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ANNO XXI NUMERO 3 • GIUGNO-LUGLIO 2020
Scenari Tutto da riscrivere Eventi Road to IMA 2020, questione di mindset Catene alberghiere I budget hotels ripartono senza aumenti tariffari Insights Non solo viaggi, ma mobilitĂ
Metamorforsi digitale
Come si trasforma il BT se gli incontri diventano virtuali
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Sommario Giugno-Luglio
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RUBRICHE NEWS 25 TECH & WEB 28 VOLI IN PILLOLE 29 MICE IN PILLOLE 39 DAL MONDO
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02 ATTUALITÀ
L’inaspettato salto digitale
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14 MISSIONMICE
Eventi da corsa di Simona Parini
di Paola Baldacci 18 EVENTI
Tutto da riscrivere
Road to IMA 2020, questione di mindset
di Paola Baldacci
a cura della redazione
06 SCENARI
09 CATENE ALBERGHIERE
I budget hotels ripartono senza aumenti tariffari
20 INSIGHTS
Non solo viaggi, ma mobilità di Dario Bongiovanni
di Arianna De Nittis 26 RISK ASSESSMENT
Immaginare i viaggi dopo il Coronavirus di Paola Baldacci
30 PROFESSIONE TRAVEL MANAGER
Così viaggia l’eccellenza italiana di Anna Fraschini
34 DESTINAZIONI
Gerusalemme, mille e una sfaccettatura di Graziano Capponago Del Monte
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L’inaspettato Attualità Digitalizzazione
salto digitale
Videoconferenze e tracciamento degli spostamenti: imprese e cittadini all’alba della nuova normalità. Coinvolgendo i temi della salute e della sicurezza, il percorso di digitalizzazione accelera di Paola Baldacci
I
l salto digitale che la mobilità interrotta e la chiusura forzata hanno provocato, nel tentativo
Meet now In risposta all’aumento degli incontri virtuali, Skype ha lanciato Meet Now, nuova funzione del servizio di Microsoft che permette di partecipare a una videochiamata senza la necessità di registrarsi o attivare un profilo sulla piattaforma.
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di mantenere una parvenza di attività quando tutt’intorno si spegneva, è lunghissimo. In atletica sareb-
be l’infinito record di Mike Powell che a Tokyo nel lontano 1991 “vola” a 8,95 metri, battendo il mitico
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Attualità Digitalizzazione
Carl Lewis. Nell’e-commerce, invece, è il milione e trecentomila nuovi acquirenti che il lockdown ha creato. «Un salto di almeno 10 anni, un’evoluzione inaspettata dei consumi degli italiani», hanno detto i sostenitori del commercio online che raccoglie 29 milioni di nostri connazionali. Limitando i viaggi di lavoro, le aziende hanno rivelato una continuità sorprendente nella transizione alla modalità di full smart working. E ancora prima che vengano comunicate ufficialmente le aperture degli spostamenti tra le regioni (andiamo in stampa prima
del 3 giugno, ndr), le interviste con i supplier e i travel manager ci dicono che alcune grandi imprese vorranno limitare le trasferte fino a fine anno. Per riprenderle il totale sicurezza. Digitalizzazione è sicurezza Tra video conferenze che hanno dignitosamente salvato i meeting e applicazioni di misurazione degli assembramenti, un aspetto che il salto digitale sottolinea è quello della safety. La ragione per la quale le imprese non fanno viaggiare i dipendenti è, infatti, l’esigenza di minimizzare i rischi connessi a un’emergenza sanitaria. Una buona parte dei tool che abbiamo imparato a utilizzare rimarrà nella nuova normalità, quando essa sarà. Pensiamo agli eventi: l’industry che per prima si è fermata e sarà anche l’ultima a ripartire, persino dimenticata dalle misure di sostegno governative. Una ricerca di Aim Group international (che riprendiamo nella rubrica di notizie a pagina 29) dice che gli sponsor sono ben disposti a investire in formati virtuali purché interattivi. Di conseguenza, le agenzie vanno verso la rimodulazione delle proposte di sponsorizzazione. Anche i congressi diventano “ibridi”: metà digitali e metà con la partecipazione di conduttori, in diretta televisiva. Ieg - Italian Exhibition Group che riunisce le fiere di Rimini e di Vicenza, ha allestito un set Tv per la presentazione digitale dell’evento Meeting di fine agosto, nota manifestazione culturale di Comunione e Liberazione, in scena dagli Anni Ottanta nella cittadina emiliano-romagnola. Non un semplice webinar, s’intende: oltre 20.000mila le persone raggiunte con collegamenti da Milano, Bologna, Cremona, Bolzano, dalla Germania e dalla Lettonia. «L’evento “dal vivo”, integrato con tutte le possibilità date dal digitale, mantiene per noi un valore aggiunto insostituibile, ora però dobbiamo lavorare per contestualizzarlo in condi-
zioni di assoluta sicurezza. Per la fase 2, quindi, ecco un nuovo format dinamico, scalabile, adattabile, che porta all’interno del mondo degli eventi uno studio televisivo», spiega la direttrice della divisione event & conference di Ieg, Stefania Agostini. Nuove modalità di comunicazione Se i luoghi naturali per le “esposizioni” diventano set di comunicazione digitale, gli angoli delle nostre case si sono trasformate in studi di conference call. Secondo Priori Data, i download globali di Skype, Houseparty e Zoom sono aumentati di oltre il 100% nel mese di marzo, il primo di lockdown globale. Per un paragone: l’app di videoconferenze Zoom è stata scaricata quasi 27 milioni di volte nel mese, rispetto ai 2,1 milioni di gennaio. Su questa scia, le imprese hanno svolto le proprie convention annuali in videoconferenza. È il caso di Zucchetti Digital Meeting, tradizionale appuntamento d’aprile della prima azienda italiana di software riservato alla propria rete distributiva, diventato un evento digitale con oltre 1.000 persone collegate. «Organizziamo decine di incontri ogni anno con clienti e partner e sono momenti importantissimi di ascolto e di confronto – spie-
E Facebook non sta a guardare L’estendersi dello smart working durante l’emergenza Covid-19 sta portando a un utilizzo massivo delle applicazioni e piattaforme per videoconferenze e videochiamate di gruppo. E Facebook non poteva certo stare a guardare. Dopo 4 anni di test, il colosso di Mark Zuckerberg ha appena rilasciato l’applicazione per Windows e Mac di Messenger. La chiamata di gruppo può includere sino a 50 partecipanti ma solo 8 possono godere non solo dell’audio, ma anche della videocamera. Messenger per desktop è adatta, quindi, a piccole riunioni.
Silvia Omini, responsabile eventi e media di Zucchetti
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Attualità Digitalizzazione
In viaggio con la polizza Secondo uno studio di Cartrawler, azienda americana che fornisce tecnologie legate al settore dei viaggi, in futuro la protezione assicurativa contro le malattie e l’assistenza sanitaria diventeranno veri e propri must dei viaggiatori d’affari, esattamente come le misure antiterroristiche hanno preso piede nel 21° secolo. ga la responsabile eventi e media, Silvia Omini di Zucchetti –, con il lockdown si sono convertiti in webinar e appuntamenti virtuali, non solo di carattere tecnico e commerciale, ma anche motivazionale. Zucchetti Digital Meeting ha rappresentato l’emblema di questa nuova modalità di comunicazione». Il distanziamento garantito Ma il salto digitale non riguarda solo la safety. Diventa fondamentale per l’altro volto della sicurezza, la security. Dunque tutti i cittadini. Questo aspetto riguarderà il tracciamento delle persone, utile a reagire con più preparazione a un’eventuale recrudescenza del virus, garantendo la possibilità di viaggiare. Un tema delicato, che entra nelle considerazioni di una nuova Privacy, di cui vi scriviamo a pagina 26 e 27. Alla ripresa della mobilità Trenord ha aggiornato la sua app che ora comunica in tempo reale il livello di 4
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riempimento dei convogli in arrivo. Interessante il fatto che la nuova release integra anche una funzione location-based di geofence, nota alla telematica dell’automotive. In forma assolutamente anonima e previa autorizzazione della funzione di localizzazione dello smartphone, essa rileva la presenza dei passeggeri nella stazione. Intuiamo che, alla stregua dei meeting in video, le applicazioni digitali di tracciamento degli spostamenti verranno implementate. Governative e non. Salute e safety: le esigenze delle imprese Coinvolgendo i temi della salute e della sicurezza, il percorso di digitalizzazione delle imprese subisce un’accelerazione imprevista. Il che produrrà vantaggi inestimabili a piattaforme di connessione di IoT (internet of things) globali con milioni di oggetti connessi. Vodafone Business, per citare i big, conta su
11 milioni di dispositivi in Italia e 100 milioni nel mondo. La gamma comprende sistemi connessi dotati di termoscanner o termocamere per rilevare la temperatura corporea in tempo reale fino a 30 persone e l’adozione, nella posizione corretta, dei dispositivi di protezione individuale (mascherine). Strumenti per agevolare il distanziamento fisico dei dipendenti attraverso dispositivi indossabili (wearable) o tramite app su smartphone. E ancora, soluzioni per monitorare le code e misurare in tempo reale la concentrazione delle persone. «Dopo una prima fase legata alla necessità di abilitare lo smart working e quella successiva dove le richieste si sono concentrate sullo spostamento dell’interazione con i clienti dal piano fisico a quello online, oggi le aziende ci chiedono soluzioni digitali per la salvaguardia della salute», spiega Giorgio Migliarina, direttore di Vodafone Business Italia. l
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Tutto da riscrivere Scenari Gbta Italia
Dal webinar con Gbta Italia alcune riflessioni sui viaggi d’affari: siamo davanti a una pagina bianca. Ma senza sapere se impostare i cambiamenti per ripartire temporaneamente oppure per sempre di Paola Baldacci
I
Posti di lavoro a rischio Uno studio di Iata afferma che circa 25 milioni di posti di lavoro rischiano di scomparire con il crollo della domanda di viaggi aerei causato dalla pandemia. Di questi, ben 5,6 milioni potrebbero riguardare l’Europa. A livello globale, il sostentamento di circa 65,5 milioni di persone dipende dall’industria aeronautica, incluso il settore turistico. Lavorano per le compagnie aeree 2,7 milioni di addetti.
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l business travel alla fase 2 fa i conti con la mancanza di regole per aeroporti e linee aeree, oltre che con il cambio di modello di remunerazione per le Tmc. Gbta Italia ha svolto un webinar giovedì 30 aprile affrontando queste tematiche con il professor Andrea Giuricin, docente all’Università di Milano Bicocca e analista di trasporti, il country manager di Emirates in Italia Flavio Ghringhelli, il managing director di Hrs Italia Luca De Angelis e l’omologo di Bcd Travel Italy Davide Rosi. Il contesto globale, e soprattutto in Europa, è quello che tutti abbiamo constatato nei due mesi di lockdown estremo: oltre il 90% di voli a terra, l’hospitality pressoché in linea, i viaggi d’affari cancellati con qualche timido segnale di ripresa da maggio inoltrato. Business travel 2020 dimezzato «Il business travel faceva numeri incredibili, cioè 1,5 trilioni di dollari, e nel 2020 rischia di essere dimezzato. Se la ripartenza dopo il lockdown da Coronavirus nel mondo asiatico si è verificata piuttosto velocemente, in Europa è più difficile comprenderne le tempistiche», esordisce Andrea Giuricin. In Cina, che è la nazione più avanti di tutte rispetto all’allentamento del lockdown, il traffico aereo domestico è tornato al 35% del consueto volume a fine aprile. Voli internazionali assenti. Cosa frenava le compagnie aeree dal ripristinare i collegamenti aerei di lungo raggio? Al netto della domanda praticamente inesistente per via delle restrizioni di viaggio imposte dai governi nella più parte del globo, la mancanza di regole uniformi e ufficiali per la frequentazione di aeroporti e per salire a bor-
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do degli aerei è stato il nodo critico dell’operatività. Di fatto le compagnie aeree non possono sopravvivere con le regolamentazioni del distanziamento a bordo. Infatti, dalla riunione tra Enac e tutte le associazioni del comparto è emerso che la richiesta unanime è di individuare misure alternative come mascherine e sanificazione degli aeromobili, invece che lasciare libero un posto tra un passeggero e l’altro. Il gruppo Lufthansa è stato il primo a far sapere che obbligando a indossare i dispositivi si manleva dal garantire una fila vuota al centro. Spiega Giuricin: « Se aumentiamo lo spazio tra le persone con un posto su tre libero, il costo per posto-chilometro sale di molto. E con un load factor del 66% nessuna compagnia è profittevole, nemmeno quelle più efficienti. Non potrà esserci un business model come prima. In Cina sui voli domestici non viene osservato il social distancing». Il trasporto aereo Se per gli hotel si è trattato di impiantare protocolli di sanificazione e incrementare i servizi digitali, il trasporto aereo ha atteso più a lungo indicazioni dagli enti governativi. Pur essendo l’industry tra le più dotate di tecnologie che purificano l’aria a bordo dei velivoli al pari delle sale operatorie. «Il successo della ripartenza dipende dalle misure che verranno adottate – conclude Giuricin – e dai controlli, come prendere la temperatura ai passeggeri. I potenti filtri Hepa che l’aviazione impiega potrebbero essere adottati anche sui treni». Emirates ha fatto notizia con i test sierologici rapidi effettuati ai passeggeri all’aeroporto di Dubai. «L’esperimento è stato condotto per misurare il tempo
necessario – spiega Flavio Ghiringhelli –. I test sono stati eseguiti dall’autorità sanitaria di Dubai al terminal 3 e per ogni passeggero occorrono 10 minuti. Siamo stati la prima compagnia al mondo a farlo ed è una valutazione. Ci stiamo chiedendo se erogare il servizio e se ampliarlo ad altri scali». Va da sé che con eventuali misure anti Covid di questo tipo, le aerolinee si trovano a pianificare una trasformazione costosa oltre che epocale. E, come detto, con un load factor che varia tra il 60 e 70%, non si coprono i costi di gestione degli aeromobili. Intanto, dal 1° luglio si è previsto di ripartire anche con le rotte di lungo raggio. Cioè il network più complesso, perché deve considerare i feederaggi. Senza dimenticare un tecnicismo: i tempi di turnaround degli aerei, cioè tra quando atterrano e ripartono con nuovi equipaggi e clienti, rappresentano una variante cruciale. Soprattutto se si tratta di un A380 da 550 passeggeri come per Emirates che ne utilizza in numero massiccio. Normalmente occorrono circa 120 minuti. Calcolare quanti ne saranno necessari secondo nuove norme determinerà i nuovi schedules. La nuova esperienza in hotel I dati delle prenotazioni alberghiere di Hrs in Cina hanno mostrato che l’87% delle strutture ha iniziato ad accogliere i primi viaggiatori d’affari a fine aprile. «In media abbiamo registrato un 40% di occupazione e di soli viaggi domestici», precisa Luca de Angelis. La metà delle prenotazioni viene effettuata da 1 a 3 giorni prima, una finestra di booking “stretta”. Il manager riflette su come cambierà il customer journey. «Si dovrà ripartire dalla travel poli-
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Scenari Gbta Italia
Crollano i ricavi Secondo le più recenti previsioni di Iata, la crisi Covid-19 causerà alle compagnie aeree una diminuzione dei ricavi di 314 miliardi di dollari nel 2020: un calo del 55% rispetto al 2019.
cy: prima era sfidante avere una piena compliance e sappiamo che negli Stati Uniti solo il 50% era tale – continua –. Credo che le nuove policy dovranno avere al centro il duty of care. Con scelte che saranno incentrate sugli standard di sicurezza come check-in digitali, per non stare molto tempo in attesa alla reception. Le strutture stanno organizzandosi sui nuovi bisogni e saranno necessari forti investimenti. Gli hotel riconfigureranno gli spazi. Seconda sfida: rivedere l’organizzazione del personale. Infine, fare un upgrade di tutti i servizi digital. Compresi natural2020 giugno-luglio |
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Scenari Gbta Italia
Il bt accusa il colpo Andrea Giuricin: «Il business travel faceva numeri incredibili, cioè 1,5 trilioni di dollari, e nel 2020 rischia di essere dimezzato».
mente i pagamenti elettronici. Non tutti saranno pronti a fare questo passo». In tutto questo, anche il revenue management cambierà, sia per gli hotel sia per gli aerei. Anche le contrattazioni con le aziende non potranno fondarsi sugli storici: i benchmark non sono più validi. Le tecnologie di prenotazione come Hrs dovranno essere aggiornate con i nuovi servizi che gli alberghi implementeranno. Tmc e remunerazione Tutto quanto detto fin qui non contempla un fattore determinante come il tempo: per quanto prospettia8
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mo di operare i cambiamenti? Per alcuni mesi oppure per sempre? Se lo chiede Davide Rosi. Il direttore di Bcd Travel Italy vede un ritorno alla “normalità” in là. «Tra 2 anni
difficilmente torneremo all’80% del pre Covid-19 a causa dei problemi della capacità di spesa della domanda. Tutte le aziende hanno accusato un impatto gravissimo e attivato misure di solidarietà. Questo porta alla riduzione della spesa per i viaggi. Aggiungiamo l’impatto finanziario: la ripartenza sarà più critica per le filiere con cash flow negativo, che devono ricostituire capitale circolante. Le Tmc sono tra queste. Inoltre, per sostenere tre mesi (se rimarranno solo tre) di impatto negativo di questo tipo occorre essere un’azienda con bilanci sani e riserve. Infine, il modello di business che avevamo nel travel difficilmente sarà sostenibile nel futuro: se le compagnie aeree non remunerano più le Tmc, queste dovranno impostare un nuovo meccanismo: mark up, fee, altro? E i contratti di incentivazione con i target non raggiunti?». Molte le domande ancora aperte e quella più preoccupante deve ancora venire. Conclude Rosi: «Un tema mi sfugge: ci concentriamo sulla riapertura e sulle misure di contenimento da attuare. Ma è una situazione a breve o a lungo termine? Dobbiamo convivere con l’epidemia? Perché cambieranno di molto le valutazioni se dobbiamo approntare a breve o a lungo termine iniziative di controllo dei contagi. Come è stato detto, load factor inferiori dell’80% non tengono in piedi né una compagnia aerea né un hotel. Se sono modifiche strutturali, quelle con le quali dovremo convivere per sempre, cambieranno le fisionomie e non solo i modelli di remunerazione». l
Le criticità • L’assenza di norme univoche – almeno europee – ritarda la ripresa dei voli; • La contrattazione alberghiera è tutta da riscrivere; • Chi remunera le Tmc? • I molti cambiamenti (= investimenti colossali) sono a medio o a lungo termine oppure per sempre? • Quali aziende sopravviveranno con tre mesi di ricavi a zero? Sempre che i mesi rimangano solo 3.
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I budget hotels ripartono senza aumenti tariffari
Catene alberghiere Strutture a basso costo
Negli ultimi anni gli alberghi economici hanno assunto un ruolo importante nelle travel policy aziendali grazie al buon rapporto qualitĂ -prezzo. Ma sarĂ cosĂŹ anche nella fase 2? Lo abbiamo chiesto ai principali brand che sono alle prese con la riapertura
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Catene alberghiere Strutture a basso costo
di Arianna De Nittis
Sara Digiesi, chief marketing officer di Best Western Italia. Sotto, l'Hotel Logge del Perugino, Sure Hotel Collection by Best Western, uno dei budget hotel della catena situato a Città della Pieve (PG)
6 aperture per BW Il lockdown non ha fermato l’espansione di Best Western Italia, che ha ampliato il portfolio con sei nuove strutture per un totale di 500 camere. Tra queste il Sure Hotel Collection Regency, a Lissone (MB), con 69 stanze. Riguardo alla ripresa Sara Digiesi ci dice: «Stiamo portando avanti un piano di rilancio commerciale che tocca tutti i segmenti di mercato e riguarda soprattutto le mete domestiche».
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ino ad oggi business travel e budget hotel sono sempre andati d’accordo, complice da un lato la necessità delle aziende di ridurre i costi di viaggio e, dall’altro, l’adeguamento dell’offerta da parte di questa tipologia di alberghi. Ormai, infatti, le strutture a basso costo offrono spazi comodi per lavorare, wi-fi e tariffe non solo convenienti, ma anche flessibili. Ma sarà ancora così quando, finalmente, le aziende torneranno a far viaggiare i dipendenti e tutelarne la salute diventerà una priorità? Oppure il costo dei protocolli necessari per garantire la sicurezza dei pernottamenti inciderà negativamente sui prezzi? Abbiamo chiesto ad alcune tra le principali catene economiche come si stanno attrezzando in vista della tanto auspicata ripartenza e quali scenari prevedono per il post Covid-19.
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Tariffe convenienti sì, purché ci siano i servizi «Prima del coronavirus la maggioranza dei nostri ospiti erano busi-
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ness traveller: il 60-65%, contro il 35-40%% di clienti leisure, anche se ovviamente nelle mete più turistiche la proporzione passava a 50 e 50» ci dice Valerio Duchini, presidente e AD di B&B Hotels. La catena conta oltre 500 hotel in Europa. In Italia, dove nel 2019 il gruppo ha chiuso l’esercizio con un fatturato di 63 milioni di euro, le strutture sono 41, molte delle quali in
località di business come Milano, Monza, Torino, Malpensa, Treviso. «Basso costo non deve significare bassa qualità: la caratteristica di tutte le nostre strutture è offrire un ottimo rapporto qualità-prezzo, con servizi che a volte non si trovano neanche in hotel di fascia più alta: ad esempio la connessione wi-fi a 200 mega o la smart Tv da 43-50 pollici».
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Catene alberghiere Strutture a basso costo
Anche Cristina Ramos, Svp Operations Spain, Portugal, Italy, Greece & Malta di Accor, conferma che «la clientela aziendale è sempre stata importante per gli hotel nel segmento economy». Dei tre marchi budget del gruppo francese, due sono presenti anche in Italia: Ibis, con 8 strutture su un totale di 1218 nel mondo, e Ibys Style, con 16 hotel su un portfolio di 534. Il terzo brand, Ibis Budget, conta 56 hotel nel mondo di cui 19 in Europa, ma ancora non è arrivato nella Penisola. «Le caratteristiche di questi marchi – spiega Ramos – li rendono adatti sia per il tempo libero che per i clienti business, in particolare per l’offerta di spazi di lavoro e servizi come la connessione a Internet». La qualità dei servizi è un fattore determinante anche per Sara Digiesi, chief marketing officer di Best Western Italia. A proposito di SureStay Hotel Group, il marchio economy del gruppo che nel nostro Paese è presente con il nome Sure Hotel Collection by Best Western (e con 18 hotel di cui diversi in mete business come Milano, Malpensa, Roma Fiumicino), la manager sottolinea: «I marchi Sure sono una minoranza sul totale del nostro portfolio, ma si difendono bene in termini di risultati. La convenienza da sola però non è un driver sufficiente: contano moltissimo anche la location e la qualità dei servizi. Noi siamo stati inseriti in molti hotel program aziendali perché garantiamo tutti i confort indispensabili per chi viaggia per lavoro».
Senza contare che per le catene attente ai protocolli nei prossimi mesi potrebbero presentarsi nuove opportunità di crescita. «In questo momento lei soggiornerebbe in un appartamento di privati?» domanda provocatoriamente Valerio Duchini, lasciando intendere che le catene, garantendo pernottamenti sicuri, potrebbero anche sottrarre clientela a un mercato che in passato ha dato del filo da torcere agli hotel (soprattutto economici), quello dell’home sharing. E allora, vediamo in dettaglio quali procedure sono state messe a punto, cominciando con Accor. «Stiamo lavorando proattivamente in vista della fase di riapertura post lockdown, collaborando con le autorità sanitarie e governative nazionali» spiega Cristina Ramos. «Accor ha stabilito standard di sicurezza e pulizia adeguati ai protocolli per garantire che gli hotel possano essere riaperti in totale sicurezza e gli ospiti si sentano rassicurati e protetti durante il soggiorno. I team inoltre stanno lavorando per sviluppare una guida alla sicurezza con l’obiettivo di assicurare efficienza,
I progetti di Accor
coerenza e misurazione delle nostre norme igieniche, che sono dettagliate e di ampia portata: includono ad esempio la revisione delle condutture di condizionamento, moquette igienizzata con vapore tra un soggiorno e l’altro, barriere in plexiglass alla reception e la disponibilità di salviette antibatteriche in tutte le aree dell’hotel. Saranno adot-
Dichiara Cristina Ramos: «Accor ha annunciato diverse iniziative, alcune prima della pandemia, come la collaborazione con Sabre e Visa, altre durante la fase di emergenza (ad esempio la collaborazione con Bureau Veritas e la creazione del fondo All Heartist). Sicuramente ci saranno altre iniziative in futuro».
Cristina Ramos, Svp Operations Spain, Portugal, Italy, Greece & Malta di Accor, e l'Ibis Styles Roma Vintage, nella capitale
Si riparte in sicurezza Una ripartenza sicura è la priorità dei nostri intervistati, anche perché, sottolinea Sara Digiesi, «l’adozione di efficienti protocolli di sicurezza in questo momento è il fattore chiave perché le aziende approvino un fornitore. Risponde infatti all’obbligo di legge che il datore di lavoro ha di tutelare il benessere del dipendente in trasferta». 2020 giugno-luglio |
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Catene alberghiere Strutture a basso costo
Un po’ camera, un po’ ufficio Per venire incontro alle esigenze dei business traveller, ma anche dei lavoratori “agili”, alcune catene alberghiere metteranno a disposizione camere confortevoli a prezzi agevolati da usare come ufficio. È questa la proposta di B&B Hotels, ma anche di Best Western con le sue SmartWorkingRoom.
Gli alberghi italiani Secondo i dati di Federalberghi, in Italia ci sono oltre 33mila hotel, di cui quasi la metà sono 3 stelle (46,3%).
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Gli hotel program ai tempi del Coronavirus Il Covid-19 impatterà sull’intero customer journey in hotel, dalla fase di prenotazione fino al raggiungimento della destinazione finale. In che modo? Lo abbiamo chiesto a Fulvio Origo, global sourcing solutions and Emea Sr. marketing manager presso Hrs Group. In fase di prenotazione le aziende saranno più attente al rispetto della travel policy. Aumenterà anche il controllo dei canali di prenotazione, con una propensione verso la digitalizzazione. Questa tendenza si rifletterà sugli hotel che, per essere prenotati, dovranno necessariamente essere inseriti negli hotel program aziendali.
1.
In fase di check-in si preferirà il touchless. Le pratiche potranno essere svolte più tardi nel corso della giornata per consentire i tempi tecnici di sanificazione.
2. 3.
tate molte altre misure, al momento in fase di definizione». Anche Best Western ha introdotto in tutti i suoi hotel lo “Special Protection Bwh”, programma di protezione dedicato a ospiti e staff. Cinque gli elementi chiave del programma, a cominciare dalla sanificazione e igiene delle strutture. «Già prima della pandemia eravamo abituati a controllare attentamente gli standard di pulizia dei nostri hotel. Abbiamo approfondito e ampliato queste procedure, stabilendo rigidi protocolli per tutte le aree e le fasi del soggiorno e ponendo grande attenzione al social distancing». Tra gli altri punti compare l’utilizzo di dispositivi (mascherine sanitarie e guanti) per il personale, che sarà anche dotato di salviettine per superfici e gel disinfettante a base alcolica. Non mancheranno poi i suggerimenti al cliente attraverso paline segnaletiche, adesivi sui pavimenti, monitor nelle hall, tv in camera, messaggi sui tavoli della colazione. In più, agli ospiti sarà offerta una soluzione assicurativa sviluppata da una task force composta da esperti di risk management. Infine, il gruppo punta sulla tecnologia: «Abbiamo introdotto un servizio di digital concierge che fornisce alla clientela tutte le informazioni essenziali sull’albergo,
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Durante il soggiorno l’attenzione verso il duty of care comporterà l’offerta di maggiori servizi in camera e una più spiccata attenzione alla comunicazione verso i clienti. Si assisterà, in particolare, a maggiori standard di pulizia, a un approccio digital, alla riduzione al minimo delle interazioni con lo staff dell’albergo, all’utilizzo di meeting room private e a un incremento del room service. Specie nei primi tempi, infatti, in alcune policy aziendali potrà essere imposto il consumo del food and beverage in camera. Al check-out, per ridurre le interazioni tra il personale e gli ospiti, faranno la differenza gli strumenti di pagamento come Vcc e paperless.
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Si preferirà l’uso di mezzi di trasporto privati per raggiungere la destinazione finale. Le aziende, in fase di negoziazione, richiederanno servizi di duty of care inclusi nelle tariffe.
eliminando totalmente i documenti cartacei. E ancora, gli ospiti possono entrare in contatto con la reception tramite il chatbot Best Friend e la registrazione è affidata a un servizio di web check-in. Infine la novità più recente è rappresentata da Hotel Payment Studio per il pagamento online. La sera precedente il check-out, il cliente riceve una comunicazione via email con un preconto e l’indicazione di un link per procedere al pagamento in tutta sicurezza dal proprio device». La sicurezza è fondamentale anche per B&B Hotels, che durante il lockdown non ha sospeso del tutto l’attività. Dieci strutture sono rimaste a disposizione per le situazioni di emergenza: l’hotel di Cremona, ad esempio, ha accolto i membri
dell’Esercito, quello di Modena il personale ospedaliero, mentre a Roma Fiumicino hanno alloggiato persone che non potevano ritornare a casa. «Il nostro protocollo si basa su tre pilastri: pulizia e sanificazione, sicurezza e flessibilità. La sanificazione avviene attraverso un dettagliato processo operativo garantito dal Safety Label High Quality Anti Covid-19 elaborato in collaborazione con B.C.O Consulting. Abbiamo inoltre individuato 8 Golden Rules “Help us Helping You” che il personale in hotel e i clienti sono invitati a seguire, tra cui: l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale certificati (mascherine, guanti, calzari e soluzioni igienizzanti e disinfettanti), plexiglass protettivi presso i
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Catene alberghiere Strutture a basso costo
B&B Hotels, 78 nuovi hotel nel 2020
desk di accoglienza, linee di distanziamento sul pavimento, la restrizione dell’utilizzo delle aree comuni, l’invito all’utilizzo dell’ascensore una persona alla volta e il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro». Il processo di sanificazione viene applicato nei corridoi, nelle aree comuni e nelle camere quotidianamente grazie anche all’utilizzo di macchine ionizzatrici per purificare l’aria. Per obbedire alle normative sanitarie nazionali, B&B Hotels propone delle breakfast box in tre versioni (dolce, salata e gluten free) in sostituzione della colazione a buffet. Il B&B Shop, infine, offre una vasta selezione di prodotti food & beverage, tra cui piatti pronti riscaldabili al microonde e prodotti per la cura della persona (ad esempio, un safety kit composto da mascherina, gel igienizzante e guanti). Prezzi invariati Il terzo punto del programma di B&B Hotels riguarda le tariffe.
Chiediamo a Valerio Duchini se l’introduzione dei nuovi protocolli anti Covid-19 ne causerà l’aumento. «Assolutamente no, i costi dei nuovi protocolli non devono ricadere sul cliente. Continueremo a offrire il miglior rapporto qualità-prezzo». In più (ed è questo il terzo punto del programma di B&B Hotels) la catena ha puntato sulla flessibilità introducendo le nuove tariffe Stay Flexi, che consentono di modificare le prenotazioni fino a 24 ore prima del giorno dell’arrivo. I clienti potranno riprenotare nella stessa struttura entro 12 mesi dalla data di prenotazione, con un eventuale adeguamento tariffario. Anche Cristina Ramos di Accor dichiara: « Al momento non prevediamo alcun impatto sulle nostre tariffe», mentre Sara Digiesi di Best Western torna sull’importanza della flessibilità: «Per venire incontro ai clienti in questa fase in cui gli spostamenti possono essere più complessi abbiamo reso tutte le nostre tariffe flessibili, cioè modi-
ficabili a ridosso della data di arrivo». E riguardo ai prezzi, Digiesi sottolinea che «i costi di erogazione del servizio, con i nuovi protocolli, inevitabilmente aumenteranno. Gli albergatori, però, non devono cedere all’impulso di aumentare troppo le tariffe o, al contrario, di proporre prezzi stracciati per attirare clienti». l
Il lockdown non interferirà sui piani di crescita di B&B Hotels per quest’anno. «Confermiamo l’inaugurazione di 78 nuove strutture» ci dice Valerio Duchini. Di recente la catena ha annunciato l’ingresso sul suo sito globale hotelbb.com delle sue 128 strutture tedesche, che oggi quindi sono prenotabili online insieme a quelle di Italia, Francia e Spagna.
Valerio Duchini, presidente e AD di B&B Hotels, e una camera del B&B Hotel Milano Central Station, nel capoluogo lombardo
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Eventi da corsa MissionMice Location
Dal Museo Ferrari di Maranello a quello storico dell’Alfa Romeo, le collezioni delle Case simbolo del made in Italy riaprono le porte a meeting e convention: il brivido del sorpasso non tramonta di Simona Parini
Prosegue il virtuale
musei sono sempre più utilizzati come location per eventi e infatti, secondo quanto riportato dall’Istat, oltre un quinto (il 21,8%) degli istituti museali italiani concede in locazione i propri spazi per eventi e manifestazioni private. I musei piacciono agli event planner perché raccontano non solo la storia e le tradizioni di un territorio, ma
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A rivelarlo è uno studio di Pcma, network che riunisce i principali operatori del settore degli eventi a livello globale, su come sarà il Mice post Covid: sette aziende su 10 hanno spostato il loro evento su una piattaforma virtuale, parzialmente o completamente. E molte non la considerano una soluzione a breve termine.
In questa pagina, allestimento per una cena di gala al Museo Nicolis di Villafranca di Verona. Nella pagina a fianco, una sala del Museo Fisogni, dedicato ai distributori di benzina
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anche la sua capacità di innovare e fare sognare. In particolare, quelli dedicati alle automobili sono la rappresentazione più concreta di questi valori. Cavallino rampante con centro congressi I vari aspetti del mondo Ferrari sono presentati in due musei comple-
mentari che offrono un’esperienza spettacolare in termini sia di concept sia di architettura: il Museo Ferrari di Maranello e l’Enzo Ferrari di Modena. Il primo è il cuore pulsante della storia e della produzione di Ferrari, a soli 400 metri di distanza dalla pista di Fiorano, celebre circuito di test drive. Tre sono le aree tematiche: una incentrata
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sulla F1 e sui successi di diversi piloti iridati, una dedicata ai modelli da corsa e stradali e la terza, quella più interattiva, con simulatori semiprofessionali di Formula 1 e, risorse perfette per le attività di team building, due monoposto pronte per la guida e un esemplare di F1 per provare l’ebbrezza di un vero cambio gomme. Comunicante con il museo, ma con ingresso autonomo, si trova il centro congressi di oltre 550 metri quadrati dove organizzare convention e team building fino a 120 persone e serate in esclusiva fino a 240 persone. L’altra risorsa del cavallino rampante per gli eventi è il
Un settore a rischio
Distributori di benzina da Guinness È unico al mondo e, per la sua completezza, nel 2001 ha ricevuto il certificato Guinness World Records. È il Museo Fisogni, frutto della passione dell’imprenditore Guido che, nell’arco di quarant’anni, ha raccolto in tutto il mondo cinquemila memorabilia tra targhe, compressori, oliatori, grafiche pubblicitarie, gadget e giochi legati ai distributori di benzina. Situato a Tradate, in provincia di Varese e a cinquanta chilometri da Milano, l’insolito museo ripercorre in ordine cronologico l’evoluzione delle pompe di carburante dal 1892 al 1990. Per esempio i primi distributori italiani: piccoli contenitori su ruote che venivano collocati fuori dalle farmacie, le uniche attività commerciali autorizzate a vendere petrolio. E poi, il pezzo benzina pura disegnato dall’architetto Piacentini per Mussolini in stile littorio e l’ottocentesco distributore di Buckingham Palace, sormontato dalla corona regale. Per quanto riguarda gli spazi per eventi, al piano terra si trova la sala con tavolo ovale per massimo 30 posti mentre al primo piano salette e un open space di 300 metri quadrati. L’area esterna è composta dal cortile di 400 metri quadrati e da un giardino secolare di 15mila metri quadrati. Il cortile può ospitare fino a 350 persone con tavoli rotondi, mentre il giardino è ideale per l’allestimento di grandi eventi con la possibilità di installare una struttura temporanea, anche trasparente o senza teli laterali. Museo Enzo Ferrari. Inserito in un avveniristico padiglione di oltre 2.500 metri quadrati completamente privi di colonne, ospita numerosi esemplari della Casa di Maranello, celebrati da una serie di innovativi effetti speciali, creati da un display architettonico multi-proiezione immersivo. Per quanto riguar-
da gli eventi, la sala convention ospita sino a 180 persone e la sala riunioni sino a 50. Il movimento, che passione A Villafranca di Verona il Museo Nicolis dell’auto, della tecnica della meccanica, voluto dall’imprenditore Luciano Nicolis, è una struttu-
Senza eventi, concerti, convention, congressi e fiere l’Italia perde visibilità nel mondo, nonché fatturato interno. Inoltre mette a rischio un’industry che raccoglie circa 570mila lavoratori. I settori che compongono una macchina piuttosto articolata, infatti, sono molteplici: agenzie, service audio-video e luci, allestitori, catering, le sedi congressuali, gli interpreti, artisti e tutte le maestranze connesse. Ogni anno in Italia vengono organizzati più di un milione di piccoli e grandi eventi. Essi occupano il 40% delle stanze degli alberghi, garantendone la sopravvivenza. L’Italia è la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore dei business event. Un indotto che genera 65,5 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi all’anno.
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Cancellazioni
A casa del Biscione
Secondo Pcma a causa del Covid19 è stato annullato l’87% degli eventi a livello globale. La cancellazione ha riguardato soprattutto le manifestazioni in programma da aprile a giugno. Molte aziende (il 66%) hanno posticipato gli incontri, mentre il 61% sta valutando se farlo.
Sette sale – Giulia, Giulietta, Alfetta, 8C, Monza, Le Mans e Daytona – dotate di attrezzature e servizi per ospitare meeting, convention, eventi aziendali, presentazioni, attività formative, ma anche cocktail e light dinner sino a 800 persone (450 sedute). È questa l’anima Mice del Museo Storico Alfa Romeo di Arese (a meno di 20 chilometri da Milano) che occupa gli spazi di quello che sino all’anno 2000 fu lo stabilimento produttivo della Casa del Biscione. Tre le sezioni, corrispondenti ad altrettanti valori del Dna di Alfa Romeo: la Timeline, che rappresenta la continuità industriale, e la Bellezza e la Velocità, con suggestivi spazi multimediali che rievocano i trionfi della storia Alfa. Il viaggio attraverso il mito si chiude con un finale ludico e spettacolare: alcune postazioni con filmati in realtà virtuale a 360 gradi e una sala-cinema in cui il visitatore, seduto su poltrone interattive, può assistere alla proiezione 4D di video dei leggendari successi.
Due immagini del Museo Storico Alfa Romeo di Arese
ra in vetro e acciaio di 6mila metri quadrati, che racconta la passione del fondatore per le discipline del movimento. Qui centinaia di automobili, motociclette e biciclette raccontano l’evoluzione dei mezzi di trasporto degli ultimi due secoli. Ma il Museo Nicolis è anche di più: le 10 collezioni ospitate espongono 200 auto d’epoca, 120 biciclette, 105 moto, 500 macchine fotografiche, cineprese e cinematografiche, 120 strumenti musicali e jukebox, infine 100 macchine per scrivere. Poi piccoli velivoli e strumenti e combinazioni di volo, una rara collezione di circa 100 volanti di Formula 1 e da turismo, gran tu16
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rismo e sport. C’è anche un’area militare con cimeli della Prima e Seconda Guerra Mondiale e modellini di automobili, motociclette e treni. Non manca, infine, una sezione dedicata ai motori di motociclette, automobili e aerei. Per quanta riguarda gli eventi, a fianco della struttura espositiva, il Nicolis dispone di un centro congressi che può ospitare fino a 120 persone e spazi polivalenti, esterni e interni, con una capienza di oltre 300 partecipanti. A questi si aggiunge lo “Spazio delle Idee”, un’area autonoma di 600 metri quadrati destinata a mostre tematiche e manifestazioni di vario genere.
Il mito della corsa È un viaggio nella storia, a partire dalla location. Il Museo Mille Miglia (Sant’Eufemia della Fonte, Brescia) sorge all’interno del complesso monastico del 1008 di Sant’Eufemia. Un ambiente suggestivo che, completamente restaurato proprio per ospitare il museo, narra il racconto di un mito. Grazie all’impegno di collezionisti privati e alla collaborazione con altri musei di auto storiche, tra cui il MercedesBenz, il Museo Mille Miglia raccoglie gioielli su quattro ruote che sfilano nello spazio espositivo avvolti da allestimenti e scenografie che richiamano le epoche storiche toccate
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dalla corsa. Qui gli organizzatori di eventi possono contare su 5 sale meeting, la maggiore da 200 posti. Un’onda rossa per gli eventi È un museo privato dedicato ai bolidi made in Italy, ma è anche uno spazio di 1.800 metri quadrati interamente personalizzabile e privatizzabile dalle aziende. Lo Spazio Onda Rossa di Caronno Pertusella, cittadina a poco più di 20 chilometri da Milano, è il frutto della passione per l’automobilismo di Pier Antonio Giussani. Negli spazi industriali di un ex calzificio, il presidente della scuderia Ferrari Club di Saronno ha esposto circa 30 modelli di Ferrari, Alfa Romeo e Maserati, quasi tutti di sua proprietà. La location è suddivisa in tre aree, delle quali una è occupata da una sala meeting da 120 posti e le altre due dal percorso espositivo vero e proprio. Qui, compatibilmente con la superficie occupata dalle vetture, si possono organizzare coffee break,
presentazioni di prodotto e speech di benvenuto. L’area più ampia, di 1.000 metri quadrati, è occupata dalle Ferrari di otto e 12 cilindri e
dispone di un palco permanente di quattro per sei metri. L’area più raccolta, 300 metri quadrati, è dedicata alle Alfa Romeo. l
Occupazione, gli effetti del Covid-19 Dallo studio di Pcma emerge che il 57% degli organizzatori di eventi non ha perso il lavoro a causa della pandemia. Il 12% invece ha dichiarato che il suo stipendio è stato ridotto e il 6% ha dovuto licenziare altri membri del team.
Sopra, una sala del Museo Enzo Ferrari di Modena. A sinistra un evento al Museo Nicolis
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Road to IMA 2020, questione di mindset Il mondo è cambiato e volenti o nolenti dobbiamo fare i conti con la perdita di una comfort zone conquistata a fatica. Si tratta di un viaggio nel caos e rimettere ordine è come una missione di lavoro
a cura della redazione
Affrontare il cambiamento L’Antartic mindset è un percorso di formazione che aiuta le aziende ad affrontare il cambiamento e l’innovazione che la contemporaneità ci impone.
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bbiamo voluto Road to IMA 2020 per creare un fil rouge tra noi e l’ampia community che da sette edizioni unisce Newsteca al business travel negli Italian Mission Awards. Non si tratta “semplicemente” di sponsorship e tantomeno di giudicare le candidature, ogni IMA è un percorso che impegna molte persone nell’arco di sei mesi. E di questo siamo immensamente grati. I travel manager della giuria che la nostra Arianna De Nittis segue con attenzione sono normalmente molto impegnati nella vita e nella professione e scelgono di dedicare un tempo prezioso ad esaminare progetti. Poi c’è uno staff della casa editrice di Mission e Missionline.it che per questo premio s’ingegna ogni anno per innovarlo. Naturalmente ci sono gli sponsor: senza di loro, non sarebbe possibile realizzare un evento unico per il no-
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stro comparto, tanto vitale per l’economia dei viaggi. I partner che sostengono gli Oscar dei viaggi d’affari sono un cuore pulsante di IMA. E lo sono stati di Road to Ima 2020: da loro è venuta la più grande prova di adattamento al cambiamento. Nella crisi economica più devastante dal Dopoguerra ad oggi, compagnie aeree, destinazioni, hôtellerie, tecnologie, assicurazioni e tutti i componenti della filiera dei viaggi d’affari hanno dimostrato la capacità di cambiare priorità e focus in corso d’opera. Le aerolinee hanno trasformato i voli passeggeri in cargo, trasportando tonnellate di materiali sanitari, utilissimi durante l’emergenza Coronavirus. Le destinazioni e gli hotel sono stati i primi a “protocollare” la riapertura secondo standard di cui i travel manager oggi non possono più fare a meno. Tecnologie e assicurazioni diventa-
no gli abilitatori indispensabili a nuovi approcci di duty of care. Senza accorgerci e senza viaggiare, tra febbraio e tutto maggio, abbiamo vissuto – non senza sofferenza – un’epoca di trasformazione accelerata. E dovremmo farne tesoro. Adattarsi al nuovo Il filo conduttore di Road to IMA 2020 è stato l’adattamento: adattarsi è una grande capacità dell’umanità, una dote d’intelligenza, un istinto di sopravvivenza. Per spiegarvi il parallelismo tra la condizione di oggi, all’indomani di un’emergenza sanitaria che ha stravolto le nostre vite, e una trasferta di lavoro abbiamo chiamato Chiara Montanari, esploratrice in Antartide (metafora del mondo contemporaneo: complessità, alti rischi e innovazione permanente), la prima donna italiana a capo di una missione scientifica nel luogo più
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estremo del pianeta. Dalle cinque spedizioni nella terra dei ghiacci ha elaborato una filosofia “di adatta-
mento” che si chiama “Antartic mindset”, insieme al filosofo della scienza Gianluca Bocchi, studioso dei sistemi complessi (in fisica). Chiara ha spiegato nella prima tappa di Road to IMA 2020, che potete riascoltare sul canale Youtube di Missionline.it: «Oggi possiamo essere attori nel riscrivere un nuovo futuro e anche modi di viaggiare diversi. Molto si sta svelando ora e noi possiamo prenderne parte: questa è l’opportunità. Non dovremo distrarci dalla fatica che si presenta, oppure dalla tristezza di quanto abbiamo perso, ma esserne stimolati». L’Antartic Mindset insegna come prosperare nell’incertezza ed è anche un percorso di formazione per le aziende. Utile più che mai proprio oggi. Dal piccolo assaggio che vi abbiamo proposto nella prima puntata di Road to IMA abbiamo capito che i travel manager custodiscono nelle loro competenze una predisposizione naturale alla mentalità antartica. Con il caos intorno che manda per aria tutti i programmi, sanno rimettere ordine tra rimpatri, ripartenze e nuovi protocolli. Senza saperlo, applicano la filosofia dell’esploratrice dell’Antartide che nel luogo più ostile del pianeta ha imparato quanto spiazzante sia l’ambiente inaspettato.
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Mentalità antartica Argomenta Montanari: «Vivere in Antartide è come vivere su un altro pianeta, non solo per l’ambiente estremo, anche perché si vive in spazi ristretti e molto remoti». La base Concordia, in cima alla calotta polare, a 4000 metri di altitudine, registra –50°C in estate e –80°C in inverno. Lassù il team di 70-80 persone rimane per tre mesi, da fine novembre a febbraio, in contesti affollati e multiculturali, con moltissime task da portare a termine. Al punto che l’agenzia spaziale europea studia le dinamiche che si sviluppano tra le persone, ipotizzando di assimilarle alle spedizioni di lungo periodo nello spazio. «La gestione delle dinamiche del team è uno dei compiti più difficili e più importanti per il capo spedizione. Essere il leader di un gruppo di questo tipo significa saper gestire il conflitto e trasformarlo in positivo, saper individuare l’innovazione necessaria di fronte all’imprevisto e saper affrontare l’emergenza quando si presenta». Oggi, questo si traduce nell’Antartic mindset, un modello di comportamento utile alle aziende per affrontare il cambiamento e l’innovazione che la contemporaneità ci impone. l
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Riascoltaci! Potete riascoltare la prima tappa di Road to IMA 2020 sul canale Youtube di Missionline.it.
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Non solo viaggi, ma mobilità
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Da travel a mobility management, le premesse evolutive del ruolo: mai come oggi emerge la necessità di ampliare l’area di competenza dai soli costi diretti alla gestione delle note spese e della sua automazione
di Dario Bongiovanni
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bbiamo sempre indicato il ruolo del travel manager come centrale per l’attuazione di una gestione efficiente ed efficace dei viaggi di lavoro e trasversale a processi e funzioni aziendali. Quanto valore possiamo dare a questa pseudo-definizione in tempi di Covid-19? Che cosa fa la/il travel manager durante la quarantena da Coronavirus? Sicuramente il blocco quasi totale delle attività produttive, e di conseguenza dei trasporti, ha realizzato un vecchio
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adagio di settore, ovvero quello che dice che “la miglior trasferta di lavoro è quella che non si fa”. Perciò, quali prospettive possiamo intravvedere per il ruolo? Come cambierà il BT post Covid-19 Se fino a ieri il business travel aziendale era un’attività tendenzialmente complessa, fermo restando il basso livello di considerazione delle aziende verso tale area e il conseguente gap culturale
destinato inevitabilmente ad allargarsi, probabilmente in futuro alcune logiche di complicazione e difficoltà di presidio saranno destinate ad intensificarsi. Già da tempo, ad esempio, era sotto gli occhi di tutti il fenomeno dei servizi “ancillari” posto in essere da parte dei vettori, che tendeva a “scorporare” il costo base del biglietto dai servizi aggiuntivi, raramente recepiti dalle policy, ma rendicontabili da parte dei fornitori. Probabilmente in futuro tale fenomeno sarà
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Insights Mobility management
qualche mese fa. Se questo è uno dei possibili scenari legati alla ripresa, nell’ambito della gestione a più ampio spettro delle trasferte, tale situazione vedrà una sorta di escalation operativa, che per questioni di sicurezza sanitaria, distanziamento sociale e procedure messe in atto da chi “trasporta” le persone (vettori aerei e ferroviari) e da chi consente di accedere al trasporto (aeroporti e stazioni), favorirà di fatto trasferte più lunghe e persone che stazionano più a lungo in aeroporti e stazioni. In tale accezione, un approccio da parte delle aziende a una gestione onnicomprensiva della trasferta – ecco la mobilità integrata – diventerà un “must” da cui non prescindere per trarre i migliori risultati possibili.
destinato ad incrementarsi e non si esclude a priori che il mantra del “distanziamento sociale” possa diventare un’ancillary. Di conseguenza, le aziende potrebbero dover (e voler) pagare per avere un posto vuoto di fianco al proprio viaggiatore o a un executive. Tabula rasa dei benchmark Il travel manager, in questo periodo, ha molto tempo per studiare il fenomeno ancillary (e non solo) e costruirsi un modello di consumo
molto più veritiero di quello precedente, sempre che abbia a disposizione dati e strumenti per elaborarlo e comprenda in toto i fenomeni relativi ai costi sostenuti. Perché tale attività? Perché presumibilmente, all’atto della ripresa, le aziende avranno il retropensiero di continuare a risparmiare sui costi, confrontandosi con modelli di pricing che andranno diametralmente nella direzione opposta, cancellando quindi con un colpo di spugna tutte (o quasi) le logiche di benchmark di
Evoluzione del ruolo Una corretta ed efficiente mobilità integrata aziendale rispetta il fondamentale obiettivo di mettere a disposizione dei propri dipendenti mezzi e strumenti per essere fisicamente al posto giusto nel momento richiesto, nel modo migliore e più sicuro. Si è sempre detto, sull’argomento, che la figura del(la) “mobility manager” sarebbe stata l’evoluzione naturale di quella del travel manager. Ebbene, forse quel momento è arrivato da solo, facendoci toccare con mano la necessità di doverci adeguare, purtroppo “ob torto collo” e non per convinzione. Il “mobility manager” è uno specialista “verticale” in grado di agire sulla totalità dei processi di filiera legati al settore della gestione delle trasferte aziendali nella loro totalità. Far viaggiare dipendenti e colleghi in modo comodo, intelligente, ma soprattutto “moderno” ed efficiente, è uno dei presupposti fondamentali che sottendono alla figura del travel manager. Come ben sappiamo, egli è direttamente coinvolto nelle logiche di presidio delle aree di ottimizzazione e di saving, così come della gestione diretta dei fornitori primari dell’azienda. L’evo-
Evoluzione della specie Far viaggiare dipendenti e colleghi in modo comodo, intelligente, ma soprattutto “moderno” ed efficiente, è uno dei presupposti fondamentali che sottendono alla figura del travel manager. L’evoluzione del ruolo in mobility manager amplia (dai soli costi diretti) l’area di influenza operativa e gestionale a tutte le aree che costituiscono l’ambito della trasferta, inclusa la gestione e automazione delle note spese aziendali.
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Il mezzo giusto al momento giusto Una corretta ed efficiente mobilità integrata aziendale rispetta il fondamentale obiettivo di mettere a disposizione dei propri dipendenti mezzi e strumenti per essere fisicamente al posto giusto nel momento richiesto, nel modo migliore e più sicuro.
luzione del ruolo in mobility manager amplia (dai soli costi diretti) l’area di influenza operativa e gestionale a tutte le aree che costituiscono l’ambito della trasferta, inclusa l’area di gestione e automazione delle note spese aziendali. Mobility manager per una gestione totale Il ruolo di mobility manager è quindi destinato ad essere sempre più importante in una moderna gestione aziendale, e prevede competenze specifiche di settore e non, da applicare in modo orizzontale alla quasi totalità dell’azienda. Nonostante l’importanza operativa e strategica all’interno di imprese che hanno personale che effettua trasferte, nel22
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la realtà dei fatti, i manager che gestiscono la mobility nel nostro Paese sono comunque un numero limitato. Salvo pochi sporadici casi (identificabili forse sulle dita di una mano), non sono allocati in posizioni di rilievo nelle strutture aziendali. Nella migliore delle ipotesi sono gerarchicamente inquadrati nella fascia di middle management, come quadri. Già prima dell’esplosione della pandemia, il mercato (inascoltata Cassandra) lanciava segnali e spingeva le aziende verso la logica evolutiva del vedere la trasferta nella sua totalità. Dunque di parametrarne i costi non solo diretti, facilmente desumibili, in quanto tendenzialmente comprati centralmente dall’agenzia e altrettanto central-
mente pagati grazie a strumenti dedicati, ma anche indiretti e di processo. Senza dimenticare lo sprone a integrarli con quanto contenuto nelle note spese. Il mobility manager dovrebbe tassativamente aver accesso alla parte di costi di trasferta sostenuti dai viaggiatori contenuti nelle note spese, poiché sono parte integrante della trasferta, ma troppo spesso le note spese non sono accessibili (“hic sunt leones”) se non all’amministrazione, che però le approccia con una logica di business totalmente diversa. Oltre voli e hotel L’asse di interesse si sposta quindi dal “semplice acquisto” di un servizio di viaggio aereo, alberghiero (business travel), alla gestione della trasferta nella sua totalità e con tut-
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Insights Mobility management
Analisi dei costi a 360 gradi Il passaggio dalla figura del travel manager a quella, più articolata, del mobility manager, comporta anche l’adozione del concetto di TTC (total travel cost), cioè la ricaduta economica della trasferta aziendale nella sua totalità, al posto del tradizionale presidio di parte di un costo sostenuto dall’azienda (business travel).
te le sue implicazioni dirette e indirette. In questa accezione, il business travel (come sopra definito) diventa uno dei leg che compongono la trasferta, a cui si aggiungono altri servizi ad oggi mediamente presidiati: a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, pasti, trasporti urbani, taxi, diarie di trasferta. In sintesi, alle attività di base del ruolo dovrebbero essere progressivamente aggiunte attività di profilo sempre più alto per farne un vero e proprio “hub” (mozzo dell’ingranaggio) di tutte le attività di trasferta aziendali, che conseguentemente stanno a lui come degli spokes (raggi). Total travel cost Il presidio della “company mobility” riveste un’importanza sempre
maggiore nelle aziende, in tempi di congiuntura (qualunque essa sia) e non. Poter mappare a tutto tondo un importante sistema di costo/investimento diventa un supporto fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi strategici aziendali. In questa logica, al tradizionale presidio (ove effettuato) di parte di un costo sostenuto dall’azienda (business travel), si sostituisce un concetto più evoluto di Ttc (total travel cost), ovvero dell’abbracciare la ricaduta economica della trasferta aziendale nella sua totalità. In questo scenario diventano sempre più fondamentali le attività di formazione e di networking: nelle prime, manager attuali e futuri possono interfacciarsi con specialisti “verticali” del mercato, da cui trarre insegnamenti, nelle seconde pos-
sono scambiarsi esperienze e idee con pari grado di vari settori merceologici. Cambiare per crescere Se prima della pandemia i modelli tradizionali di gestione dei viaggi d’affari avevano di fronte a loro un futuro a medio-corto termine, in tale situazione viene decretata la loro inadeguatezza, e, di conseguenza, la loro fine. La “company mobility integrata” è pertanto il vero “as is” del settore oltre che lo sbocco di crescita ideale. La “company mobility” integrata prende in esame qualsiasi tipologia di trasferta effettuata in azienda e, nell’ambito della stessa, tutte le tipologie di spese che ad essa fanno riferimento, fungendo così da denominatore comune a tutti i reparti interni coinvolti nel pro2020 giugno-luglio |
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Trasferte più lunghe Per questioni di sicurezza sanitaria, distanziamento sociale e procedure messe in atto da chi “trasporta” le persone, le trasferte in futuro potrebbero essere più lunghe e i viaggiatori potrebbero stazionare più a lungo in aeroporti e stazioni. Una gestione onnicomprensiva della trasferta, dunque, diventerà per le aziende un “must” da cui non prescindere per trarre i migliori risultati possibili.
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cesso. È pertanto fondamentale poter far sì che le aziende e i mobility manager siano formati su tematiche e opportunità alla base del fenomeno evolutivo: dal gettare le basi del ruolo del mobility manager che ingloba al suo interno le competenze e le skill del travel manager, al contestualizzare tutto quanto concorre a definire la mobility aziendale. Dal mappare le implicazioni aziendali dirette e indirette del ruolo, fino a rivedere sotto una forma diversa la logica di approccio a fornitori e partner. Pertanto, i paradigmi di approccio alla gestione del business travel devono necessariamente essere rivisti, al fine di poter essere “ripresi” e integrati nella più complessa logica di gestione della “company mobility”. L’HR il reparto ideale Nel passaggio dal presidio del business travel a quello della mobility, cambiano sia l’asse di ragionamento che la metodologia di approccio,
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quindi anche le logiche di ottimizzazione. Nell’ambito di approccio a progetti di mobility aziendale, non si può prescindere da alcuni assunti di carattere fondamentale, che partono dalla gestione aziendale nella sua accezione più ampia, e transitano dal business travel che è uno dei leg a più ampio impatto economico. Per semplificare, se molteplici sono i fattori che concorrono alla definizione della trasferta (numero di trasferte, utenti, voli, taxi, pasti), altrettanto molteplici sono le procedure che cercano di governarne i costi afferenti: travel policy, car policy, normativa di trasferta, Csr policy. On top dobbiamo ritenere ormai maggiormente presente e ramificata in tutti i processi aziendali, quindi in particolar modo in quello di trasferta, la procedura di “risk and security”. Ovviamente una gestione moderna ed efficace deve poter prevenire tutta una serie di fattori di rischio. Fortunatamente preidentificabili:
Criticità di tipo strutturale • Difficoltà di intervento sull’intera filiera aziendale (tema riconducibile al commitment); • di tipo “tecnico”, legate a sistemi (interni-esterni all’azienda e/o di diversi fornitori) che non si parlano tra di loro; • scarsa propensione aziendale all’investimento nel settore (una costante). Criticità di presidio • Difficoltà nella raccolta, nella gestione e nell’interpretazione dei dati generati; • problematiche relative a fornitori non adeguati ad approcciare un certo tipo di progetti. L’analisi delle diverse dimensioni (interne ed esterne) coinvolte nel processo porta a individuare il reparto HR come ideale per la collocazione del presidio della mobility aziendale, in rapporto costante con altri settori più vicini al mercato ed in grado di monitorarne la continua evoluzione. l
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News Tech & web
Novità dal mondo delle tecnologie Sabre
Va a monte la fusione con Farelogix
A seguito di una sentenza della Competition & Markets Authority, organo britannico garante della concorrenza, è stata annullata la prevista fusione tra il Gds Sabre e Farelogix, società tecnologica che tra le sue varie attività annovera la fornitura di contenuti attraverso il protocollo Ndc. Il merger avrebbe avuto un valore di 360 milioni di sterline. «Sabre e Farelogix hanno concordato di rescindere l’accordo di fusione tra le parti, che è scaduto a mezzanotte del 30 aprile» ha dichiarato al riguardo il presidente e Ceo di Sabre, Sean Menke. «Continuiamo a credere che la transazione non fosse anticoncorrenziale, come confermato anche dalla decisione della Corte Distrettuale Federale degli Stati Uniti a favore di Sabre». Il 7 aprile scorso, infatti, un tribunale Usa si era dichiarato a favore della fusione, pronunciandosi contro una precedente sentenza del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che l’aveva invece giudicata lesiva per i consumatori.
Zucchetti
Annunciata l’acquisizione di Sarce Travel
Dopo Amilon, acquistata alla fine dello scorso anno, e Lybratech, startup digitale autrice di un software di revenue management per gli hotel, Zucchetti mette a segno un’altra importante acquisizione: il suo competitor Sarce Travel, specializzato nello sviluppo di tool per la gestione delle note spese. Parmense e attivo dal 1977, Sarce porta in dote 500 clienti. Valentina Ubaldi, product manager ZTravel e ZCarFleet di Zucchetti, commenta: «La pluriennale esperienza di Sarce nella gestione del travel management sommata a quella di Zucchetti ci consente di proporre al mercato un’offerta unica in termini di ricchezza applicativa e scalabilità, rendendo il gruppo il leader indiscusso in Italia per questo mercato». Nel portafoglio di soluzioni acquisite rientra anche il primo sistema gestionale gratuito per casse edili, cioè gli enti che erogano assistenza ai lavoratori dell’edilizia.
Sap Concur
Nuovo country manager
Gabriele Indrieri è il nuovo country manager per Italia, Malta e Grecia di Sap Concur. Il manager ha oltre 20 anni di esperienza in aziende tecnologiche e cloud come Ibm, SuccessFactors o Sterling Software. Prima di fare il suo ingresso in Sap Concur ha lavorato nell’ambito della Digital HR & Innovation per PwC nell’Emea meridionale e negli Emirati Arabi Uniti. Nel suo nuovo ruolo, avrà la responsabilità di definire l’approccio strategico e il giusto posizionamento di mercato per SAP Concur per supportare le aziende alla ricerca di una trasformazione digitale delle esperienze di viaggio d’affari. «Con SAP Concur – ha dichiarato Indrieri – possiamo sostenere una visione olistica dell’intero processo di viaggio e spese, aiutando le aziende a scoprire dati di spesa preziosi e semplificare processi complessi, che spesso causano perdite di tempo e denaro». 2020 giugno-luglio |
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Immaginare i viaggi dopo il Coronavirus Scenari Risk Assessment
Sulla base di come i Paesi hanno risposto alla pandemia è possibile tracciare uno scenario: lo facciamo con Riskline, azienda globale di calcolo dei rischi di viaggio. La raccolta di informazioni tra i viaggiatori è la via per elaborare misure di contenimento che non paralizzino gli spostamenti
di Paola Baldacci
L’
Chi è Riskline Riskline è una società specializzata nel monitoraggio della travel security. Il suo team di esperti valuta il rischio per centinaia di destinazioni in tutto il mondo.
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epidemia globale di Coronavirus è stata dirompente in ogni aspetto della nostra vita e sono stati tracciati parallelismi con l’11 settembre, la Grande recessione americana e l’influenza del 1918-1919 (o Spagnola). Con l’aiuto di un rapporto di Riskline, azienda globale di calcolo dei rischi di viaggio, proviamo a immaginare un mondo post Covid–19 nella prospettiva delle trasferte di lavoro. È evidente ormai che questa emergenza sanitaria cambierà in maniera permanente il modo in cui viaggia-
mo, anche se i governi cercheranno di impedirne la ripetizione. E sulla base di come i Paesi hanno risposto al primo ciclo è possibile tentare uno scenario. Le ondate di ritorno «Le ondate di ritorno dell’epidemia attiveranno probabilmente le restrizioni di viaggio con breve preavviso – spiega un report di Riskline – e i governi non vorranno essere visti agire troppo lentamente, ma nemmeno sostenere i costi di ripristino dei blocchi dei viaggi per altri mesi.
Il caso Taiwan 128 chilometri dalla Cina continentale, 441 casi di Covid-19 (al 26 maggio) e 7 deceduti: come è possibile che la provincia ribelle di Taiwan sia riuscita a preservarsi dalla diffusione del Coronavirus? Un po’ di esperienza e di diffidenza verso la patria sono stati gli elementi vincenti. Avendo imparato dal precedente focolaio di Sars, il governo è entrato in azione non appena si è sparsa la voce su una malattia simile alla polmonite a Wuhan nel dicembre 2019. Taiwan ha attuato il controllo di un’ampia selezione dei viaggiatori dalla regione cinese epicentro del virus già dal 31 dicembre. Ha istituito un sistema per rintracciare coloro che si mettevano in auto isolamento e ha intensificato la produzione di attrezzature mediche per uso domestico da gennaio. I voli da e per il continente sono stati vietati dal 26 gennaio. Il successo è anche merito dell’utilizzo di big data per il monitoraggio intensivo della salute della popolazione e l’eccellente sistema sanitario pubblico di Taiwan.
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Perciò nel medio termine, quando il virus riemergerà in un luogo, le autorità sanitarie pubbliche dovranno raccogliere molti più dati sui viaggiatori e condividerli con i funzionari dei trasporti per rispondere con controlli meno disruptive e mirati selettivamente a controlli sui movimenti personali». Prima la salute pubblica, poi la privacy Secondo gli esperti di valutazione dei rischi di viaggio, esattamente come per la sicurezza nazionale nel mondo post 11 settembre, la salute pubblica sta diventando prioritaria rispetto alla privacy e ai diritti civili. Ecco che in Corea del Sud – il Paese oggetto di apprezzamenti dai governi occidentali per la strategia
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Scenari Risk Assessment
“traccia, prova e cura” che ha consentito di controllare i contagi in maniera efficiente – milioni di utenti hanno ricevuto alert governativi sullo smartphone. Essi tracciavano la cronologia e la posizione di ciascun paziente dall’inizio dell’epidemia a gennaio. Invece, a Hong Kong i viaggiatori in ingresso hanno dovuto indossare braccialetti elettronici per monitorare i loro movimenti e assicurarsi che rispettassero l’ordine di quarantena. E ancora, il 18 marzo il governo israeliano ha approvato i regolamenti di emergenza per la raccolta di dati sulla posizione mobile e altre informazioni personali dalle persone confermate o solo sospettate di essere contagiate. Ciò ha innescato proteste antigovernative fuori dal
Parlamento il 19 marzo. «Misure simili per ottenere i dati dagli smartphone sono allo studio nel Regno Unito e negli Stati Uniti», dicono in Riskline. Dati personali Il nuovo focolaio di Coronavirus ci ha costretto a ripensare la salute pubblica in un mondo sempre più connesso e ad alta tecnologia. «Quando riapriranno gli aeroporti e le frontiere – continua il report – è probabile che apprenderemo come la ripresa dei viaggi comporterà ulteriori compromessi per la nostra privacy». Ecco che alla stregua dei metal detector e delle macchine a raggi X, le apparecchiature di sorveglianza che monitorano la temperatura corporea dei passeggeri e
cercano altri potenziali sintomi possono diventare una caratteristica permanente nei principali aeroporti e hub di trasporto. «Nel caso in cui venga diagnosticata una malattia infettiva, i viaggiatori dovrebbero considerare la possibilità che le loro informazioni personali – genere, età, nazionalità, residenza e luogo di lavoro – vengano divulgate. Così come che i loro movimenti siano monitorati attraverso dispositivi intelligenti». Insomma, se la pandemia può finire, è probabile che i cambiamenti che provocherà al modo di viaggiare rimarranno. Viaggiatori, compagnie aeree e governi dovranno adattarsi, proprio come hanno fatto in un mondo dopo l’11 settembre 2001. l
Privacy, addio «Quando riapriranno gli aeroporti e le frontiere – spiega il report di Riskline – è probabile che apprenderemo come la ripresa dei viaggi comporterà ulteriori compromessi per la nostra privacy».
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News Voli in pillole
Notizie dal mondo del trasporto aereo Air France-Klm e Gruppo Lufthansa Garanzie per i passeggeri
Air France-Klm ha ampliato le garanzie a favore dei passeggeri. Le novità sono rappresentate dal cambio di volo gratuito, dal rimborso del biglietto e da un voucher per l’intero importo speso maggiorato del 15%, da utilizzare entro 12 mesi. Dopo un anno si può ottenere il rimborso del voucher, ma senza la maggiorazione del 15%. Invece le compagnie aeree del gruppo Lufthansa – Lufthansa, Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines e Air Dolomiti – hanno esteso il periodo di rebooking gratuito fino al dicembre 2021 incluso. Questa regola si applica ai biglietti prenotati fino al 30 giugno 2020 incluso, con data di viaggio confermata fino al 30 aprile 2021 compreso. «La nuova prenotazione deve essere effettuata prima dell’inizio del viaggio originariamente previsto», spiegano le aerolinee in un comunicato.
Oag
Connettività aerea in calo
Le misure adottate dai vettori e dagli aeroporti per ridurre il rischio di contrarre il virus Covid-19 e per far volare i passeggeri in sicurezza ridurranno drasticamente i viaggi aerei. È quanto emerge da un’analisi di Oag secondo la quale, se il tempo minimo consentito per le coincidenze da e per i voli internazionali venisse esteso a 2 ore, la connettività potrebbe diminuire di quasi il 20%. Anche le variazioni nell’utilizzo degli aerei avranno un impatto enorme. Le compagnie aeree potrebbero infatti essere costrette a ridurre da 5 a 4 le rotazioni degli aerei nel corso della giornata, con una conseguente perdita di capacità del 20%.
Easa ed Ecdc
Protocolli anti Covid
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), il più autorevole organo di controllo dell’aviazione nel Vecchio continente, e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), hanno stilato le linee guida del protocollo Covid-19 sulla sicurezza sanitaria aerea. Il documento, accolto favorevolmente anche da Iata, prevede il mantenimento della distanza fisica in aeroporto, il miglioramento delle procedure di pulizia e l’obbligo di indossare le mascherine nello scalo e a bordo, nonché di fornire al personale dispositivi di protezione individuale (Dpi). Soprattutto, le linee guida affermano che a bordo i vettori sono tenuti a garantire la distanza fisica tra i viaggiatori solo se una serie di fattori, come il carico e la configurazione della cabina, lo consentono. Una dichiarazione importante, visto che i vettori lamentano l’impossibilità di far volare gli aerei con un load factor troppo basso e, per questo, hanno anche deciso di ritirare alcuni modelli, come l’A380. 28
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News Mice in pillole
Notizie dal mondo dei meeting e degli eventi Icca 2019
Italia al 6° posto nella classifica delle mete Mice
Icca, International Congress and Convention Association, ha pubblicato la classifica 2019 delle mete congressuali. L’associazione ha preso in considerazione la cifra record di 13.254 congressi, 317 in più rispetto al 2018. Oltretutto il numero rilevato da Icca non è esaustivo: non considera infatti tutti i congressi, ma solo quelli che con almeno 50 partecipanti e che si svolgono a cadenza regolare in differenti destinazioni, in base al principio della rotazione fra almeno 3 diversi Paesi. Nella classifica delle città troviamo Parigi con 237 eventi, seguita da Lisbona (190), Berlino (176), Barcellona (156) e Madrid (154). Roma si colloca al 18esimo posto con 102 manifestazioni. Lo scorso anno nessuna città italiana compariva nella top 20. Nella classifica delle nazioni si notano gli Stati Uniti al primo posto, seguiti da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. L’Italia è sesta come lo scorso anno.
Federcongressi&eventi
Linee guida per meeting sicuri
Federcongressi&eventi ha redatto e proposto al Governo le linee guida per la stesura dei protocolli che riguardano la riapertura in sicurezza degli spazi per eventi. Tra le regole elencate nel documento spiccano il rispetto del distanziamento sociale, l’uso di dispositivi di protezione individuale, la corretta sanificazione degli ambienti e i controlli all’ingresso. Per quanto riguarda il tema cruciale dell’utilizzo delle sale, le linee guida dell’organizzazione parlano di posizionamento delle sedute a una distanza l’una dall’altra al fine di garantire un’adeguata distanza tra i delegati (ad esempio, nelle sale con allestimento a sedute fisse, potrà essere occupato un posto ogni 3). L’accesso e il deflusso dalla sala dovranno essere organizzati con ingressi e uscite diversificati. Nessuno potrà partecipare all’evento stando in piedi nella sala. Il consiglio, infine, è di assegnare quando possibile a ogni partecipante un posto fisso numerato da utilizzare per tutta la durata dell’evento.
AIM Group International Quanto si investe sul Mice?
AIM Group International, società specializzata in congressi, eventi e comunicazione, ha reso noti i risultati di una ricerca che ha coinvolto 350 rappresentanti di aziende farmaceutiche e biomedicali. L’intento era capire quanto queste imprese siano propense a sponsorizzare gli eventi nonostante l’emergenza sanitaria. È emerso che il 58% degli intervistati sponsorizzerebbe eventi tradizionali multi-sponsor o mono-sponsor da tenersi tra settembre e dicembre 2020. Il 72% è interessato a soluzione ibride che combinano eventi in presenza con sessioni digitali, mentre il 78% sarebbe interessato a sponsorizzare eventi completamente virtuali. Ma come dovrebbe essere un evento virtuale, secondo gli intervistati? Interattivo, flessibile, 3D e in realtà aumentata (diverso dalle usuali videochiamate o webinar) e in grado di mettere a disposizione i dati tracciati. Ben il 56% delle aziende, però, in caso di eventi online sarebbe disposto a investire meno che per gli eventi tradizionali, il 34% allo stesso modo e il 10% di più se fosse garantita una maggiore visibilità per gli sponsor. 2020 giugno-luglio |
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Così viaggia l’eccellenza italiana Professione travel manager Intervista
La gestione travel di Guala Closures Group ha una peculiarità: il budget annuale segue i progetti di acquisizione dell'azienda, impegnata in una forte espansione globale. Intervista a Rachele Mancinelli di Anna Fraschini
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i sono aziende che hanno nel proprio Dna un’innata capacità di accettare le sfide del mercato, riuscendo così a essere sempre un po’ più avanti. Guala Closures Group, in oltre sessant’anni di attività, di sfide ne ha sapute affrontare tantissime ed è di-
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ventata un punto di riferimento internazionale nella produzione di sistemi di chiusura in alluminio per superalcolici e prodotti di largo consumo. L’azienda – italianissima e piemontese – è oggi presente in ogni continente, con oltre 29 insediamenti produttivi, quattro centri
di ricerca, uno di innovazione tecnologica e oltre 4.700 collaboratori. Innovazione per Guala significa anche saper proporre soluzioni ecologicamente sostenibili. Il gruppo ha recentemente inaugurato un nuovo impianto di trigenerazione per la sede alessandrina di Spinetta Maren-
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Professione travel manager Intervista
La cifra che viene investita è di circa 2 milioni di euro, ma varia ogni anno in base ai progetti in essere». L’azienda, fa sapere la travel manager, acquista in media una o due società all’anno in altri Paesi. Il monitoraggio del mercato gioca un ruolo fondamentale in questo senso. «Se il gruppo punta ad ampliare il suo raggio d’azione in una determinata area geografica, ad esempio in Germania (l’ultima acquisizione in ordine di tempo), acquisisce un’impresa locale che diventa la Guala Closures Germania», argomenta Mancinelli. Continua: «Questo scenario mi porta a effettuare una serie di trasferte in quel determinato territorio, perché tutti i nostri tecnici, ingegneri e operai si dirigono lì per calibrare la nuova realtà di quel Paese e dell’azienda che abbiamo acquisito. Per questo motivo, il budget dei viaggi d’affari non viene stabilito prima, perché non sappiamo quali sono le scelte del nostro management in fatto di espansione, quanto in quell’anno viaggeremo, quali saranno le destinazioni».
go e ha migliorato i processi, limitando l’utilizzo di materie prime nella produzione. La spinta aziendale verso la costante espansione nei mercati emergenti porta il team tecnico e commerciale della società a viaggiare in tutto il mondo. A gestire le trasferte è Rachele Mancinelli, corporate travel manager dell’azienda. «Attualmente sto seguendo un gruppo di circa un centinaio di viaggiatori italiani dislocati
nei tre stabilimenti della Penisola e in piccola parte anche in Lussemburgo, dove è localizzata un’altra nostra importante sede». Un budget fluido Uno degli aspetti che caratterizza la gestione dei viaggi è la mancanza di definizione a priori del budget annuo. «Si spende in base alle necessità delle trasferte che ci troviamo di volta in volta ad affrontare.
Il mappamondo di Guala Closures Group Le mete aziendali più frequenti sono attualmente l’Europa, il Sud America (in particolare Messico, Colombia, Brasile, Argentina), l’Asia, l’India, oltre naturalmente all’Italia. «Abbiamo meno traffico, attualmente, in Australia e Nuova Zelanda, mentre gli Stati Uniti sono le mete principali dei nostri colleghi commerciali che vanno a incontrare i maggiori clienti. Le nostre due ultime acquisizioni sono avvenute, nell’ordine, in Scozia e, appunto, in Germania, quindi negli ultimi mesi abbiamo viaggiato tantissimo a Edimburgo e a Francoforte». Com’è composto il team che si occupa delle trasferte? «In questo momento non ho un team di supporto, mi occupo personalmente dell’intero processo. Il viaggiatore mi contatta via mail o
Al primo posto la sicurezza Spiega Mancinelli: «Il nostro impegno aziendale è quello di garantire ancora di più la sicurezza di chi si sposta. Chiederemo a priori garanzie sui protocolli adottati sui mezzi di trasporto e negli hotel, che devono osservare le norme previste per la fase 2».
Niente travel policy «Per una precisa scelta aziendale, non esiste una travel policy scritta. Sono state invece fissate delle linee guida che vengono comunicate a voce. Tutti i nostri viaggiatori le conoscono alla perfezione» afferma Rachele Mancinelli.
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Professione travel manager Intervista
Presenza globale Guala Closures Group, fondata in Italia nel 1954, è una multinazionale specializzata nella produzione di chiusure in alluminio per superalcolici, vino, olio e aceto, acqua e bevande. Conta 29 insediamenti produttivi.
Rachele Mancinelli, corporate travel manager di Guala Closures Group
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anche per telefono, avanza la richiesta di trasferta e io la gestisco. Attualmente non c’è un iter di autorizzazione vero e proprio. So che quando il viaggiatore richiede la trasferta ha già ottenuto il via dal suo responsabile di dipartimento. Ho inoltre nel cassetto un sogno ambizioso, quello di poter gestire il travel globale dell’intero gruppo, in ogni parte del mondo. In quel caso il cost saving aziendale avrebbe un impatto ancora più determinante». Avete redatto una travel policy? «Per una precisa scelta aziendale, non esiste una travel policy scritta. Anche perché, proprio per la natura delle nostre trasferte, andrebbe continuamente adattata ai diversi casi che si possono presentare. Sono state invece fissate delle linee guida che vengono comunicate a voce e tutti i nostri viaggiatori le conoscono alla perfezione. In questo contesto, la sicurezza di chi affronta la trasferta ha per noi un aspetto prioritario». A proposito di sicurezza, quali sono i vostri piani per affrontare il post Covid-19? «Il nostro impegno aziendale è quello di garantire ancora di più la sicurezza di chi si sposta. Chiederemo a priori garanzie sui protocolli adottati sui mezzi di trasporto e negli hotel, che devono osservare le norme previste per la fase 2. Faccio parte dell’Associazione Italiana dei Travel and Mobility Manager (Aitmm), di cui sono PR manager, e insieme ai colleghi delle altre aziende ci confrontiamo periodicamente per capire come muoverci in vista della ripresa. Abbiamo stilato delle linee guida per la fase 2 post Covid, per uniformare in qualche modo tutte le nostre attività di travel manager. L’obiettivo prioritario rimane sempre la completa tutela del viaggiatore». Quali compiti avete affidato alla vostra agenzia? «Ci avvaliamo della collaborazione di due agenzie di viaggio, che più che agenzie sono travel manage-
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Chi è Rachele Mancinelli Rachele Mancinelli si occupa di turismo dal 1995. Ha iniziato la sua carriera come interprete e agente di viaggio. Nel 2012, dopo importanti esperienze maturate in aziende internazionali, ha assunto il ruolo di travel manager in Aptar Group dove ha curato l’implementazione del processo di gestione globale del travel management del gruppo. Dal 2017 ha colto una nuova sfida professionale ed è in Guala Closures Group, società multinazionale leader nei sistemi di chiusure per prodotti di alto consumo, nel ruolo di corporate travel manager. Mancinelli gestisce tutti gli aspetti del travel management del gruppo internazionale, con particolare attenzione alla mobilità dei viaggiatori e all’assistenza negli oltre 29 Paesi dove sono presenti stabilimenti produttivi. La piena padronanza del tema dei viaggi d’affari, così come il patrimonio di competenze e conoscenze degli aspetti gestionali ed organizzativi, le permettono di affrontare con successo il travel program aziendale, con particolare riferimento alle relazioni con i provider del settore, alla sicurezza e alla soddisfazione del cliente interno.
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Professione travel manager Intervista
ment company, dunque seguono tutto il nostro traffico. In ufficio ho a disposizione un Gds che mi permette di scegliere quale volo prenotare e di visionare le alternative possibili di itinerario, oltre che di costi. Quindi mi occupo della ricerca a monte, scelgo le tratte, la compagnia aerea, gli hotel. L’agenzia di viaggi a cui inoltro la richiesta mi supporta con l’emissione del biglietto che io ho già individuato. Qualche volta mi sottopone delle alternative. In questa rosa di soluzioni, io e il viaggiatore insieme troviamo quella più consona in base alla specifica trasferta». Perché due agenzie? «La doppia fornitura è una prerogativa del nostro direttore degli acquisti, che ritiene che in questo modo possa esserci un miglior servizio. Le agenzie sono state scelte in seguito a delle gare e in base al rap-
porto qualità-prezzo. C’è anche da dire che noi abbiamo diverse tipologie di passeggeri. Ci sono viaggiatori che hanno bisogno di una determinata assistenza, come il top management, che magari si muove all’ultimo momento e ha spesso un’agenda molto variabile. In questo caso abbiamo identificato un’agenzia in particolare (Cisalpina Tours) che ha un eccellente servizio d’emergenza, 24 ore su 24. È sempre disponibile: di notte, di giorno, nelle festività, con professionisti interni che seguono passo dopo passo il passeggero. Poi abbiamo il viaggiatore frequente: viene seguito da un altro importante partner (Gattinoni) che fornisce un servizio veloce e dinamico, oltre che molto competente. Il fatto di rivolgersi a due Tmc comporta un doppio lavoro, perché richiede due verifiche, doppi report, contatti e
inserimenti. Però garantisce un supporto più sicuro, perché nel momento in cui una delle due agenzie è sovraccarica o meno performante, c’è sempre un’alternativa a cui appoggiarsi». Come vengono pagate le spese del viaggiatore? «Il viaggiatore ha la possibilità di scegliere più soluzioni. Normalmente l’azienda mette a disposizione delle carte di credito del circuito Visa che permettono di affrontare le spese della trasferta. Per quanto riguarda, invece, il pagamento dei vettori, ho messo a punto un circuito di pagamenti con le carte Bta American Express. Ho, inoltre, la possibilità di prenotare in autonomia le macchine a noleggio, i treni e gli hotel ed anche questi pagamenti vengono effettuati con le carte di American Express emesse con questo scopo per l’azienda». l
Due Tmc Per le trasferte dei suoi dipendenti Guala Closures Groups si avvale di due travel management company, Cisalpina Tours e Gattinoni.
La sede di Guala Closures Group
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Mille e una sfaccettatura
Destinazioni Gerusalemme
La sua luce al tramonto, la vocazione di simbolo di pace nell’incontro delle culture e delle religioni, la modernità di un ecosistema d’innovazione avanzatissimo disegnano l’unicità della capitale d’Israele 34
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Al mercato Da non perdere un giro al mercato di Mahane Yehuda, o shuk. Vivace e pittoresco, riunisce oltre 250 venditori ambulanti che propongono le specialità locali.
Destinazioni Gerusalemme
di Graziano Capponago Del Monte
Una destinazione per italiani
a bellezza di Gerusalemme, nella sua cornice naturale, può essere paragonata a quella di Toledo. La città sorge in mezzo alle montagne, scenario di cupole e torri racchiuso fra mura merlate, arroccato su una spianata rocciosa alta sulla valle incassata. La vista si estende lontano, fino alle colline del Moab, e la conformazione del paese fa pensare a una carta geografica fisica, con i rilievi che salgono in curve regolari, stratificate, e le valli improvvise segnalate da ombre drammatiche. La terra e la roccia riflettono i bagliori dell’opale di fuoco. Tale saggio di disposizione urbana, casuale o studiato che sia, ha dato origine a un’opera d’arte». Queste parole del famoso scrittore di viaggi e critico d’arte inglese Robert Byron (1905-1941) nel suo libro “La via per l’Oxiana” sono una delle presentazioni migliori
«L
della Città Santa. Parole piene di ammirazione che possiamo fare nostre contemplandola da lontano e rimanendo abbacinati dai colori chiari degli edifici – dove predominano le diverse tonalità di bianco –
e dalla famosa cupola dorata della moschea che riflette la forte luce del sole. Ben poche al mondo sono le città che possono vantare una storia e un fascino come Gerusalemme, una
Il 2019 è stato un anno da record per gli arrivi in Israele dall’Italia. Sono stati 190.000 i turisti italiani, con un incremento del 29% rispetto al 2018, che ha portato il nostro Paese a diventare il 6° mercato più importante a livello turistico, pari a circa il 4% di tutte le presenze.
In questa pagina, la Basilica del Santo Sepolcro e lo skyline di Gerusalemme visto dal Monte degli Ulivi. Nella pagina a fianco, un fedele in preghiera davanti al Muro Occidentale
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Ein Kerem Con le sue stradine lastricate e le case in pietra ornate da archi, è uno dei quartieri più suggestivi di Gerusalemme.
Destinazioni Gerusalemme
dine alla schiva ritrosia degli ebrei ortodossi, dalla tranquillità della zona armena alla vivacità del settore cristiano.
Occhio al calendario Proprio per l’importanza che la religione assume nella vita di Gerusalemme, bisogna tenere a mente il calendario liturgico delle varie religioni per evitare di trovare chiusi negozi e servizi. Il venerdì, giorno di preghiera per i musulmani e la domenica giorno festivo per i cristiani, non ci sono grandi problemi, ma il sabato (lo shabbat, il giorno di riposo ebraico che, lo ricordiamo, va da tramonto a tramonto a partire dal venerdì) è tutto chiuso e anche i servizi pubblici funzionano a rilento, se non sono addirittura completamente fermi.
Una bottega con le tipiche ceramiche armene. Nella pagina a fianco i suggestivi mercati cittadini
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delle più antiche del mondo, fondata oltre 3.000 anni fa. In ebraico Yerushalayim significa “la città della pace” e in effetti è un mondo nel quale convivono da sempre culture diverse. Qui le tre grandi religioni monoteistiche hanno alcuni tra i siti più sacri: la Basilica del Santo Sepolcro per i cristiani, il Monte del Tempio e il Muro Occidentale, detto anche “Muro del pianto” per gli ebrei, la Moschea della Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa per i musulmani. L’aspetto religioso è l’essenza stes-
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sa della città e questo presupposto rende Gerusalemme difficilmente decifrabile. Il nocciolo della questione si trova nel suo cuore antico, la Città Vecchia. Un micromondo di circa un chilometro quadrato, su una collina, circoscritto dalle mura lunghe quattro chilometri, costruite in epoca araba. Uno spazio angusto e sovraffollato, suddiviso a sua volta in quattro quartieri dove basta girare un angolo per passare dalla folla vociante al silenzio totale. Dalla frenesia dei commercianti arabi che ingombrano vicoli e stra-
Gerusalemme oggi Sbaglierebbe di grosso chi volesse ridurla a un museo all’aperto, cristallizzato nella sua storia. Appena fuori le mura si apre la città nuova, costruita a partire dalla fine del XIX secolo. È moderna, laica, di stampo occidentale, ricca di vita e di eventi tutto l’anno, che scende e si estende verso ovest e verso sud, le uniche direttrici possibili perché a nord e a est è territorio palestinese. Usciti dalla città vecchia è subito downtown, il centro degli affari e dei commerci, dove ci sono gli alberghi più moderni e lussuosi e dove c’è “vita”. La zona di Nachlaot, verso nord-ovest è quella dei ristoranti – specialmente sulle vie Ben Yehuda e Jaffa – e dei divertimenti, della cultura, ma anche quella di Nahalat Shiva. È il quartiere modaiolo con le aree pedonali, le gallerie d’arte e le boutique e dove c’è il Mahane Yehuda che, di giorno, è il mercato più importante di Gerusalemme. Un luogo pieno di vita, colori, profumi e sapori, sempre affollato da gente di tutti i tipi. Come chiudono le bancarelle si aprono i pub e i locali le cui saracinesche sono dipinte da artisti a creare una grande galleria d’arte all’aperto. La serata più cool è quella del giovedì. A poche centinaia di metri, in posizione strategica vicino alla stazione ferroviaria e degli autobus, sorge l’International convention center, il principale e più grande (26.000 metri quadri) dei poli congressuali di Israele. Come membro di Icca, Aipc e Icc, è conforme agli standard internazionali per i centri congressuali professionali. Ha un auditorium da 3.000 posti e può ospitare fino a 10.000 persone. Una passeggiata, scendendo verso sud, porta sulla King David Street, una delle vie principali del centro. Proseguendo, si passa il Liberty
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Shopping Nei mercati e negozi cittadini si possono acquistare prodotti termali del Mar Morto, gioielli, ceramiche armene, oggetti in legno, candelabri a sette bracci Chanukkah.
Destinazioni Gerusalemme
Bell Park, attraversato il quale si giunge alla First Station che, una volta – come dice il nome – era una stazione ferroviaria, oggi riconvertita in centro commerciale con molti ristoranti. Nahalat Shiv’a fa da tramite tra i due quartieri ed è il luogo dello shopping, dove una accanto all’altra si trovano botteghe di artigianato – specialmente ceramiche fatte a mano – e bancarelle che vendono cibo di strada, locali sempre nuovi, gallerie d’arte e negozi. Il distretto dei musei La parte occidentale di Gerusalemme si potrebbe descrivere con tre parole: cultura, natura e arte. Venendo dal centro, si incontra per prima cosa il Distretto dei musei: l’Israel Museum, il Museo delle Terre Bibliche, il Museo delle Scienze e il Museo di Storia Naturale e, un po’ oltre il Yad Vashem, il Museo della Shoah che ti porta lungo un percorso terribile tra gli orrori della storia del XX Secolo. Un itinerario che lascia il segno e si conclude con un simbolico scorcio
sulle colline piantumate a ulivi, un bellissimo simbolo di speranza e di rinascita. Ein Kerem è un quartiere pittoresco sulle verdi colline che circondano la città. È meta di pelle-
grinaggi perché, secondo la tradizione cristiana, è il luogo dove si incontrarono Maria, madre di Gesù, ed Elisabetta, madre di Giovanni il Battista che qui nacque. Una specie
Storia e archeologia Per comprendere Gerusalemme vale la pena fare un salto al museo della Torre di Davide che ne racconta la storia dalla fondazione ai giorni nostri. Tra l’altro, è allestito nella cittadella medievale accanto alla Porta di Giaffa, lo storico ingresso della città vecchia, un sito archeologico importante dalle cui torri si gode un panorama spettacolare, a 360° su tutta Gerusalemme.
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Muro Occidentale Noto anche come Muro del Pianto, è l'emblema di Gerusalemme. Ogni anno milioni di turisti affidano alle sue crepe i biglietti con le loro preghiere.
Destinazioni Gerusalemme
A tavola Tra le specialità di Gerusalemme vale la pena di assaggiare il Malabi, una bevanda a base di acqua di rose, latte, amido di mais e zucchero. E ancora lo Knafe, un dolce arabo a base di formaggio di capra fuso. Da non perdere, inoltre, i pretzel locali e l’Ashtanur, un pane di tipo pita venduto nei mercati all’ora di pranzo. Può essere accompagnato da una porzione di shawarma o falafel. Tra gli street food più in voga, infine, spicca il Sabich, un pane pita imbottito con melanzane fritte, uova sode e sottaceti.
di pellegrinaggio laico è quello di chi viene a visitare le gallerie d’arte e le famose vetrate di Marc Chagall nell’ospedale Hadassah oppure di chi va alla scoperta dei numerosi ristoranti che, oltre a essere considerati tra i migliori della città, spesso offrono anche un panorama incantevole. OK, il congresso è giusto Israele è all’assoluta avanguardia nel campo della ricerca e delle tecnologie – specialmente le biotecnologie – ed è uno dei Paesi al mondo con il più alto numero di startup. Il maggiore se si considera il rapporto tra le aziende nate e la popolazione. Queste basi sono la premessa per un ecosistema apertissimo all’innovazione e sede adeguata per convegni e simposi. Uno dei plus di Israele come destinazione Mice è la sua dimensione. Il Paese è piccolo e da Gerusalemme si raggiungono velocemente e facilmente località interessanti come Tel Aviv, con la sua vita notturna e le sue spiagge, il deserto del Negev, la Galilea e il Mar Morto. Chi volesse scegliere Gerusalemme come destinazione Mice può contare sull’aiuto del Jerusalem’s Convention & Visitors Bureau che ha una struttura appositamente dedicata al supporto agli organizzatori congressuali. Il Bureau centralizza tutto il processo di
creazione dell’evento coinvolgendo location, alberghi, servizi turistici, escursioni e prevede anche la possibilità di un incentivo finanziario. Come destinazione turistico-congressuale, Gerusalemme – come del resto tutto Israele – deve fare i conti con alcuni pregiudizi legati soprattutto alla sicurezza. È indubbio che la situazione politica del Medio Oriente sia delicata e che talvolta, improvvisamente, si possano accendere tensioni anche violente. Tutta-
via Israele ha dimostrato di saper gestire la situazione e di garantire un alto livello di sicurezza all’interno dei suoi confini. Certo agli occhi di un italiano può fare un certo effetto vedere gente armata in giro per la città, non solo i militari ma anche i civili, ma è la normalità, così come non desta meraviglia vedere una giovanissima coppia di fidanzati camminare mano nella mano vestiti in divisa e con il fucile d’assalto in spalla. l
Gerusalemme in breve Come arrivare Confidando che tutti i voli siano confermati alla riapertura delle frontiere italiane, dal nostro Paese si vola con Alitalia da Roma Fiumicino ed El Al (la compagnia di bandiera israeliana) da Milano Malpensa e Roma Fiumicino. Anche le low cost servono questa rotta: easyJet parte da Milano Malpensa, Napoli e Venezia e Ryanair da Bergamo, Bologna e Roma Fiumicino. Importante ricordare che la sicurezza in Israele è una cosa molto seria e i controlli sono accurati e spesso lunghi, soprattutto alla partenza. L’aeroporto più vicino a Gerusalemme è il Ben Gurion di Tel Aviv e per raggiungere il centro della città il sistema più comodo è il treno che in circa 25 minuti porta alla stazione Yitzhak Navon. Si trova proprio di fronte all’International Convention Center.
Dove alloggiare Entro il 2020 erano previste a Gerusalemme 17.500 camere, ma probabilmente con la questione della pandemia Coronavirus ci sarà un arresto dello sviluppo. In città sono presenti grandi catene alberghiere internazionali come Hilton, Accor, Crowne Plaza, Ibis, Waldorf Astoria. Ci sono otto alberghi a 5 stelle, due dei quali sorgono praticamente l’uno di fronte all’altro sulla King David Street: il King David e l’Ymca Three Arches. Quest’ultimo è famoso per la sua alta torre dalla quale si domina la città e ha anche un conference center.
Link utili • Ufficio nazionale israeliano del turismo in Italia: www.goisrael.it • Jerusalem Development Authority: www.itraveljerusalem.com • International Convention Center: www.iccjer.co.il
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Santuario di Oropa (BI) Vale la pena di ammirare l’imponente lavoro di restauro della quarta Cappella del Sacro Monte, dedicata alla “Dimora di Maria al Tempio”: sono stati recuperati 250 mq di affreschi e 102 statue a dimensioni naturali.
ROMA La Roma della Repubblica I Musei Capitolini proseguono l’iniziativa “Il racconto dell’archeologia”, volto alla divulgazione della storia della capitale. Dopo la mostra dedicata alla Roma monarchica, è la volta di quella del periodo repubblicano, dal V al I secolo prima di Cristo, lo spazio di tempo nel quale il piccolo centro posto sulle rive del Tevere divenne e si consacrò potenza mondiale. È la storia delle lotte prima con i vicini laziali per l’egemonia del centro Italia, quindi quelle contro i Celti e i Greci per la conquista dell’Italia e infine la grande epopea delle tre guerre cartaginesi per il dominio del Mediterraneo occidentale, seguite subito dopo da quelle contro i regni ellenistici per il Mediterraneo orientale. Ma è anche il racconto della crisi delle istituzioni repubblicane dovute al conflitto tra patrizi e plebei, nonché alle guerre civili fomentate dai grandi condottieri militari che utilizzarono le grandi vittorie per la conquista del potere assoluto, quali Mario e Silla, Cesare e Pompeo. L’esposizione include numerosi reperti: da semplici pezzi di uso domestico, rozzi e di terracotta, a capolavori dorati e ispirati alla cultura greca. Dal 1 settembre al 31 luglio 2021. Orari: dalle 9.30 alle 19.30. Info: www.museicapitolini.org VENEZIA Time Space Existence L’European Cultural Centre presenta la quinta edizione della biennale di architettura Time Space Existence, in contemporanea con le attività
della Biennale. L’evento aprirà al pubblico il 27 agosto 2021 e si svolgerà fino al 16 febbraio nelle location di Palazzo Bembo, Palazzo Mora e Giardini della Marinaressa. Fondato nel 2002 dall’artista olandese Rene Rietmeyer, il Centro ha lo scopo di promuovere l’incontro tra le principali tendenze nel campo dell’architettura moderna mondiale, ma si occupa anche delle correnti più innovative del design e dell’arte contemporanea. Pubblicazioni che documentano i diversi meeting e eventi contribuiscono alla diffusione di nuove tendenze, così come la comunicazione satellitare permette di interfacciarsi con altre esperienze e presenze nel mondo. Il risultato è un intenso dibattito di nuove generazioni di artisti e di architetti – a questi livelli coincidenti – che promuovono una realtà antropica incentrata sulla dignità, la libertà e la piena espressività, temi al centro della riflessione sulla società del futuro.
Orari: dalle 10 alle 18. Info: http://ecc-italy.eu VITERBO Sacro bosco di Bomarzo Non c’è miglior modo per esorcizzare quel mostro invisibile che ha colpito l’Italia a inizio anno che andare a osservare altri mostri, invece visibilissimi, che costellano il sacro bosco di Bomarzo, conosciuto anche come Valle delle Meraviglie o Parco dei Mostri. Disposto su tre ettari, immerso tra conifere e latifoglie, fu modellato nella seconda metà del XVI secolo su iniziativa del principe Pier
News Dal mondo
Francesco Orsini. Deve i singolari nomi alle bizzarre sculture e costruzioni che lo abitano: gigantesche maschere o sculture ispirate dalla tradizione letteraria rinascimentale di Tasso, Petrarca e Ariosto, che a loro volta avevano ripreso e rielaborato temi della mitologia classica. Non è un caso che il parco abbia affascinato l’artista Salvador Dalí, i cui orologi liquefatti trovano piena corrispondenza con la Casa Pendente del parco. Orario: da marzo a settembre, dalle 8.30 alle 19. Info: www.sacrobosco.it
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Il destino del cibo È possibile produrre cibo in maniera sostenibile e giusta nei confronti del pianeta? Ce lo racconta Agnese Codignola, in un viaggio ai confini dei progressi scientifici (Ed. Feltrinelli, 17 euro).
News Dal mondo
Viaggi di carta Storia del cibo Si sa, per vivere dobbiamo mangiare. Niente di più semplice. Ma attraverso il cibo passa anche la storia dell’umanità e della sua cultura e non è un caso, dunque, che si sia diffuso il concetto di patrimonio applicato agli alimenti. Anche durante l’antichità, però, vi sono stati autori che si sono occupati dei luoghi di produzione e delle eccellenze enogastronomiche: ad esempio il greco Ateneo di Naucrati, con la sua bizzarra raccolta di conversazioni a tavola, o lo storico e medico comasco Paolo Giovio, che da buon lombardo ha osservato la grande varietà nel mangiar pesci dei Romani. Tra nomi, varietà di cibo, e di gusti il testo di Antonella cibo attribuzioni di originalità or Campanini giunge fino alla Guida culinaria del Touring (1931), punto d’arrivo di un bene culturale materiale e immateriale, simbolo anche di tante civiltà, diventato oggi una banale merce di mercato come molte altre. Antonella Campanini, Il cibo. Nascita e storia di un patrimonio culturale, Carocci 2019, 16 euro Wonderland Wonderland è l’azzeccato titolo di un testo imponente e colto (oggi riproposto in edizione tascabile) dedicato al modo in cui il secolo americano ha forgiato il nostro immaginario collettivo con gli strumenti fascinosi e persuasivi del cinema, dei fumetti, della musica e della chiacchiera di massa. Curiosa, invece, la genesi della cultura popolare moderna che non è altro che il tradizionale folklore, estrapolato dai suoi schemi antropologici più rigidi (il Nuovo Anno, il Carnevale, la festa della Luce, la Celebrazione religiosa) e assunto dal marketing commerciale come strumento ideologico di consenso per un’economia come quella capitalistica moderna basata sul feticcio della merce e sul suo significato di valore sociale. Pertanto, nei primi anni, la
Registrazione Tribunale di Milano n° 624 del 22/09/2000 Direttore Responsabile Paola Baldacci Collaboratori Dario Bongiovanni, Graziano Capponago Del Monte, Alberto De Antoni, Arianna De Nittis, Anna Fraschini, Simona Parini Impaginazione Gianluca Ubezzi Stampa Faenza Printing Industries, Faenza (RA) Distribuzione in Italia Faenza Printing Industries, Faenza (RA)
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rappresentazione che la società di massa dava di se stessa non poteva che essere a metà tra la pubblicità e la propaganda per un mondo che annunciava felicità e benessere a tutti gli individui. In un secondo momento, dopo la grande contestazione democratica del secondo dopoguerra, si è passati a una critica che ha permesso al grande pubblico, lontano dai temi più “alti”, di poter accedere alla vita politica collettiva. Perciò dall’ottimismo di Frank Capra si è arrivati al nichilismo assoluto di Apocalypse Now, dalle melense canzoni di Bing Crosby alla grande kermesse contestatrice di Woodstock, dal patriota Topolino all’esistenzialismo degli eroi della Marvel Comics. Alberto Mario Banti, Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd, Laterza 202, 20 euro Parchi nazionali Questa guida si propone di descrivere i 24 grandi parchi Nazionali distribuiti lungo un territorio che comprende le alte montagne del Nord e le spiagge mediterranee, le alte colline del centroItalia e gli altopiani siciliani e calabresi, le aspre isole tirreniche e i boschi situati in quello che è il parco per antonomasia: l’immenso e bellissimo Parco d’Abruzzo. Un paesaggio unico: difficile, infatti, riunire in un territorio tutto sommato non molto esteso né abitabile culture così differenti, ti che h sii sono espresse non solo nei tratti estetici cittadini, ma anche nella gestione del territorio. La guida è ovviamente anche un appello per la difesa di uno dei beni nazionali, una vera e propria ricchezza da cui, per forza di cose, la Nazione dovrà ripartire per la propria ripresa economica. Antonio Canu, Andare per parchi nazionali, il Mulino 2019, 12 euro
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