Skip to main content

Salone del Mobile 2026

Page 1


SALONE del MOBILE #designforliving

A Matter

Fiera Milano - Rho

64° Salone del Mobile.Milano Una fantasmagoria di novità

In un tempo segnato da instabilità geopolitica e discontinuità economica, il Salone del Mobile.Milano risponde con forza e determinazione: 169.000 mq sold out, oltre 1.900 espositori da 32 Paesi, 227 brand tra debutti e ritorni. Dal 21 al 26 aprile, Fiera Milano Rho ospiterà la 64ª edizione della manifestazione più importante al mondo per il design e l’arredo: un ecosistema che non si limita a esporre prodotti, ma orienta mercati, genera visioni e costruisce il futuro della filiera.

Il cuore produttivo è garantito dalle manifestazioni annuali — Salone del Mobile, Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, Workplace3.0 e S.Project — che confermano la vitalità della filiera italiana e internazionale. Ma protagoniste assolute di questa edizione sono le due Biennali di ritorno: EuroCucina con FTK – Technology For the Kitchen, con 106 brand da 17 Paesi che ridisegnano la cucina come sistema sensoriale, tecnologico e sostenibile, nonché il Salone Internazionale del Bagno, con 163 espositori da 14 Paesi, dove benessere, longevità e innovazione materica riscrivono i codici di uno spazio sempre più centrale nella vita quotidiana. Con loro, il SaloneSatellite alla sua 27ª edizione: 700 designer under 35 da 43 Paesi, chiamati a ragionare su «Maestria artigiana + Innovazione», un manifesto generazionale che riconosce nel «fare con le mani» un atto progettuale, culturale e politico. Le grandi novità ridefiniscono il perimetro stesso della manifestazione. Debutta Salone Raritas (padiglione 9): 25 espositori selezionati tra collectible design, edizioni limitate, antiquariato e alta manifattura creativa, per la prima volta in dialogo diretto con il mercato B2B del progetto. La curatela è di Annalisa Rosso, l’allestimento di Formafantasma. Nei padiglioni 13-15, lungo il percorso A

In alto, da sinistra, il taglio del nastro del Salone del Mobile.Milano 2025 (ph: FederlegnoArredo), sulla destra i primi ingressi ai padiglioni espositivi (ph: ©Giulia Copercini); nell’immagine grande uno scatto da Eurocucine 2024 (ph: ©Diego Ravier); qui a lato, infine, un’immagine del Salone Internazionale del Bagno 2024 (ph: ©Ruggiero Scardigno)

Luxury Way, l’installazione  Aurea, an Architectural Fiction, firmata da Maison Numéro 20 di Oscar Lucien Ono, trasforma il Salone in un hotel immaginario: un viaggio sensoriale tra Art Déco, surrealismo e suggestioni orientali, dove il lusso diventa visione consapevole dell’abitare.

Si apre, inoltre, un ulteriore nuovo fronte: Salone Contract — il cui Masterplan è affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA — prende forma nel 2026 con una lectio inaugurale e un forum internazionale dedicato, in vista del debutto ufficiale nell’aprile 2027. Un progetto strategico per intercettare le trasformazioni di un mercato globale da 68 miliardi di euro, destinato a superare i 110 miliardi nel prossimo decennio.

Il 36,6% degli espositori proviene dall’estero, cifra che fotografa meglio di ogni altra la traiettoria internazionale di un Salone. Un evento che non irradia dal centro, ma si muove come nodo dentro una rete globale. Lo testimoniano le missioni a Riyadh, Shanghai, Hong Kong, New Delhi, Los Angeles, Chicago, Parigi, Londra, Madrid, Berlino — tappe di un roadshow che alimenta contenuti, genera relazioni e trasforma ogni palcoscenico internazionale in un avamposto del progetto contemporaneo.

Il programma culturale Drafting Futures accompagna ogni giornata con talk, tavole rotonde e l’arena permanente di Formafantasma, mentre la Filarmonica della Scala diretta da Michele Mariotti apre ufficialmente la settimana al Teatro alla Scala Fuori dai padiglioni, Milano risponde con oltre 200 showroom aperti e il Design Kiosk in Piazza della Scala, confermando che il Salone non è solo una fiera: è la Milano Design Week, settimana in cui la città intera diventa progetto. A fare da filo rosso tra tutto questo, la campagna  A Matter of Salone, firmata da Motel409: in sintesi, un inno alla materia come origine del progettare.

Questo numero è interamente dedicato al 64° Salone del Mobile.Milano, buona lettura.

SALONE del MOBILE

Feltrin: oltre i dazi, la forza del sistema

Eurocucina 2026. Snaidero: «Benessere e convivialità»

Rosso: un laboratorio di idee aperto al mondo

Salone Raritas: un nuovo ecosistema espositivo

Salone Contract: lectio pubblica, percorso e forum

Aurea, l’hotel onirico

Bellasio: La filiera «invisibile» che tiene in piedi il legno-arredo

Massetti:

Inserto omaggio al numero odierno di Giornale di Cantù, Giornale di Erba, Giornale di Monza e Giornale di Seregno

Finito di stampare: Aprile 2026

Pubblicità: Publi (iN) - Merate (LC)

Progetto grafico e impaginazione: Giancarlo Favaro

Stampa: Tipografia Popolare - Pavia

Foto: Salone del Mobile.MilanoFederlegnoArredo - Fuorisalone.it

Cover: Federlegno Arredo Eventi SpA

Villa Belvedere Como Lake Relais Palazzo Albricci Luxury Hotel

Imprese, progetto e connessioni

La presidente Maria Porro racconta la 64ª edizione: da Salone Raritas al percorso verso Contract 2027, fino ai 700 giovani del SaloneSatellite

Connessioni globali, nuovi territori curatoriali e un’innovativa apertura al Contract e al «collectible design»: è questa la visione con cui la presidente,  Maria Porro, introduce la  64ª edizione  del Salone del Mobile.Milano, dal 21 al 26 aprile nei padiglioni espositivi di Fiera Milano Rho. L’evento ormai prossimo al via, è ricco di novità, scopriamole in anteprima diret tamente dalle sue parole.

1.900 espositori da 32 paesi e oltre 169.000 metri quadrati di superficie sold out. Presidente, se dovesse rac contare il Salone del Mobile.Milano 2026 a chi non potrà visitarlo, quali parole chiave sceglierebbe?

«Da sempre il Salone è il luogo in cui l’industria dell’abitare si presenta al mondo. Se dovessi scegliere tre parole chiave direi imprese, progetto e connessio ni. Imprese, perché il Salone è prima di tutto la piattaforma in cui oltre 1.900 aziende da 32 Paesi raccontano la forza e la capacità di innovazione di una filiera straordinaria. Non vediamo solo nuovi prodotti, ma sistemi sem pre più integrati, ricerca sui materiali, sostenibilità e tecnologia.

Progetto, perché al Sa lone le aziende non

presentano semplicemente nuove collezioni, ma costruiscono veri e propri racconti progettuali in dialogo con lo spazio. Gli allestimenti diventano ambienti che restituiscono una visione completa dell’abitare contemporaneo e mostrano come il design oggi sia sempre più un sistema che eleva la qualità dell’esperienza. Infine, connessioni, che oggi sono più che mai strategiche. In uno scenario internazionale complesso e frammentato, il valore di una piattaforma come il Salone sta proprio nella capacità di mettere in relazione mondi diversi: imprese, architetti, designer, developer, buyer e operatori internazionali. È qui che si costruiscono relazioni professionali, collaborazioni progettuali e nuove opportunità di mercato. In questo senso il Salone non è solo una vetrina, ma il luogo dove si attivano reti e si rafforza il posizionamento internazionale di tutto il settore».

Definisce spesso il Salone un’infrastruttura culturale: perché è così importante che il Salone non sia una semplice fiera di prodotto?

«Perché oggi il design non può più essere letto solo come prodotto. È linguaggio, pensiero e sistema industriale. Il Salone lavora proprio su questa dimensione più ampia, creando uno spazio in cui il progetto dialoga con architettura, tecnologia, sostenibilità e trasformazioni sociali. Il programma culturale, i talk di Drafting Futures, le installazioni e i progetti curatoriali costruiscono un contesto di riflessione internazionale sul futuro dell’abitare e della produzione. In questo senso il Salone genera valore non solo economico ma anche culturale e strategico. Essere un’in-

Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano ph: ©Guido Stazzoni

frastruttura culturale significa offrire alle imprese strumenti per orientarsi in uno scenario sempre più complesso e contribuire a consolidare la Manifestazione come centro globale del progetto contemporaneo».

Quest’anno debutta Salone Raritas e si avvia il percorso verso Salone Contract 2027: vuole descrivere i due progetti? Come sono nati e quali gli obiettivi che si pongono?

«Salone Raritas nasce dalla volontà di leggere l’evoluzione del mercato internazionale e offrire una risposta coerente con l’identità del Salone. È una nuova piattaforma dedicata al collectible design che riunisce 25 espositori tra gallerie, designer e realtà dell’alta manifattura creativa.

Con la curatela di Annalisa Rosso e l’exhibition design firmato da Formafantasma, Raritas mette in dialogo icone curate, pezzi unici, edizioni limitate e oggetti di ricerca con il sistema professionale del progetto. Oggi architetti, sviluppatori e brand cercano sempre più oggetti rari e identitari per i loro progetti. Salone Raritas intercetta questa domanda e apre un dialogo diretto con il mondo del B2B e del contract, valorizzando un design concepito per durare nel tempo. Parallelamente abbiamo avviato il percorso verso

Salone Contract, che debutterà nel 2027. Il progetto è affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten dello studio OMA, tra le più visionarie firme dell’architettura contemporanea, e nasce con un’impostazione molto chiara: non un semplice format espositivo, ma un masterplan capace di leggere la complessità del mercato contract e rafforzare le relazioni tra progetto, industria e servizi. Il 2026 rappresenta la prima fase di costruzione del progetto. Il 22 aprile Rem Koolhaas terrà una lectio dedicata sui temi che stanno ridefinendo il contract contemporaneo.

A questa riflessione si affiancherà una giornata di forum internazionale organizzata dal Salone del Mobile.Milano in collaborazione con OMA. Nei padiglioni sarà inoltre attivato un percorso contract tra gli espositori mentre un programma di incoming dedicato coinvolgerà operatori e top player internazionali.

Il contract è oggi uno dei segmenti più dinamici del settore. In Europa vale oltre 13,5 miliardi di euro di produzione e continua a crescere grazie a settori come hospitality, uffici, education, healthcare e marine. In questo contesto la competitività dipende sempre più dalla capacità delle imprese di integrare progetto, dati, sostenibilità e personalizzazione».

ph: ©Diego
Ravier

EuroCucina/FTK e il Salone Internazionale del Bagno mostrano una casa sempre più ibrida, con cucine intelligenti, spa domestiche, domotica e IA integrate ma anche materiali tattili, green e longevi: dal suo osservatorio privilegiato, come sta cambiando l’idea di arredamento e di benessere abitativo?

«Le Biennali di quest’anno raccontano molto bene come stia cambiando l’idea di casa. EuroCucina con FTK mostra cucine sempre più integrate con il living e sempre più intelligenti: elettrodomestici connessi, superfici interattive, sistemi di domotica e intelligenza artificiale convivono con materiali sostenibili e tattili come legni certificati, vetri riciclati e ceramiche evolute.

Il Salone Internazionale del Bagno racconta invece l’evoluzione verso la spa domestica. Gli ambienti sono progettati per il benessere quotidiano e per la longevity, con docce walk-in scenografiche, superfici continue, illuminazione stratificata e tecnologie che migliorano efficienza idrica, igiene e comfort.

A questa riflessione sull’abitare si affianca anche Aurea, an Architectural Fiction, l’installazione ideata dallo studio Maison Numéro 20 all’interno del percorso A Luxury Way. Aurea è concepita come un hotel immaginario, una sequenza di ambienti narrativi dove interior design, luce e materiali costruiscono un racconto sensoriale dell’abitare contemporaneo».

Afferma che “il Salone è anche una politica industriale che si fa visione e azione”. In questo contesto qual è il ruolo dei giovani?

«Il design rappresenta una leva strategica per l’intero ecosistema produttivo italiano. Quando parliamo di politica industriale intendiamo proprio la capacità del Salone di sostenere e orientare questa filiera nel lungo periodo. In questo contesto i giovani hanno un ruolo fondamentale. Con SaloneSatellite, che quest’anno accoglie 700 designer under 35 provenienti da 43 Paesi e 23 scuole e università internazionali, continuiamo a investire sulle nuove generazioni. Il tema dell’edizione 2026, “Skilled Craftsmanship + Innovation”, invita a rileggere l’artigianato come linguaggio del futuro, capace di unire competenza manuale e innovazione tecnologica. I giovani rappresentano il laboratorio più vivo del progetto e una risorsa fondamentale per l’evoluzione del settore».

Il Salone non è solo l’evento di aprile, ma un percorso che da Milano e dalla Lombardia è sempre più aperto al mondo. Su quali mercati esteri vi state concentrando e in che modo?

«Il Salone è sempre più una piattaforma internazionale in movimento, che opera in uno scenario globale caratterizzato da una forte complessità geopolitica ed economica. Proprio per questo lavoriamo su una strategia di diversificazione dei mercati e costruzione di relazioni di lungo periodo.

Negli ultimi mesi abbiamo rafforzato il nostro roadshow europeo con tappe nel Regno Unito, in Germania, in Francia e in Spagna, mentre a livello globale continuiamo a presidiare mercati chiave come Stati Uniti e Cina.

Parallelamente stiamo sviluppando nuove connessioni tra design e altri ambiti della creatività, come dimostra la collaborazione con Art Basel, da Miami a Hong Kong. Guardiamo inoltre con grande attenzione a mercati ad alto potenziale come India, Marocco, Turchia e Portogallo. In uno scenario internazionale complesso, la missione del Salone resta quella di rafforzare una rete globale del progetto, offrendo alle imprese italiane una piattaforma solida di relazioni, visione e accesso ai mercati. Milano rimane il nostro baricentro, ma il Salone è sempre più un’infrastruttura internazionale capace di connettere industria, cultura e mercati».

Segnali incoraggianti in un quadro molto incerto

I dazi lasciano il segno, il mercato interno tiene, in Europa bene la Gran Bretagna e in parziale ripresa la Germania. Ancora in flessione la Francia. Attenzione alla concorrenza della Cina

Cinquantadue virgola due miliardi di euro. È il fatturato alla produzione con cui la filiera legno-arredo chiude il 2025, segnando una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente. È un risultato che va oltre le previsioni più prudenti, maturato in un contesto macroeconomico che i rappresentanti di FederlegnoArredo definiscono, senza mezzi termini, difficile: incertezza geopolitica, mercati internazionali volatili, concorrenza sleale da Paesi in cui non si rispettano le stesse regole. Eppure la filiera tiene. E in certi comparti, cresce.

A sorprendere in positivo è soprattutto il mercato interno, che con 32,9 miliardi di euro registra un incremento dell’1,8%. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando il progressivo ridimen-

sionamento degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare che negli anni precedenti avevano sostenuto la domanda. A compensare, questa volta, è stata la spinta del segmento non residenziale, un segnale che indica come le imprese stiano lavorando per intercettare nuovi ambiti di mercato, dal contract all’hospitality, senza restare ancorate ai soli driver tradizionali. Le esportazioni si confermano stabili, con un +0,4% che porta il valore a 19,3 miliardi di euro, pari al 37% del fatturato complessivo.

Arredamento: tenuta con un occhio all’estero Il macrosistema arredamento si attesta nel 2025 a 27,7 miliardi di euro, in sostanziale stabilità rispetto al 2024 (+0,6%). La crescita della

produzione destinata al mercato interno — 13,5 miliardi di euro, +2,1% — riesce a compensare la lieve flessione delle esportazioni, scese a 14,2 miliardi (-0,8%). Un dato che pesa, considerando che l’export rappresenta oltre la metà del valore dell’intero comparto. Il macrosistema legno, compreso il commercio, cresce invece del 2%, raggiungendo un fatturato di 24,5 miliardi. Il mercato interno si attesta a 19,3 miliardi (+1,5%), mentre l’export mostra una dinamica più vivace (+3,8%, 5,2 miliardi), trainato in parte dall’andamento dei prezzi e dalla ripresa di alcuni mercati strategici.

Export: la mappa dei mercati

Il quadro delle esportazioni è articolato, e racconta bene la complessità del momento. La notizia più attesa arriva dalla Germania: nei primi dieci mesi del 2025, il primo mercato europeo per il design italiano torna finalmente a crescere, con un +1% che porta il valore a 1,7 miliardi. Dopo un 2024 difficile, è il segnale che molti aspettavano. Più complicata la situazione in Francia — primo Paese nella classifica dei mercati di destinazione con 2,5 miliardi — che registra ancora una flessione dell’1,3%, nonostante

un lieve recupero negli ultimi mesi dell’anno. Il capitolo più delicato riguarda gli Stati Uniti, che segnano un -2,5% (1,7 miliardi). L’andamento mensile non sorprende: nella prima metà dell’anno si era registrata un’anticipazione degli acquisti in vista dell’entrata in vigore dei dazi — a luglio la variazione cumulata era ancora positiva (+0,3%) — ma nei mesi successivi le esportazioni hanno fortemente rallentato, con cali particolarmente marcati ad agosto e ottobre. I dazi, dunque, hanno già lasciato il segno. E per il 2026 l’incognita rimane aperta.

A parziale compensazione, emergono performance positive su altri fronti. Il Regno Unito cresce del 4,2%, i Paesi Bassi del +8,5%, la Spagna del +2,3% — tanto da scalzare la Svizzera dal quinto posto nella top ten dei mercati di destinazione. Avanzano anche gli Emirati Arabi Uniti (+3,9%), confermando una progressiva diversificazione geografica da parte delle imprese italiane. Peccato che poi sia scoppiata la guerra.

Cucine e arredobagno: bilanci differenti

Il comparto cucine chiude il 2025 con un fattu-

rato alla produzione di 3 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con il 2024 (+0,5%). La stabilità complessiva nasconde però dinamiche interne divergenti: il mercato italiano cresce del 3,4% (2 miliardi), mentre le esportazioni — 1 miliardo — registrano una flessione del 5%, dopo anni di espansione particolarmente sostenuta. Il rallentamento dell’export interessa soprattutto Stati Uniti e Francia, mentre mostrano segnali di maggiore dinamismo Emirati Arabi Uniti e Spagna. Le due Biennali di ritorno al Salone 2026 — EuroCucina e il Salone Internazionale del Bagno — arrivano dunque in un momento in cui il settore ha bisogno di rilanciare la propria proiezione internazionale, e il palcoscenico di Fiera Milano Rho rappresenta l’occasione più importante dell’anno per farlo.

Migliore il bilancio dell’arredobagno, che con 4,3 miliardi di euro (+1,5%) conferma una buona tenuta complessiva. Il mercato interno cresce del 2,2%, mentre le esportazioni si mantengono sostanzialmente stabili (+0,5%), sfiorando 1,7 miliardi di euro — pari a circa il 40% del valore complessivo del comparto. Segnali di recupero arrivano anche qui dalla Germania, primo Paese di destinazione dell’export di settore.

La sfida della concorrenza cinese C’è un tema che i rappresentanti di FederlegnoArredo non esitano a mettere sul tavolo con forza: l’avanzata della Cina. Nei primi dieci mesi del 2025, per quanto riguarda il macrosistema arredamento, le importazioni di prodotti cinesi crescono del 3,7% in Europa, mentre flettono leggermente in Italia (-0,3%). L’import totale flette del 7,7%, ma la quota cinese rafforza progressivamente la propria posizione competitiva nel mercato europeo, in un contesto di crescente pressione sulle esportazioni italiane. Una dinamica che rischia di aggravarsi se non si interviene a monte, sul piano dei controlli: verificare solo l’1% del flusso in entrata non è una barriera sufficiente per tutelare le imprese italiane da chi non presenta certificazioni, non ha regole di sostenibilità cui attenersi e non eccelle sul tema della sicurezza per il consumatore. Regole certe, controlli effettivi, parità di condizioni competitive: questa la ricetta che la filiera chiede con urgenza alle istituzioni.

In questo quadro, il Salone del Mobile.Milano si conferma ancora una volta piattaforma strategica irrinunciabile. Non solo vetrina, ma strumento concreto di posizionamento internazionale, luogo di incontro tra imprese italiane, buyer globali, progettisti e operatori da tutto il mondo. Oggi più che mai, esserci conta.

Tutti i dati riportati in questo articolo sono a cura dell’Ufficio Stampa di FederlegnoArredo

LEMA al Salone del Mobile 2026: otto novità tra design e spazi su misura

Feel at Home.

Questo il principio che accompagna oggi l’evoluzione di LEMA, un’idea di abitare che si è progressivamente trasformata in una vera e propria visione progettuale. Non un semplice concept, ma una dichiarazione di identità: la volontà di interpretare la casa come uno spazio autentico, costruito attorno alle persone, ai loro gesti quotidiani e al modo in cui scelgono di vivere gli ambienti.

Nel 2026, l’azienda consolida il percorso strategico intrapreso nell’ultimo anno, rafforzando la propria presenza internazionale e dando continuità a questa visione sotto la direzione artistica di A++ Group – guidato da Carlo Colombo e Paolo Colombo. “Feel at Home significa costruire un linguaggio capace di evolvere nel tempo senza perdere la propria identità”, commenta il Presidente Angelo Meroni. “LEMA nasce da una tradizione industriale molto forte, ma è sempre stata guidata dalla volontà di interpretare il cambiamento dell’abitare. Le novità che presentiamo quest’anno sono parte di questo percorso: nuovi progetti che rafforzano il nostro modo di immaginare la casa contemporanea”

Per il 2026 è prevista l’apertura di 25 nuovi spazi, con un’ulteriore estensione della rete distributiva in aree ad alto potenziale e un rafforzamento della presenza nei mercati già consolidati. All’interno di questo percorso, il mondo LEMA Contract assume un ruolo centrale. L’azienda ha recentemente portato a termine progetti di prestigio nel settore

dell’hospitality di lusso, tra cui la fornitura di arredi su misura per The Chancery Rosewood Hotel a Londra, dove ha realizzato e installato soluzioni sartoriali che si integrano con l’identità raffinata dell’hotel e delle suite progettate da David Chipperfield Architects e Joseph Dirand.

In occasione del Salone del Mobile.Milano 2026 che LEMA presenta otto nuove proposte, espres-

sione della continuità progettuale avviata negli ultimi anni. Una collezione che attraversa diversi ambiti della casa — dal living alla zona notte — ampliando il racconto dell’azienda attraverso sistemi, imbottiti e complementi pensati per dialogare tra loro e con l’architettura degli spazi.

Tra le anticipazioni della collezione spicca Graffetta, la nuova poltrona disegnata da Carlo Colombo. Un progetto che nasce da un’intuizione chiara: una linea tubolare in acciaio che si piega nello spazio evocando la forma della graffetta, disegnando un perimetro fluido che accoglie il corpo. All’interno di questa struttura essenziale, i volumi morbidi dei cuscini dialogano con il metallo in un equilibrio naturale tra fermezza e comfort. Come l’oggetto da cui prende il nome — nato alla fine del XIX secolo come soluzione semplice e ingegnosa per unire — Graffetta mette insieme elementi apparentemente opposti: precisione e morbidezza, leggerezza visiva e presenza materica. Il risultato è una seduta che diventa un piccolo gesto architettonico domestico. Attraverso questi nuovi progetti, LEMA continua così a sviluppare una visione dell’abitare coerente e contemporanea: un racconto in cui design, industria e cultura del progetto si incontrano per dare forma a spazi pensati per essere vissuti. Perché, come suggerisce la filosofia che guida l’azienda, sentirsi davvero a casa è prima di tutto una questione di equilibrio tra le persone, gli oggetti e gli ambienti che li accolgono.

Nella pagina precedente, in alto il divano Tobu di Francesco Rota; in basso la libreria Ryo di Nao Tamura. In questa pagina, in alto il divano Cargo di Christophe Pillet; in basso la terza e quarta generazione Porro nello stabilimento di famiglia

PORRO Reimagining Beauty

Porro torna protagonista al Salone del Mobile. Milano 2026 e al FuoriSalone con un linguaggio progettuale sempre più consapevole e raffinato. A Fiera Milano Rho, padiglione 11 stand D15E18, e nello showroom milanese di via Visconti di Modrone 29, il brand propone “Reimagining Beauty”, un percorso dedicato alla capacità di reinventare il design anno dopo anno e creare una bellezza senza tempo.

Dopo il centenario celebrato nel 2025, guidata dalla terza e quarta generazione, Porro prosegue il proprio percorso evolutivo: il passato resta fonte di ispirazione, mentre il presente si caratterizza per collaborazioni internazionali e contaminazioni progettuali. Al centro dell’identità rimangono i sistemi architettonici, aggiornati annualmente con Piero Lissoni, art director da trent’anni. Accanto a lui, Dordoni Studio, la designer giapponese Nao Tamura e lo studio americano Yabu Pushelberg delineano nuovi scenari abitativi, ampliando il vocabolario espressivo del brand senza tradirne l’essenza.

Gli arredi oscillano tra oggetto industriale e

scultura, tra funzione e contemplazione, mentre l’azienda rafforza la propria offerta, dove flessibilità produttiva e realizzazioni su misura la hanno resa protagonista lo scorso anno sia in progetti retail, come i negozi SuitSupply negli Stati Uniti, sia in residenze internazionali in Cina e Corea. Tra le novità spicca la libreria Ryo di Nao

Nella pagina precedente, in alto il divano Tobu di Francesco Rota; in basso la libreria Ryo di Nao Tamura. In questa pagina, in alto il divano Cargo di Christophe Pillet; in basso la terza e quarta generazione Porro nello stabilimento di famiglia

Tamura, evoluzione di panca e consolle Origata. Composta da piani orizzontali sostenuti da elementi triangolari piegati da un’unica lastra di alluminio, Ryo alterna leggerezza e solidità e funziona come matrice spaziale per scenografie domestiche e contract. Accanto a Ryo, Porro presenta una lounge chair avvolgente firmata

Dordoni Studio e una poltroncina di Yabu Pushelberg, entrambe pensate per spazi residenziali e hospitality. Questi pezzi arricchiscono l’area living, dove il brand ha consolidato la propria presenza lo scorso anno grazie a quattro nuovi sistemi di seduta: i sofisticati Tobu e Moulage di Francesco Rota, il divano Biscuit di Piero Lissoni, caratterizzato da un raffinato dialogo con il legno, e l’informale Cargo di Christophe Pillet.

Porro returns at Salone del Mobile.Milano 2026 and FuoriSalone with a vision that merges continuity and transformation, presenting “Reimagining Beauty” as an expression of timeless design. Celebrating its centenary in 2025 and led by the third and fourth generation, the brand continues to explore the relationship between space and individual experience while fostering international collaborations.

Architectural systems, updated annually with Piero Lissoni, remain central to Porro’s identity, supported by contributions from Dordoni Studio, Nao Tamura, and Yabu Pushelberg. The 2026 collection balances formal rigor and experimentation, with furniture between industrial object and sculpture. Porro strengthens its contract presence through bespoke projects spanning retail and residential spaces worldwide.

Key highlights include Nao Tamura’s Ryo bookshelf, a sculptural system of folded aluminum planes, and new seating designs: a lounge chair by Dordoni Studio and a versatile armchair by Yabu Pushelberg. These expand Porro’s living collection alongside the Tobu and Moulage seating systems, Biscuit sofa by Lissoni, and Cargo by Christophe Pillet, confirming the brand’s commitment to functional beauty and expressive versatility.

POEMO DESIGN Cinquant’anni di tessuti, venticinque di

sartoria per l’interior

Nel 2026 POEMO DESIGN celebra un doppio traguardo: cinquant’anni di consulenza creativa e textile design e venticinque anni dalla nascita della sua sartoria su misura. Non sono solo numeri: raccontano un percorso visionario, fatto di passione e coerenza progettuale. Mezzo secolo di ricerca e intuizione ha trasformato tessuti, colori e materiali in protagonisti dello spazio, ridefinendo il tessile nell’interior contemporaneo come elemento identitario e narrativo.

Tutto ha inizio nel 1976 con lo Studio Alessandra Comi, laboratorio creativo specializzato in design

tessile e immagine coordinata per le aziende. Fin dagli esordi, lo studio si rivolge a imprese di arredo e tessili, offrendo consulenza creativa e textile design capaci di tradurre l’identità del brand in collezioni, superfici e pattern distintivi. La ricerca su trame, cromie e materiali trascende la decorazione: ogni progetto diventa narrazione, riconoscibilità e valore strategico. Collaborazioni con maestri tessili italiani e internazionali e con realtà di primo piano nel design consolidano un metodo fondato su cultura del progetto, innovazione e rigore qualitativo. Accanto ad Alessandra Comi, fino al 2009, l’architet-

to Enzo Pozzoli apporta rigore tecnico e visione architettonica. La loro sinergia tra creatività e struttura genera uno stile equilibrato e riconoscibile, capace di coniugare estetica e funzionalità. Fin dagli esordi, il tessile non è complemento: modula la luce, scandisce proporzioni, crea atmosfere e rafforza l’identità degli ambienti.

Nel 2001 l’ingresso dell’architetto Emanuela Pozzoli segna una nuova fase. Lo studio diventa POEMO DESIGN e amplia il suo orizzonte: accanto alla consulenza creativa per aziende di arredo e tessili nasce la sartoria su misura, pensata per “vestire” gli spazi progettati dagli interior designer. Capi tessili esclusivi, definiti insieme ai progettisti in proporzioni, palette e materiali, vengono realizzati artigianalmente e consegnati chiavi in mano, perfettamente integrati nel concept.

Oggi POEMO DESIGN opera su due fronti complementari: da un lato consulenza creativa e textile design per aziende; dall’altro sartoria su misura per interior designer. Due percorsi distinti ma profondamente connessi, uniti da un’unica filosofia: il tessile come elemento identitario e narrativo.

Cinquant’anni di storia e venticinque di sartoria raccontano la passione di una famiglia e la forza di una visione capace di unire tradizione, innovazione ed eleganza. Con lo sguardo al futuro e alla sostenibilità, POEMO DESIGN continua a trasformare ogni progetto in esperienza, fedele alla propria identità e pronta a interpretare le nuove sfide del design contemporaneo.

www.poemodesign.it.

La sede di POEMO DESIGN a Figino Serenza. Lo stabile è stato ristrutturato dall’architetto Enzo Pozzoli nel 2004. All’ingresso è stata posizionata un’opera unica site specific dell’artista Mauro Staccioli.

Nella pagina a lato, Un riassunto di immagini esemplificativo di ciò che è POEMO DESIGN.

Sotto, Alessandra Comi ed Emanuela Pozzoli davanti ad un’opera di Franz Stahler

MOLTENI VERNICI La materia diventa linguaggio

Molteni Vernici oggi è una Maison italiana della materia, capace di trasformare le superfici in linguaggio progettuale. Il 2025 segna un passaggio decisivo: il secondo Compasso d’Oro riconosce un percorso costruito negli anni, in cui la materia smette di essere finitura e diventa espressione. Un’evoluzione che trova la sua sintesi nella nuova sede di Via Montenapoleone a Milano, nel cuore del design internazionale.

Un Atelier dove vivere la Molteni Vernici Experience, luogo in cui ricerca, visione e progetto si incontrano. Molteni Vernici non propone prodotti, ma sistemi applicativi completi, pensati per dare profondità, identità e continuità alla superficie.

Durante il Salone del Mobile, le superfici Molteni Vernici prendono vita all’interno dei progetti più rappresentativi: materiali che dialogano, riflettono la luce, costruiscono atmosfere e raccontano l’identità dei brand attraverso lo spazio.

Da Cantù al mondo la materia diventa linguaggio.

Molteni Vernici is an Italian Maison of material innovation. Awarded its second Compasso d’Oro in 2025, the company transforms surfaces into a design language. Its finishes are featured in key projects at Salone del Mobile, shaping spaces and expressing brand identity worldwide.

SAVONA 18 SUITES presenta la prima

Toiletpaper Beauty Room in Italia

Nel cuore del design district milanese, il Savona 18 Suites presenta un’iniziativa unica destinata a diventare un’icona dell’ospitalità esperienziale: la prima camera in Italia interamente dedicata all’estetica di Toiletpaper Beauty. La collaborazione, già avviata lo scorso anno, prosegue con un nuovo capitolo che consolida e amplia il dialogo tra Savona 18 Suites - hotel parte della prestigiosa BH Collection del Gruppo Blu Hotels e recentemente affiliato all’esclusiva collezione Preferred Hotels & Resorts Lifestyle - e Toiletpaper Beauty, rafforzando il posizionamento dell’hotel come spazio aperto alla sperimentazione e alle contaminazioni creative. Una delle camere del design hotel 4 stelle è stata completamente trasformata in un ambiente immersivo dal linguaggio visivo tipicamente ironico, pop e surreale che ha reso celebre il brand. Nasce così la nuovissima Queen Room By Toiletpaper Beauty: 30 mq per un ambiente unico, con letto matrimoniale king size, caratterizzato da tratti pop, ironici e surreali.

«Con questo nuovo capitolo, vogliamo rafforzare l’identità del Savona 18 Suites, un boutique hotel profondamente connesso con il mondo creativo milanese, offrendo agli ospiti non solo un soggiorno, ma un’esperienza sorprendente dove design e ospitalità si fondono armoniosamente», ha affermato Manuela Miraudo, Marketing & Events Manager di Blu Hotels. La Toiletpaper Beauty Room è pensata infatti come un percorso sensoriale completo: ogni componente dialoga con l’estetica inconfondibile fatta di colori saturi, immagini provocatorie e iconografie diventate ormai cult nel panorama del design contemporaneo. Protagonista dell’allestimento sarà dunque la linea cortesia Toiletpaper Beauty prodotta da La Bottega Collective, azienda italiana punto di riferimento da oltre quarant’anni nel settore cosmetico per hotel di

lusso. I prodotti porteranno nella camera la stessa cifra stilistica degli arredi che caratterizzano l’intero ambiente, realizzando così un’estensione coerente dell’estetica che lo contraddistingue. Questa sorprendente iniziativa si inserisce in un percorso internazionale che ha già visto Toiletpaper

Beauty entrare in alcune realtà alberghiere iconiche, tra cui il Sixty Les Hotel di New York e il The Concept Hotel Ibiza, diventando un punto di incontro tra arte contemporanea, lifestyle e ospitalità.

Il Savona 18 Suites ridefinisce quindi il concetto di hotel, offrendo agli ospiti un mondo sorprendente in cui colori, forme e immagini dialogano con stile e ironia. Nel complesso l’hotel milanese dispone di 42 camere: ognuna vanta elementi di arredo differenti, oggetti vintage e di design contemporaneo, selezionati uno ad uno dalla proprietà, presso le gallerie d’arte in zona e in collaborazione con una curatrice di articoli vintage, tutti acquistabili da parte degli ospiti.

Tutte le stanze, dunque, hanno una propria identità unica e ricercata.

Oltre i dazi, la forza del sistema

Feltrin: «Il 2025 è andato meglio del previsto. Pensavamo a una flessione pesante e, invece, abbiamo chiuso a +1,3%»

Il 2025 della filiera legno-arredo si chiude meglio di quanto si temesse in primavera, quando l’annuncio dei dazi americani di Trump aveva gettato ombre pesanti sulle prospettive del settore. Il dato finale, secondo i Preconsuntivi del Centro Studi di FederlegnoArredo, segna un +1,3%: un risultato modesto ma significativo, ottenuto grazie alla tenuta del mercato interno italiano, alla ripresa di Germania e Inghilterra e, più in generale, alla resilienza di un comparto abituato ad affrontare le turbolenze con nervi saldi. Ne abbiamo parlato con Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, che ci ha concesso il consueto appuntamento annuale per fare il punto sulla salute del settore, i rischi per il 2026, la concorrenza cinese e la grande

novità in arrivo: il Salone Contract, che debutterà nel 2027.

Presidente, un anno fa ci aveva detto che navigavamo a vista. Oggi, con il 2025 alle spalle, com’è andata?

«Meglio delle aspettative, decisamente. E questo va detto con soddisfazione, perché ad aprile, con la dichiarazione di Trump sui dazi, e la guerra alle merci dirette in America, si prevedeva per fine anno una flessione pesante. Invece abbiamo chiuso a +1,3%, che non è un numero che ci fa esultare, ma è, dato il contesto, un risultato di tutto rispetto. Negli ultimi cinque o sei anni ci siamo abituati alle forti emozioni: anche questa volta, nonostante le avversità, la filiera ha dimostrato di saper tenere».

Quali sono stati gli effetti dei dazi americani sulla filiera?

«I dazi sono stati dichiarati ad aprile, ma i loro effetti reali sulle esportazioni si sono visti solo dopo la metà dell’anno. Prima, c’è stato un effetto accaparramento: gli importatori americani avevano fatto scorte di prodotto a prezzi pre-tariffe, generando, fino a giugno, addirittura segni positivi. Da luglio in poi, invece, si sono cominciati a vedere decrementi importanti. Aggiungiamo anche che il dollaro nello stesso periodo ha perso circa il 15% sull’euro: un’ulteriore penalizzazione alla quale siamo costretti a sottostare, nostro malgrado. I dati dicono che il 2025 americano si è chiuso con un calo in cifra singola. Andrà peggio quest’anno perché, stando alle prime rilevazioni, al prossimo 31 dicembre la flessione sarà sicuramente in doppia cifra».

Quindi l’America sarà un problema serio nel 2026?

«Sì, sul mercato americano dobbiamo aspettarci un calo superiore al 10% rispetto al 2024. L’effetto pieno dei dazi, la svalutazione del dollaro e l’assenza delle scorte a magazzino a prezzi vecchi compongono uno scenario che peserà. Detto questo, dobbiamo distinguere tra i segmenti di mercato. Il privato che si innamora di un divano Made in Italy da 25.000 euro, se il prezzo sale a 30.000, nella maggior parte dei casi lo compra lo stesso: l’inci-

Piallacci naturali tinti e multilaminari. tabu.it

Salone del Mobile 2026 Pad. 22 - Stand A18

denza dell’aumento, trasferita attraverso il moltiplicatore dell’importatore, alla fine arriva a poco più del 10% sul prezzo finale. Diverso è il discorso per il contract: quando un buyer deve fare un budget per arredare una catena di alberghi e si trova un aggravio del 30% tra perdita di valore della valuta e dazio, l’impatto non può essere assorbito con la stessa facilità. Quello del contract è un mercato più attento al prezzo anche quando si parla di livelli alti. La flessione sul mercato americano è uno dei motivi per cui il Salone ha deciso di creare, dal 2027, uno spazio dedicato proprio al contract».

Quali sono i mercati nei quali la filiera legno-arredo ha performato meglio l’anno scorso?

«Il mercato interno italiano ha fatto la sua parte: nonostante i bonus edilizi siano stati molto ridotti rispetto al 2024, si è sentito ancora l’effetto volano degli anni precedenti. L’Italia, nel corso dell’anno, si è confermata tra le economie europee più solide, e nel nostro settore questa stabilità si è manifestata in modo evidente. Venendo all’Europa, due le sorprese positive: la Germania, che finalmente ha mandato segnali di ripresa concludendo con un segno positivo dopo due o tre anni in negativo, e il Regno Unito dove la crescita è stata del +4,2% interrompendo il trend discendente che durava da

tempo. La Spagna ha confermato le performance degli ultimi anni. La Francia, invece, primo mercato assoluto per noi, ha segnato il passo. Fuori dall’Europa, i mercati arabi davano segnali incoraggianti, ma i recenti sviluppi geopolitici hanno rimesso tutto in discussione. Speriamo che la guerra con l’Iran si risolva in fretta, anche perché se il petrolio rimane a questi livelli, a medio termine avremo effetti inflattivi sulle materie prime e sull’energia che si ripercuoteranno sui costi di produzione».

Arriviamo alla novità più attesa: il Salone Contract. Di cosa si tratta?

«È un progetto che mi entusiasma molto, perché nasce da un’esigenza reale del mercato. Il Salone del Mobile ha dimostrato negli anni di sapersi adattare ai tempi che cambiano: lo ha fatto durante il Covid con il Supersalone, e oggi lo fa intercettando la crescita del contract. La questione è questa: molte aziende hanno sviluppato prodotti per la casa e si sono poi affacciate al mondo contract, che è un mercato enorme, forse più grande di quello residenziale. Pensiamoci: quanti luoghi pubblici abitiamo ogni giorno? L’ufficio, il ristorante, l’albergo, l’aeroporto... L’usura è molto più rapida, il ricambio molto più veloce, e la platea di chi può comprare è immensamente più ampia. È una piramide sulla

Blossom - courtesy: Artwood Academy Lentate sul Seveso”

quale noi ci siamo posizionati nella parte alta, quella più ricercata».

Serve una fiera perché quello del contract è un mercato difficile da intercettare?

«Esatto. Il contract è un mercato eterogeneo e rarefatto. Quando si arreda la casa, il lavoro transita attraverso punti vendita fissi, conosciuti e raggiungibili. Se ti servono forniture contract, invece, devi passare dagli studi di architettura, dagli interior designer, dai grandi buyer internazionali. Poiché non c’è la continuità di un rivenditore, le aziende hanno espresso l’esigenza di poter disporre di un punto di incontro annuale, un luogo dove ritrovarsi, fare business e costruire relazioni. Ed è esattamente quello che faremo. Quest’anno, nel 2026, scaldiamo i motori: durante il 64° Salone del Mobile.Milano ci saranno iniziative che parleranno di contract. Il debutto vero e proprio del Salone Contract sarà, invece, nel 2027. E sarà un bel progetto, posso assicurarlo».

La concorrenza cinese sta davvero conquistando il nostro mercato?

«Vent’anni fa i produttori riconosciuti per qualità a livello mondiale eravamo noi italiani, poi c’erano i tedeschi e poco altro. Gli spagnoli erano acerbi e la Cina… era quasi assente. Oggi si sono rafforzati gli spagnoli, si sono risvegliati gli scandinavi, sono arrivati i polacchi, i turchi, e anche i cinesi si sono affinati molto. Il problema non è la concorrenza in sé: quella ci stimola. Il problema è la concorrenza sleale, quella di chi vende in Europa senza rispettare le nostre normative. Grazie a una ricerca eseguita da “LightingEurope”, l’associazione europea dei pro-

duttori di corpi illuminanti, abbiamo recentemente scoperto che su 300 prodotti cinesi acquistati in vari siti internet e poi testati, il 100% era fuori regola. Noi paghiamo costi importanti per rispettare i regolamenti europei e poi ci troviamo a competere con chi di quei regolamenti non si preoccupa affatto. Quello che chiediamo alla politica europea è un controllo severo all’entrata: oggi viene controllato appena l’1-2% dei prodotti che varcano i confini dell’Europa. Non chiediamo dazi, che hanno sempre effetti incontrollabili, chiediamo il rispetto delle regole che devono valere per tutti».

Un messaggio alle aziende che partecipano al Salone. Come vede i prossimi anni?

«Non posso dire che abbiamo davanti tempi luminosi. Se sfogliamo un giornale oggi, fare previsioni ottimistiche è difficile. Però il pessimismo va eliminato, perché un imprenditore pessimista non può esistere. E poi ricordiamoci che abbiamo già attraversato momenti molto più bui: gli anni ‘70 e ‘80, con le bombe per le strade, erano un contesto ben più difficile di quello odierno. Oggi ci confrontiamo anche con la trasformazione innescata dall’intelligenza artificiale, che porterà grandi benefici ma anche sfide. Con l’instabilità geopolitica. Ma abbiamo una filiera solida, un Salone che è un punto fermo riconosciuto in tutto il mondo, e una qualità del Made in Italy che nessuno è riuscito ancora a replicare davvero. Finché manteniamo quella, abbiamo le carte per guardare avanti con fiducia».

Blossom - courtesy: Artwood Academy Lentate sul Seveso”

Eurocucina 2026, benessere e convivialità

Ben 23.000 metri quadrati di esposizione per il «cuore» tecnologico e sociale della casa

Edi Snaidero: «Un ecosistema intelligente e sostenibile»

Il Salone del Mobile.Milano torna con uno dei suoi appuntamenti più attesi: EuroCucina / FTKTechnology For the Kitchen, la rassegna biennale che rappresenta il punto di riferimento mondiale per il settore. Con uno spazio espositivo di 23.000 metri quadrati, l’edizione di quest’anno celebra una trasformazione profonda della cucina, da semplice stanza a ecosistema tecnologico e relazionale. Ne abbiamo parlato con Edi Snaidero, consigliere incaricato del Gruppo Cucine di FederlegnoArredo.

Ingegner Snaidero, 23.000 metri quadrati di esposizione sono un segnale forte. Cosa vedranno i visitatori tra gli stand e quali innovazioni segneranno questa edizione?

«Non vedranno più solo un ambiente funzionale, ma un ecosistema intelligente e relazionale. In cucina, l’integrazione tra tecnologia e ambiente è diventata totale ma invisibile: vedremo piani a induzione integrati nei top, elet trodomestici che scompaiono e sistemi aspiranti nascosti in una sottile fuga. Accanto a questo, emerge una nuova sensibilità per i materiali evoluti e soste nibili, capaci di unire il basso impatto am bientale a una forte componente tattile ed emozionale. La cucina non è più solo il luogo dove si prepara il cibo, ma il fulcro del benessere e della convivialità».

Lei dice che la cucina sta ridisegnando il modo di

concepire l’abitare: significa che il confine tra cucina e living è definitivamente caduto?

«Assolutamente sì. Non esiste più la “stanza cucina” separata; oggi parliamo di cucina-living, il cuore tecnologico e sociale della casa. Questo porta a soluzioni progettuali innovative: la cucina diventa a tutta parete e può assolvere anche alla funzione di divisore di spazi. Vedremo soluzioni “duo”, accessibili da entrambi i lati, e pareti con porte scorrevoli che permettono di aprire o chiudere l’ambiente a seconda delle

Parlando di futuro: l’intelligenza artificiale e la domotica come trasformeranno il nostro modo di vivere la cucina?

«L’AI ottimizzerà consumi e ridurrà gli sprechi, ma il vero salto è la manutenzione predittiva, un concetto mutuato dal mondo dell’auto: l’elettrodomestico ci avviserà

Edi Snaidero

vita e il nostro heritage. Se la cucina italiana ha ottenuto questo traguardo, il merito è anche di chi produce le tecnologie e gli arredi che favoriscono l’arte del cucinare. È la prova che viviamo in un Paese così bello che non possiamo permetterci di fare prodotti brutti: la bellezza genera design. I tedeschi lo hanno capito e hanno scelto l’Italia come hub principale per presentare le loro novità, abbandonando fiere storiche come Colonia. Le fiere asiatiche, dal canto loro, possono fare grandi volumi, ma non hanno la nostra cultura della qualità della vita».

Veniamo ai numeri. Secondo il Centro Studi FederlegnoArredo, il settore ha chiuso con un +0,5%: come legge questo dato e cosa sta succedendo nel mercato interno rispetto all’export?

«Siamo in una fase di rallentamento fisiologico dopo il rimbalzo straordinario del post-Covid. Il dato complessivo del +0,5% nasconde due velo-

di un problema prima che si verifichi. La cucina diventerà l’hub energetico e tecnologico della casa, gestendo i carichi determinati dai consumi degli elettrodomestici e promuovendo una sostenibilità che è responsabilità verso la famiglia e l’ambiente».

La cucina italiana è ora patrimonio UNESCO. Tecnologie e tradizione, pertanto, possono convivere…

«Questo riconoscimento mi ha entusiasmato profondamente, perché premia la nostra qualità della

cità opposte: un mercato interno estremamente tonico, cresciuto del +3,4%, e un export che ha sofferto segnando un -5%. La tenuta dell’Italia è un segnale di fiducia dei consumatori domestici verso la casa come investimento primario. All’estero la situazione è più complessa: la Francia, che resta il nostro primo mercato di esportazione, ha registrato un -4,7%, ma il dato più pesante riguarda gli Stati Uniti, scesi del -13% (fonte dati: Centro Studi FederlegnoArredo)».

(Continua a pag. 32)

Viaggia con TRENORD

verso il Salone del Mobile e il Fuorisalone

Al Salone del Mobile e al Fuorisalone si va in treno: con Trenord, l’azienda ferroviaria lombarda che collega 460 stazioni con più di 2400 corse al giorno, muoversi è semplice e sostenibile.

280 corse giornaliere collegano Rho Fiera, la stazione a pochi passi dall’ingresso dell’esposizione, a Milano, Varese, Novara, Domodossola, Como e all’est della Lombardia.

Il Salone è raggiungibile anche dagli aeroporti milanesi: il Malpensa Express collega Malpensa a Milano con una corsa ogni 15 minuti. Da Linate, grazie alla metropolitana M4, è possibile arrivare a Rho Fiera con le linee S5 e S6 effettuando un cambio a Milano Forlanini o Dateo.

Per gli spostamenti da Milano al Salone è disponibile il biglietto da 2,20 euro, valido sul servizio ferroviario e metropolitano.

Chi arriva dal resto della Lombardia può scegliere il “Trenord Day Pass” a 10 euro; gli under 14 accompagnati dal titolare del biglietto viaggiano gratuitamente. Il pass consente di accumulare punti Verdi del programma fedeltà Community di Trenord, che premia chi viaggia in treno per i kg di CO2 risparmiati evitando l’uso dell’auto.

I biglietti sono acquistabili online su trenord.it, App Trenord, in biglietteria, ai distributori automatici o presso le rivendite Trenord.

Anche il Fuorisalone è a portata di treno: Trenord serve 24 stazioni a Milano, di cui 16 in interscambio con la metropolitana, permettendo di arrivare ai principali quartieri del design.

Chi raggiunge Milano per il Salone può scoprire la Lombardia con “Gite in treno” di Trenord, itinerari treno+esperienza verso laghi, città d’arte, parchi divertimento.

(segue da pag. 29)

C’entrano i dazi, o c’è qualcosa di più strutturale legato alla tipologia di business?

«Il problema non è la percentuale del dazio in sé, ma l’incertezza che paralizza il settore contract e multi-housing. Occorre capire come funziona questo mercato: una parte rilevante del fatturato delle aziende italiane negli Stati Uniti — e più in generale in tutto il mondo anglosassone, dall’Australia al Regno Unito — viene generata non dai singoli punti vendita al dettaglio, ma dai grandi progetti residenziali: complessi da centinaia di appartamenti, dove le cucine vengono fornite in blocco a costruttori e developer immobiliari.

In questo modello, la logica economica è completamente diversa dal retail. Il costruttore che deve allestire un intero complesso residenziale ragiona su margini molto stretti e su prezzi concordati con largo anticipo. Se a progetto avviato arriva l’incertezza sui dazi — non sai se dovrai pagare il 10% o il 25%, e quando — il primo riflesso è congelare tutto. Non si annulla necessariamente il progetto, ma si rimanda la firma degli ordini, si rimanda la consegna, si rimanda l’investimento. E questo “rimando” si traduce immediatamente in un crollo degli ordini per i produttori italiani.

Nel retail tradizionale, per contro, la contrazione è stata minima: chi entra in un negozio per comprare la cucina della propria casa non si ferma a causa di un’incertezza tariffaria sul mercato americano. Il problema, dunque, è tutto concentrato sul contract».

Allora il calo non è un segnale di debolezza strutturale del prodotto italiano, ma un effetto temporaneo dell’incertezza politica?

«Esattamente. Tuttavia, il quadro tariffario, pur non essendo ideale, ultimamente si è in qualche modo stabilizzato. Molti di quei progetti che erano stati rimandati, non annullati, possono adesso ripartire. Le aziende trovano soluzioni: a volte si lavora sulla struttura del prodotto, a volte si trova un accordo con l’importatore per diluire l’incidenza del dazio, a volte si interviene sul posizionamento di prezzo. Occorre anche ricordare che la cucina italiana di fascia medio-alta, che è il nostro vero mercato, è un prodotto dove il prezzo è rilevante ma non determinante come in altri segmenti. Chi compra una cucina italiana di qualità lo fa per il design, per la sartorialità, per la tecnologia integrata: un delta percentuale sul prezzo finale raramente cambia la

decisione d’acquisto.

Il tema vero, guardando avanti, non è tanto il livello dei dazi, quanto la capacità delle aziende di imparare a convivere con l’incertezza geopolitica come variabile strutturale. Ogni anno c’è qualcosa: i dazi americani, le tensioni in Medio Oriente, l’instabilità politica francese. Le imprese devono costruire una resilienza sistemica, diversificando i mercati e non dipendendo mai troppo da un singolo paese o da un singolo canale distributivo».

Parlando di diversificazione: quali sono i mercati che offrono le migliori prospettive di crescita per la cucina italiana?

«Gli Emirati Arabi Uniti, che l’anno scorso hanno segnato un +35%, stavano dando un segnale importante: peccato che la situazione in Medio Oriente stia ora esplodendo con conseguenze imprevedibili per il futuro. La Spagna ha recuperato bene. E poi c’è tutto il capitolo dei nuovi accordi commerciali europei: come presidente della Federazione Europea dei produttori di mobili seguo con attenzione i negoziati di libero scambio con Sud America, India e Nuova Zelanda. In particolare, il Sud America mi sembra una terra di grande opportunità: c’è una componente significativa di discendenti europei che hanno una predisposizione naturale verso il nostro design, ne comprendono il valore più velocemente rispetto ai mercati asiatici, e appartengono a una fascia di consumatori in forte crescita. L’India è ancora un mercato in formazione, ma con una classe media in espansione che guarda all’Occidente come riferimento estetico. Il principio di fondo è uno solo: quando si chiude una porta, bisogna essere pronti ad aprire un portone».

Il vero wellness è la personalizzazione

Elia Vismara: «Al Salone
Internazionale del Bagno in mostra il meglio di un settore in continua evoluzione». Buona tenuta del comparto nel 2025

Il Salone Internazionale del Bagno 2026, appuntamento biennale nell’ambito del Salone del Mobile.Milano, non è solo una vetrina commerciale, ma un osservatorio privilegiato su un comparto che ha saputo trasformare la propria frammentazione strutturale in un punto di forza qualitativo. Per parlare dell’evento, con 163 espositori provenienti da 14 Paesi distribuiti su una superficie di 16.000 metri quadrati, e della continua evoluzione del settore, abbiamo incontrato Elia Vismara sidente di Assobagno, che rappresenta all’interno di FederlegnoArredo le azien de produttrici di arredobagno.

Presidente, i numeri di questa edizione descrivono un settore sempre vitale. Dal punto di vi sta stilistico, visitando gli stand sarà possibile identificare una tendenza dominante?

«Riconoscere una tendenza uni voca nel nostro comparto è un

esercizio complesso: chi arreda il bagno riunisce in ambienti di pochi metri quadrati prodotti e materiali diversissimi, realizzati da una miriade di aziende che operano con una specializzazione verticale molto spinta. Chi produce rubinetteria si concentra esclusivamente su quel segmento, così come chi realizza cabine doccia o sanitari; le realtà capaci di offrire l’arredo bagno completo sono rarissime. Data l’estrema frammentazione dei produttori, parlare di tendenza è difficile, molto più agevole, invece, introdurre il concetto di personalizzazione: il bagno moderno non è un ambiente standardizzato, ma un progetto “a pezzi” dove il cliente coordina elementi di marchi differenti per creare uno spazio unico».

Quest’anno c’è anche un certo ricambio tra gli espositori. Cosa si aspetta di trovare? «Alcune aziende sono uscite, altre sono entrate. E tra queste ci sono piccole realtà che si affacciano al Salone per la prima volta. Quando ci si deve far notare, si tende a uscire dagli schemi per attirare l’attenzione. Sono sinceramente curioso di fare un giro tra gli spazi espositivi e vedere cosa emerge: qualche chicca inaspettata ci sarà di sicuro.

Percorrendo i padiglioni, si scoprono proposte

Elia Vismara

che i singoli produttori hanno tenuto riservate fino all’apertura del Salone: prodotti spesso innovativi».

Quali sono state le novità che hanno lasciato il segno nell’edizione precedente e che oggi ritroviamo consolidate sul mercato?

«L’ingresso della tecnologia PVD sull’ottone, ormai giunta a piena maturazione, ha senza dubbio rappresentato un significativo momento di svolta. Questa applicazione ha aperto le porte a un’ampia gamma di nuance metalliche: bronzo, rame, oro e molte varianti intermedie. Ciò che due anni fa stava emergendo ora è consolidato: il consumatore non si accontenta più dell’uniformità, cerca sfumature che conferiscano carattere e calore all’ambiente bagno».

In questo contesto di personalizzazione spinta, come si è evoluta la capacità delle aziende di offrire risultati estetici coerenti pur operando ciascuna in modo indipendente?

«Studiando gamme di finiture quasi infinite. In un settore in cui non esiste un codice comune prefissato, esistono, però, una profonda conoscenza reciproca e uno studio costante di ciò che i vari player stanno sviluppando. La cabina doccia, ad esempio, viene quasi sempre acquistata per ultima, a rubinetteria già installata. Per questo motivo, i produttori di cabine hanno sviluppato cataloghi con una gamma di finiture estremamente ampia, studiata per armo-

nizzarsi con la rubinetteria stessa e con i colori già scelti dal cliente. Questo coordinamento, realizzato singolarmente da ciascuna azienda, è una vera evoluzione del settore, anche se procede senza un filo comune istituzionalizzato».

Parliamo di “wellness”. Nel bagno contemporaneo, il benessere si ottiene con la tecnologia?

«Il benessere non va ricercato esclusivamente nella complessità tecnologica del prodotto, ma nella sensazione di possedere uno spazio costruito su misura. È un concetto sartoriale: il wellness è la possibilità di cucirsi addosso l’ambiente, scegliendo ogni materiale e ogni componente affinché rispondano esattamente ai propri desideri. Come un abito su misura risulta comodo perché modellato sulla persona, così il bagno diventa un luogo di rigenerazione quando riflette perfettamente l’identità di chi lo abita».

Quindi l’intelligenza artificiale non è ancora entrata in bagno?

«In termini di prodotto finito siamo ancora sulla tradizione. Il lavandino elettronico governato dall’AI o la cabina doccia con schermo integrato restano per ora soluzioni distanti dall’uso quotidiano. L’impatto reale dell’AI è invece già evidente a livello produttivo: le aziende la utilizzano per ottimizzare i magazzini, ridurre le scorte e, in fase di progettazione tecnica, per calcolare con maggiore precisione parametri come

la fluidodinamica dei sanitari o i profili delle cabine doccia: risultati concreti, anche se l’utente finale non li percepisce direttamente. Dove invece la tecnologia digitale sta già cambiando l’esperienza d’acquisto è nel rendering. Oggi chiunque può visualizzare in anticipo come apparirà il proprio bagno finito grazie a software evoluti e visori specifici».

Durabilità, accessibilità, sostenibilità: sono temi sempre più centrali nel progetto del bagno moderno?

«Il bagno ha un tasso di sostituzione estremamente lungo: raramente viene ristrutturato prima di venti o venticinque anni. Questo ci impone di progettare spazi che non subiscano l’invecchiamento degli occupanti: non si fa il bagno per i bambini, perché i bambini crescono. L’accessibilità, dunque, non è più un tema legato solo alla disabilità, ma una scelta strutturale di comfort universale: piatti doccia a filo pavimento, miscelatori ergonomici e maniglie sicure sono soluzioni che si adattano alle diverse fasi della vita. Sul fronte della sostenibilità, l’evoluzione è costante anche se spesso invisibile: un sanitario di nuova generazione funziona con 4-5 litri d’acqua per scarico, contro i 15 degli anni Ottanta. Il confronto tra un catalogo di vent’anni fa e uno attuale mostra una differenza netta in termini di durata dei materiali e responsabilità ambientale».

Numeri: come ha performato il vostro settore nell’ultimo anno?

«Nel 2025 il sistema arredobagno registra un fatturato alla produzione di 4,3 miliardi di euro, con una crescita del +1,5% rispetto al 2024, confermando una buona tenuta complessiva. L’andamento positivo è sostenuto principalmente dal mercato interno, che cresce del +2,2%, mentre le esportazioni si mantengono sostanzialmente stabili (+0,5%), sfiorando 1,7 miliardi di euro, con una quota export che si attesta attorno al 40% del valore complessivo (fonte dati: Centro Studi FederlegnoArredo). Lo stesso export ha presentato dinamiche più articolate: i due grandi mercati di riferimento — Germania e Francia, con circa 250 milioni di fatturato di esportazione — hanno avuto andamenti divergenti. La Germania ha mostrato segni di recupero dopo un 2024 difficile, mentre la Francia attraversa ancora una fase di sofferenza».

State esplorando nuovi mercati?

«Sì, ma ci scontriamo con alcuni ostacoli. Il primo è di carattere normativo: il bagno si interfaccia con impianti idraulici che variano da Paese a Paese (“polliciaggi” dei tubi, standard tecnici diversi) e questo crea barriere di accesso concrete. Il secondo è culturale: gli Stati Uniti, per esempio, pur essendo un mercato potenzialmente immenso, hanno abitudini molto distanti dalle nostre. La cabina doccia come la concepiamo in Europa, là non viene utilizzata: si usa ancora la tenda o uno schermo da vetraio sulla vasca. Il mondo mediorientale, dopo un periodo promettente, presenta oggi molte nuvole all’orizzonte. Il Sud America viene indicato come opportunità, ma anche lì la situazione è complessa. Resta l’Europa, che si conferma il grande bacino di riferimento, e presidiarla bene è la nostra priorità».

al fianco delle piccole e medie imprese locali

In un contesto economico in evoluzione, le piccole e medie imprese del territorio affrontano nuove sfide tra rallentamento e opportunità di crescita. Ne parliamo con Massimo Dozio, Direttore Generale della BCC Cantù, che offre una lettura concreta dello stato di salute del tessuto imprenditoriale locale. Un confronto diretto per capire prospettive, bisogni e priorità del sistema economico brianzolo.

Qual è oggi la situazione delle piccole e medie imprese del territorio?

Dopo la crescita registrata nel periodo post-pandemico, le piccole e medie imprese di Cantù e della Brianza si trovano oggi a fare i conti con una fase di rallentamento. Nonostante ciò, il tessuto imprenditoriale locale, composto da microimprese e PMI manifatturiere, continua a dimostrare una buona capacità di tenuta, in particolare tra le aziende più orientate all’export, che riescono a compensare in parte la debolezza della domanda nazionale. Nel complesso, il momento attuale appare più come una fase di assestamento che una vera e propria crisi strutturale, che richiederà alle aziende capacità di adattamento e una crescente apertura ai mercati internazionali.

Quali le richieste più frequenti che rivolgono alla banca?

Le richieste più frequenti che le imprese e i cittadini rivolgono alla BCC Cantù riguardano principalmente il sostegno finanziario, in un contesto economico reso più incerto dal rallentamento in atto. In particolare, le PMI chiedono supporto per la gestione della liquidità, per gli investimenti e per affrontare le sfide legate all’innovazione e alla crescita.

Ma il ruolo di BCC Cantù va oltre il semplice servizio bancario. In quanto banca di comunità, fortemente radicata nel territorio, l’istituto si pone come punto di riferimento non solo per le imprese, ma anche per associazioni ed enti locali. L’obiettivo è sostenere concretamente il tessuto economico e sociale del territorio canturino, rispondendo alle diverse esigenze che emergono.

Quanto stanno investendo le imprese locali in innovazione e sviluppo?

Le imprese canturine e brianzole continuano a investire in innovazione e sviluppo, confermando una forte propensione al rinnovamento. Gli investimenti si concentrano in particolare sulla digitalizzazione dei processi, sull’introduzione di nuove tecnologie e su progetti legati alla sostenibilità ambientale. La volontà di investire resta diffusa: le imprese del territorio sono consapevoli che innovare non è più una scelta, ma una necessità per affrontare le sfide future e cogliere nuove opportunità di crescita.

Quali sono le priorità di BCC Cantù per sostenere il tessuto imprenditoriale locale?

Come BCC Cantù poniamo al centro della nostra missione il sostegno concreto al tessuto imprenditoriale locale e supportiamo le piccole e medie imprese nell’accesso al credito, accompagnandole sia nella gestione quotidiana sia nei progetti di crescita e investimento. Come già sottolineato, riserviamo particolare attenzione all’innovazione, alla digitalizzazione e alla sostenibilità, considerate leve strategiche per rafforzare la competitività delle aziende del territorio. Oltre al supporto economico, valorizziamo il rapporto diretto con le imprese, offrendo soluzioni personalizzate in ogni fase del loro sviluppo. La nostra banca estende inoltre la propria attenzione alle nuove generazioni, ritenute fondamentali per il futuro dell’economia locale.

La banca che fa crescere e supporta il tuo talento

Sede: Cantù - Corso Unità d’Italia, 11 • 031.719.111 • info@cracantu.it • cracantu.it • Le nostre filiali: Brenna • Bulgarograsso • Cabiate • Cadorago • Cantù - sede • Cantù - Pianella Cantù - Vighizzolo • Capiago Intimiano - Intimiano • Capiago Intimiano - Olmeda • Carimate • Carugo Cermenate • Cernobbio • Como centro • Como - Albate • Cucciago • Figino Serenza • Fino Mornasco Lomazzo • Lurate Caccivio • Mariano Comense • Mariano Comense - Perticato • Novedrate • Olgiate Comasco Rovello Porro • Saronno • Solbiate con Cagno • Sondrio • Vertemate con Minoprio • Villa Guardia.

photo © Luca Merisio

GIOIELLERIA COLOMBO

Dove il tempo incontra l’arte dell’eccellenza

Nel cuore di Monza, Gioielleria Colombo si afferma come espressione autentica di una tradizione familiare che evolve verso una visione contemporanea. Alla guida, Dario Colombo, insieme alle figlie Annacaterina e Benedetta Stella, custodisce e rinnova un’eredità fatta di cultura del bello, attenzione all’eccellenza e profonda conoscenza dell’alta orologeria e della gioielleria.

All’interno della Maison, dove ogni scelta è il risultato di un’attenta selezione guidata da rigore e sensibilità, prendono forma creazioni che trascendono la funzione per accedere alla dimensione dell’arte. È in questo contesto che si inseriscono le opere di L’Epée 1839, storica manifattura svizzera che da quasi due secoli interpreta il tempo come meraviglia meccanica. I segnatempo L’Epée si configurano come autentiche sculture cinetiche, architetture in miniatura. Ogni creazione nasce dall’incontro tra ingegneria di precisione e ricerca estetica, dando vita a oggetti straordinari che evocano universi molteplici, dall’immaginario industriale alle visioni futuristiche, mantenendo sempre un linguaggio stilistico coerente ed elegante.

Proporre L’Epée, per Gioielleria Colombo, significa scegliere di raccontare il tempo attraverso una visione non convenzionale, destinata a collezionisti e intenditori che riconoscono il valore dell’unicità. La Maison si conferma così non soltanto luogo di vendita, ma vero e proprio riferimento culturale, capace di interpretare e anticipare le evoluzioni del gusto contemporaneo.

Uno spazio in cui il tempo non si limita a scorrere, ma si rivela, in forme inattese, come autentica

RISK & RESILIENCE

Lavora al fianco degli imprenditori del design e dell’arredo

In un mercato globale segnato da discontinuità sempre più frequenti, economiche, geopolitiche e tecnologiche, la resilienza non è più un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per competere. Ad essere ben consapevole di questo aspetto è Risk & Resilience. Si tratta di uno studio di consulenza strategica direzionale con sede a Cantù e nato con un obiettivo preciso: proteggere la capacità delle imprese italiane di produrre, innovare e crescere anche in contesti complessi.

In particolare l’attività guidata da Matteo Romanò lavora al fianco degli imprenditori del design e dell’arredo che caratterizzano il nostro territorio, condividendone visione e responsabilità, con una profonda conoscenza delle dinamiche delle Pmi manifatturiere. Parliamo di realtà agili e altamente specializzate, in cui il patrimonio creativo rappresenta il principale asset strategico e la continuità operativa è il vero motore della redditività.

Il Salone del Mobile

La grande esposizione milanese rappresenta senza dubbio per le aziende del settore che vi partecipano il culmine di mesi di investimenti, ricerca e prototipazione. È un momento di massima visibilità, in cui opportunità e rischio crescono in modo propor zionale: criticità d’immagine, vulnerabilità lo gistiche e minacce alla proprietà intellettuale possono compromettere, in pochi istanti, il valore costruito nel tempo.

Qui interviene Matteo Romanò: «Il nostro ap proccio si fonda su una visione integrata della Business Continuity

mato - intesa non solo come capacità di reagire all’imprevisto, ma come sistema strutturato di protezione dell’investimento. Supportiamo le aziende nell’identificare, valutare e gestire i rischi che emergono proprio nei momenti più critici. Dai tentativi di plagio dei modelli alle interruzioni della supply chain, dai rischi reputazionali ai cyber-attacchi mirati ai database di ordini e contatti internazionali».

Il rischio si può trasformare in valore?

Se il Salone del Mobile è da considerare come un banco di prova strategico, è bene ricordarsi che è possibile trasformare il rischio in valore: «Interveniamo con un metodo concreto e operativo, che traduce l’analisi in protocolli di azione immediatamente applicabili. - ha proseguito Romanò - Non ci limitiamo a prevenire criticità ma contribuiamo a costruire imprese più robuste, consapevoli e reattive. Governare il rischio significa rafforzare il posizionamento competitivo: una PMI resiliente ispira fiducia immediata nei buyer globali, negli istituti finanziari e nei partner strategici, distinguendosi come interlocutore affidabile in qualunque scenario».

In sostanza affidarsi a Risk & Resilience consente all’imprenditore di concentrarsi sul proprio core business: progettare eccellenza e co«Alla protezione della sua visione e alla continuità ope- ha una sicurezza invisibile ma pervasiva, pensata per permettere al design italiano di esprimersi al massimo del suo potenziale, senza interruzioni».

Un laboratorio di idee Aperto al mondo

Da Rem Koolhaas al nuovo forum sul contract, fino a Riyadh e Shanghai: Annalisa Rosso racconta il programma culturale più ambizioso della storia del Salone del Mobile.Milano

Annalisa Rosso, Editorial Director & Cultural Events Advisor del Salone del Mobile.Milano, è l’architetto del pensiero che trasforma ogni edizione in un laboratorio di idee aperto al mondo. Con Drafting Futures, il nuovo forum dedicato al contract curato con Rem Koolhaas, e la nascita di Salone Raritas, il programma culturale 2026 si conferma motore strategico della manifestazione, non semplice cornice. Facciamo il punto sulla filosofia alla base di questi eventi con colei che ricopre un ruolo decisivo nel definirne il palinsesto culturale.

Annalisa, ci aiuta a fare il punto sul programma culturale 2026: qual è l’idea guida di “Drafting Futures. Conversations about Next Perspectives” quest’anno e in che modo dialoga con le trasformazioni del settore, tra innovazione, sostenibilità e nuovi mercati?

«“Drafting Futures” nasce come uno spazio di incontro e confronto aperto in un’epoca di grande complessità per il nostro settore. Come sempre, avremo grandi voci del design e dell’architettura e tavole rotonde di approfondimento su argomenti specifici come il design in serie limitata e l’antiquariato. Un nome per tutti: lo studio di architettura Al Borde, fondato nel 2007 a Quito in Ecuador da Pascual Gangotena, David Barragán, Maríaluisa Borja e Esteban Benavides, e recentemente premiato con il prestigioso Swiss Architectural Award per la sua capacità progettuale poetica, radicale e comunitaria. Mentre, per la prima volta avremo un forum nella giornata di mercoledì 22 aprile dedicato ai temi del

ph: ©Studio Giò Forma

contract, che vogliamo leggere non solo come un segmento di mercato particolarmente significativo, ma come un’infrastruttura culturale che coinvolge hospitality, workplace, sanità, retail, spazi pubblici e altri ambiti ancora. È in questo ambito che oggi si registrano i più importanti interventi su larga e larghissima scala, con ricadute dirette dal punto di vista della responsabilità e della sostenibilità. Sarà un’occasione unica per riflettere in maniera fattiva sulle prospettive future del business della progettazione degli interni, con una lectio magistralis tenuta dall’architetto Rem Koolhaas affiancata da interventi di professionisti del settore particolarmente significativi. Lo studio OMA presenterà in questa occasione anche il Masterplan strategico che sta disegnando per il Salone del Mobile, un progetto a medio e lungo termine dedicato alla complessità del mondo contract. Un focus pensato anche in funzione dei circa 250 top player internazionali che presenzieranno al Salone 2026 grazie a un programma di incoming dedicato.

Il public programme viaggia ormai tra Milano, Riyadh, Shanghai, Hong Kong e New Delhi: che cosa avete imparato portando il dibattito del Salone in contesti così diversi? Le tappe internazionali stanno cambiando il modo di progettare i contenuti in fiera?

«Abbiamo imparato che il design non è mai astratto. Ogni geografia porta con sé scale e sensibilità diverse, ritmi di trasformazione non comparabili. A Riyadh il tema dell’infrastruttura e della costruzione di nuove identità urbane è centrale. In Asia la relazione tra digitale, manifattura e velocità di crescita è impressionante. L’elenco potrebbe andare avanti a lungo: in Europa nelle ultime settimane siamo stati a Parigi, Londra, Madrid, Berlino. Arriviamo da Los Angeles e Chicago. Questo confronto continuo ci ha reso più consapevoli del fatto che Milano non è un centro che irradia, ma un nodo dentro una rete. Le tappe internazionali sono diventate un contributo irrinunciabile per delineare il nostro public programme, lo rendono più efficace e ricettivo. Ci obbligano a formulare domande meno autoreferenziali e capaci di leggere le tante diverse circostanze del presente globale».

Lo spazio progettato da Formafantasma è pensato come piattaforma stabile del confronto:

perché ritiene fondamentale che lo spazio fisico in cui si tengono i talk – la sua forma, i colori, i materiali, la disposizione – sia progettato come una vera e propria arena?

«Sono sempre stata convinta che il pensiero ha bisogno di una forma per articolarsi. Ancora ricordo le lezioni in università a Genova, quando il professore Edoardo Sanguineti proponeva agli studenti di elaborare un testo su uno stesso foglio utilizzato in verticale oppure in orizzontale. Il cambiamento era sorprendente. Per questo con Formafantasma abbiamo continuato a lavorare sull’arena apportando piccole e grandi modifiche mantenendo la struttura, anche per ragioni di sostenibilità, ma trasformando il dispositivo. Ad esempio, la piattaforma in cui si trovano gli speaker ora è centrale, per agevolare la circolarità del pensiero, interrompere l’idea di uno scambio frontale, univoco, e invece coinvolgere il pubblico con una condizione di prossimità dove chi parla è esposto e chi ascolta è parte attiva. In un contesto come il Salone, dove tutto è veloce e intenso, l’arena propone delle pause progettate in ogni dettaglio per riportare il dibattito a una dimensione fisica, condivisa».

Annalisa Rosso

Il programma culturale viene descritto come “motore strategico” del Salone, non solo come cornice: può farci un esempio concreto di come un tema emerso nei talk di questi anni abbia poi inciso sulle strategie delle aziende presenti in fiera?

«Negli ultimi anni, temi come la circolarità, la responsabilità lungo la filiera o l’evoluzione del contract sono emersi con forza nei talk. Oggi vediamo aziende che investono in materiali rigenerativi, che ripensano i cicli di vita dei prodotti, che strutturano divisioni dedicate ai grandi progetti internazionali. Il programma culturale non impone direzioni, ma crea consapevolezza condivisa. Quando un tema viene discusso pubblicamente, acquisisce legittimità e diventa terreno comune. In questo senso, il dibattito anticipa e accompagna le scelte strategiche».

Veniamo a Salone Raritas: con una costellazione di 25 espositori qual è la visione che ha guidato la nascita di questo evento espositivo? Che tipo di dialogo si vuole aprire con il mercato B2B del design?

«Negli ultimi periodi, anche attraverso le numerose esperienze all’estero, abbiamo registrato una richiesta crescente di elementi capaci di aggiungere valore identitario e culturale ai progetti, sia nel settore dell’interior design sia in quelli dell’hospitality e del contract. Con 25 espositori

selezionati in tutto il mondo tra collectible, design contemporaneo, antiquariato e craft d’eccellenza, Salone Raritas mette per la prima volta in relazione questo universo con i visitatori B2B del Salone del Mobile. È un’evoluzione naturale, che introduce un nuovo elemento rispondendo a una trasformazione in corso nel nostro settore. Il Salone ha sempre voluto estendere il suo panorama per intercettare nuove pratiche e necessità».

Nei grandi progetti contemporanei le opere da collezione sono sempre più usate come leve di identità, come immagina che architetti, developer e brand utilizzeranno Salone Raritas nei prossimi anni: come vetrina, come “biblioteca di linguaggi” o come vero e proprio laboratorio dove ridefinire il rapporto tra rarità, mercato e cultura del design?

«Mi piace pensare che Salone Raritas sia una biblioteca di linguaggi, ma anche un laboratorio. Nei grandi progetti il pezzo raro non è solo una presa di posizione, una dichiarazione d’intenti: architetti e developer cercano elementi capaci di costruire un’identità specifica, di riflettere gusti, stile e personalità. Salone Raritas diventa il luogo dove questa ricerca prende forma, uno spazio in cui mercato e cultura non sono in opposizione ma entrano in relazione. Non si tratta soltanto di esporre, ma di ridefinire il perimetro di ciò che oggi consideriamo progetto».

Salone Raritas Nilufar Andres Reisinger - 12 Chairs For Meditations ph: ©Photo Alejandro Ramirez Orozco

www.atgcreative.space

PENSIAMO PROGETTIAMO ATTIVIAMO

Diamo forma al tuo brand

ATG Creative progetta soluzioni che uniscono creatività e tecnologia per dare forma a identità visive riconoscibili e orientate al posizionamento.

Ogni intervento nasce da un obiettivo concreto

SITI WEB & E-COMMERCE

BRAND IDENTITY & STRATEGY

FOTO E VIDEO AZIENDALI

LINKEDIN: IL TUO STAND CONTINUA ANCHE DOPO IL SALONE

LinkedIn è uno strumento strategico Ti aiutiamo a gestirlo in modo consapevole per trasformarlo in contatti, relazioni e business.

CORSI DI FORMAZIONE EVENTI E STAND

SOCIAL & LINKEDIN STRATEGY

Salone Raritas: un nuovo ecosistema espositivo

C’è un territorio che il Salone del Mobile.Milano non aveva ancora esplorato: quello dove il pezzo unico incontra il mercato professionale del progetto, dove un’opera da collezione non è un’eccezione, ma un asset strategico, dove antiquariato, design autoriale ed edizioni limitate dialogano con architetti, developer e operatori dell’hospitality alla pari degli altri espositori. Durante la manifestazione espositiva, nel padiglione 9 di Fiera Milano Rho, questo terri torio prende forma per la prima volta: è Salone Raritas, una delle novità più atte se della 64ª edizione del Salone. L’idea nasce da un’osservazione che chiunque lavori nei grandi progetti contemporanei conosce bene.

Negli hotel di lusso, nelle residenze d’autore, negli spazi retail che puntano sull’esperienza, il pezzo raro non ha più solo una funzione decorativa. È una scelta di campo, una biografia per immagini di chi ha

Nasce con l’obiettivo di costruire

un contesto adeguato, nonché una rete di relazioni e opportunità commerciali per pezzi unici o rari

commissionato il progetto. E architetti e developer lo sanno — cercano oggetti capaci di costruire un’identità precisa, non intercambiabile, che resista al tempo e alle mode. Il Salone ha visto questa trasformazione in atto nelle città in cui porta il suo dibattito — da Riyadh a Hong Kong, da Los Angeles a New Delhi — e ha deciso di rispondere costruendo qualcosa di nuovo. Non una sezione aggiuntiva o un’appendice del programma, ma una piattaforma con una propria logica, un proprio pubblico, una propria ragione di esistere.

Venticinque espositori selezionati da tutto il mondo: gallerie, fornaci storiche, piattafor-

me di collectible design, realtà di antiquariato di alta gamma. Nilufar, pioniera milanese nel dialogo tra maestri del passato e design contemporaneo. Salviati di Murano, che ha affidato a Draga & Aurel una reinterpretazione del vetro. Collectional, piattaforma emiratina che affianca pezzi in edizione limitata a un progetto speciale di Sabine Marcelis Mercado Moderno e il modernismo tropicale sudamericano. Bianco67 con Parasite 2.0. Brun Fine Art tra Londra, Milano e Firenze. E Mouromtsev Design Editions con Soft Parade, nuova collezione di Job Smeets curata da Maria Cristina Didero Geografie e linguaggi lontanissimi tra loro, che qui si ritrovano per la prima volta a parlare con la stessa platea: quella dei professionisti del progetto che al Salone vengono non solo per comprare, ma per capire dove sta andando il mondo. Quel che li accomuna non è uno stile, né un’epoca. È la qualità come postura, la rarità come scelta consapevole, il tempo lungo come misura del valore. Sono oggetti pensati per durare e, sempre più spesso, sono proprio loro a dare carattere ai progetti più ambiziosi, a segnare la differenza tra uno spazio ben eseguito e uno spazio memorabile. Salone Raritas lavora esattamente su questo confine.

A tenere insieme tutto questo ci sono due nomi precisi. Annalisa Rosso cura la selezione con la stessa logica con cui costruisce il programma culturale del Salone: non una vetrina, ma un ragionamento. Un atlante curatoriale, lo chiama lei, dove ogni espositore porta un linguaggio che si misura con gli altri senza schiacciarli. Formafantasma firma lo spazio — una lanterna architettonica, porosa e dichiarata nella sua materialità, pensata per far respirare le gallerie senza perderle nel rumore della fiera. La struttura è modulare e riusabile,

la palette cromatica predefinita lascia spazio alle personalizzazioni senza perdere coerenza. Un dispositivo critico, lo chiamano Andrea Trimarchi e Simone Farresin, oltre che funzionale. Uno spazio che non compete con ciò che espone, ma lo porta in luce.

È significativo che Salone Raritas non nasca ai margini della Manifestazione, ma nel suo cuore: dentro Fiera Milano Rho, tra gli stessi padiglioni dove si decide il futuro dell’arredo internazionale. È una scelta precisa — il design da collezione non appartiene a un circuito separato, ma fa parte dello stesso ecosistema. Compito del Salone è mettere questo universo in contatto diretto con investor, developer e committenze che oggi cercano nella rarità un indice di valore tanto quanto nella produzione industriale.

Nella pagina a lato, in alto, la nuova sala espositiva (ph: ©Formafantasma).
Sotto, Brun Fine Art, busto in marmo italiano del XVII secolo, Antonino Principe di Roma.
Qui sopra, Mercado Moderno, Jorge Zalszupin Andorin, ha coffee table.
In alto Collectional Plot 6 Manu Bañó

Salone Contract: lectio pubblica, percorso e forum

Il 64° Salone prepara il terreno al progetto. Una piattaforma dedicata la cui prima edizione si svolgerà nel 2027: road tour dal prossimo mese di settembre

Nel contract non vince chi mostra di più. Vince chi arriva preparato, con i file BIM in ordine, le certificazioni di sostenibilità sul ciclo di vita, la capacità produttiva per gestire commesse su misura a scala internazionale. È un mercato diverso dalla distribuzione tradizionale, con tempi lunghi, barriere d’ingresso alte e una domanda sempre più sofisticata che integra prodotto, tecnologia e servizi in un unico ecosistema. Il Salone del Mobile.Milano ha deciso di entrarci costruendo una piattaforma dedicata, strutturata nel tempo, affidata a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA

Si chiama Salone Contract, e la prima edizione è prevista per il 2027.

La prima cosa che distingue questo progetto dalle iniziative fieristiche tradizionali è il tempo. Non è qualcosa che si risolve in qualche giorno ad aprile, ma un investimento caratterizzato da una visione lunga che è adesso in rampa di lancio. Affidare il masterplan a OMA significa non aver cercato un exhibition designer, ma uno studio capace di leggere fenomeni, intercettare segnali emergenti e mettere in relazione ambiti che raramente dialogano tra loro. Il contract è esattamente questo tipo di territorio: vasto, frammentato, difficile da decifrare dall’interno. Il percorso verso il 2027 passa attraverso il 2026. Durante la 64ª edizione del Salone, Rem Koolhaas terrà una lectio aperta al pubblico sui temi portanti del progetto. Un forum internazionale, curato dal Salone in collaborazione con OMA, approfon-

dirà con approccio interdisciplinare le opportunità e i rischi che oggi ridefiniscono il settore. Nei padiglioni di Fiera Milano Rho, un percorso tematico tra gli espositori offrirà una lettura trasversale dell’offerta esistente, mettendo in relazione modelli produttivi, competenze progettuali e approcci operativi già attivi nel settore. In parallelo, un programma di incoming porterà a Milano una selezione qualificata di operatori internazionali. A partire da settembre, Salone Contract sarà protagonista di un road tour nelle geografie chiave

dei giga-project, per costruire progressivamente un’audience consapevole in vista del 2027. I numeri aiutano a capire perché il Salone abbia scelto di muoversi con questa determinazione. In Europa il contract furniture vale oltre 13,5 miliardi di euro di produzione, con consumi pari a circa 11 miliardi.

Negli ultimi due anni il segmento ha tenuto meglio dell’intero settore arredo, anche in uno scenario macroeconomico complicato. La produzione resta concentrata per l’80% in Europa — Regno Unito, Italia, Germania, Polonia e Svezia insieme coprono oltre il 60% del totale — ma la domanda extra-europea, principalmente in Nord America, Medio Oriente e Asia-Pacifico, è quella che cresce più velocemente. Accanto all’ufficio, che resta il segmento principale per dimensioni, emergono con forza l’hospitality di fascia alta, education, healthcare e marine. Quest’ultimo ha dimostrato una resilienza notevole già nel 2020, sostenuto dalla ripresa del traffico crocieristico e dall’attività dei cantieri navali. Il comparto yacht e superyacht, sempre più orientato verso soluzioni su misura di alta gamma, completa un quadro in cui la personalizzazione è diventata la principale leva competitiva.

Chi guarda al contract dall’esterno spesso sottovaluta quanto sia difficile entrarci. Le barriere non sono solo commerciali: standard antincendio differenziati per mercato, requisiti tecnici stringenti, necessità di essere inclusi nelle master specifica-

tions delle community di progettisti. A questo si aggiungono barriere finanziarie legate a garanzie, tempi di pagamento e capacità di sostenere cicli di progetto lunghi e complessi. Oggi i fattori che determinano la competitività sono essenzialmente tre: la prontezza digitale — file BIM, dati LCA e certificazioni EPD — l’agilità produttiva nella gestione della mass customisation, e una sostenibilità dimostrabile lungo l’intero ciclo di vita. Non più vantaggi competitivi: condizioni di accesso ai mercati più maturi.

Salone Contract 2027 non sarà una vetrina generalista. Sarà una piattaforma selettiva, con aziende scelte per qualità progettuale, capacità industriale e affidabilità operativa. Per le imprese, un’opportunità di posizionamento fondata sulla qualità della domanda internazionale.

Per gli operatori, uno strumento di orientamento in un mercato che premia chi arriva preparato. Nel 2027 è prevista anche la prima edizione del Salone Contract Forum, tre giorni con i top player del settore e un’agenda B2B di incontri internazionali. La regia locale è affidata a Federico Pompignoli di PMP Architecture.

Koolhaas ha paragonato Salone Contract alle Esposizioni Universali del XIX secolo — laboratori in cui le industrie proiettavano le proprie ambizioni e i dialoghi culturali si rinnovavano.

Un paragone ambizioso. Ma in un mercato da oltre cento miliardi, forse è esattamente il livello di ambizione che serve.

Legnoquattro fra artigianato, innovazione e nuovi mercati

Il territorio comasco è da sempre la culla della lavorazione del legno, pertanto non stupisce che alle porte di Como, a Novedrate, sia sorta Legnoquattro, una delle poche aziende al mondo in grado di tingere tranciati con spessori variabili da 0,6 a 2 millimetri. Artigianato e innovazione, ricambio generazionale e un forte impegno per la sostenibilità ambientale sono i cardini attorno ai quali ruota l’attività di Legnoquattro, un’azienda che punta a confermarsi come affidabile riferimento nel Distretto del mobile canturino.

Nel suo recente passato, l’azienda ha centrato numerosi obiettivi rilevanti e ad illustrarceli è il suo presidente, Eugenio Grandinetti, che aggiunge però fresche novità lavorative: «La Legnoquattro ha garantito la fornitura di legno tranciato per la riqualificazione del prestigioso teatro Bolshoi di Mosca. Attualmente abbiamo ottenuto un contratto in esclusiva con

una società cinese e in parallelo ampliato la collaborazione con le migliori case automobilistiche del mondo per la realizzazione dei cruscotti. Nonostante la crisi del settore automotive questa particolare lavorazione si può dimostrare molto importante per la nostra realtà». Rivolgendo lo sguardo all’andamento generale dell’attività, Grandinetti riferisce una soddisfacente performance nel 2025: «Il fatturato ha fatto registrare una sostanziale tenuta rispetto all’anno precedente. Di certo Legnoquattro lavora con committenti situati in varie parti del mondo, fra cui Russia, Turchia, Stati Uniti, Indonesia e ovviamente Europa. Ma non solo: oltre che con gli Emirati Arabi Uniti, nel corso del 2025 si è intensificata la richiesta di lavoro dall’Arabia Saudita, mercato che in precedenza non esisteva per la nostra impresa». Sulle prospettive future, il presidente Grandinetti si mostra ottimista: «Sì, se guardiamo avanti, a tutto il 2026, le previsioni sono positive, anche se persiste una certa difficoltà legata all’approvvigionamento di legni pregiati. Inoltre c’è sicuramente un po’ di preoccupazione per gli importanti rincari delle materie prime e per la guerra attualmente in corso in Medio Oriente».

Aurea, l’hotel onirico

Oscar Lucien Ono porta un sogno nel cuore del 64° Salone del Mobile.Milano: ogni stanza

è una scena tra lusso, emozione e sostenibilità

C’è chi porta al Salone del Mobile una collezione, e chi porta un sogno. Oscar Lucien Ono, designer e fondatore dello studio parigino Maison Numéro 20, sceglie la seconda strada. Per la 64ª edizione del Salone del Mobile.Milano 2026, firma Aurea, an Architectural Fiction, un’installazione immersiva collocata nel percorso A Luxury Way dei padiglioni 13–15, in cui immagina un hotel onirico e frammentato dove ogni stanza è una scena, ogni dettaglio una parola di un racconto più grande. Design come teatro, lusso come emozione, sostenibilità come scelta consapevole: abbiamo rivolto a Ono quattro domande, ecco le sue risposte.

Cos’è Aurea, cosa l’ha ispirata di più nella sua creazione e quali obiettivi si è posto progettandola?

«Aurea è un hotel immaginario, un’installazione in cui ogni spazio è concepito come una scena all’interno di una narrazione immersiva. L’ispirazione nasce dall’idea di creare un luogo frammentato e onirico: dal rigoglioso giardino d’inverno alla Suite 00 – Midnight Suite, ogni ambiente racconta una storia e invita il visitatore a trasformarsi in viaggiatore, immerso in un percorso sensoriale. Il mio obiettivo era dare vita a un’esperienza in cui il design va oltre la forma e diventa un linguaggio emotivo e teatrale, permettendo a ciascuno di proiettare in questi spazi i propri ricordi e le proprie sensazioni».

Come riesce a conciliare il concetto di lusso con quello di sostenibilità nel progetto?

«Per me, lusso e sostenibilità non sono in contraddizione: al contrario, si alimentano a vicenda. In Aurea, questo si traduce nell’utilizzo di materiali provenienti dall’economia circolare, come le

IL LABORATORIO CONFEZIONI TENDE

Gerosa Tende S.r.l.

Via Santuario, 319 - 22040 Alzate Brianza (CO) tel. 031 630015 - info@gerosatende.it www.gerosatende.it

La Legge di Bilancio 2026 conferma per l’anno in corso le detrazioni dell’Ecobonus , per interventi di riqualificazione degli immobili finalizzati al risparmio energetico, con aliquote invariate: 50% per la prima casa e 36% per le seconde case, con un limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, ripartiti in 10 rate annuali. È l’ultimo anno con queste aliquote, prima del taglio previsto dal 2027.

Chi acquista una pergola o una tenda da sole che rientri nei parametri può detrarre il 50% dell’importo massimo detraibile in dieci anni; il bonus verrà corrisposto in 10 anni direttamente nella propria dichiarazione dei redditi.

TENDE DA INTERNO E TENDE DA ESTERNO

strutture realizzate in plastica riciclata dal nostro partner Nagami Design. Piuttosto che celebrare la rarità, celebriamo l’uso intelligente e la trasformazione creativa. L’estetica diventa così un’emozione consapevole, in cui ogni oggetto e ogni texture raccontano una storia di bellezza attenta e rispettosa dell’ambiente, senza rinunciare al senso di raffinatezza né all’esperienza sensoriale».

Quale atmosfera o emozione spera che il visitatore porti con sé dopo aver attraversato gli spazi di Aurea?

«Spero che i visitatori lascino Aurea con la sensazione di aver vissuto una pausa senza tempo. Gli spazi sono pensati per sospendere lo sguardo, risvegliare i sensi e invitare alla contemplazione: atmosfere intime e singolari, in cui luce, materia e silenzio creano un’impressione duratura. Ogni visitatore riparte con un senso di sogno vigile, poesia e serenità, arricchito dall’esperienza immersiva e personale che ha attraversato».

In che modo Aurea riflette la sua visione personale dell’ospitalità come esperienza narrativa e sensoriale?

«Aurea incarna la mia visione di ospitalità, che va oltre la semplice accoglienza. Si tratta di creare un’e-

sperienza narrativa in cui lo spazio stesso racconta storie e coinvolge i sensi. Ogni dettaglio — luce, materiali, texture, arredi — è concepito come un elemento narrativo che contribuisce a un percorso immersivo e armonioso. L’ospitalità diventa così un viaggio emotivo, in cui architettura e design si trasformano in strumenti di sogno e intimità, e in cui il lusso si esprime attraverso la sensibilità e la memoria dei luoghi più che attraverso l’ostentazione».

ph: ©Maison Numéro 20

Oscar Lucien Ono

Nelle foto i lavori eseguiti per:

Da oltre settant’anni trasformiamo il legno in creazioni uniche e su misura, tramandando l’eccellenza artigianale di generazione in generazione. Ogni progetto nasce dall’ascolto e diventa design, dove eleganza, funzionalità e cura del dettaglio si fondono in ambienti esclusivi.

Località Mirabello - Via Dell’Artigianato 50 - m 031 734919 info@giampaolomolteni.it - www.giampaolomolteni.it

3Emme CONTRACT

L’eccellenza del montaggio e della logistica al servizio del design

«Nessuna

preoccupazione, pensiamo a tutto noi», conferma Felice Maspero

Sul panorama internazionale dell’allestimento professionale e del contract di alto profilo, la 3Emme Contract di Mariano Comense si distingue come un partner strategico capace di trasformare la complessità in soluzioni lineari. Fondata negli anni Ottanta da Felice Maspero, l’azienda ha vissuto una crescita costante, consolidandosi come una realtà familiare d’eccellenza in cui l’esperienza del fondatore si unisce alla visione dei figli Andrea, William e Gianluca «È un impegno che portiamo avanti con entusiasmo e dedizione – spiega il titolare –. Insieme ai miei figli e al nostro team di collaboratori, ci occupiamo di ogni commessa con l’obiettivo di mettere la clientela nelle condizioni di non doversi preoccupare di nulla».

La filosofia aziendale si fonda su un supporto totale al cliente, che va ben oltre la semplice installazione. Specializzata in servizi completi per grandi strutture ricettive (hotel, terme, studentati), industrie e residenze private di target medio-alto, 3Emme Contract opera in tutto il mondo. La forza del grup-

po risiede in una gestione logistica a 360 gradi che solleva le committenze da ogni onere burocratico e operativo

«Dietro ogni cantiere c’è un ufficio che richiede permessi, coordina la logistica e risolve i problemi prima che diventino emergenze. Siamo partner a tutto tondo dei nostri clienti, non semplici esecutori» sottolinea Maspero. Dallo smantellamento di vecchi uffici al ripristino completo degli ambienti — incluso lo smaltimento di materiali pericolosi — fino alla posa di finiture pregiate in parquet e opere in cartongesso, l’azienda copre l’intera filiera dell’allestimento.

In un settore dove l’imprevisto è la norma, 3Emme Contract brilla per capacità di problem solving: «Affrontiamo le criticità nel rispetto dei desideri dei clienti». Con il nostro organico e il futuro conseguimento della certificazione ISO, l’azienda continua a crescere con ritmi sostenuti. Nel tempo, si è costruita una reputazione solida, fondata sul passaparola e sulla certezza che, come conclude Maspero, «ogni progetto arriverà in fondo, nei tempi e nei modi concordati»

EFFEBI ARREDAMENTI

La qualità del “su misura” e il valore dell’accoglienza hanno contribuito a fare del 2025 un anno positivo

nonostante la concorrenza

Com’è andato il 2025 di Effebi Arredamenti? Lo abbiamo chiesto a Marco Bellasio che, con i fratelli Corrado e Andrea guida l’azienda, fondata nel 1980 da Pierino Bellasio e Antonio Farina. Una realtà molto nota nel distretto del mobile canturino, specializzata nella realizzazione di arredi su misura di alta gamma, grazie alle sue competenze artigiane continuamente intrecciate con l’innovazione.

«Se devo guardare il consuntivo, poiché il 2024 era stato così straordinario da lasciarci “la bocca dolce”, sono costretto a registrare una leggera flessione – commenta il titolare -. Il 2025 ha segnato il ritorno a una dinamica di mercato più complessa, simile al periodo pre-Covid, dove l’attenzione del cliente si è spostata drasticamente sul prezzo a scapito del valore... In un contesto di forte concorrenza, noi abbiamo comunque scelto di restare fedeli all’identità di produttore di alta gamma, puntando sulla qualità senza compromessi».

Nonostante le difficoltà del mercato, avete investito molto sul personale. Com’è andata?

«Questa è la parte che mi rende più orgoglioso. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 abbiamo inserito quattro nuovi collaboratori per coprire i vuoti lasciati dai pensionamenti… Due di loro provengono dal mondo del lavoro, una è stata formata dall’Enaip di Cantù e la quarta è un ragazzo del Gambia».

L’inserimento di questo giovane è un segnale importante. Com’è nata questa scelta?

«È un progetto che ci è stato proposto tramite un programma IFTS della provincia di Monza e Brianza e noi abbiamo detto subito di sì... Quello che mi ha davvero colpito e gratificato è stata la naturalezza con cui il giocane si è inserito, ben accolto e ben voluto da tutti fin dai primi istanti... Ma

la nota ancora più positiva è che il ragazzo ha dimostrato fin dall’inizio una grande “fame” di imparare e di realizzarsi nel lavoro».

Quali competenze portano oggi i nuovi assunti rispetto al passato?

«La figura del “garzone” ormai non esiste più. I giovani portano competenze tecnologiche, specialmente nell’uso di macchinari a controllo numerico. Le competenze, sicuramente, sono importanti, ma accanto a esse noi cerchiamo anche predisposizione all’apprendimento e capacità di stare in azienda. I quattro nuovi arrivati hanno dimostrato di possedere tutte queste qualità».

Che futuro si profila per Effebi Arredamenti?

«Tranquillo. Abbiamo basi solide e facciamo parte di un distretto straordinario. Se sommassimo le eccellenze di Como e di Monza Brianza, saremmo ai vertici mondiali per fatturato e competenze. Siamo forti, dobbiamo solo crederci di più».

Competenza e qualità insieme a sostenibilità e attenzione alle persone sono pilastri irrinunciabili della filosofia operativa della famiglia Bellasio. Valori che rendono Effebi Arredamenti un punto di riferimento d’eccellenza ben oltre i confini del territorio canturino.

Giovani designer crescono grazie al SaloneSatellite

Un evento che ha accolto più di 16.000 designer under 35.

Griffin: «Il futuro? Spero che le guerre finiscano e ci permettano di continuare a creare bellezza»

Venezuelana di nascita, ma milanese di adozione, Marva Griffin Wilshire è la mente e l’anima del SaloneSatellite, lo spazio del Salone del Mobile. Milano interamente dedicato ai talenti under 35.

Fondato nel 1998, il Satellite ha visto transitare oltre 16.000 designer da più di 60 Paesi, diventando il punto di riferimento mondiale per chi vuo le misurarsi con l’industria del progetto. Incontriamo Marva nel suo ufficio alla vigilia della 27ª edizione della Rassegna espositiva: ha tanto da fare e poco tem po, ma scambia volentieri due chiacchie re per raccontarci il passato, il presente e il futuro di questo straordinario evento ospitato all’interno del Salone del Mobile.Milano.

Marva, partiamo dalle origini: come è nato questo spazio rivoluzionario?

«Tutto è iniziato in modo molto semplice quando il Fuorisalone muoveva i pri mi passi in città. Molti gio vani designer non potevano permettersi gli spazi ufficiali della fiera e affittavano scantina ti o locali angusti per presentare

al pubblico i loro prototipi. Consapevoli del mio ruolo di giornalista e dei miei legami con il Salone, stanchi di non ricevere visite dai produttori (che difficilmente lasciavano gli stand durante l’esposizione), mi chiesero di intercedere con la direzione affinché li ospitasse all’interno dell’area espositiva. Inizialmente, il CEO di allora, Manlio Armellini, disse di no, ma poi lo spazio fu trovato e mi chiese di mettermi all’opera: “Marva, vedi cosa puoi fare”, furono le sue parole. È nato così un serbatoio di creatività che oggi tutto il mondo ci invidia». Lei ha sempre ribadito che il successo non è suo, ma del sistema Italia.

«Esatto, il vero segreto del Satellite è il Made in Italy. Tutti i designer del mondo vogliono venire qui perché sognano di lavorare con le nostre aziende d’eccellenza, un fascino che altri non riescono a replicare. Pensate che la fiera di Colonia arrivò persino a copiare parola per parola il nostro modulo di iscrizione, ma l’esperimento fallì perché ciò che manca all’estero è la nostra rete industriale e la capacità di dialogare con il talento».

Marva Griffin Wilshire

La sua visione sull’artigianato nasce da un’esperienza fondamentale alla C&B.

«Sì, la mia profonda convinzione sul ruolo del “fare” deriva dagli anni in cui lavoravo alla C&B Italia (oggi B&B Italia) con Piero Busnelli. Ho visto maestri come Vico Magistretti, Mario Bellini e Tobia Scarpa arrivare in azienda con semplici disegni su carta. Da quegli schizzi partiva il lavoro di ricerca che coinvolgeva sempre, fianco a fianco, un artigiano della Brianza o del

Veneto. È la mano dell’artigiano che sa trasformare l’idea del designer in realtà; è un elemento insostituibile che mi sta a cuore da sempre».

Non è un caso, allora, che il tema dell’edizione 2026 sia “Maestria artigiana + Innovazione”… «È la quarta volta che affronto l’artigianato perché lo considero una risorsa vitale per il futuro. Il tema esatto, “Maestria artigiana + Innovazione” (Skilled Craftsmanship + Innovation), sottolinea che il gesto artigiano non è un rifugio nostalgico, ma un motore creativo capace di ridefinire il domani. Quest’anno lo raccontiamo con una grande mostra fotografica che attraversa i cinque continenti. Metteremo a confronto la memoria — come la foto di un artigiano brianzolo di 70 anni fa intento a costruire una sedia — con la creatività dei giovani designer di oggi che collaborano con le maestranze dei loro territori. Abbiamo selezionato tre nazioni per ogni continente, per l’Europa la scelta è caduta su Italia, Polonia e Inghilterra».

Anche il SaloneSatellite Award raggiunge un traguardo significativo.

«Quest’anno festeggiamo il 15° anniversario del premio. La giuria, presieduta da Paola Antonelli del MoMA, valuterà le proposte di circa 700 designer e 23 scuole internazionali. Ai ragazzi delle scuole diamo una possibilità unica: un’immersione totale che permette loro di visitare la fiera e il Fuorisalone con pass dedicati, per poi tornare spesso l’anno successivo come espositori indipendenti».

La Collezione Permanente è la memoria storica di questo cammino. Dove ha sede?

«Raccoglie oltre 500 pezzi donati dai designer i cui prototipi sono entrati in produzione nel catalogo di grandi aziende. La sede ufficiale è l’Artwood Academy di Lentate sul Seveso, in uno spazio di 500 metri quadrati voluto da Rosario Messina per formare i designer-artigiani di domani. È una collezione che viaggia: dopo Hong Kong e Osaka, a settembre 2026 sarà a Giacarta, in Indonesia. Muovere questi pezzi è una sfida logistica ed economica enorme a causa delle assicurazioni e dei trasporti delicati; per questo, nonostante le molte richieste, possiamo organizzare una sola tappa internazionale all’anno. Abbiamo celebrato il traguardo dei 25 anni nel 2024, con una grande mostra alla Triennale di Milano e un libro storico. La già citata Hong Kong è stata una tappa del tour mondiale».

Il SaloneSatellite continua a espandersi anche verso nuovi mercati.

«In passato abbiamo avuto esperienze fondamentali a Mosca per 15 anni e a Shanghai, interrotte poi da Co-

vid e tensioni geopolitiche. In futuro, guerra permettendo, l’obiettivo è portare il SaloneSatellite a Riad, in Arabia Saudita, per dare spazio ai giovani talenti locali come richiesto dai Paesi arabi».

Quali sono i frutti più belli di questi ventisette anni di lavoro? E il futuro del Satellite, come sarà? «Vedere i ragazzi avere successo. Penso al giapponese che ha ridisegnato il TGV a Parigi, o a chi lavora sul design della metropolitana in Arabia Saudita. Ma ci sono anche storie umane che mi commuovono: a Salisburgo ho incontrato un ragazzo dei primi anni che mi ha confessato di aver lasciato il design per diventare un violinista bravissimo. Rispetto profondamente queste scelte, perché il Satellite serve anche a capire la propria vera vocazione. Il futuro? Vivo il presente cercando di aiutare i giovani designer finché sarà possibile andare avanti a lavorare, sperando che le guerre finiscano e ci permettano di continuare a creare bellezza».

ph: ®Ludovica Mangini

Garden Mazzieri

Garden Mazzieri

Garden Mazzieri

Pollice verde dal 1969

Pollice verde dal 1969

Pollice verde dal 1969

Vivai | Fiori recisi

Vivai | Fiori recisi

Vivai | Fiori recisi

Piante fruttifere e ornamentali per interni ed esterni

Piante fruttifere e ornamentali per interni ed esterni

Piante fruttifere e ornamentali per interni ed esterni

Progettazione, realizzazione e manutenzione parchi e giardini

Progettazione, realizzazione e manutenzione parchi e giardini

Progettazione, realizzazione e manutenzione parchi e giardini

Verde urbano e suburbano

Verde urbano e suburbano

Verde urbano e suburbano

Potatura piante | Impianti di irrigazione

Potatura piante | Impianti di irrigazione

Potatura piante | Impianti di irrigazione

Allestimenti floreali per matrimoni un servizio completo per il tuo giorno più bello

Allestimenti floreali per matrimoni un servizio completo per il tuo giorno più bello

Allestimenti floreali per matrimoni

un servizio completo per il tuo giorno più bello

CONCOREZZO

CONCOREZZO

Via Cascina Malcantone, 21

Via Cascina Malcantone, 21

Tel. 039.6049160 - mazzierigarden@tiscali.it

Via Cascina Malcantone, 21 Tel. 039.6049160 - mazzierigarden@tiscali.it

Tel. 039.6049160 - mazzierigarden@tiscali.it

www.gardenmazzierimauro.it

Vivai | Fiori recisi

www.gardenmazzierimauro.it

MARZORATI CASA

Dalla cameretta

all’arredamento a 360°, puntando forte sul settore del lusso

Una realtà storica della tradizione brianzola del legno che, negli anni, ha saputo tramandare conoscenze, manualità artigianale e passione per un materiale vivo e prezioso, mantenendo sempre alta l’attenzione per la qualità. Marzorati Casa nell’ultimo decennio ha saputo cambiare pelle, ampliando i propri orizzonti: si è trasformata da realtà specializzata nella produzione di camerette a impresa capace di offrire soluzioni d’arredo complete a 360°. Dalle cucine alle camerette, fino all’arredamento intero della casa, senza dimenticare uffici, scuole e progetti contract, Marzorati Casa ha ampliato il proprio raggio d’azione, affiancando al saper fare artigiano tecnologie avanzate nei processi produttivi, oggi indispensabili per garantire precisione, qualità e personalizzazione.

Il cambio di passo è iniziato nel 2013, quando Giovanni Marzorati ha rilevato l’azienda fondata dal padre Sergio nel 1967, avviando un percorso di rinnovamento che ha permesso all’impresa di affrontare le sfide del mercato con maggiore flessibilità: «Ritengo che questa evoluzione sia stata la nostra salvezza: l’elasticità ci ha consentito di andare avanti e di crescere. Non abbiamo abbandonato la nostra storia, ma abbiamo aperto nuove strade, facendoci conoscere anche in altri ambiti”, ha spiegato il tito-

lare, che oggi guida l’impresa insieme alla moglie Claudia, responsabile dell’amministrazione, mentre i figli stanno completando il loro percorso di studi in vista di un possibile futuro ingresso in azienda. Oggi Marzorati Casa si rivolge principalmente a una clientela orientata verso prodotti di fascia alta, con progetti su misura e lavorazioni anche conto terzi per importanti aziende, comprese realtà del settore lusso. Il mercato resta prevalentemente italiano, ma non mancano contatti e realizzazioni negli Stati Uniti, in particolare a Miami, dove l’azienda ha partecipato all’arredamento di ville di pregio. In quest’ottica, ancora oggi più che mai, la selezione del legno resta un passaggio fondamentale: frassino, olmo e rovere, essenze naturalmente ricche di venature raffinate, sono alla base di lavorazioni che uniscono estetica e solidità. Tradizione, innovazione e flessibilità rappresentano quindi i pilastri su cui si fonda oggi Marzorati Casa, una realtà che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, continuando a trasformare il legno in progetti d’arredo pensati per durare nel tempo.

www.marzoraticasa.it

Marzorati Camerette, sinonimo di esperienza e qualità, allestiamo da generazioni camerette che uniscono all’estetica la funzionalità, per ottimizzare gli spazi senza rinunciare al comfort.

Cucina, soggiorno, zona living: abbiamo la soluzione giusta per ogni ambiente della casa e abbiniamo al legno i materiali più all’avanguardia per prodotti moderni e funzionali.

Dal rilievo alla progettazione e montaggio, il ramo Contract garantisce un servizio completo e adatto ad ogni tipo di esigenza e ambiente, dal privato, al commerciale e pubblico.

Pillole di SaloneSatellite

In che direzione stanno andando i giovani designer?

In queste pagine pubblichiamo in anteprima alcune delle opere che saranno esposte in fiera dagli under 35

Creatività e natura ispirano molti dei lavori che saranno esposti al SaloneSatellite 2026

Nelle seguenti due pagine trovate piccole anticipazioni di ciò che sarà proposto negli spazi dedicati ai designer under 35 durante la manifestazione. Immagini che ci sono state inviate in anteprima dagli stessi autori. Tutti sono pronti a misurarsi con l’esperienza milanese: osservare da vicino il lavoro degli altri, confrontarsi con il pubblico, ma soprattutto incrociare lo sguardo di aziende e produttori. Tra ricerca sui materiali, artigianato d’avanguardia e tecniche digitali, ecco il futuro prossimo del design.

Chura Arts

Sgabello Ki-ri

Questo sgabello nasce dal fascino della carta giapponese. Più che un semplice elemento decorativo, cattura luce e ariosità, restituendole sotto forma di un delicato bagliore e un movimento armonioso. Riflette il senso di “ma” e di quiete tipico del Giap-

pone, infondendo calma a chi la osserva. La carta giapponese e il legno invecchiano con grazia, acquisendo tonalità più intense e testimoniando il tempo trascorso insieme.

Cube

Questo progetto trae ispirazione dal contrasto tra il cemento artificiale degli ambienti urbani e la vegetazione resiliente che emerge dalle sue fessure. Reinterpreta questa relazione in un oggetto d’interni adatto alla vita quotidiana. Pur avendo una presenza decisa, la forma si assottiglia gradualmente per non sovrastare lo spazio circostante.

Strings

Uno sgabello ispirato alla struttura del sanshin, strumento musicale tradizionale di Okinawa. Inserendo oggetti di uso quotidiano o personali tra le sue corde, unisce seduta e contenitore. Il suo aspetto cambia a seconda degli oggetti collocati da chi lo utilizza e del contesto circostante.

La puoi ammirare all’head quarter Lattonedil a Carimate in via degli Artigiani. Prenota una visita presso lo showroom Lattonedil: tel. 031 791377 - www.lattonedil.com - info@lattonedil.it

ArmoniusLab

Diapason

Diapason è il progetto con cui Elia Dusi, all’interno di ArmoniusLab, ridefinisce il confine tra oggetto d’arredo e tecnologia ambientale. Sistema modulare multifunzione, Diapason integra in un’unica forma sospesa o da appoggio il controllo acustico, la diffusione sonora ad alta fedeltà e l’illuminazione d’atmosfera. Il nucleo in sughero riciclato, fresato a CNC e rifinito a mano, dialoga con un telaio in lamiera a taglio laser per dare vita a un oggetto in cui artigianalità, ecologia e ingegneria del suono convivono con naturale coerenza.

Jüngerkühn

Soft Touch

Soft Touch, del duo berlinese  Jüngerkühn, esplora un nuovo modo di fare ceramica nell’era del di-

gitale. Una piattaforma di incisione, con braccio robotico a due assi, scolpisce vasi in porcellana seguendo traiettorie programmate ma sensibili alla forma.

Strati di engobbi (colori a base di argilla liquida che si stendono sulla superficie della ceramica prima della cottura) vengono parzialmente rimossi, rivelando pattern e texture sempre diversi. Il processo è sottrattivo e aperto, lontano dalla ripetibilità della stampa 3D. La materia mantiene un margine di autonomia, influenzando il risultato finale. Ogni pezzo diventa così il segno visibile di un dialogo tra controllo digitale e comportamento spontaneo dell’argilla.

Luvaton

Trace

Trace by Luvaton esplora la pelle come medium strutturale più che come semplice superficie. Attraverso tecniche di wet-forming, il materiale viene modellato a mano in contenitori tridimensionali che tengono insieme tensione e morbidezza, rivelandone il comportamento organico. Ispirato al corpo umano e al movimento, ogni pezzo porta con sé leggere variazioni e tracce che emergono dal materiale stesso, in un equilibrio costante tra scultura e funzione.

Luvaton è uno studio di design fondato da Talia Luvaton nel 2022, che lavora esclusivamente con pelle conciata al vegetale sostenibile, seguendo un approccio guidato dal materiale che unisce artigianato tradizionale e design contemporaneo.

(Eco) Sistema Design: il report

La seconda edizione dell’Annual Report (Eco)

Sistema Design Milano - 320 pagine, 87 tra grafici e figure, 22 data holder pubblici e privati, 861 osservazioni sul campo – presentata il 19 dicembre 2025 al Piccolo Teatro di Milano, è un documento che non ha nulla della rendicontazione celebrativa. È uno strumento scientifico, rigoroso e preciso, costruito dal Dipartimento di Design del Politecnico di Milano su commissione del Salone del Mobile.Milano, con la curatela di Susanna Legrenzi. Il suo obiettivo è capire cosa succede davvero quando, ogni aprile, Milano diventa la capitale mondiale del design. I numeri del 2025 danno una risposta molto più chiara di quanto si immagini.

Scendiamo nei dettagli. La scorsa edizione del Salone ha registrato 302.786 presenze da 160 Paesi all’interno dei padiglioni di Fiera Milano Rho, con una quota di operatori esteri pari al 68%. In città, il palinsesto della Milano Design Week ha raggiunto

1.667 eventi — il 25,7% in più rispetto al 2024. L’indotto economico complessivo si è attestato a 278 milioni di euro, con una crescita del 15% rispetto al 2023, anno della Biennale Euroluce. La settimana del Salone ha rappresentato il picco annuale della spesa digitale a Milano, con un incremento del 18% sul periodo precedente, e ha fatto registrare l’utilizzo più alto dell’anno dell’intera rete metropolitana, con un +39,6% sulla media. Numeri che smettono di essere cifre e diventano il ritratto di una città che, per sette giorni, cambia completamente struttura.

La novità più significativa di questa edizione del Report è l’ingresso di Fastweb + Vodafone tra i data holder, che ha permesso per la prima volta di leggere i flussi urbani attraverso dati di rete mobile anonimizzati. Il risultato è una mappa inedita e oggettiva di come la Design Week ridisegna la città in tempo reale. Brera segna un +51,9% di presenze rispetto a una settimana ordinaria, Porta

ph: ©Giulia Copercini

Che movimenti genera il Salone e quanto è cresciuto l’indotto? Lo spiega il documento messo a punto dal Dipartimento di Design del Politecnico di Milano

Genova +41,3%, Parco Sempione +25,4%. Il NIL Duomo supera i 3,5 milioni di presenze settimanali, con un +19,3%. Le fasce d’età 25-39 e 4059 anni costituiscono quasi la metà del pubblico — professionisti del progetto, come atteso — ma cresce in modo significativo anche la presenza dei 16-24enni. Una geografia urbana che non è più solo percepita: è misurabile, quartiere per quartiere, ora per ora.

Sul fronte turistico, i dati dell’Osservatorio Regionale del Turismo di Regione Lombardia fotografano oltre 136.157 arrivi nella settimana del 7-13 aprile 2025, di cui l’80,2% stranieri. I pernottamenti in città hanno raggiunto 412.500 (+11,4%), con una permanenza media cresciuta da 2,81 a 3,03 notti. Sul podio per volume di spesa si trovano Svizzera, Stati Uniti e Germania, che insieme ad altri mercati europei rappresentano oltre il 30% della spesa internazionale.

L’effetto Salone si è riverberato inevitabilmente anche sulle tariffe ricettive: gli hotel a cinque stelle hanno registrato aumenti fino all’88,71% sulle tariffe minime, quelli a due stelle fino al 129,56% su quelle massime. Un dato che fotografa con esattezza il paradosso di un evento che arricchisce la città e al tempo stesso la rende sempre più difficile da abitare per chi ci vive.

La mobilità ha viaggiato anch’essa a livelli record. I tre scali milanesi — Malpensa, Linate e Bergamo — hanno movimentato complessivamente 1.188.570 passeggeri, con Malpensa a +9,15%. I monopattini hanno fatto registrare 13.853 noleggi nella settimana, con un +73,2% rispetto alla media settimanale annua. Gli accessi in Area C sono cresciuti del 45,5%. Sono numeri che dicono una cosa semplice: il Salone non è solo una fiera, è un evento sistemico che riorganizza l’intera infrastruttura di una metropoli.

La seconda novità strutturale del Report 2025 è il primo censimento sistematico della produzione culturale del design milanese: 533 realtà mappate tra musei, archivi del progetto, gallerie, edito-

ri, fondazioni, scuole e università. Di queste, 295 operano sulla cultura del design come attività prevalente. È la prima volta che questa infrastruttura invisibile viene resa visibile nella sua interezza: 56 musei, 210 archivi — di cui 199 legati a progettisti individuali — 60 editori e riviste, 37 scuole e università. Un patrimonio che non appare nei bilanci, ma che costituisce la base su cui ogni aprile il sistema si rigenera.

Il Sistema Design Milano conta oggi 7.360 soggetti attivi tra società, liberi professionisti e lavoratori autonomi specializzati, con una crescita dell’8,4% rispetto all’ultima rilevazione. Le sole imprese di design specializzate raggiungono le 2.333 unità — il valore più alto mai registrato, con un incremento del 70,5% dal 2009. A Milano opera un’impresa su due del design lombardo e una su sette di quello italiano. È un ecosistema che cresce, ma in modo sempre più atomizzato: la sfida, come sottolinea il Politecnico, non è solo crescere ma trasformare questa espansione diffusa in capacità organizzativa e innovazione sistemica.

Il Report si chiude, come l’anno scorso, con una domanda aperta: come si governa tutto questo? La risposta che emerge dalla ricerca non è tecnica ma culturale — serve una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, università e comunità professionali. Il Salone, con questo osservatorio scientifico permanente, ha scelto di essere il primo a dotarsene. Un atto che vale più di molti numeri.

ph: ©Diego Ravier

Ecosistema Salone del Mobile, artigiani sempre protagonisti

Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato

Lombardia: «Presidiare i luoghi in cui si genera il business, ma anche quelli in cui si costruisce il racconto»

A guardarla da vicino, la macchina del Salone del Mobile.Milano e della Milano Design Week parla con un accento molto preciso: quello degli artigiani e delle piccole imprese lombarde. Sono loro che, tutto l’anno, danno corpo alle idee di designer e aziende, costruiscono prototipi, allestiscono spazi, seguono le lavorazioni speciali che poi, ad aprile, finiscono sotto i riflettori di fiera e Fuorisalone.

In Lombardia questa presenza è tutt’altro che marginale. La filiera del legno-arredo conta 4.511 imprese, di cui 2.751 artigiane, pari al 61% del totale, per 27.783 addetti: un tessuto produttivo fatto di laboratori, falegnamerie, officine e studi che rappresentano la spina dorsale di quello che il mondo riconosce come “ben fatto” italiano. Dietro ogni stand, ogni installazione, ogni interno che conquista visitatori e buyer, c’è quasi sempre una no, nelle botteghe e nelle aziende del territorio. Dentro questo scenario in trasformazione, in cui il Salone è sempre meno semplice vetrina di prodotto e sempre più sistema fatto di progetti, servizi e soluzioni su misura, il ruolo dell’artigianato chiede di essere letto con attenzione. Ne abbiamo parlato con Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia, che offre una chiave di lettura particolarmente interessante su come artigiani e PMI vivono — e spesso sostengono — l’ecosistema Salone/Fuorisalone.

“Il ruolo delle PMI e dell’artigianato dentro questa macchina imponente merita una lettura attenta –scrive Massetti in una nota -. Oltre la metà degli artigiani e delle piccole-medie imprese lombarde collabora con realtà presenti in fiera; quasi una su due riconosce comunque benefici indiretti dalla Design week, in termini di visibilità e rafforzamento delle relazioni di filiera.

Eugenio Massetti

I dati della nostra recente survey ci dicono che solo una PMI su dieci del settore mobile-arredo partecipa direttamente al Salone o al Fuorisalone, mentre tra chi resta fuori la metà vorrebbe esserci, ma è frenata soprattutto dai costi d’ingresso. Insomma, c’è chi espone ma anche quando non lo fanno, le PMI e gli artigiani sono parte integrante del sistema che il Salone rappresenta: lavorano nelle commesse, nelle lavorazioni, nelle personalizzazioni che rendono competitivo il prodotto finale.

Ma è forse nel rapporto tra Salone e Fuorisalone che si coglie la trasformazione più profonda: non si tratta più di due eventi distinti, ma di due dimensioni complementari di uno stesso sistema. Da una parte la sostanza economica, dall’altra la costruzione del valore percepito; da una parte la filiera, dall’altra la città. Per le imprese — e in particolare per artigiani e PMI — la sfida è tutta qui: non basta più saper fare bene, serve saper stare dentro entrambe queste dimensioni. Presidiare i luoghi in cui si genera il business, ma anche quelli in cui si costruisce il racconto. Perché il valore continua a nascere in fiera. Ma è fuori, tra le strade, che pren-

de forma agli occhi del mondo.

Il punto, oggi, è che il Salone stesso sta cambiando natura. Non è più una vetrina di prodotto, ma un ecosistema in cui si intrecciano progettazione, servizi, tecnologia e filiere integrate.

Il design si sposta sempre più verso il contract, verso la gestione di progetti complessi, verso una logica in cui non si vendono più singoli oggetti, ma soluzioni complete, ambienti, esperienze abitative. In questa nuova cornice, c’è da fare attenzione, però, a non contingentare il ruolo dell’artigianato solo su un posizionamento di altissima gamma Il nostro comparto di artigiani e piccole imprese personalizza, trova soluzioni, risponde alle esigenze specifiche del cliente e lo fa anche a un passo da casa, valorizzando la filiera.

Poi chiaramente il segmento del lusso è una nicchia di richiamo, che offre marginalità interessanti e porta a sviluppare risposte complesse a mercati esigenti, ma l’artigianato non è e non può essere solo questo. Sono aziende del territorio per il territorio, che custodiscono competenze e conoscenze di cluster e distretti che sono il vanto della nostra Lombardia”.

Bellasio: «Mercati sotto pressione a causa delle tensioni geopolitiche, ma la priorità è garantire un futuro anche alle aziende dell’indotto»

La filiera «invisibile» che tiene in piedi il legno-arredo

Il comparto dell’arredo lombardo si presenta all’appuntamento del 2026 con un profilo di eccellenza, ma segnato da profonde incertezze. I dati del Centro Studi di Confartigianato Lombardia (marzo 2026) delineano un primato europeo: l’Italia è leader nell’export di mobili verso il Medio Oriente con 742 milioni di euro, un valore 3,5 volte superiore a quello della Germania, e verso gli Stati Uniti con 1,47 miliardi. La sola Lombardia si posiziona come prima regione europea per vendite in Medio Oriente (289,8 milioni, pari al

39% del made in Italy di settore verso quest’area) e terza per vendite di mobili verso gli USA, con 386,8 milioni di euro. Nel 2025, tuttavia, l’export lombardo di mobili verso gli Stati Uniti, a causa dei dazi di Trump, ha registrato un calo del 9,6%, con una contrazione ancora più marcata nell’ultimo trimestre (-20,7%). Sul Medio Oriente la riduzione su base annua è stata più contenuta (-3,5%, meglio del -8,4% nazionale), ma con una brusca inversione finale: nel quarto trimestre 2025 province come Monza Brianza e Como, che sull’intero anno mostravano ancora crescite rispettivamente del 6,9% e del 7,5%, hanno segnato un arretramento del 5,8% e del 22,2%. In questo contesto di pressione sui margini e costi di produzione in aumento, l’artigianato – che rappresenta il 61% delle 4.511 imprese totali del settore, per 27.783 addetti – è chiamato a ripensare la propria strategia. Abbiamo approfondito queste dinamiche con Marco Bellasio, Presidente del settore Arredo di Confartigianato Lombardia.

Presidente, i dati parlano di un primato lombardo insidiato da una frenata brusca a fine 2025. Come descriverebbe questo momento? «Lo definirei un anno interlocutorio, quasi sospeso. I fasti del post-Covid sono finiti e la congiuntura geopolitica sta pesando enormemente. Quando le grandi aziende frenano, noi artigiani della filiera freniamo di riflesso. Il vero pericolo è che nel comparto degli artigiani si inneschi una concorrenza agguerrita tale da danneggiare tutti. È una situazione che ci obbliga a vigilare costantemente».

I fratelli Corrado, Andrea e Marco Bellasio. Quest’ultimo è presidente del settore Arredo di Confartigianato Lombardia

A proposito di mercati, il Medio Oriente è storicamente fondamentale per la Lombardia, ma oggi è un’area di crisi. Cosa sta succedendo agli ordini?

«È un mercato vitale che ora è in sofferenza non solo in prospettiva futura, ma nell’immediato. Molti ordini già acquisiti sono bloccati dalle guerre: le aziende hanno lavorato, ma non incassano perché le spedizioni sono ferme. Il comparto è stato colto di sorpresa dalla rapidità con cui questo scenario si è deteriorato. Chi ne soffre meno è chi lavora nelle fasce più alte, dove la qualità e il posizionamento di nicchia restano ancora l’arma principale di difesa».

Lei insiste spesso su un concetto particolare: lo svanire delle “aziende invisibili”. Chi sono e perché la loro scomparsa minaccia il distretto? «Sono le imprese di subfornitura specializzate – lucidatori, tornitori, tappezzieri, intarsiatori etc – che non hanno un prodotto proprio e quindi non emergono nelle statistiche dei grandi brand, ma sono il motore silenzioso dell’arredamento su misura. Il loro assottigliamento è un problema strutturale. Un episodio, in questo senso, è esemplare. Penso a un’azienda specializzata in sagome per il legno, che ha chiuso quando il titolare è arrivato alla pensione senza trovare un successore.

Non si trattava di una realtà appariscente, ma di una bottega che custodiva un patrimonio tecnico costruito in decenni di lavoro: un magazzino di frese in grado di coprire, da solo, la quasi totalità delle richieste degli artigiani della zona, con profili e lavorazioni non trovabili sul mercato standard. Le grandi strutture di subfornitura, pur avendo capacità produttiva, non erano organizzate per gestire i piccoli quantitativi, le varianti continue e le urgenze su misura che caratterizzano l’artigianato. Con la chiusura di questa azienda, oltre a un fornitore, si è perso un pezzo di memoria tecnica condivisa.

Quando queste realtà spariscono, non si sostituiscono dall’oggi al domani: per fortuna degli operatori del territorio interessato, il problema è stato risolto coinvolgendo un’azienda del settore che ha colto l’opportunità, ma nella maggior parte dei casi si crea un vuoto che rischia di rallentare o rendere più costoso l’intero processo produttivo, minando alla radice la competitività del comparto».

Questo ci porta al tema del capitale umano. La survey di Confartigianato indica che la carenza di manodopera qualificata resta una criticità per oltre metà delle imprese. Cosa non funziona nel dialogo con le scuole? «Manca una formazione dell’imprenditore e del sistema nel suo insieme. Le scuole oggi preparano tecnici che ambiscono principalmente a ruoli di progettazione tecnologie di ultima generazione e ai centri di lavoro più avanzati. A noi, invece, servono persone disposte ad apprendere il funzionamento della filiera completa: dall’uso manuale degli strumenti fino alle fasi di finitura e imballaggio del mobile. La tecnologia è un supporto fondamentale, ma non sostituisce il saper fare manuale.

La scuola deve preparare operatori per il lavoro di squadra, non solo super tecnici. In azienda servono competenze professionali e soft skills: capacità di collaborare, comunicare, stare bene dentro un’organizzazione e, soprattutto, voglia di imparare, di mettersi in gioco e di rubare il mestiere».

In questo scenario, che ruolo gioca il Salone del Mobile 2026? È ancora la bussola del settore?

«Il Salone non è importante solo per chi espone direttamente, che spesso rappresenta una parte minoritaria delle nostre imprese, ma per l’immenso indotto che genera. È un ecosistema che trascina la filiera, consolida relazioni commerciali e conferma il primato del Made in Italy. L’auspicio è che, nonostante le tensioni geopolitiche, non ci siano rinunce dell’ultimo minuto e che il Salone resti il momento chiave per intercettare quegli ordini che garantiscono la continuità del lavoro».

Qual è, in definitiva, la sfida strategica che gli artigiani devono vincere?

«Non dobbiamo chiuderci nel nostro guscio. Molte aziende artigiane arrivano alla chiusura senza aver cercato aiuto, senza aver esplorato soluzioni di continuità. La mia utopia è che le imprese sopravvivano ai titolari, per orgoglio e per solidità economica del territorio. Dobbiamo proteggere le professionalità invisibili e lavorare con le scuole perché siano più flessibili e aderenti ai bisogni reali della filiera. Solo così il distretto potrà restare un punto di riferimento mondiale».

Artigiano del Vetro

Passione e lavorazioni su misura

L’Artigiano del Vetro di Cantù è una realtà storica nel settore della lavorazione del vetro per l’arredamento, attiva dal 1952, anno in cui Renzo Colombo fondò l’azienda. Oggi a portare avanti l’attività è la terza generazione della famiglia, con Walter Colombo alla guida, e la produzione è destinata sia ai mobilifici della Brianza sia ad aziende di tutto il mondo, con una presenza significativa soprattutto nel comparto del lusso. Nel tempo l’azienda si è sviluppata e attualmente può contare su un team formato da cinque collaboratori, come ha spiegato lo stesso titolare.

Dal 1970 la sede si trova in via Pisacane a Cantù, un luogo che ha accompagnato la crescita dell’attività e anche i momenti più complessi, come quelli legati alla pandemia e alla crisi energetica, affrontati sempre con determinazione. Alla base del percorso dell’azienda ci sono da sempre la qualità delle lavorazioni e un’attenzione costante alle esigenze del cliente. La scelta di puntare su lavorazioni su misura rappresenta infatti l’elemento distintivo dell’attività e ha permesso negli anni di continuare a innovare e a investire in modo autonomo. Il rapporto con il territorio resta comunque molto forte: i mobilifici canturini sono ancora oggi tra i principali interlocutori dell’azienda, per i quali vengono realizzati tavoli, vetrine, specchi e vetri di forme diverse, spesso caratterizzati da lavorazioni particolari e personalizzate. Quella del vetro è una lavorazione artigianale che richiede competenze specifiche e grande passione: un mestiere antico che può dare molte soddisfazioni, ma che oggi è sempre meno diffuso. Proprio per questo l’azienda si dice disponibile ad accogliere giovani interessati a imparare un’arte tanto antica quanto preziosa.

ARTIGIANO DEL VETRO SRL

Via Pisacane, 15 - Cantù Tel. +39 031 731412 - Mobile +39 345 4465942

info@artigianodelvetro.it www.artigianodelvetro.it

TLT quando la tecnologia incontra il design nel tubo

Attiva dal 2007, TLT di Orsenigo è oggi una realtà consolidata nella lavorazione laser del tubo in Lombardia, con un ruolo sempre più rilevante all’interno del distretto del legno-arredo. Proprio in questo ambito, l’azienda ha costruito nel tempo collaborazioni solide con numerosi brand, contribuendo in modo concreto alla realizzazione di elementi strutturali e componenti di design.

Gambe per tavoli e sedute, telai, strutture per imbottiti: il contributo di TLT prende forma in molte delle collezioni contemporanee, spesso senza essere visibile, ma risultando determinante per qualità e precisione. Dalle sedie agli sgabelli, dalle poltrone ai sistemi di illuminazione, fino a tavoli, librerie e arredi di design, le lavorazioni dell’azienda trovano applicazione in una vasta gamma di prodotti, testimoniando una versatilità che si adatta a linguaggi progettuali anche molto differenti tra loro.

L’azienda si distingue per la capacità di affiancare il cliente non solo nella produzione, ma anche nello sviluppo del prodotto, intervenendo attivamente nell’ottimizzazione dei componenti e contribuendo a migliorare fattibilità, costi e resa estetica. Negli anni, la crescita di TLT è stata guidata da investimenti mirati in tecnologia e competenze. Oggi può contare su tre impianti laser per la lavorazione di tu-

bolari e profili e su un ufficio tecnico interno strutturato, in grado di supportare progettisti e aziende nelle fasi di sviluppo, ottimizzazione e ingegnerizzazione, ampliando le possibilità progettuali e consentendo la realizzazione di geometrie sempre più evolute. Accanto alle lavorazioni più consolidate - tagli 2D e 3D, forature, asolature, tagli obliqui e marcature - l’azienda ha ampliato le proprie capacità introducendo la lavorazione di profili più complessi, come le sezioni a “T” e numerose tipologie di profili per serramenti, rispondendo così a nuove esigenze progettuali e architettoniche, dalle applicazioni più semplici fino a soluzioni su misura ad alto livello di complessità. Accanto alle lavorazioni di taglio, TLT affianca anche un reparto di saldatura, supportato da tecnologia laser, che consente di fornire su richiesta strutture già assemblate e pronte per l’allestimento. Un servizio che amplia le possibilità operative dell’azienda e permette ai clienti di semplificare la gestione delle fasi produttive, riducendo passaggi intermedi e tempi di lavorazione.

TLT lavora acciaio, ferro, alluminio, rame e ottone, su tubi con diametri da 10 a 152,5 mm e lunghezze fino a 6500 mm, garantendo una precisione che non è solo tecnica, ma diventa parte integrante del risultato estetico finale. Un aspetto fondamentale in un settore come quello dell’arredo, dove forma e funzione devono convivere senza compromessi.

In un contesto in cui il design richiede sempre maggiore libertà progettuale e rapidità di sviluppo, TLT si posiziona come un interlocutore tecnico evoluto, capace di trasformare la complessità in processo e l’idea in struttura.

Perché nel design contemporaneo, ciò che non si vede non è solo struttura: è competenza, precisione e visione industriale.

TLT

Via Caio Plinio 8 - Orsenigo

Tel. 031.3350230 www.tltsaldature.eu

TAGLIO LASER TUBI

PRECISIONE, RAPIDITÀ, RISULTATI.

NON SOLO TAGLIO LASER

SALDATURA e ASSEMBLAGGIO DEI VOSTRI PROGETTI dall’idea al componente finito

MATERIALI CHE TRATTIAMO IN SALDATURA

FERRO - INOX ALLUMINIO - OTTONE

MATERIALI CHE TRATTIAMO CON IL LASER

RAME - FERRO - INOX ALLUMINIO - OTTONE

Extra Tranciati

Filiera del legno e qualità brianzola

Nel distretto del legno-arredo della Brianza, Extra Tranciati svolge un ruolo preciso all’interno della filiera: quello di trasformare il tronco in tranciato, il foglio sottile di legno che verrà poi utilizzato per rivestire pannelli destinati all’arredamento. L’azienda di Cantù, guidata da Monica, Matteo e Davide Tagliabue, lavora quindi in una fase iniziale del processo produttivo, ma determinante per la qualità del risultato finale. Oggi questa attività richiede non solo competenze tecniche, ma anche la capacità di gestire una filiera che deve essere certificata e tracciabile, oltre a confrontarsi con un mercato internazionale sempre più complesso. Il materiale principale lavorato da Extra Tranciati è il rovere europeo, che rappresenta circa l’80% del volume d’affari. Accanto a questo, l’azienda tratta anche altre essenze europee, come frassino e acero, mantenendo una specializzazione ben precisa. Il tronco viene selezionato e lavorato fino a ottenere i tranciati, destinati soprattutto a cucine, porte e boiserie. Proprio la scelta di concentrarsi sui legni europei consente all’impresa canturina di garantire la completa tracciabilità del prodotto. Un aspetto centrale è quello della sostenibilità, garantita dalla certificazione Forest Stewardship Council, che assicura la provenienza del legno da fore-

ste gestite in modo responsabile. «Per mantenere la filiera certificata - ha spiegato Monica Tagliabue - è necessario acquistare tronchi FSC e lavorarli in un’azienda anch’essa certificata: in questo modo la catena di custodia non si interrompe e si instaura un circolo virtuoso. Molti clienti ci chiedono espressamente il prodotto certificato, soprattutto quando lavorano con l’estero».

Il mercato dei tranciati nel nostro territorio è molto articolato e comprende aziende specializzate in diverse tipologie di legno. Extra Tranciati ha scelto di puntare sui legni europei e su una clientela molto diversificata, che comprende sia grandi produttori industriali sia artigiani. Una scelta che permette di mantenere continuità anche in periodi complessi. Tra le criticità del settore c’è però l’aumento del prezzo dei tronchi, in particolare del rovere, dovuto a una domanda molto elevata.

Il lavoro di Extra Tranciati si colloca a monte della filiera del design e dell’arredo: prima delle grandi collezioni presentate al Salone del Mobile, ci sono infatti la selezione del tronco, la valutazione della venatura e la maestria tecnica della tranciatura.

EXTRA TRANCIATI

Via Cesare Cattaneo, 6 - Cantù Tel. +39 031 735263

info@extratranciati.it | www.extratranciati.it

FB Extra Tranciati wood veneers

IG Extratranciati_wood.veneers

GRIGOLIN

, esperienza artigiana e tecnologia nella finitura del mobile

Un’azienda a conduzione familiare, che vanta oltre trent’anni di esperienza nel campo della lucidatura e della laccatura dei mobili: stiamo parlando di Grigolin Srl, realtà di Cantù che, grazie a un costante aggiornamento tecnico e all’impiego di tecnologie avanzate, ha raggiunto standard elevati, in particolare nella finitura dell’arredo moderno. Oggi, infatti, non sono solo i mobili d’epoca a essere sottoposti a lavorazioni speciali per valorizzarne l’estetica, ma anche gli elementi d’arredo contemporanei vengono trattati per ottenere effetti unici sulle superfici. Per garantire risultati di alto livello, Grigolin si avvale di macchinari di ultima generazione e cabine di verniciatura pressurizzate, che permettono di raggiungere finiture impeccabili.

Le lavorazioni più richieste spaziano dalla lacca-

tura opaca a quella lucida spazzolata, fino a effetti decorativi particolari come l’applicazione di foglia oro e argento o finiture metalliche, molto apprezzate negli ultimi anni. Tra le tecniche di punta dell’azienda c’è anche la floccatura, un processo innovativo che conferisce a mobili e complementi un esclusivo «effetto velluto». Questa lavorazione può essere applicata a una vasta gamma di materiali, dal legno alla plastica, dalla ceramica al vetro, fino ai tessuti. La floccatura viene spesso utilizzata per arricchire la superficie di divani, poltrone, sedie e testiere di letti, conferendo loro un aspetto morbido e raffinato, sia alla vista che al tatto. Grazie all’elevata qualità dei suoi interventi, oggi Grigolin è un punto di riferimento nel settore e collabora con alcuni dei marchi più prestigiosi dell’arredamento.

GRIGOLIN SRL

Via dell’artigianato 30/32, Cantù Tel. +39 031 735494

grigolinsrl@gmail.com www.grigolinsrl.it

Docufilm: «Lost and Roll»

La pellicola racconta il Salone da un duplice punto di vista: da un lato le grandi firme del design, dall’altro un venditore di Polaroid e un tassista

C’è un Salone del Mobile che non compare mai sulle copertine delle riviste di design. Non ha stand, non ha lanci di collezione, non ha comunicati stampa. Esiste nelle strade, nei taxi, nelle conversazioni rubate sui marciapiedi della settimana in cui Milano si trasforma. È da qui che parte  Lost and Roll, docufilm di 54 minuti diretto dal regista e fotografo Gianluca Vassallo, prodotto da Maddalena Satta per White Box Studio, presentato in anteprima all’Anteo Spazio Cinema il 16 aprile 2026.

Tutto comincia da Comunità Continua, la ricerca fotografica che il Salone del Mobile aveva commissionato a Vassallo nel 2024: un viaggio dentro l’ecosistema umano che anima la manifestazione, molto oltre i padiglioni. Ma le fotografie, ad un certo punto, non bastavano più. Ci voleva il movimento, la voce, il silenzio tra una parola e l’altra. È

nata così l’idea del film — senza sceneggiatura, senza copione, lasciando che siano i protagonisti a costruire il racconto con i loro volti e i loro gesti.

Da una parte le grandi firme: Maria Porro, presidente del Salone, e i designer Piero Lissoni, Fabio Novembre, Elena Salmistraro, Gabriele Buratti, Luca Nichetto, Francesca Lanzavecchia, ciascuno alle prese con la settimana in cui un anno di lavoro si gioca in pochi giorni. Dall’altra c’è Munshi, il fotografo di strada che da venticinque anni vende polaroid ai visitatori del Salone, e un tassista che osserva la città cambiare attraverso i finestrini e le conversazioni dei passeggeri. Sono loro a dare al film la sua verità più autentica.

Le polaroid di Munshi, sbiadite e preziose, diventano — nelle parole di Maria Porro — la metafora perfetta: “Effimere come un evento fieristico, indelebili come una seduta iconica.” La fotografia è di Francesco Mannironi, il sound design di Daniele Guarnera, la colonna sonora della pianista inglese Anne Lovette. Ogni anno, l’ultima notte del Salone, Vassallo si ritrova a cena con un gruppo di amici. “Questo piccolo film racconta l’attesa di quella cena”, dice. E quella frase spiega tutto.

ph: ©Gianluca Vassallo

I Numeri

Salone del Mobile.Milano 2026

Superficie netta occupata Oltre 169.000mq

Espositori oltre 1.900 (36,6 % dall’estero*)

*Nella percentuale sono esclusi gli espositori del SaloneSatellite

Paesi: 32

Nuovi ingressi e ritorni 227 espositori per la prima volta o di ritorno al Salone del Mobile. Milano di cui 161 espositori per la prima volta (60,9% dall’estero), 66 espositori di ritorno (37,9% dall’estero)

Fatturato espositori Italia 49.508.882.092,00 euro fatturato complessivo

Fatturato espositori estero 20.340.190.172,00 euro fatturato complessivo

Quote Export Espositori Italia ed Estero

• 68,9% quota esportazioni aziende italiane su fatturato complessivo

• 31,14% quota esportazioni aziende estere su fatturato complessivo

Salone Internazionale del Mobile

Salone Internazionale del Complemento d’Arredo

Workplace3.0, S.Project

Superficie netta occupata Oltre 125.000 mq

Espositori: 915 (38,57% dall’estero)

Paesi: 32

Nuovi ingressi e ritorni 139 espositori per la prima volta o di ritorno alle manifestazioni annuali di cui

• 93 espositori per la prima volta alle manifestazioni annuali (72,04% dall’estero)

• 46 espositori di ritorno alle manifestazioni annuali (45,65% dall’estero)

Presenze espositori

• 4,75% espositori italiani ed esteri presenti da più di 50 anni alle edizioni delle manifestazioni annuali.

• 43,55% espositori italiani ed esteri presenti nelle ultime 10 edizioni delle Manifestazioni Annuali

EuroCucina / FTK, Technology For The Kitchen

Superficie netta occupata 23.000 mq

Espositori 106 da 17 Paesi (38,60 % dall’estero). Padiglioni 2-4

Nuovi ingressi e ritorni 35 espositori per la prima volta o di ritorno, di cui 29 espositori per la prima volta  (5,17 % dall’estero), 6 espositori di ritorno  (33,33 % dall’estero)

Presenze espositori 17,14% espositori italiani ed esteri presenti da più di 20 anni; 53,33 % espositori italiani ed esteri presenti nelle ultime 5 edizioni di EuroCucina/FTK, Technology For The Kitchen

Fonti dati: Salone del Mobile.Milano; brand espositori (formulari domanda di partecipazione Salone del Mobile. Milano 2025); Centro Studi FederlegnoArredo

Salone

Internazionale del Bagno

Superficie netta occupata Oltre 16.000 mq

Espositori 163 da 14 Paesi (28,22% dall’estero). Padiglioni 6-10

Nuovi ingressi e ritorni 53 espositori per la prima volta o di ritorno al Salone Internazionale del Bagno di cui 39 espositori per la prima volta (38,46 % dall’estero), 14 espositori di ritorno al Salone Internazionale del Bagno (14,29% dall’estero)

Presenze espositori 13,5 % espositori italiani ed esteri presenti da più di 20 anni alle edizioni del Salone Internazionale del Bagno, 42,95 % espositori italiani ed esteri presenti nelle ultime 5 edizioni della Biennale

SaloneSatellite

Superficie netta occupata Oltre 5.000 mq

Designer 700 creativi under 35 da 43 Paesi

Scuole e Università di design 23 Scuole e Università. Padiglioni 5-7

Il Salone in Città: Milano, palcoscenico diffuso

Confermata la serata inaugurale al Teatro alla Scala, torna per il terzo anno consecutivo il Design Kiosk, interessante progetto speciale realizzato in partnership con K-Way

Parliamo di Salone in Città. Per la 64ª edizione, il Salone del Mobile.Milano rafforza la propria presenza al di fuori di Fiera Milano Rho, con un programma che intreccia musica, architettura, design e mobilità urbana, trasformando la metropoli in un palcoscenico diffuso durante tutta la settimana del 21-26 aprile.

La serata inaugurale si tiene, per il sesto anno consecutivo, al Teatro alla Scala. La Filarmonica della Scala sarà diretta da Michele Mariotti, con Giuseppe Albanese al pianoforte: un appuntamento che sancisce, ogni anno più forte, il legame profondo tra il Salone e la vita culturale della città. Torna per il terzo anno consecutivo il Design Kiosk in Piazza della Scala, affiancato quest’anno dalla scritta tridimensionale «Salone del Mobile.Milano», che trasforma la piazza in un punto di incontro e riconoscimento per i visitatori internazionali.

La novità più originale del programma 2026 è il progetto speciale realizzato in partnership con K-Way: un’edicola in Piazza del Duomo, curata dal Salone, che diventa punto di partenza di un itinerario urbano ideato da Bianca Felicori, architetta e ricercatrice, fondatrice di Forgotten Architecture — la piattaforma nata nel 2019 al Politecnico di Milano per riscoprire le architetture moderne dimenticate o poco conosciute. Cinque tappe attraverso edifici significativi della città, con installazioni tessili leggere che attivano un dialogo tra architettura, design e mobilità urbana. L’edicola ospita anche una capsule collection in edizione limitata e un booklet che documenta il progetto, disponibili anche

nei flagship store milanesi di K-Way.

Inoltre, saranno oltre 200 gli showroom dei brand espositori delle Manifestazioni Annuali, di EuroCucina e del Salone Internazionale del Bagno ad aprire le porte durante la Design Week. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha sottolineato come il programma in città testimoni «il legame profondo che unisce la Manifestazione e Milano: un dialogo costante che non teme il passare del tempo», aggiungendo che la 64ª edizione condivide le visioni della città «a cominciare dalla volontà di innovare, sperimentare e investire su giovani e sostenibilità».

Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, ha definito il Salone «un modello virtuoso di sviluppo sostenibile, capace di coniugare innovazione, responsabilità ambientale e crescita occupazionale», e ha ribadito il sostegno della Regione a «una Manifestazione che genera occupazione qualificata e rafforza la competitività delle imprese».

Brera Design Week, il quartiere diventa progetto

Il cuore creativo del Fuorisalone si prepara alla 17ª edizione con installazioni, nuove aperture e una piattaforma digitale inedita che avvolge la città diffondendo in ogni angolo la sua onda di creatività e innovazione

Diciassette edizioni, e Brera non smette di crescere. Dal 20 al 26 aprile 2026, il Brera Design District torna ad animare il Fuorisalone trasformando il quartiere in un laboratorio urbano diffuso dove design, creatività e impresa dialogano tra loro. I numeri parlano da soli: l’edizione 2025 aveva contato 237 eventi e 80.000 utenti unici sulla guida web, in aumento del 40% rispetto all’anno precedente. Per il 2026 l’asticella si alza, con oltre 200 eventi già confermati, 217 showroom permanenti — nove dei quali nuovi — e un totale previsto di oltre 300 iniziative.

Il tema è  Essere Progetto: un manifesto culturale che invita a leggere il design non come risultato formale, ma come processo, attitudine e responsabilità nel costruire relazioni tra persone, luoghi e comunità. Tra le nuove aperture permanenti figurano Alea in Via Tocqueville, Annabel Karim Kassar in Via Montebello, FLOFAB Gallery in Via San Marco e KRONOSPAN a Foro Buonaparte, insieme ad altre cinque firme che scelgono Brera

come vetrina stabile.

Sul fronte dei progetti, Valcucine porta in Corso Garibaldi Crafting Forward, allestimento curato dallo studio Zanellato/Bortotto sull’incontro tra innovazione industriale e artigianalità contemporanea. In Piazzetta Brera, Marsotto installa una statua monumentale firmata Jaime Hayon, mentre nel Loggiato della Pinacoteca American Express presenta «Serotonin – the chemistry of happiness», l’installazione immersiva di Sara Ricciardi che traduce l’ormone della felicità in un’esperienza visiva aperta al pubblico.

Debutta intanto il  Fuorisalone Passport, piattaforma sviluppata da Studiolabo che consente di accedere a una selezione di eventi con un unico QR Code personale, eliminando le registrazioni ripetute. Il distretto, inoltre, resta vivo tutto l’anno attraverso la newsletter Brera Experience e il profilo Instagram @BreraDesignDistrict, con oltre 132.000 follower.

L’identità visiva è affidata all’illustratrice milanese Chiara Ghigliazza (nella foto in alto), che restituisce la città dalla prospettiva di un finestrino di tram: «Il tram mi fa sentire un po’ turista nella mia stessa città; mi fa osservare i luoghi che conosco da un’angolazione diversa, riscoprendoli di nuovo». A dare movimento alle sue illustrazioni è Alkanoids, studio specializzato in motion design, che anima il vagone in un piccolo teatro di vita con sound design dedicato — un’immagine che riassume bene lo spirito di questa edizione.

ph: ©Chiara_Venegoni

Tortona, il design dal passato al futuro

Grandi brand, installazioni immersive e un tema che sfida il presente: il distretto più imprevedibile del Fuorisalone

Come ogni anno, il distretto di Tortona si prepara a essere uno dei grandi protagonisti del Fuorisalone 2026 con due manifestazioni complementari: Tortona Rocks, alla sua undicesima edizione, e la Tortona Design Week, che quest’anno introduce un tema capace di rimettere in discussione il modo stesso di intendere il progetto.

Tortona Rocks #11 porta il titolo Design to Change Everything e si annuncia come un palinsesto denso che intreccia installazioni immersive, ricerca e sperimentazione. Tra i protagonisti più attesi, IQOS firma un’esperienza immersiva in collaborazione con Devialet, mentre Archiproducts Milano presenta Fòco, nuovo capitolo di interior firmato Studio Pepe. Swatch porta AI-Dada, progetto che reimmagina l’orologio attraverso l’intelligenza artificiale, e Italdesign racconta in un unico percorso la propria eccellenza trasversale tra automotive, product design, aerospace e robotica. Non mancano i grandi brand consumer. McDonald’s celebra i quarant’anni in Italia con Pool – Ti

sblocco un ricordo, cortocircuito tra arte e memoria collettiva, mentre Zeekr presenta  The Art of Connection con la nuova 7GT. Candyslab mette in scena le icone del brand con Wild Experience, Hans Boodt Mannequins trasforma il manichino in personaggio con REBEL e Haier chiude il quadro con Inside the Experience, riflessione sul rapporto tra persone e ambiente domestico nel segno della tecnologia. Completano il palinsesto Maisons du Monde con Moments of Joy, UAU Studio con Design by Who? e Foroo con Contemporary Kitchens Inside.

La Tortona Design Week 2026 sceglie un passo più riflessivo con il tema  Thinking Better, Look Back to Shape the Future: guardare indietro non è nostalgia, è un atto progettuale. Il passato custodisce gesti, forme e materiali autentici; nel design il futuro non nasce dal vuoto ma dalla rilettura intelligente di ciò che esiste. Trasformare la memoria in innovazione, mettere le persone — e non l’oggetto — al centro. Progettare meno, ma progettare meglio.

BASE Milano, qui il design esplora l’oscurità

Dal 20 al 26 aprile gli spazi ex Ansaldo ospitano Exhibit, mostra collettiva che coinvolge 80 designer da 23 paesi

E poi... Hello, Darkness!

Nell’ex Ansaldo di Via Bergognone 34, BASE Milano si prepara a essere uno dei luoghi più radicali della Milano Design Week 2026. Dal 20 al 26 aprile, la piattaforma We Will Design restituisce al pubblico i percorsi di ricerca sviluppati durante l’anno nell’ambito di un programma che porta il titolo  Hello, Darkness. L’oscurità non è una provocazione fine a se stessa: viene intesa come spazio di possibilità progettuale e terreno di rigenerazione, in sintonia con il tema del Fuorisalone 2026 “Essere Progetto” Il cuore del programma è  Exhibit, mostra collettiva di 4.000 metri quadrati con oltre 80 designer emergenti provenienti da 23 paesi, selezionati tramite call internazionale. Le pratiche in mostra attraversano biodesign, ecologie speculative, tecnologie open source e design sociale: un panorama volutamente eterogeneo che tratta il design come strumento critico e trasformativo. Accanto a  Exhibit,  casaBASE ospita cinque open studio con ricerche temporanee che spaziano dal design speculativo alle pratiche sensoriali e biologiche, con progetti sostenuti anche dal British Council. Tra le installazioni più attese c’è IDIORYTHMIA dello studio francese Smarin, sviluppata in collaborazione con l’Institut Français Milano. Il progetto presenta un sistema di arredi reversibili per esplorare la relazione tra postura, respiro e ritmi biologici. Sul tetto dell’edificio, la Terrazza si anima con il  Campeggio Urbano, curato da Lemonot e Royal College of Art, portando una presenza inusuale e

volutamente controcorrente rispetto al ritmo convulso della settimana. Il programma si estende alla dimensione accademica con Domus Academy, che torna con UNFOLD, piattaforma che coinvolge università internazionali attraverso un’open call tematica. I progetti selezionati esploreranno ENGAGE FRICTION://designing through conflict, ovvero trasformare tensioni e divergenze in catalizzatori di cambiamento. Il public program include talk, attività per bambini, musica, clubbing ed esplorazioni sonore notturne — facendo di BASE un nodo tra ricerca progettuale e cultura contemporanea aperto alla città ben oltre i confini della settimana del design. base.milano.it

5VIE Design Week

Nel cuore di Milano, il distretto spicca come network culturale “glocal”, capace di lavorare su scala internazionale restando radicato nel tessuto urbano

La 5VIE Design Week 2026 torna a intrecciare arte e design nel cuore più storico di Milano, tra Corso Magenta, Sant’Ambrogio e le Colonne di San Lorenzo, nel quadrilatero formato da Via Santa Marta, Via del Bollo, Via Santa Maria Podone, Via Bocchetto e Via Santa Maria Fulcorina, da cui il distretto prende il nome. Giunta alla tredicesima edizione, la manifestazione conferma la vocazione di 5VIE come network culturale “glocal”, capace di lavorare su scala internazionale restando profondamente radicato nel tessuto urbano e sociale del centro cittadino. Qui il design non è solo prodotto, ma linguaggio con cui  costruire valore, relazioni e narrazioni condivise.

Il tema scelto per il 2026, QoT – Qualia of Things, richiama la filosofia della percezione e invita a interrogarsi su ciò che gli oggetti fanno sentire, oltre che su ciò che fanno. I “qualia” sono le qualità soggettive dell’esperienza: applicati al design, diventano la trama invisibile di memorie, sensazioni e atmosfere che ogni progetto porta con sé. In questo contesto, 5VIE continua a privilegiare il design d’autore e da collezione, l’artigianato d’élite e le ibridazioni tra arte e progetto, coinvolgendo gallerie, botteghe storiche, studi e spazi indipendenti che aprono le proprie porte durante la Milano Design Week. Il di-

stretto si configura così come un percorso diffuso, più da esplorare a piedi che da “consumare” in velocità, dove ogni cortile o interno può diventare una scoperta.

Accanto al programma fisico, prosegue il lavoro sul 5VIE Digital District, la piattaforma online che affianca gli eventi sul territorio con contenuti digitali, talk in streaming e strumenti business pensati per i professionisti. Il visitatore può orientarsi tra espositori e luoghi, registrarsi, creare contatti e seguire il palinsesto anche da remoto, estendendo l’esperienza oltre la settimana del Fuorisalone. In questo modo, la design week del distretto diventa il momento culminante di una presenza che dura tutto l’anno, fatta di progetti culturali, iniziative con le gallerie, percorsi guidati e una guida che racconta storie, attori e attività di 5VIE.

Più che un semplice distretto del design, 5VIE si conferma come una comunità culturale che lavora sulle soglie: tra arte e progetto, tra fisico e digitale, tra la memoria del centro storico e nuove forme di sperimentazione. Con  Qualia of Things, l’invito è chiaro: guardare agli oggetti non solo come funzioni o stile, ma come presenze capaci di generare esperienza, senso e relazioni. Un modo gentile e insieme radicale di riaffermare che il futuro del design, qui, passa sempre attraverso ciò che sentiamo.

5vie.it

Superstudio Design

SuperNova, SuperCity e SuperPlayground

Tre venue, tre concept e tre visioni per raccontare il rapporto tra design, arte, architettura e ricerca

Superstudio Design è il nuovo progetto con cui

Superstudio ridisegna la propria presenza alla Milano Design Week 2026, trasformandola in un’esperienza diffusa su tre poli: SuperNova a Superstudio Più, SuperCity a Superstudio Maxi e SuperPlayground nel nuovo Superstudio Village. Tre spazi, tre concept e tre visioni per raccontare, con registri diversi, il rapporto tra design, arte, architettura e ricerca. L’idea è costruire una vera mappa del Fuorisalone firmata Superstudio: un sistema di luoghi connessi che consente a brand internazionali, designer affermati e nuovi talenti di convivere in un racconto unitario.

A Superstudio Più, nel cuore del Tortona Design District, prende forma SuperNova, definito come il palcoscenico dei grandi brand internazionali del design. Qui installazioni su larga scala, architetture temporanee e padiglioni indipendenti trasformano gli spazi in uno scenario immersivo dove industria, cultura e visione dialogano tra loro. Tra i protagonisti spicca Moooi, che celebra 25 anni con una grande installazione di circa 1.000 mq firmata da Marcel Wanders: una “silver celebration” che rilegge le icone del marchio tra superfici riflettenti e un racconto che intreccia memoria e futuro. SuperNova diventa così il luogo dove intercettare le ultime tendenze del design globale e confrontare approcci progettuali diversi in un’unica, spettacolare cornice.

SuperCity, allestita a Superstudio Maxi in zona Barona, si configura invece come una città ideale del futuro, curata da Giulio Cappellini. L’allestimento trasforma la venue in un quartiere immaginario dove ambienti domestici e outdoor emergono come in un fumetto tridimensionale, tra segni grafici, installazioni immersive e collettive tematiche. Tra le mostre,  When Design Becomes Art indaga il confine tra progetto e opera artistica, mentre  Portraits – fotografia | design racconta il lato umano del progetto attraverso ritratti dei protagonisti della scena contemporanea. Il risultato è un percorso urbano fluido e multisensoriale che invita a riflettere sul futuro dell’abitare e sul rapporto tra individuo, comunità e spazio condiviso.

Completa il quadro SuperPlayground, l’hub dedicato alle nuove proposte del design e ai progetti d’avanguardia, ospitato nel nuovo Superstudio Village. È lo spazio pensato per giovani designer, studi emergenti e collettivi internazionali che sperimentano linguaggi, materiali e formati inediti. Qui il focus si sposta sulla ricerca e sulla sperimentazione più libera, con concept che mirano a ridefinire i confini stessi del design. Insieme, SuperNova, SuperCity e SuperPlayground compongono un ecosistema coerente che celebra creatività, innovazione e multiculturalità, confermando Superstudio come uno dei riferimenti imprescindibili della Milano Design Week 2026.

Isola Design Festival

In programma nel quartiere dal 20 al 26 aprile, taglia il traguardo dei dieci anni guardando alla propria storia e a ciò che verrà. Ingresso libero, vocazione internazionale e designer indipendenti

C’è un distretto della Milano Design Week che ha scelto fin dall’inizio di percorrere una strada diversa. L’Isola Design Festival, in programma dal 20 al 26 aprile 2026 nel quartiere Isola, taglia quest’anno il traguardo dei dieci anni e lo fa con un’edizione che guarda tanto alla propria storia quanto a ciò che verrà. Ingresso libero, vocazione internazionale e una comunità di designer indipendenti, studi e brand che nel tempo ha trasformato un evento locale in una piattaforma globale riconosciuta: questa è l’identità che Isola porta al Fuorisalone 2026.

Il tema scelto per il decimo anniversario è  TEN — The Evolving Now: non una semplice celebrazione, ma una dichiarazione di metodo. Onorare le origini aprendo al tempo stesso lo spazio a ciò che viene dopo, capire da dove si viene, per scegliere dove andare. In questa chiave il festival rilegge la propria storia senza nostalgia, portando nei luoghi storici del quartiere Isola nuovi progetti e nuove collaborazioni, mentre allarga per la prima volta il proprio raggio verso il distretto Certosa.

La comunità è il vero protagonista di questa edi-

zione. In dieci anni, Isola ha costruito un ecosistema indipendente che mette insieme designer emergenti e voci affermate, discipline diverse, geografie lontane. Alcuni partecipanti che avevano debuttato al festival come talenti emergenti tornano quest’anno come protagonisti riconosciuti della scena internazionale, mentre nuovi designer si aggiungono per la prima volta a una rete che continua a crescere. Questa sovrapposizione di generazioni e prospettive è uno dei tratti più distintivi di Isola rispetto ad altri distretti del Fuorisalone: non uno spazio espositivo per brand consolidati, ma un laboratorio aperto dove il processo conta quanto il risultato.

Parallelamente alla presenza fisica, Isola Design è anche la prima piattaforma digitale (isola.design) curata e dedicata a designer emergenti e studi indipendenti a livello internazionale, con un focus su innovazione, sostenibilità e biomateriali.

Il festival diventa così il momento culminante di una conversazione continua che si svolge durante tutto l’anno, con Milano come epicentro fisico e simbolico.

Due distretti, un’unica visione del design

Porta Venezia Design District e Durini Design District saranno protagoniste anche per l’edizione 2026 del Fuorisalone con interessanti proposte

Porta Venezia Design District e Durini Design District, pur con identità diverse, condividono nel 2026 una convinzione comune: che il design non sia mai neutro, ma sempre una scelta, una postura, un atto culturale e civile.

Porta Venezia Design District arriva alla sua quarta edizione forte dei numeri della precedente: oltre 80.000 visitatori e 83 progetti diffusi nel quartiere, con Mission Aldebaran di Marc-Antoine Barrois che si era aggiudicata il Fuorisalone Award 2025. Il tema scelto per il 2026 è  Design is Act, ancorato al pensiero di Tomás Maldonado — figura cardine della cultura progettuale del Novecento — che riconosce in ogni forma e spazio l’esito di una tensione dialettica tra memoria e possibilità. Il progetto non nasce dal nulla, ma emerge da un confronto continuo tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere: ogni scelta progettuale ha conseguenze sul mondo reale e il design è chiamato a prenderne atto.

Il quartiere Porta Venezia — con la sua stratificazione architettonica e la convivenza di culture diverse — è il contesto ideale per questo tema. Il distretto continua ad attrarre brand internazionali, collettivi indipendenti e designer emergenti in un programma che privilegia il progetto come strumento di riflessione e dialogo con la città.

Sull’asse di via Durini e delle strade limitrofe, Durini Design District sceglie invece il tema Design Hospitality – Milan Style, interpretando l’ospitalità come valore culturale e progettuale capace di connettere design, città e persone. Qui si concentrano alcuni tra i più importanti showroom del settore: marchi storici che hanno fatto della qualità progettuale e della

cultura dell’abitare il proprio punto di forza. Eventi diffusi, installazioni e presentazioni negli showroom aderenti trasformano i negozi in luoghi di incontro e conversazione, consolidando il distretto come interlocutore di riferimento per professionisti, investitori e stakeholder internazionali.

Porta Venezia e Durini rappresentano due modi complementari di abitare il Fuorisalone: il primo con l’energia sperimentale di un quartiere in evoluzione, il secondo con la solidità di una tradizione che sa rinnovarsi.

I progetti da non perdere

In città numerose le mostre e le installazioni da visitare: sarà una settimana ricca di sorprese e di contenuti interessanti

La Milano Design Week non è solo il Salone del Mobile e i distretti. Ogni edizione porta con sé una costellazione di progetti indipendenti, mostre e installazioni che arricchiscono la città di appuntamenti spesso sorprendenti. Per il 2026 il calendario è particolarmente denso: dalla mostra collettiva di Palazzo Litta ai laboratori aperti di Dropcity, dai due siti straordinari di Alcova alle sale della Triennale, fino agli edifici interi trasformati in destinazioni per una settimana.

MoscaPartners Variations  torna a Palazzo Litta con il tema Metamorphosis, esplorando il design come processo di trasformazione continua: materia che evolve, forme che si adattano, tecnologie che aprono nuove visioni. Nel Cortile d’Onore, l’installazione site-specific Metamorphosis in Motion è firmata dall’architetta Lina Ghotmeh: propone un paesaggio esperienziale in cui umano e pianeta dialogano. Alcova giunge all’undicesima edizione con due siti straordinari: l’Ospedale Militare di Baggio, vasto complesso verdeggiante nel quartiere Primaticcio con spazi inediti, tra cui la chiesa e l’archivio storico, e Villa Pestarini, l’unica villa progettata da Franco Albini, oggi residenza privata e mai aperta al pubblico prima d’ora. Due luoghi che dialogano tra conservazione e reinvenzione.

Dropcity propone un format unico: oltre dieci laboratori — dalla ceramica al tessile, dalla falegnameria alla stampa 3D — aperti al pubblico per rendere visibili processi e metodologie normalmente invisibili. Un invito a guardare il design non come risultato ma come pratica.

All’ADI Design Museum è in programma la mostra della XXIX edizione del Compasso d’Oro, la personale di Haruka Misawa, un’installazione di Mario Botta ispirata a Le Corbusier e la cerimonia del DBEW International Design Award con giuria presieduta da Paola Antonelli del MoMA.

La Triennale Milano offre un programma straordinariamente denso con le mostre su Barber & Osgerby, Andrea Branzi, i Vignelli e Sottsass, oltre alle ricerche di Eames Foundation, Kvadrat, Fredericia e altri brand internazionali ospitati durante la settimana.

Convey Building trasforma per una settimana un intero edificio nell’area Torre Velasca in una destinazione della Design Week, con cinque piani espositivi, oltre 20 brand internazionali e una terrazza panoramica a 360° sulla città.  Zona Sarpi, Capsule Plaza e il progetto bulgaro DOPIR di KV Design completano un panorama ricchissimo, che conferma come la Design Week sia ormai molto più di una semplice fiera.

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Salone del Mobile 2026 by Netweek - Issuu