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Focus 399 - Viaggio al centro della Terra

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SCOPRIRE E CAPIRE IL MONDO

399

20 DICEMBRE 2025 GENNAIO 2026

Montagne alte 100 volte l’Everest e fiumi di metallo. Le nuove mappe del cuore invisibile del nostro pianeta.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA FANTASCENARI SE LA VITA QUOTIDIANA FOSSE QUANTISTICA

CULTURA SESSO, FURTI E RAPIMENTI: LA VERA STORIA DEGLI ELFI

TECNOLOGIA COME SUPERARE I LIMITI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE


399 GENNAIO 2026

www.focus.it

Scoprire e capire il mondo Dove nessuno è mai giunto prima

PRISMA

6 Lo sguardo del camaleonte 8 Tutte le strade romane 10 Prisma sonoro 14 Facciamo spazio 16 La fisica del golf 18 Storia del bacio 21 Lo smog fa male al cuore 24 Videogiochi a scuola

13 Tutti i numeri delle caramelle

dossier nel cuore del pianeta

Siamo una specie di esploratori che guarda lontano. E verso l’alto. Atterriamo sui pianeti, mappiamo le galassie più distanti e studiamo l’atmosfera fino ai limiti dello spazio. Eppure sappiamo ancora relativamente poco di ciò che accade poche centinaia di chilometri sotto i nostri piedi. È uno strano paradosso: l’uomo ha camminato sulla Luna, ma la trivellazione più profonda della storia si è dovuta arrendere ad appena 12 km di profondità, sconfitta da temperature infernali. Un graffio sulla crosta rispetto ai 6.370 km che ci separano dal centro della Terra. Per secoli abbiamo riempito quel buio con la fantasia: l’Inferno dantesco, gli animali preistorici di Jules Verne o le teorie bizzarre di una Terra cava popolata da civiltà nascoste. Oggi, però, le ultime ricerche ci stanno restituendo una realtà che supera ogni immaginazione letteraria: un mondo tumultuoso e sorprendente, più vivo e inquieto che mai. Nel dossier curato da Gianluca Ranzini (da pag. 26) lo vedrete prendere forma: montagne alte migliaia di chilometri tra nucleo e mantello, regioni dove la roccia scorre come un fluido e perfino una solidificazione asimmetrica del nucleo interno. Sono le colonne d’Ercole del profondo. E se Verne cercava l’abisso in Islanda, noi abbiamo la fortuna di averlo in giardino. In Italia, tra Ivrea e il Verbano, una “magia geologica” ha sollevato le rocce del mantello, permettendoci di studiare ciò che dovrebbe essere inaccessibile. Non serve un’astronave come l’Entrerprise di Star Trek per raggiungere l’ultima frontiera; basta guardare in basso. Preparatevi a una vertigine al contrario: il viaggio verso il centro della Terra è davvero una grande avventura. Gian Mattia Bazzoli (gianmattia.bazzoli@mondadori.it)

26 VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

Dal nucleo al mantello, nuove scoperte raccontano meglio l’interno del nostro pianeta, l’ultima grande frontiera dell’esplorazione.

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SFIDE INFERNALI

Saliamo molto in alto nell’aria e scendiamo negli abissi dei mari. Ma arrivare nelle profondità terrestri è molto più difficile. Ecco come si fa e le perforazioni da record.

36 COSA C’È SOTTO?

Il regno dei morti, un mondo perduto con rettili preistorici e cavernicoli, o una società da incubo futuristico. Ecco come il sottosuolo è stato immaginato nel mito e nella letteratura.

In copertina: Foto portante: Magic Torch

LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA 40 SE FOSSE QUANTISTICA scienza

Avremmo anche natura ondulatoria, come le particelle all’interno dell’atomo. E sarebbe possibile il teletrasporto.

VIVERE CON L’IA (CHE NON 46 COME È INTELLIGENTE) intervista

Intervista al filosofo Luciano Floridi che dice: per vivere con l’intelligenza artificiale occorre conoscerne i limiti. E fissare regole precise.

Focus | 3


D&R Speciale 114 ANIMALI 118 TECNOLOGIA 120 SCIENZA 122 NATURA 124 STORIA 128 TE LO DICE...

130 AMORE E SESSO 132 CIBO 134 SALUTE 138 SOCIETÀ 140 ARTE E CULTURA 142 ECONOMIA

54 QUANDO A CURARE È IL DNA medicina

Le terapie avanzate, basate su geni e cellule, stanno cambiando volto a diverse malattie rare e tumori.

60 LA GUERRA DEI DRONI tecnologia

MULTIMEDIA

Scopri video, audio, timelapse e tanti altri contenuti.

Che pericolo rappresentano realmente i velivoli avvistati sugli aeroporti europei? Come ci si difende?

64 TECNOSCIAMI tecnologia

Già oggi sono gestiti da un computer centrale, ma in futuro avremo sciami di droni autorganizzati.

66 ISTINTO LETALE

INQUADRA IL QR CODE

144 UNIVERSO 146 PSICHE 150 SPORT Pagine animate Animazioni, video, audio... Potete fruire di tanti contenuti aggiuntivi grazie ai QR Code, nelle pagine dove troverete l’icona Focus+. Basta inquadrare il QR Code con la fotocamera attiva (se si usa un iPhone o un iPad), oppure usando Google Lens o una qualsiasi app per la scansione di QR Code (se si ha uno smartphone o un tablet Android). Se invece siete al computer, andate alla pagina del nostro sito, all’indirizzo web segnalato.

animali

Ghepardi, balene, donnole e cicogne... Storie di attacchi (e difese) nelle immagini di un prestigioso premio fotografico europeo.

CI RESTA DELLA NOSTRA 72 COSA INFANZIA scienza

Ricordiamo poco del bambino che siamo stati, ma sappiamo bene che è dentro di noi. Come si spiega?

78 OPERAZIONE NOSTALGIA società

Tornano i prodotti e le canzoni, ma anche i cibi degli anni ’80 e ’90, e ne siamo felici. Come mai? Non è solo marketing...

84 UN MONDO DI ELFI cultura

L’evoluzione di figure passate dal folklore nordico... al mito moderno.

90 CHE SCHIFEZZE! scienza

Pipì, muco, puzzette... Tendiamo a nasconderli, ma studiarli può migliorare la salute.

FOTO DI HUBBLE CHE HA FATTO 96 LA LA STORIA astronomia

Ricorrono i trent’anni di una delle immagini del cielo più famose di sempre: l’Hubble Deep Field.

RUBRICHE

52 Focus sull’IA 102 Focus Live 108 Tipi italiani 154 Iniziative 156 Cartellone 160 Giochi 4 | Focus

108

Vita quotidiana del codone, anatra che vive nel Nord-est

Ci trovi anche su:


Cortesia Alma Radaelli/rielaborazione IA

intervista

46 | Focus


Luciano Floridi

Come

con VIVERE (che non è L’IA intelligente) Per affrontare i problemi e le opportunità dell’intelligenza artificiale occorre conoscerne i limiti. E fissare regole chiare. Parola di filosofo.

IDEA DI MARKETING L’informatico statunitense John McCarthy: coniò nel 1956 l’espressione “intelligenza artificiale”.

accertato che i casi erano stati inventati di sana pianta dal chatbot, e ha comminato all’avvocato una multa di 5mila dollari. Caso #3. A Detroit, una donna di colore incinta di 8 mesi, Porcha Woodruff, è stata arrestata per furto d’auto: un sistema di riconoscimento facciale l’aveva identificata come responsabile del reato in un video di sorveglianza, confrontandola con una foto d’archivio. La donna è riuscita a dimostrare la sua innocenza dopo 11 ore di ingiusta detenzione. Gli esperti hanno riconosciuto che con le persone di Corbis/Vcg/Getty Images

C

aso #1. Il servizio sanitario pubblico del Regno Unito, l’NHS, ha lanciato l’allarme lo scorso settembre, soprattutto ad adolescenti e giovani adulti: «Non usate i chatbot per chiedere consigli psicologici. Rischiano di rinforzare i pensieri pericolosi per la salute mentale, perciò non devono sostituire la terapia con uno specialista». Caso #2. Nel 2023 l’avvocato statunitense Steven Schwartz difendeva un cliente ferito al ginocchio da un carrello di servizio durante un volo della linea aerea colombiana Avianca. Ha fatto una ricerca su ChatGPT per trovare casi simili, e ne ha citato le sentenze in una memoria difensiva depositata alla Corte Distrettuale di New York. Il giudice ha

di Vito Tartamella

colore e asiatiche il riconoscimento facciale non è molto affidabile. Questi tre casi non sono gli unici a gettare ombre inquietanti sull’intelligenza artificiale, una tecnologia entrata prepotentemente nelle nostre vite. Le sue ricadute nella politica, nell’istruzione, nella medicina, nell’economia sono rilevanti grazie alle capacità avanzate di elaborazione dei dati e di generazione di contenuti: ha poteri di persuasione superiori a quelli umani. È la “ipersuasione”: l’IA può manipolare le opinioni, le


preferenze, le scelte, le inclinazioni, le simpatie e le antipatie, le speranze e le paure delle persone. Tanto che tendiamo a sovrastimare le sue prestazioni. Come difenderci? Con le regole e l’istruzione, ricorda nel suo nuovo saggio La differenza fondamentale (Mondadori) il professor Luciano Floridi. L’ho intervistato per parlare dei rischi e soprattutto dei limiti dell’IA. «Mentre le rivoluzioni precedenti, quella agricola e quella industriale, hanno richiesto rispettivamente millenni e secoli per avere un pieno impatto sulla società, la rivoluzione digitale, compresa l’IA, sta trasformando il mondo nell’arco di una generazione. I cambiamenti economici, sociali e culturali che ne derivano non sono solo profondi, ma anche incredibilmente veloci. Dobbiamo anticiparli e gestirli ora, per evitare di esacerbare le disuguaglianze e le fratture sociali», commenta Floridi. Per farlo, però, occorre un cambio di prospettiva: «dobbiamo sempre tener presente che abbiamo a che fare con macchine e algoritmi». Nel suo libro dedica molte pagine a spiegare perché l’intelligenza artificiale non vada considerata intelligente, proponendo di chiamarla “Agente artificiale”… Perché? «La chiarezza terminologica è fonda48 | Focus

Immagine generata con IA

DEEPFAKE Il presidente Trump con un gruppo di elettori di colore: un falso. Come le immagini erotiche della cantante Taylor Swift diffuse su “X” e smentite dai tg (sotto).

Immagine generata con IA

CHI È LUCIANO FLORIDI Nato a Roma nel 1964, Luciano Floridi è una delle voci più autorevoli al mondo nella filosofia dell’informazione e nell’etica digitale e dell’intelligenza artificiale. Laureato in filosofia alla Sapienza di Roma, appassionato di logica e di matematica, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia all’Università di Warwick (Regno Unito), dove ebbe il primo incontro con il digitale: mentre era in Italia, con uno dei primi modem scaricò da remoto alcuni files dal sito dell’università britannica. Così intuì la portata del Web e decise di indagare come avrebbe potuto influenzare la vita delle persone. Dai docenti universitari italiani gli fu detto che «Internet è una moda passeggera», così andò a fare ricerca all’Università di Oxford, iniziando una carriera accademica internazionale. Oggi è professore e direttore fondatore del Digital Ethics Center all’Università di Yale e professore di sociologia della cultura e della comunicazione all’Università di Bologna. Il suo progetto più importante è un’opera in 4 volumi sui fondamenti della filosofia dell’informazione: ne ha già scritti 3. Ha ricevuto due lauree honoris causa (in filosofia dall’Università di Suceava, Romania, e in informatica dall’Università di Skövde, Svezia) ed è Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Ama giocare a scacchi e a squash.

mentale se vogliamo affrontare in modo corretto le questioni che riguardano l’uso, le regole e i limiti di questi strumenti. Che sono straordinari, ma sono intelligenti come un termostato (v. riquadro). Le IA non hanno l’intenzionalità, l’autocoscienza e l’autodeterminazione proprie dell’intelligenza umana: hanno difficoltà con l’astrazione profonda, la sintesi creativa e la coerenza etica. E, soprattutto, mostrano tutti i propri limiti quando devono affrontare situazioni nuove, per le quali non erano state adde-

strati. Con i modelli linguistici di grandi dimensioni siamo riusciti a separare la capacità di risolvere un problema dalla necessità di essere intelligenti per farlo». Lei ricorda che il termine “intelligenza artificiale” fu coniato per ragioni di marketing… «Sì, fu creato dall’informatico statunitense John McCarthy nel 1956. Cercava fondi per un progetto di ricerca estivo al Dartmouth College. Anni prima li aveva chiamati “Studi di automazione”, ma molti avevano frainteso l’argomento cre-


Getty Images

MANIPOLATORI L’IA ha reso più sottile il confine fra vero e falso: può produrre immagini, video, audio e documenti contraffatti che è sempre più difficile identificare (se non da un’altra IA).

L’IA? È PIÙ SIMILE A UN TERMOSTATO CHE A UN CANE L’IA è davvero una forma di intelligenza? Per capirlo dobbiamo individuare qual è il suo posto fra i diversi enti capaci di agire nel mondo. Il professor Floridi propone una classificazione in base a 3 criteri: interattività (entrare in relazione con l’ambiente in un rapporto di reciproca influenza); autonomia (capacità di intraprendere azioni da sola) e adattabilità (modificare il comportamento in base a stimoli esterni). I diversi agenti hanno capacità differenti in questi 3 ambiti. Quella che chiamiamo “intelligenza artificiale” manca dell’intelligenza, dell’intenzionalità e dell’autodeterminazione tipiche degli esseri viventi. Perciò va chiamato “agente artificiale” o “artefattuale”: può modificare il comportamento ma non ha intenzionalità; eccelle nell’elaborazione delle informazioni ma non ha coscienza o intelligenza; si adatta all’ambiente ma solo all’interno dei parametri per cui è stato programmato. Come un termostato smart. AGENTE NATURALE

dendo riguardasse gli automi. Così scelse l’espressione “Intelligenza artificiale”, per alludere all’obiettivo a lungo termine di raggiungere un’intelligenza di livello umano. E quell’espressione è passata alla storia. Ma ha creato più confusione che chiarezza. Ad esempio, da allora gli studi neurologici sul cervello hanno preso l’abitudine di usare metafore informatiche per descriverlo, inquadrando la mente come un sistema computazionale e di elaborazione delle informazioni: e così siamo rimasti intrappolati in una visione riduzionista, in cui le qualità soggettive della mente sono più eluse che comprese. Tutto il fervore sull’IA, come se fosse una forma di “sapere alchemico”, può considerarsi a tutti gli effetti una bolla tecnologica, che rischia di scoppiare o sgonfiarsi, producendo un forte rallentamento negli investimenti futuri». Lei fa considerazioni analoghe sulla “immaterialità” del digitale: perché, invece, occorre ricordare la sua materialità? «Per anni il discorso sul digitale si è concentrato su realtà virtuale, identità digitali, social media… Tutti elementi che vengono rappresentati come entità senza peso, intangibili, invisibili, quasi eteree. Ma questa prospettiva rischia di sviare l’attenzione dagli aspetti materiali, che sono determinanti se vogliamo avere un controllo effettivo sul digitale: dalle terre rare indispensabili per i componenti elettronici ai data center, dai cavi sottomarini ai satelliti. Alla fine, chi controlla l’analogico (ovvero tutta la parte materiale) controlla anche il digitale. E lo stesso discorso riguarda, e ancor più, le persone: se siamo abituati a interagire con le loro rappresentazioni digitali (un nickname sui social piuttosto che una

Sono i sistemi non viventi, come un fiume: possono plasmare ed essere plasmati da un ambiente, ma non hanno scopi, obiettivi, capacità di apprendere. Non hanno autonomia né adattabilità, rispondono solo alle leggi fisiche.

AGENTE ARTEFATTUALE

Sono gli oggetti creati dall’uomo, come i termostati smart: sono capaci di interazione con l’ambiente, hanno autonomia e adattabilità entro i parametri per cui sono programmati. Hanno capacità di apprendimento limitate e risposte predeterminate.

AGENTE BIOLOGICO

Sono gli animali: hanno autonomia e adattabilità, elementi di intenzionalità e la capacità d’apprendere dall’esperienza. Sono vincolati dall’istinto, dai geni e dalle condizioni ambientali. Hanno scarse capacità di comunicazione e di ragionamento astratto.

AGENTE UMANO

L’uomo ha i massimi livelli di interattività, autonomia e adattabilità, oltre a intenzionalità, capacità di pensiero astratto, pianificazione, risoluzione creativa di problemi. Ha la capacità di valutare eticamente le azioni.

L’espressione “intelligenza artificiale” fu coniata per raccogliere fondi. Ma rischia di alimentare una “bolla” Focus | 49


Adobe Stock openai.com

ATTENZIONE Medici e pazienti usano l’IA, ma gli errori sono ancora rilevanti. Sotto, il cantiere di Stargate ad Abilene, in Texas: qui sta sorgendo un data center di OpenAI.

cartella clinica virtuale) perdiamo di vista le persone in carne e ossa, molto più ricche e complesse». A proposito di cartelle cliniche: quali rischi ha l’uso degli agenti artificiali in medicina? «Rischia di creare problemi enormi. Non solo per i cittadini comuni, ma anche per i medici stessi. Uno studio del 2024 ha accertato che nel Regno Unito il 28% dei medici usa l’IA come assistente per fare le diagnosi ai pazienti. È una quantità enorme, quasi un medico su tre. Ed è un grande rischio, perché i chatbot possono prendere gravi cantonate: basti dire che, variando l’ordine in cui si elencano i sintomi del paziente, possono cambiare, e molto, le risposte dei chatbot. Senza contare che, a parità di sintomi, due pazienti possono avere storie cliniche 50 | Focus

molto diverse, a livello sia individuale sia familiare. Fa una grande differenza se, ad esempio, soffro di ipertensione perché consumo molto sale o perché i miei genitori erano entrambi ipertesi. Dunque, in ambito sanitario Gemini o ChatGPT andrebbero usati con molta cautela, conoscendo i loro limiti». E in campo finanziario? Farebbe gestire i suoi risparmi a ChatGPT? «Non gli farei gestire nulla! I chatbot non sono consulenti finanziari e se danno consigli sbagliati nessuno può denunciarli per ottenere un risarcimento. Innanzitutto perché non sono aggiornati

AIUTO INVISIBILE Uno studente consulta il cellulare a lezione: l’IA diventa pervasiva anche a scuola. Sotto, la Borsa di New York: i chatbot non sono buoni consiglieri in campo finanziario.

in tempo reale sugli ultimi sviluppi del mercato, e perché, diverse volte, danno informazioni false. Ma in campo economico, tuttavia, segnalo un’eccezione: il chatbot è abilissimo a stabilire il prezzo congruo per gli oggetti usati, se lo si incarica di confrontare gli andamenti delle loro quotazioni sulle principali piattaforme online di vendita dell’usato. È da un po’ di tempo che gli acquisti su eBay li faccio solo così». Oggi l’IA è usata, e molto, anche dagli studenti. Se un docente assegna una ricerca, è molto probabile che gli allievi la facciano fare a ChatGPT. Cosa imparano in quel modo? «Come docente, devo aspettarmi che uno studente usi le calcolatrici o l’IA: questi strumenti fanno parte della nostra realtà di oggi. Perciò, invece di fare censure o barricate, impariamo a usarli. E a insegnare un metodo di lavoro, uno spirito critico attraverso questi chatbot. Occorre un cambio di mentalità, un approccio più creativo e costruttivo. Ad esempio: un docente assegna come compito una ricerca su Cartesio, dicendo agli studenti di farla sia con ChatGPT sia con Gemini, invitando poi gli studenti a confrontare le differenze fra i due testi generati. Oppure, posso chiedere di far generare a ChatGPT il riassunto di un capitolo dei Promessi sposi, dicendo agli studenti di controllare se lo abbia fatto in modo corretto, verificando che cosa ha inserito e cosa invece ha omesso. Qualcuno obietta che in questo modo i ragazzi non imparano a scrivere un tema: non sono d’accordo. Si può benissimo imparare facendolo scrivere a Gemini e

Cosa può fare la scuola? Insegnare a valutare criticamente i dati dell’IA


Mondadori Portfolio/Zuma Press

Adobe Stock

QUANT’È DIFFICILE CORREGGERLA

poi analizzando che cosa ha scritto, con quale stile e in quale ordine logico: anche così si impara a sviluppare un pensiero critico e competente». Fra gli effetti collaterali dell’IA c’è il problema del falso, dai deepfake alle finte recensioni su Tripadvisor. Come difenderci? «Le soluzioni tecniche si stanno attuan­ do: dai codici inseriti nei files ai watermark (filigrana elettronica, ndr) visibili o nascosti che siano. E, soprattutto, stia­ mo andando verso sistemi IA capaci di riconoscere se un file sia stato generato da un’altra IA: come gli antivirus che ci difendono dai virus informatici. Questi rimedi possono aiutare, ma fino a un certo punto. Occorre anche irrobustire la legislazione vigente: chi diffonde video, immagini, documenti, audio contraffatti va severamente punito. Creare finte im­ magini o video porno con i volti di per­ sone celebri non è un gioco goliardico, è un atto gravissimo. Occorre un cambio di mentalità, si deve formare una sensi­ bilità sociale e culturale, com’è avvenuto per i maltrattamenti agli animali, che 50 anni fa non importavano a nessuno. «Poi occorrerà motivare i diversi por­ tali che pubblicano recensioni (da Trip­ advisor ad Amazon) a identificarne con rigore gli autori, com’è avvenuto per i siti di gioco d’azzardo: questi ultimi sono

L’IA non è infallibile. Può capitare che fornisca informazioni sbagliate, com’è accaduto a Brian Hood, ex presidente della provincia di Hepburn Shire, in Australia. ChatGPT affermava che fosse stato arrestato in uno scandalo di corruzione internazionale all’inizio degli anni 2000. Falso: così Hood ha inviato una diffida a OpenAI, e da allora, se si chiedono informazioni su di lui, ChatGPT va in blocco e non risponde. «Questo accade perché una volta che un modello linguistico di grandi dimensioni come ChatGPT viene addestrato, è difficile correggerlo: è come rimettere il dentifricio nel tubetto, è possibile ma molto laborioso, perché occorre riaddestrare completamente il modello», spiega Floridi. «Ma le correzioni sono imprescindibili quando si hanno problemi di diffamazione, discriminazione, privacy, sicurezza o proprietà intellettuale. Ecco perché si sta facendo strada un nuovo approccio tecnico, il “machine unlearning” (disapprendimento automatico, ndr), ovvero la rimozione selettiva dei dati. Si può cioè addestrare l’IA fin da subito ad agevolare interventi correttivi mirati in futuro, senza dover rimettere mano all’intero modello. L’obiettivo è far “dimenticare” al modello uno o più punti di addestramento, «con un costo computazionale molto inferiore rispetto al riaddestramento completo», spiega il professore.

molto attenti a verificare che gli uten­ ti siano maggiorenni, chiedendo carta d’identità e carta di credito. Fanno così perché, diversamente, perderebbero la licenza. Si potrebbe immaginare uno scenario simile per altri portali. Bisogna cambiare le regole per cambiare la cul­ tura». Altro tema spinoso: l’IA ci ruberà il lavoro? «La questione va inquadrata nella giu­ sta prospettiva. A lezione mostro agli studenti un articolo con grafici del 2019 in cui la BBC stimava che i camerieri avevano il 73% di probabilità di essere rimpiazzati dai robot nel Regno Unito negli anni a venire. Sono grafici bellissi­ mi, peccato che si siano rivelati del tutto sbagliati: nel frattempo i robot non sono entrati nei bar e nei ristoranti, e il nume­ ro di camerieri invece di essere diminu­ ito è cresciuto. Quando si sono diffuse le automobili, i maniscalchi sono spariti, ma questo non ha prodotto schiere di di­ soccupati: il mercato del lavoro ha preso un’altra direzione e le persone lo hanno seguito. Oggi il problema è la formazio­ ne: occorre riallineare la domanda e l’offerta. Abbiamo bisogno di ingegneri, medici, infermieri: lo Stato deve investi­ re nella formazione. La manovalanza è destinata a ridursi in ogni campo». Anche nel giornalismo? «Certo. Negli Usa tutte le testate sono massicciamente dipendenti dall’IA, ma resta il valore delle firme: la gente vorrà leggere quello che scrive Vito Tartamel­ la, non una macchina». Lo prendo come un augurio. Negli svi-

luppi futuri dell’IA cosa la preoccupa di più? «Chi sviluppa e usa l’IA per far soldi, come alcune piattaforme che generano dipendenza negli utenti per tenerli sem­ pre agganciati. E ancor più il crimine or­ ganizzato, che sfrutta i deepfake per ru­ bare l’identità delle persone simulando la voce di un parente in difficoltà per farsi mandare denaro. E oggi, con la tra­ duzione automatica, i trafficanti di esse­ ri umani sono in grado di adescare anche le persone che vivono in piccoli villaggi sperduti riproducendo il loro idioma. Più degli algoritmi mi preoccupano le persone che li creano e li usano».

PER SAPERNE DI PIÙ Il nuovo saggio di Luciano Floridi sull’intelligenza artificiale. Si basa sulla tesi che l’IA sia un agente non intelligente e ne analizza l’impatto in vari ambiti della vita.

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tecnologia

LA GUERRA DEI

Getty Images

DRO 60 | Focus

ATTACCO E CONTRATTACCO Nella foto grande, dimostrazione di un sistema antidrone a onde elettromagnetiche (jammer) in Francia. A lato, un nano-drone della Royal Air Force britannica.


Che pericolo rappresentano realmente i velivoli avvistati sugli aeroporti europei? E, soprattutto, come ci si difende? Lo abbiamo chiesto a chi opera sul campo.

ONI Getty Images

di Marco Consoli

L’

allarme è scattato il 22 settembre scorso, quando l’aeroporto di Copenaghen ha dirottato tutti i voli dopo l’avvistamento di droni nel proprio spazio aereo, seguito subito dallo scalo di Oslo. Da allora incidenti simili si sono ripetuti a Berlino, Monaco, Liegi e Bruxelles e l’Europa vive una psicosi legata all’apparizione di droni che possono mettere a rischio i voli civili e non solo. Si è aperto così un dibattito su come ci si possa difendere da situazioni di questo tipo con sistemi sempre più avanzati. DIFENDERSI… DA CHI? Considerata la situazione in corso, diversi politici hanno etichettato le recenti apparizioni come manifestazioni di “guerra ibrida” russa per creare il caos nei Paesi Nato. «Ma finora non ci sono prove che tutti gli avvenimenti riportati siano frutto Focus | 61


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Mondadori Portfolio

PATTUGLIAMENTI Monitoraggio al confine tra Turchia e Iran. Qui sotto, un sistema ottico avanzato per tracciare droni sviluppato dal centro di ricerca aerospaziale Dlr a Cochstedt (Germania). È testato nell’aeroporto della città.

delle azioni delle sole forze della Federazione Russa, e quindi ogni tipo di ipotesi è sul piatto: oltre al disturbo di agenti stranieri, potrebbe trattarsi di piloti amatoriali di droni che per errore o volontariamente creano scompiglio, o del tentativo di alzare la tensione e creare uno stato di paranoia per favorire investimenti in contromisure contro tali intrusioni da parte di soggetti privati o degli ucraini che vogliono essere spalleggiati contro la Russia», ci ha detto Tullio Iaria, consulente per sistemi antidroni e responsabile della formazione del nucleo piloti Uas (Unmanned Aerial Systems) del Corpo della Polizia Penitenziaria, che con la sua Fabbrica Italiana Droni fornisce questo tipo di servizio a enti e agenzie governative. GIGANTI E MICROSCOPICI I droni di cui si è parlato sono di vario tipo. Ci sono innanzitutto quelli militari, utilizzati per missioni di ricognizione o di attacco. Possono avere aperture alari enormi e sono in grado di volare anche per oltre 24 ore fino a 15 km di quota; ma ce ne sono anche di grandi come il palmo di una mano, come l’elicotterino Black Hornet usato dai soldati britannici in Afghanistan, che può entrare negli edifici. «Solitamente i droni militari sono dotati di sensori e batterie non accessibili ai privati», dice Iaria. Gli utenti comuni possono invece acquistare droni più semplici da produttori come DJI, Parrot, Skydio, per gli scopi più vari: rilievi fotografici e video di impianti, ricerca e soccorso, riprese cinematografiche, agricoltura di precisione e così via. «Questi prodotti solitamente hanno un’autonomia di volo sotto l’ora, possono volare legalmente a un’altezza mas62 | Focus

sima di 120 metri, ma possono arrivare a 1 km, e raggiungono una distanza massima di 2 km dal pilota». Poi ci sono i droni “giocattolo”, grandi poche decine di centimetri e venduti a poche decine di euro: hanno un’autonomia di qualche decina di minuti, volano a poche decine di metri e hanno un range limitato. «Infine ci sono i micro-droni utilizzati per scopi di attacco, che sono la grande novità introdotta dalla guerra russo-ucraina», rivela Iaria. «Sono soprattutto droni fai-da-te, larghi fino a 25 cm, che possono essere usati in


Mondadori Portfolio

SQUADRE VOLANTI Tornando ai nostri aeroporti, insomma, come si può garantire la sicurezza delle operazioni di volo? «Si sta lavorando a piccoli sciami di droni che volano e lavorano insieme», osserva Iaria. L’obiettivo è bloccare le incursioni dei velivoli che causano problemi. Considerato che l’Easa, ente per la sicurezza aerea europea, e l’Enac, che regola l’aviazione civile in Italia, stabiliscono le zone dove si può e non si può volare con droni privati in assenza di autorizzazioni specifiche, e che i droni commerciali hanno nel software istruzioni di geofencing, che impediscono l’accesso ad aree sensibili come aeroporti e simili (un limite rimosso negli Usa), quando un drone entra in uno spazio vietato come un aeroporto ci sono varie tecnologie per intervenire: «I metodi per individuare qualsiasi drone, a parte l’avvistamento, sono due: si utilizza il radar oppure si riesce a intercettare con apposite antenne il segnale di comunicazione tra il drone e il radiocomando usato dal pilota. Questo è facile per i droni commerciali, perché chi deve intercettarli ha un database con tutti i dati (marca, modello e così via) per cui in pochi minuti si riesce a identificare dove si trova chi lo sta pilotando», dice Iaria. «La situazione è più complessa per

GIOCHI PROIBITI Un segnale di divieto all’esterno dell’aeroporto di Monaco, in Germania. A destra, un drone giocattolo.

Esistono molti mezzi per abbattere un drone ostile o per prenderne il controllo i droni autoprodotti». Ma per individuarli si usano gli stessi metodi. Poi, trovato il drone, se ne può prendere il controllo per dirottarlo o lo si può abbattere. Spiega Iaria: «Ci sono i cosiddetti jammer, cannoni che inviano fasci di onde elettromagnetiche: possono interrompere la comunicazione con il pilota e prendere il controllo del drone. Oppure si possono usare le microonde per surriscaldarne i sistemi di bordo. Ed esistono, anche se sono meno utilizzati, droni dotati di reti o proiettili per intercettare i droni bersaglio». FALSI ALLARMI D’altra parte, per garantire la sicurezza nei cieli bisogna tener conto anche della diffusione sempre maggiore di droni civili. Negli anni sono infatti aumentati gli incidenti: secondo l’Easa si è passati dai 500 eventi dannosi per l’aviazione causati da droni nel 2015 ai quasi 2.000 del 2019. C’è dunque bisogno di più attenzione, ma senza cadere nella paranoia: nel 2024, nel New Jersey, ci sono stati migliaia di avvistamenti che hanno causato tensione, però dopo le indagini non è stata trovata alcuna prova di una reale minaccia o di un volo che non fosse stato autorizzato. Adobe Stock

un range di 5 km e di solito sono pilotati con un visore che, oltre ai parametri di altitudine e posizione sulla mappa, permette al pilota di vedere dove stanno volando». Oleg Sentsov, comandante di una pattuglia di droni ucraini, aggiunge: «In Ucraina, la guerra è cambiata drammaticamente con l’introduzione di questi velivoli, che possono svolgere missioni di attacco anche a 25 km di distanza e colpire veicoli e soldati. Questo è il motivo per cui si è creata un’area di circa 40 km dal confine in cui operano pochissime pattuglie militari, che altrimenti sarebbero esposte ai droni nemici». Moltissimi di questi micro-droni sono “fatti in casa” assemblando telai, rotori, telecamere e batterie, a cui può essere aggiunto un carico di esplosivo.


Domande Risposte

LA SCIENZA IN PILLOLE

INSERTO SPECIALE !

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GLI SPORT CHE METTONO ALLA PROVA IL CERVELLO

ANIMALI PERCHÉ TRAVESTIRE UNA MUCCA DA ZEBRA?

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SPORT QUANTI KG PUÒ SOLLEVARE UN ESSERE UMANO?

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SALUTE PERCHÉ GLI OCCHI DEI NEONATI CAMBIANO COLORE?

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ARTE E CULTURA ESISTONO SCUOLE PER DIVENTARE BABBO NATALE?


NATURA

COSA SONO LE NUBI A ROTOLO? FORMAZIONI SPETTACOLARI CHE SEMBRANO ONDE CHE SI AVVOLGONO NEL CIELO...

N

ote in inglese come roll clouds, sono nuvole orizzontali a bassa quota dalla forma tubolare. Nonostante l’aspetto spettacolare, non sono associate a precipitazioni o a fenomeni atmosferici intensi. Si formano generalmente quando una corrente d’aria fredda discendente da

un temporale incontra aria calda e umida. Il sollevamento della massa calda favorisce la condensazione e la formazione del vapore acqueo, mentre l’interazione fra le due masse e la variazione di velocità e direzione del vento generano quella rotazione che dà alle nuvole la tipica forma cilindrica. CORRENTI. Le nuvole si presentano spesso sul fronte di masse d’aria in rapido movimento o durante l’incontro tra

brezze marine e correnti continentali, staccandosi completamente dalle altre formazioni nuvolose. Sebbene si tratti di un fenomeno raro, sono famose le nuvole Morning Glory, che si formano prevalentemente nel Golfo di Carpentaria, in Australia, tra agosto e novembre. Possono estendersi per più di 1.000 chilometri e si muovono a grandi velocità, spostandosi all’alba come un’onda che rotola. Roberto Mammì

Si possono davvero “spegnere” i tornado? A spiegarlo sono Maria Molina, meteorologa dell’Università del Maryland (Usa), e Kevin Kelleher, già direttore dei laboratori del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) statunitense e consulente scientifico per il film Twisters. In questa pellicola si ipotizza di disperdere sostanze chimiche capaci di assorbire l’umidità dei tornado e di “disinnescare” la tempesta, ma nella realtà le dimensioni e la potenza di tali fenomeni rendono impossibile un intervento diretto. Anche se esistono polimeri in grado di trattenere enormi quantità d’acqua, non è fattibile produrne e trasportarne a sufficienza per alterare davvero una supercella. Limiti. La formazione dei tornado è ancora in parte un mistero, poiché se è vero che si conoscono le dinamiche che ne generano la rotazione, non sono noti tutti i meccanismi che portano il vortice a toccare il suolo. L’arma più efficace resta perciò la prevenzione, oggi possibile grazie all’uso dei radar a schiera, capaci di creare modelli tridimensionali delle tempeste e di migliorare i sistemi di allerta. S.V.

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CIELO SCURO Una nuvola a rotolo sopra una fattoria del Wisconsin, negli Stati Uniti.


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