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Focus Storia 229

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Com’era?

La “bambina selvaggia” Marie-Angélique vista dall’AI e, a sinistra, in una illustrazione che ricostruisce il momento della sua comparsa.

a quel cane ringhioso. Aspettò che fosse vicino e poi, impugnando la clava con due mani, “gli scaricò in testa una mazzata così potente che lo stese ai propri piedi, morto stecchito”

GLI STUDI. Quanto c’è di vero in questa storia affascinante e quanto, invece, è inventato, o comunque romanzato? Forse il racconto della “mazzata potente” è stato un po’ esagerato per esigenze letterarie e molto probabilmente anche la reazione degli abitanti non fu proprio come descritta da Hecquet. Ma oltre a quelli che portebbero essere escamotage narrativi, la ricostruzione mostra una serie di pecche (non si sa quanto volute o meno) sin dall’inizio. A testimoniarlo sono diverse altre versioni della vicenda.

Nel corso degli anni la storia della bambina selvaggia ha attirato la curiosità di molti studiosi: ne scrissero il filosofo illuminista Voltaire e l’avvocato, filosofo e linguista scozzese James Burnett. Quest’ultimo, dopo averla incontrata, la descrisse come “la persona più straordinaria del suo tempo”

Grazie alla consultazione di una cospicua mole di documenti, uno dei libri forse più importanti e utili per ricostruire nei minimi (e veritieri) dettagli questa storia è però quello scritto dal medico e storico francese Serge Aroles nel 2004 e intitolato Marie-Angélique. Survie et résurrection d’une enfant perdue dix années en forêt (MarieAngélique. Sopravvivenza e resurrezione d’una bambina perduta 10 anni nella foresta). E subito arriva la prima batosta: la bambina non era proprio una bambina.

10 ANNI? NO, 19. Quando comparve a Songy la curiosa ragazzina non aveva affatto 10 anni, come aveva scritto Hecquet, bensì 19. Era infatti nata nel 1712. Un discrepanza non da poco, soprattutto alla luce del fatto che, come scrive la stessa Hecquet, lei incontrò per la prima volta la ragazza nel novembre 1752, quando cioè l’ex “selvaggia” aveva 40 anni. Un’età ben diversa dai 30-31 che avrebbe avuto se effettivamente fosse stata una bambina al momento dell’arrivo a Songy. Ma l’età non è l’unica falla nel racconto della dama francese. Hecquet scrive infatti che la bambina (anzi, la ragazza) sarebbe giunta a Songy in un giorno non meglio precisato di settembre del 1731 scatenando il terrore. In realtà la sua comparsa ha una data ben precisa

e un luogo diverso. L’8 settembre 1731, infatti, venne avvistata nei pressi del cimitero di Songy intenta a dissetarsi presso un piccolo rigagnolo. A quattro zampe, con un bastone irto di chiodi in una mano e un uccello di piccola taglia nell’altra, la ragazza attirò l’attenzione di qualche villeggiano. Nessuna scena di terrore diffuso, quindi, né cani stecchiti da una bastonata.

DI POCHE PAROLE. Hecquet qualcosa di vero, va detto, lo raccontò. Ad esempio il modo di comportarsi della ragazza che, all’inizio, non era sicuramente quello di una regina del bon ton. La sua abitudine ad avventarsi con famelica voracità sui pasti sembra provata. Anche secondo altre testimonianze, infatti, la ragazza era solita buttarsi a capofitto sul cibo. Anzi, le piaceva proprio procurarselo, avventandosi a mani nude sulle prede, uccidendole e poi mangiandole crude. Evidentemente gli anni trascorsi sola nel bosco l’avevano portata ad affinare le sue tecniche di cacciatrice.

Accortezze che si potevano notare anche nel modo di muoversi, agile e veloce, e soprattutto nella sua estrema abilità nell’arrampicarsi sugli alberi. Vie di fuga apprese in natura che la ragazza sembrava restìa ad abbandonare nella società.

Anche il modo di esprimersi descritto da Hecquet sembra confermato: “Conosceva soltanto qualche parola di francese, tra l’altro male articolata”, scrisse. Ma quando venne trovata presso il cimitero qualcosa lo disse, eccome. Ed era qualcosa di molto importante: “Mi chiamo Marie-Angélique”. Per il resto è vero, non aveva un gran vocabolario e a colpire erano soprattutto le urla, “qualcosa di terribile, soprattutto se emesse per collera o per lo spavento”. Quando qualche sconosciuto l’avvicinava e cercava di toccarla, per esempio, era solita emettere grida acute, spesso accompagnate da sberle.

LA VERSIONE DI HECQUET... Ma è sulle conclusioni che Marie-Catherine Hecquet prende una vera cantonata: secondo lei, infatti, Marie-Angélique sarebbe stata un’eschimese, nata nel Labrador (Canada Orientale). Catturata da una nave europea e rivenduta come schiava nelle colonie francesi delle Antille, sarebbe successivamente stata rivenduta a qualche colono europeo che l’avrebbe infine portata nel Vecchio Continente, molto probabilmente nel Nord della Francia. Qui, però, la bambina sarebbe riuscita a fuggire e, vagando senza meta alla ricerca di cibo, avrebbe raggiunto finalmente Songy. Una storia intrigante che Hecquet ricostruì, disse, in base ai ricordi di Marie-Angélique, ma che studi successivi sconfessano.

Si arrampicava sugli alberi come una scimmia e divorava carne cruda: aveva imparato a sopravvivere nella foresta

Origini

Un guerriero Meskwaki in una litografia inglese del 1841: è dello stesso popolo nativo da cui proveniva Marie-Angélique.

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