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Focus n.362 - Dicembre 2022

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SCOPRIRE E CAPIRE IL MONDO 362

22 NOVEMBRE 2022 DICEMBRE 2022 € 4,90 IN ITALIA

1992 - 2022

Mensile: AUT 10,00 € / BE 9,60 € / F 9,00 € / D 11,70 € / LUX 9,40 € / Côte d’Azur 9,10 € / PTE CONT. 8,70 € / E 8,70 € / CH 10,90 Chf / CH CT 10,70 Chf / USA $ 13,80. Poste Italiane / Spedizione in A.P. D.L. 353-03 art. 1, Comma 1 / Verona CMP

TRENT’ANNI DI FOCUS. L’EVOLUZIONE DEI VIDEOGIOCHI

NUMERO SPECIALE IN COLLABORAZIONE COL WWF

SIAMO CON LEI

Nell’anno della tigre, il felino diventa un esempio, ma tutte le specie decimate dall’uomo sono da difendere se si vuol difendere il Pianeta. INCONTRI RAVVICINATI IN GIRO PER IL MONDO NUMERO DOPPIO CON

SIMULAZIONI CHE MONDO SAREBBE SENZA LE MONTAGNE

FANTAPOLITICA COME GOVERNEREBBE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

INQUINAMENTO NEI LABORATORI DOVE SI CATTURA LA CO2

DOMANDE&RISPOSTE


362 DICEMBRE 2022

www.focus.it

Scoprire e capire il mondo PRISMA

8

8 Soli di sale 12 Prisma sonoro 15 I gusti degli impollinatori 16 Facciamo spazio 18 La scienza della frusta 24 Grattarsi è contagioso

dossier Wwf

L’importanza del sale (anche per la salute)

47 NOI CI SIAMO

Perché è importante tutelare la biodiversità: la voce del presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio.

29 OGNI SPECIE È SPECIALE

48 I NUMERI DEL DECLINO

30 LA REGINA DELLA FORESTA

54 IL LEOPARDO DELLE NEVI

38 ORSI IN CERCA DI GHIACCIO

57 NELLA CULLA DEGLI ELEFANTI

42 IL RITORNO DEI BISONTI

59 IN ASCOLTO DELLE BALENE

Il dossier realizzato in collaborazione con il Wwf, in cui abbiamo inquadrato alcuni casi emblematici di animali da salvare. Il nostro reportage dall’India sulla tigre, oggi finalmente in ripresa grazie alla protezione. Il grande predatore dell’Artico vede il suo territorio sfaldarsi per il cambiamento climatico. In Europa erano scomparsi in natura, oggi i progetti di reintroduzione li hanno riportati.

60 MICROPLASTICHE NEL CORPO salute

I dati diffusi nel Living Planet Report 2022, che fa il punto sullo stato di salute della Terra. Il felide delle montagne asiatiche, difficile da vedere e studiare, affronta diverse minacce. I pachidermi delle foreste sono “in pericolo critico”, ma in alcune aree si prova a tutelarli. Nel Mediterraneo, piccolo e molto trafficato, le balenottere comuni e altri cetacei sono in difficoltà.

MULTIMEDIA

La plastica ha invaso i cibi, l’aria e l’acqua. Sotto forma di particelle in grado di entrare nell’organismo.

68 DALLA STORIA CON SAPORE alimentazione

Scopri video, audio, timelapse e tanti altri contenuti.

Breve guida alle origini di cibi e bevande che ci alimentano e ci dissetano da millenni.

74 COLLEGHI, CROCI E DELIZIE comportamento

Ecco come, secondo gli studi, imparare a convivere con i nostri “vicini di scrivania”.

In copertina: Foto portante: Shutterstock/Eric Isselee.

INQUADRA IL QR CODE

Pagine animate

Animazioni, video, audio... Potete fruire di tanti contenuti aggiuntivi grazie ai QR Code, nelle pagine dove troverete l’icona Focus+. Basta inquadrare il QR Code con la fotocamera attiva (se si usa un iPhone o un iPad), oppure usando Google Lens o una qualsiasi app per la scansione di QR Code (se si ha uno smartphone o un tablet Android). Se invece siete al computer, andate alla pagina del nostro sito, all’indirizzo web segnalato.

Focus | 3


D&R Speciale 134 ANIMALI 138 TECNOLOGIA 140 SCIENZA 142 AMORE E SESSO 144 STORIA 148 TE LO DICE...

150 NATURA 152 ECONOMIA 154 SALUTE 158 SOCIETÀ 160 ARTE E CULTURA 162 CIBO

164 SPORT 168 UNIVERSO 170 PSICHE

98 COME, QUANTO E PERCHÉ scienza

80

Come catturare il gas serra più diffuso

Che cos’è l’entanglement quantistico, un fenomeno difficile da capire, ma che presto potrebbe avere molte applicazioni.

104 SE NON CI FOSSERO LE MONTAGNE ambiente

Clima, qualità dell’aria, riserve d’acqua e varietà di piante subirebbero un duro colpo.

110 MINIERE NASCOSTE IN CASA tecnologia

Oro, argento, terre rare, rame: i rifiuti elettronici celano grandi ricchezze, ma più dell’80% non viene recuperato. Ecco come sfruttare questi “giacimenti”.

80 PRESA!

116 UN ALGORITMO AL GOVERNO

89 VENI VIDEO VICI

128 IL MOSTRO DELL’INFLAZIONE

tecnologia

Ecco i progetti più innovativi allo studio nei laboratori per “catturare” l’anidride carbonica in eccesso presente nell’atmosfera. next30

In trent’anni, i videogiochi sono cambiati moltissimo. E oggi li usano molte più persone.

RUBRICHE

7 L’oblò 86 Tipi italiani 122 Focus Live 175 Academy 180 MyFocus 182 Cartellone 184 Giochi 4 | Focus

società

Non è fantascienza: c’è chi ha già provato a verificare che politiche adotterebbe l’intelligenza artificiale e che consigli darebbe ai politici. professionefinanza per Focus/5

Ecco come difendere i risparmi quando i prezzi salgono e i soldi perdono potere d’acquisto.

122

Grandi personaggi della scienza (e non solo) ed esperienze nel metaverso hanno accolto i lettori al Focus Live 2022

Ci trovi anche su:


dossier Wwf MAMMA ORSA Una femmina con due piccoli di due anni in Alaska (Usa): i cuccioli si separano dalla madre dai 17 mesi, ma è comune che lo facciano a oltre due anni di età.

Canada

Groenlandia Ittoqqortoormiit

Islanda

38 | Focus

GROENLANDIA. Ittoqqortoormiit, sulla costa est della Groenlandia (nazione parte del regno di Danimarca), si raggiunge in elicottero o in barca: da qui è salpata la crociera della Quicksilver.


Orsi

ANIMALI DA SALVARE

in cerca di ghiaccio

di Isabella Pratesi Direttore conservazione del Wwf Italia un’umanità bendata contro se stessa, è anche un luogo di immensa – pazzesca – bellezza. I suoi colori, le sue luci e i suoi spazi definiscono una dimensione di smisurata libertà. L’ULTIMA FRONTIERA SELVAGGIA Dopo tre giorni di viaggio tra le temperature ro­ venti e l’umanità sudata degli aeroporti, sono at­ terrata a Ittoqqortoormiit, il mio primo suolo gro­ enlandese. Un piccolo villaggio di qualche decina di case colorate, uno dei rari luoghi di approdo or­ ganizzato lungo la selvaggia costa orientale della Groenlandia. Lì mi aspettavano i miei compagni di viaggio e la barca a vela Quicksilver comandata da Paolo Falco, che ci avrebbe portato nelle terre po­ lari: una speciale “missione artica” delle Vele del Panda (le crociere Wwf di osservazione e ricerca), per documentare la crisi climatica e la scomparsa dell’habitat dell’orso polare. La preparazione del viaggio, tra attesa di autorizzazioni e assenza di informazioni sulla situazione dei ghiacci marini (pericolosi per la navigazione), è stata lunga e complicata. Sapevamo tuttavia di essere ospiti in un ambiente difficile, una delle ultime frontiere selvagge, e l’incertezza faceva parte del viaggio. Focus | 39

Steven Kazlowski/naturepl.com/Wwf

I

l mio viaggio nei territori dell’orso polare, lungo la costa ghiacciata e rocciosa della Groenlandia, è iniziato l’8 agosto di que­ st’anno. Se non fosse che ho covato e acca­ rezzato questa spedizione per molti anni, sarebbe sembrata una fuga da quella che i climatologi han­ no classificato come l’estate più calda mai regi­ strata in Europa. La Groenlandia, tra l’Atlantico e il mar Glacia­ le Artico, è uno dei principali motori del sistema climatico. Sappiamo che la progressiva scompar­ sa dei suoi ghiacci non smantella solo un “condi­ zionatore naturale” del nostro pianeta, ma riversa nell’oceano enormi quantità di acqua dolce, con conseguenze molto preoccupanti sull’innalza­ mento del livello del mare e sul funzionamento delle correnti oceaniche, da cui dipende il nostro clima. Non a caso gli scienziati considerano la fu­ sione dei ghiacci della Groenlandia uno di quei tipping point (“punti di ribaltamento” o meglio “punti di non ritorno”) del sistema climatico, che dovremmo in tutti i modi evitare se non vogliamo innescare una serie di conseguenze catastrofiche. Ma quest’enorme isola ghiacciata ai confini del mondo non è solo è un boomerang lanciato da

Il grande predatore delle zone artiche vede il suo territorio sfaldarsi a causa della crisi climatica.


Abbiamo così navigato, tra i fiordi e l’oceano aperto, in uno dei luoghi meno conosciuti e frequentati del nostro affollato globo. Abbiamo seguito le orme degli orsi polari sulla neve bianca sempre più rada. Abbiamo misurato la desolazione delle morene, gli accumuli di sedimenti trasportati dai ghiacciai e abbandonati dal loro arretrare. Abbiamo camminato nei fiumi d’acqua che si gettavano a mare. Abbiamo visto graniti e rocce rosse lì dove doveva essere tutto bianco. Abbiamo toccato con mano quello che l’uomo sta facendo al mondo dei ghiacci. Ciononostante questa grande isola ci ha accolto nel suo mondo estremo. Siamo potuti entrare in punta di piedi nella terra dei buoi muschiati che trottano molleggiati, con sbuffi di pelo biondo, passando in mezzo agli stormi di oche che si affollavano tra le fioriture, sorprendendo foche addormentate sul margine degli iceberg e lepri artiche tra le rocce scure. Ma, soprattutto, ho potuto metter piede per la prima volta nella terra degli orsi polari. Erano loro che cercavo di avvistare tra gli iceberg bianchi e azzurri, frastagliati, enormi e arcati, a cui si affiancava la nostra barca a vela. A CACCIA DI FOCHE SULLA BANCHISA Ho sempre parteggiato per il grande carnivoro degli ambienti del circolo polare artico, in grado di vivere in condizioni impensabili per noi esseri umani. Oggi l’orso polare è l’iconico target dei cambiamenti climatici. Questi grandi predatori hanno bisogno del ghiaccio marino. Si muovono sul pack che si forma sul mare per cacciare le foche, la loro principale fonte di cibo: due chili di grasso di foca al giorno è la normale dieta di un orso adulto per sopravvivere all’Artico. Ma proprio in questi luoghi, per una serie di meccanismi sfortunati che gli scienziati chiamano “amplificazione artica”, le temperature stanno aumentando a una velocità che è tre volte la media globale. Ne consegue che il territorio di caccia dell’orso, ovvero il ghiaccio marino sul quale si apposta in attesa delle foche, si stia formando più tardi in autunno e fondendo in anticipo in primavera. Costringendo questi grandi carnivori a soffrire la fame per periodi più lunghi del normale. Sopravvivono nell’Artico tra i 22.000 e i 31.000 orsi polari. Secondo gli scienziati, se non fermiamo la crisi climatica, subiranno un ulteriore drammatico declino nei prossimi anni. Ma niente in natura è definito. Un paio di mesi prima della mia partenza per la Groenlandia, alcuni ricercatori hanno pubblicato sulla rivista Science uno studio condotto per diversi anni che ha portato all’identificazione della ventesima popolazione (erano 19 quelle fino a ieri conosciute) di orso polare: un gruppo nel sud-est della Groenlandia, che si è scoperto separato dal resto della popolazione di orsi della costa est dell’isola (v. cartina nella pag. accanto). Una piccola popolazione che si è affrancata dal ghiaccio marino e ha imparato a vivere (e cacciare) usando il ghiaccio terrestre che 40 | Focus

Richard B. Barrett/Wwf

dossier Wwf

si sfalda sul mare, proveniente dai ghiacciai, come piattaforma per raggiungere le foche. Poiché gli scienziati prevedono un futuro senza ghiaccio marino in estate, potrebbe questa scoperta mostrare che gli orsi polari saranno in grado di sopravvivere in condizioni climatiche diverse? ATTIRATI VERSO IL CIBO C’è poi il nodo della convivenza con l’uomo, che la crisi climatica ha reso più difficile. La scomparsa dei ghiacci marini e delle prede sta spingendo orsi affamati verso i centri abitati, che, anche per una cattiva gestione dei rifiuti, hanno su questi animali (capaci di annusare da lontano le sorgenti di cibo) un’attrattiva irresistibile. Il modo per tenerli lontani ed evitare che il loro destino sia deciso da una fucilata è un costante pattugliamento delle vie di accesso ai centri abitati e un’azione di deterrenza. Da anni, il Wwf collabora con le comunità locali per ridurre i conflitti uomo-orso e sostiene questi pattugliamenti. E per garantire un futuro all’orso polare – la cui conservazione contribuisce a mantenere ecosistemi fragili e unici – combatte il cambiamento climatico e lavora affinché venga ampliato il sistema di aree protette. Le settimane trascorse nel mondo degli orsi polari, navigando tra iceberg e ghiacciai che si sbriciolano in mare come meringhe, tra la tundra colorata come la tavolozza di un artista, hanno riacceso in me la consapevolezza che, se tutti potessero vedere la bellezza di questi luoghi, sarebbero più disponibili a cambiare i loro stili di vita. Affinché tutto questo non cessi di esistere.

È stata identificata una popolazione che si è adattata alla scomparsa del pack. Una speranza?

NELLA TANA Sopra, orso polare su un iceberg e femmina con due cuccioli: il latte è ricco di grasso. Le femmine partoriscono in una tana nella neve, in cui entrano in autunno: i piccoli nascono tra novembre e gennaio. Sotto, un iceberg avvistato dalla Quicksilver.


ANIMALI DA SALVARE

Charlotte Farlow/Wwf

TENDENZA DELLE POPOLAZIONI Stabile In aumento

In diminuzione Dati insufficienti

Russia

Alaska (Usa)

Mar Glaciale Artico

Canada

Groenlandia

Islanda

I GRUPPI In questa mappa realizzata dal Wwf, le 19 popolazioni di orsi polari: da quella del mare dei Ciukci tra Alaska e Siberia a quella della costa est della Groenlandia (in cui ora si è individuata una nuova popolazione). La dimensione dei cerchi neri indica il numero di individui: da meno di 200 a 2.500-3.000. I cerchi vuoti indicano che mancano dati.

Popolazione: ce ne sono dai 22.000 ai 31.000, in un areale che va dal Canada alla Russia. E che comprende la distesa di ghiacci che copre il polo nord. Il suo status è “vulnerabile”. Chi è: è il predatore al top nell’Artico ed è considerato il più grande carnivoro terrestre: i maschi pesano 300-650 kg (ma possono arrivare a 800), le femmine 150-250 kg. Si muove tra le coste e il ghiaccio marino, evoluto per occupare

questa nicchia ecologica: caccia stando in agguato, soprattutto foche dagli anelli, ma anche foche barbate e altre specie. Le cattura quando si riposano sul ghiaccio o emergono a respirare, ma preda anche i piccoli di foca dagli anelli nelle tane che questa specie fa sulla banchisa. Sulla terraferma, invece, l’orso polare deve mangiare ciò che trova: renne, uccelli, ma anche bacche, carcasse o spazzatura degli umani.

Isabella Pratesi

ORSO POLARE (Ursus maritimus)


Corbis/Getty Images

alimentazione


Alcuni cibi e bevande ci alimentano e ci dissetano da millenni. Chi li sperimentò per primo? Come sono cambiati gli ingredienti? Breve guida alle loro origini.

DALLA STORIA CON SAPORE UNA BOTTIGLIA REGALE Un esperto esamina una pregiata bottiglia di whisky, risalente all’epoca della regina Vittoria. Ma la fermentazione è molto più antica.

Focus | 69

Getty Images

di Massimo Manzo


Mondadori Portfolio (2)

P

ane, pasta, olio, formaggi, e poi ancora vino, birra e quasi tutte le bevande diverse dall’acqua: è difficile pensare ad alimenti che non siano stati lavorati dall’uomo. L’abilità di trasformare i cibi in modo sempre più elaborato ha avuto infatti un’importanza fondamentale nello sviluppo della nostra civiltà. L’evoluzione dei cibi non è stata però un percorso lineare, ma un cammino lungo migliaia di anni. Come e quando è iniziato? E quali furono i primi cibi e le prime bevande create dai nostri antenati?

UN ALIMENTO BASE La panificazione moderna. Sopra, la produzione del pane in un dipinto egizio rinvenuto in una tomba di Tebe, risalente al 1550-1295 a.C.

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LA RIVOLUZIONE DELLA COTTURA Il primo e più importante passo nella lavorazione degli alimenti fu l’introduzione della cottura, dopo la scoperta del fuoco, intorno a 1,5 milioni di anni fa. «Non sappiamo come sia avvenuta la prima cottura di alimenti, ma di certo, come ha notato il celebre antropologo Claude Lévi-Strauss nel suo saggio Il crudo e il cotto (1964), l’evento portò a una trasformazione irreversibile della società», afferma Agnese Portincasa, storica dell’alimentazione e coordinatrice dell’area didattica presso l’Istituto Storico Parri di Bologna. «La prima cottura fu a fiamma viva, non ancora totalmente domata, e probabilmente il cibo sarà stato bruciacchiato. È presumibile che successivamente siano state usate pietre arroventate, che consentivano una preparazione più lenta, che si avvaleva probabilmente anche dei primi


La fermentazione dell’uva è un processo antichissimo e fu per la prima volta effettuato intorno al 7000 a.C. nella valle del fiume Giallo, nel Nord della Cina. Qui infatti era prodotta una bevanda ottenuta dalla fermentazione dell’uva selvatica, ma anche del miele e del riso. L’antenato più simile al vino moderno è invece originario della Georgia. Nel 2015, poco distante dalla capitale Tbilisi, i ricercatori dell’Università del Museo nazionale della Georgia e dell’Università della Pennsylvania hanno scoperto alcuni contenitori di argilla risalenti a 8.000 anni fa, contenenti resti chimici riconducibili all’antenato del vino. La coltivazione di uno dei più antichi vitigni (Vitis vinifera sylvestris) avvenne in epoca neolitica, approfittando delle condizioni ambientali dell’area caucasica, ideali per la crescita dell’uva selvatica eurasiatica. Per conservare il prezioso liquido, quelle popolazioni usavano una tecnica diffusa ancora oggi, sigillando i contenitori con una resina vegetale che ne garantiva il mantenimento per lunghi periodi di tempo.

Bridgeman Images

IL VINO PIÙ ANTICO

Molti cibi lavorati nacquero dall’esigenza di conservare più a lungo gli alimenti, oppure per caso

C’ERA UNA VOLTA Sopra: una testimonianza della presenza del vino nell’antica Persia. Sotto: la conservazione dei cibi in contenitori con spezie, presso gli Aztechi.

PANE E… TORTILLAS Quando i nostri antenati passarono da una società di cacciatori-raccoglitori a modelli più sedentari, cominciarono a sentire l’esigenza di immagazzinare gli alimenti e, circa 10.000 anni fa, inventarono il metodo della salatura. Nel sito preistorico di Al Khiday (Sudan), gli archeologi hanno ritrovato resti di pesci e sale in alcuni recipienti in ceramica, usati per conservare l’alimento per poi consumarlo nei periodi di scarsità. Più o meno nella stessa epoca, si cominciarono anche a lavorare i cereali, ottenendo un alimento che per millenni sarà alla base della nostra dieta: il pane. «A lungo si è pensato che la nascita del pane fosse legata all’avvento dell’agricoltura, durante la rivoluzione neolitica (8500-6000 a.C.). Ma reperti recentemente rinvenuti a Shubayqa (nel Nord della Giordania) dimostrano che già 14.000 anni fa le società di raccoglitori conoscevano una rudimentale forma di panificazione», spiega Portincasa.

Mondadori Portfolio

utensili, come per esempio le foglie degli alberi (in alcune cucine esistono ancora preparazioni di cibi avvolti nelle foglie)». La bollitura arrivò solo molto dopo, dato che l’avvento degli strumenti per effettuarla, come pentole e tegami, è di molto successivo. La cottura dei cibi (soprattutto della carne) aveva vantaggi innegabili, perché ammorbidiva gli alimenti, li rendeva più digeribili e uccideva i batteri, facilitando l’estrazione delle sostanze nutrienti.

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Mondadori Portfolio (2)

L’origine di alcuni cibi è fatta risalire a racconti leggendari, suggestivi ma impossibili da verificare

Le donne del Paleolitico macinavano varietà selvatiche di orzo, farro e avena, mescolandole con acqua e cuocendo l’impasto su una pietra arroventata. Probabilmente, le prime forme di pane assomigliavano a polentine, non erano lievitate e rimanevano più dure. Furono gli Egizi, intorno al IV millennio a.C., i primi “panettieri professionisti” della storia, introducendo una prima forma di lievitazione, che avveniva lasciando la farina bagnata all’aria aperta. «L’arte della panificazione, nell’antichità, era considerata un piccolo miracolo, gestito e custodito gelosamente», chiosa l’esperta. Una volta gonfiato, l’impasto era cotto in un forno dalla forma cilindrica, fatto con mattoni d’argilla e con una strozzatura conica nella parte superiore. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano le popolazioni precolombiane creavano le antenate delle tortillas, macinando mais e realizzando con la farina così ottenuta un impasto chiamato “masa”, ancora oggi diffuso tra i popoli centro e sudamericani. BEVANDE DIVINE Oltre a guadagnarsi il nome di “mangiatori di pane”, gli Egizi (e insieme a loro le popolazioni mesopotamiche) furono anche tra i primi a utilizzare la fermentazione di cereali come l’orzo per produrre l’antenata delle moderne birre, che divenne la loro bevanda tipica. «Alcune tavolette mesopotamiche consentono di far risalire a 6.000 anni fa la produzione di birra, che arrivò prima del vino, data l’importanza dei cereali nella rivoluzione agraria», racconta Portincasa. «Bisogna però rammentare che nell’antichità, e soprattutto nel Medioevo, la birra era più pastosa e molto meno filtrata del prodotto odierno, tanto da essere considerata un alimento più che una bevanda». Ancor prima della birra, le bevande alcoliche prodotte dalla 72 | Focus

EVOLUZIONE DEL FRANTOIO La spremitura delle olive per ottenere l’olio. Nell’antica Roma (in alto, il mosaico risale al 3 secolo d.C.) e oggi (sopra). L’olio era usato anche per scopi medici.

fermentazione erano conosciute da molte civiltà, dal Mediterraneo al Nord Europa, e vennero usate per ragioni antisettiche e mediche, nonché per le qualità afrodisiache e inebrianti. La più antica bevanda “lavorata” fu l’idromele, ottenuto dalla fermentazione del miele. I Greci la chiamavano ambrosia, ed era talmente prelibata da essere ritenuta la bevanda degli dèi dell’Olimpo. Quanto al vino, fece la sua comparsa circa 8.000 anni fa (vedi riquadro alla pagina precedente), periodo al quale risalgono le prime tracce del prezioso liquido, rinvenute a Shulaveri Gora e Gadachrili Gora, nell’attuale Georgia. La sua nascita si intreccia con racconti mitologici come quello di Dioniso, che secondo la leggenda avrebbe portato dall’India la coltivazione della vite. LA LEGGENDA DEL FORMAGGIO Si perde nel mito anche la comparsa dei primi formaggi, nati dall’esigenza di conservare il latte fresco, e databile a circa 8.000 anni fa, probabilmente in Medio Oriente o nell’Asia Me-


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ridionale. «Omero racconta che Zeus era stato nutrito dai formaggi della capra Amaltea, a dimostrazione della loro presenza nell’alimentazione antica», spiega Portincasa. Fondamentale, per la trasformazione del latte, fu l’introduzione del caglio, una miscela di sostanze ricavate dallo stomaco di animali lattanti, in grado di coagulare il latte. «La scoperta della cagliatura avvenne probabilmente in maniera del tutto casuale», continua l’esperta. «Una leggenda racconta di un mercante che, per trasportare il latte attraverso il deserto, usò uno stomaco di pecora e, complice il movimento ondulatorio, creò così il primo formaggio». Prodotti dal latte di pecore e capre, i primi formaggi erano freschi e molli e divennero una fonte energetica di prim’ordine, tanto da essere citati come “cibo degli atleti” durante le prime Olimpiadi antiche. Attorno al 4000 a.C., dal Medio Oriente si diffuse infine l’olio d’oliva, divenuto poi un’eccellenza del Mediterraneo. Grazie alle sue proprietà nutrizionali, venne usato per gli scopi più diversi, tra cui quello medico, e non è ancora passato di moda.

mauritius images/Steve Vidler

ALL’OMBRA DELLE PIRAMIDI Una statuetta che riproduce una fase della lavorazione della birra nell’antico Egitto, dove la bevanda fu inventata.

A LUNGHISSIMA CONSERVAZIONE In alto, la produzione di formaggio nel Medioevo e oggi (sopra). Questo alimento nacque già nell’antichità per la necessità di conservare il latte fresco.

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Domande Risposte

LA SCIENZA IN PILLOLE

INSERTO SPECIALE !

BUGIE IN QUALE

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MOMENTO DELLA GIORNATA NE DICIAMO DI PIU?

STORIA SI È MAI VERIFICATA UN’EPIDEMIA DI RISATE? TE LO DICE MASSIMO

SCIENZA POSSONO ESISTERE DUE PERSONE CON LO STESSO DNA?

DFGJYD ILSUDFKGYSD DSFGIU SDFGYHDS?

TECNOLOGIA PERCHÉ VALE LA PENA VOLARE NELL’OCCHIO DI UN CICLONE? INDICE PAGINE ANIMALI 134 • TECNOLOGIA 138 • SCIENZA 140 • AMORE E SESSO 142 • STORIA 144 • TE LO DICE MASSIMO 148 • NATURA 150 • ECONOMIA 152 • SALUTE 154 • SOCIETÀ 158 • ARTE E CULTURA 160 • CIBO 162 • SPORT 164 • UNIVERSO 168 • PSICHE 170

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SOCIETÀ I POLITICI VIVONO PIÙ A LUNGO DEI CITTADINI COMUNI?

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AMORE E SESSO LE “LABBRA A CANOTTO” SONO DAVVERO ATTRAENTI?

ECONOMIA QUANTO SI PUÒ RISPARMIARE CAMMINANDO 5 CHILOMETRI AL GIORNO?

Shutterstock / Dimedrol68

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Shutterstock / Sharomka

Shutterstock / EugeneEdge

LA RUBRICA DI MASSIMO CANNOLETTA, IL CAMPIONE DEI QUIZ TV


Cosa c’entra Dostoevskij con l’intelligenza artificiale? L’

archivio

esperimento di una piccola casa editrice siciliana ha permesso di trasformare il testo di un libro in illustrazioni, per mezzo di un’intelligenza artificiale. Oggetto della conversione è stato il racconto visionario Il sogno di un uomo ridicolo (1877), una delle più grandi opere dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Immagini oniriche. Per realizzare la versione illustrata, la Urban Apnea edizioni di Palermo ha utilizzato Midjourney, primo software di AI text-to-image, in grado cioè di generare immagini sulla base di input testuali. Dopo aver inserito alcune parti del racconto, tradotte in inglese, il programma le ha elaborate in immagini e illustrazioni, dando così una forma grafica alle atmosfere oniriche che il maestro russo poteva avere immaginato per la sua opera. Il risultato è disponibile sul sito di Urban Apnea e, come tutti gli altri libri in catalogo, si può scaricare gratuitamente in formato digitale o acquistare in versione cartacea. R.M.

P

Perché far abbaiare un treno? P

er salvare la vita dei cervi che spesso si avventurano fuori dal bosco, ritrovandosi poi a stazionare lungo le rotaie. Questo accorgimento sonoro è la singolare trovata dei ferrovieri di una linea nei sobborghi di Tokyo che passa in mezzo a un’area verde densamente popolata da animali selvatici. La “Baucomotiva”. Nel 2018 è stato inaugurato il primo treno al mondo in grado di abbaiare come un cane, ma anche di bramire come un cervo. I macchinisti hanno impostato un suono di circa tre secondi che riproduce quest’ultimo verso, sufficiente a destare l’attenzione dei cervidi in pericolo, dopodiché scatta un forte latrato lungo 20 secondi che spaventa e mette in fuga gli animali, salvando loro la vita. Alcune locomotive sono state anche decorate con grosse orecchie e un muso di cane con in testa un gigantesco cappellino da capotreno, quasi a farlo rassomigliare al trenino per bambini di un luna park, che però trasporta passeggeri di tutte le età, preservando appunto, al contempo, la fauna locale. S.V.

SALVAVITA

Il fango-robot in un plastico che riproduce uno stomaco umano.

Che cos’è il fango-robot?

uò ricordare uno slime o un blob alieno, ma si tratta di un dispositivo medico in grado di salvarci la vita. Questo piccolo robot (nella foto), simile a una fanghiglia, potrebbe infatti essere manovrato da un chirurgo all’interno del nostro intestino per afferrare e rimuovere un oggetto ingerito involontariamente. A ideare il fango-robot sono stati gli scienziati della Chinese University di Hong Kong, che lo hanno realizzato usando un polimero di alcol polivinilico e borace, un minerale facilmente solubile in acqua. Superslime. Il dispositivo ha dunque capacità viscoelastiche, e in base alla forza che viene applicata può comportarsi come un solido o un liquido. Inoltre, aggiungendo particelle di magnete al neodimio, i ricercatori hanno reso il robot controllabile per mezzo di magneti esterni, quindi in grado di infilarsi in condotti di appena 1,5 mm di diametro, di allungarsi e accorciarsi, di spezzarsi e ricomporsi o di attorcigliarsi su se stesso per afferrare piccoli oggetti. Ovviamente, secondo gli scienziati, le capacità dello slime-robot potrebbero trovare applicazione non solo in campo medico, ma anche per effettuare controlli all’interno di motori o tubature. R.M.

Shutterstock/YUSHENG HSU

TECNOLOGIA


ECONOMIA

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NON PER TUTTI Il successo economico per molti è una meta quasi impossibile da raggiungere.

I RICCHI “NATI POVERI” SONO PIÙ GENEROSI? CI SI ASPETTEREBBE CHE CHI SI È GUADAGNATO LA RICCHEZZA CON LE PROPRIE FORZE SIA PIÙ DISPOSTO AD AIUTARE CHI HA BISOGNO...

C

hi, tra i ricchi, è più propenso a politiche che aiutino le persone con redditi scarsi o nulli? Ci si potrebbe aspettare che chi è salito nella scala sociale di recente sia più comprensivo riguardo alle difficoltà in cui versa

chi ha poco o nulla. Invece, chi è riuscito a farcela sottostima la difficoltà di raggiungere un buon reddito e quindi è meno propenso a dare aiuti a chi ne ha bisogno, come se pensasse “Se ci sono riuscito io, possono farcela anche altri”.

VALUTAZIONI. Il dato deriva da due studi

dell’Università della California: nel primo sono stati intervistati 736 statunitensi, scoprendo che chi è diventato ricco viene visto in modo migliore rispetto a chi ricco ci è nato, proprio perché ci si aspetta che salire nella scala sociale renda più comprensivi con i poveri. Nel secondo studio, intervistando 1.032 individui molto benestanti, i ricercatori hanno scoperto che chi è diventato ricco negli ultimi 20 anni non ritiene che salire nella scala sociale sia poi così difficile.

Raffaella Procenzano

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Si può pagare con il Parmigiano? N

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on proprio, ma alcuni istituti finanziari accettano in pegno forme del saporito formaggio per elargire prestiti. Nel 1953, fu il Credito Emiliano a inventarsi per primo questa particolare garanzia, così da poter concedere piccole somme ai clienti. Oggi, nei magazzini della banca, sono lasciate a stagionare oltre 400.000 forme, ognuna pesante circa 40 kg e del valore di diverse centinaia di euro. “Forma” di garanzia. Naturalmente l’istituto si preoccupa che la merce sia conservata nelle migliori condizioni di temperatura e umidità affinché stagioni al meglio, anche perché, più il tempo passa, più il suo valore aumenta. A usufruire del servizio sono per lo più produttori di Parmigiano che necessitano di prestiti per portare avanti la propria attività e acquistare dai fornitori generi essenziali come latte o mangime. Finita la stagionatura (di norma 36 mesi), costoro possono restituire il prestito oppure lasciare le forme alla banca, che provvederà essa stessa a venderle, guadagnandoci. S.V.


Che cos’è la Cypraea moneta? È

una piccola conchiglia bianca appartenente alla famiglia delle Cypraeidae (nello specifico, a un genere di molluschi detto Monetaria), caratterizzata da una sottile apertura seghettata, lunga tra i 30 e i 45 mm. Tipica dell’arcipelago delle Maldive, la Cypraea moneta è nota anche con il nome di Cauri (o Kauri) e la sua rarità ha fatto sì che venisse a lungo utilizzata come moneta, dapprima in area orientale (in territorio cinese fu la prima forma di valuta) e poi in varie zone del continente africano, dove venne esportata in gran quantità dai mercanti arabi. Alcuni esemplari sono però stati rinvenuti anche nelle Americhe. Ingerenza. Rispetto ad altri luoghi, in Africa l’uso delle Cypraea moneta si è mantenuto piuttosto costante fino al XIX secolo (addirittura, molti sovrani locali preferivano i Cauri all’oro), quando i Paesi europei colonizzatori cominciarono ad annullare il valore di tali conchiglie, dichiarandole infine “fuori corso”, e determinando così l’improvvisa dissoluzione di interi capitali. M.L.

irca 1.300 euro di benzina all’anno, un risparmio non da poco in tempi di bollette più che salate: stando alle tabelle Aci, una macchina di media cilindrata costa infatti circa 50 centesimi al chilometro, mentre un tragitto standard casa-scuola o casa-lavoro corrisponde a circa 5 km al giorno. Moltiplicando il numero di settimane lavorative e scolastiche per i chilometri macinati a piedi anziché in auto, evitare di metterla in moto si tradurrebbe in un risparmio che supera ampiamente i mille euro annui. Passeggiate a premi. Il calcolo è stato fatto da WeWard, una delle app che incoraggiano a camminare: quando si superano livelli prefissati (come tremila, cinquemila o diecimila passi quotidiani) si ricevono punti che possono essere convertiti in codici sconto, donazioni o euro. A conferma che il movimento paga, e non soltanto in termini di salute. E.M.

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Quanti soldi ha Zio Paperone? C

ifre iperboliche: nei fumetti si favoleggiano quantità difficili da visualizzare, come il multiplulione, 9 obsquatumatilioni, 623 dollari e 62 centesimi dichiarato da Carl Barks, inventore del personaggio, o i 45 fantastiliardi immaginati dal fumettista italiano Gian Giacomo Dalmasso. Supersalvadanaio. La rivista economica Forbes ha ipotizzato “appena” 65 miliardi di dollari, ma se si basa il calcolo sulle dimensioni del suo deposito, limitandosi quindi al denaro sonante, la ricchezza di Paperone schizza alle stelle, pur senza contare tutte le sue industrie, le miniere e i terreni. Si tratta infatti di un salvadanaio di 37 metri di lato per 39 di altezza; considerando che sia pieno solo fino a metà, visto che Paperone vi si tuffa, si arriva a una stima che supera i 5 trilioni di dollari in caso di monete d’oro. E poiché mezzo deposito corrisponderebbe a oltre 24mila metri cubi d’oro, Zio Paperone da solo ne possiederebbe più di tutto quello mai estratto dall’uomo fin dall’alba dei tempi, che potrebbe stare comodamente in un palazzo di 8mila metri cubi di volume. E.M.

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Quanto si può risparmiare camminando 5 chilometri al giorno? C


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