EUR 15 | AED 60 | CHF 15 | HKD 120 | JPY 1800 | USD 17 | ZAR 275
anno 6 numero#18 | fall/winter edition MMXXVI | 5786
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Fantini Milano Via Solferino, 18 20121 Milano Ph. +39 02 89952201 fantinimilano@fantini.it Fratelli Fantini SpA Via M. Buonarroti, 4 28010 Pella (NO) Ph. + 39 0322 918411 fantini@fantini.it
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GRANDE CUVÉE ALMA BRUT L A N AT U R A A L C E N T R O
l’estate volge al termine, ma il desiderio di partire non conosce stagioni. È tempo di lasciarsi ispirare dal nuovo numero di Travelista, dedicato ai viaggi da vivere nei mesi che verranno. In queste pagine troverete idee per trasformare ogni momento dell’anno in un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo: dalle atmosfere incantate delle montagne innevate alle campagne inglesi dal fascino senza tempo, dalle isole paradisiache della Polinesia ai sapori autentici dei territori italiani. Vi accompagneremo tra esperienze da regalare e regalarsi, viaggi che seguono il ritmo delle stagioni e itinerari che invitano a prendersi il proprio tempo, come quello a bordo del treno La Dolce Vita Orient Express. Entreremo nei musei delle grandi città d’arte, esploreremo le nuove tendenze della Corea del Sud, scopriremo storie di creatività e innovazione e ci lasceremo guidare dalla bellezza di paesaggi, culture e tradizioni lontane. Qualunque sia la vostra prossima destinazione, Travelista vi accompagnerà lungo la strada. Iniziate a preparare la valigia!
Icø Inanc, Editore the_travelmaverick
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LIFESTYLE
CULTURA
13 IL REGALO PIÙ BELLO NON SI SCARTA
77 5 MOTIVI PER VISITARE LA COREA DEL SUD
Sei viaggi, sei bisogni, un solo desiderio: partire
La destinazione che detta le nuove tendenze globali
31 IL CUORE DELL’AUTUNNO
83 COTSWOLDS, IL FASCINO DELLA CAMPAGNA INGLESE
Quando il viaggio segue il ritmo delle stagioni
Villaggi color miele e dimore storiche
39 LA DOLCE VITA ORIENT EXPRESS
THE TRAVELLER
Il viaggio lento che reinventa il mito del lusso su rotaia
91 POLINESIA: DESTINAZIONE PARADISO!
47 LE MIGLIORI DESTINAZIONI SCIISTICHE AL MONDO
In viaggio con Marzia Cardaci e Simona Ravazzini
Tra ghiacciai, foreste e vette innevate
LE GOURMAND 99 TRA PAELLA E RISOTTO
ARTE & ARCHITETTURA
Il riso che unisce e differenzia due culture gastronomiche
57 CHRISTIAN BALZANO Il settimo oceano
SCUOLA
67 AUTUNNO D'ARTE
109 METODOLOGIE DIDATTICHE ATTIVE
Otto città, otto mostre da non perdere
Peer teaching e Cooperative learning
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CREDITS A cura di Icø Inanc
ico@ilv.travel
Redattori Martina Torrini martina@ilv.travel
Elisa Fasola
elisa@ilv.travel
Sofia Merati sofia@ilv.travel
Editorialisti Michele Abate, Marzia Cardaci, Micol Fischer, Simona Ravazzini, Federico Rui
Art Director & Graphic Design Luca Mantovanelli luca@ilv.travel
Advertising & Marketing Director Giovanni Pisani giovanni@ilv.travel
Digital www.travelista.it
Digital Content Editors Martina Torrini martina@ilv.travel
Elisa Fasola
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Sofia Merati sofia@ilv.travel
Digital Strategy Director Giovanni Pisani giovanni@ilv.travel
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LIFESTYLE 13 IL REGALO PIÙ BELLO NON SI SCARTA Sei viaggi, sei bisogni, un solo desiderio: partire
31 IL CUORE DELL’AUTUNNO Quando il viaggio segue il ritmo delle stagioni
39 LA DOLCE VITA ORIENT EXPRESS Il viaggio lento che reinventa il mito del lusso su rotaia
47 LE MIGLIORI DESTINAZIONI SCIISTICHE AL MONDO Tra ghiacciai, foreste e vette innevate
Il regalo più bello non si scarta Sei viaggi, sei bisogni, un solo desiderio: partire Testo di: Martina Torrini
C'è chi a Natale desidera un oggetto da conservare e chi, invece, preferisce costruire ricordi. Per questi ultimi, il regalo perfetto non si scarta la mattina del 25 dicembre: si vive. Per queste persone, un viaggio è un progetto, una promessa, qualcosa che inizia nel momento stesso in cui si immagina la partenza. Quest'anno abbiamo provato a guardare il mondo attraverso alcuni archetipi junghiani, quegli indicatori di bisogni profondi che, in modi diversi, guidano le nostre scelte e il nostro modo di stare nel mondo. C'è chi sente il bisogno di trasformarsi, chi cerca leggerezza, chi è mosso dalla curiosità o dall'avventura. E c'è chi, semplicemente, ha il desiderio di ritrovare energia o di rallentare. Per ciascuno di questi bisogni abbiamo immaginato una destinazione capace di interpretarlo al meglio. Sono esperienze da regalare anche attraverso i nostri voucher personalizzabili, pensati per trasformare il momento dell’apertura dei regali in qualcosa di ancora più prezioso: l'attesa stessa del viaggio.
Giava, Indonesia
Trasformazione
Per chi sente il bisogno di cambiare prospettiva Non possiede la fama spirituale di Bali, e forse è proprio questo il suo fascino. Sull’isola di Giava la trasformazione avviene in modo più discreto, quasi silenzioso. All'alba, il profilo dei templi di Borobudur e Prambanan emerge dalla foschia, mentre sullo sfondo una natura di origine vulcanica ricorda che qui la terra è viva e in continuo movimento. È una destinazione che chiede di fermarsi a osservare, di lasciarsi sorprendere e di comprendere il valore delle piccole cose. Un viaggio per chi sente che è arrivato il momento di guardare la realtà da un'altra angolazione, senza necessariamente sapere quale sarà quella giusta.
Islanda
Purezza
Per chi desidera fare spazio all'essenziale In Islanda la bellezza nasce dalla semplicità. Le strade attraversano distese vulcaniche e paesaggi lunari, le cascate si susseguono tra vallate deserte, e il cielo cambia volto più volte nel corso della stessa giornata. Qui non ci sono distrazioni, solo natura incontaminata. Ghiaccio, lava, vento e luce: elementi semplici che, insieme, danno vita a una delle esperienze più intense che si possano vivere in natura. Un viaggio per chi sente il bisogno di liberarsi del superfluo e ritrovare un ritmo di vita più autentico.
Giappone
Curiosità'
Per chi non smette mai di farsi domande Non il Giappone delle grandi metropoli e delle insegne luminose, ma quello che si scopre allontanandosi dai percorsi più battuti. Nella penisola di Ise-shima, il santuario di Ise-jingū custodisce da secoli il cuore spirituale del Paese, mentre le Ama continuano a immergersi in mare per raccogliere le perle, seguendo una tradizione tramandata di generazione in generazione. Più a sud, sull'isola di Kyushu, le sabbiature calde di Ibusuki offrono un'esperienza tanto semplice quanto sorprendente. E poi ci sono le dune di Tottori, sull’isola di Honshu, un paesaggio inaspettato che sembra appartenere a un altro continente. Luoghi molto diversi tra loro, uniti dalla capacità di ricordarci che il mondo riesce ancora a stupire.
Un viaggio da scartare, un’emozione da vivere. La Gift Card è declinata in tre pacchetti, ciascuno con le sue caratteristiche, ma tutti completamente personalizzabili e adattabili a tutte le tue esigenze. Ideali sia per regali aziendali o alle persone a te care, scegli una soluzione interamente modellata sulla persona che la riceverà.
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Isola del Sud, Nuova Zelanda
Avventura
Per chi sogna orizzonti sconfinati Alcuni viaggi si misurano in chilometri, altri si calcolano in emozioni, ma, in Nuova Zelanda, le due cose coincidono spesso. L’isola del Sud è composta da strade panoramiche, fiordi spettacolari, laghi glaciali e montagne che sembrano disegnate per accompagnare ogni spostamento. È il luogo ideale per chi associa l'avventura alla libertà di muoversi, fermarsi, cambiare programma e prospettiva, e infine ripartire. Senza fretta, ma con la sensazione costante che dietro alla prossima curva si nasconda qualcosa di straordinario.
Marocco
Nutrimento
Per chi cerca autenticità nei piccoli gesti Il Marocco è uno di quei Paesi che si scoprono con tutti i sensi: i profumi delle spezie nei souk, il tè alla menta nei bar e nei riad, il pane appena sfornato, il ritmo della vita quotidiana nei villaggi dell'Atlante. La scoperta del Paese passa attraverso la tavola, ma trova il suo significato più profondo negli incontri con le persone. Grazie all’ospitalità marocchina, fatta di gesti semplici e mai scontati, il viaggio assume una dimensione più intima, in cui il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso.
Brasile
Gioia
Per chi vuole ritrovare la gioia nelle cose semplici In Brasile la gioia è qualcosa che si percepisce immediatamente. È nei colori delle città coloniali, nella musica che accompagna la vita quotidiana, nelle giornate trascorse tra spiagge infinite e natura tropicale. Ma, soprattutto, è nel modo in cui le persone vivono e condividono il tempo. Una cena che si prolunga, una conversazione improvvisata, una festa di quartiere. Non serve cercarla: la gioia è ovunque, e finisce per diventare contagiosa.
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UN PAESAGGIO S C O L P I T O D A L L’ U O M O E DAL TEMPO
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fotografia © Giulia Iacolutti
‘Migliore Distilleria del Mondo’
Antico simbolo degli alcoli
BEVI RESPONSABILMENTE
SPIRIT BRAND - DISTILLER OF THE YEAR 2019
È la prima volta per l’Italia e per la Grappa
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Tra vigneti, boschi e colline, l'autunno e l'inverno segnano l'inizio di alcune delle esperienze più autentiche che si possano vivere in viaggio: la ricerca del tartufo, la vendemmia, l'olio nuovo, le feste che celebrano prodotti e tradizioni locali.
Testo di: Sofia Merati
IL CUORE DELL’AUTUNNO Quando il viaggio segue il ritmo delle stagioni Tra vigneti, boschi e colline, l'autunno e l'inverno segnano l'inizio di alcune delle esperienze più autentiche che si possano vivere in viaggio: la ricerca del tartufo, la vendemmia, l'olio nuovo, le feste che celebrano prodotti e tradizioni locali. Momenti che durano poco, ma che raccontano il territorio attraverso gesti, sapori e rituali tramandati nel tempo. In Italia, il calendario agricolo continua a scandire la vita di intere comunità. Per chi viaggia, questo si traduce nella possibilità di partecipare ad attività che vanno oltre la semplice degustazione: esperienze immersive che permettono di conoscere da vicino il lavoro e le tradizioni che danno forma ad alcuni dei prodotti più rappresentativi del territorio.
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Tra le più significative c’è senza dubbio la ricerca del tartufo. In Piemonte, Toscana e Umbria, l'arrivo dell'autunno coincide con la raccolta di uno dei prodotti più preziosi della gastronomia europea. Accompagnati da cercatori esperti e dai loro cani addestrati, è possibile esplorare boschi e sentieri, scoprendo una pratica antica che permette di osservare questi luoghi da una prospettiva diversa. L'esperienza si conclude spesso a tavola, dove il tartufo diventa il filo conduttore di ricette tramandate nel tempo.
Nello stesso periodo, le aree vitivinicole vivono uno dei momenti più importanti dell'anno: la vendemmia. Dalle Langhe alla Val d'Orcia, passando per il Chianti e le colline del Prosecco, il raccolto dell'uva rappresenta ancora oggi un appuntamento centrale. Visite ai vigneti e degustazioni permettono di seguire da vicino le fasi della produzione del vino e di comprendere il legame tra il paesaggio e il prodotto finale. Con l'autunno inoltrato arriva anche la stagione dell'olio nuovo. In molte regioni italiane, i frantoi iniziano a lavorare le olive appena raccolte, mostrando le diverse fasi della produzione. L'assaggio di un olio extravergine appena franto permette di apprezzarne i profumi e le sfumature nel momento della loro massima intensità e di entrare in contatto con una delle tradizioni agricole più rappresentative del Mediterraneo. Negli ultimi anni, queste esperienze hanno riportato l'attenzione su un modo di viaggiare che mette al centro il contatto diretto con i luoghi e con chi li vive. Partecipare alla raccolta delle olive, visitare una cantina durante la vendemmia o seguire un cane da tartufo nei boschi significa avvicinarsi a un patrimonio di conoscenze che continua a caratterizzare molte regioni italiane. Una degustazione di oli.
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Seguendo il ritmo delle stagioni si scopre un modo diverso di viaggiare. Tra profumi di mosto, sentieri nei boschi e tavole imbandite, l’autunno e l’inverno diventano l’occasione per osservare come tradizioni, comunità locali e paesaggi continuino a scandire il tempo del viaggio.
Il viaggio in treno non è più solo uno spostamento, ma diventa un’esperienza estetica, gastronomica e culturale: è questa la filosofia de La Dolce Vita Orient Express, il primo treno di lusso interamente dedicato all’Italia.
Testo di: Martina Torrini
LA DOLCE VITA ORIENT EXPRESS Il viaggio lento che reinventa il mito del lusso su rotaia Il viaggio in treno non è più solo uno spostamento, ma diventa un’esperienza estetica, gastronomica e culturale: è questa la filosofia de La Dolce Vita Orient Express, il primo treno di lusso interamente dedicato all’Italia, nato per reinterpretare l’idea del “viaggio lento” con lo stile inconfondibile del grande mito Orient Express. Gli interni, firmati Dimorestudio, richiamano l’eleganza cinematografica degli anni ’60 e ’70, mentre il servizio a bordo, con cucina d’autore firmata dallo Chef tre stelle Michelin Heinz Beck, trasforma ogni tratta in un percorso sensoriale. Le carrozze ospitano cabine eleganti con bagno privato, lounge panoramiche e spazi comuni pensati per una convivialità raffinata: il risultato è un hotel su rotaie che attraversa l’Italia come in un racconto in movimento, tra città d’arte, coste mediterranee e paesaggi rurali. Quelli che seguono sono solo alcuni degli itinerari più rappresentativi del treno, una selezione che offre un assaggio della varietà di esperienze proposte da La Dolce Vita Orient Express lungo i binari della Penisola (e non solo).
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Roma, Portofino e Venezia: dalla Città Eterna alla Serenissima Partendo da Roma, l’itinerario attraversa l’Italia fino a Venezia, con una tappa intermedia nella Riviera ligure. A bordo, il viaggio è scandito dai paesaggi toscani che si susseguono a perdita d’occhio, prima di arrivare a Santa Margherita Ligure e di godere di tempo libero a Portofino. La serata si svolge tra una cena raffinata e le atmosfere soffuse della Carrozza Bar, mentre il treno prosegue verso nord. Vi risveglierete poi a Venezia, con l’ingresso in laguna che segna l’arrivo in una delle città più iconiche e suggestive del mondo.
Viaggio tra i vigneti toscani: fra gusto e territorio Un itinerario che parte e si conclude a Roma, e conduce nel cuore della Toscana, tra paesaggi collinari e tradizioni enologiche d’eccellenza. Dopo un pranzo gourmet a bordo, il treno raggiunge Montalcino, con la possibilità di esplorare il borgo e partecipare a degustazioni di Brunello in cantina. La serata prosegue in treno tra cena e musica dal vivo, in un’atmosfera rilassata e raffinata. Il giorno seguente, la colazione accompagna il rientro verso Roma, chiudendo un’esperienza tra gusto e territorio.
Northern Greens: i golf club più esclusivi d’Italia Pensato per gli appassionati di golf, il percorso Northern Greens combina il fascino del viaggio in treno con l’accesso ad alcuni dei campi più prestigiosi d’Italia. Dal Royal Park I Roveri in Piemonte al Franciacorta Golf Club, fino al The Club at Castiglion del Bosco in Toscana, ogni tappa è accompagnata da servizi dedicati, assistenza personalizzata e momenti di convivialità a bordo. Tra una partita e l’altra, gli ospiti possono rilassarsi con la cucina firmata Heinz Beck, mentre chi non pratica golf ha l’opportunità di scoprire il patrimonio artistico, culturale e gastronomico dei territori attraversati.
La via del tartufo: l’itinerario dei piaceri del palato Partendo da Roma, dopo una cena stellata e una notte a bordo, il viaggio raggiunge Nizza Monferrato, nel cuore del territorio Patrimonio UNESCO, dove potrete partecipare a percorsi di degustazione in cantina. Il pomeriggio è dedicato al rientro verso Roma, tra momenti di relax e una cena raffinata in carrozza, accompagnata da musica dal vivo. Il ritorno nella Capitale conclude un’esperienza breve ma intensa, dedicata ai sapori e ai ritmi lenti del Piemonte. 40
Dettagli del bagno di una cabina del treno.
Ciabatte La Dolce Vita Orient Express.
La carrozza ristorante a bordo del treno.
Gli interni di una cabina Suite.
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Corso Venezia 23, Milan | uptoyouanthology.com
Da Roma a Istanbul: ispirazioni dal leggendario Orient Express Un viaggio di 5 giorni che ripercorre il fascino del leggendario Orient Express, collegando Roma a Istanbul attraverso alcune delle città più affascinanti d’Europa. Dopo una tappa a Venezia, il percorso prosegue verso Budapest, elegante capitale affacciata sul Danubio, e attraverso i paesaggi della Romania, con soste a Brașov e Sinaia. Fra cene raffinate, musica dal vivo e notti a bordo, il viaggio termina a Istanbul, dove Oriente e Occidente si incontrano in un mosaico di culture, architetture e tradizioni.
Whispers at Midnight: un Capodanno sui binari Pensato per celebrare l’arrivo del nuovo anno in modo scintillante, questo itinerario parte da Roma e conduce tra la quiete delle colline di Montalcino e il fascino senza tempo di Venezia, prima del rientro nella Capitale. A bordo, il viaggio è scandito da una cena d’autore firmata Heinz Beck, musica dal vivo e momenti lenti, fino alla notte di San Silvestro, che dà inizio alle celebrazioni con una cena gourmet, uno spettacolo di burlesque e DJ set. Un’esperienza che unisce il piacere del viaggio lento alla magia del Capodanno italiano.
I paesaggi incredibili che fanno da sfondo al viaggio in treno.
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Con La Dolce Vita Orient Express, infatti, il treno non è più solo un mezzo di trasporto, ma diventa una forma di narrazione itinerante. Ogni percorso contribuisce a ridefinire il concetto stesso di viaggio di lusso: non più la destinazione come fine, ma il tragitto come esperienza totalizzante, in un tempo sospeso, ovattato, quasi onirico.
Ci sono montagne che si conquistano arrivando in vetta e altre che si rivelano curva dopo curva. In queste destinazioni la discesa è solo una parte dell’esperienza: il resto lo fanno i paesaggi che si aprono lungo il percorso, la luce che cambia con l’altitudine e il carattere unico di ogni montagna.
Testo di: Sofia Merati
LE MIGLIORI DESTINAZIONI SCIISTICHE AL MONDO Tra ghiacciai, foreste e vette innevate Ci sono montagne che si conquistano arrivando in vetta e altre che si rivelano curva dopo curva. In queste destinazioni la discesa è solo una parte dell’esperienza: il resto lo fanno i paesaggi che si aprono lungo il percorso, la luce che cambia con l’altitudine e il carattere unico di ogni montagna. Dalle Alpi europee alle montagne del Pacifico, queste piste offrono molto più di una semplice giornata sulla neve. Sono percorsi che attraversano ghiacciai, foreste e vallate, dove ogni discesa offre una prospettiva diversa sulla montagna.
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I paesaggi innevati di Niseko, in Giappone.
I panorami suggestivi della Vallée Blanche.
La sagoma del Cervino, che domina Zermatt.
Discesa sulla powder snow di Niseko.
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Zermatt Svizzera A Zermatt ogni discesa si svolge sotto la sagoma inconfondibile del Cervino, presenza costante che domina l’intero comprensorio. Salendo verso il Piccolo Cervino, il paesaggio cambia progressivamente: i boschi lasciano spazio agli ampi orizzonti d’alta quota e alla neve perenne del ghiacciaio. Da qui è possibile proseguire fino a Cervinia, attraversando il confine tra Svizzera e Italia senza mai togliere gli sci, una particolarità che contribuisce a rendere questo comprensorio uno dei più iconici delle Alpi.
Sellaronda Italia Più che una singola pista, il Sellaronda è un itinerario che permette di compiere il giro completo del massiccio del Sella con gli sci ai piedi, collegando Val Gardena, Alta Badia, Arabba e Val di Fassa. Ogni vallata rivela un volto diverso delle Dolomiti e, nelle prime ore del mattino o al tramonto, le pareti rocciose si accendono con il fenomeno dell’Enrosadira, assumendo sfumature che vanno dal rosa all’arancio. È un percorso che unisce paesaggi spettacolari e la possibilità di attraversare alcuni dei comprensori sciistici più celebri d’Europa in un’unica giornata.
Vallée Blanche Francia La Vallée Blanche non è una pista nel senso più tradizionale del termine, ma uno degli itinerari glaciali più iconici delle Alpi. L'esperienza inizia già percorrendo la sottile cresta dell'Aiguille du Midi, un passaggio che regala una delle viste più spettacolari sulle vette del Monte Bianco. Da qui il percorso si snoda tra seracchi, crepacci e distese di ghiaccio che riflettono sfumature dal bianco al blu più intenso. Seguendo la Mer de Glace, si è circondati da pareti rocciose imponenti che enfatizzano la sensazione di trovarsi in un ambiente ancora profondamente selvaggio. Più che una semplice discesa, è un’immersione nell’alta montagna.
Niseko Giappone Sull’isola di Hokkaidō, Niseko è diventata una destinazione di riferimento per gli amanti della powder snow. Le abbondanti nevicate ricoprono boschi e pendii con una neve leggera e soffice, mentre il profilo quasi perfettamente conico del Monte Yōtei domina l’orizzonte. Nelle giornate limpide il monte, soprannominato il "Fuji di Hokkaidō", domina il paesaggio con la sua forma perfettamente conica. Dopo una giornata sugli sci, nei ryokan tradizionali ci si immerge negli onsen — le sorgenti termali naturali giapponesi — mentre la cucina locale chiude la serata in un’atmosfera raccolta, fuori dal gelo dell’inverno. 49
Banff Sunshine Village Canada Nel cuore delle Montagne Rocciose canadesi, Banff Sunshine Village offre uno dei paesaggi alpini più spettacolari del Nord America. Ampie vallate, foreste di conifere e cime innevate si susseguono senza interruzione, all’interno di un ambiente naturale straordinariamente preservato. Qui si scia all'interno del Parco Nazionale di Banff, patrimonio UNESCO, dove non è insolito avvistare alci, aquile o pecore delle Montagne Rocciose mentre si risale verso le piste. La linea degli alberi lascia rapidamente spazio a vasti pendii d'alta quota, da cui lo sguardo si perde tra le cime delle Rockies canadesi.
Telluride Stati Uniti Circondata dalle San Juan Mountains, Telluride è una delle località più scenografiche delle Rocky Mountains. Ai piedi delle vette, il centro storico conserva l’atmosfera della città mineraria nata durante la corsa all’argento, con edifici ottocenteschi perfettamente preservati. La conformazione a anfiteatro della valle permette alle piste di scendere direttamente verso il paese, offrendo discese sempre aperte sui panorami circostanti.
Vista panoramica sulla valle di Telluride.
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Ogni discesa lascia un’immagine diversa, che resta oltre la neve e il percorso. In queste montagne, lo sci diventa un modo per attraversare il paesaggio e scoprire la cultura dei luoghi che lo circondano.
Gli spazi sconfinati del Parco Nazionale di Banff
ARTE & ARCHITETTURA 57 CHRISTIAN BALZANO Il settimo oceano
67 AUTUNNO D'A RTE Otto città, otto mostre da non perdere
Christian Balzano immerge per sette giorni le sue tele ricoperte da lamine d'oro nel mare. Mentre giacciono sul fondale, il mare inizia a dipingerle. Non con i pennelli, ma attraverso ossidazioni, incrostazioni, microrganismi e correnti.
Testo di: Federico Rui
CHRISTIAN BALZANO Il settimo oceano
Christian Balzano immerge per sette giorni le sue tele ricoperte da lamine d'oro nel mare. Mentre giacciono sul fondale, il mare inizia a dipingerle. Non con i pennelli, ma attraverso ossidazioni, incrostazioni, microrganismi e correnti. L'acqua aggredisce l'oro, simbolo millenario di ricchezza e potere, mutandone la sua natura: si ossida, si avvizzisce, si trasforma in pelle vissuta.
Federico Rui Nato a Milano nel 1975, inizia a lavorare nel campo dell’arte dal 1997, prima come assistente di galleria, poi in una casa editrice specializzata e infine all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2002 fonda la Galleria Pittura Italiana, ponendo particolare attenzione alla promozione di giovani artisti. Nel 2010 nasce Federico Rui Arte Contemporanea, con la quale partecipa alle più importanti fiere del settore e collabora con le principali case d’asta italiane. Ha organizzato e partecipato a mostre a Londra, Bruxelles, Roma, Genova, Venezia, Cape Town, pubblicando diverse monografie di artisti per Skira e Allemandi. Federico Rui è attualmente nel comitato scientifico di Grand Art – Modern & Contemporary Art Fair e membro dell’Angamc (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea).
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Scultura e tela di Christian Balzano.
Esposizione delle opere di Christian Balzano.
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Il sale non sceglie chi bagnare, e l’oro non decide cosa riflettere. Per l’abisso, il concetto di confine è un’assurdità umana, un graffio invisibile sulla superficie dell’acqua che svanisce non appena il vento cambia direzione. Eppure, quegli stessi confini invisibili pesano come piombo sulle spalle di chi li attraversa. Christian Balzano osserva le sue tele scendere lentamente verso il fondo del mare, avvolte in una pelle di lamina d’oro che brilla sotto la superficie come il dorso di un pesce mitologico. Sono mappe di un mondo che deve ancora nascere, una nuova Pangea che non cerca la perfezione della geografia, ma la verità del destino. Mentre le tele giacciono sul fondale, il mare inizia a dipingerle. Non con i pennelli, ma attraverso ossidazioni, incrostazioni, microrganismi e correnti. L’acqua aggredisce l’oro, cercando di capire se sia carne o minerale. I sedimenti disegnano nuove mappe sopra quelle vecchie, corrodendo la perfezione dell’oro con la verità della terra, del fango e del plancton. Quando le tele vengono recuperate, ciò che emerge dai fondali non è più l’opera di un solo uomo. È un reperto del futuro. Per il mare, sette giorni sono un battito di ciglia. Per un uomo su un gommone, sono un’eternità liquida fatta di sale che brucia la gola e di stelle che sembrano l’unica mappa rimasta. Quel tempo, che l’artista ha scelto di cristallizzare, non è un numero casuale: è la durata del viaggio verso la speranza, il respiro trattenuto di chi attraversa il confine più fluido del mondo. Sulla superficie dorata, le macchie di sabbia e di sale hanno creato ponti dove prima c’erano muri. Le lamine d’oro, simbolo di ricchezza e potere, sono state umiliate e allo stesso tempo nobilitate dalla forza corrosiva dell’acqua, diventando pelle vissuta, avvizzita, umana. In quella settimana di immersione, il mare cessa di essere un semplice elemento per diventare un co-autore, un artista brutale e onesto che non accetta la superba staticità dell’oro. L’acqua inizia a dialogare con il metallo prezioso, lo aggredisce con l’ossidazione, lo accarezza con i micro organismi, lo ferisce con la forza delle correnti. Balzano interviene in due modalità: creare una nuova Pangea, una nuova ridistribuzione delle terre emerse, oppure immaginare che sia la terra a guardarsi dal suo interno, ignorando i confini e le barriere create artificialmente dall’uomo. In questa prospettiva, l’operazione di Balzano si configura come un atto di anarchia geologica e, al contempo, di profonda riconciliazione. La sua duplice scelta non è solo formale, ma filosofica: da un lato c’è l’annullamento del confine, dall’altro la rifondazione del mondo.
Le nuove isole L’indagine di Balzano giunge alla sua sintesi più estrema: la genesi di una nuova crosta terrestre. Non si tratta di un semplice ritorno nostalgico alle origini del mondo, ma della rifondazione di una nuova Pangea, intesa come corpo unico, continuo e pulsante. In questa visione, la superficie del pianeta viene spogliata della sua frammentarietà. 59
La nuova crosta è una pelle rigenerata che ignora il passato: se la Pangea arcaica era il punto di partenza della deriva, quella di Balzano è il punto d’approdo di una volontà poetica che cerca di ricucire lo strappo tra uomo e natura. In questo nuovo assetto geografico, il mare non è più un abisso che separa, ma il liquido amniotico che avvolge e nutre l’unico grande corpo solido. Le incrostazioni, le macchie scure di ossido e i frammenti di microrganismi hanno ridisegnato i continenti, creando la forma di un seme, di un cuore, di un toro. Questi elementi primordiali non si limitano a evocare immagini, ma tracciano le coordinate di una vera e propria cosmogonia della materia, dove l’arcaico smette di essere un reperto del passato per farsi carne e presente pulsante. In questa triade scorgiamo anzitutto la dialettica della potenzialità.
Il seme è l’unità minima, una contrazione massima di vita che custodisce il segreto del divenire; è l’idea che riposa nell’oscurità prima di farsi forma. A questo silenzio germinale risponde il cuore, inteso come motore ritmico e centro fenomenologico. Se il seme è il codice, il cuore è l’atto: è il battito che trasforma il tempo biologico in esperienza vissuta, coordinando l’espansione dell’essere verso l’esterno. A chiudere il cerchio interviene la figura del toro, simbolo della spinta tellurica e di una fecondità bruta, quasi violenta nella sua urgenza. Il toro rappresenta la terra che si fa muscolo e volontà, portando a compimento la promessa del seme attraverso una fisicità monumentale. È l’energia sacrificale che nobilita lo sforzo della creazione. L’unione di questi tre simboli delinea un percorso estetico che rifugge l’ornamento superfluo. Ci troviamo di fronte a un’arte che non cerca di descrivere la vita, ma di mimarne i processi più profondi: la germinazione, la pulsazione e la carica. È un invito a recuperare una sacralità laica, fondata su una struttura essenziale che spoglia l’opera dalle sovrastrutture contemporanee per restituirci una visione del mondo vigorosa, nuda e, proprio per questo, universale. Nasce così la Nuova Pangea: un unico continente tenuto insieme non dalla tettonica a placche, ma da una convivenza forzata e bellissima: un unico corpo di terra tenuto insieme dalle cicatrici del viaggio.
Le nuove mappe La prospettiva si ribalta completamente: non è più l’uomo che, dall’alto di un satellite o di un aereo, seziona il territorio, ma è l’abisso stesso che “percepisce” la terra come un limite, una cavità, un involucro. E forse si interroga. La cartografia smette di essere una misurazione oggettiva per farsi visione viscerale. Il mare, in questo contesto, agisce come un inchiostro vivo che scolpisce le pareti del pianeta. Le mappe che ne derivano non sono tracciate con la precisione fredda della tecnica, ma con la forza sedimentaria delle maree. Le linee di livello non indicano più l’altitudine, ma la densità e la resistenza della materia; sono il racconto di un contatto incessante tra l’acqua e la roccia. Guardare la terra dall’interno è un atto di introspezione geologica: significa rinunciare al ruolo di spettatori distanti per immergersi nella sostanza stessa del mondo, mappando non ciò che appare alla luce, ma l’impronta profonda che la terra lascia nell’oscurità del suo stesso corpo. Sotto la pressione delle correnti sottomarine, la visione di una convivenza universale comincia a prendere forma. Le terre emerse dipinte sulle tele perdono i loro contorni netti. I confini politici, quelle cicatrici artificiali che gli uomini tracciano sui mappamondi per dividere il “noi” dal “loro”, vengono diluiti dalla salinità. La Spagna si scioglie nell’Africa, l’Oriente sfuma nell’Occidente, e l’oro — simbolo universale di ricchezza, potere e ambizione — viene martoriato dal mare fino a diventare una materia organica, una pelle rugosa che sembra aver vissuto mille vite. Il mare ridisegna la geografia del mondo, trasformando la separazione in fusione, il distacco in aderenza. In queste opere, il mare ha depositato il dolore e la speranza di chi lo ha attraversato, rendendo ogni tela un monumento al movimento e alla mescolanza. Non ci sono più barriere, ma solo una superficie dorata e tormentata, dove l’oro non splende più di una luce egoista, ma vibra di una bellezza collettiva, faticosa e profondamente umana. 62
Una sala della mostra di Christian Balzano.
“Viaje de la Vida” di Christian Balzano.
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I confini sono stati finalmente sconfitti dall’abbraccio indifferente eppure materno dell’oceano, lasciando spazio a un mondo dove l’unica mappa possibile è quella della convivenza. Eppure, a uno sguardo più attento, l’illusione di una fusione totale sbatte contro una realtà più cruda. Nonostante il lavoro erosivo delle maree, i confini non sono affatto scomparsi dal cuore dell’uomo; sono stati semplicemente riaffermati come costruzioni artificiali e ostinate. L’artista sceglie allora di incidere quella superficie martoriata con segni indelebili: linee di un rosso sangue che squarciano l’oro e le incrostazioni saline. Sono barriere culturali, muri religiosi e trincee politiche che l’umanità continua a erigere con violenza per distinguersi e isolarsi. Questi solchi scarlatti gridano la verità di una divisione imposta, ricordandoci che, mentre la natura lavora per unire e diluire, è l’uomo a infliggere alla terra queste ferite aperte, trasformando il sogno di una terra comune in una geografia di ostacoli insuperabili. Questa metamorfosi non è dunque una distruzione, ma un'epifania della materia: la crosta terrestre smette di essere una mappa politica per tornare a essere un organismo vivente, guidato dalla forza brutale del toro, dalla speranza silenziosa del seme e dal battito incessante del cuore.
L'autunno è una delle stagioni migliori per organizzare una fuga culturale in Europa. Le temperature più miti, le città meno affollate rispetto all'estate e il ricco calendario espositivo dei principali musei rendono questo periodo ideale per partire per un city break.
Testo di: Elisa Fasola
AUTUNNO D’ARTE Otto città, otto mostre da non perdere
L'autunno è una delle stagioni migliori per organizzare una fuga culturale in Europa. Le temperature più miti, le città meno affollate rispetto all'estate e il ricco calendario espositivo dei principali musei rendono questo periodo ideale per partire per un city break. Dalle retrospettive dedicate ai grandi protagonisti del Novecento alle mostre che raccontano le nuove tendenze dell'arte contemporanea, ecco alcune delle esposizioni più interessanti da segnare in agenda per i prossimi mesi.
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A Berlino, l'arte diventa uno strumento per riflettere sull'identità europea. L'Alte Nationalgalerie ospita infatti “InterNationalgalerie 1”, un progetto che mette in dialogo le collezioni di Berlino e Varsavia attraverso una selezione di opere provenienti da due importanti istituzioni culturali. La mostra, aperta fino al 17 gennaio 2027, offre l'occasione per esplorare la storia artistica del continente da una prospettiva inedita e per visitare una città che continua a essere uno dei principali centri culturali europei. Gli amanti dell'arte moderna possono invece dirigersi ad Amsterdam, dove l'H'ART Museum presenta “Chez Matisse” dal 3 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027. Grazie a una collaborazione con il Centre Pompidou, la mostra ripercorre l'universo creativo di Henri Matisse attraverso alcuni dei suoi lavori più significativi, permettendo di approfondire il percorso di uno degli artisti che hanno maggiormente influenzato l'arte del XX secolo. Londra punta invece sull'arte contemporanea con “Salman Toor: Someone Like You” alla Courtauld Gallery dal 2 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027. Si tratta della prima grande mostra europea dedicata all'artista pakistano-americano, celebre per le sue opere intime e profondamente legate ai temi dell'identità contemporanea.
Gli interni della Alte Nationalgalerie © Staatliche Museen zu Berlin, Alte Nationalgalerie / David von Becker.
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© SABAM Belgium, 2026, Ossip Zadkine, Kaïn en Abel, inv.nr. 2778, foto_ d_arch, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten Antwerpen Collectie Vlaamse Gemeenschap
A Parigi, il Grand Palais rende omaggio a uno dei padri dell'arte moderna con “Cézanne et nous” dal 23 settembre 2026 al 17 gennaio 2027. La mostra non si limita a presentare i capolavori del maestro francese, ma ne esplora l'influenza sulle generazioni successive che ne hanno accolto l’eredità e la sua risonanza a livello nazionale e internazionale. Tra le destinazioni più interessanti della stagione figura anche Istanbul. Fino al 31 dicembre 2026, “Renzo Piano: Genius Loci” porta dietro le quinte del progetto del nuovo Istanbul Modern. La mostra racconta come l'architetto abbia tratto ispirazione dalla luce e dal paesaggio del Bosforo, affiancando questo percorso a una panoramica dei suoi progetti internazionali e alla storia del museo, protagonista della rinascita culturale della città. 69
Anversa propone invece, dal 31 ottobre 2026 al 18 aprile 2027, una grande retrospettiva dedicata a Ossip Zadkine. Il KMSKA esplora il legame tra il celebre scultore e il Belgio, ripercorrendo la sua carriera attraverso opere, disegni e testimonianze della sua rete artistica europea.
Renzo Piano Yerin Ruhu, Fotoğraf Murat Grmen.
Dal 5 novembre 2026 al 29 marzo 2027 a Barcellona, il MACBA celebra una figura fondamentale dell'arte catalana con “Aurèlia Muñoz. Beings”. La mostra, la più ampia mai dedicata all'artista, mette in luce il suo ruolo pionieristico nell'utilizzo del tessile come linguaggio artistico contemporaneo. Chiude questo itinerario Vienna, dove l'Albertina mette a confronto due giganti del Novecento con “Picasso – Bacon: What It Feels Like to Be Human”, aperta al pubblico dal 18 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. Attraverso opere che riflettono sulla figura umana e sulla complessità dell'esperienza contemporanea, la mostra crea un dialogo affascinante tra due artisti che hanno rivoluzionato il modo di rappresentare l'uomo. Da Berlino a Istanbul, passando per alcune delle più importanti città europee, queste esposizioni offrono un'ottima occasione per programmare un viaggio autunnale all'insegna dell'arte. Un invito a esplorare alcune delle città più dinamiche d'Europa attraverso mostre capaci di raccontare non solo il lavoro dei grandi artisti, ma anche le trasformazioni culturali del nostro tempo.
Aurèlia Muñoz Pájaros-cometas B2, 1982. Colección MACBA. Depósito de la Generalitat de Catalunya. Archivo Aurèlia Muñoz. Foto Josep Gri.
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CULTURA 73 5 MOTIVI PER VISITARE LA COREA DEL SUD La destinazione che detta le nuove tendenze globali
83 COTSWOLDS, IL FASCINO DELLA CAMPAGNA INGLESE Villaggi color miele e dimore storiche
Tra antichi palazzi e skyline futuristici, la Corea del Sud conquista con un mix irresistibile di contrasti, innovazione e tradizioni millenarie, e si è trasformata negli ultimi anni in una delle destinazioni più affascinanti dell’Asia.
Testo di: Martina Torrini
5 MOTIVI PER VISITARE LA COREA DEL SUD La destinazione che detta le nuove tendenze globali Tra antichi palazzi e skyline futuristici, la Corea del Sud conquista con un mix irresistibile di contrasti, innovazione e tradizioni millenarie, e si è trasformata negli ultimi anni in una delle destinazioni più affascinanti dell’Asia. Dalle metropoli ultramoderne ai villaggi storici, dai mercati tradizionali ai quartieri creativi, ogni angolo del Paese racconta di una società in continua evoluzione che riesce a guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. Complice il successo globale della Korean Wave, la Corea del Sud è entrata nell’immaginario collettivo attraverso musica, cinema, serie TV e moda, diventando molto più di una semplice destinazione: oggi rappresenta infatti un fenomeno culturale capace di influenzare gusti e stili di vita in tutto il mondo. Ma dietro ai riflettori del K-pop e delle tendenze social si nasconde un Paese ricco di storia, paesaggi sorprendenti e tradizioni profondamente radicate. Scopri insieme a noi i 5 motivi per visitare la Corea del Sud.
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La Korean Wave: K-pop, K-drama e non solo Conosciuta anche come Hallyu, la Korean Wave è il fenomeno culturale che ha portato la Corea del Sud al centro della scena globale. Questa ondata creativa ha conquistato il mondo attraverso K-pop, cinema, moda e media, influenzando profondamente gusti e tendenze contemporanee. Dalle coreografie iconiche a successi cinematografici come “Parasite”, la cultura pop coreana si distingue per la sua capacità di fondere tradizione e innovazione in un linguaggio universale e coinvolgente. Oggi visitare la Corea significa anche immergersi nei luoghi che hanno fatto da sfondo a serie TV amate in tutto il mondo, scoprire quartieri dedicati all’intrattenimento e vivere da vicino un fenomeno che continua a ridefinire la cultura globale.
K-beauty: la rivoluzione della skincare La K-beauty è oggi uno dei fenomeni più dinamici nel panorama globale della bellezza, con cosmetici che conquistano sempre di più i mercati occidentali. Il suo successo si deve a un mix vincente: alta qualità, innovazione continua e una profonda cultura della skincare, che trasforma la cura della pelle in un vero e proprio rituale. Le aziende coreane intercettano rapidamente nuovi bisogni e tendenze, proponendo prodotti efficaci, accessibili e adatti a un pubblico ampio. Passeggiando tra i negozi specializzati e i beauty district delle grandi città è facile capire perché la Corea sia diventata un punto di riferimento mondiale per il settore.
K-fashion: il fascino della moda coreana La moda K ha trasformato Seoul in un vero e proprio laboratorio creativo. Dai mercati tradizionali di Namdaemun alle boutique di alta gamma di Garosu-gil, passando per le vie vivaci di Myeongdong, gli angoli artistici di Hongdae e le strade studentesche di Ewha, ogni quartiere offre un’esperienza di shopping unica. Il K-pop e i social media guidano le tendenze, diffondendo stili e ispirazioni in tutto il mondo, mentre la moda coreana riflette personalità, audacia e creatività.
La cucina coreana: un’esplosione di sapori La cucina della Corea del Sud è un viaggio sensoriale che sorprende e conquista: sapori intensi, contrasti decisi e ingredienti talvolta inaspettati per i palati occidentali. Protagonista di ogni tavola è il riso, ma non mancano le esperienze gastronomiche più audaci, che riflettono usi locali e una cultura culinaria lontana dai canoni europei. Street food, barbecue coreani, mercati tradizionali e ricette tramandate da generazioni raccontano un’identità gastronomica ricca e profondamente legata alla convivialità.
Tesori UNESCO e capolavori della natura La Corea del Sud è un Paese in cui storia, cultura e natura si fondono in un patrimonio unico al mondo, riconosciuto dall’UNESCO. I suoi siti rappresentano un tesoro inestimabile, a cui si aggiungono due spettacoli naturali imperdibili: la fioritura dei ciliegi in primavera e il foliage autunnale. Dai templi immersi nella natura ai villaggi storici perfettamente conservati, il patrimonio coreano racconta secoli di storia, offrendo un’esperienza autentica in cui memoria, tradizioni e paesaggi si incontrano in perfetto equilibrio con la modernità. 79
Le Cotswolds rappresentano la quintessenza della campagna inglese. Questa regione collinare è famosa per i suoi villaggi da cartolina costruiti con la Cotswold stone, la tipica pietra color miele.
Testo di: Elisa Fasola
COTSWOLDS, IL FASCINO DELLA CAMPAGNA INGLESE Villaggi color miele e dimore storiche Le Cotswolds rappresentano la quintessenza della campagna inglese. Questa regione collinare, che si estende tra Oxford e Bath, è famosa per i suoi villaggi da cartolina costruiti con la Cotswold stone, la tipica pietra color miele che caratterizza molti degli edifici. Qui si trovano eleganti dimore e centri abitati che hanno conservato intatto il loro carattere storico, con stradine acciottolate, piccoli corsi d'acqua e ponti in pietra che contribuiscono al loro fascino.
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Tra le tappe imperdibili spicca Bibury, spesso definito il villaggio più bello d'Inghilterra. Il suo simbolo è Arlington Row, una fila di antiche case in pietra del XIV secolo nate come abitazioni per i tessitori e oggi tra i luoghi più fotografati del Paese. Poco distante si trova Bourton-on-the-Water, attraversato dal fiume Windrush e collegato da una serie di eleganti ponti in pietra che gli sono valsi il soprannome di "Venezia delle Cotswolds". A conquistare i visitatori è anche Castle Combe, rimasto quasi immutato nei secoli e scelto più volte come set cinematografico, mentre Chipping Campden conserva ancora oggi il fascino dell'antico centro del commercio della lana, con le sue botteghe e gli eleganti edifici in stile medievale. Tra i borghi da non perdere c'è anche Stow-on-the-Wold, celebre per i negozi di antiquariato e per la suggestiva porta della chiesa di St Edward, incorniciata da due enormi alberi di tasso. Broadway, invece, è conosciuto per la sua elegante High Street costellata di gallerie d'arte e boutique indipendenti, oltre che per la vicina Broadway Tower, da cui nelle giornate limpide si possono ammirare ben sedici contee.
Le Cotswolds sono anche una destinazione ideale per chi ama vivere il paesaggio a piedi. Il Cotswold Way, un itinerario escursionistico lungo oltre 160 chilometri, attraversa colline, boschi e prati, collegando alcuni dei villaggi più caratteristici della regione e offrendo scorci sempre diversi sulla campagna inglese. Chi preferisce un'esperienza più rilassata può esplorare le numerose dimore storiche con i loro giardini, come Hidcote Manor Garden e Kiftsgate Court Gardens, considerati tra i migliori esempi dell'arte del giardino all'inglese. Le eccellenze locali, come il celebre Double Gloucester, formaggio originario della contea del Gloucestershire, sono protagoniste di una scena gastronomica che spazia dagli storici pub di campagna ai ristoranti gourmet ospitati nelle manor house. Immancabile il tradizionale afternoon tea, servito nelle caratteristiche sale da tè, un rito che rappresenta ancora oggi una delle esperienze più autentiche da vivere nelle Cotswolds. Considerate Area of Outstanding Natural Beauty (AONB), le Cotswolds sono la destinazione ideale per chi desidera scoprire il Regno Unito oltre le grandi città. Tra villaggi pittoreschi, giardini curati e sentieri panoramici questa regione è capace di conquistare tanto gli amanti della natura quanto chi apprezza il fascino delle dimore storiche e della campagna inglese. Un’immagine di Bourton-on-the-Water.
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THE
TRAVELLER In viaggio con..
Marzia Cardaci e Simona Ravazzini
Marzia Cardaci Nata a Saronno nel 1972, diplomata come Operatore Turistico presso l'Istituto Stendhal di Milano, ha iniziato subito a lavorare nel turismo, collezionando i suoi primi 15 anni in agenzia di viaggi, occupandosi sia di turismo che di biglietteria. Dal 2006 ha proseguito la sua formazione passando al tour operating, specializzandosi nel settore dei viaggi di lusso ed esperienziali, ma soprattutto viaggi su misura. La sua grande passione l'ha portata a viaggiare attraverso l'Africa, le Americhe, l'India, l’Oriente e l'Europa, e non si è ancora fermata! Simona Ravazzini Simona è una viaggiatrice dallo spirito libero: avventura, curiosità e un pizzico di adrenalina sono gli ingredienti dei suoi viaggi. Dopo la prima esperienza a Londra come ragazza alla pari ha iniziato a esplorare il mondo senza paura, dal lancio in paracadute sopra i cieli del Sudafrica alla magia dell’Oman, fino alla scoperta dell’Egitto e della Colombia. Ama vivere ogni esperienza con apertura e spirito di adattamento, trasformando anche gli imprevisti in occasioni di scoperta.
Polinesia: destinazione Paradiso!
Ci sono luoghi che si raccontano facilmente, a parole o con le immagini. E poi c'è la Polinesia Francese. Qui, all’arrivo, sembra di essere atterrati su un altro pianeta. E sorprende, sorprende ogni viaggiatore, sorprende ogni volta, a detta dei moltissimi repeaters che incontriamo. Sorprende non per lusso o per eccesso, ma per dettaglio. Per quel turchese che a Tikehau cambia in venti sfumature a seconda dell'ora, per la sabbia corallina che scricchiola diversa sotto i piedi ad ogni spiaggia, per la silenziosa maestà del Monte Otemanu che sorveglia la laguna di Bora Bora dall'alba al tramonto. Il nostro viaggio comincia inevitabilmente a Tahiti, isola di transito più che di destinazione; eppure, anche questo stop vale la pena.
L'Intercontinental, vicino all'aeroporto, e l'Hilton, affacciato sul porto, guardano entrambi verso Moorea con quella vista che sembra finta, da cartolina, finché non ci sediamo davanti a un drink e capiamo che è semplicemente reale. Moorea è poi la prima rivelazione: più grande, più vissuta, dove i jeep safari ci conducono tra piantagioni di ananas, profumi di fiori e strade che salgono fino a punti panoramici che ci tolgono il fiato. Poi arriva Taha'a, e il ritmo cambia. Si atterra a Raiatea e si sale su un motoscafo per trenta minuti di oceano verso un'isola che non ha strade trafficate, né centri commerciali, né distrazioni. Solo la laguna, il reef, e un piccolo isolotto di fronte alla spiaggia dove, con un supplemento che sembra un lusso ed invece è semplicemente un sogno, si cena soli sotto le stelle. Bora Bora è l'isola che tutti conoscono prima ancora di arrivarci, quella che vive nell'immaginario collettivo. E per una volta, la realtà supera la fantasia. Soprattutto se la si scopre dal lato di Motu Tevairoa, sull'isolotto dove sorge Le Bora Bora by Pearl Resorts: una laguna imponente, nessun altro resort in vista, e il profilo verde e aguzzo dell'Otemanu che cambia colore con la luce. Il tramonto, da lì, si guarda in silenzio, quando sono terminate le dolci danze degli artisti locali, che tra musica e colori ci trasportano in un’altra dimensione. Ma il momento che ci rimane impresso, quello che abbiamo ancora negli occhi dopo mesi, è Tikehau. Un volo da Rangiroa, quindici minuti di barca, e improvvisamente il mondo diventa un acquario. Letteralmente: mettiamo la testa sott'acqua e capiamo cosa significa. L'isola è piatta, essenziale, priva di sovrastrutture turistiche. Trenta camere e un ristorante, la pace assoluta. E le mante… quattro, cinque, venti insieme, che scivolano silenziose nell'acqua intorno a noi con una grazia che non si dimentica. Il nostro sguardo si arricchisce anche attraverso la cultura locale e storica, come il museo che racconta Bora Bora durante la Seconda Guerra Mondiale, e gli affascinanti Māhū, figure tradizionali polinesiane. Una tradizione antica, da conoscere per rendere l'incontro più consapevole e rispettoso. 93
Lasciamo la Polinesia con la consapevolezza che ci sono posti nel mondo che non hanno bisogno di essere spiegati… vanno solo vissuti, con occhi grandi per lasciarsi immergere tra le mille sfumature di azzurro e il cuore spalancato per accogliere sorpresa ed emozione.
LE GOURMAND 99 TRA PAELLA E RISOTTO Il riso che unisce e differenzia due culture gastronomiche
Il 20 settembre si celebra il World Paella Day, l’occasione perfetta per riflettere sul viaggio del riso, dalle risaie alla tavola, esplorandone varietà, tecniche di coltivazione e tradizioni gastronomiche che accomunano, e distinguono, Spagna e Italia.
Testo di: Michele Abate
TRA PAELLA E RISOTTO Il riso che unisce e differenzia due culture gastronomiche
Il 20 settembre si celebra il World Paella Day, l’occasione perfetta per riflettere sul viaggio del riso, dalle risaie alla tavola, esplorandone varietà, tecniche di coltivazione e tradizioni gastronomiche che accomunano, e distinguono, Spagna e Italia. Il riso in Europa ha trovato due assi culturali e produttivi dove ha saputo radicarsi e trasformarsi: la Spagna mediterranea e l’Italia continentale. Qui il cereale non è solo ingrediente ma simbolo di territori, pratiche agricole e rituali conviviali. Paella e risotto incarnano approcci diversi alla stessa materia prima — l’una concepita per la condivisione in ampia padella e l’altra come esercizio di tecnica e mantecatura — che raccontano storie di adattamento, varietà locali e relazioni tra agricoltura e gusto. Si rende quindi necessario esplorare le tipologie di riso più apprezzate, i metodi di coltivazione e le tradizioni culinarie che hanno plasmato due distinte, eppure complementari, culture del riso.
Michele Abate Laureato in Storia Economica con una tesi sulla Martini & Rossi di Torino nel 1999, l’anno successivo conclude il corso di qualifica professionale per Sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier di Milano e fa un tirocinio in enologia in collaborazione con l’azienda enologica del Canton Ticino Il Portico di Rivera. Nel 2006 diventa assaggiatore di formaggi presso l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggio. Collabora alla pubblicazione di svariati volumi di enogastronomia in qualità di editor e crea il canale Wine & food di eBay Italia. Organizza serate di degustazione di vino, formaggi e salumi in alcuni locali milanesi in collaborazione con chef emergenti oltre a tenere corsi di avvicinamento al vino e di valorizzazione olfattiva. Da qualche anno dirige la piattaforma mypersonaltaster.it e da circa un anno conduce anche terreitalia.ch, canale di vendita e promozione dei prodotti enogastronomici italiani in Svizzera.
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Le varietà di riso utilizzate in Spagna e Italia riflettono scelte nate dall’esperienza locale. In Italia dominano Carnaroli, Arborio e Vialone Nano: chicchi con buona capacità di assorbire liquidi e rilasciare amido, caratteristiche fondamentali per il risotto. In Spagna, Bomba, Albufera e Calasparra spiccano per la loro tenuta in cottura e la capacità di assorbire sapori senza sfaldarsi, qualità preziose per la paella. Queste varietà non sono solo nomi sul sacco: sono il risultato di secoli di selezione e adattamento a climi, suoli e pratiche agricole locali che ne determinano gusto e struttura.
La coltivazione del riso in Europa si concentra in regioni ben definite: la Pianura Padana in Italia e le aree irrigate della costa valenciana, dell’Ebro e della Murcia in Spagna. L’introduzione e la diffusione del riso in Spagna è strettamente connessa all’influenza araba durante il Medioevo: le tecniche di irrigazione, le conoscenze agronomiche e alcune colture furono trasmesse dagli andalusi, gettando le basi per le risaie e per piatti tradizionali. In Italia il riso si affermò soprattutto nella Pianura Padana dal XV–XVI secolo; tra i fattori storici rilevanti va citata anche la dominazione spagnola su Milano (XVI–XVII secolo), che intensificò gli scambi culturali e alimentari tra la penisola iberica e il Nord Italia, favorendo contaminazioni gastronomiche e l’introduzione di tecniche e di ingredienti, uno su tutti lo zafferano. Tradizionalmente le risaie vengono allagate, per il controllo delle infestanti e per creare microclimi favorevoli alla crescita; tuttavia, le risaie sommerse sono anche fonti di emissioni di metano e richiedono grandi quantità d’acqua. Per questo, negli ultimi anni, molte aziende sperimentano tecniche più sostenibili come la gestione intermittente dell’irrigazione o la coltivazione a secco, cercando un equilibrio tra resa, qualità e impatto ambientale. La meccanizzazione ha ridotto la manodopera necessaria, mentre le rotazioni colturali aiutano a mantenere la fertilità del suolo. Dettaglio di risaie.
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Le differenze culinarie emergono chiaramente nelle tecniche e nei rituali legati al piatto. La paella è una cottura in ampia padella bassa, pensata per servire gruppi numerosi: il riso viene steso in uno strato unico, cotto in brodo aromatizzato e spesso arricchito da zafferano o pimentón; il risultato ideale prevede chicchi separati e saporiti, con la crosticina sul fondo — il socarrat — molto apprezzata. Le varianti spaziano dalla paella valenciana tradizionale, con pollo e coniglio, alle versioni di mare piene di frutti di mare. Il risotto, invece, richiede un controllo continuo: tostatura iniziale, aggiunta graduale di brodo caldo a mano a mano che l’amido viene rilasciato, e mantecatura finale che lega il piatto in una crema setosa; la scelta del riso è cruciale per ottenere il giusto equilibrio fra cremosità e tenuta del chicco. Dietro ai piatti, la cultura del riso è intrecciata con pratiche sociali ed economiche locali. In molte comunità, la coltivazione rimane l’attività centrale per l’occupazione e la conservazione del paesaggio rurale; la valorizzazione delle varietà autoctone ha portato a riconoscimenti geografici che tutelano qualità e identità. Le filiere locali coinvolgono molini, confezionatori e ristoratori, e la promozione del riso a denominazione di origine protegge consumatori e produttori dalle omologazioni di mercato.
Un piatto di risotto ai funghi.
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Una paella con frutti di mare.
Le sfide contemporanee includono cambiamenti climatici, gestione dell’acqua e pressione competitiva dall’import. La ricerca agronomica lavora su varietà più resilienti e su pratiche che riducano l’impronta ambientale, mentre i cuochi evolvono le ricette classiche per rispondere a esigenze moderne di salute e sostenibilità. Inoltre, lo scambio culturale ha favorito contaminazioni: chef spagnoli guardano alla tecnica italiana della mantecatura, mentre in Italia si trovano reinterpretazioni della paella con influenze mediterranee e internazionali. Paella e risotto dimostrano, in conclusione, come un singolo ingrediente possa dare vita a universi culturali distinti ma intrecciati. La loro sopravvivenza e prosperità dipendono non solo dalla maestria in cucina, ma anche dalla capacità di preservare pratiche agricole sostenibili, varietà locali e filiere solide. Valorizzare questi sistemi significa difendere non solo sapori iconici, ma anche i paesaggi, le economie e le identità che li hanno generati. 105
SCUOLA 109 METODOLOGIE DIDATTICHE ATTIVE Peer teaching e Cooperative learning
Gli studenti e studentesse diventano protagonisti di quanto stanno apprendendo attraverso il peer teaching e il cooperative learning.
Testo di: Micol Fischer
METODOLOGIE DIDATTICHE ATTIVE Peer teaching e Cooperative learning Ci concentreremo su delle tecniche di apprendimento e di Tutoring applicate sia alla Scuola Primaria che alla Secondaria di Primo Grado. Incoraggiano la collaborazione fra i pari, unita all’inclusione e alla motivazione al lavoro scolastico ed extra scolastico. Gli studenti e studentesse diventano protagonisti di quanto stanno apprendendo attraverso il peer teaching e il cooperative learning. A questi si associano degli active breaks, momenti di svago e movimento durante i periodi di studio.
Micol Fischer Nata a Milano nel 1974, formazione scolastica bilingue con Maturità estera, prosegue gli studi all’Università degli Studi di Milano dove consegue la Laurea in Scienze Politiche indirizzo Politico-Sociale (V.O). Corso di formazione post Laurea presso A.R.P Milano: “Tutor DSA: dalle difficoltà alle risorse nell’apprendimento”. Svolge attività continuativa nell’ambito dell’educazione specialmente come gestione tutoring in ambiti multiculturali e bilingue, tutor qualificato DSA. Docente presso A.R.P Milano: “Il Tutor per l’Apprendimento, strumenti, strategie e competenze”.
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Le metodologie didattiche attive sono basate sul principio che apprendere e partecipare siano attività correlate, che si costruiscono con l’esperienza, la comunicazione e il lavorare in collaborazione con gli altri. Sono mezzi efficaci di apprendimento sia nella Scuola Primaria che in quella Secondaria di I Grado, essendo periodi di crescita interessati da grandi cambiamenti emotivi e cognitivi. Il gruppo, seguito dall’insegnante, sarà il fulcro dello sviluppo di competenze trasversali dettate dalla sperimentazione e dall’autoregolazione del singolo studente. strategie che hanno appreso nel tempo.
Peer teaching Il peer teaching, l’insegnamento tra pari, comporta il ‘tutoring’ da parte di un compagno/a nello svolgimento di una consegna, in un lavoro di gruppo o nella comprensione di informazioni dette alla classe. Ha il ruolo di facilitare la comprensione, in quanto spesso il linguaggio tra pari può risultare più comprensibile. Passando alla Scuola Secondaria di I Grado, questa didattica si applica ad attività più articolate come l’analisi di testi, la stesura di presentazioni con l’uso di programmi digitali, l’aiuto nelle aree scientifiche. In questa fascia d’età risulta fondamentale l’assenza di giudizio e la fiducia che si instaura fra i pari. Questo tipo di ‘lavoro’ avviene principalmente faccia a faccia sviluppando empatia e seguendo le indicazioni dell’insegnante, sempre pronto a intervenire per garantire equilibrio nel lavoro.
Cooperative learning Il cooperative learning si aggiunge ad altre tecniche didattiche da svolgere in classe, ed è incentrato sul lavoro in piccoli gruppi differenziati che lavorano insieme verso il raggiungimento di un obiettivo comune. Questo metodo di apprendimento si basa su 5 principi: interdipendenza positiva, responsabilità individuale, interazione promozionale, abilità sociali e valutazione del gruppo – rendendolo un sistema ben strutturato e organizzato all’interno della classe. Si applica nella Scuola Primaria nelle creazioni di lavori creativi, nella produzione di poster a tema specifico oltre che in attività che coprono diverse discipline in modo trasversale. Nella Scuola Secondaria di primo Grado viene utilizzato durante gli esperimenti di scienze, nel problem solving o nello svolgimento di presentazioni con l’ausilio di dispositivi digitali. L’importanza del cooperative learning è principalmente quella di favorire l’inclusione e la partecipazione attiva di tutti, nel pieno rispetto dei ruoli e nella gestione del tempo e degli eventuali conflitti che possono emergere. I bambini e i ragazzi si sentiranno parte di un tutto come attori protagonisti, portando il loro sapere e la loro creatività.
Active breaks Infine diamo un’occhiata agli active breaks: queste sono delle brevi pause che vanno dai 2 ai 5 minuti e sono inserite durante il regolare svolgimento delle lezioni in classe. Sono principalmente degli esercizi motori semplici che possono essere svolti anche dal banco senza creare confusione o troppo sconvolgimento nella classe. Spaziano dallo stretching ad attività di coordinazione motoria e ritmica, spesso accompagnate da musica. Sono estremamente utili per accentuare l’attenzione, la memoria e l’autoregolazione dei bambini e ragazzi. Favoriscono un benessere fisico, in quanto combattono la sedentarietà se svolti con regolarità durante l’intero periodo scolastico. Aiutano a ridurre lo stress da prestazione e da lavoro in gruppo. Insieme al peer teaching e al cooperative learning, gli active breaks vengono visti come fonte di energia per un rinnovamento delle attività sia individuali che di gruppo, facendo da ponte fra attività didattiche e motorie. Tutte queste sono un insieme di strategie che facilitano l’apprendimento, facendo sì che lo studio sia più dinamico e anche divertente, specialmente nella fascia dei piccoli, per diventare un sistema di inclusione che si orienta allo sviluppo degli studenti e studentesse. 113