SCOPRIRE E CAPIRE IL MONDO
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23 SETTEMBRE 2026 OTTOBRE 2026
Dai gettoni di argilla all’Euro digitale (che sta arrivando): come funzionerà la nuova moneta e perché i pagamenti elettronici ingannano il nostro cervello e azzerano il dolore di spendere.
Il futuro dei
TECNOLOGIA SIAMO ENTRATI IN UNA FABBRICA DI RAZZI
SOLDI FANTASCENARI E SE SORTEGGIASSIMO I POLITICI?
CACCIA LE COSE DA SAPERE A DOMANDE E RISPOSTE
CORPO UMANO COME FUNZIONA IL SOLLETICO
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Scoprire e capire il mondo Prima i fatti
PRISMA
6 Funghetti 8 I segreti delle piramidi 10 Il robot armadillo 12 La fisica dell’oro 18 Prisma sonoro 20 Facciamo spazio 22 Vivere fino a 110 anni 24 Straordinari pinguini
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I numeri dei prestigiatori e dei loro trucchi
dossier Il futuro dei soldi 26 E L’EURO SI FA DIGITALE
È stato approvato l’avvio dei negoziati sul regolamento della nuova “moneta digitale di Banca centrale” europea, che entrerà in circolazione nel 2029. Ecco di che si tratta.
32 DALL’ARGILLA AI BIT
Nei suoi 5mila anni di storia il denaro è stato molto più immateriale di quanto pensiamo. E i pagamenti digitali non sono, in fondo, una vera novità.
38 POCHI, MALEDETTI E SUBITO
Tenere in mano il denaro ci dà piacere (oltre che sicurezza). Ecco perché non amiamo spendere il contante. Mentre i pagamenti elettronici...
In copertina: Immagine realizzata con l’intelligenza artificiale
Lo dico subito, così non ci sono equivoci: non mi piace la caccia. Uccidere un animale per svago è una cosa che non capisco, e la trovo sbagliata. La legge che la regola andava riformata, su questo non ho dubbi. Ma la riforma che il Senato ha approvato a giugno, e che ora aspetta la Camera, non mi convince. Non per ragioni di pancia, ma di metodo. Il testo toglie all’Ispra, l’istituto scientifico-ambientale dello Stato che valuta calendari e piani faunistici, il parere vincolante sulle proroghe della stagione di caccia, lo declassa a consultivo e lo affianca a quello di un comitato in cui siedono anche i cacciatori. Permette alle Regioni di allungare la stagione oltre il 10 febbraio, cioè dentro la migrazione prenuziale degli uccelli. Cancella per le aziende faunistico-venatorie il vincolo del “senza fini di lucro”. Permette agli agricoltori che partecipano al controllo del cinghiale di tenersi le carcasse a titolo di risarcimento: legittimo, ma da quel momento un abbattimento è anche un ricavo. E soprattutto non obbliga a contare gli animali prima di decidere quanti abbatterne. Dieci caprioli in meno su cento o su mille non sono la stessa cosa, ma senza censimenti non lo sa nessuno. Non sono obiezioni di parte: le hanno sollevate dieci società scientifiche. Fin qui la mia opinione. Il servizio che trovate a pagina 56 non serve a convincervi. Abbiamo chiesto a un giurista e a uno zoologo di spiegare che cos’è la caccia oggi, che cosa la distingue dal controllo faunistico, chi decide quando un animale va abbattuto, che cosa cambierebbe con la nuova legge. Con lo spazio che avevamo, abbiamo messo in fila dati, fatti e meccanismi cercando di essere obiettivi e rigorosi. Perché su un tema che divide, il modo migliore per rispettare voi lettori è darvi gli strumenti per farvi un’idea. La vostra, non la nostra. Gian Mattia Bazzoli (gianmattia.bazzoli@mondadori.it)
44 MI FAI IL SOLLETICO! comportamento
Un meccanismo biologico in parte ancora misterioso, forse nato per difesa (dagli insetti soprattutto) e che poi è servito a stringere relazioni e ad allenare la risata.
50 SCIENZIATI O IMBROGLIONI? società
Come in ogni ambiente di lavoro (spesso competitivo), anche in laboratorio c’è chi inganna per tornaconto personale. Tra i colpevoli, medici, biologi e genetisti. Ecco cinque casi clamorosi degli ultimi anni.
Focus | 3
D&R Speciale 124 ANIMALI 128 TECNOLOGIA 130 SCIENZA 132 AMORE E SESSO 136 STORIA 140 TE LO DICE...
142 NATURA 144 ECONOMIA 146 SALUTE 148 SOCIETÀ 150 ARTE E CULTURA 152 CIBO
56 LA CACCIA IN 10 DOMANDE ambiente
Il dibattito si è riacceso con la riforma della legge sull’attività venatoria. Ma come è regolata, che funzioni può avere e che impatti ha?
68 LA FABBRICA DEI RAZZI spazio
MULTIMEDIA
Scopri video, audio, timelapse e tanti altri contenuti.
Visita ai capannoni dove Avio costruisce Vega-C, un lanciatore europeo per satelliti.
154 UNIVERSO 156 PSICHE 160 SPORT Pagine animate Animazioni, video, audio... Potete fruire di tanti contenuti aggiuntivi grazie ai QR Code, nelle pagine dove troverete l’icona Focus+. Basta inquadrare il QR Code con la fotocamera attiva (se si usa un iPhone o un iPad), oppure usando Google Lens o una qualsiasi app per la scansione di QR Code (se si ha uno smartphone o un tablet Android). Se invece siete al computer, andate alla pagina del nostro sito, all’indirizzo web segnalato.
76 IN TANDEM PER LA TERRA
INQUADRA IL QR CODE
I POLITICI VENISSERO 80 SE SORTEGGIATI...
96 CHI HA PAURA DEL PAVONE?
spazio
Abbiamo visto i satelliti europei Sentinel-3C e FLEX prima del lancio. società
Se fosse il caso a decidere, ci sarebbe più spazio per giovani e donne. E meno scambi di favori.
animali
Da sempre affascina noi umani per la sua bellezza. E per la sua “coda”, che turbò Darwin...
90 DIVIETO DI ACCESSO
102 MI ALLENO DUNQUE SONO
94 CRESCERE A TAVOLA
108 C’È NETTUNO?
salute
Dopo l’Australia, molti Paesi stanno considerando l’ipotesi di vietare i social media agli adolescenti. alimentazione
Colazione, merende, legumi, snack: che cosa finisce davvero nel piatto dei bambini italiani e quanto è lontano da quello che servirebbe.
RUBRICHE
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comportamento
Che cosa cerca chi frequenta le palestre? Non solo la salute, dicono gli studi. Soprattutto per i giovani è un modo di esprimere sé stessi. astronomia
Ecco la rocambolesca storia della scoperta di questo pianeta.
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Vita e abitudini dell’avocetta, un uccello acquatico
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comportamento
MI FAI IL 44 | Focus
SOLL
RIDIAMO I neonati ridono per creare legami stretti con le persone che si occupano di più di loro, innanzitutto con la mamma.
Un meccanismo biologico in parte ancora misterioso, forse nato per difesa (dagli insetti soprattutto) e che poi è servito a stringere relazioni e ad allenare la risata.
ETICO!
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di Elisa Venco
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C’
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NON A TUTTI PIACE Essere solleticati può dare fastidio in molte circostanze e, per alcune persone, quasi sempre. Per scoprire l’origine delle differenze individuali, una scienziata olandese usa un robot “solleticatore” per sfiorare i piedi delle sue “cavie”.
è un posto nel quale le persone ridono anche quando non si stanno divertendo: sono le cavie di Hektor, un robot congegnato per titillare i piedi degli esseri umani e fare luce su uno dei comportamenti meno compresi della fisiologia umana, il solletico. QUELLO DECISO E QUELLO LEGGERO Siamo nel Touch & Tickle Lab, un laboratorio del Donders Institute for Brain, Cognition and Behaviour della Radboud University, a Nimega, nei Paesi Bassi. A far costruire Hektor è stata la neuroscienziata Konstantina Kilteni, che lo scorso anno ha pubblicato un articolo sulla rivista Science Advances elencando i misteri che tuttora avvolgono la gargalesi. È così che si chiama propriamente il solletico intenso, quello che provoca risate involontarie e talvolta fastidio, mentre la knismesi è invece il termine tecnico che indica il solletico leggero, come la sensazione data da un insetto che si appoggia sul braccio. Mentre la knismesi può avere una funzione protettiva, cioè richiamare l’attenzione sulla pelle e sollecitare la rimozione di insetti, la funzione della gargalesi rimane un mistero. Ed è proprio qui che entra in gioco il tocco robotico. La possibilità di garantire uno stimolo uniforme per tutti offre agli scienziati uno strumento ideale per affrontare alcuni degli interrogativi ancora aperti. Anche perché essere solleticati non sempre significa trarne piacere. Al contrario, può trasformarsi in una tortura, come ha documentato l’ex prigioniero Heinz Heger che nel libro The Men with the Pink Triangle descrive i tormenti da
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solletico inflitti in un campo di concentramento nazista. Perché, allora, sottoposte allo stesso identico stimolo, alcune persone scoppiano a ridere e altre no? E perché alcune zone del corpo sono più sensibili di altre? L’IPOTESI DELL’AUTODIFESA Domande antiche: la prima ipotesi, avanzata già dal filosofo Aristotele, è che la reazione individuale dipenda da differenze nella delicatezza cutanea. Tuttavia, la pelle sotto i piedi e le ascelle, dove proviamo più solletico, non è la più sottile. Al contrario, le palpebre e le labbra, che sono delicate e ricche di terminazioni nervose, non sono tra le zone che, se toccate, ci fanno ridere.
Non è quindi possibile che la sensibilità al solletico dipenda dallo spessore della pelle. Una spiegazione alternativa elaborata qualche anno fa è che chi possiede più “massa neurale” nelle aree del cervello che elaborano il tatto sia più sensibile a questo tipo di stimolo. Su questa caratteristica inciderebbero anche fattori genetici e alcuni tratti della personalità, come la tendenza a essere persone estroverse. Le ricerche hanno inoltre dimostrato che chi ride o piange più facilmente soffre maggiormente il solletico. Al contrario, uno studio pubblicato nel 2024 su Occupational Therapy in Health Care ha rilevato che i bambini con punteggi più alti nei test sui tratti autistici risultano meno reattivi al solletico. Insomma, i misteri restano molti. E a proposito di bambini, perché in genere sono più soggetti al solletico degli adulti? Anche qui mancano risposte definitive. Si ipotizza che la maggiore predisposizione al riso dei più piccoli serva ad allenare, nel tempo, la loro propensione alla risata e, di conseguenza, la capacità di fare facilmente amicizia nella vita adulta, diventando persone piacevoli nei contesti sociali. Secondo altri studiosi, invece, il solletico insegnerebbe a proteggere parti del corpo particolarmente vulnerabili in eventuali scontri fisici. Un’aggressione all’ascella potrebbe facilmente danneggiare l’arteria ascellare, un assalto ai fianchi la cavità addominale, un colpo al collo ferire la carotide o la trachea. In quest’ottica, il solletico sarebbe un riflesso finalizzato alla sopravvivenza. Anche questa teoria, però, presenta delle incongruenze. Per esempio, perché le braccia, che sono molto esposte nei corpo a corpo, non risultano particolarmente sensibili al solletico? Per ora non è dato saperlo.
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VAI VIA! Il solletico potrebbe essersi evoluto per respingere gli insetti. Ma è presente per ragioni sociali anche negli scimpanzé (a sinistra).
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Chi ne soffre particolarmente forse ha più neuroni nelle zone del cervello dove si elaborano gli stimoli tattili
ANCHE A LETTO Nel 2024 gli scienziati del Centro Medico Universitario di Magonza (Germania) hanno condotto la prima analisi approfondita sull’uso del solletico nella sessualità adulta, intervistando 719 persone che hanno dichiarato la propria knismolagnia (il feticismo per il solletico). I risultati confermano che, per molti, il solletico può generare eccitazione e soddisfazione sessuale; alcuni possono addirittura raggiungere l’orgasmo solo attraverso questa pratica. Lo studio evidenzia poi che la sessualità umana è più varia di quanto si pensasse e che le esperienze infantili, come il solletico, possono influenzare queste preferenze. Del resto il solletico è visto da molte persone come un’attività intima basata sulla fiducia, capace di rafforzare il legame tra le persone.
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E VAI CON L’OSSITOCINA Il solletico è spesso un gesto intimo che si fa ai bambini. Secondo una teoria, in questo modo si rafforzano i legami, visto che il cervello produce un neurormone, l’ossitocina.
STIMOLO AMBIGUO Altre ricerche hanno analizzato più da vicino le reazioni fisiologiche al solletico. Sul piano temporale, per esempio, Michael Brecht, ricercatore presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Humboldt di Berlino, ha scoperto che in media la risposta a questo stimolo, misurata attraverso il cambiamento dell’espressione facciale e della frequenza respiratoria, si manifesta in circa 300 millisecondi. Dopo altri 200 millisecondi compaiono le prime vocalizzazioni, cioè le risate. Vale a dire 500 millisecondi in tutto. Si tratta di un tempo sorprendentemente elevato, se si considera che la reazione alla puntura di un ago è di appena 320 millisecondi. Ma perché il solletico richiede più tempo? Secondo Brecht, perché coinvolge processi emotivi complessi e costringe il cervello a risolvere un’ambiguità: è un attacco o qualcosa di piacevole? La sorpresa, che richiede tempo per essere decifrata, sarebbe essenziale per scatenare una risata. Questo spiega anche perché, quando il tocco proviene da noi stessi, non ridiamo: manca l’elemento inatteso e sparisce anche il divertimento. Studi di risonanza magnetica funzionale lo confermano: quando siamo noi a solleticarci, la corteccia somatosensoriale, cioè l’area del cervello che elabora le sensazioni tattili, si attiva meno rispetto a quando il tocco è di un altro. Lo dimostra anche il fatto che gli schizofrenici, che faticano a generare previsioni accurate sui propri movimenti, riescono a solleticarsi da soli. Inoltre, studi di acustica mostrano che la risata da solletico è più acuta e assomiglia più a un allarme, o a qualcosa a metà tra la sorpresa e la paura, che a un’espressione di gioia. Uno studio pubblicato sulla rivista
Scientific Reports due anni fa ha coinvolto 161 partecipanti provenienti da Regno Unito, Polonia, India e Hong Kong, ai quali è stato chiesto di ascoltare risate di persone di madrelingua tedesca. Tutti i gruppi sono riusciti a distinguere le risate provocate dal solletico da quelle dettate dalla felicità, segno che il suono è effettivamente diverso. Questa ambivalenza del solletico si ritrova perfino nei ratti. Solleticati dai ricercatori, emettono vocalizzazioni ultrasoniche a 50 kHz associate a uno stato di eccitazione mista a stress. E il loro comportamento segue meccanismi di avvicinamento e fuga simili a quelli osservati nei bambini: cercano il contatto, poi lo evitano, poi tornano a cercarlo. IL TOCCO UMANO Uno studio pubblicato da poco sul periodico Current Biology, effettuato però su cavie, ha evidenziato la funzione principale del solletico, quella sociale. Il solletico ripetuto determina infatti un aumento dell’attività dei recettori dell’ossitocina in una regione del cervello del ratto chiamata parte ventrolaterale del nucleo ipotalamico ventromediale (VMHvl). Questo significa, in altre parole, che attraverso questo stimolo i ratti si “affezionano” all’uomo (l’ossitocina è il neurotrasmettitore che rafforza i legami). «Abbiamo individuato una parte dei circuiti neurali che spiegano perché animali naturalmente diffidenti sviluppano un attaccamento verso gli umani», ha spiegato l’autrice principale dello studio. «I ratti diventano
La risata da solletico è diversa: ha toni acuti a metà tra la sorpresa e la paura
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COSÌ NON FUNZIONA Non possiamo solleticarci da soli: se manca l’effetto sorpresa non funziona! Ma se a farlo sono gli altri può essere un piacere ma anche trasformarsi in una vera e propria tortura (in basso, un’opera dal Rotemburg criminal museum, Germania) a seconda delle circostanze.
docili nei confronti delle mani umane per l’azione dell’ossitocina nella regione cerebrale che controlla la formazione di legami sociali tra specie diverse». Quando invece gli animali sono ansiosi o spaventati, smettono del tutto di “ridere”. E, proprio come accade per noi, in queste condizioni il solletico non funziona più. Questi risultati supportano anche l’idea che la risata da gargalesi sia una reazione a un contatto esterno che, nel corso dell’evoluzione, si sia poi differenziata in risata di piacere. Un indizio a favore di questa ipotesi viene da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology dalla ricercatrice Marina Davila Ross dell’Università di Portsmouth (Usa) che, analizzando le risate legate al solletico di orangutan, gorilla, scimpanzé e bonobo insieme a quelle dei neonati umani, ha concluso che più una specie è geneticamente vicina all’uomo, più la sua risata da solletico assomiglia alla nostra. IL MISTERO RESTA Siamo arrivati dunque a qualche certezza? Niente affatto. Secondo alcuni esperti di interazione sociale, il solletico non sarebbe l’antenato della risata, bensì un modo per rafforzare i legami tra individui, stabilendo un canale di comunicazione tattile tra chi solletica e chi viene solleticato. Non a caso, la gargalesi dipende da un contesto sociale specifico. Il divertimento è indotto soprattutto da soggetti con cui abbiamo relazioni strette, mentre lo stesso tocco, se applicato da uno sconosciuto, viene percepito come sgradevole. Ma anche questa spiegazione presenta delle contraddizioni. Se la gargalesi fosse di natura puramente sociale, sarebbe paradossale che ci venisse spontaneo ritrarci dallo stimolo (come fanno molti) anche quando proviene da un conoscente, magari non molto intimo. Inoltre, se richiedesse per forza la presenza di qualcuno di cui ci fidiamo, non potremmo essere solleticati da una macchina come Hektor. Eppure gli studi di Konstantina Kilteni non hanno osservato, almeno per il momento, differenze significative tra il solletico inflitto da un essere umano e quello procurato da un robot. In sintesi, nessuna teoria riesce ancora a spiegare tutto. Non spiega la risata senza spasso, la localizzazione delle zone sensibili né la reazione al tocco in specie molto diverse tra loro. Per gli scienziati si tratta di un bel rompicapo, su cui non c’è proprio niente da ridere. Focus | 49
spazio
In TANDEM
A
rriviamo a Cannes in una soleggiata giornata primaverile. Il mare è blu e increspato dal vento; ma non è lì che siamo diretti. A pochi passi dalla riva, tra la costa e l’aeroporto di Cannes-Mandelieu, ci sono gli stabilimenti della società Thales Alenia Space (una joint venture dell’italiana Leonardo e della francese Thales): un’area di 18 ettari con 15.000 metri quadrati di camere pulite, dove più di 1.600 persone si dedicano alla progettazione, alla produzione, all’assemblaggio e ai test dei satelliti europei. Siamo qui per vederne tre prima del lancio: Meteosat MTG-I2, Sentinel-3C e FLuorescence EXplorer (FLEX). Il primo, dedicato ad applicazioni meteorologiche, è il più importante per massa e per impatto economico. Gli altri due sono pensati per andare in tandem, soprattutto perché l’innovativo FLEX ha bisogno del collaudato
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per la TERRA I satelliti europei Sentinel-3C e FLEX vanno in orbita per studiare gli oceani, il clima e la fotosintesi delle piante. Li abbiamo visti prima del lancio.
SINCRONIZZATI Nell’illustrazione, i due nuovi satelliti europei in orbita. Sentinel-3C (a sin.) aiuta FLEX a osservare la fotosintesi su scala planetaria.
Focus | 77
ESA/ATG medialab
di Andrea Parlangeli
Alban Pichon/Thales Alenia Space
IN LABORATORIO A destra, il satellite europeo FLEX nei laboratori di Cannes di Thales Alenia Space, dove è stato assemblato e testato. Sotto, negli stessi laboratori, Sentinel-3C con i pannelli solari che lo alimenteranno in orbita. Sotto a destra, Floris, lo strumento sviluppato a Campi Bisenzio per studiare la fotosintesi.
Sentinel per svolgere la propria missione scientifica: misurare per la prima volta in dettaglio e su tutto il globo la fotosintesi clorofilliana. Cioè il meccanismo chiave della vita vegetale, quello che ruba energia al Sole per far crescere le piante. La fotosintesi è un fenomeno complesso, che coinvolge diverse molecole per convertire l’energia dei fotoni – le particelle che compongono la luce – in energia chimica, trasformando l’anidride carbonica (CO2) in molecole organiche. «La fotosintesi non avviene sempre alla stessa velocità. È un processo estremamente dinamico, che cambia in risposta allo stress», dice Marco Celesti, scienziato dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) specializzato in osservazioni ottiche da satellite. «Lo stress può essere costituito da parassiti, temperature troppo elevate, mancanza o eccesso di acqua o di nutrienti. Tutti questi fattori giocano un ruolo nel ridurre o nel rallentare la fotosintesi, e quindi hanno un impatto sulle piante, non solo in termini di assorbimento di CO2 e produzione di ossigeno, ma anche sul78 | Focus
la produzione di cibo per noi e per gli animali, per le materie prime e i biocombustibili. Più in generale, FLEX contribuirà a comprendere meglio il rapporto tra la fotosintesi e i cicli del carbonio e dell’acqua». Da qui la necessità di monitorare questi processi da satellite. «Ma la fotosintesi non può essere misurata direttamente dallo spazio», obietta Celesti. «Con le attuali tecnologie è impossibile». E allora di che cosa stiamo parlando? La soluzione dell’enigma è un fenomeno fisico diffusissimo, ma di cui non tutti sono consapevoli. Si chiama fluorescenza, ed è una debole emissione di luce, tipicamente rossa e infrarossa, a energia più bassa di quella assorbita. «La fluorescenza viene emessa da entrambi i “motori” principali della fotosintesi, i fotosistemi 1 e 2 (v. riquadro in alto, nella pag. a destra)», dettaglia Celesti. «Ed è l’indicatore più diretto della fotosintesi che possiamo misurare dallo spazio. Studiando e monitorando questa radiazione, possiamo comprendere davvero come stia funzionando a livello globale la macchina fotosintetica all’interno delle piante e con FLEX potremo tracciare lo stato di salute della vegetazione con una risoluzione spaziale utilizzabile per l’agricoltura e per la gestione delle foreste». SEGNALE DEBOLISSIMO C’è però un problema. L’intensità di questo segnale è estremamente debole anche sulla Terra, figuriamoci dallo spazio. «Se fosse possibile effettuare le misurazioni al buio, di notte, già non sarebbe facile; ma con la piena luce del Sole è quasi impossibile», enfatizza Fabio Brandani, responsabile dei programmi spazio del sito di Campi Bisenzio (Fi) di Leonardo, che ha dovuto affrontare la sfida insieme con i partner industriali. Il problema, infatti, è che gli strumenti che devono rilevare la debole fluorescenza sono “abbagliati” dalla luce del giorno. «Per di più, le osservazioni avvengono da 800 km di quota ed è richiesta una risoluzione al suolo di 300 m, distinguendo le varie frequenze (tecnicamente “lo spettro” della fluorescenza)»,
Shutterstock
DALLA LUCE AGLI ZUCCHERI
Sole
Glucosio C6H1206 Luce
Ossigeno
Anidride carbonica CO2
Acqua
Acqua
H 2O
H 2O
Leonardo S.p-A.
Alban Pichon/Thales Alenia Space
O2
enfatizza Brandani. «Quindi abbiamo dovuto sviluppare uno strumento capace di raccogliere la luce da 800 km di distanza, poi scartarne il 99% e tenere quell’1% o meno che rappresenta il segnale utile». Quello strumento si chiama Floris, è il cuore di FLEX ed è stato realizzato a Campi Bisenzio. OCEANI E CLIMA Per isolare il segnale utile (la fluorescenza) dalla luce del Sole, Floris ha bisogno di aiuto. Ed è per questo che è pensato per volare in tandem con Sentinel-3C, precedendolo sulla stessa traiettoria a un centinaio di chilometri di distanza. Sentinel‑3C
L’illustrazione mostra in modo schematico il funzionamento della fotosintesi nelle piante. In due fasi. Il processo è molto complicato e avviene in due fasi, attraverso complessi molecolari detti “fotosistemi”, composti da proteine e pigmenti come la clorofilla. Il primo ad attivarsi in presenza di luce è il “fotosistema II” (la numerazione ha origini storiche), che avvia la fotosintesi scindendo l’acqua (H2O) che proviene dal suolo per generare ossigeno (O2) ed elettroni. Il “fotosistema I” riceve gli elettroni e produce NADPH, una molecola che attiva la “fase oscura” della fotosintesi, quella in cui l’anidride carbonica (CO2) viene convertita in zuccheri come il glucosio.
fa parte del programma europeo Copernicus ed è gestito da Eumetsat in collaborazione con Esa: «Ha una serie di strumenti che garantiscono un’ampia varietà di servizi», spiega Dirk Bernaerts dell’Esa. «I satelliti Sentinel-3 erano dedicati inizialmente all’osservazione degli oceani; ma la loro portata è cresciuta nel tempo». Adesso registrano il livello del mare, le onde e altri dati degli oceani; ma osservano anche fiumi, laghi, la temperatura della superficie terrestre (quindi anche gli incendi) e il ghiaccio – in particolare lo spessore del ghiaccio oceanico e l’altezza del ghiaccio continentale. Insomma, sono preziosi per monitorare il cambiamento climatico e un’ampia gamma dei suoi effetti sul nostro pianeta. «Il 60% delle 55 variabili climatiche definite da organizzazioni globali (come temperatura, pressione atmosferica e gas serra) è fornito esclusivamente dai satelliti», ha sottolineato Hervé Derrey, amministratore delegato di Thales Alenia Space, durante l’evento di presentazione. CONFRONTO DI DATI «Ci sono già due satelliti Sentinel-3 in orbita, A e B», prosegue Bernaerts. «Quello che stiamo lanciando, Sentinel-3C, serve a garantire la continuità a lungo termine della missione e a fornire più dati e in tempi più rapidi». Oltre a costituire, appunto, un riferimento per FLEX, che è più piccolo e specializzato. Passando sullo stesso punto a una decina di secondi di distanza, infatti, i due satelliti potranno scattare la stessa foto del Pianeta sotto di loro. Così FLEX potrà confrontare i suoi dati con quelli di Sentinel-3C, per estrarre informazioni utili sul debole rossore che si vuole osservare, l’impercettibile bagliore della fotosintesi che fa respirare il nostro pianeta.
FLEX sarà il primo satellite interamente dedicato allo studio della fotosintesi su scala planetaria Focus | 79
Domande Risposte
LA SCIENZA IN PILLOLE
INSERTO SPECIALE !
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RIDERE FA BENE AGLI OCCHI?
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CIBO CHI COSTRUISCE I NIDI DI RONDINE DELLA CUCINA CINESE? SPORT CHI FECE L’ICONICA ROVESCIATA DELLE FIGURINE PANINI?
AMORE E SESSO PERCHÉ GLI UMANI NON HANNO UNA “STAGIONE DEGLI AMORI”?
NATURA QUAL È L’ODORE PIÙ AMATO DI TUTTI?
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UNIVERSO LA TERRA VERRÀ “INGOIATA” DAL SOLE?
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AI
PSICHE I BAMBINI SONO GENTILI PER ISTINTO?
SCIENZA HA SENSO FARE RICERCA IN UN MUSEO?
INDICE PAGINE ANIMALI 124 • TECNOLOGIA 128 • SCIENZA 130 • AMORE E SESSO 132 • STORIA 136 • TE LO DICE MASSIMO 140 • NATURA 142 • ECONOMIA 144 • SALUTE 146 • SOCIETÀ 148 • ARTE E CULTURA 150 • CIBO 152 • UNIVERSO 154 • PSICHE 156 • SPORT 160
BALLARE CON QUALCUNO PUÒ RENDERLO PIÙ ATTRAENTE? LA SENSAZIONE DI ESSERE SINCRONIZZATI CON UN’ALTRA PERSONA, NEI MOVIMENTI MA ANCHE IN ALTRI SEGNALI FISIOLOGICI, CE LA FA SENTIRE PIÙ VICINA.
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ì, muoversi in sincronia può aumentare la sensazione di intesa e rendere l’altra persona più affascinante. Ad affermarlo è uno studio pubblicato nel 2024 su Communications Psychology: in un esperimento con 144 partecipanti, le persone i cui movimenti e segnali fisiologici (come il respiro e il ritmo cardiaco) sembravano più simili ai propri sono state giudicate, nel complesso, più attraenti. Il cervello sembra infatti interpretare il sincronismo come un indizio di compatibilità, armonia e capacità di cooperare. SUPER SINCRONIZZATORI. I ricercatori hanno poi coinvolto 48 volontari in una sessione di speed dating, occasione in cui si susseguono brevi incontri di pochi minuti tra single che decidono poi se rivedersi o no. Analizzando movimenti e segnali fisiologici, hanno osservato che le persone capaci di sincronizzarsi più facilmente con chi avevano davanti (i cosiddetti super synchronizers) venivano giudicate mediamente più attraenti, confermando che condividere lo stesso ritmo potrebbe davvero favorire la nascita di un’intesa. S.V.
Perché l’amore si chiama “amore”? Q
Se il partner è felice, lo siamo anche noi? S
ì, e questo sembra riflettersi anche nel corpo. Uno studio della Università della California a Davis su 321 adulti tra 56 e 87 anni ha rilevato che, nei momenti in cui il partner riferiva emozioni più positive del solito, l’altro mostrava livelli più bassi di cortisolo, l’ormone dello stress. I partecipanti hanno compilato più volte al giorno questionari sulle emozioni e fornito campioni di saliva per una settimana. L’effetto era più forte di quello associato alle proprie emozioni positive e risultava particolarmente evidente nelle persone più anziane e nelle coppie più soddisfatte della relazione. Benessere. Curiosamente, le emozioni positive del partner influenzavano il cortisolo più delle proprie emozioni positive. Lo studio suggerisce che il benessere emotivo del partner possa influenzare anche la risposta fisiologica allo stress. I.P.
uesta dolce parola si fa usualmente derivare dal termine latino amor, connesso al verbo “amare” (provare un profondo sentimento di affetto), di origine indoeuropea e che rimanda ai primi suoni spontanei del linguaggio infantile, tra cui “ama” o “amma” (gli stessi dai quali ha origine il termine “mamma”). Un’altra accreditata teoria linguistica rintraccia invece la genesi del vocabolo nella radice sanscrita kam, che esprime il concetto di “desiderare ardentemente” qualcuno o qualcosa. Analogamente, la parola anglosassone love deriverebbe dal termine proto-germanico lubo e dal verbo indoeuropeo leubh, il cui significato è “desiderare”, “apprezzare” (dalla stessa radice deriva anche il termine tedesco liebe). Etimologia alternativa. A livello popolare è diffusa anche un’altra interpretazione, secondo la quale l’etimologia di “amore” risalirebbe al vocabolo dal latino a-mors, “senza morte”, con rimando all’eternità del sentimento (questa poetica lettura è però considerata errata dai linguisti). M.L.