Anno XV • aprile-maggio 2020
www.missionline.it
IL RITORNO DI MFA pag. 17
Scenari di mobilità Auto connesse e condivise
Vision Volvo Sostenibili e per sempre
Guida autonoma La responsabilità dei fleet manager
Ai Raggi X Nuova Mercedes GLA e Audi A3 Sportback
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SOMMARIO
Aprile-Maggio 2020 • numero 2
4
24
40
CRUSCOTTO
DIRECTOR’S CUT
VISION VOLVO
Effetto Covid-19 e il mercato affonda
Cent’anni di genialità Mazda
Sostenibili in profondità, per sempre
di Paola Baldacci
di Salvatore Saladino
10 PROFESSIONE FLEET MANAGER A passi rapidi verso l’ibrido
di Paola Baldacci
27 FOCUS ALIMENTAZIONI Non decolla, ma ci guida. È il metano
L’ANALISI DI MISSIONFLEET
di Andrea Barbieri Carones
NUOVA MERCEDES GLA Ancora un po’ più in su
di Anna Fraschini
13 DURA LEX I fleet manager sono i custodi
32
AUDI A3 SPORTBACK L’equilibrio della sportività
ANALISI CORONAVIRUS
di Maurizio Bertera
Tappare il buco in 4 mosse di Paola Baldacci
di Paola Baldacci
17 MISSIONFLEET AWARDS È già tempo di MFA 2020. Svelate le categorie dei fleet manager
34 ON THE BIG CHAIR Il potere della scelta è del cliente di Paola Baldacci
a cura della redazione
37
20
DONNE AL VOLANTE
FOCUS CORPORATE CAR SHARING & TELEMATICA Efficienza è condividere di Alessandro Palumbo
2 | APRILE-MAGGIO 2020
43
Questione di carica di Ilaria Salzano
News L’EDITORIALE NEWS
3 48
Informazione pubblicitaria Le risposte di SIFÀ al Coronavirus nel segno della continuità aziendale
18
2 Editoriale 2 20.qxp_Layout 1 20/04/20 16:26 Pagina 3
L’editoriale di Paola Baldacci
FAR RIPARTIRE LA MACCHINA
D
el lockdown vorremo dimenticarci in fretta. Purtroppo rimarrà nelle nostre vite, scolpito dalla storia: quella che stiamo vivendo e ogni giorno traccia un contorno diverso, spesso costringendoci a cancellare il disegno precedente, ha il sapore di una guerra. Per diverse ragioni: le limitazioni alla libertà personale sono come una prigionia. Le fabbriche chiuse e convertite in produzioni di nuova prima necessità, ad esempio mascherine chirurgiche e respiratori, rimandano alle riconversioni industriali post belliche. Inoltre, la crisi economica nella quale l’emergenza da Coronavirus ci catapulta ridesta i fantasmi di povertà dei racconti dei nostri nonni nati nel primo decennio del Novecento, che ben hanno conosciuto i conflitti bellici mondiali. Ciò che ci lascia interdetti è come, al loro pari che avevano modestissime capacità di calcolo, non siamo in grado di tracciare una prospettiva di ripresa di vita normale. Che generi quanto di più essenziale a una società per come l’abbiamo impostata: economie. E con esse il ritorno a “consumare” il tempo libero, la mobilità che è la libertà più grande, il lavoro secondo i canoni cui eravamo abituati. La nostra immensa epoca digitale, di comunicazione rapidissima e noi tutti sempre connessi, non è servita a molto ai fini pratici di limitare il contagio. Tracciabili sì, ma vulnerabili
restiamo. Con questa presa di coscienza conviene ripartire facendo leva sull’unità delle intenzioni e procedendo compatti. La produzione e la distribuzione, la composita filiera dei servizi dell’automotive, le associazioni di categoria, l’informazione, gli organizzatori di eventi di cui questo settore è sempre stato un committente importantissimo: nessun elemento dovrà dimenticare il resto dei componenti. Ognuno di essi potrà investire nell’altro per rimettere in moto una macchina solida se e solo se anche l’ingranaggio più piccolo tornerà a funzionare a dovere. Pena lo sgretolarsi di un “castello” seriamente compromesso dalla pandemia Covid19, che ha fatto emergere una ingiustificabile inadeguatezza del sistema sanitario, in un’epoca dominata dalle tecnologie più evolute. Ripartiamo insieme per riprendere la strada dove l’abbiamo interrotta: era un freddo inverno dell’anno Duemilaventi in cui il mondo ha compreso della sua fragilità, ma verso l’estate dello stesso anno ha ritrovato la forza di risollevarsi, comprendendo l’importanza dei singoli fattori che lavorano a un obiettivo comune. Così vorremmo leggere sulle pagine di storia. E a noi la meccanica è sempre piaciuta, o no? @pla_baldax e @missionline
APRILE-MAGGIO 2020 | 3
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MISSIONFLEET CRUSCOTTO
EFFETTO COVID-19 E IL MERCATO AFFONDA È il mese di marzo a calare la scure sulle immatricolazioni del 2020. Un mercato già asfiico, che era tenuto a galla dal noleggio a lungo termine. Partiamo dai dati del primo trimestre per arrivare alla disfaa a causa del lockdown per Coronavirus
di Salvatore Saladino* *Country manager Dataforce Italia
L
a mannaia del Coronavirus si è abbattuta sul mercato auto dal mese di marzo. 142 vetture al giorno è il ritmo delle immatricolazioni dal 16 del mese in poi, nel momento in cui questo articolo viene scritto, la media su aprile è crollata a 47 vetture al giorno. Il terzo mese dell’anno vede l’automotive
4 | APRILE-MAGGIO 2020
soccombere al lockdown che il Governo ha stabilito nell’intento di contenere la diffusione dell’epidemia. Gli acquisti di automobili nuove sono crollati dell’85%, considerando sia passenger cars sia light commercial vehicles (LCV). 178.462 targhe in meno in poco più di due settimane, cioè relativamente al periodo più
duro di limitazioni alla mobilità e al business. Ben difficilmente la situazione nel nostro Paese potrà vedere la luce prima dell’estate nell’ambito delle vendite automobilistiche. Le previsioni del 2020 vengono riviste al ribasso, con gli acquisti delle società che non arriveranno a 35mila unità nell’anno e il noleggio a lungo
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MISSIONFLEET CRUSCOTTO
termine che supererà di poco le 200.000 immatricolazioni. L’effetto sull’intero 2020 sarà drammatico.
UN MERCATO DA 1,1 MILIONI DI AUTO La nuova previsione ipotizza un mercato passenger cars di 1.150.000 unità, per un regresso del 40,1% rispetto al 201. I canali: gli acquisti dei privati diminuiranno del 39% a 667.000 immatricolazioni. I noleggi a lungo termine in contrazione un po’ meno accentuata (-26,4% a 207.000 immatricolazioni). Quelli a breve in deciso regresso: -54,7% a quota 80.500 unità, con un parziale recupero a fine anno per l’inflottamento del 2021. Per effetto di queste previsioni, la market share dei privati dovrebbe mantenersi al 58%,
quella delle flotte aziendali scenderà al 3%, il NLT dovrebbe salire al 18%, il breve termine, invece, contrarsi fino al 7% e dealer + OEM attestarsi al 14%.
UNA TRIMESTRALE DA BRIVIDO Se a gennaio e a febbraio il noleggio a lungo termine aveva contribuito ad attenuare il passivo di un mercato auto asfittico, con i dati di marzo le immatricolazioni sono precipitate nel profondo rosso. Nel trimestre le immatricolazioni passenger cars hanno fatto registrare un calo del 35,48% rispetto allo stesso periodo del 2019. In totale sono state 347.922 le nuove targhe del primo trimestre del 2020, contro le 539.280 dello scorso anno. La flessione peggiore ha riguardato i clienti privati che,
NOLEGGIATORI GENNAIO-FEBBRAIO NLT PC + LCV
YTD Febbraio 2020
YTD Febbraio 2019
Diff. YTD %
1
Leasys
16.395
11.805
38,9%
2
Arval
10.279
11.031
-6,8%
3
Volkswagen Leasing
6.620
3.105
113,2%
4
ALD Automotive
6.264
7.766
-19,3%
5
LeasePlan
5.512
6.038
-8,7%
6
Car Server
2.302
1.913
20,3%
7
Alphabet
1.662
1.976
-15,9%
8
Sifà
1.986
1.264
57,1%
9
#
Free2Move Lease
1.288
682
88,9%
10
Mercedes-Benz Charterway
1.254
663
89,1%
11
ES Mobility
910
663
37,3%
12
Athlon
444
723
-38,6%
13
Rent2Go
318
167
90,4%
14
Program Autonoleggio
150
240
-37,5%
15
Toyota Fleet Mobility
128
0
-
16
PAN
61
61
0,0%
17
GFC
–
NLT Altre
TOTALE
37
29
27,6%
1.021
1.903
-46,3%
56.631
50.029
13,2%
MERCATO ITALIA PC+LCV - MARZO 2020 Forecast 2020 Passenger Car
MS%
Diff. % 2020/19
Privati
667.000
58,0%
-39,0%
Flotte
34.500
3,0%
-63,5%
Noleggio Lungo Termine
207.000
18,0%
-26,4%
Noleggio Breve Termine
80.500
7,0%
-54,7%
Dealer & Case Auto
161.000
14,0%
-40,7%
1.150.000
100%
-40,1%
con un -38,52% hanno perso oltre 120.000 unità in 3 mesi. Non ha fatto meglio il settore delle immatricolazioni dirette business (vetture di proprietà o in leasing): -34,91%, che ha targato solamente 15.815 automobili contro le 24.298 del periodo gennaio-marzo 2019. Il comparto del noleggio, invece, grazie ai risultati molto positivi di gennaio e febbraio, ha consuntivato alla fine di marzo un comunque pesante -22,88% per il canale del lungo termine, -30,84% per il breve termine.
***NOTA ALLE TABELLE Le tabeLLe sono Una eLaborazione DataforCe itaLia sU fonti Ministero trasPorti e aCi/Pra
CAPTIVE MENO PEGGIO Analizzando sempre i primi 3 mesi dell’anno, il decremento delle immatricolazioni passenger cars di noleggio a lungo termine è stato meno accentuato per le società captive, cioè quelle controllate da costruttori automobilistici: -8,48%. Parliamo di Leasys-Fca, Mercedes-Benz Charterway, Free2Move Lease-Psa, ES Mobility-Renault/Nissan e Volkswagen Leasing. Invece, i generalisti Top (Ald Automotive, Alphabet, Arval, Athlon, Car Server, Leaseplan e Sifà) hanno APRILE-MAGGIO 2020 | 5
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MISSIONFLEET CRUSCOTTO
MERCATO ITALIA PASSENGER CARS Marzo 2020
Marzo 2019
Diff. mese %
YTD 2020
YTD 2019
Diff. YTD %
Privati
18.747
106.466
-82,39%
195.308
317.685
-38,52%
Società in proprietà e leasing
1.815
8.260
-78,03%
15.815
24.298
-34,91%
Noleggio Lungo Termine Top
3.695
15.651
-76,39%
28.393
41.837
-32,13%
Noleggio Lungo Termine Captive
2.289
13.873
-83,50%
26.695
29.170
-8,48%
Noleggio Lungo Termine Medium
72
228
-68,42%
519
412
25,97%
Noleggio Lungo Termine Altro
30
529
-94,33%
855
1.798
-52,45%
6.086
30.281
-79,90%
56.462
73.217
-22,88%
Noleggio Breve Termine Top
393
19.864
-98,02%
33.186
45.066
-26,36%
Noleggio Breve Termine Medium
70
1.342
-94,78%
772
2.798
-72,41%
Noleggio Breve Termine Dealer
185
3.527
-94,75%
5.171
9.272
-44,23%
Noleggio Breve Termine Altro
100
2.265
-95,58%
3.940
5.139
-23,33%
Totale NBT
748
26.998
-97,23%
43.069
62.275
-30,84%
Concessionarie
670
21.392
-96,87%
33.983
57.245
-40,64%
Totale NLT
Case Auto
455
1.565
-70,93%
3.285
4.560
-27,96%
Totale Concessionarie + Case Auto
1.125
22.957
-95,10%
37.268
61.805
-39,70%
Mercato Italia Passenger Cars
28.521
194.962
-85,37%
347.922
539.280
-35,48%
fatto registrare un calo del 32,13%.
CHI GUIDA La classifica degli operatori del
6 | APRILE-MAGGIO 2020
noleggio a lungo termine è basata sui dati di gennaiofebbraio (quindi senza gli effetti del Coronavirus sul mercato), perché la riclassificazione delle
immatricolazioni di marzo arriverà in redazione quando questo numero di Mission Fleet sarà già in stampa. Leasys ha mantenuto, anzi, incrementato,
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MISSIONFLEET CRUSCOTTO
MERCATO ITALIA PC+LCV MARZO 2020 Totale Passenger Cars
Marzo 2020
Marzo 2019
Diff. mese %
YTD 2020
YTD 2019
Diff. YTD %
28.521
194.962
-85,37%
347.922
539.280
-35,48%
Totale LCV up to 3,5 t.
4.228
16.249
-73,98%
30.314
43.791
-30,78%
Mercato Italia PC + LCV
32.749
211.211
-84,49%
378.236
583.071
-35,13%
la leadership, incrementando la distanza l’azienda seconda in classifica, Arval. La captive controllata da Fca Bank ha immatricolato nel primo bimestre 16.395 veicoli (passenger cars + light commercial vehicles), mentre Arval 10.279. Impressionante il tasso di crescita di Leasys: +38,9% rispetto a gennaiofebbraio 2019. A riprova che, prima del lockdown, il noleggio stava crescendo molto anche nel canale dei privati, dei liberi professionisti e degli artigiani, ossia gli automobilisti che hanno come punto di riferimento il concessionario. E la capillarità della rete dei dealer FCA pone Leasys in posizione di vantaggio. Un arretramento (-6,8%), invece, per Arval che nello stesso bimestre dello scorso anno aveva raggiunto 11.031 immatricolazioni.
MARKET SHARE Dopo Arval, in terza posizione è salita Volkswagen Leasing, che a febbraio ha sorpassato Ald Automotive. La captive di Wolfsburg ha aperto il 2020 con 6.620 immatricolazioni. Questo dato rappresenta un incremento spettacolare del 113,2% rispetto a un già eccellente gennaiofebbraio 2019. La quarta posizione è ora appannaggio di Ald Automotive, che ha targato 6.264 veicoli (-19,3%), seguita nella quinta piazza da Leaseplan (5.512 immatricolazioni, 526 in meno del primo bimestre precedente,
pari a una contrazione dell’8,7%). A livello di market share, si deve precisare che, mentre per Leasys e per VW Leasing la quota di mercato appare in crescita (in modo sostanziale per entrambe: +4,4 punti di share per Leasys e +1,7% per Volkswagen), per Arval, Ald e Leaseplan la quota di mercato è in flessione: rispettivamente di 0,8, 2,2 e 1,7 punti. I cinque operatori leader di mercato sono comunque tutti al di sopra o molto vicino al 10% di share: addirittura al 29% Leasys, al 18,2% Arval, al 12,8%, Volkswagen Leasing all’11,7%, Ald all’11,1% e al 9,7% Leaseplan.
Car Server (che ha ottenuto un eccellente +20,3% sullo stesso periodo del 2019) è davanti ad Alphabet (in calo del 15,9%), Sifà (che continua la sua crescita passando dalla decima all’ottava posizione e nel bimestre fa segnare un eccezionale +57,1%), poi Free2Move Lease (-88,9%), Mercedes-Benz Charterway (+89,1%), ES Mobility (la captive di Renault-Nissan, +37,3%), Athlon (-38,6%), Rent2Go (+90,4%), Program (-37,5%), Toyota Fleet Mobility (che compare quest’anno per la prima volta nelle graduatorie di Dataforce), Pan (sugli stessi livelli dello scorso anno) e Gfc (+27,6%).
TOP FIVE ALL’80%
ELETTRICHE E IBRIDE SUPERSTAR
Ancora a proposito di market share, la quota complessiva dei primi 5 operatori di noleggio a lungo termine raggiunge quest’anno il 79,6%. Nelle posizioni successive della classifica, a gennaio-febbraio
Sul fronte delle alimentazioni, prima del blocco di molte attività lavorative che hanno fatto scendere ai minimi storici i tassi d’inquinamento è stato un periodo di guerra per gli
LE AZIONI URGENTI Quali mosse dovrebbero attuarsi per aiutare un comparto fondamentale dell’economia, annientato dall’epidemia di Covid-19? Anzitutto l’immediata abolizione delle sanzioni CO2 per il 2020. Poi l’allineamento fiscale dell’automobile a quello applicato da Germania, Gran Bretagna e Spagna. E ancora un piano coordinato di incentivi alla rottamazione e all’acquisto non solo di vetture nuove, ma anche km0 e usato almeno Euro 5, tutto senza distinzione di alimentazione. Infine, lo stop alle azioni ingiustificate di limitazioni alla circolazione che gravissimi effetti hanno avuto sui consumatori e sull’aria che respiriamo (a dimostrazione dell’ignoranza di chi le impone). Se ciò non si verificherà, le conseguenze di mercato e occupazionali saranno devastanti. APRILE-MAGGIO 2020 | 7
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MISSIONFLEET CRUSCOTTO
MERCATO ITALIA LIGHT COMMERCIAL VEHICLES Marzo 2020
Marzo 2019
Diff. mese %
YTD 2020
YTD 2019
Diff. YTD %
Ditte, artigiani, professionisti Società in proprietà e leasing Noleggio Lungo Termine Top Noleggio Lungo Termine Captive Noleggio Lungo Termine Medium Noleggio Lungo Termine Altro Totale NLT Noleggio Breve Termine Top
802 2.146 676 364 37 25 1.102 7
3.121 7.365 2.271 1.514 94 196 4.075 228
-74,30% -70,86% -70,23% -75,96% -60,64% -87,24% -72,96% -96,93%
5.991 14.146 4.482 2.622 158 212 7.474 416
8.863 19.402 6.818 3.151 231 800 11.000 384
-32,40% -27,09% -34,26% -16,79% -31,60% -73,50% -32,05% 8,33%
Noleggio Breve Termine Medium Noleggio Breve Termine Dealer Noleggio Breve Termine Altro Totale NBT Concessionarie Case Auto Totale Concessionarie + Case Auto Mercato Italia LCV fino a 3,5 t.
0 18 82 107 68 3 71 4.228
153 89 399 869 758 61 819 16.249
-100,00% -79,78% -79,45% -87,69% -91,03% -95,08% -91,33% -73,98%
62 250 652 1.380 1.255 68 1.323 30.314
180 220 1.170 1.954 2.388 184 2.572 43.791
-65,56% 13,64% -44,27% -29,38% -47,45% -63,04% -48,56% -30,78%
automobilisti residenti nelle città, con le centraline che hanno registrato troppi superamenti dei limiti di guardia, anche a causa della mancanza di precipitazioni piovose. Le misure di restrizione nella circolazione delle auto ad alimentazione tradizionale, in particolare quelle a gasolio, sono state pesanti (oltreché inutili come
8 | APRILE-MAGGIO 2020
ormai ampiamente dimostrato), perché in alcuni casi hanno assurdamente colpito persino le Euro 6, contribuendo a modificare immediatamente gli orientamenti delle scelte nei nuovi acquisti e, di fatto, a peggiorare la qualità dell’aria. Nelle metropoli le vendite di auto diesel si sono pressoché fermate. Di conseguenza, nel
trimestre le immatricolazioni di auto elettriche sono quasi triplicate, mentre quelle delle ibride sono cresciute del 35%. Nel primo trimestre sono state targate 5.519 auto elettriche (+291%) e 38.424 ibride. Sul versante delle alimentazioni a gas, l’andamento è differenziato: le immatricolazioni di auto alimentate a metano sono salite del 14,5% (arrivando a 9.540 unità), mentre quelle a gpl hanno perso il 41% delle immatricolazioni (a quota 21.218 immatricolazioni). Arretramento drammatico per le diesel su scala nazionale: -46,9%, pari a quasi 90.000 unità in meno. Anche le benzina, però, hanno perso terreno, soprattutto per il lockdown di marzo: -33,6% (sono oltre 87.000 targhe in meno). In ogni caso, le immatricolazioni dei due principali carburanti sono ormai definitivamente a favore del benzina: circa 157.000 le auto targate a gennaio, 146.500 quelle a gasolio.
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MISSIONFLEET PROFESSIONE FLEET MANAGER
A PASSI RAPIDI VERSO L’IBRIDO Lo spirito green di 3M Italia passa anche dalla car policy. Avviata la trasformazione della floa e la sostituzione del soware gestionale. Sui noleggiatori, è la survey annuale a misurarne la soddisfazione da parte dei dipendenti
di Anna Fraschini
I I suoi foglietti Post-it ed i nastri Scotch sono entrati nella nostra vita di tutti i giorni, insieme ad altre migliaia di prodotti che
10 | APRILE-MAGGIO 2020
incontriamo ogni giorno. La filosofia aziendale di 3M è da più di un secolo orientata allo sviluppo di soluzioni pratiche, intelligenti, green. Sì, perché nel suo cammino l’azienda ha sempre posto grande attenzione alla tutela ambientale e alla responsabilità sociale. Temi come il cambiamento del clima, l’ottimizzazione delle risorse energetiche e idriche, la riduzione dell’impatto ambientale fanno parte della sua
strategia da 40 anni, in ogni settore in cui opera: salute, automotive, consumo, trasporti, elettronica, energia, industria, sicurezza e design. E la gestione della flotta aziendale, composta da 250 vetture (di cui 30 assegnate al management), ne è un’espressione di eccellenza. Vito Roberto Palmiotti, facility e security manager di 3M Italia, ha avviato nella veste di fleet manager un processo di
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trasformazione continua con l’introduzione graduale di auto a minore impatto ambientale, ibride ed elettriche. Questi interventi hanno consentito all’azienda di ridurre negli ultimi 7 anni del 31% le emissioni e a lui di vincere il premio Mission Fleet Award 2017 come “Fleet Manager dell’anno” per le flotte sostenibili. «Per il management abbiamo cambiato da poco la policy – argomenta –. I manager possono
optare per uno dei modelli delle case automobilistiche partner, vale a dire Bmw, Mercedes, Audi e Lexus, scegliendo esclusivamente tra le versioni ibride. Stiamo installando 30 colonnine di ricarica elettrica nel nostro parcheggio aziendale e abbiamo un piano di sostituzione totale della flotta diesel assegnata al management con una ibrida entro la metà del 2020. Grazie anche al parco di auto in pool, totalmente elettriche, quest’anno la nostra disponibilità è composta per il 25% da auto green (elettriche e ibride) con una media di emissioni pari a CO2 gr/km 92 (Nedc correlated)». Per quanto riguarda il personale commerciale, invece, le vetture vengono assegnate senza distinzione di livello o area di
responsabilità. «I sales men possono scegliere tra vetture Peugeot piccole, medie e grandi con un diverso addebito per l’utilizzo ad uso promiscuo. Abbiamo recentemente introdotto Toyota Corolla come modello ibrido, anche se in questo caso serve un’autorizzazione da parte della funzione human resources che valuta in base all’area di competenza». Nell’ambito del mobility management, Palmiotti ha promosso per la sua azienda diversi progetti ecosostenibili come il car pooling, il car sharing, la trasformazione al Gpl, gli abbonamenti Atm, l’utilizzo di taxi condivisi e le navette interaziendali. Ha sviluppato piani di mobilità a basso impatto ambientale nel APRILE-MAGGIO 2020 | 11
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VITO PALMIOTTI
LA VOCE DEL DRIVER
Segratese, coordinando i mobility manager aziendali dell’area e collaborando con il Comune di Segrate e di Milano, la Provincia di Milano e la Regione Lombardia. Come viene gestita la flotta aziendale? «Il fleet management fa parte del contratto di Ifm (integrated facility management) tramite il quale tutti i servizi sono affidati ad un unico fornitore, la Sodexo. Tale fornitore si occupa a livello globale degli aspetti amministrativi e operativi, come ad esempio il supporto ai driver, la gestione delle scadenze contrattuali, l’interfaccia users e i rapporti con le società di noleggio e l’invio degli ordini. Ci
IL PARCO ELETTRIFICATO DI 3M ITALIA
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Davide Panciera è il technical liaison & strategic key account manager di 3M Italia e ha in dotazione una Peugeot 508 Berlina dal giugno del 2019. La procedura seguita dall’azienda per l’assegnazione del veicolo prevede la compilazione di un modulo d’ordine per l’auto con la lista degli accessori che il dipendente può richiedere, a suo carico. Non è però prevista la possibilità di un upgrading di classe della vettura a fronte di un’integrazione da parte del collaboratore. «Anche se questo aspetto potrebbe essere interessante, mi ritengo estremamente soddisfatto sia del mezzo assegnato che del servizio offerto dalla funzione di facility management aziendale». Quali sono i servizi forniti dalla società di noleggio? «Beneficiamo di un’assistenza 24/h che ci supporta in ogni problematica relativa al veicolo in dotazione per quanto riguarda la meccanica e la carrozzeria. È inoltre prevista la sostituzione degli pneumatici in base alla stagione e l’assicurazione per i famigliari alla guida». Come vengono gestite le pratiche per sinistri e multe? «Per i sinistri e gli incidenti ci interfacciamo con il portale della società di noleggio a Lungo termine. Le multe vengono pagate direttamente da 3M dopo che sono state segnalate all’interessato, nel caso in cui voglia contestarle. Vengono quindi addebitate sul cedolino del driver». È disponibile un help desk per richieste e reclami? «Il servizio è gestito dall’azienda che smista poi a chi di competenza. La gestione è snella, efficace e rapida».
avvaliamo per tutte le auto di un contratto di noleggio a lungo termine che include assicurazione e manutenzioni. La durata e le percorrenze vengono stabilite in base alle effettive esigenze del driver». Che genere di supporti
informatici sono dedicati alla flotta? «Utilizziamo un applicativo per i riaddebiti ai driver e stiamo introducendo un nuovo software gestionale dell’intero parco auto. La car policy è consultabile in ogni momento in intranet». Cosa chiede alla società di noleggio sua partner? «Velocità nel predisporre preventivi, affidabilità delle officine convenzionate, correttezza e trasparenza negli addebiti, risposte tempestive per tutte le richieste e i problemi legati alle riparazioni, ai cambi gomme, alle auto sostitutive. Da parte nostra effettuiamo annualmente un sondaggio sulla soddisfazione degli user. Vengono sottoposti a valutazione sia i fornitori di Nlt che il fornitore di fleet management».
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I FLEET MANAGER SONO I CUSTODI Il futuro della guida autonoma cambierà le valutazioni di responsabilità tra driver, responsabili delle floe e costruori qualora gli Adas non funzionino correamente e si verifichi un sinistro? Approfondiamo con l’esperto
L
di giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano. Scopriamo subito che i fleet manager devono stare molto attenti. Infatti, nel caso in cui il conducente dell’autovettura possa riprendere in qualsiasi momento il controllo della stessa trova applicazione l’articolo 2054 comma 1 del Codice Civile secondo cui egli è responsabile «se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno». Però in futuro, ipotizzando auto
a guida esclusivamente automatizzata, non si potrà parlare più di conducente e questa norma potrebbe non trovare più applicazione. Qui entriamo nel nostro ambito: i fleet manager in quanto “custodi” dell’auto aziendale sarebbero responsabili di cosa? Spiega il professore: «Tutte le volte che il sinistro sia derivato da un’autonoma funzionalità del veicolo, il danno deve ritenersi cagionato non da un
di Paola Baldacci
La guida autonoma è sinonimo di sicurezza e gli automobilisti italiani ne sono autentici appassionati. Più dei colleghi del resto del mondo. Solo che non vogliono spendere più di 400 euro per un pacchetto tecnologico di Adas. È una delle rilevanze che Deloitte mette in evidenza nell’ultimo studio Global Automotive Consumer Study 2020. Premesso che il self driving sull’auto è possibile al Livello 2 in Europa – i sistemi prendono il controllo parziale del mezzo, ma il conducente rimane responsabile delle operazioni –, quale scenario di responsabilità si profila sui soggetti coinvolti, con particolare attenzione alla sfera del fleet management? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Albanese, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche e professore ordinario di Diritto Civile presso la Facoltà
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fortuito. Non basta quindi la prova di non avere colpa, ma occorre provare un fatto straordinario e imprevedibile, estraneo alla propria sfera di controllo».
UN PANEL PIÙ AMPIO
ANTONIO ALBANESE, DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE UNIVERSITÀ CATTOLICA MILANO
comportamento umano attraverso “l’utilizzo della cosa”, ma “dalla cosa” in forza di un suo intrinseco dinamismo. In questo caso può trovare applicazione la regola prevista dall’art. 2051 c.c. che riguarda, appunto, il danno cagionato da cose in custodia. Ne consegue che il danneggiato può chiedere il risarcimento al soggetto che ha la custodia della cosa, il quale è responsabile se non prova il caso
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A questo punto ci si deve chiedere chi è il custode del veicolo. «Ciò non necessariamente coincide con il proprietario, ma può essere un soggetto diverso. Al momento non ci sono precedenti giurisprudenziali in tema di Adas, ma secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza, è custode colui che, pur senza avere un diritto reale (proprietà, usufrutto) sulla cosa, abbia su di essa un potere di fatto, potendo decidere chi può utilizzarla e gestirne la conservazione e manutenzione. Questa nozione di custode potrebbe in futuro portare a riconoscere una responsabilità
oggettiva del fleet manager, al quale sia stata affidata la custodia del veicolo. Questa responsabilità concorre con quella di altri soggetti quali ad esempio il proprietario o il produttore, verso i quali il custode (eventualmente fleet manager), che abbia risarcito il danno, potrà rivalersi».
INTANTO, IN GERMANIA Intanto la Germania ha legiferato molto rapidamente sulla guida autonoma, con una normativa che protegge i costruttori. Un approccio decisamente affrettato. Il nostro Codice Civile offre risposte migliori in caso di contrasto in seguito a un incidente automobilistico in cui gli Adas non hanno risposto a dovere. Vediamolo con il professore: «Il legislatore tedesco ha introdotto una specifica disciplina per i danni da veicoli a
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guida assistita e semiautomatica. Non possiamo dire per quale ragione questa legge sia stata emanata in tempi così rapidi, ma possiamo supporre, che in vista di una regolamentazione uniforme per tutta l’Unione europea (da più parti auspicata), l’ordinamento tedesco si sia voluto portare avanti, stabilendo un modello al quale potranno ispirarsi e con il quale dovranno confrontarsi le future scelte dell’Europa. I tedeschi hanno voluto mettere subito in chiaro la loro visione, anche se non è facile fare un bilancio complessivo di questa disciplina. Mi limito ad evidenziare una caratteristica: non è consentita la guida completamente autonoma, in quanto si prevede che ci sia un conducente che deve essere in grado di riprendere in qualsiasi momento il controllo del veicolo. Alcuni studi hanno però dimostrato che è praticamente impossibile mantenere una situazione costante di allerta quando è la macchina che “conduce” il veicolo e che in situazioni di emergenza il brusco passaggio alla guida umana determina reazioni errate. Questo ad esempio è quanto si è potuto riscontrare nel caso statunitense di incidente mortale provocato da una Tesla, nel quale era emerso che il conducente non aveva mantenuto le mani sul volante, come previsto dalle istruzioni. A mio avviso questo non è sufficiente ad escludere il difetto del veicolo né la responsabilità del produttore. Più in generale, da un punto di vista filosofico e antropologico, nel rapporto tra l’uomo e la macchina mi sembra più giusto che sia questa a doversi adeguare alle esigenze del primo e non viceversa». Questo
IL CONSIGLIO Premesso che l’argomento è in divenire, vogliamo dare dei consigli ai nostri lettori, i fleet manager: se acquistano vetture con Adas di cosa devono tenere conto per tutelare l’azienda da rivalse in caso di incidenti con dinamiche implicanti sistemi di assistenza alla guida malfunzionanti? «Il consiglio che posso dare si basa sul buon senso: curare che la manutenzione dei veicoli sia effettuata da officine accreditate e da tecnici qualificati rispetto alle novità tecnologiche e che la sostituzione di componenti elettroniche sia conforme alle indicazioni delle case produttrici. In questo modo sarà più difficile obiettare che il difetto è dipeso da interventi successivi all’acquisto del veicolo».
discorso mette in evidenza i limiti di un intervento del legislatore così affrettato, che rischia di non cogliere esattamente i problemi che si possono verificare nelle situazioni concrete. «Rispetto a una nuova disciplina rigida di legge mi pare una soluzione più duttile adeguare le norme che già ci sono nel nostro codice civile, che al momento sembrano in grado di dare risposte soddisfacenti. In un secondo momento si potranno eventualmente migliorarle alla luce della concreta casistica», conclude l’esperto.
LETTERATURA DI LEGGE Cerchiamo di conoscere i capitoli di riferimento della giurisprudenza. La norma che nel nostro ordinamento disciplina la responsabilità per i danni da circolazione di veicoli è l’articolo 2054 del Codice Civile che individua come soggetti potenzialmente responsabili il conducente e il proprietario. Nel caso di guida autonoma e di Adas occorre considerare anche l’art. 2051 c.c. (responsabilità per danni da cose in custodia) per le ragioni già dette. Con riguardo ai danni
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ADAS OBBLIGATORI DAL 2022 Da maggio 2022 le nuove auto avranno obbligatoriamente montati di serie i sistemi avanzati di assistenza alla guida (Adas) per migliorare la sicurezza e ridurre i rischi di incidenti, come la frenata automatica anti tamponamento, il riconoscimento delle corsie e del pedone. Per le vetture già in commercio e quelle che saranno omologate prima della scadenza, le nuove dotazioni diventeranno obbligatorie a partire dal maggio del 2024. Quindi fra 4 anni, tutte le auto (come detto, quelle di nuova omologazione già dal 2022) dovranno montare di serie dotazioni di sicurezza come la frenata autonoma d’emergenza, la regolazione intelligente della velocità, il mantenimento attivo della corsia di marcia, la predisposizione per l’installazione dei rilevatori del tasso alcolemico del guidatore, dei sistemi di rilevamento della stanchezza e della distrazione del guidatore. Inoltre, dovranno avere una scatola nera con data recorder, un segnale per le fermate d’emergenza e una videocamera di retromarcia. Infine, avremo nuove cinture anteriori, le protezioni per gli impatti laterali e più ampie zone del cofano e del parabrezza sviluppate per ridurre le conseguenze di un impatto con pedoni e ciclisti.
avere sempre maggiore applicazione nel caso di veicoli ad elevata automazione, a differenza di quanto oggi avviene per i veicoli tradizionali, nei quali la guida umana ha una incidenza prevalente rispetto al sistema automatizzato».
DIFFERENZE EUROPA-STATI UNITI
determinati da difetti dell’autoveicolo può, inoltre, configurarsi una responsabilità del produttore, disciplinata agli articoli 114 ss. del D.lgs. 2005/206 (Codice del consumo), che riporta le norme introdotte nel nostro ordinamento con il D.p.r. 1988/224 in attuazione di una direttiva CEE del 1985. «La derivazione europea di questa disciplina determina una sostanziale uniformità dei diversi ordinamenti dei paesi dell’Unione – osserva Albanese – . Questa disciplina è plausibilmente destinata ad 16 | APRILE-MAGGIO 2020
Per un paragone, la normativa europea è tendenzialmente più favorevole al danneggiato rispetto a quella che trova applicazione negli Stati Uniti dove si tende a proteggere maggiormente i produttori, in quanto la soluzione delle controversie nei diversi Stati si basa spesso su ragioni di efficienza economica. Albanese: «In questa linea alcuni studiosi nordamericani hanno teorizzato la necessità di non aggravare troppo la responsabilità dei produttori per i difetti di auto a guida autonoma o ad elevata automazione, al fine di non disincentivare lo sviluppo d nuove tecnologie e l’introduzione nel mercato di veicoli statisticamente più sicuri di quelli tradizionali. In realtà questo argomento va incontro a
una obiezione etica: il progresso e i vantaggi collettivi derivanti dalla maggiore sicurezza della circolazione non devono essere ottenuti a spese del singolo soggetto, che per avventura risulti danneggiato da un difetto del prodotto. Al contrario affermare la responsabilità del produttore significa collettivizzare i costi (anche assicurativi) di eventuali danni, in quanto questi, rientrando nei costi dell’attività d’impresa, verrebbero riversati sul prezzo di vendita e quindi ripartiti tra tutti gli acquirenti di veicoli da un produttore. Attraverso l’assicurazione e il pagamento di un premio assicurativo calcolato in base all’incidenza statistica di determinati eventi dannosi, i costi verrebbero ulteriormente spalmati su tutti i produttori». Ovviamente il concetto di difetto non deve essere tale da rendere sempre e comunque responsabile il produttore, che altrimenti non avrebbe alcun incentivo a rendere più sicuri i veicoli. Conclude il professore: «La normativa attualmente vigente in Italia considera difettoso un prodotto quando esso non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere: questo criterio, applicato ai veicoli ad elevata automazione, proprio in considerazione delle aspettative sociali di una di una loro maggiore sicurezza, significa che il produttore sarà responsabile del sinistro, quando questo non si sarebbe verificato con l’utilizzo di un veicolo tradizionale. Il danneggiato non deve quindi dimostrare, nelle sue specifiche modalità tecniche, il concreto funzionamento difettoso del veicolo, fatto che peraltro per lui sarebbe impossibile provare».
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È GIÀ TEMPO DI MFA 2020
SVELATE LE CATEGORIE PER I FLEET MANAGER I MissionFleet Awards giungono alla quinta edizione: il 23 novembre all’hotel Gallia di Milano la community dei fleet manager e della filiera dell’automotive che negli anni si è rafforzata intorno all’ambìto premio organizzato dalla nostra casa editrice s’incontrerà per decretare i vincitori dei migliori progetti nelle flotte aziendali. Pensando a come innovare MFA 2020, quest’anno l’organizzazione ha ridotto il numero delle categorie vincitrici dedicate ai fleet manager, portandole da sette a cinque. «Vogliamo rendere ancora più prestigiosi gli Awards, perciò riduciamo i riconoscimenti in modo da valorizzare al meglio le candidature veramente innovative», spiega la direttrice editoriale di Newsteca, Paola Mighetto. Ecco introdotto il concept di “idea”: il candidato fleet manager esporrà alla giuria di MFA l’innovazione introdotta, ad esempio per una flotta più sicura, sostenibile
o dal punto di vista del Tco. Temi questi ultimi che certamente continuano a sfidare i responsabili dei parchi auto in questi mesi in cui il settore è rimasto coinvolto in diversi cambiamenti, a cominciare dalla tassazione che premia i bassi valori di emissioni di CO2. «Quanto alla presentazione dei progetti – continua Mighetto –, il fleet manager esporrà alla giuria i risultati raggiunti secondo gli obiettivi che si è posto. E, come di consueto, maggiormente riuscirà a misurare le performance e portarle con dati oggettivi all’esame del gruppo di lavoro, tanto più avrà possibilità di vincere». Non mancherà un riconoscimento al professionista che meglio ha interpretato la trasformazione digitale, considerato che un approccio end-to-end dalla parte dei driver è oramai una tendenza anche nel fleet management. Ma vediamoli tutti, i premi di MFA 2020 nelle loro categorie per i fleet manager sono qui!
ELENCO CATEGORIE PREMI MFA 2020 FLEET MANAGER 1 Miglior idea per una flotta che interpreta la mobilità sostenibile 2 Miglior idea per la riduzione del TCO 3 Miglior realizzazione di un servizio di car sharing/ car pooling 4 Miglior idea per una flotta più sicura 5 Miglior soluzione di trasformazione digitale del fleet management
LE FASI DI MFA 2020 • Fase candidature fleet manager e aziende 4 maggio - 30 giugno • A luglio la pubblicazione della short list e le votazioni online “Fornitori” • A settembre la riunione della giuria e la presentazione dei progetti dei fleet manager • Il 23 novembre i MissionFleet Awards con la serata di gala e le premiazioni
LE CATEGORIE IN GARA PREMI PER I FLEET MANAGER • Miglior idea per una flotta che interpreta la mobilità sostenibile • Miglior idea per la riduzione del TCO • Miglior realizzazione di un servizio di car sharing - car pooling • Miglior idea per una flotta più sicura • Miglior soluzione di trasformazione digitale del fleet management PREMI PER I FORNITORI DELLE FLOTTE AZIENDALI • Miglior software gestionale per la flotta • Miglior servizio di telematica per la flotta • Miglior mobile app per i driver • Miglior servizio di manutenzione e riparazione veicoli • Miglior servizio di manutenzione e riparazione dei cristalli • Miglior servizio di smart mobility: car sharing o car pooling
• Miglior produttore di pneumatici per la flotta • Miglior soluzione per la flotta sostenibile PREMI PER LE CASE AUTO I premi per le cause auto saranno definiti in base ai dati relativi alle vendite (true fleet) in Italia, forniti da Dataforce. La classifica dei modelli più venduti sarà esaminata dalla giuria che, in base alla propria esperienza e al lavoro quotidiano di gestione delle flotte auto aziendali, designerà i modelli vincitori. Di seguito i segmenti presi in considerazione: • Sales e agenti: A – B – B Suv – B mix • Quadri e middle management: C – C mix – C Suv – D – D mix – D Suv • Direttori e dirigenti: E – E Suv – F – F Suv – F premium • Miglior veicolo di servizio: Veicoli Commerciali e LCV • Miglior veicolo ad alimentazione alternativa: Electric – Hybrid – CNG / Petrol – LPG / Petrol
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SIFÀ
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
LE RISPOSTE DI SIFÀ AL CORONAVIRUS
NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ AZIENDALE collaboratori e la disponibilità dei più importanti presidi quali mascherine, gel detergente, salviette igienizzanti e guanti in lattice, oltre all’idonea sanificazione periodica dei locali». Inoltre, in coerenza con il piano di welfare aziendale, mirato a mettere a disposizione strumenti e servizi orientati al benessere dei collaboratori e delle loro famiglie, durante il lockdown la società guidata da Paolo Ghinolfi ha sottoscritto con una compagnia assicurativa specializzata nel ramo salute una copertura sanitaria integrativa legata al Covid-19, a beneficio di tutti i dipendenti. «La polizza prevede alcune indennità in caso di contagio da Coronavirus – spiegano da SIFÀ – e nella fattispecie una diaria in caso di ricovero, più un rimborso in caso di degenza in terapia intensiva. Così come una indennità in caso di quarantena». La copertura assicurativa è valida per tutto il 2020 e prosegue nel 2021. PAOLO GHINOLFI, AMMINISTRATORE DELEGATO SIFÀ
La risposta di SIFÀ al Coronavirus è stata ad ampio spettro e ha riguardato diversi ambiti. A cominciare dalla continuità aziendale: anticipando spesso le misure di prevenzione previste nei diversi decreti ministeriali, SIFÀ ha messo in campo ogni sforzo possibile per garantire la continuità operativa aziendale, consentendo a tutti di poter lavorare in sicurezza. «Un approccio che si è rivelato immediatamente efficace nella contingente emergenza sanitaria, 18 | APRILE-MAGGIO 2020
consentendo l’attivazione e l’incentivazione del lavoro in modalità “smart working” già a partire dal 24 febbraio – argomenta il Direttore Generale Paolo Cuoghi –. Circa il 90% del personale ha operato con questa modalità, mentre per le poche persone operative presso le strutture dell’azienda sono state individuate misure di protezione adeguate, con l’adozione di un protocollo (in linea con quelli approvati a livello nazionale) che garantisce distanze ampie fra i
RASSICURAZIONI AI CLIENTI Dal primo momento dell’emergenza sanitaria, quando il più severo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri ha imposto stringenti misure cautelative per il contenimento della pandemia Coronavirus, il messaggio ai clienti e ai partner di SIFÀ è stato di rassicurazione sull’operatività. Dopotutto è la prima regola del crisis management: informare sulle procedure e sulle azioni intraprese. «Desideriamo rassicurarla sul fatto che SIFÀ, Società Italiana Flotte Aziendali, prosegue il proprio lavoro senza interruzioni su tutto il territorio nazionale e tutti gli uffici
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SIFÀ
sono operativi», è stato comunicato attraverso ogni canale. Per far fronte alla crisi sanitaria determinata dal nuovo Coronavirus, sono state attuate le indicazioni del Ministero della Salute nonché le misure cautelative della capogruppo BPER Banca. Perciò sono state limitate le trasferte e gli appuntamenti fisici tra collaboratori, fornitori, clienti e partner. Inoltre, sono state predisposte tutte le procedure necessarie per consentire il prosieguo dell’attività lavorativa anche da remoto. Sono scattati i piani di continuità aziendale e il lavoro in modalità smart working. Dopo le disposizioni ufficiali del Governo, emanate il giorno 11 marzo «la situazione attuale rappresenta chiaramente un evento di forza maggiore al di fuori del nostro controllo, che comporta un rischio di potenziale ritardo nell’erogazione dei servizi di fornitura e anche consegna delle vetture», ha comunicato prontamente SIFÀ. E da quel momento si è adoperata per adottare tutte le misure ragionevolmente possibili per mitigare gli effetti di tale fenomeno.
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
MAPPATURA CENTRI DI ASSISTENZA Ulteriormente, la Società Italiana Flotte Aziendali ha garantito il costante supporto ai propri clienti, mappando in modo puntuale le condizioni di operatività dei centri assistenza. Dunque, sul sito web www.sifa.it alla voce “Rete assistenza” ha reso pubblico lo status di disponibilità delle officine. «In questo momento particolarmente delicato abbiamo voluto il monitoraggio preciso del network dei riparatori, per prevenire, evitare e/o attenuare possibili ritardi nei servizi di fornitura», motiva Ghinolfi. La rete di assistenza di SIFÀ conta un numero di centri (oltre 8mila) in continua crescita e capillarmente distribuiti su tutto il territorio nazionale. Per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, la Società utilizza il network ufficiale delle case costruttrici con pezzi di ricambio originali, garanzia di affidabilità e sicurezza attiva e passiva. Ad esso si aggiungono migliaia di officine convenzionate, da Nord a Sud del Paese.
NOLEGGIO A LUNGO TERMINE DI VEICOLI USATI DI PRIMA SCELTA Sono molte le imprese che, durante il lockdown, hanno proseguito ad operare per garantire gli approvvigionamenti di beni di prima necessità, trovandosi a far fronte a picchi di lavoro. Per coprire le necessità immediate di queste aziende e consentire un rapido potenziamento della flotta, SIFÀ ha lanciato un nuovo prodotto, il Noleggio a Lungo Termine di veicoli usati di prima scelta. «Abbiamo selezionato i modelli migliori, pari al nuovo, subito disponibili e con manutenzioni in regola – afferma il noleggiatore –. Scegliamo di fare la nostra parte ogni giorno, con impegno e responsabilità, garantendo il supporto e l’assistenza di questi mezzi, nel rispetto delle norme di sicurezza stabilite dai Decreti vigenti».
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EFFICIENZA È CONDIVIDERE Auto connesse e vehicle sharing sono tendenze destinate a lasciare una traccia nel lungo periodo e a modificare struuralmente l’auale scenario della mobilità. Ecco le best practice tra telematica e fleet manager che ne spiegano i benefici
di Alessandro Palumbo
I Il corporate car sharing inizia a diffondersi tra le aziende in quanto è generatore di efficienza nella gestione della flotta e crea valore per gli utilizzatori. Al momento questa soluzione è applicata sulle vetture operative, ma ci sono dei modelli che fanno prefigurare utilizzi diversi e innovativi. Tuttavia, va ammesso, non sono in gran numero le imprese che hanno adottato questo innovativo modello, tra esse Wind Tre. «Le motivazioni che hanno indotto questa scelta nascono da un’esigenza di ottimizzare la flotta aziendale e, allo stesso tempo, garantire un servizio ancora più mirato alle esigenze operative dei dipendenti», afferma Gianfranco Martorelli, fleet & mobility manager. Il servizio in Wind Tre conta al momento un centinaio di vetture dedicate ed è sempre attivo, senza limitazioni di orario. Tra le
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auto sono presenti anche modelli green, elettrici e ibridi. Oramai sul mercato esistono
delle soluzioni di corporate car sharing (CCC) estremamente valide e fluide, possiamo dire di
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MISSIONFLEET FOCUS CORPORATE CAR SHARING & TELEMATICA
avere superato la fase pionieristica. «Io credo fortemente nel prodotto, però, se andiamo a vedere i numeri di mercato, questi sono ancora bassi. Il punto è che i fleet manager sono interessati al prodotto, ma non sussiste una forte proposizione commerciale da parte della società di noleggio. Con uno sforzo in più si potrebbero ottenere dei risultati più interessanti», afferma Andrea Algeri, direttore generale di Texa Telemobility. Eppure, i vantaggi sono molteplici. Auto connesse e vehicle sharing sono tendenze destinate a lasciare una traccia
nel lungo periodo e a modificare strutturalmente l’attuale scenario della mobilità. Sarebbe importante che le società tradizionali di autonoleggio e quelle di telematica e telediagnosi, lavorassero in sinergia.
I VANTAGGI NEL RISPETTO DELLA PRIVACY Il primo vantaggio è legato all’individuazione certa del driver, quindi alla misurazione precisa degli utilizzi, indipendentemente dai percorsi, nel rispetto della normativa sulla privacy. Analizzare gli impieghi
del veicolo per singolo dipendente è un vantaggio in termini di efficienza e consente, laddove le aziende lo ritenessero necessario e utile, la possibilità di dare consigli su una guida più efficiente (ridurre i consumi della flotta) e su una guida più sicura (diminuire l’incidentalità).
GIANFRANCO MARTORELLI, FLEET & MOBILITY MANAGER
ROTAZIONE E MANUTENZIONE DELLA FLOTTA Le informazioni che provengono dai veicoli, ad esempio gli alert che appaiono sul cruscotto oppure le informazioni su consumi delle parti e il numero di chilometri percorsi, consentono al fleet manager di pianificarne la rotazione. Infatti, potrebbero esserci dei mezzi più utilizzati ed altri meno. In secondo luogo, questo set di dati consente al gestore di intervenire in anticipo sull’attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, senza dover aspettare il fermo APRILE-MAGGIO 2020 | 21
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MISSIONFLEET FOCUS CORPORATE CAR SHARING & TELEMATICA
communication technology): industria manifatturiera, finanza, healthcare i suoi primi tre settori per fatturato.
usano tutte e meglio; serve per risparmiare, razionalizzando il numero delle vetture a disposizione».
RIDUZIONE DELLE “FUEL” FRODI
BENEFIT DI MOBILITÀ
Un altro vantaggio è collegato alla possibilità di individuare in maniera puntuale i consumi e gli utilizzi delle carte carburante. Ciò consente, di fatto, di limitare fino ad evitare che ci siano delle frodi relativi ai rifornimenti.
INCIDENZA SUL CANONE DI NOLEGGIO ANDREA ALGERI, DIRETTORE GENERALE DI TEXA TELEMOBILITY
MIRKO BOVO, PROCUREMENT & FACILITY MANAGEMENT OFFICER DI LUTECH
macchina. Secondo Mirko Bovo, procurement & facility management officer di Lutech «con il corporate car sharing le auto riescono ad avere una percorrenza in linea con le condizioni contrattuali, mentre le spese dovute al rimborso chilometrico si abbattono. Questa efficienza permette poi, in linea con una politica di spending review e grazie alla diminuzione del numero dei mezzi, di poter gestire un parco sempre giovane e aggiornato». Colosso da 440 milioni di euro con base a Cologno Monzese (Milano), Lutech è un leader italiano nell’Ict (Information
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Per Per Edwin Maria Colella, VP sales e marketing di Omoove, il bilancio del CCC dal punto di vista economico è molto vantaggioso. Il costo della connettività necessario per implementare le soluzioni incide tra il 3% e il 7% in più sul canone mensile di noleggio, se la vettura è in locazione. Invece, i benefici generati in termini di efficienza nella gestione della flotta arrivano a ridurre il costo totale di esercizio dei veicoli anche del 20%. Ciò se includiamo i risparmi collegati al minor consumo di carburante, degli pneumatici, infine i benefici dell’efficienza nella manutenzione. Le società che usufruiscono del servizio sono dello stesso avviso. «Il corporate car sharing ci consentirà una maggiore frequenza di utilizzo delle vetture, che non resteranno inutilizzate e una riduzione del dimensionamento complessivo della flotta, in un’ottica di ottimizzazione del parco auto e dei relativi costi», afferma Gianfranco Martorelli di Wind Tre. Bovo di Lutech è d’accordo: «E’ senza ombra di dubbio uno degli strumenti più efficaci per ottimizzare, perché le auto si
Ma il corporate car sharing non è utile solo al fleet manager. Chi si occupa di risorse umane può utilizzarlo come “benefit di mobilità”. Le vetture di funzione sono tipicamente attribuite ai livelli manageriali, mentre le altre fasce della popolazione aziendale non hanno questa possibilità. Ecco che la condivisione consente una vettura in pool, magari una di grandi dimensioni utile alle esigenze della famiglia concessa ad un certo numero di impiegati. Per esempio una ogni 10 addetti, che possono utilizzarla per le vacanze durante un periodo di settimane ciascuno, secondo un calendario condiviso.
COMBINATO CON IL CARPOOLING Politiche di carpooling possono essere applicate sugli stessi veicoli in CCC, afferma Colella di Omoove. Si pensi alla possibilità da parte dell’impresa di mettere a disposizione alcune vetture posizionate presso un parcheggio della metropolitana, al fine di compiere il tragitto stazione-azienda. Il dipendente rende pubblico l’orario in cui ha prenotato l’auto, per consentire ad altri colleghi di fare il viaggio insieme. La stessa casistica riguarda coloro che rendono disponibili ai dipendenti le auto in condivisione presso gli aeroporti. Lo staff, arrivando a Fiumicino nello stesso orario, preleva la macchina, al posto del taxi, per raggiungere la sede. La stessa modalità può avvenire la sera, per raggiungere l’albergo prenotato per la trasferta.
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MISSIONFLEET FOCUS CORPORATE CAR SHARING & TELEMATICA
A2A USA L’APP DI ALD Con l’intento di migliorare la qualità della vita lavorativa e i servizi a disposizione del personale per svolgere al meglio le attività professionali, A2A ha introdotto il corporate car sharing dandone notizia nel dicembre scorso. I lavoratori possono usufruire delle auto aziendali anche oltre l’orario di lavoro. «A2A Corporate car sharing nasce in occasione del rinnovo parco auto aziendale. In una logica consolidata di attenzione al benessere del lavoratore prende vita l’idea di estendere l’utilizzo dei nuovi veicoli anche durante il tempo libero». In termini pratici questo significa, ferma restando la priorità all’utilizzo lavorativo, che le macchine del gruppo possono ora essere prenotate e utilizzate dai dipendenti, anche per un intero weekend, con tariffe agevolate rispetto alle formule di car sharing esterno. Per prenotarlo, lo staff utilizza l’app “ALD Car Sharing”.
SMART WORKERS E CORPORATE MOBILITY Gli smart workers diventano sempre più numerosi e hanno necessità di mobilità diverse dai colleghi che operano in modalità tradizionale. Secondo Bovo di Lutech «in azienda abbiamo cercato di coniugare le diverse esigenze e da tempo implementato dinamiche di corporate car sharing e carpooling, incentivando i lavoratori all’utilizzo di questi strumenti. Ora però ci stiamo preparando per il cambio di passo. Abbiamo in cantiere un progetto di corporate mobility per l’integrazione di mobility, fleet e travel management». Continua: «Questo permetterà di gestire in maniera integrata, nell’immediato, le navette aziendali che collegano gli hub del trasporto pubblico e le sedi di lavoro, la flotta di mezzi aziendali gestita con la formula del noleggio a lungo termine, la flotta dei veicoli del parco di veicoli destinati al CCC (che avrà una forte componente di veicoli 100% elettrici, ndr), quelli del corporate carpooling. Infine, in un secondo momento troveranno applicazione altri servizi in fase di studio. Tra essi l’inserimento di biciclette o
monopattini per i dipendenti. Tutto verrà gestito e monitorato tramite un’app e potremmo pensare ad una sorta di contest che vedrà premiato un comportamento virtuoso in tema di risparmio di CO2».
CONDIVISIONE DELLA VETTURA DEL DIPENDENTE I clienti di Omoove, ci ha riferito Colella, hanno messo in atto alcuni modelli particolari. Tra essi la condivisione della vettura assegnata ad un manager. Il dipendente, intestatario della vettura aziendale, lavorando in ufficio dalle alle 9 alle 19, mette a disposizione, in quel range orario, la vettura ad altri colleghi, che possono prenotarla ed utilizzarla. Si può arrivare persino alla condivisione della vettura privata, ricevendo dalla stessa impresa il controvalore per il “noleggio”. Tali fattispecie sono gestibili in quanto l’auto da condividere è connessa, perciò vengono registrati incidenti, multe e utilizzi non consentiti.
disownership. Il corporate car sharing deve riguardare non solo le vetture operative, bisogna spingersi oltre e includere anche le altre vetture aziendali. Bisognerebbe uscire dal concetto di auto assegnata e incominciare ad inserire in flotta opzioni che più dipendenti possono utilizzare. Quindi passare dalla modalità di uso esclusivo dell’auto aziendale a quello di utilizzo secondo necessità. Algeri è convinto che la condivisione del veicolo si svilupperà in quanto va di pari passo con la guida autonoma. Quando un bel giorno ci faremo portare dal veicolo, questo sarà semplicemente in attesa di un comando per venire a prenderci.
EDWIN MARIA COLELLA, VP SALES E MARKETING DI OMOOVE
DISOWNERSHIP, IL FUTURO? Secondo Andrea Algeri di Texa Telemobility si dovrebbe credere di più al concetto di APRILE-MAGGIO 2020 | 23
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CENT’ANNI DI GENIALITÀ Tra innovazioni tecnologiche e ricerca di design, Mazda è la Casa che ha sfidato le convenzioni lungo un secolo di soluzioni mai banali. Oggi è il tempo di raggiungere il punto più alto: la maestria della semplicità
di Paola Baldacci
C Cent’anni di genialità passano in un attimo. E quasi neanche ti accorgi che tra il produrre sughero artificiale a Hiroshima negli Anni Venti ed utilizzarlo (oggi ecologico) nell’abitacolo di un’automobile che produrrai dopo un secolo, la tua voglia di sfidare le convenzioni è diventata realtà. Quest’anno Mazda compie un secolo di vita
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d’azienda e in un’epoca in cui l’innovazione diventa fattore di sopravvivenza è utile ripercorrere le sue scoperte. Alla base delle quali c’è una visione: il fondatore, Jujiro Matsuda, voleva produrre un’auto passeggeri per contribuire a creare un’era in cui le persone potessero condurre una vita ricca e appagante. Ma accessibile a tutti. Un sogno democratico nel Giappone in pieno boom economico degli Anni Sessanta, quando il Paese era la terza potenza mondiale dopo Stati Uniti e Unione Sovietica.
ELEGANTE COUPÉ, PER COMINCIARE Ad esprimere pienamente la
“visione” fu la prima vettura di serie: la R360 Coupé, mentre tutti producevano auto familiari o berline. Oggi la chiameremmo una microcar, venduta in 4.500 unità nel giorno del lancio, a maggio del 1960. Apparteneva al segmento delle “kei car”, veicoli leggeri pensati per il mercato interno. La prima normativa su queste piccolissime automobili è del 1949 e stabiliva una lunghezza massima di 2,8 metri con una larghezza di un metro, alta non più di due. Per pesare 380 kg e viaggiare a 90 km orari, a tutta velocità. Nel 1960 ci fu un aggiornamento nelle misure e nella cilindrata, ampliandole: la larghezza salì a 1,3 m e la lunghezza raggiunse i
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MISSIONFLEET DIRECTOR’S CUT
3 metri. Come oggi potrebbero essere alcuni quadricicli leggeri elettrici in circolazione, per intenderci. La R360 Coupé fu molto popolare in patria: conquistò il 15% del mercato, costava 830 dollari. Ecco che Toyo Kogyo, primo nome di Mazda Motor Corporation, assunse in fretta la reputation di Casa dal design insolito e “creatrice” di vetture divertenti da guidare. E convenienti. «Caratteristiche delle Mazda di oggi», dicono dalla filiale italiana.
LE INNOVAZIONI Quali erano le innovazioni introdotte dalla R360 Coupé? Anzitutto è stata la quattro posti più leggera al mondo. Gli ingegneri le tentarono tutte per ridurre il peso. «Sotto il cofano della R360 a motore posteriore, scelsero testate in alluminio e la lega di magnesio per la scatola del cambio e la coppa dell’olio – spiega la Casa-. Anche il cofano era in alluminio, mentre il lunotto posteriore utilizzava un plexiglass sviluppato appositamente. Inoltre, la struttura monoscocca senza telaio offrì ulteriori vantaggi in termini di peso e una sicurezza superiore negli urti. È stata una lezione iniziale di Mazda
sull’ingegneria per contenere la massa, oggi un elemento centrale della sua Skyactiv Technology». Altre novità sono le sospensioni indipendenti sulle quattro ruote. Oltre al motore a quattro tempi, il cambio manuale e quello opzionale semiautomatico a quattro marce – primo esempio giapponese di automatico con convertitore di coppia – la distinse dalla concorrenza che offriva dei cambi manuali a tre rapporti.
L’EDIZIONE DEL CENTENARIO Come per tutta la gamma Mazda, anche della R360 quest’anno viene prodotta l’edizione speciale del
centenario. Ogni modello della Casa dovrebbe essere disponibile in queste versioni dalla tarda primavera in Europa. La verniciatura è in bianco metallizzato, gli interni sono bordeaux (particolari di successo negli Anni Sessanta) e tra i dettagli gli esclusivi i coprimozzo con il logo 100th Anniversary.
IL MOTORE ROTATIVO Ma la genialità di Mazda non è solo nella realizzazione della prima vettura di massa. La casa di Hiroshima ha continuato lo studio del motore rotativo di Felix Wankel, sperimentato da diversi costruttori (anche Alfa Romeo nel 1975) che però lo hanno abbandonato. Nel 1967, la futuristica Cosmo Sport/110S fu il primo modello di serie al mondo che montava un motore a combustione interna rotativo (perché il pistone non si muove di moto rettilineo alternato, ma ruota intorno a un asse) a doppio rotore. «Fu l’inizio di una straordinaria storia di successo che avrebbe visto il lancio da parte del marchio di numerosi modelli tra cui la RX-7 e la vendita, negli anni, di quasi due milioni di vetture a motore rotativo». Ci si vinse persino una APRILE-MAGGIO 2020 | 25
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MISSIONFLEET DIRECTOR’S CUT
superato la soglia del milione di unità prodotte.
IL DESIGN KODO
JINBA ITTAI FILOSOFIA MAZDA CAVALLO E CAVALIERE
24 Ore di Le Mans (nel 1991) con la Mazda 787B a quattro rotori, unica auto arrivata al successo della gara con un propulsore non a pistoni.
JINBA ITTAI Non c’è storia di genialità senza una filosofia alla base. Per Mazda è “Jinba Ittai”. Un termine giapponese composto da quattro caratteri che descrive l’unità di cavallo e cavaliere nello Yabusame, il tiro con l’arco a cavallo. «Il legame fra te e la tua auto lo chiamiamo Jinba Ittai, come il legame fra un cavallo e il suo cavaliere». Quell’armonia che si fonde con il divertimento nella guida delle piccole e leggere vetture Mazda. Che nella roadster MX-5, lanciata per la prima volta nel 1989, si esprime all’ennesima potenza. Oggi, dopo quattro generazioni, la due posti scoperta rimane la più venduta nella storia. Dal 2016 ha 26 | APRILE-MAGGIO 2020
Il linguaggio stilistico di Mazda si chiama “Kodo” ed esprime la capacità di catturare la bellezza del movimento in un oggetto statico. È stato introdotto nella concept car Mazda Shinari del 2010. Dunque, il team di designer ha inseguito il sogno più alto per un creativo: realizzare «una forma nitida e pura che richiama l’energia di una creatura vivente e che si muove: le anime del movimento stesso». Nel 2020, al secondo decennio di ricerca Kodo ci si concentra su altri tre elementi. Yohaku, la bellezza dello spazio vuoto, Sori, curve risolute e equilibrate e Utsuroi, il gioco di
luci e ombre. Ecco che dalle radici nell’estetica tradizionale giapponese, Kodo tende alla semplificazione e a quel “less is more” dell’architettura funzionale che in Italia hanno praticato Piero Portaluppi e Giò Ponti. Questa infinita ricerca porta Mazda a ottenere molti premi. Tra gli ultimi il World Car Design of the Year 2020 per Mazda 3: auto del 2019, ha evoluto l’estetica minimalista Kodo in linee vitali, ma controllatissime. «Creare una tale vitalità controllata – una forma tanto bella quanto semplice – richiede molto tempo, disciplina e maestria». Fin qui sono serviti cent’anni, ma i risultati sono così straordinari che non vediamo l’ora di essere al volante dei prossimi.
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MISSIONFLEET FOCUS ALIMENTAZIONI
NON DECOLLA, MA CI GUIDA.
È IL METANO
Da idrocarburo per diminuire l’inquinamento a combustibile per auto. Questo gas naturale è amico di chi vuole ridurre i costi di gestione della floa. Pesa solo la difficoltà di trovare impianti di distribuzione all’estero o nelle regioni del Sud Italia
«Il metano ti dà una mano», recitava una pubblicità degli Anni ’80. Anni in cui il gas naturale era già utilizzato a
anni si è andato diffondendo anche il biometano (si veda il box), fonte di energia rinnovabile che si ottiene da scarti alimentari, agricoli o animali oltre che da alcuni rifiuti solidi urbani. Nonostante i principali costruttori stiano investendo molte risorse nella mobilità elettrica o ibrida, le vetture a metano trovano uno spazio degno di nota. Soprattutto in Italia. Qui, infatti, si concentra il 55,2% delle
di Andrea Barbieri Carones
I
bordo delle autovetture. Un prodotto che per circa il 5% estraiamo dal nostro sottosuolo e per il resto importiamo da Russia e Algeria in primis. L’idrocarburo alimenta oggi circa un milione di veicoli, ossia il 2% del parco circolante. «Con tendenza ad aumentare. Basti pensare che nel 2019 sono state immatricolate il 3% in più di auto rispetto al 2018», spiega una nota di Federmetano, citando dati Unrae. Negli ultimi
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MISSIONFLEET FOCUS ALIMENTAZIONI
le proposte del Gruppo Volkswagen a risultare fra le più acquistate a gennaio e febbraio.
ALESSANDRO BERNOLDI, FLEET MANAGER CEDACRI
PREFERITO DALLA PA
immatricolazioni europee. Secondo i dati resi noti dalla filiale di Dataforce nel nostro Paese, nel 2019 le vendite hanno superato di poco le 38.600 unità. Ossia 1.300 in più rispetto all’anno precedente e 6.000 in aggiunta al 2017. Un trend che continua anche nei primi due mesi del 2020, quando le immatricolazioni hanno toccato quota 7.702 rispetto alle 3.722 del primo bimestre 2020. Per quanto riguarda i modelli, sono
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«Ormai sono venuti a cadere quelli che erano i maggiori difetti delle auto alimentate a metano», spiega Alessandro Bernoldi, fleet manager Cedacri, azienda attiva nei servizi di outsourcing per il settore bancario. «Da tempo si può parcheggiare nei garage interrati, i serbatoi sono più capienti e ci sono quasi 1.500 distributori. Per questo le ho inserite nella car list aziendale. Senza contare che il costo chilometrico è di un terzo inferiore rispetto al Diesel e che in Lombardia, Emilia e Marche quasi il 50% dei distributori lo rende disponibile». Per Cedacri, dipendenti e dirigenti assegnatari delle auto in fringe benefit le possono già scegliere. Per Arval, società di noleggio auto lungo termine, ancora marginali: poco più del 2% della flotta. «Ma in crescita nel 2019 rispetto al 2018», spiega una
nota inviata dall’azienda del gruppo Bnp Paribas. «Ad oggi sono scelte soprattutto dalle grandi aziende. Nel complesso, si rivela una alternativa concreta e sostenibile, soprattutto in aree dove la rete di distribuzione è capillare». Posizione simile anche per Leaseplan: «I clienti che hanno optato per il metano sono in prevalenza imprese o pubbliche amministrazioni. Il 5% delle auto di queste ultime sono di questa tipologia. Due elementi che ne hanno condizionato la diffusione sono legati alle limitate politiche di rottamazione e alla rete dei punti vendita. Riteniamo che il gas naturale possa essere una valida opzione nelle scelte dei fleet manager alla ricerca di consumi ridotti e rispetto dell’ambiente, anche per modelli premium».
SNAM4MOBILITY, IL BRACCIO MULTITASK Quando si parla di metano, si pensa subito a Snam. Ossia di una delle principali società di
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MISSIONFLEET FOCUS ALIMENTAZIONI
infrastrutture energetiche al mondo. Per realizzare nuovi impianti, l’azienda ha stanziato in tutto ben 100 milioni in 4 anni mentre ne spenderà anche altri 250 per realizzare sistemi a biometano. Nel frattempo, Snam4Mobility, sua controllata e operatore nel settore dei trasporti a gas naturale e biometano, e il Gruppo Landi Renzo, attivo nel design e nel manufacturing di sistemi e componenti per la mobilità a gas, hanno siglato un accordo di collaborazione per dare impulso al Cng (gas naturale compresso) in Italia. Ecco che Landi Renzo realizzarà la conversione a gas naturale dei modelli di automobili individuati insieme a Snam4Mobility come più idonei a dare impulso alla diffusione dell’alimentazione che già usiamo nelle nostre case.
UN MILIONE DI AUTO E 1380 STAZIONI A oggi le auto alimentate a gas naturale in Italia sono circa 1 milione, con oltre 1.380 stazioni di servizio attive. Obiettivo di Snam4Mobility è di accrescere il numero di distributori, con una equa distribuzione in tutta Italia.
Spiega Andrea Ricci, senior vice president: «Puntiamo a valorizzare la filiera italiana della mobilità a gas naturale e biometano promuovendo un ulteriore sviluppo del mercato». Il prossimo step: «Stiamo lavorando per la conversione delle auto ibride in auto “trifuel” con l’aggiunta del metano», aggiunge Cristiamo Musi, Ceo di Landi Renzo. Tale conversione ha un costo recuperabile con i risparmi di gestione. In media, la spesa totale della conversione a metano di una vettura si aggira tra 1.500 e 1.700 euro.
60% DI RISPARMIO SUL CARBURANTE La conversione permette vantaggi immediati nella lotta all’inquinamento con una riduzione drastica delle emissioni di particolato (-99%) e di ossidi di azoto, i principali inquinanti dei centri urbani. Oltre a un 20-25% medio in meno di CO2. «Al beneficio ambientale si aggiunge la sostenibilità economica – aggiunge Musi – visto che con una percorrenza media di 15.000 km all’anno e un consumo di benzina di 13 km al litro, il risparmio per chi utilizza metano e non benzina può arrivare fino al 60% sul costo del carburante. Ossia circa 1.100 euro l’anno, con “break even” di 18 mesi».
I COSTRUTTORI
CRISTIAMO MUSI, CEO DI LANDI RENZO
Il gruppo Volkswagen è il leader italiano nelle vendite con circa 30mila pezzi l’anno. E anche se punta sull’elettrico, il motore termico – a gasolio, a benzina o a metano – continuerà a rappresentare una fetta preponderante del fatturato almeno per i prossimi 20 anni
LE 10 AUTO A METANO PIÙ VENDUTE* 1° - VW Golf - 1.852 nuove immatricolazioni Serbatoio metano: 17,3 kg. Autonomia 440 km Benzina: 9 l. Circa 140 km Cilindrata: 1498 cc 2° - VW Polo - 1.379 Serbatoio metano: 13,8 kg. 360 km Benzina: 9 l. Circa 150 km Cilindrata: 999 cc 3° - Seat Arona - 1.052 Serbatoio metano: 13,8 kg. 360 km Benzina: 9 l. Circa 150 km Cilindrata: 999 cc 4° - VW UP! - 630 Serbatoio metano: 12 kg. 2,9 kg x 100 km Benzina: 10 l. Circa 160 km Cilindrata: 999 cc 5° - Skoda Octavia - 625 Serbatoio metano: 17,3 kg. 440 km Benzina: 9 l. Circa 140 km Cilindrata: 1.498 cc 6° - Fiat Panda - 559 Serbatoio metano: 13,1 kg. 3,1 kg x 100 km Benzina: 35 l. Circa 5,1 l x 100 km Cilindrata: 875 cc 7° - Seat Ibiza - 395 Serbatoio metano: 13,8 kg. 360 km Benzina: 9 l. Circa 150 km Cilindrata: 999 cc 8° - Seat Leon - 371 Serbatoio metano: 17,3 kg. 440 km Benzina: 9 l. Circa 140 km Cilindrata: 1.498 cc 9° - Audi A3 - 283 Serbatoio metano: 17,3 kg. 440 km Benzina: 9 l. Circa 140 km Cilindrata: 1498 cc 10° - VW Caddy - 164 Serbatoio metano: 26 kg. 4,5 kg x 100 km Benzina: 13 l. 5,9 l x 100 km Cilindrata: 1.395 cc Altre - 389 *nei primi 2 mesi del 2020 (fonte: Unrae)
grazie alla prossima piattaforma con motore a combustione, che debutterà nel 2026 (sarà l’ultima). Per un equivoco sono circolate informazioni sbagliate circa l’abbandono dei progetti sull’alimentazione a gas APRILE-MAGGIO 2020 | 29
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MISSIONFLEET FOCUS ALIMENTAZIONI
LICIA BALBONI, PRESIDENTE FEDERMETANO
naturale, poi chiarite. Perciò «entro fine anno sarà “metanizzata” la Golf 8», assicurano dal quartier generale italiano di Verona. Intanto si sta facendo un test su due Polo Tgi: una alimentata con biometano prodotto dall’impianto Iren vicino a Reggio Emilia e l’altra
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con comune metano fossile. Verifiche periodiche di tecnici Enea monitorano emissioni, consumi ed effetti dei due carburanti. Infine, un altro vantaggio: le norme italiane classificano i modelli VW come veicoli cosiddetti “monovalenti”. Questa omologazione comporta agevolazioni fiscali quali l’esenzione parziale (75%) o totale dalla tassa automobilistica. In alcune zone d’Italia, le auto così alimentate sono escluse dai blocchi del traffico. Nello stesso gruppo, Seat è marchio leader in Europa con il maggior numero di modelli. E punta su questo gas soprattutto con la nuova Leon 1,5 litri Tgi da 130 Cv, 3 serbatoi da 17,3 kg totali e un’autonomia a gas da 440 km. Superata dall’Arona, che coi suoi 330 km è il primo Suv con questa motorizzazione. Il motore della Leon si avvia sempre in modalità metano, eccetto quando la temperatura esterna è inferiore a
-10. In tal caso, gli iniettori del gas vengono riscaldati fino a raggiungere la temperatura operativa per l’attivazione del circuito. I prezzi: a partire da 24.415 euro. Naturalmente abbiamo Fiat con un ruolo importante. la Panda è l’unica tra le top 10 (si veda box) a insidiare il Gruppo Volkswagen. Alcune indiscrezioni asseriscono che Fca voglia abbandonare questa alimentazione: i rumors non sono confermati né smentiti dall’azienda. Intanto, Panda e Qubo sono le più commercializzate nell’intero 2019: la prima con 4.700 unità, la seconda con 1.700.
LA RETE CRESCE DEL 5% «I consumi 2018 di metano per autotrazione sono calati del 2,5% rispetto al 2017. Anche se i dati del 2019 nono sono ancora disponibili, sembra siano in aumento rispetto all’anno precedente», osserva Licia
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MISSIONFLEET FOCUS ALIMENTAZIONI
Balboni, presidente Federmetano. Cosa sta facendo l’associazione per aumentare la rete distributiva? «È già cresciuta nell’ultimo quinquennio del 5% di anno su anno. Siamo i numeri uno in Europa. Certo, rimangono ancora zone da coprire al centrosud dove gli allacciamenti sono difficoltosi. Tra i nostri obiettivi vi è anche lo sviluppo di nuovi punti vendita in queste aree. Compresa la Sardegna, oggi terra vergine in tal senso». Come? Attraverso una sensibilizzazione del vasto pubblico e delle istituzioni su questo vettore energetico.
SULLE AUTOSTRADE E SELF SERVICE La rete distributiva attuale vanta punti di rifornimento anche sulle autostrade ed è in espansione al ritmo di oltre 50 stazioni all’anno. «Questo grazie all’imprenditoria privata che, senza gravare sullo Stato (e
IL FUTURO DEL BIOMETANO «Gli attuali impianti di biogas installati sono già in grado di produrre 2 miliardi di m3 di biometano, più che sufficienti ad alimentare 1.300.000 veicoli attuali (che lo scorso anno, hanno consumato 1,2 miliardi di m3 di metano). Secondo recenti stime del Cib (Consorzio Italiano Biogas), considerato il trend di crescita dei veicoli con questa alimentazione fino al 2030, non ci sono problemi per assicurare il loro rifornimento con il biometano», spiega Mariarosa Baroni, presidente di Ngv Italy, l’associazione che rappresenta la filiera della mobilità a gas naturale. «Dal punto di vista tecnico: il metano in tutte le sue forme può vantare anni di sinistrosità zero a differenza di altre fonti energetiche che, come recentemente avvenuto, a causa di assemblaggi difettosi o per problemi di isolamento dei connettori, possono costituire un rischio per l’utente. La tecnologia motoristica è molto evoluta e ha raggiunto livelli sofisticati di prestazioni tanto che, sempre con riferimento altre fonti di alimentazione, anche nei casi di temperature esterne estremamente alte o basse, è in grado di assicurare la percorrenza dichiarata dai costruttori».
quindi sul cittadino) attraverso la richiesta di sovvenzioni, sta incrementando l’offerta di servizio», ha aggiunto Mariarosa Baroni, presidente di Ngv Italy, l’associazione della filiera della mobilità a gas naturale. «Se fino ad ora lo sviluppo delle stazioni è
avvenuto nelle vicinanze dei metanodotti, oggi si consente di localizzarle in aree precedentemente valutate come non economicamente sostenibili. Nei prossimi mesi, l’introduzione del self service 24h darà un ulteriore impulso alla facilità di rifornimento».
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MISSIONFLEET ANALISI CORONAVIRUS
TAPPARE IL BUCO IN 4 MOSSE Sia chiaro, non si parla di “rilancio” pieno. Ma le azioni per evitare la catastrofe ci sono e meono al centro proprio il mercato delle floe. Unrae: «Chiediamo 3 miliardi, uno per gli ecoincentivi»
– un ecobonus rinforzato da una terza categoria di vetture con emissioni di CO2 tra 6195g/km.
di Paola Baldacci
C Con un mercato auto che flette dell’85% a marzo, il dato peggiore d’Europa, sono due gli scenari per il 2020. Quello peggiore è di chiudere l’anno con un milione di immatricolazioni, rispetto al milione e 900mila del 2019. Nel migliore dei casi se ne possono raggiungere 1,3 milioni, andando a recuperare 300mila nuove auto con azioni di stimolo della domanda, soprattutto sul mercato delle flotte. Quest’ultimo rappresenta “la leva straordinaria” secondo più analisti. «Un comparto cruciale, che è sempre progredito nonostante il sistema non l’abbia agevolato, anzi tra svariate avversità – osserva il DG di Unrae, Andrea Cardinali –. Il
TRATTAMENTO FISCALE AUTO AZIENDALI
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DOTAZIONE ECOBONUS
settore dell’auto aziendale è cresciuto sulle sue gambe, tra i limiti di un trattamento fiscale in perenne gap rispetto ai principali Paesi europei». L’associazione delle case automobilistiche straniere ha presentato alla stampa le misure di rilancio dell’automotive post Coronavirus, così come suggerite al Governo nell’ambito delle consultazioni che l’esecutivo porta avanti con le industrie colpite dalla crisi economica. Due i pilastri del progetto, che ha bisogno di 3 miliardi da utilizzare in 18 mesi. Da una parte ci sono le azioni per i consumatori, dall’altra le leve per fare ripartire le flotte aziendali, compresi i veicoli commerciali. Gli elementi sui quali intervenire sono arcinoti a chi si occupa di fleet management: – la detraibilità dell’Iva sull’auto aziendale: portarla al 100%; – deducibilità da innalzare almeno a 50mila euro; – il superammortamento per il trasporto merci;
Spiega cardinali: «Riguardo all’ecoincentivo, le modifiche suggerite andrebbero ad intercettare una fascia di mercato più ampia; inoltre sarebbe opportuno alzare anche gli importi unitari e aumentare la dotazione rispetto agli esigui 70 milioni». L’associazione a tal proposito stima che almeno un miliardo di euro in due anni sarebbe un fondo adeguato. Sulla richiesta di alzare gli importi unitari, ci si riferisce al range di 21-60 g/km, portandoli a 2.500/4.000 euro senza/con rottamazione.
DISTRIBUZIONE A RISCHIO In tutto ciò, il lockdown per arginare la diffusione del Covid19 minaccia seriamente la rete distributiva. I 1400 dealer in Italia impiegano 150mila dipendenti e il rischio di default è molto serio: stimato in circa il 10-20% da Unrae. Secondo l’Osservatorio bilanci di Dekra, i maggiori gruppi hanno un fatturato medio di nove volte più grande rispetto agli showroom stand alone. Dalla crisi potrebbe verificarsi un ulteriore consolidamento della distribuzione.
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IL POTERE DELLA SCELTA
È DEL CLIENTE
Intervista ad Andrea Gucciardi, direore vendite di Bmw Italia: «Non possiamo fermarci adesso». La Casa abbraccia con fiducia la trasformazione dell’industria automobilistica e conferma gli investimenti nell’elerificazione. Cinque modelli completamente EV entro il 2021
di Paola Baldacci
C Con “Noi ci siamo. Anche a distanza di sicurezza”, Bmw e la sua rete di concessionari hanno voluto comunicare vicinanza ai clienti durante il Coronavirus che si è inevitabilmente
abbattuto anche sull’industria dell’auto e con essa sul mercato delle flotte. Per la Casa, il 2020 è un anno cruciale nel percorso di elettrificazione e, malgrado gli obiettivi economici complessivi siano stati rivisti, la “cornice” degli investimenti in innovazione non cambia. Fino al 2025 sono previsti 30 miliardi di euro in ricerca e sviluppo. Negli ultimi otto anni, circa 46.000 dipendenti hanno ricevuto una formazione nel campo della mobilità elettrica. Inoltre, il gruppo è uno dei maggiori datori di lavoro in ambito IT in Germania con 5.300 dipendenti formati nel campo dell’analisi dei dati. Infine, l’accesso alle materie prime necessarie per produrre la mobilità elettrica viene strategicamente garantito. Dall’inizio di quest’anno, Bmw si approvvigiona direttamente di cobalto e litio necessari e trasferisce le risorse ai fornitori coinvolti nella produzione di batterie. Su questi temi abbiamo intervistato il direttore vendite Italia, Andrea Gucciardi. È dal mercato delle flotte che l’elettrico riceverebbe la maggiore spinta: così la pensano in The Climate Group
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con l’iniziativa EV100. In Italia è lo stesso secondo lei? Come vede la diffusione dei motori a zero emissioni nel nostro Paese? «Sicuramente oggi le grandi aziende hanno dei motivi in più per sperimentare l’elettrico rispetto ai clienti consumer. Infatti, in ottica di ottimizzazione della flotta e di corporate social responsibility, le imprese stanno esplorando modi nuovi di assicurare la mobilità ai propri dipendenti e in questo contesto l’“elettrificato”, soprattutto per uso cittadino, si presenta come la perfetta tipologia di motorizzazione per ridurre le emissioni, così come i costi del “carburante” e per accedere a molte aree limitate ai tradizionali motori a combustione interna. Ciò detto, è da tener in considerazione anche il fatto che molti clienti consumer, attraverso la formula del noleggio, stanno accedendo in maniera sempre più “serena” a queste nuove forme di motorizzazione, soprattutto per le seconde auto». Noleggio: crede che il trend del noleggio a lungo termine continuerà e gli italiani
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procederanno sulla strada dello spossesso di oggetti così emozionanti come un’auto? «Sì, l’ho accennato prima. Il tema non è solo il noleggio, ma è più ampio. Noi tutti siamo abituati ad abbonarci ad un servizio e questa abitudine si sta trasferendo sempre di più anche alle commodities come l’auto o meglio la mobilità. In questo senso ritengo che gli italiani (e non solo) incrementeranno le formule di accesso alla mobilità invece che di possesso dell’auto: in questo senso siamo stati i primi a rispondere all’esigenza con l’offerta Why-Buy». Sulle vetture elettrificate crescete a tripla cifra. Bmw oggi rappresenta il 45% del mercato Premium elettrificato, avete dichiarato. La vostra è una delle gamme di ibrido plug in più complete. Come modulerete la strategia sui diversi canali e quale di essi
riceverà più attenzioni e perché? «Il gruppo è nella posizione ideale per soddisfare la domanda in ogni segmento di mercato rilevante e offrire ai suoi clienti un vero “Power of Choice” tra i vari tipi di propulsione. Entro il 2023, Bmw Group avrà già 25 modelli elettrificati sulle strade,
più della metà dei quali completamente elettrici. La chiave per raggiungere questo obiettivo è avere architetture di veicoli intelligenti che, con l’aiuto di un sistema di produzione altamente flessibile, consentano di mettere a disposizione lo stesso modello con una propulsione completamente elettrica, ibrida plug in o con un motore a combustione interna. Con questi presupposti, entro il 2021, si prevede che la domanda di veicoli elettrificati raddoppierà rispetto al 2019. Bmw Group prevede quindi di vedere una ripida curva di crescita fino al 2025, con una crescita media delle vendite di veicoli elettrificati di oltre il 30% all’anno. Inoltre, come pioniere della mobilità elettrica, il gruppo è già oggi un produttore leader di veicoli elettrificati e sta espandendo significativamente la propria gamma. Entro la fine del 2021, intendiamo avere più di un milione di veicoli elettrificati, plug in o elettrici puri, in circolazione. A quel punto offriremo cinque modelli completamente elettrici. Oltre alla Bmw i3, la cui domanda è
IL SERVIZIO DIGITALE EDRIVE ZONES CHE INDICA QUANDO PASSARE IN MODALITÀ ELETTRICA È DISPONIBILE IN 80 CITTÀ EUROPEE
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MISSIONFLEET ON THE BIG CHAIR
aumentata per il sesto anno consecutivo, la produzione della Mini Cooper SE completamente elettrica è iniziata nello stabilimento di Oxford (Regno Unito) dalla fine del 2019. Invece, la Bmw iX3 entrerà in produzione quest’anno nell’impianto di Shenyang, in Cina, seguito nel 2021 dalla Bmw iNEXT a Dingolfing, in Germania, e dalla Bmw i4 prodotta a Monaco. Tutti i modelli sono equipaggiati con la tecnologia di propulsione elettrica di quinta generazione». Incontrarsi: le presentazioni digitali sopperiscono efficientemente alle esigenze di comunicazione nell’impossibilità di meeting e fiere? L’esperienza Ginevra 2020 cosa vi lascia? «L’esperienza di Ginevra 2020 ha rappresentato un esempio di flessibilità del business dettata da una situazione di emergenza. Le nuove tecnologie digitali ci possono aiutare, ora e in futuro, a trovare soluzioni più snelle e flessibili rispetto al passato, come nel caso della presentazione online della Bmw i4 Concept che è stata di grande
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successo. In questo senso il digitale rappresenta una grande opportunità di restare in contatto con tutti i nostri stakeholders, soprattutto in questa fase critica. I nostri clienti oggi hanno molto tempo a disposizione, determinato dalla situazione che stiamo vivendo, e questo rappresenta per noi e per la nostra rete di concessionari un punto di svolta. In questo momento vincono i più veloci e quelli in grado di adattarsi in modo rapido alle mutate condizioni dello scenario. Del resto il customer journey era già fatto di un passaggio continuo tra reale e digitale. Si tratta di andare con maggior decisione in questa direzione e utilizzare questo momento complesso per prepararsi al domani. Noi, insieme ai nostri partner
concessionari, vogliamo come sempre disegnare il nostro futuro e non subirlo. Il focus resta sempre il cliente con il suo “Power of choice”». A patto che l’emergenza Coronavirus si fermi entro la metà dell’anno, attuerete una strategia di investimento importante in iniziative di test drive e prove dei prodotti per la seconda parte del 2020? «In questo momento di grande incertezza, una cosa è certa: il Coronavirus è qui ora, ma ci sarà anche un tempo dopo il Covid-19. L’approccio che stiamo adottando riflette chiaramente la capacità di Bmw Group di reagire rapidamente e in modo flessibile. Come dicevo prima, la svolta è e sarà il digitale. Dobbiamo fare questa transizione adesso per essere pronti a ripartire con slancio dopo. Non possiamo permetterci il lusso di fermarci. Dobbiamo sostenere la strategia Premium spingendo sui canali attualmente disponibili. Oggi non possiamo fare test drive, ma possiamo spiegare i nostri prodotti ai clienti attraverso video emozionali, il contatto con i nostri product genius, attraverso tutte le piattaforme social di cui disponiamo. Anche per dare messaggi di speranza e resilienza come abbiamo fatto con il video di Alessandro Zanardi, ripreso da moltissimi media, influencer e opinion leader».
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MISSIONFLEET DONNE AL VOLANTE
QUESTIONE DI CARICA Secondo recenti studi in nord Europa, le donne sono la chiave di volta della diffusione dell’elerico. Seat, marchio con il target di acquirenti più giovane, già da alcuni anni le colloca nei ruoli chiave di interpretazione dei consumi e del cambiamento
di Ilaria Salzano
I Il mercato europeo degli EV non è ancora riuscito a coinvolgere il mondo femminile e ciò che deve preoccupare è che si sta perdendo un potenziale di crescita enorme. A dirlo sono i ricercatori dell’Università del
Sussex e dell’ateneo di Aarhus in Danimarca: recenti studi effettuati lì dove la diffusione dell’elettrico non è ostacolata dalla mancata infrastruttura di ricarica (Danimarca, Finlandia, Islanda, Svezia e Norvegia) mettono infatti nero su bianco i fattori che ne favorirebbero un’adozione celere da parte delle automobiliste. Andando così a supportare il movimento della mobilità sostenibile. Dapprima il fatto che le donne percorrono meno chilometri al giorno, quindi è minore l’ansia da autonomia rispetto agli
uomini. Poi la maggiore importanza che danno alla facilità d’uso, alla sicurezza, ai costi di gestione e all’impatto ambientale di un mezzo: il che renderebbe il veicolo elettrico una delle soluzioni migliori sul mercato. Di contro sperano di pagare sempre meno il proprio veicolo – che senza incentivi può essere un problema – e hanno meno esperienza nella guida di EV rispetto ai guidatori maschi. Un segnale inequivocabile: finora il settore non è riuscito a coinvolgerle in maniera incalzante, invece APRILE-MAGGIO 2020 | 37
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MISSIONFLEET DONNE AL VOLANTE
QUI SOPRA, FRANCESCA SANGALLI. A DESTRA, PAQUI LIZANA. IN BASSO, MAREIKE GROSS
potrebbero essere le acquirenti perfette. «Prima i produttori di veicoli elettrici e i responsabili politici capiranno come questi fattori influenzano le decisioni che le persone prendono sulle scelte di trasporto, più velocemente i consumatori passeranno a modalità più sostenibili», spiega il professor Benjamin Sovacool, autore principale dello studio e direttore del Centre on Innovation and Energy Demand (CIED) dell’Università del Sussex.
L’ESPERIENZA IN SEAT Come rendere, dunque, le auto del futuro più in linea con il “mondo en rose”? Una soluzione è arrivata da Seat, che ha coinvolto un numero di manager donne sempre maggiore ai piani alti: su 3000 in azienda, oggi il 21% è ai livelli dirigenziali di settori innovativi. Quelli pronti a soddisfare nei prossimi anni diversi trend di consumo: dallo sviluppo della connettività al design. «La mia passione è generare cambiamenti. Penso che possiamo contribuire con qualcosa di molto prezioso: la chiave dell’innovazione sta nella diversità – spiega Paqui Lizana, responsabile dei prodotti digitali –. L’obiettivo principale del mio lavoro è rendere facile 38 | APRILE-MAGGIO 2020
qualcosa che diventa sempre più complesso: i prodotti digitali saranno fondamentali per offrire all’utente l’esperienza che vuole e per potersela portare da un veicolo all’altro, facilitandone l’uso». Parla di “una mobilità per tutti” Mareike Gross dal dipartimento di sviluppo, a capo del team Sistemi elettrici, package e sicurezza informatica. «Quando sono arrivata sono stata felice di vedere il numero di donne che lavorano nell’area di sviluppo. Penso davvero che sia importante essere qui, perché dobbiamo progettare una mobilità che tenga conto di interessi e bisogni diversi». Un
pensiero che è diventato un mantra a Martorell, soprattutto quando negli ultimi anni il brand si è reso conto di avere la clientela più giovane dell’automotive: automobilisti di dieci anni in meno rispetto alla media del gruppo Volkswagen. «Ciò che vogliamo è scardinare schemi tipici, lavorando trasversalmente con le influenze della moda – commenta la responsabile color & trim concept & strategy –. In un mondo così fluido e in movimento non vogliamo separare, ma unire e personalizzare. L’esempio lo vedrete con la nuova Leon».
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MISSIONFLEET VISION
SOSTENIBILI IN PROFONDITÀ,
PER SEMPRE
Intervista a Michele Crisci, come presidente e AD di Volvo Italia e di Unrae, sulla ri-partenza dopo il Coronavirus. Perché l’impao prima era solo ambientale, oggi è economico e sociale. La chiave di volta è meere il turbo alle vendite di auto aziendali
di Paola Baldacci
C Così come lo è da sempre per la sicurezza, per Volvo la vision sulla sostenibilità ambientale è a tuttotondo. La casa svedese, che
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da poco ha festeggiato i dieci anni di acquisizione da parte della holding cinese Geely, non si limita a produrre automobili che fra 5 anni avranno ridotto le emissioni di CO2 del 40%. Il suo impegno è molto più ampio. L’impatto ambientale viene misurato, quindi ridotto, anche dalle attività operative oltre che sui prodotti. Ad esempio, la rete logistica si è concentrata su rotaia, andando a sostituire i trasporti su gomma fra gli
stabilimenti di produzione e i depositi delle vetture nuove. Questo ha permesso di tagliare le emissioni di CO2 del 75% sulla tratta dall’impianto di Ghent (Belgio) a un deposito in Nord Italia, per fare un esempio. E ancora, il 25% delle parti in plastica nelle nuove auto proverrà da materiali riciclati, entro il 2025. Questa data è quella che Volvo ha indicato come deadline degli impegni per la sostenibilità a livello globale.
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MISSIONFLEET VISION
L’obiettivo è ambizioso: azzerare l’impatto sul clima delle proprie attività produttive globali. Quindi portare le vetture esclusivamente elettriche a costituire il 50% delle vendite complessive, con la restante metà realizzata da modelli ibridi. In fatto di sostenibilità, il task finale di Volvo Cars è quello di diventare ad effetto neutrale sull’ambiente (climate neutral) per il 2040.
IN ITALIA Se nel 2019, per la prima volta in 90 anni di storia è stata superata la soglia delle 700mila auto vendute su base globale, l’Italia non è stata da meno in tema di primati. La filiale guidata da Michele Crisci ha chiuso l’esercizio passato con un portafoglio di 22mila800 vetture commercializzate. Un record. Ma un aspetto ancora più interessante è che la metà di esse, cioè 11mila, sono già tra gli
ordini del 2020. Con la XC40, la più venduta di sempre, che svettava con il +17%. I presupposti per ripetere gli eccellenti risultati c’erano tutti, prima dell’imprevedibile Coronavirus. A fabbriche europee e negli Stati Uniti chiuse – essendo di proprietà cinese, la Casa è stata la prima a fermarsi, così come anche a riaprire nella Repubblica Popolare -, abbiamo chiesto al presidente e AD di Volvo Italia come sarà la ripresa. «Non semplice, la prevedo a singhiozzo, in quanto collegata ai fornitori. Finché non sono tutti a regime, anche gli stabilimenti andranno a intermittenza – argomenta Crisci –. La Cina è massicciamente dedicata ai materiali per l’elettrificazione ed è ripartita. Le altre sedi produttive chiuse dovrebbero riaprire dopo Pasqua, ma le condizioni differiscono da Paese
a Paese. Ad esempio, negli Stati Uniti potrebbe essere più difficile. In Italia, potremo avere i concessionari aperti e dovere attendere le auto». Dunque, la ri-partenza del settore «non sarà da 0 a 100 come lo è stata chiusura, forse dovremo aspettare giugno per avere un mese più regolare».
VOLVO HA SOSTITUITO CON LA FERROVIA I TRASPORTI SU GOMMA
FARE RIPARTIRE IL PAESE L’automotive con la sua filiera rappresenta quasi il 10% del Pil italiano e secondo le stime di Unrae, l’associazione dei produttori stranieri, serviranno 3 miliardi per un arco temporale di circa due anni, per la rimessa in moto. Crisci presiede l’ente e al Governo ha portato la totale convergenza di richieste da parte di tutte le Case rappresentate. «Trasporti e auto sono centrali nell’economia e, nessun’altra industry sostiene in ugual maniera la spesa pubblica in APRILE-MAGGIO 2020 | 41
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quanto fonte di un enorme gettito fiscale. Si pensi che solo la parte della distribuzione vale 80 miliardi all’anno, quanto qualche manovra di bilancio di ampio respiro – osserva Crisci –. Tuttavia non possiamo essere solo generatori per il fisco, il settore va sostenuto attraverso il rilancio della domanda». Tra le proposte di Unrae portate ai tre ministeri di riferimento (Mef, Mise e Trasporti) per rinvigorire la mobilità, cioè il motore del commercio, c’è l’adeguamento fiscale della deducibilità per le auto aziendali alla Germania e altri Paesi. «Chiediamo da tempo di innalzare il tetto dei 18mila euro, ormai fermo da 10 anni – sottolinea Crisci –. La quota deve essere portata almeno a 50mila euro, in linea peraltro con il tetto degli incentivi».
IL MOMENTO IDEALE Inoltre, sulla deducibilità dell’Iva al 40% per una vettura concessa in uso al dipendente, Unrae chiede ancora una volta di 42 | APRILE-MAGGIO 2020
elevarla al 100% al pari del resto d’Europa. «Abbiamo avanzato nuovamente la proposta al ministero dell’economia durante
l’ultimo tavolo, si tratta di una misura strategica e perfetta per questo momento – rimarca il presidente –: imprimerebbe un’accelerazione straordinaria agli acquisti aziendali, le flotte si rinnoverebbero, inoltre si immetterebbe usato fresco sul mercato con un ulteriore gettito Iva. Però dovrebbe diventare una legge dello Stato definitiva e non una misura temporanea». E se prima del Coronavirus, si aspettava di trovare le coperture per attuarla, oggi le condizioni sarebbero disponibili. «Esattamente, in quanto si possono istituire fondi che esulano dal rispetto del bilancio dello Stato e dalla stabilità europea – conclude Crisci –: si è creata la congiuntura ideale per portare la deducibilità dell’Iva dell’auto aziendale al 100%. Mi auguro che ci sia questa visione anche da parte del Governo».
VERSIONE IBRIDA A RICARICA PER XC40 Arriva sul mercato italiano la Volvo XC40 Recharge T5 Plug in Hybrid che rappresenta la soluzione di motorizzazione ideale nel periodo di transizione verso la diffusione sensibile delle vetture elettriche. La tecnologia ibrida plug in assume una funzione di “ponte”, per garantire la mobilità cui siamo abituati con il motore endotermico. Dunque, entra in città laddove ci sono restrizioni alle auto inquinanti e soddisfa anche chi deve percorrere chilometri senza ansia da ricarica. Il tutto sulla Volvo più amata dagli italiani, commercializzata in 21mila500 unità da quando è stata introdotta, nel settembre 2017: la XC40. Il Suv nell’attesa versione ibrida a ricarica viene battezzato XC40 Recharge T5 Plug in Hybrid. Beneficia dell’ecoincentivo da 2.500 euro in caso di rottamazione e 1.500 euro senza un mezzo da dismettere. «L’ibrido secondo Volvo significa a ricarica con spina – fa sapere la Casa –, per ottenerne i risultati migliori occorre adottare una guida fluida, evitando brusche frenate e accelerazioni. Inoltre, è favorevole anticipare le situazioni, ad esempio optare per lunghe decelerazioni per ricaricare la batteria. Infine, è bene sfruttare la coppia costante del motore elettrico». In un percorso da 45 chilometri, tra colli bolognesi e città, la XC40 T5 ibrida a batteria scarica fa registrare un consumo di 6 litri per 100 km, mentre a batteria carica 1,6 l/100 km. La XC40 turbodiesel, inaspettatamente, consuma 7,6l ed è da attribuire al fatto che non va mai in “economia di consumi” come nella fase di veleggiamento di un’auto a zero emissioni. Prezzi: dai 47.770 euro della variante Inscription/Expression ai 50.920 della R-Design.
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Non ci sono dubbi che nell’ultimo decennio, le case tedesche siano diventate sempre più le regine della fascia ‘premium’, riuscendo in una missione difficile: trasformare modelli del segmento C – quello centrale nel mercato europeo, un po’ meno in Italia – in piccole ammiraglie, dotandole di un equipaggiamento di livello elevato, sul fronte della sicurezza e soprattutto nell’infotainment. Il 2020 sarà (anche) l’anno di due tra questi modelli: l’Audi A3 Sportback e la Mercedes-Benz GLA, berlina sempre più sportiva e Suv decisamente trasformato rispetto alla generazione precedente. In poche parole, la vettura che si avvale del MIB e quella che adotta il MBUX della Classe A: gioielli tecnologici, belli piazzati nella consolle, che permettono funzioni impensabili sino a dieci anni fa. Tutto questo non sarebbe ‘vendibile’ se non fosse supportato da una gamma di propulsori sempre affidabile (che non si ferma all’ibrido, concetto ancora molto importante per un mare di fedeli dei due brand) e non fosse ‘avvolto’ da un design di grande personalità, indiscutibilmente Audi e Mercedes-Benz. Uno stile che punta non a sconvolgere, ma a rendere di buon umore il guidatore.
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L’ANALISI DI
Nuova Mercedes GLA Ancora un po’ più in su La GLA è sicuramente uno dei modelli più attesi del 2020. L’ottava variante della gamma compatta MercedesBenz, nota internamente con la sigla H247, riprende solo in parte i contenuti della prima generazione. L’arrivo della monovolume GLB e l’evoluzione delle altre versioni ha convinto i vertici della casa tedesca a rendere la GLA più vicina al mondo delle crossover: l’altezza è cresciuta di dieci centimetri, mentre la lunghezza è rimasta praticamente invariata (4,41 metri), pur adottando un passo più lungo di 30 mm. Sono migliorate così l’abitabilità e la capacità per i bagagli, mentre gli interni riprendono l’impostazione delle altre versioni, sia pure con dettagli specifici delle finiture. di Maurizio Bertera
LA GAMMA
d). La trazione integrale è in opzione per tutti i modelli Quattro diverse esclusa la 1.3 turbo. I valori motorizzazioni, a trazione dichiarati di emissioni anteriore o integrale, tutte variano da un minimo di 121 dotate di cambio automatico g/km per la 200 d a un sette marce e doppia massimo di 163 g/km per la frizione. Le varianti benzina 250 4Matic. Le versioni a sono le 1.3 turbo da 163 Cv trazione integrale vantano, (GLA 200) e 2.0 Turbo 224 Cv nella dotazione di serie, la (GLA 250), mentre il diesel specifica modalità Off-road 2.0 è proposto in versioni da del Dynamic Select. 150 Cv (200 d) e 190 Cv (220 Gli allestimenti i sono 44 | APRILE-MAGGIO 2020
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denominati Executive, Business, Sport, Sport Plus e Premium mentre i prezzi partono da 38.960 euro e arrivano a 50.030 euro.
LA PREFERITA Le versioni Business sono legate unicamente alla 200 e 220d, quindi scegliere è sostanzialmente una questione di gusti, considerando in più che i prezzi sono simili: 39.820 per il benzina e 39.130 per il diesel. Quanto alle prestazioni, la velocità massima è quasi uguale (210 km/h contro 208) a vantaggio della 200, ma la 220d prevale nei consumi (4,6 l/100 km contro 5,7) e nelle emissioni di CO2 con un valore di 121 g/km contro 130. La dotazione di serie è quella della Executive: l’infotainment MBux con doppio display da 7 pollici comprensivo di retrocamera, navigazione, radio Dab+ e sim Lte per i servizi Mercedes Me Connect; il Brake Assist; il Tempomat con Speedtronic
e il selettore del Dynamic Select; l’assetto Comfort; i cerchi di lega da 17”; le luci diurne a Led; il volante rivestito di pelle; il climatizzatore o monozona; i rivestimenti in tessuto e pelle sintetica Artico. La Business aggiunge pure la compatibilità dell’infotainment con Apple CarPlay e Android Auto, i retrovisori a regolazione elettrica e il riconoscimento automatico dei limiti di velocità.
IN ARRIVO La GLA 35 AMG è già stata annunciata, ma non figura per ora tra i modelli ordinabili nel nostro Paese, inoltre è probabile anche l’arrivo entro breve tempo dell’allestimento plug-in hybrid che arriverà sulla Classe A.
I TEMPI DI CONSEGNA Vanno da quattro a sei mesi, a meno di promozioni particolari.
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L’ANALISI DI
IL VALORE RESIDUO Scopriamo l’acqua calda a dire che una Mercedes Benz di successo non perde valore nel tempo o quantomeno meno di modelli di altre Case. La GLA è capitolo a parte, in quanto sempre richiesta. Aggiungiamo che la Casa è molto attenta all’usato visto che ha messo a punto un programma specifico. Si chiama Certified e si articola su 12 ‘promesse’. Non manca un motore di ricerca all’interno del sito ufficiale Mercedes-benz.it per verificare il parco auto.
I COSTI DI GESTIONE Mercedes Benz ‘spinge’ sui pacchetti ServiceContratcs da scegliere al momento dell’acquisto e con ampia possibilità di personalizzazione, sino ad arrivare al top rappresentato da Complete Care. Interessante il ServiceCare che si può pagare in rate mensili per avere sino a
quattro manutenzioni o, in alternativa, effettuare un singolo pagamento anticipato. A salire il Complete Care che offre la massima copertura – su 48 mesi o 100mila km, a fronte di rate mensili. Per la GLA, il totale è di 3.579 euro. Infine, con Mercedes-Benz Advance, per tutto il 3° e il 4° anno dalla data di immatricolazione, c’è la totale copertura su eventuali guasti. Inoltre, viene data grande attenzione all’offerta assicurativa con cinque formule personalizzabili Feel Star (incendio e furto), Feel Care (tutela del finanziamento), Feel Life (a garanzia dell’acquisto), Feel Safe (per la guida sicura) Feel New (mantiene inalterato il valore della vettura nel tempo).
LE FORMULE FINANZIARIE Due le formule di finanziamento per l’acquisto: Classico (rate fisse mensili per tutta la durata contrattuale),
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Balloon (rate mensili più basse rispetto a quelle di Classico e la maxi-rata finale, rifinanziabile volendo alla scadenza del contratto). Quanto al leasing, personalizzabile su contratti della durata di 60 mesi per le vetture nuove e 48 per quelle usate, alla fine ci sono tre possibilità: restituzione dell’auto con il possibile finanziamento di un’altra vettura MercedesBenz; prosecuzione dell’utilizzo del mezzo, senza diventarne proprietari, con un nuovo piano finanziario per versare l’importo residuo; acquisto del mezzo versando l’importo del valore residuo. Sul sito ufficiale si può cercare – ottimo il motore di ricerca – il prodotto più adatto finanziariamente e la vettura più ‘intelligente’ in base al budget disponibile.
IL NOLEGGIO Il ‘lungo’ termine della Stella si chiama myMobilityPass e
personalizza al massimo il canone mensile.
I PREGI E I DIFETTI Il design è da tempo uno dei punti di forza di MercedesBenz e la GLA, tanto più adesso, viste le linee più morbide e fluide rispetto alla precedente generazione. E come la GLA che sta per uscire di scena, conferma il copione di famiglia: comfort in abitacolo, attenzione al dettaglio, qualità generale. Per non parlare dei motori che sono una certezza. I difetti? Il prezzo non è alla portata di tutte le tasche pensando che si tratta di una vettura del segmento C.
IMMAGINE La GLA esprime tutti i valori che hanno consentito alla casa tedesca di scalare le classifiche di vendita e di gradimento negli ultimi anni. E ha sempre avuto nel mix di affidabilità e versatilità il suo plus. La seconda generazione farà lo stesso. APRILE-MAGGIO 2020 | 45
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L’ANALISI DI
Audi A3 Sportback L’equilibrio della sportività Giunta alla quarta generazione, la A3 Sportback (ora solo a 5 porte) si è sempre evoluta nel solco della continuità: le sue linee infatti restano tese ed equilibrate, ma è evidente il tentativo di rendere più dinamico l’insieme, perché la nuova ha fiancate concave, la mascherina ancora più ampia e inediti fregi nel fascione, che mettono in risalto le prese d’aria. I fari a led (di serie), come da tradizione per la Casa, diventano un vero e proprio elemento di stile: più snelli e sagomati del vecchio modello, nella versione a pagamento con luci a matrice sono dotati ciascuno di 15 diodi luminosi, che creano effetti di luce diversi a seconda dell’allestimento. A migliorare l’estetica contribuiscono anche i rinnovati specchietti laterali che, insieme al fondo carenato, impattano positivamente sull’aerodinamica: il coefficiente di penetrazione dell’aria (il Cx) è di soli 0,28, a vantaggio di consumi e silenziosità alle forti andature. di Maurizio Bertera
LA GAMMA La versione meno costosa è la 30 TDI, con il diesel 2.0 litri da 116 Cv e il cambio manuale a 6 rapporti: costa 29.150 euro. Servono invece 35.200 euro per la 35 TDI STronic, con il diesel 2.0 da 46 | APRILE-MAGGIO 2020
150 Cv e il cambio robotizzato a 7 marce. L’unica versione a benzina è la 35 TFSI, al prezzo di 30.100 euro, con il cambio manuale a 6 marce e il motore turbo benzina 4 cilindri 1.5 da 150 CV. L’allestimento di primo
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livello comprende i fari a led, il “clima” manuale, il cruscotto digitale con schermo di 10,25”, quello a sfioramento di 10,1” nella plancia, le ruote di 16”, la frenata automatica e il sistema contro l’involontario cambio di corsia. Gli altri tre allestimenti sono Business, Business Advanced e S-Line. Ricca la lista di optional che offre a pagamento il “clima” automatico a tre zone (360 euro), il cruscotto digitale dalla grafica personalizzabile (290 euro), l’impianto audio della Bang & Olufsen (950 euro), i rivestimenti in pelle (1.150 euro), i fari a matrice di led (1.920 euro) e le vernici metallizzate, perlate o brillanti, che possono arrivare a costare 2.850 euro.
Tronic: la potenza massima arriva a 3.500 g/m mentre la coppia massima di 340 Nm si ottiene già a 1.750 g/m. I 220 km/h sono alla sua portata. Limitati i consumi: la Casa dichiara 4 litri ogni km con un litro sulle strade veloci e 4,5 litri nel misto. Il prezzo è di 37.700 euro se si opta per la Business, che oltre alla dotazione base vanta il “clima” automatico, il regolatore di velocità adattativo, i sensori di distanza posteriori e la compatibilità per gli smartphone. La Business Advanced, di 1.300 euro più cara, aggiunge le ruote di 18”, l’assistenza al parcheggio, rifiniture esterne in nero lucido e le soglie d’accesso anteriori in alluminio.
LA PREFERITA
Già annunciati motori tradizionali per le versioni a trazione integrale, l’ibrido con batterie ricaricabili dall’esterno e il motore a metano, oltre al benzina 3 cilindri 1.0 TFSI da 110 Cv e
Business e Business Advanced: ci sembra una scelta (quasi) obbligata. Con il 2.0 litri diesel da 150 Cv, esaltato dal cambio S-
IN ARRIVO
17 ANALISI B Audi.qxp_Layout 1 21/04/20 08:55 Pagina 47
L’ANALISI DI
alla versione del 1.5 TFSI con l’ibrido leggero.
I TEMPI DI CONSEGNA Audi dichiara un tempo sui 90 giorni
IL VALORE RESIDUO I modelli Audi rappresentano una ‘sicurezza’ sul mercato dell’usato. La Casa ha un programma specifico – Prima Scelta: plus – che offre vetture con meno di 60 mesi e 150.000 km sottoposte a 110 accurati controlli. La garanzia è di quattro anni a partire dalla data d’acquisto. L’usato Audi include anche auto aziendali con meno di sei mesi o 6.000 chilometri.
I COSTI DI GESTIONE Al di là della garanzia è possibile chiedere un’estensione sino a tre, quattro o cinque anni dalla data di immatricolazione (rispettivamente fino a un
massimo di 90mila, 120mila o 150mila km di percorrenza totale) stipulando l’Audi Extended Warranty. Interessante l’Audi After Sales Warranty che è un prodotto assicurativo – progettato in cooperazione fra Audi Financial Services e Audi Service Italia – che estende la copertura di garanzia alle vetture che non hanno acquistato l’estensione. Può essere attivata entro due anni e 50.000 km dall’immatricolazione. Sul fronte della manutenzione, Audi Premium Care e Audi Additional Care sono le due formule prepagate che garantiscono tutta la qualità dei servizi Audi a un prezzo fissato, in base alla scelta della durata o del chilometraggio. La prima prevede quattro livelli di copertura mentre la seconda si basa tre livelli di copertura.
LE FORMULE FINANZIARIE Sono tre: Audi Value, Più
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Credito e Leasing. La prima consente di mettersi subito alla guida del modello preferito e avere la libertà di scegliere, anche dopo tre anni, se completare l’acquisto, restituirlo o sostituirlo con una nuova vettura Audi contando sulla certezza del suo valore futuro garantito. In più esiste la possibilità di personalizzare l’anticipo, la rata, la durata, il chilometraggio e gli eventuali servizi aggiuntivi in base alle diverse esigenze.
IL NOLEGGIO Il cardine del ‘lungo termine’ per le aziende si chiama Fleet Solution che consente – grazie alla formula a matrice, con durata e chilometraggio variabili – di dimensionare il canone in base allo scenario di utilizzo più probabile. Tutto è incluso nel canone mensile (bollo, assicurazione, manutenzione e assistenza) e per alcuni allestimenti ci
sono anche i servizi Audi connect.
I PREGI E I DIFETTI A parte l’immancabile feeling di guida, le ‘cose belle’ sono comuni a tutte le Audi: prestazioni eccellenti, grande bagagliaio, finiture di alto livello, ampia disponibilità di personalizzazioni, abitacolo spazioso e ben modulabile. Nell’ultimo caso, la Casa di Ingolstadt si è superata visto l’insieme dal look più moderno e dinamico, in particolare grazie ai rivestimenti in nero lucido per plancia e consol le. La strumentazione è solo digitale: ha uno schermo di 10,25” o di 12,3”, ma solo il secondo può variare la grafica degli strumenti.
IMMAGINE La nuova generazione segna l’ennesimo salto di qualità. Sul fronte della sicurezza debutta l’Adaptive Cruise Assist: è un regolatore di velocità adattativo funzionante fino a 210 km/h. APRILE-MAGGIO 2020 | 47
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MERCATO
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ANIASA: LA MOSSA DEL SUPERAMMORTAMENTO La proposta numero 1 di Aniasa al governo per accelerare la ripresa dell’automotive dopo il Coronavirus è il ripristino del superammortamento. Secondo l’associazione dei noleggiatori, quando fu utilizzato, negli anni 2016-2017, generò benefici economici e finanziari per l’intera filiera dell’auto. Dai costruttori ai noleggiatori, ai concessionari, ai centri di assistenza e manutenzione. Oltre a produrre un positivo ritorno per le casse dell’Erario. L’aumento delle vendite, infatti, ha prodotto maggiori entrate (Iva, imposte locali, diritti di motorizzazione), con un “ritorno sull’investimento” intorno al 300%. Considerando solo le vetture a noleggio a lungo termine, sempre nel 2016-2017, questa misura ha generato 64.600 immatricolazioni in più, con maggiori entrate di 318 milioni di euro. Senza contare la promozione di maggior correttezza fiscale. Tale funzione è esercitata dal noleggio lungo termine, in cui tutte le operazioni sono tracciate e documentate. Per non dimenticare l’accelerazione del rinnovo del parco circolante, con positivi effetti dal punto di vista ambientale e della sicurezza stradale.
DEKRA: 8 MILIONI DI VEICOLI IN REVISIONE Le revisioni auto rimandate dal Coronavirus rischiano di creare condizioni di insicurezza sulle strade. E non solo. Si profila anche l’instabilità economica dei centri, circa 9mila in Italia. L’alert arriva da Dekra Italia che ipotizza l’irrealizzabilità di revisionare nel solo mese di ottobre tutti i mezzi che necessitano il check up. Tra i mesi di marzo e luglio potrebbero esserci 6,7 milioni di veicoli insicuri in circolazione, in quanto rimasti indietro con la revisione obbligatoria. Ad essi se ne devono aggiungere altri 1,3 milioni in scadenza in ottobre. Il suggerimento è di scaglionare le revisioni di marzo-luglio in tutti i mesi autunnali e invernali. Per una singola ispezione vengono ipotizzati circa 25 minuti di tempo.
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