MAGAZINE
LUGLIO AGOSTO 2017
P E R I O D I C O D E L L ’ I M P R E N D I T O R I A F U N E R A R I A E C I M I T E R I A L E
I n ca s o di ma nca t o re ca p i to re s ti t ui re a l C. M .P. B o l og na Za n a rdi p er l a rest i t u z i o n e al mi t t en t e c he si i mp egn a a v ersare l a rel at i v a t a ri f f a .
B O LO G NA 5 . 6 . 7 APR IL E 2018
NUMERO 4
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F I E R A
STATISTICHE
FOCUS DONNA
C U LT U R A
Come si muore in Italia
L’arte di interpretare il legno
La religione segreta degli eletti
ESPLORA UN MONDO STRAORDINARIO
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atele un’occhiata più da vicino e nella Revenge, scoprirete un’autofunebre costruita senza compromessi. Immergetevi in ogni curva, ogni cucitura di cuoio, ogni impiallacciatura di legno verniciata e lucidata. È la somma di tutti questi dettagli che rendono ogni Revenge un’esperienza diversa.
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R E A LTÀ S P E C I A L I Z Z ATA N E L C A M P O F U N E R A R I O I N P R O G E T TA Z I O N E E D E S E C U Z I O N E D I O P E R E D ’ A RT E I N D I V I D U A L I , P E R L U O G H I D I C U LT O , S PA Z I P U B B L I C I E P R I VAT I
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SOMMARIO
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FIERE Da Valencia a Kielce
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FIERE Il Salone all'insegna della musica
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statistiche Come si muore in Italia
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FOCUS DONNA L'arte di interpretare il legno
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NEWS AZIENDE Stile che attraversa il tempo
50
cimiteri d'europa I cimiteri di Berlino
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attualità Blue Whale, la sfida estrema
66
LEGALE, FISCALE Il contratto di rete: una opportunità per il settore funebre
72
cultura La religione segreta degli eletti
attualità Effetto "NIMBY"
Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XVII - n° 4 Luglio-Agosto 2017
www.oltremagazine.com
Segreteria di Redazione: Raffaella Segantin r.segantin@oltremagazine.com Redazione: redazione@oltremagazine.com Daniela Argiropulos, Francesca De Munari, Daniele Fogli, Maria Angela Gelati, Stefano Montaguti, Miranda Nera, Carmelo Pezzino, Sara Sacco, Laura Savarino, Raffaella Segantin, Roberto Valli, Gaia Lucrezia Zaffarano
Comitato Scientifico: Luigi Bartolomei, Rossana Becarelli, Giuseppe Bellachioma, Francesco Campione, Alcide Cerato, Mauro Felicori, Giulio Gallera, Maria Angela Gelati, Gianni Gibellini, Pietro Innocenti, A. Renato Miazzolo, Alessandra Natalini, Giorgio Praderio, Michela Sgoluppi, Anna Paola Spagnoletti, Piero Maurizio Zaffarano
Registrazione: Tribunale di Bologna n° 7053 del 23/10/2000
Amministrazione: Daniela Spitaleri Pubblicità: pubblicita@oltremagazine.com
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Spedizione in abbonamento postale. Diffusione in 8.000 copie, inviato a tutti gli operatori italiani del settore.
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Direttore Responsabile: Alberto Leanza redazione@oltremagazine.com
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Direzione, Redazione, Amministrazione, Pubblicità: Via de’ Buttieri 5/a - 40125 Bologna tel. 051 4298311 - fax 051 4298312 redazione@oltremagazine.com
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EDITORIALE
ALBERTO LEANZA, DIRETTORE
È mio desiderio dedicare l’editoriale di questo numero di Oltre Magazine al grande Paolo Villaggio. Chi non conosceva questo artista poliedrico e di straordinario talento che con le sue maschere comiche ha fatto ridere intere generazioni? Sono nato diversi anni dopo l’uscita della saga del Ragionier
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Fantozzi, il suo personaggio più riuscito celebrato in diversi film degli anni ’70 divenuti in breve tempo veri e propri cult, ma i protagonisti e le situazioni in cui agiscono non hanno mai perso smalto, travalicando il tempo, perché, seppure in chiave umoristica, sono la rappresentazione intramontabile di debolezze, tic e alienazioni proprie della nostra società. Con fine intelligenza e genialità Paolo Villaggio ha messo in scena il mondo del lavoro, visto attraverso una lente deformante che fa sì che tutto diventi grottesco, esagerato e particolarmente esilarante. Fantozzi è diventato l’icona dell’eterno perdente, dell’impiegato vessato da un cinico e onnipotente direttore “megagalattico” che, seduto sulla sua esclusiva poltrona in “pelle umana”, non perde occasione di metterlo in difficoltà o di umiliarlo, a cominciare dalla famosa scena in cui lo fa accomodare su un complicatissimo pouf su cui gli riesce impossibile mantenersi in equilibrio. Fantozziano è un aggettivo che è entrato a pieno titolo nel vocabolario della lingua italiana per designare il perenne sconfitto o una situazione determinata da una serie di coincidenze particolarmente sfortunate, al limite della credibilità. I suoi personaggi hanno unito la penisola da Nord a Sud, e come ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini “… è entrato in modo ironico e intelligente nelle nostre vite e sta entrando anche nelle vite delle nuove generazioni. Questo segna la grandezza del personaggio”. Mentre sto scrivendo sta per aver luogo il suo funerale con una cerimonia laica alla Casa del Cinema di Roma. Oggi siamo tutti un po’ più tristi, ma rivedendo i suoi maggiori successi che tutte le reti televisive non mancano in questi giorni di riproporre, ci sfugge ancora un sorriso che ha quasi il sapore di una preghiera collettiva, il modo più bello, più appropriato e genuino per dargli l’ultimo saluto.
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FIERE
Da Valencia a Kielce I L V I A G G I AT O R E
La campagna europea di Tanexpo 2018 ha preso il via con la partecipazione ai primi due eventi della stagione: Funermostra in Spagna e Necroexpo in Polonia che hanno preceduto di poco la NFE (National Funeral Exhibition) di Stoneleigh Park in Gran Bretagna. A livello mondiale l’apertura s’è avuta in Marzo a Miami con Miami Funer ed un franco successo ne ha accolto il battesimo tant’è che già si sta lavorando per la prossima edizione a Marzo 2019.
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La partecipazione di Tanexpo 2018 a Funermostra e Necroexpo, le esposizioni di Spagna e Polonia.
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gli andava bene a condizione che le date del suo evento fossero quelle da lui scelte. Approccio simile a quello di Henry Ford che più di un secolo fa se ne usciva con l’ormai leggendaria citazione che tutti i testi di marketing (a cominciare dalla “Bibbia”, il Kotler) riportano: “ogni cliente potrà scegliere il colore dell’ auto che preferisce a condizione che sia il nero!” Questa frase fu pronunciata dopo essersi reso conto che l’essiccamento era l’operazione più lunga del processo di produzione e che il nero era colore che s’asciugava più rapidamente. Quindi anche il “Model T”, proposto fino al 1914 in diverse tinte, divenne unicamente nero. Segnaleremo, per inciso, che grazie a tale decisione ed alla produzione in serie il tempo di realizzazione di tale veicolo passò dalle 12 ore e 50 minuti del 1913 all’ora e mezzo di diciotto mesi più tardi! Non male in termini di produttività.
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Le cose quest’anno sono state più semplici del solito. La buona volontà degli organizzatori di Funermostra e Necroexpo ha permesso di evitare le sovrapposizioni di date che tanti problemi hanno creato gli anni scorsi a Tanexpo desiderosa, come sempre, di partecipare a tutte le fiere del settore. Tuttavia non è stato possibile essere a Salonicco con i nostri amici greci che dal 26 al 28 Maggio hanno, per la seconda volta, organizzato la nuova esposizione ellenica. È evidente che un miglior coordinamento tra gli organizzatori sarebbe auspicabile e già qualche anno addietro Tanexpo aveva organizzato un incontro con i colleghi. Non ne era uscito nulla anche e soprattutto perché l’ amico David Hyde, l’allora pontifex maximus della NFE, aveva dichiarato, con umore tipicamente british, che tutto
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Un mondo intero al servizio del vostro business
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Gruppo Vezzani La Conferenza annuale
della FIAT-IFTA .
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tale della Comunidad Valenciana (una delle 17 regioni, ovvero Comunidades Autonómas, che formano il Paese) dal 1991 al 2015. Con forza e determinazione ha voluto sviluppare la città afferrando al volo ogni opportunità ed approfittando di due volani di prim’ordine: la Coppa America di vela ed il Gran Premio di F1, oggi sospeso. Contemporaneamente un vastissimo piano di edilizia civile, a cui hanno partecipato architetti illustri (tra cui il prestigioso Santiago Calatrava Valls, nato nel quartiere valenciano di Ben Imamet ed oggi naturalizzato svizzero) ha completato la metamorfosi di Valencia. Funermostra ha accolto con tutti gli onori la conferenza annuale della FIATIFTA che, sotto la guida della presidente Teresa Saavedra, ha visto i membri provenienti dal mondo intero lavorare assiduamente sui vari temi
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Valencia ha accolto espositori e visitatori in un clima quasi estivo (lo stesso accadrà qualche giorno dopo a Kielce in Polonia). Ciò ha consentito a tutti non solo di realizzare ottimi affari ma anche di godere di una città che in pochi anni ha radicalmente cambiato volto trasformandosi dalla scialba e sonnacchiosa realtà di provincia dei primi anni ‘90 del secolo scorso in un centro economico, culturale ed architettonico vivacissimo pur conservando una dimensione umana ed una qualità di vita invidiabili. Tutto ciò grazie al dinamismo di Rita Barberá, deceduta subitamente a 68 anni lo scorso novembre e che era stata alcaldesa (sindaca) della capi-
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Funermostra, Valencia 24-26 maggio
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FT-Facultatieve Technologies
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ed in particolare su quello, piuttosto complesso, dei trasporti internazionali per i quali una armonizzazione delle leggi dei vari Paesi è fortemente auspicabile. Il tutto è stato coronato da una cena di gala svoltasi nello straordinario Palazzo delle Arti Regina Sofia (di Calatrava, per l’appunto) di cui solamente l’acustica, piccolo neo, non è sembrata all’altezza. Beatriz Colóm, efficacemente supportata da Ernestina Lafarga, ha svolto un lavoro di qualità per il quale ha giustamente ricevuto gli elogi incondizionati di tutti coloro che hanno partecipato all’evento. Una volta di più la cremazione ha avuto un ruolo di primo piano. Oltre ai leader abituali come Atroesa, Facultatieve Technologies, Gem Matthews, Kalfrisa e Vezzani, presente anche con i prodotti Ceabis con cui ha organizzato sullo stand delle dimostrazioni di preparazione dei corpi, una new entry spagnola: la Proying che ha esordito con un prodotto molto interessante, frutto di una lunga e consolidata esperienza
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in altri settori, relativamente ai materiali refrattari. Chi dice cremazione dice urne. Oltre alla grande varietà (con molte soluzioni biodegradabili) di Hygeco España che ha festeggiato i suoi 25 anni di esistenza (e cui va, mi si consenta, il mio augurio personale essendone stato per vari anni il direttore-gerente) grande successo ha ottenuto la Funeral Products di Peter Biemans, fedelissimo espositore di Tanexpo che ha sedotto il pubblico con una gamma vastissima di urne d’ogni materiale e foggia. “Last but not least” Amuela Milano ammiratissima tanto per le urne che per gli accessori proposti, tutti realizzati con una tecnica complessa consistente nell’inclusione di tessuti nobili e magnificamente elaborati in strutture in plexiglass. Sempre in tema di cremazione l’olandese Orthometal che si occupa di trattamento di corpi estranei, come protesi di chirurgia ortopedica (anca, ginocchio), pacemakers etc., da tempi remotissimi presente a Tanexpo, ha continuato a mietere successi più che meritati. Di fronte all’aumento inarrestabile della cremazione proliferano le
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aziende che propongono colombari. Gli spagnoli fanno sfoggio di una notevole inventiva come ho constatato osservando le proposte di Mifora, Columbarios Modulares e Folch. Oltre a quelle già citate altre aziende della nostra penisola hanno par-
tecipato all’appuntamento in terra iberica: Polistampa con il suo ampio ventaglio di proposte originali, come pure Fotoceritalia che con i suoi prodotti ha attirato numerosi visitatori. Tutti gli attori principali del mondo funerario spagnolo, caratterizzato dalla presenza di grandi gruppi, hanno partecipato a Funermostra, compresa la Panasef che riunisce, in una logica di comparto, produttori ed imprese e che ha attivamente preso parte all’evento organizzando dibattiti e conferenze nello spazio creato al centro del padiglione espositivo. Unico assente, nello stupore generale, il leader Grupo Memora, che alcune voci lo vorrebbero in vendita malgrado le smentite del top management. Oggi viviamo un periodo di grandi ed incessanti mutamenti in tutti i settori ed il mondo funerario non sfugge a tale tendenza. I recenti, importanti, cambiamenti prodottisi in Francia (cessione di Hygeco da parte di Facultatieve Technologies al fondo d’investimento Abenex) non fanno che confermare, ove ancor ve fosse bisogno, tale stato di cose.
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del mancato golpe, nel 1981, del tenente-colonnello Tejero). La Polonia invece, da sempre terra di conquista e di scorribande a causa della sua geografia, ha dovuto piegarsi, dopo la guerra 1939-45, alla dittatura devastatrice di un partito agli ordini di Mosca che ne ha fatto, come negli altri stati caduti sotto il giogo comunista, un paese grigio, triste e sottomesso malgrado i tentativi ciclici dei fieri polacchi (che possono essere
Kielce, operosa cittadina tra Varsavia e Cracovia, organizza ogni due anni nel suo centro fieristico (il più importante della Polonia con Poznan) Necroexpo, la fiera funeraria patrocinata dalla PIP, l’Associazione Funeraria Polacca presieduta da Witold Skrzydlewski. La settima edizione ha visto un aumento degli espositori in un padiglione che ha accolto un numero significativo di visitatori soprattutto il secondo giorno. Dimensione e numeri sono molto simili a quelli spagnoli ma le somiglianze finiscono qui. Al mosaico di popoli (castigliani, andalusi, baschi, galiziani, catalani - il governatore della Catalogna Carles Puigdemont ha indetto per l’1 ottobre un referendum, che Madrid considera illegale, per l’indipendenza della Catalogna), lingue e culture propri della penisola iberica fa riscontro un Paese omogeneo in cui la Chiesa cattolica riveste un ruolo di primaria importanza intervenendo in tutti i campi della vita polacca (divorzio, aborto, lavoro domenicale…).
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Necroexpo, Kielce 2-4 giugno
Anche la loro storia è profondamente diversa. La Spagna, dopo gli orrori della guerra civile (caratterizzata anche da momenti, come la caduta dell’ Alcázar di Toledo, di grande nobiltà e cavalleria tipici dei nostri cugini iberici) non ha subíto quelli del conflitto mondiale e, alla morte del caudillo Francisco Franco è pervenuta alla democrazia senza scosse (a parte l’episodio quasi da operetta
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considerati un po’ i latini d’Europa Centrale) di liberarsi da tale schiavitù. Tanto più straordinario è il cambiamento che ha seguito l’avvento della democrazia e che ha consentito alla Polonia di divenire uno dei membri più dinamici dell’Unione Europea in seno alla quale essa ricopre un ruolo di prima importanza se si considera che è il Paese che meglio di tutti gli altri ha saputo negoziare i drammatici sconvolgimenti economici del 2008 mettendosi così in condizione di disporre di armi valide per affrontare il futuro. Un primo tentativo di organizzare una fiera funeraria aveva avuto luogo negli anni ‘90 del secolo scorso. Della tetra e sinistra “Hala Ludowa” di Wroclaw (la Breslavia del famoso trattato del 1742 tra Federico II di Prussia e Maria-Teresa d’Austria che pose fine alla prima guerra di Slesia permettendo ai prussiani di annetterla quasi totalmente) ci restano ricordi indelebili che evocano il triste grigiore del “paradiso socialista”, grigiore che permeava tutti gli aspetti del vivere quotidiano. Il funerario non sfuggiva a tale “regola”. Tutto era nero. I cofani dalle forme improbabili, fabbricati in modo più che sommario, le vetture, vecchie carrette traballanti nere anch’esse come pure le urne. E via di se-
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guito. Sola nota di colore: le candele. I polacchi sono molto attaccati a questo simbolo della luce-vita eterna ed il caso vuole che il colore delle candele (bianche e rosse) sia quello della bandiera polacca. Solo tale umile accessorio rendeva meno lugubre il tutto. Oggi siamo agli antipodi. I cofani di Sadowski e di Rubicon&Vicinus sono di gran qualità. I carri funebri
sono all’altezza come la Pilato (da sempre presente in Polonia) potrà confermarlo. Una vasta scelta di urne soddisfa la clientela più esigente. Le attrezzature di Hygeco Polska e di Rezon sono valide e svariati servizi vengono proposti alle imprese. Un capitolo a parte è quello dei forni da cremazione. Erano presenti: ATI (Francia), GEM Matthews, IFZW di Zwickau in Germania con le sue macchine di grande qualità (e prezzo) nonchè Kalfrisa (Spagna) che ha installato il 40% dei forni polacchi. Un mercato, come già s’è osservato, in forte crescita ( oggi siamo al 15%) da quando la Chiesa ha levato il veto (anche se continua ad opporsi alla dispersione delle ceneri) e da quando si sono potute liberare le forze dell’iniziativa privata anche nel settore funerario dove ha portato i suoi frutti a tutti i livelli creando così le premesse per un futuro estremamente promettente tanto più che l’indennità funeraria spettante ad ogni cittadino (uno dei rari aspetti positivi del vecchio sistema collettivista) dovrebbe, come era in vigore fino al 2011, giungere a quota 1.500 euro anziché i 1.000 odierni.
C’è poco da fare, la libertà di intraprendere è, piaccia o meno, il motore principale per la crescita di un Paese a condizione che essa sia temperata da una sensibilità ai problemi sociali e non sfoci in una “libertà” incontrollata, dagli effetti nefasti, tendente al monopolio che, pubblico o privato che sia, rimane un elemento anomalo negli scambi commerciali. Un cenno particolare merita la coppia di organizzatori, i giovani Marcin Musial e Marcin Paszkowski che sin dall’ inizio, in seno a Targi Kielce l’ente fieristico della città, accompagnano la crescita costante di Necroexpo giunta quest’anno alla sua settima edizione. Ogni aspetto è curato nei minimi dettagli e l’ascolto degli espositori e dei visitatori è attento e permanente.
Seguendo, come Funermostra, la via tracciata da Tanexpo, un superbo banchetto per 300 persone (come a Valencia) ha allietato la manifestazione. Esso era stato preceduto, il giorno prima, da un sontuoso barbecue offerto dalla PIP. Tali iniziative, che non tutti gli organizzatori propongono, non solo offrono un momento di gioiosa convivialità agli invitati ma consolidano i legami tra gli attori della professione. Anche tra concorrenti visto che, da che esiste il mondo, e con esso il commercio, la concorrenza è sempre risultata utile determinando una crescita del mercato e stimolando la ricerca volta a migliorare ed a rendere più attraenti i prodotti, creando così una spirale virtuosa e benefica per tutti: produttori e consumatori.
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Il Salone all’insegna della musica D i S t e fa n o M o n ta g u t i
Reportage sulla NFE, la rassegna funeraria del Regno Unito, tenutasi a Stoneleigh Park il 9-10-11 giugno.
inglesi, terre affascinanti e gentili, ricche di boschi e colline dai dolci declivi; una regione di straordinaria bellezza, disseminata di residenze storiche, nella cui area si trovano importanti cittadine quali Leamington, Warwick e Coventry e a sole 40 miglia dal quartiere fieristico c’è la città di Birmingham, uno dei maggiori centri industriali del Regno Unito. Per la prima volta la manifestazione si svolge non solo con il patrocinio,
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Come è oramai tradizione, Tanexpo non ha mancato di essere presente alla National Funeral Exhibition, l’esposizione inglese di settore che si è tenuta come sempre a Stoneleigh Park, nello War wickshire, dal 9 all’11 giugno. Siamo nelle aree protette
ma anche con la gestione diretta della NAFD (National Association of Funeral Directors), la federazione britannica che raggruppa oltre 3.800 imprese funebri. Sotto la nuova direzione di Kirsti Tomkinson , attuale business manager dell’associazione e a cui va un forte ringraziamento per l’accoglienza e per il suo spirito di collaborazione, la rassegna espositiva ha ottenuto il successo che una grande kermesse merita. Nei due padiglioni dedicati, oltre 180 espositori - tra le aziende più importanti del
panorama Inglese ed alcune presenze internazionali - e una significativa presenza di pubblico proveniente da diversi Paesi hanno decretato il positivo esito della rassegna. Come di consueto anche questa edizione 2017 ha avuto un tema conduttore: World of Music, ossia il “Mondo della Musica”, è il titolo scelto dall’organizzazione per quest’anno attorno a cui si sono articolati diversi eventi. Nello specifico in tutte tre le giornate si sono cimentati validi solisti, band, cori, fino ad una finale rappresentazione di un’apprezzabile e apprezzata orchestra sinfonica. Non sono mancati gli espositori che hanno voluto interpretare il tema nel proprio stand, come la London Casket Company che ha esposto
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presenti anche le creazioni di Love Urns e presso lo stand di Urns UK che accanto ai propri prodotti presentava anche le collezioni di Pludra. Relativamente ai cofani, oltre alla già citata London Casket Company, spiccavano le molteplici proposte di Batesville e di JC Atkinson, uno dei maggiori produttori del Regno Unito. Una nota di colore l’hanno impressa gli ecologici cofani in giunco di Somerset Willow e di Musgrove Willows, nel cui stand era possibile assistere alla loro realizzazione. Massiccia la presenza di auto un cofano decorato con note musicali e la dicitura “The Day the Music Died” a memoria del giorno in cui persero la vita in un incidente aereo i tre popolari musicisti, ancor giovani ma già icone del rock-and-roll, Buddy Holly, The Big Bopper e Ritchie Valens, una tragedia che ispirò il cantautore Don McLean a comporre la strepitosa American Pie. La NFE richiama da sempre la gamma completa dei prodotti funerari. Abbiamo ammirato una quantità e una qualità notevole di urne dal design unico, come nello stand di Funeral Products BV dove erano Un momento dell'International
Visitors' Reception See You Memorial Jewler y
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funebri, tra cui non passavano certamente inosservati i veicoli di Pilato, distribuiti da Superior UK. Inoltre, all’esterno dei padiglioni, oltre ad alcuni pezzi storici, era in mostra una vastissima selezione di modelli usati per i quali, come da spirito tipicamente inglese, è stata indetta un’asta. Un altro importante ed innovativo settore presente a Stoneleigh Park è stato quello delle software house come la Funeralzone Co. che vanta diverse applicazioni per il funerario. Non mancavano di certo gli accessori e pregevoli proposte di
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Lo stand di Tanexpo
La partecipazione di Tanexpo ha contribuito ad ottenere significativi risultati con adesioni formali di importanti aziende alla manifestazione di Bologna che si terrà dal 5 al 7 aprile 2018. Lo stand collocato nell’International corner, con le associazioni NFDA e FIAT- IFTA, è stato
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meta di numerosi visitatori interessati al nostro evento internazionale. Nella serata di ringraziamento ai visitatori stranieri la presidente della NAFD, Alison Crake, ha voluto rimarcare il grande contributo dell’associazione ai mercati Internazionali senza nessun accenno a qualsivoglia Brexit. Certamente una manifestazione ben riuscita permeata da una buona dose di ottimismo, organizzata per un vasto pubblico che coinvolge anche la Chiesa d’Inghilterra, sia a livello di associazioni caritatevoli che per il suo ruolo attivo nell’organizzazione pratica dei funerali. Un riscontro per noi interessate, un’occasione per conoscere ulteriori aziende, per stabilire nuovi contatti e per divulgare il nostro “messaggio”, nonché per assimilare esperienze diverse e raccogliere quegli spunti che potranno essere utili anche nell’organizzazione della prossima edizione di Tanexpo.
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ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE FUNERARIA E CIMITERIALE
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Oltre 18.000 operatori del settore funerario visitano la fiera ogni due anni.
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STATISTICHE
Come si muore in Italia di Raffaella Segantin
È stato diffuso nello scorso mese di maggio, il rapporto Istat che per la prima volta pre senta uno studio completo sulla mortalità in Italia e sulla sua evoluzione avvenuta nell’arco temporale compreso dal 2003 al 2014, con particolare rife rimento alle prime venticinque cause di decesso.
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Rapporto Istat sull’evoluzione della mortalità per causa dal 2003 al 2014.
Cominciamo con le buone notizie: nel periodo di osservazione in questione la prima evidenza è che il tasso di mortalità è calato del 23%. Una decrescita notevole che stabilizza il tasso generale del 2014 - anno che ha registrato 598.670 decessi -
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OLTRE MAGAZINE
all’85.3‰, e ciò malgrado un aumento complessivo del numero di decessi (+ 1,7%) dovuto all’effetto del progressivo invecchiamento della popolazione. Circa il 75% degli Italiani passa a miglior vita a seguito di malattie. Tra queste sono le “questioni di cuore” le prime cause di morte nel nostro Paese, in un trend che dal 2003 non ha subito variazioni. Rimangono saldamente in testa alla classifica rispettivamente le patologie ischemiche, le malattie cerebrovascolari (ictus) e altre malattie del cuore. Pur essendo le tre cause più frequenti di morte, va tuttavia rile-
vato che negli anni queste patologie hanno registrato una considerevole diminuzione della frequenza assoluta dei decessi con una riduzione superiore al 35%, risultando essere, quasi fosse un paradosso, la causa maggiore del calo di mortalità complessiva nella Penisola. Stazionari anche i decessi dovuti ai tumori di polmoni, trachea e bronchi, che mantengono la quarta posizione con una diminuzione, anche in questo caso, del numero totale assoluto. Le malattie tumorali seguono comunque andamenti diversi: stabili i tumori di genere, ossia alla prostata
% su totale
tasso
rango
numero decessi
% su totale
tasso
Malattie ischemiche del cuore
1
82.059
13,9
15,6
1
69.653
11,6
9,8
-37,2
Malattie cerebrovascolari
2
68.927
11,7
13,4
2
57.230
9,6
8,0
-40,5
Altre malattie del cuore
3
51.017
8,7
10,1
3
49.554
8,3
7,0
-30,5
Tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni
4
32.264
5,5
5,7
4
33.386
5,6
4,9
-13,7
Malattie ipertensive
6
22.325
3,8
4,4
5
30.690
5,1
4,3
-1,3
Demenza e Malattia di Alzheimer
9
14.685
2,5
2,8
6
26.600
4,4
3,7
29,1
Malattie croniche basse vie respiratorie
5
23.325
4,0
4,5
7
20.234
3,4
2,8
-36,8
Diabete mellito
7
19.759
3,4
3,7
8
20.183
3,4
2,8
-23,0
Tumori maligni di colon, retto e ano
8
17.255
2,9
3,1
9
18.671
3,1
2,7
-13,8
Tumori maligni del seno
10
11.589
2,0
2,1
10
12.330
2,1
1,8
-13,5
Tumori maligni del pancreas
15
8.777
1,5
1,6
11
11.186
1,9
1,6
3,9
Malattie del rene e dell'uretere
17
8.110
1,4
1,6
12
10.043
1,7
1,4
-9,5
Tumori maligni del fegato
12
9.841
1,7
1,7
13
9.915
1,7
1,4
-17,1
Tumori maligni dello stomaco
11
11.024
1,9
2,0
14
9.557
1,6
1,4
-31,0
Influenza e Polmonite
14
8.878
1,5
1,8
15
9.413
1,6
1,3
-25,6
Tumori non maligni
16
8.127
1,4
1,5
16
8.204
1,4
1,2
-22,8
Setticemia
31
2.490
0,4
0,5
17
7.636
1,3
1,1
131,1
Tumori maligni della prostata
18
7.707
1,3
1,4
18
7.174
1,2
1,0
-29,8
Leucemia
20
5.561
0,9
1,0
19
6.049
1,0
0,9
-12,3
Cirrosi, fibrosi ed epatite cronica
13
9.742
1,7
1,7
20
6.035
1,0
0,9
-48,7
Tumori maligni della vescica
21
5.116
0,9
0,9
21
5.610
0,9
0,8
-14,5
Morbo di Hodgkin e Linfomi
22
4.885
0,8
0,9
22
5.175
0,9
0,8
-13,3
Morbo di Parkinson
24
3.391
0,6
0,6
23
5.110
0,9
0,7
10,8
Tumori maligni del cervello e del SNC
25
3.108
0,5
0,5
24
4.237
0,7
0,6
17,6
Suicidio e autolesione intenzionale
23
4.075
0,7
0,7
25
4.147
0,7
0,6
-8,5
Prime 25
444.037
75,4
448.022
74,8
Altre
144.860
24,6
150.648
25,2
Totale
588.897 100,0 110,8
598.670 100,0 85,3
variazione % tasso 2003-2014
-23,0
2017
numero decessi
2014
LUGLIO-AGOSTO
rango
variazione rango 2003-2014
2003
NUMERO 4
Cause di morte (Ordinamento secondo il numero dei decessi nel 2014)
Fonte Istat OLTRE MAGAZINE
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STATISTICHE
NUMERO DI DECESSI PER LE 10 PRINCIPALI CAUSE DI MORTE IN ITALIA. Anni 2003 e 2014
Malattie ischemiche del cuore 1 Malattie cerebrovascolari 2 Altre malattie del cuore 3 Tumori maligni trachea,bronchi polmoni 4 Malattie ipertensive 5 Demenza e Malattia di Alzheimer 6 Malattie croniche basse vie respiratorie 7
2014 2003
Diabete mellito 8 Tumori maligni di colon, retto e ano 9 Tumori maligni del seno 10
0
20.000
40.000
e al seno (decima causa di morte fra gli uomini e sesta fra le donne); in decrescita il cancro al colon, retto, stomaco e fegato; in leggera ascesa il tumore del cervello e del sistema nervoso centrale, che si posizionano comunque agli ultimi posti, mentre il tumore del pancreas scala quattro tragiche posizioni: quindicesima causa di morte nel 2003 si attesta ora all’undicesimo posto. Risultano in forte aumento demenza e malattia di Alzheimer, motivo nel 2014 di ben 26.600 decessi. Le patologie degenerative passano così dal nono al sesto posto della classifica generale. Questo incremento è attribuibile in primo luogo all’allungamento della vita e ad una conseguente presenza sul territorio di un numero sempre più consistente di persone anziane, ma è anche dovuto ad un cambiamento nella classificazione delle cause di morte introdotto con l’adozione
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OLTRE MAGAZINE
LUGLIO-AGOSTO
2017 NUMERO 4
Fonte Istat
di nuovi codici di riferimento. Anche le malattie ipertensive salgono di un gradino (+ 1,3%), posizionandosi ad un preoccupante quinto posto. Registra una moderata ascesa pure il morbo di Parkinson, riconducibile sempre all’invecchiamento della popolazione. Un’attenzione particolare va rivolta alla setticemia che da trentunesima causa di morte nel 2003 ha visto un forte balzo in avanti (+ 131%) andando ad occupare la diciassettesima posizione (dalla trentunesima nel 2003), mietendo il triplo di vite rispetto al decennio precedente. Anche in questo caso la motivazione va ricercata nell’avanzato livello di età della popolazione dove la sepsi può facilmente intervenire in un quadro generale di disturbi cronici. Trend negativo invece per altre malattie tra cui il diabete mellito, le malattie delle basse vie respiratorie, l’influenza, la polmonite,
60.000
80.000
SINTESI DELLE TENDENZE DELLA MORTALITÀ PER CAUSA. Anni 2003-2014 TIPO DI ANDAMENTO
Principali cause di morte Malattie ischemiche del cuore Malattie cerebrovascolari Altre malattie del cuore Tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (M) Malattie croniche basse vie respiratorie Diabete mellito Tumori maligni di colon, retto e ano Tumori maligni del fegato
Diminuzione sistematica
Tumori maligni dello stomaco Tumori non maligni Leucemia Cirrosi, fibrosi ed epatite cronica Tumori maligni della vescica Morbo di Hodgkin e Linfomi Accidenti di trasporto Tumori maligni del seno Tumori maligni della prostata Tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (F) Demenza e Malattia di Alzheimer Tumori maligni del pancreas
Aumento
Setticemia Morbo di Parkinson Tumori maligni del cervello e del SNC Disturbi metabolici Malattie del rene e dell'uretere
Suicidio e autolesione intenzionale Malattie ipertensive Tumori maligni dell'ovaio
Stabile
Tumori maligni del corpo ed altre parti non specificate dell'utero Tumori maligni della cervice uterina
2017
Influenza e Polmonite
LUGLIO-AGOSTO
Andamento incerto
Fonte Istat Le cause sono ordinate in base alla graduatoria delle principali cause di morte nell’anno 2014. (M) valido solo per i maschi (F) valido solo per le femmine OLTRE MAGAZINE
NUMERO 4
la cirrosi, la fibrosi e l’epatite cronica. In marcato calo fortunatamente anche i decessi nel primo anno di vita (2.134 nel 2003 contro i 1.506 nel 2014) non riconducibile solo ad un decremento delle nascite. Malformazioni congenite e sofferenza respiratoria del neonato tra le principali cause. Ed infine anche i casi di suicidio, pur con un andamento ondivago, nel 2014 hanno di fatto registrato una diminuzione percentuale, anche se non nei numeri assoluti, assestandosi all’ultimo posto dell’elenco delle prime venticinque cause di decesso in Italia. Interessante è poi l’indagine che mette a confronto le diverse zone del nostro Paese e da dove si evince che mentre per alcune malattie i differenziali territoriali si riducono (come per le malattie del cuore, i tumori di trachea, bronchi e polmoni e le malattie delle basse vie respiratorie), per altre patologie (cardiopatie ischemiche, malattie ipertensive, diabete mellito e tumori della prostata) la forbice rimane aperta. Lo studio completo con tutte le tabelle e i grafici dettagliati relativi a cause, tendenze, aree geografiche, sesso ed età possono essere consultate nel portale dell’Istat www.istat.it/it/files/2017/05/Report-causedi-morte-2003-14.pdf.
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FOCUS DONNA
L'arte di interpretare il legno di SARA SACCO
Siamo a Cantù, il cui nome significa “cento torri”, una suggestiva cittadina di antiche origini alto medioevali nel cui centro storico si può ammirare un’antica e rarissima basilica carolingia. Situata in una terra di
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Intervista a Daniela Tagliabue, Amministratore della E.M., che conosce tutti i segreti del legno e le tecniche più innovative per ottenere prodotti di alta qualità e pregio estetico.
verdi colline che ricordano un quadro ottocentesco, Cantù è rinomata anche per essere la capitale del mobile: ci troviamo nel cuore produttivo della Brianza, tra Milano e Como, dal secondo dopoguerra divenuto un importantissimo distretto artigianale
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OLTRE MAGAZINE
e industriale, cuore pulsante dell’arredo e del design mondiale. È qui che opera Daniela Tagliabue, responsabile del dipartimento promozione e sviluppo della E.M., che in un recente incontro ci ha raccontato del suo percorso e della sua esperienza nel mondo del lavoro. “Sono ingegnere, ho una formazione tecnica, e non ho esitato a seguire la strada tracciata dalla mia famiglia perché è una bella avventura piena di soddisfazioni e di responsabilità. In E.M. ho un ruolo di
coordinamento e mi occupo dello sviluppo commerciale dell’azienda, dei rapporti con i clienti, del lancio di nuove collezioni e di tutta la parte promozionale. Ho la mia famiglia, i miei figli, e mi divido tra queste responsabilità come tante altre donne professioniste e lavoratrici. Sono nata in una famiglia canturina che lavora il legno da generazioni: mio padre, e prima di lui, mio nonno. Da sempre respiro e vivo questa storia attraverso la mia famiglia e la mia terra. Mio padre, Enrico Tagliabue, fondatore e tuttora saldamente
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NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
FOCUS DONNA
alla guida dell’azienda, è il nostro maestro che mi ha insegnato tutto ciò che so. Ha viaggiato in tutto il mondo ed è un massimo esperto del legno e delle tecnologie per la sua lavorazione. Nel corso di tre generazioni, da 90 anni esatti, abbiamo costruito una filiera produttiva che parte dall’approvvigionamento della materia prima, sia dall’Italia che dall’estero, e che include tutte le
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Una raffinata proposta di arredo per case funerarie Urna di design con dettaglio del cofano coordinato
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fasi di lavorazione presso la nostra sede storica di Cantù, la Tabu spa, fino ad arrivare alla creazione di pregiati fogli di legno naturale tinto e multilaminare con cui vengono rivestiti mobili e ambienti interni (boiserie, arredi, pavimenti). Siamo un’eccellenza del made in Italy e collaboriamo con architetti di Interni e falegnamerie in tutto il mondo, dall’America alla Cina”. OLTRE MAGAZINE
Dalla pluriennale esperienza di Tabu Spa è nata E.M. - che la signora Daniela segue in prima persona specializzata nella produzione di accessori per mobili e complementi d’arredo, nella progettazione di interni per case funerarie, nonché nella realizzazione di urne cinerarie. “Da circa 10 anni abbiamo deciso
di valorizzare le nostre competenze studiando eleganti collezioni di urne, uniche ed esclusive. Ho seguito la presentazione di nuovi modelli che hanno affiancato le tradizionali linee intarsiate, ottenuti con piallacci e masselli naturali, tinti e multilaminari con caratteristiche di elevato pregio e preziosità.
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La vera svolta per me è arrivata con l’intuizione di valorizzare la nostra esperienza progettuale e le proprietà del legno, materiale caldo e affascinante, dedicandoci alla realizzazione di case funerarie, luoghi privati ed esclusivi per loro stessa natura, volti al raccoglimento solenne e alla condivisione con i propri cari. Grazie al sapiente utilizzo del legno a parete e a pavimento e ad arredi di design sobrio e raffinato, abbiamo saputo imprimere un senso di calore e familiarità agli ambienti. Come è evidente, tutto ciò ha richiesto, oltre ad una notevole competenza progettuale e a conoscenze delle tendenze nell’architettura d’interni, anche una buona dose di sensibilità. Per me questa è stata una sfida personale molto interessante, che ha valorizzato sia la mia intelligenza al 'femminile', sia le mie conoscenze tecniche e sia la mia esperienza nel campo dell’arredo d’interni”.
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LUGLIO-AGOSTO
2017 NUMERO 4
FOCUS DONNA
Daniela Tagliabue con
le sue ultime creazioni
Ancora una volta troviamo una donna ai vertici in un ambito prettamente maschile e anche a lei chiediamo se nel corso dalla sua carriera lavorativa ciò non le abbia creato qualche imbarazzo o difficoltà. “Il fatto di essere donna in questo ambiente di uomini (falegnami, maestranze, imprenditori, anche a livello internazionale) non mi ha mai messo in crisi perché ne faccio parte da sempre. Nel mio percorso personale, soprattutto appena laureata in Ingegneria Gestionale, mi sono da subito cimentata in situazioni molto ‘maschili’, legate alla necessità di fare esperienza sul campo per conoscere a fondo la nostra materia prima e le dinami-
che relative al suo approvvigionamento. Anziché fare la cosiddetta gavetta in ufficio tra le famigerate scartoffie, sono stata per anni in produzione e ho viaggiato assiduamente nei Paesi d’origine dai quali importiamo il legname in prevalenza - ci tengo a sottolinearlo - certificato FSC (cioè secondo protocolli rispettosi dell’ambiente e delle popolazioni come l’Africa e l’America). Ho toccato con mano ogni passaggio della nostra filiera a cominciare dalle fasi iniziali e decisive della scelta del legname sui piazzali di raccolta: ogni tronco è unico e irripetibile e sapere scegliere è determinante perché le qualità tecniche ed estetiche del legno sono fondamentali per interpretare le esigenze del mercato dell’arredo di lusso e di alta ebanisteria. Questa partenza direttamente in prima linea in un contesto così evidentemente maschile e ‘fisico’, fatto di fatica e di viaggi non semplici, mi ha aiutato a non spaventarmi di fronte a situazioni che richiedono confronti impegnativi, in particolare, ad esempio, quando mi concentro nella definizione dei rapporti professionali e contrattuali con le maestranze, i collaboratori e i dipendenti”. Una scelta che la soddisfa pienamente… “Amo molto il mio lavoro, perché è ricco di umanità e di consapevolezza per i valori artigianali che ogni giorno viviamo in famiglia, con i collaboratori e tutta la squadra con cui ho instaurato nel tempo rapporti di stima e di collaborazione. Lavoriamo il legno nel rispetto della natura a ogni livello produttivo, sviluppiamo tecnologie sostenibili con standard qualitativi non imitabili, interpretiamo esigenze progettuali personalizzate. Sono queste le sfide che affronto ogni giorno e che danno un senso completo alla mia vita”.
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RIGOROSAMENTE
news aziende
Stile che attraversa il tempo
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Di RAFFAELLA SEGANTIN
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OLTRE MAGAZINE
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Un focus su Polistampa Linea Decalco srl, l’azienda che unendo le tradizionali metodologie a tecnologie innovative, è oggi una delle maggiori realtà italiane di arte funeraria in ceramica.
OLTRE MAGAZINE
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news aziende
a caso nel viterbese, nell’area denominata “Agro Falisco”, dove sono riscontrabili testimonianze di attività legate all’arte ceramica che si perdono nella notte dei tempi, le cui prime attestazioni risalgono addirittura al X secolo a.c. Con i geni di questa lunga tradizione insiti nel suo DNA, Polistampa inizia l‘attività nel 1979 concentrandosi nei primi anni nella decorazione di stoviglie, articoli sanitari e piastrelle, facendosi ben presto conoscere nel settore tanto che importanti realtà internazionali non tardano ad avvalersi della sua preziosa collaborazione. Solo qualche anno più tardi apre al mondo funerario, di cui di lì a breve sceglie di dedicarvisi in modo quasi esclusivo.
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Polistampa, leader nella decorazione della ceramica, interpreta in chiave contemporanea una storia millenaria. Nasce non
Oggi Polistampa è una realtà consolidata con uno staff di oltre 40 persone, apprezzata a livello internazionale con richieste di prodotti che giungono non solo da tutta Europa, ma anche da Oltreoceano come Stati Uniti e Canada.
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OLTRE MAGAZINE
Un oggetto
realizzato in maniera artigianale
Con quasi quarant’anni di esperienza ha raggiunto una maturità tecnica e progettuale di alto livello. Grazie al sistema Kromalin Digitale le fotoceramiche di Polistampa possono vantare una qualità d’eccellenza e il merito di aver saputo riscrivere il concetto stesso di fotoceramica con proposte innovative che integrano in modo armonioso ed equilibrato l’oggetto con la decorazione, lasciando spazio ad infinite possibilità di personalizzazione.
news aziende
Abbiamo chiesto a Gianfranco Contenti, presidente dell’azienda viterbese, come sia avvenuta questa evoluzione che li ha indirizzati verso il cimiteriale. “È successo quasi per caso, accogliendo la richiesta di qualche piccolo fotoceramista locale di collaborare fornendo loro delle soluzioni industrializzate. Trent’anni fa, infatti, l’applicazione delle immagini sulla ceramica avveniva in modo quasi interamente manuale e quindi il nostro apporto si è rivelato significativo per molti fotoceramisti, di cui siamo divenuti in breve tempo un vero e proprio punto di riferimento. Quando di lì a qualche anno, con l’evolversi delle tecnologie, anche le piccole entità sono state in grado di strutturarsi con macchinari propri, abbiamo capito che oramai questo settore ci appassionava così fortemente da decidere di continuare ad operare in prima persona, dotandoci di una rete commerciale autonoma ed investendo in ricerca e sviluppo per allargare la gamma di proposte adatte a questo mercato”.
NUMERO 4
LUGLIO-AGOSTO
2017
Gianfranco Contenti
La produzione di Polistampa non si limita, infatti, alle fotoceramiche, ma comprende anche la realizzazione di urne, lapidi e arredi cimiteriali in porcellana (quali vasi, targhe, lampade…) con un ampio ventaglio di modelli esclu-
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OLTRE MAGAZINE
sivi declinati in originali kit coordinati. “Vogliamo poter offrire alla clientela un assortimento completo di manufatti destinati al cimitero – precisa Gianfranco Contenti. - Abbiamo cominciato con corredi di piccoli oggetti per passare poi alle lapidi che realizziamo con materiali innovativi composti da minerali selezionati fusi ad alte temperature, rifinite con finiture marmorizzate paragonabili per estetica e colorazione alle lastre di marmo e granito naturali. Le numerose cotture ad elevata gradazione garantiscono l’inalterabilità dei colori e della stampa nel tempo e per questo sono molto apprezzate dagli operatori”.
Un set
coordinato realizzato con procedure e tecnologie innovative
Ultimamente vantate anche una pregevole collezione di urne cinerarie… “È nostro intento essere presenti in modo completo e capillare in questo settore. Negli ultimi anni la nostra clientela si è sempre più diversificata: se all’inizio era composta quasi esclusivamente da marmisti, ora conta una rilevante percentuale di impresari funebri, o meglio, per essere ancora più precisi, si può affermare che non esiste più una netta divisione tra i due mondi. Per questo motivo e considerando anche l’evoluzione culturale della
società che vede una crescita esponenziale della cremazione, ci siamo concentrati anche sulla produzione di urne, ovviamente sempre in ceramica, il nostro elemento 'naturale'. Proponiamo diversi modelli, tutti caratterizzati da sobrietà, eleganza, originalità delle forme, cura dei dettagli e delle decorazioni”. Un’evoluzione graduale ma importante quella di Polistampa che ha saputo coniugare tradizione e tecnologia senza mai dimenticare i legami con il proprio territorio; un’azienda genuina, espressione di eccellenza ed orgoglio nostro made in Italy.
TUTELIAMO IL DANNEGGIATO. INSIEME. Come te, affianchiamo con la massima serietà e umanità chi deve affrontare un lutto inaspettato, offrendo un servizio in grado di tutelare al meglio vittima e familiari coinvolti. GIESSE è leader nel risarcimento danni con 42 sedi in tutta Italia. In oltre 20 anni di esperienza ha risarcito con successo più di 3.000 danni da morte, acquisendo una competenza unica. Scopri le video-testimonianze sul nostro sito www.giesse.info e se ti riconosci nei nostri stessi valori, unisciti e collabora con noi. WWW.GIESSE.INFO
Cimiteri d’Europa
I cimiteri di Berlino D i S T E FA N O M O N TA G U T I
A Berlino ci sono circa 230 cimiteri. Un numero veramente incredibile, ma comprensibile, vista la storia politica della città e le divisioni seguite all’ultimo conflitto mondiale. I cimiteri riflettono la tipicità berlinese dei tanti villaggi assemblati in un’unica grande città e ad una prima fugace occhiata sono tra loro molto simili. Varia tuttavia la loro ampiezza: se ne trovano di piccolissimi così come di immensi. Tutti sono caratterizzati dall’assenza di loculi e spesso le tombe sono costituite da semplici lapidi. Sono oasi di pace concepite più che altro come un
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OLTRE MAGAZINE
LUGLIO-AGOSTO NUMERO 4
2017
Una visita a tre cimiteri della capitale tedesca per un omaggio a grandi personaggi che nei vari campi hanno lasciato una traccia indelebile del loro passaggio nella storia dell’ultimo secolo.
parco e non è raro che i residenti vi trascorrano intere giornate percorrendo i viali ed i sentieri che portano alle varie tombe, soffermandosi sulle sepolture più note o suggestive, tutte con un carattere distinto in grado di raccontare un pezzo di storia, come un museo a cielo aperto. Visitarli tutti è quasi impossibile e nei giorni della mia permanenza nella capitale tedesca, scanditi da una abbondate nevicata, ho deciso, anche consigliato da una guida, di visitarne tre, quelli che meritano in assoluto una passeggiata sia per la particolarità del luogo che per la notorietà delle anime che vi riposano.
2017 LUGLIO-AGOSTO OLTRE MAGAZINE
NUMERO 4
Dorotheenstädtischer Friedhof in inverno
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CIMITERI D'EUROPA
Ho cominciato con il Cimitero di Friedenau che mi ero sempre ripromesso di visitare prima o poi in uno dei miei frequenti viaggi a Berlino, famoso per ospitare le spoglie mortali di Marlene Dietrich. Amante della storia del cinema e dei protagonisti che ne hanno segnato le tappe fondamentali, sono sempre stato attratto dall’”Angelo Azzurro” (come venne in seguito comunemente definita la Dietrich dopo aver magistralmente interpretato il personaggio di Lola nel film omonimo). Attrice, cantante e femme fatale sullo schermo, paladina della libertà durante la seconda guerra mondiale è una delle icone più note del mondo cinematografico della prima metà del Novecento, insieme alla “Divina” Greta Garbo a cui fu spesso contrapposta, entrambe star di punta di due major di produzione rivali. Bollata come traditrice in patria dove veniva chiamata con disprezzo “l’Americana” per aver sempre dichiaratamente avversato il nazismo e ricevuto la nazionalità statunitense, visse i suoi ultimi anni a Parigi. Anche dopo la guerra, in Germania veniva spesso accolta con
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LUGLIO-AGOSTO
2017 NUMERO 4
grida ostili e cartelli che la invitano ad andarsene (“Marlene, go home”). “Mi amano e mi odiano contemporaneamente” soleva dire in questi casi, ma alla fine decise di non voler più vedere nessuno richiudendosi nella capitale francese dove si spegne nel 1992. Solo da morta ritorna nella sua città natale dove riposa in una piccola tomba, una semplice aiuola fiorita, sulla cui lapide è inciso il verso del poeta tedesco Theodor Körner “Hier
steh ich /an den Marken/ meiner Tage (qui giaccio, ai confini dei miei giorni). La riabilitazione arriverà solo nel 1997: alla fine Berlino ha fatto pace con la sua diva. Alla fine, dopotutto, ha avuto ragione lei! Nel cimitero di Friedenau vi sono sepolti, oltre alla Dietrich altri berlinesi di rilievo, anche Ferruccio Busoni (1866–1924), famoso compositore e pianista italiano naturalizzato tedesco.
La mia visita ai luoghi della memoria della “città dell’Orso”(l’animale simbolo di Berlino) continua con il Dorotheenstädtischer Friedhof, in Chaussestraße, un cimitero del 18° secolo, dove scoiattoli e gatti randagi si aggirano tra i gelsi e i sicomori che fanno compagnia alle tombe di illustri personaggi della letteratura, come Bertolt Brecht, Heinrich Mann, Christa Wolf, il filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il sociologo e teorico politico Herbert Marcuse e l’ex presidente Johannes Rau.
Le fredde giornate invernali con brevi ore di luce, mi impongono a malincuore il rientro. Ha così termine il mio tour ai giardini della memoria di questa incredibile città, riservando sicuramente in futuro una visita ad altri affascinanti cimiteri di cui la capitale tedesca è ricca. OLTRE MAGAZINE
2017
Per gli appassionati di storia, soprattutto di quella tedesca, l’ultima tappa mi porta nel più importante cimitero berlinese: il Zentralfriedhof Friedrichsfelde, chiamato anche “Cimitero Socialista”. In questo luogo è possibile rendere omaggio alla sinistra tedesca: Wilhelm e Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg, Ernst Thälmann, Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht sono infatti sepolti qui. Nel 1951 venne edificato il Gedenkstätte der Sozialisten, il memoriale dei socialisti, la cui stele centrale recita “Die Toten mahnen uns”, ovvero “i morti ci ammoniscono”. Un cimitero la cui storia svolge la sua espressione più alta, da visitare certamente con più calma.
LUGLIO-AGOSTO
Zentralfriedhof Friedrichsfelde
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Il cimitero
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Effetto “NIMBY” Di Daniele Fogli
Un’analisi sui motivi, per lo più di natura psicologica, circa il rifiuto di istallazione di nuovi forni crematori
notare che, laddove i crematori sono in funzione da anni, se non da decenni, non si avvertono significative lamentele, tranne nei rari casi di guasti, che del resto vengono prontamente individuati e risolti. Le rimostranze o, meglio, un vero e proprio rifiuto riguarda invece le nuove installazioni. Principalmente si tratta del cosiddetto effetto “NIMBY” (Not In My Back Yard, cioè non nel mio giardino), quell’atteggiamento che colpisce la maggior parte delle nuove opere di servizio pubblico,
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Non c’è settimana in Italia che notizie dalla stampa o dal web non registrino contestazioni per l’installazione di nuovi crematori. Curioso
che ha come grande esempio i “NO TAV”, i “NO TAP”, che poi nel piccolo diventano i “NO CREM” o, nel piccolissimo, i contrari all’isola ecologica nelle vicinanze della propria abitazione, o addirittura ad una fermata dell’autobus sotto l’uscio di casa... Le motivazioni della contrarietà ad installare nuovi crematori si potrebbero riassumere come segue: ff l’aspetto psicologico connesso con l’immagine del crematorio in tempi di seconda guerra mondiale quando era uno strumento di morte di massa, da cui l’inconscia valutazione che i fumi che escono dal camino racchiudano una sorta di distillato di morte;
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ff il fastidio di assistere al transito di carri funebri e ad un aumento generale del traffico nelle zone interessate generato dalla circolazione delle auto al seguito di cortei. In realtà uno studio in proposito ha dimostrato che un crematorio di media potenzialità che svolga annualmente 2.500 servizi, induce un traffico di auto inferiore a quello di un asilo per 40 bimbi. E non ci risultano prese di posizioni contrarie all’apertura di nuovi asili! Si tratta quindi di un’altra motivazione squisitamente psicologica connessa alla visione di elementi di morte; ff i timori di carattere ambientale: da una parte la preoccupazione che l’attività del crematorio produca inquinanti pericolosi per la salute pubblica (in particolare viene posta l’attenzione su effluenti come diossina, furani o composti a base di mercurio); dall’altra la paura di un peggioramento della situazione in aree già fortemente inquinate che fa percepire l’attività del crematorio aggiuntiva e peggiorativa a quanto già esistente; ff il sovradimensionamento dell’attività del crematorio rispetto alle effettive necessità del Comune o della zona immediatamente circostante, con riversamento in atmosfera di una quantità di inquinanti maggiore di quanto sarebbe lecito attendersi se fosse al servizio di un’area circoscritta. Del resto un crematorio è per definizione un servizio di bacino e non si vede come si possa cambiarne la natura; ff il sistema del project financing adottato per realizzare e gestire crematori che favorisce la installazione indiscriminata di nuovi impianti con la promessa ai Comuni di sostanziose royalties. Se da un lato è forte la spinta delle società che intendono incentivarne il business, dall’altro l’attività di guadagno sui servizi connessi con la morte è vista con comprensibile sospetto. Personalmente sono fortemente contrario alla tecnica di produrre
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decine, se non centinaia, di proposte di project financing tenendo conto che poi solo una piccola percentuale va in porto e talvolta, se non spesso, in luoghi del tutto sperduti e lontani da dove esiste l’effettiva domanda; ff una totale assenza di pianificazione, per la maggior parte delle Regioni, nella localizzazione degli impianti, così da renderli in taluni casi sovrabbondanti e in altri carenti. Quasi sempre le assemblee autoconvocate dai NO CREM e le petizioni (a chi non si nega una firma …) frenano, se non impediscono, le scelte delle Amministrazioni comunali coinvolte. Se poi questa sorta di ribellione dal basso è alimentata da polemiche partitiche, il timore di perdere voti di fatto rallenta e, in taluni casi, blocca completamente
ogni iniziativa. Per non parlare di quando vengono instillati dubbi sulla correttezza dell’operato degli amministratori e dei dirigenti coinvolti! Da una parte le Amministrazioni cercano di rassicurare sulla bontà del progetto, sostenendo che il nuovo crematorio è innocuo, che si useranno tecnologie d’avanguardia, sistemi di abbattimento dei fumi di ultimissima generazione: addirittura qualcuno si spinge a dire che da quella ciminiera uscirà aria di montagna o profumata di lavanda! Dall’altra si scatenano le ricerche sul web per dimostrare la pericolosità dei forni, arrivando a dichiarare, in talune occasioni, delle vere e proprie sciocchezze pur di tirare acqua al proprio mulino. Una fabbrica di fake-news, si direbbe col linguaggio d’oggi, fornite spesso senza avere
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In altri casi si arriva ad invocare il superamento dei crematori con soluzioni alternative: le due più gettonate sono i resomator (o bio-crematori) e, soprattutto, la “cremazione fredda” con cryomator. L’Italia, patria della cremazione moderna (fu il grande scienziato lodigiano Paolo Gorini il pioniere a livello mondiale delle moderne tecniche di cremazione), può diventare luogo di sperimentazione di queste soluzioni alternative? E, inoltre, una domanda giunge spontanea: ma i crematori sono veramente pericolosi? Sfatiamo subito una leggenda: dal camino di un crematorio non esce aria di montagna, ma semplicemente fumi trattati in maniera da rispettare i limiti di emissione imposti da chi rilascia le autoriz-
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le competenze per interpretare dati tecnici o senza nemmeno capire che le situazioni sono profondamente diverse da Paese a Paese, per il tipo di bare introdotte, per l’amalgama usato dai dentisti, per i sistemi filtranti montati, per le tradizioni funerarie e per i limiti imposti dalle normative locali.
Il tempio crematorio
di Bologna
Il tempio crematorio
di Rimini
zazioni. Aggiungiamo che i limiti italiani sono tra i più restrittivi fra quelli in vigore nella maggior parte dei Paesi europei. Nelle autorizzazioni rilasciate dalla Pubblica Autorità sono specificate le cautele operative
(cioè il da farsi quando si rilevano delle anomalie), quelle costruttive e i misuratori di variabili fondamentali per poter valutare se il processo di combustione avanza in modo regolare. Infine le quantità di effluenti annui da crematorio (i fumi), sono ben poche in termini di massa rispetto agli inceneritori industriali o di rifiuti (siamo nell’ordine di un fattore 1 a 100, tanto per avere una grandezza di riferimento). Ciò che più conta sono le tecnologie usate e la gestione dei processi. Ormai quasi tutti i forni crematori operanti in Italia hanno il controllo del processo di combustione non più lasciato all’uomo, ma governato da un computer che dosa le giuste quantità di aria, di combustibile e quant’altro per una corretta esecuzione della cremazione nel rispetto delle emissioni in atmosfera. Certo una macchina perfetta non esiste, possono sempre accadere degli inconvenienti, come guasti e rotture, ma queste situazioni si devono ridurre al minimo con una scelta oculata in fase di fornitura del macchinario, con la competenza e l’esperienza delle maestranze operanti, una manutenzione preventiva e programmata, accompagnata da una formazione puntuale del personale tecnico.
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Concludo con alcune valutazioni e qualche proposta. La pianificazione degli insediamenti dei crematori in capo alle Regioni, in Italia, è fallita. L’unica Regione che ha svolto un’azione programmatoria adeguata è la Lombardia. Il Piemonte ha chiuso la stalla dopo che i buoi erano scappati e la scelta dell’Emilia Romagna di sub-delegare la pianificazione a livello provinciale ha mostrato tutti i suoi limiti. Conseguentemente sarebbe più utile produrre poche norme statali di riferimento sia per la installazione dei nuovi impianti (ad es. non meno di uno in ogni provincia, collegato alla mortalità della zona, al tasso di sviluppo già esistente della cremazione e alla compatibilità economica), sia per i limiti nelle emissioni che per le tecniche di conduzione (fondamentale è il sistema di tracciabilità del feretro e delle risultanti ceneri in tutto il percorso all’interno del crematorio).
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Con la dimensione che ha raggiunto la cremazione in molte aree
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Manifestazione di protesta
contro l'installazione del tempio crematorio Il tempio crematorio Piemontese
del Paese, il vero problema non è la paura per i fumi, ma il terrore che l’impianto si fermi (o che funzioni a ritmo fortemente ridotto) ora che in molte città circa un defunto su due viene cremato. Pochi hanno percepito i problemi che si sono avuti quest’inverno per circa 3-4 settimane, quando la mortalità giornaliera media era schizzata a valori anche di oltre il 50% superiori a quelli di periodo, con crematori in funzione quasi a ciclo continuo e con depositi di attesa straboccanti di feretri. Quel che sarebbe fondamentale è dotarsi del raddoppio di linea di cremazione (o anche più in relazione alla dimensione della città servita). Questa è la principale misura che qualunque pianificatore (e aggiungo, pure del gestore) deve considerare . Quel che esce da un crematorio è collegato a ciò che si introduce nel forno. Rimando al pregevolissimo “libro bianco” sui crematori prodotto in ambito ECN (European Crematoria Network), una delle pietre miliari in questo settore, per
una precisa analisi delle proposte tecniche ivi contenute. Le caratteristiche della bara sono importanti. Cosa aspettiamo a rendere obbligatori gli standard UNI sui cofani funebri, esistenti ormai da qualche anno? Già lo hanno fatto, adattandole alle proprie normative la Germania, la Francia, la Spagna e il Portogallo. L’Inghilterra usa delle semplici raccomandazioni, ma quello è un Paese dove non paga fare i furbi. Invece in Italia continuiamo a seguire norme di derivazione sanitaria (D.P.R. 285/1990) che in realtà scimmiottano l’accordo di Berlino (anni Trenta!) sul trasporto internazionale dei corpi. Una vera e propria incapacità del legislatore da un lato e dell’imprenditoria italiana dall’altro, di interpretare il nuovo. Ed infine, da studioso sono curioso
di valutare se le soluzioni alternative (resomation e cryomation) sono tecnologicamente, ecologicamente ed economicamente all’altezza. Al momento registro che la cremazione è una tecnologia matura, efficiente ed economicamente sostenibile, in Italia e nel mondo. Se si dimostrasse, con poche installazioni sperimentali a livello europeo (un paio anche in Italia, se ve ne fossero le condizioni), previa specifica deroga legislativa che ne permetta lo studio per almeno un decennio, che le alternative sono efficaci, efficienti ed economicamente valide, ben vengano e si confrontino con la cremazione. Ma che cosa siano la resomation e la cryomation, lo rimandiamo ad un prossimo articolo, dove spiegheremo queste tecniche nel dettaglio.
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Blue Whale, la sfida estrema Di RAFFAELLA SEGANTIN
Portato alla ribalta da Le Iene, il perverso gioco online inqueta e fa discutere. Ma forse parlane meno potrebbe essere la soluzione più saggia per evitare tristi fenomeni di emulazione.
Di che si tratta? Definirlo gioco è un termine assai poco appropriato, è piuttosto una sfida, attuata attraverso i social network, rivolta ad un pubblico di giovanissimi che vengono sollecitati a superare prove aberranti fino a compiere il gesto estremo di togliersi la vita, in un crescendo di emozioni forti, di paura ed euforia nel tentativo, forse, di diventare una leggenda nel mondo reale come nel web, guadagnandosi
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Qualche settimana fa, con una toccante intervista, l’irriverente programma televisivo Le Iene ha fatto scoppiare il caso, portando a conoscenza del grande pubblico il fenomeno “Blue Whale”.
una sorta di immortalità. Il percorso dura 50 giorni in cui coloro che vi aderiscono sono chiamati a sottostare a regole assurde e affrontare 50 macabri livelli (come d esempio procurarsi delle ferite, stare sul bordo di un ponte, svegliarsi alle 4.20 del mattino per guardare film horror…) Ogni gesto deve essere filmato e postato. L’ultima prova è la vita, con la richiesta di gettarsi dall’edificio più alto della città. Tutto questo avviene sotto il controllo di un “curatore” che guida gli adepti nelle varie fasi appropriandosi della loro volontà anche in modo ricattatorio convincendoli di poter far del male alle loro famiglie, manipolando le loro personalità ancora fragili e vulnerabili e facendoli
entrare in una situazione di profonda depressione. È un meccanismo di coercizione psicologica analogo a quello messo in atto da certe sette o, più recentemente, anche dai gruppi terroristici. Chiamato Blue Whale (alla lettera “balena azzurra”) per il comportamento che a volte spinge inspiegabilmente questo maestoso cetaceo ad arenarsi sulla spiaggia come se volesse deliberatamente porre fine alla propria vita, il fenomeno è stato portato all’attenzione dei media russi per la prima volta lo scorso anno dalla Novaya Gazeta, il quotidiano di Mosca fondato dalla giornalista Anna Politkovskaja, uccisa nel 2006. È quasi certo che questo
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gioco dell’orrore sia nato proprio in Russia nel 2013, nazione dove è attualmente maggiorante diffuso. Pare sia stato creato da Philipp Budeikin, un giovane studente di psicologia espulso dalla sua università, ora agli arresti per istigazione al suicidio, che tuttavia non sarebbe il solo. L’articolo in questione attribuisce almeno 80 casi su 130 suicidi di adolescenti, avvenuti tra novembre 2015 ed aprile 2016, a generici “gruppi di morte” presenti su VKontakte, l’equivalente di Facebook, che incoraggerebbero gesti estremi. Il condizionale è d’obbligo perché nulla è alla luce del sole e non c’è alcuna evidenza certa fra i casi di suicidio nei teenager russi e queste comunità virtuali, tanto più che si risconta una maggiore incidenza nelle zone rurali dove i giovani sono molto meno connessi alla rete. L’unico dato certo e preoccupante è che il numero di minorenni che in questo Paese decidono di togliersi la vita è altissimo, almeno il triplo della media europea. Il pezzo della Novaya Gazeta, così come l’inchiesta de Le Iene, non hanno mancato di attirare qualche perplessità e più di una critica. Prima fra tutti la superficialità nell’attribuire in modo pressoché univoco gli episodi di suicidio fra i giovanissimi a Blue Whale o altri social network simili. Come osserva il giornalista
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e scrittore Antonio Menna in un articolo pubblicato online “Ci sono mille tasselli che disegnano quadri di sofferenza: spesso hanno origine in famiglia, altre volte a scuola, nella società. Bullismo, violenze, perfino delusioni d’amore. Che però, mai, da soli portano al suicidio. Altrimenti i numeri sarebbero assai più alti. C’è sempre un meccanismo interiore, un disagio moltiplicato, una incapacità di leggerlo per tempo, un dolore non curato, una sofferenza di cui non si è parlato. Non ci si suicida perché te lo ordina uno”. (http:// notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/ blue-whale-sensazionalismo-media) D’altronde di questi giochi al massacro ne sono sempre esistiti anche con formule più tradizionali rispetto alla rete (chi non ricorda la famosa scena della roulette russa ne Il Cacciatore, film cult del ‘78 di Michael Cimino?) e non è mai emerso che siano stati motivo di impennate di morti auto procurate. Tuttavia non si può negare che certi
fenomeni che hanno un forte impatto emotivo sull’opinione pubblica, possano colpire in modo deleterio persone di particolare sensibilità e attecchire là dove sono presenti forte disagio, mancanza di autostima e scarsa capacità di reazione. Un’altra critica mossa alle due inchieste citate è quella di aver approcciato il problema in modo prettamente emotivo (con le interviste alle mamme di ragazzine decedute) ommettendo di indagare con criteri più scientifici, vale a dire esaminando i motori di ricerca, partecipando ai blog, cercando di arrivare agli amministratori dei gruppi, riservando quindi una maggiore concentrazione sul fenomeno in sé che sulle presunte fatali conseguenze. D’altronde il parlarne troppo e in termini sensazionalistici che arrivano dritti dritti “alla pancia” di chi legge o di guarda certi servizi, invece che mettere in guardia da certi pericoli può al contrario generare un insano effetto di emulazione. Non è una coincidenza che dopo la
trasmissione de Le Iene, in Italia sui motori di ricerca siano aumentati in modo esponenziale le richieste di informazioni sulla “balena azzurra”, come ha evidenziato una analisi condotta dai curatori del blog La Valigia blu (www.valigiablu.it/ bluewhale-suicidi-iene). Attualmente nel nostro Paese vi sono alcuni casi di suicidi sospettati di essere collegati al diabolico “gioco” online. Il più conosciuto è quello di un quindicenne di Livorno che lo scorso febbraio si è gettato da un grattacielo, ma al momento la Polizia Postale non conferma alcun legame con la tragica sfida. È poi di questi giorni la notizia di una diciannovenne della provincia di Verona messa sotto inchiesta per ipotesi di istigazione al suicidio. Secondo l’accusa la giovane avrebbe creato un profilo twitter dove si spacciava per “curatrice” di Whale-Challenge. La ragazza
in collaborazione con
per ora nega, afferma anzi che le sue intenzioni erano diametralmente opposte, di essere entrata nel gioco per esortare gli utenti ad uscire da questa perversa spirale. Quale sia la verità per ora non è dato conoscere, ma quasi certamente si tratta di un tiepido episodio di emulazione, un tentativo forse un po’ maldestro di esercitare la propria influenza su dei coetanei, magari per riscattarsi da una esistenza troppo normale. Il caso Blue Whale sembrerebbe quindi destinato a sgonfiarsi. Ce lo auguriamo vivamente! Nel mentre, soprattutto se vi sono bambini in famiglia, è bene ricordarsi di non abbassare mai la guardia, monitorando i comportamenti e le relazioni virtuali dei nostri figli, e non sottovalutare mai e in alcun modo le insidie che possono arrivare attraverso internet capaci di conseguenze devastanti su soggetti predisposti.
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Legale, fiscale
Il contratto di rete: una opportunità per il settore funebre (2° parte)
Come premesso nello scorso articolo, oggi termineremo la trattazione sul contratto di rete riprendendo da alcuni elementi facoltativi che possono essere previsti o meno nel contratto stesso. Sono aspetti facoltativi l’or-
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a c u r a d i A v v. C a r l o A u g u s t o A n g e l i n i
gano comune, ossia il soggetto prescelto per dare esecuzione al contratto, e il fondo patrimoniale comune (costituito dai contributi delle imprese partecipanti e dai beni acquistati con questi contributi) con relative regole di gestione, la denominazio-
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ne della rete e la sua sede, nonché la misura ed i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare. Un importante aspetto da sottolineare è la particolare disciplina della responsabilità patrimoniale quando nel contratto di rete vi sia la costituzione del fondo patrimoniale comune e l’istituzione dell’organo comune. Al fondo patrimoniale si applicano, in quanto compatibili, gli artt. 2614
e 2615, secondo comma c.c, dettati in materia di consorzi con attività esterna. Tali norme prevedono che: ff i partecipanti non possono dividere il patrimonio comune finché dura l’ente; ff i creditori dei partecipanti non possono aggredire il patrimonio dell’ente; ff per le obbligazioni assunte per conto dei singoli partecipanti rispondono solidamente il patrimonio dell’ente e quello del partecipante interessato.
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Continua la disamina del contratto di rete, con particolare riguardo all’aspetto della possibilità di mobilità del personale tra i vari soggetti associati.
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LEGALE, FISCALE
La norma sulle reti prevede inoltre che “in ogni caso, per le obbligazioni contratte dall’organo comune in relazione al programma di rete, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo medesimo”. Due sono quindi le situazioni previste dalla norma, da un lato la responsabilità solidale del fondo patrimoniale con le singole imprese (richiamo all’art. 2615 comma 2 c.c), dall’altro un regime di responsabilità limitata al fondo per le obbligazioni assunte dall’organo comune in relazione al programma. Nel cercare di interpretare i confini di tale limitazione di responsabilità si incontrano alcune perplessità, che la dottrina si sta sforzano di chiarire e sulla quale la giurisprudenza deve ancora esprimersi. Nel caso avvenga l’individuazione di un organo comune, quest’ultimo può essere formato da un singolo soggetto in composizione monocratica oppure da una pluralità di membri in composizione collegiale. L’organo comune acquisisce mandato per l’esecuzione del contratto (anche di una o più parti di quest’ultimo) e nell’esercizio di tale mandato può essere coadiuvato anche da soggetti esterni alla rete, da gruppi di lavoro costituiti a tal
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che acquista soggettività giuridica autonoma iscrivendosi alla sezione ordinaria del Registro Imprese di dove è stabilita la sede attraverso la predisposizione ed inoltro della pratica tramite una Comunicazione Unica all’ufficio del Registro Imprese ove ha sede.
proposito e, ulteriormente, da singole imprese partecipanti per lo svolgimento di specifiche attività finalizzate all’esecuzione contrattuale. In aggiunta a quanto sopra va sottolineato che, salvo diverse previsioni che possono implementare ulteriori poteri, l’organo comune ha anche il potere di rappresentanza utile a interventi di garanzia per l’accesso al credito, per la programmazione negoziata con le Pubbliche Amministrazioni, per lo sviluppo del sistema imprenditoriale nei processi di internazionalizzazione e di innovazione previsti dall’ordinamento. L’organo comune può legittimamente intervenire con strumenti di promozione e tutela dei prodotti e marchi di qualità. Nel settore spesso si tende a equiparare la “rete soggetto“ alla “rete contratto”, che uguali non sono. Facciamo chiarezza, vanno distinte le due tipologie di rete: ff la rete contratto è stipulata tra imprese per condividere uno o più obiettivi oltre un programma comune, ma senza dar luogo a un soggetto giuridico autonomo e distinto dalle imprese contraenti. ff la rete soggetto è un contratto stipulato tra imprese, dotato di fondo patrimoniale e di organo comune,
Per una maggior chiarezza possiamo dire che la rete che nasce come strumento contrattuale assume la definizione di rete contratto, ma senza dar luogo a un soggetto giuridico autonomo e distinto rispetto alle imprese contraenti; inoltre può essere dotato, come già detto, di un fondo patrimoniale comune e di un organo comune, rendendo tuttavia necessaria una iscrizione nel Registro delle Imprese, nella posizione di ciascuna impresa partecipante. Tale iscrizione può avvenire inviando una comunicazione unica all’ufficio del Registro delle Imprese ove ha sede. Qualora le parti volessero invece creare un autonomo soggetto, diverso rispetto alla Imprese contraenti, possono far acquisire soggettività giuridica alla rete e per questo si definisce rete soggetto. Tale contratto dovrà essere stipulato per atto pubblico, con scrittura privata autenticata oppure con atto firmato digitalmente, secondo le regole di legge, da ciascun imprenditore o legale rappresentante delle imprese aderenti al contratto stesso, e trasmesso al Registro delle Imprese attraverso un modello standard ai sensi del d.m.n 122 del 10 Aprile 2014. Uno degli aspetti di maggiore interesse per le imprese funebri italiane, riguarda la possibilità o meno di distaccare del personale tra le aziende facenti parte di un contratto di rete. Il Ministero del Lavoro, con un recente interpello del 2016 posto da Confindustria, ha fornito un interessante parere che apre molteplici opportunità. Secondo il Dlgs. 276/2003, per distaccare lecitamente il personale da una azienda all’altra, servono due requisiti di
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legittimità: l’interesse del distaccante e la temporaneità del distacco. Il distacco può dunque considerarsi lecito solo qualora la destinazione di un lavoratore presso un’impresa terza sia temporanea e disposta a soddisfare un interesse proprio del datore di lavoro originario. Partendo dalle suddette considerazioni, il quesito posto al Ministero del Lavoro da Confindustria riguardava la possibilità di considerare il requisito dell’interesse del distaccante alla stregua di quanto indicato al comma 4 ter dell’articolo 30 del Dlgs. 276/2003 relativamente al distacco all’interno di aziende che abbiano sottoscritto un contratto di rete di impresa. Il Ministero del Lavoro nel tempo ha ribadito a più riprese che l’interesse del distaccante deve essere “specifico, rilevante, concreto
e persistente” sottolineando inoltre che tale interesse deve essere accertato volta per volta sulla base del tipo di attività esercitata. In ragione di quanto sopra, può ritenersi che nel gruppo di imprese venga condiviso un medesimo disegno strategico finalizzato al raggiungimento di un unitario risultato economico che trova, peraltro, rappresentazione finanziaria nel bilancio consolidato di gruppo. Appare pertanto possibile ritenere che in caso di ricorso all’istituto del distacco tra le società appartenenti al medesimo gruppo di imprese (ovvero ricorrendo le condizioni di cui all’articolo 2359, comma 1, Codice Civile), l’interesse della società distaccante possa coincidere nel comune interesse perseguito dal gruppo analogamente a quanto espressamente pre-
visto dal Legislatore nell’ambito del contratto di rete. Alla luce di quanto detto, l’utilizzo del contratto di rete parrebbe essere spendibile anche nel settore funebre al fine di consentire lo scambio di sinergie, tra le aziende che ne fanno parte; si consiglia una maggiore cautela laddove tale strumento dovesse utilizzarsi al fine di dimostrare il possesso di specifici requisiti strutturali validi per l’ottenimento dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività funebre (come previsto attualmente da quasi tutte le regioni italiane). Si ritiene certamente opportuno un ulteriore e più specifico parere ministeriale al fine di ricorrere a tale istituto contrattuale in modo più certo e consapevole ma soprattutto per minimizzare i rischi di contestazioni sia sotto un punto di vista autorizzativo, che ispettivo.
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La religione segreta degli eletti di MIRANDA NERA
Gli uomini della Grecia avevano una vita religiosa molto intensa, i loro miti sono stati ripresi dai Romani ed hanno avuto influenza anche sulla religione cristiana. L’aspetto più in-
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Ratto di Proserpina (1621-1622), Roma, Galleria Borghese
teressante della loro cultura è sicuramente quello legato ai culti misterici. Con il termine misteri si indicano i culti di carattere esoterico, che si rifanno ai riti primitivi di iniziazione e che tendono a rielaborare il rapporto uomo-divinità proprio della religione popolare. La scissione della religione in popolare e segreta ha avuto, nel tempo, il compito di sopperire al bisogno spirituale di avere un rapporto iniziatico con il rito e le divinità. Coloro che decidevano di intraprendere la via misterica, infatti, aspiravano ad una vita religiosa
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Gian Lorenzo Bernini,
La religione greca proviene da un insieme di culti e ritualità che hanno le proprie radici nella preistoria. È stata influenzata nel tempo dai popoli Indoeuropei e dalla prima civiltà Minoica, traendo spunti interessanti da altri culti ed altre divinità.
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L’Ellenismo e i sui culti misterici: morte e rinascita per costruire un nuovo spazio per l’aldilà.
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e ad una conoscenza più profonde. L’Iniziato va alla ricerca della sapienza custodita da un gruppo ristretto di persone, perché la sua anima è alla ricerca della verità. Il percorso di iniziazione è paragonabile alla morte fisica e spirituale, che si conclude nella rinascita. Quando l’iniziato ritorna alla luce dopo la morte da uomo profano, si ritrova completamente trasformato. La religione segreta era la religione degli eletti, i cui insegnamenti non potevano essere svelati a chiunque. Non a caso il termine mistero ha un’origine indeuropea il cui significato è quello di “chiudere la bocca”. Da questa radice derivano altresì i termini greci myo che significa “iniziare ai misteri” e mystes che significa “iniziato”. Le religione misterica, o religione segreta non si contrapponeva la culto popolare anche se era rivolta sicuramente a divinità poco diffuse o non ancora istituzionalizza-
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LUGLIO-AGOSTO
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Placca votiva in terracotta
ritrovata al santuario di Eleusi (IV secolo a.C.) Rapimento di Persefone, Luca Giordano
te ed era praticata da gruppi ristretti di persone. Da un punto di vista propriamente rituale, i culti misterici erano assai differenti da quelli popolari e per entrare all’interno della cerchia degli iniziati c’era bisogno di un particolare rito che equivaleva alla morte ed alla rinascita. L’iniziazione aveva vari gradi come a sottolineare il bisogno sempre vivo dell’uomo di un percorso evolutivo costante. Non è semplice andare a ricostruire il tessuto completo delle ritualità iniziatiche, proprio perché la segretezza delle pratiche ad esse correlate non ha lasciato troppe tracce tangibili per ricostruirne i riti nella loro totalità. L’iniziazione non era preclusa alle classi sociali subalterne, e vi erano ammessi anche coloro che la religione popolare teneva ai margini del culto. I riti erano spesso di carattere notturno, e questo stava a sottolineare in modo ancora più profondo la separazione con la religione ufficiale. L’elemento chiave della religione segreta era il suo carattere salvifico. Coloro che ne entravano a far parte erano spinti da due elementi fortemente connessi tra loro: da un lato erano mossi dal desiderio di evoluzione interiore che avveniva attraverso la conoscenza e l’elaborazione di un rapporto più profondo con la divinità, dall’altro aspiravano alla possibilità di ottenere la salvezza dell’anima dopo la morte.
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Anche la religione monoteista contemporanea, nelle sue svariate forme, ha una forte valenza salvifica, ma l’idea di salvezza dei culti misterici nasce da un popolo che ha una visione del paradiso e dell’aldilà assai diversa rispetto a quella delle religioni attuali. Tra i culti misterici più interessanti troviamo i Culti Eleusini che si fondano sul mito di Demetra e della figlia Persefone (Proserpina nella versione romana) e ci danno uno spaccato interessante sull’aldilà. La leggenda narra la storia di Persefone, rapita da Ade e condotta negli inferi come sua sposa. Demetra, dea dell’agricoltura, dopo una serie di avventure riesce a riavere indietro la figlia per tre mesi all’anno, e quindi a vincere la sua battaglia personale contro la morte. I misteri Eleusini venivano praticati nella città di Eleusi, luogo in cui era posizionato uno degli accessi all’Ade. Questi misteri, ricchi di significati simbolici, da un lato erano legati alla
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Le rovine di Eleusi Persefone e Ade, Re e Regina,
Museo di Taranto
fertilità - Demetra non a caso era la divinità dell’agricoltura e delle messi - e dall’altro rappresentavano l’inizio di una speranza di una vita dopo la morte. Se Demetra era la personificazione della madre terra, Persefone era colei che
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era ritornata alla vita e veniva rappresentata con una spiga di grano. Per questo motivo i defunti venivano seppelliti insieme ad una simbolica spiga di grano che stava ad indicare il ciclo della vita e delle stagioni che culminava nella rinascita. Da un punto di vista della ritualità erano due le tappe che correlavano l’iniziazione: la purificazione, che poteva essere assimilata al rito del battesimo della religione popolare, e la consacrazione. Il primo livello di purificazione faceva parte dei piccoli misteri e la consacrazione faceva parte dei grandi misteri. Il simbolismo dei misteri Eleusini era un chiaro messaggio di speranza per gli uomini. Se fino a quel momento la morte era la fine di tutto, attraverso i misteri si credeva nella possibilità della rinascita a nuova vita. Plutarco a proposito dei misteri Eleusini scriveva: “Al momento della morte l’anima prova un’esperienza simile a quella di coloro che sono iniziati ai misteri ... All’inizio vagare
Il busto di Plutarco conservato
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nel Museo di Delfi L'opera di Plutarco
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smarriti, faticoso andare in cerchio, paurosi percorsi nel buio, che non conducono in alcun luogo. Prima della fine il timore, il brivido, il tremito, i sudori freddi e lo spavento sono al culmine. E poi una luce meravigliosa si offre agli occhi, si passa in luoghi puri e prati dove echeggiano suoni, dove si vedono danze; solenni sacre parole e visioni divine ispirano un rispetto religioso. E là l’iniziato, ormai perfettamente liberato e sciolto da ogni vincolo, si aggira, incoronato da una ghirlanda, celebrando la festa insieme agli altri OLTRE MAGAZINE
consacrati e puri, e guarda dall’alto la folla non iniziata, non purificata nel fango e nelle tenebre, e, per timore della morte, attardarsi fra i mali invece di credere nella felicità dell’aldilà”. Le realtà misteriche di origine orientale si sono diffuse successivamente anche con i Romani fino all’avvento del cristianesimo. La religione popolare ha apparentemente cercato di frenare la religione segreta, ma nella realtà si è servita di essa acquisendo l’idea del paradiso e della salvezza dell’anima.
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