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Canosa nei Musei del Mondo

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Fondazione Antonio e Marietta Rossi

CANOSA NEI MUSEI DEL MONDO Canosa in museums AROUND THE WORLD quorumedizioni


Fondazione Antonio e Marietta Rossi

CANOSA NEI MUSEI DEL MONDO Canosa in museums AROUND THE WORLD

quorumedizioni


Foto tratte da: AA.VV., Gli ori di Taranto in età ellenistica, Milano 1984. R.Cassano (a cura di), Principi imperatori e vescovi. Duemila anni di storia a Canosa, Venezia 1992. A.Ciancio, F.Rossi (a cura di), Annibale un viaggio, Bari 2017.

© 2021 Quorum Edizioni - Bari Quorum Italia srl Viale Caduti di Nassiriya 39 - Bari Tel. 080.5576371 info@quorumedizioni.it www.quorumedizioni.it tutti i diritti riservati ISBN 978-88-99224-75-2 Printed in Italy Ai sensi della legge sui diritti d’Autore e del codice civile è vietata la riproduzione di questo libro o di parte di esso con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro, senza il consenso degli autori e dell’editore.


“I dintorni di Canosa sono disseminati di ruderi e rovine antichi che non possono lasciare dubbi sul fatto che questa città sia stata in altri tempi degna di grande considerazione…”

“The surroundings of Canosa are littered with archaeological remains and ancient ruins that leave no doubt that the city was worthy of great consideration in earlier times.”

Così appariva Canosa all’abate Jean-Claude-Richard de Saint Non quando vi arrivò per la prima volta. L’archeologo, disegnatore, incisore e geografo francese, era uno dei grandi viaggiatori che percorsero l’Italia meridionale nel XVIII secolo e la descrissero con spirito insieme romantico e realistico.

This is how Canosa appeared to abbot Jean-ClaudeRichard de Saint Non upon his first arrival there. The French archaeologist, drawer, etcher and geographer, was one of the great travellers who undertook a tour through South Italy in the 18th century and described it both in a romantic and realistic way.


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uderi e rovine quindi come unica frammentaria testimonianza della antica tradizione di civiltà e cultura di Canosa. Molte altre evidenze materiali del suo passato, documento fisico e concreto della sua grandezza, sono, da allora fino ad oggi, sparse nei musei di tutto il mondo. Questa dispersione le rende poco leggibili nelle reciproche relazioni e nel significato complessivo: non è sempre facile ed immediato infatti, al di là della meraviglia per l’intrinseco valore artistico o estetico degli oggetti, coglierne il legame con il contesto di origine e quindi anche la collocazione e funzione nel tempo e nello spazio, così come la trama storica che le ha prodotte. Sono diventate memoria lontana, spazi vuoti, assenze, e motivo di rimpianto per un patrimonio che appare come perduto; uno stato d’animo che ha determinato nel tempo nella comunità canosina una sorta di disillusione, di sfiducia rassegnata,

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ence ruins and archaeological remains as the sole fragmentary evidence of Canosa’s ancient civilization and cultural tradition. Many other material vestiges of its past, physical and concrete evidence of its greatness, have since been dispersed in museums all over the world. Such dispersion makes it hard to understand them in their mutual relationships and their general meaning: apart from the wonder at the intrinsic artistic or aesthetic value of the objects, it is not easy and straightforward, indeed, to understand their bond with their original context and therefore also their arrangement and function in time and space, as well as the historic events that led to them. They have become a distant memory, empty space, absence, a reason to long for a heritage that appears to be lost; a state of mind that has over time caused a sense of disillusionment within the community of Canosa, a long-suffering lack of

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rispetto a possibili progetti di valorizzazione della città. La dispersione del patrimonio archeologico di Canosa si verifica tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento: il saccheggio delle tombe portò a una irreparabile distruzione dei contesti. Da quel momento in poi moltissimi reperti furono sottratti al loro luogo di origine per approdare nelle collezioni dei grandi musei d’Italia e del mondo. In questi musei i reperti canosini hanno tuttavia continuato a “parlare”, tenendo in qualche modo viva una storia parallela della grandezza di questa città. In questo libretto si vuole proporre un piccolo viaggio immaginario attraverso alcuni di essi. Con la loro testimonianza prende vita un racconto di Canosa antica che integra in maniera fondamentale quello presente nel quotidiano della città e proposto nel suo museo. Un racconto parallelo di Canosa antica nei secoli, una linea del tempo attraverso i suoi reperti lontani.

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trust in feasible projects to valorize the city. The dispersion of the archaeological heritage of Canosa occurred between the end of the 18th and mid-19th centuries: the looting of tombs led to an irretrievable destruction of the contexts. From that moment on a large number of artifacts were taken away from their place of origin to end up in the collections of the great museums of Italy and of the world. In these museums the artifacts from Canosa have nevertheless continued to “talk”, keeping somehow alive a parallel story of the magnificence of this city. This booklet offers a little imaginary journey through some of these artifacts. Through their testimony a tale about ancient Canosa comes to life that fully incoporates the tale present in the daily life of the city and proposed in its museum. A parallel story of ancient Canosa through the centuries, a timeline running back to its faraway artifacts.


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l viaggio inizia con la preistoria, raccontata da un importante contesto databile all’età del Bronzo, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Sono i cinerari di un “campo d’urne” ritrovati a nord-ovest della collina del Castello, in località Pozzillo, sulla sponda destra dell’Ofanto: duecento vasi d’impasto (1400-1200 a.C.), decorati a motivi incisi o impressi (fig.1). Un esempio dell’efficacia del linguaggio decorativo, solo apparentemente semplice ma in realtà denso di simbolismi, dei secoli più lontani e un indizio dei nuovi rituali funerari adottati dalle popolazioni del tempo. A molti secoli più tardi (fine del VII-VI secolo a.C.) risale un documento eccezionale dell’importanza del centro canosino in età

1. Cinerario da località Pozzillo. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

he journey starts with prehistory, presented by an important context datable to the Bronze Age, housed in the National Archaeological Museum of Taranto. It consists of cinerary urns from a “field of urns” found in Canosa, to the north-west of the Castello hill, in the Pozzillo locality, on the right bank of the Ofanto: two hundred impasto vases (1400-1200 BC), decorated with incised or impressed motifs (fig.1). They are an example of how effective the decorative language was, only apparently simple but actually filled with old symbolism, and an evidence of the new funerary rituals adopted by the people of those days. Artifacts dating to several centuries later (late 7th-6th centuries BC), housed in the same Museum of Taranto, provide an out1. Cinerary urn from the Pozzillo locality. Taranto, National Archaeological Museum

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2. Corredo con vasi a decorazione geometrica dalla necropoli di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

2. Assemblage including vases with geometric decoration from the necropolis of Toppicelli. Taranto, National Archaeological Museum

arcaica, conservato sempre nel Museo di Taranto. Si tratta del complesso di materiali ritrovati nella località Toppicelli: i corredi tombali delle aristocrazie emergenti del tempo (fig.2); i frammenti geometrici da un quartiere di produzione della ceramica; la straordinaria decorazione architettonica policro-

standing evidence of the importance of Canosa in the archaic period. These are objects discovered in the area of Toppicelli: grave assemblages belonging to the emerging aristocracy of the time (fig.2); geometric fragments from a pottery production area; the extraordinary architectural polychrome decoration of a


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4. Pendaglio in lamina d’oro dalla necropoli di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

4. Sheet-gold pendant from the necropolis of Toppicelli. Taranto, National Archaeological Museum 3. Terrecotte architettoniche da un edificio templare di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

3. Terracotta architectural fragments of a temple building from Toppicelli. Taranto, National Archaeological Museum

ma di un sacello di tipo “greco” (fig.3), conferma dei contatti tra la Daunia, il centro di Canosa in particolare, e la Magna Grecia. Dalla stessa area proviene un esemplare di raffinata oreficeria, un raro pendaglio d’oro con motivo floreale stilizzato (fig.4). Rientrano nella stessa cornice cronologica e culturale le preziose ambre conservate a Londra, nel British Museum. Scoperte agli inizi dell’Ottocento, confluirono nella Collezione Sangiorgio Spinelli prima e Castellani poi: sono un esempio straordinario della perizia artistica raggiunta dagli artigiani

sacellum of “Greek-type”(fig.3), proof of the contacts between Daunia, Canosa in particular, and Magna Grecia. From the same area is a fine example of the goldsmith’s art, a rare gold pendant with stylized floral motif (fig.4). The precious ambers stored in the British Museum in London belong to the same chronological and cultural framework. Discovered in the early 1800s, they found their way into the Sangiorgio Spinelli Collection first and into the Castellani later: they are an extraordinary example of the high degree of skill

5. Ambra intagliata con figura femminile. Londra, British Museum 5. Amber pendant carved with a female figure. London, British Museum

nel lavoro di intaglio di questo materiale e una conferma del ruolo che potrebbe aver rappresentato Canosa come centro principale della produzione e dello smistamento delle ambre del gruppo apulo-lucano (fig.5).

reached by artisans in amber carving and a proof of the role Canosa might have played as a major centre of production and handling of the Apulo-Lucanian ambers (fig.5).


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età classica (IV secolo a.C.), che vede Canosa inserita in pieno nei rapporti culturali tra la Grecia, il mondo italico e il mondo italiota, è testimoniata da reperti eccezionali, esposti in altri grandi musei d’Italia e del mondo. Sono tutti conservati a Monaco i vasi monumentali a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli, scoperto nel 1813: tre capolavori della pittura vascolare italiota attribuiti al Pittore dell’Oltretomba, con composizioni complesse ispirate dalla grande pittura, in particolare quella di Polignoto, e dalla tragedia greca del tempo: sono il cratere a volute con la scena di Creonte che accorre in aiuto della fi-

6. Cratere a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco, Antikensammlungen

he classical period (4th century BC), which sees Canosa deeply involved in the cultural interactions between Greece, the Italic and the Italiote world, is attested by exceptional finds, exhibited in other great museums of Italy and of the world. The monumental red-figure vases from the Monterisi Rossignoli hypogeum, discovered in 1813, are all housed in Monaco: three masterpieces of Italiote vase painting attributed to the Underworld Painter, featuring complex compositions inspired by the great painting, in particular that of Polygnotos, and by the Greek drama of the time: the volute krater showing Creon who rushes to help his daughter (fig.6); the krater with Hades and Persephone (fig.7); the loutrophoros 6. Red-figure krater from the Monterisi Rossignoli hypogeum. Monaco, Antikensammlungen

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glia (fig.6); il cratere con Hades e Persefone (fig.7); la loutrophoros con la famosa scena della pazzia di Licurgo (fig.8), eco di una tragedia di Eschilo.

with the famous scene of Lycurgus’ madness (fig.8), an echo of Aeschykus’ tragedy.

7. Cratere a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco. Antikensammlungen

8. Loutrophoros a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco, Antikensammlungen

7. Red-figure krater from the Monterisi Rossignoli hypogeum. Monaco. Antikensammlungen

8. Red-figure Loutrophoros from the Monterisi Rossignoli hypogeum. Monaco, Antikensammlungen


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ltri vasi monumentali, provenienti da un ipogeo scoperto nel 1851, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli: tra questi spicca il famoso vaso di Dario (340-320 a.C.), un cratere a mascheroni con la scena principale articolata in tre registri s ov r a pp o s t i , dominata da un consesso di divinità e dalla figura di Dario su trono che riceve un messaggero; sul retro Bellerofonte a cavallo di Pegaso e la Chimera (fig.9). È forse il vaso più celebre della ceramografia italiota, oggetto di varie interpretazioni, sotto l’aspet-

9. Cratere a figure rosse dall’ipogeo del Vaso di Dario. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

ther monumental vessels found in a hypogeum in 1851 are in the National Archaeological museum of Naples: among these is the wellknown Darius vase (340-320 BC), a krater with mascarons having the composition on the obverse arranged in three superimposed registers, dominated by an assembly of gods and by the figure of Darius enthroned receiving a messenger; on the reverse is Bellerophon astride Pegasus and the Chimaera (fig.9). Perhaps the most famous of all Italiote painted vases, it has been subject to various interpreta9. Red-figure krater from the hypogeum of the Darius vase. Naples, National Archaeological Museum

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to stilistico e letterario, che vi hanno riconosciuto una rappresentazione teatrale, forse da una tragedia perduta di Frinico, e la probabile derivazione da un modello pittorico attico.

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tions, under a stylistic and literary aspect, which have recognized on it a theatrical scene, maybe taken from a lost tragedy by Phrynichus and probably modelled after an Attic painted vase.


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empre da importanti ipogei canosini provengono altri preziosi materiali di corredo emigrati lontano: dall’ipogeo Lagrasta, scoperto nel 1843, le ceramiche policrome (fig.10) disperse tra Parigi, Varsavia, Cracovia, Copenhagen, Berlino, Londra; dall’Ipogeo Scocchera (1895) i vasi a figure rosse e le ceramiche conservate tra New York, Oxford, Toronto, la corazza anatomica del museo di Amburgo (fig.11) e soprattutto l’eccezionale elmo da parata conservato a Berlino, con la calotta in ferro rivestita da una raffinata decorazione in bronzo a sbalzo e traforo, con girali e palmette e preziose incrostazioni in corallo (fig.12). Un capolavoro dell’artigianato celtico e un raro indizio della sua attività in Italia meridionale. 10. Ceramiche policrome dall’ipogeo Lagrasta (Acquerelli P. Biardot, 1872)

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ther important Canosan hypogea have yielded preciuos grave goods moved to distant museums: from the Lagrasta hypogeum, discovered in 1843, polychrome vessels (fig.10) scattered between Paris, Warsaw, Krakow, Copenhagen, Berlin, London; from the Scocchera hypogeum (1895) red-figure vases and pottery housed in museums between New York, Oxford, Toronto, the anatomical cuirass at the museum of Hamburg (fig.11) and above all the exceptional parade helmet stored in Berlin, with domed body made of iron and covered by a sheet of bronze decorated with repoussé ornaments and tracery, featuring spirals and palmettes as well as precious coral encrustations (fig.12). A masterpiece of Celtic metalwork art and a rare evidence of its activi-

12. Elmo da parata dall’ipogeo Scocchera A. Berlino, Staatlichemuseen

10. Polychrome pottery from the Lagrasta hypogeum (Acquerelli P. Biardot, 1872)

12. Parade helmet from the Scocchera A hypogeum. Berlin, Staatlichemuseen

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11. Corazza dall’ipogeo Scocchera A. Amburgo, Museum fur Kunst und Gewerbe 11. Cuirass from the Scocchera A hypogeum. Hamburg, Museum fur Kunst und Gewerbe


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Un altro elmo da Canosa (fine del IV-III secolo a.C.), noto almeno dal 1727, è l’esemplare di tipo etrusco-italico, in lamina bronzea e con decorazioni a cesello, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: era l’elmo caratteristico dell’esercito romano tra le guerre sannitiche e quelle puniche e riporta, lungo il bordo interno del paranuca, un’iscrizione in alfabeto sud-piceno, probabilmente il nome del suo possessore (fig.13).

ty in southern Italy. Another helmet from Canosa (end of the 4th-3rd centuries BC), known since at least 1727, is an example of the Etruscan-Italic type, made of sheet bronze and decorated in repoussé, housed in the National Archaeological Museum of Florence: it was the typical helmet used by the Roman army between the Samnite and the Punic wars, featuring an inscription in the south Picene alphabet along the inner rim of the neckguard, supposedly the name of its owner (fig.13).

13. Elmo con iscrizione. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

13. Helmet with inscription. Florence, National Archaeological Museum

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14. Orecchini dall’ipogeo Scocchera B. Berlino, Antikenmuseum Preussischer Kulturbesitz

14. Earrings from the Scocchera B hypogeum. Berlin, Antikenmuseum Preussischer Kulturbesitz

rocedendo nel tempo ed entrando nella fase storica che segnò il passaggio di Canosa alla romanizzazione si distinguono per la loro qualità eccezionale oltre che per il significato storico i prodotti di oreficeria provenienti da altri contesti tombali: gli orecchini con colomba dell’ipogeo Scocchera 3 B (III secolo a.C.) (fig.14), conservati a Berlino, e soprattutto gli straordinari reperti della Tomba degli Ori, esplorata la prima volta nel 1928, conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto (figg.15-20). La camera centrale della tomba (fine del III secolo a.C.) ospitava una sepoltura femminile, quella

oving forward in time and entering the historical phase that marked Canosa’s shift to a Roman city we find items of jewellery from other grave contexts that stand out for their exceptional quality as well as for their historical significance: earrings in the form of doves from the Scocchera 3 B hypogeum (3rd century BC) (fig.14) stored in Berlin, and most importantly the extraordinary items from the Tomb of the Gold Ornaments, unearthed for the first time in 1928, housed in the National Archaeological Musem of Taranto (figg.15-20). The central room of the tomb (end of


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15-20. Dalla Tomba degli Ori: diadema, orecchini, collana, teca con Nereide, specchio, scettro (dettaglio con Nike). Taranto, Museo Archeologico Nazionale

15-20. From the Tomb of the Gold Ornaments: tiara, earrings, necklace, box with Nereid, mirror, sceptre (detail with Nike). Taranto, National Archaeological Museum

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di Opaka, accompagnata da un corredo di oreficerie di raffinata fattura, un vero tesoro: tra i tanti reperti del contesto un diadema con foglie di quercia e fiori, in oro e smalto, orecchini, una collana, la teca in argento a forma di conchiglia con Nereide e iscrizione che riporta il nome della sua proprietaria, lo specchio in argento con la figura femminile che regge una maschera teatrale. Tra questi, anche oggetti con particolare valore simbolico, come lo scettro con Nike alata. Anche la Tomba degli Ori, come altri ipogei canosini, è un documento eloquente delle tradizioni funerarie assimilate dalle aristocrazie dominanti a Canosa. La raffinatezza delle oreficerie ellenistiche canosine ci rimanda ad altri oggetti ugualmente rari e preziosi, come il gruppo di vetri conservati a Londra nel British Museum, rinvenuti in una tomba prima del 1869 e provenienti in gran parte da Alessandria d’Egitto. Sono la conferma dell’importante ruolo commerciale e culturale svolto da Canosa nel Mediterraneo occidentale durante la prima età ellenistica.

the 3rd century BC) contained the burial of a woman, Opaka, accompanied by an assemblage of refined jewelry, a real treasure: among the many grave goods is a tiara with oak leaves and flowers, in gold and enamel, earrings, a necklace, a shellshaped box in silver with Nereid and inscribed with the name of its owner, a silver mirror with a woman holding a theatrical mask. Among these are also objects with a particular symbolic value, such as the scepter with winged Nike. The Tomb of the Gold Ornaments, like other hypogea in Canosa, bears an eloquent testimony to the funerary practices assimilated by the ruling aristocracy at Canosa. The refinement of the Hellenistic jewelry of Canosa reminds us of other equally rare and precious items, such as the group of glasses in the British Museum of London, found in a tomb before 1869 and mostly assigned to Alexandria in Egypt. They confirm the important commercial and cultural role played by Canosa in the western Mediterranean during the early Hellenistic period.

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archeologia non ci restituisce solo le icone del quadro culturale del tempo, e soprattutto della fisionomia economica, politica e sociale delle sue classi emergenti. Dalle decorazioni applicate sui vasi a decorazione plastica emergono le figure di altri personaggi dell’immaginario e della realtà di quel mondo, personaggi mitici ma anche guerrieri in battaglia, come nel gruppo di rare appliques canosine (IV-III secolo a.C.) (fig.21) conservate a Parigi nel Museo del Louvre.

21. Applique in terracotta con guerriero a cavallo. Parigi, Museo del Louvre

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rchaeology does not only give us back the icons of the cultural framework of the time, and especially of the economic, political and social aspect of its emerging classes. Plastic ornaments applied on vases show characters of the collective imagination and of the reality of that world, mythical figures as well as warriors engaged in combat, like the group of rare appliqués from Canosa (4th-3rd centuries BC) (fig.21) now in Paris at the Louvre Museum.

21. Terracotta appliqué with warrior on horseback. Paris, Louvre Museum


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La discesa prosegue avanti nel tempo, attraverso l’età romana imperiale; per questi secoli la grandezza di Canosa si mostra nei monumenti cittadini ancora visibili, le case, le terme, le strade, i templi e poi le chiese, che ne testimoniano gli eventi. Una tavola in bronzo rinvenuta a Piano San Giovanni nel 1675 (fig.22) e conservata a Firenze, nel Museo Archeologico Nazionale, documenta la struttura istituzionale (223 d.C.) della colonia canosina ed il suo profilo politico e sociale.

The descent through time carries on through the Roman imperial period; the greatness of Canosa in these centuries is attested by the city monuments still visible, houses, baths, roads, temples and later churches, which testify to the events related to that time. A bronze tablet found at Piano San Giovanni in 1675 (fig.22) and kept in Florence, in the National Archaeological Museum, documents the institutional structure of the Canosan colony (223 AD) and its social and political profile.

Per il Medioevo racconta invece di Canosa, e chiude questa rassegna come un sigillo prezioso, la rara fibula a disco in oro e smalti cloisonnés, di probabile produzione bizantina (seconda metà del VII secolo d.C.), conservata a Londra nel British Museum (fig.23).

Like a precious seal, a rare gold disc fibula with cloisonné enamels closes this overview. Probably of Byzantine manufacture (second half of the 7th century AD), it is the evidence for the medieval phase of Canosa and is housed in the British Museum of London (fig.23).

22. Tavola iscritta in bronzo da Piano San Giovanni. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

22. Bronze inscribed tablet from Piano San Giovanni. Florence, National Archaeological Museum

23. Fibula in oro e smalti. Londra, British Museum

23. Gold fibula with enamel. Londra, British Museum


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bbiamo qui dato voce ad alcuni reperti del passato di Canosa che, da musei lontani, ancora raccontano le loro storie. Questo libretto è un invito a riappropriarsi della loro memoria, a “riportarli” a Canosa esplorando nuovi canali di contatto e nuove forme di racconto. E così fare in modo che la loro assenza fisica possa essere recu-

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e have given voice here to a few artifacts of Canosa’s past, which from distant museums still tell their stories. This booklet is an invitation to reappropriate the memory of them, to “bring them back” to Canosa by exploring new channels of communication and new narrative forms. Although physically absent they should be re-

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perata nei suoi valori storici più profondi, assimilata di nuovo nei percorsi della città contemporanea e trasformata in risorsa di sensibilità e di cultura. Disponiamo oggi di strumenti di comunicazione e divulgazione innovativi e potenti, che potranno far rivivere questi oggetti nel futuro museo. E nuovi rapporti di collaborazione con i grandi musei che attualmente li conservano potranno non solo annullare le distanze ma anche creare le premesse per scambi culturali, mostre temporanee, nuovi percorsi di confronto e di conoscenza, forse anche più efficaci di quelli tradizionali. Reperti di Canosa nei musei del mondo: non più vuoti di memoria o lacune nel disegno e nella storia della città ma richiamo e presenza viva nel suo vissuto contemporaneo e nei piani di sviluppo futuro. Una nuova visione, più aperta e flessibile, della realtà e del mondo, anima di un nuovo possibile progetto, davvero europeo.

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covered and found in the most profound historic values of the city, readapted to contemporary conditions and turned into a source of sensibility and culture. Today we have innovative powerful communication and outreach tools that will be able to bring these objects back to life in the future museum. In addition, new collaborative relationships with the major museums that currently house them will not only be able to eliminate distance but also pave the way for cultural exchange, temporary exhibitions, new paths of knowledge and discussion, perhaps even more effective than the traditional ones. Artifacts from Canosa in museums around the world: no longer memory loss or voids in the drawing and history of the city but a reminder and a living presence in today’s life and in the plans for future development. A more open and flexible new vision of reality and of the world, spirit of a feasible new project that is truly European.


Questo libretto nella sua seconda edizione è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Archeologica Canosina e di Italia Nostra, sezione di Canosa di Puglia. Non ha scopo di lucro e viene offerto alle istituzioni, alle associazioni culturali, alle scuole, a tutti i cittadini che hanno a cuore il patrimonio culturale di Canosa. This booklet in its second edition was made possible thanks to the contribution of Fondazione Archeologica Canosina and Italia Nostra, section of Canosa di Puglia. It is non-profit and is offered to institutions, cultural associations, schools, to all citizens who care about the cultural heritage of Canosa. Testi di Filli Rossi Editing di Stefano Versace Traduzioni di Clara Testini Progetto grafico di Paolo Azzella

Stampato nel mese di febbraio 2021 da Grafica 080- Modugno (BA) per conto di Quorum Edizioni


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eperti di Canosa nei musei del mondo: non più vuoti di memoria o lacune nel disegno e nella storia della città ma richiamo e presenza viva nel suo vissuto contemporaneo e nei piani di sviluppo futuro. Una nuova visione, più aperta e flessibile, della realtà e del mondo, anima di un nuovo possibile progetto, davvero europeo.

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rtifacts from Canosa in museums around the world: no longer memory loss or voids in the drawing and history of the city but a reminder and a living presence in today’s life and in the plans for future development. A more open and flexible new vision of reality and of the world, spirit of a feasible new project that is truly European.


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