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Massaggio Linfodrenante

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MASSAGGIO LINFODRENANTE VODDER

ARGOMENTI • Cenni storici del sistema circolatorio linfatico  Nascita  Le prime scoperte  La legge di Starling • Sistema vascolare linfatico  Aspetti generali • I vasi linfatici  Periferici  Di conduzione  Precollettori  Collettori • La linfa  Cos’è  Come si suddivide  Composizione • La propulsione della linfa • Organi linfoidi primari e secondari • Il linfonodo  Anatomia  Funzioni  Stazioni linfonodali  Rigenerazione del linfonodo • Derivazione embriologica  Sviluppo dei dotti  Dotto toracico • Scambio tra linfa e plasma • Tronchi linfatici  Lombari  Intestinali  Giugulari  Succlavi  Broncomidiastinici • Schema morfo funzionale del sistema circolatorio linfatico • La circolazione della linfa  Principi generali  Gli effetti • Effetti del linfodrenantemassaggio • Controindicazioni  Assolute  Relative • Edemi  Generici  Da insufficienza cardiaca cronica  Da insufficienza renale cronica  Non patologici  Da frattura, contusione o trauma • Differenza tra edemi ed ematoma • La cellulite • Postura di lavoro • Apparato tegumentario
ARGOMENTI • Manovre del massaggio linfodrenante • Regole generali • Aperture Viso Torace • Arto superiore • Addome • Arto inferiore Coscia Gamba Piede • Schiena • Glutei

CENNI STORICI: nascita.

Già ai tempi dell'antica Grecia, la scuola di Ippocrate e quella di Aristotele citano l'esistenza di formazioni anatomiche e non contenenti sangue, con un liquido trasparente denominato «Sanies». Herofilo, studioso greco di anatomia, descrisse l’esistenza dei vasi linfatici scoperti durante lo studio dell'apparato digerente e gli stessi vasi vennero minuziosamente descritti da Erisistrato. Studiosi arabi come Avicenna e Rhazes descrissero l'esistenza della circolazione linfatica nei secoli X e XI d. C.

Verso il 1600 Gaspare aselli, scopri i vasi linfatici presenti nell'intestino di un cane denominandoli «venae lacteae» (Con questo nome indicava. Il colore del contenuto che appariva bianco, latte).

Jean Pequet Scoprì e descrisse la Cisterna Chyli, denominata successivamente cisterna

Bartolini, individuo nell'angolo succlavio-giugulare di sinistra lo sbocco del dotto toracico, che, seguendo la terminologia usata dal dottor Vodder, fu denominato «Terminus».

Nel 1647,
di Pequet. Nel 1652

CENNI STORICI: la legge di Starling.

Dopo varie teorie formulate da diversi autori, si pervenne alla legge di Starling della filtrazione e del riassorbimento.

Legge tuttora valida anche se deve essere integrata da altri concetti come:

• il meccanismo di compenso emodinamico

• Lo stato di polimerizzazione e depolimerizzazione dei mucopolisaccaridi.

• L'ultra struttura dell'interstizio.

La legge di Starling regola lo scambio di sostanze fra capillari ed interstizio. Secondo tale legge tutto è regolato dal gioco pressorio che si instaura ai due lati della parete capillare a determinare la fuoriuscita o rientro di sostanze nel lume vasale considerato.

Le pressioni che devono essere prese in considerazioni sono:

- la pressione idrostatica Pressione esercitata dal liquido contenuto nel vaso contro le pareti vascolari e dipendedall'attività. Di pompa del muscolo cardiaco.

- la pressione oncotica. Pressioni dovute alla presenza di proteine. Che tende a far rimanere il liquido laddove la concentrazione proteica e maggiore, quindi all'interno del vaso stesso.

CENNI STORICI: le prime scoperte.

Un secolo dopo Mascagni, approntò a una mappa dei vasi linfatici dell'arto inferiore e nel 1876 l'anatomista Sappey mise a punto una mappa ancora validissima dal punto di vista descrittivo, comprendente la descrizione dei vasi linfatici e dei linfonodi di tutto il corpo umano.

Una volta disegnata e messa a punto la mappa anatomica del sistema linfatico, sorse il problema della comprensione del meccanismo della produzione della linfa.

SISTEMA VASCOLARE LINFATICO

Il sistema circolatorio linfatico è un sistema complesso con varie funzioni.

• Il sistema linfatico è un sistema di drenaggio ad un solo verso che trasporta i fluidi dallo spazio interstiziale dei tessuti al torrente circolatorio presente in tutti i mammiferi.

• La sua principale funzione è il trasporto di proteine, liquidi e lipidi (specialmente per i vasi drenanti l'intestino) dall'interstizio al sistema circolatorio sanguigno, ma presenta anche ruoli di filtraggio e nella risposta immunitaria favorendo l'arrivo di antigeni agli organi linfoidi periferici per innescare i meccanismi immunitari.

• Non tutti gli organi sono drenati dal sistema linfatico. Ossa, midollo osseo, parte materna della placenta ed endomisio dei muscoli mancano di vasi linfatici, anche se sono provvisti di condotti prelinfatici in grado di drenare il liquido interstiziale ai linfonodi zonali. Cristallino, cornea, epidermide, cartilagine e tonaca intima delle arterie di grosso calibro mancano oltre che della vascolarizzazione linfatica anche di quella sanguigna.

STRUTTURA GENERALE DEL SISTEMA LINFATICO

• La struttura generale del sistema linfatico può essere paragonata alle radici di un albero che, partendo dalle sue estremità più piccole, i capillari linfatici, che assorbono i fluidi interstiziali all’interno del tessuto connettivo a contatto con il microcircolo capillare, si riuniscono man mano in radici più grosse, i collettori linfatici, animatida contrazioni spontanee che assicurano la propulsione della linfa fino ai linfonodi dei linfocentri, dove la linfa viene in gran parte riassorbita e concentrata. I vasi efferenti delle stazioni linfonodali vanno a gettarsi nei grossi tronchi linfatici principali, che raggiungono le vene alla base del collo all’interno delle quali riversano la linfa residua.

STRUTTURA GENERALE DEL SISTEMA LINFATICO

• L’area di cute che viene drenata da un precollettore viene definita area linfatica, mentre l’area di cute drenata da un singolo collettore linfatico forma una zona linfatica.

• Le zone linfatiche di tutti i collettori che drenano verso lo stesso gruppo di linfonodi formano un territorio linfatico.

• La rete linfatica iniziale presenta una relazione strettissima con l’interstizio che la circonda, del quale anzi è una emanazione diretta e dal quale

è indissociabile sul piano funzionale.

• L’interstizio è formato da una rete tridimensionale di cellule e fibre, che occupa lo spazio interposto tra i vasi sanguigni e linfatici e

all’interno del quale scorre il liquido interstiziale.

SISTEMA VASCOLARE LINFATICO

Un recente studio del 2015 ha dimostrato un collegamento tra il cervello ed il sistema immunitario. Questo lavoro dimostra l'esistenza di una ramificata rete di sottili vasi linfatici che attraversa le meningi: la sua esistenza smentisce l'idea, radicata da oltre un secolo, che il cervello fosse completamente isolato dal sistema immunitario. La scoperta potrà avere notevoli ricadute sullo studio e la terapia di molte malattie neurologiche.

ANATOMIA SISTEMATICA

• Il sistema linfatico presenta una struttura complessa.

• All’interno dell’interstizio sono individuabili degli spazi liberi da cellule e da fibre, che costituiscono dei canali virtuali, privi di parete, all’interno dei quali avviene con maggiore facilità il trasporto di cellule e di fluidi. Questi spazi vengono chiamati canali preferenziali e consentono ai fluidi interstiziali di essere indirizzati verso i capillari linfatici iniziali

L’interstizio è una zona del corpo che fa da intercapedine fra due tessuti attraverso la quale avvengono gli scambi di molecole fondamentali per il mantenimento fisiologico di alcune funzioni di base dell’organismo, come ad esempio il passaggio dell’ossigeno dal sangue contenuto nei vasi ai polmoni.

VASI LINFATICI

• Il sistema circolatorio linfatico consiste in una serie di vasi che si formano a fondo cieco nei tessuti (forma a “dito di guanto”), essi costituiscono i capillari linfatici e sono formati da cellule endoteliali sovrapposte ai margini. I capillari linfatici confluiscono in vasi linfatici propriamente detti, o anche vasi precollettori, dotati di valvole. Sono presenti valvole a nido di rondine in tutti i vasi linfatici propriamente detti, cosa che obbliga lo scorrimento della linfa in un'unica direzione centripeta.

• Si possono descrivere due grossi tipi di vasi linfatici: periferici e di conduzione. I primi sono dotati di un'alta capacità assorbente, mentre i secondi sono perlopiù predisposti per il trasporto della linfa.

• In base alla loro struttura è possibile poi classificare i vasi linfatici in cinque tipi diversi, di cui solo il primo è periferico mentre gli altri sono tutti di conduzione: capillari, precollettori, collettori (sia pre- sia postlinfonodali), tronchi e dotti.

VASI LINFATICI: periferici

• I

vasi linfatici periferici sono costituiti solamente dai capillari linfatici in quanto le uniche strutture dotate di capacità assorbente.

I capillari, molto difficili da osservare all'interno di un organo per via della loro parete sottile e la tendenza a collassare, dal punto di vista strutturale presentano tutti la stessa organizzazione.

• I capillari sono frequentemente cilindrici, con un diametro di circa 10-60 µm, formati da cellule endoteliali piatte con numerose invaginazioni sia verso la superficie luminale sia esterna e in completa assenza di una membrana basale. Fra le cellule sono presenti giunzioni intercellulari serrate responsabili dell'integrità della parete che però sembrano

mancare in più di qualche punto donando capacità assorbente al capillare. L'assorbimento dipende dalla capacità dell'endotelio di dilatarsi nei punti privi di giunzioni riducendo la pressione all'interno del vaso e generando un "risucchio" dall'interstizio all'interno del capillare.

VASI LINFATICI: di conduzione

I vasi linfatici di conduzione sono i vasi preposti al trasporto della linfa dai capillari allo sbocco nel torrente circolatorio e comprendono i precollettori, collettori pre- e post-linfonodali, tronchi e dotti linfatici.

• Precollettori: sono piccoli vasi linfatici che mettono in rapporto la porzione assorbente rappresentata dai capillari e le vie di deflusso rappresentate dai collettori. Essendo una struttura di transizione dai capillari, si assiste a uno sviluppo di uno strato esterno connettivale molto esile in cui possono essere presenti fibre muscolari lisce ad andamento a spirale. Le valvole sono rare e insufficienti permettendo, quindi, dei reflussi o inversioni di corrente. Confluiscono a formare i vasi collettori e costituiscono le prime vie di deflusso all'interno degli organi.

• Collettori: I vasi collettori nascono dalla confluenza di più vasi precollettori. Si distinguono in superficiali se decorrono nei tegumenti, nello spessore del tessuto connettivo sottocutaneo e indipendenti dal decorso dei vasi sanguigni e profondi se posti più profondamente alla fascia comune o all'interno dei visceri e satelliti dei vasi arteriosi o venosi. Si dividono ancora in collettori afferenti o pre-linfonodali e collettori efferenti o post-linfonodali a seconda che sfocino o nascano da un linfonodo.

CAPILLARI LINFATICI E LORO STRUTTURA

Membrana in tessuto endoteliale

A fondo cieco (dita di guanto)

Valvole unidirezionali come le vene

Muscolatura liscia (scarsa)

Azione di pompa dei muscoli scheletrici (movimenti solo passivi)

SISTEMA LINFATICO: cisterna del chilo o del Pecquet

• La cisterna del chilo, detta anche cisterna di Pecquet, è la struttura anatomica che funge da centro di raccolta della linfa proveniente dagli arti inferiori e dalla porzione inferiore del tronco. La cisterna del chilo è una struttura retro-peritoneale.

Negli esseri umani, è localizzata generalmente alla destra dell'aorta addominale, a livello della prima e seconda vertebra lombare. Dalla cisterna del chilo prende

origine il dotto toracico, che trasporta la linfa e il chilo dall'addome attraverso l'apertura aortica del diaframma fino alla cavità toracica, dove si congiunge con la vena succlavia sinistra e le vene giugulari interne. Si trova nella maggior parte dei mammiferiː nei cani, è a sinistra e ventrale verso l'aorta; nei gatti è a sinistra e dorsale; nelle cavie si trova a sinistra e drena nella vena principale di sinistra.

• Il tronco linfatico lombare si svuota a livello della cisterna del chilo del Pequet

LA LINFA: cos’è.

La linfa è un liquido incolore e trasparente contenuto nei vasi linfatici e nei linfonodi. La quantitànormalmente presente e circolante in assenza di qualsiasi patologia, è di circa 2,4 litri al giorno ma puòsalire a 20 litri al giorno in caso di necessità; Infatti la caratteristica del Sistema Linfatico e la sua grandissima capacità di aumentare in estensione in modo relativamente rapido, per adattarsi alle accresciute esigenze di flusso.

Da un punto di vista rigorosamente anatomo-fisiologico si distinguono due tipi di linfa:

• Istolinfa o linfa interstiziale: è data dall'ultra filtrato del plasma che a sua volta si origina tramite il passaggio del plasma stesso attraverso la parete dei capillari sanguigni. Alla quota plasmatica di base vanno ad aggiungersi nella linfa i prodotti del metabolismo e soprattutto del catabolismo cellulare, potendosi essa in questo contesto identificare con il liquido interstiziale.

• Linfa propriamente detta o vascolare

La linfa propriamente detta si distingue in:

• linfa periferica

• Intermedia

• Centrale a seconda dei suoi rapporti con le strutture linfonodali.

LA LINFA: suddivisione.

• La Linfa periferica:

è quella che non è ancora passata attraverso i linfonodi ed origina dall'estrema periferia dei tessuti si incanala nei vasi linfatici collettori ed arriva al primo centro linfonodale interposto sul cammino dei vasi linfatici stessi.

La Linfa Intermedia

è quella che ha già superato una o più barriere linfonodali, ma che non ha ancora raggiunto i tronchi linfatici principali.

La Linfa Centrale:

è quella contenuta nei vasi linfatici di maggior calibro e dai sterile virgola, non avendo la possibilità di attraversare altre stazioni linfonodali prima del suo ingresso nel sistema venoso sanguigno.

LA LINFA: composizione

Ad oggi non è possibile sapere la composizione della linfa periferica o intermedia per via delle difficoltà correlate al loro prelievo.

Per quanto riguarda la linfa centrale invece così come il sangue, è formata da due parti una parte plasmatica, costituita dal liquido e dai soluti in esso disciolti, ed una parte corpuscolata o cellulare, formata da elementi figurati o cellule.

• Nella parte Plasmatica sono contenute proteine, (in quantità inferiori rispetto al plasma)

elettroliti, glucosio, azoto, colesterolo, ferro, enzimi ed ormoni(in quantità simili a quelle contenute nel plasma). Ferro enzimi ed ormoni sono presenti nella parte plasmatica della linfa in eguale

quantità rispetto al plasma ed è presente anche un altro importante costituente plasmatico: il fibrinogeno che ne costituisce una quantità pari al 16% del totale. Proprio il fibrinogeno può essere causa di un'importante condizione patologica: la trombosi linfatica.

In questi casi il fibrinogeno che è uno dei responsabili del processo di coagulazione, forma dei «tappi» nei vasi linfatici che ne occludono parzialmente o totalmente il lume linfatico.

Questa è una delle possibili cause di stasi linfatica, verificabili senza motivi apparenti.

LA LINFA: composizione

• Nella parte Corpuscolata o cellulare, è interessante notare che le cellule circolanti nei vasi linfatici sono rappresentate da linfociti e poi da globuli bianche di altre serie, cellule di transizione ed elementi cellulari che per la loro struttura non possono essere classificati.

Tutto il sistema LINFATICO, compresi gli organi linfoidi costituisce circa il 2- 3% del peso corporeo totale. La sua funzione principale consiste nella produzione intensa e continua di linfociti, Il cui numero totale che quotidianamente entra nel Sistema vascolare dell'uomo è di 150- 200 milioni.

La loro funzione, peraltro non ancora pienamente accertata, pare sia quella di fornire ai tessuti il DNA contenuto nei loro grossi nuclei linfocitari e a quanto sembra utilizzato dalle cellule tessutali come materiale plastico.

Il DNA dei linfociti verrebbe usato dalle cellule dell'organismo per la costruzione o la riparazione dei tessuti danneggiati o invecchiati. Questo spiegherebbe il motivo dell'enorme afflusso di linfociti in prossimità di una ferita o di un tessuto leso.

LA PROPULSIONE DELLA LINFA

La linfa contenuta nei vasi linfatici non circola grazie a una pompa come il cuore del sistema circolatorio sanguigno e i vasi stessi non hanno una componente muscolare tale da giustificare una propulsione autonoma. Nei diversi esseri viventi esistono meccanismi diversi.

Nei vertebrati superiori, come l'uomo, si ha l'azione di meccanismi sia attivi sia passivi. I principali meccanismi risultano essere:

• la compressione esterna dei vasi linfatici sia da parte della muscolatura sia dalla pulsazione

arteriosa delle arterie di cui sono satelliti;

• l'attività contrattile presente in alcuni vasi linfatici;

• variazioni della pressione interstiziale;

• i movimenti respiratori.

Nei vertebrati inferiori, invece, il sistema linfatico contiene i cosiddetti cuori linfatici, formazioni contrattili specializzate che spingono la linfa.

LA PROPULSIONE DELLA LINFA

Le ultime ricerche in questo campo risalgono agli anni 60 e dimostrano l'innervazione ad opera del sistema nervoso autonomo (Simpatico) Dei vasi linfatici e della capsula linfonodale.

Si arriva così al Concetto Di spremitura attiva Del sistema linfatico, superando il vecchio schema che sottolineava invece la passività della linfa, interpretandola come unicamente dipendente nel suo decorso da altri fattori cosiddetti attivi. L'ingresso del dottor Vodder nel mondo della linfologia risale al 1932, anno in cui egli iniziò, quasi per caso, lo studio del sistema linfatico

nell'ambito della messa a punto del suo metodo di drenaggio linfatico manuale. Egli approfondì gli studi e le sperimentazioni, presento il nuovo metodo di massaggio a Parigi al salone internazionale della salute nel 1936. In Italia arrivò nel 1974.

STRUTTURA DEL LINFONODO: anatomia

Il linfonodo è un organo pieno che si intercala sul decorso dei collettori linfatici. Si raggruppano in stazioni a collocazione regionale, profonda e o superficiale per provvedere al filtraggio della linfa, rallentandone il decorso nell’ambito della loro specifica struttura. Ha una forma reniforme, con un margine convesso, dove la linfa afferisce tramite i collettori afferenti, ed un margine opposto con una depressione concava, detta ilo, dove si localizzano i collettori efferenti e vasi sanguigni per l’irrorazione nutritizia del linfonodo, con diametro maggiore compreso fra i tre e di 30 mm. In caso di patologie infettive o neoplastiche, le dimensioni possono aumentare rapidamente in modo considerevole.

ORGANI LINFOIDI

Il sistema linfatico è costituito da organi linfatici, la rete conduzione dei vasi linfatici, e la linfa.

• organi linfatici primari: timo e midollo osseo;

• organi linfatici secondari: milza e linfonodi.

ORGANI LINFOIDI PRIMARI Organi linfatici primari

• Gli organi linfatici primari o centrali generano linfociti da cellule progenitrici immature. Il timo ed il midollo osseo costituiscono i principali organi linfoidi coinvolti nella produzione e l’inizio della selezione clonale di tessuti linfocitiari.

• Il midollo osseo è responsabile sia della creazione di cellule

T che della produzione e la maturazione delle cellule B . Dal midollo osseo, le cellule B raggiungono il sistema circolatorio e viaggiano attraverso gli organi linfoidi secondari alla ricerca di agenti patogeni.

• Le cellule T, d’altra parte, passano dal midollo osseo al timo, dove si sviluppano ulteriormente, per poi unirsi alle cellule B in cerca di agenti patogeni. Il restante 95% di cellule T inizia un processo di apoptosi, una forma di morte cellulare programmata .

ORGANI LINFOIDI SECONDARI

Organi linfatici secondari

• Gli organi linfatici secondari o periferici includono i linfonodi e la milza, mantengono i linfociti naive maturi e avviano la risposta immunitaria adattativa.

• Gli organi linfoidi periferici sono i siti dove i linfociti vengono attivati dagli antigeni. L’attivazione porta all’espansione clonale e alla maturazione dei linfociti, che entrano in circolo tra il sangue e gli organi linfoidi periferici fino a che non incontrano il loro antigene specifico.

• Il tessuto linfoide secondario fornisce l’ambiente adatto per interagire con i linfociti sia alle molecole endogene alterate che a quelle esogene. Si trova nei linfonodi, tonsille, placche di Peyer, milza, adenoidi, pelle, e MALT. Nella parete gastrointestinale l’appendice pur avendo la mucosa simile a quella del colon, presenta una massiccia presenza di linfociti.

• Esiste anche il “tessuto linfatico terziario”, che corrisponde al tessuto che si occupa del trasferimento dei linfociti dal sangue alla linfa.

LA STRUTTURA DEL LINFONODO: anatomia

Il linfonodo è racchiuso in un involucro esterno detto capsula linfonodale, formata da tessuto connettivale collageno teso, che contiene nel suo spessore fibrocellule muscolari contrattili ed è posizionata in un tessuto grasso, morbido e mobile. Dalla capsula si dipartono alcune trabecole di tessuto fibroso che penetrano all'interno del Parenchima linfonodale. Tali trabecole suddividono il linfonodo in regioni diverse, comunicanti fra di loro e conferiscono adesso forme con assistenza. La capsula riceve diversi vasi linfatici afferenti dall'esterno, prevalentemente a livello della regione convessa (Rapporto vasi afferenti efferenti 2:1)

LA STRUTTURA DEL LINFONODO: anatomia

Nel Linfonodo si distinguono tre strati:

• Capsula: Costituita da tessuto connettivo e da fibre muscolari lisce, racchiude il Linfonodo ed è innervata. le sue fibre muscolari lisce possono contrarsi e quindi spremere attivamente la linfa verso il vaso efferente. oltre che motoria, l'innervazione della capsula ha anche una funzione sensitiva. Infatti, in caso di infezione batterica noi lo avvertiamo dolente sia alla pressione sia spontaneamente.

• Corticale: zona periferica sottocapsulare delle Infonodo il tessuto linfatico qui è particolarmente addensato. Nella corticale, esterna riconosciamo delle strutture sferiche, o follicoli, costituiti da cellule dendritiche

reticolari, linfociti.be varie specie di macrofagi.

• Midollare: la zona midollare più interna consiste in cordoncini che si estendono fino alla regione ilare. è posta internamente alla corticale, è costituita sempre da cellule dell'immunità, ma disposte in cordoi, anziché in follicoli o seni. Qui la linfa riceve un'ulteriore trattamento di ripulitura.

LINFONODO: funzione

Le principali funzioni del sistema linfatico sono il mantenimento dell'omeostasi dei fluidi tissutali e il ruolo nella risposta immunitaria. A queste si può aggiungere, soprattutto per quanto riguarda i vasi linfatici intestinali, l'assorbimento di acidi grassi e conseguente trasporto di grasso e chilo verso il sistema circolatorio.

Si definisce area di drenaggio, una zona circoscritta dell'organismo tributaria di una stessa stazione di Info nodale e si definiscono «linfonodi regionali» il gruppo di linfonodi che raccolgono la linfa da una stessa area di drenaggio.

La linfa di provenienza da vasi di una stessa regione, drena dapprima in un gruppo di linfonodi, detti linfonodi di primo livello (linfonodo sentinella in caso di intervento chirurgico oncologico), per passare poi in stazioni linfonodali di secondo, terzo e quarto livello durante il suo percorso verso il Terminus.

Il filtraggio della linfa a un processo indispensabile per il mantenimento della salute. Grazie a questo processo la linfa ad ogni stazione linfatica è un po’ più pulita rispetto alla stazione precedente. Requisito fondamentale per il mantenimento dell'omeostasi, ovvero dell'integrità dell'organismo, è infatti che la linfa sia sterile, una volta entrata, livello del terminus, nella circolazione venosa generale.

STAZIONI LINFONODALI

È possibile osservare che le stazioni linfonodali interposte lungo le vie linfatiche svolgono differenti funzioni:

• Funzioni di filtraggio e deposito per i componenti corpuscolari dannosi.

• Neoformazione di Linfociti (Linfopoiesi) per favorire le funzioni di difesa dell'organismo.

• Serbatoio volumetrico per il mantenimento costante della quantità di linfa circolante.

• Concentrazione del liquido linfatico, tramite il riassorbimento della parte liquida, grazie alla forte vascolarizzazione.

Ogni stazione linfonodale ha la sua area dicompetenza o quadrante e in caso dimalfunzionamento di una stazione è necessario individuare l'area confinante dove convogliare lalinfa.

RIGENERAZIONE DEL LINFONODO

Quando un linfonodo viene asportato è possibile assistere ad una ipertrofia di altri piccoli linfonodi quiescenti Limitrofi a quello asportato. È anche possibile che un linfonodo che abbia subito una resezione parziale possa rigenerarsi, tuttavia non riprenderà mai le dimensioni né le funzione originali.

DERIVAZIONE EMBRIOLOGICA

Il sistema linfatico comincia il suo sviluppo verso la fine della VI settimana. I vasi linfatici si sviluppano in maniera simile ai vasi sanguigni e si forma una rete linfatica dalla connessione dei capillari linfatici. Alla fine del periodo embrionale si formano sei sacchi linfatici primari:

• due sacchi linfatici giugulari vicino ai primordi della giunzione giugulosucclavia;

• due sacchi linfatici iliaci vicino alla giunzione delle vene iliache con le vene cardinali posteriori;

• un sacco linfatico retroperitoneale lungo l'attacco del mesentere alla parete addominale posteriore;

• una cisterna chili dorsalmente al sacco linfatico retroperitoneale.

Si ha quindi uno sviluppo indipendente dei vasi e dei sacchi linfatici che successivamente si riuniscono. Seguendo le vene principali, i vasi raggiungono:

• testa, collo e arti superiori partendo dai sacchi giugulari;

• tronco inferiore e arti inferiori partendo dai sacchi iliaci;

• l'intestino primitivo partendo dal sacco retroperitoneale e dalla cisterna chili.

Due grossi canali, che successivamente si anastomizzeranno, congiungono i sacchi giugulari con la cisterna chili formando i dotti toracici sinistro e destro.

SVILUPPO DEI DOTTI

I sacchi giugulari vengono connessi con la cisterna chili da due grossi canali che successivamente si anastomizzano: i dotti toracici sinistro e destro. Dalla porzione caudale del dotto di destra, dall'anastomosi e dalla porzione craniale del dotto sinistro si forma il dotto toracico; mentre dalla porzione craniale del dotto destro si forma il dotto linfatico destro.

Successivamente i due dotti si riuniranno al sistema venoso sboccando nelle prossimità delle giunzioni giugulosucclavie omolaterali

DOTTO TORACICO

Il dotto toracico è il principale vaso linfatico dell'organismo ed è la via principale di scarico della linfa nel torrente ematico. Si origina dalla confluenza di due radici: i tronchi linfatici lombari sinistro e destro e il tronco linfatico intestinale. In base a dove avviene la confluenza, può cominciare a livello della II vertebra lombare dove presenta frequentemente una dilatazione ampollare (la cisterna del chilo o cisterna di Pecquet) o anche più in alto mancando però di tale dilatazione. Presenta una

lunghezza che va dai 38 cm ai 45 cm e un calibro non uniforme per la presenza di tratti dilatati o ristretti, ma che oscilla sempre tra i 4 e gli 8 mm. È provvisto di valvole e presenta numerose variazioni individuali di origine, decorso e terminazioni che lo portano, ad esempio, a essere duplice o presentare una divisione in più tronchi. Termina sboccando in prossimità della giunzione giugulosucclavia sinistra

SCAMBIO TRA LINFA E PLASMA

• All’interno dei vasi capillari arteriosi il sangue è sottoposto a una pressione debole ma sufficiente a fare in modo che una parte di plasma possa filtrare attraverso le pareti dei capillari stessi e riversarsi negli spazi esistenti tra una cellula e l’altra, gli interstizi. Si forma così il liquido interstiziale. È proprio questo liquido a permettere alle sostanze nutritive e all’ossigeno, che diffondono dai capillari, di raggiungere le cellule. Allo stesso modo, le sostanze di rifiuto e l’anidride carbonica possono essere allontanate dalle cellule e raggiungere i capillari. Il liquido interstiziale si accumula e deve essere perciò riassorbito: questo compito è svolto in parte dai capillari venosi e in parte da piccoli capillari linfatici a fondo cieco. Entrato nei capillari

linfatici il liquido interstiziale prende il nome di linfa, un liquido giallastro composto essenzialmente da plasma e linfociti. I capillari linfatici sfociano in vasi di dimensioni maggiori, fino a confluire in un grosso vaso linfatico che sbocca nel sistema circolatorio sanguigno. I vasi linfatici hanno una struttura simile a quella delle vene ma con pareti più sottili; in essi la linfa circola in un’unica direzione e, per impedirne il reflusso, sono presenti le valvole a nido di rondine. Il sistema linfatico è dunque un sistema circolatorio parallelo a quello sanguigno: esso riassorbe il liquido interstiziale e lo restituisce al sangue favorendo così la nutrizione delle cellule. Un’altra funzione del sistema linfatico è la difesa dell’organismo dalle malattie.

TRONCHI LINFATICI

• Tronchi linfatici lombari

I tronchi linfatici lombari sinistro e destro sono i vasi efferenti del gruppo aortico laterale dei linfonodi lomboaortici. Drenano la regione sottombelicale della parete addominale, la parete pelvica, la parete perineale, l'arto inferiore e il territorio vascolarizzato dai rami splancnici pari dell’aorta

• Tronco linfatico intestinale

Il tronco linfatico intestinale è il vaso efferente dei linfonodi celiaci, gruppo terminale dei linfonodi preaortici. Drena la porzione sottodiaframmatica del tubo digerente, gli organi annessi al tratto digerente fino a metà del retto e il territorio vascolarizzato dai rami splancnici impari dell'aorta

• Tronchi linfatici giugulari

I tronchi linfatici giugulari sinistro e destro originano dalla confluenza del plesso collettore linfatico che drena inferiormente i gruppi dei linfonodi cervicali profondi. Seguono l'ultimo tratto della vena giugulare interna. Dalla confluenza dei tronchi linfatici giugulare, succlavio e broncomediastinico destri nasce il dotto linfatico destro. Il tronco linfatico giugulare sinistro, invece, confluisce nel dotto toracico prima del suo sbocco nel sistema venoso. I due tronchi drenano i territori di testa e collo omolaterali.

TRONCHI LINFATICI

• Tronchi linfatici succlavi

I tronchi linfatici succlavi sinistro e destro nascono dal plesso costituito dai collettori linfatici efferenti del gruppo apicale dei linfonodi ascellari. Dalla confluenza dei tronchi linfatici succlavio, giugulare e broncomediastinico destri nasce il dotto linfatico destro. Il tronco linfatico succlavio sinistro, invece, confluisce nel dotto toracico prima del suo sbocco nel sistema venoso. I due tronchi drenano gli arti superiori, parte della parete toracica, parte della mammella e la porzione sopraombelicale della parete addominale anteriore.

• Tronchi linfatici broncomediastinici

I tronchi linfatici broncomediastinici sinistro e destro nascono dalla confluenza dei collettori linfatici che provengono dai gruppi linfonodali mediastini anterosuperiori e tracheobronchiali. Dalla confluenza dei tronchi linfatici broncomediastinici, succlavio e giugulare destri nasce il dotto linfatico destro. Il tronco linfatico broncomediastinico sinistro, invece, confluisce nel dotto toracico prima del suo sbocco nel sistema venoso. I due tronchi drenano la parete toracica profonda, la trachea, l'esofago, il fegato e le regioni omolaterali dei polmoni, dell'albero bronchiale e del cuore

SCHEMA MORFO FUNZIONALE DEL SISTEMA CIRCOLATORIO LINFATICO

Il fluido interstiziale, oltre ad essere recuperato nel sistema venoso, viene recuperato anche nel sistema circolatorio linfatico, costituendo la linfa. Il decorso della linfa può essere così schematizzato: dai capillari linfatici, si passa ai collettori linfatici. Da qui nei collettori superficiali e profondi, sul decorso dei quali si localizzano degli organi.

I collettori confluiscono poi in:

• Dotto toracico che raccoglie la linfa della regione sotto Diaframmatica e della meta sopra diaframmatica sinistra e arto superiore Sinistro.

Tronco linfatico destro, che raccoglie la linfa della metà sopra diaframmatica destra e arto superiore destro.

LA CIRCOLAZIONE DELLA LINFA: principi generali

La corrente circolatoria linfatica, a differenza di quella sanguigna, è costituita esclusivamente da un flusso a direzione centripeta. Non esiste, nel sistema linfatico, quello che il sistema arterioso rappresenta per il sistema circolatorio ematico,

ovvero la sezione di afflusso o di apporto di liquido, ma abbiamo solo la sezione di deflusso, o di asporto, corrispondente al sistema venoso della circolazione ematica generale.

Ne deriva quindi che la circolazione linfatica si svolge per la maggior parte contro il gradiente di gravità, essendo da quest’ultimo favoriti soltanto i territori posti al di sopra del punto di arrivo, cioè il territorio del capo e quello del collo.

LA CIRCOLAZIONE DELLA LINFA: principi generali

Facilitazione per lo scorrimento della linfa:

• Spremitura esercitata dai muscoli

• Valvole unidirezionali poste all’interno del vaso linfatico ed orientate nella direzione del flusso.

• Pulsazione cardiaca trasmessa ai vasi arteriosi; i vasi linfatici che decorrono vicini ai vasi arteriosi ne subiscono l’influenza pulsatoria.

• Deflusso influenzato anche dalle variazioni della pressione endopleurica e dalle escursioni della gabbia toracica. (dotto toracico e collettori linfatici nel mediastino.

• Movimenti propri dei vasi linfatici, sottoposti al controllo esercitato da parte del sistema nervoso autonomo sulle fibre muscolari lisce del linfangione e della capsula linfonodale.

n. b. la contrattilità del vaso linfatico potrebbe essere influenzata per acidificazione del PH tessutale (portando alla paralisi motoria del vaso linfatico – linfostasi e ne conseguirà una varicosità esattamente come per le vene).

FLUSSO LINFATICO

DIREZIONE DEL MASSAGGIO

Il confine tra quadranti prende il nome di SPARTIACQUE linfatico

La linfa dovrà essere convogliata nelle stazioni linfatiche di competenza regionale.

L’andamento delle manualità sarà CENTRIPETO.

E

EFFETTI DEL MASSAGGIO LINFODRENANTE SULL’ORGANISMO

Permette un miglioramento dello Stato dei tessuti corporei, sia da un punto di vista estetico, per un rinnovamento più veloce delle cellule dei tessuti invecchiati, sia in caso di ferite o di processi irritativi localizzati.

• Grazie al sistema linfatico abbiamo il trasporto di linfociti che recano in sé un prezioso materiale da costruzione, favorendo il processo di cicatrizzazione più rapidamente, unitamente all'effetto meccanico dell'asportazione, con la linfa, del liquido edematoso, sempre presente in caso di ferite, che siano accidentali o chirurgiche.

• Nella linfa sono rappresentate anche cellule con attività di tipo Fagocitario: i MACROFAGI, i quali si occupano di digerire residui cellulari, agenti patogeni e corpi estranei.

EFFETTI DEL MASSAGGIO LINFODRENANTE SULL’ORGANISMO

• Inoltre, con il drenaggio linfatico manuale Vodder si potenziano le difese immunitarie proprie dell'organismo, poiché massaggiando i linfonodi si favorisce la fuoriuscita di cellule dell'immunità virgola che passano nella linfa e quindi nel sangue, aumentando la resistenza dell'organismo contro le infezioni.

• Un altro beneficio riguarda il rinnovamento del liquido intercellulare o interstiziale. L'apporto continuo di linfa fresca è indispensabile perché le cellule possono rinnovarsi e vivere più a lungo.

• Un altro beneficio indubbiamente è dato dalla delicatezza di applicazione del metodo poiché non richiede Forza muscolare e permette un rilassamento generale del cliente, oltre che una migliore nutrizione ed ossigenazione dei tessuti trattati.

EFFETTI DEL MASSAGGIO LINFODRENANTE SULL’ORGANISMO

Rimettere in circolo i liquidi e le proteine filtrate dai capillari sanguigni portare i lipidi assorbiti nell'intestino tenue all'interno della circolazione venosa far fluire l'eccesso di liquido interstiziale (90% sistema venoso10% sistema linfatico), veicolare le risposte immunitarie (i linfonodi trattengono ed eliminano gli agenti patogeni)

Anti-edematoso Cicatrizzante: Il trattamento dopo tutti gli interventi chirurgici, non appena la cicatrice si è chiusa è un valido aiuto al

completamento della cicatrizzazione, allo scioglimento dei nodi sottocute ed al miglioramento della

microcircolazione della zona lesa.

Immunostimolante: In caso di sinusiti, acne, allergie si può ricorrere al linfodrenaggio del viso, prestando attenzione a non

eseguirlo durante le fasi acute delle manifestazioni allergiche

EFFETTI DEL MASSAGGIO LINFODRENANTE

Ossigenante e rigenerante: Il drenaggio linfatico determina anche un miglioramento del microcircolo

che permette maggior apporto di ossigeno ai tessuti e ne contrasta il trofismo.

in caso di teleangectasie superficiali e per prevenire le smagliature cutanee

possono avere effetti anche nel trattamento delle varici, ma esclusivamente sotto controllo medico

Essendo un massaggio superficiale, agisce sulle terminazioni nervose riducendo il dolore.

dolori mestruali

massaggio

in caso di contrattura

per alleviare

dolore

sanguigno
• Applicabile
Si
Antalgico:
Applicabile a: • trattamento dei
• Pre
decontratturante
dolente al tatto • post operazione anche solo
il

COSA FA IL SISTEMA LINFATICO

Il sistema linfatico trasporta il liquido interstiziale in eccesso dai tessuti di nuovo alla circolazione generale ed è costituito da strutture che ospitano le cellule immunitarie, le quali realizzano un continuo monitoraggio per la difesa del corpo.

Come lo fa?

I vasi linfatici, porosi, assorbono i liquidi dallo spazio extracellulare e li trasportano attraverso i linfonodi, quelle cellule immunitarie analizzano i fluidi alla ricerca di particelle estranee.

Perché lo fa?

Il fluido deve essere rimesso in circolo attraverso i vasi linfatici per mantenere la funzione cardiovascolare e i linfonodi sono necessari per proteggere il corpo in caso di infezioni.

CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE

• Tumori maligni non trattati • Infiammazioni acute • Infezioni generali o locali (caratterizzate da uno stato febbrile) • Manifestazioni allergiche • Trombosi venosa profonda, tromboflebiti • Edemi causati da insufficienza cardiaca (arteriosa)

CONTROINDICAZIONI RELATIVE

• Tumori maligni trattati • Infiammazioni croniche • Insufficienze renali o venose • Ipotensione • Disturbi funzionali della ghiandola Tiroide (Ipo-ipertiroidismo) • Distonie neurovegetative • Asma • Precancerosi della pelle • Gravidanza (possibile dopo i primi 3 mesi)

EDEMI GENERICI

Sono gli edemi da vita sedentaria o stagionali, caratterizzati da caviglie o piedi gonfi, gambe gonfie per chi lavora in piedi senza camminare molto, chi porta spesso tacchi alti, abiti aderenti o adotta abitualmente posture quali sedere a gambe incrociate o accavallate.

Teniamo presente che la linfa non ha una pompa come nel caso del sangue. Scorre parallelamente alle vene e viene spinta dalle contrazioni muscolari.

CARDIACA CRONICA

EDEMA DA INSUFFICIENZA
E' conseguenza dei farmaci assunti in terapia ed ha particolari caratteristiche: • Caldo • Dolente • Localizzato agli arti inferiori (interno ginocchio e zona perimalleolare della caviglia Gli arti inferiori vanno trattati separatamente a distanza di 4 gg l'uno dall'altro. (SOTTO PRESCRIZIONE MEDICA E NON E’ DI NOSTRA COMPETENZA)

CRONICA

EDEMA DA INSUFFICIENZA RENALE
E' conseguenza dei farmaci assunti in terapia ed ha particolari caratteristiche: • Freddo • Dolente • Localizzato all'interno del ginocchio, alle caviglie e sotto gli occhi Il trattamento di ogni singola zona va distanziato di 4 giorni (SOLO SOTTO PRESCRIZIONE MEDICA E NON DI NOSTRA COMPETENZA)

EDEMI NON PATOLOGICI

Sono tutti quei gonfiori dovuti a ristagno, non causati da malfunzionamento del sistema linfatico quanto da eventi traumatici, da assunzione di estrogeni (pillola anticoncezionale) o da comportamenti e stili di vita dannosi quali sedentarietà, alimentazione errata, abuso di alcool o farmaci.

Si possono trattare senza prescrizione medica.

EDEMA DA FRATTURA CONTUSIONE O TRAUMA

• Dolente: • Localizzato intorno alle • articolazioni traumatizzate • Spesso accompagnato da lividi

DIFFERENZA TRA EDEMA ED EMATOMA

EMATOMA: è una raccolta di sangue localizzata al di fuori dei vasi ematici, tipica conseguenza di traumi o contusioni. Il sangue fuoriesce dal circolo, si concentra in un tessuto o in una cavità dell'organismo, ed origina un ematoma.

EDEMA: noto anche come idropisia o ritenzione di liquidi, è il gonfiore causato dall'accumulo di abnormi quantità di liquido linfatico nei tessuti. Il gonfiore riguarda più spesso gli arti inferiori

ma può interessare anche il viso e le mani.

caviglie, piedi e gambe

LA CELLULITE

Gli stadi nei quali è possibile intervenire manualmente sulla cellulite sono 3:

Edematoso ( intervento con massaggio emolinfatico drenante)

Fibroso ( intervento con linfodrenaggio)

Sclerotico (intervento medico chirurgico)

LA CELLULITE

NORMALE EDEMATOSA FIBROSA SCLEROTICA

Postura di lavoro e conoscenza del proprio corpo

• La presa di coscienza della corretta posizione di lavoro da parte dell’operatore è un fattore chiave che gli permette di preservare la propria integrità fisica muscolo-scheletrica e di applicare un trattamento manuale il più efficace possibile.

• L’aspetto fondamentale consiste nell’imparare a conoscere e usare il proprio corpo in funzione sia del suo peso, sia del tipo di trattamento che si vuole eseguire, riducendo la fatica da sforzo che può essere invece intensificata da un vizio posturale. La pressione applicata nel caso di un massaggio decontratturante deve partire da una buona base di appoggio degli arti inferiori, da un corretto bilanciamento del centro di gravità e del baricentro, da un’adeguata posizione della colonna e da un idoneo orientamento degli arti superiori per sfruttare al meglio il lavoro delle mani, riducendo l’affaticamento muscolare.

Una corretta postura di lavoro favorisce l’applicazione di una pressione omogenea e uniforme evitando traumi ed infortuni, amplificando l’effetto delle manovre eseguite.

APPARATO TEGUMENTARIO

L'apparato tegumentario svolge le funzioni di rivestimento, secrezione, termoregolazione, attività sensoriale e protezione dell'organismo. E si stratifica in epidermide, derma e sottocutaneo.

Epidermide

più

della pelle,

spostandosi

sua base ci sono

strati di cellule che

strati più esterni per sostituire

che muoiono

più

si staccano (causando

esempio,

forfora).

Epidermide: zona
esterna
alla
numerosi
si riproducono continuamente
verso gli
quelle
e
ad
la
Nell'epidermide si possono riconoscere
strati, dal basso verso l'alto: • Uno strato basale • Uno strato spinoso • Uno strato granuloso • Uno strato corneo L'epidermide non contiene vasi sanguigni, salvo negli anfibi che respirano anche attraverso la pelle (come le rane), e viene nutrita per diffusione attraverso il derma sottostante.

Derma

Si trova sotto lo strato dell'epidermide ed è costituito da tessuto connettivo, che funge da ammortizzatore per i traumi meccanici della pelle. Il derma è strettamente legato all'epidermide da una membrana basale e ospita molte terminazioni nervose (meccanorecettori) che forniscono la sensibilità tattile e termica. Contiene inoltre vasi sanguigni, vasi linfatici, ghiandole sebacee, ghiandole sudoripare, ghiandole apocrine e follicoli piliferi.

Il derma si suddivide in due strati:

• Papillare, adiacente all’epidermide e più esterno. Formato da protuberanze digitiformi chiamate appunto papille che si estendono verso l’epidermide rafforzando l’adesione tra i due strati.

• Strato reticolare, più profondo e più spesso. Formato da fibre di collagene, reticolari ed elastiche, che conferiscono alla pelle l'elasticità, l'estensibilità e la resistenza alle trazioni; strato da cui originano bulbi peliferi, unghie, ghiandole sebacee e sudoripare.

Sottocutaneo o Ipoderma

• L'ipoderma è la parte più interna che sta a contatto con i muscoli e gli organi sottostanti; è costituita da cellule piene di lipidi (soprattutto trigliceridi), circondate da una fitta rete di vasi arteriosi e venosi. Lo spessore del sottocutaneo è variabile; funge da isolante, riserva di lipidi, ammortizzatore e favorisce la mobilità della pelle rispetto alle strutture più profonde.

MANOVRE

LINFODRENANTE

DEL MASSAGGIO
• Pompaggio Semplice Zone ampie ecilindriche • Mezze lune: Zone ampie e piatte • Pomper Renvoyer Zone ampie e piatte • Pollici alternati o a spazzaneve Zone piccole o vicine a zone interdette • Braccialetto Zone cilindriche • Passo del Gatto Zone piatte, ampiee cilindriche • Le manovre fondamentali del massaggio linfodrenante sono:

REGOLE

GENERALI 1. All'inizio del massaggio è obbligatorio effettuare le aperture di: • Terminus • Profundus • Occiput 2. Prima di massaggiare qualsiasi altra zona dovrò fare l'apertura dei linfonodi regionali. 3. La direzione del massaggio è sempre centripeta. 4. La pressione del massaggio è di soli 5 grammi. 5. Quando possibile, sfruttano la forza di gravità. 6. Al termine di ogni zona, effettuare la chiusura dei linfonodi regionali. 7. Al termine del massaggio la sequenza di apertura del massaggio linfodrenante.

DIREZIONE MANUALITA’ DEL MASSAGGIO

STAZIONI LINFONODALI PRINCIPALI DEL MASSAGGIO DA APRIRE E CHIUDERE

Regione del collo

Linfonodi sotto claveari

Linfonodi ascellari

Linfonodi iliaci

Linfonodi inguinali

Linfonodi poplitei

ZONE DI COMPETENZA DEI DOTTI

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