Verso il 2013
Con Astarea alla scoperta di un nuovo anno.
Tanti cari auguri di Buon Natale 2012 e Buon Anno 2013
Quest’anno il protagonista della copertina dell’Augurale raffigura un piccolo e semplice oggetto fenicio. Nei siti archeologici fenici, disseminati su tutte le coste del Mediterraneo, sono stati rinvenuti numerosi manufatti a testimonianza della grande abilità di questo popolo nella creazione di strumenti funzionali in moltissimi campi: asce e martelli per lavorare i metalli, cannule per soffiare il vetro, oggetti preziosi e umili, rituali e quotidiani come anfore, boccali e coppe, incensieri, aratri per coltivare la terra, arnesi per pescare, cacciare e coltivare, tessere e tingere oltre che per navigare. Il simbolo in copertina rappresenta uno stampo per la preparazione del pane sacro, abilmente scolpito e ricavato da un piccolo pezzo di pietra tufica. Pensate ai moderni stampi per torte dai più svariati disegni, per il Natale, le feste dei bambini, anniversari e compleanni. Così già i Fenici allo scopo di onorare le loro numerose potenze supreme dalle personalità più varie, preparavano appositi stampi per personalizzare il pane sacro da portare sugli altari delle divinità, con la raffigurazione dei simboli a loro collegati: un cane per AGROTES, un dio minore della terra, della caccia e degli indovini; uno scudo per ANAT, dea maggiore della battaglia e della caccia; un albero o palo sacro, per la dea della vegetazione ASHERAH; quattro occhi per onorare TAAUT, il dio della sapienza, inventore della scrittura, delle arti e delle scienze e, infine, per la dea lunare TANIT, moglie di Baal e protettrice della città di Cartagine, il simbolo sulla copertina, e cioè un triangolo sormontato da una sbarra orizzontale al cui centro è appoggiato un cerchio, forse una figura umana che solleva le braccia, forse il sole o la luna crescente ad augurare la buona fortuna. L’effige è una matrice per pani sacri col simbolo di Tanit, da Tharros, necropoli punica, sec V-IV a.C.; Cagliari, Museo Nazionale
Trovare le giuste dimensioni. Orientarsi tra i segni.
Laura Cantoni Giorgio Villa
Astarea 2013
Introduzione Il senso del Piccolo... I mondi del Piccolo... Il futuro del Piccolo...
A
nche quest’anno intendiamo offrire ai nostri amici un piccolo pensiero augurale, frutto delle nostre osservazioni sul cambiamento socio-culturale e sulle ricadute nel mondo dei consumi. Ci siamo soffermati sul Piccolo come tendenza.
La prospettiva del piccolo rappresenta oggi una sfida al cambiamento negli stili di vita e una spinta all’innovazione nei processi ideativi e produttivi, nell’ offerta di beni e servizi, nella distribuzione. La diminuzione della capacità di spesa orienta inevitabilmente verso acquisti ridotti non solo quantitativamente ma anche nelle modalità, in un’ottica di controllo dei consumi; la crescente mobilità e la necessità di ottimizzare tempi, spazi e spostamenti inducono la ricerca di soluzioni e prodotti più flessibili e versatili, e in quanto tali micro; la sostenibilità, guida regolativa sempre più cogente per individui e imprese, suggerisce e obbliga a gestire risorse scarse anche in chiave creativa. Il potere del piccolo ha d’altra parte una rilevanza antropologica radicata nel significato antinomico sul piano lessicale: etimologicamente, ciò che è piccolo è inferiore alla misura ordinaria per dimensione, volume, durata, quantità o intensità. Di conseguenza il termine implica, in senso proprio o figurato, il concetto di “scarso, insufficiente, limitato, esiguo, trascurabile”, il contrario di “importante, rilevante, notevole”. Al contrario, lo si usa anche per connotare un oggetto o un soggetto in un’accezione positiva: “una piccola star, celebrità”, una “piccola opera d’arte”, un “piccolo Leonardo, Einstein”, una “piccola Venezia”.
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Secondo una codificazione del gusto di matrice classica e rinascimentale, il piccolo ed equilibrato nella misura e nelle dimensioni sottolinea armonia, rigore, eleganza nelle proporzioni, forza morale: “Il buono è sempre poco per destino/sempre nel poco gran valor si serra...” (Giambattista Marino), “Terribile è la potenza del piccino...”, “Molti sono creati dalla natura piccoli di persona e di fattezze, che hanno l’animo pieno di tanta grandezza...” (Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani...). Nella contemporaneità, la tecnologia e la scienza ci hanno abituato a ragionare in termini di rimpicciolimento e riduzione di scala, piuttosto che il contrario. Dalla telefonia mobile agli strumenti digitali fino all’elettronica di consumo, dal cibo all’architettura, dall’arte al design, il piccolo è il frutto della ricerca di soluzioni più avanzate sia dal punto di vista delle tecnologie che del design e dello stile. L’attualità del concetto di piccolo è stata approfondita per questo Augurale osservando le traiettorie di sviluppo dei consumi e socio-culturali, così come emergono dall’ultima edizione del nostro Mapping sulle tendenze, Andare a Tempo®. In particolare alcuni dei 16 “Market Driver” che scandiscono il Mapping bene intercettano il tema del piccolo: dal food al design all’abbigliamento, fino all’entertainment e all’advertising, la mappa Andare a Tempo® suggerisce percorsi di interpretazione del piccolo che evidenziano anche come sia possibile aggiornare costantemente i codici dei propri brand, prodotti, servizi in relazione a quel che il mercato dei consumi dice, sta per dire o dirà.
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Piccolo e Market Driver
R
educing: il piccolo come orizzonte di consumo in cui inquadrare da un lato il desiderio di acquisti in misura o formato ridotto, dei quali si valorizza a un tempo la convenienza e la qualità superiore; dall’altro, le proposte anti-spreco e più responsabili, centrate sul principio del no frills. L’offerta di prodotti si focalizza su pochi benefit chiari: in sintesi, la proposta del piccolo come scelta non solo più conveniente ma qualitativamente migliore, sotto vari punti di vista.
Soft Indulgence: la gratificazione a piccole dosi, filtrata dall’autocontrollo per un piacere distillato e un edonismo misurato. Rimpicciolimento degli oggetti per valorizzarne l’aspetto ludico e infantile, enfasi su forme e colori, creatività, design negli oggetti di uso quotidiano per renderli straordinari, la domesticità come territorio di entertainment, l’accessorio distintivo come piccolo lusso. Lightening: il piccolo si declina in multifunzionalità unita a ricerca di stile e sobrietà. Una sorta di ecologia della mente con la tensione a racchiudere più funzioni in un unico oggetto, all’alleggerimento strutturale e formale, quasi una tupperwarizzazione della quotidianità: la piccola dimensione si integra nel portabile, wireless, leggero e iper-funzionale. Flexibility: il concetto di pop up transita dalle iniziative di marketing ai micro business, temporanei e sperimentali, con l’uso creativo di piccoli spazi interstiziali. L’ibridazione contamina i mondi, dal retail con proposte inedite e inattese, al fashion, dove lo shopping mette a fuoco una ricerca di effimero, implicito, nascosto: un viaggio negli stati d’animo. Eco-superiority: la riduzione delle dimensioni è funzionale alla riduzione degli sprechi e al minore impatto
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sull’ambiente durante tutto il ciclo di vita del prodotto. Dal guerrilla gardening al roof gardening fino ai veg pots da terrazzo, nella progettazione di zone verdi in piccoli spazi, ma anche nella ricerca sull’organico che caratterizza la haute couture, si ridefinisce un concetto di green che recupera l’idea di naturale come archetipo, una natura “parcellizzata”, a portata di mano, assimilata al vivere quotidiano. La biomimicry indaga l’infinitesimale nei processi naturali per trarre nuove ispirazioni grazie al supporto delle tecnologie d’avanguardia. Hypercare: la nuova tendenza alla diffusione del tailor made è per sua natura attenzione al piccolo, all’individuo come unico, al dettaglio sartoriale che determina una differenza sostanziale nella percezione del valore. Il concetto di dettaglio differenziante si sposta dal prodotto al servizio, creando esperienze di valore aggiunto personalizzato, individuale (ciò che ha valore per me è contingente, particolare, unico). Dall’alto di gamma, il tailor made estende l’approccio “piccolo” al mass market, configurando un mercato di soggettività uniche e peculiari, più che target clusterizzabili. Unplug: nella tendenza che interpreta la volontà di disconnessione dell’individuo dalla routine hypertech e iperconnessa, il piccolo assume la dimensione dell’intimità, del nido, del rifugio unplugged: una privacy ideale che nel “piccolo” traduce e individua la ricerca di intimità e di qualità del tempo, dai viaggi all’arredo, dalla ristorazione all’advertising.
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Piccolo Acquistare
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l retail si sta dimostrando uno dei settori più sensibili alle tendenze emergenti negli acquisti, a cui risponde non solo con la razionalizzazione degli assortimenti, ma anche con il ridimensionamento della superficie di vendita.
I grandi Gruppi acquisiscono piccole-medie superfici, rivelatesi un format vincente per la loro capacità di orientare a volumi di acquisto quantitativamente più contenuti e consentire una maggiore agilità nella spesa. Uno studio Coop su dati Nielsen ha rilevato, in particolare nei punti vendita di minore dimensione, un 10% di nuove aperture e il 30% di cambio di insegne e organizzazione di vendita dal 2007 al 2011: espressione di precarietà, ma anche della necessità di rendere i punti vendita più competitivi. In questo contesto appare interessante il format di prossimità. Sia in Italia che all’estero le principali catene di retail si stanno attrezzando con brand e un’offerta sempre più focalizzati al tempo stesso su convenienza e servizio. E in effetti nelle piccole superfici proprio il servizio si afferma in maniera sostantiva. In Italia la catena Simply Market, ad esempio, lavora sull’esigenza di semplificazione, di acquisti rapidi e quotidiani, arricchendo la possibilità di una spesa veloce grazie alla selezione dei freschissimi a marchio commerciale, alla organizzazione di percorsi distinti (Spendo Meno, Sapori di casa, Benessere, Verde Natura Eco Bio), alla esposizione di superfici touch screen e informazioni supplementari: “Con Simply ti senti a casa”, recita infatti il claim della campagna autunno 2012.
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Il piccolo nel retail facilita la congiunzione di mondi un tempo e normalmente separati, ad esempio vendita e ristorazione. I punti di leva: la percezione di genuinità, l’offerta di prodotti locali, tipici e artigianali, non da ultimo l’innovazione nei modelli di business, più partecipativi: dalla Drogheria Plinio a Milano, con negozio al dettaglio, enoteca, distribuzione di articoli enogastronomici da produzioni di nicchia/stagionali, menù per i più piccoli; a The People’s Supermarket a Londra, negozio specializzato di quartiere a base cooperativa del gruppo Spar (Despar), basato sul concetto di alternative food buying network tra i soci che si occupano al tempo stesso della gestione, della preparazione dei piatti, del servizio. Anche negli Stati Uniti spiccano nuove esperienze di piccolo commercio al dettaglio: micro-esercizi tra punto-vendita fisico e commercio online, come negozi gourmand con un’offerta più ridotta e selettiva di referenze e piatti confezionati giorno per giorno, o produzioni artigianali con orari flessibili che chiudono i battenti quando la merce è esaurita, o torrefazioni aperte solo in occasione dell’arrivo delle nuove miscele, previa tempestiva informazione via Facebook. Il piccolo commercio ambulante cambia pelle e diventa glam: una tendenza non recentissima, ma che ora evolve qualitativamente con layout curati, posizionamento nel pieno centro città, servizio post-vendita come ricettario, numero verde per informazioni o consegna a domicilio, offerta stellata: in testa alla tendenza, Parigi e i suoi ormai consolidati “Le Camion à Glaces-Glazed” e “Le Camion Qui Fume”, ma anche il nuovo Couleurs Café, nato sulla base di un concetto di maggiore scambio e interazione con e tra i clienti sulla scia di viaggi del patron in Thailandia, Perù e India.
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Piccolo Mangiare
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a ricerca di eccellenza nelle materie prime e nelle ricette si sposa alle nuove abitudini per un concetto di alimentazione più flessibile, per cibi da consumare velocemente senza sacrificare il gusto e la qualità degli ingredienti: la Gourmandise entra potentemente nello snack. Il take away cambia volto e si vende e consuma sia in locali, nuove tipologie di fast food talvolta specializzati in una tipologia di prodotto -dal panino al tramezzino, ultimamente la polpetta- piuttosto che a casa propria. è un comparto in crescita: Just Eat Italy stima uno sviluppo del mercato dell’asporto del 25% per il 2012 grazie anche all’uso di tablet e smartphone. “Identità golose” ha organizzato a Milano al Dopolavoro dell’Hangar Bicocca “Grande cucina, piccoli piatti”, un evento gastronomico per celebrare il “rubitt”, dal dialetto milanese “robetta”, versione locale e tradizionale delle tapas spagnole. Rubitt in senso letterale significa qualcosa di piccolo, buono e prezioso, un gioiellino. In realtà si tratta di piatti di alta cucina in miniatura, un modo per valorizzare i giovani chef e comunque diversa dall’ormai un po’ datato finger food proprio per il superamento della praticità meramente utilitaristica del bocconcino. Dalla promozione del gusto a quella dell’estetica. Bento è il nome di un contenitore d’asporto giapponese, molto ben strutturato nel suo resistente packaging in legno per pranzi preconfezionati e assaggio di diverse pietanze rigorosamente incartate e suddivise in aree separate. Nella tradizione giapponese l’estetica del Bento significa non solo ritualità, ma anche l’affetto che si vuole trasmettere con la preparazione. Ora anche in Italia alcuni ristoranti giapponesi offrono Bento da asporto, in linea con le
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molteplici richieste – facilità, flessibilità, ma anche e sempre di più estetica – per le commodities della quotidianità. Nella snackizzazione del cibo, da gustare a “piccoli bocconi”, a piccoli morsi, al cucchiaio, la contaminazione tra piatti gourmet e tradizionali è crescente. A Bologna è stato inventato recentemente il tortellino da asporto che può essere consumato per strada, versando il brodo in un apposito contenitore. Sulla stessa linea, da uno studio del Food designer catalano Martí Guixé sul trasferimento di nuove caratteristiche di mobilità al buon cibo da tavola è nato un sistema di cottura della pasta che permette di mangiarla con le mani, trasformando gli spaghetti in piccoli snack. La proposta del piccolo declina sempre più anche i concept del piatto pronto fresco venduto nella GDO – un mercato in crescita in linea con le note tendenze: la destrutturazione dei pasti, le minori competenze culinarie e la contrazione del tempo disponibile per la preparazione. In Francia e nel Regno Unito, cresce in particolare la gastronomia a libero servizio che propone una gamma di soluzioni ready meals competitive per qualità e convenience rispetto alla più tradizionale ristorazione. Anche in Italia, dove questo trend di crescita è più cauto, aumentano le nuove proposte packaged di fresco – come Viva la Mamma Beretta Box - che integra un insieme di benefit all’insegna del “gusto tupperwarizzato”, cioè portabile e fruibile in maniera flessibile e nomade: piatto monoporzionato, posata annessa, fresco, regionale, scaldabile nel microonde insieme alla confezione.
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Piccolo Vestire
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ella moda e nel lusso l’interesse per piccoli pezzi iconici e ben fatti, accessori e capi di abbigliamento, corrisponde a motivazioni molteplici: dalla praticità e versatilità in ogni situazione, alla ricerca di un tipo di eleganza meno ostentata ed essenziale. D’altra parte, anche nel sentiment comune cresce l’interesse per prodotti originali e inconsueti, con valori di manualità e affidabilità lungo tutta la filiera di produzione. Si diffonde un’attenzione al dettaglio capace di connotare in senso prezioso lo stile di abiti e accessori comuni, come piccoli inserti e ricami o tacchi scultura nel design delle calzature. Si conferma il successo di capi aderenti al corpo che valorizzano la silhouette, minigiacche o il celebre tubino nero, protagonista di questa stagione autunnale 2012/2013.
Il piccolo in questo contesto è sinonimo di praticità, essenzialità, libertà di movimento, quindi anche di un concetto più interiorizzato di eleganza. La Little Black Jacket, giacchetta nera sartoriale creata da Coco Chanel, è protagonista del libro fotografico di Karl Lagerfeld, che l’ha fatta indossare a modelle e celebrità dello star system per sottolineare la contemporaneità e versatilità di questo semplice piccolo capo unico, trasversale a persone e occasioni. Nelle ultime stagioni anche la borsa si riduce di dimensione, sottolineando la scelta di linee sempre più pulite e chic. It bag, clutch sono i diversi nomi per borse a tracolla mini nelle versioni più sofisticate e preziose, crafted, create dalle principali Maison di moda, da Lanvin alla Knot-clutch di Bottega Veneta alla Lego Clutch di Karl Lagerfeld alla nuova Berline Mini di Hermès.
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La tracollina segnala il bisogno di sobrietà e l’idea di un’eleganza semplice che suggerisce di portarsi dietro l’essenziale rinunciando al superfluo. Negli Stati Uniti le trend setter preferiscono addirittura la power pouch, una pochette munita di zip che è un’evoluzione dei primi astucci per Ipad, accessorio ideale per spostarsi con disinvoltura da una riunione di lavoro a un party o una cena. Il piccolo nel vestire risponde anche ai vincoli del bagaglio nei voli low cost, croce e delizia dei viaggi business e vacanze che siano: di matrice USA una valigia vestito che permette di portarsi addosso – ma in modalità totalmente ergonomiche - 10 chili di peso. Si tratta di un giaccone multitasche dove inserire un gran numero di indumenti e oggetti personali, utilizzabile come borsone, una volta terminato il viaggio. Dall’abito all’accessorio, la declinazione in piccolo può apparire consueta: ma nelle nuove release anche l’integrazione tra profumo-vestito si giova di nuovi concept e soluzioni, come l’idea di osmotico nei Perfume Tools di Jody Kocken, una collezione di profumi anallergici perché indossabili come gioielli che rilasciano l’essenza in modo delicato, evitando il contatto diretto tra il liquido e la pelle. L’idea del piccolo di misura sembra lasciare spazio a una maggiore possibilità di personalizzazione. Nello styling per i capelli, per la stagione Autunno/Inverno torna di moda il caschetto alla garçonne, detto anche Bob, Pixie Cut, un taglio che ha attraversato le diverse epoche dagli anni Venti agli anni Sessanta e Settanta che, a detta degli esperti, offre maggiori possibilità di interpretazione di personalità rispetto al lungo.
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Piccolo Abitare
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a scelta di piccoli spazi e strutture non appare più una soluzione riduttiva e squalificante, ma un’ opportunità per sperimentare nuove frontiere. Numerosi i progetti di “cellule” abitative, non concepite come monadi, ma comunicanti con l’ambiente esterno e tra di loro, e con una maggiore interazione tra spazi individuali (dormire, cucinare, lavarsi) e spazi collettivi. La iper-riduzione e razionalizzazione degli spazi incontra innanzitutto la crescente tendenza al temporary living, meno vissuta in Italia ma inevitabilmente in crescita. Emblematico il concorso Instant House promosso da Federlegno con la collaborazione del Politecnico di Milano in occasione di MADEexpo, per la progettazione di strutture residenziali in grado di accogliere la domanda di unità abitative temporanee da parte di city users, un nuovo target a elevata mobilità territoriale che richiede concept abitativi basati su spazi piccoli e allo stesso tempo sostenibili dal punto di vista architettonico e urbanistico. D’altra parte l’orientamento verso le case urbane small size appare ineluttabile per rispondere alle esigenze di nuclei familiari nuovi e/o con risorse scarse, di single più o meno giovani e delle neo-coppie: abitazioni pensate come unità autonome e potenzialmente autosufficienti sul piano energetico, in cui si massimizza lo sfruttamento degli spazi interstiziali, le funzioni si frammentano disponendosi in aree non consuete, gli ambienti si riprogettano (separatori e non pareti), si mimetizzano (cucina a scomparsa), si ampliano visivamente (uso di pareti riflettenti e di trasparenze). Nel turismo, il piccolo si pone al servizio dello slow living e porta ad inventare strutture ricettive archetipiche e adattabili a contesti diversi.
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Ecco allora rifugi per l’outdoor come la Cocoon tree, una tenda di forma sferica da utilizzare in sospensione potenzialmente autonoma dal punto di vista energetico e sufficiente per un nucleo familiare. Analogamente, nuovi hotel luxury design scelgono location insolite e spazi micro per vacanze all’insegna dello stacco totale e di totale immersione nella natura: dal Cile al Messico alla Finlandia, all’arco alpino si diffondono micro hotel dotati di ogni servizio ad imitazione di capanne, palafitte, nidi, igloo. I mobili, oggetti e complementi d’arredo sono anch’essi pensati in un’ottica di alleggerimento strutturale e di semplificazione, oltre che di multifunzionalità, ergonomia e risparmio di spazio. Questa tendenza riguarda in modo pervasivo oggetti dotati di strutture variabili - Tandem di Roche-Bobois o Mortaise di Ligne Roset, tavolini e portalibri allo stesso tempo- ma anche altri che siamo meno abituati a vedere diversi dal consueto: come la linea di interruttori disegnati da Inga Sempé per Legrand, che inglobano funzioni decorative per mimetizzarsi meglio con porte e infissi, ed altri dispositivi o meccanismi di sicurezza a scomparsa, a prova di bambino. Il concetto del salvaspazio invade l’arredo bagno non solo grazie alla riduzione dimensionale, ma soprattutto con soluzioni che alleggeriscono l’ingombro: dal lavabo Agape con portasapone incorporato, ai lavabi superleggeri di Dedalo, che in quanto tali possono essere installati su qualsiasi superficie, alla cabina sauna Duravit da posizionarsi in qualsiasi angolo della casa grazie alla sua forma compatta e al suo comfort design.
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Piccola Mobilità
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a mobilità è uno dei terreni chiave dei prossimi anni nella sfida all’inquinamento, alla scarsezza di risorse, per incrementare la qualità della vita soprattutto nelle grandi città congestionate ma non solo.
Dalla Macro mobilità – tante automobili, grosse cilindrate – poco sostenibile, rumorosa, ingombrante, si fa spazio un concetto di micro-mobilità che implica una maggiore flessibilità negli spostamenti, un maggiore risparmio di tempo ed energetico, una maggiore salubrità dell’ambiente. Le soluzioni di micro-mobilità impattano sia sulle scelte dei singoli individui – i trasporti privati, sia su quelle delle amministrazioni locali – i trasporti pubblici. Per le persone si prevede in netta crescita l’uso di mini auto e veicoli a due, tre o quattro ruote in prevalenza elettrici, di scooter e di biciclette smart o ibride, dotate di un motore elettrico che si attiva supportando la pedalata del ciclista con batterie che si ricaricano automaticamente. Secondo una ricerca presentata da Frost&Sullivan, entro il 2015 saranno già disponibili sul mercato circa 50 tipi di veicoli per lo più elettrici, progettati dai principali marchi Ford, Hyundai, Piaggio, Segway, General Motors, Volkswagen. Per il 2018 si prevede che saranno circa 500.000 i mezzi di questo genere venduti, perlopiù in Europa (64%) contro le 25mila unità del 2011. Il concept di una motorizzazione più piccola e meno inquinante vuole rivolgersi in particolare alle nuove generazioni, più sensibili alle tematiche ambientali. Un esempio recente di mini-auto è il Concept Smart Insect per Toyota. La piccola utilitaria, che ha preso questo nome per il suo design simile alle ali di un insetto, è
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dotata di tecnologie wireless all’avanguardia e di sistemi intelligenti di cloud computing. O anche Qugo, un veicolo personale a tre ruote elettrico, piccolo, flessibile, leggero e soprattutto... pieghevole!, progettato da un’azienda olandese, Urban Mobility Europe, con la promessa di spostamenti rapidissimi nel traffico cittadino. Proprio nelle città più affaticate dal traffico si stanno avviando nuovi progetti di micro-mobilità pubblica: a Milano sarà prossimamente implementato Make a cube, il nuovo incubatore di Telecom Italia che curerà il finanziamento di start up e idee imprenditoriali per la realizzazione di servizi destinati a migliorare la vivibilità della città di Milano nel corso del prossimo Expo 2015. I piccoli viaggi, di due, tre, quattro giorni sono come sappiamo la nuova frontiera della mobilità turistica. Alla esigenza di informazioni mirate per questi spostamenti rapidi ma intensi, i media rispondono. 36 Hours è la rubrica di viaggi del NY Times che offre informazioni dettagliate e consigli utili per spostamenti brevi nelle principali città del mondo. Ora disponibile anche in formato cartaceo nelle edizioni Taschen, la guida 36 Hours: 125 weekends in Europe è di pratica consultazione per chi ha un interesse specifico. Per un turismo interessato alla formula del city break i contenuti della guida sono organizzati in modo da offrire sia consigli e indirizzi per una visita di “36 ore” che la rapida visualizzazione di itinerari tematici segmentati per differenti tipologie di viaggiatori nelle città maggiori, Barcellona per gli amanti d’arte o Londra per gli appassionati di letteratura.
Astarea srl via Col Moschin 10 20136 Milano t. +39 02 89423927 f. +39 02 83390294 www.astarea.it infoastarea@astarea.it