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ODISSEO 9° 2026

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Neosnet è una testata registata dalla NeosGiornalisti, Fotografi, Operatori Culturali di Viaggio AssociazioneMilano

Odisseo n. 9

© Neosnet.it

Piazza Castello 9 - 20121 MILANO

www.neosnet.it

Finito di stampare nel mese di aprile 2026

Direttore: Luisa Espanet

Photo editor, progetto grafico

Fabrizio Lava

A questo numero hanno collaborato:

Fabio Braibanti, Cristina Corti, Giuliana Gandini , Vittorio Giannella, Luca Guzzo, Gloria Vanni

In copertina: Canada, fotografia di Fabio Braibanti

Editoriale

Tra le componenti del viaggio ideale c’è sicuramente l’avventura. Che non deve essere certo portata agli estremi, ma è fondamentale per suscitare quelle emozioni che un viaggio dovrebbe dare. Può essere una vista spettacolare, ma anche il dettaglio di un antico palazzo, un fiore o un albero particolare. O semplicemente qualcosa che non ci aspettavamo di vedere, che ci incuriosisce, ci stupisce, ci intriga. E questo è un po’ lo spirito dietro alla scelta dei reportage di questo numero di Odisseo. In Uruguay, lasciata la costa, vivere la vita dei gaucho e scoprire sculture contemporanee immerse nel verde. La Prince Edward Island in Canada è uno straordinario mix di dune dorate, vegetazione mediterranea, spiagge di arenaria rossa, porticcioli da cartolina. Tra le dieci isole più belle del mondo secondo il National Geographic, eppure sconosciuta ai più. Nel cuore del Rajasthan, lo stato dell’India più visitato, si nasconde il paesaggio surreale di Kishangarh con la sua “specialissima” neve. In Europa vi raccontiamo un arcipelago e la costa all’estremo nord della Norvegia, dove il sole di mezzanotte non è l’unico incantesimo. Infine in Italia, siamo stati nella Daunia, una “Puglia che non ti aspetti”, come dice il titolo del reportage. E qui abbiamo trovato dal teatro romano a chiese romaniche con straordinari affreschi, a castelli medioevali in una natura fatta di boschi, sorgenti, montagne e mare.

Luisa Espanet

Direttore Odisseo

Con Gattinoni Travel i Tour diventano esperienze uniche: selezione accurata degli itinerari, attività incluse studiate per valorizzare ogni destinazione, guide locali esperte o accompagnatori dall’Italia. Dalle capitali europee alle mete ancora da scoprire, dai tour classici a quelli tematici, ogni viaggio è progettato per farti sentire seguito, ispirato e sempreprotagonista

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DESTINAZIONE MESSICO

Surf e turf nel paese gentile

Testo e fotografie di Cristina Corti

Nella pagina accanto, auto d’epoca parcheggiata in una strada del centro storico di Colonia, dal tipico selciato acciottolato.

Nella doppia pagina seguente, surfisti sulla spiaggia di Punta del Diablo, al confine con il Brasile.

Viaggio in Uruguay a fine marzo, quando il ritmo cambia, l’estate si chiude senza strappi, l’aria è ancora mite e l’oceano è più deciso.

Il viaggio inizia a Montevideo, città luminosa affacciata sul Río de la Plata che sembra già mare. La rambla è il centro della vita. Intorno si alternano quartieri appena nati, case basse, facciate liberty, mercati, autobus lenti. Il mate non è un dettaglio folcloristico ma un gesto condiviso, semplice, continuo. Si beve ovunque: sulle panchine, in spiaggia, nei cantieri. Un modo per stare insieme senza formalità.

A ovest, Colonia del Sacramento conserva l’impianto coloniale con strade in pietra e un faro che guarda al Río de la Plata. Di fronte si intuisce Buenos Aires, presenza costante e familiare. L’Argentina è una sorella, vicina per lingua, abitudini e storia condivisa, ma distinta per ritmo e scala. Colonia vive anche di questo dialogo silenzioso tra due rive. È una città da percorrere a piedi, dove il passato è ancora leggibile nell’architettura.

Verso est la costa tra Atlántida e La Floresta alterna pinete, dune e case stagionali.

A fine marzo le spiagge si svuotano; restano le conchiglie, il vento e l’odore salmastro. Il mare è aperto, con correnti fredde e onde lunghe. La geografia dei paesi è essenziale: pianure ondulate, strade diritte che tagliano il verde e un cielo che occupa gran parte dello sguardo e determina l’umore delle giornate.

A Punta del Este l’Atlantico è più esposto. Il porto pieno di barche, i grattacieli, le ville sul mare raccontano un volto più internazionale. Punta del Este è considerata l’unica vera città mondana dell’Uruguay, dove vita sociale, eventi e residenze di lusso concentrano un’energia che altrove è più discreta e misurata. Poco distante, a Punta Ballena, Casapueblo domina la scogliera con i suoi volumi bianchi e le terrazze affacciate sull’acqua. Un’architettura che dialoga con la roccia e la luce. Ma l’Uruguay si comprende davvero lontano dalla costa, entrando nel campo, tra estancias, mandrie e cavalli. Il gaucho è

presenza concreta, legata alla terra e agli animali. La sua giornata inizia presto e segue il lavoro e la stagione. Nel campo le case sono basse, i portici ombreggiati, i silenzi lunghi e ovunque aleggia il profumo di carne alla brace. Di notte il buio è netto e il cielo pieno di stelle, senza interferenze. Al confine con il Brasile, Punta del Diablo è diventata la destinazione balneare più popolare dopo Punta del Este, dall’atmosfera completamente diversa. Resta legata alla pesca: barche tirate a secco, strade di sabbia, oceano, ma anche con surf e kyte che attirano molto i giovani. È un luogo più ruvido, rilassato, molto colorato, quasi hippy con strade di sabbia, case di legno color pastello o ricavate in container dai

colori sgargianti, bancarelle e locali informali. Merita una visita la vicina Fortaleza de Santa Teresa con le sue mura in pietra, memoria di un territorio conteso e di frontiere mobili. Così come, sulla via del ritorno, la Fundación Pablo Atchugarry che introduce l’arte nel paesaggio: sculture contemporanee immerse nel verde, spazi ampi, dialogo tra materia e natura. Un altro contrasto armonioso.

L’Uruguay è uno dei Paesi più stabili e sicuri del Sudamerica e all’avanguardia in materia di diritti civili. Un Paese di misura che non cerca effetti speciali e che si comprende osservando i dettagli come il vento sull’erba, la sabbia spinta verso le dune, il mate che passa di mano e la carne

Nella pagina accanto, la spiaggia di Punta del Este con lo skyline. Sopra, la spiaggia de La Floresta, con la tipica ‘casilla’ di legno giallo dei guardiaspiaggia. www
Sculture contemporanee all’aria aperta nella Fundación Pablo Atchugarry.

Nella pagina accanto distributore di mate. In basso, in senso orario, grattacieli a punta del Este, il centro di Montevideo, Punta del Diablo, leoni marini in acqua e al mercato del pesce di Punta del Este.

che cuoce sulla griglia. A fine marzo, con meno turismo e più vita quotidiana, tutto appare più chiaro.

Se l’Overshoot day ogni anno ci ricorda che l’umanità sta consumando troppo,

prendendo in prestito dal futuro, non è il caso dell’Uruguay, il paese più virtuoso al mondo. Il suo Overshoot nel 2025 è stato il 17 dicembre.

Per saperne di più

Quando andare

Ottobre-novembre (primavera) o marzo-aprile (autunno)

Dove dormire

Il consiglio è fare esperienza di tutti i tipi di struttura, dal boutique hotel all’ostello, dal B&B all’Agriturismo.

Cosa mangiare

Carne di tutti i tipi rigorosamente a la parilla (griglia), empanadas, alfajores, dulce de leche.

Cosa bere

Tannat Reserva, un vino rosso secco, monovitigno da uve Tannat, prodotto dalla Bodega Garzòn, e il mate.

Shopping

Tutto per il mate, oggetti in cuoio, arte contemporanea.

Da leggere

El libro de los abrazos / Il libro degli abbracci di Eduardo Galeano.

Una oveja negra al poder di Andrés Danza ed Ernesto Tulbovitz, giornalisti uruguaiani.

Nella doppia pagina precedente, pescatori a La Floresta, sulla Costa de Oro. Qui accanto, cavalli liberi in un ranch a San Ramòn.

L’isola della tranquillità

di Giuliana Gandini, fotografie di Fabio Braibanti

In questa pagina, dall’alto, Brackley Beach a Prince Edward Island. Il faro di Panmure Island. Nella pagina accanto, il faro di Peggy’s Cove .

A Prince Edward Island le strade finiscono di fronte all’oceano. Le brughiere verde smeraldo, dove pascolano i cavalli, scendono verso le scogliere di granito grigio e le acque dell’Atlantico increspate dal vento.

Nel golfo di San Lorenzo a nord della Nuova Scozia, Prince Edward Island, capolavoro della natura, è considerata tra le dieci isole più belle del mondo dal National Geographic. Lo spettacolo va in scena al di là del Confederation Bridge. Il ponte marino a campata continua (13 chilometri, alto 60 metri),fantastica opera di ingegneria inaugurata nel 1997, non è riuscito a turbare l’atmosfera di aristocratico isolamento di questa enclave di ostricoltori, capitani, contadini sparsa tra dune dorate, borghi silenziosi, fari solitari. “Less is more”, meno è meglio, è il motto di questo angolo bucolico dalla temperatura mediterranea, coperto di fiori. Muretti a secco in pietra scura dividono campi e orti curati come giardini e coltivati a patate rosse, le più pregiate, che per anni hanno riempito le stive dei pescherecci pronti a salpare nel Grand Bleu. Un altro mondo. Una mezzaluna di 200 chilometri di lunghezza, 60 di lar-

Nella pagina accanto, una porta con pesci nel villaggio di Malpeque. Nelle pagine seguenti , a sinistra, case colorate a Lunenburg, Nova Scotia. In basso il villaggio di Saint Martins, nel New Brunswick, con la bassa marea. A destra, una spiaggia del villaggio di Alma, nel New Brunswick.

ghezza e ben 800 di spiagge di arenaria rossa e sabbia bianca. Qui non ci sono ville e resort fastosi, e neppure locali alla moda, discoteche, auto rombanti o personaggi famosi. Tranne Sean Connery, che si rifugiava in estate in una casa solitaria. Solo una capitale con dimore storiche, caffè, boutique, lungo il Peake’s Wharf, il marina, qualche villaggio di casette in legno dipinto e porticcioli. Nella cittadina di Cavendish, al centro del parco nazionale più piccolo del Canada, che si snoda in una stretta fascia di 40 chilometri sulla costa settentrionale, Lucy Maud Montgomery ambientò il celebre romanzo “Anna dai capelli rossi”, ripreso da una fortunata serie televisiva. Sono ormeggiate nell’incantevole porticciolo di Gaspereaux le lobster boat, cariche di crostacei venduti a pochi dollari, che i pescatori manovrano con abilità. Da gustare al Windows on the Water Café dove si cena a lume di candela sulla terrazza che si spinge in mare. Oppure al Wind & Reef Seafood Restaurant dove si intrecciano storie di mare e di pesca, famoso per il piatto del pescatore: gamberi, ostriche, astice. La gente pesca trote nelle acque dei laghetti chiare come il gin, si muove in bicicletta lungo i sentieri tra distese di colorati fiori di lupino. Si siede sui prati con una fetta di apple pie e

una lattina di birra e osserva trampolieri, berte e procellarie che banchettano sulla battigia. Tutta l’isola è una sfilata di sorprese. Dalle spiagge spettacolari della penisola di Panmure, selvagge, battute dal vento. A Thunder Cove beach, segreto custodito dagli abitanti che non si perdono i tramonti come fuochi d’artificio alla scenografica Coastal Drive con le scogliere di granito rosso che si tuffano a picco sulle acque blu del golfo di San Lorenzo. Davvero da cartolina il villaggio di Malpeque Bay, nei dintorni, con le casette colorate dei pescatori che ricordano i barn, i caratteristici fienili e i baracchini dei produttori di ostriche. E poi ci sono i 26 fari, come quello che domina la Covehead Bay a oriente tra le dune, decorato con la caratteristica foglia di acero rossa, simbolo del Canada. Si può anche dormire in una delle romantiche camere dello storico West Point con la base quadrata e le tipiche righe bianche e blu. Durante la bassa marea, come a un appuntamento, arrivano turisti in bicicletta, ognuno con secchio, scalpello e limoni. Per catturare granchi e clamming, piccoli molluschi. E consumare la migliore delle colazioni sotto il cielo striato di bagliori azzurri.

Le case colorate e il piccolo porto del villaggio di Alma.

Nella pagina accanto, un piatto di aragosta del ristorante Maison Tait House nel villaggio di Shediac, New Brunswick. In questa pagina, in senso orario, un’aragosta appena pescata , il porto di Digby , Nova Scotia, con la bassa marea. Gli interni del Hillhurst Inn a Charlottetown. Particolare di una casa.

Per saperne di più

Quando andare

La stagione migliore è da maggio a ottobre con temperature tra 21 e 32 gradi.

Fuso orario

Cinque ore indietro rispetto all’Italia. Come Arrivare

Dall’Italia con volo nelle principali città canadesi (es. Toronto, Halifax), poi volo interno per Charlottetown (capitale dell’isola) o via terra attraverso il Confederation Bridge. Documenti

Passaporto con validità di almeno sei mesi e l’eTa, autorizzazione elettronica di viaggio (canada.ca).

Cosa fare

Percorrere in bicicletta il tratto del Confederation Trail, lungo terreni agricoli e coste da cartolina. Assistere al rientro dei pescatori nel villaggio di North Rustico e fare provvista di prelibatezze come il paté di aragosta.

Giocare a golf in uno dei 26 campi dell’isola. Concedersi una minicrociera sulle barche della Cruise Manada Seal Watching specializzate nell’avvistamento foche. Victoria Cross Montague.Tel.0019028383444

Frequentare le spiagge, immense, selvagge, sferzate dal vento: Greenwich beach con le alte dune di sabbia bianca, Stanhope beach dove nidificano uccelli rari, Thunder Cove beach con le scogliere di arenaria. Basin Head piccolo porto di pescatori documentato dal Fisheries Museum. Qui gli abitanti si esibiscono in tuffi dal ponticello e i solitari passeggiano lungo la distesa a perdita d’occhio verso oriente.

Dove dormire

• West Point Lighthouse, 364 Cedar Dunes Park Rd, West Point. Tel. 001 902-859-3605, westpointlighthouseinn.com

• The Cooper’s Inn B&B, 36 Dock Street, Shelburne, Nova Scotia. Tel. 001 902-875-4656, thecoopersinn.com

• Barachois Inn Historic Bed&Breakfast, 2193 Church Rd, North Rustico. Tel. 001-902-9632194, barachoisinn.com

• Hillhurst Inn, 181 Fitzroy St. Charlottetown.

Tel. 001 902-894-8004, fairholminn.com/ Hillhurst

• Delvay by the sea Resort, 16 Cottage Crescent, Dalvay. Tel. 001 902-672-2048, dalvaybythesea. com

Dove mangiare

• Clam Diggers House, 6864 Water St., Cardigan. Tel. 001 902-583-3111, clamdiggerspei.com

• Windows on the water, 106 Sackville St, Montague. Tel. 001 902-838-2080, windowswater.ca

• Maison Tait House, 293 Main St, Shediac, New Brunswick. Tel. 001 506-381-6761, staybower. com/tait-house-en

• Brehaut Restaurant, Murray Harbour. Tel. 001 902-962-3141

Shopping

• Charlottetown Farmers Market: 60 bancarelle dove acquistare e degustare i prodotti tipici. Aperto sabato mattina. 100 Belvedere Ave, Charlottetown. Tel.001902-626337 charlottetownfarmersmarket.com

• Deep Roots Distillery. Eccellenti distillati allo sciroppo d’acero.

2100 N York River Rd, Warren Grove. Tel.001 902- 218-5875 deeprootsdistillery.com

• The Dunes Studio Gallery & Café. Manufatti artistici, ceramiche, gioielli e mobili artigianali. Anche caffè e ristorante. 3622 Brackley Point Road Route #15, Brackley Beach Café. Tel. 001 902-6721883, dunesgallery.ca

Tramonto sul mare, nel villaggio di Cardigan.

La neve del Rajasthan

Testo

e fotografie di Luca

Guzzo

In basso, un albero ormai rinsecchito resiste all’accumulo di polvere. Nella pagina accanto, una giovane mamma gioca con il suo bambino.

Nel cuore del Rajasthan c’è un paesaggio che sembra appartenere più a un sogno che alla geografia dell’India: è il deserto di marmo di Kishangarh.

All’orizzonte si stendono montagne bianche, silenziose, che riflettono la luce abbagliante del sole. A prima vista sembrano dune innevate, un frammento di Himalaya smarrito nel deserto. Ma non è neve. È polvere di marmo. Quello che oggi appare come un paesaggio irreale è, in realtà, il risultato di decenni di attività industriale che hanno trasformato Kishangarh in uno dei principali poli lapidei dell’India. A partire dagli anni Ottanta, la lavorazione del marmo ha conosciuto qui uno sviluppo vertiginoso. Dalle fabbriche della città partono lastre destinate ai mercati di tutto il mondo. Con la pietra lucida e perfettamente levigata, però, si producono anche enormi quantità di scarti. Fanghi, polveri e residui della lavorazione vengono accumulati da anni in un’area di circa 82 acri alle porte della città. Ogni giorno camion carichi di detriti scaricano il loro contenuto, mentre gli escavatori modellano lentamente il terreno in colline bianche dalle forme mutevoli.

Il vento e il sole completano il lavoro, trasformando quei depositi industriali in dune morbide e abbaglianti. Dietro la bellezza quasi surreale del luogo si nasconde tuttavia una realtà più complessa. Le polveri sottili del marmo si depositano sui terreni, penetrano nelle falde e rendono sterile la terra. Alcuni studi locali segnalano concentrazioni di metalli pesanti e fluoro ben oltre i limiti di sicurezza.

Una delle svariate opere in marmo o pietra che sono state collocate nell’area all’ingresso.

Nella pagina accanto, uno dei numerosi camion che lavorano nonostante l’afflusso dei turisti.

In questa pagina, un mosaico di immagini che evidenzia la presenza turistica e animale.

La polvere bianca si insinua ovunque: nell’aria, nei campi, nei pozzi.

I medici della zona parlano di un aumento delle patologie respiratorie e oculari, mentre molte famiglie di lavoratori vivono accanto a quella che, tecnicamente, è una gigantesca discarica industriale.

Eppure, in modo quasi paradossale, questo paesaggio nato dallo scarto è diventato negli ultimi anni una meta turistica. Lo chiamano Snow Yard, oppure, con un certo orgoglio locale, la “Svizzera del Rajasthan”. Per accedervi si paga persino un biglietto.

Coppie di sposi arrivano qui per farsi fotografare tra le dune bianche. Bollywood lo ha scelto come set cinematografico. Sui social circolano immagini che lo raccontano come un “Ladakh economico”, un luogo dove vivere l’illusione della neve senza lasciare il deserto.

Il turismo, per quanto fragile e recente, rappresenta oggi una nuova fonte di reddito per chi vive ai margini di questo paesaggio artificiale.

Camminare le colline di marmo significa attraversare un confine sottile tra realtà e illusione. La luce si riflette sulle superfici bianche creando un silenzio quasi irreale, e per un momento si può

dimenticare che quella purezza apparente è il risultato di un lungo accumulo industriale.

Quando il sole tramonta e le colline si tingono di rosa e d’oro, la “neve” del Rajasthan diventa ancora più sorprendente: un paesaggio nato dal rifiuto che continua, suo malgrado, ad affascinare chi lo osserva.

Adulti e bambini giocano in riva ai laghetti artificiali, pronti ad accogliere giovani coppie per scatti romantici. Nella doppia pagina seguente, alberi rinsecchiti e piegati raccontano un paesaggio trasformato dall’uomo

Per saperne di più

Doe si trova

Kishangarh nell’India nord-occidentale è a circa 30 km da Ajmer e 100 km da Jaipur. La cosiddetta Snow Yard è situata poco fuori città.

Quando andare

Il periodo migliore va da ottobre a marzo, quando le temperature sono più miti e il cielo limpido valorizza i paesaggi.

Come arrivare

Kishangarh è collegata su strada con Jaipur e Ajmer. Dispone anche di un piccolo aeroporto regionale (Kishangarh Airport), con voli interni da Delhi.

Per entrare

L’area delle colline di marmo è visitabile pagando un piccolo biglietto d’ingresso. Alcune zone restano aree di lavoro. E’ consigliabile muoversi con prudenza e rispettare le indicazioni.

Documenti

Passaporto con validità di almeno sei mesi e il visto turistico elettronico (e-Visa), richiedibile online prima della partenza.

Una delle tante coppie di fidanzati o sposi che si fanno ritrarre in pose romantiche.

Sole a mezzanotte e altri incantesimi norvegesi

Testo e fotografie di Gloria Vanni

In questa pagina, la coda di una balena nel mare di Andøya (foto ©Ismale Tortella - Visit Norway) Nella pagina a fianco, il faro ottocentesco di Andenes.

Viaggio a nord, dalle isole Vesterålena Trondheim, tra pietra gotica e cortesie del nord, balene e sapori nordici.

L’aurora boreale? Non fa per me. Troppo freddo, buio, gelo. Eppure il nord della Norvegia mi chiamava, con quella luce strana e silenziosa che ti entra dentro. Così ho scelto giugno, il sole di mezzanotte e un posto poco conosciuto: Andenes, villaggio di pescatori incastonato nell’arcipelago delle Vesterålen, a nord delle più note Lofoten. Un ritardo aereo mi ha consegnata all’aeroporto di Andenes pochi minuti prima di mezzanotte. Mi aspettavo il grande show della luce perpetua. Invece ho trovato qualcosa di più sottile: una luce dorata che si è affievolita per qualche ora prima di risvegliarsi, senza mai cedere del tutto al buio. Come se il sole si fosse preso solo una pausa.

Andenes si trova all’estremità settentrionale dell’isola di Andøya, una delle cinque che compongono le Vesterålen. Ho avuto due notti e un giorno per capirla, poco, lo so, ma a volte basta. La mattina ho noleggiato una bicicletta e ho pedalato lungo la

costa. Il paesaggio ti parla piano, con le spiagge di sabbia chiara, gli scogli scuri, le colline basse e le montagne sullo sfondo.

Nel pomeriggio è arrivato il momento che aspettavo con un misto di entusiasmo e scaramanzia: il safari per avvistare le bale-

Scorcio della costa dell’isola di Andøya, paesaggio con spiagge di sabbia bianca che si mescola al verde della vegetazione spontanea e isolotti di ogni forma e dimensione.

A destra, la tradizionale barca del safari in mare per avvistare balene, orche, delfini. Nelle pagine seguenti, a sinistra, la cattedrale di Nidaros, gioiello gotico di Trondheim; a destra, Midtbyen, centro pedonale e via dello shopping a Trondheim.

ne. Freddo, oceano, attesa. Il capitano usa un idrofono, strumento subacqueo che rileva i suoni nell’oceano, perché il capodoglio è considerato l’animale più rumoroso al mondo. Finalmente, una coda spunta dall’acqua grigia prima di inabissarsi tra le danze di orche e delfini. Ho trattenuto il respiro, è qualcosa che ti ridimensiona in silenzio.

Storgata, la strada principale di Andenes, poco più di 2.500 abitanti, scorre tra case colorate, negozi, un paio di hotel, bar, ristoranti. Alla fine c’è il faro ottocentesco, ancora in funzione, è il quarto più alto della Norvegia. Salirci significa guardare l’oceano con gli occhi di chi, per generazioni, ha vissuto aspettando il rientro dei pescatori.

Andenes non ti travolge. Ti accoglie come si accoglie chi arriva da lontano con un sogno in tasca, vedere il sole di mezzanotte, e te lo restituisce più luminoso. Ho lasciato il nord estremo per Trondheim, distante poco più di due ore in aereo. Avevo voglia di colore, storia, sapori. Di quei frammenti di vita quotidiana che ti fanno sentire ospite ben voluta. Ho passeggiato a Bakklandet, quartiere storico e cuore pulsante della città. Strade acciottolate, case di legno dipinte in rosso, giallo, ocra. Caffè che profumano di cannella. Gente

che cammina senza fretta come se tutti avessero fatto un patto con la lentezza. Contagiata dalla calma, ho attraversato il Gamle Bybro, il ponte della città vecchia. Ho guardato i magazzini e gli edifici in legno del XVIII secolo che si specchiano allineati sul fiume Nidelva, una vista che vale il viaggio, da sola. Ho raggiunto la cattedrale di Nidaros, gioiello gotico costruito sulla tomba di Olav Haraldsson, re e santo patrono di Norvegia. La pietra grigia e i pinnacoli scolpiti sembrano cresciuti lì da soli, come alberi. Poco lontano, c’è la Kunsthall Trondheim: arte contemporanea viva, scomoda, sempre interessante. Quindi, il museo PoMo, uno degli spazi che hanno messo Trondheim sulle mappe culturali internazionali.

Anche a tavola Trondheim dice la sua. Tre ristoranti stellati Michelin, per chi vuole cucina nordica innovativa. Io ho scelto la cucina norvegese sorprendente di Troll e mi sono alzata da tavola felice. Infine, Midtbyen, il centro pedonale, con le sue vetrine e i passanti che si salutano. Trondheim non ti stordisce. Ti prende per mano con quella cortesia discreta che i norvegesi sembrano avere nel DNA e ti accompagna, con calma, da un pezzo di storia all’altro.

In basso, da sinistra a destra: i colori di una tipica casa in legno a Bakklandet, quartiere storico di Trondheim; a fianco, i piatti del menu di tre portate del ristorante Troll: piatto principale di pesce e, sotto, antipasto di carne e dolce. Nella pagina a fianco, bar/ristorante Kalas & Canasta a Bakklandet. Nelle pagine seguenti, scorcio degli edifici del XVIII secolo che si specchiano sul fiume Nidelva a Trondheim.

Per saperne di più

Informazioni

visitnorway.it/ è il sito della Norvegia, esaustiva fonte per suggerimenti e informazioni pratiche. Segnalo, per esempio, le pagine:

• Sole di mezzanotte. visitnorway.it/cosa-fare/ attrazioni-naturali/sole-di-mezzanotte

• Andenes. norvegia.com/nord/andenes

• Andoya. visitnorway.it/dove-andare/norvegiasettentrionale/5-luoghi-da-vedere-oltre-il-circolopolare-artico/#andoya

• Safari balene. whalesafari.no

• Trondheim. visitnorway.it/dove-andare/ trondelag/trondheim

Quando andare

Il sole di mezzanotte si vede dal 22 maggio al 21 luglio alle Vesterålen (Andenes).

Come andare

Fino a Oslo con varie compagnie aeree europee, poi per le tratte interne con Wideroe. wideroe.no/en

Moneta

La moneta norvegese è la corona e, al momento in cui scriviamo, 100 corone norvegesi (NOK) corrispondono a 8,95 €.

Dove dormire

ANDENES

• Andenes Suitehotel andenessuitehotel.no

• Thon Andrikken Hotel thonhotels.no/hoteller/norge/andenes/thon-hotelandrikken

TRONDHEIM

• Thon Hotel Nidaros thonhotels.no/hoteller/norge/trondheim/thonhotel-nidaros

• Scandic Bakklandet scandichotels.com/en/hotels/scandic-bakklandet

Dove mangiare

ANDENES

• Arresten Restaurant Prinsensgate 6, Andenes Tel. +47 911 24 444

• Vin & Sånn vinogsann.no/ Storgata 9b, Andenes +47 408 95 150

TRONDHEIM

• Fagn

Ørjaveita 4, 7010 Trondheim fagn.no

• Credo

Ladeveien 9, 7066 Trondheim restaurantcredo.no

• Troll Restaurant, Brattøra Fosenkaia 4A, Trondheim trollrestaurant.no/en

Letture

• Jo Nesbø, Sole di mezzanotte

• Giovanni De Zan, Sulla via del Nord: Digressioni di viaggio in Norvegia

• Giovanni Acquarone, Artico siberiano

• Anne Holt, autrice norvegese di gialli

scandinavi, ha scritto gialli e polizieschi venduti in tutto il mondo come Quello che ti meriti, Non deve accadere, La porta chiusa, La dea cieca, La vendetta, L’unico figlio...

La Puglia che non ti aspetti

Testo e fotografie di Vittorio Giannella

A dIn basso, un angolo della masseria Rinaldi a Lucera. Nella pagina accanto pane, olio evo e cime di rape.

I campi di grano i colorano la Daunia con toni di grande suggestione. Io la visito all’insegna dello slow tour, per assaporare piatti antichi, godere dei silenziosi paesaggi, cogliere l’essenza e l’armonia dei luoghi.

La Daunia, in provincia di Foggia, è tra le zone meno visitate della Puglia, uno scrigno di bellezza e cultura, tradizioni ed enogastronomia con i fiocchi. Qui uva, olive e grano, grazie a mani sapienti, vengono trasformati in prodotti unici e inconfondibili. Con tutte le carte in regola, quindi, per attrarre turisti curiosi di natura, storia e arte. Musei e castelli, paesaggi con la distesa di colli morbidi, paesi arroccati, dove nacquero e decaddero civiltà come quelle dei Dauni e Sanniti che hanno lasciato in eredità veri e propri “giacimenti” di archeologia. Raggiungo Bovino e punto al centro storico dove mi colpisce, per la bellezza, il portale in pietra della cattedrale in stile romanico. Domina su tutto il castello ducale che ingloba lo splendido museo Diocesano. E’ la volta di Orsara di Puglia, la più titolata dell’intera provincia, con 2700 anime. Da pochi anni ha sbaragliato tutti gli altri borghi aggiudicandosi il premio come

“miglior comune della provincia”, assegnato da una giuria di giornalisti, Città slow e Bandiera arancione. Non male per questo gruppuscolo di case circondato da boschi e sorgenti, permeato di storie e leggende. Se vi capiterà di visitare la grotta di San Michele e vi sembrerà di sentire i canti dei fedeli, non preoccupatevi: è solo suggestione. A Rocchetta S.Antonio, dominata dal castello D’Aquino, la vita scor-

Le terre di Daunia a Castelfiorentino, come onde che si inseguono.
Un dhoni ancorato a Guraidhoo.
Il castello federiciano di Lucera.

re semplice, e a dettare la concezione del tempo sono l’alternarsi delle stagioni e i rintocchi delle campane della chiesa, non certo le lancette dell’orologio. La strada sinuosa che da Orsara porta a Troia dona grande serenità. Con le sue onde di terra verde, ventilate da gigantesche pale eoliche e le greggi di pecore che, come batuffoli, si muovono liberamente. A Troia il tempo ha conservato ritmi e tradizioni

del passato custoditi gelosamente. Tutte le viuzze portano alla cattedrale in stile romanico. Sulla facciata spicca il rosone a undici raggi finemente lavorato. All’interno colpiscono gli affreschi. Ripercorrendo antiche strade che i pastori utilizzavano per spostare le greggi, arrivo a Lucera, città d’arte con il teatro romano ancora in ottimo stato e il castello medievale più grande d’Europa. La sua costruzione fu

In basso, “I Grifi divorano la cerva” opera del IV secolo a.C. nel Museo Civico di Ascoli Satriano. Nella pagina accanto, scultura nel Museo Civico di Lucera. r.
Fioritura primaverile in Daunia con papaveri e margherite.
Il Monastero di Sucevita.

In basso, da sinistra in senso orario. Papaveri rosolacci. Canestro con funghi cardoncelli. Il rinomato chef Peppe Zullo di Orsara di Puglia. Caciocavalli di latte podolico. Nella pagina accanto, un portone a Faeto.

iniziata da Carlo D’Angiò I e terminata da Federico II, che qui dimorò a lungo e l’amò di un amore profondo, lasciando tracce della sua presenza. Dal Belvedere di Faeto, ai piedi del monte Cornacchia, tetto di Puglia con i suoi 1151 metri d’altezza, si parla ancora la lingua francoprovenzale. Bisogna attraversare fertili campi di ortaggi per raggiungere Ascoli Satria-

no, che mi appare come un nido d’aquila nella parte più alta di queste terre ondulate che si spianano e si dissolvono verso il Tavoliere, con campi arati e glabri. Terre, queste, che hanno restituito tombe della prima età imperiale, visibili nel museo civico archeologico dove ammiro i due Grifoni che sbranano una cerva. E’ una statua in marmo policromo del IV secolo

a.C., un’opera unica nel suo genere di cui

non esistono precedenti, neanche simili. Dal parco archeologico sulla cima della collina del Serpente, la vista spazia fino al Gargano, nitido, che sembra galleggiare maestoso, sospeso tra terra e mare.

Per saperne di più

Come arrivare

In aereo, aeroporto di Bari o di Pescara e da lì con auto, treno o autobus. In auto: autostrada A14 Bologna-Taranto, uscita Foggia o San Severo. In treno: stazione di Foggia.

Dove dormire

A Orsara di Puglia, Villa Jamele. Tel. 0881 964763

A Faeto B/B Il Grifone. Tel. 348 4462285

Dove mangiare

A Orsara di Puglia, da Peppe Zullo, peppezullo.it

A Faeto, Ristorante da Moreno. Tel. 0881 973205. Per gustare il prosciutto di maiale nero.

Info visitmontidauni.it

Le possenti mura del castello D’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio.

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