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Focus 331 - Maggio 2020

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SCOPRIRE E CAPIRE IL MONDO

NUMERO SPECIALE

VIAGGIO NELL’OSPEDALE

STRAORDINARIO

CHE ABBIAMO IN CORPO:

IL SISTEMA IMMUNITARIO

LE SORPRENDENTI

DIFESE DI BAMBINI

E RAGAZZI

LA CONTROFFENSIVA

DELLA MEDICINA

E DELLA RICERCA

L’ARMA DELLA

SOLIDARIETÀ UMANA

Le sentinelle capaci di liberarci da virus e batteri sono dentro di noi. Ecco come ci proteggono.

FORZA DI BIMBI E RAGAZZI

Spesso Covid-19 è più lieve nei giovanissimi. Capire perché aiuterà a trovare una cura.

Come funziona la ricerca di farmaci e vaccini contro Covid-19.

Sono molti di più di quanto si pensasse, anche se la gran parte di essi è innocua. Almeno per noi.

Una

che ha una

Dopo l’emergenza dovremo gestire gli effetti psicologici del “post

Piccoli di animali (e bambini) ci conquistano grazie a una combinazione di tratti che ce li rendono irresistibili. E che ci spingono a occuparci di loro.

Perché in cucina l’olio di oliva è il migliore?

56 scienza

SE NON CI FOSSERO GLI ODORI

Senza aromi non si sarebbe mai sviluppato l’olfatto, che ci permette di sentire il gusto dei cibi, ma anche di individuare malattie.

62 scienza

COME SI CONSERVA UN SUONO

Siamo entrati nel museo del violino di Cremona: qui ci si prende cura degli Stradivari e degli Amati. E si studia (e si mantiene inalterata) la loro “voce”.

50

La morbidezza dei cuccioli di lontra di mare

68

spazio

I SATELLITI IN MINIATURA

I cubesat, piccoli satelliti low cost, stanno rivoluzionando le telecomunicazioni e l’osservazione della Terra. E ora sono capaci di arrivare fino a Marte.

74 spazio A SPASSO NEL SISTEMA SOLARE

In un solo colpo d’occhio, tutte le sonde attualmente funzionanti che sono state inviate fuori dall’orbita terrestre per fini scientifici.

76 cultura

L’ABC DELL’ALFABETO

All’origine dei segni che in Occidente permettono la comunicazione scritta, c’è ancora mistero. E l’idea geniale potrebbe essere venuta a un minatore.

82

cifrario economico

ELON MUSK

Grazie a SpaceX vuole diventare il più grande imprenditore privato dello spazio, mentre con Tesla ha dato una scossa al mercato delle auto.

84

vita digitale

NON SONO UN ROBOT

Sul Web da decenni è in corso una guerra tra software: bot che si fingono umani e programmi che cercano di smascherarli.

96 lingua italiana A CHE COSA SERVONO LE PAROLACCE

Non sono solo una degenerazione del linguaggio: servono a esprimere le emozioni forti. E a evitare che l’aggressività si traduca in violenza fisica.

La mappa per osservare

104 astronomia IL DUELLO CHE CAMBIÒ IL COSMO

La storia del dibattito pubblico tra due scienziati che il 26 aprile 1920 segnò la svolta nella conoscenza dell’universo e delle sue reali dimensioni.

108 intervista IL CIBO CHE VERRÀ

Tra insetti che da noi non sfondano, pietanze stampate in 3D, carni senza carne e beveroni da Star Trek, facciamo il punto con Roberto Paura.

114 animali PER LORO, FRONTIERE APERTE

Mentre noi abbiamo chiuso i confini, lo spettacolo delle migrazioni si sta ripetendo come ogni anno, tra specie che arrivano e specie che vanno.

88

Gli aspetti più curiosi della vita di Garibaldi

Ci trovi anche su:

SOTTO ATTACCO

Un linfocita T, dotato di recettori specifici (le parti rosse) per catturare i germi o i “corpi estranei”, qui rappresentati da bolle bluastre.

IN SINTESI

• Organi e cellule del sistema immunitario “parlano” tra loro con messaggi chimici.

• Di fronte a un aggressore si attivano due linee di difesa (una generica e una specifica).

del guardie

• Le cellule immunitarie imparano a non attaccare l’organismo, ma solo i nemici.

Le nostre corpo

Le sentinelle capaci di liberarci da virus e batteri sono dentro di noi. Lavorano così bene che spesso non ce ne accorgiamo (e siamo asintomatici). Ecco come ci proteggono.

Probabilmente, è l’esercito più potente che ci sia. Anche perché sta sempre in allerta. Può stanare i nemici anche quando arrivano in drappelli esigui o cercano di mimetizzarsi. Il sistema immunitario ha il radar: i linfociti, le cellule-sentinella che pattugliano instancabilmente il nostro corpo, possono riconoscere dieci miliardi di nemici differenti, praticamente chiunque abbia brutte intenzioni. Poi, in men che non si dica, le truppe dispiegano le armi necessarie. Nel nostro organismo si combattono battaglie cruente, e spesso non ce ne accorgiamo perché gli indesiderati vengono messi in condizioni di non nuocere prima che possano darci fastidio.

ESERCITO PREZIOSO

Ora tutti gli occhi sono puntati su questi preziosi guardiani perché ci proteggano anche dalla Covid-19: ma come funziona questo esercito, come si schiera in campo, chi decide le strategie di guerra? Innanzitutto, l’“accademia militare”

Covid-19 è più spesso lieve nei giovanissimi. Capire perché aiuterà a trovare una cura.

La forza di bimbi

e ragazzi

Il 19 marzo, in occasione della conferenza stampa quotidiana sui numeri dell’epidemia da coronavirus in Italia, Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) e responsabile del reparto di pediatria e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù (Roma), ha confermato un’ipotesi che circolava da tempo: la Covid-19 non è una malattia pediatrica. Nessuno dei circa 300 bambini risultati positivi al tampone fino a quella data aveva sviluppato una forma grave e anche le informazioni che arrivavano dall’estero andavano nella stessa direzione. Nei giorni seguenti, alcuni studi internazionali usciti su

riviste scientifiche hanno confermato il dato: la pandemia colpisce meno duramente i bambini rispetto agli adulti, sebbene qualche caso grave e qualche decesso, all’estero, si siano riscontrati anche nella popolazione pediatrica.

MISTERO SCIENTIFICO

Capire perché questo accade è molto più che una curiosità scientifica. Il segreto dei bambini, infatti, potrebbe essere la chiave per individuare un farmaco capace di rendere meno letale la Covid-19. Sbrogliare la matassa è però difficile, perché il sistema immunitario è molto complesso e le variabili in gioco sono numerosissime.

QUESTO È UN LAVORO PER ME

Un sistema immunitario ancora immaturo, oppure la diversa relazione fra le cellule dei bambini e il virus sono fra le possibili spiegazioni della minore incidenza di casi gravi fra i più piccoli.

Èuna strategia a tutto campo quella che la scienza ha intrapreso contro il coronavirus SARS-CoV-2. Un piano ambizioso, che comprende lo studio delle vie di contagio e la messa in opera di misure contenitive, ma che punta soprattutto alla ricerca di un farmaco, o di un vaccino, che permetta di controllare l’epidemia e mettere ko il virus una volta per tutte. È soprattutto sul vaccino che si concentrano le speranze di tanti: evitare la malattia è infatti senz’altro meglio che prenderla e poi curarsi. Eppure, quasi certamente i farmaci arriveranno prima. La medicina, infatti, già dispone di sostanze che, usate per altre patologie, si stanno rivelando utili anche contro Covid-19. Spiega Rita Bardi, del Centro per le politiche regolatorie dell’Istituto Mario Negri di Milano: «Lo sviluppo di un vaccino per SARS-CoV-2 è una strada nuova, che si è aperta solo pochi mesi fa; si stanno facendo sforzi immensi, ma i tempi non saranno brevi. Per i farmaci, invece, si sta valutando se fra quelli già conosciuti ce ne siano di efficaci. In questo caso, i tempi sarebbero più contenuti, perché questi composti hanno già superato le sperimentazioni volte a verificare la tossicità e gli effetti collaterali».

LE DUE STRADE DEI FARMACI

La via dei farmaci persegue due obiettivi: spegnere l’infiammazione, che è la responsabile delle

manifestazioni più gravi di Covid-19, oppure contrastare il virus. La prima strada può già contare su diversi composti promettenti. Sono tutti anticorpi monoclonali: anticorpi cioè ottenuti in laboratorio e capaci di colpire con estrema precisione le sostanze coinvolte nella reazione infiammatoria. Il tocilizumab, per esempio, è normalmente usato nell’artrite reumatoide e blocca l’azione dell’interleuchina 6. Uno studio preliminare condotto in Cina ha mostrato benefici nei pazienti gravi, e anche l’Italia ha iniziato a utilizzarlo e a sperimentarlo, dopo i buoni risultati ottenuti all’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Napoli. Altri composti dai nomi complicati, che hanno effetti analoghi, sono il sarilumab, l’anakinra e l’emapalumab. «L’impiego di questi farmaci ci permette di ottenere una stabilizzazione delle condizioni dei pazienti, a tre giorni dall’inizio della terapia», spiega Fabio Ciceri, vice direttore scientifico dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Non una guarigione, quindi, ma uno stop al peggioramento che può però fare la differenza fra la vita e la morte.

Il versante del contrasto al virus ha invece portato qualche delusione. Una medicina che era sembrata promettente nelle fasi iniziali dell’epidemia, e che comprende due antivirali usati per l’Aids (il lopinavir e il ritonavir), è stata infatti bocciata da uno studio condotto in Cina su 200 pazienti, pubblicato il 18 marzo su New England Journal of Medicine. Dopo quella data, dunque,

Come funziona la ricerca di farmaci e vaccini contro Covid-19.

CACCIA ALL’

• Con fondi ingenti, i laboratori di tutto il mondo cercano una cura o un vaccino.

• I farmaci per sconfiggere il virus o alleviare la malattia potrebbero arrivare presto.

IN SINTESI

• Per il vaccino bisognerà attendere ben più di un anno. E non è detto che ci si arrivi.

TEST POSITIVO

Un esperimento per valutare la risposta immunitaria a un possibile vaccino contro il virus.

Le bande scure indicano la presenza di anticorpi.

TIDOTO

CHE OCCHIONI

cuccioli Il segreto dei

Perché i piccoli degli animali (e i bambini) ci conquistano? Merito di una combinazione di tratti che ce li rendono irresistibili. E ci costringono a occuparci di loro.

Uno scimpanzé di 10 mesi: in questa specie, il cucciolo sta sempre a contatto con la madre per il primo anno di vita. E anche a noi viene voglia di prenderlo in braccio.

Senza aromi non si sarebbe mai sviluppato l’olfatto, che ci permette di sentire il gusto dei cibi, ma anche di individuare malattie.

Se

non ci fossero gli odori... ... saremmo meno intelligenti e meno al sicuro

di Elisa Venco

ASSAGGIATORI

Analisi

a

sensoriale di un piatto
base di pesce: prima di tutto lo si annusa. Siamo nei laboratori Atzi Tecnalia a Sukarrieta, nei Paesi Baschi (Spagna).

Siamo entrati nel museo del violino di Cremona: qui ci si prende cura degli Stradivari e degli Amati. E, soprattutto, si studia (e si mantiene inalterata) la loro “voce”.

COME SI CONSERVA UN

di Raffaella Procenzano

SUONO

MdV
photo Roberto Domenichini
COSTOSI GIOIELLI
La sala chiamata “scrigno dei tesori”, dove sono custoditi nove violini, una viola, un piccolo violino e un violoncello realizzati da Stradivari, Amati, Guarnieri, Ceruti.

I satelliti in miniatura stanno rivoluzionando le telecomunicazioni e l’osservazione della Terra. E ora sono capaci di arrivare fino a Marte. di Vito Tartamella

Il professor Francesco Topputo ha 41 anni e un sogno: vuole spedire una scatola di scarpe fino a Marte. Facendole percorrere 225 milioni di km nel cosmo in totale autonomia: quella scatola, infatti, dovrà trovare da sola la rotta fino al pianeta rosso. Grazie a strumenti (computer e sensori) grandi come un pacchetto di sigarette. La scatola spaziale è in realtà un satellite in miniatura: un cubesat. E non è l’unica missione di frontiera in questo campo che, negli ultimi anni, ha raggiunto risultati epocali. Nel 2018, infatti, la Nasa ha inviato i primi due cubesat nello spazio profondo: la missione MarCO, Mars Cube One. I minisatelliti, pesanti 13 kg ciascuno, erano a bordo della sonda InSight, diretta a Marte per studiarne il sottosuolo. Quando InSight è arrivata vicino al pianeta rosso, ha eiettato i due satelliti, Wall-E ed Eve, che hanno poi documentato il suo atterraggio, trasmettendolo via radio alla Terra in tempo reale. Ed è solo un assaggio: nei prossimi anni questi apparecchi – che stanno ai satelliti tradizionali come i droni agli aerei – ci aiuteranno a esplorare la Luna, gli asteroidi e le galassie lontane. Missioni storiche, per questi satelliti di taglia ridotta che possono pesare 100 grammi o meno (v. tabelle alle prossime pag.). Grazie alla miniaturizzazione dei componenti elettronici, infatti, hanno aperto una nuova frontiera: lo spazio “low cost”. Grazie a loro, hanno avuto per la prima volta accesso al cielo il Kenya, il Perù, il Vietnam, l’Ungheria, l’Ecuador, la Polonia.

esploratori spaziali “low cost” CUBE SAT

Così secondo BIS Research, il mercato mondiale dei cubesat crescerà di 5 volte da qui al 2030, passando dai 513,6 milioni del 2018 a 2,9 miliardi di dollari nel giro di 12 anni. E in questo campo, l’Italia ha un ruolo di primo piano: oltre al cubesat del professor Topputo (docente di sistemi aerospaziali al Politecnico di Milano) finanziato con 2 milioni di euro dal Consiglio Europeo della Ricerca, il nostro Paese sta lanciando diversi progetti di punta.

ESERCIZIO ACCADEMICO

CATTURA DETRITI

NanoRacks, minisatellite del Surrey Space Center: riesce a catturare detriti spaziali fino a 1 metro dispiegando una rete. Nasa

Eppure i cubesat sono nati quasi per gioco, anzi: per esercizio. L’idea venne nel 1999 a due docenti di ingegneria aerospaziale, Jordi Puig Suari (Politecnico della California) e Bob Twiggs (Stanford). «Volevamo insegnare agli studenti come costruire un piccolo Sputnik, con funzioni elementari di base», ricorda Suari. «In breve tempo i ragazzi hanno iniziato a saccheggiare la tecnologia dei telefoni cellulari, dotando questi minisatelliti di fotocamere, computer, antenne e altri sensori. Eppure, nonostante le loro potenzialità, all’inizio nessuna azienda, negli Usa, era disposta a lanciare i nostri cubesat: li consideravano giocattoli incapaci di ottenere risultati scientifici. Così li abbiamo portati all’agenzia spaziale russa, ma il loro razzo è esploso al decollo. Fu un fallimento provvidenziale: l’opinione pubblica non gradì che le università americane lanciassero i cubesat in Russia, così da allora ci aiutarono a farlo in patria». Dopo 21 anni e 1.307 lanci, i cubesat hanno bruciato tappe

ATTENZIONE, QUESTO ARTICOLO CONTIENE

PAROLACCE

Le parolacce esprimono emozioni come rabbia, paura, disprezzo ma anche sorpresa e umorismo.

LINGUA MAGICA
Perché ne diciamo così tante? Per capirlo abbiamo indagato in un’abitudine molto diffusa e nelle pagine ce n’è scappata qualcuna (ma per cause di forza maggiore).

PAROLACCE

Correva l’anno 1967, e due psicologi dell’Università del Nevada (Usa), Allen e Beatrice Gardner, avevano deciso di fare un esperimento mai tentato prima: insegnare il linguaggio dei segni (quello dei sordomuti) a uno scimpanzé. Per vedere se l’avrebbe usato per comunicare con gli uomini.

Gli scimpanzé, in effetti, si esprimono per lo più a gesti perché non sono in grado di parlare: la loro lingua è troppo sottile e la laringe alta. Eppure, almeno geneticamente, ci somigliano: il loro Dna è uguale al nostro al 98,5%. E, come noi, hanno un’infanzia molto lunga durante la quale imparano tutte le conoscenze necessarie a sopravvivere. Così i due ricercatori, marito e moglie, adottarono uno scimpanzé femmina di 10 mesi d’età: la chiamarono Washoe, come la contea del Nevada dove sorgeva l’ateneo. Con molta fatica le insegnarono a bere da una tazzina, a mangiare usando le posate, a vestirsi e, soprattutto, a usare il vasino: è impossibile convivere con una scimmia abituata a defecare ovunque.

ANCHE LE SCIMMIE INSULTANO

Nel frattempo, Washoe imparava a usare il linguaggio dei segni. A 5 anni d’età, Washoe conosceva 132 parole: per esempio, diceva “bere” stringendo il pugno con il pollice allungato, che poi portava alla bocca. E così via. E riusciva anche a combinare le parole in frasi semplici, come “fammi-uscire-fretta”. Un giorno, però, per indicare una scimmia che non le piaceva, Washoe fece il segno di “sporcascimmia”. Nella lingua dei gesti, “sporco” si esprime poggiando il polso sotto il mento e muovendo le dita, per imitare una broda-

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Focus 331 - Maggio 2020 by Mondadori Digital - Issuu