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Focus 341 - Marzo 2021

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I dellasegreti nostra MEMORIA

PRISMA

Il nostro cervello trattiene senza sforzo le informazioni importanti per sopravvivere. Il segreto per ricordare bene è quindi rendere “fondamentali” le nozioni da apprendere.

“IO SCRIVO, SCRIVO SEMPRE”

Massimo Cannoletta, campione de L’eredità, spiega come fa a memorizzare le cose.

Usare il sapone per asportare lo strato superficiale della pelle tiene lontane le malattie. L’importante è non esagerare: anche l’igiene eccessiva è dannosa.

Gli animali che non hanno problemi di abbracci, contatti fisici e incontri ravvicinati.

In inverno, il cibo può essere un’attrazione fatale. Come mai? Colpa dell’evoluzione, del brutto tempo e... del profumo di polenta ai funghi.

che cosa si mangia in una base antartica.

58 tecnologia

VENTO IN UNA STANZA

A Milano c’è la galleria del vento più grande d’Europa. Qui si testano treni, aerei, navi.

64

Focus con gli obiettivi dell’Onu

L’IMPORTANZA DI ESSERE BIODIVERSI

La natura non è soltanto bella. Svolge anche funzioni essenziali alla nostra sopravvivenza. Abbiamo quindi il dovere (anche morale) di preservarla.

70

Focus con gli obiettivi dell’Onu

IO TI SALVERÒ COL TUO DNA

Un progetto innovativo studia il genoma di 5 specie italiane a rischio, per individuarne i punti deboli e migliorare i piani di tutela.

74 cifrario economico

QUANTO CI COSTA IL COVID

Gli effetti devastanti della pandemia sulle imprese.

76 tecnologia

L’ENERGIA DELLE STELLE

A che punto sono i reattori che sfruttano la fusione nucleare?

82 medicina GLI ORGANI CHE SI AMMALANO DI PIÙ

Il corpo è una macchina perfetta, ma alcuni “ingranaggi” si guastano più spesso di altri. Ecco quali sono e perché.

84 universo SE LA TERRA AVESSE GLI ANELLI...

... vedremmo tantissime stelle cadenti. Ma non ci sarebbe la Stazione Spaziale Internazionale.

94 natura

COME FANNO SENZA FOGLIE?

Le tecniche di sopravvivenza invernale delle piante.

RUBRICHE

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Lavarsi è bene. Ma senza prodotti troppo aggressivi

Lemuri dalla coda ad anelli ammucchiati per prendere il sole 46

100 tecnologia UN SOFTWARE A CACCIA DI KILLER

Con tecniche informatiche innovative, un criminologo ha ipotizzato che possa esserci un’unica mano dietro una serie di delitti degli anni ’60 e ’70 a Milano.

116 intervista IDENTIKIT DELLO PSEUDOSCIENZIATO

Perché fa tanto presa quella scienza che non è scienza.

122 tecnologia BARCHE VOLANTI

Come funzionano gli scafi ipertecnologici che partecipano alla America’s Cup. I

110

Perché i frattali piacciono al nostro cervello?

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Distanziam

i contatti fisici e gli incontri ravvicinati, che non hanno di questi problemi.

BRRR, STRINGIAMOCI

I macachi giapponesi di Shodoshima, un’isola del Giappone, per difendersi dal gelo si stringono in grandi gruppi, anche di oltre 100 animali. Fanno così solo qui.

MOVIDA ALATA

La colonia di cigni reali di Abbotsbury, in Inghilterra, conta 600 esemplari, che vivono liberi in una laguna. E quando c’è la distribuzione del cibo, si creano veri assembramenti.

SVEGLIA FRESCA

L’irace del Capo è un erbivoro lungo 50 cm di Africa e Medio Oriente. Con il fresco della mattina, all’uscita dalla tana comune, questi animali stanno spesso stretti in gruppo.

IN GREGGE

Le pecore sono gregarie per difesa. Brucano insieme e se c’è una minaccia si “compattano” e se ne allontanano: per questo, un cane pastore riesce a farle riunire e poi spostare tutte in gruppo.

CUCCIOLI CALDI

Anche i cuccioli nel loro piccolo si assembrano, come questi leoni marini della Nuova Zelanda. Stando uno sull’altro, si riduce la superficie corporea esposta al gelo e quindi la perdita di calore.

Aggregarsi è spesso una difesa dal freddo: si riduce la perdita di calore, si risparmia energia

I pinguini imperatore si raggruppano per difendersi dal gelo: ognuno sta un po’ di tempo al centro, al caldo

ULTRAFREDDO I piccoli pinguini imperatore stanno assiepati in gruppi chiamati asili nido, come difesa da freddo e minacce, con gli adulti attorno. E durante la cova, per resistere al gelo dell’inverno antartico, i maschi formano gruppi strettissimi, tenendo l’uovo sulle zampe.

PENDOLARI

Oltre 1,5 milioni di gnu migrano in circolo alla ricerca di pascoli freschi tra Serengeti (Tanzania) e Masai Mara (Kenya). E si creano affollamenti, per esempio al guado dei fiumi.

TESTA-CODA

I lemuri dalla coda ad anelli, in Madagascar, affrontano le variazioni di temperatura stringendosi insieme (come qui) e mettendosi a... prendere il sole.

E IL BECCO?

Piovanelli delle rocce, diffusi sulle coste del Pacifico tra Alaska e Siberia, in una tormenta: “raggomitolati” col becco sotto le piume, disperdono meno calore.

Come fanno senza foglie?

Le tecniche invernali

di

sopravvivenza delle piante senza le propaggini che danno energia e nutrimento.

PRUDENZA

Un albero spoglio sulle Alpi austriache. Ha perso le foglie perché in inverno è troppo rischioso mantenerle.

Ormai, abituati alla vita in città, molti di noi non percepiscono la ragione dei cambiamenti radicali che coinvolgono ogni anno gli alberi. La caduta delle foglie passa inosservata o, al massimo, la si percepisce come un fastidio e a volte un pericolo. Ma perché i tronchi rimangono spogli, e gli alberi stessi rinunciano alle “bocche” con cui si nutrono dei raggi solari? A prima vista questo fenomeno sembra una contraddizione: molte specie di angiosperme, cioè le piante caratterizzate da foglie larghe come aceri, faggi, querce eccetera, hanno bisogno proprio delle foglie, perché la fotosintesi si svolge solo e soltanto in queste lamine vive. Rinunciarvi significa non “mangiare”. Come fanno a sopravvivere a un periodo così lungo senza nutrirsi? E soprattutto, perché lo fanno?

COME IN LETARGO

La risposta alla prima domanda è piuttosto semplice: quando le foglie cadono, lasciano l’albero spoglio e col metabolismo rallentato per qualche mese in una situazione paragonabile a quella del letargo di animali come orsi, ghiri e marmotte. L’albero resiste tranquillamente, anche senza effettuare la fotosintesi: «Perché ha accumulato, nella stagione buona, materiale di riserva sotto forma di amido nel parenchima del legno (il tessuto degli alberi dove è più facile l’accumulo di zuccheri, ndr), nel tronco e nelle radici», spiega Anna Moroni, che insegna fisiologia vegetale all’Università degli studi di Milano. In questo stato di quiescenza, caratterizzato da un evidente rallentamento delle attività cellulari, la respirazione è molto ridotta e viene svolta dagli organi presenti: radici e parte aerea (cioè fusto, gemme e rami). Tuttavia, nonostante la drastica riduzione di scambi gassosi con l’ambiente esterno, rimane un’attività di base.

La ripresa vegetativa alla primavera successiva dipenderà invece dalla capacità delle cellule degli organi rimasti (gemme, fusto e radici) di ripristinare le proprie funzioni. Quando la pianta “sente” che le giornate si allungano, o quando percepisce altri indizi di cambiamento dell’ambiente, dalla temperatura alla presenza di acqua nel terreno, dà fondo alle riserve: «L’amido viene prontamente ritrasformato in zuccheri», continua Moroni, quando è necessario per la crescita delle foglie nuove.

DAI TROPICI AL MONDO

Come e perché le piante siano arrivate a questa soluzione così radicale è invece una faccenda più complicata. E, come sempre, è necessario risalire alla loro storia per capirne le cause lontane. La nascita delle angiosperme avvenne centinaia di milioni di anni fa, in zone con un clima molto probabilmente più caldo del presente. «Siamo pressoché certi che fossero sempreverdi, anche perché si diffusero in un ambiente simile all’odierna foresta equatoriale», dice Marco Caccianiga, che insegna botanica all’Università degli Studi di Milano. In seguito queste piante invasero altri continenti e altre latitudini, e andarono incontro a stagioni più secche. In questi nuovi ambienti le piante si scontrarono con un problema mai affrontato prima, quello della disponibilità dell’acqua. Nella stagione secca, infatti, le radici non riuscivano a estrarre dal suolo l’acqua necessaria per la fotosintesi. È in questo contesto che compare il fenomeno della caduta delle foglie: «Sembra cominci a

di Gabriele Ferrari

PIGMENTI COLORATI

In autunno, la clorofilla diminuisce, facendo emergere i carotenoidi (responsabili delle cromie arancioni o gialle) e gli antociani (rosso, blu o viola).

Nelle stagioni fredde molte piante riducono il metabolismo,

PERCHÉ CAMBIANO COLORE?

«Prima della caduta delle foglie, la pianta recupera tutto quello che riesce, in particolare la clorofilla. La molecola scompare e appaiono antociani e flavonoidi, pigmenti nascosti dalla clorofilla», racconta Anna Moroni che insegna fisiologia vegetale all’Università degli studi di Milano. Sono loro a “colorare” di giallo e rosso le foglie. «Ma perché di un colore così brillante?», si domanda Marco Caccianiga, botanico dell’Università degli studi di Milano. È stato osservato che c’è una correlazione tra la vivacità del colore autunnale e gli attacchi dei parassiti. Ma la spiegazione non è del tutto convincente, perché che una foglia morta sia attaccata dai parassiti importa poco all’albero. Potrebbe essere semplicemente un effetto collaterale senza una grande utilità diretta per la pianta. «Per una volta, è così perché è così», dice Caccianiga.

manifestarsi come adattamento all’aridità tra il Mesozoico e il Cenozoico», spiega Caccianiga. Non fu quindi, almeno all’inizio, un fenomeno legato al freddo. Peraltro succede ancora oggi nelle foreste tropicali secche e nelle foreste monsoniche, in Centro America, in Africa, in India e in Indocina. Qui per esempio piante come il tek perdono le foglie.

UN GIORNO BUIO E GELIDO

La strategia evolutiva di far cadere le foglie quando le condizioni non sono favorevoli si è rivelata molto utile anche in situazioni diverse. «Per esempio quando nell’Eocene (circa 40 milioni di anni fa) il clima caldo permise alle foreste di crescere anche ai Poli. Le foglie degli alberi caddero allora perché non c’era abbastanza luce per mesi e mesi», spiega Caccianiga. Un adattamento al buio totale, quindi.

Un altro esempio, a noi più noto, è quello degli alberi che crescono nei climi più temperati e freddi. In questi casi, la causa della caduta delle foglie è «il freddo che danneggia direttamente le foglie, e l’impossibilità, causata dal gelo, di arrivare a estrarre l’acqua dal suolo», continua Caccianiga. Il modo migliore per superare questo periodo rischioso è dunque quello di “chiude-

DAL PASSATO

Fossili di foglie seghettate, come queste di quercia del Quaternario, fanno ipotizzare che quegli alberi vivessero al tempo in zone con stagioni aride.

re bottega” e bloccare quasi del tutto il metabolismo. In questo modo si evita che l’acqua all’interno dell’albero geli, spezzando e interrompendo per sempre i vasi conduttori che lo attraversano (un fenomeno chiamato embolia). Anche le foglie stesse, in caso di gelo, hanno lo stesso problema; sono organi particolarmente delicati, e le sottili nervature che le sostengono corrono il pericolo di spezzarsi, se il liquido in esse contenuto si solidifica. La caduta delle foglie non è però l’unica soluzione trovata dalle piante per risolvere il problema del freddo. Se i faggi perdono le foglie qualsiasi cosa accada, ci sono piante che, se il clima non è troppo rigido, hanno le foglie verdi tutto l’inverno. Le gimnosperme, per esempio, cioè pini, abeti e cembri, hanno le foglie che funzionano, anche se “a scartamento ridotto”, tutto l’inverno. In queste piante anche la struttura dei vasi del tronco, che trasporta l’acqua dalle radici alle foglie, è diversa e più resistente all’embolia: «Da un lato è meno efficiente e non riesce a sopportare foglie molto larghe, ma dall’altro lato è più resistente», conclude Caccianiga. Questo rende le conifere più competitive in ambienti aridi e freddi, proprio quando c’è meno acqua a disposizione.

In realtà, neppure tutte le angiosperme fanno cadere le foglie: le rosacee, per esempio, possono mantenere le foglie sempre verdi. Inoltre nell’emisfero australe, in cui i continenti sono meno estesi e gli oceani temperano un po’ gli estremi climatici, ci sono meno piante a foglie caduche. Per esempio, in Patagonia vivono fianco a fianco specie del genere Nothofagus che perdono le foglie e altre che le conservano tutto l’inverno.

In definitiva, come spesso in Natura, la risposta a un problema non è mai univoca e dipende da meccanismi genetici e ambientali. Nondimeno, l’aspetto che accomuna tutte le piante è che ai primi caldi della primavera saranno tutte pronte a dirigere le riserve verso i germogli fogliari e a ricominciare molto in fretta a effettuare a pieno ritmo la fotosintesi.

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