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Focus 355 - Maggio 2022

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può imparare

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I ricordi non sono fotografie fedeli di quel che è accaduto. Le emozioni li deformano, adattandoli.

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RIA

Siamo continuamente bombardati da esperienze, stimoli e informazioni: profumi e colori, oggetti e presenze, ogni attimo è ricco di dati che il cervello assorbe. Tanti scivolano via, qualcuno resta: li chiamiamo ricordi e con essi possono succedere cose bizzarre.

La memoria, infatti, non è affatto una macchina fotografica, ma un pentolone dove finiscono e vengono rimescolati molti ingredienti della nostra vita. Così ci capita di piangere alla vista di una sciarpa rossa perché la nonna ne aveva sempre una al collo, di rammentare eventi capitati quando eravamo piccolissimi perché ce li ha raccontati qualcun altro, di confondere i ricordi fra loro o di dimenticare qualcosa da un secondo all’altro.

Tutti scherzi della memoria per cui c’è sempre una spiegazione. Anche nel caso del déjà vu, la sensazione di aver già vissuto ciò che sta capitando per la quale tanti pensano di avere doti di chiaroveggenza. Nessuna premonizione: si tratta di un bel cortocircuito della memoria.

FOTOGRAFIE MODIFICATE

Molte stranezze dipendono dalla natura stessa dei ricordi, che appunto sono tutt’altro che fotografie, come spiega Stefano Cappa, direttore del Centro ricerca demenze della Fondazione Irccs Mondino di Pavia e membro della Società italiana di neurologia: «Immagazziniamo tracce di quanto viviamo, che poi ricostruiamo formando il ricordo. C’è perciò sempre una rivisitazione dell’esperienza. La fedeltà delle memorie all’episodio reale varia sulla base di tanti elementi, fra cui per esempio le emozioni provate. Se sono state intense, nel bene o nel male, è più probabile che la traccia di quanto vissuto si rinforzi e resti a lungo. Il ricordo però non è un film preciso di quel che è stato, anzi: quando per esempio viviamo qualcosa di molto negativo, il cervello si aggrappa ad altro e sposta l’attenzione sui dettagli. Per questo è spesso difficile recuperare i ricordi precisi di eventi traumatici».

I ricordi non sono fotografie fedeli di quel che è accaduto. Le emozioni passate e presenti li deformano, adattandoli alle nuove situazioni.

di Elena Meli

I ricordi negativi peraltro persistono meno rispetto a quelli positivi, grazie a ciò che Daniel Gilbert, dell’Università di Harvard (Usa), ha chiamato il “sistema immunitario psicologico”: un meccanismo di rimozione con cui ci proteggiamo dalle brutte esperienze, così che smettano di farci male.

DISTRAZIONI E ODORI

In generale tuttavia la memoria non è una macchina da presa, ma un registratore soggetto a una miriade di interferenze, interne ed esterne. Se qualcosa ci incuriosisce, per esempio, è più probabile che lo ricorderemo. Se siamo distratti, invece il ricordo si fissa meno; per questo, se stiamo parlando al telefono mentre rientriamo a casa, è verosimile che scorderemo dove abbiamo appoggiato le chiavi. Infine, se viviamo un momento felice, e nell’aria c’è un profumo, è possibile che annusandolo di nuovo ci tornerà alla mente quell’attimo piacevole. Ciò peraltro accade anche perché, come hanno dimostrato gli studi della Harvard Brain Science Initiative (un programma di ricerca guidato dall’Università di Harvard), le aree cerebrali che elaborano gli odori sono vicinissime a quelle coinvolte nella memoria e nella gestione delle emozioni. L’olfatto, quindi, è il senso più capace di risvegliare memorie anche lontane.

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Focus 355 - Maggio 2022 by Mondadori Digital - Issuu