Skip to main content

NATURART 54_issuu

Page 1


Nature art and culture in the Green Tuscany

giorgiotesigroup.com

Giorgio Tesi Vivai, leader in Europa per produzione di piante ornamentali, dimensione e superficie coltivata, ha completato il suo secondo Bilancio di Sostenibilità, un documento che rappresenta un importante traguardo e che sottolinea il suo grande impegno verso pratiche aziendali responsabili e sostenibili.

In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali e sociali, Giorgio Tesi Vivai ha intrapreso un percorso che integra i fattori della sostenibilità all’interno delle strategie aziendali, ponendo grande attenzione al rispetto dell’ambiente, alle persone e all’etica nella conduzione del business.

Progetto Giorgio Tesi eARTh
| opera di Jonathan Calugi

IL TUO VOLANTINO È SU WHATSAPP!

IL TUO VOLANTINO È SU WHATSAPP!

Convenienza sempre con te!

Offerte aggiornate

Massima comodità

Servizio

Servizio

Bellezza, sostenibilità e territorio: un anno di NATURART VILLAGE

Torno a scrivere su queste pagine in occasione di questo anniversario e lo faccio con molto piacere, soprattutto perché in questi giorni celebriamo il primo compleanno del NATURART Village. Proprio come accadde con la nascita della nostra rivista più di 15 anni fa, anche questa è stata una visione della nostra azienda che oggi possiamo dire con orgoglio di essere riusciti a realizzare, creando uno spazio inclusivo e pulsante, frequentato da bambini, famiglie, giovani, nonni, appassionati di piante e amanti del buon cibo, senza barriere, aperto a tutti sette giorni su sette e soprattutto capace di dare forma ai valori che la rivista NATURART promuove da tanto tempo. Per tutto questo sono fiero di poter affermare che oggi possiamo dire che il Village è diventato un punto di riferimento fondamentale, non solo per la promozione aziendale, ma per l’intera comunità: un luogo che incarna alla perfezione valori come bellezza, sostenibilità, valorizzazione del territorio, cultura del verde e solidarietà. In questo primo anno di attività, siamo particolarmente fieri anche delle diverse iniziative e degli eventi organizzati a favore di associazioni ed enti del territorio che si prendono cura delle persone più deboli e bisognose cercando così di restituire valore alla società, alimentando quel circolo virtuoso di solidarietà che rende una comunità davvero unita e forte.

Siamo consapevoli che questo è solo il primo traguardo raggiunto in un lungo percorso di crescita e che occorre lavorare, tutti insieme, per migliorare. Per raggiungere dei risultati sono determinanti le persone e proprio per questo desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti coloro che hanno trasformato una visione in solidi risultati partendo dal Direttore del Naturart VILLAGE Massimo Consalvo per arrivare a tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto - compresi i titolari dei corner del settore food – che sono stati pilastri determinanti per il raggiungimento di questo straordinario successo.

Vorrei approfittare di questo spazio anche per ringraziare sentitamente Giovanni Capecchi che lascia dopo 12 anni la Direzione Editoriale della testata: per noi è stata una bella collaborazione durante la quale abbiamo sempre lavorato con grande stima e soddisfazione reciproca perseguendo con successo obiettivi comuni.

In chiusura vorrei anche dare il mio più caloroso benvenuto e augurare buon lavoro a chi è stato scelto per prendere il suo posto: il pistoiese Massimo Bucciantini, ex Docente di Storia della scienza e Letteratura italiana all’Università di Siena, collaboratore del Sole 24 Ore, membro del Museo Galileo e ideatore della rassegna pistoiese Le parole di Hurbinek dedicata alla Memoria, con il quale, appena ci siamo conosciuti, si è creato subito un bel rapporto che sono certo si consoliderà lavorando insieme per la crescita di questa nostra rivista. Buona lettura a tutti!

Beauty, sustainability, and territory: one year of NATURART VILLAGE

I’m writing again in these pages after some time, at the request of the editorial staff, and I do so with great pleasure, especially as we celebrate the first anniversary of NATURART Village. Just as with the launch of our magazine more than 15 years ago, this was another ambitious venture that we can now proudly call a success. We created an inclusive and vibrant space frequented by children, families, young people, plant enthusiasts, and lovers of good food: a place without barriers, open to everyone seven days a week, and above all capable of embodying the values NATURART magazine has long promoted. For these reasons, I am proud to say that the Village has become a fundamental hub not only for the nursery industry in Pistoia, but for the entire community: a place that embodies values such as beauty, sustainability, promotion of the territory, green culture, and solidarity. In this first year of activity, we are also proud of the initiatives and events organized to support local associations and organizations that care for the most vulnerable members of our community, helping foster that virtuous cycle of solidarity that makes a community truly united and strong. I would like to express my deepest gratitude to all those who turned a vision into tangible results. My thanks go to the Director of Naturart VILLAGE, Massimo Consalvo, and to all those who worked on this project and became the cornerstone of this extraordinary success. Finally, I would like to sincerely thank Giovanni Capecchi, who is stepping down from the position of Editorial Director due to commitments related to his political activity. Our collaboration lasted 12 years, during which we always worked with mutual respect and satisfaction, pursuing the same goals for Pistoia and its territory. At the same time, I would also like to warmly welcome and wish the best to the person chosen to succeed him: Massimo Bucciantini from Pistoia, former professor of History of Science and Italian Literature at the University of Siena, contributor to Il Sole 24 Ore, member of the Galileo Museum, and creator of the Pistoia-based series Le parole di Hurbinek, dedicated to Memory. We will immediately begin working with him on the issue that will be presented in September. Enjoy the read!

Pistoia città di Marino: Il nuovo corso della Fondazione tra studio, conservazione e fruibilità

La Fondazione Marino Marini nasce nel 1983, per volontà di Mercedes Pedrazzini, detta Marina, moglie e stretta collaboratrice dell’artista pistoiese.

Volontà della Fondatrice era legare il patrimonio artistico di Marino Marini alla città di Pistoia e costituire, anche grazie a un cospicuo archivio documentale e fotografico riferito alla vita e all’opera dell’artista, un centro di documentazione e di studio.

Scopo quindi della Fondazione è quello di promuovere e valorizzare l’opera del Maestro, di conservare l’importante patrimonio artistico e documentale donato da Marina, di provvedere alla tenuta di un archivio delle opere. Il nuovo Consiglio di Amministrazione, insediatosi nel marzo 2025, dopo una fase di riorganizzazione strutturale della Fondazione, si pone come obbiettivi più immediati quello di diventare un punto di riferimento per lo studio dell’opera di Marino Marini e in più in generale dell’arte del ‘900; e di restituire alla città la visibilità e la fruibilità delle opere di Marino Marini attraverso un progetto definito “Pistoia città di Marino” con una diffusione delle opere di proprietà della Fondazione sia nei musei civici del Comune di Pistoia sia in altri contesti come Fondazione Caript e Direzione Regionale Musei Nazionali Toscana, nonché altre collezioni private. Oltre a ciò, non appena saranno terminati i lavori di adeguamento di Palazzo del Tau disposti dal Comune di Pistoia, la Fondazione intende provvedere ad un riassetto della porzione del palazzo oggetto di concessione d’uso da parte della Pubblica Amministrazione e ad un nuovo allestimento delle opere, rendendo così visitabile e fruibile al pubblico anche la sede della Fondazione.

Pistoia, the city of Marino: the Foundation’s new direction in research, preservation, and accessibility

The Marino Marini Foundation was established in 1983 by the will of Mercedes Pedrazzini, known as Marina, the wife and close collaborator of the Pistoia-born artist.

The founder’s intention was to link Marino Marini’s artistic legacy to the city of Pistoia and to establish a center for documentation and study, in part through a substantial archive of documents and photographs related to the artist’s life and work. Therefore, the Foundation’s purpose is to promote and highlight the Master’s work, to preserve the significant artistic and documentary heritage donated by Marina, and to maintain an archive of his works.

The new Board of Directors, which took office in March 2025 following a phase of structural reorganization of the Foundation, set as its most immediate objectives to become a point of reference for the study of Marino Marini’s work and, more generally, of 20th-century art, and to restore the visibility and accessibility of Marino Marini’s works to the city through a project titled “Pistoia, the city of Marino,” which will feature the works owned by the Foundation in both the municipal museums of the Municipality of Pistoia and other context such as the Caript Foundation and the Regional Directorate of National Museums of Tuscany, as well as other private collections. In addition, as soon as the renovation work on Palazzo del Tau, commissioned by the Municipality of Pistoia, will be completed, the Foundation plans to reorganize the portion of the building granted for use by the public administration and to redesign the exhibition layout, thereby making the Foundation’s headquarters accessible to the public as well.

Registrazione Tribunale di Pistoia – N°2/2010 del 28-05-2010

Rosa Pure Aroma

“NATURART” di Pheno

Geno

Foto - Carolina Begliomini

Rose Pure Aroma

“NATURART” di Pheno

Geno

Photo - Carolina Begliomini

Giorgio Tesi Group

The Future is Green

Giorgio Tesi Editrice srl

Via di Badia, 14 – 51100 Bottegone – Pistoia – Italy

Tel. +39 0573 530051 – Fax +39 0573 530486 www.discoverpistoia.it

Iscrizione al ROC (Registro Operatori della Comunicazione) n° 30847 del 15 Gennaio 2018

Per la tua pubblicità sulla rivista contatta la Giorgio Tesi Editrice o invia una e-mail a marketing@giorgiotesigroup.it

ISSN 2421-2849

9 772421 284000

Direttore Responsabile Emanuele Begliomini e.begliomini@giorgiotesigroup.it

Art Director

Carolina Begliomini c.begliomini@giorgiotesigroup.it

Coordinamento Redazionale

Lorenzo Baldi redazione@discoverpistoia.it

Segreteria

Irene Cinelli, Maria Grazia Taddeo contatti@giorgiotesigroup.it

Comitato di redazione

Nicoletta Boccardi, Lorenzo Cipriani, Chiara Caselli, Simone Martini, Cristiana Petrucci, Giacomo Galanda, Jonathan Calugi, Sara Tesi e Francesca Tesi

Hanno collaborato a questo numero

Giovanni Capecchi, Lorenzo Baldi, Eleonora Angelini, Cristiana Petrucci, Clarissa Tonarelli, Tiziano Carradori, Maurizio Antonetti, Lara Uccini, Clara Begliomini, Enrico Morteo

Traduzioni

Studio Blitz – Pistoia

Fotografie

Archivio Giorgio Tesi Editrice, Lorenzo Marianeschi, Carolina Begliomini, Wema & Supernova, Simone Martini, Giorgio Lapini, Archivio Famiglia Signorini, Fondazione nazionale Carlo Collodi, Archivio Linda Calistri, Archivio Accademia della Bugia, Ela Bialkowska

Illustrazioni

Jonathan Calugi

Per le immagini pubblicate restiamo a disposizione degli aventi diritto che non si siano potuti reperire

Impaginazione

Giorgio Tesi Editrice

Stampa

Industrie Grafiche Pacini- Ospedaletto (Pisa) www.discoverpistoia.it

Summary Sommario/

Un anno di NATURART VILLAGE

Il cuore verde di Pistoia batte

tra natura e gusto

The green heart of Pistoia beats between nature and tastee

Focus

Radici familiari e visione

futura

Family roots and future vision

Mostre

Marino Marini : La pittura

Marino Marini : The painting

Personaggi

La Signora della Giostra

The Lady of the Joust

La Via della Fiaba

Una passeggiata nel nome di Pinocchio e del suo autore

A homage to Carlo Collodi along the “Fairy tale route”

Fondazione Pistoia Musei

Io sono un architetto.

Ettore Sottsass

I am an architect. Ettore Sottsass

Accademia Della Bugia | Le Piastre Buon Compleanno, Bugia!

Happy birthday, championship of lies!

Ambiente

Orchidee selvatiche a Pistoia

Orchids, guardians of Pistoia’s biodiversity

Andar per borghi

GAVINANA, un borgo degno

d’un pennello

Gavinana, a village worthy of a painter’s brush

Eccellenze pistoiesi

La ragazza che ha conquistato il cielo

The girl who conquered the sky...

Abetone

Andar per ville

Wandering among villas

Trekking

L’Anello della Sambuca

The Sambuca loop

Da Pistoia al Vaticano

L’arte messaggera di fratellanza

Art as a messenger of brotherhood

opera di Jonathan Calugi

Un anno di

Il cuore verde di Pistoia batte tra natura e gusto

—

A dodici mesi dal taglio del nastro, il Naturart Village celebra il suo primo anno di vita confermandosi non solo come un polo d’eccellenza botanica, ma come una vera e propria piazza sociale per Pistoia e il suo territorio.

Testo di Lorenzo Baldi Foto di Lorenzo Marianeschi - Carolina Begliomini - Wema & Supernova

In apertura una suggestiva immagine dall’alto del roseto del NATURART Village, con oltre 600 varietà di rose. Sopra, l’ingresso principale del centro e nell’altra pagina ancora un particolare del roseto, uno dei fiori all’occhiello del grande parco esterno.

Nato dalla visione della Giorgio Tesi Group, il progetto del Naturart Village ha saputo trasformare tre ettari di terreno negli spazi dell’ex Garden Zelari in un’oasi urbana dove il vivaismo ornamentale incontra le eccellenze enogastronomiche toscane.

Il successo di questo primo anno risiede nella capacità di aver creato e soprattutto fortificato un dialogo inedito tra la tradizione vivaistica pistoiese e la cultura del buon cibo. All’interno delle due caratteristiche serre e del parco, i visitatori possono vivere un’esperienza immersiva come camminare tra roseti esclusivi ed esemplari incredibili di bonsai e a pochi passi, gustare i sapori autentici del territorio.

La collaborazione con alcune delle più

importanti realtà di spicco della filiera gastronomica toscana ha permesso di offrire una proposta food che valorizza l’artigianalità locale. Dagli aperitivi circondati dalle fronde degli alberi, ai laboratori sull’orto giardino, passando per decine e decine di iniziative dedicate davvero a tutte le fasce di età, il Village ha dimostrato che la natura non è solo un panorama da ammirare, ma un ecosistema da vivere 365 giorni all’anno. Il primo anno di attività del NATURART Village ha consacrato questo spazio, firmato Giorgio Tesi Group, come il nuovo cuore pulsante della cultura “green” a Pistoia. Sin dall’inaugurazione del 31 maggio 2025, ha ospitato un calendario fitto di appuntamenti di rilievo, culminati nella prestigiosa lectio magistralis del botanico e saggista di fama mondiale

Stefano Mancuso, che ha incantato il pubblico con le sue riflessioni sul “Pianeta delle Piante”. Tra i momenti più significativi, spiccano le presentazioni letterarie di importanti autori, oltre a una serie di eventi tematici che hanno saputo coniugare intrattenimento e divulgazione: dall’Oktoberfest in chiave pistoiese alle serate di “Swing sotto le stelle”, de una selezione per Miss Italia agli eventi natalizi, fino ai laboratori didattici green curati da esperti del settore.

Siamo profondamente orgogliosi dei traguardi raggiunti in questo primo anno di attività del Naturart Village – queste le parole del Direttore del NATURART VILLAGE Massimo Consalvo – e insieme a tutto il mio team, in piena sinergia con i partner dell’area food,

On the opening page, a suggestive top-down image from above of NATURART Village’s rose garden, with over 600 rose varieties. Above, the main entrance of the center and, on the next page, a detail of the rose garden, one of the flagships of the large outdoor park.

operiamo quotidianamente con l’obiettivo costante di elevare i nostri standard e l’esperienza dei visitatori. Il bilancio di questi dodici mesi è straordinario: abbiamo promosso oltre 230 eventi, spaziando dai laboratori didattici interpersonali ai corsi di ‘handmade’ e di cura del bonsai, fino a importanti presentazioni letterarie e grandi eventi tematici. Momenti di eccellenza, come la Lectio Magistralis del Professor Stefano Mancuso, hanno visto la partecipazione di centinaia di persone, confermando la nostra vocazione di polo culturale e aggregativo. Grande successo hanno riscosso anche le festività natalizie, animate dai mercatini e dalla pista di pattinaggio. Parallelamente alla programmazione culturale, abbiamo investito nella logistica e nella sicurezza: in attesa della realizzazione delle rotonde previste su Via Toscana, siamo intervenuti direttamente per

In questo primo anno di attività il NATURART
VILLAGE si è consacrato come il cuore pulsante del gusto e della cultura green pistoiese da vivere 365 giorni all’anno

mettere in sicurezza i varchi di accesso e uscita, predisponendo inoltre una nuova segnaletica interna nell’area parcheggio per garantire una fruibilità ottimale a tutti i nostri ospiti.

Grazie a questa sinergia tra eccellenze gastronomiche toscane e una programmazione culturale di alto profilo, il Village si è affermato non solo come vetrina d’eccezione per il vivaismo pistoiese — vantando attrazioni come il Giardino del Bonsai (eredità della storica collezione Franchi) e il roseto con oltre 600 varietà — ma anche come polo d’attrazione per intellettuali, artisti e appassionati della natura: Oltre ai numeri—è l’impatto sociale a descrivere al meglio il primo anno del Naturart Village che è subito diventato un punto di incontro

Il NATURART VILLAGE ha avuto certamente un forte impatto sulla comunità con circa 20.000 presenze a settimana e con la creazione di circa 100 nuovi posti di lavoro diretti più quelli generati dall’indotto. A sinistra Scorci delle aree food e green e in questa pagina l’area giochi per bambini

NATURART VILLAGE definitely had a strong impact on the community, with approximately 20,000 visitors per week and the creation of nearly 100 new direct jobs, in addition to those generated indirectly. On the left, views of the food and green areas, and on this page, the children’s playground

Il NATURART VILLAGE ha avuto un forte impatto sulla comunità con circa 20.000 presenze a settimana e circa 100 nuovi posti di lavoro diretti più quelli dell’indotto. A sinistra scorci delle aree food e green e in questa pagina l’area giochi per bambini.

The NATURART VILLAGE had a strong impact on the community with about 20,000 weekly visitors and around 100 new direct jobs plus those from the related industries. On the left, views of the food and green areas and on this page the children’s play area.

sostenibile che ha ospitato iniziative per il territorio, rafforzando il legame tra l’azienda e i cittadini, con un occhio di riguardo anche alla cultura, all’arte e alla promozione del vivaismo.

Celebrare il primo anno del NATURART VILLAGE – queste le parole di Marco Cappellini Direttore Generale di Giorgio Tesi Group - è per noi motivo di profonda emozione e orgoglio. Quando lo abbiamo inaugurato, il 31 maggio dello scorso anno, il nostro obiettivo era ambizioso: rendere ‘fisici’ e tangibili i valori che da oltre cinquanta numeri raccontiamo tra le pagine della nostra rivista NATURART. Oggi, i numeri e l’affetto ricevuto ci dicono che quella scommessa è stata vinta.

Con circa 20.000 presenze a settimana, il Village è diventato un cuore pulsante per Pistoia, Capitale Europea del verde. Ma al

di là delle cifre, ciò che ci rende più fieri è l’impatto sulla comunità: abbiamo generato circa 100 posti di lavoro diretti, creando un luogo aperto a tutti, ogni giorno, dove l’esperienza del verde si fonde con la quotidianità.

Non è solo un punto di ristoro o uno showroom, ma uno spazio di sostenibilità sociale. Vedere persone che scelgono il Village per incontrarsi, mangiare insieme, studiare, partecipare ai laboratori o perdersi tra le pagine della nostra nuova area lettura dedicata al territorio e al vivaismo, conferma che siamo riusciti a creare un’oasi esperienziale unica. Siamo immensamente soddisfatti di come la città, il territorio e i tanti visitatori da fuori abbiano abbracciato questa visione, riconoscendo nel verde e nella valorizzazione delle eccellenze gastronomiche locali non solo un prodotto, ma un vero e proprio stile di vita.

Guardo a questo primo anno del NATURART Village con profonda soddisfazione –ha detto Fabrizio Tesi, Legale Rappresentante di Giorgio Tesi Group. – Proprio come accadde con la nascita della nostra rivista, anche questa è stata una scommessa ambiziosa che oggi possiamo dire di aver vinto. Siamo riusciti a creare uno spazio inclusivo e pulsante, capace di dare forma ai valori che la rivista NATURART promuove da oltre quindici anni. Il mio ringraziamento va a chi ha reso possibili questi risultati: al Direttore Generale Marco Cappellini, a David Melani e al team dello Shop, al Direttore Massimo Consalvo con la sua squadra, ai nostri professionisti che, con cura e dedizione, fanno delle nostre eccellenze un fiore all’occhiello del Village: Alfiero e Riccardo Bargiacchi per le rose, il maestro Francesco Santini per i bonsai e Paolo Drovandi per i cactus e le succulente. Infine, rivolgo un grande grazie a tutti i partner dell’area food che hanno creduto con

entusiasmo in questo progetto contribuendo in maniera determinante al suo successo.

Oggi il Naturart Village non è più solo una “scommessa” della Giorgio Tesi Group, ma il simbolo di una Pistoia che guarda al futuro, fiera della sua anima “green” e della sua inimitabile vocazione all’accoglienza. Un anno di successi che è solo il primo capitolo di una lunga storia di bellezza e biodiversità.

Per maggiori informazioni www.naturartvillage.com

Vieni a trovarci in Via Toscana 101 - 51100 Pistoia (PT)

Accanto e nella pagina a fianco la rosa “NATURART”: la varietà “Pure Aroma” di Pheno Geno. In basso a sinistra un momento del battesimo ufficiale della rosa e a destra Biljana Bozanic Tanjga (Pheno Geno), Fabrizio Tesi e Alfiero e Riccardo Bargiacchi.

Next, and on the following page, “NATURART” rose; the Pheno Geno’s “Pure Aroma” variety. Below, on the left, a moment of the official baptism of the rose and, on the right, Biljana Bozanic Tanjga (Pheno Geno), Fabrizio Tesi, and Alfiero and Riccardo Bargiacchi.

Il “Battesimo” della rosa NATURART

Domenica 3 maggio è stata la giornata centrale del Festival delle Rose, l’evento che ha animato il NATURART VILLAGE per tutto il mese di maggio. È stato un momento di festa solenne, culminato nel battesimo ufficiale della rosa “NATURART”: la varietà “Pure Aroma” di Pheno Geno che, per gentile concessione dell’azienda ibridatrice, è destinata a diventare il simbolo botanico e la protagonista assoluta del Village.

La giornata è stata ricca di iniziative di alto profilo, a partire dalla cerimonia di battesimo avvenuta alla presenza della rappresentante ufficiale di Pheno Geno Biljana Bozanic Tanjga, di Fabrizio Tesi e di Alfiero e Riccardo Bargiacchi. A seguire, il pubblico ha potuto assistere alla Lectio magistralis di Carlo Pagani dal titolo “L’uomo e la rosa, una storia d’amore senza fine. La trasformazione della rosa attraverso le civiltà, una

storia lunga 5.000 anni”. Il celebre “Maestro Giardiniere”, da 24 anni storico collaboratore della rivista Gardenia e autore di ben 11 volumi pubblicati con editori del calibro di Giunti, Il Sole 24 Ore e Cairo, ha incantato i numerosi presenti con un excursus a 360 gradi sulla storia delle rose. Pagani non ha mancato di rivolgere i suoi più sentiti complimenti ai responsabili del roseto per la bellezza, le proporzioni e la cura meticolosa con cui è stato realizzato, arrivando a definirlo uno dei più belli e completi tra i numerosi giardini visitati nella sua lunga esperienza in tutta Europa.

—

One year of

The green heart of Pistoia beats between nature and taste

One year after its inauguration, the Naturart Village celebrates its first anniversary, confirming itself not only as a botanical excellence hub but also as a true social square for Pistoia and its surrounding area.

Il NATURART Village non è solo un punto di ristoro o uno showroom, ma anche uno spazio di sostenibilità sociale: un luogo aperto a tutti, ogni giorno, dove l’esperienza del verde si fonde con la quotidianità e il buon cibo toscano.

NATURART Village is not only a refreshment point or showroom, but also a space for social sustainability: a place open to everyone, where the experience of green is combined with daily life and good Tuscan food.

Naturart Village, born from Giorgio Tesi Group’s vision in the spaces of the former Zelari Garden, celebrates the success of its first year of activity confirming itself as an excellent urban oasis. The project was capable of combining Pistoia’s historical nurserystock tradition with high-quality Tuscan food and wine, turning three hectares of land into a living and inclusive ecosystem. Thanks to this sinergy between Tuscan food and wine excellences and a high-profile cultural programming, the Village made a name for itself not only as an outstanding showcase for nurserystock in Pistoia –boasting attractions such as the Bonsai Garden (heritage of the historic Franchi collection), the rose garden with over 600 varieties, and the showroom with the best plants by Giorgio Tesi Group – but also as a centre of attraction for intellectual, artists, and nature enthusiasts. The calendar of

events ranged from moments of high-level scientific outreach – such as the lectio magistralis by Stefano Mancuso – to popular, literary and educational initiatives. Beyond its aesthetic and productive value, the structure’s profound social impact emerges; it became a sustainable social

hub which strengthens the bond between company, local area, and a community. Today, Naturart Village is the symbol of Pistoia looking at the future, and capable of strengthening its green soul through an innovative model of acceptance and biodiversity.

Scopri l’unicità dei bonsai della collezione FRANCHI BONSAI al NATURART VILLAGE: un luogo dove tradizione, arte e natura si incontrano. Qui troverai una vasta gamma di prodotti in vendita, adatti a ogni fascia di prezzo.

Oltre allo shop, potrai immergerti ne Il Giardino dei Bonsai, un’area dedicata in cui ammirare una selezione esclusiva di esemplari, frutto di anni di esperienza, passione e maestria. Lasciati incantare dalla perfezione di ogni Bonsai, ti aspettiamo.

FRANCHI BONSAI

Produttori d’Arte

Focus

Radici familiari e visione futura

L’inaugurazione del polo “Franco e Tullio Tesi” consacra un modello d’impresa che unisce memoria storica e innovazione di processo. Nuove infrastrutture all’avanguardia e una strategia a lungo termine proiettano Giorgio Tesi Group verso le sfide dei mercati globali. —

A cura di Lorenzo Baldi Foto di Lorenzo Marianeschi e Carolina Begliomini

Oltre ai nuovi uffici e all’area logistica, il polo comprende un’area a vasetteria di 60.000 mq, una serra riscaldata da 5000 mq e un moderno e funzionale ombrario da 4000 mq.

In addition to the new offices and logistics area, the hub includes a 60,000 square-meter potting area, a 5,000 square-meter warmed greenhouse, and a modern and functional 4,000 square-meter shade house.

Il 2025 rimarrà impresso nella storia di Giorgio Tesi Group come un anno di profonda trasformazione, un periodo in cui l’azienda vivaistica pistoiese ha saputo coniugare una crescita esponenziale con il rispetto delle proprie radici. Questo percorso di espansione, iniziato con l’attesa apertura del NATURART Village nel mese di maggio, ha trovato il suo naturale compimento nel potenziamento delle infrastrutture produttive e logistiche, confermando il passaggio definitivo in oltre 50 anni di storia da realtà agricola familiare a moderna industria green di respiro internazionale. Al centro di questa evoluzione si colloca l’acquisizione di una vasta area adiacente alla sede storica, uno spazio che la famiglia ha voluto intitolare a “Franco e Tullio Tesi”

Con la ristrutturazione di un grande immobile presente nell’area che ha permesso di creare ambienti moderni e funzionali l’azienda ha intrapreso una profonda riorganizzazione dei propri spazi direzionali

rispettivamente figlio e fratello di Giorgio e prematuramente scomparsi. Questa scelta non è solo un omaggio alla memoria, ma rappresenta un ponte ideale che unisce il passato, il presente e il futuro dell’azienda, sottolineando come la tradizione rimanga l’ispirazione costante di ogni scelta imprenditoriale.

In questa nuova area spicca il nuovo polo logistico - che integrato a quello principale porta a 35.000 mq la superficie destinata a questa attività - fortemente voluto per gestire con efficienza e precisione le richieste sempre più numerose che giungono dall’Italia e da oltre 60 paesi nel mondo, consolidando così il ruolo significativo di Pistoia e dell’azienda nel vivaismo globale .Il nuovo polo comprende inoltre una serra di 5.000 mq, un moderno ombrario di 4.000 mq e un’area a vasetteria

The Pistoia Wine

IL VINSANTO

Prodotto da uve tenute ad appassire in fruttaio per alcuni mesi. L’uva viene poi spremuta ed il mosto così ottenuto elabora ed invecchia in caratelli di castagno e rovere per almeno tre anni come da secolare tradizione toscana.

Produced from grapes held to fade in a particular room for some months. The grapes are squeezed and the must elaborated and grows old in kegs of chestnut and oak for three years according to the secular Tuscan tradition.

di 60.000 mq, strutture progettate per potenziare la produzione e lo stoccaggio delle piante.

Parallelamente all’incremento delle aree dedicate alle serre e alla produzione di piante in vaso, l’azienda ha intrapreso una profonda riorganizzazione dei propri spazi direzionali. Gli uffici commerciali sono stati trasferiti nella palazzina centrale, a stretto contatto con la proprietà, mentre la ristrutturazione di un grande immobile presente nella nuova area ha permesso di creare ambienti modernissimi per l’ufficio tecnico, l’amministrazione, l’ufficio legale e la Direzione Generale.

In questo nuovo hub ha trovato spazio anche l’ufficio dedicato alla Process Innovation, un dipartimento strategico volto a ottimizzare ogni fase della produzione, creato per volontà della direzione e della proprietà per supportare la crescita e l’efficienza dell’organizzazione nel

rispetto della politica ambientale. Grazie all’integrazione di varie competenze tra le quali l’ufficio fitosanitario è stato realizzato uno spazio di lavoro interdisciplinare teso a recepire le innovazioni sul mercato concretamente applicabili alla realtà aziendale.

A sostenere questa imponente struttura architettonica e logistica, grazie alla volontà del Gruppo di strutturare una pianificazione a lungo termine sempre più solida, è arrivata anche una nuova visione strategica, incarnata dall’inserimento nell’azienda di figure professionali di alto profilo proprio con il compito, insieme alla Proprietà e alla Direzione Generale, di definire e implementare le strategie future verso nuovi traguardi, assicurando che l’innovazione e la sostenibilità continuino a essere i pilastri di un successo che oggi parla tutte le lingue del mondo. Via Tacinaia 75 - 51039 Quarrata (PT) www.tacinaia.it

—

Family roots and future vision

The inauguration of the “Franco and Tullio Tesi” complex marks the establishment of a business model that combines historical heritage with process innovation. State-of-the-art infrastructures and a long-term strategy project Giorgio Tesi Group toward the challenges of global markets

Un’immagine del nuovo polo logistico, che integrato a quello principale porta a 35.000 mq la superficie destinata a questa attività e indispensabile per gestire con efficienza e precisione le richieste che giungono dall’Italia e da oltre 60 Paesi nel mondo.

An image of the new logistics hub which, in addition to the main one, increases the area allocated to this activity to 35,000 square meters, which is essential to effectively and accurately manage the requests coming from Italy and over 60 countries throughout the world.

The year 2025 marks a historic turning point for Giorgio Tesi Group, which consolidates its evolution from a familyrun agricultural business to a modern, international green company. At the core of this change is the inauguration of the “Franco and Tullio Tesi” hub, a facility that honors family heritage while projecting the company toward global challenges. This expansion translates into a major infrastructure upgrade: with the addition of a new logistics hub, the total area dedicated to storage and handling reaches 35,000 square meters, supported by new greenhouses, shade houses, and a 60,000-square-meter potting area. These investments aim to efficiently manage exports to over 60 countries.

In parallel with production growth, the Group implemented a major management reorganization, creating modern hubs for administrative, technical, and legal offices. Of particular note is the creation of the

Process Innovation department, dedicated to process optimization and environmental sustainability. This structural evolution is supported by the recruitment of high-profile

professionals, tasked with defining longterm strategies that combine innovation, interdisciplinary skills, and respect for the nurserystock tradition in Pistoia.

Mostre

Marino Marini: La pittura

Fino al 27 settembre 2026 è in corso, presso il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, il progetto espositivo MARINO

MARINI: LA PITTURA, a cura della Fondazione Marino Marini di Pistoia in collaborazione con il Comune di Pistoia/Musei Civici e il sostegno della Fondazione Caript.

Questa importante rassegna visitabile fino al 27 settembre è stata volutamente centrata sull’opera pittorica del Maestro, ricordato soprattutto per la sua fertile attività di scultore.

This important exhibition, which can be visited until September 27, was deliberately focused on the Master’s work, although he is best remembered for his prolific activity as a sculptor.

Nato dalla stretta collaborazione istituzionale fra la Fondazione Marino Marini e il Comune di Pistoia, curato dalla medesima Fondazione e realizzato grazie al sostegno della Fondazione Caript, questo progetto espositivo, intende prima di tutto riconsegnare ai pistoiesi e a tutti i potenziali visitatori una immersiva e colorata selezione di opere di uno dei maggiori artisti del Novecento, affondando lo sguardo in uno dei più ricchi capitoli della produzione artistica di Marino Marini (19011980), quello della pittura. Come avvenne nell’autunno del 1987, ai tempi in cui volgevano al termine i lavori di restauro dell’ex Convento del Tau, acquisito e recuperato dal Comune di Pistoia per farne la sede permanente del “Centro di

Documentazione Marino Marini” e ospitare la “Fondazione Marino Marini”, si è voluto centrare anche questa rassegna sull’opera pittorica del Maestro, ricordato soprattutto per la sua fertile attività di scultore. Il progetto segna inoltre l’avvio, e costituisce al contempo lo scenario comune, di una nuova stagione di dialogo e riassetto amministrativo nei rapporti fra la Fondazione Marino Marini e il Comune di Pistoia, che, insieme alla Fondazione Caript e alla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, condividono appieno la volontà di garantire le più corrette ed efficaci forme di tutela, studio e valorizzazione del patrimonio di opere e documenti di Marino Marini di cui Pistoia dispone: a tal punto da essere giunti, il 1° dicembre 2025, alla sottoscrizione del protocollo d’intesa

“Pistoia Città di Marino”.

E il secondo piano di Palazzo Fabroni, nel cuore del centro storico, con le sue finestre affacciate su scorci diversi e opposti della città, è la sede ideale per un allestimento fortemente voluto anche per sottolineare il legame indissolubile di Marino con il suo luogo natale.

La mostra Marino non è però stato un pittorescultore come, ad esempio, Pablo Picasso o Henri Matisse che hanno eseguito sculture per chiarire nella terza dimensione alcuni snodi decisivi del rispettivo percorso pittorico. E non è stato neppure uno scultore-pittore come Alberto Giacometti, che ha sviluppato in pittura la propria idea plastica portandola alle estreme conseguenze, oltre la scultura. Marino è stato, piuttosto, un artista-scultore che

Tra la fine degli anni ‘50 e i ‘60, Marino Marini rivoluziona la pittura con una ricerca formale inedita e coraggiosa.

Le sue opere fondono un’innata armonia compositiva con colori violenti e segni grafici radicali, creando un contrasto unico tra eleganza e tensione espressiva.

Between the late 1950s and the 1960s, Marino Marini revolutionized painting through an unprecedented and bold formal exploration. His works combine an innate compositional harmony with violent colours and radical graphic marks, creating a unique contrast between elegance and expressive tension.

ha coltivato in tutta autonomia una parallela ricerca pittorica, la stessa che viene qui proposta ai visitatori della mostra.

Nel percorso della pittura di Marino esistono evidenti elementi di vicinanza alla sua scultura: nei soggetti (nudi femminili, cavalieri, giocolieri); e, soprattutto, nello svolgimento in pittura di temi plastici (il rapporto tra masse e superfici, la sospensione delle figure nell’atmosfera, la disarticolazione dei volumi). Ma il suo pensiero pittorico appare del tutto autonomo e originale: non è una semplice derivazione da quello scultoreo.

Nei quadri di figura e nei ritratti dei primi anni Trenta Marino ha dialogato coraggiosamente con la più alta linea dell’anticlassicismo europeo. Nelle gouaches e nelle pitture a olio del secondo dopoguerra ha messo alla prova di una estrema invenzione cromatica la sintesi visiva che sarebbe transitata in scultura negli stessi anni, e con risultati spesso più avanzati di quelli scultorei: l’artista stesso avrebbe affermato

che il suo concetto dell’opera partiva dalla pittura poiché quest’ultima consentiva sintesi, varianti, sottolineature, eliminazioni ben più libere di quanto non consentisse la scultura. Nella produzione pittorica che si colloca tra la fine degli anni Cinquanta e lungo tutti gli anni Sessanta Marino ha condotto una riflessione intorno alla forma con esiti di assoluta originalità: convivono in questi quadri, spesso di notevole formato, la naturale eleganza impaginativa dell’artista, cromie aggressive e dissonanti, invenzioni disegnative estreme. Quest’ultima fase pittorica ha avuto importanti riconoscimenti pubblici coevi (la presenza delle opere pittoriche accanto a quelle scultoree nella mostra retrospettiva di Zurigo del 1962; la prima mostra personale di soli quadri nel 1963) e ha fissato l’immagine di un artista giocoso, spericolato, persino irriverente, capace di liberarsi dalla severità plastica della statua. Un Marino, questo, che va riletto con attenzione specialmente oggi, in un

presente segnato dal ritorno della tradizionale tecnica pittorica, e delle sue possibilità espressive, nell’agenda di molti artisti della più stretta contemporaneità.

Invernale

(1° ottobre 2025 / 2 giugno 2026) dal martedì al venerdì 10.00/14.00

sabato, domenica e festivi 10.00/18.00

Natale e Capodanno 16.00/19.00

lunedì chiuso

Estivo (3 giugno / 30 settembre 2026) dal martedì al venerdì 15.00/19.00

sabato, domenica e festivi (25 luglio e 15 agosto) - 11.00/19.00

lunedì chiuso

La biglietteria chiude 30 minuti prima. BOX

ORARIO DELLA MOSTRA

MARINO MARINI: LA PITTURA

MARINO MARINI: LA PITTURA

Il volume “Marino Marini. La Pittura” è un viaggio emozionale e accessibile che rende eterna l’esperienza della mostra pistoiese. Un omaggio al legame tra il Maestro e la sua città, capace di guidare ogni lettore alla scoperta della poetica intramontabile di un protagonista del Novecento.

The volume “Marino Marini. La Pittura” is an emotional and accessible journey, thanks to which the experience of the exhibition in Pistoia becomes eternal. It’s a tribute to the bond between the Master and his city, capable of guiding each reader to discover the timeless poetry of a protagonist from the XX century.

Info

Il racconto di una mostra

Accompagnare una mostra con un volume dedicato non significa solo stampare un elenco di opere, ma dare una forma duratura a un’emozione visiva. È questo lo spirito dietro il libro “Marino Marini. La Pittura”, edito da Gli Ori , che nasce per approfondire e celebrare

l’esposizione visitabile ai Musei Civici Pistoiesi fino al 27 settembre 2026 . Edito con la consueta cura dalla casa editrice pistoiese Gli Ori , il volume diventa così un compagno di viaggio ideale. Non serve essere esperti d’arte per apprezzarlo: la narrazione è pensata per guidare il lettore

dentro l’universo creativo dell’artista, rendendo omaggio al profondo legame che lo unisce alla sua città natale. Che sia un ricordo della visita ai Musei Civici o un modo per scoprire il Maestro comodamente seduti in poltrona, questo libro è un invito a guardare oltre la materia, immergendosi nella visione poetica e intramontabile di uno dei protagonisti del nostro Novecento.

Exhibitions

Marino Marini. The painting

Until 27 September 2026, the Museum of the 20th Century and the Contemporary of Palazzo Fabroni, in Pistoia, will host the exhibition MARINO MARINI: THE PAINTING. Curated by the Marino Marini Foundation, in partnership with the Municipality of Pistoia and the support of Caript Foundation, the project celebrates one of the most important artists of the XX century through an immersion in its most vibrant and autonomous creative chapter.

Nel percorso pittorico dell’artista esistono elementi di vicinanza alla scultura, ma non è un’appendice della sua opera plastica, bensì un percorso originale dove le figure si disarticolano in una visione pittorica indipendente.

In the artist’s painting career there are elements close to his sculpture, but it is not an appendix of his plastic works, rather an original path where figures become disarticulated in an independent pictorial vision.

The exhibition is not limited to an aesthetic homage, but marks the new administrative organization of the “Pistoia Città di Marino” protocol (December 2025), aimed at protecting and enhancing the Master’s inheritance in his hometown.

Unlike other important artists, Marino Marini cultivated painting not as a support to sculpture, but as a parallel and independent line of inquiry. Even though subjects are still the iconic ones (knights, nudes, and jugglers), Marino’s painting distinguishes itself for a freedom of synthesis, variants, and tones that was often not allowed by sculpture.

The exhibition path crosses the anticlassicism of the 1930s, the chromatic experiments of the post-World War II, and the monumental works of the 1960s. In this late stage, the

artist evolves into a playful and irreverent language, that is capable of overcoming the statue’s plastic severity. A necessary rediscovery, through which Marino Marini

is reinterpreted in a new light, highlighting the modernity of his pictorial technique and the indissoluble bond with Pistoia’s cultural identity.

Personaggi

La Signora della Giostra

Grazie a Ilaria Signorini, giovane amazzone di Piteccio, lo Speron d’Oro, il premio per il miglior cavaliere della Giostra dell’Orso, si è finalmente tinto di rosa…

Testo di Chiara Caselli Foto di Giorgio Lapini e Archivio famiglia Signorini

In apertura il momento del trionfo di Ilaria nella scorsa edizione della Giostra dell’Orso. In queste pagine invece, la giovane amazzone pistoiese in gara sull’anello di Piazza del Duomo.

On the opening page, the moment when Ilaria won the last edition of the Bear Joust. In these pages, instead, the young rider competing on the ring of Piazza del Duomo.

Ogni 25 luglio, la piazza del Duomo di Pistoia si trasforma in una grande arena in cui i cavalieri dei quattro rioni cittadini, Drago, Cervo Bianco, Leon d’Oro e Grifone, si confrontano nella Giostra dell’Orso, momento culminante delle celebrazioni dedicate al patrono San Jacopo. Un evento che ogni anno richiama cittadini e visitatori, idealmente uniti in una sorta di rito collettivo. I cavalieri si sfidano al galoppo cercando di colpire con la lancia il bersaglio a forma di orso, simbolo araldico della città. Vince la giostra il rione che totalizza il maggior numero di punti, ma un premio speciale, lo Speron d’oro, viene assegnato al cavaliere che ottiene la prestazione più brillante e il punteggio più alto.

Nell’edizione 2025 ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è stata una giovane e splendida amazzone: Ilaria Signorini, venticinque anni e un entusiasmo incontenibile. Ilaria corre per il Grifone e questa è stata la sua quarta giostra, ma siede in sella fin da bambina. A trasmetterle questa passione è stato il padre David. «Il mio primo cavallo è stato un pony nero che si chiamava Mina» – racconta Ilaria. «Avevo tre anni. A Piteccio, vicino a casa mia, c’era un maneggio che stava per essere dismesso. C’era rimasto solo questo pony: il mio babbo mi ci mise sopra e io subito me ne innamorai. In estate poi andavamo a Follonica in vacanza: lasciavamo la mamma sulla spiaggia e noi scappavamo al maneggio. Da allora non ho più smesso di cavalcare e di allenarmi. Ho cominciato con

la sella americana, partecipando a molte gimkane, e a 15 anni ho vinto i campionati italiani a Verona. Col tempo ho iniziato con le giostre e sono passata alla sella inglese». Il desiderio di avere un cavallo tutto suo è stato presto esaudito. «La mia prima cavalla si chiamava Luna e con lei ho fatto le mie prime passeggiate. A un certo punto però si è manifestata un’allergia all’olivo e il babbo ha preferito venderla per trasferirla in un ambiente più salutare e anche perché non voleva che io la vedessi deperire. È allora che ho cominciato a chiedere un cavallo bianco come quello di Pippi Calzelunghe. Dopo molte ricerche l’abbiamo trovato quasi per caso da un rivenditore di Cireglio: una cavallina giovane che si chiamava Erbina. È stato amore a prima vista.

L’ho tenuta tredici anni e con lei ho vinto tante gimkane. Qualche anno dopo ho conosciuto un cavallo grigio. Il suo proprietario voleva disfarsene perché non riusciva a gestirlo e aveva già deciso di portarlo al macello per 600 euro. Era giovane e bello, ma nervoso e incontrollabile: si buttava a terra, non si faceva cavalcare. L’idea che potesse essere ucciso mi faceva rabbrividire. Ho convinto mio padre a comprarlo per quella stessa cifra e con tanta pazienza siamo riusciti a riaddomesticarlo e domarlo, salvandogli la vita. Si chiama Gery, ma io l’ho ribattezzato Biscotto ed è ancora nelle nostre stalle in ottima salute insieme ad altri nove cavalli». Nel frattempo Erbina purtroppo se n’è andata. «Ha cominciato a lamentarsi: una gamba non la sosteneva più. Le abbiamo costruito

una sorta di carrucola per tenerla in piedi, ma col tempo era diventata praticamente inferma e alla fine ha smesso di reagire. Aveva 26 anni e vederla morire è stato un grande dolore. Abbiamo voluto seppellirla nel giardino di casa». Ilaria e David hanno da molti anni un loro maneggio: il Mini Ranch di Piteccio. Tutti i giorni dell’anno, mattina e sera, vanno a governare i cavalli: li nutrono e li puliscono. La mattina alle sette e mezzo Ilaria arriva alle stalle e impiega circa un’ora per sistemarli; la sera, tra le cinque e le sette, la stessa storia. Li aiuta un veterinario di fiducia, Simone, che si occupa solo di equidi. «Simone è una persona speciale, che ti fa ragionare sui problemi. I cavalli sono come figli. Quando hanno un problema per me è una cosa gigantesca. Io lo chiamo

e lui corre. I cavalli possono avere le coliche, alcuni hanno bisogno di una dieta particolare, e lui mi dà istruzioni per ciascuno di loro: cosa possono fare e cosa devono mangiare. Ogni animale, a seconda dell’età e delle necessità, ha le sue pappine e i suoi integratori. I cavalli anziani, poi, richiedono cure speciali. Gilda, la cavalla storica del babbo, per esempio, ha i denti consumati e da quando è diventata anziana se ne sta a riposo. Nel tempo la lista degli ospiti si è allungata: sono arrivate Stella, con cui ho corso la Giostra dell’Orso nel 2022 e nel 2023, e Potentilla, con cui ho potuto correre diverse quintane grazie al veterinario che ha risolto un grave problema di accumulo di acidi lattici. Poi Sonora, con cui ho partecipato a molte gimkane, Cabana, purosangue inglese, con cui sono arrivata seconda

Ilaria portata in trionfo in Piazza del Duomo subito dopo aver ricevuto, prima amazzone nella storia, lo Speron d’oro, ambito riconoscimento riservato ogni anno al miglior cavaliere della Giostra dell’Orso.

Ilaria carried in triumph in Piazza del Duomo after being the first female rider in history to receive the Speron d’Oro, a prestigious award granted each year to the best rider of the Bear Joust.

a Monselice nel 2023, e Zio Rosas, bello, grosso e muscoloso, con cui ho vinto lo Speron d’oro. Fata è invece una cavalla che ho preso da poco, una nuova promessa. Nel maneggio sono nati anche tre puledrini: Gastone, Erbina Seconda e Alice». Gli allenamenti sono lunghi e faticosi: da marzo a novembre, tre o quattro ore al giorno. Quella pistoiese non è l’unica giostra che Ilaria corre, in un contesto dove i cavalieri sono sempre più numerosi delle amazzoni. Ha vinto la Disfida dell’Aquila e del Leone di San Secondo Parmense, ha partecipato, piazzandosi molto bene, alla Giostra della Rocca di Monselice e alla Giostra dei Bastoni di San Gimignano, conquistando poi per cinque volte consecutive il titolo di “Migliore amazzone d’Italia”, assegnato ogni anno in una delle città dove si disputano giostre storiche. Il punteggio dipende dalla storicità

della manifestazione: più antica è la giostra, più punti si guadagnano. «Un grande cavaliere, Gino, mi ha dato un insegnamento fondamentale: quando sei su un cavallo devi estraniarti da tutto e pensare solo a te e al cavallo. Dare il tuo giudizio, rimanere inflessibile sulla tua idea e andare dritta. Un’altra figura importantissima nella mia formazione è Giacomo, allenatore e responsabile dei cavalli del Rione del Grifone. Ci siamo conosciuti alla Giostra del Giglio che fino a qualche anno fa si correva a Firenze, in piazza Santa Croce. Io partecipavo come concorrente: lui mi ha visto ed è rimasto folgorato. Mi ha voluto nella sua squadra, ha capito in profondità il mio carattere e ha trovato la chiave giusta per portarmi dove sono arrivata oggi».

La Giostra dell’Orso di quest’anno l’ha trovata particolarmente motivata.

«Ce l’ho messa tutta. Sono arrivata all’ultima tornata cercando di dare il meglio di me. “Dai Ilaria – mi dicevo – è l’ultima, poi è finita. Prendi due orsi e vai a casa”. Io e un altro cavaliere eravamo a pari merito, ma io sono stata più veloce e ho preso un punto in più. I miei compagni di squadra mi facevano segno di alzare la lancia: sulle prime non capivo, ma l’ho fatto. Solo dopo qualche secondo ho realizzato di aver vinto lo Speron d’Oro».

Nel futuro di Ilaria c’è il sogno di trasformare questa passione in un mestiere. Le qualifiche e gli esami per insegnare equitazione sono già nel cassetto. Ma più ancora dei titoli conta la strada percorsa fin qui: anni di allenamenti, cavalli accuditi ogni giorno, cadute, pazienza e dedizione. È da lì, molto prima della vittoria in piazza del Duomo, che è iniziata davvero la sua corsa.

Characters

The Lady of the Joust

Thanks to Ilaria Signorini, a young rider from Piteccio, the “Speron d’Oro” award for the best rider of the Giostra dell’Orso has finally turned pink…

Ilaria, che con il padre David ha un maneggio a Piteccio, corre in numerose manifestazioni e questo gli ha permesso per cinque volte consecutive di aggiudicarsi il titolo di “Migliore amazzone d’Italia”.

Ilaria, who with her father David runs a riding stable in Piteccio, competes in many events and this allowed her to win the title of “Best rider in Italy” five times in a row.

Every year, on July 25th, Pistoia celebrates Saint James with the Joust of the Bear, an equestrian challenge between the four city districts. The 2025 edition saw the triumph of Ilaria Signorini, 25 years old, from the Griffon district; riding Zio Rosas, she won the “Speron d’Oro” as the best rider. The victory is the peak of a passion that was born when she was just three years old, thanks to her father David, who put her on a black pony named Mina. The story of Ilaria is made up of deep bonds with her animals. Among them stand out Erbina, the white pony she loved for thirteen years, and Biscotto, a horse saved from slaughter because it was deemed untrainable, now healthy at the family riding stable, the Mini Ranch in Piteccio. Here, Ilaria and her

father take care of ten horses on a daily basis, ensuring specific treatment for the eldest ones with the continuous support of the veterinarian Simone.

The career of the amazon is full of success: from the Italian gymkhana titles when she was 15 years old, to the record of “Best Italian amazon” for five years in a row. Despite an environment mainly dominated by men, Ilaria made a name for herself in the main national historical jousts thanks to a strict discipline and the teachings of her mentors, Gino and Giacomo. The triumph in Pistoia, obtained after a thrilling final round, is just a stage: she dreams of turning her daily devotion and diploma as an instructor into a final profession, so that she can continue a race that started long before entering the square.

La Via della Fiaba

Una passeggiata nel nome di Pinocchio e del suo autore

A piedi da Pescia a Collodi nel bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini —

CAbove, a view of the Pinocchio Park in Collodi, a one-of-a-kind place that all children and their families should visit at least once.

i sono tanti modi per ricordare un anniversario: si possono organizzare convegni, seminari, esposizioni, pubbliche letture; si possono pubblicare libri nuovi o ristampare volumi ormai esauriti. Ma, in alcuni casi, è possibile anche andare a visitare i luoghi in cui ha vissuto il protagonista o la protagonista dell’anniversario e fare una passeggiata a piedi.

Questa possibilità esiste nel caso di Carlo Lorenzini (1826-1890), lo scrittore, giornalista e autore teatrale nato a Firenze ma strettamente legato anche a un piccolo paese nel Comune di Pescia: Collodi. È anzi proprio questo piccolo paese che ‘presta’ al Lorenzini, fin dal 1° gennaio del 1856,

lo pseudonimo: il padre di Pinocchio, infatti, soprattutto in omaggio alla madre Angela Orzali (che nel paese del pesciatino era nata), ma anche per sottolineare il legame profondo con la stagione della propria infanzia, trascorsa per periodi significativi proprio presso i nonni materni, ha deciso di ribattezzarsi Carlo Collodi, portando il nome di un piccolo agglomerato di case in tutto il mondo.

Ma torniamo alla passeggiata.

Da Pescia è possibile raggiungere Collodi, oltre che in macchina e in autobus, anche a piedi, percorrendo un sentiero che è stato denominato la Via della Fiaba. Pescia, naturalmente, meriterebbe una visita, prima dell’inizio della camminata. La città dei fiori, infatti, ha un patrimonio

storico, architettonico e artistico di grande valore e potrebbe essere percorsa anche seguendo un itinerario collodiano o, se preferite, pinocchiesco: ad esempio andando a visitare i tre monumenti al burattino di legno che si trovano lungo il fiume che l’attraversa.

Da Pescia, come dicevamo, parte la Via della Fiaba. E non parte da un luogo qualsiasi, bensì da un luogo letterario. Il sentiero inizia infatti di fronte alla villa di Valchiusa, sede della biblioteca civica e luogo culturale per eccellenza: visse infatti nella villa (come segnala una targa in marmo collocata all’esterno del muro di cinta) Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi, generalmente citato come Simondo Sismondi, l’economista, letterato e storico di

In alto uno scorcio del Parco di Pinocchio a Collodi, luogo unico nel suo genere che tutti i bambini e le loro famiglie dovrebbero, almeno una volta, visitare.

Ginevra (1773-1842) che abbandonò la Svizzera nel periodo giacobino, all’altezza del 1794, per trasferirsi a Pescia, dove acquistò la villa e l’annessa fattoria, da lui ribattezzate Valchiusa, in onore di Francesco Petrarca, del suo Canzoniere e di uno dei luoghi per eccellenza della sua ispirazione poetica: Vaucluse in Provenza. Sismondi è stato centrale nella storiografia e nella cultura europea con i volumi della sua monumentale Storia delle repubbliche italiane, che iniziò a pubblicare nel 1807 e che divennero un punto di riferimento per gli intellettuali risorgimentali. A lui è attribuita la definizione di “Svizzera pesciatina” per il sistema collinare che circonda Pescia: una definizione ancora oggi utilizzata e che nasceva

Da Pescia si può raggiungere
Collodi anche a piedi, seguendo il tracciato storico che oggi prende il nome ufficiale di Via della Fiaba…

dalla somiglianza che rintracciava tra il paesaggio della Svizzera e quello valdinievolino.

La Via della Fiaba corrisponde all’antica via di collegamento tra Pescia e Collodi. Segue il sentiero del Club Alpino Italiano 251 (che si sovrappone a un tratto del Cammino di San Jacopo) ed è caratterizzata dall’alternanza della mulattiera e di sentieri tra i campi. In alcuni tratti è panoramica, in altri è circondata da boschi e da oliveti. Ha una lunghezza di circa 3 chilometri ed è percorribile in un’ora con facilità: è quindi adatta non solo per esperti camminatori, ma anche per passeggiatori più pigri e per famiglie. Ai camminatori più esperti è invece riservata un’alternativa per rientrare a Pescia. Il ritorno a piedi da Collodi,

Antica via di collegamento tra Pescia e Collodi, il tracciato segue il sentiero CAI 251. L’itinerario alterna storiche mulattiere a sentieri tra campi, offrendo scorci panoramici, fitti boschi e oliveti.

An ancient route between Pescia and Collodi, the path follows CAI 251 and alternates mule tracks with field paths, offering panoramic views, woods and olive groves.

Il percorso proposto è il modo più suggestivo e lento per raggiungere da Pescia il borgo di Pinocchio. Grazie alla sua facilità, trasforma la passeggiata in un’esperienza rigenerante adatta a ogni età.

The proposed itinerary is the most scenic and slow way to reach Pinocchio’s village from Pescia. For its shortness and ease, it turns a simple walk into a regenerating experience suitable for all ages.

infatti, può essere fatto ripercorrendo la stessa strada oppure – per i più allenati – facendo un anello: in questo secondo caso, la strada (lunga circa 5 chilometri e a tratti non ben segnalata) si arrampica sul Monte Verruca, poi passa dalle località Monte a Pescia, Barignano e Cafaggio, per tornare nuovamente a Valchiusa. A Collodi tutto parla di Pinocchio e del suo autore. Un ricordo del piccolo Carlo nel paese della madre e dei nonni lo possiamo trovare in Collodi e Pinocchio di Collodi Nipote e sembra particolarmente adatto per farci tornare indietro nel tempo e incontrare il futuro

inventore del burattino di legno ancora bambino, felice di scorrazzare tra i campi: “Da ragazzo, il Collodi dovette essere di quelli che non si tengono a freno e vengono qualificati come sbarazzini e rompicolli. Mi raccontò il mio babbo che quando era a Collodi, Carlo scappava sempre di casa per andarsene, con i suoi piccoli amici, in giro per la campagna”. Ma il paese di Collodi può essere osservato oggi anche leggendo la descrizione che fece lo stesso Carlo Lorenzini nel Viaggio di Giannettino in Italia: “Passato di poco la stazione di Montecarlo-San Salvatore, se vi voltate a sinistra

vedete in lontananza una lunga striscia di vecchie casipole annerite dal tempo, che si arrampicano su per il dorso d’un’alta e ripida montagna, come un branco di pecore bigie. Quella strisciata di casipole è l’antico castello di Collodi. Su, in vetta al castello c’è la chiesa Pievania con le sue grosse campane che quando suonano a festa, si sentono da parecchi chilometri; e giù in basso, quasi alle falde della montagna, sorge la grandiosa Villa Garzoni, col suo bellissimo giardino”. In questa sintetica descrizione che contiene informazioni oggettive, non mancano particolari collegabili

Lunga circa 3 chilometri, la via è percorribile in un’ora di cammino agevole. Grazie alla sua facilità, è ideale non solo per gli escursionisti, ma anche per famiglie e camminatori meno esperti e consente di scoprire da vicino il borgo di Collodi con la storica Villa Garzoni, il parco dedicato al celebre burattino e il Pinocchio in legno (16 metri) più alto al mondo.

This 3-km long route can be walked in about an hour at an easy pace. Thanks to its ease, it’s ideal not only for hikers, but also for families and less experienced walkers, and allows to closely discover the village of Collodi with the historical Villa Garzoni, the park dedicated to the famous puppet and the tallest wooden Pinocchio in the world (16 meters).

al fatto che il Lorenzini sta parlando di luoghi conosciuti e amati. E non manca neppure un’immagine allo stesso tempo poetica e affettiva: le “vecchie casipole annerite dal tempo” che si arrampicano sulla montagna ricordano “un branco di pecore bigie”.

Prima di riprendere la strada del ritorno, Collodi può essere attraversata per andare a vedere il Pinocchio di legno più alto del mondo (16 metri), che si trova vicino alla sede della Fondazione Nazionale

Carlo Collodi. È consigliabile arrivare, in questa sorta di omaggio fatto a piedi, fino alla casa dove visse

il padre di Pinocchio, all’attuale numero civico 99 di via delle Cartiere: una casa segnalata da una targa di marmo risalente al 1890. C’è poi, naturalmente, la possibilità di visitare il Parco di Pinocchio, nato per iniziativa dell’allora Sindaco di Pescia, Rolando Anzilotti, e il cui primo nucleo è stato inaugurato nel 1956.

Imperdibile è infine la parte vecchia del paese. La strada lastricata procede in ripida salita. Si gira attorno a Villa Garzoni, si prosegue tra piccole stradine che si arrampicano sulla collina, passando di fronte a case che spesso sottolineano il rapporto

del luogo con Pinocchio: sul tetto di un’abitazione, ad esempio, si trovano un Pinocchio e una Fata in terracotta, davanti ad un altro edificio in pietra fanno bella mostra di sé due dipinti, che ritraggono il Grillo parlante e il burattino di legno. Si giunge infine, dopo 400 metri di salita, alla sommità del paese, dominata dalla pieve di San Bartolomeo (risalente al XII secolo anche se più volte rimaneggiata) e dalla rocca medioevale. È un punto perfetto per riprendere fiato, rendere omaggio, con il pensiero, a Carlo Lorenzini e alla sua fantasia, e organizzarsi per riprendere la via del ritorno.

Between Literature and Landscape

A tribute to Carlo Collodi along the “Via della Fiaba”

On foot from Pescia to Collodi on the bicentenary of Carlo Lorenzini’s birth

This text presents an alternative and evocative way to celebrate the memory of Carlo Lorenzini, universally known as Collodi: a walking pilgrimage that connects literary history with the scenic beauty of the Valdinievole area. At the heart of the story is the Via della Fiaba, a historic trail of about 3 kilometers linking Pescia to the ancient village of Collodi, the birthplace of the writer’s mother and the source of inspiration for his famous pseudonym.

The route is presented as a true journey through time and space. It starts in Pescia, a town rich in “Pinocchio-related” landmarks, beginning at Villa Valchiusa, once the residence of the renowned Genevan intellectual Simondo Sismondi. From here, walkers are immersed in a typically Tuscan landscape of olive groves and woods, following the old mule track (CAI trail 251), suitable both for families and more experienced hikers.

The arrival in Collodi marks the highlight of the itinerary. The article describes the village through a dual lens: the documentary one of its current attractions — such as the Pinocchio Park, the world’s tallest wooden statue, and Lorenzini’s birthplace — and the literary one, quoting the author himself, who compared the houses climbing up the hillside to a “flock of grey sheep.” The text concludes with an invitation to explore the old part of the village up to the

church of San Bartolomeo, a panoramic spot ideal for reflecting on the creative legacy of an
author who transformed a small town into a symbol of the global collective imagination.

L’associazione supporta le imprese attraverso una rete strategica con istituzioni internazionali e strumenti innovativi per promuovere il Made in Italy; rappresentando una comunità che unisce competenze tecniche e qualità produttive per affrontare al meglio le sfide della competitività futura.

Vent’anni di ANVE: una storia di radici,

visione e collaborazione

Nel mondo del florovivaismo, dove il tempo si misura in stagioni e cicli naturali, anche le associazioni crescono come alberi: lentamente, rafforzando le radici e allargando la propria chioma. È così che si può raccontare la storia di ANVE – Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, che nel 2026 celebra i suoi vent’anni di attività al servizio del florovivaismo italiano.

La nascita di ANVE risale al 4 marzo 2006, quando un gruppo di imprenditori vivaisti provenienti da diverse regioni italiane decise di dare vita a una realtà capace di rappresentare il settore a livello nazionale e internazionale. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: creare un punto di riferimento per le aziende vivaistiche italiane, offrendo servizi di supporto, informazione e rappresentanza in un contesto sempre più complesso e globale.

Fin dai primi anni, l’associazione ha lavorato per rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, favorendo la circolazione delle informazioni tecniche e normative e promuovendo occasioni di incontro e confronto tra gli operatori del settore. In un comparto fortemente legato all’export e alle dinamiche internazionali, ANVE ha progressivamente sviluppato relazioni e collaborazioni che hanno contribuito a valorizzare il vivaismo italiano sui mercati europei ed extraeuropei.

Nel corso degli anni ANVE ha consolidato il proprio ruolo anche a livello internazionale, sviluppando relazioni e collaborazioni strategiche per sostenere la crescita

del vivaismo italiano sui mercati esteri. L’associazione è membro di ENA –European Nurserystock Association, che riunisce le principali organizzazioni vivaistiche europee, e di AIPH –International Association of Horticultural Producers, la storica associazione mondiale dei produttori florovivaisti. Parallelamente, ANVE collabora attivamente con ICE –Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con cui promuove iniziative e strumenti dedicati a supportare le aziende nel percorso di apertura e consolidamento sui mercati internazionali, tra queste Missioni Imprenditoriali ed il portale Phytoweb.it. Un lavoro di rete che contribuisce a rafforzare la presenza e la riconoscibilità del vivaismo italiano in Europa e nel mondo. Uno degli elementi distintivi dell’associazione è sempre stato il valore della rete. ANVE riunisce infatti non solo imprese vivaistiche, ma anche ricercatori, consulenti, università, organizzazioni di filiera e istituzioni, creando un ecosistema di competenze che contribuisce alla

crescita del settore. Attraverso attività di informazione tecnica, supporto normativo, iniziative di promozione e momenti di formazione e confronto, l’associazione accompagna le imprese nelle sfide di un mercato sempre più competitivo e in continua evoluzione.

Oggi ANVE rappresenta una realtà dinamica e riconosciuta, capace di accompagnare le aziende nelle sfide tecniche, normative e commerciali di un mercato globale. Ma soprattutto continua a incarnare lo spirito con cui è nata: fare rete, condividere conoscenze e costruire insieme nuove opportunità.

Vent’anni dopo quella prima intuizione, ANVE non è solo un’associazione di imprese.

È una comunità di persone ancor prima che aziende che guarda al futuro con la stessa convinzione di allora: che il valore del vivaismo italiano risieda nella qualità delle sue piante, ma anche nella forza delle relazioni che lo sostengono.

Scopri di più su ANVE e su come entrare a far parte del suo mondo: www.anve.it – segreteria@anve.it

Twenty years of ANVE: a history of roots, vision, and collaboration

In the world of nursery gardening, where time is measured through seasons and natural cycles, also associations grow as trees: slowly, strengthening their roots, and expanding its crown. That’s how we can narrate the history of ANVE – National Association of Nursery Stock Exporters, which celebrates its 20 years of activity to the service of Italian nursery gardening.

The birth of ANVE dates back to 4 March 2026, when a group of nursery entrepreneurs coming from different Italian regions decided to give birth to a reality that is capable of representing the industry at the national and international level.

The goal was clear from the beginning: creating a reference point for Italian nurserystock companies, offering support, information, and representation services in an increasingly complex and global context.

Since the first years, the association has been working to promote the interaction between companies, institutions, and research world, encouraging the circulation of technical and regulatory information and fostering opportunities for exchange and discussion between industry operators.

In an industry which is strongly tied to exports and international dynamics, ANVE progressively developed relationships and partnerships that contributed to enhance the Italian nurserystock industry in the European and extra-European markets.

Throughout the years, ANVE strengthened its role also at the international level, developing strategic relationships and

partnerships to support the growth of the Italian nurserystock in the foreign markets. The association is a member of ENA – European Nurserystock Association, which brings together the main European nurserystock organizations, and AIPH –International Association of Horticultural Producers, the historical global association of nursery gardening producers. In parallel, ANVE actively collaborates with ICE - Agency for the promotion abroad and internationalisation of Italian companies, with which it promotes initiatives and tools aimed at supporting companies in their journey of expansion and consolidation in international markets, including business missions and the portal Phytoweb.it. It’s a network that helps to strengthen the presence and recognizability of the Italian nurserystock industry in Europe and in the world.

One of the distinctive features of the association has always been the value of its network. In fact, ANVE brings together not only nurserystock companies, but also researchers, consultants, universities, supply chain organizations, and institutions,

creating an ecosystem of skills that helps the industry to grow.

Through technical information activities, regulatory support, promotion initiatives, and moments of training and debate, the association supports companies in facing the challenges of an increasingly competitive and constantly evolving market.

Today, ANVE is a dynamic and recognized reality, which is capable of supporting companies in the technical, regulatory, and business challenges of a global market. In particular, it continues to embody the spirit with which it was born: networking, sharing knowledge, and building new opportunities together.

Twenty years after that first intuition, ANVE is not only an association of companies. It’s a community of people, even before being a community of companies, which looks at the future with the same conviction it used to have: that the value of the Italian nurserystock lies in the quality of its plants, but also in the strength of the relationships that support it.

Find out more about ANVE and how to join its world: www.anve.it – segreteria@anve.it

The association supports companies through a strategic network with international institutions and innovative tools to promote Made in Italy, representing a community that brings together technical skills and productive qualities to best address the challenge of future competitiveness.

Fondazione Pistoia Musei

Io sono un architetto.

Ettore Sottsass…

L’esposizione visitabile a Palazzo Buontalenti fino al 26 luglio presenta oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design, che coprono un arco temporale di circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra agli anni Settanta del ’900

A cura di Enrico Morteo Foto di Courtesy Fondazione Pistoia Musei. photo Ela Bialkowska, OKNOstudio

La mostra esplora il design come un’autentica esperienza umana. Attraverso un sapiente equilibrio tra cromatismo e geometria rivela come il progetto possa diventare il mezzo per ripensare, con rinnovata sensibilità, il rapporto ancestrale tra l’uomo e il mondo.

The exhibition explores design as a human experience. Through a balance of color and geometry, it shows how design can become a means of rethinking the relationship between humankind and the world.

Ricondurre Ettore

Sottsass (1917-2007) a un’identità univoca è un’impresa tutt’altro che semplice. Pittore, grafico, editore, fotografo, figura cardine del design e dell’architettura italiana del Novecento, Sottsass ha attraversato il secolo scorso con uno sguardo critico, solo apparentemente disincantato, in realtà partecipe e sensibile.

A cura di Enrico Morteo

Al famoso architetto Pistoia dedica fino al 26 luglio 2026, un’ampia retrospettiva, dal titolo Io sono un architetto. Ettore Sottsass, curata da Enrico Morteo, promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, con la main partnership di Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione

Con questa mostra Pistoia celebra il genio di Ettore Sottsass, il maestro che ha trasformato gli oggetti quotidiani in totem di libertà e colore…

(CSAC) dell’Università di Parma e la partecipazione dello Studio Ettore Sottsass Srl, della Fondazione Vittoriano Bitossi, del Centro Studi Poltronova per il Design, del Museo Casa Mollino.

La mostra, patrocinata da Regione Toscana, Comune di Pistoia e Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Pistoia, presenta oltre 1.400 opere – disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design – che coprono circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Settanta (19451975), periodo in cui i rapporti di Sottsass con la Toscana sono più intensi.

Il progetto si inserisce nel percorso di Fondazione Pistoia Musei, sotto la direzione di Monica Preti, dedicato alle figure e ai movimenti del

Un’esposizione decisamente da vedere, protagonista nel cuore culturale di Pistoia, che vuole essere una profonda indagine sul percorso dell’architetto che ha sfidato il razionalismo.

It’s definitely a must-see exhibition, a protagonist in the cultural heart of Pistoia, designed as a profound inquiry into the architect’s career, who opposed Rationalism.

Novecento e dell’arte contemporanea che hanno intrecciato il proprio lavoro con il territorio e il contesto culturale di Pistoia – dalle esperienze di Michelangelo Pistoletto e Daniel Buren alla rilettura della Pop art italiana. In questa traiettoria la mostra su Sottsass rappresenta un ulteriore capitolo di indagine sul progetto come esperienza umana, in cui forma, colore ed emozione diventano strumenti per ripensare il rapporto tra individuo e mondo.

Il titolo della rassegna, Io sono un architetto, riprende un’affermazione dello stesso Sottsass che sottolinea quanto si sentisse profondamente impegnato a progettare e costruire la relazione fra le fragilità di ogni individuo e l’infinito ordine del cosmo. Il nucleo espositivo si costruisce a partire dai documenti, molti dei quali inediti, conservati nel ricco fondo affidato dallo stesso Sottsass al Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, integrato da prestiti dalla Fondazione Vittoriano Bitossi, dal Centro Studi Poltronova per il Design, da istituzioni pubbliche e da archivi e collezioni private, tra cui: Collezione Fulvio Ferrari, Torino, Associazione Archivio

linguaggio che, quando incontrerà la terracotta toscana, saprà condizionare l’idea di ceramica contemporanea. E poi ancora oggetti che hanno fatto la storia del design internazionale. Pur fermandosi sulla soglia della tendenza postmoderna, la mostra ne dispiega la ricchezza delle premesse, rivelando con chiarezza le illusioni di un futuro modernista, positivo e ottimista, che alla fine non si è realizzato. Di questo paesaggio fatto di illusioni e disincanto, di speranze e di misteri Sottsass non è stato solo limpido testimone, ma partecipe protagonista, architetto visionario capace di suggerire alternative, di proporre visioni, di elaborare utopie, realtà solo possibili ma irraggiungibili.

Storico Olivetti-Ivrea, Archivio Ugo Mulas, Fondazione La Triennale di Milano, Università Iuav di VeneziaArchivio Progetti, Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, Centro Pecci di Prato, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Archivi Domus.

Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di carte, fogli di lavoro e di studio, ognuno dei quali non esaurisce la compiutezza di un pensiero o di un progetto, ma il cui insieme restituisce l’elaborarsi di una ricerca. A questi si affiancano alcuni gioielli raramente esposti e allumini ispirati allo stile di vita americano così come rappresentato nei film di Hollywood. Sono oggetti che testimoniano l’evoluzione di un

Il sostrato culturale di Ettore Sottsass si forma alla fine della Seconda guerra mondiale, quando prende coscienza della sconfitta intellettuale e umana di un mondo che, sedotto dalle promesse della tecnica e del futuro, ne aveva svelato i risvolti più feroci. È da questa frattura che inizia una ricerca destinata a condurlo fuori dalle illusioni rassicuranti del progresso e dalla prospettiva di una società dell’avvenire intesa come destino inevitabile. All’ottimismo della pubblicità, all’efficienza dell’industria, alla falsa gioia del consumo, Sottsass oppone l’indagine di emozioni elementari, di oggetti essenziali, di luoghi minimi capaci di accogliere incertezze, speranze, paure e desideri. Nasce così una via che al rigore della funzione preferisce la forza del colore, che spezza la gabbia delle strutture attraverso la luce, che trasgredisce le regole in nome delle emozioni e recupera, nel linguaggio, la poesia dei simboli.

Luce, colore, gesto e sentimento diventano materiali autentici del progetto, strumenti per costruire un’architettura fatta di luoghi più che di spazi, dell’individuo più che della società, della tenerezza più che del calcolo.

Orari: mercoledì-domenica, 10.00-19.00 chiuso lunedì e martedì

Biglietti: Sottsass+ (mostra + collezioni permanenti Pistoia Musei): intero € 12; ridotto € 9 - Solo mostra: intero € 10; ridotto € 7 - Under18 e studenti € 5

Pistoia, Palazzo Buontalenti, via de’ Rossi 7 fino al 26 luglio 2026

Intervista

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo attraversa tredici sale tematiche che documentano l’evoluzione di un linguaggio visivo unico: dal superamento del razionalismo attraverso l’uso emozionale di luce e colore, alla sperimentazione materica con ceramica e superfici vive. Dalla direzione artistica di Poltronova alla rivoluzione tecnologica ed ergonomica in Olivetti, Sottsass trasforma l’oggetto in un dispositivo relazionale e simbolico. La mostra culmina con le riflessioni radicali degli anni ‘70 e il ciclo concettuale delle Metafore, dove il design si spoglia del superfluo per farsi pensiero puro, rito e apertura verso l’ignoto.

Hanno detto

Antonio PresidenteMarrese, di Fondazione

Pistoia Musei ETS

La mostra Io sono un architetto. Ettore Sottsass esprime in modo chiaro la missione di Fondazione Pistoia Musei: promuovere una conoscenza aperta e condivisa del patrimonio culturale, rafforzare il dialogo tra ricerca e pubblico, offrire al territorio occasioni di crescita attraverso progetti di alto profilo scientifico e culturale. Dedicare un’ampia esposizione a Sottsass significa interrogare il progetto come forma di pensiero critico e come strumento capace di incidere sulla vita quotidiana, sulle relazioni sociali e sull’immaginazione collettiva. Fondazione Pistoia Musei considera i musei luoghi di formazione e partecipazione, in cui la complessità del presente può essere letta attraverso opere, documenti e idee. In questa prospettiva, il lavoro di Sottsass – libero, eterogeneo, profondamente umano – offre una straordinaria opportunità educativa, rivolta non solo agli studiosi, ma anche alle nuove generazioni e a tutti coloro che vedono nella cultura un terreno di confronto e di crescita.

Pistoia Musei Fondation

I am an architect. Ettore Sottsass

The exhibition, which can be visited at Palazzo Buontalenti until 26 July, presents over 1,400 works among drawings, projects, photographs, documentary materials and design objects, covering a time frame of approximately thirty years, from the immediate post-war period to the 1970s.

Attraverso tredici sale, la mostra ripercorre l’evoluzione di Sottsass: dal superamento del razionalismo alla sperimentazione materica con ceramica e superfici. Il percorso evidenzia la sua capacità di trasformare l’oggetto in un simbolo di relazione umana.

Through thirteen rooms, the exhibition retraces Sottsass’s evolution: from overcoming Rationalism to material experimentation with ceramics and surfaces. The itinerary highlights his ability to turn the object into a symbol of human relationships.

Amultifaceted figure and among the most authoritative of the 20th century, Ettore Sottsass (1917-2007) defies any single definition: painter, graphic designer, photographer, and designer, strongly asserting the title of ‘architect’ as a profound mission to build relationships between the individual and the cosmos. Until 26 July 2026, Pistoia hosts a large retrospective exhibition curated by Enrico Morteo and promoted by Pistoia Musei Foundation, which explores thirty years of activity (1954-1975), the period of highest intensity in his relationship with the Tuscan territory.

The exhibition presents over 1,400 works among drawings, photographs, and iconic objects, drawing from the prestigious CSAC fund in Parma and important archives, such as Bitossi, Poltronova, and Olivetti. The itinerary does not only celebrate the finished product, but retraces the genesis of Sottsass’s thinking through working sheets and previously unpublished materials. This

is how the transition from the suggestions of American aluminium to the materiality of Tuscan ceramics emerges, up to the critique of modernism.

Sottsass, who trained amid the ruins of the post-war period, rejected technical optimism and consumer society to investigate

elementary emotions. He opposed the strength of color, the poetry of symbols, and a planning ability intended as “human experience”. The exhibition documents this visionary research, which is capable of turning space into a place and design into a gesture of tenderness and critical awareness towards the world.

Tra vigne, olivi e storia, la tua oasi di pace in Toscana a 30 minuti da Firenze

Among vineyards, olive groves and history, your oasis of peace in Tuscany just 30 minutes from Florence

Immerso nel paesaggio incantevole del Montalbano, il Casale Naturart ti aspetta per una vacanza che unisce relax, natura e cultura.

A pochi minuti dalla magnifica Villa Medicea La Magia, Patrimonio UNESCO, potrai respirare secoli di storia toscana.

Lasciati coccolare dalla tranquillità delle nostre colline, scopri i sapori della nostra terra e vivi la vera essenza toscana, senza rinunciare alla vicinanza alle grandi attrazioni.

Set in the enchanting Montalbano’s landscape, Casale Naturart awaits you for a holiday that blends relax, nature, and culture.

Just a few minutes from the magnificent Villa Medicea La Magia, a UNESCO World Heritage Site, you can breathe in centuries of Tuscan history.

Let yourself be pampered by the tranquility of our hills, discover the flavors of our land, and experience the true essence of Tuscany, without giving up proximity to the major attractions.

Accademia Della Bugia | Le Piastre

Buon Bugia!compleanno,

La manifestazione nata a Le Piastre festeggia le cinquanta edizioni e i sessant’anni di età. Appuntamento il prossimo 1 e 2 agosto per celebrare la speciale ricorrenza

Testo di Tiziano Carradori
Foto di Accademia della Bugia

A sinistra, disegno di Heibat Ahmadi (Iran), vincitore della sezione grafica internazionale nel 2018; sopra, Giovanni Corsini secondo classificato nella prima edizione del Campionato nel 1966 e panoramiche del pubblico in piazza della chiesa.

On the left, a drawing by Heibat Ahmadi (Iran), winner of the International Graphics section in 2018; above, Giovanni Corsini, runnerup in the first edition of the Championship in 1966, and overview of the audience in the church square.

EA cura di Enrico Morteo

fanno cinquanta: il Campionato della Bugia festeggia le nozze d’argento. In realtà correva l’anno 1966, quindi ne sono trascorsi sessanta da quando l’allora sagra della “polenda dolce” subì quella che possiamo chiamare una straordinaria mutazione genetica per dar vita alla prima edizione del Campionato italiano della Bugia. Da quel momento si sono susseguite, con un paio di piccole pause, 49 edizioni. E quella che avrà luogo sabato 1 e domenica 2 agosto prossimi all’ombra del campanile di S. Ilario nella principale piazza (l’unica) de Le Piastre, il paese dei bugiardi adagiato a 750 metri sul mare agli inizi della Montagna Pistoiese, è appunto l’edizione numero cinquanta, quella che suggellerà le nozze d’oro del paese dei bugiardi con sua maestà la Bugia.

Tutto questo grazie al lavoro dell’Accademia della Bugia de Le Piastre, il sodalizio organizzatore dell’evento e di tante altre iniziative.

Rigorosamente scritta con l’iniziale maiuscola. Nato per volontà e dall’estro di Giancarlo Corsini detto “Gianco”, il suo compianto fondatore nonché vincitore della prima edizione, il Campionato è stato davvero una bella invenzione che è cresciuta negli anni fino ad assurgere ad una fama ormai mondiale. E pensare che tutto nasce in questo paesino che oggi conta non più di 90 anime, ma che mostra una vitalità ed una inventiva davvero notevoli. Il Campionato affonda le sue origini nella storia stessa del paese e arriva direttamente dalla cultura dei metati, piccoli locali dove si essiccavano le castagne per trarne l’oro biondo, ovvero la farina capace di trasformarsi in castagnacci, necci, frittelle e ogni altra delizia che già conquistò, nel Settecento, il palato del Granduca di Toscana una volta

che capitò in paese. I piastresi si riunivano la sera accanto al ceppo acceso che serviva a creare il calore sufficiente a far appassire le castagne senza cuocerle. Era un modo per stare un po’ al caldo e per socializzare, in tempi in cui la televisione ancora non c’era e la radio era poco usata. Ecco così dipanarsi le storie che raccontavano Pietrone e gli altri affabulatori da metato ai quali si univa Benvenuto Corsini detto “Il Monti”, raccontastorie da strada nonché uno dei personaggi più caratteristici del paese. Abilissimo raccontatore, oltre che grande bugiardo. La sua era una vera e propria arte, quella di proporre una “realtà aumentata” in cui episodi storici noti prendevano la piega di storie tanto inverosimili che alla fine sembravano vere. Ecco allora i

viaggi nelle lontane isole al largo del Madagascar, l’incontro con le belle isolane e la loro frequentazione fino a far sì che, dopo qualche mese dal suo ritorno a Le Piastre, il Monti raccontasse di aver ricevuto alcune decine di certificati di nascita tutti con il suo cognome, Corsini, appunto. Sì, perché a Le Piastre ci si può chiamare o Corsini o Begliomini. Non si scappa.

E poi che dire di quella dei segreti dell’eroe dei due mondi, Peppino Garibaldi e della sua compagna Anita.

A parlarne era Pietrone, narratore di cose che non si potevano trovare nei libri di storia, ma così credibili che si possono definire le proto bugie dalle quali tutto ha avuto inizio. Insomma erano gli antenati delle bugie che ogni anno i circa 25 concorrenti che si contendono il titolo di più

bugiardo d’Italia, recitano sul palco di piazza della Chiesa.

È la prima, storica e più famosa delle cinque sezioni in cui si articola il Campionato, quella verbale. Ma a lei si accompagnano le due sezioni grafiche, quella riservata ai disegnatori italiani e quella internazionale, alla quale ormai concorrono ogni anno quasi 300 disegnatori che spediscono le loro vignette da Paesi di tutti e cinque i continenti. C’è poi la sezione letteraria, 1.800 battute che servono per essere giudicati dal più volte Premio Strega Sandro Veronesi e proclamati scrittori più bugiardi d’Italia. In anni recenti è stata introdotta anche la sezione radiofonica, quella in cui gli ascoltatori di Radio Toscana, che da anni è media partner del

Una foto del 1969 e David Pratelli mentre si esibisce nel 2023.
A 1969 photograph and David Pratelli’s exhibition in 2023.

Campionato, proclamano il più bugiardo raccontatore radiofonico, appunto. Ultima, ma non certo per importanza, è la sezione della Bugia bambina, riservata ai concorrenti under 14 che sono tra i raccontatori più teneri e spesso sorprendenti. Alcuni esempi di Bugia? Certo. Ma non prima di aver precisato che le Bugie piastresi sono “buone”. Che in loro non ci sono né cattiveria né malizia, né tanto meno inganni. Piuttosto fanno leva sulla fantasia, sul vedere le cose da un punto di vista originale, sulla sorpresa e sull’arguzia. Tutto ciò premesso ecco quindi una piccola sequenza di bugie, a partire da quella con cui Giancarlo Corsini ha vinto il primo campionato, raccontando di aver appeso ad un chiodo, per salvarlo dai topi, un sacco con la farina dolce e

che i ladri erano entrati nella notte ma si erano limitati a rubare il sacco lasciando tutta la farina attaccata al chiodo.

È lo stesso Gianco, la cui memoria i piastresi hanno voluto omaggiare dedicandogli una statua di bronzo collocata proprio davanti a casa sua, sulla sua panchina preferita. Ed è proprio davanti alla targa che lui stesso ha voluto apporre sulla facciata di casa sua dove molti turisti leggono (e qualcuno ci crede anche) che nel 1966 l’acqua dell’Arno in seguito all’alluvione arrivò fino a quell’altezza, ovvero a 750 metri slm.

E che dire di quella del fungo, trovato nei boschi de Le Piastre così grosso, ma così grosso, che soltanto la foto pesava 5 chili. Tutte storie condite da ironia e dettate dalla voglia di trascorre il tempo con gli altri.

Sono gli stessi principi che, nel 2011, hanno fatto nascere l’Accademia della Bugia de Le Piastre, il sodalizio organizzatore dell’evento e di tante altre iniziative.

Sono stati gli accademici nel 2021 ad acquistare l’ex Cinema Italia per farne il futuro “Spazio Bugia” che ospiterà il Museo della Bugia, conserverà palcoscenico teatrale e schermo cinematografico, una sala polifunzionale e un ristorante. Un vero e proprio gesto di amore per Le Piastre e per la Montagna Pistoiese.

Nel nuovissimo Spazio Bugia, così come accade al Campionato Italiano della Bugia, ci sarà da divertirsi. Insomma, ne vedrete delle belle.

O delle balle.

Academy of Lies | Le Piastre

Happy birthday, championship of lies! —

History, memory, and identity of a fortified village, the historical heart of the Pistoiese Mountains

Accanto, Disegno di Andrea Pecchia, vincitore nel 2013. Sopra 1966, Giancarlo Corsini ideatore del Campionato Italiano della Bugia premia Francesco Guccini. A fianco, disegno di Marilena Nardi vincitore nel 2016.

Next to it, a drawing by Andrea Pecchia, winner in 2013. Above, in 1966, Giancarlo Corsini, founder of the Italian Championship of Lies, awards Francesco Guccini. Beside it, a drawing by Marilena Nardi, winner in 2016.

The Italian Championship of Lies reaches a historic milestone, its 50th edition, sealing an unbreakable bond with the village of Le Piastre, in the Pistoiese Mountains, that has been lasting since the far 1966. Born from the creative flair of his founder, Giancarlo Corsini, the event was capable of turning an ancient rural tradition into a global phenomenon, which involves every year hundreds of participants from each continent. This event is rooted into the culture of drying houses, small structures used for drying chestnuts, where storytellers would warm up winter evenings with hyperbolic and surreal tales, which today are defined as a sort of augmented reality ahead of one’s time.

The Italian Championship of Lies in Le Piastre doesn’t have anything to do with deceit or malice, and represents a form of pure art based on wit, phantasy, and the ability to change daily perspectives with benevolent irony. The

Championship expanded its structure over time to include, in addition to the traditional oral section, also international graphic design competitions, a literary section chaired by distinguished jurors such as Sandro Veronesi, a radio category, and the ever-present section dedicated to children. Today, the cultural inheritance of this community of just 90

inhabitants is kept by the Academy of Lies, which continues to promote the vitality of the region through ambitious projects such as the creation of the “Spazio Bugia”, a museum and cultural hub designed to preserve the unique identity of this village, where imaginative invention becomes a deep act of love for one’s own roots.

L’azienda, che grazie alla gestione diretta della filiera boschiva garantisce prodotti personalizzati a “chilometro zero”, è un pilastro dell’economia circolare pistoiese che trasforma il legname locale in cippato sostenibile e tracciabile per il vivaismo e il riscaldamento.

L’economia circolare che fa crescere il vivaismo pistoiese

Dalla gestione dei boschi della Montagna Pistoiese al cuore dei vivai: la società agricola dei fratelli Matteoni trasforma il legno locale in cippato di alta qualità, promuovendo una filiera corta e sostenibile che protegge le piante destinate ai mercati di tutto il mondo.

La Matteoni Legnami - società agricola gestita dai fratelli Luca e Simonerappresenta un punto di riferimento strategico per il distretto verde di Pistoia nel quale l’azienda è molto apprezzata per la capacità di trasformare la materia prima forestale in un prezioso e sostenibile alleato per la crescita delle piante che saranno poi esportate in oltre 60 Paesi nel mondo e che rappresentano una delle più importanti eccellenze del nostro territorio.

A Pistoia, Capitale Europea del vivaismo di piante ornamentali, la produzione di piante in contenitore e in terra è uno dei motori dell’economia locale e qui, l’impiego del cippato per la pacciamatura del terreno, cioè stendere uno strato di legno sminuzzato alla base delle piante o nei vialetti dei vivai per inibire la crescita delle erbe infestanti, mantenere l’umidità del suolo e proteggere le radici dagli sbalzi termici, è diventata una pratica sostenibile che riduce l’impiego di prodotti chimici. In questo contesto la Matteoni Legnami – che ha recentemente presentato il suo primo Bilancio di Sostenibilità Report

ESG - si è inserita fin da subito, fornendo prodotti di altissima qualità derivanti dalla gestione dei boschi locali. Essendo una società agricola legata alla silvicoltura, l’azienda cura direttamente il taglio e la manutenzione dei boschi e questo significa che il cippato che arriva al vivaista è un prodotto a “chilometro zero”, tracciabile e derivante da legname vergine, non trattato con colle o vernici, caratteristica fondamentale per la salute delle piante e quindi perfetto per svolgere il ruolo di attore protagonista di un cambiamento decisivo per la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente.

La forza dell’azienda in questo settore sta nella personalizzazione del prodotto: possono fornire cippato di diverse dimensioni (più fine per i vasi piccoli, più grossolano per le aree esterne o per le caldaie a biomassa dei vivai) e conoscendo bene le dinamiche dei clienti, sono in grado di gestire consegne flessibili, fondamentali durante i picchi stagionali della piantumazione.

Il cippato destinato al vivaismo è realizzato

con materiali provenienti dai boschi dalla Montagna Pistoiese e quindi il lavoro della Matteoni Legnami rappresenta l’esempio perfetto di economia circolare locale e di filiera corta: il legno del bosco pistoiese torna nel terreno per far crescere le piante ornamentali che verranno poi spedite in tutta Europa.

Naturalmente l’azienda - che ha la propria sede operativa nella zona industriale dell’Oppiaccio nel comune di San Marcello Piteglio – produce anche cippato per caldaie a biomassa e combustibile legnoso per stufe e camini garantendo un prodotto secco e con un buon potere calorifico, essenziale per ottenere un ottimo riscaldamento degli ambienti.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

MATTEONI LEGNAMI DEI F.LLI

MATTEONI LUCA & SIMONE

SOCIETA’ AGRICOLA SEMPLICE

Sede legale: VIA ALBERTO GIACOMETTI 10 - 51100 - Pistoia

Sede operativa: VIA OPPIACCIO 190 51028 San Marcello Pistoiese

Telefono: 328 1781522

Ambiente

Orchidee selvatiche a Pistoia

Le Orchidaceae rappresentano la famiglia botanica più affascinante della flora spontanea pistoiese. Da secoli, la loro eleganza e il loro valore simbolico catturano l’attenzione di naturalisti e artisti, rendendole icone inconfondibili della natura locale. —

Testo di Maurizio Antonetti Ricercatore presso il CREA – Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo
Lara Uccini Presidente dell’associazione naturalistica WildType.

Nella foto di apertura

Spiranthes spiralis (L.) Chevall., orchidea a fioritura autunnale. (Foto di M. Antonetti).

In alto, infiorescenza di Anacamptis papilionacea (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase. (Foto di L. Uccini)

In the opening photograph, Spiranthes spiralis (L.) Chevall., autumn-flowering orchid. (Photograph by M. Antonetti).

Above, inflorescence of Anacamptis papilionacea (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase. (Photograph by L. Uccini)

Con circa 30.000 specie descritte – numero in costante aumento grazie alla continua scoperta di nuovi taxa – le orchidee costituiscono la più vasta famiglia di piante a fiore del pianeta. Una grandezza numerica che non coincide affatto con abbondanza: molte specie sono rare, talvolta endemiche, e l’intera famiglia è inserita nell’Appendice II della Convenzione CITES. Numerose entità figurano inoltre nelle liste rosse nazionali e internazionali, a conferma della loro vulnerabilità.

Il nome della famiglia, formalizzato nel 1789 dal botanico francese

Antoine-Laurent de Jussieu, deriva dal genere Orchis, termine greco che significa “testicolo”, in riferimento alla forma dei tuberi sotterranei. Un

dettaglio morfologico che si intreccia con il mito di Orchis della tradizione ellenica, contribuendo a quell’aura di mistero che da sempre circonda queste piante.

Ma cosa rende le orchidee così speciali? Anzitutto l’aspetto. I loro fiori, spesso complessi e teatrali, possono evocare insetti, uccelli o minuscoli animali; talvolta richiamano forme anatomiche legate alla sfera sessuale. Non si tratta solo di suggestione estetica: in molti casi queste somiglianze sono strategie evolutive raffinatissime per attirare specifici impollinatori. È anche per questo che le orchidee dominano il mercato ornamentale globale. Le più diffuse nei garden center e nella grande distribuzione sono cultivar ottenute da ibridi di specie tropicali epifite, che rappresentano circa il

75% delle orchidee esistenti e vivono ancorate ai tronchi degli alberi nelle foreste umide.

Ben diversa è la realtà europea e, quindi, pistoiese. Le orchidee spontanee del nostro territorio sono tutte terrestri: crescono nel suolo come geofite, con gemme protette in organi sotterranei – per lo più rizotuberi – che consentono loro di superare stagioni avverse. I fiori, generalmente più piccoli rispetto alle “cugine” tropicali, passano spesso inosservati agli occhi distratti, ma rivelano una bellezza sorprendente a chi si ferma ad osservare.

La loro assenza dal mercato ornamentale non dipende da una minore attrattiva, bensì dalla difficoltà di propagazione. I semi di orchidea sono minuscoli e privi di endosperma, cioè di riserve nutritive:

per germinare devono instaurare una delicata simbiosi con specifici funghi del terreno. Senza questa alleanza invisibile, la plantula non può svilupparsi. È uno degli esempi più affascinanti di cooperazione tra regni diversi della natura.

Proprio per la loro ecologia complessa, le orchidee sono considerate indicatori di qualità ambientale secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE (Bianco, 2012). Il loro ciclo vitale richiede suoli integri, funghi micorrizici attivi e insetti impollinatori efficienti, come molte api selvatiche. Dove prosperano le orchidee, di norma prospera anche un ecosistema equilibrato. Il territorio urbano e periurbano pistoiese offre, sotto questo profilo, segnali incoraggianti. L’elevato numero di specie censite testimonia

Le orchidee spontanee locali sono geofite terrestri che sopravvivono grazie a organi sotterranei. Sebbene abbiano fiori più piccoli delle varietà tropicali, rivelano una bellezza sorprendente…

la presenza di ambienti ancora ricchi di biodiversità, capaci di convivere con le attività umane, incluso il florovivaismo che caratterizza l’economia locale.

Tra il 2024 e il 2025, il progetto “Censimento delle orchidee selvatiche” nella fascia collinare pistoiese, finanziato da Uniser e condotto dalla naturalista Lara Uccini, ha documentato alcune migliaia di esemplari distribuiti in 32 località, tra aree urbane, periurbane e rurali: incolti, uliveti, parchi pubblici, giardini e boschi. Sono stati riconosciuti in tutto 26 taxa (tra specie e sottospecie) appartenenti a 7 generi botanici. Nel secondo anno l’area di indagine è stata ampliata in modo significativo rispetto al 2024, più che raddoppiando i siti monitorati e individuando nuove

Particolare del fiore di Ophrys maritima Pacifico & Soca subsp. maritima (Pacifico & Soca) Kreutz. (Foto di L. Uccini)

A detail of the Ophrys maritima flower, Pacifico & Soca subspecies maritima (Pacifico & Soca) Kreutz. (Photograph by L. Uccini)

A sinistra, fioriture di Serapias neglecta De Not. (Foto di M. Antonetti). Sopra, Particolare del fiore di Ophrys apifera Huds. (Foto di L. Uccini)

On the left, blossoms of Serapias neglecta De Not. (Photograph by M. Antonetti). Above, detail of the Ophrys apifera Huds. flower (Photograph by L. Uccini)

entità anche in zone già studiate in precedenza. Questi risultati, pur rappresentativi, non sono esaustivi. Le popolazioni di orchidee possono variare sensibilmente nel tempo a causa di fattori naturali e antropici: cambiamento climatico, urbanizzazione, pratiche agricole intensive, pascolo, raccolta indiscriminata dei fiori e, last not least, lo scavo dei tuberi da parte dei cinghiali. Un monitoraggio continuativo è quindi fondamentale sia per aggiornare l’elenco delle specie presenti, sia per valutare l’andamento delle popolazioni.

Restano inoltre da esplorare aree potenzialmente idonee, soprattutto alle quote più elevate. È noto che la Montagna Pistoiese ospita orchidee di notevole interesse botanico: un censimento sistematico completerebbe il quadro conoscitivo e offrirebbe, per la prima volta, una visione organica dell’intera flora orchidologica provinciale. Le determinazioni tassonomiche dei taxa rilevati sono state effettuate seguendo i più recenti riferimenti floristici nazionali (Bartolucci et al., 2024). Ma al di là degli elenchi e dei numeri, il messaggio è chiaro: le orchidee spontanee non sono soltanto fiori affascinanti. Sono il segno tangibile di un equilibrio ecologico complesso, fragile e prezioso. Custodirle significa proteggere un patrimonio naturale che racconta, silenziosamente, la qualità del nostro territorio.

Bibliografia

Bartolucci F. et al. (2024) A second update to the checklist of the vascular flora native to Italy. Plant Biosystems - An International Journal Dealing with all Aspects of Plant Biology, 158:2, 219-296, DOI: 10.1080/11263504.2024.2320126.

Bianco P.M. (2012). Le orchidee come indicatori di qualità degli habitat. Biologi italiani, 42(6) (2012):35-48.

ZOOM

Orchids, guardians of Pistoia’s biodiversity —

Orchidaceae represent the most fascinating botanic family of the spontaneous flora in Pistoia. For centuries, their elegance and symbolic value have been catching the attention of naturalists and artists, and they have turned into unmistakable icons of local nature.

Particolare del fiore di Ophrys holosericea (Burm.f.) Greuter subsp. appennina (Romolini & Soca) Kreutz. (Foto di L. Uccini)

Detail of the Ophrys holosericea (Burm.f.) Greuter flower, subspecies appennina (Romolini & Soca) Kreutz. (Photograph by L. Uccini)

Orchids constitute the largest family of flowering plants on the planet, with approximately 30,000 described species. However, this numerical richness does not equate to abundance: many of them are rare or endemic, to the extent that they are protected by the CITES Convention and listed on international red lists due to their extreme vulnerability.

The family’s name, formalized in 1789 by Antoine-Laurent de Jussieu, derives from the Greek word orchis (testicle), referring to the shape of the underground tubers—a morphological detail intertwined with Greek mythology that shrouds these plants in an aura of mystery.

Orchids are famous for their complex and showy flowers, capable of mimicking insects or small animals. This is not merely a matter

of aesthetics, but a highly sophisticated evolutionary strategy to attract specific pollinators. While the ornamental market is dominated by tropical epiphytic hybrids, the wild orchids of Europe and the Pistoia region are all terrestrial (geophytes). These plants survive harsh seasons thanks to their underground organs and possess a subtle beauty, often overlooked by passersby. Their absence from nurseries is not due to a lack of charm, but to the complexity of their life cycle: the seeds, lacking nutritional reserves, can germinate only by establishing a mycorrhizal symbiosis with specific soil fungi.

Precisely because of this delicate ecology, orchids are considered exceptional indicators of environmental quality. Their presence signals a balanced ecosystem, with healthy soils and thriving populations of pollinating

insects. In this context, the Pistoia area offers encouraging signs. The “Wild Orchid Census” project (2024–2025), led by naturalist Lara Uccini and funded by Uniser, has documented thousands of specimens across 32 locations, identifying 26 taxa belonging to 7 botanical genera in urban areas, olive groves, and forests. Despite the positive data, these populations remain threatened by anthropogenic and natural factors: climate change, urbanization, intensive agriculture, and the impact of wild boars. Constant monitoring and the expansion of research toward the Pistoiese Mountains remain priority objectives to complete the knowledge base of the province’s flora. Protecting these plants ultimately means preserving a natural heritage that silently bears witness to the health of the Pistoia region.

Andar per borghi

GAVINANA un borgo degno d’un pennello

“A Gavinana

Più che lo guardo e più mi sembra bello

Il Paesetto mio: e degno d’un pennello.

Di esser cantato con gentil desio[…]”

Testo di Clara Begliomini – Oltre Pistoia Tour
Foto di Lorenzo Marianeschi - Archivio Ecomuseo della Montagna Pistoiese

In alto un particolare della piazza del borgo montano caratterizzata dalla presenza del monumento equestre di Francesco Ferrucci, dalla bella pieve romanica e dal rinnovato Museo Ferrucciano.

Above, a detail of the beautiful square of the village in the mountain, characterized by the presence of the equestrian monument of Francesco Ferrucci, the beautiful Romanic parish church, and the renewed Ferrucciano Museum.

Proprio così Geri di Gavinana, al secolo Giuseppe Geri, descriveva il paese natìo nei suoi versi, regalandoci un ritratto genuino di Gavinana e della Montagna Pistoiese negli anni tra le due guerre. Parole antiche, queste del poeta “delle piccole cose” – come lui stesso amava definirsi – che però non hanno perso il loro fascino e che ancora riecheggiano alle orecchie di chi, come noi, si ritrova ad attraversare il borgo al giorno d’oggi.

Gavinana, parte attualmente del Comune di San Marcello Piteglio, è uno dei centri abitati più antichi e significativi della Montagna Pistoiese, essendo stato nel corso dei secoli al centro di vicende storiche di notevole interesse. Situato a circa 820 metri sul livello del mare, ai piedi del monte Crocicchio, l’abitato di Gavinana è circondato da una corona di boschi e castagneti: qui le pietre delle case, della pieve e di tutti gli edifici che si affacciano sulla piazza centrale dialogano con la natura circostante in un contesto paesaggistico di grande suggestione, che caratterizza e rende unica la Montagna Pistoiese. Un posto dove storia, tradizione, identità culturale e natura procedono insieme, a passo lento e corto. Il borgo – nonostante le sue vicissitudini storiche – conserva ancora oggi l’impianto urbanistico

peculiare dei borghi incastellati, con la piazza centrale, la pieve e, intorno ad esse, un dedalo di vicoli stretti e poco praticabili: l’ideale per rendere disagevole ogni eventuale incursione dall’esterno, e per fare di Gavinana non solo un centro abitato ma anche una roccaforte, sicura e inespugnabile. Non fu così, però, in occasione della Battaglia di Gavinana del 3 agosto 1530, che vide affrontarsi le truppe della Repubblica fiorentina capitanate da Francesco Ferrucci e quelle imperiali di Carlo V guidate da Fabrizio Maramaldo. Una battaglia decisiva nello scacchiere geopolitico dell’epoca, che mise definitivamente fine al potere repubblicano a Firenze, decretando il ritorno dei Medici e della loro signoria. Una battaglia tanto importante quanto sanguinaria e invasiva, che mise a ferro e fuoco Gavinana e annientò definitivamente il prode condottiero Francesco Ferrucci. In queste occasioni la storia si intreccia spesso alla leggenda, e celebre è il momento in cui Ferrucci, ormai allo stremo delle forze, inveì contro l’avversario Maramaldo: “Vile, tu dai a un uomo morto!”, apostrofandolo come un uomo vile e crudele. Non a caso, la parola “maramaldo” ancora oggi indica una persona che si approfitta dei più deboli, proprio come il condottiero imperiale. Di Francesco Ferrucci, assunto a simbolo e principale protagonista

della storia di Gavinana, campeggia il monumento equestre in bronzo al centro della piazza omonima, realizzato tra il 1912 e il 1913 dallo scultore senese Emilio Gallori e inaugurato in pompa magna solo nell’agosto del 1920, dopo la pausa forzata imposta dalla Prima Guerra Mondiale. Ritratto in armatura cinquecentesca, con sguardo fiero e baldanzoso, Francesco Ferrucci ci saluta dall’alto e sembra vegliare su di noi, indicandoci la via per la libertà da lui tanto sperata e pagata al prezzo della vita.

Il monumento equestre non è l’unico ricordo dedicato al Ferrucci, perché in un paese che ha costruito sulla sua figura la propria fortuna e popolarità come Gavinana, gli omaggi al coraggioso uomo di ventura abbondano. Però serve un occhio attento e allenato a cogliere i dettagli perché, spesso, le cose importanti si nascondono nei punti più inaspettati. È il caso, per esempio, della lapide fatta realizzare nel 1840 da Massimo D’Azeglio e posta sul fianco della pieve di Santa Maria Assunta. Di sicuro passerebbe inosservata se non fosse per il fatto che quella targa commemorativa rappresentò il primo omaggio in assoluto al Ferrucci, in un’epoca – quella della Restaurazione post-napoleonica – in cui esplose il mito ferrucciano e nacque la necessità di coltivare la memoria di un eroe che

aveva incarnato i valori della libertà e dell’indipendenza che saranno poi alla base del Risorgimento e che porteranno all’Unità d’Italia. Il ricordo di Francesco Ferrucci, grazie alla storia e ai tanti omaggi a lui tributati, è rimasto vivo nel tempo ed è parte tuttora del patrimonio materiale e immateriale di Gavinana. Visitare questo borgo della Montagna Pistoiese significa davvero fare un viaggio nella storia, che rende inevitabile l’incontro con questo personaggio leggendario a cui anche il nostro Geri di Gavinana ha reso il suo personale tributo nella raccolta Fiori di bosco – l’unica che pubblicò in vita nel 1929:

“Di Ferruccio gagliardo e guerriero, Squilla il nome pei monti e pei piani; Dai confini, dai mari lontani
Le sue glorie ciascuno le sa[...]”

La pieve di Santa Maria Assunta In un borgo piccolo come Gavinana, non ci si aspetterebbe di trovare una pieve tanto maestosa per importanza e dimensioni, che definisce lo spazio urbano definendosi come il fulcro di tutto l’abitato; il punto intorno a cui tutto si è con il tempo sviluppato. La pieve, punto di riferimento su tutto il territorio circostante, appare menzionata per la prima volta in una bolla pontificia di papa Innocenzo II del 1133. L’edificio originario, soprattutto negli interni, è stato oggetto di importanti ammodernamenti in stile tardobarocco nel corso del

Accanto la lapide fatta realizzare nel 1840 da Massimo D’Azeglio in onore del condottiero fiorentino Francesco Ferrucci e posta sul fianco della Pieve di Santa Maria Assunta. In basso la bandiera posizionata all’ingresso del Museo Ferrucciano.

Next, the headstone commissioned in 1840 by Massimo D’Azeglio in honor of the Florentine military leader Francesco Ferrucci, it was placed on the side of the Pieve di Santa Maria Assunta. At the bottom is the flag positioned at the entrance of the Ferrucciano Museum.

Il paese di Gavinana è strettamente legato alle vicende del condottiero fiorentino che proprio qui morì per mano di Maramaldo. Sopra, il monumento che caratterizza la piazza.

The village of Gavinana has a close bond with the life of the Florentine military leader, who was killed here by Maramaldo. Above, the monument characterising the square.

Settecento, ma in facciata è ancora possibile apprezzarne il suo aspetto romanico. Segno distintivo della pieve è l’imponente campanile a pianta quadrata coronato da una cupola su base ottagonale: come consuetudine, si tratta dell’edificio più alto di Gavinana e caratterizza lo skyline del borgo anche da lunga distanza, rendendolo inconfondibile.

La pieve di Santa Maria Assunta custodisce al suo interno un grande organo a canne costruito da Pietro Agati – nota famiglia di maestri organari pistoiesi - nel 1776. Collocato in controfacciata, l’organo della pieve di Gavinana proviene dall’ex

convento di San Lorenzo e suggella il legame con Pistoia e con la tradizione organaria locale.

Il rinnovato Museo Ferrucciano Il museo dedicato a Francesco Ferrucci ha riaperto al pubblico nel novembre 2025, dopo una chiusura che si è prolungata per ben otto anni. Nato ufficialmente nel 1931, il Museo Ferrucciano ha attraversato alterne e sfortunate vicende che non ne hanno permesso un’apertura continuativa nel corso del tempo. Oggi è tornato finalmente fruibile con un nuovo e interessante allestimento che valorizza a pieno il patrimonio del museo.

Tra le sale non si rivive soltanto la storia di Francesco Ferrucci ma anche la storia d’Italia: il percorso museale permette così di comprendere lo stretto dialogo che persiste tra Gavinana, il territorio pistoiese e il contesto nazionale del tempo, con un continuo rimando agli episodi storici legati alla Battaglia, raccontati attraverso filmati, cimeli e armi originali dell’epoca. Un allestimento alla portata di tutti, da una accentuata chiave divulgativa, che mette ogni visitatore nella condizione di conoscere a fondo la storia di Gavinana e la sua importanza.

Info

Un museo diffuso

L’Ecomuseo della Montagna Pistoiese – nato nel 1990 – ha sede nello storico Palazzo Achilli di Gavinana. Si tratta di un museo diffuso, con sei itinerari tematici che permettono di approfondire la conoscenza delle attività artigianali e manifatturiere che, nel corso dei secoli, hanno fatto la storia e forgiato l’identità della Montagna Pistoiese dal punto di vista naturalistico e produttivo.

La Montagna Pistoiese, infatti, offre tuttora un patrimonio ambientale e di conoscenze molto ampio, che merita di essere valorizzato e divulgato.

A Gavinana, oltre che la sede principale e il punto informativo dell’Ecomuseo, si trova anche parte dell’itinerario naturalistico con il MuNAP , il Museo Naturalistico Archeologico dell’Appennino Pistoiese. Riallestito nel

2018, il museo conserva reperti naturalistici e archeologici frutto dell’attività di documentazione portata avanti dal Gruppo Naturalistico Appennino Pistoiese (GNAP) nel corso degli anni. Il percorso museale è articolato in aree tematiche e permette di compiere un salto nel passato attraverso numerosi reperti, alcuni molto curiosi, che illustrano la storia naturale del territorio montano pistoiese fin dall’età preistorica.

L’Ecomuseo della Montagna Pistoiese gestisce anche le aperture del Museo Ferrucciano.

Wandering among village

Gavinana, a village worthy of a painter’s brush

History, memory, and identity of a fortified village, the historical heart of the Pistoiese Mountains

Fondato nel 1931 per onorare Francesco Ferrucci, il museo è tornato finalmente visitabile con un allestimento completamente rinnovato e un percorso moderno che valorizzano al meglio una storia secolare che lega indissolubilmente il condottiero fiorentino a questo splendido borgo.

Founded in 1931 as a tribute to Francesco Ferrucci, the museum has finally reopened to visitors with a completely renewed exhibition and a modern display path that best highlight a centuries-old history that indissolubly links the Florentine military leader to this splendid village.

Located at an altitude of 820 meters, the village of Gavinana (in the municipality of San Marcello Piteglio) is a unique example of “fortress-village”, where the urban layout of narrow alleys and stone architecture speak with the surrounding forests. Its identity is indissolubly linked to the Battle of 3 August 1530, a decisive clash which marked the end of the Florentine Republic and the return of the Medici, which culminated in the sacrifice of Francesco Ferrucci.

The hero, celebrated by the famous insult to the enemy Maramaldo (“Coward, you strike a dead man!”), is the fulcrum of the local heritage: in fact, here we find the bronze equestrian monument of Emilio Gallori (1920), which dominates the main square, the 1840 headstone by Massimo D’Azeglio, which consecrated Ferrucci as a symbol of national freedom, and the renovated Ferrucci Museum which, since 2025, presents a new multimedia installation and an exhibition of original weapons and relics. The profile of the village is dominated by the majestic Parish Church of Santa Maria Assunta, which preserves a Romanic façade and a majestic octagonal bell tower.

The church hosts a precious Agati pipe organ, dating back to 1776, and excellence of the Pistoiese art of pipe organs. We should also mention that this village hosts the headquarters of the Ecomuseum of the Pistoiese Mountain with the central information point and hosts temporary

exhibitions, conferences, cultural meetings, didactic laboratories for adults and children, the sound archive on oral traditions of the Pistoiese Mountain and the Mario Olla Centre, which provides documents and testimonies of emigration from the Pistoiese Mountain in the XIX and XX century.

Flownow: più semplicità nei processi, più controllo ed efficienza nella gestione

L’offerta di Flownow è caratterizzata da diverse soluzioni user-friendly e sales-oriented quali Sevis Landscaping e Sevis Works.

Flownow nasce dalla fusione di Florsistemi e Florinfo, aziende leader di mercato che negli anni si sono distinte per lo sviluppo di software per la gestione della tracciabilità, del magazzino, della produzione e delle vendite fino alla progettazione e realizzazione di spazi verdi, la gestione dei cantieri e la consulenza botanica.

Sevis Landscaping è il software completo per la progettazione del verde che trasforma una foto o una planimetria in un progetto realistico e dettagliato. Grazie alle sue numerose caratteristiche, offre in un’unica soluzione

tutte le funzionalità di Photoshop, AutoCAD, Word ed Excel. Consente di sviluppare progetti dettagliati con computi metrici e stime economiche automatiche, l’elenco dei materiali inseriti e la verifica di quantità e costi per mantenere sempre sotto controllo il budget. Include, inoltre, strumenti dedicati alla progettazione degli impianti di irrigazione, con calcolo di tempi e produzione di report tecnici.

Sevis Works è l’applicazione cloud dedicata alla gestione dei cantieri che non richiede alcuna installazione. Accessibile da qualsiasi device anche

in mobilità, consente di pianificare attività, compilare rapportini dettagliati delle attività svolte, dei mezzi, dei materiali e degli operatori impiegati assicurando controllo, trasparenza e una rendicontazione precisa e immediata.

Flownow: simpler processes, greater control, and more efficient management

Flownow’s offering is characterized by various user-friendly and sales-oriented solutions such as Sevis Landscaping and Sevis Works.

Flownow was born from the merger of Florsistemi and Florinfo, marketleading companies that over the years have distinguished themselves for developing software for the management of traceability, inventory, production, and sales, as well as for the design and creation of green spaces, site management, and botanical consulting.

Flownow’s offering features several user-friendly and salesoriented solutions, including Sevis Landscaping and Sevis Works. Sevis Landscaping is a comprehensive green design software that transforms a photo or a floor plan into a realistic and detailed project. Thanks to its numerous features, it provides in a single solution all the functionalities of Photoshop, AutoCAD, Word, and Excel. It allows the development of detailed projects with automatic bill of quantities and cost estimates, a list of materials used,

and verification of quantities and costs to always keep the budget under control. Additionally, it includes tools dedicated to the design of irrigation systems, with calculation of timings and production of technical reports. Sevis Works is a cloud application dedicated to site management that

requires no installation. Accessible from any device, even on the go, it allows planning activities, completing detailed reports of work performed, equipment, materials, and personnel involved, ensuring control, transparency, and accurate and immediate reporting.

Eccellenze pistoiesi

La ragazza che ha conquistato il cielo…

Oltre i pregiudizi e le nuvole: la storia di Linda Calistri, la giovane pilota di aerei pistoiese premiata dall’ENAC per il suo straordinario talento, che sta riscrivendo il futuro dell’aviazione al femminile. —

Testo di Lorenzo Baldi Foto archivio di Linda Calistri

Subito dopo il diploma, Linda, nonostante il blocco globale dell’aviazione a causa del lockdown, ha scommesso sul proprio futuro iscrivendosi alla scuola di volo

‘Professione Volare’ di Forlì

Just after obtaining her diploma and despite the global block of aviation due to the lockdown, Linda bet on her future by enrolling in the “Professione Volare” flight school of Forlì.

Mentre tanti suoi coetanei pensavano a quale facoltà iscriversi, Linda Calistri aveva già lo sguardo rivolto lontano, oltre le nuvole e grazie a questa forte determinazione oggi, a soli 24 anni, la giovane pilota pistoiese non è solo una promessa del volo internazionale, ma una realtà consolidata che ha recentemente ottenuto dall’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) il prestigioso Premio “Fiorenza de Bernardi” come la più giovane donna in Italia ad avere i requisiti per il ruolo di Comandante.

Una passione per il volo che per Linda non è stata il classico colpo di fulmine improvviso, ma un seme piantato con cura durante l’infanzia e germogliato grazie soprattutto al padre, che pur non avendo mai

Linda non ha intenzione di fermarsi: il suo prossimo grande obiettivo è il “lungo raggio”, il desiderio di pilotare aerei wide-body per attraversare finalmente gli oceani

intrapreso la carriera aeronautica, nutriva un profondo amore per gli aerei e ne parlava costantemente a casa. Quello che per il genitore era rimasto un sogno incompiuto, per lei è diventato un obiettivo di vita. Dopo la maturità scientifica conseguita al Liceo “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” di Pistoia, Linda non ha messo tempo in mezzo e nel 2020, in un momento storico in cui il mondo dell’aviazione sembrava al collasso a causa del lockdown, ha fatto una scelta coraggiosa come quella di iscriversi alla scuola di volo “Professione Volare” di Forlì.

Da ITA Airways a Transavia Il percorso formativo di un pilota di linea è noto per essere estremamente rigoroso, ma Linda lo ha bruciato in tempi record. In soli 18 mesi ha superato 15 esami teorici complessi

Il percorso per diventare pilota di linea è notoriamente rigoroso, ma la giovane pilota pistoiese lo ha completato a tempo di record. In soli 18 mesi ha superato 15 complessi esami teorici ottenendo la licenza commerciale (CPL) a soli 21 anni

The journey to become an airline pilot is notoriously demanding, but the young pilot from Pistoia completed it in record time. In just 18 months, she passed 15 complex theoretical exams, obtaining a Commercial Pilot Licence (CPL) at only 21 years of age.

(dalla meteorologia alla navigazione radio) e ha accumulato le ore di volo necessarie per ottenere il brevetto commerciale (CPL) a soli 21 anni. Terminata la scuola, ITA Airways è stata la sua prima “casa” professionale. Dopo aver superato le selezioni sia per Ryanair che per la compagnia di bandiera italiana, ha scelto quest’ultima per senso di appartenenza e il suo primo volo commerciale su un jet è avvenuto a maggio 2023, sulla tratta RomaAtene.

Nel settembre 2025, Linda ha compiuto un ulteriore step professionale, trasferendosi ad Amsterdam per volare con Transavia (gruppo Air France-KLM ) dove opera su moderni Airbus A321neo, velivoli di ultima generazione che richiedono competenze tecniche elevatissime.

Abbattere i pregiudizi e scrivere la storia

Essere una donna in un settore dove la presenza maschile sfiora ancora il 95% a livello mondiale è un banco di prova significativo e ricco di sfide. Linda ci ha raccontato durante una sua recente visita al NATURART VILLAGE, di sguardi perplessi, non solo da parte dei passeggeri che vedono una ragazza giovanissima in divisa, ma talvolta anche da parte di colleghi più anziani. Alla luce di tutto questo il recente riconoscimento ricevuto dall’ENAC non è solo un premio alla sua precocità e alla sua competenza tecnica acquisita grazie alle oltre 1.500 ore di volo come Primo Ufficiale (con le quali ha sbloccato la licenza per accedere al grado di Comandante). La sua

storia è un simbolo per le nuove generazioni, una dimostrazione che il genere e l’età non sono barriere insormontabili quando supportati da una preparazione ferrea e da una determinazione incrollabile. Oggi Linda non è solo “la più giovane pilota d’Italia”, ma il volto di un’aviazione moderna, europea e inclusiva, che guarda al merito sopra ogni altra cosa. Nonostante i traguardi già raggiunti, la giovane pilota pistoiese - che appena ne ha l’occasione torna sempre molto volentieri a Pistoia per incontrare la famiglia e gli amicinon ha intenzione di fermarsi: il suo prossimo grande obiettivo è il “lungo raggio”, il desiderio di pilotare aerei wide-body per attraversare finalmente gli oceani.

Buon viaggio Comandante!

—

In un settore dove la presenza maschile sfiora ancora il 95% globale, quella di Linda è una sfida vinta. La sua storia dimostra alle nuove generazioni che genere ed età non sono ostacoli insormontabili, se affrontati con una preparazione ferrea e una determinazione incrollabile

In an industry where male presence almost accounts for 95%, overall, Linda won her challenge. Her history shows to new generations that gender and age are not insurmountable obstacles, if they are faced with ironclad preparation and unshakable determination.

Pistoia’s excellences

The girl who conquered the sky…

Beyond prejudices and clouds: the history of Linda Calistri, the young aircraft pilot from Pistoia awarded by ENAC for her extraordinary talent, who is rewriting the future of female aviation.

Linda Calistri is only 24 years old and she is no longer a rising star of international aviation, but an established reality who is rewriting the rules of an industry that has been historically dominated by men. While her peers were deciding which university path to pursue, the young pilot from Pistoia had already turned her gaze beyond the clouds, turning her father’s unaccomplished dream into a life goal. Thanks to such determination, she recently received the prestigious “Fiorenza de Bernardi” award from the ENAC, which confirmed her as the youngest woman in Italy meeting the requirements for the role of Captain.

Her path was a record-breaking climb: after obtaining her diploma at the Scientific High School in Pistoia, in 2020 – in the midst of the pandemic crisis for the aviation sector – she courageously chose the “Professione Volare” school of Forlì. She completed her training in just 18 months, first joining ITA Airways and, subsequently, arriving to

Amsterdam, where she currently flies for Transavia (Air France-KLM group) on the modern Airbus A321neo aircrafts. With over 1,500 hours of active flight as First Officer, Linda is a symbol of excellence and inclusivity in a world where women still account for 5%. Her history, made

up of technical expertise and resistance to prejudices, is a manifesto for new generations: value goes beyond gender. And while she enjoys her success, her horizon is already expanding toward long-haul operations, ready to cross oceans at the controls of a wide-body aircraft.

Andar per ville…

Dai fasti della Belle Époque alla Linea Gotica: viaggio tra le dimore storiche dell’Abetone, dove nobiltà, scrittori e grandi compositori trovarono rifugio tra le faggete secolari e l’aria cristallina della Montagna Pistoiese.

Abetone
Testo di Clara Tonarelli
Foto archivio di Clarissa Tonarelli

In apertura una bella immagine d’epoca della Pensione Bellavista all’Abetone. In alto invece, Villa Puccini a Boscolungo, poco prima di arrivare sul Passo.

On the opening page, a beautiful vintage image of Pensione Bellavista, in Abetone. Above, Villa Puccini in Boscolungo, just before reaching the Pass.

Tanti anni fa, tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento, nelle zone al tempo denominate “Boscolungo” e “Serrabassa”, in entrambi i versanti, lungo la strada nazionale, sorsero ex novo alcune case; altre costruzioni preesistenti, invece, povere e modeste, furono ristrutturate e rese abitabili: rustiche ma belle, fatte con sassi e tanta fatica, divennero “ville gentilizie” o più semplicemente “case per la villeggiatura”. Sicuramente fu la bellezza dei monti, le faggete e le abetaie secolari, l’aria limpida e cristallina che invogliarono i “signori” di allora, scrittori illustri, studiosi di chiara fama, a costruirvi proprie abitazioni, da sfruttare nei mesi più caldi. La presenza di questa nuova popolazione stagionale, raffinata e benestante, permise ad

Pietra serena, boschi e nobiltà: così le antiche dogane e le case in sasso dell’Abetone diventarono le prestigiose residenze della villeggiatura d’altri tempi…

Abetone un primo salto di qualità dal punto di vista economico, facendola diventare un luogo di villeggiatura estiva molto ricercato.

Sul versante toscano, poco prima del borgo denominato “Cecchetto” troviamo le prime ville, oggi disabitate o trasformate in albergo o abitazione civile: Villa De Viti, Villa La Roccia, a seguire, Villa Zaubow e Villa Salviati.

VILLA LA ROCCIA - Cecchetto

Località “La Bocca”, siamo all’ingresso della foresta di Boscolungo. Il nome di questa villa, fatta costruire dalla Baronessa Elizabeth von Marenholtz di Hannover nel 1900, deriva dal fatto che, per poterla costruire, venne demolito un enorme affioramento di roccia. Per 18.000 lire, nel 1909, fu acquistata da sir William

Splendido esempio di architettura in pietra locale, Villa Salviati fu dal 1903 punto di ritrovo per personalità di spicco del mondo politico e culturale. La dimora conserva ancora oggi la struttura e il gazebo originari, simboli dell’epoca d’oro della villeggiatura montana.

A splendid example of local stone architecture, Villa Salviati was from 1903 a meeting place for political and cultural figures. The villa still preserves its original structure and gazebo, symbols of mountain leisure life.

Matthews; durante la seconda guerra mondiale, essendo ubicata lungo la Linea Gotica, questa villa fu sede del Comando Tedesco. Saccheggiata, subì gravi danni ed il figlio di Matthews, Arthur, restaurò l’edificio abitandolo fino ai primi anni sessanta.

VILLA DE VITI – Cecchetto

Villa De Viti fu costruita fra gli alberi, sopra la frazione di Cecchetto, nel primo decennio del novecento, dai Marchesi De Viti che, durante l’inverno, risiedevano a Roma. Il nobile leccese vi soggiornava da giugno ad ottobre con l’intera famiglia, la moglie newyorkese ed i tre figli, James, Giulia (Etta) e Lucia. Questa loro residenza montana, oggi in completo stato di abbandono, fu costantemente frequentata da nobili italiani e stranieri; lo stesso

Marchese, parlamentare per il Partito Radicale, incontrava nella sua villa molti colleghi e compagni di partito. Durante l’ultima guerra fu sede del Comando Tedesco.

VILLA ZAUBOW - Fontana Vaccaia

Durante i primi anni del novecento venne costruita in località “Fontana Vaccaia”, la Villa Zaubow. Tale edificio, di cui ancora oggi si possono ammirare alcune parti, prende il nome da una principessa russa, moglie di un generale dello zar. Alcuni anziani abetonesi la ricordavano come donna di aspetto poco bello ma di indole generosa, lasciò infatti ai suoi dipendenti una sorta di vitalizio mensile. Durante la stagione invernale la nobildonna viveva nella villa dell’Ombrellino, a Bellosguardo (FI).

VILLA SALVIATI - Le Regine

Un po’ fuori dalla strada nazionale, troviamo l’edificio storico che sicuramente ha perso meno, in termini di fascino, della sua struttura originaria: Villa Salviati. Era l’anno 1903 quando Francesca De La Rochefoucauld regalò alla figlia Maria Aldobrandini Salviati la splendida costruzione che ancora oggi è possibile ammirare. Fu costruita interamente in pietra serena locale, tutt’intorno il giardino con tanto di gazebo, punto di incontro di tutta la nobiltà e personaggi di spicco del mondo politico, economico e culturale di allora che soggiornavano ad Abetone. A pochi metri di distanza fu costruito anche uno dei primi campi da tennis. Pochi chilometri dopo, proprio in prossimità del Passo di Abetone si

In alto altra foto d’epoca di una residenza storica dell’Abetone, l’Albergo Bellini.

Nei primi anni del Novecento all’Abetone villeggiavano molte personalità dell’epoca.

Above, another vintage photograph of an historical dwelling in Abetone, Albergo Bellini. In the early 20th century, many prominent figures of the time would spend their holidays in Abetone.

trovano le altre ville: Villa Major, Villa Gardini Brugnoli, poi, lungo la strada nazionale, sul versante “Serrabassa” sulla destra Villa Bondi, a sinistra Villa Mantegazza, prima della curva ecco Villa Strozzi e pochi metri più sotto Villa Imperatori.

VILLA MAJOR - Abetone

Sul finire del 1800, tra i turisti stranieri che cominciavano a venire in villeggiatura ad Abetone, alcuni vi si stabilirono con attività proprie. Lo scozzese Forsith Major trasformò parte della vecchia dogana modenese in un piccolo ma grazioso albergo. “… ristrutturato nel 1881, in mezzo ad una bella foresta di abeti…è tenuto all’uso svizzero, aperto dal 20 maggio al 15 ottobre…”. Successivamente fu acquistato dalla famiglia Samarughi che lo trasformò in civile abitazione.

VILLA GARDINI BRUGNOLIAbetone

Ai tempi in cui fu aperta la Strada Granducale, nel 1776, fu indispensabile costruire anche la Dogana, la Posta, lo stallaggio ed il ricovero. Villa Giardini Brugnoli risale a quell’epoca con la funzione di accogliere i soldati che all’epoca stazionavano sui confini tra Ducati di Modena e Granducato Di Toscana. Con l’Unità d’Italia le dogane, le poste e l’edificio che aveva ospitato soldati e gendarmi non servivano più, e così l’intero edificio fu acquistato dal Professor Gardini Brugnoli di Ferrara che poi lo lasciò in eredità agli Ospedali Riuniti di Bologna. Divenne albergo grazie al sanmarcellino Gaetano Orsatti e successivamente ampliato dalla famiglia abetonese Petrucci.

VILLA BONDI - Abetone

Pochissime sono le notizie di questa villa abitata dal nobile fiorentino Camillo Bondi, amico e confidente del Maestro Giacomo Puccini, anch’egli proprietario di una villa poco distante dalla presente

VILLA MANTEGAZZA - Abetone

Questa villa prende il nome dal suo proprietario Paolo Mantegazza. Personalità eccentrica, medico fisiologo, igienista, patologo fu, a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, un instancabile organizzatore e divulgatore di cultura. Tra le sue numerosissime pubblicazioni ricordiamo “Igiene dei climi” (1879) dove viene esaltata la salubrità dell’aria di montagna come cura per alcune malattie. “Il clima

In alto e accanto altre due immagini storiche che si riferiscono all’Hotel Piramidi a Serrabassa e all’antica Granducale – Doganale situata nella medesima località.

Above and next, two more historical images related to Hotel Piramidi in Serrabassa and the ancient Granducale –Doganale, located in the same area.

dell’Abetone è delizioso e tiepido, ottimo…la mia casa dista venti passi da una foresta immensa, ombrosa, aromatica, incantevole…”

VILLA STROZZI - Abetone

Questa villa fu appositamente costruita e donata, nel 1903, come regalo di nozze, dal Marchese Massimiliano Strozzi alla futura moglie, signora Guendalina Steward, di origini inglesi. Rimasta vedova nel 1915, vi soggiornò, durante la stagione estiva, fino alla fine degli anni cinquanta.

VILLA IMPERATORI - Abetone

Il compositore Giacomo Puccini amò molto la montagna pistoiese dove veniva a frescheggiare nelle calde estati, tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento. Tanto amore lo portò ad acquistare, nel 1903, ad Abetone, una villetta e qui vi

scrisse alcune pagine de “La fanciulla del West”. Nelle migliaia di lettere inviate dal compositore ai suoi amici ecco come parla della montagna alta

pistoiese: “…qui fresco delizioso, mai pioggia, solo un tentativo un giorno… son rimasto soddisfatto dell’Abetone e son contentissimo…”

Exploring villas, fragments of beauty among the peaks of Abetone

From the splendour of the Belle Époque to the Gothic Line: a journey through the historic residences of Abetone, where nobility, writers, and great composers found refuge among ancient beech forests and the crystal-clear air of the Pistoia Mountains.

Sopra, Villa Zaubow, costruita nei primi anni del ’900 a “Fontana Vaccaia” e dedicata a una principessa russa, moglie di un generale dello zar.

Above, Villa Zaubow, built in the early 1900s in “Fontana Vaccaia” and named after a Russian princess, wife of a Tsar’s general.

Between the late XVIII century and the early XIX century, the Apennine ridge of Abetone experienced a silent and fascinating change. What used to be a wild pass, dominated by ancient forests and old customs houses, became the chosen destination for an educated and cosmopolite aristocracy. This text retraces the birth of the “noble villas”, dwellings born from the transformation of simple rural houses or newly-built structures in local stone, witnesses to an age where vacation was a ritual made up of clear air and intellectual salons. The journey starts from the Tuscan slope,

where we find Villa La Roccia , born from the demolition of a rocky outcrop wanted by the Baroness von Marenholtz, and Villa De Viti , the summer haven of a parliamentary aristocracy that carried the spirit of Rome and New York into the beech forests of Cecchetto. Continuing towards Fontana Vaccaia and Le Regine, the fascination of the serena stone of Villa Salviati and the mystery of the Russian Villa Zaubow evoke images of gardens animated by gazebos and the first, pioneering tennis courts. Exactly on the pass, the history of villas is intertwined with that of important institutions and creative genius. From the

transformations of the old customs house at Villa Major, to the evolution of the military station at Villa Gardini Brugnoli and the dwellings of giants of culture: the house of Paolo Mantegazza, a scientist who celebrated the “hygiene of climates”, and Giacomo Puccini’s small villa. Here, among the scent of resins and the “delicious fresh”, the Master composed pages of The Girl of the Golden West, consecrating Abetone not only as a landscape destination, but also as a true, pleasant retreat of soul and art. An architectural heritage which, today, among restored buildings and silent ruins, continues to narrate the golden age of the Pistoiese mountains.

Il GZP sostiene progetti di conservazione nei territori dove vivono le specie minacciate di estinzione e ogni programma affianca alla tutela delle specie il coinvolgimento delle comunità locali. photo@SVW

The GZP supports conservation projects in the regions where endangered species live, and each program combines species protection with the involvement of local communities. photo@SVW

GZP e sostenibilità: un percorso fatto di scelte quotidiane

Dalle scelte quotidiane nella gestione del Parco ai progetti di conservazione nel mondo: come il giardino zoologico contribuisce a costruire un futuro più sostenibile.

La sostenibilità è un percorso fatto di scelte e piccoli cambiamenti che ognuno di noi – persone, istituzioni e aziende – può fare in base alle proprie possibilità. È una costruzione collettiva: tante azioni, anche piccole, che insieme contribuiscono a costruire un futuro più equilibrato tra attività umane e natura. Il tema è al centro delle tante attività che il GZP promuove verso tutti i suoi pubblici, non solo quello scolastico, ed è anche un percorso intrapreso per ridurre il proprio impatto ambientale, promuovere un uso responsabile delle risorse e favorire pratiche di economia circolare in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Consumo responsabile e acquisti sostenibili

L’alimentazione degli animali rappresenta un ambito importante per la sostenibilità. Trovare gli alimenti più vicino possibile è la linea guida: il fieno proviene dall’Appennino e dal territorio pistoiese, mentre erba medica e paglia arrivano da aziende situate entro i 30 km. Per il pesce dei pinguini non è proprio possibile reperirlo dai mari più vicini, ma ci assicuriamo che sia pesce certificato pescato con sistemi di pesca sostenibili. Un’altra pratica significativa è il recupero di frutta e verdura provenienti dalla grande distribuzione che, pur non essendo più commercializzabili per il consumo umano, sono ancora perfettamente adatte all’alimentazione degli animali.

struttura delle giraffe sono stati installati pannelli solari che contribuiscono alla produzione di energia rinnovabile e stiamo progettando ulteriori passi per incrementare la produzione di energia green.

Grande attenzione è dedicata anche alla gestione delle risorse. L’acqua delle vasche viene riutilizzata per l’irrigazione delle aree verdi e alcuni sistemi funzionano con circuiti di ricircolo.

Oltre il GZP

Angelini Responsabile della didattica e comunicazione Giardino Zoologico di Pistoia

Uno degli aspetti centrali riguarda le scelte di acquisto. Veronica è la persona che se ne occupa e sta sempre molto attenta a tutto ciò che entra al Parco: carta e detergenti sono certificati Ecolabel garantendo standard ambientali elevati lungo l’intero ciclo produttivo. Per i detergenti, inoltre, vengono impiegati sistemi di dosaggio che consentono di ridurre sprechi e consumi. Nelle attività di manutenzione e allestimento degli spazi si privilegia l’utilizzo di materiali certificati e di recupero come il legno certificato FSC quando possibile o il cippato (materiale di sottoproduzione del legno) proveniente da filiere locali.

Nell’ottica dell’economia circolare i resti di frutta e verdura e le foglie vengono trasformati in compost utilizzato per fertilizzare le piante del Parco, mentre un impianto di lombricoltura produce ulteriore fertilizzante naturale per il verde partendo dai residui delle stalle.

Verso l’autosufficienza energetica

L’uso dell’energia è sicuramente un altro ambito in cui si può fare la differenza in sostenibilità: i veicoli a combustione del GZP sono per la maggior parte sostituiti con mezzi elettrici per gli spostamenti interni e è stato avviato un processo di sostituzione delle lampadine tradizionali con illuminazione a LED. Sul tetto della

La sostenibilità per un giardino zoologico non riguarda solo la gestione interna. Il GZP sostiene progetti di conservazione nei territori dove vivono le specie minacciate di estinzione e ogni programma affianca alla tutela delle specie il coinvolgimento delle comunità locali: programmi di educazione ambientale, sostegno alle guardie forestali e attività economiche alternative allo sfruttamento delle risorse naturali. Migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che vivono nei luoghi che vogliamo proteggere fa parte del progetto stesso di conservazione.

Qui al GZP consideriamo la sostenibilità non un traguardo definitivo ma un processo in continua evoluzione: un insieme di scelte quotidiane che, sommate tra loro, contribuiscono alla tutela della biodiversità e alla costruzione di un futuro più sostenibile.

Eleonora

Pistoia Zoological Garden and sustainability: a journey made up of daily choices

From daily choices in the management of the park to global conservation projects: how the zoological garden helps to build a more sustainable future.

Sustainability is a journey made up of choices and small changes that each of us – persons, institutions and companies – can complete based on one’s own possibilities. It’s a collective process of construction: several actions, even small ones, that contribute together to building a more balanced future between human activities and nature. The topic is at the core of the several activities promoted by the Pistoia Zoological Garden for all its audiences, not only the school audience, and is also a journey that was started with the purpose of reducing environmental impact, fostering a responsible use of resources, and encouraging circular economy practices in line with the goals of the United Nations 2030 Agenda.

Responsible consumption and sustainable purchases

One of the main aspects concerns purchasing decisions. Veronica is the person in charge of that, and always pays attention to everything that arrives to the park: paper and detergents

are Ecolabel certified, ensuring high environmental standards across the whole manufacturing process. Furthermore, dosing systems that allow to reduce waste and consumption are used for detergents. In maintenance and space set-up activities, priority is given to the use of certified and recycled materials such as FSC-certified wood where possible, or wood chips (a by-product of timber production) sourced from local supply chains.

Feeding animals represents an important aspect of sustainability. The guideline is sourcing food as locally as possible: hay comes from the Apennine and the Pistoiese territory, whereas alfalfa and straw come from companies located within 30 kilometres. Penguin fish can’t be sourced from the closest seas, but we make sure that it’s certified fish, obtained through sustainable fishing systems.

Another significant practice consists in the recovery of fruit and vegetables coming from large-scale distribution which, even though they are no longer marketable for human consumption, are still perfectly

suitable for animal feeding.

With a view to circular economy, the leftover fruit and vegetables are turned into compost used to fertilize the park’s plants, whereas a vermiculture facility produces further natural fertilizer for green, starting from stable waste.

Towards energy self-sufficiency

The use of energy is definitely another area where we can make a difference in terms of sustainability: most of the Pistoia Zoological Garden’s combustion vehicles can be replaced with electric means for internal movements and a process was started to replace traditional lamps with LED lighting. Solar panels were installed on the roof of the giraffe enclosure to help generate renewable energy, and we are planning further steps to increase the production of green energy. We also place great emphasis on resource management. Water from the pools is reused to irrigate green spaces, and some systems operate using recirculation loops.

Beyond the Pistoia Zoological Garden

For a zoo, sustainability isn’t just about internal management.

The Pistoia Zoological Garden supports preservation projects in the regions where endangered species live, and every program combines species protection with the involvement of local communities: environmental education programs, support for forest rangers, and economic activities that offer alternatives to the exploitation of natural resources. Improving the living conditions of the people who live in the places we want to protect is part of the conservation project itself.

Here at the Pistoia Zoological Garden, we regard sustainability not as a final goal but as an ever-evolving process: a series of daily choices that, when added together, contribute to the protection of biodiversity and the building of a more sustainable future.

Trekking

L’Anello della Sambuca

—

Un anello di 52 chilometri tra storia, natura e mistero: alla scoperta dei sentieri della Sambuca, dai Sassi di Pasqua alla Badia a Taona, percorribili a piedi o su due ruote in una meravigliosa cornice appenninica.

Testo di Cristiana Petrucci e Alessandro Maci
Foto di Lorenzo Marianeschi

In apertura una bella immagine della Badia a Taona, uno dei punti di interesse di questo anello naturalistico tutto da scoprire, attraversando foreste di faggi e abeti a piedi, a cavallo o in bicicletta.

On the opening page, a beautiful vintage image of Pensione Bellavista, in Abetone. Above, Villa Puccini in Boscolungo, just before reaching the Pass.

Ci sono luoghi, spesso di confine, in cui la storia ha lasciato vestigia preziose ma che, per dirla con le parole di Guccini, “ subiscon l’ ingiuria del tempo”.

La necessità di avvicinarsi a centri urbani più popolati, più vivaci e soprattutto con maggiori opportunità occupazionali, causa in queste realtà una progressiva perdita di abitanti e, conseguentemente ,di servizi. Questo finché un piccolo manipolo di persone resilienti, testarde ed innamorate del proprio territorio, decide che in questi stessi luoghi è ora di invertire la rotta.

E’ quello che sta avvenendo a Sambuca Pistoiese, terra di mezzo tra Toscana ed Emilia, dove amministrazione e associazioni hanno fatto squadra per valorizzare le potenzialità del territorio ed attirare nuovi abitanti e visitatori. Una delle strategie messe in atto riguarda la creazione e la sistemazione di alcuni percorsi trekking con difficoltà diverse. L’ ambiente naturale, ricco di boschi e selve che si estendono su montagne panoramiche, e i borghi sparsi sul territorio si prestano ad essere attraversati da visitatori che amano il turismo lento. Il percorso più significativo è un anello di circa 52 chilometri tra Taviano, il crinale del Passo della Collina e le Valli delle Limentre. Il tracciato, un’immersione

profonda in un contesto storico e naturale di straordinaria coerenza, può essere percorso a piedi, in mountain bike o a cavallo.

La Porta dell’Appennino: Partenza da Taviano Il percorso inizia a Taviano, una frazione di Sambuca Pistoiese, dove si apre la valle della Limentra. La scelta di arrivare in treno, sfruttando la storica linea Porrettana e scendendo nelle stazioni di Ponte della Venturina o Pracchia, non è solo una comodità logistica ma è un gesto di rispetto verso questo territorio suggestivo ma fragile. Scendere dal treno è il prologo ideale di un viaggio che si snoda tra passato e presente.

Dalla piazza di Taviano ci si immette sulla strada che sale verso Posola.

L’ ascesa richiede buoni polmoni ma la fatica viene presto ripagata dal panorama. Poco dopo l’avvio, svoltando a destra, si può abbandonare il tracciato principale per salire verso Sambuca Castello.

Arroccato come un nido d’aquila, il Castello è la sentinella della valle. Le mura in pietra , sopravvissute a secoli di contese tra Pistoia e Bologna, trasmettono un senso di solidità austera. Qui il silenzio è interrotto solo dal respiro del vento. Visitare questo borgo significa comprendere cosa significasse “confine” in epoca medievale: una linea tracciata sulla

roccia dove si giocava la sorte di intere comunità.

Il Cuore Mistico: da Posola alla Badia a Taona e i Sassi di Pasqua Prima di giungere a Posola, animata nella stagione estiva dalla locale Proloco, ci si dirige verso la Pidocchina e il Passo della Collina. Superato il valico, la vegetazione cambia e i castagni lasciano il posto alle faggete , offrendo un’ombra densa e rigenerante. Qui ci attende Badia a Taona. Fondata nel 1010, quest’abbazia benedettina era un centro nevralgico di cultura e carità. Oggi, le sue vestigia si fondono con il bosco, creando un’atmosfera di spiritualità laica che avvolge chiunque sosti tra le sue antiche pietre.

Proseguendo nel folto del bosco ci si imbatte in uno dei misteri più affascinanti dell’Appennino, i Sassi di Pasqua. Queste imponenti formazioni di arenaria, modellate dall’erosione e dal tempo, portano impresse incisioni di datazione incerta. La leggenda, tramandata oralmente dagli abitanti di Sambuca, narra di un viandante salvato da una tempesta proprio la mattina di Pasqua che, in segno di gratitudine, avrebbe inciso sulla roccia il segno della croce.

Studi recenti suggeriscono che i Sassi siano stati, per millenni, un luogo di culto pre-cristiano legato alla fertilità della terra, successivamente

reinterpretato in chiave cristiana dai monaci. Osservare queste “biblioteche di pietra” significa toccare con mano un dialogo ancestrale tra l’uomo e la montagna.

Torri e Treppio: L’Arte del Vivere in Montagna

Lasciati i Sassi alle spalle, la discesa ci porta a Torri, esempio emblematico di buona conservazione del paesaggio rurale. Le case in pietra, i portali scolpiti e la pulizia dei vicoli testimoniano una comunità che non ha mai smesso di prendersi cura della propria terra.

Da Torri, il cicloturismo fa un salto

Un itinerario meraviglioso alla scoperta di una parte della Montagna Pistoiese perfetta per chi ama il turismo lento

di qualità: qui l’anello si ricongiunge idealmente alla Ciclovia del Sole, come da una porta spalancata sull’Europa per chi, da Capo Nord alla Sicilia, sceglie la bicicletta per esplorare il mondo. Poco oltre si incontra Treppio. È il borgo aristocratico della valle, caratterizzato da un’eleganza sobria. Le sue abitazioni signorili ricordano che in passato l’economia del bosco e della pietra era capace di generare ricchezza e bellezza. La posizione soliva rende Treppio il luogo perfetto per una sosta gastronomica: i prodotti del bosco, dai funghi alle castagne, qui

Sopra, la Chiesa di San Michele Arcangelo a Treppio, probabilmente la più bella di questa porzione di Appennino Tosco Emiliano. Caratterizzata da un’elegante facciata e un alto campanile in pietra, custodisce interni raffinati che riflettono la storica ricchezza del borgo.

Above the Church of St. Michael the Archangel in Treppio, likely the most beautiful in this part of the Tuscan-Emilian Apennines. Characterized by an elegant façade and a tall stone bell tower, it houses refined interiors that reflect the village’s historical wealth.

Un itinerario lento e pieno di suggestione, che tocca le Valli della Limentra di Taviano, di Treppio e di Lentula attraversando luoghi incantati dove spesso, sembra che il tempo si sia fermato…

A slow itinerary, full of suggestion, that winds through the Limentra valleys of Taviano, Treppio, and Lentula, crossing enchanted places where time often seems to have stopped…

raggiungono vette di eccellenza.

Per i camminatori, da Treppio, seguendo il sentiero 165, in circa due ore si può rientrare direttamente a Taviano, lungo un sentiero di grande suggestione.

Il Rientro: Il Fiume come Guida

La parte finale del percorso, toccando Badi e scendendo verso Ponte della Venturina, è un defaticante naturale. Seguire il corso del fiume Limentra significa farsi guidare dalla forza dell’acqua, che ha modellato la roccia e la storia di questa valle. A questo punto, se si è venuti in treno, il percorso è giunto alla fine. In alternativa, il ritorno a Taviano chiude l’anello e lascia nel viandante la consapevolezza di aver attraversato non solo 52 chilometri di strada, ma un libro vivente di geologia, arte e leggende.

Consigli per il viaggio

Per godersi questo itinerario, la scelta del mezzo per i ciclisti è fondamentale. Una Gravel o una MTB sono le compagne ideali per gestire la varietà dei fondi.

Il dislivello di 1.300 metri totali richiede una buona preparazione fisica, ma la possibilità di utilizzare l’E-Bike rende questo percorso accessibile a un pubblico ampio, purché consapevole della gestione della batteria. Infine,bisogna ricordare di prenotare in anticipo nei piccoli

borghi: la ricettività è di qualità, ma limitata, il che è un bene per chi cerca l’autenticità.

L’Appennino non è una meta di passaggio. È una destinazione dove, se ci si ferma a guardare, si può ancora sentire una pluralità di voci: la voce della pietra e del bosco.

ZOOM

Intervista

Alessandro Maci

Consigliere Comunale del Comune di Sambuca Pistoiese

Come nasce l’idea di questo progetto e a cosa si ispira?

Attraverso L’Anello di Sambuca l’amministrazione Comunale vuole valorizzare il territorio di Sambuca Pistoiese, segnato da spopolamento e scarsa antropizzazione e unire le sue principali valli: quella Reno e quelle delle Limentre. Ci siamo ispirati alla “Via degli Dei” per trasformare sentieri storici in una destinazione turistica capace di diventare un volano economico per il nostro territorio. L’obiettivo è connettere borghi, storie e persone, definendo però un’identità specifica legata alle “Tre Valli” e alla mobilità dolce.

Cosa distingue questo progetto?

La nostra idea si basa su tre pilastri. Tecnologia : Non solo segnaletica fisica, ma una web app con QR code per approfondimenti storici e una “tessera virtuale” per ottenere sconti nelle attività locali. Dati: Monitoraggio dei flussi per pianificare lo sviluppo futuro. Partecipazione: Il progetto è condiviso con la popolazione e realtà come Legambiente e Toscana Bike.

Quali risultati vi aspettate per la comunità locale?

La priorità è contrastare lo spopolamento creando opportunità lavorative che permettano ai giovani di restare. Puntiamo ad aumentare i flussi cicloturistici a beneficio delle attività locali e a promuovere la mobilità sostenibile, valorizzando l’integrazione con la storica Ferrovia Porrettana. Il progetto si muove su un concetto suggestivo: “dalla montagna perduta alla montagna ritrovata”.

Cosa significa concretamente?

Dal 1990 a Pistoia

La “montagna perduta” rappresenta l’abbandono, il silenzio dei borghi che si svuotano e la memoria storica che rischia di svanire. La “montagna ritrovata” è la nostra risposta: cercare di restituire il territorio ai residenti e ai visitatori per riscoprire un’identità appenninica che sia viva, connessa e fruibile. È un invito a riabitare lo spazio montano con una consapevolezza nuova.

Come si articola il piano di realizzazione e quali sono i passaggi chiave?

I tempi e le fasi di attuazione sono strettamente legati ai bandi e ai finanziamenti. Il piano prevede la messa in sicurezza dei sentieri, la creazione di un sistema di segnaletica uniforme e all’avanguardia e una importante campagna di comunicazione che posizionerà l’Anello di Sambuca come una destinazione di rilievo per il turismo lento e consapevole.

Riprendendo l’ispirazione iniziale, come si inserisce questo nel solco della “Via degli Dei”? Se la “Via degli Dei” ha dimostrato che un cammino può rigenerare l’Appennino, il nostro progetto ne applica la visione strategica a un contesto di “montagna ritrovata”. Mentre la Via degli Dei è una direttrice, il nostro è un anello che invita a una sosta più profonda, valorizzando le peculiarità delle valli del Reno e delle Limentre. L’obiettivo resta lo stesso: trasformare la fragilità in una risorsa sostenibile.

Per chi decide di affrontarlo in bici, meglio scegliere una Gravel o MTB per gestire al meglio la varietà dei fondi. Con 1.300 metri di dislivello complessivo, il percorso richiede allenamento, ma con una E-Bike diventa accessibile a molti, ma occhio alla batteria!

For those who decide to tackle it by bike, it’s best to choose a gravel bike or MTB to best handle the variety of terrain. With a total elevation gain of 1,300 meters, the route requires training, but with an e-bike it becomes accessible to many—just keep an eye on the battery!

Pistoiese Mountains

The Sambuca loop

A 52-kilometer loop through history, nature, and mystery: exploring the trails of the Sambuca, from the Easter Stones to Badia a Taona, accessible on foot or by bike in a stunning Apennine setting.

Among the folds of the Apennine, where history resists the ravages of time, a challenge of love and resilience was born: the redemption of Sambuca Pistoiese. In this “middle land” between Tuscany and Emilia, a maniple of stubborn dreamers decided to change the course of depopulation, turning the silence of villages into a vibrant opportunity of slow tourism. The beating heart of this rebirth is a 52-km loop, that winds through mystical forests and panoramic peaks, which can be crossed on foot, by mountain bike, or on horseback.

The journey starts from the village of Taviano, which can be reached through the historical Porrettana railway, and then clambers towards the austere walls of Sambuca Castello, a medieval sentinel suspended in the wind. Then, the path crosses the regenerative beechwoods of Badia a Taona, founded in 1010, until reaching the enigma of the Easter Stones, “stone libraries” where ancient pagan rituals intertwine with Christian legend. Among the meticulous care of the alleys in Torri – an open door on the Ciclovia del Sole

– and the aristocratic elegance of Treppio, the itinerary celebrates the art of living in the mountains. The loop ends with the flow of the river Limentra, a liquid guide that brings the wayfarer back to the start. It’s not only a

trekking with a 1,300-meter elevation gain, but also a deep immersion in a living book of geology and myth, an invitation to rediscover the authenticity of a territory that chose not to give up.

L’arte messaggera di fratellanza

Un libro, un incontro con il Papa e quarant’anni di carriera: l’arte di ritrovare l’umano attraverso il silenzio, la meditazione e la bellezza del creato.

Testo a cura della Redazione Foto di Carolina Begliomini e Archivio Palandri
Opere di Cristina Palandri

A destra, il momento della consegna del libro

“Giulio e la colomba della pace” a Papa Leone XIV avvenuta in Vaticano durante l’udienza speciale del 13 dicembre 2025.

On the right, the moment when the book

“Giulio e la colomba della pace” was delivered to Pope Leone XIV at the Vatican, during the special hearing of 13 December 2025.

L’artista pistoiese Maria Cristina Palandri si racconta dopo la consegna del suo ultimo libro al Santo Padre, un’opera sostenuta dalla Fondazione Giorgio Tesi ETS per riscoprire il valore etico del creato attraverso il simbolismo della colomba e il richiamo alle radici rinascimentali: un’intervista profonda che esplora il ruolo dell’artista come custode di messaggi spirituali e di verità.

Ricevere la benedizione del Santo Padre è un momento che segna profondamente la vita di un artista. Qual è stata la sensazione predominante nel consegnare personalmente ‘Giulio e la colomba della pace’ nelle mani di Papa Leone, e quale parola o sguardo del Pontefice ti ha colpita maggiormente durante il vostro scambio?”

Per prima cosa devo dire che “niente viene per caso. Arrivare a dare personalmente al Santo Padre, Papa Leone XIV un libro scritto e illustrato nel 2017, è stata una vera sorpresa, anche se molto desiderata. Nel febbraio del 2025 ho sentito il bisogno di concretizzare questo racconto e grazie alla Fondazione

Giorgio Tesi Group che ha creduto in questo progetto è stato accettato e pubblicato. Il mio desiderio era indubbiamente quello di consegnarlo al Papa .Nell’udienza speciale del 13 dicembre 2025 per il Presepe Vivente insieme a tutta l’equipe di Giorgio Tesi Group che si sono prodigati che anche io ci fossi, finita l’udienza e mentre Papa Leone XIV passava per i saluti mi sono trovata davanti a lui e ho consegnato nelle sue mani il libro “Giulio e la colomba della Pace ”dicendogli” questo libro è per tutti i bambini del mondo” per sua risposta mi ha detto “lo leggerò” .Il suo sguardo era visibilmente commosso ed io in quell’attimo ho sentito di aver fatto una cosa giusta”.

Il tuo ultimo lavoro affronta un tema universale e quanto mai attuale come la pace, filtrato attraverso gli occhi di un bambino. In un’epoca di grandi tensioni globali, in che modo la figura di Giulio e il simbolo della colomba possono aiutare i più piccoli — e forse anche gli adulti — a riscoprire il valore della fratellanza?

Parlo di pace da sempre da quando ho iniziato a dipingere. Dalla prima petroliera che “invase il mare nel 1978, ho sempre sentito

il bisogno di parlare di natura e di pace, culminando nel 2004 con la personale “La Pace, un dono” mostra itinerante che aprì a Pistoia nelle Sale Affrescate del palazzo di Giano

L’incontro con il Santo Padre suggella quarant’anni di arte dedicata alla

pace e alla natura. Attraverso il suo libro, l’artista pistoiese lancia un messaggio di fratellanza universale, invitando a riscoprire l’umano attraverso la bellezza e la meditazione.

Maria Cristina Palandri al lavoro su un dipinto nel suo studio pistoiese. L’artista oltre a dipingere, ama scolpire, scrivere e illustrare libri per ragazzi.

Cristina Palandri working on a painting in her studio in Pistoia. As well as painting, the artist loves to sculpt, write, and draw books for kids.

poi a Parlesca a Torre Strozzi fino a Perugia. Chiaramente si parte da una pace interiore fino ad arrivare ad una pace tra tutti gli esseri umani, attraverso la Colomba della Pace, come simbolo Universale di amore, compassione, benevolenza, altruismo, rispetto. Chi può essere oggi come ieri a percepire con naturalezza tutto questo? L’INNOCENZA! Una parola dimenticata, ma che ritroviamo sempre e solo nei bambini, e solo attraverso di loro possiamo ricordare che anche noi siamo stati bambini. Un piccolo libro scritto per coloro che hanno davanti un futuro dove tornare ad essere veri, umani, pieno di speranza e di fratellanza, con le parole che cito nel libro ”GIULIO E LA COLOMBA DELLA PACE”.

Come artista pistoiese, porti con te l’eredità culturale di una terra ricca di storia e sensibilità.

In che misura le tue radici e il tuo percorso artistico hanno influenzato la genesi di questo libro, e quanto è importante per te che l’arte continui a farsi portavoce di messaggi etici e spirituali così forti?

Dipingo da oltre 40 anni e il mio sentire, come ho già detto, si è sempre mosso su ciò che provo, che vorrei dire, in cui credo. La mia influenza più importante è stato il Rinascimento che ritengo la mia scuola e che ancora oggi porto nel mio DNA, passando nel tempo dal surrealismo, al simbolismo e poi a tutto ciò che tocca il pensiero, attraverso il mondo letterario, poesia, musica, alla bellezza del creato, in cui ritrovo la speranza. Oggi credo che l’uomo abbia bisogno di riascoltare quello che è importante nella vita, la parola, il tempo che permetta di indagare, di ricercare in sé stessi

quello che di vero avevi e che sicuramente abbiamo ancora. Così il silenzio e la meditazione nelle parole chiave e spirituali spesso aiutano a ricordarsi chi siamo veramente e quanto le cose piccole diventino grandi...

La tua è una carriera artistica lunga e ricca di successi. Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

I miei progetti variano molto, oltre a dipingere, amo la scultura, la scrittura e libri per ragazzi. Prima di iniziare, un progetto deve partire da un rintocco spirituale o visivo o percepito, che tocchi la mente e arrivi al cuore; poi inizia un lungo percorso, ma sempre rimanendo comunque un essere libero. Il mio progetto più importante è portare avanti questo credo.

Maria

From Pistoia to the Vatican

Art as a messenger of brotherhood

A book, a meeting with the Pope, and forty years of career: the art of rediscovering our humanity through silence, meditation, and the beauty of creation.

The meeting between the Pistoiese artist Maria Cristina Palandri and Pope Leone XIV represented for her the culmination of a creative and spiritual journey spanning over forty years, marked by an unwavering ethical consistency. The book Giulio e la colomba della pace, a work conceived in 2017 and finally published in 2025 thanks to the support of Giorgio Tesi ETS Foundation, lies at the heart of this dialogue. During the special hearing of 13 December 2025, the presentation of the book to the Pontiff was sealed by a visibly moved expression and a promise full of significance: «I will read it». For Palandri, this moment represented the fulfilment of a deep wish: offering a message of hope to all the children in the world.

The dialogue with the artist retraces the milestones of a commitment which, since her very first works dating back to 1978 and dedicated to safeguarding nature, always placed peace at the center. Through the universal symbolism of dove, Palandri invites us to rediscover innocence, a word that is often forgotten and that only children’s eyes can give back to adults. Maria Cristina’s artistic language is rooted in her land’s Renaissance DNA, evolving through surrealism and

symbolism to find a synthesis where art, poetry, and music are merged in the beauty of creation.

In an age of global tensions, Maria Cristina Palandri reaffirms the civil and spiritual function of art, intended as the search for an inner peace that can become universal brotherhood. Fed by silence and meditation,

her work becomes a tool to investigate the truth of human beings and remember how small things are actually the biggest ones. Her project for the future remains an indissoluble “creed”: maintaining an absolute creative freedom, so that she can continue to turn the “chimes of the spirit” into works capable of touching heart and mind.

A destra, un’altra immagine dell’incontro con il Santo Padre e in basso una delle illustrazioni del libro per ragazzi “Giulio e la colomba della pace” scritto e illustrato dall’artista pistoiese.
Above, another image of the meeting with the Holy Father and, below, one of the illustrations from the book for kids “Giulio e la colomba della pace”, written and drawn by the artist from Pistoia.

Your next best move

«Con ReeVo non parliamo solo di affidabilità tecnica ma di serenità. La nostra azienda sa di essere in mani competenti.»

follow us

UN LUOGO PER TUTTI , DA VIVERE SEMPRE

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook