CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO XI LEGISLATURA 14ª Seduta pubblica – Martedì 16 marzo 2021
OGGETTO:
Deliberazione n. 21
RISOLUZIONE PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GIACOMO POSSAMAI, CAMANI, BIGON, ZANONI, ZOTTIS E MONTANARIELLO RELATIVA A “PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA: LA SFIDA PER UN NUOVO VENETO DIGITALE, “GREEN” E INCLUSIVO”. (Risoluzione n. 10)
IL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO PREMESSO CHE: - in risposta alla crisi generata dalla pandemia da COVID-19, il Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ha concordato di integrare le risorse del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione europea 2021-2027 (previste in 1.074,3 miliardi di euro a prezzi 2018) con i 750 miliardi di euro del programma Next Generation EU (NGEU); - tali risorse, destinate a costruire il futuro delle nuove generazioni europee, saranno raccolte sui mercati e canalizzate verso i programmi destinati a favorire la transizione ecologica e la ripresa economica e sociale; - il più importante programma previsto nell’ambito di Next Generation EU è il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility) che, con una dotazione di 672,5 miliardi di euro, ha l’obiettivo di sostenere gli investimenti, anche in vista della transizione verde e digitale, e le riforme degli Stati membri, al fine di agevolare una ripresa duratura, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, migliorare la resilienza delle economie dell’UE e ridurre le divergenze economiche fra gli Stati membri; - i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) potranno essere presentati dagli Stati entro la data del 30 aprile 2021; - le risorse del NGEU si inquadrano in una risposta dell’Unione europea che riscopre la sua vocazione di solidarietà e di inclusione in un momento storico di crisi economica e sociale grave e perdurante. A tal fine occorre sostenere l’esigenza che ogni Stato membro destinatario dei benefici derivanti dal programma Next Generation \EU, assicuri la sua piena adesione al progetto comune dell’Unione europea e ai valori fondanti della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze;
PRESO ATTO CHE: - il 17 settembre 2020 la Commissione europea ha definito i propri orientamenti nella Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021 (COM (2020) 575), fornendo indicazioni sulla redazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza e sui progetti da presentare ai fini del finanziamento; - nella stessa data sono state pubblicate le linee guida della Commissione europea per la predisposizione dei piani, che offrono una guida dettagliata sulla compilazione dei PNRR, da cui appare chiaro come riforme e investimenti possono essere finanziati attraverso le risorse del fondo se: - affrontano una o più delle sfide delineate in raccomandazioni specifiche per Paese dello Stato membro fatte dall’Unione europea per gli anni 2019 e 2020; - contribuiscono alle transizioni digitali o verdi, andando oltre le questioni affrontate nelle raccomandazioni specifiche per Paese; - contribuiscono a rafforzare efficacemente il potenziale di crescita sostenibile, creazione di posti di lavoro e resilienza economica e sociale, e mitigare l’impatto economico e sociale della crisi promuovendo la coesione e l’equità; - i principi chiave indicati dalla Commissione europea, nel regolamento e nelle linee guida del 17 settembre 2020, per i PNRR sono elencati di seguito: - la transizione verde, nell’ottica del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e della riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. In ogni piano nazionale la spesa relativa al clima dovrà ammontare almeno al 37 per cento e i progetti e le riforme dovranno essere disegnati in modo tale da non danneggiare l’ambiente (principio del «do no harm»); - la transizione digitale, a cui si propone di dedicare almeno il 20 per cento delle spese in ogni Piano nazionale; - l’equità, con interventi mirati ad assicurare pari opportunità, istruzione inclusiva, condizioni di lavoro eque e protezione sociale adeguata a giovani, donne e gruppi vulnerabili; - in fase di valutazione dei progetti, la Commissione attribuirà grande importanza alla circostanza che siano indicati tappe e obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e con scadenze precise, mediante indicatori rilevanti e solidi; CONSAPEVOLE CHE: - la salvaguardia della biodiversità, oltre ad essere una delle priorità della politica ambientale europea, costituisce anche principio essenziale e determinante ai fini della valutazione e del bilanciamento di ogni intervento economico, si ritiene necessario che negli indicatori di priorità siano privilegiati gli interventi che creano opportunità di lavoro permanente nel territorio, soprattutto in relazione ai nuovi servizi alla persona e all’ambiente, quali servizi ecosistemici, tutela della biodiversità, servizi alle persone fragili, assicurando che nessuna delle azioni promosse venga meno al principio ispiratore di non nuocere all’ambiente, in particolare con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e il conseguimento degli obiettivi internazionali di tutela del clima; RITENUTO CHE: - il PNRR rappresenta un’occasione storica per riportare il nostro Paese su un sentiero di crescita inclusiva, aumentando produttività e occupazione e riducendo nello stesso tempo le disuguaglianze generazionali, di genere e territoriali che segnano il nostro tessuto sociale da troppi decenni;
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- è indispensabile elaborare proposte di intervento che incidano trasversalmente sui volani dell’occupazione femminile e giovanile e a tal fine è imprescindibile che ogni intervento sia accompagnato da una precisa valutazione sul suo impatto di genere e generazionale; - il PNRR dovrà mettere al centro dei suoi interventi la transizione demografica della nostra società, a partire dal tema della natalità, il ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e la riforma del mercato del lavoro; - gli interventi di spesa volti a rilanciare gli investimenti pubblici e privati dovranno essere accompagnati da riforme di contesto che rimuovano gli ostacoli che hanno impedito alle risorse pubbliche spese nel passato di raggiungere i loro obiettivi, a partire da riforme che non lascino nessuno da solo di fronte alla fatica del cambiamento strutturale della nostra economia, fornendo garanzia del reddito, formazione permanente, certificazione delle competenze e servizi intensivi di orientamento e ricerca di lavoro; CONSIDERATO CHE: - in analogia con i principi chiave identificati a livello europeo il PNRR dovrebbe articolarsi attorno a tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale; - la progettazione “vincente” sarà quella capace di rispondere contemporaneamente alle sfide proposte dai tre assi strategici in un quadro nazionale, tenendo conto anche delle peculiarità settoriali e territoriali; - la Regione del Veneto ha adottato con deliberazione n. 1529 del 17 novembre 2020 il Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza, nel quale si individuano 13 macroprogetti, articolati in 155 schede, per un ammontare di 24,984 milioni di euro; - il Governo ha annunciato che intende attivare un percorso di revisione del PNRR, prevedendo anche un maggior coinvolgimento delle Regioni; - di conseguenza, il Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza, alla luce delle rilevanti novità emerse nelle ultime settimane, deve considerarsi in larga parte superato; - la transizione energetica richiede un ripensamento immediato degli investimenti in campo della produzione di energia elettrica, escludendo nuovi impianti alimentati a combustibili fossili; - la decarbonizzazione del sistema energetico e di trasporto pubblico è una priorità urgente per tutte le amministrazioni italiane ed europee; PRESO ATTO ALTRESÌ CHE: - incrementare il livello di digitalizzazione e innovazione del settore privato e della pubblica amministrazione è necessario non solo per ridurre gli oneri burocratici attuali e rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale e regionale, ma anche per porre le basi di un sistema sociale, economico e della PA in linea con i cambiamenti che stanno interessando il mercato del lavoro, il sistema del welfare, il sistema economico e finanziario globale e la vita sociale degli individui; la forte carenza di competenze digitali adeguate, accertata dagli ultimi dati del DESI Index 2020, si ripercuote inevitabilmente in modo negativo sulla propensione al digitale delle imprese e sullo sviluppo di servizi online da parte della pubblica amministrazione, rallentando la spinta verso l’innovazione; - per una vera transizione ecologica serve un cambio di paradigma, che associ crescita, occupazione, salute e sostenibilità ambientale: una “resilienza trasformativa”, cioè una reazione alla crisi che non faccia semplicemente tornare a prima della pandemia ma che cambi l’Italia e il Veneto nella direzione dello sviluppo sostenibile.
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Questo induce a ripensare produzione e consumi, energia e trasporti, stili di vita e di conseguenza politiche e investimenti pubblici. Deve assumere centralità lo stato di salute e di benessere del capitale umano e naturale. A tal fine vanno coniugate le politiche abitative, di rigenerazione urbana e di efficientamento energetico, di qualità dell’aria e delle acque, della mobilità sostenibile (elettrica, collettiva, condivisa). Occorre imprimere una forte accelerazione al processo di decarbonizzazione, attraverso la sostituzione degli impianti di riscaldamento a combustibili fossili, la produzione di energia da fonti rinnovabili non inquinanti o a basso impatto ambientale, la sostituzione dei mezzi di trasporto a benzina o gasolio con mezzi di trasporto a metano, ibridi o elettrici. La transizione ecologica richiede anche il passaggio all’economia circolare e a un conseguente ripensamento delle filiere produttive e di consumo, nel settore primario come in quello manifatturiero; - la coesione sociale e territoriale è legata alla riduzione strutturale delle asimmetrie e delle disuguaglianze, fra le aree geografiche e fra le persone. Per l’Italia, la drastica riduzione delle disuguaglianze territoriali, generazionali e di genere è un obiettivo di crescita economica, oltre che di giustizia e coesione; la stessa Commissione europea ha ricordato le annose disparità economiche e sociali e il divergente potenziale di competitività dell’Italia, ponendo l’attenzione sul rafforzamento dei servizi essenziali e della protezione sociale, oltre che sull’integrazione nel mercato del lavoro delle donne e dei giovani inattivi. L’inclusione sociale punta a diffondere lo sviluppo, al fine di ridurre i divari di cittadinanza, infrastrutturali, occupazionali e di servizi e beni pubblici, fra aree urbane e aree interne. La pandemia ha mostrato l’irrinunciabile valore sociale ed economico della sanità pubblica ospedaliera e territoriale, il cui miglioramento passa per l’investimento nei servizi di prossimità e nella dotazione tecnologica e digitale. Una più forte integrazione fra politiche sanitarie, sociali e ambientali contribuirà, insieme agli investimenti in ricerca, a una nuova filiera della salute, incentrata sul benessere dei cittadini e sulla capacità di risposta del sistema alle crisi prevedendo interventi specifici per la salvaguardia della montagna e lo sviluppo sostenibile del Polesine, oltre alla salvaguardia della città di Venezia; IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ad agire presso il Governo affinché nella stesura della proposta di PNRR sia data rilevanza a progetti fondamentali per un nuovo Veneto digitale, “green” e inclusivo, che: PER LA DIGITALIZZAZIONE E L’INNOVAZIONE nella pubblica amministrazione: - favoriscano investimenti per lo sviluppo di servizi digitali della pubblica amministrazione a favore delle imprese, coniugando il processo di innovazione della PA con una complessiva azione di semplificazione delle procedure amministrative di interazione con i fornitori privati e dei processi operativi, anche attraverso l’uso di app e software sviluppati per il “mobile”, al fine di offrire al comparto produttivo veneto un sistema amministrativo pubblico efficiente in grado di sostenere ed incentivare la digitalizzazione anche del settore privato; - garantiscano per i lavoratori della PA processi di upskilling e reskilling sul digitale, per valorizzare le competenze dei dipendenti pubblici cruciali per sostenere la ripresa economica e corrispondere alle necessità sempre maggiori delle attività produttive venete;
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- rendano possibile la creazione delle infrastrutture materiali e di una dorsale regionale di sistemi, applicazioni, servizi alla quale affidare il compito di coadiuvare la gestione delle infrastrutture locali sulla base di standard condivisi; - consentano il reclutamento di nuove professionalità qualificate per progettare procedure nativamente informatiche, invertendo la politica di outsourcing delle competenze della pubblica amministrazione; - favoriscano l’innovazione e la messa in rete di banche dati per un monitoraggio costante della criminalità organizzata e l’avvio delle conseguenti azioni di contrasto; - indirizzino fortemente le risorse della transizione digitale verso i servizi scolastici e la didattica, ammodernando le infrastrutture sociali e contrastando le disparità in termini di opportunità formative e di accesso all’istruzione, con particolare attenzione alla scuola pubblica; - a tutti i progetti proposti sia associata una valutazione di impatto economico-sociale e finanziario; - i procedimenti di progettazione, appalto e investimento del PNRR siano gestiti secondo le modalità BIM (Building Information Modelling); del mondo delle imprese e delle professioni: - sostengano percorsi di formazione finalizzati allo sviluppo di digital skills; - completino l’infrastrutturazione della banda ultralarga, per assicurare alle imprese connettività e accesso al mercato con altissima capacità; - realizzino un’infrastruttura fisica per un cloud nazionale su cui basare servizi e piattaforme; - incentivino start-up e PMI innovative, capaci di promuovere le catene strategiche del valore, di investire nelle tecnologie emergenti e in rilevanti progetti di ricerca e sviluppo; - favoriscano una nuova politica industriale che orienti lo sviluppo verso settori che si sono rivelati strategici per il settore sanitario nella fase della pandemia, come ad esempio le nanotecnologie, le scienze della vita e le biotecnologie, puntando a creare o a rafforzare i distretti industriali già presenti in Veneto; - aiutino a sviluppare in Veneto un nuovo modello “distrettuale” non più su base geografica ma di “filiera digitale”, con particolare attenzione alle reti innovative e a quelle che hanno maggiormente risentito della crisi, come la manifattura. La necessità di una strategia organica per la competitività delle imprese, che tenga conto di aspetti settoriali e geografici che caratterizzano l’economia della nostra regione, deve definirsi attraverso investimenti pubblici mirati alla transizione digitale delle nostre PMI incrementando l’efficienza dei processi produttivi e le connessioni industriali di rete; - sostengano la ripresa della filiera turistica e della cultura, anche in chiave di innovazione e trasformazione digitale. Il Veneto è la prima regione turistica in Italia e la crisi ci impone una accelerazione per rilanciare questo comparto. Lo sviluppo innovativo delle imprese turistiche e il sostegno a prodotti turistici fondati sulla sostenibilità si deve accompagnare ad una messa in sicurezza dei luoghi culturali e degli attrattori turistici, a partire dalla Città di Venezia; - sostengano progetti di messa in rete delle fiere regionali, nazionali ed internazionali (fiere e convention on-line); - favoriscano, anche attraverso l’introduzione di metodi innovativi e strumenti ecocompatibili, il necessario ricambio generazionale in agricoltura e nella pesca; - favoriscano la digitalizzazione delle aree interne per una reale ripresa sostenibile e resiliente, come previsto dagli indirizzi della Commissione europea;
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PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA In materia di salute del capitale naturale e umano: - prevedano azioni fortemente integrate, in grado di accelerare i risultati in materia di qualità dell’aria e di contrasto dei cambiamenti climatici. I livelli di inquinamento del Veneto e di tutta l’area padana sono ormai insostenibili: vanno previsti interventi di mitigazione e di riduzione delle fonti inquinanti, sia pubbliche che private; tutti gli investimenti contro il dissesto idrogeologico per la mitigazione dei rischi dovuti anche ai mutamenti climatici sono strategici, anche nell’ottica di sviluppo sostenibile, di crescita economica dei territori e di costruzione di politiche di resilienza delle comunità locali; - sostengano: - l’efficientamento energetico e la rigenerazione urbana nell’ottica del contenimento del consumo di suolo, riqualificando in particolare il patrimonio pubblico a partire dall’edilizia residenziale pubblica e dalle scuole, anche in relazione al rischio sismico; - progetti di social e cohousing partecipati, attenti alla sostenibilità (gli ecovillaggi), alla coesione e alla socialità; - il trasporto pubblico prevedendo la sostituzione con mezzi non inquinanti del parco autobus circolante e la mobilità elettrica privata, anche mediante contributi ai Comuni per l’acquisto, l’installazione, l’attivazione e l’allacciamento di colonnine elettriche, con l’obiettivo di realizzare una rete di ricarica diffusa e omogenea in tutto il territorio veneto; - il miglioramento della rete ferroviaria, attraverso la completa elettrificazione, l’eliminazione dei passaggi a livello e la realizzazione di un sistema metropolitano che colleghi ogni parte del territorio regionale; - il completamento di ciclovie interregionali e la realizzazione di percorsi ciclabili di collegamento tra i parchi naturalistici ed attrattori turistici, anche in funzione di un turismo “lento”; - l’incentivazione dell’uso della bicicletta negli spostamenti all’interno dei centri urbani; - la manutenzione del patrimonio boschivo esistente; la piantumazione di alberi e creazione di boschi nelle aree urbane e periurbane; - una migliore gestione della risorsa acqua, anche attraverso la costruzione di invasi a monte utili a ridurne la dispersione e compatibili con una gestione sostenibile delle risorse idriche; - la rigenerazione di tutto il patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente, a partire dalle troppe abitazioni sfitte per mancanza di manutenzione, intervenendo da un punto di vista sismico ed energetico, migliorando anche le possibilità di socializzazione, realizzazione delle case della Comunità, che siano finanziate con priorità e con una progettazione partecipata da parte delle amministrazioni locali; Per introdurre modelli di produzione e di consumo responsabili e sostenibili: -
incentivino: - la riduzione in agricoltura e negli allevamenti zootecnici delle emissioni in atmosfera di ammoniaca (gas precursore del PM10), anche attraverso la realizzazione di vasche coperte per il trattamento dei liquami; - la transizione del modello di allevamento zootecnico verso forme estensive e sostenibili;
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- la promozione e la diffusione di una dieta responsabile e sostenibile, anche attraverso il consumo di prodotti locali; - interventi innovativi di efficientamento del sistema irriguo, l’agricoltura biologica e la filiera corta dei prodotti alimentari; - progetti mirati alla ricerca e sviluppo in campo agricolo, puntando alla promozione del Made in Italy, valorizzando le piccole produzioni locali; - gli obiettivi di economia circolare con la finalità di ridurre il consumo di materie prime e la produzione netta di rifiuti. L’obiettivo prioritario per il Veneto, nelle more dell’attesa adozione del Piano regionale dei rifiuti, deve essere quello di realizzare nuovi impianti di trattamento per il riciclo sostenibili sul piano ambientale e l’ammodernamento di quelli esistenti, potenziando la raccolta differenziata e la trasformazione e l’utilizzo dei rifiuti urbani; - l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, in primis fotovoltaico, (senza ulteriore consumo di suolo agricolo), e lo sviluppo di una filiera industriale in questo ambito; a tal proposito il Veneto può rappresentare il territorio ideale per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno in aree industriali dismesse o rigenerate; - la disincentivazione della produzione di energia attraverso fonti che producono importanti quantità di particolato; - la riconversione tecnologica dell’industria degli imballaggi per il passaggio dalle materie plastiche a quelle biodegradabili ed ecocompatibili; - la transizione verde del sistema produttivo: incentivare le PMI a riconvertirsi verso nuove tecnologie “green”, nel sistema logistico attraverso la realizzazione di corridoi intermodali a basso impatto ambientale e nella parte produttiva con il controllo delle emissioni inquinanti; - la tutela della biodiversità, a partire dalle raccomandazioni e dai pareri tecnico scientifici dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale; - l’incentivazione di sistemi di pesca sostenibili; ammodernamento del sistema dei mercati ittici all’ingrosso e delle infrastrutture portuali, in termini funzionali e architettonici, oltre che di apparecchiature e mezzi al fine di accrescere la sicurezza degli equipaggi, riconversione ecologica della flotta peschereccia, rilancio del pescaturismo e dell’ittiturismo per sviluppare il turismo green, sostegno ai processi di internazionalizzazione delle imprese e rilancio del dialogo mediterraneo nelle sedi multilaterali nella prospettiva di una gestione condivisa delle risorse, investimento in formazione specifica per la tutela ambientale e la gestione della risorsa; - progetti di ripristino degli ecosistemi marino - costieri con tecniche di ingegneria naturale; PER LA COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE - abbiano quale priorità trasversale quella di eliminare le disparità di genere nel mondo del lavoro e nella vita sociale; - puntino a diminuire le disuguaglianze e le disparità a livello territoriale in termini di reddito, occupazione e livelli di scolarizzazione, evitando che tali disparità si aggravino in conseguenza della pandemia; - contrastino il divario crescente tra centri urbani e aree interne, con misure volte a invertire i fenomeni di crisi demografica e socio-economica dei territori;
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in ordine alle politiche educative e di sostegno alla famiglia: - investano in una rete diffusa di servizi alla famiglia, come gli asili nido (anche aziendali), e nella scuola dell’infanzia, per potenziarne il servizio e accrescerne l’offerta, come strumento essenziale di welfare accessibile a tutti e di inclusione scolastica; - investire sull’istituzionalizzazione di soluzioni agili come le «Tagesmutter», l’inserimento dei lavori di cura tra le attività cui riconoscere valore sociale ed economico e l’adozione di specifiche misure per i nuclei familiari monoparentali e per le famiglie numerose con figli minori; - operino per la tutela e l’inclusione sociale delle persone fragili, come gli anziani non autosufficienti e le persone con disabilità, per promuovere condizioni di vita dignitose in modo che possano sentirsi parte della comunità. La strategia dei servizi sociali del futuro dovrà essere basata sulla tutela dei diritti della persona (uguaglianza, rispetto, pari opportunità, coinvolgimento nelle scelte) più che sull’erogazione della singola prestazione; - promuovano un progetto straordinario di abbattimento delle barriere architettoniche nelle città, nei centri urbani e di periferia, favorendo inoltre l’accessibilità ai mezzi di trasporto pubblici; - valorizzino il contributo del Terzo Settore, come soggetto strategico nei processi di co-progettazione; - investano sullo sport e sulle strutture sportive come fattore abilitante per l’inclusione e l’integrazione sociale e come strumento di contrasto alla marginalizzazione; - aumentino le risorse per la promozione del co-living e l’autonomia economica ed abitativa del giovane, anche a mezzo strumenti quali la banca del tempo, aumento risorse misura empowerment femminile e welfare aziendale; - aumentino le risorse per moltiplicare gli asili nido e garantire la sostenibilità economica, andando verso la gratuità delle rette; in ordine alle politiche per la salute: - riconoscano i principi dell’universalità e del primato del pubblico come elementi strategici del Servizio sanitario nazionale e regionale; prevedano altresì un rafforzamento delle politiche di prossimità e l’integrazione tra politiche sanitarie, sociali e ambientali; - promuovano la sanità territoriale come prevenzione ed educazione a corretti stili di vita, con compiti di diagnosi precoce, screening gratuiti e vaccinazioni; - ammodernino e rinnovino le strutture ospedaliere, realizzando camere singole che permettano l’isolamento e la riduzione dei rischi di infezioni, con il potenziamento delle strutture ospedaliere pubbliche e territoriali anche al fine di superare l’obsolescenza della strumentazione diagnostica; - prevedano e potenzino la digitalizzazione, in modo da permettere la connessione con i sistemi di assistenza medica, infermieristica e terapeutica ambulatoriale per poter fornire ai pazienti un’attività di cura coordinata e continuativa tra le diverse strutture sanitarie; - aumentino gli strumenti diagnostici a favore dei medici di medicina generale, sostenendo e potenziando la medicina di gruppo, anche per ridurre gli accessi ai servizi di Pronto soccorso; potenzino, inoltre, le sedi distrettuali con strumenti diagnostici per visite specialistiche, evitando l’accesso in ospedale;
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- promuovano la riorganizzazione dei Dipartimenti, anche prevedendo strutture dedicate alle problematiche degli adolescenti e dei giovani, in considerazione del fatto che il 10–20% dei bambini e degli adolescenti soffre di disturbi mentali e le condizioni neuropsichiatriche sono la principale causa di disabilità nei giovani; in ordine alle politiche per la formazione: - garantiscano l’accesso universale alla conoscenza, in particolare attraverso le scuole pubbliche, promuovendo il miglioramento delle conoscenze e rafforzando le competenze digitali, anche potenziando la dotazione tecnologica e la connettività e migliorando la qualità degli ambienti di apprendimento; - promuovano ogni utile azione per il potenziamento del sistema di formazione da realizzare anche attraverso una più ampia diffusione dell’offerta formativa tecnologica degli Istituti Tecnici Superiori e, ai fini di una maggiore occupabilità dei giovani, il potenziamento della pratica laboratoriale; - rafforzino le politiche di formazione scuola-lavoro in sinergia con l’Ufficio Scolastico Regionale e con le realtà della rappresentanza datoriale; - costruiscano sistemi di ricerca e potenzino la loro interazione con le imprese e le istituzioni, ponendo attenzione al tema del trasferimento di competenze e tecnologie, soprattutto in considerazione delle debolezze territoriali e delle dimensioni delle imprese venete. Le misure a sostegno della conoscenza e della cooperazione tra scuola e impresa possono diventare strategiche soprattutto per le imprese più piccole per affrontare la competitività e per aumentare la produttività; - avviino interventi per rafforzare le competenze dei laureati, agevolando l’accesso alla formazione avanzata con premialità per i meritevoli e promuovendo il diritto allo studio risolvendo la questione degli idonei non beneficiari, anche attraverso investimenti nei servizi accessori allo studio come quelli abitativi; in ordine alle politiche per il lavoro: - accompagnino la modernizzazione del sistema economico, incentivando il sostegno alla creazione di posti di lavoro e forme adeguate di tutela del reddito, con investimenti finalizzati alla formazione dei lavoratori e degli inoccupati, al rafforzamento delle politiche attive per il lavoro nonché per il contrasto al lavoro sommerso e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; - favoriscano l’occupazione giovanile e femminile, anche in forma imprenditoriale, nelle aziende venete e in particolare nelle PMI, dotandole delle competenze tecnicoscientifiche, digitali, gestionali e finanziarie necessarie per essere competitive nelle sfide derivanti dalle trasformazioni del sistema economico e produttivo; - garantiscano una efficace integrazione tra le politiche attive del lavoro e le politiche sociali, al fine di favorire in particolare i giovani e i gruppi vulnerabili e di implementare le forme di sostegno attivo all’occupazione, con particolare attenzione all’accesso delle donne al mercato del lavoro; - completino il potenziamento dei centri per l’impiego e l’implementazione dell’assegno di ricollocazione, attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici e piattaforme digitali come luogo virtuale per l’incrocio di domanda e offerta; - rafforzino progetti di digitalizzazione per la messa in rete di banche dati pubbliche e private e progetti relativi all’inclusione lavorativa, con particolare attenzione ai soggetti fragili e alle fasce di marginalità; - investano sul comparto dello spettacolo dal vivo (teatro, danza, musica, arti performative), tra i più colpiti dalla pandemia, per il suo rilancio e consolidamento, anche come supporto ai servizi turistici di prossimità e dei progetti di ricerca innovativi;
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IMPEGNA ALTRESÌ IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE ad agire affinché nella progettazione e nella gestione del PNRR vengano perseguiti i seguenti indirizzi: - il massimo impegno in termini di efficacia, efficienza e celerità con un calendario realistico delle tempistiche; - la costituzione di una struttura nazionale dedicata, dotata di personale qualificato per le attività di progettazione, attuazione e monitoraggio dei progetti connessi al Recovery Fund, da coniugare con l’innesto di personale ugualmente qualificato negli enti territoriali e locali; - la costruzione di una governance che sia in grado di coordinare gli obiettivi del Recovery Fund, dei Fondi strutturali e del FSC al fine di concentrare la progettualità di questi diversi strumenti su una strategia coerente che tenga insieme lo Stato, le Regioni e gli enti locali; - la creazione di un coordinamento forte tra le amministrazioni centrali e territoriali, per incrociare lo sviluppo dei progetti e presidiarne la realizzazione, anche attraverso provvedimenti utili a contrastare l’infiltrazione mafiosa.
Il testo della risoluzione, modificato con emendamenti, è stato votato per divisione con la ripartizione seguente:
VOTAZIONE PREM ESSE
Assegnati Presenti-votanti Voti favorevoli Voti contrari Astenuti
n. 51 n. 48 n. 41 n. 5 n. 2
VOTAZIONE PRIM O DISPOSITIVO
Assegnati Presenti-votanti Voti favorevoli Voti contrari Astenuti
n. 51 n. 48 n. 41 n. 5 n. 2
VOTAZIONE SECONDO DISPOSITIVO
Assegnati Presenti-votanti Voti favorevoli Voti contrari Astenuti
n. 51 n. 48 n. 41 n. 5 n. 2
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VOTAZIONE TERZO DISPOSITIVO (RESPINTO)
Assegnati Presenti-votanti Voti favorevoli Voti contrari
n. n. n. n.
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VOTAZIONE FINALE (PREM ESSE, PRIM O E SECONDO DISPOSITIVO)
Assegnati Presenti-votanti Voti favorevoli Voti contrari Astenuti
n. 51 n. 49 n. 42 n. 5 n. 2
IL PRESIDENTE f.to Nicola Ignazio Finco
IL CONSIGLIERE-SEGRETARIO f.to Erika Baldin
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