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A n n o LXV - L u g L i o /A g o s t o 2018 - € 2,00 -
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di Antonio Cosentino
Tempo di vacanze, ma non per i nostri equipaggi.
L’Italia, con la sua lunga tradizione marittima, fonda proprio sul mare le basi della propria economia e la Marina militare ne garantisce la sicurezza marittima ovunque sia necessario: nelle aree di interesse strategico e lungo le principali rotte di comunicazione marittima le nostre unità svolgono un ruolo insostituibile per la Nazione.
Il ruolo della Marina non si esaurisce nei mari: a terra continuano a susseguirsi le attività istituzionali, come la prima visita ufficiale del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, a palazzo Marina, durante la quale il capo di Stato Maggiore, ammiraglio Valter Girardelli, ha illustrato le attività e le prospettive future della Forza armata. Nel saluto, il ministro ha sottolineato come: “la Marina è fatta di storia, di tradizione, valori ma anche realtà contemporanee” - inoltre ha evidenziato che durante il periodo di insediamento vuole rendere la vita migliore degli uomini, delle donne e dei militari delle Forze armate.
Il carattere duale e complementare dello strumento aeronavale consente inoltre alle unità della Marina di svolgere anche un ventaglio di attività non prettamente militari - dal supporto ai naviganti, all’intervento in caso di calamità naturali, alla tutela dell’ambiente - che la vedono sempre più protagonista. Prontezza operativa, flessibilità tattica, compiti di difesa del Paese e attività che spaziano dal sociale all’umanitario, all’ambientale, allo scientifico. I nostri equipaggi sono sempre più impegnati in queste attività, fino al Circolo Polare Artico, con l’arrivo nel porto norvegese di Tromso della nave polivalente di ricerca Alliance, impegnata per la salvaguardia dell’ambiente. E’ così anche sul fondo del mare. Durante un’esplorazione dei fondali marini nel mar Tirreno, nave Gaeta ritrova il relitto del sommergibile Guglielmotti, affondato da un dragamine inglese più di cent’anni fa. Nel presente raccontiamo le Campagne d’istruzione 2018, che termineranno anche quest’anno con il tradizionale incontro delle navi scuola nelle acque di Portoferraio e la cerimonia conclusiva a Livorno. Un momento formativo importante che segna il passaggio “dalla terra al mare” per gli allievi di oggi, ufficiali e sottufficiali di domani, secondo le tradizioni ed i valori etici, che ieri come oggi, continuano ad ispirare gli uomini e le donne di mare. Itinerari differenti quelli seguiti dalle navi scuola e dal cacciatorpediniere Luigi Durand de la Penne in una vasta area di mare compresa tra Oceano Atlantico, Golfo di Guinea, Mediterraneo, Mar Nero e mari del Nord Europa, dove si sono resi protagonisti gli allievi degli Istituti di Formazione della Marina. Il capo di Stato Maggiore, in occasione della presentazione delle Campagne d’istruzione 2018, ha voluto ricordare "l'importanza di assicurare la presenza delle unità navali in addestramento in contesti marittimi diversificati, assicurerà una proficua attività di presenza e di promozione del made in Italy in aree diverse ed eterogenee, garantendo al contempo un efficace ritorno d’immagine per le Forze armate italiane e per tutto il nostro Paese".
Continua poi il processo di adeguamento della flotta della Forza armata che ha visto fino ad oggi le dismissioni, per usura e vetustà, di importanti unità navali quali le fregate Maestrale ed Aliseo, le corvette Minerva, Sibilla, Danaide, Urania, Sfinge e Fenice, i pattugliatori d'altura Granatiere e Artigliere, i cacciamine Lerici e Sapri e il pattugliatore di squadra Bersagliere. E, dopo trent’anni di attività, il 16 luglio si è conclusa, con le ultime Campagne delle navi Euro, Aviere e Driade il loro impiego operativo. Il nostro “viaggio” non finisce qui, prosegue con la rubrica “Dis...corsi di navigazione”, con l’approfondimento di uno strumento essenziale per la sicurezza in mare, il binocolo marino, annoverato nella lista dei mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza obbligatori a bordo.
La Marina è anche sport. Sono stati due mesi intensi per gli atleti del Gruppo Sportivo impegnati in diverse manifestazioni nazionali e internazionali dove hanno raggiunto risultati prestigiosi nelle varie discipline, dalla vela al canottaggio, dal double trap al nuoto sincronizzato.
Proprio per scegliere questa vita “speciale” nella Forza Armata, il 3 agosto sulla Gazzetta Ufficiale n.61è stato pubblicato un bando di reclutamento per il 2019 di 2.225 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) nella Marina militare. Sempre con la speranza di riscuotere il vostro gradimento, questo e tant’altro sulle nostre pagine. Buona lettura.
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SOMMARIO
Il Notiziario della Marina è una testata giornalistica mensile fondata nel 1954
Luglio/Agosto
Registrazione: Tribunale di Roma n.396/1985 dell’ 8 agosto 1985
2018
Proprietà Ministero della Difesa Editore Ministro della Difesa
Marina Militare - Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione
I velisti della Marina, Giacomo Ferrari (timoniere) e Giuseppe Calabrò (prodiere), hanno ottenuto per l’Italia, la qualificazione alle olimpiadi di Tokyo 2020 per la classe 470.
DIRETTORE RESPONSABILE Antonio COSENTINO
REDAZIONE
Luciano REGINA, Pasquale PRINZIVALLI, Emanuele SCIGLIUZZO D IREZIONE E R EDAZIONE Marina Militare - Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione Notiziario della Marina - piazza della Marina, 4 - 00196 Roma - tel. 06.3680.5556 mail: notiziario.marina@gmail.com segreteria e abbonamenti tel. 06.36806318 partita iva: 02135411003 N ORME
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Stampa: Fotolito Moggio srl, Villa Adriana - Tivoli
Concessionaria di pubblicità: N&C Media srl tel. 03311783010 amministrazione@necmedia.eu
chiuso in redazione il 27 Agosto 2018
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Il ministro della Difesa in visita a Palazzo Marina
di Pasquale Prinzivalli
Nave Alliance: missione Artico
di Alessandro Testa
Campagne d’istruzione: le navi scuola della Marina al “giro di boa” di Giuseppe Lucafò
Trent’anni al servizio del Paese
di Alessandro Lentini
Ricerca e sviluppo, due nuovi accordi siglati dalla Marina di Emanuele Scigliuzzo
Sulle tracce delle battaglie napoleoniche
di Giampaolo Trucco
I palombari riattivano il molo Toscano a Pantelleria di Giampaolo Trucco
La Marina concorre alla campagna antincendio boschivo La Marina guarda al futuro di Daniele Faccioli e Remo Guidi
Il ritrovamento del sommergibile Guglielmotti
di Emanuele Bianchi
Pubblicistica militare: una risorsa per la comunicazione istituzionale
di Giovanna Scotton
Cinquant’anni di Maricenprog
di Federico Mariani
Il Simulatore “F.A.T.S.”
di Angelo Luca Lombardo
Dis...Corsi di navigazione di Paolo Giannetti
IV edizione del Marisicilia Cup di Rosario Naimo Sport un’estate di successi
di Emanuele Scigliuzzo
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Il ministro della Difesa in visita a Palazzo Marina Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha incontrato i vertici della Forza armata e, con l’occasione, ha fatto visita alle sale storiche di Palazzo Marina
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di Pasquale Prinzivalli
l ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, accompagnata dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha fatto visita lo scorso 10 luglio a Palazzo Marina, accolta dal capo di Stato Maggiore, ammiraglio Valter Girardelli. Dopo aver ricevuto gli onori militari e reso omaggio alla bandiera di guerra della Marina, il ministro ha partecipato
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a un briefing con i vertici della Forza armata, in cui l’ammiraglio Girardelli ha illustrato le molteplici attività della Marina, le prospettive future e i processi di rinnovamento in corso. L’incontro è stato l’occasione per una breve visita nei locali storici di Palazzo Marina, in particolare nella sala “Paolo Thaon de Revel”, dove il ministro Trenta ha firmato il Libro d’Onore. La sala,
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recentemente ristrutturata e inaugurata dall’ammiraglio Girardelli, è la ricostruzione dell’ufficio, con alcuni arredi e cimeli originali, appartenuti al Grande Ammiraglio. La sala, intitolata al “Padre della Vittoria sul Mare”, è stata aperta al pubblico lo scorso marzo, in occasione delle Giornate Fai di Primavera. Nella biblioteca storica invece si è svolto l’incontro con gli uomini e le donne della Forza armata, le rappresentanze sindacali e militare. Nell’occasione il ministro ha ricordato come “la Marina è fatta di storia, di tradizione, valori ma anche realtà contemporanea, vorrei fare in modo che i cittadini italiani capissero sempre di più quanto le Forze armate siano parte della vita di tutti di giorni”. Infine, il ministro Eisabetta Trenta ha salutato tutti con il benaugurante “vento in poppa”.
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la Marina è fatta di storia, di tradizione, valori ma anche di realtà contemporanea, vorrei fare in modo che i cittadini italiani capissero sempre di più quanto le Forze Armate siano parte della vita di tutti di giorni Elisabetta Trenta, ministro della Difesa
Roma, 10 luglio 2018. A sinistra il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, accompagnata dal capo di Stato Maggiore della Difesa generale Claudio Graziano e dal capo di Stato Maggiore della Marina ammiraglio Valter Girardelli, passano in rassegna lo schieramento nel cortile d’onore di Palazzo Marina, in occasione della visita del Ministro. Nelle altre foto alcuni momenti della prima visita ufficiale del ministro.
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Nave Alliance: missione Artico Il 24 luglio con l'arrivo a Tromso (Norvegia), è terminata la missione al Circolo Polare Artico, della nave polivalente di ricerca Alliance a favore dell'Istituto Idrografico della Marina Militare e con il coinvolgimento del NATO Centre for Maritime Research and Experimentation (STO-CMRE), dei principali enti di ricerca nazionali (CNR, ENEA, OGS, INGV, ERI), di quelli internazionali (Università della Sorbona di Parigi e Norwegian FFI) e dei rappresentanti dell'industria nazionale (e-GEOS e IDS)
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di Alessandro Testa
ltre due settimane di navigazione al Circolo polare artico, con 360 ore di osservazioni scientifiche condotte da un team internazionale di 23 ricercatori: è questo il bilancio della campagna artica di Geofisica marina “High North 2018” condotta da nave Alliance, rientrata il 24 luglio nel porto norvegese di Tromsø, da cui era partita sedici giorni prima. La missione, dedicata allo studio dei cambiamenti climatici nell’ambiente polare, ha portato avanti il lavoro svolto lo scorso anno, compiendo rilievi nelle
acque comprese fra il settore orientale dello stretto di Fram e le isole Svalbard occidentali, dirigendosi poi a settentrione verso lo Yermak Plateau fino al limite della banchisa polare, raggiungendo la latitudine di 81°.50,2´ Nord e operando così in condizioni ambientali estreme,
Circolo Polare Artico. Personale della Marina MIlitare sul ghiaccio, sullo sfondo nave Alliance.
caratterizzate dalle 24 ore di luce tipiche dell’estate artica. Scopo delle analisi, effettuate con sensori di ultima generazione, era quello di verificare le condizioni dell´intera biosfera – dall’atmosfera alla colonna d´acqua, fino al fondale marino – in zone finora non mappate, concentrandosi in particolare sulla circolazione delle acque, sui processi di sedimentazione e sui ghiacci. I 23 ricercatori a bordo provenivano dai principali enti di ricerca nazionali (Cnr, Enea e Ingv), dal Norwegian Ffi e dall’università “La Sorbona” di
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Parigi, oltre che dal mondo dell’industria (e-Geos e Ids). Mercoledi 25 luglio i risultati della campagna sono stati presentati a Tromsø dal direttore dell´Istituto idrografico della Marina, contrammiraglio Luigi Sinapi; dal capomissione, capitano di vascello Massimiliano Nannini; dal comandante di nave Alliance, capitano di fregata Roberto Cantù e dalla coordinatrice scientifica di “High North 2018”, professoressa Roberta Ivaldi, alla
Circolo Polare Artico. Suggestiva immagine scattata da bordo di nave Alliance
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presenza della rappresentanza diplomatica italiana in Norvegia. La Marina militare italiana fa parte da due anni del Tavolo Artico internazionale, e a tale scopo ha costituito il reparto di Geofisica marina e oceanografia presso l’Istituto idrografico di Genova. Nave Alliance è una nave polivalente di ricerca, varata nel 1986, che a partire dal 1988 svolge attività scientifica in campo ambientale e dell’acustica subacquea per il Centre of Maritime Research and Experimentation (CMRE) della Nato, che ha sede alla Spezia e costituisce un braccio operativo specializzato della Science and Technology Organization (STO) dell’alleanza atlantica.
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Imbarca 400mq di laboratori e attrezzature per la posa a mare e il recupero di apparecchiature subacquee, ed è dotata di uno speciale apparato propulsivo che riduce al minimo i rumori per non alterare i rilievi. A seguito di una convenzione stipulata nel dicembre 2015 con lo STO/CMRE, a partire dal marzo 2016 Nave Alliance è stata assegnata alla Marina militare italiana, che fornisce il comandante e
l´intero equipaggio (attualmente 46 persone, tra uomini e donne). Ha sede alla Spezia e fa parte della Squadra navale, attraverso il Comando Squadriglia unità idrografiche ed esperienze (COMSQUAIDRO) e il comando superiore delle Forze di contromisure mine (MARICODRAG). La sua ultima missione in Artico era terminata lo scorso 4 aprile, dopo oltre due mesi di navigazione tra Islanda e Groenlandia, durante i quali si era spinta per la prima volta oltre il circolo polare artico in periodo invernale: terza nave della Marina italiana a compiere tale impresa e prima dal dopoguerra.
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Campagne d’istruzione: le navi scuola della Marina al “giro di boa” di Giuseppe Lucafò
Nave Vespucci, Durand de la Penne, Palinuro, Orsa Maggiore, Corsaro II e Caroly, dove si sono resi protagonisti gli allievi ufficiali e sottufficiali degli Istituti di Formazione della Marina militare, durante il mese di agosto hanno raggiunto i rispettivi traguardi di metà “campagna d’istruzione – parte estera”, che termineranno anche per quest’anno con il tradizionale incontro nelle acque di Portoferraio, in programma a fine settembre
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artite tra inizio e fine luglio di quest’anno dalle rispettive basi di assegnazione dislocate sul territorio nazionale, le navi scuola della Marina militare hanno concluso ad agosto la prima parte delle rispettive Campagne d’istruzione 2018 navigando nel complesso in una vasta area di mare compresa tra Oceano Atlantico, Mediterraneo, mar Nero e mari del Nord Europa, con a bordo il personale in formazione delle Forza armata, tra al-
lievi ufficiali e sottufficiali, provenienti dall’Accademia Navale di Livorno e dalla Scuola Sottufficiali di Taranto. Nave Vespucci ha portato con sé il tricolore in Nord Europa, mentre nave Palinuro in Mediterraneo Centrale, spingendosi fino al mar Nero. Il cacciatorpediniere Durand de la Penne ha passato le “colonne d’Ercole” per toccare le sponde atlantiche dell’Africa Centrale, mentre le unità a vela minori Orsa Maggiore, Caroly e Corsaro II, hanno
gravitato nel Mediterraneo Centrale ed Occidentale. La Campagna d’istruzione rappresenta
28 luglio 2018, bordo del cacciatorpediniere Durand de la Penne. Allievi della 1ª Cl. dell’Accademia Navale si esercitano con il sestante.
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un elemento cardine nella formazione del personale della Marina militare che viene, infatti, impegnato sia a bordo che durante le soste nei vari porti nazionali ed esteri in numerose attività didattiche e addestrative - come quelle svolte nell’ambito delle discipline marinaresche, professionali e della formazione etico-militare - per fare propri i valori di fedeltà, disciplina e senso del dovere che, ieri come oggi, continuano ad ispirare gli uomini e le donne di mare e per acquisire l’importanza del lavoro di squadra, che caratterizza la vita di ogni marinaio. Il Vespucci, partito da Livorno, ha navigato lungo 5.000 miglia nautiche, toccando Spagna, Francia, Portogallo, Germania, per spingersi poi a Nord fino a toccare per la prima volta nella
L'ingresso in oceano: rotta verso Ponta Delgada
Arrivo su nave Vespucci: emozioni e sensazioni degli allievi 29 giugno 2018: una data indimenticabile per gli allievi della Prima Classe dell’Accademia Navale. Essa rappresenta il primo imbarco, la “Campagna d’istruzione” che dal 1931 vede gli allievi prendere per la prima volta il mare sulla nave più bella del mondo: l’Amerigo Vespucci. Gli 83 giorni che aspettano gli allievi saranno impegnativi, faticosi ed al contempo profondamente istruttivi. Essi non rappresentano soltanto il naturale prosieguo dell’iter formativo iniziato in Accademia Navale, ma contribuiranno a forgiare nel fisico e nello spirito i futuri professionisti del mare. Gli allievi verranno addestrati all’arte marinaresca, metteranno in pratica le nozioni di navigazione, meteorologia ed astronomia ed impareranno a raggiungere e sfidare i propri limiti, sviluppando l’orgoglio ed il senso di appartenenza che contraddistingue la gente di mare. Questa mattina, al Molo Mediceo di Livorno, i cadetti sono arrivati orgogliosi, emozionati e felici. Accogliendo fieri i propri genitori, che hanno avuto la possibilità di visitare la nave prima della partenza, molte cose li accomunano: la curiosità di conoscere la nave, la voglia di apprendere ciò che li porterà ad essere dei veri marinai, ma soprattutto il coraggio di intraprendere questo viaggio che sarà caratterizzato dal tradizionale “Battesimo del Mare”, usciti per la prima volta in Oceano Atlantico una volta superato lo stretto di Gibilterra, fino ad arrivare al Circolo Polare Artico, che la nave attraverserà per la prima volta nella sua storia. L’Amerigo Vespucci rappresenta l’emblema della Marina in cui è racchiusa l’eccellenza del made in Italy: la Campagna di istruzione 2018 esporterà tale eccellenza toccando i porti i Almeria (Spagna), Ponta Delgada (Portogallo), Reykjavik (Islanda), Amburgo (Germania) Portsmouth (Inghilterra) e La Rochelle (Francia) e terminerà il 22 Settembre con il rientro a Livorno della nave. Allieva 1ª Cl.Vittoria Bonamici
11 luglio 2018, gli allievi della Prima Classe dell’Accademia Navale si accingono, ai primi albori del mattino, a varcare le Colonne d’Ercole, simbolo d’ingresso nell’Oceano Atlantico: la fine del mondo conosciuto, un confine nel passato ritenuto invalicabile. Molte sono le tradizioni che accompagnano nave Vespucci dal 1931 e, tra queste, tappa fondamentale per ogni marinaio è il “Battesimo del Mare”, una vera e propria iniziazione al mare che coinvolge coloro i quali per la prima volta volgono il loro sguardo oltre lo stretto di Gibilterra. È una tradizione ormai radicata, una cerimonia con cui gli ufficiali veterani del mare danno il benvenuto a chi per la prima volta incontra le acque oceaniche: ogni volta che una nave della Marina militare solca lo stretto, salutando il conosciuto Mediterraneo per venire accolto dal volubile Oceano. Un momento goliardico che evade la routine quotidiana e allo stesso tempo ricco di significato. Si intraprendono mari nuovi e nuove avventure, si respira un’antica energia, che fa sentire parte di un qualcosa di enorme, di immortale. Parole d’ordine per vivere appieno questo processo di apprendimento sono “curiosità, impegno e dedizione”, per cogliere tutti gli insegnamenti che il personale più esperto e con più anni di servizio sarà ben lieto di condividere al fine di tramandare anni di tradizione nell’arte marinaresca. Dopo il passaggio, una breve sosta nella bellissima Ponta Delgada, città simbolo dell'isola di Sao Miguel, in vista della lunga traversata sopra la dorsale medio atlantica, che sta portando il Vespucci a toccare per la prima volta nella sua storia il circolo polare artico e la capitale islandese Reykjavík. Col battesimo quindi si dà inizio alla vita da marinaio, fatta di emozioni, sacrifici e di lavoro di squadra; inizia così quel futuro che porterà noi allievi a divenire dei veri e propri professionisti del mare. Allievi 1ª Cl. Francesco Artiano, Manuel Franzini, Camilla Signorato
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3 agosto 2018, Reykjavik (Islanda).La nave scuola Amerigo Vespucci in navigazione prima dell’ormeggio nel porto islandese, una delle tappe della Campagna d’istruzione 2018.
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Passaggio al 66° parallelo: rotta verso il Circolo Polare Artico
Dalle calde mete mediterranee gli allievi della Prima Classe dell’Accademia Navale a bordo dell’Amerigo Vespucci dirigono verso destinazioni dal clima decisamente più rigido. La prossima tappa della 87^ Campagna d’istruzione è Reykjavík, capitale islandese, dove si fermeranno per una breve sosta per poi oltrepassare il 66° parallelo e lambire per la prima volta il Circolo Polare Artico: una nuova sfida per la nave più bella del mondo, che si mette in gioco per superare il limite del 60° parallelo raggiunto nel 2016. Affinché ciò sia possibile sono necessarie particolari accortezze che vanno dall’impiego delle apparecchiature più sofisticate di bordo all’accurata pianificazione della rotta, che dovrà tener conto delle diverse condizioni meteo-marine dei paesi che si affacciano sui mari del nord: dal permanente ciclone islandese all’elevata presenza dei ghiacci, gli allievi si troveranno a lavorare per la prima volta con specifici strumenti nautici e meteorologici a latitudini così elevate, quali “le carte dei ghiacci” e lo studio delle correnti polari. Un’altra novità per gli allievi è costituita dalle modalità con cui si svolgeranno le giornaliere osservazioni astronomiche: di norma esse si svolgono durante i crepuscoli mattinale e serale, ma a queste lati-
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tudini non ci sarà un vero e proprio tramonto né una vera e propria alba, bensì un unico, prolungato crepuscolo dovuto al così detto “sole di mezzanotte”. L’eccitazione dell’equipaggio e del reparto Accademia Navale per questa nuova esperienza è grande e tangibile e tutti sono orgogliosi di essere i protagonisti di questa avventura, inusuale persino per il personale in servizio a bordo da molti anni. I motivi di tanto entusiasmo sono molteplici: non c’è solo la curiosità di incontrare culture e paesaggi completamente diversi dai nostri, ma anche tanta voglia di far conoscere l’eccellenza navale del made in Italy in ambienti lontani dal nostro Paese. Nonostante il grande sforzo richiesto, non manca mai la voglia di far bene, che è il motore primario dell’intera campagna e che contraddistingue chiunque lavori per il proprio Paese. Ciò che attende la nostra unità è quindi un mix di stupore, avventura, scoperta, oltre a mille altre emozioni che solo un viaggio ai confini del mondo può regalare. Una vera e propria impresa dunque per la Signora dei Mari ed il suo equipaggio, sempre pronto a cogliere la sfida e a salpare verso la prossima meta. Allieva 1ª Cl. Aurora Esposito
Itinerari differenti quelli seguiti fino ad oggi dalle sei navi scuola, ma ciascuno opportunamente pianificato per garantire il conseguimento di obiettivi in comune N OT I Z I A R I O
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sua storia l’Islanda - la terra del ghiaccio e del fuoco - e a transitare il Circolo Polare Artico. Nave Durand de la Penne, a partire da fine luglio, è stata prima impegnata nell'Operazione Mare Sicuro così da permettere ai 123 allievi ufficiali della seconda classe dell’Accademia Navale presenti a bordo di entrare in contatto con la realtà operativa della Forza armata, per proseguire la navigazione verso il golfo di Guinea e visitare i
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porti di Cartagena, in Spagna e Dakar, in Senegal. La goletta Palinuro, con a bordo 33 allievi marescialli della Scuola Sottufficiali di Taranto e che quest’anno, a testimonianza dell’attenzione che pone la Marina militare verso le attività sociali e di solidarietà, porta con sé la bandiera del Gaslini di Genova - donata alla nave dal presidente dell’ospedale pediatrico lo scorso 17 maggio a La Spezia, in occasione degli 80 anni dell’Istituto – partita
da Taranto sempre a fine luglio si è poi spinta verso est per visitare Kos, in Grecia, prima di transitare nello stretto dei Dardanelli e del Bosforo, così da arrivare in mar Nero e visitare Istanbul, in Turchia e Costanza in Romania. Altrettanto impegnative le campagne d’istruzione delle navi scuola a vela minori, con a bordo gli aspiranti guardiamarina dell’Accademia Navale che hanno tra l’altro partecipato a competizioni sportive di livello internazionale facendo
Momenti di vita di bordo. In basso al centro la nave scuola Orsa Maggiore in navigazione di bolina mure a dritta; sotto: la nave scuola Corsaro II al lasco mure a dritta con lo spinnaker issato.
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registrare piazzamenti di rilievo: mentre nave Caroly - che quest’anno festeggia i 70 anni dal varo – ha fatto visita in alcuni dei Paesi dell’ADRION (iniziativa Adriatico-Ionica) come Montenegro, Croazia e Slovenia. L’Orsa Maggiore ha toccato Lisbona e Ponta Delgada in
Portogallo, oltre a Valencia e Santa Cruz, in Spagna, nazione quest’ultima che ha visto anche la partecipazione di nave Corsaro II alla Regata Vela classica Mallorca. Itinerari differenti quelli seguiti fino ad oggi dalle sei navi scuola, ma ciascuno
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A sinistra: la goletta Palinuro in navigazione vista dall’alto; in basso a sinistra nave Caroly, a seguire allievo a bordo del Vespucci mentre ripara una vela di bordo.
pianificato per garantire il conseguimento di obiettivi in comune: il più importante quello relativo alla formazione del personale della Marina che, affiancato a uomini e donne degli equipaggi fissi di bordo, sono stati tra l’altro gli ambasciatori dell’eccellenza italiana e del prestigio delle Forze armate del nostro Paese attraverso la partecipazione ad eventi culturali e promozionali, in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche nazionali dei Paesi oggetto di sosta. Un successo testimoniato dalle migliaia di visitatori giunti a bordo, tra cui quelli delle comunità italiane che risiedono all’estero. Ciascuna unità sta ora proseguendo la navigazione che le porteranno il prossimo 20 settembre a incrociare le rotte nelle acque prospicienti l’isola d’Elba da dove, in formazione, proseguiranno poi come un unico equipaggio alla volta di Livorno, per concludere la Campagna d’istruzione 2018.
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Ultima Campagna delle navi Euro, Aviere e Driade
Trent’anni al servizio del Paese
Una suggestiva immagine di nave Euro (F575), la fegata della classe Maestrale.
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di Alessandro Lentini
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l 16 luglio scorso sono rientrate presso le rispettive basi di Taranto e Augusta la fregata Euro, il pattugliatore di squadra Aviere e la corvetta Driade della Marina militare, al termine della loro ultima campagna navale, concludendo così il loro impiego
operativo dopo circa 30 anni al servizio del Paese. Partite dalla Spezia lo scorso 24 giugno le tre unità navali, in vista della imminente radiazione dal naviglio militare, hanno navigato seguendo due distinti itinerari e “salutare” cosi l'Italia e gli italiani: l’Euro e l’Aviere hanno fatto sosta nei porti di Salerno, Reggio Calabria e Crotone prima di rientrare a Taranto, mentre il Driade ha sostato nelle città di Gaeta e Piombino, prima
di rientrare ad Augusta. I giovani allievi del 2° corso della Scuola Navale Militare “Francesco Morosini” hanno preso parte a quest’ultima campagna delle tre navi della Marina ampliando il bagaglio di esperienze nel settore marinaresco, della sicurezza e della condotta
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della navigazione. Quest’ultima campagna e la partecipazione presso l’Arsenale Militare di La Spezia alla vetrina internazionale delle eccellenze della blue-economy “Sea Future 2018” sono state le ultime occasioni per visitare queste gloriose rappresentanti di una parte di storia della Marina militare. Affettuosa e sincera è stata la risposta della cittadinanza che ha dimostrato la vicinanza alla Marina, viste le migliaia di visitatori registrati a bordo delle tre unità. Durante l’ultima campagna gli equipaggi di queste navi, considerate dei veri e propri fiori all’occhiello della Marina militare, hanno avuto modo di raccontare la storia delle navi a chi è salito a bordo per visitarle. Nave Euro e nave Aviere, infatti, hanno nel loro “curriculum” la partecipazione alle missioni in golfo Persico e a quelle in Libano, nave Driade il periplo dell’Africa, attività addestrativa e di cooperazione internazionale svolta nel 1995. Il processo inesorabile di adeguamento della flotta della Marina militare, in corso da qualche anno, vede il ritiro dal servizio per usura e vetustà di molte unità navali, a partire dalle fregate Maestrale ed Aliseo, alle corvette Minerva, Sibilla, Danaide, Urania, Sfinge e Fenice, ai pattugliatori di squadra Bersagliere, Granatiere e Artigliere per finire con i cacciamine Lerici e Sapri.
Nave Aviere (F583), il pattugliatore di squadra della classe Soldati; nella pagina accanto in alto la corvetta Driade (F555). N OT I Z I A R I O
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Le tre unitĂ navali sono rientrate presso le rispettive basi di Taranto e Augusta, al termine della loro ultima campagna navale in vista dell'imminente radiazione dal naviglio militare
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Ricerca e sviluppo, due nuovi accordi siglati dalla Marina
L’ammiraglio Girardelli ha firmato gli accordi di collaborazione con l’A.S.I. (Agenzia Spaziale Italiana) nel campo della sorveglianza marittima e con il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche), per lo studio e la tutela dell’ambiente marino
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di Emanuele Scigliuzzo el mese di luglio la Marina militare ha siglato due importanti protocolli d’intesa incentrati sullo sviluppo e la ricerca per l’innovazione tecnologica nel campo della sicurezza marittima e la tutela del mare, con partner che rappresentano alcune eccellenze del nostro paese. L’accordo siglato il 19 luglio, con il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, prof. Roberto Battiston, promuove una collaborazione per la definizione di un programma che coinvolge le competenze specifiche dell’Agenzia nel settore spaziale, e l’esperienza della Forza armata maturata nell’ambito della sorveglianza marittima. La cooperazione prevede la costituzione di un tavolo tecnico per la promozione di progetti comuni. Tra le attività che saranno portate avanti, la valutazione del sistema AIS, Automatic Identification System, lo studio di algoritmi per lo sfruttamento di “big data” di origini spaziali e l’applicazione di sistemi spaziali esistenti da applicare alla sorveglianza marittima. L’accordo siglato con il pre-
sidente del CNR, professor Massimo Inguscio è la conferma di un’intesa che dura da diversi anni nel campo della tutela dell’ambiente marino, dell’innovazione tecnologica per lo sfruttamento delle energie rinnovabili, della progettazione navale e della ricerca idro-oceanografica. Proprio in quest’ultimo settore, la Marina e il CNR sono impegnati in una campagna che vede coinvolto personale militare e ricercatori, a bordo di nave Alliance, nei mari dell’Artico.
Alcuni dei momenti salienti delle firme degli accordi siglati dal capo di Stato Maggiore della Marina ammiraglio Valter Girardelli, in alto con il prof. Roberto Battiston presidente dell’ASI, in basso con il prof. Massimo Inguscio presidente del CNR..
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Sulle tracce delle battaglie napoleoniche di Gianpaolo Trucco
Un’operazione subacquea condotta dai palombari di Comsubin con la missione primaria di effettuare un’immersione con la tecnica della saturazione, e con il compito secondario di supportare la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria nella ricerca di eventuali reperti storici sepolti all’interno del relitto affondato 223 anni fa al largo di Capo Noli (SV) alla profondità di 63 metri
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19 luglio 2018. Un miglio dalla costa di Capo Noli (Savona). Mani forti, rudi, abituate a lavorare pesantemente sottacqua, possono trasformarsi in strumenti delicati e precisi che riescono a riportare alla luce reperti archeologici che il tempo ha nascosto sotto il fondo del mare. “Sembrano archeologi nati.” ha affermato il dott. Simon Luca Trigona, della Soprintendenza della Liguria, osservando i movimenti dei Palombari sul fondo del mar Ligure attraverso i monitor della Centrale Operativa Subacquea di nave Anteo. Qualche mese prima la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria chiedeva un incontro con Comsubin per verificare se vi fosse la possibilità di sfruttare le capacità operative subacquee per condurre uno scavo archeologico, a 63 metri di profondità, su di un relitto molto interessante sul quale nave Anteo aveva già condotto un’ispezione attraverso il minisommergibile SRV 300 durante il 2016.
Si trattava di una scialuppa francese di 11,70 metri che aveva ancora visibili fori alcuni moschetti da abbordaggio mod. 1779, un cannone da una libra mod. 1786 da scialuppa e una spingarda regolamentare esplosa in tre parti. Tale proposta è stata immediatamente sposata dalla Marina militare sia per la necessità di mantenere nel tempo un elevato livello addestrativo nel condurre immersioni con la tecnica della saturazione, utilizzate per assolvere ai compiti d’istituto quali il soccorso sommergibili e la bonifica degli ordigni esplosivi, sia per supportare la Soprintendenza Ligure a far luce sulla Battaglia di Capo Noli
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Accanto: messa a mare della campana SDC (Submersible Decompression Chamber) di nave Anteo, durante un escursione sul fondo degli operatori in saturazione. In basso: palombari controllano il quadro di manovra dell'impianto integrato per immersioni profonde di nave Anteo.
del 1795. Questo episodio storico è di fatto ritenuto la prima vera e determinante battaglia navale nel Mediterraneo tra la flotta Anglo-Napoletana e quella della Francia rivoluzionaria - le più potenti dell’epoca - che videro tra i protagonisti alcuni dei comandanti più famosi della storia navale di tutti i tempi come il futuro ammiraglio Francesco Caracciolo, al comando della nave di linea da 74 cannoni Tancredi e responsabile del contingente partenopeo, e Horatio Nelson, che a bordo del suo Agamemnon danneggiò gravemente il Ca Ira, un vascello francese da 80 cannoni al quale probabilmente apparteneva la scialuppa armata, guadagnandosi sul campo la promozione al comando di squadra. Così il Raggruppamento Subacquei ed Incursori, attraverso il dipendente Gruppo Operativo Subacquei (GOS), ha pianificato e messo in pratica un’operazione subacquea con la missione primaria di effettuare un’immersione con la tecnica della saturazione, che prevedesse 3 giorni di attività lavorativa sul fondo, e con il compito secondario di supportare la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria nella ricerca di eventuali reperti storici sepolti all’interno del relitto affondato 223 anni fa al largo di Capo Noli (SV) alla profondità di 63 metri. Questa complessa attività, che solo la Marina militare è in grado di condurre in tutto il Mediterraneo, è riconosciuta in ambito mondiale come la massima espressione del professionismo subacqueo. Per immersione in saturazione s’intende un’attività subacquea svolta attraverso un impianto integrato per immersioni profonde che, per tempi di esposizione, porta gli operatori iperbarici alla saturazione dei loro tessuti corporei col gas inerte, l’elio, da essi respirato. L’operazione subacquea è stata condotta attraverso le consolidate procedure operative per le immersioni in saturazione in vigore a Comsubin: iniziata alle 17.30 del 16 luglio 2018, ha visto vivere un team di 3 palombari all’interno dell’impianto integrato per immersioni profonde di nave Anteo per quasi 10 giorni. N OT I Z I A R I O
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Con una permanenza alla profondità Liguria che è rimasto molto soddisfatto di 60 metri di 3 giorni e 20 ore, gli del lavoro condotto dai dai Palombari operatori del GOS hansul relitto di Capo Noli: no svolto un totale di “Quest’attività rappre25,5 ore di lavoro susenta il momento più bacqueo rimuovendo, importante all’interno Gli assetti all’interno di un quadella nostra decennale subacquei drettato di scavo posiattività di ricerca e vaa disposizione di zionato dalla Soprinlorizzazione del patritendenza, quasi 7 mc. monio archeologico Comsubin possono di sedimento attraverso sommerso. Realizzare essere impiegati non un sistema d’aspirazione uno scavo in saturazione chiamato “sorbona” e solo in ambito militare, a -63 metri, grazie alla portando alla luce nuMarina militare, ha perma anche in quello merosi reperti che eramesso di acquisire non scientifico a favore no ancora custoditi nel solo importanti dati arrelitto. cheologici su un periodella collettività Le delicate operazioni do storico fondamendi identificazione e catale nella storia della talogazione dei reperti Liguria e dell’Europa inrinvenuti, sono avvenute sotto l’attenta tera, ma anche di testare una metodoed oculata supervisione del dott. Simon logia di lavoro estremamente complessa Luca Trigona della Soprintendenza della che ha avuto rarissimi impieghi in
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Sopra: alcuni reperti recuperati dai palombari durante un'escursione sul fondo. Da sinistra a destra si notano alcuni pezzi di legno dell'imbarcazione, due bicchieri per scalmiere e ciò che resta della bussola di navigazione. A destra: un ottante in legno ed ottone.
campo archeologico”. Nonostante il grande lavoro effettuato, non si è potuto scoprire tutto il contesto archeologico e le informazioni che ancora si celano nel sito, ma l’impegno dei Palombari e delle tecnologie a disposizione di nave Anteo hanno permesso di condurre un’approfondita indagine del settore centrale del relitto, con il recupero di importanti e preziosi reperti che saranno catalogati dalla Soprintendenza consentendo così di allestire un museo dedicato a questo importante episodio storico, attraverso il contributo delle Amministrazioni locali. Tra gli oggetti recuperati erano presenti numerose stoviglie dell’epoca, tutto il necessario alla navigazione (un ottante, un orologio, un cannocchiale ottagonale, un compasso, una bussola ed uno scandaglio), alcuni elementi dell’uniforme di un ufficiale della Marina francese, due pistole da ufficiale di Ma-
rina ed una petriera, un cannone da scialuppa modello 1786, quest’ultima scoperta pochi minuti prima di terminare le operazioni subacquee. Alle 6.00 del 20 luglio 2018 è iniziata la lunga decompressione all’interno dell’impianto iperbarico dell’Unità che, in 5 giorni ed 8 ore, ha permesso di portare nuovamente alla pressione atmosferica il team di tre Palombari iperbarici. Con
questi importanti ritrovamenti la Marina militare ha confermato, ancora una volta, che gli assetti subacquei a disposizione di Comsubin possono essere efficacemente impiegati non solo nell’ambito delle attività militari d’istituto, ma anche in quelle scientifiche a favore della collettività nel complesso delle attività complementari che la Forza Armata svolge quotidianamente.
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I palombari riattivano il molo Toscano a Pantelleria di Gianpaolo Trucco
n un paese come l’Italia, le cui coste rappresentano circa l’80% dei suoi confini, l’economia del mare costituisce, da sempre, una parte importante del proprio sistema produttivo. Inoltre, fin dall’antichità, la penisola italiana ha rappresentato un grande approdo naturale impiegato per distribuire in Europa le merci provenienti da tutto il Mediterraneo. Sono state queste caratteristiche naturali, valorizzate durante l’impero romano mediante
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l’introduzione del trasporto intermodale, che hanno permesso la crescita e lo sviluppo del nostro Paese, nonché il superamento di grandi crisi economiche, come quella devastante conseguente alla Seconda Guerra Mondiale. In quel periodo, con lo scopo di compromettere la capacità di approvvigionamento dal mare, sia gli alleati attraverso i bombardamenti delle principali città marittime, sia i tedeschi mediante l’autoaffondamento di centinaia di
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navi ed il minamento delle vie di comunicazione, resero non impiegabili i più importanti porti italiani, incrementando così le difficoltà economiche del Paese. Per fare un esempio di ciò che fosse la situazione in atto al 1945 nella maggior parte delle città marittime italiane, si riporta un grafico del golfo della Spezia dove sono indicati i relitti di oltre 320 navi, alcune delle quali affondate volutamente lungo i passi della diga foranea con lo scopo di interdire l’accesso al porto. Questa condizione, unita alla presenza di consistenti campi minati e della distruzione delle principali banchine d’ormeggio, può sembrare incongruente con quello che accadde in Italia, soltanto 5 anni dopo, durante il periodo storico definito come il miracolo economico italiano. In quel periodo, così cruciale per la nostra Nazione, poche centinaia di persone, dotate di limitati ed inadeguati mezzi, portarono a termine una delle operazioni subacquee più ardite ed importanti che siano mai state compiute: la riattivazione dei principali porti italiani e delle relative vie di comunicazione marittima, effettuata dai palombari militari e
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civili in soli 4 anni. I palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) di Comsubin portano con loro questa enorme esperienza operativa che, quotidianamente, mettono al servizio della Forza armata per assolvere i numerosi incarichi che gli vengono assegnati. Molteplici sono gli interventi svolti a favore della collettività in quelle attività, dette duali - complementari,
che mediante lo strumento militare ottengono grande beneficio per la popolazione. Ed è nell’ambito di queste ultime che s’inserisce l’operazione subacquea che si è appena conclusa nelle acque di Pantelleria, dove, da oltre 6 anni, non era più impiegabile la banchina del molo Toscano, costruita per essere destinata non solo all’ormeggio dei traghetti di linea, che as-
sicurano la continuità territoriale con la Sicilia, ma anche quale centro nevralgico dei traffici marittimi nel Mediterraneo centrale. Il 6 gennaio 2012, durante una violenta mareggiata, un grosso masso di calcestruzzo appartenente al sistema di frangiflutti della diga foranea, veniva sbalzato in mare riducendo drasticamente il battente d’acqua libera a soli 2,3 metri. Da Un palombaro del GOS intento a scendere in mare per iniziare la propria l'immersione nelle acque del molo Toscano del porto Nuovo dell'isola di Pantelleria.
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quel momento la scarsità delle risorse a disposizione e le grandi dimensioni del blocco avevano impedito qualsiasi provvedimento teso a riattivare quell’importante infrastruttura portuale. Questa situazione di stallo è stata affrontata con caparbia volontà da parte del comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo dell’isola di Pantelleria, che conoscendo le grandi capacità
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lavorative subacquee della Marina militare, ha suggerito alla locale Amministrazione Comunale di richiedere l’intervento dei palombari di Comsubin. Così, sottoscritto un accordo quadro tra il comune di Pantelleria e lo Stato Maggiore della Marina, il Gruppo Operativo Subacquei ha provveduto ad organizzare sull’isola la periodica esercitazione denominata SDAI SUD, svolta a favore dei Nuclei SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) del meridione, con i seguenti temi addestrativi: impiego delle più recenti apparecchiature subacquee asservite dalla superficie, concepite appositamente per condurre qualsiasi tipologia di lavoro subacqueo,; utilizzo del Cardox CO2 system, un assetto che consente di effettuare demolizioni subacquee, permettendo di rendere nuova-
mente agibili le vie di comunicazione marittima e le infrastrutture portuali nel caso queste non siano impiegabili a causa della presenza di corpi naturali o artificiali. Attraverso dei particolari tubi riutilizzabili contenenti anidride carbonica allo stato liquido e delle miscele chimiche non esplosive, è possibile demolire agevolmente blocchi di pietra di grandi dimensioni senza impattare in alcuna maniera con l’ecosistema marino.Raggiunta l’isola di Pantelleria il 16 maggio 2018, il team di 9 palombari ed un infermiere ha provveduto a fare un’ispezione subacquea del masso che ha permesso di determinarne le vere dimensioni: si trattava della parte superiore di un frangiflutti dalla forma trapezoidale lungo 9 metri ed alto e profondo 3,5 metri, per un totale di 63,85 mc di calcestruzzo, dotato di una intelaiatura in ferro, ed impastato con pietre vulcaniche. Questa prima attività ha permesso di calcolarne il peso, pari a circa 146 tonnellate, ed a verificare se vi fosse stata la ne-
cessità di aggiornare la pianificazione operativa che era stata realizzata a Comsubin sulle informazioni fino ad allora in possesso. Sono pertanto iniziate le operazioni subacquee durante le quali sono stati realizzati un totale di 144 carotaggi nel calcestruzzo, attraverso un dedicato trapano idraulico, allo scopo di posizionarvi i tubi Cardox. Questi ultimi, ad ogni attivazione, permettevano di generare una sovrappressione interna al masso superiore ai 40.000 psi (3.000 bar), corrispondente all’applicazione di una forza di molte tonnellate sviluppata in meno di un secondo. Con questa energia a disposizione, assolutamente innocua per gli esseri viventi, tanto che gli operatori di Comsubin potevano continuare a lavorare nei pressi delle attivazioni, il macigno si è frantumato in più pezzi che sono stati rimossi e rimorchiati fuori dal porto, in un’area indicata dall’Autorità Marittima dove non costituivano alcun limite o pericolo per la navigazione. Come spesso capita, anche durante questa attività, i palombari sono stati visitati più volte dalla popolazione locale che gli ha manifestato la propria vicinanza e gratitudine per il lavoro svolto. In particolare, una scuola superiore di Pantelleria molto interessata al problema derivante dall’impossibilità d’impiegare l’attracco dei traghetti del porto Nuovo, ha voluto incontrare il comandante del GOS per ringraziarlo e per farsi spiegare le metodologie d’intervento utilizzate dai suoi uomini. Le operazioni subacquee si sono protratte senza soluzione di continuità per 18 giorni, durante i quali sono state effettuate 296 ore d’immersione che hanno permesso di portare a termine la missione distruggendo il frangiflutti caduto in mare 6 anni prima e rimuovendo altri due scogli, ritenuti pericolosi per la navigazione, riportato così il battente d’acqua libera della banchina a 4,8 metri. L’esercitazione SDAI SUD, conclusasi positivamente per il grande ritorno addestrativo per il personale coinvolto, ma soprattutto per aver ripristinato le condizioni di sicurezza nel molo Toscano del porto nuovo di Pantelleria, ha dimostrato, ancora una volta, come il GOS di Comsubin sia professionalmente efficace e orientato a risolvere problematiche di qualsiasi genere che limitino o precludano l’utilizzo del mare e delle sue risorse da parte della popolazione. Due palombari del GOS mentre realizzano alcuni fori nel masso ciclopico in calcestruzzo, per inserirvi i tubi del Cardox CO2 System.
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La Marina concorre alla campagna antincendio boschivo
Prosegue incessante l’impegno della Marina nell’ambito della campagna anticendi boschivi
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ella giornata del 23 luglio, alle ore 16.45, un elicottero AB 212 è decollato dalla stazione elicotteri della Marina Militare di Catania per fornire supporto alle operazioni antincendio in località Roccadia nel comune di Carlentini (SR). L'intervento sull'incendio è avvenuto in seguito alla richiesta pervenuta dal Centro Operativo del Corpo Forestale di Siracusa, attraverso l'impiego di un recipiente da 500 litri agganciato sotto la pancia dell'elicottero, impiegato in zona per un totale di più di 3 ore di volo e 19 lanci. Due giorni dopo, il comune di Caltagirone (CT), ha visto impegnati due velivoli, un elicottero HH412 dell’Esercito e un AB212 della Marina per fornire
supporto alle operazioni antincendio a seguito della richiesta pervenuta dalla Sala Operativa Unificata Regionale (S.O.U.R.) della Regione Siciliana e dal Centro Operativo del Corpo Forestale della Provincia di Catania. La Marina militare concorre alla campagna antincendio boschivo 2018 sia in ambito regione Sicilia, che su tutto il territorio nazionale, e dall'inizio di quest'anno gli elicotteri della forza armata di base a Catania, hanno totalizzato più di 5 ore di volo, a testimonianza dell'ampio spettro di attività duali e complementari che la Forza Armata mette a disposizione della collettività e delle istituzioni. In particolare il Ministero della Difesa lo scorso 8 giugno ha perfezionato l'accordo con la Protezione Nazionale e Regione Siciliana tesa a fornire la disponibilità di 295 ore di volo su tre velivoli rischierati dall'Esercito nella Base di Sigonella (AB – 412), dalla Marina Militare nella Base di Catania (AB – 212) e dall'Aeronautica Militare nella Base di Trapani (HH – 139).
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Siamo andati a bordo della portaerei Cavour per seguire da vicino gli attuali trend e le prospettive future della componente ad ala fissa della Marina militare italiana
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La Marina guarda al futuro testi e foto di Daniele Faccioli e Remo Guidi
n un paese come l’Italia, bagnato dal mare per circa l’80% dei suoi confini, la sicurezza delle acque territoriali e del mare libero è di vitale importanza per l'economia e gli interessi nazionali. Considerati i suoi quasi 8000 km di costa, che proiettano la nostra penisola verso il centro del bacino del Mar Mediterraneo, diventa chiaro come la Marina militare dia un fondamentale contributo alla stabilità dell'area, conferendo all'Italia un ruolo chiave negli equilibri della regione. L'articolato apparato che compone la Forza Navale italiana può vantare di avere in organico anche una portaerei con una componente aerea ad ala fissa imbarcata, onere ed onore di 9 nazioni nel mondo e solo 3 in Europa. Abbiamo avuto l'opportunità di osservare da vicino l'attività di volo del Gruppo Aerei imbarcati (GRUPAER) e dei suoi AV-8B
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Plus, a bordo della nave ammiraglia della Marina: la portaerei Cavour.
La portaerei Cavour nel golfo di Taranto La nostra visita è avvenuta durante un’attività di addestramento periodico della Forza Navale. In particolare abbiamo assistito ad una esercitazione a partiti contrapposti il cui scopo è di scoprire, identificare e, se necessario, neutralizzare bersagli nemici in relazione alle regole d’ingaggio. Questa esercitazione, svoltasi nel golfo di Taranto, rientra in un ciclo di addestramento in preparazione per la Mare Aperto, esercitazione maggiore che si svolge generalmente in due cicli l’anno, il primo a maggio e il secondo a ottobre, dove il Comando in Capo della Squadra Navale testa la prontezza operativa della componente aeronavale nelle tre forme di
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difesa: antiaerea, antisommergibile e di superficie, simulando i possibili scenari di impiego in contesti di minaccia convenzionale e asimmetrica. “Il Mediterraneo è un mare ad alta densità di traffico e le unità della nostra flotta devono essere in grado di costruire e mantenere la Recognized Maritime Picture, ovvero un quadro con il quale noi siamo al corrente di tutto ciò che naviga sopra e sotto la superficie delle porzioni di mare di interesse nazionale” - ci ha spiegato il capitano di vascello Andrea Ventura, Comandante della portaerei Cavour - “questa nave è inserita in un gruppo di battaglia Carrier Vessel Battle Group (CVBG), all’interno del quale, a seconda della missione, possono alternarsi diverse tipologie di navi. Oggi stiamo operando congiuntamente con l’incrociatore portaeromobili Garibaldi, i cacciatorpediniere Durand de la Penne
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e Doria, le fregate Zeffiro e Fasan, i pattugliatori Libra e Borsini e il rifornitore di squadra Etna.” La formazione navale si è addestrata a fronteggiare una minaccia aerea ad opera di quattro MiG-23 della nazione nominata Charlie, simulati da altrettanti EFA-Typhoon dell'Aeronautica militare, mentre altri quattro Typhoon in ruolo Combat Air Patrol (CAP), controllati dal gruppo navale, agivano a difesa della flotta, supportati dagli AV-8B Plus del Cavour, pronti allo scramble. La gestione del teatro operativo avviene all'interno della Centrale Operativa di Combattimento (COC) della portaerei, impostata per fornire al Cavour ed allo staff del Comando in Capo della Squadra Navale, una spiccata capacità di Comando, Controllo e Comunicazione (detto anche C3). Scopo di queste esercitazioni sta anche nell’addestramento congiunto, necessario e continuativo, tra il personale del Gruppo Aerei imbarcati, di stanza nell’aeroporto di Grottaglie in provincia di Taranto e l’equipaggio della nave. Essi devono formare un connubio indissolubile tra velivoli e portaerei, per poter operare efficacemente ed in sicurezza, e questo richiede il dovuto addestra-
mento da parte dei piloti, degli equipaggi di volo, ma anche delle squadre di ponte, della Centrale Operativa di Combattimento, della plancia e i nuclei di manutenzione, antincendio, di tutti coloro che concorrono a creare il corpo unico della portaerei, un assetto in grado di proiettare le forze anche a lunga distanza. La Portaerei Cavour è in grado di disporre di una cospicua componente di equipaggi e specialisti di volo, staff di Comando, personale sanitario e fanti di Marina della Brigata Marina San Marco. Una volta a bordo il personale diviene a tutti gli effetti parte dell’equipaggio della portaerei. Allo stesso modo la nave dispone di un certo numero di AV-8B Plus e di elicotteri che rappresentano il vero e proprio “sistema d’arma” della portaerei. "In questi giorni l'equipaggio della nave è composto da circa 500 persone, anche se a bordo siamo normalmente 600 e la differenza è composta dal personale della componente aerotattica imbarcata" – ci illustra il comandante Ventura – "i posti branda totali sono 1204, il che significa che quando partecipiamo ad attività che possono essere di varia natura, anche non esclusivamente di carattere aeronavale, abbiamo lo spazio per l’imbarco di ulteriori componenti specialistiche. Ad esempio nel gennaio 2010,
durante l’operazione umanitaria White Crane in soccorso alla popolazione di Haiti colpita da un devastante terremoto, è stata imbarcata a bordo del Cavour un'importante equipe sanitaria e di supporto logistico che, nell'arco di pochissimi giorni, è stata dislocata sul luogo di intervento”.
Gruppo Aerei imbarcati (GRUPAER): la componente ad ala fissa I compiti principali degli AV-8B Plus di GRUPAER vanno dalla difesa della flotta alla proiezione della forza a lunga distanza, dall’interdizione in territorio ostile al supporto alle truppe di terra come la Brigata Marina San Marco. Durante la pianificazione di un imbarco, il Servizio Operazioni ed il Servizio Tecnico del GRUPAER valutano e coordinano una serie di predisposizioni con l’obiettivo di coprire le esigenze operative e tecnico/logistiche necessarie per garantire l’attività di volo a bordo della portaerei. Nello specifico vengono pianificate tipologia di supporto tecnico, quantitativi di parti di rispetto da impiegare, definiti gli obiettivi addestrativi che si vogliono conseguire, e numero di personale militare (piloti e manutentori) da imbarcare. Il personale manutentore viene suddiviso in squadre di lavoro, al fine di garantire attività di volo continuativa per almeno 12 ore,
AV - 8B Plus in fase di decollo dalla portaerei Cavour.
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impiegando le successive ore della giornata per attività manutentiva degli aeromobili. "Il GRUPAER è una realtà molto dinamica, nel corso dell’anno imbarchiamo almeno 4 o 5 volte a bordo della portaerei, comprendendo anche brevi periodi come in questo addestramento di Reparto, che rappresenta un’occasione da sfruttare al massimo per aggiornare le qualifiche ai decolli/appontaggi da unità portaeromobili - Caratteristica Bravo (Carrier Qualification) - in arco diurno e notturno per i piloti del Gruppo, essenziali per la componente aerotattica imbarcata che opera dal mare e sul mare" - spiega il comandante del GRUPAER, capitano di fregata Fabio Marzano “così come è importante il conseguimento della predetta qualifica da parte dei nuovi piloti che, terminato il ciclo di addestramento propedeutico a terra (Field Carrier Landing Practice N OT I Z I A R I O
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FCLP), dovranno affrontare la loro "First Qual" (il conseguimento per la prima volta della Caratteristica Bravo) sul ponte della nave”. I piloti di nuova formazione, provenendo dalle scuole di volo della marina statunitense, effettuano la conversione sul velivolo AV-8B Plus negli Stati Uniti, presso lo squadrone VMAT-203 che opera dalla base dei Marines di Cherry Point (North Carolina), rientrando in Italia con un livello addestrativo già avanzato. Per questo motivo GRUPAER è dotato di soli 2 velivoli biposto TAV-8B, che vengono impiegati generalmente per voli di mantenimento basici e riprese del volo dopo lunghi periodi di inattività, in particolare: "in base ai cicli di manutenzione in questo momento abbiamo in linea un solo velivolo biposto. Si favorisce prevalentemente l’efficienza della variante monoposto operativamente più significativa (dotata di radar, radar
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Warning Receiver – RWR, più agganci sub-alari, possibilità di installare il Targeting POD - TPOD), motivo per il quale i piloti operano prevalentemente sul monoposto" ci spiega il comandante Marzano. Generalmente i piloti del GRUPAER volano circa 150 ore annue, compensando con il simulatore per quelle missioni particolarmente complesse, non sempre facilmente coordinabili per tipologia e numero di velivoli coinvolti, al fine di raggiungere l'obiettivo di 180 ore. Annualmente sono previsti due rischieramenti a Decimomannu, per campagne addestrative ACMI (Air Combat Maneuvering Installation) Aria-Aria e per addestramento Aria-Suolo che si aggiungono alle esercitazioni tipo Mare Aperto e al TLP (Tactical Leadership Programme) presso Albacete in Spagna.Tuttavia, considerando il ruolo principale del GRUPAER nel suo impiego sulla portaerei, il bordo rappresenta la realtà operativa più pagante dove poter effettuare addestramento ad attività reale. In particolare, è possibile identificare un certo numero di figure importanti, che gestiscono nel quotidiano le operazioni di volo a bordo della portaerei (il capo servizio aeromobili - Air Boss, il Flight Deck Officer – FDO, l’ufficiale controllo voli – UCV, il Landing Signal Officer – LSO). Tra queste risulta particolarmente rilevante il LSO, figura qualificata e ricoperta da pilota di AV-8B di provata esperienza, che nel corso delle operazioni di volo degli AV-8B è addetto al monitoraggio e controllo degli aeromobili nell’immediata vicinanza dall’unità
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navale durante le fasi di decollo, avvicinamento ed appontaggio. Nello specifico, spiega il comandante Marzano,“durante le fasi di appontaggio, il LSO istruisce il pilota sulla quantità minima di carburante con cui effettuare l’appontaggio (Set State), valuta e fornisce indicazioni via radio per correggere la velocità di avvicinamento, la quota, il sentiero di discesa, l'altezza del velivolo sul ponte di volo in fase di hover e comunica al pilota il momento esatto in cui togliere potenza al motore (manetta ad idle) per assicurare un corretto touch down sullo spot precedentemente assegnato”. Le prestazioni degli aeromobili, infatti, variano da velivolo a velivolo “in base a dei parametri pre-calcolati quali RHOV (Relative Hover) e RJPT (Relative Jet Pipe Temperature). L’RHOV è un numero di riferimento che rappresenta le prestazioni del motore in termini di Hover, nello specifico si tratta della sua capacità a lavorare al di sopra di un datum minimo di riferimento (più il numero è alto, più il motore è prestazionale). L’RJPT, invece, è un numero legato alla capacità del motore di lavorare più freddo rispetto ad un datum di riferimento, è generalmente un numero negativo espresso in gradi di temperatura (un dato negativo alto esprime perciò un motore dalle buone prestazioni)” aggiunge il comandante Marzano. “Sempre il LSO calcola e comunica i parametri per un corretto decollo del velivolo, che vengono mostrati al pilota attraverso una tabella - per minimizzare le comunicazioni radio - poco prima del decollo stesso. I parametri comunicati sono: il gross weight (peso velivolo), nozzles (gradi degli ugelli da impostare per il decollo), deck run (distanza dalla prora),
e trim setting (angolo di trim dello stabilizzatore orizzontale). I valori riportati sulla tabella sono il risultato di una serie di calcoli effettuati dal LSO, che in funzione di una serie di variabili (quali temperatura, pressione, carichi alari, carburante, parametri motore, vento sul ponte di volo) garantiscono il corretto distacco e rateo di salita dell’aeromobile in fase di decollo”. Sulla base dei risultati ottenuti, il LSO richiede la direzione e l’intensità del vento relativo sul ponte di volo, coordinando con l’unità (comandante o ufficiale in comando di guardia) la rotta e velocità della stessa per consentire il decollo/appontaggio dei velivoli. Le operazioni dei velivoli aerotattici imbarcati possono essere condotte in regime di Green Water oppure Blue Water. “Per Green Water si intendono operazioni condotte ad una distanza che consenta il raggiungimento di un aeroporto alternato a terra, in caso di malfunzionamenti/avarie o problematiche della nave a ricevere i velivoli. Tuttavia non potendo sempre operare a distanza raggiungibile dalla costa, possono essere autorizzate operazioni Blue Water, durante le quali il pilota ha a disposizione da uno a due tentativi per appontare prima di effettuare una eventuale eiezione controllata per il successivo recupero da elicottero, motivo per cui serve un continuo addestramento a bordo. Tutte le Marine d’altura dotate di portaerei operano in questi due regimi Green vs Blue water”. Di massima l’attività operativa reale, che presume il posizionamento dell’unità a distanza di sicurezza dalla costa, viene condotta in regime Blue Water. Nel corso della più recente campagna operativa del GRUPAER, la Unified Protector nei cieli della Libia, gli otto Harrier imbarcati sulla portaerei Giuseppe Garibaldi hanno condotto circa 4 mesi di operazioni Blue Water, per un totale di circa 1200 ore di volo. Inizialmente in ruolo CAP, Combat Air Patrol, per il rispetto della no-fly zone istituita, e in assenza di una credibile minaccia aerea, le missioni furono riconvertite in interdizione aerea e ricognizione (Recce), come spiega il comandante Marzano: "con l'ausilio del Pod Litening II della Northrop Grumman, sia per la ricognizione di particolari zone di interesse, sia per
identificare ed illuminare obiettivi a terra per l’impiego di armamento di precisione (a guida Laser o GPS)”. L'Harrier è una macchina molto versatile ed apprezzata, monta un potente motore Turbofan da 23.400 libbre di spinta senza postcombustione, si pensi che l'F-16 supera le 25.000 libbre con postbruciatore. La potenza dell’AV-8B è erogata al 50% dagli ugelli freddi, quelli anteriori alimentati dal fan e 50% dagli ugelli caldi, quindi a valle della camera di combustione e della turbina. Questa caratteristica conferisce al velivolo spiccate doti di accelerazione e manovrabilità a media-bassa quota, comportando tuttavia una diminuzione di potenza salendo ad alte quote (circa 40.000 piedi) a causa dell’aria più rarefatta. Ne deriva un’attenzione particolare da parte del pilota in termini di gestione dell’energia (energy management) in particolare in ruolo Aria-Aria, che quindi necessita di esperienza ed abilità. La Marina, grazie ad un memorandum of understanding con la controparte americana, impiega le unità anfibie US (LHD) che transitano per il Mediterraneo per trasferire alcuni velivoli presso MCAS Cherry Point (NC), dove vengono sottoposti ad un Planned Maintenance Interval (PMI), ovvero un intervento invasivo di manutenzione orientato a trattare l’intera cellula da eventuali ossidazioni e corrosioni, oltre ad effettuare l’aggiornamento dei velivoli alle ultime versioni software. Interventi software e di aggiornamento della cellula vengono condotti in parallelo in Italia anche sugli aerei rimanenti ad opera della ditta Leonardo a Grottaglie, al fine di mantenere la configurazione dei velivoli italiani sempre allineata con quelli della flotta americana. Il personale tecnico del GRUPAER, invece, provvede al controllo dei velivoli tramite le ispezioni periodiche, orarie o calendariali, tra le quali la più importante è quella chiamata “fase”, attività manutentiva condotta ogni 200 ore di volo. La “fase” consiste in un controllo approfondito di quasi tutto il velivolo, struttura, motore, avionica e impianti. E’ il fermo macchina piu’ importante a carico del GRUPAER. Attualmente gli AV-8B Plus utilizzano il software nella versione H6.1, in attesa di ricevere entro l'anno l’aggiornamento Block Development H6.2. Nell’ambito del Programma AV-8B, il Joint Program Rifornimento in volo di un AV - 8B Plus.
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Office (JPO) americano, presso il quale lavora anche personale della Marina italiana, opera costantemente per assicurare che gli aggiornamenti hardware e software vengano puntualmente rilasciati ai partner di programma, quali USMC, Marina Militare italiana e Marina Spagnola. In aggiunta "negli scenari moderni vi è una netta predilizione per gli armamenti di precisione, quindi si opera costantemente impiegando armamento a caduta a guida GPS, laser o mista, oltre a missili Aria-Aria per l’autodifesa. L’ AV-8B non è un velivolo che nasce per la superiorità aerea, lo sappiamo, tuttavia grazie alla dotazione e capacità di impiego dei missili AMRAAM, siamo in grado di svolgere egregiamente il nostro compito istituzionale primario, la difesa della Flotta". Nel campo della difesa della Flotta, la componente aerotattica imbarcata opera principalmente al di fuori della portata massima degli armamenti della nave o del dispositivo navale che la contiene, creando così una vera e propria difesa stratificata al fine di evitare penetrazioni dall’esterno. Il livello di protezione più esterno è assicurato dagli AV-8B, con l’obiettivo di contrastare qualunque minaccia proveniente dal cielo o dal mare, svolgendo missioni di Defensive Counter Air – DCA contro velivoli attaccanti e/o Naval Strike (APCMO - Air Power Bordo della portaerei Cavour. Primo piano di uno specialista di volo, sullo sfondo un AV - 8B Plus, pronto al decollo.
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Contribution to Maritime Operations) contro unità navali di superficie. A seguire esistono altri strati (layer), quali i sistemi d’arma lungo e medio raggio del dispositivo navale, sino ad arrivare ai sistemi di “difesa di punto” (Close-in Weapon System). Nel campo dell’armamento impiegato dai velivoli AV-8B, con particolare riferimento a missioni di Naval Strike, vengono utilizzati i missili Aria-Superficie AGM-65F Maverick a guida IR oppure le bombe a guida laser (GBU-12) o mista laser/GPS (GBU-54). Queste ultime vengono rilasciate su iniziali coordinate GPS, che vengono successivamente aggiornate dal designatore laser del velivolo in fase finale di guida. In missioni di supporto delle truppe a terra (Close Air Support – CAS), in aggiunta all’armamento di precisione, risulta ancora valido l’impiego dei tradizionali armamenti a caduta libera, il cannone e le razziere Zuni da 5 pollici (5-inch FFAR) in dotazione agli AV-8B: "l’impiego dell’armamento in missioni di supporto alle truppe, dipende dal tipo di CAS e dalla minaccia sul terreno. Ci sono scenari dove è possibile impiegare armamento a caduta non di precisione (General Purpose bombs) piuttosto che bombe guidate, oppure i razzi o la gun da 25mm, utile a volte per fermare il fuoco nemico e farne desistere l’avanzata" aggiunge il comandante. Il cannone GAU12U dell'AV-8B è contenuto in due gondole installabili sotto la pancia del velivolo, in quella di sinistra è alloggiato il cannone Gatling a 5 canne rotanti per colpi da 25mm, mentre in quella di destra sono contenute 300 cartucce a
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maglia continua (linkless). Il cannone è ottimizzato per un impiego Aria-Suolo in quanto la linea di tiro è depressa di circa 2°, caratteristica che porta un vantaggio nelle operazioni di attacco al suolo (tipo CAS) a scapito tuttavia di un impiego Aria-Aria dove una impostazione a zero gradi o di qualche grado verso l’alto (tilted up) risulterebbe più utile nel combattimento aereo ravvicinato (dogfight). "Per queste ultime missioni, ci addestriamo anche in campo dissimilar con velivoli non AV-8B, in particolare con gli aerei dell' Aeronautica militare tipo AMX, Typhoon e abbiamo anche effettuato dogfight con l’F-35A. Manteniamo una costante collaborazione con i colleghi dell’Aeronautica nell'attività addestrativa quotidiana".
Puntando verso la quinta generazione Al giorno d'oggi gli AV-8B, classificabili come di terza generazione avanzata, si trovano a competere in un'arena di velivoli di quarta generazione, come l'Eurofighter, e di quinta generazione come i moderni F-35: “Con il velivolo F-35, sarà possibile effettuare missioni complesse tipo COMAO (Composite Air Operations) in modo più efficiente che oggi richiedono la partecipazione di molte piattaforme “legacy”, ciascuna delle quali svolge un ruolo ben specifico. Grazie all’elevato contenuto tecnologico dei
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sistemi di bordo e alla moderna sensoristica, che fornisce al pilota una Situation Awareness completa ed aggiornata (sensor fusion), le peculiarità di questo nuovo velivolo proietteranno la Marina e la Difesa verso un futuro di nuove capacità sul mare e dal mare a terra in occasione di operazioni isolate in alto mare, che oggi il velivolo AV-8B+ svolge limitatamente ad alcuni ruoli” continua il comandante “la quinta generazione rappresenta un vero salto quantico in termini di capacità esprimibili rispetto ad una terza o quarta generazione di velivoli”. Parlando di complessità di volo, l’F-35B sarà più semplice da pilotare rispetto all'AV-8B, grazie all'altissimo livello di automazione, tuttavia il workload del pilota nella gestione dei sistemi di bordo e la conoscenza degli stessi saranno oggettivamente più complessi. Un aereo di nuova generazione anche sotto l'aspetto manutentivo, dove gli sforzi progettuali sono stati incentrati verso la semplificazione dei processi, in modo da garantire più efficienza e operatività. La sostituzione del motore dell' F-35B, ad esempio, si effettua sfilandolo da dietro, mentre per il velivolo AV-8B è necessario sollevarlo rimuovendo preventivamente l’intero assieme alare. La Marina ha programmato la sostituzione degli AV-8B con 15 F-35B a decollo corto e atterraggio/appontaggio verticale (STOVL – Short Takeoff and Vertical Landing). “Entro la fine del 2023 è programmato il ritiro dal servizio di tutti gli AV-8B della Marina militare. Esiste un piano di phase-in F-35B e di phaseout AV-8B, orientato ad un numero di
AV-8B in diminuzione nel corso dei prossimi anni in concomitanza con la consegna progressiva degli F-35B. Già dal 2018 verranno dismessi i primi AV8B. Contestualmente a fine 2023, con il previsto ritiro dei velivoli AV-8B, avremo un numero di F-35B tali da assicurare alla Forza armata e alla Difesa una capacità operativa iniziale, al fine di operare senza soluzione di continuità”. Lo Stato Maggiore della Difesa ha approvato l'invio dei primi tre F-35B negli Stati Uniti per scopi addestrativi. Attualmente il primo velivolo STOVL italiano (BL-01), M.M.7451, numero di fiancata 4-01 è stato trasferito dagli stabilimenti FACO di Cameri alla Naval Air Station di Patuxent River, Maryland, per eseguire i test di compatibilità elettromagnetica. Al termine dei test, il velivolo verrà trasferito presso la base dei Marines di MCAS Beaufort, South Carolina, dove ha sede il Pilot Training Center dei Marines per la variante “B” (STOVL), dove negli anni a seguire verrà raggiunto anche dalla seconda e terza macchina, al fine di iniziare l’addestramento dei piloti italiani: "nell’opera di formazione dei piloti italiani alla variante STOVL, la vicinanza con i Marines americani, che impiegano il velivolo già da qualche anno e hanno già dichiarato l’Initial Operational Capability (IOC) nel 2015, ci consentirà di massimizzare la learning curve partendo già con una marcia in più nel raggiungimento rapido di una capacità aerotattica imbarcata, elemento abilitante per conferire alla portaerei italiana il rango di assetto strategico per la difesa nazionale". I processi per la transizione del personale
(equipaggi di volo, specialisti della manutenzione e personale nave) sulla nuova linea sono già attivi. Entro la fine del 2020 i tre velivoli rientreranno in Italia, contestualmente con il completamento della certificazione della portaerei in USA. Nave Cavour dovrà effettuare dei lavori di adeguamento al JSF a partire da gennaio 2019 che dovrebbero completarsi nel 2020. Al termine saranno effettuati dei test di certificazione velivolo-nave, che daranno il via all’impiego dell’F35B da bordo. "In realtà la nave è perfettamente operativa, è stata progettata per ospitare il velivolo AV-8B e, successivamente, gli F-35B. Ci saranno degli adeguamenti, in quanto al momento della progettazione ed impostazione dell’unità non erano ancora completamente conosciute alcune peculiarità del velivolo F-35B, a quel tempo ancora in fase di sviluppo, che sono emerse negli anni" ci spiega il comandante Andrea Ventura. Dal punto di vista logistico, l’integrazione a bordo e le capacità net-centriche del velivolo F-35 imporranno la creazione di aree dedicate alla preparazione della missione che saranno collegate via satellite a centri a terra e richiederanno quindi una dedicata infrastruttura tecnologica di scambio dati, attualmente non presente. Gli interventi prevedono la rimodulazione degli spazi attualmente già disponibili, dotandoli delle apparecchiature info-logistiche impiegate dal velivolo. Forte del bagaglio di conoscenza ed esperienza maturato sino ad oggi, nave Cavour, ammiraglia ed orgoglio della Marina militare italiana e della Difesa, si prepara ad affrontare l'importante e complesso salto generazionale che un "game changer" come l'F-35B le richiede. Questo permetterà di rinsaldare, nelle decadi a venire, il legame indissolubile nave-velivolo che conferisce alle operazioni di proiezione della forza dal mare e sul mare, un alto valore strategico militare e diplomatico per il Paese.
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Il ritovamento del sommergibile Guglielmotti
Durante l’esplorazione dei fondali marini, nel Mar Tirreno, nave Gaeta ritrova il relitto del sommergibile Guglielmotti, affondato da un dragamine inglese più di 100 anni fa
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di Emanuele Bianchi
el mese di agosto il cacciamine Gaeta della Marina militare ha localizzato, durante l’esplorazione dei fondali marini nel mar Tirreno, il relitto del sommergibile Guglielmotti, affondato da un dragamine inglese più di 100 anni fa. Lo scafo giace a 400 metri di profondità, in una posizione compresa fra l’isola di Capraia e quella di Capo di Corso. In seguito la scoperta è stata confermata da un’altra nave della Forza armata, il Rimini, che si è avvale dei nuovi veicoli Multipluto: unità subacquee filoguidate, dotate di telecamere, in grado di operare a grandi profondità. I due minisommergibili a comando remoto hanno permesso di identificare il battello, confermando l'identità del relitto che appare adagiato sul fianco mostrando, ben riconoscibile, il cannone di prora. N OT I Z I A R I O
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Il Guglielmotti fu affondato - per errore - il 10 marzo del 1917 dallo sloop inglese HMS Cyclamen, che lo scambiò per un battello tedesco. In quei giorni il sommergibile salpò dal porto di La Spezia, con destinazione Brindisi, per affiancarsi alla Seconda Flottiglia nelle operazione in Mare Adriatico. Durante la navigazione notturna, nei pressi dell’Arcipelago Toscano, alle 22 circa, il Guglielmotti entrò in contatto visivo con il dragamine inglese Cyclamen. Il battello della Royal Navy confuse il sommergibile italiano per un U-Boat tedesco e aprì il fuoco centrando con un colpo la torretta del Guglielmotti. Il Cyclamen infine speronò ed affondò il sommergibile causando la morte di metà del personale di bordo. Solo dopo aver soccorso i superstiti il comandante del dragamine britannico
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si accorse di aver attaccato un battello alleato. In quell’occasione persero la vita due ufficiali, quattro sottufficiali, sette tra sottocapi e marinai e un operaio del cantiere di costruzione. A suo tempo il Guglielmotti rappresentava una delle prime unità subacquee ad elevato dislocamento. Fu varato il quattro giugno 1916 e consegnato nel dicembre dello stesso anno. Lungo 65 metri, largo oltre 6, era dotato di due motori diesel da 2000 cv, più due propulsori elettrici da 900 cv che permettevano la navigazione ad Sopra: una foto storica del sommergibile Guglielmotti. Nella pagina accanto in alto: il cacciamine Gaeta che ha partecipato al rirovamento del relitto, a seguire, un’immagine del Guglielmotti ripresa dalle apparecchiature di bordo.
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una velocità di superficie di circa 15 nodi e di 9 in immersione. Oggi le moderne unità della Marina militare sono compatibili con le funzioni duali e complementari della Forza Armata: in grado sia di garantire prontezza operativa sia flessibilità tattica per adempiere, quotidianamente e in maniera efficace, ai compiti di difesa del Paese "sul mare e dal mare” e anche di svolgere una gamma di attività e operazioni che spaziano dal sociale, al-
l’umanitario, all’ambientale, allo scientifico e in tutti i settori d’interesse della collettività. Nello specifico nave Rimini e nave Gaeta - come i nuovi cacciamine che andranno a sostituire le unità classe Lerici e Gaeta - nascono originariamente per individuare, disinnescare e distruggere mine navali, per ospitare personale palombaro e sanitario, affiancando le operazioni del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) e del Gruppo Opera-
tivo Incursori (G.O.I), ma possono anche svolgere rilievi dei fondali marini, ricerche, localizzazioni e ispezioni di siti archeologici subacquei e di relitti, per fini di ricostruzione storica. Nave Gaeta ha anche individuato il relitto del sommergibile Saracen, rinvenuto nel 2015 (ad opera di una spedizione subacquea privata) affondato il 14 agosto 1943, nei pressi di Bastia dalle corvette della Regia Marina Italiana, Euterpe e Minerva.
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Pubblicistica militare: una risorsa per la comunicazione istituzionale
Alla Marina è stato assegnato il 1° premio di categoria con il “Calendario Storico 2018 - Ricordare il passato, costruire il futuro” e il premio speciale alla Rivista Marittima per i suoi primi 150 anni
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di Giovanna Scotton
iva, fiorente e in ottima salute: è l’editoria della Difesa, protagonista della 3^ Edizione dei Premi Nazionali della Pubblicistica Militare che, il 14 giugno, ha chiamato a raccolta autorità di spicco presso il Comando Carabinieri Legione Lazio. Strumenti fondamentali per tramandare memoria storica, esperienze professionali e identità di appartenenza, l’informazione e la pubblicistica istituzionale si sviluppano oggi, sempre più, verso nuove forme di comunicazione professionali ed artistiche. Curata dall’Istituto Italiano di uniformologia iconografia e pubblicistica storico militare “Quinto Cenni”, la manifestazione si rivela un’opportunità importante di incontro, aggregazione e confronto tra le Forze Armate, confermando ed evidenziando unità di valori e intenti, pur nella specificità delle diverse Armi. Preceduta dalla deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti dell’Arma dei Carabinieri, la manifestazione ha assegnato numerosi riconoscimenti, suddivisi per categorie. Presenti, tra gli altri, il Comandante della Legione Carabinieri Lazio, generale di divisione Andrea Rispoli, il generale di brigata Lucio Morgante (Stato Maggiore Difesa), il generale di corpo d’armata Giuseppe Nicola Tota (Esercito), l’ammiraglio di squadra Dario Giacomin, il generale di corpo d’armata Mario Buscemi (Presidente Assoarma) e Paolo Pierantozzi, presidente dello IUISM (Istituto di Uniformologia Iconografia e Pubblicistica Storico Militare). N OT I Z I A R I O
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Molti i prodotti editoriali a concorrere un viaggio tra passato e presente, storia nelle diverse categorie: editoria, calene contemporaneità, dalla Grande Guerra dari storici e periodici della categoria ad oggi, scatti che ritraggono la storia Ministeri e Stati Maggiori delle Forze di navi, aerei, sommergibili, basi navali Armate, a cui si aggiungono prodotti e raccontano la vita vissuta di uomini, ed elaborati di numismatica, filatelia e eroi quotidiani con storie speciali. cinematografia, appanE riemerge forte quello naggio questi ultimi di spirito di collaborazione e di sostegno interforze Stati Maggiori, Istituche fu il vero protagozioni nazionali e RAI. nista delle gesta militari Sul podio anche la MaCollaborazione della Grande Guerra, rina militare, con il 1° tra Armi, la cui vittoria compie premio di categoria al oggi cent’anni. Conflitto suo “Calendario Storico oggi come allora, immane e tremendo, 2018 Marina militare – valore base di un coinvolse in modo toRicordare il passato, Sistema-Paese costruire il futuro” e il tale e intenso tutte le premio speciale alla RiForze Armate e costruì vincente vista Marittima, per lo nelle trincee, nei cieli e a bordo delle navi, speciale “150° Anniverammiraglio Dario Giacomin l’unità di intenti e valori sario della Rivista Mache sono tuttora la rittima, 2018”. base del senso di apSuggestiva la motivapartenenza e dell’idenzione del premio al catità del nostro Paese. lendario, descritto come “una macchina Emozionante, sul palco, il fuori-prodel tempo che crea un legame inscindibile gramma che ha coinvolto il generale tra presente e passato”, grazie al potere Tota e l’ammiraglio Giacomin, protaevocativo delle immagini storiche e gonisti di un simbolico passaggio di tecontemporanee. stimone di memoria storica e collabo12 mesi e 24 immagini prendono per razione fraterna tra Armi. mano il lettore e lo accompagnano in
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Rivista contribuisce - più che mai oggi, nel “secolo blu” - a spiegare dinamiche ed equilibri internazionali, in cui gli eventi della terraferma, si giocano sempre più sul mare. “Ringrazio l’Esercito per aver citato la Marina nel suo libro” ha detto l’ammiraglio Giacomin, sottolineando il valore della collaborazione interforze, per la vittoria di tutta la nazione. “La sconfitta di Lissa – ha continuato l’ammiraglio è stata riscattata il 10 giugno 1918 a Premuda dai MAS di Rizzo e Aonzo che arrestarono il pericolosissimo tentativo della flotta austro-ungarica di forzare il blocco navale, senza farla più uscire dai porti fino alla fine della guerra, confermando il dominio dell’Italia sul mare. Fu la premessa strategica
Oggetto del tandem, il libro “Non chiamatelo fiume”, presentato dall’Esercito, una graphic novel che racconta, nelle sue tavole ad alto impatto emozionale, la storia del fronte italiano, celebrando anche la funzione di cerniera a mare dei Fanti di Marina, a sostegno della linea del Piave. Un ruolo fondamentale che protesse, con efficacia e determinazione, la difficile costa adriatica: navi, sommergibili, fanti, aerei e treni armati contennero la flotta nemica e assicurarono l’afflusso dei rifornimenti all’Italia, messi a rischio dagli U-boot tedeschi. Un impegno strategico tramandato in
150 anni di pensiero editoriale della Rivista Marittima. Nata il 1° aprile 1868, all’indomani di Lissa, per iniziativa del Ministro della Marina, ammiraglio Augusto Riboty, uomo di estesa visione strategica, convinto assertore del ruolo fondamentale della Marina e della politica marittima, per il nostro Paese, la
per la vittoria della Battaglia del Solstizio e per quella decisiva di Vittorio Veneto. Un successo – ha concluso l’ammiraglio – frutto di una strategia integrata e collaborativa che le Forze Armate mettono da sempre a disposizione della Patria: quello che oggi chiamiamo Sistema-Paese”.
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Cinquant’anni di Maricenprog
di Federico Mariani
inquanta anni fa, nel 1968, nasceva a Roma il “Centro di Programmazione e Addestramento ai Sistemi Automatici di Direzione delle Operazioni di Combattimento della Marina militare”(Maricensadoc), con il compito di sovraintendere lo sviluppo del primo sistema di comando e controllo navale italiano e di curare l’addestramento dei futuri operatori, fornendo inizialmente supporto all’industria privata. Venne quindi costituito, presso la società Selenia, un primo nucleo di ufficiali di Stato Maggiore, con il compito di fornire supporto per la realizzazione del SADOC (Sistema Automatizzato Direzione Operazioni di Combattimento), nato come evoluzione nazionale dell’omologo statunitense, il Naval Tactical Data System (NTDS). Visti i riscontri positivi di questa prima esperienza, la Marina riconobbe l’esigenza di disporre di un proprio centro per lo sviluppo del software operativo e per gli studi concernenti l'architettura dei sistemi di comando e controllo SADOC. Per favorire un più stretto processo osmotico con gli operatori imbarcati, nel luglio 1970 Maricensadoc venne trasferito a Taranto, nel comprensorio del Centro di Addestramento Aeronavale, assumendo l’attuale denominazione: Centro di Programmazione della Marina (Maricenprog). L’importanza della sua storia e della sua attività sono state sottoli-
neate lo scorso 3 luglio, durante la cerimonia del 50° anniversario dalla fondazione. Presieduta dal Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Donato Marzano e presenziata dal prefetto della città di Taranto, dott. Donato Giovanni Cafagna, la breve ma significativa cerimonia ha permesso di riassumere i risultati raggiunti dal centro nello sviluppo e nel supporto al software operativo delle unità della Squadra Navale e di illustrarne le attività future. Il Centro, diretto dal capitano di vascello Massimo Finelli, è alle dipendenze gerarchiche del Comando C4S (Comando, Controllo, Computer, Comunicazioni e Sicurezza) della Squadra Navale, attualmente opera per l’aggiornamento ed adeguamento dei sistemi di comando e controllo di terza generazione (SADOC 3), che equipaggiano le Fregate Europee Multi Missione e la realizzazione del nuovo sistema (SADOC 4) destinato ad equipaggiare le unità di nuova costruzione. Il Centro fornisce inoltre l’expertise per la partecipazione a gruppi di lavoro Internazionali/Nato per lo sviluppo dei sistemi automatizzati di Comando e Controllo, nonchè il concorso all’addestramento del personale addetto alla condotta e manutenzione dei sistemi SADOC. Il Centro è anche coinvolto nell’ambito delle attività relative al Maritime Theatre Missile Defence (MTMD) forum, complementari a quelle del programma NATO Ballistic Missile Defence (BMD). In quest’ottica, con specifico rife-
rimento ai cacciatorpediniere della classe Orizzonte, l’adeguamento dei sistemi operativi di combattimento è parte di un processo di accrescimento per permettere alle unità air defence ship (ADS), una prima, seppur limitata, capacità BMD. Lo studio avviene in attesa della definizione delle capacità BMD marittime nazionali, che prevedono lo sviluppo dei sensori imbarcati, attraverso l’acquisizione di radar early warning e di sistemi d’arma con capacità di ingaggio di minaccia BMD. Maricenprog partecipa allo sviluppo e produzione dei software dei programmi operativi necessari alla “digitalizzazione del campo di battaglia”, nell’ambito del progetto interforze “Forza NEC”. L’ammiraglio Marzano durante il suo saluto ha ricordato come “50 anni fa la creazione del centro significò un salto di qualità per la Marina, che iniziò a dotarsi di un sistema operativo interamente nazionale sviluppato qui” ha poi continuato “il valore aggiunto fu lo spostamento a Taranto, vicino alle navi e agli operatori e all’interno del comprensorio Centro di Addestramento Aeronavale della Marina Militare, dove si formava il personale all’uso dei sistemi: una scelta efficace che ha permesso di unire le competenze dei tecnici sviluppatori alle esperienze del personale che impiegava i sistemi a bordo”. Taranto, 3 luglio 2018. L’ammirgalio Donato Marzano e il prefetto, dott. Donato Giovanni Cafagna, mentre scoprono la targa commemorativa del 50° anniversario di Maricenprog.
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Il Simulatore “F.A.T.S.”
Il Firearms Training System è un sistema computerizzato ideato per l’addestramento propedeutico all’uso delle armi da fuoco in poligono N OT I Z I A R I O
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di Angelo Luca Lombardo
l Battaglione Scuole Caorle della Brigata Marina San Marco, è dotato del simulatore di addestramento al fuoco “FATS” (Firearms Training System) che è un sistema computerizzato ideato per l’addestramento propedeutico all’uso delle armi da fuoco in poligono ed è situato presso la palazzina studi della caserma Carlotto a Brindisi. Il simulatore consente agli operatori-
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istruttori DT (direttore di tiro) di acquisire le procedure tecniche, tattiche e operative per lo svolgimento in sicurezza di un poligono a fuoco e la corretta esecuzione di tiri con le tecniche basilari ed avanzate di utilizzo delle armi in dotazione alla componente anfibia della Marina come l’arma lunga AR 70/90 (versione di arma precedente a quella attualmente impiegata ma con caratteristiche piuttosto simili) ed armi corte come la pistola Beretta mod. 92 FS. Grazie agli strumenti diagnostici e la consolle di controllo di cui è dotato,
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l’istruttore ha la possibilità di correggere gli errori commessi dagli operatori prima, durante e dopo il tiro al fine di far acquisire la corretta posizione e la corretta procedura durante il tiro, ciò ovviamente comporta una maggiore capacità di sopportare il peso dell’arma, migliorando quindi la resistenza fisica e la migliore qualità della mira, senza sottovalutare l’aspetto legato all’acquisizione delle dinamiche necessarie per operare in sicurezza durante attività reali. Il sistema ovviamente permette di essere impiegato a livelli di difficoltà
crescente e gli operatori lo possono impiegare sia in assetto leggero che con tutti gli equipaggiamenti in dotazione alla Brigata Marina San Marco in modo da poter prendere sempre una miglior confidenza con la giusta posizione dell’arma e gli ingombri. Gli scenari e gli esercizi che possono essere creati o modificati possono spaziare dalle gallerie di tiro, al tiro a segno fino alle modalità grafiche CGI (Computer Generated Imagery) cioè le immagini che vengono generate dal sistema in modalità automatica. E’ comunque necessario consi-
derare che pur esponendo i fucilieri a situazioni di addestramento quasi realistiche, attraverso la somministrazione di scenari, mutabili in base alle esigenze, rimane un simulatore in situazioni ambientali diverse dallo scenario naturale anche perché le condizioni pratiche in parte limitano il numero di operatori che possono impiegare contemporaneamente il simulatore.
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Dis...Corsi di navigazione il binocolo marino Continua la nostra rubrica, in questo articolo tratteremo il binocolo marino, strumento essenziale per la sicurezza della navigazione, annoverato nella lista dei mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza obbligatori
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di Paolo Giannetti
a presenza a bordo delle imbarcazioni di sofisticate apparecchiature elettroniche come il radar, il plotter, la cartografia elettronica, ecc., induce a pensare che alcuni strumenti “tradizionali” come il binocolo siano solamente oggetti di scarsa utilità, un “addobbo navale” da mostrare in barca o appendere al collo da ….comandante esperto. Il binocolo è invece uno strumento essenziale per la sicurezza della navigazione tanto da essere annoverato nella lista dei “mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza” obbligatori a bordo secondo il codice della navigazione: infatti, sia di giorno che di notte, è uno strumento ba-
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silare nella navigazione costiera per individuare punti cospicui come fari, fanali, mede e promontori e nella navigazione d’altura per rilevare altre navi o imbarcazioni ovvero pericoli non segnalati in superficie così da prevenire collisioni. E’ costituito sostanzialmente da due piccoli telescopi appaiati uno all'altro per essere usati con entrambi gli occhi. Entrambi sono costituiti da una coppia di lenti che avvicinano gli oggetti lontani e due prismi, che raddrizzano l'immagine che altrimenti sarebbe capovolta (figura 1 e 2 pag. successiva). Quali sono i parametri da prendere in considerazione nella scelta del binocolo di bordo? Il significato dei numeri Quando ci si riferisce ai tipi di binocolo, si utilizzano due numeri come, ad esempio, 7x35 oppure 10x50. Il primo numero indica il fattore di ingrandimento; in un binocolo 7x35 gli oggetti appaiano 7 volte più vicini, mentre
in un 10x50 l’aumento sarà di 10 volte. Il secondo numero indica il diametro delle lenti in millimetri; i binocoli 7x35 hanno le lenti di 35 millimetri di diametro mentre in un binocolo 10x50 le lenti misurano 50 millimetri. Dividendo poi il secondo numero per il primo, otteniamo il valore della "pupilla di uscita", cioè il diametro, in millimetri, del fascio di luce che giunge all'occhio. Nei nostri esempi 35 diviso 7 e 50 diviso 10 danno entrambi come risultato 5 millimetri. Maggiore è l'ingrandimento, meno luminosa è l'immagine, e, anche se l'immagine che si vede è più grande, l'angolo di campo è più stretto. Questo rende più difficile tenere l’oggetto osservato nell'inquadratura. Se si sceglie un binocolo con un fattore di ingrandimento 10x o maggiore, è probabile che abbiamo bisogno di un supporto su cui fissare lo strumento per dargli stabilità. Se invece si ha necessità di un angolo di campo più ampio, allora la scelta deve cadere su un fattore di ingrandimento minore. Altro fattore è il diametro delle lenti: maggiore è questo valore, più luce riusciranno a catturare. Questa caratteristica è importante nel caso di navigazione in condizioni di luce scarsa. Comunque è bene ricordare, di contro, che più le lenti sono grandi, più il binocolo è pesante. Solitamente i binocoli hanno delle lenti del diametro compreso fra 30 e 50 millimetri mentre i modelli più compatti hanno lenti di 25 millimetri di diametro o meno. I diametri superiori a 50 millimetri infine sono
utilizzati principalmente in astronomia. L’ultimo parametro con cui si distingue un binocolo è la pupilla di uscita: è sostanzialmente la distanza tra le lenti e gli occhi che non deve essere né troppo vicina né troppo lontana. Più è grande la dilatazione della pupilla e più luce arriverà all’occhio. L'occhio umano si dilata da 2 fino a 7 millimetri, in base alla quantità di luce disponibile e da ciascun individuo il quale dovrebbe conoscere la dilatazione media della propria pupilla e conseguentemente scegliere il valore più prossimo. Come si fa a calcolare la distanza della pupilla d’uscita? Semplice, se si è scelto il modello 10×50, basterà dividere 50 per 10 ottenendo 5. Il cinque indica che tra le lenti oculari e gli occhi, ci sono 5 millimetri. Se però le pupille sono diametralmente più piccole rispetto alle pupille d’uscita, si perderà parte della luminosità cercata nella scelta del modello 10×50. Alcuni binocoli, grazie alle conchiglie oculari rotabili, facilitano la visione permettono di regolare la giusta distanza tra le lenti e l’occhio. Bisogna precisare che le conchiglie oculari sono presenti in tutti i modelli perché hanno il compito di proteggere dalla luce ma solo le conchiglie oculari “rotabili” permettono la regolazione della distanza ideale. Per quanto detto il binocolo di gran lunga più utilizzato per usi marini è sicuramente il 7x50. Le lenti La maggioranza dei binocoli ha lenti di
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peggio dell'altro. Binocolo prismatico Tra i binocoli navali, quello prismatico è il più diffuso . Questi binocoli utilizzano i prismi, per raddrizzare l’immagine che altrimenti arriverebbe ai nostri occhi invertita. Ci sono due tipi di prismi: Prisma di Porro (figura 3): in questo caso, le lenti obiettivo sono più distanti dalle lenti oculari, e questo comporta una rotazione dell’immagine a 180° e un effetto 3D con gli oggetti più vicini. Le lenti sono più grandi e di conseguenza è più grande il binocolo. Prisma a tetto (figura 4): le lenti obiettivo sono allo stesso livello delle lenti oculari,
figura 1
vetro, le quali generalmente, anche se meno resistenti, producono immagini di miglior qualità, ma a un costo maggiore, rispetto a quelle di plastica. Il vetro però ha la proprietà di riflettere parte della luce che lo colpisce, ma questo fenomeno viene attenuato con un adeguato trattamento antiriflesso. I trattamenti antiriflesso sono codificati come segue: C significa che non tutta la lente, è stata rivestita con lo strato antiriflesso; FC significa che tutte le lenti sono state rivestite con un unico strato; MC significa che più strati ma solo in alcune zone della lente sono stati
figura 3
oculari in gomma già descritte per gli occhiali dovranno essere morbide o rimovibili.
Prova della distanza di messa a fuoco E’ una verifica che può essere effettuata facilmente inquadrando un oggetto vicino e di distanza nota. I binocoli possono essere messi a fuoco in due modi: la maggior parte di essi ha un meccanismo centrale a ghiera oltre a un correttore di diottrie nel caso in cui un occhio veda
figura 2
di conseguenza, le immagini non hanno lo stesso effetto che si potrebbe avere con un prisma di Porro, quindi, l’immagine sarà di una qualità inferiore, ma i binocoli saranno più compatti.I binocoli per velisti e di diportisti a motore sono soggetti a forti sollecitazioni esterne e possono facilmente cadere in mare o anche solo in barca a causa del mare mosso. Sono soggetti a cambiamenti repentini delle temperature e possono bagnarsi per eventuali spruzzi d’acqua: per questo è necessario che siano impermeabili (waterproof)
rivestiti; FMC significa che tutte le lenti sono state rivestite con più strati.
Gli oculari Le lenti dell'oculare dovrebbero essere a una distanza confortevole dagli occhi, e con l’uso di occhiali la distanza dovrebbe essere ancora maggiore. Questa distanza si chiama "estensione del campo visivo posteriore dell’oculare" (eye relief), e normalmente varia fra i 5 e i 20 millimetri (con occhiali 14-15 mm o maggiore), dato che la maggior parte degli occhiali sta a 913 millimetri dall'occhio. Le conchiglie N OT I Z I A R I O
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figura 4
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o almeno resistenti all'acqua (water-resistant). In combinazione con il cambiamento repentino delle temperature può inoltre accadere, in caso di binocoli non impermeabili, che le lenti interne e/o esterne si appannino rendendo lo strumento inutilizzabile.
mento dei punti cospicui e del punto nave. Con la bussola integrata, le informazioni appaiono in calce all'immagine osservata rendono possibile l’individuazione di una rotta da seguire legata ad un oggetto. (figura 5)
La bussola incorporata I binocoli con bussola permettono un miglior orientamento, e non solo, perché
figura 6
alcuni modelli, sono anche dotati di reticolo, che consente di rilevare la distanza di oggetti di altezza nota facilitando il rileva-
Binocolo con telemetro Il telemetro è un misuratore di distanza, che permette di conoscere quanto è distante un oggetto - di altezza nota- che stiamo osservando. E’ costituito da un reticolo verticale sviluppato per applicazioni militari la cui spaziatura tra le tacche numerate corrisponde a un angolo milliradiante. Un milliradiante (mil) corrisponde a 1m alla distanza di 1 chilometro. La formula per conoscere la distanza dell’ oggetto (chiamato in gergo bersaglio) è la seguente:
Altezza Bersaglio x 1000 N° mil
figura 5
= Distanza
Per esempio : se l’altezza dell’ imbarcazione (vedi figura 6) è 2,60 m ed occupa - sul reticolo – 3,5 mil, la sua distanza è di 750 m circa.
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a Marisicilia Cup non è solo vela, non è solo regate. E’ tanto altro. E’ soprattutto tradizione, legame col territorio, voglia di sviluppo dal mare, per il mare e sul mare. A confermarlo la IV edizione, disputata dal 22 al 24 giugno ad Augusta, nella sede del Comando Marittimo Sicilia. Un avvenimento contenitore sviluppato tra incontri ed eventi a sfondo socio culturale che hanno avuto come comune denominatore il mare e la tradizione marinara. Attraverso queste il consoliN OT I Z I A R I O
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IV edizione del Marisicilia cup di Rosario Naimo
Un fine settimana dedicato all’identità territoriale e al mare
damento della sinergia tra Forza armata e territorio: “Questa è stata una manifestazione fortemente voluta dalla Marina militare – ha affermato il Comandante Marittimo Sicilia, contrammiraglio Nicola De Felice – per avvicinare la popolazione siciliana alla
Marina e mettere in risalto un territorio a chiara vocazione marinara per uno sviluppo sul mare e per il mare”. Un’edizione, quella di quest’anno, che è andata in archivio con numeri più che esaltanti, in particolare per quanto riguarda la partecipazione della popola-
zione. La manifestazione ha preso il via lo scorso 22 giugno con un incontro sullo “Sviluppo portuale di Augusta per la crescita della Sicilia” tenutosi a bordo della nave Palinuro. Al centro del dibattito i temi che caratterizzano la “Blue Economy” con particolare attenzione alla crescita economica locale e nazionale, partendo dalle eccellenze territoriali, dalla cantieristica, dal turismo, dall’ambiente, dalla pesca e dal trasporto. Durante l’incontro sono intervenuti oltre al Comandante Marittimo
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Sicilia il Presidente della Regione Siciliana, on. Nello Musumeci ed i presidenti dell’Autorità di Sistema Portuale del mare di Sicilia Orientale Andrea Annunziata e di Confindustria Siracusa Diego Bivona. “Augusta ha tutti i requisiti per diventare protagonista del mare – ha spiegato l’ammiraglio Nicola De Felice – ma occorre individuare sinergie multidimensionali e dare spazio alla portualità della cittadina siciliana e al suo sviluppo”. “Il mare in questi ultimi anni non è apparso più come un’opportunità – ha precisato il presidente della Regione Siciliana – è diventato un mare di frontiera che divide due mondi, quello afroasiatico e quello europeo. Oggi deve tornare ad essere uno spazio di scambi commerciali – continua Musumeci – possiamo divenire un polo di attrazione per gli investimenti stranieri che per ora non ci sono per le varia diseconomie. Lo scopo è far diventare l’isola protagonista del Mediterraneo, favorendone lo sviluppo commerciale nel rispetto dell’ambiente, tutelata dalla presenza della Marina Militare”. Sabato 23 è stata la volta della Xifonio Cup, regata disputata nell’omonimo golfo con partenza e arrivo davanti a Marisicilia
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dopo il giro di boa a Brucoli e con al via venti barche provenienti da diversi circoli nautici della Sicilia e non solo. Le stesse imbarcazioni hanno partecipato l’indomani all’altra regata in programma, la Marisicilia Cup, confermando il successo della passata edizione. Alle due regate, eventi clou del weekend, si sono affiancate le numerose attività svolte a terra, presso la sede di Marisicilia. Stand delle Istituzioni, delle Forze armate e Forze dell’ordine, un elicottero EH101 della Marina militare, mostre di modellini di navi, dimostrazioni sportive, esibizioni musicali e spettacoli teatrali hanno arricchito il week end. Tanta la gente accorsa ad assistere anche alle dimostrazioni pratiche come il recupero di uomo a mare effettuato con l’ausilio di elicotteri della Marina e della Capitaneria di Porto e le attività dimostrative dei palombari del nucleo SDAI e dell’Arsenale militare di Augusta. Una grande affluenza ha caratterizzato quest’edizione della Marisicilia Cup: tra sabato e domenica si è registrato un afflusso pari a 3000 persone. In migliaia, invece, sono saliti a bordo della goletta Palinuro presente, per l’occasione, il sabato alla fonda davanti Torre Avalos e domenica al porto
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commerciale di Augusta. E dalla Federazione Vela, rappresentata dal presidente della VII Zona, Francesco Zappulla, la volontà di portare la Marisicilia Cup all’attenzione dei vertici per farla diventare un evento di spessore nazionale e, perché no internazionale. Momento della manifestazione Marisicilia Cup, imbarcazioni in regata nelle acque antistanti Augusta (SR).
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L’intervista
Incontriamo l’ammiraglio Nicola De Felice, comandante Marittimo in Sicilia
Come la Marisicilia Cup ha permesso di porre Augusta al centro di un dibattito sullo sviluppo del territorio dal mare? Si è voluto aprire una finestra su quanto ci sta a cuore: il futuro di Augusta. La Marisicilia Cup non è solo una regata, ma molto di più: è un modo per avvicinare ancora di più la Forza armata al territorio e
alla gente. E’ vero che ruota attorno alla vela e ad altre attività sportive, ma abbiamo avuto anche dimostrazioni pratiche, esibizioni e spettacoli e un momento socio culturale importante: abbiamo parlato di mare sul mare. Del mare di Augusta proprio sul mare di questo borgo grazie all’ospitalità di una delle nostre navi scuola, nave Palinuro. Attraverso gli interventi i presidenti della Regione Siciliana, on. Nello Musumeci, e dell’Autorità di Sistema Portuale del mare di Sicilia Orientale Andrea Annunziata, e dei principali attori delle realtà imprenditoriali della zona, si è potuto fare un punto della situazione.
Sicilia, polo cruciale per la Marina? Si. La Marina intende continuare a vedere in Augusta una delle sue basi principali, strategicamente posizionata al centro del
Mediterraneo, bacino di primario interesse non solo per il nostro Paese, ma per l’intera Europa. Perché la Sicilia, per la sua posizione, permette alla Marina di essere pronta ad intervenire nelle diverse aree di crisi e a stabilire, altresì, continui e cordiali contatti con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Marisicilia e tutti i comandi che fanno capo a essa si stanno attrezzando per coprire i fabbisogni della Forza armata anche in previsione delle prossime dislocazioni di nuovi e più moderni assetti navali. Da parte della Marina militare c’è un forte impegno, anche con un nostro Piano Regolatore incentrato sulla capacità di ricevere le nuove unità della flotta, nonché sulla proposta, ricevuta dal Dipartimento Regionale Tecnico della Regione Siciliana, di acquisizione in gestione da parte della Marina di un bacino galleggiante da 19mila tonnellate. Il progetto di potenziamento non riguarderebbe solo Augusta, ma anche la base elicotteri di Catania e la base navale di Messina.
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Sport:
un’estate di successi
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di Emanuele Scigliuzzo
e donne e gli uomini del gruppo sportivo della Marina hanno contribuito, con risultati prestigiosi, ad arricchire i medaglieri delle nazionali nelle varie discipline. Vela - L’equipaggio targato Marina militare composto da Giacomo Ferrari e Giulio Calabrò ai mondiali che si sono svolti a Aarhus in Danimarca, hanno qualificato la classe 470 per l’Italia alle olimpiadi di Tokyo 2020, con l’accesso alla Medal Race. Canottaggio - Nei campionati del mondo under 23 svolti a Ponzan, Polonia si sono laureati vice campioni del mondo Ivan Capuano, nel quattro di coppia (insieme a Riccardo Jansen - RCC - Tevere Remo, Luca Chiumento - SC Padova e Gergo Cziraki - SC Ravenna) e Gabriel Soares nel doppio pesi leggeri con Afonso Scalzone – RYCC Savoia. Conquistano il
bronzo nel “due senza” Raffaele Giulivo e Andrea Maestrale, già campioni italiani a Varese, entrambi atleti Marina. Canoa - A Cracovia, nella tappa della coppa del mondo di canoa fluviale, Stefanie Horn torna a conquistare il podio con una medaglia di bronzo. Nelle acque del Dora Baltea, Raffello Ivaldi, promessa mondiale della canoa slalom, conquista l’argento nel campionato mondiale under 23, fermando il tempo a soli 71 centesimi dalla medaglia d’oro. Nel Campionato Italiano Assoluto che si è svolto a Mezzana, nel K1 individuale Stefanie Horn è prima classificata mentre chiude il podio Maria Clara Giani Pron; Stefano Cipressi ottiene il primo piazzamento nel C1 a squadre; Zeno Ivaldi conquista il primo posto nel K1 a squadre mentre nella prova individuale conquista il secondo piazzamento; Raffaello Ivaldi chiude al secondo posto nella prova C1 individuale.Alle Universiadi svolte a Szol-
Europei Glasgow 2018
Due mesi intensi per gli atleti della Marina impegnati in diverse manifestazioni nazionali e internazionali
nok, in Ungheria, sono arrivate dalla canoa velocità una medaglia d’oro conquistata da Michele Bertolini e Carmelo La Spina nel K2, sulla distanza di 200 mt che ottengono anche un argento nel K4 insieme a Cinti e Strullato; Michele Bertolini nel K1 sempre sui 200 metri conquista un argento; Antonio Di Caterino ottiene il bronzo nei 1.000 metri, specialità K2 in coppia con Del Bianco. Double Trap - Alessandro Chianese e Antonio Barillà, dopo aver conquistato rispettivamente un secondo e un terzo posto nel campionato nazionale interforze di Tiro a Volo, specialità Double Trap, ottenendo anche la vittoria a squadre, sono scesi in campo anche con la nazionale per il campionato europeo a Leobersdorf in Austria. Nella prova europea Barillà conquista un oro individuale bissando il primo posto con un oro a squadre insieme a Alessandro Chianese e Igazio Maria Tronca.
Nuoto sincronizzato - Le ragazze del nuoto sincronizzato, chiudono gli europei di nuoto a Glasgow complessivamente, tra prestazioni di squadra e singole, con un medagliere targato Marina, composto da 2 argenti e 5 bronzi. L’argento a squadre arriva nel libero combinato e le medaglie di bronzo nel libero a squadre e nella finale della routine tecnica. Le atlete protagoniste sono state Beatrice Callegari, Cerruti Linda, Costanza Ferro, Gemma Galli e Costanza Di Camillo della Marina Militare insieme a Francesca Deidda, Alessia Pezone, Enrica Piccoli, Federica Sala e Domiziana Cavanna. Due bronzi arrivano dal duo libero e dal duo tecnico con la coppia composta da Costanza di Ferro e Cerruti Linda che conquista anche un argento nel singolo libero e un bronzo nella routine tecnica del singolo. Nuoto - Bronzo per la staffetta 4 x 200 stile libero composta da Alessio Proietti Colonna della Marina Militare insieme a Matteo Ciampi, Filippo Megli e Mattia Zuin. Arriva anche il bronzo conquistato da Matteo Furlan nella 25 km di fondo. Canoa - Catello Amarante vince l’oro nella quattro di coppia pesi leggeri nell’equipaggio insieme a Paolo di Girolamo, Andrea Micheletti e Matteo Mulas.
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