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Canosa nei Musei del Mondo

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FONDAZIONE ANTONIO E MARIETTA ROSSI

CANOSA NEI MUSEI DEL MONDO quorumedizioni


FONDAZIONE ANTONIO E MARIETTA ROSSI

CANOSA NEI MUSEI DEL MONDO

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“I dintorni di Canosa sono disseminati di ruderi e rovine antichi che non possono lasciare dubbi sul fatto che questa città sia stata in altri tempi degna di grande considerazione…” Così appariva Canosa all’abate Jean-Claude-Richard de Saint Non quando vi arrivò per la prima volta. L’archeologo, disegnatore, incisore e geografo francese, era uno dei grandi viaggiatori che percorsero l’Italia meridionale nel XVIII secolo e la descrissero con spirito insieme romantico e realistico.


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uderi e rovine quindi come unica frammentaria testimonianza della antica tradizione di civiltà e cultura di Canosa. Molte altre evidenze materiali del suo passato, documento fisico e concreto della sua grandezza, sono, da allora fino ad oggi, sparse nei musei di tutto il mondo. Questa dispersione le rende poco leggibili nelle reciproche relazioni e nel significato complessivo: non è sempre facile ed immediato infatti, al di là della meraviglia per l’intrinseco valore artistico o estetico degli oggetti, coglierne il legame con il contesto di origine e quindi anche la collocazione e funzione nel tempo e nello spazio, così come la trama storica che le ha prodotte. Sono diventate memoria lontana, spazi vuoti, assenze, e motivo di rimpianto per un patrimonio che appare come perduto; uno stato d’animo che ha determinato nel tempo nella comunità canosina una sorta di disillusione, di sfiducia rassegnata, rispetto a possibili progetti di valorizzazione della città. La dispersione del patrimonio archeologico di Canosa si verifica tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento: il saccheggio delle tombe portò a una irreparabile distruzione dei contesti. Da quel momento in poi moltissimi reperti furono sottratti al loro luogo di origine per approdare nelle collezioni dei grandi musei d’Italia e del mondo.

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In questi musei i reperti canosini hanno tuttavia continuato a “parlare”, tenendo in qualche modo viva una storia parallela della grandezza di questa città. In questo libretto si vuole proporre un piccolo viaggio immaginario attraverso alcuni di essi. Con la loro testimonianza prende vita un racconto di Canosa antica che integra in maniera fondamentale quello presente nel quotidiano della città e proposto nel suo museo. Un racconto parallelo di Canosa antica nei secoli, una linea del tempo attraverso i suoi reperti lontani.


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l viaggio inizia con la preistoria, raccontata da un importante contesto databile all’età del Bronzo, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Sono i cinerari di un “campo d’urne” ritrovati a nord-ovest della collina del Castello, in località Pozzillo, sulla sponda destra dell’Ofanto: duecento vasi d’impasto (1400-1200 a.C.), decorati a motivi incisi o impressi (fig.1).Un esempio dell’efficacia del linguaggio decorativo, solo apparentemente semplice ma in realtà denso di simbolismi, dei secoli più lontani e un indizio dei nuovi rituali funerari adottati dalle popolazioni del tempo. A molti secoli più tardi (fine del VII- VI secolo a.C.) risale un documento eccezionale dell’importanza del centro canosino in età arcaica, conservato sempre nel Museo di Taranto. Si tratta del complesso di materiali ritrovati nella località Toppicelli: i corredi tombali delle aristocrazie emergenti del tempo (fig.2); i frammenti

2. Corredo con vasi a decorazione geometrica dalla necropoli di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

1. Cinerario da località Pozzillo. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

3. Terrecotte architettoniche da un edificio templare di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale


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4. Pendaglio in lamina d’oro dalla necropoli di Toppicelli. Taranto, Museo Archeologico Nazionale

geometrici da un quartiere di produzione della ceramica; la straordinaria decorazione architettonica policroma di un sacello di tipo “greco” (fig.3), conferma dei contatti tra la Daunia, il centro di Canosa in particolare, e la Magna Grecia. Dalla stessa area proviene un esemplare di raffinata oreficeria, un raro pendaglio d’oro con motivo floreale stilizzato (fig.4). Rientrano nella stessa cornice cronologica e culturale le preziose ambre conservate a Londra, nel British Museum. Scoperte agli inizi dell’Ottocento, confluirono nella Collezione Sangiorgio Spinelli prima e Castellani poi: sono un esempio straordinario della perizia artistica raggiunta dagli artigiani nel lavoro di intaglio di questo materiale e una conferma del ruolo che potrebbe aver rappresentato Canosa come centro principale della produzione e dello smistamento delle ambre del gruppo apulo-lucano (fig.5). 5. Ambra intagliata con figura femminile. Londra, British Museum

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età classica (IV secolo a.C.), che vede Canosa inserita in pieno nei rapporti culturali tra la Grecia, il mondo italico e il mondo italiota, è testimoniata da reperti eccezionali, esposti in altri grandi musei d’Italia e del mondo. Sono tutti conservati a Monaco i vasi monumentali a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli, scoperto nel 1813: tre capolavori della pittura vascolare italiota attribuiti al Pittore dell’Oltretomba, con composizioni complesse ispirate dalla grande pittura, in particolare quella di Polignoto, e dalla tragedia greca del tempo: sono 6. Cratere a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco, Antikensammlungen

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il cratere a volute con la scena di Creonte che accorre in aiuto della figlia Medea (fig.6); il cratere con Hades e Persefone (fig.7); la loutrophoros con la famosa scena della pazzia di Licurgo (fig.8), eco di una tragedia di Eschilo. 7. Cratere a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco. Antikensammlungen

8. Loutrophoros a figure rosse dall’ipogeo Monterisi Rossignoli. Monaco, Antikensammlungen

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ltri vasi monumentali, provenienti da un ipogeo scoperto nel 1851, sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli: tra questi spicca il famoso vaso di Dario (340-320 a.C.), un cratere a mascheroni con la scena principale articolata in tre registri sovrapposti, dominata da un consesso di divinità e dalla figura di Dario su trono che riceve un messaggero; sul retro Bellerofonte a cavallo di Pegaso e la Chimera (9). E’ forse il vaso più celebre della ceramografia italiota, oggetto di varie interpretazioni, sotto l’aspetto stilistico e letterario, che vi hanno riconosciuto una rappresentazione teatrale, forse da una tragedia perduta di Frinico, e la probabile derivazione da un modello pittorico attico.

9. Cratere a figure rosse dall’ipogeo del Vaso di Dario. Napoli, Museo Archeologico Nazionale


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empre da importanti ipogei canosini provengono altri preziosi materiali di corredo emigrati lontano: dall’ipogeo Lagrasta, scoperto nel 1843, le ceramiche policrome (fig.10) disperse tra Parigi, Varsavia, Cracovia, Copenhagen, Berlino, Londra; dall’Ipogeo Scocchera (1895) i vasi a figure rosse e le ceramiche conservate tra New York, Oxford, Toronto, la corazza anatomica del museo di Amburgo (fig.11 )e soprattutto 10. Ceramiche policrome dall’ipogeo l’eccezionale elmo da parata Lagrasta (Acquerelli conser vato P. Biardot, 1872) a Berlino, con la calotta in ferro rivestita da una raffinata decorazione in bronzo a sbalzo e traforo, con girali e palmette e preziose incrostazioni in corallo (fig.12). Un capolavoro dell’artigianato celtico e un raro indizio della sua attività in Italia meridionale. 11. Corazza dall’ipogeo Scocchera A. Amburgo, Museum fur Kunst und Gewerbe

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12. Elmo da parata dall’ipogeo Scocchera A. Berlino, Staatlichemuseen

Un altro elmo da Canosa (fine del IV-III secolo a.C.), noto almeno dal 1727, è l’esemplare di tipo etrusco-italico, in lamina bronzea e con decorazioni a cesello, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: era l’elmo caratteristico dell’esercito romano tra le guerre sannitiche e quelle puniche e riporta, lungo il bordo interno del paranuca, un’iscrizione in alfabeto sud-piceno, probabilmente il nome del suo possessore (fig. 13).

13. Elmo con iscrizione. Firenze, Museo Archeologico Nazionale


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rocedendo nel tempo ed entrando nella fase storica che segnò il passaggio di Canosa alla romanizzazione si distinguono per la loro qualità eccezionale oltre che per il significato storico i prodotti di oreficeria provenienti da altri contesti tombali: gli orecchini con colomba dell’ipogeo Scocchera 3 B (III secolo a.C.) (fig.14), conservati a Berlino, e soprattutto gli straordinari reperti della Tomba degli Ori, esplorata la prima volta nel 1928, conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto (figg.15- 20). La camera centrale della tomba (fine del III secolo a.C.) ospitava una sepoltura femminile, quella di Opaka, accompagnata da un corredo di oreficerie di raffinata fattura, un vero tesoro: tra i tanti reperti del contesto un diadema con foglie di quercia e fiori, in oro e smalto, orecchini, una

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14. Orecchini dall’ipogeo Scocchera B. Berlino, Antikenmuseum Preussischer Kulturbesitz

15-20. Dalla Tomba degli Ori: diadema, orecchini, collana, teca con Nereide, specchio, scettro (dettaglio con Nike). Taranto, Museo Archeologico Nazionale

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collana, la teca in argento a forma di conchiglia con Nereide e iscrizione che riporta il nome della sua proprietaria, lo specchio in argento con la figura femminile che regge una maschera teatrale. Tra questi, anche oggetti con particolare valore simbolico, come lo scettro con Nike alata. Anche la Tomba degli Ori, come altri ipogei canosini, è un documento eloquente delle tradizioni funerarie assimilate dalle aristocrazie dominanti a Canosa. La raffinatezza delle oreficerie ellenistiche canosine ci rimanda ad altri oggetti ugualmente rari e preziosi, come il gruppo di vetri conservati a Londra nel British Museum, rinvenuti in una tomba prima del 1869 e provenienti in gran parte da Alessandria d’Egitto. Sono la conferma dell’importante ruolo commerciale e culturale svolto da Canosa nel Mediterraneo occidentale durante la prima età ellenistica.

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archeologia non ci restituisce solo le icone del quadro culturale del tempo, e soprattutto della fisionomia economica, politica e sociale delle sue classi emergenti. Dalle decorazioni applicate sui vasi a decorazione plastica emergono le figure di altri personaggi dell’immaginario e della realtà di quel mondo, personaggi mitici ma anche guerrieri in battaglia, come nel gruppo di rare appliques canosine (IV-III secolo a.C.) (fig.21) conservate a Parigi nel Museo del Louvre.

21. Applique in terracotta con guerriero a cavallo. Parigi, Museo del Louvre


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La discesa prosegue avanti nel tempo, attraverso l’età romana imperiale; per questi secoli la grandezza di Canosa si mostra nei monumenti cittadini ancora visibili, le case, le terme, le strade, i templi e poi le chiese, che ne testimoniano gli even22. Tavola iscritta in ti. Una tavola in bronzo bronzo da Piano San rinvenuta a Piano San Giovanni. Firenze, Museo Giovanni nel 1675 (fig.22) Archeologico Nazionale e conservata a Firenze, nel Museo Archeologico Nazionale, documenta la struttura istituzionale (223 d.C.) della colonia canosina ed il suo profilo politico e sociale. Per il Medioevo racconta invece di Canosa, e chiude questa rassegna come un sigillo prezioso, la rara fibula a disco in oro e smalti cloisonnés, di probabile produzione bizantina (seconda metà del VII secolo d.C.), conservata a Londra nel British Museum (fig.23). 23. Fibula in oro e smalti. Londra, British Museum

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bbiamo qui dato voce ad alcuni reperti del passato di Canosa che, da musei lontani, ancora raccontano le loro storie. Questo libretto è un invito a riappropriarsi della loro memoria, a “riportarli” a Canosa esplorando nuovi canali di contatto e nuove forme di racconto. E così fare in modo che la loro assenza fisica possa essere recuperata nei suoi valori storici più profondi, assimilata di nuovo nei percorsi della città contemporanea e trasformata in risorsa di sensibilità e di cultura. Disponiamo oggi di strumenti di comunicazione e divulgazione innovativi e potenti, che potranno far rivivere questi oggetti nel futuro museo. E nuovi rapporti di collaborazione con i grandi musei che attualmente li conservano potranno non solo annullare le distanze ma anche creare le premesse per scambi culturali, mostre temporanee, nuovi percorsi di confronto e di conoscenza, forse anche più efficaci di quelli tradizionali. Reperti di Canosa nei musei del mondo: non più vuoti di memoria o lacune nel disegno e nella storia della città ma richiamo e presenza viva nel suo vissuto contemporaneo e nei piani di sviluppo futuro. Una nuova visione, più aperta e flessibile, della realtà e del mondo, anima di un nuovo possibile progetto, davvero europeo.


Questo libretto è stato realizzato dalla Fondazione Antonio e Marietta Rossi e non ha scopo di lucro. Viene offerto alle istituzioni, alle associazioni culturali, alle scuole, a tutti i cittadini che hanno a cuore il patrimonio culturale di Canosa. Testi di Filli Rossi Editing di Stefano Versace Progetto grafico di Paolo Azzella

Stampato nel mese di dicembre 2020 da Services4Media - Bari per conto di Quorum Edizioni

Foto tratte da: AA.VV., Gli ori di Taranto in etĂ ellenistica, Milano 1984. R.Cassano (a cura di), Principi imperatori e vescovi. Duemila anni di storia a Canosa, Venezia 1992. A.Ciancio, F.Rossi (a cura di), Annibale un viaggio, Bari 2017.


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eperti di Canosa nei musei del mondo: non più vuoti di memoria o lacune nel disegno e nella storia della città ma richiamo e presenza viva nel suo vissuto contemporaneo e nei piani di sviluppo futuro. Una nuova visione, più aperta e flessibile, della realtà e del mondo, anima di un nuovo possibile progetto, davvero europeo.

distribuzione gratuita


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