccio responsabile verso l’ambiente.
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Cosa cambia con la nuova legge 182/2025 di daniele fogli
La legge 2 dicembre 2025, n. 182 “Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese”, vigente dal 18 dicembre 2025, introduce modifiche di grande rilievo per l’intero comparto funebre, cimiteriale e crematorio.
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Regole atte a trasparenza e legalità per crematori, trasporti funebri, cimiteri e stato civile.
Gli articoli 36 e 37 intervengono sulla legge 30 marzo 2001, n. 130, sul DPR 396/2000 e ripropongono la modi-
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fica del DPR 285/1990, ridefinendo il quadro giuridico della cremazione e avviando una digitalizzazione strutturale dei procedimenti di morte e di polizia mortuaria. La legge 182/2025 ribadisce che la cremazione è servizio pubblico locale d’interesse generale, rientrante nel perimetro del D.Lgs. 23 dicembre 2022, n. 201. In quanto servizio cimiteriale, la cremazione è soggetta al nuovo modello regolatorio secondo
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le indicazioni del MIMIT per i servizi non a rete. Quasi tutte le modifiche di questa legge 182/2025 sono entrate in vigore il 18 dicembre 2025. Solo quelle che richiedono un intervento regolamentare (di cui all’art. 36, comma 1, lett. b)) diventeranno efficaci dopo l’emanazione dei nuovi regolamenti.
Tariffa di cremazione non scontabile
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fase di preventivazione dell’impresa funebre verso la famiglia.
È inoltre chiarito che è possibile effettuare trasporti multipli di feretri destinati alla cremazione con un unico mezzo funebre, entro il limite massimo di quattro. La misura incide sulle economie di scala di chi offre questo servizio alle imprese funebri e rende più chiara la responsabilità del vettore, poiché ogni trasportatore deve essere identificato e autorizzato al singolo trasporto. La limitazione numerica riduce anche il potere contrattuale dei trasportatori nei confronti dei crematori che applicavano sconti o garantivano tempistiche più favorevoli. La scelta tra trasporto singolo o multiplo, con i relativi prezzi, si sposterà quindi nella
Il nuovo art. 8-bis della L. 130/2001, introdotto dalla legge 182/2025, comporta sanzioni amministrative specifiche per le imprese funebri che adottano condotte commerciali scorrette in materia di cremazione, relative ai prezzi: • sospensione della SCIA da tre a sei mesi per violazione del divieto di scontistica o di offerte non consentite; • revoca definitiva in caso di recidiva entro dodici mesi. La norma mira a contrastare le prassi di integrazione commerciale tra imprese funebri e gestori di crematori, che hanno alterato negli anni la concorrenza e l’accesso equo al
Sanzioni per condotte commerciali scorrette
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La novità più significativa riguarda la tariffa di cremazione: il legislatore stabilisce che essa è fissa ed è quella determinata annualmente dal Comune, ma sempre inferiore al tetto massimo calcolato secondo i criteri ministeriali del 2002 e del 2006. Il gestore del crematorio non può applicare sconti ai clienti, salvo eventuali riduzioni pattuite in gara con l’amministrazione. Vengono
salvati gli aggi e le scontistiche al Comune affidatario definiti in fase di gara per il servizio. E i clienti del crematorio devono pagare l’esatto importo fissato in tariffa.
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servizio. Rimane fermo che anche i gestori dei crematori che violano la norma sono sanzionati, ma con le procedure previste nel contratto di servizio ed a seguito dei relativi controlli. E ciò determinerà una revisione dei contratti in essere.
Cremazione d’ufficio dei resti mortali La nuova lettera g) dell’art. 3 della L. 130/2001 – applicabile dopo adeguamento regolamentare – introduce una novità importante per Comuni e gestori cimiteriali: in caso di mancata comunicazione dei familiari, entro i termini del regolamento comunale, sulla destinazione dei resti mortali rinvenuti dopo esumazioni o estumulazioni ordinarie, il Comune può disporre d’ufficio la cremazione. È sufficiente un’adeguata informazione pubblica identificata
nella norma, ma che può essere ampliata ad esempio con pubbliche affissioni al cimitero, informativa sul sito istituzionale del gestore cimiteriale e del Comune, ecc.. Gli oneri per procedere a cremazione di resti mortali restano a carico dei familiari che si interessano al destino delle spoglie mortali. Nei casi di disinteresse, le modalità di recupero dei costi non sono chiarite e sarà necessario un pronunciamento ministeriale. L’interpretazione per ora più prudente è che, in caso di disinteresse, i costi siano a carico del gestore cimiteriale, che potrà poi rivalersi sul Comune (come obbligo di servizio pubblico). Tale dinamica potrà incidere sulla futura determinazione delle tariffe di inumazione e tumulazione, richiedendo l’inserimento di una quota destinata ad un fondo per le spese future legate
a esumazioni ed estumulazioni, anche in considerazione dell’elevata incidenza di salme inconsunte.
Digitalizzazione delle autorizzazioni e degli atti di morte L’art. 37 della nuova legge modifica il DPR 396/2000, favorendo la digitalizzazione delle pratiche di morte. Tutti gli atti – avvisi, autorizzazioni, certificati necroscopici – potranno essere formati e trasmessi anche in formato digitale o via PEC, sia dall’autorità sanitaria sia dall’ufficiale di stato civile. La novità riguarda imprese funebri, gestori di cimiteri e crematori. L’atto di morte potrà essere formato dall’ufficiale di stato civile sulla base di documenti digitali trasmessi da ASL, medico curante o necroscopo, senza obbligo di modulistica cartacea.
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Implicazioni operative per il settore • Imprese funebri: dovranno adeguare le procedure, eliminare qualsiasi rapporto economico improprio con i crematori e adottare sistemi di trasmissione digitale delle pratiche. Le violazioni alla scontistica sulla cremazione potranno comportare la sospensione dell’attività. • Gestori di crematori: dovranno applicare esclusivamente il tarif-
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AgID dovrà definire entro nove mesi gli standard tecnici nazionali per la trasmissione telematica. Ciò richiederà: • sistemi gestionali compatibili con gli standard nazionali, • dotazione di PEC e firma digitale, • processi più rapidi, tracciabili e sicuri.
fario comunale e garantire trasparenza totale sui flussi economici. Vi sono cambiamenti in vista dei contratti di servizio sia per la parte tariffaria che per la parte sanzionatoria. • Gestori di cimiteri e Comuni: saranno chiamati a integrare piattaforme informatiche e aggiornare i regolamenti di polizia mortuaria per gestire la cremazione d’ufficio dei resti mortali. E a farsi carico esplicitamente degli oneri di servizio pubblico per cremazione di resti mortali d’ufficio. Le norme segnano una svolta strutturale per il comparto funerario italiano: • per la cremazione si delineano bacini ottimali di servizio, tariffe stabilite territorialmente, limiti stringenti alle prassi commerciali scorrette e digitalizzazione dei
procedimenti; • per le imprese funebri la parola d’ordine diventa conformità: alle tariffe comunali, ai flussi digitali e a un quadro regolatorio più trasparente che ridefinisce la filiera funeraria. Nel complesso, la legge 182/2025 impone una revisione organizzativa profonda, ma rappresenta anche un’opportunità di modernizzazione orientata a semplificazione, trasparenza e legalità. L’attuazione di parte delle innovazioni digitali dipenderà dalle specifiche tecniche AgID che dovranno essere emanate entro 9 mesi. La necessità di chiarire alcune procedure potrebbe infine favorire la tanto attesa revisione del regolamento statale di polizia mortuaria e, sicuramente, avviare la revisione dei regolamenti comunali.
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NIS2 per la cybersicurezza d i A v v. A l i c e M e r l e t t i
Direttiva NIS2. Con il decreto legislativo 4 settembre 2024 n. 138 (“decreto NIS”) l’Italia ha recepito la NIS2 e ha ridisegnato completamente il quadro degli obblighi di cybersicurezza per una vasta platea di soggetti pubblici e privati.
Questa dipendenza dall’ICT rende oggi il comparto molto più esposto al rischio di attacchi informatici – e lo avvicina, per logica e per impatti, ai settori “critici” regolati dalla nuova
Di seguito vediamo, con un taglio pratico, cosa significa per imprese di pompe funebri, gestori di crematori e società miste o in house che operano nel settore.
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La digitalizzazione ha trasformato in profondità anche il settore funerario: software per la gestione dei defunti, agende condivise con i Comuni, sistemi di controllo dei forni crematori, piattaforme online per i servizi ai familiari.
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Digitalizzazione delle aziende, il nuovo decreto per la sicurezza coinvolge anche il settore funerario.
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1. In due righe: cos’è il nuovo decreto NIS
2. Il settore funerario rientra nella NIS2? Negli allegati del decreto non compare un “settore funerario” esplicito. Tuttavia, diverse tipologie di operatori possono rientrare indirettamente nel campo di applicazione. In particolare: 1. Società in house, partecipate e a controllo pubblico Queste realtà sono elencate tra le “ulteriori tipologie di soggetti” (allegato IV) che possono essere identificate come soggetti NIS indipendentemente dalle dimensioni, quando il servizio è considerato critico a livello nazionale o regionale.
Molte gestioni di crematori, cimiteri e servizi funebri comunali rientrano proprio in questo modello. 2. Operatori che fanno parte di gruppi multiutility Se il gruppo è già soggetto NIS per altri settori (es. acqua potabile, rifiuti, energia), l’approccio “infrastruttura ICT complessiva” fa sì che le regole di sicurezza si riflettano anche sulle funzioni funerarie interne. Inoltre, il decreto include le “imprese collegate” a un soggetto NIS, quando: prendono decisioni sulle misure di sicurezza, gestiscono i sistemi da cui dipende il servizio, svolgono attività di sicurezza informatica o forniscono servizi ICT gestiti. 3. Unico operatore essenziale su un territorio L’autorità può individuare come
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La NIS2 nasce per garantire un livello comune ed elevato di cybersicurezza in tutta l’Unione europea, imponendo misure minime di protezione e regole di notifica degli incidenti informatici. Il decreto NIS italiano: • allarga il perimetro a 18 settori complessivi, con oltre 80 tipologie di soggetti, distinguendo tra settori altamente critici (es. energia, trasporti, sanitario) e settori critici (es. gestione rifiuti, produzione alimentare, servizi digitali); • applica le regole in via automatica alle medie e grandi imprese dei settori elencati, con possibilità per l’Autorità nazionale di includere anche altre realtà quando ritenute strategiche per il territorio; • distingue tra “entità essenziali” e “importanti”, con obblighi simili
ma controlli più stretti per le prime; • non guarda più solo ai sistemi che erogano il “servizio essenziale”, ma all’intera infrastruttura ICT dell’organizzazione.
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BACK The winner is
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Per una valutazione puntuale serve un’analisi caso per caso (assetto societario, dimensioni, altri servizi gestiti). Ma anche quando un’impresa non rientrasse formalmente nel perimetro, la logica NIS2 resta un buon riferimento di buone pratiche.
Il cuore del decreto è l’obbligo, per i soggetti essenziali e importanti, di adottare misure di sicurezza in almeno dieci ambiti: 1. Analisi dei rischi e politiche di sicurezza dei sistemi informativi • mappare dati, applicazioni e infrastrutture (gestionali funerari, sistemi dei forni, archivi documentali, PEC, portali online); • valutare quali scenari di attacco potrebbero bloccare o compromettere il servizio. 2. Gestione degli incidenti • procedure per riconoscere rapidamente un attacco (es. ransomware); • ruoli e contatti interni; • piani di comunicazione con Autorità, partner e familiari. 3. Continuità operativa e disaster recovery • backup affidabili dei sistemi gestionali; • piani per garantire la continuità del servizio (es. funzionamento manuale in emergenza, ridondanza dei sistemi di controllo dei forni).
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3. Gli obblighi chiave: cosa chiede la NIS2
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soggetti NIS anche realtà non entranti automaticamente negli allegati, se: • sono l’unico fornitore di un servizio essenziale per la comunità locale; • un’interruzione del servizio avrebbe impatti significativi sulla sicurezza pubblica o sulla continuità di attività sociali fondamentali. In molti territori, il crematorio o il grande gruppo di pompe funebri svolgono di fatto questo ruolo.
4. Sicurezza della catena di fornitura • verifiche su fornitori ICT, software gestionali, manutentori dei forni crematori, provider cloud; • clausole contrattuali sulla cybersicurezza. 5. Sicurezza nell’acquisizione e sviluppo dei sistemi • criteri di sicurezza nella scelta di nuovi software e impianti; • gestione strutturata delle vulnerabilità. 6. Verifica periodica dell’efficacia delle misure • audit interni, test tecnici, controlli sui log. 7. Igiene informatica di base e formazione • aggiornamenti, antivirus, gestione corretta delle password; • campagne di sensibilizzazione per tutto il personale, inclusi operatori
di camera mortuaria e personale amministrativo. 8. Crittografia • cifratura dei dati sensibili e delle comunicazioni, soprattutto per archivi di pratica funeraria e dati dei congiunti. 9. Sicurezza delle risorse umane e controllo accessi • definizione dei profili di accesso (chi vede cosa); • gestione delle uscite del personale. 10. Autenticazione forte e comunicazioni protette • uso di autenticazione a più fattori; • protezione delle connessioni remote (VPN, protocolli sicuri). In più, gli organi di amministrazione e direzione devono approvare le modalità di implementazione, vigilare e possono essere responsabili in caso di violazioni; sono tenuti anche a for-
4. Registrazione e “punto di contatto”: cosa deve fare l’azienda I soggetti che rientrano nel perimetro NIS2 devono registrarsi tramite il Portale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e nominare un Punto di contatto: • il punto di contatto è una persona fisica che cura l’attuazione del decreto in nome e per conto dell’ente; • può essere il legale rappresentante, un procuratore generale o un dipendente con specifica delega formale; • può appoggiarsi a consulenti esterni e può essere lo stesso per più società del gruppo. La procedura prevede: 1. accesso con SPID/CIE e completa-
Manomissione dei sistemi di controllo dei forni Un attacco ai sistemi industriali (OT) dei crematori può causare fermi impianto o problemi di conformità ambientale. Furto di dati sensibili Le pratiche funerarie contengono dati particolarmente delicati su defunti e familiari; una violazione genererebbe danni reputazionali e sanzioni privacy. Compromissione della posta elettronica e delle PEC Email e PEC sono l’ossatura dei rap-
amministrativa o frodi.
6. Una mini roadmap per il settore funerario Che siate già nel perimetro NIS2 o semplicemente vogliate allinearvi alle migliori pratiche, una possibile roadmap è: 1. Verificare se rientrate formalmente nel decreto – dimensioni dell’impresa; – natura pubblica / privata / in house; – appartenenza a gruppi multiutility già soggetti NIS. 2. Nominare un responsabile interno della cybersicurezza Non necessariamente un CISO strutturato: può essere una figura interna con un mandato chiaro, affiancata da consulenti specializzati. 3. Mappare i sistemi critici – gestionali; – sistemi OT dei forni; – archivi documentali; – PEC e portali istituzionali. 4. Definire policy minime e piani di emergenza – password, backup, aggiornamenti, gestione fornitori; – piano per continuare ad erogare il servizio in caso di blocco ICT. 5. Formare il personale – focus su phishing, uso corretto di credenziali, gestione dei dati dei familiari; – coinvolgimento anche del personale operativo non “informatizzato”.
In conclusione La NIS2 è “l’ennesimo adempimen-
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marsi in materia di cybersicurezza.
Per capire dove intervenire, è utile tradurre la normativa nella realtà operativa: Blocco dei sistemi di agenda e gestione pratiche Un ransomware che cifra il gestionale potrebbe impedire la programmazione di funerali e cremazione, con forti ripercussioni sui familiari e sull’ordine pubblico locale.
un attacco può creare confusione
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5. Rischi cyber tipici per pompe funebri e crematori
porti con Comuni, ASL, Prefetture:
to”? Solo l’adozione della disciplina e il trascorrere di un primo periodo di rodaggio potrà rispondere a questo interrogativo. OLTRE MAGAZINE
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mento dei dati anagrafici; 2. associazione all’organizzazione e dichiarazione del ruolo (rappresentante legale / delegato); 3. compilazione della scheda di registrazione con: settore e tipologia di soggetto; dati sull’organizzazione e sui servizi; autovalutazione sul livello di maturità; 4. invio della dichiarazione, che sarà poi verificata dall’Autorità di settore. Il decreto prevede una gradualità degli obblighi: prima l’adempimento degli obblighi di base (registrazione, governance, notifiche), poi l’applicazione di misure più avanzate in funzione della categorizzazione dei servizi (obblighi “a lungo termine”).
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Laici anche nell’Oltre di Raffaella Segantin
Vi è dunque un caleidoscopio di diverse culture e sensibilità che OLTRE MAGAZINE
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Mutamenti che hanno condizionato il pensiero e che affrontano diversamente le tematiche più profonde, quelle che investono il nostro lato spirituale. Se fino a poco tempo fa
alle domande che avevano a che fare con il trascendentale le risposte venivano solitamente fornite dalla religione cattolica, ora non è più così. Non solo assistiamo ad un pluralismo di confessioni, ma sono presenti anche tante credenze che hanno ben poco da spartire con le religioni tradizionali ed inoltre non va tralasciato il fatto che si stanno sempre più ingrossando le schiere di atei e agnostici.
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Negli ultimi decenni la nostra società è profondamente cambiata. Non solo nella struttura della popolazione che conta milioni di componenti provenienti da altri Paesi, ma anche nel modo di approcciare la vita, di gestire il lavoro o le relazioni personali.
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Un incontro di presentazione di progetti innovativi ed inclusivi per offrire a tutti un luogo di riposo eterno nel rispetto del proprio pensiero.
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Alice Spiga
comporta problemi oggettivi quando si tratta della gestione del fine vita. Accanto alle esequie comunemente celebrate in chiesa non mancano cerimonie laiche o altre forme di saluto al caro estinto. La vera criticità si pone però quando si deve decidere sulla destinazione del corpo qualora non si voglia seguire l’iter consueto dell’inumazione o tumulazione in un cimitero che, a parte rare eccezioni che possiamo trovare nelle grandi città, in Italia è un luogo sacro di matrice cattolica.
UNO-Uniti nell’Oltre per promuovere insieme e con maggiore efficacia i propri programmi. Ora grazie agli sforzi compiuti per farli conoscere ad un pubblico sempre più numeroso, hanno incontrato il favore dell’amministrazione comunale di Ozzano dell’Emilia (Bo) con la quale si è aperto un dialogo finalizzato alla realizzazione dei due progetti.
così il confronto con associazioni e comunità di diverse fedi per poter comprendere le differenti ritualità che accompagnano l’evento luttuoso e trovare una modalità che potesse garantire il rispetto delle tradizioni e della sensibilità di ognuno.
Per questo stanno fiorendo diverse proposte. Se n’è parlato in un convegno tenutosi a Milano lo scorso 11 dicembre dal titolo “Laici anche nell’oltre” organizzato dal Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e/o dei Culti e ArciAtea rete per la laicità APS. È stata l’occasione per presentare due studi innovativi in fase di realizzazione volti a colmare questa lacuna: il Cimiterino interreligioso-laico e DiventareAlberi. Ha partecipato all’incontro anche SO.CREM Bologna che da sempre sostiene entrambe le iniziative. Si tratta di due proposte autonome, nate in momenti diversi ma con finalità simili tanto che i responsabili hanno co-fondato il gruppo
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Domenico Perilli
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Valentina Ciardelli Lesca
Il Cimiterino interreligioso-laico È Valentina Ciardelli Lesca a raccontarci di come è nata l’idea del piccolo cimitero aperto a credenti e non. Tutto è cominciato con la tragica scomparsa di Jacopo, il figlio diciannovenne, avvenuta nel gennaio del 2020. Jacopo era un ragazzo che amava profondamente la natura con cui si sentiva intimamente interconnesso e per questo i genitori hanno sentito la necessità di trovare un posto speciale dove custodire le sue ceneri. Un luogo fisico ma allo stesso tempo simbolico, espressione di una autentica idea di pace, di fratellanza e di amore per il Creato. Da questo presupposto è emerso il pensiero di un cimitero diverso, immerso nella natura e aperto a tutti, indipendentemente dalla confessione religiosa, perché facciamo tutti parte della stessa famiglia umana. È iniziato
Per quanto riguarda la fase attuativa, Valentina riferisce che, tenendo conto delle disponibilità del territorio e dopo alcune valutazioni di fattibilità, è stato individuato un piccolo camposanto abbandonato nella frazione di Borgo San Pietro nel comune di Ozzano dell’Emilia, un sito raccolto e di grande impatto paesaggistico. Per coinvolgere maggiormente la collettività, Valentina e il marito Enrico hanno organizzato alcune camminate che hanno chiamato “Passeggiate interreligiose di pace”, studiate in collaborazione con il CAI, che partono da un altro piccolo cimitero, quello di Casola Canina, per arrivare a Borgo San Pietro. Un percorso nella natura che vuole simbolicamente richiamare la Via Crucis, inframmezzato da momenti di preghiera e di meditazione. Un’esperienza intensa di condivisione, di dialogo e di arricchimento interiore. La realizzazione del progetto ha visto il coinvolgimento degli studenti della facoltà di Architettura
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realizzare quello che sarà un bosco commemorativo. Una forma di sepoltura diversa, sostenibile e partecipativa, una risposta alla crescente domanda di un maggiore contatto con la natura e di divenirne parte. È stata pertanto presentata una petizione al Comune in causa con più di 1000 firme e l’iter sta procedendo nel modo sperato.
Il Cimiterino allo stato attuale
Nel progetto sono previste aree per l’inumazione per i defunti di fede ebraica e musulmana (queste ultime orientate verso La Mecca). Ci saranno poi spazi per la dispersione delle ceneri, oltre ad un cinerario per la custodia delle urne e ad una saletta per il commiato. È stato scelto di non intervenire sulla parte del muro di cinta interessata da un crollo, per rafforzare l’idea di apertura e di assenza di barriere, sia spirituali che fisiche. Un luogo della memoria in cui coesistono tutte le fedi e le identità e che presto diventerà il primo cimitero interreligioso e
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dell’Università di Bologna, guidati dal prof. Andrea Ugolini, docente di Conservazione e restauro, e dal paesaggista Filippo Piva. I ragazzi hanno aderito con entusiasmo alle camminate per studiare in dettaglio le varietà vegetali della zona ed entrare in sintonia con gli altri partecipanti. Sono seguiti incontri con i membri delle varie comunità religiose, con esperti di restauro e con studiosi di tanatologia al fine di acquisire una maggiore consapevolezza sull’argomento.
laico d’Italia, un esempio da cui altre comunità possono trarre ispirazione.
DiventareAlberi Ha una storia più lunga il progetto DiventareAlberi che Domenico Perilli persegue dal 2015, ispirandosi alle sepolture nei boschi, una formula che nel Nord Europa gode di una certa popolarità. L’idea è quella di istituire un parco pubblico dove porre a dimora piante che inglobano le ceneri di cremazione di un proprio caro come pure di un animale da compagnia così da divenire parte integrante del ciclo della vita, consolidando il legame indissolubile fra l’uomo e la natura. Una visione green che determinerà anche evidenti benefici ambientali a vantaggio delle generazioni future. Se per diverso tempo questa iniziativa ha incontrato molti ostacoli di tipo logistico, l’incontro con Valentina Ciardelli Lesca ha offerto una reale possibilità di attuazione, come spiega lo stesso Perilli nel suo intervento. Accanto al Cimiterino è stata infatti individuata un’area adatta a
Il progetto DiventareAlberi si sviluppa su tre assi paralleli: realizzare una forestazione sociale, conservare la memoria e adoperarsi per una crescita personale. Un luogo accessibile, inclusivo e di interazione dove la cura delle piante non sarà in capo solo al singolo individuo che monitorerà il suo albero, ma verrà condivisa in uno spirito di collaborazione. Una condivisione che si estende anche al ricordo del proprio caro grazie alla realizzazione di diari digitali personali, ossia di archivi di ricordi, storie, foto, musiche… che si attiveranno tramite un QR code in prossimità degli alberi, tenendo naturalmente in debito conto eventuali esigenze di privacy. DiventareAlberi vuole essere una metafora di una “vita fiorita”, una vita densa di significato e lo fa ponendosi in ascolto di chi ha bisogno, offrendo sostegno psicologico e organizzando eventi culturali per approfondire le tematiche della morte, del dolore della perdita e della sostenibilità. Come il bosco è un’entità viva che si trasforma con le stagioni e che di anno in anno cresce diventando sempre più folto e vigoroso, così dovrebbe essere la nostra vita e trasformare il lutto in un’intima esperienza di arricchimento interiore. Non va poi dimenticato il valore emblematico dell’albero, al centro di numerosi miti, leggende e tradizioni religiose in cui diviene allegoria di fecondità e di energia vitale. Le
La legge 130 del 2001 in materia di cremazione ha segnato uno spartiacque in quanto la volontà del defunto ha assunto un ruolo di centralità e deve essere rispettata. Ora, se manca una rete familiare al corrente dei suoi desideri o un testamento depositato da un notaio (con tempi burocratici non propriamente rapidi), l’iscrizione ad una associazione che si occupi del dopo diventa più che mai importante. Nel giro di pochi decenni la nostra società è passata da un modello di famiglia numerosa ed estesa dove anche più generazioni abitavano sotto lo stesso tetto, a situazioni di
Le Società di Cremazione, nate a fine ‘800, si sono costituite per accogliere e soddisfare la domanda di una fine diversa del proprio corpo in un’epoca in cui l’adesione alla fede cattolica era pressoché universale e la cremazione una pratica negata dalla religione. È dunque nel loro DNA offrire alternative che riguardano il fine vita e diventa spontaneo sostenere iniziative come quelle appena presentate. L’intervento di Alice Spiga di So.Crem Bologna sottolinea innanProgetto di ristrutturazione del Cimiterino
Chi si affida alla cremazione ha anche l’opportunità di decidere sul destino delle ceneri, che contempla la possibilità di indicare un erede per un affidamento domestico oppure optare per una custodia in cimitero o, ancora, scegliere di spargerle in luoghi specifici, che possono includere anche quei cimiteri che si sono dotati di apposite aree. È una tendenza che si sta sempre più diffondendo per due motivazioni principali: il bisogno di ricongiungersi con un luogo particolarmente significativo per il defunto e la constatazione che non ci sarà negli anni a venire chi possa prendersi cura dei suoi resti. Consapevole dei mutamenti sociali e della massiccia presenza di persone che non si riconoscono in nessuna religione, SO.CREM Bologna ha recentemente condotto una ricerca su un campionario di cittadini per testare il grado di conoscenza su questi argomenti. Ebbene il risultato è che, nonostante la crescente domanda, praticamente nessuno è al corrente che si possono organizzare funerali laici né tantomeno che esiste la figura professione del celebrante laico e, in caso di necessità, non hanno idea a chi potersi rivolgere.
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Il punto di SO.CREM
persone, per lo più anziane, che vivono sole e spesso in solitudine, senza parenti e con poche o nulle relazioni sociali. Sono loro che, desiderando essere cremate e consce che nessuno si occuperà della loro morte, si rivolgono sempre più frequentemente alle SO.CREM, nella certezza che le loro indicazioni verranno seguite.
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zitutto la necessità di una stretta collaborazione tra le diverse realtà che si muovono in questa direzione per alimentare il dialogo e mantenere costantemente informata l’opinione pubblica dei propri diritti che riguardano la morte, il morire e il post mortem. Solo se siamo consapevoli che l’esistenza ha un termine possiamo vivere il presente più intensamente e preoccuparci in anticipo e in prima persona della gestione del nostro decesso e della destinazione del nostro corpo.
In questa scarsità di alternative e di informazioni, progetti come Il Cimiterino interreligioso-laico e DiventareAlberi, congiuntamente a qualsiasi altra iniziativa che abbia a cuore la libertà di scelta delle persone in tema di fine vita, sono da seguire e da diffondere con il massimo impegno.
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piante hanno anche un conclamato effetto terapeutico: è noto che una passeggiata in un bosco riduce significativamente lo stress, migliora le percezioni sensoriali e influisce positivamente nel decorso di alcune malattie attenuandone i sintomi o favorendo il percorso di guarigione. In natura l’albero è l’essere vivente più longevo e nel suo incessante mutare e rigenerarsi fa sì che anche i concetti di nascita e morte possono venire ridefiniti o addirittura superati.
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L'operatore funebre custode della memoria di Elisa Mencacci
Il ruolo fondamentale di testimone consapevole nel processo di elaborazione della perdita.
Quando un corpo arriva all'agenzia funebre, arriva sempre accompagnato da una storia. Non è mai soltanto materia organica da gestire secondo protocolli e procedure, ma il depositario di una vita intera – con i suoi amori, i suoi errori, le sue vittorie silenziose, i momenti che hanno tracciato il volto di chi lo ha conosciuto. Eppure, nella routine del lavoro funebre, è facile che questa dimen-
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Introduzione: oltre il corpo, la storia
sione narrativa si dissolva nel background burocratico. La carta d'identità sostituisce il ritratto, l'anagrafe prevale sulla biografia. Ma qui risiede una delle responsabilità più profonde – e spesso invisibili – dell'operatore funebre: essere il testimone consapevole di quella storia, il custode della memoria che trasforma un corpo esanime in un ricordo vivo. Non si tratta di un ruolo secondario. È un atto di resistenza umana contro l'oblio. È la differenza tra un funerale efficiente e un funerale che significa qualcosa.
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Il peso del testimoniare: perché la memoria importa La neuropsicologia del lutto ci insegna che il processo di elaborazione della perdita passa necessariamente attraverso la narrazione. Quando i sopravvissuti raccontano la storia di chi se n'è andato, attivano circuiti cerebrali di significato e coerenza. Il ricordo non è un lusso emotivo: è un bisogno fisiologico di reintegrazione psichica. Secondo l'antropologo Van Gennep, i riti di passaggio hanno la funzione di sancire il transito di una persona da uno stato all'altro – dalla vita alla morte – ma anche di fissare nella memoria collettiva chi era quella persona. Il rito dice alla comunità: "Questo uomo, questa donna, è stato. Il suo essere ha contato. Noi lo ricordiamo."
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L'operatore funebre, in questa prospettiva, non è un tecnico della gestione del decesso. È un archivista della memoria umana, colui che raccoglie i frammenti della vita e li ordina in modo tale che non si disper-
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dano nel vuoto della perdita. Questo comporta una responsabilità sottile ma determinante: ascoltare con intenzionalità, osservare con rispetto, e trasformare i dettagli della vita di una persona in elementi che strutturano il significato del suo passaggio.
L'arte dell'ascolto generativo Quando una famiglia arriva in agenzia ancora stordita dalla morte di un caro, l'operatore si trova di fronte a una scelta decisiva: limitarsi a raccogliere informazioni essenziali per il necrologio, oppure creare uno spazio in cui la storia possa emergere nella sua pienezza? Un ascolto meramente informativo estrae i dati: nome, cognome, età, professione, data del funerale. Un ascolto generativo, invece, crea un contenitore dove i familiari possono raccontare. E nel raccontare, ricostruiscono la coerenza della vita che se n'è andata. Consideriamo il caso di Maria, che arriva con il necrologio già scritto: "Giuseppe Rossi, 76 anni, ragioniere
per quarant'anni. Lo piangono tre figli e cinque nipoti." È corretto, ma non è la storia di Giuseppe. Un operatore che sa testimoniare chiede: "Mi dica, come era suo marito?" E ascolta. Ascolta come Giuseppe preparava il caffè ogni mattina alle sei, come aveva insegnato ai nipoti a fare la pasta a mano, come negli ultimi anni aveva trovato quiete in un orto condiviso. Questi dettagli non compaiono nel necrologio ufficiale. Eppure trasformano Giuseppe da nome su un foglio in una persona viva, che ha toccato altre vite e lasciato tracce. Un operatore che testimonia raccoglie questi elementi non solo per il necrologio, ma per capire chi sta realmente accompagnando verso la morte. Questa pratica cambia l'intera qualità del servizio funebre: non è più procedura, ma accompagnamento consapevole.
La memoria come atto di cura C'è una dimensione terapeutica, nel testimoniare, che spesso passa inosservata. Quando i familiari sentono che l'operatore ha veramente compreso chi era il loro caro – quando vedono che i dettagli della sua vita vengono rispettati, riconosciuti, integrati nella cerimonia – accade qualcosa di profondo: la morte perde un po' della sua asprezza. Il ricordo vivido è un antidoto all'assenza. Non elimina il dolore, ma lo trasforma da vuoto incolmabile in uno spazio che continua a contenere la presenza del defunto. Immaginiamo una camera ardente dove l'operatore ha ascoltato che Francesca, insegnante di matematica, amava i gialli di Agatha Christie e coltivava orchidee nel balcone. Quella sera, quando i familiari entrano, trovano una pianta di orchidea appoggiata discretamente accanto
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alla bara e una citazione di Agatha Christie nelle note del servizio. Non è spettacolo, non è sentimentalismo artificioso. È testimonianza: "Abbiamo ascoltato chi eri, e questo rimane". I familiari, vedendo questi dettagli, sperimentano quello che la psicologia del lutto chiama "continuing bonds" – il legame (trasformato) che continua con il defunto. Non negano la morte, ma la relativizzano in uno spazio dove il ricordo rimane significativo e presente.
Gli strumenti del testimone consapevole Per trasformare l'operatore funebre in autentico custode della memoria, è necessario sviluppare consapevolezze e prassi concrete. L'intervista narrativa - Conversazione aperta in cui l'operatore invita i familiari a raccontare. Domande come "Qual era una giornata tipo del vostro caro?" oppure "Quale momento vi ha toccato più profondamente?" generano storie che i moduli standardizzati non catturano.
La documentazione sensibile L'operatore può suggerire ai familiari di raccogliere i ricordi più significativi in forma narrativa, creando uno spazio dove la storia del defunto continua a vivere nella memoria della famiglia.
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L'osservazione attenta dell'ambiente - A casa del defunto, osservare con intenzionalità: quali libri leggeva, quale musica ascoltava, quali fotografie decoravano le pareti. Questi dettagli sono sigilli della personalità e materiale per una memoria autentica.
La calibrazione rituale - Durante il funerale, creare spazi affinché la storia emerga: attraverso l'ordine della processione, la scelta della musica, il momento degli elogi funebri dove i familiari verbalizzano chi era il loro caro.
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Il testimone come architetto dell'eredità C'è un aspetto ancora più radicale nel ruolo del testimone consapevole: l'operatore funebre diventa architetto dell'eredità immateriale. Non si tratta solo di ricordare, ma di trasmettere – di fare in modo che la storia di una vita diventi insegnamento e radicamento identitario per chi rimane. Questo è particolarmente importante con le famiglie multiculturali, dove la memoria rischia di frammentarsi tra lingue e universi simbolici distanti. L'operatore diventa mediatore culturale: raccoglie la storia nella sua pienezza e la organizza affinché possa essere trasmessa alle generazioni future, preservando la coerenza di chi era il defunto pur rispettando i differenti universi culturali della famiglia. Il testimoniare attento trasforma il funerale da evento di chiusura a evento di apertura: non chiude la storia di una vita, ma la cristallizza in forma narrativa tale che possa continuare a irradiare significato. Il defunto non torna in vita, ma la sua morte non è l'ultimo capitolo – è il passaggio verso una memoria che vive nel tessuto della comunità e della famiglia.
Conclusioni: il sigillo dell'umano Un operatore funebre consapevole potrebbe suggerire ai familiari di raccogliere – durante i giorni precedenti il funerale – piccoli dettagli significativi: una frase che il defunto ripeteva spesso, una canzone che amava, un gesto ricorrente. Questi dettagli, ascoltati e riportati con rispetto durante la cerimonia, trasformano l'assenza in una presenza diversa: quella di una persona la cui vita continua a irradiare significato nel ricordo di chi rimane. È il dono più profondo che un operatore funebre può offrire: preservare la vita che l'ha preceduta, custodendo la memoria di una persona affinché rimanga viva nella consapevolezza collettiva. In un'epoca dove la morte è stata marginalizzata dai rituali pubblici, l'operatore funebre che testimonia consapevolmente diventa guardiano di un tesoro che la società contemporanea rischia di dimenticare: che ogni vita ha valore e che il nostro compito non è semplicemente gestire i resti materiali, ma onorare e preservare l'impronta che ogni persona ha lasciato sulla terra. È in questa pratica consapevole della testimonianza che il lavoro funebre ritrova la sua dimensione più profondamente umana: quella di accompagnare verso l'immortalità della memoria.
Bibliografia di riferimento: • Bowlby, J. (1980). Loss: Sadness and Depression. New York: Basic Books • Klass, D., Silverman, P. R., & Nickman, S. L. (1996). Continuing Bonds: New Understandings of Grief. New York: Taylor & Francis • Mencacci, E. (2015). Dalla malattia al lutto. Bologna: Zanichelli • Neimeyer, R. A. (2001). Meaning Reconstruction and the Experience of Loss. Washington, DC: American Psychological Association • Van Gennep, A. (1909). I Riti di Passaggio. Torino: Bollati Boringhieri • Worden, J. W. (2009). Grief Counseling and Grief Therapy. New York: Springer Publishing
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Gli animali comprendono la morte? d i Ta n j a P i n z a u t i
Perdita, lutto e mancanza: cosa sappiamo su questa presa di coscienza nel mondo animale.
Negli ultimi anni questa tendenza si è andata accentuando, arrivando, in alcuni casi, anche ad estremi questionabili di umanizzazione del pet in questione. Dalla moda dei cagnolini “in borsetta” fino a una serie di linee di abbigliamento e di accessori dedicate proprio agli amici a quattro zampe, le tendenze di marketing mettono l’accento sull’importanza degli animali nella nostra quotidianità. Ma, senza voler andare nell’eccesso
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Gli animali sono sempre stati parte integrante della vita dell’essere umano. Che fossero compagni nel lavoro, nel gioco o nelle lunghe giornate di solitudine, gli amici a quattro zampe sono da sempre figure importanti nelle nostre esistenze.
dell’umanizzazione forzata, ci si è mai chiesti quali sono le sensazioni reali che i nostri amici animali provano? A questo riguardo ci sono numerose ricerche che indagano proprio le emozioni degli animali e la loro capacità di comprensione di ciò che avviene intorno a loro, sia in relazione al loro padrone che alla natura. È proprio in questa ottica di ricerca e conoscenza che si inserisce una serie di studi sui primati e sugli animali in generale, per scoprire qualcosa sulla loro comprensione della morte.
I risultati di studi e ricerche Le ricerche sui primati, ad esempio, confermano un’attività neurologica
simile a quella umana, sostenendo quindi l’ipotesi che, dato che molte specie condividono con noi alcune strutture emozionali come ad esempio quelle dell’amore e dell’affetto, questo si possa tradurre in altre similitudini cognitive. Alcuni studiosi sostengono infatti che i nostri compagni pelosi possano arrivare a provare sensazioni come amore, gelosia e ironia. Quindi anche gli animali comprendono la morte? In alcuni casi sembrerebbe di sì. Mentre in alcune specie la morte di un individuo tende ad allontanare il resto del branco, forse per paura, in altre l’attaccamento e il lutto legati alla perdita di un membro del gruppo appaiono incredibilmente simili a quelli umani.
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Gli elefanti sono un esempio molto interessante; sono animali molto intelligenti, che vivono in branco e seguono determinate gerarchie. Quando un individuo del gruppo muore, tutto il branco partecipa alla perdita: i membri in vita circondano i resti inerti del loro compagno, li accarezzano con le proboscidi, li vegliano e li “seppelliscono” in cimiteri che per anni hanno stupito gli studiosi. Non solo, il branco torna spesso a visitare quei resti. Questi sono ritenuti comportamenti quasi “umani” che stupiscono ma che risultano meno strabilianti se si prova a studiare l’animale nella sua interezza. Ad esempio, è stato scoperto che gli elefanti amano ascoltare e muoversi a tempo con la musica e che sono in grado di riconoscersi allo specchio, informazione che indica in maniera esaustiva il grado di coscienza di questi animali.
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Pensiero e istinto Ma dove finisce l’istinto e inizia il pensiero? Un quesito molto difficile a cui rispondere, questo. Se si pensa che anche i gesti e i pensieri che caratterizzano la vita dell’essere umano, persino quelli più raffinati, partono comunque da una base atavica istintiva, ecco che definire il confine tra pensiero e istinto in un animale diventa molto complicato. Alcuni basano le proprie convinzioni sulla somiglianza di DNA: i geni che condividiamo con i primati, ad esempio, sono il 99% del nostro patrimonio. Ma una mera comparazione di geni
sembra a mio avviso troppo fragile come base per una teoria stabile. Quello che invece porta realmente a riflettere sulla coscienza o meno della morte da parte degli animali, è il loro comportamento reale, osservabile anche negli amici a 4 zampe presenti nelle nostre case. Esiste un campo di ricerca preciso che si occupa di questa tematica, la Comparative Thanatology che studia proprio la reazione degli animali davanti alla morte. Una cosa è comunque certa: gli animali riconoscono la morte, proprio come la riconosciamo noi. Forse, la percepiscono anche prima, avendo mantenuto una parte istintiva molto più sviluppata della nostra ormai assopita a causa di secoli di civilizzazione. Se la comprendano in quanto perdita e mancanza, non è ancora chiaro. Mentre si aspettano risposte meno vaghe dalla scienza, c’è sicuramente chi ha già una sua teoria a riguardo, spesso avvalorata dall’esperienza personale di fianco a un amico a quattro zampe che in più di un’occasione ha dato prova di avere sensazioni simili a quelle dell’essere umano.
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Il lutto è stato osservato più volte anche nei gorilla, quando le madri sono state viste portare in braccio i figli morti prendendosi cura dei loro resti come a non volersene staccare. In questo caso lo stupore è forse mi-
nore, data l’appartenenza di scimmie e esseri umani all’ordine dei primati, ma lutto e cura sono stati osservati anche in mammiferi marini come delfini e balene. Si tratta di animali con cervelli molto ben sviluppati nella parte della neocorteccia, quella che nel cervello umano è adibita proprio alla elaborazione della cognizione e della coscienza. Questo significa che anche i delfini potrebbero avere un pensiero cosciente ben più sviluppato di quello che crediamo.
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psicologia
Il cinema e il rapporto con la morte di Linda Savelli
Fin dagli esordi il cinema si è occu-
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pato di tutti i temi che hanno maggior importanza per l’essere umano: l’amore in tutte le sue manifestazioni (gioioso, ossessivo, drammatico); l’amicizia nei suoi aspetti positivi e negativi (lealtà e tradimento); la guerra con i suoi orrori e i suoi eroismi e… la morte. Nel cinema la morte funge spesso da evento perturbante che innesca l’intera vicenda che verrà poi narrata sullo schermo: per esempio, l’inizio del film può aprirsi con un omicidio che porta
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L’arte cinematografica, che è linguaggio di immagini in movimento corredate da suoni, fin dalla sua nascita, ha avuto una significativa salienza narrativa, ma, soprattutto, essa è da sempre un’arte in grado di evocare, con grande vividezza e impatto emotivo, sensazioni, ricordi ed emozioni nello spettatore che, anche suo malgrado, viene catturato e trascinato dalla storia che si svolge sul grande schermo.
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Come viene affrontato il tema e come l’arte cinematografica può diventare un mezzo per l’elaborazione del lutto.
sconcerto in una famiglia o in una piccola comunità; oppure il film può cominciare con un decesso naturale o per malattia, facendo presagire che la storia sarà focalizzata sull’elaborazione della perdita da parte di uno o più personaggi. Anche i film cosiddetti “catastrofici” spesso non sfuggono a questo meccanismo: qualcosa di terribile che si abbatte sul nostro pianeta spazza via (misteriosamente) innumerevoli vite.
Il cinema è un’arte multiforme che ha l’immenso potere di “sommuovere” l’individuo e allora anche il tema della morte può essere rappresentato sotto diversi aspetti e punti di vista. Il cinema d’autore spesso, per esempio, ci induce a riflettere sul senso della vita proprio attraverso l’assenza, la scomparsa di un personaggio e lo fa utilizzando magari un tono simbolico o metafisico che suggerisce riflessioni sul valore del tempo, sulla paura di ciò che non conosciamo, sul nostro rapporto con la spiritualità o con il destino (siamo davvero liberi? Le nostre azioni sono determinate in gran parte dalle nostre caratteristiche personologiche oppure dall’ambiente in cui viviamo?), sulla morte come momento essenziale del ciclo di vita. Eppure, la morte può anche essere spettacolarizzata e il cinema, proprio in quanto espressione visiva in movimento di significativa potenza emotiva, ci riesce benissimo: pensiamo ai film d’azione, in cui la morte assume un aspetto quasi coreografico, potremmo dire. Ma il tema della morte può anche essere affrontato in modo catartico, per favorire nello spettatore la presa di consapevolezza che l’atto del morire è un tabù da abbattere, che il morire rappresenta l’ultima espe-
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I diversi modi di rappresentare la morte
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rienza terrena dell’individuo: quella che conclude la sua autobiografia, il suo “romanzo di vita” e dà senso a tutto ciò che ha compiuto fino a quel momento. Il cinema può parlarci della morte e della perdita sia in modo realistico (documentari, film basati su biografie), sia in modo simbolico o metaforico: il sapiente utilizzo della luce, della colonna sonora, delle inquadrature, del silenzio tra i personaggi, degli eventuali flashback e del montaggio permettono al regista di parlare di qualcosa di difficilmente traducibile in parole ma che “arriva” allo spettatore in maniera immediata, perturbando il suo mondo emotivo e innescando la riflessione. Ogni genere cinematografico declina la morte e il morire secondo i propri canoni: l’horror lo fa attraverso la paura, mettendoci davanti a terrori atavici che ci portiamo dietro dall’infanzia (la paura del buio, dello sconosciuto, del diverso, della follia); il giallo declina la morte come un
rebus da sciogliere e ne attenua la portata emotiva spostando il focus sulla ricerca (tutta razionale) degli indizi che poi porteranno a smascherare il colpevole; il thriller spesso indaga nella mente dell’assassino e dei sospettati, mettendo a nudo, durante lo svolgimento della vicenda, gli aspetti più oscuri e celati di ognuno dei personaggi, inclusa la vittima; i film di fantascienza cercano di rispondere alle domande sull’immortalità e sull’eternità, mentre con i film fantasy si possono esplorare con la fantasia mondi e universi paralleli in cui le leggi della vita e della morte spesso sono sovvertite; infine, i film drammatici possono accompagnarci lungo l’elaborazione di un lutto o di una perdita, attraverso i vissuti dei protagonisti e le loro storie.
Il film come terapia? A questo punto possiamo chiederci se la visione di alcuni film può essere “terapeutica” a livello esistenziale per facilitare l’elaborazione
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di una perdita significativa, nello stesso modo in cui lo è la narrativa utilizzata in modo libroterapico. I film, proprio per la loro forte valenza emotiva, si prestano molto bene a favorire la rielaborazione simbolica degli eventi critici, quindi anche dei decessi di persone care, permettendo un’identificazione veloce e saliente con i personaggi che affrontano qualcosa di simile sul grande schermo, ma sempre in maniera protetta (“come se”). La distanza sicura, che viene a crearsi tra lo spettatore e i personaggi, permette di non rimanere travolti dal caos emozionale e di iniziare, invece, una graduale accettazione non soltanto dell’evento in sé ma anche di ciò che accade dentro di noi (shock, incredulità, rabbia, dolore, nostalgia…).
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La catarsi emotiva che può avvenire tramite la visione di un film ha il vantaggio, su quella che avviene tramite la lettura di un romanzo, di essere in qualche modo “guidata” non soltanto dalle immagini che scorrono, dalla recitazione degli attori e dal sapiente montaggio delle varie scene, ma anche dalla musica della colonna sonora che accompagna e punteggia tutta la vicenda narrata, suscitando a sua volta emozioni. La catarsi narrativa, d’altro canto, necessita di un’immaginazione attiva da parte del lettore, di un’attenzione costante e di un’inclinazione alla riflessione personale. Inoltre, la lettura ha un impatto emotivo meno immediato e favorisce una riflessione più prolungata nel tempo. Non esistono modalità giuste o sbagliate per “curarsi” attraverso le varie forme d’arte, ma soltanto quella che ci è più affine e a cui possiamo chiedere conforto nei momenti di maggior stress emotivo. Immergersi in un film, in un libro o nella contemplazione di un quadro, così come nell’ascolto di una canzone, può aiutarci a superare momenti difficili, in cui fatichiamo a trovare un senso a ciò che ci accade e può favorire una nostra nuova apertura al mondo. Bibliografia di riferimento: Fatemi, S. M. (2018).Film therapy: Practical applications in a psychotherapeutic context. Routledge.
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Naomi Watts e Bing al New York Film Festival
L’amico fedele di Raffaella Segantin
Dal titolo si intuisce subito che il film ha per protagonista un cane. Ma chiariamo subito che questa non è
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una storia per bambini. Non si tratta infatti del solito cliché, dove un cane grande e grosso, come in questo caso, entra in una famiglia combinando un sacco di guai, dando vita a situazioni spassose e suscitando tanta tenerezza e buoni sentimenti. No, qui la narrazione è completamente diversa. È la storia di un dolore condiviso, di una amicizia del tutto speciale che lega due esseri viventi così diversi, ma in fondo così simili nella sofferenza.
Foto di Bryan Berry
Uscito nelle sale cinematografiche italiane la scorsa estate, L’amico fedele (titolo originale The friend) è un film americano del 2024 diretto da Scott McGehee e David Siegel, tratto dal romanzo della scrittrice Sigrid Nunez, annoverato dal New York Times uno dei migliori 100 libri di questo primo quarto di secolo.
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Un’elaborazione del lutto parallela che coinvolge un essere umano e un animale, un legame profondo che aiuterà a curare le reciproche ferite.
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CINEMA
la meglio e accetta.
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Il racconto inizia con l’ingombrante arrivo nella vita della protagonista Iris (Naomi Watts), una scrittrice newyorkese single che da tempo vive un blocco creativo, di Apollo, un enorme alano ereditato dall’amico e mentore Walter (Bill Murray), morto suicida.
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Conosciamo Walter e la natura della relazione con Iris attraverso alcuni flash back. Lui è la classica figura del seduttore narcisista già avanti con gli anni, ma sempre fortemente carismatico. Scrittore di prestigio ed insegnante in una rinomata università, nella sua vita, assieme ai tanti riconoscimenti letterari, ha collezionato anche un gran numero di avventure amorose e ben tre mogli. Anche Iris molto tempo prima era stata vittima del suo charme, ma diversamente al trattamento riservato di prassi alle varie partner prontamente scaricate, l’affascinante professore, che ha probabilmente riconosciuto in lei doti non comuni di intelligenza e di talento, anziché allontanarla rafforza il rapporto che si evolve trasformandosi in una profonda amicizia, diventando entrambi un punto di riferimento l’uno per l’altra. L’improvvisa e tragica scomparsa OLTRE MAGAZINE
dell’amico getta Iris in uno stato di grande prostrazione. Quando la vedova di Walter si presenta a casa sua per affidarle il grosso animale, come da esplicito volere del marito, Iris vorrebbe declinare: non ha tempo da dedicargli, è in ritardo con il lavoro che deve consegnare, non ha nessuna esperienza in proposito e, oltretutto, abita in un minuscolo appartamento dove per regolamento condominiale non si possono tenere cani. Vorrebbe dunque dire di no, ma la fiducia che Walter ha riposto in lei lasciandole l’amata creatura, lo sguardo triste del cane e la consapevolezza che sarebbe altrimenti finito in un canile, hanno
La coabitazione si rivela subito complicata. Apollo è di difficile gestione: la sua considerevole stazza mal si concilia con gli spazi limitati dell’appartamento creando inevitabili problemi pratici, come quello di impossessarsi dell’unico letto della casa. Ma ciò che più preoccupa la protagonista è il suo stato di profonda apatia. Iris capisce che, al pari di lei, Apollo sta soffrendo per la perdita di una persona fondamentale nella sua vita. Entrambi stanno vivendo un lutto, il medesimo lutto, e in questo dolore che li accomuna si ritrovano e si comprendono, venendosi ad instaurare un legame empatico che si rafforza giorno dopo giorno. Se da principio Iris contava di liberarsi del cane quanto prima, presto capisce che non può più fare a
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meno di questo triste compagno. Per superare l’ostacolo del divieto condominiale non esita a rivolgersi ad uno psicoterapeuta che le fornisce un attestato che certifica la necessità della vicinanza del proprio cane per superare un conclamato stato depressivo. Una mezza bugia (o meglio una mezza verità perché i benefeci della convivenza con Apollo sul suo equilibrio mentale sono effettivi) che permette una deroga alle rigide norme del palazzo.
Un film delicato, toccante e poetico, dai ritmi lenti che tuttavia non diventa mai noioso. Una storia intima che esplora con il giusto tatto il tema della perdita e della sofferenza di chi la subisce, persona o animale che sia. Merito di questa pellicola (e in primis del libro da cui è stata tratta) è anche quello di accendere un riflettore sui legami d’affetto che provano gli animali nei nostri confronti e su come anch’essi soffrano per un evento luttuoso.
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La presenza dell’imponente quadrupede comporta per la protagonista l’assunzione di nuove responsabilità e uno stravolgimento della routine quotidiana proprio nel momento in cui la sua creatività è in una fase di totale stallo. È forse la scossa di cui aveva bisogno per aprirsi a nuove prospettive. Immancabilmente si trova a riflettere sul passato, a rimestare tra i ricordi per cercare di capire i motivi che hanno spinto Walter ad uccidersi. Inizia così, anche su consiglio del suo psicanalista, a scrivere un libro su di lui e quel romanzo che l’editore le sollecitava da tempo e che non riusciva ad elaborare, finalmente vede la luce. Un percorso verso la guarigione che coinvolgerà inevitabilmente anche colui che è diventato l’amico fedele che ora ha un nuovo essere umano da amare.
Chi è l’attore a quattrozampe? È doveroso ora svelare qualche curiosità su Apollo. L’alano arlecchino protagonista del film, nella vita reale si chiama Bing un gigante di circa 80 chili. Quando il famoso dog trainer Bill Berloni fu contattato dai registi, aveva immediatamente espresso forti dubbi sul fatto di riuscire a far recitare un cane di quella specifica razza, perché a suo giudizio, gli alani sono pigri e poco reattivi, come a dire che sono goffi e che non s’impegnano a sufficienza. Ma dopo assidue ricerche in giro per gli allevamenti degli Stati Uniti, l’incontro con Bing ha convinto pienamente l’addestratore. Le riprese, iniziate attorno al 2020, hanno dovuto essere sospese per il Covid, e sono ricominciate dopo quattro anni, che per un cane è davvero tanto tempo. Per tutta la durata delle registrazioni Bing si è trasferito con la sua proprietaria Beverly Klingensmith a New York per tornare, a lavoro concluso, nello Iowa, dove vive con la famiglia che gestisce un allevamento di alani. Bing, che ora ha dieci anni, ha stupito per la sua intelligenza e la sua bravura. Di sicuro di lui non si può dire che recita da cani!
Titolo originale: The Friend Genere: drammatico Regia: Scott Mcgehee e David Siegel Interpreti principali: Bill Murray, Naomi Watts e il cane Bing Distribuzione: Universal Pictures Durata: 120 minuti Origine: USA, 2024
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Nate e morte nello stesso istante di Raffaella Segantin
Tra i gemelli si instaura un rapporto speciale fin dalla nascita, o forse ancor prima già nel grembo materno, un legame unico e insondabile
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C’è un alone di mistero che circonda i gemelli. Sembra che la natura si sia divertita a confonderci le idee creando due persone perfettamente uguali. Il loro essere indistinguibili sia nel fisico che nella personalità affascina e incuriosisce a tal punto da essere da tempo anche materia di studio da parte della scienza.
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Nemmeno la morte ha separato le gemelle Kessler, icone pop della TV degli anni ’60, che hanno realizzato il loro desiderio di andarsene insieme. e talmente forte da essere a volte telepatico. Spesso faticano ad allontanarsi uno dall’altro e anche quando la vita li porta a intraprendere strade autonome, il bisogno di rimanere in stretto contatto non viene mai meno. È così che hanno vissuto le gemelle più famose delle TV, sempre insieme, fino all’ultimo.
La vita e la carriera Alice ed Ellen Kessler nascono il 20 agosto 1936 nei sobborghi di Lipsia
nella Repubblica Democratica Tedesca. Frequentano le scuole di danza fin da piccole entrando a far parte del corpo di ballo dei bambini dell'Opera di Lipsia. Nel 1952, all'età di 16 anni, fuggono dalla Germania dell’Est stabilendosi a Düsseldorf. È in questa città che inizia la loro carriera di ballerine professioniste. Qualche anno più tardi approdano in Francia dove, fino al 1960, si esibiscono al famoso teatro di rivista Lido di Parigi. In questo periodo compaiono anche su alcuni set cinematografici e
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Dietro alle piume, ai lustrini e a quelle che a prima vista potrebbero sembrare coreografie molto semplici c’era tanto lavoro. Possiamo dire, parafrasando una nota canzone,
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Debuttano nella TV nazionale con il programma Giardino d’inverno con la regia di Antonello Falqui e le coreografie di Don Lurio. Il successo è immediato e diventano in breve le regine del varietà, protagoniste assolute per oltre un decennio delle trasmissioni del sabato sera (da Studio Uno a Canzonissima) che tenevano incollati milioni di spettatori al piccolo schermo. Se è vero che in Italia hanno trovato la loro consacrazione, è altrettanto vero che a loro volta le sorelle Kessler hanno contribuito considerevolmente a segnare l’inizio di una nuova epoca per la televisione che ora riesce ad interpretare lo spirito dei tempi. La guerra è finita da poco, siamo in pieno boom economico. Gli italiani guardano alla vita con fiducia, hanno voglia di leggerezza e di sognare un po’. E che ci poteva essere di più desiderabile di due bellezze nordiche, alte, bionde e dalle gambe mozzafiato? Quelle “gambe da un metro e mezzo” come recitava uno slogan dell’epoca, che per non creare imbarazzo nell’opinione pubblica ancora profondamente bacchettona, in principio vennero mortificate da pesanti calze nere, che anno dopo anno diventavano sempre più velate, facendo cadere quel tabù che reprimeva l’esposizione del corpo. Una rivoluzione possibile perché le Kessler erano dotate di una naturale eleganza che dissipava qualsiasi allusione volgare.
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partecipano all’Eurofestival del 1959 classificandosi all’ottavo posto. Una volta scaduto il contratto con il locale parigino, nel 1961 si trasferiscono in Italia dove la loro carriera subirà una svolta decisiva.
che oltre alle gambe c’era di più. Erano artiste complete e di grande talento. Recitare, cantare e ballare in assoluta sincronia e scioltezza, non è facile. Profondamente tedesche nell’animo, sono state professioniste serie e rigorose che non mollavano finché le cose non erano perfette, sottoponendosi a sessioni estenuanti di prove. In una recente intervista hanno attribuito il loro successo a "disciplina, gratitudine, umiltà e unità”. Una tenacia dimostrata fin dalla più giovane età quando, testimoni di episodi di violenza del padre nei confronti della propria madre, giurarono a vicenda che non sarebbero mai dipese economicamente da nessun uomo. Detto e fatto, hanno guadagnato il loro primo stipendio a soli 14 anni. Femministe “a loro insaputa” sono sempre state donne libere e di ampie vedute. Di indole assolutamente indipendente, non si sono mai sposate ma sono state protagoniste di diverse relazioni sentimentali, alcune molto chiacchierate. Nel 1974 non hanno esitato a posare senza veli per la nota rivista Playboy, che, manco a dirlo, quel mese registrò un’impennata delle vendite. Trasgressioni mai urlate quelle delle Kessler, mitigate dal sorriso e dalla gentilezza, dove l’ironia prevaleva sulla provocazione.
Il ricorso al suicidio assistito La loro è stata fin dalla nascita una vita simbiotica. Da diversi anni le gemelle più famose del secolo scorso abitavano a Grünwald, nei dintorni di Monaco di Baviera, in due appartamenti confinanti e speculari, divisi soltanto da
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una porta scorrevole che rimaneva quasi sempre aperta. Unite da un legame indissolubile non potevano concepire la vita l’una senza l’altra. Lo avevano dichiarato fin da tempi non sospetti. E così, giunte all’età di 89 anni e cominciati i primi problemi di salute importanti per Ellen, hanno messo in atto il loro proposito, quello di morire insieme. Lo hanno fatto nel modo più dolce possibile, ricorrendo al suicidio assistito, che devono aver concepito come l’unica alternativa possibile. Da tempo erano iscritte alla DGHS, una delle tre organizzazioni tedesche che accompagnano le persone che fanno questa scelta, e nei mesi scorsi avevano avuto diversi colloqui con i responsabili. Hanno programmato la loro uscita di scena in ogni dettaglio: dalla definizione dalla data, a lettere e regalini per le persone care con la raccomandazione “da aprire il 18 novembre” (a decesso avvenuto n.d.r.), fino alla disdetta delle utenze domestiche. Il testamento, che destina ogni avere
ad associazioni umanitarie, era stato invece redatto da tempo. Il 17 novembre, il giorno stabilito, un medico e un legale dell'associazione si sono recati presso la loro abitazione per assisterle e per assicurare che la procedura avesse luogo nel pieno rispetto della legge. La morte è avvenuta tramite la somministrazione autonoma di un anestetico ad alto dosaggio che addormenta la persona all’istante e in pochi minuti ne provoca l’arresto cardiaco. Una volta che tutto si è compiuto, i responsabili del DGHS hanno informato le autorità che sono intervenute decretando ufficialmente il decesso.
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Il ricorso al suicidio assistito è una pratica ammessa in Germania in presenza di determinati requisiti. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche in Germania, così come nel nostro Paese, manca una legge che disciplini la materia. Ci si rifà ogni volta ad una sentenza del 2000 della Corte Costituzionale Federale che ha dichiarato illegittimo l’articolo del codice penale che puniva il favoreggiamento commerciale del suicidio.
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Tra le ultime la volontà le due sorelle hanno espresso il desiderio di essere cremate e che le loro ceneri vengano conservate in un’unica urna assieme a quelle della madre Elsa e del loro amato barboncino Yello. Sappiamo che per motivi burocratici sarà difficile che questa volontà venga rispettata: in Baviera è infatti vietata la custodia di ceneri di persone diverse nella stessa urna, e ancor più la presenza di resti animali in un cimitero umano. Ma tutti si augurano che almeno per questa volta la rigida disciplina teutonica possa fare uno strappo alla regola.
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Dopo questa sentenza sono approdati in Parlamento diversi disegni di legge, ma non è mai stato raggiunto un accordo. I requisiti per accedere al suicidio assistito sono più ampi rispetto a quelli ammessi in Italia: è sufficiente accertare che il soggetto interessato sia capace di intendere e volere e che sia tratti di una scelta libera. È prevista pertanto una verifica medica della condizione della persona che deve essere maggiorenne e capace di autodeterminarsi. Non è necessario essere gravemente malati, come da noi, ed è per questo motivo che le Alice ed Ellen Kessler hanno potuto accedervi.
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