A TUTELA DELLE DONNE IN VENETO Il nostro viaggio per rafforzare il contrasto alle violenze. Le nostre proposte per garantire a tutte libertà e uguaglianza.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 1
PREMESSA Capire per proporre nuove normative e sostegni. Esplorare per ampliare gli orizzonti della tutela. Se è vero che il fenomeno delle violenze sulle donne e dei femminicidi nel nostro Paese è tragicamente, quotidianamente, sotto gli occhi di tutti, non si può dire altrettanto sulle realtà che si trovano in prima linea per mettere un argine a questo dilagare. Con l’approssimarsi del 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, abbiamo voluto visitare di persona questi luoghi della salvezza, toccando con mano dinamiche ed esigenze che sono emerse dagli incontri con i responsabili di cinque presìdi Antiviolenza della nostra regione: a Padova siamo entrati nelle sedi del ‘Centro Veneto Progetti Donna’ e del ‘Centro Italiano Femminile’. A Venezia siamo stati accolti dal Centro Antiviolenza del Comune, mentre a Verona abbiamo approfondito il lavoro svolto da ‘Telefono Rosa’ e, a Vicenza, quello del Centro Antiviolenza gestito da ‘Donna chiama Donna’. Quello affrontato in gruppo (da Giacomo Possamai, Vanessa Camani, Anna Maria Bigon e Francesca Zottis) è stato un percorso ad alto impatto. Anche emotivo. Perché ampio e doloroso è l’impatto sociale che il fenomeno sta provocando. Perché, di fatto, non esistono zone immuni da questa ondata di violenza. Abbiamo ascoltato l’eco di storie e vicende drammatiche che colpiscono donne italiane e donne immigrate, donne dal reddito basso e donne economicamente autonome. Il fenomeno che abbiamo sotto gli occhi non ha confini di età, di censo, di condizione sociale. Non conosce geografia e si insinua ovunque: nelle grandi città e nei piccoli paesi di provincia. È, insomma, un’emergenza dalle grandi complessità, che necessita della massima attenzione e di interventi pubblici efficaci.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 2
LO SCENARIO La pandemia ha inciso in maniera pesante su un quadro già di per sé allarmante. Secondo “VITE VIOLATE - ANALISI DATI PRIMO SEMESTRE 2020/2021” elaborato dal Dipartimento Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, nel corso del 2020 le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono aumentate del 6% (da 93 a 99). Durante l’anno in corso, sul totale degli omicidi per mano del partner o l’ex partner, le vittime sono per l’89% donne e solo per l’11% uomini. Circa il movente, il 44% delle donne è stata uccisa per “lite/futili motivi” e, in generale, le vittime sono state quasi tutte aggredite mortalmente con armi bianche e/o improprie. Per quanto riguarda invece i ‘reati spia’, “ovvero quei delitti che sono indicatori di violenza di genere, espressione dunque di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, diretta contro una donna in quanto tale”, si evidenzia che tra atti persecutori, maltrattamenti contro familiari e conviventi e violenze sessuali, nell’anno della pandemia (2020) c’è stato un aumento pari al 2% (da 41.799 a 42.717). Il Veneto non sfugge a questo trend. Nel nostro territorio sono stati 4 i femminicidi da inizio 2021, con una sequenza di violenze che sono culminate in un mese di settembre tragico, da incubo. Dalla ‘Relazione al Consiglio regionale sull’attività svolta in materia di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne. Gennaio – dicembre 2020’, emerge che “nella Regione Veneto è mediamente presente una casa rifugio (23) ogni 100.000 donne”, mentre “sommando il numero dei centri antiviolenza (25) e quello degli sportelli (35), i punti di accesso per le donne nella Regione Veneto sono 60, distribuiti in tutte le province e pari ad uno ogni 41.000 donne residenti nel Veneto”. E ancora: “Per quanto riguarda la tipologia di violenza, quella più frequentemente
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 3
riferita dalle donne prese in carico dai Centri antiviolenza è psicologica (2.657) seguita da quella fisica (2.039). La violenza “non fisica” (psicologica, stalking, economica) è quella prevalente, con 4.227 casi dichiarati rispetto ai 2.540 casi di violenza “fisica” (fisica, sessuale, molestie). Se si analizzano, invece, i dati riferiti agli accessi al pronto soccorso, emerge che solo una volta su 3 le donne, prese in carico da un centro antiviolenza, si sono rivolte al servizio di emergenza sanitaria (832 accessi su 2.454 violenze subite). Mentre per quanto riguarda le denunce alle Forze dell’Ordine queste hanno dimostrato un leggero incremento: 952 denunce (835 nel 2018) su 3.174 donne prese in carico dai centri antiviolenza, pari al 29%, (25% nella precedente rilevazione)”. Per quanto concerne il quadro dei finanziamenti, la Giunta regionale “in continuità con la precedente programmazione, anche per l’annualità 2020 ha stanziato 700 mila euro per il finanziamento dei progetti di autonomia per le donne prese in carico dai centri antiviolenza e dalle case rifugio”. Di fatto, questa somma è stata ripartita in parti uguali tra i 25 centri antiviolenza e le 23 case rifugio, “assegnando a ciascuna struttura un contributo pari ad Euro 14.583,33”. Sul fronte invece dei finanziamenti statali, per il 2020 erano stati assegnati al Veneto 2.317.128,29 euro, “di cui 1.589.128 per il finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio già operative e 728.000 per il finanziamento di specifiche linee di intervento che le Regioni potevano scegliere di finanziare in armonia con la programmazione dei singoli territori”.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 4
IL NOSTRO VIAGGIO A fronte dello scenario appena evidenziato, e sulla base del confronto diretto con gli operatori, è emersa subito una prima necessità insopprimibile: quella del lavorare per garantire una presenza capillare, su tutto il territorio regionale, dei luoghi di ascolto, accoglienza e protezione. I Centri Antiviolenza tradizionali intercettano infatti solo una parte delle vittime di violenza. Ma esiste un’altra parte che, per paura, per assenza di presìdi di vicinanza o per altri motivi, anche religiosi, si disperde o si reca altrove. Non di rado sono i medici di base o le farmacie a rappresentare il primo approdo scelto dalle donne per chiedere aiuto. Ed è per questo motivo che serve un lavoro di formazione tra chi si trova ad operare in questi potenziali ‘porti’ che forniscono un primo sostegno. Serve allargare e strutturare i punti di intercettazione delle vittime. Ciò che abbiamo toccato con mano nel nostro viaggio è la presenza generosa e preziosa di operatori volontari. Persone impegnate, che vanno ringraziate. Ma la nobiltà di questa dimensione volontaristica non può nascondere una serie di questioni lasciate in sospeso. La prima è quella del cospicuo turn over degli operatori, tanto nelle strutture comunali quanto in quelle gestite dai privati. C’è bisogno che la Regione Veneto si metta in prima linea, ripristinando da un lato i consultori, ormai smantellati, che svolgevano un ruolo di assistenza sociale e psicologica oltre che di coordinamento tra i diversi Centri Antiviolenza. E c’è la necessità di garantire, ad ogni donna che denuncia le violenze e che viene presa in carico, la presenza di un tutor in grado di seguirla costantemente. Altro nodo irrisolto è quello della assistenza legale, attualmente carente. Ci sono infatti molte donne sposate, anche con minori, che non possono avere questo tipo di sostegno perché, dal punto di vista del reddito, rimangono ancora legate al partner. La tagliola dell’ISEE non consente quindi loro di accedere al patrocinio legale gratuito.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 5
Su tutti questi fronti la risposta immediata da dare è di natura organizzativa e finanziaria. Per realizzare un reale rafforzamento della rete di contrasto. E per dare sostegno reale non solo alle donne, ma anche ai figli che subiscono i riflessi delle violenze domestiche, in modo traumatico. C’è un triplo fronte sul quale dover agire: da un lato quello degli interventi in grado di arrestare l’escalation di violenze che spesso sfociano in femminicidio. Contemporaneamente quello del riscatto, del recupero, del reinserimento sociale, dell’autonomia lavorativa ed economica delle vittime. Un recupero, prima che non sia troppo tardi, che deve peraltro riguardare gli stessi uomini maltrattanti che difficilmente riconoscono di essere tali e per i quali è necessario prevedere percorsi di riabilitazione psicologica. Serve, in altri termini, un grande piano regionale di formazione e contrasto. Serve un coordinamento regionale. Con risorse cospicue e costanti, in grado di garantire progettualità pluriennali e organizzazioni più solide e diffuse su tutto il territorio, in stretto coordinamento con le amministrazioni locali e le Ulss. In questo senso, va preso come modello di paragone quello della Regione Emilia-Romagna che nel giugno 2021 ha approvato il nuovo piano triennale contro la violenza di genere mettendo a disposizione fondi pari a 4,7 milioni di euro. Il tutto, con interventi rivolti al mondo giovanile per diffondere la cultura del rispetto e con particolare attenzione alla violenza in rete. Con progetti pensati per agevolare azioni concrete in contesti specifici quali i consultori, gli spazi giovani, ma anche i luoghi di lavoro, per un tempestivo riconoscimento delle molestie sessuali. E ancora: con azioni rivolte alle donne che vivono in fragilità, sostenendo la loro autonomia abitativa ed economica, e prevedendo, ad esempio, la sperimentazione del reddito di libertà.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 6
A TUTELA DELLE DONNE IN VENETO: I NOSTRI PROGETTI DI LEGGE, NERO SU BIANCO Il nostro viaggio è servito per prolungare ulteriormente una linea propositiva, lungo la quale, fin da subito, ci siamo mossi da legislatori depositando una serie di progetti di legge sul tavolo della discussione in Consiglio regionale. Eccoli riassunti, qui di seguito. 1. CONTRIBUTO DI LIBERTÀ PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA In Veneto la legge regionale di riferimento è attualmente la n. 5 del 23 aprile 2013, che ha inteso promuovere interventi di sostegno per consentire alle donne vittime di violenza di ripristinare la propria inviolabilità e di riconquistare la libertà, nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato. A suo tempo, come Partito Democratico, abbiamo contribuito in modo importante nella definizione di questa legge. Oggi, a distanza di quasi un decennio da quell’impianto normativo, abbiamo ritenuto doveroso fornire ulteriori contributi per un aggiornamento incisivo degli interventi da realizzare sul fronte delle tutele. Con la nostra proposta, che vede come prima firmataria Vanessa Camani, viene previsto un “contributo di libertà”, rivolto alle donne che hanno subito violenza, che stanno compiendo o hanno compiuto il percorso protetto all’interno dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio del territorio regionale, e che hanno necessità di un sostegno economico nella delicata fase di conquista dell’autonomia abitativa e del percorso scolastico dei figli. Questa iniziativa vuole offrire alle donne che hanno subito maltrattamenti e che devono ripartire da zero, dopo una prima fase di protezione, una possibilità concreta di riscatto. L’erogazione del contributo di libertà, che può raggiungere la somma di 5.000 euro, è pensato per andare a sostenere le spese mediche, gli interventi a carattere domiciliare e abitativo e le spese relative al percorso scolastico
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 7
e formativo dei figli minori che le donne devono affrontare quando terminano il loro percorso protetto. Riducendo così il rischio di rientro presso la fonte di violenza e favorendo il recupero della loro autonomia psicologica, lavorativa ed abitativa. 2. “CODICE ROSA” PER IL SOCCORSO E L’ASSISTENZA ALLE DONNE CHE SUBISCONO VIOLENZA Con il progetto di legge promosso da Anna Maria Bigon, vogliamo dare piena attuazione alle Linee guida nazionali. Questo, individuando presso le Unità Operative di Pronto Soccorso degli ospedali pubblici e privati accreditati del Veneto, percorsi clinicoassistenziali volti ad assicurare la piena assistenza alla donna che ha subito violenza, garantendo la tempestività dei necessari interventi, la protezione e il pieno rispetto della riservatezza. Ciò comporta che in ogni Unità Operativa di Pronto Soccorso vengano previsti almeno due referenti per le problematiche relative alla violenza contro le donne. E che venga attuato un progetto di formazione specifica del personale sanitario che opera nelle suddette Unità Operative e presso il SUEM, in modo tale che possa procedere a un tempestivo riconoscimento di ogni segnale di violenza, anche non dichiarata. Riteniamo inoltre prioritaria l’individuazione in ogni Unità Operativa di Pronto Soccorso di un’area protetta separata che assicuri alla donna la necessaria riservatezza e, nel caso di trasferimento dalle Unità Operative di Pronto Soccorso ad altra struttura, idonee modalità di accompagnamento e protezione. Non da ultimo, proponiamo l’adeguamento dei sistemi informativi degli ospedali pubblici e privati accreditati in modo tale che sia garantita una rete informativa unica su tutto il territorio regionale che consenta di verificare tempestivamente se la donna sia stata precedentemente accolta in altro Pronto Soccorso per aver subito violenza. 3. ISTITUZIONE DEL BILANCIO DI GENERE NELLA REGIONE DEL VENETO La proposta che ha per capofila la nostra consigliera Francesca Zottis, vuole dare una svolta all’impianto del bilancio regionale, attraverso l’introduzione di un’analisi dell’impatto delle politiche pubbliche sulle donne e sugli uomini, allo scopo di
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 8
ristrutturare le entrate e le uscite per promuovere l’uguaglianza tra i sessi. Quando si parla di “gender budgeting” non si intende un bilancio separato tra uomini e donne. I budget formulati in una prospettiva di genere servono non tanto a mappare una posizione di margine di un soggetto sociale svantaggiato, ma a riposizionarlo in modo paritario nel quadro delle negoziazioni sociali. Si tratta insomma, in linea con quanto espresso dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dalla Costituzione italiana e dallo stesso Statuto del Veneto, di operare per un’uguaglianza sostanziale tra donne e uomini, per il rafforzamento della condizione femminile e l’incremento della partecipazione delle donne alla vita politica, economica, sociale, culturale e civile. 4. PROMOZIONE DELLA PARITÀ RETRIBUTIVA TRA DONNE E UOMINI E SOSTEGNO ALL’OCCUPAZIONE FEMMINILE STABILE E DI QUALITÀ Questo progetto di legge, promosso da Vanessa Camani, individua le azioni per il superamento della differenziazione retributiva basata sul genere e per l’incentivazione dell’occupazione femminile. In particolare, si prevede che la Regione promuova le imprese che adottano politiche che superano la differenziazione retributiva e si istituisce il Registro regionale delle imprese virtuose. C’è poi una parte di proposta diretta al contrasto dell’abbandono lavorativo delle donne: in primis contro i fenomeni delle dimissioni in bianco e del licenziamento delle donne che si trovano nel periodo compreso tra il congedo di maternità obbligatorio e il primo triennio di puerperio. Si prevede, in particolare, l’esclusione dai benefici regionali per le imprese che vengono condannate in giudizi aventi ad oggetto licenziamenti dichiarati illegittimi in quanto in violazione della normativa vigente in materia di pari opportunità e di tutela della genitorialità. Inoltre, per promuovere l’occupazione femminile stabile e di qualità, con questo progetto di legge si affida alla Regione il compito di introdurre misure per sostenere e valorizzare i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e le imprese con sede legale e operanti sul territorio regionale iscritti al Registro di cui sopra, anche riconoscendo premialità, nella forma di punteggio aggiuntivo, ai fini della valutazione dei progetti presentati nell’ambito di avvisi e bandi regionali. Si prevede infine la realizzazione di campagne informative e di formazione, rivolte sia a imprese e professionisti sia ai cittadini, sulla parità retributiva tra donne e uomini e per la promozione della cultura antidiscriminatoria.
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 9
CONCLUSIONI Il metodo di lavoro che abbiamo voluto adottare vuole essere non solo occasione di approfondimento propedeutico al lavoro istituzionale che siamo chiamati a svolgere. Ma anche come momento di coinvolgimento di quanti guardano con attenzione alle nostre attività consiliari. Speriamo, con questo report, di aver contribuito all’analisi e alla riflessione su un fenomeno così delicato. Il tutto, attendendo vostri riscontri e, perché no, spunti validi per applicare questo approccio anche in altri ambiti di intervento che riguardano le politiche della nostra Regione.
Pubblicazione a cura di Stefano Ciancio, responsabile Comunicazione Gruppo PD Veneto
Gruppo Consiliare Regione Veneto Mail info@gruppopdveneto.it Tel. 041 2701534 @gruppopdveneto 10