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NATURART 55_issuu

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N. 55 - SETTEMBRE | SEPTEMBER 2026 | COPIA OMAGGIO - FREE COPY

Nature art and culture in the Green Tuscany

GIORGIO TESI EDITRICE


giorgiotesigroup.com

UN IMPEGNO CONCRETO VERSO UN FUTURO RESPONSABILE


Progetto Giorgio Tesi eARTh | opera di Jonathan Calugi

Giorgio Tesi Vivai, leader in Europa per produzione di piante ornamentali, dimensione e superficie coltivata, ha completato il suo secondo Bilancio di Sostenibilità, un documento che rappresenta un importante traguardo e che sottolinea il suo grande impegno verso pratiche aziendali responsabili e sostenibili. In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali e sociali, Giorgio Tesi Vivai ha intrapreso un percorso che integra i fattori della sostenibilità all’interno delle strategie aziendali, ponendo grande attenzione al rispetto dell’ambiente, alle persone e all’etica nella conduzione del business.


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Massima comodità Massima comodità


Changing career

I

n my first editorial, I’d like to focus on the topic of changing career, and the importance of dedicating larger or smaller segments of one’s own time to do different things than what we usually do. And how healthy it is, for our body and soul, to do something else: in a way, this is what happening to me as I’m about to write these greeting lines for the readers of NATURART. Changing career means trying to see who you are from a different point of view. For me, this is the meaning of accepting this role. And I say it with a smile, and the pleasure of somebody who’s embarking on this new experience. The willingness to change career entails important consequences. The first, and main one, is that this choice means meeting new persons and establishing relationships with other groups and communities. There’s an image that expresses well this idea of sharing and that has accompanied me for several years, when I introduced myself to students on the first day of lectures in my university courses. It is included in a short, but essential sentence, which struck me when I read it for the first time several years ago. I write it without solemnity, as it should be; it’s also the best way because everyone, if they wish, may take this thought home with them and reflect on it. The sentence is this: “Part of our existence lies in the feelings of those near to us.” A large part of what we are as human beings is due to people we got to know, met, and are meeting right now. Every moment of relationship, even the smallest one, can be an opportunity not to be missed. Usually, to express this idea we use another image that has become famous: “None of us is an island”. But I think the other idea is more expressive, more pervasive, to the extent that it should be engraved in every home and every school. “Part of our existence lies in the feelings of those near to us.” This sentence was written eighty years ago by Primo Levi, one of the most important witnesses and writers of our time. And it came back to my mind when I met for the first time NATURART’s staff and its editorial committee. In fact, we immediately started to get to know each other and freely talk about the things we are thinking to write, so that NATURART can continue to be read, browsed through, admired by as many people as possible, all over the world. New stories of life and nature, women and men, await us. Each of them will intersect and add to those that Giovanni Capecchi, now the new mayor of the city of Pistoia, was capable of narrating and putting together in his long and productive tenor as editor of this beautiful magazine.

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V

orrei dedicare questo mio primo editoriale al tema del cambiar mestiere. A quanto sia importante dedicare spicchi più o meno grandi del proprio tempo a cose diverse da quelle che usualmente si fanno. E a quanto sia salutare, per il corpo e per l’anima, fare altro: un po’ quello che sta succedendo a me mentre mi accingo a scrivere queste righe di saluto ai lettori di NATURART. Cambiar mestiere vuol dire provare a vedere da un diverso punto di vista quello che sei. Per me, aver accettato questo incarico, ha un po’ questo significato. E lo dico con il sorriso e il piacere di chi sta iniziando questa nuova esperienza. La volontà di cambiar mestiere porta con sé delle conseguenze importanti. La prima, la principale, è che questa scelta significa incontrare persone nuove, entrare in relazione con altri gruppi e altre comunità. C’è un’immagine che esprime bene questa idea di condivisione e che per molti anni mi ha accompagnato nel presentarmi alle studentesse e agli studenti il primo giorno di lezione nei miei corsi universitari. Ed è contenuta in una frase breve, ma essenziale, che mi folgorò quando la lessi la prima volta molti anni fa. La scrivo senza solennità, com’è giusto che sia e che è anche il modo migliore perché ognuno, se vuole, se la porti a casa per rifletterci su. La frase è questa: «Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta». Gran parte di ciò che siamo come esseri umani lo si deve alle persone che abbiamo conosciuto, alle persone che abbiamo incontrato e che stiamo incontrando adesso. Ogni momento di relazione, anche il più piccolo, può essere un’occasione da non sprecare. Di solito per esprimere questa idea usiamo un’altra immagine divenuta celeberrima: «Nessuno di noi è un’isola». Ma io trovo l’altra più efficace, più penetrante, a tal punto che andrebbe scolpita in ogni casa e in ogni scuola. «Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta». Questa frase è stata scritta ottant’anni fa da Primo Levi, uno dei maggiori testimoni e scrittori del nostro tempo. E mi è tornata in mente quando ho incontrato per la prima volta lo staff di NATURART e il suo comitato di redazione. Subito, infatti, abbiamo cominciato a conoscerci parlando a ruota libera delle cose che abbiamo in mente di scrivere perché NATURART continui a essere letta, sfogliata, ammirata da più persone possibili e in ogni parte del mondo. Nuove storie di vita e natura, di donne e uomini, ci attendono. Ciascuna di loro verrà a incrociarsi e a sommarsi a quelle che Giovanni Capecchi, ora nuovo sindaco della città di Pistoia, è stato capace di raccontare e mettere insieme nella sua lunga e proficua direzione di questa bella rivista.

www.discoverpistoia.it

Cambiar mestiere

EDITORIALE

Massimo Bucciantini Direttore Editoriale Editor in chief


EDITORIALE

Giovanni Capecchi Sindaco di Pistoia Mayor of Pistoia

Una finestra A Window sul mondo on the World

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I

am about to write my forty-second editorial for NATURART. From 2014 up to issue 54 in 2026, I have signed 41 editorials in my role as the magazine’s editor-in-chief. Every single one of them was important to me, as I have always considered it an honor to write the brief opening piece introducing each issue to our readers. But I must confess, this editorial carries a truly special significance. Indeed, this is not the editorial of the magazine’s editor, but rather the “second editorial”—the piece entrusted to representatives of public institutions, associations, or the business community. Massimo Bucciantini has now taken on the role of Editor-in-Chief—a choice made by Fabrizio Tesi and Giorgio Tesi Editrice that brings me genuine joy. Meanwhile, as of last May 27th, I have been elected Mayor of our beautiful Pistoia. This is therefore the first editorial (and perhaps not the last) that I sign as “first citizen,” carrying both the honor of the mandate bestowed upon me by the people of Pistoia and the joy of witnessing—through my presence on these pages—that while professional collaborations come to an end (as is only natural), relationships endure when built over time on genuine friendship and trust. I do not view these few lines merely as the fulfillment of an institutional duty, but rather as proof of a human bond and mutual esteem that has strengthened over time between myself and the entire NATURART team. And so, in this dual spirit—both institutional and personal—I feel compelled to add a few more words. As Mayor, I can only rejoice in leading a city that boasts a magazine like NATURART: a vital tool for showcasing Pistoia and its surrounding area to the world, as well as to those who call this land home. As a long-standing former editor (and “long-standing” is no understatement: 12 years is a very long time), I wish to thank the Tesi Group and everyone who has worked and continues to work for the publishing house with passion and expertise. Over these 12 years, the magazine served as a way for me to stay deeply connected to our city and province, learning so many things I didn’t know and discovering extraordinary stories. Because NATURART is a magazine, true, but it is also a window on the world—a vantage point from which to observe and share our treasures.

www.discoverpistoia.it

M

i appresto a scrivere il mio quarantaduesimo editoriale di NATURART. Dal 2014 fino al numero 54 del 2026, ho infatti firmato, come direttore della rivista, 41 editoriali. Ognuno di questi è stato per me importante, perché mi è sempre sembrato un onore scrivere il breve articolo di apertura per presentare il numero alle lettrici e ai lettori. Ma questo editoriale, devo confessarlo, ha un sapore tutto particolare. Non è, infatti, l’editoriale del direttore della rivista ma il “secondo editoriale”, quello che viene affidato a rappresentanti delle istituzioni o di realtà associative e imprenditoriali. Direttore della rivista è diventato – e la scelta fatta da Fabrizio Tesi e dalla Giorgio Tesi Editrice mi rende sinceramente felice – Massimo Bucciantini; io, invece, dal 27 maggio scorso, sono stato eletto Sindaco della nostra bellissima Pistoia. È quindi il primo editoriale (e forse non sarà l’ultimo) che firmo come “primo cittadino”, con l’onore dell’incarico che le pistoiesi e i pistoiesi mi hanno attribuito e con la gioia di testimoniare – con la mia presenza su queste pagine – che le collaborazioni finiscono (ed è normale che sia così), ma che i rapporti – se nel tempo si è costruita una relazione sincera e amichevole – proseguono. Non considero queste poche righe solo l’adempimento di un dovere istituzionale, ma anche la dimostrazione di un rapporto umano e di stima reciproca che si è consolidato nel tempo, tra me e tutto il gruppo di NATURART. E dunque, con questo doppio spirito (istituzionale e personale), mi sento di aggiungere ancora qualche riga. Come Sindaco non posso che rallegrarmi di guidare la città che ha una rivista come NATURART: uno strumento di fondamentale importanza per raccontare Pistoia e il suo territorio, nel mondo ma anche a chi in questo territorio ci vive. Come ex direttore di lungo corso (e “lungo” non è un eufemismo: 12 anni sono davvero tanti) voglio ringraziare l’azienda Tesi Group e coloro che hanno lavorato e lavorano, con passione e competenza, alla Editrice: in questi 12 anni, la rivista ha rappresentato, per me, uno strumento per continuare ad occuparmi della nostra città e della nostra provincia, imparando molte cose che non sapevo e incontrando storie eccezionali. Perché NATURART è una rivista, è vero: ma è anche una finestra sul mondo, una prospettiva dalla quale osservare e raccontare le nostre bellezze.


Registrazione Tribunale di Pistoia – N°2/2010 del 28-05-2010 ISSN 2421-2849

Nature art and culture in the Green Tuscany

9 772421

284000

Direttore Responsabile Emanuele Begliomini e.begliomini@giorgiotesigroup.it N. 55 - SETTEMBRE | SEPTEMBER 2026 | COPIA OMAGGIO - FREE COPY

Direttore Editoriale Massimo Bucciantini mbucciantini@gmail.com Art Director Carolina Begliomini c.begliomini@giorgiotesigroup.it GIORGIO TESI EDITRICE

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Un’immagine del Parco

An image of the

di Pinocchio a Collodi,

una delle eccellenze del

Pinocchio Park in Collodi, one of the highlights of

territorio pistoiese

the Pistoia area

Foto - Fondazione

Photo - Fondazione

Nazionale Carlo Collodi

Nazionale Carlo Collodi

Coordinamento Redazionale Lorenzo Baldi redazione@discoverpistoia.it Segreteria Irene Cinelli, Maria Grazia Taddeo contatti@giorgiotesigroup.it Comitato di redazione Nicoletta Boccardi, Lorenzo Cipriani, Chiara Caselli, Simone Martini, Cristiana Petrucci, Giacomo Galanda, Jonathan Calugi, Sara Tesi, Francesca Tesi Hanno collaborato a questo numero Massimo Bucciantini, Giovanni Capecchi, Lorenzo Baldi, Eleonora Angelini, Cristiana Petrucci, Luisa Benvenuti, Federica Taddei, Alessandro Gnesini, Giulia Bai, Samantha Ferri, Susanna Daniele, Claudia Tanzi, Pia Benedetti, Team Alpha Drive

N. 55 - SETTEMBRE | SEPTEMBER 2026 Pistoia nel Mondo, il Mondo a Pistoia Pistoia in the World, the World in Pistoia

Traduzioni Studio Blitz – Pistoia Fotografie Archivio Giorgio Tesi Editrice, Lorenzo Marianeschi, Carolina Begliomini, Wema & Supernova, Fondazione Nazionale Carlo Collodi, Archivio Rosilde Breschi, Archivio Arti Orafe Montale, Team Aplpha Drive, Pistoia Basket 2000, Ela Bialkowska Okno Studio

Giorgio Tesi Group The Future is Green

Giorgio Tesi Editrice srl Via di Badia, 14 – 51100 Bottegone – Pistoia – Italy Tel. +39 0573 530051 – Fax +39 0573 530486 www.discoverpistoia.it

Illustrazioni Jonathan Calugi Per le immagini pubblicate restiamo a disposizione degli aventi diritto che non si siano potuti reperire Impaginazione Giorgio Tesi Editrice Stampa Industrie Grafiche Pacini- Ospedaletto (Pisa)

Iscrizione al ROC (Registro Operatori della Comunicazione) n° 30847 del 15 Gennaio 2018 Per la tua pubblicità sulla rivista contatta la Giorgio Tesi Editrice o invia una e-mail a marketing@giorgiotesigroup.it

www.discoverpistoia.it


Sommario Summary 8

L’intervista: Vittorio Gallese

Dialogare con l’IA Dialoguing with IA

60

di Massimo Bucciantini 16

San Salvatore in Agna a Montale

Una perla del Romanico in territorio pistoiese A pearl of the Romanesque style in the region of Pistoia Meravigliosi incontri in città

Pistoia e la cultura condivisa dell’infanzia Pistoia and the shared culture of childhood

70

Sostenibilità

Il vivaismo di fronte alla transizione ecologica The nurserystock industry in the face of ecological transition

78

86

L’intervista: Joseph Mark David

Un americano a Pistoia An American in Pistoia di Lorenzo Baldi

46

di Samantha Ferri 50

Fondazione Pistoia Musei

Il nuovo percorso archeologico dell’Antico palazzo dei Vescovi The new archaeological itinerary of the Old Bishop’s Palace a cura della Redazione

Montagna Pistoiese

La riserva biogenetica orientata di Campolino The Campolino biogenetic reserve Collodi

Il Parco di Pinocchio celebra il suo triplice anniversario Pinocchio Park Celebrates Its Triple Anniversary di Claudia Tanzi

96

Iniziative

Pistoia con gli occhi del Liceo Petrocchi Pistoia through the eyes of “Petrocchi” High School

Arti orafe, l’anima del metallo e la luce del futuro Arti Orafe, the soul of metal and the light of the future

di Cristiana Petrucci

di Alessandro Gnesini e Giulia Bai 40

Eccellenze Pistoiesi

di Lorenzo Baldi

di Federica Taddei 32

Le missioni di Sorella Rosilde Sister Rosilde’s missions di Susanna Daniele

di Luisa Benvenuti 24

Personaggi

Andar per borghi

Popiglio, un paese di confine Popiglio, a border village di Pia Benedetti

106

Eccellenze Pistoiesi

Da Pistoia al Mugello: il team scolastico Alpha Drive From Pistoia to Mugello: the Alpha Drive school team a cura del team Alpha Drive


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L’intervista

Dialogare con l’IA — Testo di Massimo Bucciantini

Foto di Lorenzo Marianeschi

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In un’intervista con Massimo Bucciantini, Vittorio Gallese analizza la rivoluzione dell’IA, un cambiamento senza precedenti per rapidità e capillarità


____ Sopra, il Professor Gallese. Per lui non dobbiamo cedere alla frustrazione di voler somigliare agli algoritmi; le loro competenze superumane non possono e non devono diventare il nostro parametro di autovalutazione. ____ Above, Professor Gallese. In his opinion, we shouldn’t give in to the 12 | NATURART | SETTEMBRE 2026

frustration of wanting to resemble algorithms: their superhuman skills can’t and shouldn’t become our selfassessment parameter.

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ittorio Gallese è uno dei più autorevoli neuroscienziati del nostro tempo. Ha fatto parte del gruppo che nel 1992 ha individuato i “neuroni specchio”, la scoperta italiana più citata nella letteratura internazionale. Insegna Fisiologia all’Università di Parma e nel 2013 la Società psicoanalitica italiana gli ha assegnato il premio Musatti. Ospite dell’ultima edizione dei “Dialoghi di Pistoia”, abbiamo deciso di intervistarlo. Con lui abbiamo parlato del suo ultimo libro: “Il sé digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica” (Cortina Editore). Siamo in un’epoca di cambiamenti radicali, anche se non è la prima volta. Veniamo da grandi

rivoluzioni scientifiche e tecnologiche (Gutenberg, Galileo, Newton, Darwin, Einstein) che hanno trasformato il nostro modo di stare al mondo e il nostro modo di essere parte della natura. Quali le differenze della rivoluzione attuale – la rivoluzione IA – rispetto a quelle passate? È una domanda interessante, per rispondere alla quale occorre fare una premessa. Noi siamo al centro di questa rivoluzione mentre sta avvenendo. E quindi la nostra prospettiva nei confronti dell’intelligenza artificiale non può ancora essere storica. Per questo è difficile dare un giudizio ponderato. Fatta questa premessa, però, alcune cose possono essere dette. La prima, che sicuramente contraddistingue questa rivoluzione rispetto a quelle che l’hanno preceduta, è l’enorme rapidità con cui

sta avvenendo. È la sua straordinaria pervasività e capillarità, che le permette di raggiungere miliardi di esseri umani in modo rapidissimo. Tutto ciò non ha assolutamente precedenti.

Partirei dal titolo del suo libro, Il sé digitale. Fino a qualche anno fa il termine altro o altri era riferito a una persona o a più persone con cui ciascun essere umano poteva relazionarsi. Oggi l’altro si è trasformato anche in un algoritmo che sta in uno schermo davanti a noi e con il quale continuamente dialoghiamo. Oggi ci sono sempre più persone che neppure cercano una relazione sentimentale con l’altro umano che sta fuori di noi. Ci sono sempre più persone che questa


Dobbiamo smettere di essere soltanto fruitori passivi e prendere consapevolezza che la tecnologia è un prodotto umano, creato, programmato e distribuito per rispondere a logiche di profitto. ____ We must stop being just passive users and become aware that technology is a human product, which was created, programmed, and distributed to respond to profit-driven logics.

relazione la cercano sullo schermo grazie alla mediazione di un algoritmo, ovvero di un surrogato linguistico che ci risponde, che ci interpella, che ci conferma. Stiamo entrando in una dimensione totalmente nuova. Non so se vi è mai capitato di insultare la lavatrice quando vi allaga la casa. Tutto ciò scatena una reazione emotiva che ci fa capire che anche quando l’altro è un oggetto, cioè non è una creatura vivente, noi abbiamo questa tendenza insopprimibile di proiettarsi in questo oggetto. Ecco, se questo è vero immaginiamoci l’effetto moltiplicatore quando questa alterità oggettuale non vitale, non vivente, disincarnata, mi risponde, mi interpella, dialoga con me, mi propone delle soluzioni, mi dà dei suggerimenti. È ovvio che pur sapendo che stiamo interagendo con un algoritmo la proiezione di soggettività è fortissima. La questione, da cui non ci possiamo sottrarre,

è quella che dobbiamo interrogarci su «Pur sapendo che come usare questi mezzi, educando stiamo interagendo soprattutto i nativi digitali a un uso critico e responsabile. Cosa che non avviene. Anzi, con un algoritmo, avviene il contrario. Noi proibiamo l’uso del telefonino e pensiamo di aver risolto così la proiezione di il problema. Questa sì che è una strategia soggettività è miope. fortissima. Se ci Nel suo libro lei parla di noi esseri illudiamo che la umani come soggettività incarnate. insiste molto su questo relazione fisica possa Perché punto? essere sostituita da dei motivi che fin qui ci ha una “sanitarizzazione” Uno impedito di estinguerci, pur non essendo particolarmente dotati rispetto ad altre del rapporto che specie animali, è stata la nostra attitudine minimizza i rischi, alla cooperazione. Questo ci dice che noi ci costruiti come specie solo e grazie alla stiamo entrando in un siamo capacità di entrare in relazione fisica con gli altro tipo di umanità.» altri esseri umani. E questo tipo di relazione

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via. E questo è un esempio di come il self digitale agisce giorno dopo giorno sulla nostra soggettività. Qui siamo in presenza di una etero-direzione della riattivazione delle memorie. E se le memorie sono un ingrediente fondamentale della nostra soggettività, vuol dire che noi deleghiamo la costruzione che è sempre dinamica della nostra soggettività all’algoritmo. Per non parlare poi di tutte le micropratiche che noi utilizziamo quando interagiamo con gli schermi (come, ad esempio, lo scrolling). Noi crediamo di essere noi a decidere quello che vediamo, ma non è così. Cioè l’algoritmo sempre più e sempre meglio cerca di anticipare le mie scelte e mi offre delle immagini successive che mi devono tenere lì, che non mi devono allontanare e quindi anche queste continue pratiche visuomotorie ripetute milioni e milioni di volte in un anno di vita cambiano la soggettività.

____ Il pubblico pistoiese ha accolto con grande interesse e partecipazione la presenza di Vittorio Gallese all’ultima edizione dei “Dialoghi di Pistoia”, il festival di antropologia ideato e curato da Giulia Gogoli. ____ The Pistoia audience welcomed Vittorio Gallese’s presence in the latest edition of “Dialoghi di Pistoia”, the anthropology festival 14 | NATURART | SETTEMBRE 2026

conceived and curated by Giulia Gogoli, with great interest and enthusiasm.

è legata alla nostra natura corporea. Certo, noi poi possiamo supplire con il linguaggio, possiamo scrivere, telefonarci, fare video chiamate, però il dato primario è che lo sviluppo corporeo, psichico, affettivo della nostra specie, richiede una costante relazione corporea in presenza con l’altro. Se noi progressivamente in qualche modo ci illudiamo che tutto questo possa essere sostituito da una “sanitarizzazione” della relazione, che minimizza i rischi, gli imprevisti (e quindi se io sono solo davanti al mio schermo non mi capiterà niente, nessuno mi può esercitare violenza, e in più, dall’altra parte c’è qualcuno che mi dà sempre ragione, che mi dice quanto sono bravo, quanto sono intelligente, quanto sono figo), beh, allora stiamo entrando in un altro tipo di umanità. Per questo noi dobbiamo usare queste tecnologie – che aprono degli orizzonti di sviluppo e di progresso indubbi – e al tempo stesso dobbiamo continuare a coltivare la nostra

natura corporea, la nostra relazionalità fatta di contatti, di abbracci, di sguardi negli occhi, insomma di queste cose che sono la cifra dell’umano. Altrimenti il rischio è quello di un cambiamento antropologico radicale. Come agisce, e con quali conseguenze, il sé digitale nelle nostre vite? Faccio un esempio. Lei al mattino si sveglia e il suo cellulare le “dice” che il 23 maggio 2023 era con tizio o caio in un certo luogo. Io non ho la più pallida idea di che cosa fa sì che l’algoritmo oggi decida di pescare quell’immagine. Non credo che sia casuale. Credo che risponda a delle logiche che derivano dalla costante profilazione mia da parte degli algoritmi che gestiscono queste piattaforme. So però che ciò rende più probabile che io possa decidere di condividerle generando traffico, like e così

A meno di tornare ai “bei tempi andati” (ma siccome sono andati, bisogna prendere atto che non esistono più), come convivere con il sé digitale? Quali istruzioni per l’uso si sente di suggerire a chi, oggi, nella vita privata e in quella pubblica interagisce con IA? La prima cosa è imparare a non essere esclusivamente degli utilizzatori passivi. Nei limiti del possibile, ovviamente. Ma soprattutto non dobbiamo mai dimenticare che questa tecnologia è una tecnologia umana, che è stata progettata, programmata, sviluppata, venduta e diffusa. E che deve avere un profitto. L’altra cosa da imparare è quella di non abbandonarsi all’idea frustrante che noi dobbiamo sempre di più diventare simili alla macchina. Il nostro parametro di autovalutazione non può essere l’algoritmo, perché l’algoritmo ha delle competenze che sono superumane. Per questo è necessario rimanere legati alla nostra corporeità, alla nostra affettività e all’idea che il nostro mondo è un mondo che contiene gli schermi, ma che non può essere ridotto a uno schermo.


Interview

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Dialoguing with AI In a dialogue with Massimo Bucciantini, Vittorio Gallese analyses the AI revolution, an unprecedented change considering its speed and extensive reach.

Tra i più brillanti neuroscienziati del panorama internazionale, Vittorio Gallese è celebre per aver scoperto, nel 1992, i neuroni specchio. Il suo lavoro intreccia neuroscienze, filosofia e psicoanalisi per esplorare i meccanismi dell’empatia, delle relazioni umane e del nostro impatto con il mondo digitale. ____ Vittorio Gallese, one of the most brilliant neuroscientists on the international scene, is famous for discovering mirror neurons in 1992. His work weaves together neuroscience, philosophy, and psychoanalysis to explore the empathy, human relationships, and our impact with the digital world.

V

ittorio Gallese is one of the most authoritative neuroscientists of our time. He was a member of the group which, in 1992, identified the “mirror neurons”, the most quoted Italian discovery in international literature. He teaches Physiology at the University of Parma and, in 2013, he was awarded with the Musatti prize by the Italian Psychoanalytic Society. He was a guest at the latest edition of “Dialoghi di Pistoia”, and we decided to interview him. With him, we talked about his latest book: Il sé digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica (Cortina Publishing House). In a dialogue with Massimo Bucciantini, Vittorio Gallese analyses the AI revolution, an unprecedented change considering

Read the full article at

its speed and extensive reach. Since we immersed into it, we lack a historical perspective, but the impact is already evident: today, the otherness with which we dialogue is not only human, but also algorithmic. This interaction generates a strong projection of subjectivity on a screen, causing several people to prefer digital surrogates to actual relationships. In view of this, banning devices would be a short-sighted approach: instead, we need to educate digital natives to use them critically. Gallese insists on the concept of “embodied subjectivities”: human beings evolved thanks to cooperation and physical relationship. Replacing body contact with a “sanitized” digital relationship, without surprises, risks to cause a radical

anthropological shift. We must welcome progress without losing our nature, made of gazes and embraces. The first thing is learning not to be just passive users. Insofar as possible, obviously. But, above all, we must never forget that this is a human technology, that was designed, planned, developed, sold, and disseminated, and that must generate a profit. The other thing we should learn is that we must not give in to the frustrating idea of becoming more and more similar to a machine. Our self-assessment parameter can’t be the algorithm, because the latter has superhuman skills. Because of this, we must maintain a bond with our body, affectivity, and the idea that our world includes screens, but can’t be reduced to a screen.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

NATURART | SEPTEMBER 2026 | 15

mechanisms of


San Salvatore in Agna a Montale

Una perla del Romanico in territorio pistoiese — 16 | NATURART | SETTEMBRE 2026

Dalle origini longobarde ai legami con i Medici, la Badia di San Salvatore in Agna a Montale racchiude secoli di storia del territorio pistoiese. Una perla millenaria che oggi rivive come cornice di eventi e sorprende il visitatore con il fascino sotterraneo della sua straordinaria cripta.

Testo di Luisa Benvenuti

Foto di Lorenzo Marianeschi


NATURART | SEPTEMBER 2026 | 17


____ In apertura, una suggestiva immagine della cripta dell’abbazia. Accanto, osservando la chiesa dal retro o dal fianco, la struttura rivela chiaramente la sua matrice romanica (risalente in gran parte al XII secolo). ____ The opening image shows a striking view of the abbey’s crypt. Next to it, when viewed from 18 18 | NATURART | NATURART | SETTEMBRE | MAGGIO 2026

the rear or the side, the church’s structure clearly reveals its Romanesque origins (dating largely to the XII century).

N

el comune di Montale sorge un edificio dal sapore antico, le cui origini risalgono all’VIII secolo. È la Badia di San Salvatore in Agna, bellissimo esempio di Romanico in territorio pistoiese. Situata nei pressi del torrente Agna e della Villa Smilea (oggi sede della Biblioteca Comunale), attualmente è circondata da edifici moderni che comunque non l’hanno privata del suo fascino medievale. La Badia di San Salvatore in Agna nacque come monastero privato tant’è che spesso si trova indicata anche come “monastero della regina” in quanto ospitava principesse e regine longobarde. Il monastero, che dipendeva dai Longobardi e, in particolare, dal monastero femminile di San Salvatore a Brescia svolse

diverse funzioni tra cui quella di ospizio per i viandanti vista la sua collocazione strategica sulla Via Cassia. Da qui i viandanti, dopo una sosta, potevano raggiungere Firenze e, da lì, Roma. Il fatto che questo edificio sia intitolato al Salvatore dice molto sulle sue origini: infatti si contano numerosi edifici di origine longobarda dedicati a Cristo e uno di questi si trova anche in territorio pistoiese ovvero l’Abbazia di San Salvatore a Taona. Nel corso del X secolo (ma forse anche prima) la Badia passò sotto il controllo della Diocesi di Fiesole poi, per un breve periodo, sotto il controllo dei Conti Guidi fino a quando tornò alle dipendenze della Diocesi fiesolana, trasformandosi da abbazia benedettina femminile a

monastero benedettino maschile. Nel secolo successivo, attorno al 1028, la Badia venne ricostruita sotto il vescovo fiesolano Jacopo Il Bavaro: questi interventi, nonostante i restauri dei secoli successivi, sono evidenti principalmente nelle tre absidi, la cui decorazione richiama i caratteri tipici del Romanico. Purtroppo, a partire dal XII secolo, San Salvatore in Agna conobbe uno stato di abbandono e di decadenza pur rimanendo sempre legata alla Badia Fiesolana sino al XV secolo quando venne sancita la sua dipendenza dai Canonici Regolari Lateranensi di San Frediano e di Fregionaia di Lucca, chiamati anche Roccettini, il cui protettore era niente meno che Cosimo il Vecchio de’ Medici. Il legame con questa famiglia è testimoniato tutt’oggi dal celeberrimo


L’altare maggiore in pietra, essenziale e ripristinato nei restauri del Novecento secondo il rigore romanico, domina la zona presbiteriale rivolta ad est. Eretto in posizione centrale, si trova proprio davanti all’abside semicircolare. ____ The simple stone high altar, restored in the 20th century in strict adherence to Romanesque style, dominates the east-facing chancel. Erected in a central position, it stands directly in front of the semicircular apse.

stemma dei Medici situato nei pressi del cortile adiacente alla Badia. Declassata a luogo di riposo e fattoria a partire dal XVI secolo, come conferma anche la documentazione relativa a San Salvatore in Agna e ai suoi possedimenti in territorio pratese e fiorentino, la Badia venne abbandonata e chiusa al culto nei secoli successivi, vittima anche delle soppressioni leopoldine che sancirono il passaggio della Badia dai Canonici Lateranensi all’Ordine cavalleresco di Santo Stefano. Quando, alla metà dell’Ottocento, venne soppresso anche quest’ordine, l’edificio venne acquisito dall’ultimo Priore di dell’Ordine, il Marchese Covoni-Pandolfini, già proprietario di Villa Smilea. Nell’Ottocento la Badia era stata ridotta a “bigattiera” cioè era

La Badia, caratterizzata da una suggestiva struttura romanica con cripta, navata unica e affreschi trecenteschi, è passata nei secoli da centro benedettino a fattoria fortificata

stata trasformata in un centro per l’allevamento di bachi da seta: un’attività, all’epoca, assai diffusa nel territorio pistoiese. Intorno al 1920, si decise di restaurare l’edificio di San Salvatore in Agna che, a seguito del matrimonio tra l’ultima erede dei Covoni-Pandolfini e un membro della famiglia Borghese, era divenuto di proprietà di quest’ultimi. Grazie all’interessamento della famiglia e delle istituzioni che vennero coinvolte nell’intervento, si procedette al restauro della Badia. Osservando il progetto di restauro e leggendo la documentazione si capisce come, al passo coi tempi, questa tipologia di restauro che possiamo chiamare “in stile” avesse come scopo quello di restituire all’edificio i caratteri tipici

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____ Sotto il presbiterio si cela la suggestiva cripta del X-XI secolo, l’elemento di maggiore pregio storico dell’intero complesso: un ambiente intimo, suddiviso in piccole campate da una fitta trama di basse colonnine con capitelli tutti differenti tra loro. ____ Beneath the presbytery lies the evocative X-XI-century crypt, the element of greatest historical significance in the entire complex: an intimate space, divided into small bays by a dense grid of low columns, each with different capitals.

dell’architettura romanica. Questo spesso significava progettare elementi architettonici che in origine non esistevano oppure eliminarne altri perché non strettamente romanici. Sembra si possa riferire a questo periodo anche la ricostruzione della facciata della Badia. Nella seconda metà del Novecento, la Badia è stata oggetto di ulteriori interventi, soprattutto di carattere edilizio e volti principalmente al consolidamento di elementi

strutturali. Osservando l’interno della Badia, ad una sola navata, esso si presenta piuttosto semplice, con un soffitto a capriate rimaneggiato nel corso del secolo scorso, stessa sorte capitata anche al pavimento in cotto. Apparentemente, tutta la magia dell’architettura romanica sembrerebbe svanire una volta varcata la soglia della Badia di San Salvatore in Agna. Ma, se si percorre la navata, si scopre che il vero

gioiello di questo edificio è situato proprio all’interno della struttura, più precisamente sotto di noi. Si tratta della cripta romanica, alla quale si accede tramite alcuni gradini collocati nei pressi del presbiterio. Databile all’XI secolo, è un luogo affascinante in cui ancora si respira un’aria medievale. La bellezza di questo luogo, popolato da 12 colonne con capitelli, sta nell’eterogeneità che lo rappresenta. Se ci si sofferma più a lungo, si

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____ della Badia rivela anzitutto la sua rigida struttura basilicale e l’orientamento liturgico. ____ Viewed from above, the Abbey reveals, first and foremost, its strict basilica-style structure and liturgical.

possono osservare colonne con fusti di diverse grandezze e capitelli di diverso genere come, ad esempio, quello con un motivo solitamente chiamato “a cuore”, oppure altri corinzieggianti e, un altro, scolpito con dei motivi che ricordano delle facce umane. Eseguiti in diversi periodi, con i più antichi che risalgono al IV-V secolo d.C., questi capitelli contribuiscono a creare attorno a questo ambiente un’aura di mistero e di curiosità allo stesso tempo.

Oltre alla meravigliosa selva di capitelli, incassato in una delle pareti della cripta si può notare un bassorilievo con un motivo che ricorda un meandro eseguito due secoli prima della ricostruzione della cripta avvenuta nell’XI secolo. Come il resto dell’edificio, anche questo ambiente venne restaurato negli anni Venti del Novecento dalla famiglia Covoni-Borghese che, in quell’ occasione, decise di collocare in una porzione dell’ambiente il

sepolcreto della famiglia Covoni, visibile tutt’oggi. La Badia di San Salvatore in Agna non è regolarmente aperta al pubblico ma è visitabile su appuntamento oppure in occasione della Messa domenicale. Per il fascino medievale che emana e per la sua storia millenaria la Badia viene scelta come cornice ideale per celebrare i matrimoni, eventi che spesso hanno contribuito a far conoscere l’edificio romanico a pistoiesi e non.

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Dall’alto, la vista


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San Salvatore in Agna (Montale)

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A pearl of the Romanesque style in the region of Pistoia From its Lombard origins to the bond with the Medici family, the Abbey of San Salvatore in Agna, near Montale, holds centuries of history of the Pistoia region. A millenary pearl which, today, comes back to life as a setting for events and surprises visitors with the underground charm of its extraordinary crypt.

____ Dall’alto si nota un dettaglio fondamentale per la storia del luogo: la posizione della Badia nel contesto geografico della piana. Il complesso sorge a ridosso del corso del torrente Agna, un punto strategico fin dall’epoca altomedievale. A destra una bella immagine della cripta, un ambiente suggestivo suddiviso in piccole campate da una serie di basse colonnine ____ From above, you can see an essential detail for the history of the site: the abbey’s location within the geographical context of the plain. The complex stands close to the course of the Agna stream, a strategic point since the early Middle Ages. On the right is a beautiful view of the crypt, an evocative space a series of low columns

T

he Abbey of San Salvatore in Agna, near Montale, represents a valuable example of Romanesque architecture in the region of Pistoia. Founded in the VIII century as a Lombard private monastery, and serving as hospice for wayfarers along the strategic Via Cassia. Subsequently, the building passed under the control of the Diocese of Florence. In 1028, under the episcopate of Jacopo II Bavaro, the structure was completely rebuilt; the three apses decorated according to typical Romanesque principles are a visible remnant of this

Read the full article at

phase. After a period of gradual decline, started in the XII century, in the XV century the Abbey was entrusted to the Lateran Canons Regular, who were connected to the powerful Medici family, as shown by the coat of arms still visible in the courtyard. From the XVI century onwards, the building was downgraded to a farmstead, underwent the Leopoldine suppressions in the XIX century, and was converted into a “silkworm nursery” for the breeding of silkworms, before being purchased by the Covoni-Pandolfini marquises. Around 1920, the Covoni-Borghese family promoted an

important “in style” restoration to restore its original Romanesque features and turn it into their family burial chapel. While the single-nave interior is simple and has been altered, the true jewel of the Abbey is the evocative XI century crypt beneath the presbytery: a fascinating space supported by twelve columns with varied capitals, whose oldest elements date back to the IV-V centuries AD. Today, the Abbey, an exceptional testament to a thousand years of history, is open for Sunday Mass, can be visited by appointment, and provides a charming setting for weddings

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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divided into small bays by


PubbliNATURART ____ In questa pagina una bella immagine di un panda rosso, mentre nell’altra lo staff del Giardino Zoologico di Pistoia in progettazione …una parte della storia nascosta dietro ad ogni animale. ____ On this page, a beautiful picture of a red panda, while on the other page, the staff of the Pistoia Zoological Garden while in the planning stages… a part of the hidden story behind each

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Eleonora Angelini Responsabile della didattica e comunicazione Giardino Zoologico di Pistoia

animal.

Dietro ogni animale: la storia che i visitatori non vedono Ogni nuovo progetto del Giardino Zoologico di Pistoia nasce da un’idea, ma prima di trasformarsi in un nuovo exhibit attraversa un lungo percorso di studio, confronto e collaborazione internazionale. È una parte del nostro lavoro che i visitatori non vedono, eppure è proprio lì che comincia la conservazione. “E se ci mettessimo i panda minori?” E’ stata una delle tante idee nate durante una riunione di lavoro qualche anno fa. Le vecchie voliere avevano ormai concluso il loro compito e qualcuno ha immaginato una specie completamente diversa. L’idea ci è piaciuta subito, anche se sembrava difficile da realizzare. I panda minori erano una specie molto richiesta e pensavamo che le possibilità di entrare nel programma europeo di conservazione fossero davvero poche. Eppure abbiamo deciso di provarci. Da quel momento è iniziato un percorso che nessun visitatore avrebbe mai visto. Il coordinatore europeo della specie ha valutato il progetto e gli spazi, chiesto informazioni, suggerito alcune modifiche. Nel frattempo abbiamo visitato altri giardini zoologici che ospitavano i panda, studiato le linee guida dedicate e ci siamo confrontati con chi li allevava da molti anni. Solo molto tempo dopo sono arrivati Pam e Rusty, i panda minori del GZP, nati in altri due zoo europei. Quando oggi i visitatori si fermano davanti al loro exhibit, li vedono muoversi tra i rami o dormire in cima alla loro quercia e restano affascinati dalla loro bellezza; noi vediamo anche tutto quello che è successo prima. Molti immaginano che un giardino zoologico scelga liberamente gli animali da ospitare, come se bastasse progettare

un nuovo exhibit per accogliere una nuova specie. In realtà non è così. Dietro ogni arrivo, ogni nascita e, qualche volta, anche dietro la scelta di non far riprodurre una specie, esiste un lavoro lungo e silenzioso che coinvolge centinaia di professionisti distribuiti in tutta Europa. Conservare una specie non significa soltanto prendersi cura degli animali presenti nel Parco; significa ragionare sul futuro di un’intera popolazione. Per questo i moderni giardini zoologici lavorano come una grande comunità scientifica nella quale ogni istituzione mette a disposizione ciò che conosce e ciò che impara ogni giorno. La prima cosa che si condivide non sono gli animali. Sono le idee. Da un’idea nasce un progetto che viene discusso, corretto, confrontato con le esigenze della specie e con l’esperienza di chi la conosce da molti anni. Solo dopo arrivano i dati, le linee guida sul mantenimento, le valutazioni genetiche e, quando tutto va nella direzione giusta, gli animali. È un modo di lavorare che si basa sulla condivisione. Ogni nascita, ogni visita veterinaria, ogni osservazione sul comportamento, ogni successo riproduttivo e perfino ogni errore diventano conoscenze preziose. Raccolte insieme permettono di comprendere meglio la biologia delle specie, migliorarne

il benessere e prendere decisioni sempre più consapevoli. Queste informazioni non restano chiuse nei computer di un singolo zoo ma entrano a far parte di un patrimonio condiviso che cresce ogni giorno grazie al contributo di centinaia di Istituzioni. È questa memoria collettiva che permette di affinare le tecniche veterinarie, migliorare gli exhibit, progettare nuove attività educative e contribuire così alla conservazione anche delle popolazioni in natura. Viviamo in un mondo che ci ha abituati a pensare che il progresso nasca dalla competizione. La conservazione della biodiversità ci insegna invece qualcosa di diverso: alcune sfide possono essere affrontate soltanto collaborando. Il Giardino Zoologico di Pistoia è parte di questa rete e ogni nuovo passo è il risultato di un dialogo continuo con keeper, veterinari, biologi, ricercatori ed educatori che lavorano in tanti Paesi diversi ma condividono lo stesso obiettivo. Quando passeggiamo davanti agli exhibit vediamo gli animali, ed è giusto che sia così. Ma dietro ognuno di loro c’è molto di più: persone, idee, studio, confronto e collaborazione. Tutto questo rimane invisibile agli occhi dei visitatori, ma rappresenta forse la trasformazione più profonda dei moderni giardini zoologici. Ed è ciò che rende possibile la tutela della natura.


PubbliNATURART

Behind each animal: the story that visitors don’t see Each new project by Pistoia Zoological Garden stems from an idea, but before turning into a new exhibit, it goes through a long journey of study, exchange and international collaboration. It’s a part of our work that visitors don’t see, but it’s actually there where conservation starts.

Many people think that a zoological garden freely chooses which animals to host, as if designing a new exhibit were enough to welcome a new species. That’s not the case, actually. Behind each arrival, each birth and, sometimes, also behind the choice not to breed a species, there’s a long and silent work involving hundreds of professionals scattered throughout Europe. Preserving a species does not only mean taking care of the animals in the park; it means thinking about the future of a whole population. Because of this, modern zoological gardens work as a large scientific community, where each institution provides what it knows and what it learns every day. The first thing that is shared aren’t animals, but rather ideas. A project is born from an idea: it is

discussed, refined and assessed against the needs of the species and the experience of those who have known and cared for it for many years. Data, husbandry guidelines and genetic assessments arrive only at a later stage, followed by animals themselves when everything moves in the right directions. It’s a way of working based on sharing. Each birth, each veterinary appointment, each observation of behaviour, each reproductive success and even each error become valuable knowledge. Collected together, they allow to better understand the biology of the species, improve wellbeing, and make increasingly informed decisions. This information does not remain confined to the computers of an individual zoo, but it actually becomes part of a shared heritage that grows every day, thanks to the contribution of hundreds of institutions. It’s actually this collective memory that enables to fine-tune veterinary techniques, improve exhibits, design new educational activities, and also contribute to the conservation of populations in nature. We live in a world that got us used to think that progress comes from competition. Biodiversity conservation, however, teaches us something different: we can face some challenges only if we cooperate. Pistoia Zoological Garden is part of this network, and each new step is the result of a continuous dialogue with keepers, veterinarians, biologists, researches, and educators working in several different countries, but sharing the same goal. When we walk in front of exhibits, we see animals, and that’s how it should be. But behind each of them, there’s much more: people, ideas, study, debate, and cooperation. This remains invisible to the eyes of visitors, but maybe represents the deepest transformation of modern zoological gardens. And that’s what makes it possible to protect nature.

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Pam and Rusty, the two red pandas of Pistoia Zoological Garden, arrived only much later: they were born in two different European zoos. When today

visitors stop in front of their exhibit, they see them moving across the branches or sleeping on top of their oak, and they’re fascinated by their beauty: we also see what happened before.

www.zoodipistoia.it

“What if we placed red pandas there?” It was one of the several ideas that were born during a work meeting, a few years ago. The old aviaries had by now fulfilled their purpose and somebody had thought of a completely different species. We immediately liked the idea, even if it seemed difficult to accomplish. Red pandas were a very sought-after species and we thought that the chances of joining the European conservation programme were very limited. Yet, we decided to try. From that moment on, a journey began that no visitor would ever see. The European species coordinator assessed the project and spaces, asked for information, suggested a few amendments. Meanwhile, we visited other zoological gardens that hosted pandas, studied the dedicated guidelines, and discussed with people who had been raising them for several years.


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Meravigliosi incontri in città

Pistoia e la cultura condivisa dell’infanzia —

Testo di Federica Taddei – Dirigente del Servizio Educazione e Istruzione del Comune di Pistoia

Foto di Lorenzo Marianeschi

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Che cosa succede quando un’intera comunità si ritrova a giocare per reinventare lo spazio urbano? Tra azioni poetiche e architetture di legno riciclato, la rassegna “Infanzia e Città” grazie anche alla straordinaria esperienza de “La città infinita”, dimostra come bambini e adulti possano riscoprire insieme il valore del tempo lento e della cittadinanza attiva.


____ Ospitata in San Jacopo in Castellare, l’installazione ideata da Mao Fusina ha preso vita grazie a scarti di legno industriale. Un gioco sostenibile in cui i materiali hanno trovato una nuova funzione espressiva. ____ Housed at San Jacopo in Castellare, the installation created by Mao Fusina was brought to life using 28 28 | NATURART | NATURART | SETTEMBRE | MAGGIO 2026

industrial wood scraps. It’s a sustainable play experience in which the materials have found a new expressive purpose.

I

l progetto educativo dei servizi per la prima infanzia e delle scuole dell’infanzia del Comune di Pistoia mette al centro la partecipazione delle famiglie e il dialogo costante con il territorio per dare vita a una comunità educante che vibra, reale e risonante. Non si tratta di realizzare eventi sporadici, ma di costruire ritualità preziose, capaci di tessere reti di relazioni profonde. Una progettualità che promuove una cultura dell’infanzia e delle famiglie, che esce dai confini dei servizi per abitare e reinventare i contesti urbani. Con tali opportunità, bambini e famiglie vivono esperienze collettive che allontanano l’isolamento, alimentando il senso di appartenenza e il benessere che nasce dall’essere insieme.

In questo spirito, la XII edizione di “Infanzia e Città”, ideata dai Servizi educativi del Comune di Pistoia e dalla Fondazione Teatri di Pistoia, ha risposto al tema “Meravigliosi incontri in città”. La rassegna – inserita nel dossier di Pistoia Capitale del Libro – ha offerto per un mese intero oltre venti proposte in dodici luoghi urbani, trasformando la città in un palcoscenico a cielo aperto. Tra i momenti più emozionanti, ricordo “L’invasione dei cortesi” di Antonio Catalano: un’azione performativa in cui i bambini, trasformati in piccoli “donatori di poesia”, hanno vagato tra le strade sotto ombrelli-universo, dispensando atti gentili ai passanti. È stata questa la cifra della rassegna: un invito a fermarsi e lasciarsi accompagnare dai più piccoli alla riscoperta della bellezza racchiusa

nell’incontro. Il programma ha saputo spaziare tra linguaggi diversi: dai ragazzi che si sono fatti “libri parlanti” alla Biblioteca San Giorgio per affrontare il tema dell’affido, alla performance urbana “Pistoia Dancing City - The Nelken line”, fino a laboratori, favole a colazione nei bar e locali del centro, letture animate e tavole rotonde. Un fitto calendario nato grazie a una preziosa rete di collaborazioni tra istituzioni, associazioni, vivaisti e realtà sociali del territorio. Il cuore pulsante della rassegna: La città infinita Vero e proprio motore generativo di questa edizione è stata la performance partecipata “La città infinita”, ospitata nella suggestiva cornice di San Jacopo in Castellare. Ideata da Maurizio


____ prima plasmato la propria casa per poi collegarsi ai vicini con ponti, strade e gallerie. La progettazione di piazze e teatri ha trasformato la cooperazione in un’esperienza di cittadinanza attiva. ____ Participants first designed their own homes and then connected them to their neighbours’ homes with bridges, roads, and tunnels. The design of squares and theatres transformed cooperation into a experience of active citizenship.

(Mao) Fusina nel 2003 e sviluppatasi a partire dal 2008 in tutta Italia e in Spagna, questa esperienza ha offerto alla nostra cittadinanza uno straordinario spazio di gioco costruttivo e cooperativo, mostrando nei fatti come l’infanzia possa reinventare gli spazi urbani. Le immagini di quelle giornate restituiscono intatta l’emozione di ciò che è accaduto. Al centro dello spazio ha preso vita un gioco sostenibile che ha utilizzato esclusivamente scarti industriali in legno: semilavorati rifiniti e piacevoli al tatto che, sottratti al circuito commerciale, hanno riacquistato un senso e un valore inedito nel contesto creativo. I bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze e gli adulti si sono confrontati con questi materiali senza condizionamenti, vivendo in modo

empatico e immediato il contatto con

gli oggetti. La rassegna Il gioco è stato un vero e proprio “Infanzia e rito collettivo. La costruzione della città è cominciata dal luogo più Città” dimostra intimo per ciascuno: la propria casa. I partecipanti hanno selezionato un come, partendo numero finito di pezzi, una regola dallo sguardo e che ha stimolato nei più piccoli un’esplorazione attenta e profonda dei dalla creatività materiali. Subito dopo, si è attivata dei bambini, sia la connessione: attraverso la posa di ponti e gallerie, gli abitanti possibile reinventare strade, temporanei della struttura si sono messi in comunicazione. Ognuno ha i luoghi della scoperto un vicino di casa con cui quotidianità e condividere la territorialità, iniziando insieme opere pubbliche riscoprire la bellezza aa progettare servizio di tutti – parchi, teatri, scuole – attingendo liberamente ai dell’incontro. materiali necessari. In questa dinamica la cooperazione

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I partecipanti hanno


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____ Adulti e bambini hanno cooperato alla pari, superando il ruolo di semplici spettatori per diventare co-creatori. Un’esperienza corale che ha restituito alle famiglie il piacere del tempo lento, dimostrando la forza trasformativa dello sguardo dell’infanzia. ____ Adults and children worked together as equals, moving beyond the role of mere spectators to become co-creators. It was a collective experience that returned to families the joy of taking their time, demonstrating the transformative power of a child’s perspective.

è diventata tangibile, un’energia che si percepiva chiaramente nella stanza. L’interazione tra adulti, bambini e ragazzi ha dato luogo a installazioni straordinarie: la creatività dei più piccoli, supportata dalle abilità manuali dei più grandi, ha generato architetture di forte impatto scenico. Non vi è stato alcun bisogno di inserire personaggi: la città si è rivelata fatta solo di relazioni, e i suoi veri abitanti sono stati proprio le persone che la stavano costruendo. È stato meraviglioso vedere come anche “i grandi” abbiano partecipato attivamente, non limitandosi a osservare i propri figli: co-costruendo la città, gli adulti si sono riappropriati di un tempo lento da condividere, riscoprendo il piacere puro dello stare bene insieme. Attraverso i linguaggi universali della manualità, ogni gruppo ha modellato un progetto unico e irripetibile. “La città infinita” si è dimostrata un modo innovativo di incontrare l’altro, dove tutti si sono disinteressati del risultato finale per affidarsi alle proprie intuizioni. Abbiamo così mostrato alle nuove generazioni, ma anche agli adulti, come prendersi cura dell’ambiente, riaffermando la sostenibilità e il valore della cittadinanza attiva; abbiamo anche ricordato agli adulti l’importanza di concedersi uno spazio per giocare, dando prova del valore immenso di un’esperienza di qualità. Un’occasione preziosa per tutta la comunità, perché è stato evidente a tutti che, a partire dallo sguardo generoso dei bambini, può continuare la vera trasformazione della società in cui viviamo.


Amazing meetings in the city

—

Pistoia and the shared culture of childhood What happens when an entire community reunites to play and reinvent urban space? Through poetic actions and recycled wood structures, the review “Infanzia e Città”, also thanks to the incredible experience of “La città infinita”, shows how children and adults can rediscover together the values of slowness and active citizenship.

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he education project of the Municipality of Pistoia’s childhood services is based on family participation and the continuous dialogue with the territory, aimed at overcoming isolation and consolidating an actual educational community through widespread rituals and networks of deep relationships. The XII edition of “Infanzia e Città”, entitled “Meravigliosi incontri in città” (“Amazing meetings in the city”) and included in the initiatives of Pistoia Book

Read the full article at

Capital, fits within this framework. The review turned the urban context into an open-air stage through over twenty proposals, spread across twelve locations in the city. Through urban performance, laboratories, animated readings, and round tables, the event fostered a rediscovery of beauty and interaction, guided by children’s gazes. The generative engine of the event was “La città infinita”, a participatory performance created by Maurizio Fusina and hosted at the Church of San Jacopo in Castellare. Only industrial wood waste was used

for this constructive and cooperative play, offering a creative space without conditionings to children, kids, and adults. Starting from building their own house, participants activated connections (streets, bridges, parks) by actively cooperating and redefining cities as a pure space for relationships. Experience brought generations together in a slow and shared time, showing the value of sustainability, active citizenship, and dexterity as a vehicle for an actual social change.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/


SOCIETÀ AGRICOLA SEMPLICE Sede : Via Alberto Giacometti 10 - 51100 - Pistoia Sede operativa : Via oppiaccio 190 - 51028 - San Marcello Pistoiese

Telefono : 328 1781522 info@matteonilegnami.it

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La Matteoni Legnami rappresenta un punto di riferimento strategico per il distretto verde di Pistoia nel quale l’azienda è molto apprezzata per la capacità di trasformare la materia prima forestale in un prezioso e sostenibile alleato per la crescita delle piante che saranno poi esportate in oltre 60 Paesi nel mondo e che rappresentano una delle più importanti eccellenze del nostro territorio.


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Sostenibilità

Il vivaismo di fronte alla transizione ecologica —

Testo di Alessandro Gnesini e Giulia Bai

Foto di Lorenzo Marianeschi - Carolina Begliomini - Archivio Giorgio Tesi Group

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Lo strumento del bilancio del carbonio. L’esperienza di Giorgio Tesi Vivai tra ricerca, dati e nuove pratiche colturali


____ La foto mostra un momento di lotta biologica integrata, la tecnica utilizzata da Giorgio Tesi Group che contrasta i parassiti delle piante introducendo nei vivai i loro nemici naturali, come insetti antagonisti e acari predatori. ____ Next to it, the photo depicts 36 | NATURART | SETTEMBRE 2026

a moment of integrated organic control, the technique used by Giorgio Tesi Group to combat plant pests by introducing their natural enemies, such as predatory insects and mites, into nurseries.

A

ffrontare il cambiamento climatico richiede scelte fondate su dati solidi, non solo buone intenzioni. Per le aziende agricole e vivaistiche, che lavorano inserite in ecosistemi complessi, la sostenibilità è insieme una necessità operativa e una responsabilità verso il territorio: è in questa cornice che si innesta il percorso avviato da Giorgio Tesi Vivai, azienda che ha scelto di misurare con rigore scientifico il proprio impatto, per ottenere un vero e proprio strumento di orientamento strategico piuttosto che un semplice esercizio di rendicontazione. Alla base del progetto c’è la Life Cycle Assessment (LCA), metodologia

riconosciuta a livello internazionale per valutare l’impatto ambientale di un prodotto o di un’attività lungo l’intero ciclo di vita, dalle materie prime allo smaltimento finale. Non si limita a calcolare le emissioni di gas serra, ma ricostruisce l’intera catena del processo produttivo, individuando dove si concentrano gli impatti più significativi e trasformando dati e inventari in indicazioni concrete per le decisioni aziendali. Il progetto nasce da un incontro tra impresa e università: il confronto con il professor Francesco Nicese dell’Università di Firenze ha dato forma a uno studio pensato non per fotografare semplicemente le emissioni, ma per comprendere a

fondo il funzionamento ambientale dell’intero sistema aziendale. Per un vivaio significa osservare con occhi nuovi ogni fase del lavoro: materiali, energia, logistica, gestione delle coltivazioni. E significa, soprattutto, riconoscere il ruolo delle piante stesse, che durante la crescita assorbono anidride carbonica e agiscono come serbatoi naturali di carbonio, un beneficio oggi misurabile e valorizzabile con strumenti scientifici precisi. Grazie alla collaborazione con l’ateneo fiorentino, l’analisi ha potuto contare su competenze agronomiche, ambientali e gestionali integrate, individuando i principali punti critici dal punto di vista emissivo e restituendo un quadro dettagliato


Misurare il proprio impatto ambientale significa assumersi la responsabilità di unire crescita economica e tutela del territorio. Il vivaismo si candida a diventare un vero protagonista della transizione ecologica. ____ Measuring one’s environmental impact means taking responsibility for balancing economic growth with environmental protection. The nurserystock industry is a candidate to become a key player in the ecological transition.

delle emissioni dirette e indirette legate alla produzione. Il valore aggiunto dello studio, però, non sta solo nella fotografia iniziale, ma nella capacità di tradursi in scelte operative: sapere dove si concentrano gli impatti consente di indirizzare gli investimenti, programmare interventi mirati e allineare la strategia aziendale agli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni. Il bilancio del carbonio non è quindi un punto di arrivo, ma la base da cui costruire scenari e sperimentare nuove soluzioni, in linea con l’idea di miglioramento continuo propria dell’azienda. Tra gli interventi individuati, due appaiono particolarmente

Giorgio Tesi Vivai affronta la transizione ecologica applicando la Life Cycle Assessment per misurare sia le emissioni sia l’assorbimento di CO2 delle piante.

promettenti. Il primo riguarda l’adozione della pacciamatura organica nelle coltivazioni in pieno campo, tecnica che consente una gestione più efficiente delle risorse e una riduzione degli impatti legati alle pratiche colturali. Il secondo tocca un elemento simbolo della produzione vivaistica moderna: i contenitori. Sono entrati nel processo produttivo i vasi in Tetra pak riciclato, completamente riciclabili a fine vita: un’innovazione apparentemente semplice ma rilevante in termini di circolarità. Un aspetto utile di questo approccio è la possibilità di stimare in anticipo, tramite la modellizzazione, i benefici ambientali dei singoli interventi prima ancora di realizzarli,

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____


____ Giorgio Tesi Group ha intrapreso un percorso che guida in anticipo le scelte aziendali verso soluzioni sostenibili dimostrando l’importanza della sinergia tra ricerca e impresa ____ Giorgio Tesi Group has embarked on a path that 38 | NATURART | SETTEMBRE 2026

anticipates business decisions by steering them towards sustainable solutions, demonstrating the importance of synergy between research and business.

scegliendo le soluzioni con il miglior equilibrio tra efficacia ambientale, fattibilità tecnica ed economica. Il percorso si inserisce nella cornice più ampia degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati a modelli di produzione e consumo responsabili e alla tutela degli ecosistemi terrestri. L’Agenda 2030 trova così un riscontro concreto nelle attività quotidiane dell’azienda: dall’analisi scientifica delle emissioni alla sperimentazione di nuove pratiche agronomiche, fino alla ricerca di soluzioni per razionalizzare l’utilizzo dei mezzi produttivi. Al di là dei risultati tecnici, il

valore più profondo del progetto sta nell’aver contribuito a costruire una cultura aziendale realmente orientata alla sostenibilità. Un percorso reso possibile dalla proprietà e dalla direzione generale, che hanno creduto in un modello capace di tenere insieme tradizione produttiva, innovazione tecnologica e responsabilità ambientale, grazie al contributo scientifico del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze e al coinvolgimento delle competenze presenti all’interno dell’azienda. L’esperienza di Giorgio Tesi Vivai dimostra come la collaborazione tra

impresa e ricerca possa produrre strumenti concreti per affrontare la transizione ecologica. Misurare il proprio bilancio del carbonio non significa solo quantificare un impatto, ma acquisire consapevolezza, assumersi una responsabilità e gettare le basi per uno sviluppo capace di coniugare competitività, tutela ambientale e benessere collettivo. In un momento storico in cui la sostenibilità è sempre più condizione per la crescita economica, il vivaismo può così affermarsi non solo come settore produttivo, ma come attore consapevole della transizione verso un futuro più verde.


ZOOM

Analisi ambientale e strategia d’impresa Agricoltura e vivaismo rappresentano settori economici strategici, pur comportando, al pari di ogni attività produttiva, un impatto ambientale non trascurabile: utilizzo di plastica, gestione delle risorse idriche, emissioni di gas serra e perdita di biodiversità sono sfide che le aziende non possono più ignorare. La buona notizia è che l’analisi ambientale, un tempo confinata alla ricerca accademica, sta diventando una vera leva strategica: le aziende che guardano al futuro non possono più separare gli investimenti in performance ambientali dal ritorno economico. In questo scenario si inserisce la nuova pubblicazione in uscita, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze e l’azienda Giorgio Tesi Vivai. Il volume affronta il tema attraverso lo strumento della Life Cycle Assessment (LCA), capace di individuare gli hotspot critici lungo la filiera produttiva e orientare, di conseguenza, le scelte strategiche. Al pari delle emissioni, viene approfondito anche il ruolo delle piante legnose nello stoccaggio del carbonio: un elemento che, in un vivaio di specie ornamentali, consente di delineare un vero e proprio bilancio, a integrazione e valorizzazione del sistema di gestione ambientale dell’azienda. Un caso studio concreto che mostra come sostenibilità e competitività possano procedere insieme sulla stessa strada.

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I risultati dello studio

The results of the study

realizzato dall’azienda

conducted by the company

in collaborazione con

in partnership with the

l’Università di Firenze

University of Florence

sono stati raccolti in

were collected in a

un volume presentato

volume presented on 23

il 23 settembre 2026

September 2026 during

durante un Convegno

a conference organized

organizzato al Naturart

at Naturart Village on the

Village sull’esperienza

experience of Giorgio

di Giorgio Tesi Vivai tra

Tesi Vivai in the field of

ricerca, dati e nuove

research, data, and new

pratiche colturali.

cultivation practices.

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Sostenibilità e competitività nel settore vivaistico: il caso studio Giorgio Tesi Vivai


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Sustainability

____ Il bilancio del carbonio non è un punto di arrivo, ma la base da cui costruire scenari e sperimentare nuove soluzioni, in linea con l’idea di miglioramento continuo propria dell’azienda. ____ Carbon balance isn’t an end in itself, but rather the foundation on which to develop scenarios and experiment with new solutions, in line with the company’s philosophy of continuous improvement.

Giorgio Tesi Vivai’s experience among research, data, and new cultivation practices.

T

oday, the nurserystock industry must face ecological transition, basing its strategic choices on rigorous scientific data. The article reviews the experience of Giorgio Tesi Vivai which, in partnership with the University of Florence’s Department of Agricultural Sciences and Technologies, adopted the Life Cycle Assessment (LCA) methodology to draw up its own carbon balance. The analysis does not only map direct and indirect emissions across the production chain (materials, energy, logistics), but also quantifies the plant’s active role as natural reservoirs for CO2 absorption. Rather than being a simple reporting exercise, the study translated into a tool

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for operational guidance and predictive modelling. This allows the company to assess in advance the effectiveness and feasibility of new interventions before their implementation. Among the concrete solutions already introduced are organic mulching in open-field cultivation and the adoption of pots made from recycled and recyclable Tetra Pak material, promoting circular economy. By aligning with the Sustainable Development Goals of the 2030 Agenda, the project demonstrates how the synergy between business and university research is key to building a corporate culture in which economic competitiveness, innovation, and environmental responsibility move forward hand in hand.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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The nurserystock industry in the face of ecological transition: carbon balance tool


L’intervista

Un americano a Pistoia —

Conosciamo meglio Joseph Mark David, noto semplicemente come Joey o “Joe”, presidente del Pistoia Basket 2000 dal marzo 2025

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Testo a cura di Lorenzo Baldi e Ufficio Stampa Pistoia Basket 2000

Foto di Pistoia Basket 2000


A sinistra il presidente David durante la presentazione della squadra dello scorso anno. A destra, in compagnia del nuovo direttore sportivo della Lumos Pistoia basket 2000 Mauro Sartori nel giorno della sua presentazione ufficiale. ____ On the left, President David during last year’s team presentation. On the right, accompanied by Lumos Pistoia Basket 2000’s new Sporting Director, Mauro Sartori, on the day of his official unveiling.

P

rima di tutto, grazie per la sua disponibilità. I tifosi del Pistoia Basket la conoscono come Presidente della società, ma chi è Joseph Mark David e cosa fa nella vita? La maggior parte delle persone qui mi conosce per via del Pistoia Basket, ma molto prima della pallacanestro ero un fisioterapista. Ho iniziato la mia attività a Pittsburgh, in Pennsylvania, 38 anni fa, e oggi abbiamo due cliniche di medicina dello sport. Sono onorato di lavorare con tutti e quattro i miei figli, anche loro laureati con un dottorato in fisioterapia. Mi è sempre piaciuto aiutare le persone, che si tratti di far tornare in campo un atleta o semplicemente di aiutare qualcuno a camminare di nuovo senza dolore. L’altra parte della mia vita è sempre stata l’allenamento nel basket. Ho

nelle scuole superiori per Quello che apprezzo allenato più di 25 anni. Allenare ti insegna la pazienza e ti ricorda ogni giorno che di più è la gente e le relazioni contano più delle vittorie il calore dello stile e delle sconfitte. La pallacanestro mi ha dato opportunità incredibili di vita toscano. nel corso della mia vita, ed entrare a far parte del Pistoia Basket mi ha La passione delle permesso di unire l’amore per questo persone mi fa capire gioco al desiderio di avere un impatto sulla comunità. A conti fatti, quanto questo club positivo però, sono solo un marito, un papà e ora un nonno. È questo ciò di cui conti per Pistoia, vado più fiero. facendomi sentire Sappiamo della sua solida esperienza nel mondo della sempre più a casa. pallacanestro, avendo lavorato Sto cercando di come coach a livello di high Da dove nasce la sua imparare la lingua school. passione per questo sport e quanto questa ha influito nella sua vita? per integrarmi Onestamente, non riesco a ricordare davvero... un momento in cui il basket non abbia fatto parte della mia vita. Ho

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____ Joseph Mark David è il presidente del Pistoia Basket 2000, professionista nel campo della medicina dello sport e proprietario di due cliniche di fisioterapia a Pittsburgh insieme ai suoi quattro figli. ____ Joseph Mark David is the President of Pistoia Basket 2000, a sports medicine professional, and the owner of two physical therapy clinics in Pittsburgh alongside his four children.

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sempre fatto parte di questo mondo fin da bambino e ho avuto la fortuna di allenare per oltre 25 anni. Ho vinto partite, ne ho perse altre, ma quello che ti resta davvero dentro sono le persone e le relazioni che si creano. Alcuni dei miei ex giocatori oggi hanno trenta o quarant’anni. Sono sposati, hanno una famiglia, una carriera, e siamo ancora in contatto. È questo il vero senso dell’allenare. La pallacanestro mi ha insegnato a rimanere equilibrato. Non puoi esaltarti troppo dopo una grande vittoria né abbatterti troppo dopo una dura sconfitta. È un insegnamento che ho portato nel mondo degli affari e, ora, nel Pistoia Basket. E’ arrivato a Pistoia come investitore e poi è diventato Presidente di una delle realtà più importanti del basket italiano. In questi ultime due difficilissime stagioni i pistoiesi hanno imparato a conoscerla e apprezzarla grazie alla sicurezza e alla tranquillità che è riuscito a portare tra i tifosi e nella città. Come vive questa cosa?

Significa davvero molto per me. Quando sono arrivato qui, il club aveva passato un periodo difficile. C’era incertezza e le persone erano giustamente preoccupate per il futuro. Non sono mai venuto qui pensando di avere tutte le risposte. Sono venuto per ascoltare, per imparare e per fare tutto il possibile

per aiutare a stabilizzare la società e riportarla ai suoi albori. Ciò che ho scoperto è che il Pistoia Basket non è solo una squadra di pallacanestro. È parte dell’identità di questa città. Lo si percepisce ovunque si vada. Il sostegno che i tifosi mi hanno mostrato è stato incredibile. Lo apprezzo più di quanto forse immagino, e mi spinge a lavorare ancora più duramente. Non siamo ancora dove vorrei che fossimo, ma continuerò a costruire il Pistoia Basket per portarlo dove credo meriti davvero di stare: ai vertici della pallacanestro italiana.

Come investitore e guida del club, ha saputo trasmettere La distanza tra Pistoia e gli USA stabilità e sicurezza può creare indubbiamente dei periodi di distacco con l’ambiente all’ambiente tanto che quando è presente alla squadra l’ambiente del basket pistoiese, accanto sembra giovarne molto. Come interagisce da Presidente con i integrandosi giocatori, con lo staff tecnico e con con entusiasmo quello dirigenziale? Parlo con le persone ogni giorno. Mi nella comunità sento con Andrea Di Nino, il nostro locale. GM, più volte al giorno: ha fatto un lavoro incredibile ed è sempre


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comunicare meglio con le persone. Ogni volta che torno a Pistoia, la sento sempre più come casa mia. Pistoia, grazie al vivaismo di piante ornamentali, è riconosciuta come la Capitale Europea del verde. Giorgio Tesi Group crede fortemente nel legame tra lo sport, il verde e la natura e nel tempo si è sempre impegnata in questo senso. Cosa ne pensa di questa sinergia? Penso che sia una splendida partnership perché rappresenta molto più di una semplice sponsorizzazione. Giorgio Tesi Group è stato un partner eccezionale perché crede in Pistoia, nella sua gente e nel suo futuro. Siamo orgogliosi di averli al nostro fianco e insieme possiamo raggiungere grandi traguardi per la città, per i nostri tifosi e per la nostra squadra. Quando le persone fuori dall’Italia sentono il nome Pistoia, molte di loro pensano immediatamente a Giorgio Tesi Group e all’incredibile settore vivaistico presente qui. È un’azienda di livello mondiale che rappresenta questa città con grande orgoglio. Cerco sempre di spiegare ai miei amici in America la bellezza dei vivai locali e di come rimanga ogni volta affascinato quando passo in auto accanto a queste enormi distese di piante e alberi magnifici. Fabrizio Tesi ha sempre mostrato grande ospitalità nei miei confronti e verso la squadra. Gli sono davvero grato per il suo sostegno. Il NaturArt Village è uno dei miei posti preferiti in cui andare e mangiare quando sono a Pistoia, e non vedo l’ora che si tenga lì, anche quest’anno, la presentazione della nostra squadra. La nostra squadra sta crescendo passo dopo passo, in modo molto simile a ciò che accade in natura. Pianti il seme, te ne prendi cura ogni giorno e, con il tempo, nasce qualcosa di forte e duraturo. È esattamente così che vedo il Pistoia Basket. Stiamo cercando di gettare basi solide per il futuro e di creare qualcosa di cui la città e i suoi tifosi possano andare fieri per anni. Spero che potremo continuare a crescere insieme, perché quando realtà locali forti come Giorgio Tesi Group e società sportive solide collaborano, ne beneficiano tutti... il club, le aziende e, soprattutto, i cittadini di Pistoia.

Dal 1990 a Pistoia

stato al mio fianco da quando l’ho portato al Pistoia Basket. Parlo regolarmente anche con il nostro Direttore Sportivo, Mauro Sartori, per tenermi aggiornato sulla squadra. Tra Zoom, WhatsApp e telefonate, sono costantemente coinvolto. Non ho mai creduto che la leadership significhi dire a tutti cosa fare. Il mio compito è assumere persone valide, supportarle e dare loro ciò di cui hanno bisogno per avere successo. Ma vi dico una cosa... non c’è nulla che possa sostituire la presenza fisica a Pistoia. Mi piace stare accanto ai giocatori. Mi piace parlare con gli allenatori e confrontarmi sulla strategia. Mi fa piacere passare del tempo con i nostri sponsor, con lo staff e, soprattutto, con i nostri tifosi. È così che si costruiscono la fiducia e le relazioni. Ormai ho dei posti che frequento abitualmente in centro storico e mi fa piacere incontrare tante persone. Voglio che i tifosi sappiano che sono accessibile, che li sto ascoltando e che stiamo tutti lavorando verso lo stesso obiettivo. Abitualmente in italia si chiede agli americani quale sia il loro piatto italiano preferito, ma al di là della tavola quali sono le cose che la affascinano e che apprezza di più di Pistoia e della Toscana in generale? Beh, non credo che qualcuno debba convincermi per quanto riguarda il cibo. Amo i ristoranti e la cucina italiana. Probabilmente ho mangiato un po’ troppo bene ogni volta che sono stato lì. Ora è diventato davvero difficile mangiare italiano qui in America: mi avete un po’ viziato. Ma onestamente, ciò che apprezzo di più non è il cibo. Sono le persone. La gente mi ferma per strada anche solo per un saluto. Mi dicono cosa pensano della squadra, a volte che io l’abbia chiesto o meno. In realtà mi fa davvero piacere: mi dimostra quanto questo club significhi per la città. Pistoia ha un calore difficile da descrivere. Amo i ritmi di vita della Toscana. Le persone si prendono il loro tempo per godersi un buon pasto, una chiacchierata e lo stare insieme. È qualcosa da cui sto cercando di imparare. Sto anche cercando di imparare la lingua meglio che posso, così da poter capire e


The Interview

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An American in Pistoia Let’s get to know Joseph Mark David—simply known as Joey or “Joe”—president of Pistoia Basket 2000 since March 2025.

Nonostante la distanza, il presidente David è costantemente accanto alla squadra grazie anche ai contatti regolari con il GM Di Nino e il direttore sportivo Sartori, con l’obiettivo di migliorare e portare sempre più in alto il Pistoia Basket 2000. ____ Despite the distance, President David stays closely connected to the team through regular updates with GM Andrea DiNino and Sporting Director Mauro Sartori, all aimed at continuously building and elevating Pistoia Basket 2000.

I 46 | NATURART | SETTEMBRE 2026

n this interview, Joseph Mark David bridges his personal life, healthcare background, and new leadership role at Pistoia Basket. Drawing on thirty-eight years of experience as a physical therapist in Pittsburgh—a profession he shares with his four children—and over twenty-five years as a basketball coach, David highlights how sports have taught him patience, composure during critical moments, and the primacy of human relationships over mere win-loss

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records. Applying this philosophy to sports management, the President grounds his leadership in trust and consistent support for key executives, such as GM Andrea DiNino and Sporting Director Mauro Sartori. Having stepped in to stabilize the club during a time of uncertainty, he discovered a sports organization deeply woven into the city’s identity. While leveraging technology for daily remote oversight, he considers direct human contact and a physical presence in Pistoia irreplaceable—fostering close ties

with sponsors, staff, and fans while warmly embracing the local culture and Tuscan lifestyle. Finally, David emphasizes the vital strategic partnership with prominent local allies like the Giorgio Tesi Group and Fabrizio Tesi. Comparing the team’s growth to the natural lifecycle and Pistoia’s renowned plant nursery industry, the President reiterates his commitment to planting solid seeds for the future, aiming to sustainably build Pistoia Basket back to the highest levels of Italian basketball.

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Prato 22—25 ottobre

cose belle da fare in fabbrica a Prato Tour Spettacoli Open factories Workshop

scopri il programma

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Iniziative

Pistoia con gli occhi del Liceo Petrocchi —

L’opera della studentessa Amani Aghbalou vince il concorso della rivista Discover Pistoia. Premiati anche i progetti che omaggiano il Blues, l’Arazzo Millefiori e i rioni cittadini.

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Testo di Samantha Ferri

Foto di Carolina Begliomini


A sinistra alcuni visitatori della mostra con tutte le opere realizzate dagli studenti allestita al Naturart Village. A destra, in alto foto di gruppo dei premiati con gli organizzatori, i professori che hanno seguito il progetto e la dirigente scolastica Dott.sa Rita Gaeta e in basso un momento della premiazione. ____ On the left, some visitors of the exhibition staged at the Naturart Village, with all works by students. On the right, above, a group photo of the award winners with the organizers, the teachers who supervised the project, and the school principal, Dr. Rita Gaeta; below is a photo from the awards ceremony.

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di una studentessa del Liceo artistico Petrocchi la copertina del numero di giugno della rivista Discover Pistoia. Si intitola “Il canto di Selvaggia Vergiolesi su Pistoia” e mostra la musa di Cino da Pistoia intenta a suonare un liuto con una veduta del centro storico pistoiese sullo sfondo. Lo skyline della città è realizzato in chiaroscuro a penna, con in primo piano la figura della Vergiolesi di verde vestita, dipinta con matite e colori acrilici.

sottolineando come la sua figura abbia contribuito alla nascita di numerosi componimenti e alla costruzione di un’ideale femminile legato alla bellezza e all’ispirazione artistica. La giuria del concorso – composta da: Rita Gaeta, dirigente scolastico; Angela Borselli, professore del liceo artistico; Lorenzo Baldi, coordinatore editoriale della rivista Discover Pistoia; Carolina Begliomini, art

director del gruppo Giorgio Tesi e Romina Valentini, illustratrice e responsabile della casa editrice Romina Valentini Editore – ha avuto l’arduo compito di selezionare le migliori opere tra le quasi 90 prodotte dagli studenti per rappresentare al meglio l’anima della città. Tutte le opere sono state esposte negli spazi del Naturart Village che ha ospitato anche la premiazione finale

L’autrice è Amani Aghbalou, studentessa della 4I indirizzo Arti figurative, che ha visto la sua opera stampata sulla cover di Discover Pistoia del mese di giugno dopo essersi aggiudicata il primo posto nel concorso “Una copertina per Discover - Pistoia con i nostri occhi” pubblicato dal liceo in collaborazione con la rivista mensile della Giorgio Tesi Editrice che lo scorso mese di agosto ha festeggiato i 100 numeri. “La scelta di rappresentare Selvaggia Vergiolesi nasce dal suo ruolo di rilievo nel panorama dello Stilnovo, in cui la donna assume un ruolo fondamentale come fonte di ispirazione poetica per Cino da Pistoia – spiega la studentessa vincitrice -. In questo caso ho voluto mettere in risalto il suo legame con il poeta,

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____ Sopra, Rebecca Fanti della classe 5I Arti Figurative giunta terza con l’opera “Echi di Pistoia” e in basso a sinistra la vincitrice Amani Aghbalou della classe 4I Arti Figurative che ha trionfato con “Il canto di Selvaggia Vergiolesi su Pistoia”. ____ Above, Rebecca Fanti from class 5L (Figurative Arts), who obtained the third spot with her work “Echoes of Pistoia” and below, on the left, the winner Amani Aghbalou from class 4L (Figurative Arts), who won with “Selvaggia Vergiolesi: a chant about Pistoia”.

svoltasi sabato 16 maggio. L’opera seconda classificata è “Millefiori Blues” di Pasquale Marino classe 4D, che vede protagonista una chitarra elettrica semiacustica che omaggia il Pistoia Blues e il bellissimo e variopinto Arazzo Millefiori, custodito nel museo di Palazzo dei Vescovi. Al terzo posto “Echi di Pistoia” di Rebecca Fanti classe 5I, dove una grande mano sorregge una piazzascacchiera dove si alternano il bianco e il rosso, colori del Micco pistoiese, sulla quale spiccano i monumenti più simbolici della città, come il campanile, il battistero e lo Spedale del Ceppo. Ma a fare da padroni dell’opera sono gli animali leggendari che contrassegnano i quattro rioni della città: il leon d’oro, il grifone, il drago e il cervo bianco.

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Vista l’alta qualità delle opere prodotte la giuria ha concordato all’unanimità di assegnare un premio speciale fuori concorso all’opera “I custodi di Pistoia” di Alessia Novizio, classe 5I, che ha conquistato la copertina della rivista Discover Pistoia nel mese di luglio 2026. Anche qui i protagonisti dell’opera sono le creature dei rioni cittadini, qui proposte all’interno di una cornice araldica, dove le figure si inseriscono in un impianto decorativo arricchito da elementi vegetali, come il bosso e l’ulivo, e richiami agli elementi architettonici della città. Tutte le opere prodotte dagli studenti sono state esposte in una mostra

allestita negli spazi del Naturart Village, che ha ospitato anche la premiazione finale con tutti i vincitori che hanno ricevuto in premio libri editi da Giorgio Tesi Group. L’evento è stata la cornice finale del primo anno di collaborazione tra la rivista Discover Pistoia e il liceo artistico Petrocchi con il progetto «Discover - Comunicare l’arte e il territorio». Da gennaio a luglio gli studenti del triennio del liceo Petrocchi hanno curato una rubrica sulla rivista che li ha visti collaborare direttamente

con la redazione, con momenti di revisione, confronto e coprogettazione grafica ed editoriale. Gli studenti - guidati mese dopo mese dai docenti aderenti al progetto hanno avuto l’occasione di raccontare i progetti di eccellenza della scuola che li ha visti protagonisti aprendo un dialogo con il territorio pistoiese. La rivista Discover Pistoia è stata così un prezioso laboratorio di espressione artistica giovanile che ha coinvolto direttamente gli studenti, lasciando spazio alla loro varietà di linguaggi visivi ed espressivi, aprendosi, così, a un pubblico più giovane.


Initiatives

The work by the student Amani Aghbalou wins the competition organized by the manager Discover Pistoia. Projects paying tribute to the Blues, the Millefiori Tapestry and the city’s districts were also awarded.

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iscover Pistoia’s June cover was designed by Amani Aghbalou, a student from class 4L of “Petrocchi” High School, winner of the competition “A cover for Discover – Pistoia through our eyes”. Her work, entitled “Selvaggia Vergiolesi: a chant about Pistoia”, pays tribute to Cino da Pistoia’s muse and the Stil Novo, combining mixed techniques, including pen-and-ink chiaroscuro for the skyline and acrylics. Nearly 90 students from the area

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participated in the contest, which represents the final stage of the two-year project «Discover – Communicating art and territory». Thanks to this initiative, these students were able to edit a column in the monthly magazine published by Giorgio Tesi Publishing, actively cooperating with the newsroom. The jury also awarded Pasquale Marino (second spot with “Millefiori Blues”, a tribute to Pistoia Blues and the homonymous tapestry) and Rebecca Fanti (third spot with “Echoes of Pistoia”, dedicated to monuments and the city

quarters). A special out-of-competition award went to Alessia Novizio for “The guardians of Pistoia”, which was awarded the July cover. All works were exhibited at Naturart Village, on the occasion of the award ceremony held on 16 May, during which winners received volumes edited by Giorgio Tesi Group. The collaboration proved to be a valuable workshop for young artistic expression, capable of bringing students’ visual languages closer to the local area and to a new audience.

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Pistoia through the eyes of “Petrocchi” High School


Fondazione Pistoia Musei

Il nuovo percorso archeologico dell’Antico Palazzo dei Vescovi — Aperto dallo scorso dicembre il nuovo percorso archeologico del Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi, a conclusione di un intervento di restauro e riallestimento sostenuto da Fondazione Caript, rende fruibili gli spazi sotterranei dello storico edificio, ampliando l’offerta museale.

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Testo a cura della Redazione

Foto di Ela Bialkowska Okno Studio


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____ Aperto negli spazi ipogei dell’Antico Palazzo dei Vescovi, il nuovo allestimento valorizza il patrimonio archeologico urbano di Pistoia grazie all’intervento della Fondazione Caript e di Fondazione Pistoia Musei. Fin dal primo allestimento del 1981, il museo si è distinto come cantiere pionieristico, mostrando reperti e testimonianze antiche, medievali e moderne direttamente nel loro contesto di 54 | NATURART | SETTEMBRE 2026

ritrovamento.

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ealizzato da Fondazione Pistoia Musei sotto la direzione di Monica Preti e con la curatela di Cristina Taddei, questo progetto rappresenta uno degli interventi culturali più significativi degli ultimi anni per la città, ampliando l’offerta museale grazie alla rinnovata fruibilità degli spazi ipogei. Questa inaugurazione costituisce un ulteriore capitolo nel recupero dell’edificio medievale, un luogo che ha accompagnato la storia millenaria di Pistoia intrecciando epoche e comunità diverse attraverso il suo ricco patrimonio di opere e memorie storiche. Il primo impianto espositivo dell’antica residenza vescovile risale al 1981, quando la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia completato il restauro, destinò una parte del palazzo a sede museale. Fin da subito il museo si propose come un luogo pionieristico di ricerca

e sperimentazione a livello nazionale: gli scavi archeologici condotti da un gruppo di giovani studiosi diretti da Guido Vannini, insieme al restauro guidato dall’ingegner Natale Rauty, permisero infatti di creare un allestimento innovativo, tra i primi in Italia a presentare reperti antichi, medievali e moderni direttamente

nel loro contesto di rinvenimento, offrendo al pubblico una lettura diretta della stratificazione storica del sito. Tra le scoperte più rilevanti vi fu il riconoscimento di un antico asse viario, utilizzato per secoli, sul quale nell’XI secolo venne poi costruito il palazzo. La narrazione delle trasformazioni di questa strada


Opened in the underground chambers of the Ancient Bishops’ Palace, bew exhibition highlights Pistoia’s urban archaeological heritage thanks to the intervention of the Caript Foundation and Pistoia Museums Foundation. Since its opening exhibition in 1981, the museum has distinguished itself as a pioneering site, displaying ancient, medieval, and modern artifacts and historical evidence directly in the context in which they were discovered.

accompagna ancora oggi il visitatore grazie a un apparato di testi, immagini e paesaggi sonori e visivi che ripropongono in chiave moderna le felici intuizioni di quel primo allestimento. Il viaggio nella storia inizia nella nuova Sala Introduttiva, concepita come un vero e proprio prologo multimediale in cui un tavolo interattivo illustra le vicende del palazzo e delle sue collezioni. La sala ospita anche due opere emblematiche: un’urna etrusca volterrana del II secolo a.C., riutilizzata nel Medioevo come reliquiario di san Felice nella Cattedrale, e una testa ritratto romana di Faustina Maggiore rinvenuta a Ostia. Subito dopo, il percorso conduce alle uniche testimonianze di epoca etrusca rinvenute in città: una stele e due cippi funerari del VI-V secolo a.C. appartenenti alle celebri “pietre fiesolane”, esposti insieme per la prima volta. Proseguendo, ci si

L’inaugurazione del nuovo percorso archeologico segna un passo fondamentale verso il completamento del Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi e rappresenta un importante tassello per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico della città.

ferma alla base dell’antica torre dell’episcopio per osservare un pozzo d’acqua di epoca longobarda e un nucleo di ceramiche coeve; in questo punto un ambiente sonoro immersivo ricrea l’atmosfera della Pistoia longobarda, quando la città era sede di una zecca in cui si coniava il tremisse d’oro con il nome di Flavia Pisturia. Scendendo quindi negli spazi sotterranei del percorso, le aree di scavo a vista, definite “testimoni di scavo”, mostrano invece i resti della strada acciottolata di età imperiale romana ricostruita per secoli fino all’edificazione del palazzo. Ai lati di questo asse viario si affacciavano luoghi di lavoro, orti e abitazioni, e poi, in epoca medievale, ancora edifici, il pozzo, il cimitero della cattedrale. Da questa complessa stratificazione provengono frammenti di oggetti che testimoniano la vita della città e una fitta rete di scambi con il Mediterraneo.

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____ L’itinerario sotterraneo svela monumenti funerari etruschi, resti romani e testimonianze longobarde e medievali, arricchite da installazioni sonore immersive e ambienti evocativi come la fornace da calce. ____ The underground itinerary reveals Etruscan funerary monument, Roman ruins, and Lombard and medieval artifacts, enhanced by immersive sound installations and evocative settings such as the lime kiln.

Proseguendo il percorso, i reperti medievali documentano le fasi della costruzione del palazzo e le sue successive trasformazioni. Insieme alle stoviglie e agli oggetti d’uso quotidiano come monete e pedine da gioco, emergono frammenti di vetro e ceramiche di pregio, come il raro bicchiere di Edvige di origine siro-palestinese. Il percorso ipogeo si conclude davanti a una suggestiva fornace medievale per la produzione della calce, usata per la costruzione del palazzo, e dove forse furono calcinati anche marmi della città antica. Tutta l’esperienza sotterranea è arricchita dal progetto multimediale Pistoia Moving Stories, realizzato con NANOF, che offre la possibilità di approfondire i contenuti del percorso attraverso paesaggi sonori immersivi, realizzati da Marco Bianchi Bandinelli, ricostruzioni 3D e realtà aumentata, insieme a narrazioni in modalità scrollytelling su tablet disponibili gratuitamente per i visitatori. Usciti dal sottosuolo, i visitatori possono proseguire l’itinerario ai piani superiori del palazzo, ammirando

Un percorso che accompagna i visitatori attraverso i resti della città del passato e le fondamenta dell’antico palazzo episcopale per osservare da vicino stratificazioni, monumenti e reperti che spaziano dall’epoca etrusca all’età moderna. ambienti storici come la sagrestia di San Jacopo o la cappella di San Nicola e capolavori eccezionali come l’Arazzo millefiori, le tempere murali di Giovanni Boldini, le tele

di Giacinto Gimignani e i dipinti del Seicento fiorentino della Collezione Bigongiari. Il nuovo percorso archeologico - queste le parole di Monica Preti, Direttrice Generale di Fondazione Pistoia Musei ETS - restituisce alla città uno spazio di straordinaria importanza storica, frutto di anni di ricerche, restauri e approfondimenti scientifici. Le stratigrafie, i reperti – tra cui materiali etruschi di reimpiego – e i paesaggi sonori e visivi che accompagnano la visita permettono di leggere con chiarezza l’evoluzione del sito, dal primo impianto romano fino alla nascita dell’antico palazzo vescovile. L’integrazione con strumenti digitali avanzati – modelli 3D, narrazioni interattive, realtà aumentata – non è un semplice supporto tecnologico, ma un modo per rendere più comprensibile e accessibile la complessità della storia. Il nostro obiettivo è offrire un’esperienza che unisca rigore scientifico e capacità di coinvolgimento, affinché questo luogo diventi un punto di riferimento per la ricerca e un invito a riscoprire le radici plurali di Pistoia.

FOCUS

GIORNI E ORARI DI APERTURA 1° aprile-31 ottobre: dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 19

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1° novembre-31 marzo: dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 18 Sono programmate visite guidate e attività per le famiglie e per le scuole www.pistoiamusei.it/attivita/


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Pistoia Musei Foundation

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The new archaeological itinerary of the Old Bishop’s Palace The new archaeological itinerary of the Museum of the Old Bishop’s Palace was inaugurated last December, marking the end of a restoration and refurbishment intervention, supported by Fondazione Caript, which made the underground spaces of the historic building accessible to the public, expanding the museum’s offerings.

____ Grazie al progetto Pistoia Moving Stories, modelli 3D, realtà aumentata e scrollytelling su tablet guidano il visitatore in un’esperienza di visita accessibile e ad alto rigore scientifico. ____ Thanks to the Pistoia Moving Stories project, 3D models, augmented reality, and scrollytelling on tablets guide visitors through an accessible visiting experience, with a high

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ondazione Pistoia Musei’s cultural project, led by Monica Preti and curated by Cristina Taddei, represents a key intervention for the city of Pistoia, as it expands the exhibition offering and returns the underground spaces of the Old Bishop’s palace to the community. This millenary site, whose pioneering museum system dates back to 1981 thanks to archaeological research by Guido Vannini and restoration by Natale Rauty, is being reborn today through an innovative layout, capable of combining scientific rigour and contemporary digital technologies.

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The exhibition itinerary starts with a multimedia prologue in the Introduction Room, hosting masterpieces such as an Etruscan urn and a Roman head of Faustina the Elder. In the underground areas, visitors embark on a unique chronological journey, from Etruscan artefacts and testimonies of Lombard Pistoia to the Roman imperial age, documented by an ancient cobbled street and “archaeological witnesses” that reveal workshops and Mediterranean trade artefacts. The underground spaces display fine ceramics, including the rare Hedwig beaker, and the tour concludes

at a medieval lime kiln. The journey is enriched by the Pistoia Moving Stories system, integrating 3D models and augmented reality. Then, the itinerary continues to the upper floors of the palace, where narration is combined with sacred, Baroque, and modern art, including the Millefiori tapestry, works by Giovanni Boldini, canvas by Giacinto Gimignani and paintings from the Bigongiari collection, thus offering an outstanding historical and artistic synthesis.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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scientific accuracy.


Esposizioni

— ____ Carol Rama (Olga Carolina Rama), (Torino 1918 - 2015), Composizione 71, 1955, smalto su masonite, 97 x 61,5 cm, Collezioni Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo, Crediti fotografici: Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / foto Paolo Vandrasch, Milano.

IN VISITA | Carol Rama Dal 3 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027 per la sua quinta edizione, In Visita propone a Palazzo De’ Rossi un focus su Carol Rama, una delle artiste più autonome e provocatorie del Novecento, mettendone in luce l’evoluzione creativa tra l’inizio degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Settanta.

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al 3 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, a Palazzo de’ Rossi di Pistoia torna In Visita, il progetto di Fondazione Pistoia Musei che propone approfondimenti dedicati ad autrici e autori di riferimento del secolo scorso e di quello attuale, attraverso l’esposizione temporanea di una o più opere all’interno delle Collezioni del Novecento, percorso stabile dedicato agli artisti attivi a Pistoia nel corso del secolo. Dopo l’appuntamento su Giacomo Balla, la quinta edizione di In Visita è dedicata a Carol Rama (Torino, 19182015), artista tra le più indipendenti e provocatorie del Novecento, riconosciuta a livello internazionale, per la sua ricerca autonoma e radicale su temi quali il corpo, il desiderio,

la malattia e l’identità, anticipando molte delle questioni centrali dell’arte contemporanea. Il progetto, curato da Monica Preti, direttrice generale di Fondazione Pistoia Musei, e Annamaria Iacuzzi, conservatrice delle collezioni del Novecento, con la collaborazione dell’Archivio Carol Rama, presenta sette opere dell’artista torinese, provenienti dalle Collezioni Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo e da una collezione privata. Si tratta di una serie di dipinti rappresentativi dell’evoluzione creativa di Carol Rama, realizzati tra l’inizio degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Settanta. Opere che consentono un approfondimento su fasi meno note del percorso dell’artista: dal periodo di adesione all’astrazione con

il Movimento Arte Concreta (MAC) degli anni Cinquanta, allo sviluppo di una originale poetica informale con i “Bricolages” dove associa alle macchie di colore oggetti di scarto carichi di vissuto nei Sessanta; dalle sperimentazioni con le camere d’aria di bicicletta nelle “Gomme” della serie Luoghi e segno, ai lavori con filo cucito su stoffa dei ‘diagrammi’ nei primi anni Settanta. In Visita è un progetto di Fondazione Pistoia Musei, realizzato con il supporto di Fondazione Caript, con la partnership di Intesa Sanpaolo e il sostegno delle aziende della Corporate Membership di Pistoia Musei. Accompagna l’iniziativa un volume edito da Gli Ori-Pistoia con interventi Monica Preti e Annamaria Iacuzzi e un pregevole contributo critico di Maria Grazia Messina.

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ZOOM

L’artista

Carol Rama (Olga Carolina Rama, Torino 1918–2015) Carol Rama è stata un’artista centrale e autonoma nel panorama dell’arte italiana del Novecento. Attiva sin dagli anni Trenta, si forma in modo indipendente, sviluppando fin dagli esordi un linguaggio personale che si confronta apertamente con temi e immagini considerate marginali o perturbanti, spesso accolte con diffidenza dalla critica e dalle istituzioni. Nel corso degli anni Cinquanta entra in relazione con l’ambiente torinese del Movimento Arte Concreta, avviando una fase di sperimentazione non figurativa che segna una svolta decisiva nel suo percorso. A partire dagli anni Sessanta, la sua pratica si orienta verso soluzioni sempre più libere, attraverso l’impiego di materiali, supporti, e tecniche eterogenee, che danno forma a opere in cui superficie, segno e materia assumono un ruolo centrale. Dagli anni Settanta, Carol Rama amplia ulteriormente il proprio vocabolario espressivo, realizzando lavori di carattere tridimensionale caratterizzati dall’uso di elementi non convenzionali, che contribuiscono a consolidare l’immagine di un’artista refrattaria a classificazioni e appartenenze stilistiche. A partire dagli anni Ottanta, anche grazie all’attenzione critica di Lea Vergine, la sua opera viene progressivamente riscoperta e inserita in una più ampia rilettura della storia dell’arte del Novecento. Nel 2003 le viene conferito il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia. Oggi il lavoro di Carol Rama è riconosciuto a livello internazionale per la capacità di anticipare, con assoluta indipendenza, alcuni dei nodi più complessi della contemporaneità artistica.

Exhibitions

____ Carol Rama (Olga Carolina Rama), (Turin 1918 – 2015), Composition 71, 1955, enamel on masonite, 97 x 61.5 cm, Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo Collections. Photo credit: Intesa Sanpaolo Artistic Heritage / photo by Paolo Vandrasch, Milan.

For its fifth edition, In Visita presents a spotlight on Carol Rama at Palazzo De’ Rossi. As one of the most independent and provocative artists of the 20th century, the exhibition highlights her creative evolution from the early 1950s through the first half of the 1970s.

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rom October 3, 2026, to February 14, 2027, Palazzo De’ Rossi in Pistoia hosts the fifth edition of In Visita, the Fondazione Pistoia Musei initiative that integrates 20th-century masterpieces into its permanent collections. Curated by Monica Preti and Annamaria Iacuzzi, in collaboration with the Archivio

Carol Rama, this edition is dedicated to Carol Rama (1918–2015)—one of the most singular and rebellious figures of the past century, renowned for her radical exploration of the body, desire, and identity. On view are seven paintings created between the early 1950s and the 1970s, on loan from the Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo collections as well as a private

collection. The exhibition traces crucial phases of her career, spanning her involvement with the Concrete Art Movement, the Informel poetics of her Bricolages bridging painting and found objects, her experiments with inner tubes in the Gomme series, and her fabric-based diagrams from the early 1970s.

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IN VISITA | Carol Rama


Personaggi

Le missioni di Sorella Rosilde — 62 | NATURART | SETTEMBRE 2026

Rosilde Breschi, pistoiese, è una crocerossina che per trent’anni ha operato sui teatri di guerra e nelle missioni di pace e che ancora oggi continua il suo impegno nel servizio sanitario alla Caserma Marini di Pistoia e nella sede provinciale della Croce Rossa. Testo di Susanna Daniele

Foto Archivio Rosilde Breschi


Dall’inizio nel 1999 in Albania fino alle operazioni sul campo in Iraq, Haiti e Sri Lanka, per concludersi nel 2014 a bordo della nave Fasan nell’ambito di Mare Nostrum, Sorella Rosilde ha prestato soccorso nelle più gravi crisi internazionali. ____ Sister Rosilde provided assistance during the most serious international crises: she started in 1999 in Albania, then continued with field operations in Iraq, Haiti, and Sri Lanka, and ended in 2014 aboard the Fasan ship, in the context of Mare Nostrum operation.

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ra il 1999 quando Rosilde Breschi, infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana, fu inviata per la prima volta in una missione internazionale: si trattava dell’Albania, ai confini col Kosovo, passaggio di transito in entrambe le direzioni per i profughi a seguito della guerra nei Balcani. L’esperienza “internazionale” di Rosilde è terminata nel 2014 a bordo della nave Fasan della Marina militare italiana che presidiava un tratto del Mediterraneo per portare in salvo i migranti, nell’ambito dell’operazione Mare nostrum. Nel 2003 e 2004 fu inviata a Nassirya in Iraq, a Haiti distrutta dal terremoto del 2010, nello Sri Lanka dopo il maremoto, a bordo della portaerei Cavour della Marina militare italiana in missione umanitaria: prima al largo degli Stati che si affacciano sul

Tra le esperienze più difficili spiccano la missione in Kosovo per la gestione dei profughi e quella in Abruzzo dopo il terremoto del 2009, dove l’impatto emotivo e l’ascolto dei traumi delle vittime si rivelarono la sfida più grande.

golfo Persico, poi in alcuni Stati del continente africano facendo sosta in Kenia, Senegal, Mauritania, Marocco. I suoi racconti sono stati raccolti, sistematizzati e pubblicati nel libro “Le missioni di Sorella Rosilde”, (Pagliai editore). Per ogni missione, il racconto dell’esperienza di vita e professionale di Sorella Rosilde è preceduto da una breve introduzione storico-militare che aiuta il lettore a contestualizzare le singole missioni umanitarie in teatri di guerra o di calamità naturali. Alcune missioni vedevano la CRI affiancata ai contingenti militari interforze appartenenti a vari Stati o ai caschi blu dell’ONU. Il volume è preceduto da un breve excursus storico sull’origine del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa. Il testo è corredato da foto amatoriali scattate “sul campo” nelle varie missioni. I diritti

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d’autore sono stati interamente devoluti dalle autrici a favore del Comitato di Pistoia della Croce Rossa. In Italia, la prima esperienza con migranti è stata a Prunetta (PT) nel 1997 con i profughi albanesi ospitati in provincia di Pistoia. Negli anni successivi ha proseguito l’attività con migranti africani ospitati nei Centri Accoglienza Richiedenti Asilo di Borgo Mezzanone (FG), Mineo (CT) e nel Centro di Croce Rossa a Marina di Massa (MS). Nei racconti di Rosilde ricorrono spesso, e non potrebbe essere altrimenti, episodi di incontri con persone appartenenti a culture, religioni e costumi diversi. Viene spontaneo chiederle se si sono mai verificate difficoltà di rapporti nella quotidianità della vita con i destinatari degli interventi sanitari o con il personale ausiliario locale che lavorava insieme al contingente militare italiano o alla Croce Rossa

Operando a contatto con popolazioni e culture estremamente diverse, la filosofia di Rosilde si è sempre basata sull’empatia e sul rispetto reciproco, fondamentale per instaurare un dialogo e operare in armonia in contesti complessi.

Italiana. Sorella Rosilde risponde: “Mi sono sempre trovata in sintonia con le persone che ho incontrato nelle situazioni più disparate. Istintivamente avevo capito di dover entrare in punta di piedi nelle culture degli altri popoli, rispettare i loro riti religiosi, le loro tradizioni e abitudini. La regola d’oro a cui mi sono sempre attenuta è che soltanto dando rispetto si può ottenerlo”. “Qual è stata la missione in Italia più difficile?” L’esperienza più toccante e difficile da un punto di vista psicologico è stata quella a seguito del terremoto del 2009 in Abruzzo. Eravamo partite in venti e non eravamo preparate a fronteggiare una situazione così traumatica: pensavamo di prestare principalmente opera di assistenza sanitaria in un campo attendato. Invece abbiamo trovato i terremotati ospitati in hotel. Questo

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ha comportato difficoltà di organizzazione nel fornire immediatamente prestazioni idonee alle più disparate necessità; inoltre è subito apparso evidente come fossimo carenti di preparazione psicologica all’ascolto dei loro racconti post trauma. Il lavoro più difficile è stato proprio quello”. “A distanza di anni, cosa ti hanno lasciato professionalmente e umanamente le missioni che hai svolto nei vari continenti?” “Sicuramente un bagaglio di ricordi e di emozioni. Per fare un esempio, conservo sempre una ciabattina di gomma trovata sulla spiaggia di un villaggio dello Sri Lanka devastato dalle onde altissime dell’oceano che ritirandosi aveva lasciato tanti piccoli oggetti appartenuti a bambini che al momento del disastro si trovavano sulla spiaggia a raccogliere conchiglie e che erano stai portati via dalla forza del mare.” “Qual è stata la missione più “difficile” da un punto di vista operativo?” “È stata la missione in Kosovo. Ero inesperta e fu difficile gestire i profughi kosovari, solitamente molto aggressivi e diffidenti.” Sono passati più di dieci anni dall’ultima missione ma l’attività di Rosilde nel Comitato della Croce Rossa di Pistoia non è mai cessata. Durante la pandemia, dal 2020 al 2023, per conto dell’ASL Toscana Centro ha effettuato 4.100 tamponi a domicilio in tutta la provincia di Pistoia, soprattutto in montagna e nelle zone collinari. Ancora oggi svolge servizio sanitario nella Caserma Marini insieme al personale militare e nella sede provinciale della Croce Rossa. Un’attività di cui Rosilde va particolarmente fiera è la partecipazione dal 2012 al 2025 alle simulazioni di primo soccorso o di maxiemergenze. Si tratta di esercitazioni sul campo organizzate in varie zone della Toscana in cui vengono simulati, insieme al Corpo dei Vigili del Fuoco, al 118 e talvolta anche con le unità cinofile (della Croce Rossa, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale) e con l’elisoccorso regionale, interventi di soccorso dopo disastri naturali e ferroviari, incidenti d’auto e a seguito di naufragi.


The Pistoia Wine

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IL VINSANTO

Prodotto da uve tenute ad appassire in fruttaio per alcuni mesi. L’uva viene poi spremuta ed il mosto così ottenuto elabora ed invecchia in caratelli di castagno e rovere per almeno tre anni come da secolare tradizione toscana. Produced from grapes held to fade in a particular room for some months. The grapes are squeezed and the must elaborated and grows old in kegs of chestnut and oak for three years according to the secular Tuscan tradition.

Via Tacinaia 75 - 51039 Quarrata (PT)

www.tacinaia.it

Il Libro Il volume “Le missioni di Sorella Rosilde” (Pagliai editore, 2025) riporta le numerose esperienze internazionali che un’infermiera volontaria della Croce Rossa di Pistoia ha svolto nell’arco di trent’anni, dal 1996 in Kosovo fino al 2014 a bordo di una nave della Marina militare italiana che presidiava un tratto del Mediterraneo nell’ambito dell’operazione Mare nostrum. In mezzo, nel 2003 e 2004 in Iraq a Nassirya, nel 2010 a Haiti distrutta dal terremoto nello Sri Lanka dopo il maremoto e a bordo della portaerei Cavour della Marina militare italiana in missione umanitaria. I suoi ricordi sono stati raccolti, sistematizzati e pubblicati nel volumetto a firma di Susanna Daniele e della stessa Rosilde. Per ogni missione, il racconto dell’esperienza di vita e professionale di Sorella Rosilde è preceduto da una breve introduzione storico-militare degli eventi bellici o le calamità naturali che hanno dato origine all’invio di personale sanitario della Croce Rossa allo scopo di contestualizzare e inquadrare le singole missioni nel contesto internazionale. Alcune missioni vedevano la Croce Rossa Italiana affiancata ai contingenti militari interforze appartenenti a vari Stati o ai caschi blu dell’ONU. Il volume è preceduto da un breve excursus storico sull’origine del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa ed è corredato da foto amatoriali scattate “sul campo” nelle varie missioni. I diritti d’autore sono stati interamente devoluti dalle autrici a favore del Comitato di Pistoia della Croce Rossa.


Characters

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Sister Rosilde’s missions Rosilde Breschi, from Pistoia, is a Red Cross nurse who, for thirty years, operated in war zones and peacekeeping missions and, still today, continues to work for the healthcare service at the Marini barracks in Pistoia and the Red Cross provincial headquarters.

____ I racconti e le fotografie scattate sul campo sono stati raccolti nel volume “Le missioni di Sorella Rosilde” (Pagliai editore). Le autrici hanno scelto di devolvere interamente i diritti d’autore al Comitato della Croce Rossa di Pistoia. ____ Stories and on-site photographs are collected in the volume “Sister Rosilde’s missions” (Pagliai publishing house). The authors chose to donate full authors’ rights to the Red Cross

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he volume “Le missioni di Sorella Rosilde”, written by Rosilde Breschi and Susanna Daniele (Pagliai Publishing House), looks back on thirty years of activity by Rosilde Breschi, a voluntary nurse with the Italian Red Cross in Pistoia. Since her debut in 1999, in Albania, during the Balkan War, and up to the Mare nostrum operation in 2014, Sister Rosilde worked in the main international crisis zones and natural disaster contexts, including Nasiriyah, Haiti, Sri Lanka, and

Read the full article at

Kosovo. The book combines an autobiographical and professional narration, interspersed with brief historical-military introductions, offering an insight into the field work of the Italian Red Cross, often carried out alongside joint military contingents or UN peacekeepers. Through deep emotions and memories, Rosilde’s “golden rule” emerges: an empathic approach and an absolute respect for local cultures and traditions, as the key to overcome any barriers.

In addition to foreign missions, the text documents her commitment in Italy, from the complex psychological support provided to earthquake survivors in Abruzzo in 2009 to her tireless work throughout the Pistoia area. A service that never stopped, as shown by the 4,100 at home swab tests during the pandemic and the continuous participation, until 2025, in major emergencies and first aid simulations. The proceeds from the book’s copyright royalties are entirely donated to the Italian Red Cross Committee of Pistoia.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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Committee of Pistoia.


Viale Adua 350, Pistoia

0573 763628 WhatsApp 320 1193323

Orario continuato: 9:00-20:00 Sabato 9:00-13:00

Apprendimento certificato ISO

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Un rifugio nel verde dove sentirsi a casa…

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www.ilcasalenaturart.it

Il Casale NATURART è un agriturismo strettamente legato al progetto NATURART Village, che affonda le sue radici nella campagna toscana di fine Ottocento portando con sé una storia fatta di terra, lavoro e trasformazioni che attraversano più di un secolo. Situato sulle colline del Montalbano tra Quarrata e Pistoia, il casale venne costruito nel 1887, in un periodo in cui le campagne erano ancora organizzate secondo il sistema della mezzadria e la vita ruotava attorno alla terra. La sua costruzione segnò l’inizio di una nuova fase per questo luogo. Alcune stanze furono decorate con affreschi ispirati a quelli della vicina Villa Medicea La Magia, un dettaglio che ancora oggi racconta l’attenzione e il valore che veniva attribuito alla casa. Nel corso del Novecento il casale è stato il centro della vita dal podere, attraversando momenti storici importanti e profondi cambiamenti. Durante la Seconda Guerra Mondiale le sue stanze offrirono rifugio a diverse famiglie sfollate che abitavano nelle città bombardate, trasformando la casa in un luogo di accoglienza e solidarietà.

Come molte case di campagna, anche questo edificio è mutato nel tempo. Gli ampliamenti realizzati nel corso dei decenni sono ancora visibili nella struttura del tetto e raccontano le diverse fasi di crescita della casa stessa. Il casale è stato ristrutturato preservandone il carattere originario e i segni della sua storia, come parte degli affreschi e gli antichi forni a legna utilizzati per il pane. Negli ultimi anni, accanto alla struttura, è stata realizzata anche una piscina con terrazza panoramica affacciata su Quarrata, da cui si può scorgere Villa La Magia. L’edificio è oggi una struttura ricettiva che rinnova questa tradizione di ospitalità, offrendo a chi vi soggiorna la possibilità di vivere la quiete e la bellezza delle colline toscane. Ad accogliere i clienti Genny e Francesca,

che si prendono cura di questo luogo con attenzione e passione, seguendone ogni aspetto. Amanti della natura e dei ritmi lenti della campagna, sono pronte ad accompagnarvi in un’esperienza semplice e autentica. Al mattino vi accoglieranno con una colazione fatta in casa, tra torte e prodotti del territorio. Sempre disponibili per una richiesta o un’indicazione, sapranno consigliarvi cosa scoprire nei dintorni, tra percorsi meno conosciuti, visite alle cantine, degustazioni e attività nella natura. Qualunque sia il motivo del vostro soggiorno, il loro desiderio è farvi sentire a vostro agio, lasciandovi vivere il Casale e l’atmosfera lo circonda. Contatti Email: info@ilcasalenaturart.it Tel: +39 0573 1975384 Mobile: +39 345 361 6291


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A green retreat where you can feel at home… Casale NATURART is an agritourism retreat closely connected to the NATURART Village project, which is rooted in the late XIX-century Tuscan countryside, and brings with it a history made up of land, work and transformations spanning over a century. the slow pace of “slow tourism” and willing to explore less frequented natural trails, historical cellars and wine-tasting, living a regenerating experience which is deeply rooted in the great tradition of Tuscan hospitality. Contacts Email: info@ilcasalenaturart.it Tel: +39 0573 1975384 Mobile: +39 345 361 6291

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accomodation offering distinguishes itself for an excellent, human-sized hospitality, curated by Genny and Francesca, who spoil guests with homemade breakfasts made up of typical local products. Immersed in the calm of the countryside, the farmhouse can boost a beautiful swimming pool with panoramic terrace. It represents the perfect base for international travellers, attracted by

www.ilcasalenaturart.it

Casale NATURART is an exclusive accomodation facility on the hills of Montalbano (PT); it’s ideal for Italian and foreign tourists looking for the perfect mix between history, comfort and Tuscan authenticity. Built in 1887 and wisely renovated, the farmhouse preserves ancient wood-fired ovens and precious frescoes drawing inspiration from the nearby Villa Medicea La Magia. The


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Eccellenze pistoiesi

Arti Orafe, l’anima del metallo e la luce del futuro — 72 | NATURART | SETTEMBRE 2026

Dal cuore della tradizione orafa fiorentina alla nascita del brand contemporaneo Ethica Gioielli. La storia dei fratelli montalesi Silvia e Spartaco Nesi, capaci di fondere la maestria artigianale del fatto a mano con l’innovazione ecologica e sostenibile dei diamanti creati in laboratorio.. Testo di Lorenzo Baldi

Foto di Archivio Arti Orafe Montalese


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Formatosi nella storica bottega fiorentina e guidato dai grandi maestri dell’oreficeria, Spartaco Nesi dà forma a gioielli che sono vere e proprie sculture da indossare. Nel suo laboratorio trasforma oro, argento e gemme preziose in pezzi unici dal carattere artistico e contemporaneo, capaci di dare forma tangibile ai desideri di chi li indossa. ____ Trained in a historic Florentine workshop and guided by the great masters of goldsmithing, Spartaco Nesi creates jewellery that is truly wearable sculpture. In his workshop, he transforms gold, silver, and precious gemstones into one-of-a-kind pieces with an artistic and contemporary flair, capable of giving tangible form to the wearer’s desires.

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ssere artigiani, per Silvia e Spartaco Nesi, significa accettare che la bellezza non risieda nella perfezione geometrica o industriale, ma nella verità autentica di ciò che viene creato. Un lavoro quotidiano che nasce dal movimento delle mani, dal rispetto per il tempo e da tutto quello che succede nel mezzo, come i piccoli errori, le variazioni impercettibili e quei dettagli che non si ripetono mai uguali. È proprio per questo che ogni singolo gioiello porta con sé una traccia reale del suo percorso, un’impronta che non potrà mai essere standardizzata né replicata in serie, perché un gioiello fatto a mano possiede un’anima profonda che riflette quella del suo creatore. Questa filosofia e questo amore viscerale per l’arte sono le fondamenta su cui poggia il lavoro di Arti Orafe (Manifattura Orafa Montalese), contraddistinta dal marchio di fabbrica PT 48 e nata da un’idea di Silvia Nesi, sorella e stretta collaboratrice di Spartaco Nesi, che ha voluto trasformare una passione di famiglia in una firma d’eccellenza. Il segreto di questa eccellenza affonda le radici nella formazione e nel talento di Spartaco, che subito dopo le scuole medie ha iniziato il suo percorso con un apprendistato a Firenze presso la “Bottega dell’orafo”, situata nei pressi degli Uffizi. In quegli anni fiorentini,

il suo cammino si è arricchito anche

Dall’eccellenza grazie agli insegnamenti di Alberto maestro orafo di fama artigianale del marchio Fantappiè, internazionale. Grazie a una dedizione PT 48 alla rivoluzione costante e a un talento naturale, si è distinto nel tempo per verde di Ethica Gioielli, Spartaco la creatività e la ricchezza delle sue oggi, nel suo laboratorio Arti Orafe trasforma creazioni; annesso al negozio, realizza gioielli il sapere antico e le in stile artistico e moderno in tutte fasi di lavorazione, plasmando tecnologie del futuro in leoroloro e argento combinati a pietre di alta qualità sia su disegno proprio opere d’arte.

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PubbliNATURART ____ Ogni singolo gioiello porta con sé una traccia reale del suo percorso, un’impronta che non potrà mai essere standardizzata né replicata in serie, perché un’opera fatta a mano possiede un’anima profonda che riflette quella del suo creatore. ____ Every single jewel bears 74 | NATURART | SETTEMBRE 2026

a tangible trace of its journey—a mark that can never be standardized or mass-produced—because a handmade work possesses a deep soul that reflects that of its creator,

che per soddisfare le richieste personalizzate dei clienti. Accanto a lui, la sorella Silvia gestisce la parte commerciale della manifattura, portando con sé un bagaglio di competenze preziose: lavorando da molti anni nel settore a stretto contatto con il fratello, ha saputo fare proprio il mestiere, completando così una sinergia familiare in cui la maestria tecnica incontra la visione imprenditoriale. Il profondo legame con la tradizione si riflette anche nelle prestigiose collaborazioni della manifattura, che lavora per una storica casa come Pampaloni, antichi argentieri fiorentini attivi fin dal 1902. I frutti di questa sinergia hanno saputo valicare i confini nazionali,

Prodotti esclusivi che sono il frutto di un incontro profondo tra arte e vita, un racconto in cui forme e visioni si intrecciano per dare vita a qualcosa di unico

raccogliendo grandi apprezzamenti anche in Oriente e in special modo in Cina, dove il fascino del saper fare italiano è fortemente amato. È lo stesso Spartaco Nesi a ricordare come per fare questo mestiere siano indispensabili una grandissima passione, amore per l’arte e una spiccata manualità. L’amore viscerale per questo lavoro spinge la manifattura a guardare al futuro con incrollabile determinazione, pronti a custodire e tramandare questa preziosa arte per almeno altri cento anni, perseguendo sempre l’obiettivo di far convivere l’arte e la creatività dell’orafo con il desiderio del cliente, riuscendo a renderlo vero e tangibile interpretando al meglio le sue richieste.


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Il futuro del lusso sostenibile Il brand contemporaneo Ethica Gioielli, nasce dalla sinergia di due storiche realtà orafe pistoiesi, Arti Orafe e Centro Servizi Orafi. Questa unione permette di fondere l’alta manifattura artigianale con le più moderne tecnologie del settore, come la progettazione CAD/CAM e la lavorazione laser, tracciando una nuova via che unisce la grande tradizione orafa alla rivoluzione scientifica dei diamanti coltivati in laboratorio. I protagonisti assoluti delle collezioni sono infatti i diamanti Lab-Grown, gemme in carbonio puro che possiedono le medesime proprietà chimiche, fisiche e ottiche dei diamanti estratti dalle miniere, compresa la durezza massima nella scala Mohs e l’identica lucentezza, ma con il grande vantaggio di azzerare l’impatto ecologico legato alle attività minerarie e al consumo di suolo e acqua. Questa tecnologia non nasce in contrapposizione alle pietre di miniera, ma crea un affascinante mercato parallelo fondato sulla libertà di scelta del cliente, sull’accessibilità economica di carature importanti e sulla straordinaria opportunità di ricreare in laboratorio le rarissime sfumature dei diamanti colorati, altrimenti inaccessibili. Interamente disegnate e realizzate nei laboratori interni per esaltare la luce delle gemme, le collezioni spaziano dalle linee classiche e minimali della linea Young Diamonds, ideali per tutti i giorni, fino all’audace e provocatoria Collezione Proibita ispirata ai Sette Vizi Capitali, dove spiccano gioielli iconici valorizzati proprio dalle pietre colorate. L’intero progetto racchiude una visione precisa, dimostrando che la bellezza e l’eccellenza del lusso possono evolversi in perfetta armonia con il rispetto per l’ambiente, celebrando l’incontro perfetto tra la scienza del futuro e l’arte orafa pistoiese.

Gli Anelli ArtTus e Smilea “Perchè fiorire si può e si deve, anche in mezzo al deserto “ Il Cactus è ispido di spine all’esterno ma è ricco all’interno e riesce ad affrontare qualsiasi deserto della vita. Questa opera d’arte è un anello in oro giallo e bianco kt 18 che si può avere anche in argento .“ArtTus”, questo è il suo nome, è stato pensato, studiato e realizzato a mano dal maestro orafo Spartaco Nesi in occasione del 30° anno di attività ed è dedicato a questa rivista. L’anello di Villa Smilea invece, è una creazione che coniuga l’alta gioielleria e l’arte contemporanea dove l’anello non è più un semplice ornamento, ma un veicolo di memoria, cultura e identità: un gioiello che riproduce la forma di un’opera d’arte architettonica è una vera e propria micro - scultura da indossare, la riproduzione fedele di un sentimento prima che di un oggetto.

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Excellences from Pistoia

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Arti Orafe, the soul of metal and the light of the future From the heart of the Florentine goldsmithing tradition to the birth of the contemporary brand Ethica Gioielli. The history of two siblings from Montale, Silvia and Spartaco Nesi, capable of merging handmade craftsmanship with the eco-friendly and sustainable innovation of diamonds created in the laboratory.

____ La creatività di Spartaco Nesi spazia dalla tradizione alla micro-scultura concettuale: dall’anello ArtTus, simbolo di resilienza e rinascita plasmate a mano per il trentennale di attività, fino all’opera dedicata a Villa Smilea, dove l’architettura si fa gioiello d’autore carico di memoria e identità. ____ Spartaco Nesi’s creativity spans from tradition to conceptual microsculpture: from the ArtTus ring—a symbol of resilience and rebirth, handcrafted to mark the company’s 30th anniversary—to the work dedicated to Villa Smilea, where architecture becomes a signature piece of jewellery imbued with memory and identity.

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et’s take a closer look at the story of Arti Orafe (Manifattura Orafa Montalese), a PT 48 brand born from the synergy between the siblings Silvia and Spartaco Nesi, and an actual goldsmithing excellence of our territory. From the heart of the Florentine tradition – learnt by Spartaco at the historical “Bottega dell’orafo” and under the master Alberto Fantappiè -, this craftmanship turned the passion of a family into a signature of excellence. Daily work is

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based on the value of handmade, where imperfection and unrepeatable details convey a true soul to each jewel. This technical mastery, along with Silvia’s business vision, allowed the brand to establish prestigious partnerships, such as that with the Argentinians Pampaloni, and to be successful also in China. Along with tradition, the craftmanship looks at the future through innovation and sustainability. Ethica Gioielli, a contemporary brand that combines technologically advanced craftsmanship

(CAD/CAM, laser) and the revolution of Lab-Grown diamonds. These gems, grown in the laboratory and which are chemically and physically identical to the extracted ones, eliminate environmental impact and open up new frontiers of accessibility and creativity, expressed in lines ranging from minimal design to the bold Forbidden Collection, drawing inspiration from the Seven Deadly Sins. A perfect mix, that combines science of the future with goldsmithing art from Pistoia.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/


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Montagna Pistoiese

Riserva naturale orientata e biogenetica di Campolino —

Tra memorie di pastori e vette appenniniche, la Riserva di Campolino, fragile ecosistema protetto dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Pistoia, custodisce un tesoro botanico unico in Europa: l’ultimo abete rosso dell’era glaciale. Importantissima per la ricerca e la conservazione, questa perla della Montagna Pistoiese si trova ad affrontare le sfide del clima, dell’inquinamento genetico e dei parassiti.

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Testo di Cristiana Petrucci

Foto di Lorenzo Marianeschi e Archivio Reparto Biodiversità Carabinieri Forestali Pistoia


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____ Le visite guidate permettono di scoprire tutte le caratteristiche di quest’area protetta appenninica dove vige il più assoluto divieto di accesso se non per attività di gestione o scopi di ricerca, studio e vigilanza. I suoi confini sono perfettamente segnalati da tabelle di colore rosso. ____ Guided tours offer a rare opportunity to discover all the features of this protected Apennine area, where access is strictly 80 | NATURART | SETTEMBRE 2026

prohibited except for management activities or research, study, and surveillance purposes. Its boundaries are clearly demarcated by red signs.

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a parte di crinale appenninico che va dal Lago Nero, al confine della Val di Luce, fino al monte Poggione, sopra il piccolo abitato di Pian di Novello, è estremamente affascinante sia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico che da quello antropologico. La natura dà ampio sfoggio della sua bellezza e delle sue pittoresche caratteristiche: pini mughi bassi e storti dal vento fanno da cornice a praterie di montagna e baggiolaie che cambiano colore con le stagioni. Le aree umide regalano erbe affioranti e tappeti di muschio morbido che attutiscono il passo. Dal punto di vista sociale questi luoghi custodiscono le memorie di tante famiglie locali. Quelle dei pastori che fino agli anni Sessanta in estate vivevano qui nelle loro “capanne”, facendo pascolare in altura le greggi che avevano trascorso l’inverno in Maremma, o quelle dei raccoglitori di funghi e di mirtilli, che in questi luoghi hanno guadagnato quello che allora

permetteva di costruire le mura di casa in una stagione, o ancora quelle degli sfollati che in tempo di guerra lasciavano le loro abitazioni per rifugiarsi nel “Lucchese” valicando “l’Alpe”. Ma il fascino del crinale abetonese è arricchito dalla presenza di un piccolo e prezioso gioiello, la Riserva Naturale Orientata e Biogenetica di Campolino, nata nei

primi anni Settanta per tutelare un’area forestale con caratteristiche particolari in cui le specie animali e vegetali necessitano di un elevato grado di osservazione e protezione. Preservare l’equilibrio di questi ecosistemi, valorizzare la biodiversità, accrescere e divulgare la conoscenza riguardo alla salvaguardia delle specie di flora e fauna


Qui abbiamo il popolamento più meridionale d’ Europa di Picea Abies, una specie di abete rosso autoctono che ha geni diversi non solo dai suoi “fratelli” europei, ma anche dai più vicini esemplari del Nord Italia e del resto dell’Appennino. ____ Here, you will find Europe’s southernmost population of Picea abies, a native species of Norway spruce with a genetic makeup distinct not only from its European counterparts, but also from its closest relatives in Northern Italy and the rest of the Apennines.

e dei loro habitat sono alcuni dei temi fondamentali di cui si occupano i Reparti Carabinieri Biodiversità su tutto il territorio italiano. Ne abbiamo parlato con la tenente colonnello Daniela Scopigno, comandante del Reparto Carabinieri Biodiversità di Pistoia, che, oltre a quella di Campolino, gestisce altre tre Riserve Naturali Biogenetiche, estese su una superficie di più di 1500 ettari, quella di Acquerino, nel comune di Sambuca Pistoiese e quelle di Abetone e Pian degli Ontani nel comune di Abetone Cutigliano. Con la tenente colonnello abbiamo approfondito la conoscenza dell’area protetta più preziosa, quella di Campolino,che, essendo anche Orientata, è sottoposta a maggior tutela e in cui è vietato l’ ingresso se non per attività di gestione o scopi di ricerca, studio e vigilanza. Questo è necessario per salvaguardare habitat specifici, in particolare il popolamento più meridionale d’ Italia di Picea abies,

L’ elevato valore naturalistico di questa zona protetta è sottolineato anche dalla presenza di specie animali particolari come l’aquila reale o il rampichino alpestre e attualmente vi si conducono studi sulla presenza del gatto selvatico, avvistato a Pian degli Ontani…

una specie di abete rosso autoctono che ha geni diversi non solo dai suoi “fratelli” europei, ma anche dai più vicini esemplari del Nord Italia e del resto dell’Appennino, come recentemente dimostrato da uno studio del CNR - Istituto di Bioscienze e Biorisorse di Firenze condotto sulle peccete dell’Appennino. Quella di Campolino è infatti una foresta relitta dell’epoca post glaciale. La tenente colonnello Scopigno ci ha spiegato che gli alberi si spostano a causa di vari fattori, ma soprattutto del cambiamento delle condizioni climatiche. Quando i ghiacci cominciarono a ricoprire la Terra, le specie forestali vennero spinte prima verso sud e poi, al ritirarsi del manto glaciale, tornarono a popolare nuovamente quote e latitudini più alte. Ma l’abete rosso è rimasto a Campolino, trovando probabilmente una nicchia ecologica con condizioni particolari di terreno, clima e temperatura. Già dagli anni Trenta del Novecento il professor Chiarugi, botanico fiorentino,

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____


____ Alcuni momenti di una delle escursioni estive all’interno della riserva biogenetica accompagnati dal Comandante del Reparto Biodiversità dei Carabinieri di Pistoia Ten. Col. Daniela Scopigno e da due agenti. ____ Snapshots from one of the summer guided hikes inside the biogenetic nature reserve, accompanied by Lieutenant Colonel Daniela Scopigno— Commander of the Forest Carabinieri Biodiversity Unit in Pistoia—and two officers.

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intuì, osservando le caratteristiche di questi abeti, che erano diversi dagli altri esemplari nelle zone circostanti e approfondì i suoi studi con la ricerca sul campo. Sul crinale di Campolino si trovano diverse aree umide, tra cui laghetti montani di origine glaciale, vere e proprie torbiere che conservano stratificazioni e materia organica di varie epoche geologiche. In una di queste aree, quella del Lago del Greppo, Chiarugi decise di effettuare carotaggi che gli permisero di trovare polline fossile degli abeti rossi risalente all’ epoca post glaciale. L’ ulteriore conferma che si trattasse proprio di una specie proveniente da lontano gli venne dall’ osservazione della presenza di un “corteggio floristico” delle foreste di abete rosso, cioè di erbe mai coltivate in Toscana e che quindi si poteva dedurre essere giunte con gli abeti rossi. In seguito il professor De Filippis approfondì gli studi che portarono all’ istituzione della Riserva Orientata nel 1971. L’ elevato valore naturalistico di questa zona protetta è sottolineato anche dalla presenza di specie animali particolari come l’aquila reale o il rampichino alpestre. Come nella vicina Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani, vicino al Lago del Greppo sono state posizionate bat boxes per ospitare e proteggere le specie di pipistrelli presenti e si

conducono studi sulla presenza del gatto selvatico, avvistato all’ Acquerino e a Pian degli Ontani. Presa contezza della preziosità e della fragilità di quest’area naturale, abbiamo chiesto alla tenente colonnello quali eventi la minacciano attualmente e quali sono i possibili interventi per scongiurarli. La comandante ci ha parlato del cambiamento climatico, evidente perché la pecceta sta salendo di quota e ha raggiunto la sommità del versante,

del possibile inquinamento genetico con popolamenti di abete rosso di origine alloctona e della presenza del bostrico tipografo, un insetto autoctono ed endemico che può portare alla distruzione di vaste parti di foreste, come accaduto nella Riserva Naturale Biogenetica di Abetone. Questo coleottero è un tassello della selezione naturale che favorisce la rinnovazione del bosco e lo sviluppo di altre specie. E’ uno scolitide secondario di debolezza, cioè un insetto che colpisce


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____ Sul crinale di Campolino si trovano diverse aree umide, tra cui laghetti montani di origine glaciale come il Lago del Greppo, vere e proprie torbiere che conservano stratificazioni e materia organica di varie epoche geologiche ____ Along the Campolino ridge lie several wetlands, including glacial mountain lakes such as Lake Greppo—true peat bogs that preserve stratified layers and organic matter spanning various geological epochs.

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normalmente alberi già in condizione di stress a seguito di fenomeni intensi, come tempeste (un esempio è l’uragano Vaia che ha colpito il Trentino nel 2018) o abbondanti nevicate come è accaduto sulla montagna pistoiese nel 2021. Il pesante strato di neve ha portato allo stroncamento di conifere tra cui un elevato numero di abeti rossi nella Riserva Naturale Biogenetica di Abetone e questo ha favorito un feroce attacco del bostrico, contrastato con un necessario, anche se doloroso, taglio fitosanitatio delle piante colpite. Per fortuna la presenza dell’insetto a Campolino può ritenersi tuttora endemica ed è limitata a poche decine di abeti rossi. Questo permette di intervenire semplicemente con un agente repellente naturale in previsione di attivare anche trappole a feromoni. Questo argomento ha introdotto una importante sottolineatura della tenente colonnello sulla necessità della biodiversità non solo per questioni di mosaico paesaggistico. E’ fondamentale diversificare le foreste non solo in specie vegetali ma anche in età e altezza perché senza stratificazione si espongono i popolamenti ad essere distrutti da un unico fattore, sia esso il vento, la neve o un agente patogeno. Per quanto riguarda il futuro ci sono due progetti interessanti appena messi in campo per Campolino, la richiesta di inserimento nel “Libro nazionale dei boschi da seme” per l’abete rosso e l’individuazione di zone da classificare come “Bosco vetusto” in collaborazione con Regione Toscana ed Unifi.

ZOOM

L’importanza dell’educazione ambientale Oltre alla gestione delle aree protette e all’ impegno scientifico anche attraverso continui scambi con il mondo delle università, uno degli impegni del Reparto Biodiversità di Pistoia è l’educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado, presentando progetti nazionali o in collaborazione con gli enti locali. Personale tecnico, ma a volte anche militare, fa lezione frontale su temi fondamentali per la conoscenza del territorio e delle problematiche ambientali. Ai giovani studenti si parla di ambiente, di acqua, di ecosistemi fluviali e di biodiversità. Spesso le lezioni teoriche sono seguite da una visita ad una delle tre riserve accessibili. Un progetto interessante a livello nazionale è “Un albero per il futuro”, attraverso il quale si provvede a mettere alberi a dimora nei giardini scolastici per far capire l’importanza di intercettare CO2 creando un bosco diffuso. Una di queste piante può essere “l’albero di Falcone”: alle scuole o alle amministrazioni che ne fanno richiesta viene portata una pianta ottenuta per talea dal ficus che cresce davanti alla casa del giudice Giovanni Falcone, tragicamente ucciso dalla mafia nel 1992. Questo ha un forte valore simbolico che permette di veicolare un messaggio legato alla legalità anche ambientale.


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Pistoiese Mountains

— ____

The Campolino biogenetic reserve Through the memories of shepherds and the peaks of the Apennines, the Campolino Reserve, a fragile protected ecosystem managed by the Pistoia Carabinieri Biodiversity Unit, safeguards a unique botanical treasure in Europe: the last Norway spruce from the Ice Age. Important for research and conservation, this gem of the Pistoiese Mountains faces the challenges posed by climate change, genetic pollution, and pests.

A sinistra un bello scorcio del Lago del Greppo e a destra , il Colonnello Daniela Scopigno e i due agenti del reparto Biodiversità dei Carabinieri forestali di Pistoia che ci hanno accompagnato durante la visita guidata alla Riserva. ____ On the left, a scenic view of Lake Greppo; on the right, Colonel Daniela Scopigno with the two officers from the Pistoia Forest Carabinieri Biodiversity Unit who guided us through the

T

he Apennine ridge between Lago Nero and Mount Poggione preserves a rich natural and anthropological heritage, linked to the memories of shepherds, gatherers, and displaced people. The Campolino Biogenetic Nature Reserve stands out in this area; it is managed by the Pistoia Carabinieri Biodiversity Unit, headed by Lieutenant Colonel Daniela Scopigno. Established in 1971, the reserve is a strictly protected area safeguarding a relict forest dating back to the post-glacial age. Its most precious feature is the southernmost population in Europe of Picea abies (native Norway spruce), characterised by a unique genetic profile that has been isolated since the glacial periods. This was first recognised in the 1930s by

Read the full article at

the botanist Chiarugi, through the study of fossil pollen found at Lago del Greppo. The reserve is also home to rare wildlife species, including the golden eagle and the Eurasian treecreeper. Today, this fragile ecosystem is threatened by climate change, the risk of genetic contamination, and the European spruce bark beetle, an insect that attacks trees weakened by extreme weather events. To address these threats, the Carabinieri Forestali emphasise the importance of biodiversity and forest stratification. Future projects for Campolino include the inclusion of the Norway spruce population in the “National Register of Seed Forests” and the identification of areas to be classified as “Ancient forest” in collaboration with the University of Florence.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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reserve.


Collodi

Il Parco di Pinocchio celebra il suo triplo anniversario — Il rilancio di un mito italiano tra arte, storia e cultura: a 200 anni dalla nascita dell’autore, la Fondazione Collodi guida un progetto speciale per restituire al burattino più famoso del mondo il suo ruolo di icona universale.

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Testo di Claudia Tanti

Foto di Archivio Fondazione Nazionale Carlo Collodi


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____ Immerso nel verde di Collodi, il rinnovato Parco di Pinocchio fonde la magia della fiaba classica con un’architettura paesaggistica d’autore. Tra sculture d’arte, percorsi avventura e installazioni interattive, il parco offre un’esperienza immersiva unica per tutte le età.

C’

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è un luogo in Toscana dove la fiaba continua a essere una cosa seria. È il Parco di Pinocchio a Collodi che, nel 2026, celebra una straordinaria coincidenza di anniversari: i 70 anni dalla sua inaugurazione, il bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini – il celebre Carlo Collodi – e i 145 anni dalla prima pubblicazione de Le avventure di Pinocchio, apparse il 7 luglio 1881 sul Giornale per i bambini. Tre ricorrenze che non rappresentano soltanto un momento celebrativo, ma l’occasione per inaugurare una nuova stagione all’insegna della cultura, dell’arte e dell’immaginazione. Anniversari che coincidono anche con un risultato significativo: proprio

nell’anno del bicentenario di Collodi, Le avventure di Pinocchio hanno infatti raggiunto quota 689 edizioni nel mondo, per un totale di 200 lingue e dialetti tradotti, confermandosi uno dei libri italiani più diffusi e letti di sempre. A guidare questo rilancio è la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, presieduta da Giordano Bruno Guerri, con un progetto che punta a restituire al Parco il ruolo di luogo simbolo della cultura italiana. Non un semplice parco tematico, ma un’opera culturale unica nel suo genere, nata dalla consapevolezza che Pinocchio sia molto più di un personaggio per l’infanzia: una figura universale, capace di parlare a generazioni diverse e di trasmettere valori ancora oggi attuali, dalla libertà alla crescita

personale, dal pensiero critico alla curiosità verso il mondo. Quando il Parco venne inaugurato, il 14 maggio 1956, il progetto riunì alcuni tra i maggiori protagonisti della cultura italiana del Novecento. Artisti e intellettuali come Emilio Greco, Venturino Venturi, Giovanni Michelucci e Gianni Rodari contribuirono a dare forma a uno spazio in cui arte contemporanea, letteratura, educazione e natura convivessero in armonia. Ancora oggi, quel progetto mantiene intatta la sua originalità: passeggiando tra il Campo dei Miracoli, il Bosco degli Assassini, le grandi sculture immerse nel verde, il Pescecane monumentale, i teatrini meccanici e le carrozze degli artisti girovaghi, il visitatore non assiste semplicemente a una


____ greenery of Collodi, the revamped Pinocchio Park seamlessly blends the magic of the classic fairytale with master landscape architecture. Featuring artistic sculptures, adventure trails, and interactive installations, the park offers a uniquely immersive experience for visitors of all ages.

rappresentazione della fiaba, ma entra a farne parte. È proprio questa capacità di suscitare meraviglia il valore che il nuovo corso della Fondazione intende rilanciare. In un’epoca in cui tutto sembra consumarsi rapidamente, il Parco di Collodi conserva infatti intatte le dimensioni dello stupore, dell’immaginazione e del tempo dedicato alla scoperta. Le celebrazioni si sviluppano lungo tutto il 2026 e proseguiranno anche nel 2027, coordinate dal Comitato Nazionale per il Bicentenario della nascita di Carlo Collodi, istituito dal Ministero della Cultura. Il calendario comprende mostre, convegni internazionali, bandi di concorso e

Un’esperienza che unisce arte contemporanea, natura e tecnologia 3D per trasformare la storica meta toscana in un polo d’eccellenza culturale.

iniziative dedicate sia agli studiosi sia al grande pubblico. Tra queste, la grande mostra Carlo Collodi 1826–2026, che porterà a Madrid e a Guadalajara, in occasione della FIL – Feria Internacional del Libro con l’Italia paese ospite – una selezione significativa della produzione dello scrittore, mettendone in luce la modernità, la complessità e la straordinaria attualità. Ma le celebrazioni avranno una dimensione ancor più internazionale, con iniziative previste a Parigi, Tokyo e Mosca, mentre una mostra dedicata a Collodi è già ospitata presso l’Istituto Italiano di Cultura di Praga. Allestita invece al Parco di Pinocchio

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Nestled in the lush


____ Un perfetto connubio tra cultura, natura e divertimento, dove la storia del burattino più famoso al mondo prende vita in veste moderna. ____ A perfect blend of culture, nature, and entertainment, where the story of the world’s most famous puppet comes to life in a modern 92 | NATURART | SETTEMBRE 2026

key.

fino al 18 ottobre è “Pinocchio 3D”, a cura di Medartec, un’esperienza immersiva e interattiva che accompagna il pubblico alla scoperta della genesi dell’opera, delle sue suggestioni e dei suoi significati. Tra pannelli educativi, video, costumi, bozzetti e un ologramma di Carlo Lorenzini, i visitatori sono chiamati a vestire i panni di Pinocchio ripercorrendone le avventure e il percorso di formazione, e vivendo così in prima persona un’esperienza capace di parlare ai bambini di oggi e di risvegliare nei grandi emozioni e ricordi mai del tutto perduti. Il progetto di rilancio coinvolge anche lo Storico Giardino Garzoni e la Casa delle Farfalle, parte integrante di un sistema culturale che unisce paesaggio, patrimonio storico,

Un viaggio tra le sculture dei grandi del Novecento e la magia dell’immaginazione per scoprire perché il burattino di legno continua a insegnarci a meraviglie.

natura, arte e letteratura in un’unica esperienza di visita. Un itinerario capace di restituire ai visitatori – bambini, famiglie, studiosi e appassionati – il senso autentico della fiaba come esperienza culturale. A settant’anni dalla nascita del Parco e due secoli dopo la nascita del suo autore, Collodi si prepara così ad aprire un nuovo capitolo della propria storia. Non guardando nostalgicamente al passato, ma riaffermando il valore di un patrimonio che continua a parlare al presente. Perché Pinocchio, ancora oggi, è uno dei grandi simboli dell’immaginario italiano, un personaggio che continua a viaggiare nel mondo e a ricordarci che crescere significa, prima di tutto, conservare la capacità di meravigliarsi.


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____

____

La seicentesca Villa

The 17th-century Villa

Garzoni incanta con il

Garzoni enchants visitors

suo magnifico giardino

with its magnificent

monumentale, tra

monumental garden,

scalinate scenografiche,

featuring dramatic

casa delle farfalle,

staircases, a butterfly

fontane e terrazze

house, fountains, and

panoramiche.

panoramic terraces.

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Collodi

The relaunch of an Italian icon through art, history, and culture: 200 years since the author’s birth, the Collodi Foundation is leading a special project to restore the world’s most famous puppet to its status as a universal icon.

P

inocchio Park in Collodi is undergoing a major revival centered on three landmark anniversaries: 70 years since its opening, the bicentennial of Carlo Lorenzini’s birth, and 145 years since the publication of The Adventures of Pinocchio. With 689 editions translated into 200 languages and dialects, the story remains one of the most widely circulated Italian books in the world—a universal symbol of freedom, personal growth, and critical thinking. Under the leadership of the National Carlo

Read the full article at

Collodi Foundation, chaired by Giordano Bruno Guerri, the park reasserts itself as an open-air cultural masterpiece. Originally created in 1956 through the collaboration of prominent 20th-century artists and intellectuals like Emilio Greco, Venturino Venturi, Giovanni Michelucci, and Gianni Rodari, the site harmoniously blends contemporary art, nature, literature, and education, integrating the Historic Garzoni Garden and the Butterfly House into a single immersive visitor itinerary. The celebrations, coordinated by the

Ministry of Culture’s National Committee, feature international conferences, exhibitions, and initiatives reaching Prague, Paris, Tokyo, Moscow, and the Guadalajara International Book Fair in Mexico. At the park itself, the immersive “Pinocchio 3D” exhibition offers an interactive journey complete with holograms, installations, and preliminary sketches. The goal is to revitalize a sense of wonder and awe, transforming a historic legacy into a living, relevant dialogue for scholars, families, and new generations alike.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

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—

Pinocchio Park Celebrates Its Triple Anniversary


Andar per borghi

Popiglio, un paese di confine — Tra le torri e le acque della Lima, viaggio alla scoperta di un antico avamposto della Montagna Pistoiese. Una terra di confine, dove la storia si fonde con la resilienza dei suoi abitanti, che combatte lo spopolamento attraverso la cura del territorio, l’associazionismo e la valorizzazione del suo patrimonio artistico.

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Testo di Pia Benedetti

Foto di Lorenzo Marianeschi


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____ La Chiesa di Santa Maria Assunta (1271) e il Museo di Arte Sacra custodiscono capolavori romanici, pulpiti medievali e preziosi tessuti ricamati a mano dalle donne e dalle suore del borgo. ____ The Church of Santa Maria Assunta (1271) and the Sacred Art Museum preserve Romanesque masterpieces, medieval pulpits, and precious hand-embroidered textiles made by the 100 | NATURART | SETTEMBRE 2026

women and nuns from the village.

C’

è un paese sulla Montagna Pistoiese, a 550 metri di altitudine lungo la Val di Lima, al confine con la provincia di Lucca: è Popiglio. Le sue origini risalgono all’epoca romana, nel II secolo a.C.; la leggenda narra che un colono romano si stabilì in questo luogo, probabilmente già sede di una roccaforte militare. Le due Torri Securana, poste a circa 800 metri sopra l’abitato, hanno rappresentato per secoli un presidio di controllo sul confine tra le due valli e il punto d’incontro di due importanti vie storiche: la Via Claudia Augusta, proveniente da Pisa, e la Via Laura, proveniente da Firenze. Nella sua storia si raccontano cronache di sanguinosi conflitti tra lo Stato di Lucca e quello di Pistoia, feudo della famiglia dei Conti Guidi; le torri continuarono a svolgere la loro funzione di controllo e difesa della Montagna Pistoiese.

Restaurate da alcuni anni, sono oggi una meta apprezzata da residenti ed escursionisti. Il centro abitato si sviluppò nel Medioevo grazie alla sua posizione strategica e al clima mite. Popiglio è infatti chiamata la “riviera” della montagna, poiché il territorio favoriva la coltivazione di numerosi

cereali, ortaggi e della canapa destinata alla produzione di tessuti. Si moltiplicarono i poderi, si coltivavano le vigne e si produceva il vino “fragolino”, oggi rimasto solo un ricordo. Numerosi erano anche i pastori. Percorrendo le vie lastricate del paese incontriamo le edicole


Dalla Chiesa di Santa Maria Assunta alle antiche edicole votive, il paese custodisce tesori d’arte e riti contadini. L’impegno dei residenti e l’Ecomuseo mantengono vive le radici locali tra teatro, cammini e canti tradizionali

gli altri poderi, sostando nelle varie stazioni per le benedizioni. Le preghiere servivano a scongiurare, nelle diverse direzioni, il fulmine e i temporali, il flagello e i terremoti, la peste e la fame. Gli altri poderi erano Cafaggio, Rupine, Le Corti, Lama, La Veduta, Le Vigne e Le Dogane, dove si trova il Ponte di Castruccio (1317). Dalla fine del Settecento Popiglio è attraversata dalla Strada Statale 66 del Brennero, diventando un importante paese di transito. La strada costituisce il cuore del paese, lungo il quale si sono concentrate le attività commerciali e i principali servizi: due negozi di alimentari, il forno, la farmacia, l’ufficio postale, la merceria, il circolo ricreativo, la scuola — oggi sede della Misericordia — la Chiesa di Santa Maria Assunta (1271), il Museo di Arte Sacra e il convento domenicano delle Ancelle del Signore, oggi anche residenza per anziani. Lungo Via delle Corti si trova il Teatro Mascagni, costruito

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votive, o “Verginette”, numerose anche nelle zone periferiche. Esse testimoniano le attività agricole che si svilupparono grazie alle risorse offerte dal territorio: l’acqua, il sole e i castagneti. Per sopravvivere alle intemperie e ai capricci della natura, come grandine e siccità, i popigliesi si affidavano alla Provvidenza. Anticamente si svolgevano le Rogazioni, processioni propiziatorie per ottenere un buon raccolto. Erano cinque. La prima si teneva il 25 aprile, giorno di San Marco. La processione partiva dalla Chiesa di Santa Maria Assunta e si dirigeva verso San Giovanni, antico borgo distante circa un chilometro, oggi trasformato in abitazione privata, dove sorgeva una pieve romanica risalente all’anno Mille. Successivamente il corteo proseguiva verso La Gora, dove si trovavano i mulini lungo il torrente Torbida e una cappellina dedicata alla Madonna. Si continuava poi verso


____ Nella foto il Ponte di Castruccio sul Lima sulla mulattiera che porta a Piteglio. Grazie al clima mite e alla vicinanza all’acqua Popiglio si è sviluppata nel Medioevo con poderi, castagneti e coltivazioni. ____ In the photograph, the Castruccio Bridge on the 102 | NATURART | SETTEMBRE 2026

Lima river, on the mule track leading to Popiglio. Thanks to the mild climate and closeness to water, Popiglio developed in the Middle Age with farms, chestnut groves, and cultivated land.

nell’Ottocento e donato dalla famiglia Benedetti alla filarmonica del paese. Tra i luoghi da visitare, particolarmente interessante è il convento, che custodisce al suo interno tesori e curiosità sulla vita claustrale. Oltre alla chiesa di San Domenico, al piccolo organo e alla corale, vi si trovano l’antica farmacia, dove venivano preparati rimedi a base di erbe coltivate nell’orto antistante. Tutto è conservato con cura dalle poche suore ancora residenti. Da citare anche la ricetta dei famosi biscotti del convento, che rimane segreta ma i cui prodotti possono essere acquistati presso il Forno Berti. Merita una visita anche la Chiesa di

Il territorio di Popiglio offre numerosi sentieri ben curati ed è attraversato da due importanti itinerari come il Cammino ’44 e quello di San Bartolomeo…

Santa Maria Assunta. La facciata in pietra serena, di stile tardo romanico, introduce a un interno che conserva un pulpito duecentesco, dipinti del XV secolo attribuiti a Sebastiano Vini e la Cappella dell’Annunciazione, commissionata dalla famiglia Vannini. Il Museo di Arte Sacra fa parte del Polo dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese e conserva paramenti liturgici, corredi e tessuti per gli altari, ricamati in seta dalle donne del paese e dalle suore. Perché venire o fermarsi a Popiglio? Perché è un paese che, nonostante lo spopolamento dei borghi montani, continua a vivere grazie allo spirito di resilienza dei suoi abitanti,


____

____

Nato in epoca romana,

Born in the Roman age,

questo antico borgo della

this ancient village

Val di Lima unisce un

of the Lima Valley

ricco patrimonio artistico

combines a rich artistic

a tradizioni secolari. Oggi

heritage with century-old

la comunità combatte lo

traditions. Today, the

spopolamento attraverso

community fights against

l’associazionismo, la

depopulation through

valorizzazione culturale

associationism, cultural

e le feste popolari.

enhancement, and popular festivals.

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capaci di organizzare feste ed eventi durante tutto l’anno. Tra questi ricordiamo la festa del Santo Patrono, il 15 e il 16 agosto; le numerose attività dei volontari della Misericordia; le iniziative del Circolo Le Due Torri, che propone eventi a tema accompagnati da gustosi menù; e la programmazione del Teatro Mascagni, animata dalle numerose compagnie teatrali della montagna. Popiglio offre inoltre numerosi sentieri, ben curati dai volontari, ed è attraversata da due importanti itinerari: il Cammino di San Bartolomeo e il Cammino ‘44, che collega Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto. Infine, sicuramente da menzionare è la festa del Maggio, che si svolge il 30 aprile. Era tradizione, sulla montagna, accogliere con cibo e vino il ritorno dei pastori dalla transumanza e dei carbonai dai boschi. Alcuni canti popolari raccontano ancora oggi questo rito. Ogni anno i musicisti si riuniscono in piazza al tramonto e, intonando i canti tradizionali insieme a numerosi giovani, attraversano le vie del paese fermandosi nelle aie, dove vengono offerti cibo e bevande. La festa prosegue per tutta la notte, talvolta fino all’alba, come augurio per la nuova stagione. Camminando lungo le sue vie è possibile respirare storie e leggende che, in qualche modo, qui vengono custodite e tramandate da secoli.

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Wandering through villages

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Popiglio, a border village Between the Securana Towers and the waters of the Lima river, a journey to discover an ancient outpost of the Pistoiese Mountains. A border land, where history combines with the resilience of the inhabitants, who fight against depopulation through care for the land, associationism, and the enhancement of a unique artistic heritage

____ Il 30 aprile di ogni anno il paese rievoca l’antico ritorno di pastori e carbonai: musicisti e giovani percorrono le aie cantando fino all’alba per propiziare l’arrivo della bella stagione. Molto importante per il paese lo storico Teatro Mascagni, un fondamentale centro culturale animato tuttora da importanti compagnie teatrali. ____ Every year, on April 30th, the village commemorates the ancient return of shepherds and charcoal burners: musicians and young people cross the farmyards singing until dawn, to propitiate the arrival of the warm weather. The historical Mascagni Theatre is very important for the village; it’s a key cultural center animated by important theatre companies.

T

he village of Popiglio is located on the Pistoiese Mountains, along the Lima Valley, bordering with Lucca. It boasts Roman origins and a past as a strategic military post, witnessed by the Securana Towers. Thanks to its position and a mild climate that earned it the title of the mountain’s “riviera”, the centre developed in the Middle Age with thriving agricultural and pastoral activities, and a strong popular devotion, which can be seen in the several votive shrines (“Verginette”) and historical Rogation days

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processions. After becoming an important transit hub since the late XVIII century thanks to Brennero State Road 66, Popiglio concentrated its commercial hub and main services along this street. The village keeps a relevant historical and artistic heritage: the 17th century Dominican convent of the Handmaids of the Lord – known for its ancient pharmacy and the secret recipe of its biscuits, the 13th century Church of Santa Maria Assunta, with a late Romanesque style, the Sacred Art Museum (part of the Ecomuseum of the Pistoiese Mountains), and the 19th century Mascagni

Theatre. Today, despite the depopulation of mountain villages, Popiglio distinguishes itself for the extraordinary resilience of its inhabitants and a lively community of volunteers who keep century-old traditions alive. Among patron saint festivals, the suggestive night of the Cantar Maggio (linked to transhumance), cultural events, and well-maintained nature trails – such as Saint Bartholomew’s Way and the Cammino ‘44 – the village welcomes hikers and visitors, offering a true immersion among stories and legends passed down through the centuries.

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which, still today, is


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La Famiglia Savigni: una storia di terra, passione e rispetto

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www.savigni.com

Dall’intuizione del 1985 alla nascita di una filiera chiusa e biologica sull’Appennino: la storia della famiglia Savigni tra allevamento etico di Cinta Senese, botteghe storiche e l’accoglienza autentica in agriturismo. Sull’Appennino Tosco-Emiliano, proprio là dove la Toscana incontra l’EmiliaRomagna, batte il cuore di un’eccellenza italiana fondata sul rispetto e sulla passione. È qui che la famiglia Savigni, da generazioni, si dedica con amore all’allevamento etico di suini e bovini. Questo viaggio straordinario comincia nel 1985 grazie all’intuizione dei genitori, Fausto e Paola, e nel corso degli anni ha visto l’ingresso felice dei figli, Nicolò e Mileto, e poi ancora dei nipoti, in un passaggio di testimone che custodisce e rinnova i valori di un tempo. All’inizio la scommessa della famiglia si concentra su una salumeria e macelleria tradizionale, dove la qualità viene garantita selezionando gli animali esclusivamente da piccoli allevatori del territorio. Tuttavia, con l’avvento della grande distribuzione e il progressivo abbandono della zootecnia di montagna,

trovare una materia prima all’altezza diventa sempre più difficile. Anziché scendere a compromessi, i Savigni decidono di fare una scelta coraggiosa: trasformarsi da attività commerciale ad azienda agricola a tutto tondo, creando una propria filiera chiusa e interamente controllata. Alla fine degli anni novanta acquistano così i primi terreni, scommettendo sull’allevamento allo stato semi-brado della pregiata Cinta Senese e, poco dopo, dei bovini. Con l’ingresso della nuova generazione, l’azienda compie un importante salto di qualità strutturale: la Macelleria Agricola Savigni ottiene il Bollo CE e la Certificazione Biologica, e nel 2008 conquista persino la prestigiosa ed esclusiva certificazione per l’esportazione in Giappone. Il percorso di crescita non si ferma e, dopo aver avviato nel 2014 la produzione artigianale di salumi cotti, nel 2018

la famiglia compie un altro passo fondamentale. Con l’acquisto di 74 ettari tra boschi, pascoli e stalle, l’allevamento si amplia e prende vita l’agriturismo Fattoria Bonaria, un vero e proprio rifugio nella natura. Ad oggi l’azienda Savigni conta 3 botteghe: una a Pavana, una a Porretta Terme e una all’interno di Naturart Village. Unitamente all’attività di allevamento e commercio al dettaglio, l’azienda organizza anche escursioni, visite alla fattoria e al laboratorio permettendo a chiunque di vedere con i propri occhi cosa significhi davvero una filiera etica, controllata e trasparente Il viaggio si completa a tavola, con i pranzi e le grigliate all’aperto a Fattoria Bonaria, dove il gusto autentico dei loro prodotti si sposa con la bellezza incontaminata del paesaggio montano. Erika Saladino


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The Savigni family: a history of land, passion, and respect From an intuition dating back to 1985 to the birth of a closed and organic supply chain on the Apennines: the history of the Savigni family between ethical farming of Cinta Senese, historic artisan small shops, and the genuine hospitality of agritourism (in Pavana and Porretta Terme, and at the Naturart Village) and promotes a model of transparent tourism. Through guided excursions, educational visits to the laboratory, tasting of artisanal cured meat, and outdoor barbecues, the Savigni family offers a true hospitality, where the deep love for the territory combines with the promotion of authentic products. A virtuous example of a short supply chain, which combines tradition, sustainability, and hospitality in perfect harmony.

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made a bold choice: raising directly under semi-free-range conditions the prized Cinta Senese and bovines on the territory. With the generational handover, this farm butcher obtained the organic certification, the EC identification mark, and the exclusive authorization to export to Japan. The growth process continued in 2018 with the birth of Fattoria Bonaria, an agritourism immersed into 74 hectares of woods and pastures. Nowadays, the company has three historical small shops

www.savigni.com

On the Tuscan-Emilian Apennines, the Savigni family keeps an extraordinary history of passion and respect for the land. Born in 1985 from the intuition of Fausto and Paola, the activity evolved over time thanks to the entry of the sons Nicolò and Mileto into the company, turning from a traditional butcher shop to a well-established organic farm with a closed supply chain. To avoid compromising on quality, which was threatened by the decline of mountain livestock farming, the Savigni family


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Eccellenze pistoiesi

Da Pistoia al Mugello: il team scolastico Alpha Drive —

Testo e foto a cura del team Alpha Drive

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Innovazione, parità di genere e una solida visione green: il percorso della squadra dell’ITTS Fedi-Fermi di Pistoia all’interno della competizione STEM Racing, tra brillanti traguardi nazionali e il desiderio di valorizzare il tessuto ecosostenibile della nostra città.


____ Dopo il successo a livello regionale, e il sesto posto alle finali nazionali, vincendo la spettacolare gara knock out a eliminazione diretta, Alpha Drive si è distinta sia per l’impegno verso la parità di genere, sia per l’attenzione all’ambiente, che grazie alla partnership con Giorgio Tesi Group consolida il forte legame tra i giovani e le imprese del territorio pistoiese.

N

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el cuore dell’innovazione scolastica pistoiese nasce Alpha Drive, un team formato da sei studenti dell’ITTS Fedi-Fermi. Il nostro gruppo si è unito con un obiettivo chiaro: progettare, costruire e far gareggiare un veicolo in miniatura per la competizione STEM Racing, una sfida che unisce scienza, tecnologia, ingegneria e matematica in un contesto agonistico. Il progetto non si limita alla pura meccanica, ma abbraccia ogni aspetto della gestione di una vera scuderia. La forza della squadra risiede nella diversità delle competenze: a guidare il gruppo è Lorenzo Di Piramo, Team Manager, supportato da Alessandro Attala, Manufacturing Engineer, responsabile del montaggio delle vetture e dello stand espositivo, e dai due Design Engineer, Letizia Fioretti e Gabriele Pellegrino, che si occupano della fase di sviluppo tecnico; a completare la

formazione ci sono Sara Niccolai, Graphic Designer, incaricata di curare l’identità visiva e la comunicazione del team, e Fabio Ferretti, Resource Manager, che gestisce la pianificazione economica e il budget delle risorse. Il nostro percorso nella competizione STEM Racing è stato una parabola

di crescita continua. Siamo partiti affrontando le qualifiche regionali, dove abbiamo conquistato un solido secondo posto. Questo risultato ci ha spronato a perfezionare il nostro veicolo e a rivedere le strategie, portandoci a trionfare alle successive gare regionali, dove ci siamo


Following its success at the regional level and a sixth spot at the national finals, where it won the spectacular knockout competition, Alpha Drive has distinguished itself both for its commitment to gender equality and its focus on the environment. Thanks to its partnership with the Giorgio Tesi Group, the team is strengthening the strong bond between young people and local businesses in the Pistoia area.

classificati al primo posto assoluto. Il vero coronamento di questa stagione si è poi avuto alle gare nazionali. In questo contesto, pur confrontandoci con le migliori squadre italiane e ottenendo un ottimo sesto posto complessivo, abbiamo conquistato la vittoria nella competizione knock out, la prova a eliminazione diretta che testa la reattività dei riflessi e la velocità pura della vettura sul tracciato. Dietro la progettazione, Alpha Drive è mosso da due ideali per noi imprescindibili: la promozione delle donne nelle discipline STEM e la sostenibilità ambientale. Crediamo che il mondo dell’ingegneria debba superare il divario di genere, e il ruolo chiave delle ragazze nel nostro team dimostra questo impegno sul campo; a questo proposito, la nostra scuderia ha schierato in pista una pilota donna alla guida del veicolo, che è risultata essere l’unica ragazza a gareggiare in

quel ruolo durante le finali regionali. Parallelamente, abbiamo integrato il concetto “green” nello sviluppo del progetto, studiando soluzioni che riducessero l’impatto ambientale. Proprio per portare avanti questi valori abbiamo scelto di affiancarci a Giorgio Tesi Group, un’eccellenza che ha fatto del verde e del rispetto per l’ambiente la propria missione. Naturart e l’azienda rappresentano un’alleanza ideale, perché condividono la nostra visione di un futuro sostenibile e ci permettono di amplificare il nostro messaggio. Il legame con la nostra realtà locale è altrettanto essenziale. Pistoia è una città storicamente fondata sul settore vivaistico, e il nostro team vuole dimostrare come l’innovazione tecnologica possa integrarsi con questa preziosa vocazione. Vogliamo creare un ponte tra l’istruzione tecnica e la rete di imprese pistoiesi. Il nostro approccio alla ricerca e

all’ottimizzazione può portare benefici concreti alla realtà locale, portando idee fresche all’interno di un tessuto economico fortemente orientato alla tutela ambientale. Collaborare favorisce uno scambio reciproco che arricchisce i giovani e le aziende scommettendo sulle nuove generazioni. Guardando al domani, le prospettive di Alpha Drive sono ben delineate: arrivare a disputare i campionati mondiali nel 2028, presentandoci come un team completo, maturo e strutturato, impegnandoci ad accrescere, quotidianamente, le nostre competenze tecniche e gestionali. Siamo pronti a rappresentare con orgoglio il territorio pistoiese a livello internazionale, portando avanti i nostri ideali con la dedizione e la passione che ci hanno guidato fin qui, seguendo il nostro motto “Until The End”.

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I sei studenti dell’ITTS

The six students from

Fedi-Fermi di Pistoia

the ITTS Fedi-Fermi in

gestiscono la scuderia

Pistoia manage the

Alpha Drive come

Alpha Drive racing team

una vera azienda,

as an actual company,

combinando ingegneria,

combining engineering,

grafica e finanza per

graphics, and finance

gareggiare con veicoli

to race with miniature

in miniatura nella

vehicles in the STEM

competizione STEM

Racing competition.

Racing.


Excellences from Pistoia

Innovation, gender equality and a solid green vision: the journey of the ITTS Fedi-Fermi of Pistoia in the STEM Racing competition, between outstanding national achievements and the desire to enhance the eco-friendly fabric of our city.

T

he Alpha Drive project was born in the technological core of Pistoia through the initiative of six students of the ITTS “Fedi-Fermi”. The team came together with the goal of developing, building and having a miniature vehicle complete for the STEM Racing competition, a challenge that combines science, engineering, and management approach. Thanks to a synergic mix of internal competition (from technical design to graphics, up to project management), the team experienced a

Read the full article at

season of continued success: after finishing second in the regional qualifiers, it claimed the top spot in the regional finals, then shone at the national finals with an absolute sixth spot and the victory in the “knock out” race. Beyond sport results, Alpha Drive distinguishes itself for the strong social and environmental commitment. The team actively promotes gender inclusion in STEM disciplines - fielding the only female driver in the regional competition

– and adopts green solutions to reduce the environmental impact of the project. This philosophy allowed to establish a strategic partnership with Giorgio Tesi Group and Naturart, symbols of a deep bond with Pistoia nursery district and the protection of the ecosystem. The goal is to create a virtuous bridge between technical education and local entrepreneurship. Looking at the future, the team is firmly setting its sights on the 2028 World Championships, guided by its constant growth and the motto “Until the End”.

www.discoverpistoia/en/argomenti/naturart/

NATURART | SEPTEMBER 2026 | 113

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From Pistoia to Mugello: the Alpha Drive school team


Your next best move «Con ReeVo non parliamo solo di affidabilità tecnica ma di serenità. La nostra azienda sa di essere in mani competenti.» Marco Cappellini, Direttore Generale di Giorgio Tesi Group

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