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Nunziare Magazine n.19/2026

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TENNIS MANIA

NUNZIARE MAGAZINE

è il risultato della nostra visione. Non solo un modo di fare impresa, ma un modo preciso di stare al mondo.

Ogni volta che uno sport cresce chiede spazio e nuove forme e queste forme le dà l’architettura.

editor's note

C’è stato un momento preciso, negli ultimi anni, in cui il tennis è tornato protagonista.

Lo ha fatto occupando i palinsesti televisivi, i feed dei social network, i circoli storici e i parchi pubblici.

Questa esplosione non è figlia del caso: da un lato è alimentata dalla spettacolarità dei grandi eventi globali; dall’altro, è sostenuta da una nuova generazione di appassionati attratta da una disciplina che unisce eleganza, ritmo e una narrazione identitaria fortissima.

A cambiare profondamente, però, non è stato soltanto il numero dei praticanti o il successo dei grandi tornei.

Attorno alla racchetta si è consolidato un nuovo modello di socialità.

I campi hanno smesso di essere spazi tecnici e recintati, destinati esclusivamente all’allenamento o alla competizione e si sono trasformati in club ibridi, arene temporanee nel cuore delle piazze, resort integrati nel paesaggio e veri e propri spazi pubblici multifunzionali.

Luoghi dove le persone scelgono di restare ben oltre la durata del match per incontrarsi, lavorare, mangiare, trascorrere il tempo libero o, semplicemente, sentirsi parte di una comunità.

È esattamente in questo punto di contatto che lo sport incontra l'architettura.

Quando una pratica sociale si espande e cambia forma, il suo contenitore non può rimanere lo stesso.

Progettare per il tennis oggi non significa più tracciare un semplice rettangolo di gioco, ma immaginare nuovi luoghi

capaci di andare oltre la sola funzione sportiva. Questo, in alcuni casi, può diventare addirittura presidio educativo, prima ancora che sportivo.

Il numero estivo di Nunziare Magazine nasce proprio per esplorare la capacità del progetto di intercettare le trasformazioni del nostro tempo, offrendo risposte spaziali a bisogni in continuo mutamento. Lo fa partendo dai campi da gioco, ma poi abbraccia tutte quelle infrastrutture, urbane e domestiche, che ridisegnano la nostra quotidianità.

Un viaggio su diverse scale e latitudini che ci porta prima a Napoli , dove esploriamo il tracciato e le ambizioni della futura Linea 10 della metropolitana, un’opera nata per connettere territori e accorciare le distanze culturali e sociali della città.

Prosegue poi lungo le coste tirreniche per osservare come l’architettura possa trasformare sole, vento e salsedine in opportunità progettuali, dando vita a nuove modalità di abitare il mare.

Si confronta con una provocazione progettuale che immagina una democrazia capace di uscire dai palazzi istituzionali per tornare nelle strade, nelle piazze e negli spazi condivisi della città.

E infine, come ogni estate, chiude il cerchio accompagnandovi in una selezione di indirizzi e itinerari d'autore pensati per chi ama viaggiare osservando il dialogo continuo tra architettura, territorio e paesaggio.

Buona lettura e buona estate.

Quando il tetto inclinato detta le regole

> Nell’interior firmato per questa mansarda a Sant’Antimo, il soffitto inclinato diventa il punto di partenza dell’intero progetto cucina.

Progettare una cucina in mansarda significa fare i conti con un limite che conoscono bene molti proprietari di sottotetti: “il tetto inclinato”.

In questo progetto firmato dall’architetto Mara Abbate, il vincolo diventa il punto di partenza. L’obiettivo non è nascondere la geometria dello spazio, ma sfruttarla a proprio vantaggio.

Per questo la zona che ospita contenimento ed elettrodomestici è stata concentrata nella parte più alta dell’ambiente, liberando il resto della cucina e rendendola più comoda da vivere. Anche l’isola è stata volutamente decentrata per alleggerire la composizione, mentre i mobili bassi sotto la finestra aiutano a riequilibrare l’insieme.

Le soluzioni più interessanti sono però quelle che quasi non si notano. La cappa è integrata nel piano cottura, il lavello è nascosto da ante a scomparsa che rientrano all’interno del mobile e l’illuminazione è studiata per evitare le zone d’ombra tipiche degli spazi sottotetto.

A completare il progetto contribuisce la scelta dei materiali: tranciato di legno per i volumi principali, superfici laccate e top in Dekton. Un mix che punta a creare un ambiente caldo, ordinato e funzionale.

foto > © ANTONIO CANGIANIELLO

architetto > MARA ABBATE

«La sfida di questa cucina era trasformare il vincolo del tetto inclinato in una risorsa progettuale. Per questo le funzioni principali sono state concentrate nella parte più alta dell’ambiente, mentre l’isola decentrata e i volumi bassi contribuiscono a costruire una composizione dinamica ma equilibrata. Ogni scelta, dai materiali all’illuminazione, è stata studiata per coniugare funzionalità, ordine e armonia visiva».

< MARA ABBATE >

info@archmara.it

instagram > architetto_mara.abbate

> NUNZIARE MAGAZINE N.19

AGOSTO 2026

con- tents TENNIS MANIA

in cover > The Couch, Amsterdam - MVRDV

4. Editoriale

> di Yari Cecere

5. Soluzioni Cucina in mansarda

> Come progettarla partendo dal tetto inclinato

11. Econews

> Notizie e idee in primo piano

18. Poster Linea 10

> La metropolitana che può ridisegnare Napoli Nord

31. Inside

> Nunziare V, un edificio pensato per abitare il mare

> Un Parlamento alternativo per Londra

photo > © Daria Scagliola & Stijn Brakkee

46. MIRA

Urban and architectural photography

> a cura di Antonio Cangianiello

52. Coverstory

Tennis Mania

> Che cosa succede quando uno sport tocca cifre da capogiro?

57. Tennis & Architettura

> The Couch, il tennis per costruire comunità

> Foro Italico, il nuovo progetto politico e turistico della capitale

> The Backyard Community Club, il tennis dove serve di più

74. WOW

> A Capri Villa Lysis diventa Jago Museum

75. Radar Indirizzi, luoghi e ispirazioni...

SOSTENIBILITÀ > IMPRESA > INNOVAZIONE

> Numero 19 - Anno IV AGOSTO 2026

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli Nord n° 56 del 9/9/2022

EDITORE

> Yari Cecere - Cecere Development srl -

DIRETTORE RESPONSABILE E PROGETTO EDITORIALE

> Daniela Iavolato

PROGETTO GRAFICO E DIREZIONE CREATIVA

> Emanuela Esposito

REDAZIONE

> Via Paolo Riverso, 57 - Aversa

STAMPA

> Tuccillo Arti Grafiche Srl - Afragola (NA)

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> DISCLAIMER

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> notizie e idee in primo piano

La città sopra la città

L’abitare sostenibile si sposta sopra le nostre teste

E se il futuro delle metropoli fosse sui tetti?

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sull'espansione urbana e sul consumo di suolo, una proposta progettuale dello studio milanese CM9 Architects ribalta completamente il punto di vista: invece di cercare nuovo spazio, perché non valorizzare quello che esiste già?

Da questa domanda nasce Microhome 2024 , progetto sviluppato per l'omonimo concorso internazionale dedicato al tema delle microabitazioni.

La proposta immagina di trasformare i tetti piani e inutilizzati degli edifici terziari in una rete di micro-abitazioni prefabbricate in legno capaci di aggregarsi tra loro e dare vita a nuove comunità urbane sospese sopra la città.

I rendering dello studio mostrano uno scenario quasi rivoluzionario per i nostri centri abitati.

Sopra i tetti non nascono semplicemente nuovi monolocali, ma piccoli insediamenti organizzati attorno a spazi condivisi, dove l’agricoltura urbana diventa parte integrante del progetto.

Nella visione degli architetti, gli orti non rappresentano un semplicemente elemento accessorio, ma costituiscono il centro della vita quotidiana, dove coltivare cibo a chilometro zero, incontrarsi, socializzare e abbattere l'isolamento tipico della vita cittadina.

renderings > © CM9Architects / cm9architects.com

Tutto il progetto è concepito secondo principi di sostenibilità e leggerezza costruttiva.

Le case sono progettate per essere assemblate "a secco", senza cemento, usando materiali provenienti da filiere sostenibili.

Persino la forma del tetto è pensata per fare la sua parte, raccogliendo l'acqua piovana e catturando l'energia del sole.

Per ora si tratta di una visione progettuale, ma il tema che pone è tutt'altro che teorico. Le coperture inutilizzate degli edifici rappresentano una delle risorse meno esplorate delle città contemporanee. Per CM9 Architects potrebbero diventare il punto di partenza per sperimentare nuove forme di abitare e socialità senza consumare nuovo suolo.

Tavolara, Ostuni, Albania

Chi sta comprando gli ultimi paradisi del Mediterraneo?

Il governo ha detto sì alla cementificazione di uno dei tratti di costa più incontaminati e tutelati del Mediterraneo. È stato infatti autorizzato un resort turistico con 26 ville di lusso, un campo da golf, un eliporto e un porto turistico privato per yacht di grandi dimensioni davanti a uno dei parchi marini più spettacolari della Sardegna.

Il via libera al progetto, inserito dentro l’area protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo dove non si può costruire per vincoli ambientali , ha scatenato accese proteste da parte dei cittadini.

Al centro della bufera c'è l'ambizioso piano di Cala Finanza della società Tavolara Bay SRL, controllata dal colosso immobiliare brasiliano JHSF Participações , noto per il marchio extra-lusso Fasano.

A far discutere, oltre all'impatto sul delicato ecosistema gallurese, è la modalità con cui l'opera ha ottenuto il via

Se passa il principio che, attraverso queste procedure, sia possibile scardinare pianificazione territoriale, tutela del paesaggio e valutazioni ambientali, il precedente sarà pesantissimo e riguarderà una parte enorme del territorio nazionale, a partire dalle regioni del Mezzogiorno comprese nella ZES unica.

< L’appello del WWF >

libera . Nonostante i ripetuti pareri negativi della Sovrintendenza e degli uffici regionali legati ai rigidi vincoli del Piano Paesaggistico Regionale, l'autorizzazione è arrivata direttamente da Roma tramite la struttura commissariale della ZES Unica (Zona Economica Speciale). Una procedura che ha permesso di bypassare i veti territoriali e che ha spinto le grandi sigle ambientaliste, a partire da Legambiente e WWF, a ricorrere alle vie legali.

La sponda adriatica

Questa controversa operazione segue lo stesso identico filone di un’altra caldissima vicenda sul mare Adriatico che si estende da Ostuni, in Puglia, fino all’Albania.

Nel brindisino, l'offensiva dell'hotellerie ultra-luxury vede muoversi colossi mondiali del calibro di Bill Gates, presente con il marchio Four Seasons nella marina di Mogale. Un’altra area protetta e sottoposta a severe tutele ambientali e faunistiche.

Qui dietro l’operazione emerge un'ipotesi ancora più inquietante: il controllo strategico del Canale di Otranto

Secondo indiscrezioni e ricostruzioni giornalistiche, la massiccia penetrazione di capitali in Puglia sarebbe infatti strettamente collegata alle manovre miliardarie in corso sulla sponda opposta dell'Adriatico, in Albania.

Dietro questa monumentale operazione balcanica si staglia la figura di Jared Kushner , genero di Donald Trump che, attraverso il suo fondo d'investimento Affinity Partners, ha ottenuto il via libera per edificare resort di lusso estremo in due aree naturali incontaminate: la riserva del delta di Vjosa-Narta e, soprattutto, l'isola di Sazan, ex base militare disabitata situata proprio all'imboccatura del canale.

L'ipotesi sul tavolo degli osservatori è che questi grandi movimenti turistici d'élite nascondano una finalità di presidio e controllo sul Canale d'Otranto e sulle sue infrastrutture energetiche, a partire dal punto di passaggio del gasdotto TAP

Mentre i comitati locali e le associazioni avviano le battaglie legali davanti ai tribunali amministrativi, il Mediterraneo si scopre stretto in una morsa in cui i vincoli ambientali cedono il passo ai grandi capitali globali. Una vicenda da monitorare. Vedremo come andrà a finire.

Ol Casél

Il primo edificio stampato in 3D per i servizi aeroportuali in Italia

L’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio segna un traguardo storico per l’edilizia e la sostenibilità del Paese, dimostrando come l’economia circolare e la tecnologia possano cambiare i tempi e i modi del costruire.

All’interno del Logistic Park è stato infatti completato Ol Casél , il primo edificio italiano stampato in 3D destinato ai servizi aeroportuali. La struttura, di 40 metri quadrati, è già in funzione come area relax e punto di supporto per il personale del polo logistico dello scalo.

Il progetto, realizzato da EDILCO in collaborazione con SACBO, la società che gestisce l'aeroporto, dimostra come la stampa 3D possa essere impiegata anche nelle infrastrutture. A renderlo possibile è il sistema Crane WASP, con cui le pareti portanti sono state stampate in appena sette giorni lavorativi, utilizzando una miscela a base di calce idraulica naturale, caratterizzata da emissioni di carbonio inferiori rispetto al cemento tradizionale.

L’impasto contiene anche lolla di riso, un sottoprodotto agricolo impiegato come isolante naturale per migliorare le prestazioni termiche dell’edificio, che raggiunge la classe energetica A+.

L’intero modulo è stato completato e consegnato in soli diciannove giorni. Un risultato che conferma l’esperienza di WASP , l’azienda emiliana fondata da Massimo Moretti, già protagonista di progetti come TECLA, realizzato con l’architetto Mario Cucinella, e di collaborazioni con marchi internazionali come Dior.

foto > © WASP

> nelle foto, il pannello Comporta di Concrete LCDA, disegnato da JEAN-BAPTISTE FASTREZ / Courtesy of Concrete LCDA

Dalle capanne ai boutique hotel

La paglia ispira il nuovo lusso materico

Per secoli è stata uno dei materiali più semplici e diffusi dell'architettura vernacolare. Oggi la paglia torna protagonista, ma in una veste completamente diversa.

Designer e aziende stanno riscoprendo le sue texture irregolari e il suo forte legame con la natura per creare superfici decorative capaci di trasformare gli interni in ambienti caldi, rilassanti e sensoriali.

Nelle foto, il pannello Comporta di Concrete LCDA reinterpreta proprio questo immaginario. Il rivestimento nasce da uno stampo realizzato con veri steli di paglia, successivamente riprodotti su un cemento alleggerito a basso impatto ambientale. Il risultato è una superficie tridimensionale che cattura la luce e richiama i paesaggi costieri del Portogallo da cui prende il nome.

Più che imitare la natura, il progetto racconta una tendenza sempre più diffusa nell'interior design contemporaneo: recuperare materiali e suggestioni della tradizione rurale per portarli negli spazi del nuovo lusso. Perché oggi il vero status symbol non sembra essere l'ostentazione, ma la capacità di creare ambienti autentici, materici e connessi al paesaggio.

LA METRO

CHE PUÒ RIDISEGNARE NAPOLI NORD

Servirà più di 650 mila persone. Collegherà Napoli e Afragola in circa 20 minuti. È destinata a creare fino a 1.500 posti di lavoro.

La Linea 10 potrebbe cambiare il destino dell’area nord-orientale della città. Del resto, dove arriva una metropolitana, spesso arriva anche il futuro.

LINEA 10

Un maxi-progetto da 660 milioni di euro

il 30 marzo 2026 è stato il giorno della firma tra EAVla principale società del trasporto pubblico campano -, e il consorzio guidato da Webuild, per la realizzazione della nuova Linea 10 della metropolitana di Napoli.

Un’opera strategica, completamente driverless, che collegherà il nodo ferroviario di Piazza Garibaldi alla stazione dell’Alta Velocità di Afragola, attraversando Secondigliano, Casavatore, Casoria e il centro di Afragola, fino a servire gran parte della periferia

nord-orientale della città, oggi penalizzata da traffico congestionato, lunghi spostamenti e collegamenti insufficienti.

Per spostarsi da un capolinea all’altro saranno sufficienti appena 20 minuti. Una rivoluzione per un bacino di circa 650 mila residenti e per la mobilità quotidiana di migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano verso Napoli per motivi di studio e lavoro, spesso senza alternative concrete alla macchina.

LA

METRO DEL FUTURO È SENZA CONDUCENTE

La nuova rete accorcia le distanze tra centro e periferia e punta a battere il monopolio delle auto per migliaia di studenti e lavoratori pendolari storicamente penalizzati dall'isolamento dei trasporti. Si tratta della prima linea metropolitana completamente automatica (driverless) della città. Un’opera in grado di stravolgere la mobilità locale, accogliendo a regime un flusso stimato di 40 milioni di passeggeri l’anno.

Come mostra la pianificazione ufficiale di EAV e del consorzio Webuild, l’opera verrà realizzata per moduli: la priorità assoluta è stata assegnata alla “Fase 1A”, un tracciato sotterraneo che collegherà lo snodo chiave di Napoli Di Vittorio fino ad Afragola Centro. Le successive estensioni integreranno la rete verso Piazza Carlo III e Principe Umberto sul versante meridionale, e verso l’hub dell’Alta Velocità su quello settentrionale. Il cronoprogramma generale prevede un tempo di realizzazione di sette anni, comprensivo di progettazione.

Un'infrastruttura lunga 14 chilometri

Il primo lotto dell’intervento vale 660 milioni di euro e, secondo il cronoprogramma diffuso, dovrebbe entrare nella fase operativa all’inizio del 2027 con la realizzazione del primo tracciato - composto da sette stazioni e 6,5 chilometri di binari sotterranei -, tra la stazione di Napoli Di Vittorio e Afragola centro, nucleo iniziale della nuova opera.

Le successive estensioni, che includono i collegamenti verso Piazza Carlo III, Principe Umberto e la stazione dell’Alta Velocità, saranno invece realizzate in una fase successiva, grazie a un finanziamento già assegnato di 238 milioni di euro, destinato all’acquisto di treni automatici e tecnologie di ultima generazione, necessarie per completare e mettere a regime l’intero sistema.

A intervento ultimato, la Linea arriverà a contare 14 chilometri di binari e 12 stazioni, creando un collegamento diretto tra il centro di Napoli, l’area nord della città metropolitana e la stazione di Afragola progettata dall’archistar anglo-irachena Zaha Hadid, vincitrice del concorso internazionale del 2000.

DA CATTEDRALE NEL DESERTO A HUB DEL MEZZOGIORNO

E proprio da Afragola bisogna partire per capire il valore strategico della nuova metropolitana che, oltre a ridurre le distanze tra centro e periferia, prova a risolvere un problema che si trascina da anni: l’isolamento di un’infrastruttura ambiziosa e avveniristica, arrivata prima ancora di una rete di collegamenti necessaria a sostenerla.

Un’opera costata oltre 60 milioni di euro, concepita per intercettare grandi flussi ferroviari e trasformarsi in uno dei più importanti nodi di interscambio del Mezzogiorno, ma considerata, fin dalla sua nascita, scomoda e inaccessibile perché collocata in un “non luogo” difficile da raggiungere persino dalla provincia; tanto da essere perlopiù conosciuta con il nome di “cattedrale nel deserto”.

> La stazione Zaha Hadid di Afragola

Concepita come porta di accesso al Sud, al servizio di quattro linee intercity ad alta velocità, tre linee interregionali e una linea locale per pendolari, è stata inaugurata nel 2017 per intercettare grandi flussi, ma basta guardare l’immagine per capire che si tratta di una mastodontica infrastruttura calata in mezzo ai campi, arrivata prima di bus e collegamenti adeguati.

Lo sblocco della metropolitana assumerà un ruolo decisivo sotto due fronti convergenti. Da una parte, modificherà radicalmente la quotidianità dell'area nord di Napoli. Dall'altra, consentirà finalmente al gioiello architettonico di Zaha Hadid di uscire dal proprio isolamento e di esprimere a pieno regime il suo reale potenziale, trasformandosi da terminal periferico a perno del trasporto di massa regionale.

LA LINEA 10

punta proprio a interrompere questo isolamento e a connettere lo scalo dell’Alta Velocità alla rete dei trasporti locali, trasformando Afragola da terminal periferico a cuore dell’intero sistema di mobilità di Napoli, dell’area nord e della rete ferroviaria regionale.

Un’accelerazione che arriva mentre avanza la NapoliBari che impone di stringere i tempi per fare di Afragola un polo efficiente e sfruttato.

IL PIANO PER IL FUTURO LO INDICA

CHIARAMENTE IL SINDACO DI NAPOLI:

«A regime - ha spiegato Gaetano Manfredi durante la firma del secondo lotto -, Afragola diventerà il punto di transito o di fermata di tutti i treni dell’Alta Velocità».

Con la nuova direttrice Bari-Napoli-Roma, infatti, una quota consistente di viaggiatori dell’asse adriatico - per alleggerire il traffico di Napoli Centrale -, non entrerà più nel capoluogo.

UN’ACCELERAZIONE NON CASUALE.

Dietro lo sblocco della metropolitana c'è il nuovo nuovo corridoio per Bari. Se i treni adriatici - come confermato dallo stesso primo cittadino -, non entreranno più a Napoli Centrale, per lo scalo Zaha Hadid è l’ora del passaggio definitivo dalla serie B alla serie A dell’Alta Velocità. Collegare Afragola - ha spiegato Manfredi - non è più un’opzione: serve a portare i napoletani alle grandi direttrici ed evitare che chi sbarca resti intrappolato nel nulla.

Proprio per questo, secondo il sindaco, diventa fondamentale garantire ai cittadini collegamenti rapidi ed efficienti con l’hub Zaha Hadid.

«Afragola - ha aggiunto Manfredi - è destinata a diventare la Porta del Sud», il punto di incontro tra la dorsale tirrenica e quella adriatica, tra Roma e la Puglia, tra Milano e Bari.

Più aumenteranno treni e passeggeri, più diventerà necessario garantire l’accessibilità al polo, dal capoluogo e dai territori circostanti, in modo rapido e senza disagi.

1.500 POSTI DI LAVORO E IL FUTURO DI NAPOLI NORD

La Linea 10 risponde a un’attesa lunga oltre quindici anni. Ma la partita in gioco va oltre il trasporto pubblico: le metropolitane non spostano solo persone, attraggono investimenti, università e nuove attività economiche.

Per decenni comuni come Afragola, Casoria, Casavatore, Arzano e Secondigliano hanno vissuto un paradosso: essere a pochi chilometri dal centro di Napoli, ma rimanere isolati dal traffico e dalla mancanza di collegamenti.

La nuova rete punta a cancellare questa distanza, sbloccando anche un massiccio piano di riqualificazione urbana.

L’impatto sarà immediato anche sul fronte economico. Le stime del consorzio costruttore prevedono 700 posti di lavoro diretti già nella prima fase dei cantieri, destinati a salire a 1.500 con il completamento dell'opera perché, dai tunnel alla logistica, l'infrastruttura metterà in moto un'intera filiera di imprese e professionalità.

Se queste promesse si tradurranno in una svolta concreta per il territorio, lo diranno i prossimi anni.

< di DANIELA IAVOLATO >

Render stazioni Linea 10 > © Webuild / EAV

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Il ritmo della costa

> Nunziare V, un edificio pensato per abitare il mare

costruire a ridosso di un litorale marino significa confrontarsi con una serie di condizioni che incidono direttamente sul comportamento e sulla durabilità degli edifici.

Salsedine, irraggiamento solare, tassi di umidità variabili e utilizzo stagionale delle abitazioni pongono infatti una domanda raramente al centro dell’edilizia residenziale contemporanea: come progettare una casa sul mare capace di mantenere nel tempo comfort, efficienza e qualità costruttiva in un ambiente climatico particolarmente esigente?

La risposta prende forma in un intervento che assume queste specifiche condizioni ambientali non come un limite, ma come parte integrante del progetto. Si tratta di Nunziare V, il primo complesso residenziale estivo del portfolio della Cecere Management, attraverso cui l’azienda campana applica per la prima volta la filosofia costruttiva sviluppata negli edifici della linea Nunziare Luxury Projects al tema dell’abitare costiero.

> Una veduta aerea del cantiere di Nunziare V ormai completato.

Lo scatto documenta la scala dell'intervento e il suo inserimento nel tessuto urbano costiero, mostrando chiaramente la prossimità al mare: un fattore paesaggistico e ambientale che ha guidato l'intero sviluppo ingegneristico e bioclimatico del progetto firmato da Cecere Management non come limite, ma come opportunità di sperimentazione progettuale.

ph > © ANTONIO CANGIANIELLO

Situato a pochi passi dalla lunga spiaggia di Serapo, a Gaeta, l’edificio è stato sviluppato per un’utenza extra-cittadina e vacanziera, destinata a vivere gli appartamenti soprattutto durante i mesi più caldi dell’anno.

Da questa constatazione nasce la scelta di ribaltare il classico paradigma dell’edilizia ad alta efficienza energetica, solitamente orientata alle prestazioni invernali, per concentrare l’attenzione sul comportamento estivo delle abitazioni e sulla qualità del microclima interno.

LA CANAPA CONTRO IL CALDO E L’UMIDITÀ

Per raggiungere questo obiettivo, il progetto integra l’utilizzo di mattoni in calce e canapa, diventando il primo edificio ad adottare questa soluzione sul litorale laziale.

Una scelta bio-edile orientata a sfruttare l’elevata inerzia termica del materiale, fondamentale per sfasare l’onda di calore diurna e mantenere freschi gli ambienti interni. Al contempo, la capacità igroregolatrice naturale del composto permette alle pareti di traspirare e di regolare il tasso di umidità interna, garantendo condizioni di comfort nettamente più stabili.

PROGETTARE PER RESISTERE ALL'AMBIENTE MARINO

La vicinanza alla linea di costa ha richiesto, parallelamente, una riflessione altrettanto rigorosa sulla durabilità dell’edificio nel lungo periodo.

Le costruzioni collocate in prossimità del mare sono infatti esposte alla costante azione abrasiva dei venti, trasportatori di particelle degradanti come solfati, cloruri e carbonati alcalini. A questo si aggiunge la vulnerabilità delle strutture ipogee destinate ai garage, interessate da possibili infiltrazioni dovute alle risa-

ph > © FEDERICO VIOLA

> La canapa come risposta termica estiva

Questi scatti di cantiere documentano l’inserimento della tecnologia dei biomattoni in calce e canapa BIOmat, scelti per dare alle pareti la massima traspirabilità e un perfetto isolamento dal caldo estivo. La cura esecutiva delle maestranze e la precisione geometrica dei nodi costruttivi riflettono gli standard prestazionali da prima abitazione scelti da Cecere Management per ridefinire il concetto di residenza estiva.

lite delle maree e alla presenza di falde salinizzate che possono compromettere nel tempo la conservazione dell’opera.

Per rispondere a queste criticità, i tecnici hanno mutuato le tecnologie impiegate nelle grandi infrastrutture marine, selezionando per le fondazioni e le elevazioni l’innovativo calcestruzzo AeternumCAL, formulato con lo speciale compound sviluppato dall’Istituto Italiano per il Calcestruzzo.

Questo sistema, sfruttando un’alta reazione pozzolanica resistente ai cloruri, ai solfati e alle più severe classi di esposizione ambientale, garantisce una penetrazione nulla all’acqua e all’aria, offrendo una schermatura profonda contro il rischio di allagamenti dei piani bassi.

UNA

COSTRUZIONE

A LUNGA DURATA

La performance di questo speciale calcestruzzo restituisce all’edificio una durabilità superiore rispetto agli standard tradizionali, scongiurando l’usura precoce, la corrosione e le necessità manutentive nel lungo periodo. Un aspetto cruciale nelle architetture destinate a un utilizzo discontinuo, i cui appartamenti possono rimanere chiusi per lunghi periodi dell’anno, senza la possibilità di un monitoraggio continuo da parte dei proprietari.

RIPENSARE L'ABITARE BALNEARE

Pur essendo concepito come complesso residenziale per il tempo libero, Nunziare V adotta standard qualitativi e prestazionali tipici di una prima abitazione d’alta gamma.

Il progetto non si limita a sfruttare passivamente la collocazione privilegiata di fronte al mare, al contrario, assume le condizioni tipiche del territorio come materia progettuale. Un intervento che non si risparmia, ma intreccia il tema della sostenibilità con quello della durabilità, delineando un nuovo modo di interpretare il concetto di seconda casa.

ph > © ANTONIO CANGIANIELLO

Data la collocazione privilegiata di fronte a uno degli arenili estivi più frequentati, l'operazione avrebbe potuto adagiarsi sulla pura rendita di posizione, confezionando un prodotto turistico standardizzato che avrebbe comunque mantenuto un altissimo valore commerciale. Questo intervento nasce invece dalla volontà di fare ricerca, investendo in soluzioni costruttive d'avanguardia per stabilire un nuovo parametro di qualità sul mare.

IL PROSSIMO CANTIERE A PROCIDA

Archiviato il cantiere di Serapo, Cecere Management guarda già a una nuova operazione sul mare: il recupero di un immobile in stato di rovina sull’isola di Procida.

Un intervento profondamente diverso per scala, contesto e linguaggio architettonico, ma accomunato dalla stessa attenzione verso i luoghi e le loro specificità.

Se a Gaeta la sfida era costruire un edificio capace di confrontarsi con il clima e le condizioni ambientali del litorale, a Procida il tema si sposta anche sul delicato rapporto tra recupero, memoria e paesaggio.

Una nuova tappa di un percorso che prova a leggere il mare e le sue peculiarità non come semplice sfondo dell’architettura, ma come un’opportunità progettuale.

in foto > Veduta di Gaeta dal complesso della Montagna Spaccata

Un Parlamento alternativo per Londra

> L’idea di Urban Radicals per una democrazia formato pop-up

L'architettura può ancora creare le condizioni per una partecipazione autentica alla vita della città? Ha ancora il “potere” di fare politica?

Che cosa accadrebbe se il Parlamento smettesse di abitare edifici monumentali per scendere in strada, nei mercati e nelle piazze?

Quali infrastrutture servirebbero per ospitare il dibattito, il dissenso e la costruzione condivisa della città?

> Il progetto An Alternative Parliament for London (2024) è un esperimento di urbanismo tattico per rimettere la democrazia al centro dello spazio pubblico. Ci ricorda che le città del futuro non si salvano solo riducendo le emissioni di carbonio o piantando alberi sui balconi, ma proteggendo lo spazio della democrazia.

ph > © LUKE O’DONOVAN e LORENZO ZARRI

Da queste domande nasce “An Alternative Parliament for London”, il progetto con cui lo studio britannico Urban Radicals ha trasformato uno dei luoghi simbolo del potere economico globale in un parlamento diffuso, leggero e itinerante.

Un intervento che ha portato la discussione pubblica fuori dai palazzi e dentro la vita quotidiana della città nell’ambito del London Festival of Architecture.

IL TEATRO DELLA FINANZA

Lo scenario è Square Mile, il cuore finanziario della capitale britannica, sede della Borsa di Londra, delle grandi banche e di alcune delle istituzioni che hanno contribuito a modellare la City.

È qui che gli architetti, insieme agli ingegneri di AKT e ai costruttori di Millimetre, hanno installato quattro micro strutture site-specific che, in poco più di cento metri quadrati, hanno trasformato la strada in un palcoscenico pubblico capace di stimolare diverse forme di dialogo e interazione, dall’espressione individuale all’incontro collettivo.

I QUATTRO DISPOSITIVI SOCIALI

Le Speaker's Plinths, i palchetti dell’oratore. (foto 1)

Una serie di piattaforme rialzate, ispirate alle tribune pubbliche e alle antiche agorà greche, concepite per restituire ai cittadini la possibilità di prendere la parola nello spazio urbano.

Terminata l’installazione, le strutture sono state trasformate in rampe da skate e donate alle comunità sportive locali.

Il Voicing Pod, la cabina del dialogo. (foto 2)

Sotto l’iconico Lloyd’s Building ha trovato posto una piccola cabina acustica in legno e sughero che ha ospitato podcast, dirette radiofoniche e conversazioni pubbliche, portando nel cuore della finanza londinese voci, racconti e prospettive provenienti dalla strada. Oggi la struttura continua a vivere presso Cody Dock, centro culturale e creativo lungo il fiume Lea, dove rimane accessibile gratuitamente per registrazioni e attività pubbliche.

La Roundtable, la tavola rotonda. (foto 3)

Una tavola circolare per dodici persone che, eliminando gerarchie e distanze, ha invitato i passanti a sedersi, conoscersi, condividere un pasto o semplicemente avviare una conversazione con uno sconosciuto.

L’Assembly, l’auditorium di strada. (foto 4)

Una struttura a ferro di cavallo protetta da una cupola gonfiabile che ha trasformato lo spazio pubblico in un vero e proprio auditorium all’aperto per 40 persone.

Qui hanno trovato posto proiezioni, workshop, conferenze e incontri aperti alla cittadinanza.

IL DIRITTO ALLA CITTÀ

Pur occupando una superficie ridotta, il progetto affronta una questione che va ben oltre la sua dimensione fisica: il diritto alla città inteso come possibilità di partecipare attivamente alla trasformazione dei luoghi che abitiamo. Un principio che Urban Radicals ha ripreso dalle riflessioni del geografo David Harvey e tradotto in una serie di infrastrutture leggere, temporanee e accessibili.

Il risultato è un promemoria quanto mai attuale. Le città del futuro non si salveranno soltanto riducendo le emissioni o piantando alberi sui balconi. Dovranno anche proteggere gli spazi della democrazia e creare occasioni di incontro reale in una società sempre più frammentata e mediata dagli schermi.

Se per decenni l'architettura si è concentrata su come costruire edifici iconici, questo piccolo progetto a basso costo, suggerisce invece che una delle sfide più urgenti oggi potrebbe essere un’altra, capire come formare cittadini più coinvolti.

Una riflessione che lascia aperta una domanda che non riguarda solo Londra:

“Le città di domani avranno ancora bisogno di grandi edifici per rappresentare la democrazia o dovranno imparare a realizzare più luoghi in cui praticarla?”

4.

> Urban and architectural photography

instagram > mira_urbanstories

> antonio cangianiello

mira è un piccolo progetto fotografico basato sulla scoperta e sulla ricerca di nuovi luoghi e architetture, viste con l'occhio di un giovane architetto, cercando di sottolineare alcuni temi dell'urbano e del paesaggio.

unsplash
CANGIANIELLO

IL MARE COME CONFINE E DIALOGO: FRAMMENTI DI COSTIERA

Ci sono luoghi in cui la natura non si limita ad ospitare l'architettura, ma la pretende, la modella, ne stabilisce le regole. Nel mio girovagare per il mondo con la macchina al collo, l'occhio cerca spesso l'ordine e il rigore delle linee geometriche. Tuttavia, muovendomi lungo i tornanti sospesi tra la Costiera Amalfitana e quella Sorrentina, ho dovuto accettare una verità diversa: qui l'unico vero architetto è il mare, e l'uomo ha dovuto imparare a dialogare con la sua immensità.

in foto > LANDSCAPE, VICO EQUENSE, Vico Equense / LANDSCAPE, CITTÀ DI POSITANO, Positano

ph > @ ANTONIO CANGIANIELLO

ph > @ ANTONIO CANGIANIELLO

Per questo numero di Nunziare Magazine, ho voluto raccogliere una serie di scatti apparentemente distanti, frammenti visivi che non sono nati da un unico progetto pianificato a tavolino, ma che oggi, accostati l'uno all'altro, rivelano un'anima comune. Un filo conduttore indissolubile che lega l'elemento liquido alla pietra, il costruito al naturale.

in foto > LANDSCAPE, MASSA LUBRENSE, Massa Lubrense / LANDSCAPE, VICO EQUENSE, Vico Equense

Negli ultimi anni il tennis è tornato con forza al centro della cultura popolare.

Il merito è anche di campioni come Jannik Sinner , che hanno riportato questo sport nel cuore degli italiani, ma non solo.

Il tennis oggi è diventato anche design, turismo, architettura, socialità.

Dai circoli urbani alle ville private, fino agli stadi iconici dei grandi tornei, il campo da tennis si sta trasformando in uno spazio progettato con la stessa attenzione riservata a musei e piazze pubbliche.

E così mentre il gioco evolve, cambia anche il luogo dove si gioca.

< a cura di DANIELA IAVOLATO >

TENNIS MANIA

TUTTI PAZZI PER IL TENNIS

> I numeri di uno sport che sta cambiando forma

Dicono che il calcio sia lo sport degli italiani, eppure, qualcosa sta cambiando. Tra campi sempre più prenotati e circoli in crescita, il tennis - senza troppo clamore -, sta vivendo un momento senza precedenti e presto potrebbe ridisegnare gli equilibri dello sport più praticato nel Paese.

Il Foro Italico - in occasione degli ultimi Internazionali BNL d’Italia -, ha superato le 400 mila presenze paganti - il 23% provenienti dall’estero - e raggiunto circa 40 milioni di incassi al botteghino, a cui vanno aggiunti gli incassi provenienti dagli sponsor (circa 28 milioni di euro) e i diritti televisivi (altri 15 milioni).

Un risultato in crescita dell’11% rispetto al 2025, con un indotto economico vicino al miliardo di euro sul territorio.

Merito di Jannik Sinner - simbolo di passione, tenacia e disciplina -, a cui si affiancano i risultati di Jasmine Paolini, Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti. Atleti che stanno contribuendo a ridefinire l’immaginario di questo sport e ad alimentarne in modo incisivo la crescita, accendendo la passione dei nostri connazionali che, nel frattempo, passano sempre di più da spettatori a praticanti.

Sono infatti 1,5 milioni i tesserati alla Fitp e 6,2 milioni i praticanti tra tennis e padel.

Numeri, che si avvicinano a quelli del calcio ma che, se letti con attenzione, raccontano molto di più della sola crescita quantitativa.

Se prima infatti il tennis era solo uno sport per pochi, oggi è turismo, eventi globali, rinnovamento urbano, progetto sociale e persino politico.

Non più una rete, due linee e una tribuna, ma un sistema che attiva lo spazio pubblico, smuove economie, ridisegna il rapporto con chi lo attraversa e - proprio per questo -, chiede più spazi e servizi, passando da semplice superficie di gioco all’aperto, a luogo complesso e stratificato, dove lo sport è solo una parte di un’esperienza più ampia.

È IN QUESTO PASSAGGIO

CHE IL TENNIS INCONTRA L’ARCHITET-

TURA

Perché più cresce e si espande, più ha bisogno di strutture capaci di tenere insieme esigenze diverse, quelle degli atleti - certo -, ma anche quelle di uno sport che oggi vive dentro un ecosistema più ampio, dove il campo non è più solo uno spazio di gioco, ma un dispositivo urbano e mediatico pensato per attirare persone, costruire immaginari, essere ripreso e condiviso.

E poi c’è il pubblico - sempre più numeroso e centrale -, che non si limita più ad assistere, ma partecipa, resta, consuma, trasformando questi luoghi in vere e proprie destinazioni.

Spazi da abitare, prima ancora che da attraversare, in cui lo sport si intreccia con il tempo libero, il turismo, la città e nuove forme di socialità che continuano ben oltre la partita.

Come rivelano i tre progetti scelti nelle pagine a seguire, che raccontano non semplici campi, ma architetture capaci di restituire il senso di una trasformazione più ampia.

> IL MOMENTO D’ORO DELLE RACCHETTE UN MERCATO DA OLTRE 54 MILIARDI DI DOLLARI

Secondo l’ultimo rapporto della International Tennis Federation, oggi oltre 106 milioni di persone nel mondo giocano a tennis, con una crescita del 26% negli ultimi cinque anni.

Se si allarga lo sguardo alle discipline affini, l’accelerazione è ancora più evidente: tennis, padel e pickleball crescono complessivamente del 55% dal 2020, raggiungendo 160 milioni di praticanti.

Il tennis resta la disciplina più diffusa a livello globale, seguito dal padel (30 milioni di giocatori) e dal pickleball (24 milioni).

Ma è sul ritmo di crescita che il quadro cambia: dal 2020 il tennis è cresciuto del 26%, il padel è raddoppiato (+100%), mentre il pickleball ha registrato un impressionante incremento del +500% , grazie a soglie di ingresso più basse e a un’esperienza di gioco percepita come più accessibile e immediata.

Accanto ai numeri sportivi si muove un’industria in forte espansione.

Il tennis genera circa 48 miliardi di dollari a livello globale tra professionismo, attrezzature e infrastrutture; il padel ha già raggiunto 2,3 miliardi, mentre il pickleball si attesta a 1,8 miliardi.

Anche le dinamiche demografiche aiutano a leggere il fenomeno: il tennis è sempre più forte tra gli under 26, che rappresentano il 47% dei praticanti; il padel domina nella fascia 27-54 anni; il pickleball, nato negli Stati Uniti, ha trovato terreno fertile tra gli over 55, ma sta rapidamente conquistando anche le generazioni più giovani.

Le proiezioni confermano il trend : entro il 2035 il tennis potrebbe raggiungere i 130 milioni di giocatori, mentre il padel potrebbe superare i 100 milioni e il pickleball arrivare a 77 milioni.

Già nel 2030, il numero combinato di praticanti di padel e pickleball potrebbe superare quello del tennis a livello globale.

EFFETTO SINNER

In Italia, questo cambio di passo ha un volto preciso: Jannik Sinner. Nel 2025, con oltre 230 milioni di euro di ricavi federali, il tennis ha superato il calcio, segnando un sorpasso che fino a pochi anni fa sembrava impensabile.

THE COUCH

> Il campo dove la tribuna diventa piazza pubblica

>A IJburg, Amsterdam , MVRDV ha trasformato un semplice campo da tennis in una infrastruttura di incontro e socializzazione aperta al quartiere.

Con il boom globale del tennis, sempre più studi di architettura sono stati chiamati a trasformare la semplice combinazione di rete, linee e tribune in campi e club ibridi per rendere il centro sportivo non solo un luogo agonistico, ma anche uno spazio sociale e di incontro integrato con il paesaggio.

È il caso di The Couch, progetto firmato dalle archistar MVRDV - Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries -, dove il classico campo da tennis si trasforma in uno spazio urbano aperto e condiviso.

Il progetto si trova nel quartiere di IJburg, a est di Amsterdam.

Un’area di recente espansione urbana, costruita su sei isole artificiali nel lago IJmeer, nata per accogliere 50mila residenti entro il 2040, al fine di alleggerire la pressione abitativa della capitale olandese.

In questo scenario l’IJburg Tennis Club diventa uno dei tanti strumenti, insieme alla spiaggia urbana di Blijburg van Zee, per attirare persone nella nuova zona.

Gli architetti capiscono che il tennis, soprattutto in un quartiere giovane e in crescita, poteva diventare un dispositivo sociale e non soltanto sportivo.

Così, invece di costruire la classica clubhouse separata dalle tribune, fondono le due cose in un unico elemento architettonico, trasformando il tetto dell’edificio in una grande gradonata sinusoidale da circa 200 posti.

Una sorta di collinetta rossa, che sembra emergere direttamente dal terreno di gioco, accessibile dalla strada e con la migliore vista sui dieci campi e il lago IJ.

Da qui il nome The Couch, “il divano”, un grande arredo urbano aperto al pubblico tutto l’anno, dove anche chi non gioca può sedersi, incontrare gli amici, guardare le partite o semplicemente il panorama in maniera del tutto libera, informale e gratuita.

Sotto - all’interno di un volume in legno certificato -, trovano spazio bar, aree comuni e ambienti multifunzionali dove andare anche solo per rispondere alle email.

> UN SALOTTO PER IJBURG

Il quartiere - concepito fin dall’inizio come una vera estensione di Amsterdam e non come un semplice insediamento residenziale -, aveva bisogno di luoghi identitari, capaci di attrarre nelle nuove isole anche chi non ci abita.

La sfida affidata a MVRDV è stata quindi quella di progettare un edificio visibile, sociale e aperto alla vita quotidiana dell’area. Un’architettura capace di estendersi nello spazio pubblico ed essere vissuta da tutti, non soltanto dai giocatori.

Da qui nasce il grande tetto inclinato che si piega fino a trasformarsi in una gradonata accessibile, a metà tra tribuna, piazza urbana e paesaggio artificiale.

Dietro The Couch - completato nel 2015 -, non c’è soltanto un campo da tennis, ma una riflessione più ampia su nuovi modi di abitare, attraversare e condividere la città.

> UNA TAPPA OBBLIGATA PER OGNI ARCHITETTO VIAGGIATORE

Questa struttura dovrebbe essere nella lista delle cose da visitare per chiunque passi da Amsterdam.

«Con The Couch abbiamo integrato lo sport nella vita quotidiana del quartiere», ha spiegato in una nota Winy Maas, cofondatore di MVRDV.

La cosa interessante di questo progetto infatti è che non parla soltanto di tennis, ma del modo in cui oggi anche uno sport possa essere chiamato a co-progettare un nuovo quartiere contribuendo a renderlo vissuto, riconoscibile e attraversato ogni giorno.

Il progetto porta il parametricismo dentro la vita quotidiana. L’innovativa forma a doppia sinusoide permette infatti all’edificio di svolgere contemporaneamente la funzione di clubhouse e di tribuna.

Anche dal punto di vista visivo il progetto è estremamente intelligente: oltre alla fusione tra gradonata ed edificio, la superficie della tribuna è stata spruzzata con un rivestimento polimerico che le conferisce lo stesso colore e la stessa texture della terra battuta.

In questo modo l’onda della copertura, scendendo verso i campi - fino alla quota del terreno -, sembra emergere direttamente dal suolo, creando una continuità visiva e strutturale con il campo.

FORO ITALICO

> Il tennis come nuova economia

> Con nuove capienze, una riorganizzazione degli impianti e la futura trasformazione del Centrale in un’arena attiva tutto l’anno, Roma vuole trasformarsi in una capitale europea del tennis e dei grandi eventi sportivi.

Il nuovo progetto politico e turistico della capitale

foto > Sport e Salute, Internazionali
BNL d’Italia, Roma Capitale

Roma, maggio 2026.

Tredici giorni di gare, code agli ingressi e tutto esaurito.

Negli ultimi anni gli Internazionali BNL d’Italia sono diventati - dopo il Roland Garros - uno dei tornei più importanti al mondo su terra rossa. Una macchina economica capace di generare centinaia di milioni di euro dentro uno scenario che poche città al mondo possono permettersi. Gli aerei si riempiono, gli hotel sono al completo e l’effetto su commercio, ristoranti e attrazioni culturali si estende ben oltre gli orari e i giorni delle partite, al punto che le stime parlano di una ricaduta vicina al miliardo di euro sul territorio.

La capitale ha capito che non si vive di solo calcio e che eventi sportivi come quello del tennis possono produrre economia, turismo, immagine internazionale e perfino infrastrutture urbane. Una leva capace di attrarre investimenti, intercettare nuovi flussi e rafforzare il posizionamento internazionale della città.

Il simbolo di questo nuovo corso è diventato Jannik

Sinner, arrivato al Foro Italico da numero uno del mondo dopo Madrid e nove titoli Masters 1000. È attorno al campione altoatesino che il movimento tennistico italiano continua a crescere, trascinando con sé anche gli Internazionali.

Ma ad aumentare non sono soltanto i numeri: crescono anche i progetti e l’architettura che ospita e sostiene l’evento.

Nel giro di un anno la casa degli Internazionali - il site del Foro Italico -, è passata da 9 a 20 ettari arrivando nell’ultima edizione a contare 21 campi totali: 19 all’interno del Foro e 2 sul Lungotevere.

Quattro in più rispetto all’edizione 2025, insieme a 7.500 posti a sedere aggiuntivi e 4 mila metri quadrati in più dedicati all’area experience, pensata per trattenere il pubblico tra un match e l’altro e prolungare la permanenza delle persone dentro il Foro, ormai vissuto sempre meno come un semplice impianto sportivo e sempre più come un ecosistema dell’intrattenimento sul modello dei grandi Slam internazionali.

NUOVI CAMPI, MAGGIORE CAPIENZA, RIORGANIZZAZIONE DI IMPIANTI E SPAZI

COSÌ IL FORO DIVENTA UNA “CITTADELLA” DELLO SPORT

La trasformazione più significativa riguarda però la riorganizzazione dello spazio pubblico.

Se fino a pochi anni fa il torneo ruotava infatti quasi esclusivamente attorno al nucleo storico del tennis, l’edizione 2026 - per accogliere un pubblico sempre più vasto e reggere quasi 400 mila spettatori -, ha progressivamente inglobato porzioni del Foro Italico prima marginali o quasi estranee all’esperienza dell’evento, costruendo una geografia molto più ampia e diffusa che ha permesso all’intero complesso di funzionare come un unico sistema, riportandolo - in qualche modo -, alla visione originaria con cui era stato concepito negli anni Trenta.

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NON PIÙ UNA PARTITA E VIA…

LA FUTURA COPERTURA MOBILE DEL CENTRALE RIDISEGNERÀ L’INTERO FORO ITALICO PER OSPITARE

EVENTI TUTTO L’ANNO.

Entro il 2028 il Campo Centrale del Foro Italico, con un impianto da 12.400 posti, cambierà completamente scala.

Oggi il principale stadio del torneo è una struttura interamente open air; il nuovo progetto - oltre all’aumento dei posti a sedere -, prevede invece un diaframma vetrato e una copertura di 6.500mq fissi e 1.700mq mobili che trasformeranno l’impianto in una struttura attiva tutto l’anno anche per eventi diversi dal tennis o fuori dalla stagione sportiva.

L’obiettivo infatti non è soltanto proteggere le partite dalla pioggia, ma trasformare il Centrale in una struttura ibrida - tra sport, spettacoli, concerti ed eventi indoor -, capace di generare indotto 365 giorni l’anno.

La copertura del Centrale, in questo senso, non rappresenta soltanto un intervento architettonico. È una dichiarazione di ambizione urbana e politica: significa collocare Roma dentro il circuito globale dei grandi eventi, trasformare il Foro Italico in un hub multifunzionale capace di dialogare con le principali arene europee e rafforzare l’attrattività internazionale della capitale attraverso sport, entertainment e turismo.

Non solo nuove arene e campi ampliati. Gli Internazionali stanno letteralmente portando il tennis dentro la città, trasformando Roma stessa in parte dell’evento.

Per il terzo anno consecutivo, il torneo è uscito dal Foro Italico approdando in Piazza del Popolo, uno degli spazi pubblici più simbolici della capitale, dove migliaia di persone hanno potuto assistere gratuitamente alle pre-qualificazioni e vivere l’atmosfera del torneo nel cuore della città.

Oltre 70 mila bambini e studenti sono stati coinvolti nelle attività organizzate al Foro Italico, mentre altri 50 mila hanno attraversato il campo allestito in Piazza del Popolo. L’obiettivo non è più soltanto riempire gli spalti, ma costruire una cultura diffusa del tennis e avvicinare nuove generazioni a uno sport che fino a pochi anni fa appariva molto più elitario e distante.

Non una semplice somma di impianti autonomi e separati, ma spazi cuciti dentro un unico percorso che ha trasformato il complesso - fino al bordo del Tevere -, in una cittadella monumentale dello sport - continua e attraversabile -, profondamente integrata con l’architettura, la memoria e il disegno urbano della capitale.

Così mentre molti tornei nel mondo continuano a competere con arene sempre più tecnologiche e intercambiabili, Roma invece continua a vincere con qualcosa che non esiste altrove: la monumentalità, il paesaggio urbano e la storia incorporata dentro l’evento.

Ed è proprio il successo internazionale di questa immagine - insieme ai numeri raggiunti dal torneo - che ha spinto la capitale a investire sempre di più sul Foro Italico e sul suo futuro.

Gli Internazionali sono diventati il pretesto per riattivare un intero pezzo di città; il tennis è il motore dell’operazione, ma il progetto è molto più grande: trasformare

il Foro Italico in una piattaforma contemporanea per sport, intrattenimento e turismo internazionale, aperto e attivo durante tutto l’anno.

Un processo destinato a culminare nel 2028 con la nuova copertura mobile del Campo Centrale: un ulteriore investimento da circa 60 milioni di euro che consentirà all’impianto di funzionare non soltanto per poche settimane, ma anche per concerti, spettacoli ed eventi indoor, anche in caso di maltempo.

THE BACKYARD COMMUNITY CLUB

> Il campo sociale del Ghana

> Finanziato dall'artista  Amoako Boafo  per offrire nuove opportunità ai giovani di un quartiere socialmente fragile, il progetto è anche una meraviglia architettonica. Un esperimento pioneristico costruito con un innovativo sistema di terra battuta prefabbricata per creare un nuovo punto di riferimento locale.

Tennis e architettura dove servono di più

The Backyard Club, Accra - DeRoche Projects
Julien Lanoo

Se Roma capitalizza il tennis e lo trasforma in una macchina economica e dell’intrattenimento globale, ad Osu - Accra -, un centro sportivo completato lo scorso anno utilizza invece sport e architettura come strumenti collettivi capaci di generare educazione, comunità e nuove opportunità giovanili in uno dei quartieri più densi della capitale.

Si tratta del nuovo Backyard Community Club, un impianto incentrato su un campo da tennis che dimostra come lo sport e il design possano andare oltre la dimensione puramente atletica, diventando motori di trasformazione sociale.

Inserito in un lotto ad alta pressione edilizia, caratterizzato da una forte carenza di aree verdi e ricreative, il progetto è stato interamente finanziato e commissionato dal celebre pittore ghanese Amoako Boafo per restituire alla comunità locale un luogo di formazione, incontro ed emancipazione.

Il cuore del complesso è un campo regolamentare in terra battuta, pensato per l’allenamento dei giovani under 18 e per lezioni introduttive rivolte ai bambini del vicinato.

Attorno al terreno di gioco, la struttura si espande fino a diventare una vera e propria infrastruttura civica, dotata di aree per il riscaldamento, sedute ombreggiate, spogliatoi e un'area barbecue all’aperto.

Qui le lezioni per gli under 18 sono gratuite.

Il tennis smette di essere sport elitario e diventa presidio di comunità.

UN RECINTO CHE DIVENTA ARCHITETTURA

Il progetto porta la firma dello studio ghanese DeRoche

Projects, guidato dall’architetto Glenn DeRoche, e introduce una tecnica di costruzione mai vista prima nel Paese.

L’elemento più visibile del club è infatti il muro di cinta: una sequenza ritmica di pannelli triangolari, alti circa quattro metri, realizzati in terra battuta, che trasformano l’involucro in una presenza architettonica e climatica capace di regolare la luce nelle ore più calde, far circolare l'aria, giocare con le ombre sulla terra cruda, reinterpretando un materiale ancestrale.

> IL PRIMO SISTEMA IN TERRA BATTUTA PREFABBRICATA DEL GHANA

Oltre al suo valore sociale, il Backyard Community Club rappresenta anche un caso innovativo di edilizia sostenibile. È infatti il primo progetto in Ghana a utilizzare un sistema di pareti prefabbricate in terra battuta, sviluppato per superare i limiti delle tecniche tradizionali, spesso lente, molto dipendenti dalla manodopera e facilmente rallentate dalle piogge.

Il muro perimetrale che circonda il campo è stato realizzato con moduli prefabbricati prodotti in officina e assemblati in cantiere, una soluzione che riduce i tempi di costruzione e rende il sistema facilmente replicabile anche in altri contesti africani.

Tre scelte progettuali ne rafforzano il profilo ambientale:

Acqua.  Per limitare il consumo di acqua potabile, l'irrigazione del campo e dell'orto è alimentata da un sistema di raccolta dell'acqua piovana integrato con un pozzo dedicato.

Clima.  Spogliatoi e locali di servizio sono progettati per garantire comfort senza ricorrere all'aria condizionata, grazie a ventilazione naturale, illuminazione diurna e corretto orientamento degli ambienti.

Materiali . Le pareti sono rifinite con un intonaco in terra locale, una soluzione traspirante, a basso impatto ambientale e realizzata valorizzando il lavoro degli artigiani del territorio.

Il progetto dimostra come tecniche costruttive innovative e materiali locali possano dare vita a un'architettura contemporanea capace di ridurre l'impatto ambientale e generare benefici duraturi per la comunità.

COLTIVARE LA TERRA MENTRE SI GIOCA

La dimensione educativa del progetto prosegue nel giardino di sussistenza che corre lungo uno dei lati del campo. Su una superficie di circa 230 metri quadrati vengono coltivate oltre venti specie botaniche commestibili e medicinali - tra cui guava, banana, citronella, menta piperita, cocco e soursop - irrigate attraverso un pozzo dedicato e un sistema di recupero delle acque piovane.

L’orto ha una funzione che va ben oltre la semplice decorazione.

Qui i ragazzi imparano a prendersi cura della terra durante i cicli di allenamento, raccogliendo ingredienti freschi per centrifugati, spuntini post-allenamento e pasti comunitari.

Coltivare diventa così parte integrante del ritmo sportivo, incorporando valori di autosufficienza, responsabilità e consapevolezza ecologica nella vita quotidiana del club.

Oltre alle sessioni sportive, il campo funziona come uno spazio civico polivalente: un luogo d'incontro per l’esercizio fisico, il giardinaggio condiviso, gli incontri serali e persino proiezioni all’aperto dedicate ai grandi tornei internazionali o a programmi di educazione sportiva, normalmente difficili da raggiungere in contesti con infrastrutture limitate.

Come racconta lo stesso architetto Glenn DeRoche: «Backyard è molto più di un semplice campo da tennis; si tratta di una piattaforma per i giovani, per il tutoraggio e per la comunità»

Un progetto esemplare, capace di dimostrare come anche un piccolo impianto sportivo possa trasformarsi in un’infrastruttura sociale in grado di produrre relazioni, educazione e senso di appartenenza, prima ancora che performance atletica.

> IL CAMPO CHE AMOAKO BOAFO AVREBBE VOLUTO TROVARE DA RAGAZZO

Il Backyard Community Club nasce da una storia personale. A finanziarlo è stato il pittore ghanese  Amoako Boafo, oggi tra gli artisti africani contemporanei più affermati a livello internazionale. Prima del successo, però, Boafo era un ragazzo cresciuto nel quartiere di Osu, ad Accra, con una grande passione per il tennis.

Backyard è il modo con cui ha scelto di restituire qualcosa al luogo in cui è cresciuto: uno spazio sicuro dove i ragazzi possano allenarsi, incontrarsi, ricevere tutoraggio e costruire nuove prospettive per il proprio futuro.

«È una piattaforma per i giovani, per il mentoring e per la comunità», lo definisce lo stesso Boafo. L'obiettivo non è soltanto far crescere nuovi talenti sportivi, ma offrire opportunità, fiducia e strumenti che possano accompagnare i ragazzi ben oltre il campo da gioco.

«Anche se solo alcuni di questi giovani riusciranno a portare ciò che imparano qui sui palcoscenici globali o nei loro futuri ruoli all'interno della comunità, avremo fatto qualcosa di veramente importante», ha spiegato l'artista.

L'iniziativa si inserisce nel percorso avviato con  dot.ateliers , la residenza per artisti fondata da Boafo nel 2022 per sostenere le nuove generazioni di creativi ghanesi, offrendo quell'ambiente di confronto e crescita che lui stesso racconta di aver cercato agli inizi della carriera.

Il valore del progetto è stato riconosciuto anche dai  Monocle Design Awards 2026 , che hanno inserito il Backyard Community Club tra gli edifici più significativi dell'anno. Nelle motivazioni, la giuria lo descrive come un'opera «radicata nelle tradizioni dell'Africa occidentale» e capace di promuovere una nuova cultura dello sport attraverso architettura, inclusione e spazio pubblico.

WOW

. La

ospita da giugno il nuovo Jago Museum Capri . Il progetto prevede anche la realizzazione di un laboratorio permanente dove l'artista svilupperà nuove opere e future esposizioni, trasformando uno dei luoghi più iconici dell'isola in uno spazio dedicato alla creazione, alla ricerca e alla sperimentazione contemporanea.

Villa Lysis diventa Jago Museum
storica dimora liberty affacciata sul mare di Capri,
> Villa Lysis, Via Lo Capo 12, Capri info jago.art

> Indirizzi da segnare in agenda. Persone e luoghi, angoli di lusso, sguardi stretti su dettagli che fanno tendenza, libri e designer, fiere e mostre, case con dosi “hot” di ispirazione, architetture straordinarie, interior e materiali ma anche… retail design, hotel ed eco-rifugi, spazi di gusto, di svago e di benessere, giardini fioriti e frivolezze per planare leggeri sulla vita. Radar è un rilevatore di bellezza, la nostra personale selezione di tutto quello che fa bene agli occhi e per questo merita, qualche volta, uno strappo alla regola.

> segnalalo a: redazione@nunziare.it

R A D A R R A D A R R A D A R R A D A R R A D A R R A D A R R A D A R

NEL VENTRE DELLA TERRA

la cantina ipogea firmata asv3 a Bolgheri

Perfetta per una deviazione dalle spiagge della Versilia o della Costa degli Etruschi, la cantina della famiglia Antinori a Bolgheri è uno di quegli indirizzi che meritano il viaggio anche per chi non è un appassionato di vino.

Qui, nel cuore della celebre Tenuta Guado al Tasso, l’azienda accoglie i visitatori in uno spazio che sceglie deliberatamente di scomparire. Firmata dall’architetto Fiorenzo Valbonesi alla guida dello studio asv3 - officina di architettura, la struttura è quasi interamente ipogea e si sviluppa sotto 320 ettari vitati in una piana conosciuta come “anfiteatro bolgherese”.

In superficie affiorano soltanto alcuni setti in cemento colorato che emergono dal terreno come fratture della crosta terrestre, richiamando le tonalità delle argille locali.

Sotto il livello del suolo trovano posto gli ambienti di vinificazione, la barricaia e gli spazi dedicati all’affinamento.

Il punto più sorprendente è la sala degustazione sospesa sopra l’area produttiva: un osservatorio privilegiato rivestito in noce canaletto e bronzo che si affaccia contemporaneamente sulla Riserva Storica e sui vigneti della tenuta.

Un luogo insolito e magnetico che ridefinisce il concetto di accoglienza vinicola, dove entrare anche solo per respirare l’armonia tra architettura, paesaggio e territorio.

> © PIETRO SAVORELLI / Courtesy asv3. com

ph

ph > © DAVIDE

GALLI ATELIER / Courtesy sciveresguarini. com

PIETRA E AGRUMI

la cantina del Castello Frisari a Scorrano

C'è un Salento segreto lontano dal mare. A meno di trenta minuti da Otranto, tra i vicoli di Scorrano, conosciuta in tutto il mondo per le spettacolari luminarie dedicate a Santa Domenica, il Palazzo Ducale, nato come fortezza normanna e trasformato nei secoli in residenza nobiliare, ospita oggi la cantina Castello Frisari

Per ricavare gli spazi destinati alla produzione, lo studio Sciveres Guarini Associati è intervenuto con discrezione: le imponenti murature in pietra leccese sono rimaste intatte, mentre la riapertura di antichi varchi ha riportato luce negli ambienti, mettendo in dialogo le botti in legno, i silos in acciaio e il giardino retrostante.

Il momento più suggestivo arriva alla fine del percorso. Una nuova scala in pietra accompagna i visitatori verso un agrumeto nascosto, recuperato e trasformato nell'area dedicata all'accoglienza. Un luogo che racconta come un intervento contemporaneo possa valorizzare un edificio storico senza alterarne l'identità.

LA LIBRERIA PIÙ INSTAGRAMMATA DI NAPOLI?

Dietro c'è un’idea giapponese di oltre mille anni fa

C’è chi entra per comprare un libro e chi soltanto per fotografarla. Da quando ha aperto nella Galleria Umberto I, la nuova Mondadori di Napoli è diventata una delle librerie contemporanee più fotografate d’Italia. Eppure, pochi sanno che dietro quelle curve in legno, le strutture in corten e la celebre scala ispirata a Escher si nasconde un concetto filosofico giapponese.

A disegnare il progetto è stato lo Studio Ricciardi Architetti, incaricato dal gruppo

Mondadori di sviluppare un’identità architettonica riconoscibile e replicabile in tutta Italia. Il cuore del concept è il "Ma", ideogramma che nella cultura giapponese indica la pausa, l’intervallo, il vuoto necessario affinché le cose possano acquisire significato.

Dopo le prime sperimentazioni a Torino e Catania, il linguaggio progettuale trova una delle sue espressioni più riuscite proprio a Napoli. All’interno della Galleria Umberto I, gli arredi in multistrato di pioppo dialogano con le volte storiche dell’edificio, mentre grandi strutture scultoree accompagnano il visitatore in un percorso pensato per rallentare il ritmo e cambiare prospettiva.

Il dettaglio più sorprendente è la stanza del "Ma": uno spazio ovattato, rivestito in moquette e pensato come una pausa dal rumore e dagli schermi. Un luogo dove fermarsi, leggere e ritrovare il piacere del tempo lento.

foto > Courtesy studioricciardiarchitetti.it

OLTRE IL MOTORE

La nuova galleria d’alta moda firmata Ferrari a Londra

Dimenticate i motori ruggenti e le piste da corsa. Se quest’estate vi trovate a Londra e pensate che Ferrari significhi soltanto automobili, fate una pit-stop a Mayfair. Precisamente al numero 45-50 di Old Bond Street, dove il marchio di Maranello ha inaugurato a marzo il suo primo flagship Ferrari Style.

Un luogo che racconta la trasformazione di Ferrari da icona dell’automotive a protagonista del lusso contemporaneo, dove moda, design e architettura diventano parte della stessa narrazione.

Per dare forma a questa nuova identità, il Direttore Creativo Rocco Iannone e il Presidente John Elkann hanno affidato allo studio berlinese Gonzalez Haase AAS lo sviluppo di un concept destinato a essere replicato nelle future aperture internazionali del marchio.

Lo spazio occupa circa 850 metri quadrati distribuiti su tre livelli all'interno di un elegante edificio del 1905 firmato dagli architetti Read & MacDonald. La facciata storica è rimasta intatta, mentre gli interni si sviluppano come una galleria contemporanea dove l'abbigliamento prende il posto delle opere d'arte.

Una grande infrastruttura in acciaio inox spazzolato a mano avvolge lo spazio e organizza gli allestimenti, mentre il celebre rosso Ferrari compare soltanto in pochi dettagli calibrati. Al centro, una monumentale scala scultorea collega i tre livelli dello store, accompagnando i visitatori in un percorso immersivo tra moda, design e ricerca materica.

Più che una boutique, un indirizzo da segnare in agenda per chi ama scoprire come uno dei marchi più iconici al mondo stia riscrivendo la propria identità anche attraverso l'architettura contemporanea.

ANCORA TENNIS

Vacanze con la racchetta, le nuove destinazioni dove il tennis detta il viaggio

C’è chi sceglie una vacanza per il mare, chi per la cucina locale e chi sempre più spesso per un campo da tennis.

Può sembrare una nicchia, ma i numeri raccontano altro. Il turismo sportivo oggi vale più di 600 miliardi di euro a livello globale e, al suo interno, il cosiddetto tennis tourism rappresenta uno dei segmenti più dinamici.

Un esempio perfetto di questa evoluzione è il leggendario Bürgenstock Resort, in Svizzera. A quasi 900 metri di altitudine, le sue iconiche Diamond Domes, progettate da Rüssli Architekten, trasformano il concetto stesso di campo coperto.

Le grandi strutture geometriche in legno richiamano le sfaccettature dei cristalli di roccia alpini, mentre le ampie vetrate panoramiche trasformano ogni partita in un’esperienza immersa nella natura.

Qui il tennis incontra il design, l’ingegneria e l’ospitalità di alta gamma in uno dei resort più iconici d’Europa, da decenni meta privilegiata del jet set internazionale.

Ma la Svizzera è soltanto una delle tappe di una geografia in continua espansione. Dal Mandarin Oriental di Bodrum che ospita la Mouratoglou Tennis Center, ai nuovi resort specializzati di Grecia, Marocco e Portogallo, il tennis sta diventando sempre più una motivazione di viaggio e una leva economica capace di generare nuovi flussi turistici.

foto > © Bürgenstock Resort

VILLA COMTE

il tennis a picco sul mare di Ibiza

Arroccata sulla costa occidentale di Cala

Comte Luv Studio firma Villa Cala Comte, una residenza d’autore dove il sogno mediterraneo non si limita a guardare il mare, ma si gioca anche con una racchetta in mano.

Il vero colpo di teatro del progetto è il campo da tennis privato in terra rossa. Gli architetti lo hanno letteralmente incastonato nella roccia, protetto da imponenti terrazzamenti in pietra a secco che sembrano lì da secoli.

Giocare qui significa sentire il profumo del sale e il rumore delle onde a ogni dritto, in un’esperienza sensoriale totalizzante che trasforma lo sport in pura contemplazione.

Intorno al campo si sviluppa la villa: un insieme di volumi essenziali, pietra locale, legno e tonalità naturali pensati per dialogare con il paesaggio delle Baleari. Dalla piscina a sfioro alle grandi vetrate affacciate sul mare, ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza di assoluta privacy, dove sport, architettura e natura finiscono per coincidere.

foto > © Luv Studio

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