NEOS - Giornalisti Fotografi e Operatori Culturali di Viaggio Associati - è un’associazione italiana di giornalisti e fotogiornalisti di viaggi, fondata nel 1998, con sede a Milano. Il nome è un acronimo formato dalle iniziali dei quattro punti cardinali e simboleggia il lavoro dei soci NEOS, cioè viaggiare e raccontare il mondo attraverso parole e immagini, con rigore professionale, indipendenza e responsabilità culturale. Oggi NEOS è un presidio culturale del viaggio.
LA NOSTRA MISSION
Raccontiamo il mondo con parole e immagini che informano, responsabilizzano, generano cambiamento. Viaggiamo per comprendere, documentare e restituire valore ai territori, alle comunità e al futuro del viaggio.
LA NOSTRA VISIONE
Crediamo in un viaggio che sia strumento di conoscenza, tutela e trasformazione culturale. Un viaggio che non consuma i luoghi, ma li rispetta. Crediamo in un giornalismo di viaggio che non si limiti a promuovere destinazioni, ma costruisca un rapporto consapevole, informato e anche critico con le realtà descritte.
• Reponsabilità narrativa
Raccontiamo i luoghi nella loro complessità, includendo impatti sociali, ambientali e culturali.
• Etica delle immagini e delle parole
Le persone sono soggetti, non scenografie. Rifiutiamo stereotipi e spettacolarizzazioni.
• Restituzione ai territori
Ogni racconto deve lasciare tracce positive: conoscenza, valore culturale, collaborazione.
• Trasparenza professionale
Dichiariamo collaborazioni, inviti e criteri editoriali. La credibilità è un nostro dovere.
• Sostenibilità concreta
Promuoviamo il viaggiare lento, consapevole e accessibile. Contrastiamo il greenwashing.
• Formazione e futuro
Investiamo nella crescita di nuove generazioni di narratori del viaggio.
• Il nostro impegno
Continuare a salvaguardare la nostra missione e soprattutto trasferire questo nostro impegno e la nostra esperienza ai futuri giornalisti di viaggio, siano articolisti, scrittori o operatori culturali o del complesso mondo dei social.
I soci NEOS
Ogni socio ha una propria scheda professionale, pubblicata anche sul sito NEOS (neosnet.it). Il sito contiene pure i diversi numeri di ODISSEO, magazine trimestrale con reportage di viaggio realizzati dai soci e varie rubriche di attualità come news, viaggi NEOS, eventi e mostre.
Questo annuario è stato compilato con accuratezza, tuttavia la Neos declina ogni responsabilità per eventuali inesattezze ed omissioni presenti.
Dovela natura incontrail benessere
ODISSEO n. 8
Viaggiare vuole dire soprattutto sorpresa. Scoprire luoghi nascosti, modi di vivere e abitudini diverse, trasformazioni. Fare incontri inaspettati. Avere conferme delle tue idee, ma anche ribaltarle completamente. L’inatteso stupisce, genera emozioni, affascina, diverte. Non importa dove si viaggia, importa come si viaggia. Come ci si guarda intorno. Può essere in un’isola agli antipodi, una città che hai visitato molte volte e che rivedi con altri occhi, un luogo che non ti aspetti di vedere in quel Paese, ma anche uno non lontano da dove abiti, che guardi con una particolare curiosità. In questo numero di Odisseo ti raccontiamo come vivono il mare gli indiani delle Andamane. Ma anche i molti modi in cui si può vivere in quelle isole così speciali. A Riyadh, in Arabia Saudita, dove il cambiamento è continuo, ti riveliamo come le più futuribili architetture convivono in armonia con l’antica civiltà. A proposito di inaspettato, parliamo di un Giappone dei Tropici che davvero non ti aspetti, ancora sconosciuto ai più. E di una Svezia perfetta per una vacanza davvero green, dove il mare è protagonista. Per la sorpresa “dietro casa”, infine, tutti i must di Genova, di cui molti nascosti, dalle creuze ai rolli.
Luisa Espanet Direttore Odisseo
Andamane, la bellezza che non fa rumore
di Gloria Vanni, fotografie dell’autrice
In questa pagina, sotto, due scorci di Radhanagar Beach al tramonto. Nella pagina a fianco, alta marea sulla costa orientale di Havelock, il cui nome dal 2018 è Swaraj Dweep.
Ci sono isole che visiti perché “bisogna vederle” e isole che scegli perché ti chiamano. Le Andamane e Nicobare, nel Golfo del Bengala, appartengono decisamente al secondo gruppo.
Cercavo un’alternativa a Laccadive e Maldive. Ho guardato dall’altra parte del Mar Arabico e ho ascoltato il richiamo di un arcipelago di 576 isole di cui solo 37 abitate. Situate a poca distanza dalle coste di Myanmar (Birmania) e Thailandia, appartengono all’India.
«Stai attenta!», mi apostrofa un’amica non appena accenno che vado alle Andamane e Nicobare. Perché l’arcipelago è più noto per i Sentinelesi, la tribù più isolata al mondo che vive a North Sentinel e respinge qualsiasi contatto e intrusione, che per le sue bellezze naturali, amate dagli indiani in viaggio di nozze. Scelgo Havelock, la più nota e attrezzata: nel 2018 il Governo Indiano l’ha rinominata Swaraj Dweep. La raggiungo con il ferry da Port Blair, la capitale delle Andamane, con un’ora e mezza di navigazione. Percorro a piedi il molo, trovo i tuktuk in attesa e incontro Dipesh che diventa la mia guida.
La maggior parte degli hotel e ristoranti si trova sulla costa orientale. A metà isola, c’è Kala Pathar Beach dove si va a vedere l’alba. Quindi c’è una strada sola, la numero 5, che dal porto punta verso sud e all’altezza dell’unica cittadina, Govind Nagar, diventa numero 4, attraversa l’isola e arriva a Radhanagar Beach, costa occidentale. Qui il Governo indiano ha vietato di costruire sulla spiaggia e gli hotel, come The Barefoot at Havelock e il Taj Exotica Resort, sono nascosti nella foresta tropicale.
Radhanagar è la spiaggia dei tramonti. È lunga, pulita e molti dicono che sia una delle spiagge più belle dell’Asia. Concordo e ci torno più volte per camminare sulla sabbia bianca lambita dal mare color smeraldo e per tuffarmi in acque cristalline. Ha
Qui sotto e nella pagina a fianco, attività nel porto di Havelock, la più nota e attrezzata delle Andamane.
L’isola è molto amata dalle giovani coppie indiane in viaggio di nozze.
una quiete profonda. È il posto ideale per un tramonto, di quelli che dici: «Sì, ne valeva la pena!». Qui scopro come gli indiani vivono il mare. Per loro è la scenografia ideale per fare tutto meno che spogliarsi, prendere il sole, nuotare. Il mare serve per incontrarsi, chiacchierare, mangiare. È il set per scattare selfie epici con la famiglia al completo, nonni inclusi. I più temerari si bagnano fino alle ginocchia e il nuoto? È visto con diffidenza, forse perché non è mai stato uno sport popolare. A Elephant Beach, invece, ho modo di vedere quanto gli indiani amino attività ludiche come farsi trascinare su banane e gonfiabili vari, moto d’acqua, paracadute ascensionale, finti sommergibili a pelo d’acqua per ammirare il fondo. Esperienze goliardiche lontane anni luce da me e da quel mare che in India è anche palcoscenico di riti, canti, offerte sacre. Due i modi per raggiungere Elephant Beach: con le barche da 10 persone in partenza dalla baia a fianco del porto, di fronte al Barefoot Bar & Brasserie: 20 minuti circa di navigazione. Soluzione che
evito grazie alla mia guida che mi suggerisce la passeggiata di circa mezz’ora nella foresta: bella e senza pericoli. Un viaggio nella natura fino al mare dove i pescatori, veri padroni delle onde, tirano le reti con gesti antichi.
I giorni a Havelock sono scanditi da musiche e danze di un festival religioso, giri in bicicletta, scorpacciate di papaya e pesce, bagni di sole in angoli appartati di spiagge dove tutti sono vestiti, perlustrazioni di piantagioni e cene in ristoranti che ti coccolano con prelibatezze e, come il Something Different, servizio di trasporto gratis da/per l’hotel. La barriera corallina protegge la costa orientale, le maree (alta al mattino, bassa al pomeriggio) disegnano le spiagge protette da giganteschi alberi di Madhuca longifolia. Alla domanda “perché scegliere le Andamane?” rispondo: perché sono ancora autentiche e lontane dalle rotte più battute dal turismo. Perché in un mondo che corre sempre più veloce, queste isole ci ricordano che c’è un altro modo di vivere: più lento, più vero, più nostro.
Nelle pagine precedenti, a sinistra scorcio del ristorante Something Different. A destra, entrata del Barefoot Bar & Brasserie ad Havelock. In queste pagine, a sinistra bungalow del Sea Shell Resort & Spa Havelock e, a destra, riso con pesce e verdure al Bonola Cafe and Pub.
Per saperne di più
Quando andare
Il periodo ideale va da novembre a marzo/aprile: temperature miti, cielo limpido, mare calmo, condizioni perfette per spiagge, maschera e boccaglio, immersioni. Il maggiore affollamento è a dicembre, gennaio, febbraio. Da evitare il periodo maggio-ottobre per piogge, mare mosso, collegamenti ridotti.
Come arrivare
Con il traghetto da Port Blair a Havelock (Swaraj Dweep). Il viaggio dura circa 1.30-2 ore. Tra le società di navigazione con più corse giornaliere e partenze la mattina e il pomeriggio:
ITT Majestic ittmajestic.com, Makruzz makruzz. com, Nautika Lite gonautika.com, Green Ocean tickets.greenoceanseaways.com
Fuso orario
L’Italia è 4 ore e 30 minuti in meno rispetto a Havelock, 3 ore e 30 minuti quando in Italia c’è l’ora legale.
Informazioni e visto
• Ufficio Nazionale del Turismo Indiano a Milano, indienaktuell.de/. L’e-visa per Turismo è rilasciato con doppio ingresso per un soggiorno non superiore a 30 giorni e ha una validità di 1 mese dalla data di rilascio, non è estendibile o modificabile dopo l’ingresso in India. Il passaporto deve avere 6 mesi di validità e due pagine libere per i timbri. Per Havelock e la vicina Neil Island (Shaheed Dweep) bastano l’e-visa turistico e il passaporto in regola. Per isole remote, riserve tribali, aree protette, sono necessari permessi speciali.
• Go 2 andaman. go2andaman.com/: una pagina web in inglese creata da giovani locali con informazioni utili su una destinazione facile da organizzare da soli.
Dove dormire
Meglio soggiornare sulla costa orientale, con più vita e locali della costa occidentale, dove non c’è nulla e si è obbligati a circa 20/25 minuti di viaggio in taxi e tuk-tuk per raggiungere la costa orientale.
• Sea Shell Resort & Spa Havelock Sulla costa orientale, in posizione strategica vicino al porto, a ristoranti e bar. Non ha spiaggia, c’è la barriera corallina e, con l’alta e la bassa marea, è possibile solo fare “snorkeling”, meglio se guidato.
Diverse tipologie di camere, bungalow, cottage, chalet, Bonova Cafe & Pub, Spa e centro benessere, ristorante White Lotus, piscina. No-02, Swaraj Dweep, Beach, Govind Nagar, Havelock Island. Tel.+91 3192 282 227, seashellhotels.net/havelockisland/
• Silver Sand Beach Resort Havelock È l’unico hotel sulla costa orientale con un proprio tratto di spiaggia, Vijay Nagar Beach. No. 5, Vijay Nagar Beach, Havelock Island.Tel.+91 3192 205 003, silversandhotels.com/beach-resort-in-havelock/
• The Barefoot at Havelock Beach N0. 7, Radhanagar Village, Havelock Island. Tel. +91 80 4889 3964, barefoot-andaman.com/
• Taj Exotica Resort & Spa RadhaNagar, Beach Number 7, Havelock Island. Tel.+91 95319 90001, tajhotels.com/en-in/hotels/ taj-exotica-andamans
Dove mangiare
• Something Different - A Beachside Cafe Menu saporito e vario: insalate di mare, pesce crudo, zuppe, piatti indiani e asiatici, hamburger, pizza. Beach No. 2, behind Havelock Power House, Havelock Island. Tel.+91 94760 27636, somethingdifferenthavelock.com
• Fool Moon Cafè Insalate calde e fredde, zuppe, pesce, gamberi, riso e proposte vegetariane in un locale d’atmosfera. Havelock no. 3, Andaman and Nicobar Islands, Havelock Island.Tel.+91 97339 77594, instagram.com/fullmooncafe_havelock
• Barefoot Bar & Brasserie
Aperto tutti i giorni, dalle 7 alle 21.30, di fronte al mare, cucina indiana, asiatica, soprattutto pesce ma anche pasta e pizza. Al piano terra, l’unico negozio di Havelock: shopping colorato e tipicamente indiano. No.1 Havelock Jetty, Govind Nagar, Havelock Island. Tel.+91 94760 70336, barefoot-andaman.com/dining/dining-in-havelock. html
• Bonola Cafe and Pub
È il ristorante su strada del Sea Shell Resort, menu internazionale con piatti indiani, pesce, gamberi, pollo, verdure. Beach Number 2, Govind Nagar, Beach, Havelock Island. Tel. +91 96795 54952, instagram.com/bonovacafe
• Narra
È il ristorante-bar del Wild Orchild Resort in un edificio con tetto in paglia stile Andamane e in-
terni in legno di narra delle Andamane. Lo chef Jay Adams propone esperienze gastronomiche a base di ingredienti freschi e genuini. No. 5 Vijay Nagar, Havelock Island. Tel. +91 95318 35655, instagram.com/narra.havelock
Cosa fare
Grande varietà di sport acquatici e non : kayak, meglio al tramonto, immersioni con maschera e pinne o bombole, passeggiate nella foresta tropicale, escursioni in barca per alcune ore di pesca e per raggiungere Barren Island, a un paio d’ore di navigazione da Havelock, con l’unico vulcano attivo dell’ India. Non si può scendere a terra ( go2andaman.com/barren-island/). Cene a lume di candela in spiaggia e in ristoranti d’atmosfera, con buoni prezzi e ottimi piatti.
Da leggere
Marco Polo accenna alle Andamane nel Milione, ma con le parole di altri perché non ci andò mai. Poco si trova anche nelle guide turistiche. La pubblicazione più completa, in inglese, è “The Vulnerable Andaman and Nicobar Islands A Study of Disasters and Response”, di Punam Tripathi, Routledge Publisher, New York. Esamina i disastri che le isole hanno subito negli ultimi 200 anni e analizza gli effetti della colonizzazione britannica.
Qui sopra, relax in riva al mare a Radhanagar Beach e, a destra, un pescatore pronto a tirare le proprie reti.
Il futuro ha un cuore antico
di Claudio Colombo, fotografie dell’autore
Scalinata nella zona storica di Diriyah, antica capitale del Primo Stato Saudita, ora sito UNESCO.
Nel cuore dell’Arabia Saudita, tra le sabbie del deserto e l’eco dei mercati antichi, sorge una metropoli che incarna meglio di ogni altra la trasformazione del Paese.
A Riyadh o “Rihad”, come talvolta si trova traslitterata, la tradizione non è mai abbandonata, ma reinterpretata, e la modernità non è solo estetica, ma visione. Qui i contrasti convivono in equilibrio: i forti di fango e mattoni del passato si specchiano nei grattacieli di vetro del presente, mentre la cultura saudita più autentica incontra il linguaggio universale dell’innovazione. Passeggiare per la città significa attraversare secoli di storia e guardare in faccia il futuro. Tutto può iniziare da Al Masmak Fortress, simbolo dell’orgoglio nazionale. Questa fortezza di argilla, restaurata con cura, fu teatro della riconquista del 1902 da parte del principe Abdulaziz Al Saud, evento che segnò l’inizio della moderna Arabia Saudita. Oggi, tra mura spesse e torri quadrate, si respira la memoria di un regno che ha saputo rinascere dalle proprie radici. Poco più in là, il profilo del Kingdom Centre Tower disegna lo skyline come un arco nel cielo. Con i suoi 302 metri di altezza, la torre è una delle icone architettoniche del Medio Oriente. Lo Sky Bridge sospeso tra le due estremità regala una vista strepitosa, soprattutto al tramonto, quando la città si tinge d’oro e le luci si accendono come stelle artificiali nel deserto. Eppure, per capire davvero Riyadh bisogna spingersi un po’ fuori dal suo centro moderno e tornare dove tutto ebbe inizio: Diriyah. Questa antica capitale del Primo Stato Saudita è un sito UNESCO, un labirinto di vicoli in mattoni di fango che raccontano il volto autentico del Regno. Qui,
il quartiere di At-Turaif è una macchina del tempo che riporta alle origini, mentre la vicina Bujairi Terrace unisce la tradizione all’eleganza contemporanea, con ristoranti e caffetterie affacciate sulla valle di Wadi Hanifa. Il futuro, invece, ha il volto della Financial Plaza, nel cuore del King Abdullah Financial District. Torri di cristallo, passerelle sospese e installazioni d’arte rendono questo spazio uno dei più avveniristici del Medio Oriente. È un quartiere che vibra di energia, soprattutto di notte, quando i riflessi dei grattacieli illuminano la città come una promessa di prosperità. Ma Riyadh guarda anche oltre se stessa. Accanto al vivace Boulevard World, che porta in Arabia l’atmosfera Parigi, Roma o Tokyo, si trova il Museo del progetto “THE LINE”, un viaggio nel futuro immaginato da NEOM: una città lineare lunga 170 chilometri, senza auto, alimentata da energie rinnovabili e disegnata per ridefinire il modo di vivere e abitare. Tra ologrammi, modelli e installazioni interattive, il visitatore scopre come la sostenibilità e la tecnologia siano diventate parte integrante del sogno saudita. Il fascino di Riyadh, però, non si esaurisce nei luoghi simbolo. Il nome stesso, Riyadh, deriva da “rawdha”, ovvero giardini, un richiamo poetico alle antiche oasi che un tempo rendevano verde il deserto. Nonostante il progresso e i grattacieli, la città conserva un’anima autentica, fatta di rituali di ospitalità, di mercati tradizionali, i “souq”, di caffè dove il tempo sembra fermarsi davanti al
Una piazza all’interno della Al Masmak Fortress, fortezza di argilla.
profumo del cardamomo. Il periodo migliore per scoprirla va da novembre a marzo, quando le temperature più miti permettono di esplorarla con calma, fra un tramonto nel deserto e una serata nei nuovi quartieri dell’intrattenimento. Riyadh è un’esperienza più che una destinazione. È la prova vivente di come una nazione possa evolvere senza
dimenticare le proprie radici, guardando al futuro con orgoglio e determinazione. È un luogo in cui il viaggiatore trova una duplice bellezza: il silenzio del deserto e il rumore della modernità. Una città che non si limita a mostrare ciò che è, ma ciò che sta diventando.
Palazzo Rosso
Qui sotto: le mura spesse le torri quadrate della Al Masmak Fortress sullo sfondo gli avveniristici grattacieli. fronte: vicolo della zona storica Diriyah
Tre donne davanti a un edificio storico di Diriyah
A fronte: palme nel Financial Plaza nel cuore del King Abdullah Financial District Qui sotto: interno della Kingdom Centre Tower, una delle icone architettoniche del Medio Oriente, alta 302 metri. In basso: veduta di notte dal Kingdom Centre Tower
Palazzo Rosso
Palazzi del Financial Plaza
Per saperne di più
Quando andare
Il periodo migliore va da novembre a marzo, quando il clima è più mite e le temperature oscillano tra i 20° e i 30°C. I mesi estivi possono essere molto caldi, superando i 40°C.
Come andare
Rihad è collegata con i principali aeroporti internazionali e raggiungibile con voli diretti da molte città europee. Dal King Khalid International Airport, il centro città dista circa 35 km ed è raggiungibile con taxi, noleggio auto o servizi shuttle. Data l’estensione della città, si consiglia di pianificare gli spostamenti con anticipo.
Fuso orario
La località si trova nel fuso UTC +3, senza cambio per l’ora legale. Il jet lag è minimo per chi arriva dall’Europa.
Info e Visto
Dove dormire
Rihad offre una vasta scelta: dai business hotel internazionali ai nuovi boutique hotel di design nell’area di King Abdullah Financial District. Per un’esperienza contemporanea, i quartieri di Olaya e Al Malaz sono centrali e ben collegati.
Dove mangiare
La città è un vero melting pot gastronomico. Per la cucina saudita Najd Village o Al Orjouan. Per un’esperienza internazionale raffinata, i ristoranti del Boulevard City e del KAFD offrono dal gourmet asiatico alla cucina mediterranea.Per un pranzo veloce i café di Tahlia Street.
Shopping
Rihad è un paradiso per lo shopping. Riyadh Park Mall e Kingdom Centre Mall per brand internazionali e di lusso. Souq Al Zal per artigianato locale, profumi, tappeti e gioielli tradizionali. Il nuovo The Groves durante la Riyadh Season per concept store e prodotti locali contemporanei.
Cosa leggere
“The Arabian Peninsula” di Jonathan Raban, un viaggio letterario nella penisola arabica.
“Arabia: A Journey Through the Heart of the Middle East” fotografia e cultura.
Documentazioni ufficiali sul progetto NEOM e THE LINE, utili per comprendere la visione futuristica del Paese.
Duchessa di Galliera, busto in marmo a Palazzo Rosso
Per l’Arabia Saudita è necessario un eVisa turistico, da richiedere online. Il passaporto deve avere 6 mesi di validità. È consigliato scaricare le app ufficiali del turismo saudita, sia per le attrazioni sia per le comunicazioni locali. L’arabo è la lingua ufficiale, ma l’inglese è diffuso. Durante il Ramadan, si consiglia di non mangiare o bere in pubblico di giorno. Non fotografare edifici governativi o persone senza permesso. Vestire in modo sobrio, soprattutto nei luoghi religiosi.
Interni del Al Masmak Fortress.
I Tropici in Giappone
di Pietro Tarallo, fotografie di Massimo Bisceglie
Nella pagina accanto: tramonto sulla spiaggia di Ama nell’isola Zamami.
A tre ore di volo da Tokyo, c’è Okinawa circondata da 150 isole coralline, incastonate nel Mar Cinese Meridionale, e protese verso il sole del Tropico del Cancro.
Davvero un luogo inaspettato Okinawa. Patria del karate, risultato della contaminazione delle arti marziali cinesi con le forme di danza e combattimento locali, è la culla della travolgente musica tradizionale sanshin. Ma non solo. Anche di una saporita cucina dove eccellono il goya champuru (misto di zucca, pesce uova e maiale), il rafute (a base di pancetta di maiale affumicata) e l’Okinawa soba (zuppa di noodles di grano saraceno). Specialità che si possono gustare nei ristoranti di Naha, l’animata capitale di Okinawa, l’isola più grande dell’arcipelago. In particolare in quelli del Mercato del pesce di Makishi, situato in pieno centro a 200 m. da Kokusai-dori, la via dello shopping e dei souvenir. Tappa obbligata la vicina Strada della ceramica di Tsubpya dove si trova il meglio della tradizionale produzione locale. Con il Castello di Shuri che domina la città. Antica residenza reale del Regno delle Ryukyu, così si chiamavano le isole prima di essere annesse dal Giappone nel 1879, è stato ricostruito dopo l’incendio del 2019, ma alcune aree sono ancora in restauro. Superbi panorami e segreti degli abissi
Cape Manzamo, 70 km a nord dalla capitale, regala un panorama spettacolare sulla scogliera a forma di proboscide elefantina. Ci si immerge nella vicina Grotta Blu dai fondali strepitosi. Nel Parco Marino di Busena, a circa 30 minuti di auto, nel suo Osservatorio subacqueo si ha una visione a 360 gradi delle creature che vivono nei coralli, compresi i pesci
pagliaccio, star del film di animazione “Alla ricerca di Nemo”. Nel ristorante dell’Okinawa Churaumi Aquarium, uno dei più grandi acquari al mondo, si mangia in compagnia di mante, squali di ogni tipo tra cui il gigantesco squalo balena che volteggia nell’enorme vasca centrale. Relax sulla vicina Emerald Beach, dalla sabbia di un bianco abbacinante. Pochi chilometri più oltre ecco Kouri Island. Collegata con un ponte panoramico, è famosa per le spiagge e le rocce a forma di cuore. Tappa obbligata degli innamorati.
All’estremo nord i segreti della longevità
L’Ogimi Village, immerso nel folto della natura, è noto per la più alta percentuale di anziani del Giappone. Per questo ha ottenuto la certificazione ufficiale di “Massima longevità in Giappone” nel 1993. Nonne e nonni giocano ancora a gateball (croquet giapponese) o lavorano nei campi. E soprattutto realizzano preziosi tessuti in basho, fibra di banana, arte antica che si può ammirare nel Bashofu Museum.
Per non dimenticare
Il Peace Memorial Park e il Museo della Pace ricordano una delle pagine più tragiche e sanguinose della Seconda Guerra Mondiale. Ossia la più grande operazione anfibia eseguita sul fronte del Pacifico (aprile-giugno 1945) dai nord americani che costò la vita a 150mila civili, 12mila militari Usa e 110mila militari giapponesi. Battaglia raccontata nel film “La
In alto
Sotto: Naha. Veduta panoramica della città dal Castello Shuri.
sinistra: Naha. Portale ingresso al Castello Shuri. Accanto: Naha. La facciata del Ristorante dalle Mille casette.
In alto sinistra: luoghi della battaglia.. Distanza Okinawa dagli Usa. Naha. Complesso musica tradizionale.
battaglia di Hacksaw Ridge” (2016) di Mel Gibson, incentrato sulla storia vera dell’obiettore di coscienza Desmond Doss, che salvò molti soldati senza armi.
Kerama Islands, le isole di smeraldo
Con il traghetto che parte dal porto di Naha in 40 minuti di navigazione fra le Kerama Islands, si raggiunge Zamami, l’isola più suggestiva dell’arcipela-
go. Verdissima, racchiude due spiagge immacolate lambite da acque turchesi: Ama, dove depongono le uova le tartarughe marine, e Furuzamani, affacciata su giardini di corallo. Di fronte si staglia il profilo della vicina isola di Aka-jima, dove viveva il cane Shiro che ogni giorno nuotava per tre km da Aka a Zamami per incontrare l’amata compagna Marilyn. La commovente e tenera storia d’amore è ricordata da due monumenti sulle due isole.
Qui sotto: Naha. Guardiano del Castello di Shuri. A lato: Naha. Castello di Shuri rappresentazione storica.
In alto: Okinawa. Squalo balena dell’Acquario Churaumi. In basso: Okinawa Kouri Island. Rocce a forme di cuore
Qui sotto: Monumento del cane Marilyn
Qui sotto: Okinawa. Zamami island. La spiaggia di Ama. In basso: spiaggia solitaria nell’isola di Zamami.
Per saperne di più
Dove dormire
Okinawa Hinode Hotel, 3 Chome-18-33 Makishi, Naha, hinode-h.com, centrale, con piscina e vasca termale all’aperto.
Cosa comprare
Oltre alle ceramiche vale la pena andare all’America Village di Chatan a 20 km da Naha, quartiere dello shopping dove tutto è all’insegna degli States. La presenza americana si manifesta anche nelle basi militari presenti nell’isola fin dalla fine del conflitto mondiale e nei numerosi soldati statunitensi che vivono qui con le loro famiglie.
Quando andare
Il periodo migliore è la primavera (aprile-giugno) e l’autunno (settembre-novembre) per il clima mite, meno folla e buone condizioni per mare e attività. Meglio evitare l’alta stagione estiva (luglio-agosto) e il rischio tifoni (fine agosto-settembre). Ideale per il mare, è molto calda, umida e affollata.
Info
JNTO-Ente Turismo Giappone, Via Barberini 95,Roma, www.japan.travel/it/it/.
In alto a sinistra: Naha. Sacerdote shintoista nel Tempio Naminoue.
In alto a destra: Okinawa. American Village. Qui sopra: Parco Memoriale della Pace di Okinawa. A lato: conchiglie della spiaggia di Furuzamani nell’isola di Zamami.
Dove il green è un marchio
di Fabio Braibanti, fotografie dell’autore
In basso: pescatore e la costa a Orust. Nella pagina accanto, ostriche nei pressi di Orust.
Primo paese nell’emisfero settentrionale, la Svezia ha creato un sistema per dare agli eco-viaggi un vero e proprio marchio di qualità.
Secondo un recente sondaggio, la Svezia è la meta migliore per una vacanza “green”. Nel 2002 ha infatti creato, con l’obiettivo di incrementare e migliorare il turismo responsabile e sostenibile, il marchio Nature’s Best. Svariate sono le proposteesperienze nella natura, molte delle quali legate alla pesca, praticate soprattutto a fine estate. Nel Bohuslän,la West Coast svedese a nord di Göteborg, si va a pescare molluschi e crostacei con la guida di esperti e abbronzatissimi lupi di mare. A piccoli gruppi organizzati, in tuta e stivali, e ben forniti di provviste per rifocillarsi durante la navigazione, si parte per un safari in barca. In genere dura una mezza giornata e si conclude con la degustazione del freschissimo pescato. La stagione va da settembre a novembre con una replica da marzo e giugno.
Göteborg, seconda città della Svezia, è la prima per le eccellenze gastronomiche, anche nei contesti più semplici. Ne è un esempio il Restaurang Gabriel, quattro tavoli spartani su un soppalco nel luminoso mercato comunale del pesce Feskekorka. Qui Johan Malm serve ostriche e altre delizie di mare. I sapidi molluschi perlacei, che in queste acque fredde crescono lentamente, dai 5 ai 7 anni, sono serviti con cipolle in aceto e una buona birra.
A Lysekil il safari si fa con la compagnia Orust Shellfish, in collaborazione con lo Strandflickor-
nas Havshotell. Si salpa per l’arcipelago su una bella barca di legno, con cestino di provviste a bordo. Ci si avvia verso i fondali dove i pescatori raccolgono le ostriche. Si impara come aprirle e si viene a conoscere molte interessanti curiosità
A destra, Gothenburg, Cafè Husaren; in basso, casa a Marstrand.
Nella pagina accanto, Lysekil e il villaggio Grebbestad. Nella foto grande, il villaggio di Smogen.
sul bacio del mare, nome che viene dato a questi molluschi.
Lo Strandflickorna propone anche un’escursione sull’isola di Fiskebäckskil, per una superba cena nel ristorante Brygghuset. E’ caldamente suggerito arrivare prima del tramonto, per godersi l’incantevole passeggiata fra le antiche case di legno del villaggio. Il locale è ampio ed elegante, con cucina a vista, tavoli distanziati e un menu che, anche se con molti piatti di pesce, non disdegna la carne. Ogni insenatura, ogni villaggio ha la sua personalità e quella di Smögen sta nel magnifico fiordo lungo il quale si snoda la celebre passeggiata di legno, lunga quasi un chilometro, tra acqua, botteghe, barche attraccate. Questo ”presepe del Nord” ha un’offerta turistica molto vivace. Nell’hotel Smögens Havsbad si prenota il gran safari all’aragosta con lo Smögen Fiske & Skargardsturer.
E’ particolarmente adatto ai giovanissimi. La barca è spaziosa, comoda e sicura, e Tommy e il figlio Martin Olofsson, pescatori esperti, sanno come coinvolgere i passeggeri. Per esempio tirando su insieme le nasse con il bastone uncinato per scoprire cosa si è catturato, ed estrarre le aragoste e gli astici che agitano le enormi chele. Risalendo la costa, tappa a Fjallbacka, gioiello della Costa Occidentale Svedese, indissolubilmente legata alla leggendaria attrice Ingrid Bergman, che l’aveva eletta come sua residenza estiva, nonché città natale della scrittrice Camilla Läckberg e da lei scelta come ambientazione dei suoi lettissimi gialli.
Proseguendo verso nord si raggiunge Grebbestad. Isolata sul mare fuori dal centro abitato, in un panorama quasi brullo, c’è la boathouse di legno gialla dei fratelli Karlsson, ideale per il safari all’astice. L’azienda dei fratelli Karlsson, Everts Sjobod, ha ottenuto il marchio di qualità dell’ecoturismo svedese.
Il giro è strepitoso. Si lascia il mare chiuso dalle isole e si va incontro alle onde. Si controllano le nasse, si riempiono le cassette con astici, granchi e
aragoste. Al largo si incrociano le foche. Se il sole è tiepido, se ne vede qualcuna stesa su uno scoglio a pochi metri dall’attracco. Quando si rientra, e si tiene il motore al minimo per non disturbarla, la foca non fugge ma, tranquilla, resta a guardare la barca che passa. Fissa negli occhi pescatori e ospiti, e per un attimo la sua presenza fa dimenticare il prelibato banchetto che attende a riva: astici, ostriche, aragoste, granchi e una buona birra.
Nelle pagine successive, interni del ristorante Brygghuset a Fiskebäkskill.
pagina a fianco, il Strandflickornas
Nella
Havshotell a Lysekil. Qui sotto, una barca in legno per il safari e scorcio di Lysekil.
Per saperne di più
Come arrivare
Volo diretto per Göteborg da Milano Malpensa
Quando andare
Da settembre a novembre o da marzo a giugno.
Dove dormire
Hotel Avalon (Göteborg)
Marstrands Havshotell (isola di Marstrand)
Strandflickornas Havshotell (Lysekil)
Smögens Havsbad (Smögen)
Hotel Grebbestad Fjorden (Grabbestad)
Dove mangiare
Restaurang Gabriel (Göteborg)
Restaurang Brygghuset (isola di Fiskebäckskil)
Cafè Ferdinand (Lysekil)
Sea Lodge (Smögen)
Info visitsweden.com/ naturesbestsweden.com/ fisketur.se evertssjobod.se
In alto la cittadina di Göteborg, sede della Fondazione
Robert Dicksons, nasse di pescatori nel villaggio Fjallbacka, qui sotto dettaglio di reti a Grebbestad e le vie di Lysekil.
A lato: scultura di cormorani a Marstrand.
Verticale, salmastra, sorprendente
di
Cristina Corti, fotografie dell’autrice
Tre aggettivi per descrivere l’anima di Genova racchiusa, e tutta da scoprire, in questo breve, ma corposo itinerario.
Si parte dal mare, là dove la città si specchia nelle acque del porto. La Lanterna, antica sentinella di pietra, accoglie chi arriva e saluta chi parte: simbolo di orientamento, non solo per i naviganti.
Da qui si entra nel dedalo dei vicoli, stretti e vivi, dove la luce filtra a fatica tra gli alti palazzi e voci si mescolano agli odori di focaccia, pesce e spezie.
Nel cuore del centro storico, una sosta a Palazzo
Reale di via Balbi regala un tuffo nell’eleganza barocca: affreschi, specchi e giardini sospesi raccontano la Genova nobile dei Rolli, dove la potenza mercantile si traduceva in arte e bellezza.
Così come non si può perdere la visita a una mostra di Palazzo Ducale, il salotto culturale della città. Si può scegliere fra pittura, fotografia e molto altro. Si discende quindi lungo Via San Lorenzo, sede dell’omonima Cattedrale, verso il Porto Antico, cuore della città marittima rigenerato da Renzo Piano. Dove il passato marinaro incontra la vita contemporanea.
Da qui con pochi passi si raggiunge Campo Pisano, una piccola piazza nascosta tra le mura medievali, segnata da una storia antica di guerre e prigionie. Oggi è silenziosa e raccolta come un cortile segreto.
Pochi passi più in alto sorge Santa Maria di Castello, uno dei complessi religiosi più antichi della città: chiostri e affreschi raccontano mille anni di spiritualità e arte genovese, il giardino è un’oasi di pace dove rigenerarsi.
Poi si prosegue, lungo la costa e le spiagge di Corso Italia, fino a Boccadasse, un borgo di pescatori rimasto sospeso nel tempo. Barche tirate a secco, case colorate, finestre aperte sul blu, tavolini gre-
miti in tutte le stagioni.
Da qui, Genova cambia volto. La si risale, passo dopo passo, verso le alture. Si attraversano i quartieri più silenziosi, le “crêuze” di mattoni rossi che si arrampicano tra ulivi e muri di pietra. Imperdibile per la sua atmosfera autentica la zona del Carmine e una corsa in salita con l’ascensore municipale di Castelletto. Con il suo stile liberty ci conduce alla Spianata. Da quassù, lo sguardo abbraccia il porto, i tetti d’ardesia e il mare a perdita d’occhio. Nelle giornate più limpide si scorge perfino il profilo della Corsica.
Genova si sviluppa sempre più in alto, tra vento e panorami, fino ad arrivare ai forti che la proteggono dall’alto. Si chiamano Ratti, Sperone, Diamante e con molti altri sono i custodi di una storia speciale della città, quella delle sue montagne. Un itinerario che riassume tutto: il mare che racconta partenze, la pietra che conserva memoria e le colline che insegnano il respiro lento del ritorno. Da “condire” magari con l’ascolto della Scuola genovese dei cantautori.
Nella pagina accanto, scorcio su Campo Pisano, un tempo luogo di sepoltura per i forestieri, oggi uno dei luoghi più affascinanti del centro storico
Nelle pagine seguenti, a sinistra il borgo di Boccadasse e Palazzo Ducale visto da Piazza De Ferrari; a destra, vista panoramica dalla stazione dell’ascensore di Castelletto.
Nelle pagine precedenti, la vista da uno dei Forti della cinta muraria di Genova, con al centro la Lanterna.
In alto da sinistra, le vetrate di Palazzo Reale, una delle edicole votive incastonate negli edifici del centro storico, pescatori rammendano le reti in darsena.
Per saperne di più
Dove mangiare
Per cena all’Acciughetta in Piazza Sant’Elena (acciughetta.it)
Per pranzo alla Sa’ Pesta, Via dei Giustiniani 16r (anticasapesta.com)
Per colazione o un caffé al Caffè degli specchi
Salita Pollaiuoli 43/R (caffedeglispecchi.it)
Per aperitivo o un drink alla Strambata, a Boccadasse (la-strambata.foodjoyy.com)
Per una dolce pausa da Galatina, Via Garibaldi 20 (galatinagenova.it)
Le poesie di Eugenio Montale, premio Nobel della Letteratura, ispirate alla sua Genova. Le indagini di Bacci Pagano di Bruno Morchio (garzanti.it/libri/bruno-morchio-tre-indagini-dibacci-pagano-9788811819295)
Da ascoltare
Dalla ‘Scuola genovese dei cantautori’ (De André, Paoli, Tenco, Bindi, Lauzi), alla seconda generazione (Fossati, Cristiano De Andrè, Baccini) all’urban pop di oggi (Bresh, Olly, Alfa, Tedua e altri). (Guidadigenova.it/cantautorigenovesi-oggi-ieri-lista-canzoni/)
Nelle pagine precedenti, a sinistra scorcio dal Porto
Antico al tramonto con gli alberi delle barche a vela che s’intrecciano con le gru del porto e la Lanterna.
A destra, l’aerea del Porto Antico e una vista panoramica sui carruggi e il porto.
Qui sotto, Palazzo Reale. Nella pagina accanto il complesso conventuale di Santa Maria di Castello, visto dal giardino.
Il posto migliore al mondo per le aurore boreali
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