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OOF International Magazine n. 10

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LA RIVISTA DEI CONDIMENTI

CONDIMENTS MAGAZINE

60 ANNI DI EXTRA VERGINE 60 YEARS OF EXTRA-VIRGIN

10 ANNI DI OLIO OFFICINA 10 YEARS OF OLIO OFFICINA

#10

autunno / inverno autumn / winter 2019 - 2020 ISSN 2611-5239

ISBN 978-88-94887-29-7

L’OLIO DEI POPOLI OIL OF THE PEOPLES international magazine / italiano / english

9 788894 887297

euro 12,00


S.P. 231 Km. 0 + 500 40026 Modugno (Ba) Tel. + 39 080 3740757 Fax +39 080 3757428 info@panvetri.com


gli artisti per l’olio artists for oil

NUTRIRSI BENE È UN’ARTE. THE ART OF HEALTHY EATING.

L’AUTORE DELLA COPERTINA Barbara Lupo è nata a Crotone nel 1982, ma vive a Bologna dal 2003. Appassionata di arte in generale, illustrazione e nuoto, ha frequentato l’IED di Roma e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Disegna in digitale e utilizza diverse tecniche, ma lo stile è sempre diretto e sintetico. Ironia ed empatia sono alla base dei suoi disegni. Le sue illustrazioni hanno un forte impatto emotivo e il messaggio è sempre forte e chiaro.

THE COVER AUTHOR Barbara Lupo was born in the Calabrian city of Crotone in 1982, but she’s lived in Bologna since 2003. Passionate about all types of art in general, illustration and swimming, she studied at IED in Rome and the Academy of Fine Arts in Bologna. She draws digitally using various techniques, but her style is always direct and succinct. Irony and empathy lie at the heart of her drawings. Her illustrations have a strong emotional impact and the message is always loud and clear. 01

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index #10 01 Gli artisti per l’olio Artists for oil by Barbara Lupo

10 Editoriale Cosa cambia 14 Editorial What’s changing by Luigi Caricato

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Nel cuore vivo delle parole Vedi alle voci elaiopolio, oleoteca, oliandolo, oliera In the living heart of words See under elaiopolio, oleoteca, oliandolo, oliera

by Daniela Marcheschi

20 Anniversari Anniversaries 22 L’olio dei popoli secondo i millenials 27 The oil of the peoples millenials talk about by Antonio Mele

48 Un culto segreto per l’olio d’oliva 50 A Secret Veneration of Olive Oil by Luigi Caricato 52 Intervista al Direttore Esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale Il mercato degli oli da olive è esigente, la concorrenza agguerrita 57 Interview with the Executive Director of the International Olive Council The olive-oil market is demanding, and competition is fierce by Luigi Caricato

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Saper assaggiare non è così ovvio Bisogna passare dai banchi ONAOO Real tasting is not as simple as it might seem If you want to learn the skill, you’ll have to attend lessons at ONAOO

by Lucio Carli

68 Portare l’olio da olive in Giappone 74 Taking olive oil to Japan by Guido Novaro 04


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2020

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99

PREMIATI / WINNERS

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TEN YEARS OF OLIO OFFICINA

Concorso internazionale di packaging e innovazione The olive oil packaging and visual design contest

86 Buon compleanno al progetto Olio Officina 89 Happy birthday to Olio Officina project

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PREMIATI / WINNERS

LE FORME DELL’OLIO 2020

DIECI ANNI DI OLIO OFFICINA 76

by Alfonso Pascale

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index #10

AL ISU ,V

La testimonianza Olio, una passione che diventa cultura The testimony Olive oil, a passion that has become a culture

by Rosalia Cavalieri

LE FORME DELL’ACETO 2020

Concorso internazionale di packaging e innovazione The vinegar packaging and visual design contest

124 A scuola di abbinamenti Un aceto per ogni pietanza At pairing school A vinegar for every dish

92 Performance Natura arte-fatta Nature and artefact

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ACKAGING GAR P AND INE VIS EV TH

2020

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INTERNATIONALMAGAZINE Pubblicazione trimestrale, autunno - inverno 2019-2020, anno 4, numero 10 Quarterly magazine, autumn-winter 2019-2020, year 4, issue 10 ISSN 2611-5239 Olio Officina (International ed.) ISBN 978-88-94887-29-7

Direttore Editor-in-chief Luigi Caricato

Editore Published by Olio Officina

Art Buyer Maria Carla Squeo

Olio Officina Srl Società unipersonale Single-member company Via Francesco Brioschi 86 20141 Milano - Italia Milan - Italy

Progetto grafico e impaginazione Graphic Design and Layout Cristina Menotti, Fabio Berrettini

Redazione Editorial office Via Giovanni Rasori 9 20145 Milano - Italia Milan - Italy Tel. 0039 02 8465223 Siti Internet Websites magazine olioofficina.it globe olioofficina.net festival olioofficina.com edizioni olioofficina.eu Posta elettronica E-mail in lingua italiana in Italian redazione@olioofficina.it in lingua inglese in English staff@olioofficina.net

Coordinamento redazionale Editorial Coordination Maria Carla Squeo

Fotografie Photos Gianfranco Maggio, Stefano Videtta et al. Illustrazioni Illustrations Davide Amidoni, Guido Balossi, Anna Victoria Barbera, Lorenzo Bardolini, Mattia Bari, Elena Tham Basilico, Daniele Beretta , Francesca Bertoni, Sofia Bianco, Lorenza Boschi, Carpentieri, Laura Cavosi, Martina Cognetta, Leonardo Comalli, Comizzoli, Yi Gan, Camilla Ghilioni, Rebecca Giannotti, Sara Del Giudice, Chiara Helm, Eugenia Erba, Trabuio Forlin, Paloscia, Fabrizio Paludetto, Sara Parente, Viola Pirro, Simona Randazzo, Sofia Rossetti, Emanuela Rossi, Irene Rodolfi, Sara Ruggieri, Kizito Schimera, Ludovica Siscovich, Marta Sosio, Anna Spreafico, Doriano Strologo, Alyssa Taccardi, Giulia Varetto, Gabriele Vergani, Yuweiliu

Traduzioni Translations Angela Arnone, Aurora Ferrandes, Anthony Green, Sarah Ponting, Simon Tanner, Ailsa Wood Comitato scientifico Scientific Committee Luigi Caricato, Rosalia Cavalieri, Lorenzo Cerretani, Daniela Marcheschi, Antonio Monte, Massimo Occhinegro, Alfonso Pascale Hanno collaborato Collaborators Per i testi For the texts Luigi Caricato, Lucio Carli, Rosalia Cavalieri, Daniela Marcheschi, Antonio Mele, Guido Novaro, Mauro Olivieri, Alfonso Pascale, Maria Carla Squeo Stampatore Printed by Editrice Salentina, Galatina (Lecce) - Italia Distribuzione in libreria Bookstore Distribution Unicopli - Assago, Milano Pubblicità Advertising Olio Officina, pubblicita@olioofficina.it Il numero 10 di OOF International Magazine, autunnoinverno 2019-2020, è il supplemento del numero 332 della testata giornalistica Olio Officina Magazine, registrata presso il Tribunale di Milano, n. 326 del 18 ottobre 2013. Direttore responsabile: Luigi Caricato. La rivista OOF International Magazine viene distribuita in libreria e la si può ricevere anche direttamente al proprio recapito su abbonamento, in Italia, dove viene edita, come in altri Paesi (info: posta@olioofficina.eu). Costo dell’abbonamento a quattro numeri di OOF International Magazine: euro 48,00 per l’Italia, euro 70,00 per Europa e Bacino del Mediterraneo; euro 82,00 Americhe, Asia, altri Paesi dell’Africa; euro 90,00 per Oceania. È possibile acquistare copia digitale sfogliabile della rivista su piattaforma Issuu alla voce Olio Officina. Issue no. 10 of OOF International Magazine, autumn-winter 2019-2020, is the supplement of issue no. 332 of Olio Officina Magazine, registered at Milan Court under no. 326 on 18th October 2013. Managing Director: Luigi Caricato.

Copertina Cover L’olio dei popoli

The oil of the peoples

by Barbara Lupo

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OOF International Magazine is distributed in bookstores and can also be delivered to the address of your subscription which can be in Italy, where it is published, but also in other countries (info: posta@olioofficina.eu). Subscription price for 4 issues of OOF International Magazine: 48 euros to Itay, 70 euros to Europe and the Mediterranean Basin; 82 euros to the Americas, Asia, other African countries; 90 euros to Oceania. You can also purchase a browsable digital copy of this magazine on the Issuu platform under Olio Officina.


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Photo by Gianfranco Maggio


english on page 14

editoriale di Luigi Caricato

COSA CAMBIA Il 2020 a me piace molto come numero, perché si ripete due volte il 20: 20-20. Non mi soffermo più di tanto sul significato, anche perché non sono un esperto di numerologia, ma posso solo dire che l’accoppiata del 20 mi attira, perché ha un suo fascino e un misterioso perché. So tuttavia con certezza che il 20 rappresenta la dualità, questo sì: è l’unione tra due elementi; e allora penso subito, per associazione, a due aspetti per me molto importanti, in quanto accomunano e intrecciano la mia vita personale e pubblica, che, guarda caso, proprio in questo 2020 è coincidente. Da una parte ricorrono i 60 anni dall’introduzione della categoria merceologica “olio extra vergine di oliva”. Per chi lo ignora - e sono certamente in tanti - il tutto nacque a partire da una legge italiana del 13 novembre 1960. La numero 1407, per essere precisi. In quell’epoca, definire “extra vergine” un olio ricavato dalle olive sarà stato un po’ come suonare il gong in una chiesa gremita di fedeli assorti nell’atto in cui il sacerdote eleva l’Eucarestia. Fu infatti devastante l’impatto con il nuovo nome dell’olio: forse impreciso, imperfetto, fuori luogo, inappropriato, non saprei dire. Certamente il nuovo nome fu introdotto senza che ci fossero ancora gli oli extra vergini di oliva in quantità tali da giustificarne l’operazione. Ovvero, con tutta la sincerità del caso, non è che in quegli anni ci fosse stata quella grande quantità di olio che noi oggi possiamo definire di alta qualità. Il nuovo nome era stato concepito in prospettiva futura, evidentemente. La parola “vergine” attribuita all’olio di per sé spiazzava, ma di fatto risaliva a molti anni prima, al 1936 per l’esattezza, a seguito dell’emanazione del Regio decreto numero 1986 del 27 settembre. Proprio in quegli anni, in cui a funestare l’Italia c’era il fascismo, l’olio ricavato dal frutto dell’oli-

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INTERNATIONALMAGAZINE #10

vo assunse il nome di “olio sopraffino vergine di oliva”. Anche in quel tempo, come oggi, un lungo treno di parole, quando sarebbe stata sufficiente una espressione più elementare, realistica e immediata: “succo di oliva”. Pensate che gli antichi arabi avevano visto giusto, rispetto ai nostri contemporanei: optarono per la voce az-zait, ovvero “succo di oliva”. Gli spagnoli vantano questa derivazione dalla lingua araba: aceite, che sta, appunto, per “succo di oliva”; e oggi, insieme con “virgen extra de oliva”, aceite suona molto pleonastico. Non solo: quanto a inutile ridondanza, i burocrati dell’Unione europea non sono certo da meno. Ogni burocrate, è giusto che lo sappiate, è sempre una maledizione che scende su di noi a seguito del peccato originale. Ogni burocrate sulla faccia della Terra che legifera è il seme del male che si insinua nelle attività umane, devastandone tutta la originaria bellezza. Oggi loro malgrado le aziende olearie sono costrette a inserire in etichetta, in prossimità del lungo treno di parole proprio della categoria merceologica “olio extra vergine di oliva”, anche la seguente - superflua, e, credetemi, perversa, prima ancora che pleonastica - indicazione: ovvero, “olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”. Già, tutta questa inutile precisazione suona di per sé offensiva, in aggiunta al deplorevole abuso di avverbi. Non capisco come gli imprenditori del ramo oleario siano così succubi dei burocrati. Comunque, a parte queste divagazioni che mi perdonerete, sappiamo ormai che nel 2020 si celebra il sessantesimo anniversario di una categoria merceologica che vale oggi in tutto il mondo. Allora, mi chiedo e vi chiedo: cosa può cambiare, a distanza di tanti decenni, la presenza in etichetta di questo lungo nome? E soprattutto: cosa


editoriale

COSA CAMBIA resta da fare in relazione a un olio che forse meriterebbe una ridiscussione e ridefinizione dei suoi molteplici nomi commerciali? Non dimenticate che finora vi sono ben quattro distinte categorie merceologiche legate ai differenti “oli da olive”. Non esiste solo l’extra vergine e non sto qui a elencare tutte le altre voci, per non sottrarre spazio vitale al pensiero. E proprio a proposito di pensiero voglio comunicarvi l’altro aspetto per me molto importante: i dieci anni del progetto culturale di Olio Officina. Olio Officina sono io, ma con me ho sempre sperato di avere al mio fianco tanti altri soggetti - che ci sono, ci sono; seppure non quanti io ne desideri - che come me credano nell’olio ricavato dalle olive come a un prodotto culturale prima ancora che a una merce. Non so se ci sono riuscito, in questo mio proposito: concepire l’olio da olive come un marcatore culturale. In realtà, tutti pensano solo all’economia, al mero profitto, di per sé molto importante, perché non si vive senza accumulare guadagni, ma ignorare l’olio da olive quale soggetto culturale come lo intendo io, sarebbe una dura e immeritata sconfitta per il prodotto stesso che in queste pagine ogni volta viene celebrato in ciascun numero della rivista. Una pubblicazione periodica che con il 2020 però cambia. Cosa cambia? Si assisterà intanto al passaggio da trimestrale a semestrale, e diventerà la rivista di tutti i condimenti, senza escluderne nessuno. Il numero 10 di OOF International Magazine porta già in copertina l’indicazione autunno-inverno. Il numero 10 sarebbe già dovuto uscire in autunno, appunto, ma per far coincidere il numero 10 con i dieci anni del progetto Olio Officina ho preferito slittarne l’uscita. Perdonate il gioco del numero 10, molto adolescenziale, è vero; sappiate però che a noi (a me) piace essere così: a volte anche spiazzanti. Il numero dieci simboleggia la perfezione, ma è anche l’annullamento di tutte le cose. Quindi, sempre in guardia: 10 = 1+0 = 1. Il dieci significa ricominciare di nuovo, non ripetersi mai: ricominciare di nuovo anche perché la perfezione sta tutta nel cercare la perfezione senza sosta. C’è sempre un nuovo inizio. Il dieci - che coincide con il numero della rivista che state sfogliando (e spero leggendo), ma anche con il decennale di Olio Officina - è dunque il numero del cambiamento. È un invito a rimettersi in gioco ogni volta. Il dieci è un numero triangolare, perché è la somma di due o più numeri triangolari. Non a caso i primi tre numeri (triangolari: 1 + 3 + 6) danno come risultato il 10. Ma il dieci è molte altre cose, e altro ancora. Ora però mi fermo qui; non voglio tediarvi oltre, soffermandomi sul 20-20 del 2020, per esempio; perché altrimenti mi accuserete di dare i numeri - considerazione tutt’altro che falsa, a dire il vero. O no?

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editorial by Luigi Caricato

What’s changing I think 2020’s a great number, because it’s 20 repeated: 20-20. I don’t want to dwell too much on its meaning – I’m no numerology expert –, but quite simply I find the pair of 20s attractive; they have a certain charm and mystery about them. One thing’s for certain: 20 represents duality, since it’s the union of two elements. This immediately reminds me, by association, of two anniversaries that are very important to me, not only because they unite and intertwine my personal and professional life, but because they coincide in 2020. On one hand, this year marks 60 years since the introduction of the “extra-virgin olive oil” product category. For anyone who doesn’t know – and that’s probably most people –, it all started with an Italian law passed on 13 November 1960. At the time, defining an oil made from olives as “extra-virgin” was akin to someone walking into a packed church banging a gong just as the priest was reverently holding up the Eucharist. The impact of the new name was in fact devastating: it was perhaps seen as inaccurate, imperfect, out of place, or inappropriate, I can’t say. What’s certain is that the new name was introduced even though there weren’t enough extra-virgin olive oils on the market to justify it. In fact, to be honest, at the time oils we would now classify as high-quality were pretty thin on the ground. The new name had obviously been conceived with the future in mind. The word “virgin” attributed to oil was per se a source of confusion, but had actually originated many years earlier, on 27 September 1936, with the passing of Royal Decree no. 1986. It was in that period, when Italy was in the grip of fascism, that oil obtained from olives was given the name of “superfine virgin olive oil”. Then, as now, a long sequence of words was used, when a simpler, more realistic and immediate expression would have sufficed: “olive juice”. The ancient Arabs took a more pragmatic approach than our contemporaries, and in fact named the product az-zait, i.e. “olive juice”. The Spanish word aceite in turn derives from the Arabic, and thus itself also indicates “olive juice”, making the modern-day aceite virgen extra de oliva sound somewhat pleonastic. When it comes to useless redundancy, however, EU bureaucrats are no better. In case you hadn’t realized, bureaucrats are a curse that fell upon us as a punishment for our sins. In particular, bureaucrats who draft legislation are seeds of evil that poison human endeavour, destroying all its original beauty. Today, despite themselves, olive oil producers are forced to include on labels, alongside the long procession of words specifying the product category “extra-virgin olive oil”, also the following superfluous, pleonastic – not to say perverse

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– information: “superior category olive oil obtained directly from olives and solely by mechanical means”. Such pointless over-specification is almost offensive in its pedantry, as well as an example of deplorable adverb abuse. I don’t understand why the olive oil trade is so utterly in the thrall of bureaucrats. However, putting aside such digressions, for which I trust you will forgive me, we mentioned that 2020 marks the 60th anniversary of a product whose worth is acknowledged the world over. So, I wonder: after so many decades, what difference can this long name on the label make? Above all, what still needs to be done for an oil whose multiple trade names perhaps deserve to be re-discussed and reformulated? Don’t forget that the various types of olive oil are currently associated with four distinct product categories. Extra-virgin is not the only one, but to avoid subtracting vital space from my main point I’m not going to list them all here. And speaking of my main point, I want to tell you about the other thing that’s very important to me: ten years of the Olio Officina project. Olio Officina is basically me, but I have always tried to involve other people – and many have come on board, although not as many as I would like – who share my belief that olive oil is first and foremost a product of our food culture and not just a commodity. I don’t know if I’ve succeeded in achieving my aim: that of presenting olive oil as a cultural marker. In reality, everyone is concerned above all with money and making a profit. This of course is very important, because we need to earn a living, but ignoring the cultural aspects of olive oil would represent a heavy, undeserved defeat for the product we celebrate in every issue of this magazine. This magazine, by the way, will be seeing some changes in 2020. What’s changing? First of all, there will be a transition from quarterly to half-yearly issues, and we will become the magazine for all condiments, none excluded. Issue 10 of OOF International Magazine already specifies autumn-winter on the cover. It should in fact have been released in autumn, but to make publication coincide with ten years of Olio Officina, I decided to postpone it. Please forgive all this playing around with the number 10; it’s a bit childish, I know; I have to admit that’s just the way we are (I am), with the occasional surprise in store. The number ten symbolizes perfection, but also represents the cancellation of all things. So always stay on guard: 10 = 1 + 0 = 1. Ten means starting afresh, and never repeating yourself: starting afresh also because the search for perfection is a never-ending one. There’s always a new beginning. Ten – which coincides with the issue number of the magazine you’re leafing through (and hopefully reading), but also with the tenth anniversary of Olio Officina – is thus the number of change. It’s an invitation to keep rising to new challenges. Ten is a triangular number and also the sum of the first three triangular numbers (1 + 3 + 6 = 10). But ten is many other things too. I’ll stop now, though; I don’t want to bore you any further, by going on about the 20-20 of 2020, for example, or you’ll end up thinking that I have an obsession with figures. That I’m a bit of an odd number, so to speak.


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Nel cuore vivo delle parole

di Daniela Marcheschi

Vedi alle voci

elaiopolio, oleoteca, oliandolo, oliera

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ELAIOPOLIO: sost. m., XX secolo; “azienda per la produzione e la rivendita dell’olio”. Sinonimo di oleificio (cfr. qui, s.v.). OLEOTECA: sost. f., XX secolo. La voce, costruita per analogia con enoteca, significa “luogo di degustazione dell’olio” e “rivendita di olio”. Cfr. anche G. A. Rossi, Le parole: vita, morte e miracoli, Milano, Mondadori, 1993, p. 107. Oggi esistono diverse oleoteche regionali: dell’Abruzzo, delle Marche, ecc. OLIANDOLO: sost. m., XVI secolo; “chi vende l’olio”, “rivenditore d’olio al dettaglio”. Voce desueta, che, in tale accezione e nella forma plurale “oleandoli”, è attestata nelle Storie fiorentine (XIV, III, 77) di Benedetto Varchi. Oggi il significato è più esteso e la parola vale anche “operatore della filiera dell’olio” (AIRO-Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio). Dell’oliandolo, a Napoli venditore ambulante, delineò un pittoresco profilo F. Mastriani, in Novelle. Scene e racconti (Napoli, Giosuè Rondinella Editore, 1867), nel ritratto L’oliandolo, appunto, che riportiamo qui quasi per intero: «Egli è l’oliandolo ambulante quello di cui intendiamo tener discorso. Chi non lo vede ogni dì passar per le nostre vie più frequentate ed anco pe’ più rimoti chiassuoli e ronchi e viottoli? Anzi, se dir dobbiamo il vero, rollandolo preferisce que’ quartieri e quelle strade dove il lusso non fa vana pompa delle sue merci stravaganti. L’olio è modesto, e l’oliandolo è vie più modesto. Una sola volta l’olio è superbo, ed è quando anima la religiosa lampada del poverello dinanzi alla Santa Immagine della Madonna. Ei sa che al suo posto invidiabile non potrebbe sedere lo sbrigliato e profano gasse. L’oliandolo si aggira dunque il mattino e nelle ore vespertine per quasi tutt’i quartieri della nostra capitale. Robusto e di buona salute, come tutti quelli che fanno gran moto, egli cammina, cammina, cammina, come l’ebreo della trista leggenda, e non si riposa che quando le tenebre cadono sulla terra. Allora la sua missione è compiuta; ha rifornito d’olio l’utello del povero e lo stagnuolo del modesto borghese; ha vuotato il suo otre e le sue misure, ed ha invece ripieno di


Daniela Marcheschi è nata nel 1953 a Lucca, dove vive d’abitudine. È studiosa, docente e critico di letteratura italiana dagli orizzonti interdisciplinari e di fama internazionale. Ha curato fra l’altro i Meridiani Mondadori delle Opere di Carlo Collodi (1995) e Giuseppe Pontiggia (2004) e ha pubblicato diversi altri volumi.

Alcuni dei suoi maggiori saggi si possono leggere nel libro Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, 2012). Per le edizioni Olio Officina ha pubblicato il volume Il volto umano dell’olio (2016) e curato l’antologia di poesia rurale La gravidanza della terra (2017), oltre a dirigere la rivista letteraria Corso Italia 7.

monete di rame il suo borsello, che si gonfia a seconda che l’otre si sgonfia. L’oliandolo esce il mattino verso le undici: la sua merce di duplice uso non è di quelle che occorrono nelle prime ore del mattino; essa dee servire pel pranzo e per la lucerna; ond’ei non ha d’uopo di uscir per tempo. Noi non sappiamo il dove e il come l’oliandolo si provvegga della merce che dee spacciare: noi sappiamo, né il vogliam sapere, giacché sarebbe questa la maggiore indiscrezione, che potremmo commettere. Questo industrioso non isdegna di frequentar le vie campestri e gli aprici colli dove a villeggiar si recano gli eletti del secolo e gli spensierati figli di Adamo. Spesso dal medesimo otre del nostro oliandolo esce l’olio che alimenta la divozione del pio contadino, le faticose veglie dell’operaio, e l’ozio delle dame eleganti. Spesso l’oliandolo medesimo rischiara il misero nicchio al cui fioco lume esala l’estremo fiato l’indigente, che vola a raccogliere il premio promesso da Dio alla povertà rassegnata, e la superba carcel, al cui splendido chiarore s’intrecciano le liete danze de’ ricchi. L’oliandolo nel suo commercio si contenta d’un parco guadagno, ed è fedelissimo a’ suoi avventori, verso i quali usa un linguaggio grazioso e gentile. Egli porta seco tutta la sua mercanzia in un otre che gli si piega in su gli omeri a foggia di soma e i cui capi sono ripieni della preziosa merce ch’ei spaccia al prezzo giustissimo che corre in piazza, e non rare volte con leggiero ribasso. Cingegli il fianco una fascia in cui sono appiccati i recipienti più o meno grossi a tenore delle diverse misure, e un piccolo imbuto che serve a versar l’olio dall’otre negli stagnuoli de’ compratori. L’oliandolo è pieno di unzione ne’ suoi modi, nella sua favella: vende volontieri a 17

INTERNATIONALMAGAZINE #10

credito finché non si accumuli una somma che passi lo sperabile del suo avventore 5 è galante fino ad un certo limite, ed in tutto il governo della sua vita egli adotta per principi, per istinto, per gusto, per affinità di mestiere, il sistema delle mezze misure. Ma ciò che distingue in supremo grado questo probo industrioso da ogni altro che esercita il suo commercio peripateticamente si è la dolcezza del suo carattere pacifico e dabbene, a similitudine dell’olivo che rappresenta la pace, e della particolar virtù che ha l’olio di mitigar l’acerbezza delle piaghe e di raddolcire gli stessi effetti del fuoco ch’egli alimenta. Un’altra particolarità dell’oliandolo si è il suo vestimento che per lo più si compone d’un sol colore, per l’ordinario cenericcio, bigio, o cilestre scuro. Non sappiam divinare la ragione di tal costumanza, tranne che non sia per uno special distintivo della classe. La parola ond’ei si annunzia per le strade è semplice, senza tropi esagerati (come soglion adoperarli i venditori d’altri generi), senza aggiunti. Questa parola è il vocabolo nudo nudo che esprime la sua merce uoglie (olio) il quale ei distende alcun poco, dandovi una malinconica eufonia, propria di quasi tutte le voci de’ venditori ambulanti appo i popoli del mezzodì». OLIERA: sost. f.; XVII secolo; dal francese huilier, ossia “ampolla dell’olio”. Nel Dizionario Etimologico italiano, a cura di C. Battisti e Giovanni Alessio, Firenze, G. Barbèra, 1975, vol. IV, p. 2638, la voce risulta attestata dal XIX secolo, ma in realtà risale almeno al XVIII secolo, e allora l’oliera poteva essere da due o cinque bocce: cfr. Catalogo di generi che trovansi vendibili da Giaconto Micali, In Livorno, MDCCLXXXV. Nella II edizione con aggiunte del Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche, e altre di uso comune (Napoli, G. Pedone Lauriel-G. Marghieri, 1856), di Giacinto Carena, se ne trova una descrizione utile: «Arnese di metallo, di cristallo, di maiolica, o anche di legno da tenervi come incastrate due ampolle di cristallo, una per l’olio, l’altra per l’aceto, da porsi sulla mensa. Questo arnese chiamasi anche pluralmente Le Ampolle, sempre che il discorso accenni a queste e non ad altre ampolle» (p.271).


In the living heart of words

See under elaiopolio, oleoteca, oliandolo, oliera

by Daniela Marcheschi ELAIOPOLIO: noun m., 20th century, “manufacturer producing and selling olive oil” Synonym of oleificio (see thereunder) OLEOTECA: noun f., 20th century. This term was invented to reflect the word enoteca (where wine is tasted and sold), and means “place for tasting and selling olive oil”. See also G. A. Rossi, Le parole: vita, morte e miracoli, Milan, Mondadori, 1993, p. 107.Today there are various regional oleoteche, such as in Abruzzo and Marche, etc. OLIANDOLO: noun m., 16th century; “person who sells olive oil at retail level”. Obsolete term which, in that meaning and in the plural form “oleandoli”, can be found in Benedetto Varchi’s Storie fiorentine (XIV, III, 77). Today it has a broader meaning and also applies to “operator in the olive-oil supply chain” (AIRO-Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio). In his Novelle. Scene e racconti (Napoli, Giosuè Rondinella Editore, 1867), Francesco Mastriani wrote a picturesque profile of the oliandolo, a Neapolitan street vendor, which we reproduce here almost in its entirety: «For he is the wandering olive oil peddler of whom we wish to talk. Which of us can say they fail to encounter him every day as he perlustrates both our busy streets and our most distant hilltops and alleyways? Indeed, if the truth be told, the olive oil peddler prefers those neighbourhoods and streets where luxury does not vainly make show of its extravagant merchandise. His oil is modest, and the olive oil peddler is all the more modest. There is only one time that his oil lights up, when it fuels the poor man’s lantern set before the Holy Image of Our Lady. And well does he know that to his much-coveted station no unbridled profane urchin could pose a threat. The olive oil peddler therefore wanders around in the morning and at sunset throughout almost all the districts of our capital city. Sturdy and of sound health, like all those who take much exercise, he walks and walks and walks, like the Jew of the sad folk legend, resting only once darkness falls upon the earth. Then it is that his mission is fulfilled; he has supplied the poor man’s jar with oil, and the tin jug of the lowly bourgeois; he has emptied every nook and cranny of his wineskin, filling his purse with copper coins, which swells just as the wineskin deflates. The olive oil peddler appears in the morning when the clock strikes eleven: his goods serve a dual purpose, but not in the early hours; they are needed for lunch and to light our lamps; so he has no reason to be up and out 18

at the crack of dawn. Nothing do we know of where and how the olive oil peddler procures his goods: we know not, nor do we wish to know, as it would be the greatest indiscretion we could commit. This industrious man is not too proud to traipse across the country roads and rolling hillsides where the century’s chosen ones and the carefree sons of Adam while away their time. And often it is that our peddler’s olive oil feeds both the pious peasant’s devotion, the laborious vigils of the workman, and the idle pursuits of elegant ladies of leisure. Oftentimes the olive oil peddler himself lights up both the wretched hovel in whose flickering light the pauper breathes his last breath, departing this world to receive the gift promised by God to those resigned to their poverty, and the haughty prison, in whose splendid glow the happy dances of the rich intertwine. In his trade, the olive oil peddler is glad to make a meagre profit, and he is faithful unto his patrons, towards whom he speaks in a tone both gracious and gentle. He carries with him all his merchandise in a wineskin, which he folds below his armpits into the shape of a satchel, his garments filled with the precious merchandise which he sells at a fair market price, not infrequently at a slight reduction. On his side is a belt on which he hangs large containers of different sizes, and a small funnel used to pour the olive oil from the wineskin into the patrons’ tin jugs. The olive oil peddler is full of unction in his manners, in his speech: he sells willingly on credit, until a sum of money has built up, which surpasses the means of his patron; he is gallant up to a given limit; and in all his decisions he agrees by principle, by instinct, by taste, by affinity of trade, to selling even half measures. But what distinguishes in the highest degree this industrious gentleman from any other carrying out his same trade is the sweetness of his peaceful gentle mien, reflecting the olive branch that represents peace, and the special virtue of olive oil in alleviating roughness of skin and allaying any scalding by the very same fire which it fuels. Another of the peddler’s eccentricities is his clothing, mostly made up of a single hue, usually an ashen-grey, a beige or a dark blue. We would fain divine the reason for such a habit, unless it be to help him stand out in his class. The word whereby he announces himself is simple in the extreme, with none of the outlandish tropes that other street sellers use. Unadorned, this word expresses the nature of his merchandise: uoglie (olio) slightly distended towards the tail, giving it a sort of melodious melancholy, typical of many a peddler throughout the South of Italy». OLIERA: noun f.; 17th century; from the French huilier, an oil ampoule. According to the Dizionario Etimologico italiano, by Carlo Battisti and Giovanni Alessio, Florence, Barbèra, 1975, vol. IV, p. 2638, the term was first used in the 19th century, but in fact dates at least as far back as the 18th century, and at that time an oliera could be made up of two to five vessels: see Catalogo di generi che trovansi vendibili da Giaconto Micali, in Livorno, MDCCLXXXV. The 2nd edition with additions from the Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche, e altre di uso comune (Napoli, G. Pedone Lauriel-G. Marghieri, 1856), by Giacinto Carena, contains a useful description: «Utensil made of metal, crystal, pottery, or even wood, for holding two crystal ampoules in place, one for olive oil, the other for vinegar, to place on the table. This utensil is also known in the plural as Le Ampolle, provided that the text is about these utensils and not other ampoules» (p. 271). Daniela Marcheschi was born in 1953 in Lucca, Italy, where she usually lives. She is a world-renowned scholar, professor and critic of Italian literature having an interdisciplinary approach. Moreover, she was the curator of i Meridiani Mondadori of Opere by Carlo Collodi (1995) and Giuseppe Pontiggia (2004) and she published several other books.

Some of her major essays are included in the book Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, 2012). For Edizioni Olio Officina she published the book Il volto umano dell’olio (2016) and was the curator of the rural poetry anthology La gravidanza della terra (2017), besides being the director of the literary magazine Corso Italia 7.


Illustration Pax Paloscia


ANNIVERSARI Il 2020 segna un anno importante per l’olio extra vergine di oliva. È una data fondamentale perché sessant’anni fa, il 13 novembre 1960, nacque in Italia (legge della Repubblica italiana n. 1407) la nuova categoria merceologica che ha in seguito rivoluzionato i consumi in ogni angolo del mondo. A Olio Officina Festival 2020 - il cui tema portante della nona edizione è “L’olio dei popoli”– l’anniversario dei 60 anni dell’extra vergine ha meritato un annullo filatelico da parte di Poste Italiane. Un anello con oliva. L’oliva è incastonata come un diamante prezioso al centro dell’anello. Simbolicamente si intende mettere in risalto la preziosità dell’olio, un bene da custodire per le generazioni future. Il 2020 coincide anche con il decennale della fondazione della casa editrice Olio Officina, realtà nata nel 2010 proprio allo scopo di festeggiare, all’epoca, i 50 anni dell’extra vergine, che nel frattempo sono diventati 60. Anche in questo caso, un annullo filatelico: un albero matita, in quanto tra cielo e terra l’albero dell’olivo riscrive ogni anno una storia millenaria. I due annulli filatelici mettono in luce l’olio quale marcatore culturale e simbolo di civiltà. I bozzetti sono di Antonio Mele.

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INTERNATIONALMAGAZINE #10

PT

ANNIVERSARIES The year 2020 is an important one for extra-virgin olive oil. It is a crucial one because it was sixty years ago, on 13 November 1960, that a new product category was created in Italy (Italian Republic Law no. 1407) which subsequently revolutionized consumption in every corner of the globe. At Olio Officina Festival 2020 – whose central theme for this ninth edition is “The oil of the peoples” – the 60th anniversary of extra-virgin earned a commemorative philatelic cancellation from the Italian Postal Service. A ring with olive. The olive is set like a precious diamond in the centre of the ring. Symbolically highlighting the preciousness of olive oil, a commodity for future generations. 2020 also coincides with the tenth anniversary of the Olio Officina publishing house, founded in 2010 to celebrate what was, at the time, 50 years of extra-virgin, a figure that has since risen to 60. Also in this case, a philatelic cancellation: a pencil tree, as between the sky and the earth the olive tree rewrites a thousand-year history every year. The two philatelic cancellations emphasize olive oil’s role as a cultural marker and symbol of civilization. Sketches by Antonio Mele.


L’OLIO

DEI POPOLI


english on page 27

QUANTO TEMPO È TRASCORSO PERCHÉ LA SCOPERTA DELLA RUOTA FACESSE IL GIRO DEL MONDO?

INTERNATIONALMAGAZINE #10

L’OLIO DEI POPOLI

SECONDO I MILLENNIALS

di Antonio Mele

E u genia Er ba 23

n tempo ci volevano anni perché una parte del mondo conoscesse cosa succedeva dalla parte opposta. Nell’era della globalizzazione tutto va velocemente e anche l’olio non fa eccezione: è prodotto e utilizzato ovunque; abbiamo chiesto agli studenti e alle studentesse del corso di Illustrazione e Animazione IED Milano di illustrare per Olio Officina quello che per loro significa avere l’olio extra vergine di oliva come simbolo di unione trasversale per tutte le popolazioni. Un filo, la preziosità, il conservare, la musica, i colori della pelle, la religiosità, madre terra, l’arca di Noè dei semi e altri concetti hanno ispirato questi futuri illustratori e animatori a raccontare con la forza delle immagini il tema della nona edizione di Olio Officina Festival, che quest’anno è L’olio dei popoli. Ognuno di loro ha attinto immagini e animazioni dal proprio mondo per mettere in risalto come l’olio da olive da alimento etnico sia diventato alimento inter-etnico, consumato in tutti i continenti e che di fatto va diventando un olio universale, proprio per le sue virtù salutistiche che lo rendono diverso e di qualità superiore. L’olio è una presenza costante che alimenta non solo le nostre tavole ma che ha anche alimentato le tavolozze delle ragazze e dei ragazzi che si sono impegnati a tirar fuori la magia di questo alimento meraviglioso.


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